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Anno 1 | Numero 2 | Aprile 2012

Periodico free press mensile di informazione e cultura sportiva

WELCOME AMERICA'S CUP l'attesa, In attesa delle gare l'apertura dell'evento porta già il successo benefici: che sia l'inizio del Rinascimento napoletano ? - l'intervista

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Il presidente degli Industriali partenopei Paolo Graziano è tra gli artefici della Coppa America a Napoli: ci svela i retroscena dell'organizzazione di un evento che getta le basi per un nuovo sviluppo della città e di tutta la regione Campania

- il Napoli

La rincorsa al terzo posto sembra aver subito un duro colpo dopo i ko subiti contro Juventus e Lazio: sotto accusa anche la gestione del gruppo da parte di mister Mazzarri. C'è da recuperare forze ed energie per lo sprint finale, nulla, per fortuna, è compromesso

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Il dottor Auriemma ed il recupero lampo dagli infortuni

America's Cup, orgoglio dei napoletani e delizia per i turisti

E

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lo specialista

l'Editoriale

Storie di sport... pag. 12

Il giornalista e scrittore vercellese Luigi Guelpa fa una panoramica del 'pallone' africano ed arabo in vista dei Mondiali del 2022 in Qatar: l'impegno profuso nell'organizzazione dallo sceicco Al Thani è massimo

Marco Sau, la 'talpa' Il bomber della Juve Stabia Marco Sau si confessa al Laboratorio Sportivo: la sua grandissima stagione nelle 'vespe' gli spalancherà le porte della massima serie pag. 10 Marco Sau 25

di Vincenzo Iovinelli

rano moltissimi anni, presumibilmente da Italia ’90, che i napoletani non si sentivano protagonisti di un evento di portata planetaria. Lo sbarco dei velocissimi catamarani nelle acque di Partenope evoca ineluttabilmente una rinascita che viene dalla fonte di ricchezza che Napoli ha sempre avuto ma che adesso scopre in tutta la sua pienezza: il mare. Le World Series America’s Cup, come dichiarato ampiamente dai promotori dell’evento nelle conferenze stampa che si sono succedute, servono a raggiungere un obiettivo ben definito: riscattare l’immagine di Napoli che negli ultimi anni è stata pesantemente violentata dall’emergenza rifiuti e continuamente al centro della cronaca per episodi di violenza. Lo sforzo della giunta De Magistriis, della Regione, della Provincia e dell’Unione Industriale è stato immane. Nonostante i tempi stretti, la dislocazione dell’evento da Bagnoli al lungomare di via Caracciolo, le capriole burocratiche, l’evento si presenta in maniera degna. Moltissimi sono i turisti giunti in città e che in queste ore affollano gli stand allestiti nel Public Village all’interno della Villa Comunale. Con il loro carico di euro daranno una boccata di ossigeno alle esangue casse degli esercenti napoletani. La Coppa America non si presenta solo come stimolo per attirare i turisti in città. Stesso i napoletani ne stanno godendo i frutti lussureggianti: il lungomare, sgombro da intralci di automobili e pieno di vita, sta diventando un luogo simbolico dove costruire la propria identità. L’aggregazione, lo spirito di fratellanza, gli sforzi comunitari affinché tutto prosegua nel migliore dei modi, la difesa della città, stanno risvegliando un orgoglio tutto partenopeo delittuosamente seppellito da tempo immemore. Se gli occhi del mondo sono su Napoli, la retina attraverso cui tutto filtra sono i nostri sguardi che si adagiano sulle bellezze della nostra amata città.


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america's cup Coppa America a Napoli, grande evento

A vele spiegate There is no second A Pasquetta in 500mila sul Lungomare senza auto La storia dell'antica manifestazione velica Per la prima volta l'America's Cup World Series farà tappa a Napoli, dall’11 al 15 aprile 2012. Ma, in questa città, la Coppa America non sarà solo un evento sportivo. La mobilitazione e il fermento creatisi attorno all'iniziativa, fortemente voluta dallo stesso Sindaco, ha contagiato un po’ tutti i settori della vita associata, da quello istituzionale a quelli delle imprese, del turismo e dello sport, fino ad arrivare al mondo della comunicazione e a tutti i singoli cittadini, a testimonianza di una rinnovata voglia di partecipazione alla vita civile e culturale della Città. A Napoli la Coppa America non ha lo stesso valore che avrebbe in una città con minori problemi, in una città non mortificata dalle quotidiane critiche

Oltre lo sport Le regate travalicano l'aspetto agonistico: c'è aggregazione sociale dei media nazionali ed internazionali. A Napoli, dove in passato ha prevalso rassegnazione ad un destino di fallimento e sfiducia nelle istituzioni e nella politica, ma che è pure luogo di forte stratificazione e divario socioculturale, la Coppa America non è solo una gara ma assume un valore di collante sociale che i napoletani aspettavano da tempo. L'America's Cup World Series rappresenta infatti, ed innanzitutto, l'opportunità per la città e per i napoletani di riscattare la propria immagine nel mondo e di rilanciare una Napoli attiva e viva che finalmente torna ad affacciarsi all’esterno e si dimostra capace di organizzare e gestire anche i grandi appuntamenti. Attorno all'evento velico di portata mondiale, in grado di richiamare i migliori velisti del mondo, il senso

di appartenenza ormai smarrito del popolo partenopeo si rianima. Le regate, difatti, diventano simbolo di una nuova intesa e dimostrazione di come anche le divergenze tra istituzioni, e tra istituzioni e cittadini, possano essere superate per lasciare spazio alla collaborazione e cooperazione nell'obiettivo comune di rilanciare la città agli occhi del mondo intero. Sulla scorta di questa ritrovata fiducia anche la chiusura di via Caracciolo, che inizialmente ha provocato non poche critiche da parte dei napoletani, che non vede di buon occhio le limitazioni all'utilizzo dell'auto in Città, è stata accettata. Ci sono stati disagi, si, è vero, ma quel lungomare senz'auto e con alle spalle il Public Event Village, alleviano ogni pena. Sembra un'altra Città, e al napoletano questo, oggi, piace. E la coppa America unisce i cittadini anche nel segno di aspettative condivise e di una nuova speranza nel futuro, rappresentando una spinta forte all'economia e al turismo della Città, portando più lavoro e più sviluppo. Sono circa 300 mila i turisti in Città e le strutture ricettive sono al completo. Le regate, dunque, travalicano il significato prettamente sportivo e rappresentano un momento di aggregazione sociale per una comunità che aspettava di ritrovarsi, anche fisicamente, attorno ad un evento di interesse mondiale. Non solo sportivi o appassionati di vela, ma tutti, cittadini, curiosi, turisti, saranno accolti nel Villaggio per vivere insieme un momento unico della città di Napoli. Per la prima volta dopo tanto tempo gli occhi di tutti i napoletani guardano nella stessa direzione, a quel lungomare, che non è più solo un luogo di passeggio ma rappresenta la speranza condivisa in una Napoli migliore. Giorgia Pietropaoli

yacht club inglese non sono infatti mai riusciti a vincere la Coppa, uscita per la prima volta dal sindacato newyorkese solo dopo più di un secolo (132 anni, la serie positiva sportiva più lunga di sempre), e per merito di una barca australiana, Australia II, vincitrice nel 1983. In questo lasso di tempo, il club americano riuscì a vincere venticinque sfide per il trofeo. Le più calde furono quelle protrattesi dal 1899 al “Non ci sono secondi”. Si sentì rispondere 1930 contro le barche Shamrock, di proprietà così, laconicamente, sua Maestà la Regina del magnate del tè Thomas Lipton. Proprio dal Vittoria d’Inghilterra, quando nel 1851 chiese 1983 si apre l’era della “Louis Vuitton Cup”, che chi fosse arrivato secondo in una neonata sfida da allora conferisce carattere di competizione velistica. Oggi, dopo quasi due secoli, quella ufficiale, con tanto di coppa in palio, ai turni gara è ancora viva, e rappresenta il più antico preliminari dell’America’s Cup. Gli anni succestrofeo sportivo per il quale si compete. Una sivi al 1983 videro gli americani riconquistare storia infinita, per quella che è universalmente il trofeo, poi riperso a favore dei neozelandesi riconosciuta come America’s Cup. Una storia di New Zealand, prima barca non americana in grado di imporsi per due che approda a Napoli per una edizioni di fila, 1995 e 2000. delle sue tornate preliminari, Il 2000 fu anche l’anno dell’ille World Series, e che attirerà lusione di Luna Rossa, barca tanti appassionati sulle acque italiana in grado di vincere del golfo. La città campana Il paradosso: la Louis Vitton Cup e di era già stata vicina, nel 2007, tutto cominciò incollare milioni di compaad ospitare l’evento, ma i a metà Ottocento trioti ai teleschermi in piena detentori di Alinghi prefea Londra notte per la finale poi persa rirono Valencia alla baia contro i neozelandesi. Lo partenopea. Una storia inficon una sfida scafo marchiato Prada emulò nita che, paradossalmente, tra inglesi in questo percorso un’altra non ha inizio in America e americani barca italiana, Il Moro di come da ovvia supposizione: Venezia, capace di contentutto comincia a Londra alla metà dell’Ottocento, quando i signorotti dello dere la Coppa ai defender americani nel 1992. Royal Yacht Squadron, per celebrare la prima La prima vittoria europea è recente (2003), e expo mondiale nella City, sfidano ad un ciclo di rappresenta un paradosso enorme: il nome del regate i loro emuli del New York Yacht Club. I team è Alinghi, e la barca è made in Svizzera, britannici misero anche in palio una Coppa, nazione senza sbocchi sul mare. Il proprietario, chiamata “delle cento ghinee” per il prezzo o è l’italianissimo Ernesto Bertarelli, e conserva la “della regina” per ispirazione patriottica. Alla Coppa per due edizioni, prima del ritorno negli fine, in barba all’ardore english, prevalsero USA per mano del BMW Oracle Team, vincitore gli americani, che, con una barca dal nome due anni fa. La storia ricomincerà da Napoli, un emblematico (America, appunto), diedero otto ghiotto antipasto in vista delle regate finali di San minuti agli scafi britannici e si portarono a Francisco 2013. Peccato che manchi proprio la casa la coppa. La brocca d’argento divenne in Regina Vittoria, aseente per ovvi motivi. Anche breve “America’s Cup”, e rappresentò un’infinita i napoletani, oggi, avrebbero potuto rispondere ossessione per gli inglesi, ansiosi di riportare alla sua domanda con il motto della Coppa: “a casa” il trofeo. Ebbene, ad oggi, la rincorsa “Nun ce sta o sicondo” o “There is no second”, Alfonso Fasano non è ancora stata completata: i velisti di uno fa lo stesso.

l'inizio


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america's cup

Le nove squadre pronte a darsi battaglia nelle acque del golfo del capoluogo campano

Alla scoperta dei team e delle imbarcazioni Dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, passando per Francia, Svezia, Corea, Spagna, Cina e Italia Oracle Racing (USA) Skipper: Jimmy Spithill e Darren Bundock Fondata l’11 Agosto del 2011, Oracle Racing è il Defensor della 34esima Coppa America, Guidati dal quattro volte vincitore della Coppa America Russell Coutts (CEO) e dallo skipper James Spithill, che è il più giovane skipper a vincere la Coppa, ORACLE Racing ha messo insieme un team formidabile per difendere il trofeo nelle acque di casa a San Francisco nel 2013. Aleph (Fra) Skipper: Bertrand Pacé Il team francese è nato nel 2009 e conta tra i suoi marinai i migliori talenti di multiscafi al mondo. Basta pensare che le barche che hanno vinto la 27esima e 33esima Coppa America sono stati parzialmente o totalmente progetti tecnologici francesi. Il nuovo format ideato per la 34esima Coppa America è una incredibile opportunità per tutto questo savoir-faire francese. artemis racing (sve) Skipper: Terry Hutchinson Artemis Racing è il Challenger of Record per la Coppa America. Artemis Corse rappresenta il reale Yacht Club (KSSS)  svedese. Il Royal Yacht Club svedese, KSSS, circolo velico è il più grande e più antico della Svezia. Fondato nel 1830, KSSS è anche il più antico club al di fuori delle isole britanniche e conta più di 6.000 membri. team korea (kor) Skipper: Nathan Outteridge Prima partecipazione alla America's Cup. Il “White Tiger Challenger” di Kim Dong-Young regaterà con i colori del Sail Korea Yacht Club. L'equipaggio del team coreano è formato da velisti provenienti da Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. L'imbarcazione, invece, può contare su tecnologie coreane. Uno degli obiettivi è promuovere il “made in Korea” tramite una kermesse dall'alto impatto mediatico come l'America's Cup. A tal proposito, la scelta della denominazione “White Tiger Challenger” non è casuale: l'anno della Tigre Bianca del calendario cinese, infatti, è particolarmente caro al popolo coreano. A Napoli, il giovanissimo skipper Nathan Outerridge, classe 1986, prenderà il timone di Team Korea per la prima volta.

green comm racing (esp) Skipper: Vasilij Žbogar GREEN COMM Racing è il rappresentante della squadra del Real Club Nautico di Valencia. L’ambizione di Green Comm Racing è di promuovere e di gestire la “rivoluzione verde”, sfruttando l’impatto mediatico nel più antico trofeo dello sport. GREEN COMM vede la Coppa America come più di una semplice regata: si tratta di una opportunità unica per radunare alcune delle migliori menti del mondo dietro un obiettivo molto emozionante: progettazione e realizzazione della macchina finale di energia rinnovabile, un’idea vincente dell’America Cup Boat. china team (chi) Skipper: Fred Le Peutrec Alla sua seconda partecipazione all’America’s Cup, questo equipaggio è un vero inno all’amor di patria: quasi tutti i marinai sono cinesi e la barca è stata costruita in Cina. Con questa manifestazione la Cina tenta di aumentare la schiera di appassionati alla vela. C’è da scommettere che la grande vetrina dell’America’s Cup farà incetta di adepti nell’Estremo Oriente. luna rossa challEnge 2012 (ita) Skipper: Max Sirena Il team di Prada, fondato nel 1997, regaterà con i colori dello Yacht Club Sicilia e sarà l’unico team italiano in gara. Farà il suo esordio, nelle World Series, proprio a Napoli. Le insidie per lo skipper Sirena potrebbero venire dalla poca confidenza con il nuovissimo catamarano. emirates team new zealand (nzl) Skipper: Dean Barker Il team neozelandese compie venti anni proprio nel 2012. Il team gareggerà con i colori del Royal New Zealand Yacht Squadron e sarà il più titolato delle World Series di Napoli con ben due edizioni della Coppa America all'attivo (1995 e 2000). energy team (fra) Skipper: Loick Peyron Prima partecipazione in assoluto per questa nuova imbarcazione francese. Tutto l’equipaggio sarà composto da francesi. Nonostante la poco esperienza questo team ha ben figurato nelle recenti regate nella baia di San Diego e a Napoli tenta di migliorarsi ancora in vista dei prossimi appuntamenti velistici.

LE BARCHE IN GARA Nelle acque partenopee saranno di scena i nuovissimi catamarani AC45, dotati di ala rigida e progettati dal team design di Oracle Racing. "La barca è stata progettata per prestazioni a tutto campo, in modo che possa essere timonata in un'ampia gamma di condizioni senza essere influenzate dall'intensità del vento" ha dichiarato Ian Burns, coordinatore del design team di Oracle Racing. AC45 Lunghezza scafo: 13,45 m (44 piedi) Larghezza massima: 6,90 m (22,6 piedi) Altezza albero: 21,50 m (70,5 piedi) Pescaggio: 2,70 m (8,8 piedi) Dislocamento: 1400 kg (3.086 libbre) Ala rigida: 85 mq (914 piedi quadrati) Fiocco: 48 mq (516 piedi quadrati) Gennaker: 125 mq (1.345 piedi quadrati) Equipaggio: 5 persone, 85 kg/persona (187 libbre)

COSì IN TELEVISIONE La nuova Coppa America punterà i riflettori sui velisti, grazie all'impiego di telecamere e microfoni installati direttamente a bordo delle barche e renderà l'azione più comprensibile tramite l'impiego del sistema Liveline, che permette di sovrapporre grafiche animate a quanto trasmesso in diretta. Mediaset ha chiuso un accordo con l'America's Cup Event Authority per 10 ore di diretta tv. Le regate di qualificazione saranno trasmesse da Mediaset Italia 2 mercoledì 11, giovedì 12 e venerdì 13 aprile dalle 14.00 alle 16.00. Le semifinali e le finali in programma sabato 14 aprile e domenica 15 aprile saranno trasmesse da Italia 1 sempre dalle 14.00 alle 16.00. Su Internet, sul canale dedicato alla Coppa America su http://www.youtube.com/americascup

a cura di Giorgia Pietropaoli e Vincenzo Iovinelli


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l'intervista

l'intervista Paolo Graziano

“Con l'America's Cup il mondo riscopre Napoli” Il presidente dell'Unione Industriali è a capo della società organizzatrice dell'evento in città Paolo Graziano è nato a Napoli nel 1964, coniugato, tre figli. Dopo gli studi classici, ha conseguito la laurea in giurisprudenza ad indirizzo commerciale presso la Libera Università di Studi Sociali (LUISS) in Roma. E’ alla guida di un gruppo di aziende, tra cui la Magnaghi Aeronautica Spa, di cui è presidente e amministratore delegato. Realtà storica del settore, acquisita nel 2001, la Magnaghi è una delle poche imprese europee che progetta, realizza, testa e certifica sistemi aeronautici, principalmente carrelli di atterraggio per aerei ed elicotteri. Nel 2010 è subentrato alla guida dell’Unione Industriali di Napoli dopo la presidenza di Lettieri. Attualmente ricopre inoltre la carica di amministratore unico dell’Acn, la società che organizza a Napoli le World Series dell'America's Cup. A breve l’America’s Cup World Series approderà nelle acque napoletane. In quanto presidente dell’Acn cosa si aspetta da un evento così importante sia dal punto di vista sportivo che di quello mediatico? Un appuntamento importante che la città attendeva da quasi 20 anni, da quando ha ospitato il G7. Un’occasione fondamentale per rimettere in moto lo sviluppo dell’economia locale. Basti pensare all’impatto economico, stimato per quasi 50 milioni di euro. La Coppa America consentirà di diffondere nel mondo una rinnovata immagine di Napoli. Durante i giorni di regata arriveranno in città circa 150 mila turisti provenienti da tutto il mondo. Al momento, sono circa 190 le nazioni che potranno ammirare, tramite tv e youtube, le straordinarie bellezze della nostra città. La Coppa America è un appuntamento

che, per ricaduta mediatica, è secondo solo alla Formula Uno e al calcio. Il connubio tra uno tra i più antichi trofeo del mondo e una città millenaria le cui acque hanno bagnato le navi di tanti popoli del Mediterraneo, può essere vincente? Direi assolutamente di si. Oltre agli albergatori, saranno affari per i ristoratori, i tassisti, l’industria e l’artigianato, che potranno esibire il meglio delle loro produzioni negli stand messi a disposizione in un’area appositamente attrezzata in occasione della manifestazione. Potrei limitarmi a sottolineare l’aumento delle vendite di souvenir, gadget, prodotti tipici locali. Sono convinto tuttavia che si tratti solo dei profili più appariscenti di un business che toccherà trasversalmente anche altri settori. Innanzitutto, la Coppa America non è l’unico grande evento che sarà realizzato a Napoli nel prossimo futuro. Nella seconda parte di questo 2012 ospiteremo il World Urban Forum e il Congresso internazionale dell’aerospazio. Nel 2013, invece, sarà la volta del Forum Universale delle Culture. E’ peraltro evidente che i grandi eventi sono necessari, ma non sufficienti a dare l’impulso definitivo per il rilancio della città. Serve, accanto a questo, esprimere una capacità di governo dei processi quotidiani, affiancandola alla propositività e alla qualità di progetti, la cui realizzazione migliori strutturalmente le condizioni economiche e sociali dell’area. L’Unione Industriali sta cercando un raccordo costante con altre associazioni di categoria, forze sociali e istituzioni, per dialogare intorno a ipotesi di sviluppo. Dobbiamo ragionare in una visione di quello che sarà la nostra città nei prossimi dieci-

quindici anni, per assicurare un migliore futuro ai nostri giovani. Napoli attualmente è davvero pronta sotto tutti i punti di vista per ospitare un torneo così prestigioso? Purtroppo non è stato così. Ovviamente gli americani non ci hanno scelto solo per il panorama. Hanno apprezzato, e qui tengo a dirlo con fierezza, anche la capacità di pianificare e di curare i minimi dettagli che siamo riusciti a mettere in campo, pur dovendo inevitabilmente fare i conti con lentezze burocratiche, normative e regolamenti che non aiutano chi vuole creare. Ci sono stati degli ostacoli di natura tecnica, istituzionale o pratica che hanno rallentato il lavoro della società in questi mesi di preparazione? Avendo più tempo, avremmo potuto pianificare al meglio la realizzazione di eventi internazionali tra l’una e l’altra tappa. La stessa ubicazione iniziale di Bagnoli avrebbe potuto essere valorizzata per coniugare riconversione degli spazi dell’antica acciaieria e allestimento di manifestazioni collaterali di vasto respiro. Ma, anche così, l’evento produrrà frutti copiosi. Ripeto: prevediamo afflussi per 150 mila turisti. Il ritorno non sarà limitato alle giornate delle gare. Vi sarà un effetto trascinamento che promuoverà il marchio Napoli su tutti i media tradizionali e innovativi del globo. Proprio perché tutto il mondo parlerà finalmente in positivo di Napoli, potremo avvantaggiarci di queste attenzioni anche per il medio termine. Limitandoci invece ai giorni della kermesse, basterà accennare a quello che significa, per un’area con i problemi di occupazione come


5 L'obiettivo comune a tutti deve essere il rilancio del turismo dopo i colpi subiti negli ultimi anni

quella napoletana, l’attivazione di tantissime opportunità per l’economia locale: dagli albergatori agli altri operatori turistici, ai ristoratori, ai tassisti, all’industria e all’artigianato. Con ritorni positivi per l’incremento di acquisti di souvenir, gadget, prodotti tipici locali. Quali sono gli obiettivi che, in quanto presidente dell’Acn, intende assolutamente raggiungere attraverso l’America’s Cup World Series? Il ritorno per il turismo, dopo i colpi subiti da Napoli negli ultimi anni, è tutt’altro che trascurabile. Le prenotazioni alberghiere per i giorni delle gare sono già arrivate a raffica, fin da quando si è saputo delle date effettive della competizione. Ma le ricadute per il turismo saranno ben superiori a quelle che si riscontreranno durante i giorni delle World Series. America’s Cup significa tanta gente che viene, si gode Napoli libera finalmente dai rifiuti e piena di attrattive naturali e bellezze storico-monumentali. Queste persone rappresenteranno altrettanti testimonial per veicolare nel mondo un’immagine finalmente positiva della capitale del Mezzogiorno. Poi bisogna contare l’amore sviscerato che il popolo della vela di tutto il globo terrestre nutre per una competizione come America’s Cup. Le gare potranno essere viste su youtube. I social network e in generale gli strumenti multimediali della comunicazione innovativa saranno veicoli formidabili per la proposizione di un volto della città vincente, un po’ come quello di recente mostrato dalla squadra di calcio. C’è stato un cambio di rotta che ha portato l’assegnazione dei lavori che in un primo tempo era stata fatta alla società Open Gate, alla Jumbo Grandi Eventi di Roma, con relativo ricorso al Tar della prima. Qual è

l'intervista

Prevediamo un afflusso di 150mila persone. Non solo regate, però: ci sarà un effetto trascinante per il marchio Napoli

saranno i catamarani in acqua. Nel weekend di Pasqua ci la sua opinione al riguardo? saranno le prove libere che offrono Non c'è stato alcun cambio di rotta. La stazione appalcomunque un grande spettatante, cioè il Comune di Napoli, non ha ritenuto ammiscolo. Per chi non è proprio sibile determinate documentazioni. Per il resto chiedere esperto di vela non è facile al Comune. distinguerle da una regata, è Monti ha detto no alla candidatura di Roma per l’Olimcome la Formula Uno, anche piade del 2020, secondo lei è stata persa un’occale prove sono spettacolari. sione per l’Italia o dietro questo rifiuto si cela la sensazione che non ci sia ritorno economico dietro Danila Liguori queste grandi manifestazioni? Secondo me è stata un'occasione persa ma comprendo la complessità del momento italiano che sta impegnando fattivamente il governo del professor Monti. Come mai la manifestazione, che prima inizava il weekend di Pasqua, inizierà solo l’11 Aprile? Si tratta solo di un riassetto del palinsesto per esigenze televisive. Ma già dal 3 aprile ci


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america's cup

Il presidente del Circolo Canottieri: finora ottimo lavoro

"Napoli, continua così" Dalla parte dei disabili Il prof. Buonaiuto: investimenti propedeutici a sviluppo globale città Le World Series America’s Cup emanano un fascino a cui è difficile sottrarsi. Napoli, è tutta avvolta dai profumi inebrianti che si sprigionano ineluttabili quando c’è un clima di festa. La scia biancheggiante dei motoscafi che sfrecciano nelle acque di Partenope, il lungomare in versione nature, senza auto e motorini che sfrecciano, la gente assorta ed incuriosita davanti ai gazebi allestiti nel Public Event Village, all’interno della Villa Comunale, risuonano come spot improntati al sentimentalismo che inevitabilmente si adombrano nei meandri della nostalgia: perché per Napoli questo deve essere l’eccezione? “Come Presidente del Circolo Canottieri Napoli- dichiara il Prof. Curzio Buonaiuto- mi preme dire che questo evento è davvero importante per Napoli. Nonostante i tempi siano stati stretti è stato fatto un ottimo lavoro da parte di tutti, dalle istituzione ai cittadini. Ma adesso è il momento di proseguire su questa scia e di non adagiarci sugli allori. Sento dire da più parti che

servirà a risollevare l’immagine della città: questo è giusto e lo condivido pienamente, però, a mio avviso non dobbiamo cadere nella tentazione che finito l’evento tutto ritorni come prima. Sarebbe deleterio e inutile. Gli investimenti che sono stati fatti debbono essere propedeutici ad uno sviluppo globale della città. Questa manifestazione deve lasciare qualcosa di tangibile, qualche bene che i napoletani possano utilizzare ed usufruirne”. Il Circolo Canottieri Napoli, oltre ad essere uno dei più antichi e prestigiosi, è senza dubbio sede privilegiata per chi pratica lo sport della vela. Sono tanti gli appassionati che si cimentano in questo sport, ma la stragrande maggioranza delle persone pensa che sia uno sport di èlite. “La vela- afferma il Prof. Buonaiuto- solo per chi non respira il mare, pensa che sia uno sport per facoltosi. I nostri tesserati utilizzano le barche che mettiamo a loro disposizione. Non c’è bisogno di un patrimonio per iniziare a praticare questa disciplina che definisco come capostipite dei più alti valori che può incarnare lo sport: l’agonismo, la lealtà verso se stessi e per gli avversari, lo spirito di sacrificio, il concetto di team. E’ uno sport completo che dona cultura sportiva ad ampio raggio e inculca nei giovani quei sani ideali che gli sport di massa hanno perso oggigiorno”. Proprio il contributo sociale è alla base della mission del Circolo Canottieri. “Ci piace l’idea- prosegue il Presidente- che i ragazzi di Napoli possano appassionarsi

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Editore e Direttore Editoriale: Vincenzo Iovinelli

Direttore Responsabile: Achille Talarico Stampato presso Tuccillo Arti Grafiche Srl Afragola Impaginazione e Grafica: Antonio Schiavone

Circolo Canottieri NAPOLI

Titoli: 8 Titoli Italiani, 1 Coppa dei Campioni, 1 Titolo Europeo, 1 Titolo Mondiale e 1 Titolo Olimpico nella Pallanuoto; 4 Titoli Europei, 1 Titolo Olimpico, 1 Argento Olimpico e 2 Bronzi Olimpici, 1 medaglia d’argento ai mondiali, oltre 200 titoli italiani assoluti, oltre 300 titoli di italiani di categoria nel Nuoto; 2 Titoli Olimpici, 1 Mondiale e 6 Titoli Europei nel Canottaggio; oltre a numerosissimi Titoli Nazionali e Europei nella Vela. Sport praticati: Tennis, Nuoto, pallanuoto, CanottaggioTriathlon, Bridge, Motonautica, Vela alla vela. Insieme a dei circoli scolastici, diamo vita a progetti con fini educativi e sportivi in modo da indirizzare gli adolescenti verso questo sport. E’ importante che i giovanissimi abbiamo degli ideali puliti e che li seguano. Il nostro contributo è indirizzato proprio a questo fine”. Di solito questi eventi sono detonatori per scoppi di mode improvvisate. Ma Buonaiuto è perentorio. “Non mi aspetto un boom di iscrizioni. Forse qualcuno tenterà di avvicinarsi alla vela per effetto trainante dell’evento. Mi piacerebbe di più che ci fossero sportivi che amano e che non siano affetti solo da un attacco di suggestione estemporaneo”. L’unica nota negativa di questo evento è che i circoli nautici non sono stati invitati ai tavoli di conferenze. “Ci dispiaceconclude Buonaiuto- che la voce dei circoli nautici sia stata estromessa dai tavoli. Ci sarebbe piaciuto partecipare in maniera attiva e confrontarci con tutti. Si è persa un’occasione. Ma adesso, è inutile rivangare nel passato. Uniamoci e remiamo tutti dalla stessa parte affinché questo evento sia davvero unico ed indimenticabile”. Vincenzo Iovinelli

L'associazione di volontariato “Peepul ONLUS – dalla parte dei disabili” è impegnata dal 2004 a portare avanti un’azione di sensibilizzazione del mondo sociale e sportivo di Napoli e provincia per promuovere la disciplina dello sport come necessario per tutti, ed ancora di più, per le persone disabili. Sulla scia del grande richiamo all’evento mediatico America's Cup World Series – in programma nella città partenopea a partire dal 7 aprile –, e su invito delle amministrazioni locali, Peepul Sport ha organizzato per il 4, 5 e 6 Maggio 2012 una regata nazionale per imbarcazioni 2.4Mr e CLASSE DREAM aperta ad atleti sia disabili che normodotati. Così facendo Peepul auspica di accrescere il movimento di adepti alla propria causa; è la prima volta, infatti, che un simile evento viene organizzato al Sud Italia. Per informazioni riguardo a procedure di iscrizione, e quant’altro, rimandiamo i lettori a visitare l’indirizzo internet dell’associazione www.peepul.it . La località delle prove di gara (5 in totale) del 4 e 5 Maggio si trova nello specchio d’acqua antistante l’isola di Nisida, nella cui base nautica, è situata la segreteria dell’ASD Peepul Sport (affiliata alla Federazione Italiana Vela). Peepul, fiore all’occhiello delle associazioni italiane, è una delle poche a realizzare sia corsi di avvicinamento alla vela per un numero crescente di disabili, sia ad aver formato delle reti regionali (da Napoli al Cilento) e nazionali di organizzazioni che si occupano di vela per disabili. “I miglioramenti dello stato di salute psico – fisico delle persone con bisogni speciali, che praticano la vela nelle nostre scuole, sono visibili a chiunque svolge le nostre attività....la gioia che traspare dai volti sorridenti e presto abbronzati di giovani ed anziani a contatto con il mare, il sole, e la natura, riequilibra lo spirito;è il piacere di stare insieme, liberi dalle pareti domestiche, in una situazione estrema e al contempo sicura. – afferma il Presidente della Onlus Ileana Esposito Lepre – Oltre alla Velaterapia c’è la speranza di individuare un ‘Pistorius’ (il centometrista sudafricano dalle protesi in fibra di carbonio ndr) della vela napoletana che incoraggi sia i disabili a credere di più nelle proprie capacità di recupero, sia gli altri cittadini a superare ogni prevenzione ed a capire che anche se alcune abilità sono limitate se ne possono valorizzare altre a tal punto da eccellere e superare i normodotati come avviene anche in altri campi lavorativi. Vi chiediamo di contribuire attraverso donazioni utili a sostenere le spese di istruzione agonistica degli allievi speciali che si stanno rivelando più portati per avviarli alle competizioni nazionali e poi paraolimpiche”. Il Presidente vi aspetta numerosi all’interno del Village della America’s cup, presso lo stand “ProSocial”. L’operato di tutti coloro che collaborano, ormai da un decennio, alle pregevoli iniziative della Onlus partenopea non si esaurisce con il richiamo mediatico del carrozzone America’s Cup. Peepul si prepara già alla prossima sfida, e grazie al “nostro” sostegno sarà ancora lì, pronta al giro di boa dell’attivismo sociale. Marcello Simonetti


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america's cup

Coppa America, un 'tesoro' per l'economia campana

Si prevede che il Prodotto Interno Lordo regionale aumenti di 60 milioni Catamari in acqua, stand allestiti, gente che passeggia lieta sul lungomare godendosi le meraviglie e i profumi emanati dalla città di Partenope. Tutto pronto a Napoli per quello che si suole definire l’”evento dell’anno”. Il Comune, la Regione e l’ACN hanno fortemente voluto questa rassegna di impatto planetario. Lo scopo evidente è quello di trasferire al mondo una cartolina di Napoli libera dalla monnezza e restituire al mondo le bellezze di cui Napoli vive. Le World Series American’s Cup non sarà sfruttata solo come tornaconto in termini di immagini. Attraverso l’evento anche l’economia avrà il suo effetto benefico dispensato dalla competizione velica. Il piano di marketing, last minute, secondo una stima del Comune di Napoli, porterà a triplicare i guadagni rispetto a ciò che si è speso. Ma quanto è costato quest’evento? L’ACEA,

l’organismo che organizza e sovrintende i diritti dell’American’s Cup, per portare tutta la kermesse della vela mondiale all’ombra del Vesuvio, hanno ricevuto una fidejussione di 5 milioni di euro. A questo costo si debbono aggiungere quelli derivanti dalla messa in opera per la realizzazione delle opere necessarie per lo svolgimento delle regate a terra. Per quanto riguarda, invece, il piano della comunicazione, la città partenopea ha destinato un pacchetto da ben 3 milioni e 220 mila euro, seguita dalla scelta, a dir poco paradossale, di voler affrontare un evento mediatico di portata mondiale targato Na, con un misero ufficio stampa composto da un unico esperto del settore, in qualità di responsabile e da un giornalista junior con conoscenze nei settori dello sport, del territorio, dell’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione e

del marketing. Le campagne pubblicitarie saranno lanciate sui giornali sportivi, sui quotidiani e periodici generalisti locali e nazionali, così anche nelle radio. Poi ci saranno le campagne outdoor sul trasporto locale e infine il marketing virale sui social network, youtube e sul web. Spariranno le pubblicità cittadine, lotta all’ambush marketing: soltanto chi paga potrà avere il suo marchio nell’area dell’evento. I volontari saranno 50, rigorosamente non retribuiti ma alimentati con due buoni pasti al giorno. Di contro però le regate partenopee moltiplicheranno per tre e forse più (si prevede un ritorno di 73 milioni e mezzo) l'investimento iniziale, porteranno circa 200 mila presenze nelle strutture ricettive e circa 110 mila spettatori e un aumento del PIL campano di 60 milioni. Enzo Esposito - Mariaelena Casaretti

Le società vincitrici del progetto “Napoli rinasce dal mare” Filmmaster Group: ex K-Events di De Laurentiis, Della Valle e indirettamente di Abete, risulta specializzata nella creazione e nella produzione di eventi d’altissimo livello, con ben oltre 30 anni d’esperienza Infront Sports & Media: società a livello mondiale con maggior esperienza nel settore marketing sportivo internazionale, dotata di una forte propensione all’innovazione e gestore esclusivo dei diritti marketing di Milan e Lazio. Jumbo Grandi Eventi: colosso del settore e marchio di caratura internazionale che costituisce già di per sé una garanzia. La società gode infatti del prestigio di aver gestito ed organizzato la scorsa Louis Vuitton Cup di Valencia nel 2007 e le Olimpiadi invernali di Torino nel 2006.

Il calendario di tutti gli eventi in programma SABATO 7 Ore 13.00: Arrivo al villaggio e taglio del nastro Ore 13.10: Esibizione delle Frecce Tricolori Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: prima sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss 22.00-24.00 concerto Roy Paci e Aretuska

DOMENICA 8 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: II sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Sports Corner: esibizione/tornei di sport differenti a cura delle federazioni sportive campane Ore 21.00 Cerimonia di apertura - Piazza del Plebiscito ore 22.00 concerto jazz: Rava con duo

LUNEDi 9 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: terza sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Sports Corner: esibizione/tornei di sport differenti a cura delle federazioni sportive campane ore 22.00-24.00 spettacolo di musica POP: I Moderni

martedì 10 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: IV sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Sports Corner: esibizione/tornei di sport differenti a cura delle federazioni sportive campane 22.00-24.00 serata cabaret: spettacolo de “Le Sorelle Marinetti” - Dj Resident

Mercoledì 11 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: V sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Sports Corner: esibizione/tornei di sport differenti a cura delle federazioni sportive campane 22.00-24.00 Spettacolo teatrale, Stefano Noesi - DJ Resident

giovedì 12 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: VI sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Sports Corner: esibizione/tornei di sport differenti a cura delle federazioni sportive campane 22.00-24.00 serata di musica popolare spettacolo de “I virtuosi di San Martino” - DJ Resident

venerdì 13 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: VII sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Sports Corner: esibizione/tornei di sport differenti a cura delle federazioni sportive campane 22.00-24.00 La Notte dello Champagne: star in concerto, concerto piano e voce di Francesco Renga

sabato 14 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: VII sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Sports Corner: esibizione/tornei di sport differenti a cura delle federazioni sportive campane 22.00-24.00 DJ night Resident + Coccoluto

Domenica 15 Padiglione info point: inaugurazione mostra “Mare Maris”, stand sulla tecnologia, Città della Scienza, stand culturale napoletano, virtual Calcio (incontro con i calciatori) Stand istituzionali: Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Regione Campani + Ente Turismo, Osservatorio Vesuviano Casina Pompeiana: expo eccellenze campane Area gastronomia: ultima sfida culinaria Show Cooking contest Live radio Kiss Kiss Asta benefica 22.00-24.00 Cerimonia premiazione finale gara e spettacoli di fuochi (public village + lungomare Caracciolo)


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calcio

La rincorsa al terzo posto -6

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dall'ultimo posto champions

le gare che mancano

i punti nelle ultime 4 partite

La Lazio deve sfidare la Juventus, l'Udinese non sembra in gran forma: si deve sperare nella risalita

Il calendario dalla parte degli azzurri: molte le sfide contro chi non ha più nulla da chiedere al torneo

Il ko dell'Olimpico, però, lascia qualche dubbio sulla condotta arbitrale: negato un rigore netto

Azzurri in crisi, svanito l'effetto Europa La sconfitta di Stamford Bridge popola ancora gli incubi dei napoletani, eppure non è momento di processi, piagnistei o esercizi di rimpianto. Il Napoli è in corsa su due fronti, e può ancora rendere da incorniciare la sua stagione. Il campionato offre infatti alla truppa di Mazzarri la grande occasione di correre per il terzo posto, l’ultimo utile (ah, quel ranking maledetto…) per la Champions edizione 2012-2013. Un po’ l’andamento altrui, a dir poco altalenante (Lazio ed Udinese vivono analoghi

Doppia 'mazzata' Le sfide clou contro Juve e Lazio si concludono cun due ko netti e sei gol subiti: ecco i numeri del calo periodi di magra), ed un po’ l’implosione o la tardata esplosione di alcuni cicli storici (la vecchia Inter ora in mano a Stramaccioni e l’indecifrabile novella Roma di Luis Enrique), rendono il Napoli addirittura favorito nella corsa al bronzo dietro la coppia

Milan-Juventus. Il recente ciclo di risultati positivi, chiusosi con la pesante sconfitta di Torino, ha riportato il Mazzarri-team ad un tiro di schioppo da una terza piazza tranquillamente alla portata della rosa azzurra, sulla carta inferiore solo a quella interista, ma nettamente meno logora ed attempata nel confronto diretto. Certo, ultimamente gli azzurri hanno mostrato diverse carenze, soprattutto nel puro settore difensivo. Tanti gol subiti da palla inattiva e un accentuato logorio fisico e mentale negli interpreti della fase passiva: tanta brutta roba, purtroppo decisiva in negativo nel cammino europeo (il rovescio di Stamford è frutto di grossolane sbadataggini) e in campionato. Al tempo stesso, però, c’è la certezza di poter contare sulle doti dei giocatori offensivi, sempre capaci di risolvere con un colpo di genio le partite più bloccate e di confermare il valore internazionale, anche in prospettiva futura (Vargas merita attenzione come possibile tenore del futuro), del progetto azzurro. Insomma, c’è tutta la possibilità di riconfermare il piazzamento dello scorso

anno, in barba ad un cammino interno accidentato, fortemente condizionato dal tirocinio del primo anno di Champions e accolto con qualche mugugno da tifosi speranzosi di lottare concretamente anche per lo scudetto. Eppure, come detto, non tutto è perduto: conquistare il terzo posto per il secondo anno consecutivo, accompagnandolo alla comunque esaltante campagna di Champions, sarebbe un ottimo continuum di quel “processo di crescita” che tanto sta a cuore a società ed allenatore, e che ha portato il Napoli a consolidarsi come realtà in ascesa del calcio italiano ed internazionale. Sarebbe il modo giusto per lanciare in orbita una stagione strana, divisa tra un noviziato europeo più pesante del previsto, una scatola di partite-capolavoro (le vittorie con Villareal e Manchester City, l’andata col Chelsea, le goleade con Genoa e Cagliari, le imprese con Inter e Milan) ed un pubblico impaziente di tornare a vincere fin da subito. Perché il tifoso napoletano è così: assaggiata la caramella del 2010-2011, con un campionato da favola ed una quali-

ficazione-Champions colta in carrozza, non può accontentarsi di una semplice minestra riscaldata o di qualche sfizio sparso, specie in mancanza del piatto principe di un trofeo. Ed allora, caro Napoli, ti tocca fare il miracolo romano, il prossimo 20 maggio. La finale di Coppa Italia, in programma all’Olimpico contro la Juventus, segna il vero viatico della stagione azzurra, divisa tra l’aurea mediocrità di una (possibile, non certa) riconferma e il grande ritorno ad un trionfo, un ventennio dopo l’ultimo alloro.

Post Stamford Bridge Dopo la sfortunata partita di Londra al Napoli è venuto meno lo stimolo mentale delle grandi sfide L’occasione è d’oro, il futuro è dietro l’angolo, e sarebbe ancora più azzurro se ad accoglierlo ci fosse anche il primo grande trofeo della nuova era. Alfonso Fasano


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calcio

Il gruppo

Dubbi sulla gestione Mazzarri

Era stato accolto con i crismi della celebrità. Conteso da mezza Europa, il Napoli riuscì a strapparlo alla concorrenza di club molto più blasonati per 11 milioni di euro. Edu Vargas, 22 anni, cileno, trascinatore della Coppa Sudamericana con la sua squadra, l’Universidad de Chile e secondo nella classifica del Pallone d’oro sudamericano alle spalle di Neymar. Venne ufficializzato a fine dicembre come botto di fine anno e regalo ai tifosi da parte di De Laurentiis. Il suo repertorio su youtube venne scandagliato a fondo da tutti

i supporters partenopei. Dribbling secco, tiro potente e preciso, fiuto del gol: indiscutibilmente una bocca di fuoco a disposizione dello scarno parco attaccanti del team azzurro. L’euforia monta, la voglia di vederlo in campo contagia anche mister Mazzarri, che dopo appena qualche allenamento con i compagni lo manda in campo nella gara di Coppa Italia con il Cesena. Il piccolo attaccante proprio non se l’aspettava. Anche da quelle parti gli avevano detto che per entrare nelle grazie di Mazzarri, uno che difficilmente berrebbe un

caffè offerto da qualche altra persona che non sia la madre, bisogna passare un periodo di espiazione, fatto di allenamenti duri e tattiche esasperanti per entrare nei suoi schemi. Mazzarri lo dà in pasto alle avide fauci dei tifosi, smaniosi di vedere la tempra del cileno. “Turboman” è spaurito, in campo è palpabile la sua emozione. Mazzarri lo sostituisce dopo appena 45 minuti. A fine partita dichiarerà che “è stato un errore mandarlo in campo subito”. Ma come?! Lui, il sergente di ferro che si fa abbindolare da qualche addetto ai lavori che lo vuole in campo? Oppure voleva dimostrare che il nuovo acquisto non era quello che voleva? Il cileno fu un acquisto non dettato dalle specifiche volontà di Mazzarri ma su indicazione di Alejandro Mazzoni, manager di Lavezzi, che è anche il supervisore del mercato sudamericano. A lui si devono anche i graditissimi acquisti di Fideleff e Fernandez. Allora Mazzarri lo voleva bruciare? Andiamo avanti con questa tesi. Proprio l’utilizzo di Vargas potrebbe aprirci scenari illuminanti. Il cileno è stato impiegato finora 6 volte in campionato, 2 in coppa Italia e 1 in Champions League, totalizzando appena 108 minuti. Non si griderebbe allo scandalo se si pensa che sia un panchinaro e davanti a sé ha uomini dal calibro di Lavezzi e Cavani. Ma quello che non convince è il suo utilizzo. Napoli - Cesena, esordio come titolare e rimasto negli spogliatoi durante l’intervallo. Napoli - Bologna 1-1, entra all’89 sul risultato di 1-1. Genoa- Napoli, entra al 73’ sul

risultato di 3-0 per i grifoni. Napoli-Cesena 0-0, Vargas entra al 71’. Napoli- Chievo, 2-0, ingresso all’89’. Napoli-Cagliari, in campo al 74’ sul 5-1. Udinese-Napoli, al 64’ sul 2-0 per la squadra di casa. Lazio-Napoli entra a 10' dalla fine sul 2-1. Altra presenza in Coppa Italia, Cesena- Napoli, mette piede al 71’ sul 2-0 e una presenza in Champions, ChelseaNapoli, entra al 110’ sul 4-1 per i Blues. Quello che salta all’occhio è l’assoluta incapacità del tecnico di gestire il giocatore. In tutte le partite che abbiamo citato, Vargas è stato sempre messo quando la squadra si trovava in condizioni disperate: o che si doveva rimontare o sbloccare il risultato. Ci perdonino i soloni del calcio: ma come si può pretendere che questo giocatore, catapultato in un’altra dimensione calcistica, possa risollevare le sorti di una partita. Vargas è giovane, deve maturare sentendo la fiducia dell’ambiente attorno. Ed invece Mazzarri si ostina a metterlo in campo aspettandosi sempre il colpo dal cilindro dal cileno. Ancora oggi i tifosi azzurri non sanno del suo effettivo valore ma tutti siamo consapevoli che per far crescere un giocatore due sono le opzioni: se si pensa che vale, lo si inserisce gradualmente e senza fargli sentire nessuna responsabilità o pressione; diversamente, lo si lancia nella mischia aspettando il miracolo sulla “via di Damasco”. Ci vorrebbe una illuminazione al mister livornese. Proprio come avvenne a “San Paolo”, beffardamente anche nome dell’impianto di Fuorigrotta. Vincenzo Iovinelli


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calcio

juve stabia

Piacevolmente 'eSAUriti'

Marco Sau 25 Nato il 03/11/1987 a Sorgono (Nuoro) Età: 24 anni Altezza/Peso: 169cm/65kg Ruolo: Attaccante Piede: Ambidestro Società di appartenenza: Cagliari In prestito a: Juve Stabia Numero di maglia: 25 Squadra

Campionato

Stagione

Presenze

Reti

Juve Stabia Serie B 2011-12 30 19 2491 131,1 3 Foggia 1° Div -B 2010-11 33 20 2797 139,85 3 Lecco 1° Div -A 2009-10 30 4 2081 520,25 0 Albinoleffe Serie B 2008-09 18 0 340 0 2 Manfredonia Serie C1-A 2007-08 31 10 2711 271,1 5 Cagliari Serie A 2006-07 0 0 0 0 0 Cagliari Primavera B 2006-07 23 8 2010 251,25 0 Cagliari Primavera A 2005-06 21 3 0 0 0 AI RAGGI X - Tipologia e minutaggio delle reti di Marco Sau (stagione in corso) 1° Tempo 2° Tempo Recupero Tot. Diversi Testa Rimbalzo Dx 5 13 1 19 5 3 1 7

Marco Sau è il “tormentone” della Serie Bwin. Il talento del bomber sardo è testimoniato dai 19 gol fin ora messi a segno con la maglia della Juve Stabia. Castellammare lo ha già eletto a proprio eroe, mentre la recente doppietta contro il Vicenza ha contribuito ad accrescere i suoi estimatori in giro per lo stivale. Di proprietà del Cagliari, e proveniente dall’esaltante annata al Foggia di Zeman, il ragazzo di Tonara è appetito da mezza Serie A. Sau ha tutti i colpi che servono a

0 0 0 0 1 0 0 0 Sx 1

3 0 9 1 6 0 9 0

9 12 5 17 1 0 0 0

Rig. Tot. 2 19

dimostrarsi un fuoriclasse. Un paragone lusinghiero, inoltre, è dato dal numero che porta sulle spalle: quel 25 appartenuto ad un suo conterraneo ai tempi del Chelsea di Vialli. Si aspettava di vivere una stagione da protagonista? Era conscio dei suoi mezzi o le aspettative sono andate al di là delle sue previsioni? Sinceramente sono un po’ sorpreso; ci tenevo tanto a fare bene ad inizio stagione perché è per me un'occasione importante questo campio-

nato di B. Indubbiamente valutando quel che ho fatto finora sono contento, ma anche consapevole che devo lavorare ancora tanto. Castellammare l’ha già eletta a proprio simbolo, ma Marco Sau come vive la città? Cosa le piace di più? Sono felice della stima dei tifosi. Castellammare è una bella città fatta di persone di cuore che ci sono sempre vicino in ogni momento. Crede nella teoria che i successi sportivi della squadra possano “riscattare” l’ immagine della piazza stabiese? Sicuro, i successi sono importanti perché il campionato di B dà grande visibilità in ogni settore, da quello sportivo a quello sociale. Quest’anno è già a quota 17 gol (dopo i 20 di Foggia), il Pescara va forte ed il suo ex collega Insigne, assieme a Immobile, sono al top della cadetteria. E’ solo un caso che il campionato sia a forte tinte zemaniane? Lei che ne pensa? Credo che ogni campionato faccia storia a sé. Sicuramente mister Zeman mi ha insegnato tanto e lo ringrazio però quest'anno lui non c'è ed io sto continuando il mio lavoro di crescita; alla fine ogni allenatore ti da qualcosa sta poi al calciatore lavorarci su e migliorare lavorando sempre con il massimo impegno. Nel 4-4-2 di Braglia lei è la spalla dello “Zar” Danilevicius; le sponde del lituano ed i servizi al bacio di Erpen le permettono di sfruttare il suo repertorio tecnico, fatto di dribbling e imbucate repentine sottoporta. Ci siamo permessi di chiamarla simpaticamente “Talpa”: sbucando dal nulla, insacca in rete con freddezza chirurgica! Può andare come nomignolo? Nomignolo particolare direi. Non

bado molto a soprannomi o altro, però ci tengo a sottolineare l'intesa con Erpen che riesce a servirmi al meglio grazie ad un'intesa speciale ed alla sua intelligenza tattica che gli permette di capire in anticipo i miei movimenti. Dove sente di poter migliorare il suo gioco? In generale cerco di migliorarmi in ogni aspetto del mio gioco, non punto a qualcosa di particolare. Penso sia necessario un impegno massimale a tutto tondo, sia dal punto di vista tecnico che tattico. La controversia nata tra Foggia e Cagliari per il suo cartellino – da lei stesso citata quando si presentò alle Vespe – è ancora oggetto di cronaca sportiva. Novità al riguardo? Non so nulla per adesso, però penso che si stia cercando qualcosa che non esiste e quindi per il futuro credo non ci saranno problemi. Teme che questo spiacevole episodio possa complicare i suoi piani? Io spero proprio di no; sarebbe una beffa per me e mi dispiacerebbe. Perciò mi auguro che si operi in maniera onesta e con buonsenso. Nel calcio “mai dire mai”, ma se dovesse immaginarsi in un futuro prossimo, direbbe ancora Juve Stabia? La scelta della Juve Stabia si è rivelata giusta però il mio cartellino appartiene al Cagliari, quindi per il futuro non posso che vedermi in maglia rossoblù. Nel calcio comunque non si sa mai e la Juve Stabia mi sta dando davvero tanto. Nel 2003 un suo conterraneo lasciò il Chelsea per accasarsi al Cagliari. A Londra indossava la maglia numero 25, la stessa che lei ha scelto di vestire per la sua avventura con la Juve Stabia. Sarà

solo un caso, ma quel numero è appartenuto ad uno dei più grandi calciatori italiani che il mondo ha ammirato: Gianfranco Zola. Lusingato? Certo che sono lusingato, Zola è stato un campione assoluto e non posso che ammirarlo. Lui è stato un grande ed io ora non penso proprio di potermi accostare a lui, ma lo prendo come esempio cercando di fare del mio meglio per ritagliarmi le mie soddisfazioni così come ha fatto lui. Con le dovute proporzioni, le auguriamo anche solo un pizzico della carriera di “Magic Box”. Ma intanto, dove vuole arrivare Marco Sau? Ovviamente voglio arrivare il più in alto possibile. Il mio sogno è quello di giocare in serie A e restarci il più a lungo possibile, quindi mi impegnerò al massimo per realizzarlo. In chiusura, tutti la descrivono come un ragazzo riservato, che spesso torna nella sua Tonara dalla famiglia per stare in pace, lontano dai riflettori. Cellino la aspetta a braccia aperte, dunque? Si, effettivamente spesso tendo a isolarmi e cerco la tranquillità. Negli ultimi tempi non sono riuscito a tornare a Tonara molte volte, spesso resto nella casa che ho a Sorrento e passo la maggior parte del mio tempo lì. Per quanto riguarda il Cagliari, mi fa piacere che il presidente Cellino monitori la mia situazione e mi faccia seguire e spero di fare sempre meglio. Un saluto ai lettori di “Laboratorio Sportivo”. Un saluto a tutti gli sportivi, lettori di Laboratorio Sportivo, da parte di Marco Sau. Marcello Simonetti


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storia

Il mito millenario dei Giochi Olimpici

parte I

Le Olimpiadi hanno un'origine antichissima, che si perde nei meandri della culla della civiltà

“L’importante non è vincere, ma partecipare”. Pierre De Coubertin, tutto liofilizzato in una frase. Il grande fautore dei Giochi Olimpici moderni arriva però in ritardo rispetto alla storia, ben più remota, della più grande ed affascinante manifestazione sportiva che l’uomo abbia organizzato. I Giochi Olimpici, infatti, hanno un’origine antichissima, che si perde nei miti filoso-

L'era moderna La manifestazione così come la conosciamo oggi si svolse per la prima volta ad Atene nel 1896 fici dell’Antica Grecia. La culla della civiltà moderna, già quasi un millennio prima di Cristo, aveva infatti saputo ergersi anche a terra natale dell’evento agonistico che ancora oggi riscuote successo planetario. La fondazione vera e propria dei Giochi antichi non è giunta fino a noi, smarritasi tra l’epico dei giochi funebri sulla tomba di un eroe, la miriade di eventi sportivi che caratterizzavano città-stato e province elleniche (giochi religiosi in onore agli dei dell’Olimpo), e la necessità reale di migliorare l’educazione fisica nelle polis greche, specie in seguito

alle sconfitte in guerra. L’unico documento scritto che possa riferirsi alla genesi dei giochi parla di “stadion”, ovvero di una vera e propria festa sportiva con una singola gara di corsa. Col tempo, si aggiunsero alla sola sfida di velocità tante altre discipline di agilità (prove di salto, resistenza e staffette), di potenza (lancio del disco) e composte (il pentathlon antico). I primi giochi “ufficiali” si svolsero nel 776 d.C., nel Peloponneso nord-Occidentale, in una cittadella successivamente chiamata Olimpia in omaggio a Zeus Olimpio, re degli dei. Da questa data in poi, i Giochi assunsero cadenza quadriennale, ed il periodo intercorrente tra due edizioni veniva denominato “olimpiade”. Come noto, l’apertura dei giochi comportava anche la cosiddetta ekekeiria, ovvero lo stop momentaneo a tutte le guerre in cui erano impegnate le polis elleniche. I giochi

erano esclusivamente rivolti a maschi liberi di origine e lingua greca, mentre alle donne era vietato addirittura la visione delle gare. A partire dall’ottavo secolo, i giochi assunsero per la prima volta la loro valenza “internazionale”, in quanto furono aperti anche a coloro che provenivano dalle colonie d’oltremare. Ciò permise anche ad alcune polis della Magna Grecia, prima tra tutte quella corrispondente all’odierna Crotone, di imporsi come vere e proprie culle sportive. La durata della manifestazione, solitamente in programma ad agosto, era di cinque giorni: il primo e l’ultimo erano dedicati a riti religiosi in nome di Zeus, i tre centrali erano invece destinati alle gare vere e proprie, col tempo sempre più numerose e specifiche. Vennero introdotte prove come quelle di pugilato e di corsa coi cavalli, e i vincitori si assicuravano importanti riconoscimenti per sé stessi e per la propria polis.

La progressiva perdita di importanza della civiltà greca in favore di quella romana portò i Giochi Olimpici ad una graduale perdita di slancio e significato. Alcuni grandi imperatori romani riservarono grande importanza all’evento: Nerone, ad esempio, arricchì il programma con giochi a carattere artisticomusicale che immancabilmente lo videro trionfare. Ma fu un fuoco di paglia. La diffu-

'Fuorilegge' La diffusione del Cristianesimo segnò la fine dell'evento considerato una festa pagana sione del Cristianesimo, e la sua proclamazione a religione ufficiale dell’Impero segnarono la fine della manifestazione, messa fuori legge nel quarto secolo, in quanto “festa pagana”, dall’Imperatore Teodosio e dal vescovo di Milano Ambrogio II. Occorreranno altri quindici secoli prima che lo zelante De Coubertin, imitando i suoi antenati greci, sottolinei come lo sport possa essere una trave portante della pedagogia e ridia vita alla grande giostra dei Giochi Olimpici, ovviamente riadattati in chiave moderna. Alfonso Fasano

Coca Cola Cup, mettiti in gioco

Il concorso si terrà in Campania e interesserà più di 200 istituti Il Concorso “COCA COLA CUP mettiti in gioco” nasce con uno scopo chiaramente educativo: la promozione dei valori del calcio ancora poco vissuti nelle nostre realtà sportive. L’iniziativa, che si tiene in Campania e interessa più di 200 Istituti, coinvolge gli studenti del biennio della scuola secondaria superiore nati tra 1° gennaio 1996 ed il 31 dicembre 1998 in una serie di attività. È prevista l’organizzazione di tornei interni di calcio a 5 allo scopo di selezionare gli studenti che rappresenteranno i vari Istituti al torneo regionale che si terrà al CUS di Napoli il 21-28-29 aprile e il 5 - 6 maggio. Le varie scuole si affronteranno in un torneo al termine del quale si eleggerà una squadra vincente maschile ed una femminile. Entrambe le compagini, composte da 7 giocatori ciascuna,

si recheranno agli Europei 2012 che si terranno in Polonia e Ucraina insieme ad altri 6 ragazzi che verranno individuati in seguito ad un’ autocandidatura espressa sotto forma di elaborato creativo. Tali elaborati creativi sono individuali e di classe. Per quanto concerne i primi, i singoli studenti sono invitati a proporre una propria autocandidatura per diventare portabandiera della nostra nazionale di calcio ai prossimi Europei, in cui spiegano quali valori del calcio intendo farsi portavoce. Le modalità espressive attraverso le quali è possibile realizzare gli elaborati sono svariate: poster, slogan, temi, filmati, striscioni etc.. Per quanto riguarda invece i lavori di gruppo, le classi saranno chiamate a realizzare degli elaborati sul calcio visto come momento ludico e di occasione sociale. Anche qui le modalità espressive utilizzate nella realizzazione degli stessi saranno varie e le classi che produrranno

le creazioni più interessanti faranno vincere alle proprie scuole un premio in attrezzature sportive del valore di 1.500 euro per la prima classificata, 1.000 euro per la seconda, 500 euro per la terza. Con questo progetto Coca Cola ha deciso di investire sulle nuove generazioni. Oggi, sui nostri campi di calcio, si rincorre spesso la vittoria a tutti i costi a dispetto dell’etica, dei valori e del rispetto dell’avversario visto, troppo frequentemente, solo come un nemico da sconfiggere. Il calcio, invece, è soprattutto passione, impegno, movimento, spirito di gruppo, altruismo e fair play. È da questi valori che si vuole partire con un animo nuovo. E allora che ben vengano queste iniziative per cambiare rotta ed insegnare alle nuove generazioni un modo diverso e più sano di vivere lo sport ed il calcio in particolare. Michele Castaldo


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l'intervista

"Il mio mondo arabo" Luigi Guelpa e l'altro calcio verso Qatar 2022

Le storie snocciolate da talune persone Foglio”, “La Gazzetta dello Sport”e RAI Interappaiono come canali per scivolare negli national per l’ Italia, Radio Comunidad Valenanfratti sportivi più vertiginosi e inesplorati. ciana in Spagna e Radio La Red in Argentina. Un dedalo di racconti si inerpicano lungo Il suo incontro con la cultura islamica è nata la nostra chiacchierata con lo scrittore di per caso. “Ero in Francia - esordisce Luigi saggi sportivi Luigi Guelpa. Vercellese di a seguire i Mondiali di calcio nel 1998. Ero adozione, ma lucano di origini, Guelpa ha incuriosito di conoscere Al Owairan, grande raccontato attraverso la sua sapiente penna giocatore e stella del calcio saudita. Quel suo gol al mondiale USA ‘94 misfatti e storie incredicontro il Belgio, lo vedevo bili venate da un ancespesso. Mi sono presenstrale prosaicismo del tato nel ritiro della naziocalcio nel mondo arabo. "Il football nale saudita e così mi Senza dubbio, è il giorha avuto un ruolo sono messo a chiacchienalista sportivo punto di rare con lui. Da lì è nata riferimento, in Italia, del fondamentale la scintilla che oggi mi football che si svolge in per mla caduta porta oggi a viaggiare in quel mondo. Un mondo dei regimi Medioriente, in Maghreb parallelo, dove il calcio è dittatoriali e in Africa”. lontano dagli stereotipi Luigi, che ruolo ha avuto con cui ci confrontiamo nel Maghreb" il calcio in merito alla abitualmente, dove la religione, in alcuni Stati, pone severe limita- caduta dei regimi dittatoriale nel Maghreb? zioni persino a giocare. Autore di 4 libri libri, “Direi fondamentale. I moti di ribellioni sono “Un manicomio tra i pali” (2007, Limina), nati proprio negli stadi, perché proprio l’im“Da Marrakech a Baghdad” (2008, Limina),” pianto sportivo è considerato una sorta di Il Tackle nel Deserto” (2009, Sedizioni), porto franco, dove ogni persona può espri“L’Africa nel Pallone” (2010, Sedizioni) è mere il proprio disappunto contrariamente giornalista professionista e segue da free- nelle piazze dove invece chi manifesta contro lance eventi sportivi, per testate come “Il il regime può essere facilmente represso. Secolo XIX, il “Giornale”, l’ “Avvenire”, “Il Ad esempio, in Egitto, il malcontento verso

la politica

il dittatore Mubarak era tangibile. Successe semifinale tra Germania e Italia”. che nella partita tra le due squadre più Che Mondiale sarà quello che si disputerà rappresentative l’Al Ahly, squadra del popolo, in Qatar nel 2022? e lo Zamalek, rappresentativa della famiglia “Sarà un Mondiale diverso. Il primo che si Mubarak, i tifosi, divisi da rivalità calcistiche giocherà in terra mediorientale e sopratstoriche unirono le proprio voci nella protesta tutto in uno stato davvero piccolissimo. contro il presidente egiziano. E dallo stadio la L’impegno che sta profondendo lo sceicco protesta si estese fino a piazza Tahrir con le Al Thani, presidente di Qatar Foundation, istituzione privata senza scopo di lucro che conseguenze che noi tutti sappiamo”. Però proprio in Egitto accadde un fatto sovrintende alle attività legate all'Istruzione e della Ricerca nell'emirato del Golfo e primo sportivo sanguinoso… “Ti riferisci alla strage di Port Said. Fu una sponsor del Barcellona, è massimo. In Qatar trappola che tesero i tifosi dell’ Al-Masry stanno costruendo le città, che oggi non contro quelli dell’Al-Ahly. In pratica accadde esistono. Solo Doha può considerarsi tale, che la protesta contro il regime dilagava in mentre nelle aree limitrofi c’è il vuoto. Gli tutto il paese, ma non a Port Said. I tifosi stadi saranno climatizzati per via del caldo dell’Al-Ahly chiesero a quelli dell’Al-Masry, torrido in estate”. squadra di Port Said, di partecipare atti- Il Qatar ha una nazionale? vamente alla protesta. La settimana ante- “Attualmente stanno reclutando giovani cedente il match ci fu un fitto scambio di calciatori del Sud America e dell’Africa, insulti fra le due tifoserie tramite Internet. poiché in Qatar ci sono solo 300 tesserati. Quelli dell’Al Ahly tacciavano di immobilismo Questi ragazzi nel 2022 avranno la nazionae vigliaccheria quelli dell’ Al-Masry. Quindi lità qatariota e formeranno la futura squadra la strage di Port Said fu un regolamento di di calcio”. conti fra le due tifoserie, dove persero la vita Per concludere, perché gli sceicchi stanno invadendo il mercato estero? 74 persone”. “Per tante ragioni. C’è chi solo per sfizio, Si continua a giocare il campionato? “No. In Egitto il campionato è sospeso e non come lo sceicco Mansur che ha acquistato il Manchester City solo si sa quando riprenderà. perché era la squadra Negli Paesi che sono stati con cui giocava alla playinvestiti dalla “primavera station; chi per blasone araba” si gioca e si cerca Lo sceicco Mansur perché vuole una ribalta di tornare alla normalità. ha acquistato sulla scena internazioMentre in Siria, nononale e chi semplicemente stante ci sia una protesta il City perchè era vuole competere in dilagante nel paese, dove la squadra con campionati più attraenti”. ogni giorno si mietono cui era solito Spagna, Francia e tantissime vittime, il giocare Inghilterra: perché non campionato si continua a in Italia? giocare regolarmente”. alla Playstation “Credo che sia un Ci sono Paesi di cultura fatto di opportunità. Evidentemente gli araba dove è vietato giocare a calcio? “In Somalia ad esempio. In quel paese fu sceicchi in Italia non hanno fiutato l’aflanciata una fatwa, una legge islamica, dallo fare e poi dubito che i proprietari delle sceicco Al Najdj in cui si vietava non solo grandi squadre cedano i loro club”. di giocare a calcio ma anche di vedere una Già, immaginate un Milan senza Berlusconi, partita di calcio. A Mogadiscio, il 4 Luglio una Juve senza Agnelli e un ‘Inter senza 2010, una coppia di fidanzati venne trucidata Moratti? Vincenzo Iovinelli a colpi di mitra perché si rifiutò di abbandonare un cinema durante la proiezione della

lo sfizio


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Dal legno all'hi-tech, storia della racchetta

di Luca Profenna Tanti sono gli appassionati di tennis in tutto il mondo. Uno sport che negli anni è riuscito a slegarsi da quella sua antica concezione di sport di élite derivante dalle sue origini nobiliari. In proporzione però, sono ben pochi coloro i quali conoscono a fondo le caratteristiche di una racchetta; spesso persino della propria. L’excursus storico dei materiali di composizione è molto vasto ed ampio. In origine la racchetta era di legno ed aveva una forma abbastanza spartana, molto diversa da quella attuale. Col tempo poi, l’evoluzione non ha esentato il telaio delle racchette da numerosissimi cambiamenti, sia in termini di composizione che in termini di forma. Dal legno si è passati all’inserimento di filamenti in grafite ma non solo: carbonio, tungsteno, fibre di vetro, kevlar e basalto sono solo alcune delle componenti delle racchette moderne. Andando maggiormente nello specifico, possiamo sciorinare quelle che sono le odierne tecnologie utilizzate dai tre marchi principali di racchette da tennis che, indubbiamente, possiedono il monopolio di questo mercato: Head, Babolat e Wilson. Non a caso main sponsor rispettivamente di Djokovic, Nadal e Federer,dominatori incontrastati della scena tennistica dell’ultimo decennio. Head, azienda di matrice austriaca, ha introdotto lo scorso anno la speciale tecnologia “YOUTEK”. Tale tecnologia è stata studiata per adattarsi a tutti gli svariati stili di gioco, col fine di tirare fuori il meglio che c’è in “YOU”- in ognuno di voi-. In questo senso si crea un perfetto connubio tra la racchetta ed il suo utilizzatore. Le tecnologie usate per raggiungere tali performance sono il

“D3o”, una sorta di vero e proprio “materiale intelligente”, e le fibre di Innegra, utilizzate anche in Formula 1. Collocato nella parte denominata “cuore” della racchetta, il “D3o” è definito intelligente in quanto esso si compatta al momento dell’impatto con la palla, per poi ammorbidirsi nuovamente in seguito al rilascio della pallina. Le fibre di “Innegra” invece sono atte a migliorare la durata ed il rendimento del telaio. I francesi della Babolat invece fanno della tecnologia GT la loro arma principale, dove “g” sta per grafite, mentre la”t” indica il tungsteno. Tale composito, migliora le caratteristiche della racchetta in funzione del posizionamento del tungsteno, che è posto nei punti strategici del telaio col fine di garantire una maggiore potenza. Altra innovazione dell’azienda francese è il “Cortex Sistem”, che posizionato sopra il manico, riduce al minimo le vibrazioni derivanti dall’impatto con la pallina. In questo modo i problemi di epicondilite, che spesso attanagliano i tennisti, sono solo un lontano e brutto ricordo. Dulcis in fundo abbiamo l’azienda a stelle e strisce della Wilson. La tecnologia predominante usata dall’azienda americana è la“BLX”, che sta ad indicare le fibre di basalto, roccia di origine vulcanica, che percorrono tutto il telaio. Tali fibre sono combinate longitudinalmente con Karophite Black, conferendo così al giocatore una sensibilità quasi perfetta. Da quest’anno inoltre, i nuovi telai sono dotati di un’ulteriore tecnologia che procura maggiore sensibilità e precisione, vale a dire la AMPLIFEEL Tech. Questa consiste nell’applicazione di basalto sul manico della racchetta, così da permettere la personalizzazione dell’impugnatura della stessa all’insegna del comfort.

tennis


salute e sport

14 L'esperto consiglia L'innovazione terapeutica per l'attività agonistica

Tecarterapia: recupero a tempi record rubrica a cura del dottore Giovanni Auriemma Inizio questa mia rubrica parlandovi di una innovativa terapia che permette di recuperare in tempi brevissimi a coloro che praticando l’attività agonistica sono incappati in infortuni. Essendo uno specialista in human tecar voglio parlarvi della Tecarterapia (Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo),

Elettrodo capacitivo

Con l'elettrodo capacitivo si ottiene un'azione decontratturante generale dei tessuti e drena la muscolatura migliorandole l'estensibilità. La modalità capacitiva agisce specificatamente sui tessuti molli (muscoli, sistema vascolo/linfatico, ecc...)

metodologia innovativa che stimola energia dall'interno dei tessuti biologici, attivando i naturali processi riparativi e antinfiammatori. E’ presente in Spagna dal 1995, in Italia dal 1998. Si tratta di uno strumento fisioterapico, caratterizzato da un’elevata capacità di sviluppo di calore in un distretto, che sposta le cariche elettriche del nostro organismo, creando un flusso positivo di energia attraverso un campo elettromagnetico composto da un polo fisso ed uno mobile, che aiuta a riparare lesioni o viene usato in caso di infiammazioni e versamenti. Con l'elettrodo capacitivo si ottiene un’azione decontratturante generale dei tessuti, drenando la muscolatura e migliorandone l’estensibilità. La modalità capacitiva agisce specificamente sui tessuti molli come i muscoli. Con l’elettrodo resistivo si agisce invece in profondità su tessuti fibroconnettivali e ossei, riattivando i naturali processi metabolici. La modalità resistiva agisce esclusivamente sui tessuti a maggiore resistenza, cioè ossa, cartilagini, grossi tendini. Garantita la qualità È una terapia ad alto indice di efficienza: ha come effetto un aumento dell'attività metabolica e della produzione di ATP, ottenendo una velocizzazione della riparazione,

un aumento della circolazione ematica e del drenaggio linfatico a causa della vasodilatazione da calore, e quindi una migliore ossigenazione dei tessuti e il riassorbimento degli edemi. Evidenti i benefici Il vantaggio della tecarterapia è che, poiché l'energia proviene dall'interno, è possibile interessare anche strati profondi, non trattabili con trasferimenti esterni di energia per i danni alla cute causati dalle energie emesse, e la diminuzione dei tempi di recupero. Con i metodi tradizionali un infortunio muscolare non guarisce prima dei 30 giorni, con la tecarterapia si parla di 15-20. Le controindicazioni sono veramente poche, cioè nei casi in cui il paziente è portatore di peacemaker, o in caso di infezioni e in particolari casi di danni vascolari. Le applicazioni della tecarterapia sono molteplici: algie croniche, capsulite adesiva, condropatia rotulea, coxartrosi, pubalgia cronica, sperone calcaneare, riabilitazione post-traumatica. In effetti la tecarterapia integra in modo decisivo l'intervento terapeutico nelle patologie osteoarticolari acute e croniche. Il suo impegno è quindi fondamentale nelle terapie riabilitative per il recupero di distorsioni, lesioni tendinee, tendiniti borsiti, esiti di traumi

ossei e legamentosi, distrazioni osteoarticolari acute e recidivanti, artralgie croniche di varia eziologia, come indubbia è la sua utilità anche nella cura delle diverse forme di osteoporosi e nei programmi riabilitativi post chirurgici, in particolare dopo interventi di artroprotesi. Un caso emblematico dei suoi vantaggi è quello della mia paziente Francesca Di Palma (nella foto a sinistra). Giocatrice di pallanuoto attualmente a Roma in serie a2, la Di Palma è stata curata per un problema di lombo sciatalgia. Si è affidata alle mie cure e con la tecarterapia siamo riusciti a farla tornare a livelli agonistici in brevissimo tempo.

Elettrodo resistivo

Con l'elettrodo resistivo si agisce in profondità selettivamente su tessuti fibroconnettivali e ossei riattivando i naturali processi metabolici. La modalità resistiva agisce esclusivamente sui tessuti a maggiore resistenza (ossa, cartilagini, grossi tendini, aponeurosi)


15 CICLISMO Il bandito e il campione

sport vari

FORMULA UNO Il trionfo della Ferrari in Malesia

Storia d'altri tempi Alonso, il mago della pioggia “…una storia d'altri tempi, di prima del motore quando si correva per rabbia o per amore..”, così recita l’indimenticabile canzone di Luigi Grechi, portata al successo da De Gregori, dedicata al destino incrociato di due grandi personaggi del primo Novecento italiano, destini diversi ma accomunati dalla

stessa passione per la bicicletta: il campione Costante Girardengo e il bandito Sante Pollastro, quasi due vite parallele, alla maniera di Plutarco. Nella bicicletta i giovani corridori vedevano, non solo metaforicamente, un mezzo per sfuggire alla miseria e alla fame che attanagliava l’Italia del primo novecento. Al vincitore veniva dato un assegno o cesti di generi alimentari. La bicicletta inoltre era considerata un’appendice del corpo umano: tutti a quell’epoca saltavano in sella ad una bicicletta per spostarsi. Ma per chi aveva la fortuna di aver classe come Girardengo, la bici rappresentò quell’ancora di salvezza; il suo amico fraterno Pollastro, per vivere, aveva deciso di prendere la strada del crimine. Girardengo (Novi Ligure, 18 marzo 1893 – Cassano Spinola, 9 febbraio 1978) fu il primo ciclista italiano a meritarsi il titolo di Campionissimo. Vincitore di due Giri d’Italia, sei Milano-Sanremo, tre Giri di Lombardia, nove campionati italiani, record tuttora imbattuto: il suo palmares conta 94 vittorie su strada e 165 su pista. Sante Pollastro (Novi Ligure, 14 agosto 1899 – 30 aprile 1979), criminale e anarchico. Forse per un qualche torto subito, pare che fu ucciso un suo parente da un carabiniere, si diede alla macchia fin da giovanissimo. Durante la sua latitanza le sue scorrerie non si contano, spesso finite nel sangue. Egli stesso si attribuì sette vittime uccise in scontri a fuoco guadagnandosi il titolo di Nemico

pubblico numero uno. La sua carriera si chiuse a Parigi nel 1927, ad opera degli uomini del commissario Guillaume (personaggio a cui Georges Simenon si ispirò per il suo commissario Maigret). Pare a causa di una soffiata, di cui resta ignoto il mandante: “… e ti fece cadere la tua grande passione di aspettare l'arrivo dell'amico campione quel traguardo volante ti vide in manette brillavano al sole come due biciclette..”, anche se i particolari della sua cattura restano misteriosi. Condannato all'ergastolo, fu inviato a scontare la pena sull'isola di Santo Stefano. Graziato nel 1959 passò gli ultimi 19 anni della sua vita a Novi Ligure praticando l'attività di commerciante ambulante di stoffe. Entrambi di Novi, entrambi di famiglia povera, di sicuro i due si conoscevano fin dall’infanzia, anche se non è accertato che fossero amici. È accertato però che si videro durante una Sei Giorni nella capitale francese, incontro che fu al centro della testimonianza di Girardengo nel processo a carico di Pollastro. Se non la storia, fiorì però la leggenda, che, sottaciuta dai mezzi di stampa per la pesante censura che in epoca fascista vigeva sulla cronaca nera, dette luogo, in epoca moderna, alla succitata canzone, e più recentemente ad una banale fiction televisiva, ma anche ad un’accurata monografia che vuole finalmente tentare di far luce sulla vicenda (Marco Ventura, Il campione e il bandito. La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro, Il Saggiatore). Invero più che di storia, la vicenda del bandito e del campione rientra proprio in quel tipo di leggende popolari di cui è intessuto l’organismo di un Paese. Essa, più che di balenio momentaneo, come quello a cui siamo oggidì abituati, visse duratura di bocca in bocca, di piazza in piazza. Esse costituiscono la memoria vivente di un popolo, ne fondano i miti, che poi solo i poeti sanno condensare in parole. Lucio Iacono

Il Circus della Formula 1 si è messo in moto. Eravamo tutti curiosi di vedere come il nuovo regolamento avesse modificato il profilo delle monoposto. Tutti gli occhi erano puntati sulle presentazioni delle scuderie e la prima doveva essere quella della Ferrari che, per motivi non chiari, è stata costretta a rimandarla di qualche settimana. L’attesa di vedere la nuova monoposto di casa Ferrari non ha soddisfatto le aspettative. Già precedentemente la presentazione giravano voci sul fatto che la vettura non fosse all’altezza delle dirette concorrenti e che i primi gran premi sarebbero stati difficili ed in salita per la scuderia. infatti il primo gran premio ha lasciato l’amaro in bocca a tutti i ferraristi, in primis ad Alonso e Massa, classificatosi rispettivamente 5° e 12° all’esordi della stagione sul circuito di Melbourne in Australia, mettendo in evidenza non solo le difficoltà di tipo tecnico che hanno incontrato i progettisti nell’assemblare la vettura, ma anche la condizione dei due piloti. Quella di Massa di sicuro è la prestazione che più fa preoccupare, perché, da quando è alla guida della Ferrari non ha mai brillato. Oltre a questo c’è da dire che, secondo alcune indiscrezioni trapelate, i vertici di casa Ferrari avrebbero già messo in discussione il futuro di Massa per questa stagione. Indiscrezioni che, dopo il gran premio di Sepang in Malesia, sono diventate delle voci fondate a tal punto che è stato necessario, a mezzo di un comunicato stampa, smentirle. Anche nel secondo gran premio, Massa ha disputato delle pessime qualifiche e ancora peggiore è stata la sua gara in cui si è classificato solo 15°. Ora Massa non può proprio inventare nessuna scusa, come aveva fatto negli anni passati, prima addossando la colpa alle gomme, poi all’aerodinamica della vettura e poi ancora, al regolamento che aveva penalizzato le grandi squadre. A condannarlo c’è anche la spettacolare prestazione di Alonso nel gran premio di Sepang, in cui ha scritto una bellissima pagina della storia della

Formula 1, rimontando e poi vincendo, contro tutte le aspettative della vigilia, disputando una gara perfetta sia dal punto di vista della strategia che da quello della guida perfetta, nonostante le condizioni meteo erano delle peggiori. Oggi, alla luce della prestazione di Alonso, possiamo dire che le prospettive per il campionato sono completamente cambiate. Fernando Alonso presidia la classifica piloti con 35 punti, davanti a Hamilton con 30 punti, Button 25 punti e staccando il campione in carica Vettel di ben 12 punti, che occupa il gradino numero sei. Anche in classifica costruttori la Ferrari conquista terreno, portandosi al 3° posto con 35 punti, dietro la Red Bull Racing-Renault con 42 punti e la McLarenMercedes al comando con 55 punti. A soli due gran premi dall’inizio, possiamo dire che questo sarà un campionato avvincente e sicuramente pieno di sorprese. La prima sorpresa è sicuramente quella di aver rivisto Michael Schumacher lottare per le prime posizioni in griglia e competere con i migliori in gara. Altra sorpresa è stato il pilota messicano Sergio Perez, partito 17° nel primo gran premi e piazzatosi 8° in gara, dopo aver rimontato nove posizioni e aver disputato una gara senza sbavature. Anche nel gran premio di Sepang, si è messo in evidenza, partendo 10° e finendo la gara sul podio al 2° gradino dietro il ferrarista Alonso. Il ventunenne messicano sta già facendo parlare di sé, e c’è chi addirittura, lo associa alla Ferrari. Le premesse ci sono tutte, i numeri il ragazzo ha incominciato a farli come anche l’ esperienza con il mondo Ferrari, ricordando che la Sauber, scuderia in cui milita il giovane, monta un motore Ferrari. I presupposti per goderci un altro bellissimo mondiale di Formula 1 ci sono e forse questa volta il padron Eccleston è riuscito veramente ad organizzare un avvincente mondiale. Alfredo Di Costanzo


Laboratorio sportivo Aprile  

Laboratorio Sportivo' guarda il mondo sportivo da una angolatura più profonda: non solo quello che accade in campo, il 'visibile', il risult...