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A Tutta Salute - parte 1

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Psiche Quanto ci concediamo di sbagliare? Buttarsi a capofitto e dirsi “come va va” potrebbe essere una soluzione alle volte perchè nell’incoscienza di ciò che si sta facendo non si avverte, o quantomeno si cerca di non avvertire, la paura per il nuovo. Misurarsi con qualcosa che non ci appartiene spesso, ci fa scontrare con le nostre paure, con la nostra autostima. Domande del tipo: “sarò in grado di svolgere quel determinato compito?” “sarò all’altezza?” vanno ad attingere all’immagine che abbiamo di noi stessi; e forse, troppo spesso, tralasciamo il fatto che questa immagine di noi ce la siamo costruita nel tempo, attraverso le esperienze che hanno scritto la storia della nostra vita, attraverso i nostri successi, attraverso i nostri insuccessi e di come abbiamo affrontato questi momenti. Poi c’è sempre la paura del giudizio dell’altro che ci porta a cercare di fare il più possibile del nostro meglio per non inferire delusioni agli altri: “cosa penserà di me?” Oggi, per esempio, mi trovavo a parlare con Cinzia che ha cominciato da poco un nuovo lavoro da infermiera e nonostante sia preparatissima, abbia una notevole esperienza pregressa nel campo e abbia ricevuto delle favorevoli osservazioni dai colleghi sulle sue modalità lavorative, durante le ore di affiancamento, l’ansia da prestazione stava prendendo il sopravvento. E già, perchè ormai sarebbe stata da sola a svolgere le mansioni, e troppe sarebbero state le cose da ricordare, fino a quando non ci siamo fermati a pensare a quanto aveva fatto fino a quel momento e quanto significasse per lei concedersi di fare qualche errore.

Quanto ci concediamo di sbagliare? Questa è una domandona da un milione di euro. Partiamo dal presupposto che ognuno di noi percepisce di valere solo se si rispettano determinate condizioni, le quali, però, possono cambiare o venire tolte in qualsiasi momento. Quindi tendiamo a dare un valore a noi stessi sulla base di un qualcosa di effimero, di sfuggente. E allora come mai non iniziamo a dare un valore incondizionato ad ogni persona? Un valore che sia intrinseco in ognuno di noi, nel nostro Sé. Se ci fermiamo a pensare si tratterebbe di onorare e rispettare chi siamo in quanto esseri umani, indipendentemente da ciò che facciamo e per farlo non dobbiamo attendere alcun permesso, non dobbiamo raggiungere alcun obiettivo. Possiamo decidere di sentirci in questo modo e basta. Quando impareremo a separare l’essere dal saper fare? Possiamo non essere orgogliosi del nostro operato e continuare comunque ad amarci in quanto individui. Avere un comportamento sbagliato, un risultato sbagliato, non significa essere sbagliati. Se ci riteniamo incompetenti è la nostra incompetenza che dobbiamo combattere, non noi stessi. Questo ovviamente vale anche verso gli altri; se qualcuno fa qualcosa di male è dal male che dobbiamo distanziarci non dalla persona. Fare degli sbagli è normale ed è parte del processo di apprendimento. Non possiamo aspettarci di non sbagliare. Il perfezionismo blocca l’azione e imprigiona lo sviluppo personale. È solo quando ci permettiamo di non essere perfetti, di sbagliare, di provare e riprovare che possiamo evolvere e migliorare. Ma possiamo farlo solo quando in questo processo non mettiamo in dubbio il nostro valore come essere umano. Se invece leghiamo la nostra stima al nostro comportamento, ai risultati, al nostro reddito, al nostro aspetto fisico, finiamo per avere delle grosse delusioni. Ecco che se ci permettiamo di accettare tutte le parti di noi, anche quelle meno piacevoli, di accogliere quello che accade nella nostra vita e di onorare chi siamo avremo una marcia in più affinchè la paura di sbagliare non freni qualsiasi nostro cambiamento.

a cura di:

Dr. Tuccio Domenico Savio Psicologo – Psicoterapeuta tel. 329.9286074 www. studiotuccio.com

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