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ONDE NERE E GRIGI ORIZZONTI

Ancora non si sa come andrà a finire, ma una cosa è certa: il disastro della marea nera fuoriuscita il 21 aprile al largo delle coste della Louisiana a causa del collasso di una piattaforma petrolifera della BP ci riporta alla mente un nostro “piccolo” disastro naturale accaduto solo due mesi prima. Un’altra onda nera, di dimensioni non certamente confrontabili con quella che ha devastato l’ecosistema del delta del Mississippi, invadeva il Lambro, un fiume già di per sé martoriato da anni di “menefreghismo ambientale” e di folli gestioni dello stoccaggio dei rifiuti industriali in una delle zone a più alta densità produttiva d’Italia. Il Lambro non è il Mississippi, ma il filo conduttore che li unisce è impressionante. Queste poche righe non vogliono essere un manifesto di Greenpeace o una condanna unilaterale del progresso a tutti i costi. Non è nostro compito e, forse, siamo i primi a macchiarci come consapevoli collaborazionisti di questi disastri attraverso uno stile di vita poco ecologico. Ma è nostro compito

informare, o almeno parlarne, così come dovrebbe esserlo di tutti coloro che operano nel mondo dell’informazione, regalando un po’ di verità a chi legge, guarda la tv o accende una radio. Quello che più impressiona di fronte a un disastro ambientale è come viene trattata la notizia dai media: con fastidio. Mi riferisco ovviamente ai media più “governativi”. Il ritardo con cui forniscono la notizia, gli scarsi approfondimenti, i tentativi di mascherare o sminuire la tragedia sono gravi quanto i sabotaggi che l’hanno provocata. Era una mattina di fine febbraio e i primi a darne notizia furono Radio Popolare, piccola radio meneghina un po’ vetero comunista, e il tam tam su internet. La lezione è stata evidente: se il disastro non è epocale è inutile parlarne. O meglio: il fatto assume la dignità di notizia se si muove un Bertolaso o un sottosegretario, altrimenti perché scomodarsi? Il Lambro non è la Louisiana e già faceva abbastanza schifo prima, per questo dopo pochi giorni i riflettori si sono spenti. Crediamo quindi di fare un regalo a noi

stessi e ai nostri lettori nel pubblicare un Portfolio che ci ricorda il dramma del Lambro, quell’onda nera che in una mattina di febbraio ha sconvolto un ecosistema già gravemente logorato. Il fotografo ha catturato in maniera impeccabile quanto accadde in quelle ore. In questi casi le immagini rendono più delle parole, le rafforzano, le integrano. Ma non possono sostituirle. L’uomo ha il dono della parola e la deve usare al meglio. Se i media governativi non sono sufficienti nell’informarci, allora forse dobbiamo esplorare nuove vie. I new media sono un tema a noi molto caro che stiamo cercando di esplorare e indagare in questi mesi. Al largo dei grigi orizzonti dell’informazione tradizionale, sempre più inadeguata, stanno emergendo realtà e fenomeni nuovi. Ancora non si sa come andrà a finire, ma una cosa è certa: il nostro “piccolo” disastro naturale almeno oggi è di nuovo notizia!

STEFANO AMPOLLINI

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14. 22.

OPINION / 10

CHINASKI77 VS L’ALDILÀ La vita è una, inutile immolarsi per l’Aldilà. DI CHINASKI77

OPINION / 12

GLI UOMINI SECONDO ME, CAP. 3 Catalogo degli uomini da evitare. DI SUNOFYORK

PORTFOLIO / 14

LAMBRO, L’AGONIA DI UN FIUME DI DAVIDE ZANONI

INTERVIEW / 18

SHADOW: L’ITALIA TORNA A FARE PAURA… Successo di critica per il nuovo film di Federico Zampaglione. DI ELIANA ALBANO

FOCUS ON / 22

DARSENA, IL BUCO CON LA CITTÀ INTORNO

26.

Saranno i cittadini a riportare a nuova vita l’antico porto di Milano?

BELLA SCOPERTA

DI ENRICO SIMONE BENINCASA

FOCUS ON / 24

FUTURI IMMAGINARI NELL’ERA DEI NEW MEDIA Dalla carta stampata al web, le nuove prospettive dell’informazione. DI ELIANA ALBANO

IN DEEP / 26

L’ITALIA SI SCOPRE BUDDHISTA

Furoreggia il Buddhismo in Italia: alla scoperta della Soka Gakkai, la corrente che raccoglie i maggiori consensi. DI ANDREA ZAPPA COVER/ Photographer_ Claudia Pasanisi Smith @ Studio Ghiglieri Stylist_ Micole Basile Lugli @ Victoria’s Hair_ Luca Lazzaro @ Victoria’s Make up_ Katja Wilhelmus @ Victoria’s Model_ Lina Navickaite @ Next

18.

Top Pinko, Culotte Eres

24.

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APERTURA CAPOTE ELETTRICA: 3 DIVERSE POSIZIONI NUOVO MOTORE 1.3 MULTIJET 95 CV: PIÙ POTENZA, MENO EMISSIONI SISTEMA START&STOP DI SERIE: MENO CONSUMI, PIÙ RISPETTO DELL’AMBIENTE

Ciclo combinato: (l/100km) 6,1. Emissioni C02: (g/km) 140.


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60.

36.

TREND / 50

INDOCHINA SUNSET DI LUIGI BRUZZONE

FOCUS ON / 30

TREND / 52

Incontro con il romanziere inquieto e maledetto di Angeli a pezzi.

DI LUIGI BRUZZONE

DAN FANTE

DI CLAUDIA CARAMASCHI

SIGNALS / 32

BACK TO NATURE

Il green spirit impazza in ogni campo. DI CHIARA ZACCARELLI E FIAMMA SANÒ

GLAM SOUNDS / 34

Una selezione delle novità più cool dai magazine internazionali. DI ANDREA CARAVITA

EDITORIAL / 36

- HEAVEN CAN WAIT FOTO DI CLAUDIA PASANISI SMITH

EDITORIAL / 42

- I FELL IN LOVE WITH A BOY FOTO DI CHIARA ROMAGNOLI

BLUE WAVE BEAUTY / 54

SCENT OF SUMMER DI MATTEO WEBER

DESIGN INTERVIEW / 56

CUORE DA MUSICISTA E MANI DA SALDATORE

Faccia a faccia con Tom Dixon, uno dei più affermati designer contemporanei. DI ANDREA ZAPPA

DESIGN / 58

IT’S TIME TO MAXXI

Dopo i cronici ritardi all’italiana apre finalmente il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. DI VALERIA PALIERI

GLOBETROTTER / 62

SPACE TOURISM

Cresce la voglia di “turismo a gravità zero”. DI ANDREA ZAPPA

HI-TECH / 66

Le novità più interessanti dal mondo della tecnologia. DI ENRICO SIMONE BENINCASA

EVENTS / 67 MUSICA / 69 SPETTACOLO / 72 ARTE / 76

FOOD / 60

SAMPURU, REALTÀ VIRTUALE IN CUCINA

Dal Giappone piatti invitanti creati ad arte per sedurre… la vista. DI MARTINA DELLA VALLE

30.

42.

contents)


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DI CHINASKI77*

CHINASKI77 VS L’ALDILÀ TUTTE QUESTE PERSONE CHE VIVONO LA PROPRIA VITA QUASI SENZA RENDERSI CONTO CHE NON CE NE SARÀ UN’ALTRA, BLOCCATE DALL’IDEA/SPERANZA/ILLUSIONE DI UN ALDILÀ DOVE SI COMINCERÀ A FARE SUL SERIO, VIVONO ACCUMULANDO ISTANTI DI VITA POTENZIALE SENZA MAI PENSARE DI SPENDERLI DAVVERO. UN PO’ COME QUEI VECCHI CHE MUOIONO POVERI E POI GLI TROVI IL MATERASSO IMBOTTITO DI MILIONI. 10.

Da piccolo, ogni volta che il prete leggeva la parabola dei talenti, io ci restavo secco, perché Dio, che era buono, lì mi sembrava cattivo. Quello che il mio cervello proprio non riusciva a metabolizzare era il fatto che il Padrone/Dio se la prendesse con il servo/uomo che aveva seppellito il talento ricevuto e che poi l’aveva restituito identico. Ai miei occhi di bambino di nove anni quello del servo pareva in realtà un comportamento ineccepibile e, quando sentivo che il Padrone faceva i complimenti soltanto al servo che aveva fatto fruttare il talento, pensavo: “Ah, però, che dritto! Dà i soldi ai servi, va a farsi un giro e, quando torna, pretende di avere persino il guadagno”. Io, che sono onesto, l’avrei seppellito come aveva fatto quell’altro, pensando: “E metti che poi, investendolo, lo perdo? Chi lo sente, quello?”. Senza contare che Dio, ai tempi, era uno col fulmine facile e il dito parecchio nervoso. Ma poi, crescendo e rimuginando, ho capito. Secondo il prete, il talento rappresentava le doti che il Signore ci * MAURO ZUCCONI, ALIAS CHINASKI77, FILOSOFO NON PRATICANTE, È NATO ACCIDENTALMENTE NEL 1977 E VIVE SU UN’ISOLA DESERTA IN PROVINCIA DI PIACENZA, DOVE SI OCCUPA DI “COME DIVENTARE IL MIO CANE”, UN PICCOLO CUCCIOLO DI BLOG. HA PUBBLICATO DUE LIBRI (“COME DIVENTARE IL MIO CANE” E “RISTORANTOPOLI”) E SCRIVE SU NUMEROSI QUOTIDIANI GRAZIE A UN PORTENTOSO PENNARELLO INDELEBILE.

concede alla nascita e che noi avremmo il dovere di far fruttare. Ci ho pensato su e alla fine sono arrivato a una conclusione completamente diversa: per me il talento è la vita. Bella scoperta, si dirà. Un secondo. La vita intesa come talento da far fruttare nega la vita cristiana, specie se intesa come momento preparatorio o prima fase in vista di una vita (vera) successiva, e così ancora una volta il messaggio cristiano svela una forza dirompente che va oltre gli intenti moralistici di chi l’ha concepito. La vita che i cristiani vivono e che il mio prete voleva che io vivessi – lasciamo stare che poi io mi sia rinchiuso in una torre – corrisponde invece al talento sepolto, a qualcosa che uno tiene lì e conserva e custodisce perché troppo prezioso e per la paura di perderlo. Ma Dio ce l’aveva detto cosa avremmo dovuto fare, adesso mi sono completamente riconciliato con il messaggio che la parabola intendeva veicolare, ora non ho più l’immagine di un Dio ingiusto e severo, perché quello era in effetti un messaggio di libertà, uno sprone a osare e a mettersi in gioco, a sfruttare le potenzialità che abbiamo dentro, ovvero un suggerimento in completo accordo con la pulsione naturale che sin da quando ero piccolo mi spinge a cercare solo ed esclusivamente la mia realizzazione personale. La controprova me la danno, ogni giorno, tutte quelle persone che potrebbero vivere diversamente da come vivono e che invece rinunciano, che potrebbero tentare scelte diverse e che invece si lasciano dire da altri – che ne sanno meno di loro – cosa è giusto e cosa non è giusto fare. Sto parlando di milioni di cassiere, impiegati, facchini, maestre, tecnici di questo e di quello, figli e studenti e fannulloni, un esercito di gente che non recepisce il messaggio che il Creatore ha voluto dare, nemmeno oggi che è stato involontariamente rimpastato dal Vangelo secondo Hollywood, ovvero una sorta di cristianesimo filmico postmoderno di grande impatto suggestivo. Invece sono tutti lì, contratti, a cercare di conservarsi il più a lungo possibile e non per avere più tempo per mettere a frutto le proprie potenzialità, ma per avere più tempo e basta, un Essere statico che osserva il proprio inesorabile consumo, in ossequio all’adagio “la vita è sacrificio”. Ok, ma in vista di cosa? Nemmeno questo messaggio hanno capito. Si è mai visto un sacrificio senza la prospettiva di un guadagno? Loro si sacrificano e basta, stanno lì, senza dare nell’occhio e, quando un giorno il dottore gli dice che hanno una roba brutta, dentro, il giorno dopo fanno finta di niente, tornano al lavoro, vanno al supermercato, muoiono e poi si riconsegnano identici al Padreterno e, spolverandosi la terra di dosso, dicono: “Eccomi come mi avevi lasciato, Signore. O non intendevi questo?”. Amen.


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DI SUNOFYORK*

GLI UOMINI SECONDO ME, CAP. 3: CATALOGO DEGLI UOMINI DA EVITARE

NELLA VITA DI CIASCUNA DI NOI, CAPITA DI IMBATTERSI IN UOMINI DAL POTENZIALE DISTRUTTIVO PARI A QUELLO DI UNA PIAGA D’EGITTO: TRATTASI DEGLI “UOMINI-CATASTROFE”, UNA CATEGORIA INSIDIOSA CHE È BENE IMPARARE A RICONOSCERE NELLE SUE MOLTEPLICI MANIFESTAZIONI.

12.

Riflettevo oggi sul fatto che scrivere per una rivista pone il problema di cosa puoi dire e cosa no: sono fermamente convinta, ad esempio, che per argomentare al meglio il tema di questo numero – gli uomini “da evitare”– avrei dovuto fornire i nomi e cognomi di alcuni dei miei ex-fidanzati, in grado di esemplificare tutte le meravigliose caratteristiche che mi accingo a elencare qui sotto. L’obiettivo dell’articolo è stato dunque quello di individuare quattro macrocategorie di uomini basandomi su quello che appare essere il loro problema maggiore: il baricentro emozionale. - L’egocentrico (prima o poi, tocca a tutte) è quello che non vuole una relazione, vuole una religione, un vero e proprio culto fondato sul suo Io. Lo noti perché, con i mille aneddoti incentrati su un unico, strabiliante, ineguagliabile protagonista (indovinate chi è), riesce a tener banco in una serata un po’ fiacca. Una di quelle serate in cui l’alcol scorre a fiumi, attutendo le tue capacità critiche. Cullata da quella cantilena interamente declinata alla prima persona singolare, ormai rassegnata all’ipotesi * ANGELA CASTELLANO, IN RETE SUNOFYORK, BARESE TRAPIANTATA A BOLOGNA, NON RICORDA DI ESSERE MAI STATA SINGLE E SOGNA DA ORMAI 15 ANNI DI ESSERE ELETTA FIDANZATA D’ITALIA. SCRIVE UN BLOG DAL TITOLO OTTIMISTA “YES, DARLING. LIFE SUCKS”, HA UN’INSANA PASSIONE PER I SOCIAL NETWORK, LO SPRITZ, GLI INTERCALARI BARESI, LE SERIE TV AMERICANE, I CARBOIDRATI E GLI UOMINI CON LA BARBA. NEL TEMPO RESTANTE, LAVORA COME TRADUTTRICE E SI LANCIA IN ATTIVITÀ KAMIKAZE: ULTIMA QUELLA DI AVVIARE UNA CASA EDITRICE.

che “come fa lui le cose, nessuno”, ti voti alla psicologia pop: un egocentrico è un insicuro in cerca di conferme. “Forse è proprio così - pensi - e almeno mi riempirà la vita”. Per l’esattezza saranno in due a riempirtela: lui e il suo ego. Sicura di volere un menage à trois? - L’endocentrico: è l’uomo totalmente ripiegato su se stesso. Quello che ti affascina svelandoti gli insondabili abissi della sua anima, che si (e ti) tormenta con infinite sessioni di elucubrazioni sull’assenza di un senso della vita ma che non è in grado di far funzionare il minipimer perché, di norma, questa continua attenzione alla propria articolata interiorità si affianca a una totale assenza di senso pratico. Ha costantemente bisogno di rassicurazioni e supporto, eppure, stranamente, è una delle tipologie che acchiappa di più. Sarà mica che il complesso della “crocerossina” ce l’abbiamo in tante? - L’allocentrico (è l’esatto contrario del precedente): il suo baricentro emozionale non è spostato all’interno ma all’esterno, per la precisione verso tutto ciò che è “altro” dalla coppia: gli amici, lo sport, il pc, la madre. Ora, normalmente un giusto grado di allocentrismo è un fattore positivo nella vita di coppia, in quanto significa che entrambi mantengono degli spazi propri all’interno della relazione. E allora com’è che quando il fidanzato di turno, con gli occhi incollati al monitor del pc, mi comunica che quel week-end non possiamo uscire a cena perché la madre gli ha fatto notare che c’è la partita della sua squadra e gli è venuta voglia di vederla con gli amici, mi viene un’ulcera che sembra il Frejus? - Il fallocentrico (categoria sempre più rara, vista la tendenza del maschio a introflettersi e ascriversi alla categoria degli endocentrici) è, detta in maniera elegante, quello che si sente un ubermansch nietzchiano in virtù della sua identità sessuale e che agisce seguendo il mero istinto da essa dettato. Tentare di instaurare una relazione stabile con un fallocentrico è pura utopia: bisognerà evitare che insegua ogni gonnella che gli capita a tiro. Oppure trasformarsi in Lorena Bobbit e darci “letteralmente” un taglio drastico. Già affilati i coltelli? Ovviamente questo elenco non ha alcuna pretesa di esaustività: si consideri che il numero di battute a mia disposizione è piuttosto basso, e i tempi in cui mi permetteranno di riempire l’intera rivista con le mie strampalate teorie sugli uomini paiono ancora drammaticamente lontani. A occhio e croce, però, direi che c’è da essere ottimisti. Esistono, per la sottoscritta, ben due uomini che non rientrano in alcuna di queste categorie: Nelson Mandela e il proprio padre. E, detto questo, saranno ottimisti anche i nostri analisti.


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Lambro, l’agonia di un fiume IL 23 FEBBRAIO 2010 DALL’EX RAFFINERIA LOMBARDA PETROLI DI VILLASANTA VENGONO SVERSATI NEL FIUME 10 MILIONI DI LITRI DI IDROCARBURI CHE HANNO DANNEGGIATO GRAVEMENTE L’ECOSISTEMA DI UN CORSO D’ACQUA GIÀ IN AGONIA. FOTOGRAFARE I GIORNI DELL’EMERGENZA È STATO UN ATTO DOVUTO VERSO IL FIUME NEL QUALE DA BAMBINO PERSI PALLONI E SOLDATINI, IL FIUME CHE OGGI COL SUO FRAGORE E I SUOI ODORI CHIMICI ACCOMPAGNA LE MIE CORSE LA DOMENICA MATTINA. LE FOTOGRAFIE DOCUMENTANO I GIORNI DI EMERGENZA SEGUITI AL DISASTRO ECOLOGICO, IL LAVORO DI CHI È STATO IMPEGNATO NEL TENTATIVO DI ARGINARE IL FLUSSO DEGLI IDROCARBURI E DI CHI SI È ADOPERATO PER SALVARE LA FLORA E LA FAUNA LOCALI, O QUELLO CHE NE È RIMASTO. PER MILANO, SEDE DELL'EXPO 2015, È STATO SCELTO IL TEMA NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIA PER LA VITA: TENTARE DI SALVARE IL LAMBRO POTREBBE ESSERE L'INIZIO DI UN CAMBIAMENTO INDISPENSABILE. TESTO E FOTO DAVIDE ZANONI DAVIDEZNN@GMAIL.COM

14.15


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16.17


SHADOW: L’ITALIA TORNA A FAR PAURA … 18.

NELLE SALE ITALIANE A PARTIRE DAL 14 MAGGIO, IL NUOVO FILM DI FEDERICO ZAMPAGLIONE, DOPO IL GRANDE SUCCESSO DI CRITICA OTTENUTO IN NUMEROSI FESTIVAL EUROPEI, SI APPRESTA A CONQUISTARE ANCHE L’AMERICA. SIAMO FORSE DI FRONTE ALLA RINASCITA INTERNAZIONALE DELL’HORROR MADE IN ITALY?

Dopo i successi di Lucio Fulci e del primo Dario Argento, sembrava che nel nostro Paese il genere horror fosse scomparso, come se l’Italia non fosse più in grado di partorire registi e sceneggiature degne di entrare nella storia dei “poeti del macabro”. A cambiare la situazione è arrivato Federico Zampaglione che con il suo Shadow, sta riscuotendo un’enorme consenso di pubblico e critica. Dopo il London Frightfest, il Sitges, il Buenos Aires Rojo Sangre, il successo della seconda pellicola del leader dei Tiromancino sembra non volersi arrestare, riportando in auge, anche oltreoceano, il genere horror italiano. Il regista, infatti, è stato invitato a presentare il suo film in alcuni dei principali festival internazionali come il Bradford Weekend of Terror in Gran Bretagna, l’americano Frightmare Weekend in Texas, l’Another Hole in the Head di San Francisco e il Puchon International Fantastic Film Festival in Corea. La pellicola, già venduta in Usa, Canada, Germania, Austria, Medio Oriente e Inghilterra, si appresta a diventare uno dei titoli horror più interessanti e richiesti del prossimo mercato di Cannes. Dopo il debutto nel 2006 con la commedia noir Nero Bifamiliare, Zampaglione si cimenta in una sceneggiatura dai retroscena vagamente onirici che, con forza e senza spargimenti di sangue fini a se stessi, ci ricorda come nemmeno il peggiore degli incubi può essere spaventoso quanto la realtà.

DI ELIANA ALBANO

La tua carriera musicale e la tua immagine pubblica credo ti abbiano reso, rispetto al tema della morte, della paura e del macabro, un insospettabile… L’intrigo, l’horror e il mistero mi hanno sempre affascinato. Fin da piccolo ho sempre amato leggere l’Almanacco della Paura. Nell’immaginario collettivo questa passione verso l’horror è più facilmente accomunabile a persone metal, dark, un po’ cupe forse. In realtà, mi è capitato di conoscere tantissimi appassionati di horror che all’apparenza non hanno nulla di rimando a questo genere. Io sono semplicemente uno fra questi.

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20.

Una condizione apparentemente schizofrenica. Solo apparente. Un artista dopo tanti anni può decidere di fare due cose: preoccuparsi soltanto di capitalizzare quello che ha costruito, ad esempio facendo film o musica il più possibile vicina a quello che il pubblico si aspetta da te; oppure se tutto ciò alla lunga ti sta stretto, devi trovare il coraggio di buttarti, di rischiare. Io ho deciso di rischiare e di buttarmi nel progetto di questo film. Visto l’enorme successo di critica raccolto a livello internazionale, ne è valsa la pena. Decisamente sì. Infatti, per evitare di cadere nel facile pregiudizio, sapendo che la mia immagine di cantante avrebbe potuto creare condizionamenti, ho scelto di puntare “sull’effetto sconosciuto”: presentando

il film all’estero, e solo in un secondo momento anche in Italia. In effetti tutto il film ha una forte connotazione internazionale. Il film è costruito in maniera particolare, dalla scelta delle ambientazioni, agli attori, fino all’inquietante figura di Mortis. Quello che mi rende davvero contento è che il film è stato apprezzato per alcuni elementi che richiamano dettagli d’altri tempi. Ripensando a tempi ormai trascorsi, perché nel nostro Paese ad un certo punto si è smesso di fare cinema horror? In effetti l’Italia aveva una grande tradizione di cinema horror, parlo degli anni Settanta e Ottanta. In particolare penso ai film di Fulci, Argento, Bava e di Diodato. Una tradizione che è andata via via spegnendosi perché l’industria cinematografica non ha più

puntato su questo tipo di cinema. Secondo te perchè questo “abbandono”? Perché da noi ormai si punta soprattutto su cose più televisive. L’horror non è certo un genere da prima serata che può generare interessi televisivi di tipo commerciale. Tornando al tuo film, come è nata l’idea di Shadow? Mentre giravo Nero Bifamiliare mi sono reso conto che le scene che ho amato di più sono state proprio quelle noir, e in un certo senso quelle più inquietanti. Insomma, da quel momento mi sono ripromesso che se mai avessi girato un secondo film sarebbe stato un horror. Per quanto riguarda la trama poi, stavo cercando qualcosa di orrorifico da raccontare. Un giorno, mentre eravamo in bici mi sono perso con Claudia (Gerini, la sua compagna, NdR) in un

bosco, lei si era messa a fare pipì dietro un albero. Non la trovavo più, era buio, ho vissuto davvero attimi di spavento, di preoccupazione. Sembra una banalità ma quella è stata la prima immagine che mi è venuta in mente: due biciclette nel bosco che si perdono, il terrore e l’angoscia che deriva dalla sensazione di aver perso qualcuno. Guardando il film è facile rendersi conto di quanto tu abbia tratto ispirazione dalla realtà. Analizzando la realtà, le guerre che popolavano giornali e tv nel periodo in cui stavamo scrivendo la sceneggiatura, abbiamo voluto in qualche modo denunciare questi orrori e, più in generale, alcuni di quelli che l’uomo stesso commette. L’uomo può essere di gran lunga più spaventoso di mostri e vampiri. Su diversi siti e blog dedicati all’horror, l’uscita del tuo film ha risvegliato una serie di entusiasmi verso la possibilità di una rinascita per questo genere di cinema in Italia. Cosa pensi dell’attuale situazione che sta vivendo il nostro Paese a livello culturale? Siamo messi davvero male. Culturalmente poi, direi malissimo. Se si analizza la situazione della musica, del cinema o della letteratura nel nostro Paese, ci si rende subito conto che sono stati buttati al vento anni di impegno. Gli artisti in questo senso, secondo me, hanno il dovere di dare degli imput sui quali consentire alle persone di riflettere. C’è davvero bisogno di cambiare le cose. Ad esempio? Penso semplicemente che se domani Eric Clapton venisse in Italia per un concerto

in televisione, non esiste nessuna trasmissione in grado di ospitarlo. Ormai la musica è percepita in tv solo a livello di talent show, di gara. Non ci sono più spazi dedicati né alla letteratura né al cinema. Basta con tutte queste “isole” e questi “grandi fratelli” che non fanno altro che rovinare la testa della gente. In Italia, dovremmo solo ricordarci che la cultura gioca un ruolo davvero importante. In effetti, anche in questo facciamo paura!

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NELLA PAGINA A FIANCO FOTO DI DAVIDE ZANONI DAVIDEZNN@GMAIL.COM

DARSENA, IL BUCO CON LA CITTÀ INTORNO

IN QUESTA PAGINA RENDER DEL PROGETTO DARSENA PIONIERA

22.23

Un A4 con un rendering sullo sfondo e l’indirizzo di un blog: è questo il mezzo che ha scelto Darsena Pioniera, un gruppo di cittadini che promuove un progetto di riqualificazione della Darsena, per riportare l’attenzione sullo stato pietoso in cui versa l’antico porto di Milano. Bar, ristoranti e negozi delle vie circostanti lo espongono in bella vista in vetrina; sulla rete, intanto, si moltiplicano i commenti di tutti quei milanesi stanchi di sopportare l’abbondono di un luogo che può dare ancora tanto alla città, soprattutto in seguito alla recente sentenza del Tar che ha ridato al Comune la disponibilità dell’area. Proprio dopo questo primo segnale abbiamo incontrato l’architetto Alessandra Mauri, membro di Darsena Pioniera, per capire com’è nata questa iniziativa. UN’AREA DA 80 MILA METRI QUADRATI NEL CENTRO DI MILANO È ABBONDONATA A SE STESSA DA PIÙ DI CINQUE ANNI NELL’ATTESA DI DIVENTARE UN PARCHEGGIO. I CITTADINI NON CI STANNO E HANNO MESSO IN PIEDI UN PROGETTO CHE, DOPO UNA RECENTE SENTENZA DEL TAR, POTREBBE ANCHE VEDERE LA LUCE.

DI ENRICO SIMONE BENINCASA

Come e quando nasce Darsena Pioniera? Nasce a gennaio di quest’anno, in seguito a una serie di azioni di guerrilla gardening e pulizia dell’area che avevamo fatto nel corso del 2009. Volevamo riportare lo sguardo della gente sulla situazione: 80 mila metri quadrati abbandonati nel centro della città in attesa di un progetto fantasma, quello del parcheggio, e nessun progetto alternativo di riqualificazione. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo realizzato una prima bozza di progetto poi presentata alle riunioni dei comitati di quartiere. Questi incontri hanno fatto nascere il nostro gruppo, composto prevaletemente da donne, che ha deciso di coinvolgere la comunità tramite dei flyer e un blog casalingo, il quale ha subito iniziato a raccogliere il consenso dei milanesi. Avete scelto il web per promuovere il vostro progetto, affiancandolo a una campagna di sensibilizzazione sul territorio. Perché questo doppio canale? Il nostro è un gruppo fatto di persone diverse che hanno vite diverse nel quartiere. C’è chi lo vive di giorno e chi rientra la sera dopo il lavoro e, ovviamente, non siamo gli unici. Era necessario trovare delle modalità per interagire con tutti, dai giovani agli anziani, per raggiungere anche chi è meno avvezzo al web. Siamo andati sul territorio e, brochure alla mano, abbiamo illustrato il nostro progetto, ottenendo l’appoggio di molti.

Nonostante la continuità di colore a Palazzo Marino, l’area in questione è lasciata a se stessa da diversi anni. Come si spiega questo immobilismo? La Darsena era stata inserita nel piano parcheggi della giunta Albertini, progetto che ha avuto ripercussioni sulla città producendo una sorta di “effetto emmenthal”. Il piano è stato poi contraddetto dal sindaco Moratti, che ha attuato un progetto per tenere fuori le auto dal centro. Ma era prevedibile che parcheggi come quelli della Darsena e di Sant’Ambrogio sarebbero stati irrealizzabili, sia per le difficoltà progettuali, sia per i conseguenti costi lievitati poi a vista d’occhio. È proprio di questi giorni la decisione del Tar di ridare al Comune di Milano la disponibilità dell’area. Avete già avuto incontri con i responsabili? Dopo la sentenza del Tar non è successo ancora nulla (oggi è il 27 aprile, NdR). Noi abbiamo inviato una lettera a coloro che in precedenza ci avevano accolto presidenti di zona, assessori competenti e sindaco - dicendo che come cittadini e

conoscitori della Darsena siamo disponibili a iniziare con l’Amsa una pulizia del luogo a titolo gratuito, primo e necessario passo per portare avanti un progetto che i cittadini hanno dimostrato di apprezzare. Nel blog spiegate che non chiedete un euro per il vostro progetto e che il costo totale dell’opera, 500.000 euro, potrebbe essere finanziato con contributi da parte dei cittadini in una misura scelta direttamente da loro. Siete fiduciosi che questa modalità venga presa in considerazione? Se fossimo nel mondo anglosassone direi di sì, dato che è una pratica applicata quotidianamente. Pensiamo alla Serpentine Gallery: ogni anno chiama un’archistar per progettare un’architettura esterna destinata ad ospitare eventi dentro Hyde Park. Opere finanziate con i contributi di persone da tutto il mondo, non solo dai londinesi. In Italia è tutto molto complicato, però moltissimi cittadini si sono dimostrati disposti ad aiutare economicamente la realizzazione di questo progetto. Ammetto, però, che è

più facile raggiungere l’obiettivo tramite l’ingresso di sponsor. Milano si appresta ad ospitare l’Expo 2015, il cui tema sarà “nutrire il pianeta, energia per la vita”. Ha fiducia che la situazione si risolva entro questa data? Io voglio aver fiducia perché questa dell’Expo è un’occasione, può essere uno straordinario meccanismo per mettere assieme storie e persone diverse. La Darsena è in linea con il tema: i Navigli nascono come via di comunicazione con l’area a sud di Milano, una zona dove si fanno ottime sperimentazioni di agricoltura biodinamica e che ha un grande bagaglio di esperienze legate al cibo e alla nutrizione. La Darsena, come in passato, potrebbe tornare a essere un mercato per tutta l’area. Il 3 maggio è iniziata la pulizia della Darsena. Attendiamo fiduciosi. darsenapioniera.wordpress.com


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) NELLA PAGINA A FIANCO ILLUSTRAZIONE DI DARIO MALATERRA WWW.SITODIDARIO.NET IN QUESTA PAGINA IMMAGINE ©NIKOLAI SOROKIN/ FOTOLIA.COM

FUTURI IMMAGINARI NELL’ERA DEI NEW MEDIA NELL’EPOCA DI INTERNET E DEL GIORNALISMO “FAI DA TE”, NOSTALGICI DELLA CARTA STAMPATA E FAUTORI DEL WEB SI INTERROGANO SUL FUTURO DELL’INFORMAZIONE.

DI ELIANA ALBANO

Ai tempi dell’università il mio professore di teorie e tecniche del linguaggio giornalistico era solito ripetere: “L’informazione è come un mattone: puoi decidere di utilizzarlo per costruire una casa, oppure darlo in testa a qualcuno per ferirlo”. Mai come in questo preciso periodo storico, nel nostro Paese e non solo, siamo di fronte alla necessità di comprendere l’importanza dell’uso dell’informazione, alla luce della crisi della carta stampata e dell’altrettanto importante costituzione del web come terzo polo della comunicazione. La recente crisi economica ha portato i protagonisti dell’informazione a ripensare all’importanza del web come strumento privilegiato per raggiungere il maggior numero possibile di fruitori, riuscendo al contempo a ridimensionare i costi. Per farsi un’idea di quello che sta accadendo basti pensare alle numerose redazioni multimediali di alto profilo che sono nate all’interno delle maggiori testate d’informazione. Come spiegano ne L’Ultima Notizia i giornalisti Massimo Gaggi e Marco Brandazzi: “Dando un’occhiata ai siti di Corriere della Sera, Stampa, Repubblica, Sole 24 Ore o Ansa ci si rende conto che ormai sono spazi che ognuno di noi frequenta sempre più spesso durante la giornata, per tenersi al passo con gli eventi. Nel momento stesso in cui perdono copie in edicola, i grandi quotidiani italiani stanno guadagnando milioni di nuovi lettori/utenti on line. E allora propongono continuamente nuove modalità per restare in contatto e informati, come dimostra la sfida partita nel 2009 tra le testate italiane per essere presenti su vari e-reader e per spingere le persone a scaricare le applications per iPhone da esse realizzate”. “I nati digitali” (così vengono chiamati i giovani cresciuti con le tecnologie digitali, NdR) rappresentano una nuova generazione di ragazzi e ragazze cresciuti usando quotidianamente il computer, scaricando musica da iTunes, e condividendo esperienze e sentimenti con i loro amici tramite le chat di Facebook e Twitter, tanto da far dichiarare al sindaco di San Francisco che “se

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domani i giornali sparissero, la maggior parte dei cittadini sotto i trent’anni nemmeno se ne accorgerebbe”. Questa generazione ha poca confidenza con libri e giornali e quando decide di informarsi lo fa in modo diverso dal passato. La carta stampata è quindi destinata a sparire? Nel futuro ci informeremo soltanto online? Al momento è difficile dare una risposta certa a questi dubbi, quello che certamente è vero è che il modo stesso di fare informazione è cambiato, insieme alla crescente voglia dei lettori di partecipare alla produzione dell’informazione. Senza dubbio, il citizen journalism, ovvero il giornalismo collaborativo che vede la partecipazione attiva dei lettori grazie alla natura interattiva dei nuovi media, rappresenta oggi una risorsa importante: arricchisce l’informazione, la rende più immediata, permette di catturare, grazie al digitale, momenti della realtà che finora potevano essere

raccontati solo con un margine di ritardo e affidandosi a testimonianze di vario genere, pur presentando ancora qualche limite. Ad esempio, Tommaso Tessarolo, direttore di Current Italia, il primo network che combina la TV tradizionale con la web TV, accostando il citizen journalism con i contributi creati dagli utenti, precisa: “Il nostro progetto non ha mai preso documenti dalla rete riportandoli direttamente in televisione. Trattandosi di giornalismo non bisogna dimenticare l’importanza delle verifica delle fonti e dell’attendibilità delle informazioni. Quello che credo è che, senza dubbio, la rete rappresenta una grande opportunità e il web ha una prospettiva solidissima di diventare un vettore per veicolare informazioni indipendenti, come lo è stato l’esempio di raiperunanotte”. Alcuni detrattori del web, infatti, ritengono che l’informazione su internet sia difficilmente certificabile. L’idea di un’informazione partecipata basata

sulle tre “C” di condivisione, comunità e conversazione risulta ancora poco affidabile, richiedendo l’esigenza di non sottovalutare l’importanza di altre tre “C” che per lungo tempo hanno rappresentato i punti di forza del buon giornalismo: credibilità, contenuti e creatività. Che si tratti di nostalgici della carta stampata, destinata forse a diventare un prodotto ricercato, come succede oggi per i dischi in vinile, o di fautori del web quale unica futura fonte per un’informazione libera e democratica, la rivoluzione digitale in corso offre un’importante opportunità ai media per rafforzare caratteristiche come credibilità e solidità. Per creare un’informazione che, come insegnava il mio professore: “aiuti i governi e i cittadini a compiere scelte consapevoli”.


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IN QUESTA PAGINA: DAISAKU IKEDA, TERZO PRESIDENTE DELLA SOKA GAKKAI RAPPRESENTAZIONE DEL MONACO NICHIREN DAISHONIN CON I SUOI ALLIEVI

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L’ITALIA SI SCOPRE

BUDDHISTA/ DA TEMPO IL BUDDHISMO, NELLE SUE FORME PIÙ DIVERSE, AFFASCINA I PAESI OCCIDENTALI, ITALIA COMPRESA. LA SOKA GAKKAI È LA CORRENTE CON IL PIÙ GRANDE SEGUITO, SCOPRIAMONE LE RAGIONI. DI ANDREA ZAPPA FOTO: COURTESY ISTITUTO BUDDHISTA ITALIANO SOKA GAKKAI

“Nam Myoho Renge Kyo, Nam Myoho Renge Kyo…” il mantra si ripete uguale e cadenzato per decine di minuti e tutti vi partecipano con totale devozione seduti davanti al Gohonzon, l’oggetto di culto per i buddhisti della Soka Gakkai. Silvia ha messo a disposizione una stanza della casa, come spesso accade tra i praticanti, per garantire al proprio gruppo di ritrovarsi, recitare e confrontarsi. Un appuntamento importante per i membri della Soka Gakkai, che si verifica ogni due giovedì al mese, non solo a Milano, ma in tutta Italia (dicono addirittura nel mondo) coinvolgendo all’incirca 50.000 persone. Un numero significativo per un Paese dalla profonda tradizione cattolica. La Soka Gakkai (www.sgi-italia.org) nasce in Giappone nel 1930. Inizialmente era un’associazione culturale pedagogica, che si è poi trasformata in un’organizzazione religiosa una volta abbracciati gli insegnamenti di Nichiren Daishonin, monaco buddista del XIII secolo. Oggi nel mondo ci sono circa 12 milioni di praticanti, distribuiti in 192 nazioni. Nonostante il grande consenso è però sbagliato considerare la Soka Gakkai “il Buddhismo” per eccellenza, così come collegarlo alla figura del Dalai Lama, che professa un’altra corrente, quella Tibetana. Il Buddhismo conta infatti al suo interno diverse “scuole” (Tibetana, Zen, Theravada, Shinnyo-en, etc.). In Italia, esiste l’UBI, l’Unione Buddhista Italiana (www.buddhismo.it), che raccoglie numerosi centri di tradizioni diverse (la Soka Gakkai non vi fa parte) che seguono gli insegnamenti di Siddhartha Gautama, il Buddha. Ma quali sono le ragioni per cui il Buddhismo esercita una così forte attrazione per i paesi occidentali? Sarebbe riduttivo ricondurre le motivazioni di

questo successo a un semplice fenomeno di moda, pensando ai vari personaggi famosi che ne hanno abbracciato i principi (Richard Gere, Roberto Baggio, Sabina Guzzanti e altri), così come alla crescente sensibilità da parte dell’opinione pubblica internazionale sulla questione tibetana. Le cause sono ben più complesse, come spiega anche Roberto Marchisio, docente della Facoltà di Sociologia dell’Università Bicocca di Milano, con una cattedra in Sociologia delle Religioni: “Per capire il fascino esercitato dalla spiritualità orientale e da quella buddhista in particolare, in Occidente e quindi anche in Italia, bisogna pensare che chi si avvicina alle forme di buddhismo, non inizia con l’idea di convertirsi a una nuova religione; piuttosto intende intraprendere un cammino spirituale meno connotato in senso dogmatico,

che si propone di raggiungere una consapevolezza diversa del proprio essere. In questo percorso di ricerca, è centrale l’esperienza, un qualcosa che deve accadere qui e ora”. Ma come si spiegano a questo punto i grandi numeri della Soka Gakkai rispetto agli altri buddhismi? “Senza entrare nel merito della dottrina (o delle discussioni interne al movimento), si può aggiungere che la Soka Gakkai, accanto alla realizzazione del sé come obiettivo dell’esperienza religiosa, sembra inserirsi senza contraddizioni negli stili di vita delle società occidentali. Infatti, non richiede una trasformazione marcata dei propri comportamenti o una rinuncia seppur parziale al mondo. Al contrario, il rispetto di una pratica regolare rimane legato alle aspettative che riguardano l’ottenimento di benefici o di ricompense tangibili in questo mondo. Per questo alcuni ne hanno parlato come di un

movimento religioso perfettamente complementare a una società dei consumi”. È indubbio che il Buddhismo della Soka Gakkai attribuisca valore ai desideri del singolo, qualunque essi siano, come spiega Claudia, 30 anni, studentessa di medicina: “Bisogna praticare per essere felici al 100% in questa società, per come sei tu. Per passare un esame, per affrontare un problema in famiglia o, per assurdo, anche per comprarti un paio di scarpe di Louis Vuitton. Ovviamente, attraverso la pratica, dovresti poi renderti conto che quel desiderio non era così importante”. Un approccio che fa discutere i buddhisti delle altre correnti. Pensare però che la Soka Gakkai sia solo questo è riduttivo, in relazione anche alle migliaia di persone che nei suoi principi hanno trovato una via per affrontare con serenità la propria vita. “Sono buddhista da circa otto anni –


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LA SPLENDIDA VILLA LE BRACHE NEI PRESSI DI FIRENZE, APPARTENUTA A VIRGINIA DE’MEDICI, OGGI SEDE NAZIONALE DELLA SOKA GAKKAI

racconta Margherita, 38 anni, attrice e giornalista - e prima non appartenevo a nessun credo particolare. Mi sono avvicinata a questa pratica grazie a un’amica. In quel periodo stavo vivendo una forte crisi personale”. Ma cosa comporta essere un membro della Soka Gakkai? “Significa recitare Gongyo (la lettura dei due capitoli del Sutra del Loto) e Daimoku (la ripetizione di NamMyoho-Renge-Kyo) due volte al giorno, al mattino e alla sera, all’inizio e alla fine della giornata, elevando così il nostro stato vitale e determinando il raggiungimento dei nostri obiettivi sia sul breve che sul lungo periodo. In più, vuol dire adoperarsi per il prossimo, fare attività assieme ad altri membri e dedicare il proprio tempo affinché il maggior numero di persone possibili possa conoscere gli insegnamenti di Nichiren Daishonin”. È cambiata la tua vita da quando sei buddhista? “Radicalmente. La pratica buddista mi ha permesso di fare quel salto in avanti nelle relazioni con i familiari, nel rapporto sentimentale e nella mia realizzazione

professionale, trovando in me le risorse per risolvere i nodi della mia vita”. Per un buddhista della Soka Gakkai, la pratica è fondamentale. “Recitare Diamoku è l’essenza di questo buddhismo e porta a riconoscere e a far emergere dentro di noi la buddhità, ovvero la saggezza più profonda presente in ogni essere umano. Qualsiasi problema trova in questo modo la migliore risoluzione”. Ma c’è anche chi ha deciso di staccarsi dalla Soka Gakkai, come Marco, 41 anni, commerciale tecnico d’azienda. “Ho frequentato il vecchio centro della Soka Gakkai di via Keplero a Milano dal 1995 fino al 2001. All’inizio ero scettico, ma allo stesso tempo affascinato, vedevo persone sempre ben disposte, gentilissime con più o meno problemi di vita. Se da un certo punto di vista il Buddhismo mi ha aiutato, c’è stato però un momento in cui ho sentito una certa pressione e, per il mio modo di essere, la cosa non mi è andata più bene. Infatti, accadeva spesso che qualcuno mi chiamasse per chiedermi: quanto Daimoku hai fatto, lo facciamo assieme.

Arrivai a un punto in cui non esisteva più un aspetto della vita personale che non fosse inquadrato in un’ottica buddhista: dal fidanzamento, al lavoro e quant’altro. Nel senso che se qualcosa andava bene o male dipendeva da quante ore avevi praticato. Personalmente questo era diventato troppo condizionante”. Questa è una delle critiche più comuni mosse alla Soka Gakkai dai suoi ex-membri. Ma lo stesso Marco precisa: “Non posso negare che il Buddhismo sia stato un «acceleratore» di vita. Con la pratica hai la sensazione di vedere in modo più chiaro le cose e di essere padrone delle tue scelte; a mio avviso però bisogna stare attenti a non cadere in eccessive forme di esaltazione di gruppo”. Esistono dunque più buddhismi, ognuno con la sua via per raggiungere l’illuminazione, la Soka Gakkai propone la propria. A chi è interessato non resta che riflettere e scegliere se e quanto schiacciare su quell’acceleratore.


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NELLA PAGINA A FIANCO: FOTO DI NICOLAS GUERBE IN QUESTA PAGINA: ARCHIVIO FANTE_PAOLO DI VINCE

DAN FANTE/

FIGLIO D’ARTE, SCRITTORE ACUTO, RUVIDO, VITALE ANCHE NELLA PIÙ PERVERSA DISPERAZIONE. UNA POLVERE DI GENIO ATTINTA DAL PADRE JOHN FANTE, CHE TI SFIORA LEGGENDO I SUOI ROMANZI, INCONTRANDOLO, ASCOLTANDOLO.

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Dan Fante, figlio maggiore del grande John Fante, scrittore cult di Chiedilo alla polvere, dopo molti insoliti mestieri e viaggi a eccessiva gradazione alcolica, approda alla scrittura di testi teatrali, poesie e romanzi. Una scrittura scarna, veloce e autobiografica, come quella utilizzata nel romanzo politicamente scorretto Chump Change, ripubblicato quest’anno, nella versione italiana Angeli a pezzi, dall’editore Marcos y Marcos. Quest’ultimo ha il merito di aver tolto dalla “polvere” proprio quel John Fante. In una Los Angeles che abbaglia e arricchisce bruciando talento e sogni, prende forma l’ultimo incontro tra padre e figlio, tra passato e presente, come un rapido passaggio di consegne che infrange in “mille pezzi” il sogno americano. Amante dell’Italia e soprattutto dell’Abruzzo, regione d’origine della sua DI CLAUDIA CARAMASCHI

famiglia, Dan Fante sarà in tour nel Bel Paese dal 4 al 16 giugno in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo 86’d, in libreria dal 10 giugno con il titolo Buttarsi, pubblicato sempre dalla casa editrice milanese. Da tassista a sceneggiatore teatrale, nella tua vita hai fatto molti lavori, come hanno influenzato la tua scrittura? Sicuramente ho fatto diversi lavori e ho incontrato moltissime persone nel mio taxi: dai barboni a Jackie Kennedy. La mia esperienza personale mi ha aiutato sia nella vita che nello sviluppo di idee. Le mie esperienze sono state fonti d’ispirazione molto importanti per la mia scrittura. Raccontare storie per via orale da padre a figlio appare una tradizione in disuso soprattutto in America. Come spieghi questo fenomeno? C’è stato un tempo, prima che la televisione diventasse così popolare, in cui la gente in America era solita ritrovarsi anche solo per parlare. Mio padre era un narratore di storie meravigliose, come lo era suo padre. Parlava di filosofia, politica e poesia con i suoi amici. Purtroppo, oggi, è un’arte perduta, ma in Italia è tutto il contrario. La mia esperienza mi dice che la gente italiana ama ancora parlare e raccontare storie. Bruno Dante, il protagonista di Angeli a pezzi e tuo alter ego, ha con le donne e in particolare con la madre un rapporto che sembra incompleto e distante… Ho voluto, forse, completare questo rapporto così sfuggente scrivendo di una donna di nome JC Smart. Questo personaggio, protagonista di 86’d, rappresenta mia madre. Penso che sia un soggetto meraviglioso. Hollywood nel tuo nuovo romanzo… 86’d è stato uno dei libri che ho preferito scrivere perché narra del periodo che ho

trascorso a Hollywood, mentre lavoravo con stelle del cinema e rockstar. Un periodo decisamente “da pazzi”. Hollywood è un posto “da pazzi”. Sono girate così tante storie insolite e folli intorno alla mia società di limousine che il romanzo avrebbe potuto benissimo essere lungo cinquecento pagine. Un bull terrier, Rocco, come compagno di sventura e di risalita di Bruno, perché questa scelta? Ho preso questa decisione narrativa durante la stesura del romanzo, proprio perché il cane rappresenta il padre di Bruno. Amando questo cane terribile, Bruno si rende conto di quanto amava il suo papà. Quale città, reale o solo apparsa su una pagina, potresti paragonare alla tua Los Angeles e perché? Forse Phoenix, in Arizona. Los Angeles e Phoenix sono città enormi e sono state costruite entrambe molto rapidamente e in un vasto deserto. Inoltre, come a Los

Angeles, anche a Phoenix quasi nessuno è nato lì. Sono tutti rifugiati provenienti da altri luoghi. L’inseguimento di un sogno strano e irraggiungibile come il sudore sotto il sole. Tu hai origini italiane, nel mese di giugno sarai nuovamente in Italia per un tour, qual è il ricordo più significativo del nostro paese che conservi nella memoria? La famiglia di mio padre è abruzzese. Questa regione italiana è molto vicina al mio cuore e sono solito visitarla una o due volte all’anno. La gente dell’Abruzzo è come la mia famiglia. Questa regione e i suoi abitanti sono i ricordi più belli e suggestivi che conservo nella memoria. Le origini sono importanti, come lo sono i posti da cui si proviene. Essere il figlio di John Fante è stata un’importante eredità da gestire, cosa non hai mai sopportato della tua condizione di figlio di uno scrittore famoso?

Essere figlio di mio padre non è stato difficile. John Fante è diventato celebre come autore solo dopo la sua morte. Era uno sceneggiatore con un pessimo carattere che scriveva brutte sceneggiature nel tentativo di fare soldi. Quando ho cominciato a scrivere, inizialmente come terapia per non autodistruggermi, mio padre era famoso e in un primo momento sono stato paragonato a lui. La sua semplicità e genialità con le parole mi hanno molto influenzato, ma non appena qualche mio libro è stato pubblicato, sono diventato famoso per il mio lavoro che è diverso da quello di mio padre e questo riconoscimento mi ha fatto piacere.

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DI CHIARA ZACCARELLI E FIAMMA SANÒ

BACK TO NATURE

DALLE ENERGIE RINNOVABILI ALLA RINNOVATA ENERGIA DEL MOVIMENTO GREEN. AMARE LA NATURA VA DI MODA. IN PASSERELLA E IN VETRINA COME IN UN GIARDINO, TRA ALBERI E FIORI COLORATI.

INTERVIEW/ ERCOLE MORONI MARCHIGIANO D’ORIGINE E LONDINESE D’ADOZIONE, È UNO DEI FLOWER DESIGNER PIÙ APPREZZATI AL MONDO. LE SUE CREAZIONI ADORNANO I CAPPELLI DELLE LADIES DI ASCOTT, COSÌ COME I SALONI DI BUCKINGHAM PALACE.

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FASHIONABLE

GREEN TECHNOLOGY

DITELO TRA I FIORI

LA MODA NATURE FRIENDLY È UNA BUONA ABITUDINE, DI STILE E DI COMPORTAMENTO. Si va dagli abiti realizzati in cotone organico e fibre naturali ed ecologiche - nei negozi H&M domina la Garden Collection - alle collezioni in tonalità naturali per uno stile eco-chic - Céline (foto), Chloé, Charles Anastase e i giovani italiani A-lab. E ancora, gli accessori vagamente retrò in paglia e rafia naturale, come le ceste e le clutches proposte Chanel.

IL DESIGN SI EVOLVE VERSO LA ECO-TECNOLOGIA. CONCETTI ALL’ANTITESI, CHE SI FONDONO IN UN’ANIMA GREEN. Ad esempio, Asus, con il pc in lamina di bamboo (foto), magari da abbinare al mouse in legno proposto da Ever Green (www.evergreencomp.com). Se invece volete staccare la spina e rifugiarvi su un albero, potete costruirvi una bella casa ecosostenibile, magari ispirandovi a quelle di Dustin Feider (www.o2sustainability.com).

VOGLIA DI GIARDINAGGIO ANCHE NEL LIVING. Vivai, serre e orti botanici diventano luoghi ideali per organizzare eventi à la page, e i complementi di arredo, in vendita su www.thecamouflagecompanyshop.com, si mimetizzano nel paesaggio del giardino (nella foto la borsa da picnic). Mettete i fiori nei vostri... cannoli, cucinando con i petali: quelli di primula nel risotto pare siano l’ultima mania di Hollywood. Per saperne di più c’è il libro Food & Flowers (Electa) della designer canadese Donna Brown.

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Da dove deriva il tuo amore per i fiori e per la natura? Ce l’ho dentro: sono partito per Londra a 18 anni perché ero attratto dall’arte, dalla cultura, dall’architettura, ma sono rimasto legato alle tradizioni della mia terra, le Marche, dove il contatto con la natura e il ciclo delle stagioni sono molto importanti. Anche quando compongo un bouquet, tengo sempre presenti le caratteristiche intrinseche di ciascun fiore per poterlo inserire nel contesto più adatto: un’orchidea in un campo di girasoli sarebbe un’erbaccia. C’è davvero bisogno di un contatto più profondo con la natura? Certo, come riappropriarsi di ritmi e gesti più “umani”. Per me tutti i materiali naturali sono una fonte di ispirazione inesauribile. Di recente mi sono anche cimentato con la creazione di una linea di cappelli in fibra di legno. Tieni anche dei corsi di arte floreale. Sí, sia a Londra che a Casa Ercole, una dimora colonica situata nel cuore delle Marche, che ho personalmente ristrutturato. I miei corsi sono anche terapeutici, liberano la creatività. Tutti tornano a casa con il sorriso. (Il prossimo corso in Italia si terrà dal 23 al 27 agosto, www.ercolemoroni.com) 1. CHANEL P/E 2010 2. UNA DELLE TREEHOUSE DI DUSTIN FEIDER 3. H&M THE GARDEN COLLECTION 4, 5, 6. COMPOSIZIONI FLOREALI DI ERCOLE MORONI PH. YAYOI - YAYOIWORLD.COM 7. LONG GRASS, COPRI DONDOLO DI THECAMOUFLAGECOMPANY 8. RISOTTO AI PETALI DI PRIMULE 9. CHLOÉ P/E 2010

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DI ANDREA CARAVITA

UNA SELEZIONE DELLE NOVITÀ PIÙ COOL DAI MAGAZINE INTERNAZIONALI

ARENA HOMME +

DETAILS

Un claim urlato nei dance floor e che impazzava tra i teenager degli anni Ottanta, diceva: “Halston, Gucci, Fiorucci”. Tre brand che insieme formavano una cantilena che veniva ripetuta facendo assurgere i tre marchi a style symbol per i ragazzini cool-ad-ogni-costo. Oggi, Halston e Gucci continuano a mietere successi e a produrre collezioni up-to-date. Fiorucci, invece, fa un ritorno sulle passerelle alquanto unico: le T-shirt con pin-up, sexy cowgirl e affascinanti ladies con gli occhiali scuri tornano sì in passerella, ma su quella di D&G. Domenico Dolce e Stefano Gabbana, infatti, hanno deciso di stampare sulle magliette il logo e le immagini che hanno reso il marchio Fiorucci un’icona internazione di young style. Quello di Fiorucci è stato un vero e proprio mito globale che a New York ha trovato terreno fertile grazie a uno store che voleva creare una shopping esperience unica: un epycenter, un luogo di esperienza, in cui un dj suona ininterrottamente la musica più cool, dove gli artisti portano in scena performance e si beve caffè seduti nella zona ristoro. Da Fiorucci sono nate le carriere di Anna Sui e Isabel Toledo, giovani designer che, vendendo le loro prime collezioni tra gli scaffali della boutique, sono diventate realtà affermate. Uno stile, quello di Fiorucci, che ha attraversato gli anni e che oggi ritorna sulle passerelle milanesi.

Non è una star di reality o di paparazzate sui blog. È bella, di talento e con un touch alquanto italiano. Ilaria Urbinati, stylist di 30 anni, nata nel Bel Paese ma cresciuta negli USA. Ha tra le mani alcuni tra gli uomini più in vista dello show biz ai quali rivoluziona il guardaroba. Nomi top secret, ma stile riconoscibilissimo, perché impeccabilmente mediterraneo. Nel suo store di Los Angeles, Confederacy, vende abiti da uomo che si trovano a metà strada tra il luxury e l’affordable, creando una filosofia del vestire che trasforma ogni ragazzo in un A-lister boy. Marchi come Michael Bastian, Patrik Ervell e Band of Outsiders fanno il tutto esaurito e sono assolutamente da tener d’occhio. Consigli per essere favolosi in estate? Mixare varie tonalità dello stesso colore in un look dall’allure più internazionale, poi indossare un maglioncino girocollo in morbido cotone, slim ma non stretto e che non scenda più in giù della vita, altrimenti l’effetto Marlon Brando svanisce in un secondo. Un tocco di colore è rappresentato dalle scarpe da barca rosse che, abbinate a un borsone in cuoio invecchiato crea subito un look molto charmant. E nel caso di dubbi, indecisioni e impossibilità nel raggiungere L.A. per uno shopping selvaggio, possiamo sempre optare per una camicia in denim. Ed è subito primavera.

T-SHIRT VINTAGE ADDICTION. FIORUCCI FA IL SUO COMEBACK SULLE PASSERELLE

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VESTIVANO ALL’AMERICANA. ORA UNA STYLIST ITALIANA CAMBIA LE CARTE IN TAVOLA

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HARPER’S BAZAAR SPAGNA

L’OFFICIEL HOMMES GERMANIA

La moda non è nata negli Stati Uniti, ma il fashion lifestyle forse sì. Giovani, irriverenti e con voglia di sperimentare, quelli che una volta erano i new talent made in NYC oggi sono nomi da sballo. Questione solo di lifestyle o anche di donne? Per lo più di donne da sogno, direi. Il 5 maggio si taglia il nastro di American Woman, la nuova exhibithion del Metropolitan Museum che fino al 25 agosto proporrà la storia del vestire delle donne americane, per aiutarci a riflettere sull’evoluzione estetica dello stile statunitense, nella sua breve, ma pur intensa storia. Dalle aperture dei tempi del lusso Bloomingdales nel 1861 a Macy’s nel 1924, di tempo (e di nuove opening) ne è passato alquanto. Come anche dagli arrivi di Worth, Dior e Lanvin, tra i primi ad approdare nella Grande Mela per scoprire una nuova way of life e comprendere cosa il mercato volesse veramente. Oggi si pensa ai newcomer, ai nomi di cui si parla insistentemente tra i fashion addicted. Alexander Wang, Phillip Lim o Thakoon, oppure la coppia Proenza Schouler. Tutti in continua ascesa, chi perché amato dalle first ladies o dalle solicities, chi perché ha fatto innamorare i direttori dei magazine più potenti. Sta di fatto che giovani e in ascesa, i designer americani si ritrovano tutti sotto l’ala del grande patriarca Ralph Lauren, l’uomo più potente della moda al mondo.

150 persone è il numero massimo. Un mix fatto di modelle, designer, artisti e di soliti noti. Sopra quella cifra è over quota. È questo l’ingrediente di Le Baron, il club super cool di Parigi che, dopo la riapertura nel 2004, è diventato il must have notturno della città. Grazia alla quasi impossibilità di ingresso, alla musica dei più ricercati dj e a quel fascino tutto parigino che ha, è diventato un luogo cult. Una volta entrati si respira un vintage feeling, grazie alle grandi fotografie d’autore alle pareti, agli arredi in velluto e dall’aria alquanto decadent-chic. Non esiste un website, nè tanto meno un ingresso da vip club, ma l’atmosfera all’interno rimane impagabile. Andrè ha 38 anni, è portoghese, ed è chiamato da tutti “monsieur Andrè”. È lui il fautore del club. Occhio vispo e zazzera nera, affascina e attira tutte, ma proprio tutte le celeb in town. Mary Kate Olsen, Sofia Coppola, Bjork sono le ultime avvistate mentre varcano l’ingresso. I paparazzi vengono tenuti alla larga, ma i fashion blogger sono alquanto agguerriti.

LE DONNE, LA MODA, GLI AMORI. CLUB LE BARON. L’AMERICAN WOMAN SBARCA AL MET SI BALLA TRÈS CHIC À PARIS


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Heaven can wait

NELLA PAGINA PRECEDENTE:

Photographer_ Claudia Pasanisi Smith @ Studio Ghiglieri Stylist_ Micole Basile Lugli @ Victoria’s Hair_ Luca Lazzaro @ Victoria’s Make up_ Katja Wilhelmus @ Victoria’s Model_ Lina Navickaite @ Next Stylist’s Assistant_ Katja Klefbeck Thanks to Luca & Paolo’s house

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NELLA PAGINA SUCCESSIVA: BIKINI CALVIN KLEIN TUTA PEPE JEANS LONDON POCHETTE RODO BRACCIALE GIANANTONIO ALLIEVI ORECCHINI BOTTIGLIERI DESIGN


NELLA PAGINA PRECEDENTE: COSTUME INTERO FISICO CAMICIA ETRO PAREO ERES BRACCIALE GIANANTONIO ALLIEVI

CULOTTE ERES BRACCIALI GIANANTONIO ALLIEVI ORECCHINI BOTTIGLIERI DESIGN


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I fell in Love with a Boy

Photographer_ Chiara Romagnoli @ Era Management Stylist_ Lilia Toncheva-O'Rourke Hair_ Keiichiro Hirano @ DWM Make-up_ Abigail Johnson using Armani Cosmetics Model_ Kathleen Burbridge @ Premier Photographer’s Assistant_ Vincenzo Aiello Stylist’s Assistant_ Victoria Higgs Hair Assistant_ Kiki

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È un mix tra una sneakers e una ballerina la scarpa in tela modello Valini. (euro 76) 52.

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Shorts cinquetasche in denim con risvolto. (euro 80)

Bikini bianco con profili corallo e stampa a fiori. (euro 59)

Mini borsa in cotone impermeabilizzato con tracolla in ottone e pelle. (euro 210)

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La catena di centri fitness leader nel mondo


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SCENT OF SUMMER a cura di Eliana Albano Photographer_ Matteo Weber www.matteoweber.com

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1. ALBERTA FERRETTI/ALBERTA FERRETTI EAU DE TOILETTE 30 ML (€ 42), 2. ISSEY MIYAKE/A SCENT BY ISSEY MIYAKE 80 ML (€ 91), 3. PRADA/INFUSION DE TUBEREUSE 100 ML (€ 90), 4. MOSCHINO/TOUJOURS GLAMOUR 100 ML (€ 77), 5. CALVIN KLEIN/CK FREE FOR MEN 100 ML (€ 65), 6. DAVIDOFF/COOL WATER ICE FRESH 125ML (€ 57), 7. JEAN PAUL GAULTIER/LE MALE 125 ML (€ 51)

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LAMPADA VOID, 2010

Aria dandy ma spirito da businessman, Tom Dixon è senza dubbio uno dei nomi più importanti del design contemporaneo. Dopo aver appeso il basso al muro negli anni Settanta, preferendo, per nostra fortuna, alle giovanili aspirazioni da musicista quelle da designer, la sua carriera è stata un susseguirsi di successi, primo fra tutti la S Chair del 1987. Nel corso degli anni ha lavorato con brand illustri come Cappellini e Moroso, e oggi è a capo di una holding per lo sviluppo del design e del prodotto che comprende sia Artek che lo stesso marchio Tom Dixon. Quest’anno, al Superstudio Più il suo spazio è stato tra i più ammirati.

TOM DIXON/

CUORE DA MUSICISTA E MANI DA SALDATORE

IL VULCANICO DESIGNER INGLESE HA SPOPOLATO ALLA RECENTE MILAN DESIGN WEEK. PIACE PERCHÉ È SEMPLICE, ELEGANTE ED EFFICACE. È UN TALENTO NELLA LAVORAZIONE DEI METALLI, MA QUANDO NESSUNO LO VEDE NON DISDEGNA DI FARE UN “GIRO DI BASSO”, IN RICORDO DEI TEMPI ANDATI. DI ANDREA ZAPPA

Ormai sei di casa alla Milan Design Week, cosa ne pensi dell’edizione 2010? La settimana del design evolve e cambia rapidamente ogni anno, diventa una piattaforma ideale per la comunicazione e per il design business, dal mio punto di vista migliorerei l’offerta e l’assistenza per chi viene a Milano in occasione di quest’appuntamento. Prezzi moderati favoriscono l’afflusso di pubblico e di addetti ai lavori, inoltre mi indirizzerei verso un evento che coinvolgesse maggiormente la gente, che non fosse una semplice esposizione, ma che desse la possibilità al pubblico di comprare e interagire maggiormente con questo mondo. Quest’anno presenti una nuova collezione chiamata Industry, come nasce e quali sono gli oggetti più interessanti? La nuova collezione è stata realizzata in tempi molto rapidi: progettata in sei settimane, realizzata a Londra e spedita a Milano per la settimana del design. Tra gli oggetti più rappresentativi di Industry c’è Void, una lampada disponibile in rame, ottone o acciaio argentato, caratterizzata da una struttura a doppia parete che non lascia passare il calore. Peg è invece la sedia componibile realizzata in legno, estremamente semplice ma comoda e dalla grande fruibilità. Ripropongo anche Jack, nei colori bianco, nero e arancio, lo definirei: un oggetto luminoso di polietilene, accatastabile, su cui sedersi. Inoltre per quest’edizione ho collaborato con Philips nella realizzazione di Flat Lamp, una collezione unica di lampadine con luce OLED. Il tuo stand ospita uno spazio insolito chiamato Flash Factory, come mai quest’idea? La Flash Factory è una sorta di fabbrica mobile in cui vengono

assemblate e vendute piccole lampade in ottone. All’incirca 300 mila persone giungono a Milano in occasione di questo evento, sicuramente la settimana del design punta l’attenzione sul “business to business”. Ma credo anche che si debba pensare ai visitatori, a una sorta di “design tourism experience”, e allora perché non offrire al pubblico la possibilità di portarsi a casa un oggetto di design? Una specie di souvenir di queste giornate. In effetti, fin dai tuoi esordi si nota una predilezione per la lavorazione dei metalli, come mai? Amo lavorare con i metalli per varie ragioni: sicuramente riesci a modificarli con maggiore facilità e a realizzare qualcosa in tempi brevi, sono un tipo molto impaziente. Sono versatili durante la lavorazione e puoi permetterti di fare degli errori, ai quali spesso c’è rimedio. Quando ho scoperto la saldatura, ho iniziato a studiarne le tecniche osservando moto e macchine vintage, poi, una volta imparata la tecnica, ho cominciato a sperimentare giocando su componenti meccaniche. Il resto è design! Da dove prendi ispirazione per le tue realizzazioni? Gli spunti maggiori mi arrivano dalla matematica, dalla scienza, per esempio dalle strutture molecolari, dall’architettura e dall’arte. In passato, prima di dedicarti con successo al design, avevi un’altra grande passione: la musica. Quanto è stata importante nella tua vita? Un vero salto nel passato! Da giovane suonavo come bassista in un gruppo che faceva disco music. Il mio soprannome era “Dirty”. Poi ho avuto un brutto incidente in moto dove mi sono rotto le braccia e ho smesso di suonare a quei livelli. Comunque era un hobby, una bella passione insieme a quella per il design. C’è un oggetto nella storia del design che avresti voluto realizzare? Molti, ma tra questi sicuramente la bicicletta. Non ho una particolare passione, ma credo che sia un elegante progetto di ingegneria. Pensando invece al futuro, verso chi vorresti indirizzare il tuo design? Forse vorrei smettere di realizzare oggetti di “lusso”, mi piacerebbe iniziare a lavorare per soddisfare le esigenze della gente più povera. 56.57


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IT’S/ TIME TO MAXXI DOPO PLURIENNALI CANTIERI, LAVORI, RITARDI, INTERRUZIONI E RINVII, QUEST’ULTIMI NON PRIVI DI POLEMICHE, IL MAXXI - MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO, VERRÀ FINALMENTE APERTO AL PUBBLICO A PARTIRE DA DOMENICA 30 MAGGIO.

DI VALERIA PALIERI

Se il concetto di creatività potesse scegliersi un corpo, un involucro che ne racchiuda l’eccellenza delle sue manifestazioni artistiche contemporanee, opterebbe, presumibilmente, per uno spazio morbido e fluttuante, volutamente decostruito e disarticolato, asimmetrico nella sua assenza totale di canoni estetici precostituiti. Un luogo interdisciplinare, vasto e complesso, integrato nel tessuto urbano circostante, dove far confluire intimi percorsi artistici, personali, sociali e politici. Questa, con molta probabilità, la motivazione che portò, nel febbraio 1999, la Sovrintendenza Speciale Arte Contemporanea, su incarico del Ministero per i Beni Culturali, a scegliere l’ambizioso progetto dell’archistar Zaha Hadid che avrebbe trasformato gli spazi della ex Caserma Montello, nel quartiere Flaminio di Roma, in un nuovo polo culturale ed espositivo dedicato alla creatività contemporanea, allo studio e alla ricerca. “Questo edificio – ha dichiarato l’architetto iracheno Zaha Hadid – si inserisce nella città seguendo il leit motif della stratificazione temporale e architettonica che contraddistingue da sempre Roma; il tema della fluidità è di primaria importanza e racchiude un forte valore simbolico. Abbiamo dedicato un vero e proprio campus all’arte. Il MAXXI è concepito come un campo che deve poter ospitare più progetti”. Il complesso architettonico del MAXXI, gestito dall’omonima Fondazione presieduta da Pio Baldi, ex direttore della Darc (ora Parc), con la direzione di Margherita Guccione (MAXXI Architettura) e Anna Mattirolo (MAXXI Arte) e fortemente voluto dal Ministro dei beni culturali Sandro Bondi, occupa una superficie di circa 27 mila metri quadri, dove trovano spazio oltre a mostre, workshop e installazioni, un centro di documentazione con videoteca e fonoteca, un archivio fotografico e una mediateca sull’attività espositiva del museo. “Le mostre –

prosegue la Hadid – potranno seguire il flusso ideale di una linea narrativa oppure beneficiare della complessità che può sorgere dagli spazi adiacenti, dando ampia libertà creativa e di espressione ai curatori delle esposizioni successive”. Cinque le mostre inaugurali che verranno ospitate nel nuovo complesso: la retrospettiva L’immortale, dedicata all’artista italiano Gino De Dominicis, a cura di Achille Bonito Oliva, Mesopotamian Dramaturgies dell’artista turco Kutlug Ataman, a cura di Cristiana Perella, Dal razionalismo all’informale dell’architetto Luigi Morelli, a cura di Bruno Reiclin e Maristella Casciato, l’allestimento tematico Spazio curato da Pippo Ciorra, Alessandro d’Onofrio, Bartolomeo Pietromarchi e Gabi Scardi, e infine l’installazione video Geografie italiane realizzata da Studio Azzurro, a cura di Maristella Casciato, Pippo Ciorra e Margherita Guccione.

Ad accogliere i visitatori all’esterno e nell’atrio del museo MAXXI 2x100: due nuove opere per la collezione del MAXXI ovvero il documentario di Massimo Grimaldi sulla realizzazione del nuovo ospedale di Emergency in Sudan, e l’installazione di elementi scultorei e luminosi Linee rette di luce nell’Iperspazio curvilineo dell’artista Maurizio Mochetti. dal 30 Maggio MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, via Guido Reni 4a - Roma Orari: da martedì a domenica dalle 11 alle 19; giovedì dalle 11 alle 22; lunedì chiuso Ingresso: da Euro 5 a Euro 11 Info: www.maxxi.beniculturali.it

ZAHA HADID: Classe 1950, irachena naturalizzata britannica, Zaha Hadid è stata la prima donna architetto a vincere nel 2004 il Pritzker Price. Dopo gli studi alla Architectural Association di Londra, dove tornerà da docente negli anni Ottanta, colleziona prestigiose collaborazioni internazionali. Nel ‘94 insegna all’Università di Harvard, occupando la cattedra che fu di Kenzo Tange. Esponente del decostruttivismo, vanta al suo attivo numerosi progetti tra i quali il Riverside Museum di Glasgow, il Pabellòn Puente di Saragoza (realizzato per l'Expo 2008) e il primo piano dell’Hotel Puerta America di Madrid. Inoltre, si è cimentata con successo come designer di calzature per il brand brasiliano Melissa.

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SAMPURU, REALTÀ VIRTUALE IN CUCINA Ovvero quando l’imitazione supera la realtà (o quasi). L’arte giapponese

di creare piatti invitanti con ingredienti di plastica che stimolano appetito e immaginazione. FOTO E TESTO DI MARTINA DELLA VALLE

Basta trascorrere anche solo poco tempo in qualsiasi angolo di Giappone per rendersi conto di quanto l’immagine, l’aspetto visivo delle cose sia rilevante: dalla scrittura alle funzioni religiose passando per la cerimonia del tè, tutto è fondato su importanti codici simbolici. L’immagine può non essere tutto, ma qui conta decisamente molto. Lo stesso concetto viene applicato anche alla cucina, in cui sicuramente la composizione, la decorazione, il taglio e il colore contano almeno tanto quanto il gusto. È da questa idea che nasce probabilmente il fenomeno del Sampuru (che in Giapponese significa: esempio, modello), l’usanza di esporre nelle vetrine dei locali imitazioni invitanti del menù offerto, per

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attirare lo sguardo e colpire la gola di possibili clienti. Tutto sembra avere inizio nel 1932 quando Takizo Iwasaki, dopo la creazione di una perfetta “rice omelette” in cera, fondò l’attuale compagnia leader nel settore della riproduzione gastronomica, la Iwasaki Be-I. Poco tempo dopo un ristorante di Tokyo vide crescere considerevolmente la sua clientela per aver esposto in vetrina delle invitanti anteprime del menù. Oggi, l’usanza è diventata una vera moda che si sta espandendo in varie parti del mondo. Sono ormai moltissimi i ristoranti che espongono sulla strada copie del loro menù fatte così bene da essere a volte difficilmente distinguibili dal reale. La creazione di verosimili imitazioni di cibi tradizionali e internazionali è in Giappone non solo un grande business, ma anche una vera e propria forma d’arte. Il luogo in cui è possibile addentrarsi facilmente in questo allettante mondo di delikatessen in plastica è la Kappabashi-dori, detta anche Kitchen Town: una strada che si estende nell’area nord-est di Tokyo, tra i quartieri di Ueno e Asakusa, animata da circa 170 negozi dedicati a tutto ciò che riguarda la cucina, dagli utensili all’arredamento d’interni, e che riforniscono la maggior parte dei ristoranti giapponesi. È qua che negozi come Maiduru realizzano e distribuiscono da molti anni le loro creazioni di plastica. Piatti incredibilmente verosimili e invitanti di riso, zuppe, sushi, spaghetti, fino addirittura ad arrivare agli alimenti per cani, sono prodotti artigianalmente per essere esposti nei ristoranti o essere, ad esempio, utilizzate per tv e cinema. In ogni portata ciascun ingrediente o elemento è prodotto a mano da artigiani altamente specializzati, selezionati prima di tutto in base al loro amore per la cucina o per il cibo.

La maggior parte degli operai del settore sono donne; sono loro che, ancora oggi, conoscono al meglio la cultura del cibo, che cucinando e facendo la spesa tutti i giorni, sanno riconoscere dall’aspetto esteriore la qualità di un frutto o una buona verdura. Con anni di pratica e una paziente gavetta gli artisti del foodmaking passano dalla modellazione dei pezzi considerati più semplici, come ad esempio il tofu, fino ad arrivare a ciotole di riso fatte ad arte, chicco per chicco, tanto da sembrare a volte più vere degli originali. Tutta la lavorazione parte dal cibo reale, preparato e consegnato al laboratorio dal ristorante stesso a cui la copia è destinata. La riproduzione di un intero menù è un procedimento laborioso, che può essere anche molto costoso. Al suo arrivo nell’atelier il cibo viene posto in casse di legno in cui verrà colato il silicone liquido per formare il calco del prototipo, e riprodurre i successivi esemplari in plastica. Per far si che tutto assomigli il più possibile al vero, gli strumenti usati per modellare e rifinire gli alimenti sono normali utensili da cucina. Si fa ricorso a volte anche all’uso di veri ingredienti, come il curry per ottenere una perfetta colorazione, o procedimenti di cottura, come l’olio bollente per creare una vera tempura di gamberi. Esemplari delle creazioni provenienti dalla Kitchen Town sono stati resi celebri

da apparizioni nel mondo dell’arte e del cinema; sono stati esposti nelle sale del Victoria and Albert Museum e hanno rappresentato una fonte di ispirazione per registi come Wim Wenders. Il suo Tokyo Ga è infatti un interessante documentario girato nel 1985 come personale tributo al regista di Tokyo monogatari Yasujiro Ozu. Vagando per le strade della città in cerca dei luoghi più rappresentativi, Wenders sofferma il suo sguardo all’interno di un atelier di Sampuru. Gli ingredienti, crudi, cotti, interi o a fette sono suddivisi e catalogati in decine di cassetti a cui gli operai attingono per la costruzione di un sandwich con prosciutto, senape e insalata, per la guarnitura di una pizza aerografata con salsa di pomodoro o per la preparazione di un cocktail alla frutta. La cura quasi maniacale del dettaglio alla ricerca della perfetta riproduzione del reale, rende la creazione dei Sampuru una storia affascinante. Si ha l’impressione di essere in una vera cucina, dove ogni elemento conserva, tranne per il sapore, tutti gli aspetti dell’originale.

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NELLA PAGINA A FIANCO FOTO GRANDE: COURTESY OF SPACE ADVENTURES, LTD. FOTO PICCOLE: COURTESY NASA IN QUESTA PAGINA FOTO: COURTESY OF SPACE ADVENTURES, LTD.

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SPACE TOURISM LO SPAZIO HA DA SEMPRE AFFASCINATO L’UOMO E, MAI COME IN QUESTI ULTIMI ANNI, L’IDEA DI UN TURISMO DEDICATO STA SOLLETICANDO GLI INTERESSI DI BUSINESS MEN “VISIONARI”, AGENZIE PRIVATE ED ENTI IMPORTANTI COME LA NASA. ANCHE IL COSMO STA DIVENTANDO UN AFFARE LOW COST?

DI ANDREA ZAPPA

Se fino a qualche anno fa parlare di turismo spaziale poteva sembrare un’utopia, oggi le cose sembrano cambiare rapidamente. Senza dubbio gli innumerevoli film di fantascienza, come l’indimenticabile 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, hanno aiutato gli spettatori a prendere confidenza con navicelle e tute spaziali, rendendo sempre più plausibile l’idea di una vita in assenza di gravità. La rapidità dell’evoluzione tecnico-scientifica, poi, unita a un’innata propensione umana a superare le più diverse “colonne d’Ercole”, hanno fatto il resto. Aggiungiamoci che lo spazio è ancora un continente vergine dal punto di vista del business di massa e il gioco è fatto. Molte imprese dai nomi suggestivi: la Space Adventures, la Virgin Galactic, l’Armadillo Aerospace, la Starchaser, l’XCOR Aerospace stanno investendo non a caso in progetti milionari a lungo termine, come voli spaziali e soggiorni orbitali, in previsione di sicuri guadagni in un futuro non troppo lontano. Ovviamente il turismo spaziale, quello vero, è al momento un lusso che solo alcuni possono concedersi, ma le possibilità per sentirsi un po’ astronauti sono innumerevoli. Space Adventures (www.spaceadventures.com) è stata la prima compagnia privata ad aver permesso a dei civili di provare l’ebbrezza di volare tra le stelle utilizzando Soyuz russi o di soggiornare per qualche giorno sulla Stazione Orbitale. I clienti vengono assistiti e accompagnati come in un classico e costoso viaggio organizzato: soggiorno di lusso a Mosca, trasferimento in jet presso il Cosmodrome di Baikonur in Kazakhstan e poi il finale della vacanza dipende dalle

potenzialità della carta di credito di ciascuno, oltre ovviamente alle doti fisiche. Il top del programma è compiere un volo spaziale restando in orbita per qualche giorno, cosa che sembra “non avere prezzo”. Diversamente, per la modica cifra di 75.000 euro, si ha la possibilità di ammirare la sfericità terrestre con un volo suborbitale. Chi invece non vuole staccare i piedi da terra e possiede il brevetto di sub, può indossare la tuta e provare, per 25.000 euro, lo Spacewalk Training nelle vasche del Cosmodrome. I più masochisti, inoltre, hanno l’opportunità di testare gli effetti della forza G all’interno della famosa centrifuga, lo spauracchio di qualsiasi astronauta e pilota di caccia. Costo della tortura: 7.300 euro. Entro la fine del 2010, verrà completato nello stato del New Messico lo Space

America, l’unico aeroporto al mondo appositamente dedicato ai viaggi commerciali nello spazio. Sarà la base operativa della Virgin Galactic (www.virgingalactic.com), l’agenzia voluta dallo spericolato miliardario Richard Branson, fondatore della Virgin. Il progetto prevede la commercializzazione di voli suborbitali a bordo dello SpaceShipTwo, un velivolo appositamente realizzato per portare nello spazio gruppi di massimo sei persone. Costo del biglietto circa 126.000 euro. I test hanno avuto ottimi risultati e il primo volo è previsto entro quest’anno. Dopo circa tre giorni di preparazione, durante i quali i passeggeri verranno sottoposti ad accurate visite mediche e ad alcuni test di resistenza alla forza G e alla forza centrifuga, gli aspiranti astronauti potranno allacciarsi le cinture e prepararsi al decollo. Il tour nello spazio dura quasi

tre ore: la navicella viene trainata dall’aereo-madre WhiteKnight fino all’altitudine di 15 mila metri, a quel punto avviene lo sgancio e l’accensione dei razzi propulsori dello SpaceShipTwo, che raggiungerà in 12 secondi la distanza di 120 chilometri dalla superficie terrestre. Qui si potrà ammirare il nostro pianeta in tutta la sua straordinaria bellezza e provare per circa cinque minuti l’assenza totale di gravità. Dopo le foto di rito la navicella inizierà il volo di rientro nuovamente verso lo Space America. Al momento i turisti spaziali che si sono prenotati sono più di 250 e il numero sembra destinato a crescere; in Italia è l’agenzia Your Private Italy (www.yourprivateitaly.com) a detenere l’esclusiva di questi viaggi. Per chi si trova negli Stati Uniti e non ha a disposizione un budget importante, ma vuole comunque sperimentare la sensazione di fluttuare all’interno di una


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DALL’ALTO IN SENSO ORARIO: VIRGIN GALACTIC, MARK GREENBERG/VIRGIN GALACTIC, DESIGN BY FOSTER AND PARTNERS/VIRGIN GALACTIC

cabina in assenza di gravità, può contattare la Gozerog (www.gozerog.com), compagnia specializzata in voli parabolici. Questi sono gli unici in grado di riprodurre per brevi periodi le medesime condizioni presenti a bordo della Stazione Orbitale. I voli, al costo di 2.900 euro, sono possibili da diversi aeroporti americani come Boston, Las Vegas, Cape Canaveral, Los Angeles, Miami e Washington. In Europa, è la Novespace (www.novespace.fr) a compiere, per il momento ancora solo per scopi di ricerca, questo genere di voli. L’aereo, un Airbus A300 Zero-G, decolla dall’aeroporto francese di Bordeaux Mérignac. Il Kennedy Space Center in Florida, quartier generale della NASA (www.nasa.gov), è però il tempio indiscusso per tutti coloro che fin da piccoli hanno avuto la passione dello

spazio e guardano le stelle con occhi sognanti. Da qui sono partite tutte le missioni dello Shuttle e al suo interno sono presenti le tre basi militari destinate ai programmi spaziali. Un po’ per rientrare dei costi elevati, visti anche i recenti tagli di Obama al programma della NASA, ma anche per avvicinare la gente alla cultura dello spazio, il Kennedy Space Center (www.kennedyspacecenter.com) mette a disposizione le sue strutture per chi volesse sentirsi astronauta per un giorno. C’è un programma giornaliero di training (350 euro) con sessioni pratiche e teoriche, che culmina con una prova di riduzione di gravità e una simulazione di volo all’interno di uno shuttle a grandezza naturale; oppure si può scegliere il tour Nasa Up Close (180 euro), che permette di visitare l’immensa area militare destinata al programma spaziale. Se è giornata di lanci

è anche possibile assistere alla messa in orbita di satelliti per uso civile e meteorologico. Per i più fortunati, non è esclusa l’opportunità di ammirare una delle ultime partenze dello Shuttle (a breve sarà messo in pensione, NdR) dalla base NASA o dalla spiaggia vicina di Cocoa Beach. Sono dunque sempre più numerose le iniziative e i progetti per accorciare la distanza tra la terra e le stelle; forse i viaggi spaziali rimarranno un business di nicchia, ma è indubbio che il “capitalismo a gravità zero” attira ogni giorno nuovi imprenditori e progetti sempre più coraggiosi. In fondo se il 1961 è stato l’anno di Gagarin e il 1969 quello di Armstrong, chi dice che tra poco non sarà la volta del Signor Rossi?


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THE NEXT BIG THING?

www.apple.com/it/ipad PREZZO: N.D.

( arte

BACK TO BASICS

READING & SHARING

Come poteva rispondere Barnes & Noble, il più grande negozio online di libri, all’avvento su larga scala degli ebook? La risposta contiene solo quattro lettere: Nook. Dal design elegante e ricercato, Nook è entrato in questo segmento di mercato per recitare un ruolo di prim’ordine, incorporando caratteristiche come le connessioni WIFI, 3G e il touchscreen che hanno costretto qualche competitor a correre ai ripari. Tali migliorie non hanno però snaturato questo device (che come i suoi predecessori funziona tramite eink, ovvero inchiostro elettronico), ma gli hanno aggiunto possibilità legate al download wireless e alla condivisione con coloro che sono dotati del software reader multipiattaforma di B&N. Nel nostro Paese non è ancora attiva una distribuzione, quindi la soluzione migliore, onde evitare spiacevoli inconvenienti, è quella di rivolgersi direttamente al sito del produttore.

Se si è iniziato a parlare di e-book in maniera massiccia è forse merito di Amazon, il primo grande player che nel 2007 ha deciso di impegnarsi in questa nicchia di mercato. Il successo oltreoceano è stato importante, tanto che la stessa parola Kindle “rischiava” di diventare sinonimo dell’oggetto, un po’ come è accaduto a gloriosi prodotti del passato (ricordate il walkman della Sony?). Oggi Amazon deve fare i conti con nuovi competitor e ha dovuto adeguare il suo Kindle 2 alla concorrenza, introducendo la connessione WI-FI e la compatibilità con i PDF. L’ingresso del wireless su questa piattaforma non ha diminuito la durata della batteria, anzi, il produttore ha pensato bene di potenziare l’alimentazione portando l’autonomia di Kindle a oltre una settimana con il dispositivo wireless acceso. Anche in questo caso manca una distribuzione in Italia, quindi è vivamente consigliato rivolgersi ai canali ufficiali. www.amazon.com PREZZO: $ 259 (ESCLUSE IVA E SPESE DI SPEDIZIONE)

( musica

wumagazine.com

Era atteso agli inizi di questo mese, ma le vendite al di sopra le aspettative negli Stati Uniti hanno costretto Apple a posticipare di qualche giorno l’uscita nel Vecchio Continente. Stiamo parlando dell’iPad, il nuovo oggetto del desiderio dei fanboy della mela e non solo: un device a metà strada tra il mondo mobile e quello dei laptop, ma che incorpora caratteristiche e programmi che faranno la felicità degli appassionati delle consolle portatili e degli e-book. Già, perché il peso contenuto (680 gr.) e lo schermo da 9,7” touchscreen sembrano fatti apposta per quest’ultima funzione e, tramite il nuovo iBookstore disponibile su una piattaforma collaudata come iTunes, il successo sotto questo aspetto sembra garantito. Sempre che la tecnologia LED a IPS scelta per lo schermo non faccia storcere troppo il naso – o meglio, gli occhi – dei nuovi lettori digitali.

( spettacolo

www.barnesandnoble.com PREZZO: $ 259 (ESCLUSE SPESE DI SPEDIZIONE) NELLA FOTO: PAVEMENT DI ENRICO SIMONE BENINCASA

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PUOI RICHIEDERE FREE TICKET PER TUTTI GLI EVENTI CONTRASSEGNATI DA QUESTO SIMBOLO SU WWW.WUMAGAZINE.COM


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LCD SOUNDSYSTEM MAGGIO 2010 SAB 1

SAB 22

MAR 4

LUN 24

MER 5

MER 26 / GIO 27 / VEN 28

NERI PER CASO DIANNE REEVES KURT ROSENWINKEL STANDARDS TRIO GIO 6

THE MANHATTAN TRANSFER VEN 7

DINO SALUZZI & ANJA LECHNER DUO

JAMES TAYLOR QUARTET NATURALLY 7 AL DI MEOLA

James Murphy sbarca in Italia per un attesissimo live nella bellissima cornice di piazza Castello a Ferrara. Un concerto - con l’opening act dei !!! (chk chk chk) - che si prepara a essere uno degli eventi dell’estate. Una carriera lunga la sua, cominciata con il lavoro fatto con la DFA, l’etichetta che ha fondato con Tim Goldsworthy e che ha portato al successo The Rapture, Hot Chip, Hercules And Love Affair, e proseguita con la sua creatura più incisiva e apprezzata: LCD Soundsystem. Proprio gli LCD hanno portato Murphy ad essere tra i più rispettati e

lodati artisti saliti agli onori della gloria in questa ultima decade. I fatti parlano chiaro: il loro tour europeo di presentazione del nuovo disco è andato sold out istantaneamente in tutta Europa, e tra gli addetti ai lavori si parla ormai di LCD Soundsystem come il fenomeno elettronico più interessante di questi anni. Da tenere d’occhio per chi ama le sperimentazioni e le originali commistioni di generi.

IL 24 GIUGNO IN PIAZZA DEL CASTELLO FERRARA ORARIO: N.D. (APERTURA PORTE ORE 19:00) INGRESSO: EURO 25 + DDP INFO:

WWW.FERRARASOTTOLESTELLE.IT

(DI ALESSANDRO GENTILE)

SAB 29

DEAN BROWN TRIO FEAT. DENNIS CHAMBERS & BOBBY SPARKS

SAB 8

CHRIS POTTER UNDERGROUND DOM 9

DAVIDE VAN DE SFROOS MER 12 / GIO 13 / VEN 14

MCCOY TYNER QUARTET FEAT. GARY BARTZ

UNICA DATA: 6 MAGGIO

SAB 15

FUNK OFF MAR 18

PROJECT / OBJECT FEAT. IKE WILLIS & RAY WHITE THE MUSIC OF FRANK ZAPPA MER 19

THE ITALIAN DIRE STRAITS NICK THE NIGHTFLY & THE MONTECARLO NIGHTS ORCHESTRA

ORARIO SPETTACOLI MAR, MER, GIO: ORE 21:00 E 23:00 - VEN, SAB: ORE 21:00 E 23:30 - DOM: ORE 21

Il programma e gli orari potrebbero subire variazioni. Il locale potrebbe essere completo. Consultate il sito internet o chiamate il box office per eventuali aggiornamenti.

PREVENDITE E INFO: WWW.BLUENOTEMILANO.COM BOX OFFICE: 02 69 01 68 88 - VIA PIETRO BORSIERI 37

FERRARA )

GIO 20 / VEN 21

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L’INTERVISTA AI CAPTAIN MANTELL SU WWW.WUMAGAZINE.COM

)

ROMA )

BOLOGNA )

MEZZAGO (MI) )

MILANO )

PAVEMENT

GOSSIP

SKATALITES

Tra i capofila del “lo-fi”, i Pavement hanno saputo fondere distorsioni e melodie conquistando un posto di spicco nella scena indie degli anni Novanta. Un suono che ha fatto storia, ottenuto anche grazie alle accordature creative degli strumenti di Stephen Malkmus, Scott Kannberg e Mark Ibold, che gli hanno conferito una divertente squadratura e apparente fievole stonatura, a volte melliflua e armonica, a volte fredda e acida. La band torna a suonare dal vivo dopo dieci anni e sarà protagonista di un tour europeo che toccherà anche l’Italia con due imperdibili concerti. Di supporto i Monotronix.

Tanti li hanno scoperti grazie al tormentone mediatico Heavy Cross, ma i più attenti già li conoscevano da diverso tempo. Stiamo parlando dei Gossip, trio statunitense nato a fine anni Novanta e capitanato dalla carismatica Beth Ditto. Dopo la fortunata tappa milanese dello scorso novembre, la band torna nel Bel Paese con il proprio trascinante mix di musica punk, dance e soul, per un unico imperdibile appuntamento. Icona indiscussa della scena omosessuale, ma anche del mondo della moda, la Ditto conquista con una voce e una grinta incontenibili, oltre che con un’indiscussa presenza scenica.

(di Alessandro Gentile)

(di Lidia Pregnolato)

IL 24 MAGGIO AL CIRCOLO DEGLI ARTISTI, VIA CASILINA VECCHIA, 42 – ROMA ORARIO: DA DEF. INGRESSO: EURO 30 + DDP INFO: WWW.GRINDINGHALT.IT

IL 31 MAGGIO ALL’ESTRAGON, VIA STALINGRADO, 83 - BOLOGNA ORARIO: ORE 21 INGRESSO: EURO 25 + DDP INFO: WWW.INDIPENDENTE.COM

A VOLTE RITORNANO

INCONTENIBILE BETH

45 ANNI DI CARRIERA E NON SENTIRLI Gruppo giamaicano ska per eccellenza, nonché inventore del nome di questa musica in levare, gli Skatalites costituiscono una delle formazioni più longeve della storia musicale contemporanea. Il gruppo ha all’attivo ben 22 dischi ufficiali e un numero imprecisato di singoli, b-sides e raccolte. 45 anni di carriera sembrano non aver intaccato minimamente l’energia e la passione di questa band, attiva fin dal 1963 e nata dall’unione dei migliori musicisti di orchestra da ballo dell’epoca, che hanno fuso gli stili più in voga negli anni Cinquanta, come il boogie-woogie blues, il jazz e i ritmi africani. (di Lidia Pregnolato) IL 19 MAGGIO AL BLOOM, VIA CURIEL, 39 - MEZZAGO (MI) ORARIO: ORE 21:30 INGRESSO: EURO 15 INFO: WWW.HUBMUSICFACTORY.COM

MILANO )

HEALTH+JAPANDROIDS CALIFORNIAN NOISE

I confini musicali tendono sempre più a farsi sottili e impalpabili, anzi “quelli bravi” riescono a mescolare e rimescolare sonorità, inevitabilmente sentite, rendendole proprie. Gli Health sono un buon esempio di questo: al terzo disco, dopo l’omonimo esordio e un disco di remix, escono con questo Get Color che accende una luce su di una Los Angeles musicale fatta di recuperi no wave, di noise, di ritmico trialismo e di suoni industrial. Di supporto i Japandroids, usciti recentemente per Goodfellas con Post Nothing, con chitarra e batteria per presentare il loro approccio garage. (di Simone Broglia) IL 26 MAGGIO AL CIRCOLO MAGNOLIA, VIA CIRCONVALLAZIONE, 41 – SEGRATE (MI) ORARIO: DA DEF. INGRESSO: DA DEF. INFO: WWW.DNACONCERTI.COM

MILANO )

DENTE

PERTURBAZIONE

A poco più di un anno dall’uscita del suo ultimo disco e concluso un tour che lo ha visto suonare in molti club, Dente decide di riproporre i suoi brani in una veste nuova. Titolo del tour è 1910, un tuffo nel passato senza elettricità, senza synth, senza quei suoni che hanno accompagnato L’amore non è bello e le date successive all’uscita. Il progetto è partito a fine gennaio con due date al Teatro Off di Modena e dopo aver toccato Venezia, Torino, Bologna, San Benedetto e Perugia, si concluderà il 16 maggio a Milano, accolto allo Spazio Teatro 89, luogo intimo e gioiello acustico.

Se si eccettuano il live in vinile uscito lo scorso anno e la collaborazione con Loescher per Enlarge your english, sono tre anni che i Perturbazione, piccolo miracolo pop emerso dal sottobosco indie in questa ultima decade, sono in silenzio discografico. Dopo l’esperienza major il gruppo torinese è tornato alle origini per pubblicare Del nostro tempo rubato: 24 tracce inedite che descrivono un viaggio all’interno della quotidianità. In attesa di conoscere le date del probabile tour estivo, la band presenta il nuovo lavoro alla Fnac di Milano.

(di Simone Broglia)

(di Enrico Simone Benincasa)

IL 16 MAGGIO ALLO SPAZIO TEATRO 89 VIA F.LLI ZOIA, 89 - MILANO ORARIO: ORE 21:15 INGRESSO: EURO 10 INFO: WWW.SPAZIOTEATRO89.ORG

IL 22 MAGGIO ALLA FNAC, VIA TORINO (ANGOLO VIA DELLA PALLA) – MILANO ORARIO: ORE 18 INGRESSO: LIBERO INFO: WWW.FNAC.IT

1910 A MILANO

75 MINUTI DI TEMPO RUBATO

70.71


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NAPOLI TEATRO FESTIVAL Napoli si appresta a ospitare la terza edizione del Napoli Teatro Festival, sotto la direzione artistica di Renato Quaglia. La manifestazione continua a crescere, coinvolgendo sempre più i luoghi della città: sono ben 23 tra teatri e “off ” importanti come il Real Albergo dei Poveri, il Maschio Angioino e, per la prima volta, il Real Orto Botanico e le Scale del Petraio. Il programma ufficiale prevede 35 spettacoli che abbracciano temi e stili diversi, sia legati al territorio, sia di respiro internazionale. Si passa dal calcio, con Football, football di Haris Pasovic e El Diego - concerto n.10 di Roberto De Simone, all’uso delle tecnologie come il 3D in Devo

Partire. Domani di Ming Wong, rivistazione moderna del capolavoro pasoliniano, e Les Adieux, opera prima di Arianna Giorgia Bonazzi. Josè Ramón Fernández, Alessandro Gassman e Gianluca Sepe sono alcuni tra i protagonisti di questa edizione, che ospita anche progetti innovativi come L’attesa: cinque compagnie teatrali interpreteranno, durante il festival e senza preavviso, delle brevi piéce scritte per l’occasione da autori come Dacia Maraini, Andrea De Carlo, Ivan Cotroneo e la blogger Pulsatilla.

DAL 4 AL 27 GIUGNO (ANTEPRIMA 29 E 30 MAGGIO) ORARI E LUOGHI VARI INFO: WWW.TEATROFESTIVALITALIA.IT

(DELLA REDAZIONE DI WU)

FOOTBALL, FOOTBALL © FRANCESCO SQUEGLIA / ARCHIVIO NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA

18 GIUGNO 17 LUGLIO Parcheggio Nord Stadio Euganeo

PADOVA

72.

NAPOLI )

PREVENDITE E INFO WWW.SHERWOOD.IT

18/06 3 ALLEGRI RAGAZZI MORTI 19/06 SUD SOUND SYSTEM 23/06 STEFANO BOLLANI E “I VISIONARI” 25/06 99 POSSE 26/06 ALTAVOZ DE DIA 30/06 TEATRO DEGLI ORRORI 02/07 BAUSTELLE 09/07 BAD BRAINS 10/07 VINICIO CAPOSSELA 14/07 SKA-P & GOGOL BORDELLO 16/07 MOTEL CONNECTION 17/07 SPECIAL GUEST


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MILANO )

CHINESE COFFEE

SE SEI TU IL PRINCIPE MURATORI AZZURRO…QUESTO AZZURRO LEZIONI DI VITA TRA CALCE NON MI PIACE E MATTONI

TUTTO IN UNA NOTTE Harry, alias Max Malatesta, e Jake, alias Paolo Sassanelli, sono amici da sempre, due artisti inconcludenti della Grande Mela alla ricerca di un’affermazione che pare irraggiungibile. Romanziere il primo e fotografo il secondo, trascorrono la notte a discutere dei loro principi e dei loro sogni: l’amore, la fama, l’arte. Harry ha appena terminato il suo ultimo lavoro ed è ansioso di conoscere il parere dell’amico di cui si fida. Ma Jack dapprima nega di averlo letto, poi, ne sminuisce il valore riducendolo a un mero resoconto delle loro fallimentari vite e infine, divorato dal sentimento dell’invidia, cerca di minarne e ostacolarne il successo. Un successo che ha per lui il sapore amaro della sconfitta. (di Chiara Albricci) DAL 25 AL 30 MAGGIO AL TEATRO OUT OFF, VIA MAC MAHON, 16 - MILANO ORARIO: DA MARTEDÌ A DOMENICA ORE 20.45 INGRESSO: DA EURO 8 A EURO 16 INFO: 02 34532140

TUTTI GLI UOMINI DELLA MIA VITA

TORINO )

MILANO )

BOLOGNA )

Paola Giacometti è l’autrice e regista di una storia ironica e accattivante, una commedia assurda e ingarbugliata sul rapporto di coppia. Amanda passa in rassegna in un serrato monologo gli uomini che ha incontrato e amato, dal primo fidanzatino in poi. Una carrellata di personaggi, interpretati dal medesimo attore, che spaziano dall’intellettuale al palestrato, dal miliardario al rozzo contadino. Personalità che di volta in volta interagiscono e si confrontano nel gioco di equilibri che necessariamente si instaura in una relazione, attraverso finzioni, inganni, compromessi, in una sorta di messinscena, dove ognuno è chiamato a recitare la sua parte.

Uno spettacolo diventato un cult, un fenomeno giunto all’ottava stagione. La comicità senza tempo, mai volgare, dello spettacolo di Edoardo Erba per la regia di Massimo Venturiello, riscuote a ogni messa in scena ovazioni, applausi e sorrisi. Stralci di godibile filosofia e stupefacente concretezza in una commedia dove si lavora parlando di lavoro. Protagonisti due muratori che di notte innalzano abusivamente una parete per chiudere il palcoscenico di un teatro in disuso, consentendo al supermercato confinante di ampliare il magazzino. Due mondi diversi, due dimensioni parallele e inconciliabili che un semplice muro di mattoni dovrebbe separare.

(di Chiara Albricci)

(di Chiara Albricci)

DAL 27 AL 30 MAGGIO AL TEATRO BLU, VIA CAGLIERO, 26 – MILANO ORARIO: GIOVEDÌ, VENERDÌ, SABATO ORE 21, DOMENICA ORE 18 INGRESSO: DA EURO 6 A EURO 12 INFO: 0362 328369

DAL 18 AL 30 MAGGIO AL TEATRO ERBA, CORSO MONCALIERI, 241 – TORINO ORARIO: DA MARTEDÌ A SABATO ORE 21, DOMENICA ORE 16 INGRESSO: DA EURO 12 A EURO 16 INFO: 011 6615447

GLI AMMUTINATI DEL BOUNTY REDUX

ASSALTI AI SIMBOLI E AI LORO INCATENAMENTI In prima assoluta il nuovo lavoro della compagnia Monaco/Acca, ideato e diretto da Vanda Monaco Westerstahl, eclettica e sorprendente artista svedese. Una soggettività alla ricerca di nuovi linguaggi, di forme espressive che esaltano la teatralità stessa della rappresentazione scenica. Attraverso le parole di Poe, Rimbaud, Verlaine e Withman prende il via una storia di cronaca, un intreccio malvagio che stritola i personaggi fra il caos del quotidiano e l’ordine della poesia. Un delitto, un pollaio, un plot che si deforma attorcigliato a testi simbolisti e fisica dell’atomo. Atomi catturati, ma mai fermi, che si trasformano in onde. (di Chiara Albricci) IL 21 E 22 MAGGIO AL TEATRO SAN MARTINO, VIA OBERDAN, 25 - BOLOGNA ORARIO: ORE 20 INGRESSO: DA EURO 10 A EURO 12 INFO: 051 17459360

BOLOGNA )

SADE: OPUS CONTRA NATURAM VOYAGE EN ITALIE

“Non ho messo in scena un’opera di Sade, ma quanto l’opera di Sade ha messo in scena di me stesso”. L’ultimo atto del ciclo che Enrico Frattaroli dedica all’opera del marchese De Sade. Dopo Sade Neroluce, Sade cun figuris, Sade ex machina, Sade per speclum, il regista intraprende un gran tour nelle città italiane visitate da Sade nei viaggi reali o reimmaginati dei suoi personaggi libertini. Al di là dei leggendari cliché ai quali è legato il nome dello “scandaloso” autore, e delle inconsistenti reticenze di forma o censura, la rappresentazione individua il legame tra filosofia ed erotismo, incarnando l’indissolubile connubio tra conoscenza ed esperienza e analizzando, attraverso la ragione e il desiderio, il cuore umano. (di Chiara Albricci) IL 27 E 28 MAGGIO PRESSO TEATRI DI VITA, VIA EMILIA PONENTE, 485 - BOLOGNA INGRASSO: DA EURO 7 A EURO 14 ORARIO: ORE 21.15 INFO: 051 6199900

ROMA )

APPLAUSO!

SPETTATORI DI UNA VITA Banali personaggi si susseguono uno dopo l’altro sul palcoscenico di uno studio televisivo. Un programma come tanti, che propina al pubblico l’illusoria verità di tragedie umane, storie di vita comune, intervallate da pubblicità, spot pretestuosi che promettono di dare il giusto consiglio per ogni occasione, dando risposte a domande che nessuno ha mai posto. Indifferenza mascherata da solidarietà, intimità forzata e manipolata a piacimento da un occulto regista. Pensieri ed emozioni costruiti a tavolino, convinzioni e culti inculcati senza apparente motivo. Una riflessione agrodolce sul potere dei media e sulla capacità di assorbire ed elaborare la valanga di informazioni che arrivano quotidianamente dallo schermo. (di Chiara Albricci) DAL 27 AL 30 MAGGIO PRESSO CASA DELLE CULTURE, VIA SAN CRISOGONO, 45 – ROMA ORARIO: ORE 21 INGRESSO: DA EURO 8 EURO 14 INFO: 06 58333253 74.75


wu)magazine_arte PIG ISLAND L’ISOLA DEI PORCI È una leggenda vivente del sistema artistico contemporaneo, che rovescia con la sua opera lo stereotipo del mito statunitense fatto di sesso, potere e denaro. In tutto ciò che crea sembra voler colpire al cuore la cultura americana popolare: Disney, i miti di Hollywood, personaggi politici, lo star system, presidenti e gran buffoni. Paul McCarthy approda a Milano, grazie alla Fondazione Trussardi, con Pig Island – L’isola dei porci una mostra che oltre a raccogliere una selezione di sue opere dal 1978 al 2010, presenta una delle sue più complesse e ambiziose installazioni: una gigantesca scultura, cresciuta nel suo studio, per raccogliere, in oltre 100 mq, una miscellanea

MILANO )

76.

dei temi che hanno animato tutta la carriera dell’artista. Sorta di parco a tema, a cui McCarthy lavora da oltre sette anni, questa impresa racconta per metafore la società contemporanea, fatta di uomini-maiali che vivono senza inibizioni in un eterno carnevale dove carnalità, alterità, sesso, amore, identità, celebrità e miseria, si mischiano e confondono. (DI ELENA BORDIGNON)

DAL 20 MAGGIO AL 4 LUGLIO PRESSO PALAZZO CITTERIO, VIA BRERA, 14 - MILANO ORARIO: TUTTI I GIORNI DALLE 10 ALLE 20 INGRESSO: LIBERO INFO: 02 8068821 WWW.FONDAZIONENICOLATRUSSARDI.COM


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MIMESI PERMANENTE UNA MOSTRA SU SIMULAZIONE E REALISMO ROMA ) Questa importante collettiva riunisce tredici artisti internazionali delle ultime generazioni, provenienti da Europa, Stati Uniti e Asia. Attraverso fotografia, pittura, scultura, installazione e video, gli artisti in mostra offrono una riflessione su quel particolare momento in cui le immagini si rivelano come costruzioni evidenti e illusioni manifeste: il nostro paesaggio visivo è ormai il prodotto di profonde trasformazioni offerte dalle tecnologie digitali di produzione delle immagini. Molte delle opere in mostra oscillano tra il momento della simulazione e della finzione “manifesta” e quello di un iper-realismo credibile, attraverso un continuo slittamento dei mezzi espressivi tra 78.

loro. Nei lavori di artisti come Anna Barriball, Frank Benson, William Daniels e Giuseppe Gabellone, ad esempio, i disegni assumono il rilievo di una scultura, le superfici mimano spazi e materiali, le forme appaiono in bilico tra la bidimensionalità e la tridimensionalità, tra l’essere immagine e l’essere oggetto. (DI ANNA BLUMA)

DAL 10 GIUGNO AL 26 SETTEMBRE PRESSO GAM- GALLERIA CIVICA DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA, VIA MAGENTA 31 – TORINO ORARIO: DA MARTEDÌ A DOMENICA DALLE 10 ALLE 18, LUNEDÌ CHIUSO INGRESSO: DA EURO 6 A EURO 7,50 INFO: 011 4429518

MILANO )

ELAD LASSRY/JOSH SMITH DOPPIA PERSONALE

Elettrizzante la dialettica che si crea nella galleria Massimo De Carlo tra i due artisti protagonisti di una doppia personale: l’israeliano Elad Lassry e lo statunitense Josh Smith. Lassry propone un insolito modo di utilizzare la fotografia, che sembra fare eco all’impeccabilità tecnica del linguaggio pubblicitario. Con una nuova serie di foto presenta anche un video, Untitled (Passacaglia), esposto di recente alla Kunsthalle di Zurigo. Collage, dipinti e installazioni invece, sono i mezzi che utilizza Josh Smith per esprimere la sua poetica pittorica che non punta all’unicità, bensì focalizza la sua attenzione sul processo creativo dell’opera. (di Elena Bordignon)

TORINO )

DAL 19 MAGGIO AL 26 GIUGNO PRESSO LA GALLERIA MASSIMO DE CARLO, VIA GIOVANNI VENTURA, 5 – MILANO ORARIO: DA MARTEDÌ A SABATO DALLE 11.30 ALLE 19.30, CHIUSO IL LUNEDÌ INGRESSO: LIBERO INFO: 02 70003987 WWW.MASSIMODECARLO.IT

NAPOLI )

STRANIERI OVUNQUE

HUNGRY FOR DEATH

“Bithemesko Saekhe Thaneste”, significa Stranieri Ovunque nella lingua rom. Con questa scritta al neon, opera dei Claire Fontaine (qui in veste sia di artisti che di curatori), si apre la collettiva di artisti alla galleria T293. Il tema su cui ruota l’esposizione è l’indagine dei diversi modi di esprimere la questione dell’identità e la situazione conflittuale degli immigrati. Attraverso video, installazioni e sculture, gli artisti cercano di sviluppare un nuovo uso delle strategie estetiche e di inventare una lingua straniera all’interno del linguaggio visivo che metta in discussione la legittimità delle identità culturali e geografiche.

Poster, flyer, fotografie, dischi, disegni, riviste: questo e molto altro materiale per scoprire l’immaginario di Destroy All Monster, band nata nel Michigan e composta, tra gli altri, da due tra i massimi esponenti della scena artistica californiana contemporanea, Mike Kelly e Jim Show. La mostra Hungry for Death è ospitata all’American Academy in Rome, ed è l’occasione per scoprire questo gruppo che, grazie a chitarre modificate, drum machine, loop a nastro e altri strumenti, creavano un suono non ortodosso, una musica suburbana che univa gli Stooges, Albert Ayler, Sun Ra, Velvet Underground e l’immaginario dei B-movie di fantascienza.

COLLETTIVA DI ARTISTI

DESTROY ALL MONSTER CELEBRATION

(di Elena Bordignon) DAL 14 MAGGIO AL 7 LUGLIO PRESSO LA GALLERIA T293, VIA TRIBUNALI, 293 – NAPOLI ORARIO: DA MARTEDÌ A SABATO DALLE 12 ALLE 19, CHIUDO IL LUNEDÌ INGRESSO: LIBERO INFO: 081 295882 WWW.T293.IT

(di Elena Bordignon) DAL 13 MAGGIO ALL’11 GIUGNO PRESSO AMERICAN ACADEMY IN ROME, VIA ANGELO MASINA, 5 – ROMA ORARIO: DA LUNEDÌ A VENERDÌ DALLE 9 ALLE 17 INGRESSO: LIBERO, SU APPUNTAMENTO INFO: 06 5846459 WWW.DEPARTFOUNDATION.ORG

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MILANO

BOLOGNA

NIGHT & RESTAURANT - Antica Birreria Porta Nuova Via Solferino 56 Antica Osteria di Moirago Moirago (MI) Antica Trattoria della Pesa V.le Pasubio 10 Baobar Via Eustachi 22 Bar Al Pacino P.zzale Bacone 9 Bar Magenta Largo D'Ancona Bar Senato Via Senato ang. C.so Venezia Beda House Via Murat 2 Bento Bar C.so Garibaldi 104 Bhangra Bar C.so Sempione 1 Bio Solare Via Valtellina 29 Blanco Via Morgagni 2 Blue Note Via Borsieri 37 Caffè della Pusterla Via De Amicis 24 Caffè Novecento C.so Como 9 Caffè Savona Via Montevideo 4 Cape Town Via Vigevano 3 Capo Verde Via Leoncavallo 16 Carlsberg Bastioni Porta Nuova 9/11 Casa dell'Habano Via Anfossi 28 Cheese Via Celestino IV 11 Chocolat Via Boccaccio 9 Colonial Cafè C.so Magenta 85 Cubo Lungo Via San galdino 5 Cuore Via Gian Giacomo Mora 3 Dada Cafè / Superstudio Più Via Tortona 27 Deseo C.so Sempione 2 Elettrauto Cadore Via Cadore ang. Pinaroli 3 El Galo Negro Via Taverna Executive Lounge Via Di Tocqueville 3 Exploit Via Pioppette 3 Fashion Cafè Via San Marco 1 Frida Via Pollaiuolo 3 Frip C.so Porta Ticinese 16 Fusco Via Solferino 48 G Lounge Via Larga 8 Giamaica Via Brera 32 Goganga Via Cadolini 39 Grand'Italia Via Palermo 5 Il Coriandolo Via dell'Orso 1 Innvilllà Via Pegaso 11 Jazz Cafè C.so Sempione 4 Joe Peña's Via Savona 17 Kamarina Via Pier Capponi 1 Kisho Via Morosini 12 Kitsch Bar C.so Sempione 5 Kohinoor Via Decembrio 26 Kyoto Via Nino Bixio 29 La casa 139 Via Ripamonti 139 La Fabbrica V.le Pasubio 2 La Fabbrica della Pizza Alzaia Naviglio Grande 25 La rosa nera Via Solferino 12 La Salumeria della Musica Via Pasinetti 2 La Tradizionale Via Bergognone 16 Le Biciclette Via Torti Le Coquetel Via Vetere 14 Le jardin au bord du lac Via Circonvallazione 51 (Idroscalo) Le Trottoir P.zza 24 Maggio 1 Leopardi 13 Via Leopardi 13 Lifegate Cafè Via della Commenda 43 Luca Andrea Alzaia Naviglio Grande 34 Mac Duff’s Pub Via Volta 13 MAG Cafè Ripa Porta Ticinese 43 Mandarin 2 Via Garofalo 22 Mas! Ripa Porta Ticinese 11 Milano Via Procaccini 37 My Sushi Via Felice Casati 1 - V.le Certosa 63 N'ombra de Vin Via San Marco 2 NOON Via Boccaccio 4 Nord Est Cafè Via Borsieri 35 Noy Via Soresina 4 O' Fuoco Via Palermo 11 Origami Via Rosales 4 Oro Via Tortona 26 Palo Alto Café C.so di Porta Romana 106 Panino Giusto P.zza Beccaria 4 – P.zza 24 Maggio Parco Via Spallanzani - C.so Magenta 14 - P.zza Cavour 7 Patchouli Cafè C.so Lodi 51 Pit Bull C.so Como 9 Posteria de Amicis Via De Amicis 33 QOR Via Elba 30 Radetsky C.so Garibaldi Ragoo V.le Monza 140 Refeel Via Sabotino 20 Rha Bar Alzaia Naviglio Grande 150 Rigolo Via Solferino 11 Marghera Via Marghera 37 Rita Via Angelo Fumagalli 1 Roialto Via Piero della Francesca 55 Saint Segal Vicolo Fiori Chiari 2 Santa Fè Via Carpoforo 7 Serendepico P.zza Castello 1 Seven C.so Colombo 11 - V.le Montenero 29 - Via Bertelli 4 Sio Cafè V.le Pirelli 6 Smeraldino P.zza XXV Aprile 1 Smooth Via Buonarroti 15 Soho Café Via Farini 74 Superstudio Café Via Forcella 13 Stendhal Via Ancona 1 Tango Via Casale 7 Tasca C.so Porta Ticinese 14 That's Wine P.zza Velasca 5 Timè Via San Marco 5 Tortona 36 Via Tortona 36 Trattoria Toscana C.so di Porta Ticinese 58 Union Club Via Moretto da Brescia 36 Urban Store Via Casale 3 Village Brasil Via Murat 21 Volo V.le Bligny 39 Yguana Via Papa Gregorio XIV 16 Zerodue_Restaurant C.so di Porta Ticinese 6 56 Via Tucidide 56 3Jolie Via Induno 1 20 Milano Via Celestino 4

Ai vini scelti Via Andrea Costa 36/b Arena del sole Via Indipendenza 44 Baba Masala Via Broccaindosso 79/2 Body planet Via delle Armi 12 Bravo Caffè Via mascarella 1 Byblos 2 Via Marsala 17 Caffè le Palais Via dei Musei 4/6 Clorofilla Strada Maggiore 64/c Cortile Cafè Via Nazario Sauro 24/c E cucina Via San Vitale 33/a Estragon Via Stalingrado, 83 Fashion Cafè Via D'Azeglio 34 c/o Fitness First Via S. Felice 99 Mondadori Store Fornarina store Galleria del Pincio 1 Golf Club Le Fonti Viale Terme 1800 Castel San Pietro Terme (BO) Le stanze Via del borgo San Pietro, 1/a Linde de loft San Lazzaro di Savena (Bo) MAMbo (Villa delle Rose) Via Don Manzoni 14 Odeon Via Mascarella 3 Pacific Time Via Marchesana 6/G Palestra dei poeti Via dei Poeti 3 Pinko Store P.zza Minghetti 3/B Rialto Studio Via Rialto 19 Roma Via Fondazza 4 Rosa rose Caffè P.zza Maggiore 2/D Stuart Weitzman Via De Toschi 2 E-F Teatro Duse Via Cartoleria 42 Trend Via Romagnoli 30 Tuata Via Saragozza 61/63

STORES - Ago Via San Pietro All'Orto 17 Al.ive Via Burlamacchi 11 Ana Pires Via Solferino 46 Antonia Via Pontevetero 1 ang. Via Cubani Bagatt P.zza San Marco 1 Banner Via Sant'Andrea 8/a Biffi C.so Genova 6 Brand Largo Zandonai Buscemi Dischi C.so Magenta 31 CP Company Cso Venezia Dantone Cso Matteotti 20 Docks Dora Via Toffeti 9 Eastpack C.so di Porta Ticinese 46 Emporio 31 Via Tortona 31 Fima Viaggi Via Fabio Filzi 14 FNAC Via Torino Fornarina C.so Porta Ticinese 78 Germano Zama Via Solferino 1 Gioielleria Verga Via Mazzini 1 Hello Kitty Store Alzaia Naviglio Grande High Tech Pzza XXV Aprile 12 Joost Via Cesare Correnti 12 Jump Via Sciesa 2/a Kartell Via Turati ang. Via Porta 1 Kruder Via Torino (ang. P.zza San Giorgio) La tenda 3 Piazza San Marco 1 Le Moustache Via Amadeo 24 Le Vintage Via Garigliano 4 Libreria Hoepli Via Hoepli 5 Love Therapy Gall. Passerella 2 Maclù Via Col di Lana 2 MBC-WS Via Pontaccio 20 Messaggerie Musicali C.so Vittorio Emanuele 22 Miss Sixty Via Solferino 9 – Via Montenapoleone 27 Nana’s Via Tortona 12 Nara Camicie Via Montenapoleone 5 – C.so Vercelli Native Alzaia Naviglio Grande 36 Nero Giardini C.so di Porta Ticinese 76 Nolita Loft V.le Crispi 7 Paul Smith Via Manzoni 30 Pepe Jeans C.so Europa 18 Pinko Via Torino 47 Purple C.so Porta Ticinese 22 Rossocorsa C.so porta Vercellina 16 Rubertelli Via Vincenzo Monti 56 Sempione 6 C.so Sempione 6 TAD Via Statuto 12 Target C.so Porta Ticinese 1 The Store Via Solferino 11 Trend Via Torino 46 WOK Via Col di Lana 5/a Zu+Elements Via Verri 1-3 11 Clubroom Via Toqueville 11 SHOWROOM - Alberta Ferretti Via Donizetti 48 Alessandro Falconieri Via Uberti 6 And Studio Via Colletta 69 Bagutta Via Tortona 35 Casile&Casile Via Mascheroni 19 Damiano Baiocchi Via San Primo 4 Daniela Gerini Via Sant'Andrea 8 Gap Studio C.so P.ta Romana 98 Gallo Evolution Via Andegari 15 ang. Via Manzoni Gruppo Moda Via Ferrini 3 Guess Via Lambro 5 Guffanti Concept Via Corridoni 37 IF Italian Fashion Via Vittadini 11 In Style Via Cola Montano 36 Interga V.le Faenza 12/13 Jean Paul Gaultier Via Montebello 30 Love Sex Money Via Giovan Battista Morgagni 33 Massimo Bovini Via Montenapoleone 2 Milano Mode Via Comelico 3 Miroglio Via Burlamacchi 4 Missoni Via Solferino 9 Moschino Via San Gregorio 28 Parini 11 Via Parini 11 Red Fish Lab Via Malpighi 4 Sapi C.so Plebisciti 12 Seco Studio Via Sottocorno 27 Sapi C.so Plebisciti 12 Spazio + Meet2Biz Alzaia Naviglio Grande 14 Studio Zeta Via Friuli 26 Who's Who Via Serbelloni 7 BEAUTY & FITNESS - Accademia del Bell’Essere Via Mecenate 76/24 Caroli Health Club Via Senato 11 Adorè C.so XXII Marzo 48 Caroli Health Club Via Senato 11 Centro Sportivo San Carlo Via Zenale Damasco Via Tortona 19 Daniela Consolaro Via Pietro Calvi 3 Downtown P.za Diaz 6 – P.za Cavour 2 Fitness First V.le Cassala 22 - V.le Certosa 21/A - Foro Bonaparte 71 - Via S. Paolo 7 Get Fit Via Lambrate 20 – Via Piranesi 9 – Viale Stelvio 65 – Via Piacenza 4 – Via Ravizza 4 – Via Meda 52 Greenline Via Procaccini 36/38 Gym Plus Via Friuli 10 Intrecci Via Larga 2 Le Garcons de la rue Via Lagrange 1 Le terme in città Via Vigevano 3 Orea Malià Via Castaldi 42 – Via Marghera 18 Rino Beauty Sun Centre Via Vigevano 8 Spy Hair Via Palermo 1 Terme Milano P.zza Medaglie d’Oro 2, ang. Via Filippetti Tony&Guy Gall. Passerella 1 Vico Via Vico 38 – Via Cenisio 10 Wellness Via Tagliamento 19 – V.le Liguria 46 ART & ENTERTAINMENT - Cinema Ducale P.zza Napoli 27 Cinema San Carlo Via Morozzo della Rocca 12 Dopolavoro Golab Via Morimondo 2/7 Fondazione Mazzotta Foro Bonaparte 50 PAC (Padiglione Arte Contemporanea) Via Palestro 14 Pack Foro Bonaparte 60 Palazzo Reale P.zza Duomo Teatro Allianz Forum Assago Teatro Carcano C.so di Porta Romana 63 Teatro Ciak (c/o Fabbrica del Vapore) Via Procaccini Teatro Derby Via Pietro Mascagni 8 Teatro Libero Via Savona 10 Teatro Litta C.so Magenta 24 Teatro Smeraldo P.zza XXV Aprile Teatro Strehler Largo Greppi Triennale V.le Alemagna 6 Triennale Bovisa Via Lambruschini 31 HOTEL- Admiral Via Domodossola 16 Astoria V.le Murillo 9 Boscolo C.so Matteotti 4 Bulgari Via Fratelli Gabba 7/a Domenichino Via Domenichino 41 Galileo C.so Europa 9 Nhow Via Tortona 35 Principe di Savoia P.zza della Repubblica 17 Residence Romana C.so P.ta Romana 64 FASHION AGENCIES & INSTITUTES - Accademia del lusso Via Montenapoleone 5 – Via Chioggia 2/4 Beatrice Models Via Vincenzo Monti 47 Brave Models Via Imperia 22 Fashion Model Management Via Monte Rosa 80 Flash Model Management Via Tortona 14 ISAD Via Balduccio da Pisa 19 Istituto Europeo di Design Via Pompeo Leoni 3 Istituto Italiano di Fotografia Via Gaspare Bugatti 3 Istituto Marangoni Via Verri 4 NABA Via Darwin 20 Televisionet Via Vico Mas Via Meucci 83 Why Not Via Zenale 9 Women Model Agency Via Savona 58

80.81

FIRENZE

Abbigliamento A'puà Via G. Orsini, 78/80 Anglo American Grand Hotel Regina Via Garibaldi 9 Cafè de Paris P.zza Dalmazia 7 Don Chisciotte Via Cosimo Ridolfi 4/6 Executive Via Curtatone 5 Fissimarket Via Lanza 29/31 Grand Hotel Villa Medici Via Il Prato 42 Il Vecchio Carlino Via Fratelli Rossella 15/17 Jolly Carlton P.zza Vittorio Veneto 4/A Kitch Via Gramsci 1/5 Kraft Via Solferino 2 La Botteghina V.le Europa 137/141 La Rotonda Via Il Prato 10/16 Montebello Splendid Via Garibaldi 14 Otel Via Generale Dalla Chiesa 9 Pit Stop Via Corridoni 30 Plaza & Lucchesi Lungarno della Zecca Vecchia 38 Principe Lungarno Amerigo Vespucci 34 Raspini Via Roma 25/29 Smile Boutique Via Senese 43 StarHotel Michelangelo V.le Fratelli Rosselli 2 Trend Via Centostelle 24 Via Vai Via Pisana 33

FRIULI VENEZIA-GIULIA

PORDENONE - Caffè Nuovo Via G. Mazzini Hotel Palace Moderno Viale Franco Martelli 1 Kosmic Viale Della Libertà 60 L'Ultimo Mulino Via Molino 45 (Bannia di Fiume Veneto) Mare Uno Viale Aquileia 34 Teatro Verdi Viale martelli, 2 Video Look Viale Cossetti 4 TRIESTE - Audace Caffè Piazza Unità d'Italia 3/a Bar Viaromaquattro Via Roma 4 Caffè degli Specchi Piazza Dell'Unità d'Italia 7 Caffè La Portizza P.zza Della Borsa 5 Circus Via S.Lazzaro 9/b Goppion Caffè Via S.Lazzaro 7/a Grand Hotel Duchi D'Aosta P.zza Dell'Unità d'Italia 2 Hotel Riviera e Maximilian's Strada Costiera 22 Rex Cafè Galleria Protti 1 Urban Hotel Androna Chiusa 4 Urbanis Piazza della Borsa 3 Wine bar La Bohème Via San Lazzaro 9

NAPOLI

00 ClubVia Giovanni Porzio 1 Centro Direzionale AihaiaDiscesa Coroglio 146 Alberto Guardiani Via Calabritto 21 Alphio Via Santa Brigida 65/66 Caffè CimminoVia Petrarca 147 Caffè del Professore P.zza Trieste e Trento 46 Caffè Vesuvio P.zza del Gesù Nuovo 34 Chandelier Vico Belledonne a Chiaia 34-35 Ciro a Mergellina Via Mergellina 18/21 Clup Partenopeo Via Coroglio 144 Elia's Vintage Vicoletto S.Domenico Maggiore 5 Farinella Via Alabardieri 10 Fonoteca Via Morghen 31 Galleria Enotria Via Bernini 17bis Gambrinus P.zza Trieste e Trento 38 Gran Cafè Excelsior Via Argine 919 Intramoenia P.zza Bellini 70 Napoli Murat Via Bellini 8 Museo Madre Via Settembrini 79 Pinko Via dei Mille 32 Poseidone Via Partenope 1 Salvatore Spatarella Via Calabritto S'moove Vico dei Sospiri 10 Stuart Weitzman Carlo Poerio 36 Teatro Bellini Via Conte di Ruvo 14 Teatro Diana Via Luca Giordano 64 Teatro Tinta Di Rosso Via San Biagio dei Librai 39 Vintage Via Bernini 37

PALERMO

161 Via Libertà 161 Agricantus Via XX Settembre 82 Avant Garden Via Ventura 11 Baretto Via XX Settembre 43 Bier Garten Viale Regione Siciliana 6469 Cammarata Via Duca della Verdura 28 Cinema Imperia Via Amari Cinema Nazionale P.zza Politeama ang.Via Emerico Amari Cinema Tiffany P.zza Piemonte Cipp via Mariano Stabile 237 Circolo Ruggero di Lauria Mondello Circolo Tennis Palermo V.le del Fante 3 Cuba Sperlinga Via Scaduto 12/15 Fisima Via XX Settembre 17 Giacomo Sinagra Via G.B. Guccia 18 Hammam Via Torrearsa 17d Hotel Ucciardhome Via Enrico Albanese 34/36 Kitch wine bar Via G. Carducci 5 Just Firm Via Belmontedi Savoia 70 L'Orso Bianco Via Salimas 62 Magnolie P.zza Restivo 1 Nasta Gioielli Via Nicolò Garzilli 24 Nautica Via Enrico Parisi Oliver Wine Bar V.le Strasburgo 38 Ottica Randazzo V.le Strasburgo 1 People Via Ammir Rizzo 65 Riolo V.le delle Magnolie 23 Schillaci Calzature Via Libertà 37/n Surf Side Via Ugdulena 26 Teatro al Massimo P.zza Verdi 9 Tinto wine bar Via XX Settembre 56 Torregrossa Via Ruggero VII 23 Tribeca Via Stabile Mariano 134 Vinicius De Moraes Via Francesco Paolo Di Blasi 2 Volo Via Libertà 12

PUGLIA

BARI - Caffetteria Del Ferrarese P.zza Del Ferrarese 1- Bari Corteinfiore Via Ognissanti 18- Trani (Ba) Glam'house Via Cristoforo Colombo 16- Bisceglie (Ba) La Lampara V.le De Gemmis 1- Trani (Ba) Magazzini Get Via Alcide De Gasperi 5- Andria (Ba) Nabou Dj Lounge Bar Largo Purgatorio 7 - Bisceglie (Ba) BARLETTA - Nicotel Hotels&Resorts V.le Regina Elena Best Western Hotel dei Cavalieri Via Foggia 40 Beauty Village Via Capacchione 22/24 Il tempio del Karma C.so Cavour 47/49 Centro Benessere dei Cavalieri Via Foggia 40 Caffè con vista P.zza Castello 43 Caffè Fanfulla P.zza della Sfida 7 Santacroce Via Duomo 38 Jah Bar Via Madonna degli Angeli 41 Amarcord Caffè Via G. De Nittis 6/A I Bucanieri Vico Gloria 1/A - C.so Garibaldi 147 St.Patrick Jazz Club Vico Gloria 12 Caffè 57 C.so Garibaldi 57/59 TRANI - Orangerie P.zza Quercia 3 Il Nabucco Via Fabiano 31 Korova Via G. Bovio 151 Buca Navarra Via San Nicola, 14/18 Santo Graal Vico Santa Maria 4 Re Artù Vico Navarra Il Vecchio e il Mare Via Tiepolo S.N. Corteinfiore Via Ognissanti 18 Havana Via Statuti Marittimi 78

ROMA

Anima Via S.Maria dell’Anima 57 Bibli Via dei Fienaroli 38 Big apple Via di Tor Milina 27 Big Mama Via S.Francesco a Ripa 18 Bucavino Via Po 45/a Caffè universale Via delle Coppelle 16 Caffè Fandango P.zza di Pietra 32 Caroli Health Club Via Vittorio Emanuele Orlando 3 Centrale Ristotheatre Via Celsa 5 Chakra Café P.zza S.Rufina 13 Circolo degli artisti Via Casilina Vecchia 42 Colle Oppio Caffè Via delle Terme di Tito 72 Dabliù V.le Romania 22 Ducati Caffè Via delle Botteghe Oscure 37 Escopazzo Via D`Aracoeli 41 Finnegan Via Leonina 6 Fish Via dei Serpenti 16 Fitness First Via Giolitti 44 Fluid Via del Governo Vecchio 46 Freni e Frizioni Via del Politeama 4/6 Friends Art Café P.zza Trilussa 34 Gloss Via del Monte della Farina 43/44 Gregory Gym Largo Cardinale Galamini 18 Gusto P.zza Augusto Imperatore 10 IED Via Alcamo 11 Il galeone dei corsetti P.zza S.Cosimato 27 Il giardino dei ciliegi Via dei fienaroli 4 L’Archetto Via Goffredo Mameli 63 Latte Più`Via Appia Nuova 707 Le Fate Via Trastevere 130 Linea Fitness Via Bocca Di Leone 60 Maccheroni Via delle Coppelle 44 Magnolia P.zza Campo dei Fiori 4/5 Maxxi Via Guido Reni 4/a Mezzo Via Priscilla 25/a Mom Art V.le XXI Aprile 19 Margò V.le Regina Margherita 168 Nero Giardini Via Frattina 5 Officine Ferri Via Appia Nuova 198 Ombre rosse P.zza S.Egidio 12 Persona Via Frattina 134/135 Piccolo Teatro campo d’arte Via dei Cappellari 93 Pirati Via Mario Menghini 97 Platinum Palace Via del Vantaggio 30 Pride Via Enea 15/b Red Restaurant&Design Via de Coubertin 12 Rivadestra Via della Penitenza 7 Salotto 42 P.zza di Pietra 42 Shanti bar Via dei funari 21 Sitar Via Cavour 256/a Stilnovo Club Via Sabotino 14 Taverna del campo P.zza Campo dei Fiori 16 Teatro della Cometa Via del Teatro Marcello 4 Teatro Valle Via del Teatro Valle 21 Temporary Love Via di San Callisto 9 The Butcher Via di San Francesco a Ripa 16 The Glass Via IV Novembre 8 Urban Star Via E.Fermi 91 Urbana 47 Via Urbana 47 Vizi Capitali Vicolo della Renella 94 Zar Via dei Cartari 4

TORINO

Ai Lov Yu Via S.Agostino18/d Basso 30 Via Sant’Agostino 30 Caffè Elena Via Vittorio Veneto Cento90due C.so Moncalieri 192 Circus P.zza della Gran Madre di Dio 10 Controsenso Via Valperga Caluso 15 DieciCento Via Principe Amedeo 53/b Fish Via Valerio 5 Frav Via Po 3/E Freevolo P.zza Emanuele Filiberto 7 Glam Cafè Via S.Chiara 49 Il Mago di Oz Via Maria Vittoria 58 Impiccato Via Bellezzia 33/a Lab P.zza Vittorio Veneto 13 Live lunge C.so Casale 287 MC2 Via Nizza 252 (Lingotto) – int. 59 Mood Via Cesare Battisti 3/e OMD Via Alfieri 19 Pastis P.zza Emanuele Filiberto 9 Scali Via Roma 288 Shore P.zza Emanuele Filiberto 10 Smile tree P.zza della Consolata 9 Soglam Via Carlo Alberto 42/A Spazio 211 Via Cigna 211 Sport Gallery Via Valperga Caluso 24 Stuart Weitzman Via Gobetti 5 Tre Galli Via Sant’Agostino 25 Vision Lungo Po Diaz 4 Xò Caffè Via Po 47 Zonk Via Bellezia 20/e

VARIE

Bagni Vecchi & Bagni Nuovi Bormio (SO) Enoteca Morbelli Via Dora Baltea, Ivrea (TO) Fitness FirstV.le Milano 155 (Gallarate/VA) - Via Portico 71 (Orio al Serio/BG) - C.so Del Popolo 10 (PD) Masseria Torre Coccaro Contrada Coccaro 8 (Savelletri di Fasano/BR) Kitsch Via Mercanti 7, Gallarate (VA) Terme di Pré-Saint-Didier Pré-Saint-Didier (AO) Terme Manzi Hotel & Spa Piazza Bagni 4, Casamicciola Terme - Ischia (NA) The Mode Via Verdi 10 (Legnano) Bottega del Vino Via del Sole 1 (PG) Teatro Stabile dell'Umbria Via del Verzaro 20 (PG) Mooi Via S. Faustino 54


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