Qui Brescia n.ro 181

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ANNO 18 - N° CENTOTTANTUNO - NOVEMBRE 2022 - € 5 BRESCIA MAGAZINE Pink charity for ESA Serata conclusiva Progetto DOna 70° Confcooperative Brescia Ciocche di capelli per il popolo iraniano In copertina: Banca Valsabbina Il management 2022: Bonetti, Fornari e Bianchetti CMP BERGAMO SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE: EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

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Anche se nelle prossime pagine troverete un po’ di leggerezza e qualche spunto di riflessione sul nostro vivere, non vuole dire che non sentiamo il bisogno di unire la nostra voce a quella di chi sta combattendo contro un invasore spietato, a quella delle donne iraniane che rifiutano e pagano con la morte la legge di un teocrate fuori dalla storia, di chi vive con la minaccia di un’invasione imminente, di chi fugge disperato in cerca di una vita degna di essere vissuta. (qui Bergamo)

Stiamo tutti dalla stessa parte

Arriva il nuovo anno e sarà determinante nel futuro di Bergamo e di Brescia che saranno Capitale Italiana della Cultura e hanno dovuto bruciare le tappe per poter onorare il mandato ricevuto all’indomani della prima catastrofe pandemica. Quasi a titolo di risarcimento, per le due comunità colpite più duramente dalla diffusione del Covid, venne accolta la richiesta di concedere alle due città insieme il “brand” che solitamente prevede la severa selezione di una sola città. Bergamo ci provò in passato e rimediò una sonora delusione dopo averci investito risorse e speranze. Ovviamente si sono già sollevate le critiche di chi non vede di buon occhio che la città venga presa d’assalto da folle di turisti e mette il dito nella piaga della mobilità che sarà messa a dura prova. Qualcuno ha bocciato il programma per la mancanza di veri grandi eventi di richiamo internazionale. A noi sembra che invece si siano messe in cantiere molte iniziative in grado di ri mettere in movimento ogni espressione di cultura locale che le due realtà possono offrire, che saranno coinvolte e faranno da volano alla fruizione di quanto accadrà presso il pubblico delle due provincie.

La grande bellezza che sarà protagonista per un anno intero sarà in primis a di sposizione degli abitanti delle due città e dei territori confinanti. Se è stato un gesto di compassione, una sorta di risarcimento, ebbene, che un risarcimento sia, soprattutto per l’anima che tanto ha dovuto soffrire e reprimere la gioia per tan to tempo. Lasciamoci andare all’onda di creatività, d’arte e d’ingegno che sta per sommergerci e che ci porterà più lontano di qualsiasi viaggio. Nutrimento per lo spirito che farà bene anche alla nostra economia. Contribuiamio a dare di noi e delle nostre città l’immagine migliore possibile, sforziamoci di essere ospitali, educati, puliti, rispettosi e, per quanto sia difficile, far respirare a chi verrà un’aria meno inquinata. In questa opportunità dobbiamo essere tutti impegnati e tutti dalla stessa parte. Questa volta non si elegge alcun sindaco, nè si farà campagna elettorale, ma ne va del futuro di tutti. (V.E.Filì)

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Banca Valsabbina

Si muove in controtendenza

L’innovazione tecnologica sta generando numerosi cambiamenti nel mercato finanziario, facendo cre scere notevolmente la richiesta di prodotti e servi zi bancari facilmente accessibili e fruibili attraverso piattaforme digitali. Anche le esigenze della clientela si stanno sempre più adeguando a questo nuovo modo di fare banca. Banca Valsabbina, istituto di credito fondato in Valle Sabbia nel 1898, da oltre centovent’anni si pone come interlocutore di fami glie, artigiani, imprese e piccole attività economiche. Avendo già sostenuto la crescita e lo sviluppo di oltre 25mila PMI, in particolare, è un punto di rife rimento per il mondo imprenditoriale grazie al suo particolare connubio tra i servizi bancari tradiziona li, offerti dalle filiali locali, e i vantaggi derivanti dalle nuove soluzioni in ambito Fintech.

Il management 2022 con (da sx a dx) il condirettore generale Marco Bonetti, il D.G. Tonino Fornari e il responsabile della Divisione Business Hermes Bianchetti

Fintech e tradizione, un nuovo modo di fare banca In questo caso, il valore aggiunto diventa proprio la collaborazione tra un modo più tradizionale di fare banca – per accogliere le esigenze di quelle fasce di clientela che ancora privilegiano la funzione sociale delle filali – e il Fintech, in cui Banca Valsabbina sta recentemente promuovendo importanti investi menti. Un nuovo modo di fare banca, quindi, che guarda al futuro mantenendo l’identità originaria di un istituto finanziario radicato nel territorio, da sempre vicino alle piccole e medie imprese. “Per noi offrire un servizio distintivo significa abbinare servizi tradizionali e innovazione, quindi sia garantire una rete distributiva efficiente, sia mettere a disposizio ne servizi personalizzati per soddisfare nel modo migliore le esigenze finanziarie dei nostri clienti. Vogliamo potenziare questa essenza con l’aggiunta dei servizi digitali, fruibili a prescindere dagli orari di apertura delle filiali ma anche pratici, snelli ed effi cienti dal punto di vista amministrativo”.

Responsabile della Divisione Business e che svolgerà anche il ruolo di Vicario, ed il sig. Antonio Beneduce, attuale Responsabile del Servizio Risk Manage ment Pianificazione e Controllo.

Nuove filiali al servizio delle imprese

Nata come banca locale, Banca Valsabbina vanta attualmente una rete territoriale composta da 70 filiali: 44 in provincia di Brescia, 8 in provincia di Verona, 3 a Milano e 15 tra le province di Bergamo, Bologna, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Padova, Reggio Emilia,Torino,Trento,Treviso,Vicenza, Cesena e Parma. Il percorso di crescita e consolidamento delineato nel piano strategico della Banca prevede infatti il progressivo rafforzamento della propria presenza nei principali capoluoghi del nord Italia, come conferma la recente apertura proprio della terza filiale a Milano in via Domodossola, nei pressi di Corso Sempione e del quartiere di CityLife. “Con la nuova filiale di Milano vogliamo dare un segnale positivo e consolidare ulteriormen te la nostra presenza in quella che si conferma come la piazza economica più dina mica del Paese e che, nonostante il momento di crisi economica, dove al perdurare della pandemia si sono aggiunte le conseguenze del conflitto in Ucraina, siamo certi potrà sostenere la ripresa della nostra economia, ha dichiarato Fornari. La crescita di Banca Valsabbina in Lombardia, ma anche in altre regioni contigue, conferma che c’è ancora spazio anche per istituti di taglia medio piccola, la cui dimensione più contenuta può rappresentare un vantaggio competitivo, consentendo di accorciare la filiera e assicurare al mercato e ai clienti tempistiche di risposta veloci, sempre più qualificanti. Guardiamo comunque con fiducia al futuro, conclude il Direttore Generale, e continueremo a lavorare con l’obiettivo di creare valore e supportare la ripresa economica dei territori che presidiamo”.

Banca Valsabbina

Via Venticinque Aprile, 8 - Brescia Tel. 030 3723.1

info@bancavalsabbina.com - www.bancavalsabbina.com

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Ad illustrare gli obiettivi chiave della Banca è Tonino Fornari, che dal 1 gennaio 2023 cederà il suo ruolo di Direttore Generale all’attuale condirettore Marco Bonetti. La conclusione della carriera professionale di Fornari ha da poco ridefinito quella che sarà la struttura della Direzione Generale dell’Istituto. Inoltre il Consiglio di Amministrazione ha individuato quali prossimi Vice Direttori Generali il sig. Hermes Bianchetti, già
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Chi c’era for ESA

Pink Charity for ESA

A conclusione del mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, l’Associazione Giovanni Farmacisti di Brescia, presieduta da Linda Pasini, ha organizzato un cocktail dinner a sostegno di ESA, Educazione alla Salute Attiva. Presso il Laboratorio Lanzani di via Milano, il 27 ottobre scorso, sono accorsi anche numero si interlocutori istituzionali tra cui la D.ssa Simona Tironi, Vice presidente della Commissione Sanità della Regione Lombardia, l’On. Fabrizio Benzoni, la D.ssa Edda Simonicini, Responsabile della Breast Unit degli Spedali Civili e la D.ssa Emanuela Orlan do, Dirigente radiologo della 1^ Radiologia degli Spedali Civili di Brescia.

GRANDE SUCCESSO PER L’EVENTO DI BENEFICENZA ORGANIZZATO PRESSO IL LABORATO RIO LANZANI DALL’ASSOCIAZIONE DEI GIO VANI FARMACISTI DI BRESCIA IN SUPPORTO DI ESA, EDUCAZIONE ALLA SALUTE ATTIVA NELLA CURA DEL TUMORE AL SENO
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Tommaso Revera ph. Sergio Nessi

Un’iniziativa che ha registrato un pieno di consensi e che è stata favorita da ca ratteristiche quali la sensibilità, l’atten zione e la condivisione che accomuna no Agifar Brescia ad ESA, l’associazione bresciana di donne, presieduta da Anna maria Capuzzi Beltriami, impegnate nella sensibilizzazione alla cura della propria salute.

for ESA

La Pink Charity è giunta al termine di un mese che ha visto i farmacisti in prima li nea, protagonisti di diverse iniziative tra cui la Race for the Cure. Raccogliere fondi per ESA e sensibilizzare l’o pinione pubblica riguardo all’importanza della preven zione, dunque, le motivazio ni che hanno portato all’or ganizzazione di questa bella iniziativa.

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Serata conclusiva Progetto DOna

Donazioni complessive per 207mila euro, destinate ad otto associazioni solidali del territorio. Il Rotary Club Brescia Sud Ovest Maclodio ha consegnato gli assegni destinati a realtà primarie del terzo settore bresciano nell’ambito di una cena che è stata ospitata presso il ristorante Areadocks lo scorso 14 novembre. Il Rotary Club presieduto da Davide Frizza ha contribuito così attivamente agli enti benefici del territorio, nel pieno rispetto dei valori del club di servizio internazionale che vedono nel sostegno e nel miglioramento delle comunità vicine il principale obiettivo del proprio operato. Hanno ricevuto le donazioni le associazioni del territorio: Associazione Il Sorriso di Barbara, Associazione PRIAMO A.P.S, Croce Bianca di Brescia, European KCNQ2 Association, Fondazione ANT Italia ONLUS, Fondazione Nadia Toffa, Icaro Onlus e Società di San Vincenzo De Paoli Federazione Nazionale Italiana. Rotary Club Brescia Sud Ovest Maclodio ha, inoltre, svolto un ruolo centrale nel raggiungimento dell’obiettivo fissato da Progetto DOna, curato in collaborazione con Fondazione Nadia Toffa. L’obiettivo dell’operazione solidale è stata una raccolta fondi del controvalore economico di 183mila euro: cifra necessaria per l’acquisto di un sistema innovativo composto da ecografo e neuronavigatore destinato al reparto di neurochirurgia oncologica degli Spedali Civili di Brescia. Una strumentazione fondamentale in tema di diagnostica e di prevenzione di tumori cerebrali sia in età adulta che pediatrica.

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ROTARY CLUB BRESCIA SUD OVEST MACLODIO HA CONSEGNATO GLI ASSEGNI A SOSTEGNO DI OTTO ASSOCIAZIONI DEL TERRITORIO IN OCCASIONE DI UNA CENA CHE SI È SVOLTA IL 14 NOVEMBRE PRESSO IL RISTORANTE AREADOCKS

“La serata del 14 novembre è stata la rappresentazione concreta del nostro impegno di Rotary Club – ha affermato il presidente Davide Frizza. La nostra vicinanza a supporto di associazioni solidali del territorio è determinante per la nostra mission sociale. Solo contribuendo concretamente al miglioramento delle condizioni dei bisognosi e meritevoli possiamo rispettare la nostra filosofia rotariana, che da oltre 110 anni anima milioni di donne e uomini in tutto il mondo”.

Il 31 marzo 1952 è un lunedì. Davanti al notaio Andrea Bettoni, in città, nasce ufficialmente l’Associazione provinciale cooperative, primo presidente l’on. Egidio Chiarini. Il 30 aprile si tiene l’assemblea che conferma quell’orgoglioso avvio. Confcooperative compie settant’anni. Anima un mondo – ed è caratteristica ereditata dal passato, ma presto sviluppatasi anche in nuovi ambiti contemporanei – che si configura come un universo estremamente articolato e composito al proprio interno, sia sotto l’aspetto tipologico che settoriale. La transizione dalla fondazione all’oggi è avvenuta attraverso una pluralità di storie tutte necessarie, organiche, persino nei contorcimenti apparentemente più drammatici come quelli legati alla recente pandemia. Dopo settant’anni al riconoscimento identitario si sono affiancati e sono divenuti determinanti i temi di una concreta rappresentanza e la fruibilità di sempre nuovi servizi.

70: conta il futuro

CONFCOOPERATIVE BRESCIA COMPIE 70 ANNI. IL SUO COMPLEANNO HA IL SIGNIFICATO DI CONNETTERE PASSATO E FUTURO

Nella concretezza del fare, quindi non esita a sostenere i percorsi della fluidità. Lo fa con la costante promozione di nuove cooperative e la rete di servizi in grado di accompagnare ogni fase, dal progetto alla gestione ordinaria e legale a quella finanziaria. Risposte concrete a bisogni reali, che nel corso degli anni hanno conosciuto dinamiche ed evoluzioni accelerate, ma che hanno permesso a Confcooperative Brescia di incontrare non solo il favore delle associate, ma pure dell’intero sistema economico bresciano. Dopo settant’anni Confcooperative congiunge ancora lavoro e solidarietà. Continua a “crescere insieme” – per utilizzare lo slogan di Bergamo e Brescia capitali della cultura 2023 – alle sue cooperative, in un armonico e plurale intendersi. Il suo compleanno ha quindi il significato di connettere passato e futuro.

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Testo di Silvia Saiani - ph. Christian Penocchio

L’appuntamento di sabato 12 novembre al Museo Diocesano è stata l’occasione per connettere la sua storia con le sfide del futuro, sempre consapevoli del ruolo della cooperazione così come definito dall’art. 45 della Costituzione. “Stiamo attraversando un periodo di transizioni (transizione ecologica, transizione ambientale, transizione economica e finanziaria, transizione digitale) - ha ricordato il Presidente Marco Menni, sapendo che quando si cambia c’è chi va avanti e chi resta indietro. Come accompagnare al meglio le persone, le nostre medio piccole imprese, la nostra comunità in queste straordinarie transizioni che ci stanno coinvolgendo? Cominciamo a pensarci da oggi – ha concluso il Presidente - questa ricerca di risposte è quanto ci chiede uno sfidante futuro dove il mutualismo cooperativo deve ridarsi protagonismo per il bene del Paese”.

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Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

IL 4 NOVEMBRE SCORSO SI È CELEBRATA LA RICORRENZA DALL’ARMISTIZIO DI VILLA GIUSTI CHE CONSENTÌ AGLI ITALIANI DI RIENTRARE NEI TERRITORI DI TRENTO E TRIESTE E PORTARE A COMPIMENTO IL PROCESSO DI UNIFICAZIONE

NAZIONALE

La cerimonia a Brescia si è tenuta di fronte al Masso Caduti dell’Adamello e in piazza Loggia alla presenza, tra gli altri, del Sindaco, Emilio Del Bono, e del Prefetto, la Dott.ssa Maria Rosaria Laganà. L’evento è stato presenziato dal Comandante del Sesto Stormo, il Colonnello Giacomo Lacaita in qualità di Comandante di Presidio Interforze, e dai rappresentanti militari e delle istituzioni pubbliche. L’ingresso del Medagliere dell’Istituto del “Nastro

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Azzurro”, dei Medaglieri e dei Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma e degli Alpini, del Gonfalone della Provincia di Brescia e del Gonfalone del Comune di Brescia, decorato medaglia d’Argento al Valor Militare, ha dato il via alla cerimonia che è proseguita con l’Alzabandiera solenne e la resa degli onori ai Caduti con deposizione delle corone istituzionali accompagnata dalla lettura del messaggio augurale del Presidente della Repubblica.

Circuito contemporaneo

IL 18 NOVEMBRE È RIPARTITO CIRCUITO CONTEMPORANEO, LA STAGIONE TEATRALE A CURA DI CHRONOS3 E CENTOPERCENTO TEATRO, IN COLLABORAZIONE CON CIRCUITO CLAPS, AL TEATRO CHIOSTRO SAN GIOVANNI DI BRESCIA

Circuito Contemporaneo è la rassegna teatrale diretta dalle compagnie teatrali Chro nos3 e Centopercento Teatro in collaborazione con Circuito CLAPS. Propone spetta coli di prosa originali e attuali al Teatro Chiostro San Giovanni di Brescia, da novembre ad aprile. La VI edizione si articola su due percorsi: uno serale con spettacoli di prosa e uno pomeridiano di teatro ragazzi pensato per i più piccoli. L’obiettivo dell’iniziativa è raggiungere un ampio numero di spettatori di tutte le età. Negli anni, ha ospitato importanti formazioni artistiche del panorama teatrale nazionale: oltre a Chronos3, Tournée da Bar, Teatro del Simposio, Compagnia Oyes, ServoMuto Teatro, Fondazio ne Aida,Tresjolie, Infinito Produzioni, Elio Germano, Silvio Peroni, Eco di Fondo e molti altri. La stagione serale concentra il focus sull’attualità: gli spettacoli - messi in scena da giovani artisti provenienti dalla scena teatrale lombarda e nazionale - raccontano, spesso con sottile ironia, la complessità delle relazioni e dei valori dei nostri giorni. Per vivere e narrare una realtà in cui opinioni e situazioni creano un caleidoscopio uguale ma diverso, ecco, negli appuntamenti serali: • un viaggio nello spazio (Mozart. Fantasia da Camera di Centopercento Teatro il 16 dicembre e U! della compagnia Oderstrasse il 20 gennaio) • un nuovo sguardo (Car dio drama il 24 febbraio e Intensamente azzurri il 10 marzo, entrambi di Chronos3) • un’apertura al futuro (Apocalisse tascabile di Fettarappa Sandri/Guerrieri il 14 aprile). Negli eventi pomeridiani per le famiglie compaiono alcune riflessioni sul mondo dei bambini: la storia di un amico immaginario (Che forma hanno le nuvole di Industria

Scenica il 20 novembre), riscritture di grandi classici (Il giro del mondo in 80 giorni di Chro nos3 l’11 dicembre, Ravanellina di Eleonora Angioletti il 15 gennaio e Mio fratello sugli al beri di Centopercento Teatro il 2 aprile), oltre a un focus sul mondo dei colori di Hervé Tullet (Un, due, te! il 12 febbraio, ancora Centoper cento Teatro). Circuito Contemporaneo è ide ato da Chronos3 e Centopercento Teatro in collaborazione con Circuito CLAPS, Ministero della Cultura, Regione Lombardia e con il pa trocinio del Comune di Brescia. Il progetto ri conferma la stretta collaborazione con il Liceo Copernico di Brescia: anche in questa edizione la stagione teatrale raccoglie circa 70 studenti. Con un abbonamento agevolato, pensato ap positamente per loro, i giovani potranno par tecipare alle serate in teatro e approfondiran no i principali temi degli spettacoli con gli stessi artisti all’interno della struttura scolastica.

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I NUMERI

24 artisti in scena 11 spettacoli 6 mesi di programmazione 2 filoni (stagione serale e rassegna per bambini)

GLI ORGANIZZATORI

CIRCUITO

CLAPS

Nel 2015 Circuito CLAPS viene riconosciuto dal Ministero della Cultura come Circuito Multidisci plinare Regionale, per programmare spettacoli di prosa, danza, circo contemporaneo e musica. Or ganizza circa 600 performance all’anno in tutta la Lombardia, è tra i soggetti di rilevanza culturale riconosciuti dalla Regione e, dal 2018, è Centro di Residenza Artistica di Regione Lombardia con il progetto IntercettAzioni in collaborazione con In dustria Scenica, Laagam, Teatro delle Moire, Zona K. È ente associato ad Agis/Federvivo ed è partner di numerosi network italiani ed europei. È tra i fondatori di A.C.C.I. (Associazione Circo Con temporaneo Italia). È membro del progetto eu ropeo CircoStrada. Anche per la quarta edizione è vincitore del bando ministeriale Boarding Pass Plus per l’internazionalizzazione delle carriere di giovani under35 nel circo contemporaneo con il progetto CirkAround.

CHRONOS 3

La compagnia Chronos3 nasce nel gennaio 2011 presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano dall’incontro di tre registi: Manuel Ren ga, Vittorio Borsari e Valentina Malcotti. Al nucleo di partenza si sono aggiunti l’attore Valerio Ameli e per il comparto organizzativo Elisabetta Bonelli. Tutti i progetti di Chronos3 si collocano nell’ambi to della drammaturgia contemporanea, sperimen tando la creazione di opere in spazi non teatrali e con particolari rapporti tra pubblico e attore. Dal 2015 la compagnia collabora con Circuito CLAPS, dando valore a un lavoro che si sta consolidando sul territorio della regione attraverso progetti te atrali a Toscolano Maderno, Carpenedolo, Medole e Brescia. Nel 2016, 2019 e 2021 Chronos3 viene selezionata per il bando NEXT di Regione Lom bardia. La compagnia vince il bando Funder_35 di Fondazione Cariplo per il triennio 2017-2019 con il progetto Switch-on!

CENTOPERCENTO TEATRO

Centopercento Teatro viene fondata come asso ciazione culturale a Brescia nel 2009 e da quel momento lavora nell’ambito della formazione teatrale e della produzione di spettacoli di vario genere (prosa, teatro ragazzi e acrobatica aerea). Nel corso degli ultimi anni si intensifica il rap porto con il territorio bresciano, in particolare con un ambizioso progetto di celebrazione per il 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri, e altre collaborazioni con realtà e istitu zioni particolarmente attive nella comunità locale.

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Arriva in edicola #CCW Calendar Cancer Woman”

La lotta al cancro passa anche dalle storie di forza e di speran za. Arriva in edicola il calendario #CCW Calendar Cancer Woman”, progetto editoriale di Araberara che celebra la bel lezza femminile nata dal dolore “perché le donne che hanno sofferto e soffrono hanno dentro una bellezza che sboccia, e quando sboccia non ce n’è più per nessuno”. Sono 12 foto grafie di donne del Lago d’Iseo e delle valli che trasformano la ferita del tumore al seno in fascino: gennaio è Ornella di Costa Volpino, febbraio Monica di Cazzano, marzo Valeria di Fino del Monte, aprile Justyna di Legnano, maggio Luisella di Co sta Volpino. Giugno è rappresen tato da Claudia di Sovere, luglio da Miriam, Pisogne, agosto da Renata, Schilpario. E poi ci sono settembre, Grazia di Castione della Presolana, ottobre con Serena di Gandino, novembre con Katia di Spinone al Lago, dicembre con Orietta di Albino. Dodici donne con le loro ferite e i loro sorrisi, il loro sguardo e il loro corpo, dietro i quali si ve dono l’anima, il cuore, l’energia che diventa forza e rivincita. Accanto ad ogni volto o corpo di donna c’è una poesia di Alda Merini: 12 intense ‘pillole’ di speranza e di amore che trac ciano un cammino di rinascita. Il calendario è il frutto del lavo ro di Aristea Canini, ideatrice e direttrice artistica, Morgan Marinoni che ha realizzato le fotografie, Angela Cocchetti responsabile del trucco e delle acconciature, Etta Bonicelli consulente per gli abiti, Silve rio Lubrini che ha fornito uno studio professionale e Sabrina Pedersoli, motivatrice e coordinatrice dei backstage.

Il calendario si può acquistare nelle edicole della zona che tro vate in elenco aggiornato ogni giorno sulla pagina Facebook di Araberara e direttamente nella redazione di Araberara a Clu sone in via San Lucio 37/24 al costo di 10 euro (per chi decide di prenderlo in redazione ci sarà un omaggio particolare).

CALENDARIO DOVE IL DOLORE SI FA BELLEZZA

Il ricavato consentirà di acquistare giochi e altro materiale da regalare ai bambini ricoverati in oncologia pediatrica al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Saranno le stesse ‘modelle’ a consegnarli.

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Ascoltatevi per megliovivere

Reitan, la vita dedicata alla cura delle persone e i suoi consigli per vivere in buona salute

Parla con voce affabile, Haim, e il suo sorriso fuga ogni dubbio sul suo carattere solare. Lui del resto viene dalla sponda più calda del Mediterraneo, Israeliano, ma nato ad Istanbul, per via di un padre medico e ufficiale dell’esercito. Anche Haim vorrebbe fare il medico ma lo mandano in guerra. Poi, l’Italia, quasi un premio e la Laurea in medicina a Pavia. Gli inizi alla Clinica di Ponte San Pietro fino al modernissimo Studio Medici Associati, un poliambula torio dove collaborano alcuni tra i più stimati e conosciuti specialisti del territorio.

A chi meglio di lui che ha l’oppor tunità di confrontarsi a 360° con il mondo di chi è malato e di chi se ne prende cura potrei chiedere...

Haim Dr. Haim Reitan

Quali sono i segreti per vivere bene?

“Il primo meraviglioso regalo che riceviamo quando veniamo al mondo è il tempo e il raggio di sole che condurrà la nostra esistenza è la salute. Il tem po, quello che trascorriamo su questo bellissimo palcoscenico terreste, è il maestro di ogni nostra scelta. Il tempo dà la soluzione ad ogni problema, dà senso alle emozioni, aiuta nelle difficoltà. Il tempo ha tutte le risposte. Però bisogna imparare ad ascoltarci per capire i segnali che ci manda il nostro or ganismo, decifrare ciò che passa nei nostri pensieri e, quello che sentiamo nel nostro intimo, ci può indicare come guarire dalle malattie. Quindi il segreto è attraversare il tempo che ci è dato alla nascita, consci che prima o poi finirà, apprezzando la bellezza del creato ed imparando ad ascoltare noi stessi dal profondo”.

Come è stata la sua vita? “Ho ricordi un po’ sbiaditi della mia infanzia. Sono nato ad Istanbul, dove il babbo era a sua volta medico nell’esercito. Si innamorò di quella che sarebbe stata mia madre ma, per via della contrarietà della famiglia di lei, fu costretto a rapirla con l’aiuto di alcuni amici. Nel 1946 sono arrivato io e, dopo di me, altri quattro fratelli, una di loro morta purtroppo giovanissima. Quando avevo dieci anni, nel ‘56, ci siamo trasferiti in Israele in un periodo storico complicatissimo. Proclamato come nuovo Stato da Ben Gurion solo sei anni prima, il mio Paese era in guerra praticamente con tutti quelli confi nanti. Dopo il liceo vengo reclutato per il servizio militare che durava tre anni e poi ci fu la guerra dei 6 giorni. Dopo questo periodo ho lasciato Israele per venire a studiare in Italia”.

Perché ha scelto proprio l’Italia?

“Prima del servizio militare avevo chiesto di studiare da Medico come mio padre e così, grazie ad accordi internazionali tra Italia e Israele, qualcuno scelse per me questo bellissimo Paese e l’iscrizione alla Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia, molto quotata e riconosciuta già allora come una delle migliori in Europa, dove trovai altri ragazzi israeliani. Non sapevo parlare italiano, ma iniziai con impegno a studiarlo seguendo contemporaneamente le lezioni in Università, dove captavo le parole una alla volta per collegarle poi a casa cercando di capire cosa era stato spiegato dai professori. Le diffi coltà erano davvero molte, pensavo che non sarei mai uscito a laurearmi ma, acquisendo padronanza della lingua, tutto divenne più facile e ricordo quegli anni come un bellissimo periodo della mia vita.

Mi laureai con il massimo dei voti ma il giorno della discussione della tesi mi sembrò triste, non avendo nessuno della mia famiglia con me. All’uscita però trovai uno dei professori che mi avevano esaminato. Quella persona cam biò la mia vita. Era il prof. Cortinovis, il quale mi propose di lavorare con lui alla Clinica di Ponte San Pietro dov’era primario. Una vera fortuna. Il lunedì successivo, dopo essermi fatto prestare un’auto, mi presentai al Dott. Poletti l’allora Direttore sanitario che mi accolse con entusiasmo affidandomi all’e quipe di Cortinovis. Mi trovavo benissimo e decisi di non tornare in Israele. Ho lavorato al Pronto soccorso, svolgevo servizio come Guardia medica e, con il dott. Catona abbiamo realizzato il primo reparto di Nefrologia. Mi sono anche trasferito per qualche mese a New York per frequentae un corso avanzato di Cardiologia, riconosciuto poi come specializzazione dall’Universi tà di Pavia. Così, già iscritto all’Ordine dei Medici e in possesso anche della cit tadinanza italiana, potevo finalmente iniziare ad esercitare come cardiologo e appena fu possibile partecipai al bando per entrare nel Servizio Sanitario Nazionale”.

“L’esperienza di tanti anni trascorsi a prendermi cura delle persone in vari ambiti della medicina, la vicinanza con tanti specialisti di talento e anche gli anni che avanzano, mi portano qualche volta a riflettere sulla vita, sull’importanza di vivere pienamente i regali che la vita porta con sé”.

Ascoltatevi per megliovivere

Il suo studio racconta molto di lui. Nella poca luce di quello che vuole essere più un salotto rilassante dove viene agevole confida re disturbi, sintomi e segreti, osservo la sua scrivania, la libreria di fronte a me dove, tra i libri, spiccano alcuni modellini di auto. Il re sto dello spazio è occupato dalle necessarie attrezzature per le visite compreso un appa recchio generatore di raggi Laser.

Il laser (acronimo dell’inglese light amplifi cation by stimulated emission of radiation, in italiano si legge amplificazione della luce mediante emissione stimolata della radiazio ne) è un dispositivo optoelettronico in grado di emettere un fascio di luce coerente. Una delle sue applicazioni più rivoluzionarie è in campo medico per le sue caratteristiche.

Quando ha avuto l’idea di costituire uno Studio Associato con altri medici?

“Sono passati trent’anni esatti da allora. In quel tempo ero occupato come cardiologo per la Medicina dello sport e, con il collega Antonio Catona, abbiamo dato vita al primo ambu latorio in coabitazione. Era l’inizio della mia attività come pro fessionista ed ero convinto che ci sarebbero state importanti prospettive se avessi avuto la capacità di investire un capitale che però non possedevo.

In questo frangente incontrai un’altra persona che, com’era accaduto con il prof. Cortinovis, diede una svolta decisiva alla mia vita. Era il dott. Messina, allora direttore della filiale di Ber gamo della Banca San Paolo. Gli chiesi un appuntamento e, dopo aver ascoltato con attenzione il mio progetto, mi diede fiducia e ciò mi permise di compiere i primi passi con lo studio e via via di ampliarlo.

Le mie previsioni si rivelarono fondate. Al progetto dello Stu dio Associato, aderirono i primi rinomati specialisti - alcuni di loro lavorano ancora con me - e con il tempo fui in grado di ripagare il debito ed ingrandire lo studio fino ad avere oggi, 9 ambulatori, con la disponibilità immediata di modernissimi ecografi per i ben 25 specialisti, 11 dei quali Primari nei vari ospedali del circondario”.

Medico ma anche manager…

“Lo Studio è gestito da Medic Service, dove mia moglie Mi rella, si occupa di ogni questione amministrativa, della tanta burocrazia a cui dobbiamo attenerci. Lei con Monica, perfetta organizzatrice degli appuntamenti dello studio e di tante altre cose, è un vero grande aiuto. Mirella, mia moglie che ho co nosciuto come paziente, è stata in ogni aspetto la persona più importante della mia vita”.

Era una sua paziente?

“Sì, era giovane e molto graziosa. Venne in ambulatorio per chè accusava lievi disturbi. Durante la visita, le misi una mano sulla fronte e le dissi: adesso Mirella magari sentirai suonare le campane.

La cosa ci fece ridere, ma lei dovette ammettere di aver senti to le campane (era mezzogiorno) ed è così che iniziò la nostra storia.

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Ci siamo sposati e ben presto sono arrivati due figli. Susi, laureata in scienze politiche che vive e lavora a Londra, e Daniele che si è laureato in Medicina due anni fa, e ora sta portando a termine la spe cializzazione come internista presso l’Ospedale di Seriate per poter diventare medico di famiglia. Presto comunque sarà in grado di dare il suo contributo allo Studio”.

La storia continua con la terza generazione di Doc Reitan?

“Mi auguro che questo avvenga anche per non disperdere quel gran de bagaglio di conoscenza che ho accumulato in questi trent’anni trascorsi al fianco di professionisti di grandi capacità che hanno fatto la storia della medicina in Italia. Sono ogoglioso che mio figlio abbia seguito le orme mie e di suo nonno e costituisca la terza generazione di medici della famiglia”.

Lei dopo cardiologia ha scelto di specializzarsi in proctologia... Piuttosto singolare.

“Quando mi accorsi di essere attorniato dai migliori cardiologi pre senti sulla piazza, che avevano scelto di associarsi al nostro Studio, decisi di dedicarmi a qualcosa di diverso che mantiene un collega mento con i disturbi vascolari e che per varie motivazioni viene da sempre un po’ lasciato ai margini, anche se interessa larghe fasce di popolazione. Ho iniziato a studiare i più avanzati sistemi per liberare la gente dal problema delle emorroidi. Come un vero pioniere del settore, sono volato in Canada per apprendere tutto sulla criotera pia, una tecnica rivuluzionaria per quei tempi che rendeva inerti le zone trattate con il freddo. Tornai dall’America con una strana pistola adatta allo scopo che conservo ancora. Era un primo passo per su perare le tradizionali e dolorose tecniche di asportazione chirugica. Oggi adottiamo tecniche di microchirurgia che utilizzano il Laser e che consentono interventi rapidi, indolori e dall’esito risolutivo, senza dover affrontare complicate e lunghe convalescenze. In questo campo l’avvento del Laser ha dato risultati sorpendenti ed impensabili fino a pochi anni fa. La stessa apparecchiatura, ad esem pio, viene utilizzata da un altro specialista ginecologo per curare i disturbi caratteristici della meno pausa”.

Un ultimo consiglio?

“Credo di aver già indicato l’attenzione da porre all’ascolto dei segnali del nostro organismo che ci consentono la prevenzione dell’insorge re di patologie ed il controllo di ogni aspetto della nostra salute. Con trolli accurati ed effettuati con regolarità ci consentono di monitorare e di tenere sempre vivo il raggio solare della salute”.

Studio Medici Associati nasce con l’intento di creare un polo di servizi medici d’eccellenza, dove profes sionisti riconosciuti e selezionati possano dedicarsi unicamente alla cura del paziente, all’interno di un ambiente tecnologicamente all’avanguardia e in gra do di rispondere con flessibilità a molteplici necessità, dalla diagnostica alla chirurgia ambulatoriale.

Reparti: Ginecologia Gastroenterologia Neurlogia Cardiologia Dermatologia Ematologia Endocrinologia Osteopatia Oncologia Ortopedia Chirurgia Vascolare Chirurgia Toracica Servizio diagnostico ecografico di ogni settore organico

Bergamo Via Torino, 13 tel: 035.236048

info@studiomediciassociatibergamo.it

Donna, vita e libertà

Sulla scia delle iniziative di solidarietà messe in atto dalla Triennale di Milano, dal MAXXI di Roma e da altre realtà, anche il Macof, Centro della Fotografia Italiana, dá il proprio contributo, ospitando l’iniziativa di raccolta delle ciocche di capelli che saranno poi inviate al Consolato iraniano a Milano.

Dalla morte di Mahsa Amini in Iran non si fermano le proteste contro il governo. La 22enne curda iraniana è stata arrestata il 13 Settembre a Teheran dalla cosiddetta polizia morale, picchiata violentemente mentre veniva trasferita con la forza, è morta tre giorni dopo. In molte città del Paese e università in migliaia sono scesi in piazza per gridare “Donne, vita e libertà!”. Il governo iraniano ha assicurato che “sommosse e vio lenze non saranno tollerate”. Dopo settimane sono state uccise molte persone, ma la lotta non si placa e in tutto il mondo ci sono manifestazioni a sostegno della causa del popolo iraniano.

“Il taglio dei capelli è una vecchia cerimonia usata in Iran e in altri paesi limitrofi. Significa “lutto”: quando ci si trova di fronte a una grande tristezza o rabbia, allora ci si tagliano i capelli. È come ignorare il proprio senso estetico o la propria bellezza per far vedere che si è tristi. Adesso questo è diventato simbolico”. Bita Malakuti

L’iniziativa è promossa dal Macof, con la collaborazione di Carolina Zani e Paola Linda Sabatti e di tante persone volontarie che presiedono l’iniziativa. Dopo un mese dalla partenza dell’iniziativa si sono presentate al Macof più di 300 persone che hanno voluto aderire al progetto. La partecipazione è stata soprattutto femminile, ma non sono mancate presenza maschili. Studentesse, professioniste, asso ciazioni di categoria, gente comune e politici, si sono presentati negli spazi del Macof per testimoniare la loro solidarietà alle donne Afghane. Numerose anche le ciocche di capelli inviate per posta dai pesi della provincia.

CIOCCHE DI CAPELLI PER IL POPOLO IRANIANO MACOF – CENTRO DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA, VIA MORETTO 78 - BRESCIA

Un anno di cambiamenti

Ci avviciniamo alla fine di questo anno del Signore 2022 che ci ha portato molti cambiamenti. In ordine, potremmo dire che abbiamo scoperto che la guerra può arrivare sino alla porta di casa nostra, che i popoli europei, italiani com presi, non sono affatto disposti a morire per un’idea, ma possono sopportare il gioco economico di chi guadagna sulle disgrazie dei popoli, come Amsterdam e la borsa del gas... Ma voi, sapevate della sua esistenza? Però, siamo anche riusciti a far saltare il banco delle balle istituzionali tipo: “non possiamo votare in estate”, oppure “non può cadere un governo tecnico”... Gli italiani, hanno dimostrato il contrario, hanno votato a settembre e man dato via il “tecnico” per eleggere un gover no politico. Inoltre, si è finalmente messo a nudo il “sistema” della sinistra nazionale ed internazionale. Una sinistra che negli ultimi vent’anni non si è rinnovata, come già dicevamo, e non ha permesso alla no stra Nazione di migliorare e di cambiare. Adesso non è in grado di ammettere la sconfitta e iniziare un’opera di revisione completa dei suoi punti di riferimento. Sempre ancorata alla retorica del “noi siamo nel giusto”, non si accorge di aver perso il faro della propria identità, non si accorge di aver abbandonato il popolo per attaccarsi alla carrozza della grande borghesia, ma soprattutto del potere eco nomico e delle banche.

Infine, quest’anno, ha visto la celebrazione del centenartio della marcia su Roma, tanto vituperata dalla politica nostrana, ma riabilitata da quella internazionale. In Italia non si è voluto leggere ciò che accadde in un passato sempre più remoto, non si è voluto imparare dai suoi in segnamenti e adesso si teorizza un ritorno del fascimo in veste meloniana. Solo perchè qualche migliaio di persone hanno democraticamente ricordato quella ricorrenza sen za alcuna turbativa dell’ordine pubblico. La sinistra demoniz za anche quello e così arriviamo ai manichini appesi a testa in giù, sosia di un Presidente del consiglio democraticamen te eletto, o al rogo delle fotografie Ignazio La Russa, Presi dente del Senato, democraticamente eletto. E se la sinistra non si può migliorare, nè uscire da questi retaggi, la destra non potrà che crescere a discapito di tutti noi, onorevoli cittadini italiani.

Questione migranti, ad esempio: perché non sedersi attorno ad un tavolo e verificare cosa si è fatto negli ultimi trent’anni per l’immigrazione?

Da Prodi che faceva speronare le navi albanesi, a Minniti, alle leggi Fini e Napo litano, sino ad oggi. Troviamo la quadra tra di noi, cioè tra i partiti italiani, senza ideologie sulle spalle, bensì con una grande azione programmatica che tenga conto delle necessità e allo stesso tempo, delle opportunità dei paesi mediter ranei aderenti alla UE.

Solo così l’Europa dei burocrati potrà capire ciò che si deve fare e le stesse grandi potenze (forse una volta...) come la Germania e la Francia, capiranno che se tutti “programmiamo” tutti ne guadagneranno. Certo, la Francia dovrebbe uscire da tutti gli interessi neocoloniali che ancora de tiene nel continente nero, la Germania dovrebbe dimostrare nei fatti di aver capi to che senza il mercato italiano la sua locomo tiva sbuffa a vuoto e gli stati del Nord Europa smettano di fingere di essere democratici per poi affittare le carceri in paesi terzi per metterci coloro che non producono??? Selezione della razza al reverse. La Gran Bretagna rimanda i ruandesi in Ruanda e respinge con la forza oltre la Manica gli indesiderati. L’ONU dov’è? La UE dov’è? La costituente Africana dov’è?

Vedremo il 31 marzo 2023 a che punto sa remo arrivati, dobbiamo far passare la luna di miele di questo governo di centrodestra che tante responsabilità si è preso sulle spalle. Do vremo aspettare la fine del tunnel della guerra Nato-Usa vs. Russia via Ucraina, che ora si sta di nuovo riposizionando verso la mediazione (speriamo, viva la poltica di mediazione, basta con la guerra convulsa).

Vedremo se la stampa nazionale capirà che forse è meglio smetterla di dare addosso immotivatamente al governo avversario invece che stimolarlo verso la scelta condivisa di un qualcosa prezioso per tutti noi: la collaborazione e la risolu zione di problemi ormai annosi. Il PD non si sa dove andrà a finire, il Terzo Polo è alla ricerca di chiunque possa farlo crecere, come la scelta Moratti in Lombardia, ma non potrà vincere: speriamo che tutto ciò porti poi ad una collaborazione trasversale, utile alla nazione. Attendere per vedere e verificare, lottare per otte nere il meglio, partecipare per crescere insieme, amare e non odiare per miglio rarsi, tenendo fede alle proprie idee, soprattutto se cristiani. Il Papa è testimone del cambiamento ed autorevolmente ha il coraggio di dire e fare ciò che pensa, nel bene e o nel male, come il suo recente viaggio in Barhein: un paese islamico che ha visto una grandissima partecipazione di popolo agli ideali cristiani, incredi bile ma vero. Questo sta a significare che se ci credi, ottieni! Un pensiero ai giovani, se ci siete battete un colpo!

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PRIMA O POI DOVEVA SUCCEDERE ED È SUCCESSO. DOPO AVERLO IPOTIZZATO PER MOLTI ANNI, ADESSO, CON IL NUOVO RISTORANTE DA VITTORIO DAV MILANO, IL MODELLO DELLA RISTORAZIONE E DELL’ ACCOGLIENZA DELLA FAMIGLIA CEREA DEBUTTA A MILANO CITY LIFE Tra i primi a voler degustare le raffinatezze del nuovo Ristorante DaV Milano Chiara Ferragni ed il marito Federico Leonardo Lucia in arte Fedez. Ad accoglierli Francesco Cerea con loro nella foto INCONTRO INEVITABILE Cerea’s Family apre DaV a Milano City Life 26

Dopo il soft opening dal 4 luglio, la Famiglia Cerea, ha aperto ufficialmente la sua prima insegna meneghina all’interno di Torre Allianz: proposta casual dining, ma con lo stile unico che contraddistingue tutta l’offerta del Gruppo Portare un angolo di Brusaporto all’ombra delle Tre Torri: è questa la nuova scommessa su cui punta la Famiglia Cerea di Da Vittorio, 8 stelle Michelin sparse tra Europa (il tristellato in pro vincia di Bergamo, il bistellato di Saint Moritz, la stella “conquistata” a Il Carpaccio al Royal Monceau di Parigi) e Asia (le due stelle di Shanghai).

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Con l’apertura di DaV Milano by Da Vittorio (situato al primo piano della Torre Allianz a City Life, con 60 coperti all’interno e 90 nella terrazza con affaccio sulla piazza), Bruna Cerea e i figli Chicco, Francesco, Bobo e Rossella realizzano un sogno ambizioso, che coltivavano da tempo. DaV Milano by Da Vittorio rispecchierà i canoni che contraddistinguono il modello applicato anche alle altre emanazioni del Gruppo, sotto l’egida DaV: una proposta causal dining più informale ma sempre centrata sulla massima qualità della materia prima, uno stile di accoglienza che rappresenta il fiore all’occhiello del sistema Da Vittorio, una location curata nei minimi dettagli. Nel menù che i clienti potranno degustare, accanto ad autentiche “istituzioni” come il pacchero, l’elefantino con patate al forno e pomodorini canditi, i casoncelli con melanzane alla cenere e pomodorino giallo, la guancetta di vitello con spuma di patate alle erbe e marmellata di pomodoro. Gustosa novità, ma in pieno stile Cerea, è l’antipasto in condivisione, anzi in CondiviDaV: 9 portate in formato sharing (carne, pesce e vegetariano) per accontentare tutti i palati al tavolo. Non manca anche la selezione di pizze, dalla napoletana alla pala romana, fino a quelle con topping gourmet, firmata da Alessio Rovetta, in forze al Da Vittorio già da tempo.
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A guidare la brigata di cucina gli chef Paolo Pivato e Nicholas Reina, formatisi sotto lo sguardo attento di Chicco e Bobo Cerea.

“Abbiamo atteso molto prima di realizzare questo progetto perché volevamo che fosse tutto perfetto. Ora che i tempi sono maturi, siamo pronti per debuttare nella città che più di ogni altra in Italia sa intercettare le novità e i trend culinari del futuro, accogliendo le firme più prestigiose del panorama gastronomico nazionale e internazionale”.

Per informazioni e prenotazioni: DaV Milano By Da Vittorio, Torre Allianz - primo piano Piazza delle Tre Torri, 3 Milano Aperto dal lunedì al venerdì dalle 18.30 alle 00.30 sabato e domenica dalle 12.30 alle 15.30 e dalle 18.30 alle 00.30 telefono 02.36723830 | mail: davmilano@davittorio.com

DA V. MILANO BY DA VITTORIO: IL MODELLO DI RISTORAZIONE E ACCOGLIENZA DELLA FAMIGLIA CEREA DEBUTTA A CITY LIFE In sala, a garantire la continuità con gli standard di servizio di Brusaporto e degli altri stellati del Gruppo, il General Manager Salvato re Impieri con il supporto del Restaurant Manager Stefano Lotti e del Bar Manager Cosimo Nucera: un approccio fresco, informale, veloce e al contempo internazionale. Non manca anche una carta dei vini di qualità, con etichette accuratamente selezionate e un occhio di riguardo per Champagne e bollicine.

In metro con Avis

Bresciapp! si rinnova

Nata nel 2018 sulla scia della precedente app BSMOVE con l’o biettivo di racchiudere all’interno di un unico contenitore digita le tutte le informazioni per vivere appieno la città, Bresciapp! ha realizzato a giugno 2022 un nuovo ed importante upgrade con diverse funzionalità che andranno a beneficio del sistema “com mercio” del centro storico di Brescia. Dopo un periodo di test viene presentata e comunicata ufficialmente l’implementazione. Se già oggi l’app rappresenta lo strumento più utile per orientarsi a Brescia, fornendo informazioni non solo sulla mobilità ma anche su turismo, cultura e commercio, grazie al recente aggiornamento questa sua vocazione andrà a raffor zarsi ulteriormente, trasformando Bresciapp! in un potente strumento di comunicazione per la città intera e contribuendo così ad incentivare lo shopping all’interno del Distretto Urbano del Commercio. Il progetto rientra nell’ambito delle iniziative del DUC (Distretto Urbano del Com mercio) e attinge i suoi fondi dal ban do regionale ‘Distretti del commer cio per la ricostruzione economica territoriale urbana’.

In particolare, sono state aggiunte nuove funzionalità a Bresciapp! per favorire la visibilità degli esercizi com merciali e dei servizi di maggiore in teresse per chi si reca in centro per

fare shopping. In primo luogo, sono stati messi in maggiore evi denza i parcheggi e la disponibilità di posti al loro interno. Diventa infatti ancora più facile e immediato capire quando un parcheggio è pieno: ogni icona di Parcheggio verrà infatti accompagnata da una sorta di “semaforo” che, a seconda del livello di occupazione della struttura, cambierà colore, permettendo così di individuare a vista d’occhio il parcheggio libero più vicino alla propria zona di interesse. Per quanto riguarda invece gli esercizi commerciali, sono state messe in maggiore evidenza le iniziative da loro organizzate. Da ora in poi vicino all’icona dei negozi comparirà infatti la scritta “new” per segnalare in maniera immediata la presenza di nuove proposte o nuovi eventi.

Una delle carrozze adibite al trasporto pubblico è stata allestita con messaggi che promuovono la donazione, serigrafie e seggiolini con il logo dell’associazio ne. E grazie a un QR Code è possibile collegarsi al nuovo sito di Avis Provin ciale, promotrice del progetto, dove trovare tutte le info necessarie e iscriversi Inaugurato il nuovo Infopoint di Rete Ferroviaria Italia na (Gruppo FS) dedicato agli investimenti e ai cantieri che interessano il nodo di Brescia. Un punto infor mativo per raccontare ai cittadini i progetti e le ope re del territorio, con aggiornamenti costanti sullo stato di avanzamento dei lavori e i benefici che porteranno alla mobilità della rete lombarda e nazionale. Nuovo Infopoint di Rete Ferroviaria Italiana
Obiettivo
FotografiAMO il futuro.
sull’edilizia Fino all’8 dicembre al Mo.ca di via Moretto in mostra i migliori scatti dei partecipanti

al concorso fotografico lanciato da Ance Brescia e patrocinato dal Comune di Brescia

FotografiAMO il futuro. Obiettivo sull’edilizia

È stata inaugurata la mostra promossa da Ance Brescia in collaborazione con il Comune di Brescia dal titolo “FotografiAMO il futuro. Obiettivo sull’edilizia” che sarà ospitata fino all’8 dicembre nella galleria al primo piano del Mo.ca. Un percorso di ventiquattro fotografie che descrivono la nuova immagine dell’edilizia moderna attraverso l’obiettivo dei fotografi e degli appassionati di tutta Italia che hanno partecipato con entusiasmo all’omonimo concorso fotografico, dal quale prende spunto la mostra, indetto dall’associazione dei costruttori edili bresciana. “Questa mostra, esito del concorso svoltosi nei mesi scorsi, testimonia come fra i bresciani vi sia forte e diffuso un sentimento di cura verso il proprio intorno. Gli sguardi restituiti dagli scatti sono infatti una attestazione di interesse, curiosità, attenzione verso il volto della città, i cui tratti sono dati non solo dai grandi piani urbanistici ma anche dai singoli interventi edilizi, che concorrono a definire il contesto in cui viviamo. Un contesto in cui temi fondamentali come la sostenibilità, il design, il dialogo con la storia e la visione del futuro assumono sempre maggiore rilevanza. Questa mostra ci restituisce tutto ciò, ed è una lettura che di certo può fornire utili spunti non solo al comparto dell’edilizia ma anche a noi amministratori della città” ha commentato Laura Castelletti, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Brescia, in qualità di membro della giuria del concorso e presente all’evento di inaugurazione. Fra i partecipanti, oltre agli autori delle opere esposte, hanno presenziato anche gli altri i membri della giuria presieduta da Massimo Tedeschi, già caporedattore del Corriere della Sera di Brescia, presidente dell’Associazione degli artisti bresciani, e composta da: Adriano Baffelli, direttore responsabile della rivista “Costruire il futuro”, promotrice del concorso; Renato Corsini, direttore artistico del Macof (Centro della fotografia italiana con sede a Palazzo Martinengo Colleoni) e Luigi Serboli, architetto bresciano. “Siamo orgogliosi di presentare questa mostra, degna conclusione di un’iniziativa che ha saputo coinvolgere l’intera cittadinanza. Abbiamo raggiunto il nostro scopo promuovendo e portando l’immagine del settore edile oltre quella linea che lo confina al solo ambito del cantiere, per rendere partecipi anche i non addetti ai lavori nel processo costruttivo che interessa tutti dalla coppia che compra la casa, sino alla città che migliora sé stessa per essere più efficiente, attenta all’ambiente e al servizio di chi la vive” ha dichiarato Fabio Rizzinelli, vicepresidente di Ance Brescia sintetizzando gli obiettivi raggiunti dall’iniziativa promossa dall’associazione e la volontà di replicare il progetto anche in futuro. Le opere esposte attraverso i dettagli stagliati nelle forme geometriche di palazzi e infrastrutture o gli scatti rubati in un cantiere nell’atto in cui il costruito prende vita, descrivono e valorizzano il volto migliore del comparto edile, che continua a evolvere, spronato a migliorarsi grazie alla spinta data dalla digitalizzazione e da una forte attenzione nei confronti degli equilibri ambientali. La mostra descrive la complessità e le mille sfaccettature di un settore eterogeneo, per un percorso che collega paesaggi e attimi di vita provenienti da ogni parte del mondo in un racconto di sviluppo e trasformazione. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 15.00 alle 19.00 fino all’8 dicembre. L’ingresso è gratuito e accessibile da via Moretto, 78, dirigendosi verso la galleria antistante il Ma.co.f. al primo piano del Mo.ca.

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Fino al 29 gennaio 2023, il Museo di Santa Giulia di Brescia presenta la mostra “La città del Leone. Brescia nell’età dei comuni e delle signorie”, una rassegna che attraverso 120 opere per la prima volta indaga una fase storica fondamentale per la costituzione dell’iden tità della città e del suo territorio, prendendo in esame un arco cronologico che parte dalla seconda metà del XII secolo, epoca in cui compaiono le prime tracce delle istituzioni civiche comunali al 1426, anno della dedizione di Brescia alla Repubblica di Venezia. Primo significativo appuntamento museale del programma di Bergamo Brescia. Capitale italiana della Cultura 2023, la mostra vuol sensibilizzare la cittadinanza nei confronti del proprio passato attraverso l’analisi di un periodo storico per la prima volta presentato al grande pub blico in un racconto avvincente costruito su materiali in buona parte inediti o poco noti. Un’epoca segnata da importantissime trasformazioni in cui la città crea la sua forma e identità dal punto di vista architettonico, fissando il baricentro nella piazza su cui affacciano il palazzo comunale e le cattedrali, e anche sul versante politico affermando il suo primato nel territorio. Esplo rando l'origine e l'evoluzione di quegli elementi che ne hanno forgiato il carattere sarà indagata la nascita di alcuni simboli civici arrivati fino ai nostri giorni: dallo stemma del leone rampante, vero emblema identita rio urbano reso celebre da Carducci che lo associò all’eroismo della città martire delle Dieci giornate, fino ai culti civici dei santi Faustino e Giovita, delle Sante Croci e della Vergine che hanno una posizione cen trale nella devozione civica di Brescia medievale e rit mano tutt’ora il calendario delle festività cittadine. A cura di Matteo Ferrari, ricercatore all'École Pratique des Hautes Études di Parigi, la rassegna offrirà al visi tatore un percorso con una ricchissima esposizione di opere, tra sculture, pitture, documenti d’archivio e manoscritti miniati, monete e oreficerie: una narrazio ne che illumina non soltanto le vicende della città e del suo territorio nel corso di tre secoli cruciali, ma alla luce degli orientamenti più̀ recenti della storiografia, anche i diversi aspetti di quello spazio fisico, sociale e culturale che, durante questo periodo, si trasforma profondamente per assumere alcuni tratti che lo con traddistinguono ancora oggi.

La città del Leone

Fino
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IL MUSEO DI SANTA GIULIA DI BRESCIA INAUGURA LE CELEBRAZIONI DI “BERGAMO BRESCIA. CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2023” CON UNA GRANDE RASSEGNA CHE ATTRAVERSO 120 OPERE RIPERCORRE LA STORIA DELLE ORIGINI E DELL’IDENTITÀ DELLA CITTÀ ALLA SCOPERTA DI ASPETTI INEDITI O MENO NOTI DEL SUO PASSATO
al
gennaio 2023 Museo di Santa Giulia di Brescia

Il racconto di tale epoca, della quale anche le istituzioni civiche sono protagoniste, è basato su opere provenienti da fondi archivi stici, bibliotecari e museali della città e del territorio, che valorizza no il ricco patrimonio locale con prestiti che solo eccezionalmente possono essere esposti al pubblico per ragioni conservative, come i materiali pergamenacei e cartacei, o legate al culto, come i pre ziosi reliquiari delle Sante Croci e la Croce del Campo provenienti dal tesoro della cappella delle Sante Croci di Brescia. Questo nu cleo è poi arricchito da alcuni fondamentali apporti provenienti da istituzioni italiane ed estere, che consentono di evocare in mostra altri episodi e nomi legati al periodo storico analizzato, vedi la cappella di San Giorgio in Broletto con le pitture di Gentile da Fa briano, presente in mostra con “La Madonna dell’umiltà”, prestito del Museo Nazionale di San Matteo di Pisa. Accanto a opere di pittura e scultura, sarà dato largo spazio a prodotti più insoliti, dal valore documentario evidente: dai registri d’archivio ai diplomi im periali, spesso connotati da componenti estetiche di rilievo come le matrici di sigillo e le monete sulle quali sono riprodotte anche l’effigie del leone e quella dei santi patroni, anche questi fruibili per la prima volta ai visitatori. La rassegna rappresenta anche un arric chimento e un ampliamento importante della sezione del museo dedicata all'età comunale ed è quindi un’opportunità unica per il pubblico di avere una visione d’insieme di un periodo mai real mente esplorato nella sua complessità e grandezza: per questo la visita della mostra non può dirsi completa senza l’approfondimen to del Museo di Santa Giulia. “Raccontare Brescia medievale in una mostra è un’impresa ardua” - ha affermato Matteo Ferrari, cura tore. “Molto è andato distrutto, molto altro è attestato soltanto attraverso testimonianze d’archivio, molto ancora non può essere esposto per ragioni d’ingombro o di conservazione. Attraverso una selezione di pezzi diversi per natura e formato (diplomi impe riali e registri amministrativi, pitture murali e su tavola, monete e sigilli, sculture e oreficerie), molti dei quali ignoti al grande pubbli co, è stato però possibile tessere, per la prima volta, un suggestivo percorso attraverso tre secoli di storia, mettendo l’accento tanto sugli avvenimenti di cui la città è stata protagonista, quanto sugli uomini e le istituzioni che, attraverso la loro attività di governo e di committenza artistica, ne hanno forgiato la fisionomia e l’identità”.

La città del Leone

Il percorso della mostra Divisa in quattro sezioni, caratterizzate da quattro colori diversi che connotano in modo suggestivo l’allestimento, la rassegna è organizzata attorno a nuclei tematici e cronologici che, distinti sulla base delle diverse forme di governo alternatesi alla guida della città, si inca tenano seguendo il ritmo dettato dalla linea del tempo che accompagna il visitatore. Il per corso espositivo propone fianco a fianco reperti assai diversi per materialità e provenienza che offrono un approfondimento sull’evoluzione della società bresciana, la definizione del nuovo volto urbano e monumentale, i mutamenti documentari connessi alle pratiche ammi nistrative, gli sviluppi della religione civica, l’impiego dell’immagine ai fini della comunicazione politica e il ruolo delle componenti materiali e delle tecniche pittoriche nella trasmissione di messaggi ideologicamente orientati. Alla mostra ha lavorato un prestigioso comitato scientifico, formato da esperti riconosciuti dell’arte e della società basso-medievale, che ha avuto un importante ruolo operativo nella realizzazione tanto del progetto espositivo che della redazione del catalogo: oltre al curatore Matteo Ferrari, la ricercatrice indipendente Vitto ria Camelliti; Vincenzo Gheroldi, dell’Università di Bologna; Giuliano Milani, dell’Università Gustave Eiffel di Champs-sur-Marnes; Fabrizio Pagnoni, dell’Università degli Studi di Milano; Pierfabio Panazza, dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia. La mostra si apre con la sezione “Brescia nella Lombardia del XII secolo: l’origine del Comune” in cui la città conso lida la sua autonomia negli anni delle lotte contro il Barbarossa con la Battaglia di Legnano (1176) e la successiva pace di Costanza (1183) che sanciscono la definitiva affermazione del Comune come ente dotato di autonomia politica e giuridica evocate in mostra, oltre che da documenti prodotti dalla cancelleria imperiale e comunale, da opere come Il giuramento di Pontida di Giuseppe Diotti prestito della Pinacoteca di Brera, Il carroccio. La battaglia di Le gnano di Massimo Tapparelli D’Azeglio, proveniente dalla Galleria di Arte Moderna di Milano e La pace di Costanza di Giuseppe Bossi dal Gabinetto dei disegni del Castello Sforzesco.

Si tratta di un periodo di fermento tanto sul piano politico, che su quello religioso come testimonia l’insorgere di movimenti paupe ristici nei quali s’iscrive anche la predicazione di Arnaldo da Bre scia, rappresentato all’inizio della sezione dalla scultura Arnaldo da Brescia di Odoardo Tabacchi. A questa segue la seconda sezione, “Il Comune libero”, interamente consacrata alla fase di maturità dell’istituzione comunale, tra la fine del XII e la fine del XIII secolo, epoca a cui risalgono i segni più evidenti dell’azione delle magistrature cittadine, sia nel tessuto urbano che nel territorio, sul piano documentario e su quello artistico. A Brescia si apre allora una nuova piazza del mercato, si allargano le mura per includere gli inse diamenti sorti a ridosso del centro sul lato orientale, si costruisce un primo palazzo civico accanto alla cattedrale. L’istituzione comu nale si dota anche degli strumenti necessari all’esercizio della sua potestà (il vessillo, il sigillo, la moneta) e manifesta la sua presenza nell’ambito urbano attraverso l’esposizione di iscrizioni che documentano il proprio operato e le proprie prerogative di governo.

La città del Leone

È in questi anni che il Comune di Brescia adotta un proprio stemma, che si fissa sicu ramente entro gli inizi del Trecento nella forma ancora oggi in uso - un leone azzurro in campo bianco - destinato a divenire il vero segno distintivo della città. Tra le opere di questa sezione l’elmo morione con la Santa Croce, i santi Faustino e Giovita e lo stem ma del comune di Brescia, la matrice del sigillo del comune di Brescia a confronto con quelli dei comuni di Padova,Verona, Cremona, la Stauroteca della Santa Croce del tesoro delle Sante Croci del Duomo vecchio di Brescia, lo Stemmario trivulziano, la più antica raccolta di stemmi conservata per la Lombardia. La terza sezione, “La città dei Signori” mette invece l’accento sulle signorie che si sono alternate alla guida della città in un ‘lun go Trecento’ inaugurato dalla scalata al potere della famiglia bresciana dei Maggi e chiuso dall’installazione a Brescia della corte di Pandolfo Malatesta, capitano dell’esercito di quei Visconti che nel 1337 avevano assorbito la città nel loro dominio.

In questo contesto benché di breve durata, la signoria dei Maggi lascia comunque segni importanti in città. Impiegando le arti per co struire la propria immagine e legittimare il proprio ruolo di governo, i signori fanno infatti appello ad artisti dalle capacità espressive non comuni, portatori di un linguaggio innovativo come lo scultore veronese noto come Maestro di Santa Anastasia che a Brescia realizza alcune fra le sue prime opere e di cui sono presenti in mostra la Statua per fontana con ritratto di vescovo, conservata al Museo di Santa Giulia, e il tabernacolo con Cristo in passione tra la Madonna e San Giovanni evangelista, proveniente da Palazzo Maffei Casa Museo di Verona, nonché il sarcofago di Corrado Fogolini, concesso dal Museo Civico Medievale di Bologna. All’età viscontea risalgono le prime attestazioni certe dello stemma cittadino e la prima “veduta” della città, consegnataci da un prezioso manoscritto confezionato per i Visconti, oggi conservato a Parigi. In questa sezione è esposta anche la Madonna dell’Umiltà di Gentile da Fabriano, dal Museo Nazionale San Matteo a Pisa, scelta come immagine della mostra in quanto evocativa degli splendori della perduta cappella intitolata a San Giorgio all’interno del Broletto, divenuta la residenza del signore.

La sua decorazione affidata a Gentile Da Fabriano suscitò l’ammirazione dei con temporanei anche per lo sfarzo dei materiali impiegati per le sue pitture, di cui oggi sopravvivono solo pochi frammenti. Sempre in questa sezione si potrà ammirare, tra altri preziosi reperti, la medaglia di Antonio di Puccio Pisano, detto Pisanello raffigu rante Sigismondo Pandolfo Malatesta e Malatesta in armi tra le sue imprese e un pre ziosissimo codice miniato confezionato per Pandolfo III oggi conservato alla Bibliote ca Gambalunga di Rimini. La quarta e conclusiva sezione, “Il mito Otto-novecentesco di Brescia medievale” è dedicata a un’epoca di vivace riscoperta del passato medievale di Brescia. Una scelta, quella di ricorrere a testimonianze successive al periodo medievale che vuole aiutare il visitatore a scoprire fasi storiche che sarebbe altrimenti difficile presentare col solo ausilio delle testimonianze archivistiche. In questa parte finale, accanto a pitture e progetti per monumenti che celebrano i fatti e gli ‘eroi’ della Brescia medievale, vi sono opere che documentano alcuni edifici della città scomparsi o profondamente alterati, proprio dalla fine del XIX secolo dai restauri che hanno interessato il patrimonio architettonico medievale. Operazioni che avevano l’intento di ricostruire ‘filologicamente’ il passato, ma che in realtà rispecchiano solo in parte la veste cittadina originaria perduta. Oltre al percorso nelle sale di Santa Giulia dedicate alla mostra il pubblico potrà continuare la visita nelle sezioni permanenti del museo dove si trovano alcune opere che non è stato possibile spostare per ragioni conser vative e di ingombro. Il supporto di lettura della rassegna sarà fornito dal catalogo realizzato da Skira e anche in modo innovativo da una nuova guida multimediale Easy Guide, una web app che direttamente dal proprio smartphone permetterà al pubblico di ampliare la visita della mostra fuori dalle mura del museo coinvolgendo anche la città attraverso un itinerario pedonale che condurrà il visitatore in maniera autonoma e interattiva a viaggiare nella Brescia comunale e signorile.

Libri senza fine

Iela Mari e le forme del mondo fino al 22 dicembre 2022

La Galleria dell’Incisione presenta la prima mostra di Iela Mari in uno spazio privato, dopo l’esposizione organizzata nel 2010 a Bologna e a Roma dall’associazione Hamelin,ospitata anche dall’Itabashi Art Museum di Tokyo nel 2015. Autrice di innovativi albi illustrati per bambini, particolarmente nota e ampiamente tradotta all’estero, Iela Mari (1931-2014) ha lavorato a Milano fra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta e i suoi libri sono considerati oggi dei classici della letteratura per l’infanzia. La sua narrazione senza parole costituisce un nuovo modo di raccontare la bellezza delle forme e dei cicli della natura, suscitando nel lettore la libertà nell'in terpretarle. La poesia delle immagini è arricchita da una tecnica elaborata e da un segno grafico nitido ed elegante.

Lo stile di Mari, al tempo stesso minimalista e detta gliatissimo, è frutto di un metodo di lavoro rigoroso, ben descritto dai figli dell'artista nel testo che accompagna la rassegna. (Nostra madre al lavoro). Oggetto della mostra è una selezione di studi preparatori e tavole originali di alcuni dei suoi libri (Il palloncino rosso, L’albero, C'era una volta il riccio di mare, Animali nel prato) e la serie completa di disegni che compongono il libro Mangia che ti mangio.

Gabriela Ferrario, in arte Iela Mari (Milano, marzo 1931- 29 gennaio 2014).

Frequenta il corso di pittura di Aldo Carpi (padre di Pinin Carpi) all'Accademia di Brera, dove ha come insegnante Italo Valente. Qui incontra Enzo Mari, che frequenta il corso di scenografia, con cui si sposa nel 1955. Dalla loro unione, durata fino al 1965, nascono due figli, Michele e Agostina. In questo periodo vive e lavora nello studio di Piazzale Baracca 10, dove, oltre ai suoi libri, realizza marchi per alcune aziende, progetta oggetti e foulard, in particolare per Fiorio. Per qual che tempo lavora all'ufficio sviluppo della Rinascente, disegna tessuti (come quello da cui verranno tratte le immagini di Animali nel prato di Emme Edizioni). Negli anni ’70 e ’80 con tinua a lavorare intensamente per Fiorio. Dal 1989 al 1990 insegna all’Istituto Europeo di Design di Milano.

Nel 2010 le è stata dedicata una mostra Iela Mari. Il mondo attraverso una lente a cura di Hamelin Associazione culturale, tenutasi alla Biblioteca Salaborsa di Bologna (23 marzo – 10 aprile 2010). Il progetto espositivo è stato successivamente riallestito con il titolo A world of textless Picture Books, presso l’Itabashi Art Museum di Tokyo (22 novembre 2014 – 12 gennaio 2015).

I suoi libri sono pubblicati in Corea, Francia, Germania, Giap pone, Inghilterra, Portogallo, Spagna e Taiwan.

Galleria dell’Incisione

Via Bezzecca 4, Brescia - Tel. 030 304690 www.incisione.com - galleria@incisione.com

Nuova SUZUKI S-Cross Hybrid

Tutta un’altra storia.

Da poche settimane sul mercato la nuova Suzuki S-Cross Hybrid ha già dimostrato tutto il suo carattere balzando in testa alle clas siche della sua categoria. Un risultato non casuale quando parlia mo di un nuovo concetto di SUV 100% ibrido. Una caratteristica fondamentale.

In un momento storico in cui la necessità di rispettare l’ambiente è prioritaria per gli scenari che si stanno propinando, il lancio della nuova S-Cross completamente Hydrid ha trovato fin da subito il massimo dei consensi dai clienti che l’anno provata.

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VERAMENTE…
ALLA GUIDA DELLA NEONATA SUZUKI S-CROSS HYBRID PER UN TEST DRIVE
GREEN!
Testo Valentina Colleoni - Ph. Sergio Nessi

Infatti, la possibilità di viaggiare su un SUV compatto, versatile, sicuro e innovativo rende questa auto il sogno perfetto per chi ama la guida.

Premesse assolutamente confermate durante il nostro test drive in giro per la città con un percorso perfetto per prendere confidenza con la nuova tecnologia 4WD AllGrip, che ti aiuta a mantenere il massimo controllo anche nelle situazioni di scarsa aderenza, su strade sci volose o innevate, lasciando solo il piacere della guida. Spinta unica inoltre grazie alla Tecnologia Suzuki Hybrid 140V abbinata al nuovo motore 1.5 DUALJET - alter nativo all’efficiente motore 1.4 BOOSTERJET abbinato alla Tecnologia 48V - entrambi disponibili con l'esclusiva trazione integrale Suzuki 4WD ALLGRIP

Nuova Suzuki S-Cross Hybrid: tutta un’altra storia

Tutto questo nel confort assoluto di un abitacolo cura to nei minimi dettagli, con spazi perfetti sia per i passeg geri che per i bagagli e una tecnologia di bordo di ultima generazione: un nuovo infotainment con schermo tou ch da 9”, connettività smartphone con Apple CarPlay® wireless ed Android Auto, navigatore integrato e video camera 360°, per un vero e proprio controllo a portata di mano. Inoltre grazie alla App Suzuki Connect impa reggiabile la possibilità di rimanere sempre aggiornato sulle esigenze della propria auto, controllandone l’uti lizzo ed i suoi parametri direttamente dallo smartpho ne. Che dire, non solo Hybrid ma anche tecnologia e super confort. Tre caratteristiche vincenti per l’auto dei desideri… Ovviamente Suzuki S-Cross Hybrid!

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Lamborghini Esperienza Giro Cina segna un nuovo record di percorrenza

Il Lamborghini Esperienza Giro Cina 2022, dal tema "Journey of Awakening”, ha guidato i partecipanti attraverso un'avventura inimitabile da Yangshuo fino alla città di confine di Chongzuo. Il Giro Cina di quest'anno è il più lungo di sempre e stabilisce un nuovo record di percorrenza con un tragitto di oltre 1.100 chilometri totali mirati a risvegliare i sensi e le emozioni immergendosi tra incantevoli paesaggi montani e distese di campi verdi.

"In occasione dell'ottava edizione consecutiva del Lamborghini Esperienza Giro Cina, abbiamo stabilito un nuovo record proponendo un itinerario unico." ha af fermato Konstantin Sychev, Managing Director di Automobili Lamborghini Chinese Mainland, Hong Kong e Macao. "Questo importante evento annuale dedicato al nostro brand, combina l'incredibile passione per i motori della clientela cinese a un’esperienza lifestyle che esalta i magnifici paesaggi cinesi".

Nel corso di questi cinque giorni, una flotta di 40 supersportive e super SUV Lamborghini è partita da Yangshuo e, dopo essersi lasciata alle spalle un incredibile scenario carsico dal fascino incomparabile, è approdata a Chongzuo, un vero e proprio paradiso al confine su doccidentale.

Tra natura e modernità, gli ospiti hanno vissuto un'esperienza dal sapore italiano a 360 gradi. Tra le cime dei monti carsi ci hanno percorso la via Ferrata, dando prova di coraggio e vivendo appieno lo spirito d'avventura italiano; mentre, sui diversi percorsi tra strade più o meno asfaltate, si sono lasciati andare al più autentico piacere di guida firmato Lam borghini.

Lamborghini Esperienza Giro Cina segna un nuovo record di percorrenza

A Chongzuo, il super SUV Urus ha dato prova delle sue incredibili capacità off-road tra le diverse piantagioni di canna da zucchero. In modalità Terra, la ripartizione della coppia attiva di Urus ha permesso ai conducenti di affron tare con facilità i tratti fangosi e scivolosi, interpretando alla perfezione lo spirito audace di Urus pronto a conquistare ogni terreno.

Quest'anno il modello più orientato alla pista di tutta la gamma Huracán, ov vero la Huracán STO, si è unito per la prima volta al Lamborghini Esperienza Giro Cina aggiungendo un tocco distintivo alla flotta.

La Huracán STO ha ottenuto un notevole successo in Cina ed è diventata una scelta di eccezione per i consumatori cinesi alla ricerca di una vera racing experience anche nella vita quotidiana.

The golden age of RALLY

Da Pinto a Biasion, da Mouton a Kankkunen: a Torino l’epoca d’oro del rally in un’esposizione inedi ta nel panorama internazionale. The Golden Age Of Rally: arriva a Torino un’esposizione inedita nel panorama internazionale attraverso gli esemplari più iconici della Fondazione Gino Macaluso, men zionata fra le più importanti collezioni al mondo. Un viaggio nella storia dell’epoca d’oro del rally, che il pubblico potrà scoprire dal 27 ottobre 2022 al 2 maggio 2023 nelle sale del Museo Nazionale dell’Automobile.

Le vetture in mostra saranno quelle che, tra gli anni Sessanta e Novanta del secolo scorso, han no vinto le più importanti gare del campionato, da Montecarlo al Rally Safari, dal Mille Laghi in Finlandia a Sanremo. Esemplari mitici, come Lancia rally 037 evo2 e Audi Quattro, protagonisti di sfide ormai diventate leggenda, che raccontano le imprese di piloti e squadre corse, l’evoluzione tecnologica e l’enorme successo di pubblico che hanno accompagnato questo sport nel corso dei decenni.

Un percorso esperienziale, attraverso spe ciali video mapping e scenari espositivi, per immergersi a 360° nel mondo del rally. Piat taforme sceniche realizzate ad hoc simule ranno i manti stradali su cui si sono dati battaglia piloti e vetture, dalla sabbia del Sahara, alla neve del Col de Turini, fino al duro asfalto. Un salto indietro nel tempo, in un’epoca dominata dalla meccanica, dalla velocità, in una sfida ai limiti che ha visto protagonisti auto e piloti leggendari. Nomi come Biasion, Mäkinen, Kankkunen, Mou ton, Pinto, Sainz, delle cui gesta si potrà leg gere in una speciale hall of fame allestita in occasione di questa mostra che, con i suoi diversi focus, punta a attrarre e coinvolgere pubblici diversi, offrendo anche nuovi punti di vista a chi questo sport già lo ama.

I modelli provengono dalla collezione di Gino Macaluso, nella cui memoria è stata costituita l’omonima Fondazione per vo lontà della moglie e della famiglia, con lo scopo di valorizzare l’automobile come oggetto di culto, capace di coniugare inno vazione tecnologica e cultura umanistica, tradizione artigianale e bellezza del design d’avanguardia. La collezione è tra le più im portanti al mondo ed unica nel suo genere per il palmares delle vetture, il prestigio e l’originalità dei suoi modelli: automobili sto riche che hanno fatto la storia del design automobilistico e del motorsport, diven tando un punto di riferimento per studiosi, collezionisti e appassionati.

Audi S1 Hoonitron e Ken Block elettrizzano Las Vegass

Prima mondiale del video Electrikhana: protagonisti il prototipo full electric dei quattro anelli e l’asso del drift americano.

Audi S1 Hoonitron: sviluppa ta da Audi Sport, s’ispira nel design alla mitica Audi Sport quattro S1 E2 Pikes Peak, vincitrice nel 1987 della crono scalata più celebre al mondo

Spettacolari riprese a Las Vegas: special guest alcune icone del motorsport Audi.

Audi S1 Hoonitron protagonista del nuovo video Electrikha na del funambolo americano del volante Ken Block. Sviluppato da Audi Sport presso la sede di Neckarsulm, il prototipo full electric è disegnato dal dipartimento Audi Design di Ingolstadt ispirandosi alla mitica Audi S1 Pikes Peak.

Asi Transport show

La storia dei veicoli utilitari è tornata sulle strade con l’undicesima edizione dello spettacolare “ASI Transport Show”, evento unico in Italia con la partecipazione di autocarri, autobus, mezzi com merciali e ricreazionali di tutti i generi che sabato 1° e domenica 2 ottobre si sono dati appuntamento al Museo Nazionale del Mo tociclo di Rimini per poi raggiungere la Repubblica di San Marino.

“ASI Transport Show”, ritornato dopo l’ultima edizione organiz zata nel 2019, ha mostrato al grande pubblico i veicoli che han no segnato importanti tappe nell’evoluzione del trasporto delle merci e delle persone. Sono i mezzi che, almeno quanto l’auto, sono stati i protagonisti dello sviluppo industriale, economico e sociale nel XX secolo. Sin dai primi anni del ‘900, infatti, autocarri e “omnibus” (antesignani dei moderni pullman) hanno iniziato a circolare sulle arterie nazionali dapprima con propulsione a va pore, poi con primordiali ma efficaci sistemi elettrici, quindi con motori endotermici fino alla definitiva affermazione del più effi ciente ed economico Diesel. L’industria italiana si è sempre distin ta in questo strategico settore, raggiungendo e superando nuovi traguardi tecnologici decennio dopo decennio.

Con il “Transport Show”, l’Automotoclub Storico Italiano ha ri portato alla ribalta un mondo composto da veicoli rigorosamente conservati o restaurati con gli stessi criteri utilizzati per le auto più prestigiose, tanto da rappresentare un “unicum” a livello interna zionale. A Rimini sono arrivati 57 esemplari e in carovana han no “conquistato” il Monte Titano per poi formare una colorata esposizione sul piazzale della stazione ferroviaria della Repubblica di San Marino grazie alla collaborazione del locale Automobile Club. I partecipanti hanno potuto dedicarsi alle visite dell’antica ferrovia che un tempo collegava il piccolo Stato con Rimini, alla Collezione Temeroli di mezzi militari e al Parco Tematico Museo dell’Aviazione.

Quella di “ASI Transport Show” è stata una colonna variopinta e multiforme, con gli esemplari più datati che risalivano agli anni ’30 del secolo scorso, come il Fiat 618 del 1936 e il Lancia 3Ro del 1939 in rappresentanza dei caratteristici “musoni” con cabina arretrata. Per gli anni ’40, invece, ecco un iconico modello a ca bina avanzata, l’Alfa Romeo 430 del 1947; salendo agli anni ’50, l’inizio del boom economico, si può ricordare l’OM Super Taurus del 1954 di media portata e con generoso motore da 5,8 litri di cilindrata. Gli anni ’60 e ’70 sono stati sicuramente i più rappre sentati con un’ampia gamma di modelli e dimensioni per gli usi più disparati, dai piccoli autocarri alle “corriere” da turismo, dagli autoarticolati ai camper. Tra i mezzi più recenti ma che hanno già conquistato un posto nella storia non poteva mancare l’Iveco Turbostar, il “re” delle autostrade negli anni ’90.

I PIU’ ANTICHI

Fiat 508 Camioncino (1936), Luca Isoardi

Fiat 618 Ardita (1936), Alfonso Di Fonzo

GLI AUTOBUS

Fiat 642 (1956), Massimo Scatozza

I RICREAZIONALI

Alfa Romeo Romeo 2 (1958), Mauro Tani

OM Tigrotto M3L (1966), Gino Carretti

ASI TRANSPORT SHOW 2022: UN’EDIZIONE DA SOGNO CON 57 VEICOLI STORICI UTILI TARI E RICREAZIONALI SUL MONTE TITANO

Artiste, scienziate, attiviste, sovrane, premi Nobel, icone del pop, madrine del rock, don ne che hanno cambiato il corso della storia, fatto progredire la società, protagoniste di una serie che le onora e decora. Arriva a Ve nezia A Decorated Woman di Myra Fiori.

D3082 apre la mostra invernale, (fino al 15 gennaio 2023) con la prima personale di Myra Fiori. Dopo essere stata ospite di Espa ce Louis Vuitton con l’opera Tree of Human Life, realizzata con Liberatum per Louis 200, Myra Fiori torna Venezia, ospite del “padiglio ne urbano” D3082 portando in città per la prima volta la serie fotografica A Decorated Woman: ritratti di donne costruiti con centi naia di strati digitali sovrapposti, provenienti dalla collezione personale di immagini di gio ielli dell’artista statunitense, che danno forma a illustrazioni fotografiche di donne, comples se e perseveranti, provenienti da background ed epoche disparate. Donne che hanno in franto miti, confini, norme sociali e ruoli di genere trasmettendo i loro punti di forza o di debolezze, cambiando il corso della storia e facendo progredire la società, stabilendo dei primati: inventando il Wi-Fi, la programmazio ne informatica, anticipando di decenni l’impe gno per l’ambiente, per i diritti delle donne e delle minoranze, portando nel mondo il rock & roll. Sono autrici della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, premi Nobel, regine, imperatrici. Ma sono anche sono sto rie di donne che hanno subito torture, stupri, furti, oppressione, soprusi e ingiustizie di ogni genere. Tra loro: Alek Wek supermodella e attivista, fuggita dalla guerra Civile Sudanese; Malala Yousafzai, giovane pakistana, promotri ce dello studio per le giovani del suo Paese e contro i matrimoni infantili, Premio Nobel per la Pace; Ada Byron Lovelace, figlia di Lord Byron e autrice del primo programma per computer al mondo; Wu Zetian, prima e uni ca sovrana donna in oltre 3.000 anni di storia cinese; Rachel Carlson, biologa marina, gior nalista, autrice che attraverso la sua ricerca e le sue opere, ha fondato il movimento am bientalista globale; Letizia Battaglia, ribelle, anti

Myra Fiori A Decorated Woman

A few good stories about the power of women

FINO AL 15 GENNAIO 2023 DOMUS CIVICA ART GALLERY CALLE DE LE SECHERE, 3082 - VENEZIA

convenzionale, da sempre impegnata nella lotta alle ingiustizie con le sue fotografie ha documentato la corruzione e la morte nella Sicilia controllata dalla mafia negli anni '70 e '80, occupandosi negli ultimi anni della sua vita dei diritti delle carcerate e di que stioni ambientali. E ancora Sister Rosetta Tharpe, afroamericana, queer, star del gospel e progenitrice del rock‘n roll; Yayoi Kusama, oggi un’artista celebrata a livello mondiale, ma dal difficile passato segnato da sofferenza mentale e abusi; Hedy Lamarr, attrice e scienziata di origine austriaca (naturalizzata statunitense) che per contribuire alla lotta al Nazismo contribuì ad inventare un sistema di trasmissione/ricezione frequenze sempre diverse, considerata base della moderna tecnologia telefonica applicata alle connessioni Wi-Fi e Bluetooth.

La serie intende onorare e decorare, attraverso l’arte e l’ispirazione, tutte queste donne.

Un messaggio di empowerment femminile nella condivisione di storie di successo, che si offrono alla scoperta, alla cono scenza delle centinaia passanti che percorrono quotidiana mente la calle su cui si affacciano le grandi vetrine. Non ultimo, sono storie che accompagneranno per tutti mesi di apertura la vita quotidiana delle giovani donne che abitano lo studenta to femminile Domus Civica, dentro cui sorge D3082 art gal lery, perché possano diventare anche per loro, nell’intenzione dell’artista, un motivo di ispirazione.

“Mio nonno lasciò Milano con la qualifica di capo tagliatore in una fab brica di guanti in pelle e si trasferì a Bergamo per costituire la propria azienda con il marchio DTB: Dante Trussardi Bergamo.”

Chi ci racconta quella che fù la nascita di un impero è Nicola Trussardi, conosciutissimo stilista e designer di fama internazionale, nonchè pro tagonista di spicco di quegli anni in cui le cosiddettte avanguadie della moda italiana imposero i dettami del made in Italy in tutto il mondo. “Nel 1940 - prosegue Nicola Trussardi - la gestione dell'azienda passò nelle mani di mio padre e, venti anni più tardi in quelle di mio fratello Girolamo”.

Dieci anni dopo, all’inizio degli anni settanta, con una freschissima laurea in economia e commercio in tasca, l'uomo che diverrà famoso per il levriero con il quale firmerà le proprie creazioni, appena rientrato dal viaggio di nozze, viene catapultato a capo dell’azienda a causa di un tragico incidente accaduto al fratello. Inizia così, la grande stagione delle intuizioni imprenditoriali che daranno impulso a molteplici atti vità e che porteranno il Gruppo Trussardi a diventare un impero dai confini multinazionali e con un fatturato che sfiora i duecento miliardi l’anno. Nel 1973 viene avviata una completa riconversione industriale, poi l’ampliamento dell’intera produzione di pelletteria, il lancio del mar chio con il levriero, l’apertura ai mercati internazionali, l’ampliamento dell’intervento nei settori dell’oggettistica, dei profumi, dei prodotti per la casa. Qualsiasi oggetto, anche il più comune rivisitato dalle sue matite, come per esempio una indimenticabile, bicicletta, diventava ricercato simbolo di raffinatezza, di esclusività e di prestigio.

Nicola Trussardi, non diverso in questo da altri magari meno noti im prenditori figli di questa industriosa terra bergamasca, dice di essere arrivato al successo seguendo due regole fondamentali: l'amore per il lavoro e per l'unità della famiglia, nel rispetto delle tradizioni.

Lo abbiamo incontrato recentemente e tralasciando volutamente do mande inerenti le sue spericolate simpatie politiche degli anni d'oro del craxismo, cerchiamo di riscoprirlo in una sfera più intima e meno condizionata dai riflettoi dell’attaulità per riproporlo ai nostri lettori come forse non lo hanno mai visto.

NICOLA TRUSSARDI Il lusso intelligente

UN’INTERVISTA DEL 1996 PER RITROVARE IL GRANDE STILISTA

Come è possibile, per un uomo d’affari tanto impegnato, poter canciliare il lavoro con gli impegni familiari?

“L’attività che svolgo è nevrotica ed incessante per i cicli incalzanti che la regolano, ma è anche altamente gratificante per una serie di motivi che, fortunatamente risultano essere attra enti e coinvolgenti anche per il resto della famiglia: basti pensare ai viaggi, alla pubblicità, agli eventi espositivi, alla ricerca estetica.

Per le altre esigenze affettive e prati che, finora non mi pare ci siano state trascuratezze o sofferenze; basta saper pesare i problemi ed essere presente nei momenti più delicati. Non è sem plice, ma possibile”.

Come partecipa oggi la famiglia all’andamento dell’azienda?

“Mia moglie è inserita nel mio lavoro con grande passione ed impegno, cercando di coniugare l’attenzione materna con il lavoro. l ragazzi sono ancora giovani e partecipano solo indi rettamente all’evolversi del lavoro”.

Quale è l’elemento più importante nella produzione della moda per poter mantenere il successo? “Oggi nulla può essere trascurato o lasciato al caso; si dice che è più facile raggiungere il successo che non man tenerlo, ed è vero.

Nella fase di crescita l’attesa del mercato è più viva e reattiva, quando il nome ed il marchio sono noti bisogna dare sicurezza ma essere trendy e non ripetersi; quindi tutti gli elementi

Amarcord
Annamaria

che creano appeal e glamour in un prodotto devono essere costantemente rinnovati per alimentare la pas sione ed il desiderio di rinnovarsi con un guardaroba ed accessori nuovi”.

Come è definibile lo stile Trussardi?

È uno stile per persone moderne, protagoniste del proprio tempo, che amano l’eleganza vera e la sanno usare con classe e raffinatezza. L’eleganza Trussardi potrebbe essere definita il lusso intelli gente. Cioè quello non esibizionista, ma quello in cui si privile gia la qualità dei tessuti, dei pellami e dei materiali, l’accuratezza della lavorazione artigianale, che debba esprimere esclusività e durare nel tempo. Uno stile che tenta di armonizzare gli apparenti contrasti della nostra cultura: tradizione e futuro, serietà e piacere di vivere, nobiltà e spontaneità, intelligenza ed intuito”.

Attraverso quali strategie l'azienda Trussardi ha raggiunto i livelli attuali?

“Per riuscire ad affermarsi a livello internazionale, in mercati estremamente competitivi, le strategie di marketing devono essere complete e gestite in modo assolutamente professionale: prodotto, prezzo, qualità, servizio, comunicazione e distribuzione debbono avere lo stesso livello di sofisticazione ed essere equilibrati per dei prodotti di prestigio accompagnati da un marchio che vuole esprimere raffinatezza e sicurezza”.

Quali sono i progetti dell’azienda per il futuro? “Nel breve priodo cercheremo di avvicinarci di più al consumatore, offrendogli un servizio sempre migliore e rendendolo partecipe delle scelte e dell’evoluzione dello stile. Per il futuro cercheremo di intemaziona lizzare maggiormente allargando e migliorando la presenza nei mercati in cui il marchio, pur già noto, può avere ulteriori possibilità di sviluppo, come nei paesi dell’Est europeo, in Cina e nelle aree del Pacifico e del Sud America”.

Ad un arbitro di eleganza come Nicola Trus sardi non si può non chiedere se secondo lei, la moda è una foma d’arte?

“Secondo me è arte applicata; nel senso che è arte quando si creano i modelli, le forme, si scelgono i colori e i materiali e si riuniscono in una collezione. È applicata in quanto le scelte sono quasi sempre influenzate dal mercato che spesso ne condiziona la libertà espressiva. Questo per l’ovvia ragione che il prodotto non deve gratificare solo chi lo crea, ma il suo successo è determinato dal maggior numero possibile di soggetti che ne possono desiderare il possesso e determinarne quindi il successo.

Trussardi scompare il 14 aprile 1999 in seguito ad un grave incidente automobilistico aveva 57 anni.

Nicola

IL GUADO MIRACOLOSO

Detenuti di serie A e di serie B ? Non sia mai. Eppure, chissà perché, l’emergenza-carceri è tornata improvvisamente di moda solo in que sti foschi tempi di Tangentopoli. Accorgersi di quanto si stia male nei penitenziari italiani solo quando ci finiscono i potenti della politica e i divoratori del denaro pubblico è il malvezzo ricorrente dei garantisti dell’ul tim’ora, di quelli cioè che non si sono mai scandalizzati per le decine di suicidi che ogni anno si consumavano dietro le sbarre e adesso levano grida di orrore contro l’uso distorto e torturatore della custodia cautelare. Sarà capitato un po’ a tutti di leggere o di ascoltare interviste in pompa magna a politici o alti magistrati che si lamentano di essere inseguiti dai sospetti e dalle bugie dei “forcaio li”, cioè di coloro che non tollerano più una classe dirigente che ha confuso, in modo criminale, la politica con gli affari, e che in vece, una settimana dopo, ritroviamo in carcere rei confessi e pronti a patteg giare la pena. “Che si fa?”, ci si chiede, spaesati, nelle redazioni in cui l’editore di riferimento (reo confesso) è stato inghiottito dalla smania di “giustizia sommaria” del pool milanese. Bergamo, da questo punto di vista, è soggetta ad uno strano fenomeno geografico e fluviale. Al di là dell’Adda (procura di Milano) imperversano casi di corruzione, concussione e finanziamento illecito, tutti rigorosamente perseguiti codice alla mano. Superato il guado, così caro al Manzoni, gli uomini diventano buoni, le amministrazioni pulite, gli appalti regolari, i partiti poverelli e mendicanti. Come per Renzo che fugge dai disordini mila nesi, il gorgoglio dolce e familiare dell’ Adda preannuncia la salvezza dai peccati di Tangentopoli. “Scampato pericolo”, mormorano le acque. Sarà per questo miracolo idro geologico che, in Via Gleno, di politici ne sono passati pochi (si contano sulle dita d’una mano) e, in confronto ai briganti milanesi, di calibro non molto rilevante Possiamo pertanto considerarsi immuni dal “neogarantismo” (completamente estraneo alla nobile e lontana tradizione del garantismo) e dalle acrobazie in malafede di certe “stampelle di regime”. Possiamo dunque affrontare il problema-carcere con lo spirito di chi considera che il sovraffollamen to delle celle, la mancanza di igiene, la carenza di personale, il rischio Aids, gli spazi soffocati e le lentezze della giustizia, al pari della “Legge”, sono uguali per tutti. Per un Ligresti, per un presidente di tribunale, per un tossicodipendente. Anche nella casa circondariale bergamasca, che pure ha sempre goduto di un’ottima fama, non mancano i problemi. Dal carcere modello affiora qualche inquietudine. Lo vedremo nel prossimo numero: per una volta senza i pruriti dello scandalo e senza le bugie di chi non vuol vedere. (T.P.)

La grinta del giovane Telmo

Le premesse c’erano tutte e che lui fosse un fuoriclasse lo capivi al volo. Sveglio? È dir poco. Molto intelligente, uno scrittore raffinato, un ragazzo sensibile e, a quei tempi, anche un coraggioso giornalista. A ragion veduta, posso dire che Telmo Pievani è stata la migliore penna che abbia mai lavorato a questo giornale senza nulla togliere ai tanti che hanno scritto su queste pagine. Oggi Docente universitario, scrittore di successo e personaggio televisivo sempre più presente. Leggete cosa scriveva asul numero di novembre del 1992 in piena tangentopoli

Telmo Pievani (1970) è Ordinario presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Padova, dove ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche. Presso lo stesso Dipartimento insegna anche Bioetica e Divulgazione naturalistica. Dal 2016 è Delegato del Rettore per la Comunicazione Istituzionale e la Divulgazione scientifica dell’Università degli studi di Padova. Dal 2017 al 2019 è stato Presidente della Società Italia na di Biologia Evoluzionistica, il primo filosofo della scienza a ricoprire questa carica. È Socio effettivo dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, per la classe di Scienze, Socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino per la classe di Scienze, Socio non residente dell’Accademia Olimpica di Vicenza, per la classe di Scienza e Tecnica. Dopo gli studi di dottorato e post-doc negli Stati Uniti, dal 2001 al 2012 è stato in servizio presso l’Università degli studi di Milano Bicocca.

Telmo Pievani

Filosofo della biologia ed esperto di teoria dell’evoluzione, è autore di nu merose pubbli cazioni nazionali e internazionali nel campo della filosofia della scienza

C’era una volta la Naia

Di recente un esponente politico con sempre meno seguito, nella foga della campagna elettorale, ha palesato la volontà di voler ripristinare il servizio militare obbligatorio per i maggiorenni, così com’era una volta. Apriti cielo. È lo stesso personaggio che vorrebbe riaprire i bordelli e adesso che è mani e piedi dento il Governo chissà che non ci provi. Del resto soldati e puttane sono sempe stati un binomio indissolubile nella storia. Inutile dire della quantità di pernacchie che sono arivate al suddetto ministro dai diretti interessati, i giovani, mentre molti adulti, specie tra quelli che non riescono ad educare decentemente i propri figli, sperano che un anno di naia sia in grado di raddrrizzare la schiena ai loro pargoli. C’è anche chi vede, nel ritorno del servizio militare, un modo per render più indipendenti i gio vani, abituarli ad essere responsabili di loro stessi, imparare a vivere insieme ad altre persone, ad obbedire e a comandare, così come accade a tutti i livelli nelle forze armate.

NELLE IMMAGINI SCATTATE DAL GIOVANE BATTISTA MARINI, ARRUOLATO COME FOTOGAFO, IL PERCORSO DEI DODICI MESI DI SERVIZIO MILITARE OBBLIGATORIO CHE IN MOLTI VORREBBERO REINTRODURRE

D’altro canto c’è chi la ritiene solo una perdita di tempo se non addiittua un ritorno ad una logica sor passata di un popolo addestrato all’uso delle armi. Tra i tanti che hanno provato il brivido di ricevere la famosa cartolina rosa di precetto, ci sarà sicura mente chi ne vorrebbe il ritorno ma i più lo conside rano solo un brutto ricordo e tutti siamo concordi nel dire che, un anno dato allo Stato, ci ha lasciato davvero poco. Certo, abbiamo imparato a conoscere altre regioni, altre città, altre genti, altri dialetti e for se questo è stato l’aspetto più positivo del servizio militare. Abbiamo imparato a marciare tutti quanti belli inquadrati, a battere il passo, abbiamo giurato fedeltà alla Patria, abbiamo tirato al bersaglio con un vecchio moschetto e le bombe a mano finte… E abbiamo sperato che in guerra non ci saremmo mai andati per davvero. Dopo l’arrivo della cartolina, c’erano i tre giorni di visite e interrogatori presso il distretto militare. Seminudi per ore ad aspettaredi di essere pesati, tastati, misurati, interrogati e, infine, dichiarati abili e quindi arruolati, oppure, per chi aveva problemi di salute, scartati oppure, ed era il peggio che potesse capitare, dichiarati rivedibili.

L’arrivo al battaglione, i primi campi di addestramento

feste tra i coscritti chiamati alla leva, prima di partire per i tre giorni richiesti per le visite ed i colloqui per l’arruolamento (foto sotto) In alto a destra il taglio
dei capelli
C’era una volta la Naia Le
cortissimo
era obbligatorio
Nelle foto di Battista Marini
66
Nello specchio si intravede Battista Marini

Durante la parata il caporale viene colto dall’obiettivo di Battista Marini a fare le corna

Infatti, se si veniva riconosciuti rìvedibili bisognava aspettare che, dopo un’altra visita, a distanza di un anno, venisse cambiato il verdetto: sano ed inviato al reparto, oppure riformato e rispedito a casa con il congedo. Chi veniva scartato d’ufficio, quasi sempre, era raccomandato e, tutto sommato, veniva anche un po’ invidiato. Se non è buono per il Re, non è buono neppure per la Regina, si ironizzava... ma, sotto sotto, in pochi partivano volentieri per trascorrere un anno comunque scomodo anche se da ufficiale, lontano da casa, tenendo in sospeso la vita, gli studi, il lavoro, gli amici, la fidanzata, la famiglia. Battista Marini era uno tra quelli che partirono volentieri, anche se dovette lasciare il lavoro che faceva già da ragazzo nella bottega di fotografo del padre. Venne arruolato come fotografo e trascorse il servizio militare scattando fotografie ufficiali e no. Momenti di vita in caserma tra il serio e il goliardico, ragazzi sempre col pensiero alla fidanzata e alla mam ma capaci di ridere e di pensare solo che dopo pochi mesi, la naia sarebbe finita!

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C’era una volta la Naia Nelle foto di Battista Marini

Arrendersi

L’AUTOBIOGRAFIA DI BONO RIPORTA AI LUOGHI DUBLINESI DEGLI U2

Ora che uno dei libri più attesi di quest’ ultima parte dell’anno “Surren der” di Bono è finalmente in libreria, i fan hanno un motivo in più per programmare un viaggio a Dublino attraverso i luoghi di uno dei suoi cittadini più famosi di sempre: Paul David Hawson, in arte Bono. D’altra parte, la città ha sempre avuto un ruolo importante per la band che le ha elargito numerosi tributi, tra cui l’album “Song of Innocence”.

Lo stesso Bono, nel commentare l’uscita del libro, ha sottolineato l’im portanza di luoghi e persone: “Quando ho iniziato a scrivere questo libro, speravo di definire in dettaglio ciò che in precedenza avevo solo abbozzato nelle canzoni. Le persone, i luoghi e le opportunità della mia vita. “Resa” è una parola carica di significato per uno come me: cresciuto con i pugni alzati (musicalmente parlando), nell’Irlanda degli anni Settan ta), non era un concetto naturale. È una parola che non sono riuscito a mettere a fuoco fino a quando non ho raccolto i miei pensieri per il libro e sono ancora alle prese con l’imperativo che più in assoluto richiede di essere umili.

Nella band, nel mio matrimonio, nella mia fede, nella mia vita da attivista. “Surrender” è la storia della mancanza di progresso di un pellegrino… con una buona dose di divertimento lungo il percorso”.

Naturalmente, seguire le sue tracce e quelle degli U2 per scoprire la capitale irlandese può essere un approccio insolito e divertente per tutti e non solo per chi ama la band alla follia, approccio che può portare a scoprire qualche piacevole sorpresa fuori dalle rotte più battute e fornire uno spunto per esplorarle.

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NASCE IL PRIMO CATALOGO DIGITALE RAGIONATO DEDICATO ALLA PRODUZIONE ARTISTICA DI GIACOMO MANZÙ, PORTA D’ACCESSO VIRTUALE AD UNO DEI PRINCIPALI PROTAGONISTI DELLA SCULTURA ITALIANA DEL NOVECENTO. TUTTO MANZÙ ONLINE

il principale frutto di un ampio progetto di valorizzazione dell’opera dell’artista bergamasco nato dalla collaborazione tra Fondazione Giacomo Manzù - costituita nel 2008 per volontà della vedova Ingeborg Katharina Schabel e di cui fanno parte i figli dell’artista, Giulia e Mileto Manzoni - e Fondazione Banca Popolare di Bergamo: la sinergia ha coinvolto l’Università degli studi di Bergamo e l’Università degli Studi Roma Tre con l’obiettivo di promuovere la figura e l’opera del noto scultore attra verso percorsi e progetti scientifici e didattici. Il lavoro di creazione di un catalogo online - tipologia molto diffusa all’estero, ma di scarsa attenzione in ambito italiano - permetterà di riordinare per la prima volta in un unico luogo virtuale la vasta produzione di Giacomo Manzù, e aprirà così la stra da ad ulteriori ricerche e approfondimenti sull’arte dello scultore e sulle influenze reciproche con l’ambiente artistico italiano del Novecento.

Il progetto della costruzione di uno strumento digitale dedicato a Giacomo Manzo ni, detto Manzù dal dialetto bergamasco (Bergamo 1908 – Aprilia 1991), ha preso il via nel gennaio 2022 con l’obiettivo di restituire una mappatura completa delle opere dell’artista, conservate nei musei pubblici e nelle collezioni private distribuite nel mondo. Il catalogo ne raccoglie, al momento, oltre 300: ognuna è corredata da una o più fotografie, eseguite in epoche differenti e da differenti autori, così da poter seguire anche la fortuna visiva di una stessa opera. Il catalogo, che nelle prossime settimane sarà consultabile online gratuitamente, si rivolge alla comunità scientifica, ai collezionisti, ma anche al grande pubblico: un software dedicato rende estremamente facile ed intuitiva la consultazione e la ri cerca delle opere ordinate in sequenza cronologica, ed offre anche un’ampia pos sibilità di incrocio e di comparazione dei dati legati ad esposizioni, aste, citazioni bibliografiche. Si tratta di un lavoro in fieri, uno strumento pensato per essere progressivamente arricchito con l’identificazione delle nuove opere della vasta pro duzione dell’artista che nel tempo saranno attribuite all’autore. Le opere di uno scultore quasi sempre prevedono, infatti, varianti significative, esemplari diversi di una stessa opera, ad esempio diverse fusioni nel caso dei bronzi, di cui si può venire a conoscenza nel corso del tempo. In questo caso la tecnologia consente quell’ag giornamento che il tradizionale catalogo cartaceo esclude, e che lo rende obsoleto a fronte di nuove acquisizioni o scoperte sulla produzione dell’artista. Per questa prima fase, che comprende l’attività di Manzù dal 1927 al 1947, curatrice del catalogo - con la consulenza scientifica della storica dell’arte Barbara Cinelli - è Caterina Caputo, storica dell’arte, il cui lavoro è stato sostenuto da Fondazione Giacomo Manzù e Fondazione Banca Popolare di Bergamo attraverso l’istituzione di una borsa di ricerca finalizzata in modo specifico all’iniziale inventariazione delle opere e alla digitalizzazione della relativa documentazione fotografica conservata nell’Archivio della Fondazione Manzù.

Responsabili dell’infrastruttura informatica del nuovo catalogo online sono gli svi luppatori Giuseppe Falco, Nicola Gnecchi e Michele Mazzali; responsabili della pro gettazione Erica Bernardi, Alessandro Botta e Luca Pietro Nicoletti con una iniziale collaborazione di Chiara Fabi.

La ricerca scientifica rappresenta un tassello fondamentale dell’articolato lavoro di valorizza zione dell’eredità culturale del Manzù sostenuto dalle due Fondazioni, e di cui sono protagoni ste le due Università grazie all’attivazione di un accordo di programma gestito da un comitato tecnico-scientifico ad hoc. Il comitato, coordinato da Barbara Cinelli, è composto da Laura Iamurri (storica dell’arte, per l’Università di Roma Tre), Sara Damiani (critica dell’arte, per l’Università degli studi Bergamo), Simone Facchinetti (storico dell’arte, per Fondazione Banca Popolare di Ber gamo) e Marco Roncalli (saggista e studioso della figura e dell’opera di Manzù).

Una collaborazione, questa, che si concretizza in diverse proposte che prevedono l’arricchimento dell’offerta formativa degli studenti, l’integrazione dell’educazione umanistica e scientifica dei ricer catori in storia dell’arte, informatica e archivistica, ma anche specifiche attività culturali e di promo zione dedicate a Giacomo Manzù e alla scultura del Novecento: conferenze, convegni, seminari di formazione, esposizioni e pubblicazioni, progetti multimediali di qualità, documentari e audiovisivi rivolti anche ad un pubblico non specialistico.

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La struttura del catalogo online delle opere di Giacomo Manzù La presentazione nella sede della Fondazione Banca Popolare di Bergamo

Finale pirotecnico in Cattedrale

Finale pirotecnico in Cattedrale, Venerdì 28 ottobre alle ore 21, a con clusione della trentesima edizione del Festival Organistico Internazio nale “Città di Bergamo”. Per la prima volta al Festival si è potuto assi stere ad un concerto a 2 organi. Si deve, infatti, sapere che nel Duomo cittadino esistono due strumenti: l'antico Felice Bossi 1842 ed il nuovo organo sinfonico Pietro Corna 2010. Alle loro consolle si sono esibiti Jürgen Essl, indiscusso ‘deus ex-machina’ del dipartimento organistico della Hockschule di Stoccarda, e Jeremy Joseph, insegnante d'organo e improvvisazione al Conservatorio di Vienna. L'eccezionalità dell’evento era nel programma, che include vari concerti per 2 organi di Antonio Soler e, soprattutto, improvvisazioni 'a due organi e due organisti' su temi dati al momento dal pubblico: una performance audace e di ra rissimo ascolto. In occasione della giornata mondiale della poliomielite, appena trascorsa, la serata prevede una raccolta di beneficenza a favore del programma End Polio Now a cura del Distretto Rotary 2042.

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Festival Organistico Internazionale “Città di Bergamo” 30a edizione
Maurizio Maggioni Presidente dell’Associazione Vecchia Bergamo organizzatrice del Festival Organistico. Fabio Galessi Direttore Artistico e anima del Festival Organistico Internazionale Città di Bergamo.
è stato registrato ed è possiible riascoltarlo su: https://youtu.be/jyIIC35wqUA
Il concerto è stato possibile grazie alla collaborazione con la Fondazione Vittorio Polli ed Anna Maria Stoppani ed era ad ingresso libero e gratuito Ogni concerto
Jeremy Joseph Jürgen Essl

UNA RETTA VISIONE

A fine settembre il centro destra ha vinto le ultime elezioni politiche e già si evidenziano alcune caratteristiche tipiche dei tempi moderni. Innanzitutto il potere politico è sempre più distante da ciò che veramente interessa alla gente. È come se i palazzi romani fossero la classica boccia di vetro per i pesci rossi: il mondo fuori da lì è molto diverso e la realtà dall’in terno viene pure deformata da una lente trasparente. Destra e sinistra ormai si scontrano quotidianamente con prese di posizioni difficili persino da capire. Il popolo della sinistra lo ricordo bene fin dalla gioventù, perchè già da allora ha avuto accesso in modo privilegiato alla gestione dell’istruzione, dello spettacolo, della giustizia, della cultura e dell’informazione. Se non si cavalcavano quelle posizioni, la carriera era preclusa, o comunque ostacolata, in tutti quei settori. Con il passare del tempo la sinistra ha tol lerato sempre meno chi non la pensava come lei e ora la destra, senza centro, è subito tacciata di fascismo, anche se sia mo alla soglia del 2023. L’antifascismo è così diventato il lasciapassare per giusti ficare anche le posizioni partigiane più oltranziste. Così non è più un discorso di ciò che può essere giusto o sbagliato oggettivamente, perché se profuma di un rosso soggettivo, va bene a prescindere. Insomma stiamo rasentando la dittatura dell’antifascismo. Poi, negli ultimi decenni la sinistra si è fatta più chic, ha assapora to il piacere del benessere e dei privilegi. L’essere ricchi non è più ostativo per essere sinistrorsi, anzi. Siamo agli inizi di novembre, mentre scrivo il mio duecente simo pezzo che potrete leggere tra un paio di settimane, e la povera Meloni è già sotto il fuoco incrociato di una sinistra comunque perdente nelle urne, ma vincente nei proclami ide ologici. Giorgia non ha fatto praticamente ancora niente, ma poco importa: per qualcuno ciò che propone è sbagliato sem pre e comunque. Nel frattempo la nostra nazione sta pagando errori passati gravissimi nella programmazione dello Stato, con provvedimenti folli adottati, o peggio non adottati, dai tanti governi precedenti, di qualsiasi colorazione fossero. Pensiamo solo al piano energetico a lungo termine: 35 anni fa (governi Craxi e Goria) abbiamo deciso, con tanto di referendum e

unici in Europa, di abbandonare il nucleare. E poco importava se compravamo energia a caro prezzo dai paesi confinanti, Francia in testa, che la producevano con le loro tante centrali atomiche. In seguito ci siamo affidati agli oligarchi russi del gas, un pericoloso mono fornitore, i cui risultati oggi sono sotto gli occhi del mondo.

Lo stesso errore lo stiamo commettendo con le auto elettri che che nel 2035 sostituiranno in toto quelle a combustibi le fossile, con buona pace della Cina che è una monopolista nella produzione di batterie e dei rari metalli che servono per fabbricarle. Ma sull’ondata green, qualcuno si è chiesto se davvero l’elettrico è meno inquinante del motore endoter mico alimentato con i nuovissimi bio carburanti? Altri errori clamorosi li stiamo vedendo nella gestio ne dell’immigrazione clandestina, dove non abbiamo avuto la forza di chiedere un supporto concreto all’Europa, for se perché le nostre cooperative stanno facendo affari d’oro? Poi mettiamoci la burocrazia medioevale italiana che è in grado di affondare qualsiasi iniziativa di buon senso, pannelli solari compresi. In fine ricordiamoci dei mastodontici tempi della Giustizia, dove tra l’altro la pena non è mai certa e i carnefici sono più tutelati delle vittime. Sulla tassazione italica, da record mondiale, è meglio calare un velo pietoso, perché la colpa è sempre dell’e vasione e del tetto al contante. Neanche con i quasi 10 anni di governi berlusconiani abbiano assistito a cambiamenti epocali in meglio, perché, senza una retta visione, la politica ormai è diventata una piazza di duri scontri dialettici intorno al nulla. È sufficiente calarsi nell’oggi, dove a fronte di un’inflazione devastante, a prezzi energetici insostenibili e alla miseria avanzante, c’è ancora chi parla di declinazioni al femmi nile, di transgender, di rave party, di fascismo e di mascherine. Forse aveva ragione chi sosteneva che governare gli italiani non era impossibile, ma era praticamente inutile. Sembra che per primo l’abbia detto Giovanni Giolitti agli inizi del Novecen to, ma era più di un secolo fa. Alla prossima e in alto i cuori leggeri. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

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Al top della classifica mondiale dei Master

Il Master Executive in Gestione degli Asset Industriali e della Manutenzione – MeG MI, iniziativa promossa congiuntamente da SdM – Scuola di Alta Formazione dell’Uni versità degli studi di Bergamo e da POLI MI Graduate School of Management, bu siness school del Politecnico di Milano, ha conseguito il 1° posto nella classifica Best Master Ranking stilata da EdUniversal nella categoria “Industrial and Operations Ma nagement” per l’area geografica Western Europe

La classifica annuale di EdUniversal coin volge oltre 4000 università ed enti di for mazione nel mondo presenti in oltre 154 Paesi; i Master selezionati per la graduatoria sono più di 5000 e coprono 50 ambiti di formazione. Il traguardo raggiunto vede il Master in Gestione degli Asset Industriali e della Manutenzione superare in classifica Master erogati da prestigiose Università in glesi, tedesche, francesi e spagnole.

I criteri utilizzati per la valutazione dei Ma ster sono legati non solo al livello di sod disfazione dei partecipanti ma anche alle opportunità che questo genera e al ricono scimento, sia nazionale che internazionale, del livello di competenze acquisite durante il percorso formativo.

Il Master MeGMI nel corso delle sue 17 edi zioni ha visto la partecipazione di più di 280 professionisti afferenti ad oltre 100 aziende di rilevanza nazionale e internazionale del tessuto industriale italiano (tra queste si an noverano Tenaris Dalmine, Eni, Italcementi, Brembo, SIAD e SIAD Macchine Impianti, Cotonificio Albini, Radici Group, Uniacque, Rete Ferroviaria Italiana, Unareti, Same Deutz-Fahr, Istituto Poligrafico e Zecca del lo Stato, CNH) e si rivolge a responsabili e professionisti operanti nell’area della ge stione della manutenzione degli impianti in dustriali, dei sistemi infrastrutturali nonché ai fornitori di servizi collegati.

Il Master Universitario MeGMI, dalla sua prima edizione, si pone l’obiettivo di for mare manager di manutenzione che, oltre a possedere adeguate competenze tecniche, siano in grado di gestire i processi di as set management in termini organizzativi e gestionali, governando l’impatto che questi hanno sul resto dell’organizzazione, sui suoi obiettivi di business, di qualità, sicurezza ed efficienza.

“Questo risultato - ha commentato il Rettore dell’ Università degli studi di Bergamo, prof. Sergio Cava lieri - frutto del lavoro sinergico tra UniBg e la Busi ness School del Politecnico di Milano, in primo luogo, oltre che della collaborazione dei partner industriali aderenti al corso, ci riempie di orgoglio, a riconfer ma del valore di un percorso altamente specializzato, teso a formare i manager responsabili della gestione della manutenzione degli impianti industriali e dei si stemi infrastrutturali. In aggiunta, mi preme sottoline are che, in qualità di Centro di Ateneo dell’Università degli studi di Bergamo, SdM rappresenta il punto di incontro delle migliori risorse accademiche e pro fessionali, oltre a rendere possibile la trasformazione della ricerca in futuro professionale: questo riconosci mento attesta a livello sovranazionale il ruolo cruciale che il nostro Centro d’Ateneo ha saputo ritagliarsi fin dalla sua creazione”.

Gli fa eco la Prof.ssa Cristiana Cattaneo, direttrice della SdM Scuola di Alta Formazione dell’Università degli studi di Bergamo: “Siamo orgogliosi di questo ri conoscimento che va ai docenti che hanno dato tan to valore al percorso, ma che dimostra anche come SdM sia luogo di sviluppo di percorsi, progetti e idee innovativi, capaci di creare conoscenza e valore per le persone e le imprese”.

Rettore dell’Università degli studi di Bergamo

IL MASTER EXECUTIVE IN GESTIONE DEGLI ASSET INDUSTRIALI E DELLA MANUTENZIONE SI RICONFERMA AL PRIMO POSTO NELLA CLASSIFICA DI EDUNIVERSAL PER LA CATEGORIA “INDUSTRIAL AND OPERATIONS MANAGEMENT”

Prof.ssa Cristiana Cattaneo, direttrice della SdM Scuola di Alta Formazione dell’Università degli studi di Bergamo

UNIVERSITÀ DI BERGAMO E POLIMI GRADUATE SCHOOL OF
MANAGEMENT
Prof. Sergio Cavalieri
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LE RAGAZZE DI TEHERAN

LUPUS IN FABULA

1- Nell’Iran degli Ayatollah

Per una lettura ragionata dello scontro che si va inaspren do in Iran, a motivo della atavica discriminazione e della repressione della libertà delle donne, serve ripassare un pizzico di storia. Analizzare infatti il tormentato contesto culturale e geo politico di quel nobile paese rende possibile rammentare che: - nel 1935 l’antica terra di Persia assunse la denomina zione di Iran, cedendo alla tentazione del più fiero naziona lismo identitario, rintracciato nella discendenza dal mitico gruppo indo-iranico, che in epoca preistorica si stanziò in Iran e nell’India settentrionale; - nel 1979, a seguito della rivoluzione islamica dell’aya tollah (= miracoloso segno di Dio) R. Komeini (1900-1989), la nuova Costituzione della Repubblica Islamica sciita di Iran sancì la superiorità e il primato del potere religioso su quello politico. Attribuen do alla Suprema Guida poli tica e religiosa dell’ayatollah (dal 1989 Alì H. Kamenei) il pieno controllo delle leggi e degli organi dello Stato; - il credo musulmano si basa sul la stretta obbedienza alla leg ge del Corano, il Libro sacro rivelato da Allah al profeta Maometto (570-632 d.C.) per rendere “sottomessi a Dio” (e alla Guida Suprema?) i fedeli all’Islam; - alcune ver sioni del Corano, in diverse delle sue 114 sure (capitoli), escludono la pari dignità tra uomo e donna (che vale per ciò la metà di un uomo), e legittimano la poligamia consen tendo ai credenti maschi di avere 4 mogli; - nel Libro sacro è anche scritto (sura 4, versetti 34) che “gli uomini hanno autorità sulle donne” e che “se temete che alcune si ribellino, ammonitele, lasciatele sole nei loro letti e poi picchiatele” (v. “il Corano” spiegato da Magdi Cristiano Allam, pag. XXXVI, ed. Elledici per il Giornale, 2008).

2 - L’insostenibile leggerezza del velo (hijab)

Ricordo che nel 2008, avendo avuto l’opportunità di visitare l’università della meravigliosa città di Isfahan, incontrai giovani studenti fortemente sco larizzati e colti. Alcune deliziose ragazze, senza perdere il fascino lieve della seduzione femminile, già contestavano con coraggio (dal latino cor, cuore) l’impedimento all’accesso ai basilari diritti umani (dignità, libertà, uguaglianza, ecc.), sul loro capo imposto dal fondamentalismo teocratico (potere ema nante da Dio) e dal radicalismo di Hezbollah (partito di Allah).

Esse non si ritenevano affatto alla stregua di Eva, formata da Dio da una costola di Adamo, secondo l’immaginario racconto della Bibbia.

Al contrario, si stimavano curiose e libere - al pari degli uomini - di riven dicare quei diritti e di prendere in mano la propria vita. Per poterla inve stire anche nella “ri-scoperta” di un corpo vitale, da abitare sia come involucro dell’anima, sia come fe condo “corpo sociale”; in grado così di scardinare convenzioni, muri e violenze: altro che arcaica patriar cale società dominata dal maschio e coperta dallo hijab!

Del resto, già allora il velo, reso obbligatorio in pubblico dal 1979, assumeva ai loro occhi valore di simbolo-icona di lotta al potere dispotico, in un gioco di intreccio tra la “insostenibile” leggerezza del lo hijab e la fiera resistenza al suo oppressivo “pesante” significato. Ora le manifestazioni di protesta si sono estese, a seguito della morte (16.9.2022) della ventiduenne curda Mahsa Amini, arrestata e percossa dal la famigerata polizia morale (!) perché non portava il velo in modo corretto. Tuttavia, la repressione con centinaia di vittime e migliaia di arresti giudicati pubblicamente, e la severità giustificata dalla necessità di applicare alla “po litica” di sicurezza pubblica i rigidi precetti (privati) dell’Islam, non possono certamente essere condivise. Va infatti considerato che l’essenza della Leg ge sta proprio nel controllo dell’esercizio arbitrario e violento del Potere, e non nella repressione della Libertà, intesa come coscienza, misura e limite dei valori individuali e sociali. > prosegue alla pagina successiva >

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Procuratore emerito della Repubblica
Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. (Winston Churchill)

BERGAMO

BRESCIA

3 - L’Occidente tra emancipazione e decadenza

Le ragazze iraniane curano da sempre la immaginazione, parola de rivata dall’antico persiano “himma”, che indica il potere di creare col cuore: ossia la facoltà di creare energia. Di conseguenza, esse amano i poeti, sacerdoti dello spirito, perché san no che la forza dell’arte poetica insegna a vivere in modo autentico, e le aiuta a ricordare di essere ancora vive anche quando, per rivendica re il supremo valore della Libertà, sfidano addirittura la morte di fronte alla violenza della polizia morale islamica. Le donne dell’Occidente - già demonizzato da Komeini e ora da Vla dimir Putin - sono invece privilegiate, anche se per loro non sono tut te… rose e fiori.

Direttore responsabile: Vito Emilio Filì segreteria@editaperiodici.it

Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it

Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it redazione@qui.bs.it

Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it

Fotografie di: Sergio Nessi Paolo Stroppa Daniele Trapletti Federico Buscarino Paolo Biava Matteo Marioli

Hanno collaborato: Maurizio Maggioni Benito Melchionna Giorgio Paglia Valentina Visciglio Stampa: Euroteam Nuvolera (Bs)

Ciò perché, a seguito della Rivoluzione francese, dando retta al sug gerimento del Vangelo, i nostri sistemi democratici cercano di tenere separata la politica (Cesare) dalla religione (Dio). In tal modo si spera di evitare le “deviazioni” perpetrate nei secoli da tutte le chiese istituzionalizzate. Le quali hanno purtroppo la storica vocazione a mescolare sacro e profano, cioè peccato, opinioni per sonali e reato, in una opaca commistione tra potere confessionale e gestione degli affari politici, tra l’altro in barba a qualsiasi ipotesi di trascendenza.

La evoluzione della cultura laica ha intanto progressivamente facilita to la emancipazione (dal latino, tenere per mano, liberare dalla servi tù) della donna, liberandola – secondo misure e modalità tuttora da “calibrare” - dalla condizione di inferiorità giuridica, sociale e culturale rispetto agli uomini.

Perciò la nostra Costituzione repubblicana (art.3) riconosce e pro muove la pari dignità e l’uguaglianza, senza distinzione di sesso, davan ti alla legge; e la riforma nota come Codice rosso (Legge n.69/2019) appresta ora un rapido ombrello protettivo a favore delle vittime di violenza domestica e di genere (femminicidio, revenge porn, stalking, maltrattamenti, ecc.).

Mentre però tutti condividiamo il dramma delle ragazze di Teheran, pochi sembrano riflettere sull’inarrestabile decadenza del modello di sviluppo consumistico occidentale, che si allontana sempre più da un vero progresso in direzione di una migliore qualità della vita. Tale crisi si declina ovviamente anche con riguardo alla attuale com plessa condizione femminile, che vede molte donne “smarrirsi” di fronte alla gravosa molteplicità dei ruoli casa-lavoro-affettività… Del resto, l’intero mondo della globalizzazione multicentrica deve or mai fare i conti con la rivoluzione digitale, la (in)sostenibilità ambien tale-energetica e lo sfilacciamento della relazione umana, incapace di trasformare in unità la ricchezza della diversità; considerati peraltro i guasti indotti dal Covid e dalla situazione nella martoriata Ucraina Senza trascurare, da ultimo, le questioni che emergono dalla sempre più diffusa povertà etica e culturale. Quale quella che, ad esempio, si segnala negli U.S.A., dove si estende un fenomeno di primitivismo di struttivo, noto come “Cancel culture”, la cultura della cancellazione (del passato), che minaccia e progetta addirittura libri da bruciare, statue da abbattere, corsi di latino e greco da cancellare e…via delirando. Allora vedeva giusto il geniale Woody Allen quando - con azzeccata ironia - affermava: “Marx è morto, Dio è morto e anch’io non mi sento molto bene”. (B.M.)

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