Issuu on Google+

1


Indice p. 3 p. 5 p. 8 p.10 p.12 p.15 p.17 p.21 p.26 p.29 p.35 p.36 p.39 p.40 p.43 p.44 p.49 p.52 p.62 p.66 p.68 p.70 p.72 p.73 p.75

R. Mischi, Il Laboratorio didattico per le energie rinnovabili M. Malpetti, le foto della Assemblea musicale Greta Moschini, Sondaggio sul gradimento dell’assemblea Dai nostri inviati, Freschi freschi dall’assemblea “musicale” L. Minotto, I progetti del Fermi: il Fermi -x C. Iftime, I risultati del sondaggio sul nuovo giornalino online N. Catalano, Fermi, in Italia solo … fermi S. Garilli, L’Onda studentesca contro gli scogli della riforma Gelmini D. Gandolfini, Chi le ha viste? M. Andreoli, I genocidi dimenticati L. Perego, Vi racconto la mia vita E. Aliano, Essere come si è G. Ghirardini, Dio creò la donna e disse: “ho fatto un miracolo” V. Facchini Rublev, Wikipedia … M. Avolio, Il più grande acceleratore di particelle del mondo B. Bocchi e A. Girelli, Viaggio nel mono dei sogni A. Papotti e I.Cassisa, Immagini … Pensieri M. Lucchini, Una storia qualunque (terza puntata) V. Meneghello, L’assassina e il vampiro (capitolo 3) G. Ghirardini, The twins (capitolo 1) A. Guariglia, Marracash (recensione) N. De Mita, Trigon (recensione) S. Abdelkamel, Inception (recensione) S. Zamboni, Studenti o … animali? Giochi enigmistici, alcuni a cura di A. Girelli

Copertina: fotografia di Maura Malpetti fotocomposizione di Mattia Avolio e Slava Facchini Rublev Controcopertina fotografia di Maura Malpetti

2


a proposito del Fermi Prima una grande idea e un grande sforzo collettivo. Adesso un grande risultato e un grande vanto: il Laboratorio didattico per le Energie rinnovabili del Fermi

Finalmente, dopo anni di intenso 3) Impianto di produzione, lavoro di progettazione e accumulo di idrogeno e realizzazione, trasformazione lo scorso 10 dello stesso in Febbraio è energia stato elettrica inaugurato il quando è laboratorio per necessario; le energie 4) Impianto rinnovabili. Un geotermico con fiore pompa di all’occhiello calore a della nostra trascinamento scuola, elettrico, con originatosi da sonde una “pazza” Figura 1 L'intervento del Dirigente Scolastico Provinciale geotermiche di idea del tipo verticale sottoscritto e del prof Sandro Sutti e ciascuna della profondità di circa 93 frutto di un fantastico lavoro di rete m; ha una Potenza termica di 10 tra insegnanti e tecnici del Fermi, kW e una Potenza in freddo di 8 Enti locali, Fondazione comunità kW. mantovana, Associazioni di Il suo costo complessivo e categoria e Aziende e Professionisti comprensivo di ogni voce di spesa privati. L’insieme del laboratorio è composto da 4 sezioni: 1) Banco prova motori (in cui si sperimenta l’uso tradizionale dell'energia fossile); 2) Impianto fotovoltaico da 6,84 kW di picco, che ha una produzione annua 7100 kW h, e rende alla scuola, tra incentivi e produzione effettiva, circa 4200 €/anno; 3


è stato di 240.000 €, reperiti in provincia, di fare esperienze larghissima misura da didattiche davvero interessanti. sponsorizzazioni pubbliche e Tra l’altro vale la pena di private. sottolineare che per i due impianti Ma a questo più complessi, punto non si quello tratta di fare dei dell'idrogeno e calcoli di mero del fotovoltaico, risparmio lo studente può energetico e approcciare lo valutare in studio di questo quanto tempo la tipo di impianti spesa sarà tramite modelli in ammortizzata. piccola scala in Perché, come cui può e deve dicevamo, mettere subito le Figura 2 Il taglio del nastro questo non è in mani, ovviamente primo luogo un impianto di dopo aver acquisito i necessari produzione di energia bensì una presupposti teorici. enorme opportunità di Nel laboratorio è inoltre possibile insegnamento delle scienze valutare i problemi classici della applicate. termodinamica come il Infatti questo laboratorio, unico nel trasferimento e la trasformazione suo genere nel panorama della dell'energia, concetti di difficile scuola italiana, è stato pensato sin comprensione dal punto di vista da subito come supporto alla teorico, mentre con questo didattica in scala reale. Esso laboratorio è possibile, attraverso consentirà, non solo alle classi del misurazioni, rendere piacevole l'apprendimento. Questo laboratorio però non è solo termodinamica: è anche chimica, elettrotecnica, sistemi e regolazione automatica degli impianti, informatica: insomma tutto ciò che si insegna nella nostra scuola. Speriamo che tutto ciò possa anche contribuire all'evoluzione del territorio mantovano in una logica di sviluppo sostenibile. nostro istituto ma anche a quelle Renato Mischi delle scuole di tutta Mantova e

4


11 Febbraio 2011 Megassemblea musicale!!!

5


TUTTE LE FOTOGRAFIE SONO DELLA

NOSTRA INVIATA MAURA MALPETTI

6


7


Ed ecco i risultati del sondaggio sull’assemblea

Partecipanti (665) Prime

Seconde Terze Quarte

Partecipanti(che hanno compilato il questionario) Prime Seconde Terze Quarte Quinte

665 33,68% 17,59% 17,89% 18,50% 12,33%

Quinte

1) In generale come pensi Sia stata l'assemblea?

1. Scarsa 2. Discreta 3. Buona 4. Molto buona

1) In generale come pensi Sia stata l'assemblea? 1. Scarsa 2. Discreta 3. Buona 4. Molto buona

0,15% 4,51% 32,63% 62,71%

2) Ti è piaciuta l'idea di utilizzare 7 postazioni per eventi diversi?

1. Sì 2. No 3. Non molto

8

2) Ti è piaciuta l'idea di utilizzare 7 postazioni per eventi diversi? 1. Sì 95,94% 2. No 0,30% 3. Non molto 3,76%


3) Sei riuscito a partecipare a tutti E tre gli eventi scelti inizialmente?

1. Sì 2. No 3. Solo a 2 4. Solo a 1

3) Sei riuscito a partecipare a tutti E tre gli eventi scelti inizialmente? 1. Sì 97,14% 2. No 0,15% 3. Solo a 2 2,71% 4. Solo a 1 0%

4) Pensi che 7 postazioni siano adeguate per l'organizzazione di un'assemblea?

1. Sì, è il numero ideale 2. Sarebbe meglio Diminuire il numero 3. Sarebbe meglio Aumentare il numero 4. No, sono Decisamente troppe

4) Pensi che 7 postazioni siano adeguate per l'organizzazione di un'assemblea? 1. Sì, è il numero ideale 62,71% 2. Sarebbe meglio Diminuire il numero 26,62% 3. Sarebbe meglio Aumentare il numero 9,32% 4. No, sono Decisamente troppe

1,35%

5) Secondo il tuo parere, era meglio il vecchio sistema di assemblea (divisione biennio e triennio con un unico evento) o il nuovo?

1. Meglio il nuovo

2. Meglio il vecchio

9

5) Secondo il tuo parere, era meglio il vecchio sistema di assemblea (divisione biennio e triennio con un unico evento) o il nuovo? 1. Meglio il nuovo 99,55% 2. Meglio il vecchio 0,45%

a cura di Greta Moschini


Freschi freschi dall’assemblea “musicale” Kabìla Immaginate di passeggiare tranquillamente per la vostra strada… Immaginate di svoltare l’angolo e di essere avvolti da un suono lontano di percussioni… Immaginate di vedere cinque ragazzi che, sopra lunghi e colorati tappeti, diffondono come un cuore pulsante il ritmo dell’ Africa… Chi sono loro? Sono i Kabìla! “Abbiamo scelto il nome Kabìla, che in swahili significa tribù, proprio perché rispecchia l’unità presente nel nostro gruppo” dice Catia, in veste di portavoce della compagnia. “Quello che ci unisce” prosegue “è la forte passione per questi strumenti e per l’Africa”. È proprio dopo un viaggio in Burkina Faso che questo gruppo di musicisti decide di portare i suoni e i colori di quel vicino ma così lontano continente tra le nebbiose strade di Mantova, ma non solo… da sei anni a questa parte potete trovare i Kabìla in feste locali, serate a tema, discoteche ma anche al Ferrara Busker Festival, una grandissima manifestazione dedicata interamente agli artisti di strada. Sei ancora lì? Cosa aspetti?! Fatti trasportare dal suono dei djembe e dei kenkeni nella magica Africa Dai nostri inviati

Nicolò Gavioli e Valentina Monteleone

Hammersmith e Opera House In uno spazietto angusto, al termine del lungo corridoio del Biennio, si sono esibiti gli Hammersmith e gli Opera House. Tutto qui? Ma certo che no! Questo gruppi hanno letteralmente strabiliato per la loro straordinaria 10


dinamicità e il numero di pubblico che complessivamente ha assistito ne è una riprova, e non era uno spettacolo per i soli amanti della musica rock: ogni spettatore si è esaltato e divertito subendo l’ondata di voglia di movimento che derivava dagli assoli di chitarre elettriche, dai motivi travolgenti dei bassisti e dall’energia della batteria. Hammmersmith è una rock band formata da quattro giovani mantovani, tra cui Stefano Buttarelli, che frequenta il nostro istituto ed è un virtuoso del basso. Hanno suonato cover dei Led Zeppelin, Jimi Hendrix ed un paio di canzoni scritte da loro, non meno cariche di brillantezza. Già conosciuti nella provincia per le loro esibizioni, gli Hammersmith hanno vinto anche una competizione (“Anche se il premio non ci è mai arrivato” come afferma il cantante perplesso). Ma non è tutto, una grande prestazione l’hanno offerta anche gli Opera House, il cui nome deriva dal celebre teatro di Sidney. Pur peccando dell’assenza del cantante (convalescente), per mezzo del prestito del cantante dell’altro gruppo per qualche canzone e del bassista Riccardo Capucci per le restanti, loro si sono esibiti senza intoppi sotto le note di Jimmy Hendrix, Bon Jovi, Pink Floyd e della coppia De Gregori/Vasco (arrangiata in chiave rock). Seppure alla nostra domanda “Ci raccontate una barzelletta?” abbiano risposto che Nicolò, il loro cantante, ne è una vivente, lo spettacolo è stato molto gradito e non si è rimpianta la sua mancanza. E quale dolcezza avrà avuto per loro lo scroscio di applausi fioccati alla fine di ogni pezzo? Di sicuro c’è che il sacrificio di ogni prova in piccole cantine o garage è stato ripagato. Altroché miagolii sofferenti, questa sì che è buona musica! Dal nostro inviato

Matteo Lucchini 11


E la Bossanova? C’era solo un musicista, ma bravissimo. Poca gente purtroppo, per un genere non molto conosciuto tra noi giovani. <Come mai hai scelto proprio questo genere?> <Perché me lo consigliò il mio insegnante e mi sono appassionato subito.> <Dove nasce la Bossanova? E quali strumenti vi si suonano?> <In Brasile,tra la gente povera. E’ un genere molto libero … Si va dalla chitarra al basso e alla batteria.> <Grazie amigo.> E restiamo incantati a sognare su questi ritmi dolci che ci parlano dei mari del Sud. Dai nostri inviati

Mattia Avolio e Edoardo Nodari

I PROGETTI DEL FERMI: IL FERMI -X Lo spazio, meta irraggiungibile per molti, ma non per noi del Fermi, che lo conquisteremo grazie ad un razzo del tutto autoprogettato. E’ questo che si cela dietro la sigla Fermi-x. Per il secondo episodio del ciclo ”I PROGETTI DEL FERMI” ho dunque intervistato i ragazzi del settore delle pubblic relations del Fermi – x, 12


ovvero Agata Bottoli e Vittorio Gerola. -Quando è nato il progetto e chi ha avuto l'idea? -Il progetto è nato circa un anno fa, l'idea è venuta dalla scuola (più specificatamente dalla preside) che ha coinvolto sempre più gente, a partire dagli alunni e naturalente insegnanti; e anche collaboratori esterni fondamentali come Fabrizio Bovi, giornalista scientifico. -Com’è stata presa l'idea in generale? È stata presa molto bene da parte dell'istituto, grazie soprattutto al fatto che sono stati coinvolti moltissimi ragazzi fin dalle battute iniziali, ma si sono verificati subito dei problemi causati dalla novità del progetto e quindi dalla poca conoscenza di questo tipo di esperienze (ricordo che è il primo progetto di questo tipo in Italia). -In quanti avevate iniziato?

C'è stata molta collaborazione dall'esterno, soprattutto bisogna ringraziare la”Rocket Emotions” per la costruzione e l'analisi dei materiali del razzo, alcune aziende esterne contattate da Bovi che hanno dato aiuti e informazioni, e infine anche la “Marconi”, che costruirà l'involucro della sonda. -Come sono divisi i lavori all'interno del progetto? Ogni sezione ha un lavoro adatto alle sue competenze: i chimici fanno simulazioni con la strumentazione e studiano il propellente da utilizzare, gli informatici hanno predisposto un sistema di telemetria e preparano tutti i componenti informatici, i meccanici pensano alla lavorazione della rampa e dell'involucro del razzo e gli elettronici ed elettrotecnici pensano a tutta l'apparecchiatura elettronica da porre all'interno del razzo; infine i

All'inizio servivano soltanto ragazzi del triennio e saremo stati in 30 - 40, poi da gennaio abbiamo deciso di aprire le porte ai compagni del biennio per progetti paralleli (come la mongolfiera e l'aereo modellismo). -Che peso ha la collaborazione dall'esterno?

liceali, oltre ad eseguire calcoli in supporto alle altre sezioni, svolgono un lavoro di management e pubblic relations. -Come si può partecipare al progetto? Basta chiedere ad un qualsiasi partecipante al progetto e, in un 13


modo o nell'altro, si viene efficacemente inseriti. -Vi sono già stati Stage legati al progetto? Alcuni studenti sono riusciti ad ottenere stage vari: un alunno di meccanica ha ottenuto uno stage estivo alla “Marconi”, fabbrica molto importante nel settore della meccanica; e due informatici hanno ottenuto uno stage in un'azienda di Parma sempre nello studio dei motori. Si spera che anche i progetti collaterali del biennio possano avere sbocchi analoghi in futuro.

vari, non si può conoscere la data esatta. -A che punto è comunque la lavorazione del razzo? Si sta lavorando alla rampa di lancio, verrà effettuato un lancio di prova fino a mille metri con un satellite che verrà emesso, si sta anche pensando di battere un record europeo, cioè quello del lancio più alto: si vuole infatti arrivare fino a 13000 metri e il lancio è stato programmato in America. -Quali sono stati i costi? Sono stati molti e molto ingenti, a partire da quello per il motore (che non possiamo autofabbricarci per ovvi motivi), che dobbiamo farci portare dall'America, da un azienda che costruisce anche i motori degli Space Shuttle. Perciò siamo sempre alla ricerca di sponsorizzazioni. -Quali sono le caratteristiche tecniche del razzo? Il razzo della prova di febbraio è alto 3,10 m e ha una sezione di 1215 cm, ha 3 alette inferiori per la stabilità (l'aerodinamica è stata studiata dagli alunni anche grazie agli aiuti della “Rocket Emotion”), ha un sistema di telemetria ideato dagli informatici (esiste un video su youtube:http://www.youtube.com/w atch?v=9LjkrKwRrMM) grazie al quale si può localizzare il razzo anche attraverso il GPS e attraverso segnali radio si possono avere informazioni sullo stato del razzo. -Vi sono progetti complementari? Come tutti sapranno ormai, vi è questo progetto della mongolfiera

-Quanto manca alla fine del progetto? Al momento non si può sapere, teoricamente dovrebbe essere a giugno, ma dato che ci sono state moltissime modifiche e problemi 14


che verrà utilizzata per eventi esterni, potremmo anche essere chiamati da aziende o comuni per molti eventi, insomma un potenziale buon introito economico.

all'interno è fantastica ed è molto disponibile e attiva. Speriamo che il progetto si concluda nel migliore dei modi. Vi aspetto sul prossimo numero con l'intervista ai laboratori artistici.

Che dire dunque alla fine di questa intervista? Che questo è un ottimo progetto che merita tutta l'attenzione necessaria, la gente

Lorenzo MInotto

_____________________________________________________________

ECCO I RISULTATI DI UN PARZIALE SONDAGGIO SUL NUOVO GIORNALINO ONLINE

classi è stato condotto un sondaggio a campione che riguardava la conoscenza e la lettura del nuovo giornalino online. Le domande sono state rivolte a due classi prime, a due classi seconde, a due classi terze, a due classi quarte e infine a due classi quinte. Le domande, erano 6. Eccole, insieme alle risposte ricevute. 1) Hai letto il nuovo giornalino? ll 10% dei circa 240 studenti ha risposto di SI, purtroppo circa il 90% ha risposto di NO. Ripetiamo però che si trattava del primo numero, che ha comunque avuto in totale oltre 750 viste, mentre le

Nel mese di gennaio, dopo l’uscita del solo primo numero, in alcune 15


visite del secondo hanno superato le 900. A coloro che hanno risposto di no alla domanda precedente è stato chiesto: 2) “ Perche non l’hai letto?” Il 31% ha risposto che non ne conosceva l’esistenza, mentre al 67% non interessava e il restante 2% ha dichiarato di non avere internet. A coloro che hanno risposto di sì alla prima domanda è stato invece domandato: 3) Dai un giudizio sugli articoli in generale.

Il 4% ne ha dato un giudizio insufficiente, il 48% ha espresso un giudizio sufficiente, mentre l’altro 48% ha dato un ottimo giudizio. Abbiamo poi domandato: 4) Dai un giudizio sulla nuova grafica. Il 16% ne ha dato un giudizio sufficiente, mentre l’84% ha espresso un ottimo giudizio. Infine a chi ha avuto modo di vedere il formato web dello scorso anno sono state rivolte un paio di domande in più. 5) Preferisci questa nuova interfaccia o quella dello scorso anno? (ed era questa la cosa che in questa fase ci interessava maggiormente) Il A quanto pare, la scelta di quest’anno ha “pagato”: infatti 95% gradisce la nuova interfaccia, mentre il 5% preferisce la vecchia. 6) Preferisci in ogni caso il giornale on-line o quello stampato? E qui, come nel sondaggio effettuato lo scorso anno vince nettamente la carta. L’85% gradisce di più il giornalino stampato, mentre solo il 15% preferisce quello on-line. A cura di Catalin Iftime con la collaborazione di altri giornalisti

16


Fermi, in Italia solo fermi… Come noi tutti sappiamo, Enrico Fermi è colui che, grazie alle molte e molto importanti scoperte in ambito nucleare, si guadagnò nel 1938 il Nobel per la fisica. Ma non tutti sanno che il suo fu uno dei più gravi episodi di fuga di cervelli dall’Italia all’estero. Lo scienziato italiano aveva formulato una teoria del tutto nuova ed importante, ma aveva bisogno di constatare la veridicità delle proprie congetture. Ma per fare ciò aveva bisogno di un potente (per l’epoca) acceleratore di particelle. Nel novembre 1936, Fermi e Domenico Marretta, direttore dell'Istituto di Sanità pubblica, presentarono la proposta per realizzare un acceleratore di tipo Cockcraft-Walton da 1MeV,il quale doveva realizzarsi presso l'Istituto di Sanità pubblica ( l'acceleratore Cockcraft - Walton viene tuttora utilizzato in ambito terapeutico). Fermi motivò la richiesta di tale strumento con un documento ufficiale che dice: «Le ricerche sulla radioattività hanno avuto negli ultimi anni, presso tutte le nazioni civili, uno sviluppo eccezionalmente intenso e fecondo. Questo movimento non accenna in alcun modo a declinare, ma tende anzi a estendersi a nuovi e vasti campi non solo della fisica, ma anche della chimica e della biologia. L'Italia ha avuto finora un ruolo preminente in queste ricerche [...]. D'altra parte la tecnica radioattiva ha potuto impiegare in gran parte come sorgenti primarie le sostanze radioattive naturali, così che i mezzi ordinari di un laboratorio fisico universitario hanno potuto, con limitati aiuti esterni, essere sufficienti allo sviluppo delle ricerche. Accanto alla tecnica delle sorgenti naturali si è andata sviluppando in tutti i grandi paesi esteri quella delle sorgenti artificiali. [...] Queste sorgenti hanno intensità migliaia di volte superiore a quelle delle sostanze naturali. È chiaro come queste circostanze rendano vano pensare ad un'efficace concorrenza con l'estero se anche in Italia non si trova il modo di organizzare le ricerche su un piano adeguato.» e continuava sottolineando che: 17


«Nel settore della fisica è stato appena iniziato uno studio di ricognizione delle proprietà di un centinaio di nuovi corpi radioattivi (per circa la metà scoperti in Italia). [...] Oltre a questo campo di ricerca sistematica, che da solo potrebbe occupare per parecchi anni l'attività di vari ricercatori, vi sono ancora numerosissimi problemi insoluti relativi alla struttura nucleare e alle proprietà del neutrone, dal cui studio è naturale presumere una notevole messe di risultati.»

Fermi non si limitava a sottolineare l'importanza della ricerca di base, ma evidenziava anche le possibili ricadute pratiche: «Un altro importante campo di studi, per il quale si hanno già promettentissimi inizi, è l'applicazione di sostanze radioattive artificiali quali indicatori per l'analisi di reazioni chimiche. Non meno importanti si prospettano le applicazioni nel campo biologico e medico. Tale importanza è stata riconosciuta in vari paesi nei quali le ricerche sulla radioattività artificiale sono largamente sovvenzionate da istituzioni mediche. Alcune applicazioni riguardano la sostituzione delle sostanze radioattive a quelle naturali per gli usi terapeutici.»

------------------------------------------------------------------------------------------------------La richiesta finale da parte di Fermi era di 300.000 lire più 230.000 per le spese di personale e gestione. Nel 1937 lo stesso Fermi si recò a Berkeley per studiare il modo di costruire un ciclotrone economico, ma questa pianificazione non portò a nulla per il crescente isolamento politico e scientifico che Fermi cominciò a subire dopo la morte di Corbino e che si accentuò ulteriormente con l'improvvisa morte di Guglielmo Marconi, che, in quanto presidente del CNR e dell'Accademia d'Italia, era un influente ed ascoltato protettore del gruppo. Nel maggio 1938, la proposta di Fermi venne definitivamente affossata con la giustificazione che non vi erano soldi a sufficienza. Venne solo concesso un contributo di 150.000 lire per l'anno 1938-1939. Questa decisione segnò la morte della fisica nucleare italiana, proprio alcuni mesi prima dell'assegnazione del premio Nobel per la fisica. Ennesima dimostrazione di quanto la politica italiana sia stata da sempre insensibile alla ricerca, e 18


quanto sia indispensabile fare affidamento su favoritismi e conoscenze personali. In questo periodo maturò la decisione di lasciare l'Italia per volare oltre oceano, dato che negli USA vi erano finanziamenti adeguati per la ricerca. Tra l’altro la situazione, con l'annessione dell'Austria da parte della Germania nazista, cominciava a degenerare rapidamente. Nel luglio 1938 cominciò anche la campagna antisemita in Italia con la pubblicazione del manifesto della razza e le successive leggi razziali, per cui Fermi dovette rinunciare alla collaborazione di alcuni suoi assistenti. La stessa moglie, Laura Capon, essendo ebrea, era soggetta alle persecuzioni razziali imposte dal regime, insieme ai figli. Il 10 novembre del 1938. il prof. Enrico Fermi ricevette, all'età di soli trentasette anni, l'annuncio ufficiale del conferimento del premio Nobel. Ma in Italia la notizia ebbe un’eco modesta in quanto il regime, che controllava i mezzi della stampa, era preoccupato per l'imperfezione razziale della famiglia Fermi. Il capostipite di una famiglia impura non doveva diventare simbolo di orgoglio per gli italiani. Perciò l'illustre scienziato italiano decise che, dopo la consegna del premio a Stoccolma, avrebbe fatto rotta con la famiglia verso gli Stati Uniti, dove la Columbia University di New York lo aveva invitato per una serie di lezioni. Il clima respirato dal fisico è facilmente intuibile dal rapporto di un controllo di routine fatto da un informatore del ministro dell'Interno, in seguito alla cerimonia che la Magneti Marelli, società di cui Fermi era consulente scientifico, organizzò per festeggiare il neo premio Nobel, dove erano state invitate tutte le maggiori autorità della regione. Dal racconto dell'informatore: 19


«Mi viene riferito che in occasione della cerimonia [...] per festeggiare l'accademico Enrico Fermi, premio Nobel 1938 per la fisica, erano state invitate tutte le autorità cittadine. Da sua altezza reale il duca di Bergamo, al prefetto, segretario generale, membri e gerarchi fascisti, podestà, questore, ecc. Pare che all'ultimo momento, a eccezione del duca di Bergamo, nessuna delle citate autorità, e specialmente politiche, abbia voluto intervenire. Si dice che la causa sia dovuta al fatto che il festeggiato, ammogliato a un'israelita, avrebbe ripetutamente manifestato la sua disapprovazione verso la campagna anti-ebraica, dichiarandosi invece ben felice di avere per compagna una giudea.» Il comportamento di Enrico Fermi durante la consegna del premio fece scalpore all'interno dell'informazione del regime fascista, in quanto non indossava né l’uniforme fascista né quella di accademico italiano e perché salutò con la stretta di mano e non con il saluto romano. Nei giorni successivi Otto Hahn e Fritz Strassmann rilevarono, in seguito al bombardamento dell'uranio con neutroni, la presenza di bario radioattivo, cioè di un elemento con numero atomico intermedio (simile alla scoperta del gruppo di Fermi degli elementi con numero atomico superiore denominati esperio e ausonio). I due scienziati tedeschi ipotizzarono per la prima volta la possibile fissione dell'uranio. Dopo aver ricevuto il premio Nobel, Fermi andò a Copenaghen da Bohr, per poi imbarcarsi il 24 dicembre 1938 sul transatlantico Franconia diretto a New York. La storia deve servire da monito per farci riflettere su quanto sia realmente tutelato l’impegno per il progresso e la ricchezza intellettuale di chiunque, che deve andare al di là dei pregiudizi. E quanto sia importante investire sui giovani e la ricerca, che sono il vero motore del dinamismo di una società moderna, perché cercare di risparmiare sulla ricerca, come abbiamo visto, potrebbe portare perdite ben aldilà di ciò che si è risparmiato in origine. Nico Catalano

20


Attualità e dintorni (riceviamo e volentieri pubblichiamo)

L'ONDA STUDENTESCA CONTRO GLI SCOGLI DELLA RIFORMA GELMINI La riforma Gelmini dell'istruzione di primo e secondo grado e delle università è entrata in vigore il 29 gennaio 2011. Ad accompagnare nei due anni abbondanti la nascita, la crescita e l'approvazione del testo di riforma è stato un vastissimo fronte studentesco che ha nel suo complesso meritato l'etichetta di 'Onda anomala'. Nell'Italia del terzo governo Berlusconi è apparso subito chiaro il distacco incolmabile fra la piazza e la casta di palazzo, chiusa al dialogo e a tratti addirittura capace di schernire gli studenti e i valori per cui essi avevano deciso di manifestare. Uscite infelici che hanno visto protagonisti il Ministro dell'Economia Tremonti (''Con la cultura non si mangia'') o lo stesso Presidente del Consiglio (''I veri studenti sono a casa a studiare'') non hanno fatto altro che confermare questa tendenza fastidiosa quanto dannosa ed

hanno sottolineato il ruolo subalterno che l'attuale governo affida all'istruzione e alla ricerca nel futuro del Paese. La rabbia provocata da questo distacco fra realtà quotidiana degli studenti e teatrino della politica, insieme all'innesto inevitabile di elementi più interessati allo sfogo personale e di matrice anarchica che ai problemi della riforma e della desolante demagogia messa in vetrina da buona parte della maggioranza politica ha contribuito a macchiare il movimento studentesco di accuse infamanti, particolarmente acute dopo gli scontri tra manifestanti e polizia del 14 dicembre 2010 a Roma. Se l'Italia del televoto e dell'informazione spettacolarizzata ricorderà solo le immagini di giovani incappucciati alla caccia selvaggia di isolate forze dell'ordine, il Paese con la P maiuscola, quello vivo e vegeto, ancora capace di 21


distinguere tra propaganda e realtà, non potrà invece dimenticare le marce pacifiche che nel biennio 2008-2010 sono state capaci di riscuotere il consenso e la solidarietà di lavoratori, precari, intellettuali e cittadini di passaggio, tanto colpiti dalla determinazione studentesca da applaudirla con passione e forse un po’ di nostalgia. Un tale dispiego di consapevole gioventù non può che essere un segnale positivo in questi anni di crisi economica mondiale e di quella morale italiana, che dà l'impressione di trascinare la maggioranza della popolazione in una spirale di fatalistica rassegnazione per gli scandali a ripetizione che tartassano immagine e futuro della Penisola. L'accusa più degradante che gli studenti in piazza hanno dovuto subire è stata quella di manifestare senza conoscere il motivo della protesta, di riempire le piazze rumorosamente con il solo scopo di attaccare il governo.

Premettendo che non tutti gli studenti in piazza conoscono alla perfezione ciò per cui urlano slogan e bloccano strade, è chiara l'inconsistenza di tale accusa, in quanto un fenomeno delle dimensioni dell''Onda' non può formarsi spontaneamente, senza una base consapevole dell'oggetto della protesta e un numeroso seguito quantomeno preparato circa l'operato generale di chi amministra il Paese. Fenomeni di massa così riusciti sono un indice di evidente disagio globale che i professionisti di Palazzo non dovrebbero ignorare, o peggio, manipolare secondo necessità politica. A scanso di equivoci entriamo nel merito della Riforma Gelmini sottolineandone contraddizioni, incognite e, con uno slancio di coerenza democratica, anche possibili pregi (sottolineare la parola possibili è sacrosanto), concentrandoci in particolare sulle più contestate modifiche universitarie. 22


Il disegno di legge, più volte corretto da emendamenti dei partiti politici di opposizione, fonda la sua carica rinnovatrice e propagandistica sulla lotta al baronaggio e alla parentopoli universitaria. Si fregia del merito di eliminare le assunzioni familiari dei docenti, attraverso il divieto, da parte degli atenei, di assumere professori imparentati fino al quarto grado con essi. Ma anche la proposta di riforma più convincente

dell'istruzione, passiamo all'analisi di un altro punto nodale: la semiprivatizzazione degli atenei italiani. La legge prevede l'innesto nel Consiglio di Amministrazione (Cda) di un numero di privati di rinomata capacità gestionale, che varia da due a tre su undici elementi. Il pretesto per questa novità cruciale è l'apertura degli atenei a maggiori rapporti con il mondo del lavoro, il rischio concreto per le università è quello di perdere la loro essenziale matrice pubblica, vedendosi influenzate da logiche private facilmente riconducibili ad altre politico-affaristiche. Lo spettro della malapolitica nella gestione universitaria si fa tanto più temibile considerando che dalla riforma Gelmini in avanti sarà proprio il Cda a decidere quali corsi di laurea aprire e quali bloccare, scavalcando il Senato Accademico composto di soli docenti interni. Il contentino del mandato unico (6 anni) per il Rettore non basta a diluire le forzature tremende di questa apertura al privato, anche perché il potere dello stesso nel Cda aumenta tutto a discapito della rappresentanza di docenti e studenti. Sull'intera riforma Gelmini troneggia poi la falce dei tagli al finanziamento ordinario degli atenei, che colpiranno le entrate

della legge Gelmini presenta due macroscopiche contraddizioni. La prima è l'eccezione prevista per il rapporto di parentela che lega marito e moglie, clamorosamente immune dal divieto antiparentopoli. La seconda è la possibilità per l'ateneo di assumere i 'protetti' purché in un dipartimento (facoltà) diverso da quello del docente imparentato. In sostanza la legge non elimina la pratica più diffusa del problema clientelare delle università italiane, le raccomandazioni incrociate. Smascherato in parte il primo vanto della 'epocale' riforma 23


universitarie da qui al 2014 andando ad influenzare diversi settori. Tagli aspramente criticati nel contesto della filosofia economica che li ha generati. Dimagrire l'istruzione e la ricerca in tempo di crisi è una scelta che molti Stati europei hanno sconfessato (su tutti la Germania), vedendo in questi ambiti le molle per un successivo rilancio produttivo di qualità. A soffrire questa magra di finanziamenti è in particolare il fondo per le borse di studio. La riforma elimina l'obbligo di assegnarle almeno alla metà dei dottorandi (ossia ai laureati in cerca di specializzazione) e introduce il criterio del merito nell'assegnazione delle borse di studio per i laureandi, adombrando la centralità del reddito. Diminuiscono in sostanza le possibilità di studenti a basso reddito e ad alta media di ricevere sussidi per continuare gli studi, in quanto aumenta la concorrenza, con la partecipazione all'asta degli aiuti statali anche di studenti benestanti. Per altro i fondi per queste borse di studio meritocratiche non sono stati

ancora stabiliti e verranno regolamentati con un futuro decreto, fatto che contribuisce a lasciare un ulteriore alone di mistero e preoccupazione sull'incisività della legge. Il volano della protesta, l'elemento che ha unito giovani e giovanissimi, studenti e professori, è stata comunque la nuova regolamentazione circa la carriera del ricercatore, figura essenziale nello sviluppo qualitativo di ogni economia capitalistica che si rispetti. L'accusa al ministro Gelmini e, di riflesso, al governo Berlusconi, è quella di alimentare la fuga di cervelli all'estero allontanando la ricerca dal Paese con provvedimenti sciagurati. La riforma dell'istruzione in questione getta nella mischia una pioggia di rischi per la ricerca, nella direzione del precariato dei ricercatori italiani. Premettendo che la situazione del ricercatore medio in Italia non era rosea prima della riforma, c'è però da aggiungere che in un'ottica di chiaro sfruttamento del ricercatore rispetto al docente associato, quantomeno era garantito un 24


contratto a tempo indeterminato. Ora il ricercatore vedrà la sua carriera appesa ad un filo per un totale di 8 anni (tra rinnovi e proroga), con la probabile prospettiva di non essere assunto alla fine di questo logorante periodo per mancanza di fondi, vedendosi quindi costretto a ripiegare sui pubblici concorsi con il solo risarcimento di qualche titolo in più nel curriculum. La nuova struttura per la ricerca implementata dalla riforma potrebbe risolvere lo sfruttamento dei ricercatori solo in un contesto totalmente diverso, estraneo ai continui tagli del settore e al blocco delle assunzioni dei docenti decretato dal Governo Berlusconi per il prossimo anno accademico. Lo scenario più che probabile è un deplorevole 'usa e getta' di ricercatori, scartati dagli atenei al termine degli 8 anni di 'prova' e sostituiti da nuovi precari. La flessibilità del lavoro, formula magica con cui si nasconde la parola 'precariato', è probabilmente il colpo più basso che la riforma Gelmini infligge all'istruzione italiana, e a lungo termine, alla sua stessa economia.

Nel settore dell'istruzione di primo e secondo grado spicca l'introduzione del maestro unico alle elementari e un drastico taglio delle ore di insegnamento negli Istituti tecnici e professionali superiori, in particolare di alcune materie di indirizzo con la riduzione delle ore di lezione, delle relative cattedre e quindi del personale docente. Il tutto in un'ottica di tagli (da molti definiti indiscriminati) e di conseguente alleggerimento dell'intero sistema di istruzione nazionale. Entrando nello specifico della riforma è difficile non sentire il profumo della propaganda di governo, resa manifesta dall'abuso di concetti quali 'meritocrazia' e 'lotta al baronaggio'. I provvedimenti che gettano qualche luce di speranza sulla limitazione dei localismi e dei meccanismi clientelari non mancano, ma sono storpiati da contraddizioni evidenti che lasciano nel cittadino informato il dubbio se si tratti di incapacità o malafede di chi la legge ha steso e votato. Se a ciò aggiungiamo la chiara pericolosità di alcune parti del testo di riforma, ne viene fuori un quadro non idilliaco che giustifica l'immensa mobilitazione 25


studentesca, se non altro per i punti di domanda irrisolti che pendono come spade di Damocle sull'istruzione italiana.

ricercato la violenza fine a se stessa. Non è una condanna retorica o buonista, ma solo la presa di coscienza che cosi facendo questi gruppi hanno remato in direzione contraria agli intenti dei manifestanti, favorendo (questo è chiaro) il tentativo di screditare l' 'Onda studentesca' da parte di politicanti in malafede.

Occorre chiudere condannando apertamente i gruppi di studenti e di delinquenti comuni che hanno portato la disputa sul piano dello scontro fisico di matrice antistatale o che semplicemente hanno

Simone Garilli (ex studente del Tecnologico, studia lettere a Verona e vuole specializzarsi in giornalismo. I suoi eroi sono Borsellino e Falcone; il suo modello è Saviano)

______________________________________________________________________

CHI LE HA VISTE? Purtroppo di continuo sui quotidiani, alla tv, o alla radio sentiamo parlare di bambini, ragazze e adolescenti che non fanno più ritorno a casa e sembrano scomparire nel nulla. Un caso ormai noto all’opinione pubblica e, purtroppo, risolto tragicamente è stato quello di Sara Scazzi, seguito insistentemente dai mass media. La ragazza di Avetrana scompare il 26 agosto scorso e solo il 7 settembre lo zio, Michele Misseri, crolla e confessa agli inquirenti l’orribile omicidio, in cui pare implicata anche la cugina

della vittima. Anche per questo il caso non è ancora chiuso, tante sono le incoerenze, con una sola certezza. Due famiglie distrutte: quella della vittima e quella del o degli assassini.

Stiamo ora seguendo con angoscia molti altri fatti, non ultimo quello di 26


Yara Gambirasio, rapita, si pensa, lo scorso 26 novembre, solo 3 mesi dopo la scomparsa di Sara. Per lei la storia è diversa, e, anche se la ragazza manca da casa da troppi mesi e si pensa al peggio, gli investigatori stanno battendo tutte le strade possibili per ritrovarla e un alone di speranza avvolge ancora la famiglia di Brembate (Bergamo). E ci sono molti, moltissimi altri casi quasi dimenticati, come quello di Denise Pipitone, che svanì nel nulla, a Mazara del Vallo, in un pomeriggio di settembre del 2004 e la cui madre ancora lotta per ritrovarla; o di Angela Celentano, scomparsa durante un pic nic familiare sul Monte Faito, vicino a Napoli, il 10 agosto 1996, o ancora, quello di Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983, di Alessandro Ciavarella, sedicenne, che sparì dal suo paese, Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia, l’11 gennaio del 2009. Infine più recentemente, mentre scrivo, si è aperto il caso delle piccole Livia Clara e Alessia Vera Shepp, due gemelline scomparse dopo il suicidio del padre meno di un mese fa. In Italia,” i dati sui minori scomparsi sono forniti dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato. Aggiornati al 4 marzo 2010, essi evidenziano che nel 2009 sono stati ben 1.033 i minori italiani e stranieri

per i quali sono state attivate le segnalazioni di ricerca sul territorio nazionale e che risultano ancora inseriti nell’archivio delle ricerche. Nel solo periodo che va dal 1 gennaio al 4 marzo 2010 risultano 222. Dal 2007 al 2009 si è verificato un costante incremento, che mostra come la maggior parte delle scomparse riguardi minori di nazionalità straniera” (fonte Tgcom.it). La Polizia di Stato ha aperto il sito internet www.bambiniscomparsi.it, dove si può segnalare l’eventuale avvistamento di questi minori. La prima cosa che ci si chiede è: “Chi c’è veramente dietro a questi casi?” .C’è chi pensa ad atti mafiosi, chi più semplicemente a rapimenti finalizzati alla richiesta di riscatto, chi a prostituzione, pedofilia,

Sara e Yara

violenze di vario tipo, non escluso il macabro traffico degli organi. Fortunatamente, se si può dire così in molti casi sono addirittura questi stessi ragazzi o ragazze adolescenti a scomparire per voler provare un’esperienza “nuova”, non comprensibile, facendo perdere le 27


proprie tracce. Un fenomeno in Priklopil un tecnico elettronico spaventoso aumento come all’epoca 40enne, che l’aveva rapita conferma un recente studio. Ma proprio quella mattina mentre stava nella maggior parte dei casi dietro andando a scuola, un caso in alle misteriose scomparse si sospeso per anni e che alla fine nasconde un “mostro”.. sembrava con un finale scontato, «Dietro a episodi come la ormai certo, ma non per lei perché, scomparsa di proprio la Yara mattina del 24 Gambirasio c'è agosto 2006, una mente dopo 8 anni di demoniaca»: “prigionia”, ha per Natascha esempio riesce a dichiarato scappare dal all'Adnkronos suo rapitore monsignor che fino a Figura 3 Natascha Kampusch all'età del suo rapimento, il suo rapitore Ernesto quel all’età in cui la rapì, poi suicidatosi dopo la fuga della ragazza, Natascha 8 Vecchi, momento la anni dopo vescovo vicario di Bologna. teneva prigioniera, in modo Secondo il prelato, «il demonio è insospettabile, in un quartiere bello, benvestito e affascinante. Gli periferico di Vienna. Pare che la risulta facile trarre in inganno chi ragazza sia riuscita a fuggire in un non è abbastanza forte da momento di disattenzione resistergli». Per Mons Vecchi «si dell’uomo, forse un gesto meditato tratta di un'entità trasversale, che da molto tempo. Ora Natascha, può trovarsi ovunque in ogni austriaca di 22 anni, ha raccontato situazione e, al giorno d'oggi, può tutta la sua storia in un libro “3096 annidarsi anche nel mondo del Tage” (3096 giorni) in cui racconta web, dei social network e della sua prigionia durata 8 anni. soprattutto di Facebook» Sperano in un finale simile le Forse il caso più famoso è quello di famiglie di Yara e di molti altri Natascha Kampusch, che, se ragazzi scomparsi, di cui magari ricordate, fu segregata dal 18 non si è sentito parlare dai media, maggio 1998 nello scantinato o ma che anche loro stanno vivendo garage, che per l’occasione era momenti di dolore. stato reso abitabile con l’aggiunta Casi diversi ma accomunati da persino di un bagno, di Wolfgang tante e tante domande, da filoni di 28


incertezza e da misteri irrisolti da film poliziesco senza un finale, un finale difficile da trovare, un finale che non possiamo dare per scontato, perché non ci sarà mai una certezza, che proverà veramente come è andata, perché ci sarà sempre un avvocato che si appellerà a prove che riaccenderanno dubbi, come nel caso di Sara Scazzi. Resta la domanda ultima: chi può avere una mente così demoniaca da poter rapire, segregare, violentare, uccidere delle

amore, di animo? Molti casi e misteri rimarranno purtroppo irrisolti; o forse si saprà veramente come è andata solo fra molti e molti anni, come per il caso di Elisa Claps scomparsa nel ’93, i cui poveri resti sono ritrovati nel 2010 nel sottotetto di una chiesa. E per tutti un mare di incertezze, di perplessità e la domanda assilante: perché? perché in una società così evoluta come la nostra succedono ancora queste cose? Intanto un grandissimo abbraccio a tutte queste famiglie.

adolescenti, chi? Chi si permette di rimanere nell’oscurità di questi casi per mesi o addirittura per anni, senza un minimo di coscienza, di

Diego Gandolfini

I GENOCIDI DIMENTICATI Il 27 Gennaio si è commemorato come al solito il genocidio ad opera dei Tedeschi a danno del popolo ebreo. Sei milioni di Ebrei sterminati insieme ad altre centinaia di migliaia di vittime della pulizia etnica (zingari in primo luogo) che il Terzo Reich ha fatto in tutta Europa. 29


La Shoa è stata indubbiamente il peggior genocidio della storia. Ma è forse stato l’unico? E stato l’unico caso in cui l’uomo ha mostrato tutto il suo odio, il suo cinismo e il suo sadismo? Ovviamente no. La Storia dei genocidi inizia dall’alba dei tempi, ma i più brutali e sistematici sono sicuramente quelli iniziati alla fine del’Ottocento e proseguiti nel Novecento. In questo articolo si parla di quei genocidi che non vengono quasi menzionati sui libri di storia. Il genocidio armeno Il 24 Gennaio 2010 è stato commemorato il 95° anniversario del genocidio armeno. In questo massacro morirono circa 200.000 Armeni secondo le fonti turche, mentre la maggior parte delle altre fonti riporta un numero compreso tra 1.300.000 e 2.000.000 di morti. Quali furono le cause della persecuzione armena da parte del governo turco? Il fatto è che i Turchi temevano che la popolazione armena, priva di un proprio organismo statale, potesse allearsi coi russi, nemici dello Stato turco. Nel 1909 ci fu il primo eccidio con almeno 30.000 vittime armene nella regione della Cilicia. Pochi anni dopo, nel 1915, alcuni battaglioni armeni dell’esercito russo cominciarono un’operazione di reclutamento tra gli armeni che avevano militato nell’esercito ottomano. D’altro canto l’esercito francese fomentava un movimento rivoluzionario armeno contro il governo turco, alleato degli Imperi centrali, finanziandolo e armandolo. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile vennero eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. In un solo mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati parlamentari furono deportati verso l’Anatolia e massacrati lungo la strada. Ne seguì una vera e propsria guerra “partigiana” degli armeni contro l’esercito regolare, parallela a quella che i Turchi combattevano contro l’impero russo. I turchi compirono arresti e deportazioni di massa. Le “marce della morte” coinvolsero circa 1.200.000 e furono organizzate dall’esercito turco con la supervisione di ufficiali dell’esercito tedesco. Le foto di Armin T. Wegener 30


sono la testimonianza di quei fatti. Malgrado le controversie storico-politiche (saranno trattate nella sezione che segue), un ampio ventaglio di analisti concorda nel qualificare questo accadimento come il primo genocidio moderno. La maggior parte degli storici tende a considerare le motivazioni addotte dai “Turchi” come propaganda e a sottolinearne il progetto politico mirante alla creazione in Anatolia di uno Stato turco etnicamente omogeneo. Altri studiosi, sostenendo l'inesistenza di un progetto di genocidio, richiamano l'attenzione sul fatto che non tutti i numerosi armeni d'Istanbul furono coinvolti nel massacro e che non fu approntato un piano sistematico di eliminazione paragonabile a quello messo in pratica dai nazisti contro gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Il governo turco continua ancora oggi a rifiutare di riconoscere il genocidio ai danni degli Armeni ed è questa una delle cause di attrito tra Unione Europea e Turchia. Una recente legge francese punisce con il carcere la negazione del genocidio armeno. Per converso, già da tempo la magistratura turca punisce con l'arresto e la reclusione fino a tre anni il fatto di nominare in pubblico l'esistenza del genocidio degli Armeni. In tale denuncia, comunque ritirata, è incappato lo scrittore turco Orhan Pamuk, a seguito di un'intervista ad un giornale svizzero in cui accennava al fenomeno. Il governo turco attuale sta favorendo l'apertura al riconoscimento di questa pagina di storia, ma incontra tenaci resistenze. In vista dell’entrata della Turchia nell’UE la questione del negazionismo turco è stata presa in considerazione da molte figure politiche europee e il Parlamento europeo e lo Stato del Vaticano hanno riconosciuto l’olocausto armeno. Ma ancora oggi il genocidio non appare se non di sfuggita sui libri di storia italiani e di altri paesi. Molti giovani , me compreso, sono venuti a conoscenza della strage grazie al gruppo di alternative metal di origine armena “System of a Down” . I componenti di questo gruppo hanno infatti avuto molti lutti in famiglia durante l’olocausto armeno e grazie alla loro denuncia molte più persone sono a conoscenza dei fatti. 31


Il “Popolo senza Patria”: i Curdi I Curdi sono un gruppo etnico medio orientale iranico che abita nella parte settentrionale e nordorientale della Mesopotamia. Tale territorio, a volte indicato col termine Kurdistan, è compreso negli attuali stati di Iran, Iraq, Siria,Turchia ed in misura minore Armenia. Si stima che i Curdi siano fra 20 e 30 milioni e che quindi costituiscano uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale. Il problema curdo nasce a seguito della spartizione dei territori dopo la Prima Guerra Mondiale, gli stati in cui tutt’ora vivono i curdi negarono ad essi la possibilità di creare uno stato indipendente, temendo che potesse diventare una minaccia. Da allora in poi il "Popolo senza Patria", come viene comunemente definito, continua a brancolare nel buio, vittima di continui tentativi di eliminazione fisica o di forzata assimilazione culturale. Gli esempi di pulizia etnica peggiori si sono verificati e continuano a verificarsi in Iraq e in Turchia, dove dagli anni Sessanta ad oggi migliaia di curdi, in maggioranza donne, anziani e bambini, vengono deportati, arrestati, imprigionati ed uccisi senza alcuna accusa, tranne quella di appartenere alla propria etnia. Vittime recenti della feroce dittatura di Saddam Hussein, (che negava loro perfino il diritto ad usare la propria lingua o di dare un nome curdo ai propri figli), i curdi furono letteralmente sterminati a migliaia, anche attraverso l'utilizzo delle armi chimiche, quali i gas velenosi; i loro villaggi vennero rasi al suolo, la loro cultura estirpata, fino quando la comunità internazionale non si decise finalmente ad intervenire bloccando il massacro. Dai numerosi documenti raccolti e dalle informazioni riportateci da Kanan Makiya, un intellettuale di sinistra, professore e architetto che lasciò l'Iraq nel 1968, emergono immagini agghiaccianti: testimonianze di sopravvissuti che raccontano di torture inflitte sotto forma di fustigazioni, lapidazioni, 32


amputazioni, esecuzioni sommarie e altrettante pagine documentali comprovanti progetti per la creazione di fosse comuni destinate a seppellire il popolo curdo. In Turchia, fin dalla nascita della repubblica, lo Stato si adoperò con forza per negare qualsiasi riconoscimento all'identità curda come facente parte del popolo turco, attraverso una propaganda di disinformazione nelle scuole, alla televisione e nei campi militari. Lo stato pose in essere feroci campagne di repressione sia ideologica che culturale: i libri che parlavano del popolo curdo fuono banditi, i nomi curdi dei villaggi furono modificati con nomi turchi, l'utilizzo della lingua parlata curda fu vietato e severamente multato; si arrivò addirittura a considerare un crimine passibile di pena di morte semplicemente il proclamarsi "curdo". In Siria, il governo procedette con solerzia all'"annullamento" del popolo curdo mediante l'esclusione dello stesso dalle scuole e la deportazione degli arrestati in campi di concentramento, appositamente costruiti; venne attuata una "arabizzazione"di tutte le località curde e molti contadini curdi furono costretti a lasciare i loro terreni. Le autorità arrivarono a negare la cittadinanza ai curdi siriani, accusandoli di essersi illegalmente infiltrati in Siria dalla Turchia e dall'Iraq. L’orrore in Ruanda Prima di essere uno Stato autonomo, il Ruanda, come tutti gli Stati africani, era una colonia, prima belga, poi tedesca. La percezione di due diverse etnie presenti nel paese nacque con l’introduzione della carta di identità. La popolazione autoctona venne infatti divisa in Tutsi e Hutu. I Tutsi erano i più agiati economicamente e facevano parte dell’aristocrazia ruandese. Gli Hutu invece erano i braccianti e solitamente lavoravano le terre per i Tutsi. I Tutsi furono stati estromessi dal potere dagli Hutu, che costituivano l'85% della popolazione e che dalla rivoluzione del 1959 detennero completamente il potere. Il 6 aprile del 1994 l'aereo presidenziale dell'allora presidente Juvénal Habyarimana, al potere con un governo dittatoriale dal 1973, fu abbattuto da un missile terra-aria, mentre il presidente 33


era di ritorno insieme al collega del Burundi Cyprien Ntaryamira da un colloquio di pace. Ancora oggi è ignoto chi fece partire quel missile. Il giorno dopo 7 aprile a Kigali e nelle zone controllate dalle forze governative (FAR, Forze Armate Ruandesi), con il pretesto della vendetta, iniziarono i massacri della popolazione Tutsi e di quella parte degli Hutu che era imparentata con questi o schierata su posizioni più moderate, ad opera della Guardia Presidenziale e dei gruppi paramilitari Interahamwe e Impuzamugambi, con il supporto dell'esercito governativo. Il segnale dell'inizio delle ostilità fu dato dall'unica radio non sabotata, l'estremista "RTLM" che invitava a seviziare e ad uccidere gli "scarafaggi" tutsi. Per 100 giorni si susseguirono massacri e barbarie di ogni tipo. Uno dei massacri più efferati fu compiuto a Gikongoro, l’allora sede dell’istituto tecnico di Murambi: oltre 27.000 persone vennero massacrate senza pietà e la notte dalle fosse comuni il sangue uscì andando ad inumidire il terreno. Per dare un’idea sommaria di quello che avvenne, basti pensare che in un giorno vennero uccise circa ottomila persone, circa 333 in un’ora, ovvero 5 vite al minuto. Il massacro non avvenne per mezzo di bombe o mitragliatrici, ma principalmente con il più rudimentale machete e con terribili bastoni chiodati, fatti importare per l’occasione dalla Cina. Il genocidio ruandese ebbe termine nel luglio 1994 con la vittoria del RPF nel suo scontro con le forze governative. Giunto a controllare l’intero paese l’RPF attuò una risposta al genocidio che aggravò ulteriormente la situazione umanitaria in quanto comportò la fuga di circa un milione di profughi Hutu verso i paesi confinanti Burundi, Zaire, Tanzania e Uganda. Le vittime di questa guerra civile furono dagli 800.000 a 1.071.000. Matteo Andreoli 34


Vi racconto la mia vita Una storia immaginaria ma vera (di Lorenzo Perego) (alcune foto sono dell’autore)

Ogni giorno mi alzo molto presto e il ..sono pagata 550 taka alla settimana padrone ci porta tessuti e altre cose (neanche sei euro). Eppure … per fare scarpe di una marca molto famosa. Io …

... lavoro in continuazione, per più di … lo so che le scarpe che faccio 15 ore al giorno. Io … andranno poi in negozi famosi e saranno rivendute a un prezzo molto più alto. E poi … 35


… quelle stesse scarpe andranno poi distrutte e buttate nella spazzatura dopo pochi mesi che saranno state usate. Sono io …

quella bambina. E ho questa faccina triste, piena di dolore! Sono qui perché mia madre è morta e mio padre non ce la fa a guadagnare abbastanza per mantenere tutta la famiglia.

Pensami quando tratti male le tue scarpe di marca…..

Essere come si è Questa è una storia che mi è stata raccontata da una amica, che chiameremo Chiara. È la storia di una ragazza, che lei ha conosciuto su un gioco online. Ha accettato di parlare del rapporto profondo, che va al di la dell’amicizia, che può nascere fra due persone separate da uno schermo. La ragazzina si chiama Rachele (nome inventato). 36


Chiara pensò subito. “giovane età?” Ma tralasciò questo particolare. A lei interessava sentire la sua voce, vedere il suo viso e parlare con lei, per aiutarla come lei aveva fatto tempo prima. Sentiva un vuoto immenso, e anche rabbia, poiché non le aveva mai parlato della sua condizione, mentre Chiara si era

Parto col dire che si sono conosciute ormai più di tre anni fa grazie a questo gioco. Strinsero subito un rapporto di amicizia, all’inizio leggero e legato solo al gioco ma che col tempo diventò molto più forte. Rachele disse di avere 18 anni, di frequentare l’ultimo anno di liceo, e che praticava equitazione, Loro due trovarono molte somiglianze tra i loro caratteri. Vennero fuori paure, pensieri e problemi. Rachele sapeva fare ragionare Chiara e renderla felice. L’amicizia continuò e si rafforzò. Chiara era felice di giocare con lei, di parlarle della sua vita, di cercare un appiglio in lei, in un momento che per lei era disastroso. Finché un giorno non ebbe più notizie di Rachele. Tutte le sere di solito si chiamavamo o tramite skype o tramite cellulare, oppure si mandavano una mail per raccontarsi cosa avessero fatto durante la giornata. Quindi a Chiara parve strano ma poi pensò che non fosse poi così grave. Una sera chiamò Rachele. Rispose una voce maschile che le spiegò che Rachele era in ospedale sotto una tenda iperbarica, per un’infezione alle ossa, che fortunatamente poteva essere risolta, però per la sua giovane età, le cure erano troppo aggressive, e quindi si sottoponeva a terapie del genere periodicamente.

messa a nudo in tutto con lei. La considerava una bugiarda, una falsa, e passava da periodi di profonda tristezza a periodi di rabbia. Lasciò un messaggio e le venne detto che sarebbe stata richiamata non appena fosse stata meglio. Chiara si sentiva molto sola, rileggeva le mail che si erano scritte per due anni senza però trovare alcuna traccia che potesse farle capire che Rachele era malata. Si dava la colpa per non averlo capito e mandava ogni giorno un messaggio speri , e rispose. Dopo molti minuti di felicità però Chiara sentì il tono della sua voce cambiare: Rachele divenne seria e le disse che aveva bisogno di 37


vederla, la pregò di andare da lei. Chiara accettò, di buon grado, felicissima di poterla vedere finalmente di persona. Prese il treno pochi giorni dopo, e dopo quattro ore di viaggio arrivò e trovò facilmente la casa. Le aprì una signora che lei pensò che fosse la nonna, che la accolse con un grande abbraccio. Incontrò il fratello,

normale. Le parlò del senso di distacco che vedeva in tutte le persone che la guardavano. E adesso che aveva trovato un’amica che la amava per come si era proposta, era felice, ma aveva paura di perderla. Chiara replicò che non si era accorta di niente, che anche in voce le era sembrata una ragazza matura, felice e disinvolta, pronta ad aiutare tutti. E che non le voleva bene solo perché aveva la sua stessa età o perché faceva delle cose “fiche”. Le voleva bene, poiché le era stata vicina. Parlarono a lungo, piangendo, ridendo e scherzando, finalmente si abbracciarono come avevano tanto desiderato in quei due anni. Quando Chiara se ne andò, si lasciarono con una promessa, che non si sarebbero mai più nascoste niente, che avrebbero continuato a vedersi e a sentirsi in un modo o nell’altro. E così è stato, nell’ultimo anno si sono viste più volte, si sono scritte centinaia di volte e hanno passato migliaia di minuti al telefono. E Rachele sta meglio, ha ripreso ad andare a scuola, a vivere le sue giornate. Molti pensano che le amicizie separate dagli schermi dei pc valgono poco, io per primo lo ammetto. Ma in questo caso ho

il padre e la zia, ma si sentiva a disagio. Sentiva che nell’aria c’era qualcosa che non andava. La portarono nella stanza di Rachele, e le dissero: “Non ti impressionare”. Davanti a lei c’era un lettino d’ospedale, con dentro una bambina, magra e pallida, con i capelli rossi, ritti e arruffati. La guardava sorridendo, nessuna traccia di dolore o di paura su quel viso da bambina. Le lasciarono sole, e Rachele le disse di volerle dare delle spiegazioni. Le disse che si era voluta spacciare per una ragazza più grande, senza menzionare la sua malattia poiché per una benedetta volta voleva apparire come una persona 38


dovuto rimangiarmi tutto. Ho imparato molte cose, e me le hanno insegnate Rachele e Chiara. Si fa presto a crearsi un’altra identità su un gioco online, si fa presto a far credere alle altre persone di essere come realmente non si è. Spesso ci si chiede come mai molte persone reagiscono così, forse per difesa, forse per vergogna. L’importante è capirle e accettarle così come sono. E’ comunque bellissimo vivere un rapporto così intenso con un’altra

persona. Io so che Chiara non ha mai smesso di voler bene a Rachele, tutte le volte che la vede si emoziona ed è felice che lei non la abbia mai dimenticata, nemmeno in quel momento pesante della sua vita. Emanuele Aliano

Le donne solo dagli ultimi decenni hanno fatto la loro entrata ne mondo del lavoro, mentre in precedenza venivano catalogate come coloro che non sapevano fare nulla nella vita. Erano considerate come delle domestiche, e delle “donne - oggetto” Una cosa davvero disdicevole. Gli uomini, tornando a casa dal lavoro, dicevano di essere solo loro che portavano avanti la famiglia, facendo sentire le donne come degli automi che pulivano casa, accudivano figli ecc. ecc. Applicare ancora nel 21° secolo la convinzione del maschilismo secondo la quale gli uomini sono migliori delle donne oggi, in cui le donne lavorano fuori casa altrettanto se non più degli uomini, è, ancor più che in passato, assolutamente antistorico. Un insulso razzismo contro le donne. Per ricordare il valore indiscusso delle donne prendiamo l’esempio di Rosa Park, una donna nera che combatté per un posto in autobus con un bianco durante il periodo delle 39


discriminazioni razziali contro i neri negli Stati Uniti. Nonostante fosse portata in carcere, continuò a mantenere la propria idea. Quest’esempio dimostra che le donne sanno imporsi e avere anche la meglio sugli uomini. Eppure assistiamo ancora al genocidio femminile in Cina, col quale vengono eliminate molte bambine perché, non potendo avere per legge più di due figli, i contadini preferiscono i maschi che consentono di avere un contributo maggiore nel lavoro dei campi. Quando una donna viene stuprata, quando avvengono delle violenze domestiche da parte dei mariti, le donne spesso non possono reagire e denunciare i maschi perché sono perseguitate e minacciate. Spesso vengono sfigurate con l’acido. E nessuno dice niente. Più di 140 milioni di donne nel mondo sono vittima di molestie, violenze, stupri, tratta, aborto selettivo. Inoltre la maggior parte delle violenze sono subite in famiglia. E’ giusto tutto ciò? No, è ora di dire basta, di denunciare con forza e combattere a fondo queste orribile piaghe sociali. Giorgia Ghirardini

________________________________________________________________________

Wikipedia un’idea geniale e una collaborazione planetaria. Ma non è tutt’oro quello che luccica … Wikipedia, chi è costei ? Wikipedia è una gigantesca enciclopedia online, liberamente modificabile e implementabile da chiunque. Ed è uno dei siti più visitati al mondo con oltre 60 milioni di visite giornaliere e più di 750.000 40


articoli in lingua italiana. Come funziona ? Wikipedia permette a tutti di modificare il proprio contenuto. Ciò significa che chiunque, anche utenti non registrati al portale di Wikipedia, può modificare gli articoli di questa enciclopedia online. Questo porta a determinati vantaggi: chiunque sia provvisto di una connessione ad internet può contribuire al miglioramento di Wikipedia evitando le noiose procedure di iscrizione e login. Basta semplicemente aprire un articolo incompleto e cliccare sul link “Modifica” in alto, per poter modificare la pagina. La semplicità di modifica permette al portale di ricevere correzioni anche da utenti non abituali e non registrati. Il testo degli articoli è strutturato secondo una sintassi specifica ma relativamente semplice. Una volta che sono state effettuate le modifiche, la pagina modificata viene trasformata nel linguaggio del web in modo automatico, per cui non è necessaria la conoscenza dell’HTML per poter modificare gli articoli. Però il fatto che tutti possono scriverci non significa che ci possa stare qualunque stupidaggine. Infatti ogni articolo ha una sua specifica area in cui può essere discusso: in tal modo, gli utenti dell’enciclopedia possono presentare delle proposte di correzioni, le quali verranno prese in considerazione quando qualcuno deciderà di modificare l’articolo. Le aree di discussione aiutano la coordinazione tra vari utenti e danno una motivazione alla struttura dell’articolo. Per poter raggiungere le aree di discussione, è sufficiente cliccare su “Discussione” esattamente sopra il titolo dell’articolo. 41


Critiche a Wikipedia Wikipedia presenta alcune problematiche nella sua organizzazione: la prima sta proprio nel fatto che è un enciclopedia modificabile da chiunque, ovvero anche dai non esperti; ciò, affiancato all’assenza di controlli da parte di persone qualificate, rende possibile la presenza di errori ed omissioni all’interno dell’enciclopedia. Inoltre, essendo modificabile da chiunque, l’enciclopedia è soggetta ad atti di “vandalismo”. E’ già più volte successo per esempio che a personaggi famosi siano state aggiunte delle informazioni non veritiere. Wikipedia in quei casi è intervenuta rendendo le modifiche a quelle voci possibili solo agli utenti registrati, nella speranza di limitare questi inconvenienti. In ogni caso, chi si accosta a Wikipedia deve sapere che le sue voci sono più soggette a lacune ed errori di quelle di una qualsiasi enciclopedia “normale”, poiché non sono redatte solo da esperti, anzi prevalentemente sono scritte da non esperti.

Progetti gemelli La Wikimedia Foundation è una fondazione senza scopo di lucro che promuove la diffusione di contenuti liberi. Wikipedia è uno dei progetti di questa fondazione. Tra gli altri progetti che, come Wikipedia, seguono il principio di libera modifica dei contenuti, possiamo citare: Wikibooks: un vasto archivio di libri virtuali realizzati da parte degli utenti. Wikispecies: una directory che descrive le specie degli esseri viventi finora conosciuti e classificati. Wikizionario: un vero e proprio vocabolario della lingua italiana. Slava Facchini Rublev

42


Il più grande acceleratore di particelle del mondo potenziamento che dureranno quasi un anno. A quel punto la potenza sarà raddoppiata a 14 Tev, un livello che si avvicina ulteriormente a quelli sperimentati nei primi istanti di vita dell'Universo. Il Large Hadron Collider finora aveva avuto una vita piuttosto sfortunata. Inaugurato il 10 settembre 2008, dopo appena 36 ore venne spento per un guasto dovuto a un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti superconduttori della macchina. Nei successivi lavori di riparazione furono installati altri 53 magneti difettosi. Con Lhc i ricercatori (tra cui molti italiani, che rappresentano i secondi finanziatori e la seconda comunità scientifica del Cern) hanno l'obiettivo di verificare l'esistenza delle particelle più piccole e sfuggenti, come il celebre Bosone di Higgs, ribattezzata la "particella di Dio", e comprendere la natura della materia e dell'energia "oscura" che costituiscono rispettivamente il 23% e il 72% dell'universo. L'energia e la materia visibile coprono infatti solo il 5% del totale dell'universo. Mattia Avolio

Quello del Cern di Ginevra, il Large Hadron Collider, è il più grande acceleratore di particelle del mondo. Esso corre per 27 km sotto la frontiera tra Svizzera e Francia. Inaugurato nel 2008, fu fermato per un guasto 48 ore dopo. Ma di recente ha raggiunto la potenza massima mai toccata, generando 7.000 miliardi di elettronvolt e riuscendo quasi a far collidere due fasci di protoni per creare le condizioni simili a quelle del Big Bang da cui sarebbe nato l'universo. Infatti, dopo due fallimenti che si erano verificati nelle prime ore della giornata, i protoni al momento dello scontro hanno viaggiato a una velocità molto vicina a quella della luce. Ora i ricercatori, che dovranno analizzare i dati raccolti, spegneranno l'Lhc per riaccenderlo dopo lavori di manutenzioni e 43


Un sole meraviglioso, l’acqua cristallina, una spiaggia stupenda, un clima favoloso, tutto ciò che si può trovare solo nei viaggi di Licia Colò oppure direttamente ai Caraibi...: era questa la scena che avevo davanti… Drin… Drin… Un suono piuttosto inusuale per quel paradiso… Il cellulare non l’ho portato... Di nuovo la mia stanza… La nebbia tipica della pianura… <<Che cos’è successo???>> Purtroppo stavo sognando!!! Che peccato! Mi sarebbe piaciuto che invece fosse tutto vero! E a voi è mai capitato di sperare che i vostri sogni fossero realtà? Se volete scoprire alcune curiosità sul mondo dei sogni… LEGGETE QUESTO ARTICOLO… QUALI SONO LE DIVERSE FASI DEL SONNO? Ci sono 5 diverse fasi in cui il nostro corpo reagisce in modo diverso al sonno. La prima è quella della veglia in cui siamo coscienti e la respirazione si fa più pesante. Ha la durata di circa 20 min e passiamo per questo stadio per due volte, alla mattina e alla sera. La seconda è quella in cui è più facile svegliarsi ed è estremamente facile ricordare i sogni in questo stato. La terza dura circa 30 minuti ed è molto difficile ricordarne i sogni. La quarta è la fase in cui si è totalmente incoscienti ed è impossibile ricordare i sogni. Poi c’è la fase REM, quella più studiata perché è quella in cui il tracciato dell’encefalogramma mostra che l’attività è simile a quella della veglia. Se ci si sveglia in questa fase i sogni si ricordano. È chiamata REM dalla sigla Rapid Eye Movement, infatti in questo stadio c’è un grande movimento degli occhi. 44


SOGNAMO SOLO NOI? Alcuni studi no, non proprio. Si animali abbiano la ancora a dire con come noi, riescono a animali domestici anche il coniglio e il vedere come si scodinzolano, Ci sono due teorie, la REM consolidino le la seconda è che residui dell’attività

sembrerebbero rispondere pensa infatti che anche gli fase REM, ma non si riesce certezza se anche loro, sognare. Guardando i nostri come il cane o il gatto, ma criceto forse, possiamo agitano durante il sonno: guaiscono e si muovono. prima è che durante la fase loro avventure della giornata, questi movimenti siano mentale giornaliera.

PERCHÉ QUANDO DORMIAMO A VOLTE CI SEMBRA DI CADERE? Una situazione non rara è quella di svegliarsi all’improvviso con la sensazione di cadere nel vuoto; ci sono due spiegazioni: se questa sensazione non avviene durante la fase REM, vuol dire che l’organismo sta subendo un processo di transizione dalla veglia al sonno in cui rilassiamo i muscoli e si interrompono i segnali sensoriali. Quando succede questo noi riviviamo un’esperienza già vissuta come una caduta dalla scala o da una sedia e questo porta alla sensazione della caduta nel vuoto; quando invece accade nella fase REM, questa situazione può essere contestualizzata al sogno che si sta facendo, ossia alle sensazioni della nostra visione onirica. SI RIUSCIRANNO A REGISTRARE I SOGNI? Secondi alcuni studi di John Dylan Haynes del “Bernstein Center for Computational Neuroscience” di Berlino, si potranno registrare i propri sogni e rivederli alla mattina. Un passo avanti verso queste nuove tecnologie lo hanno già fatto altri scienziati, infatti in Giappone il 45


“Computational Neuroscience Laboratories” ha scoperto un meccanismo per riuscire a riprodurre delle immagini in bianco e nero (non ancora dei video) provenienti dalle figure che si formano nell’occhio umano. Sono arrivati a questo intercettando i segnali elettrici che la retina invia al cervello e li hanno trasmessi ad un computer che decodifica i segnali celebrali. Per il momento si riescono solamente a tradurre le immagini che l’occhio vede, non ancora quelle che il cervello produce. QUESTIONE DI … ETICA? Quando la fantascienza si fa scienza e si scopre che forse un giorno potremo registrare i nostri sogni, sorgono polemiche e opinioni diverse a riguardo. C’è chi sostiene che questi studi siano stati condotti per la ricerca di terapie utili per pazienti affetti da gravi patologie che impediscono la comunicazione. Infatti se si riuscisse ad ottenere le informazioni direttamente dal cervello, non bisognerebbe muovere nemmeno un muscolo per comunicare e sarebbe possibile addirittura visualizzare le allucinazioni. Però bisogna stare attenti: si potrebbe addirittura pensare a un futuro in cui invece di scrivere le e-mail basterà pensarle, creando un flusso di informazioni che poi appaiono su un monitor. Purtroppo però, come avvertono gli esperti, dovremmo iniziare a preoccuparci della nostra privacy, alla quale al giorno d’oggi viene attribuita sempre meno importanza, come dimostrano i social network, anch’essi frutto di progressi tecnologici. Dovremmo perciò chiederci: siamo veramente sicuri di volere che i nostri sogni, i nostri pensieri più intimi, possano essere letti senza alcun problema da una macchina? E di perdere la libertà di sognare? ARTE,MUSICA,PREMI NOBEL … DA SOGNO! Per noi, che valore ha al giorno d’oggi un sogno? Spesso non ce li ricordiamo, a volte li raccontiamo a amici o parenti per la loro bizzarria, ma forse pochi si fermano a pensare al loro significato, al perché ci si ritrovi a sognare determinate situazioni. All’interpretazione dei sogni oggi viene data sempre meno importanza, forse perché viviamo in una realtà in cui la scienza e la tecnologia razionalizzano 46


tutto ciò che facciamo e siamo. Consideriamo così l’interpretazione dei sogni qualcosa di vago, astratto e soprattutto irrazionale da non prendere alla lettera, un po’ come leggere l’oroscopo. Eppure un tempo i sogni sono stati talmente importanti da cambiare il corso della storia o addirittura della scienza. Pensiamo a Giuseppe, che nella Genesi interpreta i sogni del faraone. Oppure al Libro di Daniele in cui il sogno del re babilonese Nabucodonosor viene interpretato dal profeta Daniele. In effetti nella Bibbia ci appare chiaro che il sogno è uno dei canali di comunicazione divina tra Dio e l’uomo. Passando ai Romani, Cicerone scrive che Publio Cornelio Scipione Emiliano vide in sogno suo nonno, Scipione l’Africano. Inoltre ci sono anche molti artisti e scienziati che si ispirarono ai sogni. Ecco alcune scoperte da premio Nobel:  Il chimico Kekulè sognò la struttura molecolare del benzene (un anello chiuso di atomi di carbonio), sottoforma di un serpente che si morde la coda.  Otto Loewi sognò l’esperimento per dimostrare la trasmissione chimica degli impulsi elettrici nei nervi del cuore delle rane.  Mendeleev scoprì in sogno la tavola periodica. Arte e musica:  Robert louis Stevenson vide 2 scene del suo famoso racconto “Lo strano caso del dr Jekyll e mr Hyde”.  Salvador Dalì si faceva svegliare apposta per dipingere direttamente su tela le visioni a cui assisteva nel mondo dei sogni.  Paul McCarteney sognò la melodia di Yesterday. E questi sono solo alcuni esempi … CHI INIZIÒ A STUDIARE I SOGNI? Chi poteva essere se non loro? Ovviamente i Greci!

47


Ebbene sì, anche per loro il sogno era un modo per accedere alla dimensione divina capace di rivelare il futuro e mettersi in contatto con l’aldilà. Nella mitologia greca i sogni derivavano dal dio del sonno Hypnos. Addirittura il greco Artemidoro di Daldi studiò i sogni e arrivò a classificarli in 5 gruppi e distinse quelli premonitori dalle semplici rielaborazioni delle esperienze vissute. Artemidoro anticipò così gli studi condotti da Freud di ben 17 secoli!. UN SOGNO NON INTERPRETATO È COME UNA LETTERA NON LETTA (Dal libro del Talmud) Il grande Sigmund Freud credeva nell’interpretazione dei sogni come rappresentazione nell’inconscio di fantasie rimosse dalla coscienza durante il giorno e rappresentate e drammatizzate durante la notte in modo inconsapevole. Freud fu l’inventore della psicoanalisi: ma che cos’è? La psicoanalisi è innanzitutto lo studio dei fenomeni psichici inconsci e anche una cura contro l’isteria e la nevrosi. PER CONCLUDERE Ci sono diverse teorie sui sogni, alcuni lI considerano come una predizione del futuro, altri uno sfogo delle emozioni sentite durante la giornata, altri ancora come una cosa negativa: “Mai sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta.” (Primo Levi). Ed in effetti, risvegliarsi nel proprio letto nell’uggioso inverno mantovano mentre svaniscono il sole meraviglioso, l’acqua cristallina, la spiaggia stupenda del sogno … E’ veramente un dramma! Beatrice Bocchi e Alice Girelli

48


Alice Papotti Isabella Cassisa IMMAGINI â&#x20AC;Ś PENSIERI

49


Rosso Rosso fuoco Come l’amore L’amore di un cuore Che batte per un altro… Dove il grigio unisce cielo ed acqua L’uomo viaggia senza meta Alla ricerca di qualcuno Che gli dica chi è. …

50


Un grande appuntamento a metà marzo!

“LE QUATTRO STAGIONI” Mostra fotografica della nostra giornalista

Maura Malpetti

QUANDO? Sabato 12 e Domenica 13 marzo (h 10:00-12:00 e 16:00-19:00) Lunedì 14 e Mercoledì 16 marzo (h 17:00-19:00) Sabato 19 e Domenica 20 marzo (h 10:00-12:00 e 16:00-19:00)

DOVE?

Sala Civica di Pozzolo Via Roma n°57/b Marmirolo – MN

51


racconti Una storia qualunque III Puntata “Chi diamine siete?” spalanco la portiera dell'auto e mi gratto quel gran bernoccolo che rosseggiante svetta da poco sulla mia fronte corrugata, come un vulcano appena nato dalla crosta terreste. Non ci so proprio fare con i bambini, da quando frequentavo il Grest parrocchiale: quando facevo l'arbitro del torneo di beach volley ricevevo solo pallonate sulla zucca! Quindi ora cerco di usare un tono duro: “Non si spiano le persone, a meno che non recitino in un reality show, capito?”. Penso di essere stato autoritario con quel piccolo gruppetto di nanetti che si è fermato intorno a me, ed invece c'è chi mi guarda sorridendo, mostrando la fessura creata dalla caduta del primo incisivo, chi si rotola a terra, chi da gli spintoni all'amico giocando a fare il lottatore di wrestling: sembra non abbiano capito una parola di quello che gli ho appena detto. Inizio a spazientirmi, ma nessun “avanti”, “sciò”, “pedalare”, “raus” ha effetto; comincio a credere di aver involontariamente parcheggiato vicino ad un istituto per sordomuti. In effetti quei bambini hanno qualcosa di diverso da quelli che sono abituato a vedere, forse perché ho sempre visto ragazzini che giocano da soli ai videogiochi, scansando ogni amico che chiede “Me lo fai provare?” e che se non posseggono subito quello che vogliono fanno il muso per intere notti. La spensieratezza governa quest'altri, insomma in loro vedo che 52


si accontentano di stare in compagnia, di rincorrersi, di scherzare: si divertono se sono insieme, non se hanno. Mi guardo intorno: a lato della strada, dopo qualche metro di pantano, si estendono dei prati verde acceso, tanto che penso che la rugiada mattutina deve essere così delicata e silenziosa da non turbare il loro equilibrio di vitalità. Purtroppo su di essi siedono in modo grottesco giganti metallici dalle fredde mandibole e dagli organi meccanici: rovinano, calpestano e ignari contaminano per poi ripartire per la loro lunga corsa; si tratta di un gruppo di vecchie roulotte grigiastre corrose dalle piogge e consunte dal tempo. Penso a tutte le strade che avranno percorso da quando sono state acquistate linde e scintillanti ad ora, declassate come un tessuto che da tovaglia diviene logoro ed umile straccio per la comare. L'unico elemento colorato è una bandiera variopinta distesa sul cofano di qualche camper, come una specie di emblema: è formata da una banda azzurra ed una verde, con un grande sole centrale, che ricorda il rosone di certe cattedrali. A terra, poco vicino a me, vengo colpito da una sincera tristezza; un giornale sfoggia le sue ultime pagine in bella vista, stropicciate e tutte rotte, tanto che l'inchiostro di quelle foto e la giovinezza dei soggetti sembra sfumare nel fango ed esserne strappata via dall'imperturbabile e rigorosa morte, colei che alita in silenzio sulle persone il suo sospiro malsano. Assorto in questa baraonda di pensieri, mi stacco dalla situazione in cui mi trovo (maledetti i miei viaggi mentali!) e proprio mentre sto per formulare il significato della vita, un marmocchio mi tira un calcio sul ginocchio facendolo sfumare e tramutandolo in un urlaccio sconsiderato. I suoi amichetti udendomi scappano gridando, immaginandomi forse come il cattivo di una fiaba di turno. “Ti sembra questo il modo di trattare dei bambini piccoli?”, sento una voce alle mie spalle poco lontana. “Bambini loro?! Dalla loro “delicatezza” e dai calci che tirano si direbbero più 53


una squadra di rugby, la mia rotula è schizzata via in stile medaglia d'oro nel lancio del disco!” sputate queste parole e dando le spalle a quella entità continuo a lamentarmi sul fatto che non ci sono più i giovani di una volta, non esistono più le mezze stagioni e che con la crisi il prezzo dei peperoni è aumentato come vedo fare i vecchietti dal Gino, che in un orecchio portano l'apparecchio dell'amplifon e nell'altro un'auricolare bluetooth collegato con la sede l'IPCCPILP (Istituto Pensionati Che Commentano Periodicamente I Lavori Pubblici), per riuscire ad avere una soffiata e fiondarsi di colpo sul luogo 2 giorni prima che i muratori arrivino a posare un mattone. “Sei proprio un maleducato lo sai?!” domanda ancora retoricamente quella persona. “E tu sei proprio un...tu sei...tut-tutttu-t” sembro un apparecchio telefonico guasto perché, proprio mentre pronuncio quelle parole, volto le spalle verso quella persona ed appena LA guardo la mia lingua inizia a farfugliare un grammelot di borbottii intraducibili ma che, insomma, fanno capire che sono imbarazzato: mi trovo infatti di fronte ad una ragazza. Su di una ciocca bionda dei suoi capelli, onda su cui il Sole si specchia e rimira la sua maestosità, si infrange un narciso, dando un tocco di spensieratezza al suo viso dalle fini sopracciglia ora corrugate. “tuuu...” - riprendo - “chi sei?” “Io sono Flor...cioè, sono molto inalberata!” “Inalberata è il nome o il cognome?” domando senza fare caso alla mia gaffe. È dal suo lungo silenzio che capisco che la famiglia “Inalberati” non esiste, è più che altro un aggettivo poco usato che significa “arrabbiati”, perciò riprendo: “Innanzitutto scusami per la mia reazione esagerata, in fondo quei mocciosetti facevano solo spionaggio, chi al giorno d'oggi non lo fa? Nazioni, guardoni, telespettatori, poliziotti davanti una villa di Arcore, è la regola! Riavvolgiamo il file presentazioni.avi e ricominciamo dall'inizio, d'accordo?” 54


“Va bene” risponde sospirando, un po' stordita dalla mia dialettica: “Ma promettimi di andare a chiedere scusa a quegli angioletti. Sai, loro per me sono come fratelli. Sono Flora, e tu?” Detto questo mi guarda con i suoi freddi occhi, pezzi di ghiaccio immersi nell'intenso blu oceanico. Essi si sciolgono in venature di cristallo perpetrate nella retina, come le radici di un albero secolare, stanziate nella storia e nella vita di generazioni di persone, formando motivi intarsiati degni della precisione e del tatto di un liutaio Stradivari. Il nostro sfuggevole scambio di sguardi mi ricorda i viaggi notturni, silenziosi e tranquilli; la sola conversazione possibile è lo scambio di lampeggi con l'auto in transito, e via di nuovo a puntare le torce nel buio avvolgente: tutto questo nella durata di un respiro. Mi presento il mio nome è Andrea Battis..” un'idea panzana mi si riflette in mente e per un attimo ferma il mio discorsetto: un filamento di tungsteno si è appena reso incandescente come in una primitiva lampadina. “Stavo dicendo, mi chiamo Andrew Steward Douglas-Hamilton, ma tu puoi chiamarmi Andrea”. Let's stop for a while, please! Cari lettori, capisco di aver avuto un'idea molto stupida: spacciarmi per proveniente da una famiglia aristocratica quale non sono, ma chi non ha mai compiuto azioni folli o completamente contrarie al proprio carattere per fare colpo su di una ragazza? Ricordo il mio amico Antonio, mesi fa andò sotto casa di Giulia con registratore e chitarra in piena notte, per suonarle una serenata amorosa: le cantò tutto il repertorio di Gigi D'Alessio compreso il suo ultimo inedito strappa-cuori chiamato “Bella come una mozzarella”. Solo dopo aver notato le sirene rosso-blu di una volante in arrivo, si accorse di aver sbagliato casa e si nascose in tutta fretta in un cespuglio. Per il compleanno gli regalammo un navigatore GPS e sarcasticamente una pinzetta, si era infatti tuffato in un arbusto di pungitopo. Oppure Giuseppe Cuzzo, un ragazzo del mio paese che giusto sei mesi fa proclamava lo “sciopero del sapone” se Mariella non avesse ricambiato il suo amore. Beh, credo mi basti dire che solo cambiando 55


l'iniziale del suo cognome capite la sua attuale condizione igienico-sanitaria! Credo però che per lui più che uno sciopero sotto sotto sia un vantaggio, non più coda in banca, davanti alle poste o in mensa. A sentire le mie parole, Flora sembra presa da sconforto, come se il sangue le si gelasse nelle vene, ma, grazie a una straordinaria capacità di nascondere le emozioni come dietro ad una maschera di creta, tipica degli attori teatrali, non me ne accorgo. “Hai proprio uno strano nome, chissà quant'è difficile trovare un campanello di casa così grande per farci stare tutte quelle lettere! Sempre che tu ce l'abbia una casa, o vivi in quella specie di lattina?” indica la mia auto che, infangata dai pneumatici agli specchietti, non fa certo una bella figura. “Certo che ce l'ho una casa, anzi, una reggia con tre cucce per il cane e un sacco di maggiordomi, tiè!” – dato che sono in ballo, perché non ballare?- E come mai i maggiordomi?” “Ovviamente perché sono ricchissimo e ho bisogno di qualcuno che mi faccia i massaggi ai piedi e mi legga le favole prima di andare a dormire!” “Strano, non avrei mai detto che tu fossi un 'nobile'; hai la camicia sgualcita dal sudore, una faccia paonazza e, diciamolo, non emani di certo un buon odore. Mi ricordi i mendicanti per le vie di Bruxelles! Non ti ho mai visto da queste parti, sei nuovo?” “In realtà non so nemmeno dove mi trovo”, rispondo secco e accigliato, senza far troppo caso alle sue ultime parole. Comincio a sentirmi un bugiardo smarrito, senza una bussola che mi orienti geograficamente e che non mi faccia commettere altre azioni scriteriate. “Su, principino” (allora ci è cascata!) “Non fare quella faccia! Vieni a casa mia, così farai una doccia e disinfetteremo quel taglietto sul volto” Vedere il suo sorriso allargarsi e le sue labbra farsi sempre più sottili e sinuose mi conforta molto; l’ho conosciuta da cinque minuti ma mi pare di averla a fianco da tutta la vita: è proprio vero che la bontà si può incarnare quando meno te l’aspetti in mani sconosciute, ma aperte e pronte a dare. 56


Camminiamo per un centinaio di metri fino a che non mi indica la sua casa, all’ultimo piano di un palazzo sciatto e dimesso, in una specie di mansarda a cui si accede solo tramite delle apposite scale esterne alla residenza. “Da un paio di mesi vivo qui, da sola”. Quando le chiedo se prima viveva coi genitori non mi risponde, si limita ad aprire quell’imponente porta lisa dai graffi e dal tempo. Devo dire che nel momento in cui quella porta cigolante si apre sono pieno di pregiudizi, mi aspetto di trovare montagne di piatti inzaccherati in cucina, un caos entropico dove per evitare malattie avrei dovuto aggirarmi avvolto nel cellophane. Invece quella casa è “bella dentro” e “brutta fuori”, accogliente, ma in un certo senso mistica e rigorosamente militaresca nel suo ordine: le luci soffuse delle candele riempiono le poche sale di un’atmosfera medievale ed un opprimente arazzo fiammingo è appeso ad una parete e sembra giudicare chi gli si avvicina, scindendo chi prepotentemente crede di sapere tutte le allegorie cinquecentesche nascoste al suo interno da chi lo paragona a quei tappeti persiani che “Il Baffo” vendeva una volta in televisione, dove tra un respiro affannato ed una parola spiaccicata bandiva uno sconto dopo l’altro. Accanto ad un divano-letto ed una piccola televisione, vi è una parete ricoperta da libri dalle vecchie rilegature in motivi dorati, paiono quei malloppi di manuali che ognuno ha in casa e che non ha mai avuto il coraggio di aprire per la loro prolissità, quasi servissero per bellezza, col solo scopo di far credere il proprietario un intellettuale. Le pagine di questi tomi sono invece sciupate nel loro graduale ingiallire, come se letti periodicamente con euforia; non li apro, non li sfoglio, quasi impaurito dalla loro eterea solennità. Su di una scrivania c'è un piccolo libretto aperto a metà, appena Flora si allontana riesco a carpire qualche frase stampata su di esso: “Que j'aime voir, chère indolente, De ton corps si beau, Comme une étoffe 57


vacillante, Miroiter la peau!”

“Sono versi di una poesia” - penso tra me e me - “Deve amare molto l'arte delle rime, delle metafore, delle anastrofi e quant'altro! Chissà...” - ella si accorge che sto leggendo quel volumetto e lo chiude bruscamente con furtiva nonchalance, per poi cambiare discorso al fine di distogliere la mia attenzione: “Ti piace la mia casa? È un po' strana, lo so, ma così la sento veramente mia. Comunque il bagno è da quella parte se vuoi darti una rinfrescata” “Si, ti ringrazio. Certo mi piace molto, complimenti per l'atmosfera vintage che si respira, sei una bravissima arredatrice” e sfacciatamente le chiedo: “Dopo ti andrebbe di farmi da Cicerone per il paese?” mi avvio per il piccolo corridoio che porta alla toilette. I suoi occhi si spalancano di colpo, le “schegge” di iride che li compongono sembrano un vulcano che erutta lapilli ghiacciati, Flora è terribilmente scossa. Sfortunatamente non me ne accorgo per la seconda volta perché le do le spalle.“Si” sussurra lei con un filo di voce “Anche se non ti devi aspettarti molto, questo è solo un piccolo paesino”. “I suoi complimenti sono scontati, si capisce da un miglio che non sono sinceri. Ed in più la mia casa non ha nulla a che vedere con il vintage!” - pensa subito dopo. Un'ora dopo camminiamo lungo stradine instabili su cui la neve, come sempre vanitosa e megalomane, ha apposto la sua firma ovunque. Quella scena mi ricorda il velo di zucchero che gli anni scorsi amavo stendere sul pandoro i giorni di festa, oggi, invece, è il primo giorno di feste natalizie e mi trovo lontano centinaia di chilometri da casa. Questo pensiero rende l'espressione del mio volto grave ed introversa, per scacciarlo chiedo senza giri di parole a Flora chi fossero i bambini che disgraziatamente avevo conosciuto qualche ora prima: “Sono i figli della popolazione rom di questo posto, a parte qualche donna i loro genitori sono chi al lavoro, chi a sbronzarsi in qualche taverna e perciò non li vedono quasi mai. Li vado a trovare ogni 58


pomeriggio, per fargli capire che qualcuno che gli vuole bene c'è, talvolta sento gli italiani fare di tutte le erbe un fascio e dire crudeltà atroci sui popoli rom, ho perciò voluto toccare con mano la situazione. Ti assicuro, sono delle brave persone, sono diversi dal nostro modo d'intendere la socialità e la civiltà, ma non sono criminali” la situazione è incredibile: sono incantato dal movimento cadenzato delle sue labbra, dal modo in cui timidamente ritrae le mani nella fodera della giacca e da ogni suo piccolo particolare che non ho ascoltato nemmeno una parola: che il cobra reale, incantato dal suono del piffero, provi amore per il suonatore? Le nostre orme si perdono nella neve e, sovrapponendosi, diventano una sola cosa. Decido di parlarle del motivo per cui sono finito in quel posto. Flora mi ascolta in silenzio, guardandosi gli scarponi di tanto in tanto: voglio in qualche modo vantarmi della mia piccola avventura, del mio self-control mantenuto dopo l'incidente e delle mie incredibili abilità (ho in qualche modo “gonfiato” il racconto; ho aggiunto particolari sul fatto che sono una specie di aristocratico che guidava una macchina costosissima prima che la rompessi per salvare un gattino e la barattassi con la Polo del primo meccanico venutomi in soccorso), ma sembra non creda alle mie parole, o non mi voglia per nulla ascoltare. “Devo fare una telefonata, scusami un secondo, qui non c'è campo” mi dice lasciandomi insoddisfatto, ma con un sorriso beota sulla faccia. Mi pare di conoscere due Flora: la prima è quella incontrata al campo rom, estroversa e solare, la seconda è quella con cui ho a che fare ora: fredda e vuota. Decido così che rivelerò a Flora che quella dell'aristocratico è tutto uno stupido scherzo, non solo perché penso che abbia capito tutto ma anche perché non voglio spacciarmi per qualcuno che non sono, solo per fare colpo su di una ragazza. Sembra una frase da film ma: “Voglio che si innamori di me per le mie capacità interiori”. La strada cinque minuti fa era percorsa da diverse persone, prima di tutte una vecchietta dal capo velato, com'è tradizione delle donne molto anziane anche qui in Italia. Quante storie, quante esperienze, quanti consigli avrebbe avuto da dire e raccontare a un giovane come me se solo gliel'avessi chiesto prima che scomparisse dalla 59


mia vista; a proposito di scomparire: alzo gli occhi un istante e la strada ora è vuota di colpo, l'unico movimento rimasto è quello del vento che fastidioso mi soffia nelle orecchie scompigliandomi i capelli. Non vedo tornare Flora perciò la vado a cercare nella via dove è appena scomparsa dietro l'angolo. La vedo, faccio un gesto con le braccia per richiamare la sua attenzione ma non si muove di un millimetro, ha un viso stravolto. Inizio a correrle incontro: ma appena le sono vicino urla con tutto il fiato che ha in gola “Vattene! Da te non voglio niente!” indietreggio di qualche passo sbigottito, ed un piccolo foglietto di carta mi cade di tasca senza che me ne accorga. Improvvisamente la mia schiena urta contro qualcosa: mi volto di scatto, due scure entità incappucciate mi prendono per le braccia, sembrano inamovibili e statuari come bronzi di Riace, imponenti e sovrumani. Sono terrorizzato, cerco di opporre resistenza ma le loro mani sono salde come tenaglie metalliche. Non ho il tempo di gridare aiuto che un ago mi perfora la giugulare, mi sento svenire, le strade sotto i miei piedi si fanno centomila, i miei piedi non sentono più la terra sottostante che vorticosamente è iniziata a girare in un bagliore di luccichii. Il mio corpo diventa pesante, non riesco più a stare sveglio, solo un suono delicato entra nel mio cervello prima del collasso: “C13”. Perdo i sensi. Torniamo indietro di qualche istante, nel momento in cui un piccolo fogliettino spiegazzato mi è caduto di tasca, Flora lo ha raccolto con un'aria di sufficienza e quasi calma. Lo ha letto mentre venivo sedato; la sua espressione si è contratta, le sue narici si sono inarcate e gli occhi le si sono chiusi, sperando che tutto si trattasse di un sogno, anticipando il tremore dei bulbi oculari. È inginocchiata a terra, è scoppiata in un pianto a dirotto che nasce dal profondo del cuore, quando il dolore le invade anima e corpo. Silenziosamente tra sé: “Cosa ho fatto” - La sua voce tremolante spezzava queste tre parole in una nuvola di versi animaleschi. Le gocce di pianto foravano la poca neve su cui aveva immerso i lunghi capelli. “Cosa ho fatto!!” ha urlato alzando il capo stravolto e paonazzo ma mantenendo le mani al suolo che graffiavano la neve e la spremevano nella rabbia. Una fiammella di speranza sfugge all'universo cinereo che tutto inghiotte, le era venuta un'idea, una parola che forse mi 60


avrebbe salvato solo se fossi riuscito a non dimenticarla nel mio sonno forzato ma rivelatore. E, mentre quei “mostri” stanno trascinando via il mio corpo, mi sussurra una parola all'orecchio per poi sparire in quell'inverno, nell'ombra, nel freddo, nel vento e nel pianto. Note dell’autore Pochi giorni fa, tornando a casa da scuola, ho trovato nella cassetta delle lettere una strana busta, senza indirizzo, mittente o destinatario, macchiata e consunta: su di un lembo tracce di rossetto, sull'altro una piccola introduzione al contenuto in lingua francese, scritta da una mano che si direbbe frettolosa e tremante: era sbavata ed intraducibile in più punti e l'ultima frase non era conclusa. Non sapendo a chi fosse stata spedita, preso dalla curiosità l'ho aperta: vi riporto ora quelle parole: 21 Dicembre 2010 Cantastorie stonato, marciavo nel cemento e soffiavo nel vento il candido colore effimero dell'inverno, e stracciavo pezzi malvissuti di una vita squadrata, finché non ti ho conosciuta: la vanità di un narciso variopinto scandisce il pulsare del mio cuore, in una via irta e mai battuta. Cerchi la primavera nel sorriso di un bimbo, l'attesa dell'odore del polline e la calca dei papaveri scarlatti è il tuo limbo. Questo foglietto è un piccolo frammento di un puzzle che solo oggi è riuscito ad attecchire nel mio cuore prima arido ma ora florido, dei tuoi occhi blu cobalto. Andrea

Matteo Lucchini

61


L’ASSASSINA E IL VAMPIRO CAPITOLO 3: 14 ANNI. UNA STRANA SCOPERTA. questa domanda sarebbe arrivata” “Quindi?” chiesi più sicura di prima. “Tu sei una ragazza, quindi non ti posso privare del tuo destino e nemmeno della tua vita; quindi puoi sceglierti un assassino come le altre ragazze, nessuno te lo vieta” mi disse sorridendomi. Era la prima volta che vedevo il Supremo sorridere, anche se era l’unica cosa che potevo scorgere sotto il suo cappuccio. “Maestro” dissi in segno di saluto, e presi la via della palestra dove mi stavano aspettando Max, Brett ed Eric, a cui dovevo dare la buona notizia. Raggiunsi la palestra, aprii la porta di colpo e corsi verso Max, che stava lottando contro Eric, e gli saltai addosso, baciandolo. “Ma che…?” fece appena in tempo a dire. “Posso! Possiamo stare insieme!” urla di gioia. Il suo viso si illuminò: “Davvero?” “Sì, il Supremo mi ha detto: <<Non posso privarti del tuo destino e nemmeno della scelta di un assassino>>” risposi sprizzando gioia. Max mi baciò, si mise a ridere di gioia e mi ribaciò. “Ok, sono contento per voi, ma dobbiamo

Ci vestimmo alla svelta e andammo dal Supremo che ci chiese dei dettagli sull’accaduto della notte precedente, dell’incontro con quegli uomini misteriosi. “Ora andate a fare il vostro allenamento” ci disse infine. Max si avviò e io non mi mossi, gli

lanciai un’occhiata di intesa e lui capì le mie intenzioni. “Supremo, potrei parlarvi?” chiesi e nel frattempo Max era già sparito. “Certo, parla Ethel” “È una questione non molto importante, ma penso che sia giusto che io abbia una risposta” “Continua pure” “Io, in quanto assassina, sono destinata a rimanere sola? Oppure posso stare anch’io con un assassino come le altre donne del castello?” chiesi leggermente insicura. “Lo sapevo. Lo sapevo che questo giorno sarebbe arrivato. Che 62


continuare l’allenamento” disse Brett., stranamente turbato. “Sì, Brett ha ragione. Dobbiamo continuare con l’allenamento” ribadì Eric, che ci sorrise cercando di nascondere un velo di preoccupazione. “Ok, avete ragione” dissi. “Ci rimettiamo subito al lavoro” finì la mia frase Max.

“E qual è il problema?” chiese il Supremo. “Qui non c’è nessun problema. Il vero problema è quello che voi le avevate detto prima: voi non potevate privarla del suo destino” rispose Eric. “E quello che ci stiamo chiedendo è quale sia questo destino di cui voi parlate” finì Brett. Io e Max ci guardammo incuriositi e sorpresi, ma continuammo ad ascoltare. “Il destino di Ethel? Lei non è stata scelta per caso. Io sapevo che lei era destinata ad essere un’assassina, anche perché frutto di un vero amore, come anche Max ha lo stesso identico destino” rispose il Supremo. “Quindi, Maestro, mi state dicendo che sapevate che sarebbe nata una bambina?” chiese Eric. “Certo, e sapevo che era nata per essere l’assassina” rispose il Supremo, pronunciando l’ultima parola con un tono diverso. “Voi avevate detto che anche Max ha lo stesso destino …” disse Brett. “Sì. Anche lui è frutto di un amore

Ci allenammo concentratissimi entrambi, talmente tanto che quasi battemmo i nostri maestri. Dopo l’allenamento i nostri padri se ne andarono veloci come il vento. Chissà per quale motivo …, mi chiesi e decisi di seguirli con Max. Andarono a parlare con il Supremo e noi origliammo ciò che si stavano dicendo. “Maestro, siamo preoccupati” disse Eric. “E perché mai?” chiese il Supremo. “Perché quando Ethel è rientrata in palestra ha detto che voi le avevate riferito che poteva scegliersi un assassino” rispose Brett. 63


“Un’ultima domanda, Maestro – dissi – Cosa vuol dire che io e Max siamo frutto di un amore vero?” “Significa che sia io che tua madre,

vero e lui ed Ethel sono destinati a stare insieme; e credo che oggi me lo sia venuta a chiedere per questo motivo” rispose il Supremo. Io guardai Max sempre più sorpresa e confusa. Io e lui eravamo destinati? Destinati a fare cosa? E come faceva a sapere che io e Max stavamo insieme? E cosa voleva dire che io ero nata per essere l’assassina? Avevo bisogno di quelle risposte e anche Max la pensava allo stesso modo, quindi uscimmo dal nascondiglio: “Cosa significa? Qual è il nostro destino?” chiedemmo all’unisono. “Voi qui?!” fu la risposta dei nostri maestri. Il Supremo alzò le mani per farci tacere tutti e ci rispose: “Non mi sembra giusto che voi lo sappiate prima, avete saputo fin troppo.” “Ma, Supremo … Cosa vuol dire che io ed Ethel abbiamo lo stesso destino?” chiese Max precedendomi. “Significa che niente è un caso. Ma non posso dirvi altro. Ora andate e vivete la vita insieme come avete fatto da quando eravate piccoli fino ad oggi” ci rispose il Supremo. Sentite quelle parole, le mie domande scomparvero e decisi che quando sarebbe stato il momento avrei avuto le mie risposte. Max mi baciò, mi prese per mano e io gli sorrisi.

Grace, eravamo veramente innamorati, come anche Brett e Lucy” mi rispose Eric. “Ma scusa – cominciò Max – quanti anni avevate quando siamo nati? Perché avete la stessa età, vero?” “Sì, anzi siamo praticamente gemelli. Siamo nati lo stesso giorno, come voi. Comunque avevamo quindici anni quando siete nati, mentre le vostre madri avevano quattordici anni” rispose Brett. Come se io diventassi madre adesso, pensai. “Quindi, a conti fatti, voi avete ventinove anni” disse Max. “Esattamente.” “Be’, ok… Ora andiamo!” dissi tirando Max. “Sì, andiamo”rispose. Raggiungemmo l’uscita del castello per capitare nell’enorme giardino e

64


bello, ma lui l’aveva rifiutata pubblicamente facendole fare una figura di merda. “Hai ragione, Ethel! Scusa! Non dovevo parlarne in tua presenza, ma sai che sei solo tu il mio vero e unico pensiero” disse Lewis riprendendo la scenata. “Certo, certo” dissi soffocando una risata. “Max, preparati, perché dobbiamo andare al villaggio. C’è un personaggio un po’ scomodo che dobbiamo eliminare” disse Chris. “D’accordo, vengo” rispose Max e si girò verso di me e mi baciò. “Max! Non la vedi solo per qualche ora… Ce la farai a sopravvivere?” chiese Matt, mentre Max mi diede un altro bacio. “Ma scusate – dissi dopo essermi staccata dal bacio di Max e attirando l’attenzione di tutto il gruppo – È così divertente sfottere?” “Sì, e non sai quanto!” rispose Ben. “Ma avete rotto! – disse Max, anticipandomi – Comunque, per la cronaca, ce la farò a resistere senza Ethel, non morirò anche se non la vedo per qualche ora!” disse a Chris. “Mah, è tutto da vedere” gli rispose Matt. Max lo guardò storto, si girò verso di me e mi baciò di nuovo per poi sparire all’uscita del castello.

ci unimmo con il gruppo dei nostri amici. “Ehi ciao! Come ve la passate?” ci chiese Matt. “Benissimo, grazie. E tu?” chiesi. “Ehi, Max! Non dirmi che hai fatto colpo!” disse Lewis, vedendoci per mano. “Eh, già! Mi dispiace, Lew, ma lei è mia!” rispose Max scherzosamente. “Oh, no! Come avete potuto farmi questo – disse facendo finta di svenire – E tu, Et, come hai potuto scegliere codesto soggetto invece del sottoscritto? Come?!” disse in tono drammatico. Scoppiai a ridere e dissi: “Alzati, Lew, e piantala!” La nostra banda era formato da Matt, il migliore amico di Max, Lewis, il più scherzoso, Ben, il fratello gemello di Matt, Seth e Chris. Comunque Lewis si era alzato ed era andato da Ben, facendo finta di piangere e Seth disse: “Mi dispiace Lewis! Ti va sempre male! Anche con Elisabeth ti è andata male!” “Questo lo dici tu! Ieri sera è andata splendidamente … E il mio letto non l’ho usato solo io!” disse riprendendosi dalla scenata. Io feci una smorfia, ma sperai che nessuno mi notasse; perché io non riuscivo a sopportare Elisabeth, che era la più troia di tutte, andava con tutti, anche se il suo vero obiettivo era Max, considerato il ragazzo più

Valentina Meneghello 65


Prefazione Era un giorno come tutti gli altri. Ma da quel giorno la mia vita cambiò. Capitolo 1:”Oh Un fantasma O.O” Era la mattina del 1 novembre 2010, Zoe Stuart stava allegramente scendendo dall’autobus per dirigersi verso la propria scuola; ma nel momento in cui accese la sua canzone preferita “What’s my name” tutto il paesaggio attorno a lei si bloccò come congelato, e la ragazza vide una figura ambigua simile a lei. Era un’esile figura che stava dirigendosi verso di lei, Zoe, presa dal panico, si mise ad urlare con tutta la voce che possedeva; ma la figura continuava ad avvicinarsi a lei … Zoe chiuse gli occhi per non vedere. Sentì di essere finalmente al sicuro ma per poco, un filo di voce roca si udì dietro di lei; congelata dalla paura Zoe non si mosse … La voce continuò a parlare e a ripetere la stessa frase” S-A-B-R-I-N-A Stuart cercami ….” Zoe scappò; corse a più non posso fino allo sfinimento; quando sentì di essere al sicuro si accorse di essere ritornata alla sua scuola; vide l’insegna della scuola ed entrò. Sentì un suono, “Tic Tic”, era la sveglia. Solo allora si accorse che stava aveva sognato. La giornata passò tranquillamente; a scuola le avevano dato una notizia stupenda: con la vincita che ha fatto con il gruppo studio di chimica sarebbe potuta andare a Londra con i suoi 4 amici: Megan, Max, Ashley e Anna. Tutti e 5 i ragazzi erano decisamente felici del premio. Si sarebbero imbarcati l’indomani. Zoe stava finendo di completare la valigia quando ricevette la telefonata di Ashley :”Zoe, mi dispiace, non posso venire; ho preso la varicella e devo stare a letto per tre settimane. Mi hanno detto che vi daranno una ragazza di Londra per aiutarvi nella ricerca.” “Ok” Zoe rispose ” Guarisci presto e non pensare alla ricerca. Ci vediamo al ritorno. Ciaoo!” 66


Ripose il telefono e rimase a pensare:”Chi sarà questa ragazza??!” Il mattino dopo Zoe si recò in aeroporto dove incontrò Megan, una ragazza bionda alta circa un metro e ottanta, solare ma nello stesso tempo un po’ cupa: un misto di emozione e tristezza. Megan con un cenno del capo salutò Zoe la quale, scossa dal suo strano comportamento, si avvicinò e le chiese “Ma che è successo che mi saluti così?” Lei rispose ”Lo sai benissimo!” Zoe perplessa le rispose “Che cosa dovrei sapere?” Sperando che la sua amica non avesse capito che a lei piaceva Max, lo stesso ragazzo che piaceva alla amica… “Max non è ancora arrivato e Anna mi ha detto che ritarderà” rispose Megan “Come facciamo se perdiamo l’aereo? Tutti i nostri piani andranno rovinati da un orribile contrattempo! ”Zoe sentendo quelle parole fece un sospiro … “Evviva non mi ha scoperta…” Per fortuna, quando mancavano circa 10 minuti alla partenza, si sentirono due voci: ”Ragazze, eccoci, skusatteee ….!” gli occhi di Zoe quasi si riempirono di lacrime quando vide Max. Anna si era portata una marea di valigie solo per una settimana, una cosa incredibile; era una ragazza mora non molto alta , mentre Max era biondo, con gli occhi azzurro/verdi. Era vestito con un’adorabile maglietta rigata rossa e nera. Stupenda!. Al loro arrivo a Londra furono destinati a 4 stanze differenti, ogni ragazzo da solo. Alla cena tutti si riunirono nella hall dell’Hotel per mangiare, risero e si divertirono tutta la sera. Poi, stanchi per il viaggio, si salutarono e andarono a dormire. Da mezz’ora Zoe stava leggendo “L’eredità di Schuyler” quando sentì bussare la porta. Era Max. Entrò nella stanza e disse: ”Non riuscivo a dormire” Lei rispose “Perché??” ”Non so il perché, ma da quando ti ho vista commossa oggi mi si è accesa una luce e non ho più potuto smettere di pensare a te”. La ragazza svenne. Quando si risvegliò, era stesa sul letto e Max era seduto sulla sedia davanti a lei. Le chiese: “Che cosa è successo? Ero venuto per prendere il quaderno per la lezione di domani e sei svenuta. Zoe pensò: “Ma 67


allora ho sognato ad occhi aperti! che scema!” Disse ”Credo sia stato un calo di zuccheri” e gli diede il quaderno. Poi Max se ne andò a dormire. Li sveglio Anna che si mise a strepitare “Ragazzi venite a vedereeeeeeee!” Intontiti uscirono dalle loro camere e si accorsero che erano solo le 5 di mattina: ma lei voleva che contemplassero l’alba dietro la brughiera. Un ora dopo, fatta colazione, la signora Petterson (direttrice della competizione) li radunò tutti nel salotto dell’hotel: ”Ragazzi e ragazze, oggi sarà un giorno molto speciale per tutti voi; ogni gruppo inizierà a fare la propria relazione su un elemento chimico a Londra. Quindi vi auguro buona ricerca e che vinca la squadra migliore. Giorgia Ghirardini _____________________________________________________________

recensioni

Marracash accanto a quello di Don Joe, Guè Pequeno e Jake La Furia. L'esordio avviene nel 2004, quando Fabio prende parte alle registrazioni del mixtape "PMC Vs Club Dogo". Il nome di Marracash comincia però a farsi largo nel 2005 quando pubblica online il suo primo singolo "Popolare", prodotto da Don Joe. Il brano anticipa l'uscita di "Roccia Music", un disco ricco di ospiti che raccoglie una rosa di nomi influenti dell'ambiente hip hop: da FatFatCorFunk ai Co'Sang, da Vincenzo da via Anfossi a Bassi Maestro. Il 2008 è particolarmente importante per la carriera del rapper: la Universal pubblica il suo

Fabio Rizzo in arte Marracash nasce nel 1980 a Nicosia. I suoi genitori sono originari della Sicilia, ma per questioni lavorative si trasferiscono presto a Milano, dove lui cresce. A diciotto anni comincia a rappare, con il nome d'arte Marracash, per via del suo aspetto dai tratti e colori mediterranei. Entra a far parte della Dogo Gang: il suo nome figura nella crew 68


album d'esordio “Omonimo” anticipato dal singolo "Badabum cha cha". Anche in questo caso, l'artista dimostra la sua fedeltà alla crew dei Dogo: le basi sono prodotte dai suoi compagni di crew Don Joe e Deleterio. Nel 2010 esce invece il disco più recente, Fino a qui tutto bene, per chi ha visto il film prodotto Mathieu Kassovitz (L'odio, del 1995) il titolo suona stranamente familiare e la frase che dà il titolo al disco non poteva essere più appropriata: perché è il racconto di una società che sta andando verso lo schianto dopo un volo di 50 piani. Nel disco Marracash ci parla, a modo suo, di tutto questo. Toccando temi quali politica, droghe, ragazze, vita mondana ed eccessi, parlando di come è cambiata la società davanti ai suoi occhi. Le produzioni sono davvero di alto livello, e tra le collaborazioni leggiamo i Crookers e The Bloody Beetroots, la parte musicale è valida in ogni pezzo, senza essere noiosa, fuori luogo. Passando alle liriche, Marracash è uno dei personaggi migliori della scena

italiana. Tecnicamente si avvicina molto alla perfezione: rispetto delle figure metriche tradizionali senza perdere flow e musicalità, e senza essere troppo pesante sull'ascoltatore che non è un abituale del genere. Fino a qui tutto bene è un contenitore di pensieri e concetti, di esperienze portate con una velata maturità dell'artista. Il rapper siciliano è cresciuto rispetto ai dischi precedenti, come artista e come mentalità. Concludendo con le opinioni personali, posso dire che lo considero un ottimo album. Fabio non sciocca, non esce dal coro, ma porta quello che sa fare come lo sa fare lui; l'album suona in modo personale, non imitando tendenze o altri artisti. Detto questo, non resta che aspettare il prossimo con la certezza di ascoltare un disco ancora migliore. Alessandro Guariglia

69


TRIGUN Trigun è un anime che parla della storia di Vash the Stempede, un abile pistolero che vive in un mondo arido dove risplendono due soli. Essendo stato incolpato di aver distrutto un centro abitato, Vash è considerato un criminale, perciò sulla sua testa è stata posta una taglia di 60 miliardi di dollari ed è stato soprannominato il “tifone umanoide”. In realta Vash è un bravissima persona, disposto sempre ad aiutare gli altri, con la passione per le ciambelle e per le donne; nella saga è accompagnato da due bellissime ragazze: Meryl e Milly. Successivamente al gruppo si unirà anche Nicholas D. Wolfwood, un prete e un ottimo pistolero; che con sé porta sempre un’enorme croce, una straordinaria arma da combattimento.

Con il suo aiuto, Vash riuscirà a sconfiggere gli assassini assoldati da Legato per ucciderlo. Legato lavora per Knives, un uomo pazzo e malvagio che vuole distruggere l’umanità. Ma è anche il fratello gemello del nostro protagonista. Nella parte finale della storia ci sarà uno scontro avvincente tra i due fratelli, da cui dipenderanno le sorti dell’intera popolazione del mondo. Trigun è un anime davvero coinvolgente, che, anche se molto breve, è ricco di azione e di scene sia comiche che drammatiche. Ne consiglio decisamente la visione.

Nicola de Mita

70


patrimonio dopo la morte del padre; in cambio il ricco giapponese farebbe in modo che Cobb rivedesse i suoi due bambini, lasciati in affido ai nonni, poiché lui è ricercato per il presunto omicidio della moglie. Cobb accetta, ma ha bisogno di molti aiutanti, e per questo insieme all’amico e socio Arthur, recluta Eames, falsario capace di cambiare aspetto nel mondo onirico, e Yusuf, chimico anestesista. Manca però l’elemento di cui la squadra ha più bisogno: il cosiddetto “architetto”, cioè colui/lei che progetterà il sogno. A tale proposito sarà assunta Arianna, una giovane studentessa, che sarà addestrata personalmente da Cobb, il quale, oltre ad insegnarle i trucchi del mestiere, le rivela che dovrà creare un oggetto personalizzato, chiamato Totem,

Inception Anno: 2010 Regista: Christian Nolan Genere: thriller drammatico

Il film parla di Dom Cobb, estrattore di sogni per professione, interpretato da un fantastico Leonardo Di Caprio, che, infiltratosi nei sogni di Saito, ricco uomo d’affari giapponese, prova a praticargli l’estrazione, cioè rubare informazioni dal suo subconscio. Il piano è rovinato dalla defunta moglie di Cobb, Mal, che sotto forma di una visione interviene, mandando tutto all’aria. Saito, viste le potenti capacità estrattive di Dom, decide di proporgli un accordo, dove chiede al professionista di praticare l’inception, un pericoloso processo che consiste nell’impiantare nella mente della vittima un’idea, in sostanza l’opposto di un’estrazione. Lo scopo finale è convincere Robert Fischer, figlio del rivale in affari di Saito, a dividere il suo

che ogni estrattore possiede e di cui solo lui conosce il vero funzionamento: ad esempio quello di Cobb è una trottola metallica, che gira e poi si ferma se ci si trova nella realtà, altrimenti gira all’infinito. Il padre di Fisher muore a Sidney, e così, i protagonisti, condividendo l’aereo verso Los Angeles con il 71


Ascoltando, ad esempio, il dialogo tra Dom e Arianna, ci chiediamo se sia tutta pura invenzione del regista o se queste qualità del nostro cervello siano veritiere: abbiamo così tante capacità e non ne siamo a conoscenza? Magari anche noi fra qualche decennio saremo capaci di condividere o entrare nei sogni altrui (se lo chiede anche l’articolo VIAGGIO NEL MONDO DEI SOGNI), ma sembra ancora una realtà molto lontana. Nel frattempo vi consiglio di guardare Inception, un film che davvero merita molto.

giovane Fisher, partono verso la loro impresa che non si prospetta per nulla facile: essendo l’anestetico troppo forte, se si subisce un danno fisico nel sogno si rischia di morire e finire intrappolati in un limbo fra mondo reale e mondo onirico. E qui parte il “vero” film; di cui preferisco non anticipare altro, per cui, se siete interessati, vi consiglio vivamente di guardarlo. Alla fine della pellicola, soprattutto alla prima visione, resterete pieni di dubbi e perplessità.

Sara Abdelkamel

72


Enigmistica e humor

Studenti o… animali? Il genere umano è in continua evoluzione; e questa evoluzione nei secoli ha delineato un nuovo profilo di umano: lo studente. Ora, i professori che, in tanti anni d’insegnamento, ne hanno visti di questi strani ragazzi che cercano la loro individualità vestendosi tutti allo stesso modo, si sono messi a suddividere il genere-studente in tante diverse specie. Addentrandomi negl’angoli più bui della scuola, ho infatti scoperto che essi ci osservano, ci studiano e … ci classificano!!! Il primo tipo di studente classificato in ordine alfabetico è l’ameba, ovvero la classica faccia da schiaffi; quello per cui un insegnante prega che le leggi che tutelano i ragazzi svaniscano come per magia e, d’un tratto, si possa ritornare ai metodi classici: bacchettate sulle mani e punizioni di ogni genere! È quello, che, se anche sei uno studente, vorresti metterti in fila dietro al profe per frustarlo anche tu. Lo studente ameba è convinto di essere simpatico, ma non lo è per niente. Per i più sfortunati, che usufruiscono del trasporto pubblico,

lo studente ameba è quello che urla quando cerchi di dormire, quello che tiene lo zaino in spalla nonostante non ci sia neanche lo spazio per respirare, insomma: una tragedia! Al secondo tipo è stato assegnato un nome particolare: secchione. Nelle mie ricerche ho scoperto che i nostri profe spesso si confondono sul significato; il secchione non è lo studente che eccelle in ogni materia, non è il più bravo della classe. Il secchione è quello che fa credere di essere bravo; in realtà ha sviluppato un sofisticato sistema di bigliettini che, ovviamente, non condivide coi compagni, ed ha anche rinunciato alla sua dignità di studente per fare il “lecc….o” coi professori. Fortunatamente, il sistema non funziona con tutti gli insegnanti, altrimenti noi studenti “medi” saremmo decisamente nei guai. L’ultimo tipo, a il più pericoloso è: lo squalo. Lo squalo è facilmente riconoscibile perché è quello che ha 73


encomio sono pochi: gl’altri non dormono abbastanza. Eppure sappiate che ci sono tra noi molti volenterosi; che si impegnano ad addormentarsi sui banchi perché vogliono recuperare il sonno arretrato e quindi migliorare il loro profitto scolastico. Il problema è che voi ci male interpretate; associate lo “svenimento da banco” a una scarsa volontà di fare bene e ci punite sempre, invece di incoraggiarci. Lo studente è anche molto sensibile; con l’arrivo dell’inverno lui va inevitabilmente in letargo. Si tratta di un letargo settimanale. Il letargo inizia il lunedì mattina col suono della campana e termina il sabato pomeriggio. Durante la settimana il battito cardiaco è molto rallentato; per questo per lui andare a scuola è molto pericoloso: basta una lezione particolarmente noiosa per provocare un arresto. In questi casi, può salvarlo solo una scarica di adrenalina che faccia riprendere la normale funzione cardiaca: occorre la playstation. Date un joystick a uno studente-bradipo e vi stupirete della sua vitalità. Ecco il mio consiglio; provate a fare lezione con la playstation e resterete meravigliati del nostro livello di attenzione!

sempre il sorriso stampato sulla faccia. Sempre e comunque. E sapete perché? Perché è consapevole del fatto di avervi già fregato. È il più pericoloso non tanto per l’aspetto fisico, che di solito comunque lo aiuta, ma per gli attacchi psicologici. Quando uno squalo vi guarda e sorride, voi siete già stati colpiti e iniziate a sprofondare. Dal momento della “fatale occhiata”, infatti, lo studentemedio entra in paranoia e si fa dei complessi; anche i professori ne risentono, soprattutto quando devono rispondere a domande impossibili le cui risposte gli squali hanno studiato per filo e per segno. La presenza di questi tipi di studenti oramai è stata riscontrata in tutti gl’istituti, ma, cari insegnanti, ora vi riveleremo il nostro segreto più grande. Lo studente-medio è molto simile a un bradipo; come il bradipo, infatti, uno studente ha bisogno di almeno 20 ore di riposo per iniziare bene la giornata scolastica. Il suo rendimento è tanto più alto quanto più si sente riposato. E’ per questo che gli studenti meritevoli di

Sara Zamboni 74


I FIAMMIFERI 1. Da questa immagine in che modo si riesce a trovare un’uguaglianza che risulti vera spostando solamente un fiammifero? 2. Lo ammetto, il primo era facile, era giusto per riscaldarsi… Già questo è più intrigante. Con solo sei fiammiferi prova a costruire 4 triangoli equilateri e uguali tra loro (senza piegarli o spezzarli). LE PARENTELE 3. Se un uomo ha sei figli e ognuno di questi ha una sorella, quanti figli (maschi e femmine) ha in tutto l’uomo? 4. Un uomo può sposare la sorella della sua vedova? I DITLOIDI 5. Bisogna trovare quelle parole che iniziano con le lettere indicate e che diano alla frase un senso compiuto: 1000 A in un M 7 G in una S 12 S in un C (argomento : geometria) 20 R in I (argomento: geografia) ANAGRAMMI 6. Trova un’altra parola di senso compiuto che si scriva cambiando l’ordine delle lettere e che appartenga allo stesso argomento  TEATRO;  BIBLIOTECARIO; QUAL È QUEL NUMERO CHE VA SOSTITUITO AL ? PERCHÉ LE SEQUENZE RISULTINO GIUSTE? 7. Quindici, 8, Ventidue, 8, Dieci, 5, Tredici, 7, Trentuno, ? 8. 22 VE, 31 TO, 20 VI, 19 ? a cura di Alice Girelli 75


ANAGRAMMI Trova le soluzioni delle definizioni anagrammando le parole corrispondenti. Le sillabe iniziali di 4 delle parole così trovate, mescolate alle altre 3 “inutili”, comporranno il nome di un ambiente del “Fermi” Ingoia senza masticare

PRESENTE

Affettato poco … astuto

ALMESA

Nelle aule un tempo era scura

LAGNAVA

Stancato … in pentola

FASTOTU

Atterrare senza terra

ARMAMERA

Che appartiene alla sfera dell’uso del cervello

MALENTE

Fa rima con una cosa che può rompere

ASSASTA

QUESITI INTELLIGENTI LA MALEDIZIONE DEI FARAONI Siamo in Egitto. A causa di un’avaria ai motori un airbus inglese con a bordo 89 turisti tenta un atterraggio di emergenza nel deserto, ma va a schiantarsi contro la piramide di Cheope. Dove verranno sepolti i sopravvissuti? DAI TU LA RISPOSTA “GIUSTA”  Come si chiama il latte di una mucca pulita?  Com’è una donna scollata?  Quando un bancario muore in che cassa viene deposto?  Come si chiamava Vecchioni da ragazzo?  Se la mucca fa mu il merlo come fa?  Le galline terrorizzate come fanno le uova?  Che tipo di ritmi balla esclusivamente un ottico?  Cosa formano le mucche quando si mettono vicine?  Che cosa diventa un agente che si dà delle arie?  Che cosa hai se offendi un partigiano reggiano?  Se il mio capo si droga, io cosa sono?  Di cosa soffrono le tende da sole?  Che tipo di lana producono le pecore di Murano? 76


REBUS (6, 1, 5)

M

DA (8, 7)

NU

T (6, 2, 6)

DI

77


(10, 1, 7)

SB

AN

MP

SOLUZIONI DEI REBUS DI GENNAIO TERRICCIO ROSSO ARTI GRECHE OPERA PRIMA TAVOLA ROBUSTA ATTORI VALENTI CANTANTE D’OPERA SCIAMI DI VESPE FRANA ROVINOSA FORMA SMAGLIANTE IMBOTTITURA PESANTE BRAVI SALTINBANCHI (c’era un errore ortografico perché si scrive SALTIMBANCHI) SE STERZI LA MACCHINA SLITTA SULLA NEVE FORESTA DI LATIFOGLIE

78


79


Fermitutti 26 v.2.0