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bioCasa BIOFILIA

Come costruire a misura d’uomo

Progettare case dove prevalgono luce naturale, visione di tipo verticale, flusso d'aria, visuale, vegetazione e stimolino anche la curiosità: sono i principi alla base di una visione olistica dell’edilizia, teorizzati da un docente dell’università di Yale. E che sono già stati applicati in Italia

A

di Valentina Anghinoni lzi la mano chi ha già sentito il termine biofilia. No, non si tratta di un’ennesima invenzione del marketing, ma di una ipotesi scientifica teorizzata da Edward Osborn Wilson, al quale si deve anche l’ideazione del termine sociobiologia. Quest’ultima tratta, per spiegarlo con le stesse parole dello scienziato, dello «studio sistematico delle basi biologiche di ogni forma di comportamento sociale». Che cosa ha a che fare, però, la sociobiologia con il mondo delle costruzioni e della progettazione? Per cominciare, la biofilia (dal greco bios, che vive, e philia, amore, quindi letteralmente amore per ciò che è vivo), quando si intreccia con il mondo della progettazione e dell’architettura, studia il legame tra l’ambiente costruito e la natura, provando a portare la natura nell’ambiente costruito. Questo perché, da ciò che emerge dalla letteratura biofilica e del cosiddetto biophilic design, cioè progettazione biofilica, il contatto con la natura produce un effetto rigenerativo sulle persone, aiutandole ad affrontare lo stress quotidiano e favorendo il recupero dall’affaticamento che provoca. Uno dei suoi assunti

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fondamentali è che anche l’umanità contemporanea e urbanizzata sente un bisogno innato di relazionarsi alla natura. Anche se, forse, molti di noi se ne sono accorti in maniera particolare solo durante i recenti mesi di lockdown da covid-19. I TRATTI ESSENZIALI Tornando a Wilson, e al suo lavoro Biophilia del 1984, pubblicato insieme a Stephen Kellert, professore di ecologia sociale all’Università di Yale (New Haven, Connecticut, Usa), possiamo notare come emergano dei tratti distintivi che caratterizzano la progettazione biofilica. Questi pionieri della disciplina ne hanno individuati più di 70, ma grazie al contributo del professor Giuseppe Barbiero e dell’architetto Bettina Bolten, esperti di biofilia, possiamo affidarci a sette fattori essenziali, elencati in ordine di importanza, che insieme concorrono a creare delle abitazioni biofiliche: la luce naturale, il prospetto (inteso come la visione di tipo verticale), il flusso di aria, la visuale, la vegetazione, la curiosità (gli ambienti devono sviluppare un senso di curiosità nelle persone) L u g l i o / A g o s t o

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