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ioArch

Anno 13 | Gennaio 2019 euro 9,00 ISSN 2531-9779 FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in l. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 - DCB Milano

55 anni dopo Rudofsky

ORDINARIE MERAVIGLIE I PROFILI DI LPP BLAARCHITETTURA INFRASTRUTTURE UNSTUDIO | BJARKE INGELS GROUP | FRIGERIO DESIGN GROUP LUOGHI DEL LAVORO DEGW | PARK ASSOCIATI ARTELIA MUSEO M9 SAUERBRUCH HUTTON SWISS ARCHITECTURAL AWARD ELISA VALERO WORK IN PROGRESS MARIO BOTTA ELEMENTS SPAZI PUBBLICI

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TIME TO

REFRESH

daikin.it

contiene gas fluorurato R32 (GWP=675)


sommario ioArch 79 80

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Premi e mostre

WORK IN PROGRESS

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SWISS ARCHITECTURAL AWARD 2018 A ELISA VALERO

PER LE STAZIONI DELLA NUOVA LINEA FORNEBUBANEN

Materia intangibile

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Designcafè

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I rombi del kindergarten

LA SCUOLA MATERNA DI TOTAL ARKITEKTUR A STOCCOLMA

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Libri

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Focus

Oslo ZAHA HADID ARCHITECTS E A-LAB

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Orgatec

IL FUTURO DEL LAVORO

Matera LA STAZIONE CENTRALE DI STEFANO BOERI ARCHITETTI E SCE PROJECT

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LUOGHI DEL LAVORO

E PONTE PEDONALE. OTTAVIO DI BLASI & PARTNERS

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GLI HEADQUARTERS DI ENGIE A MILANO ARCHITETTURA DI PARK ASSOCIATI E SPACE PLANNING DI TÉTRIS

Milanosesto SCALO FERROVIARIO

Milano SU UN’IDEA DI RENZO PIANO PAVIMENTI ITALFLOORING

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IL NUOVO CAMPUS DI ARCHITETTURA

Ritmo e trasparenza

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18

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ISOLE ARTIFICALI E TUNNEL SOTTOMARINI: UN’INFRASTRUTTURA DA 20 MILIARDI DI DOLLARI

L’HOSPICE PEDIATRICO DI RPBW

LA RIQUALIFICAZIONE DI PALAZZO ITALIA A ROMA NEL PROGETTO DI ARTELIA

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Da Hong Kong a Macao

20

Capolinea sull’Elba GMP ARCHITEKTEN

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West Side stairs

THOMAS HEATHERWICK A MANHATTAN

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Trasformazione e valorizzazione ZINTEK PER PRYSMIAN

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Prospettive romane

Bologna

Bolzano PALAIS CAMPOFRANCO. PARTE DALL’ALBERO LA TRASFORMAZIONE DI MDAA

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Flessibilità e comfort

AMUNDI WAVE A MILANO SPACE PLANNING DI DEGW REALIZZAZIONE DI CONSTRUCTORS

Sorrento IL PERCORSO PROPOSTO DA SCE PROJECT

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Milano TEATRO ALLA SCALA

LA NUOVA ADDIZIONE DI MARIO BOTTA E EMILIO PIZZI

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M9 il metaprogetto

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INAUGURATO A MESTRE IL MUSEO DEL NOVECENTO DI SAUERBRUCH HUTTON

PROGETTO BELOTTI-GAZZOLI

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Milano DA VETRERIA A RESIDENZE

Gutta cava lapidem

AQUATIO CAVE LUXURY HOTEL & SPA A MATERA | COSIMO DELL’ACQUA E SIMONE MICHELI

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I PROFILI DI LPP

di Luigi Prestinenza Puglisi

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BlaArchitettura

QUATTRO PROGETTI RESIDENZIALI TRA TORINO E BORGO SAN DALMAZZO


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103 ORDINARIE MERAVIGLIE A cura di Carlo Ezechieli

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Architettura senza architetti?

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ARCHITETTURA PER LE INFRASTRUTTRURE 103

Il futuro è vicino

UNSTUDIO, HARDT HYPERLOOP HUB

Bernard Rudofsky. Costruire secondo cultura

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L’AMAGER BAKKE DI BJARKE INGELS GROUP A COPENHAGEN

Complessità semplice

INTERVISTA A ALBERTO KALACH

Yes in my backyard

109

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Tre progetti di Alberto Kalach

Nuovo look per l’aeroporto di Firenze

MODERNITÀ LOCALE; LAVORARE COL PAESAGGIO; PIANI SOSPESI

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100

La città aumentata del neoantropocene

Moderno arcaico

A cura di Elena Riolo

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Spazi pubblici

MAURIZIO CARTA

LA TORTILLERIA DI LUDWIG GODEFROY

ELEMENTS

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Naturali geometrie

LA CENTRALE DI TRASFORMAZIONE DI FRIGERIO DESIGN GROUP A CAPRI

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MADE EXPO 2019; GOOD VIBRATIONS; MONITORAGGIO DELLE INFRASTRUTTURE

ioArch

Anno 13 - n 79 - Gennaio 2019 euro 9,00 ISSN 2531-9779 FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in l. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 - DCB Milano

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Il porto di Roma

STUDIO VICINI ARCHITETTI

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A scuola di innovazione

LA SCUOLA DI CERNUSCO SUL NAVIGLIO DI CONSALEZ ROSSI ARCHITETTI ASSOCIATI CON ENRICO SCARAMELLINI 55 anni dopo Rudofsky

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ORDINARIE MERAVIGLIE I PROFILI DI LPP BLAARCHITETTURA INFRASTRUTTURE UNSTUDIO | BJARKE INGELS GROUP | FRIGERIO DESIGN GROUP LUOGHI DEL LAVORO DEGW | PARK ASSOCIATI ARTELIA MUSEO M9 SAUERBRUCH HUTTON SWISS ARCHITECTURAL AWARD ELISA VALERO WORK IN PROGRESS MARIO BOTTA ELEMENTS SPAZI PUBBLICI

Direttore editoriale Antonio Morlacchi

In copertina, casa Valle de Bravo, Taller de Arquitectura X (foto ©Joshi Koitani).

Leggera e luminosa

DAVIDE MARAZZI ARCHITETTI PER LA NUOVA CHIESA DI MEDOLLA

Contributi Maurizio Carta, Pietro Mezzi, Luigi Prestinenza Puglisi, Ugo Rossi

Direttore responsabile Sonia Politi

Grafica e impaginazione Alice Ceccherini Federica Monguzzi

Comitato di redazione Myriam De Cesco, Carlo Ezechieli, Antonio Morlacchi, Sonia Politi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it www.ioarch.it Fotolito e stampa Errestampa

Prezzo di copertina euro 9,00 arretrati euro 18,00 Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 54,00 - Europa 98,00 Resto del mondo euro 164,00 abbonamenti@ioarch.it Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004. Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 - DCB Milano

ISSN 2531-9779


› PREMI E MOSTRE MAP STUDIO, A MAGNANI E PELZEL IL PREMIO ARCHITETTO ITALIANO 2018 Il Premio Architetto italiano 2018, organizzato dal Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori giunto alla sua sesta edizione, è stato assegnato a Map Studio di Francesco Magnani e Traudy Pelzel, autori del progetto Tramway Terminal, la pensilina del capolinea della tramvia in piazzale Roma a Venezia. La giuria, presieduta da Dominique Perrault, ha inteso premiare il lavoro dei due architetti veneziani per «il linguaggio contemporaneo elegante e misurato che parla di ricerca tecnologica e studio del dettaglio». La realizzazione apre infatti una riflessione sull’importanza del progetto dello spazio pubblico, che comprende anche la componente infrastrutturale. L’opera di Magnani e Pelzel si colloca nella parte occidentale della città, uno spazio oggetto di diverse revisioni della circolazione stradale fino alla configurazione più recente, che prevede l’arrivo della nuova linea tramviaria Venezia-Mestre. In questo spazio complesso, il progetto di

Map Studio riconosce l’esigenza di definire un elemento organizzativo, uno spazio dell’attesa, attraverso un volume apparentemente sospeso. Si tratta di un fascio prismatico rettangolare lungo 32 metri e mezzo, sostenuto da un unico elemento strutturale centrale. Al suo interno il prisma è vuoto e contiene i componenti tecnologici della segnaletica, mentre all’esterno è rivestito con lastre di acciaio verniciato a polvere opaca, con sfumature scure. Alla sera il volume sospeso definisce un ambiente luminoso in grado di orientare gli utenti del mezzo pubblico.

Realizzazione Tramway Terminal di piazzale Roma a Venezia Committente Pmv (gruppo Azienda Veneziana della Mobilità Spa) Progettazione Map Studio, Magnani Pelzel Architetti Associati Investimento 172.000 euro Dimensioni 85 mq Cronologia 2014/2015

AL MAXXI DI ROMA L’ANELLO MANCANTE DI MICHELE DE LUCCHI Lo scorso 6 dicembre, al Maxxi di Roma, è stata inaugurata L’Anello Mancante, installazione site-specific di Michele De Lucchi. L’opera, curata da Margherita Guccione e Pippo Ciorra, rispettivamente direttore e senior curator del Maxxi Architettura, fa parte del ciclo Nature, una mostra che ha già visto diversi progettisti confrontarsi, con esposizioni monografiche, sul tema del rapporto tra natura e artificio. Secondo Michele De Lucchi «l’anello mancante è l’elemento che unisce le parti lontane di una catena spaccata e aperta. Ci servono sempre più anelli che mettano in connessione le molteplici ramificazioni delle relazioni sociali, politiche, economiche, culturali e morali, ma ci servono anche altri anelli che nella realtà colleghino fisicamente l’idea di pieno e di vuoto, di spazio chiuso e spazio aperto, di contenitore e contenuto». L’installazione è un’architettura (realizzata da UniFor, azienda del gruppo Molteni, sponsor [6]

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tecnico dell’operazione) a forma d’anello aperto e percorribile al suo interno, con una struttura in tubolare rivestita con un guscio di oltre 800 scandole in Hi-Macs Alpine White (una pietra acrilica prodotta da LG Hausys e distribuita da Made Solutions) lievemente distanziate tra loro. Integrato nella struttura, l’impianto di illuminazione Led sottolinea i volumi e conferisce alla struttura un accento etereo. Il progetto crea così un percorso sensoriale al quale dedicarsi con lentezza, esplorando al contempo lo spazio e le proprie emozioni, e dal quale uscire leggermente disorientati, o forse più consapevoli. «La pianta rappresenta l’anello aperto di una collana – spiega l’architetto – e attraverso aperture piccole e grandi la luce entra e lo sguardo esce. Intorno, tutto appare molto ambiguo». L’Anello mancante è visitabile al Maxxi fino al 3 marzo 2019.

Foto © Musacchio Ianniello courtesy Fondazione Maxxi


SILENTE

Sound-absorbing panels with LED lighting and customised print

PALAZZO DI VARIGNANA RESORT & SPA Bologna, Italy carusoacoustic.it


› PREMI E MOSTRE

Elisa Valero

SWISS ARCHITECTURAL AWARD 2018

MATERIA INTANGIBILE L’ARCHITETTO SPAGNOLO ELISA VALERO È LA VINCITRICE DELLA SESTA EDIZIONE DELLO SWISS ARCHITECTURAL AWARD Come scrive Charles Kleiber, presidente della Fondazione Svizzera per l’Architettura che promuove il Premio, nel rumore dell’architettura delle apparenze Elisa Valero parla con voce lieve, con la dolcezza della luce – materia intangibile dell’architettura – e con l’asprezza della materia, logora, grezza, brutale e senz’appello. La sua è un’architettura che ignorando le mode travalica il momento storico in cui si colloca per ricollegarsi a valori millenari. La ricerca di Elisa Valero prende avvio nel 2003 con il progetto di tredici case popolari a Palanciana, nella regione di Cordoba, e prosegue indagando diversi programmi, dall’abitazione singola o collettiva agli edifici pubblici, molti dei quali dedicati all’infanzia. Per una cooperativa di proprietari che comprende lei stessa, nel quartiere ebraico del Realejo a Granada, tra il 2015 e il 2016 Elisa Valero ha realizzato le ‘residenze sperimentali’, un complesso di otto appartamenti, a un piano o duplex, ricavati in un volume che cinge una corte-giardino. La residenza dell’architetto, all’ultimo piano, parla della sua tensione all’essenziale, riducendo gli elementi che definiscono lo spazio però segnato dalla sua cultura figurativa e dalla riconoscenza che la lega alla madre, la pittrice Elisa Ramos. Come gli altri due progetti presentati per [8]

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partecipare al premio – l’ampliamento di una scuola elementare a Cerrillo de Maracena e la chiesa di Playa Granada, sul mare – anche le residenze sperimentali di Granada sono costruite con una tecnica sviluppata da ingegneri suoi colleghi all’Università di Granada definibile sommariamente come un sistema di calcestruzzo gettato ‘a sandwich’ attorno a un nucleo di polistirolo. Quest’anno la mostra delle opere dei 32 partecipanti al Premio – segnalati alla giuria presieduta da Mario Botta da advisor segreti, uniche regole per essere ammessi allo Swiss Architectural Award l’età under 50 e l’aver realizzato almeno tre progetti – è stata allestita negli spazi del nuovo Teatro dell’Architettura di Mendrisio, completato di recente su progetto di Mario Botta di fronte all’Accademia. Oltre alla dotazione in denaro (100.000 franchi svizzeri) il vincitore dello Swiss Architectural Award viene invitato a insegnare per un semestre a Mendrisio

Nelle foto di Enrico Cano le tre opere della vincitrice Elisa Valero (in alto alla consegna del premio con Mario Botta e il rettore dell’Usi Boas Erez: le residenze sperimentali a Granada, la chiesa a Playa Granadae l’ampliamento della scuola di Cerrillo de Maracena.

Nata a Ciudad Real nel 1971, Elisa Valero si laurea nel 1996 alla Etsa (Escuela Tecnica Superior de Arquitectura) di Valladolid. Nel 2000 ha conseguito il dottorato presso la Etsa di Granada, vincendo nel 2003 una borsa dell’Accademia di Spagna a Roma. Autrice di cinque pubblicazioni monografiche, è stata critica e docente invitata in numerose facoltà di architettura europee e alla Unam di Città del Messico. Attualmente è professore ordinario di Progettazione presso la Etsa di Granada.


› DESIGNCAFÈ EOSECO O IL SUONO DELLA LUCE

L’ITALIA DEI FOTOGRAFI 24 STORIE D’AUTORE AL MUSEO M9 Rimarrà aperta fino al 16 giugno la prima esposizione temporanea allestita negli spazi del nuovo museo M9 di Mestre (che raccontiamo nel servizio di pag. 68). Prodotta dalla Casa dei Tre Oci - Civita Tre Venezie e curata da Denis Curti, L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore espone in più di 230 immagini a colori e in bianco e nero altrettanti progetti di 24 grandi fotografi italiani che raccontano così il Paese nel corso del ’900: dalla mafia a Palermo di Letizia Battaglia ai ritratti di fabbriche milanesi – riprese tra il 1978 e il 1980 – di Gabriele Basilico, da Gente dell’Emilia di Nino Migliori (nella foto ‘il tuffatore’ del 1951, ©Fondazione Nino Migliori) alle processioni fotografate da Ferdinando Scianna (Feste religiose in Sicilia). Berengo Gardin, Olivo Barbieri, Luca Campigotto, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Giovanni Chiaramonte,

Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Arturo Ghergo, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Mimmo e Franceso Jodice, Riccardo Moncalvo, Ugo Mulas, Fulvio Roiter, Tazio Secchiaroli e Massimo Vitali gli altri professionisti che con loro hanno saputo fissare nelle immagini storie del Novecento frutto di un percorso e di un progetto artistico originale e coerente. L’esposizione, ideale continuazione della mostra permanente sul XX secolo e le sue trasformazioni ospitata nei primi due piani del Museo M9, è completata da un vasto archivio dedicato agli autori, formato da una selezione di circa volumi fotografici e un ricco palinsesto di video-interviste e documentari. Il catalogo, edito da Marsilio Editori, comprende un testo introduttivo di Michele Smargiassi e un saggio del curatore Denis Curti.

Nell’ambito di Art City Segnala 2019, in occasione di Arte Fiera di Bologna, due luoghi storici della città, Palazzo Zambeccari e piazza de’ Calderini, faranno da palcoscenico a Eoseco, una monumentale installazione site-specific dell’artista Giorgio Bevignani. Si tratta di un intervento urbano di grande impatto visivo che prevede l’allestimento di quattro opere, di cui due inedite. In particolare, un grande seme luminoso fatto di fili di nylon intrecciati a silicone pigmentato con colori fosforescenti attorno a un gonfiabile accoglie i visitatori nel cortile rinascimentale di Palazzo Zambeccari. Si tratta dell’inedito allestimento site-specific EosEco (Nulla esiste senza ombra), che dà il titolo all’intero evento e che conferma l’approccio di sperimentazione sui materiali diventato ormai cifra stilistica di Bevignani. L’opera in silicone e nylon, gonfiata d’aria compressa, è sospesa e ruotando l’aria al suo interno genera micro suoni amplificati e diffusi attraverso un sistema tridimensionale che miscela le frequenze sonore emesse dalla frizione dei diversi materiali nelle fasi della costruzione della scultura, dando vita a quel binomio “lucesuono” altrimenti impossibile per i sensi umani da percepire. La personale, curata da Silvia Grandi, rimarrà aperta fino al 28 febbraio prossimo.

LA TERRA PROMESSA DI FITCH E TRECARTIN IN FONDAZIONE PRADA MILANO Dal 6 aprile la sede milanese di Fondazione Prada ricostruisce il processo creativo di Lizzie Fitch e Ryan Trecartin con un’installazione multimediale di grandi dimensioni. Un percorso avviato nel 2016 attraverso il quale i due artisti americani indagano un concetto di nuova terra promessa e l’instabilità intrinseca all’appropriazione territoriale. Partendo dall’idealizzazione della condizione rurale, mutuata dalle ideologie del ritorno alla [ 10 ]

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terra, il progetto racconta sia un ritorno sia una fuga. Dopo aver trasferito per questo lavoro le attività del proprio studio nella campagna dell’Ohio, Fitch e Trecartin hanno concepito la struttura di un nuovo film e una costellazione di costruzioni permanenti che includono un vasto edificio rurale, un fiume artificiale (il lazy river) e una torre di guardia in mezzo a un bosco, occupati da un cast di personaggi che sono allo stesso tempo soggetti attivi e passivi della mappa.


Jack’s Urban Meeting Place, Boise - USA

4AKUSTIK

Photo: Sisterbrother

IL SISTEMA FONOASSORBENTE PIÚ PERFORMANTE SUL MERCATO 4akustik unisce le più elevate performance di fonoassorbimento con una nuova formula che coniuga i massimi livelli di salubrità e sicurezza, rispettando i severissimi standard della certificazione F 4 stelle relativa alle emissioni di formaldeide. Certificato CE e in classe “B-s1, d0” per la reazione al fuoco. Mappato LEED®. www.fantoni.it / info@fantoni.it / +39 0432 9761

F

B-s1, d0


› FOCUS

SCUOLA MATERNA, STOCCOLMA

I ROMBI DEL KINDERGARTEN IL PROGETTO DI TOTAL ARKITEKTUR PER UNA SCUOLA MATERNA ALLA PERIFERIA DI STOCCOLMA: LUMINOSITÀ E DISTRIBUZIONE APERTA DEGLI SPAZI INTERNI, RACCHIUSI IN UN INVOLUCRO DI LOSANGHE DI ALLUMINIO PREVERNICIATO PREFA «Abbiamo voluto dar vita a una struttura in armonia con l’ambiente esterno e che, allo stesso tempo, fosse concepita per i bambini: divertente, robusta e dalle linee semplici». Spiegano così, Caroline Fleming e Johan Granqvist dello studio Total Arkitektur di Stoccolma, la nuova scuola materna comunale di Sörgården, nella periferia sud della capitale svedese, costruita sul sedime della precedente, caratterizzata da corridoi tortuosi e ambienti angusti. «Volevamo realizzare qualcosa di diametralmente opposto – dicono gli architetti. Così, in sostituzione del corridoio centrale, abbiamo sviluppato una galleria lungo il perimetro del giardino del cortile interno. Una soluzione che mette in comunicazione esterno e interno e favorisce la spontaneità del dialogo tra bambini e insegnanti». La facciata è senza dubbio l’elemento distintivo della scuola materna. Motivata dalla richiesta della committenza di disporre di un materiale robusto, resistente non solo agli elementi atmosferici ma anche alle pallonate dei bambini, la scelta [ 12 ]

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delle losanghe Prefa si è rivelata efficace anche dal punto di vista estetico: la loro forma romboidale, facendo ricorso a un colore – il mayagold – più chiaro del marrone di fondo, è diventata il motivo grafico che caratterizza l’involucro nell’intorno residenziale, come se fosse stato decorato dai bambini. L’impronta stessa dell’edificio è romboidale e i volumi racchiudono un giardino per i giochi all’aperto, e la stessa geometria caratterizza le nicchie interne destinate alla lettura, illuminate dai lucernari che sporgono dal profilo del tetto. Al solido aspetto dell’alluminio preverniciato di Prefa si accompagna il calore del legno che caratterizza l’ingresso, le pensiline della corte-giardino e gli interni, luminosi e confortevoli

La facciata esterna e il giardino della materna di Stoccolma. Al centro, Verl Karlsson, che ha installato i rivestimenti Prefa, scelti per proteggere le facciate dalle intemperie e dall’irruenza dei giochi dei bambini.

CREDITI Realizzazione Scuola materna Località Stoccolma Committente Municipalità di Stoccolma Progettazione architettonica Total Arkitektur, Caroline Fleming e Johan Granqvist

Installatore MK Byggnadsplåtslageri Rivestimento di facciata Alluminio preverniciato

Prefa, Losanga 20 (spessore 0,7 mm), colori marrone e mayagold; posa su tavolato pieno, con fissaggio diretto e peso di circa 2,8 kg/mq.


Luigi Bocconi University - Milan, Italy

BLADE study bench

lamm.it


› LIBRI Alvar Aalto Homes di Sirkkaliisa Jetsonen (testi), Jari Jetsonen (fotografie) Rakennustieto Publishing, 2018 EN, pp 279, 291 illustrazioni, 66 euro ISBN 978-952-267-216-2

L’ATTUALITÀ DI ALVAR AALTO «Nella società moderna gli interessi e le attività dei membri di una famiglia possono essere le più diverse, e di conseguenza ciascun componente avrà bisogno di propri spazi dove pensare e lavorare indisturbato» (Alvar Aalto, 1930). Il desiderio di progettare abitazioni in grado di soddisfare i bisogni socio-psicologici delle persone indipendentemente dalla loro disponibilità economica segna la modernità dell’architettura residenziale di Alvar Aalto. Organizzati per decenni, dagli anni Venti ai Sessanta del Novecento, il volume illustra trenta progetti di residenze di tutte le tipologie, dalla villa privata al cottage per le vacanze fino agli alloggi dello studentato del Mit. Ne emerge l’attualità di Aalto, che dell’organizzazione spaziale fa la base di un’architettura dove interno e esterno possano fondersi e, se questo è possibile solo in parte, fa comunque dell’atrio il cuore comune dell’abitazione intorno al quale si sviluppano gli spazi individuali. Dai progetti illustrati emergono altre due qualità del lavoro del Bureau, sempre sviluppato con la prima – Aino – o la seconda moglie Elissa: l’aderenza al luogo in termini di geografia, topografia, qualità del terreno, materiali, microclima, e la flessibilità delle soluzioni abitative, capaci di mutare per adattarsi alle modificate necessità dei loro fruitori. In inglese, con una prefazione di Álvaro Siza Vieira e l’introduzione di Jussi Rautsi, che per dieci anni lavorò al Bureau di Aalto, dal 1968 fino a due anni dopo la scomparsa del ‘maestro’.

Grafton Architects Robert McCarter Phaidon Press, 2018 EN, pp 256, 380 illustrazioni, 69,95 euro ISBN 978-0-7148-7594-1

DUBLINERS Non si può comprendere il lavoro di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, spiega Robert McCarter nella monografia che Phaidon dedica a Grafton Architects, senza conoscere la storia di Dublino: una città costruita per stratificazioni progressive sul primo insediamento del Neolitico e il cui tessuto è ancora condizionato dalla pur breve presenza vichinga malgrado le demolizioni gratuite occorse negli anni Cinquanta e Sessanta e l’edificazione disordinata favorita dall’assenza di piano regolatore. Molti elementi che caratterizzano l’architettura e la forma della città, con la pragmatica capacità di assorbire forme importate adattandole alle tecniche costruttive e ai materiali locali, sono alla base del lavoro di Grafton Architects, che per ben trent’anni – il primo progetto internazionale è la sede dell’Università Bocconi a Milano, del 2008 – ha operato solo in Irlanda. Dalla loro prima mostra alla Biennale di Venezia nel 2012, Farrell e McNamara trovano che Architecture as a new geography definisca al meglio il loro modo di operare. È un concetto che coinvolge la massa, la gravità, la topografia, lo spessore dei muri, l’idea di ricavare spazi abitabili ‘scavando’ i volumi. «Il muro racchiude lo spazio all’interno e dà forma allo spazio esterno» condividendo con ciò la convinzione di Paulo Mendes da Rocha che l’architettura non consista nel pensare e realizzare oggetti isolati ma che essa sia invece un’inesorabile trasformazione della natura e dello spazio urbano. Ben 50 i progetti documentati nei cinque capitoli tematici e nelle 256 pagine del volume.

New Urban Housing. L’abitare condiviso in Europa Stefano Guidarini Biblioteca Universitaria Skira, 2018 pp 174, 25 euro ISBN 978-88-572-3891-3

SI FA PRESTO A DIRE CO-HOUSING I principi fondamentali alla base dell’abitare sociale e condiviso prendono forma negli anni Cinquanta con la volontà di superare le teorie dell’urbanistica del Movimento Moderno contrapponendo alla separazione tra spazio pubblico e isolato abitativo forme di edilizia aperta ben riassunte nell’osservazione di Hans Kollhoff – siamo già nel 1997 – che «la parola ‘abitazione’ va intesa nel suo significato più ampio di sentirsi a casa sulla terra» e non già nell’accezione funzionalista di ‘alloggio’, che riduce la complessità delle funzioni vitali al dormire e guardare la televisione. Ma se è vero che il vivere collettivo comporta numerose considerazioni sulla natura degli spazi e sulle relazioni tra ‘pubblico’ e ‘privato’ e tra spazi aperti e spazi chiusi, nell’introduzione Stefano Guidarini ci ricorda che tutti i casi di co-housing realizzati sono accomunati da un più generale progetto di vita condiviso degli abitanti. In questo volume i casi esaminati in profondità sono sei, tutti recenti, promossi da cooperative di abitazione di Zurigo, e tutti frutto di progettazione partecipata. Se sono condivise, nel loro realizzarsi queste ‘utopie’ danno luogo a spazi affatto diversi da quelli che siamo soliti vedere attraversando le nostre città, e cambia sensibilmente anche il modo di concepire gli edifici, con la scomparsa della logica del piano-tipo e nuovi esempi di dialogo tra spazi aperti e ambienti chiusi nello sviluppo e nella distribuzione dei volumi.

STRADE D’ITALIA Questo volume si occupa di strade, tema quanto mai attuale come insegna la cronaca e l’attitudine a considerare l’ambiente quale componente essenziale e troppo a lungo trascurata nella programmazione, progettazione e costruzione della rete che connette il Paese. Fortunatamente, fanno notare gli autori, da tempo sono state abbandonate le prospettive di espansione illimitata basate sulla proiezione futura di dati di crescita relativi al boom economico. [ 14 ]

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Di carattere strettamente tecnico, l’opera rappresenta una summa per coloro che si occupano del patrimonio infrastrutturale viario esistente: del suo adeguamento, gestione, manutenzione e riqualificazione. Senza trascurare, al capitolo 5, una proposta integrativa della normativa vigente. La sezione conclusiva indaga la riconversione delle infrastrutture viarie da elementi monofunzionali a ambienti di collegamento plurimodali, conferendo

Il patrimonio infrastrutturale esistente Metodi e strategie per la gestione Autori vari Editore FrancoAngeli, collana Metodi del territorio, 2018 pp 268, 33,50 euro ISBN 978-88-917-7945-8

nuovi significati agli spazi della mobilità in quanto elementi di una matrice morfologica unitaria.


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› FOCUS

PAVIMENTI ITALFLOORING SOLUZIONI IN LVT, LAMINATO E PARQUET PREFINITI IN LEGNO PER TUTTE LE ESIGENZE DI PROGETTO Da oltre vent’anni Italflooring importa e distribuisce pavimenti in Lvt, laminato e parquet prefiniti in legno. Presso lo showroom di Meda architetti e progettisti d’interni possono individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze. In particolare, gli Lvt (luxury vinyl tile) di nuova generazione Cover-floor, altamente decorativi – ultimamente i best-seller sono le versioni rovere e ardesia – e di facile posa, garantiti a vita, si caratterizzano per la resistenza, che li rende adatti anche per ambienti ad elevato calpestìo come negozi e ristoranti, e per la loro silenziosità. Più adatti per progetti a budget contenuto i laminati Swiss Krono, garantiti da 15 a 35 anni, anch’essi disponibili in una gamma di decori e formati capace di personalizzare qualsiasi progetto residenziale. Infine, la gamma di parquet prefiniti Natural-wood – garanzia 25 anni – è la scelta adatta per creare ambienti caldi e accoglienti, di un’eleganza senza tempo. Il magazzino di Italflooring è in grado di soddisfare tutte le esigenze della commit[ 16 ]

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tenza con un servizio rapido, preciso ed efficace grazie a un vasto assortimento di prodotti sempre disponibili, offrendo così una risposta veloce ad ogni richiesta e un collaudato supporto tecnico. Un ottimo servizio di consulenza risponde alle specifiche esigenze del progetto, in termini di finiture e messa in opera. Tutti i pavimenti distribuiti da Italflooring sono certificati e prodotti nel totale rispetto dell’uomo e dell’ambiente. L’azienda inoltre utilizza materiali di imballaggio riciclati e adotta sistemi di smaltimento differenziato


› INFRASTRUTTURE

PONTI, VIADOTTI, ISOLE ARTIFICIALI E UN TUNNEL SOTTOMARINO

DA HONG KONG A MACAO SOTTO IL MAR CINESE MERIDIONALE INAUGURATA DA XI JINPING LO SCORSO 22 OTTOBRE, LA MEGA-INFRASTRUTTURA CHE COLLEGA HONG KONG ALLA CINA CONTINENTALE È COSTATA 20 MILIARDI DI DOLLARI. ALTO VALORE SIMBOLICO E TECNICA DI PROGETTAZIONE E COSTRUTTIVA EVOLUTA, CURATA IN LARGA PARTE DA AECOM L’isola artificiale raggiunta dal tunnel sottomarino lungo 5,6 km realizzato per permettere il transito delle grandi navi porta-container. Sotto, l’isola artificiale costruita al largo di Hong Kong per accogliere il Passengers Clearing Building e le facilities dell’infrastruttura.

Si sviluppa per 55 chilometri – la porzione di ponte più lunga misura 29,6 km – e comprende il tunnel stradale sottomarino più lungo del mondo – 5.664 metri alla profondità di 44,5 metri – e due isole artificiali il collegamento dei record che riduce da 4 ore a 30 minuti la distanza che separa Zhuhai, a est, da Hong Kong, a ovest dell’estuario del fiume delle perle nel Mar Cinese Meridionale. Con 68 milioni di abitanti, si tratta dell’area metropolitana più popolata del pianeta, con i grandi centri industriali

di Shenzhen, Dongguan, Canton, Foshan, Zhuhai e la Las Vegas cinese di Macao. Aecom, la multinazionale statunitense di progettazione integrata al 3° posto nella classifica Wa100 2019 di Bd, si è occupata della parte più difficile del progetto: la costruzione del tunnel sottomarino in mare aperto e delle due isole artificiali che lo ricongiungono alle campate aeree sorrette da stralli, e verso Hong Kong al viadotto che collega l’infrastruttura alla città. L’isola artificiale di Hong Kong in par-

ticolare, costruita su 150 ettari di terra trasportata, ospita gli edifici doganali e i varchi per il non semplice accesso al ponte (oltre al ticket occorre ottenere un preventivo permesso). Poiché la maggior parte dei viaggiatori farà ricorso a mezzi di trasporto collettivi, il Passengers Clearing Building dove espletare le formalità doganali è uno snodo strategico dell’intera opera. Dalle dimensioni analoghe a quelle di un grande aeroporto, l’edificio progettato da Aecom, che ha svolto anche la direzione dei lavori e il project management, presenta una copertura che richiama le onde del mare realizzata con moduli prefabbricati supportati da travi che poggiano su massiccie colonne in acciaio con ramificazioni ad albero. Ciò ha consentito di realizzare ambienti spaziosi, con la luce naturale che filtra dall’alto e dai rivestimenti trasparenti dell’involucro. Molta stampa locale dubita che i pedaggi potranno mai assicurare il ritorno dell’investimento (si prevede che i soli costi di gestione e manutenzione ammonteranno a 30 milioni di dollari all’anno) ma alla valutazione costi/benefici evidentemente il governo cinese antepone il valore simbolico di un’opera che fisicamente pone fine alla secolare separazione di Hong Kong dal resto del Paese. L’infrastruttura è progettata e costruita per resistere a tifoni, terremoti e tsunami

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LOSANGA 20 ESTETICA E QUALITÀ SENZA COMPROMESSI

Prodotto: Losanga 20 Colore: marrone P.10, mayagold Luogo: Stoccolma Architetto: Carolin Fleming e Johan Granqvist, Total Arkitektur och Urbanism TAU AB Installatore: MK Byggnadsplåtslageri, Västerås

WWW.PREFA.COM


› INFRASTRUTTURE

NUOVA STAZIONE METROPOLITANA DI ELBBRÜCKEN, AMBURGO

CAPOLINEA SULL’ELBA

NELLA CITTÀ ANSEATICA IL CAPOLINEA DELLA METROPOLITANA U4 È FUNZIONALE ALLO SVILUPPO DELLA ZONA URBANA DI HAFENCITY. LA COPERTURA IN ACCIAIO E VETRO DELLA STAZIONE DIVENTA UN NUOVO LANDMARK URBANO. IL PROGETTO È DI GMP ARCHITEKTEN IN COLLABORAZIONE CON LO STUDIO DI INGEGNERIA SBP Inaugurata ai primi di dicembre dello scorso anno, la nuova stazione di Elbbrücken della linea metropolitana U4 è uno dei capisaldi dello sviluppo di HafenCity, la zona portuale sulla riva destra dell’Elba oggetto di un’intensa opera di trasformazione urbana. Riconoscibile per la sua iconica copertura, la stazione è stata progettata dallo studio gmp Architekten di von Gerkan, Marg and Partners di Amburgo in collaborazione con lo studio di ingegneria strutturale sbp, schlaich bergermann partner di Stoccarda. Il prolungamento a Elbbrücken della linea metropolitana si spiega con il rafforzamento delle linee di trasporto pubblico e con la futura realizzazione della stazione ferroviaria delle linee S-Bahn, entrambe al servizio del distretto di HafenCity. Altro elemento caratteristico della nuova stazione, oltre alla copertura e alla passerella aerea di collegamento tra le stazioni U4 e S-Bahn, riguarda il percorso a cielo aperto della linea metropolitana che, a un certo punto, corre in parallelo ai ponti [ 20 ]

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di Elbbrücken, riproponendo l’impianto strutturale delle costruzioni in acciaio del passato. La copertura della stazione ha un profilo ellissoidale, frutto dell’incrocio ad arco dei telai in acciaio. La disposizione delle travi dà vita a una griglia a forma di diamante, mentre gli elementi strutturali sono collocati fuori dall’involucro, con un soluzione estetica che dialoga con quella dei ponti esistenti. Dalla biglietteria l’accesso ai binari avviene per mezzo di scale, scale mobili e ascensori. Nel progetto architettura e ingegneria strutturale sono strettamente interconnesse e hanno trovato una sintesi coerente nel lavoro degli architetti e degli ingegneri dei due studi di progettazione tedeschi

Sembrano finire nell’Elba i binari della nuova stazione di Elbbrücken, caratterizzata da un’iconica copertura a forma di diamante (foto ©Marcus Bredt).

gmp Lo studio di architettura gmp è stato fondato ad Amburgo nel 1965 da Meinhard von Gerkan e Volkwin Marg. Oggi lo studio è composto da 4 partner, 11 partner associati responsabili di altrettanti uffici distribuiti nel mondo e da 500 collaboratori. sbp Da oltre 30 anni lo studio di ingegneria sbp di Stoccarda progetta soluzioni strutturali di edifici complessi, ponti, torri ed edifici innovativi. La collaborazione con gmp è attiva da diversi anni e diversi progetti riguardano stadi di calcio europei.

CREDITI Realizzazione Nuova stazione di Elbbrücken della linea metropolitana U4

Località Amburgo Committente Hamburger Hochbahn Ag Progettazione architettonica gmp Architekten, von Gerkan, Marg und Partners

Progetto Volkwin Marg e Jürgen Hillmer con Stephanie Joebsch

Progettazione strutturale sbp, schlaich bergermann partner

Progettazione illuminotecnica Conceptlicht Periodo di costruzione 2016-2018 Concorso di progettazione 2013 Superficie 3.750 mq Copertura 136 m (lunghezza), 32 m (larghezza) e 16,5 m (altezza)

Superficie della copertura 5.985 mq


The Future of Work is Creative Le organizzazioni stanno attraversando un periodo di straordinari cambiamenti e chiedono ai propri collaboratori di trovare nuove risposte a problemi complessi, in maniera veloce e creativa. Steelcase e Microsoft propongono insieme un ecosistema di ambienti accuratamente progettati, in cui spazio e tecnologia convergono per ispirare nuovi modi di pensare e alimentare la creativitĂ .

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› SPAZIO PUBBLICO

HUDSON YARDS, NYC

WEST SIDE STAIRS IL VESSEL DI THOMAS HEATHERWICK VERRÀ INAUGURATO IN PRIMAVERA NEL NASCENTE PARCO DI HUDSON YARDS, IL PIÙ GRANDE SVILUPPO IMMOBILIARE ATTUALMENTE IN CORSO NEL WEST SIDE DI MANHATTAN Hudson Yards è il più grande sviluppo immobiliare di New York City dai tempi del Rockefeller Center: un’area di 11 ettari nel West Side di Manhattan, in prossimi‑ tà del punto di arrivo della famosa High Line, dove stanno sorgendo torri per uf‑ fici, residenze, retail e alberghi per una superficie commerciale complessiva di più di 1.687.000 metri quadrati. Il tutto su un immenso podio che coprirà interamente i binari della Long Island Rail Road e del Gateway tunnel. La prima a essere completata, nel 2016, è stata la torre disegnata da Kohn Pedersen Fox che oggi ospita tra gli altri gli uffici L’Oreal, Sap e Boston Consulting. A se‑ guire, la torre residenziale alta 280 metri di Diller Scofidio‑Renfro con Rockwell Group. Altri, disegnati da Foster+Partners, David M. Childs (Skidmore Owen & Mer‑ rill) sono ancora in costruzione, come Hudson Yards 30, la torre alta 395 metri di [ 22 ]

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Kohn Pedersen Fox che ospiterà tutte le at‑ tività di WarnerMedia e che comprenderà anche l’osservatorio più alto dell’emisfero occidentale, una piattaforma esterna di 700 mq a 335 metri di altezza formata da elementi in acciaio e vetro prefabbricati in Italia presso gli stabilimenti di Cimolai. Alla base di questa foresta urbana un parco di 20.000 mq e 28mila tra alberi e arbusti al centro del quale – verrà inaugu‑ rato la prossima primavera, dopo 8 mesi di costruzione – sorge il Vessel, opera dello studio di Thomas Heatherwick. Il Vessel trasforma in realtà le geometrie immaginarie di Escher permettendo a newyorkesi e turisti di inaugurare una nuova forma di fitwalking: scalare i 2.500 gradini delle 154 rampe di scale intercon‑ nesse per raggiungere uno degli 80 punti di osservazione di cui si compone. Alto come un palazzo di 15 piani, il Ves‑ sel si sviluppa da una base di 15 metri di

diametro ed è formato da 75 pezzi di ac‑ ciaio con un rivestimento lucido color rame costruiti negli stabilimenti Cimolai di Monfalcone, trasportati via mare fino al porto di Newark e da lì trasferiti diret‑ tamente in cantiere, con viaggi di 5 ore lungo l’Hudson, per essere montati con precisione millimetrica. Si sta procedendo ora alle finiture – pa‑ vimentazione, montaggio delle balau‑ stre, illuminazione – che ne faranno «un landmark nel landmark – come afferma il presidente di Oxford Properties Group, uno degli sviluppatori, insieme a Related Companies – di Hudson Yards»

Nel render di Forbes Massie, l’intrico di rampe e punti di osservazione del Vessel, nuovo landmark dello sviluppo di Hudson Yards. Gli elementi in acciaio sono stati prefabbricati in Italia da Cimolai.


Progetto Architettonico / Maurizio Varratta Cliente / Prysmian Headquarter Luogo / Milano - Italia -------------------------

RESA ESTETICA E PRESTAZIONI FISICHE

Lo zinco-titanio zintek®, oltre a rispondere a esigenze funzionali di durabilità, riciclabilità e basso impatto ambientale, è un materiale versatile che dà forma anche alle complesse geometrie dell’architettura contemporanea. Nella sua collaborazione con Prysmian e con l’architetto Varratta, Zintek ha messo in campo tutte le proprie competenze, sia tecniche sia organizzative, con l’obiettivo di dotare i nuovi edifici di una copertura resistente, durevole e funzionale.

www.zintek.it


› FOCUS

Trasformazione e valorizzazione PROTETTI DA UN MANTO REGOLARE E OMOGENEO DI ZINCO-TITANIO ZINTEK® DI ALTISSIMA QUALITÀ E ECCEZIONALE RESISTENZA I VOLUMI BIOCLIMATICI DEI NUOVI HEADQUARTERS PRYSMIAN CONTRIBUISCONO ALLA TRASFORMAZIONE DI UNA PORZIONE DELLA MILANO INDUSTRIALE DEL XX SECOLO E DIVENTANO UN MODELLO DA SEGUIRE NEL MONDO. IL PROGETTO È DELL’ARCHITETTO MAURIZIO VARRATTA

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Negli headquarters Prysmian in zona Bicocca a Milano è possibile leggere l’approccio con cui oggi, grazie all’uso di nuovi materiali e tecnologie e rinun‑ ciando a imporre il proprio segno for‑ male sul territorio, è possibile realizzare architetture di elevata qualità abitativa e ambientale: spazi leggeri, trasparen‑ ti, protetti e a diretto contatto con la natura e il paesaggio per l’economia dell’industria 4.0, dove il progetto e la collaborazione creano più valore della mera produzione di merci che occupava questi spazi fino all’altro ieri. Il complesso Prysmian è frutto di un lavoro di squadra al quale hanno parte‑ cipato, oltre all’architetto Maurizio Var‑ ratta e all’impresa generale di costruzio‑ ni Italiana Costruzioni, molte aziende, fra le quali Zintek, l’azienda veneziana che produce il laminato in zinco-titanio zintek ® per l’architettura. Nel suo stabilimento di Porto Marghe‑ ra, attivo da oltre 80 anni, Zintek vanta una filiera produttiva che va dalla fu‑ sione dello zinco fino alla produzione,

vendita e applicazione dello zintek®. Oggi la società, parte del gruppo Cor‑ difin, uno dei 100 top player industriali del Nordest, è punto di riferimento per la realizzazione di coperture, facciate e lattonerie in zinco-titanio adatte a qual‑ siasi contesto. Da tempo impegnata in progetti di ri‑ qualificazione urbanistica, Zintek ha costruito negli anni una solida espe‑ rienza in cantieri di assoluta rilevanza internazionale, soprattutto a Venezia e Milano, che l’hanno portata a svilup‑ pare una particolare sensibilità nell’ap‑ procciare interventi di recupero di zone industriali. Nella collaborazione con Prysmian e con l’architetto Maurizio Varratta, Zin‑ tek ha messo in campo tutte le proprie competenze, sia tecniche sia organiz‑ zative, con l’obiettivo di dotare i nuovi edifici di una copertura funzionale, re‑ sistente e durevole e esteticamente gra‑ devole. Il rivestimento in zinco-titanio ha inoltre permesso di installare con la massima comodità i pannelli solari che


› FOCUS

ZINTEK PER PRYSMIAN HEADQUARTERS La nuova sede di Prysmian Group nella zona nord di Milano. Il progetto è dell’architetto Maurizio Varratta.

Copertura in zinco-titanio zintek® 5.250 mq Facciate in zinco-titanio zintek® 2.350 mq Canali di gronda in zinco-titanio zintek® 930 ml Fotovoltaico copertura 3.700 mq

Accanto, planimetria del complesso. Sotto, il giardihno della primaria visto dall’area laboratorio e un’area didattica della scuola d’infanzia. In basso, dettaglio delle doghe in Viroc (foto ©Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti).

con una produzione di circa 600 kWh/ anno coprono il fabbisogno energetico della struttura. Per quanto riguarda il fit-out degli inter‑ ni, come ad esempio le controsoffittatu‑ re dei corridoi sospesi che collegano un edificio all’altro, l’uso dello zintek® ha consentito di mantenere l’idea di “legge‑ rezza” che caratterizza l’intero progetto garantendo al contempo la solidità e la sicurezza dei camminamenti. Nella selezione dei materiali si è pre‑ stata particolare attenzione alle quali‑ tà tecnologiche dei diversi elementi. In

particolare, per le coperture si è scelto lo zintek® per abbinare resa estetica e prestazioni fisiche. Le coperture, realizzate con lastre poste in continuità e unite con aggraffatura doppia, assumono l’aspetto di un man‑ to regolare e omogeneo, non influen‑ zato dalle variazioni di temperatura ed esente da manutenzione grazie alle peculiarità dello zintek®, che si ricopre col tempo di uno strato protettivo sta‑ bile. La “pelle” in zinco-titanio posa poi su una stratigrafia isolante e ventilata, che consente la dissipazione dell’umi‑

dità e un efficace ricircolo dell’aria, au‑ mentando il benessere degli ambienti interni. Lo zintek® è stato poi impiegato anche per il rifacimento delle facciate est e ovest, dalle quali sono state rimosse le precedenti pannellature e le strutture in mattoni. Grazie anche alle soluzioni tecni‑ che presentate da Zintek, la sede di Prysmian è oggi una struttura piena‑ mente funzionale, destinata a diventare esempio per altre sedi della società in tutto il mondo

Lo zinco-titanio zintek® permette di abbinare resa estetica e prestazioni fisiche.

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› WORK IN PROGRESS

OSLO ZHA E A-LAB PER LE STAZIONI DELLA NUOVA LINEA FORNEBUBANEN Negli ultimi dieci anni la popolazione di Oslo – da quest’anno tra l’altro la prima città car free al mondo – è cresciuta di più di 100.000 unità e la grande Oslo, sull’Oslofjord circondato sui tre lati da montagne e foreste che i norvegesi intendono conservare il più possibile intatte, ha superato il milione di abitanti. La strategia per conciliare le crescenti esigenze abitative e la conservazione dell’ambiente naturale risiede nell’efficienza del trasporto pubblico, inclusa la progettazione della linea della metropolitana sulla penisola di Fornebu, a sua volta collegata da un tunnel all’hub centrale di Majorstuen. La nuova linea, lunga 8 km, servirà un nuovo quartiere residenziale composto di circa 6.000 alloggi che verrà costruito sul sedime del vecchio aeroporto di Fornebu, demolito nel 1998 e già sede della Telenor. Zaha Hadid Architects e lo studio locale A-lab hanno vinto il concorso per la progettazione di due delle sei nuove stazioni.

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Nell’impianto geometrico dell’ingresso sud la stazione di Fornenbuporten si collega alla regolarità cartesiana del tessuto urbano circostante mentre una pensilina ovale protegge l’ingresso nord. Caratteristica di questa stazione il progetto illuminotecnico – di Jason Bruges Studio – che al livello dei treni prevede una variazione dello spettro luminoso, in accordo con il cielo sempre mutevole della città. Il disegno della stazione di Fornebu Senter si ispira invece al paesaggio locale e ai fiordi scavati dall’era glaciale con fluidi percorsi di ingresso circolari che si trasformano in una nuova piazza urbana.

Realizzazione Stazioni della linea metropolitana Fornebuporten e Fornebu Senter Località Oslo Progetto Zaha Hadid Architects; direttori Patrik Schumacher e Gianluca Racana. Direttori del progetto Ludovico Lombardi e Daniel Fiser Local Architect A-lab (Geir Haaversen) Progettazione strutturale (Fornebu Senter) BuroHappold Engineering Progetto illuminotecnico (Fornebuporten) Jason Bruges Studio Cronologia 2020 - 2025 Nei render (courtesy Zha) la stazione di Fornebu Senter e, sotto, Fornebuporten. A sinistra, esempio di illuminazione interna a spettro variabile di Fornebuporten.


› WORK IN PROGRESS

MATERA LA NUOVA STAZIONE CENTRALE DI STEFANO BOERI ARCHITETTI CON SCE PROJECT Il 2019 incorona Matera città europea della Cultura. Per assolvere al meglio questo importante ruolo, la città lucana sta rinnovando numerosi spazi. Comprese le infrastrutture, come la stazione delle Ferrovie Appulo Lucane di Matera Centrale, punto di arrivo della tratta Bari-Matera, oggetto di un’importante operazione di riqualificazione estetica, funzionale e tecnologica affidata allo studio di Stefano Boeri e a Sce Project per la progettazione strutturale. Il progetto intende restituire maggiore visibilità alla stazione, ripensata non più come un edificio di servizio necessario e sufficiente al collegamento ferroviario ma come vero e proprio landmark urbano importante, adeguato alla primaria funzione territoriale del nuovo servizio.

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La nuova stazione è pensata per diventare uno spazio pubblico riconoscibile, parte integrante della piazza pedonale che va a riconfigurare e riqualificare, direttamente collegata ai principali assi di accesso alla città storica situata a pochi passi. Una grande apertura, ricavata nel solaio di copertura della galleria interrata, di forma rettangolare e di 440 metri quadrati di superficie, mette in relazione diretta le due parti della stazione – fuori terra e dentro terra – portando finalmente luce naturale e aria al tunnel sottostante, completamente riqualificato. A questo primo importante intervento di rinnovo si aggiunge un nuovo edificio che assolve tutte le funzioni di accoglienza, biglietteria, collegamenti e servizi della stazione e infine l’elemento di maggiore

visibilità: una nuova grande copertura, di 44 per 33 metri di dimensione, alta circa 12 metri. La pensilina trasforma lo spazio esterno in una piazza coperta fruibile ai viaggiatori e, allo stesso tempo, ai cittadini e ai turisti che potranno avvalersi di uno spazio pubblico di incontro, attesa, transito, passeggio, dando nuova vita a un importante brano della città ‘moderna’, storicamente privo di una propria identità e valenza urbana.

Realizzazione Matera Centrale. Riqualificazione della stazione delle Ferrovie Appulo Lucane Committente Comune di Matera e Ferrovie Appulo Lucane Finanziamento Regione Basilicata (Por Fesr 2014 - 2020) Progetto architettonico (rilievi, preliminare, definitivo, esecutivo) e coordinamento generale Stefano Boeri Architetti Team di progettazione Stefano Boeri, Marco Giorgio Maddalena Maraffi, Bogdan Peric, Elisabetta Zuccala Stefano Floris, Esteban Marquez, Daniele Barillari Agostino Bucci Progettazione strutturale Sce Project Progettazione impiantistica Esa Engineering Progetto del paesaggio Laura Gatti Superficie edificio fuori terra 472 mq Superficie interrata 1.956 mq Sistemazioni esterne 2.180 mq Superficie pensilina 1.510 mq Cronoprogramma Fase 1 giugno 2018 - dicembre 2018 Fase 2 gennaio 2019 - maggio 2019


È stato un divertente momento di incontro per tutti, il torneo di AeronHockey organizzato da Cardex. Seduti sulla mitica Aeron, nel bel cortile milanese della Fonderia Napoleonica Eugenia, 16 agguerrite squadre di altrettanti studi di architettura si sono affrontate come in una vera partita di hockey.

L’ARCHI TORNEO Il vincitore della competizione Coima Image, si è aggiudicato le 3 sedute Aeron; il secondo posto è andato ai 967 Arch. Cardex è il risultato di una lunga e consolidata collaborazione tra Pietro Carullo e Paolo Della Salda, architetti milanesi uniti da una grande vocazione pragmatica e creativa. Insieme hanno interpretato gli spazi del lavoro e della collettività anticipando i bisogni dei fruitori e relazionandosi con la committenza, i progettisti e le aziende. In quest’ottica hanno dato vita a un team che si occupa dello sviluppo e della gestione dei progetti: dal supporto tecnico alla consulenza, fino alla pianificazione logistica selezionando i migliori brand con soluzioni tecnologiche innovative e funzionali al workplace.

Pietro Carullo e Paolo Della Salda, organizzatori dell’evento insieme al team di Coima Image.

All’interno, sono state predisposte isole di conversazione con arredi specifici per l’hospitality, il relax e l’accoglienza di Arper, Herman Miller, LaPalma, Pedrali e Viccarbe. Una breve riflessione per ricordare quanto il benessere fisico e psicologico, all’interno degli spazi del lavoro, è sempre il punto di partenza per ogni progetto Cardex.


› WORK IN PROGRESS

MILANOSESTO SCALO FERROVIARIO E PONTE PEDONALE PROGETTO DI OTTAVIO DI BLASI & PARTNERS La nuova stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni si inserisce nel quadro degli interventi di riqualificazione delle aree ex Falck. L’idea di base del progetto è di tipo urbanistico. Il nuovo scalo è un ponte pedonale che unisce i due lati della città (il nucleo storico e le aree ex-industriali), oggi separati dalla ferrovia, distribuisce il traffico pedonale e funziona anche da interscambio tra la sottostante linea della metro milanese e quelle ferroviarie e degli autobus di superficie. L’idea originale di una stazione a ponte, concepita nel masterplan da Rpbw, è stata riprogettata e reinterpretata dallo studio dell’architetto Ottavio Di Blasi & Nelle immagini (courtesy Ottavio Di Blasi & Partners) render e sezione della nuova stazione di Milanosesto.

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Partners, che ha sviluppato la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva. L’edificio riprende in chiave moderna l’immagine storica delle grandi stazioni ferroviarie: essa infatti è quasi completamente costituita da strutture metalliche e vetro. Il grande tetto vetrato, quasi sospeso sopra il collegamento pedonale, è l’elemento caratteristico del progetto: una grande copertura fotovoltaica in vetro di 110 metri per 28, che è in grado di soddisfare i fabbisogni energetici della stazione. Il ponte abitato è invece una grande piattaforma pedonale di 89 per 18 metri attrezzata con bar, negozi e servizi, che permetterà la vista da una posizione privilegiata del parco e della prevista Città della Salute. La struttura è costituita da un collegamento

in acciaio poggiante a terra su otto pile in calcestruzzo armato e architettonicamente si configura come una sottile lastra monomaterica sulla quale è sospesa la grande copertura vetrata fotovoltaica. Lo scalo sarà il principale punto di accesso al parco e alla futura Città della Salute.

Realizzazione Riqualificazione della stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni, Milano Committente Milanosesto Spa Concept design Rpbw / Ottavio Di Blasi & Partners Progettazione architettonica preliminare, definitiva, esecutiva Ottavio Di Blasi & Partners Progettazione strutturale Sce Project Progettazione impiantistica Studio Ti Sistemazioni esterne Studio Franco Giorgetta Importo dei lavori 16 milioni di euro Progettazione 2016 - 2018


› WORK IN PROGRESS

MILANO SU UN’IDEA DI RENZO PIANO IL NUOVO CAMPUS DI ARCHITETTURA Alla base del progetto di riqualificazione del campus di architettura di via Bonardi a Milano, curato dallo studio dell’architetto milanese Ottavio Di Blasi & Partners su un’idea di Renzo Piano, vi sono la creazione di un’ampia visuale e la continuità del verde tra la limitrofa piscina Ponzio e piazza Leonardo da Vinci. I vecchi edifici lineari lasciano il campo a costruzioni a terrazza lungo il bordo del recinto universitario, trasformandosi in elementi connettivi urbani. L’attuale piazzale, a quota -3 rispetto alla strada, si trasforma in un bosco urbano; una nuova

pavimentazione in lastricato permeabile – estesa anche al vicino marciapiede di via Bonardi – e isole alberate con la messa a dimora di 130 piante creeranno nuove oasi urbane. Tre le nuove costruzioni: due fabbricati a terrazza destinati a laboratorio modelli e aule da disegno e, sul lato di via Ponzio, l’edificio che ospiterà le aule della didattica; al centro del campus, le piazze coperte del Trifoglio e dei riscoperti pilotis della Nave (entrambi opera di Gio Ponti). Il Trifoglio sarà interamente ristrutturato. Il nuovo accesso avverrà dal parterre del

campus: il piano d’ingresso sarà aperto a formare continuità con i ritrovati spazi esterni. Saranno realizzate nuove scale di sicurezza esterne e demolita la scala interna. Tutte le aule (ad eccezione di una, conservata come testimonianza storica) saranno completamente riqualificate anche nell’impiantistica con l’installazione di un impianto di climatizzazione oggi assente. La riqualificazione interesserà anche altri due edifici: la Nave e la torre dipartimentale del fabbricato 12.

In alto, vista zenitale del campus. Accanto, render del parterre di via Bonardi e del laboratorio modelli (immagini courtesy OdbOttavio Di Blasi & Partners).

Realizzazione Campus internazionale Architettura Bonardi Località Milano Committente Politecnico di Milano Ideazione Renzo Piano Building Workshop Progettazione architettonica preliminare e definitiva Ottavio Di Blasi & Partners, Milano Sovrintendenza alla progettazione e all’esecuzione Ottavio Di Blasi & Partners, Milano Descrizione degli interventi Realizzazione di tre nuovi edifici (due per la didattica di 5.400 mq e 800 posti; il terzo destinato a laboratorio modelli di 1.600 mq; ammodernamento di 2.500 posti aula; realizzazione di una lobby per studenti; realizzazione di due terrazze allestite a piazze urbane; nuova pavimentazione urbana; messa a dimora di 130 alberi; ristrutturazione delle facciate degli edifici Nave e 12; realizzazione di nuovi impianti tecnologici.

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Agostini TotalGlass. Nuovi orizzonti nel design dei serramenti.

Agostini presenta un’ampia gamma di serramenti in pvc, alluminio e in legno con tecnologia Fibex Inside. Dalle finestre a battente a quelle scorrevoli, ai sistemi di oscuramento, in diverse tipologie di colori e finiture in grado di soddisfare ogni esigenza abitativa e adattarsi a tutte le tipologie architettoniche. Il corpo centrale isolante in Fibex assicura il massimo isolamento termico e una eccezionale stabilità strutturale. Agostini Group srl Via G. Pascoli 21 30020 Quarto d’Altino, Venezia, Italy info@agostinigroup.com

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Agostini 500 H TotalGlass rappresenta la rivoluzione estetica della finitura in vetro. Caratterizzata da un’anta totalmente a scomparsa dalla vista esterna e di ridottissime dimensioni nella parte interna. Il vetro diventa l’unico elemento in vista del serramento e riempie la stanza di nuova luce, trasparenza ed eleganza, garantendo sempre le massime prestazioni di isolamento termico ed acustico, grazie all’esclusiva tecnologia Fibex Inside.


› WORK IN PROGRESS

BOLOGNA L’HOSPICE PEDIATRICO DI RPBW Sarà inaugurato nel 2020 il nuovo hospice pediatrico della Fondazione Maria Teresa Chiantore Seràgnoli di Bologna. Il progetto di Renzo Piano Building Workshop prevede la realizzazione di un edificio leggero e luminoso, sollevato da terra in modo da permettere agli ospiti di vedere dall’interno la chioma degli alberi, alleviando così, nel senso letterale di “sollevare” dal peso del dolore, la vita dei piccoli pazienti. La struttura, che si svilupperà su 4.500 metri quadrati e che sarà sospesa a sei metri di altezza dal terreno, sarà immersa in un bosco di alberi autoctoni a foglia caduca, che garantiranno l’ombra nei mesi estivi e lasceranno filtrare la luce in quelli invernali, con aree più folte e altre più rade per permettere il gioco. Un corpo principale a pianta quadrata (50 metri per 50), ospiterà i servizi ospedalieri e 14 camere singole per i pazienti. A questo saranno connesse, con collegamenti aerei di tipo leggero, due strutture satellite che sul lato sud ospiteranno otto minialloggi destinati ad accogliere le famiglie degli ospiti. Sul lato opposto sono state previste invece due polarità più riservate che offriranno maggiore intimità alle famiglie. La composizione del corpo principale richiama uno spazio sviluppato attorno a un giardino-patio centrale. Tutti i volumi saranno sospesi da terra grazie a esili colonne circolari, mentre i fronti degli edifici saranno ritmati dalla [ 34 ]

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presenza di trasparenze vetrate e parti opache rivestite in legno. L’area del piano terra costituisce una grande lobby di ingresso open space, dove trovano sede diverse attività tra cui la reception, la segreteria, le sale riunioni e gli spazi per le attività ambulatoriali del day hospice. Al piano mezzanino è prevista una stanza all’interno della quale sarà possibile formare il personale addetto alle cure palliative. Anche il primo piano si sviluppa attorno al giardino-patio centrale. I reparti sono posizionati sui lati opposti verso l’esterno attraverso un giardino d’inverno. Qui sono previsti i servizi e le attività dell’hospice: cucina, mensa, palestra, piscina per l’idroterapia, sale riunioni per medici e altre attività ricreative ed educative rivolte agli ospiti. In copertura ai volumi principali sono previsti i pannelli fotovoltaici che assicureranno una produzione di energia intorno a 500 MWh/annui: circa un terzo del consumo stimato per l’intero complesso. La pendenza del sito consentirà di inserire i volumi nel contesto, utilizzando il piano terra dell’edificio principale come elemento di transizione e collegamento tra i livelli esterni esistenti. L’inizio dei lavori è previsto a breve, mentre la piantumazione degli alberi (di 7-10 metri di altezza al momento della posa) verrà effettuata prima dell’avvio del cantiere, per permettere lo sviluppo delle piante.

In alto vista generale dell’ingresso (©Rpbw, render by Cristiano Zaccaria) e, sopra, render con vista delle scale degli appartamenti lato nord (©Rpbw).

Realizzazione Hospice pediatrico Località Bologna Committente Fondazione Maria Teresa Chiantore Seràgnoli Progettazione architettonica Renzo Piano Building Workshop, architetcts Anno della progettazione 2014 Avvio dei lavori 2018


Ideazione e Organizzazione: AIAC, presS/Tletter, presS/Tfactory, Studio La Monaca Ideazione e Organizzazione: AIAC, presS/Tletter, presS/Tfactory, Studio La Monaca

Awards, Lectures, Awards, Lectures, Meetings, Exhibitions Meetings, Exhibitions Awards, Lectures, Meetings, Exhibitions 13•16 Giugno 2019 13•16 Giugno 2019 Selinunte (TP) Selinunte (TP) 13•16 Giugno 2019

Ideazione e Organizzazione: AIAC, presS/Tletter, presS/Tfactory, Studio La Monaca

Selinunte (TP)

INTERIOR INTERIOR LANDSCAPE LANDSCAPE La crisi dell’architettura è crisi di idee? La crisi dell’architettura è crisi di idee? La crisi dell’architettura è crisi di idee?

Partner Istituzionali: Parco PartnerArcheologico Istituzionali: di Selinunte e Cave di Cusa OAPPC della Provincia di Trapanie Cave di Cusa Parco Archeologico di Selinunte Fondazione Architetti nel Mediterraneo di Trapani - Francesco La Grassa OAPPC della Provincia di Trapani Partner Istituzionali: Fondazione Architetti nel Mediterraneo di Trapani - Francesco La Grassa Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa OAPPC della Provincia di Trapani Fondazione Architetti nel Mediterraneo di Trapani - Francesco La Grassa

Partner Tecnici: Hotel Admeto Partner Tecnici: Althea Palace Hotel Admeto Hotel AltheaAlceste Palace Partner Tecnici: Hotel Alceste Hotel Admeto Althea Palace Hotel Alceste

Media Partner: IoArchPartner: Media IoArch

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Media Partner: presstletter.com IoArch

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› WORK IN PROGRESS

BOLZANO PALAIS CAMPOFRANCO LA TRASFORMAZIONE DI MDAA PARTE DALL’ALBERO Già residenza degli Asburgo in città, Palais Campofranco occupa un quadrilatero che su un lato si affaccia, per un solo piano di altezza e una terrazza, su piazza Walther, la piazza principale della città. Il progetto di riqualificazione attualmente in corso, dello studio MdAA di Roma, è l’esito di un concorso a inviti indetto dalla proprietà nel 2016 e prende le mosse dalla trasformazione in spazio pubblico della corte-giardino interna, dove si erge uno storico Ginkgobiloba, dono della principessa Sissi all’arciduca Heinrich, che abitava il palazzo. Il progetto trasforma il grande albero, vincolato, in una sorta di monumento trasformando la zolla di 5 metri di diametro che ne contiene le radici in un grande

Realizzazione Riqualificazione della corte storica di Palais Campofranco Località Bolzano Committente Ca.Do.Ma di Georg Graf Kuenburg Progettazione architettonica MdAA, Roma Progettazione strutturale Ulrich Kauer Progettazione meccanica Michele Carlini, Marco Graiff, Helmut Stuppner Progettazione paesaggistica Stefano Olivari Supervisore dei lavori Michele Stramandinoli Impresa di costruzioni Bernard Bau Costruzioni in acciaio e vetro Stahlbau Pichler Superficie totale 7.240 mq Superficie della nuova costruzione 6.250 mq Concorso 2016 Fine lavori 2020

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vaso attorno al quale una scala a tenaglia conduce, 11 metri più sotto, all’interrato commerciale che l’intervento intende realizzare e al quale lo scavo e la scala porteranno luce e aria. Tornando in superficie, sui tre lati della corte il progetto prevede di aprire altrettante hall di ingresso che collegheranno la città al nuovo spazio interno. Il blocco porticato a est verrà ampliato verso la corte-giardino per ospitare un ristorante che al primo piano affaccerà sulla terrazza aperta su piazza Walther. Si tratta di un volume in vetro e acciaio realizzato da Stahlbau Pichler la cui doppia parete curva ha anche una funzione di ‘camino solare’,

impedendo al calore del sole di penetrare all’interno. Sul lato opposto, l’edificato viene demolito e ricostruito per creare nuovi spazi commerciali. Il lato sud su vicolo Parrocchia, di fronte al Duomo, è interessato invece da un delicato intervento di inserimento di un nuovo volume di quattro piani che si erge sopra il porticato, con sagoma identica all’edificio adiacente e tetto a falda. Sopra, modello dell’intervento. In evidenza il volume del nuovo ristorante sul lato est e quello del nuovo edificio a 4 piani che sorgerà su vicolo della Parrocchia. Sotto un’immagine dei lavori di sbancamento in corso intorno al gingko biloba che ha già visto passare due guerre mondiali (immagini courtesy MdAA).


Render della proposta di Sce Project per un percorso pedonale meccanizzato tra il parcheggio Lauro e il porto di Marina Piccola di Sorrento (courtesy Sce Project).

SORRENTO IL PERCORSO PROPOSTO DA SCE PROJECT Di recente Sce Project, società multidisciplinare di ingegneria e architettura, ha proposto al comune di Sorrento un progetto per realizzare un percorso pedonale meccanizzato di collegamento tra il parcheggio Lauro e il porto di Marina Piccola con l’obiettivo di ridurre il traffico in centro, creare spazi pubblici di qualità e velocizzare il transito delle persone nell’esistente tunnel scavato nel tufo. La proposta prevede il coinvolgimento di professionisti locali nella realizzazione del progetto. L’opera potrebbe essere finanziata in project financing sostenuto dal Fondo di sviluppo e coesione 2014-2020 del Patto per il Sud sulla mobilità sostenibile nelle costiere amalfitana e sorrentina. Mantenendo intatte le aree di ingresso e di uscita dal tunnel, Sce Project propone di modificare l’inclinazione del percorso, lasciare a vista e illuminare le volte della galleria e, infine, installare due ampi ascensori inclinati con cabine in vetro. La portata massima del percorso è stimata in 1.400 persone/ora.


› WORK IN PROGRESS MILANO TEATRO ALLA SCALA LA NUOVA ADDIZIONE DI MARIO BOTTA E EMILIO PIZZI Dopo la nuova torre scenica e il volume ovale dei camerini, completati nel 2004, ha preso avvio, sempre su progetto di Mario Botta e con il coordinamento di Emilio Pizzi, un nuovo ampliamento del Teatro alla Scala di Milano la cui conclusione è prevista per la fine del 2022. L’intervento riguarda la trasformazione di una contigua palazzina su via Verdi, con un’impronta al suolo di 500 mq, che assumerà l’aspetto di una ‘piccola Velasca’ alta 36 metri (la stessa altezza dell’intervento precedente, nel render courtesy Mario Botta Architetti) per 5.000 mq di uffici attualmente dislocati fuori sede, spazi per l’Archivio storico documentale e una nuova sala prova ballo in sommità. L’intervento estende fino a 70 metri complessivi la lunghezza del retropalco, creando un’area dove sarà possibile eseguire il montaggio/smontaggio delle scene senza disturbare lo spettacolo in corso. Il progetto prevede inoltre uno scavo di 18 metri al di sotto del suolo ricavando uno spazio che sarà prevalentemente occupato da una nuova sala prove per l’orchestra di 310 metri quadrati per 14 metri di altezza: proporzioni appositamente concepite dal punto di vista acustico con la consulenza del noto ingegnere Yasuhisa Toyota che consentiranno di utilizzare l’ambiente anche come sala d’incisione. «Il linguaggio architettonico del nuovo volume – hanno affermato Mario Botta ed Emilio Pizzi in occasione della presentazione del progetto – riprende la stratificazione corrispondente ai piani della strada urbana, mentre quelli innalzati nelle parti retrostanti assumono un lessico analogo a quello della torre scenica esistente».

Realizzazione Ampliamento su via Verdi del Teatro alla Scala di Milano Committente Fondazione Teatro alla Scala Progettazione architettonica Mario Botta e Emilio Pizzi Progettazione acustica Yasuhisa Toyota Numero piani 11 fuori terra e 6 interrati Altezza dell’edificio 36 metri Cronologia 2018 - fine 2022

Sezione lato via Verdi del Teatro alla Scala di Milano; sulla destra l’intervento ora in progetto, con il volume ipogeo della nuova sala prove per l’orchestra (courtesy Mario Botta Architetti e Emilio Pizzi Team Architects).

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SISTEMA DI CERNIERE CON CHIUSURA INTEGRATA

MILANO DA VETRERIA A RESIDENZE PROGETTO BELOTTI-GAZZOLI Non solo grandi aree industriali: botteghe artigianali, laboratori e opifici caratterizzano il tessuto urbano di Milano, le forme degli edifici e la loro conformazione planimetrica prestandosi a operazioni di riconversione di diversa natura. Se l’intervento più clamoroso è quello di Oma per la Fondazione Prada, gli ambiti sono più spesso adatti per trasformazioni di tipo abitativo. È il caso della ex-vetreria Lusvardi, zona sud di Milano, dove lavoravano più di 200 operai e una ventina di maestri soffiatori. Oggi, dopo anni di abbandono, una porzione dell’opificio sta per essere trasformata nel complesso residenziale Borgo la Vetreria. Avviata da Vitofin e commercializzata da We Are Town, operatore immobiliare guidato da Francesco Zanotti Cavazzoni e Matteo Maria Gatti, l’operazione prevede la costruzione di un nuovo edificio a doppia corte circondato da spazi verdi, comuni e privati. Nel nuovo complesso, che porta la firma dell’architetto Giuseppe Belotti dello studio Belotti-Gazzoli, verranno ricavati 42 alloggi, a doppio affaccio, di superficie variabile da 50 a 250 metri quadrati. Dal punto di visto morfologico il progetto riprende le forme dell’antico edificio produttivo, in continuità stilistica con alcuni immobili adiacenti, un tempo facenti anch’essi parte del complesso e oggetto di una recente riqualificazione. Borgo La Vetreria sarà dotato di centro fitness, club-house, portineria centralizzata e impianti di allarme perimetrali. Il progetto dedica particolare attenzione agli aspetti energetici: l’impianto di riscaldamento e raffrescamento centralizzato sarà alimentato da pompe di calore di ultima generazione, collegate a caldaie a condensazione e sistemi di accumulo. La distribuzione dell’acqua calda e fredda per la climatizzazione avverrà mediante pannelli radianti a pavimento a limitato salto termico e ad alto rendimento. In ogni unità abitativa saranno installati sistemi di deumidificazione e di ricambio dell’aria primaria, con recuperatori di energia integrati a sistemi elettronici di misurazione dei consumi individuali. Realizzazione Complesso residenziale Borgo la Vetreria Committente Vitofin Commercializzazione We Are Town Progettazione architettonica Giuseppe Belotti, Studio Belotti-Gazzoli Impresa di costruzioni FM Costruzioni Superficie di progetto 1.800 mq Superficie commerciale 4.800 mq Numero residenze 42 Investimento 18.000.000 di euro Fine lavori inizio 2020

SELF CLOSING SYSTEM

〉 per porte interne da 20 kg a 60 kg di peso 〉 forza di chiusura regolabile a porta installata 〉 una volta installato esteticamente identico alle cerniere 〉 per porte interne a filo 〉 disponibile in 9 finiture estetiche

www.anselmisrl.it


› ORGATEC

Culture@work è il termine che racchiude l’esperienza di Orgatec 2018, la biennale internazionale delle soluzioni per l’ufficio che si è conclusa lo scorso ottobre a Colonia e che ha segnato la trasformazione dell’evento da semplice rassegna di prodotti a occasione di ricerca e di dibattito sulla rilevanza sociale, economica e politica dei moderni ambienti di lavoro. Le Xing New Work Sessions e la conferenza Zeit Work & Style hanno raggiunto un pubblico giovane e professionale e importanti responsabili decisionali. Parallelamente la fiera è anche riuscita a identificare tematiche rilevanti, conferire loro una forte carica emozionale e generare un nuovo slancio creativo. Eventi come Plant 10.1, Work to go e Inspired Collaborations hanno affrontato anche in maniera spettacolare tematiche specifiche: in ogni angolo della fiera architetti e interior designer, commercianti e responsabili decisionali di medie aziende e dirigenti di grandi gruppi industriali hanno sfruttato la piazza di scambio professionale e creativo e la piattaforma di networking e business globale offerte dalla manifestazione. Quella del 2018 è stata un’edizione di successo, con 63mila visitatori professionali (+15%) provenienti da 142 Paesi, con significativi incrementi di presenze dalle Americhe (+42%) e addirittura un raddoppio del numero degli operatori provenienti dall’Est Europa. Dei 753 stand allestiti solo un quarto era occupato da aziende tedesche. Gli altri espositori provenivano da 39 Paesi diversi, con una nutrita rappresentanza di aziende italiane. Tematiche dominanti, oltre all’incalzante digitalizzazione del settore, la tendenza verso soluzioni flessibili, adatte per il crescente numero di ambienti di coworking che creativi, startupper e freelancers utilizzano ormai a ore; soluzioni focalizzate sui temi della salute, dell’ergonomia, del benessere e dell’acustica; dotazioni tecnologiche sofisticate ma di uso sempre più intuitivo

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#NEWVISIONSOFWORK

A ORGATEC IL FUTURO DEL LAVORO VITRA

Quando si dice comfort Soft Work è il sistema di sedute sviluppato per Vitra dai designer Edward Barber e Jay Osgerby. Si tratta una piattaforma che supera il concetto di scrivania e mette il divano al centro dell’ambiente di lavoro. Chi utilizzerà Soft Work troverà superfici pratiche e strumentazioni varie, piani d’appoggio mobili con bracci snodabili, prese elettriche e Usb. Sedie e tavoli possono essere allestiti secondo le necessità e poi riposti; l’aggiunta di pannelli crea ulteriori spazi utili solo quando necessario. I piani consentono diverse posizioni di seduta e di lavoro; le prese elettriche e Usb si trovano tra i cuscini dei sedili e si possono

ruotare verso l’alto; i divisori si possono utilizzare anche per separare in maniera soft ambienti di co-working sempre più numerosi per le nuove generazioni di creativi e free-lancers. www.vitra.com

UNIFOR

Uffici d’autore Curato dallo Studio Cerri, lo spazio-ufficio di UniFor a Orgatec si presentava come un luogo di lavoro reale, strutturato in diverse aree funzionali definite da componenti di serie diverse e un Modulo Polifunzionale Autonomo a elevate prestazioni acustiche realizzato con il nuovo sistema di partizione Parete DCA (David Chipperfield Architects). Nella foto, dalla Element Office Collection UniFor, il tavolo Element 03 nella nuova versione elettrificata, design Foster+Partners. Il modulo centrale con struttura a ponte e l’elemento finale a sbalzo possono essere abbinati per creare un tavolo singolo

di qualsiasi lunghezza. Le gambe sagomate si assottigliano da una sezione più larga a una linea sottile verso il pavimento. Piano di lavoro in vetro extrachiaro satinato retroverniciato o in essenza. www.unifor.it


UN PERCoRSo STRAoRDINARIo DI DESIGN CoNTEMPoRANEo xo_design style service

dalla cultura del prodotto alla cultura del progetto in un concetto di contract condiviso con i piĂš importanti marchi del design. www.xoffice.it


› ORGATEC «In termini di qualità gli spazi destinati al co-working devono essere superiori a quelli degli uffici tradizionali, perché i loro utenti hanno alte aspettative e perché devono creare atmosfere piacevoli per le nuove generazioni»

HUMANSCALE

FANTONI

Ergonomia e economia circolare

Qualità residenziale per il direzionale Per Fantoni, Metrica ha disegnato Outline, sistema di contenimento che diventa anche elemento di arredo per uffici direzionali, con una qualità estetica tipica degli interni residenziali. Outline è disponibile nelle versioni contenitorelibreria a parete, pensile e sideboard, quest’ultima specificamente studiata per offrire appoggio e contenimento a tavoli executive di varie collezioni Fantoni. L’idea progettuale di Outline – spiega Robin Rizzini di Metrica – è quella di separare funzione architettonica e di contenimento con una cornice, organizzando lo spazio interno a questo

quadro in maniera razionale e geometricamente rigorosa, con un gradevole ritmo visivo di tagli orizzontali, per il contenimento a giorno, e volumi chiusi. www.fantoni.it

Con una progettazione orientata verso la sostenibilità ambientale, Humanscale presenta la seduta da ufficio Smart Ocean. Mentre il comfort posturale è garantito dalla stessa tecnologia delle altre collezioni seating dell’azienda americana, il materiale con cui è costruita la rete della poltrona proviene da un programma di recupero e riciclo di reti da pesca esauste, risultato della collaborazione che Humanscale ha avviato due anni fa con Bureo, un’organizzazione che lavora a fianco dei pescatori per preservare l’ambiente marino. La sede italiana di Humanscale è a Milano, in via San Senatore 6/1. www.humanscale.com

STEELCASE

Lo spirito delle start-up Il lavoro è un’attività sociale e le persone, specie i giovani che avviano nuove attività, hanno bisogno di luoghi dove incontrarsi, progettare e organizzarsi: si tratta spesso di ambienti ibridi, tra ufficio, casa e spazi collettivi capaci di conciliare indipendenza, autonomia e collaborazione. Tra le soluzioni che Steelcase propone per le giovani start-up il sistema modulare di tavoli Bivi, capace di adattarsi alle esigenze dei singoli utenti o dei singoli momenti della giornata: da postazione collettiva di lavoro a scrivania regolabile in altezza, con numerosi elementi

integrabili (anche un divano!) e una gamma di materiali e colori che lo rende adatto anche in ambienti domestici. www.steelcase.com/eu-en/

PEDRALI

Uffici piacevoli da abitare

SINETICA E SITLAND Smart your life

Con i suoi brand Sinetica e Sitland, recentemente il gruppo industriale Mezzalira Investment Group ha dato vita al progetto Smart your life con le nuove soluzioni We meet di Sinetica e On di Sitland. We Meet (nella foto, design Paolo Mantero) è un sistema di gusci free standing che favorisce la concentrazione in ambienti aperti, mentre la seduta On (design Scagnellato Bertolini Ferrarese) racchiude un sistema patent pending per la gestione del movimento e la regolazione dell’alzata: una leggera pressione su qualsiasi punto del fondo del sedile attiva il meccanismo che regola l’altezza. On può essere applicato

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a diverse basi, anche senza regolazione dell’altezza: sgabello, sedute impilabili, panche, sistemi di sedute componibili. www.sinetica.com | www.sitland.com

La poltrona direzionale Elinor di Pedrali (nella foto), design Claudio Bellini, ha una forma avvolgente e ben riconoscibile e una componentistica intelligente ma nascosta allo sguardo: un meccanismo sincronizzato integrato nel sedile, capace di regolare autonomamente l’intensità dell’oscillazione in funzione del peso dell’utente, mantiene la schiena nella migliore posizione. Un bracciolo sottile in pressofusione di alluminio accompagna lo schienale con una linea fluida e continua. Stesse caratteristiche tecniche per Temps, la poltrona disegnata da Jorge Pensi per essere impiegata in contesti diversi: uffici ma anche spazi multifunzionali e residenze. www.pedrali.it


NON APRIRE QUELLA PORTA! Potresti scoprire cosa abbiamo fatto dentro M9. Porte in legno tagliafuoco e vie di fuga integrate nelle boiserie, controsoffitti, banconi reception, arredi lockers e bookshop. Realizzati in baubuche, certificati per la reazione al fuoco classe B, s2-d0, certificati per la resistenza al fuoco a norma EN 1634-1. Da più di 30 anni sviluppiamo tecnologie secondo i più alti standard di sicurezza e design.

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› ORGATEC «Oggi lo space planning deve essere pianificato attentamente anticipando possibili usi futuri e progettando soluzioni funzionali. Su queste basi sarà possibile creare ambienti aderenti alle esigenze degli utenti e confortevoli da vivere» LAPALMA

Talking contrast

DIEFFEBI

Nuove visioni del lavoro Vincitrice degli Archiproducts Design Awards 2018 nella categoria Ufficio con il sistema Echo Lockers, con porte Usb e serrature IoT apribili anche da dispositivi mobili, a Orgatec Dieffebi si è affidata nuovamente a 967 Architetti, presentando in anteprima assoluta il tavolo T-Share. La sua semplicità estetica nasconde modalità costruttive complesse, che consentono una flessibilità di utilizzo che supera la tradizionale distinzione tra tavolo direzionale, scrivania operativa e tavolo da riunione. T-Share è stato progettato pensando al lavoro condiviso e smart, che apre anche a momenti di convivialità. L’elemento caratterizzante

è la lama centrale, che raggiunge gli estremi del piano e che permette grande libertà di utilizzo nonché integrabilità nel tempo. www.dieffebi.com

ADD System di Lapalma (design Francesco Rota) è un sistema pensato per il contract che si compone di una base sulla quale si possono assemblare piani, sedili, schienali e altri accessori per ottenere moduli compatti o veri e propri sistemi articolati di seduta, accessoriabili con tavolini, vassoi, portariviste o side table. Il telaio è formato da profili d’alluminio estruso, uniti tramite giunti, e cinghie elastiche che migliorano il comfort di seduta. Ogni modulo poggia su gambe in alluminio pressofuso verniciate come il telaio. www.lapalma.it

DVO

Casa e ufficio sono più vicini L’azienda friulana DVO, che dal 2017 con l’art direction dell’architetto Enzo Berti ha avviato un percorso di ricerca in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia e la Scuola Italiana di Design di Padova, fra le nuove collezioni ha presentato DV504-Milo e DV911-Noto. DV504-Milo, il sistema di madie su basamenti e contenitori pensili, agganciati a una barra retroilluminata, amplia la gamma dei colori introducendo anche il giallo mango, il verde marino e il blu Atlantic. I tavoli DV-911 Noto, con piani rotondi o rettangolari e proposti in quattro diverse finiture, riprendono l’idea del classico tavolo da

lavoro su cavalletto in legno massello. Le due collezioni sono perfettamente integrabili per creare ambienti di lavoro aperti e dal sapore domestico. www.dvo.it

PIAVAL

Morbida e confortevole Trench

POLTRONA FRAU

In dialogo tra futuro e tradizione Trust è una delle ultime novità di Poltrona Frau. È una collezione di scrivanie, schermi e contenitori progettati da Lievore-Altherr-Park, frutto di una ricerca sull’evoluzione delle modalità di lavoro contemporaneo. I desk di Trust superano la concezione statica di scrivania tradizionale: la parte superiore non ha spigoli vivi e i bordi affusolati facilitano la postura dell’occupante. La collezione comprende due versioni, entrambe in tre dimensioni: Iconic, dal profilo ondulato e irregolare, e Regular, che mantiene la classica forma rettangolare, ma con profili lisci. Trust si completa con la collezione di sedute Cercle, il cui disegno

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(Lievore-Altherr-Park) sottolinea il contrasto tra la rigidità della calotta esterna e la morbidezza della parte interna, in pelle o in tessuto. www.poltronafrau.com

La poltroncina Trench nasce dalla collaborazione di Piaval con la designer Laura Silvestrini e si compone di un elemento tubolare in legno curvato che cinge il lato posteriore della scocca. Le lievi increspature del rivestimento che le danno il nome sono intrinseche al design sartoriale, che dona morbidezza a una forma semplice. La struttura posteriore e la stessa imbottitura della scocca sono state modellate per assecondare il segno fluido del rivestimento senza rinunciare alla stabilità e al comfort di un modello destinato al contract. Personalizzabile in un’ampia gamma di finiture, con struttura in legno massello di frassino o di noce e rivestimenti in pelle o tessuto. www.piaval.it


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La facciata dell’edificio – anche nei dettagli di sezione ©Park Associati qui accanto – che apre su via Chiese con il giardino e la passerella aperta che conduce ai due ingressi. (foto ©Andrea Martiradonna e Mario Frusca).

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› luoghi del lavoro


› LUOGHI DEL LAVORO

ENGIE HEADQUARTERS, MILANO BICOCCA

RITMO E TRASPARENZA Con un progetto che mantiene le volumetrie esistenti, Park Associati trasforma integralmente un edificio di scarsa qualità architettonica nella nuova sede italiana della società dell’energia Engie. La trasparenza dell’involucro si riflette nell’organizzazione degli spazi interni, curati da Tétris L’area della Bicocca, a nord di Milano, negli ultimi decenni è stata oggetto di uno straordinario processo di trasformazione, con la demolizione o riconversione dei grandi complessi industriali della Pirelli di cui resta traccia, oltre che nelle poche testimonianze di archeologia industriale, nell’Hangar Bicocca, oggi centro di arte contemporanea di rilievo internazionale. Primo capitolo del nuovo uso di pezzi di città la sede (di ‘Bicocca’ appunto) dell’Università Statale, e verso est e sud il quartiere disegnato da

Gregotti Associati con il teatro degli Arcimboldi. Nonché l’immancabile centro commerciale. L’edificio oggetto dell’intervento era già vecchio quando sorse negli anni Ottanta, lungo una delle vie che collegano la Bicocca alla grande arteria urbana di Viale Fulvio Testi che scorre in direzione nord, oggi percorsa anche dalla linea 5 della metropolitana e quindi raggiungibile in 10 minuti dal centro cittadino. Proprio accanto a una stazione della M5 si apre la guardianìa che dà accesso alla

passerella coperta che, attraversando un giardino con essenze a bassa manutenzione, conduce ai due ingressi del quartier generale di Engie smistando i flussi di visitatori e dipendenti verso i 6 piani di uffici e sale di controllo dove Engie gestisce minuto per minuto l’erogazione di energia e la manutenzione degli impianti di clienti importanti come Palazzo Marino, sede del Comune, o il teatro alla Scala. Park Associati ha ripensato l’architettura da zero, spogliando l’immobile esistente

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› LUOGHI DEL LAVORO

Microchirurgia volumetrica Lo schema delle fasi di rimodellazione dei volumi esistenti sviluppata da Park Associati: dallo stato di fatto (primo disegno) alla soluzione attuale.

via chiese

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› LUOGHI DEL LAVORO

Park Associati Interventi di retrofitting come nel caso di Engie e di riqualificazione del Moderno – loro i progetti di recupero de La Serenissima, opera del 1962 dei fratelli Soncini per Campari, e Gioiaotto (in corso la trasformazione del residence progettato da Marco Zanuso nel 1973), nonché il recente intervento conservativo in piazza Cordusio 2 a Milano – sono tematiche chiave per Park Associati, lo studio fondato a Milano nel 2000 da Filippo Pagliani (Milano, 1968, a sinistra nella foto di Paolo Zambaldi) e Michele Rossi (Milano, 1964) che coniuga intuizione e sperimentazione per sviluppare progetti rigorosi senza perdere di vista la dimensione compositiva ed estetica. Ne sono esempio gli HQ Salewa a Bolzano (2011, con Cino Zucchi Architetti), Nestlè (2013) e Luxottica (in corso) a Milano. Lo studio opera alle diverse scale e tipologie, dai masterplan (Rozzano, Baranzate) al retail (Tenoha, Brioni, Hermès) all’industrial design (Driade, Zumtobel, 3F Filippi) fino alle architetture temporanee con i ristoranti itineranti The Cube by Electrolux e Priceless. I due fondatori sono affiancati nello studio da 7 project leader e 35 collaboratori. www.parkassociati.com

Alla pagina di sinistra, il lotto degli HQ di Engie nelle piante della copertura e del livello sotterraneo. Nelle foto, vista da est (accanto) e dettagli dell’involucro prevalentemente trasparente e degli imbotti in alluminio che ritmano le facciate (foto ©Andrea Martiradonna e Mario Frusca).

e rimodellandone i volumi, ottenendo una configurazione leggera e articolata. La riproporzione dei volumi ha permesso anche di realizzare nuove terrazze sul tetto, dove la vista spazia tra il nuovo skyline della città e le Alpi. La facciata modulare, a doppio vetro isolante da soffitto a pavimento, consente un collegamento visivo completo tra ambiente di lavoro e ambiente esterno. Ai moduli vetrati si sovrappone un livello compositivo delineato da imbotti orizzontali e verticali in alluminio anodizzato atti a frammentare le dimensione dell’edificio. Il ritmo cadenzato di questi elementi esalta ulteriormente il variare incostante della luce e dei ritmi temporali dell’ambiente esterno, regalando alle forme rigorose dell’edificio fluidità e dinamicità.

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› LUOGHI DEL LAVORO

Il cavedio centrale diventa lo spunto per lo sviluppo, nel concept dello space planning di Tétris, delle aree break e degli spazi di supporto (foto ©Andrea Martiradonna e Mario Frusca, disegno Tétris).

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Aspetto rilevante del progetto il miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio, che passa dalla precedente classe E alla Classe A3: la trasmittanza dell’involucro di vetro è di 0,7 W/m2K e il tetto è attrezzato per tutta la superficie con pannelli fotovoltaici con una potenza di picco di 35 kW. La climatizzazione, gestita, al pari delle

luci e della sicurezza, da un sistema di Bms basato su sensori, avviene mediante pannelli radianti a soffitto, integrati da fan coil nelle sale riunioni. Accorgimenti ambientali che, insieme al sistema di recupero e gestione dell’acqua piovana, alla qualità dei materiali e dello space planning e al basso impatto urbano, grazie alla vicinanza al sistema

di trasporto pubblico, hanno condotto anche alla certificazione Leed Platinum (che al momento solo sei edifici possono vantare a Milano). Engie Headquarters ha ricevuto il premio Global Architecture and Design 2018 nella categoria Ristrutturazione e la menzione speciale all’Architecture Masterprize Award 2018 nella stessa categoria.


› LUOGHI DEL LAVORO CREDITI Realizzazione Riqualificazione edificio terziario Engie Headquarters

Località Milano Committente Generali Real Estate - Fondo Effepi Real Estate

Cliente principale Engie Italia Gestione del progetto Gestioni Immobiliari Italia Sgr

Progettazione strutturale, impiantistica, meccanica ed elettrica General Planning, Milano

Progettazione architettonica e paesaggistica Park Associati

Space planning e interior design Tétris Italia Certificazioni energetiche Leed Platinum Direzioni lavori e sicurezza Arcadis Italia Impresa di costruzioni Carron Facciate Base Serramenti Vetro Guardian Industries Europe Serramenti Metra Pavimenti e rivestimenti Marazzi, Mirage Arredi Steelcase Illuminazione interna Zumtobel Ascensori Schindler Superficie dell’area 12.000 mq Progettazione 2013 Cantiere 2016-2017

Arricchiti dal verde, i cavedi apportano luminosità agli ambienti e spezzano la lunghezza – 130 metri – dei piani (foto ©Andrea Martiradonna e Mario Frusca, disegno Tétris).

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lavastoviglie

frigo sottobase

› LUOGHI DEL LAVORO

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Pianta e space planning di un pianotipo. Nelle foto, l’ingresso degli ospiti e, sotto, la sala del CdA all’ultimo piano. La climatizzazione avviene principalmente mediante pannelli metallici radianti a soffitto (foto © Francesco Dolfo).

IL PROGETTO DEGLI INTERNI Movimento, leggerezza, familiarità. Sono queste le prime impressioni che si ricavano visitando gli uffici di Engie. Ad ogni piano, in conformazioni che variano secondo le principali funzioni lavorative, ambienti open space si alternano a locali chiusi da partizioni trasparenti o protetti da pannelli acustici, ad aree break e ancora a stretti spazi aperti – che assecondano la ridotta profondità, solo 15 metri, dell’edificio – con piani di lavoro collaborativo che si affacciano su cavedi interni vetrati lungo i quali si arrampica il verde. Lo space planning di Engie è il risultato di un lavoro di ascolto, che ha preceduto la progettazione vera e propria, condotto con interviste a numerosi capi-servizio e analisi dei comportamenti. La nuova sede ha infatti anche il compito di riunire, favorendone l’integrazione, persone che in precedenza operavano in sedi diverse. È forse questa attenzione che contribuisce alla sensazione di trovarsi in un ambiente a volte quasi ‘domestico’, composto com’è da un’alternanza di postazioni tradizionali, con terminali su scrivanie regolabili in altezza e sedute operative, salottini colorati per miniriunioni, aree di relax che spezzano la lunghezza dei percorsi (poco profondo, ogni piano è però lungo 130 metri). Quasi casualmente, tra arredi ufficio in prevalenza Steelcase, spuntano divanetti o poltroncine True Design o ancora arredi reversibili realizzati su disegno, come i contenitori mobili che si trasformano in sedute per incontri collettivi nell’area break più ampia, al quarto piano. Se alla leggerezza contribuiscono in misura rilevante la trasparenza della nuova architettura, valorizzata dallo space planning grazie al costante dialogo fin dalle prime fasi di progettazione tra Park Associati e Tétris, e la nuova [ 52 ]

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› LUOGHI DEL LAVORO

Gli interni sono caratterizzati da un’alternanza di open space contenuti e ambienti chiusi. Agli arredi Steelcase, con scrivanie regolabili in altezza, fanno da contrappunto elementi più ‘domestici’ (foto Francesco Dolfo).

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STEELCASE

Un ecosistema di spazi Steelcase ha collaborato con Tétris ed Engie nella creazione di un ecosistema di spazi diversificato, che offre ai dipendenti la possibilità di scegliere tra una varietà di posture (in piedi, seduti o lounge), livelli di privacy visiva o acustica (totale, parziale o minima) e presenza fisica o virtuale. Il tutto finalizzato a massimizzare la collaborazione e il benessere dei dipendenti. Le postazioni di lavoro sono realizzate con scrivanie Ology ad altezza regolabile per favorire il cambio di postura durante la giornata; sedute Think, dotate di meccanismo di autoregolazione in funzione del peso con inclinazione sincronizzata. Gli spazi aperti collaborativi e le sale riunioni sono arredati con tavoli 4.8, FrameOne e sedute QiVi. Ampi tavoli Fusion sono stati destinati agli uffici dei manager. All’organizzazione spaziale degli ambienti contribuiscono infine i contenitori componibili Flex Box.

Steelcase

Tel. 340 7413006 pmunari@steelcase.com | www.steelcase.eu

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› LUOGHI DEL LAVORO terrazza aperta al sesto piano, la sensazione di movimento è accentuata anche dalle diverse altezze dei controsoffitti, comprese tra 240 e 270 cm: ferma restando la logica di distribuzione del clima a soffitto radiante, per assolvere le specifiche esigenze di ogni singolo ambiente l’impiantistica infatti è stata in molti casi ripensata con l’inserimento di elementi fan coil. Più in generale, grande cura è stata posta da Tétris negli allestimenti impiantistici – elettrici e di illuminazione oltre che meccanici – degli spazi interni: Engie è un’azienda tecnologica che basa il proprio successo presso i clienti su sistemi di gestione intelligente dell’energia ed è dunque ovvio che applichi questi sistemi in primo luogo al proprio quartier generale, dove sensori – anche di CO2 per leggere il tasso di occupazione degli ambienti e regolare di conseguenza luci e riscaldamento – forniscono le informazioni al Bms. Meno ovvio che la sala server, di solito nascosta alla vista, sia qui valorizzata da una parete trasparente e un sistema di illuminazione dedicato che sottolinea l’ordine che regna tra i cavi. Uguale a quello della grande sala di controllo del secondo piano dove i tecnici dell’azienda si dedicano 24/7 alla gestione dei sistemi energetici dei clienti milanesi della compagnia

Sopra, particolarmente dinamico, il layout crea piacevoli alternanze tra spazi chiusi, aperti e di supporto. A destra, la sala server visibile a tutti: sotto il pavimento vetrato i cavi dati disposti in un ordine invidiabile (foto Francesco Dolfo).

Accanto, l’ampia area break con controsoffitto acustico, partizioni mobili e arredi anche disegnati su misura per adattarsi a diverse esigenze d’uso. Su tutti i piani le partizioni interne sono vetrate o in pannelli metallici: ridotte al minimo (servizi e sbarchi al piano) le pareti opache in cartongesso (foto Francesco Dolfo).

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› LUOGHI DEL LAVORO

Design&Build, l’integrazione tra progetto e messa in opera Creata nel 2003 e acquisita nel 2007 dal Gruppo di consulenza immobiliare JLL, Tétris è leader in Europa nella progettazione e ristrutturazione di spazi di lavoro e commerciali realizzati in modalità Design&Build, un processo che prevede la completa gestione chiavi in mano di un progetto di fit-out, dal briefing iniziale, fino alla completa realizzazione dei lavori. «Il D&B è una risposta concreta ed economica alla richiesta di integrazione tra la componente progettuale e quella realizzativa – ci spiega Philippe Sourdois, managing director di Tétris Italia – accorpate in un unico soggetto che garantisce l’intero processo, con evidenti vantaggi in termini di costi che scendono del 20%, e di tempo dove il risparmio arriva al 30% rispetto a un progetto tradizionale». Con sedi in 16 Paesi, un fatturato 2017 di 550 milioni di euro e un network multidisciplinare di oltre 700 collaboratori tra architetti, construction manager, designer e site manager, Tétris nel 2018 ha realizzato e consegnato più di 6mila progetti a clienti nazionali e grandi gruppi internazionali.

«L’approccio integrato e flessibile di Design&Build, la capacità di interpretare i valori della committenza e l’esperienza internazionale – continua Sourdois – fanno di noi l’interlocutore ideale per società e investitori del settore uffici, retail, hotel e logistica che ci affidano tutte le fasi del progetto: consulenza, workplace management, interior design, space planning, lavori di ristrutturazione, fornitura e installazione di arredi, gestione della fase di trasloco».

UN UNICO SOGGETTO CHE INTERPRETA I VALORI DEL CLIENTE, LI ESPRIME IN UN PROGETTO E LI METTE IN OPERA NEL RISPETTO DI ESIGENZE ORGANIZZATIVE PROGRAMMI, SCADENZE TEMPI E COSTI

Via San Paolo, 7 | 20121 Milano www.tetris-db.it

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› NEWS GOOD VIBRATIONS MONITORARE LA SALUTE DEI PONTI CON IL CROWDSENSING

MADE EXPO 2019 A MILANO-RHO DAL 13 AL 16 MARZO La qualità dell’abitare sarà al centro della prossima edizione di Made expo in programma a Fiera Milano-Rho dal 13 al 16 marzo prossimi. La manifestazione fieristica dedicata alle costruzioni e all’architettura si caratterizza ormai da anni su quattro differenti saloni: Costruzioni e Materiali, Involucro e Serramenti, Interni e Finiture e, infine, Software, Tecnologie e Servizi. Ricca come sempre l’offerta di convegni e seminari, che si presenteranno sotto le insegne di Build Smart e che saranno incentrati su sicurezza, comfort, sostenibilità e innovazione. Un’attenzione particolare sarà dedicata al tema della sismica e alla messa in sicurezza del territorio: le soluzioni finalizzate alla prevenzione e al rinforzo strutturale saranno uno dei focus degli incontri. Made expo si distingue anche come vetrina del made in Italy: al centro dei padiglioni 5-7 l’installazione Design Box di Elle Decor realizzata dagli architetti Calvi & Brambilla presenterà tendenze e prodotti per l’architettura d’interni. Il concorso internazionale di architettura Archmarathon Selections contribuirà invece a far emergere i buoni progetti, grazie alla competizione aperta tra 30 studi nazionali e internazionali in 13 diverse categorie. L’apertura agli operatori e ai visitatori internazionali caratterizza anche la prossima edizione di Made expo: la sinergia con Ice Agenzia, che ha supportato la manifestazione anche nelle ultime due edizioni, intende favorire l’incontro qualificato con circa 170 prescrittori e buyer professionali provenienti da Europa, Emirati, Russia, Stati Uniti, Cina e Nord Africa.

Carlo Ratti e i ricercatori del Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology, in collaborazione con Allianz e Uber, hanno messo a punto un metodo innovativo e economico, basato sul’analisi di dati che possono essere raccolti da normali smartphone, per monitorare le vibrazioni dei ponti stradali. Superata la peer review il progetto è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Ieee. Come è noto, le ispezioni dei ponti sono scarse e costose: si basano su valutazioni visive poco frequenti e con elevati margini di errore mentre per contro l’installazione di sensori è costosa e richiede una costante manutenzione. Good vibrations prevede invece di raccogliere le informazioni che ogni smartphone di ogni viaggiatore in transito è già in grado di rilevare, acquisendo così milioni di dati che analizzati potrebbero fornire un monitoraggio costante e continuativo. L’idea è stata testata sul campo confrontando i dati raccolti in centinaia di attraversamenti compiuti su due ponti – a San Francisco e a Boston – con quelli raccolti dalle stazioni di monitoraggio fisse. «Questa nuova metodologia non solo funziona come un mezzo più completo ed economico per conoscere la salute infrastrutturale del ponte – ha affermato Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab – ma è anche un modo per coinvolgere i cittadini nella vita delle loro comunità. Ispezioni approfondite rimarranno necessarie ma questo è Good Vibrations può dare l’allerta, come quando misurando la pressione ci accorgiamo che dobbiamo fare altri esami».

MONITORAGGIO DELLE INFRASTRUTTURE CON TEAMSYSTEM CONSTRUCTION Il monitoraggio delle infrastrutture è strategico non solo per verificarne lo stato di salute, ma per programmare gli interventi manutentivi che, nel tempo, si rendono via via necessari per preservarne integrità e funzionalità.

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Per questo TeamSystem Construction, brand della società specializzata in software gestionali per l’edilizia e metodologia Bim, e Primis Group, una società specializzata in servizi industriali mediante dronI, hanno avviato una collaborazione per offrire soluzioni chiavi in mano per il controllo e la diagnostica aerea di infrastrutture, impianti, cave, strutture industriali e cantieri in genere. È inoltre possibile gestire i dati end-to-end, dall’acquisizione all’elaborazione e alla restituzione, sulla piattaforma cloud proprietaria Primis Live, per la gestione collaborativa dei rilievi 3D, che consente la visualizzazione via browser

di punti georeferenziati e metricamente corretti, abbattendo così costi, tempi e gli errori delle rilevazioni topografiche tradizionali. Il vantaggio di tale soluzione, che si inserisce nella filosofia Bim, è duplice: da un lato, l’affinamento delle tecnologie di rilievo ed elaborazione dati supportate da drone consente di integrare e aggiornare costantemente le informazioni relative all’opera contenute nel modello Bim; dall’altro, tutto ciò si inserisce in quel processo di digitalizzazione del settore delle costruzioni che oggi rappresenta uno dei principali driver di sviluppo del comparto.


› RISTRUTTURAZIONE DEL MODERNO

PALAZZO ITALIA, ROMA EUR

PROSPETTIVE ROMANE Costruito tra il 1955 e il 1963 su progetto di Luigi Mattioni, Palazzo Italia è stato sottoposto a un restauro conservativo e una radicale riqualificazione interna che valorizza l’oggetto architettonico e l’assetto funzionale. L’efficienza energetica è testimoniata da una certificazione Leed Gold. Progetto di Artelia Italia Attivo soprattutto a Milano – suoi tra gli altri progetti la torre Breda in piazza della Repubblica e l’edificio alto della terrazza Martini di piazza Diaz, due emblemi del boom economico del dopoguerra – per l’Eur Luigi Mattioni progettò il complesso Italia, di cui il palazzo oggetto di questo servizio, che con la sua mole domina piazza Guglielmo Marconi, è l’edificio più rappresentativo, tutelato dalla Soprintendenza come espressione del Moderno per le sue caratteristiche, come la facciata continua in vetro e acciaio innovativa per l’epoca. Con 65 metri di altezza, Palazzo Italia è stato anche il primo grattacielo di Roma, rap-

presentativo della nuova vocazione direzionale assegnata nel dopoguerra al quartiere dell’Eur. Obiettivo del progetto di intervento, sviluppato da Artelia Italia su incarico della proprietà – il fondo Antirion Global di Antirion Sgr – e con il project management di Jacobs Italia, la valorizzazione dell’immobile attraverso il rinnovo completo dell’involucro esterno, del layout dei piani e il raggiungimento di elevati standard qualitativi e prestazionali, testimoniati dalla certificazione Leed Gold ottenuta dopo la conclusione dei lavori. Sottoposto a un totale strip-out e a inter-

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› ristrutturazione del moderno crediti Realizzazione ristrutturazione e ammodernamento di Palazzo Italia Località Roma Eur Committente Antirion Sgr Spa Fondo Antirion Global Comparto Core

Ingegneria integrata Artelia Italia Spa D.L e construction management

Artelia Italia Spa

Project management Jacobs Italia Spa Strip-out, bonifiche e restauro piazzale Con.fa.ro immobiliare Srl

Opere edili e strutturali Ediltecno Restauri Srl Facciate Isa Spa Impianti meccanici Meregalli Impianti Termotecnici Srl Impianti elettrici Elettromeccanica Galli Italo Spa

Facciate continue, infissi e schermature Schüco International Italia Srl

Climatizzazione Mitsubishi Electric Italia Superficie totale 31.152 mq (di cui 26.993 f.t.) Inizio progettazione agosto 2015 Fine dei lavori marzo 2017 Investimento 34 milioni di euro

In apertura, Palazzo Italia in una panoramica dell’ex-piazza Imperiale, dominata dall’obelisco a Guglielmo Marconi di Arturo Dazzi. A sinistra, la lobby dopo i lavori di riqualificazione e, sotto, due sezioni del Palazzo (foto ©Andrea Artoni, disegni courtesy Artelia).

M

E

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16

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290

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240

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PIANO OTTAVO

270 270 270 270 270 270

280

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PIANO NONO

Uf. 10

LT

Uf.

Uf.

PIANO SETTIMO

Uf.

PIANO SESTO

Uf.

PIANO QUINTO

Uf.

PIANO QUARTO

Uf.

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Uf.

PIANO SECONDO

Uf.

PIANO PRIMO

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PIANO DECIMO

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10

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300

260

PIANO UNDICESIMO

270

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Uf.

10

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LT

Uf. 10 290

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240

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320

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280

PIANO DODICESIMO

270

240

280 280

240 240

280 280

240 240

280

Uf.

280

240

240 240 240 240 240 240 240 240

DS

DS

PIANO TREDICESIMO

Uf.

270

280

240

240 240 240 240 240 240 240

280

LT

40

SV

Uf.

10

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SV

60 240

Uf.

300

260

240

60

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240

280

240

280

240

280

240

280

240

280

240

280

240

280

240

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240

280

240

280

240

280

240 60

300

240 60

300

60 240

240 240

DS

DS

60

AT.

PIANO AMMEZZATO

320

290

240

290

50

PIANO TERRA

AT. 50

220

ESIST.

35

360

380

AT.

-95.02

-95.22

PIANO SECONDO INTERRATO

A B 17

16

15

14

13

12

11

10

09

08

07

06

05

PIANO PRIMO INTERRATO

293

325

320

360

400

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300

60

AT.

DS

SV

LT

40

SV 60

DS

SV 60

DS

DS

SV

AT.

PIANO QUATTORDICESIMO

10

40

60

240

240

300

60

AT.

DS

SV

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Uf.

10

Uf.

40

60

DS

SV

Uf.

LT

40

SV

300

DS

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50

18

[ 58 ]

270

270

240

60

300 280

240

280

240

280

240

280

240

280

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240

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280

240

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280

240

280

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280

240 240

300

60

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AT.

360 G

I L

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40

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300

280

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280

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280

240

280

240

280

240

280

240

280

240

40

SV

260

300

AT.

196

400 360

320

320

M

SV

SV

40

DS

40

40

DS

260

300 300

AT.

DS 40

SV

PIANO QUINDICESIMO

10

40

40

40

DS

-7.6

-7.6

DS

40

SV

DS

Uf.

40

SV

PIANO SEDICESIMO

Uf.

AT.

-4

-4

DS

40 40

260

300

AT.

LT

40

40

DS

340,5

280,5 PIANO GARAGE

DS

SV 40

40

SV

0

Banca

Filtro

SV

Uf.

10

40

40

AT.

370

Banca

DS

PIANO DICIASSETTESIMO

10

Uf.

40

40

DS

Uf.

320

320

Banca

DS

SV

AT.

40

SV

260

290 290

DS

SV

LT

LT

40

40

300

280

240

280

240

280

240

270 270 270 270 270 270 270 270 290 290

336 336 336

AT.

DS

320

AMMEZZATO

DS

SV

40

3.2

TERRA

SV

AT.

Uf. 10

40

40

40

LT

Uf.

320

320

240

240

300 280 280

240

270 270 270

316 316 316 316 316 316 316 316 316 336

240

270

316 316 316

280 280 300

260

260

240

350 290

344

300 280 280

270 270

240

280 280

240

270 270

280 280

270 270

240

280 280

270 270

240

280 280

270 290

300 300 300

290

260

300

DS

Scala

Uf.

DS

PIANO DICIOTTESIMO

Uf.

40

40

DS

40

40

10

6.4

AT.

DS

SV

40

LT

Uf.

Uf.

40 300

300

336

290

DS

Uf.

9.76

DS

Scala

DS

SV

AT.

LT

40

40

40

36

DS

SV

40

40

DS

10

40

DS

Uf.

290

DS

Scala

260

290

300

336

SECONDO

PRIMO

0

03

10

40

40

40

36

DS

SV

AT.

40

40

LT

Uf.

Uf.

AT.

DS

SV

DS

LT

Uf.

Uf.

13.12

SV

40

SV

DS

10

260

260

300

300

336

290

DS

Uf.

16.48

40

40

3.2

420

Uf.

60

40

40

36

36

DS

Scala

40

6.4

04

400

Uf.

40

DS

40

DS

36

LT

Uf. 10

260

300

260

DS

Uf.

TERZO

Uf.

40

40

9.76

05

400

SV 60

DS

SV

40

36

LT

Uf. 10

19.84

DS

Scala

LT

Uf.

Uf.

DS

40

40

36

10

240

240

280

280

270 290

300

336

QUARTO

Uf.

23

40

DS

Uf.

26.16

DS

40

13.12

06

400

AT.

40

DS

36

LT

Uf. 10

240

280 280

240

270

280

316 316

QUINTO

Uf.

40

Scala

40

16.48

07

400

40

DS

36

LT

Uf. 10

29.32

DS

Scala

DS

Uf.

LT

Uf.

Uf.

40

DS

Uf.

Uf.

32.48

DS

Scala

240

270

280

316

SETTIMO

SESTO

19.84

08

30

40

40

36

10

240

280

240

280

280

270

DS

Uf.

LT

Uf. 10

240

280

240 240

270

280

316 316

OTTAVO

Uf.

35.64

40

40

23

400

40

SV

DS

36

10

DS

40

26.16

09

AT.

DS

SV

40

36

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Uf.

40

Scala

LT

Uf.

Uf.

38.8

DS

Scala

40

29.32

400

40

40

36

10

DS

40

DS

Uf.

Uf.

41.96

40

DS

Uf.

NONO

270

240

280 280 280

240

270

280

DECIMO

270

280

316 35.64

45.12

DS

Scala

LT

Uf. 10

40

DS

Uf.

270

240

280

240 240 240

270

280

316 316

UNDICESIMO

Uf.

40

Scala

40

32.48

10

40

DS

36

10

DS

Scala

DS

Uf.

40

38.8

400

DS

SV

DS

36

LT

Uf.

40

DS

Uf.

LT

Uf.

Uf.

48.28

DS

Scala

DS 40

10

240

280

280 280

270 270

280

316

TREDICESIMO

DODICESIMO

Uf.

51.44

DS 40

DS

Uf.

270

240

280

240 240

280

270 270

316 316 316

QUATTORDICESIMO

54.6

40

Scala

LT

Uf.

Uf. 10

DS

Scala

DS

Uf.

60

36

40

DS

Uf.

QUINDICESIMO

10

Scala

Uf.

SEDICESIMO

290

240

300

60 240

290

300

344

DICIASSETTESIMO

SV

Uf.

57.76

40

41.96

11

30

30

61.2

10

60

40

45.12

400

PIANO SOTTOTETTO

300 51

40

48.28

12

400

300

324,5 240

350

350

300

51

DICIOTTESIMO

40

51.44

13

400

64.2

L.T

30

270

45 255

30

SOTTOTETTO

40

54.6

14

304,5

57.76

400

289,5

61.2

15

66.75

66.75

289

64.2

420

67.2

67.2

04

03

02

01


› ristrutturazione del moderno Il committente ALTRA PROPRIETÀ

ALTRA PROPRIETÀ

LIMITE APPALTO OPERE CIVILI 7

5 90

274,5

10

205

170

h 2.70 F09

120 210

395,5

45 201

244,5

150

7,5

120

213,5

726

12,5

90,5

52.5 80

260

FM 85

91,5 FM 85

226,5

245,5

19 104 F.M.85 50,5

660

140,5

685

334

3

h 2.80 h 2.40

Area Tecnica

284,5

h 2.40 h 2.70

ASSE ANTA

FM 85

L02

h 2.44

ASSE LAVABO

4

90,5

102

199,5

80

FM 85 F.M.85

4 12,5

75 210

4

75 210

188,5

19 = 42 45

Disimpegno P0AA 04 2.40 A T I T -

120 4

7,5

213,5

2.70 hh2.70 2.40 hh2.40

12,5

395,5

Servizi P0AA 02 2.40 G G R - -

150

244,5

Disimpegno P0AA 06 2.40 A F R - -

3

Pavimento sopraelevato in lamiera d' acciaio su pannello truciolare Rif. SSM C 18

68

68

117

3

117

3

90 210

h 2.40 h 2.70

Open space P0AA 01 var. A F / - -

68

L05

106,5

12,5

21 36,5

Disimpegno P0AA 03 2.40 A T E T -

L02

96

3

7

704 740,5

Disimpegno P0AA 01 2.40 A T E T -

L02

F.M.85

52.5

=

2

356,5

15

7

PARTENZA POSA PAVIMENTI

Disimpegno P0AA 02 2.40 A T I T -

L02 75 210

99 96

L02

75 210

1

= 179,5

F03

=

F04

7

707,5 45

h 2.40 h 2.70

4

75 210

14,5 63,5

55

140

50 =

98 = 40

101

40 200

F.M. 191

167,5 61 1

=

15 179,5

F.M.150

120 210

h 2.40 h 2.70

117

F.M.85 90 210

55

1

=

2

F03

= 21

355

15

7 14

42

4

L02

L05

3

179,5

179,5

F.M.150

7

120 210

75 210

1

161

2

15 2

120

120

L02

F.M. 191

110 110 8

Rivestimento in solid surface Rif. C 46 PORCELANOSA SOLID SURFACE Mod. Snow white 1100

2

=

96 7,5

L/2

75 210

3

15

L/2 7,5

398

Servizi P0AA 01 2.40 G G R - -

1

2

L/2 = =

F.M.85

L02

216

55

55 8

2

SCALA C

DX1

Pavimento in travertino scuro approvato in data 16/06/2016

1

96

1

8

110

SX1

1

75 210

75 210

2 1

Atrio/Filtro P0AA 01 2.40 / T E - -

MC 645

40

4

161

L02

3

L/2 98 L/2 = =

4

20

55

1

15

DX2

SX2

110

140

55 50 = =

60 210

F01

2

1

4 7

50,5

35

48,5

21

32 10

12,5

SCALA B

8

h 2.40 h 2.70

3

115

h 2.70 h 2.40

h 2.40 h 2.40

9

11

filtro + l. calmo P0AA 02 VAR S T / T -

119

1572

7

2341

8

2229

7

F09

6

120 210

5

13 12

252,5

70

3

3 4

15

58

30

5

1 2

a=16.8 p=30

17 16

211,5

F.M.134

30

28 =

18

14

685

181,5

60 100

F01.a

ASSE MEZZERIA LOCALE TECNICO

=

150

210

=

19

F.M.70

52,5

536

7,5

6 FM 85

75 210

290,5

90

6 12,5 4

150

Disimpegno P0AA 05 2.40 A F R - -

3

=

Corpo illuminante Led a incasso

1

1

17,5

52,5

90,5

12,5

75 210

200

F.M. 192

F.M. 191

61 18,5 F.M.85 3,5

199,5

80

194,5

FM 85

h 2.44

2234

246,5

211,5

SCALA A

4

L02

h 2.40 h 2.40

h 2.70 h 2.40

109 66,5

4

4

Locale Tecnico P0AA 01 2.80 S M I M =

75 210

75 210

11

10

7

7 L02

12,5 90 210

L05 L05

ASSE LAVABO

12,5

7,5

19 FM 85

394,5

L02 ASSE ANTA

685

334

685

660

90 210

F01.a

6

9

=

3 3

L02

L02

h 2.70 h 2.40

L02

8

75 210

91

4,5

F.M.85

4

Area Tecnica

25

30

13 12

36,5

3

1

3

15

8

42

40

15,5

80

208,5

FM 85

75 210

L02

F.M.70

17 16

7

252,5

120 1

75 210

ASSE LAVABO

=

L/2 = =

20 52,5

4

FM 85

90,5

45

7,5

216

20

18

14

6

100 ALLINEATO

PARTENZA

209,5

ASSE PORTA

150 626 398 12,5

4

FM 134

150

12,5

19

=

a=16.8 p=30

4 5

37,5

205

h 2.70 246,5 4

h 2.40 h 2.70

=

2

20

90

275,5

165

F.M. 134 7,5

120 210

30

3

129

186,5

h 2.37 6

20

F09

1

199

filtro + l. calmo P0AA 01 VAR S T / T h 2.70 h 2.40

60 100

20

28 67

Creata nel 2009, Antirion è una società di gestione del risparmio (Sgr) indipendente sottoscritta interamente da una cassa di previdenza nazionale. Formata da stakeholder che vantano importanti esperienze nel mercato immobiliare italiano, si occupa dell’istituzione, gestione e promozione di fondi immobiliari di tipo chiuso riservato. Nell’ambito delle sue attività, gestisce sei fondi di investimento. In particolare, il comparto Core, proprietario di Palazzo Italia, attualmente possiede 17 immobili di tipo direzionale tra Roma, Milano e Londra, per una Slp totale di circa 360mila mq. www.antirionsgr.it

Pavimento in gres Rif. SSM C54

ALLINEATO

15

h 2.53 h 2.37

30

ASSE SCALA

100

115

3

h 2.37 h 2.53

606

h 2.37

Antirion Sgr

66°57'

N

Pianta Piano 5

01

120

120

scala 1:50

F.M.135 120 210

10

120 210

F.M.135

22,5 F.M.70 22,5

120 210

F09

120 210

1

F09

288,2

234,5

122

F09

300

F09

22,5 F.M.70 22,5

122

R 555

Corpo illuminante Led a incasso

Corpo illuminante Led a incasso

630

110

*Dettaglio soglia e imbotti da coordinare con scheda tecnica ascensori

58

11

24

10

120 210

F09

75 210

15 94

115

75 156

136

156

F.M.152

190

15

Rivestimento in legno FSC ignifugo a pannelli e doghe 94

106

115,1

Fan Coil a pavimento con sostegno City Multi, mod. PFFV-P40VLRM-E

Griglia 30x52.5 h 20 cm da filo soffitto

150

120 210

F07

L/2

95

115

120

500

11

BACK OFFICE

L/2

1096

40,5

8

213,2

35 12 25

±0.00

95

100

106

Banco reception: Rif. tav. ART_K505_40_I_01_D120 del 13.11.2015

100

Fan Coil a pavimento con sostegno City Multi, mod. PFFV-P40VLRM-E

Muratura in Poroton doppio UNI, armatura passo 60 cm

Muratura in Poroton doppio UNI, armatura passo 60 cm

25

L02

10

106,5

11

Corpo illuminante Led a incasso

120

25,5

Rivestimento in solid surface Rif. C 46 PORCELANOSA SOLID SURFACE Mod. Snow white 1100

107

110

58

25,5

115

115

115

115

312

ASSE ATRIO

Pavimento in travertino scuro approvato in data 16/06/2016 115

200

115

115

344,2

156,5

213 10,5

66 5

320,7

10

84 104,4

66

Zerbino incassato

150 5

38

RFI 086: Distanza tra le ante portata a 2,10 m per ottemperare a norma ASHRAE 90.1.2007

115

PARTENZA POSA PAVIMENTI

115

Le piante di un piano-tipo (il sesto) e del piano terra, che comprende anche il piazzale di ingresso in travertino (courtesy Artelia).

PARTENZA

60

115

PARTENZA

Ingombro bussola

210

-0.02

-0.10

01

Pianta Piano Terra

scala 1:50 A4

inside

Totale controllo individuale

Sviluppate in accordo con la destinazione multitenant dell’edificio le soluzioni di climatizzazione Mitsubishi ELECTRIC Italia Due unità VRF a recupero di calore a espansione diretta per piano. Questa la soluzione non invasiva – le unità sono poste in un cavedio che affaccia sul vano scale – adottata da Mitsubishi Electric per climatizzare Palazzo Italia, un edificio alto, totalmente vetrato ed esposto sui quattro lati. La potenza media è di 40 kW per macchina. Caldo e freddo raggiungono, con tubazioni di mandata e ritorno relativamente brevi, i fan coil distribuiti sui 1.100 mq circa di ogni piano. Ma agli aspetti più propriamente meccanico-impiantistici si aggiunge la tecnologia digitale di controllo: ogni singolo piano è dotato infatti di un centralizzatore touch screen web based operabile anche da remoto via VLan capace di gestire fino a 24 diversi eventi/ giorno per ogni unità. Ciò significa che ogni utente può regolare direttamente e in totale autonomia – o affidarne la gestione direttamente a manutentori autorizzati Mitsubishi Electric – il sistema di climatizzazione dei propri uffici, indipendentemente da quanto avviene sugli altri piani. Operando su protocollo ‘open’, il centralizzatore web based è poi in grado di controllare il sistema di Vmc che fa parte delle dotazioni che Antirion mette a disposizione dei tenant.

Sviluppato in circa 12 mesi, l’intervento impiantistico si è basato sui rilievi effettuati da Artelia ed è stato seguito da Jacobs Italia in qualità di project management. La scelta di posizionare le unità esterne VRF per piano infine, limitando al minimo le interferenze con l’edificio, si è rivelata positiva anche per la velocità del cantiere nel suo complesso.

Mitsubishi Electric

Viale Colleoni 7 - 20864 Agrate Brianza MB Tel. 039 60531 info@it.mee.com | www.mitsubishielectric.it

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› RISTRUTTURAZIONE DEL MODERNO

Artelia Italia Artelia è un gruppo internazionale presente a livello mondiale, leader nell’Ingegneria Integrata, nel project management e nella consulenza. La branch italiana (nella foto l’ingegner Paolo Alberti, responsabile dei lavori e project director dell’intervento di Palazzo Italia), creata nel 2001, si posiziona tra le prime società di ingegneria del Paese (al 15° posto nella classifica 2018 delle società di ingegneria di Aldo Norsa/Il Sole-24 Ore) con un organico di oltre 300 persone tra le sedi di Roma, Milano e Bari. Artelia Italia opera nel settori del retail multisite, building&industry, energia & sostenibilità ambientale, trasporti e sviluppo urbano gestendo la complessità dei progetti con un approccio multidisciplinare. L’head office italiano di Artelia è a Palazzo Italia. www.it.arteliagroup.com

La facciata Est dell’edificio, anche in una vista di dettaglio alla pagina di destra. In alto, particolare della facciata Sud con le schermature orizzontali fisse (foto ©Andrea Artoni).

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venti di bonifica, nonché al consolidamento delle strutture portanti anche con l’inserimento di una nuova scala di emergenza, Palazzo Italia si presenta oggi con una nuova facciata a montanti e traversi in alluminio – realizzata da Schüco Italia – che replicando fedelmente l’originale ne migliora sensibilmente la tenuta all’aria e di conseguenza l’efficienza energetica dell’intero edificio e il cui sistema di schermature motorizzate in lamiera di alluminio microforata assicura il controllo della luce e dell’apporto termico solare negli ambienti interni. Una scalinata conduce al vasto piazzale di ingresso in travertino e da qui alla hall a doppia altezza, riqualificata e riletta nella sua monumentalità spaziale e di materiali alla luce delle esigenze funzionali dettate dalla destinazione multi-tenant dell’immobile. I 18 piani superiori, ciascuno di circa 1.000 mq di superficie, sono stati a loro volta totalmente rinnovati con l’obiettivo di offrire a ogni tenant la massima flessibilità di layout. Ciascun utente potrà così organizzare i propri spazi sia con grandi superfici open space sia con partizioni fisse o mobili a delimitare uffici chiusi, sale riunioni, aree break. Indipendenti anche gli impianti di climatizzazione, serviti ad ogni piano da unità Vrf a recupero di calore di Mitusbishi Electric, e gli impianti elettrici per le utenze private, distinti dall’impianto centrale che integra i sistemi di sicurezza, le telecamere a circuito chiuso (Tvcc) e i controlli degli accessi. Degna di nota la velocità dei lavori, realizzati tra l’altro a edificio parzialmente occupato (due piani): nove mesi per la progettazione e meno di due anni per la consegna, avvenuta a luglio 2017, dell’immobile completato

Antonio Morlacchi


› RISTRUTTURAZIONE DEL MODERNO

inside

Un recladding storico I SISTEMI DI FACCIATA E DI SCHERMATURA SCHÜCO PER RICOSTRUIRE – CON PRESTAZIONI LEED – I PROSPETTI ORIGINALI DI LUIGI MATTIONI L’aspetto più rilevante del progetto di Palazzo Italia, nelle parole del direttore tecnico di Schüco Italia Giorgio Nobile e del project manager ingegner Stefano Capozzi, che con Isa Spa hanno realizzato l’involucro, era il vincolo monumentale imposto dalla Sovrintendenza: le facciate dell’edificio dovevano mantenere, sia pure con nuovi materiali, l’aspetto originale degli anni Sessanta, caratterizzato, sulla facciate principali Est e Ovest, dall’alternanza di fasce trasparenti e opache e da schermature orizzontali scorrevoli in lamiera di acciaio, e sui fronti Nord e Sud da ‘palpebre’ ombreggianti a sbalzo rispetto al filo della facciata. La possibilità di lavorare al progetto in sinergia con Artelia sin dalle fasi iniziali di valutazione delle possibili opzioni di intervento, Schüco ha sviluppato un sistema a montanti e traversi basato sul sistema FW 60+, con larghezza costruttiva dei profili in alluminio di 60 mm, che sulle facciate principali integra, in un pacchetto di profondità complessiva di 50 cm (23 dall’interno al filo vetro e 27 in aggetto), schermature orizzontali mobili in lamiera di alluminio forata ossidate

naturalmente. Una motorizzazione integrata a cremagliere vincolate al telaio permette alla schermatura di scorrere in verticale verso la parte opaca della facciata, all’incirca della stessa altezza della porzione vetrata. La facciata sud monta invece all’altezza del marcapiano un’unica ‘palpebra’ che sporge di circa 60 cm dal piano del vetro, producendo un’ombra più o meno estesa secondo la posizione del sole. Anche le porte automatiche al piano terra sono state realizzate con profili Schüco serie ADS 75 HD, mentre al primo e al 18° piano sono stati posati serramenti AWS 75 apribili (rispettivamente ad anta e scorrevoli). Oggi l’involucro di Palazzo Italia presenta un valore complessivo di trasmittanza termica inferiore a 1,4 W/m²K.

Schüco International Italia Srl

Via del Progresso, 42 - 35127 Padova PD Tel. 049 7392000 info@schueco.it | www.schueco.it

Sezione orizzontale del pacchetto di facciata (courtesy Schüco Italia).

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› LUOGHI DEL LAVORO

La reception accoglie collaboratori e ospiti in un’atmosfera luminosa e trasparente. La linearità geometrica delle pareti e del bancone in legno rappresenta l’introduzione ideale al mood che accomuna tutti gli ambienti: un progetto ricco di materiali naturali e riferimenti corporate, che punta su colori caldi e confortevoli. Il legno conferisce calore e comfort visivo e acustico anche alle sale meeting e alle aree break, oltre a offrire un diffuso senso di benessere.

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› LUOGHI DEL LAVORO

AMUNDI WAVE, MILANO

FLESSIBILITÀ E COMFORT PER IL BENESSERE IN UFFICIO LA PROGETTAZIONE DELLA NUOVA SEDE DELLA SOCIETÀ DI GESTIONE DEL RISPARMIO HA PUNTATO SULLA CURA DEGLI SPAZI DI LAVORO, DELLE ESIGENZE AZIENDALI E DELLE PERFORMANCE AMBIENTALI. IL PROGETTO È DI DEGW, BRAND DEL GRUPPO LOMBARDINI22

Il progetto della nuova sede Amundi Wave di via Cernaia a Milano – certificata Leed Platinum – nasce dalla volontà di riunire sotto un unico tetto i dipendenti e i collaboratori di Amundi Sgr. Una scelta dovuta all’acquisizione, da parte del gruppo Unicredit, di Pioneer Investments e all’esigenza di disporre di spazi adeguati alle mutate dimensioni della società di asset management: più di 400 persone (destinate a diventare oltre 600), raccolte in un unico edificio di circa 8.000 mq. La progettazione è di Degw, brand dedicato al workplace nell’ambito di Lombardini22, che ha lavorato con l’obiettivo di realizzare un luogo in grado di garantire comfort e benessere in funzione della strategia definita con il committente da Jones Lang LaSalle, che in qualità di project manager ha coordinato anche l’esecuzione dei lavori, affidati a Constructors.

La logica progettuale degli uffici si ispira allo smart working, con spazi flessibili e confortevoli per favorire la collaborazione tra le persone. Prima della progettazione degli spazi di lavoro, Degw in collaborazione con Fud, brand del gruppo Lombardini22 specializzato in Branding & Communication, ha portato a termine il processo di Workplace Change Management, un’attività di consulenza focalizzata sulla strategia di comunicazione del nuovo habitat lavorativo ai dipendenti della società. Lo scopo è offrire un supporto alle organizzazioni nel momento del cambiamento dell’ambiente di lavoro, con l’obiettivo di coinvolgere le persone per creare consenso verso i nuovi spazi. Il processo di Workplace Change Management si è strutturato a partire dal Project Naming (denominazione del progetto) e dal logo realizzato per comu-

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› LUOGHI DEL LAVORO

Alessandro Adamo | Degw Diretta da Alessandro Adamo, architetto e partner di Lombardini22, dal 1985 Degw opera nel settore del workplace con i servizi di consulenza organizzativa e immobiliare, space planning, interior design e workplace change management. Degw aiuta le aziende a migliorare la propria performance adeguando lo spazio di lavoro alle strategie aziendali e ai bisogni delle persone. Oltre alla sede Prysmian, di recente Degw ha progettato gli spazi di lavoro della Microsoft House di via Pasubio a Milano, la nuova sede EY a Milano e l’headquarters Alcatel Lucent a Vimercate. www.degw.it

FANTONI 4Akustik Per l’insonorizzazione dei vari spazi è stato scelto 4akustik, il sistema fonoassorbente utilizzabile a parete e a soffitto, costituito da lamelle in Mdf, nobilitate, laccate o impiallacciate che unisce le più elevate performance di fonoassorbimento con i massimi livelli di salubrità e sicurezza (certificato F4stelle e Bs1-d0). 4akustik è mappato Leed.

nicare la nuova sede e l’immagine aziendale). La fase successiva, il Change Agent Training, ha previsto la formazione di alcuni collaboratori (i change angel) in grado di comunicare il cambiamento ai colleghi (gruppi di circa 30 persone). Oltre alle visite in cantiere, è stata organizzata una presentazione allargata all’intero staff, per comunicare ai dipendenti il progetto della nuova sede e le nuove linee guida. Alla conclusione del processo è stato infine redatto un Welcome book, il volume conclusivo sul processo di cambiamento.

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La nuova sede di Milano si sviluppa su sei piani, cinque fuori terra e uno interrato: ognuno di essi è dedicato a una direzione dell’azienda, per meglio suddividere funzioni e competenze. Dal piano terra fino al terzo piano sono 431 le postazioni operative in open space allestite con una scrivania, delimitata da un pannello fonoassorbente, cassettiera e seduta operativa; alle spalle delle postazioni sono presenti armadi con ante scorrevoli per l’archiviazione della documentazione personale e del team, mentre nell’open space sono presenti anche ar-


› LUOGHI DEL LAVORO

madi guardaroba. Solo cinque gli uffici singoli, allestiti con un tavolo di medie dimensioni che può ospitare fino a sei visitatori, al fine di consentire riunioni in gruppi medio-piccoli. Sei le postazioni manager in open space riservato, separate da una struttura di lamelle in legno e allestite con scrivania e due sedute per i visitatori (in alcuni casi sono state dotate di divano e tavolino per riunioni più informali). In totale, le postazioni di lavoro allestite sono 442. Nei pressi delle aree open space si trovano

alcuni spazi, dotati di poltroncine, pouff e tavolini. Le aree di supporto cadenzano gli ambienti come presenze incastonate negli spazi: sono state create per favorire l’interazione tra colleghi. Ai vari piani sono presenti sale informal meeting, allestite con poltroncine e tavolini in un ambiente chiuso, acusticamente isolato; 17 sale meeting (13 grandi, con 10-16 posti a sedere, tre con otto posti e uno da cinque) attrezzate per poter gestire skype meeting e condividere lo schermo e il pc portatile. A ogni piano le meeting acquistano un nome identificativo:

sono intitolate a vini italiani, icone del design e artisti. Sono state inoltre previste, in zone dedicate per non arrecare disturbo alle persone degli open space, quattro aree break, dotate di tutte le attrezzature necessarie. Al piano terra si trova anche la caffetteria, pensata anche per organizzare piccoli eventi. Sono stati inoltre previsti spazi di piccole dimensioni come i phone booth, allestiti con scrivania e seduta, che possono essere utilizzati anche per attività che richiedano concentrazione o conference call. Sono state allestite quattro skype room dotate della strumentazione tecnologica idonea e allestite con tavoli e sedute. Al quarto piano, dedicato al top management, la vip break è dotata di una kitchenette, un tavolo alto con sgabelli, un grande tavolo cablato, un monitor, una zona lounge e una porta finestra che la collega con un terrazzo, cui affaccia anche la board room, che può ospitare fino a 19 persone, allestita con un grande tavolo e

Sopra, la Board Room allestita con il grande tavolo UniFor che può ospitare fino a 19 persone.

Al piano terra si trova la caffetteria, pensata anche per organizzare piccoli eventi. Nella foto di sinistra, tavoli Inox e Stylus, sedie Nemea e sgabelli Babila, tutto Pedrali.

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› LUOGHI DEL LAVORO

Paolo D’Angelo | Constructors Paolo D’Angelo, ingegnere, è Managing Director di Constructors, realtà da lui fondata nel 2007 e che oggi ha sedi in Italia, Germania e Francia e lavora in tutta Europa. È entrato nel comparto delle costruzioni alla fine degli anni ‘90, maturando una vasta esperienza in tutte le discipline di settore, comprese il quantity survey, il business development e la direzione d’azienda. Ha operato nei settori terziario, retail e turistico alberghiero. www.constructors.it

Postazioni operative con sedute Steelcase. Think è la sedia smart, semplice e sostenibile che risponde intuitivamente ai movimenti del corpo. Dotata di meccanismo di autoregolazione con inclinazione sincronizzata e direttamente proporzionale al peso dell’utente.

sedute per le riunioni aziendali. Al piano interrato si trovano la palestracon due sale per l’attività sportiva e tre blocchi spogliatoio e bagni; una sala dedicata a pilates, un’altra attrezzata con tavoli di riunione (Innovation lab), uno spazio pensato per attività creative (bench) e la Flexible Area: uno spazio riconfigurabile, allestito con una gradinata e con cubi e sedute adatta ad attività di training e brainstorming. Al piano terra, Agorami è un’area pensata per grandi riunioni aziendali ed eventi; è attrezzata per ospitare circa 80 persone, è dotata di podio e sedute e tavolo per i relatori. Grazie agli arredi riconfigurabili è facilmente adattabile per eventi e riunioni. Nella progettazione degli ambienti Degw ha operato scelte su misura: ogni stanza, ogni ambiente è declinato per ca-

ratteristiche, design, colori, stili e mood secondo la funzionalità dello spazio e il livello di privacy necessario. Ogni piano rappresenta una composizione fatta di volumi con forme, dimensioni e colori diversi. La reception a piano terra accoglie collaboratori e ospiti in uno spazio luminoso e trasparente. La linearità geometrica delle pareti e del bancone in legno che caratterizza la reception rappresenta l’introduzione ideale al mood che accomuna tutti gli ambienti. Il legno è infatti stato scelto per dare calore e comfort visivo e acustico alle sale meeting e alle aree break, oltre a diffondere benessere. Una sensazione ottenuta attraverso i controsoffitti, i pannelli fonoassorbenti (geometrici e a intarsio), i pavimenti e gli arredi tra una postazione e l’altra, le quinte e le armadiature di legno

CREDITI Realizzazione Uffici Località via Cernaia 8/10, Milano Committente Amundi Sgr Impresa esecutrice Constructors Srl Project Management Jones Lang LaSalle Progettazione Degw (space planning, interior design, change management)

Team di progetto Alessandro Adamo (client

leader), Giuseppe Pepe (design leader), Valeria Romanelli (senior architect)

Pareti impacchettabili Anaunia Rivestimenti e controsoffitti Fantoni Pellicole 3M Arredi Arper, Pedrali, Sedus, Steelcase, UniFor Luci Artemide, Flos, Foscarini, Muuto, Zumtobel Anno 2017 - 2018 Superficie 8.000 mq Fotografie Dario Tettamanzi

Pianta del 4° piano.

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› LUOGHI DEL LAVORO

IL CANTIERE AMUNDI È STATO GESTITO IN QUALITÀ DI GENERAL CONTRACTOR DA CONSTRUCTORS IMPRESA IN FORTE ESPANSIONE CHE OLTRE ALLE 2 SEDI ITALIANE, MILANO E ROMA, HA SEDI IN FRANCIA E IN GERMANIA. QUI HA LAVORATO CON UN INTERESSANTE CONTRATTO IN TRASPARENZA COSTI+FEE A LIBRI APERTI, DENOMINATO OPEN BOOK

CONSTRUCTORS, OPEN BOOK appalto in trasparenza La chiave del successo di ogni cantiere, l’elemento che più di ogni altro consente di portare a termine con successo i lavori è la corretta gestione economica del processo Design & Build. Constructors, impresa in forte espansione che opera come General Contractor in Italia, Francia e Germania, propone l’attuazione di un contratto di Construction Management del tipo Costi+Fee a libri aperti, chiamato anche Open Book. Una forma contrattuale che garantisce al cliente il costante controllo della gestione del budget in trasparenza, favorendo così rapidità di esecuzione e sicurezza del raggiungimento degli obiettivi. Non solo, come viene evidenziato nello schema in questa pagina, il controllo dei costi favorisce una rapida partenza del progetto e offre flessibilità nelle scelte progettuali senza variazione del costo globale del progetto. La scelta di tale regime di appalto è basata su tre importanti vantaggi in termini di costi, di rispetto dei tempi, della generazione di utili. La riduzione della spesa che Constructors realizza, acquistando direttamente alla fonte in completa trasparenza con il cliente finale ed evitando i ricarichi eccessivi tipici delle imprese generali, si attesta su un risparmio reale dal 10% al 15%.

La percentuale di rischio per ritardi che si riduce frazionando le commesse. Con il tradizionale metodo italiano di un’unica impresa generale, o al limite di tre Main Contractors (Elettrico, Meccanico, Civile) il rischio di cattiva performance da parte di uno di questi incide sulla riuscita del progetto per almeno il 30%. Constructors, lavorando con un alto numero di sub o micro sub-fornitori può abbassare notevolmente la percentuale di rischio e, nel caso di problemi con un subappaltatore, lo può sostituire facilmente. La consapevolezza fin dal primo giorno del costo di gestione della commessa e del mark up di profitto dell’impresa che rimane costante durante tutta la durata del progetto. Constructors gestisce queste procedure per tutti i contratti di sub-appalto e fornitura producendo una serie di Cost-Plan continuamente aggiornati durante la fase di pre-costruzione e di costruzione, garantendo al cliente la certezza di aver acquistato al miglior prezzo sul mercato e una trasparenza totale su tutte le attività della supply chain. Con l’Open Book, ogni risparmio ottenuto nell’acquisto tornerà a far parte del budget, garantendo o un risparmio assoluto sul progetto, o la possibilità di incrementare o modificare lo stesso senza variare il totale dello stanziamento iniziale.

METODO COSTRUTTIVO ITALIANO CLASSICO Constructors propone un contratto di Construction Management del tipo Costi+Fee a libri aperti, chiamato anche Open Book.

METODO DESIGN & BUILD / OPEN BOOK


› M9 - MUSEO DEL NOVECENTO

MUSEO DEL NOVECENTO, MESTRE

M9 IL METAPROGETTO «Venezia è da tempo un cliché e ormai è diventata una sorta di caricatura di se stessa – ci disse Matthias Sauerbruch otto anni fa, intervistato dal nostro giornale quando vinse il concorso internazionale per l’M9 – Mestre invece è l’estremo opposto: è il luogo dove la gente vive, la città si trasforma, in una parola è più genuina» e concluse affermando come l’idea di realizzare il museo del XX secolo proprio a Mestre fosse particolarmente azzeccata «perché Mestre, nel bene e nel male, è proprio un prodotto del XX secolo» [ 68 ]

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Inaugurato l’1 dicembre, M9 è molte cose insieme e già il termine ‘museo’ è fuorviante. M9 non espone ‘collezioni’ bensì, attraverso installazioni multimediali e interattive disposte su due piani, un secolo di storia d’Italia organizzata in due grandi cornici concettuali – “guardarsi dentro”, che spettacolarizza informazioni e statistiche sulla struttura e l’evoluzione della società italiana nel corso del Novecento, e “guardare fuori”, dove l’attenzione è rivolta alla politica e agli eventi sociali e culturali che hanno influito sulla vita degli italiani in questi cent’anni. Ma l’intero progetto – tra i 40 selezionati per il Mies Award 2019 – che riguarda due siti (il complesso ecclesiastico e l’area retrostante) in precedenza adibiti a convento e poi a caserma e comprende numerose funzioni, è prima di tutto un

intervento di rigenerazione urbana per una porzione di città – Mestre è Comune di Venezia – cresciuta in modo disordinato intorno a vecchi borghi via via assediati da snodi infrastrutturali, abitazioni per i lavoratori della vicina Marghera e funzioni per gli abitanti della laguna che si trasferivano in terraferma. A Mestre oggi vivono 180mila persone mentre i residenti nel centro storico della città lagunare sono poco più di 50mila, con 10 milioni di turisti all’anno (dati Istat 2017). Ecco dunque che M9, che è anche intrattenimento e retail, assume una funzione strategica per il futuro sviluppo dell’intera città con un’auspicabile funzione di richiamo verso una parte almeno di quei turisti che ogni anno invadono Venezia. Il complesso sviluppa una varietà compositiva che rivela le intenzioni confluite nel


› M9 - MUSEO DEL NOVECENTO

La facciata di ingresso dell’M9, con il taglio diagonale che porta luce alle scale e, sopra, la reception del museo. Nel disegno, l’organizzazione degli spazi e le loro destinazioni (foto ©Alessandra Chemollo).

progetto di Sauerbruch Hutton. I percorsi pubblici che lo attraversano lo rendono permeabile alla città e da ogni lato creano motivi di sorpresa e di interesse. Aperto a sud al centro cittadino e alla tramvia su gomma che lo collega alla stazione ferroviaria, da nord vi si accede invece passando per l’ex-convento, i cui ambienti sono stati trasformati e riconvertiti in spazi espositivi retail e ristoranti che si aprono sul chiostro, protetto da una moderna copertura in pvc ‘Precontraint’ di diverse inclinazioni retti da otto colonne in acciaio di 15 metri di altezza all’interno delle

quali scorrono canali per la raccolta delle acque. Attraversando il chiostro si raggiunge il sito culturale che dà il nome all’intervento, con il rivestimento in 20.822 elementi custom (ortogonali, trapezoidali e speciali di scossaline e architravi) di ceramica policromi posati a correre in diagonale su una sottostruttura che avvolge il volume trapezoidale, l’oggetto architettonico più evidente della trasformazione. Da tale rivestimento emerge, intorno all’ingresso vetrato, al livello +3 e in alcuni dettagli, il cemento a vista che caratterizza anche

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› M9 - MUSEO DEL NOVECENTO Sce Project Sce Project è la società di ingegneria e architettura nata nell’aprile del 2001 dall’iniziativa di Fabrizio Bozzi, Stefano De Cerchio e Manuela Fantini. SCE Project vanta un team composto da oltre 100 persone tra ingegneri, architetti e tecnici specializzati. In poco più di quindici anni la società ha realizzato più di 700 progetti in Italia e all’estero, affermandosi come punto di riferimento nei settori del project management, della progettazione integrata e del construction management. La Progettazione Integrata è il risultato dell’approccio collaborativo di un team multidisciplinare di specialisti con obiettivi comuni. Appassionati esperti del proprio lavoro, i professionisti di Sce Project accolgono con entusiasmo le sfide più complesse e contribuiscono in modo sinergico e creativo alla valorizzazione di ogni progetto. www.sceproject.it

In questa pagina, l’ex-convento di via Poerio i cui spazi sono adibiti a retail e ristorazione. Il chiostro è protetto da una copertura in pannelli di pvc ‘Precontraint Highly Translucent’ a diversi orientamenti retti da colonne in acciaio alte 15 metri, al cui interno corrono canalizzazioni che conducono l’acqua piovana in una vasca di laminazione (foto ©Alessandra Chemollo).

gli interni, ad esempio lungo l’ampia scalinata che conduce al primo dei tre livelli espositivi, illuminata dall’esterno da un sottile taglio a nastro che percorre un intero fianco. «La scelta dei materiali – spiega Louisa Hutton – dialoga per opposizione con la natura ‘virtuale’ del museo e quindi è molto concreta: calcestruzzo a vista, composito di legno di faggio, trachite per la pavimentazione esterna». Quanto al rivestimento policromo, le 17 tonalità della palette ripropongono i colori della città, dal rosso cupo degli edifici storici e con il quale è intonacato anche il chiostro, agli ocra e ai grigi degli edifici civili fino al bianco del cielo che a Mestre raramente si rivela azzurro. La volontà è quella di creare un primo episodio architettonico significativo che contribuisca al riordino della città riconoscendo però nei colori una delle cifre di Mestre, che nel bene e nel male è un risultato del Novecento stesso. Dal foyer del piano terra, che contiene anche un ristorante, i visitatori possono accedere all’auditorium da 190 posti che si sviluppa ad anfiteattro sottoterra, o ai livelli espositivi superiori: i primi due, black box dedicati all’esposizione storico/ sociologica permanente con ambienti rivestiti di nero dove risaltano le installazioni multimediali, e il vasto livello delle esposizioni temporanee (L’Italia dei foto[ 70 ]

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grafi, in corso fino al 16 giugno, è dedicata alla fotografia d’autore) al contrario inondato di luce che scende dalla copertura a shed. Qui un terrazzo con parapetto vetrato si apre sulla città e permette di osservare dall’alto la nuova copertura del vicino chiostro. Accanto all’M9 i due volumi di servizio

A destra, tre immagini degli ambienti interni dell’M9: scale, corridoi ai piani e, nella foto in basso, la grande sala delle esposizioni temporanee al terzo piano. La scelta dei materiali è molto concreta, in opposizione alla natura ‘virtuale’ del programma espositivo permanente (foto ©Alessandra Chemollo).


› M9 - MUSEO DEL NOVECENTO

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› M9 - MUSEO DEL NOVECENTO

foto ©Kalle Koponen

Sauerbruch Hutton Fondato nel 1989 da Matthias Sauerbruch (Costanza, 1955) e Louisa Hutton (Norwich, 1957), entrambi laureati all’Architectural Association di Londra, lo studio Sauerbruch Hutton con sede a Berlino conta oggi circa 90 collaboratori. Tra i lavori più noti il quartier generale di Gsw a Berlino (1999), la stazione di polizia e dei vigili del fuoco per il quartiere governativo a Berlino (2004); la Federal Environmental Agency a Dessau (2005), il museo Brandhorst (2008) a Monaco di Baviera, la sede dell’Adac (2012) e la riqualificazione (2014) di un edificio per uffici degli anni Ottanta per Munich Re sempre a Monaco, la sede del ministero dello sviluppo urbano e dell’ambiente (2013) e lo studentato modulare Woodie a Amburgo (2017), la chiesa protestante Immanuel e gli Oval Offices (2013) a Colonia. Lo studio aveva già lavorato in Italia con il progetto di trasformazione urbana Mac inaugurato nel 2010 in zona Maciachini a Milano. Ultimo in ordine di tempo, a marzo 2019 verrà inaugurato a Hellbronn il museo della scienza Experimenta. Attualmente Mattias Sauerbruch è direttore del dipartimento di architettura dell’Akademie der Künste di Berlino. www.sauerbruchhutton.de

delle ‘cavallerizze’, già malandati depositi militari demoliti e ricostruiti uguali nelle forme ma del tutto diversi nei materiali, a segnare l’evoluzione tecnologica che contraddistingue l’edificio, il solo museo – insieme al Muse di Renzo Piano a Trento – a potersi fregiare di una certificazione Leed Gold

In questa pagina un’altra vista del rivestimento policromo del nuovo edificio e il bow window che dal terzo piano affaccia su via Brenta Vecchia. Nella pagina di destra il complesso, con la copertura a shed rivestita in zintek®, inserito nel panorama della città, sotto una sezione del museo (foto ©Alessandra Chemollo).

inside

SAN.CO

Sicurezza, design e tecnologia Il filo conduttore del progetto, ovvero l’utilizzo del baubuche in tutte le sue possibilità, ha portato San.Co ad esprimere tutta la propria versatilità, sviluppando e realizzando soluzioni su misura per le esigenze del progetto M9. Sono state fornite, oltre alle porte le tagliafuoco, cavallo di battaglia dell’azienda, anche le boiserie con porte vie di fuga integrate, i controsoffitti, i banconi reception, gli arredi nella zona lockers e bookshop, fino ai corrimano delle scale. Tra le varie aree che hanno visto l’intervento di San.Co vi è stato anche l’auditoriumin cui sono state fornite le porte, i rivestiment e i soffitti in baubuche. Tutte le forniture sono state certificate per la reazione al fuoco in classe B, s2-d0 e per la resistenza al fuoco secondo la norma EN 1634-1. Sono state installate molte tipologie di porte in legno, tagliafuoco e non, con diverse caratteristiche: dalle porte a doppia anta e a filo muro, alle porte EI 60’ ad abbattimento acustico, fino ad alcune porte completamente personalizzate in esclusiva per M9.

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SAN.CO

Via Fornaci, 26 38062 Arco TN Tel.0464 588111 mail@sancoct.com www.sancoct.com


› M9 - MUSEO DEL NOVECENTO

I NUMERI 110 milioni di euro l’investimento 7 corpi di fabbrica 280 mq auditorium/cinema 2.610 mq esposizione permanente (1° e 2° piano)

1.400 mq esposizioni temporanee (3° piano) 2.485 mq superficie interrata 276 pannelli fotovoltaici 86.000 kWh/anno da 276 pannelli fotovoltaici 63 sonde geotermiche a 110 m. per riscaldamento/raffrescamento

inside

LAMM

Adattabilità e comfort L’auditorium di 280 mq dell’M9 è stato completato nell’allestimento con 190 poltrone Unica di LAMM. Progettate dal Dipartimento Ricerca & Sviluppo dell’azienda, queste sedute si contraddistinguono per il comfort associato a un design che si adatta ai contesti più diversi. Selezionate nella versione con schienale alto e fiancate in legno a vista, le poltrone sono installate con disposizione in file dritte su gradoni. Il sedile, con dispositivo a gravità che ne consente il ribaltamento con movimento ammortizzato, e lo schienale, con inclinazione diversificata per una perfetta visuale, sono in poliuretano schiumato a freddo rivestiti in tessuto di colore nero, mentre le fiancate hanno finitura in legno tinto nero. Ogni seduta è attrezzata sul lato destro con una tavoletta di scrittura ribaltabile a scomparsa mentre nella parte inferiore, facilmente accessibili, sono posizionate le prese elettriche e USB. Per soddisfare specifiche esigenze di progetto, le poltrone sono posizionate all’interno dalla sala con interassi differenziati: 54 e 56 cm nella parte centrale; 58 cm nei settori laterali.

LAMM

Via Verdi, 19/21 43017 San Secondo Parmense (PR) Tel. 0521 877511 info@lamm.it | www.lamm.it

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› M9 - MUSEO DEL NOVECENTO CREDITI Realizzazione M9, museo interattivo del Novecento e distretto commerciale Località Venezia Mestre Committente Fondazione di Venezia Progetto architettonico e direzione artistica Sauerbruch Hutton, Matthias Sauerbruch, Louisa Hutton e Juan Lucas Young

Coordinamento e sviluppo Polymnia Venezia Progettazione integrata e strutturale Sce Project, Stefano De Cerchio

Progettista impianti meccanici

Hospital Engineering Group, Bruno Tomaselli e Franco Gazzola

Progettista Impianti elettrici e speciali Studio tecnico Giorgio Destefani

Direzione lavori

Sce Project, Stefano De Cerchio

Coordinamento sicurezza in fase di progettazione e realizzazione FM Ingegneria Advisor Leed Thetis Spa Impresa edile Icm Spa Facciata ventilata museo e edificio amministrativo Synthesis Group Realizzazione rivestimenti interni, porte tagliafuoco e vie di fuga, controsoffitti, arredi e corrimano, tutto in BauBuche San.Co Realizzazione pavimentazione interna in legno BauBuche Maccani Pavimenti Realizzazione pavimentazione in trachite Martini Costruzioni Srl

Progettazione esecutiva membrana di copertura del chiostro form TL Posatura membrana Plasteco ALLESTIMENTI Progettista, coordinatore e Direttore Lavori Studio Grisdainese, Stefano Gris

Responsabile Lavori Sandro Favero Coordinamento sicurezza in fase di progettazione Studio Grisdainese Luisa Tonietto

Coordinamento sicurezza in fase di realizzazione FM Ingegneria

Alessandro Bonaventura

Progetto antincendio

Gae Ing. Giuseppe Amaro

Progetto grafico CamuffoLab Allestitore Gruppo Fallani Progettazione installazioni multimediali

Carraro Lab, Clonwerk-Limiteazero, Dotdotdot, Karmachina-Engineering Associates, Nema FX

System Integrator Mosaico Group Tecnologie Auditorium-Cinema 4k Ospitata in ambienti completamente bui al primo e al secondo piano, l’esposizione multimediale permanente che con allestimenti digitali, video, schermi a 180° e visori 3D di ultima generazione ripercorre un secolo di storia degli italiani. Il biglietto d’ingresso, provvisto di Qr Code, permette ai visitatori di interagire con alcune installazioni favorendo il coinvolgimento attivo anche con finalità didattiche (foto ©Alessandra Chemollo).

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3P Technologies

MATERIALI E PRODOTTI Piastrelle ceramiche delle facciate Nbk Keramik

Lattonerie e copertura in zinco-titanio

Zintek Srl

Teli di copertura del chiostro Serge Ferrari Pavimentazioni interne e controsoffitti in faggio lamellare Pollmeier BauBuche Ascensori e scale mobili Schindler Poltrone auditorium Lamm


sAUERBRUCH HUTTON iNTERNATiONAl

m9 .GIOCO dI CROmIE è sTATA AffidATA A syNTHEsis GROUp, REAlTà CON 30 ANNi di EspERiENzA NEl sETTORE dEi RivEsTimENTi EsTERNi, lA REAlizzAziONE dEllA fACCiATA dEl NUOvO mUsEO m9 di mEsTRE le ceramiche policrome, in 17 tonalità, sono state scelte dallo studio berlinese sauerbruch Hutton tenendo conto dei colori tipici della città. Com e so cio attivo GBC (G r e e n Building Council) italia, synthesis promuove l’edilizia sostenibile ed è particolarmente orgogliosa di aver contribuito alla realizzazione dell’m9, pre-certificato leed Gold.

www.synthesisgroup.it - info@synthesisgroup.it


› OSPITALITÀ

Una parte dell’albergo diffuso Aquatio vista dallo spazio pubblico della reception che si apre su via Conche, recupero di uno dei ‘vicinati’ che caratterizzano la città vecchia. A destra, vista su Matera e la chiesa rupestre di Santa Maria di Idris dalla parte alta del complesso (foto ©Jürgen Eheim).

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› OSPITALITÀ

via S.Francesco Paolo Vecchio

gradelle S.Francesco Paolo Vecchio

gradelle S.Francesco Paolo Vecchio

gradelle S.Francesco Paolo Vecchio

vico Mannese

via Conche

via Conche +1.33 (362.94)

AQUATIO CAVE LUXURY HOTEL & SPA, MATERA

GUTTA CAVA LAPIDEM La goccia che scava la roccia è il motivo conduttore di questo albergo diffuso di Matera. Un progetto ricettivo e al contempo di riqualificazione urbana realizzato da Cosimo dell’Acqua e Simone Micheli, che trasformano spazi antichi in ambienti moderni e confortevoli Pur semplificata, la sezione in alto illustra la complessità dell’intervento, che coinvolge un insieme di costruzioni, in parte scavate e in parte costruite – nella logica edificatoria della città storica, che nei secoli è cresciuta sopra se stessa – e di spazi pubblici che pur connettendo i diversi ambienti rimangono vie, scale e slarghi urbani. Una porzione di una suite si estende fin sotto le fondazioni del vicino Palazzo Lanfranchi (courtesy Cosimo dell’Acqua).

Abitata con continuità da più di 10mila anni, Matera si fonda sull’acqua: acqua che scorre sul fondo dei canyon dei Sassi, sotto le strade carrabili realizzate negli anni Trenta; acqua che erode i banchi di calcarenite modellando il paesaggio; acqua fin dall’antichità raccolta con i ‘conci’ e incanalata verso pozzi e cisterne – impermeabilizzati in cocciopesto – che erano anche elementi di vita comune dei vicinati che vi attingevano. Acqua che penetrando nella pietra dei Sassi era però la maledizione delle grotte perennemente umide, dove si accumulava anche il vapore acqueo della vita umana e animale che le abitava. Matera, dove strade, case e palazzi si fondono in un

paesaggio insieme naturale e urbano unico al mondo, tra città scavata e città costruita con i materiali di scavo: qui gli architetti Cosimo dell’Acqua e Simone Micheli hanno trasformato una porzione di circa 5.000 mq del rione Sasso Caveoso nell‘albergo diffuso di Aquatio, con numerose camere collocate su un costone immediatamente ai piedi del belvedere di piazzetta Pascoli accanto a Palazzo Lanfranchi, nella contrada denominata ‘Conche’ – dalla presenza di ‘conconi’ e fossi nei quali l’acqua ristagnava e dove giocavano i bambini e gli adulti si lavavano – risalente al XIII secolo. Punto di partenza un rilievo architettonico preciso del complesso sistema di palazzi, strade, grotte e cisterne rientranti nella convenzione della sub-concessione con il Demanio – l’intervento è stato realizzato esclusivamente con risorse private, senza contributi pubblici – e l’osservazione minuziosa dei segni lasciati nel tempo dall’uomo. Dopo lavori di sgombero durati due anni, le superfici scavate e le volte sono state riportate alla loro condizione iniziale di colore, come se lo scavo fosse stato appena realizzato: rimossi scialbature e intonaci, nella calcarenite sono ricomparse anche tracce di conchiglie fossili. Ovunque si è cercato di evitare che le necessità impiantistiche intaccassero la superficie delle pareti e delle volte realizzando tutti gli impianti sotto-quota pavimento. Anche l’illuminazione proviene dal basso, con corpi illuminanti discreti e di effetto scenografico. L’ingresso, nella parte più bassa del complesso, si apre su due slarghi che mantengono la pavimentazione in chianche, che prosegue anche negli ambienti interni

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› OSPITALITÀ

Cosimo dell’Acqua Dopo la laurea in Architettura nel 1993 all’Università di Pescara e due anni trascorsi presso il Dipartimento di Tecnologie del Recupero Edilizio presso la stessa Università come assistente di Jacopo Gardella, Cosimo dell’Acqua (Matera, 1966) apre il proprio studio a Matera e collabora con Ignazio Gardella al progetto di recupero di alcune chiese rupestri nella zona archeologica della città. Specializzato in progetti di restauro, dell’Acqua ha al proprio attivo numerosi interventi nei rioni Sassi, anche con opere di edilizia economica e popolare, oltre a diversi progetti per residenze private sia nella parte ‘nuova’ della città sia a Roma. Negli ultimi anni dedica crescente attenzione al progetto di strutture alberghiere, con un albergo già realizzato a santa Maria di Leuca (Lecce) e altri progetti in ambito ricettivo a Matera. In questa pagina, dall’alto: la piscina del centro benessere è costruita in una delle grotte recuperate; la scultura di Simone Micheli al centro della vasca cela gli impianti; una camera dell’hotel caratterizzata come il resto della struttura da arredi bianchi e fluidi disegnati da Simone Micheli che celano anche, in primo piano, gli elementi Daikin per la climatizzazione, sempre staccati dalle pareti; vista notturna della corte esterna del centro benessere. Nell’altra pagina, molte camere si aprono direttamente su spazi pubblici della città: le chiusure sono in legno con vetro antisfondamento. Foto a destra, una vasca inserita in un ambiente in parte costruito e in parte scavato (foto ©Jürgen Eheim).

CREDITI Realizzazione Aquatio cave Luxury Hotel & Spa Località Matera rione Sasso Caveoso Committente Dierresseti, Matera Superficie complessiva circa 5.000 mq Cronologia 2010 - 2018 Progettazione architettonica e D.L. Architetto Cosimo dell’Acqua

Progettazione di interni e illuminotecnica Simone Micheli Architectural Hero

Identità visiva Roberta Colla General contractor Stila Illuminazione Status; Terzani Interruttori, placche e sistemi di accesso delle suite Ave Climatizzazione Daikin Realizzazione centro benessere Tecnowell Sistema audio Tutondo Arredi (a catalogo e su misura) Arbloc,

Adrenalina, Continental Skai, Con & Con, Arca

Rubinetterie Grohe Ceramica sanitaria Porcelanosa Grupo

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› OSPITALITÀ

Simone Micheli Architectural Hero Simone Micheli fonda l’omonimo studio di architettura nel 1990 e nel 2003 la società di progettazione Simone Micheli Architectural Hero con sedi a Firenze, Milano, Puntaldia, Dubai, Rabat e Busan. Ha curato diverse mostre tematiche di fiere internazionali di settore. Nel 2007, al 30° Congreso Colombiano de Arquitectura a Baranquilla rappresenta l’interior design italiano. Nel 2008 firma la mostra La Casa Italiana nel Museo della Scultura Mube a San Paolo in Brasile; nel 2009 le mostre al Museo Franz Mayer di Città del Messico e al Centro de las Artes a Monterrey. È docente al Poli. design e alla Scuola Politecnica di Design di Milano.
Opera nel campo dell’architettura, dell’interior design, del design e del visual design con creazioni sostenibili e attente all’ambiente. www.simonemicheli.com

della reception, del ristorante e del centro benessere, degli antichi vicinati. Qui, in un’antica cisterna recuperata, lungo un canale esterno ricostruito e visibile, confluiscono le acque piovane raccolte da una parte della struttura e utili ad alimentare i servizi. Nel centro benessere, ricavato recuperando locali ipogei risalenti al IX secolo, l’acqua torna dove è sempre stata: la grotta più grande ospita una piscina bordo sfioro, intonacata con tecniche tradizionali. Un grande totem bianco al centro dello specchio d’acqua nasconde la parte impiantistica. Vecchie cisterne recuperate sono state trasformate in docce emozionali, una parte dei lettini è stata ricavata modellando la roccia. Non mancano spazi massaggio, hammam, sauna, cabine estetiche, zone relax. Le camere – distribuite lungo i diversi livelli della

struttura e servite da un ascensore realizzato nella roccia o da percorsi pedonali pubblici in parte coperti – seguendo la tradizione costruttiva dei Sassi sono in parte costruite, specie nella parte alta del complesso dove in alcuni casi sono dotate di terrazze private, e in parte scavate, trasformando gli spogli antri di una volta in ambienti spaziosi e confortevoli, arredate da Simone Micheli che di Aquatio ha sviluppato tutto il progetto di interior design e di illuminazione con arredi disegnati e realizzati su misura: bianchi, lucidi, fluidi e senza spigoli che paiono galleggiare sui pavimenti e, anche quando si tratta di quinte funzionali all’organizzazione degli spazi, non toccano mai le pareti di calcarenite

Antonio Morlacchi

Comfort ambientale in tutte le stagioni UN SISTEMA DAIKIN AD ELEVATA EFFICIENZA ENERGETICA PROGETTATO SU MISURA E RESO INVISIBILE GARANTISCE LA CLIMATIZZAZIONE E IL CONTROLLO DELL’UMIDITÀ E DELLA QUALITÀ DELL’ARIA IN TUTTI GLI AMBIENTI DI AQUATIO La tecnologia impiantistica di Aquatio si basa su un sistema centralizzato a espansione diretta VRV Daikin con recupero di calore con produzione integrata di Acs che minimizza consumi energetici e impatto ambientale, ed è frutto di un progetto sviluppato ad hoc per rendere gli impianti invisibili sia negli ambienti interni sia all’esterno (come nella foto, courtesy Daikin). Ogni ambiente – camere e spazi comuni – è dotato di fan coil indipendenti a pavimento da incasso, mascherati da schermi bianchi o rivestimenti che fanno parte del progetto di interior design di Simone Micheli, con canalizzazioni e vani tecnici sempre sotto-quota pavimento. Grande attenzione è stata posta alla qualità dell’aria, fondamentale soprattutto nelle grotte. Data l’impossibilità di inserire sistemi di trattamento aria in un contesto architettonico caratterizzato dall’assenza di spazi adeguati, per il benessere termo/igrometrico è stata adottata una soluzione in cui il recuperatore di calore in funzionamento invernale consente l’immissione di aria con minore umidità assoluta, mentre in funzionamento estivo permette l’introduzione di un giusto grado di umidità assoluta in abbinamento alle caratteristiche deumidificanti delle unità. www.daikin.it

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› I PROFILI DI LPP

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› I PROFILI DI LPP

SECTION

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50 cm

250 cm

Nuovi architetti italiani

BLAARCHITETTURA Luigi Prestinenza Puglisi

LUIGI PRESTINENZA PUGLISI PROSEGUE LA RICERCA SUGLI ARCHITETTI ITALIANI EMERGENTI E CI PRESENTA BLAARCHITETTURA DI ALBERTO LESSAN E JACOPO BRACCO, CHE CON GUSTO, MISURA E INTELLIGENZA RIESCONO A LAVORARE ANCHE SU PICCOLI PROGETTI DILATANDO GLI SPAZI E TRASFORMANDO AMBIENTI SENZA PARTICOLARI QUALITÀ IN ORGANISMI STIMOLANTI IN CUI VIVERE

BLAARCHITETTURA ha al suo attivo numerose realizzazioni. Diverse delle quali sono ristrutturazioni di appartamenti. Gli interni sono la benedizione e la maledizione dell’architettura italiana. La benedizione perché rappresentano un campo nel quale eccelliamo grazie a un innato senso della misura, del materiale, del gusto. La maledizione perché in Italia raramente si abbatte e si ricostruisce, anche in considerazione del fatto che, appunto, abbiamo ottimi progettisti in grado di trasformare qualsiasi rudere in uno straordinario risultato. I nostri maestri, da Carlo Scarpa a Franco Albini, da Gio Ponti a Umberto Riva, lo testimoniano ampiamente. Lessan e Bracco, i due soci di Blaarchitettura, si mostrano all’altezza di una tradizione così gloriosa non solo perché ne hanno tratto riferimenti formali quanto, soprattutto, perché ne hanno capito il principale segreto. E cioè che un buon interno è come un buon esterno: un assemblaggio e, insieme, una composizione che mira alla costruzione di spazi tra loro collegati e differenziati. Vuol dire non ragionare per stanze ma giocare sulle direzioni e sui percorsi, caratterizzare con materiali ad hoc gli ambiti e le funzioni individuate, gestire l’interno – per usare un’immagine che abbiamo fatto propria già dal Rinascimento – come se fosse una città. Quindi, nel caso di Lessan e Bracco, usare poco e nulla forati e intonaco, dare ai mobili una valenza architettonica, non farsi ingabbiare dalla precedente distribuzione dell’abitazione e dai suoi passi strutturali. Anche correndo il rischio di trovarsi un pilastro nel bel mezzo dell’ambiente. Diventerà, grazie alle nuove relazioni che il progetto ha generato, uno degli elementi del nuovo paesaggio architettonico. Un atteggiamento del genere richiede un controllo meticoloso sino alla pignoleria del disegno dell’abitazione. Quindi un secco no all’architettura partecipata o auto-costruita

In queste pagine, due immagini dell’appartamento torinese Portland, con il cubo di calcestruzzo che ospita la camera da letto e poggia su un pavimento di resina epossidica dal quale è rialzato di 10 cm da una base a specchio che lo alleggerisce.

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› I PROFILI DI LPP

BLAARCHITETTURA Studio di Architettura con base a Torino, sedi a Cuneo e a Brooklyn, NY, opera nel campo dell’architettura, grandi allestimenti, urbanistica e interior design. Oltre a Alberto Lessan e Jacopo Bracco, che lo hanno aperto nel 2011, il team comprende Cristina Cimarusti (Usa), Davide Minervini, Thomas Pepino, Alberto Cout, Eudes Margaria e Jessica Marsengo. Blaarchitettura ha recentemente vinto diversi premi tra cui il premio di Architetture Rivelate 2017 (Ordine degli Architetti di Torino).

e all’invadenza dei committenti con la matita in mano che si credono loro i progettisti. E presuppone un’attenzione maniacale per le misure dell’uomo. È particolarmente interessante notare che quando Lessan e Bracco vogliono illustrare un progetto, lo fanno inserendo nella presentazione fotografica il disegno delle piante, sempre accurate. L’obiettivo è moltiplicare lo spazio in appartamenti dal taglio ridotto e ridottissimo e, per farlo, occorre che queste micro città funzionino alla perfezione, incastrando le attività in modo tale da minimizzare gli sprechi di spazio dati da disimpegni o da zone morte. E ricorrendo alle trasparenze che permettono di racchiudere fisicamente gli ambiti, lasciandoli però comunicare attraverso lo sguardo. L’occhio nelle opere di Blaarchitettura ha sempre modo di spaziare libero. Pochi architetti hanno questa sensibilità che mi verrebbe da definire paesaggistica. Le quattro opere che abbiamo selezionato per questa presentazione sono tre interni e un esterno. Per la prima abitazione, Portland, la sorpresa è nel letto, inserito all’interno di una scatola in cemento a vista chiusa su tre lati e umanizzata, affiancandole i mobili in legno naturale. Un contrasto di grane e di effetti percettivi che è una delle note principali del lavoro dello studio. La seconda abitazione, Italian Balloon Frame, è un saggio di organizzazione spaziale. Il suo segreto è nell’essere riuscita a legare con lo spazio del soggiorno tutta la casa da terrazzo a terrazzo. Il nome Balloon Frame deriva dalla scelta di evitare tramezzi e intonaco e lavorare con materiali preassemblati quali pareti e mobili in legno. Le direzioni che individuano nello spazio generano energia visiva, trasformano una casa di non grandi dimensioni in un organismo stimolante in cui vivere. Morrissey ha spazi ancora più limitati. Sono dilatati ricorrendo alla vetrata che separa il soggiorno dalla cucina e dall’uso del vetro u-glass nella zona letto. I due tipi di vetro, caratterizzati da diverse trasparenze, si relazionano con la pluralità delle finiture usate: generando una struttura unitaria, ma insieme varia e non priva di qualche riferimento nostalgico al mondo dell’industria e ai suoi materiali. Il quarto progetto, Black Renovation, all’inverso degli interni che sono esterni interiorizzati, è un interno esteriorizzato. Una villetta banale e formalmente deprimente è trasformata in un mobile urbano. Il nuovo involucro e i materiali scelti la mettono in grado di confrontarsi positivamente con la realtà urbana che la circonda LPP

Sopra, La parete attrezzata in rovere naturale è prosecuzione delle linee generatrici dell’elemento in calcestruzzo. Sotto, pianta dell’appartamento.

closet living

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kitchen

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PLAN

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› I PROFILI DI LPP

Il tavolo da pranzo penetra nel piano di lavoro e abbraccia un pilastro della preesistente struttura. La camera da letto, un cubo di calcestruzzo gettato in opera, è l’unico elemento distributivo dell’appartamento.

Portland L’appartamento è al quinto piano di un edificio di fine Anni ’50 a Torino, di fronte al Parco del Valentino. Disimpegnare gli spazi e le funzioni delle zone giorno e notte senza l’utilizzo di porte e partizioni interne è stata la sfida di questo intervento. Il cubo di calcestruzzo gettato in opera è il solo elemento distributivo dell’appartamento. Tale volume, che ospita la camera da letto, disimpegna la cucina, il soggiorno, la cabina armadio e la sala da pranzo. A questa impostazione viene in aiuto la struttura del fabbricato con pilastri arretrati rispetto alla facciata. Questa struttura anomala ha permesso di ottenere un corridoio virtuale, che corre lungo tutto l’appartamento, dalla cabina armadio fino alla doccia. La caverna cementizia è rialzata di 10 centimetri rispetto al piano dell’intero appartamento per evidenziare e suddividere la zona notte. Grazie all’utilizzo degli specchi a pavimento tutto il manufatto diventa leggero fluttuando sul pavimento ottenuto con l’utilizzo di resina epossidica trasparente gettata direttamente sul massetto. L’aspetto di tale pavimento denuncia il carattere industriale ricercato dai progettisti e dal committente.

PORTLAND Realizzazione Ristrutturazione appartamento Località Torino Progettazione Alberto Lessan e Jacopo Bracco Team di progetto Mattia Venir, Massimiliano Kufahl, Marie Deruyter

Direzione lavori blaarchitettura Anno 2016 Fotografie Beppe Giardino

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› I PROFILI DI LPP

Morrissey Il progetto è parte di un doppio intervento all’interno di due appartamenti con identica planimetria di partenza. Si tratta di due unità gemelle, rispettivamente al quinto e sesto piano dello stesso stabile vicino al Parco del Valentino sulle rive del Po. Stessa planimetria, stesse condizioni interne, l’approccio ai due progetti (Portland e Morrissey) è stato però antitetico. In Morrissey i diversi ambienti vengono sezionati da piani bidimensionali, che definiscono gli spazi e affettano il volume a disposizione, in cui le partizioni diventano l’elemento fondante del progetto. I piani generano diversi ambienti separati, che si alternano in un percorso che conduce prima al soggiorno, poi alla cucina e alla camera e, infine, alla cabina armadio. La zona giorno e la zona notte vengono separate da una parete attrezzata a libreria, in betulla. Lo spazio unico living-cucina è frammentato da una schermatura intelaiata in ferro, con funzione di filtro: l’area isola-cucina è così funzionalmente indipendente e visivamente filtrata dalla zona soggiorno. La zona notte è collocata in uno spazio ampio, in cui la cabina armadio occupa circa la metà dello spazio. L’intera superficie si divide in modo pressoché equivalente tra l’area del letto e quella del guardaroba. La divisione dello spazio è stata ottenuta con l’utilizzo di pareti a tutt’altezza di U-Glass, un materiale strutturale traslucido che permette alla luce di attraversare gli ambienti.

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MORRISSEY Realizzazione Ristrutturazione alloggio Località Torino Progettazione Alberto Lessan e Jacopo Bracco Team di progetto Mattia Venier, Massimiliano Kufahl, Thomas Pepino, Rubén Martinez

Direzione lavori blaarchitettura Anno 2016 Fotografie Beppe Giardino

In alto, la schermatura intelaiata in ferro che funziona da filtro tra la zona cucina e la zona living. Qui sopra, la parete in vetro strutturale, utilizzata a tutta altezza per delimitare la zona notte, separata a sua volta dalla zona giorno dalla grande parete in legno di betulla attrezzata a libreria.


› I PROFILI DI LPP

Black Renovation La ristrutturazione di una casa unifamiliare degli anni ’70 realizzata a Borgo San Dalmazzo, vicino a Cuneo, ha modificato radicalmente gli elementi strutturali e distributivi del fabbricato. Per esigenze termiche e di privacy, il progetto ha proposto una soluzione di edificio chiuso verso nord e aperto sul fronte opposto: la facciata nord infatti ha solo un’apertura ed è cieca per la restante parte; la facciata sud, invece, è realizzata, quasi per la sua totalità, in serramento vetrato. Il progetto punta a raggiungere elevate prestazioni energetiche: la casa utilizza infatti solo energia elettrica per i fabbisogni di riscaldamento e raffrescamento. Il rapporto tra interno ed esterno della casa è continuo: dopo i lavori, grazie anche all’impiego di grandi vetrate scorrevoli in continuità con la pavimentazione, si è ottenuta un’alternanza di punti di vista tra il dentro e il fuori. Le facciate sono in parete ventilata in pannelli di fibrocemento; i serramenti, di grandi dimensioni, hanno il telaio a scomparsa. Gli sporti ai lati sud e ovest consentono un ombreggiamento nei periodi estivi e la copertura di una porzione della terrazza e del camminamento. Le imbotti al piano primo sono in legno e conferiscono un dettaglio caldo, in contrasto al carattere rigoroso del fibrocemento.

Modello, due immagini di cantiere e i prospetti della villetta di Borgo San Dalmazzo: oltre ai vantaggi in termini di prestazioni energetiche il nuovo involucro e i materiali scelti ne fanno un oggetto architettonico che emerge dal banale intorno urbano.

BLACK RENOVATION Realizzazione Ristrutturazione e ampliamento fabbricato residenziale unifamiliare

Località Borgo San Dalmazzo, Cuneo Progettazione Alberto Lessan e Jacopo Bracco Team di progetto Mattia Venir, Irene Nequinio Direzione lavori blaarchitettura Progettazione impiantistica Federico Cerutti Anno 2018 - 2019 Fotografie Beppe Giardino

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› I PROFILI DI LPP Per la ristrutturazione di questo luminoso appartamento, a pochi passi dalla Mole Antonelliana a Torino, è stato utilizzato un sistema costruttivo a secco Sotto, la pianta e lo schema delle nuove pavimentazioni che non trovano limiti nelle pareti di confine ma invadono gli spazi attigui.

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50 cm

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ITALIAN BALLOON FRAME Realizzazione Ristrutturazione alloggio residenziale Località Torino Progettazione architettonica Alberto Lessan

e Jacopo L. Bracco, Blaarchitettura

Team di progettazione

Thomas Pepino e Rubén Martinez

Direzione lavori blaarchitettura Anno 2018 Superficie 130 mq Fotografie Beppe Giardino [ 86 ]

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› I PROFILI DI LPP Nella pagina accanto, vista del prospetto est, pianta e sezione longitudinale. In questa pagina dall’alto, la zona pranzo, il living e una vista del prospetto ovest con la piscina.

Italian Balloon Frame Da anni i progettisti di blaarchitettura si interrogavano sull’efficienza del processo di progettazione e realizzazione dei metodi di costruzione tradizionale, come ad esempio i tramezzi in laterizio e intonaco: un sistema consolidato, che si è sviluppato per la sua flessibilità e plasticità, ma non per la sua efficienza. Ma se il progetto venisse definito a priori – si sono chiesti Lessan e Bracco – non sarebbe consigliabile adottare sistemi alternativi e più sofisticati? La ristrutturazione a Torino di un alloggio degli Anni ’50 nel centro della città è stato un campo di sperimentazione in cui gli architetti hanno messo in pratica le loro riflessioni: nella trasformazione dell’alloggio non è stato infatti utilizzato neppure un mattone. Dapprima l’appartamento, di circa 130 metri quadrati, è stato svuotato e spogliato, poi sono stati eseguiti impianti e massetti e per ultimo, a secco, è stato eseguito il montaggio delle partizioni in legno con sistema balloon frame. (montanti + isolante + pannelli in legno di betulla). Il rilievo delle murature di confine e dei nuovi impianti ha permesso di ottenere disegni precisi necessari alla produzione e al preassemblaggio in officina dell’intero appartamento, in scala 1:1. Le nuove pavimentazioni ricalcano la disposizione degli ambienti dell’appartamento originale. Cambi di finitura e cambi di direzione del parquet accentuano la vecchia disposizione. La distribuzione, in contrapposizione alla forma rettangolare dell’appartamento originario, si è sviluppata lungo due diagonali longitudinali. Risultato? Una zona giorno molto luminosa, aperta su tre lati, comprensiva di soggiorno con cucina, due bagni e una doppia zona notte.

La distribuzione degli ambienti, in contrapposizione alla forma rettangolare dell’appartamento, si sviluppa lungo due diagonali longitudinali che dividono le diverse zone.

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FONT Srl - illustrazione di Jochen Schittkowski / Germany

Il pavimento incontra il progetto

Pavimenti tecnici vinilici e in PVC di ultima generazione in legno prefinito, in laminato, in gomma, linoleum e moquettes. Soluzioni specifiche per pavimenti ad uso residenziale, sportivo, industriale, per la nautica, per il settore scolastico, ospedaliero e contract.

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› ORDINARIE MERAVIGLIE

ARCHITETTURE

ANONIME

ALLA SCOPERTA DI OPERE MERAVIGLIOSE, CAPACI DI SVILUPPARSI ED EVOLVERSI ANCHE SENZA ARCHITETTI

Carlo Ezechieli

Tanti anni fa ebbi la fortuna di trascorrere un'intera giornata con Andrés Casillas De Alba, braccio destro del grande Luis Barragán. Andrés mi disse due cose che mi restarono particolarmente impresse: la prima è che l’architettura si evolve non tanto per i colpi di genio degli architetti, ma piuttosto in base a cambiamenti nel contesto che, dopo un periodo abitualmente compreso tra uno e due secoli, vengono colti fino a consolidarsi in un paradigma comune. L’altra era che Barragán cercava, costantemente e ad ogni costo, di evitare soluzioni da lui stesso chiamate 'da architetto': definizione poco scientifica, ma di straordinario acume, che si potrebbe tradurre con 'forme sterili e pre-confezionate, aderenti più ad uno stile che al contesto specifico'.

Dal Rinascimento la figura dell’architetto, il muratore che ha imparato il latino, si è andata consolidando come una figura istituzionale, fino a diventare una sorta di principe e demiurgo. Oggi, amplificata dai media, diventa addirittura nome e personaggio pubblico prima ancora che autore. Ma a ben pensarci, il suo ruolo viene fatalmente ridimensionato dalla meraviglia dei secoli di opere che rivelano una capacità sorprendente di cogliere le condizioni al contorno, rifiutando l’importazione passiva di stili e schemi omologati. Molto spesso sono architetture senza chiara attribuzione – o meglio, come diceva Bernand Rudofsky in un libro oggi molto acclamato ma ai tempi della sua pubblicazione quasi ignorato – 'senza pedigree'.

Alberto Kalach, abitazione a Valle de Bravo, Messico. Foto ©Yoshi Koitani


› ORDINARIE MERAVIGLIE

Architettura senza Architetti? Circa 60 anni fa Bernard Rudofsky in 'Architettura senza Architetti' raccolse un repertorio di architetture straordinarie, ma non associate a un autore specifico. Fino a che punto l'architettura spontanea, vernacolare o senza pedigree, è fonte di ispirazione nel suo lavoro? Lo abbiamo chiesto a sette architetti. Ecco le loro risposte

Alberto Kalach

Aldo Cibic

Armando Ruinelli

«Architettura senza architetti di Rudofsky è stato uno dei miei libri preferiti fi n da quando ero studente. È una fonte di ispirazione e un ricordo costante che l’architettura è una necessità naturale e una forma di espressione innata. L’ho dato in regalo innumerevoli volte ad amici e studenti»

«Quando penso all’architettura spontanea, uno dei primi fenomeni che mi viene in mente è quello dei gecekondu di Istanbul. Gecekondu significa letteralmente “edificato in una notte”. Nonostante i quartieri sorti in una notte siano tra i più degradati e a volte manchino dei servizi fondamentali, vi si svolge una vita più umana: le case non completamente fi nite sono colorate dove serve, c’è il centro con la moschea, il bar, i negozi, e le proporzioni tra strade e costruito danno l’idea di un’insieme che l’uomo ha creato in funzione dei propri bisogni»

«Attingere all’architettura anonima per me è sempre stato un passo naturale. Ciò che poi mi interessa è fondamentalmente un’operazione di traduzione, ovvero interpretare l’architettura vernacolare leggendola in chiave contemporanea»

Nato a Città del Messico, formatosi come architetto sia in Messico sia negli Stati Uniti alla Cornell University, Alberto Kalach è emerso all’attenzione internazionale col grande progetto della Biblioteca Vasconcelos del 2006. Il suo lavoro si rivolge, con pari attenzione, all’edificato e agli spazi aperti con progetti che vanno da case minime a piani territoriali, come Mexico Ciudad Futura, un progetto che coinvolge l’intero sistema urbano di Città del Messico.

Angelo Micheli «Moltissima architettura non normalmente qualificata come architettura è presente in tutto il mondo ed è spesso più bella delle costruzioni degli architetti. Questo perché corrisponde a fabbisogni ed esigenze reali, non solo di persone, ma anche per il ricovero di animali, alimenti e altre funzioni. Molte volte realizzate in assenza di un disegno, queste costruzioni spesso vengono viste con meraviglia dagli architetti proprio per la loro spontaneità. Osservandole con attenzione, si scoprono le motivazioni di elementi costruttivi e dettagli che evidenziano la passione di chi le ha realizzate. Quello che talvolta viene visto come un errore ha in realtà ragioni precise e il tutto va osservato come una fonte di ispirazione» Laureato in architettura a Milano nel 1985, da trent’anni Angelo Micheli collabora con Michele De Lucchi e dal 2017 è direttore dello studio aMDL Srl. Docente all’Università Iuav di Venezia e dal 2011 anche allo Iuav di San Marino. Il suo impegno si rivolge anche alla sfera della pura ricerca artistica con il suo lavoro, a partire dal 2007, nella scultura del marmo.

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Collaboratore fin dall’età di 22 anni di Ettore Sottsass, Aldo Cibic è stato uno dei fondatori del Gruppo Memphis, uno dei capitoli fondamentali della storia del design a livello internazionale. Nel 1989 ha fondato lo studio Cibic&Partners. È professore onorario alla Tongji University di Shanghai ed è stato invitato alla Biennale di Venezia da Kurt W. Foster nel 2004 per la presentazione del progetto “Microrealities” e nel 2010, da Kazuyo Sejima per il progetto “Rethinking Happiness”

Matteo Thun «Fin da quando ho avviato il mio studio ho sempre sostenuto un’idea di architettura che si concentra sul Genius Loci, sui tipi tradizionali e i materiali del luogo e sui reali bisogni dei residenti. Rudofsky è stato una delle poche voci a parlare dell’architettura senza ‘pedigree’, il suo testo dice chiaramente che l’architettura deve occuparsi delle persone e non dell’ego dell’architetto. Forse perché sono nato sulle Alpi, il mio modello rimane senza dubbio quello delle popolazioni Walser, che a causa della scarsità di risorse e delle condizioni climatiche avverse hanno sempre ricercato le soluzioni più semplici ed economiche adottando criteri di risparmio energetico ante litteram con semplicità ed efficienza esemplari» Architetto e designer nato e cresciuto in Alto Adige, dopo gli studi con Oskar Kokoschka e all’Università di Architettura di Firenze nel 1981 Matteo Thun è tra i fondatori del gruppo Memphis, guidato da Ettore Sottsass. Il lavoro dello studio Matteo Thun & Partners, fondato a Milano nel 2001, è basato sulla durabilità estetica e tecnologica e sul concetto di healthy living.

Armando Ruinelli, architetto autoditatta, è nato e residente a Soglio, un villaggio di 167 abitanti della Val Bregaglia, Canton Grigioni, la stessa valle che diede i natali ad un maestro assoluto del '900 come Alberto Giacometti. Apre il proprio studio a Soglio nel 1982 ed è docente di progettazione architettonica presso la Htw di Coira. Il suo lavoro, che si distingue per l’originalità e l’attualità nell’interpretazione dell’identità locale, è stato pubblicato in tutto il mondo.

Antoine Predock «Ho scoperto quel libro quando ero ancora uno studente e l’architettura vernacolare mi ha sempre ispirato!» Classe 1936, praticante e appassionato motociclista, grande collezionista di motociclette, sciatore. Insignito, tra i numerosi riconoscimenti, della Medaglia d’Oro dell’American Institute of Architects, Antoine Predock è considerato una delle figure più significative dell’architettura americana dell'ultimo secolo. Il Canadian Museum for Human Rights, di cui è autore, è raffigurato sulle banconote da 10 dollari canadesi.


› ORDINARIE MERAVIGLIE

Nader Tehrani «Nell’ambito della mia sperimentazione sulla muratura, mi hanno chiesto spesso se questa è un riflesso della mia eredità culturale. I miei pensieri mi hanno sempre riportato alle opere murarie in Iran, che vanno dal periodo della dinastia Seljuk fi no al periodo Safavid e Qajar. È difficile defi nire questo tipo di opere come spontanee, dato che per la maggior parte erano emerse da maestri locali la cui profonda consapevolezza delle tecniche di costruzione diede origine ad una forma di conoscenza condivisa, al punto da spingere una forma di artigianato informale verso una vera e propria disciplina architettonica. Ciò che ritengo più interessante è che l’intelligenza di queste opere proviene 'dal basso' e si manifesta nella scala delle trame in muratura, nelle masse murarie e nelle loro variazioni tipologiche. La ricchezza dell’architettura persiana ê il risultato di questo profondo e inerente approccio informale di maestranze esperte, la cui consapevolezza tecnica si è condensata al punto di trasformarsi in una vera e propria disciplina, capace di coinvolgere simultaneamente geometria, matematica e struttura» Nader Tehrani è Preside della Scuola di Architettura della Cooper Union a New York. Dal 2010 al 2014 ha diretto il Dipartimento della Scuola di Architettura del Massachusetts Institute of Technology. Il suo lavoro è stato oggetto di ampie rassegne presso il Museum of Modern Art di New York (Moma), il Museum of Contemporary Art di Los Angeles (La Moca), l’Institute of Contemporary Art (Ica) di Boston, ed è parte della collezione permanente del Canadian Center for Architecture. Direttore e fondatore dello studio Nadaaa, classificato al terzo posto nel 2014, 2015 e 2016 tra i primi 50 studi statunitensi nel repertorio di Architect Magazine.

BERNARD RUDOFSKY COSTRUIRE SECONDO CULTURA Architecture Without Architects, catalogo dell’omonima mostra itinerante curata da Bernard Rudofsky per il MoMA di New York nel 1964 e poi esposta, in undici anni, in altri 84 musei di 68 nazioni, lega necessariamente il nome e l’opera dell’architetto austriaco al tema dell’architettura senza architetti. Architecture Without Architects ancor oggi viene sfogliato come un catalogo di curiosità, dove è possibile osservare costruzioni 'particolari', sconosciute e spesso scomparse, senza riconoscere la valenza sovversiva di quest’opera. Nei fatti Architecture Without Architects rappresenta solo una piccola parte del lavoro di Bernard Rudofsky, che, dal 1934 al 1988, è interamente dedicato alla critica dell’architettura e degli architetti professionisti della prima età della macchina, dei modi di vivere determinati dalla società di massa e delle conseguenze dei 'necessari' processi della modernizzazione. Paradossalmente, il suo interesse per l’architettura anonima e la ricerca di una radice culturale dei modi di vivere lo resero famoso e allo stesso tempo ne determinarono l’emarginazione sia dall’apparato accademico che da quello professionale. D’altra parte considerando gli esiti del suo lavoro non poteva essere diversamente. Rudofsky infatti nell’intera sua opera e in particolar modo nelle mostre, con un preciso intento divulgativo, si rivolge non agli architetti né tantomeno all’accademia, ma ai dilettanti, al pubblico dei non addetti ai lavori. Il suo interesse per l’architettura senza architetti è principalmente definito da un'interpretazione non convenzionale dell’architettura, come conseguenza antropologica e culturale. I costruttori ignoranti, non-pedegreed, come li definisce Rudofsky, sono in grado di costruire le proprie architetture grazie al legame antropologico con la propria civiltà, con una cultura specifica. Analogamente ad Adolf Loos, Rudofsky pensa l’architetto moderno occidentale come incapace di convivere con la tradizione perché sradicato, non più legato a una cultura identitaria, ma allo stile. In tal senso l’opera di questo architetto anomalo è stata e ancora risulta sovversiva. Egli infatti preferisce le architetture dei costruttori anonimi, senza istruzione, a quelle dei grandi maestri, preferisce imparare dalle civiltà orientali, mediorientali e primitive, che studia attraverso i numerosi viaggi, una costante dell’intera sua vita, piuttosto che da quella occidentale, riconoscendo in esse una varietà che nella civiltà moderna e meccanizzata non era e non è più riscontrabile. Benché Architecture Without Architects abbia compiuto cinquantacinque anni, l’architettura anonima e il pensiero di Rudofsky oggi hanno assunto un valore inestimabile. Nell’epoca dello sviluppo globale potrebbero rimanere tra le poche testimonianze di un mondo in via di estinzione, dove i costruttori costruivano secondo cultura. Ugo Rossi

Ugo Rossi Architetto Ph.D, Ugo Rossi è autore del libro Bernard Rudofsky. The Architect (Clean, Napoli 2016). Ultimamente ha pubblicato il saggio Gio Ponti et Bernard Rudofsky: une rencontre inévitable nel catalogo della mostra Gio Ponti Archi-Designer (Éditeur MAD, Paris 2018/Silvana Editore, Milano 2018), presso il Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Attualmente sta completando Many Visions of Modern Architecture, dedicato alle diverse accezioni del moderno e alle intersezioni tra storia e cultura critica nella pratica dell’architettura moderna e contemporanea.

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› ORDINARIE MERAVIGLIE

Alberto Kalach Alberto Kalach è un architetto che lavora a Città del Messico. La sua attenzione dei confronti dei problemi emergenti della città vasta si riflette spesso nel suo lavoro e in quello del suo studio TAX (Taller de Arquitectura X) insieme ad Adriana León: dalla casa minima da 5.000 dollari ai suoi interventi residenziali o al più grande progetto mai concepito per la valle di Città del Messico denominato México Città Futura (il Ritorno alla Città dei Laghi), che coinvolge la città nel suo insieme, approfondita attraverso la sua geografia. www.kalach.com

COMPLESSITÀ SEMPLICE

Alberto Kalach, uno dei protagonisti della nuova architettura in America Latina parla del suo lavoro Intervista di Carlo Ezechieli

Alberto Kalach, venuto alla ribalta con la Biblioteca Josè Vasconcelos di Città del Messico, probabilmente una delle più acclamate opere recenti di architettura in America Latina, è una figura di spicco di una nuova scuola di architettura, proiettata a livello internazionale, che sta emergendo in questi anni in Messico come in molti altri paesi del Centro e Sud America. Il suo lavoro è caratterizzato da una forte impronta Moderna, rielaborata con creatività in base ad alcuni elementi della tradizione locale, primo tra tutti l’attenzione verso il disegno degli spazi aperti che si rivela nelle notevoli sequenze di rapporto tra interno ed esterno di opere come la casa a Valle de Bravo del 1996 o nel giardino botanico della stessa Biblioteca Vasconcelos di dieci anni successivo.

Non direi che tendo a seguire un metodo preciso. Anche se credo che il metodo fondamentale sia visitare il sito, sentirlo, ritornarci, dedicare tutto il tempo necessario all'esperienza del luogo. Osservare l'orientamento, le viste e gli allineamenti, dove e come si entra. Talvolta però il luogo non dice molto, anzi non dice proprio nulla, e i miei riferimenti diventano questioni come l'orientamento, la ventilazione. Ogni progetto comunque è un caso a sé stante e le regole cambiano di volta in volta. Facciamo ovviamente molti schizzi e molti modelli, ma una cosa che sicuramente cerchiamo di evitare è partire con idee preconcette.

Domanda scontata, ma mai troppo: come definisce il suo lavoro?

Allora secondo lei cosa distingue una grande opera di architettura?

Tento di risolvere problemi legati all'abitare e al costruire. Quali sono i passi fondamentali che compie sviluppando un progetto? Segue un metodo preciso? [ 92 ]

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Ha un ideale di perfezione nel suo lavoro?

Questo ancora non lo so, altrimenti l'avrei già fatto. Per il momento mi limito a fare le cose al meglio. Dal mio punto di vista ha molto a che fare con la coerenza tra spazio e struttura, che siano un cosa sola, e che questa sia convincente, che sappia sorprendere con le proporzioni, con la luce,

con sorprese. Tutto questo si può ottenere in modo molto semplice.

Da dove nasce il suo interesse per l'architettura? E quali sono le fonti di ispirazione fondamentali.

Fin da bambino mi ha sempre interessato la costruzione e il disegno. Come tutti ho incominciato copiando, e come tutti ho avuto una serie di idoli, ma la mia lista è particolarmente lunga. Il primo che mi viene in mente è Le Corbusier, ma anche varie e più o meno passeggere infatuazioni, come quella per un libretto su Kenzo Tange che qualche tempo fa occupava un posto d’onore nella mia biblioteca. Mi affascina molto l’opera di Mies Van Der Rohe e, per un buon periodo, sono stato un fanatico dalla casa sulla cascata di F.L.Wright. E di sicuro non posso non citare i grandi maestri ticinesi come Galfetti, Botta, Snozzi e Vacchini. Infine Antoni Gaudì, un genio assoluto, anche se poco ortodosso. Alla fine, tutto ciò che vedo mi interessa dal punto di vista dell'architettura e della composizione. Sono molto influenzato dalla scultura, dalla letteratura e, anche se indirettamente, dalla musica. Di certo mi affascina il fenomeno urbano, tutto


› ORDINARIE MERAVIGLIE ciò che riguarda lo sviluppo e l'evoluzione di una città e in particolare quelle “architetture senza architetti” come quelle del libro, eccezionale, di Bernard Rudofsky. E già che ci siamo, cosa invece non le piace?

Dato che l’architettura mi piace credo che in ogni proposta ci sia sempre qualcosa di interessante. [pausa] ...E va bene ...non mi piace granché questa recente architettura assurda, con superfici deformate e ritorte in modo del tutto gratuito, anche se ammiro profondamente Frank Gehry, che ritengo un caso unico e un artista notevolissimo.

Come vede la posizione, senza dubbio sempre più influente, dell'America Latina nel mondo – mi riferisco all’arte, all’architettura ma anche, a livello di pianificazione urbana, ai sistemi innovativi di mobilità – e in particolare rispetto all'Europa?

A dir la verità non sono molto cosciente di come sia la situazione in Europa. Quello che posso dire è che alcuni architetti messicani hanno avuto un certo impatto innovativo, in particolare Luis Barragàn, che ha rivalutato in architettura termini come serenità, bellezza, ispi-

razione, ingiustamente caduti in disuso e che peraltro ricorrono anche nel pensiero di Louis Kahn. Credo comunque che in questo momento, Europa e America Latina si trovino di fronte problemi molto differenti. In Messico mancano infrastrutture, mancano case, mancano una serie di servizi e di attrezzature di base che qui in Europa vengono date per scontate. È un po' la stessa differenza che ci può essere tra una persona che si sveglia ogni giorno senza sapere bene come farà a guadagnarsi il pane, e qualcun altro che, superati questi problemi, decide di andare in psicanalisi. In Europa ormai tutto è fatto e credo che la questione sia più in termini di evoluzione che non di sviluppo. La “matrice sospesa” degli scaffali nella grande navata centrale della biblioteca Vasconcelos è una composizione audace e incredibilmente dinamica, basata sulla contrapposizione tra un involucro pressoché stereometrico e un’ossatura interna varia e dinamica. Da dove nasce l'idea di questo progetto?

L’architettura della biblioteca Vasconcelos ha origine da un concorso, una formula che credo

sia importantissima per esplorare questioni progettuali. All’inizio avevamo considerato diversi concetti di biblioteca: come quello del labirinto ben descritto da Borges o da Umberto Eco. Non c’è voluto molto per capire che questo schema non trova facile applicazione quando si affronta il tema di una biblioteca pubblica. Lo schema finale che abbiamo seguito è fondamentalmente quello della biblioteca illuminista, come quelle dei disegni di Ledoux o Boulee, dove gli archivi si sviluppano attorno ad una grande navata centrale e che da almeno 200 anni si è rivelato particolarmente efficace. A questo abbiamo aggiunto un sistema dinamico di scale e di livelli. Abbiamo cercato di gestire il disegno in base a pochi particolari seriali, semplificando il più possibile. Le soluzioni sono ricorrenti e questo senza dubbio ci ha facilitato notevolmente nel controllo generale sull’esecuzione dell’opera. Un’ultima domanda, qual è la sua opera favorita?

Alla fine, l’opera favorita è quella su cui sto lavorando. Preferisco non legarmi troppo a quelle del passato

Pagina a fianco: la Biblioteca Vasconcelos a Città del Messico, schizzo preliminare di Alberto Kalach. Qui accanto, l'interno della biblioteca.

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Modernità locale Un’interessante e inedita combinazione tra modernità e tradizione nella Casa Verde di Alberto Kalach Casa Verde, è questo il titolo dato dall’autore al progetto, che consiste nella ristrutturazione di un'abitazione indipendente di Città del Messico risalente al 1940. La palazzina, ristrutturata, ripropone i caratteri tipologici ricorrenti nell’architettura messicana, il patio in particolare, ma lo ripropone in forma originale e inedita quale spazio connettivo tra nuovi padiglioni realizzati in copertura. A dimostrazione che l’estrema specializzazione non necessariamente porta a grandi risultati, l’architettura del verde, disegnata dallo stesso Kalach, assume in questo [ 94 ]

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caso un ruolo di importanza primaria: spazi attorno ai quali trova posto un’edificazione leggera e ben misurata. Un tipo locale, un’architettura di impronta modernista ma realizzata secondo parametri decisamente appartenenti alla tradizione architettonica del Messico: la fluida continuità tra interno ed esterno, tecnologie “low tech”, ma strutturalmente fondate, la grande attenzione rivolta al progetto degli spazi aperti e del verde. Casa Verde, appunto, un luogo dove la copertura piana, viene reinventata quale giardino. CE


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corre

Nei disegni, dall'alto: pianta copertura, pianta primo piano, pianta piano terreno e sezione di Casa Verde (courtesy Tax).

D

A sinistra il tetto giardino, anche in una vista dall'interno di uno dei due locali realizzati in copertura. In questa pagina altre due viste dei locali posti in copertura.

CASA VERDE Località Città del Messico Architetto TAX, Alberto Kalach Staff Gabriel Mancera, Ivàn Ramìrez, David Martìnez Anno 2013 Foto Onnis Luque

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Lavorare col paesaggio Un lodge configurato dalle condizioni ambientali in un hotspot del surf e dell’architettura a Puerto Escondido, in Messico La topografia e il clima sono i due motivi principali che hanno improntato questo progetto. Puerto Escondido è la località – resa famosa da un romanzo e da un film italiano dei primi anni Novanta – affacciata sul Pacifico. Un clima tropicale, ben ventilato, paradiso del surf e, almeno per il momento, un luogo scampato al delirio dello sviluppo turistico-immobiliare che sta rovinando la costa yucateca-caraibica del Messico. Al contrario, Puerto Escondido sembra essere in questi anni oggetto di interventi ben misurati, in molti casi eccellenti, come Casa Wabi di Tadao Ando, o di

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grande interesse come Casa Zicatela di Ludwig Godefroy e Casa Tda di Cadaval e Solà Morales. Un vero e proprio laboratorio di architettura all’interno del quale il progetto di Alberto Kalach si inserisce a pieno titolo. Il concetto iniziale di progetto visibile negli schizzi di masterplan é un sistema di lodge, ognuno di 140 mq disposti e configurati in relazione al vento, componente ambientale da cui dipende la forma del paesaggio costiero e che viene assecondato nel disegno di Kalach. Mantenere un regime di ventilazione incrociata è peraltro, secondo l’autore, un motivo principa-

L'insediamento in costruzione e, sotto, scorcio di un interno.

le per garantire condizioni di di comfort all’interno delle abitazioni in un clima tropicale. Il risultato sono costruzioni ispirate alla forma di una barca, costruite interamente in legno e del tutto memori del concetto di 'tipo ambientale' teorizzato da Victor Olgyay, secondo il quale un tipo edilizio tradizionale si configura in relazione alla serie di condizioni ambientali specifiche del luogo. Progettare con il luogo e con il clima: un approccio positivamente in controtendenza rispetto agli attuali criteri di neutralizzazione e livellamento. Alberto Kalach ne è un virtuoso interprete. CE


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ESCONDIDO Località Puerto Escondido, Estado de Oaxaca Architetto TAX, Alberto Kalach Staff Juan Pablo De La Rosa, Ivàn Ramìrez, Nathalie Franquebalme

Anno 2016 - in corso Foto Alberto Kalach

In alto: la terrazza di uno dei lodge (foto ©Alberto Kalach). Nei disegni, schizzo preliminare dell'impianto generale di progetto e planimetria generale dell'intervento.

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Piani sospesi La Casa Valle de Bravo, del 1996, è un’opera di esordio di Alberto Kalach che rivela un curioso sincretismo tra tradizione costruttiva locale e principi di impronta Moderna

Uno dei primi progetti conosciuti di Alberto Kalach rivela, oltre che molti tratti costanti della sua opera, anche un’interessante interpretazione di principi ricorrenti nell’architettura messicana da Luis Barragàn in poi: la conversione locale di un modernismo internazionale. Lo stesso

sincretismo, forse talmente incorporato nella cultura messicana, che improntava l’opera di grandissimi autori, da Pedro Ramirez Vasquez a Ricardo Legorreta. Nella casa a Valle de Bravo – rinomata località di villeggiatura, distante un paio d’ore di automobile dalla capitale e non banale campionario di architetture di qualità – Kalach lavora, come in molte sue opere, con il paesaggio, che diventa l’obiettivo principale del progetto. Su un piano scosceso coperto di vegetazione vengono inseriti, o meglio incastrati, piani orizzontali. Un contrappunto perfetto dal quale spicca una torre costruita in mattoni nella quale emerge un rapporto quasi invertito tra mattoni e malta. Quest’ultima assume infatti un carattere dominante e prevalente, enfatizza le trame, esalta i corsi, assume uno spessore volumetrico e riprende in forma originale gli stessi schemi di posa e le stesse trame delle murature tradizionali. Luce, materia, struttura e paesaggio gli elementi che rendono quest’opera un caso esemplare di rapporto con il luogo

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CASA VALLE Località Valle de Bravo, Estado de Mexico Architetto TAX, Alberto Kalach Staff Adriana Leòn Anno 1996 Foto Yoshi Koitani

Pagina a fianco, vista dalla terrazza e, sotto, la piscina. In questa pagina, gli ambienti interni si fondono con il paesaggio di Valle de Bravo. In alto, la pianta e una sezione.

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Le forme in cemento a vista della tortilleria sembrano assumere una dimensione monumentale nel piccolo spazio nelle vie storiche di Città del Messico.

MODERNO ARCAICO Una piccola opera che rivela una notevole profondità culturale nel progetto di Ludwig Godefroy per una tortilleria artigianale a Città del Messico Caso curioso quello di Ludwig Godefroy: francese, laureatosi a Parigi, con esperienze in numerosi e prestigiosi studi – Leeser a New York, Miralles Tagliabue a Barcellona, Oma a Rotterdam – dopo un periodo di collaborazione nello studio di Tatiana Bilbao a Città del Messico apre il proprio studio nella stessa città, distinguendosi in breve tempo a livello internazionale con alcune opere, la più conosciuta e la più discussa delle quali è forse Casa Zicatela a Puerto Escondido. È interessante osservare come un autore di estrazione così cosmopolita dimostri di saper cogliere e interpretare in modo superbo le radici della cultura messicana. Nel racconto dell’autore, il progetto per questa piccola opera, quasi di esordio, ha origine da un viaggio in auto con amici, attraversando parti del Messico ancora autentiche, non contaminate né da un progresso che avanza in modo sempre

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più invadente né da un turismo tanto più stilizzato quanto fasullo. Un lungo itinerario, durante il quale erano numerose le occasioni per fermarsi nei paesi e gustare cibo di straordinaria qualità preparato in modo estremamente semplice, con ingredienti ben selezionati. Un’occasione eccezionale per riscoprire la 'cultura del mais', presente anche nei miti di fondazione delle civiltà preispaniche, e che in Messico si esprime ovunque nella preparazione delle tortillas. L'idea iniziale del progetto è stata pertanto quella di riproporre un ambiente semplice, sia nel concetto sia nella forma e nei materiali, come luogo in cui la preparazione delle tortillas venisse rappresentata come un rituale, improntato alla stessa ancestrale e genuina semplicità ancora presente nelle campagne. Il risultato è una combinazione incredibile di concetti e materiali, quasi una sorta di ritrovamento archeolo-


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Ludwig Godefroy Originario della Normandia e laureato nel 2006 presso l’École d'Architecture de la Ville & des Territoires di Marne-la-Vallée, a Parigi, lavora a partire dal 2004 presso lo studio Leeser Architecture di New York, lo studio Miralles Embt di Barcellona, Rem Koolhaas Oma a Rotterdam e lo studio di Tatiana Bilbao a Città del Messico, dove nel 2011 stabilisce la propria residenza e studio. La sua Casa Zicatela di Puerto Escondido è stata oggetto di numerose pubblicazioni e di ampio dibatitto sulle principali riviste internazionali di architettura. www.ludwiggodefroy.com

LA TORTILLERIA Località Città del Messico Architetto Ludwig Godefroy Anno 1996 Foto Ramiro Chaves

gico. Le forme sono direttamente ispirate ad antichi monumenti del Messico, come le grosse caldere dei Bagni di Nezahualcoyotl a Texcoco, nei pressi di Città del Messico, o le colline artificiali e perfettamente geometriche delle piramidi Guachimontones a Teuchitlan, a una trentina di chilometri da Guadalajara. La pietra è il basalto, onnipresente nell’architettura precolombiana, come del resto lo sono le forme. Ma allo stesso tempo la combinazione con le luci, e il cemento, con pesanti strutture “volanti” e inserti di notevole eleganza, non lasciano dubbi sulla contemporaneità dell’opera. O per meglio dire, lasciano un inafferrabile ma eccelso senso di spaesamento circa la sua collocazione stilistica e temporale. Un’opera radicale, senza dubbio, e forse – a differenza delle ottime tortillas qui prodotte – difficile da digerire, ma in questo caso, il termine 'radicale' non è da intendersi come gesto estremo, assoluto, ma come un continuo e profondo lavoro di ricerca di ciò che si cela sotto la superficie

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CONTINUA...

Innovativo pavimento LVT di nuova generazione a zero dilatazioni. Dilatazione 0,01% longitudinalmente e trasversalmente Giunto di dilatazione ogni 25 ml longitudinalmente e trasversalmente Sottofondo esistente in piastrelle Non necessita la rasatura su piastrelle con fughe <1 cm Posa in opera più veloce - 20% di tempo Stabilità dimensionale garantita fino a 70°C (temperatura superficiale tollerata) Resistente al carico statico

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HARDT HYPERLOOP

IL FUTURO È VICINO È solo uno studio di fattibilità ma la tecnologia per realizzarlo esiste già: avvicinare l’Europa viaggiando a più di 600 chilometri l’ora. E le stazioni del futuro diventeranno accumulatori di energia pulita. Il progetto di UNStudio con Hardt Hyperloop Il primo è stato Elon Musk, che nel 2012 ha lanciato Hyperloop One per collegare Los Angeles a San Francisco con navette a levitazione magnetica mosse ad altissima velocità da motori elettrici in un tunnel a bassa pressione. Oggi il progetto arriva in Europa, promosso dalla società olandese Hardt Hyperloop che per sviluppare il proprio Hyperloop Implementazion Programme ha avviato una collaborazione con UNStudio di Ben van Berkel. Il progetto presentato da UNStudio Future Team al primo Hyperloop Summit di Utrecht

prende in considerazione il caso concreto di una linea che attraverso un territorio abitato da 4,3 milioni di persone potrà collegare Amsterdam a Francoforte (450 chilometri di distanza) in 53 minuti invece delle 4 ore necessarie oggi. Un’alternativa carbon neutral ai collegamenti aerei che potrebbe far risparmiare 83.690 tonnellate di CO2 all’anno, quelle emesse oggi dai voli che ogni anno trasportano 2 milioni di persone tra le due città. Perchè i pannelli fotovoltaici montati sul tunnel in acciaio posato su piloni in calcestruzzo armato che attraversa il

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UNStudio Fondato nel 1988 da Ben van Berkel e Caroline Bos, è uno studio internazionale di architettura con quattro sedi: Amsterdam, Shanghai, Hong Kong e Francoforte. È specializzato in progettazione architettonica, design industriale, pianificazione urbanistica e progetti infrastrutturali. Lo staff dirigenziale dello studio è formato dai due fondatori e da Gerard Loozekoot, Astrid Piber e Hannes Pfau. Attualmente vi lavorano 200 collaboratori che provengono da 27 diversi paesi. Numerosi i premi vinti, l’ultimo dei quali ha riguardato la progettazione del Raffles City Hangzhou conferito dal Commercial High-Rise Architecture China nel 2018. www.unstudio.com

paesaggio forniscono tutta l’energia necessaria ad alimentare i motori elettrici e i compressori che riducendo la pressione all’interno del condotto consentono alle navette di raggiungere velocità comprese tra 600 e mille chilometri l’ora. Velocità da trasporto aereo ma con il vantaggio di ‘atterrare’ nel centro delle città. Prendendo in esame le conseguenze che un tale sistema di trasporto potrebbe avere sulla vita delle persone e delle comunità che attraversa, UNStudio Future Team si è concentrato sulla stazione di testa dell’hyperloop: un’infrastruttura nellla quale si traduce una visione del futuro urbano prossimo che prende le

CREDITI Progetto Hyperloop Hub Committente Hardt Global Mobility, Delft Progettazione UNStudio (Ben van Berkel con Ren Yee, Arjan Dingste e Alice Haugh, Jan Sobotka), Amsterdam

Consulenza paesaggistica Labscape

Nei disegni, la modularità delle stazioni di Hardt Hyperloop (©UNStudio, anche in apertura). Nello schema accanto, la tecnologia dell’hyperloop e uno spaccato del condotto dove le navette viaggiano a velocità comprese tra 600 e 1.000 Kmh (©Hardt Hyperloop).

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mosse dal fatto che la velocità, insieme alle mutate condizioni del lavoro – oggi è sempre più difficile immaginare di trascorrere un’intera vita di lavoro come dipendenti della medesima impresa – cambierà l’idea stessa di commuting: si potrà agevolmente vivere in un luogo e lavorare per più clienti, a centinaia di chilometri di distanza e in nazioni diverse, facendo ritorno a casa per l’ora di cena. La seconda idea-guida è quella della modularità, a partire dalla produzione decentralizzata di energia, che a sua volta comporta nuove strategie per la sua conservazione. L’energia prodotta dai

pannelli fotovoltaici di hyperloop deve essere conservata per alimentare i viaggi notturni (destinati al trasporto delle merci). Inoltre, cresce il numero di edifici che producono energia in eccedenza, fino ad oggi immessa nelle reti centralizzate e che domani potrebbe confluire nelle stazioni dell’hyperloop. Per questo la piastra su cui sorge la stazione disegnata da UNStudio Future Team è un grande accumulatore di energia pulita, una gigantesca ‘batteria’ che alimenterà mezzi puliti, individuali e collettivi, che i passeggeri dell’hyperloop utilizzeranno per percorrere l’ultimo miglio, dalla stazione di sbarco alla de-

stinazione finale. La modularità è anche alla base dell’impianto planimetrico della stazione stessa, concepito come un insieme di elementi che possano adattarsi a diversi possibili contesti, dal centro ai bordi delle città e in integrazione a hub di trasporto già esistenti, migliorando l’intermodalità dei collegamenti. Un impianto riaggregabile, con funzioni aggiuntive adatte per contesti ad alta densità abitativa o ridotte nel caso di contesti suburbani a bassa densità. È bello pensare che un grande woosh dentro un tunnel che attraversa l’Europa abbatterà i muri e ci renderà più vicini

Il progetto per il futuro hub di Hyperloop Hardt ad Amsterdam è integrato nel tessuto urbano con una molteplicità di funzioni e come terminale di forme di mobilità cittadina pulita (car sharing e shuttle collettivi elettrici) alimentata dagli accumulatori di energia posti sotto il basamento (immagini ©Plompmozes e ©UNStudio).

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TERMOVALORIZZATORE AMAGER BAKKE, COPENHAGEN

YES IN MY BACKYARD Dopo quasi cinque anni di lavori e con una soluzione avveniristica ha preso il via il nuovo termovalorizzatore della capitale danese. Sul tetto dell’impianto si potrà sciare e correre in mezzo al verde. Grazie all’architettura di Bjarke Ingels Group si generano nuove connessioni urbane e occasioni di attrazione turistica

Render del termovalorizzatore di Amager Bakke a Copenhagen. L’architettura sfrutta le caratteristiche morfologiche dell’impianto e trasforma la copertura in un giardino e in una pista da sci. Nella pagina di destra in basso una vista a volo d’uccello mostra l’inserimento nell’area industriale (courtesy Bjarke Ingels Group).

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Mentre in Italia si litiga se realizzare o meno nuovi termovalorizzatori, in Danimarca gli impianti diventano luoghi in cui si pratica lo sport. È il caso del termovalorizzatore di Amager Bakke (Copenhill) a Copenhagen, che porta la firma dello studio Big, Bjarke Ingels Group. Un’architettura che sfruttando le caratteristiche morfologiche dell’impianto ne trasforma la copertura in un giardino e in una pista da sci. Nella piatta Copenhagen l’Amager Bakke diventa così una collina urbana e un’attrazione turistica: un’idea visionaria che risale al 2011, epoca in cui lo studio danese vinse il concorso di progettazione capovolgendo in positivo, con creatività, l’effetto Nimby (not in my backyard) generalmente sollevato dagli impianti che trasformano i rifiuti in energia.

Un’idea condivisa dal committente, la società pubblica Amager Resource Center – che fa capo a cinque comuni danesi, tra cui Copenhagen – per affermare che le nuove generazioni di termovalorizzatori possono non solo convivere con le attività dell’uomo ma addirittura migliorare le relazioni con la città, trasformandosi in elementi di innovazione del panorama urbano e di attrazione turistica. L’impianto di Amager Bakke, il cui costo supera i 586 milioni di euro, è collocato in un’area industriale limitrofa al mare che nel corso degli anni è spontaneamente diventata un luogo dove svolgere attività sportive estreme quali wakeboard, gokart, parcour e flyboard. Un pezzo di periferia che tra le altre cose aveva necessità di essere rinnovato: l’architettura di Big crea una nuova connessione con l’intorno

urbano e genera nuove relazioni positive. L’impianto, i cui lavori sono iniziati nel marzo del 2013, è stato inaugurato alla fine del novembre scorso, ma per la pratica sportiva occorrerà attende ancora qualche mese (l’inaugurazione era in programma nel dicembre 2018). Tre sono le piste da sci, ciascuna con un diverso grado di difficoltà, e due gli impianti di risalita, mentre un ascensore conduce i visitatori alle terrazze panoramiche dove è collocata una caffetteria e il punto d’arrivo di una parete di arrampicata che con i suoi 80 metri è tra le più alte al mondo. Il parco verde sul tetto si estende per 16.000 mq. La pendenza, le condizioni climatiche, la presenza di venti e il calore emesso dagli impianti sottostanti sono stati altrettanti elementi di sfida nella progettazione delle opere a verde ma la creatività di Bjar-


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BIG Bjarke Ingels Group Lo studio, formato da architetti, urbanisti, paesaggisti, designer di interni e di prodotto e ricercatori, ha sedi a Copenhagen, New York e Londra e conta oggi più di 200 collaboratori. Big sta lavorando a numerosi progetti in Europa, Nord America e Asia. In precedenza il fondatore Bjarke Ingels (sopra, nella foto di Jonas Bie) aveva lavorato nello studio Oma e nel 2001, con Julien de Smedt, aveva fondato l’agenzia Plot. L’architettura di Big è innovativa e particolarmente attenta ai cambiamenti della vita contemporanea, influenzata dagli scambi multiculturali, dai flussi economici globali e dalle tecnologie della comunicazione. www.big.dk

Gli schemi raccontano il concept del progetto: una facciata continua (sopra, i prospetti) formata da elementi progettati per contenere piante verdi avvolge l’edificio.

Anche la copertura è continua e seguendo la morfologia imposta dalle funzioni viene trasformata in una pista da sci con tre diverse pendenze.

Il contesto è già frequentato come luogo dove svolgere attività sportive. Da ‘montagna’ l’Ameger Bakke può dunque diventare il polo d’attrazione di una ‘green valley’.

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CREDITI Realizzazione

Termovalorizzatore e facilities sportive

Località Copenhagen Committente Amager Resource Center Progettazione architettonica

BIG, Bjarke Ingels Group

Partners in charge

Bjarke Ingels, David Zahle, Jakob Lange

Project leader

Claus Hermansen, Jesper Boye Andersen

Project architect Nanna Gyldholm Møller Progettazione strutturale e energetica

Moe & Brødsgaard

Progettazione delle facciate

Dr. Lüchinger+Mayer

Progettazione meccanica Rambøll Progettazione paesaggistica

Il contesto in cui è inserito il nuovo impianto (dall’alto foto ©Soren Aagaard e ©Aldo Amoretti); sotto, sezione del termovalorizzatore (courtesy Big).

Topotek 1, Man Made Land, Berlino

Superficie 41.000 mq Cronologia 2011 (concorso); 2013 (avvio lavori); 2018 (consegna)

SMOKE STACK

ke Ingels non si è fermata all’architettura: lo studio ha sviluppato anche un sistema di comunicazione che permette ai cittadini di avere un’immediata percezione delle emissioni rilasciate in atmosfera. Grazie a un pistone che spinge il gas in una camera di compensazione, la ciminiera emette un anello di vapore per ogni tonnellata di CO2 che fa risparmiare rispetto alle altre fonti adottate per produrre i rifiuti inceneriti e per il riscaldamento. Una soluzione che dando la misura di quanto le nostre attività contribuiscano all’effetto serra accresce la consapevolezza ambientale e il consenso verso l’opera

2015; Mipim Future Projects Awards 2012

CAFÉ OUTLET DUCT LINE 2

BLOW OUT

OUTLET DUCT LINE 1

SCR LINE 1 G2-SCRUBBER LINE 1

PRIMARY AIR SYSTEM ELECTROSTATIC PRECIPITATOR LINE 1

HT ECO

BOILER

FURNACE

ADMINISTRATION

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Premi Progressive Architecture Awards Citation,

IOARCH_79 SECTION L-M SCALE 1:700

HOPPER DECK

TURBINE

SCRUBBER ROOM

WASTE WATER/CONDENSATE TREATMENT ROOM

PUMP/ CONDENSER ROOM

SLAG TRANSPORTATION SYSTEM HALL

TIPPING HALL

GRATE

BUTTOM ASH BASEMENT HEAT PUMPS ROOM

FEEDING HOPPER

GRATE DECK

WASTE BUNKER


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AEROPORTO DI FIRENZE PERETOLA

NUOVO LOOK PER L’AEROPORTO IL FUTURO DELLO SCALO FIORENTINO È ANCORA INCERTO. NEL FRATTEMPO TOSCANA TRASPORTI INVESTE PER MIGLIORARE I SERVIZI AI PASSEGGERI E RIFARE LE FACCIATE DELL’AEROSTAZIONE

Nelle foto, lastre VMZinc per il restyling delle facciate dell’area arrivi e partenze dell’aeroporto di Firenze (foto @Pier Maria Ruggeri).

Se ne parla da più di 30 anni ma, a quanto pare, il tempo non è servito a sciogliere i nodi. Stiamo parlando del potenziamento dell’aeroporto di Firenze gestito da Toscana Trasporti. Il primo progetto, quello dell’architetto Luciano Nustrini per conto dell’allora gestore Saf-Società aeroporto fiorentino, risale infatti al 1987. Il progetto, attualmente al vaglio della Conferenza dei servizi, definito sulla scorta del masterplan approvato dall’Enac nel 2014, prevede la costruzione di una nuova pista di volo da 2,4 chilometri, parallela all’autostrada A11, e l’ampliamento dell’aerostazione. Il tutto per un investimento

previsto di 330 milioni di euro e per portare il traffico passeggeri da 2,7 milioni (dato del 2017) a 4,5 nel 2029. Gli ostacoli da superare sono molti: tecnici ma soprattutto, politici. C’è il parere contrario della Regione, la non conformità ai piani urbanistici di Firenze (la cui amministrazione è però da sempre favorevole all’ampliamento) e di Sesto Fiorentino (contraria), ma in particolare a pesare sono le recenti prese di posizione del Ministero delle Infrastrutture, che qualche tempo fa ha fatto sapere che è in corso una revisione finalizzata a rendere più sostenibile la realizzazione dell’opera.

Nell’attesa la società di gestione, da qualche mese, ha concluso i lavori di ampliamento dell’edificio che ospita gli imbarchi e di restyling delle facciate delle partenze e degli arrivi dell’aerostazione. Per la riqualificazione delle facciate, di 800 metri quadrati circa di superficie, una parte del tamponamento opaco esistente è stata sostituita da una superficie vetrata con profili Schüco EFW50 e frangisole orizzontali motorizzati con pale ellissoidali. La stessa facciata è stata rivestita con doghe orizzontali (fissate a scomparsa con sottostruttura con omega in acciaio) di zinco titanio finitura Pigmento rosso di VMZinc

CREDITI Realizzazione Ampliamento del terminal e

restyling delle facciate dell’aeroporto di Firenze

Committente Toscana Trasporti General contractor Itaf (Pistoia) Associazione temporanea di imprese

Itaf (Pistoia), Proget Impianti (Sesto Fiorentino), Bnv (Fornacette)

Installatore Erretirame, Livorno (partner di VMZinc at Work)

Inizio lavori Aprile 2017 Fine lavori Settembre 2018 Fotografie ©Pier Mario Ruggeri

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LA CITTÀ AUMENTATA DEL NEOANTROPOCENE di Maurizio Carta

Maurizio Carta È professore ordinario di urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Presidente della Scuola Politecnica dell’Università di Palermo. Esperto di pianificazione urbana e territoriale, pianificazione strategica e rigenerazione urbana. Per le sue ricerche è invitato a tenere lezioni e conferenze in numerose università e istituzioni italiane e straniere. Nel 2015 la Biennale Internazionale di Architettura di Buenos Aires gli ha conferito un premio per i suoi studi sulla rigenerazione urbana. È autore di più di 300 pubblicazioni scientifiche, tra le più recenti: Reimagining Urbanism (Listlab, 2014), Re-cyclical Urbanism (con B. Lino and D. Ronsivalle, Listlab, 2016), The Fluid City Paradigm (with D. Ronsivalle, Springer, 2016), Augmented City (Listlab, 2017) Dynamics of Periphery (with J. Schroeder, Jovis, 2018).

La città aumentata – scrive Maurizio Carta nel suo libro – è il paradigma della città senziente, connessa, resiliente, fluida e reticolare che con il crowdsourcing si modifica per adattarsi ai comportamenti delle persone che la vivono Augmented City Maurizio Carta ListLab, 2017, 16 euro ISBN 978-88-998-5420-1

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Platone nella Repubblica descriveva la città come «pascolo e nutrice della società», prescrivendo che essa dovesse essere buona, nutriente, salubre e protesa alla cura del bene comune. Dobbiamo recuperare la visione e la realizzazione di una città nutrice dell’umanità, esercitando un’urbanistica che non sia solo tecnica, norma e progetto, ma anche una neuroscienza dello spazio che concorra a modellare i nostri comportamenti attraverso una relazione emotiva oltre che razionale, psicocognitiva oltre che normativa, narrativa oltre che tecnica, cognitiva oltre che funzionale. Le città sono da sempre, e oggi con maggiore intensità e velocità, organismi vibranti di luoghi e comunità, di dati e informazioni, di sensori e attuatori, di azioni e reazioni generati sia dalle persone che dall’ambiente. E, quindi, devono agire come dispositivi abilitanti per migliorare la vita contemporanea. Saremmo in grado di costruire un ambiente urbano più efficiente, capace di percepire l’ambiente e di comprendere i bisogni, e di agire quotidianamente e per tutti gli abitanti? Capace di amplificare opportunità e talenti? Tra le risposte, oltre quelle ormai consunte della smart city, io propongo la Augmented City (Listlab, 2017) come un paradigma emergente che percepisca le richieste di una società più retico-

lare e interconnessa, basata sulla conoscenza e creatività, che risponda al cambiamento globale attraverso un nuovo metabolismo circolare. Una città, insomma, che sia ambiente privilegiato della nostra “umanità aumentata”. La città aumentata è, quindi, lo strumento per entrare nel Neoantropocene generativo e collaborativo, superando il Paleoantropocene erosivo e dissipativo che ha caratterizzato la società – e la città – industriale dell’Ottocento e del Novecento. La città aumentata pretende un salto di paradigma in tutti i settori e cicli di vita, a partire dalla mobilità che è ancora ferma al modello novecentesco. Serve un modello urbano in cui le infrastrutture di trasporto siano il propulsore più efficace del cambiamento. Infrastrutture di connessione di una città sempre più policentrica e reticolare che concorrano non solo a soddisfare i reali fabbisogni di mobilità, ma siano indispensabili attivatrici di nuovi stili di vita e abilitatrici di opportunità per generare attorno ad esse nuovi spazi, socialità e diritti. In Italia, tranne rare eccezioni, le città si dibattono in un grave deficit infrastrutturale, sia in termini di dotazione, che di innovazione che di sicurezza – come dimostrano le recenti vicende – e in un drammatico gap di qualità ed efficacia


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per quanto riguarda la mobilità. Per rimediare non dobbiamo solo accelerare l’innovazione, ma soprattutto farlo nella direzione giusta: una robusta cura del ferro, dell’acqua (e dell’aria) e del fosforo. Cioè un investimento politico, economico, urbanistico e culturale sull’innovazione infrastrutturale per il trasporto pubblico locale, sul rafforzamento dell’interfaccia tra porti, aeroporti e territorio e sulle tecnologie digitali per i trasporti intelligenti. Ed è dalle città che deve iniziare la cura, integrando i diversi modi di trasporto collettivo (ferrovie, metropolitane, tram, bus) in un sistema unitario di offerta, garantendo elevata qualità delle interconnessioni e sostenendo l’integrazione attraverso un’urbanistica e una politica per la mobilità coerenti: accessibilità ai nodi delle stazioni, sviluppo di corsie preferenziali, regolazione della motorizzazione mediante misure di road pricing sono tutte componenti determinanti per accompagnare il necessario mutamento nelle preferenze di mobilità dal trasporto individuale alla mobilità collettiva sostenibile. Alla cura del ferro si affianca la “vitamina” della mobilità condivisa e dolce. Car e bike sharing sono realtà ormai consolidate e in continua espansione e radicamento e l’Italia, grazie al progetto Vento [www.progetto.vento.polimi.it], sta riscoprendo la mobilità ciclabile non solo come mezzo più efficiente e sostenibile, ma anche per godere meglio l’esperienza culturale e naturale dei nostri paesaggi. Ciclovie che recuperano

le ferrovie dismesse, che si arrampicano lungo i “tratturi” interni, che corrono placide lungo valli fluviali riconnettendo antiche relazioni. Infine la tecnologia – la cura del fosforo – aiuta la mobilità ad essere sempre più interconnessa, digitale e sostenibile, e le autostrade saranno sempre più Smart Road, dorsali di informazioni che connetteranno vite e non solo luoghi. Anche la nostra multimodalità sarà agevolata dalla tecnologia: partiremo da casa in bicicletta o con una piccola auto elettrica condivisa, lasceremo il mezzo in una stazione del tram o della metropolitana, raggiungeremo una stazione per prendere un aereo o un porto per imbarcarci e a destinazione c’è già un’auto condivisa – presto a guida autonoma – che ci aspetta per portarci a destinazione, per poi “andarsi a cercare” un altro passeggero, tutto sulla punta delle dita possedendo uno smartphone invece che un’auto. Non sottovalutiamo, infine, che la sempre più avanzata interconnessione digitale delle auto e dei mezzi pubblici produrrà a breve una mole straordinaria di dati sulla vita urbana – raccolti e scambiati in tempo reale dalle vetture – e che saranno la base sia del prossimo salto infrastrutturale sia della rivoluzione urbanistica basata sulla conoscenza distribuita e condivisa. La rivoluzione infrastrutturale delle città aumentate genererà, inoltre, un prezioso dividendo spaziale dalla rimodellazione delle infrastrutture, delle aree di parcheggio e dei nodi di interscambio, dalla pedonalizzazione e ciclabi-

lità: nuove architetture sotterranee della “cittàmangrovia”, nuovo spazio pubblico della “cittàarcipelago”, spazi che si ritornano luoghi per le persone, estensioni dell’abitare da riprogettare e riconfigurare, come sta accadendo nel Poble Nou di Barcelona con il progetto Superilla. Infine, in tema di mobilità sostenibile è necessario raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi non solo per la riduzione delle emissioni ma anche per la convergenza verso modalità di trasporto che promuovano l’innovazione energetica, generando anche un benefico surplus energetico per illuminare, ad esempio, un quartiere o un lungomare. Scriveva Lewis Mumford nella sua monumentale opera del 1961 dedicata alle città: «la funzione principale di una città è di trasformare il potere in strutture, l’energia in cultura, elementi inerti in simboli vivi dell’arte, e la riproduzione biologica in creatività sociale». Una città concepita come medium culturale e sociale, come sistema pedagogico vivente, come un amplificatore di umanità. La città aumentata, quindi, non è la città del futuro remoto, ma ci stimola di abitare il diverso presente

Le immagini del Poble Nou di Barcellona dove è in atto il progetto Superilla sono di Maurizio Carta.

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NUOVA STAZIONE DI TRASFORMAZIONE ELETTRICA, CAPRI

NATURALI GEOMETRIE

L’architettura della nuova stazione di trasformazione dell’isola di Capri è disegnata dall’orografia del terreno: i gradoni calcarei sono diventati muri di contenimento e la vegetazione ha occupato gli spazi vuoti e mitigato i volumi, minimizzando l’impatto visivo. Progetto di Frigerio Design Group [dalla relazione di progetto]

L’intervento per la Nuova Stazione elettrica di Capri interessa una superfice pari a circa 3000 mq e si compone essenzialmente di una via di accesso carrabile che da quota +50.70 s.l.m. scende fino a quota +41.00 s.l.m. e di due volumi principali: l’edifico per il punto di consegna alimentazione, per il comando della stazione elettrica e i servizi ausiliari, e il volume per la sezione 150 kV, con due trasformatori e un locale magazzino. La copertura di questi volumi è realizzata con delle vasche verdi piantumate. Nella zona d’accesso al sito, dove sono

In alto, la nuova centrale elettrica di Capri: un intervento inserito in un contesto ambientale delicato con soluzioni di qualità e grande cura dei dettagli (foto ©Enrico Cano); accanto, le sezioni dei volumi (courtesy Frigerio Design Group).

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stati rinvenuti dei reperti archeologici, in alternativa alle opere di contenimento viene realizzata un’aggiunta un’aggiunta di terreno in alcuni punti, per accompagnare con le curve di livello la discesa della rampa d’accesso. La ricerca compositiva per il progetto architettonico è consistita nel sostituire all’immagine “dura” del complesso in-

dustriale un’identità capace di porre il complesso in armonia con l’ambiente nel quale si inserisce, minimizzando l’impatto visivo e valorizzandone l’immagine complessiva.


› ARCHITETTURA PER LE INFRASTRUTTURE

Frigerio Design Group Frigerio Design Group è uno studio di architettura con sede a Genova specializzato nella progettazione di ambienti di lavoro ‘smart working’. Fondato da Enrico Frigerio (nella foto di E. Basi) nel 1991, Fdg progetta habitat a ridotta impronta ecologica, confortevoli da un punto di vista ergonomico ed emotivo, capaci di favorire il benessere di tutti i fruitori e contemporaneamente definire il carattere e la personalità del luogo. Enrico Frigerio è anche promotore della ‘slow architecture’, filosofia che impone di rallentare per raggiungere la massima consapevolezza del costruire. www.frigeriodesign.it

La centrale di trasformazione di Capri, raggiunta da un cavo sottomarino dell’alta tensione proveniente dalla terraferma, sorge a poca distanza dal mare; sotto, l’edificio realizzato con elementi prefabbricati di tipo pesante e leggero (foto ©Enrico Cano).

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› ARCHITETTURA PER LE INFRASTRUTTURE

La ricerca formale non si è rivolta a imitare la natura o a mimetizzare il manufatto, ma ad interpretare l’ambiente mettendo in relazione il complesso con la sua personalità e qualità architettonica. Le parole d’ordine sono state: contesto, qualità, dettaglio, funzionalità, tempi e costi; scopo ultimo, esprimere una contemporanea sensibilità allo straordinario profilo del sito. Si è operato sulla qualità dei dettagli, realizzati con materiali ordinari ma arricchiti con particolari di finitura e di montaggio. Per la costruzione si è fatto ricorso all’uso della prefabbricazione sia pesante che leggera, con il preciso scopo di semplificare il cantiere e ridurre i tempi di costruzione e i costi di gestione e manutenzione, quest’ultima in alcuni casi addirittura annullata nonostante l’atmosfera marina. Attraverso un’elaborazione geometrica si è ottenuta un’astrazione formale trapezoidale di base, con la quale sono stati disegnati pannelli prefabbricati in cls che tamponano i muri di contenimento e i prospetti degli edifici. La stessa forma viene utilizzata per forare le lamiere che creano degli schermi per i parapetti, i cancelli e le recinzioni. Si tratta dell’elemento compositivo che caratterizza i vari elementi per la finitura architettonica del complesso e ne definisce personalità, un “cuore”, sensibile al paesaggio, per alimentare tutta l’isola di Capri

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Geometrie trapeziodali caratterizzano sia i pannelli prefabbricati in cls dei tamponamenti sia il ferro dei cancelli e delle recinzioni. Come è consuetudine del metodo di ‘slow architecture’

praticato dallo studio genovese sono state fatte numerose prove in scala 1:1. Lo scarto dei pannelli metallici è stato riutilizzato per creare il motivo dei pannelli in cls (foto ©Enrico Cano).


› ARCHITETTURA PER LE INFRASTRUTTURE CREDITI Realizzazione Stazione elettrica 150 kV Località Capri, Napoli Committente Terna Rete Italia Progettazione architettonica

Frigerio Design Group (concept, definitivo, esecutivo e direzione artistica)

Progettazione strutturale Protel, Carmine Mascolo

General Contractor Edildovi Strutture prefabbricate Beton Costruzioni Carpenterie metalliche Cerrato Officine Illuminazione iGuzzini; Simes Superficie area 3.000 mq Superficie edifici 1.000 mq Cronologia 2012 - 2018

In alto, una fase dei lavori di realizzazione della centrale di trasformazione, raggiunta da un cavo sottomarino ad alta tensione. A fianco, il profilo della montagna che sovrasta il mare; sotto, un’altra immagine della centrale (foto ©Enrico Cano).

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› ARCHITETTURA PER LE INFRASTRUTTURE

TERMINAL AMERIGO VESPUCCI, CIVITAVECCHIA

IL PORTO DI ROMA Progettato dallo Studio Vicini Architetti di Genova il nuovo terminal, inaugurato da poco, colpisce per gli ampi spazi, la luminosità e la dotazione tecnologica. Un’architettura di vetro che dialoga con l’acqua

La luminosa sala d’attesa al primo piano. L’edificio (nella foto in alto, courtesy Geze) comprende anche una terrazza panoramica esterna.

Conclusa l’epopea dei ‘transatlantici’, le navi sono diventate grandi parchi divertimento galleggianti che ospitano migliaia di persone. Prevalentemente notturna, la navigazione è segnata da soste per escursioni di poche ore a terra. Non sono viaggi ma itinerari turistici che si concludono dov’erano iniziati. Le infrastrutture al servizio di questo gigantesco traffico di persone possiedono perciò caratteristiche tutt’affatto diverse da qualsiasi altro hub del trasporto. Al contrario di una stazione ferroviaria o di un aeroporto, in un terminal crocieristico non incontrerete persone che si muovono per lavoro ma solo turisti che hanno intrapreso la crociera per la prima e forse

l’ultima volta nella loro vita; famiglie che in passato non si erano mai allontanate da casa; persone che vogliono ottenere il massimo del ‘divertimento’ dai 9 giorni/11 notti del loro investimento. Quanto ai numeri, mentre un aeroporto gestisce flussi ininterrotti di duecento passeggeri alla volta, un terminal crocieristico gestisce masse di migliaia di persone in un solo momento, e lo sbarco successivo può avvenire a giorni di distanza. In termini di sicurezza, il terminal deve essere isolato entro i rigidi confini dell’area portuale e funzionare quasi come un’appendice della nave stessa. Ovvio che il successo di una crociera dipenda dalle sue tappe (il che spiega ad

Studio Vicini Architetti Fondato nel 1984, lo studio opera in diversi campi di attività: dall’architettura alla pianificazione urbanistica al design. Ha sede a Genova con uffici in Francia, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Monaco. I partner sono Luigi Vicini (Genova, 1956) e Andrea Piazza (Genova, 1968); con loro collaborano Alessandra Guraschi, Ivano Masnata, Maddalena Besio, Alessio Mazzotti e il consulente Claudio Manfreddo. www.studiovicini.net

CREDITI Realizzazione Terminal Amerigo Vespucci Località Civitavecchia Committente Rct Roma Cruise Terminal Progettazione architettonica Studio Vicini Architetti

Superficie totale 10.535 mq (piano terra 5.115 mq; mezzanino 910 mq; primo 4.510 mq)

Superficie esterna 995 mq Passerella di imbarco 800 mq Altezza edificio 16,30 metri Investimento 20 milioni di euro Inaugurazione maggio 2018 Durata dei lavori 18 mesi Impresa di costruzioni Itinera Carpenterie metalliche

Cms Costruzioni Metalliche Santonicola

Sistemi di facciata e serramenti Aza Aghito Zambonini

Ingressi automatici Geze Pavimentazioni in grès Graniti Fiandre [ 116 ]

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› ARCHITETTURA PER LE INFRASTRUTTURE

esempio il caso delle grandi navi nella laguna di Venezia) e senza dubbio Roma è una delle méte più ambite del turismo internazionale di massa, specie del nuovo turismo che muove milioni di persone dai Paesi delle economie emergenti. Tutto questo spiega il progetto dello studio Vicini Architetti di Genova per il nuovo terminal crocieristico al porto di Civitavecchia: un edificio di 10.000 metri quadrati distribuiti su due piani la cui struttura in calcestruzzo prefabbricato, su una maglia strutturale di 10x10 metri, è avvolta da un involucro completamente vetrato che rende estremamente luminoso l’interno e garantisce una continuità spaziale tra il terminal e il mare.

Gli ambienti sono concepiti in modo che i turisti possano sentirsi da subito in vacanza: dalla hall di ingresso dei passeggeri in imbarco si passa ai 2.420 mq luminosi e accoglienti del livello superiore dove alle aree di attesa si aggiungono un bar-ristorante, una ‘sala Vip’ con corsia preferenziale, un’area commerciale dutyfree e una terrazza panoramica all’aperto. Il progetto di allestimento prevede anche la creazione di un piccolo spazio museale con reperti etruschi e romani. Oltre che nelle dotazioni tecnologiche, la sicurezza è gestita anche sotto il profilo della ‘percezione’ e della rassicurazione: ben 90 schermi distribuiti in tutto il terminal mantengono costantemente infor-

inside

GEZE

Ingressi automatici per il nuovo terminal La progettazione del nuovo terminal Vespucci ha affrontato anche il tema del contesto ambientale, in particolare l’esposizione al vento e all’aria salmastra, che ha comportato l’adozione di alcuni accorgimenti tecnici tra cui la scelta dei sistemi automatici di accesso. I sistemi Ec-drive di Geze Italia installati nel terminal sono in grado di movimentare porte di 120 chilogrammi di peso per singolo battente. In totale sono state installate 9 porte Ec-drive FR e 7 porte EC drive BO di Geze, tutte connesse e gestite dall’impianto centralizzato che controlla l’allarme e le uscite di emergenza. Le porte situate sui lati molto esposti al vento e alla salsedine sono dotate di un automatismo che ne garantisce l’apertura in tutte le condizioni. Le altre aperture sono equipaggiate con un meccanismo che, in caso di emergenza, permette l’apertura a spinta di tutte le sezioni della porta, rendendo più veloci le operazioni di evacuazione.

mato il pubblico, mentre 60 stazioni di controllo – che all’occorrenza possono raddoppiare – velocizzano le operazioni di imbarco e sbarco. Tra il primo e il secondo livello, un mezzanino completamente aerato è adibito esclusivamente ad area tecnica, con le unità per il trattamento dell’aria e la climatizzazione di tutti gli ambienti del terminal, mentre i chillers sono posti in un vano incassato nella copertura dell’edificio. Il rivestimento esterno è costituito da pannelli prefabbricati in calcestruzzo e da pannelli di Alucobond di colore bianco o grigio argento. La copertura inclinata è rivestita in lamiera grecata di colore grigio chiaro

Una pensilina protegge l’ingresso principale del terminal. Sulla destra è visibile la passerella di collegamento alle navi. Secondo le indicazioni del Piano regolatore Portuale la distanza dalla banchina è di circa 23 metri (foto ©Anna Galante).

SISTEMI CAPACI DI MOVIMENTARE BATTENTI DEL PESO DI 120 KG E AUTOMATISMI CHE GARANTISCONO L’APERTURA ANCHE IN CASO DI FORTE VENTO MIGLIORANO LA SICUREZZA DI UN EDIFICIO CHE GESTISCE FLUSSI DI MIGLIAIA DI PERSONE

Geze Italia Srl

Via Fiorbellina, 20 - 20871 Vimercate (MB) Tel. 039 953040 italia.it@geze.com | www.geze.it

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› SCUOLA E COMUNITÀ

POLO SCOLASTICO DI CERNUSCO SUL NAVIGLIO

A SCUOLA DI INNOVAZIONE

Fin dalla sua inaugurazione questo complesso scolastico è diventato un caso di studio per le scelte progettuali che anticipando le linee guida del Miur immaginano la scuola come luogo di integrazione e di crescita civile aperto alla comunità. Il progetto è dello studio Consalez Rossi Architetti Associati in collaborazione con Enrico Scaramellini

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› SCUOLA E COMUNITÀ

La scuola dovrebbe essere luogo di sperimentazione didattica, snodo fondamentale per la crescita dei futuri cittadini e punto di incontro e di integrazione per la comunità. Il nuovo complesso scolastico primario di Cernusco sul Naviglio, inaugurato nel settembre del 2017, è tutte queste cose insieme, ma anche innovazione tipologica e spaziale. Esito di un concorso indetto dall’amministrazione comunale nel 2011, il progetto dello studio Consalez Rossi Architetti Associati con l’architetto Enrico Scaramellini anticipa di fatto le indicazioni ministeriali del 2013 sull’edilizia scolastica riguardo alla possibilità di usare le nuove scuole come luogo collettivo e disegna un piccolo campus che innova la tipologia della scuola e il ruolo degli spazi aperti, producendo un’inedita intersezione tra usi civici e ambienti destinati all’apprendimento: un luogo all’interno e all’esterno del quale sia possibile svolgere attività culturali, sportive e ricreative lungo tutto il corso della giornata, tutti i giorni della settimana. La scuola di Cernusco fa propri questi contenuti e li trasforma in spazi fisici aperti: una piazza pubblica, un parco, orti didattici, spazi comuni. Il bando ha richiesto l’elaborazione di un masterplan generale e la progettazione definitiva del complesso scolastico per nove sezioni di scuola per l’infanzia e 15 classi per la primaria (una previsione poi ridotta per consentire la realizzazione di un nuovo nido di infanzia indipendente). Il progetto ha così dato vita a una sorta di campus aperto dove, protetti da recinti permeabili alla vista, sono ospitati i volumi delle isole didattiche, i giardini e gli orti, a loro volta inseriti in un grande spazio verde. La densità edilizia è bassa, con altezze di un piano per l’asilo e di due piani per la primaria e la secondaria. La distribuzione per entrambe le scuole avviene attraverso un ampio corridoio didattico: l’ingresso separa le aule dal corpo delle mense e dei servizi. L’asilo si apre a sud su un orto didattico e di-

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› SCUOLA E COMUNITÀ

In apertura, uno spazio verde tra i volumi della mensa e della scuola primaria. Sopra, la vasta piazza centrale e, sotto, l’ingresso, accanto all’edificio della mensa aperto anche a incontri della comunità (foto ©Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti).

spone di ampie vetrate schermate da un loggiato, con tende mobili colorate e un ‘camino’ vetrato con la doppia funzione di favorire la circolazione dell’aria durante la stagione calda e di illuminare la zona per le attività speciali, in fondo all’aula. La sequenza giardino, loggiato, aula didattica, attività speciali e spogliatoi è accompagnata dalla luce che, con accorgimenti naturali, disegna il paesaggio interno. In uno degli spazi scolastici è presente un’ampia parete attrezzata, che all’occa-

sione diventa elemento di gioco, palestra per attività motorie o ripostiglio. Questa parete prevede diverse possibilità di trasformazione degli ambienti: aprendo il serramento mette in comunicazione altri ambienti e, con lo spostamento completo del setto, trasforma i locali in un’unica aula di misura doppia. Le vetrate della scuola primaria sono affacciate a nord, in modo da diffondere una luce uniforme durante tutte le ore della giornata e favorire le attività ai tavoli e la vista della lavagna.

Il fronte principale è disegnato dall’alternanza di ampie finestre fisse e apribili e da pannelli in legno colorati e naturali. Sulla copertura emergono dei proiettori di luce che, orientati a sud, permettono un ingresso controllato di luce colorata nelle aule del piano superiore. Le mitigazioni ambientali realizzate verso la strada provinciale sono state disegnate in modo da non precludere la vista verso Est e la vasta campagna e sono integrate al parco lineare e alle strade di accesso ciclopedonali

CREDITI Realizzazione Nuovo polo scolastico Località Cernusco sul Naviglio Committente Comune di Cernusco sul Naviglio Progetto architettonico e coordinamento

Consalez Rossi Architetti Associati (capogruppo) e Es-Arch enricoscaramellini architetto

Progettazione strutturale Marco Rizzi Progettazione impiantistica Digierre3 Progettazione impianti meccanici Ferruccio Galmozzi

Progettazione impianti elettrici Vincenzo Radaelli

Appaltatore

Impresa consortile Ar.Co. Lavori Scc

Impresa generale Fenini Srl Fornitore pannelli Viroc Gruppo Bonomi Pattini Concorso nazionale 2011 Tempi 2015-2017 Superficie dell’area 14.733 mq Superficie edificata 5.972 mq Investimento totale 9.500.000 euro [ 120 ]

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› SCUOLA E COMUNITÀ

Accanto, planimetria del complesso. Sotto, il giardino della primaria visto dall’area laboratorio e un’area didattica della scuola d’infanzia. In basso, dettaglio delle doghe in Viroc (foto ©Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti).

Consalez Rossi Architetti Associati

ES-arch enricoscaramelliniarchitetto

Fondato a Milano nel 2000 da Lorenzo Consalez (a destra nella foto) e Marcello Rossi, lo studio opera prevalentemente nel campo dell’architettura pubblica (housing sociale, scuole e spazi per la collettività) prestando grande attenzione alle relazioni tra disegno del paesaggio, spazio aperto e servizi per la comunità, come nel caso del quartiere di via Civitavecchia al parco Lambro (2011). Insieme ai soci operano nello studio dieci giovani architetti. Dal 2001 Lorenzo Consalez insegna progettazione architettonica al Politecnico di Milano www.consalezrossi.com

L’attività dello studio, che ha sede a Madesimo, risente dell’ambito culturale del territorio alpino di provenienza. In questi anni ha affinato la propria sensibilità per gli aspetti paesaggistici con una naturale attenzione per ambiti fragili e delicati. Enrico Scaramellini è professore a contratto al Politecnico di Milano. L’affiancamento dell’attività professionale a quella didattica è sinergico alla ricerca svolta nel campo della progettazione architettonica, che lo studio persegue con la partecipazione ai concorsi.

inside RECINTO E FACCIATE POLICROME DEL COMPLESSO SONO IN DOGHE VERTICALI DI VIROC UN COMPOSITO FORMATO DA PARTICELLE DI LEGNO E CEMENTO COMPRESSO

VIROC | GRUPPO BONOMI PATTINI Pannelli in fibrocemento a base lignea

La palette di colori che si alternano verticalmente lungo le recinzioni e sulle facciate del polo scolastico è quella della pianura lombarda che ben si integra nel luogo dell’insediamento. Il materiale è Viroc, prodotto in Portogallo e distribuito in esclusiva per l’Italia da Gruppo Bonomi Pattini: un composito di particelle compresse di legno e cemento dall’aspetto non omogeneo che richiama quello del legno. Ma al contrario del legno, Viroc può assumere diverse colorazioni e non richiede particolari protezioni per la posa all’esterno, qui realizzata avvitando i pannelli, tagliati in doghe e orientati in modo da assicurare permeabilità visiva verso l’esterno, al ferro della recinzione. Stessa disposizione per gli involucri, con posa imbullonata a vista su sottostrutture incrociate alla maniera di una facciata ventilata.

Gruppo Bonomi Pattini

Via Stelvio, 9 - 20814 Varedo (MB) Tel. 0362 580453 marketing@gruppobonomipattini.com | www.gruppobonomipattini.com

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› CHIESE

NUOVA CHIESA A MEDOLLA

LEGGERA E LUMINOSA Esattamente un anno dopo la scossa che il 29 maggio 2012 compromette definitivamente la parrocchiale, a Medolla in provincia di Modena si inaugura la nuova chiesa progettata dall’architetto Davide Marazzi e costruita con la tecnologia della prefabbricazione in legno [dalla relazione dell’architetto]

Sopra, il fronte trasparente della nuova chiesa, protetto da un portico che sottolinea la natura archetipica del progetto (foto ©Pdp Studio).

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Nei giorni dello sgomento e del disorientamento il parroco di Medolla decide di non attendere i tempi della ricostruzione e avvia in autonomia un rapido percorso per la realizzazione di una nuova chiesa, accantonando, almeno nell’immediato, l’idea di recuperare quella esistente: il vincolo di affrontare il recupero del manufatto storico con i criteri rigorosi del restauro scientifico e la simultanea esigenza di pervenire a un livello di consolidamento tale da garantire l’assoluta sicurezza sismica non sono conciliabili, se non forse a costi molto elevati e fuori dalla portata della Parrocchia. Il progetto della nuova chiesa viene dunque concepito per rispondere all’esigenza di dare una risposta tempestiva, sia funzionale che simbolica, al dramma della comunità.

Per l’edificazione si individua un’area parrocchiale poco distante dal sito della vecchia chiesa, in una posizione che garantisce immutate relazioni urbane favorendo altresì dinamiche di accesso e frui-zione del tutto analoghe alla condizione precedente. Dal punto di vista tecnico, l’esigenza di coniugare rapidità esecutiva, sicurezza sismica e contenimento dei costi di gestione orienta sin da subito la scelta sulla tecnologia della prefabbricazione in legno. Come noto il legno, grazie alle sue doti di leggerezza, flessibilità, inerzia termica e facile lavorabilità garantisce performance eccellenti sia sul piano strutturale che su quello energetico, rendendo altresì possibile una significativa riduzione dei tempi di cantiere. Il progetto si indirizza verso un’architettura contemporanea sobria e misurata,

in qualche modo ‘rassicurante’ per una comunità locale privata con violenza dei propri simboli. Così il progetto è caratterizzato da linee semplici, quasi archetipiche, in cui risulta evidente il riferimento ad alcuni dei temi classici dell’architettura sacra. Elementi centrali del progetto sono la trasparenza e la luce naturale. L’impianto tipologico prevede un’unica navata con copertura a falde e un volume accessorio sul lato ovest della zona presbiteriale. Il fronte principale è contraddistinto da una grande vetrata a tutt’altezza; l’aula liturgica (per 200 posti a sedere e 100 in piedi) è ritmata da una sequenza di coppie di portali lignei in vista, tra le quali sono incastonate finestrature verticali a tutt’altezza. Tra coppie contigue di portali sono ricavate nicchie per confessionali, tele, statue, candelieri e altri arredi sacri recuperati dalla vecchia chiesa. Nella


› CHIESE

Marazzi Architetti Davide Marazzi (Mirandola, 1974) si laurea al Politecnico di Milano nel 2000. Dopo aver fatto pratica professionale negli studi di Cino Zucchi e Guido Canali, nel 2004 fonda il proprio studio a Parma. Identità, carattere, coerenza e sostenibilità sono i principi che guidano i suoi lavori; accuratezza, approfondimento tecnologico e controllo del processo gli elementi peculiari del metodo di lavoro. I suoi lavori sono esposti in mostre nazionali e internazionali e pubblicati su riviste specializzate. Nel 2016 Davide Marazzi ha vinto uno dei Premi di Architettura Selinunte. www.marazziarchitetti.com

zona presbiteriale, oltre alle dotazioni liturgiche principali trova posto un’area per il coro e uno spazio rialzato per l’installazione di un organo a canne. Grande attenzione viene riservata ai temi della sostenibilità e del comfort interno, con un sistema di climatizzazione radiante con controllo e regolazione dell’umidità relativa. Inoltre, al fine di ridurre al minimo l’inerzia termica dell’impianto e di aumentarne la reattività alle condizioni di affollamento dell’aula, a terra è stata implementata una stratigrafia innovativa a secco che colloca il tubo radiante su pannellature in gessofibra a diretto contatto con la lastra ceramica di finitura

La navata unica vista verso l’ingresso (foto ©Pdp Studio) e, sotto, una vista dall’alto della nuova chiesa, che sorge a sud – v. planimetria accanto – a breve distanza dalla precedente.

CREDITI Località Medolla, Modena Committente Parrocchia dei Santi Senesio e

Teopompo, Arcidiocesi di Modena-Nonantola

Progettazione architettonica

Davide Marazzi, Marazzi Architetti (team Matteo Budel e Andrea Montironi)

Progettazione strutturale

Franco Piva e Edoardo Poletì

Progettazione impianti meccanici Studio A+, Alessio Gavioli

Progettazione impianti elettrici Studio Garutti Superficie 650 mq Capienza 300 persone Costo delle opere 1,3 milioni di euro Progettazione e realizzazione 2012-2013 Imprese esecutrici Sistem Costruzioni (strutture in legno) Oddo Golinelli (opere edili)

Fornitori Alubel (copertura); Aliva (facciate ventilate); Eurotherm (impianto radiante a pavimento); Mirage (pavimenti in grés)

ALUBEL

Coperture in alluminio Per la Chiesa di Medolla, Alubel ha utilizzato le lastre in alluminio Alugraf, un tipo di copertura altamente tecnologico, al passo con la modernità dell’edificio. Le lastre Alugraf in alluminio sono caratterizzate dall’assenza di fissaggi a vista e sormonti trasversali, quindi oltre ad un ottimo impatto estetico garantiscono massima leggerezza e durabilità e una totale impermeabilità nelle più avverse condizioni metereologiche. Si tratta di un sistema di copertura metallica con montaggio a incastro, in cui le lastre tagliate direttamente in cantiere sono fissate a una staffa e poi sormontate da un cappellotto che garantisce la perfetta tenuta.

Alubel SpA

Via Torricelli, 8 - 42011 Bagnolo in Piano (RE) Tel. 0522 957511 alubel@alubel.it | www.alubel.com

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â&#x20AC;ş CHIESE

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Stratigrafia del pacchetto di copertura, della fondazione e del pacchetto parete 1 doppia lastra di fibrocemento sp. 10+10 mm 2 supporto metallico per canale di gronda 3 portale strutturale in legno lamellare, sez. 240 x 800 mm 4 pannello OSB, sp. 15 mm 5 interposto in lana di roccia, sp 120+120 mm 6 guaina fonoassorbente, sp 5 mm 7 copertura in lamiera grecata in alluminio preverniciato, sp 7/10

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terreno compattato, sp 200 mm magrone in cls, sp 100 mm platea di fondazione, sp. 400 mm strato livellante e impermeabilizzante (guaina liquida + ev. colla), sp 20 mm 12 pannelli in polistirene estruso, sp 140 mm 13 riscaldamento a pavimento su massetto a secco in lastre di gessofibra, sp. 25 mm 14 radice impermeabilizzata in larice ancorata alla fondazione, dim 80 x 120 mm

SISTEM COSTRUZIONI

I vantaggi della prefabbricazione in legno Per la nuova chiesa di Medolla Sistem Costruzioni ha adottato un sistema interamente a secco costituito da portali in legno lamellare controventati con tamponamenti laterali in legno massiccio a strati incrociati X-Lam e solai multibox in copertura. Ai pannelli X-Lam sono accoppiati un primo strato isolante in lana di roccia verso lâ&#x20AC;&#x2122;esterno e un secondo strato interno di 10 cm, tamponato da pannellature di finitura in fibrogesso e cartongesso. Alle doti naturali di leggerezza, che ne fa il materiale preferito per le ricostruzioni post-sisma, e di inerzia termica, il legno unisce una facile lavorabilitĂ , con una sensibile riduzione dei tempi di cantiere: quello della chiesa di Medolla, avviato a ottobre 2012, è stato completato in soli otto mesi.

Sistem Costruzioni Srl

Via Montegrappa 18/20 - 41014 Solignano (MO) Tel. 059 797477 info@sistem.it | www.sistem.it

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15 rivestimento in pannelli fonoassorbenti, sp 16 mm 16 sottostruttura metallica, sp 18 mm 17 strato fonoassorbente in lana di roccia, sp 100 mm 18 parete di tamponamento in legno massiccio incrociato X-Lam, sp 78 mm 19 cappotto isolante in lana di roccia, sp 140 mm 20 ciclo di finitura per cappotto, sp 8 mm


elements Spazi pubblici a cura di Elena Riolo

Tappeti mobili nella storica Stazione Centrale di Milano, foto courtesy thyssenkrupp Elevators

Scale mobili, pavimentazioni, dissuasori, sedute, schermi. Sono solo alcuni degli elementi indispensabili per arredare le piazze, le stazioni, gli aeroporti e le metropolitane, le scuole e i teatri dei nostri centri urbani, queste grandi abitazioni condivise che sono le città contemporanee. Organismi complessi, caotici, vitali e in continua trasformazione esattamente come il nostro modo di vivere, lavorare e di incontrarci. È questo continuo mutamento che genera la necessità di adeguare gli spazi alle nuove esigenze di bellezza, cultura, svago, pulizia, comodità, sicurezza, velocità, efficienza.


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THYSSENKRUPP ELEVATORS GARANTIRE LA MOBILITÀ DI 400.000 PERSONE AL GIORNO

PER IL RESTYLING DELLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO THYSSENKRUPP ELEVATORS HA INSTALLATO 16 TAPPETI MOBILI, 2 SCALE MOBILI, 19 ASCENSORI, 4 ASCENSORI PANORAMICI E 9 MONTACARICHI

Con 120 milioni di passeggeri l’anno la Stazione Centrale di Milano è il secondo scalo d’Italia dopo quello di Roma Termini. Nel 2008, in concomitanza con l’avvio dell’alta velocità Milano-Roma, la stazione venne sottoposta a un intervento di restyling con l’obiettivo di rendere l’edificio storico più funzionale alle esigenze attuali. Il collegamento diretto con le linee della metropolitana, la valorizzazione commerciale degli spazi interni, lo smistamento efficiente di una media di 400mila viaggiatori al giorno, spesso con bagagli al seguito, sono stati al centro dell’intervento e con essi, naturalmente, tutti i sistemi di mobilità interna. thyssenkrupp Elevators ha affrontato la complessità dell’incarico con l’inserimento di 2 scale mobili che dal grande atrio dell’ingresso conducono a un livello intermedio, di16 tappeti mobili che raggiungono il livello dei binari, di 19 ascensori per persone a ridotta capacità motoria, 4 ascensori panoramici e infine di 9 montacarichi. Nel complesso l’intervento di riqualificazione della Stazione Centrale di Milano si è sviluppato su 60mila metri quadrati di superfici esistenti, di cui 30mila dedicati ai servizi, allo shopping e alla ristorazione e quasi altrettanti alle aree di transito.

www.thyssenkrupp-elevator.com

TECNO SEDUTE PER AEROPORTI MODULARI E INTELLIGENTI Aeris (design Grimshaw Architects) è il programma di sedute per aeroporti realizzati da Tecno. Cuore del sistema è la forma a stella della barra strutturale, realizzata in estruso di alluminio verniciato a polvere. La facilità di fissaggio dei singoli elementi permette di creare molteplici composizioni riconfigurabili nel tempo. È possibile collegare un numero infinito di panche per rispondere a diversi layout. La barra di collegamento delle sedute può essere cablata, in modo da servire ogni seduta o tavolino con prese elettriche e/o ethernet. Le gambe e i braccioli in pressofusione (disponibili in due altezze), sono proposti nella versione verniciata alluminio metallizzato o antracite opaco. Nella scocca è possibile inserire sensori trasformando la seduta in un sistema intelligente in grado di raccogliere e inviare informazioni utili per il monitoraggio e la gestione ottimale degli ambienti. Disponibile in diverse versioni: da quella standard, per attese prolungate, ai panchetti backless e ai recliner, per le zone relax.

www.tecnospa.com

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AL DESIGN (DI GRIMSHAW ARCHITECTS) LA SEDUTA AERIS DI TECNO UNISCE LA CONNETTIVITÀ E L’IOT CHE PERMETTE DI MONITORARE IN TEMPO REALE IL TASSO DI OCCUPAZIONE DEGLI AMBIENTI


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PER LA VERSATILITÀ DEI COMPONENTI PLURAL PERMETTE LA COMPOSIZIONE DI MOLTEPLICI COMBINAZIONI

PEDRALI PLURAL, PER I MOMENTI DI ATTESA Plural è un moderno insieme di sedute, progettato per un mondo multifunzionale e in cambiamento. Il design di Jorge Pensi Design Studio si caratterizza per i tratti leggeri e lo stile minimalista. Si tratta di una seduta multipla pensata per le persone nelle loro attività di lavoro, di attesa o di svago. La versatilità dei componenti rende possibile la composizione di molteplici combinazioni.

Le scocche e i ripiani sono in polipropilene ignifugo rinforzato con fibre di vetro, il telaio è in pressofusione di alluminio verniciato o cromato. Plural è disponibile nelle versioni a tre, quattro, sei e nove posti, con o senza braccioli e con seduta imbottita. Disponibile un kit accessorio Usb integrato nel ripiano. Bianco, beige o nero i possibili colori della scocca.

www.pedrali.it

SCHÜCO PROFILI INVISIBILI PER FACCIATE COMPLETAMENTE TRASPARENTI Spazio pubblico e spazio privato tendono sempre più a integrarsi e l’evoluzione tecnologica asseconda questa esigenza di continuità. È il caso dei sistemi in alluminio Schüco FWS 35 PD (Panorama Design). Con tale sistema è possibile realizzare pareti vetrate completamente trasparenti senza rinunciare alle esigenze di comfort e alle prestazioni energetiche. In questi casi la dimensione dei profili di facciata ha un ruolo fondamentale: nel modello FWS 35 PD i montanti e i traversi hanno una sezione di soli 35 mm. Tale sistema è indicato per edifici residenziali, commerciali e per hub del trasporto e permette molteplici combinazioni e integrazioni con le soluzioni per porte e finestre.

www.schueco.it

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GES GROUP IL BANCO RECEPTION A PIÙ SOLUZIONI Ges Group, azienda veronese che produce e commercializza arredamenti personalizzati per ambienti comunitari (spogliatoi per piscine, palestre, scuole, camping), realizza complementi di arredo su misura, adatti per interni ed esterni. Il banco reception è declinabile in un’ampia gamma di materiali per rispondere alle diverse esigenze progettuali: dalle ceramiche al laminato, dal tranciato alle superfici composite di ultima generazione.

www.gesgroup.it

B-LINE LE GEOMETRIE MORBIDE DI FONDA Fonda (design di Maddalena Casadei) è un tavolo dalle linee quasi archetipe, nato da una rielaborazione ammorbidita delle geometrie. La base soft round in cemento colorato in pasta, su palette a catalogo o con tonalità custom, accoglie la struttura cilindrica in metallo che sostiene il piano nelle versioni mdf e laminato. È disponibile in due altezze (74 e 105 cm), con piano a forma quadrata e angoli arrotondati oppure a forma curvilinea generata dalla combinazione di archi derivati da cerchi di diverso diametro. Fonda è adatto per ambienti outdoor, verande e dehor.

www.b-line.it

ROBUSTI, SICURI E DISPONIBILI IN PIÙ VERSIONI, I DISSUASORI SECURITY LINE HÖRMANN SONO CARATTERIZZATI DA UN IDENTICO DESIGN, A VANTAGGIO DELLA GRADEVOLEZZA E DELLA COERENZA ESTETICA

HÖRMANN LE QUATTRO VERSIONI DI SECURITY LINE I dissuasori in acciaio Security Line Hörmann sono disponibili in versione automatica, semiautomatica, amovibile o fissa. I modelli automatici sono azionabili da una centralina di comando che può essere montata fino a 80 metri di distanza. La centralina sfrutta il sistema di trasmissione del segnale BiSecur (codifica Aes 128). Le soluzioni automatiche possono essere dotate di funzione rapida Efo (Emergency Fast Operation) che solleva il sistema in 1,5 secondi. I modelli automatici possono essere forniti di automazione elettromeccanica integrata per frequenze d’uso medie, di automazione idraulica integrata per frequenze d’uso elevate o di cilindro in materiale irrobustito (versione RI-H) per protezione elevata e certificata. Per basse frequenze d’uso sono poi disponibili i modelli semiautomatici, con molle a gas integrate, e le soluzioni amovibili. I diversi sistemi si caratterizzano per l’estetica minimale e uniforme tra basamento e cilindro: l’installazione in sequenza connota con eleganza gli spazi pubblici da proteggere. I Security Line Hörmann sono una soluzione ideale per il controllo veicolare degli accessi in aree pubbliche e private, quali zone pedonali, parcheggi e aree aziendali, nonché per la regolamentazione del traffico logistico.

www.hormann.it

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BLADE, IL SISTEMA DI BANCHI STUDIO CARATTERIZZATO DA UN INNOVATIVO CONCETTO STRUTTURALE DI PANNELLI D’ALLUMINIO

LAMM BANCHI STUDIO MODULARI, ESSENZIALI, ERGONOMICI Blade System di Lamm (design Dante Bonuccelli) è un sistema di banchi studio che permette di integrare ogni suo singolo componente: struttura, sistema pedana e banco sono infatti componenti modulari, appartenenti a uno stesso sistema costruttivo, che consente di sviluppare interventi completi e coordinati, eseguiti esclusivamente su disegno, per soddisfare specifiche esigenze di progetto. Realizzati in alluminio estruso di spessore ridotto all’essenziale, i pannelli sono

assemblati mediante incastro e fissati a montanti di supporto ancorati alla struttura metallica della pedana sottostante. Sedile e schienale sono realizzati con imbottiture ergonomiche in poliuretano integrale (classe 1). Sostenuta da un supporto strutturale in alluminio estruso a forte spessore, la seduta è dotata di un meccanismo di ribaltamento a molla interna con ritorno automatico ammortizzato.

www.lamm.it

ARPER SEDUTE, TAVOLINI, POUF E CONSOLE PER SALE D’ATTESA Kiik (design di Ichiro Iwasaki) è una collezione di sedute, tavolini, pouf e console per sale d’attesa, campus universitari e aree di incontro. La modularità e la varietà di materiali e finiture ne fanno una soluzione adatta a diversi contesti. Kiik è un sistema modulare di telai di varie dimensioni, composto da cuscini, con e senza schienale, di 63 x 63 cm e di 45 cm di altezza, e tavolini di differenti forme e dimensioni. Le diverse geometrie consentono di realizzare composizioni lineari e angolari a 90° e 120°. La collezione può essere completata con pouf e console di tre diverse altezze.

www.arper.com

GRUPPO BONOMI PATTINI VALCHROMAT PANNELLI COLORATI IN PASTA Il Gruppo Bonomi Pattini riunisce alcune aziende del settore arredamento: Coppo Legno, Sinco Wood, Lara Compensati, Pbs Legnami e Paganoni Legno. Grazie a questa sinergia è in grado di proporre diversi materiali adatti all’impiego negli spazi pubblici. Il gruppo dispone di una vasta scelta di materiali dedicati ad architetti e designers, come Valchromat, un pannello in fibra di legno con caratteristiche simili a un Hdf. Diverse cromie sono ottenute per mezzo di coloranti organici uniti a una resina speciale che gli conferisce capacità meccaniche per lo sviluppo di lavorazioni in 3D.

www.gruppobonomipattini.com

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LEGGERE E RESISTENTI, LE LASTRE DI GRANDI DIMENSIONI E MINIMO SPESSORE LAMINAM SONO ADATTE ALLE APPLICAZIONI IN ARCHITETTURA COME RIVESTIMENTO ESTERNO SULLE FACCIATE E NEGLI INTERNI PER RIVESTIMENTI VERTICALI E PAVIMENTAZIONI

LAMINAM GRANDI LASTRE E MINIMO SPESSORE PER I PAVIMENTI DELLA STAZIONE POTSDAM Sono trascorsi vent’anni dall’inaugurazione della stazione ferroviaria Potsdam (Berlino). A distanza di due decenni, la stazione è stata oggetto di un importante intervento di riammodernamento degli spazi comuni su progetto dello studio Ksp Jürgen Engel Architekten, tra cui il rifacimento della pavimentazione, usurata dal continuo transito di passeggeri: se ne contano 70mila

ogni giorno. Quattro i requisiti richiesti per tale intervento: solidità, durata, estetica e sostenibilità. La scelta è caduta sulle lastre ceramiche di grande formato (1000 x 3000 mm) e minimo spessore (5,6 mm) di Laminam, l’azienda di Fiorano Modenese. Si tratta di grés porcellanato che unisce qualità estetica e resistenza a urti, graffi, macchie e aggressivi

chimici. Sono stati posati 7mila mq di lastre della collezione I Naturali nella versione Pietra di Savoia Avorio. Si tratta di una collezione dalla superficie ruvida e antiscivolo, ideale per applicazioni a pavimento. I lavori di riqualificazione sono terminati nel 2016.

www.laminam.it

MARIOTTI FULGET PAVIMENTI ITALIANI PER LA METROPOLITANA DI AMSTERDAM NON PIÙ SEMPLICE SUPPORTO PER MESSAGGI PUBBLICITARI: L’INSTALLAZIONE DI FIUMICINO MODIFICA LA PERCEZIONE DELLO SPAZIO E APRE NUOVE POSSIBILITÀ PER LA COMUNICAZIONE DI MARKETING

Per la ristrutturazione delle 16 stazioni della storica linea 1 di Amsterdam (Oostlijn), Mariotti Fulget, azienda produttrice di piastrelle in conglomerato cementizio, ha fornito una pavimentazione di tipo ruvido, composta di inerti di granito, che riproduce fedelmente la pavimentazione originale. Il pavimento è in agglomerato di cemento vibro-pressato a doppio strato. Il primo strato è composto da cemento bianco Italcementi ad alta resistenza, inerti di marmo italiano lavato, granito tedesco e ossidi Bayer per uno spessore di circa 9 mm. Il secondo strato è composto da sabbie silicee macinate e selezionate con cemento ad alta resistenza. Il restyling, progettato da Group A di Rotterdam, è stato nominato per il Frame Awards 2019 nella categoria Governmental Interior.

www.mariotti-spa.com

SAMSUNG IL DIGITAL SIGNAGE DIVENTA UN’INSTALLAZIONE Samsung, in collaborazione con Clear Channel e Aeroporti di Roma, ha installato una serie di schermi di grandi dimensioni nello spazio d’imbarco del Leonardo da Vinci a Roma Fiumicino. Le Chandelier è un’installazione formata da un corpo centrale che, all’altezza di oltre 13 metri, si articola in 12 bracci mobili. Ogni braccio a sua volta supporta uno dei 12 schermi Led P4 – con diodi Cree – da 90” di Samsung di 1.848 x 1.188 mm ciascuno. Per avere moduli di tali dimensioni, garantire la massima fluidità dei movimenti e monitor di peso ridotto è stata progettata e realizzata una soluzione ad hoc. Le braccia dinamiche, grazie a una particolare combinazione di movimenti, consentono di creare differenti configurazioni per l’utilizzo di diversi formati pubblicitari. Photography Digidaan

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www.samsung.com


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IoArch 79 Dec-Jan 2019  

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