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RIVISTA MILITARE 2016 N.4

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parte collinoso, fra Abd el Rahman e Gebel es Srasiff; • un ultimo settore, di 6-7 Km, leggermente accidentato, facilmente percorribile per ogni mezzo. Questa linea difensiva poteva far conto, alla data del 20 aprile 1943, su 5.000 m di reticolato, 9.000 di fosso anticarro, 1.700 mine anticarro e 5.000 antiuomo (9). Anche in questo caso da Roma giunsero ordini di resistenza a oltranza, perchè questo era l’unico modo per permettere alle truppe dell’Asse di restare ancora in Africa Settentrionale. Queste, infatti, furono le parole di Mussolini al riguardo: “...Bisogna resistere fino a quando è possibile ... se resistiamo possono crearsi situazioni strategiche nuove. Se cediamo, gli americani e gli inglesi libereranno tre Armate, più le Divisioni francesi. Bisogna resistere. Questo deve essere l’unico pensiero della gente sul posto...”(10). Il punto più avanzato della linea di Enfidaville era costituito dall’altura di Takrouna: questo colle roccioso, sulla cui cima sorgeva un paesino di casette di fango, rappresentava un importante punto strategico che controllava la via per Tunisi. La difesa di questo baluardo venne affidata al I battaglione del 66° reggimento fanteria, già distintosi nella battaglia del Mareth, comandato dal Capitano Mario Leonida Politi, un esperto Ufficiale decorato di due Medaglie d’Argento al Valor Militare, di piena fiducia del Generale Messe, che approntò tre capisaldi difensivi lungo le pendici del Takrouna: • sulle pendici più basse, per sorvegliare le provenienze dal Gebel Bir, che si presentavano come le più facili per la scalata al colle, era schierata la II compagnia, suddivisa in quattro centri di fuoco, del Capitano Renato Ricci; • più in alto, all’incirca a mezza costa e con fronte a nord, era dislocata la I compagnia del Capitano Gastone Giacomini, un valoroso Ufficiale decorato di tre Medaglie di Bronzo al Valor Militare e una Croce di Guerra al Valor Militare, anch’essa suddivisa in quattro centri di fuoco; • sul lato che guardava a ovest e a sud si trovava la IV compagnia del Capitano Francesco Sardo, con quattro centri di fuoco (11). A presidiare la vetta venne destinato un plotone del 47° reggimento fanteria tedesco, che però giunse sul posto solo la sera del 19, alla vigilia della battaglia, e che non fu in grado d’approntare opere difensive adeguate. Per rimarcare la difesa a oltranza del Takrouna, al Capitano Politi e al Comandante del 47° vennero affidate le Bandiere di Guerra italiana e tedesca che, come esige l’etica militare, vanno difese fino all’ultimo uomo (12). A completare lo schieramento difensivo contribuiva anche l’altura del Gebel Bir, sulla sinistra del Takrouna, presidiata da una compagnia del 47° tedesco, che doveva proteggerne il versante est; sulle pendici a nord era disposta una sezione d’artiglieria da 65/17, comandata dal Tenente Sapuppo e al di sopra del primo centro di fuoco della I compagnia una sezione da 88/27 p.b.. Diretti sulle posizioni italiane c’erano gli uomini del XXVIII battaglione neozelandese (Maori), appartenenti alla V Brigata della 2a Divisione neozelandese, appoggiato da artiglierie da 88, da numerosissime armi automatiche e da mezzi corazzati. Il XXI battaglione fu tenuto pronto come rincalzo (13). Alle 22.30 del 19 aprile le artiglierie nemiche aprirono il fuoco contro la linea di Enfidaville, concentrandolo soprattutto sul settore di Takrouna. Quando alle 06.00 del 20 aprile il bombardamento cessò, ebbe ini92

Sopra Il Capitano Gastone Giacomini Sotto Il Generale d’Armata Giovanni Messe a colloquio con Ufficiali di Stato Maggiore A destra L’abitato di Takrouna

zio l’assalto della fanteria, che investì il Gebel Bir, difeso dai tedeschi, e che dopo una strenua resistenza venne sommerso dalle preponderanti forze avversarie; in tal modo si materializzava una minaccia grave per il settore sud-est di Takrouna e contemporaneamente veniva sferrato un pesante attacco nel settore sud-

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