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João Glama Strobërle, Allegoria del terremoto di Lisbona del 1755, sec. XVIII, Museu Nacional de Arte Antiga, Lisbona

TERREMOTO Tra antichi miti e nuove consapevolezze di Alessio Proietti “Tra i fragelli distruggitori non credo, che ve ne sia alcuno, che inspira più profondamente il terrore, e lo spavento, quanto il Tremuoto” (Giovanni Vivenzio, Istoria e teoria de’ Tremuoti, 1783). Fin dall’antichità l’uomo ha cercato di comprendere l’origine di un fenomeno naturale tanto devastante, andando a cercare un senso talvolta sovrannaturale a un evento altrimenti inspiegabile. Miti, leggende, teorie e scoperte scientifiche si sono susseguiti,

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mantenendo come filo conduttore il termine dell’imprevedibilità, determinando una paura ancestrale con cui l’uomo ha difficoltà a convivere. Un’immagine che ben raffigura questo senso di precaria stabilità ci giunge da una leggenda siciliana del 1200: l’abilissimo nuotatore Colapesce, immergendosi in fondo al mare per ordine del re, notò che la Sicilia era sorretta da tre colonne, una delle quali prossima al crollo. Si sostituì ad essa per non far sprofon-

dare l’isola e non riemerse mai più. Quando tuttavia il giovane eroe cambiava posizione per stanchezza, la terra tremava. Un rimando a questo mito sembra essere giunto anche a L’Aquila, in un mascherone pisciforme nella Fontana delle 99 Cannelle, che alcuni riconducono a Colapesce e alla Sicilia di Federico II. Sotto il Ducato di Cosimo I, nel 1542, un disastroso sisma si abbatté sul Mugello. Gli abitanti delle zone colpite, anziché ricevere agevolazioni ed esenzione dalle tasse, si vi-


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