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COSMO LINGUAGGI - LETTURE CL 4

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LETTURE

LUISA BORDIN - ELIANA GUZZO

ISBN 979122310235-0

© 2026 Rizzoli Education S.p.A. – Milano

Tutti i diritti riservati

Rizzoli Education S.p.A.

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Realizzazione editoriale

Coordinamento editoriale Mauro Traversa

Coordinamento redazionale Elisabetta Gabellich

Progetto grafico Ka Communications

Redazione e ricerca iconografica Susanna Fornili

Elaborazione immagini e impaginazione Ka Communications

Disegni Giorgio Bacchin, Silvia Baroncelli, Elisa Bellotti, Anna Laura Cantone, Valentina Fontana, Alessia Girasole, Elena Iarussi, Valentina Magnaschi, Alessia Mannini, Roberta Notarangelo, Domenico Russo, Filippo Pietrobon, Roberto Tomei

Copertina Ka Communications

Ideazione del personaggio Cosmo Ka Communications

Illustrazione di copertina Valentina Fontana

Referenze iconografiche Getty Images © 2026. Alamy Stock Photo © : p. 83 Maximum Film, pp. 112.113 Prisma Archivio, p. 113 in basso Pictorial Press LTD, pp 158-159 Parinya Suwanitch, p. 161 Pictoriasl Press Ltd, p. 162 dpa/Ipa, p. 165 MaxPPP /Ipa, p. 171 Keystone Pictures Usa, p. 174 Photo Vaul, p. 198 All Stra Picture Library. Mondadori Portfolio 2026: p. 218 Zuma Press.

Imparo a stare bene Sofia Dal Zovo Leggo, Scrivo e Imparo Stella Nosella

Contenuti digitali

Progettazione Fabio Ferri, Nicola Barzagli

Realizzazione EICON S.r.l., IMMAGINA S.r.l., Isabella Spagni, Lumina Datamatics, Silvia Sferruzza.

Audio IMMAGINA S.r.l

Contenuti per la didattica inclusiva

PariPasso è il progetto promosso da Rizzoli Education sul tema dell’inclusione e delle pratiche di insegnamento/apprendimento incentrate sulla didattica inclusiva.

Validato da un comitato scientifico di esperti del settore, il progetto si ispira ad alcuni principi fondamentali:

1. progettazione di strumenti didattici disegnati in funzione dei diversi stili cognitivi e i ritmi di apprendimento delle studentesse e degli studenti

2. valorizzazione di pratiche di insegnamento/ apprendimento personalizzate, efficaci e significative, anche mediante il ricorso a contenuti e strumenti digitali

3. valorizzazione di tutti gli apprendenti, in modo che a ciascuno sia garantito il successo formativo

4. promuovere una didattica sempre connessa a un’idea di cittadinanza attiva, critica e responsabile

Il processo di progettazione, sviluppo, produzione e distribuzione dei testi scolastici di Rizzoli Education S.p.A. è certificato UNI EN ISO 9001.

Ristampe:

Questo volume è stampato da: Grafica Veneta, Trebaseleghe (PD) Stampato in Italia – Printed in Italy

Prima edizione:gennaio2026

Descrivere

Descrivere

Leggo...

Creta, 1462 a.C. - Il vero tesoro

Stella Nosella 135

Scrivo e imparo... 136 ... gli elementi del racconto storico

La prima semina Luisa Bordin - Eliana Guzzo 137

La bambina che inventò la scrittura

Sinan Ya ar 138

La tomba reale Nadia Vittori

Dove finisce il mondo Stefano Bordiglioni 142

La tartaruga di Cheng Stefano Bordiglioni 144

ASCOLTO • Il gioco della vela Stefano Bordiglioni

MAPPA del racconto storico

VERIFICA PIÙ FACILE • Le meraviglie della porpora Luisa Bordin - Eliana Guzzo 148

VERIFICA • Uno spettacolo indimenticabile

Luisa Bordin - Eliana Guzzo 150

LEGGO A MODO MIO • La bambina faraone

Isabella Paglia 152

IMPARO A STARE BENE

Capire gli altri Sofia dal Zovo

Leggo... Walt Disney e il suo primo topo

La prima volta in bici Stella Nosella 159

Scrivo e imparo... 160 ... gli elementi del racconto biografico e autobiografico

La prima cosmonauta Rachel Ignotofsky 161

Wisława Szymborska Chiara Carminati 162

Charles Darwin Jacopo Olivieri

Bebe Vio Bebe Vio

MAPPA del racconto biografico e autobiografico

VERIFICA PIÙ FACILE • Achim Luisa Bordin - Eliana Guzzo

VERIFICA • L’archeologa Maria Reiche Elena Favilli - Francesca Cavallo

IL DIARIO

Imparo gli elementi del diario

Una finale

INDICE

IL TESTO POETICO

Leggo...

190

Una giornata di sole Stella Nosella 191

Scrivo e imparo... 192

... gli elementi del testo poetico

Fare la pace Roberta Lipparini 193

Rime baciate

Filastrocca delle parole Gianni Rodari 194

Rime alternate

....................... Roberto Piumini 195

I versi sciolti

Faremo una poesia Chiara Carminati 196

Se fossi un albero Giusy Quarenghi 197

Onomatopee, allitterazioni e anafore

Mastro Geppetto Roberto Piumini 198

Penso al mare Chiara Carminati 199

Personificazione e similitudine

Filastrocca degli uccelli Sabrina Giarratana

Filastrocca della pace Bruno Tognolini 200

In un libro Roberto Piumini 201

ASCOLTO • La terra si è sentita male

Erminia Dell’Oro 202

LA MAPPA del testo poetico 203

VERIFICA PIÙ FACILE • Filastrocca delle scuole Sabrina Giarratana 204

VERIFICA • Filastrocca dei diversi da me

Bruno Tognolini 205

LEGGO E ASCOLTO UN CLASSICO

Curiamo il paesaggio

Il giardino segreto Frances Hodgson Burnett 206

Discutendo si impara 215

I TESTI ESPOSITIVI

IL TESTO INFORMATIVO

Leggo...

Il drago di Komodo Stella Nosella 217

Scrivo e imparo... 218

... gli elementi del testo informativo

Lo sport fa bene al corpo e alla mente

Luisa Bordin - Eliana Guzzo 219

Plastica: nemica o no? Stefano Varanelli 220

La medicina nell’antico Egitto Autori vari 221

Scopri insetti e ragni Autori vari 222

Chi siamo Maureen Hunter-Bone - Thea Feldoman

ASCOLTO • Le api Rossella Kohler

224

225

LA MAPPA del testo informativo 226

VERIFICA PIÙ FACILE • La Terra e la sua popolazione Autori vari 227

VERIFICA • Turisti sugli sci Autori vari 228

IL TESTO REGOLATIVO

Imparo gli elementi del testo regolativo

Palla bandiera a squadre Luisa Bordin - Eliana Guzzo 230

Il galateo a tavola Maria Cristina Palanti 231

Costruiamo un sottomarino

Associazione Les Petits Débrouillards 232

Gioco dell’oca “ecologica” Luisa Bordin - Eliana Guzzo 234

ASCOLTO • Diamo voce alle zucche

Walter Maioli - Manuela Stefani 235

LA MAPPA del testo regolativo 236

VERIFICA PIÙ FACILE • Fotoreporter per gioco Sigrid Loos - Laura Dell’Aquila 237

VERIFICA • Riccio di cioccolato Susanna Fornili 238

IMPARO A STARE BENE

Il barattolo della fiducia Sofia dal Zovo 239

PER RICOMINCIARE

L’anno scorso hai imparato che esistono tanti tipi di testo. Te li ricordi?

TESTO INFORMATIVO

TESTO REGOLATIVO

Do istruzioni o regole.

AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ

MITO FIABA

LEGGENDA

DESCRIZIONE FAVOLA POESIA

Leggi gli indovinelli e colora il fumetto con il colore del cartellino corrispondente.

Do informazioni su argomenti specifici di scienze, storia, geografia…

I personaggi sono animali che si comportano come gli esseri umani.

Comincio con “C’era una volta…”

Spiego l'origine del mondo in modo fantastico.

Spiego in modo fantastico l’origine di un fatto.

Permetto di immaginare meglio luoghi, persone o animali.

Sono scritto in versi.

La favola e la fiaba

1 - Il lupo e la cicogna

Una volta un lupo divorò un montone, ma un ossicino gli rimase conficcato in gola. Dopo poco incontrò una cicogna che gli chiese: – Che cosa ti succede, lupo, ché ti lamenti tanto?

– Ahimè, sto per morire. Ho un ossicino in gola!

La cicogna infilò il lungo becco giù nella gola del lupo e riuscì a estrarre l'osso. Il lupo respirò di gioia e corse via. – Che cosa mi darai in cambio? – gli gridò la cicogna.

– Mai più in vita mia mangerò una cicogna – rispose il lupo sollevato.

2 - Il tesoro

Ayzik figlio di Reb Yekl, fece un sogno: sotto un lato del ponte di Varsavia c'era un tesoro sepolto, e aspettava proprio lui. Allora andò a Varsavia e vide, nel punto che gli era apparso in sogno, un soldato di guardia che fermò Ayzik per chiedergli cosa stava facendo. Il figlio del Rebbe gli raccontò ogni cosa: aveva fatto un sogno così e così, e poi aveva deciso di dare un'occhiata. Il soldato scoppiò a ridere: – Bisogna essere davvero stupidi, per dare retta ai sogni! Io, per esempio, ho sognato che in casa di Ayzik c'è un tesoro sepolto sotto la stufa. Ma non mi è mai certo venuto in mente di andare fin là a vedere! Ayzik lo salutò, corse a casa, scavò sotto la stufa e trovò un tesoro che lo fece vivere da signore per il resto della vita.

Francesca Lazzarato, L’esilio di re Salomone, Mondadori

Leggi attentamente i due testi, poi scegli l'alternativa corretta e completa le frasi.

• Nella fiaba i personaggi sono generalmente persone / animali come nel testo

• La favola di solito inizia con “Una volta….” / ”Ai nostri giorni…” come nel testo

• La fiaba di solito finisce con un lieto fine / una morale come il testo

• La favola di solito finisce con un insegnamento / ”…vissero felici e contenti” come il testo

Il mito e la leggenda

1 - Come nacquero gli animali

Napi era l'aiutante del Sole. Mentre il Sole riscaldava la Terra e la illuminava con i suoi raggi splendenti, Napi aggiustava tutto quello che c'era da aggiustare: montagne che si sbriciolavano, fiumi che non riuscivano a trovare un passaggio per arrivare fino al mare, prati che inghiottivano i fiori e sputavano fuori i sassolini colorati…

Un giorno Napi, non avendo nulla da fare, poiché aveva finito presto il suo lavoro, vide un blocco d'argilla. Le sue mani non erano abituate a stare ferme e così incominciarono a modellare l'argilla. Uno dopo l'altro fecero tutti gli animali e li distribuirono qua e là per il mondo.

Elio Giacone, Miti e Leggende sulle origini del mondo e i suoi abitanti, Gaia Edizioni

2

- Il vasaio lungo il fiume

Nell'antico Giappone di 3000 anni fa, viveva un vasaio che lavorava l'argilla seduto lungo il fiume. Un giorno passò il cavaliere Jinmu, che gli si avvicinò

– Che fai? – gli chiese sottovoce.

– Una ciotola per contenere noci, nocciole e castagne. Il cavaliere, arrivato in città, ordinò la raccolta di quei frutti, affinché le ciotole del vasaio non rimanessero mai vuote. Un giorno il cavaliere arrivò accompagnato da mille guardie. Era diventato imperatore.

– Che fai? – chiese.

– Una scodella per il riso.

L'imperatore tornò a palazzo, e ordinò la coltivazione del riso, affinché nessuna scodella del vasaio rimanesse vuota e nessuno rimanesse senza un pasto. Poi pensò che il suo era un popolo fortunato, grazie al suo amico vasaio.

Leggi attentamente i due testi, poi completa le frasi.

• Il testo è una leggenda perché spiega l’origine di una tradizione popolare.

• Il testo è un mito perché spiega l’origine di alcuni esseri viventi.

La descrizione e la poesia

Una stanza per Olimpia

Al piano di sopra della casa di Ada c'era un corridoio su cui si aprivano quattro porte. Il pavimento era rivestito di una moquette blu, le porte erano azzurre e la stanza in cui entrò Olimpia aveva una tappezzeria a fiorellini, un lettone con una trapunta morbidissima e tende alle finestre: tutto rigorosamente blu e azzurro. Sul comodino (blu come il letto, quasi nero) c'era una piccola lampada azzurra, con una lampadina blu che faceva una luce blu. Sembrava di stare in un acquario o dentro il mare. Sotto il cuscino Olimpia trovò una camicia da notte con una grande luna chiara e delle stelle in rilievo; se la mise ed era esattamente della sua misura. Sul comodino c'era una scatoletta di plastica azzurra con dentro uno spazzolino da denti e un piccolo tubetto di dentifricio. Ada diede a Olimpia un asciugamano a quadri bianchi e blu e la accompagnò in bagno.

Una zanzara pazza

Una zanzara pazza, ronzando con sveltezza a zonzo sulla piazza, puntò su di una pizza. Ma Zeno il pizzaiolo, disse con mezza stizza: “Eh no, la pizza no!”: e zac, con una pezza e con destrezza, al volo, la zanzara ammazzò.

Roberto Piumini, Ridi ridì, BUR Ragazzi

Leggi attentamente i due testi, poi segna se le frasi si riferiscono alla descrizione o alla poesia

• È scritta in versi.

descrizione poesia

• Spiega le caratteristiche di un luogo.

descrizione poesia

• Permette di immaginare bene un luogo. descrizione poesia

• Sono presenti delle rime. descrizione p ia

Sara Marconi, Olimpia e le principesse, illustrazioni F.Fiorin, Lapis

Il testo informativo e regolativo

Un orso speciale

Per l'aspetto e per alcuni comportamenti, il panda maggiore assomiglia molto agli orsi. È un eccellente arrampicatore, un buon nuotatore, un forte corridore che sa sfuggire ai nemici quali il lupo, la pantera e l'orso bruno. Come gli orsi, vive nella maggior parte dei casi da solitario e si muove al suolo, arrampicandosi sugli alberi solo quando è inseguito. Ma le somiglianze tra il panda maggiore e l'orso si limitano a questi aspetti. Il panda è dotato di una particolarità. Infatti è l'unico mammifero a essere munito di un sesto dito che funge da pollice opponibile, di cui si serve per spogliare delle foglie i fusti di bambù. Diversamente dall'orso, il panda maggiore è diventato quasi del tutto erbivoro. La base della sua alimentazione è costituita dal bambù; quando i bambù muoiono, dopo la fioritura, la sopravvivenza dei panda maggiori è gravemente minacciata.

Olivier Seigneur, Frédéric Bosc, Ba Jing il panda, Mondadori, 1991

Kalagak

Ci serve:

• una tazza e un bel mucchietto di fagioli/sassolini che la riempiano a metà.

Un gioco per:

• 2 o più partecipanti.

1 I giocatori riempiono una tazza di fagioli o sassolini e la girano velocemente facendoli cadere per formare un piccolo mucchio.

2 Al proprio turno il giocatore deve prendere un fagiolo per volta, senza far muovere gli altri.

3 Se non riesce, il gioco passa a un altro partecipante che continuerà sino al suo primo errore. Si continua così a turni alternati.

4 Vince il giocatore che raccoglie l’ultimo fagiolo, o chi ne ha raccolti di più, quando finiscono.

Carlo Carzan, Trottole, ruzzole, lippa e compagnia, Terre di mezzo Editore

Leggi i due testi poi scrivi nel quadratino R se la frase si riferisce al testo regolativo, oppure I se si riferisce al testo informativo.

• Dà delle informazioni.

• Dà delle istruzioni.

• È di tipo scientifico.

• Utilizza un linguaggio specifico.

• Utilizza un linguaggio semplice e chiaro.

• Sembra un elenco.

1

Per prima cosa... respirare!

Prima di iniziare qualcosa di importante, fermati un attimo e rilassati con il respiro. Ti aiuterà a sentirti meglio e ad affrontare tutto con calma.

In classe scegliete un compagno o una compagna che leggerà il brano e vi guiderà nell’attività. Oppure ascoltate la lettura d ll i

Se rimaniamo seduti sulla sedia, proviamo a tenere la schiena diritta, non appoggiandola però allo schienale della sedia. Possiamo immaginare che ci sia un filo che parte dal basso, dal coccige, e scorre lungo tutta la nostra colonna vertebrale. Teniamo le gambe leggermente divaricate e parallele alla schiena e poggiamo le mani, con delicatezza, sulle gambe.

Se siamo seduti a terra a gambe incrociate, stiamo comunque su uno o due cuscini che ci permettano di avere una seduta un po’ più alta rispetto alle nostre gambe incrociate. Così evitiamo, soprattutto se non siamo allenati, che le gambe si addormentino e ci provochino fastidio. Meglio se togliamo le scarpe.

ASCOLTO

2

Teniamo gli occhi aperti, e guardiamo un punto davanti a noi, leggermente più basso della nostra linea di orizzonte Stiamo in silenzio e prestiamo attenzione al nostro respiro.

3 Respiriamo con il naso: l’aria entra dal naso, l’aria esce dal naso… È un respiro lento. Immaginiamo che con ogni inspirazione entri aria sotto forma di luce bianca, scenda dal naso e raggiunga tutte le parti del nostro corpo, fin giù alle dita dei piedi, portando ossigeno. Invece quando espiriamo, l’aria esce sotto forma di luce nera. Inspiriamo… luce bianca, espiriamo… luce nera.

4

Svolgiamo l’esercizio per tre volte e, durante lo svolgimento, manteniamo il nostro corpo rilassato. Ricordiamoci solo di tenere la schiena dritta. E non preoccupiamoci se ci viene da sbadigliare: è il corpo che si rilassa

Dopo l’attività mettevi a coppie e, a turno, intervistate il vostro compagno o la vostra compagna sull’esperienza. Seguite come traccia le domande date.

• Hai mai fatto un esercizio di respirazione?

• Come ti sei sentito/a durante l’attività? Eri tranquillo/a? O agitato/a? O annoiato/a?

• Sei riuscito/a a mantenere il respiro calmo?

• Che cosa ha immaginato la tua mente?

• Come ti senti ora? Sei più rilassato/a?

• Ti è piaciuto fare questa attività? Se dovessi rifare l’esperienza, che cosa terresti uguale e che cosa cambieresti?

Come possiamo leggere in modo espressivo un testo?

AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ

Prima di tutto ci aiutiamo con la punteggiatura!

È vero, si deve far sentire se c’è un punto di domanda o un punto esclamativo!

Per non andare troppo veloci ci sono le pause: punti e virgole!

Se ci sono dei dialoghi si possono fare le diverse voci dei personaggi.

Punteggiatura • Intonazione •

E non è lo stesso leggere un testo che fa ridere o piangere. L’intonazione è importante!

Si può anche usare un volume della voce diverso a seconda di ciò che si legge!

Una nuova compagna di banco

Quando l’ho vista entrare in aula, ho notato solo una bambina magra con i capelli neri, ed erano i capelli neri più lucidi che avessi mai visto.

– Vi presento la vostra nuova compagna – ha annunciato il maestro.

– Ciao – ha detto la bambina con un sorriso. Nessuno le ha risposto, solo io le ho rivolto un timido cenno per salutarla. Lei mi ha guardato e io, imbarazzato, ho subito abbassato lo sguardo.

– Mi chiamo Stella – ha aggiunto lei.

– Salutatela, bambini! – ha ordinato il maestro.

– Ciao, Stella! – abbiamo strillato tutti in coro. Dopo aver salutato Stella, mi sono reso conto che l’unico banco libero in classe era quello vicino a me. Stavo seduto per conto mio, perché non riesco a non ripetere a voce alta tutto ciò che scrivo, il che fa perdere la concentrazione agli altri.

– Mi piace questo pianeta – ha detto Stella, e sia il maestro che noi alunni siamo rimasti allibiti. Lei poi si è tappata la bocca con la mano e si è messa a ridere; e la sua risata contagiosa si è attaccata prima al maestro e poi a tutti gli altri. Ne è nato un concerto di risate e singhiozzi. Solo quando lei ha smesso di ridere (la sua era una risata musicale, un po’ cristallina) anche noi siamo riusciti a fermarci.

– Io sono Germàn – le ho comunicato con il mio solito fare goffo.

– Sì, lo so – ha detto lei.

Io mi sono sentito felice... la bambina più divertente del mondo era la mia nuova compagna di banco.

Roberto Fuentes, Stella, trad. Maria Bastanzetti; illustrazioni dell’autore, Piemme, 2019

Punteggiatura

Leggi nel modo indicato i segni di punteggiatura presenti nel testo.

• Punto: fai una pausa contando a mente fino a tre.

• Virgola: fai una pausa breve, conta uno.

• Punto e virgola: fai una pausa un po’ più lunga della virgola, conta due.

• Punto esclamativo: usa un tono di stupore e meraviglia e fai una pausa lunga, contando fino a tre, per sottolineare ciò che hai letto.

• Puntini di sospensione: fai una pausa lunga, contando fino a tre, per creare un po’ di suspense o aspettativa.

Intonazione

Leggi il brano a un tuo compagno o compagna prestando attenzione all’intonazione corretta.

L E G G O

Punteggiatura • Intonazione

L'acchiappasogni

Quando entro in classe, Zoe è in piedi su un banco e sta cercando di tirare su anche una seggiola. – Mi aiuti?

Metto lo zaino a terra. Zoe proprio non ci arriva. È capitata qui da una settimana e ancora non ha afferrato che in questa classe è guerra aperta: maschi contro femmine. Dovrebbe essere facile da capire. Maschi, tipo me, contro femmine, tipo lei.

– Ehi, mi aiuti o no? Devo appendere questo ora che non c’è nessuno...

Mi trascino fino al suo banco, l’ultimo in fondo all’aula dal lato delle finestre.

– Che roba è?

– È un acchiappasogni. Tienimi ferma la seggiola che devo arrivare lassù – spiega, salendoci sopra e indicando la veneziana.

– Un che? – faccio io mentre afferro le gambe della seggiola.

– Un acchiappasogni, uno strumento degli indigeni del Nord America. Serve ad allontanare sogni dannosi. Vedi? Il cerchio rappresenta il ciclo della vita e l’universo, poi c’è la rete per acchiappare i sogni. Se sono buoni vengono mandati sul filo di perline che indica la natura, se sono brutti vanno verso le piume di uccello per allontanarli.

– E tu porti questo coso a scuola per...

– Perché qui c’è un’aria strana... – dice sottovoce, come per confidarmi un segreto. – Io ho cambiato un paio di scuole, ma questa qui... Insomma, non credi?

Silvia Vecchini, Maschi contro femmine, Mondadori

Punteggiatura • Intonazione

Continua a colorare con il viola i punti di domanda presenti nel testo.

Quando incontri un punto di domanda nella lettura, usa l’intonazione tipica della domanda.

Punteggiatura • Intonazione

Endill Swift

Fino all’età di nove anni Endill Swift visse in una grande casa di legno, alla periferia del villaggio di Duntinnie. Si chiamava Villa Patibolo, ma il nome non l’aveva scelto la famiglia Swift.

Endill trascorreva gran parte del suo tempo correndo per casa, in esplorazione. Uno dei suoi posti preferiti era il corridoio d’ingresso, decorato da centinaia di oggetti esotici che il nonno aveva raccolto nei suoi viaggi sul continente. C’erano vasi di forme e misure diverse, cristalli di rocca, tappeti, sculture antiche e molti altri oggetti che non si sapeva a cosa servissero. Se non c’erano lavoretti da fare, si nascondeva dietro la poltrona più grande del salotto, per divertirsi con i suoi giocattoli.

Gli piaceva smontarli e rimontarli in un altro modo, per crearne di nuovi, finché non dimenticava che forma avevano all’inizio. Una volta, cominciò a smontare dei mobili con un cacciavite che aveva trovato vicino al capanno del giardino, ma fu colto con le mani nel sacco da sua madre, che gli disse di rimettere tutto a posto.

– Sei terribile, Endill – gli disse ridendo. – Se potessi, smonteresti anche te stesso.

Sebbene lo sgridasse, Endill sapeva che la mamma non era mai in collera con lui. Quando lo inseguiva, non faceva che ridere, e loro due si rincorrevano per tutto il giardino, finché crollavano esausti sui pendii erbosi, accanto all’orto.

Stuart McDonald, Le avventure di E. Swift, Mondadori

Punteggiatura • Intonazione

Segui quello che hai imparato nelle pagine precedenti sull’uso dei punti e delle virgole e, leggendo il testo, dai la giusta intonazione.

Quando parla la mamma (parte evidenziata in azzurro) utilizza un tono di voce di finto rimprovero.

Ascolta il brano letto da un tuo compagno o da una tua compagna.

L E G G O

Punteggiatura • Intonazione

Un colpo da maestro

Un ragazzo in maglia viola raccolse il pallone da terra, lo strinse forte sotto il braccio destro e iniziò a correre verso la metà campo avversaria. Marco si precipitò a placcarlo, ma alla sinistra spuntò un altro giocatore dei Mastini, ancora più veloce, che ricevette il passaggio e si mise a correre con la palla lungo la linea di touche. Ormai mancavano venti metri alla meta e sembrava che niente potesse fermarlo.

– Vai Francesca! Alle gambe! – L’urlo di Cristiano riempi l’oratorio. Don Tarcisio la riconobbe e all’improvviso si accese: – Forza Francesca! Raggiungilo!

La ragazzina in un attimo si girò verso l’avversario che ormai dava le spalle a tutti, lo puntò, lo raggiunse con uno scatto bruciante e con l’agilità di un gatto si tuffò verso di lui. Lo colpì con una specie di schiaffo alle caviglie, forte quel tanto che bastava a farlo inciampare e cadere oltre la linea che delimitava il campo.

L’oratorio fu scosso da un boato. – Brava! – si lasciò sfuggire l’uomo con i baffi.

– Ma si può fare quella cosa lì? – chiese don Tarcisio.

– Certo che si può. Noi la chiamiamo “francesina” ed è uno dei movimenti più spettacolari del rugby.

La sanno fare solo i più grandi campioni. Quella ragazzina ha abilità, sfrontatezza e coraggio.

– Guardi, non me ne parli, – rispose il parroco con un sorriso, ripensando all’episodio delle chiavi. Pochi secondi dopo l’arbitro fischiò la fine della partita.

Punteggiatura • Intonazione

Segui le indicazioni più adatte, tra quelle suggerite finora, per leggere il brano con un’intonazione corretta.

Leggi la parte evidenziata in verde cercando di far immaginare l’azione che porta al boato del pubblico.

Prova per esempio a dare un ritmo sempre più incalzante, come fanno i giornalisti durante le telecronache sportive.

Simone Battaggia, La mischia e il grande fon, Scrittori di Classe - Coordinamento editoriale a cura de La Gazzetta dello Sport

L E G G O Intonazione

Z come zitto

Io non voglio stare ZITTO, la parola è un mio DIRITTO

Non mi basta bisbigliare, ho bisogno di gridare: le parole per sapere, le parole per potere, le parole per giocare, le parole per amare, le parole per capire, le parole per agire... Userò, perché mi piace, le parole... della PACE.

AA.VV., Le parole per stare insieme, Giunti-Fatatrac

Intonazione

Leggere questa filastrocca in modo espressivo ti aiuta a comprendere meglio il significato:

• leggi con un tono più forte le parole scritte in MAIUSCOLO o più in grande;

• leggi con un tono più basso, quasi un bisbiglio, le parole scritte in piccolo

Quando leggi le parole sottolineate, fai dei gesti con le mani o dei movimenti con il corpo che spieghino il significato, ad esempio:

• sapere: toccati con un dito la tempia per indicare il luogo del tuo sapere;

• potere: stringi e solleva i pugni per dare un’immagine di forza, ecc.

Un progetto per la fiera di scienze

Ho cominciato a guardarmi in giro e, intanto che Auggie accendeva il computer, a esaminare tutto quello che c’era nella stanza.

– Ehi, ma hai una consolle per videogiochi? Possiamo giocarci?

– Guarda che siamo qui per lavorare al progetto della fiera di scienze, amico.

– Possiamo giocarci? Ti prego!

Ma Auggie si era già collegato al sito della scuola e adesso stavamo scorrendo l’elenco dei progetti di Scienze. Con un sospiro sono andato a sedermi su uno sgabellino vicino a lui.

– D’accordo, che ne pensi di questo? – mi ha chiesto, voltando lo schermo verso di me in modo che potessi leggere. – “Costruire una Meridiana”. Forte, no?

– Non possiamo fare semplicemente un vulcano?

– Lo fanno tutti, un vulcano.

– Certo, perché è facile – gli ho fatto notare.

– Questo è il nostro – ha detto August, indicando sullo schermo la foto di un mucchietto di patate da cui spuntavano dei fili elettrici. – “Come costruire una batteria organica con delle patate”. Questo sì che è forte. Potremmo chiamarla Patalampada, o roba del genere. Che ne dici? È un buon progetto, Jack. Dobbiamo farlo.

– Bene, come vuoi – ho fatto spallucce. In quel momento hanno bussato alla porta. Una ragazzina ha fatto capolino. Non si aspettava di vedermi.

– Oh, ciao – ha detto a tutti e due.

– Ehi, Via – ha detto August, tornando a guardare lo schermo del computer. – Via, lui è Jack. Jack, lei è Via.

Raquel Jaramillo Palacio, Wonder, Giunti

Dialoghi LEGGO

Continua a colorare come indicato le parole pronunciate dai diversi personaggi della storia.

narratore/Jack

Auggie/August

Via Aiutati con i suggerimenti delle pagine precedenti che ritieni più adatti e leggi caratterizzando ogni personaggio.

La pozione fabbricatopo

N – Carro piccino – tubò la Strega Suprema – la tua cioccolata è qvi; fieni sul palco, ficino a me, e saluta tutte qveste puone signorre.

La sua voce adesso era fin troppo dolce e gentile, quasi sciropposa. Bruno sembrava un po’ perplesso, ma si degnò di salire sul palco accanto a lei, poi la squadrò ben bene e disse:

– D’accordo... e dov’è la mia cioccolata?

Intanto la strega che l’aveva fatto entrare chiudeva la porta a doppia mandata e bloccava le maniglie con la catena. Bruno non se ne accorse: era troppo occupato a reclamare la sua cioccolata.

– Manca un minuto alle trre e mezzo! – annunciò la Strega Suprema.

– Che diavolo succede? – disse Bruno.

Non sembrava spaventato, ma neppure a suo agio.

– Che succede? – ripetè. – Voglio la mia cioccolata!

– Trrenta secondi – gridò la Strega Suprema afferrando Bruno per un braccio.

Lui si liberò come uno strattone e la fissò. Tutte le streghe gli tenevano gli occhi addosso.

– Fenti secondi!

– La mia cioccolata! – strillò Bruno, improvvisamente sospettoso. – Datemi la mia cioccolata e lasciatemi andare.

– Qvindici secondi!

– Ma siete matte? Voglio sapere cosa succede, insomma!

– gridò Bruno.

– Dieci secondi! – urlò la Strega Suprema.

Leggi il brano e segna nei quadratini chi racconta o chi parla nel testo.

N narratore

SS Strega Suprema s strega b Bruno

Dialoghi LEGGO

– Nofe... otto... sette... sei... cinqve... quattrro... trre... due... uno... zerro! Fuoco!

Avrei giurato di sentir suonare una sveglia. Bruno fece un salto, come se gli avessero piantato con forza uno spillone nel di dietro. – Ahiiii!

E balzò così in alto che atterrò sul tavolino sistemato in mezzo al palcoscenico. Urlava, si dimenava, saltellava. A un tratto tacque. Tutto il suo corpo si irrigidì.

– La sfeglia ha suonato – annunciò la Strega Suprema.

– La Pozione Fabbricatopo fa il suo effetto!

Poi si mise a saltare per tutto il palcoscenico, battendo le mani guantate e cantò:

– Qvesto orrrendo pidocchietto trrasforrmato è in un istante in un tenero sorrcetto, in un topo saltellante!

Dialoghi LEGGO

In classe dividetevi in più gruppi di 4 tra compagni e compagne. In ogni gruppo decidete chi fa il narratore, la Strega Suprema, la strega, Bruno. Poi, a turno, ogni gruppo legge il brano. Ricordatevi di caratterizzare il personaggio che ognuno interpreta.

Roald Dahl, Le Streghe, Salani, Milano 2021

C A P I R E

UN TESTO

Come possiamo comprendere e analizzare un testo quando lo leggiamo?

COMPRENDO

A Colpo d'occhio mi faccio una prima idea sul brano, leggendo il titolo, osservando le immagini e la struttura.

LEPAROLE

Controllo e scopro il significato delle parole e delle espressioni usate.

COMPRENDO

Leggo il brano per capire il Significato: qual è l’argomento generale, il senso globale e lo scopo del testo.

ANALIZZO

Esploro il testo riconoscendo i suoi elementi caratteristici.

COMPRENDO

Ricavo le Informazioni date e nascoste, sia quelle contenute nel brano, sia quelle che riesco a ottenere dalle mie conoscenze sull’argomento.

LAGRAMMATICA

Osservo le frasi, la coesione e la correttezza delle parole

COMPRENDO

Rifletto su quanto ho letto e mi faccio delle domande

COMPRENDO

Colpo d'occhio

Prima di leggere il racconto, osserva il titolo e l'immagine. Quale idea ti fai sul testo?

Parlerà di un bambino che vede un supereroe.

Parlerà di un bambino che vede un mago.

Parlerà di un bambino che vede un film alla televisione.

L'uomo dai piedi di ferro

Nella vostra città abita un bambino che si chiama Daniele. È un bambino come voi, che va a scuola tutti i giorni; gli piacciono le avventure. Ma non crediate che si accontenti delle avventure lette sui libri: lui vuole viverle, vuole cacciare i leoni in Africa, e sogna di stare in India su un elefante tutto bianco, in attesa della tigre nascosta nella giungla. È un bambino senza paura, ma non può andare né in America né in India e, quindi, si accontenta di dare prova del suo coraggio qui in città.

L’altra sera per esempio, verso le sei, Daniele tornava da scuola. È inverno e a quell’ora comincia a far scuro: i lampioni sono accesi e sembrano tante lune appese tra gli alberi. D’improvviso, però, uno strano spettacolo lo fece arrestare incuriosito. Un uomo stava salendo su di un palo della luce. Ma come saliva! Aveva due lunghissimi piedi a forma di falce che dovevano essere anche affilati. Daniele fiutò il mistero e si avvicinò restando nell’ombra. I piedi dello strano uomo dovevano essere di ferro, perché scintillavano alla luce dei lampioni. Quando fu in cima, l’uomo tirò fuori da una tasca un bastone luccicante e tracciò nell’aria tre cerchi.

Daniele non aveva mai visto un mago, ma era certo che l’uomo del palo lo fosse. Chissà cosa significavano i tre cerchi! Stava ancora chiedendoselo, quando vide l’uomo scendere rapidamente dal palo e, a terra, tracciare con il bastone un altro cerchio attorno a sé. Appena terminato, il selciato si aprì sotto i suoi piedi e lo inghiottì.

Furio Jesi, La casa incantata, Salani, Milano 2011

Nella grotta

Francia, 16000 anni fa.

A fatica il giovane sapiens procedeva tra le pareti della grotta. Doveva vincere la paura e andare avanti. Era quello che l’intera tribù si aspettava da lui, soprattutto lo sciamano di cui avrebbe dovuto prendere il posto. Si trovò davanti a una vasta caverna, larga e profonda. Dal soffitto pendevano stalattiti gigantesche, mentre dal pavimento si innalzavano stalagmiti. Sulle sommità tronche di molte di loro erano appoggiati degli oggetti familiari: lucerne. Il giovane sapiens si affrettò ad accenderle. Alzò gli occhi verso l’alto. Riconobbe le immagini dei grandi uri selvaggi, dipinti di rosso. Su un’altra parete, un branco di cavalli lanciati al galoppo. Poi bisonti e renne che sembravano galleggiare nell’aria, insieme a bestie che non aveva mai visto, ma che ricordavano quelle delle storie raccontate davanti ai falò notturni. Si tolse il sacchetto che portava al collo e versò la polvere di ocra nelle piccole pozze del pavimento. Immerse le dita nell’acqua che gocciolava dalle stalattiti, le intinse nel colore: gli spiriti degli animali sacri gli avrebbero fatto individuare il punto giusto. L’opera avrebbe richiesto molte ore, forse tutta la notte, ma la grotta non gli faceva più paura. Jacopo Olivieri, La scoperta del fuoco, Edizioni EL

LE PAROLE

Collega le parole evidenziate nel testo al loro significato. Puoi controllare sul vocabolario.

formazioni di roccia che si alzano dal pavimento delle grotte sciamano

stalattiti stregone stalagmiti

lucerne uri

lampade antiche

grandi bovini ora estinti

formazioni di roccia che pendono dal soffitto delle grotte

La casa più bella del mondo

La nostra casa è fatta di tante case. È una grande casa a “elle”, cioè c’è un lato un po’ più lungo dove vivono Marco, Valentina e Leone e un lato un po’ più corto dove viviamo noi. Nel Lato Lungo, che è più grande, c’è la stanza dei giochi, con il ping pong e il calcetto e il canestro, però quella è di tutti, è ovvio, proprio come la stanza delle feste. La nostra è una casa bellissima. Io penso che forse potrebbe essere la casa più bella del mondo, anche se è vero quello che dice Leone: ci vorrebbe un lago. E poi questa è una casa da feste, che non è poco. Cioè, voglio dire che è una casa fatta proprio apposta per fare le feste, perché c’è molto spazio e se qualche ospite si vuole fermare a dormire può farlo (basta che si porti un sacco a pelo), e poi si può cantare e suonare e ballare e non si dà fastidio a nessuno, e a volte si possono fare anche cose eccezionali, come accendere un falò oppure decorare un albero o cose così.

Sara Marconi, Le tre case, Giunti

COMPRENDO

Informazioni

Sottolinea le risposte alle domande con i colori indicati.

Chi vive nella casa?

Quali sono gli spazi comuni?

Perché è una casa delle feste?

Significato COMPRENDO

Qual è l'argomento del brano?

Il racconto di una casa speciale perché è molto grande e condivisa da due famiglie.

Il racconto di una casa speciale perché ha un grande lago.

Il racconto di una casa speciale perché ha tanti letti per gli ospiti.

COMPRENDO

Informazioni

Con le informazioni che hai ricavato disegna sotto la casa del brano, come te la immagini.

Informazioni • Significato

Lingua

Tu mi parli, non capisco e ti guardo un po' perplesso, poi sorridi, mi stupisco non importa, fa lo stesso.

La tua lingua sconosciuta suona buffo, suona strano, ma osservarti bene aiuta e la imparo piano piano.

Tu scandisci la parola, la ripeti, la ridico: non ho più una lingua sola per poterti dire "Amico!"

Carlo Marconi, Di qua e di là dal mare, Edizioni Gruppo Abele

COMPRENDO

Significato

Di che cosa parla questa poesia?

Di bambini che frequentano un corso di inglese.

Di bambini che imparano a capire ognuno la lingua dell'altro e fanno amicizia.

Di bambini che non riescono a capirsi e stanno per conto loro.

A L Z Z A I O

La domanda perditempo

Le prime ore volarono via tranquille per Nick.

Ma poi venne l’ora di lingua. L’ora di Mrs. Granger fu tutta lavoro, solo lavoro. La prima cosa che i ragazzi fecero fu vedere quante delle trentacinque parole della lista settimanale sapevano già. Borbottare, piramidale, orchestra. Poi venne un esercizio di calligrafia, e poi un promemoria sulla composizione dei riassunti.

Nemmeno un attimo di tregua per trentasette minuti filati. Nick era un esperto in domande perditempo. Tre minuti prima che suonasse la campanella, Nick era in grado di porre una domanda capace di distrarre l’insegnante abbastanza a lungo da cancellare l’assegnazione dei compiti. La mano di Nick scattò in alto. L’insegnante lanciò uno sguardo al registro, poi fissò Nick.

– Dimmi Nicholas.

– Mrs. Granger, ci sono tanti vocabolari in quest’aula, e quello lì, poi, è così grosso... da dove vengono tutte quelle parole?

Parecchi bambini sorrisero, qualcuno sbirciò l’orologio. Nick era famoso per le sue domande perditempo, e tutta la classe conosceva le sue intenzioni.

Anche Mrs. Granger purtroppo. Esitò un attimo, poi rivolse a Nick un sorriso troppo dolce per essere vero. – Bene, una domanda davvero interessante, Nicholas. –Lanciò un’occhiata alla classe. – Interessa anche agli altri? Tutti fecero di sì con la testa.

– Molto bene, allora. Nicholas, vuoi fare una ricerca sull’argomento e fare una piccola lezione orale alla classe? Per piacere, prepara la ricerca per la prossima lezione.

Nick quasi non sentì. Aveva il cuore che batteva forte, e sentiva che le punte delle orecchie diventavano di un rosso brillante. Sconfitta totale.

Andrew Clements, Drilla, Mondadori Libri Spa per il marchio Rizzoli

Indica con una X la risposta corretta.

• La parola calligrafia: è un sinonimo di “ortografia”. è il contrario di “ortografia”. significa “bella scrittura”.

• Dall’indizio contenuto nella parola stessa, si capisce che filati significa: veloci.

LE PAROLE ANALIZZO

in fila, di seguito. sottili come un filo.

Sottolinea nel brano tutti i personaggi e cerchia il protagonista. Personaggi

Vita con una micro mamma

La mia vita con la mamma è cambiata completamente da quel giorno. La mamma aveva detto che dovevamo continuare nella nostra vita normale, che con il tempo avremmo sicuramente scoperto come farla tornare grande. Ma se pensate che sia possibile vivere normalmente con una mamma grande come uno gnomo, vi sbagliate di grosso! Toccava a me fare tutto! La cosa più difficile era controllare continuamente che alla mamma non succedesse niente. Per lei, così minuscola, tutto poteva essere pericoloso e io dovevo stare attento a non calpestarla, a non aspirarla con l’aspirapolvere. Per dormire le avevo preparato un lettino in una scatola di fiammiferi. Avevo fatto anche una coperta con un pezzo di stoffa, a fiori. Con un altro pezzo di stoffa, la mamma si era fatta una specie di vestito. Tagliavo a pezzi minuscoli quel poco che aveva bisogno di mangiare. E mi è dispiaciuto di non avere nemmeno una bambola o cose simili, perché i piccoli piattini dei servizi da tè ci sarebbero stati molto utili. Nonostante tutto questo, io e mamma stavamo bene insieme, almeno per quanto si potesse stare bene in quella strana situazione. Piret Raud, Micro mamma, Sinnos

ANALIZZO

Personaggi

Chi è il protagonista del racconto?

Un bambino con una bambola che chiama mamma.

Un bambino con una mamma che è sempre stata piccola. Un bambino con una mamma che è diventata piccola.

ANALIZZO

Elementi

Che tipo di brano è quello che hai letto? realistico fantastico

• Evidenzia in giallo nel brano le parole che te lo fanno capire.

G R L A M M A A A C T I

Cornelia

A Cornelia piaceva molto passeggiare per il suo quartiere, il Greenwich Village. Di solito, quando si pensa a New York, si evocano immagini di palazzi d'acciaio così alti che toccano il cielo, di strade larghissime e piene di taxi e autobus, di rumore, sporcizia e folla.

Il Greenwich Village era diverso. Le sue stradine strette formavano un labirinto ed erano quasi tutte rivestite da ciottoli di pietra usurati dal tempo. Gli abitanti non vivevano in grattacieli altissimi, ma in file di case di mattoni colorati, con alberi e aiuole.

In particolare le piaceva la Magnolia Bakery: nella vetrina di questa pasticceria, infatti, c'erano sempre file di squisiti dolcetti ricoperti di glassa rosa pallido, azzurro o giallo cremoso. Ma la sua meta preferita era la libreria di Bleecker Street. Di solito passava oltre le pile di libri per ragazzi, andava direttamente alla sezione dei dizionari e controllava se c'era stato qualche nuovo arrivo. Cornelia, infatti, ne aveva già una discreta collezione e doveva tenersi aggiornata.

Lesley M.M. Blume, Cornelia e le strabilianti storie delle sorelle Somerset, 2010, Mondadori Libri Spa per il marchio Piemme

LAGRAMMATICA

Completa il testo con le seguenti parole‑legame, che sono sinonimi delle parole tra parentesi.

difatti • ovvero • poiché • tuttavia

A Cornelia piaceva passeggiare per il Greenwich Village, (cioè) il suo quartiere. In particolare le piaceva la Magnolia Bakery: nella vetrina di questa pasticceria (infatti) c’erano file di squisiti dolcetti. (Ma) la sua meta preferita era la libreria di Bleecker Street. Lì controllava i nuovi arrivi nella sezione dizionari, (perché) doveva tenersi aggiornata.

Rifletto C O O M P R N E D

Il compito di matematica

Quando c’è stato il compito in classe di matematica, Margherita è riuscita a fare cambio di posto con Giulia, e così me la sono trovata alle spalle.

Dopo un po’ mi sono sentito toccare il gomito da dietro. Mi sono voltato e lei mi ha sussurrato a parte: – Passami le soluzioni, per favore... Io non ci riesco, proprio non ci riesco – e mi guardava con quei suoi occhi a forma di margherita. Non sapevo come fare, visto che per combinazione pure la prof mi guardava, anche se i suoi occhi, nascosti dagli occhiali, non sono certo a forma di margherita.

Così, per far prima, ho passato a Margherita direttamente il mio compito perché lo copiasse. Pensavo che avrebbe fatto alla svelta e poi me lo avrebbe subito dato indietro. Invece, non so perché, ci ha messo un mucchio di tempo... insomma, non c’era verso di riavere il mio foglio.

Ho capito all’improvviso che, se volevo consegnare qualcosa alla prof, era meglio ricominciare da capo e riscrivere tutto. Però non ho fatto in tempo a finire.

Così, quando la prof ci ha riportato i compiti corretti, io ho preso “sufficiente” e Margherita “distinto”. Massimo, il mio amico, ha ridacchiato. Mi ha detto che Margherita il mio compito lo aveva passato ad altri, anche a Kevin. Non ci ho creduto. Sono le solite fantasie di Massimo. E poi Kevin ha preso “insufficiente”.

Lia Levi, Una famiglia extralarge, Piemme

LEPAROLE

Le parole non c'era verso evidenziate nel testo significano: che le parole erano scritte al contrario. che non c'era modo di farsi restituire il foglio.

COMPRENDO

Rifletto

Secondo te, il comportamento di Margherita è stato corretto?

Sì, perché ha passato il compito a un sacco di compagni e compagne.

No, perché il compagno che le ha passato il compito ne ha dovuto fare un altro.

LA MAPPA DEI TESTI

Scopri i testi che conoscerai quest'anno.

I TESTI NARRATIVI

I testi narrativi raccontano storie reali o fantastiche che hanno lo scopo di appassionare chi legge: ci si può immedesimare con i personaggi, volare con la fantasia e restare con il fiato sospeso.

possono essere

RACCONTI FANTASTICI

RACCONTI
DIARI-LETTERE FUMETTI

I TESTI DESCRITTIVI

I testi descrittivi si possono trovare in diversi tipi di testo: nei racconti, nelle poesie, nei testi informativi... Grazie alle parole, aiutano chi legge a immaginare ciò di cui si sta leggendo.

LUOGHI E AMBIENTI

PERSONE

ANIMALI

I TESTI POETICI

I testi poetici usano poche parole ma molto ricercate per esprimere in modo originale e unico sentimenti, pensieri e stati d'animo di chi scrive.

I TESTI ESPOSITIVI

I testi espositivi consentono di apprendere i contenuti delle diverse discipline. Insegnano regole di giochi, istruzioni per costruire oggetti, regolamenti utili nella vita quotidiana.

INFORMATIVI

REGOLATIVI possono descrivere possono essere

OGGETTI

IL RACCONTO REALISTICO

Ti ricordi che cos'è un racconto realistico?

Un racconto realistico è una storia vera o che potrebbe accadere. Parla di bambini, famiglie, scuole, città, momenti di vita quotidiana. I personaggi sono inventati, ma si comportano come persone reali. I luoghi sono riconoscibili. Non ci sono magie, mostri o viaggi nel tempo.

Verosimile

o impossibile?

Per ogni frase, indica se si tratta di qualcosa che può accadere davvero V o se è impossibile I .

• Un bambino raccoglie monete per comprare una bici.

• Una bici vola tra le nuvole come un aereo.

• Una nonna paga il nipote per spazzare il cortile.

• Una ragazza entra in un negozio per comprare qualcosa.

Trova l'errore

Leggi la frase e sottolinea ciò che non può accadere in un racconto realistico.

Giacomo pagò la bici con banane d’oro e poi tornò a casa volando su uno skateboard invisibile.

La bici rossa

Era da giorni che Giacomo fissava quella bici rossa in vetrina. Non era nuova, ma aveva una sella alta come piaceva a lui. Ogni volta che tornava da scuola, rallentava davanti al negozio. Il cartellino attaccato al manubrio diceva: “80 €”.

Giacomo tornò a casa e svuotò il barattolo delle monete. C’erano solo 37 euro. Il pomeriggio successivo uscì con un’idea. Chiese alla signora Rosa se poteva portare giù la spazzatura in cambio di qualcosa.

– Ti do due euro se spazzi anche il cortile –disse lei. Giacomo accettò.

Iniziò a farlo ogni giorno, anche per altri vicini. In una settimana, era arrivato a 68 euro. Quella mattina però, passando davanti al negozio, la bici non c’era più.

Entrò col fiato corto. – Venduta? – chiese. Il negoziante sorrise: – No, l’ho solo spostata in fondo. Ti stavo aspettando.

Giacomo tirò fuori le monete. Il signore contò tutto con calma.

– Va bene così – disse.

Giacomo uscì con la bici rossa tra le mani, poi saltò in sella e sfrecciò per la via. Il vento sul viso, le gambe forti, il cuore che batteva. Aveva comprato la sua prima bici… e tutto da solo!

Anche se Giacomo è un personaggio inventato, storie come la sua accadono davvero. A volte un desiderio, un piccolo impegno quotidiano e un po’ di costanza possono trasformarsi in una conquista vera.

Scrivi insieme a me...

Scegli una traccia per scoprire le caratteristiche del racconto realistico.

Prima di scrivere

Leggi e completa: che cos’è un racconto realistico? Usa le parole date. vita • possibile • verosimili • veri • persone • emozioni

Un racconto realistico è una storia inventata, ma che parla della di tutti i giorni. I personaggi non sono , ma si comportano come reali.

I luoghi e i fatti raccontati sono , cioè possono accadere davvero.

Questo tipo di racconto ci fa riflettere su situazioni e che viviamo anche noi.

Tutto ciò che succede è , non fantastico o magico.

Ora scrivi

Per la trama del tuo racconto realistico, prendi spunto dalle tracce date. Scegline una e immagina che cosa potrebbe accadere. Ricordati di inserire:

• personaggi inventati, ma che potrebbero esistere davvero;

• luoghi reali (scuola, casa, città, cortile…);

• fatti possibili (qualcosa che può succedere nella vita di tutti i giorni);

• pensieri, azioni e parole del protagonista.

Il racconto deve sembrare vero, anche se è inventato!

1 In gelateria

Sei in gelateria con un tuo amico. Quando tocca a te, il gelataio sorride e indica un cartello: “Oggi gelato omaggio al centesimo cliente!”. Sei proprio tu… e da lì succede qualcosa di inaspettato.

2 All'intervallo

Durante l’intervallo a scuola, trovi uno zaino identico al tuo… ma non è il tuo. Lo apri per sbaglio e dentro c’è qualcosa che ti sorprende.

3 In campeggio

Una mattina sei davanti a scuola con i tuoi compagni e le tue compagne, dovete partire per il campeggio. Che cosa fate?

... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO REALISTICO

Io ho scelto la terza traccia... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.

In campeggio

Inizio

Una mattina Giulia, Xiao, Josè e Greta si trovano alle 8.00 in punto davanti alla loro scuola: devono andare con la loro classe in campeggio. Ognuno di loro ha con sé uno zaino.

Sviluppo

Dopo qualche minuto arriva il pullman e compagni, compagne e insegnanti partono per trascorrere tre giorni in mezzo alla natura.

Appena arrivati, piantano le tende in mezzo a un bel prato ai margini di un bosco e poi vanno in mensa per il pranzo.

Verso le 15.00 gli istruttori presentano la prima attività: una caccia al tesoro in mezzo al bosco!

Conclusione

L’avventura sta per cominciare e Giulia, Xiao, Josè e Greta non stanno più nella pelle, chissà cosa li aspetterà…

TITOLO

TEMPO

(determinato e preciso, nel presente o nel passato)

PERSONAGGI

(reali come bambini e bambine, insegnanti, animali…)

LUOGHI

(reali come case, scuole, boschi…)

FATTI

(realmente accaduti oppure che potrebbero accadere)

Faccio quello che voglio

I PERSONAGGI Il o la protagonista è il personaggio più importante della storia, i personaggi secondari sono gli altri personaggi.

Io faccio quello che voglio.

Questa mattina mamma Linda è entrata in camera mia. – Alzati, Ciotolino. È ora di andare a scuola.

– Andare a scuola?

Ho aperto un occhio, l’occhio destro. Poi ho aperto l’altro. Ho guardato l’orologio e ho visto che erano le sette.

“Quando mai uno era andato a scuola alle sette?” ho pensato. Ho richiuso in fretta tutti e due gli occhi. Perché io faccio quello che voglio: se voglio andare a scuola, mi alzo, mi vesto, faccio colazione, prendo lo zaino… Se no, dormo. Dopo un po’, mamma Linda è tornata in camera mia. – Alzati, è tardissimo!

Ho aperto un occhio: l’occhio destro. Poi ho aperto l’altro.

Ho guardato l’orologio: le sette e un quarto.

“Veramente è tardissimo!” ho pensato.

Così mi sono alzato, mi sono vestito, ho fatto colazione con latte e biscotti, ho preso lo zaino e sono andato a scuola. Perché io faccio quello che voglio: se voglio dormire, dormo. Ma se è tardissimo e devo andare a scuola, vado a scuola!

Emanuela Da Ros, Io faccio quello che voglio!, Feltrinelli Kids

Personaggi ANALIZZO

II personaggi di questa storia sono… reali, ma vivono esperienze fantastiche. fantastici, infatti hanno poteri magici.

reali, infatti vivono esperienze verosimili.

• Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire.

Secondo te, chi è il o la protagonista?

Rifletto COMPRENDO

Il/la protagonista dice: “Io faccio quello che voglio!”

Sei d’accordo con la sua affermazione?

Sì, perché

No, perché

Appuntamento in biblioteca

COMPRENDO

Colpo d'occhio

Osserva il titolo e l’immagine: secondo te, di che cosa parlerà la storia?

Di alcune bambine e alcuni bambini che fanno una ricerca a scuola

Di alcune bambine e alcuni bambini che si incontrano in biblioteca

– Perfetto! Quindi possiamo già cominciare – disse Patty in tono deciso.

– E visto che una buona ricerca inizia sempre in biblioteca, domattina andremo proprio a raccogliere materiale.

– Domattina? – protestò Peter. – Ma è sabato, io voglio dormire... già questa notte non ho chiuso occhio: si sentivano degli strani rumori che sembravano ululati.

– Sarà stata tua sorella che russava – rise Patty.

– Spiritosa... – ribatté Sara. – Comunque io non ho sentito niente.

In quel momento Malik guardò l’ora. – Devo scappare. Sono già le 5, mia mamma mi aspetta in laboratorio. Allora mi passate a chiamare domattina? Casa mia è proprio di fianco alla biblioteca.Potremmofarecolazioneconleciambelleallemore.

– Questo sì che è un buon motivo per puntare la sveglia di sabato, vero Arturo? – approvò Peter rivolto al suo inseparabile camaleonte.

Chiara Fiengo, Clare Stringer, Cercanimali - Un lupo da salvare, Piemme

Personaggi ANALIZZO

Chi è Arturo? uno degli amici il nonno un camaleonte

COMPRENDO

Informazioni date

Perché i personaggi si danno appuntamento in biblioteca?

Per mangiare le ciambelle.

Per non annoiarsi.

Per fare una ricerca.

Perché Peter non vuole andare in biblioteca di mattina?

Perché vuole dormire.

Perché è affollata.

Perché deve stare a casa.

Il club segreto

Luca arrivò dai nonni per le vacanze di Pasqua.

– Federico e Pepe non vedevano l’ora che arrivassi – disse la nonna abbracciandolo. – Ti hanno preparato una sorpresa. E Mimma sarà qui stasera.

Federico e Paola, detta Pepe, abitavano nella casa a fianco. Erano i suoi cugini. Mimma, l’altra cugina, viveva anche lei in città e veniva sempre a Bertello per le vacanze.

La mattina dopo c’era il sole e l’odore del bosco entrava dalle finestre spalancate. Compiti neanche a parlarne: c’erano un sacco di cose da fare.

Luca s’infilò le scarpe, corse fuori e sentì le voci dei cugini. Dov’erano?

– Mimma! Federico! Pepe!

– Luca! – gridarono i tre, balzando fuori da una specie di capanno nascosto tra gli alberi. – I Mancinelli hanno traslocato e ci hanno regalato il capanno mimetico – spiegò Mimma.

Luca era felice da scoppiare. Il capanno era la cosa più avventurosa che avesse mai visto. Da fuori era quasi invisibile, dentro era pieno di oggetti utili: stuoie per terra, carta, matite, scatole di pigne, bastoncini, strani sassi, semi, foglie, una borraccia, due torce e un binocolo. Federico intanto aveva preso in mano un pennarello e un foglio con delle firme in fondo: – Il capanno è la base del nostro club segreto. Sai, per fare cose segrete, come missioni, merende, nascondere tesori e così via... Siamo un gruppo, capisci? E non diremo a nessuno dov’è!

– A nessuno? Neppure al nonno?

– Sì, al nonno sì: è stato lui a montare il capanno. E ha fatto perfino la tana del tesoro, che puoi vedere solo se accetti di entrare nel club segreto.

– Che tana? Che club? Accetto! Accetto! Dov’è?

Pepe si alzò. Sollevò la stuoia, poi il telo di plastica sotto la stuoia e infine la grande tavola di legno sotto il telo. Scavato a terra un grosso buco... vuoto. Luca stava per scoppiare a ridere. A che cosa poteva servire un buco al centro del capanno? A inciamparci? A fare la pipì?

Severo, Federico annunciò: – È la tana del tesoro! Per ora non c’è niente, dobbiamo decidere cosa metterci. Nessun altro bambino del paese deve saperlo. È il regolamento. Leggi bene e poi firma qui! – e gli passò il foglio.

stuoie: i i

LE PAROLE

Regolamento

• I membri del club sono quattro: Federico, Paola (Pepe), Luca e Mimma.

• Chi non è membro del club segreto non può entrare nella base segreta (tranne i nonni).

• La base segreta va tenuta chiusa, se no di notte entrano gli animali.

• Regola di nonna Lu: è vietato lasciare cibo nella base segreta.

• È vietato fare missioni segrete senza dirlo agli altri membri del club.

• I tesori trovati sono di tutti.

Emanuela Bussolati e Federica Buglioni, Il club dei cuochi segreti, Editoriale Scienza

Struttura ANALIZZO

Continua a colorare la banda accanto al testo p i di l il o e l l i e.

Tempo ANALIZZO

Quanto dura la storia?

u l i o un mese l d i i

Luoghi ANALIZZO

S li i i la l testo le parole che ti fanno capire quali sono i luoghi in cui avviene la storia. Poi cancella i luoghi che non vengono nominati. il l i à ll l i i a il o il b o la casa dei nonni

COMPRENDO

Informazioni date

Chi fa parte del club ?

Luca, Pepe, Mimma e d i o

Pepe, Mimma e Federico solo Luca e Federico

Chi sa del posto segreto oltre ai bambini? nessuno i genitori dei bambini il nonno e la nonna dei bambini

L'albero

CHI SCRIVE E CHI RACCONTA L’autore o l’autrice è chi inventa e scrive un testo. Il narratore o la narratrice è la persona che racconta la storia. Il narratore può essere anche lo stesso autore. Il narratore può raccontare i fatti in terza persona (narratore esterno) o in prima persona se è uno dei personaggi (narratore interno).

– Puoi firmare la mia petizione? – mi ha chiesto mostrandomi un foglio.

– Ehm... mi sa di no – le ho risposto. Mamma diceva sempre che non bisogna mai mettere la propria firma su un pezzo di carta se non sai esattamente che cosa c’è scritto sopra, parola per parola.

– Quando vedi per che cos’è la petizione, la firmi di sicuro. Ah, comunque mi chiamo Leila.

Mi ha preso per mano e mi ha trascinato verso il cancello.

– Un albero? – ho guardato Leila incredulo. – È a rischio estinzione o cose così?

– Non proprio – ha risposto Leila, senza staccare gli occhi dalla chioma.

Ero perplesso. – Ma allora perché hai scritto una petizione per salvarlo?

Senza distogliere lo sguardo da me, Leila ha fatto un lungo respiro.

– Quest’albero non è come tutti gli altri – mi ha risposto. – È l’Albero al centro del mondo. – Dal tono si capiva che la “a” era maiuscola.

– È su questo albero che ho imparato ad arrampicarmi.

Mi sono voltato verso di lei, ma sembrava non si fosse nemmeno accorta che ero lì in piedi a guardarla.

– Non ci si può arrampicare su tutti gli alberi. Le witkaree hanno la corteccia dura. È facile sbucciarsi quando si scivola, perciò non sono l’ideale. Ma questa qui ha i rami bassi, spessi e anche molto fitti perciò riesci ad arrivare praticamente fino in cima. È perfetta da scalare. Intanto accarezzava il tronco. Poi abbiamo sentito un rumore, ci siamo voltati e abbiamo visto un pick-up bianco che veniva verso di noi passando sul prato.

– Sono loro – ha detto Leila con voce cupa.

Non sapevo chi intendesse per “loro”. Il pick-up si è fermato e sono scesi due uomini. Uno aveva in mano una cartelletta. L’altro, senza degnarci di uno sguardo, ha cominciato subito a esaminare l’albero.

– Ho fatto una petizione – ha detto Leila. – L’hanno già firmata quasi cinquanta persone.

petizione: richiesta firmata da più persone per ottenere qualcosa pick-up: camioncino o piccolo fuoristrada

LE PAROLE

La witkaree è una pianta diffusa in Sudafrica.

– Troppo tardi – ha risposto lui, – abbiamo già tutti i permessi.

– Quando prevedete di abbatterlo?

– Posa delle tubature i primi di gennaio – ha risposto l’uomo, – l’albero va giù oggi.

Leila ha fatto un bel respiro. Ha spalancato gli occhi. Si è tolta i sandali e li ha calciati via. Prima che potessi chiederle che cosa stava facendo, si è girata e si è fiondata sull’albero.

Io sono rimasto lì, assieme ai due tizi del Comune, a guardarla che sgattaiolava su e poi si accomodava su un ramo. Tra le foglie spuntavano solo i piedi nudi a penzoloni. L’uomo mi ha lanciato un’occhiata implorante, si aspettava che risolvessi io la situazione. Ho fatto spallucce. Penso che certe volte si fanno le cose all’improvviso, senza stare a pensarci, cose che ti cambiano la vita.

Jaco Jacobs, L’albero al centro del mondo, 2022, BUR

Chi racconta ANALIZZO

Chi è l’autore o l’autrice di questa storia? Per rispondere, leggi la fonte alla fine del brano.

Chi è il narratore o la narratrice?

uno dei personaggi l’autore non si sa

COMPRENDO

Informazioni Date

Perché Leila chiede di firmare una petizione?

Perché vuole piantare dei nuovi alberi.

Per costruire un parco giochi al posto degli alberi. Per non far abbattere il suo albero preferito.

Perché Leila dice che quell’albero è il centro del mondo?

Perché è nel centro della Terra.

Perché per lei è molto importante.

Per impressionare il pubblico.

LAGRAMMATICA

Sottolinea nel brano con colori diversi gli articoli e i pronomi personali. Poi correggi il tuo lavoro con un compagno o una compagna.

La prima donna al giro d'Italia

Sequenze narrative Un testo narrativo può essere diviso in sequenze che assomigliano alle scene principali di un film. La sequenza cambia quando succede qualcosa: entrano nuovi personaggi oppure avviene un fatto nuovo.

1 INIZIO: Si presenta la protagonista e il tempo.

2 Cambia il luogo ed entrano in scena altri personaggi.

3 Avviene un fatto nuovo.

Era il 10 maggio 1924, giorno della partenza del Giro d’Italia. Ore tre del mattino. Alfonsina aveva preparato tutto prima di coricarsi. Si era anche vestita, restando a letto con i pantaloncini, la maglietta da corsa e i calzini. I suoi abiti normali erano avvolti in una coperta.

Il fagotto andava consegnato agli organizzatori, che avrebbero provveduto a farglielo trovare all’arrivo. Alla partenza mancava più di un’ora.

Anche nella notte, piazza XXIV Maggio vibrava di elettricità, gremita di giornalisti e corridori.

Tre o quattro giornalisti registravano le dichiarazioni dei campioni in partenza. Altri due giornalisti, invece, si avvicinarono ad Alfonsina.

– Siamo del “Resto del Carlino”, signorina, le andrebbe di lasciarci qualche dichiarazione?

– Che vi posso dire, ragazzi? Darò il massimo. Tra i corridori ci sono dei bei nomi, ma chissà, magari riesco a strappare qualche buon piazzamento.

I due si guardarono.

– Scusi, signorina. Non fa parte del pubblico?

Uno dei due prese dalla tasca l’elenco dei corridori.

– Ho studiato questo elenco fin quasi a memoria, e non ci sono donne, non ci possono essere donne!

LE PAROLE

XXIV: 24 in numeri romani

piazzamento: posizione nella classifica di una gara in pompa magna: in modo eccessivo e vistoso

punzonare: applicare dei sigilli alle ruote

LEGGO

Individuate le "voci" presenti nel testo, poi dividetevi in gruppi e leggete con le intonazioni adatte.

4 Avviene un fatto nuovo.

– Siete male informati, – rispose Alfonsina. Scorse l’elenco ed ecco lì, al numero 72 c’era lei, Alfonsin Strada. Senza la “a”.

– Eccomi qui, vedete? Alfonsina Strada. Numero 72. – Ma qui c’è scritto Alfonsin – disse uno dei giornalisti. – Un uomo. Se avessero iscritto una donna, avrebbero fatto annunci in pompa magna, no? Un evento epocale.

5

Avviene un fatto nuovo.

6

Avviene un fatto nuovo.

Piantarono lì Alfonsina, che sentì un po’ di amaro in bocca. Ma finalmente arrivò il suo turno al tavolo delle registrazioni. Il giudice la squadrò per bene. La signorina aveva una bicicletta ed era vestita da ciclista. Certo però non era mai capitato che… – Qui c’è il suo rifornimento. Vada pure a punzonare la bici.

Alfonsina si avvicinò al gruppo dei ciclisti già registrati.

Qualcuno suonò il clacson di un’auto, richiamando l’attenzione. – Buongiorno a tutti e grazie per essere qui. Oggi comincia la nuova edizione del Giro d’Italia. Sarà di ben tremilaseicentotredici chilometri, una distanza che fa paura. Sarà un Giro ricco di colpi di scena. E la prima sorpresa è proprio qui, stamattina. Per la prima volta nella storia del Giro d’Italia corre una donna, la famosa e celebrata Alfonsina Strada.

Tommaso Percivale, Più veloce del vento, Einaudi Ragazzi

ANALIZZO

Struttura

Scrivi nel quadratino il numero della sequenza corrispondente.

Alfonsina si registra dal giudice.

Alfonsina viene intervistata dai giornalisti.

Alfonsina attende la partenza con gli altri corridori.

Alfonsina si prepara vestita da ciclista.

Alfonsina arriva in piazza XXIV Maggio. I giornalisti non credono che Alfonsina faccia parte dei corridori.

Angelica

LA DESCRIZIONE Nei testi realistici puoi trovare delle descrizioni che chi scrive utilizza per far immaginare a chi legge com’è un personaggio, un oggetto o un luogo.

L’Angelica di questa storia non aveva i riccioli biondi e gli occhi azzurri, non le piacevano i vestiti bianchi e rosa col pizzo intorno all’orlo, nemmeno le ali d’angelo da fata che le altre bambine si mettevano alle feste. Detestava le paillettes, i luccichini e i cupcakes. Capelli scuri corti, occhi neri grandi, portava solo jeans e scarpe da tennis, e sopra magliette e felpe, possibilmente blu. Le piacevano i giochi di equilibrio, come arrampicarsi; era bravissima a salire la pertica e ad appendersi alle funi ai giardini, faceva una spettacolare capriola a testa in giù.

– Angelica, – la chiamava la mamma, e le altre mamme si voltavano cercando con lo sguardo una bambina che si avvicinasse saltellando, tutta pulita e sorridente, facendo dondolare i ricci perfetti. E invece ecco che arrivava di corsa, bloccandosi di colpo davanti alla panchina giusta in uno sbuffo di polvere che ricopriva le scarpe da tennis già infangate e ovviamente slacciate.

– Ciao, – le diceva la mamma senza scomporsi, solo tossicchiando un po’. – Mi vedi in tutta questa nebbia?

– Ti vedo, mamma, – rispondeva Angelica. – Non vorrai dirmi che è già ora di andare a casa, vero?

– Proprio così, – diceva la mamma.

– Il mio orologio interiore dice un’altra cosa, però se è questo che vuoi… – e la bambina aspettava che la mamma si alzasse, e si avviavano insieme verso l’uscita, davanti agli sguardi perplessi delle altre mamme.

Beatrice Masini, Bambine!, Einaudi Ragazzi

DESCRIVERE UNA PERSONA Le parti sottolineate nel brano presentano i diversi aspetti della descrizione di un personaggio:

• caratteristiche generali (nome, età, professione…)

• aspetto fisico (statura, viso, capelli…)

• abbigliamento (come è vestita)

• carattere e comportamento (come agisce con gli altri, quello che gli/le piace o non piace)

COMPRENDO

Rileggi la descrizione di Angelica e prova a disegnarla. Come la immagini tu?

Rifletto
VIDEO

COMPRENDO

Informazioni date

Completa la carta d’identità del personaggio con le informazioni sottolineate nel testo. nome

aspetto fisico

abbigliamento

carattere e comportamento

Un gattino sperduto

Il 18 gennaio 1988 era un lunedì gelido.

Sulla parete posteriore della biblioteca c’era una fessura metallica in cui si potevano infilare i libri durante l’orario di chiusura. Be’, in realtà ci si poteva trovare di tutto, dalla spazzatura ai sassi.

Quando ritornai con il carrello quel lunedì mattina, trovai Jean ferma in mezzo alla stanza.

– Ho sentito un rumore. Viene dalla cassetta delle restituzioni, mi sembra un animale.

Fu allora che lo sentii, un lieve brontolio sotto il coperchio. Mi inginocchiai, sollevai appena il coperchio. Nella cassetta faceva freddo quanto all’esterno, anzi, forse di più visto che il contenitore era di metallo, e stavo ancora cercando di riprendere il fiato, quando vidi il gattino. Era acciambellato in un angolino, la testa piegata in avanti e le zampine sotto, nel tentativo di apparire il più piccolo possibile tra i libri ammonticchiati. Il micino alzò il musetto e mi fissò, lentamente, con tristezza, poi abbassò di nuovo la testa. Estrassi con cautela il gattino dalla cassetta, le mie mani quasi lo inghiottivano. Scoprimmo in seguito che aveva otto settimane, ma dimostrava al massimo otto giorni. Era così magrino che gli si contavano le costole. Riuscivo a sentire il suo cuoricino battere, i polmoni pompare. Il povero micetto era così debole da riuscire appena a tenere la testa diritta, e tremava in modo incontrollabile. Aprì la bocca ma il verso che ne uscì solo un paio di secondi dopo era fiacco e roco. Fu questo a colpirmi di più: non potevo credere che un animale vivo potesse essere tanto gelido. – Facciamogli un bagno caldo – proposi, – così forse smetterà di tremare. A mano a mano che l’acqua si ingrigiva, il tremore si trasformava in tenui fusa. Quando finalmente lo tirai fuori sembrava appena nato: enormi occhi un po’ gonfi e grosse orecchie che spuntavano dalla testolina, e un corpicino ancora più microscopico. Lo asciugammo e nel giro di trenta secondi mi ritrovai fra le mani un bellissimo tigrato rosso a pelo lungo. Prima era talmente sporco che ero convinta fosse grigio!

Lo misi sul tavolo, dove lui riuscì a stento a reggersi sulle zampette eppure riuscì a fare una cosa sbalorditiva: lentamente, mosse qualche passetto traballante. Erano ormai trascorsi venti minuti da quando lo avevo trovato, e avevo avuto tutto il tempo di riflettere che avrei

potuto rispolverare l’usanza, un tempo comune, di tenere dei gatti nelle biblioteche, tanto più che il mio progetto era di rendere il luogo più accogliente.

– E adesso cosa ne facciamo di lui? – Be’, forse potremmo tenerlo.

Vicki Myron, Io e Dewey, Sperling & Kupfer

DESCRIVERE UN ANIMALE Per descrivere un animale devi prestare attenzione ai:

• caratteristiche generali (nome, età, razza…)

• aspetto fisico (corporatura, pelo, piume, muso, becco…)

• carattere e comportamento (come agisce, quello che gli piace o non piace)

Informazioni date COMPRENDO

Trova e sottolinea nel testo le informazioni elencate.

Usa i colori corrispondenti. nome • età • tipo di animale

• genere • corporatura • pelo

• muso • comportamento

Il baule

Leo chiuse il libro che gli aveva regalato nonna Maria. Raccontava delle avventure di un ragazzo che era andato a vivere a New York, in quell’enorme metropoli.

Leo ripensò a una storia che nonno Luigi raccontava a proposito del bisnonno che era emigrato per lavorare in Canada e, improvvisamente, si ricordò di un oggetto che aveva visto in soffitta, a casa di nonna Maria, ma non aveva mai osservato da vicino. – Mamma, quando andiamo a trovare nonna Maria? – Oggi pomeriggio. Non vedo l’ora di essere lì, tesoro. La soffitta era bassa e spiovente. Enorme. Quel pomeriggio era caldissima, ma Leo non si preoccupò. Del resto, quale esploratore avrebbe rinunciato a trovare il tesoro a causa del caldo? Eccolo, nascosto dietro a vecchi scatoloni. Aveva un aspetto alquanto consumato e rovinato. Era molto più grande di una valigia. Volendo, ci poteva stare nascosta una persona rannicchiata. Il legno con cui era fatto, in alcune parti, era stato assalito dai tarli. Doveva aver viaggiato per migliaia di chilometri. Leo lo capì osservando i resti strappati di grandi etichette incollate alla bell’e meglio sul coperchio. Si vedeva ancora una scritta parziale: …treal e Canad… , un indirizzo sbiadito e una parte del nome: – Ro…r…o – mormorò Leo. – Ho capito! C’è scritto “Montreal, Canada e Roberto”! È il posto dov’era andato a vivere da giovane il bisnonno!

Il baule era chiuso da un paio di serrature arrugginite che il ragazzo cercò di aprire. Quando sollevò il coperchio, il baule emanò il caratteristico odore di legno vecchio e secco. Vi trovò riposti diversi quaderni dalla copertina nera, un vecchissimo vocabolario e alcuni libri che, probabilmente, erano stati di nonno Luigi. Una scatola un po’ arrugginita posta in fondo al baule attrasse la sua attenzione. La osservò: era una scatola di latta. Quando l’aprì vi trovò un pacchetto di buste ingiallite dal tempo. Alcune erano indirizzate alla bisnonna Lucia, a Verona, e provenivano da Montreal, altre, avevano viaggiato nel senso opposto. – Cosa fai? – chiese la nonna comparsa silenziosamente alle sue spalle. – Guarda, nonna, ho trovato le lettere dei bisnonni!

DESCRIVERE UN OGGETTO La descrizione di un oggetto presenta:

• dati generali (che cos’è, a che cosa serve…)

• elementi particolari (le parti di cui è composto)

• forma e dimensione (grande, piccolo, rotondo…)

• colore (e caratteristiche visibili)

• materiale (di stoffa, di legno, di ferro…)

• consistenza (duro, molle, soffice…)

• altre caratteristiche

LEPAROLE

emigrato: chi ha lasciato il paese di origine per vivere in un altro paese spiovente: con il soffitto inclinato alla bell’e meglio: in modo poco accurato

COMPRENDO

Informazioni date

Indica con una X le caratteristiche del baule che Leo scopre in soffitta. È vecchio ed è stato molto usato. Non è molto grande.

È fatto di legno.

Sul coperchio ci sono tante etichette.

Ha tre serrature arrugginite.

All’interno è completamente vuoto.

A chi apparteneva il baule?

al bisnonno Roberto al nonno Luigi alla mamma di Leo

Dove era stato il baule? in Italia in America in Canada

A chi erano destinate le lettere che Leo trova nel baule? solo al bisnonno al bisnonno e alla bisnonna solo alla bisnonna

Ascolta il brano e rispondi alle domande.

U i i

Florence Dutruc-Rosset, I libri di Lulù! Ho litigato con la mia amica!, Edicart junior Sono strafelice! Questo fine settimana lo passo da Elise, la mia migliore amica di tutte le migliori amiche dell’universo! Dormo da lei, saranno 24 ore non stop di super divertimento, sono sicura.

Chi sono i personaggi di questo racconto? animali elementi naturali persone esseri fantastici

Segna con una X il personaggio che secondo te è più importante.

In quale luogo è ambientata la storia? una biblioteca un castello infestato dai fantasmi una casa un ospedale

Completa il testo eliminando le alternative sbagliate. La protagonista deve andare a casa della sua amica Vanessa / Elise per fare un pigiama party / i compiti È molto felice / preoccupata e prepara una valigia / uno zaino con tutto l’occorrente.

La mamma però le dice che sta portando delle cose utili / inutili. Lei ascolta i consigli, ma aggiunge carte e giochi da tavolo / patatine e biscotti. Alle 14.00 arriva la sua amica con il papà / la mamma e lei saluta tutti e se ne va.

ASCOLTO

e

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 37.

La mappa del racconto realistico

Completa la mappa con le caratteristiche del racconto realistico.

Sono come

Sono accaduti oppure

IL RACCONTO REALISTICO

è un testo che narra storie che potrebbero essere reali

Sono come

È in terza persona se la vicenda è raccontata da un ; in prima persona se è raccontata da un

Il narratore può anche essere l'

È organizzata in tre parti:

Clio e Nike

Era la proprietaria di due gatte: Clio e Nike. L’una era una micia a tre colori, l’altra una siamese.

– Buongiorno, patatone! Abbiamo sempre fame, eh?

Come ogni mattina, Irene aveva aperto la porta della camera da letto e le due gatte stavano lì, sedute in paziente attesa che la loro padrona si alzasse e provvedesse a dar loro da mangiare.

– Dai, andiamo in cucina, principesse! –esclamò la ragazzina.

Versò una manciata di croccantini nella ciotola e riempì d’acqua la vaschetta dell’acqua da bere.

La scena si ripeteva immancabilmente uguale ogni volta che arrivava il momento di mangiare.

Clio, benché più minuta e meno forte, aveva sempre la precedenza sul cibo.

Lei era nata ed era arrivata a casa di

Irene qualche mese prima di Nike e le gerarchie, tra i gatti, vanno rispettate. Nike, infatti, nonostante fosse più muscolosa e forte, doveva attendere pazientemente che Clio finisse il suo pasto prima di potersi avvicinare alla ciotola, altrimenti Clio l’avrebbe allontanata soffiando e con una zampata sul muso.

Irene osservava divertita la scena mentre le due micie si alternavano alla ciotola.

– Ah, ah! – rideva. – Povera Nike! Almeno quando è ora di mangiare la smetti di fare la bulla con tua sorella!

IL RACCONTO REALISTICO

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I PERSONAGGI

Chi sono i personaggi?

degli animali delle persone animali e persone

Chi sono Nike e Clio?

IL TEMPO

Quando si svolge la storia? la sera per la cena al mattino all’ora di pranzo

I LUOGHI

Dove si svolge la storia? al parco nella casa di Irene nella stanza di una principessa

LA STRUTTURA

Ecco alcune parti della storia. Scrivi se si tratta dell’inizio (I), dello sviluppo (S) o della conclusione (C).

Irene ride e dice a Nike che non fa la bulla con la sorella quando deve mangiare.

Irene saluta Clio e Nike chiamandole “patatone”.

Irene versa le crocchette nella ciotola e le gatte mangiano a turno.

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna. due ragazzine due gatte due principesse

LAVORAINSIEME

VERIFICA Regali di Natale

Quel martedì mattina, quando bussarono alla porta della terza B, la maestra Delfina interruppe la lettura de L’incredibile storia di Lavinia e disse: – Avanti!

Entrò Sandro, il custode, spingendo il carrello della mensa sul cui ripiano stavano in fila tanti rotoli di carta igienica, ciascuno stretto da un nastrino rosso con un fiocco al centro

Delfina sorrise, pensando a uno scherzo.

– Sono i tuoi regali di Natale? – gli chiese.

– Sembrano i regali di Natale! – commentò Lucrezia.

– Fuochino… – rispose lui.

– La carta igienica non può essere un regalo! – esclamò Edoardo, che si era lanciato verso il carrello per osservare meglio.

– Vuoi scherzare? È un regalo prezioso… Sono gli ultimi rotoli che abbiamo. Uno per classe. Finiti questi… – e Sandro fece un gesto con le mani, che voleva dire FINE. Poi consegnò un rotolo alla maestra, fece un mezzo inchino e uscì spingendo fuori il carrello.

– È un bel problema! – commentò la maestra col rotolo in mano. – Siamo alla frutta!

– Alla frutta? – chiese Claudia. – Ma se non abbiamo ancora fatto ricreazione!

– Ma nooo! Volevo dire che se la scuola non ha più i soldi nemmeno per comprare la carta igienica… Dove andremo a finire – la maestra scosse la testa e sospirò.

– Allora siete poveri! In Brasile... Alla mia scuola ne avevamo tantissima! – disse José.

– E io come faccio? – Azzurra alzò la mano preoccupata. – La mamma mi ha detto che ho un virussino alla pancia!

– Tranquilla… Per oggi resistiamo. E per il futuro ci organizzeremo. Ok, ragazzi, fate ricreazione!

Anna Sarfatti, La scuola va a rotoli, Mondadori

IL RACCONTO REALISTICO

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

IL TEMPO

Quando si svolge la storia? un qualsiasi giorno della settimana un martedì mattina ogni giorno a scuola

I LUOGHI

Dove si svolge la storia?

I PERSONAGGI

Collega il nome di ogni personaggio con la sua “professione”. in un’aula al centro commerciale nel cortile della scuola

Claudia Edoardo Delfina Sandro

LE PAROLE

Che cosa significa “siamo alla frutta”?

Che è l’ora della ricreazione. Aver esaurito ogni risorsa. Essere alla fine del pranzo.

LA STRUTTURA

Perché ci si possono incartare i regali di Natale. Perché hanno dei fiocchetti e delle decorazioni. Perché la scuola non ne ha più. alunno custode alunna maestra

LE INFORMAZIONI

Perché i rotoli di carta igienica sono un bel regalo?

Colora la banda a sinistra del testo con i colori che indicano lo sviluppo e la conclusione.

I FATTI

Scrivi in una riga quello che succede quel giorno a scuola in terza B.

CHI RACCONTA

Il testo è raccontato: in prima persona da uno dei personaggi. in terza persona da un narratore esterno.

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

e i

A RI

La bambina che conosco io ha otto anni e si chiama Viola. Le piace tanto il Blu, è da sempre il suo colore preferitissimo. Ogni tanto qualcuno le dice: – Il Blu è dei maschi, a te deve piacere il Rosa, perché sei una femmina. Questa cosa dei colori Viola non l’ha mai capita bene. Così un giorno decide di chiedere al papà, che fa il pittore e di colori se ne intende.

– Perché il Rosa dev’essere per forza il colore delle femmine e il Blu quello dei maschi?

– Non è mica sempre stato così, sai? – dice il papà di Viola. – Perché una volta il Blu era il colore delle femmine. Il Rosa è una sfumatura del Rosso, che era visto come il colore della forza, del coraggio. Tutte qualità che per gli uomini erano considerate indispensabili.

– E il Blu delle femmine, papà?

– Il Blu significava grazia, accoglienza, dolcezza e bellezza. Virtù che, per le femmine, erano considerate desiderabili.

– Papà, chi decideva come doveva essere una femmina?

– Be’, erano soprattutto i maschi.

– E non potevano neanche scegliere che lavoro fare?

– Soprattutto quello. Era vietatissimo. Oggi però non è più così – dice il papà di Viola. – Infatti la mamma fa l’ingegnere, anzi, l’ingegnera, come dici sempre tu.

Viola e il suo papà arrivano in piazza, è piena di bambini, ma purtroppo Marco, l’amico di Viola, non c’è.

Matteo Bussola, Viola e il blu, Salani, Milano 2021
ASCOLTO

Viola ci resta un po’ male. Ma, per fortuna, accanto alla piazza c’è anche il negozio di giocattoli. Viola e il papà si fermano ad ammirare la vetrina.

– Papà io non capisco perché i maschi hanno sempre i giochi più belli.

– Be’, immagino che dipenda dai gusti, sai, Viola.

– Dai gusti?

– Io per esempio, da piccolo, sarei impazzito per avere una cucina in miniatura come quella lì.

Viola guarda la cucina, poi il suo papà: – Sai che anche Marco ne vorrebbe una? Però la sua mamma non vuole.

– Lo immagino.

– Ma allora è per quello che a casa nostra cucini solo tu, papà.

– Non cucino solo io, Viola. Certe volte lo fa anche la mamma.

– Ma tu molto di più.

– È semplicemente una scelta, ci siamo divisi i compiti così: io cucino perché è una cosa che mi piace fare, mentre per esempio odio stirare. La mamma lo sa e allora stira lei, perché dice che stirare la rilassa. Io vado a fare la spesa, la mamma invece si occupa delle lavatrici. L’importante è che ognuno faccia qualcosa che porti il suo contributo, una famiglia funziona così.

– Perché i papà devono aiutare le mamme, vero?

– No, i papà che svolgono i lavori domestici non aiutano le mamme.

– Ma se tu hai appena detto…?

Il papà di Viola si abbassa verso di lei. – Viola, i lavori di casa non sono lavori delle mamme sai?

– Però per esempio i piatti sì.

– I piatti?

– Sì, sono sicura. Il papà di Francesca, quando vado a mangiare da loro, certe volte dice alla sua mamma: “Marisa, ti lavo i piatti!”

– Sì, è un modo di dire, ma è un modo di dire sbagliato.

– Perché?

– Perché un papà che lava i piatti non li sta lavando per la mamma, li sta lavando anche per lui, anche per i suoi figli. Un marito che fa la spesa non lo sta facendo per sua moglie, la fa per tutta la famiglia e quindi anche per se stesso. Io che ti sto accompagnando a prendere un gelato non lo sto facendo per aiutare la mamma, ma perché tu sei mia figlia e passare del tempo con te è una delle cose che preferisco. Capisci che cosa intendo, Viola?

– Sì, mi sa che è uno stereopo, vero?

– Bravissima.

– Però, papà, c’è una cosa che non ho tanto capito. – Dimmi.

– Quando la mamma torna un po’ tardi, e tu hai preparato la cena anche per lei, la mamma ti dice sempre grazie. Tu invece quando la mamma fa le lavatrici o si mette lì a stirare, grazie non glielo dici mai. Anche quello è uno stereopo?

– È uno stereotipo anche quello, sì – dice.

Rifletto COMPRENDO

Hai capito che cos’è uno stereotipo? Che cosa ne pensi degli stereotipi detti dal papà di Viola? Confrontati in classe.

Leggo e ascolto un classico

PICCOLE DONNE

di Louisa May Alcott, Gribaudo

Jo e le sue sorelle Meg, Amy e Beth, affrontano situazioni e vivono in un periodo storico in cui la società vorrebbe dividere i ruoli e i compiti tra “cose da maschi” e “cose da femmine”. Il racconto ti aiuta a capire quanto sia importante credere nell’uguaglianza tra maschi e femmine, valorizzare i propri talenti e rispettare le scelte di ciascuno o ciascuna, senza pregiudizi di genere e differenziare “cose da maschio” e “cose da femmina”.

In attesa del Natale

– Senza regali il Natale non sarà un vero Natale – brontolò Jo, sdraiata sul tappeto.

– Che cosa orribile essere poveri! – sospirò Meg, guardandosi il vestito ormai vecchio.

– Però non mi pare giusto che ci sono ragazze che hanno un sacco di cose carine, e altre che invece non si beccano un bel niente – aggiunse la piccola Amy tirando su col naso.

– Ma noi almeno abbiamo un padre e una madre, e noi sorelle – disse Beth dal suo angolino, in tono soddisfatto. Ma Jo disse: – Di fatto noi un padre non ce l’abbiamo, e non ce l’avremo per chissà quanto tempo. – Non disse “forse mai più”, ma in cuor loro lo pensarono tutte, sapendo il padre lontano, dove infuriava la battaglia. Per un minuto buono nessuna parlò; poi Meg disse con voce alterata: – Sapete bene perché nostra madre ha proposto di

ASCOLTO

Cose da maschio, cose da femmina

non farci i regali questo Natale: sarà un inverno duro per tutti. Non possiamo fare molto, ma qualche piccolo sacrificio siamo in grado di farlo anche noi.

– Ma io non credo che quel poco che potremmo spendere sia di qualche utilità. Abbiamo un dollaro ciascuna, e all’esercito non cambia molto se glielo diamo. D’accordo, non mi aspetto alcun regalo da parte di mamma o da parte vostra, ma io vorrei proprio comprarmi Undine e Sintram; lo desidero da così tanto tempo! – disse Jo, che era una divoratrice di libri.

– Io invece avevo una mezza idea di comprarmi qualche spartito nuovo – disse Beth con un lieve sospiro.

– Io mi comprerò una bella scatola di pastelli; mi servono davvero – disse Amy in tono deciso.

– La mamma non ha detto nulla sui nostri soldi, e non vuole certo che rinunciamo a tutto. Facciamo che ognuna si compra ciò che desidera; abbiamo lavorato sodo e ce lo meritiamo, questo è poco ma sicuro – esclamò Jo.

– Nessuno lo sa meglio di me... che mi tocca far lezione a quei bambini pestiferi tutto il santo giorno, mentre sarei ben felice di starmene a casa – sbottò Meg, in tono lamentoso.

– Tu non fatichi neanche la metà di quanto fatico io – disse Jo. – Come ti sentiresti tu a startene rinchiusa per ore con una vecchia signora nervosa e pignola, che ti fa trottare su e giù tutto il tempo, e non è mai soddisfatta?

– Non sta bene lagnarsi... ma penso che lavare i piatti e riordinare casa sia il lavoro più brutto del mondo. Mi mette di cattivo umore, e alla fine ho le mani così indolenzite che non riesco più nemmeno a esercitarmi al piano – e Beth abbassò lo sguardo sulle mani ruvide con un sospiro che stavolta udirono tutte.

– Non credo che nessuna di voi soffra quanto me – esclamò Amy, – perché a voi non tocca andare a scuola con ragazzine impertinenti che ti assillano se non sai la lezione e ti prendono in giro per i vestiti che indossi e se tuo padre non è ricco lo etichettano subito come un morto di fame e se non hai un naso carino ti insultano pure.

– Ohimè, come saremmo felici e buone se non avessimo tutte queste preoccupazioni – disse Meg.

– L’altro giorno hai detto che siamo molto più felici noi dei figli dei re che, nonostante i soldi che hanno, s’azzuffano e s’accapigliano tutto il santo giorno.

– L’ho detto sì, Beth. Be’, è quello che penso; perché ci tocca lavorare, questo è vero, ma sappiamo divertirci, e siamo proprio un’allegra combriccola, come direbbe Jo. – Jo si riempie sempre la bocca di parole così volgari – osservò Amy, con un’occhiataccia di rimprovero alla lunga figura sdraiata sul tappeto. Al che Jo si tirò su a sedere, cacciò le mani nelle tasche del grembiule e prese a fischiettare.

– Smettila, Jo! È una cosa da maschi.

Cose da maschio, cose da femmina

– È per questo che lo faccio.

– Detesto le ragazze maleducate e poco eleganti.

– E invece io odio le mocciose tutte lezzi e smancerie.

– A dirla tutta, ragazze, avete torto entrambe – disse Meg, attaccando un bel predicozzo da brava sorella maggiore.

– Tu, Josephine, sei grande abbastanza per smetterla con questi atteggiamenti da maschiaccio e iniziare a comportarti come si deve. Andava bene quando eri una ragazzina; ma ora che sei grande e grossa, e ti raccogli i capelli come fanno le donne adulte, dovresti ricordartelo che sei una signorina.

– No, non lo sono! E se i capelli raccolti fanno di me una signorina, li sciolgo subito e vado in giro con le trecce fino ai vent’anni – esclamò Jo, togliendosi la retina e liberando con una scrollata del capo una folta criniera castana.

– Mi viene l’orticaria al solo pensiero di dover crescere e diventare Miss March e portare vestiti lunghi, e starmene tutta rigida e impettita manco fossi un astro della Cina. E comunque, per una a cui piacciono i giochi, le attività e le maniere dei maschi, è già abbastanza seccante essere una ragazza. Non riesco proprio a mandarla giù di non essere un ragazzo, e ora più che mai, perché muoio dalla voglia di andare a combattere con papà, e invece mi tocca starmene a casa a fare la calza come una vecchietta insulsa – e Jo agitò per l’aria il calzino azzurro militare fino a che i ferri tintinnarono come nacchere e il gomitolo di lana rimbalzò per la stanza.

– Povera Jo; proprio una gran brutta cosa! Ma non c’è modo di evitarla, per cui dovrai accontentarti di farti chiamare con un nome da maschio e con noi ragazze vestire il ruolo di fratello – disse Beth, accarezzando la testa scapigliata e scontrosa poggiata sulle sue ginocchia con una mano che neppure a spolverare e a lavare tutti i piatti del mondo sarebbe potuta diventare aspra al tocco.

– Quanto a te, Amy – continuò Meg – nel complesso sei troppo schizzinosa e rigidina. Le arie che ti dai ora come

Cose

ora sono anche divertenti, ma se non stai attenta crescendo diventerai un’ochetta tutte apparenze. Mi piacciono le tue maniere graziose e il modo raffinato in cui ti esprimi quando non cerchi di essere elegante per forza; ma quei paroloni ridicoli sono peggio delle presunte volgarità di Jo. – Se Jo è un maschiaccio e Amy un’oca, io cosa sono, di grazia? – chiese Beth, pronta a incassare la sua parte di predica. – Tu sei un tesoro e basta – rispose Meg in tono affettuoso; e nessuna la contraddisse, perché “Topolina” era la cocca di casa.

Ritratto delle quattro sorelle

Visto che i giovani lettori vogliono sapere “che aspetto hanno i personaggi”, coglieremo l’occasione per fornire loro un piccolo ritratto delle quattro sorelle sedute a sferruzzare alla luce del crepuscolo, mentre fuori la neve di dicembre cade lieve, e in casa il fuoco scoppietta allegro. Margaret, la più grande delle quattro, ha sedici anni, ed è molto graziosa, paffuta e di carnagione chiara, occhi grandi, una folta massa di soffici capelli castani, una bocca dolce e mani bianche di cui va piuttosto fiera. Per i suoi quindici anni Jo è molto alta, bruna e sottile, e ricorda un giovane puledro; sì, perché con quelle gambe e quelle braccia lunghe, nel suo caso lunghissime, pare che non sappia mai cosa farci. Ha una bocca dal taglio risoluto, un naso buffo e occhi grigi, sempre attenti, cui sembra non

sfuggire nulla, di volta in volta fieri, arguti o pensosi. I suoi lunghi e folti capelli sono la sua bellezza; ma di solito li tiene raccolti in una retina, così non le danno impiccio. Ha una certa trascuratezza nel vestire.

Elizabeth – o Beth, come la chiamano tutti – è una ragazzina di tredici anni dalla carnagione rosea, i capelli lisci e lo sguardo limpido, schiva nei modi, con una voce timida. Suo padre la chiama “Pasquetta”, e il nome le calza a pennello, perché sembra vivere in un mondo felice tutto suo, dal quale si arrischia a uscire solo per incontrare le poche persone di cui si fida davvero.

Benché sia la più piccola, Amy è un’autentica fanciulla delle nevi, con gli occhi azzurri e i riccioli biondi che le ricadono sulle spalle; pallida ed esile, il portamento da signorina attenta alle buone maniere.

Il ritorno della mamma

L’orologio a pendolo batté le sei e Beth mise a scaldare davanti al fuoco un paio di pantofole. In qualche modo la vista di quelle vecchie ciabatte sortì un effetto benefico sulle ragazze, perché significava che mamma stava per tornare.

– Ve lo dico io cosa faremo – disse Beth. – A Natale, invece di comprarci qualcosa per noi, il regalo lo facciamo a lei.

– Solo a te poteva venire un’idea così bella, mia cara! E cosa le prendiamo? – esclamò Jo.

Ognuna ci pensò su per un minuto buono; poi Meg annunciò, come se l’idea le fosse stata suggerita dalle proprie mani graziose: – Io le regalerò un bel paio di guanti.

– Un paio di scarponi, i migliori sulla piazza – esclamò Jo.

– Qualche fazzoletto, con l’orlo ricamato – disse Beth.

– Io le prenderò una bottiglietta di colonia; ne va pazza e non costa tanto, così con il resto mi ci compro qualcosa per me – aggiunse Amy.

– Felice di trovarvi così allegre, ragazze mie – disse una voce gioviale dalla porta, una signora corpulenta e materna, con uno sguardo che sembrava dicesse: “Posso aiutarvi in qualche modo?”. Non era particolarmente bella, ma le madri sono sempre incantevoli per le figlie, e le ragazze pensavano che quel mantello grigio e il cappellino fuori moda rivestissero la mamma più splendida del mondo.

CONSIGLI DI LETTURA

Roald Dahl, Matilde, Salani
Silvia Vecchini, Maschi contro femmine, Mondadori
Fabrizio Silei, Più veloce dei sogni, Mondadori

DISCUTENDOSIIMPARA

Rifletto

Le sorelle non si lamentano solo della loro povertà, ma anche dei loro ruoli. Jo vorrebbe essere un “ragazzo” per andare in guerra, mentre Amy viene criticata per i suoi modi troppo schizzinosi e rigidi.

Quali sono le “cose da maschio” che Jo vorrebbe fare? E quali sono le “cose da femmina” che le ragazze si sentono costrette a fare?

Secondo te, esistono attività “da maschio” o “da femmina”?

Progetto e agisco

In classe realizzate una tabella con due colonne e scrivete le vostre idee sulle “Cose da maschio” e “Cose da femmina”.

Confrontate le vostre idee e discutete assieme: è una divisione che ha senso?

Cose da maschio

APPROFONDIMENTI BIBLIOTECA DI CLASSE

Cose da femmina

Rifletto

La discussione tra le sorelle si interrompe quando Beth propone di comprare un regalo per la mamma.

In che modo questa proposta di generosità unisce le sorelle, superando i loro disaccordi e le loro diversità?

Progetto e agisco

Immagina di avere dei soldi, scrivi o disegna sul quaderno due modi per spenderli: uno per te e uno per un’altra persona. Racconta poi in classe le tue scelte.

IL RACCONTO FANTASTICO

Ti ricordi che cos’è un racconto fantastico?

Un racconto fantastico è una storia inventata in cui accadono cose impossibili nella realtà. Può parlare di viaggi magici, animali parlanti, oggetti che prendono vita o mondi segreti. I personaggi possono essere persone, animali che parlano, creature immaginarie o esseri magici. Succede sempre qualcosa di straordinario.

Quale scena è fantastica?

Segna con una X le frasi che descrivono una scena da racconto fantastico.

Un bambino che legge in biblioteca.

Un cane che indossa un cappello e vola su una nuvola.

Una bambina che entra in un albero e scompare.

Due amici che giocano a palla nel cortile della scuola.

Trova le differenze... fantastiche!

Guarda il disegno di questa doppia pagina e cerchia le cose che non potrebbero esistere nella realtà.

Sulle ali di un libro

Era sabato e Clio doveva ancora riordinare la suastanza.Nonneavevapernientevoglia,ma la mamma aveva insistito tutto il giorno. Aprì la finestra per far entrare l’aria fresca della sera e cominciò a mettere via i vestiti sparsi sul letto, poi raccolse i giochi. Restavano solo i libri da rimettere a posto sugli scaffali.

Clio amava leggere e aveva sempre qualche libro aperto sulla scrivania o sul comodino... a volte anche sul pavimento! Le mille e una notte era il suo preferito, era proprio il caso di non lasciarlo lì sul tappeto. Proprio in quel momento il tappeto tremò leggermente. Clio si voltò. Il libro brillava e il tappeto si sollevò, piano, come se volesse staccarsi da terra. Clio si avvicinò. Il tappeto fluttuava nell’aria. Senza pensarci troppo, ci salì sopra. In un attimo uscì dalla finestra, sfiorando i tetti. Il vento le scompigliava i capelli. Volava sul quartiere, tra le nuvole, come nei racconti delle fiabe. Non sapeva dove stesse andando, ma non aveva paura.

Dopo un giro lungo e meraviglioso, il tappeto rientrò dalla finestra e si posò dolcemente. La mamma aprì la porta: – Hai finito?

Clio sorrise.

– Quasi, mamma! Finisco… al volo!

Nei racconti fantastici tutto è possibile. Anche in una situazione reale a volte bastano un libro, un tappeto e un pizzico di immaginazione per spiccare il volo della fantasia.

Scrivi insieme a me...

Scegli uno degli ingredienti dal calderone e scopri le caratteristiche del racconto fantastico.

Prima di scrivere

Leggi e completa: che cos’è un racconto fantastico? Usa le parole date. immaginari • mondi • magici • realtà • fantasia • impossibili

Un racconto fantastico è una storia inventata, dove accadono cose nella

I personaggi possono essere o persone comuni in situazioni straordinarie. Spesso si viaggia in segreti o lontani. Gli eventi sono , non seguono regole reali. Tutto può succedere: basta usare la

Ora scrivi

Scegli un ingrediente da ogni gruppo magico e usalo per inventare il tuo racconto fantastico.

CHI?

un bambino che sogna a occhi aperti un vecchio custode con una chiave una strega scontrosa un robot smarrito una lucertola con gli occhiali

DOVE?

una soffitta piena di specchi il fondo di una piscina una biblioteca che si muove un castello diroccato una fermata dell’autobus nel bosco

CHE COSA SUCCEDE?

I pensieri si trasformano in bolle colorate.

Una porta appare dal nulla.

I disegni prendono vita.

Un oggetto comincia a parlare. Dei turisti vogliono entrare nel castello.

COME FINISCE?

Resta un piccolo oggetto che brilla Il personaggio riceve un messaggio segreto.

Il mondo ritorna normale… ma qualcosa è cambiato.

I turisti scappano e la strega beve la pozione magica.

Nessuno ricorda nulla, tranne il/la protagonista.

Ora mescola gli ingredienti nel calderone… e lascia volare la fantasia! Puoi scrivere il tuo racconto e, se vuoi, anche disegnarlo.

... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO FANTASTICO

Io ho scelto alcuni ingredienti... e ho fatto così, e tu? Confrontati in classe.

Visitatori indesiderati

Inizio

Tanto tempo fa in un castello diroccato viveva una vecchia strega in compagnia del suo gatto nero e di uno stuolo di fantasmi. Una mattina, mentre la strega stava per bere la pozione settimanale di bruttezza, al portone bussarono dei turisti che volevano visitare il castello.

Sviluppo

Alla strega non piacevano per nulla gli estranei, per cui pensò di mandarli via con qualche incantesimo: trasformò il suo gatto in un maggiordomo che cercò di scoraggiare i visitatori.

Ma quelli non si preoccuparono affatto, anzi, insistettero ancora di più a voler entrare. La strega allora fece uscire dalle finestre una decina di fantasmi ululanti. I visitatori spaventati se la diedero a gambe.

Conclusione

Soddisfatta, la strega bevve finalmente la pozione in santa pace e, se possibile, diventò ancora più brutta del solito. Forse, se fosse uscita lei sulla porta ad accogliere i visitatori, non avrebbe avuto nessun bisogno di fare altri incantesimi: sarebbe bastata la sua orribile faccia!

TITOLO

TEMPO

(è indefinito e non è precisato, nel passato, nel presente o in un futuro lontano)

PERSONAGGI

(immaginari; fantastici, come animali e oggetti parlanti; oppure persone reali con poteri magici o a cui accadono cose irreali)

LUOGHI

(immaginari oppure reali, in cui avvengono fatti straordinari)

FATTI

(impossibili nella realtà, non seguono regole reali)

La befana

Era l’anno Mille-e-non-si-sa-bene, e nella notte del 5 gennaio venne la Befana con un sacco pieno di balocchi lucenti e di dolciumi prelibati. Non portava carbone perché nell’anno appena concluso i bambini di Venezia erano stati più buoni del solito.

Ma accadde un fatto curioso. La scopa su cui volava la Befana fece pot pot e precipitò.

Fortuna volle che la Befana allargasse la gonna. Così, lentamente, ondeggiando nell’aria, la grande sottana che faceva da paracadute la portò a terra, proprio nel mezzo del giardino di palazzo Foscarini.

– Accidenti a quel rottame di scopa! – disse la Befana, rassettandosi alla meglio, le gambe le facevano giacomo giacomo. Vide due mercanti che giocavano a braccio di ferro canticchiando davanti a due grossi boccali. Allora bussò alla finestra.

– Chi sarà mai – disse Bartolomeo rivolto all’amico, – in giardino, e a quest’ora?

Samuele si alzò e socchiuse l’uscio e la donna, vestita di nero e cosparsa qua e là di fuliggine, entrò.

– Chi è lei? – chiese Bartolomeo, alzandosi.

– Sono la Befana.

– Ma la Befana non esiste – balbettò Bartolomeo, sgranando gli occhi.

– È una cosa che si dice ai bambini – aggiunse Samuele, e anche a lui le gambe facevano giacomo giacomo.

– Io sono qua – disse Befana. – Posso sedermi? Ho avuto un guasto alla scopa e sono tutta infreddolita. La Befana dimostrava tre o quattrocento anni, ma questo non impressionava i due amici, perché a Venezia anche l’età della gente è poco precisa, come le distanze tra un posto e l’altro, o le cose che non vanno mai proprio dritte, a nessuno.

Andrea Molesini, Quando ai veneziani crebbe la coda, Rizzoli

LEPAROLE

balocchi: giocattoli boccali: grossi bicchieri con il manico uscio: porta

Secondo te, che cosa significa che le gambe facevano giacomo giacomo?

Che le gambe si muovevano come Giacomo.

Che le gambe le tremavano per lo spavento.

Struttura ANALIZZO

Continua a colorare la banda accanto al testo per indicare l’inizio e lo sviluppo

Tempo ANALIZZO

Il tempo della storia è: preciso e ben definito. imprecisato.

• Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire. Il luogo è: reale, ma succedono fatti fantastici. fantastico, infatti accadono fatti straordinari.

Luogo ANALIZZO

Informazioni date

Perché la Befana atterra a Venezia?

Perché si rompe la scopa e precipita.

Perché le piace quella città.

Una coniglia da salvare

Dopo pranzo Evie aveva voglia di stare per conto suo. Perciò decise di andare nella biblioteca della scuola. E dunque, stava attraversando da sola i corridoi con l’enciclopedia in mano, diretta in biblioteca, quando passò davanti a Khalo.

Khalo era la nuova coniglia della scuola.

L’unica volta in cui l’aveva sentita pensare qualcosa era stato il giorno prima, mentre la coniglia stava bevendo dal biberon dell’acqua e Evie l’aveva sentita dire: “Oh, no!”. Ma dato che era con Leonora, non si era fermata a controllare se Khalo stesse bene.

In quel momento, però, sentì un altro pensiero.

Evie fissò intensamente la coniglia. Aveva scoperto che se invece di chiudere gli occhi fissava intensamente una creatura era più probabile che riuscisse a sentire i suoi pensieri.

– Che. Cosa. C’è. Khalo?

Khalo alzò la testa e guardò Evie negli occhi. Aveva un muso dolce ma triste, e le orecchie premute contro il tetto della gabbietta.

– Capisci quello che ho nella testa? – chiese, col pensiero. – Sì.

– Non ho mai visto un essere umano capace di farlo. Gli altri animali sì, continuamente... ma un umano? Dev’essere raro.

Evie lo sapeva già.

– Non è questo il mio posto. Io appartengo ai boschi. Sono stata portata via dalla Foresta dei Buchi. Appartengo alla conigliera. Alla mia colonia.

– La Foresta dei Buchi?

– Sì. È molto vicina. Mi ha rubata Brenda. – Brenda? È chi è Brenda?

– Brenda. Brenda Baxter.

– La signora Baxter, la direttrice, ti ha rubata nei boschi?

– Sì.

Elementi ANALIZZO

Indica con una X gli elementi che rendono questo racconto fantastico.

Nel racconto ci sono una bambina e una coniglietta. La coniglietta si chiama Khalo. La bambina riesce a capire i pensieri della coniglietta. La direttrice ha rubato la coniglietta.

Chi racconta ANALIZZO

Il testo è narrato: in prima persona. in terza persona.

– Ma è terribile! Non farebbe mai una cosa del genere! – Però è vero. I conigli non raccontano bugie. Sono stata rapita. Lei mi ha presa. E devo tornare. Ho lasciato lì tutta la mia famiglia. Ho ancora la mia mamma. Lo sai cosa vuol dire essere lontana dalla tua mamma? Per favore. La mia mamma è a solo duecento salti di distanza. Saltare! Come mi manca saltare! Ma non posso farlo qui dentro senza andare a sbattere con la testa. Mi devi aiutare. Sei l’unica che può sentirmi.

All’improvviso Evie era preoccupata. Si guardò intorno. Non c’era nessuno. – In che modo vuoi che ti aiuti?

– Devi tirarmi fuori di qui.

Matt Haig, Evie e gli animali, Edizioni E/O

Significato COMPRENDO

Di che cosa parla il testo che hai letto?

Di una coniglietta che deve uscire dalla sua gabbia per tornare dalla sua famiglia.

Di una bambina che vuole portare a casa la coniglietta della scuola.

Di una bambina e della sua coniglietta domestica.

Un regalo inaspettato

COMPRENDO

Colpo d'occhio

Prima di leggere il testo, osserva il titolo e l’immagine. Che informazioni ti danno sul testo?

Due piccioni portano in regalo uno scoiattolino.

Uno scoiattolino dorme in una cesta sognando un bel regalo. Una coppia di piccioni trova un regalo inaspettato: un piccolo scoiattolo.

A Londra, ormai da un secolo, gli scoiattoli rossi, inglesi, sono in guerra contro gli scoiattoli grigi, immigrati dall’America. Un giorno due piccioni trovano, davanti alla porta della loro casa sull’albero, un cucciolo di scoiattolo… metà grigio e metà rosso!

In una fredda serata londinese, Eleanor e Marvin, una simpatica coppia di piccioni viaggiatori, trovò ad attenderli, sulla soglia della loro casetta sull’albero, un regalo del tutto inaspettato. Un tenerissimo cucciolo di scoiattolo dai vispi occhietti nocciola era adagiato dentro un cesto di vimini.

– Che cosa facciamo adesso, Eleanor? – domandò sconvolto Marvin.

– Tesoro, siamo stati scelti per essere genitori – rispose Eleanor con le lacrime agli occhi.

– No, no, no... Eleanor! Non possiamo tenerlo.

– Perché no?

– Come perché?

– Eleanor, mia cara... NOI PICCIONI, – e indicò se stesso e la moglie, – LUI SCOIATTOLO – e indicò lo scoiattolino.

– Tesoro mio, non preoccuparti. Con il nostro amore lo proteggeremo da ogni male, e non soffrirà minimamente del fatto di essere cresciuto da due piccioni viaggiatori... vedrai – disse Eleanor mentre mostrava il piccolo scoiattolo al marito.

Fu allora che la coperta che avvolgeva lo scoiattolino scivolò a terra, mostrando qualcosa di assolutamente sconcertante: era uno scoiattolo rosso e grigio! Un mezzosangue! In prevalenza la sua pelliccia era rossa, ma la voluminosa coda era completamente grigia.

LEPAROLE

Sai che cosa significa mezzosangue?

Confrontati in classe.

COMPRENDO

Significato

Come mai i due piccioni sono preoccupati di allevare lo scoiattolino rosso e grigio?

Soltanto perché lui è uno scoiattolo e loro sono piccioni. Perché loro sono piccioni e lo scoiattolino è un mezzosangue.

Testo facilitato

– Ahhh! – gridò Marvin. – Ahhh! è… è… è… è uno scoiattolo mezzosangue! Eleanor, la guerra degli scoiattoli! Ahhhh! La guerra degli scoiattoli! – continuava a ripetere agitando le ali in aria, fuori di sé.

Eleanor al contrario rimase calma. Sentiva di amare ancora di più quella creatura.

Anche Marvin, a poco a poco, si stava calmando e cominciò a riflettere.

Sebbene, dunque, avesse mille dubbi, timori e preoccupazioni, nel suo cuore sapeva che tenere il piccolo scoiattolo era la cosa giusta da fare. Così due piccioni viaggiatori che erano stati scelti per crescere il singolare scoiattolo cominciarono la loro avventura di genitori con il dono più prezioso che gli fu mai concesso: un figlio che chiamarono Lenny.

Carla Ciccoli, La guerra degli scoiattoli, Edizioni Piemme

Metti i fatti in ordine cronologico con i numeri da 1 a 6.

Marvin non vuole tenere lo scoiattolino perché è un mezzosangue.

Scoprono che lo scoiattolino è metà rosso e metà grigio.

Alla fine i due piccioni decidono di tenere lo scoiattolino e lo chiamano Lenny.

Una coppia di piccioni, Marvin ed Eleanor, trovano un cestino davanti alla loro casetta.

Eleanor vuole tenerlo perché è solo e abbandonato.

Nel cestino c’è uno scoiattolino.

Fatti ANALIZZO

Shrek

LA DESCRIZIONE Nei testi fantastici puoi trovare delle descrizioni: chi scrive le usa per far immaginare a chi legge com’è un luogo, un personaggio o un oggetto. Spesso molti elementi sono esagerati o strani.

Seduto nella baracca di legno che fungeva da gabinetto, Shrek osservava il vecchio libro aperto sulle ginocchia: era un tantino logoro ma ancora bello, rilegato in finissimo cuoio. La pagina ritraeva un’incantevole principessa che correva attraverso un campo di fiori, reggendosi un lembo della lunga sottana svolazzante. Sullo sfondo si intravedeva un castello di fiaba.

– Già, come se cose del genere potessero succedere! – ridacchiò tra sé, strappando la pagina del vecchio libro con l’enorme manona verde. Beh, in ogni caso aveva finito la carta, e quella pagina serviva egregiamente la necessità.

Uscì dal gabinetto sistemandosi i mutandoni. Non era granché come tipo. D’altra parte era un orco, per cui cosa vi aspettavate. La sua pelle aveva il colore di una minestra di piselli vecchia una settimana, le orecchie erano strane cose a forma di tromba attaccate a sottili peduncoli, e i denti davano l’impressione di poter stritolare le rocce. Probabilmente perché potevano farlo davvero.

Essendo un orco, Shrek si sentiva più che soddisfatto del suo aspetto. In fondo cosa gli importava se quelli del villaggio lo consideravano un mostro orrendo e spaventoso? Bastava che lo lasciassero in pace, e lui era felice. Mentre rientrava in casa si soffermò un momento ad ammirare la sua umile dimora. Anche se a un occhio inesperto poteva sembrare un grande e sbilenco ammasso di fango e sterpi, in realtà era la casa perfetta per un orco. Lui ne era orgogliosissimo. Gli piaceva abitarci tutto da solo: ecco perché era circondata da grandi cartelli con scritte che variavano da un blando VIETATO ENTRARE a un perentorio FUORI DI QUI!

Ellen Weiss, Shrek. La storia, Mondadori

LE PAROLE

logoro: consumato lembo: pezzetto di stoffa egregiamente: in modo perfetto blando: delicato perentorio: deciso

DESCRIVERE UN PERSONAGGIO

La parte sottolineata è la descrizione di un personaggio fantastico, in questo caso un orco. Vai a rivedere a pag. 46 che cosa devi osservare per descrivere una persona.

Testo facilitato

Fatti ANALIZZO

Secondo Shrek, quali fatti non possono succedere?

Che gli orchi sappiano leggere.

Che esistano principesse incantevoli.

Che i libri siano rilegati in cuoio.

COMPRENDO

Perché Shrek ha messo dei cartelli fuori da casa sua?

Per accogliere i visitatori.

Per scoraggiare i visitatori.

Informazioni date

Completa la descrizione di Shrek con le informazioni presenti nel testo.

Era un orco. La sua pelle le sue orecchie e i denti

Secondo gli abitanti del villaggio era Ma lui era felice se

Per abbellire il giardino. Nel testo vengono descritti anche un libro e la casa di Shrek. Sottolinea di verde gli elementi che riguardano il libro e di rosso quelli che riguardano la casa.

In fondo al pozzo

Cornelia si decise a scivolare avanti nella galleria successiva, con Luna e Freccia al seguito, avanzando in un labirinto oscuro di strettoie.

– Un momento – disse lei, ed evocò rapidamente la sua Lux Magica.

Grazie alla luce fatata, più intensa di quella della torcia, li guidò nella galleria, che continuava, stretta e irregolare; l’alto soffitto divenne ben presto un intrico lavorato. Sembrava che sulle pareti fossero stati scolpiti degli alberi, come in un bosco, e sul soffitto, invece del fogliame, c’erano le radici. Radici tortuose e intrecciate che formavano un arco acuto vagamente illuminato dalle bolle di luce danzanti. Il pavimento scese, poi salì e scese di nuovo. La sola cosa che si sentiva adesso era il suono dei loro passi e Luna non poté fare a meno di chiedere: – Chissà dove ci troviamo esattamente... – In fretta, avanti! – mormorò Cornelia prendendo ad avanzare più rapida.

Qualcosa al margine del suo campo visivo si mosse; lei sobbalzò e guardò tra i tronchi scolpiti. Per un attimo credette di vederci male, le sembrò che i bassorilievi stessero guadagnando profondità, che dietro gli alberi scalpellati ce ne fossero altri... e, cosa ancora peggiore, che dietro gli alberi ci fosse qualcuno. O qualcosa. Che sgusciava da un tronco all’altro. Che li stava spiando.

Miki Monticelli, La pietra nera, Piemme

COMPRENDO

Informazioni date

Usa le informazioni nel testo e scrivi a quali elementi si riferiscono queste descrizioni.

• oscuro di strettoie

• stretta e irregolare

• con alberi scolpiti

• come un arco fatto da radici intrecciate

• andava su e giù

LEPAROLE

tortuose: con molte curve

LAGRAMMATICA

Cerchia nel testo gli aggettivi qualificativi. Poi correggi il tuo lavoro con un compagno o una compagna.

DESCRIVERE UN LUOGO Quando si descrive un luogo:

• si utilizzano le informazioni ricavate dai cinque sensi:

› la vista (forme, dimensioni, colori, movimenti…)

› l’udito (voci, rumori, suoni…)

› l’olfatto (odori, profumi, puzze…)

› il gusto (sapori…)

› il tatto (morbidezza, ruvidezza, temperatura…)

• si segue un ordine di esposizione:

› dal generale al particolare

› dal vicino al lontano

› dall’alto al basso…

COMPRENDO

Informazioni date

Sottolinea nel testo le parti descrittive ricavate dai cinque sensi. Usa i colori che trovi nel box di spiegazione.

La nuova slitta

C’era un pacco enorme in mezzo al campo delle renne. Kip e Bibi erano accanto al pacco. Bibi dai capelli viola era Capo dell’Incartamento Regali del Laboratorio dei Giocattoli e, con il fiocco in testa e la cintura fatta di nastro, sembrava anche lei un pacco regalo e sorrideva, emozionata.

Si era radunata una gran folla di elfi entusiasti. Tutti indossavano la tunica preferita. La maggior parte delle tuniche erano rosse o verdi.

– Non mi aspettavo proprio un regalo – rise Babbo Natale, e lo scartò con grandi gesti, facendo volare via la carta tra gli applausi della folla. Ed eccola.

Una nuova slitta.

– È magnifica – disse Babbo Natale, ed era vero. Rosso fiammante, con i pattini d’argento e l’interno di legno lucido. Era due volte più grande della precedente e sul cruscotto c’erano più indicatori e strumenti.

Babbo Natale salì a bordo, e sedette sul lussuoso sedile di pelle.

– Proprio bella.

Kip, l’elfo ingegnere gli spiegò tutto: – Questa è la bussola, qui c’è l’altimetro per farti vedere a che altitudine sei, quella dietro è l’unità di propulsione...

Babbo Natale indicò uno strano oggetto curvo collegato al resto della slitta con un filo.

– Quello è il telefono – disse Kip. – Con quello puoi parlare con il Quartier Generale del Laboratorio dei Giocattoli mentre sei in volo. L’ho appena inventato.

– Telefono?

– Sì. Cioè, all’inizio l’avevo chiamato èlfono, ma telefono secondo me suona meglio.

– Un telefono! – disse Babbo Natale. – Che cosa meravigliosa. E poi vide la cosa più straordinaria di tutte, proprio lì sul cruscotto. Era una semisfera di vetro che spuntava dal piano di legno. E all’interno c’erano nuvolette di luce verde, lilla e rosa, che si agitavano pigramente una dentro e intorno all’altra, come bellissimi fantasmi danzanti.

– Wow – disse Babbo Natale. – Un Barometro della Speranza incorporato. Bel lavoro, Kip, proprio bello. Grazie infinite per questo regalo di Natale!

Matt Haig, La bambina che salvò il Natale, Salani, Milano 2023

LE PAROLE

propulsione: spinta

Nel testo ci sono un narratore e il dialogo tra due personaggi. Formate gruppi di 3 e dividetevi le parti, poi leggete il testo usando l’intonazione più adatta per ogni parte.

Testo facilitato

LEGGO

DESCRIVERE UN OGGETTO La parte evidenziata è la descrizione di un oggetto fantastico.

Vai a rivedere a pag. 51 che cosa devi osservare per descrivere un oggetto.

COMPRENDO

Informazioni date

Trova nelle testo le informazioni per completare la tabella. Chi regala una nuova slitta a Babbo Natale?

tipo di oggetto a che cosa serve

elementi particolari colore

materiale

forma e dimensione

elementi fantastici

le renne gli elfi la Befana

Rifletto COMPRENDO

Secondo te, a Babbo Natale è piaciuto il regalo? Sì No

• Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire.

Ascolta il brano e rispondi alle domande.

James e la pesca gigante

Roald Dahl, La pesca gigante, Salani, Milano 2024 Quasi senza sapere quello che faceva, come attraversato da una potente calamita, James Henry Trotter avanzò lentamente verso la pesca gigante. Scavalcò lo steccato che la circondava e le si fermò sotto. Allungò una mano e la toccò delicatamente con la punta di un dito. Era morbida, tiepida e ricoperta di una leggera peluria, come la pelle di un topolino appena nato.

In quale luogo è ambientata la storia?

una casa all’interno di una pesca gigante un bosco un castello infestato dai fantasmi

Chi sono i personaggi di questo racconto? oggetti parlanti elementi naturali persone e animali parlanti

Segna con una o più X il personaggio o i personaggi che non compaiono nel racconto, poi cerchia il personaggio che secondo te è più importante.

Secondo te, perché il testo che hai ascoltato è fantastico? Confrontati in classe.

ASCOLTO

e

MAPPA MODIFICABILE

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 75.

La mappa del racconto fantastico

Completa la mappa con le caratteristiche del racconto fantastico.

Sono fantastiche, o parlanti oppure persone reali che fanno cose

Sono . Possono anche essere luoghi reali in cui accadono cose

IL RACCONTO FANTASTICO

è un testo che narra storie fantastiche che non possono accadere nella realtà

Sono e non seguono regole

Può essere in o in persona

È organizzata in tre parti: � � �

Il mare nero

C’è un mare del Giappone che in certi momenti diventa nero nerissimo, e nessuno sa perché. E chi ascolta questa storia lo saprà.

Tantissimi anni fa, sulla riva di quel mare, viveva un ricco mercante che aveva tutto quello che può rendere felici. Un giorno, guardando il mare vide degli uomini che ne uscivano con una borsa di pelle attaccata alla cintura.

– Siete pescatori? – chiese.

– Sì, pescatori di perle.

– Perle, là sotto?

– Certo che ce ne sono: ma noi possiamo trovarne poche, perché dobbiamo sempre tornare fuori a respirare!

Il mercante, che era molto avido, pensò: “Se io potessi scendere laggiù, chissà quante perle potrei prendere… diventerei l’uomo più ricco del mondo!”

Il giorno dopo andò dal grande mago Gon Guong, che faceva potentissime magie.

– Mago, come posso stare nell’acqua senza respirare?

– Con una costosissima magia – rispose il mago.

– La voglio – disse il mercante, e gli rovesciò davanti tutto il denaro che aveva.

Il mago allora lo portò in cima a una scogliera e gli diede una spinta. Il mercante si trasformò in un mostro scaglioso, verde e nero, che non aveva bisogno dell’aria.

Subito si mise a cercare perle, e ne trovò mille in poco tempo: ma quando provò a uscire dal mare per venderle, si accorse che era diventato una creatura marina, e l’aria lo soffocava. Allora si disperò, agitò ferocemente l’acqua: ma non c ’ era niente da fare, Gon Guong se n ’ era andato.

Il mostro resto là sotto per sempre e da allora, quando i pescatori si tuffano, per vendetta e per rabbia, schiaccia grosse seppie e colora il mare di nero.

Roberto Piumini, Storie in un fiato, Einaudi Ragazzi

IL RACCONTO FANTASTICO

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I PERSONAGGI

Chi sono i personaggi? animali animali e persone persone comuni ed esseri fantastici

Chi è il/la protagonista della storia? un pescatore di perle il mago Gon Guong il mercante

IL TEMPO

Quando si svolge la storia? ai giorni nostri tantissimo tempo fa non si sa

I LUOGHI

Dove si svolge la storia? ai piedi di una montagna in un mare qualsiasi nel mare del Giappone

LA STRUTTURA

Riordina i fatti in ordine cronologico con i numeri da 1 a 4.

Il mercante deve rimanere per sempre in fondo al mare. Quando arrivano dei pescatori, rende il mare nero con l’inchiostro delle seppie.

In Giappone c’è un mare che a volte diventa nero. Sulle rive di questo mare vive un mercante.

Il mercante va dal mago Gon Guong e gli chiede una magia per respirare sott’acqua. Gon Guong trasforma il mercante in un mostro marino.

Il mercante vede dei pescatori di perle. Decide di pescare perle anche lui per arricchirsi.

LAVORAINSIEME

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

Un incontro fiabesco

Costanza sta saltando la corda davanti a casa e vede arrivare una bambina che indossa una mantella rossa con un cappuccio e ha un cesto al braccio. Accanto a lei c’è un lupo.

– Meno male che ti abbiamo incontrata! – l’abborda la bambina con il cappuccetto rosso.

– Mi spiace, i miei genitori mi hanno proibito di parlare con gli sconosciuti – butta lì.

– Sì, anche la mia mamma me l’ha detto, e guarda cosa mi è successo.

– Che ti è successo? – le domanda Costanza, senza smettere di lanciare occhiate di sottecchi al lupo.

– Neanche tu hai letto la mia fiaba? – le domanda la bambina. – Quella di Cappuccetto Rosso.

– Ti riferisci a quella Cappuccetto Rosso che ha ingannato quel tontolone del lupo?

– Cosaaa? – strilla il lupo, indignato.

– Ma... sarai tonto? Non vedi che l’hai spaventata? – lo rimprovera Cappuccetto Rosso.

E dal momento che Costanza non conosce la fiaba originale, gliela racconta.

– Senti... Come mai ti sei fermata a parlare con un lupo?

– È che non ne avevo mai visto uno. Per questo è importante che leggiate la mia fiaba, per non lasciarvi ingannare da nessuno.

– Ehi, Cappuccetto Rosso, dacci un taglio! – la interrompe il lupo.

– Ah, sì. Ci serve il tuo aiuto. Vedi, prima tutti leggevano le nostre fiabe. Ma da un po’ di tempo, nessuno ci prende dagli scaffali, e a poco a poco stiamo morendo.

– Non ti preoccupare, dirò a tutti i miei amici di leggervi, che mollino un po’ quei tablet. Inoltre, ora che vi ho conosciuto, mi fa molto piacere.

– Grazie di cuore – le dice Cappuccetto Rosso. – Addio!

Maria Menéndez-Ponte, Il grande libro delle buone abitudini, Nord-Sud Edizioni

IL RACCONTO FANTASTICO

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

IL TEMPO

Quando si svolge la storia? un giorno qualsiasi un sabato mattina ogni giorno a scuola

I LUOGHI

Dove si svolge la storia?

per la strada a scuola nel bosco

I PERSONAGGI

Chi sono i personaggi della storia? persone e animali fantastici persone e animali reali persone reali e fantastiche e animali fantastici

LE INFORMAZIONI

Che cosa chiedono Cappuccetto Rosso e il lupo a Costanza?

Qual è la strada per trovare la nonna. Se ha visto la nonna. Di dire ai bambini di leggere le fiabe.

LA STRUTTURA

Colora la banda a sinistra del testo con i colori che indicano lo sviluppo e la conclusione.

I FATTI

Quali sono i fatti che rendono fantastica la storia?

Costanza che salta la corda. I bambini che leggono i libri di fiabe. Cappuccetto e il lupo che sono usciti dalla loro fiaba.

CHI RACCONTA

Il testo è raccontato: in prima persona da uno dei personaggi. in terza persona da un narratore esterno.

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

di CASTELLO LIBRI Il

Ivo abitava a Bordeaux.

Suo padre amava i libri a tal punto che aveva finito per riempirne l’intera casa. Solamente a forza di acrobazie e equilibrismi si riusciva a entrare in salotto, calarsi in cucina, infilarsi in camera da letto. Il piccolo Ivo aveva un sogno: costruire un castello. Oh, non un castello qualunque! Lui voleva un castello enorme, con tanto di fossati, merli, feritoie, guardiole, ponte levatoio, e tutto quello che si può desiderare di più solido.

Dietro la casa di Ivo c’era un piccolo cortile. In questo spazio crescevano un tiglio, qualche arbusto e innumerevoli sogni.

Un giorno Ivo, che aveva molto buon senso, pensò che il modo migliore per avere un castello era costruirlo. E cominciò a progettarlo.

Solo una volta terminato il progetto, si pose il problema dei materiali. Tutti i castelli che si rispettino sono di pietra, e naturalmente nel cortile non ce n’era nemmeno una. Se ne avesse ordinato due o tre camion, avrebbe destato i sospetti di suo padre. Che fare?

La soluzione gli venne in mente una sera, di fronte alle pile di libri che arrivavano al soffitto.

– Lo posso costruire con i libri! – mormorò.

E l’indomani mattina si mise subito al lavoro. Suo padre, occupato com’era a scrivere un poema di quattromilacinquecentododici versi, non si accorse nemmeno di lui.

Ivo cominciò con i volumi più grossi, per fare le fondamenta della sua costruzione. Ce n’erano così tanti che poteva prenderne due o tre da ogni scaffale senza dare nell’occhio.

Una sera sentì suo padre borbottare: – Curioso! Fino a poco tempo

Bernard Clavel, Il castello di carta, Einaudi Ragazzi
ASCOLTO

fa non c’era più spazio per i libri che compravo. Mi sembra che ora vada molto meglio!

Incoraggiato, il ragazzo raddoppiò gli sforzi per realizzare la sua impresa. Nel cortile il castello cresceva, e siccome lo spazio era molto ridotto, tanto in lunghezza quanto in larghezza, non rimaneva che costruirlo in altezza.

Un mese dopo, la costruzione superava già i tetti del quartiere. Fu allora che decise di posare il tetto. Lo fece allineando i libri più sottili, proprio come fanno i costruttori con le tegole.

L’indomani, giunto al ventiseiesimo verso del suo poema, il padre di Ivo decise di cercare una parola che si trovava in un certo libro. E poiché per trovare le parole aveva un istinto pari a quello di un lupo che fiuta una pecora, fece il giro della biblioteca, poi uscì in cortile ed entrò nel castello passando per il ponte levatoio, che poi era la copertina di un grande atlante. Non si accorse nemmeno di essere uscito di casa. Aprì il libro in questione, prese la sua parola e se ne andò.

Ivo, che l’aveva seguito di nascosto, avvicinatosi al muro del castello, notò una minuscola feritoia attraverso la quale filtrava la luce. Era il vuoto lasciato dalla parola.

L’indomani, il poeta ebbe bisogno di un’altra parola. E ci fu un’altra feritoia. E così ogni giorno, altre parole, altre feritoie.

Quando il poema fu quasi terminato, il castello era ridotto peggio di un colabrodo.

La notte seguente, Ivo fu svegliato diverse volte dal vento e dalla pioggia.

Il suo castello avrebbe resistito a una simile tempesta?

Ivo si alzò, ma non osò scendere perché sentì suo padre gridare infuriato contro il poema che aveva appena finito.

– Sei così brutto che, di questo passo, finirai nel cestino!

L’indomani mattina era tornato il bel tempo. Il cortile aveva ripreso il suo aspetto abituale e la biblioteca aveva ritrovato tutti i suoi volumi.

All’ombra del grande tiglio, ancora grondante di grosse gocce d’acqua, Ivo scoprì una vecchia scatola mezza rotta. All’interno, una coppia di topolini era intenta a rosicchiare un enorme manoscritto.

Quando i topolini ebbero finito, Ivo chiamò suo padre. Il pover’uomo ne fu distrutto. Era sul punto di scoppiare in singhiozzi, ma Ivo lo consolò dicendo: – Ascolta papà... dài, ascolta!

I topolini, che avevano rosicchiato l’intero poema, si erano messi a reci-

tarlo. Certo, di parole ce n’erano parecchie, ma nemmeno una era di troppo. Ogni parola era piena di sogno e di sapienza. Ogni parola conteneva un tesoro.

Ivo e il padre si misero ad ascoltare, incantati.

Poi i topolini si fermarono. Ivo chiese con slancio: – Papà! E se mi mostrassi come si costruisce una poesia?

– Va bene! Ma io ho bisogno di te per inventare castelli.

E tutti e due scoppiarono in una grande risata, una risata dalle note così belle che scintillavano nel sole del mattino.

Rifletto COMPRENDO

Quando Ivo e il suo papà ascoltano i topolini che recitano il poema, pensano che ogni parola contiene un tesoro. Secondo te, che cosa significa? In che modo una parola può contenere un tesoro? Confrontati in classe.

Che delusione! A volte va così...

Come puoi lasciare andare una delusione e aiutare un compagno o una compagna quando è deluso o delusa da qualcosa?

Jacopo è molto eccitato perché oggi la maestra di italiano consegnerà le verifiche; di solito i suoi voti sono sempre molto alti.

La maestra Giusy gli dà la verifica e a Jacopo si chiude la bocca dello stomaco: non ha la sufficienza. Come è possibile? Come è potuto accadere? A lui! Lui! Che cosa è andato storto? Eppure aveva studiato, aveva ripetuto al papà la sera prima. Era sicuro di essere preparato.

Inizia a non vedere più niente, le lacrime gli offuscano gli occhi. Subito però le ricaccia indietro, non vuole farsi vedere piangere.

Per fortuna suona la campanella dell’intervallo. Ora però, vuole stare da solo e piano piano si appoggia al muro del corridoio della scuola: oggi non si esce in cortile, menomale, piove. Non ha avuto il coraggio di chiedere nulla alla maestra Giusy.

Riccardo e Adam gli chiedono di giocare con loro, ma dice di no. È troppo triste: la delusione è troppo forte, non riesce a non pensare al brutto voto ricevuto.

In quali situazioni ti sei sentito deluso o sentita delusa e hai continuato a pensarci senza riuscire a fare altro? Lo hai tenuto per te o lo hai raccontato a qualcuno o a qualcuna? Prova a disegnare il ricordo di una situazione per te triste. Dai un titolo al tuo disegno e scrivi una breve didascalia che descriva la scena.

Pensi che sia facile o difficile lasciare andare ciò che non ha funzionato? Perché?

In che modo pensi di poter aiutare Jacopo a cambiare pensiero, perché riesca a giocare con i compagni e le compagne?

Confrontati con la classe e l’insegnante: insieme trovate e scrivete alla lavagna due strategie per aiutare Jacopo. Scrivile anche qui, ti può essere utile tornare a leggerle nei momenti di delusione e tristezza.

• Strategia 1

• Strategia 2

IL RACCONTO REALISTICO

IL RACCONTO D'AVVENTURA

Sai che cos’è un racconto d’avventura?

Un racconto dI avventura è una storia inventata piena di azione e sorprese. Il o la protagonista parte per una missione, esplora un luogo misterioso o supera degli ostacoli. Succede sempre qualcosa che mette alla prova il coraggio e la voglia di scoprire dei personaggi. I luoghi sono reali e possono essere comuni o nascosti e misteriosi come una grotta segreta o un’isola lontana.

Racconto d'avventura o no?

Leggi le frasi sul racconto di avventura e scrivi V se sono vere oppure F se sono false.

• È sempre ambientato in un mondo magico.

• Il protagonista affronta ostacoli o situazioni pericolose.

• I luoghi possono essere misteriosi e nascosti o comuni.

• Non succede mai nulla di imprevisto.

• Alla fine, le avventure vissute possono cambiare il/la protagonista.

Sotto la piastrella

Era una giornata grigia e Yun si trovava a casa della nonna Licia. Per passare il tempo, decise di scendere nel locale sotterraneo. Gliel’avevano sempre vietato, ma quella volta colse l’occasione.

– Nonna, posso scendere un attimo in cantina?

– Sì, sì… – rispose lei, senza farci troppo caso. Per Yun fu un sì ufficiale. Scese le scale in punta di piedi. Era davvero curiosa di scoprire che cosa ci fosse nel seminterrato.

Tra scatole polverose e vecchie valigie, notò una piastrella leggermente sollevata nel pavimento.

Con attenzione la rimosse. Sotto c’era un oggetto avvolto in un panno polveroso. Lo aprì. Era un vecchio libro con una scritta un po’ sbiadita sulla copertina: “A chi saprà cercare”. All’interno trovò una mappa disegnata a mano e alcune frasi in rima. Parlava di un passaggio, una chiave e qualcosa nascosto in giardino.

Yun risalì dalla cantina e indossò il giubbotto per uscire. Aveva iniziato a piovere. Seguì le indicazioni fino al grande albero in fondo al giardino. Scavando alla base con una paletta, colpì qualcosa: una scatola di metallo. La aprì con mani tremanti. Dentro c’erano un pacchetto di gomme da masticare, un elastico colorato, un piccolo ciondolo a forma di rana… e una fotografia scolorita di una bambina sorridente. C’era anche un biglietto: “Questa è la mia capsula del tempo. Se la stai leggendo, sei la persona giusta. Licia.”

Yun prese la foto per guardarla meglio e sussurrò meravigliata: – Ma… è la nonna!

Anche se Yun è un personaggio inventato, i racconti avventurosi ci insegnano che la curiosità e il coraggio possono portarci lontano. A volte basta sollevare una vecchia piastrella per scoprire un mondo dimenticato, lontano o prezioso.

SCRIVO E IMPARO...

Scrivi insieme a me...

Segui le domande guida per scoprire le caratteristiche del racconto di avventura!

Prima di scrivere

Leggi ogni frase e sottolinea l’alternativa corretta.

• Un racconto avventuroso parla di misteriose esplorazioni / descrive pensieri e ricordi

• Il/la protagonista vive una situazione pericolosa / resta al sicuro.

• Si presentano imprevisti e ostacoli da superare / tutto resta sempre uguale

Ora scrivi

Immagina che il/la protagonista del tuo racconto si ritrovi all’improvviso in un luogo insolito o pericoloso, come una grotta buia, un faro abbandonato... Oppure prendi spunto dal disegno e coloralo. Ora scrivi il tuo racconto seguendo le domande.

• Il/La protagonista è da solo/sola o con qualcuno/a?

• Che cosa vede?

• Che cosa fa?

• Qual è l’imprevisto o il pericolo?

• Come finisce la storia?

... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO D’AVVENTURA

Io ho risposto alle domande guida... e ho scritto questo racconto, e tu?

L'avventura di Imba

Inizio

Imba era figlia di genitori che giravano il mondo alla ricerca di antiche città sepolte. Quella primavera si erano accampati con tenda e attrezzature nella giungla del Guatemala.

Sviluppo

Imba era felicissima di trovarsi là, finalmente poteva scoprire dove viveva il quetzal e vederlo per davvero! Mentre i suoi genitori stavano consultando una mappa, Imba ne approfittò per guardarsi intorno. Un verso inconfondibile attirò la sua attenzione. Si fermò e attese. Eccolo! Splendido! Un quetzal con il piumaggio verde, azzurro e rosso e la lunghissima coda piumata si stava avvicinando al nido. Imba era immobile, ipnotizzata da tanta bellezza.

Ma anche un altro animale era appollaiato lì vicino e la osservava.

Conclusione

– Imba! – gridò suo padre. – Attenta!

Immediatamente un essere, con un movimento strisciante e fulmineo, scomparve tra il fitto fogliame. Imba rimase come paralizzata: era il serpente più grande che avesse mai visto!

TITOLO

TEMPO

(è precisato o determinato, nel passato o nel presente)

PERSONAGGI

(persone particolarmente coraggiose o avventurose, ma anche persone comuni o animali che vivono situazioni rischiose)

LUOGHI

(reali, spesso lontani, difficili da raggiungere o pericolosi)

FATTI

(pericolosi o emozionanti)

La foresta dei segreti

COMPRENDO

Colpo d'occhio

Prima di leggere il testo, osserva il titolo e l’immagine. Che idea ti danno del testo? Secondo te, di che cosa parlerà la storia?

Di una foresta magica.

Di due fratelli che vogliono esplorare la foresta.

Di due fratelli che scappano di casa.

– Voglio andare a vedere il fiume, dentro il bosco. Dai, prendiamo un po’ di provviste – disse Daniele.

I ragazzi si caricarono con l’attrezzatura completa da esploratore. Avevano cappelli, cinture, bottiglie d’acqua e bandane legate al collo. Il loro padre entrò in cucina con un vecchio cronometro a tre tasti. Lo legò sullo zaino di Daniele.

– Ho impostato il timer per un’ora – disse papà. – Quando suonerà, significherà che è ora di tornare a casa. State insieme così non vi perderete. I ragazzi accettarono le sue istruzioni, marciarono fuori dalla porta sul retro. Quando entrarono nel sentiero, questo divenne più scuro sotto la volta degli alberi.

I ragazzi proseguirono lungo il sentiero, fino a quando poterono sentire il rumore dell’acqua che si muoveva sulle rocce, dove il letto del torrente gorgogliava.

– Laggiù, lo vedo! – gridò Daniele.

Il fiume si muoveva lentamente e il suo letto si snodava attraverso la foresta come un serpente strisciante. Vecchi alberi morti ingombravano i boschi e alcuni cadevano sull’acqua, formando strani angoli come ponti di legno. I tronchi caduti erano perfetti per i giochi dei pirati. Daniele fece camminare Alex sull’asse di un fiume circondato da coccodrilli affamati in attesa di divorarlo.

Per circa un’ora i ragazzi saltellarono sopra le piccole rocce che riempivano l’acqua e girarono pietre per cacciare lucertole e girini d’acqua dolce, tenendo sempre un occhio attento ai serpenti. Il pomeriggio volse al termine e l’aria si fece leggermente più fresca. In realtà non si erano avventurati più di qualche centinaio di metri da dove avevano cominciato il loro viaggio, ma nelle menti dei ragazzi sembravano chilometri.

Ali Ross, La foresta dei segreti, Independently published

Luoghi ANALIZZO

Sottolinea in viola le parole che ti fanno capire in quali luoghi avviene la storia.

ANALIZZO

Tempo

Quanto tempo dura la storia? un solo giorno alcune ore almeno due giorni

LAGRAMMATICA

Cerchia tutte le parole-legame presenti nel testo. Poi confronta il tuo lavoro con un compagno o una compagna.

COMPRENDO

Informazioni nascoste

I due bambini sono davvero su un fiume circondati da coccodrilli affamati?

Sì, infatti devono stare molto attenti. No, stanno solo giocando. No, ma ci sono pesci pericolosi.

COMPRENDO

Informazioni date

Trova e sottolinea nel testo la descrizione del fiume. Poi indica se le seguenti informazioni sono vere V o false F

• Sull’acqua ci sono alcuni vecchi alberi morti. V F

• Il corso del fiume è impetuoso. V F

• Il letto del fiume è dritto, senza curve. V F

• I tronchi caduti non si possono raggiungere. V F

Viaggio in Australia

Sydney Cove, Nuovo Galles del Sud, Australia

33° 52’ S – 151° 13’ E

18 luglio 1799, sessantacinquesimo giorno di viaggio

Giungemmo in vista delle coste australiane il 4 di luglio, da lì continuammo a circumnavigare quel continente sconosciuto fino a Sydney Cove, dove arrivammo il 13 luglio

Sydney era un avamposto inglese fondato solo una decina di anni prima per ospitare una colonia penale. Tutta l’Australia era un’unica grande prigione, lontana dal mondo civilizzato quanto poteva esserlo la luna.

A me però piaceva, di più: la trovavo affascinante. C’erano conigli così grandi da superare in altezza un uomo adulto. Avevano lunghe code e gambe muscolose, e non avevano nessuna paura di me anche perché, se lo volevano, potevano fuggire a velocità prodigiosa spiccando lunghi balzi elastici. Una volta ne vidi uno, di certo una mamma, che teneva il suo cucciolo in una specie di tasca nella pancia, e se lo portava a spasso così, saltelloni.

La prima persona che scese al porticciolo di Sydney Cove fu un signore basso e grassoccio vestito con una marsina nera, scarpe a punta, uno sparato candido e un eccentrico farfallino rosso scuro. Appena lo vidi mi sentii inondare di felicità. Lo conoscevo! Era Donald, il maggiordomo di Lord Maxwell. Subito dopo però capii che era venuto fin lì per riportarmi a casa. Non sono una vigliacca, ma non sapevo cosa fare, così scappai. Corsi finché mi tennero le gambe, passai il pomeriggio a girovagare fra i boschi, e solo a sera trovai il coraggio di tornare indietro.

Scoprii Donald e Harry che parlavano insieme nella capanna che ci avevano messo a disposizione.

Quando entrai il maggiordomo alzò la testa, mi sorrise e disse: – Buonasera, signorina Carrie – senza nemmeno un commento sul fatto che fossi vestita come un maschio.

– Buonasera, Donald.

Davide Morosinotto, Il terribile testamento di Jeremy Hopperton, Solferino Libri

Personaggi ANALIZZO

Cerchia di verde i personaggi del racconto. Secondo te, il/la protagonista è un maschio o una femmina?

• Sottolinea le parole nel testo che te lo fanno capire.

ANALIZZO

Tempo

Osserva le date in arancione. Quanto dura il tempo della storia?

COMPRENDO

Informazioni date

Trova e sottolinea nel testo la descrizione di un animale. Di quale animale si tratta? un coniglio gigante un koala un canguro

LEPAROLE

Collega ogni parola al suo significato.

parte anteriore della camicia

avamposto

colonia penale

marsina sparato

prigione

piccolo insediamento costruito in un territorio inesplorato

indumento maschile da cerimonia

Una passeggera inaspettata

Il coperchio del baule si aprì e io saltai fuori in un lampo.

– Oh, finalmente! Non sarei resistita un secondo di più!

Il povero Harry lanciò un grido e per poco non fece cadere la lanterna, rischiando di dar fuoco a tutta la stiva. Indietreggiò, si frugò nella camicia e ne estrasse uno stiletto appuntito che brandì verso di me.

Allora esibii il mio famoso sorriso con le fossette sulle guance.

– Ma come? – domandai. – Non riconosci tua cugina Carrie? –esclamai sorridendo.

– Ca-Caroline? Ma… da quanto tempo sei in quel baule?

– Da ieri, quando la nave è salpata da Southampton – spiegai con pazienza. – Anzi, da un po’ prima, quando mi ci sono nascosta per farmi caricare a bordo con gli altri bagagli. Indicai la pila di casse, botti e bauli che riempiva la stiva del vascello dal pavimento fino al basso soffitto.

– Ma… ma perché sei vestita come… come…?

Il povero Harry intendeva chiedermi per quale ragione avessi addosso pantaloni, bretelle, camicia e un berrettaccio che avevo trovato nel baule per nascondere i lunghi capelli biondi. È ovvio che una ragazza di undici anni non ancora compiuti, per di più una lady, non possa imbarcarsi come clandestina su un vascello diretto all’altro capo del mondo vestita come per un ballo di gala.

– Ma sei impazzita? – domandò Harry dopo avermi accompagnata di nascosto nella sua cabina. – È una follia – disse. – Mi aspetta un viaggio di almeno tre mesi. Sono diretto nel luogo più selvaggio e sperduto della Terra, non posso portarmi dietro una ragazzina…

– Basta che tu non dica che lo sono. Racconterai al comandante che sono tuo fratello. Se c’è bisogno posso lavorare come mozzo. – Devo andare a parlare con il comandante – disse. – Qualcosa gli spiegherò.

Uscì dalla cabina sbattendo la porta e mi lasciò a guardare dall’oblò le onde scure che si frangevano contro lo scafo.

Davide Morosinotto, Il terribile testamento di Jeremy Hopperton, Solferino Libri

stiva: parte della nave che serve come magazzino delle merci

stiletto: arma simile a un pugnale dalla lama molto sottile

mozzo: giovane marinaio addetto ai lavori più semplici

LE PAROLE

Completa la frase.

• Il testo è raccontato in persona da Chi racconta ANALIZZO

COMPRENDO

Nel testo trovi evidenziate le frasi che esprimono gli stati d’animo dei due protagonisti. Colora allo stesso modo gli stati d’animo corrispondenti. Informazioni nascoste

furbizia sollievo paura preoccupazione

A coppie, dividetevi le parti e leggete il testo. Chi legge la parte di Carrie può mettere in evidenza il suo coraggio; chi legge la parte di Harry, invece, può accentuare il suo stupore e la sua preoccupazione per la cugina.

LEGGO

Il lampo

– C’è un’allerta! – urlò il nonno. – Sembra stia per arrivare una tromba d’aria!

– E questo ti riguarda? – urlò il papà di Elia.

– Sono della squadra! Bisogna proteggere gli alberi più antichi, come il cedro dell’Himalaya! C’è il rischio che venga sradicato dal vento e muoia!

In quel momento passarono correndo accanto a lui alcuni uomini con una lunga scala. Indossavano caschi di protezione e portavano delle corde.

– Accompagno loro due in una serra all’asciutto e arrivo! – urlò il nonno.

– No! – urlò Elia nella tempesta. – Voglio venire anch’io!

La pioggia scrosciava sempre più forte. Fulmini illuminavano le nubi nere. Utilizzando la scala, gli uomini della squadra avevano già fissato una cima delle corde alla parte più alta del tronco del cedro dell’Himalaya, in prossimità della chioma. Zuppi d’acqua, tiravano le funi per contrastare la flessione del tronco. Anche Elia, suo papà e il nonno tiravano con tutte le loro forze sebbene con un vento così forte si facesse fatica anche a stare in piedi.

Poi all’improvviso un fulmine si staccò dall’ammasso di nubi nere. Dritto verso la cima del cedro.

Gli uomini della squadra avevano appena fatto in tempo ad alzare lo sguardo al bagliore, che Elia aveva già lasciato la presa della fune e aveva rivolto i palmi delle mani verso l’alto. Verso il fulmine.

Chiuse gli occhi e con tutte le sue forze gridò: – NOOO!

Una fiammata.

Un boato scosse il terreno e fece vibrare il torace di tutti i presenti.

I loro cuori sembrarono fermarsi.

Tutti fissavano Elia stupiti. Immobile come una statua.

Gli occhi chiusi.

Le labbra serrate.

Teneva ancora i palmi delle mani gocciolanti rivolti verso l’alto.

Il fulmine aveva cambiato traiettoria.

All’improvviso. Inspiegabilmente.

– Mai visto nulla del genere! – urlò il caposquadra. – Quel ragazzo comanda i fulmini!

L’antico cedro dell’Himalaya era salvo.

Luigi Dal Cin, Fiori e fulmini, Editoriale Scienza

allerta: tenersi pronti per un pericolo LE PAROLE

Testo facilitato

ANALIZZO

Personaggi

I personaggi di questa storia sono: reali, ma vivono esperienze fuori dal comune. fantastici, infatti hanno poteri magici. reali, infatti vivono esperienze che possono accadere tutti i giorni.

• Sottolinea nel testo le parole che te lo fanno capire.

Chi è il/la protagonista?

LEGGO

Leggi il testo facendo attenzione all’intonazione e alle pause:

• nella prima parte, tutto avviene rapidamente;

• nei dialoghi, immagina di essere anche tu sotto la pioggia che scroscia, la tua voce deve superare il rumore;

• nella seconda parte il ritmo cambia, le frasi sono molto brevi e creano attesa.

ANALIZZO

Chi racconta

Il racconto è scritto: in prima persona. in terza persona.

Significato COMPRENDO

Di che cosa parla il testo?

Di una tromba d’aria in un luogo deserto. Di una squadra che salva degli alberi durante una tempesta.

Di un ragazzo che comanda i fulmini.

Uno stranissimo coccodrillo

COMPRENDO

Colpo d'occhio

Prima di leggere il testo, osserva il titolo e le immagini. Secondo te, che cosa racconta il testo?

Una bambina e un bambino trovano un coccodrillo particolare.

Un paleontologo e una paleontologa trovano il fossile di una pianta.

Una bambina e un bambino trovano un fossile simile a un coccodrillo.

Gli ultimi giorni del 1810 portarono un vento teso, burrasche, mareggiate e un gran freddo.

– Lo vedi? – chiese mio fratello, fermandosi di colpo.

Lo vedevo! Era la creatura di cui avevo sognato tante volte che ammiccava dalla parete rocciosa. Lo chiamammo subito “il coccodrillo” perché fu il primo animale che ci venne in mente.

Il nostro coccodrillo però era speciale. Aveva un muso affusolato e lungo, con una linea fitta di denti. E sopra c’era un occhio. Era tondo e molto grosso. Ci vollero ore e ore di lavoro accurato e sapiente. Fu una delusione scoprire che, rimosso il grosso blocco della testa, non c’era nient’altro di visibile. Il lavoro di pulizia fu l’impresa più impegnativa che avessi mai affrontato. E la più emozionante.

Per cominciare, il coccodrillo aveva una bocca larga e piatta, mentre nel mio animale era stretta e conica. Poi c’erano i denti, che nei coccodrilli hanno dimensioni diverse, mentre nel mio esemplare erano abbastanza regolari e più pericolosi. E gli occhi. Quelli del coccodrillo sono piccoli, mentre quelli del fossile che stavo ripulendo erano decisamente più grandi. Il resto dello scheletro del mio misterioso animale lo scoprii circa un anno dopo, di nuovo nella stessa stagione. Mi ci vollero mesi a far emergere dalla pietra il corpo che prendeva forma. La spina dorsale si prolungava in una lunga coda. La cassa toracica sembrava ampia come se avesse avuto un busto cilindrico. Dove avrei creduto ci potessero essere le zampe si aprivano invece delle robuste pinne che si sviluppavano come i remi di una barca. Il corpo era enorme. Dalla testa ai piedi misurava circa cinque metri abbondanti, con una larghezza sproporzionata. A guardarlo bene, sembrava un animale acquatico.

Solo nel 1841 la creatura che avevo portato alla luce ebbe un nome suo proprio: ittiosauro e cioè “lucertola di mare”.

Annalisa Strada, Mary Anning - La cacciatrice di fossili, Editoriale Scienza

Mary Anning (1799-1847) fin da bambina è stata una cacciatrice di fossili e scoprì l’ittiosauro quando aveva solo 11 anni. Nell’immagine a destra è ritratta da un artista sconosciuto.

Fatti ANALIZZO

Metti i fatti in ordine cronologico con i numeri da 1 a 6

Inizialmente trovano solo la testa.

Un anno dopo trovano la colonna vertebrale dell’animale.

Mary e suo fratello Joseph scoprono un fossile e pensano sia un coccodrillo.

A mano a mano che puliscono la testa si accorgono che non può essere un coccodrillo.

Solo trent’anni dopo, all’animale viene dato il nome di ittiosauro.

Continuando a scavare, trovano le altre parti del corpo.

COMPRENDO

Informazioni date

Durante lo scavo, Mary capisce che il fossile non è un coccodrillo. Sottolinea in azzurro le caratteristiche del coccodrillo e in arancione quelle dell’ittiosauro. bocca stretta e conica • bocca larga e piatta • denti di dimensioni diverse • denti regolari e pericolosi • zampe • pinne robuste • occhi piccoli • occhi molto grandi

Ascolta il brano e rispondi alle domande.

Nessuno ci crederà!

La parte iniziale del viaggio lungo il Rio Negro procedeva a passo di lumaca e non appena il sole tramontava dovevano fermarsi. A volte, nei punti in cui il fiume era calmo e pulito, si poteva approfittare per pescare o nuotare un po’. Il tempo trascorreva lentamente, le ore sembravano interminabili e tuttavia Alex non si annoiava, si sedeva a prua a osservare la natura, a leggere e a suonare il flauto del nonno, a scattare fotografie con la macchina della nonna per avere delle prove al ritorno in California.

Chi sono i personaggi di questo racconto? persone e animali parlanti persone fantastiche persone e animali reali

In quale luogo è ambientata la storia? su una barca e nel fiume dentro una grotta su una barca attraccata sul fiume

Indica con X la foto che scatta la nonna mentre il nipote è in acqua.

Secondo te, perché il brano che hai ascoltato è un racconto di avventura? Confrontati in classe.

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 103.

La mappa del racconto d'avventura

Completa la mappa con le caratteristiche del racconto di avventura.

definito � rischiose � lontani � persone � presente � inizio � conclusione � animali � passato � pericolosi � precisato � sviluppo

TEMPO

È o , nel o nel .

Sono particolarmente coraggiose, ma anche persone comuni o che vivono situazioni

Sono reali, spesso , da raggiungere e pericolosi.

IL RACCONTO DI AVVENTURA

è un testo che narra storie emozionanti per tenere chi legge con il fiato sospeso

FATTI STRUTTURA

Sono ed emozionanti

È organizzata in tre parti: � � �

La mongolfiera

Quella domenica la zia mantenne la promessa e ci portò a fare un volo in mongolfiera. Io e mio fratello Tommy eravamo eccitatissimi. C’era anche una coppia di amiche di zia Lucia, che, come noi, non erano mai salite su una mongolfiera.

Quando l’enorme pallone colorato iniziò ad alzarsi da terra, mi tremavano le gambe e mi strinsi stretta a mio fratello.

Il conducente della mongolfiera mi fece un sorriso:

– Non avere paura, vedrai che volo tranquillo faremo! Guarda fuori e poi guarda giù –proseguì, – e ti divertirai tantissimo!

La mongolfiera volava sempre più in alto e il paesaggio era sempre più lontano. Le case diventavano quadratini e le strade sembravano serpenti. Era meraviglioso guardare il mondo dall’alto!

A un certo punto una corrente d’aria ci spostò bruscamente. E se fossimo finiti addosso alle colline?

– Aaahhh! – urlai.

– Niente paura, Betta! – mi gridò la zia.

– Ora riprenderemo la direzione giusta!

Quando atterrammo nuovamente sul campo di partenza, confesso che mi dispiaceva che il volo fosse finito, ma un po’ ero contenta di toccare la terra coi piedi.

IL RACCONTO D’AVVENTURA

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I PERSONAGGI

Chi sono i personaggi? i li persone animali e persone

Chi è il/la protagonista della storia?

il conducente della mongolfiera

IL TEMPO

Quando si svolge la storia? una domenica una sera tantissimo tempo fa

LA STRUTTURA

I LUOGHI

Dove si svolge la storia? in collina in una mongolfiera a casa della zia Lucia

Metti i fatti in ordine cronologico con i numeri da 1 a 4. Poi sottolinea le frasi di blu se si tratta dell’inizio della storia, di rosso se si tratta dello sviluppo e di verde se è la conclusione.

� Quando la mongolfiera si alzò da terra a Betta tremavano le gambe.

� Una volta atterrati, Betta fu felice di essere di nuovo con i piedi per terra.

� Betta, Tommy, la zia Lucia e due sue amiche andarono a fare un volo in mongolfiera.

� Per Betta era bellissimo guardare il mondo dall’alto: le case sembravano quadratini e le strade dei serpenti.

CHI RACCONTA

Il testo è raccontato: in prima persona. in terza persona.

LAVORAINSIEME

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

VERIFICA Vulcano

Una mattina all’alba mi misi in cammino partendo da un casolare ai piedi del Monte Etna dove avevo trascorso la notte. Ero risoluto a calarmi nell’interno del vulcano anche a rischio della vita.

Mi occorsero tre ore di faticosa marcia per raggiungere la vetta.

Per tre volte girai intorno al cratere che nella forma ricorda un enorme imbuto. Ma siccome dopo quella superficiale esplorazione ne sapevo quanto prima, decisi di saltare dentro il cratere senza stare a pensarci tanto su.

Mi sembrò di essere finito in un bagno turco di un calore indescrivibile; frammenti di lava incandescente mi bruciacchiavano ogni parte del corpo, salendo con inaudita violenza dal basso ostacolando così la mia discesa.

Ma per quanto grande fosse la forza con la quale il materiale incandescente irrompeva dalle viscere della Terra, la forza di gravità era ancora più grande e finalmente toccai il fondo. La prima cosa che mi colpì fu l’atroce frastuono.

Per un attimo persi i sensi; quando rinvenni, mi guardai intorno e figuratevi la mia sorpresa nel trovarmi circondato da Vulcano e dai suoi ciclopi. Quei signori da giorni e giorni stavano litigando ed era proprio quella discussione così accesa a sconvolgere la superficie.

Il mio arrivo ebbe l’effetto di placare immediatamente gli animi e Vulcano in persona volle applicare sulle mie ustioni una pomata che le guarì in un attimo. Non solo, mi offrì anche dei rinfreschi, roba come nettare e altre squisitezze, che sono concessi solo agli dèi e alle dee.

Rudolph Erich Raspe, Le avventure del barone di Munchhausen, BUR

IL RACCONTO D’AVVENTURA

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I PERSONAGGI

Chi sono i personaggi della storia?

persone e animali fantastici persone e animali reali persone reali e fantastiche

IL TEMPO

Che cosa decide di fare il protagonista?

Di fare un giro in montagna.

Di calarsi all’interno di un vulcano.

Di entrare in un bagno turco.

Quando si svolge la storia? in un momento del giorno non definito una mattina all’alba durante la notte

I LUOGHI

Dove si svolge la storia?

sulle pendici di un vulcano in montagna

FATTI

Quali sono i fatti che rendono avventurosa la storia?

sulle pendici e all’interno di un vulcano

Il protagonista fa una passeggiata in montagna.

LA STRUTTURA

Il protagonista sale su un vulcano.

Il protagonista entra nel cratere di un vulcano attivo. Il protagonista incontra dei personaggi mitologici.

Continua a colorare la banda accanto al testo al testo per indicare lo sviluppo e la conclusione

CHI RACCONTA

Il testo è raccontato: in prima persona. in terza persona.

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

SOPHIE di PARIGI s i TETTI

Ritrovarono la neonata nella custodia di un violoncello avvolta negli spartiti di una sinfonia di Beethoven. Era andata alla deriva, quasi a un miglio dalla nave.

L’uomo che la trasse a bordo della scialuppa era uno dei passeggeri, uno studioso. Notò subito che era una bambina, con i capelli lucenti come fulmini e le diede un nome, Sophie. Decise di tenerla con sé e di crescerla.

Gli anni passavano, Sophie continuava a ripetere che la sua mamma non era morta nel naufragio e che prima o poi l’avrebbe ritrovata. Quando compì nove anni Charles le comprò un violoncello, ma non abbastanza piccolo perché si potesse suonarlo comodamente in camera. Perciò Charles sbloccò il lucernario in mansarda e, nei giorni in cui non pioveva, Sophie si arrampicava sul tetto e lo suonava in mezzo al pacciame e ai piccioni.

Sophie compiva 12 anni quando si accorse di una targhetta d’ottone sotto la fodera.

FABRICANTS D’INSTRUMENTS À CORDES

– Ehi, Charles, hai visto? Il violoncello era francese!

Sophie! Sei una creatura geniale. Perché non ho mai pensato che potesse essere francese? Dobbiamo andare, ad ogni costo.

– A Parigi? – incrociò tutte le dita che aveva a disposizione.

– Certo Sophie! Presto! A fare i bagagli!

Non fu difficile raggiungere il negozio in Rue Charlemagne, a Parigi.

– C’è qualcuno? – chiese Charles.

lucernario: apertura sul tetto, simile a una finestra pacciame: foglie secche e rametti che si accumulano

Katherine Rundell, Sophie sui tetti di Parigi, Rizzoli
ASCOLTO

Si udì uno strano suono, e dalla porta dietro la cassa comparve un uomo che si stropicciava gli occhi. Sophie posò la targhetta sul banco.

– L’abbiamo trovata in una custodia per violoncello – disse Charles. – Le dice qualcosa?

– Certo. Viene dal mio negozio. L’ho incisa io stesso.

– E… – disse Sophie, trattenendo il respiro, – ricorda chi l’ha comprato?

– Quel violoncello è stato comprato da una donna. Una donna bellissima, se la memoria non mi inganna. Circa... quindici anni fa. Era alta, mi pare. Aveva i capelli corti biondi. Direi che ti somigliava. Ho un commesso, Monsieur Lille. Dovrebbe avere più memoria di me.

– Sì – disse il commesso. – Mi ricordo. Si chiamava Vivienne.

Charles disse: – Vivienne, e di cognome?

– Non ricordo. Un colore, se non sbaglio. Vert. Oui, credo proprio fosse Vert.

La notte seguente Sophie era nel bel mezzo di un sogno quando si svegliò di soprassalto. Ai piedi del suo letto c’era un ragazzo.

– Chi sei? Che cosa vuoi?

– Voglio parlarti, Sophie. Io mi chiamo Matteo. Non voglio farti del male, ma devi stare alla larga dai tetti.

– Non posso stare lontana dai tetti – disse Sophie. – È difficile da spiegare, ma sembrano un posto sicuro. Voglio dire, sembrano importanti. Penso che siano un indizio. Non è che mi lasceresti… venire con te?

Nei giorni seguenti Matteo insegnò a Sophie tutti i trucchi per poter saltare tra i tetti e spostarsi attraverso Parigi senza mai toccare terra. Finché una sera…

– Hai sentito? Questa è musica. Un violoncello. Viene da là!

Si precipitò verso il bordo del tetto e si mise in punta di piedi, proprio sull’orlo, cercando di sentire. “Mia madre,” pensò. “Sto ascoltando mia madre che suona”. Il pensiero la scosse fin dentro le ossa.

L’indomani Charles li aspettava di fronte al palazzo abbandonato battendo i piedi. Sophie si sporse dall’alto e Charles assicurò il violoncello sulla schiena e si arrampicò lungo il pluviale per raggiungerli.

– Ecco qui. Suona il Requiem. La musica a volte è come la magia, funziona nello stesso modo.

Sophie non era mai stata così nervosa. Aveva il cuore al posto dello stomaco e le dita tremavano. Continuò a suonare, spronando le sue mani a muoversi più rapide. Quando Sophie si fermò le stelle smisero di girare.

pluviale: tubo per scaricare la pioggia dai tetti

Ma la musica non si fermò. Sophie lasciò quasi cadere il violoncello.

– Vai! Ora! Vai! – la incitò Matteo.

Sophie cominciò a correre. Si arrampicò su un tetto scosceso, e una volta in cima si fermò. Davanti a lei, a un salto di distanza, c’era una donna. Le dava la schiena e anche nel buio Sophie riusciva a vedere i suoi capelli. Erano luminosi come fulmini. Il cuore stava per scoppiarle. Sophie spiccò un balzo. Provò a dire: – Mi scusi?

L’esecuzione si interruppe e la donna si voltò.

Sophie deglutì. – Io sono… Io sto cercando… Sto cercando mia madre. Charles assisteva alla scena dal tetto vicino. Vide la donna gridare. La vide baciare le orecchie, gli occhi e la fronte di Sophie; poi la vide stringere Sophie tra le braccia e farla girare, ancora e ancora, finché non sembrarono un unico corpo che rideva.

Sophie si trova a suo agio sui tetti e per lei sono molto importanti, anche se non sa bene perché. Tu hai un luogo o un oggetto che consideri particolarmente importante? Perché? Parlane in classe. Rifletto COMPRENDO

Leggo e ascolto un classico

STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNÒ A VOLARE

Il gatto Zorba promette a una gabbiana in fin di vita, che ha appena deposto un uovo, di averne cura e di insegnare poi al piccolo a volare. Prima è spaventato per la pormessa, ma poi chiede aiuto ai suoi amici gatti del quartiere. Il brano insegna che lavorare insieme, con fiducia e collaborazione, permette di superare le difficoltà e raggiungere obiettivi che da soli sembrano impossibili.

Il gatto nero grande e grosso prendeva il sole sul balcone, facendo le fusa e meditando su come si stava bene lì, a pancia all’aria sotto quei raggi tiepidi, con tutte e quattro le zampe ben ritratte e la coda distesa.

Nel preciso istante in cui si girava pigramente per farsi scaldare la schiena dal sole, sentì il sibilo provocato da un oggetto volante che non seppe identificare e che si avvicinava a grande velocità. Vigile, balzò in piedi sulle zampe e fece appena in tempo a scansarsi per schivare la gabbiana che cadde sul balcone. Era un uccello molto sporco. Aveva tutto il corpo impregnato di una sostanza scura e puzzolente. Zorba si avvicinò e la gabbiana tentò di alzarsi trascinando le ali.

– Non è stato un atterraggio molto elegante – miagolò.

– Mi dispiace. Non ho potuto evitarlo – ammise la gabbiana.

– Senti, sembri ridotta malissimo. Cos’è quella roba che hai addosso? E come puzzi! – miagolò Zorba.

– Sono stata raggiunta da un’onda nera. Dalla peste nera. La maledizione dei mari. Morirò – stridette accorata la gabbiana.

– Morire? Non dire così. Sei solo stanca e sporca. Tutto qua. Perché non voli fino allo zoo? Non è lontano e là hanno veterinari che potranno aiutarti – miagolò Zorba.

– Non ce la faccio. Questo è stato il mio ultimo volo – stridette la gabbiana con voce quasi impercettibile e chiuse gli occhi.

– Non morire! Riposati un po’ e vedrai che ti riprendi. Hai fame? Ti porterò un po’ del mio cibo, ma non morire – pregò Zorba avvicinandosi alla gabbiana esausta.

Vincendo la ripugnanza, il gatto le leccò la testa. La sostanza di cui era coperta aveva anche un sapore orribile. Mentre le passava la lingua sul collo notò che la respirazione dell’uccello si faceva sempre più debole.

– Senti, amica, io voglio aiutarti, ma non so come. Cerca di riposare mentre vado a chiedere cosa si fa con un gabbiano ammalato – miagolò Zorba prima di arrampicarsi sul tetto.

Si stava allontanando in direzione dell’ippocastano quando sentì che la gabbiana lo chiamava.

– Vuoi che ti lasci un po’ del mio cibo? – suggerì, leggermente sollevato.

– Voglio deporre un uovo. Con le ultime forze che mi restano voglio deporre un uovo. Amico gatto, si vede che sei un animale buono e di nobili sentimenti. Per questo ti chiedo di farmi tre promesse. Mi accontenterai? – stridette agitando goffamente le zampe nel vano tentativo di alzarsi in piedi. Zorba pensò che la povera gabbiana stava delirando e che con un uccello in uno stato così pietoso si poteva solo essere generosi.

– Ti prometto tutto quello che vuoi. Ma ora riposa – miagolò impietosito.

– Non ho tempo di riposare. Promettimi che non ti mangerai l’uovo – stridette aprendo gli occhi.

– Prometto che non mi mangerò l’uovo – ripeté Zorba.

– Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo – stridette sollevando il capo.

– Prometto che avrò cura dell’uovo finché non sarà nato il piccolo.

– E promettimi che gli insegnerai a volare – stridette guardando fisso negli occhi il gatto.

Allora Zorba si rese conto che quella sfortunata gabbiana non solo delirava, ma era completamente pazza.

– Prometto che gli insegnerò a volare. E ora riposa, io vado in cerca di aiuto – miagolò Zorba balzando direttamente sul tetto.

Kengah guardò il cielo, ringraziò tutti i buoni venti che l’avevano accompagnata e, proprio mentre esalava l’ultimo respiro, un ovetto bianco con delle macchioline azzurre rotolò accanto al suo corpo impregnato di petrolio.

Zorba si prende cura dell’uovo

I quattro gatti balzarono dal tetto sul balcone e capirono immediatamente di essere arrivati troppo tardi. Colonnello, Diderot e Zorba osservarono con rispetto il corpo senza vita della gabbiana, mentre Segretario agitava la coda al vento per farle perdere l’odore di benzina.

– Credo che dovremmo chiuderle le ali. Si fa così in questi casi – spiegò Colonnello.

Vincendo la ripugnanza che provocava in loro quell’essere impregnato di petrolio, le unirono le ali al corpo e, mentre la muovevano, scoprirono l’uovo bianco a macchioline azzurre.

– L’uovo! È riuscita a deporre l’uovo! – esclamò Zorba.

– Ti sei cacciato in un bel pasticcio, caro guaglione. In un bel pasticcio davvero! – lo avvertì Colonnello.

– Che farò con l’uovo?! – si chiese Zorba sempre più angosciato.

– Con un uovo si possono fare molte cose. Una frittata, per esempio – propose Segretario.

– Oh sì! Uno sguardo all’enciclopedia ci dirà come preparare la migliore delle frittate. L’argomento è trattato nel sesto volume, lettera F – assicurò Diderot.

– Non se ne miagola neanche! Zorba ha promesso a quella povera gabbiana che si sarebbe preso cura dell’uovo e del piccolo. La parola d’onore di un gatto del porto impegna tutti i gatti del porto, quindi l’uovo non si tocca – dichiarò solennemente Colonnello.

– Ma io non so prendermi cura di un uovo! Non mi era mai stato affidato un uovo prima d’ora! – miagolò disperato Zorba.

Allora tutti i gatti guardarono Diderot. Forse nella sua famosa en-ci-clo-pe-dia c’era qualcosa al riguardo. – Devo consultare il ventunesimo volume, lettera U. Sicuramente c’è tutto quello che dobbiamo sapere sull’uovo, ma fin da ora consiglio calore, calore corporeo, molto calore corporeo – spiegò Diderot in tono pedante e didattico.

guaglione: ragazzo in dialetto napoletano

Insieme siamo più forti

– Ossia bisogna sdraiarsi sull’uovo, ma senza romperlo –consigliò Segretario.

– È esattamente ciò che stavo per suggerire. Zorba, tu rimani con l’uovo e noi accompagneremo Diderot a vedere cosa dice la sua enpilo... encimope... insomma, sai a cosa mi riferisco. Torneremo stasera con le novità e daremo sepoltura a questa povera gabbiana – stabilì Colonnello prima di saltare sul tetto.

Diderot e Segretario lo seguirono. Zorba rimase sul balcone, accanto all’uovo e alla gabbiana morta. Con grande attenzione si sdraiò e si avvicinò l’uovo alla pancia. Si sentiva ridicolo. Pensava a quanto lo avrebbero preso in giro i due gatti rissosi che aveva affrontato al mattino, se per caso l’avessero visto. Ma una promessa è una promessa, e così, al tepore dei raggi del sole, si addormentò con l’uovo bianco a macchioline azzurre ben stretto contro il suo ventre nero.

Miagolii di saluto

Alla luce della luna Segretario, Diderot, Colonnello e Zorba scavarono una buca ai piedi dell’ippocastano. Poco prima, badando che nessun umano li vedesse, avevano gettato la gabbiana morta dal balcone nel cortile interno.

La depositarono in fretta nella fossa e la coprirono di terra. Poi Colonnello miagolò in tono grave.

– Compagni gatti, in questa notte di luna ci congediamo dai resti di una sfortunata gabbiana della quale non abbiamo mai saputo nemmeno il nome. L’unica cosa che siamo riusciti a scoprire di lei, grazie alle conoscenze del compagno

Diderot, è che apparteneva alla specie dei gabbiani argentati e che forse veniva da molto lontano, dalla regione in cui il fiume si getta nel mare. Sappiamo pochissimo di lei, ma l’importante è che sia arrivata moribonda fino a casa di Zorba, uno dei nostri, e che abbia riposto in lui tutta la sua fiducia. Zorba ha promesso di prendersi cura dell’ uovo che lei ha deposto prima di morire, del piccolo che nascerà, e la cosa più difficile di tutte, compagni, ha promesso di insegnargli a volare ...

– Volare. Ventiduesimo volume, lettera V – si sentì che sussurrava Diderot.

– È esattamente ciò che il signor Colonnello stava per dire. Non gli tolga i miagolii di bocca – consigliò Segretario. – ... promesse difficili da mantenere – proseguì impassibile Colonnello, – ma sappiamo che un gatto del porto mantiene

sempre i suoi miagolii. Per aiutarlo a riuscirci, ordino che il compagno Zorba non abbandoni l’uovo finché il piccolo non sia nato, e che il compagno Diderot consulti la sua emplicope... encimope... quei libri insomma, su tutto quanto ha a che vedere con l’arte del volo. E ora diciamo addio a questa gabbiana vittima della disgrazia provocata dagli umani. Allunghiamo il collo alla luna e miagoliamo la canzone d’addio dei gatti del porto.

Ai piedi del vecchio ippocastano i quattro gatti iniziarono a miagolare una triste litania, e ai loro miagolii si aggiunsero ben presto quelli degli altri gatti delle vicinanze, e poi quelli dei gatti dell’altra riva del fiume, e ai miagolii dei gatti fecero coro gli ululati dei cani, lo straziante cinguettio dei canarini in gabbia, il garrito delle rondini nei loro nidi, il triste gracidio delle rane, e perfino le grida stonate dello scimpanzè Mattia.

Le luci di tutte le case di Amburgo si accesero, e quella notte tutti gli abitanti si chiesero le ragioni della strana tristezza che improvvisamente si era impadronita degli animali.

CONSIGLI DI LETTURA

Roald Dahl, Le streghe, Salani

Gigliola Alvisi, Una rivoluzione di carta, Piemme

Alan Gratz, Proibito leggere, Mondadori

Paola Zannoner, La banda delle ragazzine, Fatima e il furto misterioso, Giunti

DISCUTENDOSIIMPARA

Rifletto

“La parola d’onore di un gatto del porto impegna tutti i gatti del porto. Un gatto del porto mantiene sempre i suoi miagolii.“

Perché secondo te i gatti decidono di aiutare Zorba, anche se all’inizio l’idea di prendersi cura di un uovo non era la loro?

• In quali occasioni lavorare insieme è meglio che agire da soli?

APPROFONDIMENTI

Ti è mai capitato di far parte di un gruppo in cui ognuno/a aveva un compito preciso?

• Secondo te, quali regole aiutano un gruppo a funzionare bene?

Progetto e agisco

Dividetevi in piccoli gruppi e immaginate di essere una squadra incaricata di risolvere una “missione” e seguite le indicazioni.

Esempi di missioni: proteggere un piccolo uccellino ferito trovato nel cortile della scuola, organizzare una raccolta di libri per la biblioteca di classe, accogliere un nuovo compagno o una nuova compagna.

Ogni gruppo dovrà:

1 Decidere una missione comune.

2 Attribuire a ciascuno/a un ruolo e un compito specifico.

3 Scrivere un breve “patto di gruppo”, cioè alcune regole condivise da tutti che aiutano a collaborare meglio.

Dopo l’attività, riflettete rispondendo alle domande.

• È stato facile lavorare insieme?

• Che cosa ha aiutato il gruppo a collaborare meglio?

• Che cosa si può migliorare la prossima volta?

Esprimo

Completa le frasi e scrivi una breve storia o un pensiero personale.

• “Quando lavoriamo insieme, possiamo

• “Un gruppo funziona bene

IL RACCONTO STORICO

DIGITALI DELLUNITÀ Sai che cos’è un racconto storico?

Un racconto storico è una storia inventata, ma con tante cose vere del passato. Serve per farci immaginare com’era la vita in un determinato tempo: i personaggi sono reali o inventati, i luoghi, le abitudini, i costumi e i fatti storici sono veri o ricostruiti in modo realistico.

Passato o inventato?

Per ogni frase, indica se si tratta di qualcosa di vero del passato P o se è inventato I .

• Un ragazzo che va a scuola con una tavoletta di argilla. P I

• L’incontro con un dinosauro nel foro romano. P I

• Le piramidi d’Egitto fatte costruire dai faraoni. P I

• Una bambina che trova un’email scritta da un Australopiteco. P I

• Il commercio dei Fenici nel Mediterraneo. P I

AUDIO, VIDEO, OGGETTI

Creta, 1462 a.C. - Il vero tesoro

Talas è un ragazzo che vive a Creta e aiuta suo padre, un mercante di stoffe preziose. Un giorno, mentre consegna rotoli di stoffa al grande palazzo di Cnosso, un servitore gli chiede di portarli nel magazzino. Lì, Talas nota una fessura nel muro. La sfiora e si apre un passaggio impolverato. Incuriosito, lo percorre. Cammina tra scale di pietra, stanze affrescate e lunghi corridoi. Il palazzo è immenso, pieno di passaggi e stanze… In effetti gli hanno raccontato che il re Minosse aveva fatto costruire un grande labirinto per rinchiudervi il Minotauro, una creatura metà uomo e metà toro.

Talas osserva la sala del trono, i laboratori, gli uffici, i magazzini e un grande cortile dove si svolgono riti e spettacoli. Temendo il Minotauro, avanza con prudenza. Dopo molti passi, arriva al centro. Non ci sono gemme, solo una stanza vuota. Deluso, abbassa lo sguardo. Era convinto di aver attraversato l’intero labirinto e si aspettava un tesoro splendente.

Una donna anziana compare accanto a lui. – Guarda bene – dice, indicando uno specchio.

Talas si specchia: ha il viso sporco di polvere, ma gli occhi pieni di forza e curiosità.

La donna sorride: – Il vero tesoro sei tu. Il futuro è dentro di te.

Talas si volta per chiederle altro… ma la donna è già sparita. Talas ripensa alle sue parole: è vero, un tesoro lo ha sempre avuto: il suo futuro.

Anche se Talas è un personaggio inventato, il palazzo di Cnosso esiste davvero. Il suo complesso sistema di stanze ha ispirato il mito del labirinto e gli affreschi colorati raccontano ancora oggi la ricchezza e la cultura della civiltà cretese.

SCRIVO E IMPARO...

Scrivi insieme a me...

Scegli una traccia per scoprire le caratteristiche del racconto storico!

Prima di scrivere

Leggi e completa: che cos’è un racconto storico? Usa le parole date. argilla • immaginare • esistito • luoghi • antico • periodo • inventati

I protagonisti sono spesso , ma vivono in un tempo passato che è realmente . Le vicende si svolgono in reali e descrivono oggetti e usanze che davvero appartenevano a un determinato Il racconto storico ci aiuta a com’era la vita nei tempi antichi. Per esempio, puoi leggere di un ragazzo che viveva nell’ Egitto, che andava a scuola con una tavoletta di e assisteva a una cerimonia nel tempio del faraone.

Ora scrivi

Per la trama del tuo racconto prendi spunto dalle tracce date. Ricordati di inserire:

• epoca e luogo reale

• personaggi inventati o reali

• oggetti e costumi reali

1 La piramide segreta

Sei un/una giovane aiutante in un cantiere dell’antico Egitto. Durante una pausa scopri un passaggio nascosto nella piramide...

2 Viaggio con i Fenici

Tuo zio è un mercante fenicio e ti porta con sé su una nave per commerciare. Attraccate in una città lontana e lì succede qualcosa di inaspettato...

• un piccolo mistero o evento da risolvere

• un finale

3 La prima semina

Un giorno, in un villaggio del Neolitico, una ragazzina, senza accorgersi, fa in modo che dei semi inizino a crescere nel terreno...

4 Un messaggio dal fiume

Vivi in un villaggio vicino al fiume Indo, in India. Un giorno l’acqua porta a riva un oggetto strano. Tu decidi di scoprire da dove viene...

... GLI ELEMENTI DEL RACCONTO STORICO

Io ho scelto la terza traccia, e tu?

La prima semina

Inizio

Circa 10000 anni fa Come ogni giorno, Aka si allontanò dalla capanna del piccolo villaggio per raccogliere erbe e radici da portare alla madre. Aveva raccolto anche tanti piccoli semi che crescevano da certe piante gialle e mise tutto in una zucca svuotata. – Akaaaa! – la chiamò la madre da lontano.

Sviluppo

Correndo per tornare dalla madre, Aka inciampò nelle radici sporgenti di un albero. La zucca le sfuggì e tutto il contenuto si sparse intorno Aka riuscì a recuperare solo una parte delle erbe e dei semi caduti. Quando iniziò a fare freddo, la tribù lasciò l’insediamento e si spostò verso una zona più calda

Conclusione

Un giorno la ragazzina capitò nel posto dov’era caduta tanto tempo prima. Sul terreno erano cresciute tantissime piante gialle, come quelle da cui aveva raccolto i semi. La ragazzina chiamò la madre e le spiegò che cos’era accaduto. Con i suoi occhi attenti, Aka aveva capito che i chicchi di cereali si potevano seminare. E così fece da quel giorno la sua tribù.

TEMPO

(si riferisce a una precisa epoca storica: Preistoria, Antico Egitto…)

PERSONAGGI

(persone realmente esistite o personaggi di fantasia che hanno abitudini di quel periodo storico)

LUOGHI

(sono reali, descritti con precisione rispetto all’epoca)

FATTI

(possono essere reali o inventati, ma devono essere verosimili rispetto al periodo storico)

TITOLO

La bambina che inventò la scrittura

COMPRENDO

Colpo d’occhio

Prima di leggere il testo, osserva il titolo e l’immagine. Secondo te, di che cosa parlerà la storia?

Di una bambina che va a scuola.

Di una bambina che gioca all’aperto.

Di una bambina che scrive su tavolette di argilla.

Mi chiamo Nuvola Bianca e sono stata io a inventare la scrittura Ricordo che con un bastone appuntito cominciai a tracciare dei segni in terra e, man mano che disegnavo, mi imprimevo nella mente ogni movimento, segno e significato. Alcune parole erano semplici da disegnare. Per esempio, parole come “uccello” erano facili, ma per scrivere “volò” ero costretta a escogitare dei segni e a impararli a memoria.

Il mio sapiente amico Balulu sarebbe arrivato il giorno dopo. Non vedevo l’ora di leggergli quello che avevo scritto.

– Questa è un’idea meravigliosa! – disse. – Uno scritto di oggi potrebbe essere letto anche tra migliaia di anni.

– Ma come faremo a proteggere ciò che scriviamo?

– Questa parte è facile, mia piccola e geniale amica. Bagneremo la terra. E prepareremo delle tavolette di argilla. Poi le cuoceremo sul fuoco, e se nessuno le romperà, potranno durare un’eternità. Balulu e io ci mettemmo subito al lavoro.

Arrivammo ai piedi dell’alta struttura in cui viveva il re di Uruk

Dopo aver salito scale infinite, mi trovai al cospetto del re. – Signore, io posso renderla immortale.

– Ti stai prendendo gioco di me? Hai un bel coraggio!

– No, signore La renderò immortale grazie a queste tavolette

– Vedo solo delle linee senza senso. Come pensi di rendermi immortale con queste cose ridicole?

– Nobile re, ognuno di questi segni ha un significato. Ognuno di essi comunica qualcosa. Balulu e io ci abbiamo lavorato per giorni. Guardi cosa abbiamo scritto sulla tavoletta:

Io sono re Enmerkar. Ho centodieci anni. Sono stato io a fondare la città di Uruk. Nella grande città di Uruk, il mio popolo vive felice.

LEPAROLE

imprimevo: fissavo escogitare: inventare

Il re mi guardò fisso negli occhi.

– Da questo momento in poi, tu e Balulu starete qui, vi manderò le dieci persone più sagge della città. Saranno loro a imparare per prime e poi loro insegneranno alle altre. Grazie a te, anche fra migliaia di anni, la gente saprà di noi.

Sinan Ya ar, Nuvola Bianca e il re a cui regalò la scrittura, trad. Elena Montemaggi

Caissa Italia editore

ANALIZZO

Personaggi

Sottolinea in verde i personaggi nominati nel testo.

Quale di questi personaggi è realmente esistito e si pensa che abbia fondato la città di Uruk?

Nuvola Bianca

Balulu

Enmerkar

COMPRENDO

Informazioni date

Quali elementi ti fanno pensare che il testo sia ambientato al tempo dei Sumeri?

il nome della protagonista

Nuvola Bianca

un’alta struttura con scale infinite la città di Uruk

tavolette d’argilla con segni tracciati da un bastoncino la presenza del re ci sono delle persone sagge nella città

Di quale importante invenzione parla questo racconto?

della ruota della scrittura della tessitura

La tomba reale

– Siete voi i nuovi artigiani? – domandò Paneb, il secondo sorvegliante, non appena li vide. – Mi avevano avvisato del vostro arrivo… Vedo che c’è pure una ragazza con voi… Anche tu lavorerai nella tomba?

Nefertari finse di non accorgersi del tono ironico del sorvegliante e rispose cortesemente, ma con grande fermezza: – Il nobile faraone Sethy mi ha ritenuta degna di questo onore. Il sentiero che conduceva alle tombe reali era nel deserto roccioso, tra aspre colline e gole profonde.

– Ogni volta che raggiungerete le tombe – spiegò il sorvegliante – dovrete passare attraverso cinque posti di controllo. Qui all’andata vi verranno consegnati gli strumenti di lavoro che, al ritorno, riconsegnerete intatti.

Tutmosi, il padre di Nefertari, ricevette uno scalpello di bronzo e alcuni mazzuoli di legno. La ragazza, invece, ebbe pennelli e colori.

Dopo poco arrivarono alla tomba. Una stretta spaccatura nella roccia indicava il passaggio. Davanti all’ingresso decine di scavatori andavano e venivano con grosse ceste sulle spalle.

– Che cosa portano? – domandò Nefertari.

– Stanno conducendo via i detriti accumulati durante lo scavo – rispose il padre. – Deve essere una tomba immensa. – Muoviamoci! – li sollecitò Paneb sgarbatamente. Voi lavorerete con la squadra di destra, mentre la ragazza starà con me con la squadra di sinistra.

Il caposquadra ordinò a Tutmosi di incidere con lo scalpello i contorni tracciati col pennello da uno scriba per mettere in evidenza le figure.

– Più avanti, ragazza!

Oltrepassarono un’altra galleria e scesero ancora una scala. La tomba si sviluppava su diversi piani e numerosi ambienti. Nel frattempo erano entrati in una piccola stanza laterale, un ambiente minuscolo nel quale campeggiava, proprio sulla parete di fronte, un bellissimo dipinto della dea Hathor.

LEPAROLE

campeggiava: risaltava sullo sfondo

Personaggi ANALIZZO

Cerchia in verde i personaggi nominati nel testo. In quale luogo è ambientata la storia? sulle rive del Nilo in una piccola tomba in una tomba molto grande

Luoghi ANALIZZO

COMPRENDO

Informazioni date

Colora di giallo i compiti e gli strumenti affidati a Nefertari, e di verde quelli affidati a Tutmosi.

scalpello di bronzo mazzuoli di legno incidere i contorni di alcune figure ricopiare delle iscrizioni pennello colori

LAGRAMMATICA

Sottolinea nel brano con colori diversi i verbi all’imperfetto e al passato remoto. Poi correggi il tuo lavoro con un compagno o una compagna.

Paneb le mise in mano un lungo papiro e disse: – Tieni! Dovrai ricopiare interamente queste iscrizioni sulle pareti.

– È un’iscrizione molto lunga...

– Ti spaventa? Non te la senti?

Nefertari strinse le labbra per trattenere la rabbia, ma decise di non perdersi d’animo: – Sono in grado di svolgere il compito che mi hai assegnato!

– Vedremo! – ribatté secco l’uomo lasciandola sola nella stanza. Nefertari si sedette a osservare con attenzione il papiro: si trattava nientemeno che della leggenda della dea Hathor.

– Bene – si disse con un sospiro. – Se non altro, è una bellissima storia! Cominciamo a lavorare.

Nadia Vittori, Gli scribi reali, Gruppo Editoriale Raffaello

Formate dei gruppi da quattro e leggete il testo dividendovi le parti: il narratore, il sorvegliante Paneb, Nefertari e il padre di Nefertari.

Fate attenzione alle indicazioni che trovate nel testo per interpretare la vostra parte.

LEGGO

Dove finisce il mondo

Il faraone Necho II fece chiamare Malkhar il fenicio per affidargli la straordinaria missione che aveva in mente. Sapeva che i Fenici, con le loro robuste navi in legno di cedro, potevano raggiungere terre lontanissime: Malkhar e i suoi avrebbero navigato verso sud, in vista della costa, fino alla fine del mondo, e poi sarebbero tornati a riferire al faraone.

Malkhar fece stivare sulle navi provviste per almeno due mesi, poi prese il mare. Il viaggio si dimostrò però ben più lungo e, quando arrivò l’autunno e le provviste erano ormai alla fine, i Fenici ancorarono le loro navi in una baia riparata e scesero a terra. Seminarono il grano e attesero il raccolto nell’anno seguente. Ripresero quindi il mare facendo sempre rotta verso sud.

Le navi continuarono a circumnavigare il continente senza che se ne vedesse la fine. Tuttavia una mattina il sole sorse alla loro destra, dopo più di un anno che il sole sorgeva alla sinistra dei naviganti. Questo voleva dire solo una cosa: avevano raggiunto la “fine del mondo”, la fine dell’Africa, e ora stavano risalendo verso nord.

Quando arrivò il secondo autunno si fermarono nuovamente e piantarono il grano. I Fenici ripartirono a primavera inoltrata e attraversarono le Colonne d’Ercole verso la fine dell’estate. Seppero subito che il loro viaggio volgeva al termine, perché Malkhar conosceva bene quello stretto di mare che aveva già attraversato più volte. Il Mediterraneo era la loro casa e navigarono fino in Egitto. Avevano compiuto un’impresa grandiosa. Il faraone e i suoi funzionari, che avevano dato ormai per dispersi i marinai fenici, se li ritrovarono invece tutti lì davanti dopo più di due anni di viaggio.

Stefano Bordiglioni, Piccole storie di grandi civiltà scomparse, Einaudi Ragazzi

LEPAROLE

Colonne d’Ercole: secondo il mito erano colonne erette dall’eroe greco Ercole sullo Stretto di Gibilterra, tra il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico

Sottolinea in arancione nel testo gli elementi che ti fanno capire il tempo del racconto. Tempo ANALIZZO

Fatti ANALIZZO

Metti i fatti in ordine cronologico con i numeri da 1 a 6.

Finite le scorte ancorarono le navi, seminarono il grano e attesero il raccolto.

Ripresero il mare facendo rotta verso sud.

Il faraone Necho II affidò al fenicio Malkhar la missione di navigare fino alla fine del mondo.

Superate le colonne d’Ercole, navigarono fino all’Egitto. Malkhar rifornì le sue navi con provviste per due mesi.

Vedendo il sole che sorgeva a destra, Malkhar capì di aver raggiunto la fine del mondo.

Significato COMPRENDO

Di cosa parla il testo che hai letto?

Di un faraone che intraprende un viaggio per scoprire dove finisce il mondo.

Di un faraone che manda dei marinai fenici a scoprire dove finisce il mondo.

La tartaruga di Cheng

Cheng guardava la grande statua di creta che Hui, suo padre, stava modellando. Rappresentava un guerriero. Era alta come un uomo vero e gli faceva un po’ paura.

Cheng era lì con suo padre, anche lui a modellare creta. Stava facendo una tartaruga e Hui lavorava alla grande statua già da più di un anno. – È per l’imperatore, – aveva spiegato a suo figlio, – per la sua tomba.

Quando Hui ebbe terminato di modellare la grande statua, con l’aiuto di due servi, portò la sua opera nel forno. Questo era un pozzo piuttosto profondo, che aveva due camere: una per la legna, più in basso e una per i manufatti, più in alto. Si accendeva il fuoco e poi il pozzo veniva coperto in modo che la legna bruciasse lentamente e che il calore non si disperdesse.

Cheng, che aveva anche lui terminato il modellino della tartaruga, ottenne dal padre uno spazio nel forno.

Quando finalmente il forno fu scoperchiato, Cheng poté recuperare la sua tartaruga di terracotta. Era perfetta, ora bisognava solo colorarla.

Poi, un giorno, i funzionari dell’imperatore vennero a casa di Hui per portare via il guerriero ultimato. Pagarono con un bel sacchetto di monete di bronzo, tonde con un buco quadrato al centro. Prima di andarsene, però, videro la tartaruga di Cheng e decisero che volevano anche quella. Era un animale che portava fortuna e sarebbe stato bene nella tomba dell’imperatore.

Il giovane Cheng aveva assistito alla scena a bocca aperta per lo stupore. Da una parte gli dispiaceva un po’ non avere più la sua tartaruga, dall’altra però era orgoglioso del fatto che la sua piccola opera fosse stata giudicata degna della tomba dell’imperatore Qin Shi Huangdi. L’esercito di terracotta del primo imperatore della Cina fu ritrovato nel 1974 da un contadino che stava scavando un pozzo. In otto enormi fosse c’erano migliaia di guerrieri di terracotta, carri di bronzo, cavalli di terracotta, vere armi, vere armature a scaglie e molto altro ancora.

Nessuno l’ha ancora trovata, ma, prima o poi, senza dubbio salterà fuori da una delle grandi fosse anche una piccola tartaruga di terracotta, la tartaruga di Cheng.

Stefano Bordiglioni, Piccole storie di un lontano Oriente, Einaudi Ragazzi

COMPRENDO

Cerchia di giallo l’informazione storica contenuta nel testo Informazioni date

COMPRENDO

Informazioni date

Sottolinea in azzurro nel testo la descrizione del forno in cui si cuoceva la creta. Poi segna se le seguenti informazioni sul forno sono vere V o false F .

• È piuttosto profondo.

• È diviso in molte camere.

• In alto si trova la camera per i manufatti.

• C’è una camera dove mettere la legna.

• La legna deve bruciare molto velocemente.

V F

V F

V F

V F

V F

• Il calore non deve disperdersi. V F

Perché i funzionari dell’Imperatore portano via anche la tartaruga creata da Cheng?

Perché vogliono venderla.

Per metterla nella tomba dell’imperatore.

Per regalarla all’imperatore.

COMPRENDO

Secondo te, perché l’imperatore venne sepolto con un esercito di terracotta?

Per essere protetto anche dopo la morte.

Per dimostrare che era un grande condottiero.

Perché non voleva stare da solo.

Altro:

Rifletto

Ascolta il brano e rispondi alle domande.

bitume: sostanza nera e appiccicosa derivata dal petrolio LE PAROLE

Il gioco della vela

Stefano Bordiglioni, Storie tra i due fiumi, Einaudi Ragazzi

Titi e Girru facevano un gioco sulla barca del padre, una barchetta di canne legate assieme, resa impermeabile con il bi e. Q d il padre non la usava per la pesca, i due bambini facevano il loro gioco preferito: farla muovere senza usare le mani L’avevano scoperto per caso, un giorno di vento.

Chi sono i personaggi di questo racconto? due fratelli due uomini un fratello e una sorella

In quale luogo è ambientata la storia? su una barca in un fiume sconosciuto sulla spiaggia su una barca in un fiume di Sumer

Indica con X quale soluzione trova Titi per battere Girru nel loro gioco.

Secondo te, perché il brano che hai ascoltato è un racconto storico? Confrontati in classe.

ASCOLTO

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 137. TEMPO PERSONAGGI

La mappa del racconto storico

Completa la mappa con le caratteristiche del racconto storico. inventati � sviluppo � reali � inizio � epoca � periodo � verosimili � fantasia � esistiti � conclusione � passato � precisione

Si riferisce a una precisa del

MAPPA MODIFICABILE

Sono realmente o di ma Sono reali, descritti con rispetto al storico

IL RACCONTO STORICO

è un testo che narra storie per far immaginare a chi legge com’era la vita nel passato

Sono o ma verosimili per quel periodo storico

È organizzata in tre parti: � � �

Le meraviglie della porpora

Ogni mattina all’alba, Baliaton si recava verso il mare, nel quartiere di Tiro, dove l’attendeva il lavoro di tintore di tessuti e di lana. Era meglio arrivare presto per superare le vasche che contenevano i murici messi a macerare al sole.

Affrettò il passo e giunse al suo laboratorio. Qui, in grandi contenitori di piombo, bollivano i murici macerati mescolati ad acqua di mare salata.

Baliaton chiamò uno dei suoi aiutanti che erano già al lavoro.

– Arishat!

Il ragazzo si avvicinò e rispose: – Eccomi! – Diamoci da fare, Arishat, dobbiamo sbrigarci a tingere quelle stoffe di lino di rosso purpureo! – disse indicando un mucchio di grandi stoffe appoggiate a terra.

– Tra cinque giorni il comandante Abiram e i suoi uomini verranno a caricarle sulla loro nave. Sono in partenza per l’isola di Thera.

La tintura della stoffa era un lavoro di precisione. Benché facesse il tintore da quando era un ragazzo, osservava ancora con meraviglia le stoffe stese ad asciugare, che cambiavano colore con la luce del sole.

L’anziano maestro tintore continuava a chiedersi come fosse possibile che dei comunissimi molluschi potessero fornire la sostanza per tingere i tessuti di colori che andavano dal rosa, al rosso intenso, al viola e persino al blu.

LE PAROLE

macerare: immergere qualcosa in un liquido per ricavare delle sostanze particolari

IL RACCONTO STORICO

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I PERSONAGGI

Chi sono i personaggi?

i li persone animali e persone

Chi è il protagonista della storia?

IL TEMPO

Quando si svolge la storia?

nel pomeriggio al mattino molto presto verso mezzogiorno

I LUOGHI

Dove si svolge la storia?

vicino al fiume vicino al mare nel centro della città

I FATTI

Indica con una X le azioni per la tintura della stoffa presenti nel testo.

Mettere i murici a macerare al sole.

Lavare le stoffe con acqua dolce.

Stendere le stoffe ad asciugare al sole.

Mescolare i murici con acqua di mare salata.

Far bollire i murici macerati.

Stendere le stoffe la sera.

CHI RACCONTA

Il testo è raccontato: in prima persona. in terza persona.

INSIEME

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

Arishat Abiram Baliaton
LAVORA

Uno spettacolo indimenticabile

Appena l’imbarcazione aggirò il promontorio, ecco apparire un’insenatura ricoperta di sabbia. Nikos ed Eirene erano gemelli. Avevano quasi dodici anni e non si erano mai allontanati da casa, perciò quando il loro padre Lykos aveva annunciato che li avrebbe condotti con sé fino all’isola di Creta, i due ragazzi erano rimasti entusiasti. Ci vollero un paio d’ore prima di portare a termine le operazioni di sbarco e di consegna delle merci. I marinai trasportavano senza sosta le ceste che contenevano tessuti, granaglie e rame di Cipro, l’isola in cui vivevano. In cambio Lykos ottenne anfore di vino, vasi di ceramica dipinta e un gioiello in oro e avorio da regalare alla moglie.

Finalmente arrivò il momento di andare in città. Nikos ed Eirene camminavano a passo veloce, eccitatissimi all’idea di assistere ai giochi religiosi che si dovevano svolgere da lì a poco nella piazza più grande di Konoso. La cerimonia dei giochi era già iniziata e la seguirono con un misto di eccitazione e stupore.

Finché giunse il momento del rito del salto del toro. Prima un ragazzo e in seguito una ragazza si misero davanti all’animale che correva verso di loro. Il ragazzo afferrò il toro per le corna e volteggiò sulla schiena, fino a ricadere in piedi dietro all’animale. Ci furono un boato e una pioggia di applausi. Poco dopo fu la volta della ragazza: anche la giovane riuscì a saltare oltre il toro, e un nuovo scroscio di applausi salì dalla piazza.

Quando verso il tramonto ritrovarono il loro padre, non smisero per ore di parlare di ciò a cui avevano assistito: uno spettacolo indimenticabile.

: Cnosso

Konoso
LE PAROLE

IL RACCONTO STORICO

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I PERSONAGGI

Sottolinea in verde nel testo tutti i personaggi della storia.

Quanti sono quelli che vengono nominati? due circa dieci cinque

IL TEMPO

In quale epoca storica è ambientato il racconto?

durante la civiltà dell’Antica Cina. durante la civiltà dell’Antico Egitto. durante la civiltà dei Cretesi.

I FATTI

I LUOGHI

Dove si svolge la storia?

Nella città di Konoso.

A Cipro e Creta.

In mare e a Creta.

Colora di giallo le merci che Likos portava da Cipro e di verde quelle che riportava a casa da Konoso.

gioielli d’oro e avorio tessuti

vasi di ceramica dipinta granaglie anfore di vino rame

Qual è lo spettacolo indimenticabile di cui parla il titolo?

Fare un viaggio in nave.

Arrivare in una città per vendere le merci.

LA STRUTTURA

Assistere al salto del toro.

Il testo è stato suddiviso in quattro sequenze. Scegli un titolo per ogni sequenza tra quelli indicati di seguito.

• Il salto del toro

• Il racconto dello spettacolo

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

• Attraverso la città

• Il viaggio e lo sbarco in città

A E La

– Aprite i battenti! Sta arrivando Sua Altezza Reale!

– A cavallo, senza cocchio!?! In tutto l’Egitto non si è mai visto niente del genere! – mormorò un sacerdote con una smorfia di disgusto.

– Che il vento fischi tra i miei capelli e sussurri alla mia anima. Io sono Hatshepsut e posso fare tutto!

– L’avete trovata? – chiese Sitra.

Le serve, in ansia, erano radunate sulla soglia.

– La Principessa sembra sparita, tata reale! Abbiamo cercato dappertutto. Con discrezione, come ci hai ordinato, perché questa nuova uscita non arrivi alle orecchie del gran sacerdote Nath.

– Quell’uomo non mi piace! Non perde occasione per mettere la principessa in cattiva luce – esclamò la tata. Le porte della sala si aprirono di colpo.

– Eccomi! Chiedo scusa. Ho dimenticato di avvertirvi... un’altra volta! – sorrise.

– Altezza, che cos’è quella cosa che stringete al petto? –chiese Sitra, temendo la risposta.

– Un altro piccolo amico che ha bisogno d’aiuto!

La tata alzò gli occhi al cielo.

– Un giorno una colomba dall’ala spezzata, un altro, un cane affamato, quell’altro ancora, un geco senza coda... Per non parlare di tutti i gatti che avete salvato! – esclamò.

Hatshepsut rideva.

Isabella Paglia, La bambina faraone, Mondadori
ASCOLTO

– Sua Altezza Reale vuole forse vedere la vecchia Sitra morire di crepacuore, incontrare Anubi, il guardiano del regno dei morti, prima del tempo? O peggio, finire in pasto al grande coccodrillo sacro di Feyum?

– A dirla tutta, Sitra, non sei affatto vecchia, inoltre... sei un tesoro! – disse abbracciandola.

– Bambina mia! Ricordo ancora quando siete nata – sospirò commossa la donna. – Misuravate appena un cubito. Vostra madre, la regina Ahmose, esclamò: “Hatshepsut!” che significa: “È alla testa delle nobili dame”. Il vostro nome preannunciava già un bel caratterino! Però, essere coperti di sabbia, avere l’abito stracciato e puzzare di stalla non si addice certo a una dama… – l’apostrofò Sitra, trattenendo una risata.

– Va bene. Non sono una dama perfetta! Ma a chi piace la perfezione? Io adoro cavalcare e Ambàr è il miglior cavallo del mondo. E poi, me lo ha regalato mio padre!

– Vostro padre vi vuole molto bene, principessa. Che gli dèi proteggano sempre il faraone Thutmosis I, Figlio di Amon, Signore delle Due Terre, Signore delle Acque del Nilo – esclamò la tata reale.

– Che gli dèi lo proteggano sempre! – ripeté in coro la servitù.

In quel momento una nuvola scura attraversò la mente e il cuore di Hatshepsut. Suo padre Thutmosis I era in battaglia per sedare le rivolte scoppiate in Nubia e riunificare il regno.

– Manca, ormai, da quattro mesi – sospirò con un velo di tristezza negli occhi.

– Sono certa che potrete riabbracciarlo presto. Tornerà vittorioso, vedrete! – la consolò Sitra.

– Nel frattempo, oltre a tenervi occupata con lo studio e gli altri impegni regali, perché non provate a giocare come fanno le vostre sorellastre, all’harem del Sud? – suggerì Nur, una delle cameriere più giovani.

– Preferisco il legno dei tronchi rugosi dei tamarindi o di quelli nodosi dei sicomori del mio giardino, dove posso arrampicarmi! Io non riesco a rimanere seduta su un cuscino a guardare quello che mi accade intorno. Io voglio essere quello che mi accade attorno!

– E se qualcuno vi vedesse? Che cosa direbbe?

– La gente avrà sempre da ridire, qualunque cosa io faccia! Ma, quando sono lassù, sugli alberi, io lascio tutti i problemi a terra. Osservo il Nilo

cubito: antica misura che corrisponde a circa 50 cm

LE PAROLE

che inarca la schiena tra i banchi di sabbia e bagna i raccoglitori di papiro. Lo vedo sorridere tra i giunchi e donarci il limo. È allora che mi vengono un sacco di idee! Per esempio: dovremmo costruire un sistema di canali che porti l’acqua del Nilo direttamente alla città! Sarebbe comodo averla a portata di mano. Così la gente si laverebbe di più e ci sarebbero meno malattie. Quando mio padre tornerà, gli esporrò il mio progetto! –esclamò entusiasta. La servitù ammutolì. – Non si è mai vista una principessa così… – sussurrò Sitra. – Ha il sole che cova sotto pelle. Ra è in lei. Le sue idee su come migliorare la vita del popolo… be’, quelle sono degne di un re! Conosce l’arte della difesa e le sue frecce volano come api selvatiche uscite dall’alveare! – aggiunse, schioccando la lingua.

sedare: calmare harem: parte della casa riservata alle donne

Rifletto COMPRENDO

Hatshepsut dice che le persone troveranno sempre da ridire, qualunque cosa lei faccia. Perché, secondo te? È giusto giudicare i comportamenti degli altri? Parlane in classe.

LEPAROLE

Capire gli altri

Comprendere e rispettare i sentimenti degli altri è importante, per fare amicizia più facilmente e andare d’accordo.

Giulia è in mensa con la classe per il pranzo. Le compagne l’hanno appena invitata a giocare con le costruzioni subito dopo la mensa prima di ricominciare le lezioni, e lei non vede l’ora.

Tutti iniziano a giocare, quando Giulia vede Vittorio, un suo compagno di classe, escluso dal gioco dei compagni e che se ne sta in disparte seduto su una panchina del parco della scuola. Giulia non sa cosa fare.

All’improvviso si ricorda di una situazione accaduta all’inizio della scuola: lei voleva il bis di lasagne a mensa, ma non aveva il coraggio di chiederlo all’operatrice, così Vittorio le aveva chieste per lei, si era comportato da amico. Giulia si avvicina a Vittorio. Lui non la guarda neanche e le dice: − Vai via, non voglio parlare. Giulia allora gli ricorda il “favore delle lasagne” e a Vittorio torna il sorriso. Vittorio ringrazia Giulia per la sua “empatia”, ma lei non sa bene che cosa sia: lo chiederà poi alla maestra Elena.

IMPARO A STARE BENE

Osserva i disegni e indica le scene che descrivono degli atteggiamenti empatici.

Racconta un momento in cui hai avuto un comportamento empatico oppure lo hai visto in un compagno o una compagna. Poi confrontatevi in classe.

Formate dei gruppi da 4 e scrivete una canzone, una filastrocca o una poesia che rappresenti l’empatia.

IL RACCONTO BIOGRAFICO E AUTOBIOGRAFICO

Sai che cos’è un racconto biografico e autobiografico?

Un racconto biografico racconta eventi reali della vita di una persona, quindi nel racconto biografico il narratore parla di qualcun altro.

Un racconto autobiografico racconta fatti vissuti in prima persona da chi scrive, quindi chi racconta parla di sé.

Quale racconto?

Leggi le frasi e indica quelle che riguardano il racconto autobiografico con A e il racconto biografico con B .

• Racconto le mie vacanze dell’anno scorso al mare.

• Sto scrivendo la storia di un personaggio famoso.

• Maria ha scritto di un supereroe di cui legge i fumetti.

Walt Disney e il suo primo topo

Walt Disney era un disegnatore e inventore di storie. Fin da bambino amava disegnare animali buffi.

Non si arrendeva mai, anche quando i suoi progetti sembravano troppo difficili per il pubblico e non venivano apprezzati. Un giorno, mentre era in viaggio su un treno, pensò a un personaggio speciale: un simpatico topolino con i guanti bianchi. Lo chiamò Mickey Mouse.

Quel topolino divenne famoso in tutto il mondo e fu l’inizio di un grande successo.

La prima volta in bici

Ricordo ancora quando ho tolto le rotelle dalla mia bicicletta. Ero emozionata.

Mio papà mi teneva il sellino e correva accanto a me. Dopo qualche tentativo, papà mi ha lasciato andare. Ho pedalato da sola per la prima volta! Ho fatto pochi metri e poi sono caduta sull’erba. Papà è accorso un po’ preoccupato, ma mi sono rialzata subito con la voglia di riprovare. Quel giorno ho capito che, per imparare, bisogna provare e riprovare sempre.

Il primo testo è la biografia di un famoso fumettista, produttore cinematografico e regista. Lo conosci? Lo riconosci nella foto?

SC M

Prima di scrivere

. Scrivi insieme a me...

Scegli un personaggio e segui le domande per scoprire le caratteristiche del racconto biografico!

Collega le definizioni al tipo di racconto corretto. Alcune definizioni possono essere collegate a tutte e due le tipologie.

• Racconta un’esperienza vissuta in prima persona.

• Parla della vita di un’altra persona.

• Usa spesso la prima persona: io, mi, ho, sono...

• Può iniziare da un ricordo, un’emozione o un fatto vero.

• Usa la terza persona: lui, lei.

• Racconta la vita di una persona per ricordarla.

Scegli un personaggio famoso che conosci: un inventore, un’atleta, un artista, una scienziata, una scrittrice… Può essere un personaggio che hai studiato in classe o scoperto in un libro.

Rispondi alle domande date per iniziare a costruire il tuo racconto biografico.

• Come si chiama la persona di cui vuoi parlare?

• Quando e dove è nata?

• Che cosa ha fatto di importante o speciale? Che cosa l’ha resa famosa?

• Qual è una difficoltà che ha superato o un momento importante della sua vita?

• Perché la ammiri o ti incuriosisce?

Ora unisci le risposte e scrivi un breve racconto su questo personaggio, usando la terza persona. Puoi arricchire la tua biografia aggiungendo una foto presa da una rivista o da internet.

Impara a scrivere il racconto biografico e autobiografico a pp. 56-59 del volume Scrittura

Ora scrivi
VIDEO

Io ho scelto di raccontare la storia di Valentina Tereshkova, e tu?

La prima cosmonauta

Inizio

Valentina Tereshkova nacque in Unione Sovietica nel 1937. La sua famiglia era povera. Da ragazza lavorò in una fabbrica e poi in un’industria tessile, ma sognava di viaggiare e di esplorare il mondo.

Sviluppo

Quando cominciò la corsa allo Spazio con gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica voleva essere la prima a mandare una donna nello Spazio. Valentina fu selezionata per competere con altre quattro donne. L’addestramento fu molto impegnativo, ma Valentina prevalse. Nel 1963 Valentina volò nello Spazio in solitaria, su una navicella chiamata Vostok V. Percorse l’orbita intorno alla Terra 48 volte, stabilendo un nuovo record.

Conclusione

Dopo quel volo prese un dottorato in ingegneria e continuò a collaborare con gli ingegneri del programma spaziale.

Rachel Ignotofsky, Donne di Scienza - 50 donne che hanno cambiato il mondo, Nord-Sud Edizioni

Nata nel 1937, Valentina Tereshkova al ritorno dallo spazio nel 1963.

TITOLO

PERSONAGGI

(persone famose che hanno avuto una vita interessante)

TEMPO

(definito, scandito da date precise)

LUOGHI

(reali, in cui è vissuto il protagonista)

FATTI

(reali, spesso scritti in ordine cronologico, dalla nascita alla vita adulta, con riferimenti storici)

CHI RACCONTA

(in terza persona se è una biografia, in prima persona se è un’autobiografia)

Wisława Szymborska

Se fossi nata maschio magari avrei studiato contabilità e avrei fatto l’amministratore terriero. Invece che poetessa, sarei potuta diventare narratrice. Ho sempre amato le storie. La mia preferita era quella del Principe Ranocchio, ne ero rimasta affascinata, tanto che ho passato un pomeriggio a inseguire i rospi del parco per coprirli di baci. Da ragazza poi divoravo libri di ogni genere. I miei preferiti erano Jules Verne, Charles Dickens e Thomas Mann, mentre avevo un autentico innamoramento per Sherlock Holmes. Ma mi piaceva anche sfogliare atlanti, dizionari, enciclopedie, un’abitudine che non ho mai perso.

C’è stato un momento in cui mi sono messa a scrivere delle storielle brevi, per mio piacere. Però più le riscrivevo, e più diventavano corte. A forza di eliminare parole che mi sembravano in più, quei brevi racconti si sono trasformati in poesie.

Quando mi hanno dato il Nobel, è stato un momento difficile. Sono sempre vissuta un po’ in disparte, non amo i bagni di folla, le interviste, i servizi fotografici. Nei due anni successivi ho dovuto affrontare viaggi, festival, incontri e non ho scritto nemmeno una poesia seria.

C’è gente che ricorda l’infanzia come il momento in cui ci si meraviglia di tutto. Più vivevo, più mi stupivo. È impossibile non meravigliarsi del fatto che ogni giorno è diverso dall’altro. È impossibile non meravigliarsi della grazia del caso, che ricama le nostre vite come il ragno tessitore: quello stesso caso che ha fatto sì che io nascessi figlia femmina, che scrivessi poesie per vocazione e per mestiere e che fossi qui a raccontarlo.

Chiara Carminati, E negli occhi scintille. Sette arti in sette

COMPRENDO

Significato

Di che cosa parla il testo che hai letto?

Di una bambina che voleva studiare contabilità.

Di una poetessa che ha vinto il premio Nobel.

Di una scrittrice di storie.

LEPAROLE

Nobel: un prestigioso premio internazionale assegnato ogni anno a persone che hanno dato un contributo significativo all’umanità in diversi campi, tra cui la letteratura

Che cosa sono i bagni di folla?

Spiagge molto affollate dove fare il bagno. Il contatto diretto dei personaggi famosi con la folla.

Il testo che hai letto è scritto: in prima persona. in terza persona. Chi racconta ANALIZZO

Wisława Szymborska (1923-2012) è stata una poetessa polacca, premiata con il Nobel nel 1996.

donne, Mondadori

Charles Darwin

Charles Darwin era nato nel 1809 in Inghilterra e fin da bambino amava occuparsi dello studio degli animali. Si laureò e continuò a studiare la natura. Nel 1831 partì come naturalista per un viaggio di ricognizione lungo le coste del Sud America, delle isole del Pacifico e dell’Australia. A ogni tappa, si addentrava nell’entroterra per ammirare i luoghi e per conoscere, indagare, acchiappare la fauna sempre diversa in cui si imbatteva.

Dopo un viaggio lungo cinque anni la spedizione scientifica era conclusa. La vera ricerca di Charles Darwin, però, era appena iniziata. Intuì che c’era una regola dietro a tutte le diversità e i cambiamenti che aveva osservato nel suo viaggio e in altre ricerche.

Scrisse la teoria dell’evoluzione della specie, che avviene attraverso la “selezione naturale”: la gara di ogni organismo per la sopravvivenza fa sì che ogni essere vivente muti per adattarsi sempre meglio all’ambiente, che a sua volta muta in continuazione. Si tratta di cambiamenti impercettibili in tempi brevi, ma che avvengono nell’arco di lunghi periodi. Ecco perché esistevano fossili di piante e animali estinti così differenti da quelli attuali: non erano altro che i loro antenati.

Attese fino al 1859 prima di pubblicare il suo famosissimo libro L’origine delle specie perché voleva essere sicuro della sua scoperta scientifica. Aveva capito che coinvolgeva anche le origini degli esseri umani come qualunque altra specie vivente.

Jacopo Olivieri, Darwin, rivoluzionario della scienza, in Grandissimi della Scienza, Edizioni EL Collega ogni parola al suo significato.

naturalista

ricognizione entroterra esplorazione di un territorio zona lontana dalla costa

studioso della natura

Tempo ANALIZZO

Sottolinea in arancione le date nel testo, poi rispondi: quanti anni aveva Darwin quando pubblicò il suo libro L’origine della specie?

31 48 50

LAGRAMMATICA

Cerchia i predicati verbali presenti nel brano. Poi correggi il tuo lavoro con un compagno o una compagna.

Testo facilitato

Charles Darwin (1809-1882) fu un biologo e naturalista britannico.

LEPAROLE

Bebe Vio

Ciao, sono Bebe!

Se non mi conoscete posso dirvi che sono una grafica, una schermitrice e che a undici anni ho avuto la meningite. Sono sopravvissuta, anche se hanno dovuto amputarmi le braccia sotto il gomito e le gambe sotto il ginocchio.

Dopo 104 giorni di ospedale sono tornata a casa e grazie alla mia famiglia e alle tre S, cioè scherma, scuola e scout, sono tornata a vivere.

E poi sì, ho vinto due medaglie alle paralimpiadi di Rio 2016, il Mondiale nel 2015, l’Europeo nel 2014 e nel 2016 e ho fatto il resto, compreso un selfie con Obama. Quello che mi domandano tutti è come abbia potuto una tenera e indifesa ragazzina di undici anni, senza braccia e senza gambe, ricominciare a vivere e raggiungere certi obiettivi.

Vi sembra impossibile? Beh, tanto per cominciare io non sono mai stata tenera e indifesa, a due anni mi sono caricata una valigia grossa il triplo di me, anche se mamma mi diceva che no, non potevo proprio portarla da sola (poi mi sono ribaltata giù dalle scale, ma almeno ci ho provato).

A undici anni, quando appunto ho avuto la meningite e hanno dovuto amputarmi, più che tenera e indifesa mi sono sentita male fisicamente, un giorno durante le medicazioni mi metto a gridare.

Mio padre cosa mi dice? – Ma smettila! E goditi quello che hai! (E sì, la capacità di guardare oltre l’ostacolo e buttarla sul ridere è una dote di famiglia!). Così non sono morta e ho capito che papà aveva ragione. Non sarà facile, ma ho capito che se anche non è facile, se vuoi ottenere qualcosa, se vuoi realizzare un sogno devi veramente darti da fare!

Bebe Vio, Se sembra impossibile allora si può fare: realizziamo i nostri sogni, affrontando col sorriso ostacoli e paure, BUR, 2024

LEPAROLE

schermitrice: un’atleta che pratica la scherma

amputarmi: tagliare via con un’operazione chirurgica

Obama: Barack Obama, presidente degli Stati Uniti dal 2009 al 2017

Chi racconta ANALIZZO

Il testo è un’autobiografia perché è raccontato: da un’amica della protagonista. da una persona famosa. dalla protagonista della storia.

COMPRENDO

Informazioni date

Metti in ordine cronologico le informazioni sulla vita di Bebe con i numeri da 1 a 4

È stata in ospedale per 104 giorni.

È caduta dalle scale cercando di trasportare una valigia più grande di lei.

Ha vinto due medaglie alle paralimpiadi di Rio.

Ha avuto la meningite.

COMPRENDO

Rifletto

Alla fine Bebe scrive: “ho capito che se anche non è facile, se vuoi realizzare un sogno devi veramente darti da fare!”. Sei d’accordo? Confrontati in classe.

APPROFONDIMENTI

In questo testo Bebe Vio racconta sia momenti molto difficili che ha attraversato nella sua vita, sia episodi divertenti, riuscendo sempre a trasmettere la sua voglia di vivere, entusiasmo ed energia. Leggi il testo ad alta voce cercando di comunicare queste sensazioni. LEGGO

Bebe Vio è un’atleta paralimpica italiana, nata nel 1997.

Yoky Matsuoka

C’era una volta una ragazza che sognava con l’energia di una macchina. All’inizio voleva diventare una tennista professionista.

Quando si trasferì negli Stati Uniti, a sedici anni, sperò di riuscirci. Purtroppo, però, Yoky subì infortuni su infortuni e in conclusione decise che la carriera tennistica non faceva per lei. Ma – fantasticava – se avesse costruito un robot in grado di giocare a tennis con lei tutte le volte che voleva?

Così Yoky andò a Berkeley, l’Università della California, e studiò robotica. Il suo desiderio di capire come i robot avrebbero potuto aiutare gli esseri umani la portò a diventare una pioniera nel campo della neuro-robotica, analizzando il rapporto fra i computer e il sistema nervoso centrale. Alla fine Yoky è riuscita a creare delle braccia meccaniche che potevano aiutare chi aveva subito un ictus a reimparare come usare i muscoli.

Il suo lavoro era così inventivo che ricevette un premio chiamato MacArthur Fellowship… noto anche come Genius Grant, sovvenzione al genio.

Ma Yoky non era il genere di scienziata che si concentra solo su un unico progetto. Voleva aiutare il suo prossimo a “diventare la versione migliore di ciò che aveva sempre desiderato essere”. È stata una dei primi collaboratori di Google X, un dipartimento di ricerca super segreto, impegnato a risolvere problemi molto difficili.

Poi ha contribuito a fondare una società chiamata Nest Labs e realizzato un termostato intelligente per la casa. Successivamente, ha lavorato per utilizzare la tecnologia per cambiare e salvare la vita delle persone.

Elena Favilli, Storie della buonanotte per bambine ribelli 100 donne migranti che hanno cambiato il mondo, Mondadori disegno di Yoky Matsuoka realizzato da Lisa Lanoë.

APPROFONDIMENTI

LEPAROLE

pioniera: una persona che apre nuove strade in un campo del sapere ictus: un danno al tessuto del cervello termostato: strumento per controllare e regolare la temperatura di un ambiente

Chi racconta ANALIZZO

Scegli le alternative giuste per completare la frase. Questo testo è autobiografico / biografico, infatti è raccontato in prima / terza persona.

COMPRENDO

Informazioni date

Metti in ordine cronologico le informazioni sulla vita di Yoky con i numeri da 1 a 6. Crea delle braccia meccaniche per aiutare chi ha subito un ictus.

Si trasferisce negli Stati Uniti. Collabora con Google X. Rinuncia alla carriera da tennista.

Realizza un termostato intelligente per la casa.

Studia robotica all’Università di Berkeley.

Yoky Matsuoka, nata in Giappone nel 1972, si è poi trasferita negli Stati Uniti.

Ascolta il brano e rispondi alle domande.

Il faraone bambino

Igor De Amicis, Paola Luciani, Tutankhamon. Il faraone bambino, Edizioni EL Più di tremila e trecento anni fa, nacque Tutankhamon. La vita del giovane principe era destinata agli agi e ai lussi. Ma uno dopo l’altro, tutti i membri della sua famiglia morirono.

A quale periodo storico fa riferimento il racconto?

300 anni fa più di 3000 anni fa non si sa precisamente

Chi è il protagonista? un faraone molto giovane un faraone molto vecchio una famiglia di faraoni

Collega i seguenti consiglieri di Tutankhamon con il compito che svolgevano.

Ay

tesoriere del Regno, amministrava le tasse e le finanze

Maya Horemheb

comandante dell’esercito, addestrava alla vita militare insegnava al faraone come amministrare il Regno

Completa il testo con le parole seguenti: otto • regnò • consiglieri • diciannove • faraone • epidemia • misteriosa • moglie

Tutankhamon divenne a soli anni, perché la sua famiglia era morta per un’ di peste. Per governare l’Egitto era aiutato da alcuni . Il faraone era sposato, ma non si sa molto di sua . Tutankhamon per circa dieci anni: morì a anni e la sua morte è ancora

ASCOLTO

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 161.

La mappa del racconto biografico e autobiografico

Completa la mappa con le caratteristiche del racconto biografico e autobiografico.

persone � date � nascita � terza � sviluppo � autobiografia � definito � precise � reali � biografia � cronologico � inizio � prima � conclusione � protagonista � storici

Ben , scandito da precise

Sono famose, che hanno avuto una vita interessante

IL RACCONTO BIOGRAFICO E AUTOBIOGRAFICO

sono testi che narrano gli eventi della vita di una persona

Sono reali, spesso scritti in ordine , dalla all’età adulta, con riferimenti e date

È organizzata in tre parti:

Sono e sono quelli in cui è vissuto il/la

È scritto in persona se si tratta di una , in persona se si tratta di un’

Achim

Sono nato in Costa d’Avorio, ho undici anni e, quando ne avevo tre, mio papà ha deciso di emigrare e di venire in Italia per trovare un lavoro migliore e dare un futuro a noi figli. Io sono il più piccolo di tre. Ho una sorella di quattordici anni che si chiama Kadiatou e un fratello di sedici anni che si chiama Ubaida. Non mi ricordo del viaggio per arrivare in Italia, perché ero troppo piccolo e, quando chiedo ai miei fratelli di raccontarmi cosa si ricordano, mi rispondono ogni volta: “È stato lungo e faticoso”. Quando lo chiedo alla mamma lei mi guarda negli occhi, sorride un poco e mentre mi abbraccia forte mi dice: “Va tutto bene, Achim. Ora è tutto a posto”.

Io penso che non vogliono dirmi la verità per non rattristarmi. Però posso dire che io, Kadiatou e Ubaida andiamo a scuola volentieri e ci piace imparare e studiare.

Da grande vorrei diventare un maestro di matematica, perché in quella materia mi sento davvero bravo.

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

LA NARRAZIONE

Chi racconta la storia?

Ubaida il papà

Achim

Il testo è: un’autobiografia. una biografia.

I PERSONAGGI

Dove è nato il protagonista? in Costa d’Avorio in Italia

Ad Achim piace andare a scuola?

Sì, la sua materia preferita è la matematica.

Sì, la sua materia preferita è l’italiano. No, perché non gli piace studiare.

LA STRUTTURA

Metti in ordine cronologico la storia di Achim con i numeri da 1 a 4.

Da grande vorrebbe diventare un maestro di matematica.

A tre anni è emigrato in Italia.

Ha undici anni.

È nato in Costa d’Avorio.

LAVORAINSIEME

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

L'archeologa Maria Reiche

(15 maggio 1903 - 8 giugno 1998, Germania)

C’era una volta in una piccola casa nel deserto peruviano, un’avventurosa matematica tedesca di nome Maria Reiche. Sulle rocce del deserto erano scolpite centinaia di linee. Queste linee misteriose, chiamate le “linee di Nazca”, divennero la passione di Maria. Sorvolava il deserto in aereo o in elicottero per poterle riprodurre su una mappa. Studiando le linee fece una scoperta incredibile: non erano scarabocchi casuali, ma enormi disegni ed erano stati tracciati dai popoli che vivevano in quella terra migliaia di anni fa. Che disegni erano? C’era un colibrì, per esempio! E delle mani intrecciate! Dei fiori! Un ragno gigante! E forme geometriche di tutti i tipi! Perché quei popoli antichi avevano creato dei disegni che si potevano vedere solo dal cielo? Che cos’erano? Maria scoprì che le linee corrispondevano alle costellazioni del cielo notturno. “È come una gigantesca mappa del cielo” concluse. Quando Maria si era trasferita dalla Germania in Perù, non stava cercando dei misteriosi disegni giganti. Ma quando li trovò, capì che avrebbe dedicato il resto della sua vita a tentare di comprenderli. Alla fine, divenne famosa come “la Signora delle Linee”.

Elena Favilli - Francesca Cavallo, Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I LUOGHI

Dove è nata Maria Reiche?

nel deserto peruviano in Germania non si sa

LE INFORMAZIONI

Che cosa scopre Maria?

Le linee sulle rocce sono scarabocchi casuali.

Le linee sulle rocce sono enormi disegni.

Le linee sulle rocce sono state fatte poco tempo prima.

• Rispondere alle domande è stato perché

LA STRUTTURA

Metti in ordine la storia di Maria con i numeri da 1 a 5.

Si trasferisce nel deserto peruviano.

Scopre che le linee corrispondono alle costellazioni.

Diventa famosa come “la Signora delle Linee”. Nasce in Germania.

Osserva dal cielo delle linee tracciate sulle rocce.

IMPARO GLI ELEMENTI DEL DIARIO

Il diario è un testo narrativo in cui chi scrive racconta quello che gli/le accade.

Una finale fantastica

Sabato 20 maggio

Oggi è stato uno dei giorni più belli della mia vita! Finalmente abbiamo giocato la finale di pallavolo! Eravamo tutti molto tesi, ma allo stesso tempo volevamo tanto vincere. Quando l’allenatrice ci ha detto che eravamo pronti, ci siamo guardati tutti e siamo scesi in campo. Io, Marco, David, Sarah, Nora e Lucia siamo partiti titolari, eravamo un po’ preoccupati, ma poi abbiamo sentito il tifo dalla panchina e dagli spalti.

Sviluppo

La partita è stata difficile, ma ci siamo aiutati l’uno con l’altra, ognuno ha dato il massimo. Alla fine Selene, che era entrata verso la fine della partita al posto di Nora, ha fatto una schiacciata pazzesca e, quando il pallone ha toccato il pavimento, ho sentito una gioia incredibile! Non ci credevo, avevamo vinto! Dopo la partita, abbiamo festeggiato in pizzeria. Abbiamo mangiato un sacco di pizza, fatto foto e riso.

Conclusione

Alla fine della giornata eravamo stanchi ma felicissimi. Non vedo l’ora di allenarmi di nuovo, per continuare a migliorare e chissà… forse vincere ancora!

Ora mi riposo, a presto! Mathias

TEMPO

(definito, scandito da date precise)

PERSONAGGI

(le persone conosciute e incontrate da chi scrive; a volte si dà un nome al diario come se fosse un amico o un’amica)

LUOGHI (reali)

FATTI

(reali, la narrazione è accompagnata da riflessioni, pensieri, sentimenti)

CHI RACCONTA (scritto in prima persona)

Inizio
TITOLO
VIDEO

Finalmente lo scuolabus

16 ottobre, domenica

Ce l’ho fatta.

Da domani prenderò lo scuolabus.

È stata dura, ma alla fine l’ho avuta vinta io: dopo se-

coli di discussione sono riuscita a convincere gli zii a non portarmi più a scuola in macchina.

– Tutte le mattine da sola? – ha detto la zia strabuzzando gli occhi.

– Non sono sola, zia. Ci sono almeno dieci o dodici ragazzi che lo prendono.

– Quanta gente... Non sarà pericoloso?

– Impossibile. È uno scuolabus, nessun pericolo da nessuna parte.

– E se ti perdi?

– Irina – è intervenuto a questo punto lo zio. – La fermata dello scuolabus è appena dietro l’angolo della nostra strada.

Avere lo zio come alleato è stato sicuramente decisivo. La verità è che preferisce stare tranquillo in poltrona a leggere i suoi libri, piuttosto che portarmi a scuola e vedere i sorci verdi nel traffico delle otto di mattina.

– Mi dovrò informare sugli autisti – ha detto con un sospiro la zia.

Per mia fortuna gli autisti non erano stati segnalati a nessun comando di polizia del pianeta, per cui eccomi qua con la tessera dell’abbonamento in mano, già completa di foto e tutto il resto! Speriamo che sullo scuolabus ci sia gente in gamba.

Nell’auto degli zii mi sentivo come una seppia che galleggia in un acquario, potevo solo stare ferma a guardare dal finestrino, una noia mortale.

Domani cambierà tutto.

Domani!

Chiara Carminati, Diario in corsa, Edizioni EL

LEPAROLE

Che cosa significa l’espressione vedere i sorci verdi?

Vedere dei topi colorati.

Essere in una situazione difficile.

Tempo ANALIZZO

Sottolinea in arancione la data in cui è stato scritto il diario.

Significato COMPRENDO

Di che cosa parla il testo?

Di una bambina che non vuole andare a scuola da sola.

Di una bambina che può andare a scuola con lo scuolabus.

Di una bambina che aspetta l’arrivo dello scuolabus.

Una montagna di lavoro

Giovedì, 11 maggio 1944

Cara Kitty, ho un sacco di cose da fare, in questo momento, e anche se sembra strano ho troppo poco tempo.

Vuoi che ti dica che cosa devo fare?

Dunque, entro domani devo finire di leggere il primo volume della vita di Galileo Galilei, visto che va restituito alla biblioteca. Poi ieri ho finito di leggere la biografia dell’imperatore Carlo V e devo assolutamente studiare gli appunti che ho preso. Poi ho tre pagine di vocaboli stranieri che aspettano di essere imparati. Cambiamo argomento: come sai già, il mio desiderio più grande è di diventare giornalista e, in seguito, una scrittrice famosa. Si vedrà se riuscirò mai a realizzare queste manie di grandezza (follie?). Dopo la guerra in ogni caso voglio pubblicare un libro intitolato L’alloggio segreto, bisogna vedere se ci riuscirò, ma il diario potrebbe essermi utile per questo.

Devo finire di scrivere anche La vita di Cady. Per la continuazione pensavo che Cady torna a casa e si tiene in contatto epistolare con Hans. Dopo un incontro c’è una rottura e Hans si prende una nuova ragazza. Cady è profondamente ferita, suo malgrado gli vuole ancora bene. L’orgoglio la trattiene. Resta sempre nei suoi pensieri fino a quando, una notte, Cady lo sogna e si congeda da lui. Non sono stupide romanticherie, perché c’è dentro la storia della vita di papà.

Tua Anne M. Frank

Anne Frank, Diario, ET Scrittori

Anne Frank (1929-1945) era una ragazza ebrea tedesca. Fu costretta a nascondersi insieme alla sua famiglia per sfuggire alle persecuzioni naziste. Nel periodo in cui rimase nascosta scrisse un diario in cui, oltre alla sua vita quotidiana, raccontava i suoi pensieri, i suoi sogni e le sue paure.

Personaggi ANALIZZO

Quale nome viene dato al diario?

Anne

Kitty

Chi racconta ANALIZZO

Chi scrive il diario?

Anne

Kitty

COMPRENDO

Informazioni date

Sottolinea in rosso i desideri per il futuro e in verde le cose che deve fare chi scrive il diario.

VIDEO

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 172. TEMPO

La mappa del diario

Completa la mappa con le caratteristiche del diario. persone � reali � conclusione � date � riflessioni � sviluppo � prima � definito � inizio � sentimenti

Ben , indicato da precise

MAPPA MODIFICABILE

Sono reali

IL DIARIO

è un testo in cui chi scrive racconta avvenimenti della sua vita, riflessioni ed emozioni

Sono

FATTI

Sono reali; oltre alla narrazione degli avvenimenti ci

sono , pensieri, )

STRUTTURA

È organizzata in tre parti:

È scritto in persona CHIRACCONTA

Ciao neve!

20 gennaio

Stamattina, appena ho aperto gli occhi, ho avvertito un odore speciale nell’aria. Mi sono alzata, ho attraversato la stanza in punta di piedi per non svegliare Irene che dormiva, sono andata alla finestra e ho sollevato piano la tapparella.

I tetti delle case, i balconi, i marciapiedi, le strade erano coperti da un manto di neve morbido e immacolato. La neve aveva smesso di cadere, il cielo era grigio e l’aria pulita. Il sole doveva essere sorto da poco. Ho notato che i vetri della finestra erano appannati e, con la punta dell’indice, ho scritto: Ciao, neve! Valentina ti saluta. Poi Irene si è svegliata, mi è venuta vicino e sull’altro vetro ha aggiunto: E sua sorella Irene con lei. Subito il vapore si è trasformato in goccioline, e le nostre parole si sono sciolte in rivoletti tremolanti.

Angelo Petrosino, Il diario segreto di Valentina, Piemme junior

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

CHI RACCONTA

Chi ha scritto la pagina di diario?

Irene Valentina

I FATTI

Che cosa scrive sul diario?

Che quando si è svegliata vede la neve.

Che sua sorella la disturba.

LAVORAINSIEME

I PERSONAGGI

Chi è Irene?

la scrittrice del diario la sorella di Valentina

LE INFORMAZIONI

Che cosa era coperto di neve? Colora le parole corrette. i balconi i giardini i marciapiedi le strade gli alberi i tetti

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

In piscina

Venerdì 29 gennaio

Caro diario, sono le 8:15 e fra qualche minuto entreremo in classe. Così ne approfitto per raccontarti quello che è successo ieri.

Ieri in piscina ho fatto una figuraccia! È tornata Paola e io sono voluta restare nella piscina dei grandi. Ho fatto avanti e indietro un paio di volte, poi mi sono accorta che mi mancava il braccialetto d’oro che mi ha regalato la nonna Angela. L’ho detto a Paola e lei allora ha chiamato Furio, che si è tuffato con una maschera e si è messo a cercare sul fondo. Anche Paola si è messa una maschera e si è tuffata a cercare. Ma non trovavano niente. Dopo un po’ mi è venuto in mente che il braccialetto l’avevo lasciato a casa sulla mensola del bagno, perché l’avevo tolto per lavarmi. Allora ho fermato Paola e ho cercato di farle capire che potevano anche lasciar stare. Ma siccome stava per rituffarsi, le ho dovuto dire la verità! Per fortuna si è messa a ridere. L’unico che non rideva era Furio, il bagnino Mister-Muscolo.

Ora ti chiudo, caro diario, anche perché scrivere appoggiata al ripiano dell’attaccapanni non è per niente comodo.

Stefano Bordiglioni - Manuela Badocco, Dal diario di una bambina troppo occupata, Einaudi Ragazzi

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

I PERSONAGGI

Chi sono Paola e Furio? due bambini del corso di nuoto l’istruttrice e il bagnino

I LUOGHI

Dove viene scritta la pagina del diario? fuori dell’aula sul ripiano dell’attaccapanni nello spogliatoio della piscina

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

I FATTI

Che cosa racconta in questa pagina di diario la bambina che scrive?

Che ha imparato a nuotare.

Che non vuole fare nuoto.

Che crede di aver perso il suo braccialetto in piscina.

Inizio

IMPARO GLI ELEMENTI DELLA LETTERA

La lettera è un testo narrativo in cui chi scrive vuole comunicare a distanza. Se la lettera viene inviata tramite Internet si chiama e-mail.

La mia nuova casa

Montebello, 2 aprile

Caro Luca, ti scrivo per raccontarti della mia nuova casa! Finalmente ci siamo trasferiti e, anche se mi manca un po’ la vecchia casa, qui è davvero bello!

Sviluppo

La casa è abbastanza grande, ma la cosa più bella è il giardino enorme, dove possiamo giocare a pallone e correre. C’è anche un grande albero su cui mi posso arrampicare.

Finalmente ho una stanza tutta per me, così mia sorella non mette sempre tutto in disordine! Ci sono un letto grande e una scrivania dove posso fare i compiti. Ho messo anche una lampada a forma di stella, che si accende di notte e sembra che ci siano tante piccole luci sul soffitto. La cosa che mi piace di più è che dalla mia finestra posso vedere le montagne e al tramonto il cielo diventa tutto arancione e rosa. In cucina c’è un tavolo dove possiamo mangiare tutti insieme e possiamo anche invitare degli amici, al più presto devi venire tu insieme con tutta la famiglia.

LUOGO TEMPO

(dove e quando viene scritta la lettera, indicato da una data precisa)

DESTINATARIO

(chi riceve la lettera)

MITTENTE

(chi invia la lettera e di solito firma la lettera)

FORMULA DI SALUTO

(domande e saluti per concludere la lettera, prima della firma)

CHI RACCONTA

(chi scrive si rivolge a un’altra persona)

E tu come stai? Come te la passi?

Scrivimi presto! Ti abbraccio

Amelia Conclusione

TITOLO
VIDEO

Cara sconosciuta

Cara sconosciuta, oggi mi è toccato tornare a scuola. Come al solito, ho preso l’autobus, era strapieno di gente, stravaccato sul seggiolino ho cominciato a sentirmi un nodo alla gola, che cresceva quanto la voglia di non presentarmi in classe.

E poi, ti ho vista salire. Ho notato subito il tuo pancione, senza starci a riflettere mi sono alzato. Si vuole sedere signora, ho detto, e tu mi hai rivolto un sorriso incerto, un po’ stupita che potessi essere beneducato. Quando ho avvertito questa sfiducia nel tuo sguardo, ci sono rimasto male, anche perché mi ricordavi la mia maestra Caterina. Cara sconosciuta, Caterina è stata l’unica maestra che mi ha fatto piacere la scuola. Con lei anch’io avevo voglia d’imparare, considerava i suoi alunni intelligenti, pieni di ottime idee. Ho rivisto Caterina la settimana scorsa, andando a prendere a scuola la mia sorellina. Quando Caterina mi ha visto sul marciapiede ha attraversato la folla verso di me. Sembrava felice di vedermi.

Come sei cresciuto, ha detto appoggiandomi una mano sulla spalla.

E poi è arrivata la solita domanda. Come va a scuola?

Tutto bene, ho mormorato a disagio.

Ma Caterina ha capito subito. Se sei in difficoltà, mi ha detto, non restare da solo. E se non sai con chi parlarne, torna a trovarmi.

Oggi, cara sconosciuta, ho ripensato a tutto questo, sull’autobus. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dal tuo viso di falsa Caterina. Allora hai tirato fuori un libro. Hai cominciato a leggere, ed ecco che per magia eri altrove, tanto concentrata che più niente sembrava esistere attorno a te.

E per la prima volta, io che odio leggere e i libri in generale, mi sono detto che eri proprio fortunata. E che anche il tuo bebè, probabilmente, lo sarebbe stato.

Firmato M.

Gaia Guasti, Lettere di un cattivo studente, Camelozampa

Personaggi ANALIZZO

Sottolinea in azzurro il destinatario e in rosso il mittente.

COMPRENDO

Informazioni nascoste

Al mittente della lettera piace andare a scuola?

Si No

• Da che cosa lo capisci?

Sottolinea in rosso nel testo.

Chi è Caterina?

l’insegnante attuale la vecchia maestra del mittente

COMPRENDO

Significato

Di che cosa parla il testo?

Di un ragazzino che prende l’autobus per tornare a casa.

Di un ragazzino che detesta prendere l’autobus.

Di un ragazzino che vede una persona sull’autobus e ricorda la sua maestra.

Disneyland

To: Sara, Giulio

Subject: Disneyland (34n03, 118w15, California)

Indovinate un po’: oggi sono stato a Disneyland! È successa una cosa molto divertente e non posso fare a meno di raccontarvela. Dunque, siamo arrivati la mattina presto, percorrendo una freeway, un’autostrada americana con un sacco di corsie, dove tutti sorpassavano a destra e a sinistra senza starci a pensare troppo. Il piazzale davanti a Disneyland era sterminato e completamente vuoto. Noi abbiamo parcheggiato la nostra macchina a noleggio e siamo entrati. Abbiamo trascorso l’intera giornata nel parco giochi che piano piano si è riempito. Quando siamo usciti, il parcheggio era pieno di milioni e milioni di automobili e noi non riuscivamo più a trovare la nostra. Ci abbiamo messo più di mezz’ora, passando tra le file delle macchine con il telecomando dell’apri-porta in mano. Era una situazione buffissima: non sapevo se mettermi a ridere o a piangere. Quando finalmente siamo riusciti a tornare a Los Angeles era già ora di cena, e così abbiamo pensato di fare un salto in un ristorante messicano che si vedeva dalle finestre del nostro albergo. Siccome era piuttosto vicino, mio padre ha pensato di lasciare la macchina nel parcheggio e di andare a piedi. È stata una passeggiata molto interessante: abbiamo scoperto che a Los Angeles nessuno va a piedi. Io e mio padre eravamo gli unici a zampettare allegramente sul marciapiede di uno stradone con una decina di corsie. Gli automobilisti ci guardavano stupiti, come se fossimo marziani.

Bye-bye, Fabrizio

Stefano Bordiglioni, Il giro del mondo in 28 e-mail, Einaudi Ragazzi

Sottolinea in azzurro a chi è indirizzata l’e-mail e in rosso il mittente. Personaggi ANALIZZO

Da dove viene spedita l’e-mail?

dall’Italia dalla California da Disneyland Luoghi ANALIZZO

COMPRENDO

Informazioni date

Con chi è andato il mittente a Disneyland? con tutta la famiglia con gli amici con il papà

Perché gli automobilisti li guardano come se fossero marziani?

Perché vanno a piedi.

Perché hanno vestiti strani. Perché hanno noleggiato un’auto.

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 178.

La mappa della lettera

Completa la mappa con le caratteristiche della lettera.

invia � nome � posta � riceve � dove � domande � quando � persona � Internet � fine

è stata scritta la lettera

MITTENTE

Il di chi la lettera

è stata scritta la lettera (data)

LA LETTERA E L’E-MAIL

è un testo che viene scritto per comunicare a distanza

DESTINATARIO

Il nome di chi la lettera

MODALITÀDI

Lettera: tramite ; E-mail: tramite Alla della lettera, ci possono essere delle al destinatario

Ci si rivolge a un’altra

TEMPO

VERIFICA PIÙ FACILE

Al museo

Caro Luis,

Verona 6 maggio

come ti avevo promesso, ti scrivo per raccontarti la gita che ho fatto ieri con la mia classe al museo egizio!

È stata una giornata bellissima e interessante.

Siamo partiti presto da scuola in pullman e abbiamo cantato per tutto il viaggio. Quando siamo arrivati, una guida molto simpatica ci ha portati a vedere le sale con le statue, le mummie e tanti oggetti antichissimi. C’era perfino un sarcofago tutto decorato con i geroglifici, sembrava magico!

La parte che mi è piaciuta di più è stata quella delle mummie. Mi ha un po’ impressionato, ma anche affascinato. Dopo la visita abbiamo fatto merenda nel parco vicino al museo e poi siamo tornati a scuola stanchi, ma felici.

Ti sarebbe piaciuto tantissimo, magari la prossima volta ci verrai anche tu!

Un abbraccio, Margherita

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

IL MITTENTE

Chi è il mittente della lettera?

Luis Margherita

IL DESTINATARIO

Chi è il destinatario?

Luis Margherita

LAVORAINSIEME

IL TEMPO

Sottolinea in arancione la data della lettera.

LE INFORMAZIONI

Colora le informazioni contenute nella lettera.

l’orario di partenza

il sarcofago decorato

la sala con le mummie

il pranzo al sacco il viaggio in pullman il gelato dopo la gita

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

Amicizie "di penna"

Da: jeneba@kah.com

Oggetto: Ciao Callum

Inviato: 8 ottobre 15:30

Ciao Callum, mi chiamo Jeneba Kah. Il dottor Jawara mi ha chiesto di scriverti. Ha detto che mi sarebbe stato utile per migliorare il mio inglese. Mi piace la foto di Iris, il tuo falco. Ho visto uccelli della sua specie pescare nel fiume vicino al mio villaggio. Quando mio padre e mio fratello verranno a trovarmi domani, chiederò loro di cercare il tuo falco.

Jeneba, 10 anni

P.S. Tu sei maschio o femmina? Io sono una femmina.

Da: callum@info.com

Oggetto: Ciao Jeneba

Inviato: 8 ottobre 16:43

Ciao Jeneba, grazie molte e dimmi se trovi Iris.

Callum (maschio, 11 anni)

Gill Lewis, Il grido del falco, Mondadori

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

IL MITTENTE • IL DESTINATARIO

Chi sono il mittente e il destinatario del primo testo?

Iris e Callum Jeneba e Callum

Il mittente e il destinatario si conoscono, quando si scrivono per la prima volta?

Sì, di vista. No, non si sono mai visti.

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

I PERSONAGGI

Chi è Iris?

una bambina un falco

IL TEMPO

Quanto tempo è passato tra la prima e-mail e la risposta? pochi minuti poco più di un’ora

IMPARO GLI ELEMENTI DEL FUMETTO

Il fumetto è un testo che racconta storie attraverso vignette con disegni e dialoghi o pensieri dei personaggi.

Giochiamo?

STRUTTURA

Le storie sono formate da scene in successione, le vignette; una stessa riga di vignette si chiama striscia; la pagina intera si chiama tavola; le nuvolette contengono le parole dei personaggi.

TEMPO

(precisato o imprecisato nel passato, nel presente o nel futuro)

PERSONAGGI

(sia realistici sia fantastici; i protagonisti non invecchiano)

LUOGHI

(realistici o fantastici)

FATTI

(inventati, possono essere verosimili o impossibili; generalmente sono raccontati in ordine cronologico)

C. M. Schulz, Siamo con te Charlie Brown!, Rizzoli
TITOLO
VIDEO

Nuvolette e onomatopee

Nei fumetti le parole pronunciate o pensate dai diversi personaggi sono contenute in nuvolette. Le nuvolette hanno contorni e forme diverse a seconda del loro contenuto

parole pensate

parole pronunciate ad alta voce

parole sussurrate

Oltre alle parole pronunciate dai personaggi, nei fumetti si trovano spesso le onomatopee, cioè parole che riproducono suoni e rumori. La maggior parte delle onomatopee deriva da verbi inglesi molto comuni.

parole gridate

singhiozzare

suono della campanella

annusare • fiutare

rompere

esplosione

spezzare

applauso

esplosione

sbattere

inghiottire sospiro

spruzzo d’acqua

LE PAROLE

Completa ogni vignetta con l’onomatopea adatta tra quelle elencate sopra.

L'incubo di Zio Paperino

LE PAROLE

Cerchia in rosso le onomatopee presenti nel testo. Quante sono? 2 5 3

Personaggi ANALIZZO

Chi sono i personaggi? animali domestici animali che si comportano come persone eroi con super poteri

Luoghi ANALIZZO

La vicenda si svolge in un luogo… fantastico. verosimile. non si sa.

Tempo ANALIZZO

Quanto dura la vicenda narrata? alcuni giorni alcune ore alcuni minuti

Cerchia le alternative corrette per completare la frase.

Questa tavola / striscia è formata da 3 / 5 vignette / strisce. Struttura ANALIZZO

Disney, Le più belle storie ecologiche, Giunti

TEMPO

Può essere

MAPPA MODIFICABILE

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 184.

La mappa del fumetto

Completa la mappa con le caratteristiche del fumetto. striscia � fantastici � precisato � realistici � impossibili � invecchiano � tavola � imprecisato � verosimili � vignette � cronologico

PERSONAGGI

Sono oppure fantastici; i protagonisti non

o Sono inventati, possono essere o .

FATTI

IL FUMETTO

è un testo che racconta storie con disegni, dialoghi, suoni e rumori

LUOGHI

Sono sia reali che

Generalmente sono in ordine

STRUTTURA

È formato da . Una riga di vignette forma una , una pagina si chiama

Rilassa corpo e mente

Impara alcuni esercizi per rilassare il corpo e la mente. Li puoi fare prima di una verifica o dopo aver litigato.

La figura della montagna

1

Stai in piedi, schiena dritta e gambe leggermente piegate. I piedi sono ben appoggiati a terra paralleli e distanti quanto i fianchi.

2 Rilassa le braccia lungo i fianchi, con le spalle morbide e non rigide.

3 Allunga il collo in alto e il mento leggermente verso il petto

4

Stai fermo, con gli occhi chiusi, o aperti se non ti senti sicuro, e respira con calma

La figura del fiore di loto

1 Siediti per terra, su uno o due cuscini. Incrocia le gambe, con i piedi sopra la coscia opposta. Se non riesci, portane solo uno sopra la gamba e lascia libero l’altro davanti.

2 Tieni la schiena dritta e poggia le mani sulle ginocchia.

3 Rilassa le spalle e rivolgi leggermente il mento verso il basso.

4 Stai fermo, con gli occhi chiusi, o aperti, e respira con calma.

L’insegnante di educazione motoria trasmette molta calma, aiuta tutti e tutte, anche chi si sente più impacciato, a fare gli esercizi. Solo Achille, che fa yoga ogni tanto con la sua mamma, è a suo agio e sciolto nei movimenti. Pietro pensa che dovrà delle scuse ad Achille: questi esercizi sono davvero potenti, dopo averli fatti si sente pieno di energia.

Prova a disegnarti in un momento di rilassamento autentico. Dove ti immagini? In quale spazio? Che oggetti ti servono?

Ti capita mai di rilassarti? In quali momenti senti che avresti bisogno di rilassarti? Secondo te, che cosa ti impedisce di trovare pochi minuti al giorno per rilassarti? Gli adulti che conosci si prendono del tempo per rilassarsi?

Trova la rima

IL CO

Ti ricordi che cos’è un testo poetico?

Un testo poetico è un testo scritto in versi, cioè frasi brevi disposte una sotto l’altra. A volte, le parole alla

fine dei versi hanno le stesse lettere, cioè suoni

simili: si dice che fanno rima. Le rime rendono la poesia più musicale, ritmata e facile da ricordare.

Scegli la parola per completare ogni verso con la rima giusta.

folletto • bambino • stella • tetto • bella • pianino

Un gattino osserva la luna dal , zompetta felice come un

Il suo manto brilla più di una , la notte, da lassù, è proprio Poi mamma gatta lo chiama pian : – È ora di dormire, mio piccolo

VIDEO, AUDIO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ

Una giornata di sole

Il Sole si alza dietro la collina, farfalle girano intorno alla cima. Nel prato sboccia il primo fiore, profuma l’aria con tutto il suo odore. Il vento passa e scuote le foglie, tra i rami saltano lucertole sveglie.

Un cane corre, un bambino sorride, un ruscello brilla e via scompare, ride.

E’ arrivata la primavera!

In questa poesia l’autrice ha voluto trasmettere la gioia e la freschezza del risveglio della natura in un primo giorno di primavera. Ogni poesia è l’espressione dei sentimenti di un poeta o una poetessa, che attraverso le parole trasmette un messaggio o ti fa volare con la fantasia.

SCRIVO E IMPARO...

Scrivi insieme a me...

Scegli due versi e scrivi una poesia per scoprire le caratteristiche del testo poetico!

Prima di scrivere

Leggi e completa: che cos’è un testo poetico? Usa le parole date. versi • immagini • emozioni • rime • strofe • parole

Un testo poetico è scritto in , spesso in

Può contenere , ma non sempre.

Usa scelte con cura per esprimere o pensieri.

La poesia crea con la fantasia o il ricordo.

Ora scrivi

Per ogni coppia di versi, scegli e scrivi la parola che fa rima e funziona bene nel verso.

Sul prato si posa una coccinella, è rossa e nera, è proprio gialla bella stella

La luna nel cielo si veste d’argento, io la guardo e mi sento tanto sereno contento movimento

Il vento di sera scompiglia i capelli, la rugiada illumina le foglie come ombrelli gioielli castelli

Un gatto si stira sul davanzale, annusa l’aria fresca come fosse profumata speciale uguale

Un raggio di sole attraversa il portone, e la radio accesa suona una canzone campana lezione

Ho chiuso gli occhi in mezzo al giardino, mi sembrava di essere un bambino uccellino cuscino

Scegli una coppia di versi tra quelle che hai completato e continua la tua poesia.

Poi fai un disegno per abbellire il tuo lavoro.

Impara
VIDEO

... GLI ELEMENTI DEL TESTO POETICO

Leggi con me questa poesia!

Fare la pace

Vorrei fare la pace dirti “mi dispiace non volevo farti male sono stato sleale”.

Tornare a parlare potersi avvicinare cancellare la tristezza regalarti gentilezza.

Vorrei dirti che ho sbagliato e dirlo sussurrato poterti consolare farmi perdonare.

Tornare a guardare i tuoi occhi, stelle chiare fare la pace ora poi domani e poi ancora.

Roberta Lipparini, C’è un posto accanto a me, Mondadori

TITOLO

TEMPO

(preciso o imprecisato)

SOGGETTI

(sia reali che inventati; esistono poesie su qualunque argomento)

LUOGHI

(reali o inventati)

FORMA

Le poesie sono scritte in righe di testo più o meno lunghe chiamate versi I versi possono essere raggruppati in strofe. Le poesie che non hanno strofe sono scritte in versi sciolti Due o più versi che terminano con gli stessi suoni formano la rima. Le rime possono essere baciate oppure alternate

LINGUAGGIO

(parole scelte con molta cura; il linguaggio è reso ritmico o musicale con l’uso di parole particolari, per esempio parole ripetute)

MESSAGGIO

(suscitare riflessioni ed emozioni)

Rime baciate e rime alternate

Le ninnananne, le conte, le filastrocche si ricordano facilmente perché hanno ritmo e musicalità creati dalle rime baciate La rima è baciata quando, alla fine di due versi vicini, le parole finiscono nello stesso modo. Lo schema è AABBCC, ecc.

Filastrocca delle parole

Filastrocca delle parole: A si faccia avanti chi ne vuole. A

Di parole ho la testa piena, B con dentro “la luna” e “la balena”. B

C’è qualche parola un poco bisbetica: C “peronospora”, “aritmetica”... C

Ma le più belle le ho nel cuore, le sento battere: “mamma”, “amore”.

Ci sono parole per gli amici: “Buongiorno, buon anno, siate felici” parole belle e parole buone per ogni sorta di persone.

La più cattiva di tutta la terra è una parola che odio: “la guerra”. Per cancellarla senza pietà gomma abbastanza si troverà.

Gianni Rodari, Filastrocche lunghe e corte, Einaudi Ragazzi © 1980, Maria Ferretti Rodari and Paola Rodari © 2008, Edizioni EL Srl, Trieste

LE PAROLE

peronospora: malattia che colpisce piante come la vite e alcuni ortaggi

Da quante strofe è composta questa poesia?

Osserva le rime evidenziate e continua a evidenziare le altre rime con colori diversi. Poi scrivi lo schema delle rime nelle caselle.

Forma ANALIZZO

Quando il primo verso rima con il terzo e il secondo rima con il quarto, il quinto con il settimo e il sesto con l’ottavo, e così via, si dicono rime alternate. Seguono lo schema ABAB, CDCD, ecc.

Ciao, micio che a lungo sbadigli A e rotoli sopra il tappeto, B che alla coperta ti appigli, A e guardi con sguardo segreto. B

Ciao, micio, zampine giocose, con unghie che spuntano fuori, il naso che annusa le cose, la coda che fa i ghirigori.

Ciao, micio che miagoli piano, che mordi, che tremi, che graffi, che schizzi e scappi lontano, poi torni a sfiorarmi coi baffi.

Roberto Piumini, Cento ciao, Einaudi Ragazzi

Forma ANALIZZO

Evidenzia con lo stesso colore le rime nella poesia, poi completa lo schema della rima.

Di quante strofe è composta la poesia?

Rifletto COMPRENDO

Il poeta non ha dato un titolo alla poesia: scrivilo tu sui puntini.

I versi sciolti

I testi poetici in versi sciolti o liberi non seguono regole precise per la forma. Queste poesie possono avere versi di lunghezze variabili, avere rime sparse o non avere nessuna rima

Faremo una poesia

Faremo una poesia su come è nato il mondo.

Faremo una poesia su ciò che è più importante: la terra l’acqua il sole le facce della gente.

Faremo una poesia sui grandi sentimenti

Comporremo rime per tutti quattro i venti

Scriveremo strofe a uomini gloriosi Costruiremo versi su monti e manti erbosi.

E se nel gran daffare ci cadrà un capello

faremo una poesia anche su quello.

Chiara Carminati, Poesie per aria, Topipittori

ANALIZZO

Da quante strofe è composta la poesia?

COMPRENDO

Significato

Quale messaggio comunica la poesia?

La poesia può parlare solo di argomenti importanti.

La poesia può occuparsi solo di argomenti insoliti.

La poesia può esprimere pensieri su qualunque argomento.

Forma

Se fossi un albero

Se fossi un albero allungherei le radici nella terra come mani in un sacco di oro zecchino

Pianterei i rami nel cielo per confondere le farfalle

Guarderei il vento in faccia e gli farei lo sgambetto Se fossi albero avrei i calzoni di legno con le tane nelle tasche, qui uno scoiattolo con una spanna di coda, qui tre uova di gufo da covare, in quest’altra un nido di picchio, qualcuno che mi fa solletico ogni tanto

Giusy Quarenghi, E sulle case il cielo, Topipittori

LEPAROLE

una spanna di coda: significa che la coda è lunga come la distanza tra il pollice e il mignolo di una mano aperta

COMPRENDO

Informazioni date

Questa poesia descrive una situazione: realistica. fantastica.

Rifletto COMPRENDO

Con un compagno o una compagna, gioca a “Se io fossi…”

Se io fossi una nuvola

Se io fossi un videogioco

LEGGO

Se io fossi un gelato

Se io fossi un libro

Quando si legge una poesia, si fa una breve pausa alla fine di ogni verso. A volte invece la frase continua da un verso all’altro senza pause. In questa poesia mancano i punti di pausa, esercitati a leggerla come se ci fossero.

Onomatopee, allitterazioni e anafore

Le onomatopee sono parole che riproducono suoni e rumori della realtà. Le allitterazioni sono ripetizioni di lettere o gruppi di lettere uguali o molto simili in almeno due parole, che rendono ritmico e sonoro il verso. Si usano anche negli scioglilingua.

Mastro Geppetto

Mastro Geppetto

abete pioppo larice pino

sega raspa pialla martello

vra vra vra

visc visc visc

tic tac toc

tic tac toc tic

piedi stinchi tronco braccia

mani collo bocca orecchie occhio occhio

(mastro Geppetto stanco) Pinocchio.

Roberto Piumini, Io mi ricordo quieto patato..., Nuove Edizioni Romane

Forma ANALIZZO LEGGO

Trova le onomatopee nella poesia e cerchiale con colori diversi. Quali strumenti del falegname imitano?

Scopri le allitterazioni nella poesia ed evidenziale con colori diversi.

Segui queste indicazioni per interpretare la poesia:

• leggi l’elenco iniziale di alberi e strumenti quasi senza tirare il fiato;

• accompagna le onomatopee con i gesti di Geppetto;

• interpreta la terza parte come la prima e accompagnala con i gesti che indicano le parti del corpo;

• recita la frase tra parentesi con voce stanchissima;

• leggi il nome del burattino quasi in tono di sorpresa oppure di una meta raggiunta.

L’anafora è la ripetizione di una o più parole uguali all’interno della stessa poesia. In questo modo, i poeti danno più importanza ad alcune parole e maggior ritmo al testo.

Penso al mare

Quando penso al mare ho pensieri liquidi.

Quando penso al mare ho pensieri freschi di onde di spruzzi di schiume.

Quando penso al mare poi ci ripenso spesso come la marea.

Chiara Carminati, Il mare in una rima, illustrazioni Pia Valentinis, Giunti

Forma ANALIZZO

Trova e sottolinea l’anafora nella poesia.

Rifletto COMPRENDO

Usa l’anafora “Quando penso al sole” e scrivi una strofa simile a quella di Penso al mare.

LEGGO

Interpreta la poesia rispettando le pause di ogni verso. L’ultima strofa, con le parole “penso” e “ripenso”, dovrebbe suggerire l’idea delle onde che vanno e vengono.

Personificazione e similitudine

La personificazione consiste nel considerare la natura, gli animali, gli

oggetti come persone, facendoli parlare e comportarsi come esseri umani.

La personificazione serve a suscitare emozioni più intense in chi legge.

Filastrocca degli uccelli

Siamo gli uccelli, abbiamo ali

Siamo diversi e siamo uguali

Parliamo lingue che non conosci

Ma con accenti che riconosci

Tu ti diverti coi nostri suoni

Le nostre piume per te sono doni

E se potessi seguirci in volo

Ti sentiresti meno solo

Il mondo è grande, ovunque andiamo

Troviamo amici e li rincontriamo

Però dobbiamo stare attenti:

Abbiamo nemici, li senti?

Sabrina Giarratana, Amica Terra, Fatatrac Edizioni

COMPRENDO

Informazioni date

Scegli le parole giuste per completare il testo.

Con la personificazione, l’autrice fa cantare / parlare gli uccelli. Ci fa notare che sono tutti uguali / diversi, ma anche simili; che incontrano amici / nemici in tutto il mondo, ma hanno anche amici / nemici

Filastrocca della pace

La pace è una bambina

Che non chiede cose matte

Solo alzarsi la mattina

Non col sangue, col latte

Bruno Tognolini, Rima Rimani, Nord-Sud, Milano, 2021

Rifletto COMPRENDO

Per il poeta la pace è come una bambina piccola, che ha bisogno di essere nutrita con il latte e non con la guerra. Sei d’accordo?

Perché? Confrontati con la classe.

La similitudine è un paragone tra situazioni, persone, animali, cose in apparenza molto diverse tra loro ma che, se ci rifletti bene, hanno qualcosa in comune. La similitudine contiene queste parole: è come, sembra, pare, è simile, somiglia a, e così via

In un libro

In un libro si sprofonda come pesce dentro l’onda, come verme dentro il prato, come lingua nel gelato come testa in un cuscino o cucchiaio nel budino, come naso in fazzoletto o assonnato nel suo letto, come scimmia nel suo mango o maiale dentro il fango.

Roberto Piumini, Un libro con te, De Agostini

Forma ANALIZZO A memoria

Leggi il testo ed evidenzia le similitudini con colori diversi.

LAGRAMMATICA

Cerchia la preposizione ripetuta più volte nella poesia. Che tipo di preposizione è?

Significato COMPRENDO

Leggi più volte la poesia per capire bene il testo, e poi ad alta voce per sentire meglio il ritmo e le rime. Mentre leggi, immagina di vedere quello che è descritto nella poesia, ti aiuterà a memorizzarla. Poi esercitati a ripetere: inizia dai primi due versi, poi aggiungine altri due e così via.

Completa il testo con le parole seguenti. emozioni • immerge • lettura • noi • similitudini • vivere

Nella poesia l’autore vuole far riflettere su quanto accade quando ci si nella di un libro. Ha usato tante per sottolineare che la lettura può far situazioni ed diverse a ciascuno e ciascuna di

LEGGO

Ascolta la poesia e rispondi alle domande.

La terra si è sentita male

Erminia Dell’Oro, Filastrocche al ballo del perché, Einaudi Ragazzi

La terra oggi si è sentita male, all’improvviso ha smesso di girare, è debole, triste, molto stanca, sussurra: – L’ossigeno mi manca, hanno bruciato i boschi, le foreste, l’aria che mi protegge, che mi veste,

Di chi si parla nel testo?

Della Terra che si è stufata di girare.

Della Luna che si nasconde dietro il Sole.

Della Terra che non sta bene.

Collega i personaggi alle loro parole.

Colora nello stesso modo le parole della poesia che rimano tra loro.

Ti proteggeremo. Come la curiamo? Ch i f ? L’ossigeno mi manca. girare veste facciamo curiamo semineremo stanca piano stelle foreste proteggeremo sorelle lontano

mare manca

Quale messaggio vuole trasmettere il testo?

Ormai la Terra è ammalata e non c’è più niente da fare.

Con l’impegno di tutte e tutti si può salvare la Terra.

La Terra è vecchia e non vuole più girare.

ASCOLTO

È precisato o

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 193.

La mappa del testo poetico

Completa la mappa con le caratteristiche del testo poetico. inventati � strofe � imprecisato � riflessioni � reali � musicale � alternate � rime � sciolti � versi

Possono essere i più svariati, sia reali che

Sono sia che inventati

IL TESTO POETICO

è un testo scritto in versi, con un linguaggio curato che crea un ritmo, e può parlare di argomenti molto diversi

È scritto in . I versi possono essere raggruppati in , Se non sono raggruppati sono versi . I versi che terminano con lo stesso suono formano le , baciate oppure

Ha lo scopo di suscitare ed emozioni in chi legge

Le parole sono scelte con cura. L’uso di parole particolari rende il testo o ritmico

Filastrocca delle scuole

C’è una scuola che sta in mezzo alla campagna A

Ce n’è un’altra che sta in mezzo alla città B

C’è una scuola proprio in cima alla montagna

Deve camminare molto chi ci va

Sono stato in una scuola che non c’era C

Un bambino lavorava fino a sera

E alla fine sai cosa ho pensato?

Chi va a scuola è un bambino fortunato

Non importa se una scuola è lontana o sulla via E

L’importante è che ci sia.

Sabrina Giarratana, Filastrocche in valigia, Nuove Edizioni Romane

Leggi la poesia, poi rispondi alle domande o completa.

LA FORMA

Colora le rime e completa lo schema con le lettere.

Le rime di questa poesia sono: solo baciate. alternate e baciate.

IL MESSAGGIO

Qual è il messaggio di questa poesia?

Chi può andare a scuola è fortunato.

Non ha importanza fare tanta strada per andare a scuola.

Per frequentare la scuola bisogna che sia vicina a casa.

IL LINGUAGGIO

I versi Sono stato in una scuola che non c’era / Un bambino lavorava fino a sera significano che:

si tratta di una scuola che fa lavorare bambini e bambine. invece di andare a scuola, bambini e bambine sono costretti ad andare a lavorare.

LAVORAINSIEME

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

Filastrocca dei diversi da me

Tu non sei come me, tu sei diverso

Ma non sentirti perso

Anch’io sono diverso, siamo in due

Se metto le mie mani con le tue

Certe cose so fare io, e altre tu

E insieme sappiamo fare anche di più

Tu non sei come me, son fortunato

Davvero ti son grato

Perché non siamo uguali

Vuol dire che tutt’e due siamo speciali

Bruno Tognolini, Filastrocche della Melevisione, © 2011 Carlo Gallucci editore srl

Leggi attentamente la poesia, poi rispondi alle domande o completa.

LA FORMA

Colora le rime e completa lo schema con le lettere.

Le rime di questa poesia sono tutte .

IL MESSAGGIO

Completa le frasi cancellando le parole che non sono corrette. Il poeta intende far riflettere sul fatto che essere diversi è / non è grave. Proprio perché siamo tutti uguali / diversi le possibilità di fare più / meno cose sono maggiori / minori. Inoltre, essere diversi è uno svantaggio / un vantaggio perché ciascuno di noi è speciale a modo suo.

Sei d’accordo con il messaggio di questa poesia? Perché?

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

Leggo e ascolto un classico

IL GIARDINO SEGRETO

di Frances Hodgson Burnett, Piemme

Mary scopre un giardino abbandonato e decide di curarlo e farlo rinascere. La sua scelta ci mostra l’importanza di prendersi cura della natura e degli spazi comuni: un luogo trascurato può rifiorire se qualcuno se ne occupa. Traguardi per lo sviluppo delle competenze: nn. 1, 3 ,5, 7.

Al di là della porta misteriosa

– Ho appena imparato. Non avevo mai provato a saltare con la corda. Arrivo solo fino a venti.

Sempre saltando, Mary attraversò gli orti e i giardini fermandosi ogni tanto per riprendere fiato. Alla fine arrivò al suo vialetto preferito e decise di percorrerlo tutto saltando. Dato che era piuttosto lungo, lo affrontò con calma: ma già a metà aveva il fiato grosso e dovette fermarsi. Sorridendo di soddisfazione (era riuscita a fare trenta salti di seguito) alzò gli occhi e vide il pettirosso che si dondolava su un tralcio d’edera e la salutava con un trillo. Riprendendo a saltare, Mary si avvicinò al muro, ma un oggetto pesante le ballava in tasca a ogni movimento. Ridendo, si rivolse al pettirosso: – Ieri mi hai fatto trovare la chiave, e oggi devi mostrarmi la porta. Uccellino volò in cima al muro e, quasi volesse esibire tutta la sua abilità canora, prese a trillare e a gorgheggiare meravigliosamente. Una folata di vento più forte delle altre spazzò il viale, fece ondeggiare le cime degli alberi e sollevò l’edera che scendeva dalla sommità del muro. Ed ecco che, sotto un

Curiamo il paesaggio

robusto tralcio, si intravide un piccolo oggetto metallico rotondo, nascosto fino ad allora sotto le foglie: la maniglia di una porta. Mary esplorò con le mani l’intrico di foglie e tentò di spostarle: i tralci, per quanto fitti, erano staccati dal muro e pendevano dall’alto, formando una spessa tenda verde.

A Mary batteva il cuore e le tremavano le mani. Anche il pettirosso sembrava eccitato e continuava a cantare a squarciagola, saltellando e piegando la testina da una parte. Ed ecco che le mani di Mary sfiorarono una piastra di metallo con un buco in mezzo: la serratura di una porta chiusa da dieci anni. Mise la mano in tasca, prese la chiave e la infilò nella toppa. Per girarla dovette far forza con entrambe le mani, ma alla fine ci riuscì.

tralcio: ramo

Tirando un sospiro di sollievo, si guardò intorno per accertarsi che il vialetto fosse deserto. No, non si vedeva nessuno. Sospirò ancora e, tenendo sollevata la pesante cortina di foglie, spinse la porta, che cedette lentamente. Mary scivolò dentro, chiuse la porta e vi appoggiò le spalle, ansante di eccitazione, di sorpresa e di gioia. Era entrata nel giardino segreto.

Lo strano giardino

L’atmosfera del giardino era colma di mistero. I rami spogli dei rosai rampicanti avevano completamente coperto gli altissimi muri, formando un intrico assai fitto e abbarbicandosi anche sui tronchi, sino a raggiungere i rami, così da formare, tra un albero e l’altro, veri e propri festoni. Ed era proprio questo fantastico intreccio sospeso tra ramo e ramo che contribuiva a creare il singolare fascino del giardino segreto. La bambina aveva immaginato che il giardino fosse diverso da ogni altro, ma non fino a quel punto. – Che silenzio! – mormorò Mary. – Che pace!

Camminando senza far rumore sull’erba soffice, si allontanò dalla porta e si fermò a contemplare la volta di ramoscelli e viticci intrecciati, che univano due alberi con una specie di galleria.

– Forse non sono tutti secchi. Possibile che ogni cosa fosse morta, in questo giardino?

Se avesse avuto l’esperienza di Ben avrebbe potuto capire, osservando i tronchi, se le piante erano ancora vive. Mary, però, non vedeva altro che rami grigi e secchi, senza neppure una gemma o una fogliolina.

Adesso che era riuscita a entrare nel giardino misterioso, sapeva di aver conquistato un mondo tutto per sé, dove rifugiarsi ogni volta che lo avesse desiderato. Il pettirosso scese dall’albero e cominciò a saltellare e a svolazzarle davanti, come se volesse mostrarle tutto quel che c’era da vedere.

viticci: filamenti che aiutano le piante rampicanti ad attaccarsi a un sostegno

Mary vagò a lungo per il giardino, poi pensò che sarebbe stato divertente percorrerlo saltando alla corda, fermandosi qua e là nei punti più interessanti. Si intravedevano ancora le tracce di antichi sentieri invasi dall’erba, e in certi angolini c’erano nicchie di sempreverdi con sedili di pietra, o grandi anfore coperte di muschio.

Accanto a una delle nicchie vide un’aiuola inselvatichita, dove cominciava a spuntare qualcosa... delle minuscole puntine verdi. Ricordò quel che le aveva detto Ben e si chinò per guardare meglio.

– Sono proprio piante che crescono: forse crochi, oppure asfodeli o bucaneve – sussurrò, aspirando il buon odore della terra umida. – Ce ne saranno sicuramente altre. Voglio andare a vedere.

Fece lentamente il giro del giardino, osservando con attenzione. Ci scoprì tante puntine verdi che alla fine era in preda all’entusiasmo.

– Il giardino non è morto! I rosai sono ormai secchi, ma stanno venendo fuori un’infinità di piante.

Mary non si intendeva molto di giardinaggio, ma le parve che l’erba crescesse troppo folta, là dove spuntavano le piccole piante nuove, perciò prese un legnetto appuntito, si inginocchiò e cominciò a ripulire il terreno dalle erbacce, in modo da creare uno spazio libero attorno ai germogli.

– Respireranno di più, in questo modo. Cercherò di curarle meglio che posso, e se oggi non faccio in tempo a finire tornerò domani – si disse.

Continuò a scavare e a strappare le erbacce, spostandosi da un’aiuola all’altra. Il lavoro le piaceva e le faceva venir caldo, tanto che dovette togliersi prima il cappotto e poi anche il cappello. Anche il pettirosso aveva il suo daffare. Era felice che qualcuno si occupasse del giardino.

Curiamo il paesaggio

Mary continuò a darsi da fare fino all’ora di pranzo, poi infilò di nuovo cappotto e cappello: le sembrava impossibile, ma aveva lavorato per più di tre ore.

– Tornerò questo pomeriggio – disse agli alberi e ai rosai, quasi potessero sentirla, mentre abbracciava con un’occhiata circolare il suo nuovo regno.

A casa

Tornò a casa con le gote così rosse, gli occhi così brillanti e un appetito così formidabile che Martha ne fu allo stesso tempo sorpresa e felice.

– Due fette di carne e due porzioni di budino! – esclamò. –La mamma sarà davvero contenta, quando le dirò dei miracoli che ha fatto la sua corda per saltare!

Mentre scavava nelle aiuole del giardino, Mary aveva trovato una radice biancastra che somigliava a una cipolla, e adesso chiese a Martha cosa fosse. – È un bulbo – rispose lei. – Molti fiori primaverili nascono dai bulbi; ce ne sono di piccoli, come i crochi e i bucaneve, e di grandi, come i narcisi, le giunchiglie e gli asfodeli.

– Quanto vive un bulbo? Potrebbero durare per anni, anche se nessuno li curasse? – chiese ansiosamente Mary.

– Fanno tutto da soli – rispose Martha. – Sono i fiori dei poveri, e a lasciarli stare continuano a lavorare sotto terra, per anni e anni. Sai nel parco c’è un prato dove i bucaneve fioriscono a migliaia: è il più bello spettacolo dello Yorkshire, in primavera.

– Come vorrei che fosse già primavera! – disse Mary. – Così potrei imparare a conoscere tutti i fiori che crescono in Inghilterra.

Aveva finito di mangiare e se ne stava seduta sul tappeto, come sempre.

– Mi piacerebbe avere una piccola vanga – aggiunse.

Curiamo il paesaggio

– E che cosa ci faresti? Vuoi metterti a fare del giardinaggio? – chiese Martha, ridendo.

Mary continuò a fissare il fuoco, riflettendo intensamente. Avrebbe dovuto agire con prudenza, se voleva conservare il suo segreto. Non stava facendo niente di male, ma se lo zio avesse saputo che era riuscita a entrare nel giardino si sarebbe certamente arrabbiato, e avrebbe dato ordine di mettere una nuova serratura alla porta. – È un posto così solitario, questo – disse, come se stesse pensando ad alta voce. – In India non avevo granché da fare, ma c’era tanta gente che mi stava intorno: i servi e la mia bambinaia che mi raccontavano le fiabe. E poi c’erano i soldati che marciavano e qualche volta la banda che suonava. Qui ho solo te e Ben con cui parlare, ma tu devi badare al tuo lavoro e Ben non è certo un chiacchierone. Se avessi una vanga potrei coltivare un pezzetto di terra, se riesco a procurarmi i semi... Martha si illuminò. – Dici sul serio? È proprio quel che pensa la mamma! “Il parco è così grande” mi ha detto. “Perché non le danno un pezzettino di terra tutto per lei, magari per piantarci prezzemolo e ravanelli?” Ha detto così, davvero.

CONSIGLI DI LETTURA

Sophie Rigal-Goulard, Trenta giorni senza rifiuti, Einaudi

Luigi Dal Cin, Fiori e fulmini, Editoriale Scienza
Valentina Camerini, La storia di Greta. Non sei troppo piccolo per fare cose grandi, De Agostini

DISCUTENDOSIIMPARA

Rifletto

Mary con il suo sguardo curioso, scopre un giardino segreto.

Secondo te, che cosa prova Mary vedendo il giardino abbandonato?

• Tu hai mai visto un luogo abbandonato? Come ti ha fatto sentire?

• Secondo te, che cosa succede a un luogo quando nessuno se ne prende cura?

APPROFONDIMENTI BIBLIOTECA DI CLASSE

• Chi ha il compito di prendersi cura degli spazi comuni come giardini, parchi, cortili della scuola?

Un luogo abbandonato può rifiorire se qualcuno se ne prende cura.

Sei d’accordo?

• Racconta un esempio in cui la cura ha cambiato un luogo.

Progetto e agisco

Fai un elenco di luoghi del tuo quartiere o della tua scuola. Poi dividili in due gruppi e completa la tabella.

Luoghi ben curati

Luoghi trascurati o abbandonati

Scegli uno dei luoghi abbandonati che hai scritto in tabella e scrivi un breve testo. Segui le domande guida.

• Che cosa si potrebbe fare per migliorarlo?

Esprimo

• Di che cosa avrebbe bisogno? • Che cosa potresti fare tu?

“Adesso che era riuscita a entrare nel giardino misterioso, sapeva di aver conquistato un mondo tutto per sé, dove rifugiarsi ogni volta che lo avesse desiderato”.

Sei d’accordo? Tu hai un luogo tutto per te, vero o immaginario, dove puoi rifugiarti?

IL TESTO INFORMATIVO

Ti ricordi che cos’è un testo informativo?

Un testo espositivo o informativo serve per spiegare o informare su qualcosa in modo chiaro e preciso. Può parlare di un animale, un luogo, una macchina, una scoperta, una persona famosa... Non racconta una storia, ma insegna qualcosa a chi legge.

Trova le informazioni

Leggi le frasi e scrivi V se sono vere, F se sono false.

• ll drago di Komodo è il rettile più grande del mondo.

• Vive solo nella foresta amazzonica.

• Ha una lingua biforcuta.

• Ha la pelle liscia e morbida.

• Si muove molto lentamente, ma sa anche correre.

• Il suo morso è velenoso.

AUDIO, VIDEO, OGGETTI DIGITALI DELL’UNITÀ

Il drago di Komodo

Il drago, o varano, di Komodo è una grossa lucertola che vive in Indonesia, su alcune isole come Komodo, Rinca e Flores. È il più grande rettile del mondo: può arrivare a 3 metri di lunghezza e 90 chili di peso!

Aspetto e caratteristiche

Il suo corpo è lungo e robusto, con una coda potente e zampe forti. Ha una lingua biforcuta, come i serpenti, e denti affilati come gli squali. La sua pelle è dura e coperta di piccole squame.

Si muove lentamente, ma può correre se necessario. È un ottimo predatore: caccia cervi, uccelli, piccoli animali. Ha un morso velenoso, che indebolisce la preda.

Il suo olfatto è molto sviluppato: grazie alla sua lingua può fiutare le prede anche a diversi chilometri di distanza.

Le femmine depongono circa trenta uova in buche scavate nel terreno. I piccoli alla nascita sono lunghi circa 30 cm e si arrampicano sugli alberi per non essere mangiati dagli adulti.

Curiosità

I draghi di Komodo sono animali protetti: vivono in parchi naturali, come il parco naturale di Komodo. Ne sono rimasti solo seimila esemplari. Possono vivere anche più di 30 anni!

Il testo informativo che hai letto descrive il drago di Komodo e lo puoi trovare in una enciclopedia o in un testo di scienze.

SCRIVO E IMPARO...

Scrivi insieme a me...

Fai una ricerca e scrivi un breve testo per scoprire le caratteristiche del testo informativo!

Prima di scrivere

Leggi e completa: che cos’è un testo informativo? Usa le parole date. parole • fatti • domande • argomento • spiegare • titolo

Un testo informativo serve per qualcosa in modo chiaro. Parla di un preciso, usando solo veri. Risponde a tante (per esempio chi, che cosa, dove, quando, perché…).

Usa specifiche e spesso ha un per ogni paragrafo.

Ora scrivi

Segui l’argomento dato, oppure trova un argomento che ti interessa (può essere un animale, un luogo, un’invenzione, una persona famosa...).

Il primo allunaggio (fatto storico)

• Il 20 luglio 1969 l’astronauta Neil Armstrong fu il primo essere umano a camminare sulla Luna.

• La missione si chiamava Apollo 11.

• Fu un momento storico trasmesso in TV in tutto il mondo.

• Armstrong disse: “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità.”

Cerca informazioni (testi, immagini…) e rispondi alle domande. Poi usa le risposte per scrivere un breve testo di circa 15 righe.

• Chi è o di che cosa si parla?

• Che cosa fa o com’è fatto?

• Dove si trova o si usa?

• Quando è vissuto / usato / scoperto?

• Come funziona o si comporta?

• Perché è interessante o importante?

... GLI ELEMENTI DEL TESTO INFORMATIVO

Io ho scelto di parlare dello sport, e tu?

Lo sport fa bene al corpo e alla mente

Quanto sport?

Muoversi ogni giorno è molto importante! Lo sport fa bene al cuore, ai polmoni, alle ossa e ai muscoli.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia almeno un’ora al giorno di attività fisica, come correre, saltare, giocare o allenarsi.

Sport e buonumore

Lo sport migliora l’umore: quando ci si muove, il corpo produce endorfine, sostanze che aiutano a ridurre ansia e tristezza.

Sport e mente

Lo sport migliora anche le capacità cognitive come la memoria, la pianificazione e l’attenzione. Insegna a rispettare le regole, ad avere disciplina e a gestire le emozioni, anche dopo una sconfitta.

Infine, fare sport favorisce nuovi legami sociali e amicizie, sia dentro che fuori dalla scuola. Più amicizia con lo sport!

Nella foto un gruppo di ragazzi e ragazze che praticano diverse attività sportive.

TITOLO

(anticipa l’argomento)

STRUTTURA

È suddiviso in paragrafi, cioè parti del testo che approfondiscono un aspetto dell’argomento generale; ogni paragrafo può avere un sottotitolo; le immagini e le didascalie aiutano a capire il contenuto; le parole chiave esprimono i concetti importanti.

ARGOMENTO

(l’idea centrale che il testo vuole comunicare; può essere di tipo scientifico, geografico, storico…)

LINGUAGGIO

(chiaro e preciso, utilizza parole specifiche della disciplina)

SCOPO

(fornire informazioni su svariati argomenti)

Plastica: nemica o no?

Per il suo impatto ambientale, la plastica gode oggi di una pessima fama. Forse non del tutto meritata, infatti è un materiale estremamente versatile ed economico. Basta considerare le moderne automobili, composte al 50% da vari tipi di materie plastiche. Se dovessimo sostituire la plastica di un’auto con altri materiali, l’auto risulterebbe molto più pesante e molto più costosa. Un’auto più pesante consuma più carburante e quindi ha un maggiore impatto ambientale.

Volete un altro esempio di quanto in realtà la plastica avrebbe dovuto essere benefica per l’ambiente?

Le buste di plastica. L’inventore delle buste di plastica era convinto di aver contribuito a salvare il pianeta perché dovevano essere prodotte con poca energia e dispendio di risorse.

La plastica, in realtà, dal punto di vista ambientale ha un solo problema, ma dall’enorme impatto: la sua resistenza. Una bottiglia di plastica, abbandonata in un bosco o in un mare, vi può rimanere per secoli, pressoché inalterata.

La soluzione: basta non lasciare oggetti di plastica abbandonati. Riutilizzare e riciclare sempre quelli che abbiamo.

Fatto questo, scopriremo che la plastica può essere molto più friendly di quanto si immagini.

Stefano Varanelli, Il mondo che vorrei, Giunti

COMPRENDO

Informazioni date

Aiutati con le parole chiave evidenziate nel testo e rispondi.

• La plastica può essere usata in molti modi diversi. Sì No

• La produzione della plastica è molto costosa. Sì No

• Per produrre le buste di plastica si usa poca energia. Sì No

• Il problema della plastica è la sua resistenza. Sì No

• La soluzione è non usare più la plastica. Sì No

LEPAROLE

versatile: che si adatta a diversi usi o funzioni dispendio: consumo friendly: amichevole

Argomento ANALIZZO

Qual è l’argomento principale del testo? l’eliminazione della plastica pregi e difetti della plastica la storia della plastica

La medicina nell'antico Egitto

I medici egizi erano famosi in tutto il Mediterraneo. Sapevano decifrare i sintomi di una malattia, stabilire la diagnosi e prescrivere il rimedio. Conoscevano circa 750 medicine. Questi medici utilizzavano molte piante, di cui conoscevano le proprietà segrete.

Come la maggior parte delle malattie, con le piante. Si schiacciavano bacche di ginepro, foglie di coriandolo e d’artemisia e si mischiava il tutto con del miele. Si spalmava quindi questo impasto direttamente sul cranio. Scomparsa l’emicrania, era d’obbligo un’energica lavata di capelli!

COMPRENDO

Informazioni date

A quale domanda risponde ogni paragrafo del testo?

Scrivile sui puntini.

• Come si curava la congiuntivite?

• Come erano guarite le fratture?

• Come era curato il mal di testa?

• Come ci si liberava dei pidocchi?

LAGRAMMATICA

Con olio di ricino e strutto messi a casco sui capelli. Era più grasso delle nostre moderne lozioni contro i pidocchi, ma forse più efficace...

Gli egizi hanno inventato il gesso! Realizzavano un impasto a base di farina e di panna che facevano cuocere. I medici egizi sapevano guarire non solo le fratture di gambe e braccia, ma anche quelle della clavicola, delle costole e perfino del cranio.

Cerchia i complementi di specificazione presenti nel testo.

Con le gocce come ai giorni nostri, solo che si trattava di gocce di succo di sedano! Erano applicate facendo colare il succo mediante tubicini realizzati con piume di rapaci.

A.A.V.V., L’Egitto per rispondere alle domande dei bambini, Larus

Scopri insetti e ragni

Gli insetti

Il corpo di un insetto si suddivide in tre segmenti: capo, torace e addome.

All’interno del capo c’è il cervello, all’esterno invece ci sono gli occhi, l’apparato boccale e le antenne.

Al torace sono attaccate le sei zampe e le ali.

L’addome contiene gli apparati digestivo e riproduttivo e, in alcuni casi, il pungiglione.

Tutti gli insetti iniziano il loro ciclo vitale come uova, dalle quali escono sotto forma di larva, con corpo molle e senza ali. Le larve di farfalle e falene sono chiamate bruchi. Questi hanno tre paia di zampe sul torace e cinque paia di pseudo zampe, simili a piccoli monconi.

Gli artropodi

Ragni, granchi, scorpioni, centopiedi appartengono alla famiglia degli artropodi, ma non sono insetti.

COMPRENDO

Leggi il titolo e osserva le immagini. Qual è l’argomento del testo? Colpo d'occhio

ANALIZZO

Struttura

Quale funzione hanno le immagini e le didascalie nel testo?

Servono solo per abbellire le pagine.

Servono per rendere più chiare le informazioni. Non hanno nessuna funzione.

LEPAROLE

monconi: pezzi

Antenne: le farfalle usano questi organi di senso per percepire gli odori, orientarsi e stare in equilibrio.

Ocelli: molte farfalle e falene hanno una macchia sulle ali simile a un occhio. Questo serve per far assomigliare le ali al muso di un animale più grande, tenendo lontani i predatori.

Gli artropodi, anziché avere ossa all’interno del corpo, sono dotati di una corazza esterna: un guscio rigido chiamato esoscheletro. Possiedono caratteristiche che li differenziano dagli insetti: ragni, scorpioni e zecche possiedono otto zampe; i centopiedi possono averne fino a 400. Inoltre i ragni hanno il corpo suddiviso in due parti anziché in tre: cefalotorace e addome.

Artigli: i ragni tessitori hanno un terzo artiglio per aggrapparsi alla tela.

Occhi: i ragni hanno occhi semplici. La maggior parte ne ha otto, alcuni però ne sono sprovvisti.

COMPRENDO

Informazioni date

Per ogni frase scrivi T se le informazioni sono contenute nel testo, D se sono contenute nelle didascalie.

• Il corpo degli insetti è suddiviso in capo, torace e addome.

• I ragni hanno occhi semplici.

• Le antenne delle farfalle sono organi di senso.

• I ragni hanno il corpo suddiviso in due parti.

• Gli ocelli sono macchie sulle ali delle farfalle.

• Gli insetti iniziano il loro ciclo vitale come uova.

AA. VV., Guarda dentro insetti e ragni, De Agostini

Chi siamo

Abbiamo molte cose in comune! Facciamo tutti parte della specie umana. La scienza ha dimostrato, infatti, che discendiamo tutti dai primi esseri umani che vivevano in Africa.

Questo però non significa che siamo uguali nel modo di pensare o di comportarci. Nel corso di migliaia di anni, distribuendosi sull’intero pianeta, gli esseri umani hanno sviluppato differenti linguaggi, tradizioni e credenze religiose.

Oggi dunque il mondo è abitato da diversi gruppi etnici, persone cioè che condividono storia e cultura.

Condividere una stessa cultura vuol dire avere valori, conoscenze e comportamenti sociali comuni. Di una cultura fanno parte anche la lingua e il modo di pensare, le festività e la religione, l’arte e la musica, il cibo, il modo di vestire...

Grazie ai moderni mezzi di trasporto, possiamo viaggiare facilmente, portando con noi la nostra cultura e conservandola anche se viviamo lontano dal nostro Paese d’origine.

Molte nazioni oggi sono multiculturali, cioè abitate da diversi gruppi etnici.

Purtroppo però non riusciamo sempre a capirci l’uno con l’altro.

Sulla Terra, infatti, si parlano almeno 6 000 lingue diverse! Tieni presente, comunque, che sono soltanto 50 le lingue più diffuse, tra cui il cinese mandarino, lo spagnolo, l’inglese, l’arabo, il bengalese, l’indù, il portoghese, il russo, il giapponese, il tedesco, il cinese wu, il giavanese, il coreano e il francese.

Maureen Hunter-Bone, Thea Feldman, In giro per il Mondo, Disney Libri

Significato COMPRENDO

Indica con una X la risposta corretta.

• Qual è l’argomento del testo? Le tradizioni della specie umana.

Facciamo tutti parte della specie umana.

Facciamo tutti parte della stessa specie, ma ogni popolo ha sviluppato caratteristiche diverse.

• Il testo è: storico. geografico.

Ascolta il brano e rispondi alle domande.

Le api

Rossella Kohler, Questo è un giorno speciale, Mondadori

Sai perché le api sono importanti?

Quante volte abbiamo avuto un po’ paura sentendo il ronzio di un’ape vicino a noi! Eppure questo piccolo animale è davvero fondamentale per la vita del pianeta.

Qual è l’argomento del testo?

l’agricoltura biologica gli insetti le api

Colora ciò che le api producono oltre al miele.

polline propoli zucchero cera pappa reale latte

Perché le api stanno scomparendo?

Perché vengono mangiate da altri insetti.

Perché non trovano i fiori che gradiscono.

Perché i pesticidi hanno modificato il loro habitat.

Segna con una X le informazioni presenti nel testo.

Le api contribuiscono all’impollinazione.

Le api vivono nell’alveare con l’ape regina.

Ogni sciame ha una sola ape regina.

Le api producono la pappa reale.

Le api rischiano l’estinzione.

ASCOLTO

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 219.

La mappa del testo informativo

Completa la mappa con le caratteristiche del testo informativo.

informazioni � scientifico � specifiche � immagini � idea � didascalie � parole chiave � preciso � argomento � storico � paragrafi

ARGOMENTO

È il contenuto del testo, cioè l’ centrale.

SCOPO

Può essere di tipo , geografico, ... Serve per fornire

IL TESTO INFORMATIVO

MAPPA MODIFICABILE

LINGUAGGIO

è un testo che spiega o dà informazioni chiare e precise su diversi argomenti

È chiaro e , vengono utilizzate parole , della disciplina

STRUTTURA

� Il titolo anticipa l’ ;

� i approfondiscono l’argomento;

� le con le aiutano a capire meglio;

� le esprimono concetti importanti

La Terra e la sua popolazione

Nei 4 milioni di anni trascorsi dalla comparsa dell’uomo, 80 miliardi di esseri umani hanno vissuto o vivono sulla Terra. Per migliaia di anni, la popolazione della Terra è aumentata molto lentamente.

Il primo miliardo di abitanti è stato raggiunto verso il 1800. In seguito, grazie ai progressi della medicina, dell’agricoltura e dell’industria, la popolazione si è moltiplicata sempre più velocemente. Venti anni fa era di sei miliardi di individui. Nel 2025 raggiungerà gli otto miliardi e mezzo.

Ogni secondo che passa, nascono cinque bambini e muoiono due persone. I cinque continenti sono frazionati in più di 180 nazioni, dove si parlano più di tremila lingue diverse. La lingua più parlata è l’inglese. Più della metà degli uomini vive nelle città.

AA.VV., Come cambia la Terra, Edizioni EL

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

L’ARGOMENTO

Qual è l’argomento del testo?

Sulla Terra ci sono troppe persone. Come è aumentata la popolazione sulla Terra. La comparsa degli esseri umani sulla Terra.

Il testo è… scientifico. geografico.

LE INFORMAZIONI

Aiutati con le parole chiave evidenziate nel testo e rispondi.

� Gli esseri umani sono comparsi sulla Terra 4 milioni di anni fa.

Sì No

� Sulla Terra vivono meno di 6 miliardi di individui. Sì No

� Nascono e muoiono lo stesso numero di persone.

� Sulla Terra si parlano tante lingue diverse.

LAVORAINSIEME

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

Sì No

Sì No

Turisti sugli sci

L’ultima e più recente trasformazione delle Alpi è avvenuta attorno agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando lo sci, da sport aristocratico e d’élite, è diventato uno sport di massa.

Da allora ogni inverno si rinnova nelle località alpine una vera e propria invasione di turisti: milioni di sciatori si affollano sulle piste; per accoglierli molti antichi villaggi si sono ingranditi, sono sorte nuove stazioni sciistiche e si sono moltiplicati i mezzi di risalita meccanica come gli skilift, le seggiovie e le cabinovie.

Per le valli in alta quota, che prima trascorrevano i mesi invernali nell’isolamento e nelle ristrettezze, il turismo è diventato l’attività economica più importante, anche se a volte a discapito dell’ambiente naturale.

Lo sci fu introdotto sulle Alpi attorno al 1880, al solo scopo di attirare i turisti d’inverno. Attorno al 1900 sorsero i primi sci club e i pionieri di questo sport adattarono attrezzi nati per le distese pianeggianti della Scandinavia, inventando lo sci alpino. Tra il 1900 e il 1930 tutti i grandi massicci Alpini erano stati percorsi sugli sci. Una pausa negli anni della Seconda guerra Mondiale e poi, subito dopo, il boom.

AA.VV., Le Alpi, De Agostini

LE PAROLE

pionieri: i primi a scoprire qualcosa di nuovo

IL TESTO INFORMATIVO

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

L’ARGOMENTO

Qual è l’argomento generale del testo?

Le valli alpine

Le Alpi

Il turismo invernale e lo sci alpino

LA STRUTTURA

Sottolinea nel testo le parole chiave.

IL LINGUAGGIO

Come puoi sostituire i termini aristocratico e d’élite?

Lo sci, da sport per professionisti, è diventato uno sport di massa.

Lo sci, da sport limitato a una piccola cerchia di persone ricche o importanti, è diventato uno sport di massa.

Che cosa significa di massa? Prova a capirlo dal contesto.

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

LE INFORMAZIONI

Scegli un sottotitolo per ogni paragrafo e scrivilo sui puntini.

• Trasformazione dei villaggi per accogliere i turisti

• Sci sport di massa

• La storia dello sci

• Turismo invernale: risorsa economica

Sottolinea nel testo le trasformazioni avvenute nelle valli e nei villaggi alpini dopo l’introduzione del turismo invernale.

LO SCOPO

Scrivi un breve testo che spieghi lo scopo del brano.

IMPARO GLI ELEMENTI DEL TESTO REGOLATIVO

Il testo regolativo è un testo che ha lo scopo di dare istruzioni, consigli o regole.

Palla bandiera a squadre

Questo è un gioco che potete fare in giardino a scuola.

1 Dividetevi in due squadre con lo stesso numero di giocatori.

2 Ogni squadra si dispone in fila, una di fronte all’altra, a circa 10 metri di distanza.

3 Un arbitro (insegnante o adulto) sta in mezzo, con una palla in mano.

4 Ogni bambino ha un numero, da 1 in su, assegnato anche nella squadra avversaria.

5 L’arbitro chiama un numero a caso (es. “Due!”)

6 I due bambini con quel numero corrono verso il centro per prendere la palla.

7 Chi la prende deve tornare indietro nella sua fila senza farsi toccare dall’altro.

8 Se ci riesce, vince 1 punto per la sua squadra. Se invece viene toccato mentre scappa, il punto va all’altra squadra.

9 L’arbitro può chiamare più numeri insieme per rendere il gioco più veloce.

10 Si gioca per 20 minuti.

11 Vince la squadra che alla fine ha totalizzato più punti.

TITOLO

(spiega l’argomento)

ARGOMENTO

(può essere di diverso tipo: ricetta, regolamento, istruzioni…)

STRUTTURA

(istruzioni o regole di un gioco sono presentate in elenchi e in ordine logico o cronologico; foto e disegni aiutano a capire meglio)

LINGUAGGIO

(chiaro e preciso, caratterizzato da frasi brevi; il lessico è specifico, i verbi possono essere all’infinito o all’imperativo)

SCOPO

(dare istruzioni o regole)

Il galateo a tavola

Il galateo è quell’insieme di regole e buone maniere che dovremmo seguire per avere un buon comportamento, in questo caso a tavola.

Il primo galateo fu scritto nel 1558 da monsignor Giovanni della Casa. Vi erano scritte tutte le regole da seguire e i comportamenti da evitare nella vita di tutti i giorni.

Riunirsi a tavola con la propria famiglia o con gli amici è un momento importante nella vita di ognuno di noi.

Ecco le 10 regole d’oro da seguire una volta a tavola:

1 Si inizia a mangiare solo quando sono tutti seduti.

2 Non si giocherella con le posate né con il cibo. (Quindi niente palline di pane!!!)

3 Tenete il tovagliolo sulle ginocchia.

4 Non parlate a bocca piena.

5 Evitate rumori molesti.

6 Non fate la scarpetta nel sugo. (Questa è di sicuro la cosa più difficile!!!)

7 Prendete sempre il pane con le mani.

8 Non toccatevi i capelli, il naso, le orecchie.

9 Mentre mangiate, non appoggiate i gomiti sul tavolo.

10 Non usate lo stuzzicadenti.

Maria Cristina Palanti, Oggi cucino io, Giunti junior

LEPAROLE

Che cos’è il galateo?

Sottolinea la spiegazione nel testo.

COMPRENDO

Informazioni date

Indica con X solo le regole presenti nel testo.

Non appoggiare i gomiti sul tavolo.

Usare il bavaglino. Non fare le palline con il pane. Quando si mastica non si parla. Non si porta il telefono a tavola.

Costruiamo un sottomarino

Come funzionano le zavorre, ossia i serbatoi che permettono ai sottomarini di scendere a fondo? Provate a costruirne una.

Materiali

• una bottiglia di plastica con il tappo aperto (da bibita gassata)

• un vasetto di yogurt vuoto

• una cannuccia

Procedimento

1 Con l’elastico fissa alla bottiglia il vasetto di yogurt. Riempi la bottiglia di acqua e incolla una cannuccia sul vasetto realizzando un periscopio.

• un metro di tubo di plastica flessibile

• un elastico grande

• nastro adesivo

• catino d’acqua

3 Metti il sottomarino nell’acqua del catino e lo vedrai galleggiare. Aspira l’aria dal tubo. Cosa succede al tuo s i ?

2 Fai due buchi nel vasetto, uno in alto e uno in basso. Incolla il tubo di plastica nel foro superiore.

S e

Un po’ d’acqua entra nel vasetto di yogurt e il sottomarino affonda. Con l’acqua in più dentro il vasetto, il peso del sottomarino è aumentato, ma non il suo volume. La forza di spinta esercitata dall’acqua del catino, creata dal volume d’acqua che il sottomarino ha spostato, non è più sufficiente a mantenerlo in superficie. Di conseguenza va a fondo.

Associazione Les Petits Débrouillards, Macchine, aerei, sottomarini, Editoriale Scienza

COMPRENDO

Informazioni date

Quali materiali servono per realizzare il sommergibile? Cancella gli intrusi.

tubo di plastica

vasetto di yogurt

elastico grande

bottiglia di vetro

bottiglia di plastica

cannuccia colla nastro adesivo vaso di miele

elastico per capelli catino

Metti in ordine le fasi del procedimento con i numeri da 1 a 3

Mettere il sottomarino in acqua e aspirare aria dal tubo.

Fissare il vasetto alla bottiglia e riempire la bottiglia.

Fare due buchi e incollare il tubo di plastica.

Gioco dell'oca “ecologica”

Tutte e tutti noi con i nostri comportamenti quotidiani possiamo contribuire a inquinare o tutelare la Terra. Tu quanto conosci sull’ambiente e sull’ecologia? In classe mettetevi alla prova con questo gioco!

1 Procuratevi un dado e una pedina a testa.

2 Tirate il dado per stabilire l’ordine di gioco (chi ottiene il numero più alto gioca per primo/a e così via).

3 Ogni partecipante tira il dado e, in base al numero ottenuto, muove la pedina sulle caselle. Poi segue le indicazioni riportate sulla casella.

4 Vince chi arriva prima al traguardo.

Hai gettato nel contenitore della carta il tubetto di colla esaurito. Salti un giro.

Hai portato una borsa di stoffa per fare la spesa al supermercato.

Vai avanti di due caselle.

Hai buttato dei medicinali scaduti nel bidone dell’indifferenziata. Salti un giro.

Quando ti lavi i denti, apri l’acqua solo per il risciacquo.

Vai avanti di tre caselle.

Riutilizzi la maglietta che era di tuo fratello o di tua sorella.

Vai avanti di due caselle.

Hai portato a scuola un frutto per merenda.

Vai avanti di una casella.

COMPRENDO

Scopo

Qual è lo scopo del gioco?

Vai a scuola in bici e non ti fai accompagnare in macchina. Tira di nuovo il dado.

Hai usato la borraccia invece della bottiglia di plastica. Tira di nuovo il dado.

Hai buttato le batterie del telecomando nel contenitore del secco.

Salta un giro.

Hai buttato via l’astuccio ancora utilizzabile. Torna alla casella 4.

Ascolta il brano e rispondi alle domande.

Diamo voce alle zucche

Walter Maioli - Manuela Stefani, L’orchestra della natura, Giorgio Mondadori

La foresta amazzonica offre zucche di tutte le forme e dimensioni, ma non è solo qui che vengono utilizzate: anche in Africa e in Asia, i popoli che hanno conservato civiltà e tradizioni antiche e vicine alla natura le usano come contenitori, come ornamenti da indossare nei giorni di festa e come strumenti musicali...

Di che cosa parla questo testo?

Di coltivatori di zucche.

Di zucche utilizzate come strumenti musicali.

Di zucche utilizzate in cucina.

Qual è lo scopo del testo?

raccontare una storia dare istruzioni dare regole

Come vengono usate le zucche in Amazzonia?

Riordina le fasi per trasformare una zucca in uno strumento musicale con i numeri da 1 a 6

Forare la parete della zucca.

Far essiccare la zucca.

Tagliare il manico della zucca.

Svuotare l’interno della zucca.

Chiudere i fori con un bastoncino che farà da manico.

Introdurre dei sassolini nella zucca.

ASCOLTO

Se hai difficoltà aiutati con gli elementi di pagina 230.

La mappa del testo regolativo

Completa la mappa con le caratteristiche del testo regolativo.

istruzioni � specifico � cronologico � ricetta � regole � verbi � foto � imperativo � titolo � chiaro � regolamento � brevi � elenchi

ARGOMENTO SCOPO

MAPPA MODIFICABILE

IL TESTO REGOLATIVO

è un testo che serve per dare istruzioni, consigli o regole

LINGUAGGIO

È e preciso, con frasi ; il lessico è ; i possono essere all’infinito o all’

Può essere di diverso tipo: � � � istruzioni Dare o Il spiega l’argomento; le istruzioni o le regole di un gioco sono presentate in e in ordine logico o . Il testo può essere accompagnato da e disegni

STRUTTURA

Fotoreporter per gioco

OBIETTIVO DEL GIOCO: riconoscere una foto solo dalla sua descrizione.

PARTECIPANTI: in numero pari, da 8 anni in su.

OCCORRENTE: immagini ritagliate da riviste su uno di questi soggetti: ambienti naturali, persone, animali.

SVOLGIMENTO:

1 La classe si divide in due squadre.

2 La squadra A sceglie un’immagine e, senza mostrarla, la descrive alla squadra B, poi la rimescola alle altre.

3 La squadra B deve ritrovare l’immagine descritta dal gruppo A.

Sigrid Loos - Laura Dell’Aquila, Naturalmente Giocando, Edizioni Gruppo Abele

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

L’ARGOMENTO

Il testo spiega: un gioco. un regolamento.

IL LINGUAGGIO

LO SCOPO

Qual è lo scopo del testo? insegnare regole dare istruzioni

Collega ogni parola alla descrizione giusta.

PARTECIPANTI

OBIETTIVO OCCORRENTE

riconoscere una foto dalla descrizione foto di ambienti, persone, animali da 8 anni in su, in numero pari

LAVORAINSIEME

Confronta e correggi le tue risposte con un compagno o una compagna.

Riccio di cioccolato

Cosa serve:

• 200 g di biscotti secchi

• 125 g di burro

• 75 g di cacao

• 3 cucchiai di zucchero

• 2 tuorli d’uovo

Utensili:

• ciotola

• cucchiaio di legno

• bicchiere

• piatto da portata

• 1 sacchetto di mandorle a scaglie

Come si fa:

1 Togli il burro dal frigo per farlo ammorbidire.

2 Lavoralo molto bene con lo zucchero, poi aggiungi i tuorli e il cacao.

3 Sbriciola i biscotti pestandoli con il fondo di un bicchiere, incorporali al burro lavorato e amalgama tutto bene con le mani.

4 Se il composto è troppo asciutto, puoi aggiungere un po’ di latte per ammorbidirlo.

5 Bagna le mani per modellare il composto: prima crea una forma ovoidale, poi modella testa e coda.

6 Forma gli aculei del riccio infilando le mandorle.

7 Metti in frigorifero a solidificare.

Leggi attentamente il testo, poi rispondi alle domande o completa.

L’ARGOMENTO

Qual è l’argomento del testo? un regolamento una ricetta

LE INFORMAZIONI

Colora gli ingredienti presenti nel testo.

LO SCOPO

Qual è lo scopo del testo? dare delle regole dare delle istruzioni

burro nocciole

MI VALUTO

• Rispondere alle domande è stato perché

biscotti f i a m d le uova h o cacao

Il barattolo della fiducia

Non scoraggiamoci davanti alle difficoltà, basta armarsi di un pizzico di fiducia.

Luisa oggi è molto nervosa. Probabilmente verrà interrogata davanti a tutta la classe in matematica e non è molto brava. Si è messa in bocca la penna e ne mordicchia il cappuccio, e la sua compagna Maria la invita a rilassarsi e a smetterla. Purtroppo non è sufficiente, Luisa ha paura che i compagni e le compagne la prendano in giro. Vorrebbe tanto non farsi prendere dal panico, ma non ce la fa.

Dopo l’ennesimo sospiro di Luisa, Maria si alza. Maria ha un approccio verso la scuola rilassato: se non prende il voto che desidera non ne fa un dramma. Sono diverse Luisa e Maria, eppure sono molto amiche. Maria si avvicina a Luisa e le mette una mano sulla spalla, la incoraggia a fidarsi delle sue capacità, e le suggerisce di guardare un punto fisso durante l’interrogazione invece dei volti dei compagni e delle compagne.

Leggi le frasi e scrivi nel barattolo quelle che pensi ti possano aiutare meglio quando hai paura di un’interrogazione. O scrivi una frase, solo tua, che potrai utilizzare.

Posso farcela. Sono capace.Non importa se non riesco.

Non mi arrendo.

Posso imparare anche se è difficile.

L’ho già fatto, posso rifarlo. Respiro, mi calmo e riprovo. Siamo tutti/e bravi/e.

Sono speciale e unico/a. Siamo tutti/e speciali e unici/che.

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