ALPINISMO, CAI E GUIDE Martino Peterlongo
La Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata Libera ha deciso di realizzare un approfondimento sul tema dell’alpinismo in vista del congresso degli Istruttori Nazionali del prossimo ottobre. Mi è stato chiesto un intervento su questa rivista sul tema delle possibili collaborazioni e sinergie tra il Club Alpino Italiano e il Collegio Nazionale delle Guide Alpine
essere conservato e lasciato alle prossime generazioni. Auspicabilmente non solo come testimonianza “museale” delle imprese e dell’audacia degli alpinisti (di alcuni uomini che hanno segnato la storia dell’alpinismo). Penso che, non da oggi ma da almeno due decenni, ci troviamo ad affrontare due fenomeni complessi che stanno trasformando l’alpinismo dalla sua forma “classica” ad
Italiane per lo sviluppo dell’alpinismo nel nostro paese. Ho accettato con piacere poiché non ritengo scontato l’aver ricevuto questo invito. Il tema è ovviamente impegnativo e molto aperto. Per non rischiare l’inutilità vorrei circoscrivere le mie riflessioni sulle pratiche dell’alpinismo su roccia e, solo limitatamente, di quello su neve e ghiaccio. E vorrei avanzare la proposta di pochi progetti pratici che, almeno in questo inizio, potrebbero interessare la collaborazione tra il Club Alpino Italiano e le Guide Alpine. Vorrei iniziare con alcune riflessioni che spero siano condivisibili. L’alpinismo non è una pratica univoca o almeno non lo è più per l’appassionato medio. Si è specializzato e compartimentato in discipline (vie ferrate, arrampicata su roccia, cascate di ghiaccio, arrampicata in alta montagna, scialpinismo, sci fuoripista con l’ausilio di mezzi meccanici, ecc.) che hanno i propri appassionati e comunità di riferimento. Alcune sono diventate discipline sportive agonistiche e sono entrate o stanno entrando tra gli sport olimpici. In generale tutte sono accomunate dal crescente numero di praticanti e dalla motivazione di muoversi all’aria aperta e in un contesto che valorizzi il senso dell’avventura. L’alpinismo è, anche, un insieme di valori che accomunano o dovrebbero accomunare le diverse pratiche e che sono meritevoli di essere conservati. È stato nominato, non da molto, patrimonio immateriale dell’Unesco. L’alpinismo è, in ultimo (ma per me solo per la presente elencazione), un patrimonio materiale di itinerari che percorrono le montagne e che è altrettanto meritevole di
una che potremmo chiamare “sportiva” o che i più scettici potrebbero definire una non forma o uno stato di anomia. Il primo è l’inversione del rapporto di iniziazione all’alpinismo. Quando ho iniziato ad arrampicare, non avendo parenti alpinisti a cui affidarmi, i miei genitori mi hanno fatto iscrivere al corso di alpinismo della Scuola Graffer di Trento, ho cominciato ad andare in Dolomiti e nelle palestre di roccia della mia città (al tempo un luogo minore dove allenarsi). Poi ho “scoperto” l’arrampicata in falesia che di sportivo aveva poco. Penso che questo sia stato il percorso di molti miei coetanei a cavallo tra gli anni ottanta e novanta dell’ormai secolo passato (sic!). Chi oggi si avvicina all’arrampicata non trova più “disponibile” questo percorso. Il numero di persone che arrampicano è aumentano ma il modo in cui si avvicinano all’arrampicata ha cambiato direzione: dalla falesia e, in particolare, dalle palestre indoor all’alpinismo. E, in modo ancora molto disperso in termini di luoghi, in numeri limitati. Il secondo è il cambiamento climatico e l’evidente degrado delle condizioni della montagna (soprattutto di quella alta). Cominciamo a parlare di versanti o itinerari alpinistici non più possibili o difficilmente frequentabili se non in periodi limitati e con molta attenzione. Per quanto questi fenomeni non siano correlabili, la conseguenza evidente di entrambi è che molti itinerari e molte montagne stanno subendo o potranno subire nel futuro un processo di abbandono (o minor frequentazione), degrado e conseguente ulteriore abbandono. A fronte del sovraffollamento di aree o itinerari che per le loro caratteristiche vedono affluenze e picchi di frequentazione
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