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Diario dal Sol Levante

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all’ultima volta che vi ho scritto il Giappone è diventata ormai la mia seconda casa. Una vita di corsa, la mia degli ultimi mesi, da quando ho dovuto abbandonare la GP3 per mancanza di budget e mi sono buttato a capofitto nel progetto che Toyota ha creato per me. Devo dire che le cose vanno bene,anche se in pista c’è da faticare e i risultati arrivano lentamente. Devo dire che, visto che mi sono sempre considerato un vincente,all’inizio ho patiti un po’ nel trovarmi a lottare per il quindicesimo posto. Ma il motivo per cui sono stato chiamato qui è sviluppare una macchina ed un team che non hanno molta esperienza con la Formula Nippon,quindi sono contento del lavoro che stiamo svolgendo. Fra l’altro la squadra è molto soddisfatta di me, e questo chiaramente mi riempie di orgoglio, perché a 21 anni mi sono trovato addosso una bella responsabilità. Sono sempre stato molto affascinato dal

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Giappone, ancora prima di entrare sotto l’ala Toyota nel 2007, e chiaramente da lì in poi il mio interesse è cresciuto. Posso dire comunque che l’interesse è reciproco: qui si sente molto l’affetto della gente e soprattutto degli appassionati giapponesi per la cultura italiana. Come vi dicevo l’altra volta, è molto difficile per noi europei riuscire ad inserirci in fretta, perché nella vita di tutti i giorni dobbiamo affrontare comportamenti per noi inusuali, mentre a volte corriamo noi il rischio di offendere i nostri amici giapponesi con la nostra esuberanza. Ultimamente mi sento più a mio agio anche perché loro sono molto ospitali, mi guidano nella loro cultura. Vi avevo già parlato di Mamiko Hosoda, la mia “tutor”, che mi fa da traduttrice dall’inglese al giapponese e mi accompagna a fare nuove scoperte, come visite per Tokyo o al monte Fuji prima della gara. I risultati si vedono: il mio giapponese continua ad arricchirsi di nuovi vocaboli, mentre i ra-

gazzi della mia squadra ogni volta che ci vediamo sfoderano nuove parole in italiano: “Arrivederci”, “Come stai?”, Tutto bene, “Vuoi qualcosa?” e “Acqua”. Hanno ancora qualche difetto di pronuncia con la erre, ma stanno facendo progressi. Una curiosità: il proprietario della mia squadra è un cantante pop nipponico, Kondo, ed è veramente molto conosciuto. Un po’ come se Eros Ramazzotti avesse un team in Italia. Un argomento che negli ultimi tempi dall’Europa è rimbalzato con prepotenza in Giappone è stato lo “sciopero” in vista per la gara di Moto GP a Motegi. Per me il fatto che i piloti e il paddock non vogliano presentarsi è qualcosa di inconcepibile. La pista è stata riasfaltata all’85% ed è in ottime con- dizioni. Noi piloti della Formula Nippon siamo andati a correre a Motegi, che non ènemmeno la pista più vicina a Fukushima, che invece è Sugo, dove andrò a correre il 25 settembre, con la strada che passa di fianco alla città. Non capisco i problemi che si pongono i colleghi delle due ruote, dato che si tratta di passare lì 5 giorni, mentre a Motegi e in tutto il Giappone la gente continua vivere quotidianamente: o vogliamo pensare che la vita dei cittadini valga meno di quella dei piloti del Motomondiale? L’allerta maggiore sembra essere quella del cibo, ma in realtà il ristorante della pista è italiano, con un cuoco italiano: il problema insomma è inesistente. I notiziari giapponesi,che chiaramente mi vengono tradotti - non sono ancora così bravo, lo ammetto… - raccomandano semplicemente di fare attenzione a non mangiare alimenti crudi, di cuocere bene carne e pesce. E per me è una vera sofferenza! Sono un grande appassionato di cucina giapponese, ma devo privarmi disushi e sashimi, quindi cerco di mangiare altre cose. Il mio piatto preferito? Al momento il “katzu-don”... Ok, va bene, anche

tutti i miei amici si mettono a ridere ogni volta che lo sentono, visto che in italiano il nome non suona benissimo. Non nego che la prima volta che l’ho letto sul menù anche io stavo per scoppiare a ridere, ma poi mi sono trattenuto visto che ero al tavolo con altri giapponesi che sono sicuro non avrebbero capito l’umorismo della situazione. Comunque, ilarità a parte: si tratta di un piatto di riso bollito con del pollo impanato e fritto, tipo cotoletta alla milanese. Buonissimo, se venite da queste parti provatelo. L’unica cosa che mi ha un po’ turbato, nei giorni che ho passato quaggiù, è stata una scossa di terremoto che ho avvertito mentre ero al Fuji per la gara. La sera, verso le 21 e 30, ero in camera che stavo chattando con un mio amico in Italia quando all’improvviso ho sentito il computer scapparmi letteralmente via dalle mani. Un momento di grande paura: ammetto che sono rimasto colpito dall’intensità della scossa. Non ci sono stati danni, però data la struttura antisismica l’oscillazione è durata a lungo. Dopo la scossa sono sceso subito nella hall, e una volta arrivato giù mi sono reso conto che tutti mi fissavano: avevo preso l’ascensore! Comportamento molto poco sicuro e saggio, dopo un terremoto, ma ero davvero sotto shock. A parte questo piccolo problema, la mia avventura giapponese procede positivamente, e spero di avere presto delle importanti novità anche per quanto riguarda il motorsport. Alla prossima!

ZR Magazine #43  
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