Psiche La paura, cosa ci dice? Sergio ha da poco compiuto due anni e già da qualche tempo accusa la paura del buio, nonostante mai nessuno gli abbia dato motivo di averne. Ma allora, questa paura immotivata da dove arriva? Partiamo dal presupposto che “Le paure sono normali e aiutano i bambini a risolvere i problemi correlati al loro sviluppo” come dice il dottor T. B. Brazelton; in effetti le paure si presentano inevitabilmente nei periodi di nuove e più intense attività di apprendimento. La nuova indipendenza, l’autonomia e in genere tutte le nuove capacità acquisite dal bambino, gli creano un certo scombussolamento, assumendo la funzione di richiamo delle energie necessarie per adattarsi a tutte le novità. Mentre un bambino impara a gestire i suoi sensi di paura impara anche a come controllarsi e a gestire la spinta verso nuovi apprendimenti. Insieme alla rabbia, la paura, costituisce la base degli importantissimi segnalatori di sicurezza. La paura si presenta quando l’uomo inizia a percepire nelle sue vicinanze una minaccia. Ciò vuol dire che il compito di questa emozione è quella di segnalare gli stimoli, le situazioni e le persone ritenute fonti di pericolo. Senza il segnale di paura nessun essere vivente potrebbe imparare a confrontarsi con il proprio ambiente di vita ed adattarsi ad esso. Così, insegnare al bambino a sperimentare ed esprimere le proprie paure lo aiuterà a divenire un adulto in grado di riconoscerle e
accettarle, di parlarne agli altri e di condividerle; al contrario, crescerà un individuo adulto che, nel tentativo di evitare e nascondere le proprie paure, prima di tutto a se stesso, finirà per farsi guidare inconsapevolmente da esse per tutta l’esistenza; pertanto il mondo verrà percepito come ostile, cattivo, egoista, persecutorio e rifiutante. Essendo un segnalatore emotivo, la paura assume forme e caratteristiche diverse; una di queste è l’ansia che nella nostra società viene combattuta e allontanata. In realtà l’ansia non è altro che una comunissima paura che si attiva in presenza di un pericolo che la parte consapevole della mente non è riuscita a decodificare. Ciò ne comporta la necessità di fermarsi per ascoltare e comprendere l’origine del pericolo. Poiché, il più delle volte, non siamo educati ad ascoltare la voce delle nostre emozioni ne diviene una sofferenza. E mentre la paura generica è riconoscibile in quanto attuata da uno stimolo chiaro (es. “ho paura di ...”), l’ansia si attiva invece in presenza di un fattore che inizialmente viene percepito solo dalla parte inconscia della psiche ( es. “quado sto con gli altri mi manca il respiro”). E allora, quale atteggiamento potrebbe essere utile di fronte alla paura? Innanzitutto bisogna ascoltare con attenzione quello che la paura ci sta comunicando. Se siamo davanti ad un bambino che ha paura lo aiuteremo a capire che è naturale provare queste emozioni rassicurandolo sul fatto che ciò che in un primo momento può sembrare pauroso può essere affrontato. Alla fin fine la paura ci porta ad uno stato di regressione, quindi perché non permettersi di tornare dipendenti? Alla fine l’essere umano vive su un continuum evolutivo non troppo rigido, quindi possiamo anche concederci di “avere bisogno di qualcuno” dal quale ripartire e affrontare il mondo che ci circonda con i nostri limiti.
a cura di:
Dr. Tuccio Domenico Savio Psicologo – Psicoterapeuta tel. 329.9286074 www.domenicotuccio.com
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a tutta salute