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W W W . PA N O R A M A . I T

2 0 M A G G I O 2 0 1 0 A N N O X LV I I I N . 2 1 ( 2 2 9 6 )

Francia 5,20 Euro; Germania 5,80 Euro; U.K. 3,80 GBP; Grecia 5,20 Euro; Spagna 5,20 Euro; Port.(cont) 5,20 Euro; Svizzera 6,60 CHF; Svizzera C.T. 6,30 CHF; Austria 5,20 Euro; Belgio 5,20 Euro; Lux 5,20 Euro; Ungheria HUF 1,300,0; Malta 4,85 Euro; U.S.A. (via aerea New York) 7,25 USD - P.I. SpA - Sped. in A.P. - D.L. 353/03 art.1, comma 1, DCB Verona

panorama

EUROCRISI Le mosse di Tremonti, i piani di Berlusconi

PAOLA FALLACI Mia sorella Oriana sembrava cattiva? Era molto peggio

IL CALCIO SONO IO

Intervista esclusiva a José Mourinho

«Chi mi ama mi segue, chi mi odia mi insegue»

neutra 21_Mourinho.indd 1

12/05/10 12:31


IN EDICOLA LA PROSSIMA SETTIMANA

PRIMA VISIONE

A single man ELEGANTE, PERFETTO, INTENSO: È LO STUPEFACENTE ESORDIO ALLA REGIA DELLO STILISTA TOM FORD. Regia: Tom Ford. Cast: Colin Firth (Coppa Volpi al Festival di Venezia 2009 per la migliore interpretazione maschile), Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena. Genere: drammatico. Durata: 95 min. Produzione: Usa, 2009.

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In alto, Colin Firth in una scena del film. Nel riquadro a destra, Tom Ford durante le riprese.

ello, formalmente perfetto, sospeso, denso. Con un cast di attori eccezionali che ne fanno un gioiello. È A single man, prossima anteprima dvd di Panorama e stupefacente debutto cinematografico dello stilista Tom Ford alla regia. Già direttore creativo di Gucci e Yves Saint Laurent, l’artista americano esordisce dietro la macchina da presa scegliendo di portare sul grande schermo (con qualche modifica) l’intenso romanzo di Christopher Isherwood, Un uomo solo (pubblicato in Italia dalla Adelphi). Una storia dura che è una profonda riflessione sul lutto, sul dolore persistente che lascia, sul vuoto senza speranza che scatena e che ci divora. Siamo nella Los Angeles del 1962. Tutto ruota attorno a un giorno (l’ultimo?) nella vita del protagonista, il controllato professore George Falconer che, come Ford e Isherwood, è omoPANORAMA 20 maggio 2010

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IN EDICOLA LA PROSSIMA SETTIMANA

PRIMA VISIONE

sessuale. A dargli volto, eleganza, e uno sguardo distante e malinconico che non si dimentica è il bravissimo Colin Firth (Il diario di Bridget Jones; Un matrimonio all’inglese), vincitore della Coppa Volpi al 66° Festival del cinema di Venezia, l’anno scorso, per la migliore interpretazione maschile. Senza essere mai eccessivo, Firth riesce a portarci nel cuore desolato di un uomo che poco tempo prima ha perso in un incidente d’auto il suo grande amore, il compagno Jim (il Matthew Goode di Match Point). Sono stati insieme per 16 anni e lui non è potuto neanche andare al funerale: la cerimonia era riservata ai parenti. Travolto dal passato, e incapace di sperare nel futuro, il professor Falconer prepara una pistola carica e il vestito per il proprio funerale. Poi affronta la sua giornata: la lezione all’università (sulla paura, passando per la crisi di Cuba e le minoranze); le avance dell’allievo Nicholas Hoult (indimenticabile, da piccolo, nel ruolo del bimbo di About a boy); una serata alcolica con la vecchia amica e fiamma Julianne Moore (bravissima come sempre); una nuotata nudo nell’oceano. Riuscirà a riassaporare il gusto della vita? Bisognerà aspettare il finale, a sorpresa. Intanto occhi e mente dello spettatore si rigenerano nel vedere le splendide ambientazioni del film, composte e solitarie come i quadri di Edward Hopper, eleganti e taglienti come scene di Alfred Hitchcock. ■

Nelle foto, alcune scene del film di Tom Ford «A single man». Con Julianne Moore (qui sopra), Nicholas Hoult (a fianco) e Colin Firth (nell’immagine in alto e qui sotto con il modello Jon Kortajarena).

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sommario ▲

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In copertina Foto di Fabio Ferrari / Lapresse

L’editoriale del direttore è a pagina 23

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panorama

LOTTATORI GRECI Giulio Tremonti e la squadra salva euro In esclusiva, la ricostruzione del weekend più lungo della storia della moneta unica. E le nuove misure che dovrà prendere il governo. di Oscar Giannino

INTERVISTA A JOSÉ MOURINHO Voglio tutto... anche il Real Madrid Non ha paura di niente, neppure di se stesso. Parla l’uomo che divide l’Italia fra chi lo ama e chi lo odia. Con un viaggio nella sua infanzia. di Giuseppe De Bellis

CENTRODESTRA/NUOVI EQUILIBRI Di chi si fida il presidente Dopo lo strappo di Fini e dopo l’offensiva giudiziaria, nel Pdl è iniziata la conta tra fedelissimi, fedeli e «malpancisti». di Giovanni Fasanella

GLI OSCAR DEL MARE Le 30 migliori spiagge del Mediterraneo Guida alle mete dove l’acqua è da sogno e dove si può provare l’ebbrezza della solitudine anche a Ferragosto. di Massimo Castelli con Paola Pignatelli

HAPPY BIRTHDAY Omaggio alle supermodel Naomi Campbell compie 40 anni. Per festeggiare lei e le altre dive che hanno fatto la storia della moda, dieci pagine di foto d’autore. di Inez Van Lamsweerde & Vinoodh Matadin

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sommario personaggi CALCI D’INIZIO 30 Giovanni Bazoli: logora chi non ce l’ha di Marco Cobianchi 32 Sabina Guzzanti: sotto le macerie niente di Giuseppe Cruciani 34 Matteo Renzi: il giovane trombettista che suona come un trombone di Carlo Puca SALOTTI BUONI 36 Si parla di: Lamberto Cardia, Giampaolo Galli, Daniel Kraus, Gianni Agnelli, Antoine Bernheim... 40 GIULIO TREMONTI e la squadra salva euro di Oscar Giannino 48 PARASKEVÌ ZULIA La donna greca soffocata dalla molotov degli anarchici di Gilda Lyghounis 51 MASSIMO PONZELLINI Preferisco una banca popolare di Guido Fontanelli

58 SUOR GIULIANA GALLI La religiosa che siede nel consiglio della Compagnia di San Paolo di Maurizio Tortorella 61 GINO GUMIRATO Sanità, quelle due o tre cose che ho insegnato a Obama vorrei applicarle alla mia asl di Donatella Marino 64 GIACOMO CARDACI Ammalarsi di cancro a 20 anni, guarire e scrivere un libro di Daniela Mattalia 68 ANTANAS MOCKUS L’ecovisionario della Colombia di Piero Armenti 72 GIANNI DE MICHELIS Dopo gli anni in discoteca, ora ballo con i dittatori di Stefano Lorenzetto

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PANORAMA 20 maggio 2010

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PASSWORD Ultima spiaggia 85 Norma Rangeri di Pietrangelo Buttafuoco 86 Edmondo Bruti Liberati di Maurizio Tortorella 86 Rosella Sensi di Antonella Piperno 88 Paolo Ferrero di Paola Sacchi

STORIA DI COPERTINA 96 Intervista a Mourinho di Giuseppe De Bellis 108 Alle origini di José INDISCRETO 117 Si parla di: Antonio Ingroia, Marco Travaglio, Renata Polverini, Franco Bernabè e dei Ris di Parma...


FATTI 124 CENTRODESTRA Di chi si fida il presidente di Giovanni Fasanella 129 IL CASO VERDINI Denis, l’assediato di Emanuela Fiorentino 132 EMINENZE GRIGIE Il cardinale tutto case e Chiesa di Ignazio Ingrao 135 AFFARI QUASI SEGRETI Fratelli coltelli di Laura Maragnani 143 FRANCA OLIVERI Come si governa casa Schifani di Romana Liuzzo 150 ESCLUSIVO La setta della porta accanto di Carmelo Abbate 158 STUDENTI KILLER Ucciderò il Papa di Giacomo Amadori

162 LA STORIA DELLA MAESTRA FERITA Io speriamo che vi miglioro di Maria Marcello 164 SENZA LICENZA Un giorno a caccia di pirati di Guido Castellano 166 PARLA PAOLA FALLACI Oriana non era come ve la siete immaginata. Era peggio di Antonio Rossitto 182 GRAN BRETAGNA Downing street val bene un patto di Silvia Grilli

184 LA CATASTROFE NEL GOLFO DEL MESSICO Piattaforma Deepwater: diario di bordo di un disastro annunciato di Marco De Martino 190 STATI UNITI Quel caffè politicamente corretto di Marco De Martino 192 MEDIO ORIENTE Fatti i palestinesi, farà la Palestina di Franca Roiatti

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194 IL CASO GARETH THOMAS Provate a darmi della signorina di William Ward 198 VINCENZO ONORATO Un Mascalzone in borsa di Damiano Iovino 204 IL CERVELLO ECONOMICO Il grande crollo dei mercati? Questione di testa di Daniela Ovadia

VILLAGGIO GLOBALE 209 Si parla di: Paolo Fazioli, Kerakoll, Francesco Amadori, Alberto Zamperla... NUOVI MONDI 213 Si parla di: Panorama su iPhone, la lotta tra Kindle e iPad, tv tascabile...

PANORAMA 00 mese 2010

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sommario 282

idee 224 PSICOPATOLOGIA DEL POTERE Totti, D’Alema, Fini: gli scatti di nervi hanno una spiegazione? di Stefano Di Michele

EXTRA 237 MOSTRE Porci con le ali dell’arte di Francesco Bonami 240 LIBRI 244 FILM 246 MUSICA 248 GOLA 251 HOME STYLE 254 MUST 260 ACQUA AZZURRA Le 30 migliori spiagge del Mediterraneo di Massimo Castelli con Paola Pignatelli 269 FIVE STAR di Carlo Rossella

272 RAGAZZE TERRIBILI Sarah Jessica Parker di Marco Giovannini - foto di Annie Leibovitz/Contact press 280 POSTAPOCALITTICI Viggo Mortensen di Marco Giovannini 282 STRADA FACENDO Claudio Baglioni di Gianni Poglio 293 NUOVI GURU Mark Pincus di Guido Castellano 297 PAOLO SORRENTINO Regista e scrittore per non soffrire di Silvia Grilli

302 NUOVI SCRITTORI Giovani, belli, disoccupati ma autori di best-seller di Terry Marocco 313 TOP MODEL Un portfolio d’autore con le regine della passerella PERISCOPIO 331 Si parla di: Mélanie Laurent, signore infiorate a Milano, Luca Cordero di Montezemolo... 343 LETTERE 350 FUORI ORDINANZA di Annalena Benini

Opinioni 25 L’ARCITALIANO Giuliano Ferrara

123 FUORI PORTA Bruno Vespa

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PANORAMA 20 maggio 2010

141 FATTI&CREDENZE Luca Ricolfi

172 CANE SCIOLTO Vittorio Feltri

181 L’EUROPEO Sergio Romano


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L’ E D I T O R I A L E

GIORGIO MULÈ

Per commentare: blog.panorama.it/opinioni

ccoci qui. Avete tra le mani il nuovo Panorama. Ci abbiamo lavorato per mesi, lo abbiamo pensato e confezionato al meglio delle nostre capacità. Non pretendo che vi piaccia, desidero anzi sapere se c’è qualcosa che non vi convince o che vi lascia perplessi. Intendiamoci, i complimenti sono ben accetti. Per «parlare» con noi potete inviare una email, fare una visita sul nostro sito www.panorama.it (anche lì troverete un mucchio di novità), utilizzare il cellulare e il codice Qr che trovate qui sotto a sinistra. Prima di andare avanti vorrei intrattenervi, se credete, con alcuni piccoli consigli. Sfogliate Panorama liberandovi dalla «grammatica» giornalistica a cui siete abituati.

Non vi aspettate, cioè, di trovare uno dopo l’altro gli articoli di attualità, esteri, economia, scienze, cultura, spettacolo. Ci siamo liberati da queste gabbie. Abbiamo deciso che i «Personaggi» e i «Fatti» detteranno la gerarchia delle priorità informative e ci sforzeremo di leggere l’attualità attraverso le persone che la determinano. In questo modo potrà capitare che per una settimana dedicheremo molto spazio a temi e personaggi di economia e molto poco a quelli di scienze, decidendo solo in base al criterio dell’interesse per i lettori e non a quello, prestabilito, di formule giornalistiche oramai consunte. Qui e là (dai «Calci d’inizio» ai «Salotti buoni», fino a «Password») troverete alcune pagine un po’ birbantelle in cui ci divertiamo a scrivere notizie o a interpretarle dandone una visione decisamente lieve od originale. In questo giornale veloce e fluido che naviga nel presente vogliamo conservare uno spazio in cui ci si possa fermare a riflettere: sono le «Idee», un punto dove poter ragionare godendo anche di una lettura più distesa. E siccome siamo convinti che il tempo libero sia un bene prezioso come la salute, ci siamo sforzati in «Extra» di fornirvi nella maniera più autorevole tutte le indicazioni su chi e su tutto ciò che val la pena di conoscere, leggere, ascoltare, mangiare, guardare, comprare e…fare. Con un’area ancora più estesa dedicata a «Periscopio», dove continueremo a guardare in modo divertito a tutti coloro che fanno tendenza.

Benvenuti a bordo: rilassatevi e preparatevi a vivere unanuova (e sorprendente) esperienza con il vostro nuovo «Panorama».

Questo Panorama è un giornale-trampolino. La nostra attenzione al nuovo, al futuro e alle tecnologie è palpabile e non solo

PANORAMA LIVE

Di’ la tua sull’editoriale del direttore Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

OPINIONI

per le numerose pagine dedicate ai «Nuovi mondi». Sfogliando Panorama sarete in grado di interagire e avere nuove esperienze informative. Gli articoli sono disseminati di Qr con video, interviste, testimonianze che ne impreziosiscono il contenuto; qui e là farete conoscenza con la straordinaria esperienza della Realtà aumentata, mentre chi vuol essere aggiornato sulle notizie in tempo reale potrà frequentare il sito o scaricare un’applicazione gratuita dai cellulari di ultima generazione. E adesso non mi resta che augurarvi buona lettura, con la sincera speranza di non avervi alla fine deluso. ■ PANORAMA 20 maggio 2010

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L’A R C I TA L I A N O

GIULIANO FERRARA

Per commentare: blog.panorama.it/opinioni

a detto il Papa all’inizio del viaggio in Portogallo e a Fatima, terra mariana e profetica come poche altre: «Il vivere nella pluralità di sistemi di valori e di quadri etici richiede un viaggio al centro del proprio io e al nucleo del Cristianesimo per rinforzare la qualità della testimonianza fino alla santità, per trovare terreni di missione fino alla radicalità del martirio». È una dichiarazione di straordinario coraggio, di grande impatto. Benedetto XVI considera l’assedio secolarista, pluralista, libertario alla Chiesa cattolica e più in generale ai cristiani come una occasione, una possibilità, invece che come una disgrazia di cui lamentarsi. E suggerisce a tutti i seguaci del Cristo di viaggiare verso il centro del loro Ego collettivo in quanto fedeli, verso il «nucleo del Cristianesimo», per diventare testimoni nuovi e più robusti, fino al martirio, della fede comune.

Questo Papa non è, come lo si è stupidamente dipinto, un ossesso della disciplina dottrinale. Il suo magistero teologico è intellettualmente rigoroso, il suo governo della Chiesa severo e caritatevole: ma l’impronta è quella di una amicizia consapevole con il mondo moderno. L’impronta è quella della libertà e di una autolimitazione della ragione e della fede, in alleanza tra loro. Con sovrano sprezzo del pericolo, Joseph Ratzinger lascia che cento fiori fioriscano nella grande serra dell’universalismo. La Chiesa è attraversata da poderose tensioni, lo schiaffo tra cardinali autorevoli è il nuovo modo di essere del Sacro collegio (parlo del caso Schoenborn-Sodano o dell’uscita polemica del cardinale Dario Castrillon Hoyos sulle responsabilità ecclesiali nel governo degli scandali nati da abusi sessuali da parte di preti e vescovi). Bisogna evitare che questa antica e autorevole istituzione diventi un talk show permanente. Ma sarebbe impossibile sopravvalutare la forza che sprigiona da questo appello del Papa alla conversione, alla penitenza, alla considerazione tragica della «terrificante» condizione in cui il peccato getta la Chiesa sofferente. «Il perdono non elimina la giustizia» ha detto il Papa. La Chiesa agisce attraverso la sua missione di carità e di verità, ma la cura delle anime non soppianta la funzione di giustizia dei tribunali civili e il bisogno anche teologico di giustizia in risarcimento del danno inferto alle vittime di abusi carnali. Ratzinger ha deciso di aprirsi all’istanza che viene dal mondo, della trasparenza lungo la linea sottile che rende contiguo il peccato e il reato, oltre ogni aspettativa. Nato da un discorso pasquale di denuncia della «sporcizia nella Chiesa», il pontificato di Benedetto si compirà come grande opera di pulizia penitenziale, con l’appello alla conversione di tutte le diocesi e istituzioni maggiori, al centro e in periferia, della Chiesa cattolica. Al di là del chiasso mediatico sulla pedofilia, è una svolta dirimente, decisiva, che avrà influenza duratura sul Terzo millennio cristiano. ■

Eminentissimi cardinali, evitate di trasformare la Chiesa in un talk-show: questo Papa merita rispetto PANORAMA LIVE

Di’ la tua sull’articolo di Giuliano Ferrara Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

OPINIONI

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CALCI

d’inizio

COME COMBATTERE CONTRO I PROPRI AZIONISTI, VINCERE E DIVENTARE L’ASSO PIGLIATUTTO DELLA FINANZA DI MARCO COBIANCHI

Bazoli LOGORA CHI NON CE L’HA zoli Giovanni Ba

Dalla battaglia per la nomina del presidente del consiglio di gestione della Intesa Sanpaolo, Bazoli è quello che ha lucrato di più avendo speso meno. Non ha litigato con i torinesi (l’ha fatto Guzzetti), non si è esposto contro Siniscalco mantenendo un’immagine super partes. Permettendosi anche il lusso di incontrare il king maker delle nomine leghiste, Giancarlo Giorgetti. Dicono che Bazoli ne sia rimasto molto bene impressionato.

Corrado Passera

Giuseppe Guzzetti

Giovanni Gorno Tempini

Nel momento più duro dello scontro con i torinesi della Compagnia di San Paolo, Giuseppe Guzzetti, presidente della fondazione Cariplo, ha chiamato al telefono il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che lo aveva accusato di essersi intromesso, dicendogli, secondo testimoni: «Non faccia il c…». Finisce per «one», ma non è quello che pensate.

Dall’entourage di Bazoli (era il capo della Mittel) a quello di Giulio Tremonti come amministratore delegato della strategica Cassa depositi e prestiti, la banca più liquida d’Italia (ha oltre 100 miliardi cash spendibili subito). La nomina di Giovanni Gorno Tempini è il sigillo sul legame con il ministro dell’Economia il cui prossimo impegno sarà il varo della Banca del Sud, alla quale Bazoli non negherà il suo supporto.

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PANORAMA 20 maggio 2010

Gaetanoè Miccich

Sempre più saldo il legame tra Passera e Miccichè, fedelissimi di Bazoli. I due escono rafforzati dalla nomina di Andrea Beltratti a capo del consiglio di gestione su indicazione dalla Compagnia San Paolo presieduta da Angelo Benessia contestato da 11 consiglieri che si sono visti a cena dalla consigliera suor Giuliana Galli (vedere articolo a pagina 58). A proporre Beltratti è stata Elsa Fornero, moglie dell’economista Mario Deaglio insieme al quale ha lavorato. Per questo c’è chi dice che Beltratti sia il rappresentante della famiglia Deaglio in Intesa.

Andrea i Beltratt

Tononi è entrato nella Mittel, Massimo Tononi finanziaria bresciana cuore dell’impero Bazoli, ed è stato indicato come l’inventore del piano di scorporo della rete Telecom attribuito poi ad Angelo Rovati. Toh: Rovati è il nuovo capo della controllata Hopa. Piano Rovati bis in arrivo?


CALCI

d’inizio Ateo Renzi è troppo global per frequenze così limitate. Perciò, già nel 1994,

ltro che le gloriose Granducato tv, Valdarno channel e Teleapuana: Mat-

appena 19enne, conquistò Canale 5 e la bellezza di 48 milioni di lire alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno, soldi buoni per salvare l’azienda di papà. Insomma, il «Bimbo» (il soprannome dipende dall’età, è classe 1975) s’è fatto presto uomo. Anche troppo. Presidente di provincia a 29 anni, sindaco a 34, da trombettiere della riscossa del Pd, purtroppo, l’Obama di Firenze sta rapidamente mutandosi nel classico politico trombone. E mannaggia alla televisione. Connettersi, prego, a «matteorenzi’s channel» su Youtube. Soltanto nell’ultimo mese il sindaco s’è girato: Porta a porta, Annozero, Otto e mezzo, Tetris, MattinoCinque e Ballarò (e scusate se c’è sfuggito per caso un Gigi Marzullo). Più di Fiorello, Lino Banfi e Italo Bocchino. Rocco, un cameraman turnista, s’è confuso: pensava che il conduttore fosse lui, Matteo. Fortunatamente Renzi mantiene (per poco tempo: studia dizione) la cadenza toscana. Così il vecchio-giovane maestro di vita e di politica, quello che «vi spiego io come va il mondo», ha dovuto confessare: «Sì, sono soltanto un sindaco. Ma è una cosa di pochi anni ancora». Chissà infatti se lo rieleggeranno: a furia di parlare, come tutti gli altri, di «cazzate» (Pier Luigi Bersani dixit), si sta dimenticando di Firenze. E Firenze di lui. Con l’eccezione dei vigili che gli hanno appena tolto cinque punti dalla patente per eccesso di velocità. ■

IL GIOVANE

TROMBETTIERE

CHE SUONA COME

UN TROMBONE

SPERAVA DI DARE LA CARICA A UN NUOVO PD, SI È RITROVATO A CONCIONARE SU TUTTE LE RETI TV NAZIONALI. EVOLUZIONE, E INVOLUZIONE, DI UN POLITICO CHE SOGNAVA OBAMA E IL WEB. ANSA - CARLO FERRARO

DI CARLO PUCA


CALCI

d’inizio

SABINA GUZZANTI CERCA LA BEATIFICAZIONE A CANNES. GIOCANDO A FARE MICHAEL MOORE CONTRO QUEL «DRACULA» A CUI LEI HA SUCCHIATO SOLDI PER I SUOI FILM.

Rre de’ noantri, che c’è volu-

acconta, la Michael Moo-

to un anno di lavoro per arrivare alla conclusione che Silvio Berlusconi è un mostro, un imbonitore, un affarista fanfarone, una merdaccia e tutto quello che la sua ossessione ci consegna da tempo immemorabile. Ma non bastava un semplice, grilliano, vaffanculo? E poi: ricordate qualcosa di Sabina Guzzanti che non sia indissolubilmente legato al Cavaliere?

DI GIUSEPPE CRUCIANI

SOTTO LE MACERIE,

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In verità si impietosì solo una volta, quando il premier fu colpito dalla statuetta. E si capisce: per un momento stava per sfuggirle la ragione primaria della sua esistenza, l’unica fonte di ispirazione. Ha ragione Liberazione, e dico i comunisti di Liberazione, quando scrive che ci troviamo di fronte a «una monomania che con l’arte, la satira e la politica poco ha a che fare». Quando per una volta, nel 2007, ha cercato di placare la paranoia, col film Le ragioni dell’aragosta, ha chiesto e incassato soldi ministeriali degli stessi Beni culturali oggi presidia-

ti dal nemico Sandro Bondi: 400 mila euro (e dopo il flop altrettanti ne pretendeva). È tornata di filato a Lui, Dracula che succhia il sangue agli aquilani, il vampiro che insieme al perfido Guido Bertolaso non riesce a prevedere i terremoti e li accoglie come manna. Panzane che possono bersi giusto quei geni di Cannes, gli stessi che considerano il terrorista Cesare Battisti un eroe partigiano e Roman Polanski uno stinco di santo. Oltralpe, basta gridare alla dittatura e per Sabinà sono giorni di gloria. ■


SALOTTI

buoni

Un terzo uomo sulla via di Mussari

AGF

ABI Chiuse le nomine all’Intesa Sanpaolo, il risiko bancario si concentra sulla presidenza dell’Abi. Il 19 maggio si riuniscono i saggi e sul tavolo ci sono due candidati: l’attuale presidente Corrado Faissola e Giuseppe Mussari (foto), presidente del Monte dei Paschi di Siena, sostenuto dalle grandi banche. Per ora nessuno ha la maggioranza del 75 per cento e più tempo passa più crescono le chance per un terzo uomo. Chi? I nomi sono diversi, da Enrico Salza a Giampietro Nattino, proprietario della Finnat, fino a Fabrizio Palenzona che ha tessuto una rete di relazioni e consensi molto vasta. Ora tutti scrutano Giovanni Bazoli. I vertici della sua banca si sono espressi per Mussari, ma il presidente del consiglio di sorveglianza dell’Intesa non ha ancora parlato.

IMAGOECONOMICA(3)

Per evitare nuove inchieste lo Ior accetta le regole Ue

Scintille tra Kraus e Galli CONFINDUSTRIA Nel palazzone nero all’ombra

dell’Eur in molti si domandano quando esploderà la crisi. Finora il vicedirettore generale Daniel Kraus (foto a sinistra) si è limitato a qualche scaramuccia di poco conto. Ma pare che il suo malumore contro il suo diretto superiore, Giampaolo Galli, 59 anni (a destra), stia lievitando come un soufflé. Kraus, 62 anni, chiamato a quella poltrona proprio da Galli nel febbraio 2009, un anno dopo sembra già stanco. Motivo dell’insoddisfazione? A suo dire, il direttore generale si limita un po’ troppo agli incarichi onorifici, quelli alla destra di Emma Marcegaglia, relegando a lui il lavoro più faticoso e oscuro.

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FINANZA VATICANA Lo Ior si riposiziona nello scacchiere della finanza. La banca vaticana è rientrata nella white list degli istituti virtuosi che non intrattengono rapporti con i paradisi fiscali.Nel frattempo lo scorso 17 dicembre la Città del Vaticano ha sottoscritto una nuova convenzione monetaria con l’Unione Europea e si è impegnata a rispettare la normativa antiriciclaggio, alla quale dovrebbe adeguarsi anche lo Ior. Un modo per evitare nuove inchieste come quella aperta di recente dalla procura di Roma sui rapporti tra

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banca vaticana e Unicredit. Ma soprattutto per aprirsi a nuovi rapporti internazionali, a partire dalla Spagna, grazie alla presenza nel consiglio di sovrintendenza dello Ior di Manuel Soto Serrano, collega del presidente Ettore Gotti Tedeschi al banco Santander. La banca vaticana punta a giocare un ruolo anche nella scelta del presidente dell’Abi.Grazie alla presenza di Giovanni De Censi del Credito valtellinese nel consiglio di sovrintendenza, lo Ior fa pesare i rapporti con le banche cooperative e i piccoli istituti.

SERENISSIMA DIVISA Le poltrone della Serenissima sono diventate terreno di scontro fra gli enti locali che partecipano al capitale dell’autostrada. Il 6 maggio il cda, guidato dal presidente leghista della Provincia di Vicenza Attilio Schneck, ha nominato il direttore generale Bruno Chiari con il consenso del collega bresciano Daniele Molgora, anche lui del Carroccio. Ma al momento del voto i rappresentanti delle Province di Padova e Verona (a guida Pdl) hanno polemicamente lasciato la sala, sostenendo di non essere stati consultati.

5

MILIARDI DI EURO

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4-12

MILA

PER CENTO

Lo Ior ha un patrimonio di oltre 5 miliardi. I conti aperti sono più di 40 mila con tassi fra il 4 e il 12 per cento. Infine la Commissione cardinalizia di vigilanza, presieduta da Tarcisio Bertone, ha in serbo un nuovo statuto per la banca e punta a una maggiore sinergia fra i quattro enti finanziari della Santa sede: Ior, Fondo pensioni, Apsa e Governatorato. (I.I.)


ARIA DI PACE E DOCUMENTI SCOMODI. Venti di tregua non solo tra John Elkann e Andrea Agnelli: anche le due mater familias Marella e Allegra Caracciolo, vedove di Gianni e Umberto, continuano a vedersi. Ma spirano anche venticelli che portano carte imbarazzanti: gli statuti riservati di due società lussemburghesi con in dote oltre 200 milioni di franchi svizzeri ciascuna, riconducibili a Gianni Agnelli. Le carte sono nelle mani della procura di Milano: se fossero vere, sarebbero la prova del tesoro all’estero dell’Avvocato. Altrimenti c’è da chiedersi chi si è peritato di scrivere due atti così complessi, con tanto di timbri del Liechtenstein e false firme di due stretti collaboratori di Gianni. ILLUSTRAZIONE DI GUIDO ROSA

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ARSENICO DRAGHI PIÙ LONTANO DALLA BCE? Dopo il maggior ruolo assunto dalla Germania nella crisi dell’euro, sembra più in salita la corsa di Mario Draghi ai vertici della Bce. Intanto è aumentata la protezione del governatore della Banca d’Italia, già scortato dai carabinieri. Davanti alla sua abitazione romana c’è ora una pattuglia con giubbotto antiproiettile e mitra. ARCHITETTO BINI SMAGHI Lorenzo Bini Smaghi (foto), membro italiano dell’esecutivo Bce, ha un problema in più: occuparsi della sede che sostituirà l’Eurotower di Francoforte. Rifiutata perché cara l’offerta del costruttore Hochtief, il board ha diviso l’appalto in 12 gare. Budget, 500 milioni.

GERALD BRUNEAU / GRAZIA NERI

Agnelli, volano carte

SE CARDIA NON MOLLA Volata lunga quella di Giuseppe Vegas, per la successione a Lamberto Cardia (foto sotto) alla presidenza della Consob prevista per giugno. Dell’attuale viceministro all’Economia si parla da metà febbraio. Qualificatissimi gli altri papabili: dal presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà al presidente del tar del Lazio Pasquale De Lise. Da Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, all’ex amministratore delegato della borsa Massimo Capuano. In gioco un ruolo chiave: su iniziativa dell’uscente Cardia, il governo valuterà una modifica al Testo unico per la finanza che restituisca alla Consob, togliendola alla borsa, la funzione paraistituzionale di decidere se ammettere una società alla quotazione. Potere puro. Tanto che l’attivismo di Cardia (76 anni) sta facendo pensare a più d’uno che stia puntando a una prorogatio (previo decreto ad hoc). (S.L.)

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PAURE OLIMPICHE Alta tensione negli ambienti industriali veneti: si avvicina il 19 maggio, data nella quale il Coni deciderà chi, tra Roma e Venezia, si candiderà per le Olimpiadi del 2020. I veneti temono che il Coni scelga Roma. E sospettano che la procedura di scelta non sia trasparente.


personaggi

ATTIMI CRUCIALI IL MINISTRO DELL’ECONOMIA GIULIO TREMONTI.

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I L C A LCO L ATO R E

GIULIO TREMONTI

E NEL WEEKEND PIÙ LUNGO DELL’EURO, CON I GOVERNI A CHIEDERSI «CHE FARE?»,

IL MINISTRO TIRÒ FUORI DALLA BORSA IL SALVAGENTE A CUI TUTTI SI SONO AGGRAPPATI

i

ARMANDO DADI / AGF

DI OSCAR GIANNINO

INNANZITUTTO, LA SQUADRA. La cerchia più ristretta che per conto di Giulio Tremonti segue ogni giorno l’evoluzione dei mercati, le aste dei titoli pubblici di mezzo mondo, gli andamenti dei cambi e delle operazioni repo della Bce. Vittorio Grilli, naturalmente, il direttore generale del Tesoro, ma questo è noto a tutti. Insieme a lui due alti dirigenti di via Venti settembre, abitualmente fuori dall’attenzione dei media, Carlo Monticelli e Alessandro Rivera. Sono questi i cervelli che da mesi seguono ogni giorno al fianco di Giulio Tremonti il videogame della crisi che ci accompagna da un anno e mezzo, in cui «ogni volta che uccidi un mostro se ne presenta un altro», come ripete sempre il ministro dell’Economia. E sono loro che, dall’inizio di febbraio, commentando ogni giorno l’attacco

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I L C A LCO L ATO R E

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GIULIO TREMONTI

dei mercati alla Grecia, avevano concluso che non si trattava di un episodio. Era una nuova fase della crisi. Dopo quella di solvibilità degli intermediari di debito privato (le banche), quella di solvibilità dei debiti pubblici (e ancora delle banche, che quei titoli tengono in portafoglio). All’inizio ballerà la Grecia perché ha mentito, poi balleranno gli iberici e l’Irlanda. E se l’Unione non si muove, balleranno tutti tranne i titoli dello stato germanico. Questa la diagnosi a inizio marzo, dicono, di Monticelli. Uno che i mercati li conosce

MILIARDI

È la somma totale dei debiti che pesano su stati, imprese e famiglie europee. La stima è del «Sole 24 ore».

intermediari. E dunque anche della vigilanza che al ministero spetta – questione delicatissima, visti i rapporti tra Tremonti e il governatore Mario Draghi – sulla Banca d’Italia e sulle grandi aziende partecipate dal Tesoro. Eni, Enel, Finmeccanica passano sotto la sua lente prima che sotto quella di Grilli. Il Fondo per la capitalizzazione delle piccole imprese, che partirà tra poco, ha avuto lui come perno del rapporto con l’Abi e le fondazioni bancarie, per scriverne le regole. A tutto questo aggiunge la cooperazione internazionale. Ed eccoci al punto. Perché è

1.38 1.36 1.34 1.32

Attacco all’euro

1.28 1.26

01/03/2010

GRECIA venerdì 7/5 lunedì 10/5

19/03/2010

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1011 751

La speculazione frena

Grazie all’intesa raggiunta nel weekend dell’8-9 maggio e al piano di aiuti da 750 miliardi, la quotazione dei Cds (i credit default swap che coprono il rischio di fallimento) relativa a Grecia e Spagna è subito scesa.

SPAGNA venerdì 7/5 lunedì 10/5

PERSONAGGI

245 208

YVES LOGGHE

Quanti dollari si comprano con un euro: l’andamento della quotazione negli ultimi 3 mesi.

1.30

28/04/2010

NUOVO RUOLO IL PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA, JEAN-CLAUDE TRICHET.

bene. Laurea in economia a Genova, dottorato ad Ancona, due anni a Oxford a specializzarsi in politica monetaria, poi in Bankitalia dal 1990 al ’94 alla testa della sezione internazionale e cambi. Poi ancora al Mit, tre anni alla Deutsche Bank capo della ricerca al desk europeo sui mercati globali. Dal 2002 al Tesoro, alla testa delle relazioni internazionali, e direttore della Bei. Se Monticelli è l’aruspice di mercati e borse, Alessandro Romano sa tutto delle banche. Ma come giurista. È il capo della Direzione IV all’Economia, quella che si occupa del sistema bancario, degli affari legali, della regolamentazione e vigilanza sugli

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dalla fervida mente di Romano, col supporto tecnico operativo di Monticelli, che Grilli e Tremonti hanno ricavato l’uovo di Colombo che, alla fine, nel più tormentato Consiglio europeo della storia della moneta unica, ha sbloccato il braccio di ferro francotedesco, nella tarda serata di domenica 9 maggio. Ma bisogna fare un passo indietro. Al giovedì e al venerdì precedenti, quando i mercati europei hanno imboccato il precipizio. Tanto da obbligare i ministri dell’Economia e i capi di governo a modificare tutti i loro programmi per il finesettimana. La Germania aveva voluto per due volte in due mesi ridurre la

questione greca ai soli trucchi di Atene, e all’imposizione di durissimi tagli alla spesa pubblica, pensioni di tutti e salari statali, libertà di licenziamento nel settore privato. Ma le previsioni fosche dei moschettieri del Tesoro, in linea con quelle degli operatori del mercato, si rivelavano giuste. Avere dato al mercato una data precisa per sfidare la tenuta degli eurodebiti, il 9 maggio, quando si votava nel Nord Reno-Vestfalia, significava la certezza che il mercato avrebbe sfondato. Bisognava subito, venerdì stesso, annunciare una strategia condivisa estesa a tutti i paesi dell’euro e non solo alla Grecia. E approfittare del finesettimana per una maratona con la Bce riunita per i fatti suoi, la Bri (la Banca dei regolamenti internazionali che promuove la cooperazione tra le banche centrali) a Basilea in seduta permanente, Eurogruppo, Ecofin e Consiglio europeo pronti in sequenza a tradurre l’intesa in punti concreti. Tutto prima dell’apertura dei mercati asiatici lunedì alle 2 del mattino: altrimenti, l’abisso. Tremonti d’impostazione è un classico filotedesco (dargli dell’antiamericano è sbagliato, ma diciamo pure che non solo la finanza Usa, è proprio l’American way of life a non convincerlo). Ma negli ultimi mesi passo passo ha virato la sua posizione. Dichiarazioni felpate, con un inizio di pressione sui tedeschi perché cambiassero idea, non continuassero a pensare di essere l’unica fortezza al riparo dai guai, indifferente al destino comune. Venerdì 7, i quattro punti del salvagente europeo erano annunciati. Ma lo scontro si profilava fortissimo. Tra giovedì e l’inizio della riunione l’indomani, Tremonti aveva sentito tre volte il suo collega


I L C A LCO L ATO R E

GIULIO TREMONTI

24.000 23.000 22.000 21.000

Paura in azione

Il saliscendi dell’indice della borsa di Milano negli ultimi 3 mesi.

20.000

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SOLA AL COMANDO ANGELA MERKEL, CANCELLIERE TEDESCO, PRESSATA ANCHE DALLE TELEFONATE DI BARACK OBAMA, HA DOVUTO CONVINCERE UN ELETTORATO OSTILE.

97 20 20 SPAGNA

PORTOGALLO IRLANDA

Altri debiti

Nei prossimi 3 anni Spagna, Portogallo e Irlanda dovranno emettere 500 miliardi di bond per rimborsare titoli in scadenza. Nel grafico, il valore dei titoli che saranno emessi quest’anno in miliardi di euro.

A quattro ore dall’abisso viene messa a punto la formula giuridica di compromesso alla quale avevano lavorato i moschettieri Grilli, Monticelli e Rivera... PERSONAGGI

sa generale di venerdì, informava Tremonti che tre punti essenziali restavano totalmente irrisolti. Nicolas Sarkozy stava esagerando, i rapporti con la cancelliera tedesca erano al lumicino dopo un aspro scontro telefonico in cui dall’Eliseo si era fatto presente che l’euro non poteva pagare per un’elezione locale tedesca, Merkel dicesse dunque sì a un vero fondo multilaterale europeo. Secondo: anche il presidente della Bce Jean-Claude Tri-

GETTY IMAGES

Wolfgang Schäuble, il solido avvocato protestante del BadenWürttemberg catapultato da Angela Merkel alle Finanze per tenere a bada le pretese antitasse dei liberali di Guido Westerwelle. Tremonti ha sempre avuto un ottimo rapporto con Schäuble. Da lui ha appreso i toni pressanti, ai limiti dell’incidente diplomatico, usati da Barack Obama nelle sue telefonate ad Angela Merkel, perché Berlino la piantasse di dire no a un’eurostrategia condivisa. Sarebbe stata crisi dell’euro e non solo dell’euro, visto che gli Usa devono essi per primi piazzare tanta di quella carta pubblica sui mercati da avere bisogno di una riduzione strutturale di 12 punti sul pil di deficit pubblico, per stabilizzare il debito pubblico intorno al 65 per cento del pil entro il 2030. Ma proprio il collega tedesco, prima della riunione e dell’inte-

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chet, con il totale appoggio di Jürgen Stark del board e del presidente della Bundesbank Axel Weber, aveva duramente questionato con Sarkozy, arrivando a dirgli che evidentemente non sapeva di che cosa stesse parlando, se pensava di poter decidere e annunciare che l’Eurotower di Francoforte avrebbe preso ad acquistare il debito dei paesi dell’euro. La Bce avrebbe prima perso la sua unica forza, l’indipendenza dalla politica oggi assai più accentuata che alla Fed, poi sarebbe stata travolta dalle scontate massicce vendite. Terzo: la Germania non era affatto sola. «Sette paesi stanno con noi» le parole di Schäuble a Tremonti. Per Christine Lagarde (anche con la collega francese Tremonti ha un rapporto caloroso) i tedeschi stavano bluffando, per tenere buoni i propri elettori. Questa la convinzione di Sarkozy. Ri-

ferita a Silvio Berlusconi dal presidente francese in persona, prima del via libera al comunicato di venerdì. La maratona domenicale è stata seguita da Berlusconi sempre passo passo per via indiretta, dalla voce di Tremonti a Bruxelles.Con il Cavaliere impegnato a stemperare divergenze, puntellare il consenso ed evitare la catastrofe. Sennonché domenica 9 le cose si sono riproposte proprio come Schäuble aveva predetto all’amico Giulio. I britannici si erano messi per traverso dalla sera prima. I polacchi avevano ritirato la candidatura all’euro. Ma i Paesi Bassi, la Finlandia, l’Austria, tutte una dopo l’altra nel pomeriggio della domenica si schieravano a favore della Germania. Paradosso nel paradosso, la posizione tedesca avanzava ma... senza i tedeschi. Schäuble non era mai uscito dall’ascensore che lo conduceva alla riunione. La sua carriera di ministro guardia di ferro di Merkel è terminata con un ricovero d’urgenza a Bruxelles, il corpo piegato dalle fatiche a cui lo sottopongono da vent’anni esatti l’attentato subito nel 1990 e i tre colpi di pistola che ne hanno leso la spina dorsale. È stata pausa, dalle 17.40 di domenica per molte ore. Mentre Merkel dalla piazza Rossa, dove era andata a dispetto di Silvio e Sarkò, rimasti a seguire il vertice dalle rispettive capitali, disponeva l’invio a Bruxelles del ministro dell’Interno Lothar de Maizière, e il niet germanico finiva per gravare tutto sulle spalle del peraltro roccioso sottosegretario alle Finanze Jörg Asmussen, Tremonti tesseva le fila con due ore di parlottio in piedi a bordo sala, in un continuo va e vieni con Lagarde e il belga Didier Reynders e l’austriaco Josef


L

I L C A LCO L ATO R E

’opposizione non ha ancora compreso bene che cosa ha rischiato l’euro, e con l’euro l’Italia. Non ha capito, soprattutto, che i mercati hanno sfiammato di gioia per un giorno, all’indomani dell’euroaccordo, ma che riprenderanno inevitabilmente il loro attacco, a fronte della montagna di carta pubblica che tutti i paesi Ocse devono piazzare coi loro debiti pubblici lanciati verso medie «italiane». Questo pensa Tremonti. Che senso ha che da una parte il Pd brindi all’eurosalvagente e invochi l’Europa politica che non ci sarà, visto il persistente veto tedesco, e dall’altra parte già questionino sull’ordinaria amministrazione, cioè sulla correzione di 1,7 punti di pil e 26 miliardi di euro annunciata con la legge di stabilità che, a fine giugno, dovrà riallineare al programma di stabilità consegnato a Bruxelles i saldi tendenziali italiani del 2011 e 2012? In realtà, pensa Tremonti, servirebbe altro. Con il fuoco che continuerà a covare sotto la cenere dei mercati, classi dirigenti serie dovrebbero capire che non servono solo conti pubblici più in ordine anche quando si è fatto come in Italia poco deficit rispetto agli altri, nella crisi. Servono misure aggiuntive capaci di migliorare la performance della nostra economia produttiva, cioè capaci di ridurre il debito con una crescita del pil non più stentata. Sulle misure che hanno in mente Tremonti e i suoi moschettieri vige un silenzio sin qui impenetrabile. Proviamo noi

I tagli necessari che Giulio non può più rinviare

allora a indicarne alcune, anche se impopolari e sicuramente dolorose.

1 Si potrebbe pensare alla chiusura delle due prossime finestre di pensionamento che ancora riguardano i 58enni, nella lunghissima transizione alla piena attuazione della riforma previdenziale Dini. 2 Si potrebbe rinviare la concessione prevista quest’anno dei 3,5 miliardi di aumenti disposti al settore pubblico. 3 Sarebbe apprezzato dai mercati e da Bruxelles un voto parlamentare che estendesse il termine temporale di adozione dei 17 decreti delegati di attuazione del federalismo fiscale, previsti tutti entro quest’anno... 4 ...con l’unica eccezione dell’adozione rapida dei costi standard nella sanità, da assumere fin da subito come parametri essenziali rispetto ai piani straordinari e commissariali di rientro da parte delle regioni in persistente mancato rispetto delle quote di ripartizione pattuite del Fondo sanitario nazionale. 5 La definizione di procedure standard telematiche obbligatorie nei consumi intermedi degli enti locali. La sola misura in campo sanitario può valere mezzo punto di pil di deficit strutturale in meno a partire dal 2011. Le voci precedenti possono valere fino a uno 0,7 per cento aggiuntivo. Senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, senza patrimoniali e senza aumenti dell’iva, si passerebbe così a un taglio del deficit strutturale di 3 punti di pil, quasi doppio di quello annunciato con la legge di stabilità a giugno. GUIDO MONTANI

PERSONAGGI

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Pröll. Era nel frattempo scoppiata anche la grana spagnola, con Elena Salgado, presidente di turno del Consiglio imbarazzata a rappresentare il vero furore del premier José Luis Zapatero, convinto di finire dritto alla crisi se nel comunicato finale si fossero chiesti tagli aggiuntivi al bilancio di Madrid oltre che di Lisbona. Fino a oltre le 22, la situazione è rimasta in stallo, mentre almeno nel frattempo con Bce e Bri si risolveva la formula da usare per rispettare l’autonomia della Bce nel valutare come, se e per quanto tempo e con quale ammontare operare acquisti di titoli pubblici sui mercati. È in quelle ore, alternandosi fra la ministra francese e gli alleati austriaci e olandesi della Germania, che Tremonti ha sfoderato l’arma segreta, la formula giuridica di compromesso alla quale avevano lavorato i moschettieri, Grilli, Monticelli e, per la stesura giuridica, Rivera. Il «veicolo speciale d’investimento», in cui raggruppare fino a 440 miliardi dei 500 di pronto intervento europeo, non esiste nella realtà precedente dei diversi strumenti di aiuto finanziario multilaterale. Bisognerà definirne per bene attuazione e funzionamento. Ma, contemporaneamente, non era il fondo automatico e autonomo governato dalla Commissione contrastato dai tedeschi, né il Fondo monetario europeo voluto dai francesi. Tremonti ha lavorato di fino, in parallelo con Berlusconi, laSTIPENDI PUBBLICI IL SEGRETARIO USCENTE DELLA CGIL, GUGLIELMO EPIFANI. IL GOVERNO DOVREBBE RIMANDARE GLI AUMENTI SALARIALI NEL PUBBLICO.

GIULIO TREMONTI

sciando che fossero gli alleati della Germania a parlarne con de Maizière, prima di affrontare il colloquio finale coi tedeschi, forte di un sofferto sì di Lagarde pur di evitare il peggio. Visto che, nel frattempo, si era ben oltre la mezzanotte. E che, intanto, Sarkozy e Merkel avevano litigato pure sul ruolo enormemente generoso del Fmi, pronto a metterere di suo ben 250 miliardi. Con la cancellierra tedesca sbottata per telefono, al ritorno da Mosca, che era tutto merito tedesco, visto che con Obama l’aveva posto lei come condizione per sbloccare la situazione. E Sarkozy pronto a rimbeccarla di non raccontare frottole, perché era stato lui a convincere il francese Dominique StraussKahn, che del Fmi è alla guida (e a Sarkozy medita di succedere). All’una, l’intesa sul punto rovente era raggiunta. Berlusconi poteva mollare il telefono. Ma sui dettagli mancava ancora molto. All’una e 40, il conto alla rovescia sembrava preludere all’esplosione. Poi, 12 minuti prima dell’ora x, le 2, l’annuncio della conferenza stampa. Quel che non bisogna dire è che i moschettieri di Tremonti non avevano con sé solo la borsa con la soluzione poi approvata. Al ministero da tre settimane era già pronta la lista di misure da assumere eventualmente anche nel giro di poche ore, se l’accordo fosse mancato e Roma si fosse trovata esposta in un giorno o due all’attacco dei mercati. Ma di questo è meglio non parlare, con gli uomini del ministro, altrimenti ti fulminano. «Bene, ora pensiamo ai conti nostri». Il ringraziamento di Tremonti ai moschettieri, alla fine dell’euromaratona, guarda già alla legge di stabilità, da varare a fine giugno per il 2011 e il 2012, con un giro di vite per 26 miliardi di euro. ■


T R A G E D I E G R E C H E PA R A S K E V Ì Z U L I A

LA PASSIONE DI VIVÌ PER I NUMERI È FINITA SOFFOCATA SU UN BALCONE DALLA MOLOTOV DEGLI ANARCHICI

SCARPETTE BIANCHE IL CORPO RIVERSO DI PARASKEVÌ ZULIA, 34 ANNI, ASFISSIATA NELLA SEDE DELLA MARFIN BANK AD ATENE .

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FORSE L’ULTIMA COSA che ha visto, accasciandosi, sono stati gli occhi delle sirene scolpite sul balcone neoclassico dove cercava salvezza. Ma le sirene non hanno aiutato Paraskevì Zulia, detta Vivì, 34 anni, morta nell’incendio della filiale ateniese della Marfin Bank, dove lavorava. L’immagine che tutti ricordiamo di lei, invece, ha fatto il giro del mondo: due scarpette bianche con un piccolo tacco vezzoso. Sporgevano dal balcone laPERSONAGGI

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PASCAL ROSSIGNOL REUTERS

D I G I L D A LY G H O U N I S - D A AT E N E

sciando intravedere le caviglie ormai simili a quelle di una bambola rotta. Vivì è deceduta per asfissia a causa delle molotov lanciate da un gruppo di giovani incappucciati nella banca dove 30 impiegati erano alle loro scrivanie il 5 maggio, giorno dello sciopero generale contro il pacchetto anticrisi del governo. Quella mattina lei non aveva paura. I suoi occhi castani erano pieni di futuro. Sarebbe andata, altrimenti, in ufficio in maglioncino rosso, borsa rossa, collant bianchi, due scarpette che sembravano da sposa? Perché da sposa si sarebbe vestita fra tre mesi, a Milos. La sua storia comincia proprio lì: nell’isola dell’Egeo dove i suoi erano nati e dove lei tornava ogni estate. Studentessa modello, si era laureata ad Atene in scienze economiche internazionali, mentre il fratello maggiore Michalis ha preferito fare l’istruttore in palestra. Vivì era il cervello di famiglia. Trova subito un posto fisso in una banca dell’hinterland. Ma non le basta: vola a Londra con una borsa di studio e i sacrifici di mamma Elena, ostetrica, e di papà Manolis, pensionato della società telefonica. Prende un master in finanza

all’University of Greenwich e fa esperienza nella City. Poi conosce un collega greco, Nikos, e l’amore la spinge a tornare a casa due anni fa. Grazie al suo curriculum riesce a farsi assumere proprio nella centralissima filiale della Marfin dove lavora il fidanzato, nella villa neoclassica di via Stadiu 23, prestigiosa ma senza uscite di sicurezza. Vivì diventa senior credit officer: la funzionaria che concede prestiti alle aziende, con uno stipendio di circa 1.400 euro, niente rispetto ai guadagni nella City ma non male per i bassi redditi ellenici. Chissà quante volte avrà parlato con la sua collega Aggheliki, già incinta di un maschietto e morta anche lei nell’incendio, del suo sogno di farsi una famiglia. Con Nikos che, ironia della sorte, quel giorno maledetto era in ferie. L’hanno vestita da sposa la mattina del funerale, ricoprendola di rose bianche: in Grecia si usa lanciare fiori candidi alla coppia che esce dalla chiesa. A piangere c’erano anche le sue colleghe inglesi: «Siamo venute a dirti addio in un’altra Grecia, quella che ci avevi fatto sognare con i racconti della tua isola. Non nell’Ellade che ci ha bruciato il cuore». ■


TRASVERSALI MASSIMO PONZELLINI

s

DA BOLOGNA A MILANO MASSIMO PONZELLINI, 59 ANNI. È PRESIDENTE DELLA POPOLARE DI MILANO DALL’APRILE 2009.

PREFERISCO UNA BANCA POPOLARE ALLE TOP MODEL DEL CREDITO (MA NON DITE CHE SONO DÉMODÉ) D I G U I D O F O N TA N E L L I FOTO DI STEFANO TORRIONE PERSONAGGI

«SE FOSSE UNA DONNA, la nostra banca non sarebbe di quelle fanatiche delle mode, tutte attente alla linea che se ne vanno in vacanza a Saint-Tropez. Noi siamo più del genere che frequenta Alassio: qualche chilo in più non guasta». Ama le battute Massimo Ponzellini, 59 anni, uomo apprezzato da Romano Prodi come da Umberto Bossi e Giulio Tremonti, da un anno alla presidenza della Banca popolare di Milano. Una banca che, come le altre popolari, per molto tempo è stata considerata un fortino asserragliato nel passato: i soci che votano con il sistema capitario (una persona un voto, indipendentemente dal numero PANORAMA 20 maggio 2010

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di azioni), i sindacati che condizionano pesantemente le strategie, i figli che vengono assunti quando il padre se ne va. Una banca burocratica, poco dinamica. E certo non alla moda. Ma il destino spesso sorprende. E la storia recente della finanza e anche le ultime cronache hanno reso giustizia a un sistema ritenuto antiquato. La Popolare di Milano, nona banca italiana per attivi, ha chiuso il difficile 2009 con un utile netto di 103,6 milioni di euro, con un balzo del 37 per cento sull’anno precedente. E il Core tier 1 ratio, indice di solidità, è salito dal 6,5 al 7,9 per cento. Non solo, l’intero sistema delle banche popolari italiane,


TRASVERSALI MASSIMO PONZELLINI

NUMERI Gli ultimi risultati della Popolare di Milano. formato da un centinaio di istituti, negli ultimi 10 anni ha aumentato la quota sul totale degli impieghi erogati dalle banche italiane dal 21 al 31 per cento. Cioè la loro quota di mercato è cresciuta. Presidente, le «vecchie» popolari allora non vanno buttate? Macché, hanno dimostrato di essere un sistema moderno. Il loro punto debole, secondo i detrattori, è sempre stato considerato il meccanismo di governance, per tre ordini diversi di ragioni: non si sa chi comanda, oppure comandano i dipendenti, o comanda solo il management. Ma l’aumento della trasparenza imposta dalla Banca d’Italia e dalla Consob e l’evoluzione nei rapporti con i soci hanno corretto i difetti del sistema. A parte l’ultimo caso di padre padrone, cioè Gianpiero Fiorani alla Lodi, oggi il sistema delle popolari si sta dimostrando il più adatto alle banche di

medie dimensioni, dove occorre essere radicati nel territorio e dove il governo si basa su un corretto equilibrio fra soci e management, con un forte coinvolgimento dei dipendenti. Oggi i dati dimostrano che di fronte alla crisi le popolari non hanno avuto particolari problemi: un sistema «antistorico» ma che cresce e dà buoni risultati. Sarete anche «sciccamente démodé», come ha dichiarato di recente, ma alla fine la Bpm non è anche un po’ sovradimensionata, grazie alle pressioni che i dipendenti esercitano come soci? Il peso forma di una bamca è come quello delle persone: non si determina a priori ma in base alle stagioni, alle situazioni, alla propria storia. Magari abbiamo qualche chilo di troppo, ma i risultati sono buoni e si crea un giusto mix che fidelizza clienti e dipendenti. I nostri dirigenti sono pagati meno della concorren-

za, ma non se ne vanno. Non la spaventa la richiesta dei politici, a partire dalla Lega nord, di contare di più in banca? No, perché una cosa è certa: il meccanismo di governance delle popolari le ha messe al riparo dalla politica. Qui il problema non si è mai posto. Lei viene chiamato il banchiere di Giulio Tremonti, di Umberto Bossi... Chiedetelo a loro se sono il loro banchiere. Io faccio il presidente nell’interesse dei clienti, dei soci e dei dipendenti. Le popolari saranno anche moderne, ma in cima alla graduatoria del credito ci sono banche normali. E non sempre hanno dato prova di avere una governance ben funzionante. Ma certo non si può immaginare un’Italia rappresentata solo dalle popolari. Le grandi imprese hanno bisogno di grandi banche con una presenza internazionale,

DA PRODI A TREMONTI

2002

Uomo dal dialogo brillante e dalla battuta fulminante, Ponzellini si è rivelato un ottimo navigatore nel mondo del potere, passando indenne dall’era di Prodi a quella di Berlusconi.

I buoni rapporti con Giulio Tremonti gli permettono di diventare numero uno della Patrimonio spa e poi della Zecca.

1950

Ponzellini nasce a Bologna nel 1950. Sposa Maria Segafredo.

1978 Diventa assistente personale di Romano Prodi, allora ministro dell’Industria.

1990 Dopo avere collezionato vari incarichi nel gruppo Iri, viene chiamato da Jacques Attali alla Bers.

1994 Grazie a Lamberto Dini, ministro del primo governo Berlusconi, sale alla vicepresidenza Bei.

PERSONAGGI

Utili Nel 2009 la banca ha realizzato un utile netto di 103,6 milioni, cresciuto del

37%

Impieghi Gli impieghi sono rimasti stabili a

32,9

miliardi di euro. Classifica La Bpm è la nona banca italiana per attivi (44,3 miliardi di euro).

Le banche popolari in Italia sono un centinaio. Sono sostanzialmente delle cooperative dove il voto di ogni socio vale «uno», indipendentemente dal numero di azioni possedute.


TRASVERSALI MASSIMO PONZELLINI

ONASSIS LOOK PONZELLINI È ANCHE PRESIDENTE DELLA IMPREGILO DAL 2007.

GLI PIACCIONO... Massimo Ponzellini ha tre grandi passioni (oltre alle belle donne): MONETE È tra i maggiori collezionisti in Italia: per lui «sono state il primo mezzo di comunicazione».

SCI Ha una casa vicino a Cortina, ma gira il mondo a caccia di neve fresca.

VINO Lo ama più dei tortellini e vanta il titolo di sommelier francese. PERSONAGGI

mentre noi avremo sempre di più un ruolo a livello territoriale, che verrà accentuato con il federalismo fiscale. Ma così non si cresce più... Non è così, perché il concetto di territorio va allargato: in Europa ormai ci si rende conto che esistono aree omogenee per cultura e sistemi sociali che scavalcano i confini nazionali. La Lombardia è più simile al Canton Ticino che all’Umbria, la Sardegna più alla Catalogna che alla Brianza. Una banca come la nostra che copre già varie regioni guarda a un territorio più grande della Lombardia, così come le popolari del Piemonte devono guardare alle aree omogenee della Francia o quelle venete alla Germania. Acquisti in vista? Il nostro piano industriale triennale prevede uno sviluppo «stand alone», a meno che non capiti una bella occasione. Ma il pendolo della storia va nella direzione contraria alle grandi

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PANORAMA 20 maggio 2010

modo equo fra cittadini, che hanno votato politici sbagliati, e grandi investitori che hanno finanziato un paese meno sano di quello che sembrava. Questo è il compito della politica e non è un compito facile: di solito i colpevoli, come le agenzie di rating, non pagano mai. Che cosa pensa delle agenzie di rating? Non mi faccia rispondere… La loro immagine si è molto appannata. Non solo non sono state capaci di prevedere crisi aziendali o di interi stati, ma in alcuni casi ne sono stati anche gli amplificatori. Lei è uno dei 4 consiglieri del aggregazioni. Le fusioni hanno Governatorato del Vaticano. dimostrato i loro vantaggi e i loDi che cosa si occupa? ro limiti. Oggi si torna al terriFornisco consigli sulla gestiotorio e alla famiglia. ne degli investimenti. Certo che Come giudica la crisi innela Chiesa ha molte cose da inscata dalla Grecia? segnare... anche alle ferrovie. Sono positivo, dalle crisi si Che c’entrano le ferrovie? esce per definizione. Quando Ha mai visto iniziare una ero alla Bers, la Banca europea messa in ritardo? Eppure, ogni per la ricostruzione e lo svilupgiorno ce ne sono migliaia nel po, ne ho visto di peggiori. Mi mondo. Ma a parte questa proricordo di gente che disegnava va di disciplina, quello che mi scenari apocalittici che per forcolpisce è lo straordinario mectuna non si sono realizzati. Alcanismo di selezione del vertila fine questa sarà una crisi in ce che parte da milioni di pergran parte mediatica. La Grecia sone per arrivare a un ristretto non centrerà gli obiettivi irragcollegio di cardinali. giungibili che le sono stati imQuale qualità apposti, ma almeno PANORAMA LIVE prezza di più in dimostrerà di esuna persona? sersi messa sui biLa libertà di nari giusti, e quepensiero. sto alle grandi orE quello che non ganizzazioni insopporta? ternazionali baIl pressapochisterà. Il problema smo: il concetto di è riuscire a divideverosimile è il mare il prezzo di Investimenti: le della finanza. ■ questa crisi in guarda la lezione di Ponzellini. Scopri come fare a pag. 348.


MANAGER & RELIGIONE

SUOR GIULIANA GALLI

IN VERITÀ VI DICO: DA QUANDO SONO NELLA FINANZA HO SCOPERTO CHE IL DENARO NON È LO STERCO DEL DIAVOLO

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DI MAURIZIO TORTORELLA

CESARE ROMITI, che è suo grande estimatore, di lei dice che «è una santa donna, molto attiva, molto colta». L’ex numero uno della Fiat ama raccontare che una dozzina d’anni fa, quando suor Giuliana era ancora la direttrice del Cottolengo di Torino, fu sempre lei a convincerlo a una visita fra

quelle mura: «Voleva dimostrarmi che là dentro non c’è disperazione, ma solo serenità». A Romiti non fu risparmiata nemmeno l’ala dei casi più tristi. Prima di entrare, la religiosa lo avvisò: «Guardi che non è facile. Vuole che torniamo indietro?». In una stanza c’erano alcuni bambini che giocavano, gattonando sulla moquette. Continua Romiti: «Mi venne spontaneo sollevare da terra una bimbetta bionda, molto carina; ne vedevo solo i capelli. Quando l’ebbi tra le braccia si girò. Non è che fosse cieca: non aveva proprio gli occhi». Ecco, questo è Giuliana Galli: oltre la fede da suora, un gro-

viglio di coraggio e volontà. Dall’aprile 2008, dopo 27 anni, non è più alla Piccola casa della Divina Provvidenza. Ma anche il nuovo incarico la mette a contatto con qualche patologia, sia pure meno drammatica: a 74 anni, su designazione del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, la religiosa siede nel potente consiglio generale della Compagnia di San Paolo, l’assemblea che governa la fondazione torinese che a sua volta è il principale socio (col 9,89 per cento) della banca Intesa Sanpaolo. Occhi intelligenti e in perenne movimento dietro due sottili occhialini ovali, suor Giuliana è ascesa alla ribalta delle cro-

OLYCOM

SORELLA FINANZA GIULIANA GALLI, 74 ANNI, DA DUE NEL CONSIGLIO GENERALE DELLA COMPAGNIA DI SAN PAOLO DI TORINO.

PERSONAGGI

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PANORAMA 20 maggio 2010

nache perché è fra gli 11 consiglieri (su 21) che il 4 maggio avevano chiesto di sfiduciare il presidente della Compagnia, Angelo Benessia, a sua volta impegnato allo spasimo per fare eleggere Andrea Beltratti, il professore milanese dell’Università Bocconi che dal 7 maggio è al vertice del comitato di gestione della banca al posto del torinesissimo Enrico Salza. Ma suor Giuliana non vuole entrare nelle polemiche sul pasticcio che tanto agita la finanza italiana: «Mi concentro sul peso morale che possiamo esercitare sull’istituto» dice sommessa «e non su vicende di riassetto». Dopotutto, la religiosa siede in quel consesso e fa parte della commissione politiche sociali soltanto per indirizzare al meglio gli interventi di solidarietà della fondazione. Non per nulla, fuori da lì, suor Giuliana continua senza posa a darsi da fare per gli immigrati, gli anziani, i disabili. E a chi le chiede di raccontarsi più in profondità si sottrae con un sorriso: «Sono solo una suora del Cottolengo». Tanta modestia sembra mal attagliarsi al ruolo della suora manager: perché nella Compagnia la consigliera Galli pare essere assai più importante di quanto dichiara. Del resto, nel 1963 ha preso una laurea in sociologia e un master in scienza del comportamento a Miami. Ma suor Giuliana insiste a sorridere: «Un tempo pensavo anch’io che il denaro fosse lo sterco del diavolo. Però sono anche una contadina. E lo sterco è anche il concime migliore». ■


S A N I TÀ DA E S P O R TA Z I O N E G I N O G U M I R AT O

QUELLE DUE O TRE COSE CHE HO INSEGNATO A OBAMA VORREI APPLICARLE ANCHE ALLA MIA ASL D I D O N AT E L L A M A R I N O - F O T O D I A DA M A S E L L A

2.405 (645 medici e 990 tra infermieri e fisioterapisti). ASSISTITI 530 mila. DEFICIT 2009 65 milioni su 1,48 miliardi di costi. DIPENDENTI DELLA ASL E

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È FACILE DIMENTICARSI di sportelli e liste d’attesa nei saloni del cinquecentesco Palazzo del Commendatore, a due passi dal Vaticano. È sede dei vertici di una delle più ampie asl romane. È qui che Panorama incontra Gino Gumirato, 45 anni, padovano, dallo scorso febbraio direttore amministrativo della asl Roma E. Due lauree, Gumirato mastica pane e sanità da quando, ancora studente, durante uno stage alla New York University, collaborò alla fusione di due ospedali newyorkesi. Ma soprattutto è l’unico italiano ad aver parteciPANORAMA 20 maggio 2010

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GINO GUMIRATO 45 ANNI, DIRETTORE AMMINISTRATIVO DELLA ASL ROMA E. È STATO CONSULENTE PER LA RIFORMA SANITARIA USA VARATA DA BARACK OBAMA.

pato alla commissione d’esperti per la riforma voluta da Barack Obama, che estende l’assicurazione sanitaria ad altri 32 milioni di americani. Grazie a questa sua esperienza Gumirato sarà uno dei relatori al convegno organizzato il 20 maggio a Roma da Farmafactoring sulla sanità come motore dello sviluppo. Perché hanno chiamato proprio lei? A Cagliari, dove per 4 anni sono stato direttore generale della asl, ho adottato un nuovo sistema di controllo delle risorse che, a dicembre 2008, ha vinto un


S A N I TÀ DA E S P O R TA Z I O N E G I N O G U M I R AT O

PREVENZIONE GUMIRATO NEL SUO UFFICIO ALLA ASL ROMANA. «LA SANITÀ ITALIANA» DICE «È BUONA. LA CRITICITÀ È CHE IL SISTEMA NON È UNIFORME SU TUTTO IL TERRITORIO».

«In America sono previste misure per ridurre i costi migliorando il servizio. In 10 anni porteranno risparmi per 1.300 miliardi» PERSONAGGI

premio alla London school of economics. Il progetto è capitato fra le mani di Peter Orszag, capo dell’Omb, l’ufficio che costruisce il bilancio degli Stati Uniti e che aveva anche l’incarico di determinare l’impatto economico della riforma. Lo ha mandato lei a Orszag? No, la London school. Io però Orszag lo conoscevo: nel 1991 siamo stati entrambi studenti proprio lì, anche se in corsi diversi. Poi ne ho perso le tracce fino al giorno della premiazione, quando mi ha chiesto di fare parte della commissione. Dove incontrava Obama? La commissione si riuniva in un edificio collegato alla Casa Bianca. Attorno a un tavolo lungo 20 metri, a volte si mangiava insieme. Obama era colloquiale, attento e informale, con le maniche della camicia arrotolate. Cosa le chiedeva Obama? Voleva comprendere i vantaggi di un forte controllo delle risorse pubbliche. A Cagliari si facevano 226 ricoveri ogni 1.000 abitanti: un tasso fra i più alti

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d’Italia. Se si vogliono ridurre i ricoveri, si devono mettere in campo attività diverse sul territorio, dall’assistenza domiciliare alle residenze per anziani. È quello che ho fatto. Perché gli interessava tanto? Perché è il cuore del loro sistema sanitario: un ricovero non costa meno di 3 mila dollari al giorno. In Italia si va da 600 euro a 2.500 (equivalgono a poco più di 3.100 dollari, ndr) dei casi più gravi, come in rianimazione. Negli Usa non è solo il costo a incidere ma anche la quantità, la più elevata al mondo. E se gli ospedali si opponessero ai tagli? È evidente che chi non ha mai lavorato per ridurre i ricoveri ma per effettuare maggiori prestazioni, e avere maggiori ricavi, oggi non è contento di farlo. Di conseguenza? Grazie a un finanziamento da 16 miliardi di dollari verranno introdotti criteri di appropriatezza dei ricoveri con un sistema di controllo informatizzato delle cartelle cliniche simile alle sche-

de di dimissioni ospedaliere italiane. Ci sarà un ulteriore sistema di monitoraggio delle attività sul territorio: assistenza domiciliare, prevenzione, corretto uso dei farmaci. Lo stanno già facendo le nostre regioni più virtuose. Sta dicendo che il nostro sistema sanitario è migliore? Sotto questi punti di vista sì. Basta guardare il dato sugli investimenti in prevenzione, praticamente nullo negli Usa, da noi quasi il 6 per cento dei costi della sanità. Inoltre le prestazioni specialistiche definite urgenti dal medico di base si possono effettuare in 3 giorni senza pagare un euro: cosa che avviene solo in sei o sette paesi al mondo. La criticità italiana è che il sistema non è uniforme nel territorio. Ma da noi, magari per le liste d’attesa, c’è chi i soldi li tira fuori di tasca propria. La spesa che il singolo cittadino paga di tasca propria incide del 20-25 per cento sulla spesa sanitaria globale; negli Stati Uniti è di qualche punto più bassa. Però lì la spesa sanitaria totale, pubblica e privata, è pari al doppio, con una qualità inferiore alla nostra. La vera sfida di Obama sarà questa: ridurre i costi migliorando la qualità. Però i costi delle assicurazioni rimarranno comunque alti. La riforma prevede misure per il contenimento di questa tendenza: in 10 anni porteranno risparmi per 1.300 miliardi di dollari, con spese per 940 miliardi. La sanità può essere motore di sviluppo? La risposta è sì, se i costi sono sotto controllo: vuol dire non contribuire a fare aumentare acriticamente il fatturato delle aziende che hanno a che fare con la sanità, ma al tempo stesso essere efficienti. È quanto ho detto a Obama e quanto stiamo cercando di applicare nella mia asl. ■


CO M B AT T E N T I

GIACOMO CARDACI

AMMALARSI DI CANCRO A 20 ANNI, GUARIRE E SCRIVERE UN LIBRO. PER SPIEGARE (ANCHE AI MEDICI) COME SI PUÒ VINCERE IL MALE D I DA N I E L A M AT TA L I A FOTO DI PIGI CIPELLI

IL SUO MONDO IN UNA STANZA 1 MITI DEL PASSATO: NAPOLEONE (PERCHÉ SAPEVA LOTTARE) 2 SCRITTORI PREFERITI: ISABELLE ALLENDE, JORGE AMADO 3 MITI MODERNI: ORIANA FALLACI (PERCHÉ AVEVA CORAGGIO) 4 SEGNI PARTICOLARI: DUE OROLOGI, PERCHÉ LA MALATTIA GLI HA CAMBIATO IL SENSO DEL TEMPO. CHE ORA VALE DOPPIO

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OGGI HA 23 ANNI, è un ragazzo magrissimo e gentile, con un ciuffo biondo che lo fa assomigliare a Tin Tin. Quando ne aveva 20, Giacomo Cardaci è dovuto partire in guerra. Lui ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma non poteva proprio sottrarsi. Il suo nemico era un tumore, il linfoma di Hodgkin, che gli comprimeva il cuore e si sarebbe poi rivelato «aggressivo e recidivante». Per due anni e mezzo Giacomo ha fatto parte, per dirla con le sue parole, «dell’esercito degli ammalati che invece dell’uniforme indossano pigiami o vestaglie, al posto degli scarponi hanno pantofole o ciabatte. I campi di battaglia sono le sale operatorie e le camere sterili. I comandanti che devono inventare la tattica per vincere sono i medici». La guerra del soldato Giacomo è durata due anni e mezzo, poi il nemico è stato sconfitto. Fra un ciclo di chemio e l’altro ha scritto un libro sorprendente per intensità e leggerezza: La formula chimica del dolore (Mondadori). Dove, in forma romanzata ma autobiografica, racconta di Filippo, ragazzo gay malato di cancro. Filippo è Giacomo, gay anche lui. Non c’è alcun altro filtro: la malattia, i mesi in ospedale (al San Raffaele di Milano), le storie di altri ammalati ricoverati: è tutto vero. Un libro che i medici farebbero bene a leggere. Perché a loro, i generali e gli strateghi, Giacomo ha un paio di cose da dire.

A 20 anni non è facile accettare una diagnosi di cancro... All’inizio i medici non l’hanno neanche capito. Ho dovuto aspettare nove mesi per una risposta chiara. Sudavo di notte, avevo strani pruriti, febbroni, forti tachicardie. Uno dei primi dottori mi disse che studiavo troppo e stavo diventando psicopatico. Mi diedero dei calmanti. E io mi dicevo: se non mi calmo con questi, sono proprio fuori di testa. Poi mi convinsi che non ero io. Tornai dal mio medico di base e dissi: «Ora basta, voglio fare una visita cardiologica».


QUIETE DOPO LA TEMPESTA GIACOMO VIVE A CERNUSCO SUL NAVIGLIO (MILANO). QUI È NEL SUO PARCO PREFERITO.

PANORAMA LIVE

In questo video Giacomo Cardaci parla di sé, di dolore e di speranza. Scopri come guardarlo a pagina 348 di Panorama.

A quel punto fu tutto chiaro? Macché. Sbagliarono anche la seconda diagnosi. Il cardiologo, senza ascoltarmi, senza toccarmi i linfonodi, senza neppure farmi fare una lastra, mi disse che soffrivo di fibrillazione atriale e dovevo operarmi. Così mi sono ritrovato sul tavolo operatorio. L’intervento era in anestesia locale, per cui sentivo tutto: i medici erano agitatissimi perché non riuscivano a far passare le sonde. Il tumore era vicino al cuore, lo comprimeva e impediva agli strumenti di passare. Mi hanno fatto una tac, e lì

lo hanno finalmente visto. Nel libro scrive che ha avuto a che fare con una settantina di medici. Tutti incapaci? Ma no, ognuno voleva salvarmi la vita. Solo che tante volte sono disattenti, anche dal punto di vista umano. Io avevo i sintomi del tumore, però nessuno mi stava a sentire. Non ascoltano. E quando parlano, non pensano a quello che dicono. Non stanno attenti alle parole che usano? Non pensano che le loro parole sono lame affilate. Una volta un medico mi disse che un PANORAMA 20 maggio 2010

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farmaco aveva un «effetto esorcistico» e avrei vomitato l’anima. Un’altra volta una radioterapista buttò lì: «Non capisco come il primario possa acconsentire a farti irradiare il petto con questi valori del sangue, non lo sa che così rischi la vita?». In quei momenti sei così fragile e impotente che non hai neanche la forza di rispondere. Sei lì che pensi: magari la radioterapia mi farà davvero morire... Come deve essere un buon medico? Non deve solo dare il farmaco giusto o azzeccare la terapia.


CO M B AT T E N T I

GIACOMO CARDACI

rapporto ha con loro? Deve essere capace di infondere anche Sono fortunato. Non solo perché soqualcos’altro: il coraggio, la speranza. Di no vivo, ma anche per la famiglia che ho. sollevare il morale della truppa. Durante la malattia mia madre era il mio Di medici così ne ha incontrati? scudiero. Mio padre, come tutti gli uoFra gli oncologi, sì. Ricordo una ragazmini, fa più fatica a manifestare i sentiza messa peggio di me, non le ricrescementi e il dolore. vano più i globuli bianchi, era da un meÈ stato difficile dire loro: sono gay? se nella camera sterile. Era sicura di moNon troppo. La mia sorellina l’ha carire. Un giorno arrivò l’oncologa e le dispito a nove anni, stavamo guardando inse: «Bianca, io ti scrivo su questo foglio sieme un telefilm e mi ha detto: «Giacoche tra un mese sarai fuori di qui, guarimo, ma tu sei mille volte più gay di quelta». E così è stato. lo lì!». A mia madre l’ho rivelato quanHa mai avuto paura di non farcela? do avevo15 anni. Mio padre invece l’ha Sì. A 20 anni, ritrovarsi pelato e gonsaputo che ne avevo 18. fio per colpa del cortisone non è facile. È più dura dirlo a un padre? Poi, dopo il primo ciclo di chemioteraL’ho portato in un locale gay e gli ho pia, il tumore è subito tornato, più catdetto: vedi papà, in questo tivo di prima. Le mie celluposto sono tutti gay, quello le tumorali erano ormai reche serve al bancone, i casistenti alla chemio. Ho fatmerieri... E lui rispondeva: to terapie alla massima do«Ma guarda». Sì, e lo sono se tollerabile, che mi hananche tutti i ragazzi che veno steso, avevo dolori terridi qui. E lui niente. Alla fibili. Ma mi hanno anche ne gli ho detto: ma dai paguarito. pà, se sono tutti gay, insomQuando ha deciso di ma, non hai ancora afferrascrivere il libro? to? All’inizio era scosso, cerHo iniziato fra un ciclo to. Poi ha superato. di chemio e l’altro. La scritIn futuro che cosa farà? tura è un fantastico antiOPERE PRIME Vorrei promuovere un renausea. È come un’aneste«LA FORMULA CHIMICA parto di psicoterapia di sia. Io non conosco davveDEL DOLORE» gruppo per pazienti oncoro la formula del dolore, DI GIACOMO CARDACI logici, e presentarlo al San ma se è anche una reazio(MONDADORI, 208 PAGINE, 17 EURO). Raffaele. Fare l’avvocato del ne chimica, allora si può IL SUO PRIMO LIBRO, lavoro, diventare ambasciacambiare, e io l’ho fatto at«ALLIGATORI AL PARINI», tore o entrare in diplomatraverso la scrittura. È USCITO NEL 2008. zia, poi in un’organizzazioHa mai provato a dire ai ne internazionale. E ovviamedici le cose che ha mente continuare a scrivere. scritto? Tutto nella stessa vita? No, avrei tanto voluto, ma poi non Certo. E poi espatriare per poter adottrovo mai il coraggio. Anche ieri ho fattare un bambino. Anzi, posso dire cosa to una visita, il medico mi ha fatto aspetmi ha scritto mio padre? Qualche giortare un’ora e mezzo. Quando sono enno fa mi ha mandato questo messaggio trato mi dicevo: basta, adesso protesto. sul telefonino: «Giacomo, ora devi lotE poi entri, loro sono lì, come dei santare per realizzare il tuo grande sogno, toni, come fai a dire qualcosa? avere una famiglia tua. Sono sicuro che Ai suoi genitori ne ha date di emosarai un padre migliore di me». Bello, zioni. Un figlio gay, poi che si ammano? Me lo mettete nell’intervista? la di cancro e rischia di morire. Che ■


E COV I S I O N A R I O A N TA N A S M O C K U S

MI CHIAMANO IL PAZZO E FORSE HANNO RAGIONE: RISCHIO DI DIVENTARE IL PRESIDENTE DELLA COLOMBIA

UN LITUANO A BOGOTÀ ANTANAS MOCKUS, 58 ANNI: È STATO PER DUE VOLTE SINDACO DELLA CAPITALE.

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LATINCONTENT/GETTY IMAGES (2)

BRASILE

DI PIERO ARMENTI

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con il sangue» promette Mockus. PER TUTTI È «EL LOCO», il Nella sua corsa alla presidenpazzo, per le sue iniziative poliza è appoggiato da due ex sindatiche stravaganti e forse perché ci della capitale e ha scelto come un po’ matti bisogna esserlo per vicepresidente Sergio Fajardo, ex candidarsi con i Verdi a guidare cittadino di Medellín. Un movila patria delle Farc e del narcomento di sindaci troppo neolitraffico. Sperando di vincere. Epberali per la sinistra e troppo pure Antanas Mockus, matemabuonisti per i conservatori, che tico di origini lituane, a due sethanno condotto una camtimane dal voto in Colompagna elettorale punbia vola nei sondaggi. VENEZUELA tando su internet e E raggiunge il favori- PANAMA sono stati premiati. to Manuel Santos, Oceano BOGOTÀ Pacifico Nelle ultime setappoggiato dal preCOLOMBIA timane la pagina Fasidente uscente ECUADOR cebook di Mockus è Alvaro Uribe. PERÙ stata tra le 20 più visitaAll’apparenza fredte al mondo. Dovunque ardo, in realtà sanguigno, rivi la carovana verde, i fiorai Mockus è stato rettore dell’uniesauriscono i girasoli (simbolo versità nazionale, ma dovette ladel partito) e spuntano maglietsciare nel 1993: infastidito per le te verdi. Una base che cresce, intemperanze degli studenti in ma un programma politico aula aveva reagito calandosi i confuso. Mockus si è mostrato pantaloni e mostrando loro il incerto sulle Farc e punta a mifondoschiena. Gesto poco accagliorare i rapporti con il presidemico che venne trasmesso in dente venezuelano Hugo Chátv, proiettando il professore alla vez: «Lo ammiro, è stato eletto ribalta. L’anno dopo Mockus è didemocraticamente» ha detto, ventato sindaco di Bogotà, guasalvo poi ritrattare. Vuole essedagnandosi l’affetto e la stima dei re amico di Barack Obama, per cittadini. Per convincere automocui non toccherà le basi Usa in bilisti e pedoni a seguire il codiColombia, che fanno arrabbiace della strada ha sguinzagliato ai re i vicini latinoamericani. semafori un esercito di mimi, per Il suo compito, comunque, educare al rispetto delle regole ha potrebbe rivelarsi arduo. Il madistribuito cartellini gialli e rossi tematico ecologista ha rivelato da usare, come in una partita di di soffrire del morbo di Parkincalcio, per censurare i vicini. Per son: «I medici mi hanno detto combattere lo spreco d’acqua s’è che ho 12 anni di vita normale». fatto filmare sotto la doccia menL’annuncio non ha scalfito la sua tre si insaponava dopo aver chiupopolarità, anzi. so il rubinetto. Preoccupato dal sucAl di là delle buffonate, sotto cesso di Mockus, il rivala sua guida Bogotà è rinale Manuel Santos ha deta, con più parchi, ciso di assoldare Juan Jomarciapiedi, piste sé Rendón, il più agguerciclabili, e meno rito consulente elettoraomicidi. «La storia le in America Latina. della Colombia saTutto pur di arginare rà scritta con il lo tsunami verde. ■ lapis, non più


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DOPO ANNI DI DISCOTECA, MI SONO STUFATO E ADESSO BALLO CON I DITTATORI. HO APPENA INCONTRATO AHMADINEJAD E SONO SICURO: CON LUI SI DEVE PARLARE DI STEFANO LORENZETTO - FOTO DI ADA MASELLA

GIANNI DE MICHELIS 70 ANNI, FOTOGRAFATO SULLA SCALINATA DI PALAZZO VIDONI, SEDE DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. L’EX MINISTRO DEGLI ESTERI ED ESPONENTE PSI OGGI È CONSULENTE DEL MINISTRO RENATO BRUNETTA.

INTERVISTARE GIANNI De Michelis è impossibile. A ogni domanda apre un seminario di studi anziché dare una risposta. E del resto Renato Brunetta lo diceva già nel secolo scorso, quando da semplice professore associato era suo consulente: «La miglior testa espressa dalla politica italiana negli ultimi cinquant’anni». Ora i ruoli si sono invertiti: è De Michelis che, pur restando la miglior testa, fa da consulente a Brunetta, divenuto nel frattempo ministro della Pubblica amministrazione. In cambio ha ottenuto 40 mila euro lordi l’anno e una stanzetta a Palazzo Vidoni. Una condizione retributiva e planimetrica che non è proporzionata né all’ingegno né al girovita, rimasti inPANORAMA 20 maggio 2010

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variati nel tempo. Non va meglio nell’appartamento di via Archimede, ai Parioli. Anziché salire, per arrivarci si scende una rampa di scale verso la cantina, rappresentazione plastica dell’affossamento di un’intera classe dirigente. Pochi metri quadrati, niente lussi. I tavoli sono totalmente occupati da pile di fogli alte 40 centimetri: «Demografia storica, la mia passione. Tutta roba tirata giù da internet. Non ne esco più». Gli unici scampoli di pareti non rivestiti da libri sono le finestre che si affacciano sul muro del seminterrato, ingentilito da una vite americana. Gianni Agnelli nel 1989 lo presentò così all’amico Henry Kissinger, curioso di sapere che tipo fosse il nuovo ministro de-


CAVALLI DI RITORNO GIANNI DE MICHELIS

UN CAFFÈ AL BAR DE MICHELIS DIVIDE IL MONDO IN CRETINI E INTELLIGENTI: «CON I SECONDI SI PUÒ SEMPRE TRATTARE» DICE.

DAMIR SAGOLJ / REUTERS

«L’opzione militare contro Ahmadinejad è impossibile, oltreché inaccettabile. Fossi Obama, manderei un ambasciatore a Teheran»

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gli Esteri socialista: «De Michelis è quick». Veloce tanto nell’intuire per primo gli scenari, quanto nel delineare personalità complesse o ingombranti, a cominciare dalla sua: «Se Bettino Craxi era Garibaldi, io ero il suo Cavour». Ne fecero le spese un po’ tutti, da Ciriaco De Mita, definito «un intellettuale della Magna Grecia», a Marianna Scalfaro, figlia dell’allora presidente della Repubblica, nominata sul campo «first daughter» per via dello sfrenato presenzialismo al fianco del padre Oscar Luigi. De Michelis ha sempre teorizzato che «il mondo è diviso in cretini e intelligenti, la differenza è che con questi ultimi si può sempre trattare». Nei giorni scorsi ha incontrato Mahmoud Ahmadinejad e s’è persuaso che il presidente iraniano vada iscritto nella seconda categoria: «Non mi ha dato l’impressione di essere un matto. Al contrario, è uno che sa quello che dice, er-

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go ci conviene trattare». L’ex ministro degli Esteri era stato invitato alla conferenza internazionale di Teheran organizzata dal regime degli ayatollah in risposta al vertice sulla sicurezza nucleare tenutosi a Washington il 12 e 13 aprile. C’è andato nella sua veste di presidente dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni tra i paesi dell’Africa, America Latina, Medio Oriente ed Estremo Oriente), un residuato della Prima repubblica, fondato 40 anni fa da Dc, Psi e Pci. L’unico occidentale presente al controsummit di Ahmadinejad. Non si vergogna? È stato un grave errore dell’Unione Europea non mandare neppure gli ambasciatori. Lo slogan del convegno era identico a quello dettato dal presidente americano Barack Obama per il vertice negli Stati Uniti: «Energia nucleare civile per tutti, bomba atomica per nessuno». E lei ci crede? Al netto della propaganda, io

credo che l’Iran non sia la Corea del Nord, ferma al Medioevo. Dissi che la guerra contro l’Iraq era giusta e ne sono tuttora convinto. Ora dico che l’opzione militare contro Ahmadinejad è impossibile, oltreché inaccettabile. Fossi Obama, manderei un ambasciatore a Teheran di corsa. Perché? Per lo stesso motivo per cui gli Stati Uniti hanno sempre avuto un ambasciatore a Mosca anche in piena guerra fredda. Dobbiamo chiudere gli occhi e riorientarci. Il mondo di ieri non c’è più e non tornerà. C’è una quarta economia emergente, che si aggiunge a quelle trainate da Cina, India e Brasile: il Mediterraneo allargato. L’Iran c’è dentro a pieno titolo, non si farà isolare. Dobbiamo usare bastone e carota, dosare sanzioni e offerte. Bisogna avere il coraggio di proporre ad Ahmadinejad una riedizione degli accordi di Helsinki del 1975 che portarono, 14 anni dopo, alla caduta del Muro di Berlino. Sa che cosa mi colpì di più, da ministro degli Esteri, quando ebbi fra le mani quell’atto per studiarmelo? La firma di Nicolae Ceausescu, uno dei dittatori più orribili della storia, stava subito sotto a quella del cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato vaticano. Un trattato ci vuole. Dentro possiamo metterci tutto: nucleare, confini, diritti umani, religione. La democrazia del suq è di gran lunga preferibile a un conflitto atomico. Se gli si offre una via d’uscita, l’Iran ci sta. E se non gliela si offre? Dobbiamo avere ben chiaro che dalla fine del precedente ordine mondiale sono passati invano 20 anni. O l’ordine nuovo lo costruiamo adesso, trovando i compromessi necessari per quella che io chiamo la governance multilaterale del


CAVALLI DI RITORNO GIANNI DE MICHELIS

ALL’EDICOLA DOPO LA FINE DEL PSI DE MICHELIS PER UN ANNO HA VISSUTO CON L’ANGOSCIA DI ESSERE ARRESTATO.

«Giuliano Amato non ha più parlato a Craxi: fu più elegante di Martelli che si materializzò soltanto il giorno della sua morte»

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mondo multipolare, oppure scoppierà un altro conflitto planetario. È inevitabile. Il mondo di oggi è troppo complesso: eccesso di popolazione, eccesso di ricchezza prodotta, eccesso di squilibri. Un mondo così è troppo pesante anche per le spalle degli Stati Uniti, non può essere governato da un paese solo, da un sistema unipolare. Intanto però Ahmadinejad predica la cancellazione dello stato di Israele dalla carta geografica. Muammar Gheddafi ieri ha detto la stessa cosa e non è successo nulla. Non le ha dato disagio partecipare a un summit organizzato da una teocrazia che impicca i gay ai bracci delle gru e lapida gli adulteri? Perché questo non accada più, devi dialogare. Chiudere fa solo il gioco dei peggiori. Nel 1991 fui il primo ministro degli Esteri occidentale a recarmi a Pechino dopo la sanguinosa repressione di piazza Tienanmen. Durante la discussione sul Tibet, il presidente Jiang Zemin volle mostrarmi una videocassetta che a suo avviso documentava come prima del 1950 la teocrazia dei lama sfruttasse i contadini rimasti all’età della pietra. Poi a bruciapelo mi chiese: «Se noi cinesi venissimo a dire agli italiani che i separatisti sudtirolesi dell’Alto Adige hanno ragione, voi come reagireste?». A proposito di mondo multipolare, crede che gli Stati Uniti prima o poi faranno pagare a Silvio Berlusconi il suo stretto rapporto con Vladimir Putin? L’Italia era considerata un presidio strategico quando c’erano l’Urss e il Patto di Varsavia. Oggi per gli Usa conta assai meno. E il nostro premier mi sembra più obamiano di quanto non fosse bushiano. Da

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cittadino che non conta niente, a me pare che il vero problema sia il rattrappimento baltico. Cioè? L’Europa corre il rischio della disintegrazione nazionalistica. La Germania vuole farsi la Ue à la carte, a propria misura, e guarda al Baltico. Tutto ciò che sta al di sotto delle Alpi verrà scaricato. Nell’Europa che si jugoslavizza, l’Italia diventerà periferia, si spaccherà in due. Il Sud, che già sta male, non potrà stare meglio. Il Nord, che sta bene, starà malissimo. Dobbiamo scegliere in fretta e con chiarezza l’interlocutore tedesco. Altrimenti la Germania ci rimpiazzerà con la Polonia. Ce la farà Berlusconi a essere eletto capo dello Stato? Da una parte penso che sarebbe la soluzione migliore per andare oltre Berlusconi. Dall’altra penso che se lo meriti, considerato che da 16 anni è sul proscenio politico. Sono anche certo, conoscendone il carattere, che lo farebbe molto bene. E per il governo, chi dopo Berlusconi? Non voglio dare il bacio della morte a nessuno. Chiunque sia, dovrà adottare logiche opposte a quelle del Cavaliere. Oh bella.

L’oscillazione del pendolo sarà violenta: da una politica iperpersonalizzata bisognerà tornare al gioco di squadra, ai partiti. Il grande successo della Lega consiste precisamente in questo: mentre tutti gli altri partiti si distruggevano, Umberto Bossi costruiva un partito. E guardi oggi che cosa buffa: la Lega è non solo il più vecchio partito italiano ma anche l’unico. Pdl, Pd, Udc, Idv mica sono partiti. Se i dirigenti della Seconda repubblica avessero letto almeno il Bignami della politica, avrebbero scoperto che la democrazia senza i partiti non si gestisce. Addirittura il partito più partito di tutti, il Pci, nelle sue metamorfosi «avatare» è arrivato al punto di sciogliersi. Scoprendo, una volta sciolto, che non esisteva più, pensi che alzata d’ingegno. Almeno il Psi è stato sciolto con la forza. Lei che cosa ha fatto dopo la fine del Psi? Per un anno ho vissuto con l’angoscia di poter essere arrestato ogni mattina. Anzi, ancora mi stupisco di come non l’abbiano fatto. Finché nel 1995 ho avuto un attacco ischemico transitorio, determinato da stress e ipertensione. Nel 1997 ho patteggiato due anni in base


CAVALLI DI RITORNO GIANNI DE MICHELIS

DANIELE SCUDIERI IMAGOECONOMICA

«Berlusconi al Quirinale lo vedo bene, ma il premier che gli succederà dovrà abbandonare la personalizzazione e fare un gioco di squadra»

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al teorema del «non poteva non sapere», ma solo perché dopo una settimana mi sposavo con Stefania Tucci e la mia seconda moglie non reggeva l’ansia d’avere un marito candidato alla galera. Nei successivi dieci anni ho girato l’Italia in profondità. Un viaggio nella tristezza collettiva di noi socialisti. In che senso? Vede, tutti i partiti hanno alla base una rete di iscritti mossi dai motivi più disparati: ideali, strumentali, di potere, di carriera. Sono i raccoglitori dei consensi. Ognuno di loro vale 100 voti. In Italia vanno alle urne grosso modo 35 milioni di elettori, quindi stiamo parlando di un primo strato di 350 mila militanti che non è stato toccato dalle inchieste giudiziarie. Ogni 10 portatori di voti ce n’è uno che vale 1.000 voti: un secondo strato di 35 mila persone. Il terzo strato è di 3.500, il quarto di 350, il quinto di 35. Il Psi valeva il 15 per cento. Vuol dire che partiva da 50 mila, poi 5 mila, poi 500, poi 50, poi 5. Io stavo fra i 5. Mani pulite ha colpito dai 5 mila in su. Ho raccolto le schede di almeno 3.700 di queste persone liquidate per via giudiziaria. Nell’80 per cento dei casi non hanno mai avuto una condanna. Sono state fatte fuori con gli avvisi di garanzia. Erano sindaci, vicesindaci, assessori, spazzati via solo perché il Pci voleva prendere il posto del Psi, come ha ammesso lo stesso Massimo D’Alema. Ha nostalgia di Craxi? Molta. Non avevo accesso al frigorifero di casa sua come Claudio Martelli. L’ho appoggiato perché credevo alle sue ragioni. Con François Mitterrand in via d’uscita, con Felipe González junior partner, con Tony Blair di là da venire, sarebbe diventato il leader più importante d’Europa. Non essendo cra-

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xiano, sono stato uno dei pochi ad andarlo a trovare ad Hammamet. Giuliano Amato non gli ha mai più parlato e almeno in questo è stato più elegante di Martelli, che si rimaterializzò soltanto alla morte di Bettino. Ho ancora negli occhi la scena: la salma per terra nella morgue della clinica Les Violettes di Nabeul, non nella bara, proprio adagiata sul pavimento, e Claudio sdraiato sopra che piangeva. Come mai negli anni ruggenti la sera, anziché andare a letto a riposarvi, vi facevate paparazzare nei night? Sono stato ministro per 12 anni. Gli unici momenti liberi li avevo di notte. La regista Lina Wertmüller, socialista, è stata durissima con lei: «De Michelis aveva sempre l’aria di quello che si vanta di andare a mignotte, o in discoteca: questo ha danneggiato moltissimo il senso comune degli iscritti, quelli di base». L’ha detto dopo. Quando eravamo amici, non me l’ha mai rimproverato. Contesto anche d’avere traviato la base: andavo fra i giovani nelle discoteche popolari, non nei club. Ma lei non è nipote del pastore protestante Rennepont De Michelis, a sua volta figlio di un convertito alle Chiese cristiano-evangeliche? Dov’era finita l’austerità degli avi? Considero più ipocriti i miei colleghi che adottavano un comportamento in pubblico e un altro in privato. Ammesso che il ballo fosse un vizio, l’ho sempre esercitato in pubblico. Perché non ha più la zazzera? Avevo solo due modi per dare un segno esteriore del cambiamento di vita. Tagliarsi i capelli era più facile che dimagrire. Il soprannome «Avanzo di

balera» le è pesato? Sì, perché lo ritenevo ingiusto. Ma la peculiarità di Mani pulite è stata proprio la «character assassination»: per toglierci di mezzo dovevano distruggere la nostra immagine. Mi imposi di continuare a girare a piedi, in treno, in aereo anche fra il 1992 e il 1995. Fu durissima. Beppe Severgnini scrisse che durante le missioni all’estero lei sparava agghiaccianti «at the limit», personale traduzione di «al limite», dando prova di non sapere l’inglese. Ho sempre riconosciuto che il mio è un «broken English». Ma sono stato il primo ministro degli Esteri di questa Repubblica a parlare l’inglese. Gli Andreotti e i Colombo solo il francese. È vero che lei propose a Massimo Cacciari d’iscriversi al Psi e il filosofo comunista le rispose: «No, grazie, sono ricco di famiglia»? No, è falso. Se l’è inventato. Avrei festeggiato se Brunetta fosse riuscito a prendere il posto di Cacciari, un sindaco che non ha fatto niente per Venezia. Ma la mia città è zeppa di dipendenti pubblici e anche in politica vale la terza legge di Newton: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Per un voto che guadagni dando la caccia agli assenteisti, uno lo perdi. Che cosa prova un ex ministro che ha firmato il Trattato di Maastricht a essere arruolato da un suo ex allievo a 1.950 euro netti al mese? Prende atto dei corsi e ricorsi storici di vichiana memoria. Sono molto grato a Brunetta per avermi offerto questa opportunità di sopravvivenza. Per uno che ha fatto politica tutta la vita, finire ai giardinetti è la premessa della morte. (stefano.lorenzetto@mondadori.it) ■


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ultima spiaggia Sono l’ancora di salvataggio,a volte poco credibile, delle imprese disperate.Oppure loro stessi si trovano davanti a un bivio: di qua si sopravvive,di là si annega.Sono le storie di chi sta navigando in acque agitate: Norma Rangeri, Edmondo Bruti Liberati,Rosella Sensi e Paolo Ferrero. RANGERI,BRUTI LIBERATI,SENSI E FERRERO.

NORMA RANGERI

Una direttora fuori Norma Del «Manifesto» è stata la critica tv, ora dirige il quotidiano. Fine o nuovo inizio?

Umunista, l’Italia che compra omini e donne dell’eresia co-

e legge Il Manifesto per mettere soggezione agli altri, credono di avere trovato in Norma Rangeri il campione adatto ai tempi che corrono: farsi berlusconiani per sfangarla con Silvio Berlusconi. Una lezione di Karl Marx (primo libro di Das kapital): farsi

borghesi per poi eliminare la borghesia. Firma già nota, Rangeri, infatti, è certo la più attrezzata per decifrare la videocrazia perché di suo (mai banale, solo un po’ sul precisino) è anche, grazie a Michele Santoro, una collaudata star televisiva, ma oltre al video ha un di più. Non è vero poi che il personaggio Rangeri sia forgiato apposta da Santoro per rifilare un cazzotto a Il Fatto, il quotidiano dove signoreggia Marco Trava-

CONCRETA NORMA RANGERI, 58 ANNI, OSPITE ASSIDUA DI «ANNOZERO», DAL 4 MAGGIO DIRETTORE DEL «MANIFESTO».

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glio (altrimenti, con Vauro in scaletta, la sovrastruttura dialettica ci diventerebbe esponenziale). Vero è che Il Fatto stravende e il quotidiano che fu di Luigi Pintor e di Rossana Rossanda poco, ma il blasone è salvo. Per dirla con Marx, tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria e Il Manifesto che celebra sempre se stesso è stato fino a ieri solo un marchio impalpabile immune da dissoluzione. Le rituali mobilitazioni per scongiurarne la chiusura, infatti, sono un luogo comune patrio tanto quanto dichiararsi sconsolati per il mancato arrivo della primavera. Se ultima spiaggia era quella di recuperare il deficit di telegenia della sinistra con Rangeri, qualcuno ha sbagliato calcolo. Lei, acuta e concreta, porterà solidità. E così anche il compimento della profezia di Marx. Sarà bello che dissolto Il Manifesto. Sarà Il Fatto, ops!, un fatto. Pietrangelo Buttafuoco


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ultima spiaggia

EDMONDO BRUTI LIBERATI

Miracolo a Milano. In procura Scelto come capo dei pm al posto dell’antiberlusconiano Spataro, piace a destra e a sinistra.

Nlano i partigiani del procuraei corridoi del tribunale di Mi-

tore aggiunto Armando Spataro, lo sconfitto, si preparano a difendere con le unghie la tetragona linea antiberlusconiana, incarnata da quegli uffici dal 1994. Ma nel palazzo dov’è nata Mani pulite comincia anche a girare l’idea che il vincitore Edmondo Bruti Liberati sia una garanzia e forse l’ultima spiaggia. «GARANTISTA» Scelto il 6 maggio dalla EDMONDO BRUTI commissione nomine del LIBERATI, 65 ANNI: Consiglio superiore della È UNO DEI NOVE magistratura come nuovo PROCURATORI AGGIUNTI A MILANO. procuratore, a 65 anni Bru-

ti Liberati è un vero monumento equestre, per le toghe rosse: è stato al vertice di Magistratura democratica; ha guidato l’Anm, da dove ha duellato con l’ex ministro Roberto Castelli; ha appena chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi nel processo Mediatrade. Eppure, Bruti Liberati è stato scelto proprio per il maggiore equilibrio. E non ha sbagliato una mossa. L’ultima risale al 14 aprile. Tre giorni prima, Il Foglio aveva pubblicato la proposta di riforma della giustizia di Andrea Orlando, responsabile del settore per il Pd. Un piano lontanissimo dalla tradizionale trincea alla «chi sfiora le toghe muore»: Orlando vorrebbe «rafforzare» il cri-

terio della distinzione dei ruoli tra pm e giudici e «ridurre» il peso delle correnti nella magistratura. L’indomani il progetto viene travolto dai fischi dei magistrati. E che ti fa Bruti Liberati? Si dissocia e applaude: «Apprezzo che nella proposta si sia esclusa ogni modifica all’assetto costituzionale della magistratura». Un poco bizantino, forse, ma inusitato. Così per Bruti Liberati vota anche Michele Saponara, membro del Csm eletto dal Pdl. E il ministro Angelino Alfano annuncia: «Firmerei subito la ratifica, perché Bruti Liberati è un magistrato di grande spessore e preparazione». Chi vivrà, vedrà. Maurizio Tortorella

ROSELLA SENSI

Grazie, preferisco perdere Meglio che la Roma non vinca lo scudetto perché le casse sono vuote. Per i premi e non solo.

Qdomenica l’Inter non faccia

uasi le conviene sperare che

passi falsi con il Siena. Perché se la sua Roma dovesse aggiudicarsi lo scudetto, Rosella Sensi, 40 sigarette al giorno, presidente e ad, si troverebbe un nuovo problema finanziario: la vittoria imporrebbe un premio di circa 15 milioni di euro per allenatore e

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calciatori. E la società, quotata in borsa, è gravata dai debiti della holding di famiglia, la Italpetroli. Deve 330 milioni di euro all’Unicredit, che della holding è creditore ma anche azionista al 49 per cento: l’arbitrato relativo ai 13 decreti ingiuntivi della banca è imminente. Per giunta, all’apertura del calciomercato, quando Sensi dovrà vendere qualche campione, potrebbero rispuntare gli striscioni dei tifosi, «Rosella busciarda», e gli adesivi

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«Rosella vattene» sui semafori. Chissà se ora, quando l’Unicredit tornerà a premere per vendere la A.S. Roma, l’asset più in salute dell’Italpetroli, Sensi, fortificata dalle vittorie, metterà di nuovo in fuga i pretendenti: George Soros, respinto nonostante i 280 milioni di euro offerti, e il re della Tachipirina Francesco Angelini. Alla squadra tiene, anche perché, come numero uno, incassa 1 milione di euro l’anno di stipendio. Antonella Piperno

POCO RIGORE ROSELLA SENSI, 39 ANNI, PRESIDENTE E AD DELLA ROMA.


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ultima spiaggia

PAOLO FE RRE RO

E ora, faldone e martello Il segretario di Rifondazione è tornato al suo impiego part-time alla Regione Piemonte. Dove governa la Lega.

Srare. Così dovrebbe essersi

empre meglio che non lavo-

detto Paolo Ferrero lunedì 3 maggio, quando è tornato a timbrare il cartellino come impiegato di sesto livello. E per giunta dal leghista Roberto Cota, governatore del Piemonte. Qui, per un destino cinico e baro, anzi si potrebbe dire barolo come il vino di queste terre, riprendendo una celebre battutaccia su Giuseppe Saragat, ora splende il sole leghista delle Alpi. Che al compagno Ferrero non concilia esattamente sogni d’oro. Una volta si spinse fino a bollare quello della Lega come «un fenomeno nazista». Peggio di così al segretario di Rifondazione comunista ed ex ministro del governo Prodi, famoso per «la stanza del buco» come terapia antidroga, non poteva andare. Dopo avere racimolato come candidato governatore della Campania l’1,2 per cento, roba da rischiare di essere sorpassati dai Socialisti di Bobo Craxi, Ferrero è tornato come dipendente part-time al suo posto di lavoro (18 ore la settimana). Lo stesso che aveva sempre conservato con l’aspettativa. Ora però, se non fosse tornato a battere lettere al computer all’assessorato al Personale, quel lavoro lo avrebbe perso per sempre. Spiega a Panorama: «Rifondazione non poteva permettersi che il suo segretario non avesse PERSONAGGI

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più neppure il posto di lavoro». Seppure per uno stipendio di circa 700 euro. Ma sempre qualcosa. Il partito con il 2,4 per cento alle regionali e neanche 40 mila tesserati è sull’orlo della bancarotta. Anche se non ci si mangia, Ferrero fa perno sulla fede valdese e gli stili di vita calvinisti. Gli va dato atto che è tra i pochissimi politici ad avere fatto un tosto lavoro manuale: «A

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19 anni alla Fiat sfornavo quasi un pezzo al minuto». Il suo ex compagno di partito, il trotzkista Marco Ferrando, affonda il colpo: «Ci si riduce così quando non si è più né carne né pesce». Ma Ferrero ha anche il pregio dell’autoironia: «La politica non è una carriera. Ora non mi metterete mica tra quelli che sono alla canna del gas...». Paola Sacchi

AUTOIRONICO PAOLO FERRERO, 49 ANNI, SEGRETARIO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA.


S TO R I A D I CO P E R T I N A I N T E R V I S TA A M O U R I N H O

Voglio

TUTTO

Entra Massimo Moratti: «Mi raccomando che Mourinho è un timido».Come no.L’uomo dell’anno non ha paura neanche di se stesso.Gli altri sì: José oggi è il calcio.Il campo,la tattica,la tecnica, la parola,la strategia,le polemiche.C’è ovunque: Italia,Europa e mondo.Un termine di paragone,un confronto perenne,uno da imitare,uno da odiare. DI GIUSEPPE DE BELLIS

Dove passa José Ecco le scarpette che l’allenatore portoghese indossava ai tempi in cui allenava il Chelsea.

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Casa Mourinho Josè Mario dos Santos Felix Mourinho ha 47 anni, è sposato con Matilde (44 anni) detta Tami e ha due figli che si chiamano come i genitori: Matilde (14 anni) e José junior (10 anni).

...VOGLIO ANCHE IL REAL MADRID PANORAMA 20 maggio 2010

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GIUSEPPE CACACE/AFP/GETTY IMAGES

STORIA DI COPERTINA

il periodo nerazzurro

Arrivato in Italia nel 2008, José vince subito lo scudetto. Quest’anno ha vinto una Coppa Italia, portato l’Inter in finale di Champions e il 16 maggio punta al secondo scudetto.

2008-2009

Scudetto

2009-2010

Coppa Italia ANSA

Figli e figliastri Nella foto in alto, con i figli il giorno del suo primo scudetto all’Inter. Sopra, con Julio Cesar. A fianco, con Mario Balotelli.

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È entrato nei vocabolari, nelle cene tra amici, nel costume di un Paese che si divide: è un genio o un bluff? Adesso che può arrivare dove nessuno è arrivato, ora che può portare il pallone italiano dove nessuno l’ha mai condotto, il carro di «Mou» non ha più posto perché gli scettici diminuiscono e gli entusiasti aumentano. Tutti, comunque, vogliono vedere l’effetto che fa: questa è la settimana che dice se sarà solo felicità oppure gloria perenne, se sarà un altro successo oppure la storia. Uno, due o tre: quante caselle riesce a riempire l’Inter? A seconda del risultato il calcio dovrà assegnare a Mou un posto. Vinta la Coppa Italia restano campionato e Champions. Significa passare dal quasi niente al tutto. E se fosse tutto? Mourinho non ha mai fatto un pronostico, figurati. Però parla. Apre le porte di un ritiro inaccessibile e racconta: lui, l’Italia, il mondo, il calcio, gli allenatori, il futuro. Agli altari della boria e agli altari della professionalità. Antipatico? Sarà. Eppure, si presenta e chiede scusa per il ritardo di 10 minuti. Stai a vedere che l’uomo che tutti temono finisce per essere il più gentile. Questione di momenti, forse. Anzi «chissà», come dice lui per esprimere il concetto del dubbio. Allora chissà succede quello che non è mai successo: tre tiPANORAMA LIVE toli, e la leggenda. José arriva all’ultima curva della stagione più importante della sua vita alla Mourinho. Con il pallone che gira sul campo e con le polemiche che sgorgano dai microfoni. Non può che essere così, non c’è alternativa. Perché questo è lui, questo è Mou. Ascolta e guarda Mister, è arrabbiato? le frasi celebri di No, perché? Mou. Scopri come fare a Per quello che ha detto Claudio Rapagina 348 di Panorama. nieri prima dell’ultima partita. Penso due cose. La prima è che Ranieri sia stato ipocrita. Fa i complimenti a me e all’Inter prima della partita contro la Roma, poi alla fine della partita e alla vigilia della giornata di campionato dice quello che ha detto. La seconda cosa che pensa? Che sia stato quello che noi in Portogallo diciamo così: lanci la sabbia in aria per non far vedere niente agli altri. In Italia si dice fumo negli occhi… Esatto, quella cosa lì. Vogliono creare l’atmosfera. È un modo per mettervi in difficoltà? Chissà, sì. Possibile. Ma noi siamo tranquilli. Ma lei avrebbe preferito avvicinarsi alla finale di Champions con il campionato già vinto? Chissà, no. Dipende. Dal punto di vista fisico, sì. Stiamo giocando da tanto tempo a ritmi altissimi, se ci potessimo riposare un po’ arriveremmo a Madrid in condizioni migliori. Dal punto di vista mentale, invece, questa situazione non è negativa: siamo al massimo dell’attenzione. Sappiamo che ci giochiamo due competizioni in pochi giorni e quindi abbiamo la testa carica.


STORIA DI COPERTINA

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La corsa più pazza del mondo Il mister nerazzurro folle di felicità esulta sul prato del Camp Nou subito dopo aver eliminato il Barcellona nella semifinale di Champions league.

DVPRESS-GPA

Serve aiuto? Chissà che cosa ha detto a Pep Guardiola, allenatore del Barcellona alle prese con un Ibrahimovic in difficoltà.

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Ranieri dice che è la stampa italiana ad aver creato il fenomeno Mourinho. Per lei è peggio la stampa inglese o quella italiana? Sono diverse. In Inghilterra lo sport è nelle ultime pagine dei giornali. Non ci sono quotidiani sportivi. C’è una passione estrema per il calcio, ma dura 90 minuti alla settimana. Il lunedì ci sono inserti di 8-10 pagine sulle partite, poi durante gli altri giorni lo spazio è poco. Praticamente sta dicendo che si trova peggio in Italia. No, non dico questo. Sono diverse. Faccio un esempio: a me piace parlare con i giocatori che hanno avuto esperienze in più paesi. Ecco, quando ero al Chelsea, Crespo mi spiegò così la differenza tra Inghilterra e Italia: «Mister, quando segno qui in Premier posso rivedere il mio gol alla Bbc subito dopo la partita e un’altra volta su un altro canale la sera. Se me lo perdo è finita: non lo posso vedere più. Se segno in Italia lo rivedo 200 volte alla settimana, anche quando non voglio». Vede che sta dicendo che qui è peggio? Ripeto no. È soltanto la regola della domanda e… come si dice in italiano? Ah, ecco: dell’offerta. In Italia c’è un canale che trasmette calcio 24 ore al giorno. Ci sono tante trasmissioni tv, ci sono giornali sportivi. C’è tutto questo perché la gente vuole vedere il calcio in tv e vuole leggerlo sui giornali. Non è eccessivo, è solo diverso rispetto ad altri paesi. E lei che fa, lo guarda il calcio in tv? A casa? Sì, nel tempo libero… Certo non passo il tempo a leggere. Non perché non voglio, perché non posso. Sì, guardo calcio anche a casa. Per lavoro. Mi piacerebbe guardare i campionati argentino, brasiliano o portoghese. Ma non lo faccio. Se c’è River Plate-Boca Junior, non lo guardo perché devo vedere altro. Che cosa? Atalanta-Bologna. Tra River-Boca e Atalanta-Bologna sceglie la seconda? Non è che scelgo. La guardo perché mi serve: con Atalanta e Bologna devo giocare. Con River e Boca no. Io vivo di calcio. E com’è vivere di calcio? Troppo bello. Il mio lavoro è troppo bello. È calcio, ma è anche molto di più del calcio. Un allenatore è… come si dice in italiano gestore? Gestore. Ecco, un gestore. Deve fare in modo che le cose funzionino nella squadra. Deve parlare con i giocatori e con i dirigenti, deve studiare gli avversari e capire come vincere, come motivare, come spingere. Deve pensare alla tecnica, alla tattica, ma anche alla psicologia. Non è solo uno di campo e spogliatoio… Meglio il campo o lo spogliatoio? Tutti e due. Sono diversi, non si può scegliere. Un allenatore non può dire se preferisce uno o l’altro. Ma che cos’è un allenatore oggi? Un leader in un gruppo di grandi professionisti. Lei è un trascinatore? Io sono un allenatore.


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il periodo azzurro

Accolto come «The Special One», al Chelsea José si presenta nel 2004 vincendo la Premier league e la Coppa di Lega. L’anno dopo bissa la conquista del titolo. Nella sua terza stagione vince la Coppa di Lega e quella d’Inghilterra. 2004-2005

Premier league, Carling cup

2005-2006

Premier league

2006-2007

Fa Cup, Carling cup

Silenzio, parlo io Nella foto a sinistra, con il magnate russo Roman Abramovich, presidente del Chelsea. Sopra, con i suoi vecchi giocatori.

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E un allenatore è anche un trascinatore? Se non sei un trascinatore, non fare l’allenatore. Dicono: «Mourinho è un grande comunicatore». Sì, lo so. In Italia l’ho sentito tante volte. E lo dicono per offenderla. So anche questo. Lei che fa quando lo sente: si arrabbia o ride? Rido. Perché? Perché sono in un paese di calcio: un paese che ha vinto sia con i club che con le nazionali. E allora qui credevano che un portoghese non sarebbe potuto arrivare e vincere. In Italia gli allenatori sono sempre stati qui: tranne Trapattoni che ha vinto all’estero, gli altri per molto tempo sono rimasti solo e soltanto in Italia e s’è creata la convinzione che all’estero non ci fosse niente di paragonabile. Adesso che anche loro sono in paesi stranieri si accorgono che non è così. Ed è una coincidenza che col suo arrivo in Italia gli allenatori italiani abbiano cominciato ad andare all’estero? Non lo so. Pensa siano fuggiti per non perdere il confronto con lei? No. Credo che abbiano avuto l’opportunità di conoscere altre culture e altri modi di pensare e abbiano fatto bene ad andarli a conoscere. Mi risulta che stiano bene. Chi? I miei amici di Londra mi dicono che Ancelotti si trova benissimo in Inghilterra. Così Mancini: non ho parlato con lui, ma credo che si stia trovando a suo agio. Capello sta facendo bene con la nazionale inglese. Io non c’entro nulla. Hanno capito che un’esperienza all’estero fa bene. Perché? Rimanere nello stesso posto non ti fa crescere. Potevo rimanere al Porto, il presidente me lo aveva chiesto. Invece avevo già deciso di uscire. Volevo fare il salto di qualità. Volevo rendermi la vita più difficile: provare nuove esperienze. Ci tornerò in Portogallo: voglio allenare la nazionale per l’Europeo o un Mondiale. Un’esperienza breve a fine carriera. Non le manca mai la sua terra? No. È il mio paese e lo amo. In Portogallo ci vado a morire. E il sole, il mare, il relax? Io non sono, come si dice in italiano, saudadista? Nostalgico? Nostalgico. Io non provo nostalgia. Non sono il portoghese facile da immaginare che ha bisogno del sole e del suo cibo che è buonissimo. Io sono stato a Londra con 80 giorni di pioggia di seguito e sono stato felice. Non si può vivere nel 2010 e avere la saudade. È brutto vedere giocatori o allenatori che dopo un paio di mesi in un paese nuovo vogliono tornare a casa. Io prima di comprare un nuovo giocatore, oggi, oltre alla tecnica cerco di capire se avrà questo tipo di problema: la nostalgia. Se rischia di averlo è meglio non prenderlo. Si ricorda la prima volta che è andato in panchina? Sì. Certo. Quando successe?


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EPA-PHOTO/LUSA/ANTONIO SIMOES

Sogni di gloria Bacia la medaglia dopo aver vinto la Coppa Uefa col Porto nel 2003.

il periodo biancoazzurro

Il primo anno sulla panchina del Porto, José conquista campionato, Coppa di Portogallo e Coppa Uefa. Risultati impossibili da superare, ma la stagione successiva Mou stupisce tutti andando a rivincere lo scudetto e una Champions league storica per tutto il Portogallo.

2002-2003

Scudetto, Coppa di Portogallo, Coppa Uefa

2003-2004

Scudetto, Champions league

In quota Breve momento di relax di un uomo che passa la maggior parte della sua vita in viaggio.

Inseguendo la vittoria Indica la via per il successo ai calciatori del Porto.

GETTY IMAGES

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Vediamo: uno, due… 23 anni fa. E com’era? Bellissimo. Era sulla panca del Comercio e Industria di Setubal? Sì, una squadra di terza divisione. Era giocatore e poi diventò anche allenatore? Sì. Ho cominciato con i ragazzini, i Giovanissimi. Pensò: «Ho realizzato il mio obiettivo»? Non mi ricordo che cosa pensai. Mi ricordo solo la felicità. E come la ricorda? Mi svegliavo alle 6 del mattino per essere all’università a Lisbona alle 8. Io non ho mai abitato nella capitale, ma sempre a Setubal. Viaggiavo ogni giorno: rientravo dalle lezioni alle 3 e andavo al campo ad allenarmi. Dalle 5 alle 7 ero un giocatore. Alla fine gli altri tornavano a casa a mangiare, io prendevo i ragazzini e cominciavo con loro: allenatore dei Giovanissimi. Tornavo a casa la sera tardi. Soddisfatto. È più felice oggi o allora? Sia allora sia oggi, in modo diverso. Lei tifa ancora per il Vitoria Setubal? Certo. E che cosa darebbe in cambio per vedere il Vitoria vincere la Champions? Niente. Come niente? Niente perché è impossibile. È la squadra di un paese in difficoltà, di una regione che all’interno del paese è quella più in difficoltà. È cambiata Setubal? Sì, oggi è cambiata la società: è difficile trovare tanta gente che sia di Setubal da generazioni. C’è molta immigrazione. Quindi il suo Vitoria non ce la farà mai? Impossibile. È l’orgoglio della città e anche della mia vita: io ho tanti ricordi legati al Vitoria. Quelli da figlio di un giocatore e poi allenatore della squadra e quelli da giocatore nelle giovanili. Ricordo le coppe vinte e le qualificazioni ai quarti di finale di Coppa Uefa. Quest’anno il club compie 100 anni, s’è salvato con due giornate di anticipo ed è bellissimo così. Dal Portogallo alla Spagna: assistente di Robson e Van Gaal al Barcellona. Meglio il primo o il secondo? Tutti e due, non posso scegliere. Contro Van Gaal ora si gioca la Champions. Che cosa ricorda di lui? Ricorderò sempre che mi chiamò il presidente del Benfica. Mi voleva offrire di rientrare in Portogallo da Barcellona per un posto da allenatore. Lo dissi a Van Gaal e lui mi rispose: «Ma hanno bisogno di un allenatore o di un assistente? Perché se vogliono un allenatore, allora va’, altrimenti no. Tu sei molto più bravo di qualunque altro allenatore che possano scegliere». Mi fece molto piacere. Dieci anni dopo, però, lui è partito col piede sbagliato: ha detto che lei è un provocatore… Io non ho letto questo. Ha detto che non avrebbe fatto quello che ho fatto io a Barcellona alla fine della partita.


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È l’uomo che tutte noi donne vorremmo avere di Alba Parietti Da narcisa patologica quale sono, ciò che mi attrae irresistibilmente di Mourinho, oltre all’aspetto, alla gestualità, e agli sguardi da attore di teatro, è proprio il suo essere, come me, un maestro nell’attirare l’attenzione su se stesso. Sono convinta che un po’ tutte le donne siano in cerca di un uomo capace di dominarle, soprattutto quelle come me che nei rapporti sentimentali subiscono la delusione di scoprirsi sempre più forti e leali dei loro partner. Mourinho poi incarna l’uomo capace sì di sottometterti, ma anche di proteggerti. Nell’immaginario femminile rappresenta il partner, l’amico, il padre, il fratello, pronto a difenderti se qualcuno ti fa un torto. Spingendo sul gossip che ci vuole amanti (ma purtroppo non ci conosciamo nemmeno) mi chiesero cosa aveva fatto per me a San Valentino: io scherzando risposi: «Mi ha mandato un fascio di rose bianche, abbiamo passato una notte di fuoco» dichiarazione che presa sul serio finì su tutti

i giornali del mondo. Mi aspettavo che Mourinho mi desse della mitomane, dell’idiota, e invece mi consentì di fare una smentita senza intervenire. È proprio questo suo aspetto protettivo che lo fa spiccare rispetto all’italiano medio: è un imperatore, un uomo di fascino, ma la sua vanità non assume mai gli atteggiamenti da playboy tipici dei maschi nostrani, non ha bisogno di correre dietro alla strafica di turno per dimostrare di valere. Per Mourinho parlano le vittorie e la devozione dei tifosi. Mi auguro che resti in Italia. Anche per insegnare ai nostri uomini come farsi amare dagli amici e rispettare dai nemici.

(testo raccolto da Antonella Piperno)

Desiderando José Alba Parietti in tribuna a San Siro durante una partita.

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Cioè? L’esultanza e la gioia sotto il settore dei tifosi dell’Inter. E quando l’ha letto non s’è dispiaciuto? Non ci sono rimasto male. Anche perché io non avrei fatto molte cose che ha fatto lui. Per esempio? Ne dica almeno una… Farsi cacciare dal Barcellona, farsi riprendere e farsi cacciare di nuovo. Io non l’avrei fatto. Una volta basta e avanza. Lei invece a Barcellona era felice. Come allenatore è stato più soddisfatto della partita di andata o di ritorno? Tutte e due. Perfette all’opposto. La prima perché andare sotto contro quel Barcellona e rimontare fino al 3 a 1 si può fare solo se giochi in maniera perfetta per 70 minuti come abbiamo fatto noi. La seconda perché è stato il trionfo della strategia difensiva: l’infortunio di Pandev prima della partita, l’espulsione dopo 20 minuti. Era difficilissimo e invece ce l’abbiamo fatta. Io per parlare della linea difensiva spesso uso la metafora dell’autobus che si ferma in mezzo alla strada e non fa passare niente. A Barcellona, invece, abbiamo fatto la tattica dell’Airbus che apre le ali e diventa una barriera. Non si passa. Qual è la squadra che l’ha messa più in difficoltà? L’Inter. Come l’Inter? Sì, l’Inter. Lei è un fenomeno? L’ha detto Ranieri. Io non l’ho mai detto. Ho vinto tutto in tre paesi, non mi manca niente. Però mi fa ridere quando sento alcuni presidenti che mi paragonano ai loro allenatori che non hanno vinto neanche una coppa di Toscana o Reggio Calabria. Che cos’è che proprio non le piace dell’Italia? L’ipocrisia del calcio. Gente che viene da me, mi dà una pacca sulla spalla, mi fa un sorriso e mi dice: «Sei il migliore, sei un grande, avanti così». Poi appena possono mi attaccano. Mi chiedono addirittura un autografo, una foto con loro e poi cambiano di colpo. A me non piace tutto questo. Lo fanno anche alcuni allenatori. Quindi tra Italia e Inghilterra è scontato cosa preferisce. L’Inghilterra. Ma lei crede che Mourinho piaccia agli italiani? Piace agli interisti. E agli altri? Degli altri non mi importa. Non le importa? Non le dispiace che gli altri la odino? Io sono un allenatore che può essere odiato. Ma sa una cosa? Quale? Quelli che mi odiano, chissà mi vogliono nelle loro squadre. Comunque quando cambierò andrò all’estero. Ha sempre detto che un giorno andrà in Spagna… Voglio vincere i tre campionati più importanti d’Europa. Quello inglese l’ho vinto, quello italiano l’ho vinto, mi manca quello spagnolo. Madrid è solo la città dove si gioca la finale di Champions league? Solo? Le sembra poco?


STORIA DI COPERTINA FENOMENO MOURINHO

No, ma la domanda non era questa… Io non dimenticherò mai il nome di Gelsenkirchen che è quasi impronunciabile, ma è la città dove ho vinto la mia prima Coppa dei campioni col Porto, figuriamoci Madrid. La finale di Champions al Santiago Bernabeu è una cosa fantastica. Storica. Sì, ma la domanda era un’altra. Quale? Dicono che Madrid sarà la sua prossima città. Quello che scrivono e cioè che ho un piede mezzo in Spagna e mezzo qui a Milano è falso. Quindi non è vero che va al Real? Allenerò il Real Madrid. Ho allenato una grande in Inghilterra. Alleno una grande in Italia, allenerò una grande in Spagna. Quanto vuole vincere? Tanto. Tutto. Ho già vinto tutto, ma voglio farlo ancora. Ho 47 anni e ho ancora tanto tempo. Vincere conta sempre. Può capitare di perdere, ma quando hai dato tutto non hai niente da rimproverarti. La conferenza stampa più facile della mia vita è stata quella dopo la sconfitta a Barcellona nel girone della Champions: noi malissimo, loro benissimo, fine della storia. Hanno meritato di vincere. Immaginava che all’arrivo in Italia sarebbe stato lei solo contro tutti? Non io contro tutti, ma tutti contro di me. È diverso. Se l’immaginava? No. Non piace il fatto che io voglia vincere. Ma io sono pagato per farlo. Tutti hanno un obiettivo: c’è chi è pagato per salvarsi, chi per qualificarsi in Champions, chi per vincere la serie B. Io sono pagato per vincere. Chi sono gli allenatori che hanno cambiato la storia del calcio? Non ci sono allenatori che hanno cambiato la storia. Ci sono allenatori che hanno fatto la storia. E chi sono? Quelli che hanno vinto. È facile trovarli: basta prendere quelli con più trofei tra nazionali e squadre di club e si scoprirà che sono loro ad aver fatto la storia di questo sport. Non crede che sia possibile entrare nella storia anche senza vincere? Impossibile. Perché? Si ricorda chi ha perso il primo mondiale contro Mohammed Ali? No. Appunto. ■

Il libro «Sopra la panca» edito dalla Piemme e scritto da Giuseppe De Bellis, autore dell’intervista a Mourinho, con lo pseudonimo Beppe di Corrado.

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ALLE ORIGINI DI JOSÉ

La gioventù, le speranze, le ambizioni. È a Setubal, in Portogallo, la chiave per entrare nelle verità nascoste di Zé Mario, come tutti chiamano Mou. Ed è qui che «Panorama» ha scoperto vecchi palloni, fotografie e magliette custoditi come cimeli. E gli amici del «monumento che cammina». FOTO DI FRANCESCO CITO

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ltre la plaza de Toros, a sinistra, dove la strada comincia a scendere: fermati lì e troverai Mourinho. La chiave per entrare nel mondo di José prima che diventasse Mou è un cartellone bianco: «Uniao Futebol Comercio e Industria». Tre gradini sotto c’è il passato: la fine della carriera da calciatore, l’inizio di quella da allenatore, la gioventù, le speranze, i sogni, le ambizioni. Il campo de Bela Vista è il contenitore di Zé Mario, come tutti a Setubal chiamano José. È un cartellino sanitario degli anni Ottanta con la fototessera di un ventenne coi capelli tutti neri che faceva il difensore di questa squadra di serie C, è l’epoca dell’università, quando lui andava a Lisbona a studiare e tornava direttamente qui per allenarsi prima e per allenare poi. Qui c’è la storia di un ragazzo che è diventato Special One. Qui e lungo tutta questa città che s’appoggia all’oceano e alla


foce del Tago: Setubal guarda Lisbona con rispetto, ma resta a distanza di sicurezza. Due cose vicine e diverse. Forse è per questo che José non s’è mai trasferito nella capitale: né quando studiava, né quando allenava. Il suo posto è qui, dove non c’è bisogno di essere nessun altro se non Zé Mario. Casa sua è una villetta in una periferia benestante, ma non sfarzosa. La conoscono tutti, ma nessuno ha il coraggio di indicartela: per scoprirla devi seguire il postino che imbuca le lettere nelle cassette di questa zona. Ce n’è solo una dove non suona neanche una volta. Perché non ci abita nessuno in questo periodo e lui lo sa. Lo sa, Setubal. È qui casa di Mourinho? Lui si rimette il casco e parte, lasciandoti solo un sorriso che significa sì. Beco do Arco Cruzeiro è l’indirizzo della serenità: l’ultima volta che Mourinho è stato fotografato qui passeggiava in tuta con la moglie Tami.

Sana e robusta costituzione Il cartellino medico del 1983 ai tempi in cui Mourinho giocava a calcio a Setubal.

Perché a casa José torna per smettere di essere Special One. Setubal è la protezione di una privacy interrotta soltanto da chi non vede l’ora di raccontarti di essere amico di Zé Mario. Vero, bugia, mezza verità: impossibile o quasi sapere chi lo conosce davvero, perché qui adesso lo conoscono tutti. È l’orgoglio senza invidia, è la vittoria collettiva: lui ama Setubal, Setubal lo ricambia. Allora se vuoi la certezza di trovare qualcuno che non millanti, devi rifugiarti allo stadio Bonfim: è la tana del Vitoria, la squadra di José, la squadra di suo padre, la squadra di tutta la città. «Parla con Fernando» dicono all’ingresso. Fernando chi? Fernando è Fernando Tomé, vecchia gloria del Vitoria e oggi responsabile del settore giovanile. Ha giocato con Felix, il papà di José: «È stato il primo portiere a parare un rigore al grande Eusebio». PANORAMA 20 maggio 2010

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La sua maglia L’amico Carlos Lopes mostra orgoglioso la maglia che José indossava quando giocava nella squadra di Setubal.

Mourinho padre qui è una celebrità: il corridoio dello stadio che si percorre per arrivare nella sala dei trofei è tappezzato con le foto dei momenti più importanti del Vitoria. Felix compare in azione, fermo, in posa, in abiti civili. Felix è anche dentro quella sala piena di coppe, medaglie e gagliardetti: «Questo trofeo? L’abbiamo vinto insieme. Questo pure, questo anche». Tomé non li conta nemmeno, poi ti accompagna verso una bacheca con un pallone anni Sessanta: «Con questa palla s’è giocata la partita di inaugurazione di questo stadio. Alla fine del match fu consegnata a lui: Zé Mario la ebbe in regalo qualche tempo dopo e quando ha compiuto 25 anni l’ha donata al Vitoria. La esponiamo con orgoglio». Ecco la parola: or-

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goglio. Orgoglio, orgoglio, orgoglio: la ripetono quando ti portano sulle tribune e ti mostrano che cosa ha fatto la birra Super Bock, uno degli sponsor del Vitoria. Ha tappezzato le coperture delle tribune con il suo nuovo slogan: «Special One». Omaggio, complicità, senso di appartenenza: è come se questa città abbia deciso di osannare Mou in silenzio per proteggerlo dall’esterno. Lui, la sua storia, la sua famiglia. I genitori sono rimasti qui: qualcuno dice che papà Felix passi ogni giorno allo stadio. «È stato qui anche oggi» dice Fernando. È l’eccezione, perché se chiedi di loro, di Felix e Maria Julia, nessuno parla. In città preferiscono dire che sono andati in Algarve, dove hanno una casa e dove si dice José stia costruendo un albergo. Non si entra nella vita privata dei Mourinho: chi lo fa


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Lezioni private Gianluca Miraglia, l’uomo che ha insegnato l’italiano a Mourinho nei mesi precedenti lo sbarco a Milano.

Ricordi Fernando Tomé, ex gloria del Vitoria e compagno di squadra di Felix Mourinho, padre di José, con una vecchia foto.

La gavetta La panchina dello stadio di Setubal dove sedeva Mourinho agli inizi della carriera negli anni Ottanta.

Sulle orme di Mou Lo stadio Comercio e Industria di Setubal, ormai diventato una sorta di luogo di culto per tutti i ragazzi.

senza chiedere il permesso è sgradito. Accetti di non fare domande ed è allora che si avvicina uno: «Io sono un amico di Felix, gli parlo io, magari mi dice qualcosa». Qui è come nel nostro Sud, come in tutti i Sud del mondo: all’improvviso la diffidenza si trasforma in complicità. C’è sempre qualcuno che ti vuole aiutare: tu non sai se è un mitomane, poi quando torna con un racconto lo ascolti: «Ho parlato con Felix, lui non parla con voi, ma mi ha detto alcune cose: “Mio figlio ha sempre pensato al calcio. Era una passione enorme, era un piacere, era la sua vita. Quando era ragazzino e io allenavo, lui prendeva posto dietro la mia panchina e guardava. A 15 anni mi disse che il suo sogno era fare l’allenatore”. Anche per la mamma Maria Julia c’è un racconto legato alla

scuola. Lei era un’insegnante di letteratura portoghese: “Lo iscrissi all’università a un corso di economia, ma lui mi disse subito che non era per lui. Aveva altri desideri. Oggi quando sento parlare di lui come di un arrogante mi intristisco un po’. Non lo conoscono. Lui non è mai stato così e mai lo sarà”». Lo ripetono in molti a Setubal. Come a dirti che quello che si vede in Italia non è il vero José. Zé Mario è un’altra persona e qui è una presenza perenne. Devi chiamarlo così per farti capire. Tranne a scuola: alla Escola secondaria de Bocage studiano ragazzi che si dividono tra medie e superiori. Anche José ha studiato qui: la storia dell’alunno Mourinho è in qualche schedario. C’è la pagella, ci sono i suoi compiti, i suoi temi, i giudizi degli insegnanti. C’è tutto, ma non si vede. PANORAMA 20 maggio 2010

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Lo dice Maria Miguel, la direttrice Lui è tranquillo. Solo che quando ladella scuola: «La pagella? Sì è qui, ma vora è concentrato solo su quello. Faio non posso prenderla, non posso farceva così anche da ragazzo: prima della vedere, non posso farla fotografare. la partita era un casinista. Il suo scherÈ la legge. Io non ero neanche qui zo preferito era mettere il ghiaccio nelquando il signor Mourinho studiava. la maglietta di qualche compagno. Posso dire quello che mi hanno racOppure fare sparire le scarpe. Poi si encontato: era bravo, aveva più della suftrava nello spogliatoio e cambiava: ficienza in tutte le materie, con una pasconcentrato, serio, grintoso. Non era Marchio globale Lo stadio con sione scontata per lo sport. Educazioforte tecnicamente, però studiava le la pubblicità di una birra dedicata a José. ne fisica, la sua ora preferita. Come per partite. L’ha sempre fatto. Fuori dal tutti i ragazzi». Solo che non tutti i racampo non l’ho mai visto vestito con gazzi poi l’hanno insegnata. Professor una cravatta. Era sempre sportivo e già Zé Mario. Non qui alla de Bocage. da allora stava con Tami. Non credo Per trovare informazioni su un altro che abbia mai avuto un’altra fidanzacapitolo della vita precedente di Mouta. Ogni tanto lei lo veniva a prenderinho devi lasciare il centro per andare re qui al campo». in periferia. Un quartiere popolare ogLo stadio del Comercio è la cosa più gi abitato soprattutto da immigrati e lontana dal calcio globale che ci posnomadi. Lì hanno appena rifatto la sa essere al mondo. Ha il sapore di scuola che una volta portava il nome quei posti che raccontano il pallone di Ana Maria Osorio. È lì che aspetta dei dilettanti. Senti la canfora che si Pedro Flurenço, il direttore: «Venite, qui mischia alla puzza d’umido. Vedi caIl buen retiro La villa di José Mourinho ci sono almeno un paio di professori taste di scarpe buttate sugli scaffali, vedove vive quando si rifugia a Setubal. che hanno lavorato con mister Moudi le mollette che penzolano sugli rinho». Compaiono uno alla volta. Il stendini improvvisati per far asciugaprimo reticente, il secondo chiacchierone. Alberto Costa e Pere le divise della squadra. Qui c’è il calcio dei piccoli. Basta endro Vale. Parla lui, Pedro. Parla perché con José ha anche fretrare nello spogliatoio dove Carlos ha appena preso la maglietquentato l’Isef a Lisbona: «Lui era patito di calcio, io di nuoto. ta che José indossava da calciatore. Basta avvicinarsi alla panPoi ci siamo ritrovati qui a scuola. All’epoca l’istituto era una china del campo. La prima di Mourinho. Legno e ferro, con struttura in legno: a noi non importava. Eravamo giovani, vola rete vicina, attaccata, pressante, con il vuoto dietro. Nienlevamo insegnare, volevamo fare qualcosa per i ragazzi. Zé Mate folla, niente tifo, niente di niente. rio? Io credo che solo qui a Setubal lo conoscano bene. All’esteSiediti per vedere l’effetto che fa. Lopes parla e ricorda con ro i giornalisti lo attaccano e lui si difende. Comunque vedreuna foto in mano: «Vedi, questo nel cerchio è Zé Mario, quelte: vincerà tutto quest’anno, poi andrà a vincere altrove, poi lo accanto invece era il nostro capitano. Questa foto dice tuttornerà in Portogallo e allenerà la nazionale». to». Ride, senza dirti il perché. Si asciuga le labbra, appoggia Il programma è giusto. O meglio: è quello che Mourinho ha il dito sul volto di un José giovanissimo: «Allora. Nell’intersempre detto di voler fare. Tornare per chiudere qui. Quando? vallo di una partita il nostro capitano colpisce con un cazzotChissà. Abbastanza lontano nel tempo da lasciar credere che to l’allenatore con cui ha appena avuto una discussione. Il miSetubal resti ancora a lungo solo un rifugio. Come qualche ster alla fine della partita lo denuncia. Ci chiamano a testimochilometro più in là alla Pousada di Palmela, niare in tribunale. Io, altri due compagni e Zé Madove giurano che José passi un po’ di tempo ogni rio. Uno solo stava con l’allenatore. Io, l’altro e PANORAMA LIVE volta che torna in Portogallo. Da lì Setubal si Mourinho abbiamo preso le difese del capitano. prende quasi in mano, si vede il Tago e si distinDopo quella partita il mister s’è dimesso. L’allegue anche la tribuna biancoverde dello stadio natore è diventato Zé Mario. Giocava e allenava. del Vitoria. Altro? No. Per tornare sui luoghi di La sua prima volta. La sua prima panchina». José devi rimetterti sulla strada. Ecco, lì: oltre la Ci sei seduto, guardi il campo, oggi c’è l’erplaza de Toros, a sinistra, dove la strada cominba, allora solo terra. Non sai se è vero, però è cia a scendere. Aspetta Carlos Lopes: oggi è il preverosimile. Ci credi. A Setubal non ci sono vesidente e allenatore del Comercio e Industria, la rità certe. Tranne che Zé Mario qui è un monuGuarda seconda squadra di Vitoria. Una volta era portiemento che cammina e parla. Dalla sua panchiil reportage re e quella volta davanti a lui c’era Zé Mario: «Arna si capisce meglio. da Setubal. Scopri rogante? No, nessuno fuori Setubal lo conosce. Giuseppe De Bellis come fare a pagina 348.

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INDISCRETO SETTIMANA NERA Una sentenza del Consiglio di Stato ha l’effetto di una piccola bomba per la procura di Palermo facendo decadere sei procuratori aggiunti su sette. Il 4 maggio, infatti, i giudici amministrativi hanno annullato gli atti che portarono due anni fa alla nomina di Antonio Ingroia, Vittorio Teresi, Teresa Maria Principato, Antonino Gatto, Leonardo Agueci e Maurizio Scalia. Hanno accolto così il ricorso di due sostituti procuratori palermitani, Ambrogio Cartosio e Giuseppe Fici, già respinto dal tar, contro il quale si erano opposti da un lato il Csm e il ministero della Giustizia e dall’altro lo stesso Ingroia, unico tra gli aggiunti. Fici e Cartosio lamentano il mancato riconoscimento del punteggio per anzianità, modificato in seguito alla rinuncia del più giovane dopo il termine per le domande. Secondo il Consiglio di Stato, invece, i requisiti vanno accertati al momento della presentazione della domanda.

ETTORE FERRARI

Tutti i guai di Ingroia, Inter a parte

Ora, dunque, si riparte con la procedura. Inoltre, i procuratori aggiunti non brillano per presenze in ufficio e tra il 5 e il 6 maggio il loro capo, Francesco Messineo, se n’è lamentato pubblicamente. Guarda caso, mercoledì 5 Ingroia, interista sfegatato, era in ferie all’Olimpico (vedere la foto dalla Gazzetta dello sport) per la finale della Coppa Italia vinta dall’Inter sulla Roma. Dal tribunale alla tribuna d’onore. (S.V.)

Il Csm all’unanimità: Travaglio ha ragione, i colleghi magistrati no TUTELE (EXTRA)GIURIDICHE Incredibile ma vero: il Consiglio superiore della magistratura difende Marco Travaglio (nella foto), un giornalista, contro una loro parte: i magistrati di Palermo. La curiosa vicenda è nata dopo l’intervento dell’editorialista del «Fatto quotidiano» alla trasmissione di Raidue «Annozero», in onda il 4 febbraio scorso con la solita conduzione di Michele Santoro. Travaglio aveva criticato la sentenza della Corte d’appello palermitana su Massimo Ciancimino, il quale, «nonostante la procura generale avesse chiesto la conferma della sentenza, ha avuto concesse pure le attenuanti generiche».

I magistrati hanno chiesto, di conseguenza, l’apertura di una pratica a tutela. Sostenevano, infatti, che con le sue parole il giornalista avesse fatto chiaramente intendere la concessione di un ingiustificato «trattamento di favore». La prima commissione del Consiglio superiore ha invece deliberato l’archiviazione. E lo ha fatto senza tentennamenti, all’unanimità. La motivazione? Eccola: le affermazioni di Travaglio sono state «forse inopportune e fuorvianti», ma comunque espressione del diritto di critica giornalistica e manifestazione di libertà di pensiero.

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SABELLI SFIDA RYAN Dopo il guanto lanciato da Michael O’Leary («Nel 2010 saremo la prima compagnia d’Italia»), Rocco Sabelli, ad dell’Alitalia, accoglie la sfida e s’insinua in una roccaforte della Ryanair: Alghero. Perciò dall’11 giugno via libera agli aerei Alitalia per Bruxelles e Parigi (mete appena lasciate dalla Ryanair) e per Barcellona (la low cost atterra su Girona, a 100 chilometri di distanza). I prezzi? Decisamente low. Andata e ritorno da 73 euro tutto incluso, bagagli compresi.

I SUOI PRIMI 40 ANNI Lo Statuto dei lavoratori compie 40 anni. Ma chi si ricorda del suo compleanno? Il Pd, il maggior partito della sinistra? No, i socialisti del governo Berlusconi, capitanati dalla Fondazione di Stefania Craxi. Che con la Uil di Luigi Angeletti, il 20 maggio al teatro Capranica di Roma, ha invitato i ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta con Emma Marcegaglia (Confindustria) al convegno: «Dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori». (P.S.)


INDISCRETO

Tg1, outing sui soldi GUERRE DI BUSTE PAGA Protagonista, tre anni fa, di un coraggioso coming out sulla sua omosessualità, Stefano Campagna,conduttore del «Tg1» della notte e membro dell’esecutivo Usigrai, ha appena sfidato i colleghi a un’analoga trasparenza sugli stipendi. Accusato da due conduttori di punta del tg delle 20 di avere divulgato,gonfiandole,le cifre dei loro compensi,lui ha respinto ogni addebito,aggiungendo però che, se fossero stati veri i boatos che parlano di stipendi astronomici, sarebbe stato il primo a scandalizzarsi. Ha quindi affisso in bacheca la sua busta paga (assunto nel 2005 dopo 10 anni di precariato,è caposervizio e guadagna 3.200 euro al mese) invitando tutti i colleghi a imitarlo.Invano: dopo una settimana lo stipendio esposto era più solo che mai. (A.P.)

DIPIETRISMI PUGLIESI

Polverini resta all’Ugl DOPPIO LAVORO. In attesa di trovare la quadra per la sua successione, la neogovernatrice della Regione Lazio ricopre ancora la carica di segretaria generale del sindacato Ugl: non s’è dimessa prima delle elezioni né lo farà nell’immediato. L’Ugl, infatti, è in pieno stallo: del prossimo congresso non si sa nulla, nemmeno se si celebrerà entro l’anno. Colpa delle divisioni. Tra i papabili alla segreteria risultano Giovanni Centrella, Gianni Fortunato, Cristina Ricci e, soprattutto, Pietro Zoroddu, discreto uomo ombra di Polverini. La quale, a un mese dalle elezioni, fatica ancora a chiudere la giunta regionale per i disaccordi con l’Udc di Luciano Ciocchetti e Aldo Forte. (Ettore Colombo)

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Un affarone: due ville da 200 metri quadrati acquistate per soli 100 mila euro, più 200 mila come sconto parcelle. Ma i curatori fallimentari della società costruttrice non hanno ancora trovato nel bilancio di Barialto le parcelle di Giacomo Olivieri, avvocato e neocapogruppo dipietrista al consiglio regionale pugliese. (A.C.)

ORTIS EUROPEO Benché la legge italiana lo vieti, il presidente dell’Autorità energia, Alessandro Ortis, e un commissario, Tullio Fanelli, cercano una soluzione che consenta loro un rinnovo a dicembre 2010. I due puntano sulle norme Ue. (K.V.)

IN ITALIA LA PRIMA DONNA PRETE Già ricevuta da Dionigi Tettamanzi, ora Maria Vittoria Longhitano (foto), 35 anni, siciliana, sposata con un ingegnere, sarà la prima donna italiana sacerdote. L’ordinazione sarà celebrata a Roma il 22 maggio e porta a 5 i preti veterocattolici presenti in Italia. In piena comunione con la Chiesa anglicana, i vetero appartengono e sono in dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica romana, attraverso il cardinale Walter Kasper. E ricevono anche ospitalità da centri cattolici. Ma non credono nell’infallibilità del Papa. (F. M. R.)


INDISCRETO

Il Ris: non mandate più reperti

ALESSANDRO DI MEO/ANSA

POLIZIA IN FESTA Quasi 5,8 milioni di chiamate al 113; 1,5 milioni di controlli con etilometro sulle strade; 116 arresti per terrorismo, interno e internazionale. Sono alcuni dati dell’attività 2009 della Polizia di Stato (foto) che compie 158 anni e che venerdì 14 maggio, a Roma, apre i festeggiamenti alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

«APPELLO» DI SERVIZIO Non mandate più reperti, abbiamo troppo lavoro arretrato. Questo il senso di una circolare riservata che il Ris di Parma, il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, ha spedito il 22 aprile a tutti i comandi territoriali dell’Arma. Ormai ci sono reparti, forse troppo zelanti, che inviano prelievi di campioni genetici anche per risolvere reati minori. Costringendo i carabinieri in camice bianco a onerosi accertamenti scientifici. Ma al Ris non riescono più a tenere il passo con le richieste che arrivano da tutto il Centro-Nord. E allora ecco la circolare in cui si chiede espressamente di «contenere il numero di reperti», adoperare una «valutazione preliminare della priorità delle esigenze investigative» e di limitare tali richieste a «fatti oggettivamente gravi» per evitare l’accumulo di arretrato e per contenere i costi di analisi. Troppo spesso sproporzionati rispetto all’entità del reato. (S.D.V.)

COMMESSE Finmeccanica, Telecom e Tele Sistemi Ferroviari (del gruppo Almaviva) si preparano a partecipare insieme alla gara da 1,26 miliardi di euro che sta per essere bandita dalle Ferrovie dello Stato per la gestione, nei prossimi sette anni, del sistema informatico della società guidata dall’amministratore delegato Mauro Moretti. In verità l’appalto era già stato assegnato nel 2007 da Fs a Sirti, ma in seguito i giudici ammi-

nistrativi hanno annullato la gara accogliendo il ricorso presentato dall’ Almaviva. E adesso proprio la Tele Sistemi Ferroviari, insieme ai suoi alleati, sarebbe in pole position per aggiudicarsi la succulenta commessa. A maggior ragione dopo un recente (e per certi versi inaspettato) accordo stipulato tra la stessa Almaviva e le Ferrovie. L’intesa ha infatti portato la società controllata dalla famiglia Tripi (che già deteneva il 61 per cento delle quote della Tele Sistemi Ferroviari) a rilevare dalle Ferrovie dello Stato di Mauro Moretti il rimanente 39 per cento dell’azienda informatica. (Karis Vanghetti)

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CERRONI IMAGOECONOMICA

Ora Ferrovie fa affari con Almaviva

Banda larga,Bernabé stretto GRANDI MANOVRE Gli operatori alternativi (Wind, Fastweb, Vodafone) sono contro la risposta di Franco Bernabé (foto) all’invito di collaborare alla nuova società per la banda larga. Piuttosto, sostiene l’ad di Telecom, studiamo assieme il passaggio alla fibra a Milano per l’Expo. Ma Milano è già la città più cablata d’Europa con 810 mila immobili (il 90 per cento) raggiunti. Insomma, la Telecom dice no alla newco benedetta dal governo con Paolo Romani. A detta di Bernabé, poi, Giulio Tremonti è contro l’impegno di quattrini della Cassa depositi e prestiti, come chiedono i gestori alternativi. Di questo parlano Vittorio Colao della Vodafone e il neo ad della Cdp Giovanni Gorno Tempini nella loro classica sgambata in bici domenicale. (U.B.)

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AFFARI CRISTIANI Stoxx ha lanciato sul mercato l’Europe Christian Index, paniere composto da aziende che operano in linea con i principi cristiani. La lista delle compagnie è controversa. Alcuni nomi: Bp, Shell, Hsbc, Nestlé, Siemens. (A.V.)

PREMIO Le scuole partecipanti alla XII edizione del concorso musicale Enrico Zangarelli di Città di Castello erano 52. Ha vinto la Piccola orchestra Buonarroti, dell'Istituto comprensivo Regina Elena di Roma diretto dalla preside Emma Tarulli. (V.R.)


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F U O R I P O R TA

Per commentare: blog.panorama.it/opinioni

a sera di giovedì 6 maggio, rientrando in aereo a Roma con Gianfranco Fini da Tirana, dove avevamo partecipato a un dibattito sull’immigrazione, gli mostrai dall’alto il mostro edilizio di Corviale, frutto dell’edilizia «democratica» degli anni Settanta e che il nuovo assessore alla Casa della Regione Lazio, Teodoro Buontempo, vuole abbattere. «Sarebbe un carcere perfetto» gli dissi. Fini annuì al paradosso. Facciamo un passo indietro di otto mesi. L’Aquila, 15 settembre 2009: dopo aver inaugurato a Onna l’asilo costruito coi soldi raccolti da Porta a porta, Silvio Berlusconi si fermò a vedere le prime costruzioni di case antisismiche alla periferia dell’Aquila. «Costano poco e le abbiamo costruite in tre mesi» mi disse. «Penso di farne di simili per tamponare l’emergenza carceraria». Non ha senso, infatti, ospitare nelle stesse strutture assassini incalliti, pericolosi rapinatori, spacciatori professionali di droga e detenuti per reati minori, prossimi alla scarcerazione. E meno che mai i detenuti in attesa di giudizio (salvo i casi di oggettiva pericolosità) che sono presunti innocenti. I detenuti oggi sono in Italia 67.450 (25 mila stranieri), di cui soltanto 35 mila condannati. Trentamila non hanno ancora avuto un processo. Bene, che fine ha fatto il progetto di Berlusconi? Il 29 aprile Franco Ionta, capo del Dipartimen-

to dell’amministrazione penitenziaria, ha presentato il piano al ministro Angelino Alfano: 11 nuove strutture simili a quelle realizzate all’Aquila per 5 mila posti. Parte saranno nuovi padiglioni da co-

struire in penitenziari esistenti, parte saranno strutture autonome che richiederanno minori spese per sicurezza e sorveglianza. In un tempo ragionevole dovrebbero essere agibili. Basteranno? Tra 1991 e 2006 i detenuti crebbero di 30 mila, da 31 mila a 61 mila. Il condono li riportò a 38 mila, ma in tre anni e mezzo sono cresciuti di nuovo di 30 mila, come nel quindicennio precedente, e aumentano di 2 mila unità all’anno. In attesa di avere nuove celle, Alfano alleggerirà le carceri in vista dell’estate, quando il caldo può creare molte tensioni. Le leggi premiali hanno annullato le rivolte degli anni Settanta, ma se i posti regolamentari in carcere sono 44 mila e a stipare le celle se ne possono aggiungere altri 20-22 mila, siamo fuori dai limiti di guardia. Di qui la proposta di mandare agli arresti domiciliari i detenuti che hanno meno di un anno da scontare, aumentando le pene per l’evasione. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, all’inizio favorevole, si è poi opposto: gli servirebbero troppi uomini per i controlli e poi la gente non vuole i delinquenti ai domiciliari. Trattativa faticosa e alla fine, martedì 11 maggio, il compromesso: sarà il giudice di sorveglianza ad avere l’ultima parola sui domiciliari al detenuto, mentre resta fissato a un anno il periodo di pena da scontare in casa. Quanti usciranno? Forse 2 mila persone, il turnover per stabilizzare il numero di detenuti e chiudere l’emergenza con l’apertura delle nuove carceri «flessibili». ■

La proposta di far scontare agli arresti domiciliari l’ultimo anno di pena per i detenuti meno pericolosi è l’unica soluzione. PANORAMA LIVE

Di’ la tua sull’articolo di Bruno Vespa Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

OPINIONI

B R U N O V E S PA

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fatti

B

erlusconi tradito. Rifondiamo il Pdl». Il manifesto, senza firma, è apparso in « molti quartieri di Roma la mattina di sabato 8 maggio. Nel testo non c’era alcun riferimento alla natura del tradimento. Ma non è difficile supporre che si riferisse allo strappo consumato dal presidente della Camera Gianfranco Fini il 22 aprile, quando nella direzione nazionale del partito ha annunciato la nascita di una corrente di minoranza. Un fatto traumatico per una formazione politica «anarchico-monarchica», secondo la definizione di Paolo Cirino Pomi-

cino, l’ex democristiano che aveva seguito dall’inizio l’avventura di Forza Italia per poi distaccarsene in tempi recenti: un partito, cioè, dove «tutto ruota intorno alla figura del leader carismatico e assoluto, e privo di qualsiasi regola interna». Di qui, dunque, la necessità di «rifondarlo». Concetto che Francesco Gironda, ex portavoce della Gladio, traduce così: «Per affrontare le difficili, future sfide di governo, Silvio Berlusconi ha la necessità di blindare il Pdl intorno alla sua leadership». Gironda, di estrazione repubblicana, è stato uno degli uo-

Di chi si fida il presidente Fedelissimi. Fedeli. E «malpancisti». Attorno a Silvio Berlusconi, dopo lo strappo di Gianfranco Fini e dopo l’ultima offensiva giudiziaria, è iniziata la conta. Con l’improvviso ritorno delle anime politiche della Prima repubblica. Che parlano di democrazia interna e chiedono visibilità. Ma soprattutto vogliono più poltrone. DI GIOVANNI FASANELLA

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PANORAMA 20 maggio 2010


CENTRODESTRA PAOL O

NUOVI EQUILIBRI

BO NAIUTI

Deputato del Pdl dal 1996 e portavoce di Silvio Berlusconi.

TR

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Ministro dell’Economia, deputato dal 1994.

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GIAN F

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GIUL IO

IL ETTA

Presidente della Camera. Ex parlamentare del Msi. Dal 1994 deputato di An e poi del Pdl.

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio in tutti i governi Berlusconi.

BO

Ex vicepresidente dei deputati del Pdl. Vicino a Fini, è in Parlamento dal 1996.

Parlamentare Psi tra 1976 e 1994. Deputato di Forza Italia e poi del Pdl.

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Ministro della Difesa, deputato dal 1992: prima di An, poi del Pdl. R

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Ministro della Cultura e deputato del Pdl dal 2001.

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Ministro per l’Attuazione del programma, ex aderente alla Dc.

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Deputato dal 2001 e dal 2008 coordinatore nazionale del Pdl.

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Ex deputato dc, dal 1994 parlamentare berlusconiano. Ex ministro dell’Interno.

GIAN F

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Vicinissimi e meno vicini: ecco come si collocano alcuni dei più importanti rappresentanti del Pdl rispetto al premier.

Presidente dei deputati del Pdl. Parlamentare del Msi nel 1992. Poi di An e del Pdl.

ND

SAND

Ex presidente del Senato, dal 1996 senatore di Forza Italia, poi del Pdl.

SANU PI

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LA RUSSA IO

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PANORAMA 20 maggio 2010

Economista, ex ministro degli Esteri e della Difesa con Berlusconi. Tra i fondatori di Forza Italia.

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CENTRODESTRA

NUOVI EQUILIBRI

lizio Gianni Letta, l’uomo delle relazioni istituzionali discrete, e il portavoce Paolo Bonaiuti. Poi i tre coordinatori del partito, Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa, ognuno con un ruolo diverso. Il primo, anche nella veste di ministro per i Beni culturali, è il tramite con l’«intellighenzia», e ha il delicato compito di costruire una presenza in ambienti tradizionalmente egemonizzati dalla sinistra. Il secondo (vedere anche l’articolo a pagina 129) è il «selezionatore» del ceto parlamentare, l’uomo delle liste, insomma. E il terzo è l’ex di An che non ha seguito Fini nello strappo, e ora drena in quell’area i consensi per Berlusconi. L’area dei fedelissimi e fedeli si estende fino ai due capigruppo parlamentari: Fabrizio Cicchitto, il presidente dei deputati, e Maurizio Gasparri, il presidente dei senatori. Ma, per gli esperti cartografi del Pdl, qui finisce l’area dei fedelissimi e dei fedeli. E co«Nessuno mette in discussione quella più magmatica Silvio Berlusconi, cui sono legate mincia dei «malpancisti», che si estenla storia di Forza Italia e del Pdl: de silenziosamente verso la posizione dell’antagonista del il problema è cosa viene dopo» leader, Fini. «Intendiamoci» tiene a precisare l’ex radicale Marco Taradash, consigliere regionale in Toporto con lui consentiva senza alcun dubbio scana, «nessuno mette in discussione Berluil suggerimento, ma non il confronto». sconi, cui sono strettamente legate sia la stoL’immagine parallela che Cirino Pomicino ria di Forza Italia sia quella del Pdl. Ma il prodisegna è quella di un «leader indiscusso e blema ora è come si ristruttura il berlusconipotente, però solo», che sta incontrastato al smo: cioè, che cosa viene dopo...». centro della scena, «ma senza sapere mai fiGià, che cosa viene dopo, quando il Cavano in fondo di chi fidarsi davvero e di chi no». liere non sarà più al centro della scena poliÈ proprio così? Gli esperti di geografie potica? Qui, in quest’area di «malpancisti», mollitiche interne dei partiti e di posizionamenti si interrogano, dando per scontato che prito degli uomini di nomenklatura dopo il «trama o poi l’evento si verificherà. Discretamendimento» di Fini hanno parecchia materia su te, ma inesorabilmente, uomini di estrazione cui esercitare la loro arte. E provano a diseliberaldemocratica come l’ex presidente del gnare le nuove mappe del Pdl. Al centro, coSenato Marcello Pera, l’ex ministro degli Estem’è ovvio, c’è il leader indiscusso, «un ruolo ri Antonio Martino, Egidio Sterpa, Alfredo che nessuno gli ha regalato, ma che BerluscoBiondi e Benedetto Della Vedova sono in ni si è conquistato sul campo a suon di vittomarcia verso il laico Fini. Quest’area si sta salrie» puntualizza Fabrizio Cicchitto, presidendando con la componente repubblicana guite dei deputati del partito. E poi intorno a lui data dall’ex parlamentare Antonio Del Pentutti gli altri: alcuni più vicini, altri più lontanino, che non ha aderito al Pdl ma guarda ni, a seconda del grado di lealtà rispetto al cacon interesse, soprattutto sui temi etici, alle po attribuito a ognuno di loro. posizioni del presidente della Camera. Il quaNella cerchia dei fedelissimi vengono anle ha aderito con entusiasmo all’invito a parnoverati innanzitutto gli uomini che gli stantecipare alla presentazione del libro scritto da no accanto a Palazzo Chigi, i due sottosegraDel Pennino, Di che vita morire?: il 28 aprile tari alla presidenza del Consiglio: il cardinamini chiave nella fase più delicata della storia del centrodestra, quella della costruzione di una nuova forza politica sulle macerie dei vecchi partiti anticomunisti della Prima repubblica. La sua casa editrice, la Bietti, fu il motore della rinascita della cultura liberaldemocratica in Forza Italia attraverso il contrasto sistematico della visione della storia del dopoguerra diffusa dagli ex comunisti, e in cui era prevalente la tendenza a criminalizzare l’anticomunismo democratico. Oggi, pur avendo aderito al Pdl, Gironda è in una posizione sempre più defilata e critica nei confronti di Silvio Berlusconi: «Il rapporto del personale politico, anche di vertice, con il leader di partito» sostiene «rischia di assomigliare a quello che era in auge all’epoca delle Signorie, quando la sintesi decisionale era demandata alla sola autorità del Signore e il rap-

FATTI

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la Sala del Mappamondo di Montecitorio era stracolma di «laici» del Pdl e dintorni, accorsi ad ascoltare la sua voce. E a Fini guardano, con curiosità alcuni e con interesse altri, anche molti esponenti dell’area ex democristiana. Come il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, ma senza esporsi troppo. Più esplicito, invece, è il flirt dell’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, ora presidente della commissione Antimafia. Nella riunione della direzione dove s’è consumato lo strappo di Fini, Pisanu non ha partecipato alla conta voluta da Berlusconi, astenendosi sul documento della maggioranza. Un segnale inequivocabile, in attesa proprio del «dopo». «Il punto» insiste Taradash «è che non può essere lo stesso Berlusconi a definire i confini del berlusconismo». Tradotto, il concetto è che non può essere il capo a nominare dall’alto i dirigenti a tutti i livelli e che il Pdl dovrà diventare un partito «certamente diverso da quelli conosciuti nella Prima repubblica, ma pur sempre con struttura territoriale e precise regole di democrazia interna». È questo il leitmotiv su cui insistono la minoranza finiana e l’area liberaldemocratica ed ex dc. Ma ovviamente i fedelissimi del leader non ci stanno. «Il Pdl» spiega il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello «è nato per guidare il processo di evoluzione della “democrazia dei partiti” nella “democrazia degli elettori”, in cui il fulcro è il rapporto diretto del leader con l’opinione pubblica». Già, insiste Cicchitto, «era chiaro sin dall’inizio che il Pdl nasceva come un partito a guida carismatica». Quagliariello e Cicchitto respingono l’accusa che il carisma del leader arrivi ad annulare il dibattito interno. Tanto che in almeno tre casi il partito ha assunto decisioni diverse dalle indicazioni del capo. È accaduto alle elezioni regionali. Quando il Pdl ha scelto l’alleanza a macchia di leopardo con l’Udc di Pier Ferdinando Casini, ha preferito Renata Polverini a Luisa Todini per la presidenza del Lazio e Rocco Palese ad Adriana Poli Bortone per quella della Puglia. Certo, il leader carismatico è anche finito in minoranza. Solo tre volte, fino a oggi. Ma se in futuro dovesse accadere sempre più spesso, ecco pronto il ministro Giulio Tremonti: è il più defilato dei filoberlusconiani, strizza un occhio alla Lega e l’altro a Fini. ■


GIUSTIZIA E POLITICA

IL CASO VERDINI

IMAGOECONOMICA

In cronaca Denis Verdini, 59 anni, dal 2008 coordinatore nazionale del Pdl. Sotto, da sinistra: Angelo Balducci, Diego Anemone e Mauro Della Giovampaola, indagati a Firenze.

Denis,l’assediato Coinvolto in due indagini, a Firenze e a Roma. Accusato di fare parte di un «comitato d’affari» sui lavori del G8 e per l’eolico in Sardegna. Il potente coordinatore del Pdl è nel mirino dei magistrati. Ma è lui il vero bersaglio? DI EMANUELA FIORENTINO

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a «manutengolo del cameriere di Berlusconi» (di Sandro Bondi, nello specifico) a «indagato di corte». Ne ha fatta di strada Denis Verdini, il brizzolato coordinatore di Forza Italia, da quando è entrato nell’organizzazione del partito. Secondo il ritratto stilato dai suoi accusatori, sarebbe un po’ Licio Gelli, un po’ corruttore, un po’ troppo amico dei corrotti. In realtà, Verdini è da anni il potente uomo macchina prima di Forza Italia e poi del Pdl: è l’esecutore implacabile degli ordini del capo, il parafulmine di tutte le rogne che piovono dai coordinamenti di tutta Italia. Per Silvio Berlusconi un collaboratore

FATTI

prezioso. Con l’abitudine, forse, di attardarsi al telefono nel paese che ha il record al mondo di intercettazioni (articolo a pagina 141). Bancario, editore (del Foglio e del Giornale della Toscana), politico dalle letture raffinate, anche se non ha mai nascosto di aver fatto soldi, giovanissimo, commerciando carne da macello. Ogni riferimento ai poveri aspiranti parlamentari esclusi dalle liste è puramente casuale. Già, perché Verdini è da due legislature il compilatore di liste (non quelle segrete, ma elettorali), compito che ha svolto con l’abilità di un Richelieu ma spesso col garbo, appunto, del macellaio. Cosa che gli è

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costata un’infinità d’inimicizie, anche negli ambienti berlusconiani che un tempo contavano e che oggi si trovano sopraffatti da questo alieno piombato dalla provincia: Campi Bisenzio, Firenze. E se sul Pdl piovono avvisi di garanzia, sul potente coordinatore di partito sta grandinando: è coinvolto in due delle inchieste più complicate apparse sul limitare di questa nuova, presunta Tangentopoli. Tanto che a pochi giorni dall’uscita di scena del ministro Claudio Scajola qualcuno ha già vaticinato: avanti il prossimo. Nei tarocchi Verdini sarebbe l’Appeso. «Se va via lui, è una voragine». Questo dice il Cav, questo fa inalberare (ma in silenzio) chi siede alla destra o alla sinistra di Berlusconi. Insomma, il banchiere mani forti e cervello fino è lì sul limitare della porta che potrebbe aprirsi sul vuoto. Con la Scuola dei marescialli di Firenze, l’inchiesta madre di tutte le intercettazioni, i carabinieri del Ros lo hanno ascoltato mentre raccoglieva gli sfoghi dell’amico Riccardo Fusi, costruttore escluso dal megaappalto, mentre lo tranquillizzava o si adoperava poco convinto per la nomina di Fabio De Santis a provveditore alle opere pubbliche della Toscana («Eh, è dirigente di seconda fascia...»). In quell’occasione, a metà febbraio, tutti notarono la freddezza del premier, sceso in campo a difendere il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, solo lui. A Berlusconi, dicono, non erano piaciute le intercettazioni uscite sulla Scuola dei marescialli, dove Verdini caldeggiava la posizione dell’imprenditore Fusi. I nemici interni al Pdl si scatenarono. Ma ci pensò lo stesso Cavaliere, quando scese a Firenze per lanciare la volata alla candidata governatrice Monica Faenzi, il 20 marzo, a farlo tornare più forte di prima, dandogli piena solidarietà per l’affaire Fusi («Si è compor-

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IL CASO VERDINI

tato come chiunque di noi si sarebbe comportato con un amico»). Ora però c’è l’inchiesta sull’eolico e l’accerchiamento si fa più stretto. Indagine bis, partita dalla procura di Roma: corruzione, associazione segreta. L’ombra di un comitato d’affari appanna per la seconda volta in due mesi l’immagine dell’uomo più forte del Pdl, l’uomo che, dopo Scajola appunto, era chiamato a serrare le file. Il teorema: lui, Verdini, in contatto con il faccendiere Flavio Carboni (coinvolto nel crac dell’Ambrosiano e assolto il 7 maggio al processo d’appello sulla morte del banchiere Guido Calvi), avrebbe messo il naso nel business dell’energia pulita. Una rete di contatti (col governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, e altri) che secondo i magistrati di pulito non avrebbe nulla. «Siamo allo sputtanamento» dice Verdini. E i suoi supporter si affannano a spiegare come proprio Cappellacci, in controtendenza con il suo predecessore Renato Soru, abbia modificato la legge sugli appalti eolici in modo da escludere i privati e favorire la regione.

DUE MESI DIFFICILI I tre momenti più critici, da febbraio a oggi, per Denis Verdini.

10 febbraio 2010 Con l’accusa di associazione per delinquere e corruzione sugli appalti del G8 finiscono in cella il presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, funzionari ministeriali e costruttori. Denis Verdini e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso sono indagati.

15 febbraio

Verdini viene interrogato dai pm di Firenze. Il suo nome appare in alcune telefonate.I magistrati gli contestano una segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche.

5 maggio

Viene diffusa la notizia che Verdini è indagato dalla procura di Roma per corruzione nell'ambito dell’inchiesta su un presunto comitato d’affari che si sarebbe occupato di appalti pubblici, in particolare per l’eolico in Sardegna.

FATTI

Ma il sospetto, si ribatte, è che Carboni, con l’aiuto di Verdini, abbia cercato d’insinuarsi tra profili tecnici e pareri, nei delicati passaggi di modifica della norma. Fatto sta che la matassa, ancora da sbrogliare, tira dentro le immancabili associazioni segrete degli intrighi italiani e nomi di collegamento altisonanti come quello di Marcello Dell’Utri. L’Appeso è tra due fuochi e i tempi potrebbero essere più lunghi del previsto. Prendiamo l’inchiesta di Firenze: la procura ha chiesto il processo immediato per quattro dei coinvolti nella vicenda Scuola dei marescialli: gli ex dirigenti delle Opere pubbliche Angelo Balducci e Fabio De Santis, l’avvocato Guido Cerruti e l’imprenditore Francesco De Pale sotto inchiesta Un impianto eolico in Sardegna: i pm ipotizzano Vito Piscicelli. Per loro, che sono un «comitato d’affari» sugli appalti. agli arresti, saltare l’udienza preto di capitale ha fatto insospettire i magistraliminare e andare subito al processo signifiti: un riciclaggio di tangenti, una «lavandeca restare in carcere altri sei mesi. ria» dentro al piccolo quotidiano di Firenze? Verdini e Fusi (presunto corrotto e presunL’avvocato di Verdini, Marco Rocchi, dice che to corruttore), indagati liberi, sono stati stral«tutto fino all’ultimo centesimo è stato speciati. Risultato: il 15 giugno inizia il processo per il giornale». E che ci saranno altri verso per il primo gruppo, mentre il processo samenti prima che i due nuovi finanziatori «fotocopia», con Fusi e Verdini (sempre che acquisiscano legalmente la qualifica di soci. vengano rinviati a giudizio), si farà in data Insomma, l’operazione non è ancora concluda destinarsi. Perché questa scelta? Solo per sa. Però il contatto con Carboni forse ha proimpedire la scarcerazione dei quattro (Cercurato a Verdiruti e Piscicelli sono ai domiciliari per motini guai imprevi di salute, gli altri in carcere), con la speranvisti. za che altri mesi di meditazione forzata li inSEGUE: GLI ALTRI GUAI GIUDIZIARI Ai piani alti ducano a raccontare qualcosa di più? DELLA «CRICCA» del Pdl si respiL’Appeso intanto è lì. L’uomo delle lira male: la conste, il coordinatore di ferro che macina reA pagina 132: il cardinale vinzione è che, port per il capo (anche tre o quattro al Sandri crocevia andati a vuoto giorno), consiglia, disfa, ricompone. Fa fra appalti e Vaticano gli assalti al imbufalire (vi ricordate Guido Crosetto bersaglio poliche svenne due volte, ma invano, per proticamente più teggere i suoi candidati piemontesi dal grosso, si tenti una tattica di accerchiamenbianchetto del coordinatore?). E forse rito. Uno degli uomini più vicini al premier mugina su qualche sua «leggerezza». Una dice: «Verdini è l’architrave del Pdl, il traghetsi chiama proprio Carboni. tatore, l’uomo del braccio di ferro con An, Due persone vicine al faccendiere sardo ma anche il mediatore della tregua con Fini. hanno versato 800 mila euro in assegni cirColpire lui significa affondare il Pdl». colari sul conto corrente del Giornale della ToMa Denis, come carne da macello, sarebscana presso il Credito cooperativo fiorentibe una contraddizione in termini. no (di cui Denis è il presidente). Ma l’aumen■ IMAGOECONOMICA

GIUSTIZIA E POLITICA

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EMINENZE GRIGIE

L A « C R I CC A » E I L P O R P O R AT O

Il cardinale tutto case e Chiesa vranno salire molto più in alto dell’ufficio di Camaldo, fino all’attico del cardinale con vista sul Cupolone, se vogliono ricostruire i veri rapporti degli indagati con il Vaticano. È il 29 agosto del 2008 quando, secondo le intercettazioni del Ros, Mauro Della Giovampaola (uno dei funzionari ministeriali Consiglio. In questo ruolo era l’uomo chiacoinvolti nell’inchiesta di Perugia) chiama ve della curia, quello che vedeva più spesso il costruttore Diego Anemone per chiederGiovanni Paolo II. Specie negli ultimi anni gli di raccomandarlo a «quella persona che della malattia di Karol Wojtyla, non si muoha casa a Santa Marinella, quello che Marveva nulla nei sacri palazzi se prima non era co porta ogni tanto sul gommone» per aiupassato da Sandri. tare un suo nipote a superare il test di amLo studio di monsignor Franco Camaldo, missione all’Università Cattolica di Roma. il cerimoniere del Papa chiamato in causa La «persona» in questione è Sandri e il dai magistrati di Perugia come tramite fra la gommone è di Marco Brunetti, dipendente cricca e il Vaticano, si trova a poche decine di Anemone. Senza un attimo di esitazione, di metri in linea d’aria dall’attico di Sandri, il costruttore compone il numero di celluma cinque piani più in basso. Secondo gli lare del prelato per chiedere il favore. Ma il inquirenti, è stato Camaldo a presentare Balmonsignore non risponde. Anemone non ducci in Vaticano, ma in realtà Sandri è disi dà per vinto e chiama Carlos, nipote di ventato presto il santo protettore dell’onniSandri. I due si danno del tu e Anemone potente provveditore ai lavori pubblici e dei chiede notizie di «don Leonardo» che in suoi amici costruttori. Perciò i magistrati doquel momento è in Argentina. Tuttavia, i rapporti fra Anemone e il futuro cardinale non si fermano alle raccomandazioni per l’università. Tutti i grandi appalti per le ristrutturazioni in Vaticano passano per le mani del sostituto alla segreteria di Stato e certo non è un caso che accanto alle tradizionali imprese utilizzate dalla Santa sede (Castelli e Navarra) a poco a poco riescono a farsi strada, a partire dal 2000, anche Anemone e Della Giovampaola. Ma forse i segreti del cardinale argentino non sono finiti, visto che non ha testimoniato nella causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, proprio come il cardinale Angelo Sodano. Strano che i due più stretti collaboratori di Wojtyla non abbiano voluLuci e ombre to deporre di fronte al tribunale Il cardinale ecclesiastico per portare sugli altaargentino Leonardo Sandri, ri il «Papa santo». Forse erano 67 anni. troppe le domande alle quali non possono ancora rispondere. (ignazio.ingrao@mondadori.it) ■

Dalle mani del prelato argentino sembra passassero le grandi ristrutturazioni in Vaticano affidate ad Anemone. DI IGNAZIO INGRAO

L

IMAGOECONOMICA

o splendido attico sopra la sala stampa vaticana non sembra neanche sfiorato dai clamori dell’inchiesta di Perugia sui rapporti fra la «cricca» di Angelo Balducci e il Vaticano. È il buen retiro con vista mozzafiato sulla Basilica di San Pietro scelto tre anni fa dall’argentino Leonardo Sandri, quando ha ricevuto la berretta rossa di cardinale dalle mani di Benedetto XVI. Per sette anni, dal Giubileo del 2000 fino al 2007, Sandri è stato la vera eminenza grigia del Palazzo Apostolico. Rapporto strettissimo e inossidabile con il cardinale Angelo Sodano, che lo chiamò dal Messico, Sandri è stato sostituto alla segreteria di Stato, una figura a metà fra il ministro dell’Interno e il sottosegretario alla presidenza del

FATTI

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A F FA R I Q UA S I S E G R E T I G R A N D E O R I E N T E D ’ I TA L I A

Fratelli coltelli Non si era mai visto che le beghe della massoneria finissero davanti alla giustizia ordinaria. È il risultato di una faida per tentare di detronizzare il gran maestro Gustavo Raffi e per fargli i conti in tasca. Che non tornano. DI LAURA MARAGNANI

P

rometteva: più trasparenza e democrazia per tutti. Aria nuova, modernizzazione, cambiamenti. Apertura alle donne, perfino. Correva l’anno 1999 e Gustavo Raffi, nuovo gran maestro del Grande Oriente d’Italia, l’associazione massonica più forte del Paese, si presentava alla sua prima conferenza stampa in blue jeans. Chi se lo ricorda? «Basta con l’eredità pesante della P2» diceva col suo accattivante accento emiliano. Annunciava: siamo all’inizio di «una nuova primavera» per la massoneria italiana. Undici anni dopo, la primavera di Raffi è finita: in tribunale. Nessuna inchiesta giudiziaria sui grembiuloni verdi, stavolta, ma mille «atti, citazioni, esposti, richieste di accertamenti in via preventiva e in via risarcitoria, querele, richieste di provvedimenti d’urgenza e quant’altro consenta l’ordinamento giudiziario italiano» elencava raccapricciato a Rimini, il 27 marzo, all’annuale raduno della Gran loggia, il «grande oratore» Morris Ghezzi, un raffiano di ferro. Raffiani da una parte. Antiraffiani dall’altra. E il tribunale civile di Roma nel mezzo: mai visto. Sotto attacco, per la prima volta nella storia della massoneria, c’è la persona del gran maestro, con relativo appannaggio da 129.114 euro e 22 centesimi l’anno, per un totale di 645.570 euro nel quinquennio del suo mandato. Più carta di credito oro in dotazione, più automobile e autista, più appartamento con tanto di security, cuoca e personale di servizio (in costante aumento) nella meravigliosa Villa Medici del Vascello, a due passi dal fontanone del Gianicolo, dove il Grande Oriente (in breve: il Goi) ha la sede nazionale dalla fine degli anni Ottanta e dove Raffi siede ininterrottamente da 11 FATTI

EMOLUMENTI DEL GRAN MAESTRO: Poltrona traballante Gustavo Raffi, 66 anni, gran maestro dei massoni: contro di lui cause e ricorsi.

129.114,22

euro l’anno

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A F FA R I Q UA S I S E G R E T I G R A N D E O R I E N T E D ’ I TA L I A

anni. E «illegittimamente», sostengono gli avversari, da uno. I conti in tasca al gran maestro chi li ha mai visti fare? Eppure, anche questi sono finiti in mano ai giudici della terza sezione del tribunale civile di Roma, insieme alla richiesta di sospensione per Raffi dalla massima carica del Grande Oriente. Non basta. Con lui rischiano di andarsene a casa tutti i membri della sua giunta, «così da impedire» scrivono gli avvocati Carlo Martucelli e Francesco Minisci per conto del «fratello» ricorrente Natale Di Luca «che chi è privo di legittimo potere istituzionale possa gestire e amministrare il cospicuo patrimonio del Grande Oriente d’Italia». E sono, attenzione, un sacco di soldi. Gustavo Raffi è nato a Bagnacavallo, provincia di Ravenna, 66 anni fa. Di professione è avvocato con specializzazione in diritto marittimo, ma del maremoto in corso al Goi con Panorama non vuole parlare. È stato eletto gran maestro, per un mandato di 5 anni, nel 1999. Un anno prima della sua scadenza, nel 2003, ha chiesto e ottenuto dalla Gran loggia, il parlamento massonico, la modifica dell’articolo 30 della costituzione del Goi, così da potersi ripresentare per un secondo mandato. Nel 2009 si è ripresentato per la terza volta. Apriti cielo. Newsletter, blog e siti di protesta, dal capostipite Fratel Pasquino agli ormai estinti www.no-raffi.org e www.grandeoriente-libero.com, con base in Malesia. Caricature nei panni di Papa Raffinger. Ricorsi al tribunale per farlo dichiarare ineleggibile. E critiche, polemiche, persino accuse di essersi incollato alla poltrona di gran maestro, favorendo la Tamarindo srl, agenzia turistica di proprietà del fratello, nell’organizzazione dei viaggi alla volta di Rimini, dove ogni anno si riuniscono i membri della Gran loggia. «Attacchi vergognosi. Calunnie» ribatteva

Distribuzione geografica degli affiliati

736 LOGGE E 20.073 AFFILIATI È quanto il Grande Oriente d’Italia contava nel 2009.

Trentino A. A. 0,73% 7,95% Lombardia Veneto 2,20% 5,13% E. Romagna Puglia 4,41% 1,45% Friuli V.G. Calabria 12,41% 4,25% Marche Sardegna 5,22%

14,64% Toscana

Lazio 8,41% 4,86% Liguria Piemonte -Valle d’Aosta 9,29% 4,23% Campania-Basilicata Sicilia 8,57% 4,66% Umbria

Toscana in testa Nella infografica sopra, la concentrazione, regione per regione, del numero di affiliati.

ai tempi l’interessato in un’intervista al Venerdì di Repubblica, vantando invece i trionfi del suo nuovo corso: «Abbiamo avuto nuovi riconoscimenti da 33 paesi. Abbiamo aumentato le sedi massoniche di proprietà, e senza oneri per gli associati. Abbiamo realizzato una grande opera di moralizzazione interna con la riforma elettorale. E poi abbiamo aperto gli archivi agli storici, svecchiato la comunicazione. Abbiamo fatto diventare la massoneria una casa di vetro, puntando sulla trasparenza e sulla ferma condanna per ciò che ha rappresentato in passato il piduismo e oggi la commistione tra affari e politica». Bene, è stato rieletto con il 43,38 per cento dei voti. Ma l’avversario sconfitto per poche centinaia di preferenze, Natale Di Luca, medico forense e docente alla Sapienza di Roma, ha subito chiesto al tribunale la decadenza di Raffi «per illegittimità» della candidatura. E, prima e dopo di lui, molti altri «fratelli» sono ricorsi agli avvocati: «Raffi ha tradito tutte le promesse del 1999. Malgrado i suoi proclami, di trasparenza e democrazia nel Goi oggi non c’è l’ombra. E i dissidenti vengono sistematicamente intimiditi ed espulsi» dice Gioele Magaldi, animatore del sito www.grandeoriente-democratico.com, ritrovo di quanti puntano a un programma di riforme «rivoluzionarie» come la fondazione di un ospedale massonico, di un’università e di una tv; l’istituzione di «contrappesi democratici» che bilancino il potere accentratore dei grandi maestri; la convocazione di una conferenza delle massonerie mondiali «per discutere l’ammissione delle donne». Tre volte Magaldi è stato cacciato dal Goi per le sue posizioni critiche, e sempre riammesso su ordine del tribunale civile di Roma. Ora, a Raffi, ha chiesto perfino i danni. Altra causa. L’ennesima.

IL PATRIMONIO IMMOBILIARE

Villa del Vascello

60 immobili, valore stimato tra gli 80 e i

140.000.000 DI EURO

FATTI

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AFFARI

GRANDE ORIENTE D’ITALIA 100%

99,5%

Urbs 0,5% Erasmo

98% Augusta 2002

Erasmo 2% Augusta 2002

La finanziaria Nello schema, la holding della associazione, con tre società che riferiscono tutte al Grande Oriente d’Italia, in mano a Gustavo Raffi.

Sul tavolo dei magistrati i ricorsi sono ormai una lunga fila. E per la prima volta sono corredati di cifre, bilanci, conti che permettono la radiografia patrimoniale del Grande Oriente, un tesoretto di cui il gran maestro ha da sempre la piena facoltà di disporre. L’ultimo bilancio consultabile è quello preventivo del 2009: 5 milioni di ricavi (di cui 3 milioni e mezzo arrivano dai contributi annuali degli affiliati) e 6 milioni di uscite. Togliamo gli emolumenti a Raffi (129 mila euro) e i rimborsi spese su cui ora in molti chiedono lumi (230 mila euro alla giunta, 60 mila «ad aventi diritto», 60 mila per viaggi di rappresentanza all’estero del gran maestro); leviamo le spese per «la diffusione del pensiero massonico e i contributi alle logge» (450 mila) o per la Gran loggia e altre solennità massoniche (480 mila). Ed ecco: le uscite più consistenti sono tutte a favore di una società immobiliare controllata al 100 per cento dal Goi, la Urbs srl, che a sua volta controlla il 98 per cento dell’immobiliare Augusta 2002. Il restante 2 per cento dell’Augusta è in mano alla Erasmo srl, che a sua volta è di proprietà del Goi. Tutto fa capo a Raffi. E i dissidenti cominciano a passare i conti al setaccio. L’Erasmo inghiotte fondi e dà vita a pubblicazioni (stampa e distribuisce Erasmo notizie, la Pravda del Goi e la rivista esoterica Hiram), ma è la Urbs, 1.549.500 euro di capitale sociale, la vera cassaforte del tesoretto. È all’Urbs che è intestata Villa Medici del Vascello, sulle pendici del Gianicolo, dove hanno sede gli uffici e la biblioteca del Goi e dove vive Raffi, al piano nobile, con una vista straordinaria su Roma. Categoria catastale A/8, ben 34,5 vani e un parco di 64 are, a occhio vale più di 26 milioni di euro. Ed è solo l’inizio del tesoretto. Ecco Terni, vicolo San Filippo: stimato 3,8 milioni. Catania, via Maddem: 1,9 milioni. Genova, via La Spezia: 3,6 milioni. Pescara, via Tiburtina: 2,8 milioni. Trieste, corso Umberto Saba: 3 milioni. Cagliari, piazza Indipendenza e via Lamarmora: 8 milioni e mezzo. Poi mettiamoci Pisa, Cosenza, Caserta, Gallipoli, Taranto, Salerno... E voilà un patrimonio di 60 immobili che a essere prudentissimi vale 80 milioni di euro. I più ottimisti si spingono a 140. Ma anche sui mattoni è scoppiata la guerra. E tutta da raccontare è quella intorno al Belsito, vecchio cinema ro-


Q UA S I S E G R E T I G R A N D E O R I E N T E D ’ I TA L I A

mano in piazza delle Medaglie d’Oro: era di proprietà del Partito socialista, teatro dei faraonici convegni di Bettino Craxi; ma, sparito il Psi, travolto dai debiti, il gran segretario Giuseppe Abramo è stato lesto ad accaparrarselo per 2,63 milioni. Se lo è intestato la Augusta 2002 srl, di cui Abramo, altro raffiano di ferro, è l’amministratore unico. Fiato alle trombe. Il Belsito ospiterà l’archivio storico del Goi, una biblioteca aperta al pubblico, una sala conferenze e «una grande agorà per camminare nella luce» battezzata «Luce nel tempio», ha annunciato Raffi. Ma le fanfare si sono zittite in fretta. A distanza di otto anni, la Augusta è ancora alle prese con i creditori del vecchio Psi craxiano, in un garbuglio inestricabile di cause e decreti ingiuntivi, mentre i lavori sono iniziati solo simbolicamente. Quel che è peggio, il Comune di Roma non ha concesso il cambio di destinazione d’uso per i locali che Raffi voleva destinare alle 58 logge della capitale. Erano magazzini interrati, e tali restano. Ahi ahi. Perché cacciare 1,8 milioni di euro per finire in un magazzino sottoterra? Sono inorriditi i 1.800 «fratelli», parcheggiati dagli anni Novanta in una sede «provvisoria» in attesa del grandioso Belsito. Dietrofront rapidissimo. Nuova sede reperita all’Eur, in affitto, in piazzale degli Archivi. C’è bisogno di dire che, con la fuga dei romani verso l’Eur, il progetto Luce nel tempio rischia di andare a picco per mancanza di fondi? E che a Raffi e alla sua giunta l’idea del trasloco non piace per niente? Il 13 febbraio, il Consiglio dei maestri venerabili di Roma (conti correnti compresi) viene così commissariato. E rieccoci in tribunale. Solita terza sezione, dove il Grande Oriente ormai è un cliente fisso: il 22 aprile il giudice Giovanna Tronci ha annullato il commissariamento. Il trasloco è a buon punto, ma la guerra ormai è senza quartiere. Mattoni, democrazia, buchi di bilancio, trasparenza, affari, tesoretti palesi e occulti... Come finirà? Il Venerabilissimo Raffi, unico autorizzato a parlare con i giornalisti, preferisce tacere. In compenso Morris Ghezzi, il «grande oratore», lo ha detto chiaro e tondo: chi ricorre alla giustizia «profana» incorre «in una grave colpa massonica» e rischia l’espulsione. Gioele Magaldi, unico dissidente a presentarsi con nome e cognome, sul sito Grande Oriente Democratico però non si tira indietro: a costo di andare in Cassazione, giura, verrà stabilita «la nullità della delibera che ha insediato il fratello Gustavo Raffi». Dopodiché, attenzione, «Raffi sarà passibile presso la giustizia libero-muratoria della gravissima accusa di alto tradimento e attentato alla costituzione». Non solo: sarà chiamato a rispondere nei tribunali profani per i «gravissimi danni al Grande Oriente, con necessaria restituzione di tutte le somme (indebitamente) percepite attraverso emolumenti che non gli spettavano». Più il risarcimento dei danni e le spese legali. E quando mai s’era vista una cosa simile, tra i fratelli massoni? ■


G

FAT T I & C R E D E N Z E

LUCA RICOLFI

Per commentare: blog.panorama.it/opinioni

iusto in questi giorni si sta concludendo, in commissione Giustizia, l’esame del disegno di legge sulle intercettazioni. Scenderanno in campo eserciti di politici, magistrati, avvocati, giornalisti, armati di ogni sorta di cifre e statistiche. L’esercito antiintercettazioni dirà che in nessun paese civile si intercetta come in Italia. Qualcuno si spingerà persino a ripescare una vecchia ricerca dell’Eurispes, che già nel 2005 proclamava che il fenomeno delle intercettazioni «interessava» quasi 30 milioni di cittadini. A tanto ammontava, secondo questa disinvolta fonte, il numero di individui ascoltati nel decennio 1995-2004 (Nessun segreto, Roma, agosto 2005). L’esercito pro intercettazioni minimizzerà, magari appoggiandosi all’autorità del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, secondo cui le persone sottoposte a intercettazione sarebbero appena 20 mila (C’era una volta l’intercettazione, Stampa alternativa, 2009). Ma quante sono le persone intercettate in Italia? Fra 20 mila e 30 milioni c’è un rapporto da 1 a 1.500. Per spiegare perché si possano dare numeri così diversi occorre, innanzitutto, notare che la base di partenza di queste due stime è sostanzialmente la medesima e coincide con la serie storica dei decreti di autorizzazione alle intercettazioni, riportata nel grafico in basso. L’approccio dell’Eurispes è di usarla per calcolare il numero totale di persone ascoltate in un decennio (1995-2004), ivi comprese quelle che cascano nella rete semplicemente perché conversano al telefono con un indagato. Per ottenere tale numero l’Eurispes usa due assunti del tutto irrealistici: il primo è che ogni indagato, nel periodo in cui è intercettato, parli con almeno 100 soggetti diversi; il secondo è che non vi sia alcuna sovrapposizione fra l’insieme dei soggetti ascoltati in un anno e quelli degli anni precedenti e successivi. Così facendo

si arriva a 29 milioni di ascoltati nel periodo analizzato dall’Eurispes (1995-2004) e a qualcosa come 54 milioni nel periodo 1999-2008.

L’approccio di Ingroia è opposto. Per lui le statistiche sui decreti di intercettazione (quasi 100 mila nel 2008) includerebbero anche le proroghe e quindi gli intercettati sarebbero solo 20 mila. Tuttavia, l’assunto di Ingroia è errato: i decreti di intercettazione pubblicati dal ministero della Giustizia non includono le proroghe, e dunque le persone intercettate ogni anno non sono 20 mila ma quasi 100 mila. Cosa possiamo concludere? Nel 2008 il numero di intercettati in quanto indagati era vicino a 100 mila, mentre quello delle persone «ascoltate» (inclusivo dei non indagati) è difficilissimo da valutare. Ognuno potrà valutare se 100 mila persone intercettate e alcuni milioni di ascoltati siano troppi o troppo pochi. L’unica cosa certa è che il numero di intercettazioni è più che triplicato in meno di un decennio (grafico). I dati parziali suggeriscono che i magistrati abbiano già cominciato a darsi una regolata: fra il 2008 e il 2009 le intercettazioni non sono aumentate ma paiono in calo (-3,6 per cento). ■

Ma quante sono davvero le intercettazioni? Ogni anno quasi 100 mila. E chi gioca con i numeri non fa un buon servizio alla verità. PANORAMA LIVE

Di’ la tua sull’articolo di Luca Ricolfi Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

16.469 18.370 19.410 22.022 23.018 23.184

24.457 25.098 26.046 30.295

36.895

52.108

60.803

64.213

72.383

83.518

90.632

87.413

1992

1998

2002

2003

2004

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2000

2001

2003-2008: dati ufficiali. Altri anni: stime su dati ufficiali. - Fonte: elaborazioni Fondazione David Hume su dati ministero della Giustizia OPINIONI

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QUELLO CHE LE MOGLI NON DICONO

FRANCA OLIVERI

Come si governa casa Schifani «Di politica si parla poco, preferiamo distrarci» dice. «Sull’abbigliamento lo consiglio io. E se lo vedete presiedere il Senato con una cravatta gialla è colpa mia». «Gelosa? So farmi sentire». DI ROMANA LIUZZO

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i sento una donna realizzata. E soprattutto normale. L’unico sogno « che vorrei coronare, in occasione dei 35 anni di matrimonio, è un viaggio con mio marito. Lontani dalla gente e dalle mille occasioni istituzionali: lui in tuta da ginnastica e io in abiti casual. Magari alle Maldive o a Sharm el Sheik». Franca Oliveri, consorte del presidente del Senato, Renato Schifani, apre a Panorama la residenza romana di Palazzo Giustiniani e racconta quello che le mogli (di solito) non dicono. Dà consigli a suo marito in politica? Fin da ragazzo, Renato è sempre stato concreto, dotato di grande senso di responsabilità. Quando stiamo insieme cerco di parlare d’altro, anche per distrarlo. Ma tra noi c’è grande dialogo e ovviamente esprimo le mie opinioni, senza invadenza. L’ultimo tema di attualità di cui si è parlato di più in famiglia? Parliamo di tutto. Anche con i nostri figli, Roberto di 32 anni e Andrea di 22. Il primo non vive più in casa: si è sposato e ha una bella bimba di 5 mesi, Clara. La cosa che ha colpito un po’ tutti noi è l’inaudita aggressione mediatica contro Sua santità, Benedetto XVI, sulle vicende dei preti pedofili. E poi la crisi economica internazionale. All’educazione dei figli ha pensato lei? Io e mio marito insieme: educazione severa, ma non troppo. E devo dire che sono venuti su bene. Proprio dei bravi ragazzi. Genitori-amici? No, genitori presenti, che hanno trasmesso valori e ideali, con l’esempio oltre che con le parole. Renato è stato un papà partecipe e affettuoso. Nonostante tutti gli impegni. Sul look di suo marito interviene? Ogni tanto: suggerisco le cravatte. Il coloFATTI

«Poco tempo libero» Franca Oliveri in via delle Botteghe, a Capri, con il marito Renato Schifani, 60 anni, da due presidente del Senato. PANORAMA 20 maggio 2010

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QUELLO CHE LE MOGLI NON DICONO

FRANCA OLIVERI

Letture preferite? re preferito è l’azzurro, ma spesso oso e gli Amo molto leggere. Lo faccio da sempre. suggerisco un colore deciso come il giallo. Ultimi libri? Lui la consiglia sul modo di vestire? Mille splendidi soli di Khaled Housseini. Poi No: sono io che a volte, nelle occasioni istiamo rileggere La casa degli spiriti di Isabel Altuzionali, gli chiedo se preferisce un abito in lende. E non mi dispiace Ken Follett, con i particolare. Nei giorni liberi vestiamo sporsuoi romanzi di avventura. tivo. Lui indossa spesso una tuta da ginnastiLei è cattolica, dunque non è superca che gli ho regalato. Gli dona molto. stiziosa... C’è un regalo che desidera da lui? Sono cattolica e osservante. Superstiziosa? Me ne ha fatti tanti. Ma il regalo più bello No, ma ho i miei portafortuna. E non partiè stare insieme. rei mai di venerdì 17. Siciliana lei, siciliano lui: gelosi? Qual è un suo difetto? Non sono il tipo che fa sfuriate. Ma mi baNon riesco a fingere. Sono sta uno sguardo: a buon intenuna donna diretta. ditor poche parole. È un difetto? Che cosa l’ha colpita la vol«L’evento Può diventarlo. ta che vi siete conosciuti? istituzionale In politica c’è una donna che Eravamo in viaggio premio cui più tengo stima? dopo la maturità. Lui era con A destra, Mara Carfagna. Si un gruppo di amici. Mi sono è la consegna piaciuti la sua spontaneità e il del ricavato impegna molto. È veramente e seria. suo sguardo, attento e sereno. del grande professionale E a sinistra? Negli anni è rimasto l’uomo concerto Anna Finocchiaro. È intelliche avevo conosciuto. Con una speciale sensibilità verso i de- di beneficenza gente, ne apprezzo i toni e i moboli, e questa è una grande dodel Senato, di del muoversi in politica. È difficile essere la moglie di te. Abbiamo avuto fin dal prina Natale» un personaggio pubblico? cipio molti interessi comuni. Non è facile. Ci sono occasioE dopo? ni piacevoli e meno piacevoli. Quando posSiamo stati colleghi di università e questo so, mi fa piacere stargli accanto in alcuni ha contribuito ad accrescere la sintonia: aneventi istituzionali. L’appuntamento al quache intellettuale e culturale. le più tengo è la mattina del giorno di NataA casa, la sera, guardate la tv? le, la visita all’Ospedale Bambino Gesù per I telegiornali. E anche buoni film. Poi qualla consegna del ricavato del concerto di beche programma di approfondimento, anche neficenza del Senato. se non sono sempre imparziali. Stilista preferita? È una brava cuoca? Compro quello che mi piace. Ma adoro Diciamo che ai fornelli me la cavo. Laura Biagiotti. Piatto preferito dal presidente? Nelle occasioni istituzionali quali sono le La pasta con le melanzane e il pesce spadonne più eleganti che ha incontrato? da. Piatti molto semplici, poco elaborati. Con Tante. Ma ricordo soprattutto Rania di il giusto condimento, senza esagerare. Giordania e Paola di Liegi. E il dolce? È una donna impegnata nel sociale? La torta di mele. Ho una ricetta, ce la traSì, e conto di esserlo sempre di più. Sarò mandiamo da generazioni. Ma non la rivepresto nominata membro onorario del colerei sotto tortura. Il segreto è nella pasta. mitato della Croce rossa in Sicilia. Ne sono Amate il cinema? molto contenta. Molto. Ma il tempo libero è poco. Ha già in mente un tema? Ultimo film? Lavorerò molto sulle adozioni internazioCarlo Verdone ci piace molto. Abbiamo vinali. Una questione delicata, cui tengo in parsto Io, loro e Lara. Bravissima anche Meryl ticolar modo. Streep in È complicato. ■


ESCLUSIVO

SE GLI ORRORI SONO A POCHI METRI DA NOI (E NON LO SAPPIAMO)

La setta della porta accanto D I C A R M E L O A B B AT E

Dice di essere una santona, di predire il futuro, di sconfiggere il male. Fiorella Tanghetti ha costruito, nel Bresciano, un piccolo impero. Come? Con il terrore, assicurano i carabinieri. Che hanno scoperto segregazioni e violenze inumane. Anche nei confronti di bambini e malati. «Panorama» ha letto gli atti dell’inchiesta e ha ascoltato i testimoni. Ecco il resoconto di una storia raccapricciante.

FATTI

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ambini costretti a subire docce fredde con gli occhi sbarrati rivolti verso il getto dell’acqua. Colpiti con pedate, mestoli in legno, cinture e bastoni. Rinchiusi dentro stanze buie; legati per giorni interi al letto o al termosifone. Obbligati a mangiare il proprio vomito, ma anche gli escrementi, o quelli dei maiali. Trascinati con la testa dentro il water e poi infradiciati con un tiro di sciacquone. Messi dentro una buca e ricoperti di terra fino al mento. Forzati a pregare o a scrivere il rosario per tutta la notte, senza dormire. Spinti a lavorare dalla mattina fino a tarda sera al fianco degli adulti. E tutto al fine di combattere e sconfiggere il demonio «per salvare la loro anima». Incredibile? No: vero. Accade da 20 anni e continua ad accadere in questi stessi giorni all’interno di una comunità collocata in alcuni paesi della provincia di Brescia: Muscoline, Gavardo, Prevalle, Caino, Manerba del Garda. Una vera setta, la setta della porta accanto, con al vertice una donna di 53 anni, la santona, conosciuta negli ambiti parrocchiali e religiosi di tutta la Lombardia per i suoi presunti poteri taumaturgici: Fiorella Tersilla Tanghetti. È questa la ricostruzione fatta dai carabinieri e dalla procura di Brescia. Un’indagine condotta da tempo nel riserbo assoluto, con investigatori scelti e procedure speciali per la trasmissione dei docu-

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menti negli uffici giudiziari. Panorama è in grado di rivelare in esclusiva quanto segue: il pubblico ministero Alberto Rossi, dopo avere vagliato il rapporto dettagliato degli uomini dell’Arma, ha appena firmato la conclusione delle indagini preliminari e inviato un avviso di garanzia alle 18 persone ufficialmente indagate. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere al sequestro di persona, dai maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli all’abuso dei mezzi di correzione. Il pm bresciano, contrariamente a quanto si legge nel rapporto dei carabinieri, non ha ritenuto invece di procedere singolarmente per i reati di riduzione in schiavitù, lesioni personali, abbandono di persone minori o incapaci, morte come conseguenza di altro delitto, sfruttamento del lavoro minorile. L’impianto accusatorio è in ogni caso molto grave. In queste ore i legali degli indagati stanno presentando memorie e documenti, e stanno rilasciando dichiarazioni spontanee. Esaurita questa fase, il magistrato dovrebbe chiedere il loro rinvio a giudizio. Su una cosa gli investigatori non hanno dubbi: ci troviamo di fronte a un’organizzazione malavitosa che ha scientemente adescato, soggiogato e sfruttato persone deboli e indifese per creare un impero economico e per arricchirsi. Facendo leva sulla molla religiosa, sulla promessa della sal-


Vestita da Madonna La santona Fiorella Tersilla Tanghetti, 53 anni, il giorno del battesimo del figlio David.

ÂŤSiete tutti come dei bocconcini prelibati, incustoditi e pronti per essere presiÂť Da un discorso di Fiorella Tersilia Tanghetti ai suoi adepti

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ESCLUSIVO

SE GLI ORRORI SONO A POCHI METRI DA NOI (E NON LO SAPPIAMO)

Parlano sei ex seguaci di Donna Fiorella PANORAMA LIVE

Ascolta sei testimonianze agghiaccianti, in queste e nelle altre pagine Scopri come fare a pag. 348 di Panorama.

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SILVIA Entrata come volontaria con il marito, ci è rimasta per 10 anni fino al 2003. «Mia figlia è nata lì dentro. Quando aveva 5 anni, ho notato dei grossi lividi. Erano i castighi delle maestre: la doccia fredda con gli occhi aperti. A pranzo le facevano mangiare il fegato, a lei non piaceva e lo rigettava, allora la costringevano a leccarlo e rimangiarlo perché dicevano che il cibo era santo e lei dentro aveva il diavolo che lo sputava».

«Non vedo l’ora che arrivi la guerra, così che i menefreghisti, gli increduli e gli ipocriti capiscano e si rendano conto di tutto quello che fino a oggi ho tentato di spiegare»

vezza eterna, Tanghetti è riuscita a disporre in modo incondizionato di centinaia di adulti e di altrettanti bambini, che hanno abbandonato la loro vita precedente per entrare a fare parte di questa comunità. Una comunità chiusa, ermetica. Dove chi aderisce è isolato dal mondo esterno, gli viene fatto il lavaggio del cervello e proibito ogni contatto addirittura con familiari e parenti, considerati contaminati e portatori di male. Dentro la struttura c’è tutto ciò che serve: la scuola (fai-da-te) per i bambini, organizzata ai sensi di legge, con classi che vanno dall’asilo fino alle medie e superiori. Ci sono figure professionali (tutti indagati) pronte a risolvere ogni evenienza. Il medico, Eros Magri, che si occupa dei problemi sanitari, reperisce farmaci e tratta i malati. L’avvocato Piercarlo Peroni, che dipana le questioni legali, e la commercialista Daniela Cittadini, che cura gli aspetti finanziari. Il tutto sotto la costante organizzazione e direzione della santona Tanghetti. La donna nella seconda metà degli anni Ottanta gira per le parrocchie della Lombardia spacciandosi come lo spirito incarnato della Madonna, che la guida nel sonno attraverso messaggi premonitori col fine di salvare gli eletti dal sopraggiungere dell’Anticristo. A ogni incontro accorrono centinaia di persone, che la vanno poi a trovare nella sua casa di Lumezzane, in provincia di Brescia, dove la santona riceve e «libera dal demonio» con la preghiera e l’imposizione delle mani. I miracolati ringraziano come posso-

David, l’eletto Il figlio di Fiorella Tanghetti: la santona l’ha presentato alla comunità come «colui che sconfiggerà l’Anticristo»

FATTI

LUCIA È entrata nella comunità a 4 anni con la madre. «Mi facevano fare le docce fredde... Se vomitavo, mi facevano mangiare il vomito. Mi costringevano a mangiare anche gli escrementi del maiale. Una volta mi hanno messo una camicia di forza e legata al termosifone per due giorni senza mangiare. Per 5 mesi io, mia madre e un’altra donna siamo state chiuse in una stanza di 4 metri quadrati senza mai uscire».

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no, chi con delle piccole offerte, chi con assegni, appartamenti, immobili. Nei primi anni Novanta muore suo marito e Tanghetti inizia una relazione con Michelangelo Inverardi: insieme decidono di creare un centro per accogliere tossicodipendenti, persone con problemi di varia natura e bisognosi da impegnare in attività lavorative. Nasce l’associazione Casa del pellegrino, seguita dalla società Sergio Minelli. Dagli accertamenti svolti dai carabinieri presso la direzione generale della Asl di Brescia, entrambe queste strutture non risultano autorizzate o accreditate per svolgere attività sociale o sanitaria. Intanto adulti e bambini che entrano a fare parte della setta vengono impiegati in varie mansioni: lavorazione galvanica di metalli e della pietra, doratura delle posate, assemblaggio di piccoli modelli di macchinine, coltivazione della terra, allevamento di animali. Grazie alla loro opera, a fianco delle due associazioni si sviluppano imprese come Mdp srl, Gesm spa, All Bright Corporation srl, Smerilux srl, Elisdevid srl, e l’Azienda agricola del pellegrino. All’interno dei capannoni di queste imprese, grandi e piccoli mangiano, dormono, studiano e lavorano con turni massacranti. E, nella stragrande maggioranza dei casi, senza mai percepire alcun guadagno. Al momento dell’ingresso gli viene fatta firmare una dichiarazione «a ogni conseguente effetto di legge» dove c’è scritto che il lavoro viene eseguito «senza alcun corrispettivo, a


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SE GLI ORRORI SONO A POCHI METRI DA NOI (E NON LO SAPPIAMO)

PANORAMA LIVE

CARLA Portata lì a 3 anni dalla madre su invito di Tanghetti che la riteneva indemoniata. «Lavoravo nei capannoni. Non ci pagava perché diceva che di lì a poco ci sarebbe stata una catastrofica terza guerra mondiale e bisognava costruire un bunker nel quale soltanto i più meritevoli avrebbero trovato rifugio. Poi mi disse che i miei genitori erano stufi di me e volevano mandarmi in un istituto psichiatrico. Lei per proteggermi mi rinchiuse in un bagno di casa sua. Senza finestre. Ci sono rimasta 3 mesi».

«I miei ragazzi sono come dei cagnolini legati a una catena. Se li lascio troppo liberi potrebbero perdersi e non tornare, se li tengo troppo legati restano irrequieti»

Trattati come schiavi I bambini «affidati» alla setta del Bresciano: lavorano al fianco degli adulti e subiscono vessazioni, sevizie e violenze psicologiche. FATTI

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COSTANZA Entrata a 16 anni come volontaria, è diventata maestra d’asilo. «Ci diceva che il diavolo si ribellava alla forza del cibo positivo, quindi bisognava farlo ingoiare a forza ai bambini anche se vomitavano, perché in caso contrario sarebbero stati posseduti dal male. Facendosi aiutare da due uomini, la Tanghetti ha preso una bambina e l’ha infilata in una vasca. Mentre i due la tenevano, lei le spingeva la testa sott’acqua. Io e altre ragazze siamo state costrette a sposare l’uomo che lei aveva scelto per noi».

titolo di pura liberalità per il raggiungimento dei fini istituzionali» e «senza alcun vincolo di orario». Isolati, privati di ogni contatto con il mondo esterno, succubi del carisma della santona che li sottopone a quotidiani lavaggi del cervello, gli adepti sono convinti di agire in nome di Dio e della Madonna, tanto che quando alla santona nasce il figlio David, lei lo presenta alla setta come l’eletto che dovrà sconfiggere l’Anticristo. L’indottrinamento di Tanghetti parte dal messaggio che lo scopo del lavoro e dei sacrifici sia costruire un bunker all’interno del quale troveranno riparo solo i più meritevoli nel momento imminente del catastrofico scoppio della terza guerra mondiale. Basta solo dubitare della sua parola e si rischia di passare per indemoniati, con conseguenze fisiche e morali devastanti. Le punizioni hanno sempre una connotazione religiosa. Soprattutto per i bambini che frequentano le scuole all’interno degli stessi capannoni di lavoro, dai 3-4 anni fino alla tarda adolescenza. Basta un nulla per farli ritenere impossessati dal demonio: sbagliare i compiti, mettersi le dita nel naso o sui capelli, cancellare la matita non con la gomma ma con il dito della mano sinistra (la mano del diavolo), parlare quando non è concesso, dire parolacce, disturbare i compagni anche durante i giochi, lanciare l’erba tagliata in aria, rifiutare il cibo, riferire delle punizioni stesse ai genitori. Segni inequivocabili della presenza di Satana. E scattano le conPANORAMA 20 maggio 2010

tromisure. L’acqua fredda delle docce serve a purificare i piccoli corpi. Stessa ratio per lo sciacquone del water. Il cibo va mangiato perché santo. Il fatto di vomitarlo sta a indicare la presenza interiore del demone, che va combattuto facendo reingurgitare ciò che il bambino ha appena sputato. Nei casi ritenuti più gravi, la guerra al demonio prevede l’isolamento totale dal mondo esterno, anche dai genitori. È per proteggerlo da loro che il piccolo Alessio, entrato in comunità quando aveva solo 2 mesi di vita, viene affidato a persone diverse e può conoscere i veri genitori solo quando ha compiuto 10 anni. Per tutto quel periodo è stato picchiato con un bastone a forma di serpente, rinchiuso al buio in un bagno, legato a un palo, sottoposto a docce fredde, costretto a mangiare il vomito, immerso con la testa dentro il water o spinto a forza dentro una vasca piena d’acqua fino quasi ad affogare. Federica invece aveva 5 anni quando è stata affidata alle cure della santona. Oltre alle classiche punizioni è stata costretta a mangiare escrementi di maiale. È stata poi rinchiusa in una stanza conosciuta con il nome di «celletta», legata con le mani allo schienale del letto, senza poter né bere, né andare in bagno. E questo anche per giorni interi. Quando era adolescente, Federica è stata segregata per 5 mesi nella casa della santona. In una stanza di 4 metri quadrati erano in tre: lei, la madre e un’altra donna. Con


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PAOLO Tossicodipendente entrato nella comunità a 20 anni. «Sono sieropositivo ma non sono stato curato per seguire le indicazioni che a lei dava Gesù. Io e gli altri malati di aids eravamo costretti a lavorare anche con 40 di febbre. C’era un ragazzo che soffriva di crisi epilettiche. La Tanghetti ci diceva che era posseduto dal diavolo e bisognava lasciare che si arrangiasse da solo. Un giorno stava troppo male, eppure l’ambulanza è stata chiamata solo quando era troppo tardi. È morto».

«Io pregherò il Signore affinché i vostri mariti trovino un’altra donna che li sappia rendere più felici di quanto non avete fatto voi. Spero che vi tradiscano, ma che vi costringano a restare con loro per servirli, affinché subiate con consapevolezza questa situazione che vi siete cercate»

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STEFANIA Ha lavorato nelle imprese per otto anni. Viveva lì con i due figli piccoli. «I bambini di giorno stavano all’asilo interno. Venivano picchiati, gli facevano fare la doccia fredda, li facevano stare per ore in ginocchio con le mani sotto le ginocchia. Li costringevano a bere acqua salata e li mettevano con la testa dentro il gabinetto per poi tirare lo sciacquone. Queste cose le ho scoperte nel tempo. Lì dentro ci veniva proibito di parlare, pensare, ragionare: bastava questo per farci ritenere possedute dal diavolo».

due materassi a terra e un water portatile da svuotare dalla piccola finestra. Anche Daniela è stata allontanata dai genitori. Ha raccontato ai carabinieri che l’hanno intercettata all’esterno della comunità che, oltre alle punizioni fisiche già note, per un periodo è stata portata a casa di Daniela Cittadini, la mente finanziaria della setta, con la scusa di volerla proteggere dai genitori i quali, davanti a tante stranezze, avevano pensato di mandarla in un istituto psichiatrico. Daniela per tre mesi è rimasta chiusa dentro un bagno a stirare i vestiti della padrona di casa. Usciva solo la sera per mettersi a letto. Ma una volta ci è rimasta segregata per una settimana intera senza vedere mai nessuno. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, almeno una cinquantina di bambini sono stati vittime delle pratiche punitive della

I PRECEDENTI

La più famosa fu mamma Ebe Mamma Ebe Negli anni Ottanta, Maria Gigliola Giorgini, «Mamma Ebe», riceve malati nella sua villa e li «cura» con psicofarmaci e acqua «benedetta» per liberarli dalla malattia. I «pazienti» dovevano privarsi dei beni e darli alla guaritrice. FATTI

La setta degli ultimi giorni Fondata sul finire degli anni Settanta a Pinerolo (Torino) da Luciana Prompicai. La santona, il marito e altri sei adepti vengono arrestati per sequestro di persona e violenze ai danni di bambini e adulti.

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PANORAMA 20 maggio 2010

Il gruppo del rosario Guidato da Lidia Naccarato, è fondato a San Pietro in Amantea (Cosenza). Tra i fatti più gravi, l’omicidio di un confratello, commesso dopo 48 ore di preghiera per favorire la resurrezione del defunto fondatore della setta.

setta, e la vicenda è destinata a sconvolgere una zona, il Bresciano, ancora sotto shock per le accuse di pedofilia in una scuola (le sei maestre, il bidello e il sacerdote imputati sono stati appena assolti in Cassazione). Ci sono ancora bambini trattati in questo modo dalla setta? Nessuno lo sa. Quel che è certo è che anche molti adulti sono finiti tra le grinfie degli aguzzini. Nel rapporto dei carabinieri viene descritto il caso di Domenico Gatta, 39 anni, con problemi psichici curati con pratiche esorcistiche. Per circa un anno sarebbe stato lasciato in una stanza, spesso a digiuno, legato al letto con un catetere. Tutto l’inverno l’avrebbe passato con i vetri rotti alla finestra. C’è poi il caso di Albino Inverardi: sofferente di crisi epilettiche, sarebbe stato abbandonato fino a quando non è morto. Le accuse sono gravi. Il magistrato bresciano il 4 marzo di quest’anno ha convocato Fiorella Tersilla Tanghetti. La santona si è difesa così: «Nego di avere mai maltrattato o comunque istigato a maltrattare le persone indicate nelle imputazioni. Non ho mai concorso nei fatti di sequestro di persona. Le dichiarazioni rese dalle parti offese sono false, mi accusano per lucrare denaro a titolo di risarcimento dei danni». Per quanto riguarda la costruzione del bunker in vista di una futura terza guerra mondiale, «può anche darsi» sostiene «che io abbia fatto discorsi del tutto generici concernenti il timore mio e di tanti, ma tali discorsi non avevano alcun intento fraudolento». Così la santona spera che l’eventuale processo si concluda in nulla. (carmelo.abbate@ mondadori.it) ■


ESCLUSIVO

STUDENTI KILLER

Ucciderò il Papa Il ministro dell’Interno ha espulso in gran segreto due marocchini iscritti all’Università di Perugia. Per bloccare il loro folle piano: un attentato contro Benedetto XVI. DI GIACOMO AMADORI

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’obiettivo segreto dell’aspirante kamikaze è rimasto riservato per oltre tre settimane. La consegna dei vertici del ministero dell’Interno era evitare allarmismi. Ma l’espulsione dall’Italia, il 29 aprile, per terrorismo di Mohammed Hlal, marocchino di 26 anni, iscritto all’Università per stranieri di Perugia, e del connazionale Ahmed Errahmouni, ventiduenne studente d’informatica alla facoltà di matematica e fisica, nasconde un clamoroso retroscena: la volontà di uccidere Papa Benedetto XVI. Un progetto rivelato nel decreto firmato dal ministro Roberto Maroni il 21 aprile, dove si denuncia «il percorso di radicalizzazione religiosa intrapreso dall’Hlal che ha auspicato la morte del capo dello Stato della Città del Vaticano, affermando di essere pronto ad assassinarlo per garantirsi il Paradiso». Gli investigatori della Digos di Perugia e del Servizio centrale antiterrorismo (Ucigos) da un anno pedinavano Hlal: lo ascoltavano e non lo lasciavano mai solo con i suoi pensieri di morte. Soprattutto dall’ottobre scorso, dopo l’attentato fallito del libico Mohammed Game contro una caserma del-

FATTI

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l’esercito a Milano. Quando i suoi angeli custodi hanno appreso il piano di Hlal, hanno elevato l’attenzione. E non appena il giovane ha espresso la volontà di procurarsi l’esplosivo hanno lanciato l’allarme. La Direzione della polizia di prevenzione, guidata dal prefetto Stefano Berrettoni, ha avvertito il ministero dell’Interno. E Maroni ha chiesto a chi conduceva le indagini (il procuratore di Perugia Federico Centrone e il pm Giuliano Mignini) il nullaosta all’espulsione. Le motivazioni? «Costituisce una minaccia per la sicurezza dello Stato e può agevolare, in vario modo, organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali». In particolare, potrebbe attentare al «capo dello Stato Vaticano». Esattamente quello che 31anni fa aveva cercato di fare un altro studente della medesima Università di Perugia: il turco Mehmet Ali Agca, l’attentatore che sulla piazza di San Pietro sparò a Giovanni Paolo II. Alla fine di aprile gli investigatori della Digos perugina, diretta da Lorenzo Manso, hanno trovato elementi interessanti. In casa di Errahmouni, l’esperto informatico che PANORAMA 20 maggio 2010

teneva i contatti su internet con il radicalismo islamico, è stata rinvenuta una cartina di Torino con numeri e cerchi annotati; e Torino è la città visitata dal Papa il 2 maggio per l’ostensione della Sindone. Nell’abitazione del marocchino è stata recuperata anche una decina di foto di chiese italiane: le immagini di San Pietro e di Trinità dei Monti a Roma, delle piazze del Duomo di Milano, Parma e Orvieto, di piazza San Marco a Venezia. Gli investigatori ora dovranno verificare se quegli scatti, forse scaricati da internet, fossero le cartoline ricordo di un turista con la passione per l’arte o piuttosto possibili obiettivi. Al dilemma il ministro Maroni ha dato già una risposta nel decreto di espulsione, dove ha scritto: «Errahmouni risulta inserito in un consolidato circuito relazionale con estremisti islamici contigui alle reti di sostegno al terrorismo di matrice religiosa. Al fine di contattare queste persone privilegia internet, del cui utilizzo è un esperto, al fine di disporre in tempo reale delle informazioni di cui necessita». Ma se Errahmouni, con quei suoi capelli


ALESSANDRA BENEDETTI

PANORAMA LIVE

PERICOLOSO Mohammed Hlal: è nato a Fes, in Marocco, 26 anni fa e secondo gli inquirenti aderisce al fondamentalismo islamico di tipo jihadista. Nel decreto di espulsione si legge: «Hlal ha auspicato la morte del capo dello stato della Città del Vaticano». In alto, Benedetto XVI.

La perquisizione in casa di Hlal.

I due «studenti» vengono espulsi.

NON INTEGRATO Errahmouni Ahmed, nato ad Ameur in Marocco 22 anni fa, era in Italia dal 29 agosto 2009, ufficialmente per studiare. Secondo la polizia, è un integralista islamico radicale ed è inserito «in un circuito di estremisti contigui al terrorismo di matrice religiosa».

La conferenza degli inquirenti. Scopri come vedere i video a pagina 348 di Panorama.

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ESCLUSIVO

STUDENTI KILLER

VULNERABILE Benedetto XVI viene aggredito in San Pietro da una cittadina svizzera con problemi psichici: la scena, che risale al 25 dicembre scorso, mostrò al mondo la vulnerabilità del Papa. In basso, il decreto d’espulsione di Mohammed Hlal, firmato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni: nella lente, la frase che ipotizza il suo obiettivo.

da rapper, è la mente informatica, l’ispiratore della «visione radicale della religione islamica filojihadista» è Hlal, iscritto al corso di laurea in comunicazione internazionale alla facoltà di lingua e cultura italiana. Gli investigatori della Digos hanno registrato la sua evoluzione quasi darwiniana: da matricola con la faccia pulita ad aspirante kamikaze con barba da musulmano ortodosso. Dal suo sbarco in Italia, nel settembre 2008, gli occhi a poco a poco si sono fatti assenti. Lentamente si è isolato dalla vita studentesca, manifestando anche disprezzo per le manifestazioni pacifiste. Nella foto che Panorama pubblica in esclusiva si vede un uomo in abiti stazzonati che ciondola per Perugia. La sua arma, finora, era un pc portatile: il canale d’accesso a un mondo di martiri e mujaheddin. Attraverso internet Hlal scaricava prediche e video estremistici con cui s’indottrinava, chiuso nell’alloggio ottenuto dall’Agenzia per il diritto allo studio universitario. Qui i vicini di stanza udivano la cantilena delle preghiere, anche di notte. Il Corano era lo scudo che opponeva a sesso, alcol e cannabis, i demoni della vita universitaria. Gli stessi che la notte di Halloween del 2007 avevano ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher, a pochi metri dalla foresteria dove viveva Hlal. Lui ai pub e ai festini preferiva la piccola moschea di via dei Priori, un luogo dove sempre più spesso è possibile ascoltare prediche eversive, per qualcuno persino inneggianti alla jihad, la guerra santa contro gli infedeli. Del resto, Perugia da tempo è diventata la culla degli imam itineranti pachistani. Secondo gli inquirenti, Hlal stava per FATTI

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trasformare quelle parole in fatti. Intanto le indagini continuano. Hlal ed Errahmouni comunicavano con un gruppo di amici: quattro marocchini, un arabo israeliano e un tunisino, tutti fra i 22 e i 27 anni e tutti perquisiti. Gli accertamenti sui computer (una decina) e i documenti sequestrati diranno se i giovani hanno solo idee estre-

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mistiche o se stavano costituendo una vera cellula terroristica. Così si scopre che gli indagati non sono disperati pronti a tutto, emarginati, abbrutiti dall’ignoranza. Sono studenti universitari e la meglio gioventù dei loro paesi. In loro, però, cova la rabbia. Nel solco di una tradizione preoccupante: proprio a Perugia nel 1971 una costola della setta egiziana dei Fratelli musulmani fondò l’Unione degli studenti islamici. Michele Maria Amici è l’avvocato d’ufficio che ha provato a contestare il decreto di espulsione davanti al giudice di pace Rosa Flagiello. «Ho parlato con loro per pochi minuti» racconta Amici a Panorama. «Hlal mi ha chiesto dove fossero le intercettazioni, dimostrando di orientarsi bene nell’inchiesta. L’altro m’è parso meno radicale». Amici si è opposto all’espulsione «perché mancava la documentazione». Ma il giudice non ha accolto l’obiezione e i due sono stati condotti all’aeroporto di Fiumicino e imbarcati sul primo volo per il Marocco. Intanto in Italia lo scampato pericolo solleva dubbi e suscita domande allarmanti: quanti Hlal ed Errahmouni sono ancora in circolazione? Quanti uomini, magari giovani e integrati, sono pronti a farsi saltare per «ottenere il Paradiso», come succede ogni giorno in Afghanistan, Iraq o Israele? La risposta è impossibile, anche se il caso degli studenti di Perugia, come quello di Game, portano in primo piano la figura del «lone terrorist»: il terrorista solitario che agisce senza bisogno di contatti con un’organizzazione. Si tratta della nuova frontiera del terrore globale: i kamikaze fai-da-te, ai quali basta un computer: su internet studiano e si radicalizzano, apprendono le parole d’ordine di Al Qaeda, imparano come fabbricare le armi per la loro guerra santa. Possono colpire ovunque: su treni e metropolitane, centri commerciali, piazze o chiese. Come probabilmente intendevano fare Hlal ed Errahmouni, prima di essere fermati. ■


BUONI ESEMPI

L A S T O R I A D E L L A M A E S T R A F E R I TA

Io speriamo che vi miglioro Un’insegnante napoletana perde la milza per un calcio che le ha dato uno scolaro. Ma lo perdona. In questa lettera spiega perché. DI MARIA MARCELLO

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aria Marcello, 48 anni, è l’insegnante della scuola elementare di Barra, un quartiere napoletano, cui il 7 maggio un alunno di un’altra classe ha spappolato la milza con un calcio. Salvatore, 10 anni, stava litigando con un compagno disabile. Quando la maestra ha cercato di dividerli, l’alunno ha cominciato a scalciare e l’ha colpita al fianco sinistro. Ricoverata d’urgenza, la docente è stata sottoposta a un delicato intervento e le è stata asportata la milza. Verrà dimessa dopo il 20 maggio. Questa è la lettera che, dal suo letto di ospedale, Maria Marcello ha scritto attraverso Panorama ai bambini di Napoli. ■

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UN’ALTRA POSSIBILITÀ In alto, Maria Marcello, 48 anni, maestra. PANORAMA 20 maggio 2010


SENZA LICENZA

A C ACC I A D I S O F T WA R E CO P I AT I

Baschi verdi Il controllo nel net point di Milano. Al centro, il maresciallo Davide D’Agostino e il tenente Daniele Marra.

PANORAMA LIVE

Un giorno a caccia di pirati Ogni anno le aziende informatiche perdono milioni di euro a causa dei programmi illegali. «Panorama» è stato con i militari della Finanza, fra blitz e sequestri. DI GUIDO CASTELLANO

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ilano: cronaca di una giornata di metà maggio, a caccia di pirati del software con la Guardia di finanza. Obiettivo dell’operazione: controllare i computer di tutti gli internet point del capoluogo milanese. Si sospetta non solo di trovare software contraffatto, ma anche programmi che rubano i dati personali di chi li utilizza. Il cronista di Panorama segue un intervento dei baschi verdi in diretta, con la telecamera (per vedere il video cliccare con il cellulare il codice Qr in alto a destra). Alla pattuglia di cyberfinanzieri guidata

PANORAMA LIVE

dal tenente Daniele Marra bastano pochi istanti per entrare nelle memorie del net point di via Lecco. Risultato: su 13 computer ispezionati, non ce n’è uno in regola. A partire dai sistemi operativi: da un controllo con la Microsoft, risultano avere il numero di serie contraffatto. Per questo i militari sequestrano tutti gli hard disk. A questo punto però, chiamato dall’anziano gestore del locale, entra in scena Khalid, 34enne pacato e ben vestito approdato in Italia dal Bangladesh. È il titolare, ha un regolare permesso di soggiorno ed è stato chiamato

PIETRO SCOTT JOVANE, AD MICROSOFT

«Così perdiamo migliaia di posti»

Guarda Pietro Scott Jovane, numero uno della Microsoft Italia. Scopri come fare a pagina 348.

«Il tasso di pirateria è del 49 per cento» calcola con Panorama Pietro Scott Jovane, amministratore delegato della Microsoft Italia: «è causa di perdite per le software house ma anche un grave danno per il sistema paese». Infatti, come ha recentemente illustrato uno studio condotto dalla Business software alliance, «una riduzione del 10 per cento nel tasso d’illegalità in quattro anni, oltre a ridurre i rischi legati alla sicurezza e alla privacy dei dati, potrebbe generare oltre 6 mila nuovi posti di lavoro, più di 700 milioni di euro di entrate per l’erario e oltre 2 miliardi di euro di ulteriore volume d’affari per il settore».

Guarda l’irruzione nell’internet point di Milano. Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

immediatamente. Khalid mostra ai militari una regolare fattura di acquisto di computer e le licenze del software. Morale della favola: il pirata non è Khalid, ma un’azienda milanese che gli ha rifilato (e fatto pagare) il software contraffatto. Episodio che conferma una tendenza preoccupante. In Italia, infatti, secondo i dati rilasciati dalla Business software alliance, l’associazione che raggruppa i principali sviluppatori di software, 49 computer su100 utilizzano programmi privi di regolare licenza. Un danno commerciale per le aziende italiane che lo studio ha quantificato in 1.209 milioni di euro: ogni 100 euro investiti in programmi legali ce ne sono altri 75 che non vengono spesi, perché sostituiti con software illegale. E non sempre, come nel caso di Khalid, i pirati sono quelli che scaricano dai siti peer to peer, ma commercianti senza scupoli. La Guardia di finanza in Italia, nel 2009, durante 135 azioni investigative ha sequestrato software illegali per circa 5 milioni di euro, denunciato all’autorità giudiziaria oltre 100 persone e comminato oltre 7 milioni di euro in sanzioni amministrative. ■

Sequestri in corso Gli uomini della Guardia di finanza al lavoro. Sotto a destra, il magazzino con il materiale sequestrato.


PA R L A PAO L A FA L L AC I

INTERVISTE AL VETRIOLO

Oriana non era come ve la siete immaginata voi.Era peggio Una moschea accanto alla casa della grande giornalista? «Se fosse qui» dice la sorella «l’avrebbe fatta saltare in aria col tritolo». Poi racconta il volto inedito di una donna collerica e infelice. E gli stracci che volano in famiglia per la sua eredità. FRANCO ORIGLIA

DI ANTONIO ROSSITTO

DISPUTE FAMILIARI Paola Fallaci, 72 anni, nella sua casa di Casole, nel Chianti. Nella foto a destra, suo figlio Edoardo Perazzi, l’erede universale di Oriana.

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i spiace, non la faccio entrare. L’ultima giornalista che è venuta qui, « un’americana, si è rubata perfino una minuscola foto di Mao Zedong, su cui mia sorella aveva annotato una falsa dedica: “A Oriana with love”. Finisce sempre così: appena mi volto un attimo, si mettono in tasca qualsiasi cosa». A Casole, in una stradina sterrata nel cuore del Chianti, il fischio dei merli è smorzato da una voce flebile e garbata. Dietro una cancellata verde alta mezzo metro, Paola Fallaci, 72 anni, si passa una mano tra i capelli corti: «Mi FATTI

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scusi, stavo travasando i pomodori...». Veste come le gentildonne di campagna: giacca verde da caccia, pantaloni e scarpe nere. Si avvicina a una gabbia piena di morosete: galline con piume splendide lunghe e soffici. Ne afferra una, la prende tra le braccia, le accarezza le zampe. «Le porto anche in passerella: sfilano in tutta Europa». Per 35 anni Paola ha fatto la giornalista di costume a Milano. Poi si è ritirata a vivere nell’enorme casa in pietra che incombe alle sue spalle. Vive tra galline, cani. E il ricordo della sorella, Oriana Fallaci. A Casole ha passato con lei molte estati. E poi alcuni mesi degli ultimi periodi della scrittrice: morta a 77 anni, nel settembre del 2006. Quattro anni dopo, l’autrice italiana più famosa nel mondo non smette di far parlare di sé. Sabato 8 maggio Il Riformista ha pubblicato una sua lettera inedita del 2000, dove faceva a pezzi l’antifascismo: giudizi che hanno riaperto il dibattito sul Novecento. Paola Fallaci ha due figli: Edoardo e Antonio Perazzi. Il primo è diventato l’erede universale della zia. L’altro non ha avuto lasciti. Una decisione che ha squassato la famiglia. Tanto da spingere la madre a una sorta di disconoscimento del primogenito: «Il mio ex figlio» lo chiama. Il motivo che ha spinto Panorama su queste colline è però un altro: il centro islamico che dovrebbe nascere a Greve in Chianti, a pochi chilomePANORAMA 20 maggio 2010

tri da qui. Paola Fallaci sorride: «Povera Oriana! In vita ha lottato per un sacco di cose. Ma da morta non riesce a realizzarne nemmeno una. Si batteva con passione, ma vittorie non ne ha mai avute». L’esempio più illuminante è Un cappello pieno di ciliege: la saga familiare uscita nel 2008. «Il libro è patetico, ma pur di guadagnare l’hanno voluto pubblicare» dice la sorella della scrittrice. «Per non parlare della sua casa di New York: invece di diventare una fondazione, come lei avrebbe voluto,

16 libri sono stati pubblicati da Oriana Fallaci. L’ultimo, «Un cappello pieno di ciliege», uscì postumo nel 2008.

20 milioni

le copie vendute in tutto il mondo. «Lettera a un bambino mai nato» il titolo più venduto: 4,5 milioni di copie.

8 milioni di euro i diritti d’autore lasciati a Edoardo Perazzi, nipote della scrittrice e suo erede universale.



PA R L A PAO L A FA L L AC I FRANCO ORIGLIA

INTERVISTE AL VETRIOLO

sta cadendo in rovina». E adesso perfino il centro islamico a Greve: «Per lei sarebbe stato il massimo dell’offesa. Oriana si sta rivoltando nella tomba». Come avrebbe reagito? Non oso pensarci. Già aveva fatto di tutto per impedire la costruzione della moschea di Colle di Val d’Elsa, a pochi chilometri da qui. Ne parlava sempre. Era arrabbiatissima. Le scrivevano le lettrici del paese: raccontavano che l’imam picchiava le donne. E a lei saliva il sangue alle testa: «Vengo io e lo prendo a calci nel culo quel delinquente!». Nel maggio 2006, pochi mesi prima di morire, in un’intervista al «New Yorker» disse: «Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, se io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. Se sarò ancora viva, andrò dai miei amici a Carrara: la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria». Lo avrebbe fatto sul serio. Quando viveva in questa casa era a letto: malatissima. Ma c’era sempre da parlare dell’imam di Colle di Val d’Elsa. Non se ne poteva più. Era di-

CHI LI VUOLE? A sinistra, la moschea di Colle di Val d’Elsa. Sopra, firme al referendum contro il centro islamico a Greve in Chianti (Siena), il paese degli avi di Oriana Fallaci.

ventata amica perfino del maresciallo dei carabinieri: lo tormentava, gli chiedeva di arrestare l’imam. Un’ossessione malsana, sono sicura che l’ha portata alla morte. Alla morte? L’11 settembre la scosse profondamente. Dopo il crollo delle Torri gemelle, lei voleva dire la sua. Se si fosse curata, avrebbe vissuto ancora. Invece non andò più in clinica, non si fece più vedere dal professore, smise perfino di prendere le medicine. Le interessava solo una cosa: la crociata contro l’Islam. Era un’incosciente: voleva stare alla macchina per scrivere. Nient’altro. E pensava che i medici le facessero perdere tempo. Cercò di convincerla a curarsi? C’ho provato. Ma la vita per lei era portare avanti un’idea. Oriana era una donna ricchissima, però non si è mai goduta i soldi. L’unica felicità gliela dava il lavoro: pubblicare un libro, scegliere la copertina, sentire che aveva venduto milioni di copie. «Chi altri quanto me?» si vantava. Era molto vani-

tosa. Ma era brava. Metteva una dedizione incredibile in tutto quello che faceva. Quando cucinava, per esempio: le sue polpette dovevano essere le più buone del mondo. E alla fine lo erano per davvero. Che cosa le diceva dell’Islam? Enormità: da paranoica, da forcaiola. Proprio lei, che era stata una giovane partigiana... Negli ultimi anni, e lo dico con affetto, cominciò a mancare di senso del ridicolo. A un certo punto doveva farla finita con questa storia dell’Islam. Ne parlava sempre. L’attentato alle Twin towers fu un colpo tremendo per lei. Abbandonò Un cappello pieno di ciliege per scrivere libri contro l’Islam: doveva portare avanti la sua opera di persuasione. Una donna così intelligente si era ficcata in un vicolo cieco. Fui l’unica a dirglielo: «Pensa al babbo, a chi ha combattuto per la libertà». E quale fu la risposta di Oriana? Berci e urla. Ma discutere non serviva a nulla. La Rizzoli, il suo editore, la incoraggiava. E il Corriere della sera, per guadagnare copie, non smetteva di osannarla e di pubblicare i suoi attacchi contro l’Islam. Anche per questo quelli del Corriere la odiavano. Ha avuto una vita triste, l’Oriana. Tutti la detestavano. Dopo la morte dicevano che erano stati suoi amici, ma l’hanno sempre malsopportata. A casa ho trovato le lettere che si scambiava con Indro Montanelli: erano piene d’insulti. Lei era deferente. Lui la trattava con sufficienza. Scriveva: «Cara mele secche», riferendosi al suo didietro. Mia sorella ci restava male: voleva parlargli di politica. Montanelli però la sbeffeggiava: «Chi crede di essere lei, Biancaneve?». Con chi andava d’accordo, invece? Con molte persone, ma per poco tempo. Isabella Rossellini, per esempio. Un’amica:

STORIA DI UN FENOMENO CULTURALE

I sette peccati di Hollywood 1958 30 mila copie FATTI

Il sesso inutile 1961 30 mila copie

Penelope alla guerra 1962 800 mila copie

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Gli antipatici 1963 520 mila copie

PANORAMA 20 maggio 2010

Se il sole muore 1965 1 milione di copie

Niente e così sia 1969 1,1 milioni di copie

Quel giorno sulla luna 1970 40 mila copie

Intervista con la storia 1974 1,2 milioni di copie


INTERVISTE AL VETRIOLO

PA R L A PAO L A FA L L AC I E quindi? Mi spiace per Antonio, che è stato leale con la zia. Invece l’altro... Di fronte a tanti milioni la gente può perdere la testa: è stata un po’ come la storia degli Agnelli. La casa di New York, 8 milioni di diritti d’autore, le bozze di un libro inedito... Lei alla fine aveva un tumore al cervello e le ultime disposizioni sono di tre mesi prima della morte. Ma un testamento c’era già. La casa di New York veniva divisa in due: sotto ad Antonio, sopra a Edoardo. Sa, le persone cambiano; e nella vicinanza della morte cambiano ancora di più. Però tutta la storia dell’eredità mi sembra strana. In che senso? Una donna così decisa... Lei voleva fare la sua fondazione: i diritti d’autore dovevano essere destinati a quello. Invece in fin di vita decise di darli a Edoardo. Il mio «ex figlio» è diventato il manager di Oriana. E ha fatto cose che lei non gli avrebbe permesso. Ma va sempre così: ci sono i furbi e quelli che non chiedono nulla. E Antonio non ha mai chiesto nulla. È stata un’ingiustizia. Ma lei del resto era una donna ingiusta. Era difficile starle accanto. Anche per Alexandros Panagulis, il politico greco che le ispirò «Un uomo»? Lei lo faceva imbestialire. Lui beveva. Un paio di sberle gliele ha pure tirate. Mio padre restò sconvolto. Noi sorelle invece fummo sollevate: almeno qualcuno l’aveva messa a posto. Lo portò qui nel 1972. Sono rimasti in questa casa per mesi. Lui si annoiava e faceva giri con la sua macchinina verde. Fu l’amore della sua vita? Nemmeno per sogno! François Pelou, il giornalista della France press: lui è stato l’amore della sua vita. Quando veniva qua in campagna, diceva: «Peccato non parli l’italiano, altrimenti ve ne racconterei di cose».

una persona dolce, affettuosa, carina. Però da un giorno all’altro Oriana l’ha scacciata e non l’ha voluta più vedere. L’ha accusata di averle «rubato» una frase sull’Islam. La sua ossessione... Una volta glielo dissi: «Devi farla finita con i libri per vecchietti fascisti». Lei rispose che non capivo nulla. Che ero un’infame. Come furono gli ultimi periodi della sua vita in questa casa? Le notti erano i momenti più dolorosi. Dormiva poco, mi chiamava, si lamentava: «Che stupida, ho buttato la salute per scrivere». I libri sull’Islam erano un tarlo. Lei, atea da sempre, era diventata grande ammiratrice di Papa Ratzinger: «È la persona più intelligente che abbia conosciuto» mi disse. Si avvicinò alla religione? Per niente! Bestemmioni fino alla fine. Però era tanto amica di monsignor Rino Fisichella. Lui andava a trovarla a New York per settimane, ospite di Oriana. Bevevano champagne e parlavano dell’Islam. Lei mise dei soldi anche in una banca del Vaticano. Partiva da Firenze per Roma con le valigie piene di migliaia di euro. E perché l’avrebbe fatto? Per non pagare le tasse. Una cosa assurda: sapeva benissimo che era vicina alla morte. Ma continuava a pensare al denaro. Alla fine ha lasciato tutto a Edoardo Perazzi, suo figlio. Ex figlio... Ex figlio? Lo chiamo così. È stato furbo: la andava a trovare spesso, le dava sempre ragione, si faceva benvolere. E Oriana, in quel periodo, era molto influenzabile. Sua sorella l’ha estromessa dall’eredità. Non me n’è mai fregato niente dei soldi. Sapevo che non avrei preso un euro, ed era giusto così. Io non ne ho bisogno.

Lettera a un bambino mai nato 1975 4,5 milioni di copie FATTI

Un uomo 1979 3,5 milioni di copie

Insciallah 1990 2,5 milioni di copie

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La rabbia e l’orgoglio 2001 2 milioni di copie

PANORAMA 20 maggio 2010

La forza della ragione 2004 1,4 milioni di copie

Ma poi anche lui non l’ha sopportata più. E chi le piaceva? Sofia Loren, Maria Callas e l’astronauta Charles «Pete» Conrad. Fra i politici? Enrico Berlinguer. Dei nuovi? Detestava che quelli della Lega l’adorassero. Questo le bruciava. «A Mario Borghezio gli spacco la testa, se va a dire in giro che mi stima». Era gente che considerava rozza: non voleva assolutamente che l’accomunassero a loro. L’hanno accusata di essere gelosa di sua sorella. Ne ero orgogliosa. E ci siamo sempre volute bene. Ma sarei morta se fossi stata come lei. Lei voleva essere al centro dell’attenzione. Io cerco quiete tra gli animali. Le manca? Mi manca la sua solidarietà. Se le avessi detto che era venuto un giornalista, che mi aveva tenuto un’ora a parlare, avrebbe strillato: «E tu perché ’un m’hai chiamato? Venivo lì e lo prendevo a calci nel sedere». C’è andata bene. A lei invece è andata male. Un cappello pieno di ciliege è terribile. Lei ne scrisse solo metà. Non voleva pubblicarlo: «Piuttosto lo brucio» mi diceva. Al mio ex figlio va bene così. Ma non le ha fatto un gran favore. Ripeto: tutto sommato, è stata sfortunata. Lo pensava pure lei? Si lamentava: «Non sono nemmeno riuscita ad avere la copertina di Time». Io replicavo: «Ma come? Hai avuto successi, libri, soldi». Per lei non contava nulla. Invece la copertina di Time... L’avrebbe fatta felice? Le sarebbe piaciuto anche avere il Nobel. Ma non gliel’hanno dato. Per questo odiava gli svedesi. Quasi quanto gli islamici. ■

L’Apocalisse 2004 1,3 milioni di copie

Un cappello pieno di ciliege 2008 500 mila copie

Intervista con il potere 2009 80 mila copie


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C A N E S C I O LT O

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ecentemente il Maestro delle interviste, Claudio Sabelli Fioretti, ha tirato le orecchie a Roberto Saviano, autore di Gomorra, best-seller internazionale imperniato sulla criminalità organizzata in Campania, perché questi ha scelto di rimanere legato alla Mondadori, casa editrice che lo ha lanciato e fatto diventare una star. Cosa c’è di male a scrivere per la Mondadori? Per il Maestro, il male consiste nel fatto che l’editore è Silvio Berlusconi, ossia il diavolo, principe dei peccatori. Non mi pare che Saviano abbia dato retta a Sabelli Fioretti; probabilmente, oltre a essere stato capace alla sua prima opera di ottenere un successo strepitoso, è anche attento alla tutela dei propri interessi e non si è lasciato impressionare da certe ramanzine buttate lì alla carlona. Meglio per lui, cui auguro di mandare in libreria altri libri graditi al pubblico, che rimane il giudice più importante per ogni scrittore. Questa storia comunque è paradigmatica della mentalità di tanti censori, tra cui appunto Claudio Sabelli Fioretti al quale riconosco sia il talento, sia il diritto di guadagnarsi da vivere come può, ma non di sputare su Saviano perché pagato da Berlusconi. Si dà infatti il caso che lui stesso sia pagato da Berlusconi anche se finge di non saperlo o di essersene dimenticato. Nell’eventualità glielo ricordo io. Il Maestro lavora per Italia1, emittente Mediaset, la cui maggioranza è saldamente in mano alla famiglia del Cavaliere e a lui medesimo. Tutti ne sono al corrente tranne Sabelli Fioretti che fa addirittura parte della giuria, insieme con Vittorio Sgarbi, Platinette, Alba Parietti e Angela Sozio, di un reality (già andato in onda negli Stati Uniti) che nel nostro Paese ha il seguente titolo: La pupa e il secchione, definito dagli autori un «esperimento sociale». Non desidero improvvisarmi critico televisivo e avrei qualche imbarazzo a dire se sia o meno un buon programma, di alto o basso profilo. Non è questo il punto. Posso al massimo precisare che vi partecipano delle ragazzotte in piena salute e che gli indici di ascolto non sono trascurabili. D’altronde è noto che dopo cena molta gente, stanca del lavoro, ama trasmissioni digestive e magari divertenti.

Caro Sabelli Fioretti, non fare il moralista. Saviano lavora per Berlusconi quanto te. Perché lui sbaglia e tu no? PANORAMA LIVE

Di’ la tua sull’articolo di Vittorio Feltri Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

OPINIONI

172

V I T TO R I O F E LT R I

Il problema è: che ci fa Sabelli Fioretti nello studio di un canale di Berlusconi, cioè dello stesso diavolo per il quale, secondo il Maestro, Roberto Saviano sbaglia a prestare il proprio ingegno? Immagino che Sabelli Fioretti non

sia tipo da lavorare gratis, nessuno lo fa. Presumo piuttosto che incassi un sostanzioso gettone ogni volta che il suo volto compare sul video maledetto del Cavaliere. E allora come la mettiamo? D’accordo che pecunia non olet. Ma se non olet per il Maestro delle interviste perché, invece, olet per Saviano? Non è una domanda difficile, siamo sicuri che arriverà presto una magistrale risposta, in mancanza della quale dovremmo concludere che il Nostro è scivolato sul Banana. Non abbiamo certezze eccetto una: non restituirà al demonio neppure un centesimo delle migliaia di euro ricevute per dare la pagella a pupe e ai secchioni, consentendo al programma e a chi vi collabora di campare. In fondo, anche Claudio Sabelli Fioretti, come Berlusconi, tiene famiglia. ■ PANORAMA 20 maggio 2010


’ E

L’ E U R O P E O

SERGIO ROMANO

Per commentare: blog.panorama.it/opinioni

probabile che la crisi greca abbia avuto una certa influenza sulle elezioni tedesche del Nord Reno-Vestfalia. Il cancelliere Angela Merkel sapeva che il salvataggio della Grecia non piaceva ai suoi connazionali e ha seminato la strada di ostacoli sino a quando ha dovuto finalmente allinearsi sulle posizioni di Francia, Italia e altri paesi dell’Ue. Se il suo obiettivo era quello di oltrepassare, prima della decisione, la scadenza elettorale, gli aiuti alla Grecia e la creazione di un grande scudo (700 miliardi) per la protezione dell’euro sono caduti nel momento peggiore. Ma le ragioni di ciò che è successo nel più popoloso Land tedesco vanno ricercate altrove. Quando la Germania andò alle urne, l’anno scorso, Angela Merkel voleva archiviare la Grosse Koalition con i socialdemocratici e aprire una fase durante la quale la sua Cdu avrebbe governato con i liberali di Guido Westerwelle. I due partiti vinsero le elezioni e si accordarono su un programma che avrebbe comportato fra l’altro, come desiderato dai liberali, una riduzione dell’imposta sul reddito per 25 miliardi di euro.

La realtà ha deluso le aspettative della signora Merkel. Il leader liberale si è dimostrato capriccioso e imprevedibile, la situazione economica ha scompigliato i progetti elettorali e la coalizione è parsa, nelle nuove circostanze provocate dalla crisi, esitante, traballante e litigiosa. Come molti altri elettorati europei, anche quello tedesco è deluso dalla classe politica, è arrabbiato, non sa più per chi votare e manifesta il suo malumore, anzitutto, lanciando ammonimenti ai governi in carica. I sondaggi su Nicolas Sarkozy e José Luis Zapatero sono disastrosi, il Belgio è letteralmente a pezzi, il partito laburista di Gordon Brown ha perso tecnicamente le elezioni e anche il Pdl, pur restando il maggiore partito nazionale, ha registrato nelle elezioni regionali italiane un calo dei consensi. Ma il giudizio negativo sui governi non giova necessariamente alle opposizioni. In questo clima tetro e uggioso può ac-

Angela Merkel ha perso le elezioni ma è condannata a governare, perché la Germania non ha alternative.

cadere che un volto nuovo buchi lo schermo della televisione e conquisti un’improvvisa popolarità, come è accaduto recentemente a Nick

PANORAMA LIVE

Di’ la tua sull’articolo. Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

OPINIONI

Clegg, leader dei liberaldemocratici britannici. Ma sono fuochi di paglia destinati a consumarsi rapidamente. Da questo quadro possono ricavarsi, per la Germania, due conclusioni. La prima è che Angela Merkel ha subito una sconfitta e ha perduto il lustro della vittoria di un anno fa. La seconda è che può continuare tranquillamente a governare perché non c’è nessuno all’orizzonte che possa minacciare il suo governo. Ha perduto il controllo della camera alta (il Bundesrat) e non potrà fare approvare la diminuzione dell’imposta sul reddito. Ma questo le permetterà di meglio respingere una richiesta dei liberali a cui buona parte del suo partito era comunque contraria. E per il resto continuerà a fare l’unica cosa che i governi europei possano fare nei prossimi anni: navigare a vista. ■ PANORAMA 20 maggio 2010

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DOPO IL VOTO

SANG TAN/AP PHOTO

G R A N B R E TAG N A

Downing street val bene un patto Uno ha vinto ma senza maggioranza; l’altro rappresenta il nuovo ma ha pochi seggi. Si sono alleati per necessità. Ma qualcuno pensa già che sia inevitabile il divorzio.

Un governo per due David Cameron, 44 anni, leader dei Tory, Nick Clegg, 43, a capo dei liberaldemocratici: una coabitazione alla quale non tutti credono davvero.

C

’è qualcosa di simile al giallo di Agatha Christie, Assassinio sull’Orient Express, in ciò che è accaduto nella politica britannica. Ogni giorno l’investigatore cerca l’assassino, ogni giorno c‘è un nuovo indizio, ogni giorno la nuova certezza si sgretola. Alla fine l’investigatore scopre che gli assassini sono tutti i passeggeri, nessuno escluso, ma non si sente vincitore per avere risolto il caso. Ecco, il Regno Unito uscito dalle urne è un enorme Orient Express, dove tutti hanno assassinato tutti. Il bipolarismo è finito, il paese ha mandato a casa 13 anni di governo laburista ma è entrato nell’età dell’incertezza. Il nuovo primo ministro, il conservatore David Cameron, ha dovuto prendersi come alleato il precedentemente disprezzato novellino liberaldemocratico Nick Clegg, a cui la televisione ha regalato un’improvvisa popolarità da talento alla X Factor. Ma i conservatori odiano i liberaldemocratici e i liberaldemocratici odiano i conservatori. I due elettorati sono così emozionalmente distanti che non si capisce come possano durare insieme.

FATTI

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D I S I LV I A G R I L L I

La politica britannica è un’arena di combattimento, i partiti non hanno l’abitudine alla cooperazione. Nel 1951 laburisti e conservatori insieme ottennero il 90 per cento dei voti. Allora la Gran Bretagna era davvero un sistema bipolare. Nel 2010 laburisti e conservatori hanno avuto il 65 per cento dei voti. Questo significa che negli ultimi 60 anni i due maggiori partiti hanno perso parte dei loro voti a favore dei più piccoli. Molti a vantaggio dei liberaldemocratici, ma anche di partiti nazionalisti in Galles, Irlanda e Scozia. Prima delle elezioni i maggiori giornali avevano ostentato sostegni clamorosi. Il settimanale The Economist a Cameron, il quotidiano The Guardian, con un voltafaccia spettacolare, aveva abbandonato il vecchio primo ministro laburista Gordon Brown per il faccino giovane di Clegg. Oggi la parola più ricorrente nelle redazioni è «instabilità». Philip Stephens, editorialista principe del Financial Times, quotidiano che a sua volta aveva sostenuto i conservatori, dice: «Una coalizio-

PANORAMA 20 maggio 2010

ne tra Cameron e Clegg è potenzialmente piuttosto stabile e può durare per parecchi anni, ma potrebbe anche essere il contrario a causa dei dissidi interni tra di loro. Per certi versi Clegg e i liberaldemocratici sono molto potenti, per altri molto vulnerabili e qualsiasi strada prendano apriranno divisioni all’interno del partito o provocheranno una reazione da parte degli elettori. Come coabiteranno è difficile da dire. Ma almeno hanno l’aritmetica per durare alla Camera dei co-

«I liberaldemocratici vogliono tagliare le tasse per chi guadagna meno, i conservatori eliminare la tassa di successione fino a 2 milioni di sterline. Tra loro c’è un matrimonio di convenienza che inevitabilmente finirà con un divorzio». Kevin Maguire («Daily Mirror»)


Conservatori 305 seggi

Nick Clegg È l’uomo nuovo della politica britannica. È emerso dai dibattiti in tv, ma si è detto deluso dal risultato delle urne. Oggi è comunque l’ago della bilancia.

Laburisti

258 seggi

NIGEL RODDIS/REUTERS

Totale seggi 650 Maggioranza 326

Parlamento instabile

Altri

Alla Camera dei comuni raramente è mancata la maggioranza a chi ha vinto le elezioni. Oggi, invece, i commentatori si aspettano un periodo di incertezza politica.

muni. Affronteremo un periodo non incoraggiante di decisioni politiche ed economiche molto difficili. Tanto che alcuni parlamentari laburisti mi avevano detto privatamente: “Lasciamo formare una coalizione a conservatori e liberaldemocratici, deleghiamo loro tutte queste decisioni impopolari mentre ci prepariamo con un nostro nuovo leader alle prossime elezioni”». Il Daily Mirror è l’unico quotidiano rimasto fedele sino alla fine a Gordon Brown.

«Il pacchetto conservatori-liberaldemocratici è il più stabile, e il più capace di prendere nei prossimi mesi le necessarie decisioni dure e impopolari su spesa pubblica e tasse». Philip Stephens («Financial Times»)

Liberaldemocratici 57 seggi

Kevin Maguire, il maggiore commentatore politico del Mirror, sostiene: «Clegg a letto con Cameron sarà un disastro per i liberaldemocratici: verrà usato, abusato e abbandonato. Sarà un’avventuretta da vacanza che finirà in modo orribile per Nick. Potrebbe anche essere la fine della sua carriera politica. Dare la chiave di Downing street a Cameron significa che i liberaldemocratici entreranno in una grave crisi politica alle prossime elezioni. Conservatori e liberaldemo-

«Gordon Brown ha riconosciuto che il voto è stato un giudizio contro di lui. Con una coalizione formale liberaldemocratici e conservatori hanno ora una maggioranza molto chiara per governare». Merril Stevenson («The Economist») PANORAMA 20 maggio 2010

30 seggi

cratici sono tribù molto differenti. I primi sono per il mercato libero e una bassa tassazione, i secondi credono di più nell’economia regolata». Merril Stevenson, capo della redazione britannica dell’Economist, il settimanale che ha sostenuto apertamente Cameron, afferma: «Liberaldemocratici e conservatori hanno più punti in comune di quanto si tenda a credere: dal taglio del deficit alle libertà civili, dalla riforma del lavoro a quella della scuola pubblica. Insieme possono lavorare meglio che separati. Ma credo che queste elezioni abbiano prodotto un semplice risultato: nessuna stabile possibilità. Non è solo quanti voti abbiano preso gli uni o quanti gli altri. I conservatori hanno un solo parlamentare in tutta la Scozia, mentre in Scozia i laburisti hanno accresciuto il proprio peso. La Scozia sta cominciando ad andare per la propria strada. Mi preoccupa che un accordo tra conservatori e liberaldemocratici possa arrivare a una fine veloce. Sarebbe una vergogna tornare presto al voto». ■

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BEN STANSALL/AFP/GETTY IMAGES

ALASTAIR GRANT/AP PHOTO

Gordon Brown È arrivato alle urne chiaramente sfavorito. Ma è stato premiato dal sistema elettorale oltre la percentuale di voti raccolti.

David Cameron Era il grande favorito, ma la crescita di Clegg ha eroso molti dei suoi voti. Ha vinto, ma non ha la maggioranza.


Inarrestabile La chiazza di petrolio al largo delle coste della Louisiana continua a espandersi a un ritmo di circa 750 mila litri al giorno.

FATTI

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M A R E A N E R A L A C ATA S T R O F E N E L G O L F O D E L M E SS I CO

Piattaforma Deepwater: diario di bordo di un disastro annunciato Era stata presentata come lo Shuttle della trivellazione marina e invece dal febbraio 2002, ad appena un anno dalla costruzione, il primo di una lunga serie di incidenti. Puntualmente sottovalutati. Fino al brindisi surreale del 20 aprile, giorno dell’esplosione.

GETTY IMAGES

DI MARCO DE MARTINO DA NEW YORK

PANORAMA 20 maggio 2010

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M A R E A N E R A L A C ATA S T R O F E N E L G O L F O D E L M E SS I CO Shell 1978

P R O F O N D I TÀ D E L F O N DA L E M A R I N O

0 metri

Conoco 1989

1.

Shell 1996

2.

Petrobras 1999

3.

British Petroleum 2006

2.

500 metri

1.000 metri

1. Piattaforme fisse costruite su cemento o su piedi 1.500 metri

in acciaio ancorati sul fondo dell’oceano

2. Piattaforme galleggianti in superficie e ancorate 2.000 metri

al fondo del mare grazie a strutture in acciaio

3. Petroliere equipaggiate per la grande produzione, 2.500 metri

lo stoccaggio e lo scarico di petrolio

Fonte: Shell

SI CERCA IL GREGGIO SEMPRE PIÙ GIÙ Nel settembre 2009, la Deepwater Horizon ha trivellato il più profondo giacimento di petrolio e gas della storia, a una profondità verticale di 10.680 metri, con il fondale marino a 1.259 metri.

P

AFP/GETTY IMAGES

oche ore prima dell’esplosione che l’avrebbe fatta a pezzi, la piattaforma Deepwater Horizon ospitava una festa per celebrare sette anni di operazioni senza neanche un problema grave. Era lo scorso 20 aprile, un martedì. A bordo incrociavano i loro bicchieri pieni di champagne tutti i protagonisti del più grave disastro della storia delle esplorazioni petrolifere. C’erano i dirigenti della Transocean, socie-

Inutili I tentativi per arginare il petrolio, dai galleggianti alla cupola sottomarina, sono falliti. FATTI

186

tà svizzera proprietaria dell’impianto, le cui piattaforme sono state protagoniste negli ultimi tre anni del 73 per cento degli incidenti nel Golfo del Messico. C’erano i leader della British Petroleum, che a dispetto della sua immagine verde è considerata dalla agenzia di consulenza Riskmetrics la peggiore azienda energetica al mondo sia come sicurezza sia come impatto ambientale: dal 1996 al 2009 le piattaforme operate dalla multinazionale inglese hanno causato la perdita di 7 mila barili di petrolio nel Golfo, il 15 per cento del totale. E c’erano i tecnici della Halliburton, società di servizi che aveva appena tappato il pozzo, in attesa della trivellazione vera e propria, seguendo una procedura secondo alcuni inadeguata a contenere la pressione di bolle di metano come quella che ha scatenato l’incidente. Secondo i senatori del Congresso americano, che hanno aperto due commissioni di inchiesta, sono più di uno i responsabili del disastro ambientale che va in onda in diretta dal giacimento Macondo nel Canyon numero 252 del Golfo, a 80 chilometri dalla costa della Louisiana. Nel mirino ci sono anche i tecnici delPANORAMA 20 maggio 2010

la Cameron International, l’azienda che ha fornito alla Deepwater Horizon il «blowout preventer»: il meccanismo di chiusura che si è inceppato. Ma mentre robot sottomarini, sostanze chimiche per diluire il greggio, cassonetti posti sulla perdita e nuove trivellazioni non fermano la perdita di greggio, tutte le indagini comunque riconducono a quella piattaforma andata in fumo. Ecco la sua storia. Febbraio 2001 La Deepwater Horizon viene consegnata alla Transocean. È stata costruita nei cantieri navali di Ulsan, Corea del Sud, dalla Hyundai heavy industries: i lavori sono iniziati quattro anni prima. Lunga 121 metri e larga 78, la piattaforma è una meraviglia della tecnica salutata con gli stessi aggettivi una volta riferiti allo Space Shuttle: capace di trivellazioni profondissime, semisommergibile, può operare in posizionamento dinamico, caratteristica che la rende adatta alle acque tempestose del Golfo del Messico. Da subito comincia a lavorare per Bp. Febbraio 2002 Primo incidente documentato dal Minerals management service, l’agen-


MAREA NERA

L A C ATA S T R O F E N E L G O L F O D E L M E SS I CO Mare del Nord 21 Mar di Norvegia Atlantico del nord-est

affitto della piattaforma per tre anni a partire dal 2010: il prezzo è fissato a 496 mila e 800 Ocean Ranger 1982 Alexander L. Kielland 1980 dollari al giorno. Mobil Philips Petroleum Febbraio 2010. La Deepwa84 morti 123 morti 1 ter Horizon inizia i lavori di 2 Sakhalin 1 Mar Caspio 1 esplorazione del Macondo Alaska 4 prospect, situato nel blocco Golfo Atlantico di Guascogna Seacrest 1989 5 1 Mar della Cina 252 del Mississippi anyon del 6 Unocal Golfo del nord-ovest Egitto settentrionale Golfo del Messico. Il fondale è Golfo Persico 91 morti Deep water Horizon 2010 58 del Messico profondo circa 1.500 metri, la Mar della Cina meridionale, Transocean 7 Golfo di Thailandia trivellazione affonda fino a 5 5 e British Petroleum 4 chilometri nella roccia. 11 morti Oceano Indiano Nigeria 9 aprile 2010 In una lettera 5 7 Indonesia 4 al Consiglio per la qualità amGlomar Java Sea 1983 Brasile Angola bientale della Casa Bianca, la Arco 81 morti principale lobbista della Bp, I sei incidenti Numero 1 Australia 2 più gravi di incidenti Margaret Laney, chiede l’allarEnchova Central 1984 per aree Africa del Sud Petrobras gamento della revoca a presengeografiche Fonte: www.oilrigdisaster.co.uk 42 morti tare studi sull’impatto ambientale delle piattaforme, «per eviOCEANI COSTELLATI tare ritardi e troppi documenDI INCIDENTI E VITTIME ti scritti». È il Mare del Nord l’area in cui, Metà aprile La Bp si prepara a fare un anzia federale che sovrintende alle operazioni di dal 1980 in poi, si sono verificati gli nuncio storico sui lavori della Deepwater, che trivellazione (e di cui dopo il disastro si invoincidenti su piattaforme petrolifere a Macondo avrebbe trovato riserve stimate tra ca la riforma): la rottura di un condotto porta con il maggior numero di morti. i 50 e i 100 milioni di barili. alla perdita di 267 barili di petrolio. 19 aprile Iniziano i lavori di chiusura del Giugno 2003 A causa di una tempesta e di pozzo, dopo i quali la Deepwater intende conun errore del capitano, la piattaforma perde il durre altre trivellazioni. I tecnici della Hallirals management service sulle piattaforme nel suo ancoraggio, si scontra con una imbarcaburton incaricati dell’operazione preparano Golfo, di cui una sui piani della British Petrozione e perde 944 barili di petrolio. Si registrauna miscela di cemento e azoto diversa da leum per la Deepwater Horizon, minimizzano danni per 95 mila dollari. quella impiegata solitamente. Inusuale anche no il rischio di incidenti: al massimo si preveLuglio 2003 Le correnti provocano la fuola procedura adottata. In genere il cemento viede una perdita di 4.600 barili di petrolio deriuscita di 74 barili di petrolio. ne iniettato nel condotto pieno dei fluidi che stinato a dissolversi nell’acqua nel giro di dieGennaio 2005 Scoppia un incendio per contengono le bolle di gas, ed essendo più peci giorni, senza raggiungere la costa. Il piano una distrazione dell’operatore di una gru. sante affonda fino alla bocca del pozzo, perdi 52 pagine della Bp consegnato nel febbraNovembre 2005 Errori nella chiusura di un mettendo poi l’estrazione dei liquidi. Stavolta io 2009, esaminato dal governo, recita: «A parpozzo portano alla perdita di 212 barili. Seinvece è stato fatto il contrario, pare su indicate le misure richieste da regolamenti e consuecondo la Guardia costiera americana, nei suoi zione dei tecnici della Bp: prima è stato estrattudini dell’azienda, nessun’altra avvertenza vernove anni di vita la piattaforma ha provocato to il fluido, poi è stato appoggiato il tappo di rà impiegata per evitare, diminuire o elimina18 casi di inquinamento. cemento. Secondo i tecnici di Halliburton e re impatti potenziali sulle risorse ambientali». 2007 Tre diverse perizie ordinate dal Minedella Transocean, è questo che ha permesso a 6 aprile 2009 Sulla base di queste stime, atuna bolla di metano di salire verso la superfitraverso la Minerals management services il gocie provocando l’esplosione. verno accorda alla British Petroleum una «ca20 aprile Alle 11 di sera testimoni vedono tegorica esclusione» dal dovere di fornire un una colonna di acqua e fango salire dalla piatdettagliato rapporto sull’impatto ambientale taforma. Subito dopo un sibilo furioso annundelle operazioni della Deepwater Horizon. cia la fuoriuscita di gas, si sente un’esplosione: 2 settembre 2009 La Deepwater Horizon il geyser diventa una colonna di fiamme. A bortermina le operazioni di perforazione nel camdo della piattaforma c’erano 126 persone: 115 po Tiber del Golfo del Messico del più profonsi mettono in salvo. I corpi degli altri 11 non do pozzo di petrolio e gas della storia, 10.685 sono mai stati ritrovati. metri circa. Un primato che viene celebrato. La 22 aprile L’incendio è sedato, e la piattafordistanza tra la linea di galleggiamento della ma affonda. Un altro dramma, di dimensioni piattaforma e il fondale era di 1.259 metri. Chi ci perde Sono 400 le specie animali molto più grandi, è appena cominciato. Ottobre 2009 La Bp rinnova il contratto di ■ messe in pericolo dal disastro ambientale. AP

Piper Alpha 1988 Occidental Petroleum 167 morti

FATTI

188

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STAT I U N I T I

I L N U OVO PAT R I O T T I S M O L I B E R A L

Quel caffè politicamente corretto Nascono i Coffee party, per fronteggiare il movimento antistatale di Sarah Palin. DI MARCO DE MARTINO - DA NEW YORK

I

temi sono gli stessi che infiammano i militanti del Tea party, dall’avidità dei finanzieri di Wall Street all’immigrazione. Ma i circa 200 mila attivisti che da qualche mese hanno cominciato a incontrarsi nei caffè delle maggiori città americane vedono le cose in modo molto diverso dai conservatori che hanno eletto Sarah Palin regina madre della loro protesta. Invece di chiedere che ci siano meno intrusioni di Washington nel libero mercato, i militanti del Coffee party invocano regolamentazioni più severe delle banche da parte del Congresso. E al posto di maggiori controlli alla frontiera col Messico si scagliano contro la nuova legge dello stato dell’Arizona che secondo loro trasforma chi circola senza documenti in un criminale. Annabel Park, 42 anni, una regista di documentari coreana-americana, è diventata leader del partito del caffè per caso, dopo che aveva messo su Facebook un commento sui Tea party: «Organizziamo un partito del caffè, o del frappè, o del

18 per cento

degli adulti americani è la consistenza (stimata) degli aderenti ai Tea party in tutti gli Stati Uniti.

FATTI

190

200 mila

sono gli attivisti che hanno risposto all’appello di Annabel Park (foto a destra), 42 anni, per la fondazione dei Coffee party.

Red Bull. Qualsiasi cosa ma non il tè... Un partito del cappuccino? La questione non è governo contro la gente, ma democrazia contro il partito del profitto. Non posso credere che il Tea party parli a nome di tutti gli americani patriottici... ho appena mandato questa pagina a 50 amici...». In poche settimane gli amici erano diventati migliaia. E, ora che il movimento è presente in 30 stati, ha persino una sorta di giuramento per i suoi soci: «Come membro o sostenitore del partito del caffè mi impegno a comportarmi in un modo che sia civile, onesto e rispettoso verso chi ha opinioni diverse dalle mie». Ma quello che Park non aveva previsto è che pure i militanti del Coffee party sono molto arrabbiati. Durante una riunione in una libreria di Washington ci sono stati fischi quando è stata nominata Sarah Palin e i discorsi hanno assunto toni accesi contro i repubblicani: «L’idea della civiltà mi piace, ma odio il Tea party» dice Karen Anderson, nuova adepta della politica alla caffeina. E anche se sul forum del partito ci soPANORAMA 20 maggio 2010

no appelli a non definire razzista il partito del tè, ma a cercare il dialogo, è evidente che i militanti del Coffee party fanno parte di quella fetta crescente di americani poco soddisfatti del sistema politico. Alcuni suoi sostenitori, anzi, pensano che Park sia troppo moderata per la battaglia a venire: «Il partito non sopravviverà, se a guidarlo non sarà una personalità forte» sostiene China Dickerson. «Abbiamo bisogno di un agitatore, non di qualcuno che cerca il dialogo a tutti i costi». Annabel Park, che ha fondato il movimento insieme con il fidanzato Eric Byler, non demorde. Ormai dorme solo cinque ore per notte e anche se ha pronto un film sul tema dell’immigrazione si dedica praticamente a tempo pieno al partito, per cui lavora non pagata, addebitando tutti i viaggi sulla propria carta di credito personale. «È un grande esperimento: chi avrebbe la forza di dire no a un’esperienza del genere?». E sebbene i blogger conservatori la attacchino già violentemente, e uno di loro l’abbia definita «spia cinese», lei continua a usare toni moderati: «Arriverà un giorno in cui tè e caffè si potranno incontrare educatamente nella stessa stanza per discutere» dice. E confessa di volere tenere la prima convention del Coffee party, prevista per il prossimo agosto, non a New York o a Los Angeles ma in una città del tranquillo Midwest. Perché? «Perché la gente lì è più civile». ■


MEDIO ORIENTE

S A L A M FAY YA D

Fatti i palestinesi, farà la Palestina Il primo ministro dell’Anp sta lavorando a uno stato in grado di funzionare già nel 2011. E potrebbe riuscirci. D I F R A N C A R O I AT T I

FATTI

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Ottimista tecnico Salam Fayyad, 58 anni, in visita a una cava in Cisgiordania. Nato in un villaggio vicino a Tulkarem, ha studiato negli Usa e ha lavorato alla Banca mondiale. ANSA

È

stato definito il Ben Gurion della Palestina perfino da Shimon Peres, che con il padre di Israele ha lavorato a stretto contatto. Una definitiva consacrazione per Salam Fayyad, primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) che come Gurion sta creando dal nulla uno stato. «Se non lo costruiamo noi, chi lo farà?» ha detto nel 2009 varando un piano di due anni che punta a fare funzionare ministeri, polizia e sistema fiscale, costruire strade, scuole e fognature. Fayyad giura che ad agosto del 2011 nessuno dell’Anp dichiarerà l’indipendenza della Palestina. «Non abbandoniamo i negoziati di pace come metodo per far nascere lo stato». Ma aggiunge che se quella strada non dovesse funzionare «ci stiamo preparando per la seconda possibilità», ovvero mettere il mondo davanti al fatto o meglio allo stato compiuto. «Fayyad sta lavorando sul rispetto della legge, le infrastrutture, l’economia» riassume a Panorama Christian Berger, rappresentante dell’Ue per la Cisgiordania e Gaza. «Solo 4 anni fa sulle strade imperversavano gang armate e milizie. Ora la polizia è in grado di garantire maggiore sicurezza, ai palestinesi ma anche agli israeliani». Un controllo esercitato con metodi che molti ritengono eccessivi, tanto che il presidente dell’Università Al-Quds si è spinto a dichiarare che sarebbe auspicabile l’annessione a Israele, così ai palestinesi verrebbero garantiti i diritti civili. «I palestinesi hanno cominciato a osservare il codice della strada, si mettono perfino le cinture di sicurezza in macchina» sottolinea Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento europeo, che conosce molto bene la realtà dei Territori. «È la mentali-

tà della gente che sta cambiando». Israele e all’occupazione» puntualizza MorL’Ue, principale finanziatore dell’Anp con gantini. Un patriota ottimista che, però, più circa mezzo miliardo di euro all’anno (altretvolte è stato sul punto di gettare la spugna. tanti arrivano dagli stati membri e dalle agenIl presidente Abu Mazen, tuttavia, sa che zie europee per lo sviluppo), sostiene senza senza di lui non può farcela, non foss’altro indugi il piano di Fayyad, così come gli Staper quella minaccia di Hillary Clinton: «Se ti Uniti. Bruxelles e Washington si fidano decidono di rinunciare a lui, dovranno ripressoché ciecamente di un uomo mai sfionunciare anche ai nostri soldi. Soldi dei quarato dagli scandali sulla corruzione, che neli Fayyad si è impegnato a rendere conto in gli anni hanno indebolito Al-Fatah e consemodo trasparente, mentre lavora all’indipengnato la Striscia di Gaza a Hamas. Questo denza economica del suo governo. Entro entusiasmo dei governi occidentali ha attiquest’anno vuole che metà del budget delrato critiche e sospetti sul primo ministro pal’Anp, circa 3 miliardi di dollari, venga colestinese. Gli eredi di Yasser Arafat non lo perta dalle tasse. Il pil palestinese corre (+7 hanno mai amato molto, ma per ironia delper cento), per farlo galoppare affermando la sorte fu il defunto leader una precisa posizione politica dell’Olp a volerlo come miniFayyad ha lanciato un severo LIBANO SIRIA stro delle Finanze nel 2002. boicottaggio delle merci prodotFayyad, 58 anni, non è mai te nelle colonie israeliane, il GOLAN stato nella resistenza: mentre prossimo passo sarà convincere Mar i suoi coetanei pianificavano (anche con le multe) 25 mila Mediterraneo attentati lui studiava in Texas; palestinesi a lasciare il posto di CISGIORDANIA e quando a Oslo venivano firlavoro negli insediamenti. RAMALLAH mati gli storici accordi lui la«Anche i tribunali lavorano Gerusalemme vorava alla Banca mondiale. meglio e gli investitori sanno GAZA Oggi Fayyad «è un forte soche possono fare rispettare i stenitore della resistenza non contratti» conclude Berger. Il soISRAELE EGITTO violenta alla barriera eretta da gno di Fayyad prende forma. ■ GIORDANIA

PANORAMA 20 maggio 2010


SESSO E SPORT

IL CASO GARETH THOMAS

Provate a darmi della signorina Mi piacciono gli uomini, e allora? Il gallese è il primo a fare coming out in uno sport macho come il rugby.

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desso, gli articoli su Gareth Thomas, celebre rugbista gallese, sono tutti per il coraggioso salto di categoria compiuto un paio di mesi fa: non milita più nei ranghi della Rugby union (il gioco classico con 15 giocatori per squadra), ma nella Rugby league (a 13 giocatori), la versione più amata dagli inglesi settentrionali e dagli australiani. Thomas, infatti, è uno dei rugbisti più amati e famosi del Regno Unito: il giocatore gallese con più presenze in nazionale (103), nonché ex capitano dei British & Irish Lions. Ma il salto di categoria non è stata l’unica scommessa coraggiosa. Più difficile è stato dichiarare la propria omosessualità per un omaccione alto quasi 2 metri, grosso come un armadio, con muscoli e tatuaggi da macho, considerato un’icona da molte donne e non pochi gay. Dopo una carriera di grande prestigio, rispettato per il suo fair play e le qualità di leader, nell’estate del 2006 si è reso conto di non poter più avere una doppia vita e si è confessato alla moglie Jemma, che è caduta dalle nuvole ma è stata comunque solidale. Lo stesso ha fatto con il suo allenatore: dopo una partita al Mil-

lennium stadium è scoppiato in un pianto dirotto e si è confessato al coach Scott Johnson. «Ho sentito un gran sollievo, non ce la facevo più a tenermi tutto dentro. Lui mi ha detto subito: “Devo parlarne con alcuni dei tuoi compagni, perché, se non hai il loro appoggio, la tua posizione in squadra diventa difficile”. Ho aspettato al bar in preda al terrore per la possibile reazione dei miei compagni. Invece sono entrati sorridendo e con grandi pacche sulle spalle mi hanno detto: “Ma che ci importa con chi vai a letto? Anzi, perché non ce l’hai detto prima?”». La loro reazione è stata la stessa del resto della squadra, i Cardiff Blues, che per tre anni ha mantenuto il segreto. Poi, nel maggio 2009, Gareth Thomas ha deciso di fare un passo ulteriore e si è dichiarato pubblicamente in un’intervista al quotidiano Daily mail. «Vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno mandato messaggi di solidarietà. Vorrei tanto che questa mia dichiarazione potesse aiutare altri nel mondo dello sport a fare lo stesso» ha detto.

JOSH VAN GELDER/CAMERA PRESS

DI WILLIAM WARD - DA LONDRA

Icona Gareth Thomas, 35 anni, uno dei più stimati giocatori del Regno Unito. Che dopo l’outing dice: «Non voglio essere un simbolo». Il coraggio di Thomas è stato subito salutato con trionfalismo dal mondo gay britannico, abituato a sfruttare l’accesso ai media per la causa. Thomas invece ora è cauto: «Non vorrei essere definito il rugbista gay, né vorrei fare propaganda. Vorrei essere invece un testimonial tranquillo del fatto che si può essere omosessuali e sportivi senza contraddizioni. Mi piacerebbe, anzi, che fra un decennio la gente non capisse più perché sono diventato un caso». ■

EMILE GRIFFITH Campione mondiale dei pesi medi e welter. Parlò della propria omosessualità sfilando al Gay pride nel 2006.

BETTMANN/CORBIS

JUSTIN FASHANU Primo calciatore nero inglese quotato 1 milione di sterline. Fece coming out nel 1990. Si uccise nel 1998.

R.CHEYNE/ALLSPORT

C.LIEWIG/CORBIS

MARTINA NAVRATILOVA Leggenda del tennis, si dichiarò nel 1981 dopo aver ottenuto la cittadinanza americana. CLIVE ROSE/GETTY IMAGES

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Un Mascalzone in borsa Armatore. Velista di Coppa America. Scrittore. Oggi il timoniere della Moby si sta preparando al Louis Vuitton trophy, la grande regata che inizia il 22 maggio alla Maddalena. Ma la vera sfida che lo attende arriverà dopo il 15 giugno. Con la quotazione dell’azienda. DI DAMIANO IOVINO - FOTO DI FRANCESCO CITO

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rmatore, velista di Coppa America, scrittore, padre, pronto a tuffarsi nel mare della borsa. Ha anche il mento volitivo e la fronte ampia, insomma sembra l’italiano idealizzato da quel signore romagnolo che si affacciava al balcone di piazza Venezia. Ma per fortuna lui, Vincenzo Onorato, non fa proclami e non indossa stivali da cavallo. Anzi accetta volentieri la sfida del fotografo di Panorama che lo vuole ritrarre a piedi nudi nel suo studio milanese. In giacca e cravatta, come si conviene a un imprenditore che un mese fa ha consegnato alla Consob il prospetto per quotare in borsa la sua Moby. A piedi nudi, come quando è in barca, perché Onorato non dimentica mai di essere un marinaio. «La decisione di quotarci serve alla crescita dell’azienda» dice Vincenzo nella sala riunioni della Moby, tappezzata da foto e modelli delle sue navi e delle sue barche a vela. Si chiamano quasi tutte Mascalzone Latino, e il nome è preso da un disco di Pino Daniele. Anche i suoi rimorchiatori, tranne uno che si chiama Andrea, come sua figlia (la terza di cinque) che ha 9 anni. «In un 2009 di terribile crisi, che ha visto tante aziende segnare il passo» spiega Onorato «Moby ha accelerato». L’utile netto è cresciuto del 38,6 per cento: 4,2 milioni di euro rispetto ai 3 del 2008. La crisi quindi offre al gruppo la possibilità di crescere: «Sia per linee interne, con lo sbarco in Francia che è già stato avviato con un primo collegamento, sia per linee esterne con nuove acquisizioni». FATTI

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Armatore di quarta generazione, Onorato ritiene che il mercato del Mediterraneo, e del Tirreno in particolare, sia affollato da troppi concorrenti. «Ci sarà una selezione darwiniana» afferma con gli occhi socchiusi, quasi come un predatore in caccia. «E in questa selezione Moby vuole fare la parte del leone». Ovviamente, lui vuole restare al timone: «Andare in borsa con un aumento di capitale è coerente con quello che farò io come maggiore azionista: non vendo niente della mia quota e resterò sopra il 50 per cento». Oggi la Moby è controllata al 68 per cento dalla famiglia Onorato e al 32 per cento dal Fondo Clessidra. Il prospetto per la quotazione è stato consegnato a metà aprile alla Consob, che per metà giugno dovrà esprimere il suo parere sull’ammissione al segmento Star, quello delle società con più di 25 milioni di flottante (termine quanto mai coerente con il business...). Al momento non si sa quanto sarà offerto in aumento di capitale, ma alcuni analisti finanziari ipotizzano che, se la quota di Onorato scenderà al 51 per cento, quella di Clessidra dovrebbe andare al 14, mentre sul mercato andrà il 35 per cento. Superato l’esame della Consob, spetterà all’azienda decidere quando entrare in borsa: potrebbe essere prima del 15 luglio, ma anche dopo l’estate. Fra le acquisizioni ci potrebbe essere la Tirrenia, la compagnia pubblica dei traghetti in cerca di privatizzazione? «Potrebbe» nicchia il Mascalzone Latino «ma tutto il Mediterraneo offre prospettive interessanti». Facile penPANORAMA 20 maggio 2010

PRIMA E DOPO Oggi la Moby è al 68% di Onorato e al 32% del Fondo Clessidra. Per gli analisti, dopo la quotazione e l’aumento di capitale, a Onorato resterebbe il 51% delle azioni, a Clessidra il 14% e il 35% andrebbe al mercato. Il capitale oggi... Famiglia Onorato

68%

32%

Fondo Clessidra ...e dopo la quotazione Famiglia Onorato

Fondo Clessidra Mercato

51% 14%

35%


Cabina di comando C’è anche un Batman che vola nello studio milanese di Vincenzo Onorato, 52 anni, l’armatore della Moby. PANORAMA 20 maggio 2010

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tembre 2001 tolse per un lungo periodo il sasare alla Grecia, oggi così in crisi, ma il Meracino con la scimitarra che campeggia sugli diterraneo occidentale potrebbe essere ricco spinnaker delle sue barche da regata. «L’Amedi prede anche in Francia e Spagna «perché rica era una nazione ferita» ricorda «mi semci sono troppe compagnie che non possono brò giusto. Poi l’abbiamo rimesso, il tempo sopravvivere senza una certa massa critica». cancella anche il dolore». Onorato ricorre a un paragone cinematoGià, il dolore. Onorato grafico: «Il mercato è come l’enorme palla di Il numero non ha mai cancellato roccia che rotola alle spalle di Indiana Jones: dei passeggeri quello per i 140 morti devi essere molto veloce e competitivo, e desui traghetti della Moby Prince, il vi avere chiaro in testa dove vuoi andare. Moldella Moby te compagnie rimarranno nel 2009 è cresciuto del 10,1 per cento. stritolate in questa corsa». La flotta del gruppo è costituita da 44 imbarcazioni: 42 in proprietà e due in locazione. La Moby ha 24 navi, con una capienza complessiva di circa 23.430 passeggeri, e 20 rimorchiatori. È un buon momento per acquistare? «Certo» risponde «il mercato è depresso e abbiamo appena preso un mercantile, una nave passeggeri e un rimorchiatore nuovissimo». I rimorchiatori sono un vecchio amore della famiglia Onorato: Vincenzo è adorato dagli uomini dei suoi equipaggi, perché quando c’è un’emergenza è capace di raggiungerli a bordo e mettersi a lavorare con loro. Qualche anno fa mollò la sua barca in mezzo a una griffatissima regata in Costa Smeralda per andare a liberare una nave incagliata alla Maddalena. «Ci avevano provato gli americani, ma non riuscivano a spostarla di un centimetro. Io sono andaSinergie to sott’acqua, ho visto com’era marine messa sugli scogli e con una Mascalzone Latino in acqua manovra semplicissima l’aba Valencia biamo liberata» racconta orgoper l’America’s glioso. cup del 2007. L’uomo non è certo un ameDietro, un ricanofilo, ma dopo l’11 settraghetto Moby.

traghetto che andò in fiamme all’uscita dal porto di Livorno la sera del 10 aprile 1991. All’epoca Onorato era trentatreenne. Diciannove anni di lavoro duro. «Mentre qui in Italia tutti mi dicono che sono un giovane manager, perché ho “solo” 52 anni, in America trovo sempre qualcuno che mi dice: “Ma tu lavori ancora?”. E io rispondo: devo pagare i debiti, ho una famiglia numerosa». La famiglia, tema fondamentale per un

MARCO TROVATI

5.800.000

CALA IL FATTURATO MA CRESCONO GLI UTILI I dati di bilancio della Moby tra 2008 e 2009. L’anno scorso la scelta di ridurre i prezzi ha fatto calare del 4,3 per cento il giro d’affari della società, però nel frattempo la politica di taglio dei costi di gestione ha accresciuto l’utile netto del 38,6 per cento. Utile 3 milioni

Fatturato

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251,9 (-4,3%) Utile 4,2 milioni (+38,6%)

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Diario (esistenziale) di bordo SCRITTO DI NOTTE È uscito il 2 maggio l’ottavo romanzo di Vincenzo Onorato, come i precedenti scritto di notte o in navigazione, ma è il primo ambientato fra le onde. Qualche storia di mare il boss dei Mascalzoni Latini l’ha vissuta, molte le ha ascoltate nei porti e sulle navi dove non riesce a passare tutto il tempo che vorrebbe. Le 372 pagine di Quando saremo vento sulle onde del mare (Mondadori, 19 euro) raccontano le avventure di un uomo che passa la sua vita sul mare, da mozzo a primo comandante. Tra donne, passioni, emozioni. Ma soprattutto in grande solitudine.

napoletano verace. Cinque i figli: Achille, di ma» spiega calcando l’accento napoletano e 23 anni, «laureato alla Bocconi e già lavora lanciandosi in una metafora «tu hai fatto una in flotta con me»; Alessandro di 21, «studia figlia bella e il fidanzato si diverte. Sensazioalla Bocconi, ma ha appena esordito in teane fastidiosissima. Vedi che la tratta male, tro come attore qui a Milano e troppa potenza nelle manovre, sto scrivendo una commedia e gli dici sta’ accorto, mettici ‘na PANORAMA LIVE tagliata per lui»; poi due bammanina delicata, leggera...». bine, Andrea di 9 anni e CarlotMa Onorato lo saprebbe porta di 7; infine Tommaso, di 5. tare davvero, uno dei suoi traOnorato, che avrebbe voluto ghetti? «Se lo porto io» ride «lo fare l’armatore sempre in mare, rompo di sicuro. Ci vuole macome suo padre Achille tanti nualità nelle manovre». Una sianni fa, oggi spera che realizzicurezza che non gli manca sulno i loro sogni. «Quando salgo le barche a vela: sei volte camStrambate doc sulle mie navi, specie quelle che pione del mondo in varie clasNel video, Vincenzo ho contribuito a progettare, cosi, due Coppe America alle spalOnorato in alcune regate: me la Wonder, provo invidia le e ora il ruolo di «Challenger dai Farr all’America’s cup. per i loro comandanti. Insomof the record»: Onorato rappreFATTI

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senta gli sfidanti nella 34ma America’s cup che gli americani di Bmw Oracle difenderanno, nel 2013 o nel 2014, probabilmente a San Francisco. «Per me» confessa l’armatore «la coppa era una cosa finita. E poi il match-race non mi piace troppo, meglio le regate di flotta. Ma non potevo mancare all’invito di un amico». L’amico è Russell Coutts, lo skipper neozelandese che guida il team Bmw Oracle, quello che in febbraLa barca di Andrea io ha strappato la Onorato e il modellino coppa a Ernesto Berdel rimorchiatore che ha chiamato come la figlia. tarelli. Onorato è stato l’unico a schierarsi contro Alinghi, con parole durissime contro Bertarelli nella guerra giudiziaria che ha bloccato per tre anni la Coppa America. «La sua colpa più grande» dice Onorato «è stata tenere Russell fuori dalla coppa». Ma in Coppa America sarà a bordo di Mascalzone Latino? «No, non me la sento più di affrontare la preparazione atletica. Meglio occuparmi dell’organizzazione». Come farà alla Maddalena, per le regate del Louis Vuitton trophy, in programma dal 22 maggio al 6 giugno, nelle strutture per il G8 poi trasferito all’Aquila. «La Maddalena diventerà il più importante porto turistico del nord della Sardegna. Non sarà una cattedrale nel deserto, perché un porto con 650 posti barca dà lavoro a molte persone» spiega Onorato, convinto anche che «romperà il monopolio di Porto Cervo sulle regate». C’è un suo interesse a gestire il nuovo centro della Maddalena, in futuro? «Assolutamente no. Sino dall’88 ho sponsorizzato regate a Porto Cervo, ora lo farò nella nuova base nautica. Se la Sardegna cresce, Moby lavora di più, perché il 50 per cento di chi viene sull’isola lo portiamo noi». È polemico con gli yacht club blasonati, dallo Yccs dell’Aga Khan al Reale canottieri Savoia, che ha osteggiato il suo progetto di una scuola vela a Napoli per i ragazzi dei quartieri disagiati. In Coppa America correrà con i colori del Club nautico di Roma di Claudio Gorelli. Che è il capo della segreteria tecnica di Gianni Letta. Lo sa che alla Camera c’è chi sussurra: «A Letta interessa la Coppa America»? «Magari venisse con noi» risponde Onorato. Con un sorriso mascalzone. ■


IL CERVELLO ECONOMICO

PSICOLOGIA DELLA CRISI

Il grande crollo dei mercati? Questione di testa

Neuroni in azione Ecco le regioni del cervello coinvolte quando si deve decidere in un contesto di incertezza: per esempio durante una crisi economica.

Scelte azzardate

Gli scienziati credono di avere scoperto cosa accade nelle aree cerebrali quando si prendono decisioni in borsa o si fanno investimenti ad alto rischio.È la neuroeconomia,che ci salverà dalla prossima tempesta.Forse.

Quando le decisioni implicano un rischio alto (come in certi investimenti) si accende la corteccia insulare e orbitofrontale.Controprova: chi ha lesioni in queste zone non prova rimpianti per i risultati disastrosi delle sue scelte.

DI DANIELA OVADIA

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a nuova bufera che ai primi di maggio ha investito la borsa e le banche europee lo dimostra in pieno: l’economia sembra governata da forze incontrollabili più che da uomini in carne e ossa. Ascoltiamo al telegiornale esperti finanziari pronunciare frasi come «i mercati non hanno fiducia nella ripresa economica», come se gli stessi mercati fossero un’entità a sé stante invece che la somma delle decisioni razionali di singoli esseri umani. E molti si chiedono perché non siamo capaci di frenare gli istinti speculativi per preservare il bene comune, la stabilità per tutti piuttosto che i grandi guadagni per pochi. O perché i classici algoritmi matematici spesso falliscono nell’identificare per tempo le crisi finanziarie internazionali. Una risposta a queste domande potrebbe venire dalla neuroeconomia, nuova disciplina a cavallo tra neuroscienze ed economia. Obiettivo: studiare i processi decisionali alla base delle scelte e svelare quali istinti si attivano, in milioni di investitori, quando si ha a che fare con il rischio, i gua-

Benefici inaspettati Benefici e ricompense, come quelli derivanti dagli investimenti in borsa, attivano l’intero s i s t e m a d o p a m i n e r g i c o , basato sul neurotrasmettitore dopamina, e un’area denominata corpo striato.

Davanti a un bivio Valutare i pro e i contro di due diverse opzioni implica mettere in atto processi di controllo esecutivo.In questo caso,nel cervello si attivano altre aree: la corteccia prefrontale dorsolaterale e quella parietale posteriore.

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dagni e le perdite. Che è poi l’argomento chiave di un convegno a Vercelli, sabato 15 maggio, dal titolo «Cervelli e mercati. Le neuroscienze ci porteranno fuori dalla crisi?». A parlarne saranno neuroeconomisti, filosofi, psicologi, biologi. «Contrariamente a quanto siamo abituati a credere, e come aveva invece capito il premio Nobel Daniel Kahneman, le decisioni finanziarie non hanno necessariamente a che fare con il denaro» spiega Matteo Motterlini, filosofo della scienza all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che da anni si occupa dell’argomento e azzarda una propria interpretazione alla luce di quanto sappiamo sul funzionamento del nostro cervello. «Riguardano motivi intangibili come evitare di perdere o non provare rimpianto. Hanno a che fare con la rabbia, la frustrazione, l’invidia, l’orgoglio, l’onore e, soprattutto negli ultimi tempi, con la paura e il panico, ovvero con la mancanza di ottimismo e fiducia». Insomma, prevenire la crisi dei mercati potrebbe essere possibile, in futuro, grazie a nuovi modelli finanziari che tengano conto


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ELABORAZIONE DI STEFANO CARRARA


IL CERVELLO ECONOMICO

dei vincoli neurocognitivi, cioè dei meccanismi che il cervello mette in atto in risposta a determinati stimoli ambientali; e dell’influenza delle emozioni (che siano paura, panico, fiducia) sulle scelte di investimento. Guardare dentro la testa di chi investe per conto proprio o altrui, capire come si prendono le decisioni in contesti di incertezza come quelli attuali è anche un modo, aggiunge Motterlini, «per avvicinare la teoria al mondo reale e colmare lo scarto fra un inesistente Homo oeconomicus e l’investitore in carne e ossa, tra i mercati efficienti e i mercati in tempi di crisi». La strada per arrivare a una previsione attendibile sull’esito di un processo cognitivo complesso, come l’atto di acquistare o vendere azioni, è lunga, certo. La strategia dei neuroscienziati è suddividere l’insieme di elementi che portano a una certa decisione nei suoi componenti essenziali. È quanto fa, per esempio, Giorgio Coricelli, ricercatore

PSICOLOGIA DELLA CRISI

del Centro mente e cervello (Cimec) di Rovereto, che ha studiato una delle emozioni che guidano gli investimenti: il rimpianto. «Quando il mercato economico sale, si rimpiange di avere venduto un determinato titolo; e alla prima occasione lo si ricompra, persino a un prezzo più alto» afferma. «Quando il guadagno è al culmine, gli investitori non capiscono che la festa sta per finire e vivono la discesa dei mercati con i titoli in mano. In discesa il rimpianto induce inazione: si preferisce non scegliere, non vendere, e spesso si cade molto in basso. Così paura e ansia prendono il sopravvento, l’emozione predominante è la disperazione e non si riesce a reagire. E di nuovo si prova rimpianto per avere preso la decisione sbagliata». Esperimenti su pazienti con danni cerebrali dimostrano che le persone con lesioni della corteccia orbitofrontale non provano dispiacere per i risultati disastrosi delle loro scelte. Coricelli ha poi dimostrato, con studi di

«neuroimaging», che se si induce rimpianto in una persona, è proprio questa l’area cerebrale che si attiva. «L’altro meccanismo chiave nelle scelte economiche è quello della ricompensa o dell’attesa di un beneficio. In tal caso è coinvolto un intero sistema, quello dopaminergico, che usa la dopamina come neurotrasmettitore. Si attiva sia quando riceviamo un beneficio da un’azione sia quando qualcuno ce lo prospetta: è alla base della decisione di investire in un certo ambito piuttosto che in un altro». La figura di Gordon Gekko, l’indimenticabile e cinico operatore del film Wall Street portato sugli schermi da Michael Douglas, ha convinto molti spettatori del fatto che nelle grandi crisi economiche guadagna solo chi ama rischiare (salvo poi perdere tutto). Bill Harbaugh, un neuroeconomista dell’Università dell’Oregon, ha lavorato sull’analisi del rischio. «Abbiamo condotto un test proponendo a un campione di persone di scom-


SE NE PARLA A VERCELLI Sabato 15 maggio, a Vercelli, alla neuroeconomia è dedicato il convegno «Cervelli e mercati». Fra i partecipanti: il biologo e genetista Edoardo Boncinelli, il filosofo Michele Di Francesco, la psicologa Cristina Meini e il filosofo della scienza Matteo Motterlini.

mettere su una vincita di cui abbiamo prospettato l’entità. Può sorprendere, ma la gente preferisce rischiare al massimo per vincere una somma elevata piuttosto che moderare il rischio ma incassare una quantità di denaro più piccola» continua Harbaugh. «È su questo meccanismo che si basa la suspense in giochi come Chi vuol essere milionario, ma è anche quello che tiene in piedi operazioni di mercato apparentemente irrazionali. Questo perché nella decisione rapida vediamo l’entità del guadagno promesso, e soltanto dopo il cervello elabora davvero il significato della probabilità».

Nell’irrazionalità, però, si può cercare di mettere ordine, come dice Motterlini: «Oltre trent’anni di ricerche nell’ambito dell’economia comportamentale e gli ultimi esperimenti neuroeconomici insegnano che l’irrazionalità segue percorsi precisi: è sistematica e pertanto prevedibile. Sappiamo che la sola anticipazione di un guadagno monetario accende i centri della ricompensa dopaminergici; e un’attivazione di queste aree può stravolgere la corretta percezione della relazione tra rischio e rendimento. Sbilanciandola a favore di quest’ultimo». In un esperimento pensato per simulare la scelta fra azioni e obbligazioni, si è visto come l’attività di due aree cerebrali (il nucleo accumbens e l’insula) precedano ogni decisione. Nella scelta fra investire in azioni, più rischiose, o in obbligazioni, più sicure, l’attivazione del nucleo accumbens (il centro del piacere e della ricompensa) scatta prima della decisione. «In questo caso il piacere asso-

ciato all’anticipazione del guadagno supera il timore di una possibile perdita. Ma attenzione, perché è invece l’attivazione dell’insula, che intercetta sensazioni dolorose come ansia e paura, a precedere la scelta di un’obbligazione. In questo caso è l’emozione negativa associata al rischio a contare di più» continua Motterlini. L’ultima crisi, frutto sostanzialmente di un crollo dei mercati finanziari e della fiducia, è quindi un effetto di processi automatici e inconsci ben più che di decisioni deliberate e consapevoli. «Forse, se la mente fosse governata esclusivamente da processi di tipo riflessivo e deliberato, e il nostro cervello costituito dalla sola corteccia prefrontale, allora l’economia tradizionale sarebbe una buona teoria per spiegare le nostre scelte reali» conclude Motterlini. «Ma in questo caso più che abitanti emotivi del pianeta Terra, saremmo degli extraterrestri iperrazionali come il Dottor Spock di Star Trek». ■


VILLAGGIO

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Il piano va forte

ALBERTO BEVILACQUA

L’EXPLOIT FAZIOLI Nel bicentenario di Fryderyk Chopin tutte le sue musiche saranno incise su un pianoforte italiano, il Fazioli. Da quando la notizia si è diffusa nel mondo concertistico, il viavai verso il piccolo comune di Sacile (Pordenone) è aumentato. «Vengono qui tecnici e musicisti da tutto il mondo, soprattutto asiatici» spiega orgoglioso Paolo Fazioli, ingegnere e musicista, unico produttore italiano di pianoforti a coda, tra i più belli e costosi al mondo: da 65 mila euro fino a 150 mila. «Quando capii che non sarei mai potuto diventare un grande concertista, chiesi alla mia famiglia, che produceva mobili per ufficio, di prestarmi macchinari e artigiani per fare pianoforti». Così il giovane Fazioli osò, nel 1980, sfidare il granitico mercato dei produttori di piano. Oggi l’azienda ne produce 110 l’anno, il 95 per cento va all’estero, per un fatturato di 5 milioni di euro. (A.M.)

Amadori celebra i «Peopoll» GENTE DI POLLI Ruspanti e appassionati: sono i «peopoll», gente di polli, immortalata nel libro scritto per i 40 anni del gruppo Amadori di Cesena, secondo marchio nazionale delle carni avicole, al motto: «Parola di Francesco Amadori» (foto). Lui, il 78enne fondatore, ha oggi pochi rimpianti: non riuscire più a chiamare per nome tutti i dipendenti e a gustarsi un brodo di zampe di gallina. D’altronde, il tempo passa. E oggi i «peopoll» che lavorano in azienda sono 6.500, i polli lavorati alla settimana 2 milioni e il fatturato supera il miliardo. «Ci vogliono uomini duri per vendere un pollo tenero» diceva il pioniere americano del settore Frank Perdue. E Amadori, passato dai mercati rionali all’industria, dall’aviaria al menù per i Mondiali, lo ha preso in parola. (A.B.)

EDILIZIA IN SUD AFRICA Ci sono contaminazioni che funzionano, come quella dell’amministratore delegato della Kerakoll, Gian Luca Sghedoni, 43 anni, che ha trasformato l’azienda paterna di intonaci e calcestruzzi nella prima azienda del settore totalmente green. Lui, ragioniere milanista cresciuto fra le ceramiche di Sassuolo, partecipa infatti alla costruzione del Green Point Stadium di Città del Capo e del Peter Mokaba Stadium a Polokowane in occasione dei prossimi Mondiali di calcio, dell’aeroporto internazionale, del Thaj Hotel e dell’Università di Città del Capo. In tutto 10 milioni di chili di prodotti ecocompatibili per una commessa da 4 milioni, che si aggiunge ai 340 fatturati nel 2009 (più 2 per cento). (A.B.)

IMAGOECONOMICA

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MARTINO LOMBEZZI / CONTRASTO

Kerakoll ha già vinto il Mondiale


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Chi investe su Manassero Classe 1993, 1 metro e 81 di altezza, veneto: Matteo Manassero, indiscusso astro nascente del golf e uno dei giocatori più giovani del circuito, ha debuttato fra i professionisti lo scorso weekend al Bmw Italian Open ed è attualmente numero uno al mondo del ranking amatoriale. Per questo, e per il suo carisma (sorride sempre), sono i più grandi brand del luxury world a contenderselo. Per Polo Ralph Lauren affianca campioni del calibro di Tom Watson come ambasciatore nel mondo per la Rlx Golf Collection, creata quattro anni fa dal marchio per interpretare con aria nuova il classico abbigliamento da green. Identificando la tenacia e la forte personalità dell’atleta come valori distintivi della propria storia, anche la Rolex (qui accanto), da pochi giorni, l’ha voluto come testimonial.

La sua Africa L’ENERGIA DI ORLANDI A 64 anni,Luciano Orlandi è partito da Galliate,provincia di Novara, ed è tornato con 840 mila ettari in quattro paesi africani sui quali coltivare l’energia.Un’area totale grande più dell’Umbria da seminare a Jatropha curcas: una pianta non commestibile dalla quale si ricava un olio per motori diesel. Ad aggiudicarsi 50 mila ettari in Senegal, 40 mila in Etiopia, 50 mila in Kenya e 700 mila in Guinea è stata la Nuove Iniziative Industriali di Orlandi, azienda da 50 milioni di fatturato che produce cogeneratori medio-piccoli, buoni per dare elettricità, riscaldamento e refrigeramento a fabbriche o quartieri. (A.G.)

Cashmere premiato CUCINELLI IN GERMANIA Brunello Cucinelli, imprenditore del cashmere, ha ricevuto a Heidelberg il Forum prize 2010, conferito dalla rivista Textilwirtschaft alle aziende che si sono contraddistinte nel mondo dell’industria. Il commento di Cucinelli: «Sono aumentati i numeri, i volumi, ma a Solomeo (Perugia) restiamo fedeli ai grandi ideali che reggono la nostra società: la religione, la politica e la famiglia».

Zamperla fa salire New York sull’ottovolante È il mago delle giostre. Ne inventa, produce e vende oltre 200 l’anno, più di ogni altro concorrente al mondo. È il fornitore preferito della Disney, ma spopola anche in Cina e Filippine, dove ha due stabilimenti. Ora Alberto Zamperla (foto) sta per aprire il nuovo luna park di Coney Island, New York: 19 attrazioni, dall’ottovolante family oriented a un’inedita adrenalinica Air race, progettate e realizzate dalla sua azienda di Altavilla Vicentina, che curerà anche la gestione del parco per 10 anni. Inaugurazione il 28 maggio. (A.G.) FATTI

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nuovi MONDI La App che ti fa essere «il primo a saperlo» «Panorama» si rinnova non solo nella veste cartacea, ma anche e specialmente nelle sue declinazioni digitali. Oltre ai codici Qr e a quelli della Realtà aumentata, che catapultano il lettore dalle pagine del giornale al web, arriva un’applicazione per iPhone tutta nuova, scaricabile gratuitamente dall’App Store della Apple. Ecco come navigare nelle cose che accadono quando accadono. Con un colpo di polpastrello. La schermata «Home» della App di «Panorama» si apre con una nuova sezione chiamata «Ultimissime» in cui appaiono le notizie più recenti inserite in ogni singola sezione.

Video editoriale

Ogni giorno il direttore Giorgio Mulè commenta un fatto con un video. Per vederlo e per accedere all’archivio di tutte le clip basta cliccare l’icona «video editoriale» al piede di ogni pagina.

Ultimissime

Sfiorando la foto o il titolo si entra dentro l’articolo che può essere inserito in una propria lista di preferiti o condiviso con amici via email o Facebook con un semplice clic sui bottoni al piede della notizia. Notizie da condividere Nuovi menu

Gallerie

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Due novità al piede Tutte le schermate principali danno accesso immediato ai video editoriali del direttore e alle gallerie di immagini.

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nuovi MONDI ▲

FUTURE SHOW

di Vito Di Bari

Il Drone volante che gioca con la realtà aumentata Acqua tech Il designer brasiliano che lo ha realizzato lo ha chiamato Smart faucet, ossia rubinetto intelligente. Per ora è un prototipo ma in un futuro non molto lontano sbarcherà nei bagni hitech. Ha sensori che riconoscono il nostro volto ed erogano l’acqua con la potenza di getto e la temperatura che preferiamo, cambiandola a seconda dei gusti che sono stati memorizzati dagli altri membri della famiglia. Ha uno schermo a cristalli liquidi sul quale compaiono le email o le previsioni del tempo,ed è collegato al web. Non assomiglia a un computer, ma ne ha le capacità nascoste all’interno. Volete vedere come funziona? Guardate il Qr qui sotto.

Ha quattro rotori a elica, sensori di altitudine e una telecamera frontale che invia immagini direttamente all’iPhone con cui lo si pilota utilizzandolo come una cloche. In più: sensori di accelerazione stabilizzatori e una seconda videocamera per riprendere il mondo dall’alto. Si chiama Ar Drone ed è stato inventato dalla francese Parrot. Un giocattolo che arriverà nei negozi a fine autunno e si candida a diventare il regalo hi-tech di Natale (costerà sui 300 euro). QUADRICOTTERO CON GLI OCCHI La videocamera sulla parte anteriore del quadricottero trasmette (via wifi) le immagini sullo schermo dell’iPhone. Gioca un ruolo fondamentale perché permette l’applicazione della realtà aumentata. Molti, infatti, saranno i videogiochi per iPhone che aggiungeranno effetti 3D alle immagini catturate dall’occhio del Drone.

2.477 4.321 50.700 Sony PSP

Nintendo DS

iPhone

PANORAMA LIVE

Il professore Vito Di Bari svela i segreti del rubinetto intelligente. Scopri come fare a pagina 348. FATTI

TANTI GIOCHI? POCHI EURO Questo grafico fotografa il mondo dei videogiochi portatili dimostrando come gli sviluppatori si siano buttati in massa a produrre videogame per l’Apple iPhone. A oggi sono 2.477 i titoli disponibili per la console portatile Psp della Sony, 4.321 quelli per la Nintendo Ds, mentre 50.700 quelli per iPhone.Il motivo? Un gioco per iPhone costa da 0,79 a 7 euro, mentre un gioco per Psp costa da 19 a 50 euro e per Nintendo da 14 a 40 euro.

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PANORAMA LIVE

Guarda volare il Drone della Parrot. Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

Interrogare la rete (gratis) con una telefonata Ha avuto un’idea che potrebbe scardinare il mondo dei call center che, a pagamento, forniscono informazioni al telefono. Neveralone, che vuole dire mai da soli, inventato dal milanese Paolo Orlandi (foto), è il primo numero verde internazionale di informazione telefonica gratuita. Con due caratteristiche che lo rendono unico. Primo: si può chiedere ai 30 giovani operatori del call center di trovare ogni genere di informazioni utilizzando internet. Secondo: è gratis. Prima di ottenere la risposta al quesito, bisogna ascoltare 20 secondi di pubblicità.


nuovi MONDI

VS quelli del Kindle

Quelli dell’iPad L’iPad Apple: arriverà in Italia il 28 maggio. Ecco alcuni vip che lo hanno scelto e i blog hi-tech che lo preferiscono al rivale Kindle.

Mai più dubbi «Di fronte a Kindle il resto impallidisce. Gli occhi non si stancano, la batteria dura un’eternità e non serve essere un body builder per tenerlo in mano. CrunchGear.com

L’e-book Amazon Kindle: si può acquistare online su Amazon.com/Kindle. Ecco blogger e vip che lo preferiscono all’iPad della Apple.

Easy life «È carino a vedersi, ha un display grandioso e un’autonomia eccellente. E con le applicazioni diventa trasformista e multifunzione». Ubergizmo.com

LADY GAGA, CANTANTE

Più compatibilità per gli e-book «I libri scaricati per Kindle funzionano su più dispositivi. Amazon rende disponibile il suo lettore tanto per Windows quanto per Mac, sia per Blackberry che per iPhone o iPod touch. Gli iBooks di Apple non garantiscono questo ventaglio di possibilità». Gizmodo.com Non solo libri «La lettura sull’iPad è un elemento che fa parte del dna del dispositivo, è un aspetto su cui Apple ha spinto molto. È sufficiente pensare alla varietà e alla vastità della scelta a disposizione: non solo il bookstore di iTunes, ma anche i libri di altre piattaforme, giornali e fumetti a colori». Engadget.com

ALBERTINO, DJ

ROBERT PATTINSON, ATTORE

KRISTEN STEWART, ATTRICE

Sonni tranquilli «Kindle ha il pregio di non emettere luce, a differenza di quanto succede con il display dell’iPad. L’esposizione diretta a fonti di illuminazione artificiale è in grado di favorire l’insonnia». Latimesblogs.latimes.com Display di lusso «La qualità dello schermo è superiore. Contrasto e luminosità sono ottimi. Navigare tra i capitoli è facile come si farebbe con un libro tradizionale. Con Kindle è tutto più complicato». DigitalTrends.com

DAVID LETTERMAN, CONDUTTORE TV

La tavoletta rivale che al posto della «i» ha scritto «we» La polemica con l’iPad della Apple comincia già dal nome: la tavoletta appena lanciata dalla tedesca Neofonie si chiama, infatti, WePad. Ha sostituito la i che sta per io con un più globale «We» che vuol dire noi. Funziona con il sistema Google Android e ha molte di quelle che «vox populi» per l’iPad sono mancanze.Adotta la tecnologia Flash per i video, ha due porte Usb, l’antenna gps per il navigatore, una webcam e un’uscita per collegarlo alla tv in alta definizione. Caratteristiche che il Pad con la i non ha. FATTI

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STEPHEN KING, SCRITTORE


nuovi MONDI

CE L’HANNO TUTTI COL MIO «FLASH» Un merito bisogna darglielo: il numero uno della Adobe, Shantanu Narayen (foto), è riuscito dove altri avevano fallito, ha messo d’accordo le due acerrime rivali Apple e Microsoft. Entrambe, infatti, hanno criticato Flash, il software che serve a visualizzare circa il 75 per cento dei contenuti video sul web prodotto dalla Adobe. Steve Jobs, che ha da tempo deciso di escluderlo da iPhone, iPod e iPad, ha scritto una lettera fiume per dire che il sistema è superato, poco adatto a un’era mobile di standard aperti. La Microsoft ne ha invece evidenziato alcuni problemi di affidabilità, sicurezza e prestazioni. Per i rivali dell’Adobe il futuro del video sul web non si chiama più Flash, sistema proprietario e chiuso, ma Html 5: uno standard aperto.(M.M.)

La tv esce dal salotto e arriva in tasca S

i chiama Slingbox ed è stato definito il gadget tecnologico del 2009. Da qualche settimana è in vendita anche in Italia. Prodotto dalla californiana Slingmedia, permette di fare una cosa che ha del magico ed è il sogno di tutti i videodipendenti. Trasmette su internet la tv del salotto. I programmi possono essere visti sull’iPhone, il Blackberry e gli Smartphone Windows così come sul computer dell’ufficio. Basta collegare il decoder satellitare o digitale terrestre allo Slingbox e poi lo Slingbox al cavo di internet e il gioco è fatto. Grazie alle App per cellulari o al software per computer (Mac e Windows) ci si collega in remoto al proprio decoder e si fa zapping stando in spiaggia e non in salotto. Costa 190 euro. LE APP DEL TELEDIPENDENTE A destra, la App Sligbox (in rosso) per collegare gli Smartphone al decoder di casa. Accanto, la App Edgetvpro per registrare sull’iPhone i programmi dei canali free italiani sul digitale terrestre.

La propria faccia in un video famoso Sul sito Starwars.jibjab.com, con pochi clic si sostituisce il volto dei protagonisti della saga Guerre stellari con il proprio. Un paio di modifiche per far muovere la bocca a dovere e il gioco è fatto: il video è pronto per essere condiviso su Facebook, inviato per mail o scaricato. Ma se preferite gli spot, e abbondate di autoironia, su Yellowpagesrandy.com potete interpretare un signore palestrato in slip, che vaga a caccia di olio per ungersi i muscoli. (M.M.) FATTI

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Come scoprire quel motivetto che fa... Capita spesso di ascoltare una canzone alla radio o durante uno spot in televisione. Ci torna in mente un ritornello o lo fischietta un amico che non ricorda l’autore, figuriamoci il titolo. Ma il brano ci piace, vogliamo riascoltarlo, acquistarlo online o cercare il video su Youtube. Come fare? Usando una di queste quattro applicazioni, semplici e veloci. E gratuite. (M.M.) PER SMARTPHONE

SHAZAM.COM Si avvicina lo Smartphone alla sorgente musicale e l’App riconosce il brano. Per iPhone, Nokia, Blackberry e Windows.

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MIDOMI.COM Sito che riconosce la canzone anche se è canticchiata o fischiettata. C’è anche la App per iPhone.

SUL WEB

MUSIPEDIA.COM Tra le opzioni c’è un pianoforte virtuale su cui suonare il motivo misterioso. Se avete orecchio, funziona.

TUNATIC. COM Come Shazam, solo che anziché il cellulare, per riconoscere il brano, usa il microfono del computer.


IDEE

L’insulto urlato di D’Alema, la pedata rancorosa di Totti, il ditino alzato di Fini: quale istinto malsano ha travolto la loro ragione, il loro fair play, il loro buonsenso? La PSICOPATOLOGIA DEL POTERE legge in questi scatti di nervi complessi nascosti e inimmaginabili: dalla vecchiaia rifiutata all’invidia sessuale. DI STEFANO DI MICHELE

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C

i vorrebbe Winston Churchill: se non come gestione del potere, almeno come estetica del potere. Ma se non tiene il passo con il grande statista inglese nemmeno Gordon Brown, che quantomeno sulla questione dovrebbe giocare in casa, come potrebbero farlo – per opportunamente citare – Massimo D’Alema e Francesco Totti? Il potere politico e il potere pallonaro (i due massimi poteri, a ben guardare – in Italia e forse dappertutto – che non a caso disputano nei luoghi dove il massimo potere popolare si esprime: i talk-show televisivi e gli stadi) mandano segnali preoccupanti di sbraco e di scarso contenimento: nelle parole, quando va meglio; nei gesti, quando volge al peggio. Insomma, al momento la psicopatologia del potere ondeggia tra il vaffanculo e la pedata. E finché la cosa restava confinata tra le terze e le quarte file, era deplorevole ma non era memorabile, però quando la linea di demarcazione viene varcata da un politico di rango come D’Alema – di suo poco ironico, ma molto sarcastico, e in genere freddamente controllato – e da un calciatore di livello come Totti – che qualche precedente non troppo edificante, come lo sputo verso il danese Christian Bager Poulsen, può vantare, ma generalmente votato alle buone azioni nonché alle ottime prestazioni – è segno che dalla nicchia degli scombinati si sta debordando nel mare aperto del senso comune. I fatti sono noti. L’esponente dei democratici che nel parapiglia di una puntata di Ballarò replica non solo a brutto muso, ma a brutte parole, al condirettore del Giornale, Alessandro Sallusti: «Vada a farsi fottere, lei è un bugiardo e un mascalzone», con tanto di reciproco rimbalzo sull’utilizzo e l’invio di certe ardimentose signorine. Ancora peggio Totti: da sempre considerato atleta dal piede d’oro, si è rivelato anche calciatore dalla pedata pesante. Il calcione rifilato a Mario Balotelli (da intendersi, come da commenti giornalisti-

ci dei giorni seguenti, «calcione della vergogna») è di quelli destinati a rimanere nella storia meno gloriosa del calcio, così che persino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tra Grecia in fiamme e borse in crollo, ha sentito il dovere di intervenire («Una cosa inconsulta») e piuttosto grottesca è apparsa la giustificazione tottiana, evocando offese, «alcune personali e altre dirette a infangare una città e un intero popolo», nientemeno. Ora, le offese ci saranno pure, e l’indignazione dalemiana sarà stata certamente genuina, ma chi detiene il potere, su una fascia di elettorato, sulla curva di uno stadio, dovrebbe cercare di misurare le reazioni. Pare invece sempre più difficile – e pensare che meno di un anno fa, proprio in un’intervista a Maurizio Belpietro su Panorama, D’Alema sapeva replicare con sarcastica eleganza alla domanda se sarebbe mai tornato alla presidenza del Consiglio («Non mi pare ora una prospettiva realistica, ma le assicuro che per il Paese non sarebbe un danno»), e addirittura Walter Veltroni, generosamente largheggiando, disse una volta che «Francesco Totti è come Carlo Azeglio Ciampi per l’estro e il talento».

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i evocava Churchill, all’inizio. L’appena sconfitto Gordon Brown forse si è bruciato un bel po’ di voti con l’infelice commento, diventato pubblico causa microfono ancora sconsideratamente aperto, dopo essere stato arpionato da una sua antica elettrice: «È una specie di fanatica…». Si può benissimo pensare, si può anche dire (a microfono spento), ma l’ex primo ministro inglese ha giocato la sorte della sua poltrona su un altro aspetto della psicopatologia del potere: l’assenza di cautela. Un po’ quello che capitò alla fine degli anni Sessanta (e alla Camera della faccenda si rise

Il calcione della vergogna Un Totti a fine carriera vede il giovane Balotelli, ribelle astro in ascesa, e perde la testa. PANORAMA 20 maggio 2010

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IDEE CON LE TELECAMERE ACCESE 24 ORE AL GIORNO, QUELLO CHE UNA VOLTA NON APPARIVA DIVIENE EVIDENTE. COME LO SCONTRO FRA ZAPATERO E IL NUNZIO VATICANO

per i decenni successivi) a un povero deputato liberale che doveva fare un comizio dalle parti di Cuneo. Sul palco, un amico gli faceva segno di sbrigarsi, che era tardi. E quello, senza accorgersi che il microfono era aperto, lo rassicurò: «Niente paura. Lasciami solo raccontare le solite quattro balle a questi imbecilli e poi ce la filiamo subito». Una piazza persa. E dunque Churchill, perché o si sa tenere la bocca chiusa o meglio aprirla senza spedire un possibile rompiscatole a quel paese, e senza apparire come Alberto Sordi nella sua mitica interpretazione: «Te c’hanno mai mannato a quel paese…». Ancora giovane, a 29 anni, il mitico leader conservatore aveva deciso di farsi crescere i baffi. Una contestatrice lo fermò per strada: «Signor Churchill, non approvo né la sua politica né i suoi baffi!». E quello, micidiale: «Non si preoccupi, signora, non c’è pericolo che venga a contatto con alcuno dei due». Da applauso.

È

il tentativo disperato di frenare ben altro che sta scappando: la vita, il successo, la gloria, quell’immagine bella e vincente di sé che si è coltivata e che ora si vede appannata, stanca, ignorata». Così Umberto Silva, scrittore e psicoanalista, prova ad analizzare i singolari comporta« menti di Totti e D’Alema. Del calciatore romanista dice: «Un Totti a fine carriera vede il giovane Balotelli intemperante e insieme luminoso astro in ascesa, proprio come lui un tempo prima di diventare saggio e padre di famiglia. Fino a pochi mesi fa l’aveva difeso, Totti è una persona generosa, ora prende a calci un ragazzo di colore. Ricorda il Casanova di Arthur Schnitzler, il vecchio Casanova – per modo di dire, ma allora i playboy a quarant’anni erano già vecchi, come i calciatori appunto – che si rispecchia nel giovane rivale in amore, l’ufficialetto Lorenzi, e lo uccide in un duello». Se molto Silva azzarda sul fronte psicoanalitico con Totti, ben più intrigante si fa con D’Alema e il suo detestato interlocutore. «Sono insulti sessuali quelli che D’Alema scaglia contro Sallusti: va a farti fottere, ti mando le signorine… Sallusti è un gran seduttore, eccita molti interlocutori non solo per quel che dice, ma anche per come. La bocca di Sallusti è sensuale, quel suo modo morbido e imperturbabile d’insinuarsi nell’immagine integra ed eroica che l’interlocutore cerca di darsi. Nessuno è più perturbante dell’imperturbabile. D’Alema si è sentito provocato sessualmente, una profferta amorosa cui ha risposto per le rime… baciate».

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arà la sempre richiamata debolezza della politica. Sarà il sempre paventato strapotere della televisione. Fatto sta che ciò che una volta era (passabilmente) composto ora appare in disordine. O, forse, ciò che una volta non appariva adesso, ventiquattr’ore al giorno a telecamere accese, diventa evidente. Come la fenomenale sequenza, alcuni anni fa, del premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero che esige silenzio, con tanto di indice piantato in mezzo alla bocca, dal nunzio vaticano in Spagna, Manuel Monteiro de Castro, per questioni di beghe politiche tra governo socialista e Chiesa locale. O per tornare ai fatti nostri, e alla nostra televisione, la straordinaria lite che nella trasmissione di Gianluigi Paragone ha contrapposto il pidiellino (finiano) Italo Bocchino al pidiellino (berlusconiano) Maurizio Lupi, a colpi di «Ma sei fuso!» e «Ti abbiamo toccato Comunione e liberazione e sei nervoso!»: due alleati ai quali, chiaramente, non necessitano gli avversari. «Uno scazzo, l’unica cosa che non rifarei» ha poi ammesso Bocchino. Sospira divertita Vladimir Luxuria: «Ormai siamo passati dal “Lei non sa chi sono io!” a “Lei non sa chi cazzo sono io!”». L’ex deputata di Rifondazione comunista, a dispetto dell’impegnativo nome d’arte, nell’aula di Montecitorio ha sempre avuto un comportamento esemplare: dai sobri interventi agli eleganti tailleur, ai raffinati orecchini (della cui provenienza un giorno, alla buvette, s’interessò anche Gianfranco Fini), e dunque rivendica: «La mia più grande virtù è la temperanza. Secondo Niccolò Machiavelli, la migliore dote politica per il principe è l’affrettarsi con calma». E da Muccassassina alla Camera, dall’Isola dei famosi al teatro, questo vede: «Un Paese che perde il controllo, le staffe. Chi dovrebbe tenere il controllo del Paese, non dovrebbe perdere il proprio. Da Totti e da D’Alema non me l’aspettavo: il linguaggio è importante, è ciò che precede il cazzotto». E lei, che pure ha bazzicato trionfalmente i reality, osservando le arene televisive con i politici spiega che «purtroppo a volte il trash non è il contenitore, come si crede, ma chi fa i contenuti». Durante un memorabile Porta a porta, Alessandra Mussolini segnò il punto quando le urlò contro: «Meglio fascista che frocio!». Luxuria rammenta anche un leghista, una domenica pomeriggio su Canale 5, che annotò una sua presunta elettricità verbale e domandò: «Ma ti hanno ficcato la spina nel culo?». E lei: «No, sono elettrica perché ho il cervello acceso». Quasi churchilliana, l’onorevole trans.


IDEE

ANSA

BERLUSCONI E FINI: DUE PARTI NON DELLA STESSA COMMEDIA. UNO IN ALTO, L’ALTRO IN BASSO; UNO SCANDIVA, L’ALTRO URLAVA.

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e le pedate, fortunatamente, si sono viste finora (quasi) solo sui campi di calcio – ché dentro le aule parlamentari tocca ai pettorali degli innocenti commessi fare barriera – certo il linguaggio del potere è andato molto oltre le aspettative. Nei suoi anni, secondo alcuni, persino un composto banchiere come Lamberto Dini fu udito, nel corso di una discussione su una mozione di sfiducia al suo governo, pronunciare un sorprendente «Cazzo!» (anche se il diretto interessato sottolineò che «nella registrazione della seduta non si sente»), e a leggere certe cronache «Vaffanculo» mormorò una volta, in analoghe condizioni, Romano Prodi a un intemperante deputato azzurro. A volte anche per buone cause, come quando Fini tagliò corto sui razzisti, «Chi discrimina è uno stronzo», e suonava esattamente l’opposto della parola «culattoni» che una volta il ministro Mirko Tremaglia fece comparire in un comunicato ufficiale del suo ministero (e certo non a vanto degli stessi). E se «coglioni» al presidente Berlusconi sono sembrati certi accaniti elettori di sinistra, «Gli elettori popolari mica sono dei coglioni» segnalò l’ex presidente del Senato, Franco Marini. E del resto, anni fa, fu Bettino Craxi che, con esemplare chiarezza, fece notare che «sto per rompermi» i medesimi. Ma sotto qualunque latitudine, la messinscena del potere, e la sua inevitabile psicopatologia, ha mutato forma e sostanza. Ha spopolato per mesi su internet il clamoroso «Porqué no te callas?», perché non ti stai zitto?, pubblicamente rivolto dal re di Spagna Juan Carlos, sempre compassato e misurato, al ciarliero presidente venezuelano Hugo Chávez, che continuava a dare del fascista all’ex premier José María Aznar. Ma è evidente che è la corrida declamatoria che si svolge sotto le telecamere accese che ha reso patologici alcuni aspetti inevitabilmente presenti in ogni manifestazione del potere. «La televisione è diventata il luogo degli urlatori, per cui anche i più pacati si sentono spinti a certi comportamenti. Non si riescono più a dire le cose con garbo» spiega Lina Sotis, signora del bon ton nazionale. «Totti è un campione, fa i gol, è simpatico, non si può pretendere che sia anche educato in certe situazioni. Per quanto riguarda D’Alema, secondo me è lui il primo a restarci male. Ma non c’è niente da fare: se ti comporti con misura e garbo, se non fai almeno un gestaccio, in televisione sembra che non esisti. E molti si prestano. Gli stessi conduttori si muovono come domatori. Siamo ormai alla società degli screanzati, del potere urlato. Ecco: siamo al potere screanzato». Sempre ostentato, a volte fuori controllo, a volte invece, ad analisi

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più ponderata, attentamente studiato, anche se apparentemente frutto di una reazione estemporanea. Esemplare, in questo senso, ciò che fece Berlusconi nella famosa adunata vicentina della Confindustria, nel 2006: con tanto di dolente lombosciatalgia, aprì un parapiglia con Diego Della Valle – e quello che dava del tu, e il Cavaliere che esigeva del lei… A molti, sul momento, sembrò uno show a caldo, una sortita dettata dal risentimento e non dalla ragione («Stato di confusione» fu detto). A freddo, si scoprì che era stata invece una precisa strategia berlusconiana. Ecco, nella psicopatologia del potere, un altro fondamentale elemento: la finta perdita del controllo. La scena madre montata ad arte. Lo spariglio delle carte. Cosa che invece non è avvenuta nella famosa riunione della direzione del 22 aprile scorso, la faccia scura e offesa di Berlusconi che marcia verso il podio, l’indice di Fini, furente e impotente, alzato da sotto il palco. Scena madre, e basta (non montata, tantomeno ad arte). La più clamorosa, essendo peraltro i protagonisti i due massimi leader della maggioranza, fuoriuscita psicopatologica del potere, il delfino col dito puntato verso il capobranco, Berlusconi che procede nella sua controreplica, sbattendo porte su porte in faccia all’alleato, Fini che s’impenna prima sulla poltroncina, poi s’avventa nello spazio sottostante il premier. È qui che la sorte (nome che spesso si dà alla scaltrezza berlusconiana) decide il gioco, nell’immagine dove Silvio sovrastava Gianfranco: quello in alto, l’altro in basso, uno scandiva, l’altro urlava; uno manteneva un’apparente calma (molto apparente), l’altro mostrava una pubblica rabbia (molto pubblica). Due parti, ma non sono la stessa parte in commedia.

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ide Angelo Guglielmi. «Gli intelligenti non sbracano, a parte il presidente del Consiglio, che ha particolare tendenza a sbracare con naturalezza. Non si sente maldestro anche quando per tutti noi lo è». E perciò, alla fine, quasi sempre ne ricava guadagno politico. Diverso il discorso per D’Alema e Totti, a sentire lo storico ex direttore di Raitre: «Da D’Alema rimango stupito. Lui così snob, il primo della classe, il più intelligente: pensavo avesse la capacità di trattenersi. Un uomo di forte potere come lui che non ha l’intelligenza di controllarsi… Sono ancora meravigliato. Tot-


IDEE PER UNA VOLTA D’ALEMA HA INVERTITO I RUOLI: LUI FACEVA LA VITTIMA E A SALLUSTI FACEVA FARE IL CARNEFICE

urlare. Così, in fondo, il D’Alema che manda a farsi fottere il ti è diverso, è un ragazzo simpatico, ma non è sufficientemente giornalista che gli fa perdere la pazienza è un D’Alema che attrezzato per simili frangenti, non si possono fare paragoni». tradisce se stesso, e così la perfidia sansonettiana lo eleva a Offre una lettura paradossale, e un paradossale elogio di D’Alema, paradosso di nitida civiltà. Piero Sansonetti, l’ex direttore di Liberazione che ora guida Gli Altri, Una delle più belle repliche politiche a un durissimo settimanale online. «A me la perdita del controllo PANORAMA LIVE affronto politico si trova nella storia del parlamento sembra proprio l’aspetto meno degenerato del potere. inglese. Ecco dunque il capo dei conservatori, John Quello a Ballarò è stato un momento di alta civiltà Montagu, quarto conte di Sandwich, che affronta dalemiana: peggio quando Massimo mente, come tutti pesantemente il politico riformista John Wilkes. Gli gli uomini politici. Lui era furibondo, ai suoi occhi in urla, con boria aristocratica: «Sulla mia anima, Wilkes, quel momento era Sallusti che rappresentava il potere non so se morirete sulla forca o di sifilide!». E quello, – e così D’Alema ha verificato sulla sua pelle cos’è per tutta risposta: «A seconda, signore, che io abbracci l’arroganza del potere. Si è sentito vittima, cosa che non i vostri principi o vostra moglie». Una replica di gli capita quasi mai. Invece, lasciamo stare Totti, è sarcasmo perfetto, da fare invidia a quello dalemiano diverso… Ma sono entrambi momenti di verità, e Guarda lo scontro dei giorni migliori. Ma qui siamo nel XVIII secolo. quindi momenti di civiltà». D’Alema-Sallusti Massimo non c’era ancora, il campionato neanche. E Tra la noia e la rissa, spesso al potere manca l’esatta Scopri come fare a pagina 348 di Panorama. figurarsi i talk-show televisivi. misura per tenere botta e guadagnare attenzione senza ■


panorama

EXTRA Da vedere leggere ascoltare comprare mangiare sapere

e immaginate un misto fra un monumento in cemento alla speculazione Sedilizia lasciato a metà sul litorale cala-

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Porci con le ali dell’arte ARRIVA A MILANO «PIG ISLAND» DEL DISSACRANTE PAUL MCCARTHY (CHE NON È QUELLO DEI BEATLES). DI FRANCESCO BONAMI

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brese, il carcere di Abu Ghraib, il palazzo non finito del dittatore romeno Nicolae Ceausescu e una raffineria di eroina abbandonata, potete avere un’idea di come sono ridotti oggi gli spazi di Palazzo Citterio nel centro di Milano. Il palazzo, comprato nel 1971 dallo Stato, doveva diventare Brera 2, il Louvre italiano. Nel 1984 parte dell’edificio semirestaurato ospitava una fantastica mostra di 160 opere di Alberto Burri. Lo stesso anno lo stilista Luciano Soprani vi faceva sfilare la sua collezione. Qualche anno di rituale e burocratico silenzio, poi, nel 1987, tutto ripartiva di slancio con il progetto dell’architetto inglese, simpatico ai socialisti, James Stirling. Breve illusione. Tutto si fermava lì. Per 23 anni Palazzo Citterio e il fantastico giardino sono rimasti abbandonati. Brera 2 era diventata Baghdad 3. A ridare speranza alla struttura arriva ora la Fondazione Nicola Trussardi, da anni alla ricerca di spazi dimenticati e nei quali presentare i nomi più interessanti della grande arte contemporanea. Così, il 20 maggio, Palazzo Citterio tor-

Paul McCarthy, 65 anni, originario dello Utah, durante i preparativi per la mostra di Milano.

La mostra Paul McCarthy. Pig Island. L’isola dei porci. Dove Milano Fondazione Nicola Trussardi, Palazzo Citterio, via Brera 14 Quando Dal 20 maggio fino al 4 luglio Orari Tutti i giorni dalle 10 alle 20 - Ingresso gratuito Info e prenotazioni www.fondazionenicolatrussardi.com; tel. 028068821 PANORAMA 20 maggio 2010

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EXTRA

MOSTRE LIBRI FILM & TV MUSICA GOLA HOME STYLE MUST

Backstage Nelle immagini, lavori di allestimento della mostra «Pig Island» di Paul McCarthy, a Palazzo Citterio, a Milano. Tra i feticci di un carnevale surreale, anche George W. Bush e Angelina Jolie in versione horror e kitsch.

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La factory Un maialefeticcio dell’artista Paul McCarthy adagiato in un angolo del laboratorio ricavato da un ex pastificio a nord-est di Los Angeles.

AGENDA milio Isgrò, il più disobbediente degli artiE sti italiani, ha iniziato la sua carriera scrivendo (poesie). E l’ha continuata cancellando

nerà a respirare, anche se un po’ affannosamente, con una sconcertante mostra, curata da Massimiliano Gioni, dell’artista Paul McCarthy. Nulla a che vedere con il cantante dei Beatles né con Stella, sua figlia, anche se scarafaggi e stelle, di quelle che si vedono sbattendo la testa, non mancheranno nella sua Pig Island. L’isola dei maiali non è una nuova e più aggiornata versione dell’Isola dei famosi, ma un girone infernale dove i diavoli sono dei clown. E dove assatanati sono tutti i personaggi-sculture di questo teatro della maialaggine assoluta. Qui nulla è esistenziale, tutto è semmai pestilenziale. Paul McCarthy, nato nel 1945 a Salt Lake City, capitale dello Utah e della Chiesa mormone, negli anni 70 era il re della performance fast food. Mentre in Europa artisti tedeschi come Herman Nitsch sventravano vitelli celebrando riti pagani in onore delle divinità dell’avanguardia artistica contemporanea, sulle coste del Pacifico McCarthy faceva esplodere litri di ketchup in un’estasi «smerdiatica» ben documentata con video e fotografie, oggi di grande valore sul mercato dell’arte. Cuochi killer, pirati ubriachi, donzelle transessuali e altri indistinguibili personaggi si PANORAMA LIVE esibivano sotto la direzione folle dell’artista in un carnevale che, più che sperimentale, pareva escrementale. Pig Island, Da vedere: un un’opera mai video di McCarthy uscita dallo Scopri come fare a pagina studio del348 di Panorama.

l’artista a Los Angeles, è il suo capolavoro incompiuto. Una Sagrada Familia di Antoni Gaudí ma, più che dedicata al cielo e alla spiritualità, concentrata su condimento e godimento terreno, anzi sotterraneo. Nelle viscere del palazzo incontriamo così dei George W. Bush intenti a sodomizzare maiali, Angiolina Jolie con un teschio in bocca insieme con altri allegri compagni di merende su basamenti non di marmo ma di desolante polistirolo bianco, per aggiungere un tocco, se ne ce fosse bisogno, di decadenza al tutto. McCarthy non accusa, non critica, non punta il dito (caso mai il fallo) verso nessuno. Il suo scopo è quello del divertimento eccessivo e orgiastico, dell’atto creativo portato alle estreme conseguenze come una scolaresca scatenata quando il professore non c’è. Più che un genio del male, l’artista è un geniale maligno che gode nel vedere la gente divertirsi e vomitare al tempo stesso davanti al suo teatro del mondo consumato e consunto dal consumismo. Solitaria in una stanza, perfetta per sofisticate torture, c’è la sua versione dell’Origine del mondo, la tela di Gustave Courbet del 1866 con la natura femminile molto esplicita. McCarthy, non certo timido, rimpiazza l’erotismo con il disgusto. La signora di silicone a gambe divaricate accoglie e respinge al tempo stesso lo spettatore. In un altro angolo della mostra c’è una scultura autoritratto che se la dorme alla faccia di tutto e di tutti. Per McCarthy la teoria sulla nascita del mondo non è il Big bang, ma il Big burp: il grande rutto. E senza saperlo l’artista fa il verso a quello che è ormai diventato il sogno interruptus della grande Brera. ■ PANORAMA 20 maggio 2010

(per immagini). Pagine di enciclopedie, capolavori della letteratura, carte geografiche: tutto ricoperto da pesanti segni neri. Nel 1971 ha disobbedito all’anagrafe cancellando anche se stesso: memorabile l’installazione Dichiaro di non essere Emilio Isgrò. Per i 150 anni dallo sbarco di Giuseppe Garibaldi a Marsala, adesso, rincara. La mostra che ha pensato per il Convento del Carmine, a Marsala (in piazza del Carmine 1), s’intitola «Emilio Isgrò. Disobbedisco. Sbarco a Marsala e altre Sicilie», fino al 19 settembre. Ma il maestro della cancellatura non cancella l’unità d’Italia. ario Giacomelli ha immortalato i pretini M che fanno il girotondo (nella foto) nel 1962. Eppure, sembra uno scatto di ieri. Evitare i segni del tempo: ecco il segreto della fotografia universale. Così è tutta la produzione del maestro di Senigallia. Da vedere nella mostra «Giacomelli 99 foto», fino al 25 luglio, a Roma, a Cinecittàdue Arte contemporanea (viale Palmiro Togliatti 2). Versione nostrana (e migliore) del solito, patinato e stravisto Henri Cartier-Bresson. ennelli in fuga: 9 P artisti italiani che hanno scelto di vivere e produrre a Berlino presentano le proprie opere (fino a settembre) nei saloni dell’ambasciata d’Italia a Berlino. Patrick Tuttofuoco, Carola Spadoni, Riccardo Previdi, Cristiano Mangione, Gianluca Malgeri, Armin Linke, Deborah Ligorio, Daniela Comani e Simone Berti. Si replica a ottobre: nuova infornata d’italici talenti in occasione dell’evento berlinese Art Forum. Poi di nuovo nel 2011: altro giro altra corsa. Il tutto mescolato a dipinti, arazzi e fregi rinascimentali già nei locali del palazzo. Risultato? Entrando nell’ambasciata potreste pensare di avere sbagliato indirizzo. Effetto alienazione, insomma. It-aliens: non a caso l’iniziativa si chiama così.

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EXTRA Legenda

R romanzo H storia GN graphic novel S saggio T teatro Giudizio da non perdere ottimo buono discreto meglio un film in tv

MOSTRE LIBRI FILM & TV MUSICA GOLA HOME STYLE MUST

Gli incendiati di Antonio Moresco Mondadori, 192 pagine, 18,50 euro

R

Prenditi cura di me di Francesco Recami Sellerio, 272 pagine, 14 euro

li incendiati sono amanti. Circassa ambrata dalle dita sottili, lei ha noG me di battaglia Ljuba. Alienato, vaga-

ià il fatto di citare in epigrafe una banalissima frase di un assessore G alla Cultura («Firenze ha un conto in

bondo e io narrante, lui la conosce durante il primo dei tanti incendi della storia. Si rivedono, si salvano la vita e credono (Amor vincit omnia) di poter sfuggire al male. Sullo sfondo l’Europa dell’Est, tappeti di bossoli e odore di cordite, il coro infernale dei caduti di tutte le guerre che rende ogni amplesso dei due definitivo, e i vivi, qui «macchine genitali senza speranza». Un romanzo per combattenti, sgradevolissimo e indimenticabile (epica la scena in cui i due mitragliano nudi), di ritmo wagneriano e intensità cosmica, sfuggito di penna a Moresco in un mese, prima di chiudere la trilogia di Gli esordi e Canti del caos. Impazza in rete la polemica se sia nichilista o consolatorio: di certo qui il fuoco è laico, non purifica, eccita e fa tutto molto concreto, come nei sogni.

sospeso con la modernità») depone male. Ma bastano poche pagine per avere la conferma di una prosa sciatta e al tempo stesso pretenziosa, che solo i non lettori possono prendere per un romanzo. Francesco Recami mette in scena un padroncino sfigato, sempre a corto di soldi, uno di quei figli di mamma che passano la vita a sognare di R aprire un wine bar e guadagnare 3 mila euro a sera, o di andarsene a fare il pizzaiolo a Puerto Escondido vivendo in libertà con 500 euro l’anno. Ma sua madre, che è vedova, vecchia e sola, un giorno viene colpita da un ictus. Invece di scoprire la pietas, di mettere in questione la propria esistenza da lupetto viziato fuori tempo massimo, Stefano si accanisce con un misto di cinica disperazione e indifferenza sulla vecchia mosso da un’unica idea: carpirle una delega per spolverarle il conto in banca. Alla fine, dopo lunghe pagine stantie, tutte sul registro dell’orrido, sconsolato realismo, il lettore, estenuato da particolari disgustosi e da una volgarità fine a se stessa, non trova sollievo nemmeno nel surreale colpo di scena finale.

Stefania Vitulli

Giudizio

di Sandro Bondi*

Morire. Una rivolta ideale di Sabino Acquaviva Gabrielli, 70 pagine, 10 euro ono «pagine che si leggono quasi in apnea, senza prendere fiaSstfazione. to», come scrive il teologo Giovanni Pernigotto nella dotta poÈ un libro che parla della malattia, della morte, in una società che rifugge dal parlarne e, soprattutto, che non si prepara a questo evento. Sabino Acquaviva, dopo avere scritto testi fondamentali sulla perdita del sacro nel tempo della modernità, ha scelto una forma letteraria diversa per ricordare che oggi la morte è orribile perché essa è presente senza consolazione. La nostra civiltà, in cui lo scetticismo ha S corroso la fede, non ci aiuta a vivere e a morire serenamente. Chissà se questo aureo libro non ci aiuti a vivere meglio e, quando sarà il momento, a fare un bilancio meno disperante della nostra vita. Giudizio *ministro per i Beni e le attività culturali

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PANORAMA 20 maggio 2010

Marina Valensise

Giudizio


di Valerio Massimo Manfredi*

Le rotte di Ulisse di Lorenzo Braccesi Laterza, 150 pagine, 18 euro li avventurosi quanto amatoriali ricercatori che tentano di ritrovare la rotta Gdi Ulisse possono mettersi il cuore in pace: Lorenzo Braccesi sembra avere risolto il problema. L’itinerario dell’Odissea, che doveva presumibilmente svolgersi fra il Mar Nero e l’Egeo, e di cui restano nel poema minime tracce, è definitivamente perduto. I luoghi che noi crediamo toccati dalla prua dell’eroe itacese sono in realtà stati scelti dai marinai eubei a partire dal H IX-VIII secolo a.C. Questi audaci navigatori riambientarono le avventure di Ulisse sempre più a occidente, a mano a mano che il loro orizzonte si espandeva. Braccesi ha trovato testimonianze di questa evoluzione topografica prima in Adriatico, poi nel Tirreno. Da ultimo, a rimorchio delle rotte fenicie verso il Tartesso, sull’estrema frontiera dell’Atlantico. Un fenomeno umano e comprensibile: i marinai e commercianti che affrontavano mari ignoti sentivano il bisogno di renderli familiari immaginandoli già esplorati dall’eroe, vittorioso su mostri, fattucchiere, giganti antropofagi. Lo stesso meccanismo per cui gli emigranti ricreano nella nuova terra che li ospita l’ambiente che hanno lasciato in patria. Giudizio * archeologo e scrittore

Compagno Stalin, presente! D’accordo il fascino del male, ma negli ultimi mesi è tutto un fiorire di libri e biografie su Stalin. Ci si è messa pure la fondazione Corriere della sera con un agile volumetto (600 pagine), «Il Corriere tra Stalin e Trockij 19261929», che raccoglie le corrispondenze da Mosca di Salvatore Aponte all’epoca della guerra di successione a Lenin. Che allora non si poteva raccontare, almeno nei suoi prodromi dell’orrore. E oggi, invece, interessa a qualcuno? Lasciamo Stalin e il comunismo riposare in pace. Gianluca Beltrame

H

CAFFÈ Chi incontrare (fra i tanti) al Salone del libro di Torino

GN

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maggio: grandi ospiti attesi all’incontro con Tahar Ben Jelloun per parlare di come si possano spiegare il razzismo e l’Islam ai propri figli. Benvenuti tutti gli appassionati del politicamente corretto.

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L’arte del fumetto di Will Eisner, Rizzoli, 360 pagine, 25,90 euro bbiamo un contratto!» urla Frimme Hersh al A Dio degli ebrei, all’inizio di

«

Contratto con Dio, l’epopea yiddish con la quale Will Eisner (1917-2005) fece nascere nel 1978 il termine «graphic novel». Creatore del detective surreale Spirit, Eisner aveva di sicuro stipulato un contratto col dio dei fumetti, ottenendo di arrivare a vedere il culto oggi tributato dai colti a questo genere lungamente snobbato. In cambio ci ha lasciato in eredità questa indispensabile Arte del fumetto (Bur Rizzoli, 360 pagine, 25,90 euro), dove la sua esperienza e quella di altri celebri colleghi, da Robert Crumb a Milton Caniff, ci svela «regole, tecniche e segreti dei grandi disegnatori»: un autentico testamento, se non spirituale, sicuramente di Spirit. Roberto Barbolini

Giudizio

PANORAMA 20 maggio 2010

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maggio. Dal revisionismo storico a quello letterario: un’ora con Antonio Pennacchi, autore di Canale Mussolini (nella foto sotto), per parlare degli anni del fascismo visti dal basso, dagli umili a cui il Duce diede le terre e che lo ricambiarono con fede ardente. Almeno fino all’8 settembre, e qualcuno pure dopo. Il 14 parla invece Lorenzo Pavolini che ha raccontato il nonno fascistissimo in Accanto alla tigre.

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maggio: Francesco Guccini ricopia l’incipit della sua canzone più famosa: Non so che viso avesse si chiama il romanzo sulla sua infanzia a Pavana, sull’Appennino. Si comincia dal mulino dei nonni e si finisce nella nostalgia. Canaglia.


EXTRA T

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Perché adesso tutti ignorano Veltroni

CAFFÈ Filosofi a Pistoia, Fantozzi a Genova

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Quand’era potente, la critica elogiava i suoi libri, alquanto scadenti. Ora ha scritto, nel suo genere, un capolavoro. Ma nessuno sembra accorgersene. di Pietrangelo Buttafuoco

fatto di una sola storia il nuovo libro di Walter VelÈnaudi, troni. Quando cade l’acrobata, entrano i clown (Ei68 pagine, 9 euro) è il racconto di una stupida sera allo stadio Heysel, il 29 maggio del 1985, in Belgio: la finale della Coppa dei campioni Juventus-Liverpool. Si gioca mentre la polizia ha già disteso sul prato 39 cadaveri. E raccolto oltre 300 feriti. Ecco la storia: i tifosi inglesi, in una macabra parodia della guerra, caricano gli juventini. Ne fanno poltiglia. I calciatori giocano. Le cronache raccontano i gol. I telegiornali mostrano la strage. I sopravvissuti vanno dai giornalisti in collegamento per avvisare a casa: d’essere ancora vivi. È fatto di una sola voce questo libro scritto in forma orale. È un adulto che ha giocato a fare il bambino quello che parla. In una notte, davanti al mare di Sicilia, svela alla moglie che dorme un segreto di 10 anni: quella sera di maggio non era a Londra, ma a Bruxelles. Il ricordo di uno scempio che gli ha segnato la vita. Come si alzano le navi quando muoiono, la voce che racconta «come è stato andare a spasso con l’autunno dentro» si alza per spegnere l’ossessione. È fatto con sobria compostezza di perfezione questo libro di Veltroni. Lui è l’artista, non il politico. E quelli che lo temevano ieri (già primo mecenate nell’industria culturale) oggi non fanno panegirici, perfino lo ignorano. Ma è fatta delle solite storie la nostra pochezza: quando Quando cade l’acrobata,entrano i clown l’acrobata cade, i pagliacci di Walter Veltroni godono. Einaudi, 68 pagine, 9 euro Giudizio

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PANORAMA 20 maggio 2010

maggio. Titolo: «Negri, froci, giudei & Co.». Sottotitolo: «L’eterna guerra contro l’altro». Si chiama così lo spettacolo che Gian Antonio Stella, con le musiche di Gualtiero Bertelli, presenta a Pistoia nella tre giorni «Dialoghi sull’uomo» (dal 28 al 30). Attesi, tra gli altri, Emanuele Severino, Moni Ovadia, Amartya Sen e Luciano Canfora. Lo storico Massimo Montanari, infine, ripenserà alle nostre radici culturali a partire da un piatto di pasta: metafora che coinvolge economia, istituzioni e quotidianità (bevande escluse).

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maggio. I personaggi storici si presentano due volte: prima come tragedia, poi come farsa. Qualunque cosa significhi, la frase di Karl Marx fa pensare a Fantozzi. Che nei panni di Paolo Villaggio spiegherà a Lina Wertmüller(foto) il rapporto fra pensiero e risata al festival «Forme del pensiero che ride» (Genova, Palazzo Ducale, fino al 25). A farsi seppellire da una risata ci saranno anche intellettuali, come Giorgio Ieranò e Marcello Veneziani (www. palazzoducale.genova.it).


LA SCELTA DEL DIRETTORE R i d l e y S c o t t e R u s s e l l C r o w e r i l e g g o n o i l m i t o

Robin, prima di essere Hood

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di Piera Detassis*

Lveiator», contrazione di Braveheart

nebbie. Realismo bruto perfettamente incarnato da Russell Crowe con quella voce maschia e le dita da arciere incerottate, consolato senza troppe grazie dalla coltivata Marian

’hanno già soprannominato «Bra-

e Gladiator, e il neologismo calza a pennello con questa grandiosa rilettura del mito di Robin Hood che non lesina contaminazioni: battaglie sporche e tribali, il ribelle-gladiatore solo contro il potere, una cruda guerra alla «soldato Ryan». L’idea forte della regia di Ridley Scott è quella di raccontare non già l’eroesantino, ma il prequel della leggenda, il grezzo soldato che torna dalle Crociate e precipita disilluso in un mondo di corruzione, fango e

(Cate Blanchett), più guerriera che damigella. Da ricordare i duetti bisbetici fra i due e lo slancio epico, primitivo, della regia di Scott, che però non sconfigge la certezza di avere già visto, troppe volte, questa storia, appesantita da troppe sottotrame. * direttore di «Ciak»

ROBIN HOOD di Ridley Scott Con Russell Crowe e Cate Blanchett Durata 141 minuti GIUDIZIO:

FILM A FETTE PIACERE, SONO UN PO’ INCINTA Inseminazioni artificiali e gemellari, gruppi di autoaiuto per mamme single, futuri padri insicuri: per il suo ritorno in scena Jennifer Lopez si ispira all’esperienza propria e di altre dive che fanno baby tendenza, ma anche a qualche cliché già sfruttato (da lei stessa, vedi Un amore a 5 stelle, e dalla Bullock). Ne viene una commedia a metà, non noiosa ma prevedibile, che colpisce soprattutto per qualche crudezza. E J.Lo si esibisce in uno dei peggiori orgasmi cinematografici di sempre. (Angelo Ponta)

30% AUTOBIOGRAFIA J.Lo è madre di due gemelli (2008)

20% RICATTO D’AMORE Il film del 2009 con Sandra Bullock

20% NEW AGE Il parto in acqua al club delle mamme

TREND «BIO» Il protagonista maschile produce formaggio...

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15% BRIDGET JONES Single tormentata

10% 5% SEX AND THE CITY Poco sex, in effetti

PANORAMA 20 maggio 2010

DECODER & PARABOLE maggio. Su Sky Cinema 1 e 1 Hd dalle h21 arrivano la terza e la quarta puntata della serie «The pacific» prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks.

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maggio. Alle 21 Studio Universal continua L’omaggio a Richard Gere con «PowerPotere» di Sidney Lumet.

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maggio Su Sci Fi (Steel Premium gallery) torna a 20 anni di distanza dalla messa in onda «I segreti di Twin Peaks» (sotto). Il 24 alle 23.20 e poi ogni lunedì alle 22.40 con due episodi.

Perdono ma non dimentico di Carolina Crescentini*

Sono andata a vedere Perdona e dimentica di Todd Solondz perché 10 anni fa ero impazzita per Happiness, del quale è il seguito. Il film però mi ha delusa: non ha una propria dignità se non si è visto Happiness. Dialoghi geniali, attori, scene e costumi bellissimi, ma lo spettatore rimane fuori. Si parla tanto, con battute tanto belle che viene voglia di prendere appunti ma... non è un film di emozioni. Mi ha ricordato i dialoghi della Famiglia Addams e una certa irrealtà dei Tenenbaum. Bello il cameo di Charlotte Rampling, ma intorno a me, che pure ridevo alle battute, c’erano spettatori infastiditi. * attrice, nei cinema con «Mine vaganti». (testo raccolto da Miriam Mauti)

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maggio.La nuova soap dell’estate di Canale 5 è una produzione tedesca di successo, «Alisa». Protagonista dei 240 episodi Theresa Shulze (sotto a destra).

SVEN GLAGE

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EXTRA ANTEPRIMA D’AUTORE

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I L L I V E DA PA SA D E N A

AGENDA

Il cielo degli U2 è pieno di stelle

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maggio: in scena al Teatro Petruzzelli di Baari «l lago dei cigni» di Pyotr Ilich Tchaikovsky. Si replica il 18 e il 19. Informazioni e biglietti: fondazionepetruzzelli.it

di Francesco Renga*

Aluce blu quasi nnegata in una

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maggio: parte da Piacenza il nuovo tour di Irene Grandi. A seguire, i concerti di Torino (il 20) e Milano (il 21). L’ultimo cd della cantante è Alle porte del sogno. www.ticketone.it

OLYCOM

di. Catturato sul dvd U2360°at the Rose Bowl (esce l’8 giugno), lunare, la marea lo show mette in fila classici umana del Rose (One e With or without you) Bowl di Pasadena è scossa dal e brani più recenti. Il tutto in un basso di Adam Clayton: il ritmo prodotto straordinario: prospetpulsante di Get on tive visuali e resa soyour boots attraversa nora sono inappunlo stadio, mentre tabili nella loro roBono (in alto, a detondità, richiamata stra) si staglia al cennel titolo del dvd e tro di un palco a fortrasferita materialma di artiglio, come mente nella circolainghiottito nel venrità di uno stadio tre di una creatura che, sul finale esalaliena. E la sua voce, tante di Moment of tanto più ruvida surrender, somiglia a quanto più matura, Show da record un cielo tempestato Due milioni di fan accarezza e graffia, hanno seguito in di stelle. ■ disegnando melodie diretta su Youtube *cantante, 41 anni. Ultimo album: «Orchestra e Voce». che mettono i brivi- gli U2 a Pasadena.

Con il Qr code puoi accedere al video degli U2, Magnificent, uno dei brani tratti dall’ultimo cd No line on the horizon.

AIDA ALL’ARENA Sono aperte le prevenArena.it/it) per dite (A la rappresentazione dell’Aida all’Arena di Verona il 19 giugno (ore 21.15). Dirige Daniel Oren, regia e scene a cura di Franco Zeffirelli.

Anni 23, capelli da ragazzina, sorriso disarmante: Yuja da Pechino ha tutto quello che fa sperare a un critico raffinato di poterla stroncare. Missione impossibile: basta che attacchi la suite da Petruska (di Igor Stravinskij, nel nuovo cd, Transformation), con la violenza del possesso di spazio e di suono e il sortilegio di arcani scampanii lontani, ed ecco il prodigio. Ottime le pirotecniche ma sostanziose variazioni di Johannes Brahms. (Lorenzo Arruga)

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TRACK 1

PANORAMA 20 maggio 2010

maggio: inizia agli Arcimboldi di Milano la tre giorni di Dance Machine Festival. Tra gli altri, in scena Le concours di Maurice Béjart, balletto giallo con al centro un misterioso omicidio durante un concorso di danza. www.dancemachine.it

PANORAMA LIVE

YUJA WANG: MIRACOLO A PECHINO

ROLLING STONES: «EXILE ON MAIN STREET» Esce il remaster del capolavoro datato 1972 della band di Mick Jagger. La Deluxe edition contiene 10 brani inediti (a destra, le valutazioni brano per brano). I migliori? Pass the wine (track 2) e Good time women (track 9).

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TRACK 2

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TRACK 9

TRACK 10


EXTRA

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IL RISTORANTE

EVENTI DI GOLA

Cena in gloria dell’unità d’Italia di Fiammetta Fadda

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uando si vedono due happy family del ricco Varesotto, complete di genitori, figli con fidanzatine, nonne e zie, ai tavoli di un giovane cuoco napoletano, riccioluto, che fonda la sua cucina sull’olio d’oliva, e subito mette sulla tovaglia con calici a stelo sgonfiotti caldi di pasta cresciuta e pizzelle fritte, si capisce che l’unità dell’Italia gastronomica è un fatto compiuto. Ma non siamo in una delle tante finte trattorie oggi di moda. Ilario Vinciguerra ha grande palato e una

tecnica finissima che si è formata in giro per l’Europa senza perdere verve. L’arancino con provola e fave di cacao su ragù classico ha il croccante, il fondente, il pomodoro ben tirato e la nota amarognola del cacao; Vesuvius potrebbe essere una creazione marchesiana per il look sofisticato della polvere di pane nero che ammanta il piatto, ma il sapore dei fusilloni con cozze, fagioli e cime di rapa è partenopeo verace; mentre il piccione arrosto con Bitter Campari, tenero come un foie gras, è cotto al rosa, alla fran-

cese. E la pastiera, dolce sublime ma calorica come un piatto unico, qui diventa un aereo cucchiaio di liquido avvolto in una bolla dorata. IL PIATTO Arancino con provola su ragù classico.

VICO EQUENSE (NA) 23-25 maggio. info@festavico.com

ILARIO VINCIGUERRA RESTAURANT Via IV Novembre 10, Galliate Lombardo (Va). Tel. 0332947104. Chiuso a mezzogiorno, tranne sabato e festivi, e tutto il martedì. Sugli 80 euro, vini esclusi. www.ilariovinciguerra.it

CAPRICCIO DI CHEF/IL RISO DI ECORÌ scelto da Massimiliano Alaimo* «Esigo sempre un riso giovane, il migliore nel cedere l’amido che permette la mantecatura ideale. Ho fatto mettere a punto dall’Ecorì, un consorzio di produttori del Vercellese che lavora secondo un certo disciplinare in terreni soffici e ossigenati, una selezione di Carnaroli con un grado di pilatura particolare, con un equilibrio preciso fra l’integrale e il brillato. La maggiore percentuale di corteccia del chicco mi dà la consistenza e la cremosità che amo per tutti i miei piatti». DOVE E QUANTO 5,50 euro la scatola da mezzo chilo nelle migliori gastronomie. *chef del ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Pd)

FESTA A VICO Decine dei più blasonati cuochi d’Italia discutono (poco), mangiano, bevono e cucinano sul mare centinaia di porzioni del piatto scelto per interpretare il tema assegnato. Quest’anno è il cibo di strada. Ingresso 100 euro (in beneficenza).

SOUL FOOD Cene carbonare in casa di scienziati e artisti che si improvvisano cuochi; il Circolo degli artisti trasformato per una notte in mercato; performance enogastronomiche e musicali; incontri su cibo, arte e sostenibilità, con laboratori per bambini: tutto questo è Soul food, giunto alla terza edizione. ROMA 22/23 maggio. www.thesoulfood,net

STORIE DI VINI

Costa d’Amalfi, tutto il Furore di un grande bianco di Bruno Vespa

M

arisa Cuomo ama i colpi bassi. Si veda l’elegante brochure della sua casa vinicola Furore da lei acquistata con il marito Andrea Ferraioli nel 1980. Non basta il sorriso mediterraneo della foto accanto alle botti. Ogni vino è accompagnato da un’immagine di quest’angolo di Costiera Amalfitana tirata su dal Signore in un giorno di grande ottimismo. Ogni assaggio parte dunque con l’animo ben disposto. Marisa produce solo vini di alta qualità. Fra quelli di prezzo più alto, il Costa d’Amalfi Furore Fiorduva è un magnifico vino adattissimo a carni bianche e grandi pesci. Ma il Ravello bianco (Falanghina e Biancolella) costa un ter-

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PANORAMA 20 maggio 2010

zo ed è piacevolissimo e ben strutturato. Lo stesso discorso vale per il Costa d’Amalfi Furore bianco, sorprendente per grande freschezza e gusto deciso. Tra i grandi rossi, il Furore riserva 2006 (metà Piedirosso e metà Aglianico) ha bisogno di respirare con calma, ma rivela poi tutta la sua potenza, mentre il Ravello rosso riserva in cui il Piedirosso prevale sull’Aglianico è un vino tosto, ma equilibrato e piacevole. Gran garbo e gran gusto nel Costa d’Amalfi rosato. COSTA D’AMALFI Prezzi indicativi in enoteca: FURORE bianco 2009 14,50-18,50 euro. RAVELLO bianco 200913,50-18 euro. Rosato 200911,50-15 euro. FURORE bianco FIORDUVA200842-50 euro. FURORE rosso riserva 200636-44 euro. RAVELLO rosso riserva2006 32-40 euro. info@marisacuomo.com


EXTRA

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DETTAGLI D’ARREDO

La luce c’è (ma non si vede) di Gilda Boiardi*

i chiama Wall Piercing la nuova lampada presentata durante Sil FuoriSalone di Milano, negli spazi del Temporary museum for new design in Zona Tortona. Autore del progetto per la Flos (tra le più prestigiose aziende italiane del settore illuminazione) è Ron Gilad, designer nato nel 1972 a Tel Aviv e residente a New York. Wall Piercing è una lampada circolare dall’impatto visivo ridotto al minimo che si installa a filo su una parete di cartongesso. Oggetto minimale ma che permette infinite e multiformi applicazioni, ha un corpo principale in alluminio pressofuso verniciato bianco a polvere ed è illuminato da 35 top led. Che, in seguito al pensionamento imminente delle vecchie lampadine a incandescenza, sono la nuova frontiera delle fonti luminose. I led han-

no una luminosità quadrupla e una durata doppia rispetto alle sorgenti classiche. Wall Piercing fa parte della collezione Soft Architecture della Flos che, creata grazie a un materiale innovativo (tecnologia Under-cover), coniuga leggerezza, resistenza e mimetismo con la parete. *direttore di «Interni»

DOVE RIPOSANO LE FAVOLE A sinistra, ironica e colorata, la libreria Ladrillos ha una struttura componibile con mattoni in polietilene di varie forme e colori e piani di laminato bianchI con bordo nero. Il prezzo di partenza è di 724 euro. info@nomadedesign.com A destra, lavabile, impilabile e trasportabile da una stanza all’altra, Fatboy junior è un cuscino studiato per i bambini che funziona anche come lettino d’emergenza. Misura 130x100 cm. Prezzo 173 euro. www.fatboyshop.it

GIOVEDÌ Sono stati battezzati «I giovedì del design» gli incontri settimanali organizzati dalla DesignLibrary di Milano (via Savona, 11; ore 21.15, www.designlibrary.it). Il prossimo, previsto per il 20 maggio, avrà come tema il design sostenibile a cura di Enrico Loccioni.

L’ARTE S’ACCOMODA Il Caffè del Mago all’interno della Casa d’arte futurista Depero, a Rovereto (Tn), sarà arredato da sedie Ice rosse, sgabelli Ice bianchi e tavolini Dub della Calligaris. Continua così la collaborazione tra l’azienda di arredamento udinese e il museo Mart che gestisce anche Casa Depero. Acquistando tavoli e sedie nello store di Milano si avranno riduzioni per l’ingresso al Mart. PANORAMA 20 maggio 2010

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Cotti a puntino La competenza industriale made in Italy e la creatività di un designer di fama internazionale sono gli elementi che caratterizzano il nuovo forno Smeg disegnato da Marc Newson. In vari colori, il forno ha sia comandi touch control sia manopole tradizionali.

PAROLA D’ARCHITETTO di Piero Lissoni*

«Gli spazi indefiniti, ovvero senza una suddivisione precisa, costituiscono il “particulare architettonico” della mia casa ideale. Penso agli interni tradizionali europei in cui trovi stanze che non sai se sono sale da pranzo oppure camere da letto. Gli spazi ben proporzionati mi mettono ansia, preferisco e suggerisco quelli virtualmente sbagliati perché sono più sorprendenti. Altro suggerimento: basta con le case contenitrici d’arte che sembrano

1.500 euro per la versione top di gamma Fp610Sg con touch screen.

VAI OLTRE LA CARTA

Teoria e pratica del divano da conversazione l divano per le conversazioni: comodo, morbido e dalla seduta profonda. ICosì Cini Boeri ha voluto il suo Bebop,

Prova la magia della realtà aumentata Vai sul sito www.panorama. it/ar e inquadra questo codice con la webcam: comparirà una poltrona Vanity in 3D. Istruzioni a pagina 348 di Panorama.

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lineare tre posti (esiste anche la versione per due) interamente rivestito in pelle Frau con una struttura del sedile in massello di faggio e il molleggio con cinghie elastiche. Leggero da spostare, Bebop ha piedi in tubolare d’acciaio in versione cromata o canna di fucile. Poltrona Frau sarà presente dal 15 maggio all’Expo di Shanghai come esempio di arte del fare.

musei. Serve un po’ di sano vuoto, fa bene alla vista e ancora di più alla mente. Così come è importante la patina del tempo: le case si devono ossidare perché fanno parte del nostro processo di vita. E si devono arricchire oppure svuotare di oggetti come avviene con i propri armadi. Un oggetto al quale non rinuncerei mai è il tappeto. Nulla è più potente di un bel tappeto, magari con una lunga storia e carico di ricordi». * architetto e designer


EXTRA

MOSTRE LIBRI FILM & TV MUSICA FOOD HOME STYLE MUST

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9 1 Bretelle di Brooks Brothers, 88 euro. 2 Abito «cool effect» in lana australiana di Ermenegildo Zegna, 1.490 euro. 3 Cravatte di Tino Cosma, 75 euro. 4 Gemelli con pietre di Salvatore Ferragamo, 120 euro. 5 Boxer con i grafici della borsa di Pompea, 7 euro. 6 Portafoglio in vitello bicolore a stampa dollaro di Canali, 150 euro. 7 Camicia a quadretti con collo bianco di Bagutta, 146 euro. 8 Scarpe modello Lowick di Church, 550 euro. 9 Valigetta ventiquattrore in pelle di Corneliani, 1.070 euro. (di Patrizia Busnelli)

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GLI OSCAR DEL MARE

ACQUA AZZURRA

UN POSTO AL SOLE

LE 30 MIGLIORI SPIAGGE DEL MEDITERRANEO

MAURO GALLIGANI

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uesta non è una pagella. A classificare la qualità del mare italiano pensa già un decreto firmato dai ministeri dell’Ambiente e della Salute, secondo il quale entro il 2015 (ma il processo è già in corso) le acque dei litorali dovranno essere classificate a colpi di stelle, come gli alberghi. Una stella: non si fa il bagno. Quattro stelle: mare di gran lusso. Saranno le agenzie regionali per l’ambiente ad attribuire i voti al mare. E sulla spiaggia? Giudicheranno i clienti, ma una cosa è certa: le cose stanno cambiando in fretta. Gli stabilimenti balneari si adeguano alle tendenze imperanti e tendenzialmente utili, soprattutto quando si parla di tecnologia. Ormai gran parte della Riviera romagnola e della Costa versiliese ha copertura wi-fi per collegarsi in rete anche dall’ombrellone. Molte spiagge vantano stazioni meteo personali con webcam controllabile sul sito della struttura, come il Bagno 55 di Rimini (www.bagno55rimini.com), che ha anche gli PANORAMA 20 maggio 2010

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DA GIBILTERRA ALLA TURCHIA, DALLA ROMAGNA A SAINT-TROPEZ: LE METE PER FARE FESTA, RILASSARSI, O PER PROVARE L’EBBREZZA DELLA SOLITUDINE. ANCHE A FERRAGOSTO. DI MASSIMO CASTELLI CO N PAO L A P I G N AT E L L I

Via dalla folla Uno dei tanti incantevoli scorci della Sardegna: la spiaggia Tuerredda, vicino a Chia.


ACQUA AZZURRA

A tavoletta Tarifa in estate si riempie di sportivi, ma i surfisti più accorti sanno che le onde migliori arrivano in inverno.

GLI OSCAR DEL MARE

na. Palestre naturali per chi ama gli sport acquatici come windsurf, kitesurf, vela e diving. Per attrezzature e supporto: Sporting Club Sardinia. www.portopollo.it.

ombrelloni con effetto ventilazione. Altre hanno un sistema di pagamento con riconoscimento delle impronte digitali, come il Turquoise Beach Rimini (noto per la movida serale, www.turquoisebeachclub.com) o con microchip prepagati. E ancora: sdraio massaggianti, telefoni cordless nel gazebo, ombrelloni a pannelli solari. Sembrava la «stessa spiaggia, stesso mare», e invece... ■

L’Almanarre,Hyères Francia Quattro chilometri sulla costa occidentale della penisola di Giens. Ogni anno è teatro delle più importanti sfide internazionali di kitesurf e windsurf.

Los Lances,Tarifa Spagna La spiaggia più lunga (10 km) e più bella dell’Andalusia è anche la capitale europea del vento. Milioni di appassionati di surf, windsurf e kitesurf l’affollano ogni anno. Intorno, tanti laboratori che sfornano tavole e attrezzature su misura. www.tarifa.net.

Alacati Turchia Nel mare Egeo, proprio davanti all’isola greca di Chios, sulla penisola di Cesme, Alacati è un nome in ascesa nel panorama dei watersport «a vela» in virtù dei suoi venti costanti. Il punto di spiaggia migliore è quello davanti all’Alacati beach resort e al Club Mistral, dove noleggiare l’attrezzatura.

Il top per lo sport Le spiagge più attrezzate, e i luoghi più apprezzati, per chi fa vacanze attive

È la più bella tra le spiagge raggiungibili a piedi sull’isola, che è il massimo per qualità dell’acqua secondo Goletta verde. Si raggiunge attraverso un sentiero a picco sul mare (c’è anche un taxi nautico).

Fantini Club,Milano Marittima Romagna

Cala Goloritzé,Ogliastra Sardegna

Tra Cervia e Riccione abbondano le proposte per gli sportivi. Al Fantini ci sono 8 campi per beach volley, foot volley e racchettoni, un campo da basket regolare, un mezzo campo per bimbi, un beach stadium per 2 mila spettatori, una palestra e una spa con percorso sensoriale, camera del ghiaccio e altro. Fare sport è gratis per i clienti, mentre ombrellone e 2 lettini costano da 25 a 45 euro al giorno (in seconda fila). «Suite» tendata a riva: 80 euro al giorno. www.fantiniclub.com.

Questa cala, monumento nazionale italiano, ha un fondale che inganna la vista: sembra basso ma raggiunge i 30 metri, tanto è cristallino il mare. Merito di una sorgente d'acqua dolce che dal sottosuolo sfocia in mare.

Porto Pollo,Palau Sardegna Una striscia di sabbia larga pochi metri collega la Sardegna alla piccola Isuledda e crea due baie a mezzaluFormentera tricolore Ogni anno sono circa 100 mila gli italiani che sbarcano sull’isola: il 54% del totale. E il 60% dei locali è gestito da connazionali. EXTRA

Le Caldane,Isola del Giglio Toscana

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S’Espalmador,Formentera Spagna Il parco naturale di S’Espalmador è la zona più selvaggia e protetta di Formentera. Un’isoletta a 150 meGONZALO AZUMENDI

STEPHANE FRANCES

Il top per il mare Un’acqua così limpida che viene voglia di berla


ACQUA AZZURRA

GLI OSCAR DEL MARE

PHOTONONSTOP

tri dall’isola maggiore, raggiungibile con un piccolo traghetto o, con la bassa marea, anche a piedi.

Myrtos,Cefalonia Grecia Composta di rotondi ciottoli di calcare, negli anni è stata nominata spiaggia più pulita del Mediterraneo. Terra! Per raggiungere le spiagge isolate, come in Corsica, lunghe marce oppure poche miglia in barca.

Il top per i party in spiaggia Dedicato a tutti quelli che... divertimento è una festa in costume. Da bagno

Playa d'en Bossa,Ibiza Spagna Una delle spiagge più chiassose del Mediterraneo sta diventando un po’ più sofisticata: meno musica techno, più atmosfere lounge. Ma rimane molto divertente. I bar migliori sono il Sands e l’Ushuaia.

Phi Beach,Baja Sardinia Sardegna Una scogliera a pelo d’acqua, un deck con al centro il bar circolare e una console. Musica tutto il giorno e lettoni circolari per un mohito comunitario con tante cannucce. Un must per il tramonto. www.phibeach.it.

Il top per il vip-watching I lidi col maggior tasso di volti noti

Paradise beach,Mykonos Grecia In auge da anni, Paradise beach rimane un divertimentificio coi suoi locali sulla spiaggia che dalle 17 entrano in un delirio musical-alcolico. Il bar più gettonato è il Tropicana. www.tropicanamykonos.com.

Forte dei Marmi (varie spiagge) Toscana I vip si dividono fra gli stabilimenti più blasonati (dal prezzo medio a stagione di 4-5 mila euro per una tenda con due lettini e due sdraio). Al Twiga beach si incontrano Emilio Fede e Daniela Santanchè. Al Bagno Piero, Paolo Maldini e la famiglia Moratti. All’America gli Antinori, agli Annetta Martina Colombari e Billy Costacurta. Al Bagno Roma di Levante (stesso proprietario della storica Capannina, Gherardo Guidi) si rilassano Hernan Crespo, Pierluigi Casiraghi e Adriano Galliani. Avvistate anche Belen Rodriguez e Federica Panicucci.

Nikki Beach,St.Tropez Francia Proprio come in disco Sono sempre più diffusi gli after-beach party: in pratica, aperitivi in costume.

Bella musica, fiumi di champagne e orde di ragazze e ragazzi abbronzati e sexy con la voglia di socializzare: la quintessenza del party al mare. www.nikkibeach.com.

La Celvia,Porto Cervo Sardegna Lido fra l’Hotel Cala di Volpe e Capriccioli, soprattutto a giugno (cioè a fine campionato) si popola di calciatori e personaggi dello spettacolo. Tra gli habitué Simona Ventura, Melissa Satta e Bobo Vieri.

Club 55,Saint-Tropez Francia Ristò con spiaggia dove si vedono: Abdallah e Rania di Giordania, Bono, Bruce Willis, P Diddy, George Michael, Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones, Pierre Casiraghi e Beatrice Borromeo, Naomi Campbell e Bar Refaeli. Un «matelas», materasso a livello sabbia, costa da 18 euro a persona al giorno. www.club55.fr.

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Lucky,Formentera Spagna

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Spiaggia nudista dove si possono incontrare Roberto Giovalli, Cristina Parodi, Rosita Celentano e il fidanzato Soldano Kunz d’Asburgo.


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Pinete e salmastro La ricetta dell’isola di Porquerolles.

ronata «Più bella spiaggia del mondo». Ma non c’è pericolo di trovarla affollata: la sua soffice sabbia bianca si estende per 18 chilometri. Qui sorgeva uno dei principali porti della Licia: a breve distanza, le rovine.

PHOTONONSTOP

Il top per la famiglia Perché l’ideale per i bambini è un mare da favola Costa Rei,Villasimius Sardegna ▲

Il top per essere da soli anche in agosto Nel clou dell’estate non si sfugge al turismo globale. Eppure qui... Costa Verde,Medio Campidano Sardegna Le spiagge spesso dunose di questo tratto di costa sud-occidentale (Piscinas, Scivu...) si raggiungono con un viaggio di chilometri su strade sterrate (il paesaggio è da Far West: si attraversano i ruderi di un’antica zona mineraria). Ma vale la pena. www.lacostaverde.it.

Tre destinazioni per diportisti La prossima «Guida blu» di Legambiente e Touring club italiano uscirà l’11 giugno (Touring ed.). Oltre al consueto punteggio con le vele alle migliori località di mare, quest’anno avrà una sezione dedicata alla nautica con 14 itinerari per diportisti: «Andar per mare». Tra le mete raccomandate, le Isole Egadi (Favignana, Levanzo e Marettimo) in Sicilia, l’area di Marina di Camerota (Sa) e il tratto costiero di Porto Selvaggio, uno dei più incontaminati del Salento.

Cala Erbaju,CorsicaFrancia Tagliata fuori dagli itinerari turistici, è una lunga spiaggia di sabbia bianca lungo la costa sud-occidentale dell’isola, a metà strada tra Bonifacio e Propriano. Si raggiunge con 45 minuti di cammino da Roccapina.

Si estende per circa 10 km lungo la costa sud-orientale della Sardegna. Oltre alla sabbia bianchissima e al fondale poco profondo, la spiaggia è costeggiata da residence e case private in affitto a pochi metri dal mare: qualche passo e i bambini sono in spiaggia.

San Vito lo Capo,Trapani Sicilia La lunga spiaggia (900 metri) di questo paese, all’estrema punta nord-occidentale della Sicilia, è di sabbia fine e bianchissima. Il mare della baia color turchese rimane a misura di bambino per un lungo tratto. Ed è Bandiera blu europea per la qualità dell’acqua.

«Maldive del Salento»,Lecce Puglia Quasi sul tacco dello Stivale, tra Pescoluse e Torre Pali, una spiaggia quasi tropicale. Il mare, stupendo, è molto basso e caldo per un lungo tratto.

Marano Beach,Riccione Romagna

Parte del Parque natural del Cabo de Gata, fra i meglio conservati del Mediterraneo, ha sabbia vergine con agavi e fichi d’India che arrivano al mare. Niente edifici, o strade, o chioschi di bibite. Si arriva attraverso un sentiero pedonale profumato di lavanda.

Il mare non sarà granché, ma la Riviera romagnola pensa davvero ai bimbi. Marano Beach mette a disposizione giochi, baby club, fasciatoi, minicabine, biberon, miniombrelloni, minibrandine, palestra con attrezzi su misura e corsi per aspiranti piccoli bagnini con prove su minimosconi. Due lettini e un ombrellone a 16,50 euro al giorno. www.maranobeach.com.

PataraTurchia

Es Grau,Minorca Spagna

Playa de los Genoveses,Andalusia Spagna

Si trova a sud di Fethiye e il Sunday Times l’ha inco-

Una spiaggia per famiglie su un’isola a misura di famiglia. Sabbia dorata, mare pulitissimo e fondali bassi che digradano dolcemente: l’acqua rimane alta poche decine di centimetri per circa 50 metri, quindi è più calda e sicura. L’ideale, insomma, per i bimbi.

Plage d’Argent,Porquerolles Francia

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SUPERSTOCK

Non solo festini Lontano dagli eccessi del capoluogo, a Ibiza si può stare in pace.

Un’intera isola chiusa al traffico (si trova davanti a Hyères), mare splendido e sabbia pulita. Ci si sposta in bicicletta (noleggiano anche le biciclettine per les enfants). La plage d’Argent è la spiaggia più bella e più protetta dal vento. Ha anche un centro di primo intervento medico. Per le mamme più apprensive. ■

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PARIGI La vecchia Russia torna sulla Senna

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LUANG PRABANG Per il silenzio e per la quiete Non c’è nulla di meglio, a volte, che viaggiare su un grande fiume tropicale a bordo di un comodo battello. Il fiume più sen-

Il mio amico Emanuele Della Valle vive da anni a New York, lavora in città nel mondo della moda e della comunicazione, abita al Village a pochi metri da Anna Wintour, direttore di «Vogue America». Buongustaio e raffinato conoscitore di posti da non perdere, ama farsi una bistecca o un hamburger alla Minetta Tavern in MacDouglas st. Un tempo era frequentata da Ernest Hemingway e Dylan Thomas. Ora dai modaioli, amici del proprietario Keith McNally, fondatore di Balthazar. La brasserie, che sembra un pezzo di Parigi trasportato a New York, ha due chef già famosi. Il clima del locale è esclusivo e caotico. Lunga attesa al sabato per il Black label burger.

Finché La Mamounia di Marrakech è rimasta identica a quella vista nel film L’uomo che sapeva troppo, l’ho sempre frequentata. Poi, dopo uno sciagurato restauro negli anni Ottanta, l’ho lasciata. Ora vale la pena tornare in questo tempio del «Maroccan glamour», uno degli hotel più affascinanti del mondo, amato da Winston Churchill, Charlie Chaplin e dai Rolling Stones. Il rifacimento, costato 150 milioni di dollari, si deve all’architetto Jacques Garcia. La Mamounia, che era in decadenza, ora fa impallidire i suoi concorrenti. Il giardino di 10 ettari è un luogo incantevole con gli aranceti, le palme, gli ulivi e le vecchie mura della medina. Dalle finestre della Mamounia si vedono le montagne dell’Atlante innevate. Chi ha la passione per l’Art déco, risciacquata nel Maroccan style che tanto piaceva a Yves Saint Laurent, si troverà nel tempio giusto.

T.ADAMSON/AGETTY IMAGES

MARRAKECH Camera con vista sull’Atlante M.MAGNANI/GETTY IMAGES

NEW YORK Minetta, regina degli hamburger

suale è il Mekong, nel tratto laotiano, dalle parti di Luang Prabang. La piccola città del Laos è il luogo del silenzio e della meditazione nei numerosi templi buddisti. Per esempio il Wat Xieng Thong, dove si trovano Buddha antichi di legno dorato. Adorabili i caffè sul lungofiume. Si beve gelato il lao lao, liquore di riso.

All’Opéra di Parigi, al Metropolitan di New York, al Covent Garden di Londra, torna la moda dei Ballets russes, ora apprezzati dai giovani più ambiziosi nei gusti. Ha avuto molto successo la biografia del grande Sergej Diaghilev scritta da Sjeng Scheijen e pubblicata dalla Profile Books. Diaghilev fu il fondatore dei Ballets russes, l’artista che mise insieme compositori come Stravinsky e Prokofiev, ballerini e coreografi come Nijinski e Karsavina, Fokine e Balanchine, e artisti come Picasso, Matisse, Bakst. La vecchia Russia torna a Parigi con una mostra al Louvre. E con il bel tempo antico degl zar arriva il ballerino oggi più amato e apprezzato: Nikolai Tsiskaridze. Nikolai, scoperto dal coreografo Jurij Grigorovich è la stella del Bolshoj. Trentenne, viaggia molto, adora il bel mondo e le vacanze estive al Pitrizza di Porto Cervo. È bellissimo ed elegante. A Mosca non è difficile incontrarlo al Café Puskin, il suo posto preferito.

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PETER ANDREWS/CORBIS

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DI CARLO ROSSELLA

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LONDRA Il collo giusto per tempi tory

Jermyn street, a Londra, è la via dei camiciai. Il più famoso è Turnbull & Asser che ha fra i suoi clienti il principe Carlo. L’erede al trono adora non solo le camicie di Turnbull & Asser ma anche le cravatte. Così David Cameron. Ma da un po’ di tempo è spuntata in Jermyn street, a pochi metri dall’antico tempio della camicia, la boutique di Emma Willis che tanto piace al leader liberale Nick Clegg, anche lui, come Cameron, fanatico dell’eleganza classica . Emma Willis ha introdotto cotoni, lini e cravatte di seta di qualità maggiore e disegni ancora più raffinati e giovanili. In questo periodo conservatore di rilancio dello chic for men Willis vestirà, senza dubbio, molti giovani esordienti alla Camera dei comuni.


RAGAZZE TERRIBILI

SA R A H J E SS I C A PA R K E R

CHISSÀ PERCHÉ LA GENTE CHE INCONTRO PER STRADA MI GUARDA SEMPRE LE SCARPE IL 28 MAGGIO, CON «SEX AND THE CITY 2», TORNA LA REGINA DEL TACCO 12: «UN TEMPO IO E CARRIE ERAVAMO MOLTO DIVERSE. OGGI INVECE...». D I M A R CO G I OVA N N I N I - F O T O D I A N N I E L E I B OV I T Z /CO N TAC T P R E SS

PANORAMA LIVE

«

Guarda il trailer di «Sex and the city» sul tuo smartphone grazie al codice Qr. Scopri come fare a pagina 348 di Panorama.

S

hoe time again!»: i giornali americani annunciano l’arrivo di Sex and the city 2 giocando sull’assonanza fra show, spettacolo, e shoe, scarpa. Niente di strano, i tacchi a stiletto erano uno dei tormentoni della serie tv rilanciata con successo al cinema due anni fa. Il secondo capitolo, nelle sale italiane dal prossimo 28 maggio, ha lo stesso sceneggiatore-regista, Michael Patrick King. Ma soprattutto lo stesso cast: Sarah Jessica Parker (Carrie), Kim Cattrall (Samantha), Kristin Davis (Charlotte), Cynthia Nixon (Miranda). E una storia che parte da New York e si avventura fino in Medio Oriente, in una Abu Dhabi ricostruita in Marocco per motivi «morali». Panorama ha incontrato in esclusiva Sarah Jessica Parker, detta «Sjp», 45 anni. La fama che le ha dato il suo alter ego le ha permesso di diventare una businesswoman: è una delle produttrici del film, ha lanciato una linea di vestiti e una di profumi. Una superdonna molto fedele, a differenza di Carrie: Sarah è sposata da 13 anni con l’attore Matthew Broderick con cui ha fatto tre figli. In questo film c’è un messaggio o è solo un’operazione commerciale? Sono 12 anni che ne lanciamo. Stavolta abbiamo girato in un paese molto diverso, con una cultura particolare, e un ruolo femminile opposto a quello

Ritorni Sarah Jessica Parker, la Carrie di «Sex and the city». Oggi ha 45 anni, 13 più di quando andò in onda la prima puntata del serial tv. EXTRA

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Unico amore Sarah Jessica Parker e Chris Noth, l’attore che dà il volto a Mr Big, sulle scale del Metropolitan di New York.


SA R A H J E SS I C A PA R K E R

ORIGINALLY PHOTOGRAPHED FOR VOGUE/LUZ PHOTO

RAGAZZE TERRIBILI

Sorprese in vista Mr Big e Carrie si sposano alla fine del primo film di «Sex and the city». Ma «Carrie è aperta alle avventure» anticipa Sarah Jessica Parker. americano. Il senso, però, è sempre infrangere le regole di tradizioni, ruoli e convenzioni. Perché non siete riusciti a lavorare negli Emirati Arabi Uniti? Dopo una lunga trattativa il tema e gli abbigliamenti sono stati giudicati eccessivi. Siamo perciò andati in Marocco, scortati addirittura dalle guardie reali. È stato un bene: c’era più disponibilità e nessuna censura preventiva. Le dune, poi, erano le stesse dove fu girato Lawrence d’Arabia. Nessun dubbio sul fare un sequel? Era stato più difficile per il primo film. Decidere cioè se il tempo passato (la serie è finita nel 2004, ndr) non era eccessivo e noi attrici troppo vecchie. EXTRA

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Cos’è successo nella vita di Carrie nei due anni fra il primo e il secondo film? Tutto procede normalmente, a parte l’eccezionalità del matrimonio con l’imprendibile Mr Big con cui si chiudeva il primo film. Ormai è, e vuole sentirsi, una donna sposata, cioè una moglie, qualunque cosa questa parola oggi significhi. Carrie non teme il futuro ed è aperta alle avventure, in senso figurato ovviamente. Meglio per lei, perché il destino le rimette sul cammino l’ex fidanzato Aidan. Lei che cosa invidia a Carrie? Prima eravamo molto diverse, ma invecchiando mi sembra che Carrie mi stia raggiungendo. Per anni lei è stata così indipendente e io così legata, sia pure a scelte che ho voluPANORAMA 20 maggio 2010

to: il matrimonio, i figli. Mi sembrava che fosse piu fortunata, perché in fondo doveva preoccuparsi solo di se stessa. Ora è sposata e ha legami importanti. Quindi mi somiglia di più. A proposito, qual è il segreto di un matrimonio felice? Incrociare le dita. Seriamente... Non parlarne. Vuole la domanda di riserva? Penso davvero di non avere una risposta sensata. Anche perché tutti siamo o siamo stati sposati, quindi tutti abbiamo una personale risposta a questa domanda. Altri sequel di «Sex and the city»? So che si è sparsa la voce che abbiamo gira-


RAGAZZE TERRIBILI

SA R A H J E SS I C A PA R K E R

mo un miracolo. È per questo che sono felito molto più materiale nel deserto per poterce, e non gelosa, per il successo di Katherine lo usare nella terza puntata, in modo da diHeigl, che ha superato i 30. mostrare la stessa età. Ma è una leggenda mePensavo citasse Meryl Streep che a sessantropolitana. Anzi una leggenda del deserto. t’anni suonati è al top della sua carriera... Tutto dipenderà dal pubblico che, come al CoCi avevo pensato, ma ho il pudore di non losseo, ha potere di vita e di morte sui nostri paragonarmi a Meryl Streep in nessuna catepersonaggi. Anche la serie è andata avanti cogoria, nemmeno in quella delle donne... Il suo sì: la longevità è scaturita dalla qualità del procaso però dimostra che dotto. Deve piacere. si possono scrivere bei Quindi un appello personaggi femminili strappalacrime alle fan: Follie di celluloide per ogni età. se volete che continuiaNumeri, dollari e curiosità Cosa si prova a essere mo, andate in massa a sul film. E sulle tante mise considerata un’icona vedere Sex and the city 2. di Kim, Kristin e Cynthia, della moda? Si rende conto che sotto, le «complici» di Carrie. Mi fa ridere. Io non continua a pronunciaho la frenesia dello re parole come età, inshopping di Carrie. Non vecchiare, longevità? seguo tutte le mode. Lo faccio io prima che Quando compro quallo faccia lei. cosa, vado sul classico, Il tempo che passa è in modo che possa duun problema? rare negli anni. Al masIn realtà no. È solo simo poi lo mischio con quando faccio interviste qualche dettaglio vintache mi rendo conto che ge, per dargli un tocco di parliamo di una cosa cooriginalità. Ma da quanminciata negli anni Nodo c’è Carrie ovviamenvanta. I miei figli sono Che roba, il guardaroba te sperimento di più, ho troppo piccoli per renNel film le 4 amiche sfoggiano più coraggio, affronto a dersi conto che la loro 116 vestiti. Vince Carrie con testa alta la possibilità di madre non ha più 32 41 cambi, contro i 25 di Kim qualche glorioso flop anni come nel primo e i 24 di Kristin e Cynthia. estetico. Quando la genepisodio della serie. Ma Fan spagnola te mi incontra per la stratutto sommato sono Un cameo anche per Penélope da, la prima cosa che mi tranquilla, non c’è nienCruz, fan di «S&C»: ha visto guarda sono le scarpe. E te da fare, a parte l’ovvio. il primo film 15 volte. rimane delusa se vede Sono contraria a ogni Top secret che ho le infradito, ansoluzione chirurgica. Per mantenere segreta che se è mattina e sto acSarà un cliché, ma gli la trama il cast ha firmato compagnando mio fianni che passano ti un accordo che prevedeva glio a scuola. danno più esperienza e una multa di 2,5 milioni di dollari in caso di soffiata. Ha rimpianti? più conoscenza, quindi Non sono mai divenpiù sicurezza nel fare tata una ballerina... ma scelte senza la paralisi sarei veramente un’ingrata a lamentarmi. del pericolo di sbagliare. È di quelle madri che dicono: «I miei figli Ora ha parlato la donna, ma l’attrice che faranno quello che non ho fatto io»? Lodice? Hollywood, alla ricerca della perenretta e Tabitha faranno danza? ne giovinezza, guarda a lei con sospetto? Non lo so. Ho già capito che sono i figli che Finora non è successo. Se accadrà mi veneducano i genitori, non viceversa. ga a trovare: ne riparleremo. Ma la avverto Ma lei che tipo di madre è? che sarà una conversazione triste, di una perApprensiva. Sono un concentrato di tutte le sona delusa. Il vero problema è che nei film paure di tutte le madri del mondo; tremo ogni di oggi vedo sempre e solo un sacco di uovolta che c’è la visita dal pediatra. mini. Per le donne è dura. Noi quattro sia■


VIGGO MORTENSEN

P

LA MIA PRIMA VOLTA DA ATTORE? FACEVO IL CULO DI UN DRAGO «THE ROAD» ERA UN FILM SCOMMESSA CHE RISCHIAVA DI NON ARRIVARE IN SALA. ORA CE LA FARÀ, GRAZIE AL SUO TALENTO.

AP

DI MARCO GIOVANNINI

resentato a Venezia nel 2009, c’è voluto quasi un anno per portarlo nelle sale italiane, dove arriverà il 28 maggio. E se non fosse stato per un distributore coraggioso, Sandro Parenzo della Videa, sarebbe finito in dvd. Seppur tratto da un best-seller del premio Pulitzer Cormac McCarthy, The road aveva fama di film troppo cupo. «Pensavi di essere depresso? Non avevi ancora visto The road» ha scritto il New York magazine. Il film, diretto dall’australiano John Hillcoat, è la storia di un padre e un figlio in cammino lungo un’America sconvolta da una tragedia senza nome i cui pochi sopravvissuti sono in lotta per non soccombere. Non è un horror, ma una meditazione sul futuro dell'umanità. Un film che deve tutto al protagonista, Viggo Mortensen, diventato star con Il Signore degli anelli, ma antidivo per eccellenza. «Avevo girato Good a Budapest fra la primavera e l’estate, poi Appaloosa in New Mexico in autunno. Quando pensavo fosse venuto il momento di riposarmi, mi hanno offerto The road. Per interpretare il protagonista non ho dovuto fingere di essere esausto, lo ero veramente». La solitudine del set di The road gli ha permesso di meditare sul mestiere: «Se un film mi rende nervoso, è meglio, vuol dire che si tratta di qualcosa di nuovo, che c’è da imparare». Cos’è per lui un attore? «La prima volta che mi trovai a riflettere sulla recitazione dovevo avere 8 anni. Fu in occasione di una rappresentazione scolastica. Ero con un altro bambino all’interno di un costume da drago, a lui toccò la

Artista totale Viggo Mortensen, 51 anni: oltre a recitare, fotografa, dipinge e scrive poesie. EXTRA

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Una carriera in tre film L’ascesa di Viggo: da Tolkien a Cormac McCarthy.

1. Nasce un re È Aragorn in «Il Signore degli anelli».

2. La consacrazione Killer in «La promessa dell’assassino». CONTRASTO

P OSTA P O C A L I T T I C I

3. L’azzardo Padre disperato in «The road». testa e si prese tutti gli applausi. Io mi limitai a fare il culo del drago. Quando calò il sipario pensai: sarà questo fare l’attore?». In realtà l'importanza sociale del suo ruolo l’ha scoperta in maniera bizzarra proprio in The road: nel romanzo trovano una Coca-Cola in quello che è forse l’ultimo distributore automatico ancora funzionante sulla Terra. E il figlio non l’ha mai assaggiata prima. La Coca-Cola company aveva rifiutato il permesso di mostrare la bibita nel film: la rigida prassi aziendale non permette di far vedere il marchio in pellicole vietate ai minori. È bastata una telefonata di Viggo al management per avere un nullaosta che nessuno si aspettava. ■


STRADA FACENDO

CLAUDIO BAGLIONI

BENVENUTI DIETRO LE QUINTE, DOVE SUCCEDONO COSE BIZZARRE QUARANTOTTO ORE IN TOUR CON IL RE DEL POP ITALIANO, FRA ANEDDOTI DI VITA DA BACKSTAGE, TANTI RICORDI (NON SEMPRE PIACEVOLI) E ALCUNE SORPRESE. COME QUELLA VOLTA CHE LUI, MORANDI E COCCIANTE... DI GIANNI POGLIO DA BRUXELLES - FOTO DI ALESSANDRO DOBICI

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Pomeriggio di note Claudio Baglioni durante le prove alla National Forest Arena di Bruxelles: due ore e mezzo per mettere a punto tutti i dettagli dello show. PANORAMA 20 maggio 2010

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STRADA FACENDO

CLAUDIO BAGLIONI

Ore 15.50 A spasso per Bruxelles Gli ultimi istanti liberi prima di raggiungere l’arena del concerto. EXTRA

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e vuole cantare un po’ con me, mi segua». A separare Claudio Baglioni dai 6 mila di Bruxelles c’è un drappo nero molto spesso. L’ultima esile barriera prima del conto alla rovescia: «Tre, due, uno...». Si spegne il palasport e si accende il palco. Quattro passi ben distesi e Claudio Baglioni è seduto al pianoforte. Attacca Avrai ed è subito delirio. Piangono le fan delle prime file, ma anche in scena ci sono occhi che brillano. Sono quelli del cantante. È il momento più emozionante del viaggio nel cuore del tour mondiale di Baglioni. Una scommessa vinta ad Atlantic City, Montreal, Parigi, Madrid, Colonia. Di sold out in sold out, fino al gran finale, il 29 maggio, sul «palco dei palchi», quello Ore 11.20 della Royal AlIl risveglio bert Hall di LonCaffè e relax in camera. Il lungo dra. E poi, tra ottobre e novemgiorno del concerto inizia così. bre, in Centro e Sud America, Australia, Russia, Bulgaria... «Se volete del buon vino, non fatelo scegliere a me»: era iniziata così, a un tavolo del Dominican Hotel di Bruxelles, la due giorni di Panorama al seguito di Baglioni formato export. Fra brindisi e antiche memorie, risvegliate dal profumo di un cestino di pane caldo. «In una vita di concerti ho ricevuto tante conferme, ma anche pagnottelle e pizzette sul muso» ricorda l’autore di E tu come stai. «È successo allo stadio di Torino, nel 1988, al concerto per Amnesty international. Ero l’unico italiano fra Bruce Springsteen, Peter Gabriel e Sting. Inizio a cantare e mi accorgo che nelle prime file ci sono 3-400 fan di Springsteen con i volti deformati dalla rabbia e i denti digrignanti come lupi. Mi fanno gestacci, lan-

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STRADA FACENDO

CLAUDIO BAGLIONI

ciano roba sul palco... Avevano l’aria dei bancari che il giorno dello spettacolo del Boss indossano canotta e bandana e si trasformano in belve. Il resto dello stadio non mi era ostile, ma tutti i giornali hanno scritto “Baglioni contestato”. Così va la vita: fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Ovviamente ho cantato anche in stadi che invece mi hanno osannato dall’inizio alla fine. Sono uno dei pochi che ha davvero portato più di 80 mila persone all’Olimpico e a San Siro. Parlo di dati certificati, non di numeri immaginari». L’italico brusio che arriva dalla hall dell’albergo dice che sono molti i fan che si sono messi in viaggio per seguire Baglioni in trasferta. «Non lo sa quasi nessuno, ma la mia carriera è iniziata fuori dall’Italia» prosegue. «Il primo posto dove mi trattarono come una star fu la Polonia. Avevo 18 anni e non avevo ancora scritto Questo piccolo grande amore. Mi invitarono a un festival di musica internazionale con Joan Baez. Fu un trionfo. Chiamai casa e dissi: mamma, io non torno più. Adoravano la mia musica, le ragazze facevano la fila per conoscermi e mi portavano pure i fiori in camerino. Una sera,

offrii la cena a 300 persone, prendendo i passanti dalla strada. Tanto la valuta polacca, in Occidente, valeva meno della carta straccia. Erano gli inizi degli anni Settanta». Tempi duri, quelli, per chi cantava d’amore ispirandosi alle coppie che si sbaciucchiavano sulle panchine romane di Villa Borghese. «Mi trovai la Digos sotto casa per qualche giorno. Girava un volantino firmato Prima linea: “Stiamo per giustiziare il noto cantante della borghe-

Ore 19.25 L’ora del silenzio Da solo, nel retropalco, Claudio Baglioni cerca la giusta concentrazione. Manca un’ora all’inizio dello show.

Ore 20.27 Conto alla rovescia Baglioni percorre gli ultimi 10 metri prima di salire sul palco. E sorride, per sciogliere la tensione. EXTRA

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sia”. Forse, erano gli amici degli autoriduttori, quelli che ai concerti urlavano: “La musica è roba nostra, riprendiamocela gratis!”. Il peggio è toccato a Francesco De Gregori, che venne addirittura processato sul palco del Palalido di Milano da un gruppo di extraparlamentari: “Suona per i lavoratori, non ti mettere in tasca i soldi... La rivoluzione non si fa con le canzoni. Prima si fa la rivoluzione, poi si potrà pensare alla musica. Lo diceva anche Majakovskij (il poeta rus-

so, cantore della Rivoluzione d’ottobre, ndr), che era un vero rivoluzionario e si è suicidato. Suicidati anche tu!”. Capito? Un processo con tanto di sentenza. Di morte. Incontrai Francesco la sera dopo il martirio: era stravolto, gli tremavano ancora le gambe per lo shock». È l’una di notte e dallo staff arrivano cenni che significano «domani hai un concerto». Baglioni annuisce, ma ci sono ancora un bicchiere di Sauvignon del Sud Africa da degustare e una


STRADA FACENDO

CLAUDIO BAGLIONI

scomposto dei ricordi conduce fetta di vita da raccontare. «Alla a Malta. Agosto 2007: «Decido fine devo ammettere che gli audi portare ‘OScià (il festival musitoriduttori sono riusciti a realizcale per l’integrazione tra le cultuzare il loro sogno. O, meglio, re e i popoli che va in scena a Laml’hanno realizzato i loro figli e pedusa dal 2003, ndr) su quelnipoti che, oggi, la musica se la l’isola. Io, Gianni Morandi e Ricprendono gratis da internet. Su cardo Cocciante teniamo un questo fronte ci sarebbe una batconcerto strepitoso davanti a taglia importante da combatte120 mila persone. Finito lo re. Ma se ci metto la faccia io, che show, veniamo letteralmente raadesso guadagno bene e ho una piti da uno stuolo di ministri e bella casa, passo per quello che funzionari maltesi. Che non ci vuole difendere la sua porzione mollano più e ci seguono ovunquotidiana di caviale». que come ombre. Noi tre non Vero. Anche se tutti quelli vedevamo l’ora di rimanere da che hanno costruito una carriesoli per parlare dello spettacolo. ra nei Settanta raccontano di Niente da fare. Allora passiamo contratti capestro lunghi anche 10 anni. «Ne ho firOre 20.30 mati un paio anch’io: Il foglio segreto fino al 1979 la mia Compare sul pianoforte porzione di guadagno la scaletta definitiva oscillava tra il 2 e dello spettacolo. Sotto, Baglioni mezzo e il 3 per cenabbraccia la folla che to del prezzo del dilo accoglie sul palco sco al rivenditore. Eccome un eroe. co perché, ironia della sorte, quegli accordi si chiamavano contratti di sfruttamento d’opera». Alle 2 e un quarto il flusso

alle vie di fatto e iniziamo a impilare sedie, creando una muraglia tra noi e loro. Nel mezzo della costruzione, me ne esco con la frase del secolo: ma noi non eravamo qui per favorire l’unione tra i popoli?». Storie di retropalco dalla viva voce di un uomo che ha trascorso una parte consistente della sua vita fra le mura dei camerini o su un palcoscenico. «Lì dietro succedono sempre cose bizzarre. Il giorno del famoso concerto di Amnesty a Torino, salvai l’organizzazione da un imbarazzo pazzesco scambiando il mio camerino con quello di Tracy

40 anni da numero uno Claudio Baglioni è nato a Roma il 16 maggio 1951. In quattro decenni di carriera ha venduto oltre 30 milioni di album, di cui 3 sul mercato internazionale. I suoi dischi bests-eller sono «La vita è adesso» (1985) e «Oltre» (1990). 1970 Esce il primo 45 giri: «Una favola blu/ Signora Lia». 1972 Viene pubblicato «Questo piccolo grande amore». Il singolo che dà il titolo al 33 giri vende 800 mila copie: un record. 1981 L’album «Strada facendo» rimane per 16 settimane al primo posto in classifica. 1996 Al concerto di Natale, in Vaticano, canta «Avrai» davanti a Giovanni Paolo II. 2010 Esce «FilmOpera»: 152 minuti di musica e immagini in dvd. È uno dei più importanti dischi-videoclip della storia della musica pop.


STRADA FACENDO

Chapman, la donna che non ride mai. Dura, impegnata, profondamente antirazzista. Un attimo prima che arrivi, ci accorgiamo che nella sua area backstage c’è un tavolo di cristallo sorretto da una scultura che ritrae una donna nera stremata dalla fatica. S’immagini come avrebbe potuto reagire...». Si ride e si gioca con i ricordi nel salone del Dominican Hotel. Che nel frattempo si è popolato di musicisti e tecnici al seguito di Baglioni. Gente che, quando vive in tour, scambia molto spesso il giorno con la notte. «L’avventura a Malta» prosegue Baglioni «era nata all’insegna dell’ilarità involontaria. In dialetto lampedusano ‘OScià significa mio respiro, ma nella lingua maltese suona simile a come viene chiamato l’organo sessuale femminile. Sarebbe come

CLAUDIO BAGLIONI

se uno straniero venisse a proporre uno show in Italia dicendo “Siamo qui per portarvi la f...”. Ma non è finita: le trappole del maltese sono infinite. Incido un brano della loro tradizione che parla di un giardino meraviglioso. In quella lingua, allungare il suono gutturale di una parola significa stravolgerne il senso. Se non mi avessero fermato, avrei inciso: petali di fiori che sanno di merda». Alle 3 e un quarto scatta il rompete le righe. Ma Claudio ha ancora un colpo in canna: «Sa che cosa faccio a quest’ora quando sono vagamente depresso? Guardo la tv più becera, perché non esiste medicina consolatoria migliore. Dentro quella scatola vedi solo brutta gente che non sa fare niente. E allora, davanti a tanta mediocrità, ti senti un gigante. Buonanotte, ci si ve-

VAI OLTRE LA CARTA Prova la magia della realtà aumentata. Vai sul sito www.panorama. it/ar e inquadra questo codice con la webcam: ascolterai una versione inedita di «Un solo mondo», accompagnata da una galleria di immagini esclusive. Istruzioni complete a pagina 348 di Panorama.

de domani pomeriggio». Ventiquattro ore più tardi, Baglioni è davanti al minibus diretto alla Forest National Arena di Bruxelles. Per 2 ore prova canzoni e strumenti. Poi, si concede al fotografo e, infine, si chiude in camerino. Ne esce

un minuto prima di andare in scena. Percorre gli ultimi 10 metri che lo separano dal palco. Il boato della folla è impressionante, ma lui, impassibile, trova il tempo per l’ultima battuta: «Se vuole cantare un po’ con me, mi segua pure». ■


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Café world Per provare l’esperienza, su Facebook, di aprire un ristorante.

VENDO OGNI GIORNO 10 MILIONI DI GALLINE

Zynga poker Giocare milioni di dollari virtuali puntando pochi dollari reali.

L’INVENTORE DI «FARMVILLE», IL GIOCO CHE TRASFORMA FACEBOOK IN UNA FATTORIA, HA CONVERTITO 60 MILIONI DI NAVIGATORI IN ZAPPATORI E NEL 2010 INCASSERÀ 450 MILIONI DI DOLLARI. REALI. DI GUIDO CASTELLANO

gni giorno vende 500 mila trattori e oltre 10 milioni di O galline. Per non parlare dei 6 mi-

noioso. Il social game, invece, lo rende divertente. Permette alla gente di condividere successi imprenditoriali». Iscriversi e giocare è gratis, ma se si vuole avanzare di livello e passare da contadini a imprenditori agricoli bisogna mettere mano al portafoglio. E qui sta il colpo di genio di Mark Pincus, l’unico che è riuscito a trasformare i mondi virtuali in una macchina da soldi reali. In Farmville, infatti, ci sono due tipi di valute: i «farm coins» (le

REDUX PICTURES/CONTRASTO

lioni di pecore e 4 milioni di maiali. La sua società, nata appena 3 anni fa, nel 2010 fatturerà più di 450 milioni di dollari ed entro Natale si quoterà alla borsa di New York. I suoi acquirenti non sono contadini reali, ma 60 milioni di videogiocatori di Farmville, il più cliccato gioco di simulazione di Facebook di cui lui è l’inventore. Si chiama Mark

con Farmville, seminando grano, Pincus, ha 43 anni e la sua softsoia e mais, coltivando fragole e ware house Zynga è stata definipascolando pecore e mucche. ta dal settimanale americano BloTutto senza prendere mai in maomberg Business Week la nuova no una zappa, ma rimanendo seGoogle: secondo gli analisti, induti davanti al computer. fatti, già oggi il gioiellino di Pin«Io invento giochi a cui giocacus vale 4,6 miliardi di dollari. re per sempre» spieUna persona su Peter Pan ga Mark Pincus «e cinque che freMark Pincus, 43 anni, quentano Facebo- fondatore della software fornisco alla gente ok (sono oltre 300 house Zynga che prende gli strumenti per farlo. Il social netmilioni gli iscritti) il nome dal suo pitbull. work, di per sé, doha messo su una In alto, tre dei suoi po un po’ diventa fattoria virtuale videogame.

Mafia wars Per fare carriera in Cosa nostra: da picciotto a padrino.

EXTRA

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NUOVI GURU

MARK PINCUS

Fishville Creare l’acquario dei sogni senza vasca da pulire. Treasure Isle Alla ricerca di tesori sepolti in isole fantasy. Petville Tanti animali da accudire. Evoluzione del giurassico tamagotchi.

monete) e il «farm cash» (il contante). Entrambe si possono guadagnare giocando o acquistare realmente utilizzando la carta di credito. Ma, mentre se si fanno buoni raccolti i coins vengono accreditati gratuitamente sul proprio conto virtuale, il cash invece è molto difficile da ottenere. Ecco perché, una volta catturati dal gioco, prima o poi si decide di fare qualche piccolo investimento e comperare «cybergoods», come li chiama Pincus, ossia beni virtuali. Con 50 dollari si acquistano 310 farm cash (ogni farm cash vale 0,16 dollari), con 40 dollari si possono comprare 70.600 farm coins (0,00056 centesimi l’uno). Un cane costa 65 farm cash (poco più di 10 dollari), una gallina d’oro (la più produttiva in termini di uova) vale 5 dollari. La cosa strana in Farmville è il valore che viene attribuito a cose e ad animali. Conta più il valore affettivo che quello materiale. Un trattore, infatti, costa 5 mila coins, 2,8 dollari, la metà di una gallina. Che per Mark Pincus è però dalle uova d’oro. Tanto che la sua software house Zynga (prende il nome dal suo cane pitbull da poco deceduto) nell’ultimo anno ha quadruplicato il numero dei dipendenti. Ora i maghi dei social game che lavorano per Pincus nella seEXTRA

Farmville Il gioco fenomeno. Su Facebook ogni giorno trasforma 60 milioni di persone in contadini online.

Virtuale batte reale Le fattorie vere negli Stati Uniti sono 2 milioni. Quelle americane su «Farmville» sono 30 milioni.

240 milioni di giocatori Tante sono le persone che utilizzano i social game prodotti dalla Zynga di Mark Pincus.

contribuisce alla diffusione di Fade di San Francisco sono 775 tra cebook, ma che allo stesso temcui Reid Hoffman, uno dei fonpo preoccupa il social network. datori di Linkedin, il social netPerché, se da un lato ogni mese work dedicato al business, e PePincus versa 8 milioni di dollari ter Thiel, cofondatore di Paypal, a Facebook per pubblicizzare i il più sicuro sistema di pagamensuoi giochi, dall’altro si sta arricto online. Un gruppo di cervelchendo sfruttando i 300 milioni loni che ha sfornato una serie di di iscritti al social network. social game, tutti di successo. Per questo pochi giorni fa Sono più di 240 milioni le Mark Zuckerberg, il papà di Fapersone che giocano online, olcebook, ha annunciato che a tre che a Farmville, anche a Fishvilbreve sul social network debutle, Café world, Petville, Mafia wars terà «una cybervae Zynga poker. Basta PANORAMA LIVE luta che dovrà essecliccare l’applicare utilizzata per tutzione su Facebook te le transazioni», per trasformarsi da comprese quelle contadini in gestoche si fanno sui ri di un acquario o giochi della Zynga. di un ristorante, da Si chiamerà «Faceproprietari di cabook credits». Una gnetti e gattini a bella tegola per boss della mala e Pincus che oggi pafreddi giocatori di Ascolta una voce ga solo il 10 per Texas hold’em. di Radio R101 cento di ciascuna Un successo che che legge l’articolo per te.

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La nuova Google Secondo analisti americani, la Zynga potrebbe diventare la nuova Google: vale già 4,6 miliardi di dollari.

transazione su Farmville e simili al gestore dell’operazione elettronica (per esempio Paypal), percentuale che ora è destinata a salire al 30 e dovrà essere versata direttamente nelle casse di Facebook. A turbare i sonni di Pincus c’è anche la Electronic Arts: la più grande software house del mondo ha acquisito la Playfish, rivale di Zynga nel mondo dei social game, e promette battaglia. In risposta Zynga ha inglobato a sua volta altre due software house specializzate in giochi online. Ma Pincus non perde il sorriso e rivela il futuro della Zynga (nome di una regina guerriera africana, oltre che del suo cane): «Oggi i contadini di Farmville si scambiano opinioni in ufficio o al bar. Entro la fine del 2010 potranno dialogare dentro il gioco». Diventando così un vero popolo virtuale. ■


M U TA N T I

PAO L O S O R R E N T I N O

PER NON SOFFRIRE HO IMPARATO A RACCONTARE LE EMOZIONI DAI VICOLI ALLO «STREGA», DA ANDREOTTI A SEAN PENN: PARABOLA DI UN ARTISTA CHE AMA CONTAMINARE. D I S I LV I A G R I L L I

A

Opera prima Paolo Sorrentino, napoletano, 40 anni il 31 maggio. Ha scritto per la Feltrinelli «Hanno tutti ragione».

EXTRA

rriva in ritardo, trafelato, nella casa di produzione Indigo film a Roma, con il suo giubbino di cotone, la sua altezza riconoscibile, tre orecchini al lobo sinistro. Ha parecchio da fare Paolo Sorrentino, regista e scrittore, 40 anni il 31 maggio. Per esempio girare un film con Sean Penn e vincere il premio Strega. Il romanzo con cui è arrivato finalista, Hanno tutti ragione, è dedicato «a mia madre, che la pensava così». I suoi genitori sono morti quando lui aveva 17 anni. Nel libro il protagonista, il cantante melodico Tony Pagoda che si fa di donne e cocaina, quando vede l’autentica bellezPANORAMA 20 maggio 2010

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M U TA N T I

PAO L O S O R R E N T I N O

Ha detto di...

...Meryl Streep

...Gabriele Muccino

«Bella adesso, bella da ragazza. Eterea, quasi deificata, mette soggezione»

«Fa film che non sarei neppure in grado d’iniziare a concepire. Ha una sensibilità forte verso l’adolescenza»

«Mi affascina da sempre. È americano, ma molto vicino alla sensibilità europea»

za in una donna, riconosce la propria madre. C’è dell’autobiografia? Per me la figura della madre è bellissima perché è decisiva, esclusiva, indispensabile quando sei ragazzino. È disperante perché hai il terrore che possa non esserci. Sono cresciuto in una Napoli del popolo, dove la madre era così fondamentale da essere bella. Ho un parente che nei momenti topici della sua vita si gettava platealmente ai piedi della madre per farsi perdonare. Un personaggio del romanzo è una baronessa che avvia Pagoda al sesso e alla droga. L’ha conosciuta una così? Ho conosciuto figure impo-

nenti di donne in ricche case napoletane. Ho rubacchiato emozioni vissute da ragazzino in antichi saloni per lo più immersi nel buio, che sembravano inaccessibili, giganteschi, misteriosi. Lei scrive: «Solo le donne sanno che cosa è il sesso». Il sesso è una forma di comunicazione, anche se più intima, più profonda. Nel comunicare le donne sono più avanti. Però è una percezione senza prove, perché c’è una specie di impossibilità di capire un sesso che non è il tuo. Puoi procedere per deduzioni e brandelli. Federico Fellini diceva che le donne sono delle specie di ombre. A San Paolo del Brasile, un cinquantenne europeo, elegante

e assorto al bar, l’ha ispirata per il suo film «Le conseguenze dell’amore». Nel romanzo, Pagoda decide di andare in Brasile. Trova un paese pieno di scarafaggi e bellissime mulatte con gli occhi azzurri. L’ispirazione del film mi è venuta da adulto, quando ero già regista e vagavo per alberghi. Mentre la mia descrizione del Brasile nel romanzo è legata a uno di quegli indimenticabili viaggi che si fanno con gli amici a 20 anni. Pagoda parte per lasciarsi vivere e sparire, come un gatto. Nel Brasile che ho conosciuto c’era grande crisi e un’allegria incosciente: tutto sta per finire, godiamocela. Questo è congruo

EXTRA

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...Sean Penn

con un personaggio come lui. Però poi ritorna. Per volere cambiare vita bisogna credere in qualcosa, e poiché è difficile per me crederci fino in fondo, ti puoi ritrovare a cambiare vita perché le circostanze esterne ti costringono a farlo. Pagoda dice che si cambia tanto per farlo, non c’è bisogno di scomodare grandi concetti. Pagoda riprende un personaggio del suo primo film, «L’uomo in più», ispirato a Franco Califano... Tutta una serie di cantanti confidenziali italiani degli anni Sessanta e Settanta, anche Peppino Di Capri, sono stati per me dei riferimenti. Io sono inattuale, mi piaceva molto Riccardo Cocciante, grande cantore dei lancinanti dolori dell’amore. Alla fine del libro ringrazia i suoi figli e sua moglie, che le lasciano il lusso di crogiolarsi «nell’impagabile ruolo del portapacchi che si gode il venticello sul tetto». Vengo da una famiglia che si è dedicata sempre a lavori inquadrati. Mio padre era un bancario. Percepisco la mia attività come qualcosa di stravagante e giocoso, non come un lavoro. E anche quando metto sulla carta cose personali, più dolorose, dato che sto scrivendo ma non vivendo, riesco a non soffrirne. Pagoda, che nasconde un indicibile segreto, è un puro o un criminale? Non conosco nessuno che sia a tutto tondo un portatore di bontà o di malvagità. Mi irritano le biografie dei santi o dei criminali tout court. Tutti possiamo esprimere in pochi minuti il massimo gesto disinteressato e un atto estremamente cattivo. Pagoda dice che Meryl Streep è bonissima. Lei come la tro-


M U TA N T I

VAI OLTRE LA CARTA

Solitudine e potere Toni Servillo è Giulio Andreotti in «Il divo».

Prova la magia della Realtà aumentata. Vai sul sito www.panorama.it/ar e inquadra questo codice con la webcam: potrai vedere il regista Paolo Sorrentino mentre gira una scena del film Il divo ambientata in Parlamento. Le istruzioni sono a pagina 348.

va, Sorrentino? Bella adesso, bella da ragazza quando girava Innamorarsi. Eterea, quasi deificata, mette soggezione. Affascinante perché lascia intendere un segreto dietro l’immutabilità. Lei è tra i favoriti dello Strega. Che cosa pensa dei premi? Tutto il bene possibile, perché vincere o perdere diventa uno stimolo per il dopo. Se vinci sei motivato, se perdi puoi accumulare un sufficiente stato di frustrazione da farti scatenare delle idee per un lavoro. Il premio che ho vinto a Cannes due anni fa con Il divo mi ha consentito aperture inaspettate: per esempio fare un film fuori dall’Italia, This must be the place (Dev’essere questo il posto). Con protagonista Sean Penn. Come l’ha conosciuto? Sono scaramantico, finché non lo faccio non vorrei parlarne. La mia fascinazione per Sean Penn esiste da sempre. È americano, ma con molta vicinanza alla sensibilità europea, come quando ha diretto La promessa. Tutti gli autori americani che mi piacciono hanno guardato con EXTRA

grande attenzione all’Europa. Da Martin Scorsese a Brian De Palma, Robert Altman, Francis Ford Coppola. La fascinazione per Penn è la stessa che provo per Jack Nicholson, Streep, Robert De Niro: hanno immediatamente la potenza di essere star nel senso unico del termine. Che cos’è per lei l’America? Il cinema. Quando vado a New York provo questo strano capovolgimento per cui nella vita vera trovo le conferme a quello che ho visto al cinema e non viceversa. Viaggiando in macchina per scrivere la sceneggiatura del film e cercare i posti dove girarlo, ho poi scoperto l’America misteriosa di Utah, Kansas, Nebraska, Tennessee, Nevada, New Mexico, Arizona, Texas… Gira questo film per conoscere l’America? Faccio film per poter passare molto tempo su ciò che voglio conoscere. Nelle Conseguenze dell’amore volevo scoprire quanto più possibile sulla mafia. In This must be the place l’America e dove sono andati a finire le vittime e i carnefici dell’Olocausto. Qual è la storia?

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Una rockstar compie un viaggio alla ricerca di un ex criminale nazista che durante la Seconda guerra mondiale ha inflitto umiliazioni a suo padre. Che rischi si prende con questo film? Intanto il rischio personale di fare un film in inglese in un mondo del tutto sconosciuto. Poi sperimentare una struttura atipica applicata a un road movie. Di solito i film hanno strutture narrative codificate: tre atti, un inizio, un centro, una fine, a un certo punto della prima parte un colpo di scena. Invece il mio film deraglia. Ha un maestro di road movie? Wim Wenders in Paris, Texas, Nel corso del tempo, L’amico americano. Io sono un italiano che va a girare un film là, sarebbe un errore provare a ripetere ciò che hanno già fatto gli americani. Che cosa pensa di Gabriele Muccino, che l’ha preceduta nel girare film in America? Fa film che non sarei neppure in grado d’iniziare a concepire. Ha una sensibilità forte verso l’adolescenza, io non saprei come prenderlo un adolescente, neppure come comparsa. Perché è interessato all’usuraio dell’«Amico di famiglia», al personaggio solitario delle «Conseguenze dell’amore», all’impenetrabile Giulio Andreotti?

PAO L O S O R R E N T I N O

Mi piacciono i sentimenti di solitudine e malinconia. Personaggi così sono prolifici di grandi capacità di osservazione sulla vita, di apertura a molteplici esperienze. Solitudine e potere finiscono sempre per camminare insieme. M’interessava esplorare questo in dimensione limitata con l’usuraio dell’Amico di famiglia e in dimensione massima con l’Andreotti del Divo. Nelle solitudini a volte irrompe l’innamoramento. Soprattutto nel caso del personaggio delle Conseguenze dell’amore, l’arrivo dell’innamoramento è un precipitare improvviso e inaspettato e la sua biografia prende un’altra direzione. Condivide la cultura della fuga di Gabriele Salvatores? Siamo diversi, i miei personaggi sono costretti dalle circostanze a fare cose che in realtà non vorrebbero fare. A un certo punto, Pagoda capisce che cosa è il successo: qualcosa che ha a che fare direttamente con Dio. Usa la parola successo perché viene dagli anni Settanta, e ha grande voglia di riscatto. In realtà si rende conto che ci sono momenti nelle arti così sublimi da opacizzare la vita vera e prende coscienza che lui è solo uno che s’arrabatta a fare canzoni. Vorrebbe frequentarlo uno come Pagoda? Non vedrei l’ora. E forse a brandelli, prendendo una cosa da uno a una da un altro, l’ho frequentato. Ha una sensibilità un po’ animale che gli deriva dall’appartenere alla strada. Capita d’incontrare gente intelligentissima che vive per strada, di un’intelligenza superlativa che a me mette timore reverenziale, un’intelligenza che ha altre forme di approvvigionamento. ■


L A FA B B R I C A D E I TA L E N T I

PICCOLE PENNE CRESCONO Emmanuele Bianco

Angela Bubba Giulia Villoresi

Antonella Lattanzi

SIAMO GIOVANI, BELLI E DISOCCUPATI. HANNO MENO DI 40 ANNI, FACCE DA ATTORI E UN CURRICULUM DA PRECARI. DA ANGELA BUBBA AD ALESSANDRO D’AVENIA, VOLTI E CARATTERISTICHE DEI NUOVI NARRATORI. DIVENTATI FAMOSI NELL’EPOCA DEL MARKETING E LANCIATI ALLA CONQUISTA DEI PREMI LETTERARI. DI TERRY MAROCCO - FOTO DI ALBERTO BERNASCONI E FRANCO ORIGLIA

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Gaia Manzini Alessandro D’Avenia

Amedeo Romeo Nicolai Lilin

MA SCRIVIAMO BEST-SELLER L

a pubblicità, a tutta pagina sul Corriere della sera, l’ha presentato come «l’Avallone tour». L’affascinante e boccoluta ventiseienne poetessa biellese Silvia Avallone, al suo esordio narrativo con Acciaio (edito dalla Rizzoli), è portata in giro per l’Italia come una star. Oltre al trattamento alla Vasco Rossi, il lancio comprende la copertina con un’adolescente spersa in un paesaggio postindustriale. Avallone si è già assicurata 10 ristampe e i diritti cinematografici. Senza

contare le ospitate da Gad Lerner e sul divano di Serena Dandini. L’unica, insieme a Fabio Fazio, capace di quadruplicare le vendite, così almeno dicono gli editori. «Era già un personaggio, prima che uscisse il romanzo» commenta il critico Andrea Cortellessa. «La fotografia dei nuovi esordi della narrativa italiana somiglia più al cast di Lost, i naufraghi patinati senza un capello fuori posto, che al pubblico âgé del Ninfeo di Villa Giulia ai tempi d’oro di Ennio Flaiano e Al-

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L A FA B B R I C A D E I TA L E N T I

Antonella Lattanzi Devozione Einaudi 372 pagine 18,50 euro

berto Moravia, di Giuseppe Pontiggia e Sebastiano Vassalli. Occhialoni spessi, giacche di tweed anche a luglio, stempiature e tanta cipria, così all’inizio di ogni estate si celebrava il grande falò delle vanità letterarie del premio Strega. Oggi non sono solo giovanissimi e talentuosi, ma anche belli e fotogenici. «Era la consacrazione della letteratura italiana, non la sua invenzione. Tommaso Landolfi lo vinse a 67 anni» sospira il critico torinese Giorgio Ficara. Oggi, invece, abbiamo attori, si direbbe, oltre che scrittori, inconsapevoli o consapevoli protagonisti della loro ascesa non solo come autori, ma anche come personaggi. «Esordienti ce ne sono sempre stati e così esordi fulminanti: basti pensare al caso di Françoise Sagan con Bonjour tristesse» non si stupisce Gian Arturo Ferrari, per anni il king maker dell’editoria italiana, direttore generale della divisione libri Mondadori e oggi presidente del Centro per il libro e la lettura. Che commenta così i casi di questi anni: «Hanno un nome: Roberto Saviano e Paolo Giordano. Dopo c’è la tendenEXTRA

PICCOLE PENNE CRESCONO

za alla replica, ma nessuno sa in anticipo che cosa può succedere. Di Gomorra all’inizio stampammo 4.500 copie». In principio fu Pier Vittorio Tondelli. Negli anni Ottanta fu il primo scrittore ad aver cucito addosso il ruolo di maledetto (ma era anche bravo e aveva scritto un libro notevole come Altri libertini). E poi avanti con lo sguardo finto assorto e i piedi scalzi di Andrea De Carlo, il re delle quarte di copertina, le camicie bianche di Alessandro Baricco, le chiome fulve di Margaret Mazzantini, cocktail perfetto di bellezza, parentele, star system. Fino a Paolo Giordano, che addirittura segna un periodo storico, secondo Loretta Santini, direttore editoriale della Elliot: «Si può parlare di un prima

Emmanuele Bianco Tiratori scelti Fandango Libri 257 pagine 14 euro

e di un dopo Giordano, due ere diverse. Prima di lui era impensabile presentarsi allo Strega con un esordiente». E così anche la Elliot ci prova con La casa di Angela Bubba, solo 21 anni. Negli ultimi tempi ci si è spinti molto oltre. Scrittori usati su test di riviste femminili come se

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Giulia Villoresi La panzanella Feltrinelli 200 pagine 14 euro

fossero sex symbol. Con chi avete più affinità? Era la domanda posta dal mensile Flair. Le risposte andavano dal «tentatore delle periferie», ovvero i belli e dannati alla Emmanuele Bianco (esordio con Tiratori scelti per la Fandango), al «tatuato nell’anima, ossia il giovane guerriero misterioso» Nicolai Lilin, lo scrittore siberiano che da qualche anno vive a Torino. Caso letterario con Educazione siberiana (Einaudi) che presto sarà un film di Gabriele Salvatores, è uscito ora con Caduta libera, sempre Einaudi, spietato racconto sulla guerra cecena. «Certo marketing, certa costruzione laboratoriale e seriale si sono estesi a tutte le forme di letteratura. La macchina vera è quella che si mette in moto dopo la pubblicazione e crea l’ico-

na, il brand» spiega Cortellessa. «Dopo Giordano le copertine hanno occhi femminili che ti fissano e i titoli sembrano rivolgersi direttamente al lettore. In un continuo ammiccamento baricchiano». Ficara va giù duro: «Un tempo si diceva giovane scrittore e si pensava a uno di 40, 45 anni. Oggi se hai più di 16 anni non vinci nessun premio Strega». Cosa è successo? «Credo, semplicemente, che in letteratura abbia vinto l’antiletteratura, cioè l’immagine di uno scrittore ignaro della forma in cui dovrebbe muoversi. Dunque meglio ragazzi che vecchi, meglio registi che scrittori, meglio belle che brutte». L’eccezione però la fa anche lui, che presenta allo Strega proprio la poetessa biellese Silvia Avallone. Una volta, racconta il critico Massimo Onofri, «si guardava ai grandi vecchi, e si diceva: vorrei essere come loro». Oggi si guarda al biondo Alessandro D’Avenia, insegnante, scrittore, enfant prodige (Bianca come il latte, rossa come il sangue, Mondadori)

Angela Bubba La casa Elliot Edizioni 363 pagine 16,50 euro


L A FA B B R I C A D E I TA L E N T I

Gaia Manzini Nudo di famiglia Fandango Libri 189 pagine 14 euro

pensando di voler essere come lui. Anche se è già lui ad avere voluto essere come Giordano: per molta critica sarebbe un clone del giovane fisico venerato dal pubblico come una rockstar. «Sono malignità verso i libri che vendono molto. Quando l’editoria ha successo viene iperdietrologizzata» afferma Giulia Ichino, editor della narrativa italiana Mondadori. E Michele Rossi, l’editor della Rizzoli, che ha scoperto Avallone, dice: «I personaggi non li creiamo noi, ma il tam-tam dei giornali». Intanto, per non sbagliarsi, continua a pubblicare scrittrici brave e belle: Veronica Raimo e Barbara Di Gregorio. Bionda e soave la piccola Giulia Villoresi, che con la Feltrinelli ha pubblicato La panzanella. Affascinante e fotogenica Antonella Lattanzi che ha descritto il mondo dell’eroina nel suo Devozione appena uscito per la Einaudi Stile libero. Vincenzo Ostuni, editor della Ponte alle EXTRA

PICCOLE PENNE CRESCONO

Grazie, non ha dubbi: «Sono convinto che alcuni libri di successo sono stati pubblicati con un fattore di incidenza della bellezza molto alto. Anche del 50 per cento». E racconta la sua esperienza personale con l’esordio di Matteo Nucci (nel test dei letterati era il filosofo piacione), Sono comuni le cose degli amici, da lui curato. «Credo che la sua prenotazione iniziale sia stata molto più alta del previsto anche perché abbiamo mandato in giro una sua grande foto». Immagine notturna, sempre in stile Lost: orecchino e maglietta bianca stropicciata. Oggi il libro è tra i finalisti dello Strega ed è già oltre le 10 mila copie. «Da decenni gli agenti letterari americani inviano le foto dell’autore» racconta Paolo Repetti, responsabile con Severino Cesari della Einaudi Stile libero. «Nel nuovo marketing il personaggio è sempre più importante. Alla fiera di Francoforte Rebecca James, australiana, 39 anni, cuoca e infermiera, quattro

Alessandro D’Avenia Bianca come il latte, rossa come il sangue Mondadori 254 pagine 19 euro

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Amedeo Romeo Non piangere coglione Isbn Edizioni 168 pagine 13 euro

figli e marito idraulico, in poche ore ha sbancato vendendo il suo manoscritto in 35 paesi». Beautiful Malice, storia di stupri e torbide amicizie femminili, è gia un caso, da noi uscirà a giugno e il mondo letterario ha decretato che sarà la nuova J. K. Rowling. «Sono anni di esaltazione tra l’attenzione delle case editrici e alcuni aspetti biografici» osserva Giorgio Vasta, esordiente fino a pochi giorni fa (è appena uscito per la Laterza Spaesamento). «Se una scrittrice racconta che ha fatto mille lavori diversi, piace moltissimo, se dice che si è laureata in lettere invece non interessa a nessuno». E allora ecco un tripudio di giovani scrittori alla Charles Bukowsky, «nutriti di realtà più che di libri, etichettati come giovani scrittori all’infinito» continua Vasta. Scritture a perdere, come il titolo del nuovo saggio di Giulio Ferroni (Laterza): «Letteratura che si moltiplica e contemporaneamente arretra, assediata dall’impero dei media, dalla vacuità della comunicazione». Un mercato che ormai ha numeri strabilianti: «Quando entrai in Mondadori nell‘84 il best-seller

era La Tamburina di John Le Carré, aveva venduto 60 mila copie» racconta Ferrari. «Oggi ci sono in commercio 500 mila libri, ma ne emergono solo 5 mila». Dice Onofri: «Dove c’è saturazione ed eccesso di offerta vincono le operazioni di marketing». Ma il pubblico non è sprovveduto e lo racconta Romano Montroni, l’uomo che ha inventato le librerie Feltrinelli e oggi è consulente di Librerie. coop. Uno che sa come si vendono i libri, «insieme al cibo, come alla libreria Ambasciatori di Bologna». Tra indimenticabili panini alla mortadella ci si potrebbe abbandonare a qualche esordiente. Ma non è così. «L’altra sera, dopo un convegno di

Nicolai Lilin Caduta libera Einaudi 326 pagine 21 euro

architetti, li ho visti uscire con i libri sotto il braccio: Abraham Yehoshua e Francis Scott Fitzgerald. Nessun giovane». Non importa, ci penserà lo Strega a creare la nuova icona dell’estate. Intanto Mario Desiati, direttore editoriale della Fandango Libri, si domanda: «Ma oggi Leopardi lo avrebbero pubblicato?». ■


H A P PY B I RT H DAY

OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

Il 22 maggio Naomi Campbell compie quarant’anni. Con Eva, Claudia, Kate, Stephanie e le altre ha fatto sognare generazioni di uomini (e donne). Per celebrarle non servono troppe parole: basta guardarle a occhio nudo. (In ordine di apparizione)

KATE MOSS

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EVA HERZIGOVA 39 Naomi Campbell 37

GISELE BÜNDCHEN 29

CLAUDIA SCHIFFER 39

STEPHANIE SEYMOUR 41

AMBER VALLETTA

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Natalia Vodianova

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F O T O D I I N E Z VA N L A M SW E E R D E & V I N O O D H M ATA D I N

EXTRA

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OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

FORMIDABILI QUEGLI ANNI Quando Tutto Era Over The Top D I A N T O N E L L A M ATA R R E S E CO N M A R CO M O R E L L O

C

ompiranno entrambe 40 anni. Naomi Campbell il prossimo 22 maggio, Claudia Schiffer il 25 agosto. Della prima ricorrono anche i 25 anni di carriera che, secondo le voci, saranno festeggiati in pompa magna a settembre, durante le sfilate Milano Donna, in casa Dolce&Gabbana. Nessuno conferma, qualcuno smentisce. Così il gossip passa di bocca in bocca ingigantendosi, arricchendosi di fantasie favolose e alimentando l’antico mito delle top model: generazione Naomi, Claudia, Kate, Cindy, Eva, ... «È innegabile, ancora oggi queste ragazze fanno sognare, non solo perché rimangono icone di bellezza e femminilità ma perché conducono una vita da dive. Abitano in città fantastiche, fanno vacanze da sogno e hanno fidanzati belli e ricchi. Inoltre sono intelligenti e spesso anche manager di se stesse» spiega Donatella Versace che, assai ferrata sull’argomento, aggiunge: «Mio fratello Gianni ha creato il fenomeno delle supermodelle. È stato il primo a capire che la donna non poteva essere solo un manichino sulle passerelle. Lui creava abiti molto sensuali, e la sensualità di una creazione dipende dalla persona che la indossa. Gianni aveva capito prima di tutti che più le modelle erano famose più il brand ne traeva vantaggio. Così le top hanno cominciato a prendere il posto delle attrici. Queste ultime pensavano che per il loro ruolo fosse necessario essere più understated, solo più tardi hanno capito che per essere veramente famose dovevano diventare come le supermodel. E anche le star di Hollywood hanno cominciato a fare copertine di giornali di moda, a girare spot, campagne pubblicitarie...». Pure Piero Piazzi, proprietario dell’agenzia

EXTRA

Women model di Milano, fra le più quotate, riconosce in Gianni Versace il fautore del fenomeno delle top anni 90. «All’inizio c’erano le indossatrici e le modelle: le prime, tipo Dalma, Pat Cleveland oppure Katiusha, sfilavano sulle passerelle, le seconde invece facevano copertine e campagne pubblicitarie. Nel 1992 Gianni Versace per la prima volta mandò in passerella, tra le indossatrici, una donna bellissima ma che non sapeva camminare: era Linda Evangelista. L’inizio fu questo e da qui partì un nuovo modo di vivere lo show delle sfilate, sempre più spettacolare e provocatorio. Successivamente l’attenzione si è spostata sul parterre, le pop-star e le attrici hanno cominciato a gareggiare con le modelle e poi la crisi economica ha fatto il resto. Capricci e ca-

Portfolio d’autore Gli scatti di questo servizio sono di Inez Van Lamsweerde & Vinoodh Matadin, il duo olandese famoso nel mondo per le sofisticate campagne pubblicitarie per Ysl, Chanel, Balmain. Ai due fotografi il Foam fotografi museum di Amsterdam dedicherà la mostra «Pretty much everything» (dal 25 giugno al 15 settembre, www.foam.nl), un’antologica di 300 foto rappresentativa del pensiero estetico e artistico della coppia di fotografi. Lavorate insieme da 25 anni. Come è cambiato il mondo della moda in questi anni? Il mondo fashion sta diventando più chiuso e più aperto nelle stesso tempo. Per esempio, noi siamo meno

chet favolosi non sono più gli stessi». Si continuano però a spendere cifre da capogiro per le campagne pubblicitarie (non meno di 400 mila euro) affidate a grandi nomi della fotografia e, ancora una volta, alle vecchie top: Schiffer per Ferragamo e Chanel, Linda Evangelista per Prada... «Non è un caso che le vecchie top ritornino» spiega Carol White dell’agenzia Premiership model «in tempi di instabilità finaziaria e psicologica i marchi chiedono positività e qualità perché devono vendere sogni. E c’è molto più vigore nel portamento di Naomi o nella figura di Eva che in un nuovo viso acerbo venuto dall’Ucraina». Per non parlare del potere d’acquisto delle attuali quarantenni, quelle a cui il mercato occhieggia. ■

liberi nella scelta di un certo tipo di immaginario e abbiamo meno tempo per realizzare lavori editoriali, però è anche vero che oggi molti giovani fotografi riescono a pubblicare facilmente i loro lavori. Inoltre è finita la gerarchia dei marchi: fare uno shooting per una catena come H&M è importante quanto farlo per Gucci. Ognuno gioca la sua partita. E alto e basso sono diventati uguali. Invece come sono cambiate le modelle? Noi crediamo che ci siano poche modelle veramente affascinanti: Daria, Raquel, Natasha Poly, Lara Stone, Anja Rubik, Natalia e Gisele. Loro hanno meno pretese, non fanno richieste scandalose e sono iperprofessionali. Certo, PANORAMA 20 maggio 2010

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è finita l’epoca delle top, ma perché è finito quel periodo in cui tutto era over the top e ogni cosa era portata all’estremo. Quali sono i giornali più interessanti secondo voi in questo momento? A noi piace «Vogue Francia», la rivista «032c», una pubblicazione biennale berlinese dedicata alla celebrazione delle idee. Inoltre è interessante «Man about town», rivista inglese di moda maschile. Progetti futuri? Siamo molto contenti di lavorare ai video per vari brand e poi stiamo preparando il nostro libro intitolato «Pretty much everything: photographs 1985-2010» che uscirà nella primavera 2011.


EXTRA


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OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

KATE

, 36 anni Con la catena inglese Topshop Kate Moss continua a lanciare le sue linee moda. E, visto che ci ha preso gusto, ha deciso di bissare disegnando borse per Longchamp.

EVA

, 37 anni

Dopo avere disegnato a lungo beachwear, Herzigova ha detto sì al salto nel prêt-à-porter: per la francese Etam ha realizzato una linea di abiti e accessori a prezzi, almeno quelli, non top. . PANORAMA 20 maggio 2010

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GISELE

, 29 anni

Dopo il parto lady BĂœndchen si è riscoperta globetrotter da copertina e ha colonizzato le riviste di mezzo mondo: Messico e Corea in stile military, in bikini per la campagna mare di Calzedonia. E per la brasiliana Ipanema ha creato una linea di infradito.

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OMAGGIO ALLE SUPERMODEL


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Naomi

OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

, 39 anni Basta con le scenate manesche, Campbell cambia vita: lo ha detto in diretta tv, fra le lacrime. Sarà perché tra pochi giorni, sabato 22, spegnerà 40 candeline. In attesa dell’annunciata svolta fa le prove generali: vuole raccogliere 1 milione di dollari per i bambini. Russi, come il suo fidanzato.

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OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

CLAUDIA

, 39 anni

Il marito, Matthew Vaughn, dirigerĂ  il nuovo X-Men. La Schiffer intanto fa la mamma: accompagna i figli a scuola a Notting Hill e porta avanti la sua terza gravidanza. EXTRA

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STEPHANIE EXTRA

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OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

Il burrascoso, ma redditizio, divorzio con il magnate Peter Brant, dopo quasi 15 anni di matrimonio, non ha fatto perdere a Seymour il gusto dei flash. Si divide tra gossip , 41 anni e moda, fra appuntamenti con invidiati sconosciuti e copertine sui giornali pi첫 fashion.

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AMBER

OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

, 36 anni Una seconda giovinezza per la Valletta in versione attrice: è nelle sale con Gamer, ci tornerà al fianco di Jackie Chan. Fuori dal set disegna abiti e personalizza borse.

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OMAGGIO ALLE SUPERMODEL

Natalia

, 28 anni

Un passo oltre le illustri colleghe, la Vodianova ha saputo unire forma e sostanza, velleità da designer e diamanti. Per De Beers ha creato la sua linea di gioielli, mentre Guerlain l’ha scelta come musa e testimonial per la collezione di make-up «Russian Beauty». Bellezza russa, per l’appunto. EXTRA

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per!scopo 3

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A Cannes, a Cannes!

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Dive, danze e decadenze CACCIA ALL’INVITO Party esclusivi, star irraggiungibili: è il Festival di Cannes, bellezza. Dove anche le location sono così ambite che per bloccarle bisogna prendere il numerino. Ha perso la palma di prima festeggiata Naomi Campbell, che pensava di aprire le danze con la sua festa di compleanno il 22 maggio all’Hotel du Cap-Eden-Roc. L’ha battuta la neostar francese Mélanie Laurent: il 21 Dior ed Elle qui organizzano una cena in suo onore. Prima, il 20, andrà in scena il gala AmFar (riquadro a destra). Il mondo del cinema si ritroverà nei party dedicati ai film. Quest’anno i riflettori punteranno su Charlotte Gainsbourg (che chiude con The Tree) e Lea Seydoux, nel cast di Robin Hood. Ma il festival è anche musica e trovare un invito per il Private party del 19 maggio all’Hotel Carlton Beach, con Natalie Imbruglia e Michelle Rodriguez, è fuori discussione. Il jet set si ritroverà sull’Octopus, lo yacht di Paul Allen, per quello che è considerato il party del potere: la festa più esclusiva del festival. (Barbara Frigerio)

Mélanie Laurent, attrice francese protagonista di «Bastardi senza gloria» e «Il concerto».

1 Sharon Stone al gala AmFar. 2 Il Carlton: nel suo Beach si terrà il Private party. 3 L’Hotel du CapEden-Roc. 4 Octopus, lo yacht di Paul Allen. 5 Charlotte Gainsbourg. 6 Michelle Rodriguez. 7 Lea Seydoux.

6 5 EXTRA

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Sei milionario? Va’al gala AmFar L’appuntamento ha lo sfarzo delle grandi cerimonie made in Usa. E anche se è un charity, l’annuale gala AmFar «Cinema against aids» (sul red carpet ci saranno Mary J Blige, Giorgio Armani e Sharon Stone solo per fare qualche nome) è alla portata di pochi. ■ Il biglietto base per un posto alla cena di gala costa 6 mila dollari (4.600 euro). ■ Siete in due? Il ticket per coppia di benefattori (due posti alla cena e inserimento del nome nel programma dell’evento) costa 30 mila dollari (23 mila euro). ■ Volete esagerare? Il pacchetto di cosponsorizzazione dà diritto a 10 posti in prima fila alla cena, sponsorizzazione nel programma, inserimento del proprio logo nel fondale per le fotografie del red carpet... Prezzo: 150 mila dollari (115 mila euro).


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per!scopo Flower Power

Dove sboccia Milano «Nonostante la pioggia, qui Milano non sembra Milano». Questo il tormentone nei quattro giorni di Orticola, manifestazione che ha portato nei giardini di Porta Venezia più di 100 stand di piante e fiori da tutto il mondo. Coloratissima l’inaugurazione alla corte della regina della manifestazione, Francesca Marzotto Caotorta: tutte le signore l’hanno omaggiata presentandosi con cappelli in tema floreale. Più defilate e dimesse altre dame (Milly Moratti in primis) che hanno preferito presentarsi la domenica mattina.

Donata Berger

Angela Re Veronique Vienne

Cristiana Monti

Nuovi arrivi

Montezemolo va al Massimo

Luca Cordero di Montezemolo e la moglie Ludovica Andreoni.

Alessandro Gancia.

EXTRA

Nicola Ravano

QUEST’ESTATE Dopo due bambine, Guia e Maria, ad agosto casa Montezemolo si tingerà di celeste. Luca Cordero e la moglie Ludovica Andreoni attendono infatti il terzo figlio, un maschio: «Per la gioia di tutti, ma soprattutto di Luca» dicono gli amici. Ancora segreto il nome, ma qualcuno dice che potrebbe chiamarsi Massimo, come il padre di lui. Dolce attesa anche per Alex Gancia, ex marito di Delphine Arnault, e la compagna Alberica Brivio Sforza che a giugno diventeranno genitori.

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Eli Sassoli De’ Bianchi

Daniela Formis e Giuseppina Stelladoro

separati alla nascita

AUGUSTO MINZOLINI Già star della cronaca politica, oggi è direttore del «Tg1».

FRANCO TRENTALANCE Pornoattore, 42 anni, lanciato dal reality show «La talpa».


Pressing di Andrea Marcenaro

Qualcuno lo dica a Nanni Barbara Carli

Ricki Gianco

Marta Brivio Sforza

Carlamaria Orsi Carbone

lint Eastwood ha C compiuto 80 anni. Solo negli ultimi nove

Miki Gioia

Veronica Tarabella

Giuliana Marzetti

Francesca Marzotto Caotorta

Monica Pagni Beatrice Arcari

Ai raggi X

Carine Roitfeld, «domina» fashion Amici e nemici Per anni è stata la musa di Tom Ford e si dice che presto lo aiuterà a firmare una linea femminile. Le redattrici di moda giurano di non averle mai visto indossare un paio di pantaloni: suo punto di seduzione sono le gambe, e sa valorizzarle.

Direttrice glam Delle poche direttrici nell’empireo delle bibbie modaiole, la direttrice di «Vogue Paris» è la più sexy. Il suo marchio di fabbrica? La camminata, sensuale e inimitabile, fatta di passi brevi con le punte dei piedi in dentro.

L’accessorio Carine è una «addicted» dei tacchi, possibilmente 12. Da due stagioni la si vede indossare praticamente solo un modello di stivali al ginocchio di Christian Louboutin in cuoio nero, da vera mistress della moda.

anni ha diretto nove film, tra i quali Mystic river, Flags of our fathers, Million dollar baby e Gran Torino. Per Natale avrà pronto Hereafter, un thriller con Matt Damon, e nel frattempo sta già montando Hoover, biografia cinematografica del vecchio e discusso direttore dell’Fbi. La popolarità di Eastwood esplose negli anni 60 con gli spaghetti western di Sergio Leone, poi con l’interpretazione fortunatissima dell’Ispettore Callaghan. Fino a Gran Torino e quindi Hoover. Una vita passando da un genere all’altro, da un personaggio al personaggio opposto, da un ambiente all’ambiente del tutto diverso. Intervistato da Roald Rynning sul segreto della sua longevità come attore, come regista e come produttore, quel monumento del cinema americano ha fornito la risposta che segue: «Il segreto della longevità è uno solo: cambiare, cambiare di continuo e cercare sempre cose nuove con le quali cimentarsi». Ecco, sarebbe forse carino se qualcuno si prendesse la briga di informare del suddetto concetto quel monumento di Nanni Moretti.


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per!scopo Freudismi

Kate,lo specchio di Lady D blog parade La notizia è che le nozze tra William e Kate Middleton non si faranno a novembre,come annunciato dalla giornalista Tina Brown, ma solo nel 2011. L’annuncio più atteso da aristocrazia europea e stampa rosa mondiale arriverà (forse) il prossimo 21 giugno,quando il primogenito di Carlo e Diana compirà 28 anni. Intanto Kate sembra nel pieno di una metamorfosi stilistica un po’freudiana, come si nota dal gioco fotografico a sinistra (se non la riconoscete,Kate è quella di destra).Dalle occasioni ufficiali a quelle più casual fa ogni giorno più suo lo stile Lady D.

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Notizie, scoperte e stranezze pescate nella blogsfera JANE VENDE CASA Jane Fonda lascia la casa di Atlanta, dove viveva da 19 anni. Fonda, che si trasferirà a Los Angeles per riprendere la carriera di attrice, ha pubblicato sul suo blog le foto del loft: nel caso che i fan siano disponibili a comprarlo o almeno ad affittarlo. GATES ECOLOGICO Bill Gates ha finanziato con 300 mila dollari un esperimento per «sbiancare» le nuvole (con l’acqua) e ridurre il riscaldamento globale. Ma il fondatore della Microsoft è stato comunque criticato dagli ecologisti.

Il triangolo sì

Belen,showgirl con la valigia CRASH AMOROSI Che Fabrizio Corona sia nervoso più del solito lo sanno tutti. E non solo perché pochi giorni fa è venuto alle mani con un agente fotografico che avrebbe messo in vendita un video privato dove Belen Rodriguez è in compagnia di un modello argentino. La verità è che la sua fidanzata se n’è andata: ha fatto le valigie, ha lasciato la casa di via De Cristoforis a Milano dove viveva con lui e ha chiesto ospitalità all’ex fidanzato Marco Borriello in Foro Buonaparte. I motivi? Incomprensioni, soprattutto dopo le dichiarazioni che lui ha rilasciato ai giornali sulla sua gelosia. Intanto gli amici del bomber milanista sostengono che entro un anno Rodriguez e Borriello si sposeranno: «Marco si diverte con tutte, ma non ha mai dimenticato Belen. In cucina ha ancora una parete con tutte le sue foto appese». (A.V.)

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Lei, lui e l’altro Dall’alto: la modella Belen Rodriguez, Fabrizio Corona, il giocatore del Milan Marco Borriello.

TRUMP E LA STAGISTA Delusa del corso costato 60 mila dollari, un’ex studentessa dell’«università di Donald Trump» ha chiesto i danni al miliardario (foto sotto). Il dipartimento dell’educazione Usa le ha dato ragione: chiamare università uno stage è pubblicità ingannevole. (Marco Pasqua)


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per!scopo Lorempism

Caput party

Ira, festa continua e un po’ Furibonda INTANTO, AL DE RUSSIE... ContinuaFruscii di tulle Sopra, Katia no i festeggiamenti per i 70 anni di del Drago, Alessandra Pacifico, Ira von Fürstenberg. Dopo i party di Cecile Leroy Beaulieu, Divina Belgrado e Parigi, Marisela Federici Deforest e Silvia Di Paolo. Sotto, Luisa Beccaria e Lucio Bonaccorsi. ha voluto dedicarle una festa nella Furibonda, la sua villa sull’Appia Antica a Roma, con ospiti che andavano da Claudia Ruspoli a Carlo Giovanelli, da Urbano Barberini a Ferdinando Brachetti Peretti, da Samantha Rattazzi a Rosi Greco (ma c’era anche qualche monsignore mondano). Altra festa, altra generazione: Michela Quattrociocche, Yvonne Sciò e Katia del Drago, Dame di ferro Ira von Fürstenberg tra nuvole di tulle e bustier in pizzo, sono state le testimonial scelte da Luisa con Marisela Federici (a destra) Beccaria per un «rose petal drink» all’Hotel de Russie. Nel parterre si accalcache ha organizzato per lei la festa del 70esimo genetliaco a Roma. vano Mafalda d’Assia, Isabella Borromeo e Marella Chia Caracciolo. (J.P.)

Twitter dixit

Stefano Gabbana

Ha oltre 20 mila follower, con cui condivide anche le foto delle vacanze. Su Twitter, lo stilista Stefano Gabbana ha persino anticipato il look di Madonna in una sua prossima campagna, con un’immagine (sotto) catturata sul set newyorkese. Più riservato Domenico Dolce, che si tiene alla larga dal social network. (Marco Pasqua)

Oggi ho trovato nove paperelle nel mio giardino! Una cosa straordinaria… molto strano per il centro di Milano.

Amo la canzone Eenie Meenie! È diventata la mia ossessione...

Ma come si è conciata? Non la vedevo da tempo! Ma che mascherone. Pranzo con Domenico in un bel ristorante, la Locanda Verde a Tribeca.

Madonna è sempre la migliore! EXTRA

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la Roma di Romana di Romana Liuzzo

FIORI, STILISTI E PM Orchidee al mattino, rose al pomeriggio, petunie alla sera. Se vuoi essere in devi cambiare i fiori in casa tutti i giorni e anche più volte al giorno. Parola di Maria Luisa Rocchi, flower designer preferita da Anna Fendi, Pietro Saviotti (procuratore aggiunto) e Gaia Pace (stilista). Migliorano l’umore, oltre che dare al salotto quel certo non so che. Provare per credere. VETERINARIO PIACIONE Che amara sorpresa l’altra sera per Federico Coccìa, il veterinario più corteggiato dalle padrone dei pazienti a quattro zampe, quando una delle invitate a cena dal fotografo degli squali, Alberto Luca Recchi, gli ha sussurrato: «Dottore, ho un problema: i miei gatti fanno la pipì su tutti i divani di velluto. Che devo fare?». Tra i bei capelli neri, il dottore prediletto dalle attrici adesso ha qualche filo d’argento e, pur continuando a essere molto ammirato, sono più i quattro zampe incontinenti ad avere bisogno di lui, che le belle padrone. CHI PROTEGGE LEOSINI? L’altra sera sulla terrazza dell’Hotel Eden, Franca Leosini, signora di Storie maledette, raccontava a Cesara Buonamici che durante le riprese del suo programma è lei sola, faccia a faccia con l’assassino. Senza secondini. Che coraggio!


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per!scopo Via Sottocorno

Giacomo Bistrot è in una via chic della zona Porta Vittoria, a pochi metri da piazza 5 Giornate.

Quei 19 gradini per scendere fra i potenti rovare un tavolo libero non è impresa da poco: sono solo 16 e tutti molto ambiti. Dagli antiquari ai politici, dagli uomini della finanza ai bon vivant, a Veronica T Lario che lo ha eletto meta preferita per le sue rare sortite milanesi: tutti vogliono attovagliarsi al Giacomo Bistrot di Milano. Marco Tronchetti Provera preferisce il tavolo in biblioteca (così chiamato per la libreria a vista), David Beckham sceglie quello, più defilato, oltre il paravento, mentre Lapo Elkann accetta volentieri il tavolo Varazze che dà sulla strada. Chi invece non vuole farsi vedere o sentire scende i 19 scalini e si siede nella saletta riservata. (Annalia Venezia)

Oltre il paravento Gabriele Galateri di Genola, David Beckham, Daniela Santanchè. Saletta riservata Vittorio Feltri, Fedele Confalonieri, Veronica Berlusconi, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Giorgio Armani.

In biblioteca Marco Tronchetti Provera e la moglie Afef, Matteo Arpe, Barbara Berlusconi, Tom Ford, Anna Wintour.

Zona Varazze Lapo Elkann, Corrado Passera, Francesco De Gregori, Remo Ruffini, Fabio Fazio, Guido Podestà.

Zona Portofino Massimo Moratti, Diego Della Valle, Stefano Gabbana, Valentino Garavani.

Amarcord

Scrittrice Olghina di Robilant, veneziana. EXTRA

Olghina di Robilant «Al carnevale del ’51 con Dior,Dalí e l’Aga Khan...». Nel suo «carnet de bal», come lo chiama lei, oggi compaiono solo pranzi placé. La contessa veneziana Olghina di Robilant, 75 anni, autrice di Snob (Mursia) e protagonista dei riti mondani (al suo compleanno al Rugantino, nel 1958, fece scandalo il famoso strip di Aikè Nanà), declina gli inviti che prevedono il buffet. Perché non sopporta di doversi fare largo «tra una folla di affamati di cibo e fama». La festa che le è rimasta nel cuore? Il ballo in costume del magnate Charles de Beistegui, nel 1951, a Venezia. Era vestito da Re Sole. C’erano Christian Dior, Salvador Dalí, l’Aga Khan e anche la cor-

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te giapponese. Più recentemente? Il party di Pucci Rossi di Medelana nel suo podere maremmano vicino a Bolgheri: con un laghetto dal quale salivano spruzzi d’acqua colorati, tendoni rossi per i tavoli dei commensali, da Sforza Ruspoli a Giancarlo Giannini, candele, alzate di frutta. E per far ballare i giovani, gli Abba in persona. E l’episodio più divertente? Alla festa campestre offerta dai gemelli Palha a Estoril, Zsa Zsa Gabor per poco non finì in galera perché riempì le valigie di accappatoi e asciugamani dell’albergo Palace. La salvò l’ambasciatore americano. (Antonella Piperno)


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per!scopo

Star in barca Il calciatore Luis Figo, a sinistra, e due divi delle fiction tv, Matthew Fox ed Eric Dane.

Vip watching

In piazzetta anche Zizou mette la testa a posto PORTOFINO GLAM Fine settimana di lotta e di spot nella piazzetta di

Portofino, affollata di star convocate per girare uno spot pubblicitario degli orologi Iwc. Il mix di curiosi, paparazzi e personaggi ha innescato una mezza zuffa quando un fotografo, esasperato da un inesperto guardaspalle, ha mollato un calcio contro il pannello usato per non fargli fotografare Zinedine Zidane e Jean Reno. Una farsa, perché da giorni tutti sapevano che in paese, oltre alla Nespresso cup di vela, ci sarebbero state molte celebrity per lo spot. Lo stesso Zidane ha fatto da paciere tra paparazzi e servizio d’ordine, così poi non c’è stato problema per gli scatti a Elle Macpherson, Boris Becker, Luis Figo, Matthew Fox di Lost ed Eric Dane di Grace Anatomy, Kevin Spacey e Cate Blanchett. Anche quelli fatti dai tanti turisti con le macchinette digitali. (D.I)

l’indovinello CHI SARÀ MAI quell’alto dirigente della Rai che ha da poco messo fine alla sua storia con un’altra starlette per fidanzarsi con Loredana Lecciso? L’ex compagna di Al Bano, che quest’anno ha occupato lo schermo tentando la fortuna sull’Isola dei famosi in Nicaragua e poi passando da molte trasmissioni in svariati studi, sembra proprio sulla strada del successo. Ora i maligni scommettono infatti che nel palinsesto autunnale per Loredana spunterà un programma ad hoc.

Charity

Amici di Dino Giancarlo Aneri, Marialuisa Trussardi e Vittorio Feltri (foto) hanno brindato al Seven Star di Milano all’evento per gli Amici del centro Dino Ferrari.

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1 Elle Macpherson emula lo stile Agnelli (notare l’orologio sul polsino del maglione). 2 L’ex calciatore Zinedine Zidane e l’attore Jean Reno poltriscono tra un ciak e l’altro dello spot di cui sono protagonisti. 3 Boris Becker, il portabandiera dello stile casual teutonico. 4 Kevin Spacey con una pallidissima Cate Blanchett in versione anni 50.

SCOPERTE/Laura Anna A 16 anni ha lasciato Bergamo e si è trasferita a Milano, a 25 si è laureata in architettura ed è partita per gli States per condurre un tg web su Naked News.«A ogni notizia mi toglievo un capo finché non rimanevo nuda». Oggi, a 28, è tornata a Milano con un sogno: prendere il posto di Cristina Parodi al «Tg5». Vestita. EXTRA

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PANORAMA 20 maggio 2010

Un Mms da Antonio Ricci

IN UFFICIO «Qui è sempre Natale» spiega il papà di Striscia. In un armadio del suo ufficio Ricci ha infatti un vero e proprio presepe con le statuine di tutti gli inviati della sua trasmissione.

AP/LORENZO ABBONDI/CONTRASTO/GETTYIMAGES/IMAGOECONOMICA/MILESTONEMEDIA/OLYOM/PIZZI/SGP

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lettere Tempesta sui mercati

CROZZA, SATIRA DI BASSA STATURA

Tutti al capezzale dell’euro proprio come se quel banale raffreddore greco ora si fosse trasformato in setticemia. Ogni eurocittadino deve chiedersi dove fossero tutti questi buoni samaritani quando si trattava di salvare la gente comune dall’euro, dal calo del potere d’acquisto provocato dalla sua introduzione, dal crollo del fatturato europeo mandando fuori mercato i prodotti made in Eu. I banchieri dicevano che era tutto nel nostro interesse, per spronare le imprese europee a guadagnare in competitività!

Facendo zapping mi sono ritrovato a vedere Crozza che faceva la caricatura del ministro Brunetta. Capisco la satira e che sia giusto prendere per i fondelli i nostri politici, siano essi di qualsiasi schieramento politico; ma il dramma erano le battute, talmente banali da non far nemmeno sorridere. Il fatto che più mi ha disturbato è poi quando Crozza si è inginocchiato con le scarpe alle ginocchia per enfatizzare la bassa statura del ministro. Vorrei che il signor Crozza riflettesse su tale episodio. LETTERA DELLA SETTIMANA

Stefano Venturi, Cento (Fe)

Londra non intende partecipare al fondo per il finanziamento dei paesi in difficoltà dell’Eurozona. A prima vista, decisione sensata, il Regno Unito non ha adottato l’euro. Le cose non stanno precisamente così. Nell’azionariato della Banca centrale europea figurano la Bank of England (15,98%), la Sveriges Riksbank (2,66%) e la Danmarks Centralbank (1,72%). Godere dei privilegi di essere nella Bce e tirarsi indietro quando c’è da far fronte agli obblighi di un socio non è ammissibile. Augusto Forte Deaglio, via email

Vito Parcher, Chiusa (Bz)

Le borse scoppiettano, ma non ci si rende conto che siamo più poveri di 750 miliardi di euro... Strano poi che il debito pubblico nazionale generi costi per gli

SCRIVETE A

Alessandro Piobbico, Assisi (Pg)

Il governo di salute pubblica

Aldo Barlanti, via email

Prima le agenzie di rating accusano l’Italia e il suo sistema bancario di essere particolarmente esposto al rischio contagio, scatenando le ire di Bankitalia, e neanche 24 ore dopo, quando ormai gli speculatori internazionali, giocando al ribasso, si sono riempiti le tasche con le loro discese lanzichenecchiane sui mercati azionari di tutta Europa, ritrattano tutto come se nulla fosse. Chiunque si fosse comportato in questa maniera sarebbe stato querelato e incolpato del reato di calunnia. Cosa aspetta il governo italiano a chiedere i danni patrimoniali e morali a Moody’s?

Emma Cheroni Scotti, via email

nario della società (con valore di mercato e data di riferimento).

interessi, che devono essere coperti con imposte, mentre quello europeo no. Se è così, riconvertiamo il debito pubblico nazionale, facciamolo diventare europeo ed è tutto risolto.

Valore di una società Spettabile Panorama, nel leggere gli articoli di economia e finanza, sarebbe utile scrivere a quanto ammonta il totale valore azio-

mandate una email: panorama@mondadori.it

NUOVO CODICE DELLA STRADA

«In bici casco obbligatorio solo fino a 14 anni. Una volta tanto i parlamentari hanno dimostrato di non essere “teste di casco”» Roberto Bellia, Vermezzo

Pier Ferdinando Casini, più che mai assetato di potere e di poltrone, non demorde. Questa volta la proposta è quella di sfasciare questo governo e di istituirne uno di salute pubblica, presumibilmente guidato da lui. Mi dichiaro d’accordo con Casini, ma a una condizione: che a farne parte siano chiamati Massimiliano Robespierre e Louis Saint-Just. Giovanni Bertei, La Spezia

A Fini quel che è di Fini Non sono d’accordo con le posizioni del presidente della Camera Fini in materia immigrazione. Ma apprezzo le sue posizioni in materia di stato laico (trovo infatti il Pdl un po’ troppo appiattito su posizioni clericali) e riforma dell’assetto dello Stato. Giorgio Mari, Corridonia (Mc)

Più sport pulito L’esperienza con il mondo dello sport di provincia, dello sport sano, di migliaia di squa-

mandate una lettera: panorama (Mondadori) - 20090 Segrate (Mi) PANORAMA 20 maggio 2010

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mandate un fax: 0275422769


lettere dre che, dall’oratorio ai livelli già professionistici ma ancora umani, arricchisce, è una vittoria della lealtà e dell’umanità. Niente a che spartire con eccessi a cui purtroppo vengono abituandoci certuni, pagati miliardi per tirare calci a un pallone, quando non a un avversario, come è successo a Francesco Totti. A lui non mi resta che dire: vada a lavorare! Gianna Gancia, presidente Provincia Cuneo

Patente per cani Ci sono cani che possono diventare pericolosi quanto un’automobile: lo dimostrano i numerosi episodi in cui vittime ignare restano sfregiate o addirittura uccise in seguito ad aggressioni subite. Allora sarebbe auspicabile seguire l’esempio del governo britannico che prevede per i possessori di alcune razze una patente speciale, conseguibile solo dopo severi esami e test attitudinali. Mauro Luglio, Monfalcone (Go)

Plagio sul letame Certi centri sociali non hanno più molto da dire, come quello che ha depositato letame davanti alla sede del Pdl. Sono scaduti nel plagio. La rivendicazione è di «Spalman». Il personaggio di Spalman è stato inventato da Elio e le Storie tese nell’album del 2003 che si intitolava Cicciput. Salvo Sulciddì, via email

Clandestini e reati Sembra che l’opposizione voglia proseguire sulla linea suicida della retorica, indifferente ai segnali d’insofferenza che si materializzano in voti al centrodestra. È chiaro il rapporto clandestinità-delinquenza. Mettere alla gogna il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che dice con chiarezza e candore ciò che è noto a tutti, è

cannibalismo politico. Di Pietro non stupisce, dal Pd ci si aspetterebbe maggior senso di responsabilità. Nessun ambito quanto l’immigrazione, campo in cui sinistra, clero, sindacati, hanno comportamenti disfattisti, tocca la vita dei cittadini alle prese con situazioni di degrado. Francesco Comotti, via email

Un nuovo tipo di ronda padana Le contromisure per arginare l’immigrazione islamica stanno assumendo aspetti che potrebbero ovviare all’usanza tipicamente italiana che prevede l’esistenza delle regole ma la latitanza di chi queste regole deve farle rispettare. In Belgio hanno deciso che il burqa deve essere vietato e hanno approvato una legge. In Italia la legge c’è, esiste dal 1975, si tratta del divieto di circolare mascherati o irriconoscibili, bellamente ignorato dalle donne immigrate e dalle forze dell’ordine. Alcuni leghisti hanno lanciato la proposta di ronde speciali con il compito di individuare le donne coperte da capo a piedi, fuorilegge e di spogliarle di tutte le palandrane. Una lezione per i belgi. Renata Rantella, via email

Marijuana e prostituzione Tutti denunciati perché in un locale di lap dance si fornica. A me come a tutte le persone normali piace fare l’amore, anche a pagamento. E allora, visto che il nostro è un governo liberal, che si aspetta a legalizzare anche la prostituzione invece di lasciarla in mano a leggi confusionarie? Vittorio Baccelli, via email

Correzione Su Panorama 17 la recensione di teatro era per errore firmata da Lorenzo Arruga anziché da Roberto Barbolini.


A N N O X L V I I I N . 21

DIRETTORE RESPONSABILE Giorgio Mulè VICEDIRETTORE ESECUTIVO Raffaele Leone VICEDIRETTORI Roberto Bettoni (immagine), Silvia Grilli, Luciano Santilli, Maurizio Tortorella UFFICIO CENTRALE Gianluca Beltrame (caporedattore, Opinioni - Idee), Stefania Berbenni (caporedattore, Fatti), Carla De Girolamo (vicecaporedattore, Fatti - coordinamento new media), Emanuele Farneti (caporedattore, Extra, Periscopio - responsabile First), Emanuela Fiorentino (caporedattore, responsabile della Redazione romana), Guido Fontanelli (caporedattore, Fatti), Daniela Mattalia (caporedattore, Fatti), Stefano Scotti (caporedattore, Personaggi - Fatti) FATTI Stefano Brusadelli (caporedattore), Fabrizio Paladini (caporedattore), Carmelo Abbate (caposervizio), Giacomo Amadori (vicecaposervizio), Anna Maria Angelone, Massimo Boffa (caporedattore), Elisabetta Burba (vicecaporedattore), Pietrangelo Buttafuoco (caposervizio), Antonio Carnevale, Paola Ciccioli, Marco Cobianchi (vicecaposervizio), Giorgio Fabre, Giovanni Fasanella, Valeria Gandus (inviato), Manuela Grassi (inviato), Ignazio Ingrao, Damiano Iovino, Anna Jannello, Romana Liuzzo (vicecaposervizio), Laura Maragnani, Donatella Marino, Terry Marocco, Chiara Palmerini, Angelo Pergolini (inviato), Sandra Petrignani, Antonella Piperno, Carlo Puca (vicecaporedattore), Edmondo Rho (inviato), Franca Roiatti (vicecaposervizio), Antonio Rossitto, Karen Rubin (caposervizio), Paola Sacchi, Lucia Scajola, Luca Sciortino, Bianca Stancanelli (inviato), Stefano Vespa (caposervizio).

EXTRA Gianmaria Padovani (caposervizio), Antonella Matarrese (caposervizio), Guido Castellano (caposervizio - Nuovi mondi), Gianni Poglio, Annalia Venezia, Guja Visigalli. CORRISPONDENTE DA NEW YORK Marco De Martino. FIRST Angelo Ponta (caporedattore), Laura Barsottini (vicecaposervizio), Carla Brazzoli, Massimo Castelli (caposervizio). UFFICIO GRAFICO Alessandra Aletti (caporedattore), Claudio Laurenti (caposervizio), Angelo Rainoldi (caposervizio), Daniela Penin (vicecaposervizio), Luca Bernardi, Gianni Colussi, Erica Guidi, Pierluigi Tolot (vicecaposervizio, infografici), Claudia Valeriani. RICERCA FOTOGRAFICA Paola Villa (photo consultant), Alessandra Mati (viceresponsabile), Luca Bertollo, Paola Corapi, Sara Viganò.

SEGRETERIA DI REDAZIONE Nadia Vaghi (responsabile), Paola Dallera (viceresponsabile), Mirna Bussi, Vittoria Catalano, Costanza De Arena (assistente del direttore), Sarah Bombelli (First) Roma: Marcella Ricci (responsabile), Giovannella Dragosei. VICEDIRETTORI AD PERSONAM Pino Buongiorno, Pasquale Chessa.

Emanuela Fraccaroli, Marco Giovannini, Giorgio Ieranò, Giovanni Lania, Stefano Lorenzetto, Valerio Massimo Manfredi, Fiamma Nirenstein, Tino Oldani, Gian Antonio Orighi (Madrid), Vasco Pirri Ardizzone, Elena Porcelli, Umberto Rapetto, Walter Rauhe (Berlino), Renzo Rosati, Mirco Tangherlini, Alberto Toscano (Parigi), William Ward (Londra).

PROGETTO GRAFICO Roberto Bettoni

EDITORIALISTI Vittorio Feltri, Giuliano Ferrara, Oscar Giannino, Luca Ricolfi, Sergio Romano, Bruno Vespa. RUBRICHE Giorgio Dell’Arti, Piera Detassis, Lino Jannuzzi, Alessandro Pasi.

Stampatore: MONDADORI PRINTING S.p.A. via Luigi e Pietro Pozzoni 11 Cisano Bergamasco (Bergamo) Centro stampa Amedeo Massari via Marco Polo 2, Melzo (Mi)

COLLABORATORI Lorenzo Arruga, Annalena Benini, Antonella Bersani, Ugo Bertone, Fausto Biloslavo, Gilda Bojardi, Francesco Bonami, Sandro Bondi, Stefano Carrara, Stefano Cingolani, Giuseppe Cruciani, Klaus Davi, Giuseppe De Bellis, Piera Detassis, Marco Di Capua, Fiammetta Fadda, Pier Mario Fasanotti,

Pubblicità: Mondadori Pubblicità SpA-20090 Segrate (Milano), tel. 02-7542.2096, telefax 02-7542.3331 Fotocomposizione: AG Media Srl, via Ludovico d’Aragona 11, 20132 Milano - Distribuzione: a cura della Press Di srl - Servizio arretrati/collezionisti: a cura della Press Di srl

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AUTORE

TELEPHONE EACH TEAR YOU’VE GOT THE LOVE BLAME IT ON THE GIRLS LA COMETA DI HALLEY RICOMINCIO DA QUI

LADY GAGA M.J.BLIGE - T.FERRO FLORENCE & THE MACHINE MIKA IRENE GRANDI MALIKA AYANE

POLIFONICA

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AR QR Augmented reality

Quick response

Come accedere, con la webcam del pc, ai contenuti speciali di «Panorama»

Come accedere, con il cellulare, ai contenuti speciali di «Panorama»

Panorama punta sempre più sulla tecnologia per trasformare la lettura in un’esperienza multimediale. La nuova frontiera, figlia di internet e del digitale, si chiama realtà aumentata e permette di aggiungere contenuti fatti di bit alla nostra quotidianità. È un avanzato sistema di grafica interattiva che consente di oltrepassare i confini tra reale e virtuale. In modo che la fruizione delle informazioni non si fermi alla pagina stampata, ma transiti attraverso di essa verso la multimedialità del web. Al termine di alcuni articoli troverete un codice quadrato con la scritta «Vai oltre la carta». Ecco, passo per passo, cosa bisogna fare per entrare nel nuovo mondo della realtà aumentata e trasformare lo sfoglio del nostro settimanale in un’esperienza in stile Avatar.

Panorama, per agevolare l’utilizzo dei Qr, ha messo a disposizione dei lettori un servizio semplice e alla portata di tutti. Per trasformare il cellulare in un lettore di codici Qr basta, infatti, inviare un sms. Il servizio è gratuito. Si ricorda che non sono gratuiti i costi di connessione a internet con il cellulare. Conviene quindi consultare il proprio operatore per sapere qual è la tariffa migliore. Tutte le compagnie telefoniche offrono piani tariffari «flat», ossia con la navigazione internet a prezzi fissi mensili. Ecco, passo per passo, cosa bisogna fare per entrare nel nuovo mondo del Qr.

1.

Pc, webcam e internet.Per poter fare un salto spazio temporale e beneficiare della realtà aumentata serve un computer collegato a internet dotato di una webcam (piccolo obiettivo che permette di videocomunicare su internet). Poi bisogna accedere alla pagina del sito di Panorama dedicata alla realtà aumentata: www.panorama.it/ar A questo punto, sul display del computer, compare un riquadro che chiede l’autorizzazione all’utilizzo della webcam. Basta cliccare sulla parola «Acconsenti» («Allow» se in inglese) perché la webcam si attivi.

2.

«Panorama» diventa lo schermo su cui appaiono nuovi contenuti Bisogna aprire Panorama alla pagina in cui è pubblicato il codice della realtà aumentata (quello con su scritto «Vai oltre la carta») e mostrare il giornale alla webcam. L’occhio posto sopra il computer catturerà, automaticamente, il codice quadrato in bianco e nero stampato sulle nostre pagine (marker) e catapulterà il lettore nella nuova dimensione. Il giornale che teniamo fra le mani, ripreso dalla webcam, si trasforma in uno schermo su cui appaiono nuovi contenuti che possono essere di varia natura, come filmati esclusivi e animazioni tridimensionali. Fare attenzione che il marker sia ben inquadrato, non coperto dalle dita o da riflessi di luce, e muovere lentamente il giornale per interagire con gli oggetti comparsi. Così facendo il codice della realtà aumentata diventerà la chiave d’accesso a un nuovo mondo che, per sua natura, non potrebbe mai essere stampato.

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1.

Invia un sms. Questa procedura deve essere fatta una sola volta. Completata, si potranno leggere tutti i Qr in cui ci si imbatterà (non solo quelli di Panorama). Il software per leggere il Qr funziona su tutti i cellulari con fotocamera e connessione al web. Per scaricare la giusta versione che si autoinstalla gratuitamente basta inviare un sms con la scritta «LIVE» (va bene sia in maiuscolo sia in minuscolo) al numero 3351877961, oppure digitare sul browser del telefonino http://get.quarkode.mobi e seguire le semplici istruzioni fornite.

2.

Ricevi un sms. Dopo pochi istanti arriverà sul cellulare un messaggio sms. Il mittente sarà: «quarkode». Nel testo del messaggio ci sono i link per scaricare la giusta versione di lettore Qr a seconda del modello di cellulare posseduto.

3.

Il software si autoinstalla. Una volta cliccato il collegamento relativo al proprio modello di cellulare, serve solo un altro clic (per l’iPhone è in inglese, ma non si può sbagliare, il link è: «press here to install the reader on your device»). In alcuni secondi, il software si autoinstalla sul telefonino. Non bisogna collegare il cellulare al computer. Molti telefoni di nuova generazione, come per esempio il Nokia N97, hanno il lettore Qr di serie. Non serve quindi fare tutta la procedura.

4.

Inquadra il codice e clicca. Ora accedere ai contenuti speciali legati ai servizi di Panorama è semplice. Basta cliccare sull’icona del programma «i-nigma» che si è autoinstallato sul telefonino. Poi si deve inquadrare il codice Qr. Il software riconosce il codice e collega il cellulare al sito web con i contenuti multimediali. Un suggerimento: contattate il vostro operatore telefonico per usufruire della migliore tariffa disponibile per la navigazione internet dal cellulare.


FUORI ORDINANZA

ANNALENA BENINI

N

ella foto si tengono per mano, Romeo e Gulietta non più ragazzini ai quali è consentito, per sfinimento anagrafico, un lieto fine; ma Franco Nero tiene stretta Vanessa Redgrave anche fuori dal set (Letters to Juliet di Gary Winick) e le stringe la mano sempre, ogni giorno, da molti anni. Lui dice: «Questo film dimostra che l’amore non ha età», lei lo guarda e sorride. Vanessa Redgrave era una ragazza scespiriana e ribelle, lui uno sciupafemmine di San Prospero Parmense: Franco Nero s’innamorò di lei mentre giravano Camelot nel 1967, fecero subito un figlio insieme e si lasciarono senza lasciarsi mai davvero. Lei combattiva, rivoluzionaria, filopalestinese, altri uomini, altri figli, altre vite, tragedie comprese. Lui strane cravatte, belle bretelle, capelli tinti da attore, sguardo da schianto, moltissimi film e questo eterno, grande amore. «Non so dire esattamente quando siamo tornati insieme, ma adesso è lui il mio compagno: lo adoro, non vorrei nessun altro al mio fianco; lui può avere tutte le storie che vuole, ma condivideremo le nostre vite». Franco Nero ha sposato Vanessa Redgrave nel 2006, a 55 anni, e sono loro la coppia più bella del mondo, è lui l’uomo dei sogni: ha addosso la sua vera faccia e ha accanto, dopo le solite noiose grandi avventure, il suo unico vero amore. ■

Sono la coppia più bella del mondo

Film girato a Verona Vanessa Redgrave e Franco Nero nel film «Letters to Juliet», diretto da Gary Winick e girato a Verona nell’estate del 2009.

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