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L'alimentazione nell'antica Grecia Sesto gruppo: M.Pronesti' V.Consiglio P.Quintieri G.Benvenuto


Storia dell'alimentazione in Magna Grecia E’ noto che una delle cause principali della colonizzazione greca dell'area geografica situata nella penisola italiana meridionale, a partire dall'VIII secolo a.C., fu il reperimento di terre fertili che scarseggiavano nell’Ellade. Vino ed olio, sono i prodotti dell’antichità ai quali erano legati il nome ed il concetto di Magna Grecia. La zona coltivata, divisa in piccole proprietà, si estendeva dalla pianura alla costa o alle rive dei fiumi a fondovalle. Le coltivazioni documentate sono i cereali, tra cui una posizione dominante assume l’orzo; la vite, l’olivo, sono considerati le coltivazioni più redditizie e la presenza di boschi e querceti come risorsa fondamentale per l’economia, e anche quella dell’allevamento del bestiame e di caseifici nella zona collinare. Lo studio dell’ alimentazione greca e magno greca si basa anche su molti testi di autori che hanno scritto sui cibi utilizzati nel mondo antico e sul modo di cucinarli.

Pane, Olive, Verdure e Vino degli antichi Greci Il pane Ad accompagnare il cibo quotidiano del greco antico era il pane, che, talvolta, fungeva anche da piatto. Esso era preparato in numerose varianti. Quello più diffuso era la “maza”, una galletta di farina d’orzo, consumata, soprattutto, dai meno abbienti. Il pane di farina di frumento, più pregiato, era riservato ai giorni di festa. Poi c'era l’”obelites”, cotto allo spiedo. I fantasiosi greci producevano perfino un pane a forma di fungo, detto “boletos”. Numerosi erano anche i pani cerimoniali offerti sugli altari alle varie divinità. Vi erano poi anche dei pani speciali, preparati per varie ricorrenze (matrimoni, funerali, battesimi ecc.). Il “gamelio”, impastato con miele e sesamo, era consumato nel banchetto nuziale; mentre, la “koliva” di semi e frutta secca, impastati con miele, era immancabile nei funerali.

Le olive Un altro prodotto immancabile sulle mense greche erano le olive, consumate fresche o in salamoia. Secondo Ippocrate, queste sarebbero state molto nutritive, tanto che un uomo poteva sopravvivere con otto olive al giorno. Anche Platone era un grande estimatore del sacro frutto dell’ilivo. Quelle preferite dal filosofo erano le olive lasciate maturare sull’albero, dette “druppae”. Ve ne erano di moltissime qualità: la bianca, la nera, la georgerina, la pitryde e la iscadi erano le più diffuse.

Le verdure Tra le verdure, consumate crude e cotte, ricordiamo le cosiddette “portulacee”, diverse specie di cavolo e di cicoria, vari tipi di bieta, di spinaci e di lattuga. Quest’ultima per Diocle di Carysto, la migliore lattuga era quella nera, ma ve ne erano molte altre specie (rossa, verde, bianca, “a cappuccio”). La più saporita, secondo il botanico Teofrasto, giungeva nei mercati greci da Cipro. On la lattuga c'erano i porri, le cipolle, l’aglio, la menta. In particolare, quest’ultima era ritenuta un’erba sacra.


Anticamente, essa era usata nei riti funebri per profumare i cadaveri.

Il vino Senza dubbio il vino era la bevanda per eccellenza degli antichi greci. La bevanda era definita in molti modi:“Nettare degli dei”, “sangue di Dioniso”, “ambrosia dell’Olimpo”. Il vino greco antico vantava una altissima gradazione alcolica, dovuta alla vendemmia tardiva. Diversi erano i vini di buona qualità. Molti poeti lodano il “biblino profumato” proveniente da Biblo ed il “lesbio”, prodotto sull’isola di Lesbo. Mentre, sulle tavole degli eroi omerici compariva il vino “Pramnio”, considerato il primo vino d.o.c della storia. Inoltre, è documentato come tutti i vini greci, a prescindere dalla qualità e dalla gradazione, avessero in comune un retrogusto resinato, dovuto alla resina di pino che sigillava le anfore. Per conservarlo più a lungo, lo si aromatizzava con miele, timo e altre spezie. Non di rado lo si miscelava con acqua di mare.

Pesce e carne per gli antichi Greci Il pesce Sulle mense greche arrivavano oltre una quarantina di specie di pesci. Una risorsa preziosa per l’economia e l’alimentazione del greco antico, il pescato, per secoli, sarà il cibo quotidiano del popolo, della gente comune. Simbolo della dieta popolare saranno le umili, ma saporitissime acciughe che la plebe ateniese consumava crude, divorandole per strada o lungo i moli. Naturalmente, esistevano specie ben più pregiate e costose. Come le triglie di scoglio o il tonno. Una vera leccornia erano considerate le anguille molto amate dai buongustai ateniesi. A partire dal V-VI secolo, il pesce, rivalutato da gastronomi e buongustai, assurgerà agli onori dei ricchi banchetti. Oltre al semplice arrosto, consigliato per le specie più pregiate, era praticata la cottura “al cartoccio”: per le anguille suggerite con un involucro di bietola bianca, mentre, per lo sgombro, foglie di fico. Il gastronomo siciliano Archestrato di Gela preferiva, invece, condire il pesce con il formaggio. Un’abitudine, questa, che rivive ancora oggi .

La Carne A differenza del pescato, la carne compariva di rado sulle mense degli antichi greci e soltanto in occasione dei sacrifici. E ciò perché era vietato uccidere animali domestici fuori dall’orizzonte sacrificale. Nei rudi banchetti omerici si mangiava, rigorosamente, agnello o bue allo spiedo, immolati in onore di Zeus. L’arrosto era l’unico metodo di cottura in uso in epoca minoica e micenea. In epoca classica, la carne sarà appannaggio soltanto dei ricchi, delle classi abbienti. La carne meno costosa era quella di maiale. Inoltre, sempre nella ”età d’oro”, compaiono, per la prima volta, sulle tavole dei signori cacciagione e pollame, considerate, nelle epoche precedenti, carni immonde.


Spezie ed erbe aromatiche in antica Grecia Le spezie Un posto di tutto riguardo, nella cucina greca antica, avevano le spezie e le erbe aromatiche esse avevano una funzione importante nei rituali di iniziazione e nelle pratiche funebri. In origine l’origano, la menta e il rosmarino si usava frizionare i cadaveri ma poi questa pratica mutò dalla tecnica culinaria di aromatizzare le carni prima della cottura. L’uso delle erbe è una delle prerogative della cucina greca antica. Oltre a quelle sopra citate, ritroviamo il mirto, il lauro, il timo, la maggiorana, il carvi, il sedano, il finocchio, i semi di papavero, il pepe, il terebinto e il lentisco di Dictymna. Mancavano dalle tavole greche il prezzemolo ed il basilico, usati per scopi ornamentali e per scacciare gli insetti. Molto diffuse nella cucina greca erano due erbe, il silfio e il cipero, oggi scomparse. Il gastronomo preferva una cucina semplice basata solo su spezie odorose. Un erba oggi scomparsa, la cosiddetta “erba pazienza”, era, invece, utilizzata per stuzzicare l’appetito. Invece, la malva e l’asfodelo venivano consumate in tempo di carestia. Questa ucina è veramente anticha e si è sviluppata con il tempo. Tra gli aromi, un posto di tutto rilievo avevano le cipolle. Le cipolle erano molto diffuse e apprezzata nei banchetti. Di frequente comparivano come antipasto nei banchetti dell’epoca classica. L’aglio era meno amato da cuochi e buongustai. Esso compare in qualche ricetta di pesce, insieme al silfio e ad altri aromi. Un credo popolare diffuso da tempo immemorabile gli attribuiva il potere di scacciare diavoli e streghe. Un posto a sé spetta lo zafferano ricavato dal fiore del croco che propiziava l’unione coniugale, tanto che la sua polvere veniva sparsa sul letto nuziale la prima notte di nozze.

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