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Detenzione di materiale pedopornografico File destinati al cestino La Corte di Cassazione, al fine di reprimere con maggior efficacia il fenomeno della pedofilia digitale, amplia il concetto di disponibilità di immagini pedopornografiche. Nella Sentenza 13.1.2011, n. 639, infatti, la Corte di Cassazione stabilisce che commette il reato di detenzione di materiale pornografico minorile, di cui all’art. 600-quater, c.p., anche colui che ha nell’hard disk del proprio computer file con immagini pornografiche destinati al cestino e quindi cancellati. Secondo la Suprema Corte, nella condotta di “procurarsi” e/o di “disporre”, da considerarsi unitariamente (Cass. 19.11.2008, n. 43189), rientra anche la visione di immagini pedopornografiche scaricate al computer perché, per un tempo anche limitato alla sola visione, le immagini si trovano nella disponibilità del soggetto. Come già affermato dalla stessa Corte nella Sentenza 12.11.2007, n. 41570, integra tale reato la condotta consistente nel procurarsi materiale pedopornografico “scaricato” (mediante “downloading”) da un sito Internet a pagamento, poiché il comportamento di chi accede al sito e versa gli importi richiesti per procurarsi il materiale pedopornografico offende la libertà sessuale e individuale dei minori coinvolti come il comportamento di chi lo produce. L’aspetto nuovo e di maggiore interesse della Sentenza 639/2011 riguarda il fatto che, nel caso di specie, un elevato numero di tali immagini erano contenute nell’hard disk in modalità “non allocata”, ossia erano file avviati al cestino e quindi “cancellati”. La Suprema Corte, al proposito, sottolinea che tali file erano comunque pur sempre disponibili mediante semplice riattivazione dell’accesso al file e, quindi, in realtà erano detenuti e pertanto disponibili; conseguentemente si afferma che solo per i file definitivamente cancellati si può affermare che la disponibilità è cessata

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sentenza 639