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Realizzazione editoriale
Coordinamento editoriale Mauro Traversa
Coordinamento redazionale Elisabetta Gabellich
Progetto grafico Ka Communications
Redazione e ricerca iconografica Susanna Fornili
Elaborazione immagini e impaginazione Ka Communications
Disegni Giorgio Bacchin, Silvia Baroncelli, Elisa Bellotti, Anna Laura Cantone, Valentina Fontana, Alessia Girasole, Elena Iarussi, Valentina Magnaschi, Alessia Mannini, Marina Motzo, Roberta Notarangelo, Domenico Russo, Filippo Pietrobon, Roberto Tomei
PariPasso è il progetto promosso da Rizzoli Education sul tema dell’inclusione e delle pratiche di insegnamento/apprendimento incentrate sulla didattica inclusiva.
Validato da un comitato scientifico di esperti del settore, il progetto si ispira ad alcuni principi fondamentali:
1. progettazione di strumenti didattici disegnati in funzione dei diversi stili cognitivi e i ritmi di apprendimento delle studentesse e degli studenti
2. valorizzazione di pratiche di insegnamento/ apprendimento personalizzate, efficaci e significative, anche mediante il ricorso a contenuti e strumenti digitali
3. valorizzazione di tutti gli apprendenti, in modo che a ciascuno sia garantito il successo formativo
4. promuovere una didattica sempre connessa a un’idea di cittadinanza attiva, critica e responsabile
Il processo di progettazione, sviluppo, produzione e distribuzione dei testi scolastici di Rizzoli Education S.p.A. è certificato UNI EN ISO 9001.
Prima edizione:gennaio2026
Questo volume è stampato da: Grafica Veneta, Trebaseleghe (PD) Stampato in Italia – Printed in Italy
La
scopriremo
La missione di Nihal Licia Troisi
ASCOLTO • Il volo sull’ippogrifo
J.K. Rowling
LA MAPPA del racconto fantasy 130
VERIFICA PIÙ FACILE • Prigioniera
nella piramide Natalie Jane Prior 131
VERIFICA • La bussola d’oro
Philip Pullman 132
LEGGO A MODO MIO • Il segreto del guardiano
Katherine Rundell 134
Piangere fa bene Sofia Dal Zovo
Leggo... La bottiglia del tempo
Stella Nosella 141
Scrivo e imparo... 142
... gli elementi del racconto di fantascienza
L’alieno Luisa Bordin - Eliana Guzzo 143
Norby Janet e Isaac Asimov 144
Lettere dal futuro
Aquilino e Nicola Cinquetti 146
Ai limiti della galassia Luigi Dal Cin 148
ASCOLTO • Il cilindro H. G. Wells 151
LA MAPPA del racconto di fantascienza 152
VERIFICA PIÙ FACILE • La Capitana Gedanken Russell Stannard 153
VERIFICA • Il bambino robot
Yak Rivais 157
Parole che mi fanno sentire bene
Sofia Dal Zovo 138
IL TESTO POETICO
Imparo gli elementi del testo poetico
Che meraviglia, un ponte
Roberto Piumini 158
Abbecedario
Animalfabeto Leda Luise 159
I limerick
C’era un vecchio di Scorzè Edward Lear
C’era una signorina Gianni Rodari 160
Un signore tanto piccolo Gianni Rodari
Il tonsillifico ottore Gianni Rodari
La ragazza taciturna Virginia Boldrini 161
I calligrammi
La serpentina Mario Faustinelli
Fuochi d’artificio Mario Faustinelli 162
Le onomatopee
L’ombrello Chiara Carminati 164
La similitudine
Filastrocca del tempo veloce
Gianluca Caporaso 165
La metafora
La ragnatela Pierluigi Cappello
Giusy Quarenghi
Poesia Chiara Carminati
Il significato del testo
Staffetta partigiana Carlo Marconi
Filippide Nicola Cinquetti
La scuola di primo grado
Janna Carioli
ASCOLTO • Le parole per stare insieme
Don Luigi Ciotti
LA MAPPA del testo poetico
VERIFICA PIÙ FACILE • Quattro materie
di scuola Roberto Piumini
INDICE
VERIFICA •
Silvia Vecchini
LEGGO A MODO MIO • Un mondo in rima
Bruno Tognolini - Chiara Carminati 174
LEGGO E ASCOLTO UN CLASSICO
Tracce di memoria
Tutte le mie mamme Renata Piatkowska 176
Discutendo si impara 185
IL TESTO INFORMATIVO
Imparo gli elementi del testo informativo
Al microscopio AA.VV. 186
A ciascuno la sua scuola
Jean-Benoît Durand - Thérèse Bonté 187
L’abbigliamento degli antichi Greci
Anne Pearson 188
Monumenti per la pace G.L. Marvel 190
LA MAPPA del testo informativo 192
VERIFICA PIÙ FACILE • Eclissi Peter Bond 193
VERIFICA • Le ricchezze dei Romani AA.VV. 194
IL QUOTIDIANO E IL TESTO DI CRONACA 196
Imparo gli elementi del quotidiano 196
Il giornale online 197
Imparo gli elementi del testo di cronaca
Concerto per la pace: ragazze e ragazzi
sul palco Luisa Bordin - Eliana Guzzo 198
L’inclusione è servita da “POPOTUS“
L’eredità di Jane Goodall
Rorato
VERIFICA PIÙ FACILE • Ritrovato Snoopy, il cagnolino rapito nel quartiere
Luisa Bordin - Eliana Guzzo 202
VERIFICA • In Italia si butta via meno cibo… Ma possiamo fare ancora meglio!
Maria Gentile 203
IL TESTO ARGOMENTATIVO
Leggo…
Perché dovremmo piantare più alberi?
e imparo…
… gli elementi del testo argomentativo
Gioco libero o sport organizzato?
Luisa Bordin - Eliana Guzzo 207 Voglio fare la Mister! Emanuela da Ros 208
La Terra è tonda o piatta? Gabriela Jacomella
In difesa del Pianeta Valentina Camerini
del testo argomentativo
VERIFICA PIÙ FACILE • Cibo dolce o salato? Luisa Bordin - Eliana Guzzo
VERIFICA • Compiti a casa: sì o no?
Luisa Bordin - Eliana Guzzo 214
I testi facilitati sono raccolti nel volume TUTTO CHIARO!Letture 5, disponibile sul libro digitale.
PER RICOMINCIARE
Ricordi tutti i tipi di testo che hai imparato l’anno scorso?
Leggi le definizioni e completa il cruciverba. Nella colonna colorata scoprirai com’è la tua memoria!
Che tipo di testo è?
1 Si scrive per comunicare a distanza, e se viene inviata tramite Internet ha un altro nome.
2 Racconta di storie ambientate in precise epoche storiche.
3 Racconta di storie vere o verosimili che possono accadere tutti i giorni anche a te.
4 È composta da versi e può essere scritta in rima oppure no.
5 La trovi dentro ad altri testi e serve per farti immaginare meglio luoghi, animali, oggetti o personaggi.
6 Chi scrive racconta quello che gli/le succede. Può essere anche di viaggio o di bordo.
7 Racconta la vita di un personaggio famoso.
8 Racconta di storie di fantasia.
9 Fornisce informazioni e conoscenze su argomenti di tipo diverso.
10 Dà istruzioni o regole.
11 Racconta storie emozionanti e a volte pericolose.
AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ
Il racconto storico e di avventura
1 - Il funzionario del re
Città di Ur, terra di Sumer al tempo di Sargon il Grande, 2250 a.C. circa.
Scendeva la sera sulla città di Ur, il fuoco del rapido tramonto metteva faville d’oro nel deserto. I tre ragazzi, vestiti con semplici tuniche, stavano nell’atrio accoccolati sulle ginocchia intenti a lanciare in aria dei sassolini che si sfidavano ad acchiappare al volo. Smisero subito il gioco vedendo comparire il padre. La figura di Settis, con la testa rasata e la barba rettangolare ben acconciata a riccioli, troneggiava imponente sulla soglia. Aveva le spalle avvolte in una stola drappeggiata e portava la corta gonna di pelle, abbigliamento che sottolineava l’importanza delle sue cariche poiché, oltre ad essere un mercante con un vasto giro d’affari, era dignitario del Tempio e funzionario del re.
Anna Maria Breccia Cipolat, Per un pugno d’argilla, Tredieci editore
2 - La nuova canoa
Tutto cominciò il pomeriggio in cui finimmo di costruire la canoa. Era proprio una bella canoa. Decidemmo di inaugurarla tutti quanti insieme, e spingemmo la canoa in acqua.
Io mi sistemai in piedi e cominciai a remare a colpi lenti, schivando gli isolotti e i tronchi sommersi che affioravano come dita dall’acqua stagnante.
Davide Morosinotto, Il rinomato catalogo Walker & Dawn, Mondadori
Leggi attentamente i testi, poi segna il numero giusto per ogni frase.
• Racconta un fatto avventuroso. 1 2
• Racconta vicende del passato. 1 2
• I protagonisti devono dimostrarsi coraggiosi. 1 2
• Viene indicata una data. 1 2
• Viene indicato un luogo reale e preciso. 1 2
• Viene indicato un luogo pericoloso. 1 2
Il racconto biografico e la poesia
1 - Sylvia Earle, biologa marina
30 agosto 1935, Stati Uniti
C’era una volta una giovane scienziata. Si chiamava
Sylvia ed era a capo di una squadra di acquanaute: insieme alle sue compagne, viveva sott’acqua per settimane, si immergeva con ogni genere di veicolo sottomarino e studiava la vita dell’oceano come mai nessuno prima di lei.
– Senza l’oceano – ci spiega ancora oggi, – non ci sarebbe vita sulla Terra. Non ci sarebbero gli esseri umani, animali, ossigeno, piante.
Sylvia ha studiato le correnti nascoste, ha scoperto piante sottomarine e incontrato i pesci degli abissi. – Dobbiamo prenderci cura degli oceani – dice. – Volete unirvi a me in una missione per proteggere il cuore azzurro della Terra?
Leggi i due testi, poi scrivi nel quadratino B se la frase si riferisce al racconto biografico, oppure P se si riferisce al testo poetico
• Indica un luogo e una data.
• È scritto in rima.
• Racconta episodi di vita.
• È scritto con brevi frasi chiamate versi.
2 - Filastrocca burlona
Filastrocca un po’ burlona per divertire qualunque persona: se la salita fosse in discesa, se la montagna stesse distesa, se tutte le scale andassero in giù, se i fiumi corressero all’insù, se tutti i giorni fosse festa, se fosse zucchero la tempesta, se sulle piante crescesse il pane, come le pesche e le banane, se mi facessero il monumento… io non sarei ancora contento. Voglio prima veder sprofondare tutte le armi in fondo al mare.
Gianni Rodari, Filastrocche lunghe e corte, Einaudi Ragazzi
Elena Favilli e Francesca Cavallo, Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori
Il diario e la lettera
1 - Caro diario
Caro diario, oggi ho litigato con Chiara in classe. Lei non voleva darmi i suoi pastelli nuovi e io mi sono arrabbiata tanto. Abbiamo urlato e tutti ci guardavano, che vergogna! Mi veniva da piangere. La maestra ci ha fatto sedere e parlare piano piano. All’inizio io non volevo ascoltarla, però poi Chiara mi ha chiesto scusa e mi ha sorriso. Allora anche io ho chiesto scusa e ci siamo abbracciate. Dopo abbiamo colorato insieme lo stesso disegno ed è uscito super buffo. Alla fine ridevamo come matte e non sembrava neanche che avevamo litigato. Sono felice che sia finita bene.
Sara Marconi, Olimpia e le principesse, Feltrinelli
Leggi attentamente i due testi, poi completa le frasi con il numero giusto nei quadratini.
• Il testo è una lettera perché serve per comunicare con una persona che abita lontano.
• Il testo è un diario perché chi scrive è come se si rivolgesse a se stesso/a.
• Il testo è una lettera perché risponde a una lettera ricevuta.
• Il testo è un diario perché chi scrive condivide pensieri, emozioni e sentimenti.
2 - Cara nonna
Zurigo, 23 giugno 1998
Alla signora Ketta Brurgmaister
Cara nonna, grazie per la tua lettera. Qui mi trovo abbastanza bene. Ho conosciuto un ragazzo che si chiama Adalberto ed è il mio compagno di tenda. Con lui vado d’accordo perché è tranquillo e mi parla dei suoi problemi.
Ieri mi ha chiamato papà da Ankara: ha detto che non può telefonare spesso, perché è sempre in giro, ma quando torna mi porterà a pesca. Me l’aveva promesso anche prima. Ti mando tanti saluti.
Ulrich
Angela Nanetti, Cara Rachel... Caro Denis, Edizioni EL
Il testo informativo e regolativo
1 - La città di bambini e bambine
Se guardiamo la città con gli occhi dei bambini, vedremo che questa non è molto accogliente. Come dovrebbe essere? Ci dovrebbero essere più spazi per giocare in sicurezza e lontano dal traffico.
In alcune città sono stati organizzati dei “parlamenti dei bambini”, delle assemblee dove questi discutono di come vorrebbero la loro città. Starà poi a chi la governa mettere in pratica i desideri dei cittadini più piccoli.
AA.VV., Le mie ricerche di Geografia, Touring Junior
2 - Stellone!
Questo è un gioco di gruppo.
SVOLGIMENTO:
1
Si sceglie tra i giocatori e le giocatrici chi “sta sotto” che, di spalle, conta ad alta voce “Uno, due, tre, stella!”, e poi si volta all’improvviso.
2 Mentre lui/lei è girato/a, il resto dei giocatori/delle giocatrici, disposti/e in riga, può avvicinarsi; devono però rimanere immobili quando chi “sta sotto” si volta di scatto.
3 Se chi “sta sotto” vede un giocatore/una giocatrice muoversi, quest’ultimo/a deve ritornare al punto di partenza.
4 Vince chi riesce ad arrivare per primo/a al muro e toccandolo griderà: “Stellone!”.
Carlo Carzan, Trottole, ruzzole, lippa e compagnia, Terre di mezzo Editore
Leggi attentamente i due testi, poi scegli l’alternativa corretta e completa le frasi.
• Nel testo informativo si forniscono istruzioni / informazioni come nel testo
• Il testo regolativo può servire per svolgere un gioco / problema come nel testo
• Il testo regolativo è scritto sotto forma di racconto / elenco come il testo
• Il testo informativo può avere delle parole evidenziate che si chiamano parole chiave / paragrafi come nel testo
IO, I LIBRI E LA LETTURA
Rifletti in classe sul tuo rapporto con la lettura, i libri e la biblioteca.
Leggi le nuvolette che seguono e colora quelle che rispecchiano le tue idee. In quella vuota puoi aggiungere la tua opinione.
Io leggo volentieri solo i fumetti
La biblioteca è un luogo magico
Io amo leggere tutti i tipi di libri
La biblioteca è noiosa perché devo stare in silenzio
A me piace leggere i libri di avventura
Io non vedo l’ora di andare in biblioteca per scegliere un libro
Io ora leggo anche i romanzi
A me le storie piace ascoltarle, non leggerle
Io leggo solo libri sottili
Qualunque sia il tuo rapporto con il libro va bene! Secondo lo scrittore Daniel Pennac questi sono i diritti di chi legge:
1 Il diritto di non leggere
2 Il diritto di saltare le pagine
3 Il diritto di non finire il libro
4 Il diritto di rileggere
5 Il diritto di leggere qualsiasi cosa
BIBLIOTECA DI CLASSE bovarismo: emozionarsi durante la lettura
6 Il diritto al bovarismo
7 Il diritto di leggere ovunque
8 Il diritto di spizzicare
9 Il diritto di leggere ad alta voce
10 Il diritto di tacere
Daniel Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli
La biblioteca
La biblioteca era piena di file e file di casse di libri, posate una sull'altra. Gli scaffali vicini al pavimento erano ben tenuti, ma salendo verso l'alto si facevano man mano più disordinati e alti quasi come gli alunni stessi. Per raggiungere i libri fuori portata erano stati predisposti degli appigli, ma se si voleva prendere un libro ancora più in alto c'era bisogno di una fune, di un elmetto e di speciali scarponi da montagna. Era rischioso, e il bibliotecario avrebbe voluto comprare una rete di salvataggio da usare quando qualcuno saliva oltre lo scaffale trenta.
C'era un'altra ragione che rendeva difficile il reperimento dei libri, ed era che essi si spostavano misteriosamente di scaffale in scaffale Certe mattine il signor Tomo entrava nella stanza e trovava i libri sistemati in pile dalle strane forme di navi, animali o castelli.
Il prof. Tomo aveva una teoria, circa il mistero dei libri spostati.
– C'è qualcosa, lassù – disse confidenzialmente a Endill un giorno. – Ne è sicuro? – chiese Endill.
– Cos'altro potrebbe essere? Non è il vento. Ho visto muoversi delle ombre tra gli scaffali più in alto.
– Ma dove potrebbe vivere, una creatura del genere?
– Deve avere una tana in qualche angolo remoto della biblioteca – rispose il professore. – Scommetto che sposta i libri per tormentarmi, ma lo acciufferò. Non può nascondersi per sempre. Un giorno o l’altro scoprirò che aspetto ha.
Stuart McDonald, Le avventure di E. Swift, Mondadori
Rifletto COMPRENDO
La biblioteca descritta nel testo assomiglia a qualche biblioteca che hai già visto? Che cosa ti piace o non ti piace di questa biblioteca? Come dovrebbe essere la tua biblioteca ideale?
Quali sono i motivi per cui si legge? Colora quelli che condividi, poi confrontati in classe.
passare il tempo
approfondire
imparare vivere emozioni
usare la fantasia dovere scoprire cose nuove farsi delle idee proprie
Il libro scomparso
Tutto cominciò il giorno in cui il mio libro preferito sparì dalla biblioteca. Non sapevo che fosse scomparso. Non ancora. Nella mia mente era lì, tutto solo sullo scaffale, come un bambino a un tavolo della mensa ad aspettare che la sua sola e unica amica andasse a cercarlo. Avevo soltanto voglia di correre in biblioteca per prendere in prestito il mio libro preferito prima di entrare in classe.
In condizioni normali, il mio libro preferito sarebbe già stato nel mio zaino, ma la nostra bibliotecaria, la signora Jones, ha una regola per cui si può rinnovare il prestito solo due volte di seguito, dopodiché il libro deve restare sullo scaffale per ben cinque giorni scolastici prima di poterlo prendere di nuovo. Dice che è per garantire che anche altre persone abbiano modo di leggere, ma credo che si sia inventata questa regola solo per farmi leggere altri libri, cosa che avrei fatto comunque.
Lasciai i volumi del giorno prima sul banco delle restituzioni e salutai la signora Jones, dirigendomi spedita verso la sezione narrativa.
– Amy Ann – chiamò la bibliotecaria. – Tesoro, aspetta...
– Mi lasci prima prendere il mio libro – le risposi di corsa. Raggiunsi lo scaffale “H-N” e mi precipitai nel punto in cui sapevo che avrei trovato il mio libro preferito ad attendermi.
Solo che non c'era.
Controllai di nuovo. Niente, non c'era. Strano, possibile che qualcun altro l'avesse davvero preso in prestito?
Stavo per andare a chiedere alla signora Jones, quando lei apparve in fondo alla corsia.
– Dov'è il mio libro? – le chiesi.
– È quello che tentavo di dirti, tesoro – rispose la signora Jones – Sapevo che saresti venuta subito a cercarlo.
– I cinque giorni sono passati – protestai – Li ho spuntati sul calendario
Dopo cinque giorni avrei di nuovo potuto prenderlo. L’ha detto lei, no?
L’ha... l’ha preso qualcun altro?
– No, Amy Ann. Ho dovuto toglierlo dallo scaffale.
La guardai accigliata. Toglierlo dallo scaffale? Cosa intendeva dire? – Perché?
Lei sospirò e si torse le mani. Aveva l'aria di una che doveva informarmi che i miei cani erano morti.
– Beh, alcuni genitori si sono confrontati e hanno stabilito che non fosse un libro appropriato per bambini delle elementari e il consiglio d'istituto ha dato loro ragione.
– Non era appropriato? Che cosa significa?
– Significa che non posso darlo in prestito né a te né a nessun altro, tesoro. Almeno finché non avrò parlato con il consiglio d'istituto e avrò chiarito questa assurdità. Significa, Amy Ann, che il tuo libro preferito è stato bandito dalla biblioteca della scuola.
Alan Gratz, Proibito leggere, Mondadori
LEPAROLE
bandito: messo al bando, eliminato
Rifletto COMPRENDO
Tu hai un libro preferito? Se sì, ricordi il titolo? Quando lo hai letto?
Spiega il motivo della “regola dei cinque giorni” di cui parla la storia. Sei d’accordo con questa regola? Il libro in questione è stato tolto dalla biblioteca scolastica. Quali sono i motivi per cui un libro può non essere adatto a dei bambini?
Sei d‘accordo che si possano bandire certi libri dalla biblioteca? Prova a spiegare perché e poi confrontati in classe.
Una rivoluzione di carta
La sala è ingombra di scatoloni appoggiati sul pavimento, aperti. Sbircio dentro quello più vicino: è pieno di libri! Provo con il secondo, il terzo e altri ancora: tutti contengono libri! Tanti, tantissimi libri per bambini. Mi faccio coraggio e ne prendo uno. Ritrovo la sensazione della carta liscia sotto le dita... Lo sfoglio mentre davanti a me prende vita un mondo che pensavo perduto. Ne sfoglio un altro. Un altro ancora. Sono bellissimi, nuovi, con grandi illustrazioni sature di sogno e di magia. Me li avvicino al naso: hanno un buon odore di inchiostro colorato che mi pizzica le narici e mi fa girare la testa dall'emozione. Impossibile allontanarmi da questi scatoloni. Posso lasciare un libro soltanto se ne sfoglio un altro. Passo da una principessa a un mostro, da un enorme ranocchio verde a un soldato con dei buffissimi pantaloni alla zuava rossi e gialli, da una giungla intricata dove si nascondono serpenti, coccodrilli all'interno incandescente di un vulcano attivo. I libri sono scritti in lingue che non conosco, ma non importa. Posso seguire le storie perfettamente anche soltanto guardando le illustrazioni.
Non so quanto tempo sia passato. Quando cerco Jella con lo sguardo la ritrovo appoggiata allo stipite della porta: se ne sta lì con le braccia incrociate, a osservarmi paziente. Devo avere un'espressione così buffa che lei scoppia a ridere.
– Ma dove diavolo li avete trovati?
– Me li hanno mandati i Ministeri della Cultura delle altre Nazioni del Mondo. Sono per voi bambini e ragazzi dell'Invincibile Nazione.
– Per noi? Ma come? Noi abbiamo perso la Guerra! E poi siamo stati noi a cominciare, il professor Maier ha detto che è stata colpa nostra. E allora perché le altre Nazioni dovrebbero farci questo regalo meraviglioso? Vorrei che il professor Maier fosse qui, forse mi aiuterebbe a capire.
– I libri sono come dei ponti, Hans, fra un Paese e l'altro. E le Nazioni del Mondo ce li hanno donati perché vogliono ricostruire quei ponti, asfaltare in modo simbolico le strade che da loro portano all'Invincibile Nazione, riuscire a parlare con voi ragazzi che avete subito la Guerra. Vogliono permettervi di vedere che cosa c'è al di là dei fiumi e dei confini tra le Nazioni. Siete rimasti troppi anni senza libri, e le per-
sature: piene alla zuava: rimboccati sotto al ginocchio LE PAROLE
sone senza libri non sono libere perché non conoscono nulla e non possono costruirsi delle opinioni personali. In questo modo, sono costrette a credere a quello che dice il primo Capo Supremo che arriva. E poi ce li hanno mandati perché sanno che dopo una Guerra c'è bisogno di tutta la bellezza possibile, per imparare a costruire nuova bellezza. Non trovi che questi libri siano pura bellezza?
Non so perché, ma mi viene da piangere. Non pensavo che dei libri per bambini potessero farmi questo effetto.
Rifletto COMPRENDO
Rifletti con la classe soffermandoti in particolare sulle frasi evidenziate: I libri sono come ponti, che cosa possono unire?
Perché le persone senza libri non sono libere?
Come possono i libri essere la bellezza di cui si ha bisogno dopo una guerra?
Gigliola Alvisi, Una rivoluzione di carta, Piemme
Non giudicare
Prima di giudicare una persona, prova a metterti nei suoi panni: magari sta affrontando qualcosa che tu non sai.
Jacopo è appoggiato al termosifone del corridoio e se ne sta in disparte con la testa bassa. Si sente molto turbato per quanto è successo: ha giudicato un suo compagno senza sapere che cosa il compagno provasse. Sente di aver commesso un errore e ora non sa come comportarsi. È successo tutto in fretta, ha agito impulsivamente e senza pensare.
Tutto è iniziato l’ultima lezione di educazione fisica, quando un compagno della squadra avversaria, Edoardo, aveva barato durante il gioco ed era stato scoperto. Il maestro ha squalificato Edoardo ma ormai la sua squadra aveva abbastanza punti per vincere comunque, ed Edoardo se n’era andato negli spogliatoi con un sorriso trionfante.
IMPARO A STARE BENE
Quando c'è stata di nuovo lezione di educazione motoria, Edoardo è entrato più tardi e ha saltato la lezione.
Appena Edoardo è entrato in classe, Jacopo, ancora arrabbiato, gli ha detto che non aveva avuto il coraggio di fare educazione motoria per paura di perdere, visto che stavolta si sarebbe giocato onestamente.
Edoardo con tono sommesso e con un filo di voce gli ha risposto di avere avuto un funerale e, troncando bruscamente la conversazione con Jacopo, si è chiuso in se stesso. Tutta la classe ha preso le difese di Edoardo e Jacopo non sapeva più cosa dire.
Ti è mai capitato di giudicare una persona senza sapere che cosa fosse effettivamente successo? Come ti sei sentito o sentita in quella situazione?
Ti è mai capitato invece di riuscire a fermarti in tempo? Come ti sei sentito o sentita? Che cosa servirebbe, secondo te, per evitare di agire impulsivamente?
Aiuta Jacopo a scusarsi con Edoardo.
Scrivigli una lettera dove gli suggerisci che cosa potrebbe fare.
R E
A P I R E C E UN TESTO
Ricordi come possiamo leggere in modo espressivo un testo? E come possiamo comprenderlo e analizzarlo?
LEGGO
Anche l'intonazione è importante. Se ci sono dialoghi si possono fare le diverse voci dei personaggi.
LEGGO
Per leggere bene un testo prima di tutto ci aiutiamo con la punteggiatura!
AUDIO, VIDEO, OGGETTI
DIGITALI DELL’UNITÀ
COMPRENDO
A Colpo d'occhio mi faccio un'idea del brano, guardando titolo e immagini.
COMPRENDO
Leggo il brano per capire
il Significato e ricavare le Informazioni, date e nascoste. Infine Rifletto su quanto ho letto.
ANALIZZO
Esploro il testo riconoscendo i suoi elementi caratteristici.
LEPAROLE
Scopro il significato di parole nuove
LAGRAMMATICA
Osservo le frasi, la coesione e la correttezza delle parole.
LA MAPPA DEI TESTI
Quest’anno rileggerai alcune tipologie di testi che hai visto l’anno scorso, come il racconto storico, i testi descrittivi, il testo poetico, il testo informativo. In più conoscerai anche altri generi e testi.
I TESTI NARRATIVI
IL GIORNALE
È un testo informativo che viene pubblicato ogni giorno per informare su avvenimenti locali, nazionali e internazionali.
I TESTI ARGOMENTATIVI
Sono testi in cui chi scrive esprime la propria opinione su un tema o un argomento.
IMPARO GLI ELEMENTI DEL RACCONTO STORICO
Ti ricordi che cos’è un racconto storico? È un testo narrativo che racconta fatti inventati ma ambientati in un’epoca storica precisa.
VIDEO
Come Filippide
Inizio
Erano trascorsi dieci anni dalla famosa vittoria dei Greci contro i Persiani nella battaglia di Maratona. Tutti conoscevano l’impresa di Filippide, il giovane che aveva percorso quarantadue chilometri, senza mai fermarsi, per avvisare gli Ateniesi che l’esercito dei Greci aveva messo in fuga i Persiani. Da quel giorno, uno dei giochi preferiti di Nikos e dei suoi amici era diventato la corsa lunga di resistenza.
Sviluppo
Nikos era il figlio minore del vasaio di Argo. Aveva undici anni e da quando ne aveva sei aiutava il padre Periklis nel suo laboratorio. Quando il padre lo permetteva, Nikos correva lungo i sentieri che circondavano la piccola città per sgranchirsi le gambe, dopo le ore trascorse alla grande vasca a pulire e setacciare l’argilla prima di lavorarla. Con Nikos correvano anche i suoi due amici più cari: Zenas e Aristeo. Chi arrivava per ultimo portava il vincitore sulle spalle.
Conclusione
Era un gioco faticoso ma divertente e, chissà… forse un giorno sarebbero diventati dei campioni anche loro!
TEMPO
(si riferisce a una precisa epoca storica: Greci, Popoli italici,…)
PERSONAGGI
(persone realmente esistite o personaggi di fantasia con abitudini di quel periodo storico)
LUOGHI
(reali, descritti con precisione rispetto all’epoca in cui si svolgono i fatti)
FATTI
(realmente accaduti o frutto della fantasia, ma verosimili per il periodo storico)
TITOLO
Vaso greco con corridori, V sec .a. C.
Cinisca al traguardo
COMPRENDO
Colpo d'occhio
Prima di leggere il testo, osserva il titolo e l'immagine. Di che cosa parlerà la storia? di una guerriera di una ragazza che partecipa alle Olimpiadi di una ragazza che partecipa a un concorso
Nascere donna nell'antica Grecia non deve essere stato facile, perché tutte le cose divertenti erano solo per i maschietti. La politica, il pensiero, la cultura, le competizioni sportive... erano attività dalle quali qualsiasi donna veniva esclusa.
Faceva però eccezione Sparta, che tra le città della Grecia era quella dove anche le donne erano chiamate a darsi da fare. Sin da bambine apprendevano la lotta e venivano coinvolte in attività ginniche.
La giovane Cinisca era figlia del re Archidamo II e questo faceva di lei una ragazzina privilegiata, ma non le impediva di azzuffarsi con i suoi coetanei, rotolando sull'erba e inzuppandosi nel fango.
– Diventerò poetessa, anzi no! Parteciperò ai prossimi giochi olimpici. Alle donne questo era impedito... per le donne non si poteva...
– Invece sì! – insistette. – I cavalli sono miei e li gestisco io!
Si allenò per la primavera intera, la bella Cinisca, scorrazzando leggiadra per le terre di Sparta, trainata da quattro splendidi cavalli, con le criniere al vento come i suoi lunghi capelli. Correva, tagliava le curve, sfiorava gli alberi, arrivava al traguardo in meno tempo.
All'inizio dell'estate, con il caldo che già si faceva sentire, Cinisca salutò tutti e raggiunse la città di Olimpia, dove tutti gli altri atleti stavano giungendo dalle terre vicine e lontane, per combattere e gareggiare.
– Chi sei?! – disse uno, con tono aggressivo appena la vide.
– Cosa vuoi?! – aggiunse un altro non meno sgarbato.
– Dove vai? – continuò un terzo.
– Chi siete voi! – esclamò lei, senza nemmeno scendere dal carro. –Dove andate e cosa volete, maschietti impertinenti? – poi si posizionò sulla linea di partenza.
La giuria si riunì in consiglio. Qualcuno propose di chiedere a Zeus in persona, ma nessuno si offrì volontario per andare in cima all'Olimpo.
Si decise di non decidere e la gara, finalmente, prese il via.
Va da sé che la vincitrice fu la bella e grintosa Cinisca, altrimenti non
Cinisca, spartana figlia del re Archidamo II, è nota per essere stata la prima donna della storia a vincere una gara delle Olimpiadi: la corsa dei carri con quattro cavalli alle Olimpiadi del 396 a.C.
sarei qui a scriverne la storia: prima, primissima atleta donna a vincere una competizione olimpica, con una bella pagina di storia che nessuno avrebbe mai potuto cancellare. Non soddisfatta, Cinisca si presentò alla partenza anche quattro anni dopo, questa volta accolta con sorrisi e pacche sulle spalle, come si fa con i vecchi amici e i compagni di baldorie e, quando il giudice diede il via, l'ovazione del pubblico accompagnò il nuovo trionfo della bella... e brava, bravissima, addirittura!
Andrea Valente, Prima dell'anno Zero - Storie di donne, uomini, popoli, intrighi e di tempi lontani, Lapis
LEPAROLE
ovazione: applausi
Sottolinea in verde i due personaggi realmente esistiti nominati nel testo. Personaggi ANALIZZO
Tempo ANALIZZO
Sottolinea in arancione le parole che ti fanno capire in quale periodo storico si svolge la storia.
COMPRENDO
Informazioni date
Di quale importante manifestazione racconta questo brano? delle corse dei cavalli delle Olimpiadi delle assemblee
Perché Cinisca non vi poteva partecipare?
Perché non sapeva governare i cavalli. Perché era una principessa. Perché era una donna.
LEGGO
Leggi il brano seguendo ciò che hai imparato sulla punteggiatura e l'intonazione, interpretando anche le voci dei diversi personaggi.
Il cavallo di Voltiomno
Fouvos raggiunse il fiume e si addentrò fra gli alberi, fino al guado. Si accorse di essere arrivato al luogo sacro quando vide pendere dai rami degli alberi i dischi votivi sui quali appariva la dea Reitia con una chiave in mano. Lì, nel regno della dea, depose vicino al suo altare di pietra un piccolo piede di bronzo.
Quello era il modo in cui lui e tutti gli altri Veneti ringraziavano la dea per una guarigione o per il suo intervento divino. Lui le era grato perché era riuscito a sfuggire all'agguato di un manipolo di predoni solo con una lieve ferita a un piede. I banditi avevano aspettato lui e il suo amico Voltiomno lungo la strada che portava ai monti. Stavano conducendo due cavalli ai Reti, il popolo delle montagne, per scambiare quei due magnifici esemplari con metalli preziosi e con quelle meravigliose pietre gialle e trasparenti che i Reti chiamavano “ambra”, quando una pioggia di sassi e frecce li aveva investiti. Fouvos era stato fortunato: era caduto dal suo cavallo e si era solo slogato una caviglia. Voltiomno invece era stato colpito alla schiena.
La freccia degli aggressori l'aveva colpito in un punto vitale e il suo amico non era tornato vivo alla sua casa.
Fouvos l'aveva riportato ai suoi cari e ora si sarebbe svolta la cerimonia funebre. Il suo tumulo funerario era stato scavato da tempo e ora sarebbe stato riaperto. Lì, sotto uno spesso strato di terra, l'aspettava Afro, il più caro amico di Voltiomno.
Il corteo funebre giunse alla città dei morti. Qui era già stato aperto il tumulo che avrebbe accolto le spoglie di Voltiomno, e ciò che restava del suo amico Afro era stato reso visibile a tutti: lo scheletro di un cavallo. Afro infatti l'aveva accompagnato in lunghi viaggi per i suoi commerci, docile e affidabile. Per l'allevatore era stato un amico, più che un cavallo. Per questo aveva voluto essere sepolto con lui.
Gli amici e parenti deposero il corpo dell'allevatore sullo scheletro con intorno vasi e situle di bronzo. Poi la tomba fu nuovamente ricoperta di terra.
Uscendo dalla città dei morti, Fouvos era triste, molto triste. Tuttavia lo consolava il fatto che Voltiomno avrebbe trascorso l'eternità con l'amico che gli era stato più caro in vita: il suo cavallo Afro.
Stefano Bordiglioni, Storie d'Italia prima dell'Italia, Einaudi Ragazzi
Testo facilitato
LEPAROLE
guado: punto in cui si può attraversare un fiume a piedi manipolo: piccolo gruppo situle: vasi a forma di secchio
ANALIZZO
Personaggi
Cerchia in verde i personaggi presenti nel testo.
Chi era il più grande amico di Voltiomno con cui viene sepolto?
Fouvos
Afro, il suo servitore
Afro, il suo cavallo
COMPRENDO
Informazioni date
Colora le informazioni sugli antichi Veneti che puoi ricavare dal testo.
Adoravano la dea Reitia.
Adoravano il dio Zeus.
Scambiavano merci con il popolo dei Reti.
Bruciavano i defunti.
Seppellivano i defunti.
Nelle tombe seppellivano molti gioielli.
Seppellivano i defunti nella città dei morti.
Pompei
A Pompei le strade erano un intrico di carri e carretti, e per attraversarle senza inzaccherarsi la toga bisognava saltare come grilli da un sasso all’altro sulle strisce pedonali rialzate.
Girellando per Pompei potevi assistere alla stessa confusione variopinta che popola le strade di Roma: c’erano contadini e pescatori, mercanti, schiave. Qui ecco una bottega di barbiere. Là invece ondeggiava una lettiga portata a spalla dagli schiavi.
Ogni tanto, un drappello di legionari in armatura. E dappertutto, come sempre, i mendicanti che chiedevano qualche moneta o un pezzo di pane.
Già al sorgere del sole le strade di Pompei erano frizzanti di vita: i fornai cuocevano le pagnotte con la crosta croccante su cui spiccava il loro sigillo in rilievo come una firma. C'era il pane bianco per i ricchi, quello scuro per i poveri, c'erano i pani spolverati di semi, i pani al vino e quelli dolci, e mille altre delizie.
Dai forni i garzoni uscivano a frotte con le spalle cariche di ceste e correvano per le vie per rifornire le locande e le osterie. Ce n'erano più di un centinaio! Alcune erano così piccole che avevano spazio solo per il bancone, i clienti compravano cibo e bevande direttamente dalla strada. Nei locali più grandi invece si poteva mangiare in piedi, oppure seduti attorno ai tavolini a tre gambe.
E immagina il Foro. Ogni giorno potevi vedere decine di avvocati con le toghe lunghe fino ai piedi. Si affrettavano verso la Basilica per discutere le cause legali o gli affari del governo. Lì accanto, tra i banchi del mercato coperti da tende, gli schiavi facevano la spesa.
Pompei poteva offrire un glorioso anfiteatro per le lotte dei gladiatori. Per il popolo erano importanti le Terme dove oziare e conversare con gli amici, e dove rilassarsi dopo una giornata di lavoro stando a mollo nelle vasche d'acqua bollente. Come ogni città degna di questo nome, Pompei fioriva anche di templi dedicati agli dèi, tra cui Giove, Apollo e l'egiziana Iside.
Davide Morosinotto, L’eruzione di Pompei, Edizioni EL
APPROFONDIMENTI
Vista panoramica delle rovine dell'antica città di Pompei con case e strade.
Luoghi ANALIZZO
Sottolinea in viola nel testo gli edifici e gli spazi della città di Pompei.
intrico: groviglio di ostacoli
drappello: piccolo gruppo
garzoni: giovani fattorini LEPAROLE
COMPRENDO
Informazioni date
Segna con una X le informazioni su Pompei che si possono ricavare dal testo.
A Pompei le strisce pedonali erano rialzate. Pompei venne sepolta dall’eruzione del Vesuvio.
Le strade di Pompei erano simili a quelle di Roma. Ci sono locande e osterie. I gladiatori lottavano nell’anfiteatro.
Le pareti delle terme erano affrescate.
Alle terme si poteva conversare e rilassarsi.
LAGRAMMATICA
Tra i luoghi che hai sottolineato nel testo, trascrivi sul quaderno solo quelli che esistono anche al giorno d'oggi insieme al loro nome attuale. Segui l'esempio: bottega di barbiere parrucchiere da uomo
A scuola nel Foro con Lucius e Tita
Lucius, Tita e lo schiavo Rufus girano in un vicoletto che li conduce direttamente al cardo massimo e da lì entrano nell’area del Foro. Nel piazzale si ergono diverse statue commemorative dei personaggi che hanno contribuito a rendere Aquileia una delle città più ricche e importanti dell’Impero.
Rufus richiama i due bambini ancora imbambolati: – Sbrigatevi! Lucius e Tita corrono verso Rufus, attraversando il Foro in diagonale e salendo di corsa i tre gradini che conducono ai portici. Tra una colonna e l'altra, in un angolo del porticato, è stata tirata una tenda, segno che la scuola sta per iniziare. Rufus scosta un lembo della tenda e fa passare i fratellini. Appena entrati, le teste di altri dieci bambini si girano verso di loro e il ludi magister, già seduto sulla sua cathedra, li guarda con fare severo. Sono arrivati in leggero ritardo e la lezione è già iniziata! Lucius e Tita, a capo chino, si affrettano ad aprire gli scamna che si sono portati da casa per sedersi e appoggiano la tavoletta cerata sulle gambe. Stilus in pugno, sono pronti per scrivere. – Dunque, Lucius, qual è il nome del nostro illustre fondatore? – chiede ad un certo punto il magister. Lucius, preso alla sprovvista è rimasto a bocca aperta con lo sguardo perso, incapace di formulare una risposta sensata.
– Lucio Manlio Acidino! – rispondono in coro gli altri bambini, ad un cenno del magister. – Vedi di prestare più attenzione, Lucius! Non costringermi a usare la ferula! – dice severo il maestro, prendendo tra le mani, con fare minaccioso, la stecca di legno che usava talvolta per picchiare gli studenti distratti. Lucius, intimorito, incrocia rapidamente lo sguardo con quello dei suoi compagni, alcuni seri e altri che, invece, ridacchiano compiaciuti.
Lucius cerca di rimanere concentrato sulla scrittura finché il magister non sentenzia la fine della lezione. I bambini, un po’ intorpiditi dalla posizione scomoda, si alzano tutti allegri, chiudono lo scamna e qualcuno di loro scosta la tenda, facendo penetrare nell'improvvisata aula i raggi del sole e il chiassoso vortice di voci e colori che ormai invadono il Foro.
Angela Bressan - Marta Nardin, Una giornata in Aquileia romana con Lucius e Tita, Ante Quem
Sottolinea in viola i luoghi nel testo. Di quale Impero si parla nella storia? Luoghi
ANALIZZO
Collega ogni parola con il suo significato. Aiutati con il testo oppure cerca sul vocabolario.
cardo massimo ”maestro della scuola” o ”maestro del gioco” ludi magister strumento per scrivere su tavolette cerate scamna strada principale, orientata da nord a sud, nelle città e negli accampamenti romani stilus seggiolini portatili
LE PAROLE
Parole misteriose
Camilla e Ottavia dividevano le giornate con la famiglia etrusca che le ospitava. Le giornate trascorrevano veloci: aiutavano le amiche a pascolare il gregge, imparavano a cuocere le focacce di farina d'orzo nella cenere. Talvolta assistevano alla lenta cottura dei buccheri che doveva avvenire in assenza di ossigeno per far prendere loro il pregiato colore scuro.
Prima che le stoviglie fossero messe in forno, con uno stilo aguzzo la madre incideva sulla liscia superficie delle decorazioni o delle frasi che le romane tentavano inutilmente di decifrare.
– Non è facile la nostra lingua, vero?
La madre era divertita della loro perplessità. – Vedete, chi acquista una tazza o un vaso desidera far capire che l'oggetto è di sua proprietà. Così io, come se l'oggetto parlasse, incido: Mi taphna Aviles Velchans che significa Io sono il calice di Aviles Velchans.
– Ma, ma... non riesco a leggere, anche se molte lettere sono le stesse che usiamo noi – osservò perplessa Camilla.
Ati sorrise ancora più apertamente e fece un segno d'intesa alle figlie. Tyra corse a prendere uno specchio di bronzo lucente e lo avvicinò alla scritta: le parole, miracolosamente, si ricomposero. Ecco spiegato il mistero!
Gli etruschi usavano quasi tutte le lettere dell'alfabeto greco ma le scrivevano da destra a sinistra!
– Quando l'iscrizione è lunga e ci troviamo in fondo alla riga, ritorniamo indietro da sinistra verso destra come fanno i buoi quando arano il campo.
– Insegnateci a scrivere qualche parola alla vostra maniera!
Tyra stese una sfoglia di creta sul tavolo e incise qualche termine di cui conoscevano l'equivalente latino: tivr - luna, usil - sole, falat - cielo, ati - madre, apa - padre, papa - nonno.
Anna Maria Breccia Cipolat, Misteri alla locanda etrusca, Tredieci
LEPAROLE
buccheri: contenitori di argilla cotti in un modo particolare
Personaggi ANALIZZO
Sottolinea in verde i personaggi presenti nel testo.
COMPRENDO
Informazioni date
Perché le parole incise sui buccheri sono misteriose per Camilla e Ottavia?
Perché sono piccole e non sanno leggere.
Perché sono romane e non conoscono quelle lettere.
Perché le lettere sono scritte da destra a sinistra.
Lamine incise, in oro battuto, V secolo a.C.
Ascolta il brano e rispondi alle domande.
L’ombelico del mondo
Stefano Bordiglioni, Storie d'Italia prima dell'Italia, Einaudi Ragazzi Il piccolo Osco stava pescando in un lago tra le montagne, non lontano dalla città di Cutulia, con una lenza fra le mani. Vicino a lui c'era Marzio, suo nonno, che badava alle pecore che pascolavano tutt'intorno. Il lago era piccolo e le sue acque scure e profonde.
– Nonno – chiese a un tratto il bambino, – tutti dicono che questo lago è l'ombelico del nostro mondo. È vero che noi Umbri siamo usciti dalle sue acque?
Chi sono i personaggi di questo racconto? due cugini due uomini un nonno e un nipote
In quale luogo è ambientata la storia? in una città sulle sponde di un lago tra le montagne in una barca su un lago
Riordina i fatti in ordine cronologico con i numeri da 1 a 5. Poi, in una Primavera Sacra, una parte della popolazione partì per trovare una nuova terra.
Inizialmente il popolo veniva da una pianura lungo un fiume.
Il nonno Marzio racconta al nipote Osco l’origine del loro popolo. Ci fu un’alluvione e il popolo fu costretto a spostarsi.
Il popolo fu chiamato dai Greci “Umbri”, che significa “diluvio”.
ASCOLTO
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 21.
La mappa del racconto storico
Ripassa il racconto storico completando la mappa con le sue caratteristiche.
è un testo che narra storie inventate o verosimili, ambientate in un'epoca storica precisa
Sono realmente o inventati, ma per quel periodo storico.
STRUTTURA
È organizzata in tre parti:
MAPPA MODIFICABILE
Un monte di noci
Lucius era conosciuto da tutti i ragazzi del rione per essere un formidabile giocatore con le noci. Era un asso nel gioco del castelletto. Si disponevano a terra tre noci a triangolo e se ne appoggiava sopra una quarta posta in equilibrio. Bisognava far cadere la quarta noce dell’avversario colpendola con precisione. Se si riusciva a farla cadere si vincevano le quattro noci dell’avversario. I suoi amici sapevano che Lucius era un campione, ma lo sfidavano ugualmente sperando, prima o poi, di vincere anche loro. Lucius, a dire il vero, a volte li lasciava vincere, ma nonostante questo ogni giorno il ragazzino tornava a casa con un nuovo mucchietto di noci. Un giorno suo padre Quintus, tornando dal lavoro, osservò la montagnola di noci accumulata da Lucius ed esclamò: – Se continuerai a vincere così bisognerà far posto al “Monte di noci”!
– Oh, no padre. Le regalerò ai miei amici e ai miei fratelli per il loro compleanno!
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
I PERSONAGGI
Sottolinea in verde i personaggi della storia. Poi cerchia il protagonista.
LE INFORMAZIONI
I LUOGHI
Sottolinea in viola i luoghi del racconto.
Segna con una X le azioni che riguardano il gioco del castelletto spiegato nel racconto.
Disporre 3 noci a triangolo.
Lavare le noci.
Mettere una quarta noce in cima alle altre.
Far cadere la quarta noce dell’avversario senza far cadere le altre. Colpire le altre tre noci.
Chi fa cadere la quarta noce prende tutte le noci dell’avversario.
LAVORAINSIEME
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
Il sogno di Valentina
D'improvviso, intorno a me si è fatto un gran silenzio. Anche la luce nella stanza, i colori della coperta del letto si sono confusi, sono diventati una specie di nebbia che mi ha avvolta costringendomi a chiudere gli occhi.
Quando li ho riaperti, mi trovavo in una strada lastricata di pietra, c'era un gran sole e udivo delle grida di bambini: alcuni giocavano a coppie, altri formavano dei piccoli gruppi, altri ancora si facevano portare a cavalluccio dai compagni... Ma erano vestiti in modo strano... Indossavano soltanto delle tuniche: quelle dei bambini erano piuttosto corte, quelle delle bambine appena più lunghe.
Due bambini incitavano a correre più veloci dei topini che tiravano il carrettino con dentro una mela.
Altri due facevano saltare in aria degli oggettini che cercavano di riprendere sul dorso della mano senza farli cadere a terra.
Poi ho scorto un bambino e una bambina che giocavano a far cadere un mucchietto di noci disposte a piramide, e ho deciso di avvicinarmi.
Sembravano i più tranquilli e forse avrei dovuto chiedere chi erano e perché si vestivano in quel modo così curioso. Ma quando sono arrivata a due passi da loro, mi hanno fissato a bocca aperta e hanno lasciato cadere le noci per la sorpresa.
Dopo lo sbalordimento iniziale, il bambino mi ha chiesto: – Chi sei? Perché indossi dei vestiti così buffi?
Sono ammutolita. Mi sono guardata intorno, ho osservato meglio la strada, gli edifici in lontananza, i templi, i colonnati, gli uomini in toga, le donne con la stola e non sono riuscita a pronunciare una sola parola. Dov'ero finita? In quale sogno ero stata risucchiata?
– Come ti chiami?
– Valentina – ho bisbigliato.
– Io mi chiamo Giulia e lui è mio fratello Tullio. Tu dove abiti? Da quale provincia dell'Impero vieni?
– Veramente…
Giulia mi aveva chiesto da quale provincia dell'Impero venivo, possibile che leggendo il libro mi fossi addormentata e il mio sogno mi avesse portata tanto indietro nel tempo?
Angelo Petrosino, Viaggio nella Storia d’Italia con Valentina, Piemme
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
I PERSONAGGI
Chi sono i personaggi della storia? uomini, donne e bambini sconosciuti Valentina, Giulia, Tullio e dei passanti solo Valentina, Giulia e Tullio
LE INFORMAZIONI
Perché Giulia dice a Valentina che i suoi abiti sono buffi?
Perché non le piace ciò che indossa.
Perché Valentina usa vestiti colorati.
Perché indossa vestiti molto diversi.
CHI RACCONTA
Chi racconta la storia? un narratore Valentina Giulia
IL TEMPO
I LUOGHI
Dove si svolge la storia? nella stanza di Valentina e in una città nella stanza di Valentina e in un bosco in una città
Sottolinea nel testo le informazioni richieste con i seguenti colori: i giochi che fanno i bambini gli indumenti delle persone gli edifici
Secondo te, in quale epoca storica sogna di essere Valentina?
Aiutati con le informazioni che hai sottolineato. durante la civiltà dell’Antica Grecia durante la civiltà dei Romani durante la civiltà degli Etruschi
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
La BAMBINA A
Fino a nove anni Nosside era stata una bambina come tutte le altre. Era cresciuta a casa con la nutrice, a sette anni era andata a scuola e soprattutto a esercitarsi per diventare sempre più forte: lotta, corsa, lancio del peso, ginnastica. Era cresciuta allegra, forte, sveglia, curiosa.
Sua madre Etra gestiva da sola tutte le terre di famiglia e i loro moltissimi servitori. Suo padre Falanto era un guerriero fortissimo. E poi c'era la nonna Ermione, che viveva con i suoi gatti in una casa vicino alla costa e raccontava storie meravigliose.
– Nonna! – esclamò Nosside, abbracciandola. – Che cosa succede?
– Sono venuta a prenderti. La strada è lunga e dobbiamo partire. I tuoi genitori ci raggiungeranno: tuo padre sarà di ritorno a giorni.
E così, improvvisamente, Nosside aveva dovuto salutare la sua città, Sparta.
Sul carro nonna e nipote bisbigliavano in un angolo.
– Tuo padre, uccellino, è andato a chiedere consiglio agli dèi, a Delfi, a supplicare la sacerdotessa di dirgli qual è il suo destino.
– Dall'oracolo? Ma... perché... cosa voleva chiedere?
– Beh, uccellino, è ovvio: dove sarà la nostra nuova città!
Quando arrivarono Etra e Falanto, con i loro compagni con figli e servitori, le provviste vennero caricate. Vennero presi accordi tra i capitani delle navi e si decise il giorno della partenza. La stagione era quella giusta.
Finalmente Nosside vide la nave su cui sarebbe dovuta salire: era enorme. Era la nave del padre Falanto, l'ecista, il comandante della spedizione.
nutrice: donna che si prende cura di un bambino o una bambina
Sara Marconi, La bambina della Magna Grecia, Mondadori
Dopo qualche giorno, egli venne da loro per parlare.
– Madre, sono stato a Delfi come mi avevi detto di fare – disse. – Mi hanno detto che sconfiggeremo gli uomini dei cavalli, quelli che chiamano Iàpigi. E che la loro terra sarà nostra. E altre parole che non ho capito: Quando vedrai piovere dal cielo sereno conquisterai territorio e città.
Improvvisamente cambiò il tempo. Nosside fu svegliata da un rumore assordante. Il mare urlava sempre più forte. Le navi saltavano come pulci sull'acqua scurissima.
E poi arrivò un'onda così grande come ancora non avevano mai visto. La nave fece un balzo in avanti, si chinò su un lato, tremò.
Quando riuscirono a riaprire gli occhi, Falanto non c'era più.
Non appena fu possibile, venne informata Etra, la madre di Nosside: non versò neanche una lacrima.
– Non ci credo – disse soltanto, guardando il mare. Nosside piangeva disperata.
– Non preoccuparti, uccellino, so che mio figlio non è morto.
– Com'è possibile, nonna? Nessuno può sopravvivere in quel mare!
– Nessuno tranne lui, uccellino. Lui è figlio dello scudo e della nave, di Sparta e di Giteo. Vedrai che presto potremo ripartire.
D'un tratto Nosside sentì forte il richiamo di quei meravigliosi animali che avevano accompagnato il loro viaggio nuotando di fianco alla nave e ora tornavano a farsi vedere.
– Nonna, guarda: i delfini! – esclamò, indicandoli al largo.
Un grande delfino grigio si stava avvicinando alla costa e portava in groppa un uomo. Falanto aveva la tunica strappata, ma non era ferito.
Sulla spiaggia tutti guardavano rapiti quello spettacolo. Da sempre sapevano che i delfini erano messaggeri di Apollo, che amava trasformarsi in quegli animali meravigliosi. Non c'erano più dubbi: erano protetti dagli dèi e avrebbero raggiunto la loro nuova terra!
Le navi furono pronte a ripartire già il giorno dopo. Presto videro davanti a loro una terra verdissima. Iniziarono a costeggiarla. Era quella la terra degli Iàpigi. Avrebbero dovuto combattere per conquistarsi il diritto di vivere lì?
Decisero di fermarsi, ma gli Iàpigi erano forti e tanti, e furono sconfitti. Una notte Falanto crollò di fianco alla moglie.
– Non è così che doveva andare, gli dèi mi avevano promesso che ci avrebbero dato una terra – disse Falanto in un soffio.
Giteo: era la città della costa che fungeva da porto per Sparta
LE PAROLE
– Per la prima volta nella mia vita, ho paura.
Etra gli prese la testa sulle ginocchia e iniziò a piangere, proprio lei che non aveva pianto neppure quando lui era stato scagliato tra le onde.
Per Nosside era troppo! Nel buio riusciva a intravedere le lacrime di sua madre che cadevano sui capelli e sulla barba di suo padre. E capì.
– Nonna, nonna! La profezia! Quando vedrai piovere dal cielo sereno conquisterai territorio e città, non ti ricordi?
D’un tratto la nonna spalancò gli occhi.
– Ferma la nave, figliolo – disse senza esitazioni. – Siamo arrivati a casa.
Erano in un golfo grande, riparato dai venti. Gli dèi avevano parlato, era quello il posto giusto. In greco, infatti, Etra vuole dire “cielo senza nuvole”. Nessuno tranne Nosside aveva pensato che la risposta a quella strana profezia si trovasse nelle lacrime di una donna che non piangeva mai. Così, finalmente, Falanto costruì la sua città che chiamò Taranto in onore di Taras, l'antico eroe amico dei delfini. Nosside aveva di nuovo una casa, aveva una scuola e una città. Aveva amiche con cui correre e fare la lotta e una nonna che le raccontava le storie.
Nosside affronta un grande cambiamento nella sua vita e intraprende un viaggio verso qualcosa che ancora non conosce. A te è mai capitato di affrontare un cambiamento importante? Come ti ha fatto sentire? Confrontati in classe. Rifletto COMPRENDO
IL RACCONTO GIALLO
Sai che cos'è un racconto giallo?
Un racconto giallo è una storia di mistero. C’è un fatto strano da chiarire: un oggetto scomparso, un comportamento sospetto, un segreto da scoprire. Il o la protagonista è spesso un detective (o un personaggio curioso) che osserva, raccoglie indizi, fa ipotesi e arriva alla soluzione
Scopri le parole del giallo
Sai che cosa significa fare un’ipotesi?
Secondo te, che cosa sono gli indizi? A che cosa servono?
E che cosa sono le prove false?
AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ
Il buco nel tavolo
Era comparso all’improvviso: un buco perfettamente rotondo, proprio al centro del tavolo di legno in giardino. Sembrava fatto con uno strumento... o con forza. Accanto alla gamba del tavolo, Jamila notò una piuma grigia, rigida, appuntita, con delle striature bianche e nere. Non sembrava una piuma qualsiasi.
Quella sera, Jamila prese una decisione. Avrebbe montato la tenda in giardino e sorvegliato il tavolo tutta la notte.
Con una torcia, un quaderno per gli appunti e il sacco a pelo, si sistemò. Il giardino era tranquillo, solo qualche grillo rompeva il silenzio.
Ma alle prime luci dell’alba… TUK! TUK! TUK! Un colpo secco, poi un altro e un altro ancora. Jamila sollevò la zip della tenda e sbirciò fuori: un uccello nero e bianco, con una macchia rossa sulla testa, stava beccando con forza il tavolo.
– Un picchio! – esclamò piano.
La piuma era sua! Il colpevole era lui… o meglio, lei: una piccola femmina di picchio, attirata forse dagli insetti nel legno.
La mattina dopo, Jamila mostrò alla mamma la piuma, e perfino un buco nuovo.
– Mi sa che dobbiamo cambiare tavolo – disse lei, sorridendo.
– E magari lasciare della frutta per l'ospite!
I racconti gialli si basano sull’osservazione, sulla raccolta di indizi e sulla capacità di ricostruire i fatti. Chi legge deve stare attento: ogni dettaglio può servire a svelare il mistero!
Prima di scrivere
Scrivi insieme a me...
Scegli un ingrediente tra quelli proposti e scrivi il tuo racconto giallo.
Leggi e completa: che cos’è un racconto giallo? Usa le parole date.
Un racconto giallo è una storia basata su un da risolvere.
Di solito parte da uno o più inspiegabili o sospetti.
Il protagonista osserva con , raccoglie e cerca di capire che cosa è successo.
Alla fine arriva a una logica, basata sulle fatte.
Leggi le descrizioni e scopri chi ha lasciato una misteriosa impronta a scuola.
L’indizio: l’impronta di una scarpa sportiva, piccola, bagnata, con un laccio slacciato.
I sospettati:
• Luca che ha stivali di gomma, sempre ben chiusi.
• Elena che indossa scarpe da ginnastica rosa, numero piccolo.
• Giulia che ha le stesse scarpe di Elena, ma ha il piede più grande.
• Rayan che ha le scarpe bagnate, da calcio e molto grandi.
Ora scrivi
Scegli un elemento da ogni colonna e costruisci il tuo mistero.
Che cosa è successo
Indizio trovato Chi potrebbe essere stato qualcuno ha lasciato un biglietto misterioso un rumore strano si sente ogni notte
una porta è stata aperta senza chiave la campanella della scuola
è sparita
in giardino a scuola in soffitta alla fermata dello scuolabus
una piuma colorata
un orologio rotto una scia di briciole un adesivo attaccato al banco
un compagno distratto un vicino curioso una passante sconosciuta nessuno… o forse tutti?
Dove è successo
... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO GIALLO
Io ho scelto di raccontare un mistero a scuola... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.
Dov'è finita la campanella?
Inizio
TITOLO
C’è un mistero da risolvere.
Era una mattina tranquilla nella scuola di Castelverde, finché la preside scoprì che… la campanella era sparita! Era un vero problema. Giusy e Samuel, due amici curiosi, decisero di indagare.
Sviluppo
Iniziano le indagini per raccogliere gli indizi.
Osservarono attentamente l’aula, poi il corridoio, dove trovarono una scia di briciole di merenda che arrivavano fino alla porta del bidello.
– E guarda! – esclamò Samuel, – le briciole non finiscono qui!
I due seguirono la pista fino alla palestra dove videro alcuni bambini che giocavano a calcio. Dietro il tappeto per la ginnastica… c’era la campanella! E, accanto, una cordicella spezzata.
– Allora non è un furto! – disse Giusy. – La corda si è rotta e la campanella è rotolata fino qui!
Conclusione
La vicenda si conclude con la risoluzione del caso e la scoperta del colpevole.
Giusy e Samuel tornarono dalla maestra con la campanella in mano e un sorriso da veri detective: il mistero era stato svelato!
TEMPO
(è definito e preciso; spesso l’orario o la data sono utili alla risoluzione del mistero)
PERSONAGGI
(c’è chi indaga, per esempio la polizia, un detective o una persona comune; gli altri personaggi sono la vittima, il colpevole, i testimoni…)
LUOGHI
(reali, descritti con precisione, dove si trovano gli indizi utili alla risoluzione del caso; possono anche essere dei luoghi chiusi)
FATTI
(presentano gli indizi che riguardano un mistero e permettono di risolvere il caso)
Hwanka, la giraffa bianca
La Riserva di Masai Mara si presentò in tutto il suo splendore. Il mondo sembrava diviso a metà: sopra un cielo turchese, sotto un’immensa valle di erba gialla e sparuti alberi d’acacia.
I ragazzi videro arrivare un uomo e una donna, gli antropologi Patrick Lemonde e Annette Vaudeville.
L’espressione di Annette tradì una vaga delusione. – Ma voi siete dei ragazzini!
Agatha senza perdere tempo iniziò a fare domande.
– Dove è stata vista l’ultima volta la giraffa bianca? – s’informò passando loro la mappa. Gli antropologi segnarono la zona in cui di solito si spostavano le giraffe.
– Ogni mattina Hwanka faceva visita alla tribù per bere – spiegò Annette. – Dopodiché il branco raggiungeva un’area ombreggiata più o meno qui...
Fece un cerchio su una zona distante qualche chilometro da dove si trovavano.
– Hwanka? – chiese stupito Larry. – È il nome della giraffa?
– Significa “spirito della fortuna” – spiegò Patrick.
– Potrebbero esserci degli indizi sul posto! Presto! – disse Larry.
– Non potete accompagnarci nelle ricerche? – chiese Agatha agli studiosi.
Annette fissò il collega. – Va’ insieme a loro – sussurrò. – Se riporti indietro Hwanka, i Masai ti accoglieranno come un eroe! Patrick si sedette di fianco ad Agatha sul sedile davanti. Il fuoristrada s’inoltrò nel fitto della boscaglia.
– Hwanka non è stata aggredita da leoni, leopardi o iene. La sua scomparsa è senza dubbio opera di bracconieri – dichiarò Agatha osservando la mappa che reggeva sulle ginocchia.
– Volevano catturare la giraffa bianca e le hanno teso una trappola nel bosco, dove i guerrieri Masai non si addentrano. Mostrò una zona precisa.
– Scommetto che qui troveremo un bivacco, impronte di pneumatici e altri indizi di un appostamento.
– Come fai a esserne così sicura? – chiese Larry.
– La notizia di una giraffa bianca attira molto l’attenzione dei cacciatori
sparuti: esili e deperiti bracconieri: cacciatori illegali di animali protetti bivacco: accampamento
LE PAROLE
di frodo, caro cuginetto – spiegò lei.
– Non sono un esperto di caccia, ma la ricostruzione mi sembra attendibile – convenne Patrick. – Inoltre, i colpi di fucile si sentono per chilometri, mentre i proiettili soporiferi sono silenziosi. Presumo che l’abbiano addormentata per portarla in uno zoo. Dobbiamo acciuffare a tutti i costi chi ha commesso questo reato!
Ben presto raggiunsero il punto suggerito da Agatha. Le supposizioni della giovane si rivelarono esatte. – Ecco le tracce di gomme! – esclamò Larry scrutando dal finestrino. – Quelle sono le pietre annerite di un fuoco – aggiunse.
Erano le sei di sera e la caccia ai bracconieri era appena cominciata!
Sir Steve Stevenson, Agatha Mistery - Missione safari, De Agostini
ANALIZZO
Personaggi
Colora di verde i personaggi presenti nel testo. Poi collega ogni personaggio al suo ruolo.
Agatha e Larry vittima
Patrick e Annette sospettati Hwanka detective bracconieri aiutanti
La rapina al signor Gianni
Ciccio passò davanti alla porta socchiusa del vicino, il signor Gianni, aspettando di vederselo comparire davanti. Era un uomo simpatico che aveva compiuto ottant'anni da un pezzo, viveva da solo; ma era sempre allegro e nel condominio gli volevano tutti bene.
Ciccio suonò il campanello di casa. La mamma gli aprì subito. Aveva una faccia seria.
– Che c'è? – le chiese mentre la baciava.
– È successa una cosa brutta al signor Gianni.
Ciccio sgranò gli occhi. – Ma cos'è successo?
– Una rapina in casa. Stamattina, tra le 9:30 e le 11. Ho parlato con un poliziotto che mi ha bussato...
Ciccio, che diceva sempre che da grande voleva entrare in polizia, chiese: – Ti ha fatto l'interrogatorio? Cosa gli hai detto?
– Che verso le 10 qualcuno di una società elettrica aveva suonato il citofono, e io avevo pensato che si trattasse di uno dei soliti venditori.
– Il signor Gianni non apriva mai a chi non conosceva. Stavolta però
l'ha aperta. Mamma, chi c'è ora in casa del signor Gianni?
– Due poliziotti e la collaboratrice domestica.
– Offri un caffè ai poliziotti. Perché io devo andare sul luogo del delitto.
Pochi minuti dopo…
– Permesso? Ho pensato che forse i signori della polizia avrebbero gradito un caffè.
Il bambino arrivò poco dopo, e si rivolse all’ispettore: – Ispettore, lo sa che il signor Gianni non apriva mai a nessuno?
– Me l'hanno detto, sì.
– E non le sembra strano? Lo vuole sapere chi è stato e come ha fatto a farsi aprire?
L'ispettore lo guardò divertito.
– Va bene, Ciccio, allora dimmelo: chi è stato, come ha convinto il signor Gianni ad aprire la porta di casa, e a che ora è successo?
– Il colpevole è un signore che si è presentato con la scusa di essere un impiegato della società elettrica. Dopo essere entrato, è andato giù, nella stanzetta dove ci sono i contatori. Su ognuno c'è scritto il nome del proprietario. Ha staccato la luce dell'appartamento del signor Gianni ed è andato su alle 10:07. Il signor Gianni tiene sempre i due televisori
ANALIZZO
Cerchia in giallo la vittima, in blu chi si occupa delle indagini, in rosso il colpevole. Personaggi
di casa accesi perché gli fanno compagnia; perciò, si è accorto subito che mancava l'elettricità. Prima sicuramente ha controllato quella specie di sportellino con tanti interruttori che c'è in casa; e poi, visto che era tutto a posto, ha pensato di andare giù a controllare il contatore. Il ladro era sul pianerottolo ad aspettarlo, lo ha spinto dentro e gli ha dato un colpo in testa.
I due poliziotti e la mamma adesso guardavano Ciccio a bocca aperta. Si fece silenzio, poi l'ispettore mise una mano sulla spalla del bambino: – Sei in gamba. Ti nomino commissario onorario.
Carlo Barbieri, Dieci piccoli gialli, Einaudi
COMPRENDO
Colora solo gli indizi che aiutano a risolvere il caso. Informazioni date
la mancanza di corrente
la porta socchiusa
i vicini di casa
l’uomo della società elettrica
la stanzetta dei contatori
i televisori
COMPRENDO
Significato
Qual è il mistero da risolvere? un omicidio una rapina un rapimento
La lettera rubata
– Caro prefetto – lo salutò Dupin.
– Sedete qui vicino al camino – dissi io spingendo nella posizione più adatta una delle poltrone. Il prefetto si sistemò.
– Lasciatemi dire che la faccenda è molto delicata. Si tratta di una lettera sottratta a un esponente della casa reale dal ministro Bonnet. Mi è stato chiesto di recuperare la lettera a tutti i costi, ma ho dovuto agire con discrezione per non destare nel ministro il minimo sospetto.
– Avete perquisito la casa? – domandai.
– Da cima a fondo e più volte.
– Sono disperato – ammise. – Dupin, voi dovete aiutarmi! Ho fatto come avete detto, ho ricontrollato ogni palmo di quella casa, ma non vi è traccia di quella lettera rubata.
Dupin cavò dalla tasca della giacca una busta e gliela consegnò.
– Ecco la vostra lettera, signore. Il prefetto era attonito. – Gra… grazie – balbettò. Quindi uscì quasi correndo, euforico.
– Dunque la lettera? – chiesi. – Come avete fatto?
– Se voi foste in possesso di quel documento e voleste averlo sempre a disposizione, lo nascondereste così a fondo che sarebbe difficoltoso recuperarlo ogni volta che vi fosse necessario?
– No, al contrario, cercherei un luogo facile.
– Qualche settimana fa mi sono recato da Bonnet. Pensai a quale è normalmente il posto più comune dove trovare una lettera.
– In mezzo ad altre lettere – dissi.
– Ma certo! Esatto, amico! Il piano del tavolo era cosparso di fogli e lettere. Tra alcuni biglietti da visita notai una busta, dall’aria consunta. Essa era sporca, sgualcita, con i bordi ripiegati. Notai che la busta in questione appariva rivoltata: l’interno era diventato l’esterno e sull’esterno c’era il nuovo indirizzo e apposto il nuovo sigillo. Avevo finalmente la prova che quella era la lettera rubata!
– Ma come avete potuto sottrarla? – chiesi.
– Memorizzai l’indirizzo, la calligrafia e il sigillo che chiudeva la busta. Il mattino successivo presi una busta dello stesso formato e la resi quanto più simile all’originale. Avevo avuto l’accortezza di dimenticare
prefetto: rappresentante del governo che si occupa anche della sicurezza
discrezione: riservatezza attonito: sbalordito
LE PAROLE
una delle mie pipe sopra lo scaffale dello studio del ministro, e mi presentai alla soglia della sua casa per riprenderla. Mentre stavo per andarmene udimmo risuonare in strada alcuni colpi di arma da fuoco. Bonnet si precipitò alla finestra e io sostituii la lettera originale con la copia da me realizzata. Roberto Piumini, Guido Sgardoli, I gialli di Edgar Allan Poe, Giunti
Metti i fatti nell’ordine in cui sono raccontati nel testo con i numeri da 1 a 6.
Dupin consegna al prefetto la lettera rubata.
Dupin si reca dal ministro Bonnet e vede la lettera.
Dupin consiglia al prefetto di perquisire ancora la casa del ministro.
Dupin falsifica una lettera per renderla simile all’originale.
Il prefetto va da Dupin dicendogli che deve recuperare una lettera rubata.
Dupin scambia la lettera falsa con quella originale.
Fatti ANALIZZO
Precious, la detective
In una scuola del Botswana, la piccola detective Precious indaga sul furto di una fetta di torta, un panino farcito di marmellata e dei panini glassati.
– Allora, vuoi aiutarci a risolvere questo problema del ladro? –chiese Tapiwa.
– Noi sappiamo chi è! È Poloko! Ha proprio l’aria di uno che ha mangiato troppo – replicò Sepo.
Precious lo fissò. – Non dire così. Non puoi accusare una persona senza neanche averla vista. Quindi non vi aiuterò fino a quando non mi porterete almeno una prova.
Sepo e Tapiwa partirono di corsa verso l’altro capo del cortile, dove avevano individuato Poloko seduto su un sasso.
Precious li seguì.
– Fa’ vedere le mani. Forza! Faccele vedere – disse Tapiwa a Poloko.
Poloko si stupì, ma mostrò le mani alla sua compagna di scuola.
– Ah-a! Proprio come pensavamo. Hai le mani appiccicose!
Abbiamo trovato il ladro – strillò Tapiwa. – Maestra! Ha ancora le mani appiccicose!
La maestra guardò Poloko. – Hai rubato qualcosa, Poloko?
Poloko abbassò la testa. – No, maestra, non ho rubato niente.
La maestra sospirò. – Molte persone hanno le mani appiccicose, ma questo non vuol dire che siano ladri. Fossi in voi farei attenzione ad accusare una persona senza avere le prove.
Quel pomeriggio, quando i bambini uscirono da scuola e intrapresero la lunga camminata verso casa sotto il caldo sole africano, Precious trovò Poloko e gli chiese di fare la strada insieme a lei.
A un tratto, si sentì un rumore. A Precious sembrò che venisse dalla cima di un albero, e alzò lo sguardo ai rami.
Poloko alzò la testa. – Scimmie! – esclamò.
E poi, mentre parlavano, una delle scimmie perse qualcosa. L’oggetto cadde dall’albero. Era un pezzo di panino.
Alexander McCall Smith, Precious e le scimmie, Guanda Editore, Milano 2015
Elementi ANALIZZO
Sottolinea con i colori indicati gli elementi del racconto giallo presenti nel testo. il reato gli indizi la soluzione del caso
Ascolta il brano e rispondi alle domande.
Chi è la vittima?
Chi ha avvelenato l’Ammazzacuochi?
Luca Iaccarino, Cacio & Pepe. Due detective al ristorante, Mondadori
Nostra mamma si chiama Cesira Strapazzi ed è la più importante e la più temuta critica gastronomica d'Italia.
È severissima: per questo è detta l'Ammazzacuochi.
– Non è vero che la chiamano l'Ammazzacuochi! La chiama così solo papà per scherzare.
Ecco, questa che parla è mia sorella Penelope detta Pepe, mentre io sono Francesco detto Cacio. Pepe e io abbiamo 10 anni.
Chi svolge le indagini?
il dottor Sciroppato
Chi è il colpevole?
il L i a
C i S i
la signora Rigatoni
l li ia
Cacio e Pepe
Qual è il mistero? un omicidio una rapina un avvelenamento
Collega ogni espressione al suo significato.
alcune rotture
perdere la considerazione di cui si godeva
cadere in disgrazia disgustoso
stroncatura
alcuni impegni seccanti
fetido critica spietata
l i i i
il pasticciere Dolceforno
ASCOLTO
la cuoca Frittola
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 43.
La mappa del racconto giallo
Ripassa il racconto giallo completando la mappa con le sue caratteristiche.
� definito � precisione � indizi � data � inventati
� chiusi � mistero � indagini � reali
TEMPO
È e preciso. e possono aiutare a risolvere il mistero
PERSONAGGI LUOGHI
Chi sul mistero, (la polizia, un detective o persone comuni); ci sono una , dei testimoni e uno o più
IL RACCONTO GIALLO
è un testo che racconta un mistero e il modo in cui viene risolto
Sono descritti con . Possono essere luoghi
FATTI
Sono ma verosimili; presentano gli per risolvere il caso
STRUTTURA
� All’inizio c’è un da risolvere;
� poi iniziano le
� la vicenda si conclude con la del caso e la scoperta del colpevole
MAPPA MODIFICABILE
Furto in cucina
Nella cucina del ristorante “Il mestolo d’argento” regnava il panico. Lo chef Giulio aveva appena scoperto che i suoi preziosi tartufi bianchi erano spariti.
Per fortuna, tra i clienti in sala c’era il famoso investigatore Fiuto Fino, grande amico dello chef, che gustava una deliziosa lasagna.
Giulio corse da lui: – Ti prego aiutami! Sono spariti i miei preziosi tartufi!
Fiuto si pulì col tovagliolo e si alzò: – Un mistero culinario? Conta pure su di me!
Fiuto guardò dappertutto e trovò delle impronte di piccole mani sul bancone, una sedia spostata e la scatola. Vuota.
– Aprite il bidone dell’immondizia – disse Fiuto con aria pensierosa. Lo chef sbiancò. Un cameriere sollevò il coperchio… e lì, tra bucce di carote e gusci d’uovo, c’erano i tartufi interi!
In quel momento, una vocina dietro la porta sussurrò: – Papà, scusa… puzzavano tanto e li ho buttati!
Era Lea, la figlia di sei anni dello chef, con il naso arricciato.
Giulio sospirò, mentre Fiuto scoppiò a ridere: – Caso risolto! Il colpevole è il naso delicato… di una bambina! Da quel giorno, i tartufi vennero tenuti sotto chiave, e ben lontani da Lea!
I PERSONAGGI
Sottolinea in verde l’investigatore e in arancione il colpevole. Leggi attentamente il testo, poi rispondi.
I FATTI
Sottolinea in rosso il mistero da risolvere e in blu gli indizi.
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
LAVORAINSIEME
VERIFICA
L'eredità
– Una coppa alla frutta, per favore – disse l’ispettore Bracco alla cameriera. L’avvocato Fred Furbi aveva invitato l’infallibile detective e il figlio Junior a mangiare un gelato. Fred aveva ordinato un affogato al cioccolato e Junior un “treno merci”, ovvero due banana split trainate da una locomotiva colorata.
– Quella locomotiva mi fa venire in mente un pezzo grosso nelle ferrovie, morto di recente. Era figlio unico, scapolo e senza figli: un tipo piuttosto solitario. Abbiamo dovuto cercare il suo parente più prossimo – disse Fred. – Avete trovato qualcuno? – domandò Junior afferrando il cucchiaino.
– Sono stati loro a trovare noi – rispose Fred Furbi. – Il che non mi sorprende, considerata l’eredità. Ho ristretto la cerchia a due persone. Gli altri sono chiaramente degli impostori.
– Chi sono queste due persone?
– Una nipote e una cugina Sono le uniche che non hanno qualche precedente per frode. Devo ancora andare a interrogarle, però. Vorresti accompagnarmi? – chiese all’ispettore
– Volentieri, mi sembra una faccenda interessante – rispose Bracco. – Non perdiamo tempo: cominciamo dalla cugina
Perché l’ispettore Bracco vuole parlare subito con la cugina?
Jim Suckach, Le indagini lampo dell’ispettore Bracco, Mondadori Libri S p A per il marchio Piemme
IL RACCONTO GIALLO
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
I PERSONAGGI
Collega ogni personaggio con il suo ruolo nel racconto.
Junior
ispettore possibili ereditiere
IL TEMPO
avvocato nipote e cugina figlio dell’ispettore
Quanto dura la storia che hai letto? qualche giorno pochi minuti una settimana
I LUOGHI
Dove si svolge la storia? in un’aula di tribunale in commissariato in gelateria
LE INFORMAZIONI
Sottolinea in rosso tutte le informazioni sul defunto.
Scegli la soluzione del caso che ti sembra più adeguata. Aiutati con le informazioni che hai sottolineato.
Il defunto era molto ricco, quindi l’eredità deve essere divisa a metà tra la cugina e la nipote.
Il defunto era figlio unico, scapolo e senza figli, quindi non poteva avere una nipote (che è una truffatrice). La cugina quindi è l’erede legittima.
Il defunto era figlio unico, scapolo e senza figli, quindi non poteva avere una cugina (che è una truffatrice). La nipote quindi è l’erede legittima.
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
Fred Furbi
Bracco
Leggo e ascolto un classico
LA FABBRICA DI CIOCCOLATO
di Roald Dahl, Salani, Milano, 2018
Veruca è una bambina viziata, che non accetta un no a ogni suo desiderio. Per questo nel racconto finisce nella spazzatura. Questo brano insegna l’importanza di saper rinunciare a qualcosa quando non è possibile averla, anche quando si ha un desiderio molto forte, e a comportarsi in maniera rispettosa verso gli altri. Vi aiuterà a capire l’importanza di ascoltare gli altri.
Veruca nella stanza delle noci
Il signor Wonka riprese a correre lungo il corridoio. Sulla porta che incontrarono c’era scritto:
LA STANZA DELLE NOCI
– E va bene – disse il signor Wonka, – se volete riprender fiato, fermatevi qui un attimo e date un’occhiata attraverso il pannello di cristallo della porta. Ma mi raccomando, non entrate! Fate quello che vi pare, ma non entrate in questa stanza delle noci! Sennò disturberete i miei scoiattoli!
In effetti lo spettacolo era stupefacente: cento scoiattoli sedevano su degli alti sgabelli sistemati attorno a un grosso tavolo. Sul tavolo c’erano montagne di noci, e gli scoiattoli
Regole e rispetto
lavoravano come matti, sgusciando noci a una velocità incredibile.
– Questi scoiattoli sono stati espressamente addestrati per estrarre i gherigli dalla noce – spiegò il signor Wonka.
– Ma perché usa gli scoiattoli? – chiese Mike Tivù. – Perché non usa gli Umpa-Lumpa?
– Perché – rispose il signor Wonka, – gli Umpa-Lumpa non sono capaci di estrarre i gherigli interi: li spezzano sempre a metà. Solo gli scoiattoli sono capaci di estrarre il gheriglio sempre in un pezzo solo, nessun altro ci riesce: è un’impresa difficilissima. Ma nella mia fabbrica esigo che si usino solo noci intere; ecco perché le faccio sgusciare dagli scoiattoli. Non li trovate meravigliosi? Guardate come tirano fuori quei gherigli! E avete notato che, prima di aprirla, danno un colpettino con le nocche sul guscio della noce
gheriglio: seme della noce
per assicurarsi che non sia cattiva? Se non è buona, suona a vuoto e allora non perdono neanche tempo ad aprirla.
La buttano subito giù nello scarico della spazzatura. Ecco, guardate! Vedete quello scoiattolo in prima fila? Credo che ne abbia appena trovata una cattiva!
Tutti osservarono lo scoiattolino che dava dei colpetti con le nocche sul guscio di una noce. Piegò il capo da un lato e si mise attentamente in ascolto, poi di colpo si gettò la noce alle spalle dritta in un grosso buco nel mezzo del pavimento.
– Ehi, mamma! – strepitò all’improvviso Veruca Salt. – Ho deciso che voglio uno scoiattolino! Prendimi subito uno di quegli scoiattolini!
– Non essere sciocca, cara – disse la signora Salt. – Quelli sono del signor Wonka.
– Non me ne importa niente! Ne voglio uno lo stesso! A casa ho solo due cani, quattro gatti, sei coniglietti, due cocorite, tre canarini, un pappagallo verde, una tartaruga, una vasca di pesci rossi, una gabbietta di topini bianchi e un vecchio criceto rimbambito! Voglio anche uno scoiattolo!
– E va bene, tesoro – cercò di calmarla la signora Salt. – Appena possibile, la mamma ti comprerà un bellissimo scoiattolo.
– Ma io non voglio uno scoiattolo qualsiasi! – gridò Veruca.
– Voglio uno scoiattolo ammaestrato!
A questo punto si fece avanti il signor Salt, il padre di Veruca. – E va bene, Wonka – disse gravemente, tirando fuori un portafoglio gonfio di banconote, – quanto vuole per uno di questi scoiattoli? Mi dica il prezzo.
– Non sono mica in vendita! – rispose il signor Wonka. –Non se ne potrà portare via neanche uno.
– E chi lo dice che non posso? – strillò Veruca. – Adesso entro e me ne prendo subito uno!
– Non farlo! – disse subito il signor Wonka, ma era già troppo tardi. La ragazza aveva già spalancato la porta ed era entrata di corsa.
Veruca giù nella spazzatura
Appena fu dentro la stanza, cento scoiattoli smisero di lavorare, si voltarono e la fissarono con occhietti neri e lucidi. Anche Veruca si fermò e li fissò a sua volta. Il suo sguardo infine si posò su un grazioso scoiattolino seduto dalla parte del tavolo più vicino a lei. Lo scoiattolo teneva una noce stretta tra le zampe.
– Va bene – disse Veruca, – prenderò te!
Allungò le mani per afferrare l’animaletto... ma appena si mosse... nella frazione di secondo che le ci volle per tendere le mani, ci fu come un lampo di movimento nella stanza, una specie di fulmine fulvo, e all’improvviso tutti gli scoiattoli saltarono giù dagli sgabelli e con un balzo le furono addosso.
Venticinque scoiattoli l’afferrarono per il braccio destro e lo immobilizzarono.
Altri venticinque l’afferrarono per il braccio sinistro e immobilizzarono anche quello.
Altri venticinque l’afferrarono per la gamba destra e l’ancorarono al suolo.
Ventiquattro scoiattoli fecero lo stesso con la gamba sinistra.
L’ultimo scoiattolo (che evidentemente era il capo) le si arrampicò su una spalla e cominciò a bussare con le nocche sulla testa della malcapitata ragazza.
– Salvatela! – gridò la signora Salt. – Veruca! Torna subito qui! Ma che cosa le vogliono fare?
– Stanno cercando di capire se è una noce buona o una noce cattiva – spiegò il signor Wonka. – State a vedere.
Veruca si dibatteva con furia, ma gli scoiattoli la tenevano ben stretta e non le permettevano di muoversi. Lo scoiattolo appollaiato sulla spalla continuava tranquillo a bussarle in testa. Poi, d’un tratto, tutti gli scoiattolini presero a trascinare la ragazza verso il centro della stanza.
– Misericordia! A quanto pare hanno deciso che è una noce cattiva – disse il signor Wonka. – La sua testa deve aver proprio suonato a vuoto!
Veruca strillava e scalciava, ma invano. Le robuste zampette degli scoiattoli la tenevano saldamente e non aveva possibilità di scampo.
– E adesso dove la portano? – gridò allarmata la signora Salt.
– Temo che finirà dove finiscono tutte le noci marce – sospirò il signor Wonka, – giù per lo scarico della spazzatura.
– Pergiove, la stanno davvero buttando giù per lo scarico della spazzatura! – esclamò inorridito il signor Salt, guardando dal pannello di vetro della porta.
– Ma salvatela! – urlò la signora Salt.
– Troppo tardi! – constatò il signor Wonka. – È già sparita!
Proprio così, di Veruca non c’era più traccia.
– Ma dov’è andata a finire? – disse la signora Salt, starnazzando e agitando le braccia. – Dove vanno a finire le noci marce? Dove porta quello scarico?
Regole e rispetto
– Quello scarico lì – disse il signor Wonka, – si immette direttamente nel grande condotto principale che porta via i rifiuti da ogni parte della fabbrica: la polvere dei pavimenti, le bucce di patate, i cavoli andati a male, le lische di pesce e roba del genere.
– Mi piacerebbe proprio sapere chi è che mangia pesce, cavoli e patate da queste parti – disse Mike Tivù.
– Ma io, è naturale – rispose il signor Wonka. – Non penserai mica che viva anch’io di chicchi di cacao, no?
– Ma... ma... ma... – gridò la signora Salt. – Dove va a finire il condotto principale?
– Alla fornace, naturalmente – disse tranquillo il signor Wonka, – all’inceneritore.
La signora Salt aprì l’enorme bocca scarlatta e cominciò a urlare.
– Non si preoccupi – disse il signor Wonka – c’è sempre la possibilità che oggi non l’abbiano accesa.
– La possibilità! – strepitò la signora Salt. – La mia povera
Veruca! Verrà... verrà... verrà arrostita come un pollo! – Hai ragione, cara – disse il signor Salt. – Adesso mi stia bene a sentire, Wonka – aggiunse, – questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Può darsi che mia figlia sia un po’ rompiscatole – non ho difficoltà ad ammetterlo – ma ciò non vuol dire che lei la debba arrostire come un pollo qualsiasi. Sono veramente arrabbiato con lei; sì, molto, molto contrariato!
– Non se la prenda tanto, mio caro signore! – disse il signor Wonka.
– Vedrà che prima o poi sua figlia salterà fuori. Anzi, guardi, può anche darsi che non sia affatto caduta fino in fondo.
Forse è rimasta incastrata nello scarico; nel tal caso basterebbe andare là e tirarla fuori.
Appena udirono queste parole, il signor Salt e sua moglie si precipitarono nella stanza delle noci e corsero al foro che si apriva nel pavimento per guardarci dentro.
– Veruca! – gridò la signora Salt. – Sei ancora lì?
Non ci fu risposta.
Regole e rispetto
Allora la signora Salt si inginocchiò sul bordo del foro per guardare meglio e infilò la testa nello scarico. Il suo enorme didietro svettava in aria simile a un fungo gigante. Si era messa in una posizione molto pericolosa: sarebbe bastata una spintarella... una delicata pacca al posto giusto e... e gli scoiattoli gliene diedero una!
La signora Salt finì giù a capofitto nel buco, strepitando come una iena.
– Misericordia! – esclamò il signor Salt, osservando la grossa moglie ruzzolare giù per lo scarico. – Oggi ci sarà un sacco di spazzatura, laggiù!
La vide sparire nell’oscurità.
– Che aria tira laggiù, Angina? – Nel dire questo si sporse ancora di più sul foro.
Gli scoiattoli accorsero dietro di lui...
– Aiuto! – gridò.
Ma stava già precipitando a capofitto giù per lo scarico, proprio come la moglie e la figlia prima di lui.
– Santo cielo! – esclamò Charlie, che come gli altri aveva assistito alla scena dalla porta di vetro. – E ora che ne sarà di loro?
CONSIGLI DI LETTURA
La Cofa, David Williams, HarperCollins
Wonder, Raquel Jaramillo Palacio, Giunti
Qui non ci sono mostri, Kory Merritt, Il Castoro
BIBLIOTECA DI CLASSE
Per questo mi chiamo
Giovanni, Luigi Garlando, Bur
DISCUTENDOSIIMPARA
Rifletto
Nel brano che hai letto, Veruca vuole assolutamente uno scoiattolo. Il suo papà, che è abituato a esaudire ogni suo capriccio, cerca di comprarne uno. Quando Willy Wonka rifiuta la richiesta, Veruca e il padre reagiscono con rabbia e prepotenza.
Rispondi.
• Perché, secondo te, Veruca si comporta in modo così sgarbato? Che cosa sta cercando di ottenere?
• Perché, secondo te, il padre la accontenta in ogni richiesta?
• Che cosa ne pensi del trattamento ricevuto da Veruca dopo aver agito con avidità e senza rispetto per gli scoiattoli e per le regole della fabbrica?
Progetto e agisco
Dividetevi in gruppi e provate a ideare una “Campagna della Gentilezza”.
• Pensate a un motto o a uno slogan che promuova il rispetto per gli altri e per l’ambiente.
• Disegnate dei cartelloni e preparate un breve discorso per la vostra campagna.
• Presentate i vostri progetti alla classe e discutete su quale potrebbe essere il modo migliore per rendere la vostra scuola un luogo “più gentile”.
Esprimo
Scrivi un breve testo, come una pagina di diario, in cui racconti un momento in cui hai dovuto mostrare pazienza o hai saputo accettare un “no”. Descrivi come ti sei sentito/a e che cosa hai imparato da quell’esperienza.
Immaginate di essere uno dei personaggi del brano che avete letto: Veruca, sua madre, suo padre o Willy Wonka. In piccoli gruppi, mettete in scena la discussione che avviene nella Stanza delle Noci, ma con una differenza: provate a trovare un finale alternativo.
• Come potrebbe finire la storia se Veruca avesse ascoltato i consigli di Wonka? O se suo padre avesse insistito sul rispetto delle regole?
Quante preoccupazioni!
Se qualcosa ti preoccupa, non tenerti tutto dentro: se non riesci a parlarne con qualcuno o qualcuna, prova a scriverlo.
Elisabetta è molto preoccupata in questo periodo, perché l'insegnante di sostegno della sua classe è strana e più silenziosa del solito. Elisabetta e le sue compagne di classe sono andate a dirlo all'insegnante di italiano, che ha subito voluto parlare con la sua collega.
Grazie a questo episodio, l'insegnante di italiano ha avuto una grandiosa idea. Un giorno a settimana, il mercoledì, porta a scuola una scatola da scarpe che ha chiamato “Scatola delle preoccupazioni”. Ciascuno di noi potrà inserire all'interno un bigliettino con scritta una preoccupazione personale o scolastica e potrà firmare il bigliettino se ne avrà voglia.
Lei porterà a casa la scatola con i bigliettini e li leggerà.
Poi, durante la settimana, la nostra insegnante si prenderà cinque minuti per parlare con chi ha firmato i bigliettini di quello che ha scritto.
A scuola ti capita mai di sentirti preoccupato o preoccupata?
• Quando succede?
• Ne parli con qualcuno o qualcuna oppure lo tieni per te?
• In queste situazioni quali strategie usi per farti tornare la calma e la concentrazione?
Durante l’anno, scrivi qui sotto nella “Scatola delle preoccupazioni” le tue preoccupazioni. Quando avrai voglia potrai parlarne con un tuo compagno o una tua compagna oppure con l’insegnante.
IL RACCONTO DEL BRIVIDO
Sai che cos'è un racconto del brivido?
Un racconto del brivido è una storia che tiene il lettore con il fiato sospeso L’atmosfera è misteriosa: possono esserci buio, nebbia, silenzio, rumori strani o presenze inspiegabili. Spesso è ambientato in luoghi reali come un castello, un bosco, una casa abbandonata, resi più misteriosi grazie alla fantasia. Chi legge deve lasciarsi trasportare in un mondo dove ciò che conosciamo diventa improvvisamente pieno di segreti… e fa venire un brivido lungo la schiena!
Abbina le emozioni
Collega ogni frase all’emozione che descrive meglio.
Fece un profondo respiro ed entrò nella stanza buia. sollievo Non riusciva a respirare per la tensione. paura
Finalmente vide la luce della porta e corse fuori. coraggio
Una sagoma nella nebbia
Quel giorno sembrava uguale agli altri, ma il cielo aveva una luce strana, come se il Sole avesse deciso di spegnersi un po’ prima. Una leggera nebbia si fermava alle caviglie e non permetteva di vedere bene. Tutto era insolitamente silenzioso.
Mentre giocava nel parchetto dietro casa, Azzurra sentì un rumore strano alle sue spalle. Era uno scricchiolio, come se qualcuno camminasse sulle foglie secche, ma il parchetto era vuoto.
– C’è qualcuno? – chiese, cercando di farsi coraggio. Nessuna risposta. Solo il vento tra i rami.
La nebbia stava diventando sempre più alta e densa, e per Azzurra era difficile distinguere bene quello che aveva intorno.
D’un tratto, una sagoma apparve in mezzo alle altalene: sembrava un bambino, fermo con lo sguardo fisso su di lei.
Per un attimo, la nebbia si diradò leggermente e Azzurra riuscì a vederlo meglio: indossava una giacchetta grigia, con delle cuciture strane e bottoni d’argento lucidi, con un giglio inciso. Tutto di lui sembrava fuori dal tempo: le scarpe nere consumate, i pantaloni corti, i capelli ordinati, lo sguardo inquieto.
Poi la nebbia tornò a salire, più fitta di prima, e un gelo l’avvolse tutta, come se fosse arrivato improvvisamente l’inverno. Il cuore le batteva così forte che lo sentiva rimbombare nelle orecchie.
Azzurra si trova in una situazione che sembra normale ma che diventa improvvisamente inquietante. Nota dettagli strani, prova paura ma cerca anche di trovare il coraggio per affrontare quello che accade.
Scrivi insieme a me... Scegli una leggenda e scrivi il tuo racconto del brivido.
Prima di scrivere
Leggi e completa: che cos’è un racconto del brivido? Usa le parole date. mistero • atmosfera • paura • presenza • emozioni • oggetto
Un racconto del brivido è una storia che mette un po’ di e fa venire i brividi. L’ è strana e misteriosa: buia, nebbiosa o silenziosa. Il/la protagonista incontra una inspiegabile e prova forti . Spesso resta alla fine un che ricorda l’avventura e il vissuto.
Ora scrivi
Molti racconti del brivido si ispirano a storie e leggende famose, come gli esempi sotto. Scegli una di queste leggende oppure inventane una nuova, poi scrivi una breve storia che potrebbe svolgersi in quel luogo o con quella creatura.
D la Si dice che un vampiro viva in un castello in Transilvania, si nutra di sangue e appaia solo di notte
Il veliero fantasma Un capitano olandese, nel ritorno a casa, sfidò una violenta tempesta A causa di questa sfida il veliero fu condannato a navigare per l'eternità, diventando un vascello fantasma.
Lo Yeti Sulle montagne dell’Himalaya, c’è chi dice di aver incontrato una creatura pelosa e gigantesca, che lascia enormi impronte sulla neve.
L d a In molti castelli europei, alcune persone giurano di aver visto una donna vestita di bianco che vaga nei corridoi di notte.
Il mostro di Loch Ness In Scozia, nel lago di Loch Ness, qualcuno racconta di aver visto un enorme mostro acquatico, con un lungo collo, che e d ll
... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO DEL BRIVIDO
Io ho scelto la leggenda del veliero fantasma... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.
Il veliero fantasma
Inizio
Inizia con un fatto misterioso
Il veliero scivolava sulle acque dell’oceano più profondo ormai da sette settimane. Juan era un mozzo e quello era il suo primo viaggio sulla Skystar. Fino a quel momento era stata una traversata tranquilla, ma quella notte accadde un fatto spaventoso.
Sviluppo
Continua cercando di creare uno stato di paura, tensione.
Una nebbia impenetrabile avvolgeva l’imbarcazione. Il comandante impartiva i soliti ordini, ma si percepiva un insolito tremore nella sua voce. Juan temeva che la nave andasse a sbattere contro scogli invisibili.
All’improvviso qualcuno gridò: – Guardate lì!!!
Una sagoma spettrale, gigantesca, sembrava correre a tutta velocità verso la Skystar: era un enorme antico veliero. Lo scontro fu inevitabile. Diversi marinai finirono in mare, altri si ferirono, altri scomparvero. Juan e altri furono sbalzati sul relitto fantasma.
Conclusione Si svela il mistero.
Venne l’alba. La nebbia si diradò e Juan tornò in sé.
Terrorizzato si guardò intorno: la nave fantasma era un relitto rimasto incagliato sugli scogli. Dove erano finiti?
TEMPO
(può essere indefinito o preciso, spesso di notte; le condizioni atmosferiche aumentano la suspense)
PERSONAGGI
(persone comuni che si trasformano in personaggi spaventosi, oppure creature fantastiche)
LUOGHI
(desolati o lugubri; possono essere spazi chiusi, oscuri e spettrali o ambienti all’aperto, minacciosi anche a causa di condizioni meteorologiche sfavorevoli)
FATTI (spesso inspiegabili, carichi di mistero e paura, che creano suspense)
TITOLO
La scelta del fantasma
COMPRENDO Colpo d'occhio
Prima di leggere il testo, osserva il titolo e il disegno.
Di che cosa parlerà la storia?
Di un fantasma che deve fare una scelta.
Di un signore che sceglie un fantasma per la sua casa.
Di un regista che deve scegliere un attore per impersonare un fantasma.
Avevo acquistato un castelletto feudale, con tanto di feritoie, i bastioni, un fossato, un ponte levatoio. Ma gli mancava una cosa fondamentale: un fantasma. Per tutta la mia vita mi ero occupato di fantasmi e demoni.
– So io che ci resta da fare – disse una sera mia moglie. – Dobbiamo far venire un fantasma da Londra.
Il mercante di fantasmi che scese dalla carrozza era tarchiato, con uno sguardo astuto e penetrante. Il suo unico corredo consisteva in una valigetta da cui usciva un rumore metallico. Lo condussi nel salone.
– Proprio il posto giusto. Berrete un po’ di essenza Lucoptolycus, che rende gli occhi capaci di vedere l’invisibile. E qualsiasi cosa vedrete, rimanete immobile, altrimenti l’incantesimo si spezzerà.
Poi il signor Abrahams tracciò intorno a me un cerchio che non avrei dovuto oltrepassare, e mi tese una fiala di liquido.
Una raffica d'aria gelida mi investì e una voce sibilante altrettanto gelida risuonò come un gemito di vento: – Io sono invisibile e inesistente. Sono elettrica e magnetica. Sono il soffio che uccide i cani. Mi vuoi con te, mortale?
Al mio silenzio – perché mi era impossibile emettere un suono – l'ombra attraversò la sala sospirando delusa e scomparve alle mie spalle.
Dal corridoio uscì una bianca figura di donna triste ed elegante, che mi parlò dolcemente: – Sono un fantasma di nobile stirpe. Ululo nella notte, inconsolabile. Oh prendetemi, bel signore!
– Sì, scelgo questa! – esclamai e per l'entusiasmo le andai incontro oltrepassando il cerchio fatato.
– Caro, svegliati, siamo stati derubati!
Ero steso a terra debolissimo e intontito, ma snebbiato dalle grida di Matilda, cominciai a rendermi conto
LEPAROLE
Segna con una X i sinonimi di gemito che mantengono il significato della frase. lamento pianto soffio sospiro dispiacere folata singhiozzo sbuffo
dell'accaduto. Dalla finestra aperta pendeva una corda e tutti gli oggetti di valore della sala erano scomparsi. Scotland Yard sostiene che la sua descrizione coincide perfettamente con quella dello scassinatore di Nottingham, tanto più che nel mio parco fu rinvenuta la preziosa valigetta con uno straordinario corredo di trapani e grimaldelli.
E la sfilata dei fantasmi? Sottoposi a uno scienziato le rimanenti gocce del cosiddetto elisir di Lucoptolycus, e questo fu il risultato delle analisi: si trattava di un miscuglio di ingredienti capaci di ridurre un uomo allo stato di coma. In questa condizione appaiono di solito allucinazioni legate a quello che è stato il principale interesse dell'individuo: e io non avevo passato l'esistenza a catalogare ogni categoria di spettri?
Ma ora m’ero definitivamente riconciliato con l'idea di abitare un tranquillo castello privo di fantasmi.
Da Arthur Conan Doyle, in Donatella Ziliotto, La paura cresce - Racconti col brivido, Edizioni EL
LE PAROLE
Scotland Yard: la polizia metropolitana di Londra
ANALIZZO
Elementi
Colora di viola gli elementi presenti nella storia.
Ho sempre desiderato trovare un vero passaggio segreto, e quel giorno ero certa di avere la chiave di accesso a uno di loro. Innanzitutto aprii la scatola del kit per passaggi segreti e ne estrassi una torcia elettrica, un gomitolo di spago e alcune razioni di emergenza di patatine al formaggio e cipolla. La torcia elettrica è utile perché i passaggi segreti sono sempre bui, e il gomitolo di spago per ritrovare la strada. Il passaggio segreto era strettissimo e pieno di ragnatele e aveva odore di umidità e muffa. Non ho paura dei ragni, e lì ce n’erano diverse dozzine. Alcuni erano veramente belli grossi. Non avevo paura. Dopotutto ero ancora a casa mia, giusto?
Ma provai una strana sensazione quando il passaggio terminò sulla piattaforma di legno. Non ero certa di volerci salire su. Chiunque sia pratico di passaggi segreti sa che può capitare di trovare quel genere di trappole in cui ti cade un secchio pieno di qualcosa in testa, così mi fermai a pensare. Feci luce: la piattaforma aveva due lati, come una cassa da imballaggio, e su ciascuno c’erano delle corde che andavano su e giù. Mi ricordava qualcosa... Era un montavivande, una specie di ascensore. Così salii sulla piattaforma, tirai la corda e utilizzai entrambe le mani, per tirare forte, e la piattaforma si mosse! Ebbi un po’ paura solo quando iniziò a scendere in una buia canna fumaria e non ero certa di dove sarei arrivata.
Fui sollevata quando vidi comparire una porta. Era decisamente vecchia, attraversata da cerniere in ferro. Ma quando la spinsi non si mosse. Guardai con maggiore attenzione e vidi una piccola serratura in ottone, proprio come quella del passaggio segreto. La mia chiave girò facilmente e la porta si aprì. Lì c’era un piccolo caminetto, alle pareti erano appesi quadri polverosi e vecchi candelabri in ottone.
E poi lo sentii… un rumore orribile, da far stridere i denti e arricciare le dita dei piedi. Esattamente il tipo di rumore che si percepisce quando un fantasma si trascina dietro una palla incatenata al piede. Avevo sentito dire che incontrarne uno così non fosse una cosa simpatica. Immagino che si tratti di fantasmi
irascibili: ovunque vanno devono trascinarsi dietro tutta quella roba…
In quel momento cominciò l’urlo. Un orribile urlo agghiacciante. Pervase l’intero passaggio e rimbombò tutto intorno a me. Si trattò del suono più terrificante che io avessi mai sentito.
E la cosa peggiore era che sapevo che cosa significava: il fantasma con la palla incatenata al piede mi stava venendo a prendere.
Angie Sage, Casa sotto spirito, Salani, Milano 2008
ANALIZZO
Elementi
Le frasi evidenziate nel testo contengono elementi tipici del racconto del brivido. Colora ogni nel colore della frase corrispondente. emozioni della protagonista momento di suspense descrizione dell’ambiente pauroso descrizione dell’essere spaventoso
COMPRENDO
Informazioni date
Cancella gli oggetti che non fanno parte del kit per passaggi segreti.
un coltellino
un elmetto
un gomitolo di spago
un paio di forbici
COMPRENDO
una scatoletta di tonno panini patatine al formaggio e cipolla
una torcia elettrica
Informazioni nascoste
Da quali indizi presenti nel testo puoi capire che la protagonista del racconto è una bambina?
Che cosa sta succedendo?
Era notte fonda. Dolfi si drizzò di scatto a sedere.
Un raggio di luna penetrò all’improvviso tra le tende che oscuravano la finestra, esattamente sulla faccia di Dolfi. La finestra era socchiusa, lasciando entrare i suoni della notte che Dolfi non aveva mai sentito puliti e chiari in quel modo, come amplificati da un altoparlante. E chissà perché adesso sentiva quel tremendo prurito dappertutto, che non andava via neppure a grattarsi. Forse, con un po’ d’aria fresca…
Scostò le tende. Dietro la finestra c’era qualcuno. Si vedeva chiaramente una forma umana. Dolfi cacciò uno strillo e schizzò all’indietro. Anche la forma umana schizzò all’indietro. Poi capì. “Che scemo! Ho avuto paura del mio riflesso nella finestra”.
Spalancò la finestra e respirò l’aria della notte.
La luna era piena, tonda e lucente e gli splendeva sul viso.
Dolfi avvertiva un bruciore curioso sulla pelle. La luce gli passava sul naso e sulle labbra come tante zampine di topo. Dolfi si sentì felice come un re. Spalancò la bocca come per bere la luce lunare. Si sentiva una voglia pazzesca di gridare: – Ciao, luna!
Ma dalla gola gli uscì una voce che non era la sua: un ululato da far gelare il sangue. Sgomento, Dolfi si tappò la bocca con una mano. Che cosa gli stava capitando?
Dolfi abbassò gli occhi. E gli venne da urlare di nuovo. Le sue mani erano coperte di pelo bianco e fornite di unghioni lunghi e affilati.
Paul van Loon, Il lupetto mannaro, Salani Editore, Milano 2000
Tempo ANALIZZO
Sottolinea in arancione nel testo il momento della giornata in cui avviene la vicenda.
COMPRENDO
Informazioni date
Quali trasformazioni nota Dolfi su di sé? lunghi capelli, peli sulle mani e unghioni lunghi e affilati voce stridula, peli neri dappertutto, denti lunghi e affilati prurito alla pelle, voce simile a un ululato, peli bianchi sulle mani e unghioni lunghi e affilati
La Vecchia faceva i dolci più buoni del mondo, ma li distribuiva solo la sera del 31 ottobre, dalle sette a mezzanotte. La Vecchia faceva paura, la sua casa faceva paura e il suo giardino faceva paura. Anselmo, quel giorno era in castigo.
Greta lo sapeva, ma quando hai undici anni e tuo fratello ne ha tredici investiti nella carriera di bullo, impari ben presto a stare zitta.
Chi sono i personaggi di questo racconto? due cugini e la nonna un fratello, una sorella e una vicina un fratello, una sorella e una strega
In quale luogo è ambientata la storia? in un castello abbandonato in una vecchia casa infestata dagli spettri nella casa di una signora che chiamano “la Vecchia”
Segna con una X il personaggio che pronuncia ogni frase.
E questa resta nella mia tasca finché non decido di metterti nel forno.
Che mio fratello la smettesse di essere così cattivo con me.
Fammi uscire di qua.
Mi vuole fare arrosto?
Vieni, i miei ospiti escono dalla porta di casa, non dalle finestre rotte delle cantine.
Mi dispiace di essere entrata in casa sua di nascosto.
ASCOLTO
Greta Anselmo Esmeralda
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 71.
La mappa del racconto del brivido
Ripassa il racconto del brivido completando la mappa con le sue caratteristiche.
La vicenda può svolgersi nelle ore serali o Spesso , carichi di mistero e , che creano
FATTI
PERSONAGGI
Possono essere persone , ma anche personaggi fantastici, e spaventosi (lupi mannari, streghe, vampiri, zombie…)
LUOGHI
Sono o lugubri. Possono essere spazi chiusi e spettrali, oppure ambienti all’aperto che risultano
per le condizioni
IL RACCONTO DEL BRIVIDO
è un testo che racconta fatti misteriosi per creare tensione e suspense
STRUTTURA
� Inizia con un fatto misterioso;
� continua creando uno stato di e agitazione;
� alla fine il mistero viene svelato
MAPPA MODIFICABILE
Un'ombra terrificante
Olivia continuava a rigirarsi nel letto. Il sonno tardava a venire… quella sera c'era qualcosa che la inquietava. Faceva caldo ma, fortunatamente, una leggera brezza entrava dalla porta finestra e muoveva la tenda. Improvvisamente, ebbe l'impressione di vedere un'ombra muoversi dietro di essa. Olivia trattenne il respiro. L’ombra si muoveva al ritmo della tenda. Aveva un aspetto inquietante. Olivia non sapeva se urlare o piangere di paura, quando l’ombra iniziò ad avvicinarsi.
La ragazzina sentiva il suo cuore battere come un forsennato, e lanciò un urlò così potente che raggiunse ogni angolo della casa. I genitori si svegliarono di soprassalto e si precipitarono in camera di Olivia… – Olivia! – gridarono insieme. – Che cosa succede? Olivia indicò la porta finestra da cui stava entrando suo fratello più grande, Leo, che reggeva in mano un mostruosa maschera e indossava uno strano vestito fatto di stracci e corde sfilacciate.
– Mi hai spaventata da morire! Non potevi tornare dalla tua festa entrando dalla porta? – strillò Olivia arrabbiatissima. Poi si voltò verso la mamma e il papà e iniziò a ridere a crepapelle assieme a Leo.
I PERSONAGGI
Sottolinea in verde i personaggi del racconto e cerchia il/la protagonista. Leggi attentamente il testo, poi rispondi o completa.
TEMPO E LUOGHI
In quale tempo e luogo è ambientata la storia? di sera in un castello abbandonato la mattina in una camera da letto di notte in una camera da letto
LAVORAINSIEME
LE INFORMAZIONI
Che cosa rende paurosa la storia? il buio la tenda che si muove fa caldo un’ombra che si avvicina
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
Una bomba sul treno
Dal pacchetto proveniva uno strano ticchettìo. Una bomba! Sì, Tom era sicuro che si trattasse di una bomba. Ne esaminò l’incarto senza trovare nessuna scritta, poi avvicinò l’orecchio. Tic-tac, tic-tac.
Spaventato, Tom si guardò intorno: la stazione era gremita di gente. Che fare? Se avesse gridato “Una bomba!” avrebbe potuto suscitare il panico.
Tom osservò ancora il pacchetto: era comparso misteriosamente vicino alla sua valigia pochi minuti dopo che si era recato ai servizi. Aveva un aspetto inoffensivo, ma quel minaccioso ticchettìo era un segnale di morte.
Tom localizzò un controllore che stava attraversando la stazione. Corse verso di lui, facendosi largo fra la gente, e lo afferrò per un braccio.
– Per piacere, signore – disse ansimando, – per piacere, venga, presto!
L’uomo scrollò la testa.
– Non sento, figliolo. Troppo chiasso.
Poi smise di dare retta a Tom e riprese a scrivere sul suo taccuino.
In un attimo di panico, Tom pensò di fuggire e di mettere in salvo la propria vita; invece, strappò il taccuino dalle mani del controllore e corse via.
– Piccolo demonio!
Molte facce si voltarono appena in tempo per intravvedere Tom che sfrecciava via inseguito dal controllore.
Quell’uomo correva come un velocista e lo inseguiva, l’aveva quasi acciuffato quando, finalmente, Tom raggiunse la sua valigia. Ma il pacchetto era sparito.
Impossibile! Tom sollevò la valigia alla ricerca della bomba scomparsa e venne acchiappato dal controllore.
Eric Wilson, Assassinio sul “Canadian-Express”, Mondadori Libri S.p.A. per il marchio Piemme
IL RACCONTO DEL BRIVIDO
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
I PERSONAGGI
Sottolinea in verde i personaggi del racconto.
I personaggi sono: esseri spaventosi.
persone comuni a cui capita qualcosa di pauroso. persone comuni che vogliono spaventare gli altri.
IL TEMPO
Quanto dura il fatto raccontato?
I LUOGHI
l h i hi i i una settimana
Dove si svolge la storia?
I FATTI
Colora i fatti che contribuiscono a creare tensione.
Il pacchetto emette uno strano ticchettìo.
Il pacchetto è comparso dal nulla.
La stazione è piena di persone.
Perché Tom ruba il taccuino al controllore?
Per farlo arrabbiare.
l l da in una stazione ferroviaria i l o
Il controllore non sente per il troppo chiasso.
Tom ruba il taccuino al controllore.
Il pacchetto sparisce.
Perché gli piace disturbare i controllori dei treni.
Per attirare la sua attenzione e fargli vedere la bomba.
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
V A SPAVENTO
OCGuy Bass, TestaCucita - Un mostro per amico, Rizzoli
A detta di tutti, lo scienziato pazzo Erasmus era lo scienziato pazzo più pazzo del mondo. Erasmus passava giorno e notte nel suo laboratorio, occupato a dare la vita (o qualcosa del genere) a un bel po’ di strane creature belle pazze: teschi alimentati a vapore, gatti con la faccia di cane, cavalli senza testa, sedie carnivore, ragazzi-rana... e via di questo passo. Ogni volta il professore si convinceva che la sua nuova creazione sarebbe stata la migliore. E così era, almeno fino all'arrivo della successiva: perché non appena portava in quasi-vita una nuova creatura, Erasmus perdeva interesse e passava a un nuovo progetto.
– Più potenza! Vivi, ho detto! – gridò il professore, tirando leve e somministrando pozioni.
In alto, sulle travi, a osservare il luminare infondere per l'ennesima volta la quasi-vita, c'era una minuscola sagoma nascosta fra le ombre.
Si chiamava TestaCucita.
TestaCucita era la primissima creazione del professore. Era un affarino strano, dalle fattezze più o meno umane, ma non più alto di una scimmietta, e fatto di parti, pezzetti e avanzi che il professore aveva raccattato qua e là. La testa, calva e rotonda, era un ammasso di punti di sutura in cui erano incastonati occhi di due colori diversi: il sinistro era una piccola perla nera, mentre il destro, grosso, splendente e verdazzurro, era uno spettacolo da togliere il fiato. Negli antri oscuri del castello pareva quasi brillare di luce propria.
– Sì, sì! Ci siamo. Più potenza! Ancora di più! Adesso meno... adesso di più! Di più! DI PIÙ! Vivi! – gridò lo scienziato.
Negli anni, TestaCucita aveva assistito alla “nascita” di decine di creazioni del professore e ognuna di esse gli ricordava che una volta era stato lui
ASCOLTO luminare: scienziato di prestigio LE PAROLE
la creazione più importante nella vita del professore... e che Erasmus gli aveva promesso che loro due sarebbero stati amici per sempre. Ma ormai era passata una quasi-vita. TestaCucita era stato da tempo dimenticato. E sospirando guardò il nuovo mostro aprire per la prima volta il suo gigantesco, unico occhio.
– Ce l'ho fatta! Ho creato la quasi-vita! Di nuovo! Tu sei LA MIA MIGLIORE CREAZIONE! EVVIVA! AHAHA-HAHAHAHA-HAHAHA! – gracchiò lo scienziato.
TestaCucita doveva ammetterlo: la Creatura era impressionante, ben più grande e imponente di tutto ciò che il professore aveva creato fino ad allora. Inoltre, incarnava una miscela quasi perfetta di ripugnanza e mostruosità. La Creatura piegò le enormi braccia, tendendo le spesse cinghie di cuoio che la tenevano legata... e agitò un terzo, piccolo braccio che gli spuntava dal petto, mentre il suo padrone esultava trionfante per il nuovo successo. TestaCucita gettò uno sguardo alle proprie mani, minuscole e spaiate, e si sentì più triste e dimenticato che mai.
– GroOOWooOO!
Sotto gli occhi di TestaCucita, la Creatura iniziò a dibattersi, strattonando i legacci con le possenti braccia.
– Cosa sta succedendo...? – sussurrò TestaCucita quando si rese conto, pieno di terrore, che la Creatura stava crescendo. Nel giro di pochi istanti era già raddoppiata. Gli spuntò una spessa pelliccia e, anche se era già enorme, il suo corpo crebbe ancora di più; infine la creatura si liberò dai legacci con un ruggito e balzò via dal tavolo operatorio.
– Oh, no – balbettò TestaCucita stringendo le cinghie di una piccola borsa che teneva a tracolla. Guardò in su verso la cupola trasparente che copriva il laboratorio: era notte, e nel cielo splendeva la luna piena. – No! La luna!
– GroOOWooOO! – ruggì la Creatura. Agitò le braccia all'impazzata, scaraventando il professore contro la vetrinetta con i cervelli di riserva. – Padrone! – sussurrò TestaCucita. Mentre il mobile franava sulla testa del professore, la creatura si trascinò verso la spessa porta del laboratorio. Gli bastò un unico, possente colpo per far saltare chiavistello, catenaccio e dieci centimetri di solido legno di rovere, per poi sparire, con un ultimo ruggito, nel labirinto di corridoi.
– Che creazione! La mia opera migliore di sempre! Ah-HAHAHA!
incarnava: impersonava, rappresentava LE PAROLE
Con un sospiro di sollievo, TestaCucita vide il professore riemergere da sotto la vetrinetta dei cervelli. Erasmus si scosse via la polvere dal grembiule e si tolse dei pezzetti di materia grigia dai capelli.
– Creatura? Creatura! Ti ordino di tornare dal tuo padrone! – gridò lo scienziato.
Niente da fare.
– Beh... poco male! – disse il professore, passando in rassegna i cervelli sul pavimento. Ne raccolse uno e lo annusò per bene.
– Ah-HAHA! Perfetto per il mio prossimo esperimento!
Rifletto COMPRENDO
Nel testo che hai appena letto, la creatura realizzata dallo scienziato scappa. Secondo te, che cosa potrebbe succedere? Ti è mai capitato di fare qualcosa senza riflettere sulle conseguenze?
IL RACCONTO UMORISTICO
Sai che cos'è un racconto umoristico?
Un racconto umoristico è una storia scritta per far ridere o strappare un sorriso. Può raccontare un fatto esagerato, una situazione buffa o un errore divertente. I personaggi possono essere un po’ strani e agire in modo assurdo. A volte la comicità nasce da un equivoco, da una serie di malintesi o da un finale a sorpresa
Trova l’imprevisto
Leggi le frasi e cerchia l’elemento che rende buffa la situazione. A volte è un errore, un malinteso o un’esagerazione.
• Luca è andato in piscina con gli stivali da pioggia.
• Il maestro è entrato in classe con un cappello da cuoco in testa.
• La nonna cerca di rispondere al telefono ma ha preso il telecomando.
• Beatrice è seduta in mensa con lo zaino sulle spalle e la forchetta in mano.
AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ
Il giorno del pigiama sbagliato
Leonardo aveva una memoria da elefante.
O almeno così diceva sempre sua nonna. Ma quel giovedì mattina l’elefante si era evidentemente preso un giorno di ferie.
La scuola aveva organizzato la “giornata del pigiama”. Tutti i bambini potevano andare in classe vestiti come se fossero appena usciti dal letto.
Leonardo era entusiasta. Scelse il suo pigiama con le balene, i calzini spaiati e perfino le ciabatte a forma di hamburger. Si guardò allo specchio, si fece una foto, prese lo zaino e uscì di casa.
Appena arrivato nel cortile… il silenzio. Tutti lo guardavano. Nessuno, ma proprio nessuno, aveva il pigiama.
– Ma… e la giornata del pigiama? – chiese. Martina, la sua compagna, scoppiò a ridere: – Leonardo, è domani! Hai letto il calendario al contrario!
Il maestro allora, trattenendo il sorriso, disse: – Visto che ormai sei già vestito per dormire, oggi interroghiamo solo chi non ha il pigiama!
Quel giorno Leonardo fu l’unico a non avere interrogazioni. E, in fondo, nessuno si era mai sentito così comodo sui banchi di scuola.
I racconti umoristici ci insegnano a vedere il lato buffo delle piccole disavventure e a capire che, a volte, agli avvenimenti sgradevoli ne seguono altri piacevoli.
Scrivi insieme a me...
Scegli un titolo tra quelli proposti e scrivi il tuo racconto umoristico.
Prima di scrivere
Leggi e completa: che cos’è un racconto umoristico? Usa le parole date.
Un racconto umoristico è una storia scritta per far .
Può raccontare situazioni , con personaggi strani o Spesso nasce da , errori o malintesi.
Il può essere inatteso o molto comico.
A volte usa per rendere la storia ancora più divertente.
Ora scrivi
Guarda l’elenco dei personaggi e degli oggetti. Collega ogni personaggio all’oggetto che, usato o indossato da quel personaggio, renderebbe la scena più buffa.
Personaggi
il maestro il bidello
la compagna di banco
il cane del vicino la preside della scuola
il sindaco
Oggetti
un casco da astronauta due ciabatte da piscina un cappello a forma di pizza due pattini un tutù da ballerina un fiocco gigante
Ora scegli un titolo e inventa il tuo breve racconto umoristico: racconta che cosa succede, come si sviluppa in modo divertente e come si conclude la storia!
1 La gita con due scarpe diverse 2 La torta esplosiva della nonna 3 La voce registrata
4 Iolanda Sarabanda
5 Un giorno al contrario
6 La maestra smemorata
... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO UMORISTICO
Io ho scelto il quarto titolo... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.
Iolanda Sarabanda
Inizio
In un piccolo paese abitava Iolanda, una bambina simpaticissima, ma… incredibilmente maldestra. A scuola la chiamavano “Iolanda Sarabanda” perché, quando c’era lei, la confusione era di casa: riusciva a combinare guai anche senza volerlo.
Sviluppo
Un giorno, durante l’intervallo, volle dimostrare ai compagni come si faceva un salto acrobatico con la corda. Peccato che la corda le volò via e finì dritta… sulla testa del maestro!
La volta successiva, in mensa, Iolanda volle aprire una bottiglietta d’acqua “con stile”. Il tappo schizzò come un missile e finì dentro la pastasciutta di un compagno, che scoppiò a ridere.
Un pomeriggio, Iolanda decise di aiutare il papà a stendere i panni. Appese i calzini così in basso che il suo cane, pensando fosse un gioco, se li portò via tutti.
Conclusione
Un giorno tornando da scuola disse fiera alle sue compagne: – Da oggi starò attentissima! – e subito inciampò… nei lacci delle sue scarpe!
Così, vedendo ridere a crepapelle le sue amiche, Iolanda capì che non era un problema essere maldestra: era il suo modo speciale per far sorridere il mondo.
PERSONAGGI
(persone maldestre o ingenue che combinano guai o complicano situazioni; oppure persone normali che si trovano in situazioni assurde)
LUOGHI
(reali, comuni nella vita di tutti i giorni oppure di fantasia)
TEMPO
(indefinito o preciso, nel passato o nel presente)
FATTI
(vicende normali che si trasformano in eventi assurdi e ridicoli; oppure eventi buffi e divertenti)
TITOLO
L'apparecchio
Io faccio quello che moglio
Ho detto voglio, non moglio.
Da quando il dentista mi ha messo l'apparecchio ai denti, ogni tanto inciampo sulle parole.
Ieri mamma Linda mi ha chiesto cosa volessi per pranzo: le ho risposto che volevo le rapate.
– Ciotolino: che cosa sono le rapate? Vuoi dire le rape? Da quando ti piacciono le rape?
– Non mi piacciono le rape! – ho urlato. – Mi piacciono le rapate! Le rapate pritte!
Mamma Linda mi ha guardato strano.
– Le rapate fritte? Forse è un piatto marocchino: chiederò alla mamma di Karim di darmi la ricetta.
Poi, con un po’ di pazienza, ho spiegato a mamma che le rapate pritte sono quelle che si tagliano a fettine e si prifoggono nell'olio. E che poi si mangiano con il checiap!
– Ah! Vuoi le patate fritte, Ciotolino! – ha esclamato mamma Linda. – E io che ho tetto?
Comunque questa cosa di inciampare nelle parole non mi piace.
Oggi, a scuola, mentre ero in cortile con Giorgio la Mosca a parlare di ragazze, gli ho detto che a me piace la Noia.
Giorgio la Mosca mi ha guardato perplesso. E poi mi ha sorriso mostrando il suo nuovo apparecchio per i denti.
– Ma non ti piaceva la Gioia? – mi ha domandato.
– E io che ho tetto?
Giorgio la Mosca ha sorriso di nuovo punto poi ha fatto: – Ma tu, Rocco, non avevi detto che l'apparecchio ai denti non te lo saresti mai fatto mettere?
– Beh, sì. Ma poi il pentista mi ha detto che o mi mettevo l'apparecchio, oppure i penti mi sarebbero cresciuti storti. E, siccome faccio quello che moglio, mi sono fatto mettere l'apparecchio. Perché io i penti li voglio pritti.
– Ho capito – ha detto Giorgio la Mosca. – Non occorre che ti abbabbi. Anche Giorgio la Mosca, da quando ha l'apparecchio, inciampa sulle parole. A scuola, i compagni ci hanno preso un po’ in giro all'inizio. Ci hanno chiesto perché avevamo imprigionato i denti.
LE PAROLE
checiap: forma italiana della salsa ketchup
– Avevate paura che scappassero? – ha chiesto Alfiero il Salame.
Io e Giorgio la Mosca abbiamo fatto finta di niente, abbiamo pensato che era meglio non dargli retta.
Emanuela Da Ros, Io faccio quello che voglio!, Feltrinelli
LEPAROLE
Scrivi la forma corretta delle parole che il protagonista pronuncia in modo diverso a causa dell’apparecchio.
moglio
rapate pritte
Noia
tetto
COMPRENDO
Significato
Che cosa rende comico il testo?
Il fatto che i due bambini abbiano l’apparecchio.
Il fatto che a causa dell’apparecchio alcune parole sono pronunciate in modo buffo o strano.
Il fatto che uno dei bambini viene chiamato Alfiero il Salame.
Un piano portentoso
George tremava tutto. Oh, come odiava la nonna. La odiava proprio, quell’orribile vecchia arpia. George poteva anche avere solo otto anni, ma era un bambino coraggioso. Era pronto a sfidare la terribile vecchia, voleva farle prendere un bello spavento.
“Ah-ah! Ci sono. Le preparerò una medicina magica, che nessun medico al mondo ha mai confezionato.”
George tirò fuori un enorme pentolone dall'armadio e l'appoggiò sul tavolo di cucina, ci avrebbe messo dentro TUTTO ciò che riusciva a trovare. Il primo ingrediente fu una bottiglia di SHAMPOO SETA LUCE. La vuotò nella pentola. Prese un tubetto pieno di DENTIFRICIO, una bomboletta spray di SAPONE DA BARBA SUPERSCHIUMA, CREMA PER IL VISO
VITAMINIZZATA, SMALTO PER UNGHIE rosso, la FAMOSA LOZIONE ANTIFORFORA DEL DOTTOR FIORE, BRILLADENT PER LA PULIZIA
DELLE DENTIERE, DEODORANTE SPRAY VIAODOR, LACCA LUSTER, una boccetta di PROFUMO FIORI DI RAPA, una grossa scatola tonda di CIPRIA, un paio di ROSSETTI e aggiunse tutto all'intruglio.
Tornando in cucina, George aprì l'armadietto che serviva da dispensa. Gli scaffali erano ricolmi di bottiglie e barattoli d’ogni genere. Li vuotò uno a uno nel pentolone, lo mise sul fornello e alzò il massimo la fiamma del gas. Un odore di fuoco e zolfo riempì la cucina.
Finalmente tutto era pronto!
– È l'ora della medicina, nonna! – gridò.
– gli disse astiosamente.
– Apri bene la bocca, nonna – disse, – e te la do.
La vecchia megera aprì la boccuccia raggrinzita. George le spinse il cucchiaio in bocca bene in fondo e le rovesciò la mistura in gola.
La nonna urlò: – Iaaaaaaah! – e schizzò – uiuiiii! – in aria.
Poi cominciò a ingrossare.
Si stava gonfiando!
Il suo viso da viola stava diventando verde!
– Urrà! – gridò la vecchietta, ritrovando finalmente la voce. – Guarda come cresco! Fantastica, quella medicina! – gridò lei. – Dammene ancora!
Ne versò una seconda dose e gliela cacciò in gola.
– Iaiiiiii! – urlò lei e riprese a crescere. I suoi piedi erano ancora sul pavimento del soggiorno, al piano di sotto.
Crash! La testa della vegliarda attraversò il soffitto come se fosse stato burro.
– Non pensi che sarebbe meglio fermarsi ora, nonna?
– Mi sono fermata! – rispose lei. – Mi sento fortissima!
– Ma non è merito tuo, nonna – le gridò George. – È merito mio. Ti ho preparato una nuova medicina! – Una nuova medicina? Tu? – strillò lei. – Non ti credo. Ma sto molto comoda, quassù. Portami una tazza di tè.
Roald Dahl, La magica medicina, Salani
Informazioni date
Colora di giallo gli elementi della magica medicina di George.
LEPAROLE
George chiama sua nonna vecchia arpia, terribile vecchia, vecchia megera e vegliarda. Questo ti fa capire che la nonna: è un po’ anziana. è molto anziana, brutta e cattiva. è anziana e gentile.
LAGRAMMATICA
Sottolinea nel testo in verde gli aggettivi riferiti alla nonna e in arancione gli aggettivi che riguardano George.
COMPRENDO shampoo pasta per dentiere cioccolato pomata per le scottature cibo per cani bagnoschiuma olio rossetti smalto per unghie lacca per capelli dentifricio sale
Logica e problemi
COMPRENDO Colpo d'occhio
Prima di leggere il testo, osserva il titolo e il disegno. Di che cosa parlerà la storia? di un bambino che non sa risolvere i problemi di una maestra di matematica di un bambino che decide di riscrivere i problemi di matematica
Paolo non era contento per niente, sapeva di non essere uno stupido, ma allora perché non riusciva mai a risolvere un problema?
La maestra gli aveva detto che mancava di logica, ma lui non ne era affatto convinto. Non si arriva certo fino in quinta se dentro la scatola cranica non ti rimbalza di quando in quando una scintilla di logica. Perciò era sicuro che di logica ne aveva. Certo, non da vendere, ma neppure così poca.
Secondo lui erano invece i problemi ad essere poco logici: contadini che compravano campi dalle forme strane, rubinetti che perdevano e che nessuno riparava, mamme che andavano a fare la spesa con i soldi contati...
Dopo l'ennesimo votaccio nel compito di matematica, decise che ne aveva avuto abbastanza: così come erano scritti, risultavano noiosi, stupidi, privi di fantasia e incomprensibili, non c'era altro da fare se non riscriverli tutti.
COMPRENDO
Informazioni date
Paolo non riesce a risolvere i problemi di matematica. Colora di verde le sue motivazioni e di viola quello che pensa la maestra.
I problemi sono incomprensibili.
I problemi sono privi di fantasia.
A Paolo manca la logica.
I problemi sono noiosi.
COMPRENDO
Rifletto
Insieme a un compagno o una compagna, prova a scrivere un problema simile a quello di Paolo. Poi condividetelo con la classe.
Gliel'avrebbe fatta vedere lui a quella saputella della maestra! Avrebbe riscritto un libro di problemi da leccarsi le dita, con tanta di quella logica da poterla raccogliere a secchiate e già che c'era ci avrebbe messo dentro anche un po’ di fantasia, che quella non guastava mai. Detto fatto, si procurò un quadernone a quadretti rosso nuovo di zecca, scrisse il suo nome sull'etichetta e un titolo sulla copertina:
Problema dell'astronave
Un'astronave viaggia per 7,5 anni-luce alla velocità del suono. Quindi accelera e per 3,4 anni-suono viaggia alla velocità della luce.
A metà strada fra il pianeta X e il pianeta Y fora una ruota e il pilota si deve fermare per un quarto d'ora a cambiare una gomma. Quindi riparte e incontra un'astronave aliena: sono i terribili abitanti del pianeta Kuk.
I kukki gli fanno perdere un sacco di tempo, perché vogliono vendergli per forza una collezione di figurine di insetti del pianeta Sbroz. Quando riparte il pilota è nervoso perché i kukki gli hanno venduto le figurine a una cifra pazzesca. Così beve una camomilla per calmarsi un po’.
Domande:
1) Come si chiama il pilota?
2) Quanto avresti pagato tu per le figurine degli insetti di Sbroz?
3) Fai la collezione dei calciatori? Hai delle doppie da scambiare?
4) Ti piace la camomilla?
Paolo rilesse il testo del problema e annuì tutto soddisfatto. Come primo problema non era male: una bella situazione complicata, per di più ambientata nello spazio, con gli alieni. E poi parecchie domande, tutte interessanti...
Stefano Bordiglioni, Un problema è un bel problema, Einaudi Ragazzi
Testo facilitato
Una terribile Canicola
L’hanno detto alla TV e alla radio: sta per arrivare una terribile Canicola. Se partite per le vacanze, non lasciate a casa anziani e animali. Mi sono seduto sulla coda per riflettere e proprio mentre mi domandavo se io sono animale o anziano, ho sentito dal balcone accanto la vicina che gridava a suo figlio: – Animale, hai messo di nuovo le zampe sulla TV?
Quindi, se il figlio della vicina lo chiamano “animale”, allora io devo essere l’anziano. L’animale è sicuramente la nonna. Perché saremo noi due a rimanere in città ad agosto. Ne parlavano ieri sera Caterina e Ilias prima di addormentarsi. Loro si sono distesi sul letto e io mi sono raggomitolato accanto a Caterina, che mi ha spinto col piede.
– Fatti più in là, Mitsos, sto morendo dal caldo!
E perché, io non sto scoppiando con questa pelliccia? Caterina ha addosso un pigiamino corto e senza maniche e si lamenta pure.
Mi sono seduto di nuovo sulla coda a meditare che genere di animale potrebbe essere questa Canicola: sicuramente una bestia feroce se io e la nonna siamo così in pericolo.
Ho pensato e ripensato e alla fine ho capito. Non poteva che essere un lupo, chi altri potrebbe mangiare gatto e nonna?
Mio Dio, che guai ci aspettano, a me e alla nonna! Se i gatti potessero piangere, scoppierei in lacrime.
Alki Zei, Micioragionamenti, CameloZampa
Sottolinea nel testo i fatti che rendono la situazione divertente. Fatti ANALIZZO
LE PAROLE
Spiega perché la parola canicola fa nascere il malinteso che rende divertente la vicenda.
Ascolta il brano e rispondi alle domande.
Paquito Medina e la verifica
Elvira Lindo, Manolito Quattrocchi - Ecco Manolito, Lapis Paquito Medina è un bambino da premio. Quando la maestra Asunción dice questa cosa, non parla di un concorso qualsiasi in televisione ma del premio Nobel o qualcosa del genere. La differenza tra Paquito Medina e i ragazzini normali è che lui è sempre pulito.
Le unghie di Paquito Medina le potresti presentare all'esposizione universale. Non gli rimane mai una briciola tra i denti. I quaderni di Paquito Medina sembrano libri stampati.
Chi i p i di questo racconto? due compagni di classe alcuni alunni e una maestra b bi o
In quale l o è ambientata la storia? i la in una vecchia casa di campagna su una navicella aliena
Chi a l i ? i di a la maestra Asunción Manolito Garcia Moreno
Leggi le frasi e segna Sì oppure No.
• Paquito Medina fa copiare la verifica ad alcuni compagni. Sì No
• Manolito non vuole far copiare Yiad.
• Manolito pensa di aver preso 8 nella verifica.
• La maestra Asunción consegna 10 buste a 10 alunni.
• Nelle buste ci sono dei premi.
• La maestra Asunción ha capito che alcuni hanno copiato perché tutti hanno sbagliato la verifica allo stesso modo.
Sì No
Sì No
Sì No
Sì No
Sì No
ASCOLTO
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 89.
La mappa del racconto umoristico
Ripassa il racconto umoristico completando la mappa con le sue caratteristiche.
TEMPO
È o . La vicenda può svolgersi nel o nel
LUOGHI passato � divertenti � guai � sviluppo � tutti i giorni � assurde � trasformano � inizio � buffi � preciso � reali � indefinito � conclusione � fantasia � maldestre � presente � ridicoli
Sono , comuni della vita di o di
PERSONAGGI
Possono essere persone o ingenue che combinano o complicano situazioni. Possono essere persone normali che si trovano in situazioni
IL RACCONTO UMORISTICO
è un testo che racconta fatti divertenti e ha lo scopo di far ridere
FATTI
Possono essere vicende normali che si in eventi assurdi e , oppure eventi e
È organizzata in tre parti: � � � STRUTTURA
MAPPA MODIFICABILE
Zoovocabolario
L’AQUILONE Rapace di grosse dimensioni che, grazie alla sua apertura alare, riesce a sfruttare al massimo le correnti d'aria e a librarsi nel cielo per ore facendo il minimo sforzo. Di natura mite, nonostante l'aspetto feroce, è facilmente addomesticabile. Può così capitare di vedere persone a passeggio che tengono al guinzaglio, invece del solito cagnolino, un aquilone che volteggia sopra di loro.
IL GHIRIGORO Simpatico roditore tipico dei boschi e delle foreste europee. Quando non dorme ama dipingere. È dotato di uno spiccato senso artistico anche se spesso si considera più bravo di quanto in realtà sia. I suoi soggetti preferiti sono i cuscini, i materassi e le camere da letto.
IL RICCIOLO Riccio che, invece di avere gli aculei dritti, li ha arrotolati su se stessi. La stragrande maggioranza dei riccioli è contenta di avere gli aculei fatti così, ma taluni sono invidiosi di quelli dritti e spesso si fanno fare la piastra dalla parrucchiera per stirarli.
LO SGRANOCCHIO Anfibio dalle particolari abitudini alimentari.
Lo sgranocchio, infatti, si ciba solo di popcorn, patatine, brustoline e noccioline.
Colora con lo stesso colore ogni animale fantastico e le sue caratteristiche.
aquilone riccio con gli aculei non dritti ma attorcigliati
ghirigoro anfibio che si ciba di popcorn e patatine fritte
ricciolo roditore che quando non dorme dipinge
sgranocchio rapace di grosse dimensioni portato al guinzaglio mentre vola
LAVORAINSIEME
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
Il serpillo
Tra tutte le bestiole che girano per casa il serpillo di certo è la più dispettosa. Non è facile riconoscerlo perché ama camuffarsi e poi prendervi per il naso. Un serpillo lo scambiate sempre per qualcos'altro. Vedete quel filino che viene giù dalla tenda? Forse è un serpillo.
Il serpillo non ha zampe, non ha orecchie e non ha becco, non ha pinne, non ha ali, non ha squame, non ha peli. Assomiglia a un serpentello, a un lombrico, a un bruco, ma non stritola e non morde, non si nutre di foglie, non è verde e non è molle e soprattutto non striscia. Anzi. Appena vi voltate fa di quei salti che in un attimo – slack! – eccovelo lì, disteso sul tavolo, uguale a una matita.
Niente di più facile, per un serpillo, che passare dal buco della serratura. È in questo modo che si intrufola in casa: perché i serpilli adorano le case, specialmente quelle che profumano di doccia, di cuscini freschi o di tostapane.
Un giorno o l'altro nel tubo del dentifricio ci troverete un serpillo. Come ve ne accorgerete? Facile. Appena spremete il tubetto, il serpillo, invece di sdraiarsi sullo spazzolino come fa un dentifricio educato, schizzerà dritto sulla parete di fronte e colerà giù ridacchiando.
I serpilli sono grandi trasformisti: possono arrotolarsi e cambiare colore a loro piacimento. In corridoio si travestono da filo elettrico, in bagno si confondono con le frange degli asciugamani. Il loro posto preferito è il cestino dei gomitoli. Se non soffrissero il solletico sarebbe impossibile distinguerli dalla lana vera. E ogni volta che avete fretta e non riuscite ad allacciarvi le scarpe – perché le vostre dita si imbrogliano, i lacci si attorcigliano e il nodo faticosamente costruito si squaglia all'improvviso come il burro facendovi inciampare dopo neanche un passo – vuol dire che al posto dei lacci avete due serpilli.
Perché i serpilli sono incredibilmente dispettosi. E che cos'altro pensate che facciano, i burloni, mentre vi combinano tutti questi guai? Strizzano gli occhietti a mandorla e ridono, ridono, ridono...
Andrea Sottile, Urbuq, bestiario portatile per giovani lettori, Rizzoli
IL RACCONTO UMORISTICO
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
I PERSONAGGI
Che cosa sono i serpilli? serpentelli di acqua dolce bestiole che cambiano forma bestiole invisibili
LE INFORMAZIONI
Colora di verde le caratteristiche di un serpillo
Ha zampe minuscole.
Può confondersi tra i gomitoli
Morde.
Ha orecchie a punta.
Ama camuffarsi.
È sempre triste.
Sta nel tubo del dentifricio.
Ama le case.
Indica se le seguenti informazioni sul serpillo sono V (vere) o F (false).
• Se entra nel tubo del dentifricio schizzerà sulla parete. V F
• Si intrufola nelle case attraverso i camini. V F
• Può cambiare colore a suo piacimento. V F
• Si può trovare disteso su un tavolo come una matita. V F
• Si muove veloce grazie a minuscole ali. V F
• È incredibilmente dispettoso. V F
IL SIGNIFICATO
Che cosa rende comico questo testo?
Il serpillo che fa il solletico. Il serpillo che fa gli scherzi. Il fatto che il serpillo esista veramente.
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
Introduzione
AA volte capita che i genitori gentilissimi concepiscano figli mostruosi. Pa’, il signor Maurizio Bonaccioni: come suggerisce il cognome, è un uomo mite. Fa il bibliotecario. Ama le BIBLIOTECHE perché sono luoghi tranquilli, proprio come lui. È un uomo che non farebbe del male a una mosca.
Ma’, la signora Margherita Bonaccioni: anche lei fa la bibliotecaria. Margherita e Maurizio si sono incontrati in BIBLIOTECA. Erano talmente timidi che per i primi dieci anni non si sono rivolti la parola.
Alla fine, nella sezione della poesia, Maurizio e Margherita si sono innamorati, si sono sposati, e alcuni anni dopo è nata la loro bambina Mirta.
Starete pensando che niente è più dolce di una neonata. Sbagliato! Dall’istante in cui è venuta al mondo, Mirta è stata un incubo. Qualsiasi cosa le si desse – ciucci, peluche, paperelle di gomma – la bambina ne voleva di più.
La sua primissima parola è stata “ancora”, e l'ha pronunciata il giorno della nascita. Voleva ancora latte, anche se se n’era già tracannata quasi cinque litri. La bimba ripeteva in continuazione: – ANCORA! ANCORA! ANCORA!
Visto che Maurizio e Margherita erano Bonaccioni di nome e di fatto, non osavano opporre resistenza alla loro mostruosa bambina. Qualsiasi cosa volesse, la otteneva. I genitori le compravano giocattoli su giocattoli e ANCORA giocattoli, anche se lei li distruggeva all'istante.
SBAM! SBEM! SBUM! – ANCORA! ANCORA! ANCORA!
David Walliams, La Cofa, HarperCollins
ASCOLTO
ULULATI
Passarono gli anni. I signori Bonaccioni conservavano la segreta speranza che quella della figlia fosse solo “una fase”. Al contrario, il suo comportamento andò peggiorando. Ai miserabili primi mesi seguì l'angoscioso primo anno. Quindi i disastrosi due e i terribili tre. Dopo i paurosi quattro e i crudeli cinque, fu la volta degli spaventosi sei e degli spietati sette. Poi vennero gli orribili otto e i chiassosi nove. Dico sul serio. A nove anni Mirta svegliava ogni mattina i genitori urlando come un lupo.
– UUUUHHHHHH! Voglio un orsacchiotto!
– UUUUHHHHHH! Voglio un pony!
– UUUUHHHHHH! Voglio una valigetta piena di soldi! La bambina faceva un tale baccano che la casetta dei Bonaccioni tremava. TRRRRR! I poveri signori Bonaccioni cominciavano subito a correre di qua e di là gli ordini della figlia. Le concedevano tutto. Ma tutto non era comunque abbastanza.
UN ALFABETO DI OGGETTI
Negli anni, la stanza di Mirta si era riempita talmente tanto di oggetti che a malapena si riusciva a entrare.
Mirta possedeva almeno un oggetto per ogni lettera dell'alfabeto.
Un'Affettatrice per tagliare il prosciutto anche se lo odiava.
Un Boomerang che non tornava indietro e perso al primo lancio.
Un Campanaccio che la bambina metteva al collo della madre per poterla localizzare con facilità.
Un Dipinto dell'aria.
Un Estrattore di vombato, per preparare succo di vombato.
Un Folletto.
Una collezione di Ghiaia. Era la più grande di tutta l'Europa.
Un Hotel per formiche, con tanto di trattore per tagliare l'erba.
Un Infuso di melanzana mortale.
Calzoncini di Jeans con ginocchiere riscaldate incorporate. Una pulce imbalsamata di nome Kevin.
Una Lozione alla rapa per capelli.
La Mappa del Belgio, un paese che non aveva nessuna intenzione di visitare.
Il monumento a Nelson fatto di uvetta. A grandezza naturale.
Un’Oloturia con le mutande.
Dei Pattini per elefante. Tutti e quattro.
Dei Quokka sciolti.
I Re e le Regine d’Inghilterra dal 1066 ai giorni nostri, sotto forma di marionette da dita.
Le Sabbie mobili.
Un Telecomando per siepi.
Gli Utensili da toeletta per cani. Anche se non aveva nessun cane.
Un Vasetto contenente un rutto di Albert Einstein.
Un Wurstel portafortuna. Che però portava sfortuna.
La custodia di uno Xilofono. In realtà, Mirta voleva solo la custodia.
Lo Yeti. Da anni non veniva più avvistato sull’Himalaya perché Mirta lo teneva chiuso nell’armadio.
Del letame di Zebra. Perché “zebra” era l’unica parola che le veniva in mente con la “z”.
vombato: mammifero marsupiale dell’Australia
Nelson: Horatio Nelson fu un ammiraglio britannico molto famoso per le sue importanti vittorie navali
oloturia: animale marino conosciuto come cetriolo di mare quokka: piccolo marsupiale australiano
LE PAROLE
RABBIA
Riuscite a immaginare cosa abbia chiesto Mirta come regalo per il decimo compleanno?
Quella volta, stranamente, non aveva la minima idea di che cosa voleva.
Mirta aveva così tante cose che non riusciva a pensare a niente che non avesse già.
– Voglio una COFA! – annunciò a colazione.
– Una “COFA”, tesoruccio adorato? – chiese Ma’.
– Sì. Cosa sei, sorda? Una COFA!
– Cos'è una “COFA”, zuccherino? – domandò il padre.
– Boh, ma ne voglio una!
I signori Bonaccioni erano proprio nel panico. Se non trovavano una “COFA” sarebbero stati nei GUAI.
GUAI GROSSI.
Rifletto COMPRENDO
Che cosa pensi del comportamento di Mirta? A te è mai successo di desiderare una cosa e poi, dopo averla avuta, non trovarla più interessante e volere subito dell'altro? Confrontati in classe.
Leggo e ascolto un classico
ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
di Lewis Carroll, Giunti
Alice partecipa a conversazioni bizzarre, tra animali e personaggi eccentrici. Leggendo questo brano scopri quanto sia importante, anche in una discussione, ascoltare le opinioni altrui e rispettare i turni di parola. Solo così si possono davvero capire gli altri per trovare un punto di incontro.
La tavola del tè
Davanti alla casa, sotto un albero, c’era una tavola alla quale sedevano la Lepre Marzolina e il Cappellaio a prendere il tè; in mezzo a loro era seduto un Ghiro che dormiva profondamente e gli altri due lo adoperavano come cuscino per appoggiarvi il gomito, mentre facevano conversazione al di sopra della sua testa.
Sebbene la tavola fosse molto grande, i tre sedevano l’uno accanto all’altro in un angolo.
– Non c’è posto! Non c’è posto! – gridarono quando videro
Alice che si avvicinava.
– C’è posto d’avanzo! – disse Alice indignata, e si mise a sedere in una grande poltrona a un capo della tavola.
– Prenda un po’ di vino – disse la Lepre Marzolina in tono incoraggiante.
Alice guardò sulla tavola, ma non vide che del tè.
– Non vedo vino – osservò.
Il valore dell’ascolto
– Non ce n’è – disse la Lepre Marzolina.
– Allora non è gentile da parte vostra offrirmelo! – disse Alice in collera.
– Non è molto gentile da parte sua sedere senza essere invitata – ribatté la Lepre Marzolina.
– Non sapevo che fosse la vostra tavola – disse Alice. – È apparecchiata per ben più che tre persone.
– I suoi capelli hanno bisogno d’essere tagliati – disse il Cappellaio, aprendo bocca per la prima volta, dopo che per un bel pezzo aveva osservato la bambina con grande curiosità.
– Non è buona educazione fare delle osservazioni di questo genere – disse Alice severamente. – È proprio da persona rozza.
A sentir questo, il Cappellaio spalancò gli occhi; ma tutto quel che disse fu: – Perché mai un corvo assomiglia a uno scrittoio?
“Bene bene” pensò Alice. “Ora ci divertiremo: son contenta che abbiano cominciato a proporre degli indovinelli”. E aggiunse a voce alta: – Credo di poterlo indovinare.
– Intende dire che pensa di poter trovare la risposta? – chiese la Lepre Marzolina. – Precisamente.
– Allora dovrebbe dire quello che pensa – seguitò la Lepre Marzolina.
– Ma certo – si affrettò a rispondere Alice. – Almeno... almeno penso quel che dico... È la stessa cosa, no?
– Non è affatto la stessa cosa! – disse il Cappellaio. – Sarebbe come dire che “vedo quel che mangio” è la stessa cosa di “mangio quel che vedo”!
– Sarebbe come dire – aggiunse la Lepre Marzolina – che “mi piace quel che mi danno” è la stessa cosa di “mi danno quel che mi piace”!
– Sarebbe come dire – venne di rincalzo il Ghiro, che aveva l’aria di parlare nel sonno – che “io respiro mentre dormo” è la stessa cosa di “io dormo mentre respiro”!
E a questo punto la conversazione cadde e la compagnia rimase seduta in silenzio.
Il Cappellaio fu il primo a rompere il silenzio: – Quanti ne abbiamo oggi? – chiese rivolgendosi ad Alice.
Aveva tirato fuori dalla tasca l’orologio e lo guardava preoccupato, scuotendolo di tanto in tanto e portandoselo all’orecchio. Alice rifletté un poco e poi rispose: – È il quattro.
– Sbaglia di due giorni – sospirò il Cappellaio.
Alice aveva guardato l’orologio al di sopra della spalla della Lepre con una certa curiosità.
– Che buffo orologio! – osservò. – Segna il giorno del mese, non segna le ore.
– Perché dovrebbe segnarle? – borbottò il Cappellaio. – Forse che il suo orologio segna che anno è?
Alice si sentì terribilmente imbarazzata.
– Non capisco bene – disse più gentilmente che poté.
– Ha indovinato l’indovinello? – chiese il Cappellaio, rivolgendosi di nuovo ad Alice.
– No, ci rinuncio – disse Alice. – Qual è la risposta?
– Non ne ho la minima idea! – disse il Cappellaio.
– Neanch’io – disse la Lepre Marzolina.
Alice fece un gran sospiro: – Mi pare che si possa fare qualcosa di meglio che sciupare il tempo proponendo indovinelli che non hanno risposta.
– Se lei conoscesse il tempo come lo conosco io – disse il cappellaio, – non parlerebbe di sciuparlo. Sciupare lui!
– Non capisco – disse Alice.
– Naturale! – disse il Cappellaio, scuotendo sprezzantemente la testa. – Son sicuro che lei non gli ha mai parlato!
– Forse no – rispose prudentemente Alice. – Ma so che devo battere il tempo quando studio musica.
– Oh, oh! – disse il Cappellaio. – Non è tipo da sopportare d’essere battuto, lui! Ma se lei riuscisse a mantenersi in buoni rapporti con lui, lui potrebbe fare tutto ciò che le fa piacere, con l’orologio. Supponga per esempio che siano le nove di mattina, proprio l’ora di cominciare le lezioni: lei non avrebbe che da sussurrare una parolina al Tempo, ed ecco che l’orologio corre in un batter d’occhio: l’una e mezzo, l’ora di pranzo.
– Sarebbe una cosa stupenda! – disse Alice dopo una profonda riflessione. – Però non potrei aver fame, allora.
– Da principio forse no – rispose il Cappellaio. – Ma lei potrebbe far durare l’una e mezzo finché le viene l’appetito.
– È così che fate, voialtri? – chiese Alice.
Il Cappellaio scosse la testa tristemente. – No – rispose. – Ci siamo bisticciati lo scorso marzo... proprio prima che lei diventasse pazza. – (E indicava la Lepre, col suo cucchiaino da tè). – Fu al grande concerto dato dalla Regina di Cuori e io dovevo cantare:
Ticche tacche, tignolina, a che cosa sei vicina?
– Lei forse conosce questa canzone?
– Sì, ho sentito qualcosa del genere – rispose Alice.
– Sa? Poi continua in questo modo:
Voli e voli sopra il mondo, ticche tacche, ticche tacche, come un bricco grosso e tondo!
Il valore dell’ascolto
– Bene – seguitò il Cappellaio. – Avevo appena finito la prima strofa, quando la Regina saltò su a strillare: – “Sta assassinando il tempo! Tagliategli la testa! Via la testa! Via la testa!”
– Che essere selvaggio! – esclamò Alice.
– E da allora – continuò il Cappellaio con voce cupa. – Da allora lui non vuol più far nulla di quel che gli chiedo! E sono sempre le sei del pomeriggio.
Un’idea luminosa si fece strada nel cervello di Alice: – È per questo che c’è tutto questo servizio per il tè? – domandò.
– Sì, proprio per questo – rispose con un sospiro il Cappellaio. – È sempre l’ora del tè e noi non abbiamo tempo di lavare le tazze negli intervalli.
– E allora vi spostate tutt’in giro, immagino?
– Precisamente – rispose il Cappellaio. – Via via che abbiamo adoperato le tazze.
– Ma quando arrivate al punto di partenza che succede? – si azzardò a domandare Alice.
– Se cambiassimo argomento? – disse la Lepre Marzolina. –Propongo che la signorina ci racconti qualche cosa.
– Non saprei che cosa raccontare, temo – disse Alice, piuttosto allarmata dalla proposta.
– Allora racconterà il Ghiro! – esclamarono tutti e due insieme. – Svegliati, Ghiro! Svegliati!
Il
racconto di Ghiro
Il Ghiro aprì lentamente gli occhi: – Non dormivo mica –disse con voce fioca. – Ho sentito parola per parola tutto quello che avete detto.
– Raccontaci una storia! – disse la Lepre Marzolina.
– Sì, per piacere! – insisté Alice.
– E spicciati! – aggiunse il Cappellaio. – Se no t’addormenti.
– C’erano una volta tre sorelline – cominciò in gran fretta il Ghiro. – E vivevano in fondo a un pozzo...
– Di che cosa vivevano? – chiese Alice che provava sempre un grande interesse per tutte le questioni del bere e del mangiare.
– Vivevano di melassa – rispose il Ghiro dopo un minuto o due di riflessione.
– Non è possibile che vivessero di melassa, sa? – fece osservare educatamente Alice. – Si sarebbero ammalate.
– Erano infatti molto ammalate – rispose il Ghiro.
Alice tentò d’immaginarsi quello straordinario sistema di vita, ma la cosa la imbrogliava terribilmente; perciò continuò: – Ma perché vivevano in fondo al pozzo?
– Prenda un po’ più di tè – suggerì la Lepre Marzolina ad Alice, con molta serietà.
– Non ne ho avuto per niente finora – rispose Alice offesa. –Ragione per cui non ne posso prendere un po’ di più.
– Vorrà dire che non ne può prendere un po’ di meno – disse il Cappellaio. – Prendere un po’ più che niente è molto facile.
– Nessuno ha chiesto la sua opinione – disse Alice.
– Chi è ora che fa delle osservazioni scortesi? – chiese il Cappellaio con aria trionfante.
imbrogliava: confondeva
Alice non seppe che rispondere: si servì un po’ di tè, prese un po’ di pane e burro, poi si rivolse al Ghiro e ripeté la sua domanda: – Perché vivevano in fondo a un pozzo?
Di nuovo il Ghiro rifletté per un paio di minuti, poi rispose: – Era un pozzo di melassa.
– Una cosa simile non esiste! – continuò Alice indignata.
Ma il Cappellaio e la Lepre Marzolina fecero: – Ssst! Ssst! – e il Ghiro osservò di cattivo umore: – Se non le riesce di essere più educata, è meglio che la storia se la finisca da sé.
– Prego, prego, continui! – disse Alice mortificata. – Non interromperò più. Di pozzi di melassa, ce ne deve essere uno.
– Sentila un po’! Uno! – esclamò indignato il Ghiro. Però acconsentì a continuare: – E così, queste tre sorelline... imparavano a fare dei ritratti, a ritrarre, capite?
– Che cosa ritraevano? – chiese Alice dimenticandosi completamente la promessa.
– Melassa – rispose il Ghiro senza riflettere, questa volta.
– Desidero una tazza pulita – interruppe il Cappellaio.
– Spostiamoci tutti d’un posto.
Così dicendo si spostò, seguito dal Ghiro; la Lepre MarzoIina prese il posto del Ghiro, e Alice, piuttosto di mala voglia, prese il posto della Lepre Marzolina. L’unico ad avere qualche vantaggio da tutti i cambiamenti fu il Cappellaio:
la situazione di Alice era assai peggiorata perché la Lepre Marzolina aveva rovesciato il bricco del latte nel suo piatto. La bimba non voleva offendere di nuovo il Ghiro, così cominciò molto prudentemente: – Io non capisco. Come facevano a ritrarre la melassa?
– Si può trarre l’acqua da un pozzo d’acqua, no? Trarre e ritrarre – disse il Cappellaio. – Così, mi pare, si può trarre e ritrarre la melassa da un pozzo di melassa, grullerella! Alice preferì non fare caso a quel “grullerella”, e si rivolse ancora al Ghiro: – Come facevano a tirare su melassa dal pozzo, se erano dentro il pozzo?
– Perché non potevano? Io pozzo se sono nel posso, cioè posso se sono nel pozzo. Questa risposta finì per confondere completamente la povera Alice; così lasciò che il Ghiro continuasse il suo racconto, senza interrompere, per un po’ di tempo. – Imparavano dunque a ritrarre, ossia a disegnare – continuò il Ghiro sbadigliando e fregandosi gli occhi perché aveva un gran sonno. – E ritraevano ogni sorta di cose, ma tutte cose che cominciano per M...
Nel frattempo il Ghiro aveva chiuso gli occhi. Il Cappellaio gli allungò un pizzicotto: – Tutto quello che comincia per M: per esempio, mosche, memoria, malumore ... avete mai visto il ritratto del malumore?
– Se lo domanda a me, – disse Alice confusa – mi pare di no. – E allora stia zitta! – disse il Cappellaio.
CONSIGLI DI LETTURA
La guerra degli scoiattoli, Carla Ciccoli, Piemme
Il caso Drilla, Andrew Clements, Rizzoli
grullerella: sciocchina
Rim e le parole liberate, Maddalena Vaglio Tanet, Rizzoli
BIBLIOTECA DI CLASSE
DISCUTENDOSIIMPARA
Rifletto
Alice arriva a una tavola imbandita e incontra tre strani personaggi. Come ti sentiresti se, mentre parli, qualcuno ti interrompesse continuamente o ti dicesse che stai sbagliando senza spiegarti il motivo?
• Perché secondo te è importante ascoltare gli altri quando parlano?
• Le regole sono sempre giuste?
• Come possiamo comportarci quando siamo in gruppo e non siamo d’accordo?
Progetto e agisco
Organizza un tè di classe. Prima, però, crea insieme ai tuoi compagni e alle tue compagne un “regolamento del tè” che contenga poche e chiare regole su come comportarsi. Ecco alcune idee, ma usa la fantasia per crearne di nuove:
Regole di ascolto: Chi può parlare per primo? Come si chiede la parola?
Regole di inclusione: Come ci si assicura che tutti abbiano un posto e possano partecipare?
Regole di rispetto: Che cosa si fa se qualcuno non rispetta le regole?
Dopo aver scritto le regole, provate a giocare a “Il tè del Cappellaio Matto” per qualche minuto, ignorando completamente il regolamento che avete preparato. Poi, riprendete il gioco seguendo le vostre regole.
• Quali differenze hai notato?
• Quale dei due tè di classe è stato più divertente?
Esprimo
Il Cappellaio Matto dice che ha litigato con il Tempo. Questo rende il suo tè senza fine e senza senso, un po’ come una giornata in cui non si riesce a fare nulla.
Secondo te, che cosa significa dare valore al proprio tempo e a quello degli altri?
Le parole del rispetto
Il Cappellaio Matto, rivolgendosi ad Alice, dice “E allora stia zitta”. Questa frase, oltre a essere maleducata, esprime una mancanza di rispetto verso l’altra persona, negandole il diritto di parlare.
Come ci si può esprimere in modo gentile e rispettoso anche per evidenziare il proprio disaccordo, chiedere di poter parlare, dire un’opinione contraria, evitando il comportamento del Cappellaio?
Esempio: E allora stia zitta
Fai tu altri esempi.
Posso finire di parlare, per favore?
IL RACCONTO FANTASY
Sai che cos'è un racconto fantasy?
Un racconto fantasy è una storia che nasce dalla fantasia e ci porta in un mondo immaginario, dove tutto è possibile. Ci sono spesso creature magiche, oggetti incantati, mondi segreti o poteri straordinari.
Il o la protagonista è una persona comune che vive un’avventura tra realtà e magia, affronta sfide per far trionfare il Bene sul Male e impara qualcosa di importante.
Fantasy o no?
Leggi le affermazioni e segna se sono V vere o F false.
• Nel racconto fantasy ci sono sempre creature magiche o soprannaturali. V F
• Le ambientazioni fantasy sono mondi immaginari. V F
• Il/La protagonista di solito non ha compiti particolari. V F
• Nei racconti fantasy non ci sono riflessioni importanti. V F
• Di solito nel fantasy c’è una lotta tra il Bene e il Male, con un lieto fine. V F
AUDIO, VIDEO, OGGETI DIGITALI DELL’UNITÀ
Giada e la pozzanghera magica
Era una giornata di pioggia e Giada adorava camminare sotto l’acqua con i suoi stivaletti di gomma.
Saltare nelle pozzanghere era la cosa che le piaceva di più: splash! E ogni volta rideva.
Quella mattina, però, accadde qualcosa di strano.
Giada vide una pozzanghera più grande delle altre, proprio in mezzo al vialetto del suo giardino.
“Questa farà un bellissimo splash!” pensò.
Prese la rincorsa e ci saltò dentro. Ma non sentì l’acqua fredda sotto i piedi.
Invece si ritrovò circondata da un prato luccicante, pieno di fiori che brillavano, farfalle luminose e alberi di zucchero filato. Sopra di lei volava un gatto con le ali, tutto coperto di glitter d’oro.
– Benvenuta – miagolò il gatto, – hai trovato la strada per il mondo incantato.
– È meraviglioso! Ma papà e mamma mi staranno cercando... Come faccio a tornare indietro? – chiese Giada, stupita.
– Segui l’arcobaleno – rispose il gatto. – Ti porterà a casa.
Giada salì sull’arcobaleno, che scendeva dal cielo come uno scivolo. Si lasciò scivolare giù… e splash!, di nuovo nella pozzanghera.
Si guardò intorno: era di nuovo nel suo giardino.
Ma quando abbassò lo sguardo, i suoi stivaletti, che prima erano blu, ora erano diventati dorati e glitterati. Giada sorrise. Era successo davvero?
I racconti fantasy ci insegnano a immaginare mondi meravigliosi e a guardare la realtà con occhi nuovi.
Chi legge deve lasciarsi trasportare e immaginare un mondo pieno di meraviglie!
Scrivi insieme a me... Disegna la tua mappa e scrivi il tuo racconto fantasy.
Leggi e completa: che cos’è un racconto fantasy? Usa le parole date. magia • avventure • realtà • creature • poteri
Un racconto fantasy è una storia che unisce la alla Ci sono spesso straordinarie, misteriose e incredibili. Il o la protagonista vive un’avventura piena di sorprese.
Immagina che alcuni oggetti quotidiani diventino magici, misteriosi o incantati... e scrivi accanto che cosa potrebbero fare. Segui l’esempio.
oggetto normale
uno specchio
una chiave
una matita
un paio di scarpe un ombrello
un orologio
fantasy: che cosa fa?
mostra il futuro
Segui le domande guida e disegna la mappa del tuo racconto fantasy sul quaderno.
• Chi sei tu nella storia? Sei un mago, un cavaliere, una fata, una bambina coraggiosa, un bambino curioso...?
• Da dove inizi il tuo viaggio?
• Qual è la tua missione? Cercare un oggetto magico? Salvare qualcuno? Trovare l’uscita?
• Chi incontri lungo la strada? Creature amiche o nemiche? Quali?
• Che ostacoli devi superare? Un enigma, un ponte in rovina, un drago...?
• Come finisce la tua avventura?
Ora osserva la mappa che hai disegnato e scrivi il tuo racconto fantasy.
Ora scrivi
Prima di scrivere
VIDEO
... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO FANTASY
Io ho immaginato di essere una bambina coraggiosa... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.
La pozione del mago
Inizio
Cornelia iniziò a percorrere la Foresta Incantata guardandosi attorno circospetta. Le luci dell’alba iniziavano a filtrare tra gli alberi. Il mago Alasdair l’aveva incaricata di raccogliere le bacche smeraldo che crescevano ai piedi dell’albero Ogan. Doveva però fare attenzione al mostriciattolo che viveva tra i suoi rami, perché era molto pericoloso e sempre affamato.
Sviluppo
Cornelia camminò e camminò, e finalmente raggiunse l’albero Ogan. Si chinò per raccogliere le bacche, quando vide un’ombra scura: doveva essere il mostriciattolo. Non più grande di uno scoiattolo, aveva unghie affilate, denti enormi e un muso orribile.
Cornelia fu svelta a prendere una mela dalla sua sacca e a lanciarla sul muso del mostriciattolo. Subito la creatura afferrò e inghiottì il frutto e in pochi istanti si dileguò.
Conclusione
Correndo senza mai fermarsi, Cornelia ritornò da Alasdair. Ora, grazie al suo coraggio, il mago poteva completare la sua preziosa pozione.
TITOLO
TEMPO
(imprecisato oppure in epoche lontane nel passato o nel futuro)
PERSONAGGI
(sia reali, umani o animali, sia fantastici: draghi, elfi, creature mostruose...; protagonisti e protagoniste sono coraggiosi, spesso aiutati da poteri e oggetti magici o da creature straordinarie)
LUOGHI
(immaginari e ricchi di elementi fantastici; spesso vengono raggiunti attraverso dei passaggi: armadi, porte, buchi...)
FATTI
(raccontano una missione che il/ la protagonista deve compiere perché il Bene trionfi sul Male)
Messaggeri di pace
Davanti a lui si apriva una radura nel bosco e là nel mezzo, alla luce di un falò, stavano riunite tre figure straordinariamente differenti fra loro per specie e proporzioni. Da una parte, disteso sulla pancia, c'era un gigante che aveva l'aria di essere tutto di pietra grigia e doveva essere lungo quasi dieci piedi. Si appoggiava sui gomiti e teneva gli occhi fissi sul fuoco. Nel suo consunto volto di pietra, che si ergeva stranamente piccolo sulle spalle possenti, sporgeva in avanti un'enorme dentatura che pareva una fila di scalpelli d'acciaio. Il Fuoco Fatuo lo riconobbe: era un tale della specie dei Mordipietra. Erano, queste, singolari creature che vivevano in una montagna a una lontananza inimmaginabile dal Bosco Frusciante, ma non solo vivevano in quella montagna, vivevano anche di essa, perché infatti a poco a poco se la mangiavano. In altre parole: si nutrivano di pietra. Fortunatamente erano molto parchi di natura e con un solo boccone di quel cibo, per loro tanto nutriente, tiravano avanti per settimane e anche per mesi. Inoltre di Mordipietra non ce n’erano poi molti e per di più la montagna era piuttosto vasta. Ma poiché quelle creature vivevano laggiù già da molto tempo (godevano di una vita assai più lunga della maggior parte degli abitanti di Fantàsia), la montagna con l’andar del tempo aveva assunto un aspetto quanto mai singolare. Faceva pensare a una gigantesca forma di formaggio svizzero, piena di buchi e caverne, tanto che veniva anche chiamata Monte Forato.
I Mordipietra però non usavano la pietra solo come nutrimento, ma anche per costruirsi tutto quanto era loro necessario: ne facevano mobili, cappelli, scarpe, utensili vari, sì, persino orologi a cucù. Per cui non è il caso di stupirsi troppo che questo Mordipietra avesse accanto a sé una specie di bicicletta, fatta tutta ed esclusivamente del suddetto materiale e dotata di due ruote che parevano enormi macine da mulino. Nel complesso il veicolo assomigliava piuttosto a un rullo compressore munito di pedali. La seconda figura che se ne stava seduta sulla destra accanto al fuoco era un piccolo Incubino. Era grande al massimo il doppio del Fuoco Fatuo e assomigliava a un grosso bruco dalla folta
dieci piedi: circa 3 metri parchi: moderati, controllati LE PAROLE
pelliccia, nera come la pece, che si fosse messo ritto a sedere. Parlando gesticolava vivacemente con due manine rosa e là, sotto la nera chioma arruffata dove probabilmente doveva trovarsi la faccia, fiammeggiavano due grandi occhi tondi come lune. Incubini dalle forme e dimensioni più diverse ce n'erano dappertutto in Fantàsia e così, a una prima occhiata, non era facile indovinare se questo veniva da lontano o da vicino. Comunque pareva chiaro che anche lui era in viaggio, perché la cavalcatura d'uso per gli Incubini, cioè un grosso pipistrello, stava dietro di lui, appeso a un ramo a testa in giù, avvolto nelle sue ali come un ombrello chiuso.
La terza figura, alla sinistra del falò, il Fuoco Fatuo la scoprì soltanto dopo, perché era tanto piccina che a quella distanza era molto difficile distinguerla, ed era una creaturina dalle membra finissime, avvolta in un vestitino variopinto, con in testa un cilindretto rosso. Sui Minuscolini il Fuoco Fatuo era assai poco informato. Aveva soltanto sentito dire una volta che questo popolo aveva costruito intere città sui rami degli alberi, città in cui le casine erano collegate tra loro da piccoli ponti, scalette di corda e scivoli. Ma queste creature vivevano in una regione lontanissima dello sconfinato Regno di Fantàsia, ancora molto, molto più lontano della regione da cui proveniva il Mordipietra. Tanto più sorprendente quindi che la cavalcatura che il Minuscolino qui presente aveva con sé fosse nientemeno che una lumaca.
Michael Ende, La Storia Infinita, Longanesi, Milano 2018
ANALIZZO
Sottolinea nel testo le descrizioni dei tre personaggi presentati.
Mordipietra Incubino Minuscolino Personaggi
Un Mordipietra, nel film La storia infinita del 1984.
Rim e le parole da liberare
– Ho ferso una farola, l'hai vista? – disse un uomo vecchissimo, secco e nodoso come un ramo che indossava vestiti logori.
– No – rispose Rim. Subito diventò rossa per la bugia.
Al vecchio mancavano quasi tutti i denti e non era facile capire cosa dicesse. Sembrava che le b diventassero v e le p delle f.
– Seguimi – le disse. – Qual è il tuo fiù grande desiderio?
– Conoscere tutte le parole del mondo – rispose Rim.
Witzold batté le mani ed esclamò: – Su, ragazze, venite fuori! Non avete niente da temere!
A quell’invito, parole di ogni sorta cominciarono a uscire da sotto le poltrone, dalla cappa del camino, dalle fessure delle assi, dalle crepe delle pareti. Parole piumate, pelose, gibbose, ispide, opache oppure lucenti come pesci. Volavano ovunque, si raggruppavano a formare sagome e disegni, si rincorrevano, si superavano e zigzagavano tra le poltrone.
Rim era rimasta a bocca aperta. Non aveva mai visto tante parole tutte insieme, nemmeno al mercato. E soprattutto non ne aveva mai viste tante fuori dalle gabbie!
– Io ho sempre saputo che le parole non sono libere. Voglio dire, stanno in gabbia. Ma allora, forse, neanche noi siamo davvero liberi. Noi persone, voglio dire, perché non possiamo conoscere tutte le parole che vogliamo.
– Nessuno ricorda la farola libertà, nessuno l'ha fosseduta da molti anni a questa farte. Ti racconterò la storia dal frincifio. Avevo la tua età. Le farole allora erano livere come uccelli. Vivevano intorno a noi, ovunque. A quel temfo ognuno foteva dire quello che gli fareva. Tutti safevano leggere e scrivere. Ah, naturalmente i vamvini andavano a scuola. Erano temfi felici. Poi salì al trono il nonno di questo re – proseguì Witzold. – Un giorno apparve in cima alle mura. Con lui c'era un uomo incappucciato. “Io sono il re di questo regno” urlò, “ogni cosa mi appartiene. Ogni pensiero, ogni parola.” A quel punto, l'uomo incappucciato levò le vraccia al cielo e formò un vortice. Era un mago. Quindi, il portone del castello si aprì di scatto, risucchiò tutte le parole al suo interno e si richiuse. Le parole erano sparite. Per un anno intero nessuno parlò. Poi il re
LE PAROLE
gibbose: con la gobba
Leggi il brano ad alta voce alla classe, interpretando le voci dei personaggi. Cerca di esprimere la curiosità di Rim e la fatica di Witzold nel parlare.
LEGGO
iniziò a concedere alcune farole da comprare al mercato, dentro a delle gavvie. Pian piano la vita ricominciò, ma niente era più come prima. È fassato fiù di un secolo ormai – concluse Witzold. – È spaventoso – mormorò Rim.
– Io diventai un ladro di farole. Mi frocuravo parole in ogni modo, per imfararle e regalarle agli altri. Volevo conservare fiù parole fossibile, salvarle e insegnarle a qualcuno.
Rim si alzò dalla poltrona e gli gettò le braccia al collo. – Dobbiamo farlo insieme. Dobbiamo liberare le parole, Witzold.
Maddalena Vaglio Tanet, Rim e le parole liberate, Rizzoli
LAGRAMMATICA
Nella parte evidenziata del testo sottolinea in verde gli aggettivi qualificativi e in blu i verbi riferiti alle parole.
Di che cosa parla questa storia? Di un mondo in cui le parole sono state imprigionate. Di un mondo dove non esistono più le parole. Di un mondo dove i maghi trasformano le parole. Informazioni date COMPRENDO
La scoperta di Narnia
Pioveva. I fratelli Peter, Susan, Edmund e Lucy avevano fatto colazione e ora si trovavano nella grande stanza.
– Io me ne vado a fare un giretto per la casa – disse Peter. – Esplorazione! Era il tipo di casa in cui non si arriva mai alla fine, piena di imprevisti.
Arrivarono in una stanza quasi vuota: c’era solo un grande armadio.
– Qui non c’è niente – decise Peter proseguendo nella marcia. Gli altri lo seguirono, a eccezione di Lucy.
Si era fermata davanti all’armadione chiedendosi che cosa contenesse.
Toccò la maniglia e con sua grande sorpresa la porta si aprì.
Vide che conteneva cappotti e pellicce. Dietro la prima fila ce n’era un’altra.
Lucy fece un passo, due, un altro. All’interno era buio. Lucy non vedeva niente. Poi cominciò a sentire qualcosa che scricchiolava sotto le scarpe.
– Sembra neve – mormorò. E allora vide una luce che brillava lontano.
Dove avrebbe dovuto esserci il fondo dell’armadio c’erano invece alberi. Era già buio e nevicava. Voltò la testa un attimo e tra i tronchi d’albero riuscì a vedere la porta spalancata dell’armadio: lì splendeva ancora la luce del giorno.
Dopo pochi minuti arrivò a un lampione. Un lampione in mezzo al bosco! E in quel momento apparve una strana figura. Dalla cintola in su sembrava un uomo, ma i fianchi e le gambe erano quelli di una capra coperta di peli lucenti. Non aveva i piedi, ma grossi zoccoli. Aveva un’aria simpatica e una graziosa barbetta a punta. I capelli erano ricciuti e scuri e nella fronte spuntavano due cornetti. Era un fauno, e quando vide Lucy ebbe un sussulto.
– Santo cielo! – esclamò il fauno.
– Buona sera – disse la bambina. – Mi chiamo Lucy.
– Lietissimo di fare conoscenza. Mi chiamo Tumnus. Come sei arrivata a Narnia?
– Narnia? E che cos’è?
– Narnia è un paese – rispose prontamente il fauno. – Il territorio che si estende dal lampione fino a Cair Paravel, il castello sulle rive dell’Oceano orientale, è Narnia. E tu da dove vieni?
– Io… sono venuta dal guardaroba che si trova nella stanza vuota – balbettò Lucy. – Non è lontano, almeno credo. Però laggiù è estate.
– Ah! – esclamò il signor Tumnus. – O tu che vieni dalla città di Guarda Roba nel paese di Stanza Vuota, dove regna l’estate, che ne pensi di prendere un tè? – Mille grazie, signor Tumnus – disse Lucy. – Ma ti avverto, non potrò restare a lungo.
Clive Staples Lewis, Le cronache di Narnia. Il leone, la strega e l’armadio, Mondadori
Elementi ANALIZZO
Qual è l’elemento magico che permette a Lucy di passare nel mondo magico di Narnia? un lampione un bosco un armadio
Quali sono le caratteristiche dell’elemento magico?
Trasforma le pellicce in cappotti.
Trasforma le persone in animali.
Permette di entrare in un altro mondo. È senza fondo. Rende invisibili.
COMPRENDO
Informazioni date
Colora di rosso gli elementi che Lucy trova nel mondo reale e di blu quelli che trova a Narnia.
fratelli pellicce lampioni pioggia alberi neve armadio cappotti Tumnus tè
La verità sulla magia
Era il libro più bello su cui Brystal avesse mai posato gli occhi. Si sedette al tavolo e aprì la prima pagina.
Caro amico,
Migliaia di anni fa, gli esseri umani e le altre specie intelligenti vivevano in armonia con i membri della comunità di creature magiche. Sfortunatamente tutto è cambiato quando gli esseri umani hanno intrapreso la sanguinosa strada verso il dominio del mondo.
In tutto il mondo, chiunque fosse considerata una strega venne arrestata e condannata a morte, e tutti gli unicorni, e i draghi, i grifoni, le fate, i folletti e gli altri animali “magici” vennero massacrati fino all'estinzione.
La magia è un dono raro e importante. È l'abilità di aiutare i bisognosi, di curare i malati e rendere migliore il mondo intorno a noi. La magia può essere usata solo dalle persone con un cuore buono, che non sono streghe, ma fate. Le streghe esistono, ma rappresentano una parte minima della comunità di creature magiche. Le loro azioni vili non devono essere mai confuse con quelle positive della magia.
Può essere complicato distinguere una fata da una strega, ma esiste un semplice esperimento utilizzato per secoli. Basta leggere ad alta voce un testo antico e sarà subito chiaro se il lettore è una strega o una fata:
Brystal trovò quella frase tanto interessante che la lesse ad alta voce solo per udirne il suono.
– Ahkune awknoon ahkelle-enama, telmune talmoon ahktelle-awknamon – disse ridacchiando.
Si è manifestato qualcosa di macabro nelle vicinanze? La tua pelle si è ricoperta di pustole? Se non ci sono cambiamenti visibili sul tuo corpo o intorno a te, congratulazioni, non sei una strega!
Ora, leggendo il prossimo passaggio ad alta voce puoi capire se sei una fata:
Brystal si divertiva all'idea di seguire le istruzioni dell'autrice.
– Elsune elknoon ahkelle-enama, delmude dalmoon ahktelle-awknamon – lesse ad alta voce.
È apparso qualcosa di bellissimo? I tuoi abiti si sono trasformati in qualcosa di molto più affascinante di prima? Se sì, congratulazioni, sei una fata! Se invece non ci sono cambiamenti fisici o nell'ambiente circostante, allora nelle tue vene non scorre la magia.
All'improvviso Brystal venne distratta da un profumo inaspettato nell'aria.
Vide che centinaia di fiori avevano cominciato a crescere sulle pareti intorno a lei, dal soffitto, dal pavimento e dagli scaffali, anche sul tavolo che aveva davanti, e persino sulla sedia.
– Che... Che... Che è successo?! – esclamò, incredula. – Non può essere vero! – ripeté. – Fra qualche secondo tutto scomparirà.
Ma per quanto si strofinasse gli occhi, i fiori non accennavano a scomparire.
Via via che la realtà diventava sempre più evidente, a Brystal cominciarono a tremare le mani e la testa prese a vorticarle.
– Non... Non... Non può essere! – pensò ad alta voce. – Tra tutte le persone al mondo, non può accadere a me... Non posso essere questo... non posso avere anche la magia nel sangue!
Chris Colfer, Una storia di magia, Rizzoli
ANALIZZO
Personaggi
Rispondi alle domande.
• Chi è il/la protagonista del racconto?
• Che cosa sta facendo?
• Che cosa scopre alla fine del racconto?
COMPRENDO
Informazioni date
Sottolinea nel testo in rosso le informazioni che riguardano le streghe e in viola quelle che riguardano le fate.
La missione di Nihal
Il sole inondava la pianura. Sul terrazzo in cima alla torre, Nihal si godeva il vento mattutino. Era il posto più elevato di Salazar: da lì si godeva la vista migliore sulla piana sconfinata su cui la città spiccava con i suoi cinquanta piani di case, botteghe, stalle. Quello era un giorno di battaglia e Nihal guardava la pianura, desiderosa di battersi. Erano una decina di ragazzetti dai dieci anni in su, tutti maschi e lei femmina, tutti seduti e lei in piedi.
Il capo: la ragazzina con vividi occhi viola, capelli blu lucido e spropositate orecchie a punta. Tutti gli altri pendevano dalle sue labbra.
– Oggi si lotta per le case abbandonate. I fammin stanno lì a spadroneggiare. Non si aspettano il nostro arrivo: li coglieremo di sorpresa e li scacceremo. Taglieremo per i condotti di manutenzione; da lì sbucheremo direttamente nel loro nascondiglio. Li prenderemo alle spalle. Io starò in testa al gruppo. Andiamo!
Nihal levò in alto la spada e si gettò giù per la botola che conduceva dalla terrazza alla torre, seguita a ruota dal resto della banda.
– Buongiorno, Generale.
A parlare era un essere tozzo, con una fitta barba. Uno gnomo. Si esibì in un buffo inchino. – Anche oggi a caccia di nemici?
– Come sempre.
LE PAROLE
fammin: nelle Cronache del Mondo Emerso sono una razza di guerrieri bestiali, creata dal Tiranno grazie a esperimenti di magia proibita
Personaggi ANALIZZO
Sottolinea in verde i personaggi nominati nel testo e cerchia il/la protagonista.
Qual è la missione del/della protagonista?
Luoghi ANALIZZO
Sottolinea in viola il luogo in cui si svolge la vicenda.
Licia Troisi, Cronache del Mondo Emerso 1. Nihal della Terra del Vento, Mondadori
Ascolta il brano e rispondi alle domande.
Il volo sull’ippogrifo
J.K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Salani Almeno una dozzina di creature, le più bizzarre che Harry avesse mai visto, trotterellavano verso di loro. Avevano i corpi, le zampe posteriori e le code da cavallo, le zampe anteriori, le ali e la testa di aquile giganti, becchi feroci color dell'acciaio e grandi occhi di un arancione squillante. Gli artigli sulle zampe davanti erano lunghi più di quindici centimetri e avevano l'aria letale.
Chi sono i personaggi di questo racconto?
Harry, Hagrid, Fierobecco e altri ippogrifi
Harry, Ron, Ermione e la loro classe
Harry, Ron, Ermione, la loro classe, Hagrid, Fierobecco e altri ippogrifi
Quali sono le caratteristiche di un ippogrifo? Colora quelle corrette.
coda da cavallo mite piccoli occhi verdi
zampe anteriori da uccello grandi occhi arancioni
ali da aquila gigante zampe posteriori da cavallo
becco color dell’acciaio
zampe posteriori da bovino
orgoglioso divertente
facile da offendere
In quale luogo è ambientata la storia? in uno spazio all’aperto in uno spazio al chiuso in un castello
Metti i fatti in ordine cronologico con i numeri da 1 a 5.
Hagrid spiega alla classe come trattare gli ippogrifi.
L'ippogrifo si inchina davanti a Harry.
Gli studenti si fermano davanti al recinto degli ippogrifi.
Harry riesce a stabilire un contatto visivo con l’ippogrifo.
Harry vola in groppa all’ippogrifo.
ASCOLTO
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 119.
La mappa del racconto fantasy
Ripassa il racconto fantasy completando la mappa con le sue caratteristiche.
Si svolge in un tempo o in epoche nel passato o nel
PERSONAGGI
Possono essere sia (umani o animali) sia (draghi, elfi, mostri...). I protagonisti e le protagoniste sono , spesso aiutati da poteri e oggetti o creature
IL RACCONTO FANTASY
LUOGHI
Sono e ricchi di elementi fantastici. Spesso sono raggiungibili attraverso dei (buchi, armadi, porte…)
è un testo che racconta avventure ambientate in mondi immaginari, con creature e poteri magici
FATTI
Raccontano una che il/la protagonista deve compiere perché il trionfi sul Male
STRUTTURA
È organizzata in tre parti:
Prigioniera nella piramide
Sinhault Fierfosco (Regina Drago per gli amici) è una draghessa cremisi di 3000 anni, grande come un palazzo di quattro piani. Quando non è ad Ashby, abita in un vulcano dove ha immagazzinato una provvista di tesori che utilizza per fare merenda (i draghi mangiano metallo).
La Regina Drago era prigioniera. Non sapeva com ’ era successo, e nemmeno quando. Le faceva male la testa, non riusciva a pensare e, peggio ancora, non riusciva a muoversi. Aveva le ali distese, il dorso inarcato, e i piedi in apparenza inchiodati al terreno. Per giunta, la luce fioca non le permetteva di vedere che stava succedendo.
Infine, un lontano suono di voci penetrò la foschia che la circondava. Non riuscì a distinguere le parole, ma una delle voci le era familiare. Lily! Sembrava che stesse parlando con un uomo. Il suo acuto senso dell'olfatto permise alla Regina Drago di sentire l'odore di Lily, pulito e fresco come un fiore, sempre più vicino. La sua eccitazione crebbe. ”Sono qui, Lily! Sono qui!“
Natalie Jane Prior, Lily Quench e la piramide dei maghi, Giunti
Leggi attentamente il testo, poi rispondi o completa.
LE INFORMAZIONI
Colora le caratteristiche magiche della Regina Drago.
è una draghessa mangia metallo
è color cremisi ha un buon olfatto
è prigioniera ha 3000 anni
vive in un vulcano le fa male la testa
LE PAROLE
cremisi: una t li à di rosso fi a: d b l
Che cosa riesce a distinguere la Regina Drago grazie al suo olfatto? l’odore del mare l’odore dei nemici l’ d d L ly
LAVORAINSIEME
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
La bussola d'oro
Pantalaimon (ora in forma di ermellino) si mise a tirarle i capelli. Lei lo scacciò, ma lui bisbigliò: – Dov'è quell'affare?
Lyra capì subito che cosa intendeva. Il suo vecchio soprabito male in arnese era appeso nel guardaroba; pochi secondi dopo, era di nuovo a letto, seduta a gambe incrociate sopra la coperta e Pantalaimon la osservava attentamente mentre svolgeva la pezza di velluto nero e guardava cosa poteva essere quell'oggetto che le aveva dato il Maestro.
– Come l'ha chiamato? – bisbigliò lei.
– Aletiometro.
Non sarebbe servito a nulla chiedere che cosa voleva dire. Lo sentiva pesante tra le mani, con lo scintillio della lastra di cristallo e la squisita lavorazione a macchina del corpo di ottone. Assomigliava molto a un orologio, o a una bussola, perché vi erano delle lancette che si muovevano sul quadrante, solo che invece delle ore o dei punti cardinali, vi erano numerose piccole immagini, dipinte una a una con estrema precisione, come su dell'avorio, con il più fine e sottile dei pennelli di martora. Fece ruotare il quadrante per osservarle tutte: c'era un'ancora; una clessidra sormontata da un teschio; un toro; un alveare. Trentasei in tutto, e non riusciva proprio a immaginarsi che cosa potessero significare. – Guarda, c'è una corona – disse Pantalaimon. – Prova a caricarlo. C'erano tre piccole rotelline zigrinate simili a quelle usate per caricare gli orologi, in effetti, e ciascuna di esse faceva ruotare una delle tre lancette più corte, che si muovevano attorno al quadrante con una serie di clic uniformi e soddisfacenti. Si potevano sistemare in modo che indicassero una qualsiasi delle immagini, e una volta che le si faceva scattare in posizione indicavano esattamente il centro di una di esse e non si muovevano più. La quarta lancetta era più lunga e più sottile, e pareva fatta di un metallo più opaco delle altre tre. Lyra non era in grado di controllarne i movimenti, in nessun modo; oscillava e andava dove voleva, come l'ago di una bussola, solo che non arrivava mai a fermarsi in una posizione definita.
Philip Pullman, La bussola d’oro, Salani, Milano 2019
LE PAROLE
male in arnese: malridotto martora: piccolo mammifero carnivoro simile a un furetto zigrinate: con la superficie ruvida, ricoperta di piccole righe parallele
IL RACCONTO FANTASY
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
I PERSONAGGI
Chi sono i personaggi di questa storia?
Lyra e il Maestro L l i n Lyra e un uccello magico
LE INFORMAZIONI
Che cosa vuole Pantalaimon?
Che Lyra tiri fuori l’oggetto magico che le ha dato il Maestro.
Che Lyra nasconda l'oggetto magico che le ha dato il Maestro.
Che Lyra restituisca al Maestro l'oggetto magico.
Quale delle due descrizioni si riferisce all’aletiometro?
Somiglia a un orologio di ottone, ha delle piccole lancette che si muovono sul quadrante, ognuna delle quali indica un’immagine: un albero, una mucca, una barca… in tutto sono dodici.
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
Somiglia a un orologio di ottone, ha delle lancette che si muovono sul quadrante e indicano delle immagini, trentasei in tutto: un’ancora, un toro, una clessidra…
del Il SEGRETO GUARDIANO
Katherine Rundell, Creature impossibili, Rizzoli
Dietro il dipinto c'era una cassaforte di metallo. Frank l’aprì e ne estrasse un piccolo libro e un foglio ripiegato più volte. Li sbatté entrambi sul tavolo e spiegò il foglio. Christopher si protese avanti per guardare. Era una mappa dipinta con minuscole pennellate su una pergamena spessa.
– Questo è l'Arcipelago. – L'uomo sfiorò la mappa con le dita, lentamente e con amore. – Lasciami ricordare le parole che usò mia madre. Respirò a fondo.
– Esiste un luogo segreto, Christopher, nel nostro mondo - che ci è stato nascosto perché fosse al sicuro -, dove tutte le creature del mito vivono e prosperano ancora. I suoi abitanti lo chiamano l'Arcipelago. Sono trentaquattro isole, alcune grandi come la Danimarca, altre piccole come la piazza di una città. Su queste isole si trovano migliaia di creature magiche, che crescono i loro piccoli, invecchiano, muoiono, e poi tutto si ripete da principio. È l'ultimo luogo magico ancora esistente.
– Magico? Non vorrai dire davvero… – cominciò Christopher con una punta di incredulità nella voce. Frank alzò una mano.
– Fermo. Il mondo ha sempre avuto in sé la magia, Christopher. La magia spuntò con il primo albero della Terra: dall'albero fluì nel suolo, nell'aria e nell'acqua. Nelle isole dell'Arcipelago la chiamano “glimourie”.
– E sarebbe questa la magia? La glimourie?
– Glimourie, esatto. O glamarie, come la chiamano alcuni abitanti delle isole. Glawmery, glamry, glim, glimt. Non cambia: è il nome che danno alla prima magia. Tanto tempo fa si trovava ovunque. Per migliaia di anni le creature magiche hanno vissuto libere su tutta la Terra. Ma all'inizio delle civiltà, noi esseri umani abbiamo scoperto piano piano che potevamo sfruttarle; che potevamo allevarle, ucciderle, intrappolarle per avere
prosperano: crescono e vivono bene LE PAROLE
ASCOLTO
la vita più comoda. Così sono diventate sempre più rare. Non è una storia di cui andare fieri. Ma esiste un posto - un gruppo di isole, nell'Oceano Atlantico settentrionale - dove crebbe il primo albero. In quel luogo la glimourie nella terra e nell'aria raggiunse la sua massima forza. E un giorno, qualche migliaio di anni fa, quelle isole sparirono.
– Sparirono?
– Sì. E in ogni altro luogo del mondo le creature scomparvero perché le cacciammo fino all'estinzione. Sono passati migliaia di anni da allora e via via abbiamo dimenticato che un tempo il mondo era illuminato dallo splendore degli unicorni e dal fuoco dei draghi... ci siamo convinti che le storie vere giunte fino a noi non fossero altro che miti. Fiabe per bambini. Nulla di importante. Siamo gente che dimentica, noi esseri umani.
– Dove sono le isole di questo… arcipelago? Dove sono finite?
– È questo il punto, ragazzo. Sono lì dove sono sempre state.
Christopher sentiva qualcosa crescergli dentro: un fremito caldo che gli scorreva nel sangue, dalle guance alla pianta dei piedi; una viva eccitazione.
– Ma se esistono, come è possibile che nessuno ne sappia nulla? Con i radar, i droni di sorveglianza e tutto il resto?
– Le barche non possono avvicinarsi; la glimourie le respinge con tanta delicatezza che nemmeno se ne accorgono. Allo stesso modo gli aerei non possono sorvolare le isole, ma non lo sanno. L'Arcipelago non è riportato sulle mappe e mai potrà esserlo.
– Me le fai vedere?
Frank indicò un punto sulla carta. – Questa - chiamata Lithia - è la più grande e anche la più densamente abitata dagli esseri umani. Quest'altra, Arkhe, è l'isola più a nord: è il luogo dove crebbe il primo albero. Quaggiù, a sud est, ci sono le zone più selvagge, dove la gente vive accanto ai draghi. Una dozzina di isole sono abitate da un misto di umani e creature, le altre soltanto da creature.
– Unicorni?
– Unicorni, sì. Ce ne sono branchi enormi - di migliaia - sull'isola di Ceretos, su Atidina e Lithia.
– Centauri?
– Sì. E tante altre creature meno conosciute citate nelle storie degli antichi: karkadann e manticore, kracken, kappa e tori d'acqua.
– C'è un modo per andarci?
– No, a meno che uno non sappia come fare.
– Ma… tu come fai a saperlo? E perché hai questa mappa?
– Non l'ha indovinato? Perché sono il guardiano del passaggio. – Tu?
– Eh sì, proprio io. Anche se l'Arcipelago non si può raggiungere in barca, ci sono delle strade... Il passaggio si apre una volta all'anno per l'intera settimana, alla quarta luna piena. La mia Charlotte - tua madre - sarebbe diventata una guardiana. Lei... non può, naturalmente. Quindi tocca a te.
Rifletto COMPRENDO
Nel racconto le creature magiche vengono cacciate fino alla loro estinzione. Secondo te, se le creature magiche esistessero davvero, il mondo sarebbe più bello o sarebbe difficile viverci? Perché? Confrontati in classe.
bFa bene piangere quando si è tristi o agitati, è un modo per allontanare la tristezza.
Marco è sconfortato. Dopo due ore di lezione di arte il suo lavoro non lo soddisfa. Guarda i disegni dei suoi compagni e il suo non gli sembra un granché.
All'inizio cerca di nasconderlo, ma poi, quando i compagni e le compagne che hanno finito cominciano a gironzolare per i banchi e gli chiedono di vedere il suo disegno, Marco cerca di allontanarli, urlando.
L'insegnante chiede a Marco di non alzare la voce e di mostrarle il suo disegno, per capire dove sia il problema.
Tutta la classe e l'insegnante rimangono a bocca aperta: il disegno di Marco è bellissimo. Lui inizia a piangere, si sente in imbarazzo per quello che è successo. Ma i compagni e le compagne si avvicinano e lo rassicurano.
IMPARO A STARE BENE
Che cosa, secondo te, si potrebbe fare per rassicurare e consolare qualcuno o qualcuna che piange? Scegli quello che per te potrebbe essere più utile.
Dirgli o dirle che capisci quello che prova e che tu sei lì con lui o lei.
Gli o le offri qualcosa che possa trasmettere sicurezza.
Gli o le proponi di ascoltare della musica insieme.
Gli o le chiedi che cosa vorrebbe fare per sentirsi meno triste.
Ti è mai capitato di piangere in classe? Che cosa è successo dopo?
Un compagno o una compagna ha mai pianto in classe? Come ti sei sentito/a? Che cosa hai fatto?
Secondo te, chi piange è debole o è una persona che non ha paura di mostrare quello che prova?
Come mai a volte ci dicono “smetti di piangere” invece di accogliere la nostra tristezza?
IL RACCONTO DI FANTASCIENZA
Sai che cos’è un racconto di fantascienza?
Un racconto di fantascienza è una storia che immagina scoperte scientifiche, invenzioni straordinarie o viaggi nel futuro e nello spazio Ci sono spesso robot, macchine del tempo, pianeti lontani, città futuristiche o esperimenti incredibili ll o la protagonista vive un’avventura in un mondo reso possibile dalla tecnologia e dalla scienza, affronta sfide e fa scoperte sorprendenti.
Trova gli elementi fantascientifici
Quali frasi possono appartenere a un racconto di fantascienza?
La bottiglia è chiusa con un normale tappo di sughero. Tra i palazzi sfrecciano auto volanti. Luca trova un castello di pietra. Un raggio luminoso trasporta da un luogo all’altro.
AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ
La bottiglia del tempo
Luca adorava passare i pomeriggi nella soffitta del nonno, un vecchio scienziato appassionato di esperimenti strani.
Un giorno notò una bottiglia di vetro chiusa con un tappo metallico dotato di un sigillo digitale. All’interno, si vedeva un plasma blu che scorreva come un gas luminoso. Sul tappo una targhetta: Prototipo sperimentale n. 27. Campo temporale instabile. Non aprire. Sul display c’era scritto: Anno di destinazione: 3050. Accanto al tappo, una minuscola tastiera.
“Un esperimento per viaggiare nel tempo?” si chiese Luca, e premette il pulsante verde. Un fascio di energia lo avvolse in una gabbia luminosa.
Quando riaprì gli occhi, la soffitta era sparita. Davanti a lui si estendeva una città con torri trasparenti, droni che volavano, robot umanoidi, monitor fluttuanti e alberi luminescenti.
Un piccolo drone scese davanti a lui e proiettò un ologramma: Benvenuto nell’anno 3050. Io sono R3B, assistente di ritorno. Attenzione: il prototipo si autodistruggerà in 12 minuti. Recuperare il dispositivo immediatamente.
Luca sentì un tuffo al cuore: la bottiglia gli era sfuggita di mano ed era rotolata lontano su una passerella. La afferrò appena in tempo. Sul display lampeggiava una nuova scritta: Autodistruzione tra 10… 9… 8…
Luca premette in fretta il pulsante di ritorno. Il fascio luminoso lo avvolse di nuovo e lo catapultò nella soffitta, mentre sul tappo appariva una scritta: Prototipo 27. Recuperato. Autodistruzione completata. Grazie per il test.
In un racconto di fantascienza chi legge deve lasciarsi trasportare e chiedersi: “E se davvero succedesse?”.
SCRIVO E IMPARO...
Scrivi insieme a me... Immagina la tua città del futuro e scrivi il tuo racconto di fantascienza.
Prima di scrivere
Leggi e completa: che cos’è un racconto di fantascienza? Usa le parole date. scienza • futuro • invenzioni • fantasia • tecnologie • immaginazione
Un racconto di fantascienza è una storia che unisce la alla . Di solito racconta del o di mondi lontani, descrivendo straordinarie e incredibili. Chi legge deve usare la propria per inventare luoghi, personaggi e ciò che accade.
Ora scrivi
Immagina di viaggiare nel tempo e arrivare in una città del 2050. Scrivi un breve testo descrittivo in cui racconti com’è, secondo te, questa città. Somiglia a quella nel disegno o la immagini diversa?
Rispondi a queste domande per aiutarti nella descrizione. Ricordati di dare un nome alla tua città!
• Com’è la città?
È grande o piccola? Ci sono grattacieli? Parchi? Strade sospese? È colorata, luminosa? Oppure buia, cupa?
• Chi ci vive?
Solo esseri umani? Ci sono anche robot, alieni, animali parlanti... ?
• Come si muovono le persone?
A piedi, con auto volanti, biciclette futuristiche, teletrasporto… ?
• Che tecnologie ci sono?
Pensa agli oggetti usati dalle persone, agli edifici, alle scuole, ai negozi…
VIDEO
... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO DI FANTASCIENZA
Io ho scelto alcune caratteristiche per la mia città... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.
L'alieno
Inizio
Nell’anno interstellare 15024, nella città di Aleonia, sul pianeta Y-Orion, la luce era creata da satelliti artificiali che giravano intorno al pianeta. Come ogni mattina, Aster e Vegus si svegliarono nel loro nido di fibre vegetali.
Sviluppo
Dopo aver fatto colazione, Aster e Vegus si inoltrarono nella foresta di alberi virtuali, dove si incontravano abitualmente con altri giovani come loro.
All’improvviso, un allarme risuonò. Un oggetto era atterrato vicino alla Radura. Dall’oggetto uscì un essere mai visto prima. Il nuovo arrivato aveva il corpo coperto di pelo bianco e riccio. Si muoveva su quattro gambe sottili. Aveva un tubo sottile che sembrava una coda, la testa aveva una parte tonda e una lunga. I due occhi erano scuri e, al posto delle orecchie, pendevano due ali pelose.
Conclusione
Vegus si stava già avvicinando alla strana creatura e Aster sentì il cuore battere forte. Si chiese se quell’essere fosse amichevole o pericoloso.
TEMPO
(è definito, di solito nel futuro, ma anche nel presente o nel passato; a volte viene indicata una data precisa)
PERSONAGGI
(sia realistici, come scienziati, astronauti o persone comuni, sia creati dalla fantasia di chi scrive: extraterrestri o alieni che vengono dallo spazio; androidi, robot dall’aspetto umano; cyborg, esseri metà umani e metà artificiali; replicanti, copie di esseri umani realizzati in laboratorio)
LUOGHI
(sulla Terra, nell’Universo su pianeti e galassie, nello Spazio su stazioni o astronavi, nei laboratori scientifici)
FATTI
(narrano avventure tecnologiche eccezionali, a volte verosimili come imprese spaziali oppure fantastiche, come invasioni della Terra, incontri con extraterrestri…)
TITOLO
Norby
Jefferson Wells stava seduto davanti allo schermo del computer principale, sforzandosi di concentrarsi al massimo su ciò che stava studiando, la storia della Terra.
– Ehi, Norby! – chiamò ad alta voce. – Mi auguro che tu sia riuscito a riparare il computer della cucina senza fare disastri. Fra poco Albany e mio fratello verranno a cena. Non ricevette risposta.
– Norby!
Jeff raggiunse la cucina. Scosse la testa, desolato. Conosceva un sacco di gente che possedeva un robot personale, ma egli era l’unico ad averne uno che era stato messo insieme alla meglio, con pezzi di fortuna.
Unse il pollo frettolosamente e andò in camera da letto. Norby era là, davanti all’altro terminale del computer principale, con gli occhi posteriori strettamente chiusi. Dal riflesso sul monitor, Jeff si accorse che il secondo paio d’occhi del robot, dall’altra parte della testa, era spalancato e osservava con attenzione le parole che scorrevano sullo schermo. Norby era in grado di leggere ancora più velocemente di quanto la gente normale possa pensare.
Il corpo di Norby (un barilotto metallico alto una sessantina di centimetri) si dondolò sulle gambe telescopiche, i cui piedi erano formati da due dischi a ventosa. Le gambe erano allungate al massimo, come le braccia snodabili dalle strane mani bifronti.
– Amici! Romani! Cittadini! – La voce del robot, un poco innaturale, risuonava attraverso l’altoparlante nascosto sotto il coperchio inamovibile: Norby parlava attraverso il suo cappello, che sollevava appena quando era necessario mettere in mostra i suoi quattro occhi dall’espressione stranamente umana. – Ascoltatemi! Io sono venuto per uccidere Cesare, non per supplicarlo…
– Sarò io a uccidere te – lo interruppe Jeff, – se non vai più che in fretta ad aggiustare il computer che governa la cucina! Norby sbirciò il ragazzo con aria annoiata.
LE PAROLE
telescopiche: che possono allungarsi e accorciarsi bifronti: con due facce
ANALIZZO
Sottolinea in verde i personaggi nominati nel testo.
• I personaggi sono: solo umani. umani e alieni. umani e computer. Personaggi
LEGGO
Leggi il testo ad alta voce dando la giusta interpretazione. Prova a imitare una voce robotica quando leggi le battute di Norby.
– Oh, quel computer! Che macchina noiosa e ignorante!
– Questo significa che non hai ancora trovato la maniera di aggiustarlo.
– Io a lui non vado a genio – si giustificò Norby. –Lui mi crede un alieno.
– Il computer della cucina – puntualizzò Jeff – non ha sentimenti umani. Non è il caso che tu ti dia tante arie, soltanto perché il tuo precedente padrone ha messo dentro di te dei pezzi di provenienza extraterrestre.
– Allora tu non credi – Norby fece un sospiro addolorato, – che dovrei evitare di avere rapporti con macchine di rango inferiore?
Il ragazzo gli voltò le spalle e tornò in cucina, rassegnato a pelare lui le patate per l’arrosto, un compito che avrebbe dovuto essere svolto dal computer di cucina.
Janet e Isaac Asimov, I segreti di Norby, Mondadori
COMPRENDO
Informazioni date
Quali sono le caratteristiche di Norby? Colora solo quelle presenti nel testo.
due paia di occhi corpo molliccio corpo metallico due dischi a ventosa come piedi braccia snodabili alto più di un metro gambe pelose gambe telescopiche braccia rigide ha dei pezzi extraterrestri
Perché Jeff si arrabbia con Norby? Perché non sa cucinare.
Perché non ha aggiustato il computer di cucina. Perché studia la storia.
Lettere dal futuro
1
Da Fabjo
mi chiamo fabjo ho dieci anni e scrivo dal futuro precisamente dall’anno 2220, mi piacerebbe ricevere lettere dai ragazzi della mia età che vivono nel passato risponderò a tutti inviare a fabjo@mmccxx.j
2 Da Andrea a Fabjo
Caro Fabjo, come stai? Io abbastanza bene. Ho scelto il tuo annuncio perché anche a me piace fare gli scherzi. Buona l’idea di fare finta che sei del futuro. Mi chiamo Andrea e sono un ragazzo del passato, per essere precisi vivo nel lontano 2002... Sono contento di scriverti. Adesso vado perché c’è una gara di pesca e tutti dicono che la vincerò.
Ciao.
3 Da Fabjo ad Andrea
lo sapevo, lo sapevo che qualcuno mi avrebbe risposto tutto è cominciato al corso speciale di informatica io ho pensato provo a mandare un messaggio nel passato / non ci speravo più e invece miracolo / sono riuscito a pescare un ragazzo del passato e sei proprio antico perché mi parli di pesca e usi le lettere grandi e quei piccoli segni che si mettono tra una parola e l’altra io sono nato nel 2210 vivo con il papà e la mamma avrei un’infinità di cose da chiederti ma game over / ciao scrivimi presto fabjo
4
Da Andrea a Fabjo
Caro Fabjo,
Mi piace che tu sia fuori di testa. Sei un fanatico della fantascienza? Io sono un tipo simpatico e infatti ho molti amici e ci troviamo al parco dove ci sono un laghetto per pescare e la pista per pattinare. Oppure andiamo in bicicletta fino al fiume. Io abito vicino al parco dell’Ondoso. Adesso devo andare.
Ciao e scrivi tanto anche tu.
5 Da Fabjo ad Andrea
caro andrea io abito in cupola sette e forse siamo vicini di casa perché nella lettera mi parli dell’ondoso e una volta qui scorreva un fiume con questo nome / ora però non c’è più niente perché tutta l’acqua è stata incanalata dentro le grandi condotte fluviali se potessi venire a trovarti prima di tutto farei un giro in bicicletta anche se non farei mai cambio con i nostri autocicli ma sarei proprio curioso di provare / qui da me non ci sono alberi / nel nostro cielo si muovono solo gli aeromobili / niente uccelli niente vento niente nuvole niente pioggia perché sopra di noi c’è quella grande cupola di vetro che ci protegge e ci mantiene a temperatura costante noi non andiamo a scuola ma seguiamo i corsi dal video di casa / io e i miei compagni stiamo collegati in rete abbiamo un ct (computer teacher detto anche cyberdocente) che ci interroga e se rispondiamo bene ci premia / con dieci risposte esatte ci sforna uno snack ripieno di vitamine fabjo
Significato COMPRENDO
Di che cosa parla questa storia?
Di due ragazzi del presente che si scrivono delle lettere.
Di due ragazzi del futuro che si scrivono delle lettere.
Di un ragazzo del presente e uno del futuro che si scrivono delle lettere.
LAGRAMMATICA
Fabjo non usa le lettere maiuscole e la punteggiatura. Riscrivi la frase evidenziata nel testo secondo le nostre regole.
Aquilino e Nicola Cinquetti, Lettera dal deserto futuro, Edizioni Messaggero Padova EMP
Ai limiti della galassia
Nello spazio interstellare, ai limiti della galassia, l’astronave Principessa viaggiava a una velocità prossima a quella della luce. Sembrava priva di ogni segno di vita.
All’improvviso si accesero tutte le luci dell’astronave.
All’interno tre contenitori simili ad antichi sarcofagi si erano dischiusi. Tre esseri umani avevano aperto gli occhi e, risvegliati dall’ibernazione, stavano cominciando a muovere le dita delle mani.
Per l’esattezza si stavano risvegliando dall’ibernazione tre esseri umani e un cane.
– Lupo! – esclamò il comandante Scott, l’unica donna dell’equipaggio. – Smetti di leccarmi il viso, Lupo, mi stacchi tutti gli elettrodi!
– Non vi preoccupate comandante – disse il dottor Lucas osservando il monitor. – I nostri parametri vitali sono nella norma. Anche voi, Kubrick, potete staccarvi gli elettrodi.
– Perfino la Principessa sembra in ottima forma – disse l’ingegner Kubrick, il responsabile tecnico dell’astronave, – stiamo viaggiando tranquilli.
La Principessa era partita molti anni prima dalla Terra per una missione esplorativa segreta sul pianeta X311 dove, per la prima volta nella storia dell’umanità, era stata confermata la presenza di forme di vita intelligente. Si era riusciti, infatti, a ottenere una segretissima immagine della superficie del pianeta in cui erano evidenti enormi astronavi che nelle loro forme assomigliavano in modo curioso a giganteschi piccioni terrestri. Astronavi aliene in grado di attaccare e conquistare la Terra? Oppure con obiettivi commerciali e sicuramente pacifiche?
La Principessa era stata inviata per scoprirlo. E la navicella esplorativa Pigeon, che la Principessa trasportava in grembo, era stata costruita esattamente con le stesse forme delle astronavi aliene della foto satellitare, come un gigantesco piccione: proprio per mimetizzarsi meglio una volta atterrata. – Bene! – disse il comandante Scott. – È arrivato il momento. Io
LE PAROLE
Con quali parole puoi sostituire quelle in colore nel testo mantenendo il significato delle frasi? Fai una ricerca sul dizionario. ibernazione in grembo
e il dottor Lucas entreremo nella navetta Pigeon per procedere con la missione esplorativa sul pianeta! Pigeon uscì nello spazio in direzione di X311.
Il pianeta appariva enorme nel suo colore azzurro.
– Sembra molto simile alla Terra – disse il capitano Scott.
– Stiamo atterrando esattamente sull’astroporto che, però, mi sembra deserto! – esclamò il comandante Scott.
– Atterrati.
All’improvviso cominciarono ad atterrare, una dopo l’altra, una decina di astronavi aliene e si diressero tutte verso due immense torri.
– Incredibile! – disse il capitano Scott. – Devono essere
Personaggi
Sottolinea in verde i personaggi nominati nel testo.
Chi o che cosa è la Principessa? la figlia del re del pianeta X311 la capitana della navicella spaziale la navicella spaziale
Sottolinea in viola il luogo in cui si svolge la vicenda.
ANALIZZO
Luoghi
ANALIZZO
torri di atterraggio interstellare! Ma non ne ho mai viste di così alte: si perdono lassù alla vista. Avviciniamoci anche noi!
– Sembrano due gambe! – disse Lucas al colmo della meraviglia.
– Attenti! – gridò allora il capitano.
Una grossa quantità di materiale biancastro era stato lanciato dall’alto delle torri contro l’astronave. L’urto aveva scosso la cabina di comando.
– Dottore, ma che roba è? – chiese Scott spaventato.
– Sembrano enormi blocchi di una sostanza come... come... come pane terrestre, sì, guardate anche voi sul computer capitano.
Una nuova grossa quantità dello stesso identico materiale colpì nuovamente l’astronave.
– Un altro attacco! – urlò il dottor Lucas. La cabina di comando ebbe un nuovo scossone.
Le astronavi vicine si mossero tutte verso la navicella terrestre.
– Cosa succede? – chiedeva preoccupata la voce di Kubrick dalla Principessa.
– Ci stanno attaccando! – urlò il comandante Scott. – E
le astronavi aliene ci stanno circondando! Non possiamo resistere, ritorniamo subito sulla Terra!
La navetta Pigeon riaccese immediatamente i motori scomparendo tra le nubi.
– Ma cosa gli è preso a quello lì? – si chiese la vecchina del pianeta X311 che, come ogni giorno, stava distribuendo in cortile il cibo ai piccioni.
– Maleducato! Cos’è: non gli piacciono più le briciole? Venite qui voi, invece, piccioncini cari della vostra mamma! Mangiate, mangiate le briciole, ce n’è quante ne volete...
Luigi Dal Cin, Improvvisando!, Accademia Nazionale di Santa Cecilia
COMPRENDO
Informazioni date
Di quale missione spaziale racconta il testo?
Rifornire una stazione spaziale. Scoprire quali forme di vita vivono sul pianeta X311. Scoprire come funzionano le navicelle spaziali del pianeta X311. Che cosa si scopre alla fine del racconto?
COMPRENDO
Significato
Ascolta il brano e rispondi alle domande.
Il cilindro
H. G. Wells, La guerra dei mondi, a cura di Mirko Esposito, Milano, Feltrinelli 2024
Finalmente riuscii a vedere il cilindro: la sua sommità girava lentamente su se stessa, finché cadde sul terreno con strepito: vidi allora una cavità circolare che al primo momento mi sembrò nera.
Che cosa racconta questa storia? l’incontro con un essere sconosciuto e mostruoso l’incontro con un piccolo alieno una battaglia interplanetaria
In quale luogo è ambientata la storia? in una navicella spaziale in un luogo al chiuso in un luogo all’aperto
Quali sono le caratteristiche dell’essere che esce dal cilindro? Colora solo quelle corrette. ASCOLTO due dischi luminosi come occhi
zampe posteriori da bovino
zampe anteriori da uccello massa grigiastra lunghi tentacoli
grido rauco
voce tonante bocca senza labbra
Quale tra questi disegni potrebbe rappresentare l’essere che esce dal cilindro?
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 143.
La mappa del racconto di fantascienza
Ripassa il racconto di fantascienza completando la mappa con le sue caratteristiche.
Generalmente è , di solito nel ; a volte è indicata una data
MAPPA MODIFICABILE
PERSONAGGI
Possono essere (scienziati, astronauti o persone comuni) oppure di ( o alieni, androidi, cyborg e )
IL RACCONTO DI FANTASCIENZA
è un testo che racconta avventure tecnologiche immaginarie mescolando fantasia e scienza
LUOGHI
Possono trovarsi sulla , nell’Universo su e galassie, nello su stazioni o astronavi o nei scientifici
FATTI
Narrano di avventure
eccezionali, verosimili come imprese o fantastiche come della Terra, incontri con alieni…
È organizzata in tre parti: � � � STRUTTURA
La Capitana Gedanken
Zio Albert dichiarò: – Questo non è un viaggio come gli altri. Devi seguire le istruzioni alla lettera. Hai capito?
– Sì, zio – promise Gedanken.
– Ti proietterò vicino al centro di una galassia. Una volta arrivata, guarda se vedi niente d’insolito… qualsiasi cosa che possa essere dovuta alla presenza di un buco nero. Ma non devi avvicinarti per NESSUNA ragione. Una volta superati i confini del buco nero, niente può tornare indietro. Al suo arrivo sull’astronave, il computer
Cirillo la salutò con un tono più grave del solito: – Buon pomeriggio, capitana. Dia un’occhiata. Non mi piace affatto.
Là fuori c’era un gigantesco vortice.
Nubi di polvere che giravano e venivano risucchiate verso il centro…
– Capitana – la interruppe Cirillo. – Stiamo dirigendoci verso quella cosa. Farò girare la capsula in modo che i retrorazzi siano puntati verso il buco nero. Ecco, accenda i motori in modo che la spinta dei razzi controbilanci la forza di gravità.
Gedanken spinse il pulsante rosso e i razzi si avviarono. – Così?
Cirillo disse: – Così. – Pareva sollevato. –Ha fatto una promessa – le ricordò.
– Lo so. Ma siamo scienziati e per scoprire cose nuove bisogna affrontare qualche rischio.
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
I PERSONAGGI
I personaggi sono: animali alieni persone comuni ed esseri fantastici
IL TEMPO
Quanto dura il fatto raccontato? un giorno pochi minuti una settimana
I LUOGHI
Dove si svolge la storia? in un laboratorio in una navicella spaziale in giro per lo spazio
I FATTI
Quale impresa devono compiere? studiare le stelle trovare nuove forme di vita studiare un buco nero
Russell Stannard, Zio Albert e i buchi neri, Salani Editore, Milano 1992
LAVORAINSIEME
VERIFICA
Il bambino robot
Una mattina, mentre i suoi compagni stavano scrivendo, Julianne si avvicinò alla cattedra.
– Oliver si passa continuamente la mano dietro la testa –disse a bassa voce. – Lo fa tutte le volte che deve fare un esercizio o un’operazione.
– E con ciò? – disse il maestro.
– Sotto i capelli ha dei pulsanti di tutti i colori e alcuni hanno dei numeri scritti sopra. A che servono? Il maestro levò lo sguardo e fissò Oliver.
– Oliver! – fece il maestro. – A che servono questi bottoni multicolori?
Oliver dichiarò: – I bottoni rossi mi servono per muovermi. I bottoni verdi mi servono per mangiare, bere, digerire. I bottoni blu mi servono per dormire. Quelli neri a orientarmi. Quelli gialli per riflettere. Quelli viola per capire le lingue degli uomini e per rispondere. Quelli bianchi mi regolano la temperatura. Quelli marroni mi servono per amare le persone o per detestarle.
– È... impossibile! Un robot non riuscirebbe a parlare, leggere, giocare! Un robot farebbe sentire uno stridio di ferraglia!
– Io sono un robot più moderno – disse.
– Ma allora... perché vieni… a scuola?
– Perché sono troppo perfetto – rispose Oliver.
– Posso rispondere a qualsiasi domanda, parlare tutte le lingue, fare tutti i mestieri. Ma lo faccio sempre perfettamente. Un bambino vero non è così perfetto. Mi manca la fantasia. Voglio imparare ad averne, voglio diventare un bambino vero.
– Non credo che la legge permetta a un robot di venire a scuola...
– Ma io vorrei restare! Mi piace molto stare in classe, voglio bene al maestro, voglio bene ai miei compagni. Voglio diventare come tutti gli altri… Questo farebbe molto
piacere a mio papà. Capisce, molto tempo fa, il mio papà aveva già costruito un robot; ma era di legno, con un naso lungo e non era perfezionato.
– Di legno? Con un naso lungo? Questo mi ricorda una certa storia. Come si chiama il tuo papà?
– Geppetto – disse il robot.
La classe lanciò un urlo: – Geppetto! Ma allora…!
– Tu sei Pinocchio! – disse Julianne.
– No. Sono suo fratello. Mi chiamo Oliver.
Il robot rimase a scuola. Imparò ad avere fantasia e divenne un vero bambino birichino e gentile, che faceva gli errori come tutti gli altri.
La classe aveva promesso di custodire il segreto e mantenne la parola. Ne è la prova che, se non ci fossi io, di questa storia non ne avreste saputo nulla.
Yak Rivais, Impossibile!, Salani
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
LA STRUTTURA
Chi sono i personaggi di questa storia?
Julianne, il maestro e Oliver Julianne, il maestro, Oliver e i compagni di classe
Julianne, il maestro, Pinocchio e Geppetto
LE INFORMAZIONI
A che cosa servono i bottoni di Oliver? Segui il testo e colora ogni funzione con il colore giusto.
Che cosa si scopre alla fine della storia? mangiare, bere, digerire
capire e parlare tutte le lingue regolare la temperatura muoversi riflettere amare o detestare le persone dormire orientarsi
Perché Oliver vuole andare a scuola?
Perché gli piace studiare. Per avere fantasia e diventare un bambino vero.
Perché si annoia a stare solo.
Oliver è un robot costruito da Geppetto, che anni prima ha costruito Pinocchio.
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
Pinocchio è un robot costruito da Geppetto per fare compagnia a Oliver.
Parole che mi fanno sentire bene
Scopri il “dialogo interiore positivo”: è una ”vocina” che, invece di criticarti o spaventarti, ti rassicura e ti aiuta a vedere le cose con serenità.
Elisabetta oggi è arrabbiata. Non le si può dire nulla: risponde male ed è tesa come una corda di violino.
Nina ed Elena, le sue migliori amiche, le si avvicinano durante l'intervallo e le chiedono che cosa stia succedendo.
Elisabetta dice che ha litigato con sua sorella Sofia e che durante il litigio si sono insultate. Sua sorella le ha urlato che lei non combinerà mai niente di buono nella vita e lei, anche se sa che non dovrebbe, crede a quelle parole.
Nina ed Elena la consolano e le rivolgono parole gentili. Le suggeriscono di chiarirsi con sua sorella, e le dicono che sicuramente non pensava veramente quello che ha detto, lo ha gridato solo per farla arrabbiare.
Elisabetta si calma e il sorriso torna sulle sue labbra. E pensa: “Che amiche speciali che ho”.
IMPARO A STARE BENE
Leggi le frasi che Elena e Nina suggeriscono a Elisabetta di ripetersi quando ha un momento di sfiducia verso se stessa.
Posso sbagliare anche io.
Sono fantastica così come sono.
Mi piace il mio corpo.
Ora scrivi altre frasi che potresti dirti quando sei arrabbiato o arrabbiata o triste.
Ho un carattere dolce e tenero.
I miei pensieri sono importanti.
Merito rispetto.
Quando sei arrabbiato o arrabbiata che cosa fai?
• Hai delle strategie per gestire efficacemente la rabbia?
• Ti piace l'idea del “dialogo positivo interiore”?
• Come ti fa sentire quando ti parli positivamente?
IMPARO GLI ELEMENTI DEL TESTO POETICO
Ti ricordi che cos’è un testo poetico? I testi poetici contengono idee, emozioni, riflessioni, descrizioni e ricordi. Sono espressi con parole scelte non solo per il loro significato, ma anche per il loro suono.
Che meraviglia, un ponte
Che meraviglia, un ponte.
La linea, un arco teso tra due opposte sponde. Tratto dritto di strada sui grovigli dell’acqua.
Che meraviglia, un ponte.
Un passo da gigante sulla fresca corrente.
Alto salto di pietra sugli sciacqui dell’acqua.
Che meraviglia, un ponte.
Un sentiero nel cielo, un pensiero costante. Un concreto pensiero che unisce qui e là.
Roberto Piumini, Che meraviglia, un ponte, Einaudi Ragazzi
TEMPO
(preciso o imprecisato)
SOGGETTI
(sia reali sia inventati; esistono poesie su qualunque argomento)
LUOGHI
(reali o inventati)
FORMA
(le poesie sono scritte in righe di testo più o meno lunghe chiamate versi; i versi possono essere raggruppati a formare le strofe e possono avere delle rime; alcune poesie non hanno le strofe e sono scritte in versi sciolti, che possono avere rime oppure no)
LINGUAGGIO
(le parole sono scelte con molta cura, spesso contengono sonorità particolari come allitterazioni, bisticci, onomatopee; il linguaggio ha un ritmo, per esempio con l’uso di parole ripetute (anafore); l’uso di personificazioni, similitudini e metafore crea immagini e suscita emozioni; le parole possono essere disposte nella pagina per formare immagini: i calligrammi)
TITOLO
AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELLUNITÀ
Impara
Abbecedario
L’abbecedario è una poesia in cui le lettere iniziali di ogni verso seguono l’ordine dell’alfabeto
Animalfabeto
A è un’Anatra Arzilla ed Alata
B una Balena Bianca e Bagnata
C è un Caimano Crudele e Curioso
D un Delfino Dolce e Delizioso
E è un Elefante, Enorme, Elegante
F una Farfalla Frivola e Frusciante
G è una Giraffa Gialla e Giocosa
H un Halibut che in Hotel non riposa
I è un Istrice Irsuto e Irritante
L un Leone Lesto e Litigante
M è un Merlo Minuscolo e Moretto
N un Nasello Nasuto e Netto
O è un Orso Ondeggiante e Ombroso
P un Pappagallo Petulante e Permaloso
Q è una Quaglia che si muove Quatta
R una Ranocchia Ridente e Ratta
S è un Serpente che Striscia Scivoloso
T un Topolino Trepido e Timoroso
U è un’Upupa, Uccello Ululante
V una Volpe Vanitosa e Vagante
Z è una Zanzara, Zelante va a Zig Zag
… e l’animalfabeto può continuar.
Leda Luise, L’ortografia giocando, Michael Edizioni
LE PAROLE
halibut: pesce di mare
Forma ANALIZZO
Evidenzia nel testo la caratteristica che fa di questa poesia un abbecedario.
Linguaggio ANALIZZO
Questo abbecedario contiene un gioco di parole chiamato tautogramma. Sottolinea le parole corrette nella frase qui sotto per trovare la definizione di tautogramma. Aiutati con le lettere evidenziate nel primo verso.
Il tautogramma è un componimento in cui le parole iniziano / finiscono tutte con la stessa sillaba / lettera. In questo caso la lettera cambia a ogni verso / strofa
I limerick
I nonsense sono brevi testi che non hanno un senso logico e offrono ritratti un po’ strampalati ed esagerati, ma divertenti. I limerick sono un tipo particolare di nonsense: hanno cinque versi con lo schema delle rime
AABBA. In genere il primo verso presenta il personaggio e lo inserisce in un luogo; il secondo spiega una caratteristica o un’azione abituale del personaggio; il terzo e il quarto descrivono l’azione assurda del personaggio; il quinto ripete il nome del personaggio aggiungendo un aggettivo.
LE PAROLE
punto: per niente assoldò: pagò per svolgere un compito portento: straordinario puncicò: pizzicò
C’era un vecchio di Scorzè
C’era un vecchio di Scorzè
Che educava i gufetti a bere il tè;
– Mangiar topi – diceva – è una cosa
Punto bella e per niente decorosa,
Quell’amabile vecchio di Scorzè.
Edward Lear, Il libro dei nonsense, Einaudi Ragazzi
C’era una signorina
C’era una signorina il cui naso
Le arrivava alle scarpe di raso;
Assoldò quindi una vecchia signora,
Dall’andatura molto decorosa,
Che reggesse quel portento di naso.
Edward Lear, Il libro dei nonsense, Einaudi Ragazzi
Evidenzia con lo stesso colore le lettere che rimano tra loro nei limerick di queste due pagine. Poi scrivi lo schema delle rime nei alla fine di ogni verso.
Sottolinea le parole corrette per completare le frasi.
• Ogni limerick è composto da nessuna / una strofa di quattro / cinque versi.
• In ogni limerick i primi due / tre versi rimano con il quinto e il secondo / terzo e il quarto rimano fra loro.
Un signore tanto piccolo
Un signore molto piccolo di Como una volta salì in cima al duomo.
Segui l’esempio della pagina accanto ed evidenzia nei limerick di questa pagina gli aggettivi attribuiti ai protagonisti.
Sottolinea in ogni limerick le parole che descrivono una situazione divertente o senza senso.
I calligrammi
Esistono poesie visive in cui le parole sono disposte nella pagina in modo da assumere la forma del soggetto di cui parlano e trasmettere, così, un messaggio attraverso l’immagine. Queste poesie si chiamano calligrammi.
La serpentina
Laserpentina è la scia del serpente, èla
aicsib ehc repodnalocivsaicsirts al .aivaus preS e ggiauguale la strada che sale, la strada distratta, svagata
ehcicsilgedatsipalìsocaiggepres s cendesullaneve
r i c nonoadro as evod iam ;àrehcubs
immacolata.Laggiùnella
Mario Faustinelli, Le rime-figure, Mursia
Cina, la stermina at ailgarum esenic non è ehc anu ,agnul nepresamissihgnul t i n acheva zigzagando per montagne edistese,a oriente e occident e , ortnedid e id .irouf emoC li olov epa’lled art i ,iroif palemocmui a cheplana nell’aria, come il ricamo dellafoglia solitaria che si st odnalodnodacca lad .omar
Perché questa poesia è un calligramma?
Perché le parole sono disposte come una serpentina.
Perché la poesia parla di oggetti che formano scie curve.
Perché la poesia parla di oggetti che formano scie curve e le parole sono disposte in modo da ricreare una serpentina.
Perché il suo messaggio è comprensibile solo grazie al disegno.
Fuochi d’artificio
Nel
cielonerovelluto
eccochesboccia
un fore -stella, cresciutosuunlunghissimo stelo:
br illa, p r illa, scoppia, conunbarbaglio che abbaglia.
Da unagocciadelprimofore
ne sbocciaunaltro , d’un altro colore
e un altro, un altro!
isulampi, schiantisuschianti r o s a, v i ol ett o , lill a , l assù ,tutto scintilla millefavillefanvelo , fannosparir le s te lle que lle ve r e d e l ci el o .
Lamp
s’allargaaventaglio , sisparpaglia ,gocci ol a
Subitodopo
(il lampo del tuono)
arrivailsuono, ilbotto che t’impaura, ma poco comeilbumbum di untempora le p e r gi o c o .
Enoiquaggiù , tutti col nasoinaria aguardarelaluminaria, l a n e v i c a t a incandescente che ricade lentissimamente.
Tantepiccole
stelle cadenti
èciòcheresta diquelputiferio: primach e si an tuttespente possoesprimereun d esi d e r i o ?
Mario Faustinelli, Le rime-figure, Mursia
Forma ANALIZZO
Completa le frasi con le parole seguenti. antiorario • forma • strofe • versi
• La disposizione delle parole della poesia rappresenta la di fuochi d’artificio.
• Le parole di ogni “fuoco d’artificio” vanno lette in senso
• Se fosse scritta in modo lineare, la poesia sarebbe composta da 37 suddivisi in 5
Rifletto COMPRENDO
In classe, leggete insieme ciascuno dei “fuochi d’artificio”. Poi, a turno, dite qual è quello che vi ha colpito maggiormente e spiegate il perché.
Le onomatopee
Le poesie sonore sono poesie da leggere ad alta voce e interpretare. Sono ricche di onomatopee che riproducono versi e rumori e, soprattutto, hanno alcune parole scritte in modo che siano più evidenti rispetto ad altre (per esempio, in grassetto o più grandi). Questa strategia serve a far comprendere a chi legge il ritmo e il tono da dare al testo durante la lettura.
L'ombrello
L’ombrello è un fiore di tessuto impermeabile che fiorisce nel bel mezzo dell’inverno.
Inizia la pioggia: Plin, plin, plin.
E gli ombrelli aprono i loro petali: Flop, flop, flop.
E le persone che lo sanno dimenticano per un attimo che è inverno, dimenticano persino di essere persone e si sentono api, bruchi, farfalle sotto un albero. Piove. Piove.
Le persone escono per strada, aprono gli ombrelli. Vanno dalla scuola al parco, dal parco al panettiere.
Plin, plin. Flop, flop.
E pare un giardino che cammina.
Chiara Carminati, Il mare in una rima, ill. Pia Valentinis, Giunti
Perché alcune parole sono scritte in grassetto?
Sono le più importanti della poesia. Spiegano l’argomento della poesia. Vanno lette con un tono e un ritmo diversi.
Che cosa imitano le parole in grassetto?
il rumore degli ombrelli il rumore della pioggia il rumore della pioggia e degli ombrelli
Leggete il testo a due voci: scegliete chi legge la parte narrata e chi legge le parole onomatopeiche. LEGGO
Linguaggio
ANALIZZO
La similitudine
Come hai studiato in classe quarta, la similitudine è un confronto, un paragone tra due elementi o due situazioni, ed è introdotta dalle parole è come, è simile a, sembra, pare, assomiglia a.
Filastrocca del tempo veloce
Filastrocca del tempo veloce piede che brucia, sabbia che cuoce.
Vorresti dirgli: puoi andare piano? Ma lui non sente e fugge lontano.
Volo di nube, fiore di campo nasce e finisce: somiglia a un lampo.
Guizzando passa come fa il vento che non sta fermo neanche un momento.
In certi istanti tu sei felice, la vita è bella, pare un’attrice e tu vorresti farla durare, ma il tempo è un fiume che vuole il mare.
Sembra l’aereo che passa adesso tracciando in cielo un filo di gesso. Vola e si perde in fondo al celeste dove la luna mangia e si veste.
Gianluca Caporaso, Tempo al tempo, Salani, Milano 2021
Sottolinea le quattro similitudini contenute nella poesia.
• Da quali parole sono introdotte queste similitudini? Linguaggio ANALIZZO
Che similitudine useresti tu per far comprendere che cos’è il “tempo veloce”?
In quale situazione ti sembra che il tempo passi veloce?
Rifletto COMPRENDO
La metafora
La metafora è considerata una similitudine abbreviata perché mette a confronto due elementi senza usare le parole è come, è simile a, sembra, pare, assomiglia a. Per esempio, “La ballerina danza leggera come una farfalla” è una similitudine, mentre “La ballerina è una farfalla” è una metafora. Con poche parole crea immagini e suggestioni
La ragnatela
Tra un ramo e l’altro il ragno scaltro tesse la tela: ed è una vela tutta d’argento mossa dal vento; è pure bella quasi una stella vista da fuori ma son dolori, tutto si infosca per una mosca se cade dentro proprio nel centro di quella tela come una vela.
Pierluigi Cappello, Ogni goccia balla il tango, Rizzoli
Che cosa significa, secondo te, il verso tutto si infosca?
Arriva la foschia a nascondere la ragnatela.
La situazione non è più chiara per la mosca che cade sulla ragnatela.
La situazione diventa molto pericolosa per la mosca.
Linguaggio
Nel testo vedi già sottolineata la prima metafora, sottolinea anche la seconda.
• Trasforma le due metafore in similitudini.
La poesia contiene anche una similitudine: cercala e sottolineala in rosso
ANALIZZO
LE PAROLE
Se trovo un costume di acqua salata
sarò un’onda marina con le dita di schiuma
Se lo trovo di miele dorato sarò un raggio di sole sulla pelle d’inverno
Se invece è d’ovatta soffice e bianca sarò un manto di neve sul mio paese che balla
E se lo trovo fatto di buio farò notte del giorno e il cielo avrà solo stelle filanti.
Giusi Quarenghi, E sulle case il cielo, Topipittori
Linguaggio ANALIZZO
Sottolinea le metafore presenti in entrambe le poesie.
COMPRENDO
Significato
Scrivi sui puntini un titolo adatto alla prima poesia.
Poesia
Quando il cielo è di panna montata e sui monti c’è zucchero a velo
Quando il sole è un’arancia candita e il tramonto è sciroppo amarena
Quando il mare è una zuppa di pollo e la sabbia ha color caramello allora non sono poeta.
Sono a dieta.
Chiara Carminati, Viaggia verso, poesie nelle tasche dei jeans, Bompiani
COMPRENDO
Significato
Leggi la seconda poesia e rispondi alle domande.
• Perché il cielo è di panna montata?
• Perché sui monti c’è zucchero a velo?
Il significato del testo
Staffetta partigiana
Parti e mi raccomando sii prudente, nascondi sopra il cuore il tuo messaggio, non ti fermare mai e non dire niente, fa’ di ogni passo un atto di coraggio.
Parti con la certezza che mentire
non è un oltraggio alla tua onestà perché qualche bugia si può anche dire se ci si batte per la libertà.
Ricordati, staffetta partigiana: più corri più la guerra si allontana.
Marconi, Poesie del camminare, Lapis
Filippide
Cosa vedi, sentinella?
Un uomo corre svelto nella piana, appartiene alla milizia: porta in bocca una notizia.
Cosa vedi, sentinella?
Un uomo si trascina nella piana, ora ne distinguo il viso: porta l’ombra di un sorriso.
Cosa vedi, sentinella?
L’uomo crolla nella storia: porta in bocca la vittoria.
Nicola Cinquetti, Eroi, re, regine e altre rime, Parapiglia
Sai che cosa si intende con staffetta partigiana? Fai una ricerca con un compagno o una compagna e poi confrontatevi in classe.
Filippide: è il soldato greco che, per annunciare la vittoria dei Greci contro i Persiani, corse per 42 km da Maratona ad Atene. In suo onore fu introdotta una nuova gara nei giochi olimpici, la Maratona.
Le due poesie ricordano due guerre: la prima parla degli anni 1944-45, quando in Italia si combatteva la Seconda guerra mondiale; la seconda parla di una guerra del 490 a.C., quando i Greci sconfissero i Persiani. Sottolinea i versi che ti colpiscono di più in queste due poesie e prova a spiegare perché.
Rifletto COMPRENDO
LEPAROLE
La scuola di primo grado
I compagni, i giochi, i quaderni, cinque anni di sveglie e merende sono finiti così all’improvviso che non sai quanta ansia mi prende. Tutto quanto il mio mondo sparisce come fosse calato il sipario e dovrò cominciare a riempire tante pagine nuove di un diario. È un po’ come lanciarsi dall’alto e sperare nel paracadute, però in fondo le cose lasciate non diventano cose perdute. È come tuffarsi a occhi chiusi l’avventura non è una tragedia se ci sono tanti amici da fare anche alla scuola media!
Janna Carioli, Io cambierò il mondo, Fatatrac Edizioni
Intervista un compagno o una compagna: pensa a due domande su ciò che pensa della scuola di primo grado. Per esempio che emozioni prova, come immagina sarà, che preoccupazioni ha…
• Poi, a gruppi o tutti insieme, realizzate dei cartelloni trascrivendo le domande e le risposte.
Rifletto COMPRENDO
Ascolta la poesia e rispondi alle domande.
Ci sono rime in questo testo? Se sì, che tipo di rime sono?
Le parole per stare insieme
Don Luigi Ciotti, in AA.VV., Le parole per stare insieme, Fatatrac Edizioni
Parole per stare insieme ce ne sono tante, ma una di sicuro è la più importante. È la parola “noi”, tre lettere appena, con la forza però di una balena.
Su che cosa vuole farci riflettere questo testo?
Che non bisogna stare soli. Che è meglio farsi i fatti propri.
Sulle parole che ci fanno stare bene con gli altri.
Collega tra loro parti di frase per completarle.
Dentro la parola “noi”... devo dare e ricevere ascolto e amicizia.
Le persone diverse da noi… c’è il necessario per essere felici.
Per stare bene insieme agli altri… cerco di calmarmi subito.
Se mi viene voglia di discutere o litigare… ci aiutano a capire meglio chi siamo.
Da soli siamo “persi”... perché non impariamo niente.
Scrivi due o tre parole usate nella poesia che per te sono le più importanti per stare bene insieme.
Che cosa c’è dentro la parola “noi”? Puoi segnare più risposte. io e te la mia famiglia
i miei amici i compagni e le compagne
le persone che non conosco tutte le persone che mi vogliono bene
ASCOLTO
TEMPO
È precisato o
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 158.
La mappa del testo poetico
Ripassa il testo poetico completando la mappa con le sue caratteristiche.
similitudini � versi � reali � versi sciolti � onomatopee
è un testo scritto in versi che può riguardare qualunque argomento
FORMA
Il testo poetico è scritto in righe più o meno brevi, i . I versi possono essere raggruppati a formare le , altrimenti sono . Le poesie in versi sciolti possono avere o non avere
MESSAGGIO LINGUAGGIO
Ha lo scopo di suscitare ed emozioni in chi legge
Spesso le parole contengono particolari come allitterazioni e . L’uso di parole ripetute, come le , aiuta a creare un ritmo.
Nei le parole formano un’immagine. Possono esserci personificazioni, e
MAPPA
MODIFICABILE
Quattro materie di scuola
Che cos’è la geografia?
La geografia
è dove stanno gli amici, le strade per le bici, i posti felici.
Che cos’è la storia?
La storia
sono i giochi di ieri, i ricordi leggeri lasciati sui sentieri.
Che cos’è la grammatica?
La grammatica
è fare filastrocche, far festa con le bocche senza sentirsi sciocchi.
Che cos’è l’aritmetica?
L’aritmetica
siamo io più te più tutti, i belli insieme ai brutti, le radici più le foglie più i frutti.
Roberto Piumini, Io mi ricordo quieto patato, NER
Leggi la poesia, poi rispondi alle domande o completa.
LA FORMA
Cancella le parole sbagliate per completare la frase.
La poesia è scritta in rima / versi sciolti, ha venti versi / strofe e quattro versi / strofe.
Scrivi lo schema delle rime nei quadratini alla fine di ogni verso.
Le rime della poesia sono: baciate. alternate.
IL LINGUAGGIO
Le parole in azzurro nella poesia sono: onomatopee. anafore.
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
LAVORAINSIEME
Non il diario, non la foto di classe neppure i centimetri o il peso, di me ne sa più la pelle di quanto son cresciuto e con che gusto è tutto scritto qui, è tutto giusto: la macchiolina chiara sulla spalla, l’impronta della varicella, tutte le cadute dalla bici una dopo l’altra, cicatrici il graffio del mio cane era un gioco, il segno del fiammifero quando ho scoperto il fuoco, il taglio che mi ha fatto la conchiglia, nessuno è uguale a me o mi somiglia. Su gomiti e ginocchi c’è una storia, se chiedo alla mia pelle lei la sa a memoria.
Silvia Vecchini, Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, Topipittori
Leggi la poesia, poi rispondi alle domande o completa.
LA FORMA
Cancella la parola sbagliata per completare la frase.
La poesia è scritta in rima / versi sciolti
IL SIGNIFICATO
Dai un titolo a questa poesia.
Quali situazioni descrive questa poesia?
Completa il testo con le parole giuste scegliendole tra le seguenti.
pelle • diario • corpo • ricordare • cicatrici • segni
Lo strumento che ci fa davvero conoscere e quello che abbiamo vissuto non è il , ma la nostra , che nel corso del tempo si ricopre di e sparse sul nostro
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
in U MONDO RIMA
Filastrocca della gioia di rivedere gli amici
Forte il mio cuore leva il suo canto
Perché io non ti vedevo da tanto
Notte più bella, giorno più bravo
Perché era tanto che non ti abbracciavo
Corvi di nuvole volano via
Perché finisce la mia nostalgia
Filastrocca della sera
Giorno di oggi che sei finito
A stare qui ti sei divertito?
Sei stato bene in mia compagnia?
Sei dispiaciuto di andare via?
Viene la notte, io guardo fuori
Ora che fai, muori?
No, fai un giro nei posti lontani
E quando torni ti chiami domani
Filastrocca della pagina bianca
Vuoto che è pieno, pieno che manca
Tutte le storie che si scriveranno
Ci sono già nella pagina bianca
Tutte invisibili, e tutte ci stanno
Ci stanno favole, ci stanno rime
Tutte le pagine sono le prime
Ma dopo un’onda c’è un’altra onda
Pagine bianche di un mare di carta
Dopo la prima c’è la seconda
E dopo quella la terza, la quarta…
Bruno Tognolini, Rima Rimani, Nord-Sud Edizioni
Carminati, Poesie per aria, Topipittori
L'aria
L’aria è fiato, soffio e brezza sulle guance ti accarezza.
L’aria gonfia, svela, spinge con le nuvole dipinge
fischia e schiocca tra le fionde si riposa sulle onde.
L’aria è tutto e non è niente c’è anche quando non si sente.
Poesia per Terra
– Tu Terra sei strana davvero, lo sai? –le dice il cielo girandole intorno. – Ti muovi sempre, non ti fermi mai sei inquieta di notte e di giorno.
Mi dai un po’ noia... ma io sai che faccio?
Ti amo lo stesso e tutta ti abbraccio.
Chi fa primavera?
Macché rondini, macché fiori macché insetti multicolori!
Macché sole, macché caldo
macché prati verde smeraldo!
Vuoi sapere quand’è primavera?
Alza gli occhi al calar della sera... e se vedi nel cielo già scuro
svolazzare un nero mantello
puoi star certo che è un segno sicuro: primavera la fa un pipistrello!
Confrontati in classe: quale poesia è piaciuta maggiormente? Rifletto COMPRENDO
Quale poesia ti piace di più? Perché?
Chiara
Leggo e ascolto un classico
TUTTE LE MIE MAMME
di Renata Piatkowska, illustrazioni di Maciej Szymanowicz, Giuntina
Il protagonista del brano che leggerai è un ragazzino ebreo che durante la Seconda guerra mondiale viene costretto a vivere nel ghetto di Varsavia dove furono rinchiusi gli ebrei della città. Nel ghetto mancava da mangiare e più persone vivevano in piccole stanze. Riesce a fuggire grazie a un’infermiera e sopravvive poi in diverse case. Da grande racconta la propria storia per tenerne traccia.
Il racconto
Ogni giorno il signor Szymon Bauman viene al parco. Passeggia per i vialetti e ogni tanto si siede su una panchina. Un giorno mi ha raccontato la sua storia.
Basta che chiuda gli occhi e rivedo delle immagini. Ritornano sempre e con loro ritorna anche un ragazzino in pantaloncini corti e scarpe con i lacci.
A casa dicevano continuamente che la guerra si stava avvicinando e quando la guerra è scoppiata in tutta Varsavia si sentivano gli scoppi delle bombe e il crepitio delle mitragliatrici. Quando i tedeschi hanno bombardato la nostra casa, siamo andati a vivere dalla zia Roza. Lì stavamo terribilmente stretti perché la zia aveva accolto altre due famiglie che erano rimaste senza tetto. Io non avevo neanche un letto per me. Dormivo sul materasso steso sul pavimento. Oh, se avessi saputo tutte quelle cose che so adesso, mi
sarei seduto sulle ginocchia del mio papà e non gli avrei permesso di uscire da casa per nessuna ragione. Nessuno poteva prevedere che proprio quel giorno papà sarebbe caduto in una retata. Tutte le persone che quel giorno sono state prelevate dai tedeschi sono finite dritte in un lager. È tutto quello che avevo saputo dalla mamma. Tutti nella mia famiglia indossavano delle fasce con una stella al braccio. La mamma mi raccomandava: – Ricordatevi che quando uscite di casa dovete sempre mettere la fascia. – Il fatto è che i tedeschi vogliono riconoscere subito chi è ebreo fra tutta la gente che si trova in strada – mi ha spiegato Chana.
Nel ghetto
In seguito i tedeschi non volevano più vedere nessun ebreo per le strade e hanno deciso di costruire il ghetto.
Vi chiederete cos’era questo ghetto. Il ghetto era una parte di Varsavia, separata dal resto della città da un muro alto tre metri. Per ordine dei tedeschi, tutti gli ebrei dovevano trasferirsi in questo quartiere chiuso. Il muro che lo circondava era sorvegliato dalle pattuglie tedesche e gli ebrei non potevano uscire, pena la morte.
retata: cattura di persone
lager: campo di prigionia
Chana: sorella maggiore del narratore
In qualche modo dovevamo riuscire a stare tutti in una piccola stanza. Nel ghetto mancava da mangiare.
La mamma riusciva ogni tanto a rimediare un pezzo di pane, qualche patata, una barbabietola, ma spesso andavamo a dormire senza cena e ci svegliavamo affamati.
Per fortuna i nostri vicini, che se la cavavano un po’ meglio, ci passavano qualche cucchiaio di riso, di farina, di cereali… La chiamavamo la catena dei cucchiai. Ma come si può diventare sazi con una manciatina di riso?
Anche se eravamo sempre affamati, anche se era talmente freddo che di notte l’acqua si gelava nel secchio, eravamo ancora tutti insieme. Fino a quando i tedeschi non hanno preso Chana. In quel momento la mamma non era con noi, era dovuta uscire di casa per cercare qualcosa da mangiare.
Quando è tornata, Chana non c’era più e io ero seduto sul letto e piangevo.
Non riuscivo a calmarmi, anche se la mamma mi abbracciava.
– Lo-loro hanno fatto irruzione in cortile e hanno o-ordinato a tutti di sce-scendere giù. Gri-gridavano terribilmente:
“Chi no-non sce-scende sarà fu-fucilato! E allora Cha-Chana mi ha spinto sotto il letto, ha preso una valigia per coprirmi, per far sì che no-non mi si vedesse. Mi ha co-comandato di stare zi-zitto, sdraiato, e di non muo-muovermi per ne-nessuna ra-ragione”.
Da quando Chana non era più con noi, la mamma, di giorno in giorno, ha cominciato a sentirsi sempre peggio. Zia Roza non tornava dall’ospedale e non sapevo proprio cosa sarebbe stato di noi se non fosse stato per l’infermiera Jolanta.
Via dal ghetto
Jolanta cercava di aiutare tutti. Lei poteva entrare nel ghetto anche più volte al giorno, riusciva a superare i controlli ai cancelli grazie a un permesso speciale.
Solo tanti anni dopo che la guerra era finita ho saputo che si
chiamava Irena Sendler e aveva un lasciapassare in quanto addetta al controllo delle malattie infettive.
Proprio lei, un giorno, è venuta a casa nostra, ci ha portato qualche fetta di pane, è riuscita anche a trovare le medicine per la mamma. Un giorno ha detto: – Guarda, ti faccio vedere un trucco.
E si è tolta il mantello. Sotto indossava tanti maglioni e tre gonne pesanti. Ha dato alla mamma un maglione marrone con i bottoni e una gonna a quadretti; gli altri indumenti sono rimasti sotto il mantello.
– Sai, io sono come un grande armadio ambulante – ha detto facendomi l’occhiolino. – Ma prima di uscire dal ghetto distribuirò quello che è rimasto e tornerò magrolina – ha aggiunto sorridendo.
Non sono mai riuscito a capire di cosa parlava con la mamma. Adesso penso che proprio in quei momenti decidevano che la signora Sendler mi avrebbe portato via dal ghetto.
Io non ci capivo niente, ma lei sapeva che, dopo essere uscito dal ghetto, avrei avuto un nuovo nome e cognome. Non sarei più potuto essere Szymon Bauman. Sarei dovuto diventare Stas´ Kalinowski, e la mia mamma mi aiutava a impararlo a memoria. Infine, un giorno, Irena Sendler è arrivata e ha detto: – È oggi.
La mamma piangeva e anch’io ho cominciato a piangere. – Ora vai, bambino mio. – Mi ha stretto in un abbraccio così forte che quasi mi faceva male.
Irena Sendler mi ha portato in un posto dove c’era un camion.
L’autista, il signor Antoni, mi ha fatto entrare nel camion in cui c’erano tanti scatoloni pieni di saponi. Uno era vuoto, dovevo entrarci e rannicchiarmi come se fossi una pallina.
La signora Sendler mi ha detto: – Lo so che hai paura, ma tu sei un ragazzino in gamba. E ricordati: qualsiasi cosa succeda, non fiatare e non cercare di uscire fuori dallo scatolone. È molto importante. Hai capito bene, vero?
– Sì, starò zitto zitto – ho promesso. Ma quando il camion è partito, mi è venuta tanta nostalgia della mamma e ho
cominciato a piangere. Poi ho sentito abbaiare. Mi sono ricordato di aver visto una grossa cagna nella cabina di guida accanto al signor Antoni. All’improvviso il camion ha frenato e ho sentito le voci delle guardie tedesche. Alla fine il camion è ripartito e anche la cagna ha smesso di abbaiare.
Dopo un po’, mentre la signora Sendler mi tirava fuori dallo scatolone l’autista mi ha sorriso e ha accarezzato la cagna.
– La prendo con me apposta quando porto via un bambino dal ghetto – ha spiegato il signor Antoni. – Quando passiamo davanti alle guardie al cancello, do dei colpetti sulla zampa di Szepsi, e lei capisce che è il momento di abbaiare forte. Per il chiasso che fa, le guardie non sentono il pianto del bambino.
La signora Sendler l’ha abbracciato e gli ha messo un berretto sulla testa e poi si sono incamminati. Dopo un po’ sono entrati in un vecchio palazzo dove li aspettava la signora Maria con la sua famiglia. Da quel momento in poi la signora Maria è diventata la sua nuova mamma e lui è diventato definitivamente Stas´.
Una nuova famiglia
E così, alla fine mi sono abituato alla mia nuova famiglia, ma ho commesso un grave errore. Una volta ero con mamma Maria in una lunga coda per prendere il pane. Mi sono ricordato di una cosa e ho detto: – Tempo fa avevo una fascia con una grande stella e dovevo portarla sulla manica. Ma adesso non la devo più portare, vero?
Tutte le persone in coda mi hanno sentito e si sono voltate verso di me. Lo stesso giorno è venuta la signora Sendler e mi ha portato via da quella casa. Ho capito che avevo fatto male a parlare della stella. Per questo motivo le persone della fila hanno intuito che in realtà io ero ebreo e qualcuna di loro avrebbe potuto denunciarmi ai tedeschi. La signora Sendler mi ha accompagnato in un’altra casa, a Otwock, vicino a Varsavia, dove mi aspettava la mia nuova mamma: Ania.
– Ricordati che adesso tu ti chiami Maciek – ha detto.
La nuova mamma assomigliava un po’ alla mia vera mamma, perciò mi sono subito affezionato a lei. E per giunta ho scoperto che, oltre alla nuova mamma, avevo anche due fratelli, Tadek e Grzes´, e una sorella, Hania.
Avevo una voglia terribile di raccontargli della mia vera mamma, del mio papà e di Chana ma temevo che se avessi rivelato il mio segreto sarei stato costretto ad abitare in un’altra casa con una nuova mamma.
Ma dimmi: quante mamme si possono avere?! Io ne avevo già quattro. Quella vera, che era rimasta nel ghetto; la mamma Maria a Varsavia; la mamma Ania a Otwock; e infine la mamma Irena, che mi ha aiutato per tutto quel tempo. Non sospettavo neanche che i bambini che ho trovato a Otwock un tempo abitavano come me nel ghetto e anche loro avevano segreti. Dopo un po’ di tempo Tadek ha detto a bassa voce: – Io sono stato portato via dal ghetto da un signore. Dietro l’angolo, ci aspettava l’infermiera Jolanta che mi ha portato qui e adesso mi chiamo Tadek. Prima mi chiamavo Nastek.
– Il mio vero nome – ha detto Grzes´ – è Ignas´. Ho seguito l’infermiera Jolanta al tribunale pieno di tedeschi e un portinaio fidato, ha aperto una porta, poi un’altra ancora.
– E Hania, com’è che è capitata qui? – gli ho chiesto.
– L’infermiera Jolanta le ha dato delle gocce che l’hanno fatta addormentare. L’ha messa in una grande scatola di legno e nascosta sotto un mucchio di assi che venivano portate via dal ghetto. Si è svegliata quando erano già lontani dal ghetto, ed è capitata qui dalla nuova mamma.
E così tutti e quattro siamo vissuti a Otwock fino alla fine della guerra. La signora Ania si è presa cura di noi. Quando la guerra è finita, Estusia (il vero nome di Hania), Nastek e Ignas´ hanno fortunatamente ritrovato dei parenti, che li hanno portati a vivere con loro.
È stata la zia Pola a prendersi cura di me. Si potrebbe dire
che è diventata la mia quinta mamma: mamma Pola. Mi chiederai come è stato possibile, dopo la guerra, ritrovare i bambini salvati da Irena Sendler. Sicuramente, non saremmo mai stati ritrovati se non fosse stato per un barattolo di vetro sotterrato sotto il melo del giardino di via Lerkarska 9 a Varsavia. In questo barattolo Irena Sendler aveva messo delle striscioline di carta. Su queste aveva scritto i nomi e cognomi dei bambini, quelli veri e quelli falsi, e gli indirizzi cifrati delle famiglie che si occupavano di loro. Nel barattolo si trovavano 2500 biglietti, tanti quanti i bambini che era riuscita a portare via dal ghetto e a salvare.
CONSIGLI DI LETTURA
Storia di Vera, di Gabriele Clima e Liliana Segre, San Paolo Edizioni
Una bambina e basta, raccontata agli altri bambini e basta, di Lia Levi e Zosia Dzierzawska, HarperCollins Italia
BIBLIOTECA DI CLASSE
Liliana e la sua stellina
La storia di Liliana Segre raccontata dai bambini, di Mirella Moretti e Liliana Segre, People
DISCUTENDOSIIMPARA
Rifletto
Hai capito che cos’è un ghetto? Il ghetto si forma quando qualcuno decide che alcune persone non possono vivere insieme alle altre, perciò costruisce un muro nella città o nel territorio per tenerle separate.
Osserva l’immagine sotto: che cosa rappresenta e descrive secondo te? Confrontati con un compagno o una compagna e provate a spiegarla.
Il Ghetto di Venezia è il primo ghetto d’Europa; creato nel 1516, è l’antico quartiere ebraico nel centro della città. È ancora oggi il nucleo della comunità ebraica veneziana.
• Quali possono essere i motivi per dividere le persone in gruppi e decidere di metterne alcune in un ghetto? difficoltà di comprensione sentimenti di superiorità paura degli altri diversi da noi altro
• Anche a te è capitato di escludere qualcuno/a o di sentirti escluso/a? Che cosa hai provato?
Progetto e agisco
Per ricordare lo sterminio degli ebrei a opera dei nazisti e fascisti e perché simili eventi non si ripetano più, la Repubblica italiana ha istituito il 27 gennaio il Giorno della memoria.
Secondo te nel mondo ci sono ancora discriminazioni e stermini di popolazioni? Fate in classe una ricerca con l’aiuto dell’insegnante.
Esprimo
Le persone che hanno aiutato gli Ebrei sono chiamate “Giusti fra le Nazioni”. Irena Sendler nel 1965 è stata riconosciuta Giusta fra le Nazioni e nel 1991 ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Israele per aver salvato tanti bambini.
Secondo te, è giusto aiutare chi è in difficoltà anche se non lo conosci o se quello che fai può metterti nei guai? Confrontati in classe.
IMPARO GLI ELEMENTI DEL TESTO INFORMATIVO
Ti ricordi che cos’è un testo informativo? Si tratta di un testo che spiega o informa su qualcosa in modo chiaro e preciso.
Al microscopio
Ciò che si vede al microscopio appare spesso molto diverso da ciò che si può vedere a occhio nudo. Ecco alcune cose meravigliose di cui non saremmo mai potuti venire a conoscenza se il microscopio non fosse stato inventato.
Piccole ma d’importanza vitale
A prima vista potrebbe sembrare che dentro una goccia d’acqua di mare non vi sia niente: in realtà pullula di esserini tanto minuti da non essere visibili.
Scienza medica
Alcune delle scoperte più importanti in campo medico sono state fatte grazie all’utilizzo del microscopio. Un secolo fa questo strumento ha permesso di dimostrare che la maggior parte delle malattie è causata da germi che non si vedono ad occhio nudo.
AA.VV, Guida completa al microscopio, Edizioni Usborne
Grazie al suo sistema di lenti (oculari e obiettivi) un microscopio ottico permette di ingrandire oggetti troppo piccoli per l’occhio umano
Impara a scrivere
TITOLO
(anticipa l’argomento)
STRUTTURA
AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ
(è suddiviso in paragrafi, cioè le varie parti del testo che approfondiscono un aspetto dell’argomento generale. Le immagini e le didascalie aiutano a capire il contenuto; le parole chiave esprimono i concetti importanti)
ARGOMENTO
(l’idea centrale del testo; può essere di tipo scientifico, geografico, storico…)
LINGUAGGIO
(chiaro e preciso, utilizza parole specifiche della disciplina)
SCOPO
(fornisce informazioni su un argomento)
oculari
tavolino con portacampioni
sorgente luminosa
portaobiettivo girevole
obiettivi
A ciascuno la sua scuola
L’Unione Europea incoraggia gli scambi di studio e formazione fra i giovani, ma ogni paese conserva il proprio sistema scolastico.
Ragazzi, in classe!
In Germania già a 9-10 anni i bambini devono scegliere che tipo di scuola secondaria frequentare. I voti vanno dall’1 al 6, solo che il 6 è gravemente insufficiente e l’1 è ottimo! In Grecia la scuola elementare dura 6 anni e poi ci si deve iscrivere alle medie, che qui chiamano “ginnasio”, per altri 3 anni. In Danimarca la scuola dell’obbligo inizia a 7 anni e termina a 16-17.
Programmi e metodi diversi
In Francia e in Grecia, obiettivo principale della scuola è di acquisire molte conoscenze. In Germania la scuola è molto attenta alla tecnologia, si cerca soprattutto di insegnare ai giovani a vivere insieme e ad essere autosufficienti. In Svezia e in Italia gli insegnanti privilegiano la formazione dei giovani, dando grande importanza alle metodologie didattiche.
Imparare il mestiere
In Germania, Austria, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, gli allievi possono essere orientati fin dai dieci o dai dodici anni all’apprendimento di un mestiere attraverso l’istruzione professionale. In Francia, Spagna e Italia si attendono i quattordici anni
Secondo te, a che cosa servono le parole in grassetto nel testo? Struttura ANALIZZO
Significato COMPRENDO
Qual è l’argomento generale del testo?
L'abbigliamento degli antichi Greci
Gli indumenti degli antichi Greci normalmente erano di lana di pecora.
La lana veniva filata in casa, molto finemente, e quindi le stoffe erano più leggere di quelle utilizzate attualmente per il vestiario. I Greci indossavano anche indumenti più leggeri in tessuti di lino anch’esso ottenuto per filatura.
Le fogge di vestiario erano in gran parte identiche per uomini e donne e per secoli furono soggette a pochissime modifiche.
L’indumento base era costituito da una tunica diritta, fissata sulla spalla con spilloni e fermagli, sopra la quale veniva indossato un mantello. Gli abiti greci non avevano orli dato che venivano tessuti della giusta lunghezza.
Le donne greche, a eccezione delle schiave, portavano i capelli lunghi. I capelli venivano raccolti indietro sul capo e fissati con una retina e dei nastri Nelle occasioni speciali le donne indossavano diademi e altri ornamenti d’oro.
fogge: modelli, stili falda: bordo
All’esterno sia gli uomini sia le donne indossavano copricapi per proteggersi dalla calura. Il copricapo da viaggio a falda larga, come quello indossato da questo giovane alla moda, veniva detto petasos Era normalmente di lana, ma ne esistevano anche modelli di pelliccia di volpe e di paglia.
LE PAROLE
Si diceva che il chitone fosse stato inventato nelle colonie greche della Ionia. Era costituito da un unico rettangolo di stoffa tagliato in due e fissato sulle braccia in più punti dal collo fino al gomito In vita veniva raccolto con una cintura
ANALIZZO
I bambini indossavano indumenti non molto diversi dai genitori, ma probabilmente tuniche più corte per potersi muovere liberamente.
Struttura
Quale funzione hanno immagini e didascalie nel testo che hai letto? Rendono più chiare le informazioni. Abbelliscono le pagine. Non hanno nessuna funzione.
Scrivi un titolo sopra ogni didascalia scegliendo tra i seguenti. Il chitone • I bambini • La protezione dal sole • Le acconciature
COMPRENDO
Segna con una X se le informazioni sono contenute nel testo T o nelle didascalie D . Informazioni date
Gli abiti erano di lana o lino.
Gli abiti erano filati e tessuti in casa.
Gli indumenti dei bambini erano simili a quelli degli adulti.
Si indossavano delle cinture sugli abiti.
Gli abiti erano simili per uomini e donne.
Anne Pearson, L’antica Grecia, De Agostini
Monumenti per la pace
New York, Stati Uniti
La campana giapponese dell’ONU
È un regalo del popolo giapponese alle Nazioni Unite. La campana pesa 116 chili e ha un diametro di 60 centimetri. Il metallo con cui è realizzata proviene da monete donate da sessanta Paesi durante un’assemblea dell’ONU.
Si trova a New York. Su un lato della campana c’è un’iscrizione in caratteri giapponesi che dice: “Lunga vita alla pace mondiale assoluta”. Viene suonata solo in particolari occasioni, tra cui il 21 settembre, nella Giornata internazionale della pace.
San Sebastián, Paesi Baschi, Spagna
La Colomba della Pace
Nella spiaggia di San Sebastián, nei Paesi Baschi, c’è un’enorme colomba: sette metri di altezza e nove di larghezza, quattro tonnellate di ferro e acciaio per resistere al vento e alle tempeste. La Colomba della Pace fu costruita in un momento difficile della storia di questi Paesi, come simbolo di pace e di convivenza.
Hiroshima, Giappone
Il Memoriale della Pace
Quando la bomba atomica cadde sulla città di Hiroshima, rase al suolo tutto ciò che la circondava. Tuttavia, questo edificio rimase in piedi. Sono ancora visibili gli effetti dell’impatto ed è stato conservato proprio come allora. È un simbolo di speranza e un monito per continuare a promuovere la pace.
Parigi, Francia
Il Muro per la Pace
Il Muro per la Pace si trova di fronte alla Tour Eiffel, in un giardino intitolato a Marte, il dio della guerra presso gli antichi Romani. Sul muro la parola “pace” è scritta in 49 lingue diverse: in questo monumento, quindi, la guerra simboleggiata dal dio Marte convive con la pace. All’interno del monumento ci sono alcuni schermi collegati a Internet, dove vengono visualizzati i messaggi di pace inviati dai visitatori o dalle persone sul web.
Monaco, Germania
L’Angelo della Pace
Sulle rive del fiume Isar si erge un’alta colonna che innalza nel cielo l’Angelo della Pace.
Si tratta di una scultura in bronzo ricoperta d’oro, raffigurante la dea greca della vittoria, Nike, che tiene in mano l’immagine della potente Atena. Il monumento fu costruito per commemorare i venticinque anni di pace alla fine della guerra tra l’impero francese e il Regno di Prussia. Il monumento è alto 38 metri, le pareti esterne sono decorate con mosaici e alla base c’è una scalinata verso una fontana.
COMPRENDO
Informazioni date
A quale domanda risponde ogni paragrafo?
Sceglila tra le seguenti e riporta il numero accanto al testo corrispondente.
1. Dove si trova una colomba della pace del peso di 4 tonnellate?
2. Quale monumento celebra la pace 25 anni dopo la guerra fra l’impero francese e il Regno di Prussia?
3. Dove si trova scritta la parola “pace” in 49 modi diversi?
4. Quale monumento testimonia gli effetti della bomba atomica?
5. Quale monumento è stato creato con le monete donate da 60 Paesi?
G.L. Marvel, Storie per bambine e bambini che sognano la pace, Salani, Milano 2022
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 186.
La mappa del testo informativo
Ripassa il testo informativo completando la mappa con le sue caratteristiche.
storico � paragrafi � idea � geografico � parole chiave � argomento � didascalie � specifiche � informazioni � preciso
ARGOMENTO
È il contenuto del testo, cioè l’ centrale.
SCOPO
Può essere di tipo scientifico, , ... Fornisce su un argomento
IL TESTO INFORMATIVO
è un testo che serve per spiegare o informare su un argomento con chiarezza e precisione
LINGUAGGIO
È chiaro e ; utilizza parole , della disciplina
STRUTTURA
Il titolo anticipa l’ ;
� i approfondiscono l’argomento;
� le immagini e le aiutano a capire meglio;
� le esprimono concetti importanti
VERIFICA PIÙ FACILE
Eclissi
Le eclissi si verificano quando la luce del Sole o della Luna viene oscurata per un breve tempo. Hanno luogo anche con altri pianeti, per esempio quando i satelliti di Giove si muovono nell’ombra del pianeta, ma in tal caso possono essere viste solo con un telescopio.
Eclissi di Sole
Quando si osserva un’eclissi di Sole è importantissimo ricordare che non bisogna mai guardare il Sole senza un’adeguata protezione per gli occhi.
Si verificano almeno due eclissi di Sole all’anno, ma sono in genere parziali (la Luna copre solo una parte del Sole). Quelle totali avvengono ogni 18 mesi, ma spesso interessano aree in mezzo all’oceano o scarsamente popolate. Durante un’eclissi solare, l’ombra della Luna percorre sulla Terra migliaia di chilometri, ma copre una superficie larga meno di 100 km.
Le eclissi totali avvengono nello stesso luogo in media solo ogni 330 anni.
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
L’ARGOMENTO
Qual è l’argomento del testo?
il Sole e la Luna le stelle e i pianeti che cosa sono le eclissi
Il testo è… storico. scientifico. geografico.
LE INFORMAZIONI
Cerchia il completamento corretto.
Le eclissi avvengono quando la luce del Sole o della Luna viene oscurata per poco / a lungo.
Le eclissi di pianeti come Giove si possono vedere solo al microscopio / telescopio.
Per guardare un’eclissi bisogna / non serve proteggersi gli occhi. Le eclissi totali avvengono ogni anno e mezzo / due anni.
LAVORAINSIEME
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
Peter Bond, Atlante illustrato dello Spazio, Mondadori
VERIFICA Le ricchezze dei Romani
Nel I secolo d.C. l’Impero romano si estendeva dalla Britannia alla Mesopotamia. Si creò così un’unica area commerciale, che includeva le coste atlantiche dell’Europa e tutto il Mediterraneo. All’interno dei domini di Roma veniva utilizzata la stessa moneta e questo facilitava gli scambi come mai era successo prima di allora.
Ogni regione dell’Impero sviluppò una propria produzione particolare e avviò commerci con Roma o le altre province. L’Africa produceva olio e grano; la Germania e la Gallia vetro e ceramica; la Spagna vino. L’Italia si trovò al centro della più fitta rete di scambi dell’Antichità.
La moneta imperiale introdotta da Ottaviano Augusto era suddivisa in base alla qualità del metallo. L’aureo d’oro valeva 25 denari d’argento; ogni denaro valeva 4 sesterzi di ottone o 16 assi di bronzo, che a loro volta erano divisi in spiccioli di rame.
Monete romane della Repubblica e dell’Impero.
Julius Cæsar.
Brutus.
Marcus Aurelius. Medallion.
Pompey. Pompey the Great and Pompey. Constantine the Great.
Diocletian. Medallion.
Medallion. coins of the roman republic and the empire. Augustus.
IL TESTO INFORMATIVO
Infine i Romani furono tra i più grandi costruttori di strade dell’antichità e nell’Impero divenne molto più facile viaggiare e trasportare merci anche via terra.
La ricchezza di Roma derivò anche dal bottino di guerra. I territori conquistati venivano saccheggiati e i loro tesori portati nella capitale. Ma soprattutto le nuove province entravano a far parte dei possedimenti romani e quindi erano sottoposte a tassazione. Il sistema dei tributi garantiva a Roma un afflusso costante di denaro.
A ogni regione erano assegnati dei funzionari imperiali che avevano il compito di riscuotere le tasse.
AA.VV., Storia antica dai Sumeri all’Impero romano, Giunti Junior
L’ARGOMENTO
Qual è l’argomento generale del testo? la storia delle monete un’unica moneta facilita i commerci i commerci e le ricchezze dei Romani
LE INFORMAZIONI
Segna se le seguenti informazioni sono vere V o false F . Aiutati con le parole chiave evidenziate nel testo.
• All’interno dell’Impero romano non si svilupparono i commerci.
• All’interno dell’Impero si utilizzava un’unica moneta.
• In ogni regione dell’Impero si producevano cose diverse.
• In Africa e in Spagna si producevano vetro e ceramica.
E Produzioni diverse nelle regioni dell’Impero Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
V F
V F
V F
V F
• Le monete avevano un valore diverso a seconda del metallo con cui erano fatte. V F
• I Romani sapevano costruire molte cose ma non le strade. V F
• Solo gli abitanti di Roma pagavano le tasse. V F
Dai un titolo a ogni paragrafo scrivendo la lettera corrispondente nel quadratino.
A Viaggiare sulle strade dei Romani
B Monete di valore diverso
C Le tasse
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
D Un impero, un’unica area commerciale
IMPARO GLI ELEMENTI DEL QUOTIDIANO
Sai che cos’è un quotidiano?
È un giornale che viene pubblicato ogni giorno per informare chi legge su fatti e avvenimenti – locali, nazionali e internazionali – accaduti il giorno precedente.
Articolo di fondo
Generalmente è collocato in alto a sinistra, riporta il punto di vista del giornale su un tema o su un avvenimento del giorno.
Foto e didascalie
In genere accompagnano le notizie più importanti.
Occhiello
Introduce l’argomento di cui parla l’articolo.
Testata
Riporta il nome del giornale, la data e il prezzo.
Titolo
Presenta il fatto o la notizia.
Articolo di apertura
Presenta la notizia del giorno, considerata la più importante.
Sommario Sintetizza il contenuto dell’articolo.
Civetta o strillo
È un riquadro che anticipa una notizia trattata in modo più approfondito in una pagina interna.
Testata
Riporta il nome del quotidiano online.
Titolo
Se clicchi sul titolo si apre la pagina dove puoi leggere l’articolo per intero.
I quotidiani online permettono di diffondere le notizie in tempo reale. Sono interattivi perché puoi cliccare sulle parti della pagina, e multimediali perché oltre a testo e immagini utilizzano anche audio, video e animazioni.
Video
Se clicchi sull’immagine si apre un’altra finestra che ti mostra un filmato.
Foto
Se clicchi sulla parola “foto” o sull’immagine si apre un’altra finestra con una galleria di foto.
IMPARO GLI ELEMENTI DEL TESTO DI CRONACA
Sai che cos’è un testo di cronaca?
È un testo informativo che trovi sui quotidiani o sui giornali: che fornisce tutte le informazioni su un fatto accaduto. Usa il linguaggio giornalistico, caratterizzato da una sintassi semplice e da un lessico chiaro e diretto, perché deve essere letto da un vasto pubblico.
Un evento speciale unisce la primaria e la secondaria per diffondere un messaggio di pace e amicizia
Concerto per la pace: ragazze e ragazzi sul palco
Martedì pomeriggio l’aula magna della scuola si è trasformata in una sala da concerto: si è suonato e cantato insieme per la pace.
Inizio (chiamato Attacco)
3
Martedì pomeriggio, 4 nell’aula magna dell’istituto Nelson Mandela di Borgoverde, si è svolto 2 un concerto. A esibirsi sono stati 1 gli studenti e le studentesse dell’indirizzo musicale della scuola secondaria di primo grado.
Sviluppo (chiamato Corpo)
Il programma prevedeva brani suonati con clarinetti, chitarre, pianoforte e strumenti a percussione, accompagnati da canti corali. Il pubblico ha assistito con entusiasmo, applaudendo a lungo. 5 L’evento è stato organizzato per promuovere la pace e l’amicizia attraverso la musica.
Conclusione (chiamata Chiusa)
Il Dirigente Scolastico ha commentato: ”Questa è un’iniziativa che merita di essere ripetuta, perché la musica può insegnare più di tante parole”.
OCCHIELLO (sopra il titolo, introduce l’argomento)
TITOLO (presenta il fatto o la notizia)
SOMMARRIO
(sotto il titolo, riassume il senso generale dell’articolo)
FATTI
Il contenuto segue la regola delle 5 W:
1 Who? Chi è il/la protagonista?
2 What? Che cosa è successo?
3 When? Quando è accaduto il fatto?
4 Where? Dove è successo?
5 Why? Perché è successo?
Le 5 W non seguono un ordine prestabilito.
LINGUAGGIO
(utilizza frasi semplici e parole chiare e precise)
L'inclusione è servita
14 aprile 2024
E anche la lotta alla mafia: la pizzeria che dà lavoro agli autistici dedica la sua specialità al procuratore Gratteri
Nicola Gratteri – procuratore capo del tribunale di Napoli, da una vita impegnato nella lotta contro la ‘ndrangheta (la criminalità organizzata calabrese) e contro tutte le mafie – è un ospite speciale. Ma oggi, a pranzo, saranno speciali anche camerieri e pizzaioli: sono i ragazzi che a Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, lavorano – anzi, animano – PizzAut, dove Aut sta per “autismo”, una condizione che rende complicato mettersi in rapporto con gli altri. Per questo è così eccezionale questa pizzeria: i ragazzi autistici servono ai tavoli socializzando con i clienti, con tempi e modi a misura di ciascuno.
Visti i presupposti, poteva non essere speciale anche la pizza? Così, in onore del procuratore, è stata inserita nel menù la Pizza Gratteri: preparata solo con ingredienti che arrivano da terreni sottratti alla mafia e prodotti da aziende che danno lavoro a persone con disabilità.
Del resto è questo lo spirito che da sempre anima Nino Acampora, padre di un ragazzo autistico e fondatore di PizzAut: dare ai ragazzi come suo figlio la possibilità di una vita serena, di sentirsi integrati, di avere un lavoro con stipendio adeguato, di mettere a frutto le abilità che la loro condizione nasconde. E impegno e fatica cominciano a dare frutti: a PizzAut fioccano le prenotazioni, i ragazzi assunti si moltiplicano e la pizza è buonissima (in tanti sensi). Tanto che sarà servita anche all’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che per l’11 giugno ha invitato Acampora a parlare della sua esperienza a New York.
da POPOTUS, giornale di attualità per i bambini
Informazioni date COMPRENDO
Nel testo sono sottolineate le informazioni delle 5 W. Colora ogni quadratino con lo stesso colore dell’informazione a cui si riferisce.
Who? (di chi si parla)
What? (che cosa è successo)
When? (quando è successo)
Where? (dove è successo)
Why? (perché è successo)
L'eredità di Jane Goodall
Perché le scoperte di Jane Goodall sugli scimpanzé resteranno nella storia
Jane Goodall ci ha lasciati all’età di 91 anni, ma le sue scoperte sugli scimpanzé, iniziate nel 1960 nel Parco Nazionale di Gombe in Tanzania, resteranno per sempre. È grazie a questa etologa pioniera, armata solo di taccuino, binocolo e un’infinita pazienza, che non usava numeri e sigle, ma chiamava gli scimpanzé per nome, che conosciamo meglio questi primati e abbiamo ridefinito il confine tra umani e animali
Gli scimpanzé sono forti, aggressivi, ma anche dotati di grande dolcezza e intelligenza, proprio come noi. Jane Goodall scoprì la complessità e la grande umanità di questi primati, prima ancora che la scienza confermasse la stretta parentela genetica fra noi (che supera il 98 per cento). Le sue osservazioni hanno permesso di capire che: sanno creare e costruire utensili, hanno una personalità unica e capacità sociali, provano emozioni e comportamenti complessi, seguono una dieta onnivora. Queste scoperte sono importanti e vanno oltre l’etologia. Jane ha ridefinito la nostra comprensione del mondo animale, in particolare la nostra vicinanza agli scimpanzé. Jane Goodall si è impegnata molto per la pace, è stata una grande attivista, motivo per cui nell’aprile 2002 il segretario generale dell’ONU Kofi Annan l’ha nominata “Messaggero di Pace”. È stata, inoltre, insignita della Medaglia d’Oro dell’UNESCO e del grado di Grande Ufficiale per l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Valentina Rorato, da Focus Junior online, 2 ottobre 2025
etologa: studiosa del comportamento animale pioniera: chi apre una nuova strada
LE PAROLE
ANALIZZO
Struttura
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Scomparsa a 91 anni l’amica degli scimpanzé
Gli scimpanzé nel mondo
La vita di Jane Goodall
COMPRENDO
Informazioni date
Nel testo sono sottolineate alcune informazioni delle
5 W. Colora ogni quadratino con lo stesso colore dell’informazione a cui si riferisce. Colora solo i quadratini delle informazioni presenti nel testo.
Who? (di chi si parla)
What? (che cosa è successo)
When? (quando è successo)
Where? (dove è successo)
Why? (perché è successo)
FACILE
Polizia e residenti riportano a casa Snoopy
Ritrovato Snoopy, il cagnolino rapito nel quartiere
Dopo due giorni di ricerche, il piccolo Snoopy è stato ritrovato in un garage abbandonato. I rapitori sono ancora latitanti
Si è conclusa con un lieto fine la vicenda del cagnolino Snoopy, scomparso venerdì pomeriggio dal giardino della famiglia Bianchi, nel quartiere di Villa Fiorita. I padroni avevano ricevuto un messaggio di richiesta di riscatto, ma invece di pagare hanno subito denunciato l’accaduto alla polizia. Le ricerche sono partite immediatamente, coinvolgendo anche alcuni residenti del quartiere. Domenica mattina Snoopy è stato ritrovato in un garage abbandonato da alcuni poliziotti, poco lontano da casa. Era spaventato ma in buone condizioni. Gli autori del rapimento sono ancora ricercati. La signora Bianchi ha ringraziato le forze dell’ordine e i vicini per la collaborazione: “Senza il loro aiuto non avremmo ritrovato il nostro cagnolino.”
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
LA STRUTTURA
Sottolinea nel testo con i colori corrispondenti: titolo occhiello sommario
LE INFORMAZIONI
Per ogni frase dell’articolo, colora a quale delle 5 W corrisponde.
Nel quartiere di Villa Fiorita who what when where why
Per chiedere un riscatto ai suoi padroni
Venerdì pomeriggio
È stato rapito
Il cagnolino Snoopy
LAVORAINSIEME
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
In Italia si butta via meno cibo… Ma possiamo fare ancora meglio!
Ciao bambini! Avete mai pensato a quanta frutta, pane o pasta finisce nella spazzatura? In Italia la notizia è buona: stiamo sprecando meno cibo rispetto agli anni scorsi. Ma c’è ancora da impegnarsi, perché siamo sopra la media europea. Secondo il gruppo di ricerca Waste Watcher, ogni persona nel nostro Paese butta via in media 555 grammi di cibo alla settimana. Perché lo spreco è un problema? Quando buttiamo cibo, sprechiamo anche l’acqua, l’energia e il lavoro che servono per produrlo. E questo fa male al pianeta: più rifiuti, più inquinamento e più risorse consumate inutilmente. Come possiamo aiutare? Ecco qualche idea facile da mettere in pratica anche per voi bambini:
• Porzioni giuste: chiedete di mettere nel piatto solo quello che pensate di mangiare.
• Frigo amico: sistemate il cibo in modo da vedere subito ciò che scade prima.
• Ricette creative: con pane raffermo o frutta troppo matura si possono fare torte, polpette o frullati.
Se tutti facciamo un po’ di attenzione, potremo abbassare ancora di più quel numero e magari diventare i campioni europei del “niente sprechi”. Il cibo è prezioso: non lasciamolo finire nel cestino!
Maria Gentile, Il quotidiano dei bambini, 25/09/2025
Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.
LA STRUTTURA
Colora la fascia accanto al testo come indicato. inizio (attacco) sviluppo (corpo) conclusione (chiusa)
LA STRUTTURA E LE INFORMAZIONI
Per ogni affermazione segna Sì oppure No
• Nel testo è presente l’occhiello.
• Nel testo è presente il titolo.
• Nel testo è presente il sommario.
• L’articolo parla dello spreco del cibo.
Sì No
Sì No
Sì No
Sì No
• Nell’articolo ci sono dei consigli per sprecare meno. Sì No
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
IL TESTO ARGOMENTATIVO
Sai che cos’è un testo argomentativo?
Il testo argomentativo è un testo in cui chi scrive esprime la propria opinione su un tema e cerca di convincere chi legge dando delle motivazioni. Si usa per discutere su questioni importanti e per far riflettere gli altri.
Leggi le affermazioni e segna se sono vere V o false F
• Nel testo argomentativo si racconta una storia inventata. V F
• Il testo argomentativo serve per esprimere un’opinione e convincere chi legge. V F
• Nel testo argomentativo si danno motivazioni a favore di un’idea.
Trova l'intruso
Per ogni gruppo di parole, cerchia quella che non appartiene al genere indicato.
argomentativo: opinione • ragioni • fiaba • convincere cronaca: fatti • magia • ordine • realmente quotidiano: avvisi • notizie • comunità • drago
V F
AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ
Perché dovremmo piantare più alberi?
Piantare alberi è uno dei gesti più semplici e importanti che possiamo fare per prenderci cura del nostro pianeta.
Gli alberi fanno bene all’ambiente e anche a noi. Le loro foglie puliscono l’aria, trasformano l’anidride carbonica in ossigeno e rendono il mondo più respirabile. Quando fa caldo, la loro ombra è come una carezza fresca, e d’estate le città con più alberi sono più vivibili. Le radici trattengono il terreno e assorbono l’acqua piovana, aiutando a prevenire frane e allagamenti. Tra i rami trovano casa uccellini, scoiattoli, farfalle e tanti altri piccoli abitanti del pianeta.
Gli alberi rendono anche più belli i luoghi in cui viviamo. Una strada con alberi ai lati sembra più accogliente, un giardino pieno di verde invita le persone a uscire, incontrarsi e giocare.
In Italia, il 21 novembre si celebra la Giornata nazionale degli alberi, un’occasione speciale in cui si piantano nuovi alberi per imparare quanto sia importante proteggere la natura. Se tutti piantassimo anche solo un albero, il nostro mondo sarebbe più pulito, più sano e più felice. Proteggere gli alberi significa proteggere la Terra. Ogni pianta che cresce ci aiuta a mantenere vivo il nostro respiro e quello del pianeta: prendercene cura oggi vuol dire salvaguardare il futuro di tutti.
SCRIVO E IMPARO...
Scrivi insieme a me...
Scegli un tema e scrivi il tuo testo argomentativo.
Prima di scrivere
Leggi e completa: che cos’è un testo argomentativo? Usa le parole date. opinione • lettore • motivazioni • idea • convincere
Quando scriviamo un testo argomentativo, vogliamo esprimere un’ su un tema importante e cercare di chi legge. Per farlo, partiamo da un’ e la sosteniamo con buone per convincere il
Ora scrivi
Leggi le frasi e scegli l’alternativa con cui sei d’accordo.
1 Dovremmo / È inutile piantare più alberi per l’ambiente.
2 Leggere tutti i giorni non serve / è importante
3 Vivere con un animale domestico fa bene / non fa bene a tutta la famiglia.
4 Il gioco libero è meno utile / ancora meglio dello sport per crescere.
5 Andare a scuola a piedi è utile / non cambia niente per il nostro benessere e per l’ambiente.
6 Non dobbiamo / Possiamo credere a tutto quello che leggiamo in Rete.
Ora scegli uno dei temi presentati e scrivi sul quaderno la tua opinione, spiegando perché la pensi così con almeno due motivazioni.
• Prepara una breve sintesi di quello che hai scritto e leggila in classe.
Impara
VIDEO
… GLI ELEMENTI DEL TESTO ARGOMENTATIVO
Io ho scelto il tema 4... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.
Gioco libero o sport organizzato?
Giocare è una delle attività più importanti per i bambini e le bambine, ma non tutti i giochi offrono le stesse esperienze.
Il gioco libero è il modo migliore per crescere e divertirsi, perché permette di esprimersi senza limiti. Nel gioco libero si possono inventare le regole, scegliere i compagni e usare tutta la propria fantasia. Questo tipo di gioco fa sentire davvero liberi, permette di creare avventure sempre nuove e stimola la creatività più di qualsiasi altra attività.
Invece nel gioco organizzato, come negli sport con allenatori, regole precise e squadre è già tutto organizzato. Lo sport può essere utile per imparare a collaborare e per migliorare alcune abilità.
Nonostante lo sport abbia il suo valore, il gioco libero resta fondamentale, perché permette ai bambini di scoprire se stessi, di inventare mondi e di imparare divertendosi. Per questo dovrebbe avere un posto speciale nella vita quotidiana di ogni bambino e bambina.
TITOLO
(presenta il tema, ciò di cui parla il testo)
TESI
(quello che si pensa del tema)
ARGOMENTI
(ciò che si spiega a favore della tesi)
ANTITESI
(opinioni contrarie alla tesi)
ARGOMENTI
(ciò che si spiega contro la tesi oppure a sostegno dell’antitesi)
CONCLUSIONE
(ciò che si conclude dopo aver analizzato gli argomenti a favore e a sfavore della tesi)
LINGUAGGIO
(contiene riflessioni e opinioni personali)
Voglio fare la mister!
– Luca! – gli ho urlato dalla panchina. – La colpa è tua. Sei un Mister del cavolo.
– Che ne sai tu di calcio? – ha replicato. – Tu sei solo una femmina.
L’ho guardato con aria da compatimento. E siccome sono sicura che non capisce il linguaggio mimico, per mandargli un messaggio più chiaro gli ho aggiunto una linguaccia. Con pernacchia. Lui ha preso la rincorsa per venire a fare un corpo a corpo con me.
Fiuuuuuuuu!
L’ha fermato, a metà campo, il fischio dell’arbitro, cioè del maestro Juan Carlos.
– Luca! Sei in punizione – gli ha detto.
– Perché? Non ho ancora fatto niente!
– È la tua reazione che è scorretta – ha precisato il maestro.
– Ma Eva continua a parlarmi contro... Vorrei vedere lei a fare da Mister a questa squadra di broccoli! Il maestro ha guardato me con un lampo negli occhi. Poi Luca. Poi di nuovo me.
– Lo faresti, Eva?
Mi sono alzata in piedi e ho dichiarato: – Sì! Voglio fare il Mister!
È successo un pan di zucca. Luca si è piegato in due per sghignazzare:
– Ahahahaha! Eva che fa l’allenatore! Ahahaha! Un Mister donna non si è mai visto nel calcio. Non esiste una donna che faccia il Mister, non si può!
– Perché non si può? – ho chiesto. – Dove sta scritto che non si può?
– Tutti al centro del campo! – ha ordinato il maestro arbitro
Juan Carlos. – Dobbiamo chiarire alcune cose.
– Per prima cosa – ha detto il maestro, – Eva ha ragione. Non sta scritto da nessuna parte che una donna non possa fare l’allenatore. Luca potrebbe dire che in genere le donne alle-
Struttura ANALIZZO APPROFONDIMENTI
Nel testo che hai letto ci sono le due opinioni opposte di Eva e di Luca messe a confronto e l’opinione del maestro arbitro.
• Qual è il tema della discussione?
• Chi fa da “mediatore” alla discussione?
nano le squadre femminili. E ha ragione. Ma questo succede perché anche nel gioco del calcio, come in altre discipline, o in tanti ambiti della società, il pregiudizio di genere non è ancora stato superato.
– Cos’è un pregiudizio di genere? – ha chiesto Matteo.
– Una bella domanda – ha replicato il maestro. – Diciamo che per moltissimi anni - e vi parlo di millenni, eh! - le donne, nella stragrande maggioranza delle civiltà, sono state considerate inferiori agli uomini e sono state relegate ai margini della società, della politica, dell’economia. Sono state emarginate. Pensate che fino a 70 anni fa, in Italia, le donne non potevano nemmeno votare.
Emanuela da Ros, Voglio fare la Mister, in AA. VV., Noi siamo il futuro, Raffaello
COMPRENDO
Informazioni date
Segna con una X chi sostiene le opinioni seguenti.
Non sta scritto da nessuna parte che una donna non possa fare l’allenatore.
Non esiste una donna che faccia il Mister!
Il pregiudizio di genere non è ancora stato superato.
Per moltissimi anni le donne sono state considerate inferiori agli uomini.
Dove sta scritto che non si può?
COMPRENDO
E tu che cosa pensi dei pregiudizi di genere? Confrontati con la tua classe.
Rifletto
EvaLucamaestro
La Terra è tonda o piatta?
La Terra è tonda o piatta?
Nel mondo esistono persone convinte che il nostro pianeta non sia sferico. Che sia vero?
Che cosa dice la scienza
Questa è una delle leggende, dette “bufale”, più longeve della Rete, che può sembrare incredibile a chi è abituato a credere nella scienza. Eppure al mondo esistono persone convinte che il pianeta su cui viviamo sia non tondo, ma schiacciato come un frisbee.
Che cosa dicono i
“terrapiattisti”
Secondo loro il fatto che la Terra sia sferica sarebbe una favoletta inventata per tener nascosta la verità: viviamo su un disco piatto sospeso nel vuoto dello Spazio.
Come possono negare le immagini e i video ripresi dallo Spazio che mostrano senza ombra di dubbio come la Terra sia sferica? Con la strategia più usata dai “creatori di bufale”: dire che è tutto un complotto! Quelli della Società della Terra Piatta sostengono che gli astronauti e le astronaute siano stati pagati per nascondere la verità, obbligati a tacere con le minacce.
Che cosa dice chi crede nella scienza
Questa teoria risale all’antichità pre-greca e nell’arco dei secoli è stata smentita in mille modi. Ma come molte notizie false che girano in Rete, c’è ancora qualche pesciolino ingenuo che abbocca.
Che prove ci sono di tutto questo? Nessuna e senza prove non c’è teoria che tenga.
adatt. da Gabriela Jacomella, La teoria della Terra piatta!, in Focus Junior n. 165, ottobre 2017
Struttura ANALIZZO
Sottolinea con i colori indicati le informazioni relative a tema, tesi, antitesi, argomenti e conclusione.
In difesa del Pianeta
Lo sciopero di Greta Thunberg
Era una mattina d’agosto, a Stoccolma, quando Greta Thunberg decise che non si poteva più ignorare la situazione del Pianeta: i cambiamenti climatici erano preoccupanti, eppure sembrava che nessuno prendesse sul serio il problema.
Così Greta uscì da casa con un cartello di legno sottobraccio. Sopra c’era scritto “SCIOPERO DA SCUOLA PER IL CLIMA”. Aveva preparato anche dei volantini con riportati sopra alcuni fatti sul cambiamento climatico.
Quel giorno sarebbe dovuta andare a scuola. Invece, salì sulla sua bicicletta e pedalò fino al Parlamento.
Davanti a una questione tanto complessa era necessario cambiare le regole e pensare nuove leggi per proteggere l’ambiente. Nessuno poteva farlo, se non gli uomini e le donne seduti in Parlamento.
Era il 20 agosto 2018. Poiché agli adulti non sembrava importare nulla del futuro, lei era pronta a darsi da fare. Greta era sola e protestava per il bene di tutti.
La mattina dopo tornò davanti al Parlamento, portando ancora con sé il cartello. Durante quel secondo giorno di protesta, però, accadde qualcosa di incredibile: alcuni passanti decisero di fermarsi. Greta non era più sola, al suo fianco c’erano altri ragazzi e ragazze.
Al terzo giorno si era radunato un bel gruppetto di persone sedute a terra.
Al sesto giorno, Greta cominciò a suggerire a tutti di parlare della protesta anche sui social network, di condividere foto e informazioni. Giorno dopo giorno, accanto a Greta il gruppo di cittadini e cittadine decisi a seguire il suo esempio cresceva. Bisognava intervenire per salvare il Pianeta, al più presto e senza indugio.
Rifletto COMPRENDO
Con il suo straordinario impegno, Greta Thunberg ha ottenuto risultati di grande rilevo.
Che cosa ne pensi?
Confrontati in classe.
Greta Thunberg è un’attivista ambientale svedese, nata il 3 gennaio 2003 a Stoccolma. È diventata famosa nel 2018 iniziando uno sciopero scolastico per il clima davanti al Parlamento svedese, dando origine al movimento globale Fridays for Future. Greta è conosciuta per i suoi discorsi diretti e per l’impegno contro il cambiamento climatico, con cui ha portato l’attenzione dei leader mondiali sull’urgenza di agire per tutelare l’ambiente.
Greta è nello spettro autistico, che lei definisce il suo “superpotere”, e per questo è considerata un’importante attivista anche per la consapevolezza sull’autismo e la neurodiversità.
Valentina Camerini, La storia di Greta. Non sei troppo piccolo per fare cose grandi, De Agostini
Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 207.
La mappa del testo argomentativo
Ripassa il testo argomentativo completando la mappa con le sue caratteristiche.
riflessioni � argomento � tesi � personali � ragionamenti � pensa � valida � argomenti � contrarie
TEMA ANTITESI
È l’ di cui si discute
TESI
Quello che si del tema
A volte ci possono essere delle opinioni alla
IL TESTO ARGOMENTATIVO
è un testo scritto per esprimere la propria opinione su un tema e convincere gli altri
ARGOMENTI
Sono i usati per spiegare che la tesi è
CONCLUSIONE
Ciò che si conclude dopo aver portato gli a favore della tesi
È ricco di e opinioni LINGUAGGIO
VERIFICA PIÙ FACILE
Scegliere tra dolce e salato
Di solito bambini e bambine preferiscono mangiare cibi dolci rispetto a quelli salati. Il cibo dolce piace perché dà energia immediata e buonumore. Una fetta di torta o un gelato possono farci sentire felici, soprattutto nelle feste o nei momenti speciali. Inoltre, molti dolci sono legati ai ricordi, come il profumo dei biscotti dei nostri nonni o della torta fatta in casa. Il cibo salato, però, è quello che mangiamo ogni giorno: pane, pasta, pizza, formaggi, verdure, zuppe. Ci dà l’energia durante tutta la giornata per studiare, correre e crescere bene.
Mangiare solo dolci non sarebbe sano, ma neanche mangiare solo cibo salato.
La scelta migliore è sempre l’equilibrio: tanto cibo sano e salato il giusto, e un po’ di dolce per coccolarsi ogni tanto!
Leggi attentamente il testo, poi rispondi.
LA STRUTTURA
Segna se le frasi seguenti rappresentano il tema T , la tesi TS , l’antitesi AT o gli argomenti AR .
• Il cibo dolce dà energia e buonumore. T TS AT AR
• Il cibo salato ci fa crescere bene. T TS AT AR
• Il cibo dolce è il più apprezzato. T TS AT AR
• Si può scegliere tra cibi dolci e salati. T TS AT AR
• Mangiare solo dolci non è sano. T TS AT AR
LAVORAINSIEME
Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.
Compiti a casa: sì o no?
Sui compiti a casa si accende sempre un grande dibattito: da una parte i sostenitori e dall’altra quelli che pensano che siano superflui.
Chi pensa che i compiti a casa siano utili sostiene che aiutano gli studenti a imparare meglio. I compiti permettono di ripassare ciò che si è imparato in classe: quando si rifà un esercizio o si rilegge una lezione, la mente consolida le informazioni e le ricorda più a lungo. Inoltre, i compiti insegnano a organizzare il tempo, a rispettare delle scadenze.
I compiti, poi, permettono agli insegnanti di capire se un argomento è stato veramente compreso. Se molti alunni sbagliano lo stesso esercizio, l’insegnante può tornare a spiegare quel punto. Allo stesso tempo, a casa si può procedere con calma, senza la fretta della lezione, concentrandosi in un ambiente silenzioso. Altre persone, tuttavia, pensano che i compiti a casa non servano a nulla. Secondo loro gli studenti passano già molte ore sui banchi e hanno bisogno di tempo libero per giocare, muoversi, stare con la famiglia o seguire le proprie passioni.
Inoltre, alcuni dicono che i compiti possono creare stress, soprattutto quando sono troppi o difficili, e che non tutti hanno qualcuno a casa che possa aiutarli.
In conclusione, i compiti a casa possono essere davvero utili se non diventano eccessivi. L’importante è trovare un equilibrio tra dovere e tempo libero: così lo studio diventa più efficace e la giornata più serena.
MI VALUTO
• Rispondere alle domande è stato perché
Leggi attentamente il testo, poi rispondi.
LA STRUTTURA
Trova nel testo e sottolinea con i colori indicati: tema tesi antitesi argomenti conclusione
Lasciare andare
Per superare la tristezza quando una persona va via è importante imparare a lasciare andare la malinconia.
Jacopo sa che alla fine dell’anno dovrà lasciare le sue insegnanti, a settembre inizia la scuola secondaria e troverà nuovi professori e nuove professoresse. Jacopo soffre in silenzio e non ne parla. A un certo punto la sua insegnante Elena gli chiede che cosa c’è che non va. Jacopo scoppia a piangere e le dice che non ce la fa a cambiare scuola, che è triste perché non la avrà più come insegnante. Continua dicendo che lei è molto attenta a tutti i suoi alunni e alunne, che le importa di loro e delle loro storie. È divertente e sorridente, un’insegnante che dà buoni consigli e che li aiuta, valorizzando le differenze di ciascuno di loro.
Jacopo pensa che è bellissimo quando un insegnante ti fa sentire compreso e sostenuto. Jacopo è convinto che insegnanti come Elena lascino il segno e un buon ricordo.
Scegli un compagno o una campagna con cui ti trovi bene a parlare e svolgi l’esercizio con lui o lei. Leggete a turno e a voce alta le domande e ognuno scrive le risposte sul proprio libro.
• Quali emozioni provi alla fine della scuola? Ti dispiace lasciare un compagno/una compagna o la tua/il tuo insegnante? Perché?
• Se potessi parlarne con la persona stessa, che cosa le diresti?
• Quali sono, secondo te, le fatiche del lasciare andare una persona importante?
• Quali cose o quali azioni possono tranquillizzarci e farci accettare che una persona scelga un’altra strada?
Poi scambiatevi i libri e leggete le risposte del compagno o della compagna. Le sue risposte vi sono utili? Aggiungono qualcosa alle vostre?
Scrivete infine insieme tre soluzioni o strategie su come si fa a “lasciare andare“ qualcuno/a o qualcosa.