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Sommario. Premessa:

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Arcidosso Medievale.

Pag: 4 - 12

Arcidosso Rinascimentale e Ottocentesco:

Pag: 13 - 14

Le Chiese del Comune

Pag: 15 - 24

di Arcidosso: I Palazzi:

Pag: 25 - 27

I Musei:

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I Parchi:Ă /Centro d

Pag: 29 - 31 ella

cittĂ  Riserve Naturali:

Pag: 32 - 35

Merigar West:

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Milano e la sua Storia A spasso per il Centro


Premessa. Benvenuti, vi presento la Guida di Arcidosso, per prima cosa vi ringrazio di aver scelto il Borgo di Arcidosso come vostra meta, spero che questa Guida possa aiutarvi a girare per il Borgo e raccontarvi la sua storia, i suoi monumenti, i suoi palazzi , i suoi parchi.. spero che vi troverete bene e che avrete voglia di tornare a trovarci. Yuri Niccolai. 5 La Milano delle Scienze Parchi e Vie d’Acqua Shopping a Milano Spettacoli, Sport e Divertimento Oltre Milano Expo Milano 2015

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Informazioni Utili 5 Centro Storico di 6 7 8 9 10 11 12

Arcidosso (Gr)

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Arcidosso Medievale.

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Arcidosso Medievale. Arcidosso, le prime notizie risalgono all’860 dopo Cristo, in un manoscritto dell’Abbazia San Salvatore, ma il primo nucleo di case che formavano l’inizio vero e proprio del Borgo risalgono all’incirca nella seconda metà del 1000. Si crede che il Castello a quel tempo una Rocca sia già esistita, forse come struttura costruita dai Longobardi ma, che per secoli aveva perso la sua funzione. Durante le invasioni barbariche, molti abitanti di Saturnia, Ansedonia, Roselle e Moscona fuggirono e fondarono 3 villaggi intorno a dove è oggi Arcidosso, uno si chiamava Talassa, l’altro Castel Roveta e, l’ultimo Montoto. A quel tempo c’era nella terra di Santa Fiora il Conte Oberto Aldobrandeschi, egli, più per interessi che per pietà dei tre villaggi usò la rocca che già si trovava lì, la ampliò e, costrinse gli abitanti dei tre villaggi ad abbandonare le loro case e a costruirne di nuove all’ombra di quello che poi diventò un vero e proprio Castello. Gli abitanti, gli Arcidossini, desiderosi di rendere forte e sicuro Arcidosso, incominciarono a cingere la fortezza dal lato ponente con Mura merlate Castellane e Torri e, con l’aumento della popolazione fu eretta un’altra cinta muraria in direzione del Torrente Arcidosso e, sotto ad essa in seguito fu costruito un altro cerchio di edifici, con il quale il borgo ebbe termine da quella parte, perché non era possibile andare oltre, a causa del terreno molto scosceso.

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Furono aperte nelle Mura 4 Porte principali:  La Porta Talassese (che esiste ancora oggi)  La Porta di Castello (l’unica ancora oggi ad aver conservato le Merlature)  La Porta di Mezzo (che venne sopraelevata nel 1851 con la costruzione della Torre dell’Orologio da cui ora prende il nome)  Porta di Codaccio (oggi non più esistente) Dentro alle mura c’erano la Chiesa di San Niccolò e la Chiesa di San Leonardo, mentre la Chiesa di Sant’Andrea era e lo è tutt’oggi accanto alle mura ma fuori da esse, quindi per renderla sicura oltre alle mura dove c’è la Porta Talassese venne eretta un tratto di mura e la Porta di Sant’Andrea che proteggessero la chiesa, ancora oggi esiste il tratto di mura a sua difesa ma la porta non esiste più. Per rafforzare ulteriormente quel punto, venne costruito un’ Antiporto, collegato con mura alla Seconda Cinta Muraria del Borgo. 34 36 40 42

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Nei primi del 1200 ad Arcidosso, venne costruita accanto a quello che era ancora un Cassero l’attuale Torre Maestra alta 28 metri e spessa 1 metro e 55 con merlature ghibelline, anche le merlature delle Mura erano di tipo ghibelline. A quel tempo vi si accedeva a circa metà altezza attraverso una stretta apertura con arco a tutto sesto pieno, per entrarci veniva usato un ponte levatoio (oggi per entrare nella Torre Maestra non occorre più un ponte levatoio dato che il Cassero venne ampliato più tardi in quel punto). Arcidosso era fedelissimo agli Aldobrandeschi, fedeltà attestata dalle origini fino alla conquista da parte della Repubblica di Siena del 1331: nessun vassallo, contrariamente alla maggior parte dei Castelli della Contea era mai stato su Arcidosso, ma solo gastaldi o castellani, espressione diretta dei Conti. Nessun giuramento né a Siena né ad Orvieto, tutti segni evidenti di un rapporto molto diretto con gli Aldobrandeschi. I Conti potrebbero aver avuto nel Borgo di Arcidosso uno dei più importanti serbatoi per il loro esercito. Il 21 Maggio 1260, il rettore di Montelaterone già sotto il dominio di Siena avvisò che “Il Conte Ildebrandino di Sovana con gli uomini di Arcidosso e della Contrada era entrato nel Borgo di Montelaterone”(attuale frazione di Arcidosso distante 4 km).

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Il Consiglio della Repubblica di Siena deliberò immediatamente l’invio di 100 militi, 25 balestrieri e 25 pavesari sotto il comando di Napoleone Ciampoli e, inoltre il Vicario Imperiale di San Quirico d’Orcia con il suo esercito. Il giorno dopo il Consiglio, presero atto che “nel Borgo di Montelaterone sono nemici del Comune di Siena, Ildebrandino Conte di Sovana, Pepo Visconti di Campiglia l’Abate di S.Salvatore, militi e persone di Orvieto e di Arcidosso”, deliberò che tutti i balestrieri e i militi presenti in Città vadano a Montelaterone. Seppur non ci siano documenti sulla conclusione della vicenda, si può supporre che di lì a poco le forze guelfe abbiano abbandonato il Castello, anche perché si stava avvicinando lo scontro decisivo di Montaperti (4 settembre 1260). Il 1260 fu l’ultimo anno in cui Arcidosso fu strettamente legato al Ramo di Sovana. Il 4 settembre, con la battaglia di Montaperti in cui Ildebrandino di Bonifazio comandò l’esercito ghibellino vincente contro i guelfi, conferì alla nuova Contea di Santa Fiora un altissimo prestigio: Ildebrandino di Sovana non potette che rinunciare ad una fortificazione così impegnativa come Arcidosso, stretta da un lato a quattro chilometri da Montelaterone Senese e dall’altra a sette chilometri da Santa Fiora ghibellina.

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Nel 1262 la presenza di Siena a Montelaterone spina nel fianco della Contea di Ildebrandino di Santa Fiora si fece decisamente minacciosa: “Il Consiglio della Campana riservò al Comune di Siena il pagamento delle chiavi della fortezza di Montelaterone, mentre lasciò al Comune il finanziamento degli altri lavori.. ed ordinò agli abitanti delle terre che circondavano Montelaterone di aiutare con animali e con uomini la costruzione del cassero”. Preoccupazioni condivise ovviamente anche dai monaci dell’Abbazia di San Salvatore, a cui Ildebrandino si avvicinò. Nel 1264 il Comune di Siena intimò inutilmente ad Ildebrandino di “partecipare con i suoi armati nell’impresa in Campiglia” dove poi le forze ghibelline “presero in pochi giorni e disfecero la rocca, essendosene partiti nascostamente ed andatisene ad Orvieto con parte della loro famiglia Pepo e Napoleone Visconti”. Nel 1266 Grosseto si ribellò a Siena e, nonostante la sua fede ghibellina Ildebrandino intervenne insieme al suo cugino di Sovana con la parte guelfa. Ma “.. mandarono i Senesi l’esercito e, in un tratto con l’aiuto delle due fortezze, che vi avevano ben guardato e della torre edificata ultimamente, lo presero per forza con occisione di molti Orvietani, che vi si trovavano in favore dei Guelfi, coi quali fu morto Pepo Visconti, che se ne era fatto capo, e gran numero d’altri di quelle terre di Maremma e della Contea Aldobrandesca”.

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Ormai la rottura tra Ildebrandino e Siena divenne irreversibile, tanto più che nel 1270 la Repubblica da Ghibellina divenne Guelfa. Il 22-23 settembre si deliberò di mandare ambasciatore al Conte di Santa Fiora perché obbedisse agli ordini del Vicario Regio, mentre contemporaneamente si decise di mandare in servizio del Conte Ildebrandino di Sovana 50 pavesieri e altrettanti balestrieri, a spese del Comune, con un capitano e quattro cavalli. Dopo il 1270 la posizione degli Aldobrandeschi nei confronti della Repubblica di Siena si ribaltò completamente: mentre da una parte il dissidio di Ildebrandino di Santa Fiora assunse nuova linfa con il passaggio della città alla causa guelfa, dall’altra Ildebrandino di Sovana si avvicinò alla Repubblica, alimentando nuovamente i contrasti tra i cugini. Paradossalmente, mentre dalla prima metà del Duecento era Sovana Guelfa a scontrarsi nell’Amiata con Siena Ghibellina, ora è Santa Fiora Ghibellina che si confronta con Siena Guelfa. L’11 dicembre 1274 venne sancita ufficialmente la divisione della Contea, che aveva cominciato a prendere corpo ormai dalla battaglia di Montaperti, la situazione dell’Amiata era la seguente. Erano di Santa Fiora i Castelli di: Arcidosso, Castiglion d’Orcia, Semproniano e Selvena, oltre ai diritti su Cinigiano, Stribugliano, Piera, Cana e Triana.

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Erano di Sovana i Castelli di: Piancastagnaio, Castel del Piano, Aspertulo, Marino, Boceno e Penna oltre ai diritti su Roccalbegna e Calegiano. Le miniere di Selvena e il Castello delle Rocchette rimasero indivisi. Dalla prima metà del 1200 fino alla fine del secolo, che vide ad Arcidosso prima la presenza di Guglielmo figlio di Guglielmo di Sovana, poi, dopo il lungo periodo di intervallo dalla battaglia di Montaperti, quella di Oberto figlio di Ildebrandino di Santa Fiora, nel quale vennero fatte delle modifiche al Cassero dato che vi avevano preso dimora i Conti, prendendo sempre più le sembianze di un Castello. Sopraelevarono l’ancora Cassero di un piano, modificando le merlature da ghibelline a guelfe e, l’apposizione nel cortile “alto” di un corpo di fabbrica per un altezza di due piani, di quest’ultima introduzione non rimane purtroppo che parte dell’involucro esterno, oltre a queste modifiche vennero modificate le merlature nella Torre Maestra del Cassero coronandola con merlature guelfe a sporgere. Il 12 aprile 1331, la Città di Siena inviò contro i Conti Aldobrandeschi Guidoriccio da Fogliano al comando di 4000 fanti e 400 cavalieri, arrivati a Scansano lo occuparono, lo saccheggiarono e lo bruciarono. Dopo aver abbandonato Scansano partirono alla volta del Borgo di Arcidosso.

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La terra d’Arcidosso, fra i Castelli del Monte Amiata era una delle più popolate e delle più forti, protetto da 2 cinte murarie, torri e il Castello. Guidoriccio da Fogliano ordinò all’esercito senese di bloccare le strade d’accesso ad Arcidosso così che gli aldobrandeschi non potessero ricevere rinforzi, dopodiché il borgo venne cinto d’assedio. Ci furono molti attacchi per cercare di fare una breccia nelle mura che però erano solide e ben difese dai soldati della Contea di Santa Fiora.. fu così che dopo 4 mesi d’assedio i senesi fecero il loro ultimo tentativo, creare una galleria fin sotto le mura così da sbucare nel cuore della fortezza. Nel momento in cui iniziarono i lavori della galleria, i conti, capendo che non sarebbero riusciti a resistere a lungo quando i nemici sarebbero entrati dentro al Borgo chiesero aiuto a Carlo figlio del Re Giovanni, vennero mandati così agli Aldobrandeschi riparati ad Arcidosso 200 cavalieri da Brescia. Il 12 Agosto, i Senesi, arrivati nelle mura interrate le fecero crollare così da far cedere il pezzo di mura soprastante, fatta così una breccia nelle mura entrarono nel Borgo e, dopo una lunga battaglia sanguinosissima erano riusciti a conquistare Arcidosso e il suo Castello che, un gruppo di soldati erano rimasti nel borgo ormai conquistato e il grosso si era già incamminato per conquistare nuove terre. Arrivati i 200 cavalieri di Lombardia, piccolo aiuto i conti si unirono a loro insieme al loro esercito Aldobrandesco e

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corsero ad Arcidosso per riconquistarlo, ma trovatolo ben difeso dai Senesi iniziarono ad assediarlo. Il Generale Guidoriccio da Fogliano, saputo cosa era successo tornò indietro con l’esercito.. i senesi di gran lunga superiori di numero li attaccarono ma poco dopo gli Aldobrandeschi furono costretti a ritirarsi. Visto il momento difficile che vivevano i conti Aldobrandeschi Orvieto ne approfittò conquistando i territori dei conti al di sotto del fiume Albegna, incluso Piancastagnaio, Borgo fortificato dall’altra parte del Monte Amiata. Ormai il declino della Contea era inarrestabile, senza una guida forte sia Arcidosso che Castel del Piano entrarono a far parte della Repubblica Senese. Il 30 Ottobre 1331 il Consiglio di Siena deliberò la pace con gli Aldobrandeschi in cambio di Arcidosso, Castel del Piano e Scansano per 8 mila fiorini. Il 10 Novembre gli Aldobrandeschi accettarono in cambio di un amnistia. Il 18 Novembre ci fu quindi la cessione di Castel del Piano alla Repubblica Senese e, in poco tempo tantissimi altri borghi aldobrandeschi entrarono anch’essi a far parte della Repubblica di Siena. Dopo la conquista del 1331, anche se nel 1369 il Conte Francesco Aldobrandeschi di Santa Fiora riconquistò Arcidosso per alcuni mesi, Siena ormai era padrona di tutta l’Amiata e iniziò a fortificare ulteriormente i centri più importanti tra cui Arcidosso.

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Arcidosso Rinascimentale e Ottocentesco. All’inizio del ‘400 il Castello viene ampliato con 2 nuove torri (senza contare la Torre Maestra già esistente). Una era collocata nell’angolo del Cortile alto (di questa Torre ancora oggi rimasta manca solo la parte più alta con gli archetti coronati da merlature) e guardava (anche tutt’oggi) verso Piazza Cavallotti, dove dai primi del 1700 vi è il Teatro degli Unanimi. La seconda (oggi non più esistente, infatti, al suo posto nel 1700 venne costruito l’attuale Palazzo della Cancelleria) si trovava nell’angolo estremo del Cortile Basso (attuale Piazza Castello), anche qui di incontro con le mura del Borgo. Nella seconda metà del ‘400 venne costruita l’attuale scarpatura ai lati del Castello e l’antiporto oggi non più esistente. Nel 1555, Siena venne conquistata dalla Repubblica di Firenze e, le sue ultime resistenze dei fedeli alla Repubblica Senese tra cui Arcidosso terminarono nel 1559 a Montalcino con la Sottomissione del Territorio Amiatino.

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Nel 1560 ad Arcidosso ormai sotto il dominio del nuovo Stato, il Granducato di Toscana venne instaurato un Vicariato e nel 1588 un Capitanato di Giustizia con Autorità sul settore nordoccidentale della Montagna. Per far fronte alle nuove esigenze di carattere direzionale venne deciso di riutilizzare il Castello che, nel 1591 venne rilevato dalla famiglia Placidi. Intorno all’anno 1600 i lavori terminarono, era stato ampliato nella parte esterna a sud-ovest del cortile interno, tra le due torri. Sempre nel cortile venne realizzata la gli scalini che portano al primo piano, dove un elegante loggiato porta sia al Palazzo Maestro che nel nuovo corpo di fabbrica, inoltre vennero rialzate anche le merlature per costruire le soffitte . In cima alla Torre Maestra vi era una torretta (quindi oggi non più esiste) dove vi era una campana (oggi la campana si trova nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale) risalente al periodo senese, che serviva per adunare il consiglio e l’orologio. Intorno ai primi dell’800 venne restaurata la parte del Cortile Basso con l’abbattimento delle mura e della Torre posta a nord-ovest, per far posto alla nuova Cancelleria, inoltre a lato del Palazzo Maestro e della Torre Maestra venne realizzato un nuovo corpo di fabbrica, nel 1972 vennero conclusi i lavori di restauro di tutto il Complesso.

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Le Chiese del Comune di Arcidosso.

La Madonna Incoronata o Santuario della Madonna delle Grazie si trova ad Arcidosso. Sorta per la fine della Peste del 1348, era in origine di piccole dimensioni, gli ampliamenti iniziarono nel Quattrocento e proseguirono nei secoli successivi. La facciata presenta tre portali architravati inframmezzati da finestroni rettangolari. Nel Barocco altare maggiore in stucco è conservata una quattrocentesca Madonna col Bambino attribuita a Pellegrino di Mariano Rossini.

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Tra le altre opere, la quattrocentesca Madonna della Misericordia; lo stendardo raffigurante la Vergine in gloria tra i Santi Sebastiano e Rocco, il Miracolo della Neve di Ventura Salimbeni, la Madonna col Bambino e San Giovannino 1726) di Giuseppe Nicola Nasini. Di particolare interesse la tela datata 1736 e raffigurante Papa CelestinoV nell' atto di rinuncia, davanti al Giovanni Battista e ai piedi della Vergine in trono con il Bambino. Una studiosa locale ha recentemente scoperto che la tela è una copia di un altro autore, si tratta dalla celebre e piÚ antica opera del 1688 Madonna con Giovanni Battista,Pier Celestino e San Luca di Marcoantonio Franceschini, custodita nella Chiesa di San Pietro dei Celestini a Bologna.

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La Chiesa di San Niccolò si trova nella parte alta del Centro Storico, vicino al Castello Aldobrandesco. La chiesa venne edificata attorno alla metà del XII° secolo a navata unica, collegata alla cappella laterale destra. Nel corso del Seicento, l'edificio religioso fu completamente ristrutturato e, durante i lavori di ampliamento, venne incorporato il vicino Oratorio di Santa Croce (fino ad allora edificio a se' stante) che divenne, così, la navata laterale sinistra: contemporaneamente, anche l'originaria cappella laterale destra fu trasformata nella corrispondente navata laterale. Nello stesso periodo, furono anche arricchite le decorazioni al suo interno, con l'aggiunta di due altari e di un'acquasantiera. Un'ulteriore intervento di restauro è avvenuto poco prima della metà del secolo scorso.

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La Chiesa di San Leonardo si trova nella parte est del Centro Storico di Arcidosso. Ricordata dal 1188, è stata trasformata più volte nel corso dei secoli, la forma attuale risale al XVI° – XVII° secolo. L'interno, coperto a capriate nella navata centrale e con volte a crociera in quelle laterali, ha subito un restauro dopo la Seconda Guerra Mondiale. La facciata, affiancata conserva parte del paramento originario e presenta un portale architravato con lunetta decorata a mosaico, all'ingresso, un'acquasantiera di Pietro Amati (1603), autore anche del primo altare a sinistra, dove si trova la Decollazione del Battista di Francesco (1588 - 1589). Nella navata destra c’è una tela Seicentesca con San Bartolomeo che presenta le proprie spoglie alla Madonna e al Bambino; sull'altare maggiore ci sono due statue lignee di San Processo e Sant'Andrea (1617).

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La Chiesa di Sant’Andrea si trova fuori e accanto dalle mura ovest del Centro Storico di Arcidosso. Ricordata fin dal 1188, fu ampliata una prima volta nel 1672, quando fu realizzato il Presbiterio. Nel 1782 l'edificio fu consolidato da Leonardo Ximenes e nel 1872 la parte presbiterale, aggiunta nel Seicento divenne sede della Confraternita della Misericordia. La facciata a capanna presenta al centro il portale architravato sormontato da una lunetta che introduce ad un interno coperto a capriate. Dentro una nicchia sulla destra si trova un affresco con la Madonna col Bambino in trono con due Santi e angeli di un anonimo pittore senese dell'inizio del XVI° secolo. Nel seicentesco altare maggiore si conserva un Crocifisso in cartapesta probabilmente coevo. Nella parete sinistra si trova un quadro del pittore Ovidio Gragnoli datato 1928 nel quale San Giovanni di Dio (fondatore dell'ordine degli Ospedalieri) benedice due volontari che soccorrono un anziano malato.

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Il Convento dei Cappuccini si trova a San Lorenzo, una frazione di Arcidosso. Fu finito di costruire nel 1593 e comprende la chiesa dedicata a San Francesco, ad una sola navata coperta a capriate e due cappelle laterali, preceduta dal portico. L'altare centrale ospita una pala di Francesco Vanni con la Madonna col Bambino in trono e i Santi Bernardino da Siena, Francesco, Leonardo (1593). La tela è affiancata da una Vergine annunciata e un Angelo annunciante di Giuseppe Nicola Nasini, autore anche dell' Estasi di San Felice da Cantalice (1728) e dell'affresco con la Pietà nella foresteria. Adiacente è la neogotica cappella di Merope Becchini (1902), edificata su disegno di Lorenzo Porciatti e decorata da Giuseppe Corsini; al centro il marmoreo monumento della defunta, di Vincenzo Rosignoli, e un dipinto di Galileo Chini.

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La pieve di Santa Maria a Lamula è un edificio sacro situato ai piedi della collina di Montelaterone, frazione di Arcidosso. La Pieve, ricordata fin dal IX° secolo d.C., divenne il principale centro religioso e amministrativo dell'Amiata Occidentale tra i secoli IX e XI. Santa Maria a Lamula sorse come cella, ossia come filiale, dell'Abbazia di San Salvatore in una zona particolarmente ricca di risorse, quali la vicinanza del fiume Ente, la presenza di boschi di castagno e di terreni argillosi coltivabili. Nel Medioevo l'edificio religioso si trovava vicino al villaggio di Lamule (da qui deriva l'appellativo a Lamula) e del quale oggi non rimane alcun resto visibile. Il villaggio di Lamule era detto anche di Lama (stagno o palude in latino medievale) in quanto sorgeva su una zona resa acquitrinosa dal ristagno dell'acqua piovana.

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La prima attestazione documentaria della Pieve risale all'853 e si trova in una pergamena in cui l'imperatore Lotario II conferma la sua proprietà all'abbazia di San Salvatore del monte Amiata. Nel corso del IX° e del XI° secolo l'importanza della pieve come centro economico e amministrativo crebbe, come ci testimonia un documento datato 14 settembre 892 in cui viene citato un mercato sabatino o annuale che si svolgeva nei pressi dell'edificio religioso. Da ricollegare a questa crescita di importanza è anche il riconoscimento della chiesa di Santa Maria a Lamula come Pieve Battesimale da parte di Papa Gregorio V° nell’anno 996. Nel corso dell'XI° secolo, proprio mentre Lamula è all'apice del suo potere, si manifestano i primi sintomi di un mutamento nella forma di amministrazione e di insediamento, ciò porterà al declino delle pievi come centro di aggregazione della popolazione a favore di nuovi villaggi fortificati. Nel caso di Santa Maria a Lamula venne costruito su iniziativa dell’Abbazia di San Salvatore il villaggio fortificato di Montelaterone, che piano piano assorbirà la popolazione di Lamule, il villaggio che era sorto intorno alla pieve. A partire dal 1070 nei documenti Santa Maria a Lamula non viene più associata con un centro abitato, ma viene citata solo come pieve.

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Nonostante la perdita di importanza del centro, il mercato continuerà a tenersi vicino alla Pieve almeno fino alla metà del Duecento, come testimoniano due documenti datati 1240 e 1249. Nel 1264 le truppe di Siena, che erano in lotta con gli Aldobrandeschi invasero la zona e incendiarono la Pieve di Santa Maria di Lamula e tutte le case vicine. La Pieve venne restaurata nel 1268 (non si sa se venne totalmente ricostruita o solo in parte), come testimonia un'iscrizione realizzata sul primo pilastro a destra dell'ingresso e che tradotta suona così: «Nell'anno del Signore 1268 nel mese di giugno al tempo del re Carlo Paganuccio fece sì che questa opera fosse portata a termine». Il re Carlo riportato sull'iscrizione era Carlo I° d’Angiò, che ricevette nel 1265 dal papa l'investitura del Regno di Sicilia. Pur non essendo egli padrone di tutta l'Italia, il suo nome era nella bocca e nel pensiero di molti, e questo giustifica il fatto che sia stato citato nell'iscrizione. Santa Maria a Lamula continuò ad essere utilizzata come Pieve fino al Cinquecento, quando il fonte battesimale venne spostato nella Chiesa di San Clemente a Montelaterone, dopo questo periodo Santa Maria a Lamula venne utilizzata come oratorio. La pieve è legata ad una leggenda secondo cui una mula si inginocchiò davanti al portale della pieve, per rendere omaggio alla statua della Madonna, lasciando miracolosamente le sue impronte sulla pietra.

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Le impronte delle ginocchia della mula sono ancora oggi visibili sulla pietra di fronte all'ingresso.

La Chiesa di Santa Mustiola si trova ai Bagnoli, frazione di Arcidosso. Nota fin dal 1205, fu ampliata con il transetto nel 1885. L'originale struttura romanica è particolarmente apprezzabile nel paramento murario a filaretto e nell'esterno dell'abside semicircolare, alleggerita da una monofora strombata al centro e con altre due monofore tamponate nella parete. La facciata è stata parzialmente rimaneggiata durante il restauro ottocentesco ed ha al centro un portale architravato concluso da un arco a tutto sesto dal quale si entra in un'aula coperta a capriate, all'interno è custodita una tela ottocentesca raffigurante santa Mustiola, opera di Giuseppe Ferrari.

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I Palazzi. 

Palazzo Giovannini Banchini, situato nel centro storico in via Talassese, risale al XVII secolo e presenta sulla facciata tre portali a bugnato in trachite, due rettangolari ed uno, quello centrale, ad arco. All'angolo è posto lo stemma di famiglia, datato 1634, mentre all'interno si conserva ancora oggi un pregevole camino seicentesco in pietra. Di fianco è situata un'edicoletta in pietra del XVI secolo contenente l'immagine della Madonna Assunta, sormontata da un piccolo stemma dei Giovannini Banchini.

Palazzo Ferrini Amati, situato nel centro storico in via San Niccolò, di impianto trecentesco, fu trasformato nel corso del XVI secolo. Sulla facciata, delimitata da bugnato angolare, si trova il portale bugnato ad arco, con trabeazione superiore a triglifi e metope ed uno stemma gentilizio con albero e serpente. Su una cornice trabeata di una finestra del piano superiore è incisa l'iscrizione: «Pietro Amati MDCXX».

Palazzo Comunale, situato in piazza Indipendenza, ospita la sede dell'amministrazione comunale di Arcidosso. L'edificio fu ultimato nel 1851 e nel corso degli anni ha ospitato, oltre agli uffici del Comune, anche le scuole elementari e medie, poi spostate negli anni sessanta del XX secolo in via Risorgimento, la scuola di avviamento professionale, poi soppressa, gli uffici del giudice di pace, la pretura e l'esposizione del Centro Studi David Lazzaretti fino al 2008, ristrutturato nel 1970, oggi vi si trova anche la sede della biblioteca comunale.

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Palazzo Giabbani, situato lungo corso Toscana, è stato realizzato nei primi anni del XX secolo, dotato di tre piani superiori, sulla facciata sono poste tre file di tre finestre ciascuna.

Palazzo del Marchese La Greca, situato in corso Toscana, venne costruito a metà del XIX secolo in un'area fino ad allora proprietà della famiglia Giovannini, e fu residenza privata dei La Greca fino al 1938, anno in cui venne venduto al partito fascista per 19.000 lire. Da allora adibito a Casa del Fascio, fu successivamente acquistato dal Comune che lo utilizzò per ospitare la sede della sezione distaccata dell'istituto magistrale di Grosseto, poi divenuto autonomo ed intitolato al poeta Arcidossino Giovan Domenico Peri.

Palazzo Pastorelli, situato in corso Toscana, è stato uno dei primi palazzi ad essere costruiti lungo la ex via del Poggiolo, acquistato il terreno dalla famiglia Giovannini, il cavaliere Domenico Pastorelli, appartenente all'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, fece qui erigere, nella prima metà del XIX° secolo, la propria residenza, un imponente edificio di quattro piani con tre file di cinque finestre sulla facciata principale. L'edificio comprendeva anche il cosiddetto Giardino Pastorelli, poi ceduto nel 1910 al comune dalla vedova Camilla dopo la morte del Pastorelli, avvenuta nel 1874, e trasformato in verde pubblico alla fine degli anni trenta: oggi è noto come "Parco del Pero".

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Palazzo Conterio, situato in corso Toscana, con la facciata che dà su piazza Indipendenza, è stato realizzato negli anni venti del XX secolo andando ad occupare un'area della pubblica piazza, è noto per ospitare lo storico Bar Concerto.

Palazzo Andreini, situato in corso Toscana, è posizionato a metà tra il Palazzo Conterio e l'adiacente Palazzo Becchini. Risalente alla seconda metà del XIX secolo, è stato nel 2011 oggetto di restauri. Una lapide posta sul lato destro dell'edificio ricorda l'annessione della Toscana al Piemonte del 1860.

Palazzo Becchini, situato in corso Toscana, è posizionato in continuità con il Palazzo Andreini e risale anch'esso alla seconda metà del XIX secolo.

Ex caserma dei Carabinieri, situata all'angolo tra via Roma ed il viale Davide Lazzaretti, fu realizzata negli anni trenta del XX secolo come sede dei Carabinieri. Oggi è adibita a centro per l'impiego e sede di associazioni.

Palazzo Pretorio, situato nella frazione di Montelaterone, in via del Pretorio, risale al XIV secolo. Sulla facciata sono posti tre stemmi dei podestà: Forese dei Foresi di Siena, datato 1543, Cristoforo Cristofori (1473) e Niccolò di Bogino (1505).

Palazzo e fattoria La Greca, situati nella piazza principale del centro storico di Stribugliano, erano dei proprietà dei Marchesi La Greca. Sulla facciata sono posti gli stemmi della famiglia.

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I Musei.

Ad Arcidosso c'è il Centro Studi David Lazzeretti, il “Cristo dell’Amiata” e il Centro Visite del Parco Faunistico del Monte Amiata. Le strutture fanno parte della "Rete museale della Maremma" (sezione Monte Amiata).

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I Parchi. Ad Arcidosso ci sono 3 Parchi, che danno la possibilitĂ  sia ai cittadini che ai turisti di immergersi nella natura senza essere costretti ad andare in Montagna per stare tra il verde.

Il Parco del Pero, dove si trovano prati, alberi, una vasca con un ponticello di pietra e, delle sedie anch'esse di pietra, il Parco è stato modificato recentemente per renderlo piÚ moderno ed attraente.. qui, i cittadini ed i turisti possono passeggiare a piedi o in bici, sedersi nelle panchine oppure sdraiarsi nell'erba e riposarsi o a leggere qualche libro, i ragazzi possono giocare a calcio, tutto nello stesso posto, nel centro del Borgo!! Il Parco in origine era privato, un muro ed un cancello facevano d'accesso.. in seguito andò al Comune che lo rese un Parco Pubblico.

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Il Parco del Tennis, poco distante dal centro del Borgo, qui una distesa di verde ed alberi con giochi per bambini, panchine di pietra peperina, e una fontana con al centro la Terra con delle Colombe regalata dalla ComunitĂ  Dzogchen di Merigar West ai cittadini di Arcidosso come segno di Pace tra i Popoli. Dentro al Parco il Summer Time, che fino agli anni 90 veniva usato per intrattenere grandi e piccoli con musica, oggi viene riaperto alcune volte d'estate.

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Il Parco dei Donatori del sangue, nella periferia del Borgo, anche qui tanto verde, alberi, panchine di legno e giochi per bambini, un parco adatto allo svago o al relax! Poco distante dal Parco, l'autostazione dei Pullman della storica R.A.M.A.(Rete Automobilistica Maremmana Amiatina), azienda di trasporto pubblico nata proprio ad Arcidosso nel 1913 con Sede Principale a Grosseto e con quattro autostazioni con deposito mezzi annesso situate a Grosseto, Arcidosso, Orbetello e Pitigliano. Dal 1Âş agosto 2010 RAMA fa parte di Tiemme (Toscana MobilitĂ ), aggregazione fra le societĂ  ATM del Comune di Piombino, Train della Provincia di Siena, Rete Automobilistica Maremmana Amiatina della Provincia di Grosseto e La Ferroviaria Italiana (LFI) di Arezzo.

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Riserve Naturali.

La Riserva naturale Monte Labbro è una area naturale protetta della Toscana, situata a sud-ovest del Monte Amiata, nel comune di Arcidosso e in un'area di grande valore paesaggistico, ambientale e storico, vi si accede dalla frazione di Zancona. L'area della Riserva naturale (616 ha) comprende al suo interno sia il Parco faunistico del Monte Amiata, che la vetta del Monte Labbro (altezza m. 1193), con la Torre Giurisdavidica, legata alla memoria storica di Davide Lazzaretti. Una parte consistente della superficie della Riserva è di proprietà pubblica. È molto elevato il valore per l’avifauna legata agli ambienti rupicoli, alle praterie rocciose, ed agli ambienti agropastorali tradizionali.

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La riserva naturale Poggio all'Olmo è un'area protetta della provincia di Grosseto che si estende attorno all'omonima altura, interessando parzialmente i territori comunali di Arcidosso e Cinigiano. La riserva è stata istituita con Delibera C.P. n° 69 del 13.05.1998. La riserva naturale, situata nella parte orientale della provincia di Grosseto, è delimitata a nord dall'abitato di Monticello Amiata, a ovest dall'abitato di Castiglioncello Bandini, a sud dal rilievo del Monte Aquilaia e a est dalle propaggini occidentali del cono vulcanico del Monte Amiata: in totale, si estende per circa 434 ettari totali.

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La Riserva del Parco Faunistico si estende su una superficie attorno ai 200 ettari nella parte occidentale del territorio comunale di Arcidosso, essendo ubicato a sua volta all'interno della Riserva naturale Monte Labbro, che si sviluppa presso il medesimo Monte Labbro, a sud-ovest dell'Amiata. Il parco è strutturato ispirandosi al modello dei Wild Park tedeschi, con percorsi che permettono l'osservazione delle varie specie nel totale rispetto di queste. Gli enti locali, che gestiscono il parco, organizzano visite e attività didattiche con il fine di sensibilizzare circa la preservazione di quelle specie animali e vegetali che rischiano la scomparsa e che rappresentano una ricchezza per la biodiversità del territorio. Nell’area naturalistica sono anche presenti quelle specie animali domestiche che, come il cavallo e l'asino amiatino, hanno svolto un ruolo importante per la sopravvivenza dell’uomo aiutandolo nelle sue attività quotidiane.

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Il parco fa parte del progetto della regione Toscana chiamato "I sentieri dell'arte" e rappresenta anche uno dei migliori punti d'Italia per quanto riguarda le osservazioni astronomiche, vista l'assenza di inquinamento luminoso. All'interno di questa area naturalistica è possibile osservare numerose specie della fauna selvatica appenninica come il daino, il capriolo, il cervo, il muflone, il camoscio e il lupo. Numerose sono anche le specie vegetali che crescono spontaneamente all'interno dell'area protetta, tra queste troviamo l'acero, l'acero campestre, il biancospino, il castagno, la ginestra, il ginepro e il tiglio.

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Merigar West.

Merigar West è un gar Dzogchen europeo situato alle pendici del Monte Labbro, in provincia di Grosseto, Toscana. La località è denominata Merigar, che letteralmente significa residenza della montagna di fuoco, e sorge su una superficie di 50 ettari sul poggio sovrastante il borgo della Zancona, presso Arcidosso. Il centro tibetano è stato fondato nel 1981 dal Rinpoche Chögyal Namkhai Norbu, con la costruzione della casa colonica, detta Serkhang (casa dorata), che comprende l'alloggio del Gekö, il custode, unico residente stabile e responsabile del centro, la segreteria e la mensa, successivamente, il centro ha assunto maggiore importanza con la costruzione della biblioteca, custode di una vasta collezione di testi tibetani, e con la sala del Mandala, locale in cui viene praticata la danza del Vajra.

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Nel 1990, alla presenza del Dalai Lama, viene inaugurato il Gompa, ovvero il Tempio della Grande Contemplazione, mentre nel 1998, viene ultimato il Grande St큰pa. A Merigar hanno sede le Shang Shung Edizioni, nate nel 1983, che pubblicano scritti e opere di Namkhai Norbu e altri autori legati alla cultura tibetana, e l'Istituto Internazionale di Studi Tibetani Shang Shung, sorto nel 1989. Sito Ufficiale http://www.dzogchen.it/it/

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Guida di arcidosso