Page 1

312 VERN 07-09 ARTE POVERA

25-08-2011

10:59

Pagina 7

ARTE POVERA E TRANSAVANGUARDIA

E tu, sei calvinista o

barocco?

In autunno due cicli di mostre mettono a confronto le maggiori correnti italiane del secondo dopoguerra: oggi il mercato al «lusso, calma e voluttà» dei cinque artisti di Abo preferisce l’austerity dei poveristi di Celant italiana ha ottenuto un ampio riconoscimento economico su scala internazionale. Anche in questo caso emergono destini diversi: se l’Arte povera è stata protagonista di una lenta e graduale scalata del mercato, sino ai vertici attuali, la Transavanguardia esplose poco dopo la sua prima affermazione per poi stabilizzarsi a livelli più ragionevoli. ■ F.F. Le opere degli esponenti dell’Arte povera e della Transavanguardia sono richieste da un mercato internazionale. Nei cataloghi delle aste di arte italiana che si tengono ogni ottobre da Christie’s e Sotheby’s a Londra molti dei lotti offerti sono di artisti appartenuti a queste due correnti. I nomi più ricercati tra questi vengono spesso inseriti anche nelle principali vendite di arte moderna e contemporanea di New York e Londra. Se si può individuare qualche elemento comune, molte di più sono le differenze, non solo nell’andamento e nelle oscillazioni del mercato, ma anche nella fortuna e nei prezzi di ciascuno dei protagonisti. La richiesta rispecchia il differente peso che queste due correnti hanno nella storia dell’arte internazionale: i poveristi sono oggi più scambiati e hanno prezzi di solito più elevati degli artisti della Transavanguardia. Commenta il galleri-

Da sinistra ritratti di artisti da giovani: Giovanni Anselmo, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Jannis Kounellis

FOTO MARIO DONDERO

© NANDA LANFRANCO

FOTO MARIO CRESCI

status dell’opera come oggetto immutabile, mercificabile e tesaurizzabile) fece seguito il ritorno a tele, pennelli e scalpelli; al rifiuto della manualità come elemento feticistico identificativo dell’individualismo dell’artista, si oppose l’esaltazione dell’artista eroe, divo e creatore; a una visione storicistica (e quindi marxistica) del divenire delle arti e delle magnifiche sorti delle avanguardie rispose l’astoricità «circolare», la libera citazione dal passato, il ritorno alle tradizioni iconografiche nazionali e persino il recupero di personalità discusse come quelle di De Chirico e Sironi. Anche le identità dei due critici che battezzarono poveristi e transavanguardisti sono agli antipodi: al freddo e «notarile» Germano Celant si oppone il vulcanico Achille Bonito Oliva, il primo critico italiano ad aver cercato nei mass media, in primis la televisione, il trampolino ideale per un prodotto sino ad allora enigmatico come l’arte contemporanea. In Italia, la riapertura della stagione è quest’anno caratterizzata da un confronto a distanza tra le due tendenze nostrane del secondo dopoguerra più note e affermate in ambito internazionale. Piaccia o meno, è pur sempre il mercato a giocare un ruolo determinante per il consolidamento di una corrente artistica. In queste pagine, dati alla mano, il confronto tra «calvinisti» e «barocchi» è affrontato alla luce dell’andamento del mercato negli ultimi dieci anni, una fase nella quale l’arte contemporanea

© NANDA LANFRANCO

i

dodici anni che separano le date di nascita ufficialmente riconosciute dell’Arte povera (1967) e della Transavanguardia (1979) in realtà rappresentano una frattura ben più vasta di quella meramente cronologica. Fu, infatti, quello, un periodo di radicali mutamenti politici, sociali ed economici, ma anche di una graduale trasformazione del sistema dell’arte contemporanea che, da settore di nicchia su cui ironizzava Alberto Sordi in «Le vacanze intelligenti», iniziava a diventare un fenomeno più allargato, sia sul mercato, sia nella sua diffusione in termini di popolarità e di spettacolarità, preannunciando quanto sarebbe esploso negli anni Novanta. Le due tendenze furono specchio fedele dei propri tempi: da una parte l’austerity ma anche la voglia di contestare e di sperimentare degli anni Sessanta e Settanta; dall’altra il riflusso delle ideologie e dell’impegno politico e l’affacciarsi di quello che Renzo Arbore definiva «edonismo reaganiano». Riflesso di due Italie, Arte povera e Transavanguardia sembravano riproporre l’antica disputa tra arte «di sinistra» e «di destra», ma anche, in termini più «colti», la contrapposizione, cui si è richiamato recentemente lo storico dell’arte Eduard Beaucamp, tra arte «calvinista» e «barocca», le due categorie nelle quali si inscrivono tuttora le due anime del contemporaneo: sperimentalismo impegnato contro spettacolarità, contemplazione spirituale e godimento per gli occhi. Al rifiuto della pittura e della scultura a favore dell’installazione di ascendenza concettuale e della processualità dell’opera e dei materiali (per mettere in crisi lo

7


312 VERN 07-09 ARTE POVERA

25-08-2011

10:00

© NANDA LANFRANCO

FOTO RANDI MALKIN

sta Niccolò Sprovieri: «I protagonisti dell’Arte povera erano poeti che non pensavano al mercato, lo mettevano in discussione e anzi creava loro difficoltà. L’Arte povera è però un movimento fondamentale della storia dell’arte che continua a influenzare la recente produzione artistica internazionale e che ha ancora enormi margini di crescita di mercato. Questo sia per il riconoscimento crescente del collezionismo delle aree geografiche tradizionali (Europa e Nord America), ma anche di quelle dei nuovi Paesi in rapida espansione (Sud America ed Est del mondo) che devono possedere il lavoro di questi artisti italiani per avere una rappresentazione adeguata della storia dell’arte dell’ultimo secolo. Ad esempio quest’anno, in

Pagina 8

Tasmania, David Walsh, che ha aperto un museo da 150 milioni di dollari, ha commissionato a Jannis Kounellis una grande installazione per la sala principale e Giuseppe Penone sta al momento allestendo un lavoro in Brasile all’Inhotim per Bernardo Paz, che sta realizzando vicino a Belo Horizonte il più importante parco di sculture contemporanee al mondo. Questi artisti scontano il fatto di non avere in Italia un sistema di promozione e valorizzazione strutturato, ma sono dei giganti rispetto alla produzione internazionale degli ultimi cinquant’anni e se fossero stati tedeschi o americani avrebbero un riconoscimento diverso e prezzi dieci volte superiori». In generale il mercato per gli artisti dell’Arte povera mostra negli anni una crescita lenta, ma costante. È un settore del mercato non soggetto alle speculazioni che sono invece presenti per altri artisti contemporanei internazionali e ha una base di collezionismo reale. Le opere che raggiungono i prezzi più cospicui sono quelle storiche e sperimentali. Alighiero Boetti (Torino, 1940-Roma, 1994), appartenuto per un breve perioso al gruppo di Celant, è l’artista scambiato ai prezzi più elevati. Una «Mappa» del 1989 (1161,1 x 216,9 cm) è stata battuta da Christie’s Londra nel giugno 2010 per 1.833,250 sterline (2.762,832 dollari). Anche le installazioni di Pino Pascali (Bari, 1935-Roma, 1968) raggiungono prezzi importanti e vengono pagate dai 900mila a oltre i 2 milioni di dollari. I prezzi massimi raggiunti da Jannis Kounellis (Pireo, 1936) e Mario Merz (Milano, 1925-2003) rimangono invece intorno al milione, quelli di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) e Luciano Fabro (Torino, 1936 - Milano, 2007) poco al di sotto e quelli degli altri artisti del gruppo a meno di 500mila. Annemarie Sauzeau, direttrice dell’Archivio Boetti (fu compagna dell’artista nella vita) a Roma, spiega: «Se Boetti ha prezzi superiori è perché è stato rapidamente considerato dalla critica internazionale come un concettuale e meno limitato della squadra totalmente italiana dell’Arte povera. Ha preso le distanze dal

gruppo di Celant dopo soli due anni, con una produzione più concettuale e meno legata alla materia. L’opera “Gemelli” in cui ritrae se stesso e il suo doppio è del 1968 e nel 1969 prende carta e penna e ricalca la quadrettatura del foglio. Con queste opere non si può già più parlare di Arte povera». I prezzi di Boetti risentono positivamente della prossima apertura della grande retrospettiva annunciata al Reina Sofía di Madrid (5 ottobre-5 febbraio 2012) con una seconda tappa alla Tate Modern di Londra (21 febbraio-27 maggio 2012) e una terza al MoMA di New York, ma anche dell’attività di catalogazione della sua opera pensata in 4 volumi di cui sta per uscire il secondo. Nel caso dell’Arte povera e della Transavanguardia la diffusione all’estero, fondamentale per la crescita del mercato, è avvenuta in primis grazie al network e al lavoro di promozione del gallerista Gian Enzo Sperone, coetaneo dei poveristi e attivo su entrambi i versanti. Ha iniziato la sua attività nel 1964, con una prima sede a Torino che è stata per tutti gli anni Sessanta il principale punto di contatto di importanti gallerie americane come Ileana Sonnabend. Fu il primo a esporre in Italia artisti della Pop art americana e a valorizzare esponenti della Minimal art. Nel 1972 Sperone ampliò la propria attività inaugurando sedi a Roma e poi a New York in partnership prima con il mercante tedesco Konrand Fischer, che aveva una solida rete in Germania, e poi con Angela Westwater. Determinante è stata anche la posizione e l’influenza esercitata negli Stati Uniti da Germano Celant, il teorizzatore dell’Arte povera, che già alla fine degli anni Settanta inizia a collaborare con il Guggenheim di New York e dal 1989 ne è uno dei senior curators. C’è stato un momento negli anni Ottanta in cui come movimento italiano si parlava più della Transavanguardia che dell’Arte povera. L’interesse del mercato per la Transavanguardia è stato improvviso e molto forte negli anni

© NANDA LANFRANCO

© AURELIO AMENDOLA

In alto, da sinistra e in senso orario, Luciano Fabro con Carla Lonzi nel 1969; Alighiero Boetti nel 1989; Pino Pascali con l’opera «Trappola»; Michelangelo Pistoletto; Sandro Chia a New York negli anni Ottanta; Pier Paolo Calzolari nel 1990. In basso, da sinistra, Mario Merz con Gilberto Zorio; Mimmo Paladino mentre allestisce la sua sala alla Biennale di Venezia del 1988; Giulio Paolini, a sinistra, con Francesco Clemente (al centro) e Gian Enzo Sperone; Giuseppe Penone

8


312 VERN 07-09 ARTE POVERA

25-08-2011

10:24

Ottanta e Novanta, poi è cominciato a diminuire. Le piazzeforti del mercato, per la corrente lanciata da Achille Bonito Oliva alla fine degli anni Settanta, erano gli Stati Uniti, la Germania, la Svizzera e la Francia. Francesco Clemente (Napoli, 1952), che fra i componenti del quintetto storico (gli altri sono Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino) è quello che ha raggiunto una richiesta e prezzi più elevati, già dal 1983 esponeva con la Mary Boone Gallery, a New York, per poi divenire uno degli artisti di punta di Gagosian, con cui tuttavia oggi non lavora più. Il successo degli artisti della Transavanguardia, all’insegna del ritorno alla pittura dopo il lungo dominio dell’arte concettuale, cavalcò la crescita di un mercato dell’arte che proprio in quel periodo cominciava a diffondersi e a strutturarsi. Oggi le opere dei transavanguardisti non hanno prestazioni particolarmente incoraggianti; molte vanno invendute o vengono aggiudicate al di sotto delle stime, a eccezione delle opere più interessanti e storiche. Questo si deve in parte alla mancanza di sperimentazione che ne ha caratterizzato la produzione degli ultimi anni. Si dice che la carriera di Sandro Chia (Firenze, 1946), artista di gran moda negli anni Ottanta, sia stata danneggiata quando il supercollezionista londinese Charles Saatchi decise di vendere in blocco un gruppo di suoi lavori; supposizione contestata dal collezionista nella sua autobiografia del 2009 (uscita in italiano nel 2010, Ndr) Mi chiamo Charles Saatchi e sono un artolico: «Non ho mai posseduto più di sette dipinti di Chia. Un giorno ne ho offerti tre ad Angela Westwater, la sua gallerista newyorkese, dalla quale li avevo comperati, e quattro a Bruno Bischofberger, il suo gallerista in Europa, la stessa persona da cui, anche in quel caso, li avevo acquistati. All’epoca le opere di Chia erano molto richieste ed entro sera tutte e sette finirono nelle mani di grandi collezionisti o in musei». Lo stesso Bruno Bischofberger ebbe un ruolo importante per la promozione della Transavanguardia, specialmente per quanto riguarda Clemente ed Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949). Negli anni Ottanta era il mercante di Basquiat in Europa. Fu lui che commissionò i «Collaboration Paintings» di Warhol, dello stesso Basquiat e Clemente nel 1984. Thaddaeus Ropac, gallerista che oggi lavora con Clemente e Mimmo Paladino (Paduli, 1948) sostiene che, se guardiamo oggi al mercato, «a proposito della Transavanguardia non si può parlare di un vero e proprio movimento, dal momento che gli artisti ad essa legati hanno negli anni costruito carriere separate. Paladino e Clemente sono i due artisti che hanno ancora una presenza. Clemente per esempio sta facendo molte mostre, lavora di nuovo con Mary Boone a New York e gli è la Schirn Kunsthalle di Francoforte gli ha da poco dedicato una mostra».

Pagina 9

L’autunno caldo di due rivali A

rte povera 2011 è un ciclo di mostre organizzato nell’ambito delle celebrazioni per il 150mo anniversario dell’Unità nazionale e curato da Germano Celant, che si svolgerà sino a febbraio. Sotto la sua regia lavorano, nei musei coinvolti, Beatrice Merz per il Castello di Rivoli, Maria Vittoria Marini Clarelli per la Galleria Nazionale d’arte moderna e Anna Mattirolo per il MaXXI di Roma, Eduardo Cicelyn per il Madre di Napoli, Gianfranco Maraniello per il MAMbo a Bologna e Davide Rampello per la Triennale di Milano. Apre le danze «Arte povera 1968» dal 24 settembre al 26 dicembre al MAMbo, che fa riferimento a una mostra allestita alla Galleria De’ Foscherari di Bologna nel 1968, riproponendone le opere e presentando una vasta selezione di materiale documentario. Al Castello di Rivoli-Museo di Arte Contemporanea (promotore dell’evento insieme alla Triennale) dall’8 ottobre al 19 febbraio la mostra «Arte povera international» abbinerà alle opere dei poveristi quelle di artisti che hanno condiviso lo stesso momento storico e linguistico, come Acconci, Andre, Baldessari, Birnbaum, Bourgeois, Fontana, Sol LeWitt, Walter De Maria, Rebecca Horn, On Kawara, Melotti, Le Va, Sonnier, Ryman e Warhol. La Triennale propone invece dal 24 ottobre al 29 gennaio un percorso storico nella rassegna «Arte povera 1967-2010». Dal 7 ottobre il Madre dedica la Chiesa di Donnaregina Vecchia ad «Arte povera + Azioni povere 1968», altro titolo citato da un evento storico, la mostra che nell’ottobre del 1968 presso gli Arsenali di Amalfi sancì l’avvento della nuova tendenza. «Arte povera 2011» è infine il titolo sotto il quale la Galleria Nazionale« d’arte moderna e il MaXXI di Roma (qui il progranmna è ancora in fase di definizione) metteranno in evidenza le presenze poveriste nelle loro collezioni. In particolare alla Gnam, dal 4 ottobre si approfondirà la ricerca di Pino Pascali attraverso 20 opere; seguirà, dal 7 dicembre, un riallestimento delle sale con opere di Boetti, Fabro, Paolini, Penone, Pistoletto, Kounellis e Zorio. Il catalogo pubblicato da Electa, nelle intenzioni di Celant, oltre a documentare la serie di mostre, sarà un importante, se non definitivo, strumento di studio sul poverismo. Oltre ai saggi dei direttori dei musei coinvolti, ai testi degli artisti e a una vasta rassegna fotografica , il volume è pensato anche come apertura alle voci più giovani della critica internazionale.

I

l progetto espositivo sulla Transavanguardia, spiega Achille Bonito Oliva, che l’ha ideato e coordinato sempre nell’ambito del 150mo anniversario dell’Unità nazionale, «s’incardina sulla concezione attuale dell’artista e dell’arte: la Transavanguardia è stato un movimento a sud dell’arte, perché nato dalla crisi delle ideologie e delle neoavanguardie, per cui l’artista doveva fare conto unicamente su stesso e sul proprio immaginario». Dall’8 novembre al 6 gennaio a Palazzo Reale a Milano si terrà una mostra sul movimento curata da un comitato scientifico presieduto dallo stesso Abo, affiancato da cinque filosofi: Cacciari, Marramao, Moroncini, Rella e Vattimo. Il lavoro dei cinque transavanguardisti sarà indagato attraverso 15 opere ciascuno, con diversi inediti. Il catalogo (Skira) includerà anche un saggio del teorico Fredric Jameson. Poi partiranno le mostre dei singoli artisti, curate dai direttori e dai critici attivi nelle rispettive sedi (rispettivamente, Marco Pierini, Marco Bazzini, Alberto Fiz, Mario Codognato e Francesco Gallo). Si inizierà da Modena, città di riferimento per la presenza del gallerista Emilio Mazzoli, che sostenne il gruppo: nell’ex Foro Boario si terrà la monografica di Sandro Chia. Il 3 dicembre al Pecci di Prato sarà protagonista Nicola De Maria. Il 17 dicembre il Marca di Catanzaro ospiterà Enzo Cucchi che inoltre, nel santuario della Madonna della Grotta a Praia a Mare, installerà un arco in ceramica. Nel gennaio 2012 a Roma, nel complesso dell’ex Gil, sarà la volta di Mimmo Paladino. Infine, tra novembre 2011 e gennaio 2012 a Palermo esporrà Francesco Clemente. Alla fine di quest’anno si terranno in altre sedi italiane cinque giornate di studio presiedute da filosofi e critici (tra gli altri, Giorgio Verzotti, Laura Cherubini e Vincenzo Trione). Circa le parallele celebrazioni poveriste, Abo dichiara: «Non si tratta di una lotta tra fantasmi, perché questi artisti continuano a lavorare e in questo momento difficile per il Paese i due cicli di mostre servono a rafforzarne l’identità culturale, fondata sulla molteplicità». ■ T.S. e F.R.M.

■ Chiara Zampetti 9

E tu sei Calvinista o Barocco  

Mercato arte povera e transavanguardia