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Macchine e attrezzature per un cantiere più sicuro e competitivo Ottimizzazione dei costi, maggiore efficienza, sostenibilità ambientale e sicurezza sono i driver che guidano il settore. Nonostante il crollo dei volumi dovuto al fermo dei cantieri, e all’assenza di politiche di crescita e adeguati controlli di Veronica Monaco

N

onostante il relativo immobilismo sul fronte dei nuovi cantieri e i dati di produzione e vendita in flessione, nelle costruzioni non si fermano le novità per il settore delle macchine e delle attrezzature per l’edilizia. Nello specifico, sembrano quattro i driver di sviluppo del comparto: ottimizzazione dei costi, maggiore efficienza, sostenibilità ambientale e sicurezza. Nessuna invenzione rivoluzionaria, sia chiaro: al momento si tratta di perfezionamenti, soprattutto sui consumi e le prestazioni dei motori delle macchine, le cui vendite attualmente in calo, non incentivano i produttori a investire grosse cifre sulla ricerca e sviluppo di grandi innovazioni tecnologiche. Un esempio sono i motori ibridi che dalle autovetture sono approdati anche sulle macchine edili, dotandole di motori a doppia propulsione che permettono di ridurre sensibilmente le emissioni inquinanti nei cantieri edili e stradali, moderare il rumore e risparmiare sul carburante. Tra i primi esemplari di macchinari per edilizia con motore ibrido ricordiamo i carrelli elevatori e gli escavatori della Komatsu, che per prima ha sperimentato l’ibrido 80 - youSPECIAL

in Giappone nel 2008, i bulldozer cingolati Caterpillar, le pale gommate della Volvo e per l’Italia i mezzi elettrici della VF Vernieri. Tra le altre macrotendenze del comparto delle macchine da costruzione si può ravvisare la versatilità, con la messa a punto di macchine polifunzionali in grado di svolgere diversi tipi di attività. Ma è forse la sicurezza il punto di svolta più importante: da marzo di quest’anno, infatti, gli operai che utilizzano macchinari da cantiere e i loro datori di lavoro sono costretti all’abilitazione attraverso il conferimento di un “patentino” e alla formazione continua, così come


indicato dall’articolo 32 del decreto legislativo 81/08. La normativa si riferisce all’utilizzo di piattaforme di lavoro mobili elevabili, gru per autocarro, carrelli elevatori semoventi con conducente, carrelli semoventi con braccio telescopico, carrelli, elevatori e sollevatori semoventi telescopici rotativi, escavatori idraulici e pompe per calcestruzzo: per tutte queste macchine ora è necessario possedere una regolare attestazione

che certifichi il corretto modo sia di utilizzare le attrezzature dell’azienda, sia di operare negli ambienti lavorativi. Quest’obbligo è valido anche per il noleggio: senza regolare attestato, infatti, il rivenditore non può più affittare le proprie attrezzature. Il decreto prevede però il riconoscimento della formazione pregressa: per chi ha già frequentato dei corsi di formazione basterà quindi presentare la necessaria documentazione, mentre per coloro che necessitano di aggiornamenti, sono previste delle integrazioni formative. L’attestato è tascabile e nominativo, e indica precisamente la macchina su cui l’operatore si è formato. Ogni patentino presenta un codice per la verifica della sua validità e dura cinque anni, al termine dei quali è previsto un aggiornamento con un mini-modulo formativo di 4 ore. DATI DEL COMPARTO MACCHINE Anche nel primo trimestre del 2013, il mercato delle macchine per costruzioni continua a perdere quota. Secondo gli ultimi dati raccolti da Unacea - l’associazione di categoria che rappresenta al momento oltre il 75% del valore di fatturato dell’intera industria nazionale di macchine e attrezzature per il movimento terra e per il calcestruzzo - i primi tre mesi dell’anno hanno registrato la vendita di 1.157 macchine, con un calo del 36% rispetto allo stesso periodo del 2012. In calo anche le esportazioni, che perdono nel primo trimestre dell’anno oltre 12 punti percentuali. Il fenomeno è dovuto principalmente alla diminuzione degli scambi con i paesi UE (-23,6%), l’Europa dell’Est e la Turchia (-26,9%), mentre fanno segnare un trend positivo le esportazioni verso l’Africa (17,7%), il Nord America (18,8%) e l’America Latina (47,4%). Questi i risultati del Monitor sul commercio estero del Construction equipment outlook, realizzato da Unacea in collaborazione con Prometeia, secondo cui la flessione non esiterà a prolungarsi anche nel 2013, con prospettive che fanno segnare un calo complessivo del 4,1%. Lo studio rileva inoltre il trend di vendita per le varie tipologie di macchine: in diminuzione sono le macchine per il movimento terra (-26%) e per il calcestruzzo (-4,3%), e quelle stradali

(-29,5%). Crescono invece le macchine per la preparazione degli inerti (+8%), le macchine per la perforazione (+3,9%) e le gru a torre (+11,1%). Non va meglio sul fronte delle importazioni, in calo del 28% e della produzione che, sempre secondo i dati Unacea, si fermerà per la fine dell’anno ad un valore di crescita nullo. «Il tasso di prodotto esportato nel nostro settore – ha dichiarato Enrico Santini, presidente di Unacea, in occasione della presentazione del Construction equipment outlook - supera ormai in media il 71%, con molte punte oltre il 90%. Dopo il dimezzamento del fatturato dell’industria italiana del 2009, si lavora però su volumi ridotti a causa del crollo del mercato italiano. La mancanza di politiche di crescita e l’assenza di misure specifiche riguardanti le macchine per costruzioni sta rischiando di distruggere un comparto che fino a qualche anno fa era ai primi posti in Europa». Un comparto che, oltre al blocco dei cantieri innescato dalla crisi, risente anche della mancanza di politiche di crescita e di controlli adeguati nei confronti di macchine non più adatte a rispondere agli standard di sicurezza e rispetto ambientale richiesti dalle normative europee. Per questo Unacea chiede che il governo introduca almeno nei bandi di gara sistemi premiali nei confronti delle imprese edili che utilizzano macchine di ultima generazione più sicure e sostenibili, e l’istituzione di un’anagrafe obbligatoria delle macchine per costruzioni che permetta di individuare con facilità la loro posizione, caratteristiche, proprietà e tasso di obsolescenza dei mezzi per tutto il loro ciclo di vita. «La sicurezza è un obiettivo che i produttori di macchine e attrezzature per costruzioni perseguono con costanza, sia investendo grandi risorse per conformarsi alla legislazione europea, sia autonomamente partecipando all’attività di produzione normativa – dichiara inoltre Santini –. Le macchine prodotte oggi incorporano un complesso di dispositivi di protezione e di prevenzione rispetto ad un loro uso scorretto, che solo vent’anni fa erano inimmaginabili. Tutto questo impegno non viene però valorizzato se non vengono poste due condizioni. In primo luogo non basta produrre macchine sempre più sicure, bisogna anche permettere youSPECIAL - 81


che vengano immesse sul mercato, sostituendo quelle obsolete; in secondo luogo la sicurezza dipende anche dall’uso corretto dei macchinari che è collegato ad un’appropriata formazione degli operatori. Il datore di lavoro è per legge tenuto a fornire un’adeguata formazione sull’utilizzo dei macchinari nel cantiere e, per alcune tipologie di mezzi come escavatori, pale, terne, sollevatori telescopici, gru a torre e pompe per il calcestruzzo, è stata istituita inoltre la formazione obbligatoria con l’accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012. Come Unacea collaboriamo con Eco Certificazioni al progetto Assoforma per permettere ai soci di diventare soggetti erogatori di formazione». DISTRIBUZIONE E NOLEGGIO «Vista la congiuntura particolarmente difficile, gli investimenti nell’acquisto di macchine da costruzione sono calati notevolmente – dichiara Marco Prosperi, direttore di Assodimi, l’Associazione Distributori Noleggiatori Centri Assistenza e Formazione di macchine e attrezzature industriali –. Per questo motivo molte imprese decidono di avvalersi di macchine polifunzionali, in grado di svolgere diversi lavori o di essere utilizzate sia all’aperto che all’interno delle strutture. Per macchine più specifiche invece si preferisce il noleggio, che è l’asset che la nostra associazione cerca di privilegiare. Il noleggio non segue le crisi economiche perché anticiclico, e questo permette alle aziende, che hanno visto diminuire in questi anni il loro potere di acquisto, di continuare a lavorare senza essere costrette a utilizzare macchinari vecchi o addirittura a interrompere la propria attività». Mentre in Europa il mercato del noleggio è cresciuto del 4% nel 2011 e dello 0,1% nel 2012 (le previsioni per i prossimi due anni, stimano un aumento dell’1% nel 2013 e del 2,2% nel 2014), non va così in Italia dove il comparto fa registrare un calo del 7,8% rispetto allo scorso anno, per un fatturato pari a 1,4 miliardi di euro. Secondo i dati presentati nel corso di un recente convegno Assodimi, nel primo trimestre 2013, il 58% dei noleggiatori italiani dichiara una

diminuzione del giro d’affari, e circa un noleggiatore su tre dichiara un decremento tra il -5% e il -10% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno. Nel 2012 gli investimenti nel parco macchine a noleggio, il cui valore è stimato attorno ai 2,5 miliardi di euro (-1% dallo scorso anno), sono stati pari a 180 milioni di euro (-10% dal 2011), ma il tasso di penetrazione nell’intero settore delle costruzioni è ancora incomparabile con i dati europei: mentre in Francia è stimato all’1,5%, in Germania all’1,35%, in Spagna allo 0,95%, in Svezia al 3,2%, il nostro Paese si ferma allo 0,85% (dato 2012). Positiva invece la vendita dell’usato che riesce ancora a registrare buoni volumi, sia attraverso il sistema tradizionale su rampa o su piazzale, sia attraverso l’asta on line. «La diminuzione del noleggio registra percentuali più basse rispetto alle vendite, ma l’indice di penetrazione è ancora molto basso – dichiara Prosperi -. Per questo è molto importante che il distributore diventi un consulente per il cliente che, non avendo più il potere di acquisto di una volta, sia in grado di indirizzarlo verso il noleggio, consigliandogli anche la macchina più efficiente per il tipo di lavoro che deve essere svolto. Inoltre

Fonte: Unacea

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la distribuzione edile e quella delle macchine può trovare molti spunti di collaborazione, per esempio sul fronte della formazione e l’erogazione dei cosiddetti patentini». SICUREZZA IN CANTIERE Il cantiere edile è uno dei luoghi di lavoro con il maggiore tasso di rischio. Per questo è necessario salvaguardare la sicurezza e la salute di chi vi opera. Normata dal Testo unico sicurezza sul lavoro del 2008, la disciplina ha visto l’introduzione di nuove regole integrative e correttive nel 2009 con il decreto legislativo 106. Tra i principi base c’è la verifica periodica della corretta manutenzione e funzionamento di tutte le attrezzature da lavoro. Il datore di lavoro deve per questo mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di sicurezza e provvedere alla loro manutenzione ordinaria. Per attrezzature particolari (riportate nell’Allegato VII del D.Lgs. 81/08) occorre inoltre eseguire verifiche periodiche da parte di personale specializzato esterno. L’adeguamento a questo obbligo di legge impone di fatto la predisposizione di un registro delle manutenzioni programmate,


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suddiviso in due parti: l’archivio delle attrezzature di lavoro, che consente di tenere sempre aggiornato e disponibile l’elenco delle attrezzature disponibili, e la scheda di manutenzione che consente di specificare le verifiche da eseguire e la loro periodicità. Importanti anche i dispositivi di protezione collettivi (DPC) e individuali (DPI), il cui utilizzo è obbligatoriamente sancito dall’art.18 del Testo unico sulla sicurezza. Quindi parapetti e piattaforme, ponteggi, reti di sicurezza, linee salvavita, ma anche caschi, guanti, occhiali, mascherine diventano elementi imprescindibili per un cantiere sicuro, il cui utilizzo è disciplinato da specifici programmi formativi destinati ai lavoratori. «Con il decreto legge n.81 in Italia non può più esistere un lavoro che metta a rischio la sicurezza del lavoratore. Tuttavia tra la teoria e quelle che sono le abitudini e consuetudini che si registrano quotidianamente in un cantiere, c’è un abisso. Anche se, rispetto al passato, riscontriamo una sensibilità maggiore ai temi della sicurezza e salvaguardia della salute», dichiara Piero Faraone

del Gruppo Ima-Faraone, azienda produttrice di scale, piattaforme aeree, ponteggi e tra battelli. «Purtroppo non esiste una scala dalla quale non c’è il rischio di cadere e anche le norme regionali e provinciali non ne consentono l’uso se non in assenza di qualsiasi altra attrezzatura alternativa. Per questo la nostra azienda ha messo a punto una scala elettrica che unisce la maneggevolezza di una scala alla funzionalità di un trabattello, mantenendo elevatissimi standard di sicurezza e proteggendo l’operatore in maniera totale». Sicurezza al primo posto anche per Gierre, azienda di Olginate (LC) produttrice da oltre trent’anni di scale e trabattelli. «La sicurezza e l’affidabilità dei nostri prodotti sono un impegno etico che perseguiamo a vantaggio dei lavoratori – dichiara Giorgio Turrisi, titolare e direttore generale di Gierre –. L’azienda è consapevole del fatto che i controlli in cantiere sono diventati sempre più scrupolosi. Le nuove leggi contribuiscono ad aumentare il livello di sicurezza e tutti i produttori di scale e

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attrezzature per il lavoro in quota devono aiutare i clienti a scegliere prodotti certificati. Un’ulteriore opportunità che vogliamo cogliere è la produzione di accessori che rendano ancora più sicura l’attività in cantiere – prosegue Turrisi –. Ogni categoria di lavoratori ha esigenze specifiche, e non di rado vengono fatte delle modifiche “fai-da-te” sui prodotti per renderli più adatti all’uso. Spesso queste modifiche, però, rendono il prodotto meno sicuro. Per questo Gierre sta studiando delle soluzioni per evitare che questo accada e per venire incontro alle molteplici esigenze dei professionisti». Gierre ha un team di lavoro sempre attivo sul tema dei processi di certificazione e della qualità e collabora con enti di certificazione europei, oltre che con TUV, LNE e il Politecnico di Milano (Divisione Ingegneria Strutturale). «Un produttore come Gierre non produce soltanto scale, ma deve diventare responsabile della formazione degli utilizzatori finali – prosegue Turrisi –. Istituire corsi sull’utilizzo dei prodotti, fornire manuali d’uso e informazioni sempre precise e dettagliate sono alcuni obiettivi su cui si concentrerà la nostra attività».

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Pilosio presenta PISCO (Pilosio Supply Chain Optimization), il nuovo software che permette di controllare i flussi dell’attrezzatura in entrata e in uscita da diversi siti contemporaneamente. Il sistema funziona con dispositivi Wi-Fi e con tecnologie di identificazione ottica (codice a barre o RFID). PISCO ottimizza gli spazi logistici, migliora l’efficienza operativa del personale e garantisce un monitoraggio continuo delle giacenze delle attrezzature nei vari cantieri.

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JCB ha lanciato sul mercato tre nuovi miniescavatori, i modelli 8014, 8016 e 8020 CTS. Particolarmente significativi i miglioramenti apportati in materia di comfort e sicurezza per l’operatore. La cabina ribaltabile è una delle più grandi del mercato e il cofano motore in acciaio offre un’estremità posteriore robusta e durevole. Migliorato anche l’accesso ai principali punti di manutenzione e ai tubi flessibili idraulici: ciò riduce i fermi macchina e i costi di gestione per i clienti.

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12 Cofiloc, gruppo indipendente nel noleggio professionale, porta in cantiere gli escavatori di nuova generazione Hitachi della serie 5, che assicurano elevate performance e massima sicurezza. Le dimensioni della nuova cabina rendono i miniescavatori adatti a lavori in spazi ristretti, garantendo al tempo stesso manovre sicure e agili. Come su tutte le altre macchine, anche i miniescavatori Hitachi hanno installate una serie le valvole di sicurezza, che intervengono nel caso siano superati i limiti di portata delle benne o l’operatore effettui manovre pericolose.

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13 Sicurezza e redditività guidano la progettazione delle attrezzature e il loro utilizzo, e Fassi Gru persegue questi obiettivi fin dal progetto. È così che in cinquant’anni, l’azienda ha creato oltre 120 serie di gru, anticipando tecnologie e innovazioni. Ogni modello è garanzia di sicurezza, affidabilità e qualità, perché ogni componente è sottoposto ad attente verifiche, test e simulazioni. Dall’evoluto software di progettazione Catia V5 si passa alla realizzazione dei prototipi sottoposti fino a 300 mila cicli a fatica. Fondamentale anche la scelta delle materie prime: Fassi Gru fornisce alle acciaierie le specifiche dei materiali, e per l’elettronica esiste una stretta collaborazione tra i partner esterni e l’area tecnica Fassi.

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a sicurezza è un gioco di squadra. Così recita il payoff di CSC Edilizia, l’azienda di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, produttrice da oltre 20 anni di attrezzatura per l’edilizia e dispositivi di protezione collettiva e individuale. L’azienda è una realtà produttiva completa, che comprende la lavorazione della materia prima, le fasi di tranciatura, stampaggio, assemblaggio automatizzato, e i processi di trattamenti superficiale. Ne risultano prodotti finiti, prodotti e trattati unicamente in Italia nel rispetto delle normative vigenti. «I nostri sono tutti prodotti certificati, testati secondo normative vigenti e corredati da un manuale di istruzioni d’uso – spiega Luca Tondelli, responsabile dell’ufficio tecnico di CSC Edilizia –. Dal punto di vista della sicurezza, offriamo sistemi di ancoraggio come linee vita, ancoraggi singoli per gli operatori e accessori a corredo, ma anche sistemi di protezione collettiva come parapetti provvisori e permanenti».

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Installazione di parapetti permanenti modello 119E-119F tassellati in piano su edificio industriale a Bologna.

In particolare l’azienda propone sistemi linea vita permanenti, di cui gli ancoraggi di tipo indeformabile sono la soluzione più richiesta di sistemi collettivi anticaduta secondo la normativa UNI EN 795.CSC Edilizia produce anche una particolare linea vita per il montaggio e lo smontaggio ponteggi con marcatura CE, in kit Installazione di linea vita indeformabile secondo EN 795, su abitazione privata a Bologna (BO), per la sicurezza anticaduta dell’operatore in quota.

Squadretta per armatura modello 24 su cantiere a Correggio (RE), durante le fasi di gettata del solaio. La squadretta può essere munita di asta montante ottenendo un parapetto provvisorio in classe A secondo EN13374, che permetta la sicurezza anticaduta all’operatore oltre al contenimento della gettata di calcestruzzo.

da 18 metri. Vasta anche la gamma di protezioni provvisionali: «Produciamo molti prodotti proprio per ricoprire tutte le possibili applicazioni in cantiere: per solette in calcestruzzo piane o inclinate, per coperture in legno con ammorsaggio della trave frontale o laterale, per cordoli verticali, protezioni pedonabili, tassellabili in verticale e in orizzontale, con piastra sottotegola, con mensola di sostegno Installazione di parapetti provvisori modello 115MP in classe B secondo EN 13374, su abitazione privata in fase di costruzione, tassellati a parete con distanza dalla stessa da 13 a 110 cm.


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casseri per getti in calcestruzzo o per armare il getto», elenca Tondelli. Per essere sempre in linea con le esigenze degli operatori in cantiere, inoltre, CSC Edilizia offre una serie vastissima di attrezzature, dalle carrucole di sicurezza alle mensole di sostegno, dai ganci di sicurezza alle funi, dalle regole a molla alle squadre ad angolo, e ancora cavalletti, morsetti, montagradini, scalini agganciabili, ancoraggi per ponteggio, portasecchi. «Cerchiamo sempre di essere all’avanguardia – dichiara il responsabile tecnico di CSC Edilizia –. Abbiamo gli occhi aperti su tutto ciò che ci aiuti a migliorare i prodotti esistenti o realizzarne di nuovi. Oltre a essere produttori, ci interfacciamo anche direttamente con i clienti. Dal punto di vista tecnico offriamo un supporto continuo, anche con la fornitura dei manuali d’uso delle varie attrezzature, le dichiarazioni di conformità e dei carichi, le specifiche tecniche per l’installazione».

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Prevenire è meglio che curare

La formazione di base per le nuove leve

di Veronica Monaco

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ono passati quattro anni da quando per chiunque metta piede in cantiere per la prima volta è diventata obbligatoria la partecipazione a un corso di formazione di 16 ore. Era il primo gennaio 2009 quando nei contratti collettivi di lavoro entrò in vigore la clausola che impegna le imprese di costruzioni a comunicare alla Cassa edile di competenza l’assunzione di ogni operaio che non abbia mai lavorato prima nel comparto e a farlo partecipare a un corso di formazione gratuito tenuto presso la Scuola edile.

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I vantaggi

Per le imprese Consentono di dimostrare di aver assolto all’obbligo della formazione d’ingresso prevista dalla legge e dalla norma contrattuale. Non gravano né economicamente, né organizzativamente sull’impresa. Per i lavoratori Consentono di ottenere una formazione professionale per svolgere in modo produttivo, corretto e, di conseguenza, sicuro le mansioni di base del mestiere. La scuola edile fornisce indumenti di lavoro e dpi, oltre al pasto di mezzogiorno. Da allora si è verificata una vera e propria campagna di formazione di massa: oltre 60 mila lavoratori e più di 40 mila imprese si sono rivolte al sistema bilaterale di settore per formare lavoratori all’ingresso o al reingresso nel settore. In particolare, i nuovi operai hanno frequentato i corsi denominati “Corsi base lavoratori”, imparando le basi professionali del lavoro in edilizia e le nozioni

fondamentali per muoversi in sicurezza. L’obiettivo è sempre stato quello di ridurre gli incidenti sul lavoro rendendo le nuove leve consapevoli dei rischi che si corrono in cantiere e dei comportamenti da mettere in atto per evitarli. Solo imparando da subito le regole da seguire si possono infatti prevenire gli infortuni. E, si sa, prevenire è meglio che curare. L’impresa è stata affidata al Formedil (Ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale nell’edilizia) poiché è l’unico in grado di garantire con le sue 104 Scuole edili diffuse in modo capillare in tutta I corsi base lavoratori

Sono divisi in due giornate di 8 ore e si svolgono prima dell’inizio del rapporto di lavoro. Insegnano a svolgere bene e in sicurezza le attività che vengono affidate ai lavoratori al primo ingresso in cantiere. Trasmettono inoltre i contenuti di base della prevenzione dei rischi per la salute e per la sicurezza sul lavoro.

Contatti

Sul sito www.16oremics.it, dedicato all’offerta dei “Moduli integrati per costruire in sicurezza”, nella sezione “Corsi base lavoratori”. Italia una regia unitaria e un’offerta formativa omogenea per tutti: non un insieme di corsi ma un vero e proprio servizio formativo nazionale di settore. “Nel vivo della crisi il sistema degli enti bilaterali ha messo in campo a livello nazionale e locale un’azione imponente che ha rappresentato un pezzo di welfare sussidiario per tutti i soggetti del comparto edilizio - afferma il Presidente del Formedil Massimo Calzoni -. Tutto ciò è stato avallato dal recente accordo Stato Regioni in cui i corsi delle Scuole edili sono stati riconosciuti ufficialmente per il loro straordinario contributo per una buona occupazione”. “Credere in un innalzamento professionale garantito per tutti i lavoratori dell’edilizia è un baluardo che in questi anni siamo riusciti a tenere saldo e vorremmo continuare a salvaguardare anche in questo momento difficile” conclude Calzoni.


Abilitazioni macchine

di veronica monaco

Certificazioni ad hoc per gli operatori del sollevamento e movimento terra

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er gli operatori del comparto macchine la formazione normale non basta. Servono corsi ad hoc che forniscano nozioni e addestramento specifici. A decretarlo è stato il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (D.lgs 81/08), che all’art. 73 commi 4 e 5 prevede per i lavoratori Contatti

Sul sito www.16oremics.it, dedicato ai “Moduli integrati per costruire in sicurezza”, nella sezione “Corsi abilitazioni attrezzature”.

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incaricati dell’uso delle attrezzature un’abilitazione particolare che ne consenta un uso sicuro, “anche in relazione ai rischi che possano essere causati ad altre persone”. Per loro si tengono corsi di formazione e di aggiornamento. A erogarli sono le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, l’Inail e le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori del comparto. Lo scorso 22 febbraio l’accordo stabilito in Conferenza Stato Regioni ha riconosciuto equivalente alla formazione generale il progetto

I vantaggi

Per le imprese È un percorso specifico per il settore delle costruzioni edili e stradali, a misura delle imprese di costruzione. Le imprese di medie dimensioni possono, in presenza di un buon numero di lavoratori da formare, effettuare il percorso formativo presso la propria sede con le proprie macchine. Per i lavoratori È professionalizzante e pratico, serve per migliorare le competenze professionali degli operatori. La formazione pratica occupa più della metà del tempo formativo. È modulare e ciascun modulo frequentato viene certificato. Se si vuol fare l’abilitazione per un’altra macchina non c’è bisogno di ripetere il modulo di base e comune.


I corsi abilitazioni attrezzature

Riguardano le macchine da sollevamento e movimento terra. Constano di tre moduli, da frequentare in successione: - modulo di base (4 ore); - modulo tecnico pratico comune (4 ore); - modulo tecnico pratico specifico per sollevamento e macchine movimento terra (8 ore). A chi si rivolgono Il percorso didattico si articola in modo differenziato a seconda del livello professionale del lavoratore: - esperienza professionale inferiore a 12 mesi e limitata esperienza nell’uso delle macchina: al termine del corso si riceve un attestato di frequenza accompagnato da una comunicazione formale all’impresa indicante la possibilità di avviare il percorso di addestramento aziendale sotto la supervisione di un tutor aziendale. Dopo un periodo di almeno 6 mesi (foglio rosa), il lavoratore può sostenere la prova d’esame e ottenere l’attestato di abilitazione. - esperienza pregressa di almeno 12 mesi nella conduzione del mezzo maturata nel contesto professionale: al termine del corso e superato l’esame finale si riceve l’attestato di abilitazione.

16Oremics Abilitazioni attrezzature di lavoro per il cantiere edile e stradale del Formedil. Le 104 Scuole edili appartenenti al sistema sono state dunque dichiarate ufficialmente soggetti formatori e tutte le attività del progetto 16OreMics sono state considerate valide al pari gli attestati di abilitazione. Da quel momento il sistema ha ampliato l’offerta formativa del comparto macchine, puntando sull’innovazione tecnologica. A ottobre dello scorso anno ha perciò siglato un accordo con le principali associazioni di settore aderenti a Federcostruzioni (AnimaUcomesa, Anima-Aisem, Ascomac Cantiermacchine, Ascomac Unicea, Federunacoma-Comamoter) per adeguare le competenze dei lavoratori alle caratteristiche di specifiche macchine, attrezzature, impianti, mezzi d’opera. L’attività ha coinvolto nei primi tre mesi del 2013, nell’ambito di 324 corsi, 4.290 addetti alla conduzione, all’esercizio e alla manutenzione ordinaria di macchine, attrezzature, impianti e mezzi d’opera. A chi aveva già effettuato i corsi di formazione di base previsti dal percorso formativo e aveva già conseguito l’abilitazione è stato offerto un aggiornamento mirato ad acquisire conoscenze specifiche sulle caratteristiche di nuovi macchinari. Le attività proseguiranno nei prossimi mesi con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli operatori del settore.

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Verifiche periodiche sulle attrezzature di lavoro Cosa dice l’art. 71 del Testo Unico sulla Sicurezza e le nuove direttive introdotte nel 2012 di Silvia Rusconi dell’Organismo di Certificazione ICMQ

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ul supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 98 del 29 aprile 2012 è stato pubblicato il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’11 aprile 2011 sulle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, di cui all’Allegato VII al D.Lgs. 81/2008 (Testo unico sulla sicurezza), nonché i criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’articolo 71, comma 13, del medesimo decreto. È necessario anzitutto esaminare il contenuto dell’art. 71 del Testo unico sulla sicurezza che, al fine di garantire i requisiti essenziali di sicurezza delle attrezzature di lavoro, prevede a carico del datore di lavoro una serie di controlli delle stesse, non solo in fase iniziale, ma anche nel tempo. In sostanza l’art. 71 stabilisce che – oltre ad una corretta scelta delle attrezzature in funzione del loro utilizzo e dei rischi connessi, ad una corretta installazione, ad un utilizzo conforme a quanto previsto dal costruttore e a una idonea manutenzione – siano effettuati controlli secondo frequenze stabilite in base alle indicazioni del fabbricante e alle norme di buona tecnica e prassi (comma 8). Questi controlli, volti ad assicurare il buono stato di conservazione e l’efficienza ai fini della sicurezza, devono essere effettuati da personale competente ed il loro esito deve essere registrato e conservato a disposizione degli organi di vigilanza. Oltre ai controlli appena citati, il datore di lavoro è tenuto (art. 71, comma 11) a sottoporre le attrezzature di lavoro

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riportate nell’Allegato VII del Testo Unico a verifiche periodiche la cui frequenza (annuale, biennale, triennale ecc.) è indicata nel medesimo allegato. Le attrezzature in questione sono suddivise in tre gruppi principali: • Gruppo SC – Apparecchi di sollevamento materiali non azionati a mano (apparecchi mobili, fissi, trasferibili, carrelli semoventi) ed idroestrattori a forza centrifuga; • Gruppo SP – Apparecchi per sollevamento persone (scale aeree, ponti mobili, ponti sospesi, piattaforme, ascensori e montacarichi di cantiere); • Gruppo GVR – Gas, vapore, riscaldamento (attrezzature a pressione, insiemi). Verifiche periodiche Dal 23 maggio 2012 sono entrate in vigore per il datore di lavoro, nuove modalità per la richiesta delle verifiche periodiche, fra cui la possibilità di provvedere direttamente avvalendosi di soggetti pubblici o privati abilitati, quando i titolari della funzione (Inail per la prima, Asl per le successive) siano impossibilitati a farlo entro i termini previsti (decreto ministeriale 11 aprile 2011). Il datore di lavoro che mette in servizio, successivamente al 23 maggio 2012, un’attrezzatura di lavoro deve darne comunicazione immediata all’Inail (ex Ispesl) territorialmente competente, che assegna un numero di matricola identificativo e lo comunica al datore di lavoro. Successivamente il datore di lavoro, deve fare richiesta al soggetto titolare della funzione entro i termini previsti. La prima delle verifiche periodiche deve essere effettuata entro

60 giorni dalla richiesta, le successive entro 30 giorni dalla richiesta. All’atto della richiesta di verifica, il datore di lavoro deve indicare il nominativo del soggetto abilitato, pubblico o privato, del quale Inail può avvalersi nel caso non sia in grado di effettuare direttamente la verifica entro 60 giorni. Il datore di lavoro individuerà tale nominativo tra quelli iscritti in un apposito elenco messo a disposizione dei datori di lavoro a cura delle Direzioni regionali competenti dell’ Inail. Con la periodicità prevista dall’Allegato VII del D.Lgs. n.81/08 e almeno 30 giorni prima della scadenza del relativo termine, il datore di lavoro deve richiedere alla Asl competente per territorio l’esecuzione delle verifiche periodiche successive alla prima, che devono essere effettuate entro 30 giorni dalla richiesta. Anche qui, qualora la verifica non sia stata effettuata entro i 30 giorni, il datore di lavoro può avvalersi direttamente di uno dei soggetti abilitati pubblici o privati. Il Ministero del Lavoro ha pubblicato alcune circolari di chiarimenti relativamente alcuni punti del decreto. L’ultima circolare di chiarimento (n. 18) è stata pubblicata il 23 maggio 2013 ed è relativa ai seguenti temi: • Contenuti minimi dell’indagine supplementare. • Verifiche periodiche sulle attrezzature in uso presso industrie estrattive soggette al D.Lgs. 624/96. • Carrelli semoventi a braccio telescopico. • Piattaforme di lavoro autosollevanti su colonne (PLAC). • Scale per traslochi. • Pubblicazione elenco verificatori, responsabili tecnici e relativi sostituti.


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