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RIPUBBLICIZZARE I SAPERI Mentre la crisi economica peggiore degli ultimi 50 anni impoverisce tremendamente i cittadini, fornendo la comoda scusa per politiche che aumentano le diseguaglianze e le differenze sociali, nel mondo della formazione si gioca una partita cruciale per il futuro di più generazioni e per il Paese in generale. La scuola e l’università sono oggi delle istituzione al collasso, rese sempre più povere e inaccessibili dai ventennali processi di privatizzazione che hanno attraversato l’Europa. Quell’Europa che ci promettevano, fondata proprio sul valore della conoscenza e che, invece, si rivela sempre più come un’istituzione incapace di rispondere alle istanze sociali. Per chi ogni giorno le vive, studenti in primis, scuole ed università rappresentano un luogo distante in cui il sentimento di frustrazione e precarietà esistenziale è forte. Per il governo dei tecnici, al contrario, l’istruzione è un vincolo di spesa in bilancio da cui togliere risorse ed energie, nonostante se ne rivendichi costantemente l’importanza. Eccola la scuola oggi: edifici fatiscenti, didattica preistorica, chiusura degli spazi di partecipazione, trasformazione della valutazione in strumento discriminante e repressivo, un diritto allo studio inesistente e svalutato che scarica sulle spalle delle famiglie e degli studenti i costi di una formazione che, chi ci governa, vuole sempre più indebolita e incapace di formare veri cittadini. Abbattere i finanziamenti all’istruzione pubblica così come perseverare nel non reintegrarli, ripetendo il leit motiv dell’assenza di risorse, significa non concepire l’istruzione come via d’uscita dalla crisi, ma come un laboratorio avanzato per l’azzeramento dei diritti e la chiusura degli spazi di democrazia, nell’ottica di conservare l’impostazione classista della nostra società. Diventa necessario far partire un percorso di ripubblicizazione dei saperi che investa su più livelli il mondo della conoscenza, partendo dall’accesso ai saperi, oggi di fatto negato da notevoli barriere economiche, per arrivare alla liberazione dei saperi dagli interessi del capitale e del profitto, affinchè il sapere non sia riproduzione del sistema esistente ma veicolo di cambiamento. ACCESSO AI SAPERI Le barriere presenti per l’accesso al sapere sono molteplici. Esse possono essere definite strutturali che, di fatto, impediscono la libera fruizione del sapere, come ad esempio i test a numero chiuso per accedere ai corsi universitari. Le barriere di tipo economico si concretizzano nel costo sempre maggiore del corredo scolastico e nei contributi scolastici anno dopo anno più esosi (spesso spacciati per obbligatori dalle scuole ormai prive di fondi) fino ad arrivare al costo sempre maggiore delle università, che diventano luoghi del sapere sempre più elitari. Negli ultimi 20 anni i Governi di tutti i colori hanno contribuito a rendere sempre più difficile il libero accesso al sapere, questo processo si è poi portato a compimento con la Legge 133 del 2008, che ha di fatto affamato scuole ed università italiane. L’istruzione, da fattore di emancipazione sociale, sta diventando sempre più elitaria ed inaccessibile, nella prospettiva di produrre un esercito di lavoratori non qualificati e facilmente sfruttabili nel futuro. Si vuole negare il futuro ad un’intera generazione, impedendo da una parte la sua formazione complessiva e dall’altra costruendo un mondo del lavoro precario e privo di tutele. DIRITTO ALLO STUDIO - SCUOLA Il tema dell’accesso al sapere assume in Puglia un significato tutto particolare. Sono passati ormai tre anni dall’approvazione della Legge regionale sul diritto allo studio per gli studenti medi: un atto di discontinuità rispetto ad un panorama nazionale che vede, ancora oggi, 20 leggi diverse sul diritto allo studio, di cui molte risalenti agli anni ‘70 e ‘80 e, soprattutto, nessuna legge quadro nazionale che fissi i livelli minimi di prestazione da erogare agli studenti. Questo atto di discontinuità, tuttavia, si è dimostrato carta morta, nella misura in cui solo dopo altri due anni di lotte si sono ottenuti i decreti attuativi della legge ed, ancora oggi, mancano i fondi per rendere tale legge realtà. I temi trattati dalla legge, che vanno dal comodato d’uso gratuito dei libri di testo fino all’istituzione di una carta della cittadinanza studentesca che permetta agevolazioni sui trasporti oltre che l’accesso agevolato alla cultura per gli studenti medi sono totalmente assenti dai finanziamenti. Aver ottenuto i decreti attuativi è una vittoria, seppur tardiva, tuttavia la mancanza dei finanziamenti comporta di fatto l’inutilità della legge e, quindi, il perdurare delle difficoltà di accesso all’istruzione e alla cultura informale per gli studenti medi pugliesi. La Regione ha soltanto proclamato buoni propositi senza però trasformarli in risultati concreti.


Richiediamo il finanziamento della legge regionale sul diritto allo studio, per rendere accessibili i luoghi della formazione e permettere agli studenti, a prescindere dalla loro condizione economica, la possibilità di usufruire della cultura in senso ampio, vale a dire cinema, teatri, musica, ecc... Inoltre nell'ultimo anno il progetto di (ri)dimensionamento scolastico in Puglia si è concretizzato di fatto in una serie di accorpamenti che definire improbabili è dir poco. Il dimensionamento, imposto dal Governo nazionale e di fatto dettato dal concretizzarsi dei tagli al personale scolastico degli scorsi anni, ha portato ad accorpare le amministrazioni di numerosi istituti spesso lontani kilometri tra loro che portano ora da una parte a delle forti difficoltà rispetto l'organizzazione interna alle scuole e dall'altra a dei forti gap democratici dettati dall'oggettiva lontananza tra studenti e dirigenza. Inoltre a causa degli accorpamenti il rapporto tra rappresentanti e rappresentati tra gli studenti è notevolmente aumentato. La Regione fin dall’inizio si è opposta a tale direttiva facendo anche ricorso alla Corte Costituzionale, ricorso che è stato vinto. Proprio per questo motivo ci aspettiamo che ora l'Assessorato al Diritto allo Studio ritorni sui suoi passi, puntando a tutelare l'organizzazione e la democrazia interna delle scuole rivendendo quindi il progetto di dimensionamento così come ora si posto in essere. Rendere accessibili i luoghi dalla formazione vuol dire anche far sì che le scuole non siano delle strutture fatiscenti che rischiano di crollare addosso agli studenti in ogni momento. La dura realtà della nostra regione invece è totalmente diversa. I casi di Massafra e Foggia dello scorso anno sono solo la punta dell’iceberg. La sicurezza a scuola è un tema di civiltà, che deve essere assunto come priorità politica dalle istituzioni. Gli sforzi fatti fin’ora dalla Regione non sono abbastanza. La regione deve assumere il diritto allo studio come un tema prioritario non solo a parole, ma nei fatti finanziando la Legge regionale sul Diritto allo Studio nelle suo varie declinazioni. DIRITTO ALLO STUDIO - UNIVERSITÀ’ Ancora una volta il diritto allo studio universitario risulta essere sotto attacco. Il diritto di accesso alla formazione universitaria, viene sempre di più trasformato, a causa degli ultimi interventi del Governo Monti in un vero e proprio LUSSO. Infatti il d.lgs. 68/2012, decreto attuativo della legge 240/2012 (Legge Gelmini), impone alle regioni l’aumento della contribuzione studentesca per il diritto allo studio universitario. Per quanto riguarda la Puglia la tassa annuale è passata da 77€ a 140€. Riteniamo che il quadro di interventi legislativi del Governo Monti siano segnati da un’assoluta ingiustizia, anziché dell’inflazionata “equità” soventemente millantata dal Governo. Monti e Profumo scelgono di colpire il futuro di questo Paese, di colpire una generazione già afflittà dalla precarietà, impedendo di fatto a sempre più persone di accedere liberamente ai gradi più alti della formazione. Crediamo che la Regione Puglia, dopo aver dichiarato tante volte di tutelare le istanze dei giovani, non è mai intervenuta in maniera esauriente (il bando “Ritorno al futuro”, ad esempio, pur intelligente e lungimirante non è assolutamente in grado di contrastare le difficoltà in cui versa la maggior parte degli studenti e delle studentesse), debba dimostrare nei fatti la volontà di sostenere il sistema pubblico di diritto allo studio, senza lasciare ai privati il compito di riempire i vuoti del pubblico, come successo ad esempio nella Provincia di Barletta-Andria-Trani con l’apertura del Nuovo Polo Universitario privato LUM, addirittura finanziata con denaro pubblico. Finanziamento che riteniamo intollerabile sia in linea di principio che alla luce della disastorsa situazione in cui versa l’Università pubblica, motivo per cui sosteniamo le rivendicazioni del movimento PubblicaMente, composto da studentesse e studenti della Provincia BAT che nell’ultimo anno hanno provato ad opporsi a queste incomprensibili scelte dell’amministrazione provinciale. Chiediamo alla Regione di opporsi fermamente alle politiche che stanno spostando i pesi per il sostegno del DSU dalla fiscalità generale alla contribuzione studentesca individuale, con interventi politici ed economici. Altro fenomeno, aggravatosi ulteriormente a causa dei tagli dei governi nazionali, e che contestiamo da decenni, è la scarsissima copertura delle borse di studio, fertilissima madre di migliaia di IDONEI NON BENEFICIARI. Questa figura, utilizzata per indicare tutti quegli studenti ai quali spetterebbe di diritto (in base ai parametri della normativa) la borsa di studio ma che non la ricevono per la scarsità dei fondi. Costituisce questo l’emblema di un sistema in cui i diritti che dovrebbero essere l’ossatura dello Stato Sociale, che in Italia sono sanciti dalla Costituzione, non vengono garantiti dalle istituzioni. Questo si verifica peraltro, non solo per quanto riguarda le borse di studio, ma anche nel caso dei diritti alla mobilità, all’abitare (le insufficienti residenze universitarie), Per questo riteniamo sia utile aprire una grande stagione di conflitto sociale in cui, a partire dalla rivendicazione sulle borse di studio, ci riprenderemo tutto quello che ci spetta, tutto


quello che serve a garantire una vita dignitosa ai soggetti in formazione nella nostra regione. Per questo chiediamo alla Regione Puglia, di avviare in tempi brevissimi le procedure per trovare i fondi necessari alla copertura totale delle borse di studio ADISU, come primo passo per avviare un percorso virtuoso di emancipazione dei soggetti in formazione. WELFARE: LIBERI DI MUOVERSI Molto spesso, la mobilità viene affrontata marginalmente e con una prospettiva molto ristretta, legata alla necessità di risolvere problemi contingenti. Quasi con cadenza ciclica viene pubblicata una ricerca che denuncia l’alto tasso di emissioni di CO2, benzene e ossidi di azoto. Esse aprono discussioni pubbliche che solitamente impongono agli amministratori locali di operare limitazioni alla mobilità privata (auto, tir,ecc.) e, nei migliori dei casi, scelte di investimento in favore dei trasporti pubblici, basate però solo sull’abbassamento delle emissioni fino ai limiti definiti per legge. E’ necessario che il tema della mobilità venga inquadrato nella sua complessità, cominciando con il definire i trasporti come strumento al soddisfacimento di un diritto. E proprio leggendo il tema nelle sue molteplici sfacettature, è necessario leggere il contesto in cui tale diritto si è sviluppato e in che modo si articola nella vita di ogni cittadino. Nello sviluppo delle città, i paesaggi urbani sono oggetto di ripensamento delle loro funzioni e dei propri profili, assumendo un valore specifico, e privando gli spazi pubblici del loro carattere sociale, culturale e simbolico. Conseguenza di ciò è la frammentazione delle sfere quotidiane dell’individuo in spazi e contesti diversi. Il diritto alla mobilità, quindi, va colto oltre la semplice possibilità dell’individuo di spostarsi liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale. Nel pieno diritto di ogni cittadino di potersi spostare nella propria quotidianità, per studiare, lavorare, conoscere, il trasporto pubblico locale e nazionale, gioca un ruolo decisivo, che va necessariamente colto e legato all’orizzonte della sostenibilità ambientale e sociale. Il quadro legislativo che si è disegnato negli ultimi 14 anni è stato segnato dalla volontà di liberalizzare l’intero settore, volendo costituere una libera concorrenza che in realtà non esiste. Ciò che ne è scaturito, e che constatiamo essere bipartisan, è stata la trasformazione di aziende pubbliche, in veri e propri monopoli privati. A questo contesto si aggiunge l’uteriore peso dei tagli alla spesa pubblica, sul settore che mettono in ginocchio intere regioni. Nella nostra Regione il TPL è soggetto, anche ad altri problemi. Nonostante siano attive e offrano un servizio di trasporto in tutta la Puglia centinaia di aziende di trasporto, molte delle quali tra loro consorziate nella Cotrap, non esiste ancora uno scenario soddisfacente capace di migliorare il servizio offerto. A questo si aggiunge l’aumento dei costi per biglietti e abbonamenti con le ovvie conseguenze sulla spesa familiare o singolare di studenti e cittadini. Quello che riteniamo sia necessario sviluppare nella nostra Regione è una Comunità dei Trasporti. Un ente che, seguendo il modello Belga o Francese, permetta la partecipazione degli Enti locali (gradualmente a raggio di competenza: Regione, provincia, comune) e dei cittadini, nel processo pratico di formulazione del servizio. Non solo. Verso e con la Comunità dei Trasporti, sviluppare un piano coordinato sulla mobilità, eliminando ogni accavallamento delle linee e degli orari, e costituendo un dipartimento unico di monitoraggio sul sistema di trasporto locale, producendo quindi una riduzione dei costi, ed un beneficio sia alle casse pubbliche che agli utenti. Riteniamo infine che un passaggio fondamentale per questo percorso sia l’integrazione tariffaria, con l’istituzione di un Biglietto Unico Regionale. Questa analisi così ampia e generale del tema dei trasporti, ha un influenza fondamentale sulla vita degli studenti e delle studentesse, così come per i lavoratori (atipici e non) spesso costretti per ragioni economiche a spostarsi quotidiamente da casa propria, ai luoghi di lavoro e formazione. Se il panorama generale è sconfortante, la situazione in cui versano gli studenti e le studentesse nell’ambito del trasporto pubblico è ancor più tragica. Non esistono adeguate formule di sostegno per abbonamenti o riduzioni per pendolari studenti e precari, che come descritto sopra ed in seguito sono tartassati da un pressione fiscale ed economica enorme per i mezzi a disposizione. Questi sarebbero funzionali al superamento dei limiti geografici della nostra regione. Per questo riteniamo che una volta per tutte debbano essere istituite agevolazioni per l’accesso alla mobilità, per studenti e precari, nell’ottica parallela di costruire le prospettive finora descritte.


WELFARE: REDDITO PER I SOGGETTI IN FORMAZIONE La crisi in atto, non può essere ridotta unicamente ad un piano meramente economico-finanziario. Ad essere messa in crisi è l’intera società, la democrazia, il sistema delle relazioni su cui si fonda lo Stato, quanto tra i cittadini, quanto tra cittadini e politica (ed istituzioni) sempre più autoreferenziali. Contemporaneamente, l’offensiva del Capitale nei confronti dei lavoratori, dei precari, dei soggetti in formazione è arrivata ai casi limite. I casi FIAT (gli stabilimenti in via di chiusura, l’inesistente Fabbrica Italia), Alcoa (con tutto l’indotto sardo), la vicinissima ILVA di Taranto, le distruttive riforme degli ultimi mesi sulla precarietà e sul lavoro, l’abolizione dell’art. 18 non possono descrivere altro che uno scenario catastrofico. In questo contesto di generalizzata cancellazione dei Diritti, soprattutto in materia di lavoro, la priorità deve concentrarsi sulla condizione in cui versano i soggetti in formazione e quali tutele posseggono. I cosiddetti giovani, vivono una condizione quanto mai difficile, esposti sostanzialmente a tutte le piaghe più dolorose che il neoliberismo porta ontologicamente e materialmente con sé. La prima, più nota ed ovviamente non risolta, è quella della precarietà, condizione non solo generazionale ormai connaturata ed assimilata, oseremmo dire “normalizzata”, nella vita di ognuno di noi. L’attacco combinato ai diritti fondanti e fondamentali della nostra Repubblica, istruzione e lavoro, la consacrazione della precarietà a status vivendi, mettono in mostra l’altro lato della medaglia: l’assenza totale di un sistema di welfare, adeguato ed aggiornato coi tempi. E’ evidente che il tessuto sociale italiano, e quindi quello pugliese, è radicalmente mutato da quando i cosiddetti ammortizzatori sociali sono stati ideati e messi in atto. A conferma di quanto fin’ora detto, l’Italia ha raggiunto il primato negativo nella disoccupazione giovanile, sfondando ormai da tempo il 35%, con picchi ancor più alti nelle regioni del Sud. Obiettivo fondamentale deve essere superare l’attuale sistema di assistenzialismo basato sulla prevalenza della famiglia come nucleo sociale: un sistema di Protezione sociale universalistico che, partendo dagli ultimi e dai penultimi, sia in grado di emancipare dall’esclusione e dall’isolamento che precarietà e disoccupazione portano con sè. Per questo riteniamo che la Regione Puglia, come successo già in altre realtà italiane (Lazio, Liguria, Emilia Romagna) debba prendere coscienza di questa necessità a partire dai soggetti in formazione, individuando formule di finanziamento diretto ed indiretto, per poter permettere a tutte e tutti i giovani di poter scegliere i propri percorsi, di formazione e di vita, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche di partenza. Fornire, dando ovviamente priorità alle situazioni economiche più svantaggiate, una forma reddituale capace di liberare la persona dai gioghi di povertà, precarietà, disoccupazione. Rispetto il reddito di formazione inoltre la nostra regione offre un importante sperimentazione, vale a dire quella messa in campo dal Comune di Barletta che, proprio grazie alle mobilitazioni studentesche, ha istituito una formula di reddito per i soggetti in formazione diretto indirizzato agli studenti provenienti da famiglie a basso reddito. Questo rappresenta un interessante punto di partenza in grado di sottolineare l'importanza che il reddito di formazione può rappresentare concretamente per il miglioramento delle condizioni materiali di accesso alla formazione. L’attuale crisi non può essere superata unicamente con ricette lavoriste, ma dando a tutte e tutti la possibilità di formarsi adeguatamente raggiungendo tutti i gradi della formazione, senza dover pensare a come sostenersi o poter pagare gli studi.


CONCLUSIONI Per tutte queste motivazioni chiediamo che la Regione Puglia si impegni a a sottoscrivere questo documento come carta di intenti, al fine di sviluppare nei prossimi mesi, il raggiungimento dei seguenti obiettivi: ●

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Promuovere l’accesso ai Saperi, intesi come strumenti di crescita individuale e collettiva, abbantendo ogni tipo di ostacolo per studenti, precari, soggetti in formazione, e per tutti i cittadini, indipendentemente dalle proprie origini sociali, economiche e geografiche; Investire nel diritto allo studio, come mezzo fondamentale di sostentamento per gli studenti e le studentesse, in ogni ordine e grado della formazione: prioritariamente per il raggiungimento di questi obbiettivi si individuano il finanziamento della Legge Regionale sul Diritto allo Studio della Scuola, ed il finanziamento del DSU per la copertura totale delle borse di studio in Puglia; Rivedere il progetto di dimensionamento scolastico preservando la democrazia e l’organizzazione interna alle scuole; L’istituzione di agevolazioni per studenti e precari nel campo della mobilità locale, parallelamente ad una riforma sostanziale del sistema di trasporto pubblico locale, per l’integrazione tariffaria e la costituzione di una Comunità dei Trasporti, che metta cittadini e istituzioni, nelle condizioni di accedere ad una gestione partecipata del trasporto pubblico locale; La creazione di un sistema regionale di Reddito diretto ed indiretto per i soggetti in formazione, intesi sia per condizione anagrafica, sia produttiva (studenti, dottorandi, ricercatori, precari), mettendo a sistema gli strumenti già esistenti, e laddove necessario potenziandoli economicamente e strutturalmente. Avviare nel giro di 30 giorni, un tavolo tecnico tra associazioni, istituzioni e sindacati, per individuare necessità, modalità e forme per l’istituzione di un reddito di formazione nella Regione Puglia.

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