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L'acqua come risorsa progettuale

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Rivista svizzera di architettura, ingegneria e urbanistica Schweizerische Zeitschrift für Architektur, Ingenieurwesen und Stadtplanung

1 2022 | 14 febbraio L'acqua come risorsa progettuale

Das Wasser als Gestaltungsmittel TESTI TE XTE · Gaetano De Francesco · Herbert Dreiseitl · Claudio Ferrata · Valeria Gozzi

PROGET TI PROJEK TE

· Consorzio Fenice;

Consorzio GOBO · Dionea · Officina del Paesaggio;

Passera & Associati · Oikos

Per proteggere il clima le mezze misure non bastano Il Centro Competenze Onorari SIA Ti


Coraggio o rispetto? Da oltre 150 anni sviluppiamo materiali naturali per tetti, pareti e facciate a partire da semplici materie prime svizzere. E da 150 anni cerchiamo soluzioni sostenibili per una cultura edile contemporanea. Gli edifici dei nostri primordisono oggi un patrimonio prezioso, usati e riconvertiti diverse volte, e spesso anche protetti come monumenti storici. Oggi sviluppiamo sistemi che non sono solo durevoli, ma anche riutilizzabili nel modo più semplice possibile, perché non sappiamo ancora come li utilizzeranno le generazioni future. Quello che conta però è che abbiano la possibilità per trovare soluzioni adatte a tutte le questioni architettoniche della loro epoca. ZZ tiene in vita la cultura edilizia svizzera.

zz-ag.ch


1 2022 | 14 febbraio Con TEC21, TRACÉS, Archi e la piattaforma comune www.espazium.ch creiamo uno spazio di riflessione sulla cultura della costruzione.

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E XPROMO a cura di Federica Botta PAR ALLELI a cura di Gabriele Neri RICERC A a cura di Graziella Zannone Milan CULTUR A DELL A COSTRUZIONE a cura di Mercedes Daguerre NOTIZIE a cura di Stefano Milan

L'acqua come risorsa progettuale

Das Wasser als Gestaltungsmittel a cura di Gaetano De Francesco e Valeria Gozzi

17 EDITORIALE TAT TICHE DI COESISTENZ A: AGIRE CON L'ACQUA Mercedes Daguerre Dai progettisti per i progettisti! Spazio interdisciplinare, interculturale, specialistico, indipendente e critico.

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INFR ASTRUT TURE DELL’ACQUA Gaetano De Francesco QUELL A GEOGRAFIA EVANESCENTE CHE DISEGNA IL TERRITORIO Claudio Ferrata FLUID THINKING Herbert Dreiseitl UNA VISIONE IN DIVENIRE Valeria Gozzi

38 MICRO-INTERVENTI Gaetano De Francesco, Valeria Gozzi 40 L'ACQUA TORNA PROTAGONISTA Dionea 42 CUR A PER L'AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ Oikos 44 INGEGNERIA SOMMERSA Officina del Paesaggio, Passera & Associati 66 PARCO FLUVIALE SALEGGI-BOSCHE T TI Consorzio Fenice, Consorzio GOBO

Nel prossimo numero: «L'architettura delle scuole» Dello stesso editore:

IL RUOLO DEL MONITOR AGGIO IDRO-ME TEOROLOGICO Maurizio Pozzoni OPERE FLUVIALI IN SCAL A Valeria Gozzi

TRACÉS n. 2/2022 Transitoire, l’esprit ou la lettre espazium.ch/fr

TEC21 n. 3-4/2022 Wie weiter in Zürich-West? espazium.ch/de

Il nuovo libro di Espazium: Cultura della costruzione: qualità e critica - Culture du bâti: qualité et critique Baukultur: Qualität und Kritik Le interviste agli autori espazium.ch/it

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COMUNIC ATI SIA a cura di Sophie Depondt COMUNIC ATI C AT a cura di Loris Dellea CONCORSI a cura di Pablo Valsangiacomo LIBRI a cura di Mercedes Daguerre

In copertina: Consorzio Fenice, Consorzio GOBO. Parco fluviale Saleggi-Boschetti, Bellinzona. Immagine aerea dell'Intervento Scuole. Foto Città di Bellinzona


TITOLO TEMA EXPROMO inserto/vetrina Archi n. 1/2022 a cura di Federica Botta

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expromo

splinterworks.com

Dal 2009 Splinterworks progetta elementi e arredi, legati al mondo del wellness, dal design particolarmente scultoreo. L’idea è di prendere oggetti famigliari e semplici e re-inventarli sotto la veste di sculture ambiziose e teatrali, raccontando una storia e mantenendone chiara la funzione e lo scopo. Per la pool house di una casa nelle campagne inglesi sono stati prodotti su commissione due scivoli in fibra di vetro con finitura in resina applicata a mano. La sinuosità degli elementi gemelli (uno per ciascun figlio) si contrappone allo scultoreo plafone in pannelli di fibra di vetro alettati che attenuano il suono e contengono il riverbero, isolando il resto della tenuta dal rumore prodotto nella pool house.

28_BENESSERE

Secondo la disciplina cinese del Feng (vento) Shui (acqua) in un territorio in cui i due elementi coesistono in armonia vi sono le condizioni per creare abbondanza e stabilità, sviluppare la vita e la società in modo prospero, garantendo il rispetto della natura circostante. Generatrice della vita biologica e costituente corporeo principale dell’essere umano, l’acqua rappresenta per l’uomo fonte di sostentamento, benessere e vita. Lungo corsi d’acqua sono sorte civiltà e città e numerose sono tutt’oggi le fonti legate a pellegrinaggi di cura o a fenomeni di culto legati a santi o divinità. Anche dal punto di vista medico, l’acqua e la cura termale hanno, fin dall’epoca romana, rappresentato appagamento psico-fisico, longevità ed equilibrio. Gli studi e le terapie moderne hanno favorito la diffusione dall’esperienza termale, non solo per l’“aspetto curativo” ma anche per l’ambiente, l’architettura e il contesto in cui sono inserite le strutture. L’ambiente termale moderno si riconduce così a quello romano antico, un luogo salutare dove ritrovare l’equilibrio, riconfermando il valore storico dell’acqua nella vita dell’uomo. Curiosità: il progetto Lewis Ridge propone la trasformazione di una miniera di carbone del Kentucky in una batteria ad acqua con la capacità di generare 200 MW per 8 ore.

COME IN NATURA, OGNI SUPERFICIE È UN PEZZO UNICO naturofloor.ch Naturofloor è un prodotto minerale basato su materie prime naturali, quali sabbia di quarzo e cemento bianco, per la realizzazione di rivestimenti senza fughe per pavimenti e pareti. Prodotto in Svizzera dal 1990, Naturofloor viene posato in opera da artigiani certificati con una procedura manuale di 10 passaggi che conferisce a ogni superficie una struttura individuale e unica. La sigillatura in tre fasi garantisce la chiusura di tutti i pori su pareti e pavimenti consentendo facilità di manutenzione e protezione contro acqua, sporco e prodotti chimici. La gamma di base è composta da 210 colori ma è possibile richiedere tinte personalizzate o ottenere effetti metallici e/o superfici decorative. Il concentrato di colore viene mescolato in loco con il cemento e assicura un rivestimento pigmentato in massa. Il prodotto viene posato come stucco senza fughe direttamente su sottofondi in cemento, massetti anidritici e fluidi, intonaci di fondo in cemento, pareti a secco con doppia lastra, piastrelle in ceramica e come piatto doccia, offrendo infinite possibilità di finitura – sp. rivestimento a parete: 3-4 mm (5 kg/m²), a pavimento: 4-5 mm (6 kg/m²) –.


PEZZI UNICI IN CEMENTO dade-design.com Dade design è pioniere e specialista nella progettazione, produzione e installazione di prodotti di design ed elementi complessi in cemento fatti a mano in Svizzera. Attiva nel campo dell’architettura e dell’interior design, l’azienda realizza pezzi in cemento unici con precisione millimetrica grazie al cemento ad alte prestazioni “dade ROC” – UHPC rinforzato con fibra di vetro – . Il prodotto sviluppato dall’azienda è composto da ghiaia locale di 6/8mm e da sabbia dal delta del Reno che, unito a un cemento estremamente performante, additivi chimici e fibra di vetro, permette la formazione di superfici estremamente precise. È possibile aggiungere alla miscela pigmenti colorati per una resa RAL a scelta e omettere la ghiaia, per la formazione di elementi sottili, fino a 8 mm di spessore. A disposizione due tipologie di finitura e trattamento delle superfici: idrofobizzazione e impregnazione per una migliore resistenza all’usura meccanica e il “rivestimento dade” composto da una pellicola protettiva fine e traspirante per un’ottimale resistenza ai liquidi e ai detergenti. Dal 2016 dade produce a zero emissioni e si impegna quotidianamente per implementare la sostenibilità del suo operato.

PIONIERI DEL BENESSERE CON SPIRITO DI INNOVAZIONE kuengsauna.ch Materie prime di qualità, produzione nazionale e impronta ecologica consentono a Küng Sauna di offrire soluzioni innovative e curate nel dettaglio per la salute e il benessere. Il legname selezionato è il pino polare finlandese che con il suo legno a bassa nodatura ed elevata densità di fibre viene testato, lavorato e assemblato nella sede di Hochdorf, senza l’utilizzo di combustibili fossili. Ne risulta un materiale composito high-tech chiamato WSP™, estremamente resistente, facile da pulire e robusto, che presenta una superficie sigillata che può assumere qualsiasi forma e colore – RAL e NPC, superfici opache, lucide e immagini personalizzate – . Le soluzioni di Küng spaziano tra saune classiche e a infrarossi, bagni di vapore e vasche idromassaggio. Tra i prodotti spiccano le saune modulari outdoor, resistenti alle intemperie e rivestibili all’esterno con diversi materiali – cemento, pietra naturale, pannelli CNS o Eternit – e personalizzabili con numerosi accessori e comfort – illuminazione LED personalizzata, vetri panoramici, anticamera con doccia e guardaroba – .

CONSULENTI DELL’ABITARE DAL 1988 new-line.ch Nata in un piccolo spazio espositivo a Lugano, New Line offre oggi un servizio specializzato nel settore sanitario – arredo bagno e homespa – e in quello delle finiture di design quali rivestimenti per pavimenti e pareti, porte interne e blindate e arredamento in/outdoor. I servizi proposti – consulenza e progettazione, fornitura e posa, direzione lavori e manutenzione – si rivolgono ad addetti ai lavori, aziende e privati. Un team integrato di più di 60 professionisti qualificati tra piastrellisti, parquettisti, idraulici, falegnami, consulenti, tecnici e architetti permette di offrire dalla semplice consulenza di vendita, al supporto tecnico per proposte di progetto e con dettagli esecutivi elaborati su misura, dalla messa in opera e installazione, al servizio chiavi in mano. Nello showroom di oltre 1400 mq di Pambio Noranco è possibile prendere visione di prodotti e brand leader nel settore, selezionati e fidati partner dell’azienda.


SOSTENIBILITÀ ED ECONOMIA CIRCOLARE zz-ag.ch Per soddisfare gli elevati requisiti in termini di efficienza energetica e sostenibilità, per la prima sede di supermercati Netto, lo studio C.F. Møller Architects ha utilizzato le tegole per facciate Urban U Nordhavn, aggiudicandosi il certificato d’oro del marchio DGNB. Gli elementi – 185 x 380 x 39 (h), sp.19 mm – sono disponibili in tre profili facilmente installabili su facciate ventilate e sostituibili individualmente. Le tipologie U e L sono avvitate su tradizionali doghe in legno o alluminio. Il modello a T presenta una sottostruttura costituita da un profilo di supporto multifunzionale in alluminio e EPDM. I mattoni di facciata sono inseriti senza attrezzi nei profili di supporto che consentono un montaggio circa tre volte più veloce rispetto al fissaggio a vite convenzionale, sono invisibili e resistenti agli agenti atmosferici. Disponibili in due superfici – irruvidita irregolarmente, vivace e robusta, o spazzolata, più delicata e uniforme – e in quattro colori – argilla mescolata con ossido di ferro o di manganese, con tinta visibile sui bordi tagliati, sulle giunture e nelle piccole fessure della superficie irruvidita –.

INNOVAZIONE, SOSTENIBILITÀ ED EFFICIENZA mt-systems.ch La compatta e performante termopompa MTSB 50 – 80 x 70 x 135 (h) cm, potenza termica di 50 kwp – consente la sostituzione di caldaie a combustione tradizionali in edifici di medie dimensioni senza apportare modifiche agli impianti di distribuzione esistenti e garantendo elevati standard di comfort e resa. I compressori di ultima generazione assicurano efficienza e durata nel tempo, i nuovi evaporatori consentono buoni standard di silenziosità – 56 dB (A) – e la tecnologica centralina dal funzionamento automatico permette di adattare il funzionamento della macchina su ogni tipo di edificio garantendone il comfort e la massima resa. Installabile in edifici di nuova edificazione, ristrutturazioni e rinnovamenti, la termopompa consente il collegamento a impianti di riscaldamento a bassa e ad alta temperatura. MT-SB 50 presenta inoltre la funzione di raffrescamento già integrata ed è accoppiabile a impianti fotovoltaici.

IL BAGNO, REGNO DELLA TRANQUILLITÀ E DEL SILENZIO laufen.ch Il vaso Moderna S silent integra l’innovativo sistema di risciacquo di Laufen dove l’acqua di scarico scorre in un potente vortice concentrico, assicurando silenziosità ed efficacia. Il sistema di risciacquo silentflush è realizzato in ceramica sanitaria monoblocco senza l’impiego di collettori o elementi in plastica consentendo facilità e velocità di igienizzazione. Particolare attenzione è stata rivolta anche alla forma rotonda della bocca che migliora la tecnologia e di conseguenza la pulizia. Le emissioni acustiche sono inferiori ai limiti previsti dalla norma SIA 181 e sono previste due linee di stile: classic e design. La prima con modalità di installazione ed estetica tradizionali, la seconda dalla forma rotonda e senza nicchie, installata con il fissaggio nascosto a parete EasyFit. Sono disponibili i colori bianco classico e opaco, nero lucido e grafite opaco.


5 1 Coop Himmelb(l)au, Restless Sphere, performance artistica a Basilea, 1971. Fonte Coop Himmelb(l)au, foto Peter Schnetz 2 Cirk La Putyka, Isolation, Performance artistica, Praga, 2020. Fonte EPA-EFE/Martin Divisek

Gabriele Neri

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Vivere in un involucro sigillato di plastica leggerissima, come una bolla di sapone, con umidità, pressione e temperatura ottimali grazie al soffio costante di un impianto ben calibrato, tanto da rendere inutili i vestiti. Uno spazio pneumatico, asettico e libero da ogni inutile presenza che non sia tecnologicamente utile ai bisogni corporei. In altre parole un utero artificiale, una capanna primitiva 2.0, nella quale lasciarsi andare a una condizione post-primordiale. Molti miti della modernità s’intrecciano in questa immagine. Quello positivista del progresso scientifico, capace di farci sopravvivere in condizioni avverse, potenziando o proteggendo le nostre qualità innate. Quello del volo, tradotto nell’idea di un’architettura leggera come un pallone aerostatico, fatta d’aria invece che di pietra e soprattutto nomade, da spostare all’occorrenza. Ma c’è anche il principio antico del soffio vitale, catturato da Piero Manzoni nel suo Fiato d’artista (1960), così come quello della trasparenza: simili bolle potrebbero essere viste come peculiari evoluzioni delle tante glass houses prodotte dagli anni Venti del secolo scorso in avanti, in bilico tra l’eliminazione dei confini tra interno

ed esterno e il loro mantenimento climatico. Ma di che cosa stiamo parlando? Delle visioni utopiche e provocatorie degli anni Sessanta – in mostra alla Cité de l’Architecture di Parigi con il titolo di Aerodream fino al 14 febbraio 2022 – nate dal sogno collettivo di liberazione dei corpi e delle menti, tra cultura pop, suggestioni spaziali e movimenti studenteschi, opposti all’abitare borghese? Oppure stiamo osservando un panorama tragicamente più vicino a noi, composto da tende, camere e barelle di biocontenimento che in tempi pandemici accolgono migliaia di corpi bisognosi di cure, rassicurazioni e abbracci? Com’è possibile che la sostanza di un’utopia sia così vicina a quella della distopia contemporanea? In tempi di quarantene e distanziamenti, le «oasi» volanti di Haus-RuckerCo, le nuvole di Coop Himmelb(l)au, i «pod» di Archigram e i gonfiabili di Christo suscitano un effetto differente da allora. Affiancati agli involucri sterilizzati in cui sono stati confinati migliaia e migliaia di pazienti, studenti o anziani, tali promesse sembrano definitivamente scoppiate. Così, mezzo secolo dopo, quando l’aria è ormai vettore di particel-

le inquinanti e di subdoli virus, e la plastica non più un mito ma innanzitutto un potenziale rifiuto, di ben altre bolle è popolato il mondo. A riassumere il carattere tragico di questa mutazione semantica e funzionale è un’installazione del collettivo di artisti di Praga Cirk La Putyka: un pallone gonfiabile dentro al quale – nel pieno del lockdown – hanno messo in scena una serie di attività quotidiane, come una famiglia seduta a tavola per la cena. Immersa in un capannone disastrato, è la rappresentazione di un’umanità isolata da tutto e da tutti, impossibilitata a vivere la terra così come a spiccare un balzo verso il cielo. L’esatto opposto di quanto prefigurato dai sogni pneumatici di mezzo secolo fa. Eppure, nonostante tali meste constatazioni, le immagini in bianco e nero di quegli anni continuano a insegnarci qualcosa. Non lezioni costruttive, tecnologiche o funzionali; piuttosto l’idea che l’architettura possa trovarsi altrove, fuori dai luoghi comuni, e dunque anche in una sfuggevole e fragilissima bolla di sapone.

PAR ALLELI

Sogni e incubi pneumatici


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RICERC A

Transitabilità dei sedimenti negli accumuli di legname flottante Isabella Schalko Dr. ing. Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETHZ

Otre all’acqua e al carico di fondo,1 un tipico bacino imbrifero spesso trasporta legno. Il legname in alveo è una componente essenziale dell’ecosistema di un corso d’acqua ed è sempre più considerato utile alla sua rivitalizzazione. Un piccolo accumulo di legno in un fiume aumenta notevolmente la variabilità del regime idrologico e dell’aspetto dell’alveo (fig. 1). Per esempio, al di sopra di un accumulo di legno la velocità della corrente si riduce, mentre ai lati aumenta. Inoltre, al di sotto di un accumulo di legno si può formare un’area a velocità di corrente ridotta, dove quindi si possono depositare nutrienti che costituiscono elemento essenziale per gli organismi acquatici e per le piante. La variabilità del regime idrologico e delle cavità che si formano negli accumuli di legno consente la formazione di importanti habitat per le specie acquatiche, come ad esempio le tane dei pesci. Quando si verificano eventi alluvionali, i relativi fenomeni di erosione di sponda, frane o colate detritiche possono immettere in alveo grandi quantità di legname, mentre il legno morto già presente nel corso d’acqua può essere rimobilizzato. Quando il legno ha una densità < 1.000 kg/mc e viene quindi trasportato in superficie, lo si definisce «galleggiante» o «flottante». In caso di piena, questo materiale che transita nel corso d’acqua può incagliarsi in punti stretti (per esempio in corrispondenza di gole, ponti o dighe) o restare bloccato da briglie di trattenuta collocate appositamente a monte dei centri abitati. In entrambi i casi, l’accumulo di grandi quan-

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tità di legno galleggiante porta a una riduzione della sezione trasversale di deflusso e quindi a un aumento del livello dell’acqua al di sopra dell’accumulo (arginamento). Questo fenomeno riduce notevolmente la velocità della corrente, il che a sua volta può influenzare od ostacolare il trasporto del carico fluviale. Inoltre, l’arginamento può portare all’allagamento delle aree circostanti e aumentare ulteriormente il pericolo di alluvione (fig. 2). Studi condotti sull’accumulo di detriti arborei flottanti presso le briglie di trattenuta hanno dimostrato che i fenomeni di arginamento e dilavamento aumentano con l’aumentare del legno accumulato e, dunque, che nella valutazione del rischio alluvionale è imperativo prendere in considerazione questo elemento.2 Nella progettazione delle briglie di trattenuta per il legno flottante o per il carico di fondo, bisognerebbe tenere in conto gli aspetti ecologici e di protezione dalle piene. Le briglie dovrebbero infatti poter trattenere il legno e il carico di fondo in caso di piena, assicurando però il transito di quest’ultimo in caso di eventi minori. Molte briglie pensate per il legno galleggiante consistono in pali verticali disposti lungo tutta la larghezza del fiume, trasversalmente allo scorrimento dell’acqua (briglie a pettine). Disposte in questo modo, tuttavia, esse trattengono non solo il materiale legnoso ma anche il carico di fondo.3 I sistemi di trattenuta selettiva a bypass, invece, permettono la separazione in loco dei sedimenti dal legno. Questo tipo di briglia viene installata su un’ansa esterna

del fiume, parallelamente alla direzione di scorrimento dell’acqua (fig. 2). Grazie alle correnti secondarie indotte dall'ansa, il legno flottante viene trascinato verso il suo margine esterno e quindi trattenuto dalla briglia, mentre i sedimenti continuano a essere trasportati sul fondo.4 Tuttavia, questo sistema è adatto solo per i tratti in cui un fiume presenta una sezione di deflusso compatta e alveo a bassa pendenza. Non è idoneo a torrenti ripidi. Negli ultimi anni, il Laboratorio di Idraulica, Idrologia e Glaciologia (VAW) dell’ETH di Zurigo ha continuato i propri studi con modelli idraulici in scala ridotta su briglie che potrebbero garantire la separazione in loco tra legno galleggiante e sedimenti anche nei tratti di fiume più ripidi. I primi test sono stati effettuati su briglia inclinata: questo tipo di opera consiste in pali disposti lungo tutta la larghezza del fiume trasversalmente allo scorrimento dell’acqua, ma con i pali inclinati a valle (fig. 3). Tale inclinazione fa sì che il materiale legnoso si incagli principalmente nella parte superiore della briglia, mentre il pelo libero dell’acqua al di sotto del cumulo porta a una riduzione sia dell’arginamento sia del dilavamento. Rispetto a una briglia verticale, l’uso di una briglia inclinata di 20° sul piano orizzontale ha fatto registrare una riduzione dell’arginamento del 60% e del dilavamento del 40%.5 Le prime osservazioni su modelli fisici con l’aggiunta di sedimenti hanno mostrato che essi si depositano a monte del cumulo. Se ne deduce che la transitabilità del carico di fondo dipende in maniera si-

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7 su modelli fisici che prevedessero questi elementi. Il valore idoneo di transitabilità è stato individuato in una capacità di trasporto dei sedimenti di almeno il 75%.8 Analizzando diverse variabili – densità e dimensioni del legno, aggiunta di ceppaie, rami e foglie – è emerso che già pochi tronchi (volume di 7 mc su scala prototipo) sono sufficienti a portare al 75% la capacità di trasporto dei sedimenti rispetto a un regime privo di legno flottante.9 È stato inoltre osservato che l’aggiunta di materiale fine come aghi e foglie, nonché di materiale legnoso di piccole dimensioni, riduce ulteriormente il trasporto del carico di fondo, generando un maggiore arginamento (fig. 5). Per contro, la forma (rami) e la densità del legno galleggiante non incidono significativamente. Secondo Schwindt,10 per stabilire le dimensioni dell’apertura verticale ci si basa sull'84° percentile (D84) della distribuzione granulometrica dei sedimenti trasportati. Tuttavia, poiché in un bacino imbrifero montano la presenza di legno flottante è cosa da aspettarsi, per

assicurare la separazione in loco tra sedimenti e legno galleggiante sarebbe utile prendere in considerazione anche le caratteristiche del legno. Nell’analisi di nuovi modelli fisici sarebbe inoltre opportuno utilizzare diversi idrogrammi di piena e altri materiali d’alveo, così da elaborare linee di intervento e raccomandazioni per l’impiego di briglie parzialmente filtranti. Trattenendo il carico di fondo e il legno, una briglia altera i processi naturali, riducendo notevolmente la dinamica e la variabilità morfologica, con un conseguente impatto negativo sulla biodiversità. Pertanto, oltre a progettare briglie selettive che separino il carico di fondo dal legno flottante, è necessario sviluppare pratiche di manutenzione dei bacini che tengano conto della gestione sostenibile del legno e non rimuovano tutto il legname trasportato dai corsi d’acqua, bensì applichino il principio di «far transitare il legno dove possibile e rimuoverlo dove necessario».

RICERC A

gnificativa dal grado di accumulo nonché dal pelo libero (fig. 4). Anche per le piazze di deposito (o vasche di accumulo) vengono spesso utilizzate briglie inclinate. Nel laboratorio di ingegneria idraulica LCH dell’EPFL è stata progettata una vasca di accumulo dei sedimenti con briglia parzialmente filtrante.6 Questo sistema è dotato di un canale di convogliamento che attraversa sia la piazza di deposito sia il manufatto partitore mantenendo una pendenza costante: in tal modo, il trasporto del carico di fondo non dovrebbe subire interruzioni durante gli eventi di morbida.7 Un canale di scolo con briglia grossa a monte (trattenuta meccanica) impedisce lo svuotamento automatico della vasca di accumulo durante gli eventi di piena eccezionale. La briglia ha pendenza 2:1 e tra essa e l’alveo del canale di convogliamento è presente un’apertura verticale. Poiché l’inclinazione e l’apertura verticale potevano rendere questo sistema misto adatto alla separazione in loco del carico di fondo dal materiale galleggiante, il VAW ha condotto studi

Versione originale in tedesco espazium.ch/archi1-22_ricerca_schalko

Note: L'autrice ringrazia il Dr. Davide Vanzo per la rilettura del testo in italiano 1. Parte di materiale a grana grossolana che viene trasportato sul fondo del fiume. 2. I. Schalko, C. Lageder, L. Schmocker, V. Weitbrecht, R.M. Boes, Laboratory flume experiments on the formation of spanwise large wood accumulations, Part I: Effect on backwater rise, «Water Resources Research», 2019, vol. 55, n. 6, pp. 4854-4870, https://doi.org/10.1029/2018WR024649. 3. D. Lange, G.R. Bezzola, Schwemmholz – Probleme und Lösungsansätze, «VAW-Mitteilungen. Versuchsanstalt für Wasserbau, Hydrologie und Glaziologie (VAW)», 2006, n. 188. 4. L. Schmocker, V. Weitbrecht, Driftwood: Risk

1 Accumulo naturale di legname sul fiume Tagliamento (I). Foto I. Schalko 2 Accumulo di legno galleggiante su briglia a pettine installata sul fiume Sihl, luglio 2021. Foto V. Weitbrecht. 3 Accumulo su una briglia inclinata, con le relative profondità d’acqua (h) e di scavo (S) senza l’aggiunta del carico di fondo. Fonte rielaborazione di I. Schalko 4 Accumulo su una briglia inclinata, con le relative profondità d’acqua (h) e di scavo (S) con l’aggiunta del carico di fondo (in arancione). Fonte rielaborazione di I. Schalko 5 Legno galleggiante e deposito di sedimenti a monte della briglia inclinata, con l’aggiunta di elementi fini. Fonte rielaborazione di I. Schalko

analysis and engineering measures, «Journal of Hydraulic Engineering», 2013, vol. 132, n. 7, https://doi.org/10.1061/(ASCE)HY.19437900.0000728. 5. I. Schalko, Wood retention at inclined racks: effects on flow and local bedload processes, «Earth Surface Processes and Landforms», 2020, vol. 95, n. 6, pp. 2036-2047, https://doi. org/10.1002/esp.4864. 6. S. Schwindt, Hydro-morphological processes through permeable sediment traps at mountain rivers, «Communication LCH - Laboratoire de constructions hydrauliques», 2017, n. 71. 7. Per condizioni di morbida sono intese situazioni in cui le portate sono comprese tra il 51% e il 200% della portata media annua; nei periodi umidi, le

acque si gonfiano per pioggia o per disgelo senza superare il livello di guardia. 8. A. Roth, M. Jafarnejad, S. Schwindt, A. Schleiss, Design optimization of permeable sediment traps for fluvial bed load transport, River Flow 2018 Ninth International Conference on Fluvial Hydraulics, Lyon 2018 https://doi.org/10.1051/ e3sconf/20184003009. 9. I. Schalko, V. Ruiz-Villanueva, F. Maager, V. Weitbrecht, Wood retention at inclined bar screens: effects of wood characteristics on backwater rise and bedload transport, «Water», 2021, vol. 13, n. 16, https://doi.org/10.3390/ w13162231. 10. Cfr. nota 6

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CULT UR A DELL A COS TRUZIONE

Territori fluviali, costruzione e progetto Francesca Belloni Architetto, professore e ricercatore POLIMI

Il Corso del Fiume Ticino dal Lago Maggiore sino al Fiume Po’ – come titola la magnifica carta topografica di Giuseppe Degrandi, di cui si pubblica qui un estratto – individua una regione geografica ben definita, con caratteri insediativi specifici, legati alla costruzione del territorio fluviale e alle sue molteplici condizioni topografiche. Ad ambiti complessi di questo genere si riferisce Lucien Febvre1 riflettendo sulla personificazione del Reno quale «centro espressivo e vivente» di un vasto territorio o Boris Pilniaki 2 evocando il passato geologico in qualche modo primordiale che contraddistingue le valli fluviali, legate, forse più che altri ambiti antropizzati, all’inscindibile e costante rapporto tra natura e artificio. A partire da un analogo punto di vista, si potrebbe menzionare l’immenso «deposito di fatiche» di queste «patrie artificiali» secondo quanto sapientemente enunciato da Carlo Cattaneo3 o, per converso, citare la leggendaria descrizione filaretiana della Valle dell’Indai,4 identificabile con i possedimenti quattrocenteschi dell’Ospedale Maggiore di Milano lungo le rive del fiume Ticino. Tutto questo sarebbe certamente d’aiuto nell’individuare i caratteri, tracciare i confini e riconoscere le peculiarità di quest’esteso territorio, in cui città e campagna, acque e boschi, insediamenti arroccati e grange disegnano un unico e composito paesaggio fluviale, frutto del rapporto tra la forma stabile e duratura dell’architettura e quella variabile e molteplice del fiume. Tracciare un affresco del fiume significa in primo luogo identificare l'identità geografica della valle – il «cammino della valle», il suo Thalweg – come spazio regionale in sé e, al contempo, territorio di confine, e assumere tale duplice condizione quale specifica caratteristica della sua dimensione politica, economica, culturale e soprattutto architettonica, nonché riconoscerne l’importanza come dato essenziale alla comprensione della struttura stessa della valle e della sua costruzione. Ammettere l’esistenza di una regione ticinese – di una vera e propria terra del fiume – significa riconoscere l’importanza di un’attenta analisi delle forme che nella loro materialità coincidono con la sostanza co-

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1 Giuseppe Degrandi, Carta Topografica in Misura che comprende il Corso del Fiume Ticino dal Lago Maggiore sino al Fiume Po’/ unitamente le Campagne Città, e Luoghi vicini ad esso Fiume, tanto à diritta, che à sinistra del medesimo, 1814-1818, Istituto Geografico Militare, Firenze. Particolare del tratto di Pavia

struttiva e con l’impronta culturale dei differenti progetti edificati lungo la valle; significa – come suggeriva Febvre – guardare «al centro espressivo e vivente» e attraverso tale sguardo indagare la natura del territorio circostante. Al contempo linea storico-culturale, strada d’acqua e terra limitanea, nonché ambito costruttivo, il Ticino, in particolare nella sua porzione italiana, vive di un’insanabile alterità: è frontiera tra due mondi e mondo esso stesso. Si tratta di un territorio ove la contiguità e la differenza sono continuamente esperite e sperimentate: dal piano di colonizzazione romano, che disegnò due centuriazioni distinte e omogenee per ciascuna delle due rive, all’occupazione militare longobarda, disposta a cavaliere sul fiume, dalla compresenza della strata merchatorum sulla sponda sinistra e delle antiche vie di risalita dell’Ovest Ticino, fino alla disposizione dei singoli edifici lungo i margini del terrazzo fluviale. La costruzione del territorio ticinese e i fatti che lo contraddistinguono sono l’esito di un processo di lungo periodo che è stato indagato5 ricorrendo alle categorie del «continuo» e del «discreto». Tali nozioni, introdotte con funzione strumentale, hanno consentito di far luce sulla struttura delle terre del fiume e sulla loro ricca fenomenologia formale. Applicando all’analisi territoriale tali nozioni si è voluto sfruttare l’intrinseco dualismo esistente tra questi concetti per mostrare le particolarità di due differenti e per certi versi antitetiche modalità di occupazione del suolo che, nel secolare dispiegarsi della storia del fiume, si sono avvicendate e talvolta sovrapposte. Se, infatti, da un lato, la regione ticinese, con i sistemi insediativi

discreti delle circoscrizioni militari longobarde e franche prima e del sistema devozionale dei santuari mariani lungo la sponda piemontese o delle ville di delizia poi, si connota come una struttura discontinua, l’equilibrio dei diversi elementi fisici e antropici, ricomposti all’interno dei reticoli centuriali romani, produce un’evidente compiutezza formale. Piccoli centri, città, castelli e monasteri, ville di delizia, cascine, edifici irrigui e centrali elettriche, mediante l’atto stesso della costruzione, assumono come oggetto il fiume e ne edificano il territorio, definendone l’identità e specificandone le qualità. A partire dal riconoscimento di tale articolata struttura è possibile intendere il fiume come centro di un esteso territorio edificato e al contempo «pretesto» conoscitivo per costruire una potamologia ticinese – riferendosi all’uso di tale termine nella duplice accezione di discorso e racconto, di logica e argomentazione – e di conseguenza descrivere in termini architettonici le caratteristiche geologiche, topografiche e morfologiche della valle, cioè mostrare il loro ruolo all’interno delle molteplici relazioni tra le forme del fiume e le forme dell’architettura. Sotto questo punto di vista la struttura insediativa generale è costituita da molteplici elementi che sperimentano il tema dell’edificazione architettonica del terrazzo fluviale, rivelando una stretta dipendenza dei caratteri della costruzione dalla topografia dei luoghi. Agli occhi dell’architetto e del progettista, la Valle del Ticino si presenta come un testo già scritto da diverse mani durante il corso dei secoli: la geologia e la geo­grafia del territorio, il fiume e la sua memoria, l’ossatura degli insediamenti e


9 di vista sia dell’assetto insediativo sia della ricerca architettonica. Pur promuovendo una sorta di mimesi linguistica degli elementi costruttivi tradizionali – imitando cioè coppi, gronde e persiane delle «tipiche» architetture della pianura lombarda o piemontese, secondo quanto prescritto da norme comunali certamente poco lungimiranti – le recenti espansioni dei nuclei antichi non si dimostrano infatti capaci di tradurre la ricchezza insediativa e costruttiva del territorio nei termini del progetto contemporaneo, non riconoscono cioè, nella maggior parte dei casi, il disegno generale all’interno del quale inserirsi, non sono interessate alla struttura del territorio quale ambito complesso e rinunciano così alla ricchezza che l’ambiente costruito offre come risorsa, intendendola viceversa in termini di vincoli paesaggistici. Al di là di tali considerazioni, la valle – dal lago Maggiore al Po – si presenta generalmente come un territorio sottoposto a piccole perturbazioni rispetto alla crescita delle aree densamente urbanizzate e proprio per questo offre la possibilità di sperimentare un punto di vista all’interno del quale la complementarietà dei piani territoriali, la giustapposizione discreta delle fabbriche e la definizione costruttiva delle architetture è in grado di stabilire chiari rapporti compo-

sitivi in termini spaziali e architettonici. Un caso per certi versi analogo, sebbene con tutte le necessarie distinzioni, all’ambito territoriale oggetto della ricerca svolta negli anni Ottanta da Aldo Rossi, Eraldo Consolascio e Max Bosshard sugli insediamenti del Canton Ticino, ritenuti particolarmente significativi perché in quei «paesi […] l’evoluzione della storia è più lenta e sospesa che nelle città. […] L’ambiente sono le cose costruite».6 L’attenzione per le «cose costruite», là come qui, si confonde e si sovrappone con l’atto costruttivo intrinseco al progetto e la ricerca di principi insediativi e modalità costruttive capaci di indirizzare i futuri interventi avviene per mezzo del rilievo. Per tali ragioni la ricerca si avvale del rilievo tipologico delle architetture del fiume con l’obiettivo di individuare i caratteri della potamologia ticinese a cui si accennava. Ne sono un esempio Palazzo Vistarino a Pavia, nel tratto meridionale della sponda lombarda, e Villa Picchetta a Cameri, sulla sponda piemontese: entrambi gli edifici, pur con sostanziali differenze legate alla localizzazione, alle vicende costruttive e ai caratteri linguistici, presentano un complesso e sapiente sistema di progressione architettonica dell’edificio verso il fiume (o viceversa), che si dimostra così vera e propria risorsa progettuale nel momento in cui il proget-

2 Carta della valle dal lago Maggiore al Po con l’indicazione delle principali strutture territoriali in relazione all’andamento e alla topografia dell’alveo fluviale. Disegno dell'autrice 3 Rilievo tipologico di Palazzo Bellisomi-Vistarino a Pavia. Pianta del piano terra. Disegno dell'autrice 2

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la monumentalità dei luoghi tracciano un ampio disegno rispetto al quale l’architettura può porre esclusivamente questioni di composizione. Ciò significa intendere lo studio territoriale di questa specifica regione geografica, ipotizzando che essa possa incarnare una sorta di ricomposizione di senso di come la città potrebbe essere in ogni luogo e impostare l’analisi secondo un approccio strutturalista, che consenta di rintracciare le ragioni, i significati e le forme di tale articolata opera di costruzione. Tutto questo per certi versi in contrasto con la tendenza contemporanea che nel rapporto con la natura e il paesaggio o nella sostenibilità ambientale individua slogan facilmente condivisibili dal punto di vista generale, ma che purtroppo paiono legati più alle immagini con cui vengono promossi che alla costruzione concreta di territori specifici. Al di là quindi di ogni illusoria o visionaria proiezione legata alla Green Revolution in atto in questi anni, lo studio di territori complessi come quelli dei lungofiumi ci fa tornare alla mente il monito loosiano di «non deturpare il lago» e ci impone un confronto diretto con le regole degli insediamenti e le buone pratiche costruttive, senza tuttavia adottare uno sguardo nostalgico e passatista, ma neppure forzatamente sbilanciato verso il culto del verde in quanto tale. Uno studio territoriale di tal genere consente di apprendere i modi con cui «continuare a costruire» – nell’accezione del termine tedesco weiterbauen – pur senza rinunciare alle variazioni legate al progetto del nuovo. Si tratta di prendere le mosse dalla constatazione di un continuo processo di generazione del territorio, nel senso di una lenta e inarrestabile appropriazione dei luoghi da parte dell’uomo che li occupa e li edifica, interpretare i segni e le ragioni di questi segni, apprezzarne la ricchezza formale e tradurre in termini attuali il discorso sul progetto. Significa, per esempio, constatare che, pur all’interno di una condizione per certi versi in vitro dell’intero territorio ticinese, certamente favorita dalla presenza dell’Ente Parco Ticino sulla sponda lombarda e dalla conformazione geomorfologica della sponda piemontese, molti piccoli centri, tra cui per esempio l’antica grangia cistercense di Morimondo, mostrano un’espansione periferica che, rispetto alla chiarezza insediativa dei nuclei storici, ha certamente «deturpato il lago», dal punto


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to affronta e risolve il rapporto tra costruzione, suolo e paesaggio naturale in termini architettonici chiaramente individuati. A partire da tali rilievi, il territorio viene dunque interpretato come un possibile ancorché provvisorio «luogo di progetti», attraverso i quali si precisa l’idea architettonica su cui si costruisce il paesaggio fluviale e si chiariscono le ragioni dell'articolata fenomenologia formale delle terre del fiume, secondo i medesimi intenti che avevano guidato i rilievi del Canton Ticino di Rossi, Consolascio e Bosshard: «Il materiale rilevato deve essere […] studiato in primo luogo come materiale singolare. Questo il senso dei rilievi topografici, tipologici, morfologici dei paesi del Canton Ticino qui raccolti. E l’aver preferito l’aspetto per così dire geometrico e topografico, rispetto all’effetto

architettonico, significa proprio avvicinarsi ad un progetto che non può essere elusivo. Perché oggi noi disponiamo ancora, non sappiamo per quanto tempo, di questo materiale singolare; materiale nel senso di cosa umana, di cosa umana per eccellenza, come è l’insediamento, la casa, il manufatto. […] Per questo l’elenco puntuale, topografico, cartografico, sostituisce la commozione e il fascino della fotografia, dell’insieme di una generica difesa dell’ambiente; qui l’ambiente sono le cose costruite».7 Là come qui, la ricerca del dato originale, materializzato nella polifonia di segni fisici che nel tempo ha costruito l’identità della valle, permette di individuare le relazioni tra le parti e di costruire un unico grande testo ove ricollocare trame, tracciati ed edifici, siano essi passati o futuri.

Note 1. Lucien Febvre, Le Rhin. Histoire, mythes et réalités, Librairie Armand Colin, Paris 1935. 2. «I fiumi sono apparsi nell’epoca in cui la terra dallo stato astronomico è passata allo stato geologico. Silice, graniti, scisti, sabbie, argille, – thalweg, fiume, cosa che scorre – sbocchi, sezioni, livelli superficiali, profili, piante, – latifondi, bassifondi, banchi di sabbia – disposizione rigorosa, in cui sono solamente definitive le leggi della fisica, delle forze, della gravità del peso, – solamente. […] Così è avvenuto nei secoli e sarà sempre così. Le vallate dei fiumi si originano dall’erosione. I fiumi seguono sempre il loro thalweg

serpeggiando […]. Così è sempre avvenuto dall’epoca in cui la terra è passata dallo stato astronomico allo stato geologico». Boris Pilniak, Volga padaet v Kaspijskoe more, 1930. Trad. it. Il Volga si getta nel Caspio, Jandi Sapi, Roma 1944, pp. 5-7. 3. Carlo Cattaneo, Agricoltura e morale, «Atti della Società d’incoraggiamento d’arti e mestieri», Milano 1845, p. 4. 4. Antonio Averlino detto il Filarete, Trattato di architettura (Milano, 1460-1464), a cura di Anna Maria Finoli, Liliana Grassi, Il Polifilo, Milano 1972, pp. 54-55.

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5. Si fa qui riferimento alla ricerca svolta dall’autrice nell’ambito del Dottorato di ricerca in Composizione Architettonica, presso il Dipartimento di Progettazione dell’Architettura del Politecnico di Milano e ai suoi esiti raccolti nel libro: Francesca Belloni, Territori e architetture del fiume. Il Ticino dal Lago Maggiore al Po, Lampi di Stampa-Libraccio, Milano 2009. 6. Aldo Rossi, La costruzione del territorio nel Canton Ticino, in Aldo Rossi, Eraldo Consolascio, Max Bosshard, La costruzione del territorio. Uno studio sul Canton Ticino, Clup, Milano 1985, p. 12. 7. Ibidem.

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Ontologia della costruzione

Progettazione concettuale delle strutture tra passato e presente Giulia Boller,* Valeria Gozzi *Ing. arch. assistente scientifico ETHZ

Cosa significa progettazione concettuale delle strutture e come si configura il rapporto tra architettura e ingegneria rispetto al passato? Il termine progettare deriva dal latino proiectare e significa proiettare, gettare in avanti, avere quindi una visione del futuro ovvero del costruito. Concepire, dal latino , significa accogliere in sé il germe di una nuova vita. In ambito scientifico, si intende più propriamente accogliere nell’intelletto, nella coscienza, quindi comprendere, mettere a fuoco una nuova idea. Concepire una costruzione equivale pertanto a pensarla nella sua essenza, spoglia di tutti gli artifici formali e al contempo inclusiva di tutte le sue declinazioni. Dunque, la progettazione concettuale racchiude in sé sia l’idea dell’oggetto sia la comprensione dello stesso, nonché lo studio delle metodologie e delle tecniche per realizzarlo. Il manifesto, per così dire, della progettazione concettuale delle strutture è chiaro: lasciare che il concetto, architettonico e strutturale, rimanga evidente nella costruzione. Ne deriva che questo includa tutti gli aspetti che caratterizzano una costruzione: l’architettura, la struttura e, non da ultima, la realizzazione. Nel saggio si intende perciò porre le basi per la comprensione di un processo complesso, che si rifà alla contrapposizione aristotelica tra essenza e sostanza.1 L’essenza, ovvero la concezione, grazie al progetto e in seguito alla costruzione, si trasforma in sostanza in quanto insieme di forma e materia. In altre parole, attraverso relazioni chiare e precise tra gli elementi che definiscono lo spazio architettonico e allo stesso tempo sostengono la costruzione, il progetto si spoglia di tutto quello che non è necessario.2 Diventa espressione di un’unica idea dove il concetto strutturale e quello architettonico coincidono, definendo il senso della costruzione. Se ne deduce che la parte strutturale di un progetto non rappresenta la mera componente tecnica della forma decorativa, ma ne è lo scheletro. Essa è il prin-

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cipio d’ordine di ogni area del nostro pensiero creativo 3 e per questo motivo è centrale nel tema fin dal principio. L’esplorazione del dialogo tra la forma, il flusso delle forze e le caratteristiche del materiale pone il progettista di fronte all’eredità del passato. Questo atteggiamento non deve diventare tuttavia uno spunto per una lettura storicistica, ma piuttosto una riflessione sull’aspetto ontologico del costruito. Dall’architetto-capomastro all’ingegnere progettista «Architetto, chiamerò colui che con metodo sicuro e perfetto sappia progettare razionalmente e realizzare praticamente, attraverso lo spostamento dei pesi e mediante la riunione e la congiunzione dei corpi, opere che nel modo migliore si adattino ai più importanti bisogni dell’uomo».4 Ripercorrendo nella storia il rapporto tra le discipline dell’architettura e dell’ingegneria strutturale se ne evince una relazione travagliata e altalenante. Come indicato dal prologo di Leon Battista Alberti (1404-1472), in passato l’architetto rappresentava la figura che si occupava del progetto e della costruzione dell’opera, senza alcuna distinzione tra l’aspetto più puramente architettonico-spaziale e quello tecnico-strutturale (come invece lo si considera oggi). Per sua natura, il progetto era inteso in termini costruttivi proprio perché il concetto progettuale conteneva in sé gli elementi per essere implementato in cantiere a opera del capomastro. A partire dalla seconda metà del Settecento, i profondi cambiamenti che coinvolgono l’intera società portano allo sviluppo delle scienze e delle arti tecniche come forza motrice per la costruzione del mondo (fig. 1).5 Con il passaggio all’epoca industriale nascono le scuole politecniche, la prima delle quali è

l’École des Ponts et Chaussées di Parigi, fondata nel 1747. Il carattere scientifico della professione diventa dominante e si perde in parte l’importanza di una valenza artistica per le opere da costruire. L’«ingegnere moderno» è il risultato di una tendenza di riappropriazione delle scienze nella ridefinizione del rapporto con la realtà.6 Queste esigenze si traducono nello sviluppo di precisi metodi di calcolo e modellazione, nell’impiego di nuovi materiali e nuove tecniche costruttive. La necessità di rigore scientifico soppianta l’approccio empirico e intuitivo che per secoli ha caratterizzato il metodo dell’architetto-costruttore. In questo modo, facendo riferimento a due distinti ambiti di competenza, si delinea una frattura tra la disciplina architettonica e quella ingegneristica, separazione che permane fino a oggi. In alcuni contesti, tuttavia, si mantiene un dialogo tra le istanze spaziali e quelle tecniche. Ciò avviene soprattutto nella fase di elaborazione concettuale, attraverso lo sviluppo di metodi progettuali che permettono lo scambio tra diversi ambiti. In Svizzera, la separazione tra le due discipline non si configura in modo così netto come in altri Stati e la stessa fondazione nel 1837 della Società Svizzera degli Ingegneri e degli Architetti (SIA) che raccoglie entrambe le figure professionali in un unico ente ne è un chiaro esempio. Cronologicamente parlando, Karl Culmann (1821-1881, professore del Politecnico di Zurigo a partire dal 1855) sviluppa un approccio geometrico alla progettazione strutturale.7 Il metodo della Statica grafica incoraggia lo stretto legame tra forma geometrica e flusso delle forze attraverso il controllo dell’equilibrio del sistema delle forze interne a una struttura (fig. 3). Il suo approccio rappresenta un metodo globale che considera contemporaneamente l’intuizione strut-


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turale e le necessità architettoniche, in contrapposizione all’approccio analitico della verifica strutturale di forme architettoniche già date. Diventa così lo strumento di ingegneri come Robert Maillart (1872-1940) e permette onestà nella costruzione attraverso l’uso corretto del materiale, riducendone quindi i costi (fig. 4). La capacità tipicamente svizzera di coniugare eleganza formale, economia della costruzione ed efficienza nel flusso delle forze è consacrata a livello internazionale da David Billington (19272018) come Arte delle Strutture.8 Se il metodo di Culmann permette il controllo di aspetti architettonici e strutturali attraverso costruzioni geometriche, gli approcci sperimentali che si basano sull’uso dei modelli fisici garantiscono la simultanea verifica del rapporto tra la forma e le forze. Il tema del materiale e della costruzione del modello diventa oggetto progettuale, che aiuta a risolvere aspetti costruttivi fin dalla fase concettuale. I modelli fisici rappresentano dunque gli strumenti ideali per aumentare le possibilità di progetto, dal momento che il comportamento globale diventa più importante di quello delle singole parti che li costituiscono.9 Tali tecniche si affiancano a un approccio puramente teorico per recuperare un metodo empirico che permetta di controllare forme libere e innovative che vanno al di là di quelle facilmente definibili in termini matematici (e dunque controllabili in modo analitico). I modelli di Antoni Gaudí (1852-1926) fondati su una combinazione spaziale del principio della catenaria di Robert Hooke (1635-1703) sono forse gli esempi più noti in questo senso (fig. 2). Essi identificano lo spazio architettonico ricorrendo alla sua identificazione con l’ottimizzazione del comportamento strutturale, massimizzando i benefici in termini di efficienza e di economicità.10 Negli anni Cinquanta del secolo scorso, l’architetto tedesco Frei Otto (19252015), l’ingegnere svizzero Heinz Isler

1 Sébastien Leclerc, detto Il Vecchio, Le cabinet de Sébastien Leclerc, 1711. Fonte CC0 Paris Musées / Musée Carnavalet – Histoire de Paris 2 Rita Greer, Robert Hooke: Scientist, Architect, Engineer, 2009. Fonte Wikimedia Commons 3 Karl Culmann, Diagramma delle forze di un ponte sospeso. C. Culmann, Die Graphische Statik, Meyer & Zeller, Zürich 1866, tav. 25 4 Robert Maillart, Magazzini Generali, 1924-25, Chiasso. Fonte Archivio Immagini della Biblioteca dell'ETH di Zurigo, Hs_1085-1924-251-2. Fondo Robert Maillart 5 Heinz Isler, Stazione autostradale Deitingen Sud, 1968, Deitingen. Fonte Archivio Immagini della Biblioteca dell'ETH di Zurigo, Com_F68-13948

(1926-2009) e l’ingegnere italiano Sergio Musmeci (1926-1981) fanno largo uso dei modelli per la ricerca della forma nella fase iniziale del progetto (fig. 5). Anche se appartenenti a diverse culture, essi contribuiscono a consolidare la progettazione integrata tra architettura e ingegneria fin dalla fase concettuale, stabilendo le basi teoriche dei moderni metodi digitali per la ricerca della forma.11 Se da una parte il modello fisico aiuta lo sviluppo del concetto progettuale, dall’altra storicamente aiuta alla verifica di forme difficilmente controllabili con metodi analitici.12 È una tendenza che si diffonde in tutta Europa e che si riassume nella frase di Pier Luigi Nervi (1891-1979): «... Per inventare e proporzionare, in via sia pure approssimativa, i nuovi e grandiosi schemi strutturali richiesti dai più significativi temi architettonici del nostro tempo, occorre una comprensione tanto profonda dei concetti di statica costruttiva da far sì che questi concetti (costituiti da premesse fisiche, teoremi a base matemati-

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ca e dati sperimentali), si siano fusi in una sola sintesi e trasformati in sensibilità spontanea e quasi inconsapevole».13 Il desiderio di superare le attuali limitazioni costruttive apre la strada a nuove libertà applicative ed esecutive. Il fecondo contesto culturale si riflette in una serie di personalità che ancora oggi vengono considerate come figure di riferimento nella progettazione integrata tra architettura e struttura. L’ingegnere spagnolo Eduardo Torroja (1899-1961) è il primo che lavora con modelli fisici per la verifica di edifici a guscio in cemento armato, aprendo la strada a diverse sperimentazioni sul controllo simultaneo di forma e flusso delle forze attraverso i modelli di misura in scala ridotta. In Italia, gli anni Sessanta rappresentano la consacrazione della Scuola italiana di ingegneria,14 in grado di coniugare la cultura della costruzione con innovativi progetti architettonici, rendendo di fatto unico il suo contributo in termini di qualità e quantità di progetti.

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Con la fine degli anni Sessanta, la fase che ha visto proliferare progetti caratterizzati da un rapporto stretto tra forma, forze e materiale, si conclude. Pochi e singoli protagonisti proseguono questa stagione fortunata che guardava agli albori della figura del progettista. Il rapporto tra forma e struttura diventa sempre più complesso. Di conseguenza, oggi ci si trova nella condizione di chiederci perché sia successo questo e cosa lo abbia provocato. Il progetto ha bisogno di tornare al centro del discorso di architettura e struttura. Si percepisce la necessità di tornare alla progettazione concettuale delle strutture, guardando agli esempi dei protagonisti del passato per interpretare in modo nuovo le esigenze contemporanee. Il progetto, tra ontologia e epistemologia Per comprendere appieno questa tematica, prima ancora di entrare nel merito del perché si senta la necessità di rivedere i paradigmi della progettazione concettuale delle strutture, e di come quest’ultima si declini nel contesto normativo e costruttivo attuale, è opportuno porsi il seguente interrogativo: cosa significa dal punto di vista ontologico progettazione concettuale delle strutture? In termini di storia recente, va ricordato che era il 1996 quando l’ingegnere Jörg Schlaich (1934-2021) pubblica l’articolo Sulla progettazione concettuale delle strutture, scritto a seguito del suo intervento nel simposio appena conclusosi a Stoccarda.15 Lo stesso anno, in ambiente culturale e accademico ben diverso, viene pubblicato, in seconda edizione, il volume del filosofo Herbert A. Simon (1916-2001)

dal titolo The Sciences of the Artificial16 in cui si tratta il significato del progetto in quanto artefatto. Pochi anni dopo, nel 1999, l’architetto danese Per Galle (1950-), pubblica l’articolo Design as intentional action: a conceptual analysis17 chiedendosi, già nel titolo del suo testo, cosa stesse succedendo. Ingegneri, architetti e filosofi si stavano infatti ponendo, separatamente, tutti la stessa domanda, ovvero come sia possibile definire un progetto attraverso una metodologia di ricerca che consenta di passare dall’idea al fatto concreto, cioè l’artefatto. Si tratta di trovare una spiegazione all’ambiguità semantica insita nell’azione della progettazione. Quest’ultima si configura infatti come una attività puramente teorica che, ciò nonostante, rimanda all’azione concreta del costruire traducendosi in un oggetto tangibile e quindi epistemico. D’altra parte, il termine concettuale associato alla progettazione è senza dubbio legato all’essenza ontologica del fatto. Si configura dunque nuovamente il dilemma aristotelico: qual è il punto di contatto tra ontologia ed epistemologia? Come anticipato nell’introduzione, un modello interpretativo potrebbe essere quello di attribuire al progetto il ruolo di elemento di unione tra essenza e sostanza. A ben guardare, in realtà, il progetto è una sostanza mutevole. Esso cambia nelle diverse fasi che lo caratterizzano, trasformandosi continuamente fino al momento in cui la costruzione termina. In questo processo lungo e articolato, variabile e altalenante tra progettazione ed esecuzione si deve valutare dove collocare la progettazione concettuale. Il tema è capire se questa si trovi soltanto

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all’inizio o in ogni fase successiva dello sviluppo del progetto, come si va maturando attualmente, fino al cantiere. Un altro aspetto da considerare è se la progettazione concettuale possa riferirsi a un’azione individuale o collettiva. Per lungo tempo è stato il progettista singolo che ideava e poi si confrontava con la realtà delle manovalanze in cantiere, affinando il progetto in corso d’opera direttamente sul campo. Oggi questo tipo di progettazione, azione del singolo, quasi introspettiva, non esiste più. La progettazione moderna è il risultato di una azione collettiva, dove ogni specialista offre il proprio contributo. Non di meno, l’azione collettiva non è svolta solo da chi progetta o da chi costruisce l’oggetto, ma anche da chi lo vive e chi ci convive. Si sposta quindi l’attenzione sul costruito, sull’artefatto. Esso diventa il punto di interfaccia tra un ambiente interno, ovvero la materia che lo costituisce e l’organizza, e l’ambiente esterno, ovvero il contesto in cui si colloca e che lo percepisce. Questo porta a riflettere su un tema che non è più puramente tecnico ma si estende su una visione più ampia, sociale e umanistica, come già anticipava Gustavo Colonnetti (1886-1968), quando nel 1948 ha pubblicato su «La ricerca scientifica», rivista del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il saggio dal titolo Valore umanistico degli insegnamenti della matematica e della fisica.18 È questo che si chiede al progettista moderno? La progettazione concettuale delle strutture deve essere una progettazione colta e trasversale tra ambito scientifico, tecnologico e umanistico? Il fatto che si tratti di un’azione collettiva potrebbe svelare una chiave di lettura: far parte di un gruppo di riflessione, conoscendo e riconoscendo i propri limiti, per poi, con audacia, provare a superarli, spingendosi anche verso temi che non sono di propria specifica competenza, potrebbe offrire una nuova visione del tema. La progettazione concettuale delle strutture è quindi, come si chiede Simons nel suo trattato, un’azione consapevole? Chi progetta conosce la conseguenza della propria attività o semplicemente ricerca regole, paradigmi e metodologie che aiutino a tradurre un’idea in un oggetto concreto? La risposta, cioè l’azione della progettazione, è un’azione ragionata in termini ontologici o è un’azione intuitiva? La sensibilità che caratterizza certi progettisti deriva dal porsi tali domande o dall’urgenza di progettare? È evidente che essere consapevoli dell’azione che si sta portando avanti,


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delle risorse che si hanno a disposizione (si intende ad esempio la progettazione integrata non solo orientata all’architettura ma a tutta la scienza, prima fra tutti quella strutturale) porti una visione futura completa ed esaustiva di quello che sarà l’artefatto. Tuttavia, sebbene si stia cercando di dare sempre più spazio a questa tematica, l’urgenza progettuale spesso non lascia spazio a questo genere di riflessioni, né vi sono il tempo o le condizioni per una presa di coscienza del singolo progettista o per una presa di coscienza collettiva del gruppo di progettazione in termini di sintesi concettuale.19 Riflettere sulle esperienze del passato per guardare al futuro della professione Il progetto contemporaneo nasce dal dialogo tra diversi protagonisti, in cui ognuno contribuisce con il proprio ambito di specializzazione. Essendo un percorso costruito passo passo, l’autorialità delle diverse fasi è condivisa, dal concetto all’esecuzione dell’opera.20 Il progetto nasce dunque dalla sintesi tra intuizione strutturale, capacità di comprensione del contesto ed esperienza specifica nei diversi ambiti. Il rispetto dei requisiti normativi, tuttavia, complica la fase cre-

ativa collettiva, suddividendo le responsabilità e gli ambiti di competenza. Di conseguenza, la progettazione odierna rischia di non essere più percepita come un’occasione di confronto e dialogo tra i diversi attori, ma di essere intesa come l’applicazione di soluzioni standard che non permettono l’azione creativa insita nella progettazione. Uno dei possibili modi per riacquistare una condivisione delle competenze foriera di nuove spinte vitali per il progetto è quello di riflettere sul rapporto tra struttura e architettura in passato e reinterpretarlo alla luce di esigenze contemporanee. La traslitterazione del processo progettuale, da un’azione individuale a una collettiva, richiede di ripensare il rapporto tra i diversi attori. Queste domande emergono ogni volta che un gruppo di lavoro sviluppa il concetto progettuale e si ripresentano in tutte le fasi, fino alla costruzione. La materializzazione in cantiere rappresenta anch’essa un momento attivo di progettazione e anzi è l’apice del confronto tra progettista e costruttore. Di recente, alcuni convegni e mostre hanno riacceso il dibattito su questi temi, offrendo interessanti spunti di riflessione attraverso esempi virtuosi del passato e del presente.21

Note 1. Aristotele nei trattati Fisica, Metafisica, Sull’anima, sebbene non si ponga espressamente la domanda, apre la strada a quella che secoli dopo diventerà la filosofia della scienza e poi del progetto. M. Zanta, L. Caiani L. (a cura di), Aristotele, opere filosofiche, UTET, Torino 2013. 2. Fa parte del lavoro sulla verità della costruzione intesa come sintesi di diversi elementi, ognuno dei quali contribuisce a una specifica funzione. Paulo J.S. Cruz, Structures and Architecture - Bridging the Gap and Crossing Borders, Taylor & Francis, Lisboa 2019. 3. G. Kepes, Structure in art and in science, G. Braziller, New York 1965. 4. L.B. Alberti, De re aedificatoria, Firenze 1450. 5. U. Pfammatter, Die Erfindung des modernen Architekten: Ursprung und Entwicklung seiner wissenschaftlich-industriellen Ausbildung, Birkhäuser Verlag, Berlin 1997. 6. A. Picon, L’invention de l’ingénieur moderne: l’Ecole des ponts et chaussées, 1747-1851, Presse de l’école nationale des ponts et chaussées, Paris 1992. 7. K. Culmann, Die Graphische Statik, Meyer & Zeller, ETH-Bibliothek Zürich, Rar 4547: TEX ex. A, Zürich 1866. 8. D.P. Billington, The art of structural design: a Swiss legacy, Princeton University Art Museum, Princeton 2003. 9. D.P. Billington, The New Swiss Synthesis, in The Tower and the Bridge, Princeton University Press, Princeton 1983, pp. 220–232. 10. B. Addis, Physical modelling and form finding, in S. Adriaenssens, P. Block, D. Veenendaal, C. Williams (a cura di), Shell structures for architecture, Routledge, New York 2014, pp. 33–43.

11. G. Boller, P. D’Acunto, Structural design via form finding: comparing Frei Otto, Heinz Isler and Sergio Musmeci, in Seventh International Congress on Construction History, Taylor & Francis, Lisboa 2021, pp. 431-438. 12. B. Addis, Physical models. Their historical and current use in civil and building engineering design, Ernst & Sohn Verlag, Berlin 2021. 13. P.L. Nervi, La moderna tecnica costruttiva ed i suoi aspetti architettonici, in Architettura d’oggi, Vallecchi Editore, Firenze 1955. 14. T. Iori, S. Poretti, Ascesa e declino della Scuola italiana di ingegneria, in P. Desideri, A. De Magistris, C. Olmo, M. Pogacnik, S. Sorace (a cura di), La concezione strutturale. Ingegneria e architettura in Italia negli anni cinquanta e sessanta, Umberto Allemandi, Torino 2013, pp. 181-191. 15. J. Schlaich, Conceptual design of structures: proceedings of the international symposium, University of Stuttgart, October 7-11, Stuttgart 1996. 16. H.A. Simon, The Sciences of the Artificial, MIT Press, Cambridge-London 1996 (ed. orig. 1969). 17. P. Galle, Design as intentional action: a conceptual analysis, «Design Studies», 1999, n. 20, pp. 57-81. 18. G. Colonnetti, Valore umanistico degli insegnamenti della matematica e dellla fisica, «La ricerca scientifica», 1948, nn. 5-6, pp. 511-516. 19. Si veda inoltre: P. Desideri, A. De Magistris, C. Olmo, La concezione strutturale. Ingegneria e architettura in Italia negli anni cinquanta e sessanta, Umberto Allemandi & C, Torino 2013; N. Dhombres, Les savants en révolution 1789-1799, Cité des sciences et de l’industrie, Paris 1989; E. Fregonese, Filosofia e progetto. Breve storia di una

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Progettazione concettuale Con cadenza mensile, si proporranno sulla piattaforma online di espazium.ch contributi di esperti che inizialmente guardano ai maestri del passato, per offrire, in seguito, una rilettura moderna e innovativa del tema. Il fine auspicato è quello di creare uno spazio di riflessione. Un ponte tra le discipline dell'architettura e dell'ingegneria strutturale per reinterpretare il significato dell'integrazione tra forma, forza e materiale.

Dossier di approfondimento espazium.ch/archi-progettazione _concettuale

vicenda attuale, «Rivista di estetica», 2019, n. 71, pp. 117-147; S. Giedion, Space, Time and Architecture: The Growth of a New Tradition, Harvard University Press, Cambridge 1941; P. Kroes, A. Meijers, The Empirical turn in the philosophy of technology, JAI, Amsterdam-New York 2000; P.E Vermaas, P. Kroes, A. Light, S.A. Moore, Philosophy and Design. From Engineering to Architecture, Springer, Dordrecht 2008. 20. C. Hegner-van Rooden, Anche l'ingegnere progetta, Espazium online, 2021 (https://www. espazium.ch/it/attualita/anche-lingegnere-progetta) 21. H. Corres, L. Todisco, C. Fivet (a cura di), Proceedings of the International fib Symposium on Conceptual Design of Structures. International Federation of Structural Concrete, 2019; C. Fivet, P. D’Acunto, M. Fernández Ruiz, P. O. Ohlbrock (a cura di), Proceedings of the International fib Symposium on the Conceptual Design of Structures. International Federation of Structural Concrete, 2021. Si veda inoltre: P.J. da Sousa Cruz, Structures and Architecture, Taylor & Francis, Lisboa 2010; idem, Structures and Architecture. New concepts, applications and challenges, Taylor & Francis, Lisboa 2013; idem, Structures and Architecture. Beyond their Limits, Taylor & Francis, Lisboa 2016; idem, Structures and Architecture. Bridging the Gap and Crossing Borders, Taylor & Francis, Lisboa 2019; M. Rinke, The Bones of Architecture. Structure and Design Practices, Triest Verlag, Berlin 2019.


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Ar­chi­tet­to nell’om­bra Fran­co Pes­si­na 1933 - 2021 Luca Ortelli Architetto, professore EPFL

Con Franco Pessina se ne va un’altra «figura importante del mondo dell’architettura svizzera». Con queste parole si apriva il ricordo che la RSI gli ha dedicato lo scorso 13 dicembre, arricchito dai commenti sapienti di Nicola Navone. Per scelta, più che per destino, Franco Pessina non è stato un protagonista bensì un essenziale comprimario di quella eccezionale stagione che ha reso celebre l’architettura del Ticino. Pessina ha attraversato sette decenni di pratica professionale dapprima come titolare di un proprio studio, poi come associato di Mario Campi e Niki Piazzoli. Le opere realizzate dal sodalizio dei tre, la cui composizione varierà negli anni, sono note: la casa Filippini a Muzzano del 1968, il restauro del Castello di Montebello a Bellinzona del 1974 e la chiesa della Madonna di Fatima a San Vittore del 1988 segnano gli estremi di una ricerca variegata e il passaggio da un’architettura ispirata da echi wrightiani e dalle esperienze scarpiane, a una visione meno materica e improntata a un controllo severo della geometria. Il nitido razionalismo di casa Felder a Lugano (1978) e la successiva adesione ai canoni della cosiddetta architettura postmoderna hanno determinato una sorta di ostracismo nei confronti di Campi & Pessina da parte dei più noti protagonisti dell’architettura ticinese (questo «nodo» attende ancora di essere affrontato in sede critica). La casa Maggi ad Arosio (1980), la palestra di Neggio (1981) e la già citata chiesa di San Vittore ben rappresentano questa fase della loro produzione in cui la declinazione di volumi elementari si configura come estrema riduzione di forme e figure desunte dalla storia. Da più di vent’anni, Franco Pessina aveva uno studio in proprio e si dedicava con la dedizione di sempre ai suoi progetti, il principale dei quali è il restauro della Cattedrale di Lugano, terminato nel 2017, sorta di autoritratto dell’architetto e dell’uomo: attento, discreto, preciso, misurato e sobrio. In questo senso vanno interpretati gli elementi introdotti nell’area presbiteriale. Altare, cattedra e ambone in pietra di Saltrio sono caratterizzati dall’estrema sobrietà delle linee, non tanto per il desi-

1 Vista d'insieme dell'area presbiteriale della cattedrale di Lugano. Foto Diocesi di Lugano, Carlo Pedroli 2-3 Ambone e cattedra realizzati in pietra di Saltrio, 2017. Foto Diocesi di Lugano, Carlo Pedroli

derio di introdurre accenti moderni in un ambiente ricco di storia, quanto per evitare che i nuovi elementi contrastassero con il carattere generale della cattedrale e ne compromettessero l’equilibrio. Nicola Navone ha ricordato «la precisione del disegno del dettaglio costruttivo» di Franco Pessina. Di questo suo talento sono stato testimone nell’ambito dell’indimenticabile Lehrstuhl di cui era responsabile Fabio Reinhart al Politecnico di Zurigo, nei primi anni Ottanta. Franco e io ne eravamo gli assistenti, insieme a Miroslav Šik e, per un breve periodo, Santiago Calatrava. Gli studenti avevano immediatamente capito che

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per risolvere i problemi costruttivi ci si doveva rivolgere a quell’architetto ticinese un po’ schivo e così elegantemente riservato. E lui trovava sempre la soluzione più adeguata e giusta. Al di là delle ore dedicate all’insegnamento, questa esperienza mi ha portato a condividere con Franco i viaggi in treno, la domenica sera. Ci si dava appuntamento al vagone ristorante e per tutta la durata del viaggio si parlava degli argomenti più diversi, più spesso di letteratura che di architettura. Ho avuto così l’opportunità di conoscere un uomo che aveva fatto della pacatezza una regola di vita e di lavoro.

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L'architetto del "restauro creativo" Aurelio Galfetti 1936 - 2021 Jacques Gubler Prof. Emeritus EPFL USI

Chiudo gli occhi per meglio ricordare le città dove Aurelio Galfetti lascia un edificio. Per ordine alfabetico vedo Bellinzona, Chambery, Ginevra, Locarno, Losanna, Lugano, Maastricht, Mendrisio, Padova, Parigi, Riva San Vitale. Di questa rosa dei venti europea, aspettiamo ormai l’esplorazione elettrizzante. Con Aurelio Galfetti, ho potuto verificare cose fondamentali. La prima è stata la necessità della precisione come ideale custodito nella sua irraggiungibilità. A questa prima p si agganciava la seconda p della profondità. La profondità risuonava nella tessitura baritonale della sua voce e nel modo di ricordare viaggi e incontri. Una giovialità combinata con la poetica bifronte della modernità baudelairiana: la capacità di perdersi nella folla della città e di sorvolarla in simultaneità. Scrive Baudelaire che la vis comica si compone con l’imitazione, in quanto facoltà creatrice, e l'idealità artistica.1 Credo che la morale du joujou impregni la soliditas delle costruzioni di Galfetti. Già prima d’incontrarci eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Questa metafora radiofonica ricorda le vicende quotidiane delle persone nate negli anni Trenta e Quaranta del millennio scorso. Qualcosa come la possibilità di scambiare subito informazioni correlate alle nostre idiosincrasie le più spettinanti. 1987. Quest’anno porta una buona notizia per il futuro della città di Losanna (dove abitavo): l’agence di Aurelio Galfetti, in associazione con quella ginevrina di Athanase Spitsas, vince il concorso per la sistemazione urbana della testa settentrionale del Pont Chauderon. Con Spitsas, Galfetti costruisce anche a Ginevra un progetto emblematico, rue de la Cité, dove l’ultimo dôme, testimone di una specie tipologica urbana mohicana ormai estinta, si restaura in conformità pittorica per meglio spalleggiare l’avatar di un falso gemello moderno. Tocchiamo una delle lezioni maggiori che ci lascia Galfetti: la lezione del restauro creativo. A Chambéry, la sua Médiathèque Jean-Jacques Rousseau a pianta in crescente di luna si accolla al quadrilatero riciclato della caserma na-

poleonica, come per altro il vicino Espace Malraux di Mario Botta. Il manifesto centrale del restauro creativo si trova a Bellinzona dove la città si ricostruisce attorno alla e nella rocca di Castelgrande, tramite l’iniezione di un programma civico ambizioso che consoliderà il logo biscionato bellinzonese urbi & orbi. Un’altra lezione si trova nella costruzione architettonica della viabilità stradale. Anche qui i risultati si osservano in Ticino, sulla scia di Rino Tami e in confronto cordiale con l’opera dell’amica Flora Ruchat. Guardiamo per esempio come Galfetti cattura la strada nazionale N13 all’uscita meridionale della Galleria Mappo-Morettina per indirizzarla verso l’avvenimento di un nuovo centro – letteralmente cinematografico – costruito in forma di rotonda.2 L’invenzione in questo luogo conferma la parola d’ordine costitutiva dell’Accademia dell’USI: la costruzione del territorio. L’analisi della geografia comporta anche la relazione alla cultura del bere e del mangiare. Livio e Bruna Vacchini, Aurelio e Lolla Galfetti scambiano ricette e indirizzi. Sviluppano il linguaggio della connoisseurship gastronomica. Conoscono e provano i ristoranti che «méritent le détour», secondo l’aforisma della Guide Michelin. Mi ricordo che alla tavola di un ristorante stellato del bacino lemanico, Livio e Aurelio commentavano la suite dei piatti con l’acribia di Lui­gi Snozzi davanti a un progetto di diploma. Oggi si legge sul sito on line dell’Accademia di Mendrisio che: la Commissione europea riconosce il Diploma rilasciato dall’Accademia di architettura dell’USI in virtù degli accordi bilaterali tra Svizzera e Unione Europea. Aurelio Galfetti è stato il primo direttore dell’Accademia dell’USI. In questa veste egli ha condotto la negoziazione difficile per ottenere da parte dell’Italia, protagonista dell’UE, l’equipollenza, parola magica, della laurea mendrisiensis. Che tenacità ci voleva per contare sull’ipotesi fluttuante e civettuola della bilateralità con la Svizzera. La perizia sull’Accademia era stata affidata al rettore del Politecnico di Milano, un ingegnere di notevole competenza in materia di costruzione in acciaio. Da Mendrisio una delegazione ternaria accompagnava il direttore nella sua macchina. Un pomeriggio del 2003, Aurelio parcheggia via Pascoli, non lontano dal politecnico. Tre ore più tardi al momento del ritorno si scopre che il finestrino posteriore destro è stato frantumato. Manca una borsa di cuoio dove Aurelio custodiva gli schizzi per un progetto in divenire. Che tristezza… Che fare? Segnalare il caso al prossimo commissariato milanese? L’autista decide di lasciare la città per raggiungere

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1 Locarno, modanatura del muro di sostegno, raccordo stradale N13, luglio 2000. Foto Jacques Gubler

l’autostrada. Era notte, la temperatura era caduta. Aurelio ferma la macchina alla prima stazione di servizio. Sull’asfalto della zona dei rifiuti sceglie un scatolone. Aveva in mente un progetto di restauro. Entra nel chiosco, compra una bobina di nastro adesivo marrone, torna al parcheggio, apre la porta senza vetro. Introduce lo scatolone nel piano verticale del finestrino. Elabora un sandwich con il nastro di polimero che diventa la pelle esterna ed interna della porta che ormai si chiude e si apre con il suo rumore familiare. Sono scompigliato. Davanti a un problema senza precedente, da dove proveniva questa soluzione costruttiva immediata? Entrava in questo momento di serendipità la parola bricolage, nel senso pragmatico e raffinato usato da Alan Colquhoun? Magari la facoltà di costruire secondo la prestazione dei materiali in combinazione era la risposta del direttore dell’Accademia al rettore del POLIMI? In una decina di città, Aurelio Galfetti ci lascia un’opera complessa, elettrizzante, da esplorare nel prossimo futuro.

Note 1. Charles Baudelaire, De l’essence du rire (1855), in Œuvres Complètes, NRF, Paris 1954, p. 720: Le comique est une imitation mêlée d’une certaine faculté créatrice, c’est-à-dire d’une idéalité artistique. 2. Per una valutazione recente del lascito: Aurelio Galfetti, Costruire lo spazio, The Construction of Space, a cura di Franz Graf, Mendrisio Academy Press, SilvanaEditoriale, Mendrisio-Cinisello Balsamo 2021, con testi di Ricardo Blumer, Franz Graf, Nicola Navone, Laurent Stalder, Francesca Albani. Alberto Caruso, La città di Aurelio Galfetti, «Azione - Cooperativa Migros Ticino», LXXXIV, 13 dicembre 2021.


Mercedes Daguerre L'emergenza provocata dai cambiamenti climatici in atto e la necessità impellente di gestire le conseguenze devastanti sul pianeta – uragani, alluvioni, grandine, siccità – stanno portando le nostre discipline verso una consapevolezza crescente sull'importanza di progettare infrastrutture idriche con un approccio ecosistemico e multiscalare integrato in grado di operare insieme all'acqua per mitigare i rischi a cui sono esposte milioni di persone. Piuttosto che impostare una relazione produttiva agendo sull'elemento naturale come risorsa da sfruttare nel tentativo di piegarla all'intenzionalità del progetto, si adotta una prospettiva dinamica e collaborativa che riconosce le potenzialità intrinseche della materia con cui si interagisce. Non ci sono regole astratte da applicare ma flussi che vanno osservati con attenzione per cogliere le loro peculiarità e ridurre l'impatto ambientale. Come nel giardinaggio – osserva J.-M. Besse – la progettazione diventa «un'arte di azione indiretta, che consiste nel mettere in atto dei sistemi di preparazione e di attesa, di captazione e anticipazione, ma anche di sorveglianza, osservazione, manutenzione e cura, che permettano al paesaggio di trasformarsi». Questo cambio di paradigma – teorizzato recentemente da diversi studiosi – ha dunque un effetto rilevante sulla nozione stessa di progetto, ora caratterizzata dall'adattabilità alle contingenze climatiche come proprietà intrinseca capace di stabilire una relazione simbiotica con la «natura», ma anche da una nuova concezione temporale del processo, aperto a più orizzonti di possibilità in un'ottica di trasformazione dei contesti imprevedibili in cui si muove. Waterfront costieri, margini fluviali e lacustri, vuoti dei tessuti urbani vengono riqualificati e rinaturalizzati seguendo dinamiche inedite, in cui il divenire li trasforma in architetture liquide contraddistinte da continue metamorfosi. Piazze d'acqua e giardini della pioggia, canali e vasche di laminazione, argini percorribili, parchi acquatici, bacini sotterranei sono concepiti come spazi multifunzionali con attrezzature e servizi di ogni genere, la cui progettualità coinvolge team multidisciplinari di specialisti. Progetti incompiuti che abbozzano paesaggi mutevoli – urbani o agricoli – plasmati dall'acqua in continua co-evoluzione tra la componente antropica e quella naturale. Con motivazioni e obiettivi differenti negli ultimi anni molti interventi hanno affrontano questa problematica sperimentando soluzioni nei più diversi ambiti geografici: recupero di aree costiere dismesse e degradate, messa in sicurezza dagli allagamenti delle città colpite da fenomeni meteorologici sempre più intensi nel breve periodo, depurazione delle acque il cui inquinamento minaccia gli ecosistemi, ripopolamento di specie vegetali e animali in via di estinzione, nonché la stesura di piani di adattamento di lunga durata per rendere resilienti i luoghi abitati. Come ribadisce De Francesco nel suo saggio: «le suddette crisi diventano così occasioni progettuali per dar vita a paesaggi infrastrutturali, le cui diverse componenti si ibridano dando luogo a morfologie, forme e linguaggi differenti e inaspettati che qualificano i nostri territori». Ferrata approfondisce invece l'intensa relazione che i corsi d'acqua hanno sempre stabilito con il territorio, sia tramite la modellazione del paesaggio, sia come elementi decisivi nel configurare le condizioni che l'hanno reso abitabile; esaminando, tra l'altro, i cambiamenti di prospettiva che nel corso del tempo hanno guidato ingegneri e pianificatori attivi nel controllo e correzione delle acque. Questa «geografia evanescente» è oggi diventata la matrice da cui partire per rigenerare il rapporto tra insediamento e ambiente. Le prossime pagine illustrano inoltre il concetto che sta alla base della ricerca sviluppata a partire dagli anni Ottanta dall'Atelier Dreiseitl in Svizzera e all'estero – in cui l'acqua è l'origine stessa del ragionamento da cui scaturiscono le soluzioni progettuali – e presentano alcuni esempi significativi, in corso d'opera o realizzati, nel Canton Ticino. Oltre al fascino avveniristico che emerge da questi scenari in cui procedimenti tecnico-costruttivi d'avanguardia, nuovi materiali, biotecnologie e modellistica digitale svolgono un ruolo determinante, rimane tuttavia una perplessità di fondo. Considerando il deludente risultato della recente COP26, fallimentare nel progredire verso misure concrete che permettano il rispetto dell'Accordo sul clima di Parigi (2015), così come nell'assicurare il sostegno finanziario promesso ai tanti paesi vulnerabili che subiscono già enormi danni ambientali, forse è velleitario supporre che le risorse necessarie a simili interventi possano essere disponibili anche nel Sud del mondo, dove gli effetti drammatici del collasso climatico sono ormai una realtà che intere popolazioni affrontano quotidianamente per la propria sopravvivenza.

«Il paesaggio è l'ambiente vivente di composizioni instabili al centro delle quali gli uomini sono immersi e delle quali partecipano».

Jean-Marc Besse, 2018

In mostra espazium.ch/archi1-22 _empire_hydraulique Dossier di approfondimento espazium.ch/it/weitere-publikationen-reinventer-les-rives-urbaines-2022-hors-serie Un intervento urbano espazium.ch/fr/actualites/une-plage-metropolitaine

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Tattiche di coesistenza: agire con l'acqua


EDITORIALE L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 18

Taktiken der Koexistenz: der Umgang mit Wasser Mercedes Daguerre «Eine lebendige Landschaft setzt sich aus veränderlichen Komponenten zusammen. In ihrem Zentrum steht der Mensch und nimmt an ihr teil.» Jean-Marc Besse, 2018 Die Folgen des fortschreitenden Klimawandels sind für unseren Planeten verheerend. Im Umgang mit Stürmen, Überschwemmungen, Hagel oder Dürre werden sich unsere Disziplinen zunehmend der Bedeutung von Wasserinfrastrukturen und deren Gestaltung bewusst. Es gilt, diese mittels eines Ansatzes, der in verschiedenen Massstäben anwendbar ist, in ein Ökosystem zu in­tegrieren und mithilfe des Wassers selbst die Risiken zu mindern, denen Millionen von Menschen ausgesetzt sind. Statt einer Betrachtung des Naturelements als einer Ressource, die ausgenutzt und an bestimmte Projektziele angepasst wird, lässt sich eine dynamische und kollabora­ tive Haltung einnehmen, die sich das ihm innewohnende Potenzial zunutze macht. Es gibt dabei keine abstrakten ­Regeln, die anzuwenden wären; vielmehr sollte die Aufmerksamkeit den Strömungen gelten, um ihre Besonderheiten zu erfassen und ihre Auswirkungen auf die Umwelt zu steuern. Aus dieser Perspektive wird Gestaltung, ähnlich wie im Gartenbau – gemäss J.-M. Besse – «zu einer Kunst des indirekten Handelns, die darin besteht, Systeme der Vorbereitung und des Wartens, des Auffangens und der Antizipation, aber auch der Überwachung, Beobachtung, Instandhaltung und Pflege einzurichten, die es der Landschaft ermöglichen, sich zu verändern». Dieser Paradigmenwechsel – der in jüngster Zeit von verschiedenen Wissenschaftlern thematisiert wurde – hat erhebliche Auswirkungen auf den Begriff des Entwurfs. Seine Qualität bemisst sich nun anhand der Anpassungs­ fähigkeit an klimatische Gegebenheiten als eine seiner wichtigsten Eigenschaften. Er ist nicht nur fähig, eine symbiotische Beziehung mit der «Natur» einzugehen, sondern ist auch durch ein neues temporales Verständnis des Prozesses geprägt. Dieses öffnet den Horizont für vielfältige Möglichkeiten, um auf die unvorhersehbaren Zusammenhänge, die das Geschehen beeinflussen, zu reagieren. Uferpromenaden, Fluss- und Seeufer sowie leere Flächen im Stadtgefüge werden mit einer nie da gewesenen Dynamik umgestaltet und renaturiert. Orte werden durch die Eingriffe in eine Art flüssige Architekturen verwandelt und zeichnen sich durch eine kontinuierliche Metamor­ phose aus. Mit Wasser gestaltete Plätze und Regengärten, Laminierbecken und -kanäle, begehbare Dämme, Wasserparks und unterirdische Reservoirs werden neu als multifunktionale Räume mit Ausstattungen und Dienstleistungen aller Art erkannt. Die Nutzungskonzepte entwerfen Teams, die sich aus Spezialisten unterschiedlichster Professionen zusammensetzen. Auch manche unvollendeten Entwürfe, in wandelbaren Landschaften im städtischen oder landwirtschaftlichen Kontext verortet, sind vom Wasser geprägt und befinden sich in ständiger Ko-Evolution mit sowohl vom Menschen als auch durch die Natur verursachten Einflüssen. In den letzten Jahren haben sich zahlreiche Projekte dieser Problematik angenommen. Mit unterschiedlichen Motivationen und Zielsetzungen wurden Lösungen in den verschiedensten geografischen Bereichen erprobt: Wiederherstellung von verlassenen und geschädigten Uferpromena-

den, Hochwasserschutz für Städte, die von immer intensiver werdenden meteorologischen Phänomenen betroffen sind, Reinigung von Wasser, dessen Verschmutzung die Ökosysteme bedroht, Wiederansiedlung vom Aussterben bedrohter Pflanzen- und Tierarten sowie die Ausarbeitung langfristiger Entwicklungspläne, um bewohnte Orte zukunftsfähig zu machen. Dazu hebt Gaetano De Francesco in seinem Essay hervor: «Diese Krisen werden so zu Gelegenheiten der bewussten Gestaltung infrastruktureller Landschaften, deren verschiedene Komponenten sich vermischen, zu unterschiedlichen und unerwarteten Morphologien, Formen und Sprachen führen und unsere Territorien prägen.» Claudio Ferrata hingegen erforscht die grosse Bedeutung, die Wasserläufe seit jeher für das Territorium haben, sowohl durch die Landschaftsmodellierung als auch als entscheidende Elemente bei der Umwandlung von freiem in bewohnbares Gebiet. Er untersucht unter anderem die Veränderungen der Perspektive, die Ingenieure und Planer, die im Bereich der Steuerung und Korrektur von Wasserläufen tätig sind, im Lauf der Zeit eingenommen haben. Diese «flüchtige Geografie» ist nun zur Matrix geworden, von der aus die Beziehung zwischen Siedlung und Umwelt neu gestaltet werden kann. Die folgenden Seiten veranschau­ lichen im Weiteren das Konzept, das den seit den 1980erJahren vom Atelier Dreiseitl in der Schweiz und im Ausland entwickelten Forschungen zugrunde liegt – hier ist das Wasser der eigentliche Ursprung der Überlegungen, aus ­denen Entwurfsansätze abgeleitet werden. Ferner werden einige bedeutende Beispiele vorgestellt, die im Kanton ­ ­Tessin in Arbeit sind oder bereits realisiert wurden. Neben der Faszination für das Futuristische, die von Szenarien ausgeht, in denen modernste technische und bauliche Verfahren, neue Materialien, Biotechnologien und digitale Modellierung eine entscheidende Rolle spielen, stellt sich gleichwohl eine gewisse Ratlosigkeit ein. Bei der jüngsten COP26 (2021 in Glasgow), ist es nicht gelungen, Fortschritte bei konkreten Massnahmen zur Einhaltung des Pariser K ­ limaabkommens (2015) zu erzielen und die ­versprochene finanzielle Unterstützung für die vielen gefährdeten Länder zu sichern, die bereits unter enormen Umweltschäden leiden. Angesichts dessen ist es womöglich unrealistisch anzunehmen, dass die ­erforderlichen Mittel für solche Massnahmen auch im ­globalen Süden zur Ver­ fügung stehen könnten, wo die dramatischen Auswirkungen des Klimakollapses inzwischen eine Realität sind, mit der ganze Bevölkerungsgruppen im täglichen Überlebenskampf konfrontiert sind.


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Infrastrutture dell’acqua

Nuove ecologie progettate Gaetano De Francesco Architetto, dottore di ricerca, fondatore di DFR Architecture

La presa di coscienza della fragilità del nostro pianeta, l’emergenza dei cambiamenti climatici e la previsione dei preoccupanti effetti sui territori hanno portato l’architettura, l’ingegneria e più in generale il mondo della pianificazione, a una sempre maggiore attenzione verso il progetto dell’infrastruttura per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione del rischio inondazione. Negli ultimi anni stiamo assistendo alla realizzazione di numerosi interventi in tutto il mondo che, in maniera differente, indagano questo tema e che coinvolgono importanti design firm: Ramboll Studio Dreiseitl, Secchi e Viganò, Aldayjover arquitectura y paisaje, De Urbanisten, Marco Vermeulen, Turenscape, Waggonner & Ball Architects, H+N+S, Weiss/Manfredi, West 8, SWA, OKRA Landschaps Architecten, Tredje Natur, BIG, OMA, Landprocess, Atelier Descombes Rampini. Gli ambiti spaziali in cui essi si localizzano sono generalmente i margini fluviali e lacustri, i waterfront costieri e i vuoti fra le maglie del costruito. Raramente questi interventi li si definisce infrastrutture. Comunemente si parla di riqualificazioni costiere, di lungolaghi e lungofiumi, di rinaturalizzazioni, il più delle volte di parchi. Essi appaiono talora come piazze, altre come argini percorribili, spesso come spazi verdi contenenti attrezzature e servizi. Ebbene tali architetture dell’acqua, questi waterscape, la cui progettazione coinvolge generalmente team multidisciplinari di architetti, ingegneri, paesaggisti, urbanisti, agronomi, sono delle vere e proprie infrastrutture per il territorio. I motori principali che muovono questi interventi contemporanei sono generalmente di diverso tipo. Spesso nascono dalla volontà di riqualificare aree degradate e abbandonate, aree di waterfront che nei tempi addietro sono state i luoghi della produttività della città, con l’obiettivo di generare nuovo valore immobiliare dei siti in cui si interviene e dei lotti prospicienti e attivare così importanti economie basate sulla costruzione di nuovi edifici da destinare al mercato immobiliare. Tali motori hanno promosso soprattutto le riqualificazioni urbane dei lungofiumi a partire dagli anni Novanta. Si pensi a Bilbao, ai Dockland di Londra, alla riqualificazione del lungofiume del Rodano a Lione e della Limmat a Zurigo, alla città portuale di Amburgo e al continuo processo di infrastrutturazione delle rive dell’Elba tuttora in corso, alle riqualificazioni di quelle del Danubio a Bratislava, della Sprea a Berlino e del Meno a Francoforte.

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La necessità di intervenire sulla qualità delle acque è un altro volano per il progetto di queste infrastrutture. Le risorse idriche fluviali, lacustri e marine sono contraddistinte da alti livelli di inquinamento che minacciano gli ecosistemi dei nostri territori. Esistono numerosi progetti in tutto il mondo che hanno l’obiettivo di depurare le acque, ripopolare la fauna ittica e migliorare in generale la qualità degli ambienti umidi. Alle volte si tratta di semplici depuratori di reflui urbani e industriali che per anni si sono riversati nei corsi d’acqua, altre di progetti paesaggistici con visioni integrate che prevedono perfino la balneazione. Spesso i promotori di questi progetti sono organizzazioni di cittadini, gruppi ambientalisti e associazioni naturalistiche. La mitigazione dell’urban flooding è ulteriore causa di realizzazione di questi interventi, probabilmente la principale degli ultimi anni in ambito urbano. La necessità di mitigare il rischio allagamento dell’abitato, che è soggetto a piogge sempre più intense nel breve tempo, e di realizzare sistemi in grado di accogliere le piene dei fiumi, dei laghi e dei maremoti, porta alla progettazione di nuovi sistemi infrastrutturali e di interi piani urbani, i cosiddetti Piani dell’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che programmano in un arco temporale di 100-200 anni, dunque ben oltre i 25 anni dei piani regolatori italiani, gli interventi per rendere i territori in cui viviamo maggiormente resilienti. Queste diverse esigenze, e gli obiettivi che si definiscono con esse, conglobano sovente all’interno dello stesso progetto. In altre parole i progetti che si realizzano, seppur nascano da una esigenza predominante – quale ad esempio la messa in sicurezza dell'ansa di un fiume – affrontano, nella maggior parte dei casi, molteplici aspetti e criticità del territorio – promuovendo tra l'altro la depurazione dell’acqua, la realizzazione di parchi giochi e spazi pubblici per lo spettacolo e il ripopolamento delle acque con specie animali e vegetali in via di estinzione. Le suddette crisi diventano così occasioni progettuali per dar vita a paesaggi infrastrutturali, le cui diverse componenti si ibridano dando luogo a morfologie, forme e linguaggi differenti e inaspettati che qualificano i nostri territori. Contraddistinte per la loro innata multifunzionalità, queste infrastrutture non trovano una definizione univoca ma rispondono alle molteplici esigenze dei contesti in cui si innervano. Convogliano e accolgono i flussi idrici durante le piene: aree umide, pond, piazze d’acqua e giardini della pioggia, canali di bypass e vasche di laminazione assorbono e direzionano l’acqua grazie ad attenti rimodellamenti microtopografici; contribuiscono alla depurazione delle acque, dei suoli e dell’aria, in particolare attraverso la loro componente vegetale e attraverso le tecniche di fito-depurazione; contribuiscono alla mitigazione e al consolidamento del rischio idrogeologico attraverso sistemi di consolidamento degli argini, stabilizzazione degli alvei fluviali e gestione dei flussi nei confronti sia del deposito che dell’erosione; si configurano quali spazi pubblici per il tempo libero e per lo sport; promuovono reti della mobilità sostenibile; sovente producono energia da fonti rinnovabili da reimmettere nella rete territoriale; ospitano edifici con diverse destinazioni d’uso, da quelle residenziali alle strutture ricettive, dai padiglioni espositivi alle attrezzature per il birdwatching. La storia è piena di esempi di infrastrutture che ibridano usi e funzioni. Le infrastrutture contemporanee dell’acqua guardano con rinnovato interesse ai modelli del passato. Alle trasformazioni spontanee di acquedotti, strade, porti, stazioni, avvenute nel corso dei secoli, si affiancano esempi che fin dal concepimento furono pensati come architetture multitasking. Si pensi ai progetti di Leonardo da Vinci; alle macchine idrauliche dell’architetto ticinese Giovanni

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Fontana che servivano la città di Roma e la celebravano; a piazza del Campo a Siena, spazio pubblico che nasce dall’esigenza di convogliare l’acqua piovana verso un sistema di canali; al ponte medievale della città di Mantova che ospita le Pescherie di Giulio Romano (1536); al ponte-diga tra Melide e Bissone (1844-1847) progettato dall’ingegnere Pasquale Lucchini che fungeva al contempo da attraversamento e da chiusa; al monumentale ponte persiano di Khaju, nella provincia di Isfahan, in Iran, che serve da diga, da luogo di incontro, oltre che da struttura di connessione; al Tevere, che soltanto con la modernità ha perso il suo ruolo di infrastruttura multitasking. Essi rappresentano soltanto alcuni esempi antichi che uniscono alla ragione strutturante di management dei flussi idrici, funzioni altre quali attività commerciali, religiose ecc. Anche il Novecento, il secolo che ha prediletto il carattere funzionale dell’infrastruttura, ha visto la produzione di progetti che rappresentano una premessa fondamentale dell’infrastruttura idrica contemporanea. I disegni di Antonio Sant’Elia per la Città Nuova (1913-1914), l’infrastruttura d’acqua a Lubiana di Jože Plečnik e le opere stradali e idrauliche di Paul Bonatz, realizzate tra gli anni Venti e Trenta, riflettono sulla possibilità di fondere infrastrutture e città in figure nuove. Di più recente realizzazione è l’AlpTransit, l’infrastruttura ferroviaria che ha previsto importanti opere di governance delle risorse idriche e un attento studio per l’integrazione paesaggistica.1 Un altro aspetto che contraddistingue questi interventi contemporanei è il loro stato metamorfico. Confrontandosi con il tema dell’acqua, questi interventi considerano la condizione di movimento, di cambiamento una proprietà intrinseca del progetto stesso. L’acqua scorre, aumenta il suo volume durante i momenti di piena e si prosciuga durante quelli di secca dando vita a scenari sempre differenti, variabili e di grande fascino. In questo senso questi progetti tentano di costruire il non finito, puntano a costruire dei paesaggi capaci di convivere con l’acqua, reagire ai suoi cambiamenti:


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dei paesaggi adattivi, in grado di conformarsi alle differenti dinamiche fluviali, lacustri e marine e di evolvere nel lungo termine con esse, in una sorta di rapporto simbiotico tra il costruito e la natura che sempre più sfumano i loro limiti. I paesaggi che si costruiscono sono paesaggi in continuo divenire. Essi sono flessibili. Si modificano nel breve termine per accogliere i flussi idrici durante gli eventi meteo­ rologici più estremi – piazze all’occorrenza diventano bacini idrici, giardini fungono da vasche di laminazione per poi ritornare alla loro funzione originaria – e nel lungo termine si trasformano evolvendo con la geografia del territorio – una geografia che sappiamo varierà a causa di cambiamenti climatici, si pensi all’innalzamento degli oceani e alla conseguente scomparsa di terre emerse. Essi stessi sono dei paesaggi liquidi.2 Tutte queste infrastrutture sono dunque accomunate da un attento rapporto con il paesaggio naturale. Si integrano a esso, addirittura lo potenziano, tentano di stabilire con l’ambiente naturale quel rapporto simbiotico, di reciproco vantaggio, al fine di costruire una nuova natura, una natura 2.0,3 più potente, più performante, in cui le componenti antropiche e quelle naturali traggano forza le une dalle altre. Spesso si parla impropriamente di retrofitting, alle volte di conservazione. Alla base di questi progetti vi è piuttosto un'idea di ibridazione e di co-evoluzione. Si va oltre i concetti di inserimento ambientale e di integrazione che a partire dagli anni Sessanta ha visto protagoniste in Italia le opere degli ingegneri Pier Luigi Nervi, Riccardo Morandi, Sergio Musmeci, Aldo Favini, Silvano Zorzi, e nel Canton Ticino dell’architetto Rino Tami, la cui eredità è tutt’oggi manifesta in Svizzera, dove l’attenzione all’integrazione paesaggistica delle infrastrutture, in particolare quelle viarie, è un tema sempre presente. Le infrastrutture idriche contemporanee tentano sì di risarcire dal punto di vista ambientale territori per decenni sfruttati incondizionatamente, ma soprattutto di innestare nuovi processi ecologici, oltre che culturali e socio-economici. Non vi è un tentativo di ri-costruire paesaggi naturali andati perduti, bensì di costruirne di nuovi, in cui la componente antropica conviva con quella naturale. Si tratta di vere e proprie ecologie progettate.4 Non bisogna però pensare che questi interventi prevedano soltanto tecniche di ingegneria naturalistica, o che si tratti di leggere operazioni di giardinaggio. Queste infrastrutture, il più delle volte basate su processi naturali (Nature Based Infrastructures), mettono in campo importanti operazioni di scavo, rimodellamento e ispessimento del suolo,5 attraverso operazioni di cut and fill, e utilizzano, accanto alle tecniche dell’ingegneria naturalistica e delle terre armate, le più tradizionali tecniche del cemento armato e dell’acciaio. Nel manipolare il suolo vi è il duplice obiettivo di creare topografie in grado di convogliare e assorbire i flussi idrici e dall’altro dar vita ad affascinanti paesaggi dalle nuove estetiche. A tal proposito risultano essere indispensabili nella fase di progettazione gli strumenti digitali attraverso cui generare pattern tridimensionali e nuove tettoniche per una gestione sostenibile delle acque. Modelli tridimensionali, parametrici, modelli topologici e modelli GIS, modelli BIM e di simulazione idrodinamica e idraulica contribuiscono alla formalizzazione di queste morfologie interattive e più in generale al progetto di queste infrastrutture, concepite come un campo elastico di forze, promuovendo un elevato approccio scientifico alla costruzione. Queste infrastrutture multitasking inverano così la simultaneità dell’era digitale, l’imprevedibilità e l’immanenza del cambiamento del presente, attraverso forme e figure. In esse trasmigrano le interconnessioni dinamiche della rivoluzione digitale, il pensiero sistemico e della complessità

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1 ASP Landscape Architects, Griespark, Zurigo, 2005-2009. Foto Planikum GmbH 2 Diga-ponte fra Melide e Bissone sul lago di Lugano. Opera del Sigr. Ingegnere P. Lucchini ticinese, litografia, Labhardt Emanuel, 1847 ca. (elenco ASL 1853). Fonte Biblioteca cantonale di Lugano, fondo Giorgio Ghiringhelli 3 Penzel Valier, CSD Ingenieri, Nuova centrale idroelettrica di Hagneck, lago di Bienne, 2015. Foto BKW, Hannes Henz 4 BGG, AlpTransit San Gottardo, Laghetti di raffreddamento nel territorio di Polleggio, 2015. Foto Marcelo Villada Ortiz 5 Atelier Descombes Rampini e Superpositions, rinaturalizzazione dell'Aire, Ginevra, 2015. Foto Fabio Chironi

dell’era contemporanea, che diventa spazio, forma, tecnica, materia, linguaggio. Il paradigma cui appartengono è molto lontano da quell’approccio monofunzionale, eminentemente tecnico del MOSE di Venezia. Esse appartengono piuttosto a una ricerca dell’ibridazione nell'architettura e nell’ingegneria, che prevede un criterio ecosistemico in cui la costruzione di relazioni, di inter-connessioni nella realtà fisica del mondo rappresenta il cuore dell’indagine, e che vede impegnati gli architetti contemporanei in avanzate sperimentazioni in cui l’Information Technology rappresenta uno strumento imprescindibile per dotare la costruzione di sistemi reattivi in grado di simulare alcuni comportamenti della natura – nel reagire al clima, ai flussi di utilizzo, ai fruitori e alla loro emotività.6 Un altro aspetto che contraddistingue queste infrastrutture è la loro multiscalarità. A interventi di ampia scala, masterplan urbani, piani regionali, si affiancano progetti di piccola scala, puntuali e diffusi capillarmente. Proprio questi ultimi rappresentano il nuovo trend per la mitigazione dell’emergenza idrica contemporanea. Accanto alla politica delle grandi opere, si promuove un nuovo modello incrementale che prevede la realizzazione di una rete di piccole infrastrutture attraverso differenti tappe progressive, che nel lungo termine costruiscono una visione globale sull’intero territorio. Tale modello risulta essere più sostenibile dal punto di vista economico in quanto realizzare grandi strutture equi-


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6 H+N+S Landscape Architects, Ruimte voor de Rivier, Nijmegen, Olanda, 2012-2016. Foto Siebe Swart 7 NEXT Architects, ponte ciclopedonale Zalige realizzato all'interno del progetto Ruimte voor de Rivier coordinato da H+N+S Landscape Architects, Nijmegen 2012-2016. Foto NEXT Architects 8 H+N+S Landscape Architects, ponte ciclopedonale del progetto Ruimte voor de Rivier coordinato da H+N+S Landscape Architects, Nijmegen, Olanda, 2012-2016. Foto H+N+S Landscape Architects 9 Turenscape, Fengxiang Park lungo il fiume Meishe, Haikou, Cina, 2016-2018. Foto Kongjian Yu, Turenscape 10 Yifang Ecoscape, Weiliu Wetland Park, Xianyang, 2017. Foto Yifang Ecoscape 11 Fondazione Bolle di Magadino, Delta Vivo, 2010 Foto Fondazione Bolle Magadino 12 Vista aerea del Fiume Ticino all'altezza di Motta Visconti (MI). Fonte Archivio Parco Ticino

vale ad avere enormi risorse nell’immediato e richiede tempi lunghi, in quanto consente un più agile intervento fra le maglie del costruito, a causa della saturazione degli spazi urbani, ed equivale a costruire un sistema resiliente, inter-connesso, dotato di diversità e ridondanza secondo le definizioni di Mehaffy e Salingaros.7 Se il nostro territorio dipendesse da un'unica infrastruttura, basterebbe una falla a causare la sua intera paralisi. Viceversa il danno di una sola infrastruttura appartenente a una rete di infrastrutture permetterebbe comunque la sopravvivenza del sistema territoriale. Le differenti strategie che questi progetti mettono in pratica per operare nella città contemporanea determinano diverse tipologie di intervento nei quali essi sono inscrivibili, strettamente connesse all’ambito spaziale in cui operano. Cinque tipologie sono sufficienti a descrivere le reti urbane contemporanee della dispersione idrica: water square e rain garden, stormwater park, buffer space, argini e bacini sotterranei.8 Water squares e rain gardens, insieme a vasche di laminazione e canali di bypass, polder e vasche ipogee entrano sempre più nel vocabolario del progettista, non soltanto dell’ingegnere idraulico, ma più in generale degli architetti, dei paesaggisti, degli ingegneri appartenenti a discipline anche differenti dall’idraulica, ai pianificatori in generale. L’Olanda e la Repubblica Cinese sono stati nell’ultimo ventennio i maggiori promotori di infrastrutture idriche all’avanguardia, vista la natura del loro territorio, permeato dalla presenza di corsi d’acqua. In Olanda tra i pluripremiati progetti si ricordano la piccola water plaza Benthemplein a Rotterdam di De Urbanisten (2013), il grande progetto Ruimte voor de Rivier a Nimega (2012-2016) affidato a H+N+S che coordina un team di architetti, paesaggisti e ingegneri quali Zwarts & Jansma Architects, Ney-Poulissen Architects & Engineers, NEXT Architects, Trafique e la diga-parcheggio a Katwijk aan Zee (2010-2015), progettato da OKRA Landschaps Architecten e Royal Haskoning DHV.

In Cina sono noti i vasti progetti urbani ed extra-urbani. Quelli di Turenscape, lo spin off cinese che ha realizzato una moltitudine di interventi lungo i fiumi; il Weiliu Wetland Park a Xianyang di Yifang Ecoscape (2017); il Phase Shifts Park a Taichung (2011-2020) di Mosbach Paysagistes, Philippe Rahm Architectes e Ricky Liu & Associates Architects + Planners; sono soltanto alcuni di una ben più lunga lista. Gli Stati Uniti sono alle prese soprattutto con interventi per rendere le loro coste più resilienti. Si ricordano i piani messi in atto a New Orleans e i progetti in corso a New York ad opera di SWA/Balsey, Weiss/Manfredi, BIG, OMA e altri studi di fama internazionale. Anche la Svizzera conta una serie di progetti virtuosi. La riqualificazione della Sihl (2001-2024) a Zurigo e delle rive del suo lago, i premiati progetti di rinaturalizzazione del delta del Ticino Delta Vivo (2010), quello della foce del Cassarate (2014) a opera di Officina del Paesaggio, il progetto dell'Aire (2015) coordinato da Atelier Descombes Rampini, studio che ha realizzato anche la sistemazione de la plage des Eaux-Vives (2020) nel Cantone di Ginevra, il parco fluviale dell’Île de la Suze a Bienne (2017) nel Canton Berna, la riqualificazione della zona golenale Pian di Alne (2010), Area in­du­stria­le Jen­ny a Ziegelbrücke nel Canton Glarona (2011) progettato da Beglinger+Bryan Landschaftsarchitektur (cfr. Archi 2/2013) sono alcuni dei progetti elvetici che hanno avuto maggiore visibilità. A questi si affianca una rete di progetti minori, come piccole arginature, riqualificazioni dei riali, sostituzione di briglie e rinnovo di vecchie paratoie che impegnano i progettisti locali e che sono indispensabili a una attenta gestione del territorio nella sua globalità. Il rinnovo della briglia fluviale Platzspitz, alla confluenza dei fiumi Sihl e Limmat a Zurigo (2013-2021), e la bonifica di siti contaminati nel lago di Zurigo al largo di Uetikon (2016-2020), seguiti dal gruppo TBF Partners, sono altre opere di natura soprattutto monofunzionale, che si uniscono a una rete di progetti di rinnovo di infrastrutture quali vecchi depuratori, centrali idroelettri-


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che e di teleriscaldamento, ma anche di piccoli spazi urbani destinati prevalentemente al tempo libero, come ad esempio il Griespark di ASP Landscape Architects (2007-2009). Si segnala infine il masterplan per la riqualificazione del lungolago di Lugano, per il quale è stato organizzato un mandato di studio parallelo da cui è emersa come proposta raccomandata quella dello studio Inches Geleta Architetti con Demattè Fontana Architekten. Con questo progetto, insieme ad altri interventi programmati, che sono ancora in una fase preliminare e di studio, la Svizzera tenta di costrui­ re un paesaggio in grado di convivere con l’acqua e con le sue dinamiche.

A proposito del V seminario SIA espazium.ch/archi1-22_de_francesco _progettare_l_acqua Note 1. Sul tema dell’infrastruttura in generale si rimanda a A. Ferlenga, M. Biraghi, B. Albrecht (a cura di), L’architettura del mondo. Infrastrutture, mobilità, nuovi paesaggi, Compositori, Milano 2012. 2. Herbert Dreiseitl è uno dei maggiori teorici e fra i più importanti progettisti di queste infrastrutture dell’acqua. Per questo motivo si rimanda a uno dei suoi scritti sul tema: H. Dreiseitl, G. Grau, New Waterscapes; Planning, Building And Designing With Water, Birkhäuser, Basel 2005. 3. Adrian Geuze l’ha definita più volte la «seconda natura». Si rimanda a tal proposito a uno dei suoi scritti: A. Geuze, Second Nature. New territories of wilderness for unknown future colonisation, «Topos», 2010, n. 71, pp. 40-42. 4. Seppur non sia possibile in questo numero fare una disamina esaustiva sul tema dell’ibridazione tra natura e costruito nell'architettura e

Infrastrukturen für Wasser Seit einigen Jahren können wir beobachten, dass auf der ganzen Welt Eingriffe vorgenommen werden, die sich mit dem Thema der Verwaltung der Wasserressourcen be­ schäftigen. Dies geschieht sowohl an den Ufern von Flüssen und Seen als auch an der waterfront der Küsten und in den Leerstellen zwischen bebautem Land. Selten bezeichnen wir diese Eingriffe als Infrastrukturen. Vielmehr wird von Sanierungen der Küsten, von Renaturierung und meistens von Parks gesprochen. Die Eingriffe sind in Form von Plätzen, als begehbare oder befahrbare Deiche, als Grün­ flächen mit Einrichtungen und Dienstleistungen sichtbar. Und doch sind solche Wasserarchitekturen für ihre Region wahre Infrastrukturen. Angetrieben werden die Mass­ nahmen vom Bestreben, verfallene Gegenden zu sanieren, von der Notwendigkeit, die Wasserqualität zu verbessern, oder von dem Wunsch, Überschwemmungen zu vermeiden. Diese verschiedenen Notwendigkeiten, diese Krisen werden zu Gelegenheiten für Projekte, mit denen infrastrukturelle Landschaften geschaffen werden können: Ihre Kompo­ nenten kreuzen sich untereinander und bringen unter­ schiedliche und unerwartete Morphologien, Formen und Stile hervor, die unsere Regionen kennzeichnen.

nell'ingegneria, è doveroso sottolineare l’esistenza di una vasta ricerca, in cui l’Information Technology ha un ruolo primario, attraverso cui architetti e ingegneri – quali ad esempio Ecologic Studio, François Roche, Achim Menges – promuovono e sperimentano nuovi materiali, biotecnologie e tecniche all’avanguardia per la costruzione di architetture e processi costruttivi più sostenibili, per la costruzione di bioarchitetture. 5. Sull’infrastrutturazione del suolo si rimanda a: A. De Cesaris, Il progetto del suolo-sottosuolo, Gangemi, Roma 2012. 6. Si rimanda più in generale alla ricerca e agli scritti di Antonino Saggio, in part.: A. Saggio, Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura, Carocci, Roma 2007 (contributo fondamentale sull'impatto dell'Information Technology sull'architettura). In questa sede, trattando

dell'infrastruttura contemporanea, è doveroso citare anche la serie di articoli da lui firmati sul tema tra il 2014 e il 2016, pubblicati su «L'architetto», e disponibili on line: www.arc1. uniroma1.it/saggio/#Publications. 7. Si rimanda a M. Mehaffy, N.A. Salingaros, Toward Resilient Architectures 1: Biology Lessons, «Metropolis», 2013. Disponibile online: www. metropolismag.com. 8. Si rimanda al volume G. De Francesco, Architettura dell’Acqua. L’emergenza idrica come occasione progettuale nella città contemporanea, Quodlibet, Macerata 2020 che offre una panoramica su diverse strategie messe in atto nella città contemporanea per mitigare il rischio di urban flooding attraverso un approccio integrato.


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Quella geografia evanescente che disegna il territorio Claudio Ferrata Geografo, Cultura del territorio

Le acque e la gestione del territorio La relazione tra corsi d’acqua, le loro rive e il territorio è intensa, e non solo in quanto questi sono tra i maggiori elementi che modellano il paesaggio, ma pure perché essi creano le condizioni che rendono abitabile la terra. Oltre allo scorrere naturale delle acque e alle trasformazioni geomorfologiche da loro portate, anche le strutture edificate per governare i flussi idrici hanno lasciato profonde tracce sul territorio: indigamenti, canali, argini, bonifiche ecc. Naturalmente tutto ciò ha coinvolto la prassi pianificatoria. Su questo tema, la scheda P6 del Piano Direttore del Cantone Ticino, in un paragrafo dedicato alla Gestione integrata dei corsi d’acqua e dei laghi, ci ricorda che questi «sono ecosistemi complessi, fondamentali per preservare la biodiversità e garantire l’interconnessione fra habitat. Sono elementi paesaggistici unici che rappresentano un’attrattiva turistica e ricreativa, possono ridurre gli effetti delle alluvioni e contribuiscono alla ricarica degli acquiferi. È quindi necessario: a. promuovere la gestione integrata (...); b. conciliare meglio utilizzazione e protezione in modo che i corsi d’acqua e i laghi possano assolvere le proprie naturali funzioni idrauliche ed ecologiche; c. assicurare spazio sufficiente ai corsi d’acqua (…); d. assicurare una buona qualità delle acque di superficie».1 Questo passaggio contiene spunti interessanti e avremo modo di riprenderne alcuni, prima però facciamo un passo indietro cercando di collocare la questione in una prospettiva più ampia. Se la pianificazione territoriale ha sempre dovuto interagire con le acque – anzi, probabilmente alle sue origini troviamo proprio la loro gestione – è comunque vero che, in funzione dei paradigmi che si sono succeduti e che hanno guidato l’azione dei pianificatori e degli ingegneri, si sono presentate soluzioni diverse. Per molto tempo, dalle rive ci si teneva lontani. Infatti, dalla natura e dalle acque occorreva difendersi. In quanto sottomesse a piene e inondazioni, e quindi non sempre fruibili (potevano servire quali pascoli temporanei), le rive dei corsi d’acqua erano dunque viste come luoghi pericolosi ai margini degli insediamenti. Con la modernità, qualificatasi per il suo razionalismo fondato sul primato tecnico-scientifico, l’ambiente verrà percepito come ambito di dominio. Applicato al governo delle acque, il riduzionismo positivista, con il quale il territorio era visto come una macchina banale da controllare e governare,2 ha portato con sé la domesticazione della natura. In ambito idrico questa si è soprattutto manifestata attraverso la correzione e la rettificazione dei corsi d’acqua e l’imbonimento delle zone umide. Una nuova fruibilità e nuovi usi delle terre situate in prossimità dei fiumi e dei riali ha così reso disponibili nuovi spazi per lo sviluppo delle attività e degli insediamenti. D’altro canto, il termine correzione è sufficientemente espressivo e ben restituisce la visione della natura che reggeva questa operazione: la rete idrica era vista come un oggetto da normalizzare le cui dinamiche dovevano essere perfettamente controllabili. 1


1 Ing. Carlo Fraschina. Particolare della planimetria del progetto di correzione del Fiume Ticino da Biasca al Lago Maggiore 1866. Fonte Consorzio Correzione Fiume Ticino 2 La rete idrografia Vedeggio-Cassarate, La nuova Lugano, i.CUP+IRE, Accademia di architettura USI, Mendrisio 2008. Fonte REN-UFAFP 3 Patrick Geddes, Sezione di valle. Fonte Edinburgh University Library Centre for Research Collections- Patrick Geddes Collection 4 Inches Geleta Architetti + Demattè Fontana Architekten, LONGLAKE, masterplan per la riqualificazione lungolago di Lugano, 2020-2021. Fotorender 5 Revitalisation de l'Aire, Genève, progetto premiato nell'ambito del riconoscimento SIA «Sguardi 2017». Foto Beat Schweizer

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Acque e città La questione può essere inizialmente letta mettendo l’accento sulla relazione tra acque e città. Infatti, i rapporti tra i fiume e gli insediamenti sono sempre stati molto stretti. Molti centri si sono sviluppati partendo da siti fluviali o lacustri ritenuti favorevoli per svolgere funzioni quali circolazione, difesa, attività industriali, produzione di energia ecc. Sovente, anche per la possibilità di utilizzare l’energia idrica avvalendosi di mulini galleggianti, le rive del fiume diventeranno luoghi in cui collocare attività artigianali e manifatturiere, a volte anche molto inquinanti (come quelle della lavorazione del pellame) che non potevano essere ospitate altrove. In momenti più recenti, nel corso del secolo XIX, alcune città che si stavano lanciando sulla via dello sviluppo turistico avevano iniziato a sistemare le loro rive sulla base di modelli urbanistici che mettevano in scena il paesaggio ma che, di fatto, originavano un certo distanziamento dalle acque. Si possono vedere i risultati anche in numerosi centri svizzeri: a Ginevra, Lucerna, Zugo o Lugano, per esempio. Più avanti, sul finire del secolo scorso e agli inizi del nuovo, ciò giustificherà una serie di interventi con l’intento di rendere maggiormente fruibili le rive dei fiumi e dei laghi, soprattutto per le attività di svago. Tra questi possiamo ricordare le rive della Limmat o quelle del Canale di Letten a Zurigo, dell’Aare a Berna, del Rodano a Ginevra e a Sion, o ancora il parco fluviale dell’Île de la Suze a Bienne. In Ticino i risultati del recente mandato di studio parallelo «Lungolago Lugano e Centro»3 hanno – tra l’altro – evidenziato interessanti soluzioni progettuali per dare origine a un rinnovato incontro con le acque. Ma ricordiamo anche la riqualificazione del fiume Cassarate ancora in corso, partendo dal progetto seminativo della Foce seguito poi dalla creazione del Parco fluviale alla Stampa, quelli sul fiume Ticino, a partire dal progetto Delta Vivo, la riqualificazione ambientale della foce del Ticino nella riserva naturale delle bolle di Magadino fino al più recente Parco fluviale Saleggi-Boschetti a Bellinzona, senza dimenticare la riscoperta del riale Laveggio avvenuta in occasione dell’allestimento del masterplan di Mendrisio, non per nulla definita nel progetto come una città in riva al fiume.4 Il nuovo interesse per i fronti d’acqua urbani, nato nei paesi anglosassoni in un contesto post-fordista e di deindustrializzazione, ha comportato una riconquista delle rive (ora denominate con il termine waterfront), e si è imposto come forma di riterritorializzazione delle aree marginali o industriali dismesse. Consumo, tempo libero e cultura sono divenuti i principali produttori di questi nuovi spazi urbani, accompagnati da un vero culto per l’acqua (trascorrere il tempo libero, abitare o lavorare in prossimità di un fiume riveste una rilevanza particolare). Molti quartieri situati vicino alle rive hanno acquisito nuovi caratteri e la città, messa in scena permanentemente, è diventata ludica e festiva. Infatti, il passaggio verso la città postindustriale ha comportato un lavoro importante sul paesaggio urbano. Le nuove aree sono state disegnate da una estetica che, occorre dirlo, è sovente assimilabile a una visione di marketing urbano e

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da una particolare attenzione per la rendita fondiaria (con i conseguenti conflitti sociali che hanno contrapposto vecchi abitanti e nuovi usi). Al modello di Baltimora si sono aggiunti gli interventi nei Docklands a Londra, Hafencity ad Amburgo, Lyon confluence e il quai de la Garonne Bordeaux in Francia, la riqualificazione delle rive del Tago nel quartiere Oriente di Lisbona. Gli esempi che potremmo portare sono numerosi. Dinamiche idriche Il territorio della Svizzera è disegnato dalle acque. Convogliati dalla gravità, i numerosi rivoli che scendono dai versanti montani confluiscono nei corsi principali dei fiumi. Attraverso un intenso lavorio che avviene nel tratto superiore caratterizzato dalla forte pendenza, essi scavano profonde valli, poi, più avanti nel loro percorso, incontrando le aree pianeggianti e perdendo parte della forza, depositano i loro sedimenti sul fondovalle e iniziano a divagare generando le pianure alluvionali. Con cicli governati da momenti di portata differente, i fiumi respirano, occupano non solo il loro letto minore ma pure gli spazi adiacenti, a volte creando grandi aree umide e paludose. Queste dinamiche, lette alla grande scala, hanno creato un articolato sistema di bacini idrografici definendo il sistema vascolare del territorio e la sua ecologia. Nel corso del tempo, per motivi di sicurezza e per motivi economici, sono stati realizzati interventi di grande portata sui letti dei fiumi e sulle loro rive. Significative operazioni di bonifica, opere di correzione e di risanamento, interventi di modificazione territoriale hanno sovente messo a disposizione nuovi spazi per l’agricoltura. Tra i più significativi esempi potremmo evocare i grandi progetti dell'Ottocento come la correzione del Rodano, da Briga sino al Lemano, l’imponente sistemazione dello Seeland tra i laghi di Neuchâtel, di Bienne e di Morat, che ha messo a disposizione importanti spazi agricoli ai piedi del Giura, la correzione della Linth glaronese in prossimità del lago di Walenstadt, o ancora la bonifica del Piano di Magadino.5 In questo caso i lavori iniziarono nel 1888 con le opere di arginatura che permisero anche la costruzione della linea ferroviaria Bellinzona-Locarno. La bonifica fu praticamente terminata nel corso della seconda guerra mondiale: si trattò di una significativa opera


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a scala territoriale che contribuì a modernizzare il Cantone e la sua agricoltura.6 Oggi, un cambiamento di visione e un ripensamento ha portato con sé un rinnovato interesse e nuove forme di intervento: da una parte il passaggio da una natura considerata come minacciosa a una natura ritenuta minacciata, dall’altra la presa in considerazione della complessità dei sistemi ambientali e territoriali che ha messo in discussione i paradigmi interpretativi in vigore e ha posto in risalto l’importanza delle reti di connessione. Sostanzialmente l’idea di natura è cambiata: se il pensiero occidentale moderno è stato permeato da una rappresentazione del mondo naturale considerato come esteriorità e alterità irriducibile all’uomo – ciò che l’antropologo Philippe Descola ha qualificato con il concetto di naturalismo 7 – una nuova visione ha scardinato il dualismo esistente tra natura e cultura, tra selvaggio e domestico. Ciò che ora è in gioco è, prima di tutto, la cornice concettuale all’interno della quale le relazioni tra umani e non umani vengono pensate e connotate.8 I nuovi paradigmi e la sensibilità ambientale hanno permesso di capire che interventi pesanti sulle dinamiche dei flussi d’acqua portavano con sé anche significativi scompensi agli equilibri ecologici. È quindi apparsa l’idea di rinaturalizzazione, termine tutto sommato ambiguo in quanto sembra proporre il ritorno a uno stato di natura originario, quando invece si tratta piuttosto di una condizione in cui natura e cultura sono ibridate (una condizione ben rappresentata dal concetto di Antropocene introdotto negli anni Ottanta del secolo scorso da Stoermer e poi diffuso più avanti da Crutzen). Comunque, ora si è propensi a ritenere che le acque appartengono a un territorio considerato come macchina non banale e che quindi non risponde solo alle leggi del funzionalismo positivista ma che viene finalmente considerato nella sua complessità. In questo ambito, come poi vedremo, il progetto territorialista intende promuovere la rigenerazione dei sistemi ambientali considerando le qualità dei sistemi naturali che si estendono su vasti spazi interconnessi (reti idrografiche e ecologiche) e si fonda su una analitica in grado di riconoscere la grande complessità della realtà e delle identità ecosistemiche e paesaggistiche. Dalla regione naturale alla bioregione urbana Cambiamo ora scala e spostiamoci dalla dimensione urbana a quella territoriale. La teoria e la prassi della pianificazione si è confrontata, sin dai suoi primi momenti, con la forza dei fiumi. Senza evocare la civiltà delle alluvioni dei primordi della storia,9 limitiamoci a considerare gli interventi moderni. Nel 1752 il primo geografo del re di Francia, Philippe Buache, aveva suddiviso il territorio nazionale in aree determinate dall’estensione dei bacini fluviali, introducen-

do la nozione di «regione naturale». Questo concetto merita di essere considerato perché continua ad esercitare la sua influenza sulla regionalizzazione e sul modo di concepire alcuni interventi sul territorio, per esempio attraverso i piani di bacino. Considerando la figura di regione naturale si riteneva che il fiume e il suo bacino condizionassero fortemente le forme di insediamento, di agricoltura e di allevamento. Ma il controllo delle acque è certamente uno degli elementi che ha dato origine alla moderna pianificazione territoriale. Uno degli interventi più emblematici del Novecento è legato ai lavori della Tennesse Valley Authorithy, un vasto programma che è stato considerato come uno tra i primi modelli di pianificazione integrata. Oltre che produrre idroelettricità, i suoi obiettivi avevano l’intento di migliorare la navigabilità e gestire le piene del fiume Tennessee. Costituito da un sistema di una quarantina di dighe voluto dal presidente americano Roosevelt nel 1933 e legato al New Deal, in quanto opera pubblica aveva l’intento di rilanciare l’occupazione, i consumi e l’economia. La pianificazione di stampo moderno riproponeva il tema della relazione tra territorio e acque in cui troviamo la domesticazione della natura, che, in questo caso si presentava alla grandissima scala territoriale. Da qualche tempo, le acque dei fiumi e il loro spazio di pertinenza sono nuovamente oggetto di attenzione nella pianificazione e la regione è ritornata ad essere ambito del progetto territoriale e urbanistico. Con le proposte dei ter­ ritorialisti, il territorio viene interpretato come il risulta­to di una co-evoluzione e di una costruzione continua di neoecosistemi capace di produrre equilibri idraulici e idrologici, definisce luoghi e relazioni e il bacino diventa l’ambiente primario in cui realizzare l’equilibrio tra le risorse essenziali alla riproduzione della vita.10 Molti interventi sui paesaggi idrici hanno portato soluzioni virtuose. Non più la semplice e meccanica applicazione di un programma ma un più complesso percorso di riconoscimento della storia del territorio. Non più di dominare ma piuttosto fare con. A Ginevra, la rinaturalizzazione della Plaine de l'Aire, nella quale scorreva un fiume parzialmente interrato, privato della sua biodiversità e con la presenza di forti rischi di allagamento per gli insediamenti situati in prossimità, ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Il progetto realizzato dal gruppo pluridisciplinare Superposition (Georges Descombes, il suo promotore, preferisce utilizzare il termine restauro al posto di rinaturalizzazione) permette alle acque di divagare senza negare gli interventi passati, anzi conservando le tracce dell’antico canale. Si tratta di un progetto che tende a negare la tradizionale opposizione tra natura e cultura. Un dispositivo costituito da una griglia di losanghe che ricorda gli interventi della Land Art, sovrapposto alle tracce degli antichi meandri, ha permesso alle acque del fiume di ritrovare il 3


direttore Sviluppo economico; Fabio Schnellmann, responsabile Porti e pontili – Eventi e congressi; Luigi Maria Di Corato, direttore Cultura; Giorgio Colombo, direttore Affari giuridici; Athos Foletti, direttore Finanze Consulenti: Stefano Pesenti, architetto, Ufficio natura e paesaggio – Dipartimento del territorio; Mauro Ferella Falda, ingegnere del traffico; Elia Frapolli, esperto in materia di turismo * A seguito delle elezioni comunali del 18 aprile 2021, i municipali uscenti Angelo Jelmini e Michele Bertini sono stati sostituiti nell’accompagnamento della procedura dei mandati da Filippo Lombardi e Karin Valenzano Rossi.

Tavole e informazioni competitions.espazium.ch/it/concorsi/decisi/riqualifica -e-sviluppo-del-comparto-lungolago-e-lugano-centro 12

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loro cammino generando così una complessa e indeterminata rete di percorsi.11 Oggi molti interventi idraulici, più che nel quadro della regione naturale (che, come abbiamo visto, rimanda a una visione di stampo deterministico della relazione natura-società), si inseriscono in quello della bioregione urbana. Per risalire alle origini di questa nozione potremmo evocare il pensiero del geografo libertario Elisée Reclus, autore di Storia del ruscello (1869), un racconto pensato con intenti divulgativi ma che, per la sua capacità di considerare il ruolo delle continuità ecologiche, può essere ritenuto come anticipatore di preoccupazioni che sarebbero emerse più avanti. Negli anni della sua pubblicazione questo scritto ebbe uno stuolo di lettori e oggi, riscoperto, suscita di nuovo interesse. Occorrerebbe ricordare anche la nozione di «sezione di valle» proposta da Patrick Geddes (1925). Il biologo e urbanista scozzese mostrava che gli insediamenti umani sono ancorati nelle realtà naturali e che, percorrendo il corso d’acqua dalla sorgente sino al mare, si poteva seguire l’evoluzione delle civilizzazioni. A ciò possiamo aggiungere le posizioni dei bioregionalisti americani della seconda metà del secolo scorso come Kirkpatrick Sale o Murray Bookchin che hanno attribuito a queste visioni una valenza più politica. La «bioregione urbana» cara ai territorialisti contemporanei non ha una dimensione predefinita e, a seconda delle specifiche condizioni insediative, ambientali e storiche, può essere costituita da un nodo orografico, da un sistema costiero con il suo entroterra o ancora da un sistema territoriale locale o distrettuale ma, soprattutto, assume l’estensione di un bacino idrografico.12 Conclusioni Se presa seriamente in considerazione, la «geografia evanescente» dei corsi d’acqua, attraverso adeguati progetti, è capace di riattivare e dinamizzare tutti gli aspetti della relazione fra insediamento e ambiente. Finalmente, ricorda

Note 1. Repubblica e Cantone Ticino, Consiglio di Stato, Piano Direttore cantonale, Scheda P6 (Acqua), versione 1.9.2016, online: https://www4.ti.ch/ fileadmin/DT/temi/piano_direttore/schede/ schede_file/P06.pdf, consultato 10.10.2021 2. Il territorio è una macchina banale quando, di fronte a uno stesso stimolo, reagisce sempre nello stesso modo, producendo così la medesima risposta. 3. Città di Lugano, Spazi urbani, Masterplan per il comparto del lungolago e del centro città. Lugano 06.21, 2021. 4. Atelier Descombes Rampini LRS architectes, Una città in riva al fiume, «Archi», 2018, n. 6, pp. 40-49 (Il modello pianificatorio della nuova Mendrisio). Non è la prima volta che Archi si occupa del tema,

l’urbanista Alberto Magnaghi «una cultura idraulica innovativa dovrebbe affrontare in primis la riqualificazione dei sistemi fluviali con progetti che sviluppino la qualità idro-geo-morfologica, ecologia, paesaggistica dei bacini idrografici», così «la riorganizzazione delle regioni geografiche come insieme di bioregioni urbane dovrebbe costituire il processo progettuale e pianificatorio che attiva operativamente la trasformazione eco-territorialista».13 In conclusione, possiamo ribadire che le reti blu (così come quelle verdi) devono essere considerate come vere e proprie strutture ambientali capaci di creare connessioni, di innervare il territorio svolgendo un ruolo strutturante non meno importante rispetto a quello che tradizionalmente assegniamo alle reti dei trasporti, delle comunicazioni o dell’energia.14 A tutti gli effetti costituiscono una matrice dalla quale partire per pensare le nuove forme dello spazio e per attivare progetti di territorio virtuosi.

Wie flüchtige Geografie eine Region charakterisiert Die Beziehung zwischen den Wasserläufen (und ihren Ufern) und ihrer Region ist intensiv. Das Thema hat die Praxis der Landschaftsplanung schon immer stark berührt, beginnend mit den Hochkulturen in Schwemm­ ebenen über grosse Projekte wie das der Tennessee Valley Authority bis zu jenen der heutigen Zeit. Im Text werden zunächst einige bedeutende Eingriffe auf nationa­ ler und kantonaler Ebene illustriert und dann die Beziehun­ gen zwischen der Entwicklung der Städte und jenen Gewässern beleuchtet, die seit den Projekten zur Sanie­ rung der Industriebrachen zur waterfront wurden. Betrachtet wird auch das Thema der Einzugsgebiete, das im 18. Jahrhundert zum Begriff Naturraum führte. Dank dem Begriff Bioregion hat der Naturraum heute eine weniger deterministische Bedeutung. Die Wasserstrassen­ netze spielen eine ähnlich strukturierende Rolle, wie man sie traditionell den Transportwegen zuschreibt; als Umweltstrukturen durchziehen sie ganze Regionen. Daher ist es so wichtig, heute auch hier neue Planungsfor­ men in Betracht zu ziehen.

per esempio il numero 1/2011 era dedicato a «Il fiume e la città». 5. Raffaello Ceschi, Nel labirinto delle valli, Edizioni Casagrande, Bellinzona 1999. 6. Daniel Speich Chassé, La correction de la nature, in L. Mathieu, N. Backhaus , K. Hürlimann, M. Bürgi (a cura di), Histoire du paysage en Suisse, Livreo-Alphil, Neuchâtel 2018, pp. 205-220; Daniel Vischer, Correzione dei corsi d’acqua, Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 11.12.2006. Online: https://hls-dhs-dss.ch/ it/articles/007850/2006-12-11/, consultato 10.10.2021. 7. Philippe Descola, Par-delà nature et culture, Editions Gallimard, Paris 2005.

8. Jean-Marc Besse, La nécessité du paysage, Editions Parenthèses, Marseille 2018, p. 14. 9. Giuliano Cannata, I fiumi della terra e del tempo, Franco Angeli, Milano 1990. 10. Alberto Magnaghi, Il principio territoriale, Bollati-Boringhieri, Torino 2020. 11. L’illustrazione di alcuni casi interessanti a livello nazionale è riportata in «Anthos», 2017, n. 4, (Hochwasserschutz/La protection contre les crues). 12. Ibidem, p. 151. 13. Ibidem, p. 155 e p. 154. 14. Roberto Gambino, Trame di paesaggi, in Le frontiere della geografia, UTET, Torino 2009, pp. 227-243, p. 241.

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Fluid Thinking

Un percorso verso la resilienza e la progettazione bioclimatica Herbert Dreiseitl Artista, architetto paesaggista e urbanista

Ruscelli, fiumi e bacini hanno su di noi esseri umani un effetto e un fascino speciale. Il nostro approccio nei loro confronti e la maniera in cui li utilizziamo riflettono le nostre percezioni, la nostra conoscenza e le nostre idee – in breve, il nostro pensiero. Ma questo pensiero coincide con le proprietà rigenerative che favoriscono la vita – la dinamica, la resilienza e la multifunzionalità dell’acqua – o è piuttosto l’espressione di un immaginario monocausale, semplice e forgiato meccanicamente? Il modo in cui ricercatori, pianificatori, investitori, decisori politici e, in definitiva, la società modifica, progetta e costruisce i corsi d’acqua dipende direttamente dal modo in cui viene concepito l’elemento acqua. E non certo da oggi. Tutti i sistemi che l’essere umano ha adottato riflettono il pensiero dominante di ciascuna epoca, dai numerosi e complessi metodi di regolazione delle acque e di ingegneria idraulica per la produzione di energia e l’imbrigliatura dei torrenti fino alla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e alla creazione di reti di biotopi. Da tempo immemore, l’essere umano sfrutta specchi d’acqua e fiumi: storicamente, qualsiasi insediamento umano, ogni villaggio veniva fondato lungo il loro corso, il quale era poi utilizzato come via di comunicazione e per lo scambio di beni e conoscenze, per la generazione di energia e molto altro. Erano le arterie principali lungo le quali si sono mosse e sviluppate le culture umane. Oggi sembriamo essere quasi inconsapevoli di quanta spinta hanno dato e quante relazioni hanno contribuito a creare le nostre acque, facendo da volano alle tante civiltà e culture sviluppatesi nei secoli. Corsi d’acqua che hanno plasmato anche la Svizzera stessa e collegato tanti mari (Mare del Nord, Mediterraneo, Mar Nero) e le regioni che su di esse si affacciano. Molti di noi, quando arrivano a un fiume, ne scorgono soltanto la superficie scintillante, al massimo i riflessi creati dal gioco delle onde e la conformazione delle sponde. Solitamente, la nostra attenzione si limita a quella striscia bidimensionale in movimento. Dell’acqua che vediamo scorrere in un determinato punto, raramente è possibile intuire l’origine, né quale sia il suo bacino idrografico; per non parlare di ciò che vive e scorre al suo interno. Per molto tempo, i corsi d’acqua che attraversavano città e villaggi sono stati visti per lo più come un fastidio. Venivano interrati o colmati, costretti in canali e tubazioni e inquinati da liquami provenienti da reti fognarie combinate o separate. Tuttavia negli ultimi decenni la mentalità è profondamente cambiata, spingendo molti pionieri a dare nuovo volto ad alcuni corpi idrici. Ho avuto la fortuna di lavorare con alcune di queste persone anche in Svizzera, tra cui Helgard Zeh dell’Associazione svizzera di ingegneria naturalistica (VIB), grazie alla quale la tec-

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1 Il canale Pandan a Singapore, un corso d’acqua di carattere monsonico che è stato incanalato e contenuto senza alcun riferimento al paesaggio circostante. Foto Herbert Dreiseitl 2 Vista di una sponda del fiume Meno, a Offenbach (D). Un ex porto industriale che oggi è stato ampliato e parzialmente rinaturalizzato, rendendo l'intera area fruibile e attraente per i residenti. Foto Herbert Dreiseitl 3 La conversione di un ex canale industriale inquinato in una riva valorizzata e utilizzabile, Chicago Riverwalk (USA). Foto Herbert Dreiseitl

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nica di sistemazione seminaturale dei corpi idrici è avanzata in modo decisivo. Nel frattempo, abbiamo imparato a pensare più in grande ai corpi idrici e a prendere in considerazione interi bacini idrografici che possono trovarsi anche interamente in aree urbane. Bacini idrografici possono essere aree forestali, agricole e anche di insediamento, così come le tante aree che costituiscono l’infrastruttura della nostra mobilità (zone di traffico). Il corpo idrico dovrebbe quindi essere pensato come una rete sensibile alle condizioni meteorologiche, che assorbe l’acqua delle precipitazioni e poi la rilascia, principalmente tramite evaporazione. Solo una parte di essa, infatti, viene rilasciata in forma di deflusso e alimenta – con uno sfasamento temporale – i corpi idrici. Probabilmente, in queste condizioni, l’idea più efficace è quella di un sistema traspirante, dotato di accumulatori che filtrano e purificano l’acqua mentre ne effettuano il rilascio differito. Alcuni dei miei primissimi progetti, che oggi sarebbero probabilmente ribattezzati «sponge city», riguardavano Echallens, Murten e Bern-Ittigen. Questa espressione, oggi assai di moda, è tornata in Europa grazie alle sperimentazioni asiatiche, ma il movimento a cui si riferisce è nato in realtà, in Svizzera. Ricordo i primi sviluppi della PGS - Pianificazione generale dello smaltimento delle acque, in Svizzera nei primi anni Ottanta. All’epoca ebbi la possibilità di porta-

re una delegazione del PGS a visitare i nostri primi progetti pilota sparsi in tutto il Paese. Allora, parlare di gestione delle acque piovane in loco con trattamento locale decentralizzato seminaturale e di ritenzione decentralizzata con infiltrazione in loco (ovunque fosse possibile) era un’assoluta novità. La mia intenzione, o meglio la mia visione, era di non trattare l’acqua piovana come qualcosa di cui disfarsi, ma come una risorsa preziosa. Me ne resi conto già con i primi progetti che ho menzionato. Alla fine, questi concetti sono diventati i punti nodali del PGS e questo nuovo modo di vedere ha riscosso un successo sempre maggiore anche all’estero. Nel frattempo, non solo l’applicazione dell’ingegneria naturalistica ai corpi idrici è diventata «mainstream», ma anche il trattamento delle acque meteoriche, la gestione dell’acqua piovana e la filosofia della sponge city nel governo delle acque urbane si sono affermate. Si tratta di un segnale sicuramente positivo, che però deve portare a misure di potenziamento sotto molteplici aspetti: la multifunzionalità – e il conseguente aumento di valore per le nostre città – non si ottiene automaticamente. Spesso i progettisti odierni applicano con un certo automatismo regole, norme e principi rigidi che sono stati stabiliti in tempi relativamente recenti, ora predicati e rigurgitati quasi dogmaticamente. Questo rende giustizia alla creatività e alla dinamica che caratterizzano le acque quan-

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do sono al loro stato naturale? Ecco la domanda cruciale: oltre a una conoscenza profonda dell’ingegneria idraulica, cosa ci manca per capire davvero la dinamica del fluire delle acque? Quando mi avvicino a ruscelli e fiumi seminaturali, mi viene spontaneo immedesimarmi nei movimenti del fiume ed entrare mentalmente nel «corpo dell’acqua»: nella sua corrente principale, ma anche in qualsiasi corrente secondaria si possa intuire dalla superficie e dalla sistemazione dell’alveo. Molte altre persone sono dotate di questa capacità e possono intuire quali direzioni prenderà un fiume. Dov’è che si possono osservare fenomeni di erosione, e dove di sedimentazione? Dov’è che il fiume «mangia» il terreno e in quali punti invece restituisce il substrato? Naturalmente, oggi le correnti d’acqua possono essere calcolate numericamente e previste matematicamente. Grazie alle simulazioni numeriche, possiamo calcolare anticipatamente configurazioni complesse di flusso e visualizzarle in tre dimensioni. Ma non bastano queste tecnologie informatiche a garantire una buona progettazione. Progettare luoghi pieni di vita e sistemi adattati alla natura è un processo creativo, persino artistico, che posso paragonare soltanto al processo di apprendimento e accumulo di esperienze vissuto dai bambini quando incontrano l’acqua. Mi vengono in mente immagini della mia infanzia, le tante esperienze nei ruscelletti mentre giocavo, sognavo e mi divertivo nei pressi di fiumi e torrenti di montagna. Erano esperienze di apprendimento di un tempo spensierato pieno di gioia e vitalità, quando aspettavamo il sorgere di ogni nuovo giorno per andare incontro ai tanti mondi d'acqua, pieni di vita. Grazie ai miei figli, anche da adulto ho avuto la possibilità di immergermi in questa immediatezza, di tramutarmi in un essere profondamente ispirato e fatto di vivacità, flessibilità e adattabilità. Giocavamo per ore nei torrenti di montagna in Ticino, nelle valli laterali della Valle Maggia, e ogni giorno scoprivamo qualcosa di diverso. Ogni piccolo fiume aveva i propri impulsi, ai quali dovevamo subordinar-

ci. Ed erano sempre differiti rispetto agli eventi meteorologici in corso. Una volta concluse le forti piogge, il nostro torrente era gonfio e dovevamo avvicinarci con cautela, c’erano giorni in cui giocare era impossibile, invece dopo lunghi periodi di siccità, le formazioni rocciose diventavano molto più visibili: affioravano lastre di gneiss, spesso intervallate da fasce di marmo, che avevano qualcosa di incredibilmente realistico, come delle sculture levigate. I giochi dei miei figli vicino al ruscello erano un continuo dialogo tra pericolo, incertezza e valutazione di limiti e possibilità. I bambini erano rapidissimi nel soppesare rischi e limiti entro cui potevano muoversi in sicurezza. E dunque scoprivano molte cose, come pesci, gamberi di fiume, pietre speciali che sotto la superficie dell’acqua sfoggiavano brillanti colori. Nei luoghi più belli, il flusso dell’acqua era molto variegato: c’erano punti in cui osservavamo un calmo fluire senza ostacoli alternato a correnti vorticose, cascate ariose e turbolente e fragorose sorgenti. Presto capimmo che il ruscello non è fatto solo di acqua che scorre, ma comprende anche tutti i bacini di calma, le sabbie e le ghiaie, le pietre piccole e grandi che viaggiano insieme al fiume. Comprende il suo alveo, così variegato, il quale si rimodella dopo ogni pioggia, aprendo passaggi nella vegetazione e diventando l’habitat di innumerevoli animali. Il ruscello è anche lo spazio formato da piante perenni, boschetti, fino alla cima degli alberi, che spezzano i raggi di luce che le attraversano e con le più piccole gocce d’acqua disegnano lunghi fili di luce nello spazio interno. Un luogo dove si respira bene e nel quale anche nelle giornate estive più calde si diffonde una brezza rinfrescante, che offre al suono dell’acqua uno spazio di risonanza molto speciale. Giocando al ruscello, io da bambino e poi i miei figli, abbiamo interiorizzato l’essenza di quel corso d’acqua in maniera naturale. È accaduto a livello inconscio, non c’è stato bisogno di alcuna spiegazione, né noi avremmo potuto darne una. Era sempre difficile per noi dire addio, ma dovevo tornare alla città con la sua struttura compatta, con i palazzi stretti tra loro e uno spazio stradale limitato, dovevo tornare alle mie aride necessità. Quanto si vive diversamente, l’acqua, nella città in cui mi trovo ora! Qui non è ben chiaro dove il fiume abbia lasciato il proprio segno. Non è chiaro quanto sia profondo e largo il suo alveo. Un tempo il corso del fiume era noto a tutti, ma oggi si trova sepolto sotto autostrade a più corsie, tracciati stradali, metropolitane, binari ferroviari e molti edifici. Solo in alcuni luoghi se ne trovano sporadiche tracce: i nomi delle strade testimoniano la sua esistenza e ci sono, naturalmente, le testimonianze storiche, le mappe e le immagini. Materiali adatti agli storici che vogliano soddisfare la propria voglia di ricerca o alle persone che amano popolare le mostre sui tempi passati. Ma cosa c’entra, questo, con noi? Con le nostre vite di oggi, i nostri problemi e le nostre preoccupazioni? Le conseguenze della crisi climatica sono oggi sempre più evidenti: da una parte, fenomeni estremi di piogge alluvionali diventano sempre più violenti e si abbattono bruscamente sul paesaggio e sulle strutture urbane. Le reti di canalizzazione e i sistemi fognari sono sovraccarichi. Persino i collettori più grandi ormai non riescono a tamponare questi fenomeni in maniera tecnicamente ed economicamente efficace. Dall’altra, stiamo assistendo a un aumento dei periodi secchi e dei giorni di canicola, e viviamo sempre più notti tropicali durante le quali l’aria non si raffredda abbastanza. La possibilità di raffreddamento per evaporazione è in gran parte limitata perché insediamenti e spazi urbani presentano vegetazione e superfici umide in percentuale troppo bassa.


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Le sfide della crisi climatica continueranno ad aumentare e l’acqua in particolare gioca un ruolo centrale per l’attenuazione e la resilienza delle nostre città e quindi per la vita concreta delle generazioni future. Abbiamo urgente bisogno di approfondire la nostra conoscenza di come i corpi idrici e le strutture idriche possono effettivamente influenzare le nostre città e i nostri paesi. Per escogitare soluzioni progettuali che tengano l’acqua nella giusta considerazione, dobbiamo sviluppare un pensiero che comprenda le caratteristiche di questo elemento naturale. Io lo chiamo «fluid thinking». Già ai miei esordi negli anni Ottanta, per la preparazione di progetti di partecipazione pubblica, proponevo esperimenti pratici sull’acqua e disegni collettivi dei flussi. Questi esercizi coglievano di sorpresa gli abitanti, ma si rivelavano sempre estremamente utili per tutto il successivo processo di pianificazione, decisione e attuazione. Grazie all’esperienza vissuta in prima persona, l’acqua non è più l’oggetto di cui si parla, bensì l’origine stessa del ragionamento: è da questo diverso livello di comprensione che scaturiscono le soluzioni. Imparare direttamente dall’acqua: molti dei miei progetti di successo si fondano su questo principio. Tra questi ricordo la riscoperta delle zone umide e dei ruscelli scomparsi al Tanner Springs Park di Portland, in Oregon (USA) e l’iniziativa «Tracce d’acqua» a Hannoversch-Münden. Molte volte ho sentito la frase «non funzionerà», che si trattasse dell’apertura di ruscelli interrati, dell’integrazione di un fiume in un centro urbano, o della creazione di aree di ritenzione in un parco. Ma quando osserviamo coi nostri occhi la ricchezza delle forme d’acqua e ce ne lasciamo entusiasmare, lentamente abbandoniamo idee rigide e giudizi che sembravano incontrovertibili. Nella mia carriera ho potuto constatare che sperimentare direttamente con l’acqua e poi pensare in modo creativo alle soluzioni che la riguardano è fonte di ispirazione per decisori, investitori, non addetti ai lavori, residenti e cittadini. Spesso ci si imbatte in pregiudizi e vecchie abitudini che

ci inducono a tentare di preservare lo status quo, ostacolando con tutte le forze qualsiasi cambiamento. Rinunciare a quanto ci è familiare ci mette a disagio e si sa che il cambiamento spaventa, specialmente se la manca la fiducia e prevale la paura. Non c’è niente di meglio per rompere vecchi schemi e pregiudizi che le strutture d’acqua, che smuovono anche i sassi. In tutti i sensi. Si scopre così che fare esperimenti con l’acqua e disegnarne le sagome osservate ha un grande effetto stimolatore per immaginazione, ci libera da vecchi schemi di pensiero e dà forma al futuro. Sperimentare con l’acqua come esperienza di apprendimento e di espansione dell’immaginazione è un metodo che ho sviluppato piuttosto presto, nella mia carriera. Lo usavo già nel 1975, lavorando con giovani gravemente afflitti da paure o con problemi di tossicodipendenza: in questi casi le forme dell’acqua e le strutture d’acqua sono l’idea­le, per stimolare cambiamenti nel pensiero. Ancora oggi uso esperimenti pratici dal vivo con l’acqua nelle lezioni e nei seminari che tengo nelle università. Alcuni di questi esperimenti, come la formazione di meandri, scie vorticose, cilindri ecc., sono stati pubblicati nel libro Wasser bewegt Phänomene und Experimente (L’acqua si muove. Fenomeni ed esperimenti). Un esempio è il flusso dell’acqua su una superficie inclinata, in cui si vede come un getto d’acqua, dopo un certo tempo, comincia a formare archi ritmici e tipiche anse sinuose. Un altro ben noto è la scia vorticosa, in cui dell’acqua in un vasca poco profonda è leggermente più lenta del normale, a causa dell’aggiunta di glicerina. La superficie è leggermente cosparsa di polvere di licopodio. Quando vi si passa un pennello attraverso, si verifica un distacco del flusso in due scie vorticose; quando i due flussi si riuniscono, la linea centrale comincia ad oscillare a destra e a sinistra. Questo fenomeno è definito scia di von Kármán. Le strutture d’acqua nelle aree urbane possono configurarsi in maniera molto variegata e sono particolarmente esposte al cambiamento socio-culturale, economico e tecnologico. Il sito Volta Nord a nord-ovest della città di Basilea ne è un esempio. Per molto tempo è stato usato da aziende di fama mondiale come sede di impianti chimici e industriali. La vicinanza al Reno, le buone falde acquifere e l’eccellente grado di raggiungibilità di rotaie e corpi d’acqua ne facevano il sito ideale per questo tipo di stabilimenti. Con lo svilupparsi e il mutare dell’industria chimica, il trasferimento degli impianti di produzione altrove è diventato inevitabile e il terreno ha potuto essere riassegnato a nuovi usi, residenziali e misti. Si è resa quindi necessaria una completa revisione delle strutture edilizie e dei collegamenti alla rete dei trasporti. Ma si è deciso di andare oltre, ossia di puntare sulla gestione sostenibile del suolo e dell’acqua. L’obiettivo per l'area Volta Nord era formulare un sistema di riqualificazione che tenesse conto dell’acqua e del clima, secondo il concetto di sponge city: il nostro studio se ne è occupato su incarico del e in sinergia con il Dipartimento

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4-5 Fiumi e torrenti non sono solo elementi naturali visibili in condizioni ordinarie. Con l'esperienza, abbiamo imparato a pensarli in tutte le loro condizioni: gli eventi piovosi estremi hanno mostrato le capacità e i limiti dei diversi bacini idrografici. Foto 4 iStockphoto jwilkinson Foto 5 Münsterländische Volkszeitung, Wolfgang Attermeyer 6-7 Trovare soluzioni progettuali rispettose dell'acqua richiede un pensiero fluido, un modo di pensare basato sul carattere dell'elemento stesso. Gli esperimenti creativi su modelli fisici relativi ai processi sono di grande aiuto. Foto Herbert Dreiseitl


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delle costruzioni e dei trasporti e con l’Ufficio dell’ambiente del Cantone di Basilea Città. Sono stati formulati cinque obiettivi principali per l’area urbana: 1. Conservazione o ricostruzione di un regime idrico seminaturale. 2. Uso multifunzionale di uno spazio urbano aperto con infrastruttura verde e blu. 3. Riqualificazione degli spazi aperti e dei loro possibili utilizzi tramite una pianificazione attiva dei servizi ecosistemici. 4. Protezione del corpo idrico sotterraneo e mantenimento/sviluppo di una buona qualità del suolo. 5. Generazione di un’alta qualità di vita per i residenti e un’alta biodiversità di flora e fauna. Con la riqualificazione urbana, anche l’acqua piovana (acqua meteorica) proveniente da edifici, strade e piazze non dovrà essere scaricata nel sistema fognario, bensì potrà essere gestita direttamente sul posto. Il progetto è in fase di pianificazione e prevede l’installazione di tetti verdi sugli edifici, anche in combinazione con fotovoltaico e aree ricrea­tive. Dalle superfici pavimentate e sigillate, comprese le piste pedonali e ciclabili, l’acqua sarà incanalata in aree verdi dotate di vasche di ritenzione, aree di infiltrazione ed evaporazione. I parchi, il verde ai lati delle strade e i cortili interni saranno progettati secondo questo principio di base nelle varie fasi di pianificazione, comprese le gare d’appalto. Volta Nord farà anche da prototipo e modello per altre aree della città. Pur essendo circondata dall’acqua in quanto isola, la città-stato di Singapore deve far tesoro di ogni goccia di acqua piovana e gestire con cura le proprie risorse idriche. Diversi corsi d’acqua attraversano il suo territorio densamente urbanizzato e topograficamente mosso, che conserva soltanto un residuo della sua originaria foresta pluviale, nella parte interna dell’isola. In origine, tutti i fiumi portavano l’acqua piovana direttamente in mare, ma oggi l’acqua piovana viene raccolta e riutilizzata. Sono stati costruiti diversi bacini aperti di acqua potabile per rifornire l’interno e la costa. Il fiume Kallang, il più lungo dell’isola, collega i bacini interni Upper e Lower Peirce con il grande bacino idrico di Marina Barrage, che è stato separato dal mare nel 2008. Insieme al

nuovo orientamento della città-stato, con infrastrutture verdi e blu e obiettivi di sostenibilità, è sorto un ripensamento completo anche in relazione ai corpi idrici e agli spazi verdi della città. Ho avuto la fortuna di fare da consulente alla città già nel 2005, contribuendo a elaborare progetti cruciali e ad avviare molte iniziative. Tra queste, la ABC Waters Guideline e la riprogettazione del fiume Kallang. Il fiume attraversa uno spazio verde centrale in un ambiente densamente popolato: il parco Bishan-Ang Mo Kio, oasi vitale nella città, quasi paragonabile al Central Park di New York. Negli anni Settanta, lo specchio d’acqua originale fu trasformato in un canale di cemento con l’unico scopo di deviare l’acqua piovana il più velocemente e direttamente possibile dalla città al mare. Con il ripristino dei principi dell’ingegneria naturalistica, invece di un canale di cemento monofunzionale ecco un sinuoso fiume seminaturale che forma un habitat completamente nuovo per animali in via di estinzione tra cui uccelli acquatici, insetti rari, libellule e pesci. La biodiversità è aumentata enormemente e oggi diverse famiglie di lontre popolano di nuovo il Kallang. Un elemento chiave per il successo del progetto è stato il ripristino simultaneo del fiume e degli oltre 60 ettari di parco, riprogettati in modo molto sensibile e accurato: da un lato per tenere conto della dinamica del sistema fluviale con i suoi livelli d’acqua altalenanti e le periodiche inondazioni, e dall’altro per ottenere il maggior beneficio possibile per i visitatori del parco. Il restauro ecologico del fiume è stato arricchito e completato da tre parchi d'avventura, nuovi ristoranti, una piattaforma panoramica, la cosiddetta «Recycle Hill» – composta esclusivamente da materiale di demolizione del canale – nonché da ampie aree verdi. Anche in questo caso, premessa alla realizzazione del progetto sono stati alcuni workshop e un intenso lavoro di elaborazione concettuale insieme a tutte le persone coinvolte, compresa la popolazione locale e i residenti nella regione. Senza il pensiero fluido, il progetto di Bishan Ang Mo Kio Park con il restauro del fiume Kallang, acclamato e premiato a livello internazionale, non sarebbe stato possibile. Una chiave per il successo dei progetti sull’acqua è un coinvolgimento più profondo con l'acqua stessa. Ciò implica un alto grado di sensibilità e la capacità di immergersi mentalmente nel mondo dell'acqua e di trarne conclusioni costruttive.

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È necessario pensare la totalità dei sistemi idrici nella loro interazione tra passato, presente e futuro. È nella consapevolezza di questi tre elementi che risiede il successo: nella comprensione del tempo e dello spazio passati fino allo stato odierno, nell’analisi del contesto attuale e in una visione delle possibilità future che sia coraggiosa e di ampio respiro. Chi si immerge in questo flusso sarà in grado di impostare il discorso sull’acqua nei giusti termini, per concretizzare un futuro resiliente, che si adatti al clima e sia più sano, in senso rigenerativo. Quel futuro a cui oggi tanto aneliamo.

Versione originale in tedesco espazium.ch/archi1-22_herbert_dreiseitl

8 Il concetto di sponge city nel quartiere Volta Nord di Basilea prevede di raccogliere ogni goccia d’acqua piovana, filtrarla, disperderla, lasciarla evaporare o convogliarla nel sottosuolo. In questo modo si attenuano gli effetti del cambiamento climatico e si crea un contesto urbano più vivibile. Nel progetto in corso illustrato, è evidenziato in blu il sistema di infiltrazione e ritenzione delle acque. Disegno Dreiseitl Consulting 9-11 Il fiume Kallang nel centro di Singapore è stato a lungo un canale di drenaggio in cemento armato. Con la riprogettazione dello spazio verde, è stata raggiunta una sinergia multifunzionale tra i corpi idrici e la città, che potrebbe migliorare decisamente la qualità dell'acqua con la sua biodiversità. Oggi il fiume non solo argina gli effetti delle forti piogge, ma è ripopolato come habitat da piante e animali rari che condividono il luogo con i residenti nel Parco Bishan-Ang Mo Kio nel centro della città. Foto 9-10 Herbert Dreiseitl, foto 11 Brice Li

«Fluid Thinking» – als Befreiung zu Resilienz und klimagerechter Gestaltung von Gewässern Die Umgestaltung der Gewässer spiegelt die jeweiligen Wahrnehmungen, das Wissen und die Vorstellungen einer Gesellschaft wider. Doch das dahinter liegende Denken greift oft zu kurz, um die zukunftsfähige Dynamik, Resilienz und Multifunktionalität des Wassers zu verste­ hen und in den Bauwerken anzuwenden. Dementspre­ chend haben solche Infrastrukturen negative Folgen auf Gewässer und Umwelt wie vermehrtes Hochwasser, Erosion, rasche Austrocknung, Verlust von Flora und Fauna und vieles mehr. Die Ursache ist nicht nur ein Versagen technischer Anlagen, sondern Kurzsichtigkeit und fehlendes Verständnis für Synergien und multifunktionale, resiliente Systeme. Gerade die Klimakrise fordert ein radikales Umdenken für die Zukunft. In Grundzügen mehren sich in den letzten Jahren bereits ermutigende Beispiele. Doch im Bereich der politischen und wirtschaft­ lichen Entscheidungen, in der Wertediskussion und im Grundverständnis der Bedeutung naturbasierter Lösun­ gen muss noch viel mehr passieren. In Ausbildung, Partizipation und Entscheidungsprozessen sind anschauli­ che Modellversuche mit realem Wasser oft hilfreich. Bei zahlreichen Grossprojekten hat der Autor zu Projektbeginn sogenannte «Hands-on Workshops» organisiert, die eine neue Sichtweise auf Gewässer und überraschend positive Entscheidungen ermöglicht haben. Dazu zählt, Flüsse und Gewässer weiträumiger zu denken und damit das gesamte Einzugsgebiet, das auch durchaus in einem urbanen Umfeld liegen kann, zu berücksichtigen. Abflusswirksame Flächen sind so zu gestalten, dass Verdunstung, Versicke­ rung, Reinigung, Retention und die Zuspeisung von Wasser auch bei Trockenheit ermöglicht werden. Hilfreich dabei ist die Vorstellung eines atmenden Systems, das mit zeitlichen Entwicklungen und räumlicher Veränderung lebt. Diesen Herausforderungen zu begegnen und klimatisch angepasste und regenerativ gesündere Rahmenbedingungen für unsere Gewässern zu schaffen, erfordert einen Flow-Prozess.


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Una visione in divenire

Intervista a Laurent Filippini e Francesco Polli Valeria Gozzi Nell’aprile 2021 è stato pubblicato un masterplan per la riqualificazione dei corsi d’acqua in Riviera. Si tratta di uno strumento progettuale innovativo e integrato, nato con la precisa funzione di rispondere alle molteplici esigenze di un territorio, quello ticinese, variabile e frastagliato. L’Ufficio dei corsi d’acqua del Cantone ha promosso questo progetto in maniera coordinata e partecipativa coinvolgendo tutti i portatori d’interesse e basandosi sostanzialmente sugli obiettivi delle pianificazioni strategiche cantonali e dei risanamenti in atto lungo i corsi d’acqua: rivitalizzazione, rinaturalizzazione, riqualificazione, fruibilità degli spazi lungo le vie dell’acqua regionali, protezione contro le piene e risanamento dei deflussi discontinui. Nel progetto si riassumono dunque, in maniera piuttosto chiara, le ragioni che stanno alla base degli interventi che vengono trattati in questa pubblicazione e che attribuisco all’acqua, non solo la qualifica di elemento da governare e gestire, ma anche quella di risorsa e opportunità progettuale. Per capire nel dettaglio come sia avvenuto questo processo, come si articola lo strumento che viene messo a disposizione e come possa essere utilizzato, ne parliamo con il capoufficio dell’Ufficio Corsi d’acqua, ing. Laurent Filippini, e con il capo progetto, ing. Francesco Polli. Valeria Gozzi: Per prima cosa vi vorrei chiedere di spiegare cosa è un masterplan operativo rispetto agli ordinari strumenti pianificatori. Francesco Polli: Il termine masterplan con il quale viene comunemente chiamato questo progetto in realtà è in parte fuorviante poiché rimanda a uno strumento che di regola è inteso in senso pianificatorio, mentre gli aspetti analizzati in questo caso, e di conseguenza le informazioni trasmesse, sono di tipo tecnico-operativo. Il nome esteso del progetto, infatti, è Masterplan operativo per la riqualifica dei corsi d’acqua in Riviera, ed è il risultato di un processo partecipativo in cui sono stati coinvolti fin dall’inizio tutti i portatori di interesse coordinandoli per tutta la durata dell’attività. Il documento finale, oggi a disposizione di tutta la popolazione è infatti il frutto di due anni di lavoro intenso e attivo. Tramite numerosi workshop tutti gli attori hanno potuto esprimere le proprie idee, spiegare le proprie necessità, a partire da una visione iniziale, una sorta di base strategica condivisa basata sugli obiettivi chiave enunciati ed emersa al termine dal primo incontro di lavoro tra i partecipanti. Attraverso questo processo sono state quindi trovate delle soluzioni condivise che oggi confluiscono in diverse schede di dettaglio, ognuna delle quali tratta un intervento specifico localizzato in un esatto punto della Riviera. Laurent Filippini: Trovo necessario specificare che il masterplan vuole essere un piano dinamico oltre che operativo. Esso si focalizza su diverse necessità e opportunità su un territorio che va al di là del singolo Comune, ma investe un’area regionale, coordinandole in maniera virtuosa, coerente e omogenea. Il documento si compone concretamente di: – un piano sinottico generale necessario per localizzare geograficamente le misure, intuirne la tipologia e comprendere l’approccio coerente e unitario; – 41 schede tecniche di dettaglio che specificano gli interventi, lo stato (ed es. se sono già state eseguite, se sono in fase esecutiva o se sono ancora in fase di studio) e offrono le basi di progetto; – 9 allegati con la documentazione specifica e ausiliaria allo sviluppo delle diverse schede. VG: Dalle vostre spiegazioni intendo dunque che, in ogni contesto specifico, sia stata evidenziata una necessità principale, ad esempio la premunizione e poi, grazie al gruppo di lavoro coordinato, siano sempre state promossi anche gli altri interessi e le possibili opportunità. Per essere più chiara, mi riferisco agli obiettivi citati all’inizio. LF: Sì certo. L’idea è nata da una congiunzione temporale e di necessità confluite presso il nostro ufficio circa quattro anni fa. Da un lato, la pianificazione per il risanamento dei deflussi discontinui, richiesta dalla Confederazione e dal Cantone ha individuato due precise situazioni da risanare. Mi riferisco a quanto presente sulle schede 2 e 7 per il risanamento forza idrica AET (Azienda Elettrica Ticinese) e OFIBLE (Officine idroelettriche di Blenio SA).

1

Misure sui corsi d'acqua principali Misure sugli affluenti

Misure chiave esterne al masterplan Misure realizzate


Centrale AET Nuova Biaschina di Personico

Riale di Rierna

Pollegio Aree agricole (SAC indicativa)

Punto di restituzione delle portate turbinate Bacino Val d’Ambra

Pasquerio

A B

Bacino di demodulazione

Altre misure per riduzione impatto deflussi discontinui sulle acque (posizione indicativa) Confluenza con il Brenno

2

Contemporaneamente vi era, e vi è tutt’ora, una forte spinta verso la promozione della rivitalizzazione e rinaturalizzazione dei corsi d’acqua. Parallelamente, diversi Comuni ed enti locali, hanno mostrato la volontà di valorizzare i corsi d’acqua come un reticolo attorno al quale potenziare la fruibilità e riqualificare il paesaggio. In questo contesto, il Cantone ha ritenuto opportuno usare lo strumento di coordinamento del masterplan in oggetto con un approccio di ricerca condivisa di soluzioni che potessero coinvolgere tutti i gruppi d’interesse. L’intenzione era quella di offrire dei contenuti di base per facilitare gli iter approvativi dei progetti dando unità agli interventi e creando, in anticipo, delle dinamiche proattive in grado di mostrare i diversi punti di vista agli attori coinvolti per creare una coscienza generale delle diverse esigenze. VG: Come dicevate si tratta dunque di uno strumento dinamico, che, vede variare gli interventi e che, man a mano che questi vengono realizzati, viene aggiornato e migliorato. In che modo, dunque funzionano le schede di dettaglio? FP: Ogni scheda è paragonabile a un piccolo progetto di fattibilità che aiuta i veri promotori dei progetti (ad es. i Comuni o i Consorzi) ad avere le informazioni di base che speriamo possano dare quella spinta iniziale per concretizzare poi sul territorio l’esecuzione. Non sono dunque delle prescrizioni ma delle linee guida che possono ancora essere approfondite e migliorate. LF: Ogni scheda evidenzia dunque l’obiettivo chiave che ha promosso la sua redazione e poi include anche gli altri fattori. Attraverso un lavoro di coordinamento generale, le singole schede, ognuna delle quali risponde a un contesto specifico, sono state relazionate le une con le altre.

1 Piano sinottico generale del Masterplan operativo in Riviera. Fonte: Ufficio dei corsi d’acqua (UCA) del (https://www4.ti.ch/dt/dc/uca/temi/ corsi-dacqua/gestione-delle-acque/progetti-e-studi/masterplan-operativo-riviera/) 2 Planimetria generale di intervento della scheda 2: risanamento forza idrica AET. Obiettivi: mitigazione dei deflussi discontinui nel fiume Ticino, coordinamento con altre misure di riqualificazione sul fiume Ticino ad es. la rampa di risalita per la fauna ittica a Pollegio (scheda n. 1) 3 Planimetria generale di intervento della scheda 7: risanamento forza idrica OFIBLE. Obiettivi: mitigazione dei deflussi discontinui nel fiume Ticino, coordinamento con altre misure di riqualificazione e riconnessione con le golene (schede n. 4-6), Via d’Acqua e riqualificazione torrente Nala (scheda n. 60)

VG: Mi piacerebbe entrare nel dettaglio di una scheda per capire dal punto di vista tecnico come leggerla. FP: Ci tengo a dire che l’intero piano è stato redatto con il supporto e il lavoro di tre gruppi tecnici che hanno portato i contenuti secondo le tre principali tematiche: il Gruppo tecnico rivitalizzazione, Gruppo tecnico Comuni e Gruppo tecnico deflussi discontinui. Vediamo, ad esempio, la scheda 7 nel Comune di Rivera: in questo comparto è ipotizzata la necessità di demodulare le acque turbinate dalle Officine Idroelettriche di Blenio (OFIBLE) provenienti dalla catena di produzione della val di Blenio. Quando le acque vengono restituite nel fiume Ticino tramite il canale della Giustizia, queste provocano delle variazioni di portata rilevanti. La legge federale impone un risanamento entro certi limiti obbligando di fatto le aziende idroelettriche a risanare la situazione con misure costruttive o di gestione. Secondo delle valutazioni preliminari – riportate nella scheda –, una delle possibili misure costruttive di risanamento è la realizzazione di un bacino di demodulazione. La procedura alla quale sono sottoposte le aziende è ancora in corso e in fase di sviluppo, ma il masterplan propone già una specifica ubicazione per l’eventuale bacino già condivisa con il Comune di Rivera e gli altri portatori di interesse coinvolti. A fronte della necessità principale legata alla demodulazione dei deflussi turbinati, la scheda include anche interventi di rivitalizzazione di corsi d’acqua e spunti relativi alla riqualificazione territoriale come l’abbattimento del rumore dell’autostrada e il risanamento della zona industriale.

Via d’Acqua e rinaturazione Froda (vedi scheda dedicata)

A Volume di demodulazione in caverna Strada nazionale N2

Iragna

Rinaturazione del fiume Ticino tra Iragna e Lodrino (vedi scheda nr.6)

B Bacino di demodulazione di Osogna

Altre misure per riduzione impatto deflussi discontinui sulle acque (posizione indicativa)

C

Via d’Acqua Nala (vedi scheda dedicata) Osogna

Perimetro inventario golena di importanza nazionale Lodrino/Iragna, TI 328

Lodrino

3

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Uno dei temi più complessi è stato quello del risanamento della forza idrica, ovvero la modulazione dei rilasci delle acque turbinate dalle aziende idroelettriche nel fiume Ticino, che potenzialmente richiedono misure costruttive e di gestione importanti e possono occupare molto spazio. All’inizio i Comuni erano fermamente contrari ad accoglierle mentre al termine dei lavori si sono concordate alcune possibili soluzioni di ubicazione. Il cambiamento di opinione è subentrato con la presa di coscienza delle reciproche necessità: dell’importanza di queste opere e delle opportunità che possono rappresentare per un riordino e un recupero complessivo di alcuni comparti a favore del proprio territorio.


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VG: Esiste una linea guida generale per la gestione della fruibilità? FP Nell’ambito delle riqualificazioni fluviali, la fruibilità, dove possibile, viene sempre integrata nei progetti in accordo alle linee guida federali. VG: Mi sembra chiaro che si tratti, anche in questo caso di una sorta di visione unitaria che vede il nostro territorio come uno spazio attorno a un sistema vascolare costituito dal fiume Ticino e i suoi affluenti. LF: Nel caso specifico, il tema della fruibilità è stato portato alla nostra attenzione dai Comuni della regione che, per leggere meglio il territorio e integrare la naturale rete idrica all’interno di un paesaggio fruibile dalla popolazione, hanno proposto di creare dei percorsi diffusi. Lo studio di base, chiamato Le vie d'acqua, è stato allestito nel 2016, dagli architetti Mario Ferrari, Michele Gaggetta e Stefano Moor, e si fonda sul concetto che il fiume Ticino, con i suoi affluenti e le aree residue diventi elemento cardine di tutta la Regione. Il gruppo di studio ha promosso una visione incentrata sulla realizzazione di un percorso continuo lungo il fiume, in grado di offrire una mobilità lenta, da Biasca alla foce del Ticino. In questo ambito, la proposta prevedeva già la presa in considerazione di alcuni aspetti coordinati, quali il bisogno di realizzare collegamenti riconoscibili tra diversi nuclei abitativi, oltre alla più concreta necessità di ridurre l’impatto fonico dell’autostrada, grazie alla realizzazione di colline fonoassorbenti naturali in grado di dare qualità a nuovi spazi intorno al fiume. Inizialmente il progetto riguardava solo la bassa Riviera, ma poi il concetto è stato implementato a tutta la regione ed è diventato una sorta di linea guida paesaggistica dell’intero masterplan. Così, se si sfoglia il documento, si può notare come il concetto di vie d’acqua sia stato associato alle schede tutte le volte che è stato possibile.

Lodrino Osogna

A

VG: È dunque uno strumento dinamico, cosa significa? FP La planimetria generale rappresenta tutti gli interventi in diverse fasi del progetto. Alcuni sono già stati realizzati come ad esempio le rivitalizzazioni dei riali Canva e Ragon a Claro (schede 81 e 82, cfr. p. 42) e i compensi della linea AlpTransit (scheda 20). Altri sono in fase di studio o dovranno essere approfonditi, come ad esempio i due relativi ai citati bacini di demodulazione, altri invece sono già in divenire (ad esempio le schede 8 o 73). L’obiettivo è quello di velocizzare le fasi preliminari di progettazione cercando inoltre di evitare intoppi nei procedimenti di approvazione grazie alla precoce condivisione dei principi di intervento. VG: Più volte in questo numero è citato il parco del Ticino. Come si relaziona il masterplan operativo con questo progetto? LF: Dal nostro punto di vista il parco del Ticino, al momento, è più che altro una visione, legata sostanzialmente al tema della fruibilità. Più concretamente possiamo parlare del progetto Saleggi-Boschetti (cfr. p. 50), che non è un parco esteso nel senso comune del termine, ma sono aree aventi vocazione per la fruibilità ma con contenuti tecnici e ambientali importanti. VG: Sì, ma il parco del Ticino è una idea nata prima del masterplan, immagino ne abbiate tenuto conto in qualche modo. Esiste un legame, un filo conduttore? FP: Se si vede il parco del Ticino come un organismo articolato e complesso, è possibile interpretare il masterplan operativo come una costola all’interno della visione più ampia. Questo progetto offre delle informazioni e delle analisi tecniche che dovranno essere considerate anche nel momento in cui il parco si concretizzerà. È piuttosto evidente che non tutti gli spazi golenali potranno essere fruibili come si vuole perché ci sono delle limitazioni tecniche e ambientali di cui bisogna tenere conto.

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Rampa risalita fauna ittica e riconnessione golene Lodrino

Risanamento percorribilità ostacolo di Lodrino – Situazione dopo l'esecuzione della nuova rampa dinamica che rappresenta la tipologia quanto più naturale possibile, anche in termini di percorribilità.

C

Rimozione argine e rivitalizzazione sponda destra Ticino all’interno della zona golenale nazionale TI398

Profilo longitudinale

Situazione

Argine arretrato esistente Zona golenale rivitalizzata Rimozione argine

D B

Rinaturazione confluenza nel Ticino del torrente Boggera e del canale di Osogna (vedi scheda specifica) Posa rampa di accesso e di uscita dal bacino di ritenuta per piccola fauna terrestre in sponda destra

Valorizzazione vegetazione ripariale e ricucitura del Parco fluviale. Valorizzazione sponde Ticino e zone ripuali, miglioramento funzionalità del passaggio faunistico per riconnessione nord-sud tra le zone golenali.

L’intervento di valorizzazione della vegetazione ripariale e di ricucitura del parco fluviale a lato dell’aerodromo di Lodrino è in linea con le indicazioni del piano settoriale PSIA dell’aerodromo di Lodrino Corridoi faunistici sovraregionali

Adeguamento sottopasso dello scarico di fondo con banchine asciutte per piccola fauna terrestre (valutazione esigenze secondo norme VSS) Incremento rugosità alveo sotto i manufatti, ev. solo rimozione e riposizionamento blocchi nella fascia centrale (ca. 4 m di larghezza), ca. 45 ml Demolizione muro d’argine destro e fondo, rivitalizzazione. Abbassamento alveo con riutilizzo dei blocchi, (rampa 3.5-4%), ca. 65 ml, ev. strutturazione piede muro sinistro

E

Deposito in alveo materiale di scavo (confluenza) da verificare sulla base degli effetti congiunti del deposito e della nuova rampa dinamica per risanamento ostacolo attuale nel Ticino. Ulteriori depositi di sedimenti in alveo per diversificazione e formazione di banchi parzialmente mobili (granulometria adeguata) sono possibili nella zona a valle della nuova rampa dinamica. Zona idonea poiché soggetta ad abbassamento progressivo dell’alveo e senza deficit idraulici

Golena di importanza nazionale Iragna/Lodrino TI 328

Golene di importanza cantonale Scubiago Cresciano ZG 9009 Gorduno Claro ZG 9008

Area di progetto

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4


Deficit di spazio di mobilità

Potenziale di rivitalizzazione

4 Estratto della scheda 8: rampa risalita fauna ittica e riconnessione golene Lodrino. Obiettivi: risanamento della rampa di Lodrino, rivitalizzazione ambienti fluviali e golenali, valorizzazione vegetazione ripariale e golenale, miglioramento del passaggio faunistico, ricucitura fruitiva del parco fluviale, miglioramento sicurezza idraulica 5 Simulazione e studio del potenziale di rivitalizzazione del fiume Ticino e affluenti. Il potenziale è definito coniugando il deficit di spazio di mobilità con la larghezza dello SRA (spazio riservato alle acque) dell'allegato 2 del masterplan operativo

VG: Questa formula di masterplan partecipativo è unica nel contesto cantonale e svizzero. Dal momento che alcuni progetti sono già partiti, altri addirittura conclusi, la ritenete una formula efficace? LF: Come anticipato lo scopo del masterplan è quella di semplificare il progetto di massima, velocizzando i processi. In diversi casi abbiamo avuto esisti positivi perciò pensiamo di riproporre questa formula anche in altre occasioni. VG: Quali sviluppi vedete per il masterplan? LF: Il masterplan è per certi versi un seme o una scatola di semi a disposizione per la riqualificazione, lo sviluppo della rete dei corsi d’acqua in Riviera e per la valorizzazione di questo territorio; mi auguro che i responsabili politici e le aziende idroelettriche ne facciano un buon uso quale spunto per concretizzare le proprie visioni e per trovare soluzioni valide al risanamento della forza idrica. D’altro canto, questo masterplan operativo è anche un esempio di collaborazione riuscita tra istituzioni e portatori d’interesse a cui ispirarsi in altri contesti. Promuoverlo e realizzarlo è stato per noi, rappresentanti del Dipartimento del territorio, una bellissima esperienza. FP: Il masterplan tra le altre cose ha avuto il merito di fare arrivare sullo stesso tavolo i diversi interessi che ruotano attorno alla riqualifica dei corsi d’acqua. A corto-medio termine ci si attende che questi obbiettivi vengano perseguiti e concretizzati nell’ambito della riqualifica fluviale da parte dei principali attori coinvolti, in primis i Comuni, con il supporto dei Consorzi che operano nella manutenzione sui corsi d’acqua. La speranza è di poter aggiornare al più presto il piano rendendolo sempre più di colore verde – misure realizzate – per poter raggiungere quella visione iniziale dalla quale il tutto è nato.

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Larghezza SRA

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Eine Vision für die Zukunft Im Interview stellen der Bauingenieur Laurent Filippini, Leiter der Wasserbehörde des Kantons Tessin (Ufficio Corsi d’acqua del Cantone Ticino), und der Projektleiter Francesco Polli, ebenfalls Bauingenieur, den operativen Masterplan für die Sanierung der Wasser­ läufe von Riviera TI vor. Es handelt sich um ein Planungs­ dokument, das im April 2021 auf der Website des Kantons (www4.ti.ch/index.php?id=125834) veröffentlicht wurde. Es besteht aus einem zusammenfassenden Generalplan, 41 detaillierten technischen Datenblättern, in denen die Eingriffe dargestellt sind, und neun Anhängen mit der spezifischen und bei der Entwicklung der einzelnen Projekte hilfreichen Dokumentation. Das Ufficio Corsi d’acqua des Kantons hat dieses Projekt auf koordinierte Weise und unter Teilhabe der Bevölke­ rung initiiert, alle Interessenträger einbezogen und auf die an einigen Gewässern bereits laufenden Sanierungsarbei­ ten sowie vor allem auf die Ziele der kantonalen Strategie­ planung aufgebaut, wie zum Beispiel Wiederbelebung und Renaturierung, Sanierung der Wasserläufe und Nutzbar­ keit der Räume entlang der regionalen Wasserstrassen, Hochwasserschutz und Sanierung der unregelmässigen Abflüsse. Die Intention war, Grundinhalte in Form von Richtlinien zur Verfügung zu stellen, um so die Genehmi­ gungswege der einzelnen Eingriffe zu vereinfachen und dabei die verschiedenen Aspekte und Standpunkte im Auge zu behalten. Dank diesem Ansatz ist das Endergebnis ein Modellfall für einen synergistischen Umgang mit verschie­ denen Notwendigkeiten. Es beruht auf der Erkenntnis, dass Wasser nicht nur ein Element ist, das verwaltet und geregelt werden muss, sondern eine wahre Planungsres­ source darstellt.


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Micro-interventi

Una rete estesa per la gestione del territorio ticinese Gaetano De Francesco, Valeria Gozzi Nella stesura di questo numero, accanto a interventi scenografici come la riqualificazione della foce del Cassarate o il parco Saleggi-Boschetti, ci siamo imbattuti in una serie sorprendente di piccoli progetti realizzati nel Canton Ticino negli ultimi anni. Si tratta di micro-interventi che offrono una panoramica piuttosto esaustiva e variegata di come sia possibile creare una rete diffusa di mitigazione del rischio idrico, orientata al recupero della biodiversità e alla fruibilità delle sponde dei corsi d’acqua. Alla politica delle grandi opere si affianca dunque quella degli interventi puntuali, sparsi capillarmente sul territorio. Un approccio di carattere intensivo, particolarmente adatto a un contesto eterogeneo come la valle del fiume Ticino, contraddistinta da una geografia ricca di riali e più in generale di corsi d’acqua. Questo modello, oltre a garantire una gestione integrata delle risorse, pone le basi per la realizzazione di un ambiente resiliente e diversificato, composto da tante singole infrastrutture, capace di evolvere e di adattarsi ai cambiamenti climatici in atto. Se osserviamo la mappa del territorio ticinese, immaginando di intraprendere un viaggio alla scoperta di questi piccoli interventi e dei contesti in cui sono inseriti, possiamo individuare una moltitudine di progetti. Alcuni già realizzati, altri in divenire. Sono generalmente operazioni puntuali, legate alla risoluzione di una tematica locale, di una crisi o di una esigenza specifica che, tuttavia, se considerati nel loro inseme, intessono una rete sinergica a sostegno di un territorio altrimenti fragile e frastagliato, garantendo un miglioramento complessivo della stabilità e dell'equilibro ambientale. Seppur accomunati da tecniche e strategie condivise, sarebbe errato e riduttivo parlare di interventi standardizzati. Quando si lavora con elementi quali l’acqua e il suolo, per propria natura in continuo divenire, risulta infatti approssimativo affidarsi a modelli pianificatori seriali e tipizzati; al contrario, è

indispensabile saper contestualizzare, ancorando il progetto al luogo attraverso una lettura attenta della geografia e delle esigenze specifiche, quali la mitigazione del rischio inondazione, di quello idrogeologico, piuttosto che l’inquinamento delle acque o la necessità di rivitalizzazione e rivalorizzazione. Essi variano dunque, passando da un contesto urbano a un contesto boschivo o agreste, a seconda delle esigenze. Partendo da nord, poco distante dal lago di Luzzone, si presenta il primo micro-intervento. A Ghirone, nel comune di Blenio, in un'area boschiva extraurbana, sono state realizzate alcune opere di premunizione nei confronti di possibili eventi franosi (2016), che hanno previsto l’utilizzo di terre armate al fine di evitare colate detritiche durante le piogge. Sempre in Val di Blenio, per contrastare i fenomeni alluvionali del riale Marolta, che già nel 2019 avevano messo in pericolo l’abitato di Traversa e la strada cantonale, sono stati portati a termine alcuni interventi di stabilizzazione del fondo e degli argini grazie alla messa in opera di tetrapodi frangiflutti (2020). In questi casi, dove prevale l’esigenza di sicurezza nei confronti di eventi estremi quali alluvioni e piene, l’approccio è dettato sostanzialmente da ragioni tecniche. Nel distretto di Locarno, a Gordola, si può apprezzare, sul riale Carcale, un intervento di sistemazione e messa in sicurezza (2019). Il progetto ha previsto l’allargamento dell’alveo e la stabilizzazione delle sponde, includendo anche la rivalorizzazione dell’area boschiva e del sistema sentieristico antistante, coniugando così aspetti tecnici, paesaggistici e ambientali. Il distretto di Riviera sta cambiando volto grazie al masterplan operativo, che include numerosi interventi (cfr. Una visione in divenire, p. 34), tra cui possiamo annoverare i progetti di rinaturalizzazione del torrente Ragon e dei riali Canva e Mondrecch a Claro (2020). A Bellinzona troviamo il grande piano Saleggi-Boschetti la cui realizzazione è iniziata nel 2012. Ad Ascona, la rinaturalizzazione del riale Brima (2019) è stata l’occasione per la riqualificazione del Parco dei Poeti, divenuto oggi spazio di socialità per gli abitanti. Nella regione di Lugano, oltre al grande progetto di riqualificazione della foce del fiume Cassarate (2016), in area urbana vi sono le opere di rinaturalizzazione e premunizione del riale Ronchetto (2020), che hanno previsto la realizzazione di una nuova camera di ritenuta a monte, la ristrutturazione di quella a valle, la rimessa a cielo aperto della tratta centrale dell’alveo e l’esecuzione di scogliere in massi ciclopici a sostegno del pendio.

1 Studio Dionea, Rinaturalizzazione del riale Brima e riqualificazione del Parco dei Poeti, Ascona 2020. Foto Dionea 2 Studio Oikos, Rivitalizzazione del riale Ragon, Claro 2020. Foto Oikos 1


1 2 3 4

5

6 8 9

7 10

11 12 | 13 15

14

16 17 18

Distribuzione degli interventi principali nel Cantone Ticino 1 Opere di premunizione, Valselva di Ghirone 2 Fiume Ticino, Airolo-Piotta-Rodi 3 Riale Marolta 4 Fiume Ticino, Chiggiogna 5 Masterplan operativo, Riviera 6 Fiume Moesa, Arbedo-Castione 7 Parco fluviale Saleggi-Boschetti, Bellinzona 8 Torrente Carcale, Gordola 9 Riale Brima, Ascona

10 Foce del fiume Ticino, Lago Maggiore, Bolle di Magadino 11 Roggia dei mulini, Cadempino 12 Foce del Cassarate, Lugano 13 Riale Ronchetto, Lugano 14 Progetto Interreg fiume Tresa, Cadegliano-Viconago (I) 15 Roggia di Magliaso 16 Fiume Mara, Maroggia 17 Laveggio, Mendrisio 18 Riale Tognano, Castel S. Pietro

approvato. Un progetto internazionale che vede coinvolti la Svizzera e l’Italia, con lo scopo comune di proteggere la biodiversità del territorio intorno al fiume, promuovendo il benessere sociale ed economico delle comunità. In una regione contraddistinta da un ecosistema così variegato e complesso, leggere il reticolo idrografico regionale – che differisce notevolmente con le sue peculiarità dall'iconografia dei sistemi navigabili europei – come una rete infrastrutturale complessa, come un organismo unico capace di mitigare i traumi di possibili eventi climatici estremi attraverso un'intrinseca capacità di adattamento ai cambiamenti, rappresenta un nuovo auspicabile paradigma da coltivare. GDF, VG

2

L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 39

A Cadempino si è intervenuti sulla roggia dei Mulini (2021) con lavori che hanno interessato il ridisegno della sezione dell'intero alveo, attraverso l’eliminazione del rivestimento in pietra del fondo e l’allargamento della sezione del riale, oltre che la riprofilatura di entrambe le sponde. A Magliaso sono state eseguite opere di deviazione e di incanalamento della tratta iniziale della roggia (2021) con contestuale riqualifica paesaggistica del corso d’acqua, al fine di proteggere l’abitato dagli allagamenti. A ovest, sul confine italo-svizzero, il progetto Interreg denominato A cavallo del fiume Tresa offre uno spunto di riflessione su come queste tematiche richiedano continuità di intervento che, esulando dalle competenze locali, necessitano una visione territoriale più ampia e lungimirante. Nato a seguito dei numerosi eventi franosi di Cremenaga (Cadegliano-Viconago), il progetto ha dato il via a una collaborazione internazionale volta al contenimento del rischio idrogeologico, alla stabilizzazione dell’alveo fluviale e continuità eco-sistemica. Verso sud, a Maroggia, si incontrano gli appena avviati lavori di rinaturalizzazione e riqualificazione del fiume Mara, resi necessari dall’esigenza di migliorare le caratteristiche ecomorfologiche dei terreni: interventi indispensabili per ripristinare la funzionalità degli ambienti acquatici, garantendo un corridoio ecologico tra il lago di Lugano e la Val Mara. Nell’area di Mendrisio, mentre si aspetta il completamento dei lavori di rivalorizzazione del fiume Laveggio fino a Riva San Vitale, si segnalano il progetto del riale Tognano a Castel San Pietro, l’operazione sul riale Gurungun a Stabio (2012) e quella sul riale Roncaglia a Coldrerio, presso il mulino del Daniello (2016). Guardando la cartina in cui sono indicati gli interventi, si può notare come questi si concentrino maggiormente lungo il tracciato del fiume Ticino e i suoi affluenti, quasi a enfatizzare la sua natura di infrastruttura fluida, che innerva una parte consistente del cantone, su cui si muovono acqua, fauna, terreno e trasporto solido. Pensare al reticolo idrografico come a un organismo complesso, potrebbe essere la chiave di lettura alla base di un approccio programmatico ed esteso, quale quello qui presentato. Partito probabilmente da una serie di necessità locali, col tempo ha saputo evolversi in un progetto vasto frutto di una consapevolezza collettiva, indubbiamente sensibilizzata dai piani strategici federali e cantonali. Ne è un esempio il Piano di riqualificazione del corridoio ecologico del fiume Ticino recentemente


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 40

Dionea L'acqua torna protagonista Rinaturalizzazione del riale Brima e riqualificazione del Parco dei Poeti

Nel 2019, ad Ascona, è stato riqualificato il Parco dei Poeti, con il duplice intento di rinaturalizzare il riale Brima. Con l’occasione di dare nuova vita a questo parco, luogo di incontro della comunità, immerso in un tessuto urbano a bassa densità, prospiciente scuole, palestre e numerose abitazioni, sono stati attuati importanti interventi sul riale che lo attraversa. ┌ Luogo: Ascona Committenza: Comune di Ascona ProgettaPer ridare nuovo spazio al corso d’acqua, affinché zione generale e paesaggistica: Dionea SA, Locarno non sia costretto all’interno di un canale dalle dimensioni Ingegneria civile (ponte): SealPlan Sagl, Minusio Calcoli idraulici: Dionea SA, Locarno Impresa: Pervangher SA, Airolo esigue, il progetto ha previsto l’allargamento dell’alveo del Date: progetto 2017-2018; realizzazione: 2019-2020 riale, con la demolizione, ove possibile, dei muri in cemenpianta esistente Candelabro to armato che lo contenevano e il rinverdimento delle sue da eliminare da riposizionare sponde. L’allargamento dell’alveo ha comportato la strutturazione del fondo tramite la posa di ciottoli non fugati, di posa blocchi squadratipianta esistente Candelabro o non lavorati (trovanti) da eliminare blocchi squadrati e non lavorati, oltre a mini-briglie in legno. da riposizionare 4.8m messa a dimora ad uso seduta sentiero puntuale di arbusti Numerose sezioni trasversali hanno terrapieno q 203.10 definito puntual203.34 e/o alberi 35.5m nuovo sentiero posa blocchi squadrati mente gli interventi da realizzare nei diversi tratti del riale 0.9m 1/3 1.6m 1.9m o non lavorati (trovanti) raccordo con 1/3 4.8m nuova scarpata messa aterreno dimora esistenteche, nell’attraversare il tessuto urbano, si configura con proad uso seduta nuova scarpata sentiero 202.05 allargamento alveo puntuale di arbusti 3.1m 3m 1.6m 3.7m terrapieno q 203.10 203.34 e/o alberi 35.5m fili differenti. Nei pressi del parco, leggere movimentazioni nuovo sentiero 0.9m 1/3 1.6m 1.9m di terra hanno determinato una nuova topografia del suolo. raccordo con 1/3 nuova scarpata nuova scarpata terreno esistente 202.05 allargamento alveo Basse sponde, più vicine all’acqua rispetto a prima, seguono 3.1m 3m 1.6m 3.7m il corso del riale, permettendo ai cittadini di essere molto più

NTO TIPO 5.1

0.3m 0.3m

abbassamento quota sentiero

pianta esistente da mantenere

NTO NTO TIPO TIPO 5.2 5.2 pianta esistente da mantenere sentiero 203.40

0.3m

8.5m

limite bosco

pianta esistente da eliminare

0.9m

1.6m

1.9m

abbassamento nuovo sentiero sentiero quota sentiero

x x

203.40

0.9m

1.6m

1.9m

abbassamento nuovo sentiero quota sentiero

attraversamento del riale messa a dimora pianta esistente con blocchi squadrati puntuale di arbusti e/o alberi da eliminare posa piode per 203.38 collegamento all'acqua attraversamento del riale messa a dimora con blocchi squadrati puntuale di arbusti e/o alberi posa piode per 202.02 203.38 1/3 1m collegamento all'acqua 3m 1/3 3.3m nuova scarpata allargamento alveo nuova scarpata 202.02

ENTO TIPO 5.3

allargamento alveo

37.2m

3.8m

1/3

10m

37.2m

1/3 collina artificiale per il gioco q 203.80

raccordo con terreno esistente

limite 5m bosco

1/4

1/4

3.8m

1/3 1m

3m

1/3 3.3m nuova scarpata

limite 5m bosco

10m

1m

NTO NTO TIPO TIPO 5.2 5.2

0.3m

limite bosco

8.5m

0.2m

abbassamento quota sentiero

1m

anta esistente a mantenere

0.2m

x x

pianta esistente da mantenere

NTO TIPO 5.1

nuova scarpata

raccordo con terreno esistente

collina artificiale per il gioco q 203.80

pianta esistente da mantenere

NTO TIPO 5.3

posa blocchi squadrati messa a dimora o non lavorati (trovanti) puntuale di arbusti e/o alberi ad uso seduta

sentiero 1.6m

0.3m

sentiero abbassamento 203.38 quota sentiero 0.9m

nuovo sentiero

1.6m

abbassamento quota sentiero

201.94

3.4m

1/3

3m

nuova scarpata

1.9m

1/3

terrapieno q 203.10

41.0m

203.37

posa blocchi squadrati messa a dimora o non lavorati (trovanti) puntuale di arbusti e/o alberi ad uso seduta

1.9m

1/3 2m

203.37

3.2m

terrapieno q 203.10

41.0m

allargamento alveo nuova scarpata raccordo con terreno esistente

201.94

3m

3.4m

nuova scarpata

1/3 2m

limite 6.2m bosco

7.6m

0.2m

0.9m

limite 6.2m bosco

7.6m

0.2m

0.3m

203.38

nuovo sentiero

pianta esistente da mantenere

1 2

3.2m

allargamento alveo nuova scarpata raccordo con terreno esistente

ENTO TIPO 5.4

x x

pianta esistente da mantenere

pianta esistente da eliminare

anta esistente a mantenere sentiero 203.16

1.6m nuovo sentiero sentiero 203.16

1.6m

pianta esistente da eliminare

posa blocchi squadrati pianta esistente o non lavorati (trovanti)da eliminare

posa blocchi squadrati sistemazione scarpata o non lavorati (trovanti) esistente

201.82

allargamento alveo

3.3m

2.5m

1/3 nuova scarpata

7.8m

ev. messa a dimora puntuale di arbusti e/o alberi 43.6m

ev. messa a dimora puntuale di arbusti e/o alberi

7.8m

raccordo con terreno esistente

6.5m

terrapieno q 203.10 43.6m

1.9m

nuovo sentiero

6.5m

7.2m raccordo con terreno esistente

sistemazione scarpata esistente 3.3m

201.82

allargamento alveo 2.5m

1/3 nuova scarpata 1.9m

limite bosco

terrapieno q 203.10 0.4m

x x

pianta esistente da eliminare

0.4m

NTO TIPO 5.4

7.2m

3

limite bosco


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 41

a contatto con l'acqua. Dolci declivi e collinette circondano invece il parco a est, proteggendo l’abitato circostante in caso di esondazione. Il rinverdimento delle sponde ha previsto la piantumazione di specie vegetali provenienti da ecotipi ticinesi. Sono state messe a dimora lungo le sponde del riale, e più in generale nell’intero parco, specie vegetali arboree e arbustive con funzioni differenti. Boschetti, piantagioni con scopi didattici incontrano prati intensivi, estensivi e ruderali fioriti, favorendo la biodiversità e le fioriture stagionali dalle colorazioni variegate. È prevista inoltre la realizzazione di nuove attrezzature all’interno del parco, quali sedute, fontane, strumenti per il fitness e per il gioco dei bambini, nonché sentieri ciclopedonali e attraversamenti che si ricongiungono a una rete esistente. Una nuova pista ciclopedonale lambisce inoltre il riale all’interno del parco; il vecchio ponticello edificato su una conduttura dalla sezione circolare in cemento armato è stato sostituito da un nuovo manufatto in legno, i cui parapetti sono scanditi dal ritmo regolare dei listelli e al di sotto del quale il letto del torrente è completamente rinaturalizzato. Blocchi posati a secco all’interno del corso d’acqua, fungono

da ulteriori attraversamenti per mezzo dei quali valicare il ruscello saltellando. Questi interventi contribuiscono alla mitigazione del rischio allagamento del contesto abitativo, favoriscono lo sviluppo di un ecosistema umido e restituiscono il riale alla comunità che adesso può fruire di questo paesaggio torrentizio, comprenderne le dinamiche in continuo divenire, vivere la sua bellezza. Un progetto misurato e silenzioso che, con la sua sobrietà, mette in campo una strategia integrata per il territorio urbano. GDF

1-2 Sezioni tipo della sistemazione idraulica e ambientale del Brima nel Parco dei Poeti 3 da sinistra a destra, dall'alto al basso: foto della situazione prima e dopo la realizzazione dell'intervento 4 Planimetria del progetto di valorizzazione del Parco dei Poeti Disegni e foto Dionea

Alberi ornamentali Siepe arbustiva e arborea caducifoglie con alcune sempreverdi PIANTAGIONI E RINVERDIMENTI

STATO DI FATTO V

Limite bosco accertato Albero esistente da mantenere

PROGETTO Terrapieno / collina gioco Albero esistente da eliminare Messa a dimora di alberi di prima e seconda grandezza Messa a dimora di alberi minori e di arbusti

PROFILO TIPO PIANTAGIONE DI ALBERI E ARBUSTI

marcatura disposizione degli elementi grossolani di risulta

fissaggio con tutori qualora necessario

scavo della buca 80x80x80 cm

abbassamento rispetto al profilo naturale del terreno >15 cm

riempimento con materiale del sito vagliato dagli elementi grossolani ø > 50 mm, con aggiunta di miscela di composto organico maturo, 25 litri per albero

arbusti

scavo della buca 40x40x40 cm

Il "Boschetto" Piantagione con specie arbustive e arboree autoctone

Chiosso del Conte

Specie di riferimento Alberi maggiori e minori: Acer campestre - Acero campestre Betula pendula - Betulla piangente Carpinus betulus - Carpino bianco Quercus robur - Farnia Tilia cordata - Tiglio selvatico Cornus mas - Corniolo Cornus sanguinea - Corniolo sanguinello CotinusAlberi coggygria - Scotano ornamentali Crataegus monogyna - Biancospino comune Euonymus europaeus - Fusaggine Frangula alnus - Frangola Ligustrum vulgare - Ligustro comune Sambuco nigra - Sambuco Viburnum opulus - Palla di neve Viburnum lantana - Viburno

marcatura

abbassamento rispetto al profilo naturale del terreno >15 cm

riempimento con materiale del sito vagliato dagli elementi grossolani ø > 50 mm, con aggiunta di miscela di composto organico maturo, 15 litri per arbusto

Piantagioni per scopi didattici Piantagione con specie arboree fruttifere di Prospecie rara Specie di riferimento: Malus sp. - Melo Pyrus sp. - Pero Prunus sp. - Ciliegio Diospyros caco sp. - Caco

Siepe arbustiva e arborea caducifoglie con alcune sempreverdi Specie autoctone, mediterranee ed insubriche Siepe arbustiva sempreverde Specie di riferimento Alberi minori: Camellia sp. (C. kanjiro, juletide, hino del gumo, cleopatra, ..) - Camelia Camellia sinensis - Tè Rododendrum sp. - Rododendro Siepe arbustiva Osmanthus frangrans - Osmanto odoroso sempreverde Cornus florida - Corniolo da fiore Arbusti: Azalea sp. (A. mollis, japonica, indica, knapp, ..) - Azalea Camellia sinensis - Tè Daphne odora - Dafne Filare con alberi Edgeworthia - Edgeworthia ornamentali Hydrangea sp. - Ortensia Viburnum tinus - Viburno Cornus mas - Corniolo Cornus sanguinea - Sanguinella Crataegus monogyna - Biancospino comune Evoniumuns europea - Fusaggine Sambucus nigra - Sambuco Viburnum lantana - Viburno Viburnum opulus - Palla di neve Arbutus unedo - Corbezzolo Ceanothus thyrsiflorus repens - Lillà della California Cistus salvifolius - Cisto femmina Lonicera sp.- Lonicera Mirtus communis - Mirto Punica granatum - Melograno Vitex agnus castus - Agnocasto Area 745 mq Rapporto 1/3 alberi, 2/3 arbusti

Piantagioni per scopi didattici Siepi di arbusti ornamentali e profumati Siepe arbustiva sempreverde Specie di riferimento: Allium schoenoprasum- Erba cipollina Aneto graveolens - Aneto Hyssopus Officinalis Ssp. Aristatus - Erba Isopo Lavandula angustifolia - Lavanda Linum perenne - Lino Melissa - Melissa Mentha spicata - Menta Rosmarinus Officinalis - Rosmarino Salvia officinali "Maxima" - Salvia Satureja hortensis - Santoreggia Thymus x citriodorus 'Silver Queen' - Timo Camellia sinensis - Tè Area (mq) Terrapieno 200 mq rinverdito Note Siepe ornamentale con specie mediterranee, perenni e dai diversi profumi con scopi didattici

Area (mq) 1'350mq Rapporto 11 alberi, 60 arbusti (ca. 10%), posizionati a gruppi di 3 - 5 pezzi densi Sesto di impianto Arbusti 1,5x1,5m Note Macchie di arbusti dense e fitte

alberi

disposizione degli elementi grossolani di risulta

Interventi di rinaturazione della Brima (vedi Tavola 4 Progetto Brima)

Rimozione siepe

Rapporto 7 alberi Sesto di impianto Filare di ca. 6,5m di distanza

Piantagione con specie arbustive ed arboree autoctone

Specie arboree ornamentali (filari ed entrate) Specie di riferimento: Albizia julibrissin - Acacia di Costantinopoli Cercis siliquastrum - Albero di giuda Cornus florida - Corniolo da fiore Lagerstroemia indica - Mirto crespo Parrotia persica - Albero pagoda Rapporto 14 alberi Sesto di impianto Filare di ca. 6,5m di distanza Note Filare alberato mono-specie o con specie per fioritura e portamento simili lungo accesso Via delle Scuole) e in corrispondenza delle entrate al parco. Altre alberature (nel parco, nel cortile della scuola) Specie di riferimento: Alberi maggiori e minori: Celtis australis - Bagolaro Gingko Biloba - Albero di capelvenere Liquidambar styraciflua - Storace Morus alba - Gelso comune Sorbus domestica - Sorbo domestico Sorbus torminalis - Ciavardello Tilia cordata - Tiglio selvatico

Alberi ornamentali

4


┌

Uno dei primi progetti portati a termine all’interno del masterplan operativo in Riviera è stato l’intervento di riqualificazione del corso d’acqua Ragon nel quartiere di Claro del Comune di Bellinzona. Si tratta di un piccolo affluente del fiume Ticino, che scorre in un territorio per lo più agricolo e poco urbanizzato, situato nel contesto golenale del fiume, caratterizzato da boschi e da riserve naturali protette. Le ragioni principali che hanno contraddistinto l’intervento, inserito in un più vasto sistema ambientale e paesaggistico meritevole di valorizzazione e preservazione, sintetizzano infatti quasi tutti gli obiettivi strategici previsti nel masterplan operativo illustrato nel saggio precedente. Si è trattato infatti di: – valorizzare le vie d’acqua del torrente Ragon attraverso la realizzazione di una rete sentieristica ciclopedonale basata sul criterio di equilibrio tra fruizione e protezione della natura; – ristabilire la connettività e la funzionalità degli ambienti acquatici e terrestri tra il fiume Ticino e il riale attraverso l’allargamento della sezione idraulica, la ricalibratura del profilo longitudinale e la riprofilatura delle sponde con rinverdimenti e strutture terresti per la fauna locale; – ripristinare la continuità temporale e spaziale ossia riattivare i processi geomorfologici a seguito della dinamica fluviale, alla base dei processi ecologici;

Luogo: Bellinzona, quartiere di Claro Committenza: Municipio di Bellinzona Progettazione: Oikos Sagl, Bellinzona (Carasso) Consulenza ambientale: EcoControl SA, Locarno Calcoli idraulici: Beffa e Tognacca Sagl, Claro Date: realizzazione 2019-2020

AREA SAC

AREA SAC

CATASTALE MAPPALE 1632 LIMITE MAPPALE 1631 LIMITE CATASTALE MAPPALE 1630 AREA SAC AREA SAC

SRCA STATO DI FATTO = STATO SRCA DI DISTATO PROGETTO FATTO = STATO DI PROGETTO

SRCA

MAPPALE 1630

Boschetto di specie Boschetto Siepe strutturata, autoctone di specie Demolizione fondo e sponde irregolare, composta Siepearboree strutturata, autoctone in duro. Spostamento, consolidamento da specie Fascinata di salice, Demolizionealveo fondo e sponde irregolare, composta e strutturazione e arbustive Ø=0.60m in duro. Spostamento, consolidamento da specie arboree Fascinata di salice, e strutturazione alveo e arbustive Ø=0.60m

SRCA

MAPPALE 1632 LIMITE CATASTALE MAPPALE 1631 LIMITE CATASTALE

1

AREA SAC

AREA SAC

LIMITE CATASTALE AREA SAC MAPPALE 1642 MAPPALE 1640 LIMITE CATASTALE MAPPALE 1642 MAPPALE 1640

LIMITE CATASTALE AREA SAC MAPPALE 1636 MAPPALE 1636 LIMITE CATASTALE MAPPALE 1636 MAPPALE 1636

MAPPALE 1639 MAPPALE 1639

2:3

1:2

SRCA STATO DI FATTO = STATO SRCA DI DISTATO PROGETTO FATTO = STATO DI PROGETTO

2:3

Sentiero, 1:2 L=1.50 m Sentiero, L=1.50 m

Boschetto Cassone in legno di castagno di specie scortecciato a doppia fila, Boschetto Cassone legno di castagno autoctone. interstizi chiusiincon pietrame di specie scortecciato a doppia fila, Siepe strutturata, Demolizione fondo e sponde e talee di salice. Pali autoctone. in duro. Spostamento, interstizi Dchiusi con Riprofilatura longitudinali: = 0.25 m,pietrame irregolare, composta Demolizionee fondo e sponde L = 3.50 e talee di salice. Pali Siepearboree strutturata, consolidamento strutturazione sponde, m. Pali trasversali: da specie in duro. Spostamento, Riprofilatura /diversificazione irregolare, composta longitudinali: D =m0.25 m, e arbustive alveo rinverdimento D = 0.20 m, L = 1.50 consolidamento e strutturazione sponde, L = 3.50 m. Pali trasversali: da specie arboree /diversificazione alveo rinverdimento D = 0.20 m, L = 1.50 m e arbustive

2

2152 4

Ponte no. 4 (P4) >Sostituzione ponte esistente con un ponticello, in legno di provenienza locale, per la mobilità lenta. VEDI SEZIONE DI DETTAGLIO A

Biotopo per piccola fauna

5

Sistemazione vecchia foce del corso d'acqua. Scarico in caso di piena.

22.00m

AREA SAC LIMITE CATASTALE MAPPALE 1613 MAPPALE 2152

FINE INTERVENTO (vecchia confluenza con il fiume Ticino)

i canti

Pista d

Nuova rampa in massi sciolti, pendenza ca.10.5%

2:3

1:2

Arbusto (H>0.80m) Riprofilatura sponde, rinverdimento

Demolizione fondo e sponde in duro. Spostamento, consolidamento e strutturazione alveo

Lorem ipsum

(H>0.80m) Blocchi da fiume V>0.06m³ ubicazione variabile

Scogliera spondale Sentiero, rinverdita con talee L=1.50 m di salice. Massi Siepe irregolare, irregolari (V>0.25 m³) composta da specie Pendenza ca. 5:2 cespugliose e arbustiva

3

6

Fascinate di salice

Pennello spondale Pozza Banco di materiale alluvionale

2167

SRCA STATO DI PROGETTO

2:3

SRCA STATO DI FATTO

L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 42

Oikos Cura per l'ambiente e sostenibilità Rivitalizzazione del riale Ragon

Reti amovibili da utilizzare Spostamento all'occorrenza sentiero esistente (ca. 35.0 m)

6'

Recupero sedime arativo Limite del bosco

1613

5'

Pennello in massi


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 43

– risanare la confluenza con il fiume Ticino, attraverso la formazione di una rampa per ripristinare la libera migrazione ittica; – valorizzare paesaggisticamente e nella fruizione l’area antistante; – ripristinare la vegetazione ripariale stanziale e quella acquatica. È stata anche affrontata la gestione delle aree agricole. In accordo con quanto previsto dal masterplan operativo in Riviera, è stato applicato il criterio di parsimonia (riduzione del consumo di SAC – superfici per l'avvicendamento delle colture), bilanciando la riqualificazione agricola in sinergia con altri progetti in zona. Il tutto, coordinandosi con gli accessi alla rete sentieristica, ovvero convertendo quattro attraversamenti carrabili in due passerelle ciclopedonali in legno e un manufatto per l’attraversamento agricolo. Inoltre, è importante notare come, nell’ottica della sostenibilità, uno dei criteri base sia stato quello di avere un bilancio dei materiali neutro. Di fatto, il materiale alluvionale derivante dagli scavi dell’allargamento dell'alveo è stato reimmesso nel fiume Ticino. I materiali di sterro (terra vegetale e di bosco) sono stati interamente utilizzati per la bonifica agricola, gli elementi in granito che consolidavano superficialmente l’alveo e le sponde sono stati rimossi e ritirati dall’imprenditore per un loro riutilizzo.

Il progetto, che attualmente è in fase di controllo dell’efficacia, ha già fornito i primi risultati positivi in termini di indicatori inerenti alla qualità biologica delle acque e dell’ecosistema rinaturalizzato: il più evidente è stato la riapparizione di fauna ittica, precedentemente scomparsa dal tratto in questione. Anche dal profilo della sicurezza idraulica, il nuovo sistema fluviale ha saputo reagire efficacemente ai recenti eventi alluvionali straordinari. Non ultimo, la popolazione locale può fruire di una rete sentieristica e naturalistica di qualità, unitamente ai torrenti Canva e Mondrecch, anch’essi recentemente rivitalizzati. VG

1 Sezione n. 1 tra linea FFS e ponte 1 2 Sezione n. 2 tra ponte 1 e ponte 2 3 Sezione n. 3 tra ponte 2 e ponte 3, in corrispondenza della scogliera 4 Estratto piano di progetto tratto di valle Ragon e zona di confluenza con il fiume Ticino 5 Da sinistra a destra: foto dello stato di fatto, delle fasi di realizzazione e di completamento dell'intervento Disegni e foto Oikos 4

Strutturazione alveo e sponde >rimozione fondo e rinforzo piede di sponda, aumento pendenza del corso d'acqua, creazione nuovo fondo con elementi naturali, creazione strutture per la fauna ittica, traslazione sponde e addolcimento pendenza scarpate, piantagione di alberi ed arbusti, restringimento sentiero esistente.

RILIEVO POZZETTI CONDOTTA FOGNARIA COMUNALE (BAU' - 05/08/2019)

RILIEVO POZZETTI CONDOTTA FOGNARIA COMUNALE (BAU' - 05/08/2019)

Cassone in legno a doppia parete

Strutturazione alveo e sponde >rimozione fondo e rinforzo piede di sponda, aumentoAP della pendenza del corso d'acqua, creazione nuovo fondo con elementi naturali, creazione strutture per la fauna ittica, addolcimento pendenza scarpate, taglio vegetazione arborea ed arbustiva presente, piantagione di nuovi alberi ed arbusti.

TRACCIATO INTERRATO ESISTENTE (POSIZIONE INDICATIVA) Biotopo per piccola fauna

Ponte no. 1 (P1) Sostituzione ponte carrabile esistente con un ponticello, in legno di provenienza locale, per la mobilità lenta.

PE 63

Limite

3

Filare di noci lungo il sentiero

1631

Scogliera Isolotti

re

i cantie

area d

PIU' CAUTELATIVA)

AP TRACCIATO INTERRATO ESISTENTE (POSIZIONE INDICATIVA)

2006

Biotopo per piccola fauna Cassone in legno a doppia parete

TRACCIATO

FOGNARIA 1 CONDOTTA COMUNALE (IPOTESI

1639

Fascinate di salice

1640

868

Pozza

iere

3' Travaccone Pianta (h>1.20m)

Ponte no. 3 (P3) >Eliminazione ponte carrabile esistente. Realizzazione travaccone per il passaggio del bestiame.

P

Limite

ere

i canti

area d

Fascinate di salice

Filare di noci lungo il sentiero

ACCESSO AL CANTIERE

3 163

Fascinate di salice

re

cantie ista di

Nuovo sentiero didattico 1642

Massi Reti sciolti amovibili da utilizzare all'occorrenza ACCESSO AL CANTIERE

1'

Reti amovibili da utilizzare all'occorrenza

1632

DEPOSITO DI TERRENO PER BONIFICA

1644

Ponte no. 2 (P2) >Sostituzione ponte carrabile esistente con un ponte a travatura metallica. VEDI PIANO DI DETTAGLIO

1641

ACM65 196

1645

214 Pozz.ø30

5


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 44

Officina del Paesaggio, Passera & Associati foto Ariel Huber

Ingegneria sommersa

Il progetto integrato della foce del Cassarate ┌

Luogo: Lugano Committenza: Città di Lugano e Cantone Ticino Architettura del paesaggio: Officina del Paesaggio Sagl, Lugano Ingegneria Civile: Passera & Associati SA, Lugano Calcoli idraulici: Hunziker, Zarn & Partner AG, Domat/ Ems Biologia ambientale: Luca Paltrinieri, Lugano Geologia: Urs Lüchinger, Lugano Impresa: Pervangher, Airolo Pietra Naturale: Ongaro graniti SA, Cresciano Date: concorso 2004, progetto 2004-2012, realizzazione 2012-2014

Il progetto della Foce del Cassarate a Lugano è forse l’architettura dell’acqua più conosciuta e più utilizzata nel Cantone Ticino. Dal 2014, anno dell’inaugurazione, moltissimi abitanti della regione e turisti hanno fruito dell’ampia e straordinaria area di svago realizzata tra il parco Ciani e il circolo Velico. Si tratta di un progetto ambizioso, di qualità paesaggistica riconosciuta e senza precedenti nel territorio. Le ragioni che hanno promosso la sua realizzazione sono chiaramente riconducibili al triplice fil rouge che lega questa pubblicazione, volta ad approfondire la sicurezza, la rinaturalizzazione e la fruibilità delle rive. Di questi tre aspetti, il più evidente e immediato è senza dubbio la fruibilità: è ciò che ha reso tale realizzazione così nota. In realtà le amministrazioni sono state motivate a investire proprio dagli altri criteri: la sicurezza e la rinaturalizzazione. Così, sotto l'aspetto qualitativo del paesaggio, si nasconde una serie di opere e studi, non visibili ma essenziali. Il ponte pedonale, in precedenza più vicino al lago e accessibile grazie ad alcuni gradini, è stato rifatto spostandolo più a monte per favorire il flusso naturale del fiume. Contestualmente, è stato anche allungato e adattato, raccordando in maniera continua le due sponde, i cui frangibordi si trovano a due quote differenti. L’appoggio sul lato del parco Ciani si situa infatti a un’altezza inferiore rispetto a quello della sponda opposta poiché, in adiacenza, è stata realizzata una zona rinaturalizzata e inondabile – water garden. La scelta della forma della passerella, un traliccio monolitico realizzato in acciaio cor-ten, non è solo legata al tema estetico o a quello statico, ma anche all’utilizzo del ponte stesso che, di fatto, è una infrastruttura fluviale, in grado di rispondere alle diverse situazioni di piena del fiume. Così, come il Ponte Fola – realizzato nel 2010 pochi km più a monte – anche il ponte ciclo-pedonale della foce è sollevabile in caso di piena centenaria. Nel cavedio posto sulla sponda del lato lido, è stata installato un pistone meccanico azionabile manualmente, qualora un sensore posizionato a monte, e collegato alla centrale di pronto intervento, rilevi l’innalzamento eccessivo del livello del fiume. Ciò che è stato detto ci ricorda quanto sia delicato questo tipo di realizzazione e quanto, quella in esame, sia una

0-0.1 0.1-0.2 0.2-0.3 0.3-0.4 0.4-0.5 0.5-0.6 0.6-0.7 0.7-0.8 0.8-0.9 0.9-1.0 1.0-1.1 1.1-1.2 1.2-1.3 1.3-1.4 1.4-1.5 1.5-1.6 1.6-1.7 1.7-1.8 1.8-1.9 1.9-2.0 > 2.0 100m

profondità di flusso (m)

1 2


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 45 3

infrastruttura sensibile, letteralmente in balia delle piene e dei movimenti dell’acqua che la colpiscono, la modellano e la sollecitano. Analogamente, ogniqualvolta il modello idrogeologico ha evidenziato potenziali cunei di scivolamento e erosioni degli argini, sono stati previsti dei micropali e degli ancoraggi, che hanno proprio la funzione di cucire il terreno e renderlo resistente agli impatti e ai movimenti legati al flusso idraulico. Guardando poi la sezione esecutiva si notano diversi altri elementi, poco visibili dal molo o dalla passerella: si tratta dei massi, non solo disposti lungo l’alveo – pettini – o in determinati punti sulle sponde – pennelli – per deviare e controllare il flusso, ma anche posizionati sotto il dosso dal lato del parco, a formare una sorta di unghia, che ha la funzione di stabilizzare le zone a forte rischio erosione e la cui stratigrafia è stata opportunamente definita per evitare il dilavamento. Lo stesso dosso, realizzato solo sul lato città, protegge dalla piena e ne contiene l’acqua senza esserne eroso a sua volta. Il tutto grazie a una protezione tramite ciottoli e a un sistema vegetativo ad apparato radicale profondo. Nulla è stato lasciato al caso e nulla ha una pura funzione ornamentale. Anche la foce stessa, nel punto in cui si immette nel lago, è stata allargata per ridurre il livello della piena, offrendo così contemporaneamente più spazio per la

balneazione. Il risultato è visibile, utilizzabile e funzionale. Il tutto senza dimenticare che, al di là dell’aspetto paesaggistico e di godibilità dello spazio, tutte le infrastrutture legate a un elemento vivo e mutevole quale l’acqua necessitano costante monitoraggio e manutenzione, come giustamente previsto nei piani di gestione dell’opera. VG

Approfondimento architettonico-paesaggistico espazium.ch/it/cultura-costruzione-qualita-critica

1 Planimetria generale della sistemazione della foce, dal ponte stradale di viale Cattaneo al lago. Disegno Officina del Paesaggio 2 Simulazione della profondità di flusso nell'area della foce del Cassarate con portata di 220 mc/s. Fonte Hunziker, Zarn & Partner 3 Vista della foce e dei blocchi di arginatura della sponda sinistra


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 46

RRW 140.140.5

Sezione A 1:50

Pos. 4 RRW 140.140.7.1

70

1230

140

1090

140

140 2391

2111 50 140

6 1100

Travi in legno 260 x 11.5 x 5

Pos. 3 RRW 140.140.5

Pos. 2 RRW 140.140.10 RRW 140.140.10

1230

70

1090

140

2600

Pendenze e quote scarpata vedi piani specifici

Stima livello idrico di magra

0.20

5.50 m 7.5%

min 1 m min 2.50 m

0.50

4 5

4 Vista del ponte sollevabile dal Parco Ciani 5 Vista complessiva della foce dove si notano i pennelli sulla sponda sinistra e i pettini nell'alveo fluviale per deviare e controllare il flusso 6-7 I pennelli sono stati realizzati ai lati dell'alveo fluviale per deviare il flusso della corrente, limitare l'erosione, favorire la presenza di zone di acqua calma e il deposito dei sedimenti 8 Vista del ponte sollevabile e dell'appoggio sulla sponda sinistra in corrispondenza del muro di pietra 9 Sezione longitudinale del ponte ciclo-pedonale sollevabile

Strato filtrante ~ 20 cm

Sezione Y 1:10 P a rc o C ia n i

Direzione scorrimento Cassarate

30

400

+274.14

+274.09

Pos. 7 Appoggio tipo Schwenkkonsole SK 300 CPN 321; pos. R919.002

0m

.20

17°

~3

210

5.0

50

m

23°

~5

+271.49 50

90

.70

190

m

6 7

400 +274.43EHQ (Quota di sicurezza)

50

F2

+274.55

~ 5.00 m

Y

F1

DETTAGLIO A 1:10

400


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 47 8

RRW 1 4 0 . 1 4 0 . 1 0 .3 Pos .5 140

40. W1

RR +275.79

vedi DETTAGLIO B

HQ5

F2 400

400

25 10

HQ20

+272.36

200

400 Paratia +274.00

Appoggio tipo MAGEBA

A

260 325

+272.70

200

Lido

180

HQ100

F1

200 +273.84

F3

F3

F4

F4

150

+275.58

+271.70 +271.40

+271.40 +271.00

40

livello fiume al 18.08.2011

30

119 149

ca 30°

ca 30°

2.50

9


48

10

27 0.

5

11 13 12


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 49 14

10 Vista complessiva della foce del Cassarate. Fonte Lucasdesign, foto Carlos Moyano 11-12 Planimetria generale e dettaglio con indicate in verde le zone riqualificate e in giallo le demolizioni previste dall'intervento. In blu la posizione dei micropali 13 Planimetria con le indicazioni dei micropali e degli interventi di consolidamento della punta estrema del Parco Ciani 14 Punta estrema del Parco Ciani, in primo piano la passerella in legno con le panchine disposte lungo il suo percorso; si notano le alberature esistenti e le nuove piantumazioni 15 Dettaglio tipo dell'intervento di stabilizzazione della sponda lato Parco Ciani 16 Sezione trasversale della foce in corrispondenza delle gradinate Disegni Passera & Associati

15

16


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 50

Consorzio Fenice, Consorzio GOBO

Nel 1888 iniziarono i lavori di arginatura del fiume Ticino nel Piano di Magadino. Essi prevedevano l’esecuzione di argini sommergibili e insommergibili, la costruzione di diversi canali di drenaggio e la sistemazione dei principali affluenti attraverso il loro incanalamento nel tratto terminale. I lavori di correzione, estesi dal riale di Sementina al ponte della Torretta a Bellinzona, fino alla confluenza della Moesa avevano i seguenti obiettivi principali: fermare l’erosione del terreno causata dallo scorrere del fiume, mantenere un flusso delle acque adeguato al trasporto solido fluviale, abbassare il letto del fiume per favorire il prosciugamento delle paludi in cui imperversava la malaria, rendere i terreni esondabili coltivabili, evitando in essi gli straripamenti. Nate dunque per la mitigazione del rischio inondazioni e per la bonifica dei territori circostanti, queste opere ebbero come effetto, oltre agli indubbi vantaggi in termini di sicurezza e disponibilità territoriale, anche l'alterazione dei complessi equilibri naturali e la distruzione di importanti habitat per la biodiversità. Le acque incanalate in percorsi lineari e delimitati, quindi confinate, provocarono una lenta e graduale erosione del letto stesso del fiume e dei suoi argini. Questo fece sì che in diversi momenti, in particolare in occasione delle alluvioni che colpirono il Piano di Magadino nel 1951 e nel 1965, si resero necessari importanti risanamenti delle opere di correzione e un approfondito riesame dei dispositivi di sicurezza contro le piene.1 Oggi, per far fronte al fenomeno di erosione dell’alveo del fiume, tutelare gli agglomerati urbani dalle inondazioni, favorire la dinamicità naturale delle acque, rendere più fruibile il fiume alla popolazione e valorizzare gli ambienti naturali, si realizza a Bellinzona il nuovo Parco fluviale Saleggi-Boschetti. Un progetto non solo di risistemazione idraulica ma di rivitalizzazione integrale che, oltre a quanto già esposto, prevede anche la restituzione al fiume di una parte di quelle che un tempo erano le aree esondabili. Questo permetterà di dare maggiore spazio all’acqua per rende-

Parco fluviale Saleggi-Boschetti Una riqualificazione paesaggistica per fasi ┌

Luogo: Bellinzona Committenza: Consorzio Correzione Fiume Ticino, Città di Bellinzona Supporto alla committenza: TBF + Partner SA, Lugano Enti sussidianti: Dipartimento del territorio, Ufficio federale dell’ambiente Progettazione: Dionea SA, Locarno/ Massagno; Beffa-Tognacca Sagl, Claro; Consorzio Fenice: IM Maggia Engineering SA, Locarno; Officina del Paesaggio Sagl, Lugano; EcoControl SA, Locarno; Consorzio GOBO: Andreotti & Partners SA, Bellinzona; CSD Ingegneri, Lugano; IFEC ingegneria SA, Rivera Progettazione esecutiva e DL Torretta: Bonalumi & Ferrai SA, Giubiasco; Oikos Sagl, Bellinzona; IM Maggia Engineering SA, Locarno; Officina del Paesaggio Sagl, Lugano Calcoli idraulici: Beffa-Tognacca Sagl, Claro Comunicazione: Lucasdesign SA, Giubiasco Date: progetto Parco fluviale (incl. settori Saleggi - Boschetti) 2012; lavori settore Torretta 2019-2020

Rivitalizzazione del Fiume Ticino – Comparto Boschetti

6

1 4

Situazione per un deflusso annuo medio (Q = 70 m

3

/s)

Profondità (Q = 70 m ³/s)

Profondità di flusso 7.2 Rivitalizzazione del Fiume Ticino – Comparto Boschetti

6

Sirtuazione per una piena frequente (2-3 volte l’anno) – Q = 500 m

12

,

6.4 5.6

³/s

Profondità (Q = 500 m ³/s)

4.8 4.0

Rivitalizzazione del Fiume Ticino – Comparto Boschetti

beffa tognacca sagl

7

3.2

15

2.4

giugno 2017

Situazione per una piena biennale (HQ

2

= 860 m 3/s)

1.6 Profondità (Q = 860 m ³/s)

0.8 0.0 Rivitalizzazione del Fiume Ticino – Comparto Boschetti

beffa tognacca sagl

8

18

giugno 2017

Situazione per una piena decennale (HQ

10

= 1’338 m 3/s)

Profondità (Q = 1‘338 m ³/s)

beffa tognacca sagl

giugno 2017

2 ORE

SETT

Comparto Boschetti, Sementina e Gudo 1 Fotorender del ponte faunistico 2 Schemi di calcolo idraulico. Fonte Beffa-Tognacca 3 Fotorender Comparto Boschetti

beffa tognacca sagl

giugno 2017

4 Planimetria generale degli interventi – Progetto di massima

3 4

O

GER

PRO


P COM

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BOSC SE TT OR

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SE TO TTO RR RE ET TA

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IL PROF

L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 51


boree e arbustive insieme ad alberi ad alto fusto popolano le terrazze. In sinergia con le opere previste dal semisvincolo di Bellinzona, quest'area verrà collegata alla sponda destra del fiume – tra Carasso e Monte Carasso – attraverso una nuova passerella, in corrispondenza del vecchio ponte medievale, che verrà terminata a breve. Nel Comparto Boschetti, al momento in fase di progetto di pubblicazione, l’intervento è sostanzialmente derivante dal tema della messa in sicurezza. Si tratta di un considerevole allargamento del letto del fiume per contrastare il costante abbassamento dell’alveo e ridurre notevolmente i rischi di esondazione legati alle piene. Verranno inoltre realizzate nuove lanche e valorizzate quelle esistenti, demolite le scogliere attuali e costruite alcune arginature puntuali, oltre a una rete di percorsi ciclopedonali. La sicurezza delle zone retrostanti resta comunque garantita dall’argine insommergibile destro esistente. Isolotti costituiti da banchi di ghiaia e sabbia diventeranno un habitat ideale per la fauna ittica e aree ricreative per la popolazione. È prevista anche la costruzione di un ponte faunistico che, nel coprire la strada cantonale per 150 metri circa, genererà un corridoio

Intervento Scuole, Bellinzona 5 Vista aerea della riqualificazione. Foto Città di Bellinzona 5

32

33

31

34

35

Intervento Piscine

6

49 50 51

7

12 1113

10 9

52 53

16 15 14

5

18 17

48 47

1

46

19

45 44

43

23 24 25 26 20 21 22

42

27

41

28

40

29

39

30

38

36

Intervento Scuole

37

Intervento Torretta

54

L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 52

re più sicure, fruibili e naturali le aree golenali del fiume Ticino adiacenti ai territori urbanizzati. I lavori progettuali sono iniziati nel 2012 e prevedono una serie di interventi divisi in due comparti: il Comparto Saleggi, di cui fa parte il Settore Torretta, primo intervento a essere realizzato, e il Comparto Boschetti che include anche alcuni provvedimenti sul riale Progero, a Gudo. Il Settore Torretta è da intendersi come una sorta di progetto pilota. Un'anticipazione, offerta ai cittadini, per mostrare gli scenari che il parco aspira a costruire. I lavori di questo primo intervento sono stati completati a fine 2020 e hanno comportato l’allargamento di tre sezioni del fiume Ticino in aree golenali, attraverso la rimozione degli argini esistenti e la realizzazione di terrazze inondabili. Alla base del progetto vi è il principio di utilizzare materiali provenienti dalle demolizioni delle gettate d'argine esistenti e dal letto stesso del fiume, per quanto possibile. Sicurezza idraulica, rivitalizzazione degli ambienti naturali e riqualificazione pae­saggistica, i principali obiettivi. Pietrisco di cava e blocchi lapidei di fiume reperiti in loco rivestono i nuovi argini serviti da sentieri e percorsi ciclopedonali, mentre specie ar-

TOCCARE L'ACQUA RELAX 370

AREA SVAGO

AREA NATURALE

SENTIERO IN GOLENA PERCORSO CICLO/PEDONALE SULL'ARGINE

BELVEDERE

6


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 53 7 LEGENDA

LEGENDA

ELEMENTI DI PROGETTO

ELEMENTI DI PROGETTO

Fiume Ticino

B

A

Sentiero Livello acqua portata media Livello acqua portata di magra Argine in blocchi

Limite Qmin

Fornitura blocchi da cava

Livello acqua portata media Livello acqua portata di magra Argine in blocchi Fornitura blocchi da cava

Blocchi di gneiss squadrati 200x100/120cm H=40cm

Blocchi di gneiss squadrati 200x100/120cm H=40cm

Blocchi di gneiss squadrati 120x80/100cm H=40cm

Blocchi di gneiss squadrati 120x80/100cm H=40cm

Blocchi di gneiss squadrati 120x80/100cm H=50cm

Blocchi di gneiss squadrati 120x80/100cm H=50cm

EN D124 400 MPA

Fornitura massi o trovanti da fiume o da scavi

Fornitura massi o trovanti da fiume o da scavi

Alberi

Alberi

Gruppi arbustivi

6

Albero alto fusto

sentiero

Sedute

senti

ero

ELEMENTI ESISTENTI Costruzioni Argine insommergibile Golena (prato pascolato)

7 8

A

Settore Torretta, Bellinzona Planimetria del progetto paesaggistico e di fruizione Fotorender della rampa Allargamento e realizzazione delle rampa. Planimetria dell'opera eseguita Sezione B-B della rampa Foto dell'intervento al termine della realizzazione Gruppi arbustivi

Albero alto fusto

Sedute

ELEMENTI ESISTENTI Costruzioni

Argine insommergibile

Golena (prato pascolato)

Alberi monumentali

B

Alberi monumentali

Linea elettrica

Linea elettrica

9 10-11

Alberi esistenti

Alberi esistenti

argine insommergibile

Piena estrema, (EHQ= 2'500 m³/s), 225.27 m s.l.m.

Passaggio in golena Sentiero (esistente) Sentiero pedonale Ripristino strato pedologico

Strato filtrante con pietrisco da cava Granulometria 0 ÷200 mm Spessore ca. 0.50m

Piena frequente, (HQ 1÷2 = 500 m³/s), 219.87 m s.l.m.

Terrazzo inondabile 3%→

1:3

inizio alveo

Blocchi d'argine > 1mc, posati alla rinfusa Spessore ca.1.00 ÷1.20m

1:2

1

Blocco di coronamento con 2 piani spiodati bxhxl = 1.0x0.4x2.0 m

1:

EN D124 400 MPA

Passerella ciclopedonale della Torretta (in progettazione)

Sentiero

Portata media, (Q m = 70 m³/s), 217.36 m s.l.m. Portata di magra, (Q 347 = 20 m³/s), 216.86 m s.l.m.

8 9

Fondo alveo medio 216.36 Fornitura massi o trovanti da fiume o da scavi

10 11


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 54

ecologico tra la montagna e il fiume. Il piano dei lavori include infine il completamento degli interventi nel Comparto Saleggi. In questo ambito, è stata programmata la demolizione delle scogliere sommergibili sulla sponda destra e sinistra del fiume, le quali fungono da arginatura e permettono l’allargamento dell’alveo attraverso la realizzazione di anse inondabili e di una rete di passeggiate con nuovi ponti e belvedere, volti a ottimizzare la fruibilità. Sono contemplati inoltre interventi sugli affluenti, quali il riale di Sementina e il torrente Morobbia. Per il primo, garantendo sempre la sicurezza delle zone retrostanti, si prevede la rimozione degli argini in selciato e muratura esistenti, nuove arginature sui due lati in blocchi da cava, la sistemazione di un profilo di scorrimento idoneo con materiale locale, la realizzazione di due nuovi passerelle, oltre al rinforzo delle fondazioni del ponte autostradale; per il secondo, l’allargamento alla zona di confluenza e la rea­lizzazione di nuove arginature dure, che hanno anche l’obiettivo di favorire il rifugio faunistico. Il parco Saleggi-Boschetti è dunque un intervento multifunzionale, dettato da molteplici esigenze, e multidisciplinare. Numerose figure professionali − architetti paesaggisti, ingegneri civili, idraulici, ambientali ecc. − collaborano mettendo in campo le proprie competenze per questo progetto corale. Svariati studi e numerose ipotesi progettuali, nonché soluzioni tecniche sono scandagliate, valutate, prese in considerazione. Da esse dipendono le successive realizzazioni, tuttora in corso di programmazione. GDF Nota 1. Cfr. La correzione del Fiume Ticino e la bonifica del Piano di Magadino https://www.ilmiofiume.ch/ Lo-scorrere-del-fiume-capitolo-2-2612ff00; cfr. lanostraStoria.ch https://lanostrastoria.ch/ entries/m9NAQQ2JAz4

12 13

Sullo stesso argomento espazium.ch/it/cultura-costruzione-qualita-critica


L'ACQUA COME RISORS A PROGE T T UALE 14

Comparto Saleggi, Bellinzona Giubiasco e Monte Carasso 12-13 Fotorender Comparto Saleggi 14 Planimetria del progetto definitivo paesaggistico e di fruizione Disegni e fotorender Consorzio Correzione Fiume Ticino


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COMUNIC ATI

Per proteggere il clima le mezze misure non bastano Verena Felber Lic. phil. hist., specialista SIA Comunicazione / Redazione

La SIA si impegna abbastanza per il clima? In che modo il settore della costruzione può contribuire a far sì che la Svizzera raggiunga i propri obiettivi climatici? Ne parliamo con l’architetto Jakob Schneider1 e con l’ingegnere Remo Thalmann,2 entrambi attivi in seno all’associazione Countdown 2030, così come con Jörg Dietrich,3 responsabile Clima/ Energia presso la SIA. Perché ci vuole l’associazione Countdown 2030? Remo Thalmann: Ci preme chiarire, con tutti gli attori coinvolti nel settore della costruzione, che se vogliamo lottare contro i cambiamenti climatici è assolutamente tempo di adottare provvedimenti concreti. Inoltre, ci impegniamo nel promuovere una cultura della costruzione di qualità. Per riuscirci abbiamo bisogno di città, edifici e infrastrutture con un bilancio climatico positivo, sommato a una grande biodiversità. La nostra volontà è quella di contribuire attivamente a dare forma a tali prerogative. Ci sono anche altre associazioni di categoria che, come la SIA, si battono in difesa del clima. Tutto questo impegno è sufficiente? Jakob Schneider: La SIA si mostra ancora oggi piuttosto restìa nel parlare di un vero e proprio collasso del clima e della biodiversità globale. Preferisce usare la parola «cambiamenti climatici», un termine che tende però a mascherare il fenomeno. Qui si tratta di una questione cruciale, in gioco vi è la nostra stessa sopravvivenza e le risorse vitali per le prossime generazioni. Per raggiungere l’obiettivo degli 1,5°C e per proteggere il clima, le mezze misure ormai non bastano più. Non possiamo nasconderci dietro l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050, fissato dal Consiglio federale, sapendo che il piano di riduzione tiene conto soltanto delle emissioni prodotte internamente, e in più mette a dura prova il nostro bilancio di CO₂.

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1 L’associazione Countdown 2030 si impegna per una Svizzera a zero emissioni entro il 2030. Presso il centro di formazione SIA, a Zurigo, il conto alla rovescia segna, secondo dopo secondo, quanto tempo rimane per raggiungere l’obiettivo

A vostro avviso, come dovrebbe agire la SIA nell'immediato futuro? JS: Dovrebbe ambire a un piano di riduzione con maggiori probabilità di riuscita. L’obiettivo posto oggi dalla SIA oscilla al confine di ciò che è politicamente fattibile. Da un punto di vista scientifico non corrisponde alle tempistiche effettivamente necessarie. RT: Il settore della costruzione è lento e spesso si occulta dietro alla questione della normazione. In questo ambito la SIA dovrebbe procedere in modo proattivo, fissando delle linee guida che permettano ai progettisti di muoversi in direzione zero emissioni, e ciò in una finestra temporale che tenga conto dell’imminente minaccia del collasso climatico e della posizione della Svizzera, nel suo ruolo di potenza economica e modello sul piano internazionale. Jörg Dietrich: La SIA, nel suo documento di posizione Protezione del clima, adeguamento ai cambiamenti climatici ed energia, dice nero su bianco di voler perseguire l’obiettivo degli 1,5°C. È un obiettivo molto ambizioso. Non tutti sono consapevoli di quanto poco tempo ci resti e di quanto esiguo sia il bilancio di CO₂ che ci rimane a disposizione. Adattare le norme però è un processo lungo, e la SIA a questo riguardo ha già fatto molto. Ad esempio, La via SIA verso l’efficienza energetica tiene già conto delle emissioni grigie, soltanto che nella pratica tali principi non sono applicati. È questo aspetto che deve cambiare. Che cosa ne pensa del documento di posizione SIA? JS: In seno alla SIA, sin dagli anni Settanta si sollevano voci in favore di una trasformazione sociale verso una maggiore sostenibilità. Dopo cinquant’anni e grazie al movimento per il clima, la

SIA pubblica un documento di posizione e definisce la protezione del clima come obiettivo strategico. La decisione è certo motivo di soddisfazione ed era anche assolutamente tempo che si prendesse. Nel documento, tuttavia, non si menzionano sufficienti proposte di intervento per quanto concerne le misure da prendere a livello politico. E in tal senso, la SIA perde l’occasione di assumere una posizione attiva. Per quanto riguarda le dichiarazioni relative all’economia circolare, alla produzione di energie rinnovabili e agli adattamenti climatici in caso di isole di calore, le condividiamo in larga misura. Particolarmente lodevole è il passaggio sul concetto della sufficienza energetica: «La protezione del clima e l’adeguamento ai cambiamenti climatici sono, non da ultimo, una questione legata agli stili di vita. L’aumentato utilizzo di superficie non deve andare a detrimento di un incremento dell’efficienza. Per una riduzione effettiva del fabbisogno energetico il concetto di sufficienza svolge un ruolo decisivo, soprattutto in riferimento alla superficie di insediamento o al tipo e alla quantità di mobilità indotta. Bisogna riflettere anche sulle esigenze di comfort in estate e in inverno, adattando di conseguenza le relative disposizioni». La SIA ora è chiamata a sviluppare una strategia che tenga conto dell’obiettivo degli 1,5°C (zero emissioni entro il 2030), deve mettere a disposizione gli strumenti necessari e richiedere ai propri soci di implementarli attivamente. Per quale motivo spesso nel settore della costruzione le parole restano lettera morta? RT: Il portafogli ha un peso più importante dell’esigenza sociale di agire in


57 Ma allora che cosa devono riuscire a fare meglio i progettisti per permettere alla Svizzera di raggiungere gli obiettivi climatici posti? RT: Dobbiamo innanzitutto prendere coscienza del ruolo importante che rivestiamo come progettisti e del fatto che possiamo apportare un contributo concreto al raggiungimento degli obiettivi climatici che il nostro Paese si è prefissato. A dire la verità potremmo, già oggi, fare molto di più di quello che stiamo facendo. Tuttavia, per riuscire a smuovere le cose, e rapidamente, dobbiamo focalizzarci sul 2030.

Note: 1. Remo Thalmann, MSc FHNW in Engineering SIA, ZPF Ingenieure AG, Basilea. 2. Jakob Schneider, architetto MA FHNW SIA, Salathé Architekten Basel AG. 3. Jörg Dietrich, ing. mecc. dipl. ETH/SIA, MAS Costruzione sostenibile, responsabile Clima/ Energia presso la SIA.

JS: Sommati insieme, i tanti piccoli provvedimenti che possiamo mettere in atto nell’immediato, hanno di fatto un impatto molto più grande delle misure efficacissime che potranno però essere adottate soltanto tra dieci anni. La cosa principale è integrare tali tematiche nella nostra quotidianità, con entusiasmo e ottimismo, perché volere è potere. Sul sito web di «Countdown 2030» si parla di «reinvenzione della modernità». Che cosa si intende esattamente con questo concetto? JS: Trasformare i nostri processi produttivi in modo che da lineari diventino circolari richiede un ripensamento completo, paragonabile a una sorta di nuova invenzione. Possiamo risvegliare l’ambizione dei progettisti e cogliere questa crisi come un’opportunità, come l’occasione di buttare letteralmente a mare paradigmi creativi e sociali esistenti, ma ormai inutili. Anche in architettura bisogna accendere il dibattito sulla società della post-crescita. Ci vuole un maggior numero di meccanismi in grado di promuovere il bene comune. Per diffondere e sviluppare la cultura della costruzione bisogna tenere conto del contesto sociale. Supponiamo che, da domani, siate voi a poter determinare il destino della SIA: che cosa cambiereste per raggiungere le zero emissioni entro il 2030? RT: Metterei a libera disposizione le norme e i quaderni tecnici che riguardano gli aspetti climatici, in modo da agevolare l’accesso a tale sapere. Un’azione di questo tipo esprimerebbe inoltre in modo chiaro e concreto la volontà della ┌

Countdown 2030 L’associazione Countdown 2030 è formata da persone attive in ambito architettonico che si impegnano nel sensibilizzare il settore legato alla progettazione, mettendo in luce quanto l’agire professionale di ciascuno possa avere importanti ripercussioni sui cambiamenti climatici. L’associazione chiede che la Svizzera raggiunga l'obiettivo delle zero emissioni entro il 2030: https://countdown2030.ch/

SIA di battersi per il bene del nostro pianeta. Inoltre, esaminerei attentamente i vari testi normativi per verificare che non vi siano parti lacunose o eventuali elementi che potrebbero essere interpretati come disincentivi. JS: Io lancerei un marchio per il clima che permetta di certificare da subito tutte le opere a zero emissioni e inserirei poi tali opere in un inventario nazionale di riferimento, consultabile gratuitamente. La Campagna clima e Cultura della costruzione e il progetto di ricerca Architektur Klima Atlas, avviato dal­l’Uni­versità di Scienze Applicate di Zurigo (ZHAW), sono già alcuni primi buoni esempi in questa direzione. E se foste consiglieri federali come sarebbe la politica climatica svizzera? JS: Eliminerei tutti i label per edifici (ride) e fisserei un piano di riduzione con l’obiettivo di raggiungere le zero emissioni entro il 2030, ciò limitando progressivamente l’importazione di vettori energetici fossili mediante un sistema «cap and dividend», attenuando così le conseguenze sociali di tale trasformazione. Introdurrei anche i necessari meccanismi di adeguamento dei prezzi del CO₂ alle frontiere. RT: Per prima cosa, definirei un piano di riduzione dei rifiuti e prevederei delle tasse per incoraggiare l’instaurarsi dell’economia circolare. E poi riproporrei una legge sul CO₂, ma formulata in modo un po’ diverso. JD: Anche io punterei su un piano di riduzione vincolante. Dal 2050 in Svizzera non dovrà più essere utilizzato alcun combustibile di origine fossile. Abbiamo le soluzioni tecniche per riuscirci. Adesso sta a noi metterle in atto.

Info Documento di posizione SIA Protezione del clima, adeguamento ai cambiamenti climatici ed energia: https://www.sia.ch/it/politica/protezione-del-clima-adeguamento-ai-cambiamenti-climatici/

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modo più sostenibile. Bisogna dire anche che le necessarie conoscenze sovente non sono sufficientemente approfondite. JS: Non è così soltanto nel nostro settore. Finora tutti hanno approfittato del fatto di poter far slittare il problema, pensando che riguardasse soltanto le generazioni a venire. Purtroppo, però, quando parliamo di protezione climatica, parliamo di un cosiddetto wicked problem, vale a dire una questione contorta, complessa, e difficile o impossibile da risolvere in modo esaustivo. Il che di certo non aiuta a trovare soluzioni. Il problema non può essere risolto soltanto nella nostra disciplina e neppure appellandoci a soluzioni meramente tecniche. Oltre a elaborare valide soluzioni di nicchia si tratta di ottimizzare le condizioni quadro sociali. È un compito che può essere laborioso, ma proprio per questo vogliamo mettere in luce le opportunità e i potenziali realizzabili già oggi, nella nostra quotidianità.


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Uno sguardo interdisciplinare Carola Etter-Gick Caposervizio Comunicazione SIA

In seno alla Società svizzera degli ingegneri e degli architetti (SIA), i consigli di esperti offrono consulenza al Comitato in merito ai temi strategici: clima, appalti e trasformazione digitale, Adrian Altenburger,1 Anna Suter2 e Birgitta Schock,3 presidenti di tali organi consultivi, passano in rassegna i punti salienti del 2021, illustrano i progetti a venire e spiegano come intervengono al servizio della Società. Voi siete a capo dei consigli di esperti che si occupano dei temi strategici SIA. Quali sono gli avvenimenti da ricordare nell’anno che ci lasciamo alle spalle? Adrian Altenburger: In aprile, insieme al consiglio di esperti Energia, abbiamo presentato all’Assemblea dei delegati un nuovo documento di posizione sul clima e sulla gestione efficiente delle risorse. In seguito, abbiamo dispiegato tutte le nostre forze per la messa in atto di tale documento. Tra le altre cose, abbiamo preso posizione in concomitanza con la votazione relativa alla legge sul CO₂ e, sul piano cantonale, con la votazione in merito all’attuazione del Modello di prescrizioni energetiche dei Cantoni (MoPEC). Inoltre, in novembre si sono tenuti il Congresso sulla tecnica impiantistica e il Convegno Re-Use per la protezione delle risorse e del clima. Entrambi gli eventi hanno riscosso grande successo e per me rappresentano certamente due pezzi forti del 2021. Anna Suter: Anche io, pensando all’anno trascorso, metterei un evento al centro dei riflettori. Mi riferisco alla Giornata dei regolamenti SIA, tenutasi in settembre presso il Kongresshaus di Zurigo. Sono fiera che durante la giornata la SIA abbia potuto riunire attori di grande calibro, come Jacques Ducrest, delegato del Consiglio federale all’Agenda 2030, o come il giudice federale Marc Steiner, per discutere con loro in merito alle conseguenze della rivista legge federale sugli appalti pubblici (LAPub). Un altro aspetto di cui poter essere orgogliosi è il fatto che, nel 2021, con la partecipazione dei cantoni al concordato intercantonale sugli appalti pubblici (CIAP) si sia potuta avviare un’armonizzazione a questo livello. Birgitta Schock: Nell’ambito dell’evento «xCH21», abbiamo promosso il dialogo sul nostro tema chiave e ci siamo fatti

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1 Tra gli eventi più significativi del 2021 si annovera la Giornata dei regolamenti SIA. In immagine (da sinistra): Christoph Starck, Monika Jauch-Stolz, Anna Suter e la moderatrice Stefania Koller. Fonte Mike Denz

sentire anche al di fuori delle nostre roccaforti. Attualmente ci focalizziamo sulla Strategia «Svizzera digitale». È con questo obiettivo che abbiamo deciso di ampliare il nostro consiglio di esperti accogliendo al suo interno alcuni rinomati specialisti. Vogliamo però intessere un legame stabile anche con altri consessi, tra questi il consiglio di esperti Energia, ad esempio. La decarbonizzazione e la trasformazione digitale sono due megatrend che obbligano rami e industrie a cambiare radicalmente le proprie strutture. I modelli aziendali di tipo tradizionale saranno dunque oggetto di una profonda trasformazione. In che modo, concretamente, gettate dei ponti fra i vostri tre consigli di esperti? AS: Con il cambio di paradigma avvenuto nell’ambito degli appalti pubblici, la sostenibilità è diventata un importante criterio di aggiudicazione. Quando stiliamo le nostre raccomandazioni in materia, poter intrattenere uno scambio con il consiglio di esperti Energia è certamente un prezioso aiuto. AA: Siamo tutti e tre membri del Comitato e discutiamo sempre i temi cruciali SIA con uno sguardo interdisciplinare. I temi legati alla sostenibilità rivestono centrale importanza e poi ci sono argomenti, come l’introduzione dei sistemi di misurazione intelligenti oppure la revisione dei regolamenti per le prestazioni e gli onorari (RPO), che riguardano tutti e tre i nostri consigli di esperti. BS: Con la crescente digitalizzazione cambieranno le prestazioni che i progettisti sono chiamati a fornire nelle singole fasi del processo di progettazione, il che, a sua volta, influirà ad esempio sul modo in cui sono articolati gli RPO. Insomma, è evidente che potremo, anzi dovremo, collaborare ancora di più. Il futuro ci dirà se a

questo proposito basteranno gli scambi intrattenuti in seno al Comitato. Che cosa ha in serbo il 2022? AA: Saremo presenti alla fiera Swiss­ bau con diversi appuntamenti, al centro vi sarà il tema dell’economia circolare, con il nostro evento «Design for Disassembly». Un altro tema di rilievo sarà quello di garantire un sicuro approvvigionamento di energia elettrica mediante le energie rinnovabili. Al proposito, un disegno di legge si trova attualmente in consultazione. E, non da ultimo, siamo di fronte a un’altra questione importante che riguarda la penuria di specialisti. Ed è proprio per questo motivo che sosteniamo l’offensiva, lanciata dall’Ufficio federale dell’energia, tesa a promuovere la formazione di un maggior numero di specialisti nel settore. BS: Nel quadro di un’alleanza, in gennaio incontreremo una delegazione della Cancelleria federale e dell’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica per discutere della Strategia «Svizzera digitale». Un altro tema per noi cruciale è la creazione di un organo centralizzato per la gestione delle informazioni. AS: La sfida consiste ora nel fare in modo che la nuova LAPub diventi una realtà concreta e vissuta. In questo contesto, progettisti e committenti possono appoggiarsi al regolamento 144 e alle eventuali linee guida complementari. Negli anni trascorsi ci siamo concentrati soprattutto sul tema degli appalti, ora vogliamo seguire da vicino la revisione degli RPO. Inoltre, prevediamo di stilare un documento di posizione che riassuma tutte le priorità della SIA in materia di appalti. Ai sensi dello Statuto, i consigli di esperti sono definiti organi consultivi del Comitato. In che modo intervengono concretamente?


59 Siete massimi esperti dei temi strategici SIA. Nel corso degli ultimi anni, come sono cambiate, in termini di contenuti, le discussioni legate agli appalti, alla protezione climatica e alla digitalizzazione? AA: Quando il consiglio di esperti Energia ha cominciato il proprio lavoro, nel 2010, le discussioni vertevano soprattutto sugli aspetti normativi. Nel «Modello energetico» di allora le nostre riflessioni erano formulate partendo da una visione più ristretta. Il tema però contempla anche domande sul clima urbano, sulle risorse in

L AUFE N.CH L AUFE N 1892 | SWIT ZER L AND

termini di materiali e tanti altri fattori. Ecco perché dobbiamo unire le competenze e coinvolgere i gruppi di interesse. BS: Per noi l’obiettivo centrale è la trasformazione digitale. Sul fronte della concorrenza digitale, le imprese svizzere potranno avere dei vantaggi, purché la digitalizzazione sia vista come una spinta verso una maggiore sostenibilità. Si tratta di interazioni sistemiche che concernono l’ambiente di vita di noi tutti. Anche se, negli scorsi anni, il tema è entrato nel dibattito pubblico, bisogna fare di più a livello comunicativo. AS: La SIA ha contribuito in modo determinante alla revisione della legge sugli appalti pubblici. La rivista LAPub è un’occasione per i progettisti, perché ora per l’aggiudicazione di un mandato non è più soltanto il prezzo a farla da padrone. Adesso c’è la volontà di onorare con la giusta retribuzione un lavoro teso a fornire una soluzione altamente qualitativa. Signor Altenburger e signora Suter, con la prossima Assemblea dei delegati uscirete dal Comitato e passerete dunque il testimone anche in veste di presidenti dei vostri rispettivi consigli di esperti. Quali sono i ricordi che porterete per sempre con voi? AA: Nel 2012 mi sono recato a Tokyo con una delegazione nazionale condotta

dall’Ufficio federale dell’energia. Gli eventi di Fukushima hanno avuto un forte impatto in materia di protezione del clima. Per me è stato un vero privilegio intervenire, in questa fase, come presidente di un consiglio di esperti e poter vedere confermato e riconosciuto l’importante ruolo svolto dalla SIA. AS: In assoluto uno dei punti salienti è stata per me la revisione della LAPub. E lo dico anche in veste di architetta, perché per la nostra categoria professionale la nuova legge porta con sé evidenti benefici.

Note: 1. Adrian Altenburger è vicepresidente SIA da otto anni. Fa parte del Comitato dal 2009 ed è presidente del consiglio di esperti Energia dal 2010, l’anno stesso in cui l’organo è stato costituito. Altenburger è ingegnere impiantista e occupa la cattedra di tecnica impiantistica ed energia presso la Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU). 2. Anna Suter è membro del Comitato SIA dal 2014 e presiede il consiglio di esperti Aggiudicazione dal 2018. A Berna conduce con altri partner un proprio studio di architettura. 3. Birgitta Schock fa parte del Comitato SIA dal 2019. In quello stesso anno, l’architetta di Zurigo ha preso in mano le redini del neocostituito consiglio di esperti Trasformazione digitale.

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BS: Tutti noi siamo attivi professionalmente nel settore e vogliamo apportare con il nostro impegno un contributo reale ed efficace. Nel contempo, se ci concentrassimo soltanto sul risultato, rischieremmo di perdere di vista la visione d’insieme. La lungimiranza è però un aspetto fondamentale per un consiglio di esperti. Le commissioni centrali sono il nostro braccio operativo, con loro intratteniamo una stretta collaborazione. AA: Effettivamente per noi non è sempre facile separare gli aspetti strategici da quelli operativi. Nel nostro ruolo di presidenti dei consigli di esperti, fungiamo da portavoce e trasmettiamo le richieste al Comitato. In questo modo possiamo smuovere le cose a livello operativo.


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Il Centro Competenze Onorari SIA Ti Loris Dellea Architetto, direttore CAT

Il Centro di Competenza Onorari Ticino (CCOTi) è un gruppo di lavoro permanente della SIA Sezione Ticino creato quale piattaforma di discussione, verifica, monitoraggio e consulenza per quanto riguarda la messa a concorso di prestazioni di servizio primariamente nei settori dell’ingegneria rappresentati nella SIA e nasce in risposta al bisogno concreto di sostenere e promuovere le professioni di ingegnere attraverso una corretta retribuzione delle loro prestazioni. Eravamo convinti, e lo siamo tuttora, che gli onorari raggiungono spesso un livello tale da non permettere il corretto sviluppo di prestazioni di ingegneria conformemente agli obiettivi perseguiti dalla SIA e in grado di soddisfare le aspettative delle committenze. Un livello adeguato della retribuzione delle prestazioni rafforza l’attrattiva della professione di ingegnere e assicura il ricambio generazionale con capacità indigene. Il CCOTi offre attraverso la CAT la propria consulenza alle committenze pubbliche e private e alle associazioni professionali, fornendo specifiche informazioni, consigliando e prendendo posizione in merito a tutte le tematiche che riguardano fondamentalmente i concorsi per prestazioni. A distanza di qualche anno dalla costituzione di questo importante organo, siamo convinti che la sua presenza sia più necessaria che mai. E anche i fatti che negli ultimi anni si sono succeduti dimostrano quanto questi temi siano sempre più delicati, in quanto anche alcune basi che per decenni hanno fornito delle indicazioni chiare a progettisti e committenti sul tema degli onorari sono state improvvisamente spazzate via da alcune incomprensibili decisioni della Commissione federale della concorrenza: come per esempio vietare alla KBOB la pubblicazione di tariffe di riferimento piuttosto che imporre alla SIA l’eliminazione, dai suoi regolamenti sulle prestazioni e sugli onorari, di ogni e qualsiasi riferimento a una modalità di stima del tempo necessario per svolgere una determinata prestazione. D’altro canto, fa ben sperare l’entrata in vigore della nuova legge federale sugli acquisti pubblici all’inizio del 2021, che apporta un po’ di aria fresca e alcuni nuovi concetti che gettano le basi per delle importanti novità in questo campo.

Vale la pena ricordare alcuni articoli di questa nuova legge federale, che deve però fare da riferimento anche per le leggi a livello cantonale. Per esempio, l’articolo 29, sui criteri di aggiudicazione di una commessa, che recita: «§1 Il committente valuta le offerte in base a criteri di aggiudicazione riferiti alle prestazioni. Nel rispetto degli impegni internazionali della Svizzera, prende in particolare in considerazione, oltre al prezzo e alla qualità della prestazione, criteri come l’adeguatezza, i termini, il valore tecnico, l’economicità, i costi del ciclo di vita, l’estetica, la sostenibilità, la plausibilità dell’offerta, le differenze del livello di prezzi negli Stati in cui la prestazione è fornita, l’affidabilità del prezzo, la creatività, il servizio di assistenza, le condizioni di fornitura, l’infrastruttura, il contenuto innovativo, la funzionalità, il servizio alla clientela, la competenza tecnica o l’efficienza della metodica». E all’art. 41 è indicato che «L’offerta più vantaggiosa ottiene l’aggiudicazione». Un cambiamento significativo rispetto alla precedente definizione, ossia «L’offerta più favorevole dal profilo economico ottiene l’appalto». Fra gli addetti ai lavori si parla di cambio di paradigma: se questi risultati sono stati raggiunti, è grazie anche al notevole impegno di molte associazioni di categoria che si sono unite – l’unione fa la forza – nell’Alleanza per degli appalti pubblici progressisti, di cui fanno parte tra l’altro SIA, ASIAT, FSU e FAS: Stefan Cadosch, già presidente della SIA, è stato anche co-presidente di tale associazione. Alle parole ora però devono seguire i fatti! Qualche speranza c’è. In un bando elaborato da armasuisse e apparso nell’autunno 2021, sono stati previsti i criteri della plausibilità della tariffa oraria e della plausibilità delle ore, introducendo pure il limite di esclusione delle offerte che non dovessero raggiungere in questi criteri un valore minimo. Ma come discusso anche in occasione dell’assemblea generale di SIA Ticino a fine settembre 2021 e dell’assemblea dei delegati della CAT svoltasi in novembre, preoccupano seriamente alcune scelte dell’amministrazione cantonale, che per anni, a mo’ di precursore, ha sempre previsto i due criteri utilizzati recentemente da armasuisse, che però nei suoi ultimi due bandi sono inspiegabilmente spariti. E gli effetti di queste decisioni, con amarezza, li hanno potuti constatare tutti. L’apertura inoltre delle offerte relativa a un recente bando pubblicato nel Grigioni italiano non fa che confermare che l’assenza di criteri specifici porta a risultati nefasti: su 9 offerte

inoltrate, 8 prevedono onorari tra ca. 450'000 CHF e 700'000 CHF. Un concorrente ha offerto ben 182'802.44 !?!? Ovviamente l’agire scriteriato di qualche nostro collega contribuisce a far sì che accadono fatti di questo tipo. Criticare aspramente, in sede di ricorso, la presenza dei criteri della plausibilità della tariffa oraria o della plausibilità delle ore ha fatto male a tutta la categoria. Fatto salvo forse per chi, per esempio in occasione della recente gara per la progettazione della tappa prioritaria del TRAM-TRENO del Luganese, aveva l’intenzione di far di tutto pur di ottenere questo mandato a qualsiasi costo, avendo così avuto gioco facile e l’apertura delle offerte lo ha dimostrato. Si dice poi che il progetto alla base del bando grigionese sia di qualità molto scadente, e ciò lascia ovviamente spazio a importanti speculazioni: ma forse c’è chi va al di là di quanto ragionevolmente ci si possa immaginare. In Ticino, grazie all’agire sapiente da parte dell’amministrazione cantonale, per anni abbiamo potuto godere di onorari rispettabili. Constatiamo con amarezza il recente cambio di rotta. Tanto più che questo accade nel momento in cui entra in vigore il contratto collettivo di lavoro (oltre al fatto che oggi, come già detto in precedenza, non disponiamo più di nessun riferimento per il calcolo dei nostri onorari). Le richieste a livello di preparazione delle offerte, e non solo, sono sempre più elevate. Criteri di aggiudicazione come la sostenibilità, l’innovazione, la responsabilità sociale dell’impresa ecc. sono sicuramente importanti: ma ciò significa maggior impegno, anche finanziario, da parte di ogni singola ditta in un momento già di per sé difficile. Ribadiamo che questa situazione ci preoccupa molto: ma non si tratta di una mera preoccupazione riguardo semplicemente il basso livello degli onorari, piuttosto il fatto che alcuni colleghi ci indicano già che le difficoltà per permettere a giovani architetti o ingegneri di affacciarsi alla professione aumentano sempre più. I nostri giovani che si formano oltre cantone non rientrano dunque in Ticino, anche perché messi di fronte a salari sempre meno competitivi E ci sembra di poter dire che a medio termine, da noi vi sarà un deficit significativo – non solo in termini di numeri ma anche in termini di competenza – per affrontare le sfide del futuro. La nostra società ha bisogno di ingegneri e di architetti per poter affrontare alcuni grandi temi che la riguardano da vicino. Purtroppo, troppi ancora, anche davanti all’evidenza dei fatti, sembrano non accorgersene.


Pablo Valsangiacomo Dopo i grandi interventi di correzione dei fiumi e delle rive lacustri ticinesi a cavallo tra il XIX e il XX secolo, il dibattito sul rapporto con i corsi d’acqua in Ticino si è adagiato in una pausa lunga un secolo. A partire dagli anni Duemila si sono lentamente rimesse in discussione le idee urbanistiche (ma anche sanitarie e idrologiche) che avevano condotto a questi ultimi interventi. Fondamentali in questo senso si sono rivelate le procedure di concorso architettonico per rilanciare un dibattito che altrimenti lambiva in esercizi intellettuali soltanto teorici. La stesura di diversi progetti ha quindi permesso di riattivare la discussione, anche sul piano pratico, del rapporto tra le aree urbane e l’acqua. La nuova estensione acquisita dagli insediamenti urbani negli ultimi decenni ha infatti portato alla nascita di grandi conglomerati che sfruttano esclusivamente spazi pubblici nati nei secoli precedenti e che sono oggi solo in parte sufficienti alle nuove necessità di una collettività che ha quasi interamente urbanizzato i fondovalle ticinesi. I tredici comuni della nuova Bellinzona hanno scoperto di avere un elemento naturale in comune, il fiume Ticino, che poConcorso Nuova officina e deposito Fart SA a Riazzino

trebbe diventare un elemento di unione e non più un semplice corso d’acqua incanalato. Così succede anche nella Lugano aggregata, che riscopre l’importanza del piccolo fiume Cassarate, originariamente suo confine; mentre comuni vicini vorrebbero ripensare il rapporto con il lago (Paradiso, Morcote, Ponte Tresa). Oppure che vari comuni del Mendrisiotto aspirano oggi a rivalorizzare i bistrattati fiumi Laveggio e Breggia. A favore di un‘evoluzione del paesaggio lacustre e fluviale vi sono quindi esigenze urbanistiche, sociali ed ecologiche. Con procedure di vario tipo (concorso su invito, MSP, concorsi con procedura selettiva) si sta portando avanti un ripensamento degli spazi pubblici a contatto con l’acqua. Attorno a questo tema, il concorso di progettazione e i mandati di studi in parallelo quale strumento di dibattito collettivo, coinvolgono in primis progettisti e tecnici e in seguito i cittadini, facilitando la discussione a tutti i livelli attraverso piani e disegni che vogliono immaginare i nuovi luoghi pubblici. Esemplare è stata la discussione sorta attorno al progetto per la nuova foce del fiume Cassarate, vincitore di un concorso su invito. Proprio attraverso il concorso si è attivato il dibattito pubblico (cfr. Archi 2/2011), risolto nel 2011 in un referendum nel quale prevalsero in votazione popolare i favorevoli al progetto per un risicato margine (50.1% favorevoli, 49% contrari). Indipendentemente dal risultato e dalle argomentazioni portate da favorevoli e contrari, oggi la città ha un nuovo spazio pubblico e un accesso

diretto al lago e alla foce del fiume democraticamente scelto dalla cittadinanza, il quale ha avvicinato la popolazione a questi due elementi naturali. Inoltre, grazie a questo progetto, la città di Lugano ha ampliato la sua zona pubblica ricreativa anche per eventi culturali. Una maggiore consapevolezza dell’impatto umano sulla natura, insieme al desiderio di interagire con essa attraverso attività quotidiane di svago ha generato una vasta riflessione su questo rapporto. Con varie procedure SIA si sta quindi rapidamente aprendo a progetti che ripensano il confine tra i bacini d’acqua e il suolo. Il futuro del Laveggio è stato recentemente ridisegnato con un MSP nel quale ha prevalso la visione del gruppo guidato dallo Studio Vulkan Landschaftsarchitektur di Zurigo, mentre questi ultimi assieme a Jachen Könz hanno dato un volto alla riqualificazione della riva del lago di Paradiso nel 2016. Recentemente il collegio di esperti di due distinti MSP ha raccomandato la visione proposta dal gruppo guidato da Inches Geleta Architetti sia per la riqualificazione e sviluppo del lungolago di Lugano, che per quella di Morcote, a riprova che la collettività può beneficiare molto dai giovani architetti, che spesso faticano ad essere ammessi in procedure selettive. Nel frattempo anche privati cittadini si sono lasciati contagiare e hanno voluto lanciare proposte, anche provocatorie, come quella di Alessio Petralli, che nel 2019 propose la creazione di una spiaggia dal Parco Ciani al LAC.

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11/2021 MSP Piano Direttore comunale della Nuova Lugano Lugano

12/2021 Nuova mensa e piazza del Comparto OSC Mendrisio

1/2022 Nuova officina e deposito FART SA Riazzino

Il collegio di esperti raccomanda di approfondire la proposta del Team 1

1° R /P «Il grande tetto [a Place of Attachment]» Durisch + Nolli Architetti, Massagno 2° R /P «Asplenium» Buzzi studio di architettura, Locarno 3° R /P «Sala e padiglione» Gaëlle Verrier, Canzo (I) 4° R /P «Squares» Krausbeck Santagostino Margarido, Salorino 5° R /P «Physcia» Roi Carrera Architetto, Minusio 1° A «Amaldi» Hermes Killer, Locarno

1° R /P «Urbino_18» Canevascini & Corecco, Lugano e Delorenzi La Rocca Architetti, Minusio 2° R /P «Dal finestrino» Lopes Brenna, Chiasso e Viscardi Zocchetti, Lugano 3° R /P «Doppietta» Giovanni Bresciani, Francesco Sala arch., Zurigo 4° R /P «Stasibus» Studio Calori, Lugano 5° R /P «Leggero + 7» Hermes Killer, Locarno 6° R /P «Startconfart» Durisch + Nolli Architetti, Massagno

Team 1 Studio Paola Viganò. Architetto: capofila - Paola Viganò, Milano; Pianificatore urbanista: Giovanni Guscetti, Minusio; Architetto paesaggista, Sophie Agata Ambroise, Lugano Team 2 Consorzio Pensare Lugano Architetto: Fedele Canosa, Delft; Pianificatore urbanista, Sergio Rovelli, Canobbio; Architetto paesaggista: João Nunes, Lisbona Team 3 KCAP Architects & Planners Architetto: Stefano Tibiletti, Lugano; Pianificatore urbanista - capofila - Ute Schneider, Zurigo; Architetto paesaggista, Martina Voser, Zurigo 6

I risultati dei concorsi su competitions.espazium.ch/it

R rango

P premio

A acquisto

CONCORSI 61

Ripensare il rapporto tra l'uomo e l'acqua


LIBRI 62

Libri Valerio Perna

Gaetano De Francesco Architettura dell’acqua. L’emergenza idrica come occasione progettuale nella città contemporanea Quodlibet, Macerata 2020

Tra le grandi crisi che affliggono la città contemporanea, l’acqua è sicuramente una delle più pressanti e che, con cadenza regolare, ci ricorda la fragilità dei nostri agglomerati urbani in relazione a un contesto ambientale costantemente in labile equilibrio. Nel corso dei secoli siamo stati sempre convinti che l’unico approccio possibile per lenire i suoi effetti fosse quello di arginarla, irreggimentarla, di contenerla quasi al fine di annullarla all’interno degli strati secondari dei nostri spazi urbani. Ma cosa succederebbe se invece essa potesse essere considerata quale vero e proprio materiale di progetto? E come diverrebbe la città odierna se la sua presenza diventasse sinergica al nostro modo di progettare e in grado di at-

Collectif Superpositions, Georges Descombes Laisser faire à la rivière Infolio éditions, Gollion 2021

tivarsi quale enzima di resilienza nei nostri tessuti urbani. Queste sono alcune delle domande principali contenute nel libro Architettura dell’acqua. L’emergenza idrica come occasione progettuale nella città contemporanea. Il testo rappresenta la parte divulgativa della dissertazione dottorale dell’autore e si pone l’obiettivo di aprire nuovi orizzonti teorici e metodologici all’interno della disciplina della progettazione architettonica. Composto da sette parti più un’appendice, il lavoro si muove interamente attorno al fil rouge delineato dal concetto di «infrastruttura idrica contemporanea» la quale, inquadrabile all’interno del filone di ricerca delle «infrastrutture multifunzionali di nuova generazione», rappresenta un possibile vettore di cambiamento per la rivitalizzazione attraverso l’acqua degli spazi urbani depressi e sottoutilizzati sia alla micro che alla macro scala. Il primo capitolo presenta al lettore le criticità dell’emergenza idrica all’interno della città contemporanea e sottolinea la sua importanza come punto di partenza per un cambio di paradigma in direzione di un ripensamento in chiave adattivo-ecologica – resiliente – dei nostri agglomerati urbani. Il secondo affronta il ruolo fondamentale delle infrastrutture idriche sia dal punto di vista della governance territoriale sia riguardo le loro ricadute concrete nella definizione del paesaggio moderno. L’autore propone la sostituzione del modello tecnico-ingegneristico unidirezionale, tipico del secolo scorso, con una infrastruttura adattiva anti urban flooding quale dispositivo integrato in grado di adattarsi a molteplici fenomeni e cambiamenti. La terza sezione apre la strada a una serie di strategie progettuali basate sull’acqua che rappresentano differenti modalità del suo utilizzo come «materiale architettonico» con la dimostrazione,

Association suisse des architectes paysagistes, BSLA, a cura di Stadtklima Climat urbain «Anthos», 2021, n. 1

attraverso specifici progetti «compagni di strada» della sua efficacia alle più diverse scale. Dopo aver affrontato la tipologie delle piazze d’acqua e dei giardini della pioggia, il quarto capitolo si focalizza sui parchi urbani di scala intermedia dediti al controllo e alla gestione delle acque meteoriche (stormwater parks), dove gli esempi dello studio Turenscape e di Herbert Dreiseitl vengono presentati come casi paradigmatici. La quinta e la sesta sezione proseguono in questo avanzamento di scala presentando la tipologia del waterfront urbano e costiero, come sistemi buffer space, bypass e canalizzazioni integrati alla dimensione territoriale, e i sistemi di sbarramento (quali argini e dighe) come eventi multitasking liberi dalla sola funzione di difesa dai flussi idrici. Il settimo capitolo capovolge interamente il piano di riferimento e affronta la dimensione ipogea quale occasione di progetto nei tessuti consolidati per lo stoccaggio e la canalizzazione delle acque (tra gli interventi troviamo Paul De Ruiter Architects e le cisterne sotterranee di Barcellona). Dopo quest’ultima sezione si arriva all’appendice intitolata Algoritmi di progetto che è la vera parte da scoprire e rappresenta il contributo primario dell’autore al campo metodologico del progetto di architettura. Vengono presentati al lettore/architetto, quindi, una serie di principi di base correlati da altrettante azioni sotto forma di «verbi del progettare», che hanno l’esplicito obiettivo di fornire un impianto metodologico di base con il quale si possa affrontare la complessità del progetto di architettura e proporre soluzioni alternative in scenari in continuo divenire.

Fang Wang, Martin Prominski, a cura di Water-Related Urbanization and Locality Springer Nature, Singapore 2020

Jean-Marc Besse Paesaggio ambiente. Natura, territorio, percezione DeriveApprodi, Roma 2020


zione? Molte sono le definizioni possibili e ampio è il margine lasciato all’interpretazione. Espazium – edizioni per la cultura della costruzione presenta il proprio punto di vista, con progetti provenienti da tutta la Svizzera. I tre criteri di qualità dell’architetto-costruttore romano Vitruvio rappresentano il punto di partenza: solidità (firmitas), funzionalità (utilitas) e bellezza (venustas). Gli autori testano il loro significato effettivo applicandolo a progetti concreti. La selezione è personale, le argomentazioni qualificate e multidisciplinari, la discussione vivace e impegnata. Lo spazio di riflessione così aperto invita a un dibattito poliedrico e stimolante.

BAUKULTUR: QUALITÄT UND KRITIK · CULTURE DU BÂTI : QUALITÉ ET CRITIQUE · CULTURA DELLA COSTRUZIONE: QUALITÀ E CRITICA

Cos‘è la cultura della costru-

2021/2022

Cultura della costruzione: qualità e critica Alberto Bologna · Tina Cieslik

Dipartimento federale delle finanze DFF Ufficio federale delle costruzioni e della logistica UFCL Settore Costruzioni Gestione dei progetti

DIESE PUBLIKATION WURDE UNTERSTÜTZT DURCH CETTE PUBLICATION A BÉNÉFICIÉ DU SOUTIEN DE QUESTA PUBBLICAZIONE È REALIZZATA COL CONTRIBUTO DI

Camille Claessens-Vallet · Danielle Fischer Marc Frochaux · Valeria Gozzi Clementine Hegner-van Rooden

Mandato di studio parallelo con procedura selettiva per progettisti generali conforme a GATT/OMC

Paul Knüsel · Philippe Morel Cedric van der Poel · Caspar Schärer Judit Solt · Graziella Zannone Milan

Risanamento generale della Biblioteca nazionale di Berna 2021/2022

Committente Confederazione Svizzera Ufficio federale delle costruzioni e della logistica UFCL, Gestione dei progetti Compito La procedura a due fasi del mandato di studio parallelo per progettisti generali è diretta a ricevere proposte per la riorganizzazione della Biblioteca nazionale del futuro, nonché per il risanamento completo del complesso edilizio sotto tutela dei monumenti storici.

13 WERKE AUF DEM PRÜFSTAND

13 OUVRAGES SOUS LA LOUPE

13 OPERE ESEMPLARI

Espazium è lieta di presentarvi il volume Cultura della costruzione: qualità e critica. Non solo perché costituisce la prima pubblicazione concepita e realizzata congiuntamente dalle quattro redazioni di espazium - Edizioni per la cultura della costruzione, ma anche perché auspica che possa promuovere un dibattito stimolante. L'espressione «cultura della costruzione» è ampiamente diffusa: innumerevoli sono i criteri con cui si è tentato di definirla. Ma chi è in grado di determinare quali siano effettivamente gli esempi rappresentativi di una cultura della costruzione esemplare? Come è possibile riconoscere, descrivere e argomentare le sue intrinseche qualità? Chi garantisce tali principi? I redattori di TEC21, TRACÉS, espazium.ch e Archi hanno fatto della critica, seria e impegnata, la loro professione. Ecco perché hanno voluto interrogasi sulla cultura della costruzione attraverso un approccio interdisciplinare. Lo hanno fatto pragmaticamente, analizzando progetti realizzati in tutta la Svizzera: ogni autore ha scelto un'opera e ne ha descritto gli aspetti principali che la rendono esemplare. Nel fare ciò, sono partiti dai tre principi vitruviani, firmitas, utilitas e venustas, reinterpretandoli con codici contemporanei. Il ragionamento sul tema è stato condotto in modo rigoroso, con la consapevolezza che la selezione delle opere, così come le riflessioni sui progetti, implicano una scelta critica soggettiva. I risultati di questa ricerca dimostrano come ogni progetto realmente di qualità sia unico, il che solleva una questione interessante sui tanti possibili criteri di valutazione.

Potete ordinare altre copie del libro a 39.- CHF, scrivendo a buch@espazium.ch oppure richiedendole al vostro libraio di fiducia

Sei team prequalificati dovranno illustrare come si possa creare un luogo per la riorganizzazione e la vision della Biblioteca nazionale. Dalla procedura del mandato di studio parallelo ci si attende una proposta di progetto che, in considerazione del patrimonio architettonico, tenga conto dei diversi requisiti in maniera sensibile e adeguata dal punto di vista strutturale. Oltre al risanamento dell’edificio, la proposta di progetto deve tenere conto anche del concetto di utilizzo della Biblioteca nazionale del futuro. È richiesto un intervento anche per quanto riguarda la statica dell’edificio. Il mandato di progettazione deve essere assegnato con incarico diretto al team del progetto selezionato. Termini Bando di concorso Prequalifica Presentazione della documentazione per la prequalifica Pubblicazione del team di progettazione prequalificato Presentazione intermedia Presentazione finale Conclusione prevista della procedura

03.02.2022 10.03.2022 Aprile 2022 Settembre 2022 Dicembre 2022 Gennaio 2023

Gruppo di esperti Hanspeter Winkler, Architetto ETH SIA, Presidenza Jean-Daniel Gross, Soprintendente ai monumenti della Città di Berna Daniel Schürer, Architetto ETH SIA Cédric Bachelard, Architetto EPFL FAS SIA Toni Weber, Architetto del paesaggio STS FSAP SIA Veronika Niederhauser, Architetto ETH, Manager portafoglio AGG Anja Beer, Architetto SUP FAS, (vice) Diritto di partecipazione Il concorso è rivolto a team di progettisti generali che si occupano delle discipline di architettura, ingegneria civile, riscaldamento, ventilazione, climatizzazione, settore sanitario ed elettrico e architettura del paesaggio. Possono partecipare i progettisti con domicilio e sede commerciale in Svizzera o in uno Stato aderente alla Convenzione GATT/OMC sugli acquisti pubblici, laddove tale Stato accordi la reciprocità. Indennità I team di progettisti generali selezionati riceveranno ciascuno come indennità di spesa fissa CHF 90 000.00 IVA escl. per le proposte di progetto presentate in forma completa, valutabile ed entro i termini previsti. Ritiro della documentazione del bando Il bando per il mandato di studio parallelo sarà pubblicato nella piattaforma web www.simap.ch nonché nelle riviste specializzate TEC21, TRACÉS e Archi. Tutta la documentazione del concorso potrà essere consultata e scaricata tramite simap (simap ID B22011). Fanno fede la documentazione del bando e l’indicazione dei rimedi giuridici pubblicati su simap.


ai16366444759_200x132, Archi (202111).pdf

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Archi rivista svizzera di architettura, ingegneria e urbanistica Fondata nel 1998, esce sei volte all’anno. ISSN 1422-5417 tiratura REMP diffusa: 3042 copie, di cui 2873 vendute via Cantonale 15, 6900 Lugano tel. +41 91 921 44 55 redazione@rivista-archi.ch www.espazium.ch Direzione Mercedes Daguerre md Vicedirezione Stefano Milan sm Assistenza al coordinamento Andrea Nardi an Teresa Volponi tv Redazione Valeria Gozzi vg Matteo Moscatelli mm Gabriele Neri gn Andrea Roscetti ar Pablo Valsangiacomo pv Graziella Zannone Milan gzm Stefano Zerbi sz Redazione Expromo Federica Botta fb Redazione online Francesca Acerboni fa Antonio Sedda as Redazione comunicati SIA Sophie Depondt Impaginazione Andrea Nardi an

Traduzioni italiano-tedesco Marina Spörri, Zurigo; Scriptum, Roma Correzione bozze Fabio Cani Corrispondenti Silvia Berselli, cultura architettonica/eventi Alberto Bologna, ricerca e tecnologia Rina Corti, Manuel Lüscher, didattica e ricerca applicata SUPSI Comitato scientifico Claudio Ferrata, geografo, Lugano Andrea Frangi, ingegnere civile, Zurigo Jacques Gubler, storico dell’architettura, Basilea Tullia Iori, storica dell’ingegneria, Roma Annalisa Viati Navone, storica dell’architettura, Balerna-Parigi Consiglio di redazione Andrea Casiraghi, arch., Lugano Thea Delorenzi, arch., Minusio Cristiana Guerra, arch., Bellinzona Samuele Pegorini, ing. civile, Cadenazzo-Lugano Paolo Poggiati, arch. paesaggista, Bellinzona Editore espazium – Edizioni per la cultura della costruzione Zweierstrasse 100, 8003 Zurigo tel. 044 380 21 55, fax 044 380 21 57 Daniel Meyer, presidente ad interim Katharina Schober, direttrice Ariane Nübling, assistente Organo ufficiale SIA Società svizzera ingegneri e architetti, www.sia.ch OTIA Ordine ticinese ingegneri e architetti, www.otia.ch

La riproduzione, anche parziale, di immagini e testi, è possibile solo con l’autorizzazione scritta dell’editore e con la citazione della fonte.

stampato myclimate.org/01-21-662136

Stampa e rilegatura Stämpfli Publikationen AG, Berna Associazioni garanti SIA Società svizzera ingegneri e architetti www.sia.ch FAS Federazione architetti svizzeri www.architekten-bsa.ch USIC Unione svizzera ingegneri consulenti www.usic-engineers.ch Fondation Acube, www.epflalumni.ch/fr/ prets-dhonneur ETH Alumni, www.alumni.ethz.ch Abbonamenti e arretrati Stämpfli Publikationen AG, Berna tel. 031 300 62 57, fax 031 300 63 90 abbonamenti@staempfli.com Abbonamento annuale (6 numeri) Svizzera Fr. 155.– / Estero Fr. 180.–, Euro 164, Studenti Svizzera Fr. 77.50 Numeri singoli 24.– Abbonamenti soci SIA: SIA, Zurigo tel. 044 283 15 15, fax 044 283 15 16 rettifiche@sia.ch Pubblicità Fachmedien, Zürichsee Werbe AG Seestrasse 86, 8712 Stäfa tel. +41 44 928 56 11, fax +41 44 928 56 00 www.fachmedien.ch, info@fachmedien.ch

Der Verlag für Baukultur Les éditions pour la culture du bâti Edizioni per la cultura della costruzione


Cos‘è la cultura della costruzione? Molte sono le definizioni possibili e ampio è il margine lasciato all’interpretazione. Espazium – Edizioni per la cultura della costruzione presenta il proprio punto di vista, con progetti provenienti da tutta la Svizzera. I tre criteri di qualità dell’architetto-costruttore romano Vitruvio rappresentano il punto di partenza: solidità (firmitas), funzionalità (utilitas) e bellezza (venustas). Gli autori testano il loro significato effettivo applicandolo a progetti concreti. La selezione è personale, le argomentazioni qualificate e multidisciplinari, la discussione vivace e impegnata. Lo spazio di riflessione così aperto invita a un dibattito poliedrico e stimolante. CASA ANZIANI DEI COMUNI DI LEVENTINA (TI)

ZUSAMMENFASSUNG S. 77 RÉSUMÉ P. 77

LA BAUKULTUR COME ESPRESSIONE COMPOSITIVA

grazie al successo delle scelte forma-

retto discendente. Struttura portante,

li, strutturali, distributive e com-

distribuzione planimetrica e ricchezza

positive messe in campo dagli archi-

superficiale interagiscono tra loro nella

tetti Baserga e Mozzetti e dagli

definizione di una qualità compositiva e

ingegneri Pedrazzini e Guidotti che

seguenza di fondamenti teorici che identificano nell’arte del costruire uno dei

suo completamento, non solo ad instaurare un dialogo con i tratti caratteristici del contesto paesaggistico in cui è

ta pure un penetrante strumento d’analisi

comunità di Giornico.

dell’opera realizzata. Travi-parete ester-

La Casa Anziani è collocata ai margi-

ne ed interne definiscono tanto le scelte

ni del nucleo storico del villaggio, a pochi

compositive quanto quelle planimetriche funzioni sui quattro piani fuori terra

oltre che da significative architetture in

dell’edificio – un ulteriore livello semi-in-

pietra: tra queste spiccano i caratteristici

terrato accoglie locali di servizio. In pian-

ponti romani a schiena d’asino e, a ovest

ta tutti gli ambienti sono disposti all’in-

del fiume Ticino, le chiese dedicate a San

terno di un quadrato di 36 metri di lato

Nicolao e San Michele. Sullo sfondo, la

che genera, in elevazione, un elegante

parete rocciosa del Pizzo Forno: dunque,

monolite di calcestruzzo finemente inta-

un luogo che si compone di svariate de-

gliato e completato da inserti in larice. ma dell’edificio al territorio limitrofo:

alla regolarità dei filari dei vitigni, si re-

concepito come una sorta di zoccolo su

lazionano con i colori del paesaggio mon-

cui è impostato l’intero volume, viene

tano, con la rugosità dei massi del greto

messo in comunicazione con la strada

del Ticino e con la natura incontaminata

prospiciente il fronte nord e il paesaggio

dei boschi circostanti. Ed è proprio la

circostante attraverso ampie vetrate. Il

sensibilità nei confronti dei materiali

taglio orizzontale continuo creato nel

primo piano apre così visuali dagli spazi

primigeni impulsi creativi alle scelte ar-

interni verso un vigneto appositamente

chitettoniche successivamente realizzate

ricostruito sul fianco ad ovest, la casa co-

per la Casa Anziani, nel quadro di una prettamente elvetica che si distingue an-

dell’assemblaggio. Si tratta di un concetto teorico che

dove istanze legate alla

pazienti ospitati, malati del morbo di

ornamentali da istanze legate alla costru-

con l’organismo dell’edificio, inteso esso

zione. Un approccio multiscalare che si

stesso come un micro-villaggio. Una con-

appalesa a partire dall’intendere l’edifi-

cezione distributiva che si manifesta nel-

un paesaggio in continua formazione ed

A Veduta di dettaglio del fronte nord che esplicita la ricercatezza espressiva dei materiali da costruzione utilizzati: la ricca superficie del calcestruzzo faccia-vista interagisce con le venature e il sistema di giunti dei tamponamenti in larice.

concezione tanto dello spazio, quanto della struttura e dell’involucro dell’edificio.

la densità e varietà funzionale del piano terra, dove sono collocati spazi progetta-

evoluzione, sino al processo di definizio-

ti per consentire una coesione tra la vita

ne del dettaglio costruttivo che implica lo

dell’anziano e quella degli altri abitanti di

scaltro impiego – anche in chiave orna-

Giornico: la scansione spaziale definita

« SELTEN WIRD EIN BAU SO mentale – dei materiali adoperati. Le caratteristiche murature in pietra GANZHEITLICH UMGESETZT evolvono così in un organismo in calceWIE struzzo HIER. DAS REICHT VONfaccia-vista DER e nel armato, lasciato suo naturale grigiore per essere così idenHERKUNFT DER MATERIALIEN tificato immediatamente come il loro diÜBER DIE ZUSAMMENARBEIT VON ARCHITEKTEN UND BAUHERRSCHAFT BIS HIN ZUR KLUGEN ARCHITEKTONISCHER ANWENDUNG SELBST ENTWICKELTER KONSTRUKTIONSELEMENTE. » Fassade – Schalung Fichte, sägeroh, 30 mm – Vollholzelement, 180 mm – Vollholzelement, 206 mm

costruzione sono in grado di guidare il progettista nella

menti riconosciuti come identitari dai Alzheimer, e che trovano una relazione

Dach – Blechdach gefalzt – Schalung, 27 mm – Konterlattung, 60 mm – Holzfaserdämmplatten, 60 / 120 mm – Vollholzelement, 260 mm

nel panorama professionale

munale, il villaggio, oltre che in direzione del fiume su di un parco pubblico: ele-

che per il suo saper far derivare questioni distributive, strutturali, compositive ed

cio come componente imprescindibile di

trova forti ripercussioni elvetico contemporaneo,

blocco cementizio tra il parapetto del piano terra e l’intradosso del solaio del

dare – la complessa transizione dai

cultura del progetto contemporaneo

Alberto Bologna arch., Ph.D. è docente e ricercatore in composizione architettonica presso Sapienza Università di Roma. È stato ricercatore post-doc presso l‘EPFL e docente di Teoria del Progetto presso la SUPSI. È corrispondente della rivista Archi.

È il piano terra ad aprire il program-

fici lapidee plasmate dall’uomo, abbinate

getto, in grado di accompagnare – e gui-

manifestazione dell’arte

legate alla distribuzione delle diverse

da un edificato dai caratteri eterogenei

a farsi vero e proprio strumento di pro-

col termine tettonica la

Oltretutto, se non confinata prettamente nella tecnica, la costruzione diven-

nuovo luogo di riferimento per l’intera

clinazioni materiche dove forme e super-

contemporaneo identifica

principali fattori ispiratori dell’intero processo progettuale.

immersa ma a rappresentare pure un

passi da un tessuto urbano caratterizzato

La cultura del progetto

spaziale che si rivela essere diretta con-

la Casa Anziani dei Comuni di Leventina riesce, a circa tre anni dal

Decken 1.Obergeschoss bis Dachgeschoss – Parkett Buche, 20 mm – Buchenbretter, genutet, 44 mm (Bodenheizung eingefräst) – Trittschalldämmung Holzfaserplatte, 60 mm – Fichtengitter, 3 Lagen à 150 × 36 mm (Hohlraum gefüllt mit Kalksplitt) – Buche, genutet, 60 mm – Buchengitter, 2 Lagen à 150 × 36 mm

dalle travi-parete interne ospita così un bar, oltre che un parrucchiere e un piccolo centro di fisioterapia aperti a tutta la cittadinanza. Ai due piani superiori, lungo tutto il perimetro, sono collocate le stanze per i degenti, secondo un impianto

Decke Erdgeschoss – Sumpfkalk, 130 mm – Trittschalldämmung, 20 mm – Fermacell-Platte, 15 mm – Brettstapel, 180 mm

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Konstruktion Laube Eiche massiv

Geländer Rundstahl Handlauf Eiche

Fassadenrelief gefräste Halbmonde

Schmutzschleuse aus Massivholzstäben Einbaumöbel Eiche dunkel geölt Handlauf Stahl roh geölt

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Tina Cieslik

Richiedete il libro per 39.- CHF al vostro libraio di fiducia oppure a buch@espazium.ch Cultura della costruzione: qualità e critica, 96 pagine, italiano/francese/tedesco

elemente akkurat rechtwinklig daher-

Wie eng die Verbindung der Bauherr-

kommen, ist der Beton polygonal, fast

schaft zum Holz ist, zeigt sich überall im

organisch ausgeführt. Die Gestaltung sei

Haus an vielen Details: Statt einer Fuss-

eine Referenz auf die jeweilige Konstruk-

matte aus Textil sorgt am Eingang ein

tion, betont Søren Linhart: Der flüssige

eigens angefertigter hölzerner Gitterrost

Beton wird gegossen, das lineare Holz

für saubere Schuhe; die Spinde im Um-

präzise auf Mass geschnitten.

Partnerschaftliches Pingpong

Die aussergewöhnliche Ausgangslage, gemeinsam mit einem offenen und fachlich versierten Holzbauer dessen Bürohaus zu

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kleideraum im UG sind aus Holz; und statt eines Grundsteins liegt im Keller –

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Überraschung – ein graviertes Stück Holz.

Venustas plus

planen, führte zu einem intensiven Aus-

Was am Bürohaus Küng beeindruckt, ist

tausch mit den Architekten. Und auch zu

die aussergewöhnliche Liebe zum Detail,

Innovationen in verschiedenen Mass-

die Logik der Konstruktion und die

stäblichkeiten, so zu den zweiachsig ge-

Stringenz in der Ausführung. Die Wert-

spannten Decken aus Buchenholz in den

schätzung für das Material ist überall

Obergeschossen, die es ermöglichten, auf

spürbar. Sie ist jedoch kein Selbstzweck:

Träger zu verzichten, oder den höhenver-

«Es ist wichtig, dass die Schönheit auch

stellbaren Schreibtischen in den Büros.

funktioniert», betont Stephan Küng. Aus

Für Letztere liessen sich die Architek-

der engen Zusammenarbeit zwischen

B Querschnitt durch das Gebäude. Der Erschliessungsturm aus Beton im Zentrum ist der «Stamm», die Holzkonstruktion bildet die Äste, die Lauben die Blätter.

Die umlaufenden Lauben bieten konstruktiven Holzschutz, Verschattung und einen Zugang nach aussen für die Mitarbeitenden.

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Das Treppenhaus aus Beton erinnert mit seinen organischen Formen an anthroposophische Architektur.

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ten vom Schiffsbau inspirieren: Mittels

Holzbauunternehmer und Architekten ist

Winden können die Mitarbeitenden die

ein besonderes Stück Baukultur entstan-

Tischplatten individuell auf die ge-

den. Es repräsentiert nicht nur Architek-

Das zweigeschossige Entrée mit Sumpfkalkboden und Cheminée. Hinter einem Sichtschutz aus Holzlatten liegen im 1. OG zwei Sitzungszimmer.

wünschte Höhe kurbeln.

tur, sondern vielmehr eine Haltung.

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Grundrisse EG, OG und DG.

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Sta arrivando la nuova Ordinanza sui lavori di costruzione. La vita è bella finché va tutto bene. Per questo motivo l’Ordinanza sui lavori di costruzione è stata aggiornata e resa ancora più sicura. Informatevi subito sulle modifiche al testo che entrerà in vigore ufficialmente il 1° gennaio 2022. Schweizerische Eidgenossenschaft Confédération suisse Confederazione Svizzera Confederaziun svizra

Finanziato dalla CFSL www.cfsl.ch

Per sap er ne di più: suva.ch / olcostr2 02 2


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