Beauty, le catene puntano sull’esperienza in store
Negozi accoglienti come saloni di bellezza. E arrivano nuovi brand Bubble Tea, ecco il “must” della Gen Z Nicastro (Löwengrube) svela la novità Tosca Mall of Sport rivoluziona il centro commerciale
Settembre 2022
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EDITORIALE
LA FOOD COURT E CHINATOWN A pranzo in un centro commerciale, tripla A, hinterland milanese. Cena a Chinatown, in via Paolo Sarpi a Milano. Il concetto è sostanzialmente uguale: moltissimi ristoranti tra cui scegliere, tanta cucina tematica e “di strada”, la possibilità di consumare il pasto in un unico locale. O servirsi da insegne diverse: un trancio qui, un raviolo lì, un gelato là, un drink qua. Per poi sedersi dove possibile. Se si opta per la seconda via, tra mall e via Sarpi c’è differenza. La food court ha spazi ben delimitati, connotati, sovrabbondanza di cartelli e avvisi su dove sia possibile sedersi, in base a ciò che si ordina. Tante le sedute “esclusive” dei singoli format, molte meno quelle destinate agli amanti della scelta multipla e libera. Per quanto ho visto, gli esercenti di via Sarpi, 95% di origine cinese, consentono invece grande libertà: ho mangiato magnifici ravioli ordinati da una sorta di chiosco, ma al tavolo di un pub con cucina, qualche vetrina più in là, con la cordiale approvazione dei titolari. Per nulla risentiti. Purché, ovviamente, consumassi almeno le loro bevande. Immaginandomi la stessa cena in centro città tra bar, pizzerie, ristoranti… boom! Litigi, discussioni, sguardi cattivi, musi lunghi. “Prende il cibo lì e vuole venirlo a mangiare da me, a fronte di una bibita e un caffè? Ma siamo matti?”. Sarebbe la reazione tipo. Operatori più “contemporanei”, come quelli dei vari “mercati” rivisitati, hanno compreso che il nomadismo culinario, la composizione del pranzo o della cena tra tante opzioni, per i diversi commensali, possono dare più gusto e fanno più piacere. E hanno organizzato ambienti e tavoli semplici, liberi, gradevoli. Perché gli esercizi cittadini e, soprattutto, quelli dei centri commerciali limitano, bloccano, normano con così tanto rigore, ancora oggi? Per tradizione, per abitudine, per calcolo, per le pulizie, per contratti… non saprei. Ma non ne capisco tutte le ragioni. Visto che “fare diverso” e bene si può (vedi capoverso precedente). Circoscrivere, chiudere, costringere, indirizzare. Penso di poter dire che oggi il cliente voglia anche altro. Se lo si comprende e ci si (dis)organizza di conseguenza, le cose funzionano meglio per tutti. Più accoglienza, più libertà, più vendite, più soddisfazione, più gusto. Ah dimenticavo. La food court del centro commerciale, perfettamente climatizzata (all’esterno quasi 40°), era mezza piena (ottimismo). I dehors dei locali di Chinatown, in una bollente e afosa serata estiva, affollati come non mai. Andrea Aiello
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Anno 17 · numero 9 - settembre 2022
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News
SOMMARIO
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News Opening
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Opening Luxury
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Cambi di Poltrona
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News | Servizi e fornitori
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News Sostenibilità
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World Travel Retail
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News International
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Vetrina
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FOOD | Tendenze Bubble tea, nuovo must della generazione zeta FOOD | Tendenze 2 L’arte del cannolo con l’anima retail RETAIL | Bellezza Il beauty ci crede ancora
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INTERVISTA | Nuovi format Lo sport in formato “mall” RISTORAZIONE | Evento Foodservice e shopping center ecco da dove si riparte
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RACCONTO | Shopping Corso Buenos Aires qui lo shopping è sempre sul pezzo BRAND | Novità Ecco Tosca, la “schiacciata” toscana di Pietro Nicastro
GDO | Propettive Grande distribuzione e produttività. Una sfida non solo per le aziende
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TREND | Shopping Tax free trainato dagli “ultra ricchi” FINTECH | Scenari Gorillas chiude, l’unicorno saluta dopo appena un anno INFRASTRUTTURE | Scali Toscana Aeroporti in scia alla ripresa RACCONTO | In viaggio Malpensa-Dublino, in volo nei giorni caldi degli scioperi ECONOMIA | Scenari La spirale negativa di denatalità e bassa occupazione femminile
RUBRICHE
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Stock options Rubrica legale Pane, burro e... retail In buona company Dal tabaccaio Collaborations e Co-Branding Duty free world New markets outlook
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NEWS
Esselunga apre a Torino Porta Nuova con Grandi Stazioni Retail
Esselunga sbarca nel travel e inaugura un nuovo supermercato all’interno della stazione di Torino Porta Nuova. I clienti, viaggiatori e cittadini del quartiere, possono accedere tramite il duplice accesso da Via Sacchi e dalla galleria principale all’interno della stazione in prossimità dei binari. Il nuovo store si estende su una superficie di 860 metri quadri e propone un assortimento di oltre 5.000 articoli. Presente anche un’enoteca con 400 etichette e un sommelier per guidare i clienti nella scelta. Il supermercato dispone di casse veloci dedicate al self-payment e al self check-out e il Presto Spesa, disponibile anche su app. Grazie alla convenzione con il parcheggio interrato della stazione c’è la possibilità di usufruire di 240 posti auto. Il negozio è aperto tutti i giorni.
STOCK OPTIONS
BUY
HOLD
SELL
MONCLER
BURBERRY
ADIDAS
Balzo in avanti per i piumini Moncler con la semestrale 2022: ricavi a 918 milioni di euro (+48% sullo stesso periodo 2021), in cui inizia a ingranare anche Stone Island, acquisito a fine 2020, che apporta 191 milioni. Per quanto riguarda i margini, l’ebit è pari a 180 milioni di euro (19,6% dei ricavi).
Il primo trimestre fiscale (aprile-giugno) si chiude in chiaroscuro per il colosso inglese, che collezione ricavi per 505 milioni di sterline. La crescita, pari al 5,4%, ha deluso il mercato. Ma a pesare è la Cina. Infatti le vendite in store, salite appena dell’1%, totalizzano invece un +16% se si contano le altre aree geografiche, Cina esclusa.
La ripresa più lenta del previsto in Cina ha costretto Adidas a ribassare il suo outlook per l’intero 2022. Il colosso dello sport prevede una crescita annuale delle vendite globali in un intervallo fra il 5% e il 10%, a cambi costanti, rispetto a una forchetta dell’11%-13% stabilita in precedenza. In ricavi in Cina porteranno il segno negativo.
LVMH
DOMINO’S
BEST BUY
I dati del primo semestre superano il consensus degli analisti, con ricavi che arrivano a 36,7 miliardi di euro (+28%). Come spiega una nota, nel secondo trimestre la robusta crescita avvenuta negli Stati Uniti e in Europa ha permesso di compensare gli effetti dei nuovi lockdown che hanno interessato la Cina.
La catena di pizzerie, negli Usa, affronta l’aumento dei costi e la penuria di driver per il delivery. Così, gli utili del secondo trimestre, a 2,82 dollari per azione, deludono le attese degli analisti. I ricavi però tengono e, anzi, battono di qualche decimale le previsioni, attestandosi a 1,07 miliardi di dollari.
Il colosso americano del commercio elettronico ha tagliato le previsioni per l’anno fiscale e anche per il secondo trimestre dell’anno. L’inflazione sta frenando le vendite. Il primo trimestre fiscale, terminato a luglio, si è chiuso con un calo dei ricavi del 13%, sul perimetro costante di negozi. Il calo per l’intero anno sarà dell’11%.
PIQUADRO
MC DONALD’S
CAMAIEU
Parte bene il primo trimestre fiscale 2022-2023 di Piquadro, che chiude il 30 giugno. Il fatturato consolidato è pari a 32 milioni di euro, +47,2% sullo stesso periodo precedente, molto vicino ormai al risultato del primo trimestre fiscale 2019. Il gruppo controlla i marchi Piquadro, The Bridge, Lancel.
Negli Usa, la catena di fast food ha dichiarato di ricevere meno clienti e che, quelli che ordinano, scelgono menù economici, a causa del rialzo dei prezzi. Deutsche Bank di recente ha operato un downgrade sul titolo. Le catene a basso costo, però, di solito reagiscono bene anche nei periodo di inflazione
Il brand francese è insolvente e finisce in amministrazione controllata. Non è andato a buon fine il rilancio, quindi, a due anni dall’acquisizione da parte della Financière Immobilière Bordelaise. L’obiettivo era quello di riportare, nel 2023, il fatturato ai livelli pre-Covid (570 milioni). Ora arriverà un piano di rilancio degli oltre 500 negozi.
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NEWS
Shopville Gran Reno: Klépierre completa la ristrutturazione, i negozi superano quota 150 Klépierre ha annunciato il completamento del refurbishment dello Shopville Gran Reno di Bologna. Il maxi intervento, durato circa 2 anni con un investimento pari a 130 milioni di euro, ha portato al raddoppio dei punti vendita arrivati oltre quota 150, attirando brand come Primark (che aprirà in agosto), Nike, Sephora, Zara, H&M, Snipes, Kocca, il marchio di make up Nyx, Rinascimento (gruppo Teddy). L’offerta food è cresciuta con 9 ristoranti e diversi bar/caffetterie, tra cui il terzo KFC dell’Emilia-Romagna e l’american restaurant White Bakery (nuovo format ideato da Luca Perazzetti nel 2011 con 9 locali in Italia). Il progetto architettonico del centro è dello studio londinese Design International. A caratterizzare i nuovi spazi del centro sono il nuovo rooftop, Terrazza Bologna, e la copertura in vetro. La proprietà ha definito il centro commerciale un “un successo architettonico: la luce filtra attraverso un’imponente tettoia di vetro, i luoghi di passaggio sono rivestiti con pietra naturale e legno e i negozi hanno vetrine alte dal pavimento al soffitto per dare più ampiezza agli spazi”.
OVS, dopo Stefanel porta a casa anche Les Copains OVS ha acquisito lo storico marchio Les Copains. L’operazione riguarda solo il brand, non i negozi, ed è avvenuta all’asta fallimentare, per un importo pari a 1,4 milioni di euro. “L’acquisizione rientra nella strategia di OVS di rafforzare la sua piattaforma di sviluppo, con l’obiettivo di ampliare il pubblico dei visitatori” si legge in una nota. Negli ultimi anni, OVS ha già messo in portafoglio Stefanel, gli undici negozi italiani di Gap e l’azienda guidata da Stefano Beraldo ha in corso una trattativa per prendere il controllo della catena Coin. La due diligence La due diligence ha carattere esclusivo e l’operazione potrebbe andare in porto entro il mese di novembre.
Coca Cola mette il turbo a Vergnano: la rete arriva a 180 locali Caffè Vergnano avanza nell’espansione delle caffetterie, raggiungendo i 180 punti vendita, il 40% dei quali all’estero. La strategia della storica azienda piemontese era già delineata, specialmente dallo scorso anno. Era fine giugno 2021, quando il gruppo Coca Cola ha deciso di investire nel 30% del capitale (con opzione per salire al 49%). Alcuni dettagli in più sono emersi in un recente articolo del Sole 24 Ore. Il numero di caffetterie cresce. Erano 163 a metà 2021, ne sono arrivate altre 17. Agli affiliati, Caffè Vergnano propone diversi format che vanno dal più piccolo, non più di 20 mq per la sola somministrazione al bar, fino alle caffetterie con cucina, da oltre 100 mq. E per il 2023 è in arrivo una novità, perché nei locali più moderni verrà allestita anche un’area shop, con caffè in vendita e altri oggetti brandizzati. L’Italia riveste comunque un ruolo centrale e il marchio percorre tutti i canali di vendita. Lo dimostrano alcune delle ultime operazioni, come l’ampliamento del caffè presso l’outlet Valmontone o alcune aperture nel travel autostradale, insieme ad Areas MyChef ed Eg Italia. Vergnano è approdata anche su alcune navi Msc.
Bandi del Comune: a Milano spunta il mini “luxury mall” tra Duomo e Galleria Il Comune di Milano, dal 2023, è pronto a fare spazio in centro a un piccolo “luxury mall”. Lo si legge nell’ultimo bando pubblicato dall’amministrazione, relativo alla valorizzazione degli immobili di pregio di proprietà comunale. L’edificio in oggetto si trova in Galleria Ciro Fontana 3. Gli spazi, per un totale di 2.087 metri quadrati, sono oggi occupati da uffici comunali, prossimi ad essere spostati, e in parte liberi. Secondo il testo del bando, la destinazione prioritaria dell’immobile è quella di “shopping luxury mall” per un massimo di 5 insegne diverse. Il bando scade il 6/10/2022. Inoltre, in Galleria Vittorio Emanuele, via al bando per altri negozi di pregio. Fino al 22 settembre sono aperti due bandi. Il primo riguarda 188 metri quadri con ingresso e doppia vetrina sull’Ottagono. Il secondo comprende due lotti: la restante parte della boutique sotto insegna Tod’s, due vetrine da 126 metri quadri ad un canone annuo a base d’asta di 365mila euro, e le quattro vetrine a insegna “Davis” affacciate su piazza Duomo, per 540 metri quadri su quattro livelli, proposti ad un canone base di un milione e 565mila euro. Saranno aggiudicati tramite punteggio per l’offerta tecnica e quella economica. pag. 5 | retail&food | Settembre 2022
NEWS
Teddy, ricavi sopra il mezzo miliardo. Obiettivo 100 aperture nel 2022 Il gruppo Teddy avanza, con nuovi investimenti sul digital e sullo sviluppo della rete. La società nata a Rimini, nota per i brand Terranova, Calliope e Rinascimento, ha archiviato il 2021 con ricavi consolidati a 540,2 milioni (+9,3% sul 2020), con un Ebitda adjusted pari a 60 milioni e un valore complessivo delle vendite, a prezzi retail, che ha raggiunto i 920 milioni (dato che include le vendite nei multimarca). Il percorso di rafforzamento della rete vendita vedrà il 2022 chiudersi con circa 100 nuove aperture a livello globale. “Proseguiremo, inoltre, con gli investimenti nel business digitale, avviati nel 2021 con la creazione di un unico team digital in grado si supportare i brand nella crescita in questo ambito” ha affermato l’amministratore delegato, Alessandro Bracci. Inoltre, per la prima volta il gruppo ha messo nero su bianco un piano quinquennale relativo ai risultati da raggiungere in tema di sostenibilità. Il primo report ufficiale su questo tema verrà pubblicato nel 2023.
Roadhouse spinge sul tex-mex: Billy Tacos punta a 50 locali Roadhouse, del gruppo Cremonini, accelera sull’espansione dei suoi brand ispirati alla cucina messicana. Il primo è Calavera restaurant. Dopo le recenti aperture ad Agrate (Mi) e Firenze (nel centro commerciale I Gigli), ha inaugurato il 18esimo ristorante dentro la nuova food court del Fiordaliso di Rozzano. Accanto a questo c’è Billy Tacos, la versione più “fast”, in cui ordinare e comporre i piatti utilizzando annche i kiosk mutimediali. Sono arrrivate due nuove aperture Milano, nella centralissima P.za XXV Aprile, e a Fidenza. Così il marchio ha raggiunto così 38 punti vendita, 16 dei quali inaugurati solo negli ultimi tre mesi nel Nord e Centro Italia. Ma per Billy Tacos il secondo semestre dell’anno andrà ancora più di corsa e con il piano delle prossime aperture, tra cui Novara e Roma (nel centro commerciale Euroma2), raggiungerà i 50 locali. Calavera, invece, con le nuove location previste a Bergamo e Arezzo, chiuderà il 2022 con 20 ristoranti.
Fusione tra Autogrill e Dufry: firmato l’accordo C’è la firma. Autogrill e il colosso elvetico Dufry AG hanno annunciato la fusione. Le nozze tra le due società daranno vita a un gigante della ristorazione e del travel retail. “Dall’unione di Autogrill e Dufry nascerà un nuovo Gruppo con ricavi combinati di oltre 12 miliardi di euro ed un Ebitda di circa 1,3 miliardi (dato 2019 – pre pandemia)”, si legge in una nota. L’accordo avrà un duplice obiettivo: sviluppare una nuova offerta di prodotti e servizi e migliorare la customer experience di chi viaggia attraverso lo sviluppo tecnologico e digitale. Il nuovo Gruppo opererà in un mercato potenziale del valore di circa 105 miliardi, più di quattro volte il mercato del solo food & beverage (pari a circa 25 miliardi). L’intesa prevede un trasferimento in Dufry della quota di maggioranza detenuta in Autogrill da Edizione attraverso la propria controllata Schema Beta, pari al 50,3% del capitale azionario in cambio di azioni Dufry di nuova emissione. Ciò porterà Edizione a detenere il 25,248% del capitale di Dufry, corrispondenti a un concambio di 0,158 azioni Dufry per ogni azione Autogrill.
Pizzium accelera e arriva al Sud: chiuderà l’anno con 11 aperture Pizzium procede il piano di espansione a festeggia la recente apertura a Verona, insieme allo sbarco al Sud. Per la catena di pizzerie, fondata da Stefano Saturnino e Giovanni Arbellini, nel primo semestre 2022 sono arrivati sette nuovi locali, tra cui Firenze, Genova, Verona e le prime vetrine al Sud, con i locali di Salerno e Napoli. Attualmente le pizzerie in Italia sono 31. Per settembre sono previste altre quattro aperture che andranno a consolidare piazze “forti”: l’ottavo locale a Milano, il quinto a Torino e altri due a Roma. Sul fronte del conto economico, nel primo semestre dell’anno il fatturato è stato di 12,5 milioni di euro e un margine operativo lordo superiore al 20%. Nel periodo, sono stati creati 100 posti di lavoro. “Siamo molto felici che il nostro ambizioso piano di sviluppo stia proseguendo come previsto” dichiara Stefano Saturnino, Ceo di Pizzium. “Per il secondo semestre proseguiremo ad ampliarci con ulteriori aperture che rafforzeranno da un lato la nostra presenza nelle aree geografiche dove siamo già presenti e dall’altro porteranno il nostro format in sempre nuove città italiane”. Sul finire del 2021, nel capitale della società è entrato Equinox con una quota del 40%. pag. 6 | retail&food | Settembre 2022
La Rubrica Legale a cura di Cocuzza & Associati Studio Legale, Milano di Giulia Comparini
E-commerce: cosa cambia alla luce del nuovo Regolamento sulle intese verticali
Il 10 maggio 2022 la Commissione europea ha adottato il nuovo Regolamento sulle intese verticali n. 2022/720 (Vertical Block Exemption Regulation - VBER), che sostituisce il Regolamento 2010/330, e le nuove Linee Guida sulle restrizioni verticali. Il VBER stabilisce una esenzione limitatamente a determinate categorie di accordi verticali fra imprese operanti a livelli diversi della supply chain (ad es. produttore e distributore/rivenditore, franchisor e franchisee), prevedendo che a tali accordi non si applica l’art. 101(1) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) – che vieta qualsiasi accordo tra imprese che incida sul commercio tra paesi dell’UE che potrebbe impedire, limitare o falsare la concorrenza. Quanto sopra a condizione che le parti dell’accordo abbiano una quota di mercato non superiore al 30% e gli accordi non contengano restrizioni fondamentali. Il nuovo VBER è entrato in vigore il 1° giugno 2022 e lo rimarrà sino al 31 maggio 2034 e prevede un periodo transitorio fino al 31 maggio 2023 durante il quale le imprese dovranno aggiornare e adeguare i propri contratti e le proprie policy alle nuove disposizioni. Le modifiche introdotte con il nuovo VBER sono il riflesso delle modifiche intervenute nel mercato durante i 12 anni dall’entrata in vigore del precedente Regolamento 2010/330 e, in particolare, la crescita esponenziale dell’e-commerce e lo sviluppo delle piattaforme online (cd. marketplace). La materia è complessa ma qui di seguito proviamo a sintetizzare brevemente le principali novità che riguardano l’e-commerce. Innanzitutto, il nuovo Regolamento precisa che si configura una restrizione fondamentale – e come tale vietata – impedire al rivenditore/distributore e ai suoi clienti l’uso efficace di internet per la vendita di beni e servizi. Sul punto, le Linee Guida del VBER chiariscono che sono consentite le restrizioni alle vendite online del distributore/rivenditore che mirano a garantire un determinato aspetto o una qualità del negozio online o a evidenziare requisiti relativi alla visualizzazione di beni o servizi e che è consentito al fornitore vietare l’utilizzo dei marketplace al rivenditore. Un’alta novità riguarda l’esclusione del dual pricing dalle restrizioni fondamentali. Si tratta della pratica in base alla quale al distributore vengono applicati prezzi all’ingrosso differenti a seconda che i beni siano destinati alla vendita online o offline. Sul punto, le Linee Guida specificano che il dual pricing non è più restrizione fondamentale perché può incentivare gli investimenti. Resta in ogni caso vietato limitare la quantità di prodotti vendibili online e imporre prezzi finali differenti.
pag. 8 | retail&food | Settembre 2022
Ulteriore novità del nuovo Regolamento riguarda l’eliminazione del principio di equivalenza nella distribuzione selettiva. Il nuovo VBER, tenendo conto delle diverse caratteristiche dei canali di vendita online e offline, consente al fornitore di imporre ai propri distributori criteri differenti per le vendite tramite e-commerce rispetto a quelle nei negozi fisici, purché tali criteri non abbiano lo scopo di impedire al distributore la vendita transfrontaliera o comunque l’uso effettivo di internet per la vendita dei prodotti oggetto del contratto. Sempre nell’ambito delle vendite online è importante rilevare la disciplina dei marketplace contenuta nel nuovo VBER. Anzitutto, il Regolamento precisa che i servizi di intermediazione online sono fornitori di servizi, poiché consentono alle imprese di offrire beni o servizi ad altre imprese o ai consumatori finali. Pertanto, anche gli accordi verticali che impongono restrizioni all’uso dei marketplace da parte dei rivenditori rientrano nell’esenzione e dunque sono leciti, purché l’accordo non abbia lo scopo di impedire l’uso effettivo di internet da parte del distributore e la quota di mercato del fornitore e del distributore non sia superiore al 30% del mercato rilevante. Infine, un’altra modifica rilevante del nuovo VBER, destinata ad impattare anche nell’ambito delle vendite online riguarda la dual distribution, che si ha quando il fornitore è allo stesso tempo venditore al dettaglio e quindi concorrente del proprio distributore. In questo caso, il nuovo Regolamento, pur confermando l’esenzione (e dunque la liceità della dual distribution), la condiziona alla precisa circostanza che non intervengano, nei rapporti fra le parti del contratto, scambi di informazioni che non hanno lo scopo di migliorare la produzione o distribuzione di beni o servizi. Le Linee Guida contengono una lista esemplificativa degli scambi di informazioni che possono definirsi coperti e non coperti da esenzione. Sono, ad esempio, coperti dall’esenzione gli scambi di informazioni che riguardano le caratteristiche dei beni o servizi, le preferenze e gli acquisti dei clienti, i prezzi di vendita, l’attività di marketing e le informazioni sul mercato. Sono invece esclusi dall’esenzione, tra gli altri, gli scambi di informazione relativi ai futuri prezzi a cui il venditore intende vendere i beni o servizi o agli utilizzatori finali identificati. In buona sostanza, dall’esame del nuovo VBER e delle nuove Linee Guida emerge la grande attenzione e il particolare focus della Commissione Europea sul fenomeno del commercio online e sulla necessità di una regolamentazione più uniforme della relativa disciplina. Sarà quindi importante per gli operatori rivedere i propri contratti alla luce delle nuove disposizioni entro la data del 31 maggio 2023 e adottare precise policy aziendali, in aderenza ai principi enunciati dal nuovo VBER e dalle nuove Linee Guida, vigilando altresì sulla loro osservanza da parte dei soggetti chiamati a dare concreta esecuzione a tali contratti.
a cura di Lombardini22 Retail
Retail for all: immaginare, comunicare, includere di Cristian Catania, architetto, responsabile Progettazione inclusiva di Lombardini22
L’industria del retail è da sempre aperta e inclusiva. Ma cosa significa parlare di progettazione inclusiva per i luoghi del retail? Significa innanzitutto “buona progettazione”: attenzione alle esigenze di accessibilità non solo delle persone con disabilità ma di tutti, “for all!”. Non dimenticando che tutto ciò è indispensabile per sviluppare un buon investimento. La progettazione inclusiva infatti è uno strumento d’innovazione in grado di allargare il mercato e soddisfare un numero di utenti sempre più ampio. Poiché il target di riferimento di un retail inclusivo sono tutte le persone nelle loro differenze, a partire dalle più vulnerabili. E andare incontro alle vulnerabilità spesso migliora la vita di ognuno di noi. Esserne consapevoli è già un primo passo necessario. È anche sufficiente? No. Alla consapevolezza devono seguire delle azioni propositive.
Quali azioni? Partiamo da quelle che si fanno già per competenze e sensibilità. Molte si fanno da sempre e con uno spirito che va #oltrelanorma: per prima cosa, parcheggi che rispondano a differenti necessità, con percorsi pedonali protetti e camminamenti senza gradini, e una chiara segnaletica di orientamento; per altra “prima cosa”, un arredo urbano che consenta frequenti soste, dotate di aree gioco per bambini, ragazzi e anziani e attrezzate con sedute agevoli; ancora, una vegetazione diffusa e un’illu-
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minazione rispettosa dell’ambiente, il tutto accompagnato da un wayfinding curato e identificabile. E ancora: ingressi e principali attrazioni ben riconoscibili e bussole d’ingresso lineari e automatiche; foodcourt con sedute di diverse tipologie, accoppiati a tavoli alti e bassi, piccoli e grandi; aree smartworking con punti di ricarica per i device. E in tutto questo Lighting e Acoustic Design hanno un ruolo fondamentale. Ma il comfort è da raggiungere ovunque: dai bagni pubblici con programmi sempre più ampi (bagni per uomini, donne e disabili ma anche nursery e bagni per famiglie) ai dettagli più minuti (dagli armadietti guardaroba alle colonnine d’acqua potabile). E poi? Come guardare a un futuro ancora più inclusivo nel Retail? Ci sono almeno due azioni fondamentali: comunicare e immaginare. Comunicare Non in senso promozionale – che il social washing è sempre dietro l’angolo! – ma come trasparenza nella comunicazione: raccontare già dal sito web, in cosa si è inclusivi davvero, in modo comprensibile a tutti, e imparare ad accompagnare il movimento delle persone nello spazio con sempre maggior semplicità. Ciò può avvenire con l’ausilio di tecnologie ad hoc, ma anche attraverso la buona gestione dei domini del comfort: aria, luce e acustica sono di primaria importanza per non sovraccaricare l’ambiente di stimoli cognitivamente “energivori”. Immaginare Significa andare oltre le necessità e mirare alle ambizioni. Come? Innanzitutto, allargando il tavolo degli stakeholder coinvolti nel processo di progettazione: le figure classiche – investitore, commercializzatore e gestore oltre al progettista – dovrebbero essere affiancate dall’utente finale, cioè da esperti delle diverse disabilità (motoria, uditiva, visiva, cognitiva). Potremmo così chiederci, per esempio, se è ancora necessario il “bagno disabili” – con le sue connotazioni così specifiche – e non invece soluzioni diverse, secondo altri criteri (tra cui il diritto a un ambiente esteticamente curato per tutti). Comunicare e immaginare, dunque, per includere a una grana sempre più fine: ovvero, non solo progettare “per tutti”, ma anche “per ognuno”.
Il carovita spinge il discount Pepco: 65 negozi e scontrino italiano al top
Pepco cresce ancora, con circa 15 nuove aperture da inizio anno, e con ricavi di gruppo che danno ragione alla strategia del basso costo. Per il brand polacco, che aveva chiuso il 2021 a 49 negozi sul nostro mercato, tra giugno e luglio sono arrivate a stretto giro numerose aperture tra cui Busto Arsizio, al Mizar Retail Park, Brugherio, in provincia di Milano, Parona dentro la galleria commerciale Bennet, a Moncalieri (Torino) all’interno del centro Porte di Moncalieri, Silvi Marina e tanti altri. La capogruppo Pepco Group (che in Europa controlla Pepco, Daez e Poundland) ha appena chiuso una trimestrale (al 30 giugno) con ricavi like-for-like in crescita del 4,9%, a 1,2 miliardi di euro come media. E c’è un altro dato interessante nella semestrale di giugno: “Nell’Europa occidentale, l’Italia è il nostro mercato più maturo. Arrivati a settembre 2020, a fine 2021 contavamo già 49 negozi. Ma se il trend di vendite è in linea con il resto del gruppo, lo scontrino medio è significativamente più alto, di circa l’85% rispetto alla media delle vendite in area Ue”.
In Buona Company
Quello/a prossimo al pensionamento
di Beatrice Ramazzotti
Genere prevalente: Maschio/Femmina
Età media: 63 anni
Cosa sognava di fare:
Arcaplanet continua a crescere e apre due nuovi pet store in Lombardia
Nuovi punti vendita per l’insegna petcare Arcaplanet che consolida la sua presenza in Lombardia e prosegue lo sviluppo della rete in Italia. Gli store si trovano al Retail Park Centradate di Tradate e a Cislago, entrambi in provincia di Varese, in Lombardia. Nella regione, il marchio raggiunge, così, quota 112 negozi (19 in provincia di Varese), seguita dal Piemonte con 74 store. In questa occasione, saranno otto le nuove risorse formate per entrate a far parte della grande famiglia dei Pet Specialist dell’insegna. In 25 anni dalla sua nascita l’insegna è cresciuta in Italia e oltreconfine, con 2 punti vendita in Svizzera. Oggi conta oltre 390 pet store, una piattaforma di vendita online e circa 2000 dipendenti. Attualmente, l’insegna conta globalmente un milione di clienti attivi.
Trascorrere le ultime settimane della sua lunga vita lavorativa a raccogliere pensieri, ricordi, aneddoti per il libro che scriverà seduto sotto la pergola di casa. Salutare tutti i colleghi con grandi sorrisi, seppellire ogni singola ascia di guerra, perdonare i nemici, commuoversi con gli amici, leggere le mail sulle attività per il Natale 2022 in un misto tra angoscia e sollievo, scegliere il proprio erede e, tra una nozione tecnica e l’altra, conferirgli l’imprinting della propria filosofia di vita e quella saggezza di un tempo che fu. Selezionare gli invitati alla festa dei saluti in cui offrirà tutto lui, e crepi l’avarizia.
Cosa fa in realtà: Passa trafelato da una telefonata alle mail, alle riunioni. Gli viene il dubbio che si siano dimenticati che tra pochissimi giorni andrà in pensione. Cerca di ricordarlo con qualche battuta, ma viene travolto dalla frenesia di chi resta. Si sforza di trasmettere il condensato della propria esistenza al novizio disattento e sbrigativo che gli hanno affidato in formazione. Inizia a fare due conti e ogni giorno depenna un invitato dalla festa di pensionamento.
Il suo ufficio: Una galleria del tempo, dagli anni ’80 ai giorni nostri. Foto, cartoline, memorabilia, regali di altri tempi, piante immortali, raccoglitori ad anelli, il posacenere di Vietri sul Mare.
Pensiero latente:
ATRI va in assemblea il 21 ottobre
Si terrà nella mattinata di venerdì 21 ottobre, presso la sede della casa vinicola Feudi di San Gregorio (Sorbo Serpico, AV), l’Assemblea elettiva di ATRI. Gli associati saranno ospiti dell’associazione, a partire dal pomeriggio di giovedì 20 ottobre. Nell’occasione verranno elette le cariche associative. Attualmente il consiglio direttivo è composto dal presidente, Stefano Gardini, dal vice Lucio Rossetto, e dai consiglieri Sébastien De Rose, Sergio Gallorini, Roberto Mosca, Walter Marossi, Andrea Fiorletta. Per informazioni: segreteria@atritalia.it
“Sì, ok, la prossima settimana vado in pensione, ma non dimentico quella volta che mi hai fatto quasi licenziare… Oh ciao! Come stai? Ci sarai alla mia festa sabato? Ah no? Mannaggia, non sai quanto mi dispiace! (e vai, siamo già a meno 5!)”.
Con gli invidiatissimi pensionati si conclude la rubrica “In buona company” che in questi mesi ha voluto sdrammatizzare il mondo del lavoro e i ruoli lavorativi per renderci tutti più umani e più complici. Ringrazio la redazione di R&F e in particolare il direttore Andrea Aiello per l’occasione e la fiducia concessa. Ci siamo divertiti e se qualcuno si è offeso pazienza, tanto è toccato a tutti, me compresa.
pag. 11 | retail&food | Settembre 2022
NEWS
I Love Poke scommette sui centri commerciali e vede quota 150 Anche nel torrido caldo estivo, I Love Poke mette a segno una cinquina ravvicinata di nuove aperture, tutte dentro gli shopping center. Il brand, creato nel 2017 da Michael Nazir Lewis e Rana Edwards, continua a presidiare tutto il territorio, rafforzando la provincia di Milano e penetrando anche al Centro Sud. Le nuove aperture hanno riguardato i centri commerciali Porte di Napoli, GrandApulia (Foggia), Itaca (Formia, in provincia di Latina), la Romanina (Roma), il Destriero (Vittuone, nel milanese). Anche a Cinisello Balsamo (appena fuori Milano), in viale Brianza, il punto vendita si trova in una sorta di retail park naturale, lungo una strada di collegamento tra la cintura nord e il capoluogo, fra Decathlon, Brico e altri esercizi retail. In questo modo, I Love Poke punta ormai a toccare 150 punti vendita. Intanto, i fondatori, tramite la capogruppo F&B Investment, hanno iniziato a diversificare, creando una sorta di spin off, Almaki (cucina nippo-peruviana), partito con un primo punto vendita al centro Fiordaliso di Rozzano. Anche questo brand privilegerà i centri commerciali.
Cushman & Wakefield: i centri stanno tornando a livelli pre-covid
Dai dati della survey “Shopping Center, the New Normal” condotta tra maggio e giugno da Cushman & Wakefield su 8.199 clienti di 23 centri commerciali italiani, emerge che la frequenza delle visite è notevolmente migliorata rispetto al 2021, raggiungendo ormai livelli pre-Covid. Per il 53,6% i negozi rappresentano ancora il motivo principale per visitare i mall. Cresce, inoltre, l’attrattiva delle food court come motivo principale di visita, ma la percentuale è ancora inferiore rispetto a livelli pre-covid (4,7%). “Con la nuova normalità i clienti sembrano aver ritrovato fiducia, senso di sicurezza e disponibilità a visitare i centri commerciali”, ha dichiarato Paola Mangia, Head of Clients Marketing & Communication del Dipartimento Asset Services di Cushman & Wakefield. “Stiamo ancora affrontando delle preoccupazioni legate alla variante Omicron, alla guerra in Ucraina, e alla diminuzione del potere di spesa, ma gli ultimi trend di mercato e il sentiment dei clienti sembrano preludere ad una nuova fase di fiducia e di ripresa verso i livelli pre-Covid.
Mondadori Retail annuncia 13 nuove aperture e lancia il format “Just Comics”
Mondadori Retail continua il proprio percorso di evoluzione con un piano di sviluppo che punta sull’apertura di nuovi Mondadori Store, sul rafforzamento dell’offerta e su un posizionamento sempre più omnicanale. Sul fronte del network di librerie, sono 3 i nuovi Mondadori Bookstore a gestione diretta che verranno inaugurati nella seconda parte dell’anno in Lazio, Lombardia e Umbria, dopo le due aperture a Genova e a Montenero di Bisaccia (CB) lo scorso aprile e maggio. Continua anche l’espansione della rete in franchising con l’apertura di 10 nuove librerie entro fine anno in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Sicilia e Marche. Il piano di sviluppo di Mondadori Store prevede anche un rinnovamento dei negozi a gestione diretta. “Entro la fine dell’anno inauguriamo 13 nuovi punti vendita, per arrivare a 25 aperture complessive nell’arco di tutto il 2022”, ha dichiarato Carmine Perna, amministratore delegato di Mondadori Retail. Nelle librerie, l’offerta rivolta a bambini e ragazzi si rafforza con il nuovo reparto “We are junior”. Un’altra novità è il format “Just Comics”, dedicato al mondo dei fumetti e dei volumi illustrati.
Carrefour fa 1.500 e spinge sul franchising: è l’80% della rete Carrefour consolida la sua presenza in Italia e festeggia il traguardo dei 1.500 punti vendita. Adesso l’insegna copre 19 regioni, attraverso i tre formati Iper, Market ed Express. Come spiega una nota della società, l’allargamento della rete si fonda sulla leva strategica del franchising, con cui ora sono gestiti quasi 1.200 negozi, per un totale di circa 10.000 persone impiegate. Rispetto all’anno in corso, a fine 2022 Carrefour avrà totalizzato nel complesso 95 nuove aperture e operato il passaggio di 104 punti vendita da gestione diretta a gestione in affitto di ramo d’azienda. Sempre più centrale il ruolo del brand “di prossimità”, ossia Carrefour Express: con 978 punti vendita ormai è posizionato in tutte le città chiave, come Milano, Torino, Roma e Genova, oltre a Bologna, Firenze e Bari. Il punto vendita numero 1.500 è arrivato a Riccione, in Emilia-Romagna. Per l’occasione, il brand ha dato il via a un progetto di sostenibilità chiamato Foresta Carrefour, che prevede la piantumazione di alberi, poi da estendere in altre regioni d’Italia. pag. 12 | retail&food | Settembre 2022
NEWS
Apre Fiordafood, la nuova food court del centro commerciale Fiordaliso
Il Fiordaliso ha inaugurato la food court Fiordafood, ultima fase di un processo di refurbishment iniziato due anni fa. Lo shopping mall di Rozzano (Milano), di proprietà della joint-venture tra il Gruppo Finiper ed Eurocommercial Properties, si arricchisce, così, di una nuova offerta di ristorazione e spazi comuni. Tra le novità di Fiordafood si annoverano Wagamama, Calavera, Giustospirito, Kebhouze, KFC, Bar Coppitello, La Piadineria, Almaki e Signorvino, che si aggiungono ai ristoranti già esistenti: Rana, Smokery&Billy Tacos, Old Wild West ed I Love Poke. L’intervento, per un investimento circa 6 milioni di euro, è stato ultimato in appena 7 mesi e ha comportato la ristrutturazione completa di circa 2.000 mq di superfici interne e la riqualificazione di circa 3.000 mq di aree esterne. Lo spazio interno è stato rimodulato ed ampliato consentendo di trasformare le tre attività precedentemente esistenti in sette nuove attività. Esternamente sono stati realizzati nuovi dehors e spazi comuni open air. La riorganizzazione del Fiordaliso ha visto la delocalizzazione dell’ipermercato Iper La grande i, la conversione di questa area in una serie di medie superfici di vendita, la creazione di un nuovo ingresso, di una piazza centrale e di un nuovo parcheggio multipiano. Il refurbishment ha riguardato anche il retail park adiacente al centro, con il restyling del punto vendita Decathlon e l’inserimento di nuovi brand come Poltrone & Sofà e Johnny Rockets.
Chef Express accelera sul digitale. In tre anni 20 milioni investiti sulle autostrade Kiosk nei punti vendita, più servizi nell’app, webcam park: con questi servizi Chef Express (gruppo Cremonini) spinge sulla digitalizzazione. Nel canale autostradale, sono stati installati i kiosk digitali per l’ordinazione e il pagamento diretto, una tipologia di acquisto sempre più apprezzata dagli utenti, in grado di diminuire le code in cassa e velocizzare l’iter. Una modalità che, in realtà, ha successo non solo nel travel, ma anche in città, dove viene utilizzato ormai da molte catene, specialmente di fast food. Poi Chef Express è andata ad arricchire la propria app, con una scontistica dedicata per i conducenti di mezzi pesanti e guide turistiche, insieme alla possibilità di accedere facilmente alla fatturazione elettronica per la clientela business. Altro tassello del piano di rinnovamento: ora il sistema di telecamere Webcam Park permette ai clienti di tenere sotto controllo la propria auto, sempre utilizzando la app, durante la pausa all’interno del punto vendita. “Nonostante la pandemia, non abbiamo mai interrotto gli investimenti, con 20 milioni di euro spesi solo sul canale autostradale, in un triennio” ha detto Cristian Biasoni, amministratore delegato di Chef Express. “Oggi l’approccio dei punti vendita è decisamente digitale. Questo è apprezzato dagli utenti, ma migliora anche il lavoro del personale, che può concentrarsi su aspetti di maggior valore aggiunto”.
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pag. 13 | retail&food | Settembre 2022
NEWS
Dal Tabaccaio 2030 Milano centro
CBRE lancia Shop&Chat, la piattaforma che fa dialogare tenant e clienti
A sei mesi dal lancio del progetto Shop&Chat di CBRE - la piattaforma di comunicazione integrata incentrata sul consumatore e dedicata al mondo degli shopping centre attivata a dicembre 2021 nei 4 centri commerciali di CBRE scelti per il test, oltre 100 tenant hanno implementato il servizio nei propri punti vendita e Shop&Chat ha generato oltre 4.500 conversazioni e il 90% di redemption sulle promozioni offerte. La piattaforma, attraverso la tecnologia di WhatsApp Business, permette ai clienti di dialogare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con il proprio centro commerciale di riferimento, fare domande, parlare direttamente con i singoli punti vendita e fare acquisti da casa, per poi ritirare i prodotti in negozio. Il tool consente inoltre di monitorare le chat, impostare risposte automatiche, creare campagne adv, promozioni esclusive ed estrapolare importanti KPI per valutare l’utilizzo della piattaforma, permettendo alle direzioni di migliorare costantemente il servizio clienti.
A Milano sbarca Stuart, delivery on demand per ristorazione e negozi
In Italia arriva il delivery di Stuart. La società, nata in Francia nel 2015, ha poi allargato le sue operazioni alle principali città di Regno Unito, Spagna, Portogallo e Polonia. Ora inizia il tentativo con Milano. Caratterizzato dai suoi driver con la livrea blu, la nuova insegna di consegne a domicilio si propone come una sorta di servizio di fascia alta per spedizioni dell’ultimo miglio, per tante esigenze (b2b e b2c) e per diversi settori: ristorazione, grocery alimentare, moda, calzature e tutti i segmenti retail (lusso compreso) che si prestino a spedizioni raggiungibili in bicicletta. Stuart dovrebbe occuparsi di spedizioni dal punto vendita al domicilio del cliente, ma anche spedizioni da magazzino, tra negozi, resi. Stando a quanto dichiarato dal sito, il servizio rientra a pieno nel filone del Q-Commerce, proprio quello da cui, di recente, si è sfilato Gorillas, che ha lasciato il nostro mercato. La società appartiene a GeoPost, la controllata internazionale di Groupe La Poste, in sostanza le poste francesi, anche loro con capitale a maggioranza pubblica, tramite la cassa depositi e prestiti transalpina. Il general manager per l’Italia è Andrea Galla, in precedenza country manager di FreeNow.
pag. 14 | retail&food | Settembre 2022
Il fattore umano Al terzo cliente in due giorni che mi chiama: “Frank vieni a vedere questa!”, capisco che è arrivata la nuova étoile della zona. Bella come i gol di ROBIBAGGIO ed elegante come CARLAFRACCI. Non lascia indifferenti donne e uomini che commentano, TUTTI, appena esce dal nego io dopo essere stata servita. Scopro degli insospettabili ROCCO e delle stupende perfezioniste nel pubblico del mio teatro ioneschiano. “Troppo alta”, “Troppo magra”, “Che brutti capelli noooo?”. Coltellino scherza e stila le prime quote su provenienza e professione. Scheggia, il mobiliere, spera di iniziare a collaborare fantasticando su una presunta laurea in architettura della novella Gae Aulenti. L’esperto di ciclismo la paragona alle vette del tour definendola hors catégorie. Qualcuno ricorda Pippo il meccanico (Paolo Hendel ne “Il Ciclone”). Lei non è mai volgare, si pone da maschiaccio ed è questo che la rende pop e digeribile. Gli anni l’hanno resa consapevole della sua avvenenza che gestisce con saggezza. Una bellezza così, se schierata dietro al bancone, farebbe impallidire le tre regole del commercio degli Stati Uniti. “Location location location” capitolerebbe davanti alla virago di Milo che, come nel film di Pieraccioni, è arrivata senza avvertire e senza avvertire se ne andrà lasciando più soli i quattro amici al bar all’ora dello spritz.
NEWS | Opening
Primark va sull’Adriatico, ecco il negozio al Megalò di Chieti Primark ha inaugurato a luglio il nuovo punto vendita di Chieti. Questo store, situato all’interno del centro commerciale Megalò, in Abruzzo, è il primo negozio sulla costa adriatica e rappresenta il decimo store di Primark in Italia, che ha permesso di creare 150 nuove opportunità di lavoro. Con una superficie commerciale di circa 4.000 metri quadrati su un singolo piano, il nuovo store di Chieti offre l’esperienza in-store per cui il brand Primark è noto. All’interno è disponibile un servizio di Wi-Fi gratuito, oltre a 33 camerini e 28 casse. “Siamo entusiasti. L’Italia è un mercato molto importante per il brand” ha detto Luca Ciuffrida, Head of Primark nel nostro Paese. “L’attesa è stata lunga. Ma adesso il centro commerciale Megalò si pone ancora di più come punto di riferimento non solo dell’Abruzzo, ma di tutto il centro Italia” secondo Pietro Mauro, center manager dello shopping center.
Doppio Malto arriva anche a Legnano È stato inaugurato lo scorso 7 luglio il nuovo punto vendita di Doppio Malto a Legnano (Mi), la catena di risto-pub fondata da Giovanni Porcu. Con questa operazione diventano 30 i locali in Italia e in Europa, tra cui Parigi e Glasgow. Insieme al locale, è stata presentata una novità di prodotto, la birra O Sole Mio, a bassa fermentazione, in stile american white, dalla gradazione di 4,9 gradi. “Continueremo quest’anno ad aprire nuovi ristoranti in diverse città italiane ed europee” ha dichiarato Giovanni Porcu. “Nuove aperture significano valorizzazione del territorio e, soprattutto, nuove opportunità di lavoro per tante persone. La squadra Doppio Malto punta a crescere sempre di più”.
Dispensa Emilia festeggia in Brianza 30 locali Con il recente esordio alle porte di Milano, a Verano Brianza (Mb), Dispensa Emilia ha tagliato il traguardo dei 30 locali. Il nuovo spazio, su strada, può accogliere fino a 150 clienti tra esterno ed interno. La società, creata da Alfiero Fucelli, da quasi 20 anni punta a diffondere i sapori e la tradizione della cucina emiliana, in chiave moderna e innovativa. E già in questo mese è previsto il ristorante numero 31, a Parma. Dispensa Emilia ha anche investito nel digitale e mette a disposizione una app proprietaria, con cui ordinare e pagare direttamente al tavolo, oppure a distanza. Dal punto di vista dello sviluppo, è stato tracciato un ambizioso percorso che prevede altre 30 aperture, con l’assunzione di oltre 600 nuove risorse.
Occhiali da sole Foster Grant: stile autentico e glamour We love your vision La collezione eyewear Foster Grant è distribuita da Polinelli S.r.l. una divisione di FGX International
pag. 15 | retail&food | Settembre 2022
NEWS | Opening
Per MediaWorld altro “tech village” al Porte di Roma
Mediaworld ha inaugurato un nuovo punto vendita al centro commerciale Porta di Roma (Klèpierre). Si tratta del secondo “Tech Village” in Italia, il terzo in Europa. Il nuovo flagship store, anche questo disegnato dall’archistar Fabio Novembre, è un “experience center” di oltre 6.500 mq con circa 140 addetti. Introdotto per la prima volta nel punto vendita di Milano Certosa nel 2020, il format dei Tech Village (presente anche a Rotterdam, in Olanda) offre, oltre ai prodotti dedicati a tutti gli ambiti dell’elettronica, anche spazi riservarti ai più noti brand del mercato, 18 “botteghe” tecnologiche in cui è possibile toccare con mano e sperimentare prima di acquistare. Oltre all’apertura del nuovo mega store, Mediaworld ha annunciato anche un piano per investire 101 milioni nell’arco del triennio 2022-2024, con l’obiettivo di potenziare e rinnovare la catena di punti vendita. Nella prima parte dell’anno, il gruppo ha aperto 6 nuovi punti vendita. Entro la fine dell’anno, prevede di inaugurare altri 9 negozi tra grandi superfici e negozi smart e di portare a termine 22 ristrutturazioni.
Dyson si espande, ottavo Demo store a Verona
Prosegue l’espansione in Italia del marchio Dyson che ha inaugurato il suo ottavo Demo Store al Verona Adigeo Mall, il terzo con un Beauty Lab dedicato all’esperienza dei prodotti “personal care”. Al centro della strategia retail del brand ci sono anche i Dyson Expert, esperti di tecnologia e consulenti che non si limitano alla fase di vendita, ma sono disponibili – sia in store che su dyson. it – per seguire il consumatore in ogni fase del suo percorso, dall’acquisto all’assistenza via chat. Insieme al nuovissimo spazio al Verona Adigeo Mall di 255 mq, altri Demo Store sono presenti in Piazza Gae Aulenti a Milano, al Centro Commerciale I Gigli di Campi Bisenzio (Firenze), alla Galleria Castelli Ferrieri di Citylife a Milano, allo Shopville Le Gru di Grugliasco (Torino), al Centro Commerciale Porta di Roma, al Centro Commerciale Campania di Marcianise (Caserta), al Nave de Vero di Marghera (Venezia). In Italia, la “global technology company” inglese fondata nel 1993 da James Dyson conta anche 13 Demo Zone, spazi progettati per testare i prodotti e ordinarli online. Due di questi sono stati inaugurati alla fine del 2021 anche negli aeroporti di Malpensa e Linate
wagamama raddoppia a Roma
wagamama ha aperto il suo secondo locale romano, all’interno del Valmontone Outlet, il centro alle porte della capitale di proprietà DWS. Le sedi wagamama lungo lo stivale salgono così a nove con un piano in continua espansione. Nata a Londra nel 1992, la nota catena specializzata nel segmento del casual dining è gestita in Italia dalla società C&P (Chef Express e Percassi). Le prossime aperture sono previste nella stazione di Milano Porta Garibaldi e a Bologna. A caratterizzare gli spazi della nuova sede di Valmontone, un design moderno e accogliente, costituito da legni, marmi e luci avvolgenti. Il nuovo locale conta 180 coperti e oltre 250 mq divisi tra l’interno del ristorante e il dehor della Food Court. Disponibile anche l’opzione take away.
Bath&Body Works al Nave De Vero Bath&Body Works, brand specializzato in fragranze per il corpo e per la casa, ha aperto un negozio all’interno del centro commerciale Nave De Vero di Marghera. È il primo in Veneto. Lo store si estende su una superficie di 170 metri quadrati e l’operazione è avvenuta in partnership con Percassi, licenziatario unico del brand in Italia. Il marchio, nato nel 1990, conta già altri quattro negozi monomarca in Italia: Milano in largo La Foppa, Arese presso lo shopping center Il Centro, a Trento città e a Roma, nel centro commerciale Euroma2. Nel nuovo punto vendita di Marghera viene impiegato uno staff di sei persone.
pag. 16 | retail&food | Settembre 2022
Osservatorio Collaborations e Co-Branding a cura di BRAND JAM di Paolo Lucci
Dallo sport al gaming, le narrative possibili delle collaborations Brand Jam osserva dal 2011 il mondo delle “collaborations” in licenza e attività co-branded, sezionando più di 300 casi innovativi ogni trimestre. Nella rubrica di questo numero per Retail & Food, Brand Jam ha scelto due casi di studio: Eastpak con Pac – Man e Head con Porsche Design. Grazie alla prima collaborazione, il videogioco più celebre di sempre ci riporta, assieme ad Eastpak, indietro ai tempi – un po’ amati, un po’ odiati – del liceo. A quando era routine caricare gli zaini con libri pesantissimi e sbianchettare slang criptici sugli astucci colorati. Pac-Man x Eastpak risulta essere una collaborazione che unisce due icone della cultura pop, che non passano mai di moda e che sanno adattarsi ai tempi. Ribadendo inoltre la forza di un videogioco che da tempo è entrato nell’immaginario collettivo e che riesce a collaborare (non solo per gli anniversari) con brand così diversi come Red Bull, BMW, Paul Smith, Havaianas, Timex, Benetton.
Eastpak, dal canto suo, non è affatto nuovo a questo tipo di comunicazione tramite il prodotto: unendosi di volta in volta con partner diversi, riesce infatti, pur mantenendo intatti i propri valori di marca, ad aggiungere sempre aspetti narrativi inediti, assicurandosi l’attenzione da parte di nuovi consumatori. In questa operazione, Eastpak è in grado di “parlare” contestualmente sia con i baby boomers sia con le nuove generazioni, capaci di cogliere ed apprezzare i riferimenti grafici, stilistici e culturali di Pac- Man.
Con Head x Porsche scopriamo invece una partnership per la prossima stagione sciistica.
Entrambi leader nei rispettivi mercati (sports car e attrezzatura sportiva), i due partner lanciano una linea di sci e abbigliamento tecnico-sciistico. Al centro della collaborazione vi sono due modelli di sci ad alte prestazioni, in pura cultura racing, che offrono a chi li indossa una sensazione inimitabile sulla neve. Il modello Porsche Serie 7 si ispira allo slalom gigante ed è progettato per l’uso su piste battute, mentre il Porsche Serie 8 è uno sci a suo agio anche nel fuori pista. Il caso Head x Porsche rientra tecnicamente nelle “collaborazioni in licenza”, in cui generalmente il punto focale è la comunicazione di marca, presentando Head sotto una luce diversa dal solito. Associare i due brand significa, per il leader dell’attrezzo sportivo, non solo porre l’accento sui suoi valori di performance ed eccellenza manifatturiera, comuni con la casa automobilistica di Stoccarda, ma soprattutto aggiungere al proprio marchio la desiderabilità tipica di Porsche. È utile notare, per entrambi i casi, che questo genere di partnership prevede un accordo di licenza, in questo caso con Porsche e con Pac- Man, remunerato da Head e Eastpak tramite una royalty variabile sul fatturato generato; modello che rende estremamente accessibili le “collaboration” di oggi.
pag. 17 | retail&food | Settembre 2022
OPENING | Luxury
Drumohr e Borsalino entrano in “Spiga 26”
Terminati i lavori di riqualificazione dello storico Palazzo Pertusati, Spiga 26 , nuovo hub creativo di Hines, si appresta a completare il fronte retail. In autunno verranno ufficialmente svelati al pubblico i nuovi spazi delle boutique di due brand d’eccellenza quali Drumohr e Borsalino, che si aggiungono alle realtà internazionali di Moschino e Sergio Rossi, oltre al nuovo headquarter milanese di Kering. Drumohr avrà tre vetrine su via della Spiga e affaccio sulla corte interna, con una boutique di 315 metri quadrati. Per Borsalino, invece, il negozio sarà di 70 metri quadrati, anche in questo caso con vetrine sulla via. “A poco più di tre anni dall’investimento e a circa un anno dall’inizio della commercializzazione degli spazi, sono già stati locati circa il 90% degli spazi complessivi dell’hub creativo Spiga 26 e siamo in fase conclusiva su una serie di trattative per i restanti spazi retail” ha affermato Mario Abbadessa, Senior Managing Director & Country Head di Hines Italy.
A Torino c’è il nuovo Velasca “women” Ai piedi della Mole Antonelliana, il marchio di calzature Velasca è già presente con un negozio per l’uomo. Ora, nella centralissima via Carlo Alberto, il brand milanese raddoppia con un nuovo store dedicato alla donna. Si tratta della 16esima bottega in Italia e nel mondo (Parigi, Londra, New York). Anche in questo negozio si ritrovano gli elementi caratteristici del marchio, come parquet, mobili vintage, sedute in vimini. Gli stessi del primo negozio per la linea donna, quello in piazza Giovine Italia a Milano. Il brand, fondato nel 2013 da Jacopo Sebastio ed Enrico Casati, punta a chiudere l’anno a 18 milioni di euro di ricavi, secondo dati forniti dall’azienda.
Nuovo flagship DATE a Firenze Il marchio Date è nato proprio a Firenze, ma finora i flagship store fisici si trovavano a Milano e Seul. Adesso arriva finalmente l’apertura anche nella città di Dante, in via del Parione. Una location di prestigio, con soffitto in legno a cassettoni, tinte naturali, una fine boiserie. E due vetrine su strada. Il brand, che vede Tommaso Santoni come amministratore delegato, stima per la chiusura 2022 un fatturato di 17 milioni di euro. La strategia aziendale sta puntando sull’online, specialmente per arrivare ai mercati esteri, ma potrebbero arrivare altre aperture nel 2023, specialmente in città chiave come Parigi, Londra, Tokyo e New York. Attualmente i prodotti Date sono distribuiti all’interno di 900 punti vendita e raggiungono 25 Paesi.
Per Scotch & Soda un monomarca nei pressi della Scala Il brand olandese Scotch & Soda ha aperto a Milano, in via Manzoni, il suo primo flagship store a gestione diretta del nostro Paese. Il marchio di moda ha all’attivo, al momento, altri due negozi in franchising, nei centri commerciali CityLife di Milano e Oriocenter di Bergamo, più la presenza in due outlet store. Il nuovo negozio milanese ha una superficie di 185 metri quadrati (in precedenza occupati da Bimba Y Lola) e presenta tutte le collezioni, da uomo-donna-bambino fino a calzature e occhiali. “L’apertura del flagship store di Milano rafforza la nostra presenza in Italia, un mercato chiave che consideriamo ricco di potenziale, sia per raggiungere clienti locali, sia internazionali” ha commentato l’amministratore delegato, Frederick Lukoff. La rete wholesale di Scotch & Soda verrà ulteriormente allargata, nel secondo semestre dell’anno, con l’apertura di nove nuovi corner in diversi punti vendita La Rinascente, tra cui Milano, Torino, Cagliari e Palermo. Nel resto d’Europa, è in arrivo un flagship store a Londra Covent Garden, oltre a nuovi store nei Paesi Bassi, in Germania, Francia, Belgio, Svezia e Danimarca. Al momento il marchio conta su circa 240 negozi nel mondo. pag. 18 | retail&food | Settembre 2022
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CAMBI DI POLTRONA
BENEDETTA CONTICELLI Ceo di Land of fashion
ANDREA INCONTRI Direttore creativo Benetton
OLIVIER DUBOST Managing director Carlsberg Italia
Multi Outlet Management Italy annuncia il rebranding diventando Land of Fashion Outlet Management. A guidare il gruppo arriva Benedetta Conticelli. Il rinnovamento è arrivato a seguito dell’operazione di management buyout, dello scorso marzo,che sostituisce la precedente proprietà Multi Corporation. La nuova società, guidata da fondi gestiti da Blackstone, continuerà a gestire i cinque outlet italiani (Franciacorta Village, Valdichiana Village, Mantova Village, Palmanova Village e Puglia Village). Benedetta Conticelli, nuova Ceo, mantiene anche la posizione di Managing Director in Kryalos SGR. “Credo fermamente nella resilienza del nostro business come destinazione per clienti che cercano un’esperienza di shopping conveniente, gradevole e unica” ha dichiarato. Laureata a Firenze, con formazione executive alla Bocconi di Milano e prima alla Henley di Oxford, Conticelli ha alle spalle una carriera transitata per Value Retail (nel Regno Unito e in Italia) prima di approdare nel 2014 a Kryalos.
Andrea Incontri è il nuovo direttore creativo di Benetton, per tutte le collezioni Uomo, Donna e Bambino. Incontri, dal 2014 al 2019, aveva lavorato nel team creativo di Tod’s. La collezione autunno inverno 2023, già presentata sui canali promozionali in agosto, è stata la prima disegnata da lui. “Siamo orgogliosi della scelta. In Andrea abbiamo riconosciuto la volontà, l’entusiasmo e lo spirito di ricerca che ci permetteranno di raggiungere i nostri obiettivi” è il commento di Massimo Renon, Ceo di Benetton Group. “Sono onorato. Benetton è un’azienda, un brand, una filosofia, la cui storia riveste un ruolo chiave nel mio sviluppo professionale, ma nell’intera storia d’Italia” ha dichiarato invece il direttore creativo. “Accolgo una sfida che ormai non riguarda soltanto i capi d’abbigliamento, ma tante variabili culturali che definiscono il nuovo umanesimo”.
Dal 1° luglio Olivier Dubost ha assunto l’incarico di Managing Director di Carlsberg Italia, la filiale italiana del gruppo Carlsberg. In questo nuovo ruolo Olivier Dubost, che subentra a Kaare Jessen, avrà il compito di consolidare il business di Carlsberg nel Paese, dove attualmente è il terzo produttore nazionale di birra. Olivier porta con sé più di 26 anni di esperienza commerciale sia in Europa sia in Asia. Nel gruppo Carlsberg da oltre 11 anni, prima della nomina italiana, Olivier Dubost ha ricoperto il ruolo di General Manager a Singapore e di presidente di MayBev, dopo aver trascorso quasi 2 anni a Hong Kong come Vice President Commercial per l’Asia. Prima di entrare in Carlsberg nel 2011, come Vice President Marketing di Brasseries Kronenbourg in Francia, ha lavorato per 13 anni in Colgate Palmolive e per 2 anni in LVMH. Madrelingua francese, parla inglese e spagnolo e ha vissuto e lavorato nel Regno Unito, in Spagna, in Francia, a Hong Kong e a Singapore.
FABRIZIO FROMBOLA Retail director Stc-Filetteria Italiana
UMBERTO GONNELLA Vice presidente vicario Federfranchising
A partire da questo mese Fabrizio Frombola assume l’incarico di direttore retail di Stc, la società di ristorazione nata nel 2019, che attualmente controlla tre marchi: La Filetteria Italiana, Magnaki ed El Tacomaki. La società, guidata dall’amministratore delegato Edoardo Maggiori, conta su una rete di 13 ristoranti per un giro d’affari di circa 12 milioni di euro. Frombola arriva da Domino’s Pizza Italia, dove era diventato direttore sviluppo, e in precedenza aveva lavorato per Metro e Lidl. Frombola ha studiato all’Università San Raffaele di Roma e frequentato un master presso la 24 Ore Business School.
La sigla Federfranchising, sempre sotto la presidenza di Alessandro Ravecca, ha rinnovato i componenti della propria Giunta e ha nominato la squadra dei nuovi vice presidenti. Umberto Gonnella (101 Caffè) è vice presidente Vicario con delega all’organizzazione e all’internazionalizzazione; Anna Laura Galati (Progetto assistenza) ha la delega per i servizi agli associati; Claudia Torrisi (Kids&Us) la delega alla formazione; Alberto Langella (Penta ristorazione) la delega ai servizi del credito e finanza agevolata; Matteo Micelli (Fbl presso Burger King) ha la delega all’innovazione; Pietro Nicastro (Löwengrube) la delega per il Retail real estate; Orazio Patanè (Clean nature) la delega per i Franchising Point.
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Nuova apertura Roadhouse, Calavera, Billy Tacos, ristorazione integrata, ad Agrate
FORNITORI | Costruzioni
cation, aperta a Milano all’interno del palazzo che storicamente aveva ospitato il cinema Istria. Oltre alle catene private, Padi ha collaborato con AC Milan per un primo intervento a Milanello nella costruzione della nuova palazzina per la squadra primavera, e nel rifacimento dell’ingresso del centro sportivo, dopo aver già rifatto gli uffici e gli studi televisivi nella sede di Via Aldo Rossi a Milano.
Niente rincorsa ai bonus edilizi
PADI SPIANA LA STRADA AI BRAND FOOD RETAIL Da Mc Donald’s ad Autogrill, passando per lo sfavillante EL&N caffè a Milano, la società continua a collezionare commesse nel settore
A giugno, a Milano, una della opening più fotografate, e celebrate dai social, è stata quella di EL&N. Si trattava della prima caffetteria italiana del brand londinese, che si è “sistemato” su tre piani in Piazza Liberty, presso la prestigiosa Torre Tirrena, a due passi dal Ferrari store e dalla Apple. Il primo flagship della catena, che si definisce la più instagrammabile al mondo, è stato realizzato in meno di 100 giorni. Merito di Padi Costruzioni, nata nel 2004, che si sta affermando come uno dei partner più affidabili sia in ambito food, sia retail. Una tempistica da record, che per una volta ha fatto sorridere gli imprenditori britannici, che già avevano esportato il proprio brand a Dubai, Doha e Parigi. L’Italia ha fatto bella figura. “Siamo riusciti a gestire il cantiere con tecnica e professionalità, nonostante le difficoltà logistiche e l’importanza degli interventi strutturali, che hanno previsto una nuova e preziosa scala in acciaio e vetro, che si sviluppa su tre livelli, e l’inserimento di un ascensore per il pubblico” spiega Riccardo Boggiani, direttore commerciale della società.
Primo semestre pieno di commesse e scommesse Quello di EL&N è solo uno dei lavori che ha impegnato Padi, a livello retail, almeno nella prima parte dell’anno. Solo considerando il primo semestre, pur con le difficoltà che
Nuova apertura Barbacoa a Milano
il mercato ha riscontrato nell’approvvigionamento di materiale, Padi ha terminato importanti lavori ad Agrate (Milano), con lo sviluppo di un ristorante RoadHouse e un di un Calavera per 800mq, consegnati in meno di setttanta giorni. In Toscana ha aperto tre cantieri McDonald’s, un Autogrill a Duino (Trieste), e il nuovo ristorante Wagamama al centro commerciale milanese Bicocca Village. Ma l’azienda non lavora solo per le grandi catene. Di recente, ha coordinato l’apertura del nuovo Barbacoa, una churrascaria nippo-brasiliana, che era sbarcata in Italia, a Milano, nel 2021. E già in quell’occasione si era appoggiata a Padi. Ora l’azienda si è occupata della nuova lo-
“La serietà e la qualità del metodo di lavoro adottato ha consentito di realizzare progetti nei settori retail food e non food, nella grande distribuzione, così come interventi puntuali, per clienti privati e della pubblica amministrazione: certificati dal portfolio della società, che può annoverare tra i propri clienti alcune aziende leader nei rispettivi settori” suggerisce ancora Boggiani. “Talenti, logistica integrata e attenzione alle esigenze del cliente, in termini di soluzioni, tempistiche e rispetto degli investimenti, sono i nostri fattori di successo: un unico filo conduttore grazie al quale l’azienda ha ottenuto le più importanti certificazioni ISO - qualità, ambiente e sicurezza -, l’attestazione CQOP-SOA, l’applicazione del DL 231/2001 per la responsabilità amministrative”. Inoltre la società è iscritta nella white list presso la prefettura di Milano. E non c’è solo questo. Per Padi, l’attenzione alla sostenibilità sociale non è solo uno slogan. L’azienda ha integrato il proprio Codice etico alla Corporate Governance. Aspetti che si riflettono anche nei luoghi di lavoro, nelle sedi di Milano e Pero, oltre che nei cantieri stessi: gestiti secondo le più attente prescrizioni in materia di sicurezza e qualità. E poi Padi, a differenza di gran parte del mondo delle costruzioni, ha compiuto una scelta strategica: ossia, ha scelto di non seguire il PNRR e di non partecipare alla grande “girandola” dei bonus edilizi. Una scelta che alla fine ha premiato, lasciando la società libera di lavorare con i maggiori dealer di settore. “Avremo un importante secondo semestre” conclude Boggiani, “che ci vedrà attori nella realizzazione degli investimenti nel food retail sia con i grandi gruppi, sia con coloro che vogliono la nostra capacità per affacciarsi sul mercato italiano e poter dare slancio al loro brand: che alcune volte è magari molto affermato all’estero e poco in Italia”.
Immagine dal cantiere di Milanello, per AC Milan pag. 21 | retail&food | Settembre 2022
NEWS | Sostenibilità
Decathlon comunica il bilancio di sostenibilità 2021
“Da quest’anno monitoriamo la rendicontazione delle performance umane e ambientali nello stesso quadro degli indicatori finanziari”, ha comunicato Decathlon in una nota. “Il fatturato ottenuto con i prodotti Ecodesign, i risultati degli audit di responsabilità ambientale o il consumo di energia rinnovabile presso i nostri fornitori, permettono a tutti di comprendere globalmente la nostra performance. Affinché tutti possano sperimentare appieno questa evoluzione, stiamo gradualmente integrando queste nozioni nella retribuzione variabile dei collaboratori”. Il gruppo di abbigliamento e accessori sportivi ha chiuso il 2021 con l’1,47% di fatturato sostenibile (1,36% nel 2020). L’11,4% è la parte realizzata grazie a prodotti di ecodesign. Decathlon Italia dichiara, inoltre che dei suoi circa ottomila collaboratori, il 56% sono donne e che l’82,6% del consumo di elettricità nei negozi e nei depositi deriva da fonti rinnovabili.
Nasce Imperfects di eBay, dedicato al fashion “imperfetto” Arriva anche in Italia Imperfects di eBay, la sezione del marketplace globale dove è possibile trovare capi di abbigliamento, borse, scarpe e accessori considerati come nuovi, ma con alcuni difetti, di oltre 100 brand con sconti fino al 60%. Gli articoli di moda presenti nell’area Imperfects provengono da venditori professionali che operano nel settore fashion. In un momento in cui, secondo le statistiche, ogni settimana 13 milioni di capi di abbigliamento finiscono in discarica, eBay incoraggia gli acquirenti a investire nella salvaguardia del pianeta, offrendo una piattaforma dove questi articoli hanno una seconda possibilità di essere venduti e acquistati nonostante le loro imperfezioni, con il vantaggio di prezzi convenienti.
YNAP, About You e Zalando uniti per il clima
Tre colossi dell’abbigliamento online, About You, YOOX Net-A-Porter e Zalando, hanno siglato una partnership per ridurre le emissioni di carbonio dei loro marchi. Per raggiungere l’obiettivo, i tre gruppi hanno lanciato una piattaforma digitale che aiuterà in modo gratuito i brand affiliati a misurare e a ridurre l’impatto ambientale. I dati saranno sottoposti all’approvazione della Science Based Targets Initiative. Questa partnership fornirà anche uno spazio dove i marchi avranno l’opportunità di confrontarsi tra di loro e con esperti di sostenibilità. “Il nostro obiettivo è che il 90 % dei nostri partner fissi obiettivi basati su dati scientifici entro il 2025. La nostra nuova piattaforma è un’iniziativa chiave per realizzare questo ambizioso obiettivo”, afferma David Schneider, Co-CEO di Zalando”, ha dichiarato David Schneider, co-CEO di Zalando.
Nike spinge sull’economia circolare negli USA
Dopo le iniziative Nike Grind, Nike Refurbished e Nike Recycling & Donation, Nike lancia Nike Re-Creation, un nuovo concept che raccoglie sul territorio pezzi vintage e giacenze di magazzino degli store, riutilizzandoli per creare nuovi prodotti. Ogni pezzo è unico e viene trasformato attraverso patchwork realizzate a mano, tinture e stampe serigrafate. Per il momento, il servizio sarà disponibile esclusivamente presso il negozio californiano Nike The Grove. L’obiettivo finale di Nike Re-Creation e delle altre iniziative sostenibili del colosso dello sportswear è quello di muoversi verso un futuro a zero emissioni di carbonio e zero-waste.
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smeraldiniemenazzi.it
IL PIÙ È GIÀ FATTO
IN MENÙ CHE NON SI DICA Tempismo, velocità, controllo del food cost, varietà della proposta, qualità: sappiamo bene cosa ti viene richiesto ogni giorno nel tuo lavoro. È per questo che Surgital® con la sua pasta fresca, i sughi e i piatti pronti, tutti sapientemente surgelati, ha tutte le carte in regola per essere il tuo vero aiuto in cucina.
surgital.it
FOOD | Tendenze
BUBBLE TEA, NUOVO MUST DELLA GENERAZIONE ZETA
In Asia e America il settore è già realtà. Da noi prova a consolidarsi e diventare catena, con modelli differenti a seconda del marchio. “Ma la crescita è impetuosa” racconta Franco Borgonovo, fondatore di Frankly
Nasce come bevanda della generazione “manga”. Chiamatela “bubble tea”, boba. Qualcuno dice tè al latte. Il risultato non cambia. Nata a Taiwan, transitata per le “chinatown” di tutto il mondo, questa miscela fredda, caratterizzata dalle piccole palline gelatinose di tapioca che esplodono in bocca, fa tendenza tra i giovani. Soprattutto nei mesi caldi. E naturalmente, cresce il settore. Secondo un report di Growth Capital- Cross Border, pubblicato a dicembre 2021, il mercato mondiale del bubble tea, nel 2021, valeva 2,7 miliardi di dollari e si prevede raggiungerà un valore di oltre 4 miliardi nel 2027, crescendo con un CAGR del 7,8% annuo (2020-2027). Certo, nel panorama mondiale del food è una fettina. Basti pensare, per dare un metro di paragone, che solo negli Usa il mercato degli hamburger vale circa 130 miliardi di dollari l’anno. Comunque, le prospettive del bubble tea sono fiorenti. Il 35% dei ricavi è appannaggio dei Paesi cosiddetti Apac (Asia-Pacifico), in particolare Taiwan e Vietnam. Il secondo mercato più grande è il Nord America. In questi due grandi bacini, sono già presente catene importanti, che si portano a casa quote di mercato rilevanti, e si può parlare di un settore consolidato. Si possono citare Coco Fresh Tea&Juice e Chatime, entrambe di Taiwan, oppure Vivi e Kung fu Tea negli Stati Uniti. L’anno scorso, in Cina, la catena Nayuki è approdata alla borsa di Kong Kong, pag. 26 | retail&food | Settembre 2022
con una Ipo da circa 650 milioni di dollari. “Per quanto riguarda il panorama europeo, il bubble tea è più affermato tra le abitudini di Paesi come Regno Unito, Spagna e Francia” spiega ancora l’approfondimento di Growth Capital. E proprio in quegli Stati, sono arrivate in franchising alcune delle catene extra continentali citate sopra, più altre locali, come l’inglese Bubbleology o Wowble! In Spagna. E in Italia? “Senza dubbio, parliamo di un segmento presidiato per almeno l’80% dalla generazione Z, quindi liceali e universitari, i quali tra l’altro mostrano comportamenti diversi. Il classico fruit tea è il best seller nella fascia più giovane, mentre i ragazzi a cavallo dei 20 anni sono già attenti ad alcuni aspetti legati a salute e linea, quindi prediligono prodotti con topping salutare, come semi di chia o aloe vera” racconta a retail&food Franco Borgonovo, fondatore insieme a Lati Tang di Frankly, la catena più diffusa nel nostro Paese. “Questi sono i prodotti che vanno per la maggiore nei mesi caldi. D’inverno le vendite si ribilanciano verso le bevande a base di caffè, sormontate da topping”.
di Adriano Lovera
tredici. Al momento, sono tutti punti vendita in gestione diretta. Riceviamo tante richieste di affiliazione e in futuro le conside-
Arrivano anche i fondi Frankly per ora conta su otto negozi, di cui quattro a Milano, insieme a Torino, Bergamo, Bologna e Pavia. Ma sono in arrivo novità. “L’obiettivo è chiudere l’anno arrivando a
Franco Borgonovo e Lati Ting, fondatori di Frankly
reremo. Ma per ora vogliamo consolidarci, arrivare al franchising con le spalle larghe e dopo aver creato un brand forte e riconosciuto” dice ancora il manager. Gli affari per Frankly vanno bene. “Siamo per ora a +20% di fatturato rispetto al budget”. Secondo alcuni dati diffusi dalla società, nel primo trimestre i ricavi sono balzati del +236% rispetto allo stesso periodo del 2021. Uno dei punti vendita cardine è quello aperto in Stazione Centrale a Milano. A partire dalla sua inaugurazione serviva in media 700 clienti al giorno, con oltre 20.000 bevande vendute nel primo mese di attività. Il brand ha attirato anche investimenti sul capitale. Frankly ha da poco chiuso una campagna di raccolta su Mamacrowd. Da un obiettivo minimo di mezzo milione di euro, la raccolta ha superato 1,4 milioni. E tra gli investitori si è visto anche un big della finanza come Azimut, tramite il suo primo fondo di venture capital ELTIF (acronimo per European Long Term Investments Funds), ALIcrowd. “Anche grazie a questa iniezione e a un partner finanziario, per il 2023 contiamo di raddoppiare il numero dei negozi e di iniziare la penetrazione all’estero” sostiene Borgonovo.
La qualità non penalizza i margini Anche il bubble tea, comunque, non è solo una bevanda colorata. Il brand lavora, come si fa oggi nel marketing della ristorazione, a veicolare valori positivi. “Che nel nostro caso sono inclusività e internazionalità. Siamo aperti e ben voluti dalla comunità LGBT e, non è una battuta, durante le sfilate di gay pride tocchiamo i picchi di vendita”. Anche per questo, è forte e assidua la presenza sui social come Instagram e TikTok. Accanto a questo, però, bisogna pensare al conto economico. Frankly riesce a fare margini. Qualche punto vendita addirittura al 30% dei ricavi, “ma certo, non è la media. Magari…” scherza Borgonovo. Frankly pone attenzione alla qualità del prodotto. Niente
BOBBLE BOBBLE, 25 LOCALI E STABILIMENTO DI PRODUZIONE L’altro grande protagonista delle catene italiane di bubble tea, in Italia, si chiama Bobble Bobble. La società, fondata nel 2017 da Simone Simonelli e Nicolò Ossino, è quella che conta più punti vendita. Dopo il primo negozio a Lucca, il brand è cresciuto, nonostante il Covid, e anche in estate ha messo a segno nuove opening, come Roma Trastevere, Follonica, Gallarate, oltre ad aver sperimentato format atipici, come il “chiosco” all’interno dell’Arbatax Park resort & spa. Oggi Bobble Bobble punta a trenta locali, ma ha scelto un modello di rete diverso da Frankly, infatti sono quattro i negozi a gestione diretta, per il resto ha spinto sull’affiliazione in franchising. E quasi sempre ha preferito posizionarsi lontano dai grandi centri, ed “esportare” il prodotto nuovo nella provincia. Persino in Sicilia, a Modica. Un’altra caratteristica che contraddistingue il marchio è il fatto di essersi trasformato da rivenditore a produttore. Proprio durante il Covid, infatti, era sempre più difficile e costoso far arrivare le materie prime dall’Asia. Allora Bobble Bobble ha investito per creare uno stabilimento di produzione italiano, a Lucca, che adesso serve sia i punti vendita sia aziende dell’ho.re.ca. Sciroppi, boba, tè in foglie, polveri aromatizzate, persino bicchieri e dosatori. Nel catalogo di Bobble Bobble c’è davvero tutto per completare un’offerta in questo segmento di mercato. Lo stabilimento ha avuto così successo, che è stato già pianificato un ampliamento, per poi andare a regime nel 2023. (foto tratte da Linkedin).
polverine o composti artificiali, le foglie di tè vengono messe in infusione in negozio, ogni tre ore, si usa latte italiano, non quello in polvere. Ingredienti freschi, più deperibili, ma che restituiscono più gusto e salute. Una parte consistente della materia prima arriva direttamente da Taiwan, la logistica è centralizzata, il rifornimento dei punti vendita appaltato in outsourcing. “Il formato è snello, i negozi sono di dimensioni ridotte, in formato take away. Quindi, anche se ultimamente trasporto e materie prime sono rincarati, pur considerando affitti e costo del personale, siamo in attivo” dice l’imprenditore. Già, e le risorse umane? Si trovano? “Anche noi, in effetti, scontiamo le stesse difficoltà del resto della ristorazione. Non assumiamo personale dalle agenzie interinali, magari per un mese, ma offriamo un minimo di prospettiva, anche perché lo staff deve prima ricevere un po’ di formazione sul prodotto. In più, l’orario è sulla base di cinque giorni settimanali, quindi a rotazione i weekend liberi sono salvi. E pure sì, spesso c’è carenza di giovani interessati”. pag. 27 | retail&food | Settembre 2022
FOOD | Tendenze 2
L’ARTE DEL CANNOLO CON L’ANIMA RETAIL Si rafforzano tra Roma e Milano, per poi crescere ancora. Sono le catene ispirate al cibo d’asporto siciliano, che si muovono con modelli differenti, ma in comune conservano un elemento: il rispetto maniacale delle ricette tradizionali Per tanti estimatori della cucina siciliana, lo street food non l’hanno inventato gli americani. È nato tra le bancarelle di Palermo e dintorni. E come dare loro torto, pensando alla tentazione di una passeggiata isolana, fra arancini, sfincioni e, naturalmente, cannoli. Tra i tanti formati gastronomici del nostro mercato di catena, stanno crescendo anche le “cannolerie” che, nate come pasticcerie, hanno subito capito che non era possibile limitarsi al solo cannolo, buono per togliersi lo sfizio del dolce durante la giornata. Oggi le cannolerie sono in realtà veri e propri punti di ristorazione che abbinano dolce e salato e possono accontentare tutti i momenti tradizionali del consumo, dalla colazione al pranzo. Però, su un punto non si cede: a partire dal cannolo alla ricotta, i menù sono ispirati alla Sicilia e preparati per restituire ai clienti, anche a Roma e Milano, la qualità dei sapori originali.
Cannoleria siciliana in cerca di partner Uno dei marchi più diffusi, con ambiziosi piani di crescita, è la Cannoleria Siciliana, fondato nel 2010 a Roma da Yousef Sharafi. Nato come laboratorio di pasticceria, il marchio si è affermato nella capitale, raggiungendo i sei punti vendita, di cui uno dentro il centro commerciale Maximo. Ma proprio quest’estate, Sharafi ha centrato un obiettivo che perseguiva da qualche tempo: lo sbarco a Milano. Il primo negozio sotto la Madonnina è stato aperto in via Marghera, importante pag. 28 | retail&food | Settembre 2022
Yousef Sharafi, fondatore della Cannoleria Siciliana
arteria commerciale di un quartiere ben frequentato, a ridosso dell’elegante corso Vercelli. “Il negozio è avviato da poco, ma siamo soddisfatti. E anzi, stiamo già pianificando la seconda apertura a Milano” racconta Sharafi. Il menù prevede pasticceria e gelati, compresa la colazione alla siciliana, la gastronomia con arancini, rosticceria tipica, insalate e panini, più alcuni confezionati (dal pesto alla crema al pistacchio) e una selezione di vini. In più la Cannoleria siciliana è attiva anche con l’eCommerce, perché molti dei prodotti, a partire dal kit per farcirsi il cannolo a casa, possono essere recapitati a domicilio. Dal punto di vista logistico, il cuore dell’azienda è rappresentato da una produzione centralizzata che avviene in una laboratorio romano da 1.000 metri quadrati, una sorta di quartier generale che ospita anche gli uffici. Lo stabilimento ha la potenzialità per servire fino a
A.L.
26 punti vendita. E proprio sfruttando questa arma, i piani di crescita della Cannoleria sono imponenti. “In effetti, ci poniamo un orizzonte a lungo termine ampio. Oltre al bis a Milano, stiamo aprendo un altro negozio a Roma, in affiliazione nel quartiere Eur. Ma nel giro di cinque anni, la pianificazione prevede di arrivare a una cinquantina di locali, di cui trenta a gestione diretta e gli altri in franchising” dice ancora Sharafi. Il brand, infatti, offre un format replicabile e sempre più collaudato. Per quanto riguarda i numeri, finora il fatturato di gruppo si è attestato sui 4 milioni di euro, con circa 70 dipendenti. E infine, il fondatore, che finora si è mosso contando solo sulle proprie forze, spera di trovare dei compagni di strada a breve. “Ci stiamo muovendo per trovare investitori nel mondo finanziario. Ho già qualche idea, ma che comunicheremo a cose fatte”.
Ammu cresce, ma il franchising può aspettare Ammu-Cannoli Siciliani Espressi è l’altra catena italiana che punta a espandersi nel segmento. Fondata nel 2015 da Stefano Massimino, imprenditore catanese proveniente da un settore estraneo al food, sta intraprendendo un percorso chiaro: prima consolidarsi, per poi puntare ancora più in alto. Oggi il brand conta sei punti vendita: uno a Roma, uno a Salerno, ma la parte del leone è di Milano, con quattro negozi, di cui uno inaugurato di recente nella zona di Porta
Venezia. Anche Ammu ha iniziato in prevalenza come pasticceria. E la qualità del suo cannolo riempito al momento poteva bastare. Ma ben presto, anche per la creatura di Massimino si è posta l’esigenza di allargare l’offerta, indispensabile per coprire le varie fasce della giornata e per rispondere un mercato esigente, e concorrenziale, come quello di Milano. “Per farlo, abbiamo creato una sorta di spin off, un piccolo panificio dedito all’offerta salata, che abbiamo chiamato Panammu, dove comunque abbiamo proposto prodotti siciliani doc e ricercati, magari fatti con grani antichi o farine bio” racconta. “Lo abbiamo sperimentato qualche mese, è andata bene, così abbiamo deciso di proporre quei prodotti dentro i punti vendita Ammu”. Anche qui, dunque, oltre al cannolo si trova una parte di rosticceria, arancini, le cartocciate, il calzoncino al forno ripieno e il resto delle prelibatezze dell’isola. Il legame con la Sicilia è una parte determinante del business di Ammu, non solo una questione di cuore. In primo luogo, il prodotto principale, ossia la cialda del cannolo e la ricotta, arrivano direttamente dalla Sicilia. “Da giù, arrivano più buoni. C’è poco da fare” dice il fondatore. “A Milano, invece, abbiamo un centro di ricerca e sviluppo, produciamo torte e pasticceria secca, studiamo delle ricette nuove. Poi, però, cerchiamo i migliori produttori siciliani e per quanto possibile affidiamo loro la produzione, vogliamo
Da sinistra, Stefano Massimino, fondatore di Ammu, con l’affiliato Michele Mastromartino
Yogurteria: nel mirino 80 punti vendita Tra le ultime aperture c’è stata Modena, poco prima di agosto. Prima ancora Ladispoli e Trento, addirittura sei nel primo semestre. Spingendo sul modello franchising, il brand La Yogurteria percorre ormai tutto lo Stivale e ormai punta a tagliare gli 80 punti vendita, tutti in affiliazione, tranne poche unità. La Yogurteria è un marchio appartenente a Penta Srl, società di Alberto Langella, imprenditore campano, che possiede anche il brand Fry Chicken, più una divisione dedicata al food service, con prodotti e altri semilavorati per le yogurterie e il settore dolciario va sempre a caccia di nuovi formati. Il brand si inserisce perfettamente nel panorama di oggi, dove è sempre più forte la richiesta di
portare valore in Sicilia. Oltre a questo, c’è anche un discorso di qualità del prodotto. Oggi il cliente, anche in cannoleria, guarda l’etichetta, si accerta della provenienza del cibo e proporre prodotti tipici che arrivano veramente dalla terra in cui sono radicati è un plus” spiega Massimino. Un discorso a parte merita lo sviluppo della rete di negozi. Per ora, Ammu si tiene fuori dai centri commerciali. C’era stato un esperimento, poi interrotto. Allo stesso modo, la società frena sull’allargamento spinto dal franchising. “Riceviamo molte proposte di affiliazione. Ma per ora diciamo no. L’unica collaborazione in corso, con imprenditori locali, riguarda il
un consumo naturale, di qualità, ma sempre veloce e anche d’asporto. Lo yogurt, gelato e al naturale, con tutti i tipi di topping e di aroma, ha fatto da apripista, ma oggi il menù dei punti vendita spaziano molto per accontentare gli sfizi di una colazione, un pranzo e una merenda: dalle crepe ai pancake, dalla brioche siciliana alla cheesecake, si arriva anche al bubble tea. Tanto è vero che ormai il nome per esteso dei negozi è Yogurteria Joy Bubble Tea. Non a caso, a livello di materia prima, il brand ha stretto un accordo con Latteria Vipiteno, per la fornitura di latte 100% italiano proveniente dall’Alto Adige. Altra caratteristica del formato, è il ricorso frequente a collaborazioni in ambito retail, infatti tra 2020 e 2021 sono stati aperti alcuni “Yogurteria Point” inseriti in punti vendita di partner, come Alice Pizza o Capatoast.
negozio di Salerno, nel centralissimo corso Vittorio Emanuele, in cui però il rapporto non è di affiliazione. A parte questo, siamo in gestione diretta”. Perché? “Semplice, vogliamo prima rafforzare il brand sul suo terreno naturale, il negozio su strada. L’affiliazione può dare impulso, ma corre anche il rischio di svilire la qualità e mortificare il marchio. È un’opportunità che senz’altro valutiamo, ma con oculatezza. Poi certo, quando sentiremo che è il momento potremo tornare al centro commerciale o magari nel travel, un canale che ritengo interessante e promettente, e che finora non abbiamo percorso anche per una questione di costi”.
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RETAIL Bellezza| Estate 2021 TRAVEL| RETAIL
IL BEAUTY CI CREDE ANCORA
In uno scenario in cui i confini si fanno più sfumati tra online e offline, i negozi “fisici” del settore cosmetico tornano protagonisti del processo di acquisto, tra nuove esperienze in-store e omnicanalità
In tempi di recessione, osservare i comportamenti di acquisto di una donna può essere davvero illuminante. Fateci caso: risparmierà su tutto, ma non rinuncerà mai a un rossetto. A dirlo non è un periodico femminile qualunque, ma prestigiose analisi di mercato che negli anni hanno studiato un fenomeno che, ogni volta, nel corso del tempo, si è puntualmente ripetuto. La definizione di “Lipstick Index” è stata coniata da Leonard Lauder, presidente del gruppo Estée Lauder, già nel 2000. E la prova che avesse ragione arrivò dopo l’11 settembre, quando le multinazionali della cosmetica videro le vendite di rossetti moltiplicarsi. Costano poco e tirano su il morale, è la spiegazione. Il trend si è ripetuto dopo il crack finanziario della Lehman Brothers. Anche in questo caso, le vendite sono aumentate. Mr. Lauder, però, non aveva previsto una pandemia. Le mascherine hanno spento il sorriso e nascosto le labbra affossando qualsiasi previsione. E tra una restrizione e l’altra, tra una zona rossa e l’altra, mentre molte aziende cosmetiche riconvertivano la produzione spostandosi sugli igienizzanti per le mani, le vendite di mascara e di make-up per gli occhi, di skincare, di haircare e smalti hanno registrato un vero e proprio boom (fonte: McKinsey). L’attenzione, questa volta, si è spostata dalle labbra ad altri prodotti, permettendo al settore beauty e cura della persona di reggere alla crisi. pag. 30 | retail&food | Settembre 2022
Verso un nuovo modello di business “Posso provarlo?”. In uno store beauty il divertimento è tutto là. Ma tra il 2020 e il 2021 la frustrazione ci ha travolti. Le restrizioni hanno impedito di toccare i “sample” e i negozi si sono lentamente svuotati. Molto meglio giocare online con trucco e parrucco virtuale, “specchi magici”, realtà aumentata sulle app, prove di rossetti come filtri di Instagram, spedizioni gratuite e resi più facili. La pandemia ha spinto, inevitabilmente, verso un nuovo modello di business che ha portato i grandi gruppi a rallentare le nuove aperture per concentrarsi sul phygital. Ma oggi che si torna nei punti vendita fisici, le grandi catene tornano a investire sul retail fisico, lo reinterpretano con design più accattivanti e concept che strizzano l’occhio al digitale, e tentano il recupero sul 2019, facendo però i conti con un cambio netto di abitudini e uno spettro fluido di neo-consumatrici (e consumatori) che fanno acquisti a metà tra due mondi, online e offline.
La ripartenza delle grandi catene Nei due anni appena trascorsi, la francese Sephora (LVHM) ha chiuso diversi store in tutto il mondo e ha da poco lasciato la Russia a causa della guerra in Ucraina. An-
di Paola Oriunno
che Douglas Italia nel 2021 ha chiuso ben 128 profumerie. Ma questo non ha fermato i due big della cosmetica che, negli ultimi mesi, hanno annunciato recuperi importanti e risultati positivi. Tra gennaio e marzo 2022, il colosso mondiale del lusso LVMH ha registrato 18 miliardi di fatturato, il 29% in più rispetto allo stesso periodo di un
anno fa con un forte recupero delle vendite dei duty free e delle profumerie di Sephora (+30%). Per Douglas, nello stesso periodo, c’è stato un aumento a doppia cifra delle vendite europee (+39%) rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. Una crescita complessiva che segna anche un +12% rispetto ai livelli pre-Covid e un +117% del canale retail, grazie alle riaperture. “Stiamo assistendo al ritorno delle attività di vendita e allo stesso tempo continuiamo a registrare una forte domanda online. Questo sottolinea ancora una volta la forza del nostro modello di business omnicanale così come del nostro marchio: i nostri clienti rimangono nell’universo Douglas. Questo non sarebbe stato possibile come puro retailer online”, ha dichiarato Tina Müller,ceo del gruppo Douglas. A febbraio, l’azienda ha annunciato anche il suo ingresso nel mercato pharma attraverso l’acquisizione dell’olandese Disapo.
Cosmetica Italia: boom dell’eCommerce, bene la GDO e il canale farmacia In occasione del Cosmoprof Worldwide Bologna 2022, il Centro Studi di Cosmetica Italia ha presentato le ultime rilevazioni sull’andamento del settore con un focus sui dati preconsuntivi 2021 e un’analisi delle previsioni per l’anno in corso. L’anno scorso il fatturato globale del settore cosmetico italiano ha superato gli 11,8 miliardi di euro, in crescita del 9,9% rispetto al 2020. A fine 2021 appaiono consolidate alcune nuove abitudini di acquisto e di consumo. È il caso, per esempio, dell’eCommerce che continua a crescere a doppia cifra, +23,2%, e ha oltrepassato gli 870 milioni di euro. La grande distribuzione resta il primo canale per consumi di cosmetici in Italia (oltre 4.540 milioni di euro, in crescita del 2,7% nel 2021), mentre le farmacie, che durante la pandemia hanno rappresentato un riferimento per beni di primaria necessità, si collocano in
È l’ora del “retailtainment” Se le abitudini di consumo e lo shopping beauty sono molto più orientate verso gli eCommerce e gli store online, c’è anche chi scommette sempre di più sul ritorno al “fisico” e studia nuove strade per attrarre clienti. La parola magica è “servizi in-store”, che nel mondo beauty significa dare accesso a un meraviglioso paese dei balocchi oltre che a una semplice profumeria. Trattamenti professionali, manicure, sopracciglia, servizio trucco, consulenze personalizzate, beauty master, corsi e workshop promossi da gran-
di brand. Lo fanno già gli store di Sephora e Douglas con trattamenti, make up school e influencer in negozio, ma a questi si è aggiunto anche Pinalli, catena di profumerie tutta made in Italy che di recente ha lanciato un’esperienza cosmetica completa con cabine per i trattamenti e servizio di hairstyle. L’azienda di Fiorenzuola D’Arda (Piacenza), che ha chiuso il bilancio 2021 con un fatturato di 98 milioni di euro, +18% rispetto al 2020, cresce sia nel canale offline sia in quello online e, negli ultimi 4 anni, è passata da 39 punti vendita ai 60 attuali (ultime aperture al Fidenza Village e al Barberino
terza posizione (quasi 1.870 milioni di euro, +3,1% rispetto al 2020). I canali professionali, più pesantemente colpiti negli ultimi anni dalle restrizioni legate al Covid, presentano dei rimbalzi positivi: i consumi di cosmetici negli istituti di bellezza hanno superato i 210 milioni di euro nel 2021 (+25,2%), mentre i saloni di acconciatura hanno raggiunto un valore di 550 milioni di euro (+21,3%). “Sulle previsioni per il 2022 incidono diversi elementi di incertezza, dai rincari energetici alle tensioni legate al conflitto tra Russia e Ucraina. Tuttavia, queste zone d’ombra non sembrano ledere le prospettive di recupero e di crescita: seppur con dei ritmi più rallentati, ad oggi si stima che il fatturato dell’industria cosmetica crescerà del 2,7% nel 2022 con un ritorno a valori pre-crisi”, ha detto Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia.
Designer Outlet). Ma i piani del gruppo sono ancora più ambiziosi: in una recente intervista, l’a.d. Raffaele Rossetti (un nome, un destino) ha annunciato l’apertura di 30 nuovi store entro il 2026, stimando un ulteriore incremento di fatturato del’8-9% per il 2022.
“Naimizzazione” in progress Nuove esperienze anche per Naïma AllScent, insegna italiana di profumerie nata nel 2017 dall’unione di storiche famiglie di imprenditori della profumeria. Con 43 beauty store distribuiti in tutta pag. 31 | retail&food | Settembre 2022
Italia, Naïma sembra avere un piano di sviluppo per il futuro molto chiaro e ben delineato con nuove aperture e un nuovo format (con trattamenti, servizi di make up e parrucchiere) per offrire al consumatore una shopping experience immersiva e di facile fruizione. “Vogliamo contribuire a ‘naimizzare’ l’Italia portando il nostro know how e l’expertise dei NaïmAngels ai consumatori”, ha dichiarato Enzo Annunziata, a.d. del gruppo. Le ultime aperture con il nuovo format sono a Roma, in via Appia (340 mq), a Bussolengo all’interno del centro commerciale Porte Dell’Adige (180 mq), al Mercato di Corso Sardegna a Genova (200 mq, a destra un’immagine dello store) e al centro commerciale Il Ducale di Vigevano.
Lavori in corso in casa Kiko
Barba&Capelli, è boom di negozi specializzati Tinture fai da te, tagli casalinghi, a volte disatri. Ricordiamo tutti il periodo del lockdown e dei parrucchieri chiusi. Sarà per questo che il post- pandemia vede un boom dei negozi specializzati in prodotti per capelli? Tra i monomarca in ascesa c’è l’italiano Capello Point che conta una rete totale di circa 60 negozi in Italia, la maggior parte negozi diretti, principalmente dislocati nel Centro/Nord Italia all’interno dei grandi centri commerciali e nelle principali città. E c’è anche una news entry, Blue Libellule, marchio francese dei gruppi CSP e Provalliance (i proprietari dei saloni Franck Provost e Jean Louis-David, per intenderci) specializzato in prodotti per parrucchieri con oltre 220 negozi in Europa (70 in franchising). Il monomarca in Corso Buenos Aires a Milano (come raccontiamo nel servizio a pag. 38) è il primo in Italia, aperto alla fine del 2021. Solo per
La strategia di Ethos passa dal “consorzio” Corre Ethos e allarga la sua famiglia. Dopo l’ingresso all’inizio del 2022 di 3 nuovi soci (Be your Beauty, Mabel e Dellepiane Profumerie) e l’annuncio di un fatturato cresciuto del 16% sul 2019, il consorzio indipendente di profumerie nato in Veneto nel 1995, ha accolto di recente anche il negozio Carla Ippoliti di Roma (1 punto vendita) pag. 32 | retail&food | Settembre 2022
lei? No, anche per lui. Prosegue, poi, l’espansione in Italia del marchio Dyson che ha inaugurato il suo ottavo Demo Store al Verona Adigeo Mall, il terzo con un Beauty Lab dedicato all’esperienza dei prodotti “personal care”. All’interno dei Beauty Lab i clienti hanno la possibilità di entrare in un vero e proprio salone di bellezza: uno spazio dotato di due lavatesta e due postazioni per lo styling dove è possibile avere un confronto personalizzato con i Dyson Stylist. Anche il settore dei barber shop, in versione franchising, sta registrando numeri importanti. Due le insegne da tenere d’occhio: Machete Barber Shop, che nasce dall’idea di Danilo Foresi e Sacha Rossi e che conta 24 punti vendita in tutta Italia, e Il Barbiere, con 29 “botteghe” al Centro-Nord e tante le presenze nei più importanti mall come Il Centro ad Arese, CityLife a Milano e il Maximo di Roma.
e Thaler di Bolzano (con 7 punti vendita). Oggi il gruppo, diventato Società Consortile per Azioni nel 2014 e guidato da Maurizio Sabbioni, raggruppa oggi oltre 300 profumerie (circa 120 ragioni sociali), tutte profondamente radicate nel loro territorio, che grazie al consorzio possono beneficiare di una struttura e di un marketing comune e ottenere un maggior coordinamento delle politiche di comunicazione e distribuzione.
Grandi manovre in casa Kiko Milano, il marchio di make-up e cosmetici nato nel 1997 da un’idea di Stefano Percassi. Il brand, che conta oltre 900 store nel mondo ed è presente in 30 mercati in cui opera tramite i suoi store e l’eCommerce, in questi mesi ha cambiato l’assetto manageriale. Dopo la nomina a marzo di Simone Dominici, al timone del gruppo, anche Fabio Lo Prato (ex managing director del gruppo Naïma) entra in Kiko con il ruolo di country director Italia & global franchising director. Una nomina, che segue di poche settimane quella di Cristian Mazzoleni, chief financial officer, e di Rabih Hamdan, chief transformation advisor, e che rientra nella strategia del gruppo di rafforzare il team italiano e accelerare la crescita del canale franchising in cui è previsto lo sviluppo in nuovi mercati nei prossimi mesi. Ma le novità del marchio, che sta vivendo un momento di forte espansione sia in Italia che all’estero, non finiscono qui: secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la famiglia Percassi sarebbe in procinto di riacquisire la quota di minoranza di Kiko (il 33%) nelle mani del private equity Peninsula. Ancora nulla di confermato, aspettiamo ulteriori sviluppi.
Il bello della GDO: EB (Esselunga) compie 20 anni Nel mese di giugno EB, il beauty store di Esselunga, ha festeggiato 20 anni di bellezza con eventi esclusivi e un concorso. EB (rebranding di Esserbella) è nato nel 2002 e nel corso degli anni è stato al centro di un’evoluzione continua, fino a diventare, nel 2019, un hub cosmetico e un salone con postazioni per la manicure, il trucco e la cura delle sopracciglia. Il nuovo format, inaugurato prima della pandemia a Vimercate, oggi conta circa 45 punti vendita all’interno dei superstore Esselunga in tutta Italia.
Rituals si prepara per la quarta apertura in Italia In arrivo in Corso Buenos a Milano un nuovo flagship del marchio Rituals. Il brand olandese di beauty e lifestyle - che torna a espandersi in Italia dopo un precedente tentativo, poca fortunato, del 2011 - al momento conta una boutique in Stazione Centrale a Milano, terza apertura in Italia dopo il Centro Commerciale Carosello di Carugate e Oriocenter Shopping Center di Orio al Serio.
A sinistra: il grande store londinese di Lush su tre piani, con una spa, un caffè vegano e un negozio di fiori.
Nuove aperture e una “big community” per Lush Il marchio britannico ha annunciato un piano di crescita di 7,6 milioni di sterline che prevede l’apertura di nuovi negozi, alcuni traslochi e ristrutturazioni nel Regno Unito, in Irlanda e in Europa entro il 2022. E qualcosa già si è mosso: oltre a un nuovo flagship store a Glasgow, Lush ha raddoppiato
lo spazio all’interno dello shopping center Bluewater con l’obiettivo di offrire ai clienti nuove esperienze di acquisto, consulenze skincare e veri e propri “Lush party” in-store. Già l’anno scorso Lush aveva ampliato e aperto nuovi punti vendita, tra cui la sede londinese in Oxford Street che adesso comprende anche una spa, un fiorista e una caffetteria vegana. “Vogliamo attrarre e incuriosire i nostri clienti, mantenendo sempre una certa flessibilità tra digitale e
negozio fisico”, ha dichiarato Paul Wheatley, Lush Global Property Director. Dopo l’annuncio, alla fine del 2021, della chiusura degli account su Facebook, Instagram, Snapchat e TikTok, il brand ha scommesso tutto sulla responsabilità sociale, sulla sostenibilità e sul coinvolgimento attivo della sua grande e giovane community. “Per noi essere ‘esperienziale’ non è abbastanza, vogliamo essere anche una fonte di ispirazione”, ha dichiarato Wheatley. pag. 33 | retail&food | Settembre 2022
INTERVISTA | Nuovi format
LO SPORT IN FORMATO “MALL” Come abbiamo già raccontato nello speciale di retail&food di luglio, lo sport è al centro della ripartenza del retail post-Covid. Tra i progetti di maggiore impatto in Italia, spicca Mall of Sport (MoS), un nuovo concept di complesso mixed used rivolto alla pratica sportiva, all’intrattenimento e al benessere psicofisico. Il format interesserà l’intero territorio nazionale, partendo dalle città di Genova, Pero (MI), Trento e Chieti. Abbiamo incontrato Francesco Monastero, CEO & Founder, e Giampiero Di Maio, Direttore Commerciale, per approfondire tutti i dettagli del progetto
Com’è nata l’idea dei Mall of Sport? Francesco Monastero: In Italia, secondo l’ultimo rilevamento ISTAT, ci sono oltre 20 milioni di sportivi praticanti, ma allo stesso tempo c’è una mancanza endemica di impianti adeguati. La scuola dell’obbligo ha smesso di promuovere lo sport, il tasso di abbandono tra i giovani è molto rilevante e secondo l’OMS i costi sociali da sedentarietà saranno enormi, tanto più che ad oggi circa il 25% dei nostri ragazzi è obeso o fortemente obeso. Manca, inoltre, una formazione adeguata per i professionisti dello sport, siano essi manager o tecnici. Mall of Sport vuole, quindi, essere un’opportunità per il sistema sportivo dei territori, un grande progetto immobiliare al servizio delle ̀ , un modello di sostenibilità ̀ incomunità novativo capace di generare valore sociale, economico e culturale.
food, declinata sul concetto “healthy”. Sarà un luogo inclusivo, dedicato alla cultura del benessere ma anche alla formazione con la presenza di università o istituti scolastici di altra tipologia.
Qual è il bacino di utenza del MoS? Giampiero Di Maio: Il bacino di utenza di Mall of Sport è calcolato entro un’isocrona di 60 minuti d’auto, che nel caso di Chieti significa 1.107.000 abitanti, di cui circa 400.000 praticanti attività sportive.
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A quale target di clientela è destinato il format? F.M.: Il target principale sono gli sportivi e, più in generale, i giovani e le famiglie. Il nostro cliente-tipo credo che sia, in parte, sovrapponibile con quello dei centri commerciali, ma allo stesso tempo molto più ampio. Da noi il cliente sarà protagonista e non semplice consumatore. Vogliamo che i nostri centri diventino anche hub per l’attività fisica delle persone con disabilità e, magari, un centro di eccellenza per la preparazione paralimpica portando avanti un progetto reale di inclusione sociale. In alto, un rendering del Mall of Sport di Genova. In basso, il complesso di Chieti
Quali sono le principali caratteristiche di questo format? F.M.: È replicabile e prevede un sistema integrato di funzioni e servizi, è progettato per ospitare decine di discipline sportive, coinvolgendo atleti dilettanti e professionisti, e per dare vita a iniziative di carattere sociale, formativo e ricreativo. È inoltre prevista un’offerta retail, con store specializzati, e
P.O.
A sinistra: Francesco Monastero, CEO & Founder A destra: Giampiero Di Maio, Responsabile Sviluppo e Commercializzazione
Cosa prevede il progetto per la parte retail? G.D.M.: Premesso che mi occuperò della commercializzazione degli spazi retail insieme a Gianluca Zonca, che collabora come partner per questa attività, l’obiettivo è quello di inserire retailer specializzati in ambito sportivo, integrati verticalmente e che diano la possibilità ai clienti di trovare dall’abbigliamento all’attrezzatura. Nel caso specifico di Chieti, i negozi saranno circa 70, distribuiti su 18.000 mq di GLA. In questo momento stiamo dialogando con i principali player del settore, il segmento del retail sportivo è in grande fermento e noi vogliamo che MoS sia la sua casa naturale. Come è stato sottolineato nel Report McKinsey, “Sporting Goods 2022, the new normal is here” il comparto del retail sportivo crescerà dell’8/10% ogni anno almeno fino al 2025 e questo grazie, in particolare, alla tendenza di indossare capi originariamente pensati per le attività sportive in contesti glamour o formali e a una rivisitazione dei canali di vendita in ottica Direct to Consumer. Per questi motivi, approcciare i clienti in modo totalmente innovativo e coinvolgente pensiamo possa essere il fattore di successo di Mall of Sport.
Il progetto prevede anche un’Università dello Sport e un’area di Medicina dello Sport. Qual è la visione alla base di questa scelta? F.M.: Accanto a un’impiantistica di assoluto livello abbiamo pensato anche ad attività complementari che vanno dalla didattica con l’Università di scienze motorie, il Liceo Sportivo fino all’asilo sportivo e l’inserimento di servizi sanitari come la Medicina dello Sport così da seguire i nostri sportivi nel loro percorso di allenamento.
Il Mall of Sport di Chieti è anche un progetto di riqualificazione urbana, quale sarà l’area recuperata e valorizzata? F.M.: Mall of Sport nasce come progetto di riqualificazione urbana, che trasforma luoghi abbandonati in un valore aggiunto per la comunità. Nel caso specifico di Chieti, l’area che si va a recuperare, di proprietà di Toto Costruzioni, che è anche il promotore dell’iniziativa su Chieti, è un’area di circa 17 ettari occupata dallo ex zuccherificio Eridania, che ha cessato l’attività all’inizio degli anni Settanta. L’ipotesi di progetto è secondo noi un modello facilmente replicabile in varie città italiane.
La parte retail si svilupperà anche negli spazi dedicati alle attività, come “esperienza” di acquisto? G.D.M.: Da alcuni anni si sente ripetere che i negozi fisici potranno resistere all’eCommerce solo se saranno in grado di generare una vera e propria esperienza per i propri clienti. Un’esperienza che sia memorabile, instagrammabile, immersiva e multisensoriale. Con MoS vorremmo dare una casa a questo
tipo di esigenza. Vorremmo, cioè, che i negozi presenti diventassero sempre più dei grandi spazi di gioco, dove si possa provare, prima di comprarlo, l’ultimo modello di bicicletta appena uscito o la racchetta da padel nel campo di fianco al punto vendita. Un luogo, quindi, dove il cliente possa essere ingaggiato in maniera naturale a 360 gradii dal suo marchio o dal suo store preferito.
integratori e all’alimentazione finalizzata anche essa allo star bene. La ristorazione, pari al 15% della GLA, sarà caratterizzata da una proposta che coniugherà ambienti di design, qualità del cibo, esperienza-cliente e accessibilità dei prezzi.
Nell’area servizi prevista anche un’area ricettiva? G.D.M.: Lavorando alle riqualificazioni urbane e in funzione dei contesti, potremmo avere del direzionale (a Pero e Trento) o del ricettivo (a Chieti e Pero) inserendo degli hotel che serviranno sia agli atleti che agli studenti, ma aperti anche ai tanti turisti che vogliono visitare quel territorio. Nel caso di Chieti avremo un hotel da 130 camere ed è prevista una foresteria per gli atleti con 30 alloggi.
È previsto tanto spazio per le attività fisiche (indoor e outdoor) ma anche per quelle virtuali, cos’è WeArena? A che punto sono i lavori e qual è la tempistica delle aperture? F.M.: A Chieti, il Promotore ha già provveduto alla demolizione dei vecchi edifici e sono in corso le attività tecniche necessarie allo sviluppo dell’area. Si può ipotizzare l’inaugurazione entro il 2024.
Chi sono i partner principali del progetto? F.M.: Il processo di sviluppo delle aree coinvolge parecchi attori tra i quali vogliamo ricordare Expandia Srl e Studio EFA di Parma per la progettazione architettonica; Studio Protecno Srl di Verona per la progettazione degli impianti; Studio Righetti e Monti architetti e ingegneri associati per la parte trasportistica e ambientale; PTS Class S.p.A. per gli studi di impatto socio economico sui territori. Inoltre, abbiamo già siglato degli accordi con una primaria SGR per la costituzione e il relativo finanziamento dei fondi immobiliari che saranno i proprietari ultimi di questi asset.
Un’immagine del progetto di Genova
Come sarà strutturata l’area dedicata ai servizi e al food? G.D.M.: In coerenza con il filo conduttore della salute e del benessere, andremo a implementare una serie di servizi che spaziano dai poliambulatori alla medicina per lo sport, passando dalla farmacia ai negozi di
G.D.M.: WeArena Entertainment S.p.a. è il primo network di Digital Theme Parks in Italia dedicato all’intrattenimento digitale. Un fenomeno in crescita in Italia ma che, in diversi paesi, in particolare in quelli asiatici, è enorme, con eventi che raggiungono decine di migliaia di persone dal vivo e milioni in diretta da casa. Le sei aree tematiche su cui si concentrano i progetti di WeArena sono: il gaming (videogioco libero su pc e console), gli e-Sports (organizzazione di campionati dal vivo e online con arene attrezzate che diventano gli “stadi” e le location per eventi e-sportivi e di sim racing), l’extended reality (attività innovative dal vivo e online, con la possibilità di creare situazioni coinvolgenti anche in ambiti diversi, come la cultura), edutainment (laboratori, sale prova per la musica, una scuola di cucina, workshop e percorsi educativi per bambini, ragazzi e famiglie legati al gioco e alle tecnologie digitali), “sportainment” (possibilità di provare e praticare molteplici attività sportive attraverso simulatori unici e interattivi), live (produzione di contenuti multimediali).
E per quanto riguarda gli altri progetti? F.M.: Insieme a Chieti faremo partire un intervento molto peculiare nel comune di Pero (MI). Il progetto prevede un complesso sportivo indoor dotato di piscina, piastra multisport, zona per il fitness ecc. di circa 10.000 mq oltre a una parte di circa 3.000 mq in copertura; una grande Arena dedicata agli e-Sport e agli eventi artistici di qualsiasi genere, con una capienza di circa 2.500 posti a sedere, che lo renderà uno degli impianti più importanti del mondo; un hotel con 200 stanze e servizi vari; circa 4.500 mq dedicati a centro didattico, foresteria e medicina dello sport, e ancora ulteriori funzioni. L’apertura è prevista tra fine 2024 e inizio 2025. Altro intervento iconico in fase di sviluppo e quello di Genova. Presenterà diverse peculiarità, ivi compresa un impianto indoor per atletica leggera con pista omologata e capienza di circa 3.000 spettatori adatta a ospitare anche eventi di carattere internazionale. Apertura prevista: 2024/2025 pag. 35 | retail&food | Settembre 2022
Panoramica de Il Centro di Arese, con l’area food sullo sfondo
RISTORAZIONE | Evento
FOODSERVICE E SHOPPING CENTER ECCO DA DOVE SI RIPARTE Il prossimo 18 ottobre, a Milano, i protagonisti del mercato si incontrano per una giornata di lavoro organizzata dall’associazione Aigrim
Ristorazione di catena e centri commerciali. Un binomio inscindibile. Per usare un’espressione, che pur non brilla per originalità: l’uno non può stare senza l’altro. Dopo gli stravolgimenti del biennio Covid, è arrivata la ripresa, seppure messa a dura prova da tanti elementi: inflazione, caro energia, pandemia che si avvia ad essere gestita, ma non del tutto eliminata. A questo si è aggiunto anche un aspetto tutto sommato nuovo, ossia la difficoltà nel reperire il personale. Già prima dell’estate, secondo il rapporto Fipe-Confcommercio, emergeva cautela da parte delle imprese. In modo particolare a causa dell’impennata dei costi di gestione, il 62% delle imprese riteneva verosimile un ritorno ai livelli pre-crisi solo nel 2023. Ma ormai, tutti i settori, food compreso, hanno imparato che le previsioni hanno vita breve. Eppure si parte da alcuni dati di fondo che restano solidi. Nei centri commerciali, non si può fare a meno di investire in un’offerta di ristorazione adeguata al target della clientela, varia, distribuita nella superficie il meglio possibile. La formula che va per la maggiore è quella di racchiudere la maggior parte delle insegne in una unica food court, che funzioni da catalizzatore, specialmente verso le famiglie. E questo, riguarda i modi di catturare il cliente.
Catene italiane pronte a fare il salto Poi c’è il rovescio della medaglia, quello che il consumatore non vede, ossia il rapporto fra brand e proprietà che li ospitano (tenant e landlord per chi ama gli inglesismi). Come ri-
uscire a fare utili entrambi? Sulla base di quali rapporti, a partire dalle formule del canone d’affitto? Le catene in Italia, nel complesso della ristorazione, coprono una fetta marginale. Ma sono dinamiche, assumono, attirano clienti (anche in accoppiata al delivery). Il 2021 sembrava dare inizio a una stagione d’oro. Secondo il Foodservice Market Monitor di Deloitte, il retail (ristorazione all’interno di supermercati o centri commerciali) era stato il formato più dinamico nella ripresa 2021, con un incremento del +27.6% (Cagr rispetto al 2020). A doppia cifra anche l’incremento per gli esercizi commerciali situati in destinazioni turistiche (Travel) o punti di intrattenimento (Entertainment). Secondo il report di Deloitte, le catene di ristorazione rappresentano circa un terzo del mercato mondiale del Foodservice e nel 2021 aveva registrato una crescita del 14,8% sul 2020. A fronte di una maggiore diffusione in Nord America (59%), le catene si distinguono in Europa per il più elevato tasso di sviluppo registrato nel 2021 (+18,8%). In Italia l’aumento era stato ancora più marcato (+23,2%), sebbene le catene costituiscano solo l’8% degli esercizi commerciali del settore. Tutti questi elementi saranno alla base di un importante convegno organizzato da Aigrim, Associazione Imprese Grande Ristorazione Multilocalizzate, come spiegato nel box in pagina.
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Ristorazione e centri commerciali: ritorno al futuro
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10.00 Benvenuto e inizio lavori – Cristian Biasoni, Presidente AIGRIM 10.15 Intervento – Roberto Calugi, Direttore Generale FIPE-Confcommercio 10.30 Scenario EU e Italia – Deloitte: Il mercato del Foodservice in Italia, focus Centri commerciali 11.00 Tavola rotonda: Centro commerciali, a quali condizioni oggi? Dario Baroni, Managing Director McDonald’s Italia Claudio Baitelli, Ceo Alice Pizza Nicolas Bigard, Ceo Roadhouse Corrado Cagnola, Ceo KFC Andrea Cipolloni, Ceo Autogrill Italia e Europa Marco Di Giusto, Ceo Cigierre Luca Pizzighella, General Manager Signorvino Andrea Valota, Ceo La Piadineria
12.30 Intervento: “…E negli altri Paesi europei?”
14.30 Sintesi e conclusioni della mattinata – Cristian Biasoni, Presidente AIGRIM 15.15 Tavola rotonda: Tenants e Landlords, tornare ad essere win-win Cristian Biasoni, Presidente AIGRIM Roberto Zoia, Presidente CNCC Corrado Cagnola, Ceo KFC Benedetta Conticelli, MD Kryalos e CEO di Land of Fashion Outlet Management Marco Di Giusto, Ceo Cigierre Valeria Di Nisio, Group Leasing Director Eurocommercial* Renato Isetti, General Manager Gallerie Commerciali Bennet Matteo Migani, General Manager McArthur Glenn Group Luca Nasi, General Manager Arcus Real Estate Diego Valazza, Senior Development Manager Lendlease
17.30 Conclusioni lavori – Cristian Biasoni, Presidente AIGRIM
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Il prossimo 18 ottobre ristorazione e centri commerciali si trovano a confronto, in un convegno al Palazzo delle Stelline di Milano, organizzato da Aigrim, moderato da Andrea Aiello (direttore di retail&food). Ecco il programma
Sebastien De Rose, COO Grandi Stazioni Retail Vincent Mourre, Ceo White Space Partners
Cristian Biasoni, presidente Aigrim
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RACCONTO | Shopping
CORSO BUENOS AIRES, QUI LO SHOPPING È SEMPRE SUL PEZZO Archiviate le chiusure del 2020, l’high street milanese mostra una forte resilienza. Oggi cambia look e si reinventa, mettendosi in ascolto dei trend, delle esigenze e dei portafogli del “new normal”
Con un chilometro e seicento metri di lunghezza, l’arteria commerciale milanese tra le più grandi d’Europa sembra aver voltato pagina dopo la lunga parentesi del Covid. E cambiato anche volto. Secondo As.Co.Baires (l’associazione commercianti e artigiani di Corso Buenos Aires a Milano), prima della pandemia i negozi censiti da erano 197. Oltre 20 hanno chiuso e altri sono arrivati. Tra traslochi, restyling e new entry, una delle high street più frequentate della città ha mostrato una grande capacità di adattamento, fiutando nuove tendenze e scommettendo sulla mobilità sostenibile. La ciclabile che percorre la strada, nata due anni fa, tra molte polemiche, e che conta quasi 9 mila passaggi al giorno nei feriali, piace sempre di più e si arricchirà presto con alberi e cordoli verdi. Nei mesi più bui delle restrizioni, le saracinesche abbassate si alternavano ai cartelli “vendesi” e “affittasi”. Oggi, bisogna fare i conti con una decisa accelerazione dell’inflazione che incombe e che pesa anche sulle tasche anche dei milanesi più “benestanti”. Ma lo scenario economico e di guerra non spaventa proprio tutti. Si attendono, infatti, ulteriori investimenti e progetti, come il restyling di Piazzale Loreto grazie al bando vinto dalla società Nhood con il suo LOC – Loreto Open Community. E mentre i grandi gruppi ridisegnano il distretto, la via dello shopping torna a rianimarsi e a vivere. Ed è un piacere passeggiare sui suoi marciapiedi anche solo per curiosare, come abbiamo fatto noi in una calda domenica di luglio, in pieno periodo di saldi. pag. 38 | retail&food | Settembre 2022
P.O.
Una mini “food court” in zona Loreto
Nonostante i 32 gradi, la via già alle 10,30 è molto popolata. Merito dei saldi iniziati da poco. La nostra passeggiata inizia a Piazzale Loreto dove, nel giro di 100 metri, si concentra la parte “food” dell’arteria. C’è subito un McDonald’s (ma ne troveremo un altro 200 metri più avanti), seguono Kebhouze, La Piadineria e Alice Pizza
sullo stesso lato del marciapiede, uno dopo l’altro. Ancora 50 metri e in Piazza Argentina c’è Frankly Bubble. La principale offerta food si ferma qui. Oltre a pochi bar, per mangiare qualcosa bisogna spostarsi nelle vie laterali (dove c’è Spontini, per esempio) oppure camminare ancora, fino all’altezza dell’Upim dove spunta il cantiere di un nuovo flagship di Five Guys, sarà il quarto a Milano, il numero 5 in Italia (con quello di Roma Termini).
Lungo il marciapiede, ci colpisce anche la presenza di qualche locale di kebab, rinnovato e più moderno rispetto al passato, probabilmente a causa del nuovo trend lanciato dal ristorante di Gianluca Vacchi e delle influenze multietniche della vicina Porta Venezia.
La casa è al centro
L’offerta commerciale di Corso Buenos Aires si è adeguata ai nuovi bisogni dei consumatori metropolitani che apprezzano sempre di più servizi di prossimità e sono particolarmente sensibili ai concetti di riuso, sostenibilità e circolarità. E sono anche in smart working, dettaglio non da poco. Le nuove abitudini cittadine, più casalinghe, si riflettono anche nei punti vendita, vecchi e nuovi, che abbiamo incrociato. Due sono i punti vendita Kasanova, c’è un ampio store Portobello
Nel 2021 il gruppo ha registrato ricavi per 1,9 miliardi di euro, in aumento del 19% rispetto al 2020 e del 10% rispetto al 2019 pre-pandemia. Come specchio dei tempi, i negozi di ottica, di telefonia e di custodie di cellulari prosperano e crescono in Buenos Aires, di pari passo con le nuove miopie pandemiche da videocall.
Il nuovo “corso” della bellezza
su due piani, un Flying Tiger, un punto vendita Natura (catena di casa e lifestyle a tema green nata a Barcellona che conta circa 200 negozi nel mondo), un grande store Muji e un colorato monomarca Excélsa (Bergamaschi&Vimercati). Tra tutti, si distingue il grande store Maisons du Monde, 840 mq, aperto alla fine del 2021. È il negozio n. 50 in Italia e il sesto nella zona di Milano.
Se la casa e la cura della persona sono stati temi centrali negli ultimi due anni, anche il mondo della bellezza e del benessere ha mostrato segni di vitalità. Dopo una forte crescita dell’eCommerce, anche il retail recupera (come raccontiamo nel servizio a pag.30). Segni evidenti di questa ripresa sono gli store vecchi e nuovi che incontriamo lungo i marciapiedi. Immancabili i marchi Douglas e Sephora, entrambi presenti con 2 ampie profumerie e tanti i servizi beauty. Douglas, in più, è provvisto anche di cabine per i trattamenti.
Occhiali, tanti occhiali…
Lungo il chilometro e mezzo di passeggiata, le appassionate (e gli appassionati) di make-up e di skincare hanno di che divertirsi: ci sono Lush, Kiko Milano, Yves Rocher, il brand spagnolo Equivalenza e Wycon Cosmetics (il brand italiano nato nel 2009 da un’intuizione di Gianfranco Satta e Raffaella Pagano).
Da segnalare anche la presenza di punti vendita Vision Ottica, Grand Vision by Avanzi, Lama Optical e Fielmann. Quest’ultimo, fondato nel 1972 da Günther Fielmann in una cittadina della Bassa Sassonia, conta oggi oltre 900 punti vendita in 16 Paesi europei e scommette con convinzione sul mercato italiano dove dal 2015 a oggi ha aperto più di 40 negozi in 10 regioni.
Ma la grande novità sono i due monomarca specializzati nella cura dei capelli, un settore in crescita dopo le tinture fai-da-te dei periodi di lockdown. Il primo è Blue Libellule, marchio francese dei gruppi CSP. Questo è il primo monomarca in Italia. E c’è l’italiano Capello Point che conta una rete totale di circa 60 negozi in Italia, la maggior parte negozi diretti, principalmente dislocati nel Centro/ Nord Italia all’interno dei grandi centri commerciali e nelle principali città. Un’altra novità che scopriamo camminando è il cantiere di un punto vendita Rituals, in arrivo.
Casalinghi e accessori per la casa non mancano. Così come è facile imbattersi, lungo gli ampi marciapiedi, in diversi negozi di ottica e occhiali: Salmoiraghi & Viganò è attaccato a un punto vendita Nau!, brand varesino specializzato nella vendita di occhiali a prezzi democratici.
Un po’ defilato rispetto al grande passeggio c’è Tigotà, brand specializzato nella vendita di prodotti di cosmesi, cura della persona e pulizia della casa. E si distingue per la sua colorata insegna una parafarmacia del gruppo Medi-Market.
L’high street per tutti i portafogli
Comodo, accessibile, con un occhio ai gusti dei più giovani. L’offerta di abbigliamento del Corso accontenta tutti i portafogli. Dopo la chiusura nel 2020 dello storico punto vendita al civico 56, H&M resiste con lo store al numero 8. Finale simile anche per i marchi del gruppo Inditex (Zara e Stradivarius) che, dopo il fisiologico periodo di chiusura pandemica, ripartono con negozi rinnovati e nuovi servizi. Presenti anche Mango, uno store Primadonna, Doppelganger, Nicla, le camicie di Nara, Benetton, le scarpe di Bata e di Pittarosso, Tezenis, Intimissimi e Yamamay anche in versione “men”, poi Upim e OVS.
Fin qui niente di nuovo. Colpisce, invece, la massiccia presenza di negozi sportivi e di streetwear (“urban style” si dice così) come il brand Atipici, inaugurato alla fine nel 2021 che conta circa 15 negozi nel Nord Italia, Snipes, retailer internazionale di sneakers e abbigliamento per ragazzi, e Game7 Athletics. Sport, ancora sport con il nuovissimo Decathlon City aperto in Corso Buenos Aires 59, il nuovo progetto ad uso misto di 8 mila mq sviluppato da Mark Capital management che ha riqualificato l’area ex Corti di Baires rimasta abbandonata per oltre cinque anni, all’angolo tra Corso Buenos Aires e Via Petrella.
Qui ha preso casa anche Nike, con un nuovo maxi store da circa 780 mq. Tra gli altri marchi del civico 59, anche La Esse (Esselunga) e Maisons du Monde. Un po’ come turisti per un giorno, ci guardiamo intorno e vediamo tanti ragazzi sui monopattini, con fermate programmate tra un negozio di sneakers e l’altro. La lunga passeggiata è accogliente, moderna e vivace. Si sta bene. Ci sentiamo davvero in Europa.
BRAND | Novità
ECCO TOSCA, LA “SCHIACCIATA” TOSCANA DI PIETRO NICASTRO Il fondatore di Löwengrube lancia un nuovo format, ideale per il consumo veloce, ma di qualità. Si parte in periferia, a Lastra a Signa
periferia ha anche un preciso significato commerciale. “Lanciare un format in queste zone è una sfida, perché il pubblico si affeziona al prodotto solo se la qualità è buona e il prezzo è corretto. Sa vai bene qui, allora costruisci basi solide e puoi espanderti. Proprio come successo a Löwengrube, che era nato a Limite sull’Arno. Quando, invece, esordisci in centro città, dove c’è molto afflusso turistico, è più semplice vendere. Ma magari è solo merito del traffico, il brand rimane debole e non spicca il volo”, spiega l’imprenditore.
Pietro Nicastro raddoppia. E dopo la birreria bavarese di Löwengrube, mette in portafoglio un nuovo brand, Tosca - L’arte del gusto. Si chiama così il nuovo format, che ha debuttato da poco in Toscana, in provincia di Firenze, all’interno del palazzetto dello sport. Il prodotto di punta? La “schiacciata” toscana, farcita in due versioni. Da un lato, salumi e formaggi tipici regionali di alta qualità: salame, finocchiona, mortadella di Prato. Dall’altro, con ingredienti speciali, che vanno dal lampredotto alla trippa. E non mancheranno le “dolcischiacce”: una selezione di dolci a base di schiacciata studiati ad hoc, come quella con noci, nocciole e miele. “La schiacciata mancava, nell’ottica di un’offerta food rapida, di qualità, e replicabile” racconta Nicastro in questo colloquio con retail&food.
Ideale per il centro commerciale
A piccoli passi, per rafforzare il brand Il primo punto vendita ha aperto a Lastra a Signa. Un luogo simbolico per l’imprenditore, che in gioventù è stato pugile professionista e che proprio in quel palazzetto dello sport ha passato molte ore. “È il paese natale del mio maestro e amico Fernando Paradiso che, grazie alla boxe, è riuscito a farmi diventare l’uomo e l’imprenditore di oggi”, racconta Nicastro. Ma la partenza in pag. 40 | retail&food | Settembre 2022
di Adriano Lovera
Pietro Nicastro, fondatore di Lowengrube e ora di Tosca-L’arte del gusto
Tosca nasce per essere complementare rispetto al brand in salsa bavarese. Quest’ultimo, infatti, prevede punti vendita di dimensioni almeno medie, se non ampie, vive di notte, ha bisogno di orari di apertura allungati. Tosca, invece, è un format snello: metratura intorno ai 70 mq interni, più eventuali spazi esterni. La progettazione prevede un bancone all’ingresso, dove si prelevano cibo e bevande. E si parte subito con un alto tasso di digitalizzazione, come richiede il mercato di oggi: sono previsti monitor (kiosk) per prenotare in autonomia e anche il self ordering tramite App&Go, con cui l’utente potrà ordinare a distanza e ritirare dal parcheggio, senza scendere dalla macchina. “In più, altro aspetto centrale,
sono tutti punti vendita che non hanno bisogno di canna fumaria. Sia per prodotto, sia per caratteristiche, è dunque un format perfetto per i centri commerciali, dove ci auguriamo di ottenere successo. Rispetto a Löwengrube, diversifichiamo sia il target di clientela sia il posizionamento geografico”, aggiunge Nicastro.
sotto forma di tutorial a distanza, ai quali i collaboratori devono iscriversi. Abbiamo subito raccolto riscontri positivi. Quando i ragazzi si immergono nella realtà del brand sposano un’idea e rendono di più. Non è solo questione di retribuire adeguatamente il personale, ma anche di creare un senso di appartenenza”.
Franchising e gestione diretta Le aperture avverranno sia in franchising sia a gestione diretta. Entro fine settembre verrà definita una pipeline precisa e poi, a ottobre, l’azienda incontrerà i partner in affiliazione durante la consueta convention annuale, che si terrà a Monaco di Baviera, in cui verrà presentata questa nuova opportunità. Un paio di nuove aperture dovrebbero avvenire antro l’anno. Certo, però, non mancano le difficoltà. L’idea di Tosca - L’arte del gusto è arrivata proprio in pandemia. Il contesto, però, resta a tinte chiaroscure. “Chi opera nel settore si scontra ovviamente con i problemi di oggi. Aumentano i costi delle materie prime, le spese di costruzione sono alle stelle. Con Löwengrube, avevamo pianificato dieci nuove aperture entro l’anno. Ma probabilmente arriveremo a cinque. Dunque, occorre fare passi ragionati”, ammette Nicastro. E poi, c’è il noto tema della ricerca del personale. Un tassello su cui, proprio l’esperienza di Löwengrube, ha già insegnato molto. “È essenziale coinvolgere lo staff, farlo sentire parte del progetto. Già da tempo, ci eravamo posti una domanda: perché i franchisee affiliati sono letteralmente innamorati del brand, mentre nel personale dei singoli punti vendita notavamo un continuo turnover? Allora abbiamo reagito, sviluppando corsi di formazione
Academy virtuale, il plus per coinvolgere e formare il personale Ci sono voluti due anni per oliare la macchina, ma oggi è realtà la Academy Virtuale Löwengrube: una piattaforma di formazione a distanza (FAD), creata in collaborazione con Sinergie, per formare e connettere tutte le persone che lavorano nella catena di ristoranti e birrerie del brand. Un’esperienza positiva, che la società potrebbe replicare anche una volta “lievitata” la rete di Tosca. Dopo alcuni test iniziali nei punti vendita a gestione diretta, il progetto ha via via coinvolto store affiliati ad Ancona, Civi-
tanova, Vicenza, poi quelli dell’Emilia Romagna e altri. La piattaforma propone corsi diversi a seconda dei livelli e delle attività da svolgere. Il sistema permette agli store manager di monitorare impegno e risultati e consente alla casa madre di creare corsi personalizzati e dialogare attraverso messaggi diretti con i membri della rete, anche per informarli su novità e progetti in corso. Questo fa risparmiare investimenti in formazione da parte degli affiliati e allo stesso tempo eroga contenuti standardizzati.
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TREND | Shopping
Concentrazione verso i maxi scontrini
TAX FREE TRAINATO DAGLI ‘ULTRA RICCHI’
L’Italia perde i russi, la Germania affonda senza cinesi, recuperiamo americani e inglesi. Lo shopping degli extra Ue rimbalza, ma il banco di prova sarà il 2023. “Sempre più centrale il target di fascia altissima” secondo l’analisi di Planet
A.L.
Se c’è un settore che ha pagato un prezzo altissimo alla pandemia è il tax free. Pochi viaggi business, poco traffico turistico extra Ue, tra 2019 e 2021 il settore aveva vissuto un vero anno nero. Quest’anno invece è andato meglio. La prima a riprendersi è stata la Francia. La Germania, invece, dove il settore dipendeva in massima parte dai cinesi, è ancora lontanissima dei livelli pre pandemia. L’Italia si trova in mezzo. Gli statunitensi si sono presi la leadership e ora rappresentano circa un quarto di tutte le vendite tax free. Ci vorrà ancora tempo per mettere nero su bianco il consuntivo dell’estate, ma il settore fa comunque i conti con un mondo cambiato, a partire dal mix di nazionalità.
Classifica dei top spender Provenienza
In Cina la voglia di Europa rimane intatta “Sul nostro mercato, era importante il peso del mondo russo, che ora manca. Ma c’è stato un rimescolamento, dunque pensiamo che per fine anno sia possibile centrare un recupero del 60% dei volumi pre pandemia” ragiona Stefano Uggeri, SVP and GM Retail di Planet Italia. L’Italia, a differenza di altri Paesi, vive molto di stagionalità. Oltre la metà dei volumi si genera tra maggio e settembre. La ripresa dei collegamenti aerei ha favorito l’afflusso degli americani. Poi ci sono alcuni fenomeni nuovi o quanto meno recenti, a partire dalla presenza degli inglesi che ora fanno parte di quei turisti “ammessi” al regime tax free. Una presenza pag. 42 | retail&food | Settembre 2022
C’è poi un’altra tendenza, che si era manifestata già dal 2021 e si è consolidata nel corso dei mesi. A trainare le vendite tax free sono in particolare i consumatori Elite o Uhnwi (ultra high net worth individuals), ovvero gli ultra-ricchi che hanno aumentato la propria quota di spesa rispetto al periodo pre-pandemia. Secondo un’analisi di Planet, rispetto ai dati del 2019, infatti, coloro che spendevano in media 12mila euro, dunque dieci volte tanto lo scontrino medio, hanno incrementato la loro spesa di oltre un terzo. “Questo è un target determinante e andremo sempre di più verso un’ulteriore concentrazione della spesa tax free” aggiunge Uggeri. Come catturare questo segmento? La ricetta, spinta ovviamente agli eccessi, è quella già più volte descritta in pandemia. L’omnicanalità è imprescindibile, così come mettere a disposizione tutti gli strumenti di pagamento disponibili, persino il cosiddetto “buy now, pay later”. Oggi l’acquisto si genera da un lead e si conclude in negozio, ma anche viceversa. E poi, i brand hanno capito l’importanza dell’esperienza d’acquisto e dell’esclusività. Un pezzo di Gucci esposto in una teca, una saletta per concludere l’acquisto di un orologi da migliaia di euro, sono tutti elementi che concorrono a coccolare l’acquirente alto spendente. Certo accanto a questo non bisogna dimenticare gli altri. Anche chi acquista un profumo in aeroporto è importante. E su questo, occorre registrare ancora il ritardo italiano che mantiene a 154 euro la soglia di spesa eligible tax free, la più alta d’Europa. Le lobby provano a muoversi, ma la fragilità dei nostri esecutivi lascia ogni iter a singhiozzo.
che fa bene, ma che non incide molto a livello di innalzamento della fascia di spesa. “In altre parole, il mondo luxury continua a essere un mondo a parte, riservato per lo più ad americani e provenienti da Emirati Arabi”. E i cinesi? “Le survey di cui disponiamo ci dicono che, quando le restrizioni lo consentiranno, conservano intatta la voglia di viaggiare verso l’Europa. Per loro, l’acquisto fisico del prodotto esclusivo, effettuato direttamente a Roma, Milano o Parigi, rimane un must. Il primo banco di prova, Covid permettendo, sarà il Capodanno cinese del prossimo febbraio” spiega ancora Uggeri di Planet.
Scontrino medio
1
Stati Uniti
1.295
2
Emirati arabi
1.270
3
Gran Bretagna
1.126
4
Singapore
1.385
5
Arabia Saudita
806
Valori in euro. Dati Planet aggiornati a maggio
C
M
Y
CM
MY
CY
CMY
K
pag. 43 | retail&food | Settembre 2022
FINTECH | Scenari
rie prime costano di più, l’inflazione frena i consumi, nessun settore può rimanerne indenne. A livello di finanza mondiale, ci sarebbe da chiedersi perché, forse con troppa disinvoltura, i fondi si sono buttati a capofitto a sostenere tanti operatori del fintech, che sicuramente attirano consumatori ma non fanno margini. C’è così tanta liquidità in giro, che verrebbe da chiedersi quale sia la provenienza, visto che può anche essere “bruciata” così.
GORILLAS CHIUDE, L’UNICORNO SALUTA DOPO APPENA UN ANNO La start up del quick commerce abbandona l’Italia. Coinvolti 540 lavoratori. Tra congiuntura e margini risicati, il settore mostra la sua fragilità. Ma non è la morte del delivery. E dietro, c’è una precisa scelta dell’azionista
E così, Gorillas ha chiuso. Arrivata in Italia nella primavera del 2021, la startup delle consegne ultra rapide ha abbandonato il nostro mercato (e non solo) per concentrarsi sui mercati considerati profittevoli (Germania, Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e New York City). Tra rider, personale dei magazzini e degli uffici, sono coinvolte 540 persone. Un bel numero, considerando che il servizio aveva già raggiunto cinque città: Milano, Roma, Torino, Bergamo e Firenze. Fa un certo effetto vedere il brand, guidato in Italia da Alessandro Colella, lasciare il nostro Paese dopo essersi presentato aggressivo e baldanzoso, forte del suo status di “unicorno” (quelle startup che raggiungono la valutazione di almeno un miliardo di euro). In Belgio le attività sono state cedute alla piattaforma Efarmz. In Francia la società ha seguito una strada diversa, perché ha acquisito anche un brand che già esisteva, Frichti, e il business va avanti a colpi di collaborazioni con grandi soggetti, come Casino e Monoprix. In Italia, non sembra ci siano possibilità di appaltare anche solo una parte dei lavoratori all’altro concorrente che, almeno per ora, sembra resistere: Getir. L’azienda, ormai internazionale ma nata in Turchia, in Italia impiega quasi 800 persone, fra Milano, Roma e Torino, di cui (secondo una nota dei sindacati), l’87% lavora “sul campo” (rider e nei magazzini). Un operatore, anch’esso, che ha esagerato nella rapidità della crescita e delle assunzioni, per assicurarsi subito una base di clienti. E in estate ha dovuto lasciare a casa, a livello mondiale, circa il 15% della forza lavoro. pag. 44 | retail&food | Settembre 2022
A.L.
È davvero una bolla che scoppia? Nelle ore dell’annuncio, in tanti hanno gridato alla “bolla” che scoppia. Qualcuno ha addirittura fatto ironia, chiedendosi come fossimo arrivati a essere così pretenziosi, da pretendere la spesa a casa in dieci minuti. Sono letture del fenomeno generiche, che servono a poco. Anche il food delivery tradizionale, ha sempre faticato a fare utili. E non ci sono dubbi che questo business si regga su una rete di rider spesso mal pagati e alcune volte sfruttati. Eppure, è innegabile che tutti, e i giovani sempre di più, vivono con lo smartphone in mano. Il desiderio di acquistare cose, o accedere a servizi, a distanza e in breve tempo, non sta certo scemando. Si tratta di modelli di business. E sul tappeto ci sono tanti elementi. La congiuntura sta facendo male a tutti e non poteva lasciare indenni questi operatori. Le mate-
La mossa di Delivery Hero Ma tornando a questioni più pratiche, dietro la scelta di Gorillas ci sono anche precise decisioni aziendali. In Italia e in Spagna, uno degli operatori di delivery più affermato è Glovo, che ormai porta a casa anche la spesa, non solo pizza e hamburger. E proprio prima dell’estate, il colosso tedesco Delivery Hero è salito nel capitale di Glovo fino ad assumerne il controllo completo. Dunque, buttando giù dalla torre Gorillas, non ha fatto altro che togliere un concorrente, lasciando sul mercato il brand più forte. Infine, per quanto riguarda la forza lavoro, non c’è dubbio che i rider continuino a rappresentare un anello debole. Ma è anche vero che, prendiamo il caso dell’Italia, inquadrare quel profilo dentro gli schemi del contratto nazionale dei Trasporti delle sigle confederali non è agevole. E forse ci vorrebbero formule che, pura salvaguardando paghe e diritti, permettano anche dal punti di vista contrattuale di disegnare uno schema adatto ai tempi.
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INFRASTRUTTURE | Scali
TOSCANA AEROPORTI IN SCIA ALLA RIPRESA
Pisa e Firenze ripartono con un exploit dei ricavi “non aviation”, restyling dell’offerta e il ritorno degli stranieri. Novità in arrivo entro fine anno
di Adriano Lovera
pag. 46 | retail&food | Settembre 2022
Il sistema aeroportuale della Toscana si mette in scia alla ripresa. E riparte, forte di un’estate positiva, come traffico e collegamenti, e grazie ad alcuni aggiustamenti interni. Prima e dopo la pandemia, a livello di volumi la proporzione si è spostata di poco: lo scalo Galilei di Pisa, dove transita la maggior parte delle low cost, apporta oltre i due terzi del traffico. Il resto è su Firenze. In entrambi, la componente determinante è composta dagli stranieri, quindi l’incoming è centrale. I dati del bilancio 2019, su 8,3 milioni di passeggeri totali, registravano più di un milione di inglesi, circa 800mila francesi e spagnoli, poi tedeschi, olandesi, solo per citare le provenienze europee. Altri tempi. Il 2021 ha portato 2 milioni di pax a Pisa e circa 800mila a Firenze. Ma già nel primo semestre 2022 è avvenuto un rimbalzo, con 2,8 milioni. Le caratteristiche del traffico restano. Tanti stranieri, tra cui sono tornati gli americani, mentre mancano ancora gli asiatici. Sul fronte Middle East, in estate Flydubai ha ripreso il suo collegamento. Ita Airways ha rimesso la tratta su Roma. Mentre, come collegamenti europei, da Amsterdam ad Atene, da Berlino a Oslo, passando per Gran Canaria (solo per citare alcune novità o riattivazioni pre estive) il network è fitto. Con tantissimi vettori, oltre all’immancabile pigliatutto Ryanair. Tanti stranieri, dunque. Tutti desiderosi, anche in aeroporto, di portarsi a casa un pezzo di Italia, la Toscana. L’offerta è quella tipica degli scali regionali: essenziale, con un misto di ristorazione e retail che strizza l’occhio sia a proposte nazionali/internazionali, sia a formati più legati al territorio. E le dimensioni ideali che favoriscono la spesa, dal momento che i gate sono sempre a portata di mano. Una spesa che è già ripartita, stando almeno ai numeri di bilancio: il 2021 si è chiuso con ricavi “non-aviation” a +6,2% in ambito retail e +12.2% dal food. Mentre il primo semestre 2022 archivia, alla stessa voce, un exploit di +125% (12,4 milioni). E il consuntivo estivo segnerà un nuovo incremento. Ma facendo un passo indietro, come è stata attraversata la bufera Covid? “Come tutti i gestori, abbiamo cercato di attraversare la crisi nell’ottica della collaborazione con i sub concessionari” spiega Linda
Stivala, direttore commerciale di Toscana Aeroporti. “I piccoli hanno faticato di più, qualcuno ha chiuso. Mentre i partner maggiori, specialmente duty free e ristorazione, hanno goduto di maggior resilienza. Oggi, comunque, possiamo dire di essere intorno al 90% di occupazione degli spazi. E con alcune novità, previste tra fine anno e l’inizio del 2023, direi che torneremo pienamente a regime”.
Linda Stivala, direttore commerciale di Toscana Aeroporti
Al Galilei c’è tempo per lo shopping Lo scalo di Pisa, quello più trafficato, ha una struttura particolare. Molto ampia la zona “landside”, cioè alle Partenze prima dei controlli, rispetto a quella airside. “La prima zona, si sa, è quella dove si fatica di più, perché generalmente i passeggeri corrono agli imbarchi e poi pensano a mangiare o acquistare. Ma Pisa ha un passeggero che arriva con largo anticipo per cui ha tutto il tempo per “esplorare” l’offerta comemrciale ” ragiona Stivala. Non sono mancati comunque gli investimenti e le novità. È arrivato 4giveness (beachwear, abbigliamento sportivo e accessori), la Farmacia raddoppierà le superfici inserendo marchi e prodotti legati alla cosmesi. Ci
sono Hudson News, Giunti, i prodotti di cuoio toscano di Machiavelli e Aeronautica Militare. Sul fronte food landside, ci sono sia MyChef sia Chef Express con alcune loro proposte (Briociole, Mokà e Gusto). Ad inizio Summer ha aperto un chiosco esterno, Don Focaccina 5.5, che serve pizza, focaccia, prodotti da forno . “Entro fine anno, arriverà un altro importante partner food, ancora da svelare”. Nella zona dei gate è presente + 39 specialisti di pelletteria e ci saranno altre due novità. È presente Dufrital, a livello duty free, e Colline Toscane Food & Wine. Di recente MyChef ha fatto un restyling del locale proponendo in Briciole anche Stortellini, brand molto apprezzato che sta avanzando nel travel.
uniche di Acqua dell’Elba. “In sintesi, a livello retail resta solo uno spazio da valorizzare. E anche qui, entro l’anno, apriremo un nuovo punto ristoro” segnala Linda Stivala.
Pisa, partiti i lavori per il nuovo Terminal Finalmente è stata posata simbolicamente la prima pietra per il nuovo Terminal dello scalo di Pisa. A marzo scorso è avvenuto il taglio del nastro sui primi lavori propedeutici, che comportano un investimento di circa 8 milioni. Ma guardando al progetto più generale, si tratta di quasi 90 milioni di euro. Entro il 2024 avverrà la riconfigurazione degli spazi attuali del terminal, delle aree air-side e del piazzale aeromobili, per un investimento totale di 48,2 milioni. Nel periodo 2025-2035, invece, si concluderà la realizzazione del nuovo distaccamento dei Vigili del Fuoco e l’implementazione delle successive fasi di ampliamento del Terminal, che sarà pronto ad ospitare oltre 7 milioni di passeggeri.
Lo store 4giveness, tra le novità di Pisa
Scontrino più elevato
Il negozio Briciole-MyChef, allo scalo di Pisa, con il corner Stortellini
Firenze coccola il top spender Al Vespucci di Firenze, sul fronte cibo, i partner sono MyChef (Briciole), Lagardere (Beer Code), il brand locale Buoni e Belli. Nello shopping, Hudson News, in landside, presidia il segmento convenience store, mentre Dufrital, in airside, ha una doppia proposta. Il classico duty free, che comprende, oltre alle fragranze e al confectionery, marchi di fascia alta come Ferragamo, Montblanc, Max Mara ed Etro, che rispondono alla forte presenza di turisti con una buona capacità di spesa. “E poi, è presente con il negozio Emozioni, dedicato al meglio della gastronomia e dei vini italiani e toscani” aggiunge Stivala. Sul fronte shopping, è presente anche a Firenze +39 e approdano nuove insegne legate al territorio, come il concept Opera art in flight, che propone un mix di prodotti editoriali, oggettistica e artigianato legato al territorio e all’offerta museale, e le essenze
Con la ripresa del traffico, anche nel sistema aeroportuale toscano si è registrato un aumento dello scontrino medio. A riprova del fatto che i viaggiatori, appena hanno potuto muoversi, erano anche desiderosi di spendere. Ma com’è cambiata l’attitudine al consumo del passeggero? In pandemia, gli addetti ai lavori (giornalisti compresi) hanno speso ore a organizzare webinar e immaginare i vari futuri possibili, conditi da termini che sono diventati veri e propri tormentoni, come “multicanalità” e “phigital”. “Certo, ci sono elementi che riguardano lo shopping e la ristorazione nel suo complesso, ormai assodati. Come l’uso del digitale o l’attenzione verso il bio, la tracciabilità della filiera, la sostenibilità” ragiona Linda Stivala. “Eppure l’aeroporto è uno spazio legato al viaggio, che per sua natura resta ancorato ad alcune caratteristiche. In primo luogo, si compra il superfluo e l’acquisto è sempre d’impulso: vedo, tocco e prendo. Lo abbiamo visto ai duty
free. Appena si è tornati a poter spruzzare e provare i profumi, sono risalite le vendite. Il cosiddetto “click&collect” negli scali, a meno di parlare di grandissimi hub internazionali, mi pare solo una suggestione. Secondo aspetto, vero specialmente in Italia, la ristorazione è sempre dominante. Nell’attesa del volo, le persone mangiano. Non per forza entrano in negozio, ma senz’altro si godno almeno un panino e il caffè. Lo sanno anche gli operatori, tanto è vero che riceviamo decine di richieste. Ma a breve, portati a termine gli ultimi ingressi, la nostra offerta può dirsi completa”. L’originale Opera in Art Flight, al Vespucci di Firenze
Il convenience Hudson allo scalo di Firenze pag. 47 | retail&food | Settembre 2022
RACCONTO | In viaggio
MALPENSA-DUBLINO, IN VOLO NEI GIORNI CALDI DEGLI SCIOPERI Una giornata in partenza dal principale scalo milanese. Tra una buona offerta food/shopping e il timore di finire in overbooking
In una della estati più calde, sia come temperatura sia come disagi in aeroporto, anche noi di retail&food non ci siamo fatti mancare un’esperienza in volo: tra fine giugno e inizio luglio, un’andata e ritorno da Milano Malpensa a Dublino con la regina delle low cost, Ryanair. Com’è andata? Certo le premesse non erano delle migliori. Sabato 25 giugno, pochi giorni prima della partenza, avevano indetto uno sciopero i dipendenti di Ryanair, EasyJet e Volotea. All’estero, le proteste dei lavoratori imponevano cancellazioni al Charles de Gaulle di Parigi, mentre a Londra (Gatwick e Heathrow) la mancanza di addetti ai bagagli causava code e lunghe attese. L’estate ha visto anche le dimissioni di Peter Bellew, ex capo operations di EasyJet. Sul tavolo degli imputati ci sono cattive condizioni di lavoro, scarsità di personale, peggiorata per di più da un’impennata dei contagi Covid. pag. 48 | retail&food | Settembre 2022
“Incomprensibile come società di queste dimensioni possano trascurare in questo modo le ricadute reputazionali delle loro discutibili politiche di HR” commentava Luca Poma, professore di Reputation Management all’Università LUMSA di Roma.
Controlli rapidi Torniamo a Malpensa. Voliamo in settimana, di giovedì, dal Terminal 1. Nonostante siamo fuori dal weekend, c’è un buon traffico di persone. Parcheggiamo l’auto al P2, dove qualche segnalazione in più non guasterebbe per raggiungere le Partenze. I check-in sono pieni, ma non avendo bagagli da imbarcare, ci rechiamo subito verso i gate. Ormai, l’ingresso è veloce. Ai controlli di sicurezza, la coda spaventa come primo impatto, ma poi basta meno di un quarto d’ora e siamo dentro la zona Imbarchi.
A.L.
Bagagli già arrivati, in attesa del recupero, all’aeroporto di Dublino giovedì 30 giugno
Volo in ritardo Se non ci fosse paura di perdere l’aereo è un aeroporto in cui fa piacere passeggiare e fare acquisti. Ma con il traffico sostenuto e in mano un biglietto low cost, meglio mettersi subito in fila. E facciamo bene. Il volo Ryanair delle 17 è pieno, abbiamo la “priority” ma in fondo la fila normale e quella privilegiata finiscono per mescolarsi. Per fortuna passiamo, perché sentiamo l’addetto al gate parlare di “overbooking”. Alla fine, il Boeing si alza con un’ora di ritardo. Arrivati a Dublino, un ammasso di bagagli, che aspettano di essere ritirati, testimonia il caos europeo estivo. Ad ogni modo, al ritorno saremo più fortunati. Siamo spiazzati da tre cambi ravvicinati del “gate”, ma poi rientriamo a Milano con i tempi giusti. Tornando all’esperienza in aeroporto, uno dei temi che riguardano tutti gli scali, non solo quello milanese, riguarda proprio il tempo a disposizione. Se ti senti sempre un po’ insicuro sul gate, temi l’overbooking o ritardi di qualsiasi natura, ti permetti un bel giro di shopping/food all’aeroporto solo se sei arrivato con un anticipo enorme. Altrimen-
Tutto fila liscio. Malpensa, principale scalo del Nord Italia, è un aeroporto godibile, nulla da dire. La zona Partenze è ampia. Si incontrano subito i duty free Dufry, lo spazio Hudson, da poco è arrivata la Feltrinelli (insieme a Dufrital) ed è anche attivo il servizio on line Boutique per chi vuole sfruttare il click&collect veloce prima di partire. A seconda del proprio gate, si viene diretti verso una delle tre “piazze” principali che caratterizzano l’offerta food/commerciale: la Piazza del Lusso (con Oldani, Armani e tanti altri brand di fascia alta), la Piazza del Pop (da Starbucks a Wagamama, da Obicà a Burgery e Cioccolatitaliani) e la Piazza del Gusto, più piccola, che gira intorno al luminoso Ferrari Spazio Bollicine. A noi tocca quest’ultima. Non abbiamo stomaco da prosecco pomeridiano, prendiamo qualcosa al Caffè Milano: acqua, caffè, panini. Buoni, con quel non-servizio al tavolo che non si capisce mai se devi liberare da solo il tavolino o passerà qualcuno. Ma per fare in fretta, meglio il fai da te.
ti, viene più naturale posizionarsi in zona imbarco e non mollare la postazione. Detto questo, Malpensa è promosso. Nato per reggere flussi ben più imponenti, mostra di avere un’offerta all’altezza. Anche sul fronte trasporti, la vera chicca sarebbe realizzare prima o poi il sogno dell’alta velocità fino al terminal. Ma l’accesso e l’uscita in auto, così come il Malpensa Express, restano comunque soluzioni che permettono di arrivare in città in un tempo accettabile, in linea con le altre città europee.
Imbarco del volo Ryanair per Dublino, 30 giugno ore 17
pag. 49 | retail&food | Settembre 2022
29 Nov. - 1 Dec. 2022 Palais des Festivals Cannes, France
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ECONOMIA | Scenari
LA SPIRALE NEGATIVA DI DENATALITÀ E BASSA OCCUPAZIONE FEMMINILE
di Alessandra Casarico, Daniela Del Boca e Federica Testi
tratto da lavoce.info
Bassa natalità e scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro caratterizzano da anni il nostro paese, mentre in altre nazioni europee a un’alta fecondità corrisponde un’alta occupazione delle donne. Per l’Italia il problema è anche culturale. L’Italia è un paese caratterizzato da bassa natalità e scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro. Mentre in altri paesi europei, come per esempio la vicina Francia, ad alta fecondità corrisponde alta occupazione per le donne, l’Italia rimane ancorata nell’equilibrio non virtuoso di bassa natalità e poche donne occupate. Il fenomeno della denatalità in Italia è tutt’altro che nuovo. Secondo i dati del XXI Rapporto annuale dell’Inps, il calo delle nascite registrato nel nostro paese dal 1964 a oggi somiglia molto, per intensità, a quello osservato nel periodo della prima e della seconda guerra mondiale, con una diminuzione del 64 per pag. 52 | retail&food | Settembre 2022
cento, da 1.035.207 nati nel 1964 a 399.431 nel 2021. Guardando ai dati Inps e Istat, l’unica fase di crescita si è registrata tra il 2000 e il 2008, quando le nascite sono aumentate del 13 per cento rispetto al periodo precedente. Dal 2008, però, il loro numero ha ripreso a calare costantemente.
Difficoltà sul lavoro solo una delle motivazioni La sempre maggiore incertezza delle nuove generazioni sul mercato del lavoro e la difficoltà di raggiungere buone retribuzioni se non in una fase più tardiva della vita lavorativa sono solo alcune delle ragioni alla base del fenomeno. Ci sono altri due elementi che è imprescindibile analizzare: l’offerta di servizi educativi per l’infanzia e l’utilizzo dei congedi. Secondo i dati Istat, nell’anno scolastico 2019-2020 erano pre-
senti sul territorio italiano oltre 13 mila servizi per la prima infanzia, per un totale di oltre 361 mila posti disponibili. Di questi, il 50 per cento si trova in strutture pubbliche. Questi dati si traducono in una percentuale di copertura dei posti rispetto ai residenti sotto i 3 anni del 26,9 per cento, inferiore al target del 33 per cento stabilito dall’Unione europea. La percentuale media di copertura dei posti è in aumento rispetto all’anno precedente, ma va tenuto conto che sono diminuiti i bambini sotto i 3 anni a causa della denatalità. A livello territoriale, la distribuzione dei servizi è disomogenea e il divario Nord-Sud è molto ampio. Nelle regioni del Mezzogiorno anche il tasso di occupazione femminile è molto più basso: nel 2021 tra i 15 e i 64 anni era del 49,4 per cento a livello nazionale, oscillava tra il 55,1 del Centro e il 59,3 del Nord e calava al 33 per cento nelle regioni del Sud.
Servizi educativi, pochi e troppo costosi Un recente articolo dell’Economist evidenzia l’effetto dell’elevato costo dei servizi per la cura dell’infanzia sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro. In Italia questi costi rappresentano il 28 per cento del reddito netto di una famiglia con due percettori che complessivamente guadagnano un reddito pari a quello medio. La media nei paesi Ocse è il 16 per cento. Potenziare l’offerta di servizi per la cura dell’infanzia, in termini sia di diffusione che di costo, è condizione necessaria per avere più bambini e più lavoro femminile. L’altro elemento da considerare sono i congedi. Congedi parentali e congedi per il padre permettono una maggiore condivisione della cura dei figli, con effetti positivi sull’occupazione femminile. Il legislatore italiano ha introdotto dieci anni fa il congedo obbligatorio per il padre, inizialmente in via sperimentale per un solo giorno. Il congedo obbligatorio, aumentato a dieci giorni nel 2021 (dopo essere stato fissato a due nel 2017, quattro nel 2018, cinque nel 2019 e sette nel 2020) è affiancato da uno facoltativo, in base al quale il padre ha diritto a richiedere un congedo di massimo un giorno in sostituzione della madre.
La natalità in Italia dal 2008
Dati Istat
Congedi, c’è la legge ma non decollano Se guardiamo ai congedi di maternità e di paternità, l’analisi dei dati dell’Inps contenuti nel Rapporto 2022 restituisce un andamento negativo per i primi, proprio a causa della denatalità, e – al contrario – un andamento positivo per i congedi di paternità obbligatori. Nel 2019 i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno beneficiato del congedo di paternità obbligatorio erano 135.693. Nel 2020 il dato è rimasto più o meno costante (135.215), per poi aumentare, nel 2021, a 155.713. Nonostante ciò, occorre sottolineare come la richiesta resti molto bassa (poco più della metà dei beneficiari potenziali lo ha utilizzato), concentrata tra i lavoratori di-
pendenti di aziende di grandi dimensioni e al Nord. Inoltre, solo il 37 per cento dei genitori è a conoscenza dell’obbligatorietà del congedo di paternità, a riprova che su questo fronte è necessaria anche una maggiore informazione. Un esempio viene dalla riforma attuata in Spagna nel 2021, in base alla quale i congedi di paternità sono diventati equivalenti a quelli di maternità: donne e uomini hanno lo stesso permesso per la nascita di un bambino (16 settimane, pagate al 100 per cento), con effetti significativi sulla cura dei figli e la divisione dei carichi familiari. Per quanto riguarda i congedi parentali, fruibili da entrambi i genitori, tra i lavoratori dipendenti del settore privato il numero di quelli richiesti dagli uomini è aumentato durante la crisi pandemica, passando da 68.048 su 327.068 totali (20,8 per cento) nel 2019 a 97.949 su 439.506 totali (22,3 per cento) nel 2020, per poi tornare, nel 2021, al livello pre-pandemico (61.162
su 292.219, ossia il 20,9 per cento). Sebbene i dati siano da rapportare anche alla crisi Covid-19, sembra che qualcosa si stia muovendo, seppur molto lentamente. Ma è sufficiente? Nelle parole di Camille Landais al Festival Internazionale dell’Economia di Torino, servizi per l’infanzia e congedi parentali riducono marginalmente il costo che la maternità ha sul lavoro femminile. Ma non sfidano la norma radicata secondo cui il lavoro di cura spetta quasi esclusivamente alle mamme. Abbiamo bisogno di politiche che smontino questa norma. Il congedo di paternità –se di maggiore durata- è una carta da giocare. Se il Piano nazionale di ripresa e resilienza contiene proposte interessanti sull’ampliamento del numero dei nidi (almeno fino a coprire al 33 per cento dei bambini che ne avrebbero diritto), niente dice sui congedi di paternità, che avrebbero la potenzialità di favorire un cambiamento culturale. pag. 53 | retail&food | Settembre 2022
GDO | Prospettive TRAVEL RETAIL | Estate 2021
GRANDE DISTRIBUZIONE E PRODUTTIVITÀ. UNA SFIDA NON SOLO PER LE AZIENDE Agatha Christie sosteneva che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza ma tre indizi fanno una prova”. Insisto, anche se aver affrontato l’argomento mi ha portato qualche critica, nel ritenere un errore del sindacato di categoria non prendere atto che il tema della produttività è centrale. Non però in generale dove tutti, più o meno, ne convengono ma nel concreto della quotidianità del punto vendita. E, come ho già scritto, discutere di produttività è altra cosa che affrontare il tema in presenza di investimenti tecnologici come in altri settori. La strada è una sola. Ottimizzare la prestazione individuale e collettiva coinvolgendo le persone e mettendo al centro il servizio al cliente e la redditività del negozio. Adesso è il momento dei discount. Dopo Eurospin tocca a Penny Market, il discount tedesco del gruppo Rewe. Il sindacato di categoria sembra scoprire improvvisamente le “consuete criticità” del lavoro in un punto vendita. Difficile capirne la ratio. Nei punti vendita, soprattutto nei più piccoli o gestiti dai franchisee, si lavora così. Da sempre. Da pag. 54 | retail&food | Settembre 2022
di Mario Sassi, senior advisor e blogger
un comunicato della Uiltucs Uil scopriamo che le “relazioni sindacali territoriali sono insufficienti ed inefficaci per responsabilità aziendale, salute e sicurezza sono in discussione, i carichi di lavoro sono eccessivi, turni ed orari di lavoro sono pesanti, c’è un improprio utilizzo delle clausole elastiche e flessibili nonché dei permessi retribuiti. Turnazione e pause non sono rispettati e le pulizie dei negozi, dei servizi e dei parcheggi sono in capo al personale con altre qualifiche”.
Sindacato-impresa, distanza siderale Cambia l’insegna ma la musica è sempre la stessa. Visto dai comunicati sindacali, Eurospin, Penny Market o altri discount e non solo, ogni vertenza aperta parte da una fotografia talmente drammatica che i punti vendita sembrano assimilabili a gironi danteschi. La distanza tra ciò che il sindacato rivendica e l’impostazione organizzativa
aziendale è talmente ampia da svuotare di senso qualsiasi negoziato perché la differenza di impostazione, su queste basi, è incolmabile. Vengono così dichiarati fantomatici blocchi degli straordinari e programmati scioperi di cui se ne perde immediatamente traccia. Le aziende abbozzano e tutto ritorna alla quotidianità della gestione del punto vendita. I discount, ma anche gli stessi supermercati alle prese con il difficile equilibrio tra fatturati e margini, funzionano così. Il tema della produttività del lavoro e quindi del suo riconoscimento diventa centrale. Tra l’altro, in vista del possibile rinnovo dei numerosi CCNL, il sindacato rischierebbe di tirarsi la zappa sui piedi da solo. E queste, lo dico per i critici esterni, sono tutte realtà che non hanno né un turn over elevato né un assenteismo eccessivo. E neppure rilevabili abbassamenti delle performance o peggioramenti della qualità di servizio percepiti dai clienti. Né faticano a trovare collaboratori. Le iniziative formative e di coinvolgimento sono numerose, la possibilità di accedere a carriere interne, pure.
tualizzazione sui temi chiave per le imprese andrebbero ripresi. I modelli organizzativi precedenti che hanno permeato il CCNL erano mutuati sostanzialmente dalle grandi superfici e derivati da una forte impostazione tayloristica. C’era poca cultura del servizio e delle logiche di un negozio e un’impostazione quasi da reparto industriale. Organici di reparto, nastri orari, operazioni di pulimento esternalizzate, pause e rimpiazzi, inquadramento e tipologie di lavoro consentivano organizzazioni lasche e spesso ridondanti. Ma i bacini di utenza erano ben diversi. E la competitività tra i differenti formati è data da una continua ricerca di equilibrio tra fatturati e margini e quindi il tema dei costi, della loro gestione e del contributo qualitativo delle persone diventano centrali.
Un conto è la realtà, altro è il CCNL È chiaro che il lavoro nella GDO non è per tutti. Orari, turnazioni, impegno richiesto a contatto con i clienti e gestione degli imprevisti di ciò che si genera a monte nella logistica e nel rifornimento necessitano di caratteristiche diverse da altri comparti economici. Il punto vendita, pur costruito su una gerarchia precisa e all’interno di un modello organizzativo standard, comporta responsabilità personali e capacità di muoversi in mezzo ad imprevisti e interlocutori interni ed esterni che rendono quel lavoro particolare. Senza confini di qualifica né di inquadramento. C’è un organizzazione formale di cui il CCNL ne rappresenta sulla carta il quadro di riferimento e poi c’è la realtà fatta di clienti esigenti, richieste di ogni tipo, promozioni che sconvolgono la quotidianità, derivati dagli afflussi e di picco. Non è quindi un lavoro adatto a tutti. Il rischio che uno o più sindacati insistano su modelli organizzativi superati sembra essere l’unica spiegazione. A volte
anche i manager intermedi delle aziende tirano troppo la corda. Soprattutto se e quando prendono impegni con la loro gerarchia che sanno di non poter mantenere.
Modelli superati Eppure il tema della produttività e del suo riconoscimento anche a vantaggio dei lavoratori dovrebbe animare la discussione in vista dei rinnovi contrattuali. L’ex premier Mario Draghi era stato chiaro. I CCNL vanno rinnovati. Ma se non si vuole ridurli ad una pura questione salariale la loro at-
Sigle sedute su vecchi schemi Il sindacato di categoria di fronte a questo può “fingere” di non vedere la realtà mettendosi di traverso o scegliere di misurarsi con le imprese per una più equa distribuzione dei benefici prodotti da questi modelli organizzativi e quindi per un maggiore protagonismo dei lavoratori partendo dall’andamento del punto vendita ma guardando alla prospettiva dell’insegna che lo comprende. E questo converrebbe anche alle aziende che porterebbero il lavoro e la sua valorizzazione al centro di una rinnovata centralità del cliente e della sua gestione evitando così di scivolare verso un utilizzo strumentale del lavoro sempre meno pagato che, prima o poi, si rivolterebbe contro. E questo è un passaggio obbligato se il welfare contrattuale e la bilateralità vengono intesi come passi nella direzione di forme di coinvolgimento e di partecipazione alla vita del comparto e delle aziende e non come esclusivi generatori di risorse e poltrone. Il CCNL è quindi a un bivio. Può ripiegare diventando uno strumento di semplice governo salariale e quindi una sorta di salario minimo gestito nel settore o evolvere verso modelli contrattuali più coinvolgenti e partecipativi. Su questo produttività e sua distribuzione potrebbero rappresentare il vero punto di svolta. pag. 55 | retail&food | Settembre 2022
NEWS | Servizi e fornitori
Alfonsino trova il driver per il ristoratore Alfonsino ha lanciato una nuova funzionalità, tramite la sua piattaforma, rivolta direttamente ai partner della ristorazione. Si chiama PUD, ossia “prenota un driver”, e serve per intercettare gli ordini non effettuati tramite app. In questo modo, gli ordini telefonici ricevuti dai ristorante si possono importare sulla piattaforma, così da servirsi dei rider per le consegne dei prodotti presso il domicilio del cliente finale. Così, i partner affiliati potranno aumentare la loro produttività, soddisfacendo al 100% la domanda di delivery dei clienti senza dover implementare la propria flotta di fattorini. La funzionalità sarà inizialmente resa disponibile per un numero selezionato di partner, che avranno la possibilità di usufruire del servizio in forma di beta test, per poi essere estesa successivamente a tutti i partner. Secondo una ricerca sviluppata dall’Osservatorio e-commerce B2C del Politecnico di Milano e di Netcomm ad oggi circa l’84% del delivery viene ancora ordinato telefonicamente, mentre solo il 16% sfrutta i servizi online.
I servizi di pagamento Alma arrivano in Italia Alma, azienda europea in forte crescita nei pagamenti rateali al servizio del retail, lancia il suo servizio anche In Italia, con l’obiettivo di raggiungere 1000 commercianti entro fine 2022. Il buy now, pay later di Alma si presenta in Italia con tutte le sue formule di finanziamento in 2, 3 e 4 rate e con i pagamenti differiti di 15 o 30 giorni, a cui presto si aggiungerà anche la possibilità, per l’acquirente, di pagare in 10 o 12 rate. In tutti i casi, il commerciante riceve immediatamente da Alma l’intero ammontare dell’acquisto. L’approccio è omnichannel, con la soluzione disponibile tanto per gli e-commerce quanto per i retailer, grazie ad un virtual POS che permette al cliente di pagare in cassa in meno di un minuto e senza bisogno di scaricare alcuna app. Alma prosegue il suo percorso di internazionalizzazione che in soli tre anni ha già portato l’azienda in Spagna, Olanda, Inghilterra e Belgio, oltre alla Francia dove è nata. A capo del team italiano Riccardo Schiavotto, ex Ceo e co-founder di Lanieri. Alma ha già raccolto più di 180 milioni di finanziamento in 3 round e conta oltre 6500 commercianti a livello globale, per un totale di transazioni che ha superato il miliardo di euro in tre anni di attività.
Anche Uniqlo sceglie le soluzioni di Adyen Adyen ha stretto una collaborazione con Uniqlo (gruppo Fast Retailing) per gestire i pagamenti del marchio in negozio e online, in diversi mercati. L’accordo con Adyen elimina la necessità di contratti con più fornitori, consentendo al brand di consolidare e riconciliare facilmente le informazioni sui pagamenti in più canali. Le soluzioni integrate offerte della singola piattaforma della fintech internazionale offrono la flessibilità necessaria per implementare più rapidamente i servizi omnichannel. “Siamo lieti di poter affiancare Fast Retailing nello sviluppo di una struttura realmente incentrata sul cliente, che si avvale dell’innovazione per offrire la migliore esperienza possibile” ha dichiarato Pieter van der Does, co-fondatore e amministratore delegato di Adyen. “È emozionante fare acquisti in un negozio come Uniqlo e sapere che si avrà la stessa identica esperienza di pagamento anche in tutti gli altri mercati”. pag. 56 | retail&food | Settembre 2022
NEWS | Servizi e fornitori
La banda K di Hikvision azzera la possibilità di errore Hikvision spinge sulla Banda K, tra le tecnologie principali che caratterizzano la linea Intrusion. I sensori basati sulla microonda in Banda K azzerano la possibilità di allarmi impropri dovuti a rilevazioni estranee, rispetto all’area da proteggere, o interferenze elettromagnetiche che possono generarsi quando i rilevatori sono posizionati con coperture sovrapposte, contrapposte o uno di fronte all’altro. I rilevatori con Microonda in Banda K richiedono interventi minimi di regolazione grazie alla quasi perfetta coincidenza tra la copertura della microonda e quella del PIR, condizione definita Pattern Shaping. La possibilità di abilitare o disabilitare la funzione Pet Immune (tramite un Jumper nei rilevatori filari da interno o tramite l’app Hik-ProConnect nei rilevatori wireless) fornisce un grosso vantaggio di flessibilità e semplicità di adattamento. Infine, la funzione Anti-Sway a bordo dei rilevatori Hikvision consente di riconoscere ed escludere il tipico movimento oscillatorio della vegetazione.
Lemonway cresce del 65% e investe in KYC Lemonway è cresciuta del 65%, come ricavi a livello europeo, nel 2021. L’istituto di pagamento francese, attivo nella finanza alternativa, marketplace e nel crowdlending, ha visto un aumento dell’85% nel volume delle transazioni. Per quanto riguarda l’Italia, il valore dei pagamenti processati è aumentato del 31%, con un portfolio locale che si è arricchito di 20 piattaforme clienti. Globalmente, tra i clienti di Lemonway figurano Decathlon, Recrowd, EstateGuru, October, Produzioni dal Basso e partner strategici come Crowdcore. Inoltre, la fintech francese investirà 5 milioni di euro nella nuova esperienza KYC (Know Your Customer) che faciliterà l’identificazione delle frodi, l’onboarding e la massimizzazione del tasso di conversione in un processo sicuro e fluido.
Da Cegid nuovo tool per ottimizzare il negozio Cegid ha lanciato il nuovo servizio Cegid Retail Store Performance Dashboard, una funzionalità Saas all’interno della piattaforma di unified commerce Cegid Retail Y2. Pensato per i gestori dei negozi, fornisce una panoramica delle prestazioni di ciascun punto vendita, tra cui abitudini di acquisto dei clienti, performance dei prodotti e dello staff. Il programma fornisce schede tecniche in versione semplificata o completa, a seconda del profilo dell’utente. La soluzione, che risiede anche in cloud, è pensata anche per essere personalizzabile, aggiungendo nuovi parametri che rispondono ad esigenze specifiche. Questa novità punta a rafforzare la conoscenza dei clienti, ottimizzare l’assortimento e la rotazione delle scorte, misurare le prestazioni individuali dello staff e migliorare la relazione con il cliente. pag. 57 | retail&food | Settembre 2022
World Travel Retail
Adp sceglie Lagardère per il lancio del brand Extime PARIGI – Dopo una consultazione pubblica, Groupe ADP ha selezionato Lagardère Travel Retail come partner-azionista della joint venture che si occuperà delle attività di Extime Duty Free Paris, in occasione del lancio del brand Extime (retail e hospitality). Extime Duty Free Paris opererà circa 140 spazi tra beauty, gourmet e fashion outlets. La joint venture sarà al 51% di ADP e al 49% di Lagardère. “Gli aeroporti sono luoghi in cui i passeggeri vogliono rilassarsi, stare bene, fare shopping e trovare il meglio di Parigi e della Francia, concentrati insieme, subito dopo aver superato i controlli. Con questo spirito, sotto il brand Extime vogliamo offrire esperienze memorabili” ha commentato Augustin de Romanet, presidente e amministratore delegato di Aéroports de Paris SA-Groupe ADP. “Con questo progetto ambizioso, proseguiamo la collaborazione con Adp per offrire il meglio ai viaggiatori, in termini di cultura e know-how” secondo Arnaud Lagardère, Chairman e ceo di Lagardère SA.
Per HMSHost (Autogrill) nuovi contratti a Stansted per 190 milioni LONDRA - HMSHost International, controllata del gruppo Autogrill, rafforza la sua presenza nel Regno Unito e annuncia l’apertura di nuovi negozi allo scalo di Londra Stansted, per un valore stimato di 190 milioni di euro. Nello specifico, si tratta di cinque nuovi store, più l’estensione di uno già esistente, su una durata contrattuale di sette anni. Fra i brand, Comptoir Libanais, Sunny Side Café, Perch, Terracotta, LEON. In questo modo, HMSHost diventa il primo operatore food & beverage dello scalo (controllato da Manchester Airports Group). “Facciamo poche cose, ma bene” ha affermato Sytze van der Aa, managing director Europa di HMSHost. “Costruiamo partnership, comprendiamo i brand, e creiamo place to be”.
Primo pop up in aeroporto per Armani Exchange COPENAGHEN – Il brand A|X Armani Exchange ha aperto il suo primo pop up store nel canale travel retail, all’aeroporto internazionale di Copenaghen. L’apertura è stata condotta da Gebr. Heinemann. Posizionato al Terminal 3, lo spazio, di dimensioni ridotte, è di circa 30 metri quadrati e rimarrà allestito fino all’inizio di gennaio 2023. Secondo Heinemann si tratta di un’installazione sostenibile, composta da materiali riciclabili, pannelli modulabili, riutilizzabili. “Questa operazione conferma la nostra partnership strategica con Armani, che continua a generare nuove idee. A Copenaghen i passeggeri possono anche provare i capi, come non era mai riuscito prima in un negozio pop-up” secondo Jan Richter, direttore Purchasing Fashion, Accessories & Watches, Jewellery dell’operatore tedesco.
DFS approda nel metaverso HONG KONG – Dfs, colosso del travel retail specializzato nei prodotti di lusso, ha presentato il suo primo spazio nel metaverso, Dfs World. Il lancio è arrivato in concomitanza con la campagna Open Up Your Horizons. Nei mesi di agosto e settembre, ai clienti che fanno acquisti nei negozi fisici, viene rilasciata una sorta di “mistery box” che contiene anche una carta-invito utile per visitare il mondo virtuale Dfs. L’iniziativa, fino al 30 settembre, coinvolge punti vendita Dfs in alcune località selezionate, tra cui Abu Dhabi, Auckland, Bali, Guam, Hong Kong, Honolulu, Los Angeles, Macao, New York, Okinawa, San Francisco, Saipan e Sydney. pag. 58 | retail&food | Settembre 2022
A Heathrow ancora più servizi “reserve & collect”
LONDRA – All’interno del principale scalo londinese è già presente il servizio di “acquisto e ritiro” a distanza, che coinvolge già numerosi brand, compreso il World Duty Free. Ora, al Terminal 2, la società di gestione dello scalo è in procinto di aprire un negozio fisico, esclusivamente dedicato a questa modalità di acquisto, con tanto di camerino per provare i vestiti. Lo spazio, di circa centro metri quadrati, si trova dove prima c’era una farmacia Boots. Questa soluzione, oltre che migliorare l’esperienza del cliente, serve anche agli operatori commerciali. Infatti tra le soluzioni più apprezzato degli utenti c’è la possibilità di acquistare degli oggetti alle Partenze in aeroporto, lasciarli in deposito, e ritirarli solo al rientro dal viaggio (“collect on return”). Peraltro, gli acquisti sono diventati ancora più spediti ora che sono state abolite le vendite tax free, dunque non c’è più bisogno di effettuare la dichiarazione apposita “Vat-free”.
In Corea del Sud parte l’eCommerce duty free verso l’estero
SEUL – L’operatore South Korea’s Shinsegae Duty Free ha lanciato una piattaforma eCommerce specializzata nelle vendite verso l’estero di prodotti duty free. Questo progetto segue la decisione del Governo di Seul, avvenuta a luglio, di autorizzare le vendite di questi prodotti agli stranieri, senza bisogno che questi visitino fisicamente il Paese. Ma, appunto, tramite acquisti a distanza. Per ora, la sezione on line di Shinsegae è disponibile in coreano e cinese, mette in vetrina circa 3.000 referenze, tra cui anche prodotti alimentari, molto richiesti dal mercato cinese. Sul fronte logistico, le spedizioni sono effettuate da Cainiao Network (gruppo Alibaba) almeno per quanto riguarda la Cina.
duty free world | by Kevin Rozario | London kevin_rozario@yahoo.com
How will the Dufry merger with Autogrill play out?
Come funzionerà la fusione Dufry-Autogrill? The idea of creating a new super travel retailer by merging the leading airport stores operator, Dufry, and food and beverage (F&B) giant Autogrill is a good one, but one that Lagardère Travel Retail will not be too happy about.
L’idea di creare un nuovo super retailer in ambito travel, unendo il principale operatore di negozi aeroportuali, Dufry, e il gigante del food and beverage (F&B) Autogrill è buona mossa. Ma non piacerà molto a Lagardère Travel Retail.
The reason is that one of Lagardère’s strong USPs with airport landlords was its ability to service all the key concession areas: dutyfree, convenience/travel essentials and foodservice/F&B. It has been a fundamental strategy of the French company to cover all three segments – and cover them well.
Il motivo è che uno dei punti di forza di Lagardère, rispetto ai landlord aeroportuali, era la sua capacità di servire tutte le aree di concessione chiave: duty-free, convenience/travel essentials e food service/F&B. Una strategia fondamentale dell’azienda francese è stata quella di coprire tutti e tre i segmenti - e di coprirli bene.
The combination of Switzerland’s Dufry and Italy’s Autogrill to become a $6.7 billion (2021 figures) retailer doesn’t just create a big entity; its combined skill set will muscle in on the same territory as Lagardère.
L’unione della svizzera Dufry e dell’italiana Autogrill, che diventerà un retailer da 6,7 miliardi di dollari (dati del 2021), non crea solo una grande entità; il suo insieme di competenze si inserisce nello stesso territorio di Lagardère.
Furthermore, there have been some moves at smaller airports to use a single operator to handle both retail and F&B for ease. Last summer, Germany’s Heinemann launched its Smartseller concept at Slovenia’s Ljubljana Airport to do exactly that. The company believes this concept can work at airports serving up to 1.5 million passengers annually.
Inoltre, a livello di aeroporti più piccoli ci sono già stati diversi casi in cui si è scelto di utilizzare un unico operatore, per gestire sia la vendita al dettaglio che l’F&B, così da semplificare la gestione. L’estate scorsa, la tedesca Heinemann ha lanciato il suo concetto di Smartseller all’aeroporto sloveno di Lubiana per fare esattamente questo. L’azienda ritiene che questo formato possa funzionare negli aeroporti che servono fino a 1,5 milioni di passeggeri all’anno.
But even medium-sized airports and bigger may want the convenience of dealing with just one operators for both retail and F&B, whether the contracts are combined or stay separate. F&B proved to be a winner during the Covid crisis, and airports are paying greater attention to it. And having mixed retail and F&B areas is also gaining traction as some downtown shopping locations are proving.
Ma anche gli aeroporti di medie dimensioni e quelli più grandi possono desiderare la comodità di avere a che fare con un solo operatore, non importa se con contratti combinati o separati. Il F&B si è rivelato vincente durante la crisi Covid e gli aeroporti vi stanno prestando maggiore attenzione. Anche la presenza di aree miste retail e F&B sta prendendo piede, come dimostrano alcuni centri commerciali delle città.
These factors make the deal between Dufry and Autogrill attractive. Of course, it won’t be so easy. At the time of writing, Dufry had planned to hold an EGM at the end of August to encourage shareholders to support the deal which, if all went well, would be fully signed and sealed by the second quarter of 2023.
Questi fattori rendono interessante l’accordo tra Dufry e Autogrill. Naturalmente, non sarà così facile. Al momento in cui scriviamo, Dufry prevede di tenere un’assemblea generale alla fine di agosto per incoraggiare gli azionisti a sostenere l’accordo che, se tutto va bene, dovrebbe chiudresi completamente nel secondo trimestre del 2023.
Assuming that happens the hard task of business integration lies ahead. Dufry has plenty of experience of this having previously acquired Nuance and World Duty Free, but those were trickier than expected and required a lot of work. It will be interesting to see how Lagardère Travel Retail responds during this period of flux.
Se ciò dovesse accadere, si prospetta il difficile compito dell’integrazione aziendale. Dufry ha molta esperienza in questo campo, avendo già acquisito Nuance e World Duty Free, ma queste operazioni sono state più difficili del previsto e hanno richiesto molto lavoro. Sarà interessante vedere come Lagardère Travel Retail reagirà in questo periodo di transizione.
pag. 59 | retail&food | Settembre 2022
NEWS | International
New Markets Outlook | a cura di Luca Esposito esposito_mail@yahoo.it
THE INDO-PACIFIC ECONOMIC FRAMEWORK Il 23 maggio 2022 gli Stati Uniti hanno annunciato il lancio dell’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF) che mira a rafforzare i legami degli Stati Uniti con la regione asiatica in chiara contrapposizione, come vedremo meglio più avanti, con la Cina (FIG.1). L’IPEF copre con i suoi 13 partecipanti il 40% del PIL Mondiale e il 60% della sua popolazione (Australia, Brunei, India, Indonesia, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Sud Corea, Thailandia, Stati Uniti e Vietnam) e si colloca in una regione che diventerà il maggior contributore alla crescita globale nei prossimi 30 anni. Esso rappresenta, secondo quanto dichiarato dalla Casa Bianca, un accordo economico per affrontare le sfide economiche del 21° secolo che i modelli passati non hanno affrontato lasciando lavoratori, imprese e consumatori più vulnerabili. L’accordo si snoda su quattro linee principali: - Economia connessa: per un’economia digitale e il commercio elettronico (comprendendo i flussi transfrontalieri, la localizzazione dei dati e l’uso etico dell’intelligenza artificiale); - Economia resiliente: per prevenire interruzioni nelle catene di approvvigionamento, proteggendosi dai picchi sui prezzi con la creazione di un sistema di allerta precoce, l’eliminazione dei colli di bottiglia e il miglioramento della tracciabilità nei settori
pag. 60 | retail&food | Settembre 2022
lo predominante nel RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership), il primo accordo di libero scambio ad interessare contemporaneamente le prime tre economie dell’Asia orientale (Cina, Giappone e Corea del Sud), oltre ai dieci stati dell’ASEAN, la Nuova Zelanda e l’Australia. Attualmente, il valore combinato di import ed export della Cina nei confronti di tali paesi è di 1.622 miliardi di US$ contro i 911 degli USA. E’, di conseguenza, facilmente comprensibile la preoccupazione del governo di questi ultimi.
La partecipazione delle economie Asia-Pacific nei due accordi commerciali IPEF e RCEP (source: White House)
chiave; - Economia pulita: per perseguire gli impegni sulle energie rinnovabili, sulla decarbonizzazione e sulla riduzione delle emissioni di metano; - Economia equa: per far rispettare i sistemi fiscali, l’antiriciclaggio e l’anticorruzione, prevedendo lo scambio delle informazioni fiscali e la criminalizzazione della corruzione. Come dicevamo, L’IPEF mira nei fatti a rafforzare i legami degli USA con le principali economie dell’Indo-Pacifico al fine di controbilanciare l’influenza esercitata dalla Cina che, a seguito del ritiro dell’India, ha assunto un ruo-
E l’Europa? Recentemente Josef Borrell, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, ha sottolineato i solidi legami con l’Asia dicendo che da molti anni l’UE è la più grande fonte di flussi di investimenti diretti esteri verso l’ASEAN, nonché uno dei suoi maggiori partner commerciali grazie ad importanti accordi di libero scambio con Singapore, Vietnam, Indonesia, Australia, Nuova Zelanda, oltre che con il Giappone e la Corea. Infine, l’emergere di queste gigantesche aree di libero scambio in Asia dovrebbe rappresentare per l’Africa e l’America latina un incentivo decisivo per accelerare i loro progetti di integrazione regionale. La globalizzazione mondiale non è morta.
NEWS | International
GDO Francia: E.Leclerc abbassa luce e riscaldamento nei suoi store Per far fronte al problema del costo e della riduzione dell’energia, il gruppo della grande distribuzione E.Leclerc ha annunciato importanti cambiamenti nei supermercati francesi. Dal prossimo autunno, la temperatura sarà abbassata a 17 gradi. Inoltre, si ridurrà l’intensità della luce del 30% negli orari di apertura e dimezzata al mattino, prima dell’apertura al pubblico. Durante la notte la ventilazione sarà spenta, così come tutte le insegne luminose. “Se la situazione diventa critica, abbiamo anche concordato una serie di misure che potrebbero arrivare persino a modificare gli orai di apertura dei negozi”, ha dichiarato il CEO Michel-Edouard Leclerc in un lungo post su LinkedIn.
Centri formato small: Macy’s accelera e apre nuovi Market Macy’s accelera sull’apertura di negozi formato small e di prossimità, non collegati ai centri commerciali suburbani. L’obiettivo di questa scelta è di andare incontro alle nuove abitudini di acquisto dei suoi clienti. In autunno, la catena ha già annunciato l’apertura di 3 nuovi store a marchio Market by Macy’s, che si aggiungono agli altri 5 già aperti nel corso degli ultimi 3 anni. I nuovi negozi hanno circa un quinto delle dimensioni dei centri commerciali normali e offrono servizi come il click&collect. Già prima della pandemia, l’insegna aveva annunciato di voler chiudere 125 shop nei centri commerciali e di esplorare nuovi format. Il trend degli store di prossimità è stato sviluppato anche da altri big come Nordstrom e Kohl’s. Quest’ultimo ha annunciato l’apertura di 100 negozi di taglia S nei prossimi 4 anni.
Per Uniqlo risultati da record, ora punta al mercato nordamericano Per il 2022, Uniqlo (Fast Retailing) prevede risultati molto positivi. “Nel periodo giugno-luglio le vendite ripartono e superano quelle dell’anno precedente”, ha dichiarato il direttore finanziario di Fast Retailing, Takeshi Okazaki in una nota stampa. Nell’ultimo periodo, Uniqlo cresce anche in Nord America e in Europa (esclusa la Russia, dove il brand ha sospeso la propria attività). L’utile netto trimestrale di Fast Retailing si è attestato a 90,9 miliardi di yen, un risultato raddoppiato in un anno. Con un utile operativo di 81,8 miliardi di yen, il 36,5% in più rispetto allo scorso anno, il gruppo ha annunciato un aumento delle vendite del 10,3%, trainate soprattutto dal mercato interno giapponese e dell’aria asiatica. A causa dell’incertezza in Cina e Russia, il marchio punta adesso al mercato nordamericano dove il gruppo ha solo 57 negozi. L’obiettivo è di arrivare a 200 punti vendita entro cinque anni.
Burger King Austria si colora di verde e apre un locale 100% vegano Dal panino “plant based” al punto vendita 100% vegano il passo è breve. La catena Burger King ha aperto un locale senza prodotti animali all’interno della stazione Westbahnhof di Vienna. Per l’occasione, il marchio ha abbandonato i tradizionali colori giallo e rosso e si è colorato di verde. Come ha spiegato Jan-Christoph Küster, Chief Marketing Officer del Gruppo TQSR (che controlla il marchio Burger King in Austria) l’obiettivo è quello di poter offrire l’intera gamma di prodotti Burger King anche alle persone vegane. L’inaugurazione del nuovo ristorante ha visto anche il lancio di salse, formaggio e pancetta “plant based” e di un gelato Ben&Jerry’s senza ingredienti di derivazione animale. Fornitore degli hamburger di finto-manzo e di finto-pollo è il gruppo inglese The Vegetarian Butcher.
7-Eleven taglia 880 posti di lavoro negli USA La catena 7-Eleven ha tagliato circa 880 posti di lavoro negli Stati Uniti. Intanto, il gruppo di proprietà della giapponese Seven & i Holdings, rivede anche i suoi obiettivi e la sua struttura organizzativa. Secondo quanto risulta dal sito CNBC, la proprietà avrebbe subito pressioni da parte della società di investimento ValueAct Capital per fare scelte diverse e più strategiche, focalizzando l’attenzione sull’insegna 7-Eleven e sostenendo una nuova lista nomi nel consiglio di amministrazione. Circa un anno fa il gruppo aveva completato l’acquisizione da 21 miliardi di dollari della rivale C-store e del distributore di benzina Speedway. pag. 61 | retail&food | Settembre 2022
VETRINA
Anche Areas-MyChef sceglie il “Planted” Ha preso il via l’accordo tra Areas Italia-MyChef e Planted, la foodtech svizzera che dal 2019 produce alternative vegetali alla carne. Così, anche nel segmento travel nasce l’inedito panino “Il Planted”, al 100% vegetale, disponibile in oltre 60 punti di ristorazione italiani, dai maggiori aeroporti come Malpensa e Fiumicino alle autostrade tra Nord e Centro Italia. Il prodotto è composto da pane integrale, planted.pulled, hummus di ceci, melanzane grigliate, menta e pomodoro. “Il Planted” sarà disponibile fino a fine 2022 nei punti MyChef, quando lascerà spazio a una nuova ricetta, a inizio 2023, firmata sempre dal brand svizzero. Una scelta di gusto, per andare incontro all’esigenza di vegetariani e vegani, ma anche eco sostenibile. Grazie alla tecnologia utilizzata da Planted, si riproduce gusto e texture della carne, ma si dimezza il consumo di acqua e di terreni coltivabili, per il 74% in meno di emissioni di CO2.
Julius Meinl festeggia 160 anni con una Limited Edition dal Perù Un anno importante per Julius Meinl, la storica torrefazione austriaca, con cuore produttivo in Italia, che compie 160 anni. Per celebrare questo traguardo l’azienda arricchisce la gamma The Originals con la nuova monorigine specialty: The Originals Perù. Si tratta di una monorigine 100% arabica, dal sapore deciso, con una leggera acidità che richiama l’arancia dolce, mentre il suo retrogusto di nocciola e anacardi donano l’equilibrio in tazza. Questi chicchi derivano da un particolare sistema utilizzato da alcuni coltivatori nella zona Inca, dove la combinazione di alta quota e basse temperature durante la notte permette di prolungare fino a 56 ore il tempo di fermentazione dei caffè lavati.
Da Sysco il nuovo mini burger al salmone Sysco, distributore fra i leader nel canale dell’Out of Home, propone deliziosi e soffici mini panini farciti con salmone norvegese affumicato e cremoso formaggio spalmabile. Ideali come aperitivo, magari accompagnati dalla selezione di mini-size di Sysco (mini cheesburger, mini bagles e mini quiches) e dalle sfiziose fritture dell’azienda. È perfetto anche come creativo antipasto finger food, con misticanza e una mis en bouche di tartare di pesche o fragole. Il prodotto è pronto all’uso, facilmente utilizzabile da ogni tipo di realtà del mondo Ho.Re.Ca., con un’altissima qualità sempre garantita. Un prodotto originale e gustoso capace di soddisfare il palato di grandi e piccini.
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VETRINA
Arrivano i Mega Chupa Chups Jurassic World In occasione dell’ultima uscita del film di Jurassic World, l’iconico Mega Chupa Chups cambia veste e decide di indossare abiti giurassici. Un divertente lollipop gigante con all’interno 10 lecca-lecca in gusti assortiti: fragola, arancia, mela, ciliegia, anguria e limone. Fantastica idea regalo per compleanni o feste. I lecca-lecca sono incartati singolarmente, si possono portare in borsa o nello zaino. La limited edition è disponibile nei principali punti di vendita travel e specializzati.
Ecco la crema di Topinambur, novità dei Sugosi Surgital propone al canale ho.re.ca la sua Crema di Topinambur Sugosi, che si presta a numerose ricette. Surgelata, in comode pepite, come tutte le referenze della linea di sughi pronti per il food service, è ideale per molteplici utilizzi. Questo condimento può essere utilizzato per condire la pasta e il riso, ma anche per zuppe e vellutate, soufflé e spume, oppure per arricchire secondi piatti a base di carne, pesce o verdure. Il topinambur gode di una rinnovata popolarità, sia per il gusto che ricorda quello del carciofo, sia per le proprietà nutritive, ma anche per l’eleganza e distintività della proposta.
Callipo avanza anche in autostrada
Callipo rinnova la partnership, nata nel 2019, con Areas Italia-MyChef, che ha segnato l’ingresso dell’azienda calabrese nei punti ristoro, tra cui le insegne Briciole Bar e Grancafè. Ora, ad arricchire la proposta delle aree di sosta, arriva anche la PanFocaccia Callipo, una ricetta ideata dall’executive chef Michelangelo Citino, che prevede una focaccia all’ortica con tranci di Tonno Callipo, formaggio spalmabile, pomodori secchi e mentuccia. Oppure, per chi desidera un pasto light, può optare per il tonno Yellowfin anche in una insalata dedicata. L’offerta è presente in circa 50 punti ristoro collocati in autostrada e nei principali scali aeroportuali nelle città di Milano, Roma, Bergamo, Firenze, Pisa, Napoli, Bari, Lamezia Terme, Trapani, Catania, Alghero.
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