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I cento cavalieri di Gan Ning assaltano l'accampamento settentrionale; La tazza rovesciata di Zuo Ci raggira Cao Cao. ------------------------------------------Sun Quan era occupato a riordinare il suo esercito a Ruxu quando seppe dell'arrivo di Cao Cao da Hanzhong con quattrocento truppe in soccorso di Hefei. Egli ordinò ad una flotta di cinquanta grandi navi di restare nel porto, mentre Chen Wu andava su e giù lungo le rive del fiume in perlustrazione. “Sarebbe bene infliggere una sconfitta all'esercito di Cao Cao prima che si riprenda dalla lunga marcia. Li scoraggerebbe,” disse Zhang Zhao. Dopo aver dato un'occhiata agli ufficiali nella sua tenda, Sun Quan disse, “Chi è abbastanza coraggioso da andare ad affrontare questo Cao Cao e così scalfire lo spirito del suo esercito?” E Ling Tong si offrì, dicendo, “Andrò io!” “Quanti soldati ti servono?” “Tremila truppe saranno sufficienti,” rispose Ling Tong. Ma Gan Ning si intromise, dicendo, “Serviranno solo un centinaio di cavalieri. Perché mandarne tremila?” Ling Tong era furioso, e lui e Gan Ning iniziarono addirittura a litigare in presenza del loro capo. “L'esercito di Cao Cao è troppo forte, non può essere attaccato in modo avventato,” disse Sun Quan. Alla fine egli affidò l'incarico a Ling Tong e le sue tremila truppe, dicendogli di effettuare una ricognizione proprio fuori Ruxu, e di affrontare il nemico se l'avesse incontrato. Una volta in marcia, Ling Tong avvistò molto presto una grande nube di polvere, segno di un esercito in avvicinamento. Appena furono abbastanza vicini, Zhang Liao, che guidava l'avanzata, sfidò Ling Tong, e i due si scambiarono una cinquantina di colpi, senza che nessuno avesse la meglio. Allora Sun Quan iniziò a temere per il suo campione, perciò mandò Lu Meng per liberare Ling Tong dalla battaglia e scortarlo a casa. Una volta che Ling Tong fu ritornato, il suo rivale Gan Ning andò da Sun Quan e disse, “Ora lasciatemi avere i cento cavalieri, ed assalterò l'accampamento nemico stanotte. Se perderò un soldato o un cavallo, non reclamerò alcun merito.” Sun Quan elogiò il suo coraggio e scelse cento tra i suoi migliori veterani, che mise sotto il comando di Gan Ning per l'assalto. Gli diede inoltre cinquanta fiasche di vino e trenta chili di carne di pecora per far banchettare i soldati. Tornato alle tende, Gan Ning schierò la sua piccola forza e li fece sedere di riga. Poi riempì due calici di vino e bevve solennemente in loro onore. Quindi disse, “Compagni, stanotte i nostri ordini sono di assalire l'accampamento del nemico. Pertanto riempite i vostri calici e raccogliete tutta la forza che avete per la missione.” www.treregni.it


Ma gli uomini non gradirono le sue parole. Invece si guardarono l'un l'altro, incerti. Vedendoli di quest'umore, Gan Ning assunse un tono feroce, estrasse la spada e urlò, “Cosa state aspettando? Se io, un comandante di rango, posso rischiare la mia vita, perché voi no?” Mossi dal volto furioso del loro capo, gli uomini si alzarono, chinarono la testa e dissero, “Combatteremo fino all'ultimo!” Quindi ad ognuno venne distribuito il vino e la carne e ciascuno mangiò fino a riempirsi. La partenza fu stabilita alle due, e ogni uomo attaccò una piuma d'oca bianca al copricapo in modo da riconoscersi l'un l'altro nell'oscurità. All'ora indicata si allacciarono le armature, montarono a cavallo e, andando al galoppo, giunsero rapidamente all'accampamento di Cao Cao. Liberatisi in fretta e furia delle barriere acuminate, irruppero all'interno con un urlo che arrivò fino in cielo. Puntarono dritti al centro, nella speranza di uccidere Cao Cao in persona. Ma le truppe della brigata del comandante avevano creato una barricata con i carri e si erano riparati al suo interno come in una botte di ferro. Gli assalitori non riuscivano a trovare alcun modo per entrare. Tuttavia, Gan Ning e la sua piccola forza si gettarono da qua e là, fendendo e squarciando, finché gli uomini di Cao Cao non divennero disorientati e spaventati. Non avevano idea di quale fosse il numero dei loro assalitori. Tutti i loro sforzi servirono solamente ad aumentare la confusione. Pertanto i cento uomini ebbero presto la meglio e si scagliarono da una parte all'altra uccidendo chiunque incontrassero. Ma presto i tamburi risuonarono in ogni accampamento e le torce furono accese e si levarono le urla, e fu il momento per gli assalitori di andar via. Gan Ning condusse fuori il suo piccolo corpo di truppe attraverso la porta sud senza che nessun soldato che cercasse di fermarlo, e cavalcò verso il proprio accampamento. Egli incontrò Zhou Tai, che era stato mandato ad aiutarlo in caso di bisogno; ma il bisogno non si era presentato, e i cento eroi e il loro capo tornarono indietro in trionfo. Non vi fu alcun inseguimento. Una poesia fu scritta per elogiare quest'impresa: I tamburi di guerra la terra fanno vacillare Quando le Terre del Sud si avvicinano persino i demoni iniziano a tremare. Di quell'assalto notturno la gente racconterà ogni dì, Che fecero i guerrieri piumati di Gan Ning. Al suo ritorno, Gan Ning fece una conta dei suoi uomini all'entrata dell'accampamento, non mancava nessun uomo e nessun cavallo. Entrò accolto dal suono dei tamburi e dei pifferi e dalle urla dei suoi uomini. “Lunga vita!” urlarono, appena Sun Quan venne ad accoglierli. Gan Ning smontò da cavallo e si prostrò. Il suo signore lo fece alzare, e lo prese per mano, dicendo, “Questa spedizione deve aver dato una scossa a quei ribelli. Ho ceduto al tuo desiderio solo perché desideravo darti l'opportunità di manifestare il tuo valore. Non volevo che venissi sacrificato.” www.treregni.it


L'impresa di Gan Ning fu ricompensata con dei doni, un migliaio di rotoli di seta e cento spade affilate, che egli distribuì tra i suoi soldati. Sun Quan era molto fiero della coraggiosa impresa del suo subordinato, e disse, “Cao Cao potrà avere il suo Zhang Liao, ma io posso tenergli testa col mio amico Gan Ning.” Presto Zhang Liao venne a lanciare un'altra sfida, e Ling Tong, impaziente per essere stato superato dal suo rivale e nemico, supplicò di poter andar fuori a combattere. La sua richiesta fu accolta, ed egli marciò a poca distanza da Ruxu con cinquemila truppe. Sun Quan, con Gan Ning al suo seguito, uscì fuori per osservare lo scontro. Quando entrambi gli eserciti giunsero sulla piana e furono schierati, Zhang Liao avanzò con Li Dian e Yue Jing, uno su ciascun lato. Ling Tong, spada alla mano, galoppò verso di lui e, all'ordine di Zhang Liao, Yue Jing raccolse la sfida e andò a dare inizio al combattimento. Si scambiarono una cinquantina di colpi, e nessuno dei due sembrò avere la meglio sull'altro. A quel punto Cao Cao, avendo saputo della grande sfida che era in corso, arrivò sul campo di battaglia e prese posizione sotto il grande stendardo, da dove poteva osservare lo scontro. Vedendo che entrambi i combattenti erano in condizioni disperate, egli pensò di decidere l'esito della lotta con un colpo sleale. Ordinò a Cao Xiu di far volare una freccia di nascosto, cosa che egli fece avanzando di soppiatto alle spalle di Zhang Liao. La freccia colpì il cavallo di Ling Tong, che si impennò, gettando a terra il suo cavaliere. Yue Jing si lanciò in avanti per colpire il guerriero caduto con la sua lancia, ma prima che il colpo potesse andare a segno, si udì un altro arco vibrare e una freccia fulminea colpì Yue Jing in piena faccia. Egli cadde da cavallo. Quindi entrambe le parti si scagliarono in avanti per salvare i loro campioni. I gong suonarono, e il combattimento cessò. Ling Tong tornò all'accampamento e fece rapporto al suo signore. “La freccia che ti ha salvato è stata scoccata da Gan Ning,” disse Sun Quan. Ling Tong si voltò verso il suo rivale e si inchinò. “Mai avrei pensato che un giorno mi avreste reso un tale servigio, signore,” disse egli a Gan Ning. Questo episodio pose fine alla lotta e all'ostilità tra i due ufficiali, che da quel momento in poi giurarono eterna amicizia. Dall'altro lato Cao Cao si assicurò che la ferita di Yue Jing fosse bendata. Il giorno seguente egli lanciò un attacco contro Ruxu lungo cinque linee differenti. Lui stesso guidava un'armata al centro; sulla sinistra Zhang Liao e Li Dian guidavano due armate; a destra Xu Huang e Pang De comandavano le altre due. Ciascuna armata era composta da diecimila truppe, e marciarono per dare battaglia lungo la riva del fiume. Gli equipaggi e le truppe da combattimento dello squadrone navale delle Terre del Sud erano terrorizzate dall'avvicinarsi di queste armate. “Avete mangiato il pane del principe, e dovete servirlo lealmente. Perché avere paura?” disse Xu Sheng. Pertanto egli mise alcune centinaia dei suoi uomini migliori in piccole imbarcazioni, andò lungo la riva, e irruppe nella legione al comando di Li Dian. Nel frattempo Dong Xi sulle navi suonava i tamburi e li incoraggiava. Ma una grande tempesta si avvicinò, che scatenò la furia del fiume, e le www.treregni.it


onde divennero alte come montagne. Le navi più grandi ondeggiavano come fossero sul punto di capovolgersi, e i soldati di Wu erano terrorizzati. Iniziarono a scendere nelle più massicce navi da carico per salvarsi la vita. Ma Dong Xi li minacciò con la sua spada, abbattendo una decina di ammutinati. “I miei ordini sono di difendere questo punto dal nemico,” urlò. “Non abbandoneremo le navi!” Tuttavia, il vento aumentò, e improvvisamente l'impavido Dong Xi fu gettato nel fiume dall'ondeggiare della sua nave e affogò, insieme ai suoi uomini. Xu Sheng si lanciò qua e là tra l'esercito di Li Dian, uccidendo a destra e a manca. Chen Wu, udendo il rumore della battaglia, si diresse verso la riva del fiume. Lungo la strada incontrò Pang De e la legione sotto il suo comando. Ne seguì una mischia. Quindi Sun Quan, insieme a Zhou Tai e alle sue truppe, si unì ad essa. La piccola forza mandata via nave ad attaccare Li Dian era ora circondata, perciò Sun Quan diede il segnale per un assalto che li avrebbe salvati. Questo fallì, e Sun Quan fu circondato a sua volta e si ritrovò presto in condizioni disperate. Da un'altura, Cao Cao vide la difficoltà in cui si trovava e mandò Xu Chu per tagliare la colonna di Sun Quan a metà in modo che nessuna delle due potesse aiutare l'altra. Quando Zhou Tai si fu aperto un varco attraverso la folla e riuscì a raggiungere la riva del fiume, egli cercò il suo signore. Ma egli non vedeva Sun Quan da nessuna parte, perciò si lanciò nuovamente in battaglia. Raggiunte le sue truppe, egli urlò, “Dov'è il nostro signore?” Essi indicarono il luogo in cui la ressa era più fitta. Zhou Tai si irrigidì e si lanciò all'interno. Arrivò presto al fianco del suo signore e urlò, “Mio signore, seguitemi, ed io mi aprirò una via d'uscita!” Zhou Tai si fece strada con la forza fino alla riva del fiume. Quindi si voltò a guardare, e Sun Quan non era dietro di lui. Perciò tornò indietro, si fece strada all'interno con la forza, e ancora una volta riuscì a raggiungere il fianco del suo signore. “Non riesco ad uscire. Le frecce sono troppo fitte!” disse Sun Quan. “Allora andate per primo, mio signore, ed io vi seguirò!” Sun Quan allora spronò il suo cavallo ad andare il più velocemente possibile, e Zhou Tai tenne lontano chiunque cercasse di inseguirlo. Egli subì molte ferite e le frecce si infransero sul suo elmo, ma alla fine riuscì a liberarsi e Sun Quan fu salvo. Mentre si avvicinavano alla riva del fiume, Lu Meng arrivò con una parte della forza navale e scortò Sun Quan verso le imbarcazioni. “Devo la mia salvezza a Zhou Tai, che per tre volte è venuto in mio aiuto,” disse Sun Quan. “Ma Xu Sheng è ancora nel bel mezzo del combattimento, e come possiamo salvarlo?” “Andrò io in suo soccorso,” urlò Zhou Tai.

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Agitando la sua lancia, Zhou Tai si lanciò nuovamente in battaglia e in breve mise in salvo il suo collega, fuori dalla mischia. Entrambi erano feriti gravemente. Lu Meng ordinò alle sue truppe di continuare a scagliare frecce in rapida successione in modo da avere il comando della sponda, e in questo modo i due capi furono in grado di salire a bordo delle navi. In quel momento Chen Wu aveva sfidato la legione al comando di Pang De. Essendo inferiori di numero e non vedendo alcun aiuto in arrivo, Chen Wu fu costretto a rifugiarsi in una valle in cui gli alberi e la boscaglia erano molto fitti. Egli cercò di voltarsi, ma fu catturato dai rami, e mentre era così impigliato fu ucciso da Pang De. Quando Cao Cao vide che Sun Quan era fuggito dalla battaglia e aveva raggiunto la riva del fiume, spronò il suo cavallo all'inseguimento. Egli scagliò raffiche di frecce verso i fuggitivi. A questo punto le truppe di Lu Meng avevano svuotato le loro faretre, ed egli iniziò ad essere molto in ansia. Ma proprio allora salpò una flotta guidata da Lu Xun, il genero di Sun Ce, che arrivò con centomila soldati e respinse l'esercito di Cao Cao. Quindi egli sbarcò per inseguirlo. Catturò molte migliaia di cavalli e uccise molti uomini, tanto che Cao Cao venne quasi sconfitto e si ritirò. Quindi cercarono e trovarono il corpo di Chen Wu tra quelli uccisi.

Lu Xun

Sun Quan fu molto addolorato quando venne a sapere che Chen Wu era stato ucciso e che Dong Xi era affogato, e pianse amaramente. Degli uomini furono mandati a cercare il corpo di Dong Xi, che alla fine fu trovato. Entrambi i generali furono sepolti con grandi onori. Come ricompensa per i servigi resi da Zhou Tai nel proprio salvataggio, Sun Quan preparò in suo onore un grande banchetto, dove gli offrì lui stesso una coppa di vino e si complimentò e lo abbracciò mentre le lacrime gli scendevano lungo le guance. “Due volte mi hai salvato la vita, incurante della tua,” urlò Sun Quan, “e hai subito molte ferite. E' come se la tua pelle fosse stata incisa e dipinta. Che razza di uomo sarei se non ti trattassi come uno del mio stesso sangue? Come posso considerarti, nobile signore, semplicemente un membro del mio esercito? Tu sei il mio meritevole ministro. Condivido la gloria che hai conquistato e mie sono le tue gioie e le tue sofferenze.” Quindi disse a Zhou Tai di aprire il suo abito ed esibire le sue ferite perché tutta l'assemblea le vedesse. La pelle era tutta squarciata, come se il corpo fosse stato marcato con un coltello. Sun Quan indicò le ferite, una dopo l'altra, e di ognuna chiese come l'avesse ottenuta. E, mentre Zhou Tai raccontava, per ogni ferita Sun Quan gli fece bere una coppa di vino finché poco a poco iniziò ad ubriacarsi. Quindi gli offrì un parasole di seta verde e gli disse di usarlo in ogni occasione come segno della sua gloria. Ma gli avversari di Sun Quan erano troppo resistenti. Al termine di un mese i due eserciti erano www.treregni.it


entrambi a Ruxu e nessuno dei due aveva ottenuto una vittoria. Dissero allora Zhang Zhao e Gu Yong, “Cao Cao è troppo forte, e non possiamo sopraffarlo solo con la forza. Se la lotta continuerà ancora, perderete solamente più soldati. Fareste meglio ad organizzare una trattativa di pace.” Sun Quan seguì questo consiglio e inviò Bu Zhi in una missione di pace nell'accampamento di Cao Cao. Sun Quan offriva un tributo annuale. Anche Cao Cao si accorse che le Terre del Sud erano troppo forti per essere sopraffatte e acconsentì.

Bu Zhi

Egli insisteva, “Il marchese dovrebbe mandar via il suo esercito per primo, dopodiché io mi ritirerò.” Bu Zhi tornò con il suo messaggio, e Sun Quan mandò via la maggior parte del suo esercito, lasciando solo Zhou Tai e Jiang Qin a difendere Ruxu. L'esercito ritornò alla capitale Jianye. Cao Cao lasciò Cao Ren e Zhang Liao in carica ad Hefei, e riportò l'esercito nuovamente nella capitale Xuchang. Al suo arrivo, tutti gli ufficiali di Cao Cao, militari e civili, lo persuasero a diventare Principe di Wei. Solo il Presidente del Segretariato, Cui Yan, si oppose fortemente alla proposta. “Voi siete, quindi, l'unico uomo che non conosce il destino di Xun Yu,” dissero i suoi colleghi. “Che tempi! Che azioni!” urlò Cui Yan. “Siete colpevoli di ribellione, ma potete commetterla da soli. Io non vi prenderò parte.” Alcuni suoi nemici riferirono la cosa a Cao Cao, e Cui Yan fu gettato in prigione. Al processo egli aveva gli occhi di una tigre, e la sua barba era arricciata in segno di disprezzo. Egli si accanì e maledì Cao Cao per aver tradito il suo principe e lo accusò di essere un ribelle. Il magistrato che lo interrogò riferì della sua condotta a Cao Cao, il quale ordinò che Cui Yan fosse picchiato a morte in prigione. Cui Yan di Qinghe, Saldo e inflessibile era lui, Con la barba crespa e gli occhi fiammeggianti. Che mostravano l'uomo dallo spirito di pietra e acciaio. Egli scacciò il diavolo dalla sua presenza, E la sua gloria è onesta e alta. Per lealtà verso il suo signore di Han, La sua fama crescerà nelle ere a venire.

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Nel ventunesimo anno della Ristabilita Tranquillità (216), nel quinto mese, un grande memoriale firmato da molti ufficiali arrivò all'Imperatore Xian, pregando: “Il Duca di Wei ha reso tanti servigi come nessun ministro prima di lui, in Cielo così come in Terra, nemmeno Yi Yin1 e il Duca di Zhou2, reggono il confronto con i suoi evidenti meriti verso lo stato. Perciò, dovrebbe essergli garantito il titolo di reggente.” Il memoriale venne approvato, e fu preparata la stesura di un editto da parte del famoso Zhong Yao per rendere Cao Cao Principe di Wei. Per tre volte Cao Cao, con falsa modestia, finse di declinare tale onore, ma tre volte il suo rifiuto venne respinto. Infine egli fece il suo inchino e fu nominato Principe di Wei con le usuali insegne e privilegi, un diadema con tre fili di perle e un cocchio con aste dorate, trainato da sei cavalli. Usando le formalità del Figlio di Dio, egli decorò il suo cocchio imperiale con campane e faceva liberare le strade quando passava. Si fece costruire un palazzo a Yejun. Quindi iniziò a discutere la nomina di un erede designato. La sua prima moglie, Lady Ding, era senza figli; ma una concubina, Lady Liu gli aveva generato un figlio, Cao Ang, che era stato ucciso in battaglia durante l'assedio di Wancheng, quando Cao Cao combatté contro Zhang Xiu. Una seconda concubina, Lady Bian, gli aveva dato quattro figli: Cao Pi, Cao Zhang, Cao Zhi, e Cao Xiong. Pertanto egli elevò Lady Bian al rango di Regina di Wei al posto di Lady Ding.

Lady Bian

Il terzo figlio, Cao Zhi, era molto intelligente e un maestro esperto della composizione. Cao Cao desiderava che fosse lui ad essere nominato suo erede. Allora il figlio maggiore, Cao Pi chiese all'Alto Consigliere Jia Xu un piano per assicurare i suoi diritti di primogenitura, e Jia Xu gli disse cosa fare. Da quel momento in poi, ogniqualvolta il padre partiva in una spedizione militare, Cao Zhi scriveva smaccati panegirici, ma Cao Pi piangeva così copiosamente nel dare l'addio a suo padre che i cortigiani ne furono profondamente colpiti e sottolinearono che, sebbene Cao Zhi fosse abile e astuto, non era sinceramente devoto come Cao Pi. Cao Pi conquistò anche gli attendenti più prossimi di suo padre, che quindi tessevano le lodi delle sue virtù così forte che alla fine Cao Cao fu disposto a nominarlo suo erede. 1 Yi Yin era un aiutante e primo ministro di Re Tang, il fondatore della Dinastia Shang. Dopo la morte di Re Tang, Yi Yin servì i suoi figli e nipoti. Subito dopo Tai Jia, nipote di Re Tang, ascese al trono, egli commise molti errori, e Yi Yin, agendo da reggente, lo esiliò nel Palazzo Tong (il luogo di sepoltura di Re Tang.). Dopo tre anni Yi Yin gli restituì il trono. Tai Jia in seguito divenne un imperatore illuminato. La Dinastia Shang durò 650 anni (1700-1050 a.C.). E' stato quest'atto di Yi Yin, piuttosto che i suoi servigi nel costruire un impero, che lo hanno reso immortale. Se avesse fatto bene a detronizzare temporaneamente il re è stata una questione aperta, finché un verdetto finale fu reso da Mencio, il quale pensava che i suoi scopi giustificassero ampiamente i suoi mezzi. Questo evento storico attesta l'estensione del potere esercitato da un primo ministro in quei tempi. 2 Il Duca di Zhou era fratello di Re Wu, che era il fondatore della Dinastia Zhou. Dopo la morte di Re Wu, il Duca di Zhou servì il suo giovane figlio come reggente. Egli eliminò completamente il dominio Shang, ed aiutò a stabilire la cornice amministrativa di Zhou, che servì da modello per le future dinastie cinesi. La Dinastia Zhou durò per 800 anni (1050-221 a.C.). www.treregni.it


Dopo aver esitato per molto tempo, la questione fu riferita a Jia Xu. “Desidero nominare il mio erede. Chi sarà?” disse Cao Cao. Jia Xu non diddr nulla, e Cao Cao chiese perché. “Stavo appunto ripensando al passato nella mia mente e non sono riuscito a rispondere all'istante,” disse Jia Xu. “A cosa pensavi?” “Stavo pensando a due padri, Yuan Shao e Liu Biao, e ai loro figli.” Cao Cao rise, subito dopo dichiarò suo figlio maggiore come erede. Nell'inverno di quell'anno, nel decimo mese, la costruzione del palazzo del nuovo Principe di Wei fu ultimata, e iniziò l'arredamento. Furono raccolti fiori e alberi rari da ogni luogo per abbellire i giardini. Un agente andò nelle Terre del Sud a incontrare Sun Quan, al quale presentò una lettera da parte di Cao Cao che chiedeva che gli fosse permesso di procedere verso Wenzhou per raccogliere delle arance. In quel periodo Sun Quan era di umore compiacente verso Cao Cao, perciò egli raccolse quaranta sacchi di frutti bellissimi dagli aranci della propria città e li mandò immediatamente a Yejun. Lungo la via, i portatori d'arance caddero stremati, e dovettero fermarsi ai piedi di una collina. Si avvicinò a loro un uomo attempato, cieco da un occhio e zoppo da una gamba, che indossava un copricapo bianco di rattan e un'ampia veste nera. Egli salutò i portatori e rimase a parlare. A un tratto egli disse, “I vostri fardelli sono pesanti, portatori. Può questo vecchio taoista prestarvi una spalla? Cosa ne dite?” Naturalmente essi furono molto compiaciuti, e il simpatico girovago portò ogni carico per tre chilometri. Quando essi ripresero i loro fardelli, notarono che i carichi sembravano più leggeri di prima, e divennero sospettosi. Quando il taoista stava per prendere congedo dall'ufficiale in carica della squadra, egli disse, “Vengo dallo stesso villaggio del Principe di Wei, sono un suo vecchio amico. Il mio nome è Zuo Ci. Tra i taoisti porto l'appellativo di 'Corno Nero'. Quando giungerete alla fine del vostro viaggio, potrete dire che stavo cercando il vostro signore.”

Zuo Ci

Zuo Ci si abbassò le maniche e partì. In breve i portatori raggiunsero il nuovo palazzo e le arance furono presentate. Ma quando Cao Cao ne tagliò una, non era che un guscio vuoto: non c'era polpa www.treregni.it


sotto la scorza. Cao Cao era piuttosto sconvolto e chiamò i portatori, che gli dissero di essersi imbattuti nel misterioso taoista lungo la strada. Ma Cao Cao rifiutò di credere che fosse quella la ragione. Ma proprio allora il guardiano della porta mandò a dire che si era presentato all'ingresso un taoista, di nome Zuo Ci, che desiderava vedere il re. “Fatelo entrare,” disse Cao Cao. “E' lui l'uomo che abbiamo incontrato lungo la strada,” dissero i portatori quando apparve. Cao Cao disse seccamente, “Che stregoneria hai lanciato sulla mia bellissima frutta?” “Come può accadere una cosa del genere?” disse il taoista. Quindi egli tagliò un'arancia e la mostrò piena di polpa, deliziosa al gusto. Ma quando Cao Cao ne tagliò un'altra, quella era di nuovo vuota, nient'altro che la scorza. Cao Cao era perplesso più che mai. Egli disse al suo visitatore di sedersi, e, poiché Zuo Ci chiese dei rinfreschi, fu servito vino e cibo. Il taoista mangiò voracemente, consumò un'intera pecora, e bevve altrettanto. Eppure non mostrava segni di ubriachezza o sazietà. “Quale magia vi conduce qui?” chiese Cao Cao. “Non sono che un povero taoista. Sono andato a Jialing a Shu, e sul Monte Emei, ho studiato la strada per trenta lunghi anni. Un giorno ho udito chiamare il mio nome dal muro di pietra della mia cella. Ho guardato, ma non vidi nulla. La stessa cosa accadde il giorno seguente, e così per molti giorni a seguire. Quando improvvisamente, con un rombo simile a un tuono, la roccia si spaccò, e io vidi un sacro libro in tre volumi chiamato 'Il Libro del Metodo Occulto' (il primo volume era intitolato 'Cielo Occulto', il secondo 'Terra Occulta', e il terzo 'Uomo Occulto'). Dal primo volume ho imparato ad ascendere fino alle nuvole cavalcando il vento, a salpare il grande vuoto; dal secondo ho imparato ad attraversare le montagne e penetrare le rocce; dal terzo, a fluttuare leggero come il vapore, sui mari, a diventare invisibile a piacimento o a cambiare la mia forma, a lanciare spade e daghe in modo da decapitare un uomo a distanza. Voi, principe, avete raggiunto l'apice della gloria. Perché non vi ritirate e non diventate, come me, un discepolo dei taoisti? Perché non viaggiate sul Monte Emei3 e una volta lì non perfezionate i vostri metodi in modo che io possa lasciare in testamento i miei tre volumi a voi?” “Spesso ho riflettuto su questa missione e ho lottato contro il mio destino, ma cosa posso fare? Non c'è nessuno a mantenere il governo,” rispose Cao Cao. “C'è Liu Bei di Yizhou, un discendente della famiglia dinastica. Non potete lasciar fare a lui? Se non lo farete, potrei essere costretto a scagliare una delle mia spade volanti sulla vostra testa un giorno.” “Tu sei uno dei suoi agenti segreti,” disse Cao Cao, a un tratto furioso, “Catturatelo!” urlò ai suoi 3 Il Monte Emei è uno dei santuari buddisti e iaoisti più importanti in Cina. La montagna è localizzata nel bacino della Provincia Sichuan. La splendida maestà di questa montagna ne ha procurato il nome Emei, "la più bella montagna sotto il cielo". I visitatori di questa motnagna sono attratti dai diversi picchi, sorgenti gorgoglianti, cascate scroscianti, alti alberi antichi e fiori abbondanti lunfo i molti sentieri di montagna che conducono ai molti scorci pittoreschi e ai templi che punteggiano il fianco della montagna dalla base alla sommità. www.treregni.it


littori. Essi lo fecero, mentre il taoista rideva. E continuò a ridere mentre lo trascinavano nelle prigioni, dove lo pestarono crudelmente. E quando ebbero finito, il taoista rimase lì, respirando tranquillamente in un sonno profondo, come se non provasse dolore. Questa cosa fece arrabbiare Cao Cao ancora di più, ed egli disse loro di mettere il prete alla gogna e inchiodarla saldamente e quindi incatenarlo in cella. E mise delle guardie a sorvegliarlo, e le guardie videro la gogna e le catene cadere mentre la vittima giaceva addormentata, per nulla ferita. Il taoista rimase in prigione diversi giorni senza cibo né acqua. Ma quando andarono a dargli un'occhiata egli era seduto dritto per terra, con un aspetto sano e roseo. I carcerieri riferirono queste cose a Cao Cao, che fece portare dentro il prigioniero. “Andare avanti senza cibo per anni non mi preoccupa affatto,” disse la vittima, quando Cao Cao lo interrogò, “eppure potrei mangiare un migliaio di pecore in un giorno.” Cao Cao aveva esaurito ogni risorsa. In alcun modo avrebbe avuto la meglio su quell'uomo. Quel giorno doveva esserci un grande banchetto nel nuovo palazzo, e gli ospiti vennero a frotte. Durante lo svolgersi del banchetto, mentre le coppe di vino passavano liberamente, improvvisamente apparve lo stesso taoista. Egli aveva zoccoli di legno ai suoi piedi. Si voltarono tutti nella sua direzione e non erano in pochi ad essere spaventati; gli altri meravigliati. Restando lì di fronte alla grande assemblea, il taoista disse, “O potente principe, qui oggi avete ogni prelibatezza sul tavolo e una gloriosa compagnia di ospiti. Avete oggetti rari e bellissimi da tutte le parti del mondo. C'è nulla che manchi? Se c'è qualcosa che vi piacerebbe avere, nominatela e io l'otterrò per voi.” Cao Cao rispose, “Allora voglio un fegato di drago per fare una zuppa: puoi ottenerlo?” “Dov'è la difficoltà?” rispose Zuo Ci. Immediatamente il taoista disegnò con una matita un drago sul muro bianco della sala del banchetto. Quindi gli diede un colpetto con la manica, la pancia del drago si aprì, e da lì Zuo Ci prese il fegato fresco e sanguinante. “Avevi il fegato nascosto nella manica,” disse Cao Cao, incredulo. “Allora vi sarà un altra prova,” disse il taoista. “E' inverno e ogni pianta fuori è morta. Quale fiore vorreste, principe. Nominatene uno che desiderate.” “Voglio una peonia,” disse Cao Cao. “Facile,” disse il taoista. A questa richiesta portarono un vaso, che fu piazzato in bella vista per gli ospiti. Quindi egli vi versò dell'acqua, e in pochissimo tempo spuntò una peonia con due fiori completamente sbocciati.

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Gli ospiti erano meravigliati, e chiesero al taoista di sedersi e gli diedero cibo e vino. Il cuoco fece portare del pesce tritato. “Il miglior macinato è fatto dal persico del Fiume Song,” disse il taoista. “Come puoi ottenere del pesce da ottocento chilometri di distanza?” disse Cao Cao. “Affatto difficile. Dite a qualcuno di prendere un bastone e un gancio, e ditegli di pescare nel lago proprio sotto la sala del banchetto.” Essi così fecero, e molto presto moltissimi persici stupendi giacevano sui gradini. “Ovviamente ne ho sempre tenuti alcuni nei miei stagni,” disse Cao Cao. “Principe, pensate di ingannarmi? Tutti i persici hanno due branchie eccetto il persico del Fiume Song, che ne ha due paia. Questa è la caratteristica distintiva.” Gli ospiti si accalcarono a guardare e, indubbiamente, il pesce aveva quattro branchie. “Per cucinare questo persico occorre però un germoglio di zenzero viola,” disse il taoista. “Puoi fornire anche quello?” chiese Cao Cao. “Facilmente.” Zuo Ci disse loro di portare una ciotola d'argento, che il mago riempì d'acqua. Molto presto lo zenzero riempì la ciotola, ed egli la offrì al padrone di casa. Cao Cao allungò la mano per prenderne un po', quando improvvisamente un libro apparve nella ciotola e il titolo era il Nuovo Trattato di Cao Cao sull'Arte della Guerra. Egli lo prese e lo lesse. Non mancava una sola parola del suo trattato. Cao Cao divenne ancora più confuso. Zuo Ci prese una tazza di giada che era sul tavolo, la riempì di vino, e la porse a Cao Cao. “Bevete questo, principe, e vivrete mille anni.” “Bevilo prima tu,” disse Cao Cao. Il taoista prese lo spillo di giada dal suo copricapo e lo mise di traverso alla tazza come per dividere il vino in due porzioni. Quindi egli ne bevve una metà e porse la tazza con l'altra metà a Cao Cao. Ma Cao Cao la rifiutò con rabbia. Il taoista allora gettò la tazza in aria, dove fu trasformata in una colomba bianca che girò in cerchio attorno alla sala e poi volò via. Tutte le facce erano puntate in alto, ad osservare il volo della colomba, e perciò nessuno aveva notato il taoista. Egli era sparito; e presto il guardiano della porta riferì che aveva lasciato il palazzo. Disse Cao Cao, “Un mago come questo dovrebbe essere messo a morte, o combinerà qualche guaio.” www.treregni.it


Il formidabile Xu Chu, insieme a una compagnia di trecento uomini armati, fu mandato ad arrestare il taoista. Essi lo videro, con ancora indosso gli zoccoli di legno, non era lontano ma procedeva a passo svelto. Xu Chu cavalcò verso Zuo Ci, ma nonostante ciò che il suo cavallo era in grado di fare, egli non riusciva a raggiungerlo. Xu Chu continuò l'inseguimento fino alle colline, quando incontrò un pastorello con un gregge di pecore. E tra le pecore passeggiava il taoista. Egli scomparve. Il guerriero inferocito uccise l'intero gregge, mentre il pastorello rimase lì a piangere. Improvvisamente il ragazzo udì una voce da una delle teste mozzate, che gli diceva di rimettere le teste sui corpi delle pecore. Invece di farlo, egli fuggì in preda al terrore, coprendosi il volto. Poi udì una voce che lo chiamava, “Non scappare. Avrai di nuovo le tue pecore.” Egli si voltò e sorpresa, le pecore erano di nuovo tutte vive, e Zuo Ci le stava guidando. Il ragazzo iniziò a fargli delle domande, ma il taoista non diede risposta. Con un colpo delle sue maniche egli sparì. Il pastorello andò a casa e raccontò tutte queste meraviglie al suo padrone, che non riusciva a tenere per sé una tale storia, ed essa raggiunse Cao Cao. Quindi furono inviati ovunque dei ritratti del taoista con l'ordine di arrestarlo. Entro tre giorni furono arrestati, dentro e fuori la città, tre o quattrocento persone tutte cieche da un occhio, zoppe da una gamba, e che indossavano un copricapo di rattan, un'ampia veste nera e zoccoli di legno. Erano tutti simili e tutti rispondevano alla descrizione del taoista scomparso. Vi fu un gran tumulto in strada. Cao Cao ordinò al suo ufficiale di bagnare la folla di taoisti col sangue di maiali e capre in modo da esorcizzare il maleficio e portarli via nel campo di addestramento a sud della città. Quindi li seguì con le sue guardie, le quali circondarono la folla di persone arrestate e uccisero chiunque. Ma dal collo di ognuno, dopo che la testa fu staccata, si sollevò in aria una spirale di vapore nero, e tutte queste spirali si innalzarono verso il centro, dove si unirono a formare l'immagine di un altro Zuo Ci, che improvvisamente chiamò a sé con un cenno una gru dal cielo, vi montò sopra e si sedette come su un cavallo. Battendo le mani, il taoista urlò allegramente, “I ratti della terra seguono la tigre dorata, e una mattina il malfattore non ci sarà più.” I soldati scagliarono frecce sia all'uccello che all'uomo. Fatto questo una tremenda tempesta si scagliò sulla città. Le pietre volavano dappertutto, la sabbia roteò in un vortice, e tutti i corpi si sollevarono da terra, e ciascuno teneva la propria testa in mano. Si lanciarono verso Cao Cao come per colpirlo. Gli ufficiali si coprirono gli occhi, e nessuno osava guardare l'altro in faccia. Il potere di un uomo coraggioso soverchierà uno stato, Anche l''arte di un negromante produce meraviglie Leggete il prossimo capitolo e saprete il destino di Cao Cao.

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Capitolo 681