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Sergio Messina

Artista, autore e performer, nasce come musicista e dj. Dopo aver pubblicato e prodotto dischi di successo, suoi e altrui, con lo pseudonimo di RadioGladio, dal 1996 è editorialista su diverse testate tra cui Rumore e Rolling Stone Italia. Dal 2000 si occupa, tra l’altro, di pornografia amatoriale: il suo show Realcore, la rivoluzione del porno digitale è stato rappresentato con successo in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2009 è stato invitato a tenere un corso su questo argomento presso la Saic a Chicago. Il suo video Stufa di tutto ha vinto una menzione speciale al Festival Videominuto 2010. Vive e lavora altrove.

Una rivoluzione fai-da-te che e ´ impossibile non ascrivere a quell’idea originaria di rock’n’roll, intesa come anelito alla liberazione degli istinti piu ´ elettrici, ma anche cartina di tornasole di un nuovo conflitto generazionale.

oli artic e ment ia r a origin u s i icat pubbl e

ISBN 978-88-89613-94-8

9 788889 613948

©Tunué | tunue.com

Euro 9,70

g

ston

rollin italia

REAL SEX . Sergio Messina

L’avvento delle tecnologie digitali ha favorito il dilagare del ‘principio di realta’ ´ nel sesso, producendo una nuova pornografia che ha riscritto le regole del genere.

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Sergio Messina

REAL SEX

Il porno alternativo è il nuovo rock’n’roll Prefazione di Carlo Antonelli


Nella stessa collana:

2. Giorgia Caterini . Japan Horror

Il cinema dell’orrore giapponese

3. Valentina Testa . Kawaii Art

Fiori, colori, palloncini (e manga) nel Neo Pop giapponese

4. Valentina Testa . Gothic Lolita

La nuova moda delle ragazze giapponesi conquista il mondo


Sergio Messina

Real Sex

Il porno alternativo è il nuovo rock’n’roll

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Prefazione di Carlo Antonelli


Indice

7 9 12 13 17 19 21 23 25 27 31 33 35 39 41 43 45 49 53 55 59 61 65 67

Prefazione, di Carlo Antonelli Introduzione – «Ma ’st’idea del porno come t’è venuta?» Avvertenze 1 – Sesso Alternativo 2 – Smagliatura vs silicone 3 – The second skin 4 – Umani a pelo corto 5 – Sexy Medioevo 6 – Erotismo/Esotismo 7 – La famiglia desnuda 8 – Alt Pin-up 9 – Stravestiti 10 – Case disperate 11 – Festival dei Porni 12 – War porno 13 – Old is gold 14 – MySpace di ’sta cippa 15 – Brave New Porno 16 – Porno generoso 17 – Condividiti! 18 – Sesso molto orale 19 – Meglio il libro del film 20 – Sexy, sexy jeans 21 – Power to the people


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22 – L’eccezione Simon Thaur 23 – Low-Fi Porno 24 – Senza paura 25 – Porn’n’Roll party 26 – Betty Mae Page 27 – Per un pelo 28 – C’era una volta la nicchia 29 – Specchio delle loro brame 30 – Sono Giuseppe e anche Giovanna 31 – The Lifestyle 32 – Free your mind… and your ass will follow 33 – Il desiderio oltre la legge 34 – Croce e Delizia 35 – Animal Porno Planet 36 – Il © del mio culo

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Bibliografia e riferimenti internet Glossario

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Prefazione di Carlo Antonelli

E

ppoi si dice che viviamo tempi duri. Balle. Vi rendete conto di che razza di inferno era prima? Stavi isolato, perso dentro la tua innocente perversione sessuale. A chi potevi raccontare quanto ti mandassero in brodo di giuggiole i saccoccioni, ovvero i prolassi dello scroto che hanno i vecchi, e che con la bava alla bocca rimiravi, nel loro gonfio splendore, ai giardinetti, tutto da solo e nel tuo cuore, certo che non avresti mai condiviso questa delizia con nessuno? Con chi potevi scambiare delicati consigli su come fasciarsi per il meglio nel velluto marrone a coste, così morbido e poroso sulla pelle, quasi a farne un sostituto di ben altro pregio? A chi potevi confessare, senza timore di essere scambiata per pazza, quanto esaltante fosse per te il pensiero di farti sfondare da grandi afrofalli carnosi e trattata come volevi davvero, come una grassa vacca da monta? A nessuno, dài, se non in rare serate alcoliche, con amici stretti, per poi negare tutto la mattina dopo. Certo, il raro incontro con esseri come te era celestiale, miracoloso, ma potevi davvero contarci? Pochi erano i canali e tanti i fottutissimi gradi di separazione: qualche negozietto porno quasi mai in Italia, silenziosissimi contatti via lettera (e preziosi di pacchetti di materiale attesi via postino in modo quasi mistico), passaparola, sospiri nell’orecchio, esplorazioni in incognito nei luoghi oscuri delle città (ma se stavi in campagna? in montagna? spacciato eri) e soprattutto la speranza che non muore mai. L’avvento della rete ha cambiato tutto. E riportato a cielo aperto (altro che la Tv, come si diceva in certi studi del Dams buonanima) l’inconscio, facendoci tirare a tutti un bel respiro di sollievo. Perché si sa che se lo soffochi troppo poi marcisce e combina casini inaspettati, carsici, come certi colpi di testa a scuola nel Midwest da cui stragi, e sfacimmi in genere. Ora (da quindici anni s’intende) tutti possono trovare tutti e tutto, con al massimo tre colpi di «invia». Coppie in particolare, meravigliosamente esibizioniste, quindi fiere dei loro corpi e delle loro proboscidi, che prima giusto ad una pubblicazioncina nelle ultime pagine di certi luridi giornaletti, con le pecette nere sugli occhi, potevano aspirare, tuttalpiù. Se un caro vecchio gioco degli analisti culturali più preparati era quello di concentrarsi sugli aspetti di realtà e messa in scena del porno, specie amatoriale (gli arredi, gli appartamenti, oggetti, libri, dischi, ninnoli, pettinature, vestiti ecc. ecc.), ora – grazie al


clamoroso, stupefacente lavoro che Sergio Messina quotidianamente opera su questo materiale spontaneamente depositato in rete – a questa stessa analisi dei contenuti brutali di realtà (chiamiamola ancora così, giusto per non abusare dell’espressione «inferno del reale» che Slavoj Zizke ha sublimato dal mai dimenticato Baudrillard) chiunque si può dedicare, in ogni tempo, luogo del mondo e soprattutto a ogni età. Se da qualche parte esiste ancora una tensione a cui dare il nome «democrazia», certo passa dalle storie (trouvée, sì, ma non in base al gusto figacciuolo con cui certe gallerie di fotografia o editori chic ti propinano immagini raccattate dai mercatini) che troverete nelle prossime pagine. Una rivoluzione, questa, che porta probabilmente l’eredità di quell’espansione di diritti civili avvenuta in Occidente alla fine degli anni Sessanta (dall’«estate dell’amore» in su, collettivi di libero scambio o di orgoglio omosessuale anni Settanta inclusi) e che trasforma così il sacrosanto diritto all’orgasmo e al godimento (quando non alla felicità tout court, cosa cui del resto quasi obbliga la Costituzione Usa) in una corsa singolare, individuale, talmente affollata da configurare uno straordinario percorso collettivo di fuoriuscita dall’erotismo massificato (come poteva funzionare? bah…), lontano lontano, verso le furibonde praterie della libertà assoluta. Se mai la vedremo… Una rivoluzione fai-da-te, infine, che è altrettanto impossibile non ascrivere a quell’idea originaria di rock’n’roll, intesa anch’essa come anelito alla liberazione degli istinti più elettrici, che nello stesso tempo iscrive quest’onda Realcore (come giustamente Messina la denomina da almeno dieci anni) nella tradizione tuttomenoche paludata del miglior punk, che del resto al porno da sempre guardava come forma chic e raffinata di rappresentazione di sé. Spazio libero da occupare per costruzione di comunità solubili davvero alternative, specie ora che il recinto commerciale intorno a questo aggettivo s’è andato negli ultimi vent’anni infittendo fino a farne riserva indiana di massacri di interi stili di vita da parte delle astute corporation dello stile. Per questo, nelle pagine di Rolling Stone Italia, questa ricerca è stata incoraggiata e supportata, fino a divenire uno dei cardini della tavolozza concettuale malamente imbastita dalla rivista per ridefinire e riattualizzare l’idea di «rock’n’roll» dentro il contemporaneo. Ma basta chiacchere, adesso. È arrivato il momento di godere. Ce n’è per tutti, fidatevi.

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Real Sex


Introduzione «Ma ’st’idea del porno come t’è venuta?»

I

l mio interesse per l’Alt Porn, e cioè tutta quella pornografia non classificabile come mainstream e quindi industriale, nasce nella seconda metà degli anni Novanta quando, con l’arrivo di internet, è nato questo genere. Alla solita pornografia tradizionale (presente on line sotto forma di scansioni di riviste anni Settanta e Ottanta) se n’è affiancata una nuova, inizialmente semi-underground, figlia della tecnologia: quella degli amateur, dei «normali» (e non ipercorpi pompati a silicone e palestra), dei dilettanti entusiasti che grazie all’avvento della fotografia (e poi del video) digitale hanno potuto finalmente esprimersi e distribuirsi in rete. Questo genere di immagini è stato da subito intensamente diverso dal solito pornazzo. Non solo formalmente, per via della bassa risoluzione e le inquadrature a volte inusuali, ma anche sostanzialmente: sono immagini prodotte per ragioni, e in un contesto, radicalmente diverso dalla pornografia com’era stata fino a quel momento; e che quindi attivano una parte diversa del cervello (per certi versi vicina a quella di quando guardiamo Real Tv o i film di Michael Moore), proponendo una relazione diversa tra attori, produttori (spesso la stessa persona) e spettatori – che finalmente possono interagire con commenti, suggerimenti e magari pubblicando le proprie immagini. Ho chiamato questa nuova pornografia Realcore (oggetto di un libro a sé, a cui sto lavorando) perché basa molto del suo effetto sul principio di realtà. E la realtà, è noto, spesso supera la fantasia. Nel corso degli anni, a questi due generi se n’è affiancato un terzo, che ne è in qualche modo la sintesi. Io lo chiamo Cottage Porno; è una piccola pornografia artigianale, spesso legata a una pratica specifica (come i sottogeneri del bDsm o certi feticismi più rari), autoprodotta e distribuita rigorosamente via internet, di solito in abbonamento. Benché commerciale, questo tipo di porno mantiene spesso la freschezza e diversità che caratterizza le produzioni amatoriali. Se per Alt Sex si intendono quelle pratiche sessuali non convenzionali (a volte veri e propri stili di vita) che fino a qualche anno fa qualcuno definiva «perversioni» (un termine proprio immondo), allora l’Alt Porn sta alle produzioni industriali come l’Alt Sex sta al solito sesso. Non solo, ma l’avvento dell’Alt Porn sulla scena «mediatica» (intendendo la rete) ha certamente favorito la diffusione di pratiche diverse dall’ordinario – specie tra i più giovani, ma non solo. I due fenomeni


sono indissolubilmente correlati, benché la gran parte dell’Alt Porn ritragga pratiche assai ovvie, inclusa la (per me noiosissima) posizione del Missionario. Questa vera e propria rivoluzione causata dall’avvento delle tecnologie digitali non ha riguardato soltanto il sesso. Anche la musica, la grafica e il giornalismo hanno attraversato, o stanno attraversando, mutamenti molto simili: è la rivincita dei molti contro i pochi, della varietà contro l’asciutta autorevolezza calata dall’alto, della diversità contro l’omologazione, e in fondo della nicchia (un concetto finalmente assassinato da internet) contro il mass market. Dai termini che ho appena usato si capisce che per me questa è anche una questione politica, in molti sensi. Per anni ci siamo lamentati che la pornografia fosse brutta e suggerisse modelli di comportamento discutibili. E siccome è noto che il porno (da Gola Profonda in poi) ha insegnato a diverse generazioni (di maschi, ma non solo) cos’è e come funziona il sesso, si capisce quanto fosse urgente una riscrittura delle regole del genere – cosa che finalmente sta avvenendo. Inoltre il fatto che si desiderino dei corpi normali, invece di quei mostri di plastica e Viagra che dominano la pornografia industriale, è un fatto eclatante: significa che malgrado il martellamento di Veline, Tronisti e Calciatori, una certa percentuale del pianeta invece desidera dei corpi normali come il mio, e probabilmente anche il vostro. E infine la questione delle motivazioni personali: trovo molto più attraente una pornografia realizzata da persone a cui piace davvero quello che stanno facendo, invece di recitare (non essendo esattamente Al Pacino) un coinvolgimento che non c’è – magari per bisogno. Questo libro parla degli effetti di questa rivoluzione. Effetti sul porno, ma anche sulla società in generale: le nuove generazioni, per esempio, che hanno su questo tema un atteggiamento diverso e contrapposto a quello dei loro genitori. In questo senso oggi il sesso mi pare diventato uno dei detonatori principali di conflitto generazionale. Lo è da molto, naturalmente, ma quando avevo quindici anni io, negli anni Settanta, non c’era la possibilità di postarsi nudi su MySpace (uno dei pochi motivi per cui oggi può essere chiuso un account) – altrimenti forse l’avrei fatto. Questi articoli sono originariamente comparsi tra febbraio 2007 e dicembre 2009 su Rolling Stone Italia, che vorrei ringraziare per aver ospitato e per continuare a 10

Real Sex


ospitare le mie idee, a volte non comodissime: è bello e raro, specialmente qui in Italia (la rubrica continua, in versione fotografica, col nome di Alt Sex 2.0). Ringrazio inoltre vigorosamente tutti coloro le cui immagini hanno scatenato le mie riflessioni in questi anni. Alcune di queste foto le trovate anche in questo libro: sono per lo più tratte dai newsgroup di Usenet, una zona arcaica ma libera e gratuita della rete, o sono dei produttori artigianali di cui parlavo più sopra, molti dei quali hanno iniziato pubblicandosi proprio lì. Vorrei anche ringraziare con affetto la Serrano Posse (Yana, Luca, Mateo e Nico) di L.A. che mi ha ospitato durante la revisione di questi articoli (e nel cui giardino sto scrivendo questa introduzione). Inoltre una menzione speciale va ai visitatori di Radiogladio.it e Sergiomessina.com (dove trovate tutti questi articoli commentabili), che negli anni mi hanno permesso di testare e raffinare idee anche controverse, spesso dandomi dei feedback assai preziosi. E ovviamente grazie a voi che il libro ce l’avete in mano: siete quelli per cui l’ho scritto.

Introduzione

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Avvertenze

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e riflessioni che hanno prodotto questo libro nascono anche dall’osservazione di un certo genere di pornografia, che ho chiamato Realcore. Data la sua natura semi-clandestina quasi sempre anonima, e la distribuzione attraverso canali pubblici come i newsgroup di Usenet, è spesso molto difficile risalire agli autori e ai soggetti delle immagini per chiedere permessi e liberatorie. Ove possibile trovate i credits accanto alle foto. Naturalmente si può sostenere che una pubblicazione in rete sia meno visibile di questo libro, o più volatile (anche se è dimostrato il contrario). Vorrei comunque scusarmi con autori e soggetti delle foto qui accluse semmai non dovessero concordare con le mie idee, e mi impegno – insieme al mio editore – a eliminare qualsiasi immagine sgradita a autori o soggetti dalle prossime edizioni. Molte delle informazioni qui riportate le ho trovate in inglese. Ho cercato di limitare l’uso di questa lingua a termini o espressioni che sono entrate nel lessico comune – quantomeno in rete – o che sono intraducibili. È però possibile che qualche parolina mi sia sfuggita, nel qual caso mi scuso in anticipo con quei miei connazionali che non conoscono questa lingua – spero francamente sempre meno. Nel libro trovate una serie di link, validi al momento della pubblicazione; naturalmente è possibile che nel frattempo qualcuno non funzioni più. In questo caso potete sempre viaggiare nel tempo attraverso la stupenda Wayback Machine reperibile sul sito Archive.org e consultare le versioni passate di queste pagine, complete di link funzionanti e immagini. Real Sex è stato concepito in maniera non lineare, essendo la raccolta di articoli scritti per una rivista mensile. Questo ne rende lievemente ridondanti alcune parti (benché parte del lavoro di revisione redazionale sia andato proprio a eliminare cose superflue in un libro) ma ne consente una lettura non lineare (a parte il primo capitolo, che è una specie di manifesto di intenti). Insomma, potete iniziare a leggerlo dalla fine, se preferite. Questo volume è consultabile in versione elettronica all’indirizzo internet Sergiomessina. com/realsex; i singoli capitoli sono anche commentabili e l’intero testo è ricercabile per parola o frase. Il mio indirizzo e-mail è info@sergiomessina.com. Si prega di non inserirlo in liste, indirizzari stampa o simili, e di non inviarmi richieste di adesione a social network. I messaggi personali, di qualsivoglia natura, sono i benvenuti.

Alt.Sex


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o chiamano Alt Sex, Sesso Alternativo – che già suona bene. Ma alternativo a cosa? Innanzitutto alla norma, nemica della fantasia e assassina del godimento. Perché oggi, il sesso, ognuno dovrebbe farselo su misura, magari piluccando ispirazioni dall’immenso catalogo di desideri che è la rete: in amore, è bene ricordarlo, tutto è permesso. Si potrebbe dire che oggi la posizione del missionario sia uno spreco di risorse. Hai un corpo? Usalo, in combinazione col cervello, l’unico vero organo sessuale che abbiamo. Nella rete, com’è noto, si scoprono anche altre novità: che tra omoed etero- esistono infiniti punti intermedi; che il sesso può essere buffo, assurdo o autoironico (categorie che abitualmente non gli associamo); che in certi casi si può anche fare coi vestiti e che ci può essere sesso perfino senza corpi umani.

Ci piacciono la musica alternativa (quando è buona), il cinema e le culture marginali. Sappiamo anche che molto di quello che ieri era Alternative oggi è Mainstream e che la sessualità è uno dei grandi temi del xxi secolo. Grazie alla rete, oggi abbiamo accesso all’Alt Sex. Che non è meno Alt di Timothy Leary, di Lars Von Trier o dei Fugazi, né meno rivoluzionario della Cultura Alternativa; però non sa di esserlo, lo è in modo naturale e inconsapevole: dopotutto è sempre sesso, carnazza. Non è politicamente corretto e non si esprime sui massimi sistemi, però ci manda messaggi chiari e forti: tranquilli, non è vero che Megan Gayle o Fabrizio Corona piacciano a tutti e che il Cialis sia l’unica via. C’è tanta gente che desidera corpi diversi,

1. Sesso Alternativo

Perversioni? Può essere. È però lecito chiedersi: si diverte di più il feticista dei piedi che vende scarpe, o il morigerato praticante del «missionario ultrarapido a luce spenta» e la sua sfortunata compagna? Il potenziale gaudio quotidiano di un’amante dell’autoerotismo con ortaggi sarà più o meno di quello di una qualsiasi delle persone (poche, per fortuna) che dichiarano di non praticare la masturbazione? Quella intensa soddisfazione che si prova quando si realizza una fantasia sessuale magari complessa, non potrebbe forse portarsi dietro anche un cambiamento più profondo?


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Real Sex


a volte molto distanti dai modelli dominanti: per esempio i nostri. Che sogna performance che non hanno niente a che vedere col Viagra. La famosa «gente strana» di internet non è così strana: è il tuo supermercato senza vestiti, il tuo condominio desnudo. La rete è piena di persone che cercano la via della propria felicità personale, nel 99,9% dei casi una via lecita e – alla luce dell’obiettivo – incoraggiabile. Fare sesso con un orso di peluche vi pare pazzesco? Le vie della gioia sessuale sono infinite e tutte ben accette. Quando trovate la vostra e nel caso in cui l’aveste già trovata, non mancate di dirlo al mondo.

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Real Sex


a differenza tra Tv e web, com’è noto, è che la prima è passiva mentre l’altra invece è (inter) attiva. La prima la guardi, la seconda la navighi, la clicchi, insomma opti – molto più che col telecomando. Da qualche tempo poi, con l’arrivo del web 2.0 (blog, Flickr, MySpace ecc.), la rete è sempre di più un guscio vuoto da riempirsi a cura degli utenti. YouTube, Flickr o MySpace, per esempio, esistono solo perché sono diventate piattaforme popolarissime e quindi molto ricche e visitate; ma sono gli utenti che ne producono i contenuti, determinandone l’orientamento, la qualità e quindi il successo. Dall’arrivo delle digicam sta succedendo la stessa cosa nel mondo del porno: siti vuoti, che offrono agli utenti tutta una serie di servizi legati alla pubblicazione del proprio materiale spinto. E non solo il semplice upload di immagini, ma pagine personali, messaggerie, forum, streaming video… una specie di MySpace del porno, dove non solo esporre il proprio corpo ma creare una rete di contatti e col-

2. Smagliatura vs silicone

L


legamenti con persone affini. Se per ogni band che arriva a un piccolo successo attraverso il web si grida al miracolo, sono già moltissimi i casi di persone o coppie che, una volta sfondato su siti come questi, creano delle micro-aziende, industrie del porno casalingo con un protagonista (di solito lei), un regista/attore (abitualmente lui) e un unico set: casa loro. Un caso da manuale è quello di Wifey e Hubby (mogliettina e maritino), star del casalingo digitale della prima ora e adesso tenutari di Wifey’s World (Wifeysworld.com, 24,95 dollari al mese), sito dedicato alle performance di Wifey («the world’s most well endowed, orally obsessed housewife!») aventi come oggetto sempre e solo Hubby (di cui però il mondo conosce solo una parte anatomica). Se è vero, come si legge, che questo genere di pornografia si è accaparrata il 25% del consumo mondiale totale (un business da alcuni miliardi di euro ogni anno), qui non si tratta più di nicchie ma di un fenomeno gigantesco. Ottimo esempio di MySpace del porno è Red Clouds (Redclouds.com), una costola di Voyeur Web (voyeurweb.com), sito dello stesso genere ma più soft e gratis. L’accesso è a pagamento, solo 25 dollari all’anno e consente di guardare decine di migliaia di immagini autoprodotte dagli utenti, nonché di caricarvi le proprie. È inoltre possibile entrare in contatto con chi ha pubblicato immagini – sempre rimanendo tutti anonimi – e fare discussioni e richieste nei vari forum del sito: Foto Esplicite, Utenti Registrati, Annunci, Gay/Lesbiche, Fetish e Forum Speciali. Red Clouds (che esiste dal 2002) anima la propria sezione portale con una prevedibile Hall of Fame, cioè un elenco delle migliori esibizioni e una serie di concorsi a premio (tra i 200 e i 1000 dollari). Tra le categorie: Group sex, Sex in public, Sprea invitation e Our fetish. Red Clouds è solo un buon esempio di una tendenza generalizzata. Real UK Women (Realukwomen.co.uk, 22,99 sterline al mese) è una variante europea dello stesso concetto. Qui però la provenienza geografica è rilevante; si accettano solo sudditi del Regno Unito: «Londra, Birmingham, Manchester, Bristol, Coventry, Cardiff, Glasgow, Newcastle, Hull, Leeds, Nottingham, Sheffield, York, Liverpool, Belfast, Derby, Leicester, Southampton e molte altre città […]». È il trionfo della ragazzotta, l’apoteosi dell’imperfezione, la fiera dell’entusiasmo – che però erode ogni giorno fette di mercato alla clonatissima Jenna Jameson. 18

Real Sex


I

È solo negli anni Ottanta però che emerge visibilmente il fenomeno del leather fetish, grazie soprattutto alla comunità gay. Tra gli omosessuali infatti esiste una zona di confine tra varie tendenze, detta queer (sfortunatamente quasi assente nel noiosissimo universo etero). Un suo sottogenere è appunto il leather, gruppo particolarmente folto e visibile, perfino rappresentato in quel campionario di varie omosessualità che erano i Village People. In quegli anni nascono locali, serate e club queer – abitualmente più tolleranti verso persone di altro orientamento sessuale. Questo, insieme all’esplosione delle pratiche di modificazione corporea come tatuaggi e piercing, ha dato vita a una «scena», dapprima nordeuropea e californiana, poi lentamente diventata planetaria. Tutti quei piercing all’ombelico e tatuaggi anche insensati che si vedono oggi vengono da qui, da questo universo poi confluito nella cultura pop dominante. Nel frattempo però la pelle è diventata assai comune e, sebbene per qualcuno resti irrinunciabile, un’altra ne ha preso il posto nell’immaginario collettivo: il lattice di gomma, in inglese latex. Molto più elastico e aderente, il latex si

3. The second skin

n principio la seconda pelle era un’altra pelle, di cuoio. Alzi la mano chi non ha mai provato piacere ad avere indosso un giubbotto di pelle, magari ben usato. Se l’hai alzata, non sai che ti sei perso. Quello della pelle infatti è il feticcio del rock’n’roll per eccellenza, l’altro grande contributo della popular music al guardaroba universale dopo i blue jeans. Essa inoltre, come e più dei jeans, può essere declinata in mille modi, dal supercafone all’ultra-raffinato. Ma comunque la si interpreti, il segnale resta chiaro: leather, specie se nero, è quasi subito fetish. Ci sono due immagini che si sono rivelate fondamentali in questa vicenda. La prima è la locandina del film Il Selvaggio (1954): stivali da motociclista, jeans arrotolati e chiodo – con dentro Marlon Brando (accanto a una Triumph T-Bird). Questa immagine da sola ha fatto vendere più vestiti di tutti i pubblicitari della storia. Poco più di dieci anni dopo, ci ha pensato Jim Morrison a rendere ancora più evidente il passaggio rock’n’roll/pelle/sesso: le immagini del cantante che si agita come un ossesso con addosso dei pantaloni strettissimi – una seconda pelle di pelle – non lasciano dubbi.


presta benissimo alla creazione di indumenti di ogni genere e, a differenza della pelle, è assai più esplicito. Fondamentale è stata la rivista inglese Skin Two, fondata nel 1983 e tuttora un curioso ibrido tra fetish magazine e rivista di moda. Naturalmente abbiamo tutti visto come, negli ultimi quindici anni, questo materiale sia entrato nel mondo della moda; ci siamo anche resi conto di come il feticismo del latex abbia influenzato stilisti e clientela, diventando uno degli elementi del paesaggio contemporaneo. I feticisti però sono già altrove: grazie alla rete, che rende possibili micromercati globali iperspecializzati e alla sperimentazione sui nuovi materiali, oggi è possibile comperare un outfit come quello che vedete e che, tra l’altro, annulla genere, età e qualsiasi altra caratteristica personale, tramutando temporaneamente chi la indossa in un oggetto. Poco corpo quindi, ma tanta pelle e soprattutto tanta testa, il luogo dove risiede l’organo sessuale più importante che ci sia. 20

Nome collana


n un universo sempre più radicalmente depilato, era ovvio che il pelo diventasse un fetish esattamente come lo sta ridiventando il fumo da sigaretta: sono infatti diverse le varianti di questa predilezione, sia maschili che femminili. Ma qui il tema è l’amore per una forma di pelo diversa da quello superfluo: l’attrazione per i plushies, gli animali di peluche e per i furry, animali pelosi immaginari, dotati di caratteristiche insieme umane e animali – come Roger Rabbit. Che, pare, esiste da quando esistono i peluche e i disegni animati – e comunque da ben prima che arrivasse internet. Si suppone però che la vita dei plushofili/furrofili fosse assai segreta prima dell’avvento della rete, che ha inserito questa variante sulla mappa delle tendenze sessuali. Certo è che sono decine i siti che propongono immagini e istruzioni per l’uso legati a queste parole chiave. L’atmosfera è certamente da community ristretta e la lettura provoca una piccola sensazione di intrusione; però così scopro che l’animale preferito dai plushofili è di gran lunga Meeko, un immenso procione lavatore prodotto dalla Mattel. In rete ho anche trovato le istruzioni su come modificarlo per poter avere con esso dei rapporti sessuali – attivi, o anche passivi. Ovviamente su Ebay è pieno di Meeko Mattel usati, ma non ho avuto il coraggio di comprarmene uno (specie dopo aver letto cosa si può fare con un pupazzone di questi). Ovviamente detta così sembra da zozzoni; invece poi, leggendo bene, scopro un amante dei peluche che scrive: «Più di tutti mi piacciono i conigli e i cervi; dormo sempre con un peluche e di solito ne coccolo almeno uno al giorno. Sono un plushofilo romantico e sexy e tratto i miei animaletti come personaggi dotati di personalità; ne posseggo a centinaia e occasionalmente mi piace anche uscirci. Posseggo un Meeko Mattel modificato. Sono un maschio, ho più di quarant’anni». Ciò che rischia di far diventare quella dei furry una questione socialmente rilevante è la piattaforma digitale in 3D Second Life (Secondlife.com). Apparire come un animale antropomorfo è una delle opzioni praticate da molti degli utenti e un buon avatar di questo tipo può anche costare molto, col risultato che capita di fare conversazione con una volpe blu in panciotto e tuba o un immenso squalo meccanico con gambe da T-Rex. La posizione

4. Umani a pelo corto

I


1° edizione ottobre 2010 Copyright © Tunué Srl Via dei Volsci 139 04100 Latina Italia info@tunue.com www.tunue.com Diritti di traduzione, riproduzione e adattamento riservati per tutti i Paesi. ISBN 978-88-89613-94-8 Progetto grafico e copertina Mandarinoadv.com Stampa Stampa Sud S.p.A. Via P. Borsellino 7 74017 Mottola (Ta) – Italy


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Artista, autore e performer, nasce come musicista e dj. Dopo aver pubblicato e prodotto dischi di successo, suoi e altrui, con lo pseudonimo di RadioGladio, dal 1996 è editorialista su diverse testate tra cui Rumore e Rolling Stone Italia. Dal 2000 si occupa, tra l’altro, di pornografia amatoriale: il suo show Realcore, la rivoluzione del porno digitale è stato rappresentato con successo in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2009 è stato invitato a tenere un corso su questo argomento presso la Saic a Chicago. Il suo video Stufa di tutto ha vinto una menzione speciale al Festival Videominuto 2010. Vive e lavora altrove.

Una rivoluzione fai-da-te che e ´ impossibile non ascrivere a quell’idea originaria di rock’n’roll, intesa come anelito alla liberazione degli istinti piu ´ elettrici, ma anche cartina di tornasole di un nuovo conflitto generazionale.

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L’avvento delle tecnologie digitali ha favorito il dilagare del ‘principio di realta’ ´ nel sesso, producendo una nuova pornografia che ha riscritto le regole del genere.

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Il porno alternativo è il nuovo rock’n’roll Prefazione di Carlo Antonelli


Real Sex. Il porno alternativo è il nuovo rock’n’roll