Pascitur in viis livor, post fata quiescit Ricordare Roberto Segoni è giusto e sentito compito per la nostra Facoltà. Il suo impegno di docente è stato rivolto, fin dagli inizi, alla valorizzazione dell’industrial design, e alla dichiarazione della “piccola scala” come luogo di progetto di alta valenza culturale, in cui conoscenze tecniche, pratica del disegno e invenzione formale potevano declinarsi ed acquisire un significato anche etico per la società. Gli studenti che ne hanno seguito le lezioni e, di essi, quelli che poi lo hanno anche accompagnato nella ricerca e nella sua vita professionale non hanno potuto che condividere la sua passione per il bel disegno. Ne ricorderanno, quindi, la sospettosa indifferenza per gli strumenti informatici di visualizzazione dell’idea creativa, nonché l’attenzione con cui andava cercando esempi di abilità inventiva negli oggetti artigianali di culture lontane o nelle soluzioni proposte dalla natura. Per questo, a pochi mesi dalla sua scomparsa, quando ancora i tempi dei bilanci possono risultare impropri, ma il rimpianto è ancora vivo nel cuore, ci sembra giusto richiamarlo con un testo scritto dal suo Maestro accademico Giovanni Klaus Koenig in occasione del suo concorso a cattedra nel 1980. È una testimonianza sincera e articolata, che inquadra le capacità personali di Roberto in modo illuminante rispetto alla cultura del progetto di quel periodo, ma la datazione del testo, come non toglie freschezza alla lettura dell’uomo e del professionista, può aggiungere molto al successivo ruolo di Segoni docente, impegnato nella diffusione della pratica del design e nella creazione di una scuola universitaria. Cristina Tonelli
Disegno e design nell’opera di Roberto Segoni Giovanni Klaus Koenig
134
Disegno e suo disegnatore, design e suo designer, sono categorie diverse. In inglese, la
I rapporti fra disegno ed architettura sono stati assai burrascosi in questo ventesimo seco-
distinzione fra drawing e design è assai più
lo. Mentre le Accademie di Belle arti e le scuo-
forte che nella lingua italiana. Cosa sia il disegno è quasi inutile dirlo: è
le politecniche di architettura (le prime di origine francese, le seconde prussiane)
quella forma di espressione grafica (a due dimensioni) con la quale si comunica sia
consideravano il disegno, o meglio il sapiente possesso di questo strumento di lavoro,
ogni progetto di ingegneria e di architettura
come una indispensabile premessa della
che ogni rilievo, cioè una documentazione dei già esistente.
“composizione architettonica”, la crisi dell’accademia, manifestatasi dopo la grande guer-
Il disegno è anche la base di molte altre attività, dalla moda alla grafica pubblicitaria, dal-
ra pressoché in tutto il mondo, mise in dubbio la necessità della sapienza nel disegno. “Tan-
l’incisione alla pittura. Con la parola design
to rumore per nulla?”: ovvero si mascherava
s’intende invece qualcosa di diverso, ma che si esprime sempre preliminarmente attraverso
l’impotenza creativa con un disegno rutilante e pletorico, così come la pittura accademica e
il disegno. Più specificamente, industrial design è la progettazione artistica per le industrie,
pompier si concludeva con una abilità fine a sé stessa, senza dire nulla di nuovo.
ovverosia il disegno di macchine od “oggetti
Il razionalismo tedesco da un lato e l’architet-
d’uso, capaci di essere riprodotti in gran numero di esemplari senza perdere nulla delle
tura organica wrightiana dall’altro considerarono giustamente il disegno di progetto come
loro qualità iniziali” (Argan). Le opere di industrial design hanno così una circolazione mol-
un mezzo e non come un fine. Il razionalismo, abolendo ogni decorazione e propugnando i
to maggiore delle opere d’arte, non esistendo
volumi puri, aveva semplificato i disegni di
più la distinzione fra ‘originale’ e ‘copie’). Il cinema rispetto allo spettacolo teatrale, la mu-
progetto fino a farli coincidere con il disegno tecnico, rendendolo accessibile anche ai
sica riprodotta rispetto all’opera od il concerto, sono tutti esempi di questa comunicazione
progettisti di mediocri capacità grafiche. L’architettura organica, poi, privilegiando gli spa-
di massa nell’era della riproducibilità tecnica.
zi e rimandando la definizione dei dettagli in
Si assume il nome di design ogniqualvolta si crei un oggetto d’uso individuale o collettivo:
corso d’opera - come tuttora fa Michelucci aveva ridotto il disegno di progetto ad un
dal cucchiaio ai portacenere, dal televisore al frigorifero, dalla motocicletta all’automobile,
semplice promemoria, pari allo schizzo dello scultore sul dettaglio che scolpirà poi. Ogni
dal lume stradale al convoglio ferroviario.
decisione definitiva doveva esser presa in ex-