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ZTL Stand Up!

Numero 1

L’ANNO DEGLI EX L’8 GIUGNO DI UN ANNO FA IL COLLETTIVO ZTL WAKE UP APRIVA I CANCELLI DEL PRIMO POSTO LIBERATO A TREVISO DOPO TANTI, TROPPI ANNI DI LETARGO CULTURALE E INTELLETTUALE. EX TELECOM, EX IVA, EX CAMUZZI, EX CAMPETTO STIORE, EX CASERMA SALSA, MAI AVUTO COSÌ TANTE EX IN UN ANNO , E MAI STATO COSÌ FELICE DI AVERLE. UN GRUPPO DI RAGAZZI CHE IN QUESTI DODICI MESI È CRESCIUTO, HA PORTATO DELL’ARIA FRESCA, UN PÒ DI OSSIGENO IN QUESTA CITTÀ. CERTO È STATO UN PERCORSO DURO E IMPERVIO CHE CI HA PORTATO, DOPO MILLE PERIPEZIE, A COMPIERE UN ANNO DI VITA. PIOGGIA, POLVERI, INSETTI, SUDORE E STANCHEZZA SONO STATE LE NOSTRE COMPAGNE DI VITA, MA CI SIAMO ANCORA, SEMPRE DETERMINATI E CONTENTI DI AVER CAMBIATO NEL NOSTRO PICCOLO LA NOSTRA TREVISO. HA DELL’INCREDIBILE CHE IL “NOSTRO” VICE SINDACO NON ABBIA ANCORA CAPITO IL NOME E LO SCOPO DEL NOSTRO COLLETTIVO, DIPINGENDOCI COME UN GRUPPO DI TERRORISTI FILO-SOVIETICI E DEFINENDOCI LE NUOVE BR. SIAMO ARRIVATI FINALMENTE CON TANTA FATICA E SACRIFICIO A PORTARE LE NOSTRE IDEE AI CITTADINI E LO ABBIAMO FATTO CON IL PROGRAMMA DAL BASSO, CON LE INIZIATIVE, LE ASSEMBLEE E CON LA NEONATA FANZINE “LA NUTRIA”. GRAZIE ALLE NUMEROSE ATTIVITÀ, CHE SI ACCOMPAGNANO A STUDI UNIVERSITARI O AL LAVORO, SIAMO STATI PIÙ VOLTE DEFINITI I GIOVANI FACINOROSI, SENZA IMPEGNI ALTRI DALL’OCCUPARE, VOLENDO UN POSTO PER LE NOSTRE FAMOSISSIME ORGE (ANCHE SE CHI ESALTAVA I BORDELLI IN QUESTA CITTÀ RISULTA ESSERE PROPRIO COLUI CHE CON DISPREZZO CI ACCUSA DI VOLERE QUESTO). IL NUMERO UNO DELLA NUTRIA VI STUPIRÀ, È UN GIORNALE CHE HA BISOGNO DI ESSERE LETTO, PIENO DI QUELLA SANA IRONIA CRITICA CHE RISPECCHIA IL NOSTRO ESSERE MOVIMENTO, GIOVANE E DINAMICO. PARLEREMO DEGLI ARGOMENTI PIÙ DIVERSI: DALL’ESPERIENZA TUNISINA CHE ALCUNI DI NOI HANNO VISSUTO ALLE ULTIME DUE OCCUPAZIONI, DALLO SCERIFFO AL MANUALE DELL’OCCUPANTE, CON L’INEDITO PEZZO SULLA BATTAGLIA CONTRO IL TRAFORO DI VITTORIO VENETO. SE SOLITAMENTE LEGGETE POCO E VI ANNOIA L’IDEA DI TANTE LETTERE UNA A FIANCO ALL’ALTRA FORSE È GIUNTA L’ORA DI CAMBIARE, PERCHE’ NE VALE LA PENA. BUON COMPLEANNO ZTL!


LO STRANO CASO DI GIANCARLO GENTILINI Ormai da 20 anni è lui: il SCIERIFFO. Quando ero piccolo parlandomi del sior sindaco mio padre diceva sempre che aveva delle qualità: il naso lungo e dei difetti: il cervello corto. Non è giusto prendere tutto quello che i grandi ci dicono come verità, tutto va filtrato e ragionato, perciò partiamo da zero. Giancarlo Gentilini nasce nel 1929 a Vittorio Veneto, grande sostenitore della devolution (ovvero del decentramento del potere dalla sede del governo centrale a quelle locali). Presta servizio militare nel corpo degli alpini ed è uomo di cultura e di fascino indiscusso, famoso per le sue dichiarazioni contro omosessuali (“culattoni”), immigrati e comunisti (lui con orgoglio li chiama ancora bolscevichi). Giancarlo dopo due mandati da sindaco e due da vicesindaco (dal 1994 ad oggi), si candida nuovamente alle amministrative trevigiane pubblicizzandosi con sette punti forti: trasparenza, rigore, emozioni, visione, integrazione, sicurezza, onestà; e con la presunzione di poter affermare che “Treviso E’ Gentilini”. Il sindaco di tutti i trevigiani, uomo semplice che chiunque può incontrare in tour per le osterie cittadine e con cui tutti possono parlare. Personalità di spicco della politica italiana, e amministratore invidiato da molti comuni. Lui che in 20 anni non è riuscito a dire no allo spopolamento del centro storico e alla chiusura delle attività imprenditoriali, ed è riuscito a piazzare nei posti di comando della città uomini fidati e raccomanda-

ti, a portare l’abbandono, il degrado e la speculazione edilizia ai massimi storici. Personaggio dichiaratamente e anticostituzionalmente fascista, nostalgico del duce, come dimostrano la presenza del busto di mussolini (la “m” minuscola non è un errore) e della bandiera della decima mas (braccio armato della repubblica di Salò) nel suo ufficio di Ca’ Sugana. Famosissimo nel mondo come più convinto promotore dell’ombralonga, manifestazione dove la città è messa a ferro e fuoco da migliaia di giovani che come dice il Genty stanno solo degustando le bontà della nostra terra. Uomo che si fa paladino della giustizia, della sicurezza e dei buchi neri (che di sicuro non hanno nulla), dell’integrazione e della tolleranza zero, del radicato folklore e dello sviluppo sociale. In contraddizione con i suoi ideali patriottici è antimeridionalista convinto, e sostenitore della differenza tra sesso maschile e femminile (la donna deve stare a casa e crescere i figli padani puri). Chiariamoci un attimo le idee, Gentilini nel suo “Vangelo” riesce incredibilmente a far diventare sinonimi dei termini contrari: integrazione = tolleranza zero, sicurezza = buchi neri, spiccato conservatorismo = rinnovamento sociale. Certo il problema più grande dello sceriffato Trevigiano non sono le centinaia di edifici sfitti e lasciati a marcire da decenni, che diventano una grossa preoccupazione quando da buchi neri si trasformano in “buchi rossi”, ma è non fermare la

macchina della speculazione immobiliare. Volto noto dell’ecologia, tanto che riesce nella sua carriera politica a cementificare la città privandola di tutte le aree verdi e a dichiarare guerra tra gli altri a cigni e nutrie. Il 14 Settembre 2008 la procura veneziana aprì un fascicolo sul nostro sindaco ipotizzando il reato di istigazione all’odio razziale per le affermazioni fatte alla festa della lega nord svoltasi nel capoluogo veneto, l’anno successivo venne condannato e confermato in appello nel 2013. “Voglio vagoni piombati per rispedire a casa gli immigrati”, “il reato di razzismo è così abnorme che non sono sicuro che Hitler lo abbia commesso”, queste alcune delle agghiaccianti dichiarazioni del nostro sindaco in questi 20 anni. Dato tutto ciò io credo che ogni persona di buon senso riuscirebbe a comprendere che quello che mio padre diceva quando ero piccolo è pienamente condivisibile e che la NOSTRA Treviso merita qualcosa di più di un inutile buffone che poi tanto ridere non fa.


NO AL TRAFORO DI S.AUGUSTA (VITTORIO VENETO) Come per i membri di Ztl Wake Up, anche a Vittorio Veneto esistono persone che credono che lo stupro ambientale, lo spreco di denaro pubblico e la speculazione edilizia non siano un’esclusiva di una amministrazione che si fa i propri comodi, senza voler ascoltare i propri cittadini (guarda caso anch’essa Leghista). Ma spieghiamo meglio di cosa stiamo parlando: da più di 50 anni si parla della necessità di dare un’alternativa al transito dei veicoli tra la zona nord e quella sud di Vittorio Veneto, in particolar modo per evitare il traffico nel centro storico di Serravalle. Questa idea nacque quando negli anni d’oro del boom economico del nord-est, gli studi di sviluppo suggerivano che in pochi decenni la popolazione, grazie all’industrializzazione che si espandeva a macchia d’olio, sarebbe potuta crescere da una ventina di migliaia di persone fino al raggiungimento (assurdo) di centomila abitanti. A quel punto cominciarono i progetti per la creazione di una strada che potesse sostenere un traffico tale. Da lì a poco iniziò la costruzione dell’ A27 che, anche se necessaria, non fu per nulla un’opera a basso impatto ambientale. Infatti oltre la distruzione di centinaia di ettari di verde ci fu l’esclusione quasi totale della Val Lapisina dal transito di turismo che ovviamente preferiva un viaggio tranquillo in autostrada piuttosto che affrontare le curve della SS51 (causa anche di parecchi incidenti). Ma la cosa non finì lì. L’autostrada non bastava, così continuarono i progetti di un traforo che passasse al di sotto di Sant’Augusta. Gli anni passarono fino ad arrivare nel 2009, quando arrivò la sentenza, con progetto definitivo: il traforo si farà!!! Ma ovviamente c’è chi non è d’accordo. Chi dice NO sono semplici cittadini che per una cosa voluta quasi 50 anni prima, si ritroverebbero espropriati non solo della bellezza del territorio che li circonda, ma sopratutto delle proprie terre e delle proprie case. Convinti sostenitori della causa, “capeggiati” da Alessandro Mognol (Laurea in ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio con un Dottorato di Ricerca in scienze Geodetiche e Topografiche), iniziano a riunirsi ed manifestare il loro dissenso con petizioni al TAR, banchetti di informazione e verso fine 2010 registrano ufficialmente il comitato NO AL TRAFORO, SI ALTERNATIVE per iniziare una vera e propria lotta a quest’opera. Il comitato, formato da una decina di persone, cresce fino a coinvolgere molti più cittadini ed organi (collettivo studenti operai autogestito, unione degli studenti ed altre associazioni) facendo svariate iniziative di protesta (sempre nella piena legalità) con assemblee, diverse raccolte di firme, altri ricorsi al TAR e studi da parte di molti ingenieri e geometri, cioè tutto ciò che si potesse fare per capire se il progetto definitivo fosse bocciabile o no, e quali alternative potessero sostituire tale progetto. Le idee non tardano ad arrivare!!! I punti forti del Comitato sono: -la liberazione del tratto di autostrada Vittorio Veneto nord-sud (facendo un piccolo calcolo, con il denaro stimato per

il traforo, potrebbe essere gratis questo tratto per SEICENTO ANNI ); -un tracciato completamente modificato (eviterebbe il passaggio dello svincolo a due passi dal Centro Città e dalla cittadella delle scuole Superiori proprio a ridosso di dove si dovrebbe insediare per non si sa quanti anni, il cantiere centrale ed una delle più grosse rotonde che formerebbero tale strada), con costi ben inferiori dell’attuale progetto (da 65 milioni si ridurrebbero a circa 40) e per non parlare di espropri di case ben inferiori. Il Comitato continua tuttora il suo NO al traforo. Infatti, l’ultima iniziativa, si è svolta domenica 26 maggio, con una passeggiata che ha attraversato i punti dove il progetto prevede il transito dello svincolo che porterà al traforo. Erano presenti oltre i rappresentanti del Comitato, anche un centinaio di Vittoriesi e qualche giornalista. La passeggiata ha avuto lo scopo di far vedere di persona dove e cosa sparirebbe per sempre se il “progetto” diventasse camion, ruspe, cemento e quasi sicuramente un cantiere che non avrebbe mai fine dati i costi insostenibili e l’improbabile budget necessario per portare a termine tale abominio.

Questo, è solo un piccolo riassunto del Comitato “No traforo, Si alternative”. ZTL WAKE UP sostiene tutti coloro che giustamente lottano per un futuro non solo fatto di cemento e ribadisce a gran voce la necessità di utilizzare quello che già abbiamo senza quindi rovinare quel poco di verde che ci rimane!!!! Per Informazioni www.notraforosantaaugusta.jimdo.com Facebook “No al Traforo di Sant’Augusta”


TUNISIA Tunisia. Ztl Wake Up ha colto al volo la possibilità di intraprendere il viaggio in uno dei paesi protagonisti della tanto celebrata primavera araba. Uno dei paesi che ha deciso di opporsi ad un regime filo occidentale che lo opprimeva ormai da anni. Il nostro viaggio ci ha portato a conoscere il dedalo di strade della Medina di Tunisi, i migliaia di colori diversi che si confondevano nella capitale in occasione del Social Forum Mondiale ma anche le piccole città cuore pulsante di questa spinta di cambiamento che ha invaso le strade del paese. Abbiamo fatto tappa a Sidi Bouzid perché proprio qui Mohammed, giovane ambulante, si è dato fuoco ormai incapace di sostenere le terribili condizioni economiche e vitali in cui versava lui, come moltissimi altri suoi conterranei. Sidi Bouzid non è sicuramente la Tunisia che ci vendono in tv o nelle agenzie di viaggio, è una cittadina che si sviluppa un po’ a casaccio soprattutto da quando la possibilità di erigere edifici non è più appannaggio di pochi ricchi ammanicati con l’amministrazione locale. Ma parliamo di Sidi Bouzid qui non per fare un resoconto di ciò che è stata la rivoluzione ma per raccontare la realtà che vivono gli abitanti e in particolare le donne, qui in occidente dipinte troppo spesso come sole vittime in paesi così apparentemente lontani dal nostro come quelli dell’Africa settentrionale. L’ultima notte trascorsa nella nostra esplorazione dei territori centrali di questo incredibile paese abbiamo avuto la possibilità di avere un’ac-

cesa ed interessante discussione con un gruppo di donne impegnate nel loro territorio perché il fermento nato con la rivoluzione non si spenga, perché le conquiste arrivino davvero, perché la tensione verso la libertà non venga frenata da una risibile apparenza di cambiamento. Dobbiamo però essere consapevoli di quale sia lo stato d’animo di chi ha combattuto, ha perso compagni, ha percorso chilometri a piedi per poi essere ora assoggettato ad un governo conservatore, che ha come obiettivo principale il riconoscimento da parte delle potenze occidentali e la volontà di dimostrare la propria capacità di gestire un paese che esce da un periodo di feroci tumulti. Quindi l’ultimo giorno verso mezzanotte riusciamo ad accordarci con le ragazze tunisine e dopo non poche difficoltà ci raduniamo tutte in una stanza. Di sicuro il luogo non è quello canonico per un’assemblea ma del resto il confine tra momento assembleare e momento informale è spesso molto labile. Solo noi, niente macchine fotografiche, niente telecamere, solo un gruppo di giovani donne eccitate all’idea di far incontrare due mondi così apparentemente diversi. E il primo gesto che compiono le nostre compagne tunisine è togliersi il velo e quella che celano spesso e volentieri sotto quel pezzo di stoffa è una bellezza straordinaria. Sono loro a cominciare e subito i termini messi sul tavolo aprono mondi, immaginari, modi di approccio alla vita differenti. Scopriamo come si sviluppa la giornata delle

“femmes rurales”, gran parte delle donne nelle zone rurali lavorano i campi; si svegliano prima che faccia giorno, spesso percorrono chilometri per raggiungere la piccola navetta che stipate le porterà nel luogo di lavoro dove le condizioni sono pessime,non hanno alcun tipo di tutela e spesso vengono adirittura abusate e tutto questo per sette dinari al giorno(due dei quali riservati al pagamento del trasporto). Il problema dell’abuso nelle campagne è diffuso, una ragazza lo sottolinea e subito un’altra ribatte insistendo sul fatto che non può essere vero, non è prassi così comune, quasi con la paura di ammettere l’esistenza della violenza. Comportamento del resto che conosciamo ancora oggi nel nostro paese, da quant’è che si parla di feminicidio? per quanto tempo le donne che denunciavano uno stupro venivano allontanate, non credute, ne venivano manipolate le testimonianze per farle risultare istigatrici della violenza? Ma si vuole parlare anche d’altro,si introduce timidamente la questione sessuale; tranquilli anche in Tunisia esiste il sesso prematrimoniale solo che sbandierarlo è sconsiglliato. E poi la religione. Argomento spinoso, vi sono delle ragazze credenti altre laiche. Alcune difendono i veri salafiti che sono portatori di valori e regole condivise e che nulla hanno a che fare con gli estremisti che terrorizzano chi si oppone al governo di Ennhada (il partito al potere). Ciò che però preme più discutere è la questione lavorativa, le condizioni di sfruttamento che sono costrette a subi-


re e l’impossibilità di emanciparsi dalla famiglia e in generale dall’uomo. Per molte non pare essere un problema, Sima ci dice che lei vuole bene ai suoi familiari, perché dovrebbe desiderare l’indipendenza? Ma c’è qualcuna che scalpita; Adina non ne vuole sapere di essere costretta a consegnare tutto il frutto delle sue fatiche all’uomo di turno, che sia padre, fratello o marito. Ogni donna deve poter scegliere, non deve essere considerata come ausiliare alla figura maschile ma sua pari, il suo campo d’azione non può essere solo quello della famiglia, perché donna non si è solo in quanto madre,figlia o sorella. Abbiamo qui raccontato brevemente un incontro, abbiamo cercato di dare uno spunto di riflessione, sarebbe necessaria una descrizione più approfondita per poter comprendere davvero le dinamiche che si creano nel rapporto uomo-donna in Tunisia come in ogni altro paese del mondo. E sicuramente non vogliamo dare una rappresentazione come detto in precedenza di una donna sempre vittima, indifesa, incapace di lottare per i propri diritti se prima non ottiene agevolazioni per proseguire questa lotta(vedi quote rosa). La situazione in Italia deve essere osservata con le dovute differenze, ma non siamo anche noi compatite e trattate come deboli creature da proteggere? Non è forse il momento di un riscatto collettivo delle donne che pretendano finalmente tutto ciò che ancora è loro negato? Non siamo anche in Italia viste come donne in quanto legate alla famiglia? Basti pensare a strutture come i consultori che sono nella quasi totalità consultori familiari.

LA LOTTA DELLA NUTRIA A me le nutrie sono sempre piaciute. Fanno schifo a tutti. Lo so. A me no. È tutta colpa delle aziende che fanno i peluches: se commercializzassero quei topi-castoro in versione morbida e coccolabile, tutti li riterrebbero tenerissimi. Persino la loro coda. E magari sarebbero schifati dagli orsacchiotti. Quando ho scoperto che la fanzine di Ztl si chiamava “Nutria” ho subito desiderato scriverci. L’occasione arriva oggi, dopo più di un anno in cui seguo l’attività delle ragazze e dei ragazzi di una città che per motivi stranissimi ho imparato a conoscere. Treviso. L’occasione arriva perché Agenzia X ha appena pubblicato il mio primo romanzo, La velocità di lotta. Lotta nel romanzo è una intesa sia sostantivo che come soprannome di Carlotta, la quindicenne protagonista, che a sua volta è una piccola nutria. Una ragazza piena di talento cresciuta in un mondo che la vede come un fastidio, una variabile non prevista. Una ragazza che ha visto il mondo degli adulti, a partire dai suoi genitori, perdere ogni certezza a partire dal lavoro. E ha capito subito, con immediatezza e radicalità adolescenziale, che il lavoro è un nemico pericoloso. Lotta scappa di casa, se ne conquista un’altra, per pochi giorni, scontrandosi con Diego, un pubblicitario trentenne. Diego avrebbe un disperato bisogno di fuggire dalla propria, di casa, ma non riesce a farlo. E langue nella depressione. A Ztl ci sono stato più volte, a tenere dei piccoli workshop di scrittura, a incontrare, guardare, ascoltare. E nelle persone che la animano ho ritrovato delle nutrie come Lotta. Anagraficamente un poco più grandi, sì. Un poco più responsabili e canalizzati, for-

se. Le nutrie si sentono a casa nella sporcizia. Ma è il territorio in cui vivono a essere sporco. Le nutrie non sono schizzinose. Lotta nemmeno. Se la situazione è quella che è, il mondo del lavoro è quello che è, le periferie e le città sono quelle che sono, che siano Milano o Treviso o qualsiasi angolo di mondo, non c’è tempo da perdere. Non c’è futuro da aspettare. C’è il presente da divorare. Anche la monnezza si può imparare a digerire, e metabolizzare per trarne forza e possibilità di azione. I Sex Pistols, anni fa, gridavano: noi siamo i fiori nella spazzatura! Per la precisione, in uno dei loro pezzi più famosi, dedicavano queste parole alla loro amatissima regina: When there’s no future / How can there be sin? / We’re the flowers in the dustbin / We’re the poison in your human machine / We’re the future, your future! Volevano profanare l’inno nazionale inglese, e invece secondo me hanno anche scritto quello della libera repubblica esperantista delle nutrie. Andrea Scarabelli, autore del romanzo La velocità di lotta (Agenzia X, 2013)


IL MANUALE DELL’OCCUPANTE Il fenomeno ZTL ha ormai raggiunto una tale portata nazionale, internazionale e interplanetaria che da ogni dove giovani generazioni di ribelli ci chiedono di illuminarli sulla metodologia da seguire per far si che un’occupazione possa dirsi un successo. Per accontentarli abbiamo deciso di raccogliere un memoriale enciclopedico su metodi, errori, e mezzi necessari per potersi dire degli occupanti modello. SACCO A PELO: avete presente il/la ragazzo/a su cui volete fare colpo? Sicuramente avrà dimenticato il suo e non c’è modo migliore per allacciare un rapporto che prestargli/le il vostro (non fraintendete: lui/lei dormirà nel vostro sacco a pelo e voi morirete di freddo sopra un tavolo maledicendo il momento in cui avete deciso di prestarlo). UN AMICO CON DELLE SIGARETTE: fumare permette di ingannare il tempo durante le notti di guardia e di darsi un tono (quale ribelle non ha almeno una foto dove fuma una sigaretta?). Tuttavia possedere sigarette vi renderebbe vittime di costanti assalti da parte di altri ribelli assetati di nicotina. Molto meglio quindi assicurarsi che qualcun’altro le abbia, e tenere gelosamente custodito tale segreto.

bandonato sono spesso ricoperti di tutte le cose peggiori che voi possiate immaginare (spesso rese ancora più schifose dal lungo tempo trascorso in stato di abbandono). L’assenza di anticorpi potrebbe quindi esservi fatale, mentre la mancanza di stomaco forte potrebbe costringervi a vomitare (e a questo genere di brutte figura non si pone rimedio nemmeno prestando il proprio sacco a pelo). UN’ATTIVITÀ “COLLATERALE” MOLTO IMPEGNATIVA: è una costante per ogni occupante dover fronteggiare le malelingue di chi, a fronte del duro impegno che un’occupazione comporta, cerca di sminuire l’operato del giovane ribelle con frasi ad effetto come “Sti’ qua sono dei mantenuti che non fanno niente della loro vita, ti credo che stanno tutto il giorno a occupare! Trovatevi un lavoro vero!!! andate a studiare!!!”. Non c’è niente di meglio quindi di una facoltà pomposa all’università (tipo chessò, per fare un esempio disinteressato, matematica!) per zittire i disturbatori. (Nota bene: non è assolutamente necessario avere successo nell’attività “collaterale”, ciò che conta è poterla usare come scudo protettivo)

IL BAR: nella scelta del posto da occupare condizione necessaria dev’essere la presenza di un bar (più squallido è, meglio è). Il bar svolge la fondamentale funzione di luogo caldo e sicuro dove poter svolgere le più importanti funzioni fisiologiche (potremmo chiamarlo con un francesismo il “cacatoio”), dal quale rifornirsi di caffè, e al quale indirizzare l’amico che rivela di voler comprare delle sigarette.

PIANO TELEFONICO CON CHIAMATE A PREZZI STRACCIATI: per quanto si possa pianificare per mesi ogni particolare di un’occupazione, potete star certi che passerete buona parte del vostro tempo al telefono a elencare cose da fare di cui ci si è dimenticati o a ricordare allo sfortunato possessore di una macchina il migliaio di arnesi (tutti naturlamente fondamentali) che si sarebbero dovuti portare e che invece sono stati lasciati a casa o in qualche garage. Per fare ciò, diventa fondamentale un piano tariffario per il cellulare con il quale poter telefonare senza dover contare i secondi passati al telefono. (in alternativa si può sempre sostituire il piano tariffario conveniente con un amico particolarmente ricco. Ma in tal caso, chi ve lo fa fare di occupare uno spazio abbandonato? Trasferitevi a casa sua e risparmiatevi tutti questi problemi).

STEREO: lavorare è una merda. Non sarà come le otto ore della fabbrica ma vi assicuro che anche ripitturare dei muri di uno stabile abbandonato non è quel tipo di attività di cui raccontare con toni entusiastici nel tema in classe “cosa ho fatto durante le mie vacanze estive”. Non si può quindi fare a meno di un armonico accompagnamento musicale (possibilmente scelto in modo accurato,evitando perciò che a prendere possesso dello stereo sia il tamarro del collettivo - o il punk, il punk non piace a nessuno) per rendere la fatica meno fastidiosa.

LA FOTTA: chiamatela come volete, voglia di fare, spirito di sacrificio. A me piacciono le parole con la doppia “T” e la chiamerò quindi FOTTA. Senza una forza d’animo inesauribile che vi spinge a dare tutto ciò che vi è possibile dare per la causa, non c’è nessuna speranza che voi possiate occupare e mantenere uno spazio abbandonato. Le soddisfazioni vanno di pari passo con le difficoltà, e ad ogni difficoltà bisogna saper rispondere con rinnovato entusiasmo, perchè la depressione del ribelle si riflette sull’umore di tutta la truppa.

ANTICORPI & STOMACO FORTE: Se vi siete illusi che aprendo uno spazio abbandonato non ci troverete ne immondizia ne polvere, sappiate che avete fatto male i conti. Gli interni di uno spazio ab-

Se ni ti un

ALCOOL: da sempre fedele compagno di ogni occupante, il consumo di alcool permette di prendere sempre la decisione giusta e di mantenere un ritmo biologico regolare.

seguirete con attenzione le istruziocontenute in questa guida, state cerche anche la vostra occupazione sarà successo!!

NOTA BENISSIMO: la capacità del lettore di distinguere l’ironia dalla serietà è condizione fondamentale per la corretta interpretazione di questo articolo. Quasi tutto ciò che è stato scritto contiene un fondo di verità, e un contorno di cazzate. A parte per il punk. Su quello c’è poco da interpretare, fa cagare, punto e stop. ztlwakeup.noblogs.org ztlwakeup@inventati.org facebook.com/ztlwakeup

Nutria01  

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