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Poste Italiane SpA - Sped. in a.p. - D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004, art. 1, c.1 - DICB Trento. Virginia Gambino Editore Srl - Viale Monte Ceneri 60 - 20155 Milano

N. 49 | MAGGIO 2014

TENDENZE E ATTUALITÀ DELLA DISTRIBUZIONE EDILE

TECNOLOGIA Rivenditori attenti, arriva la home automation

STRANIERI Cresce la voglia di abitazioni extra

TERRITORIO Ultima chiamata per la lotta al dissesto idrogeologico

PIANO SCUOLA Un’occasione da 3,5 miliardi

DISTRIBUZIONE Accordo europeo con Cre e la tedesca Fdf

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arrivata l’ora di aprire la porta, quella che spalanca nuove prospettive per le imprese. E che conduce ad allungare lo sguardo oltre gli stretti confini d’Italia. Riconversione e necessità di allargare l’orizzonte all’Europa (e oltre) sono i due focus su cui si concentrerà il nuovo convegno di YouTrade previsto a settembre 2014. A differenza degli appuntamenti passati, non sarà solo un’occasione per capire che cosa succede nel mondo della distribuzione e delle costruzioni, ma anche un’opportunità per concludere affari. Durante la giornata di lavori è previsto, infatti, anche uno spazio dedicato agli incontri B2B, per passare rapidamente dalla teoria economica alla pratica del business. Al convegno parteciperanno Lorenzo Bellicini, direttore di Cresme Ricerche, Federico Della Puppa, docente di economia presso l’Università Iuav di Venezia e altri autorevoli esperti. Non mancheranno, inoltre, le testimonianze concrete di operatori di successo. Il convegno sarà anche l’occasione per fare il punto sui lavori del Tavolo Tecnico, l’advisory board di operatori italiani ed esteri che durante l’anno analizza il mercato ed elabora le nuove strategie.

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Tendenze e attualità della distribuzione edile

DELTA® protegge i valori. Economizza l’energia. Crea comfort. Anno 7 - Numero 49 - Maggio 2014 Direzione, Redazione, Abbonamenti, Amministrazione e Pubblicità Head office, Editorial office, Subscription, Administration and Advertising Virginia Gambino Editore S.r.l. Viale Monte Ceneri, 60 - 20155 Milano - Italy Tel. 0247761275 info@vgambinoeditore.it - redazione@vgambinoeditore.it Direttore responsabile / Publisher Virginia Gambino virginia@vgambinoeditore.it Collaboratori / Contributors Umberto Anitori, Roberto Anghinoni, Federico Della Puppa, Carlo Lorenzini, Ludovico Lucchi, Sofia Marsigli, Federico Mombarone, Veronica Monaco, Stefano Moriggi, Santina Muscarà, Francesca Negri, Arianna Pace, Giorgio Rossi, Fabrizia Trombetti (fotografa), Laura Verdi, Enrico Votton Progetto grafico e impaginazione Graphic Design and Page layout Fabio Monauni C&G ®

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Dörken Italia S.r.I. a socio unico · Via Betty Ambiveri, 25 · I-24126 Bergamo Tel.: 035 420 11 11 · Fax: 035 420 11 12 · doerken@doerken.it · www.doerken.it Una società del gruppo Dörken

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Alice nel Paese delle avvisaglie

Q

ualcuno lo teme, e i gufi, come li definisce il premier, ne sono convinti. Eppure tutti erano e sono concordi nel sostenere che solo decisioni forti come quelle annunciate da Renzi possano rimettere in carreggiata l’Italia. Con un debito pubblico che pesa su ogni cittadino, neonati compresi, per 35mila euro, o il Pil crescerà nei prossimi anni in maniera consistente, oppure nel medio

periodo il Paese non sarà più in grado di pagare gli interessi di Bot e Btp (ora siamo sugli 80 miliardi l’anno). Quindi, o la va o la spacca. E per far ripartire l’economia non c’è niente di meglio di una ricetta ricostituente a base di riforma del lavoro e sgravi di tasse. Le misure sono note: il cosiddetto Job Act (chissà perché non si può chiamare Legge sul lavoro) concede più flessibilità alle imprese. In pratica,

e se il Parlamento lo approverà senza stravolgerlo, non esisterà più nessun gap con gli altri Paesi: anzi, le imprese italiane saranno avvantaggiate rispetto a nazioni competitor come la Francia. Riguardo alle tasse, il governo ha agito su due fronti: ha di fatto aumentato lo stipendio a 10 milioni di contribuenti con il bonus da 80 euro. Inoltre, le aziende possono contare su uno sconto sull’odiata Irap, con vantaggi sensibili nel 2015, quando il taglio delle aliquote «regalerà» 2,5 miliardi alle imprese. Un’altra spinta arriva dai rimborsi per altri 8 miliardi dei debiti, grazie alla triangolazione con la Cdp. Attenzione, però: nel mondo di Alice basta mangiare un biscotto per diventare giganti. In quello reale, i conti devono tornare: i soldi distribuiti entreranno da qualche altra parte. Accanto a risparmi di marketing (ma l’apparenza conta, in politica), come il taglio alle auto blu o al ridimensionamento delle stanze dei burocrati, ecco quindi provvedimenti passati in secondo piano, ma che incideranno in modo sensibile. Per esempio, la rata unica sulla rivalutazione dei beni d’impresa: un conto da 600 milioni, che bilancia i 700 milioni di benefici Irap (per il 2014). Oppure c’è l’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’Ires che, secondo quanto è stato annunciato, passerà dal 12 al 26%, dato che dovrà assicurare all’erario 1,8 miliardi. Insomma, speriamo che la cura funzioni. Ma il risveglio potrebbe essere più sorprendente di quello capitato ad Alice. maggio 2014 - youtrade - 7


l’econauta

di Federico Mombarone Giornalista

Il futuro dell’edilizia è un film in 3D

C

hi guarda troppo avanti rischia di non accorgersi che il tombino è senza coperchio e ci finisce dentro. Ma chi evita di scrutare il futuro fa ancora peggio: per verificare che non ci siano buche nel marciapiede finisce contro un lampione. E non va avanti. Insomma, non occorre fare voli pindarici, ma è bene prendere nota degli indizi che, già ora, indicano quello che sarà il domani. Questo vale anche per l’edilizia e per chi vende prodotti destinati a un settore che è stato (quasi) identico per un paio di millenni e ora corre veloce sulle ali della tecnologia. Chi non ci crede vada al numero 7 di via Tolhuisweg, nella zona nord di Amsterdam. Lì stanno costruendo una casa, un vero edificio, realizzato con una stampante 3D. Non pensiate che sia frutto di giocherelloni in preda a qualche canna di troppo. Per niente: il progetto

è stato visitato anche dal presidente Usa Barack Obama, che ha chiesto immediatamente un bis negli Stati Uniti. L’edificio realizzato in 3D avrà 13 stanze. Saranno assemblate dopo essere state progettate al computer e realizzate direttamente in cantiere, grazie a una enorme stampante 3D, che può creare oggetti della grandezza massima di 2 metri di larghezza e 3,5 di altezza. Niente intermediazione, niente altri materiali se non una speciale plastica con cui sono realizzate le pareti. L’idea è di uno studio di architettura olandese, si chiama Dus. «La stampa 3D è il futuro, è senza dubbio la rivoluzione sociale più importante che avverrà nei prossimi anni. Presto potremo stamparci oggetti di ogni tipo, a casa, senza fatica e con enorme risparmio energetico ed economico», ha spiegato Martina De Wit, una delle fondatrici dello

chiacchiere di condominio

studio. Se ancora non ci credete, sappiate che il cantiere si può visitare: basta pagare un biglietto, perché è diventato un’attrazione turistica. Siamo sicuri che la stampa in 3D non sia una buffonata? «Abbiamo calcolato che tra mano d’opera e materiali spenderemo circa un terzo in meno. Inoltre, il fatto di poter costruire tutto sul posto significa anche abbattere inquinamento e traffico. Infine, la plastica che utilizziamo è totalmente riciclabile, al 100%», ha precisato De Wit. Non solo: se per caso si romperà un pezzo, si potrà stampare di nuovo e sostituire. A chilometro zero, oltretutto. Certo, quello di Amsterdam è un esperimento. La tecnologia 3D non è ancora pronta per diventare uno standard. Ma non è che tra qualche anno i rivenditori di materiali edili si trasformeranno in concessionari di stampanti?

di Umberto Anitori Ex segretario nazionale ANACI

Più facile cambiare i millesimi (e finire in tribunale)

L

a Corte di Cassazione, in linea con quanto previsto dal nuovo Codice Civile, entrato in vigore lo scorso 18 giugno, con la sentenza del 26 febbraio 2014 n. 4569 ha confermato la precedente decisione delle Sezioni Unite del 2010 n. 18477, con cui si è dato un nuovo indirizzo in tema di maggioranze necessarie per l’approvazione, o la modificazione, delle tabelle millesimali. Infatti, un condomino, a seguito di una richiesta di pagamento per spese condominiali, conclusa con l’emissione di decreto ingiuntivo, ha proposto opposizione, sostenendo che le tabelle millesimali utilizzate per il computo della ripartizione delle spese non erano state approvate all’unanimità da parte

8 - youtrade - maggio 2014

dei condomini. Il giudice di merito ha però espresso parere sfavorevole sostenendo che, seppure in diversi momenti, tutti i condomini avevano approvato le tabelle millesimali. La Corte Cassazione ha confermato che l’eventuale adesione di tutti i condomini (o soltanto di alcuni di essi) alle nuove tabelle risulta del tutto ininfluente. Secondo l’indirizzo interpretativo (sentenza n. 18477/10 delle Sezioni Unite) l’approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non avendo natura negoziale, non deve essere approvato con il voto unanime dei condomini. Al contrario, è sufficiente la maggioranza qualificata (articolo 1136, secondo comma, c.c). Questo nuovo indirizzo è destinato ad

avere una rilevante importanza nella quotidianità dei in condomini. Infatti, in molti casi, pur di fronte a rilevanti modificazioni quali ampliamenti, chiusure di terrazzi o variazioni di destinazione d’uso, non si procedeva alle relative modifiche delle tabelle millesimali per la difficoltà di ottenere poi il consenso unanime. D’altro canto, il nuovo Codice consente anche a un solo condòmino di citare l’amministrazione dello stabile per ottenere la modifica delle tabelle millesimali, mentre precedentemente era necessario citare in giudizio tutti i condomini. È facile prevedere un notevole aumento del contenzioso, contrariamente a quello che il legislatore si riprometteva con la riforma del Codice.


l’avvocato

di Ludovico Lucchi del Foro di Milano e-mail lucchi@studiolucchi.eu

Maggiori responsabilità per i minori Una nuova disposizione obbliga le aziende a verificare la fedina penale dei dipendenti, se questi ultimi hanno a che fare con soggetti sotto i 18 anni

I

l Governo ha emanato il decreto (D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 39) che ha recepito la direttiva europea (2011/93/Ue), in vigore dal 6 aprile 2014. Il decreto ha lo scopo di predisporre nuove disposizioni per la lotta contro la pedopornografia, l’abuso e lo sfruttamento dei minori, in sostituzione della decisione quadro 2004/68/GAI (sigla che sta per Giustizia e affari interni). Di particolare importanza è l’articolo 2 del Decreto, che introduce l’art. 25-bis del d.p.r. 313/2002. Secondo questo articolo, chi intende impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori è tenuto a chiedere il certificato penale del casellario giudiziale dal quale si

attesti l’assenza di condanne per i reati contemplati dagli articoli di cui sopra. L’obiettivo è verificare l’esistenza di condanne per prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile e così via. Il certificato ha una validità di sei mesi, con obbligo di rinnovo alla scadenza. In caso di inadempimento, il datore di lavoro è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 10mila a 15mila euro. La ratio della disposizione, è recepire i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dove si prevede, all’articolo 24, paragrafo 2, che in tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, sia considerato preminente l’interesse superiore del minore. La nuova norma trova applicazione solo ed esclusivamente per i rapporti di lavoro costituiti a decorrere dalla data del 6 aprile 2014. Si intende con il termine «rapporti di lavoro» non solo quelli di tipo subordinato, ma anche quelli di natura autonoma, i contratti a progetto, eccetera. Sempre, ovviamente, che

sussista un contatto diretto e continuativo con soggetti minori. Secondo la Circolare del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’11 aprile 2014, rimangono esclusi dall’ambito di applicazione della norma i rapporti di volontariato. La conseguenza è che per le Organizzazioni che esercitano tale tipologia di attività l’obbligo di richiesta del certificato sussiste solo nel caso in cui assumano la veste di datori di lavoro. Sono altresì esclusi dal campo di applicazione della norma i datori di lavoro domestico (basti pensare all’assunzione di baby sitter): si ritiene che la legge abbia voluto tutelare i minori al di fuori dell’ambito familiare, dove il genitore non riesca direttamente a controllare l’operato dei soggetti in contatto con il bambino. Affinché la disposizione trovi applicazione, si richiede che si sia in presenza di attività professionali che comportino contatti diretti e regolari con un numero determinato o determinabile di minori (per esempio istruttori sportivi di minori, insegnanti di scuole pubbliche o private, conducenti di scuolabus), a esclusione delle attività dirette a una utenza indifferenziata all’interno della quale ben possano esservi «anche» minori.

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maggio 2014 - youtrade - 9


I FATTI NOSTRI

di Roberto Anghinoni Giornalista

Salviamo il rivenditore competente Pubblica amministrazione in ritardo. E, adesso, anche i fornitori che rivendicano garanzie nei pagamenti non sempre in sintonia con la difficile realtà. Così la filiera delle costruzioni rischia di scomparire

L

e difficoltà degli ultimi anni, e il riferimento in particolare va al declino della puntualità nei pagamenti, stanno generando una situazione che rischia di modificare non solo i rapporti di filiera, ma anche la presenza o meno di determinati marchi commerciali nel territorio. Che i rivenditori siano finanziariamente in difficoltà non è purtroppo più nemmeno una notizia, e individuare le cause non è centrale in queste specifiche note. Rivendite che da decenni hanno sempre saputo puntualmente onorare gli impegni, imprenditori da tutti portati a esempio di correttezza, oggi per ricevere il materiale devono o pagare in anticipo, oppure fornire garanzie insindacabili e irrevocabili. Diversamente, il fornitore non consegna la merce. Vorrei sottolineare che qui non è in discussione il principio, indiscutibile, che chi acquista qualcosa poi la deve pagare, ci mancherebbe. Piuttosto, è il caso di sottolineare come il produttore da sempre presente in quel magazzino, e tramite questo nel territorio, rischi di sparire perché non può più fornire i suoi prodotti, spalancando così la porta alla concorrenza, oppure a chi di mestiere fa l’opportunista. Le conseguenze sono facilmente individuabili. Per esempio, la promozione di un nuovo prodotto deve essere affidata ad altre mani, che non sempre ci sono o si possono considerare all’altezza del compito. Oppure deve essere condotta direttamente dal produttore, e questo certamente è un costo rilevante. Ancora, un rivenditore che ha sempre fatto un vanto di promuovere e distribuire materiali innovativi e qualitativamente ineccepibili, improvvisamente si deve accontentare di vendere altro, con ripercussioni

10 - youtrade - maggio 2014

anche alla sua immagine, cosa che potrebbe anche significare la perdita di quei clienti che hanno sempre trovato in lui un consulente prezioso, clienti che nessun distributore qualificato si può permettere di perdere. E, in più, e forse è il problema più grande, vengono a mancare punti di riferimento precisi nel territorio. Questo è il motivo per cui un produttore, prima di abbandonare un rivenditore, ci pensa un bel po’: non è per niente semplice sostituire un punto vendita con un altro, ricostruire un rapporto di fiducia, far comprendere e accettare determinati standard tecnici. Ma se il produttore è costretto a farlo, sa anche che ha perso, probabilmente per sempre, un alleato importante nella sua zona di competenza. E tutto ciò avviene proprio nel momento in cui ci danniamo tutti per dare la necessaria svolta professionale alla

nostra attività. Sembra davvero un paradosso, ma è invece il risultato di un’infinità di vergognosi problemi che continuano a rimanere insoluti. Fra questi, l’impossibilità di avere un credito tutelato, oppure i ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione, che stanno facendo chiudere un preoccupante numero di società, oppure ancora la scarsa propensione a una corretta gestione d’impresa da parte dei rivenditori che è come sappiamo la causa di tanti problemi. In ogni caso, la crisi del mercato della distribuzione si è allargata (da tempo, osserverà qualcuno) anche alla produzione, e non è solo una crisi di numeri ma, come scrivevo più sopra, anche di rapporti. Così come la rivendita, anche la produzione non vive d’aria e ha lo stesso identico diritto a un corretto rispetto delle scadenze dei pagamenti. Ma la stretta alle forniture non mi pare sia la migliore soluzione al problema dei ritardi nei pagamenti. Il rivenditore competente, seppure in difficoltà, rimane un interlocutore competente, e nel nostro mondo è un esempio abbastanza raro. Forse, allora, il concetto di cambiamento che impera almeno nelle parole, va declinato anche attraverso un nuovo rapporto ancora tutto da inventare, per cercare di salvaguardare le competenze, la storicità qualificata di un punto vendita, che per un produttore vale certamente più di un insoluto, per quanto grave e ingiusta la cosa possa essere. Parliamoci chiaro: in generale, la distribuzione edile in Italia oggi è un mercato da ristrutturare pesantemente. Non ce la faranno tutti, lo sappiamo, ma troviamo il modo di salvaguardare le professionalità certe. C’è qualche alternativa che mi sfugge?


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Milano Quale software ha il tuo appartamento?

La rivoluzione digitale, che ha già trasformato le automobili, sta entrando tra le pareti domestiche e negli uffici. Costruttori (e rivenditori) devono affrettarsi a salire sul treno della tecnologia. Prima che il posto sia occupato da Google

maggio 2014 N. 49

quale software ha il tuo appartamento........................................... 14

14

qui ci vuole un’extra casa............................................................................ 18 CON QUELLA FACCIA DA STRANIERO............................................................... 22 UNA LEZIONE DA 3,5 MILIARDI........................................................................... 26 QUASI QUASI è MEGLIO RIMANERE A SECCO............................................ 30 QUANDO LA CASA METTE IL VESTITO.............................................................. 34

Qui ci vuole un’extra casa

FORTE COME UN TORO PER SOSTENERE TUTTO...................................... 46 ASCIUTTI JUST IN TIME CON LE GRIGLIE TOP............................................. 48 QUESTA POLITICA è UNA VERA FRANA............................................................ 50 la classe non è acqua...................................................................................... 52 vietato calpestare la terra rimasta.................................................... 55 SI CHIAMANO MAD I MAGHI DELLA PIOGGIA............................................... 58 CRESCERE ALL’ESTERO COMPIUTI I 30 ANNI............................................. 60 ICARO VOLA CON ALI A STELLE E STRISCE.................................................. 62 da quindici anni cacciatori di acqua.................................................... 64 DOPO IL SISMA SIAMO PIù FORTI DI PRIMA................................................ 65 QUESTA CASA ITALIA SARà UN TOCCASANA................................................ 66 PERCHé è PIACIUTA LA RICETTA VENETA....................................................... 68 le nuove regole per vendere ancora................................................. 70

18

scommessa doppia di nessi a milano................................................... 72 TANTE RIVENDITE PER UN CARRELL TROPHY............................................. 74 Poker europeo sul tavolo di Fdf............................................................. 76 il paradosso della scelta............................................................................. 78 a marsiglia nuova vitesse.............................................................................. 80 youtrade casa.......................................................................................................... 87

pareti esterne/1

30

youbook...................................................................................................................... 102 hi-tech.......................................................................................................................... 104 zapping........................................................................................................................ 106 international......................................................................................................... 108 news dalla rete.................................................................................................. 109 wroom.......................................................................................................................... 110 on the road............................................................................................................. 111 questioni di gola................................................................................................ 112 12 - youtrade - maggio 2014

Quasi quasi è meglio rimanere a secco


Dissesto idrogeologico

Questa politica è una vera frana

78 Il paradosso della scelta

50

Gli esperimenti confermano che l’eccesso di offerta non produce un automatico aumento dei consumi. Anzi, può indurre l’effetto opposto. Per questo gli esperti di marketing dovrebbero consultare uno «psicologo sociale»

A Marsiglia nuova vitesse

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Edilizia & Elettronica

Quale software ha il tuo appartamento? La rivoluzione digitale, che ha già trasformato le automobili, sta entrando tra le pareti domestiche e negli uffici. Costruttori (e rivenditori) devono affrettarsi a salire sul treno della tecnologia. Prima che il posto sia occupato da Google di Enrico Votton

I

l lupo soffiò via la casa di paglia e il porcellino scappò in quella di legno. Ma il lupo diede una spallata anche a quella, che dopo un paio di colpi cedette. Due porcellini, allora, si rifugiarono nella terza casa, quella del fratello più previdente. Non solo era di mattoni, ma aveva un sistema operativo con software antivirus perfettamente aggiornato, sensori capaci di riconoscere i lupi e chiamare la polizia. Il lupo dovette arrendersi: contro la nuova casa elettronica non c’era nulla da fare. Il cyber in una stanza La fiaba, in effetti, va aggiornata. Perché nell’edilizia sta avvenendo quella che è stata la rivoluzione di 15 anni fa per il settore automotive: l’ingresso dell’elettronica. Anche le parti strutturali più legate alla tradizione costruttiva, come le pareti, devono adeguarsi alle nuove esigenze, non fosse altro che per accogliere l’infrastruttura elettronica. Certo, qualcuno la definisce ancora domotica, come c’è qualcuno che si ostina a chiamare Sip la Telecom, cellophane la plastica trasparente e réclame un’inserzione pubblicitaria. Insomma, è decisamente retrò. Gli esperti preferiscono, infatti, parlare di home automation. Ma non si tratta più di programmare le tapparelle, ammesso

14 - youtrade - maggio 2014

che qualcuno senta il bisogno che le imposte si alzino o abbassino da sole. «Stiamo assistendo a una profonda trasformazione», conferma Paul Camuti, ceo di Ingersoll Rand, colosso americano del settore. L’elettronica si sta impadronendo

dell’edilizia proprio come ha fatto con l’automobile, dove si è integrata completamente. Oggi non è più concepibile una vettura senza sensori di parcheggio, gps e, prossimamente, connessione a internet con lo stesso sistema operativo dello smartphone


(per la cronaca, Bmw e Ferrari hanno già scelto il software di iPhone e iPad, mentre l’ambiente Android di Google salirà sulle vetture di General Motors, Audi e Honda). Allo stesso modo, domani non esisteranno appartamenti senza sistema di allarme integrato, porta con elettronica a bordo e complementi di arredamento smart, cioè capaci di dialogare tra di loro e con sistema operativo integrato, capace di farli dialogare. Naturalmente,

{

Ci sarà una classificazione come per l’energia: edifici electronic-friendly di classe A, oppure ostinatamente analogici di classe G

l’infrastruttura dell’edificio deve favorire questa interconnessione tra le cose. Forse ci sarà una classificazione come per l’energia: case electronic friendly di classe A, oppure ostinatamente analogiche di classe G. Cambieranno anche i ruoli di chi lavora nell’edilizia. Come i venditori di macchine per scrivere e stampanti ad aghi negli anni Ottanta hanno dovuto imparare i fondamentali di informatica per trasformarsi in negozianti di software e pc, così anche i commercianti di materiale edile saranno costretti ad allargare la loro esperienza all’elettronica, naturalmente a quella che sarà installata negli edifici. Non solo: gli architetti devono d’ora in avanti stare attenti a non progettare case che agevolino invece di ostacolare la trasmissione di dati e, ultimi ma non meno importanti, i costruttori saranno spinti a utilizzare materiali adatti a ospitare tanti dispositivi elettronici. Il domani è già oggi Se pensate che siano le ennesime previsioni fantasiose di chi sogna di vivere come in Blade Runner, vi sbagliate. La prova è quanto ha appena puntato Google per trovarsi al centro del nuovo business. Il gigante dei motori di ricerca ha sborsato 3,2 miliardi di euro (più di quanto il governo italiano ha stanziato per mettere a norma tutte le scuole italiane) per acquistare l’azienda che produce i termostati e rilevatori di fumo Nest Labs. Ovviamente, si tratta di dispositivi molto sofisticati e Google

vuole entrare nelle case con la sicurezza che tutti in futuro sappiano parlare la lingua di Android, e non iOs (Apple) o Windows. D’altra parte, Microsoft si è portata avanti e ha messo a punto il suo sistema operativo, HomeOs. I termostati smart di Google si regolano da remoto e confrontano la temperatura esterna con quella interna, mentre il rilevatore di fumo percepisce gli allarmi vocali e i movimenti della mano. Google prevede un termostato che si regola sulla temperatura esterna da solo e posta messaggi al proprietario di casa. Insomma, la battaglia per la conquista della casa elettronica, che assomiglierà sempre di più a un computer con le pareti di mattoni e infissi è già cominciata: i software già in campo si chiamano Amx LLc, Control4, Crestron, Insteon, Lutron, Vantage.

Abitare in Tre locali con un motore (di ricerca) Quali sono i prossimi passi? Dopo la mossa di Google, gli analisti si aspettano l’arrivo sul mercato di un’intera linea di prodotti connessi a internet per la casa. In gran parte, saranno collegati ai sensori disseminati ovunque. Ci saranno app per il contatore del gas e per il forno, per la porta d’ingresso, le finestre e, naturalmente, per la climatizzazione. Alcuni potrebbero sfruttare servizi Google già esistenti: come l’app Google Now, una specie di assistente digitale intelligente che fornisce informazioni su misura all’utente. Ancora: il sistema operativo dell’abitazione, grazie alla mappatura digitale (esistono già app gratuite, come RoomScan) potrebbe studiare il layout della casa e delegare le faccende domestiche a un robot. maggio 2014 - youtrade - 15


Google ha appena acquistato l’azienda di robotica Boston Dynamics. Il software potrà controllare i consumi di una lavatrice, del televisore e, ancora meglio, della caldaia. Questo pone un problema successivo: se i consumi sono monitorati da app, quali saranno i rapporti all’interno di un condominio? I televisori di ultima generazione, in ogni caso, sono già collegati a internet da tempo. A proposito: gli oggetti domestici, pareti o infissi potranno parlare. Basterà aggiungere una piccola sim per ottenere con il sistema operativo installato già ora su iPhone o Android, con i relativi servizi vocali, come Siri. Ma questo non è domani, è solo dopodomani.

Pilota automatico Riassumendo: l’abitazione con un software che la governi è molto vicina. E non riguarda solo l’impianto elettrico, ma anche arredo e servizi. Il mercato degli elettrodomestici smart è destinato a crescere rapidamente. «Supererà 24 milioni di unità entro il 2017, se si contano dispositivi come la serratura intelligente August Smart Lock o simili, che permettono di aprire la porta con lo smartphone, e senza difficili procedure di installazione», prevedono gli analisti di Abi Research. Gli sviluppi sono in buona parte imprevedibili. Per esempio, si stanno già diffondendo oggetti come la lampadina Hue di Philips: si connette al bridge wireless Hue e si controlla dall’iPhone o dall’iPad da qualsiasi parte del mondo, purché ci sia internet. Un unico sistema può supportare fino a 50 lampadine Hue e allo stesso tempo garantire un risparmio energetico dell’80% rispetto alle lampadine tradizionali. Un gioco? Macché: è un bel risparmio per ambienti pubblici o aziendali. Il frigorifero T9000 della Samsung, invece, utilizza 13 sensori interni ed esterni per monitorare le condizioni e regolare le impostazioni

LE NOVITÀ ARRIVANO dagli Usa

Proprio come per l’informatica, la rivoluzione elettronica per l’edilizia inizierà negli Usa. Ingersoll Rand stima che il mercato di dispositivi per il controllo dei consumi di energia e della sicurezza nella home automation statunitense sarà superiore 2,5 miliardi dollari entro cinque anni , rispetto a circa 1,5 miliardi di oggi. Ma i prezzi dovranno scendere. «Se il prezzo minimo per automatizzare una casa non scende sotto i 2.500 dollari, il mercato resterà piccolo», commenta il ceo, Paul Camuti. «Se il prezzo di ingresso fosse di 250 dollari, il mercato sarebbe molto più grande». Solo circa il 3% delle case americane hanno sistemi di automazione, ma gli analisti stimano che il numero aumenterà con tassi a due cifre nei prossimi anni. La diffusione della banda larga, i servizi internet e gli smartphone hanno spianato la strada. Il più grande ostacolo, tuttavia, è la sensibilizzazione dei consumatori. L’utilizzo di una app per alzare l’aria condizionata prima di arrivare a casa è un’idea ancora nuova e sembra complicata. «Hai mai avuto una perdita d’acqua quando sei lontano da casa? Ora è possibile arrestarla in modalità remota», è il claim di una pubblicità della compagnia telefonica AT & T. Non a caso il presidente Honeywell Security, Ron Rothman, vede le società di telecomunicazioni sia come partner che come concorrenti: i produttori hanno bisogno di linee telefoniche per collegare i sistemi di automazione, mentre le società di telecomunicazioni vendono servizi basati su dispositivi forniti dalle imprese industriali. In ogni caso, la rivoluzione è avviata: Adt Tyco ha lanciato un servizio, Pulse, che permette ai proprietari di casa di monitorare il consumo di energia quando sono lontani. Le opzioni sono quasi infinite: un sistema può essere programmato per inviare un messaggio di testo se i bambini sono in ritardo da scuola, o il gatto è uscito dall’appartamento, oppure un familiare anziano ha bisogno di aiuto. I sistemi di automazione possono fare i giardinieri, oppure aprire la porta del garage per una consegna di un pacco. Sempre che le case siano state costruite in modo da permettere questi vantaggi.

16 - youtrade - maggio 2014

App TaHoma su smartphone

in base a una serie di fattori. Per esempio, quando la porta è aperta frequentemente durante un giorno caldo, il sistema accelera il compressore per mantenere l’interno freddo e il cibo fresco. Ci sono, poi, i sistemi di controllo dell’automazione che consentono di gestire e regolare i dispositivi da remoto. Aziende come Adt o Comcast offrono già applicazioni di questo tipo (Adt Pulse, per esempio, è l’app presentata all’ultimo Ces di Las Vegas, che può controllare luci, termostati, serrature e piccoli elettrodomestici). In Italia i principali player sono Btcino, Vimar, Giwess e Somfy, che ha di recente presentato il sistema di automatizzazione domestica TaHoma. «La diffusione di smartphone e tablet aiuterà la gente a utilizzare questi dispositivi anche per controllare e programmare le attività nella loro casa», prevede Roberto Mezzalira, ceo di Somfy. Babele domestica La situazione, però, presenta anche delle complicazioni. Come all’inizio dell’era informatica, molte aziende si presentano sul mercato con un software proprietario, che non dialoga con gli altri. E si rischia una guerra tecnologica tra le mura di casa o ufficio: una babele di linguaggi digitali. Per evitare il caos, quattro colossi come Abb, Bosh, Cisco e Lg si sono uniti per definire una piattaforma software aperta. Anche


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Roberto Mezzalira

in Italia qualcosa si muove: «Se non facciamo niente, tra un po’ arriva Google e impone gli standard che gli fanno comodo», ha commentato Andrea Merloni, presidente del consorzio di imprese Home Lab (Ariston Thermo, Btcino, Gruppo Elica, Indesit Company, Loccioni, MR&D Institute, Spes, Teuco Guzzini), presentando Open Web Net, un linguaggio informatico che consente a un primo gruppo di prodotti made in Italy di dialogare tra loro. Già ora un gruppo di prodotti potrà scambiarsi informazioni (secondo codici scritti sul microprocessore). Dal frigorifero al forno, dal piano cottura alla cappa, dalla lavabiancheria all’illuminazione, dal riscaldamento alla mini-piscina in casa, fino ai sistemi di videosorveglianza: tutti adotteranno il nuovo linguaggio informatico e potranno inviare e ricevere informazioni tra loro. Il prossimo passo sarà lo sviluppo delle applicazioni per farli dialogare con smartphone e tablet. Open Web Net è aperto a tutti gli sviluppatori (open source): qualunque impresa italiana, produttrice di beni o servizi per la casa, può scaricarlo, implementarlo e adattarlo ai suoi prodotti. E, come è avvenuto per gli ormai obsoleti telefonini, in un futuro vicinissimo anche una caldaia domestica sarà in grado di offrire servizi diversi grazie al cosiddetto internet delle cose (Internet of Things, o Tot): «C’è una visione in cui gli oggetti hanno l’accesso a internet e lo fanno con la stessa valenza delle persone. Oggi siamo all’inizio del percorso, ma un domani i servizi offerti saranno molto più numerosi», assicurano Giovanni Miragliotta e Angela Tumino, responsabili di una ricerca condotta dal Politecnico di Milano. Conclusione: la casa assomiglierà sempre di più a un computer. E i rivenditori si preparino a vendere anche app.

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Stranieri & Immobili

Qui ci vuole un’extra casa

di Enrico Votton

Nel Nordest un mutuo su cinque è destinato a cittadini di altri Paesi. Così il mercato dell’edilizia comincia a fare i conti con la domanda abitativa diversa. Destinata a continuare nei prossimi anni

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N

ella prima squadra dell’Inter sono in formazione tre italiani su 22. In altre squadre di calcio, come Milan e Juventus, la proporzione vede un maggior numero di connazionali, ma i passaporti tricolori sono ormai una minoranza. Per categorie come le badanti, gli infermieri, i muratori o il personale addetto alle pulizie, va un po’ come sui campi di football: gli italiani sono sempre meno, con la differenza che il reddito dei prestatori d’opera è assai più modesto di quello di Esteban Cambiasso o Kwadwo Asamoah. Come stupirsi, quindi, se una sempre maggior richiesta di abitazioni arriva da persone con la cittadinanza straniera? D’altra parte, i cittadini di altri Paesi censiti in Italia sono in continuo aumento. Può piacere o meno, ma di sicuro per i costruttori sono i clienti di oggi e domani. Con quale impatto sul mercato delle abitazioni? Tutti sono concordi a dire che non sarà secondario. Gli immigrati ufficiali sono oltre 5,1 milioni e provengono da ben 196 Stati differenti, ma oltre la metà è originaria di soli cinque nazioni. Le collettività dei primi 20 Paesi rappresentano quasi l’82% della presenza straniera totale. I cittadini rumeni, con oltre 820 mila censiti, sono un quinto del totale, seguiti dai cittadini albanesi, marocchini, cinesi e ucraini. L’Istat rileva che rispetto al 2001, quando è avvenuto il precedente censimento, gli aumenti più consistenti in valore assoluto sono tra i cittadini rumeni, che ormai sono vicini al milione: sono passati da 74.885 di un decennio fa a 823.100 nel 2011. Le altre comunità più consistenti sono quelle degli albanesi, dei marocchini e dei cinesi (complessivamente circa 650mila in più). Ma gli incrementi percentuali più consistenti sono quelli degli originari della Moldavia, che da poco più di 4 mila nel 2001 sono passati agli oltre 130 mila del 2011, e dall’Ucraina, che da 8.647 residenti del 2001 ha raggiunto, nel corso del decennio, quasi 180 mila residenti. Donne & uomini La composizione per genere mostra un significativo sbilanciamento a favore delle donne per i cittadini stranieri originari dell’Europa dell’Est, in particolare per quelli provenienti da Ucraina, (79,5% di donne), Polonia (73,9%) e Moldavia (66,6%). Di

Le erogazioni fondiarie per nazionalità

contro, è emersa una forte prevalenza maschile per le collettività africane e asiatiche più presenti in Italia, quali Senegal (73,1% di uomini), Bangladesh (66,9%), Egitto (64,8%) e Pakistan (62,5%). Nella collettività cinese si riscontra un sostanziale equilibrio tra uomini e donne. Altro dato interessante per il mercato delle abitazioni: quattro stranieri su dieci hanno un’età compresa tra 20 e 39 anni (42,7%). La giovane età caratterizza anche gli stranieri provenienti dall’Asia (28,6%). Al contrario, quelli di origine europea e latino-americana, che hanno una struttura per età pressoché analoga, sono più presenti nelle classi adulte. E questi numeri si riferiscono a stranieri censiti, quindi con un’esistenza «ufficiale». C’è, poi, la grey-area degli stranieri senza permesso di soggiorno

o entrati clandestinamente, di difficile quantificazione. Anche loro, se rimarranno nel nostro Paese, prima o poi dovranno trovare casa. Chi chiede prestiti Questo nuovo mondo trapiantato nella vecchia Penisola ha già originato un nuovo mercato delle abitazioni: quasi un mutuo su dieci è concesso a uno straniero. Secondo Tecnocasa, il 6,74% dei prestiti fondiari è assegnato a cittadini europei, comunitari e non, mentre il 2% agli immigrati extraeuropei. «La maggior parte degli stranieri non europei che ottiene un mutuo proviene dall’America CentroMeridionale, seguiti da persone provenienti dall’Asia e dall’Africa e, in minima parte, dal Nordamerica e dall’Oceania», secondo gli esperti

Allo sportello con il passaporto

L’ondata di richieste di mutui (e non solo) da parte di cittadini stranieri è all’origine della nascita di Extrabanca, 6.500 clienti, cinque filiali aperte in tutta Italia (tra Milano, Brescia, Prato e Roma) e più di 100 milioni di euro di impieghi erogati dal 2010. L’istituto è nato proprio con l’obiettivo di rivolgersi a non italiani. Il traguardo, secondo Carlo Tappa, responsabile dello sviluppo commerciale di Extrabanca, è arrivare a 40 sportelli nel 2017. «Entro il primo semestre del 2014 sono previste le aperture di nuove filiali a Firenze, Bologna e di un secondo sportello a Roma», anticipa il manager. Per raggiungere il target, la banca ha assunto 35 dipendenti di 14 nazionalità differenti. La comunità che maggiormente si sta rivolgendo ai servizi di Extrabanca è quella cinese, che rappresenta il 16% di tutta la clientela, a cui segue quella filippina, pari al 13%, e quella srilankese e indiana. Al momento la banca offre un mutuo ipotecario di 100mila euro al 4,1%, con tasso variabile.

maggio 2014 - youtrade - 19


Italia NordOccidentale

Italia NordOrientale

Italia Centrale

Italia Meridionale

Italia Insulare

91,38%

83,09%

92,50%

96,28%

98,31%

Europa

5,93%

15,63%

5,55%

2,84%

1,69%

Africa

0,54%

0,32%

0,60%

-

-

Centro-Meridionale

1,17%

0,16%

0,45%

0,66%

-

America Settentrionale

0,09%

-

0,15%

0,22%

-

Asia

0,85%

0,80%

0,75%

-

-

Oceania

0,04%

-

-

-

-

Area di provenienza Italia

America

Volumi erogati nel 2013 in Italia Elaborazione Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa su dati interni dell’ufficio studi dell’azienda immobiliare. Attenzione: il fenomeno non è uguale dappertutto: le banche tendono a finanziare i cittadini non italiani maggiormente nel Nord Italia. In particolare, nella macroarea NordOrientale. Con un dato sorprendente: nel Nordest i mutui concessi a europei non italiani ed extra europei arriva al 20%. Questo vuol dire che in Veneto e dintorni un appartamento su cinque è venduto a uno straniero. Al contrario, al Sud e nelle Isole le banche finanziano quasi esclusivamente italiani, che rappresentano il 96-98% dei mutuanti. Insomma, la domanda abitativa da parte di cittadini stranieri è forte dove l’economia è più sviluppata, e questa non è una sorpresa. Ma è forse sottovalutata dai costruttori la percentuale di rogiti con il passaporto straniero. «Siamo stati criticati», ha ribadito il direttore del Cresme,

Lorenzo Bellicini, «per aver stimato che un consistente flusso di immigrazione avrebbe aumentato la pressione abitativa. Non ci eravamo sbagliati, quel flusso continua». Il Cresme, non è un mistero, si aspetta che la domanda di abitazioni da parte di cittadini di altri Paesi continui a crescere nei prossimi anni. Anche perché, secondo i sociologi, il flusso, a dispetto delle insofferenze di una parte della politica e di qualche cittadino italiano, non si arresterà, anche se ora si assiste a una battuta d’arresto provocata dalla crisi: oltre 32mila stranieri sono stati cancellati dall’anagrafe nel 2011. Oltretutto, un sondaggio Ipsos sulle opinioni degli italiani rispetto all’introduzione dello ius soli (cioè sul riconoscimento della cittadinanza in base al luogo di nascita) ha indicato che il 64% si ritiene molto d’accordo a estendere la cittadinanza ai figli di immigrati stranieri nati nel

nostro Paese, mentre per il 61% del totale degli intervistati gli immigrati presenti nel Paese rappresentano una risorsa e non una minaccia. «Dal 2001 al 2011 l’immigrazione ha contribuito per il 40% alla crescita totale della popolazione nell’area Ocse», si legge nel rapporto intitolato International Migration Outlook. «L’immigrazione permanente verso i Paesi dell’area ha segnato +2% nel 2011». Anche se anche gli stranieri hanno pagato gli effetti della crisi: nel 2012 i nuovi permessi di soggiorno sono stati 246.760, con una flessione del 25% rispetto al 2011. Chi fa più business In ogni caso, la domanda di abitazione da parte di residenti non italiani è correlata con la disponibilità economica. E anche qui i numeri possono sorprendere: per esempio, a Milano nel terzo trimestre 2013 l’occupazione generata da imprese straniere è cresciuta del 6,4% (oltre 101mila addetti), mentre le aziende italiane hanno registrato una flessione in termini di occupati (-0,2%). In generale, nello stesso periodo le imprese con titolare straniero a Milano hanno superato le 35mila unità (pari al 12,5% del totale). Sempre nel capoluogo lombardo, il tasso di crescita delle imprese straniere (+1,6%) è quattro volte quello delle italiane (0,4%). Le società con titolare straniero, inoltre, con il passare del tempo mutano pelle, aumentando le proprie dimensioni: la grandezza media di una impresa extra-comunitaria era nel 2013, a Milano, di 2,6 addetti (+0,3% in un anno), rispetto ai 2,4 addetti in Lombardia e a poco meno di due addetti in Italia.


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Con quella faccia da straniero Qualcuno ha già acquistato una casa. Ma i prezzi sono ancora alti e la maggior parte degli immigrati non riesce ad accedere a un mutuo. La manutenzione? Anche chi alloggia in affitto per i piccoli lavori si rivolge ai negozi della grande distribuzione di Veronica Monaco e Santina Muscarà

V

orrei ma non posso. Il rapporto tra gli stranieri che abitano in Italia e la casa, soprattutto se di proprietà, si riassume così. Troppo onerosa per alcuni, inaccessibile per altri. La causa principale è la difficoltà di

accesso al mutuo. Insomma, la casa è un bene prezioso, ma si trova quasi solo in affitto. Ancora pochi, infatti, sono infatti coloro che riescono a coronare il sogno di acquistare un appartamento nel nostro Paese (vedi articolo a pagina 18).

Così YouTrade ha ascoltato la voce di tanti stranieri che lavorano in Italia e ha fatto visita agli studenti del Ctp di San Giuliano, paese alle porte di Milano, per conoscere le loro esigenze abitative.

abito in un appartamento abbastanza vecchio. Finora abbiamo fatto solo piccoli interventi di riparazione, per la realizzazione dei quali abbiamo acquistato i materiali nei negozi della grande distribuzione. Invece per i mobili di solito trovo ciò che mi serve all’Ikea».

Hilda - Perù Ora è ancora più difficile «Sono in Italia da quasi 18 anni e vivo in una casa in affitto. Non siamo mai riusciti ad accedere a un mutuo e adesso la situazione è ancora più difficile, anche se ora i prezzi delle case, molto alti fino a qualche tempo fa, sono calati. Manca il lavoro. Ho diversi amici che hanno comprato la casa e che non possono più permettersi di pagare il mutuo, così sono stati costretti lasciare l’immobile alla banca. Ho la residenza a Milano e una volta abbiamo presentato domanda al Comune per l’affitto a canone agevolato, ma non siamo riusciti a ottenere nulla. Ora 22 - youtrade - maggio 2014

Adam - Senegal Ma io ho comprato un bilocale «Sono in Italia da 16 anni. Attualmente vivo da solo in un bilocale di proprietà a Cormano, in provincia di Milano, che ho acquistato nel 2007. I prezzi delle case in Italia sono molto alti e la casa che ho comprato non mi


soddisfa del tutto, ma mi sono dovuto accontentare. Da quando sono andato ad abitare lì, non ho ancora cambiato i mobili, ma se ne avessi bisogno, penso che mi rivolgerei a qualche mercatino dell’usato. Finora non mi sono ancora trovato a effettuare lavori di ristrutturazione, ma se dovessi acquistare materiali o attrezzature andrei in qualche grande punto vendita». Imee - Filippine Il problema è l’anticipo «Sono in Italia da quasi 20 anni e vivo ancora in affitto. Come lavoro faccio le pulizie da tre diverse famiglie e non posso permettermi di risparmiare per comprare una casa, anche perché quello che non spendo lo spedisco a casa, nelle Filippine, dove ho una figlia. In ogni caso, sento spesso dai miei amici della mia stessa nazionalità che non è facile acquistare casa. Il problema principale è dare un anticipo alla banca e fornire le garanzie richieste. Inoltre, c’è molta diffidenza per quello che riguarda gli stranieri, di solito sono favoriti gli italiani. Anche se sono in affitto, ho comunque dovuto provvedere a qualche piccola riparazione, in particolare delle prese di corrente. Ma mi è bastato quello che si trova nel centro commerciale dove faccio anche la spesa, appena fuori città».

Henry – Colombia Costi alti e faccio il pendolare «Sono in Italia da dieci anni. La mia vita adesso è qui: vivo in affitto a Bergamo con la mia famiglia, mentre lavoro a Milano. I prezzi degli affitti sono più alti rispetto agli altri Paesi e per il momento non penso di riuscire ad acquistare una casa, proprio a causa dei costi. Ciò nonostante, l’abitazione in cui vivo mi piace e non penso di cambiare. Finora non ho mai fatto interventi di ristrutturazione e non ho

mai avuto modo di acquistare in negozi come Brico o Leroy Merlin. Per quanto riguarda i mobili, invece, mi sono rivolto ai grandi centri commerciali low cost». Adrian - Romania E se costruissero case per IMMIGRATI? «Al contrario di molti miei connazionali io ho trovato subito lavoro in Italia come autista. Non guadagno molto, ma quanto mi basta per pagare l’affitto di un bilocale. Il mio obiettivo, però, è trovare una moglie e acquistare un appartamento, anche fuori città. Sto mettendo via qualche euro e spero di riuscire a raggiungere il mio obiettivo. Certo, spero anche che questo momento di crisi passi e le banche siano un po’ più disponibili verso noi stranieri. Forse si potrebbero costruire delle case per chi come me lavora, ma non può acquistare subito una casa. Magari con delle agevolazioni che permettano rate piccole, anche se per più anni. Lavori in casa non ne ho ancora fatti, ma credo che andrei a fare acquisti dalla grande distribuzione».

Tatiana – Moldavia Eppure ora sarebbe il momento di comprare «In agosto sono sei anni che sono qui in Italia. Vivo in affitto con la mia famiglia, ma vorrei cambiare casa: il proprietario non vuole investire soldi per realizzare i lavori di ristrutturazione necessari e siamo stati costretti a fare tutto noi. I materiali e le attrezzature le abbiamo acquistate nei grandi centri, come il GranBrico. Mi piacerebbe comprare casa in Italia, così potrei investire in qualcosa che poi sarà mio, ma attualmente è difficile perché i requisiti richiesti dalla banca sono troppo onerosi: già non danno soldi agli italiani, figurarsi agli stranieri. Anche se adesso i prezzi per comprare

casa non sono alti come prima, quindi sarebbe il momento migliore per fare un mutuo».

Joussef – Marocco Chi ha comprato ora è in difficoltà «Sono in Italia da nove anni e vivo in affitto con la mia famiglia in provincia di Milano. Non sono interessato a comprare casa: non ho infatti un lavoro fisso e per questo non voglio prendere impegni con la banca. Ho amici che hanno acquistato casa e si sono trovati in difficoltà, quindi preferisco continuare a pagare l’affitto. Inoltre, i prezzi in Italia sono troppo alti, anche se in seguito alla crisi sono calati. Chi vuole, oggi riesce a comprare casa. La casa in cui vivo adesso risponde abbastanza alle mie esigenze, ma mi piacerebbe avere un locale in più. Se devo fare dei lavori di riparazione mi rivolgo ai miei amici, che hanno prezzi più accessibili e pensano ad acquistare anche il materiale necessario». Wang - Cina Prima mi devo sposare «La nostra famiglia non ha ancora acquistato casa, ma siamo in affitto da altri connazionali che l’hanno acquistata ormai dieci anni fa. Il problema è che per due locali siamo in cinque: c’è poco spazio e mi piacerebbe avere una camera tutta per me. Forse tra qualche anno, se mi sposerò, potrei cercare di acquistare un appartamento, ma devo parlarne con la mia famiglia, non sono cose che si decidono da soli. Per quanto riguarda la nostra comunità, gli italiani tendono a fare prezzi più alti quando si tratta di vendere ai cinesi, per lo meno mi hanno raccontato così, io non ho esperienza diretta. Altri problemi non ce ne sono. Riparazioni? Non me ne occupo direttamente, non saprei». maggio 2014 - youtrade - 23


Rosyo – Perù Chi non vorrebbe diventare proprietario? «Sono in Italia da quattro anni e vivo in una casa in affitto con mia mamma. Il canone è in linea con lo standard dei prezzi che ci sono a Milano, e lavorando entrambe riusciamo a far fronte tranquillamente alla spesa. Ci piacerebbe comprare casa in Italia: chi non vorrebbe? Tuttavia, adesso non ce lo possiamo permettere perché i prezzi delle case sono troppo alti e in banca ti richiedono troppi documenti. In futuro però vorremmo poter comprare una casa. Attualmente l’appartamento in cui viviamo ci soddisfa e, rispetto al nostro Paese di origine, è sicuramente più bello e accogliente. La casa è già arredata, quindi non abbiamo dovuto acquistare mobili. Per quanto riguarda invece eventuali lavori di ristrutturazione, non ce ne siamo mai occupate direttamente, ma ha sempre provveduto il proprietario».

Wagner – Bolivia Faccio tutto da solo «Sono in Italia da sette anni e vivo in affitto in una cascina a San Giuliano, in provincia di Milano, dove lavoro. In realtà, preferirei acquistare casa: con l’affitto si spendono troppi soldi, che rappresentano un investimento a fondo perduto. I requisiti che la banca richiede per accedere a un mutuo, però, sono troppo onerosi: devi avere un lavoro fisso da almeno un anno con uno stipendio 24 - youtrade - maggio 2014

di almeno 1.500 euro, soldi da parte per pagare il 20-30% di rata iniziale, essere in Italia da almeno cinque anni. Requisiti difficili da possedere, e se sei straniero lo è ancora di più, tanto che in più la banca ti arriva a chiedere ogni sorta di garanzie. I prezzi in Italia sono molto alti, ma ho visto che è una tendenza a livello mondiale. Anche nel mio Paese, qualche tempo fa con 30mila euro si poteva acquistare una casa. Ora anche in Bolivia i prezzi si sono triplicati. Qui in Italia non c’è stato un rialzo così alto, ma i prezzi continuano a essere elevati. Inoltre, mentre in Bolivia se vuoi comprare una casa acquisti anche il terreno dove realizzarla, qui in Italia compri solo un appartamento, una piccola superficie da condividere con altri. La casa in cui vivo attualmente mi dà tutti i servizi di cui ho bisogno, anche se non sono pienamente soddisfatto perché è troppo piccola. Però mi accontento: ho sentito di persone che stanno molto peggio di me. Se devo fare dei lavori in casa mi rivolgo a negozi come Brico, e li realizzo da solo, magari con l’aiuto di qualche amico. Se devo acquistare dei mobili invece mi rivolgo all’Ikea».

Chaouki – Tunisia In cerca di un’occasione «Sono venuto in Italia cinque mesi fa. Sono poi rientrato in Tunisia e sono tornato qui solo da un mese. All’inizio sono stato ospite da mia sorella. Attualmente, invece, risiedo a San Giuliano, in provincia di Milano. Vivo da solo in affitto, ma mi piacerebbe comprare casa anche se i prezzi sono troppo alti. Se però riuscissi a trovare un’occasione per un bilocale o un trilocale, perché no? L’appartamento in cui vivo attualmente mi piace, ma penso di cambiare casa nel giro di sei mesi e spostarmi a San Donato per avvicinarmi al mio posto di lavoro. Non ho ancora fatto lavori di riparazione o ristrutturazione perché l’appartamento

è nuovo, però se dovessi acquistare i materiali o l’attrezzatura andrei al GranBrico o al Grancasa, e per i mobili all’Ikea. Anche se mi sono trovato a cercare delle occasioni in un negozio vicino casa, che vende prodotti nuovi e usati». Giovanni – El Salvador Fuori dalla grande città «Sono in Italia da quasi quattro anni e abito qui con mia mamma in affitto a Borgo Lombardo, in provincia di Milano. Abbiamo pensato di acquistare casa qui in Italia, ma devo ancora trovare un lavoro fisso, poi vedremo. Abbiamo già guardato qualche soluzione abitativa, anche se non sono alla ricerca di qualcosa di speciale, mi basta un trilocale sempre qui in zona perché rispetto a Milano i prezzi sono sicuramente più bassi. Se devo fare dei lavori in casa mi rivolgo ai grandi punti vendita come Brico o Leroy Merlin, mentre se devo acquistare mobili vado all’Ikea».

Gerardo – Perù Ho comprato casa 12 anni fa «Sono in Italia da quasi 13 anni. Ormai mi sono ben integrato e mi piace vivere qui. Abito in una casa di proprietà per la quale ho stipulato un mutuo ventennale circa 12 anni fa. È stato facile accedere al finanziamento, più difficile è pagarlo! Io ho un negozio, e c’è sempre il rischio che, se l’attività va male o non pago le tasse, ti pignorino la casa. Una decina di anni fa gli immobili qui in Italia costavano tanto, adesso c’è una svalutazione dei prezzi. Al contrario in Perù le case, che prima costavano poco, ora hanno triplicato i prezzi. L’appartamento che ho acquistato era già ristrutturato, quindi finora non ho fatto dei lavori. Se devo comprare oggetti di arredamento o mobili, vado alla ricerca delle occasioni nei grandi centri commerciali».


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3,5

da miliardi

Il governo ha stanziato fondi per l’edilizia scolastica. E i sindaci sono stati invitati a presentare la lista dei lavori necessari. Il programma sarà un vantaggio per studenti, insegnanti e imprese. Perché gli interventi necessari sono tanti, come ha verificato «YouTrade» di Santina Muscarà

U

na semplice folata di vento e i vetri rischiano di rompersi. Pioggia a catinelle e l’acqua entra in classe. Bagni da rifare, muri da imbiancare. E la lista è ancora lunga. Sembra assurdo, eppure questa è la situazione delle scuole italiane che, più che mai, necessitano di seri interventi, in primo luogo per salvaguardare la sicurezza degli alunni. Si parla tanto di eccellenza italiana per cultura, istruzione, educazione, ma come operare in strutture così inadatte? Da Nord a Sud, la situazione è la medesima: studenti e insegnanti ne pagano le conseguenze. Un passo in avanti arriva dal governo,

26 - youtrade - maggio 2014

che ha predisposto un piano di edilizia scolastica da 3,5 miliardi, anche se al momento sono stati stanziati solo 244 milioni. Non è poco. Anche perché, oltre agli interventi di riqualificazione e manutenzione ordinaria, è previsto il coinvolgimento dell’archistar Renzo Piano. Soldi pronti, da spendere subito, «perché la scuola è il luogo da cui riparte la comunità per uscire dalla crisi, non con le slide, ma con la centralità della formazione scolastica», afferma il premier, Matteo Renzi. Di certo è urgente agire: tinteggiatura, risparmio energetico e, in casi estremi, rifacimento degli edifici, sono solo alcuni degli obiettivi. Interventi che, al

di là dei muri, dovrebbero servire anche al miglioramento dell’offerta formativa. Secondo Renzi gli interventi influiranno positivamente sul settore dell’edilizia e, di conseguenza, sull’occupazione. Il via ai cantieri sarà dato dal 15 giugno al 15 settembre prossimi, per sfruttare i mesi di vacanza, in cui le scuole sono chiuse o hanno attività ridotte. Le urgenze sono tante e lo stesso premier ha intimato i sindaci dei Comuni a indicare una lista delle cose da fare. Una lunga lista, per l’esattezza. Sarà da verificare se i sindaci risponderanno all’appello. Ma qual è la situazione concreta all’interno delle scuole? Quali gli interventi di cui non è possibile fare a


meno e quali, invece, sono stati fatti nel corso degli anni passati? YouTrade è andato a verificare, chiedendo a una scuola di aprire le porte. Modello per tre Una scuola primaria statale tra le tante, ma anche un luogo che non passa inosservato per il suo metodo didattico, che prevede l’utilizzo di più spazi di sperimentazione per il bambino, tra cui laboratori, un padiglione di agraria, le stalle e i recinti con gli animali, la serra e la piscina. Insomma, un fiore all’occhiello in una città come Milano, dove non capita tutti i giorni di avere una stalla nella scuola. Stiamo parlando della Rinnovata Pizzigoni che, dalla sua fondazione, nel 1927, segue il metodo messo a punto dalla pedagogista da cui prende il nome. La scuola si estende su un’area di circa 22mila metri quadri, di cui 5mila occupati dagli edifici, tutti in mattoni rossi, 7mila da campi e giardini, 8.200 dall’azienda agricola e 2mila dalla piscina. Oggi la scuola elementare fa parte dell’istituto che comprende anche la scuola (sempre elementare) Dante Alighieri, da poco avviata al metodo Pizzigoni, e la scuola media inferiore Giancarlo Puecher. I tre edifici si trovano nella stessa area della città, a poca distanza l’uno dall’altro. Si potrebbe pensare che, vista la particolarità dell’istituto, possano essere previsti fondi statali speciali o che gli edifici non abbiano bisogno di particolari interventi legati all’edilizia o alla sicurezza. Ma non è così. aiuto, cade il pavimento «A volte quando piove, oltre al freddo, entra l’acqua dagli infissi o dal tetto e si ha il timore che qualche pezzo Azienda agricola della Rinnovata Pizzigoni

28 - youtrade - maggio 2014

Gima Manicone

Cortile interno della Rinnovata Pizzigoni

di soffitto possa cadere sui bambini», dichiara Gima Manicone, vicepreside della scuola Rinnovata Pizzigoni, sottolineando che il problema non è solamente legato alla qualità edilizia, ma anche alla tranquillità di chi è nell’edificio. «Anche quando si tratta di sicurezza si fa fatica ad avere interventi da parte del Comune, nonostante le numerose segnalazioni da parte della dirigente», continua l’insegnante. «Ogni tanto si riescono a ottenere interventi di piccola manutenzione, ma i tempi di attesa sono lunghi e una volta abbiamo dovuto aspettare per più di un mese per la sostituzione di un vetro rotto. Non potendo sostituire i vetri con quelli infrangibili, l’estate scorsa il Comune ha predisposto l’applicazione di pellicole trasparenti, per evitare eventuali cadute. Ma non mi risulta che l’intervento sia stato effettuato in tutta la scuola». Altro problema impellente è quello dei bagni: «Ne è stato ristrutturato solamente uno con la messa a norma per i bambini diversamente abili, ma gli altri si intasano spesso, hanno un cattivo odore che viene dalle fognature, le piastrelle sarebbero da sostituire e le porte non si chiudono bene o, al contrario, si riaprono a fatica con il rischio che i bambini possano rimanere chiusi dentro. È anche una questione di buona educazione e vita civile in una scuola», lamenta la vicepreside.

Corridoio della Rinnovata Pizzigoni

Ma il peggio è stato raggiunto alla Dante Alighieri, l’altra struttura, dove è crollato il pavimento di un piano. «Fortunatamente non c’era dentro nessuno ma, oltre alla gravità del fatto, l’avvenimento ha causato grossi disagi agli studenti della scuola, che si sono dovuti momentaneamente spostare nella nostra sede e nella scuola media. Inoltre, non essendoci altre aule a disposizione, sono stati ospitati nei laboratori, che invece sono fondamentali per l’attuazione del metodo Pizzigoni», racconta Manicone. I lavori di ricostruzione continuano da più di un anno senza essere ancora terminati, nonostante i tempi previsti per la chiusura siano già scaduti. «In generale, il dirigente è legato alla struttura burocratica e non ha potere decisionale sui tempi degli interventi o sull’effettiva realizzazione degli stessi», spiega la vicepreside. «È stata da poco ultimata la piscina, che necessitava di una nuova copertura della vasca, dato che perdeva acqua dal fondo, ma mancano ancora le ristrutturazioni riguardanti le docce e gli spogliatoi da mettere a norma. In questo caso, però, siamo riusciti a ottenere una sovvenzione privata trovata tramite un genitore, in collaborazione con l’Opera Pizzigoni, l’Ente Morale che sostiene e diffonde il nostro metodo», continua la docente. I genitori imbianchini Sono i genitori i veri eroi della scuola, che non si tirano indietro se c’è bisogno di armarsi di tempo, pazienza e voglia di fare. E hanno addirittura fondato un’associazione per far fronte alle esigenze scolastiche, anche di carattere edile. «Inizialmente è stata organizzata una giornata annuale intitolata Rinnoviamo la Rinnovata, durante la quale ogni genitore si


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dedicava alla classe del proprio figlio, realizzando lavoretti di piccola manutenzione, come la sistemazione di una tapparella rotta», aggiunge la vicepreside. «Un paio di anni fa, però, i genitori hanno deciso di riunirsi in un’associazione per poter operare con più libertà. Nel corso dell’anno sono quindi regolarmente organizzati eventi: il ricavato è utilizzato per le necessità della scuola». Iniziativa lodevole, ma non si può negare che l’ideale sarebbe utilizzare i fondi raccolti per l’offerta formativa e non per gli interventi di edilizia scolastica, che dovrebbero essere di competenza pubblica. «Finora i soldi sono stati utilizzati per imbiancare la scuola, per la messa in sicurezza di alcuni angoli, per la sostituzione delle serrature e quant’altro», conferma la vicepreside. Le cose da fare sono tante e anche le richieste per gli arredi scolastici mancanti sono in attesa: «In molte classi i banchi sono vecchi o mancano gli armadi, e in refettorio gli sgabelli scarseggiano. Si parla tanto di educazione all’alimentazione o alla postura corretta e poi rischiamo di fare sedere i bambini con la schiena storta perché non abbiamo le sedie o i banchi adatti», lamenta l’insegnante. Non è inusuale vedere scuole dotate di strumenti tecnologici all’avanguardia conservati in aule fredde e umide. Un controsenso? Quali sono le priorità? Tecnologia o edilizia? L’ideale ovviamente sarebbe il giusto equilibrio, conferma Manicone: «Sia gli strumenti tecnologici che gli interventi di edilizia sono importanti. Nel nostro caso, siamo riusciti a ottenere una lavagna interattiva multimediale ogni cinque classi. Però avrebbe senso averne una per sezione perché dovrebbe essere uno strumento di lavoro quotidiano e continuo, da utilizzare grazie alla connessione internet».

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La lista è lunga «Non so se sia una semplice voce di corridoio, ma ho sentito dire che quando il nostro sindaco ha presentato la lista degli interventi da fare nelle scuole milanesi, lo hanno guardato come se fosse pazzo. Gli interventi necessari sono moltissimi ed è normale che se mancano manutenzione e ristrutturazione si arrivi a questo punto. La nostra scuola è una delle tante, ce ne sono altre con situazioni peggiori. È doveroso offrire ai bambini e ai ragazzi un ambiente decoroso e soprattutto sicuro. Oltre alla questione degli edifici scolastici, che dovrebbero avere certi requisiti, alle scuole vengono fatte molte altre richieste, ma non ci sono le condizioni per attuarle. Per esempio, è indicato l’inserimento di bambini stranieri, ma poi non è assegnato un facilitatore che possa permetterne il corretto inserimento». Al di là delle richieste e degli standard, a lasciare a bocca aperta rimane il fatto che a pagare le conseguenze di queste mancanze siano gli stessi studenti. «Noi siamo fortunati a poter contare sul volontariato, che è una grande risorsa, ma non dovrebbe essere così perché un Paese che crede nell’istruzione dovrebbe fare progetti e investimenti concreti», conclude Manicone. Non resta che attendere i risultati del Piano Scuola. Sarà promosso?

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PARETI ESTERNE/1

Quasi quasi è meglio rimanere a secco Da semplici elementi della casa a campo di sperimentazione per le nuove tecnologie. Per la realizzazione degli edifici è in corso una rivoluzione che parte dalla conservazione dell’energia fino alla riduzione dei costi grazie all’assemblaggio. Ma non solo

30 - youtrade - maggio 2014

di Carlo Lorenzini

T

utti ricordiamo la favola dei tre porcellini mandati dalla mamma a costruirsi una casa. Quella favola, come quasi tutte, aveva una doppia valenza. Da un lato farci capire che nella vita dovevamo in qualche modo cavarcela da soli, e dall’altro lato farci comprendere che era bene mettere solide basi alla nostra stessa vita, per difenderci e tutelarci. E per farlo la favola ci raccontava di sistemi costruttivi e di pareti più o meno


solide. Le case di paglia e di assi di legno dei primi due non reggevano il confronto con la casa in mattoni del terzo porcellino che, intelligente e astuto, aveva utilizzato un sistema costruttivo solido e duraturo per difendersi dal lupo che, in fin dei conti, rappresentava la metafora del maltempo, del freddo, delle

{

I muri perimetrali costituiscono l’involucro, sono un elemento strutturale senza il quale non esiste nemmeno il tetto

intemperie. Fin da bambini siamo abituati a pensare alla costruzione di una casa come alla necessità di trovare soluzioni solide e durature per difenderci dall’esterno, dagli agenti atmosferici ma anche dai pericoli del mondo. Se dove c’è un tetto c’è una casa, se l’immagine stessa dell’edificio spesso è associata al tetto, che difende dalle intemperie meteorologiche, è indubbio che le pareti, che costituiscono l’involucro, sono l’altro elemento strutturale senza cui l’edificio non può svolgere le funzioni per le quali è pensato e progettato. Terza pelle Le pareti esterne di un edificio rappresentano un elemento di grande rilevanza nell’immaginario collettivo perché sono la nostra difesa dal lupo, sono quell’elemento di solidità che, oltre tutto, separa l’interno dall’esterno. Le pareti garantiscono sicurezza e privacy, isolamento dal freddo e dal caldo. Sono in qualche modo la nostra terza pelle. E in questo settore l’edilizia si sta trasformando sempre più da insieme di prodotti e tecniche costruttive tradizionali a insieme di sistemi prestazionali in funzione di risultati ricercati a priori. I nuovi sistemi costruttivi per pareti esterne oggi rappresentano un campo di azione e sperimentazione di nuove soluzioni tecnologiche in cui emerge l’esigenza di rispondere a specifici requisiti prestazionali: non più solo strutturali, quanto soprattutto di isolamento e benessere interno, nonché di riduzione dei consumi e in generale di efficientamento energetico degli edifici. Il 30% dell’energia

utilizzata o del calore prodotto da un edificio per il raffrescamento o per il suo riscaldamento interno è dispersa attraverso le pareti. O, meglio, attraverso muri male isolati o costruiti con ponti termici che disperdono il caldo verso l’esterno, portano all’interno il freddo in alcune parti, generando poi sbalzi termici e igrometrici che provocano muffe e agenti patogeni. Insomma, senza saperlo, apriamo le nostre case a tanti lupi quante sono le funzioni che le pareti esterne di un edificio sono in grado di svolgere. Salute & comfort Ma per fortuna l’innovazione tecnologica, le soluzioni innovative e i sistemi per le pareti esterne sono uno dei campi di maggiore vitalità nella ricerca di soluzioni adatte non solo al mercato ma alle esigenze complesse che gli edifici oggi si trovano a svolgere. In particolare con gli obiettivi di salubrità, benessere, risparmio energetico e comfort che sono sempre più richiesti dal mercato e che la qualificazione e certificazione del prodotto edilizio mettono sempre più al centro del processo costruttivo. Ecco dunque che i sistemi innovativi per le pareti esterne, dalle facciate continue ai nuovi prodotti laterizi rinnovati per il faccia a vista, dall’uso del cartongesso alle pareti prefabbricate, dai sistemi costruttivi a secco ai cappotti, dai moduli prefabbricati per case passive ai sistemi innovativi isolanti autoportanti, dalla prefabbricazione in legno ai sistemi semifiniti di diversa tipologia costituiscono una delle frontiere sulle quali l’edilizia si sta spostando. Prestazioni coordinate Saggiamente, perché sempre più è la prestazione a costituire il fattore determinante della scelta non solo di materiali ma di sistemi costruttivi. Nel caso delle pareti esterne una delle più forti innovazioni riguarda la costruzione a secco, che coinvolge sia la struttura portante (gli elementi verticali e orizzontali), che l’involucro e i sistemi isolanti, per proseguire spesso con soluzioni ottimizzate e innovative anche per le partizioni interne. Ogni elemento ha funzioni specifiche e specifici obiettivi prestazionali, misurabili e quantificabili. Ma, soprattutto,

questi elementi costruttivi sono in relazione tra essi e con gli altri elementi di finitura che concorrono a determinare la prestazione energetica e di comfort dell’edificio, dalle rasature e dagli intonaci fino ai sistemi di ventilazione meccanica controllata. Sistemi, dunque, e non più singoli prodotti. Le pareti esterne rappresentano uno dei campi di maggiore sperimentazione. Basta osservare i cataloghi di prodotti, le offerte e le proposte innovative dei tanti produttori che hanno compreso come agire su questi elementi, per capire come tutto questo rappresenti un valore aggiunto fortemente richiesto dal mercato. Un valore aggiunto che aumenta in ragione della sicurezza, dell’antisismicità, dell’isolamento termico e acustico, della protezione al fuoco. Tutti fattori oggi centrali nella qualità edilizia pubblica e industriale, abitativa e commerciale. Per molti motivi oggi l’edilizia si sta spostando sempre più verso i sistemi costruttivi a secco, nei quali la prefabbricazione e il controllo di qualità delle diverse parti dei prodotti e dei diversi sistemi utilizzati consente di garantire le prestazioni per le quali quei prodotti e sistemi sono progettati. Avanza la prefabbricazione La differenza tra la costruzione in cantiere e la prefabbricazione e assemblaggio risiede nel fatto che mediante quest’ultimo processo le pareti esterne possono essere controllate e garantite sotto il profilo della porosità e delle caratteristiche igrometriche. E anche dell’isolamento acustico e di quello termico, della qualità dei materiali in termini di solidità, di leggerezza, dell’ecosostenibilità spinta non solo nella fasi d’uso ma anche in quelle di smaltimento (spesso questi materiali sono accompagnati da analisi sull’intero ciclo di vita del prodotto, dalla sua produzione alla sua eliminazione post demolizione o sostituzione), fino all’antisismicità e alla resistenza al fuoco. I prodotti e i sistemi oggi sono molti, ma ciò che colpisce è l’integrazione e la loro combinazione per realizzare nuove modalità costruttive, spesso velocizzando i processi costruttivi e dunque rendendo più economica maggio 2014 - youtrade - 31


la costruzione stessa. Un esempio è quello dei sistemi in polistirene espanso associati a reti elettrosaldate, che in posa sono integrati da applicazione al loro interno di calcestruzzo. Ma si potrebbe parlare dei pannelli in legno prefabbricati associati a prodotti isolanti o alle facciate continue composte da diversi materiali integrati al fine di garantire efficienza energetica. Il vantaggio degli standard È indubbio che l’innovazione e il futuro dell’edilizia passi attraverso la prefabbricazione e il montaggio di elementi che, con pochi interventi specializzati in cantiere, possono garantire standardizzazione delle prestazioni e abbattimento dei costi, mediante una migliore gestione del 32 - youtrade - maggio 2014

processo costruttivo e riduzione di impatto ambientale. L’assemblaggio meccanico e non in umido, se non per particolari e limitate lavorazioni, consente di gestire meglio tutto il processo costruttivo, con cantieri più organizzati, migliore gestione delle forniture dei materiali, ottimizzazione dei tempi, riduzione dei costi. Inoltre la maggiore leggerezza dei materiali consente l’utilizzazione di macchinari di minore dimensione e una organizzazione di cantiere, in generale, più snella. In sostanza le pareti esterne sono un settore in piena evoluzione nel quale, oltre a prodotti e soluzioni tecnologicamente avanzate, vi è un ampio margine di integrazione e collaborazione non solo in senso orizzontale, ovvero tra settori produttivi affini, ma anche in senso

verticale, tra aree e settori diversi della filiera. Si affaccia l’elettronica L’integrazione è permessa anche dalla possibilità per alcuni prodotti di avere una modellizzazione, utilizzazione e anche tracciatura mediante le tecnologie Bim (Building Information Modeling) e Rfid (Radio Frequency IDentification). L’innovazione tecnologica è un elemento strategico per questo settore e le nuove modalità costruttive delle pareti esterne sono già cambiate e cambieranno in futuro in modo ancora maggiore al punto che forse dovremo rivedere anche la favola dei tre porcellini e suggerire altri materiali per difendersi dal lupo, meno costosi, più rapidi nella costruzione e soprattutto più resistenti.


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PARETI ESTERNE/2

Quando la casa mette il vestito Le tecniche per le coperture del perimetro degli edifici sono sempre più raffinate. E, accanto ai classici cappotti isolanti, nascono materiali studiati in laboratorio di Veronica Monaco

La rinascita del laterizio Davide Desiderio Image & Communication Manager SanMarco Terreal «Per il settore dei rivestimenti per pareti esterne possiamo riscontrare due diverse tendenze: una nasce dall’esigenza di una crescente domanda di isolamento a cappotto. L’altra fa invece riferimento a una visione più a lungo termine. Per quanto riguarda il primo orientamento, SanMarco Terreal ha messo a punto un nuovo prodotto che è stato presentato in anteprima al Salone della Ricostruzione de L’Aquila. Si chiama Thermoreal SM ed è un sistema a cappotto, costituito da un rivestimento esterno composto da listelli sottili in laterizio faccia vista in pasta molle da 2 centimetri, e da uno strato di isolamento in pannelli prefabbricati e preassemblati. I listelli sono incollati direttamente ai pannelli con uno strato di 4 centimetri di schiuma poliuretanica. Thermoreal SM permette di nobilitare l’aspetto

esteticamente poco rilevante del cappotto, dando la possibilità di effettuare contemporaneamente una riqualificazione prestazionale ed estetica dell’edificio. Questo sistema, altamente innovativo, è adatto sia per edifici esistenti che nelle nuove costruzioni e consente di abbattere i tempi di posa in opera e i costi, in quanto il rivestimento di facciata arriva già in cantiere completo di strato isolante. Il pannello ha dimensioni ridotte (circa 1 metro quadro) e pesa solo 28 chilogrammi, e ciò permette una semplificazione delle attività di movimentazione e stoccaggio. Molto semplice da tagliare, il pannello può essere anche studiato con dimensioni ad hoc in collaborazione con i progettisti. Può essere applicato anche su superfici curve, a testimonianza dell’elevata flessibilità del sistema. La conducibilità termica del sistema Thermoreal SM è di 0,028 W/mK e la resistenza al fuoco è in Classe E. La seconda tendenza, cui accennavo in precedenza, riguarda invece un rinascimento del

laterizio, utilizzato come rinnovato elemento di rivestimento, con valori quasi scultorei. Piuttosto che come semplice strato esterno dell’involucro, recenti realizzazioni di architettura contemporanea evidenziano l’utilizzo tridimensionale del laterizio, con texture che creano sulle pareti giochi di chiaroscuro, di alternanza di vuoti e pieni, dissolvenze e aggetti. A questo proposito, SanMarco presenta MAAX, una nuova linea di laterizi a pasta molle extralarge, che dona massimo risalto alle linee orizzontali, grazie al formato particolare caratterizzato da una lunghezza fino a 49 centimetri e da un’altezza di soli 4 centimetri».

Thermoreal SM di SanMarco Terreal

Parete realizzata con MAA X di SanMarco Terreal

34 - youtrade - maggio 2014


sono in grado di diminuire lo scambio termico, fattore che rappresenta un enorme vantaggio in tema di risparmio energetico. Sono soluzioni in fase di lancio e confidiamo nell’interesse da parte dei progettisti, in Italia e all’estero, nei confronti di prodotti ad alto contenuto tecnologico sia per le strutture nuove che per la riqualificazione degli edifici esistenti, tema oggi più che mai di interesse globale». Facciata realizzata con FX.12 di Prefa

Vantaggi prestazionali grazie alle nanotecnologie Renato Tesolin Marketing di prodotto CAP Arreghini «Nel settore delle pareti esterne si assiste a un forte consolidamento di temi come il risparmio energetico e l’impatto ambientale dei prodotti. Questo ha portato a una maggiore richiesta di soluzioni e sistemi che soddisfano queste necessità, senza però rinunciare a una forte connotazione estetica. Oltre ai sistemi a cappotto Thermocap, apprezzati dal mercato, poiché realizzati ad hoc e differenziati in base al tipo di isolante utilizzato e alle diverse prestazioni richieste dalla committenza, CAP Arreghini sta mettendo a punto nuovi prodotti ad alto contenuto tecnologico. Si tratta nello specifico di pitture da utilizzare come rivestimento esterno, formulate con l’ausilio di nanotecnologie che permettono di ottenere vantaggi prestazionali sempre più alti, con particolare attenzione all’efficienza energetica. Pitture che permettono di riflettere la luce, valide sia come finitura per i sistemi a cappotto nuovi, sia per il restyling di cappotti vecchi, capannoni, terrazze o strutture cementizie in genere. Questi prodotti Sistema a cappotto Thermocap di Cap Arreghini

Il fascino di un vestito di alluminio Stefano Nardelli Consulente tecnico Prefa - Trentino «Il mercato delle costruzioni fortunatamente si muove in direzione di una maggiore sostenibilità e di una attenzione più consapevole all’ambiente, al risparmio energetico e all’efficienza. Prefa sposa questi principi puntando su qualità e innovazione e propone il rivestimento per facciata in alluminio FX.12. Il prodotto è tecnicamente studiato in maniera che le bordature longitudinali e trasversali abbiano non solo una funzione estetica, ma anche funzionale: irrigidiscono la struttura e conferiscono una stabilità maggiore, pur essendo lo spessore del materiale di soli 0,7 millimetri. Il rivestimento risulta così più resistente e meno soggetto a imperfezioni. FX.12 è pratico e veloce da montare: attraverso l’ulteriore piegatura dell’aggraffatura superiore, può essere posato senza le graffette e, attraverso i fori prestampati, fissato direttamente al tavolato. Inoltre, non si presenta nessun problema di dilatazione grazie alla tecnica di aggraffatura angolare, e la posa può addirittura essere disposta in diagonale, assecondando l’estetica del progetto.

La tecnica dell’aggraffatura angolare conica è un altro elemento particolare di questo rivestimento, che ha diversi effetti funzionali: protegge dalla pioggia battente e dall’umidità, assorbe le naturali dilatazioni del materiale, migliora le caratteristiche autopulenti delle facciate in alluminio. In tutta Europa lo scorso anno sono stati venduti e installati oltre 30mila metri quadri di rivestimenti FX.12 e in Italia le vendite nel 2013 sono raddoppiate rispetto all’anno precedente, a testimonianza del fatto che il prodotto conquista sempre più progettisti e privati. Nel caso di ristrutturazioni il prodotto è capace di donare all’edificio una nuova personalità».

Una lastra con virtù nascoste Nicola Grigoli Account Manager Dryco Systems Italia «Se ci si limitasse ad analizzare il settore delle pareti esterne in sé, sarebbe inevitabile registrare anche per il 2013 un’ulteriore decrescita. Se, però, si cambia prospettiva, e si limita l’analisi ai soli sistemi innovativi a elevato contenuto tecnologico, la situazione risulta sostanzialmente capovolta, tanto da consentire di maggio 2014 - youtrade - 35


Casa del Senato a Torino realizzata con AquaBoard di Siniat

guardare al futuro con ottimismo. In un certo senso, è proprio la crisi ad aver fornito impulso alle soluzioni di edilizia leggera in esterno: la richiesta di prestazioni elevate, in combinazione con la stringente necessità di limitare i tempi di esposizione finanziaria (e dunque di esecuzione), ha obbligato progettisti e contractor a un profondo rinnovamento nella scelta dei sistemi da adottare. Tuttavia, l’unico modo per garantire il risultato in termini di performance e di durabilità dell’opera, è quello di rivolgersi a operatori professionali e di richiedere il supporto di produttori esperti e dotati delle competenze necessarie a guidare il progettista e l’esecutore durante tutte le fasi di esecuzione. Le tendenze del settore delle pareti esterne sono dettate principalmente dalle esigenze di progetto e da requisiti irrinunciabili quali la sicurezza, l’efficienza energetica, le performance acustiche, la sostenibilità legata alla valutazione del ciclo di vita dei prodotti. In un periodo come questo, inoltre, in cui l’aspetto economico e il time-to-market sono due chiavi di scelta decisive, il professionista è obbligato a valutare attentamente i tempi di applicazione dei sistemi e la ricaduta che questi hanno sui costi e sui tempi di entrata in esercizio dell’opera. La risposta dei produttori più attenti consiste inevitabilmente nel proporre soluzioni innovative e performanti che rispondano a queste precise esigenze. Contestualmente il progettista non vuole rinunciare in fase progettuale 36 - youtrade - maggio 2014

all’estetica, al design, a una linea moderna, fresca, nuova. La lastra da esterno AquaBoard di Siniat, che ha richiesto anni di sviluppo, è l’esempio di come un singolo prodotto riesca a garantire contemporaneamente performance e flessibilità. Il Gruppo Etex, inoltre, durante l’ultimo Batibouw a Bruxelles ha presentato Dryco Systems: un progetto unico nel suo genere, totalmente dedicato all’involucro edilizio. Il nuovo brand, che unisce l’esperienza di Siniat nelle soluzioni a secco per esterni e per interni, con quella di Edilit nell’ambito delle lastre in cemento naturale ad alta densità, ha consentito lo sviluppo di una tecnologia in grado di offrire al progettista una vasta possibilità di scelte estetiche e di finitura senza rinunciare alle performance più elevate. Una delle principali caratteristiche di Dryco Systems è la possibilità di aggiungere una vasta gamma di finiture alle prestazioni del sistema a secco per esterno AquaBoard di Siniat, grazie alle lastre da rivestimento Equitone e Cedral offerte da Edilit. Quindi la novità assoluta è la possibilità di abbinare facciate ventilate a diverse soluzioni perimetrali a secco. Ciò permette di raggiungere un valore di trasmittanza pari a 0,18 W/m2K e un abbattimento Rw di 67 db certificato che consente la totale protezione dall’inquinamento acustico ambientale. Dryco Systems attraverso i prodotti Siniat dispone di certificazioni per la sicurezza antisismica, antieffrazione e di durabilità in caso di esposizione diretta degli agenti atmosferici. Tutti i prodotti a base gesso, inoltre, sono riciclabili al 100% attraverso il servizio di recupero e riciclo scarti a base gesso, PregyGreenService.

Il piacere dell’isolamento Corrado Borghi Direttore commerciale Italia Edilteco «Possediamo già tecnologie molto avanzate in grado di raggiungere livelli di isolamento termico estremamente performanti. Si tratta ora di sviluppare materiali sempre più prestazionali a livello di funzionalità d’uso per le nuove esigenze della manutenzione e del rifacimento dell’esistente. Vale a dire che qualsiasi intervento sulla facciata deve tenere conto di fattori che facilitino la posa in opera, riducano i tempi di cantiere, abbattano le polveri, ottimizzino la logistica. Per Edilteco queste sono le nuove esigenze del futuro, anche per il settore delle pareti esterne. La nostra ultima novità, recentemente lanciata sul mercato, comprende i blocchi da tamponamento Easyblock e i blocchi casseri Smartblock, entrambi realizzati con le malte termoisolanti Edilteco. Si tratta di una nuova avventura imprenditoriale, per la quale è stata creata ad hoc la società ESB (acronimo di Easy and Smart Block), che nasce dal connubio delle malte leggere termoisolanti di Edilteco con la tecnologia per i blocchi da parete dell’azienda Manu-Cem.

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Questi due prodotti permettono di raggiungere valori di trasmittanza pari a 0,053 W/m2K con il solo blocco, così che la parete non ha necessità di ulteriore isolamento, e sono molto leggeri, in maniera da ottimizzare la logistica e i tempi di posa in opera. Oltre a questa novità, per le pareti esterne Edilteco è in grado di offrire anche il sistema cappotto prefinito a lastre Ecap e l’intonaco termoisolante Isolteco. Ecap è un sistema per l’isolamento a cappotto, composto da lastre di materiale isolante (in polistirene sinterizzato, in polistirene sinterizzato con grafite, e Stiferite Class SK) che presentano già la prima rasatura e la prima rete di armatura allettata. Questo consente di abbattere i tempi di posa del 60%, le polveri prodotte in cantiere, e di evitare problematiche nelle operazioni di rasatura e realizzazione della rete. Un’altra alternativa al classico cappotto a lastre è costituita dall’utilizzo dell’intonaco termoisolante Isolteco su blocchi in termolaterizio, per una posa più veloce, semplice e con prestazioni termiche di sfasamento nettamente superiori rispetto ad altre soluzioni presenti sul mercato».

protetti, ma ventilati Simone Pruneri Responsabile vendite prodotti speciali Italia, Brianza Plastica «Il mercato attuale offre molte possibilità circa l’utilizzo di materiali di rivestimento da esterno. È proprio grazie a questa scelta (gres, cotto, hpl, fibrocemento, legno, pietra, acciaio) che oggi gli addetti ai lavori, sia progettisti che imprese, possono optare per scelte tradizionali o moderne, azzardando spesso abbinamenti innovativi e 38 - youtrade - maggio 2014

Isotec Parete Brianza Plastica

d’impatto. Non sempre si presta la stessa attenzione verso i sistemi di isolamento dell’involucro. Proprio per questo, Isotec Parete di Brianza Plastica è la soluzione ideale per chi ha necessità di predisporre una facciata ventilata con caratteristiche innovative. Il pannello, infatti, è allo stesso tempo un cappotto, ventilato, strutturale, dalla notevole versatilità, facilità e velocità d’impiego. Costituito da un’anima in poliuretano espanso, il pannello, grazie alla facilità di accoppiamento, permette di ottenere una sostanziale eliminazione dei ponti termici, sfruttando appieno i benefici relativi alla ventilazione. Da poco più di un anno abbiamo lanciato Isotec Linea, soluzione complementare, nata inizialmente per essere abbinata a lamiere aggraffate in coperture e facciate non ventilate. Successivamente lo stesso prodotto, proposto in facciata, è risultato compatibile con svariati materiali. Sia Isotec Parete che Isotec Linea sono infatti compatibili con i principali materiali di rivestimento sul mercato e trovano campo di impiego nelle nuove costruzioni e negli interventi di riqualifica. Il tema del risparmio energetico è ormai imprescindibile e, se pensiamo che il settore dell’edilizia attuale e futuro sarà incentrato sulla riqualificazione, non possiamo che essere fiduciosi continuando a proporre prodotti innovativi e di qualità».

Anche il mattone deve essere hi-tech Dario Mantovanelli Responsabile Marketing Wienerberger «La direttiva europea relativa alle prestazioni energetiche ha introdotto un nuovo concetto: l’edificio a energia quasi zero, che diventerà uno standard progettuale per tutti i nuovi edifici a partire dal 2020. L’attività di ricerca e sviluppo di tutta la filiera produttiva legata al comparto dell’edilizia dovrà pertanto muoversi per rispondere a queste nuove esigenze. Wienerberger è in grado, già oggi, di presentare soluzioni idonee a questi nuovi standard progettuali, con laterizi rettificati in grado di raggiungere una conducibilità di λ=0,07 W/mK. Inoltre, a fine 2012, abbiamo ultimato un edificio già realizzato con queste nuove linee guida: un prototipo residenziale in muratura portante rettificata (una casa solare completamente autosufficiente dal punto di vista energetico), denominato e4 Brickhouse 2020. Attualmente l’industria del laterizio, i cui prodotti sono orientati prevalentemente alle nuove costruzioni, soffre ovviamente del calo che questo settore ha registrato nell’ultimo quinquennio. Va però indicato un dato positivo: la richiesta di materiali innovativi e altamente prestazionali è in continuo aumento. Questo cambiamento del mercato è legato sia alle richieste normative sempre più esigenti, che a una maggiore sensibilità verso le architetture energeticamente efficienti da parte di progettisti, imprese e utenti finali. Ognuno di questi tre target è mosso da motivazioni diverse, ma la conclusione comune è che le uniche


Sistema Ripristino del Calcestruzzo e Rinforzo Strutturale GEOACTIVE è un nuovo modo di concepire gli interventi nei cantieri di tutto il mondo delle costruzioni. È una SOLUZIONE ATTIVA ed EFFICACE basata sulla conoscenza delle necessità diverse e specializzate delle singole realtà sul territorio; sulla specificità dei progetti e delle esigenze operative degli applicatori; sul supporto di un’azienda affidabile, organizzata e strutturata come da sempre è FASSA BORTOLO.

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Porotherm BIO PLAN ETICS Wienerberger

nuove costruzioni appetibili oggi sul mercato sono quelle in grado di dimostrare, con garanzie e certificati trasparenti, le loro prestazioni energetiche. Per questo Wienerberger propone Porotherm BIO PLAN, la gamma di laterizi rettificati in grado di minimizzare i costi energetici, sia durante il periodo invernale, con trasmittanze fino a 0,14 W/m2K, che durante i picchi di calore estivi, con masse superficiali che superano abbondantemente i 300 kg/m2. Novità di quest’anno è il Porotherm BIO PLAN ETICS, un blocco rettificato progettato per i sistemi a cappotto, con un disegno che asseconda sia le richieste delle imprese edili, che chiedono sistemi costruttivi facili da posare, che dei progettisti, attenti a soluzioni certificate e dalle prestazioni garantite. Il disegno asimmetrico del Porotherm BIO PLAN ETICS presenta, sul lato esterno, una parete rinforzata che offre l’ottimale planarità necessaria a garantire un supporto omogeneo per i sistemi a cappotto e una maggior resistenza a strappo per le tassellature. Sul lato interno, invece, una maggior foratura che facilita il passaggio dell’impiantistica. La rettifica e gli incastri verticali, inoltre, migliorano le prestazioni termiche e agevolano le operazioni di posa, per un cantiere più pulito. Il Porotherm BIO PLAN ETICS, assieme ai nuovi blocchi a setti sottili della famiglia Porotherm BIO PLAN, è la nostra risposta per garantire soluzioni efficienti, sicure e di elevata qualità». 40 - youtrade - maggio 2014

Il monostrato è più facile Paolo Galante Responsabile Product Management Xella Italia «Il mercato è sempre più attento alle prestazioni delle pareti, indipendentemente dalle soluzioni tecniche prescelte. Progettisti, imprese e rivenditori, ma anche i clienti privati, sono interessati in primo luogo alle prestazioni globali delle pareti, quindi ai livelli di isolamento termico e acustico, al comportamento in caso di sisma e incendio e, non meno importante, alla sostenibilità ambientale. Inoltre, sono sempre più ricercate soluzioni certificate, ovvero prodotti e soluzioni testati e verificati, che permettano di raggiungere le prestazioni richieste, siano a prova di errore e garantiscano durabilità nel tempo. Per quanto riguarda le tendenze estetiche, infine, ho notato un vivace interesse del mercato per le facciate ventilate, che si stanno lentamente diffondendo nel panorama costruttivo e che si integrano in modo particolarmente agevole ai sistemi costruttivi della

Tamponamento con Blocchi Ytong e isolamento dei ponti termici con Multipor

nostra azienda. Per le pareti esterne di tamponamento Xella propone una soluzione monostrato con blocchi in calcestruzzo cellulare Ytong Clima o Climagold, e protezione del ponte termico con pannello isolante minerale Multipor, che si contrappone ai sistemi tradizionali di muratura a cassetta (sempre meno diffusa, ma comunque ancora utilizzata) o muratura pesante con cappotto oppure soluzioni leggere a secco. A completare il sistema, Xella propone anche una serie di specifiche malte premiscelate (malta collante, malta da ripristino, malta leggera Multipor e diversi intonaci), studiate appositamente per garantire prestazioni e durabilità delle soluzioni proposte. Al di là delle elevate prestazioni termiche (U fino a 0.18 W/mqK con parete monostrato da 48 centimetri senza cappotti aggiuntivi) e l’ottimo comportamento di resistenza al fuoco, i sistemi in calcestruzzo cellulare Ytong offrono diversi altri plus, come la facilità di lavorazione e di posa, l’estrema leggerezza, l’eliminazione dei ponti termici e l’ottima tenuta all’aria dell’involucro. Gli specifici dettagli tecnici di fissaggio dei tamponamenti alle strutture sono inoltre studiati per evitare danni in caso di terremoto. Stiamo svolgendo anche test e sviluppando prodotti specifici nei centri di ricerca specializzati del settore, come l’Eucentre di Pavia e l’Università di Padova, e coinvolgendo produttori di sistemi tecnologici avanzati, come Bekaert con il suo traliccio di armatura metallica Murfor».

Un’intercapedine vi proteggerà Roberto Nava Direttore vendite Knauf «L’ultima tendenza per il settore delle pareti esterne è l’involucro a secco,


l’alternativa più innovativa rispetto ai sistemi tradizionali in muratura. A seconda delle esigenze costruttive, è possibile combinare diverse stratificazioni di materiali isolanti e lastre Knauf per garantire il miglior risultato termo-acustico. L’involucro integrale a secco Knauf si declina nella soluzione Aquapanel Outdoor, un sistema per la realizzazione di pareti esterne con prestazioni energetiche di 0,20 W/m2 K in uno spessore di soli 22 centimetri. Inoltre, le perfomance acustiche, antincendio, sismiche e termiche sono superiori a quelle tradizionali, con l’ulteriore vantaggio di realizzare una costruzione più leggera e con camere interne supplementari più ampie. Un’altra possibilità per il rivestimento esterno delle facciate è il nostro Sistema Cappotto Termico, adatto sia in edifici nuovi che in interventi di ristrutturazione, in grado di ottimizzare la prestazione termica dell’edificio, diminuendo la dispersione del calore. La novità è la facciata ventilata Aquapanel SmartAir. Questa soluzione si integra perfettamente con l’edificio, consentendo di creare una facciata con intercapedine a ventilazione naturale, senza giunti aperti, dall’estetica regolare e di proteggere meglio l’edificio e il materiale isolante. Il sistema facciata ventilata Aquapanel SmartAir può essere applicato sull’involucro edilizio esistente e nelle nuove costruzioni». Sistema Cappotto Termico con Aquapanel

I principali vantaggi di questo sistema sono la resistenza elevatissima agli urti e agli agenti atmosferici, come la grandine, grazie al fibrocemento, la riduzione delle crepe grazie all’elasticità delle guide in legno e in pvc, e la riduzione dell’umidità di risalita e della condensa, che causa formazioni di alghe e muffe. È poi importante considerare che questo sistema permette di contenere al suo interno impianti idraulici ed elettrici, evitando interventi invadenti sulla parete esterna». I vantaggi del fibrocemento Marco Canciani Responsabile marketing e vendite estero «Il settore dei sistemi a cappotto per l’involucro si sta sempre più consolidando, anche se persistono forti tensioni sui prezzi, che portano talvolta gli applicatori a un eccessivo risparmio sia sui prodotti che sulle modalità di posa, causando risultati deleteri. Per questo motivo è molto importante selezionare gli applicatori e agire sulla formazione e sulle visite in cantiere, cercando di offrire tutto il supporto possibile. Con sempre maggiore frequenza, alla nostra azienda pervengono richieste di finiture elastomeriche della linea Ardelast, in grado di prevenire fessurazioni e cavillature che si verificano tipicamente sulle giunzioni tra un pannello e l’altro. L’ultima novità che presentiamo al mercato è il cappotto ventilato realizzato con lastre in fibrocemento, trattate con il classico rasante, oltre alla rete e alla finitura, e fissate al muro mediante guide in legno o pvc. Tra le lastre in fibrocemento e la parete è presente l’isolante, fissato a muro, e un’intercapedine di 2 o 3 centimetri.

Un kit per essere più efficaci Federico Tedeschi Coordinatore Commissione Tecnica Consorzio Cortexa «L’Italia attualmente è il terzo mercato europeo più grande per l’isolamento a Cappotto, dopo Germania e Polonia. Siamo molto soddisfatti dello sviluppo del mercato edile italiano in termini di attenzione all’aspetto dell’efficienza energetica, sia in fase di nuova costruzione che negli interventi di ristrutturazione. In una panoramica Composizione Sistema a Cappotto Cortexa

Ardelast di F.lli Raccanello

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Alveolater Bio Taurus Gruppo Stabila

generale di mercato in scarsa crescita, aumenta la domanda di edifici ad alta efficienza energetica e in questo ambito il Sistema a Cappotto si sta imponendo come una delle soluzioni più affermate, la cui scelta scaturisce, più che da una ricerca di innovazioni, dall’esigenza e dalla richiesta di sistemi certificati e garantiti. Di pari passo con la diffusione di questa tecnologia aumentano anche le esigenze estetiche, che non sono però sempre conformi al sistema. Nel settore possiamo sicuramente segnalare anche la tendenza al progressivo aumento dello spessore degli isolanti, dovuto alle esigenze prestazionali di isolamento termico, e la conseguente introduzione di materiali isolanti sempre più performanti. Inoltre, è in corso di sviluppo una nuova versione della normativa in materia di Sistemi Etics, che prende in esame l’inserimento di altri materiali isolanti, oltre alla lana di roccia e il polistirene espanso, fra i quali il poliuretano, la fibra di legno e le resine fenoliche. Il Cappotto permette di realizzare moltissimi tipi di rivestimento o finiture delle facciate, lasciando estrema libertà di scelta al committente e al progettista, tuttavia non tutte le tipologie di rivestimento murale sono compatibili con questa soluzione. Il Sistema di Isolamento a Cappotto proposto da Cortexa è certificato e segue precise metodologie esecutive e progettuali, normate a livello europeo. È fondamentale scegliere sistemi di isolamento venduti come kit, evitando di scegliere o assemblare singoli componenti non testati per funzionare efficacemente in combinazione tra loro. Per essere certi della sua efficacia, inoltre, è altrettanto importante affidare la progettazione a professionisti qualificati e avvalersi di posatori esperti e formati per la posa di questo sistema. Dal punto di vista tecnico, l’isolante posto all’esterno dell’involucro edilizio è nella posizione ottimale sia dal punto di vista termico (massimizzazione della inerzia termica) che igrometrico (eliminazione dei fenomeni di condensa). Inoltre, contribuisce a risanare murature di facciata anche molto compromesse. Dal punto di vista economico il cappotto contribuisce a ridurre i consumi energetici, ad accrescere il comfort abitativo e a generare sensibili risparmi in bolletta». 42 - youtrade - maggio 2014

Le quattro stagioni non ci fanno paura Michele Destro Responsabile R&S e Marketing Gruppo Stabila «Non è un segreto. Il mercato ha subito un’ulteriore e forte flessione negativa, soprattutto nell’ambito delle nuove costruzioni. Il Gruppo Stabila non si è fermato, ma dal nostro lavoro di ricerca e sviluppo usciranno nel prossimo futuro nuove soluzioni che risponderanno concretamente all’esigenza di costruire edifici di qualità, duraturi nel tempo. La muratura armata è un innovativo approccio progettuale integrato (anche se ha raggiunto la maggiore età come riconoscimento normativo) che, partendo dalla verifica sismica, trova in automatico le risposte per l’efficienza energetica, l’acustica, la durabilità e il bilancio economico. Lo schema radiale del blocco per muratura armata Bio Taurus di Gruppo Stabila, unico al mondo, unito al veloce e innovativo sistema di assemblaggio brevettato, garantiscono un comportamento sismico di riferimento nell’attuale progettazione strutturale. La recente integrazione, con lo spessore da 30 centimetri, del nostro sistema Alveolater Bio Taurus ha permesso di completare la gamma rendendo applicabile la soluzione Taurus in ogni situazione e in ogni condizione, anche quelle che fino a ieri sembravano andare a discapito del sistema laterizio. Il completamento del pacchetto, con le varie soluzioni previste, trova nel sistema Taurus un supporto ottimale per la realizzazione di una struttura priva di esagerati spessori di isolante. La realtà mediterranea del nostro Paese, che

ricalca i canoni del clima temperato, ha nelle elevate temperature estive, accompagnate da alti tassi di umidità, un pericolo rappresentato dal mancato comfort ambientale e da un sottostimato consumo energetico estivo. L’aumento a dismisura dello spessore dei cappotti, che tanto agevolano la «calcolazione» energetica invernale di edifici, è causa di un’evidente disparità di vivibilità nell’intero anno solare, così che le nostre abitazioni, immesse sul mercato con eccellenti classi energetiche, sono di fatto idonee solo per la stagione natalizia. L’inevitabile sovraccarico estivo, evidentemente non valutato, viene poi risolto operando attraverso un vero e proprio allestimento di chiller multisplit considerati, nelle nostre abitazioni, ormai alla stregua di un normale elettrodomestico e quindi utilizzati con estrema disinvoltura. Un’abitudine che sta alterando la percezione del vero comfort. L’involucro, progettato per rispondere autonomamente alle variazioni climatiche, deve essere asservito al più da impianti tecnologici che riducano al minimo l’impatto, tanto da poter essere alimentati da sole fonti rinnovabili. Nelle attuali tendenze sta emergendo la necessità di garantire il vero comfort passivo, sinonimo di pareti perimetrali capaci Sistema brevettato per muratura armata Alveolater Bio Taurus


di funzionare come polmoni (che accumulano e cedono di calore in relazione alla richiesta ambientale), di eliminare le discontinuità materiche (come i ponti termici) e ancor di più assicurare elevata durabilità e bassi costi di manutenzione. La tendenza si concretizza con soluzioni che prediligono pareti portanti, magari armate, dove massa, capacità meccanica/deformativa, continuità materica e velocità di realizzazione coesistano con una durabilità ultradecennale».

Un sostegno al giardino verticale Elisabetta Domeneghetti Responsabile divisione verde e acqua Geoplast «L’impiego della vegetazione come rivestimento per le pareti esterne è Parete verde realizzata con Wall-y

Griglia Wall-y Geoplast

ormai uno dei trend dell’architettura contemporanea. Nata come supporto per le piante rampicanti, la griglia Wall-y di Geoplast è diventata un punto di riferimento per la realizzazione di pareti verdi, ideale sia su edifici di nuova realizzazione che su edifici esistenti. La trama particolare e accattivante ha un indubbio valore estetico, che migliora l’aspetto dell’edificio e quello del contesto urbano. Inoltre, una parete vegetata con Wall-Y fornisce un migliore controllo termico dell’edificio e protegge contro gli effetti corrosivi dell’inquinamento urbano e dell’umidità. La griglia si installa facilmente su qualsiasi tipo di supporto, utilizzando sistemi di fissaggio direttamente sulla parete o su una sottostruttura a montanti. Composta in polietilene ad alta densità vergine, Wall-y ha elevata resistenza e maggiore durabilità nel tempo. Per la realizzazione di murature in calcestruzzo, Geoplast propone Geopanel, un sistema brevettato di casseforme modulari in ABS (polimero termoplastico con resistenza e durabilità molto elevate), più maneggevole, economico e veloce da posare rispetto alle soluzioni tradizionali. Geopanel comprende una serie di pannelli di dimensioni variabili collegabili fra loro con maniglie di fissaggio in nylon a chiusura rapida. Grazie alla possibilità di numerose combinazioni, si possono realizzare strutture di spessore variabile e di diverse geometrie. Per murature decorate in calcestruzzo faccia a vista, Geoplast propone anche la versione Geopanel Art, un sistema di casseforme riutilizzabili e modulari ad alta resistenza, per una parete pronta per essere pitturata o ulteriormente decorata».

Abbiamo un’Intesa d’avanguardia Marco De Pieri Ufficio e assistenza tecnica Fassa Bortolo «È necessario operare una distinzione tra pareti esterne realizzate con sistemi tradizionali e quelle che utilizzano sistemi a secco. Sulle prime si è soliti intervenire applicando il cappotto esterno per coibentare la struttura esistente e ottenere un maggiore isolamento termico. Le seconde, invece, sono utilizzate soprattutto nelle nuove costruzioni e permettono di raggiungere elevate prestazioni con minimi ingombri. In questo momento il mercato del nuovo ha subito un calo, di conseguenza il settore del cappotto esterno ha un trend di crescita maggiore, proprio perché chi ha denaro da investire lo utilizza per riqualificare l’esistente. Inoltre, in Italia siamo ancora legati ai vecchi sistemi tradizionali, ma sono certo che i sistemi a secco per pareti esterne rappresentino il trend del futuro. Nella propria offerta commerciale Fassa Bortolo offre soluzioni per entrambe le applicazioni, con innovativi sistemi a cappotto e sistemi a secco all’avanguardia. Per esempio, l’ultima

Progetto Intesa Fassa Bortolo

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novità che abbiamo presentato sul mercato si chiama Progetto Intesa, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino. Si tratta di un innovativo sistema costruttivo a secco che prevede la realizzazione di pareti di tamponamento perimetrale costituite da lastre in cartongesso Gypsotech, profili speciali, finiture, rasanti, rivestimenti colorati e materiali isolanti. Il sistema mira all’utilizzo di strutture portanti più leggere con elevate prestazioni di isolamento termico e acustico. Formato da un nucleo centrale portante dimensionato in base all’interpiano esistente e all’altezza dell’edificio, alla zona sismica e ai carichi, il sistema vede l’applicazione dell’isolante all’interno dell’intercapedine e il successivo tamponamento delle lastre in base alle richieste della committenza. Per quanto riguarda, invece, il sistema a cappotto, Fassa Bortolo propone il sistema Fassatherm, in grado di isolare in modo sicuro e continuo le pareti dal caldo e dal freddo. Fassatherm comprende tre diverse soluzioni: Classic, Plus con lastra isolante in lana di roccia, ed Eco, con lastre in sughero, silicato di calcio o fibra di legno. Tra le novità della linea Classic, la lastra Hightherm 030, realizzata in grafite all’interno con l’aggiunta di uno strato esterno in EPS bianco per una maggiore protezione dal sole, e la lastra Colorex 032, che utilizza un mix di EPS e grafite. Ovviamente, oltre a fornire i pannelli isolanti, Fassatherm comprende anche collanti, rasanti, reti di armatura, tasselli e tutto ciò che serve per l’installazione di un sistema a cappotto di qualità».

Come resistere a caldo, freddo e urti Carlo Palombi Direttore Vendite Index 44 - youtrade - maggio 2014

Stratigrafia di parete realizzata con CapTherm Stone di Index

«Oltre al valore estetico, attualmente il settore delle facciate è strettamente legato anche alla resa termica: la classificazione energetica dei fabbricati è divenuta un parametro importantissimo nelle compravendite immobiliari. Index propone CapTherm Stone, sistema a cappotto innovativo costituito da un pannello in ESP 100kPa rinforzato da una doppia rete di armatura in fibra di vetro alcaloresistente. Questa, abbinata a un rasante di prestazioni superiori alla norma, conferisce elevate resistenze meccaniche in grado di supportare un rivestimento in pietra ricostruita. CapTherm Stone è in grado di conferire alla facciata un’ottima valenza estetica e di aumentare la resistenza meccanica all’urto della parete, molto importante per la durata del sistema soprattutto nelle zone trafficate. In più, oltre a migliorare la trasmittanza della parete, incrementa anche la massa e quindi lo sfasamento, migliorando così le prestazione anche durante la stagione estiva, in tutte le zone climatiche. Il settore dei sistemi a cappotto, ricco di attori, è sicuramente in aumento costante e siamo sicuri, visti i notevoli investimenti fatti nel settore, che continuerà a crescere. Come obbiettivo Index si propone di aumentare le quote di mercato, con prodotti di qualità ed assistenza tecnica di alto livello».

L’isolamento lo assicuriamo in blocco Sabrina Capra Assistente tecnico-marketing ANPEL «Quando nel 2020 tutti i nuovi edifici saranno a energia zero, come da direttiva europea, anche i prodotti per l’involucro dovranno evolversi ulteriormente per rispondere a questa necessità, garantendo un isolamento termico ancora maggiore sia per quanto riguarda il comportamento in regime invernale, sia per quello estivo. Il settore delle murature per l’involucro si sta adeguando sempre di più a questa richiesta, fornendo materiali sempre più performanti, che contemporaneamente siano anche facili da posare, come i prodotti Lecablocco. Caratterizzati da sempre da ottimi valori di isolamento termico e di inerzia termica, si sono saputi innovare rispettando l’evoluzione normativa degli ultimi anni e rispondendo a requisiti sempre più stringenti. Di recente, una delle soluzioni più premiate dal mercato è stata Lecablocco Bioclima Zero, la nuova Lecablocco Bioclima Zero


famiglia di blocchi multistrato per la realizzazione di murature portanti e di tamponamento, perimetrali (anche interne verso ambienti non riscaldati), con elevate proprietà di isolamento termico. Con il nuovo nato, Bioclima Zero18p, per esempio, in 44 centimetri si raggiunge una trasmittanza termica U di 0,18 W/m2K. La gamma è composta dalla solidarizzazione industriale di diversi strati per una muratura a posa unica: un blocco di calcestruzzo di argilla espansa Leca, un pannello isolante di polistirene ad alta densità con grafite, un secondo blocco esterno di calcestruzzo Leca a protezione del pannello isolante. I blocchi sono già preassemblati e pronti per la posa, facilitata dalla presenza del giunto verticale a incastro che elimina anche eventuali discontinuità termiche. La continuità del taglio termico per i giunti orizzontali è invece assicurata grazie all’applicazione di una speciale striscia isolante adesiva che permette di eliminare i ponti termici. Gli spessori, le densità e le forature dei due elementi esterni in Leca sono studiati per conferire alla parete anche elevate caratteristiche di inerzia termica, fondamentale per proteggere gli ambienti interni dal surriscaldamento estivo. Specifico per la realizzazione di pareti portanti ordinarie o armate in zona sismica, il blocco Bioclima Zero27p (38 cm di spessore, U=0,27 W/m2K) permette la realizzazione di un sistema costruttivo completo grazie alla presenza dei pezzi necessari per gli irrigidimenti verticali e orizzontali, gli angoli, le architravi e i rivestimenti dei cordoli. ANPEL ha anche sviluppato un sistema di isolamento termico da utilizzare in particolare per la riqualificazione di edifici esistenti denominato Lecablocco Muro Cappotto che, come definisce il nome stesso, è costituito da una parte in calcestruzzo di argilla espansa Leca accoppiato a un pannello isolante in polistirene espanso con grafite, studiato per isolare termicamente edifici esistenti con una soluzione al tempo stesso solida, robusta e durabile come una parete in muratura. Con tale soluzione, non solo si rispettano i limiti normativi previsti dal D.Lgs 311/06, ma anche si raggiungono prestazioni più performanti per il raggiungimento dei limiti richiesti per accedere agli sgravi fiscali del 65%».

L’Isolante presenta Echoray, la lastra per isolamento termico ed acustico delle facciate per sistema a cappotto. Oltre a vantare una conducibilità termica λD di 0,031 W/mK, Echoray aggiunge elevate prestazioni acustiche grazie al processo di elasticizzazione controllata che permette di ridurre la propagazione delle vibrazioni per via solida. La superficie esterna della lastra Echoray presenta una speciale zigrinatura di 6 mm di profondità che permette di applicare, senza diversi passaggi da parte del posatore, almeno 10 kg/m2 di rasante e finitura, indispensabili per il funzionamento del sistema.

Fassa Bortolo e Geopietra si uniscono per realizzare mastrosistema, una soluzione evoluta per l’isolamento integrale delle pareti esterne in grado di garantire benessere abitativo, risparmio energetico e valore estetico con una varietà pressoché illimitata di finiture di pregio. Questa unione, realizzata con i sistemi a cappotto fassatherm di Fassa Bortolo e la pietra ricostruita murogeopietra di Geopietra, ha dato vita a un sistema di isolamento versatile e affidabile, dalle elevate prestazioni, efficace per ogni latitudine e clima. Concepito per una protezione termica integrale, questa soluzione interviene anche nella protezione estiva dell’edificio, assicurando bassi costi di gestione anche per il raffrescamento. Mastrosistema è disponibile in tre varianti: mastroclassic con pannelli di isolante in EPS, compatibile con tutte le strutture portanti a secco mastrosistema, mastroplus con pannelli di isolante in lana di roccia lamellare ML, e mastroeco con pannelli di isolante in sughero e silicato di calcio.

Marcotherm è il nuovo sistema d’isolamento termico a cappotto di Colorificio San Marco, costituito da un kit di componenti che operano in perfetta sinergia tra di loro per offrire risparmio energetico. Il cappotto Marcotherm permette di usufruire del bonus energetico del 65%, può contribuire al punteggio finale di un edificio LEED ed è provvisto di qualifica ambientale ITACA.

Con l’innovativo sistema Poroton Plan TS8, Fornaci Laterizi Danesi coniuga i vantaggi del sistema rettificato con le prestazioni isolanti del polistirene espanso additivato di grafite. Attraverso un processo meccanizzato di rettifica, le facce di posa dei termo laterizi Poroton PlanTS8 vengono rese perfettamente piane e parallele, permettendo così la posa con solo 1 mm di collante cementizio in sostituzione del tradizionale giunto di malta. All’interno delle cavità dei blocchi viene inoltre sinterizzato del polistirene additivato di grafite. Poroton Plan TS8 permette di realizzare pareti monostrato con elevati valori di isolamento e inerzia termica. La conducibilità termica della parete realizzata con collante cementizio dello spessore di 1 mm 0,082 W/mK.

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Muratura Armata Taurus

Forte come un toro per sostenere tutto Ăˆ stato sottoposto ai test piĂš duri. Ha vinto premi e scalato le classifiche di gradimento. E prove di laboratorio senza sconti confermano le prestazioni del sistema che aumenta la sicurezza del laterizio, anche in caso di terremoto di giorgio rossi

I

mmesso sul mercato nel 2010, riconosciuto come migliore innovazione nello stesso anno (Saie, Giuria: Iuav -Arketipo, Costruire, Modulo, Presenza Tecnica–The Plan), brevettato per l’unicità della geometria radiale, classificato in prima categoria, certificato in bioedilizia dall’Anab e nel 2013 testato dall’Università degli Studi di Padova Dipartimento Icea (Ingegneria civile, edile, ambientale): è la novità nel campo della sismica. Il suo nome è Muratura Armata Taurus. Una soluzione che ha permesso la creazione di un prodotto unico nel suo genere. Sia il professionista sia l’impresa hanno potuto constatare che prestazioni, tempi e costi sono cambiati anche per attività che sembravano, sino ad oggi, a discapito del laterizio. Concetti come confinamento, prestazioni, sicurezza, precisione e qualità si sono fusi nel prodotto brevettato Taurus.

Formulazione Valore tabellare da NTC2008 Valore tabellare da EC6 Valore caratteristico da NTC Valore caratteristico da UNI EN 1052-3 Valore caratteristico sperimentale fvk 46 - youtrade - maggio 2014

I progettisti, in quattro anni hanno iniziato a cambiare il loro modus operandi, facendo scalare la classifica alla muratura armata, dove il Taurus spesso sale al primo posto. Le limitazioni, considerate insite al sistema, i costi, in passato difficilmente quantificabili, e la presunta complessa progettazione sembrano aspetti superati: il nuovo sistema è riuscito a mettere d’accordo tecnico e operatore, garantendo certezze di prestazione e di costo (-25% rispetto allo schema a pilastri). Non solo: il sistema Taurus è stato sottoposto a prove di compressione e di taglio-compressione su una moltitudine di provini/muri (snelli, tozzi, armati, debolmente armati e precaricati in sommità, con

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Precompressione (N/mm2) 0.2 0.6 1.0 0.36

0.44

0.60

0.38

0.54

0.70

0.37

0.58

0.79

0.40

0.61

0.82

0.44

0.67

0.89

La sfida dei materiali

Prove a compressione - monotone e cicliche. Le prime, eseguite in controllo di carico, sono state operate fino a rottura. In seguito al raggiungimento del carico massimo si è lasciato agire il carico fino a circa l’70-80% del valore di picco (compatibilmente con lo stato di danneggiamento conseguito), al fine di registrare l’effettiva riduzione di carico per danneggiamento. I valori caratteristici risultanti si sono dimostrati superiori anche oltre il 30% rispetto ai limiti imposti dalle attuali norme tecniche. Prova a taglio-compressione - su otto campioni (quattro tozzi e quattro snelli). La prova consiste nell’applicazione di step di spostamenti ciclici nel piano per ogni livello di drift, successivamente all’applicazione di una forza di compressione prestabilita, in direzione perpendicolare al campione.


differenti valori a simulare i piani di un ipotetico edificio) tale da garantire la copertura più completa possibile. Ne è emerso un panorama di dati e considerazioni che hanno confermato come le norme sono da considerare ultraconservative, superate. Fasi della ricerca sono inserite nel report completo (si può

{

Le limitazioni del prodotto, i costi, un tempo difficilmente quantificabili, e la progettazione sembrano aspetti superati

richiedere collegandosi al sito www. gruppostabila.it). Caratterizzazione dei materiali: test su armatura, malta e blocco di laterizio, per garantire la veridicità dei risultati da finali. Prova su triplette: effettuate per caratterizzare le proprietà dell’interfaccia tra giunto di malta e blocco, ovverosia lo scorrimento del giunto orizzontale e la resistenza a trazione del giunto (è stata eseguita anche la prova a flessione). Dai risultati ottenuti si nota che la tabella delle Ntc08 è conservativa e quindi fuorviante per una corretta valutazione. La tabella dell’EC6, invece, mostra una prestazione più vicino alla realtà. I valori ottenuti, comunque, sono al di sopra dei limiti imposti.

I campioni tozzi hanno raggiunto la loro Fmax a livelli di drift minori rispetto ai campioni snelli. Considerando invece le armature, i campioni con le due barre hanno registrato una maggiore Fmax sia nei campioni tozzi che in quelli snelli: a parità di precompressione, la presenza di una maggiore sezione d’armatura ha comportato l’aumento medio di Fmax. Un altro fenomeno a cui si è assistito nei campioni aventi 2 Ф16mm è stato il repentino raggiungimento, dopo la Fmax, dello spostamento ultimo (cioè all’80% della Fmax); infatti come si può notare dalla tabella, il rapporto tra il livello di drift registrato all’Fmax e ultimo, non supera l’1.6 mentre nei campioni meno armati abbiamo valori minimi pari al 2.1. In conclusione: i valori meccanici e deformativi risultanti hanno confermato l’eccellenza del sistema Taurus creando, nel contempo, un importante focus sulla quantità di armatura che spesso viene impiegata, rivelandosi non sempre necessaria nelle quantità previste (soprattutto negli angoli può rivelarsi controproducente) soprattutto se alla «base» è presente un blocco con schema radiale che garantisce il perfetto confinamento dell’armatura presente.

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maggio 2014 - youtrade - 47


Gridiron

Asciutti just in time e la goccia se ne va L’azienda, che offre una grande varietà di prodotti, punta sull’assistenza al cliente per «realizzare un vestito su misura», come spiega il direttore commerciale, Mauro Zanette. E annuncia un mini manuale con le nozioni tecniche di base di Arianna Pace

N

on una semplice rete vendita, ma un network di tecnici. È uno dei servizi forniti da Gridiron, azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di sistemi di drenaggio. In tutte le tipologie e classi di portata dalla A15 alla F900. «Siamo l’unica azienda europea, se non mondiale, ad avere tutte le tipologie di materiali che si possono trovare sul mercato », racconta il direttore commerciale, Mauro Zanette. Perché, a partire dal calcestruzzo o dal polimerico, fino all’abs (nuovo materiale plastico inserito da poco nella gamma Gridiron) i prodotti non mancano, anche se, come dice il direttore, «si possono avere migliaia di proposte a catalogo, ma se non si riesce a scoprire il reale bisogno del cliente non si può dare la soluzione corretta». E in un momento in cui molte realtà stanno eliminando ciò che non è essenziale per ridurre i costi, Gridiron decide, invece, di investire nella consulenza per realizzare per ogni cliente «un vestito su misura. Tutto parte dalla consulenza, e la rivendita edile, legandosi a un partner valido,

ABS

48 - youtrade - maggio 2014

Christian Scarpis, Mauro Zanette e Manuel Soldera

ha la possibilità di sfruttare tutto quello che è messo a sua disposizione dai nostri area manager, consulenti tecnici costantemente informati sulle esigenze del territorio in cui operano. Se esistesse uno slogan aziendale, suonerebbe così: vendiamo soluzioni perché siamo disposti a comprare il problema del cliente», spiega il manager.

Calcestruzzo

La nuova campagna aziendale 2014 è quindi incentrata sul diffondere i plus di Gridiron. Per i rivenditori è stato pensato un catalogo pieghevole, dalla facile consultazione che, oltre ai prodotti, racchiude le nozioni tecniche di base da sapere. «Si tratta di un mini manuale che qualsiasi tipo di utilizzatore può avere tra le mani», spiega il direttore. All’interno

Cemento polimerico


di ogni rivendita partner, inoltre, è stato inserito un espositore per mostrare i prodotti e i servizi Gridiron. Ultimo, ma non meno importante plus: a settembre sarà disponibile un software per il calcolo idraulico dei sistemi di drenaggio: si potrà scaricare gratuitamente dal sito dell’azienda. «Negli ultimi anni la distribuzione è cambiata molto, ma per noi no», aggiunge Manuel Soldera, distributore Gridiron del Centro Nord Italia. «Mi spiego: se oggi il cliente ha necessità di avere i prodotti subito, noi glieli forniamo senza difficoltà perché abbiamo fatto sempre così. Non abbiamo dovuto stravolgere il nostro modo di operare per restare sul mercato e il servizio just in time è sempre stato il nostro fiore all’occhiello». I prodotti, quindi, arrivano a destinazione in due-tre giorni, o anche nelle24 ore seguenti all’ordine, grazie a un magazzino sempre fornito e vicino alla sede produttiva. Per quanto riguarda le esigenze tecniche, «i nostri uomini si recano direttamente in cantiere», assicura Soldera. Per quanto riguarda le linee di prodotto, sono suddivise in famiglie: «La basic commercial racchiude i canali in vibrocompresso con griglie fino alla classe C 250, canali in abs con profilo zincato, sempre dalla classe A alla classe C250 e canali in polimerico», descrive Marcello Cucci. «Poi, c’è la versione tecnical, che racchiude tutto ciò che comprende la sezione tecnica dei canali fino alla classe D400. Infine, la versione top tecnica con

canali ad alte prestazioni per impieghi particolari». Una delle forniture che ha dato maggior soddisfazione? «Aver trovato una soluzione per il drenaggio dell’acqua in una piazza di Lutrano, in provincia di Treviso: non presentava alcun tipo di pendenza», risponde Cucci.

La piazza di Lutrano, paese in provincia di Treviso

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Dissesto idrogeologico

Questa politica è una vera frana Nell’ultimo triennio lo Stato ha stanziato più di 1 miliardo per le emergenze. Ma per la prevenzione ha messo in bilancio solo 2 miliardi in dieci anni. Risultato: con i cambiamenti climatici e la scarsa manutenzione aumentano i rischi. E il conto da pagare

di Federico Della Puppa

Q

uando piove non sappiamo più come va a finire. Troppo spesso bastano pochi giorni di brutto tempo per trasformare fiumi e torrenti in sistemi incontrollabili. Il territorio, impermeabilizzato, imbrigliato, consumato da un uso eccessivo e senza adeguate misure di mitigazione, restituisce con gli interessi, spesso oltre qualsiasi soglia di accettabilità, quanto l’uomo è stato in grado di produrre. E anche se sappiamo bene che è una risorsa limitata, ci ricordiamo della sua scarsità e della sua fragilità solo ex post, solo dopo che gli eventi catastrofici sono avvenuti. Abbiamo consumato troppo suolo, abbiamo abbandonato pratiche secolari di prevenzione delle possibili calamità, abbiamo costruito troppo vicino ai fiumi, abbiamo scelto di non intervenire nella pulizia degli alvei, abbiamo irregimentato i torrenti con muri che aumentano la velocità dell’acqua quando si gonfiano per le piogge insistenti, sempre più insistenti perché derivanti da fenomeni di cambiamento climatico con i quali dovremo fare sempre più i conti in futuro. Gli eventi meteorici degli ultimi mesi hanno dimostrato, se mai ce ne fosse il bisogno, quanto sia esposto il nostro Paese a un rischio idrogeologico 50 - youtrade - maggio 2014

elevato. I costi ambientali, sociali, economici che questi fenomeni producono sono notevoli. Ma quanti mi costi? I costi del non intervento infatti sono rilevanti. Secondo uno studio di Legambiente, dal 1944 al 2012 i danni del dissesto ammontano complessivamente a 61,5 miliardi di euro. La cifra si riferisce ai costi che lo Stato ha dovuto sopportare ex post. Si tratta di circa 1 miliardo l’anno nel periodo considerato. Ma agire in emergenza, è noto, costa molto di più che in prevenzione. Il caso del Veneto, uno dei tanti, è eclatante: l’alluvione del novembre 2010 ha comportato 1 miliardo di danni. Quella dell’inizio del 2014 altri 500 milioni. Senza contare la riduzione del Pil dovuta alle mancate produzioni e alle perdite agricole, oltre ai danni reali. Eppure se si fa prevenzione si dimostra che i danni e i relativi costi di intervento sono minori. Proprio in Veneto i pochi interventi messi in atto dopo l’alluvione del 2010 hanno permesso di ridurre la portata della gravità dell’alluvione del 2014, quando è piovuto molto di più che nel 2010. Per mettere in sicurezza il territorio nazionale servirebbero 44

miliardi di euro, secondo la stima dei Pai, i Piani di assetto idrogeologico. Ma negli ultimi dieci anni solo 2 miliardi sono stati erogati per attuare gli interventi previsti dai Piani di assetto idrogeologico redatti dalle Autorità di bacino, fondi destinati a coprire solo i lavori più urgenti. E non sono pochi. Si tratta di 4.800 interventi considerati di maggior urgenza su un totale di 15mila previsti da tutti i Pai. La metà circa di queste risorse è stata stanziata attraverso accordi di Programma siglati tra il Ministero dell’ambiente e le Regioni, proposti a partire dal disastro di Messina del 2009 e siglati tra il 2010 e il 2011. Ma ancora oggi dei 2,1 miliardi messi in campo attraverso il cofinanziamento MinisteroRegioni, solo 178 milioni sono stati effettivamente erogati e solo il 3% degli interventi previsti è stato realizzato o è in corso di realizzazione. Smottamenti a valanga Così frane e alluvioni aumentano. Da poco più di cento eventi l’anno tra il 2002 e il 2006 si è giunti ai 351 del 2013 e ai 110 solo nei primi 20 giorni del 2014. Senza prevenzione e politiche efficaci di mitigazione del rischio idrogeologico questi numeri


sono destinati inevitabilmente a peggiorare. E a essere in gioco non è solo la salvaguardia del territorio, ma l’esistenza stessa dei cittadini: negli ultimi 12 anni hanno perso la vita per eventi calamitosi 328 persone, come ricordano i dati di #DissestoItalia, una inchiesta approfondita sul dissesto idrogeologico realizzata da Ance, architetti, geologi, Legambiente e realizzata da un gruppo di giornalisti indipendenti. Sono 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, l’82% del totale, nei quali abitano 6 milioni di cittadini che ogni giorno sono esposti al pericolo di frane o alluvioni. In 1.109 comuni (l’82% fra i 1.354 analizzati nell’indagine) sono presenti abitazioni in aree a rischio e in 779 amministrazioni (il 58% del campione) in tali zone sorgono impianti industriali. E nonostante le ripetute tragedie, si continua a costruire dove non si può. Nell’ultimo decennio sono state edificate nuove strutture in zone esposte a pericolo di frane e alluvioni in 186 comuni. Nel contempo, soltanto 55 amministrazioni hanno intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e in appena 27 comuni si è provveduto a delocalizzare insediamenti industriali. È la pioggia che va Il quadro è preoccupante se messo in relazione con i fenomeni metereologici intensi che hanno ormai perso la dimensione di eccezionalità, diventando sempre più frequenti. Per esempio, secondo un’analisi Ispra, negli eventi alluvionali della Toscana del 2010 e 2011, in una sola giornata, la quantità di acqua caduta sul suolo è stata pari a circa il 40% delle precipitazioni medie annue della regione. In Liguria la quantità di pioggia caduta nelle due giornate più critiche del 2011, tra fine ottobre e inizio novembre, ha superato il 65% della media annua. E se frane e alluvioni non sono purtroppo una novità nel nostro Paese, i dati disponibili dal 1948 al 2011 mostrano come le regioni colpite siano raddoppiate negli ultimi dieci anni, passando da quattro a otto. Insomma, è un quadro preoccupante, rafforzato dalle indagini contenute in Ecosistema Rischio 2013, il dossier annuale di Legambiente e dipartimento della Protezione Civile, che monitora

le attività per la mitigazione del rischio idrogeologico di oltre 1.500 amministrazioni comunali italiane tra quelle in cui sono presenti zone esposte a maggiore pericolo. Suolo impermeabile A livello politico, sia a scala locale che nazionale, la riduzione del consumo di suolo e la necessità di intervenire per modificare i fattori che lo favoriscono sono temi ormai entrati non solo nel dibattito, ma affrontati con proposte legislative, orientate a salvaguardare le funzioni produttive del terreno, limitare l’alterazione del paesaggio, garantire ottimali assetti idraulici e idrogeologici e mettere uno stop alla riduzione delle superfici agricole e all’impermeabilizzazione. Quest’ultima, infatti, riducendo l’assorbimento delle acque meteoriche, è una delle principali cause dell’aumento dei dissesti. Inoltre osservando i dati dei principali osservatori e delle banche dati oggi a disposizione, emerge come il suolo consumato è molto elevato soprattutto nelle aree e nelle province in cui l’indice delle coperture urbanizzate è basso, dimostrando una tendenza importante: la velocità del consumo di suolo è inversamente proporzionale al livello di urbanizzazione. Per questo motivo le province con ancora elevate quantità di suoli liberi potenzialmente disponibili all’urbanizzazione, siano essi terreni agricoli o naturali, sono quelle che più velocemente stanno erodendo tali risorse, anche a causa di previsioni di piani urbanistici che non tengono conto delle cambiate e modificate condizioni socioeconomiche. Sfruttare la tecnologia Per invertire questa rotta servono, tuttavia, non solo piani (Pai), fondi e risorse ordinarie (e non straordinarie), ma anche un sistema tecnologico e capacità di intervento da parte delle imprese, che consentano di sfruttare le tecnologie più avanzate per realizzare efficienti ed efficaci sistemi di drenaggio e di regimazione delle acque. La misura del dissesto è l’insufficienza del sistema di drenaggio che, con opportuni investimenti e azioni, potrebbe mitigare e ridurre gli impatti delle piogge che durante le diverse stagioni stanno diventando sempre meno fenomeni eccezionali e sempre più eventi che vanno affrontati

dal punto di vista di una gestione ordinaria e non straordinaria del territorio. La prevenzione, attraverso un sistema di interventi in grado di riequilibrare lo smaltimento dell’acqua in eccesso, è uno degli obiettivi verso i quali promuovere non solo grandi piani nazionali, ma soprattutto piccole e diffuse opere locali in grado di far defluire l’acqua. Il sistema idraulico nazionale è basato su opere realizzate nel passato, a volte anche secoli fa, e soprattutto tarato sulla dimensione delle piogge di un’altra epoca. Oggi, con il clima che è cambiato e che vede da un lato una progressiva desertificazione, con conseguente inaridimento della terra, e precipitazioni più intense del passato, che diventano per tale motivo più gravi, è necessario rivedere il sistema complessivo di drenaggio. Le tecnologie e i prodotti oggi disponibili, associati ad un sistema di imprese che in questo settore di opere hanno da sempre saputo dimostrare capacità ed efficacia, permettono di guardare al futuro con speranza. Tuttavia, deve essere chiaro che è dalla sinergia tra tutti i soggetti competenti e dalle proposte innovative legate a sistemi ingegneristici, prodotti innovativi e specializzazione delle imprese che si può invertire una rotta negativa e ridare al nostro Paese quella stabilità, anche idrogeologica, necessaria a promuovere lo sviluppo socioeoconomico e l’equilibrio ambientale. Le risorse per farlo vanno trovate, perché mai come in questo caso un euro investito sono almeno due euro (quando non quattro o cinque) risparmati nel futuro. E di questi tempi investire nel nostro paese è una delle missioni che dobbiamo darci, per migliorare complessivamente il nostro sistema e dare prospettive di sviluppo e sicurezza, sotto tutti i punti di vista, alle future generazioni. I numeri del pericolo

6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico 82% i comuni a rischio 6 milioni i cittadini esposti al pericolo di frane o alluvioni 1.109 i comuni in cui sono presenti abitazioni in aree a rischio 61,5 miliardi il costo degli interventi dal 1944 al 2012

maggio 2014 - youtrade - 51


Drenaggio

La classe non è acqua Materiali speciali, soluzioni ad hoc, prodotti a prova di acquazzone: ecco le scelte di «YouTrade» in materia di salvaguardia di costruzioni e aree di terreno sottoposte al pericolo di frane o allagamenti di Santina Muscarà

Alessandro Lavelli

Abbiamo un asso nella Manica Alessandro Lavelli product manager Dörken Italia «I prodotti drenanti di Dörken Italia, a marchio Delta, sono tutti studiati con un occhio di riguardo al problema del drenaggio delle acque e delle precipitazioni straordinarie. In particolare, Dörken produce membrane come il Delta-MS 20, che ha delle capacità drenanti talmente efficaci da essere il prodotto più amato per la realizzazione di infrastrutture delicate come il tunnel di San Gottardo oppure il tunnel del Canale della Manica. Allo stesso modo prodotti come Delta-NP Drain, che assicura una capacità drenante di circa 2,25 l/ m², sono in grado di proteggere alla 52 - youtrade - maggio 2014

perfezione le abitazioni, mentre DeltaFloraxx e Delta-Terraxx, la cui capacità drenante è di circa 3,5 l/m², sono stati studiati appositamente per i tetti verdi e i giardini pensili, due sistemi costruttivi in grado di contrastare i fenomeni alluvionali nelle città. Questi prodotti sono veicolati esclusivamente attraverso i distributori di materiali edili e non dovrebbero mai mancare in rivendita. Inoltre la nostra azienda si impegna nell’attività di formazione affinché il personale di vendita sia tecnicamente qualificato e recentemente abbiamo lanciato il Club Delta Professional di cui fanno parte solo i rivenditori di

materiali edili più all’avanguardia in grado di rispondere alle esigenze costruttive odierne».

Toni Principi

Delta - NP Drain garantisce un’alta capacità di drenaggio attraverso la speciale struttura degli alveoli

La carica dei 500 Toni Principi direttore Hauraton Italia «Noi proponiamo sistemi di canalizzazione in calcestruzzo fibrorinforzato conformi alla normativa EN1433, antigelivi e marchiati CE. Ci sembra opportuno rilevare che produciamo oltre 500 modelli di canalizzazione per il drenaggio lineare. Per quanto riguarda le emergenze alluvioni, la prima operazione prevede la raccolta delle prime acque; in seconda istanza è necessario provvedere all’installazione di un


guttabeta Star, membrana bugnata in HDPE per la protezione ed il drenaggio dei muri interrati guttabeta Drain/Drain V, membrana bugnata in HDPE per la protezione ed il drenaggio dei muri interrati e per giardini pensili

Alessandro Raggio Canaletta Hauraton per il drenaggio dell’acqua

sistema di accumulo per raccogliere le grandi quantità di acqua, il tutto per evitare le alluvioni. Infine, l’acqua deve essere depurata per rimetterla nel ciclo naturale. È fondamentale che i rivenditori abbiano prodotti a norma e per il drenaggio lineare delle acque è importante avere canali con larghezza interna di 10, 15 e 20 cm, preferibilmente in classe D400. I prodotti per gli utenti finali, invece, prevedono la canalizzazione su misura per esigenze particolari, oppure sistemi di canalizzazione di una certa grandezza che, per motivi di costi, non è opportuno per un rivenditore tenere in magazzino. Purtroppo, a mio avviso, i rivenditori non sempre trattano prodotti a norma e sono ancora ancorati al prezzo, non tenendo presente che il mercato va plasmato e fatto crescere anche dal punto di vista culturale. Per questo da anni Hauraton Italia sottolinea la necessità di formare i rivenditori per una loro maggiore specializzazione e per incrementare la crescita del nostro settore».

Nicola Bianchi

Quello che non può mancare Nicola Bianchi direttore commerciale Gutta Italia

«Il tema del drenaggio è sempre più attuale: è legato ai cambiamenti climatici, ai cicli idrologici, alle alluvioni, alle siccità ed ai disastri che anche recentemente hanno devastato ampie regioni. Gutta Italia offre una vasta gamma di prodotti per la protezione ed il drenaggio dei muri interrati. Si tratta in genere di membrane alveolari in HDPE (polietilene ad alta densità, imputrescibile, atossico ed antiradice). Tali membrane, quali guttabeta Star, Drain e Drain V proteggono l’impermeabilizzazione di un’opera interrata dai danni meccanici dovuti al ripristino del terreno sui muri di fondazione; inoltre sono di facile applicazione grazie alla loro posa a secco ed al loro pratico packaging. In particolare guttabeta Star e guttabeta Drain o Drain V non possono mancare nella rivendita: costituiscono i materiali principali per il drenaggio delle acque nei muri di fondazione. Il nostro canale prioritario di vendita è sempre stato la rivendita edile, che dovrebbe avere sempre una maggior conoscenza di queste tipologie di prodotti che consentono di prevenire enormi problemi di impermeabilità agli edifici, semplicemente con materiali molto economici e di facile utilizzo».

Anche per i giardini sul tetto Alessandro Raggio direttore vendite Polyglass «Abbiamo due tipologie di prodotto indicate per il drenaggio: Polyfond Kit Drain, utilizzato anche come rivestimento di protezione nelle impermeabilizzazioni dei muri in verticale, e la serie Polystuoia, geostuoie per il drenaggio di muri di sostegno, giardini pensili, gallerie, bacini artificiali. Entrambi i prodotti sono di complemento alle nostre stratigrafie, sia bituminose sia sintetiche (PVC e TPO) e quindi legano perfettamente alla soluzione Polyglass. Si tratta di prodotti per l’uso professionale, non tanto per la loro posa che è molto semplice: fanno parte di sistemi e soluzioni applicabili solamente da personale qualificato e specializzato. Per quanto riguarda la vendita, oggi molti rivenditori si sono specializzati su opere come giardini e tetti verdi oppure hanno comunque la gamma di soluzioni per offrire una impermeabilizzazione dei muri contro terra di fondazione».

Polyfond Kit Drain e Polystuoia

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Guerra agli smottamenti In caso di smottamento di edifici a seguito di alluvioni, Ruredil propone Ruregold, la nuova linea di rinforzi strutturali ad altissime prestazioni. Un’innovativa soluzione brevettata costituita da una rete in fibre di PBO disponibile in diversi formati idonei a vari tipi di applicazione, e da una matrice inorganica stabilizzata appositamente formulata per il nuovo sistema. Classificata come FRCM, Ruregold non utilizza resine epossidiche, ma impiega un legante idraulico perfettamente compatibile sotto il profilo chimico, fisico e meccanico con il supporto su cui è applicato. Ruregold, inoltre, è un sistema di rinforzo cementizio certificato a livello internazionale: ha ottenuto il certificato AC434 e la conformità alla linea guida ACI 549. Linea Ruregold

Fa passare 40 litri al secondo Drainbeton di Betonrossi è un calcestruzzo drenante e fonoassorbente a elevate prestazioni

che, grazie all’elevato volume di vuoti interconnessi, consente al manto stradale realizzato di drenare anche più di 40 l/mq ogni secondo, garantendo comunque elevati valori di resistenza ai carichi. Inoltre, la matrice aperta di Drainbeton consente il continuo ricircolo d’aria che accelera sensibilmente il processo di scioglimento di neve e ghiaccio. La colorazione chiara del materiale, combinata con l’elevata porosità della miscela, determina una minore fonte di assorbimento termico rispetto ai conglomerati bituminosi, consentendo anche un più rapido dissipamento del calore. Le ottime caratteristiche di drenabilità rendono dunque Drainbeton particolarmente indicato per la realizzazione di interventi in zone a tutela ambientale, per le quali è richiesta la restituzione delle acque piovane al terreno. Inoltre la struttura a filtro del materiale limita anche la necessità di interventi di trattamento delle acque meteoriche e riduce gli effetti nocivi di eventuali inquinanti. Una soluzione a scomparsa La griglia a fessura a scomparsa studiata da Redi garantisce continuità estetica del lavoro finito ed è facile da installare. Le caratteristiche principali riguardano il materiale (polipropilene), il colore (nero), la compatibilità con tutti i canali 130 profilo C, le dimensioni (130 x 200). È disponibile in due altezze (85 mm e 20 mm).

Applicazione di Drainbeton presso il Parco Eolico Monte Mesa a Rivoli Veronese

Griglia a fessura, soluzione a scomparsa Redi

La vasca che raccoglie l’acqua Il Sistema Atlantis di Daliform Group è una soluzione per realizzare vasche di raccolta delle acque piovane, vasche di dispersione e serre a riciclo d’acqua. Atlantis permette la realizzazione di una vasca in calcestruzzo armato di altezza massima pari a 300 centimetri. La struttura che si ottiene è formata da una platea, da muri perimetrali e da una soletta sorretta da pilastrini, e garantisce un’elevata resistenza ai sovraccarichi sia permanenti che accidentali. La vasca formata con Atlantis può essere interrata nel caso in cui al di sopra si voglia ottenere un’area verde, oppure può essere direttamente caricata per il transito di automezzi, anche pesanti. È, inoltre, carrabile e può essere realizzata sotto piazzali, strade e parcheggi, sia commerciali che industriali, con scopo di mitigare l’effetto di piena causato da eventi meteorici eccezionali. In tal modo si restituisce al suolo la capacità drenante che il cemento gli aveva tolto, senza alcun impatto visivo e ambientale. Sistema Atlantis di Daliform Group

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Consumo di suolo

Vietato calpestare la terra rimasta Cementifichiamo 8 metri quadrati di Italia ogni secondo. Se fosse una misura lineare, per seguirne la progressione dovremmo viaggiare a 30 chilometri l’ora. Un trend insostenibile e incoerente con le esigenze di riqualificazione urbana e del territorio di Federico Della Puppa

L’

Italia è uno dei Paesi a maggior consumo di suolo. La trasformazione della superficie agricola in aree urbanizzate è un fenomeno che da sempre si è accompagnato alla crescita demografica. Ma negli ultimi decenni questa relazione non è più alla base del processo di progressiva perdita di aree agricole a beneficio dell’espansione urbana e dell’edificato. A livello europeo dal 1950 a oggi lo spazio urbanizzato delle città è cresciuto del 78%, mentre la popolazione è aumentata solo del 33%. A livello nazionale una recente ricerca dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sulla perdita di naturalità e sull’impermeabilizzazione del territorio italiano evidenzia che dal 1956 al 2010 si è passati dal 2,8% al 7%, con una velocità di consumo valutata in 8 metri quadri al secondo. Se fossero metri lineari sarebbe una progressione che viaggerebbe a una velocità di poco meno di 30 chilometri orari. In termini assoluti l’Italia è passata da poco più di 8mila chilometri quadrati di consumo di suolo del 1956 a oltre 20.500 nel 2010. Un aumento che non si può spiegare solo con la crescita demografica: se nel 1956 erano irreversibilmente persi 170 metri quadri per ogni abitante, nel 2010 il valore era raddoppiato a più di 340 metri quadri. Lombardia al primo posto Inoltre, la situazione non è uniforme, ma è molto differenziata a livello

regionale e locale. Nel 1956 la graduatoria delle regioni più cementificate vedeva la Liguria superare di poco la Lombardia, con quasi il 5% di territorio irreversibilmente consumato. La situazione cambia

drasticamente nel 2010: la Lombardia, superando la soglia del 10%, si posiziona in vetta alla classifica, ma quasi tutte le altre regioni oltrepassano abbondantemente la soglia del 5%. Scendendo di scala, a livello provinciale, alcune aree presentano valori superiori al 15% e anche al 20%. maggio 2014 - youtrade - 55


Densità europea A livello europeo l’Italia è uno dei Paesi più densamente urbanizzati. Ciò dipende essenzialmente dalla conformazione territoriale, associata allo sviluppo che, nel dopoguerra, è stato particolarmente consistente e sembra non avere rallentamenti. I fattori che favoriscono questo fenomeno sono molteplici e vanno ricercati in una generale e scarsa regolamentazione urbanistica, associata all’alta redditività dell’attività edilizia quando sfrutta la trasformazione delle aree agricole in urbanizzate e a un generale approccio socioculturale che fino a pochi anni fa intendeva il territorio come una risorsa infinita. La mappa italiana dell’urbanizzazione a livello provinciale evidenzia che le province più densamente urbanizzate sono quelle legate alle aree produttive e alle grandi aree metropolitane o alle direttrici infrastrutturali. Ma la questione non può essere ridotta solo a un problema locale. Aspettando la legge Serve una norma nazionale che definisca il tema del consumo di suolo e non lo inquadri in una logica settoriale, lo coniughi in una visione unitaria di territorio e di politica territoriale integrata. Da questo punto di vista l’Italia è una delle poche nazioni europee che non ha una norma specifica, nonostante il fatto che già nel 2002 la Commissione Europea aveva adottato una Comunicazione intitolata “Verso una strategia tematica per la protezione del suolo (Com 2002 n. 179)”, nella quale sono riconosciute le molteplici funzioni del suolo e la necessità di difenderlo da processi di degrado e da varie minacce, tra le quali è citata esplicitamente l’impermeabilizzazione, generata prevalentemente dalle edificazioni ad uso residenziale o produttivo e dalle infrastrutture. Nel 2006 la Commissione Europea ha adottato inoltre una serie di strumenti tra cui una Proposta di Direttiva Quadro per la Protezione del Suolo (SFD - Soil Framework Directive). Polemiche in Camera A livello nazionale negli ultimi due anni si sono succedute molte proposte sia di natura governativa che da parte di varie forze politiche, al fine di dare alla tematica un quadro normativo 56 - youtrade - maggio 2014

Che cosa dicono Buzzetti e Freyrie

L’Ance e l’Ordine degli architetti sono d’accordo, ma con riserva, con l’Anci sulla proposta di legge del Governo per la salvaguardia del territorio. Insomma, basta cementificare, dicono, occorre riqualificare. Riguardo al disegno di legge del Governo sul consumo del suolo all’esame della Camera, «si tratta di un provvedimento condivisibile negli obiettivi ma non nei metodi utilizzati per raggiungerli, che rischiano di bloccare opere utili e importanti investimenti economici necessari per la modernizzazione e riqualificazione delle aree urbane», commenta il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti. «Per ottenere la riduzione del consumo di suolo bisogna passare necessariamente dal riuso delle aree urbanizzate: in assenza di norme che promuovano effettivamente la rigenerazione urbana sarà impossibile rispondere alle esigenze abitative e sociali e si bloccherà ogni trasformazione delle città», aggiunge Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale Architetti. Secondo costruttori e architetti, il testo in esame al Parlamento non contiene norme chiare, non dà certezza del diritto e non incentiva la riqualificazione, bloccando indiscriminatamente tutti gli interventi previsti dai piani regolatori dei Comuni senza adeguati criteri. In questo modo, secondo Ance e architetti, si mettono a rischio investimenti importanti per il territorio, anche esteri,  che possono essere utili a perseguire gli obiettivi che il Governo stesso ha annunciato come il Piano scuole e il Piano di prevenzione contro il dissesto idrogeologico.

che consenta di rispondere sia alle richieste europee, sia alle effettive necessità inderogabili di intervento. Questa attività propositiva oggi si trova condensata in un disegno di legge del Governo in discussione in queste settimane alla Camera, che tuttavia ha mosso molte preoccupazioni da parte di Anci, Ance e architetti, a detta loro per alcune rigidità del provvedimento. Ma è di tutta evidenza il grave ritardo del nostro Paese nell’affrontare il tema, come (e lo testimoniano le recenti polemiche proprio tra Anci, Ance e architetti) la difficoltà di arrivare a definire una piattaforma comune di discussione, nonostante gli studi, le analisi e i dati a disposizione che oggi, grazie al lavoro di Ispra, di università, centri di ricerca e altri istituti, sono consultabili e diffusi in modo molto più dettagliato che in passato. Il rischio che non si giunga a una norma condivisa è, peraltro nel nostro Paese, un fattore non trascurabile. La babele regionale Il problema principale nella definizione di una norma nazionale è che essa deve rispettare le prerogative regionali, ma deve anche essere in grado di misurare l’impatto sulle norme locali, in primo luogo quelle urbanistiche. E deve garantire una certa flessibilità

nella realizzazione di nuove opere, che comunque in alcune aree sono necessarie e consumeranno in futuro, inevitabilmente, suolo. Nonostante la proposta del Governo sia già stata subissata di emendamenti e non incontri comunque l’assenso di tutti i governi regionali, pone per la prima volta un tema di indubbia rilevanza nel dibattito non solo sul consumo di suolo, ma in quello più ampio dello sviluppo urbano e territoriale, dato che il tentativo è quello di promuovere l’espansione urbana su aree già edificate, con interventi di riqualificazione e di trasformazione che insistano su aree dismesse o già urbanizzate. Nel disegno di legge una delle azioni proposte che assume maggiore forza è quella dell’obiettivo «zero». Su questo, tuttavia, le Regioni e l’Anci hanno proposto emendamenti per evitare il blocco totale delle edificazioni per gli interventi che prevedano consumo di nuovo suolo, in ragione delle possibili ricadute sull’attività di programmazione regionale e di gestione dei Comuni, in particolare per quanto riguarda la proposta di vietare l’uso degli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente dei municipi. L’Anci, in particolare, ha chiesto una semplificazione delle terminologie utilizzate per evitare incertezze


applicative e soprattutto l’introduzione di un regime fiscale di incentivi e di disincentivi collegati al differimento nel tempo dell’entrata in vigore del divieto di utilizzo degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, per evitare rischi di squilibri di bilancio per gli enti locali. Ma, al di là dei singoli pareri, ciò che sempre assolutamente interessante è il collegamento tra il tema del consumo di suolo e quello delle politiche di rigenerazione urbana sostenibile, anche se in quest’ultimo caso tutti i commenti, sia di parte politica che associativa, insistono sul fatto di dover mettere in campo una strategia di valorizzazione del territorio unitaria e complessiva. Difendere i campi Che sia necessario intervenire sul tema del consumo di suolo è dunque ormai convinzione condivisa e consolidata. Tutti gli osservatori evidenziano la rilevanza dei numeri di riferimento relativi al patrimonio consumato, che in alcune aree, per esempio in Lombardia, ha superato soglie critiche particolarmente rilevanti,

come testimoniano gli studi dell’Inu e di Legambiente sintetizzati nelle pubblicazioni del Crcs (Centro di ricerca sui consumi di suolo) elaborate in collaborazione con il Diap (Dipartimento di architettura e pianificazione del politecnico di Milano). Le principali riflessioni che emergono da questi studi evidenziano da un lato come il governo degli usi e dei consumi di suolo non può certo avere un orizzonte applicativo confinato ai limiti amministrativi dei singoli comuni, che pianificando spesso dentro un quadro di poca aderenza a principi strategici di area vasta, sia a scala locale che regionale, hanno portato in alcuni casi a effetti di assoluta insostenibilità di tale modello di sviluppo. Un modello che per troppi anni è stato ancorato a una visione locale in assenza di un vero coordinamento territoriale. In questa logica, tra Stato e Comuni, è evidente il ruolo fondamentale degli enti territoriali intermedi, per governare e promuovere azioni in grado di intervenire in modo coordinato sul territorio, attraverso

politiche di sostenibilità che non solo sono imprescindibili, ma che devono trovare nell’applicazione sul campo una sinergia ottimale tra le diverse aree. Le esperienze positive che in alcune regioni alcuni centri di ricerca stanno portando avanti sono certamente uno strumento utile alla valutazione degli effetti del consumo di suolo, ma lo sono ancora di più in una visione prospettica e di progressiva introduzione di norme che, finalmente, orientino le azioni di sviluppo e di recupero urbano e territoriale verso una valorizzazione che veda il territorio finalmente inteso come risorsa limitata e finita e promuova azioni concrete di riqualificazione dell’urbanizzato e dell’edificazione in aree già utilizzate, lasciando alle superfici agricole la loro piena funzione. Che non è solo quella produttiva ma, come ci ricorda l’Unesco, anche quella culturale e identitaria. Un elemento che dimentichiamo troppo spesso e che ricordiamo purtroppo solo in occasione delle emergenze ambientali, quando le calamità indicano con chiarezza i limiti del nostro sviluppo.


Membrane alveolari drenanti

Si chiamano Mad i maghi della pioggia Sono sistemi studiati per il drenaggio dell’acqua anche in casi di eventi straordinari, come le precipitazioni tropicali. Ora l’associazione che rappresenta le aziende produttrici, Assodrain, ha pubblicato una guida tecnica per spiegarne i vantaggi di Sofia Marsigli

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isastri idrogeologici e fenomeni di piogge straordinarie, in grado di causare danni anche ingenti al territorio, sono ormai sempre più frequenti. L’edilizia ha da anni sistemi tecnologici in grado di aiutare a contenere questi fenomeni, ma forse non sono così conosciuti. Questi sistemi si chiamano Mad, sigla che sta per Membrane alveolari drenanti. In Italia le aziende che li producono sono rappresentati da un’associazione, la Assodrain, che a marzo ha dato alle stampe una pubblicazione tecnica dal titolo Guida al drenaggio delle opere interrate. Come difendersi dagli effetti delle piogge tropicali: applicazioni Gabriele Nicoli

verticali, orizzontali e per tetti verdi. «Una pubblicazione di alto profilo», la definisce il presidente di Assodrain, Gabriele Nicoli. Le precipitazioni, oggi, sono sempre più un problema per il territorio italiano… Dagli scenari del primo gruppo di lavoro dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change, Gruppo intergovernativo sul cambiamento del clima), si possono trarre una serie di considerazioni relative agli impatti dei cambiamenti climatici, alla vulnerabilità dei sistemi naturali e antropici e alle strategie di adattamento. La sensibilità del ciclo idrologico alla variazione della temperatura e delle precipitazioni comporterà significative modificazioni nell’umidità del suolo, nello scorrimento superficiale dell’acqua, nella portata dei fiumi e dei laghi. Questo esporrà gli ecosistemi e le comunità umane a sostanziali cambiamenti nella disponibilità di acqua, nella qualità della stessa e nel rischio di alluvioni e siccità. Con quali conseguenze? Le ricerche indicano che lo stress delle risorse idriche potrà crescere in molti Paesi tra i quali l’Europa meridionale e, quindi, anche l’Italia. I modelli indicano per la maggior parte delle aree una tendenza all’aumento del

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rischio di alluvioni e periodi di siccità. Per questo la necessità primaria è mettere in atto sistemi semplici ed efficaci in grado di drenare le acque e confluirle verso canali di raccolta, collaborando così ad arginare i disastri che da tempo si verificano e, anzi, aiutando l’ecosistema mettendo in atto misure preventive anche in vista di periodi di scarsità di riserve idriche. Questi sistemi semplici sono le Mad. Come funzionano? Le membrane alveolari di protezione e drenaggio sono composte da una struttura drenante e da un geotessile filtrante. Sono i prodotti idonei per migliorare l’efficacia dell’impermeabilizzazione delle opere interrate (orizzontali o verticali) e la sicurezza delle opere di ingegneria civile. La messa in opera della membrana alveolare permette di proteggere l’impermeabilizzazione dai danni meccanici (rinterro, cedimento


Quali sono i BENEFICI

Protezione dell’impermeabilizzazione dai danni meccanici dovuti alle operazioni di rinterro. I rilievi della membrana alveolare ammortizzano gli urti di materiale grossolano o tagliente e dissipano la spinta del materiale utilizzato per il rinterro. Separazione fisica dell’impermeabilizzazione dal terreno. La membrana alveolare in Hdpe è un materiale altamente resistente ed impermeabile in grado di porre una barriera fisica tra l’acqua di infiltrazione nel terreno e impermeabilizzazione. Si evita il contatto diretto dell’acqua con l’impermeabilizzazione elevando il livello di sicurezza in caso di posa non eseguita a regola d’arte o presenza di crepe o fessurazioni. Allungamento del periodo di vita dell’impermeabilizzazione. L’impermeabilizzazione risulta protetta dagli agenti esterni e può mantenere le sue prestazioni più a lungo. Sicurezza di posa. La parte della membrana alveolare in appoggio all’impermeabilizzazione risulta pseudo-planare in modo da evitare qualsiasi rischio di punzonamento e compenetrazione dei rilievi dovuta alla spinta naturale del terreno e dell’acqua presente al suo interno. I rilievi, su cui è termosaldato un geotessuto filtrante che andrà in aderenza al terreno, sono rivolti verso l’esterno. Drenaggio dell’acqua piovana. Grazie al geotessuto altamente permeabile termosaldato sui rilievi l’acqua presente nel terreno a ridosso dell’opera interrata viene filtrata e drenata istantaneamente verso un tubo di raccolta. differenziale), ridurre la compressione dello strato impermeabile impedendo la formazione di pressione idrostatica e, secondo i casi, convogliare l’acqua che si accumula verso un collettore

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Sono i prodotti idonei per migliorare l’efficacia dell’impermeabilizzazione delle opere interrate orizzontali o verticali

periferico. Le membrane alveolari, inoltre, impediscono il contatto diretto terreno-muro evitando la formazione di umidità. Assodrain ha da poco editato una guida tecnica. Di che si tratta? È una raccolta di linee guida per il drenaggio delle acque anche in caso di precipitazioni straordinarie, con un vademecum sulle tipologie di applicazione corredate da chiari spaccati in 3D che esemplificano il pacchetto costruttivo in base alle varie esigenze applicative. È possibile averla? Si può ricevere gratuitamente, seguendo le indicazioni scritte nella sezione «Pubblicazioni» del nostro sito web: www.assodrain.it.

Allontanamento dell’acqua piovana. L’acqua filtrata dal geotessuto e drenata dalla rete di canali formati dai rilievi non costituisce più un pericolo per l’impermeabilizzazione e la struttura. Il rischio di danni o cedimenti strutturali viene limitato grazie al dissipamento dell’energia dovuta all’enorme carico idrostatico di un terreno saturo d’acqua. Portate d’acqua dell’ordine di diversi litri per secondo possono essere allontanate immediatamente migliorando la sicurezza dell’opera. Protezione dall’acqua di risalita. A seguito di una prolungata precipitazione il livello dell’acqua di falda può risalire temporaneamente andando a sollecitare l’impermeabilizzazione di un opera interrata. La posa di una membrana alveolare ostacola il contatto diretto dell’acqua sull’impermeabilizzazione nell’attesa che la falda ritorni al suo livello originale. Eco-compatibilità. I materiali che compongono le membrane alveolari di protezione e drenaggio sono imputrescibili e atossici e non costituiscono pericolo per l’uomo o l’ambiente. Marcatura CE e DoP. Le membrane alveolari con funzione di drenaggio sono prodotti marcati CE secondo EN 13252 e devono essere forniti con la relativa Dichiarazione di Prestazione obbligatoria DoP. La norma prevede durabilità 25 anni solo per membrane senza materiale riciclato e 5 per quelle che utilizzano materiale di riciclo. Applicazione. Le membrane alveolari di protezione e drenaggio possono essere applicate in gran parte delle opere di ingegneria civile sia in posa orizzontale che verticale per contrastare i rischi di infiltrazione d’acqua: gallerie, opere di sostegno, paratie ad esempio potranno essere sgravate dalla pressione esercitata dall’acqua di infiltrazione migliorando la stabilità e la durabilità dell’opera in caso di forte sollecitazione meteorica. Sicurezza generale. Le strutture interrate risultano più protette dai rischi di infiltrazione anche a seguito di eventi meteorici significativi.

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impresE

Crescere all’estero compiuti i 30 anni Naici, brand del gruppo Icn guidato da Piero Morucci, spegne le 30 candeline con parecchie novità: prepara prodotti speciali e pensa a espandersi anche oltrefrontiera. Ma non solo: in azienda si affaccia la seconda generazione di imprenditori di Santina Muscarà

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a trasportatore a fondatore di Naici, industria specializzata nella produzione di resine per l’edilizia situata alle porte di Roma: è così che Piero Morucci ha cambiato il suo destino e ha reso possibili trent’anni di crescita aziendale. «L’investimento per la fondazione dell’azienda all’epoca sembrava inopportuno, tanto che non

sono mancati i confronti in famiglia. Invece oggi Naici compie trent’anni», racconta Morucci. Tre decenni fa, infatti, prima di dedicarsi alla chimica per l’edilizia Piero Morucci gestiva una società di trasporti ben avviata. L’inizio è stato difficile a causa della tumultuosa crisi degli anni Novanta, durante i quali l’azienda ha subito perdite rilevanti. Ma Naici, con gli

Piero Morucci con il nuovo packaging Naici

Depliant Naici

anni, è tornata a crescere passando dalla produzione artigianale di detergenti per uso industriale a quella specializzata in resine e prodotti speciali per l’edilizia. Una strada di successo, percorsa grazie all’impegno e al lavoro, ingredienti validi anche oggi per superare le difficoltà del settore edile. «Bisogna lavorare seriamente e correttamente per offrire un prodotto di qualità e un servizio eccellente», sottolinea l’imprenditore. Che ribadisce come questi siano princìpi che guidano Naici e che permettono di soddisfare le esigenze dei clienti. «Dagli anni Ottanta a oggi il mercato si è specializzato, è diventato più esigente. È più difficile portare a termine le vendite calcolandone gli eventuali 60 - youtrade - maggio 2014


Nuova grafica promozionale

Resine Naici

rischi. Nel nostro caso, pensiamo sia importante partire dalle esigenze dei clienti: bisogna approfondire la ricerca per poi arrivare alla formulazione dei prodotti», aggiunge

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Sono in vista prodotti innovativi, che porteranno una ventata di novità al mondo delle resine

Morucci. Su questo fronte, proprio in concomitanza con il trentesimo compleanno dell’azienda «sono in vista prodotti innovativi, che porteranno una ventata di novità nel mondo delle resine. Il mercato è costantemente in evoluzione e le novità puntano a dare una sempre migliore vivibilità alle nostre abitazioni». L’ora dell’export Per il 2014, inoltre, Naici prevede un consolidamento della posizione

aziendale nel mercato nazionale e un ampliamento delle prospettive all’estero. Le difficoltà da superare? «La burocrazia italiana e, in alcuni casi, anche quella degli altri Paesi. Poi, bisogna avere particolare cura nel rapporto con le imprese estere: a questo scopo abbiamo creato internamente un ufficio dedicato all’espansione nei mercati al di fuori dell’Italia», racconta Morucci, che non lesina un giudizio severo sui problemi del Paese: anche se il governo italiano

ha dato avvio a diverse riforme per la ripresa economica e per dare un nuovo input agli investimenti, «le imprese sono ancora penalizzate dal credito delle banche. E anche per quanto riguarda la manodopera c’è molta strada da fare, perché gli applicatori veramente qualificati rappresentano una minoranza». Insomma, sistema creditizio insufficiente e maggiore formazione necessaria. Non a caso Naici organizza corsi di formazione: «Applicare la resina non è difficile, ma bisogna avere almeno la conoscenza di partenza per realizzare un lavoro fatto bene», sostiene l’imprenditore. Ma non mancano gli aspetti positivi. Tra i progetti formativi, i prodotti in cantiere e le mire di espansione, il compleanno aziendale è all’insegna di nuove opportunità e ha alle spalle tante soddisfazioni. La più grande? «L’entrata in azienda dei miei figli. La scelta di abbracciare Naici come qualcosa di importante e vedere l’impegno che stanno mettendo per portarla avanti mi riempie di gioia», conclude Morucci.

Campioni di resine

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Informazione pubblicitaria

Colorificio San Marco

Colorificio San Marco & Dow: sinergie ad alta performance Grazie a un rapporto di collaborazione arriva in Italia Icaro, l’idropittura superlavabile acrilica con polisilossani a bassa emissione, frutto di un’avanzata e premiata ricerca tecnologica

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VOQUETM 1310 è un polimero acrilico pre-composito esente da VOC e formaldeide, sviluppato dall’azienda americana The Dow Chemical Company. La sua tecnologia innovativa permette di “avvolgere” le particelle contenute all’interno del prodotto verniciante, siano esse biossido di titanio o pigmenti in genere, consentendo di ottenere una dispersione ottimale delle stesse. Ciò si traduce in un maggior potere coprente e nell’uniformità della finitura ottenuta, bianca o colorata. Un prodotto che rappresenta la ricerca di confini prestazionali sempre più

ambiziosi attraverso i percorsi sostenibili in termini ambientali. EVOQUETM 1310 unisce infatti massime prestazioni e minimo impatto, anche nell’ambito della vivibilità degli ambienti in cui abitiamo. Nel 2013 EVOQUETM 1310 si è aggiudicato il prestigioso premio americano Presidential Green Chemistry Challenge Award, affermandosi a livello internazionale come un progetto rivoluzionario, tecnologico e sostenibile. Proprio per queste caratteristiche 62 - youtrade - maggio 2014

Colorificio San Marco, da sempre attento al rispetto dell’ambiente, ha dato il via a un rapporto di collaborazione con la multinazionale. Così, grazie a un raporto di collaborazione con il Gruppo Dow è nato Icaro, un’idropittura superlavabile acrilica per ambienti interni con polisilossani a bassa emissione di composti volatili. Icaro adotta questo polimero innovativo, l’EVOQUETM 1310, per garantire il massimo comfort sia per l’applicatore, sia per il fruitore finale dell’ambiente che viene pitturato. Icaro garantisce il minimo contenuto di sostanze volatili e semi-volatili in un ambiente chiuso a distanza di 28 giorni dal momento dell’applicazione, rientrando nella categoria A+ (il top) secondo la normativa francese in vigore per quanto riguarda l’Indoor Air Quality. Questa nuova idropittura frutto del rapporto di collaborazione tra Colorificio San Marco e il Gruppo Dow unisce prestazioni massime e minimo impatto ambientale. Più informazioni sul prodotto: www.san-marco.com/ita/prodotti/icaro Più informazioni sulla tecnologia EVOQUETM 1310: client.dow.com/sanmarco


Hauraton Italia

Da quindici anni cacciatori di acqua La filiale del gruppo tedesco ha collezionato una lunga serie di interventi di successo nel settore della raccolta e della depurazione. Ma il direttore generale, Toni Principi, ammonisce: in Italia c’è ancora poca consapevolezza del dissesto idrogeologico del territorio di Sofia Marsigli

L’

Autostrada A14 tra Senigallia e Pesaro, il Quirinale, il Verdura Golf Resort di Sciacca, la cappella dell’Università La Sapienza di Roma, l’interporto di Civitavecchia, il museo Pantani di Cesenatico. E, ancora, gli aeroporti di Aviano, Ancona, Bologna, Lamezia Terme, Capodichino Napoli e Pescara… Tutti hanno un denominatore in comune: sono progetti o interventi curati da Hauraton dal 1999 a oggi. La lista è lunga. Quindici anni di successi e soddisfazioni che l’azienda di Osimo, in provincia di Ancona, ha da poco festeggiato al Klass Hotel di Castelfidardo, nelle Marche. E i festeggiamenti non finiscono, visti i prossimi progetti: «Stiamo investendo nel futuro: abbiamo firmato un contratto per collaborare a 360 gradi

Toni Principi

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con la società Friultubi di Cervignano del Friuli per produrre manufatti specifici e su misura», racconta Toni Principi, direttore di Hauraton Italia e motore dell’azienda tra i leader nel mondo del drenaggio, accumulo e depurazione delle acque piovane. La mission aziendale è da sempre rivolta a una corretta disciplina delle acque di superficie, volta alla tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei cittadini. «A volte mi chiedo se sono stato io l’incosciente ad accettare o loro a decidere di puntare su di me», racconta Principi, riferendosi alla direzione tedesca di Hauraton, operativa da oltre 58 anni. L’incontro tra l’imprenditore italiano e Marcus Reuter, managing director dell’azienda tedesca, infatti, è stato decisivo per

la nascita della filiale italiana. Dalla canaletta di drenaggio, la gamma di prodotti si è estesa, differenziandosi per la qualità dei materiali e delle tecnologie impiegate, in un’Italia dove il dissesto idrogeologico e il governo del territorio hanno bisogno dell’applicazione di prodotti all’avanguardia e a basso impatto ambientale. «Da troppo tempo nel mondo dei manufatti, e soprattutto nella raccolta e depurazione delle acque, tutti si sono preoccupati di produrre quantità e non qualità, senza avere l’obiettivo di insegnare al Paese l’importanza della raccolta, del trattamento e dello smaltimento delle acque piovane. Hauraton, invece, ha sempre avuto quest’obiettivo, producendo manufatti nel rispetto di tutte le normative in vigore».

La sede di Friultubi a Cervignano del Friuli (UD)


Edilteco

Dopo il sisma siamo più forti di prima L’azienda si è risollevata dopo il rovinoso terremoto del maggio 2012. E invece di concentrare la produzione nello stabilimento francese, ha provato a ricostruire. Con successo. Nonostante dallo Stato non siano arrivati aiuti di Arianna Pace

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vrebbe potuto chiudere tutto e concentrarsi sulla sede produttiva francese, operativa e attrezzata. Eppure, nonostante le difficoltà portate dal forte terremoto che nel maggio 2012 ha scosso l’Emilia Romagna, la sede di Edilteco di San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, è ancora in piedi. E ha in serbo tanti nuovi progetti. «Siamo impegnati su più fronti, stiamo partecipando alle fiere di settore, facendo molta ricerca e sviluppo, miglioramenti e integrazioni di gamma, vogliamo affrontare nuovi target», conferma Elisa Stabellini, amministratore delegato di Edilteco. «La nostra sede in Francia? Dopo il sisma del 20 maggio 2012 avevamo pensato di concentrarci su quella, lasciando l’Italia, anche perché là produciamo molto e la Francia offre maggiori agevolazioni e una burocrazia più snella. Invece, oggi siamo fieri di essere andati avanti qui e di raddoppiare lo stabilimento francese». L’azienda ha, infatti, appena fondato una nuova società per la produzione di blocchi termoisolanti in Politerm, costituiti quindi da inerti leggeri additivati e mescolati con il cemento. Ma torniamo a quel 20 maggio 2012. «Quel giorno è stato un disastro», racconta la manager. «La nostra sede è stata distrutta e abbiamo subito 5 milioni di euro di danni. Era una domenica mattina, quindi fortunatamente gli uffici erano chiusi e nessuno si è fatto male. Ma quando abbiamo visto quello che era successo siamo rimasti scioccati. Il giorno dopo ci siamo ritrovati tutti, dirigenti e

dipendenti e, nonostante la confusione, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo addirittura caricato un container destinato all’Argentina. Da lì non ci siamo più fermati, anche se molti dipendenti non avevano più una casa dove tornare a riposare. Inizialmente, abbiamo predisposto un container di fortuna per continuare a lavorare. Poi, abbiamo costruito una palazzina». Ma la vita non è ripresa esattamente uguale a prima, aggiunge Stabellini. «Qualcosa è cambiato per sempre: la flessibilità, per esempio. Dopo anni di abitudine a lavorare a un certo ritmo e con una determinata organizzazione i nostri schemi sono stati sconvolti e siamo stati obbligati ad affrontare questioni che continuavamo a posticipare. Insomma, da un certo punto di vista se vogliamo trovare un aspetto positivo, questo Elisa Stabellini

drammatico evento ci ha dato una spinta in più, e la somma della determinazione e della tenacia di ogni dipendente ci hanno permesso di rimanere in piedi, più forti e pronti a qualsiasi evenienza». Dal punto di vista pratico, un’equipe di tecnici interni all’azienda dal 2012 si dedica esclusivamente alle pratiche per la richiesta dei contributi statali: «Dobbiamo presentare una pratica per ogni edificio danneggiato, quindi dieci. A oggi ne abbiamo presentate quattro e abbiamo ricevuto risposta positiva per tutte e quattro le pratiche, per un totale di circa 2 milioni e 100mila euro da usare per lavori stimati intorno ai 3 milioni. Non abbiamo ancora ricevuto i contributi, ma siamo certi che li riceveremo. Solo che nel frattempo abbiamo dovuto arrangiarci e fare conto solo sulle nostre forze e sulla solidarietà di una serie di fornitori che ci hanno supportato. Tutte le spese da noi fino ad oggi sostenute per la delocalizzazione e per permetterci di continuare a lavorare sono frutto solo ed esclusivamente del nostro sforzo economico», obietta la manager. Che resta comunque fiduciosa nella ricostruzione, anche se il processo di rinnovo è piuttosto lento. Prima del terremoto il fatturato era per il 50% realizzato in Italia, oggi i ricavi dall’estero sono cresciuti a quota 70%. Che il terremoto abbia accelerato il processo di internazionalizzazione? Può darsi, ma il percorso era già avviato. Può darsi anche che con la ricostruzione aumentino le quote italiane. La cosa certa è che Edilteco non si ferma. maggio 2014 - youtrade - 65


EXPO 2015

Questa Casa Italia sarà un toccasana

Richiama le forme di un vivaio botanico, con una complessa struttura ramificata. Il padiglione del nostro Paese sarà il simbolo dell’evento. E verrà realizzato con i.active, materiale biodinamico di Italcementi capace di catturare anche l’inquinamento di Santina Muscarà

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embrano parole d’amore quelle rivolte da Sergio Zambelli, amministratore delegato di Styl-Comp, al nuovo materiale messo a punto da Italcementi, che sarà utilizzato per la realizzazione di Palazzo Italia, simbolo di Expo 2015: «È un cemento da accarezzare, che ama la luce, con il quale si riescono a creare forme libere. È ricco, brillante, ha un potere seducente ed è impossibile non apprezzarlo». Ebbene sì, la destinatazione non è una donna, ma il cemento biodinamico i.active 66 - youtrade - maggio 2014

Quanto sarà grande

•• Lotto: L 57,5 m x 57,5 m x H 25 m •• 13.275 mq: superficie lorda pavimentata complessiva; •• 2.500 mq: spazi espositivi; •• 1.920 mq: spazi per eventi; •• 2.350 mq: spazi di rappresentanza; •• 1.050 mq: spazi per la ristorazione; I NUMERI del rivestimento

•• 9.000 mq: superficie esterna; •• 900: pannelli tra piani e curvi; •• 600: casseri piani e 300 casseri angolari, tutti diversi; •• 4 per 4,20 metri: dimensione tipica dei pannelli; •• 10.560: ore di ricerca dedicate al progetto; •• 15: ricercatori coinvolti nella messa a punto del nuovo prodotto; •• 2.000: tonnellate di cemento biodinamico utilizzate.


Sopra, il modello di Palazzo Italia. A sinistra, il rendering del progetto. A destra, la presentazione a Milano

Biodynamic, realizzato con tecnologia Styl-Comp e utilizzando il materiale concepito nel laboratorio che è il cuore della ricerca e dell’innovazione di Italcementi. «Ci siamo innamorati del progetto architettonico proposto dallo studio Nemesi & Partners per il padiglione italiano dell’Expo 2015 e l’obiettivo è quello di farci sentire orgogliosi di essere italiani», conferma Zambelli. Gli fa eco Marco Balich, direttore artistico del Padiglione Italia: «Quando mi è stato chiesto di lavorare al progetto ho pensato ai mali del Belpaese, per esempio la poca fiducia nel futuro per i giovani, e ho deciso di

riprodurre un luogo che racchiuda un seme di speranza, un punto di partenza per una nuova identità italiana. È per questo che il concept guida del padiglione è un vivaio, simbolo di formazione culturale e ideologica». La soluzione per rendere reale ciò che era una semplice idea, seppur chiara, è arrivata da Italcementi, che per Palazzo Italia, grazie a i.active Biodynamic, è riuscita a riprodurre una sorta di foresta ramificata, fatta di luci e ombre in cui il visitatore potrà immergersi in un’esperienza emozionale. Un altro obiettivo di Balich è quello di stimolare le nuove generazioni al

vivere sostenibile. «Vogliamo fare del Padiglione Italia un’occasione per valorizzare la capacità innovativa delle imprese e incoraggiare lo sviluppo di prodotti sostenibili e di tecnologie ecocompatibili», aggiunge Diana Bracco, presidente di Expo 2015. Ecco che il nuovo cemento è caratterizzato da proprietà fotocatalitiche ottenute per mezzo del principio attivo Tx Active che, a contatto con la luce del sole, consente al materiale di catturare alcuni inquinanti presenti nell’aria. La particolare lucentezza del cemento è invece data dagli aggregati riciclati in parte provenienti dagli sfridi di lavorazione di marmo di Carrara. «Oltre alle caratteristiche ecologiche, ci siamo concentrati sulla sicurezza, la resistenza al fuoco, il comfort e il bello, possibile grazie alla straordinaria lavorabilità e qualità del nuovo materiale», conclude Enrico Borgarello, direttore ricerca e innovazione di Italcementi.

Diana Bracco con Carlo Pesenti

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Piano casa

Perché è piaciuta la ricetta veneta Nella regione il terzo provvedimento a favore di riqualificazione e ristrutturazione ha avuto successo: 63mila domande approvate e giro d’affari da 2,6 miliardi. Senza incidere negativamente sul territorio. Ecco come è andata e perché è da imitare di Carlo Lorenzini

L

a fine del 2013 e l’inizio del 2014 si ricorderanno nel Veneto dell’edilizia per l’approvazione del Piano casa ter e per le polemiche e i ricorsi presentati da alcuni sindaci. Il Piano casa nel Veneto è arrivato, infatti, alla sua terza formulazione. Prevede minori differenziazioni interpretative a livello territoriale e permette, dunque, di operare con le stesse modalità in tutti i comuni, a eccezione di alcune aree vincolate per motivi urbanistici o storicoarchitettonici o paesaggistici. Ma questo provvedimento, caso più unico che raro, in quattro anni di attività è stato monitorato nei suoi esiti in modo molto puntuale da un osservatorio promosso da Edilcassa Veneto, la cassa edile delle imprese artigiane del Veneto, attraverso una indagine trimestrale in 50 comuni di diversa tipologia e pari al 17% delle famiglie. Obiettivo: rilevare non solo la quantità di domande presentate e approvate, ma soprattutto le caratteristiche tipologiche e quantitative dei singoli interventi. Alla fine di gennaio 2014 la rilevazione ha potuto stimare complessivamente circa 72mila domande, delle quali solo il 12% non accolte dai comuni intervistati. Si tratta di circa 63.350 domande approvate, per il 72% circa con riferimento a lavori compresi tra 20-30mila euro, mentre i lavori di maggiore dimensione sono il 28%. Significa un mercato da 2,6 miliardi di euro. La media di domande approvate per comune è 109, numero che porta a una incidenza media del 3,5% rispetto al totale delle abitazioni

occupate e del 5,4% in relazione agli edifici esistenti. 34 domande ogni mille nuclei L’incidenza media di utilizzo è di circa 34 domande ogni mille nuclei familiari e di 30 domande accolte e approvate ogni mille nuclei. Un valore che sale a quasi il doppio nei comuni compresi tra 5mila e 10mila abitanti, mentre scende fortemente nei comuni capoluogo. Dal punto di vista degli impatti sul territorio, le pratiche presentate evidenziano ancora una incidenza molto bassa, tre per chilometro quadrato. Per rendere evidente lo scarso impatto sul territorio basta considerare che ogni intervento, Veneto. Stima del numero complessivo di pratiche relative al Piano casa

Fonte: Edilcassa Veneto

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che costruisce sul costruito, dunque senza consumo di suolo, mediamente fa riferimento a circa 160 metri cubi di ampliamento. Moltiplicando tre interventi per chilometro quadrato (ovvero per una superficie con 1 chilometro di lato) si giunge a un valore di 480 metri cubi, pari a un cubo di 8 metri di lato per 8 metri di lato e 7,5 metri di altezza. Un cubo di queste dimensioni, se confrontato con un solo lato del chilometro quadrato

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La crescita complessiva del numero di richieste si è mantenuta costante, nonostante una piccola flessione nell’ultimo trimestre

ha una incidenza dell’8 per mille. Ma se lo consideriamo occupare nuova superficie, si tratta di una incidenza di uno a 16mila. Considerando poi che i volumi sono realizzati e costruiti su edifici già esistenti, si può evidenziare come l’impatto sia assolutamente trascurabile a livello territoriale. In merito alla dinamica delle domande, il grafico evidenzia che nel 2012 e nel 2013 la crescita complessiva del numero di domande si è mantenuta costante, nonostante una piccola flessione in corrispondenza dell’ultimo trimestre. Il 95% riguarda le volumetrie Il 95% degli interventi si riferiscono solo all’incremento del 20% delle volumetrie, mentre il 3% ha riguardato lavori di demolizione e ricostruzione con tecniche di bioedilizia e risparmio energetico e il restante 1,0% volumetrie interessate da interventi nel settore commerciale e alberghiero. Il piano casa nel Veneto ha rappresentato senza dubbio una ottima opportunità di intervento per moltissime famiglie e un piccolo salvagente per le imprese, in uno scenario di forte crisi. I 2,6 miliardi di euro di investimenti rappresentano un’economia tutt’altro che trascurabile. Se e come queste politiche in futuro vedranno altre opportunità lo si vedrà. Per ora va registrato il successo di una norma che ha dimostrato che si può intervenire sull’esistente in modo intelligente, rivitalizzando alcune norme e procedure urbanistiche troppo legate al tema dell’espansione e poco a quello della rigenerazione urbana.

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Commercio

Le nuove regole per vendere ancora Modificare la gamma di prodotti, ma anche le promozioni, l’aspetto esperienziale e i nuovi strumenti multisensoriali. In più, valorizzare la risorsa umana: parla Davide Cavalieri, esperto di marketing che vuole rivitalizzare la distribuzione edile di Veronica Monaco

C

ome ripeteva Fred Allen, «cambiare è difficile, non cambiare è fatale». Non lasciava molta scelta il comico statunitense a chi era solito ascoltarlo in radio tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Sono passati 80 anni, ma il concetto rimane lo stesso: per trasformare bisogna trasformarsi, a rischio di stravolgere le proprie abitudini e concezioni. Una riflessione da cui sono partite anche Ascom e Ascomed Marco Cossa per raccontare gli scenari attuali della distribuzione edile e confrontarsi sulle nuove opportunità offerte dalla crisi dei modelli consolidati e dalla concorrenza della Gdo. «L’edilizia tradizionale è in forte crisi e nelle rivendite è maturata la necessità di passare da una logica business to business ad una business to consumer», commenta Marco Cossa, presidente dell’Ascomed di Torino, che ha recentemente promosso il convegno dedicato a Edilizia e bricolage: scenari e opportunità, realizzato in collaborazione con Cavalieri Retailing, 70 - youtrade - maggio 2014

società di consulenza marketing e Hr in ambito distributivo, con circa 2mila progetti alle spalle. «Non si tratta solo di riempire scaffali e allestire una vetrina, ma di utilizzare un approccio nuovo di retail», spiega il general manager, Davide Cavalieri. «Ciò che stiamo facendo con le imprese del settore è formarle a una nuova cultura che contempli la gamma dei prodotti, le promozioni, l’aspetto esperienziale e gli strumenti multisensoriali, Davide Cavalieri oltre a valorizzare

la risorsa umana, fondamentale nella relazione con il cliente in un modello di servizio produttivo». Perché il consumatore è molto più volitivo rispetto al passato, maggiormente informato, ma confuso. «Il cambiamento parte soprattutto da un

A Torino un master Ascomed per il punto vendita

Per combattere il trend negativo, Ascomed di Torino ha di recente presentato un programma di attività formative a supporto del settore, finalizzate all’analisi delle criticità insite nelle strutture di vendita e all’eliminazione di approcci datati e poco competitivi. Ascomed, infatti, ha messo a punto un master studiato ad hoc per le esigenze delle rivendite edili. Il master si pone l’obiettivo di sviluppare le performance del punto vendita, attraverso un doppio percorso formativo. La parte dedicata al titolare prevede tre moduli dedicati rispettivamente all’analisi del posizionamento e della strategia aziendale, alla gestione commerciale e alla gestione dei collaboratori. Il percorso dedicato al personale è invece composto di due moduli, entrambi della durata di due giorni, dedicati ai temi del servizio clienti e del visual merchandising.


consumatore con tante contraddizioni, che il rivenditore può gestire a proprio vantaggio, utilizzando strategie di marketing del punto vendita al pari di quelle dei grandi retailer», prosegue Cavalieri. «Parliamo di un consumatore che vorrebbe agire da solo, ma ha bisogno di sapere, che non ha grande potenziale di spesa, ma ha bisogno di gratificarsi, che si è informato su diverse fonti, ma è ancora più confuso. Inoltre, chi acquista frequenta punti vendita trasversali e riconosce ciò che non gli piace e ciò che non lo attira. Il rivenditore deve quindi mutuare best practice da settori diversi. I punti vendita si contendono un potere d’acquisto: sempre più spesso si sente dire: non ho ristrutturato il bagno perché ho speso per le vacanze. Se non si riesce ad adattarsi a questo modello di comportamento e adottare correttivi per imporsi, il rischio è di rimanere indietro. Ci sono molti negozi e format a disposizione, ma il cliente li visita senza entusiasmo». Come arginare la Gdo Per far fronte a questa impasse e arginare la presenza di vicini di banco imponenti e agguerriti come i grandi marchi della Gdo, Ascomed di Torino e Cavalieri Retailing hanno analizzato scenari e strategie per operare nel nuovo mercato in tempo di crisi. «Il rivenditore ha la possibilità di vincere la battaglia contro la grande distribuzione e confrontarsi con essa in maniera anche paritetica», sottolinea il presidente di Ascomed, «ma al momento, nella maggior parte dei casi non possiede tutte le competenze per fare bene il proprio mestiere. Tra i punti di debolezza, manca la capacità di essere accattivanti, attivare tutte le leve del marketing e avere quel giusto mix di prodotti che permette di accontentare il cliente finale, inteso come consumer». E, perché no, anche tecnologici e multicanale, per esempio con il commercio elettronico. «L’e-commerce è un’opportunità e non una minaccia», ribadisce Cavalieri. «Con il web si possono raggiungere anche clienti lontani, ma non necessariamente si sostituisce alla rivendita, perché non rimpiazza il supporto di consulenza e di guida nell’acquisto che può essere fatta nel punto fisico, in remoto, attraverso piattaforme di condivisione

Macché commessi, ci vuole il personal shopper

Non più commessi, ma personal shopper. E non più addetti alle vendite, ma consulenti nella scelta del cliente: il personale del negozio deve diventare centrale nelle tecniche di marketing. «Il consumatore soddisfatto è il primo step per un passaparola che funziona, on e offline», puntualizza Davide Cavalieri. «Ciascuno può trovare la propria strada per gestire la fidelizzazione, sulla base del proprio business e di propri obiettivi di posizionamento. Alla base di tutto ci deve essere, però, la consapevolezza che la vendita si finalizza in maniera soddisfacente per entrambe le parti solo quando si è in grado di comprendere le esigenze del cliente. La maggior parte di chi entra in un magazzino edile è lì per necessità, come quando va in farmacia: ha un bisogno da soddisfare. Ecco una grande opportunità: nel momento in cui il cliente entra per un motivo specifico, il retailer deve conquistarlo con prodotti complementari, collaterali, offrendo soluzioni». Inoltre, prosegue il manager, «il settore specifico dell’edilizia ha un grande vantaggio da sfruttare: la connessione con altri settori. Quando si interviene con una manutenzione o riparazione, si connettono più ambiti. Credo, quindi, sia necessario lavorare sulla trasversalità delle competenze, la multicanalità e la logica del personal shopper. Per raggiungere questi obiettivi, sono però necessari ricerca e sviluppo».

delle informazioni e di supporto a distanza. Inoltre, la paura di essere sostituiti da un clic potrà portare gli imprenditori del commercio edile a evolversi e a formarsi per strutturare forme multicanale e ad acquisire competenze utili per un nuovo modo di presenza sul mercato». La tecnologia è importante, ma prima di insegnare agli imprenditori a usarla deve essere loro chiaro qual è il suo ruolo e come si può declinare verso un obiettivo preciso. «L’inserimento della tecnologia è un supporto necessario per la gestione del magazzino o delle risorse umane, per la misurazione

dei flussi nel punto vendita, per l’analisi dei tassi di conversione, per la formazione su prodotti e tecniche di vendita», spiega il general manager di Cavalieri Retailing. «Ma molte di queste funzioni si possono esternalizzare, così l’esercente può dedicarsi al proprio core business». Visto il tessuto italiano fatto di piccole (se non micro) imprese, le associazioni di categoria iniziano a offrire la formazione a supporto del business. «Un passo avanti, se consideriamo che in Italia non c’è cultura dell’aggiornamento, nel commercio in particolare», conclude il consulente.

Copiate, ma non troppo, dalla Cina

«La Cina ci ha insegnato che in ogni crisi c’è un’opportunità. Basta saperla cogliere». Guarda a Oriente Davide Cavalieri per spiegare che basta sopravvivere alla selezione dovuta alla crisi per poter rimanere sul mercato. «Il calo dei consumi è un’occasione per sperimentare e adottare nuove strategie. Si rimane sul mercato solo se si fa un’analisi del proprio business, si misurano le performance e si valuta la propria produttività. Servono, quindi, investimenti negli strumenti di analisi e misurazione, ma il risultato è un nuovo modello di business, strutturato senza improvvisazione, basato su dati certi e su uno studio approfondito del proprio cliente e delle sue esigenze. Non c’è un destino per la sopravvivenza, ma vige la regola di chi si rende più forte e adotta una visione strategica». Ma c’è sempre qualcosa da imparare, anche per la Cina. «In quel Paese tutto si sviluppa velocemente. Il modo di organizzare la vendita e i negozi è completamente diverso e soprattutto non c’è consapevolezza del prodotto. Inoltre, non esiste una cultura strutturata dei consumi: questo porta ad avere punti vendita che hanno un’elevata disponibilità di articoli, ma il cui ruolo si ferma alla consegna. Ciò che Cavalieri Retailing sta cercando di fare è trasmettere un approccio alla vendita per i prodotti italiani che valorizzi ciò che si sta proponendo, ma soprattutto che informi sulla storia, sui valori del brand, sulle funzioni d’uso».

maggio 2014 - youtrade - 71


Eternedile

Scommessa doppia di Nessi a Milano Un nuovo negozio del capoluogo lombardo. Così l’azienda bolognese sfida la grande distribuzione che dall’hinterland insidia il commercio di materiali per il settore dell’edilizia. Il motivo di tanta fiducia? «La qualità del lavoro dei dipendenti» di Veronica Monaco

U

n nuovo punto vendita a Milano. È l’ultima iniziativa di Eternedile, azienda bolognese della distribuzione presente sul mercato da oltre sessant’anni. «A giorni apriremo il nostro nuovo negozio a Milano, nel quartiere di Lambrate, vicino Città Studi», racconta il titolare, Franco Nessi. «Si tratterà di un magazzino di grande metratura con tre aree di vendita al coperto: una

zona per lo stoccaggio dei materiali tradizionali per l’edilizia pesante, un’area che potremmo definire brico e una terza dedicata alla ferramenta edile e alla termoidraulica. Sarà inoltre inserita una sala mostra di pavimenti e arredo bagno di 400 metri quadri». Senza snaturare la vocazione nell’edilizia, che caratterizza Eternedile fin dalla sua fondazione, il punto vendita avrà un layout ottimizzato e

Magazzino Eternedile Milano Bicocca: ingresso del punto vendita

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un’offerta commerciale a 360 gradi, che mixerà prodotti tradizionali e soluzioni innovative, per la maggior parte di produttori nazionali. Il nuovo punto vendita di Milano Lambrate è il secondo che il gruppo ha aperto nel capoluogo lombardo, a settembre dello scorso anno. «Il nostro primo store a Milano si trova nel quartiere Bicocca. Per gli standard di Milano, vista la difficoltà nel reperire aree e capannoni per la distribuzione


Franco Nessi

Magazzino Eternedile Milano Bicocca: la ferramenta

edile, è un magazzino apprezzabile, in cui è possibile trovare un’ampia gamma di prodotti, praticamente tutto ciò che serve per la ristrutturazione e per le nuove costruzioni», precisa Nessi. Una proposta commerciale che si rivolge principalmente alle imprese edili, agli artigiani, ai professionisti dell’edilizia, che vuole tenere il passo con una Gdo sempre più aggressiva, che sta letteralmente colonizzando l’hinterland della città. Ma non è il solo pericolo. Come spiega il titolare di Eternedile, «la concorrenza della grande distribuzione organizzata c’è e non va trascurata. Ma a Milano ciò che temo di più sono le interferenze di un buon numero di fornitori, che spesso servono direttamente le imprese

edili». Secondo il titolare di Eternedile, «nel milanese, a causa delle difficoltà a spostarsi da una parte all’altra della città, con una buona location si può godere di una rendita di posizione. Inoltre, la concorrenza della Gdo può agire da stimolo per effettuare i miglioramenti che finora abbiamo rimandato per anni all’interno dei nostri magazzini». Nata nel 1949 nel centro storico di Bologna, Eternedile attualmente conta 24 punti vendita, sei sale mostra pavimenti e arredobagno, tre centri di lavorazione del ferro e uno stabilimento per la produzione di solai e prefabbricati. Dal 1992 l’azienda ha avviato un processo di crescita continuo, mediante acquisizioni e nuove aperture, distribuite in sei

Magazzino Eternedile Milano Bicocca: zona colle e intonaci

provincie su tre regioni d’Italia. «Il segreto del buon andamento del nostro gruppo risiede nella qualità del lavoro dei nostri dipendenti (attualmente 160 persone) che tutti i giorni passano ore e ore nei magazzini, alla continua ricerca di nuove soluzioni per migliorare la gestione e l’andamento delle attività. Negli ultimi anni abbiamo superato l’idea che per crescere un’azienda

{

Negli ultimi anni abbiamo superato l’idea che per crescere un’azienda commerciale debba allargarsi sul territorio per contiguità

di distribuzione debba allargarsi sul territorio per contiguità. Non siamo un esercito militare, quello che conta sono le opportunità. Ci interessano le grandi città e le località turistiche di pregio, perché in queste zone la crisi si fa sentire di meno e gli stranieri sono presenti con i loro investimenti. Unico limite è la necessità di creare una rete per ogni provincia in modo da poter gestire al meglio i rifornimenti e di poter offrire alla clientela più punti di appoggio sul  territorio», nota l’imprenditore. Nei desideri di Eternedile cova il progetto di nuove opportunità di investimento sempre sul capoluogo lombardo, anche se l’obiettivo principale rimane un altro. «Per i prossimi anni vogliamo consolidarci e ottimizzare la gestione dei punti vendita grazie all’inserimento di nuovo personale direttivo», anticipa Nessi. maggio 2014 - youtrade - 73


Saie 2014

Tante rivendite per un Carrell Trophy di Santina Muscarà

Anche l’edizione di quest’anno ospiterà la gara sui carrelli elevatori organizzata da Intermed. Ma tra gli obiettivi della fiera in programma il prossimo ottobre, ci sono dare maggior spazio al commercio e a workshop mirati

U

n punto di incontro e aggregazione tra aziende e rivendite. Anzi, un’occasione di intermediazione. Come il nome stesso di chi rende possibile tutto questo: Intermed, il marchio creato per dare

vita all’ormai consolidato evento del Carrell Trophy, manifestazione che si ripete da quasi vent’anni all’interno del Saie di Bologna. Anche per l’edizione 2014, dal 22 al 25 ottobre prossimi, sono previste novità per i visitatori e per gli esperti carrellisti che vorranno dimostrare la propria abilità alla guida del carrello elevatore e vincere il premio che include un riconoscimento di categoria. Le principali? Lo spiegano Francesca Di Mariano e Federica Bottini, responsabili dell’organizzazione. Federica Bottini

Sopra e nella pagina a fianco: momenti della competizione Carrell Trophy

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Lo spettacolo di burlesque organizzato nell’ambito del Carrell Trophy

«La nostra area all’interno del Saie si è sempre concentrata sulla presenza dei produttori che si avvalgono specificatamente del servizio offerto dalle rivendite, ma quest’anno vorremmo dare maggior spazio al commercio, in modo che il visitatore possa trovarsi di fronte a entrambe le realtà», anticipa Bottini. «Inoltre, i rivenditori avranno la possibilità di disporre di spazi appositi per incontrare le imprese o altri rivenditori e far conoscere la propria attività». La seconda novità, aggiunge Di Mariano, sarà la presenza di workshop mirati, che hanno lo scopo di portare cultura alla rivendita. All’interno della fiera, Intermed Village ricopre un ampio spazio espositivo e nel corso del tempo la manifestazione si è evoluta partendo come gara dei carrelli,

I vincitori dell’edizione 2013

estendendo poi l’offerta dei servizi alle rivendite, predisponendo di un ristorante al quale si accede solo su invito e introducendo, negli ultimi tempi, l’intrattenimento, sulla scia delle fiere estere, meno statiche di quelle italiane. «L’anno scorso, per esempio, abbiamo organizzato il Quizzone, ovvero un gioco a quiz nel quale vince chi risponde più velocemente e correttamente a domande di settore, riferite principalmente ai nostri sponsor. Il tutto all’interno di un vero e proprio spettacolo con presentatore e cheerleader», racconta Bottini. «L’idea ha suscitato molta curiosità e partecipazione e stiamo elaborando nuove iniziative per la prossima edizione». Tra le aziende sponsor coinvolte non mancherà Jungheinrich, main sponsor, che da sempre mette a

disposizione i propri mezzi per la gara dei carrelli, e le altre aziende che di anno in anno confermano la propria presenza. Insomma, anche per il 2014 il successo è prevedibile. Tutte le informazioni sono disponibili al sito www.intermedservizi.com e al numero 02 272951, ricordano gli organizzatori.

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Alleanze strategiche

Poker europeo sul tavolo di Fdf Il consorzio trentino Cre sigla un accordo con la tedesca Fdf, a cui partecipano anche il gruppo bavarese Dbh e, probabilmente, la polacca Phd. Obiettivo: unire le forze in un asse Nord-Sud da 510 milioni di euro, con un network che va da Trento a Varsavia di Veronica Monaco

Nicoletta Torresani, presidente del Cre, con Heinz Slink, ceo di Fdf

L

o spread tra Italia e Germania si è accorciato. Non solo per il progressivo diminuire della tensione finanziaria sui mercati, ma anche per l’iniziativa industriale e commerciale di chi sfida la crisi guardando avanti. È il caso dell’accordo di affiliazione del Cre, il Consorzio di rivenditori edili di Trento, Bolzano e Belluno (21 punti vendita, nove associati), con il gruppo tedesco Fdf. L’idea è semplice: unire le forze per affacciarsi sui mercati esteri mettendo assieme il meglio dei due gruppi. Da una parte, insomma, una realtà italiana grande, ma pur sempre geolocalizzata, dall’altra un gigante che sta seduto nel bel mezzo dell’Europa.

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Nato nel 1987 su iniziativa di otto partner, Fdf (acronimo di Für Dach und Fassade, cioè «per il tetto e la facciata») conta 48 soci, 73 punti vendita e 650 dipendenti, con un fatturato di 331 milioni di euro. Cre e Fdf, però, non sono gli unici attori della partita. A far parte della nuova realtà entra anche il gruppo bavarese Dbh, specialista in cappotti, sistemi a secco e materiale isolante (circa 100 milioni di fatturato, con 15 punti vendita). A questo terzetto può aggiungersi il gruppo polacco Phd (Polskie Hurtownie Dachowe, 69 store), con cui al momento della stesura di questo articolo sono aperte le trattative. Quest’ultimo gruppo è

Nicoletta Torresani tra Gianni Guidoccio (a sinistra) e Heinz Slink. In alto, un meeting di Fdf

specializzato in coperture, gronde, tetti, isolanti: un’attività sempre più strategica nel grande freddo polacco. Il neo nato network ha, quindi, confortanti aspettative, se si considera che la Polonia ha visto un’impetuosa crescita dell’attività edilizia, in controtendenza con il resto d’Europa. E che la Germania non ha sofferto di una crisi del settore costruzioni paragonabile a quello dei Paesi mediterranei, Italia inclusa. «L’affiliazione permette al


Il segreto? Investire in comunicazione

Le tappe principali della storia del gruppo tedesco Fdf 1987 Otto rivenditori di prodotti per la copertura nella regione della Ruhr decretano la nascita di Fdf per l’1 gennaio 1988. 1988 Si uniscono altri cinque rivenditori specializzati, che diventano soci della nuova cooperativa.

gruppo di coprire le aree di Germania, Polonia, Austria e Italia, quattro diverse realtà che si uniscono in vista di una maggiore europeizzazione», commenta a caldo Gianni Guidoccio, coordinatore del consorzio Cre. Il cambiamento non è solo commerciale (i tre gruppi hanno in totale 110 punti vendita per un totale di 510milioni di euro di fatturato), ma interessa prima di tutto l’approccio culturale. Tanto che non è escluso che l’intesa possa fare da apripista per analoghi matrimoni di altri gruppi italiani con realtà al di là dei confini. In ogni caso, l’intesa ha anche diversi risvolti pratici: l’accordo permette, infatti, alle aziende di avere un accesso più facile a nuovi mercati e di sviluppare scambi crescenti con i fornitori degli altri Paesi. «Il Cre rimarrà un gruppo nazionale», chiarisce Guidoccio. «Ma d’ora in poi sarà affiliato a una realtà europea. Per questo motivo stiamo valutando l’opportunità di rafforzare la nostra presenza anche in altre regioni d’Italia, al di là della nostra attuale zona di competenza». È un effetto collaterale a sorpresa: un accordo strategico al Nord, che allarga il mercato a Sud. In ogni caso, la quadruplice intesa che corre da Varsavia a Trento, passando per Berlino, non dovrebbe riservare sorprese. La collaborazione tra Cre e gruppo Fdf dura già da quattro anni, anche se non era stata istituzionalizzata come è ora con il progetto di affiliazione. Coordinato da Fdf, il gruppo opererà in sinergia per vagliare opportunità di business e specializzazione tecnica. In questo senso si è inserita anche una giornata di incontro con circa 300 fornitori provenienti da Polonia, Austria, Germania e Italia, che ha permesso di capire le differenze tra le varie strutture e le possibilità di sviluppo, anche a livello di posizionamento sul territorio.

1989 Con la caduta del Muro di Berlino e l’unione con l’ex Germania orientale, Fdg guadagna nuovi soci. 1991 Dff pubblica il catalogo Die schönsten Seiten vom Haus (Il più bel posto della casa), che viene pubblicato ogni due anni. 1993 Magazzino centralizzato per le esigenze dei fornitori. 1994 Introduzione del Fdf DachNews (Tetto News), pubblicazione che è stato successivamente riproposta tre volte all’anno. È distribuita in più di 15mila copie in Germania. 1998 Decimo anniversario del Fdf: i soci sono ora 32, mentre 150 fornitori sono partner. Le vendite salgono a oltre mezzo miliardo di marchi. 2003 Fondazione della cooperativa commerciale Celo GmbH. 2004 Fdf ha 34 soci e 66 sedi in Germania. 2008 Fdf festeggia il suo 20esimo anniversario. 2010 Prima riunione del Fdf im Dialog: tutti i collaboratori responsabili dei fornitori si incontrano per uno scambio di esperienze e opinioni con i soci. Dimostrazione di prodotti Fdf

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Economia & Società

Il paradosso della scelta Gli esperimenti confermano che l’eccesso di offerta non produce un automatico aumento dei consumi. Anzi, può indurre l’effetto opposto. Per questo gli esperti di marketing dovrebbero consultare uno «psicologo sociale» di Stefano Moriggi*

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cegliere è un esercizio di libertà. Ma, a ben vedere, si tratta un esercizio difficile, oltre che rischioso. E per più di una ragione. Si potrebbe iniziare ricordando che uno dei modi per dire «scelta» in greco è «eresia». L’eretico è, appunto, colui che deliberatamente sceglie. E la maggior parte dei guai in cui, nella storia, gli eretici sono incappati, derivano proprio dal coraggio o la sventatezza con cui, di volta in volta, hanno deciso di sostenere tesi e teorie incompatibili con una qualche autorità, spirituale o temporale. La statua di Giordano Bruno a Campo dei Fiori, Roma

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Il 17 febbraio del 1600, per esempio, a Roma finiva sul rogo Giordano Bruno. E solo due giorni dopo su un avviso che diffondeva la notizia della sua esecuzione si leggeva: «Giovedì in Campo de’ Fiori fu abbruggiato vivo quello scellerato frate domenichino da Nola [...] heretico obstinatissimo». Scellerato in quanto eretico: in altre parole, la peggior colpa di Giordano era stata quella di aver preferito il dubbio della filosofia al dogma della religione quale strumento per imparare a leggere il grande Libro del Mondo. Ma il diritto di scegliere, in scienza come in etica, è stato più volte tematizzato come una delle matrici culturali fondamentali attraverso cui delineare e tutelare la libertà dei singoli individui nella loro quotidianità. Nel 1859, infatti, il filosofo ed economista inglese Jonh Stuart Mill nel suo On Liberty scriveva: «È utile che vi siano differenti esperimenti di vita [...], che vi si ala più ampia libertà di svolgere ogni attività inconsueta». E aggiungeva: «Proprio perché la tirannia dell’opinione è tale

Jonh Stuart Mill

da rendere riprovevole l’eccentricità, per infrangere l’oppressione è auspicabile che gli uomini siano eccentrici». Difendere l’eccentrico significava per Mill proteggere il diritto di essere diversi e minoranza, e dunque, di nuovo, riaffermare l’eresia come diritto, la scelta come orizzonte della dignità di un uomo libero. Ma scegliere continua a essere un’impresa complessa, anche in un’epoca in cui non accendono più i roghi e in una società che, non senza fatica, comincia a diffondersi la consapevolezza del ruolo e dell’importanza dell’«eccentrico», dell’Altro. Nel 2004, Barry Schwartz, docente di Teorie sociali allo Swarthmore College


(Pennsylvania), formulò in un fortunato volumetto l’ormai celebre «paradosso della scelta». In estrema sintesi, lo psicologo americano teorizzava che l’abbondanza paralizza. Ovvero, che un eccesso di offerta invece di promuovere e raffinare la capacità dei soggetti di valutare, comparare e selezionare tra le opzioni possibili la migliore, produce un cortocircuito psicologico che sfocia in un imbarazzo in qualche modo analogo a quello del celebre asino di Buridano, che non sapendo quale scegliere tra due balle di fieno identiche e da lui equidistanti, moriva di fame. Il paradosso di Schwarz giungeva a conferma di un interessante esperimento condotto nel 2000 da Sheena S. Iyengar della Columbia University e Mark R. Lepper della Stanford University. I due psicologi sociali avevano posizionato in un centro commerciale due espositori: nel primo, avevano sistemato sei gusti di marmellata; nel secondo ben 24. Curiosamente, i clienti per quanto facessero tappa anche all’espositore più «ricco» per assaggiare, finivano per scegliere (e quindi comprare) dall’espositore più «povero». Sulla base di evidenze di questo tipo Schwartz concludeva, appunto, Barry Schwartz che «more is less», ossia, che l’eccesso di offerta produce nel compratore più frustrazione per la varietà a cui si è costretti a rinunciare di quanta soddisfazione generi per un eventuale acquisto concluso. E pertanto, al di là di ogni apparenza, non sarebbe così vero che maggiori sono le possibilità di scelta, più si è (e ci si sente) liberi (e dunque felici). Se tutto ciò da un lato ha aiutato a riflettere una volta di più sulla (presunta) razionalità dei nostri comportamenti, dall’altro ha contribuito ad aprire un nuovo scenario entro cui aziende e imprese hanno dovuto, e sempre più dovranno, ripensare le loro strategie commerciali e comunicative. Ma la svolta sarà realistica solo quando si saprà cogliere il confine che trasforma la libertà di scelta da effettiva opportunità a insidiosa ideologia. *Università di Milano Bicocca

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A Marsiglia nuo tra cultura YouTrade & the city

e commercio

Viaggio nella città francese rinata anche grazie al collegamento del treno superveloce con Parigi. Che ha incentivato la riqualificazione di intere zone, scoperto una vocazione turistica e rilanciato il terziario. Il segreto? Un piano ambizioso e l’utilizzo dei fondi europei di Federico Della Puppa

J

ean-Claude Izzo ha scritto che «Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide». Lo scrittore marsigliese ha ambientato proprio a Marsiglia la sua famosa trilogia incentrata sulla figura del poliziotto Fabio Montale, che Marsiglia ce la fa scoprire, nelle sue

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indagini e peregrinazioni, a bordo della sua vecchia R5. E chissà, dopo tanti anni, cosa direbbe oggi, che macchina avrebbe e se riconoscerebbe la sua città, così cambiata. Oggi Marsiglia è una città per turisti, è una città di turisti. Il turismo invade, permea e penetra tutti i luoghi, li attraversa alla ricerca di quello spirito che Izzo è stato così ben

capace di fissare nei suoi libri. Marsiglia ha la forza di una città di mare, una città di passaggi, di incroci culturali, è quella radiosa di Le Corbusier e dei luoghi produttivi che un tempo rappresentavano la sua forza e che oggi riacquistano un senso nel riuso, nel cambiamento, nella trasformazione, nella riappropriazione.


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La Cattedrale e i musei dalla spianata a mare nell’Euromediterraneé

Tanti volti Marsiglia è la città pericolosa delle periferie, dei boulevard attraversati dalle nuove linee del tram e dei mezzi pubblici, che legano le zone e la rendono molto più permeabile di un tempo. È quella del vecchio porto riqualificato, che ha pedonalizzato il suo centro, facendolo diventare un

vero centro commerciale naturale, che ha demolito la sopraelevata costiera spostando in tunnel sotterranei il traffico di attraversamento, che ha restituito gli spazi del porto alla città, costruendo un nuovo rapporto, e che ha legato il vecchio quartiere del Panier ai nuovi musei e agli spazi della cultura. Marsiglia ha saputo e sa integrare

l’edilizia residenziale dei lunghi boulevard haussmaniani con gli uffici e il commercio e i tanti, tantissimi, parcheggi sotterranei. Perché Marsiglia è una città del traffico, delle auto, che la percorrono e che spesso la occupano anche sui marciapiedi, ma nella quale i tanti parcheggi interrati, almeno cinque o sei piani sottoterra, maggio 2014 - youtrade - 81


Sul tetto della Friche

consentono di spostarsi anche dove i mezzi pubblici non arrivano. È una città che permette la libertà di scelta, nell’uso dei mezzi, degli spazi, dei luoghi e delle modalità d’uso. E non potrebbe essere altrimenti: è da sempre un luogo dove le culture meticce del mediterraneo si sono saldate perfino nella cucina tipica, dalla bouillabaisse ai loukoum arabi, dai dolmades greci alle tipiche navettes, dolcetti dai tanti aromi provenzali. Perché non bisogna dimenticare che Marsiglia è in Provenza, in quell’angolo di Europa che contiene anche Avignone, Arles, Aix-en-Provence e poi si allunga verso la Camargue. È quel territorio permeato di cultura, dalla danza al teatro e alla fotografia, che ha saputo costruire una candidatura importante, vincendola, e diventando nel 2013 capitale europea della cultura. Dal commercio al turismo Marsiglia, come poche altre città di un passato non turistico, ha saputo ricostruire sulle proprie potenzialità una immagine che oggi è diversa da quella fissata nell’immaginario collettivo. Dall’inno nazionale, La marsigliese, al sapone, dai clan mafiosi al traffico di droga, Marsiglia ha sempre rappresentato la città indissolubilmente legata ai traffici del suo porto commerciale, il più importante del Mediterraneo, il secondo di Francia, il quarto europeo e il 41esimo mondiale. Uno scalo che nel 2012 ha movimentato 86 milioni di tonnellate 82 - youtrade - maggio 2014

Lo spazio espositivo alla Friche

di merci, più di 1 milione di container e oltre 2,4 milioni di passeggeri, che genera 45mila posti di lavoro e 4 miliardi di euro di valore aggiunto. E la novità degli ultimi anni è proprio l’apertura al porto passeggeri, associato alla demolizione e interramento in tunnel della superstrada che, come a Genova, un tempo occupava il lungomare. Ma Marsiglia non ha realizzato la sua riqualificazione grazie all’occasione di essere capitale europea della cultura. Il titolo lo ha conquistato con vent’anni di politiche di rigenerazione urbana coordinate a tutti i livelli istituzionali, con costruzioni di forti partnership pubblico-privati, con grande capacità di governance, espressa innanzitutto dallo Stato con la creazione nel 1995 dell’Epaem, l’Établissement public d’aménagement euroméditerranée, che coordina tutte le azioni di rivitalizzazione della città, e con una politica di gentrificazione, di mixitè, che ha i suoi punti di forza nel sistema della residenza, del commercio e della cultura. Altro elemento distintivo, e che ha di certo favorito la possibilità di garantire politiche efficaci di intervento, è la stabilità politica, quasi una sorta di dominio assoluto di Jean-Claude Gaudin, sindaco dal 1995 e tutt’ora in carica, ma anche ex presidente della Regione, nonché senatore, politico capace di visione e di gestione della città, dai rapporti con i grandi investitori al dialogo con le tante realtà associative e del movimentismo, che animano la città e che in alcuni

casi ne costituiscono un’ossatura fondamentale per la sua rinascita, economica e sociale. L’impiego dei fondi europei Come nel caso de La Friche nel quartiere della Belle de Mai, un luogo di produzione culturale localizzato in una ex manifattura tabacchi occupata oltre vent’anni fa da artisti in cerca di luoghi per fondare i loro atelier e poi destinata dal comune a essere il motore della rivitalizzazione della parte nord della città, affiancando altri musei cittadini e l’archivio comunale, con l’impiego di fondi europei vinti con diversi progetti, e investendo nella realizzazione della vicina nuova stazione del Tgv e nella cittadella universitaria. La Friche è il migliore esempio di come si rivitalizza un’area dismessa di 12 ettari, rendendola occasione di nuove attività per i giovani creativi, e dove in 45mila metri quadrati trovano spazio sei studi di registrazione, un bar ristorante, una grande dance hall e tre sale per il teatro, una galleria per esposizioni artistiche e 18 laboratori per artisti, spazi per le associazioni cittadine e spazi multi-uso per esibizioni, performance, laboratori. La maggior parte del patrimonio appartiene al Comune di Marsiglia, che ha concordato con l’associazione che la gestisce, un contratto di affitto gratuito degli spazi a condizione che venissero portate avanti attività per il quartiere. Le attività sono finanziate dal Comune di Marsiglia, dal ministero


dell’Educazione della Provenza, dal Alpes Côte d’Azur della Regione Bouches du Rhônes. Investire in cultura per rivitalizzare la socialità. Ed è in questa capacità di integrazione istituzionale multilivello e nella capacità di dialogo con gli investitori privati che Marsiglia ha saputo dimostrare di cogliere le occasioni di rigenerazione. Anzi, di costruirle all’interno del disegno nazionale di sviluppo francese. I motori del cambiamento non sono solo i singoli interventi in sé, ma un insieme di azioni che a livello locale e globale hanno messo la città al centro dell’interesse, innestando le diverse politiche, integrate, di intervento. Ecco, dunque, che le prime occasioni di cambiamento, ma prima di ragionamento strutturale sulla organizzazione della città, iniziano con la realizzazione strategica di grandi infrastrutture di collegamento. Cambiamento su rotaia L’arrivo del Tgv non stravolge solo Marsiglia, ma l’intera Francia. Perché spostarsi da Parigi a Marsiglia in tre ore significa poter pensare a delocalizzare. Ed proprio quello che è avvenuto. A Parigi la pressione immobiliare vede mediamente costi al metro quadro compresi tra 8 e 10 mila euro. A Marsiglia si compra con 2-3mila euro al metro quadro, e la vita costa meno che a Parigi. Allora la delocalizzazione delle start-up e di grandi aziende è un affare per tutti: consente di rivitalizzare le aree dismesse e di far crescere la città quantitativamente, non I docks ristrutturati

La vecchia e la nuova stazione dei treni

solo in senso residenziale, ma anche commerciale e imprenditoriale. E di far crescere la domanda culturale. Però per far questo serve un disegno, una visione complessiva, una strategia che inizia con la liberazione dei docks, degli edifici a ridosso del mare, nella zona che senza la superstrada rinasce anche grazie all’apertura della spianata dell’Euroméditerranée e delle passeggiata lungomare, del recupero del silo portuale che diventa luogo per i grandi eventi in città. L’area di intervento iniziale era di poco più di 300 ettari, portati poi a 480 e comprende numerosi quartieri centrali della città. Arenc, Belle de Mai, République, Saint Charles, La Joliette,

rappresentano luoghi perfetti per investimenti immobiliari e per azioni di mixité urbana e sociale, ovvero di gentrificazione, che hanno ridato vita a questi luoghi e rappresentano occasioni per grandi investitori internazionali, dal Fondo pensioni degli insegnanti della California al Fondo Lone Star texano, che partecipano ad azioni di riqualificazione nella zona della Joliette, a ridosso dei docks, dove si mescolano ampi spazi commerciali al piano terra, uffici e alloggi residenziali di diverse tipologie, lungo una strada sulla quale l’elemento di qualità è il passaggio del tram che connette al sistema della metropolitana, alla stazione e alle altre aree cittadine. Ma

il vecchio porto e i nuovi musei

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La torre di Zaha Hadid dal basso

marsiglia

il museo Frac disegnato da Kengo Kuma

non è solo riqualificazione il motore della rinascita della città. È anche riuso degli spazi, riempimento di vuoti urbani, rifacimento di piazze (tutte con parcheggio interrato di almeno cinque piani), passaggio del tram che ha ridisegnato la mappa urbana del traffico veicolare in una città complessa e difficile, perché non radiale, come tutte le città sul mare. Questo processo è avvenuto grazie a condizioni che si erano create nel tempo, come la pauperizzazione di alcune zone immobiliari, che ha permesso investimenti su edifici che avevano bassi valori di mercato. E nonostante la crisi economica abbia rallentato gli investimenti nell’ultimo periodo, comunque Marsiglia è cresciuta nel

il Mucem disegnato da Rudy Ricciotti

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numero di abitanti, raggiungendo quota 850mila e diventando così la seconda città di Francia dopo Parigi. Archistar nella città vecchia Della rivitalizzazione del centro ha beneficiato soprattutto il Panier, il vecchio quartiere centrale posizionato su un piccolo colle a ridosso del porto vecchio, perché la riqualificazione delle aree vicine ha reso più permeabile il territorio e alcune passerelle hanno collegato direttamente il quartiere al nuovo museo MuCem realizzato da Rudy Ricciotti, uno dei grandi architetti che in questi anni, assieme a Norman Foster, Stefano Boeri, Zaha Hadid, Kengo Kuma e Patrick Bouchain, sono stati chiamati a ridisegnare, attraverso

La Villa Mediterraneé di Boeri

concorsi internazionali, il waterfront della città e i suoi luoghi ormai iconici, come la Villa Méditerranée, il FRAC, il Museo Regards de Provence, il J1 e il Silo. La città di Marsiglia ha aperto attraverso questi interventi la permeabilizzazione e la fruizione dei luoghi, ha reso trasparente la città pubblica, non più relegata dietro muri, inferriate portuali, superstrade che negavano l’accesso al mare e rendevano insalubri i luoghi. E per attraversare e frequentare questi luoghi si è scelto di interrare le strade e i parcheggi e di integrare i sistemi di trasporto: treni, Tgv, autobus, metro, tram e bike sharing, con le numerose e utilizzatissime postazioni sparse in tutta la città, fino alla realizzazione della


il museo Regards de Provence e la superstrada interrata

nuova stazione low cost dell’aeroporto. Marsiglia è diventata raggiungibile e fruibile, permeabile e attraversabile, dove i quartieri un tempo meno fortunati sono diventati luoghi dei quali il turismo si appropria. Il Panier è in questo senso l’esempio più interessante e questa permeabilità è data dal motore della trasformazione della città, ovvero l’utilizzazione del trinomio casa-commercio-cultura come strategia della trasformazione. In questo disegno anche gli altri grandi attrattive cittadine trovano oggi un senso più compiuto, dallo stadio ai monumenti nazionali come la Cité Radieuse di Le Corbusier, archetipo di un diverso modo di concepire la residenzialità, un edificio che ospita 337 appartamenti di 23 tipologie diverse, con numerosi «prolungamenti dell’abitazione», concepiti nel 1952 dal grande architetto per stimolare una nuova pratica dell’abitare collettivo: dagli spazi comuni e l’hotel per i parenti e i visitatori dei residenti, all’ultimo livello che ospita una scuola materna, una palestra, oggi in via di ridefinizione in spazio culturale per mostre, e altri spazi per spettacoli. A testimoniare che la cultura è un vero motore di rigenerazione urbana e porta con sé investimenti e lavoro per le tante imprese impegnate prima nella trasformazione, poi nella manutenzione e gestione. Come si fa a realizzare questo imponente progetto di intervento, modificando strutturalmente una città così complessa? Innanzitutto, come già

sottolineato, con una visione chiara e una capacità di gestione amministrativa e politica lungimirante, tarata sul lungo periodo. E poi utilizzando bene i fondi europei, quelli dello Stato e della Regione, che è una regione ricca, oltre a quelli dipartimentali e comunali, proponendo Marsiglia come luogo dove investire perché i plus competitivi, economici, sociali e culturali della città sono rilevanti. E fanno fare affari, come a chi ha realizzato il nuovo polo delle navi da crociera. Perché molto turismo oggi arriva proprio dal mare: 2 milioni e mezzo di visitatori ogni anno arrivano via nave, e sono tanti se confrontati con i 3,4 milioni di arrivi in tutta la Provenza e gli 8,5 milioni di pernottamenti. Il turismo è una risorsa fondamentale per

il Silo riqualificato per eventi e spettacoli

la rigenerazione urbana e Marsiglia, la città non turistica di un tempo, dimostra che se si agisce sulle leve fondamentali della residenzialità, della valorizzazione del commercio, della promozione di luoghi e di eventi per la cultura, una città può rinascere. Scriveva Izzo che «Quando non si ha niente, avere il mare, il Mediterraneo, è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame». Oggi quel mare Marsiglia lo ha conquistato un po’ di più, lo ha reso pubblico, lo ha avvicinato ancora a una città che dal Mediterraneo dipende ancora oggi e che verso l’acqua mostra il suo lato migliore, quello di una città che sa rinascere, trasformarsi e modernizzarsi mantenendo il suo profondo senso del tempo e della storia.

La Cité radieuse di Le Corbusier

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casa Progettazione

Giro del mondo assieme a paghera

Liguria

Outdoor Quanto è bello restare fuori

La terrazza sul Mediterraneo Lago di Garda

Ninfe in bianco a bordo piscina


Giardini, terrazzi & c Il piacere dell’aria aperta Da spazio esterno a sé stante, il giardino si è evoluto nella concezione ed è diventato sempre di più una zona vissuta come se fosse parte integrante della casa. Uno spazio molto flessibile da usare come living, relax, solarium, ma anche per pranzare e cucinare. È quindi aumentata l’attenzione per tutto ciò che vi ruota intorno, dall’arredo outdoor all’illuminazione per esterno. Particolarmente interessante la ricerca legata alla luce che, con lo sviluppo della tecnologia Led, ha fatto passi da gigante per quanto riguarda la morfologia dei corpi illuminanti, ridotti nelle dimensioni, ma anche per lo studio dei materiali sempre più performanti in termini di resistenza. Superata la dicotomia tra interno ed esterno, anche per il giardino sono

architetto libero

professionista, milanese di nascita e per vocazione, esperta di ristrutturazioni e finiture d’interni.

n. 04 88 - youtradecasa - maggio 2014

laura verdi proposte tipologie di lampade nate inizialmente per i luoghi indoor. E il futuro sarà un’illuminazione non più vincolata all’impiantistica, ma altamente flessibile da spostare in esterno secondo le esigenze. Maggiore anche l’attenzione per la progettazione degli spazi verdi, trattati con una cura pari a quella riservata per gli interni e da studiare

in maniera armonica contestualmente all’architettura dell’edificio. Anche il giardino segue le mode e il gusto del momento. «Ora si ricerca una copia della natura all’intorno», commenta Gianfranco Paghera, progettista del verde o scenografo, come ama definirsi. «E la conoscenza dei materiali è alla base di una progettazione d’eccellenza».


Paghera Gianfranco Paghera

Lavora in 68 Paesi. Tra i suoi clienti ci sono emiri e principesse. E più che proporre architetture del paesaggio preferisce definirle scenografie. Intervista di «YouTrade» a Gianfranco Paghera, fondatore dell’azienda che è diventata sinonimo di progettazione all’aperto

«Wow è quello che voglio esclami il cliente a lavoro terminato». Architetto Gianfranco Paghera

L

avora in 68 Paesi nel mondo, ha più di 550mila clienti , tra i quali principesse, emiri, uomini politici e grandi industriali, uno staff di 110 persone e un network di 270 aziende di collaborazione: è Paghera, holding bresciana specializzata nella progettazione del verde, ma non solo. Il passaggio dalla progettazione del paesaggio a quella architettonica globale avviene in modo naturale. «Ma ci definirei più scenografi a 360 gradi», precisa l’architetto Gianfranco Paghera, fondatore dell’azienda. Ed è proprio l’effetto scenico, accompagnato da impressioni estetiche, sensazioni tattili e olfattive, a stupire rimanendo ammirati di fronte alle loro realizzazioni. Realizzazioni che sono identiche ai render di presentazione ma dove, poi, la natura aggiunge del suo. «Il cliente vuole da subito l’effetto scenografico e che duri nel

Giardini privati e pubbliche virtù tempo. Abbiamo oggi una committenza per il 10% nazionale e per il 90% estera. E oltreconfine chiedono l’eccellenza italiana. Vogliono il professionismo. Con la stessa passione ci dedichiamo a tutti i clienti, trattandoli come fossero unici: sia che ci occupiamo di progettazioni in macro scala o di giardini privati. Stiamo progettando in Medio Oriente 2,5 milioni di metri quadrati di verde. Ci hanno chiesto di progettare dall’arredo urbano fino alle logge delle abitazioni. A volte è più difficile progettare la terrazza privata». Alla base del loro lavoro c’è una grande conoscenza botanica e dei materiali, rispetto e interpretazione del contesto paesaggistico e architettonico in cui il progetto si colloca, risposta alle esigenze della committenza. «Quando progetto penso sempre di farlo per me stesso, ricerco la perfezione, suggerisco in base alla mia esperienza, modellando sullo stile di vita del cliente. All’utente lasciamo scegliere solo il colore». Anche il giardino segue delle mode o un gusto personale, che è quasi sempre influenzato dalle tendenze del momento: l’orientamento attuale è quello di proporre una copia della natura circostante, con essenze autoctone. Per quanto riguarda i colori, tramontato il total white, il giardino si veste di tonalità accese. Soprattutto al Sud. maggio 2014 - youtradecasa - 89


recupero Ad Andora

Mediterraneo tascabile sulle terrazze liguri 1

Prima e dopo l’intervento

Sulla Riviera di Ponente uno spazio outdoor che sembra lì da sempre. Con cemento disattivato effetto sabbia per la zona piscina e la vegetazione autoctona nello splendido giardino, progettato e realizzato in soli sei mesi

2

3

I

l pezzo forte dell’intervento è la magnifica piscina rivestita in pietra ricostruita, che si inserisce perfettamente nel contesto lussureggiante della macchia mediterranea. È tutto realizzato ex novo, ma la sensazione finale è

Il giardino si sviluppa su tre terrazzamenti. Sul livello più basso è stata realizzata una piscina in pietra ricostruita e un’orangerie incassata nella roccia

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1. 2. 3. È in pietra ricostruita la piscina, con fondale e il camminamento intorno in cemento disattivato che riproduce l’effetto sabbia


4 4. Il giardino è stato realizzato con essenze autoctone dall’effetto molto naturale. Eliminate le zone a prato per ridurre la manutenzione

una zona aperta, richiudibile grazie a serramenti scorrevoli molto leggeri alla vista. In questo modo si è data la possibilità di sfruttare completamente lo spazio outdoor, creando delle zone funzionali studiate appositamente. L’intervento è stato sostanziale e ha ridato un’identità mediterranea a uno stato di fatto che appariva decontestualizzato, così come era con una pavimentazione in porfido dall’impatto visivo piuttosto pesante. Al posto del porfido è stato posato intorno alla casa un ghiaino resinato, come anche per la zona di accesso ai box, il solarium e le pedate dei gradini delle scale. Tutto intorno alla piscina è stato creato un effetto spiaggia

come se fosse stato lì da sempre. È questo lo stile Paghera: creare dei paradisi privati, pronto effetto, con vegetazione consolidata: in questo contesto lantane, buddleje, agavi e dracene, riducendo al minimo le zone a prato per ridurre l’attività di manutenzione e piantando essenze a fusto più alto, lungo il perimetro della casa confinante con il vicinato, per rispondere a delle esigenze di privacy. L’obiettivo principale era sfruttare al massimo i terrazzamenti esistenti, tipici della Riviera Ligure, ampliando gli spazi, in origine piuttosto ridotti, e consolidando il terreno. A seguito di uno studio idrogeologico e strutturale è subentrata la necessità di eseguire lavorazioni con micropali di rinforzo per garantire stabilità a una morfologia scoscesa. Sfruttando il dislivello del terreno è stata creata un’orangerie nella roccia, con spazio cucina/pranzo, rivolta verso la piscina,

utilizzando sabbia fissata con resina. Il trait d’union della pavimentazione esterna è proprio l’utilizzo dell’aggregato, da lasciare a vista, scelto in granulometrie diverse, dal ciottolo al granello. Anche per il fondale della piscina si è creato un effetto sabbia con cemento bianco disattivato, compresa la vasca idromassaggio, indipendente con la sua impiantistica. Complessivamente i lavori, dalla progettazione al termine della realizzazione, compresi tutti i permessi di costruzione, sono durati circa sei mesi. Progettazione e realizzazione: Paghera – www.paghera.com

La scenografia notturna è amplificata dall’illuminazione interna maggio 2014 - youtradecasa - 91


Ristrutturazione Sul Lago di Garda

Le Ninfe vanno in bianco A BORDO PISCINA Solo fioriture candide dalla primavera all’autunno. Per questo giardino, che accompagna come stile la casa padronale nata dalla ricostruzione di un’abitazione preesistente, l’effetto scenografico è aumentato dal contesto naturale

La zona posteggio all’ingresso pavimentata in pietra di Botticino, come il camminamento centrale che conduce alla villa. Le zone prato sono state realizzate con grigliati Pvc per renderle carrabili in caso di necessità

4 2 3

5

1

I

tempi di realizzazione erano vincolanti e molto stretti: la residenza, compresa di parco, doveva essere consegnata a giugno, funzionante, per la celebrazione di un evento. Solo pochi mesi quindi, tutti i lavori sono partiti a gennaio, per la demolizione e ricostruzione dell’edificio e la realizzazione del giardino con piscina. La committenza aveva le idee molto chiare su

come avrebbe voluto la casa, classica. E lo spazio outdoor, affidato a Paghera, è stato progettato sposando la filosofia generale di insieme. Il viale di accesso che porta alla villa è schermato su entrambi i lati da piante a cespuglio che garantiscono la privacy alla residenza. All’ingresso è stato realizzato un porticato per il posteggio delle vetture ma, per permettere l’accesso con gli autoveicoli nelle vicinanze della casa, per la pavimentazione del viale e dello spazio a verde che circonda il punto d’acqua, è stato utilizzato un grigliato in Pvc carrabile. Per facilitare l’ingresso a piedi, si è previsto di realizzare un camminamento 1. 2. 3. Com’era e come è 4. 5.

Giardino sul lago di Garda. Planimetria d’insieme.

92 - youtradecasa - maggio 2014

La fontana circolare, al centro della zona prato, crea un punto di vista a effetto sulla casa


8 9

6 7

6. 7.

Statue di Ninfe segnano il perimetro dello spazio antistante la residenza

Il porticato in ferro, dal disegno importante, ha una copertura in vetro opalino per ridurre l’oscuramento degli interni

centrale in pietra di Botticino, tipica del bresciano, utilizzata anche per la zona posteggio all’entrata. Di grande effetto è la zona prato, con disegno circolare che anticipa il colonnato di accesso. Una fontana, dal gusto classico sempre a forma circolare, è posizionata nel mezzo e, a delimitare lo spazio, delle statue di Ninfe. Tutte le essenze, secondo il gusto del committente, sono state scelte con fioritura bianca: rose, ortensie, iris, vinche, oleandri, lagerstroemie, deutzie e spiree e altro ancora, sulla base della scelta progettuale determinata da una perfetta conoscenza delle specie vegetali. La piscina, sul retro, si apre come un tutt’uno sul lago di Garda. La sensazione è accentuata dal bordo sfioro che pone la vasca a livello del terreno. Oltre a migliorare l’aspetto estetico, questa è una soluzione che agevola la pulizia. Intorno, la pavimentazione è sempre in lastre di

Botticino, mentre l’interno è in mosaico vetroso Bisazza con scenografici inserti d’oro che segnano i gradini di accesso. Prospiciente la piscina, un gazebo in ferro realizzato su disegno, con borchie dorate, crea una zona d’ombra e relax. Su un lato della casa è stato realizzato un porticato, come zona pranzo in estate, chiuso nei periodi invernali da tende tecniche, per il rimessaggio dell’arredo giardino. La copertura è in vetro opalino per oscurare il meno possibile l’interno dell’abitazione. Progettazione e realizzazione: Paghera – www.paghera.com 8. Sul retro, la piscina bordo sfioro che sembra un tutt’uno con il lago 9. La pavimentazione intorno alla piscina è in lastre di pietra di Botticino, tipica del bresciano. L’interno della vasca è realizzato in mosaico vetroso con degli inserti d’oro che segnano i gradini

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verde pensile A Vicenza

Il cielo in una stanza per la villa storica Un ambiente intimo creato su una terrazza di un edificio secolare: piante, acciottolato antico e siepi sempreverdi al contorno. Riuscendo a superare anche problemi strutturali e a difendere la privacy 2 1

3 1.

Com’era. La terrazza in costruzione con le murature in blocchi di cemento per il rinforzo dei camminamenti

2. 3.

Il rendering dell’intervento e a lavori ultimati

4.

L’esedra in ferro e vetro che diventa anche spazio di contenimento per gli attrezzi del giardino. La pavimentazione è in ciottoli fissati nel cemento

L

a terrazza di una villa storica è stata completamente ristrutturata ricreando la sensazione di una stanza da vivere all’aperto. Non erano pochi i problemi da risolvere. Al piano sottostante c’è uno spazio a uso pubblico. Fondamentale, quindi, lo studio della statica della soletta e, soprattutto, garantire una perfetta tenuta all’acqua ed evitare infiltrazioni nei locali al piano terra. Dopo attente valutazioni, a seguito delle quali sono state scartate soluzioni che prevedevano guaine di impermeabilizzazione, si è scelto di installare un’enorme vasca di contenimento in rame, creando degli opportuni scarichi per lo smaltimento delle acque. Il volume è stato riempito con terriccio alleggerito, per poi mettere a dimora il verde pensile. Il terreno di riporto ha una profondità che non supera i 50 centimetri. Per creare rinforzi strutturali 94 - youtradecasa - maggio 2014

nelle zone dedicate ai camminamenti e pavimentate sono stati costruiti nel sottosuolo murature in blocchi di cemento. Lungo tutto il perimetro è stata piantata una siepe di alloro, che isola la terrazza dai confinanti, ma permette di godere della vegetazione tutto intorno, formata da cedri e sempreverdi, che diventa parte integrante della scenografia interna. Il giardino ha un disegno dalle geometrie

4 pulite: un rettangolo centrale di cavallaria, circondato da un camminamento in ciottoli fissati nel cemento, che si ricongiunge a una pavimentazione a cerchio, sempre in acciottolato. Gli angoli sono puntinati con cespugli tondeggianti di bosso, che sottolineano anche il disegno della pavimentazione. Bellissima l’esedra in ferro e vetro, riccamente lavorata, che chiude lo sfondo e crea un ambiente intimo. Diventa anche un elemento funzionale, oltre che estetico: la struttura è stata realizzata in modo tale da poter creare al suo interno dei vani contenitori per lo stipaggio di attrezzi per la cura del giardino. Prospiciente la casa è stato realizzato un portico per ospitare una zona living all’aperto, dalla quale lo sguardo spazia fino in fondo alla terrazza, all’elemento scultoreo al centro dell’esedra, che cattura lo sguardo. Progettazione e realizzazione: Paghera – www.paghera.com La planimetria dell’intervento dalla quale si evidenzia la geometria rigorosa dell’insieme.


Portoncini d’ingresso

Porte per interni

ARREDO OUTDOOR JUST ONE PIECE CASPER Casper. Poltrona monoscocca colore verde acido realizzata con materiale composito in fibra di vetro, resina e polvere di ceramica. Confortevole seduta, ultraleggera e vivace nei colori selezionati dal designer. Ideale in ambiente outdoor, ma idonea anche in ambienti interni (www.justonepiece.it)

Valore UD fino a

0,47 W/(m²·K)

Porte da garage e motorizzazioni

JUST ONE PIECE _WOOD Capri. Poltrona destrutturata, realizzata con accostamenti e sovrapposizioni di liste di legno massello Palissandro, di differenti dimensioni. La casualità nell’applicazione dei listelli, realizzata interamente a mano, rende quest’opera un masterpiece. Laccatura trasparente opaca. Cuscini seduta e schienale imbottiti e rivestiti in tessuto outdoor. (www.justonepiece.it)

La gamma di porte e portoni nr. 1 in Europa • Più di 75 anni di esperienza nella produzione di porte, portoni e sistemi di chiusura

• Novità 2014: porta d’ingresso ThermoCarbon con coibentazione termica da primato fino a 0,47 W/(m²·K)

• Porte per interni in acciaio con taglio termico per un’ottima prestazione energetica

www.hormann.it info@hormann.it


Il trend

Esterno e interno per me pari sono Roberto Ambroso, direttore commerciale di Ethimo, spiega il momento del mercato: il committente è più attento alla funzionalità e meno all’estetica. È boom per i mobili creati con un mix di materiali. E il giardino è diventato un prolungamento della casa

Poltroncina Studios

Il verde in corten

E

thimo è un’azienda di arredo da giardino che nasce nel 2009 dalla passione e dall’esperienza maturata da Marco Confidati, seconda generazione della famiglia fondatrice e azionista, fino al 2002 del 48,5%, del marchio Unopiù. «Il mercato sembra orientato verso prodotti che riutilizzino materiali e forme tradizionali, rielaborati in modo contemporaneo», spiega a YouTrade il direttore commerciale di Ethimo, Roberto Ambroso. «Lo spazio esterno della casa è vissuto sempre di

Costes, tavolo e poltroncine in teak decapato

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Cromie dalle sfumature infinite, toni caldi, ricercatezza ed eternità. Sono alcune delle caratteristiche del corten, il materiale scelto da Schneider per lanciare un nuovo brand per l’arredo outdoor, Il giardino di Corten. Una tipologia di acciaio capace di fermare il tempo (ha un’elevata resistenza alla corrosione), elegante e moderno, che contribuisce a creare emozioni, a dare fascino e personalità alla casa e al giardino. Due le proposte: la fontana Teti e Sassopasso. La colonnina Teti ha misure e proporzioni raccolte, un segno lineare e squadrato. Si colloca direttamente a terra, e può disporre di una vasca di raccolta dell’acqua, totalmente o parzialmente fuori terra. Può essere adagiata contro una parete oppure restare isolata nell’area giardino. Sassopasso è un kit di piastre in corten da posizionare in giardino facendole diventare un percorso calpestabile. Un prodotto comodo, che può essere spostato senza fatica e soprattutto, aderendo perfettamente al terreno, consente alle macchine tosaerba di passarci sopra senza difficoltà. Sassopasso è disponibile nelle forme ovale, ellittica, a cuore e a impronta irregolare. Un modo diverso per personalizzare il giardino, sfruttando le caratteristiche del corten, materiale eterno e indifferente agli agenti atmosferici. (www.ilgiardinodicorten.it)


Quali materiali per l’outdoor? Negli ultimi anni il mercato del mobile da esterno aveva vissuto una vera e propria esplosione nell'utilizzo della fibra sintetica intrecciata. Oggi questo trend è superato e la tendenza prevalente è verso il mix di materiali, con un aspetto piuttosto naturale: teak, tessuti tecnici da esterno e alluminio. La finitura decapata del teak rappresenta per Ethimo un vero successo. Come si è evoluto il concetto di giardino? Il collegamento tra interno ed esterno della casa è sempre più evidente e spesso si Meridien, tavoli e sedie. In alluminio e teak Costes, tavolo e poltroncine in teak decapato

più come un prolungamento dell'interno. Anche le piccole terrazze urbane sono ora arredate con attenzione, scegliendo prodotti anche compatti e funzionali ma spesso colorati con tonalità di tendenza».

utilizza il giardino non solo per rilassarsi ma anche per lavorare, intrattenere ospiti, mangiare e svolgere qualsiasi attività anche tipica dell'interno dell'abitazione. Questo sdoganamento del giardino come la stanza più bella della casa è la vera rivoluzione degli ultimi anni.

Che cosa chiede il cliente? La crisi del consumo che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni ha determinato una maggiore attenzione del consumatore che sembra molto più consapevole e attento nelle sue scelte. La funzionalità del prodotto ha preso il sopravvento sull'estetica e sono richiesti prodotti che possano combinare design contemporaneo, ma non estremo, con praticità d'uso. La proposta deve essere rassicurante, quindi con forme a volte ereditate dai grandi classici dell'arredamento, ma al contempo con ottimo rapporto qualità-prezzo.

Quanto e se ci si rivolge all’architetto? L'architetto come consulente di arredo purtroppo ancora non è utilizzato spesso in Italia, al contrario di molti altri Paesi europei. È comunque una tendenza in crescita, e un interlocutore privilegiato per Ethimo, al quale ci rivolgiamo spesso e con grande soddisfazione. Info: www.ethimo.it Smart, tavolini da appoggio in alluminio

Sedia Meridien. A sinistra: Ocean, lettini prendisole con ombrelloni Free in alluminio

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Luci in giardino

M’illumino di intenso Antonio Berton, designer Egoluce: le lampade a Led offrono a designer e progettisti opportunità espressive infinite. Con il vantaggio di puntare sul risparmio energetico e sulla facile manutenzione. Ma attenzione alla scelta dei prodotti

«I Apparecchio luminoso a luce diffusa in alluminio, rinforzato per esterno, e diffusore in metacrilato trasparente. Disponibile anche RGB. (Bubbled | www.egoluce.com)

l giardino si presta più che mai a essere interpretato come uno spazio flessibile e, come tale, deve adottare soluzioni di illuminazione versatili». Antonio Berton, designer Egoluce. Che cosa si richiede a un’illuminazione per esterni? «Deve avere svariate valenze», spiega l’architetto Antonio Berton, di Egoluce. «Oggi l’illuminazione del giardino non solo deve essere funzionale e di sicurezza, ma anche emozionale, capace di creare scenografie e atmosfere diverse». La tecnologia Led rende tutto questo possibile. «Il Led è la tecnologia della luce. Ora che ha superato i suoi limiti iniziali, come il colore troppo freddo e il fastidioso abbagliamento diretto, offre ai progettisti opportunità espressive infinite. I nuovi moduli Led permettono ai designer di lavorare sul corpo lampada riducendone le dimensioni o di reinventare forme proponendo soluzioni prima inimmaginabili: lampade che si integrano con l’architettura, con gli arredi giardino, che diventano segnali per percorsi continui di luce. Da menzionare anche lo straordinario sviluppo che ha avuto la tecnologia di controllo del Led, una tecnologia che permette di variare

Faretto da incasso calpestabile, ideale a muro o come segnapasso (Cerchio | www.egoluce.com)

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Linea luminosa Led calpestabile in metacrilato coestruso trasparente e opalino fornito con casseformi modulari in alluminio anodizzato, perfetto per essere installato a parete o a pavimento con la possibilità di comporre linee luminose continue. (Spook | www.egoluce.com)

Collezione di faretti da incasso calpestabili con flangia in acciaio e dissipatore in alluminio. Disponibili in versione tonda o quadrata. (Zeppelin e Zeppelin Maxi | www.egoluce.com)


colore, intensità della luce e di integrarsi a pieno con tutte le esigenze della casa». Luce Led è anche sinonimo di risparmio economico, risparmio energetico, ma anche di riduzione di manutenzione che in situazioni outdoor possono diventare importanti. Le proposte di mercato sono riconducibili a due filoni, molto spesso integrabili: dalle soluzioni puntuali, segnapasso a incasso, calpestabili o carrabili, a elementi emozionali, vere e proprie sculture di luce di forte impatto visivo. I materiali vanno dall’acciaio inox all’alluminio, dal vetro al metacrilato, al cemento. Si è evoluta la concezione del giardino, inteso sempre di più come un prolungamento dello spazio interno. «Molte lampade studiate per gli interni sono oggi adattate per l’outdoor. Ma attenzione alla scelta dei prodotti, che devono avere un grado di protezione idoneo per evitare di avere problemi una volta installati», sottolinea Berton. «Per esterno Egoluce propone solo corpi illuminanti con un alto grado di protezione, fino a IP67. L’azienda da sempre è attenta anche a tutte le esigenze di impiantisti e installatori e per ogni prodotto propone una serie di accessori che ne facilitano l’installazione, come le casseforme da incassare nel muro o nel terreno». Ma quale sarà l’evoluzione? «Il giardino si presta più che mai a essere interpretato come uno spazio flessibile e, come tale,

dovrà adottare soluzioni di illuminazione idonee. Una vision futura potrà essere quella di corpi illuminanti svincolati dall’impiantistica, ricaricabili a batterie con la possibilità di esser spostati e ambientati a piacere a seconda delle esigenze». Più duro del cemento «L’attenzione per i dettagli regala un’identità ben definita e rende gli oggetti unici». Carlo Colombo, designer «Il materiale è un elemento molto importante in ogni progetto», nota Carlo Colombo, designer di fama internazionale che ha dato forma alla luce, per Buzzi&Buzzi, disegnando le due lampade della linea Outdoor Mond e Valo con un nuovo materiale: il DurCoral. Nato dall’unione di Coral e cemento, è un elemento hi-tech dalle altissime prestazioni, che permette performance elevate in termini di qualità, portata e resistenza e si caratterizza per la possibilità di essere trattato con qualsiasi finitura e pitturazione. «Per me è stata una sfida e fonte di ispirazione allo stesso tempo, dato che le sue caratteristiche produttive permettono di creare forme non realizzabili con altri materiali. Il risultato sono due volumi scultorei caratterizzati da un dialogo dinamico fra linee rette e curve che esaltano l’estetica del materiale, dove forma e materia creano un oggetto simbolo, esteticamente apprezzabile anche a luce spenta».

Mond (in basso, a destra) e Valo (qui e sotto, a sinistra), prodotti da terra in appoggio, sono due lampade da esterni in DurCoral, materiale hi-tech antivandalico, non deteriorabile, resistente al gelo e trattabile con qualsiasi tipo di finitura. (www.buzzi-buzzi.it)

Da incasso carrabile, il faretto Four è ideale per vialetti di accesso e cortili. (www.egoluce.com)

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1

1. linealight è il nuovo marchio di Linea Light Group, azienda specializzata in luce d’arredo per interni ed esterni. Particolarmente suggestive le soluzioni outdoor, una gamma ampia di prodotti in grado di soddisfare le diverse esigenze estetiche. Nella foto, Oh! Acqua, una lampada che arreda e illumina con semplicità e spontaneità, ideale per ogni spazio. L’80% del nuovo catalogo linealight è a Led e molti prodotti sono Eco+, cioè lampade che pur avendo un attacco tradizionale possono adottare anche una lampadina Led.

3. Ideato da Lorenza Bozzoli per Dedon, Fedro Chair è la sedia ideale per godersi la vita, seduti all’aria aperta in giardino o in terrazza. Realizzata in colori allegri, è caratterizzata da una forma sinuosa ed elegante. Il relax aumenta grazie alla possibilità di dondolarsi. Tra sdraio e lettino, Fedro ha una struttura in alluminio estruso rivestita con intreccio in fibra di plastica colorata.

3

2 2. In giardino o in veranda, in inverno e in primavera, sarà sempre possibile vivere la magia del fuoco e riscaldarsi. Il marchio di camini Focus lancia la nuova linea di focolari di design studiati per l’outdoor. Come Sunfocus, con funzionamento a legna o a carbonella: un ampio braciere in acciaio nero, che d’estate può essere impiegato anche come barbecue, grazie alla griglia fornita in opzione. Per essere installati i camini outdoor di Focus, tutti sprovvisti di vetro occlusivo, necessitano di una piastra di sostegno e di condutture isolate per esterni (anche su misura).

5. De Castelli ripensa la casetta da giardino con Cottage n.1. In acciaio corten e legno di abete naturale, Cottage rivisita in chiave contemporanea la classica casetta-ripostiglio da esterno, con design minimale e un’attenzione particolare alle caratteristiche dei materiali costruttivi.

5 4. Pircher presenta la nuova pergola Seasons, sistema modulare disponibile in 240 varianti, adatto a qualsiasi condizione atmosferica. Secondo le proprie esigenze, basta scegliere la copertura (per la protezione totale dalla pioggia, ombreggiata o copertura pesante), le chiusure laterali (ombreggiate o chiusure per vento e pioggia) e la struttura, e il gioco è fatto. Per un look speciale, Pircher offre una lavorazione meccanica aggiuntiva della superficie in legno (Struktura) che mette in evidenza le venature del materiale.

4 100 - youtradecasa - maggio 2014


6 6. Il prato sì, ma in verticale. Questa l’idea alla base di Greenery, la eco parete studiata per la decorazione e la divisione di spazi esterni e interni. Realizzata da Paola Lenti e Verde Profilo, la struttura è in acciaio verniciato nei colori avorio o grafite e può essere monofacciale o bifacciale. Le superfici verticali sono costituite da contenitori amovibili per piante da giardino o da orto. Un sistema di irrigazione a caduta a scomparsa, permette il mantenimento per le piante utilizzate.

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9 9. Lasciatevi avvolgere dalla nuova pergola di Unopiù. Dalla forma sinuosa che ricorda le onde del mare, Wave si integra armoniosamente con l’ambiente circostante. Costituita da una struttura in centine di ferro zincato di colore grafite e da listelli di pino nordico impregnato, Wave può essere personalizzata con diversi colori, utilizzando specifiche vernici per il ferro per le centine, colori adatti per il legno per i listelli. Wave è fornita in kit di montaggio, completo di staffe per il fissaggio a terra.

7. Rilassarsi in giardino con un bel idromassaggio è possibile con Delfi di Jacuzzi, minipiscina a quattro sedute equipaggiata con getti regolabili e tecnologia Clear Ray per la massima pulizia e igiene. Caratterizzata da un design moderno ed estremamente curato, Delfi è disponibile anche nella versione Pro, con cascata e Multicolor Light System, e Pro Sound, che aggiunge sistema audio con Bluetooth. Optional i poggiatesta e cuscino, il faro subacqueo Led con diversi colori e l’aromaterapia.

8. Non ingiallisce e può essere lavata facilmente, la nuova tenda da sole Boma di Tao. Ispirata alle vele delle navi, la copertura è realizzata in uno speciale tessuto usato nella nautica, estremamente resistente e durevole nel tempo. Boma può coprire fino a 13 mq di superficie ed è disponibile sia in versione manuale che motorizzata. Per una ombreggiatura ottimale, può anche essere inclinata attraverso un braccio di regolazione.

8 10 10. Tibau è un’ampia gamma di barbecue modulabili e personalizzabili, realizzati in pietra naturale da Fugar. Adatti a qualsiasi tipologia di giardino, Tibau offre grande funzionalità ed estetica. Disponibile anche un servizio di progettazione su misura.

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youbook burocrazia. Ottavo Rapporto Nazionale 2013 Come le micro e piccole imprese giudicano la pubblica amministrazione a cura di Annalisa Giachi prefazione di Carlo Sangalli introduzione di Giulio Sapelli Franco Angeli – Collana Economia Ricerche

2013; pp. 152 22 euro

Nonostante la seppur minima ripresa, la crisi c’è e si fa sentire. Basti pensare che una piccola impresa su sei ritiene probabile o molto probabile cessare la propria attività nei prossimi due anni, per avere la certezza che qualcosa non va. «In questo contesto», scrive nell’introduzione il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, «alle istituzioni pubbliche viene dunque richiesto un supplemento di responsabilità, e anche di coraggio, che possa consentire di mettere in moto la crescita italiana. Per farlo, bisogna partire da un nuovo patto con il sistema delle imprese, sgravandole dal triplice peso che grava troppo spesso sul loro lavoro: l’illegalità diffusa, un fisco decisamente oneroso, la cattiva burocrazia». Semplificazione è la parola chiave dell’ottavo Rapporto Nazionale su imprese e burocrazia, che si concentra su alcune questioni strategiche, come la fiscalità locale, la tassazione sugli immobili a destinazione produttiva, la razionalizzazione della spesa pubblica per consumi intermedi, e l’impatto della riforma del mercato del lavoro. «E come spesso accade nell’infelice nostro Paese», chiosa l’economista Giulio Sapelli nella prefazione, «il vero spaventa. Le opinioni dei produttori sono impietosamente critiche, quasi disperanti e disperate per il comportamento non legal102 - youtrade - maggio 2014

razionale! (...) Possa questo lavoro risvegliare le coscienze e promuovere il cambiamento così accoratamente invocato». Per chi: uno strumento utile per sondare gli animi della piccola e media impresa italiana, vera spina dorsale del nostro Paese.

Imprese e Aziende di successo sui social media Creare valore e generare business di Leonardo Bellini, Lorena Di Stasi Hoepli - Collana Web&Marketing 2.0 2014; pp. 164 18 euro Ormai non se ne può più fare più a meno. I social media sono diventati l’area virtuale dove si gioca la reputation di un’azienda, ma non solo. Internet, Facebook, Twitter, i blog possono anche aiutare a raggiungere i propri obiettivi di marketing, incrementando la notorietà della marca e dei prodotti, avvicinando e interessando il pubblico, influenzando l’acquisto di beni o servizi. Il nuovo libro di Leonardo Bellini e Lorena di Stasi, esperti di internet e comunicazione digitale, raccoglie esempi di aziende italiane di successo che hanno saputo utilizzare i social media a proprio favore. Case history raccolte anche attraverso l’evento milanese Social Case History Forum, che negli ultimi tre anni ha presentato al pubblico oltre 100 analisi di progetti italiani. Per chi: una sorta di prontuario a cui ispirarsi per far crescere la propria azienda alla luce del web 2.0.

Dieci azioni per zero rifiuti Soluzioni concrete per comuni, aziende e cittadini a cura di Roberto Cavallo e Coop E.R.I.C.A presentazione di Luca Mercalli Edizioni Ambiente 2013; pp. 320 24 euro I dati del Rapporto Rifiuti Urbani 2013 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale fanno ben sperare: la produzione dei rifiuti solidi urbani è infatti

calata dai 528 kg/abitante del 2011 ai 504 kg/ abitante del 2012, e la raccolta differenziata ha sfiorato il 40%. Parte da qui il nuovo libro di Roberto Cavallo per dibattere una delle tematiche più spinose dei nostri tempi. Dieci azioni per zero rifiuti, realizzato in collaborazione con la cooperativa E.R.I.C.A che si occupa di gestione dei rifiuti, analisi e prevenzione di rischi e sostenibilità ambientale, ripercorre alcune delle principali iniziative virtuose messe in campo da aziende italiane, amministrazioni locali e realtà territoriali in tema di rifiuti, riciclo e riuso. Il testo si arricchisce di descrizioni pratiche degli strumenti economici e di comunicazione, di fenomeni innovativi come l’eco-design, e di interviste agli addetti ai lavori. Per chi: per professionisti della sostenibilità e per chi vuole saperne di più, affinché l’obiettivo «rifiuti zero» non sia più considerato una chimera, ma una necessità e un atto di profonda responsabilità nei confronti delle generazioni future.

Novanta (Quasi) un secolo per chiedersi chi siamo e dove andiamo noi italiani di Piero Ottone Longanesi – Collana Il Cammeo 2014; pp. 238 14,90 euro

«È il momento di tirare le somme. Ancora scrivendo, secondo le mie abitudini: non so fare altro. Attraverso tanto tempo, quasi un secolo, ho incontrato uno sconfinato numero di persone, alcune famose: ho visto vari Paesi, uno più interessante dell’altro; ho assistito a tanti avvenimenti. Perché non raccontarlo?». L’ex direttore del Corriere della Sera, Piero Ottone, si racconta e ripercorre quasi un secolo di storia, dagli anni di scuola durante il fascismo alle letture giovanili, agli incontri con i protagonisti della storia politico-economica italiana e internazionale, come Krusciov, Adenauer, Mattei, Cuccia, Agnelli, De Benedetti, Berlusconi, Montanelli. Corrispondente del Corriere da Mosca, direttore de Il Secolo XIX, e infine editorialista di Repubblica, Ottone elabora un racconto disincantato dell’Italia, cercando di coglierne, alla luce della sua lunga esperienza umana e professionale, il carattere e il destino. Per chi: un bilancio di vita che parla a tutti, per riflettere su chi siamo e dove andiamo noi italiani.


hi

L’avanguardia della comunicazione Creato nel 2008 dagli ingegneri e disegnatori della TAG Heuer, MERIDIIST è il primo cellulare la cui batteria può definirsi perpetua. Nato dalla necessità di fornire ai viaggiatori più esigenti uno strumento altamente affidabile e duraturo, MERIDIIST è il prodotto di una tecnologia pionieristica rivoluzionaria. Basti pensare che la sua carica può durare fino a 28 giorni in modalità stand by, grazie a una invisibile componente fotovoltaica che produce energia sufficiente alla ricarica dell’apparecchio. Nel corso del 2014 TAG Heuer si spingerà persino oltre, presentando Meridiist II, una speciale edizione in altissimo design, ancora più leggera, sottile e potente. Un oggetto di lusso che coniuga standard qualitativi elevatissimi a eleganza e raffinatezza estreme.

iOptik: le lenti di 007 Guardare la realtà con gli occhi di un robot. Il futuro immaginato da registi e autori visionari è arrivato. iOptik, un sistema integrato di lenti a contatto supertecnologiche e occhiali intelligenti che promette esperienze multimediali e vi trasporterà in un mondo in cui realtà e virtuale si confondono al punto da divenire una cosa sola. Le lenti sono state presentate dalla Innovega allo scorso CES 2014 di Las Vegas. Nate in ambito militare e finanziate dal DARPA, le lenti iOptik, se utilizzate da sole, sono normali lenti a contatto in grado di correggere i problemi della vista. Ma insieme a un paio di smart glass donano a chi le porta capacità visive fantascientifiche. Gli occhiali sono dotati di telecamere, connessione a Internet e sensori vari e proiettano sulla lente a contatto tutte le informazioni richieste dall’utente: dalla navigazione GPS alle e-mail, dal meteo alle informazioni sul paesaggio in realtà aumentata. Rispetto agli smart glass, le lenti iOptik permettono di mettere a fuoco contemporaneamente sia le informazioni digitali sia quelle provenienti dal mondo reale e offrono un campo visivo molto più ampio. Una tecnologia che a partire dal 2015 punterà a sostituire gli smathphone.

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La prima bicicletta intelligente

Tutto è musica Si è soliti tamburellare con le dita sulla scrivania o sul cruscotto della macchina, canticchiare una canzone o motivetti composti sul momento e apparentemente senza senso. Da oggi tutto ciò diviene musica con Mogees, un semplice sensore che trasforma qualsiasi oggetto in cassa acustica. Mogees si aggancia tramite un jack a un normalissimo smartphone mentre l’altra estremità si poggia sulla superficie di un oggetto così come farebbe un medico con il proprio strumento per ascoltare il cuore o i polmoni. L’idea si deve a Bruno Zamborlin, musicista professionista, che lo ha impiegato durante le sue esibizioni con la “British experimental dance group Plaid”. Questo dispositivo sfrutta le proprietà fisiche degli oggetti, amplificandone le vibrazioni e trasmettendole a uno smartphone, grazie al quale è così possibile udirne distintamente la melodia. Da oggi, guardando un semplice albero, vedremo un violino, sentiremo un pianoforte. Il lancio su grande scala è ancora un sogno ma nel frattempo è partita una campagna Kickstarter per cercare di finanziare il progetto e rendere questo sogno un po più reale.

Il 1° luglio 2014, con il lancio di VANMOOF Electrified, la difficile battaglia contro la piaga dei furti di biciclette metterà a segno un punto decisivo. La comparsa sulla scena mondiale di una comoda, intelligente city bike, munita di GPS, potrebbe, se non eliminare del tutto, quanto meno limitare fortemente il facile mercato dei ladri di biclette. VANMOOF Electrified è la prima bicicletta da città intelligente che combina la più avanzata tecnologia moderna con la comodità degli spostamenti quotidiani. Un piccolo motore montato sulla ruota anteriore, alimentato da una batteria integrata, facilita gli spostamenti; il GPS ne garantisce la costante rintracciabilità. Il design inoltre dimostra le influenze nordiche e l’attenzione per questi mezzi che solo uno progetto olandese può vantare di saper raggiungere. Telaio in alluminio, copertoni Schwalbe e sella Brooks B68. Non stupisce che VANMOOF Electrified sia già stata nominata E-bike dell’anno 2014. VANMOOF Electrified è disponibile a partire da 2.248 euro.


Fiera di Bergamo 11-12-13 settembre 2014

SALONE NAZIONALE DELL’INNOVAZIONE PER LA GESTIONE e la riqualificazione DEL CONDOMINIO

È nato CONDOMINIO Expo il primo salone nazionale dedicato in modo esclusivo a oltre 1 milione di condomini, ai loro amministratori ma anche tutti coloro che offrono servizi al condominio: dalle imprese di manutenzione alle società di servizi ed infine, anche ai condòmini. Oltre alla parte espositiva è previsto un ricco programma di convegni con i più importanti esperti del settore con l’obiettivo di fare cultura (gli eventi saranno ripresi e, opportunamente sintetizzati, saranno resi disponibili online componendo una sorta di guida web). Grande attenzione abbiamo riservato al layout espositivo che riprodurrà un brano di città con vie e piazze intitolate ai seguenti argomenti: • • • • •

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I servizi e gli strumenti per la gestione dell’amministratore e del condominio (posta, segreterie 24/24, siti web) Finanziare gli interventi di manutenzione e le polizze assicurative Risparmiare nella bolletta energetica Area silenzio: le tecnologie anti-rumore La migliore manutenzione o realizzazione degli impianti (ascensore, riscaldamento e raffrescamento, idrico, elettrico, adduzione gas metano, ricezione tv, banda larga) I sistemi per abbattere le barriere architettoniche Dispositivi antintrusione (video sorveglianza, sensori, servizi web per la sicurezza) Come rifarsi la facciata (compreso accessori) Tetti a prova di meteo La gestione di androne e scale Tutto sulla domotica (automazione, temperatura, elettronica domestica) Sicurezza per chi lavora Verde in condominio Piscine e servizi ricreativi negli spazi comuni Public utilities (servizi di energia elettrica, gas, rifiuti) Consulenti e certificatori Servizi verdi (ecologia, deratizzazione, disinfestazione, pulizie, sistemi di parcheggio)

Info: 02 47761275 - 340 1761951


ZAPPING

COn la perlite non teme la fiamma

La gamma Protherm di Edilteco si allarga con due novità: Protherm Heavy e Monokote MK-6HY, pensati per la protezione al fuoco degli elementi strutturali. L’intonaco Protherm Heavy, a base di perlite è ideale per proteggere dal fuoco tutte le strutture contemplate dal decreto ministeriale del 16 febbraio 2007. Prodotto dalla multinazionale americana Grace e distribuito da Edilteco, l’intonaco antincendio Monokote MK-6HY è caratterizzato da un’elevata rapidità di presa ideale per i cantieri che necessitano una particolare velocità di esecuzione. Ai due nuovi prodotti, si aggiunge a Protherm Light, l’intonaco leggero con funzione antincendio, a base di perle vergini di polistirene espanso a granulometria costante rese ininfiammabili da uno specifico trattamento chimico e fisico che ne garantisce l’omogeneità di distribuzione nell’impasto.

Basso spessore e tanta fibra

effetti speciali con i pigmenti

Colorificio San Marco presenta Marcopolo Luxury, la nuova finitura decorativa per interni caratterizzata da speciali pigmenti che creano sulle pareti effetti materici di grande impatto dando vita a superfici dai forti contrasti di brillantezza, con un effetto quasi madreperlato e cangiante, che varia in base all’incidenza della luce. Pronto all’uso, diluibile fino al 5% con acqua, il prodotto può essere applicato in modo non uniforme con pennello per creare effetti personalizzati. Ideale per creare raffinate texture metallizzate fini, Marcopolo Luxury è disponibile in tinte pronte, utilizzabili anche come basi tintometriche, e si declina nelle tre tonalità di argento, alluminio e oro.

Isolmant Fibra Hd è la nuova soluzione a basso spessore di Isolmant per l’adeguamento acustico e termico dei solai esistenti. Composto al 100% da fibra poliestere Fibtec Phd a elevata densità (130 kg/m3), il pannello Isolmant Fibra Hd è ideale in caso di sottofondi a secco, per le strutture lignee e dove sia necessario intervenire con pesi e spessori ridotti. Permette un sensibile miglioramento dell’isolamento dai rumori di calpestio (fino a 20 dB), che può essere ottimizzato con una pavimentazione realizzata in parquet flottante o incollato con un prodotto sottoparquet acustico (come quelli della Linea IsolDrum di Isolmant). Isolmant Fibra Hd si integra con sistemi radianti a bassa inerzia in basso spessore. Adatto anche per solai convenzionali gettati in opera di spessore minimo 5 cm e previa posa di un film separatore in Pe prima del getto. Atossico, ecologico, facilmente maneggiabile e movimentabile in cantiere, il pannello mantiene le sue caratteristiche prestazionali nel tempo. Disponibile in lastre da 10 e 20 mm.

Elevazioni a noleggio

Noleggio Express è il nuovo servizio di Nacanco, che permette di ritirare macchine e attrezzature in pronta consegna presso le 16 sedi nazionali dell’azienda. Un servizio personalizzato e veloce che mette a disposizione piattaforme autocarrate, trabattelli, elevatori di persona, piattaforme cingolate fino a 11 metri, elevatori a forbice fino a 4 metri e «ragni» da 11 metri, oltre agli autocarri . Il servizio comprende anche interventi di assistenza tecnica in cantiere e la presenza di «commerciali di sede» che si occuperanno del supporto tecnico e dell’espletamento delle pratiche burocratiche sia durante la consegna sia durante il ritiro.

torggler naviga di più

In vista dei suoi imminenti 150 anni, Torggler Chimica rinnova il proprio sito internet, puntando su una migliore facilità di navigazione. Dalla homepage è possibile accedere direttamente alle varie sezioni: News & eventi, in cui sono raccolte tutte le novità Torggler, l’area prodotti, divisa in cinque diverse specializzazioni, T-Life dedicata al progetto Torggler inerente il miglioramento della qualità di vita. Completano il sito le sezioni dedicate alla storia del gruppo Torggler, alle referenze e ai contatti. 106 - youtrade - maggio 2014


Il portone si apre anche a fette

Il portone sezionale Lpu40 di Hörmann è adattabile a ogni tipo di garage. Sicuro e resistente nel tempo, è dotato di apertura verticale e scorrimento a soffitto, per consentire il massimo utilizzo dello spazio, anche nella zona antistante l’ingresso. È disponibile in 16 colori preferenziali e, su richiesta, in tutte le tonalità della gamma RAL, per un maggiore integrazione con il colore della facciata. Il portone Lpu 40 presenta una doppia parete coibentata e molteplici ed eleganti varianti estetiche: raffinate finestrature, inserimento portina pedonale, classici cassettoni S, moderne grecature effetto legno, effetto materico (New Silkgrain), effetto simil-legno Decograin e novità dell’anno, la finitura Micrograin (microprofilatura ondulata). Il prodotto è sempre predisposto alla motorizzazione. Dimensioni fino a 5.500 mm in  larghezza e 3.000 in altezza.

c’è un cielo in mansarda

Grazie alla superficie vetrata più ampia, la nuova proSky di Fakro permette di illuminare in maniera ottimale gli ambienti in mansarda, già nelle dimensioni minime di 78×140cm. La finestra può arrivare inoltre ad altezze significative, vale a dire 180 cm nella versione base (FYP-V U3) e addirittura 206 cm nella versione con anta sottoluce (FDY-V U3). Altamente innovativa, proSky è dotata di asse di rotazione decentrato in grado di agevolare notevolmente l’avvicinamento. L’innovativa tecnologia TopSafe permette di rafforzare la costruzione del serramento, per una maggiore sicurezza da tentativi di effrazione, e il nuovo sistema di ventilazione V40 consente un ottimale ricambio d’aria anche a finestra chiusa, conferendo maggior salubrità agli ambienti. ProSky è realizzata in legno di pino selezionato, impregnato sottovuoto (metodologia che rende il legno resistente anche alle muffe più insidiose) e rifinito con vernice acrilica.

un intonaco bloccatutto

TP65 Xlite è il nuovo intonaco termico alleggerito monostrato per interni di Knauf, a base di solfato di calcio, calce idrata fiore e perlite naturale Sarda. Grazie alla sua struttura porosa, il prodotto garantisce un’elevata traspirabilità al vapore, e alte prestazioni di isolamento termico e acustico e un ottimo comportamento al fuoco. È un materiale incombustibile e ad alto potere isolante. Basato su due componenti totalmente naturali come il gesso e la perlite naturale sarda, TP65 Xlite è totalmente biocompatibile e si caratterizza per la sua leggerezza, scorrevolezza e praticità.

nanosfere per resistere

stare bene È anche un business

Dal 12 maggio al 6 giugno 2014 Poli.design, il Consorzio del Politecnico di Milano, organizza il primo corso di Alta Formazione in Design for Wellness&Spa. Il corso si compone di 80 ore frontali e 80 ore di project work ed è rivolto a progettisti, architetti, designer, albergatori e manager del settore. In aula i principali attori del settore che affronteranno nozioni tecniche e di marketing per creare opportunità di business e sinergie e sviluppare il progetto nelle sue diverse declinazioni con strumenti didattici all’avanguardia e metodi innovativi. Il corso di Alta Formazione in Design for Wellness&SPA è finanziato dalle aziende partner. A carico dei partecipanti la quota d’iscrizione pari a 1.000 euro + iva. E per i primi 20 nuovi iscritti un Wellness Pad by Technogym.

Aggiunta a qualsiasi tipo di pittura, Nanoceramix permette di isolare sia dal caldo che dal freddo. Prodotta dalla Ludovici Giovanni e Figli e basata su un’innovativa miscela di nanosfere di ceramica, il prodotto può essere applicato sia all’esterno che all’interno dell’edificio, andando a creare uno strato isolante extra con una resistenza termica comparabile a oltre 3 cm di polistirolo espanso. Basta miscelare Nanoceramix con la pittura nelle dosi consigliate e applicare il composto direttamente sulla superficie: durante il processo di essicazione dello strato di vernice le nanosfere si avvicinano progressivamente, saldandosi a livello molecolare e formando una barriera termica che blocca e riflette il passaggio di calore. Nanoceramix inoltre combatte la formazione di condensa sulle pareti e non influisce negativamente sulla traspirazione. maggio 2014 - youtrade - 107


di pubblicare, memorizzare e gestire grandi modelli direttamente nel cloud e in totale sicurezza. Inoltre la crescita delle integrazioni è finalmente libera. Architetti e ingegneri potranno inserire i componenti produttivi anche durante il processo di progettazione.

PREMIO INTERNAZIONALE DI RESTAURO ARCHITETTONICO “DOMUS RESTAURO E CONSERVAZIONE”

TUTTE LE NOVITà DI AUTODESK 2014 Autodesk si dimostra ancora una volta la capofila nel mondo dei software pensati per la progettazione. Questo sottolineano le novità 2014 del suo portfolio. I suoi sistemi sono ora in grado di combinare al meglio il Building information modeling (Bim) con gli strumenti Cad. I software 2014 sono flessibili e idonei e portano sul mercato alcune innovazioni e l’ampliamento dei servizi cloud. Il tutto disponibile nelle tre versioni: Standard, Ultimate e Suite. Da oggi il progettista potrà iniziare qualsiasi progetto sia partendo da una schermata vuota sia da ambienti esistenti. I processi di elaborazione di raster e vettoriali sono stati migliorati così come gli aggiornamenti dell’Autodesk Infrastructure Modeler concorrono ad abbattere i tempi d’approvazione da parte degli stakeholder. Autodesk Revit 2014 è stato ripensato specificatamente per le necessità del Bim e in quest’ottica si sviluppa anche il ripensamento dell’interoperabilità tra AutoCad e Revit. Ma l’innovazione richiede anche semplificazione e le novità 2014 lo consentono. Le quantità vengono portate da un modello aggregato in un progetto in modo molto più semplice. Infine il mondo cloud, Autodesk 360 può oggi vantarsi di una potenza elaborativa virtuale quasi infinita. L’aggiornamento di Autodesk infraWork consente ora 108 - youtrade - maggio 2014

Lo scorso marzo sono stati premiati i progetti vincitori del quarto Premio internazionale “Domus restauro e conservazione”. Un concorso voluto dall’Università degli Studi di Ferrara e che si è potuto fregiare del patrocinio del Comune di Ferrara. La giuria internazionale ha valutato oltre cento progetti arrivati principalmente da tutta l’Europa, ma anche dal Sud America e dall’Asia. I vincitori della sezione Opere realizzate sono stati molteplici ed ex equo. La giuria infatti si è confrontata con una serie di proposte e interventi di altissima qualità che hanno reso acceso il dibattito. I vincitori dell’ultima edizione sono: la valorizzazione di uno spazio Archeologico a Daroca, a Saragozza, dello studio Sergio Sebàstian Architects; il restauro del torchio dei Mulini a Bergamo, dell’architetto Leonardo Angelini; il restauro delle mura di Cittadella, a Padova, dell’architetto Patrizia Valle. Sono state inoltre assegnate due medaglie d’argento. Una è andata allo studio Koko Architects per il recupero del porto per idrovolanti di Tallin, che fa parte di un restauro più grande che ha coinvolto tutta la città estone. L’altra medaglia è stata assegnata all’intervento di recupero delle batterie antiaeree di Turç del Rovira, a Barcellona, un progetto svolto da Jansana, De La Villa, De Paauw, Arquitectes + Aaup Jordi Romero i Associats. Anche le menzioni speciali sono state assegnate a molteplici interventi, in totale sei: quattro

provenienti dall’Italia, una dalla Svizzera e una dall’India. Molto interessante e partecipata è stata la sezione dedicata ai lavori di progettazione realizzati da tesisti di tutto il mondo, che prevedeva la premiazione anche dei relatori. In questo caso a vincere è stato un solo lavoro, quello di Vincenzo Fresta, dell’Università di Pisa, per il recupero e la valorizzazione del complesso di San Silvestro a Pisa.

Il nuovo progetto di Arquitectonica Ideato dallo studio di progettazione Arquitectonica, il Modesto Maidique Campus sarà la sede della nuova Scuola di Affari Internazionali e Pubblici (Sipa) della Florida International University. Il progetto coniuga forme audaci e un disegno spaziale di derivazione modernista, immerso nel verde e che, per la prima volta in un’architettura di Stato, coprirà anche interamente il grande corpo a sbalzo costituito dall’Auditorium. Con i suoi 800 mq, il tetto verde ospiterà una vegetazione indigena e superfici a prato, e ben esemplifica il carattere ecosostenibile del progetto, sia dal punto di vista ambientale sia da quello energetico. L’edificio è leggibile come l’incontro di due volumi principali: un’ala destinata alle aule da una parte e il grande auditorium che si protende a sbalzo dall’altra. Il risultato restituisce un’immagine ben bilanciata ed esteticamente gradevole. Il binomio costruttivo incarna la natura stessa della realtà che ne occuperà gli spazi: la nuova scuola è infatti attenta e dedita alla formazione e alla tutela dei propri studenti interni ma al tempo stesso protesa verso l’esterno e il mercato internazionale. Il respiro cosmopolita della Scuola di Affari, a cui il progetto è dedicato, con i suoi futuri corsi, workshop, conferenze, convegni e progetti di ricerca, trova nell’estetica imponente e di largo impatto, il riscontro di una comunità fortemente globale.


news dalla rete Il risparmio in un click mes.vaillant.it

quindi ampia libertà nella scelta di caldaie a condensazione, sistemi solari termici, pompe di calore geotermiche, pompe di calore aria/acqua o aria/aria. Il sistema è compatibile con tutti i browser e presenta la versione per mobile sia iOS sia Android.

l’uso delle applicazioni sviluppate per i sistemi iOs e Android. Primus Center invece volge lo sguardo al mondo del trattamento acqua. Pensato per qualsiasi esigenza residenziale, industriale o commerciale, Primus permette, anche da remoto, di regolare la pressione, la filtrazione, l’anticontaminazione e la distribuzione dell’acqua potabile. Infine gestioneenergetica.centraline.com è un portale informativo pensato per i professionisti come gli energy manager, i facility manager e gli imprenditori. I contenuti spaziano dalle informazioni base alle pratiche relative ai BeMS e offre un spettro completo per agevolare le scelte dei sistemi più adatti a soddisfare le esigenze energetiche.

PROTAGONISTI DEL TEMPO www.protagonistideltempo.it

NOVITà HONEYWELL www.gestioneenergetica.centraline.com

Il risparmio energetico ha bisogno di tangibilità per convincere i proprietari della bontà di una ristrutturazione. Questo è lo scopo del nuovo applicativo web lanciato da Vaillant: Master Energy System (mes.vaillant.it). L’applicazione è gratuita e sfrutta un ricco software con oltre cento combinazioni edificio/impianto. Il programma sviluppa delle simulazioni partendo dai dati inseriti dall’utilizzatore: aree geografiche, tipologie di edificio, grado di isolazione e tutte le possibilità di riscaldamento ibrido Vaillant: a energia rinnovabile e a condensazione. Una volta assemblate tutte queste informazioni viene restituita dal software un’immagine fedele dell’edificio esistente e delle migliorie derivanti dagli interventi di ripristino energetico. Si potranno così confrontare i dati del consumo del vecchio generatore termico con quelli derivanti dall’installazione di un impianto Vaillant, si potrà dedurre la relativa quota rinnovabile, il risparmio di CO2 raggiunto e infine conoscere con precisione il costo dell’intervento per l’installazione del sistema Vaillant. Esclusa la possibilità di definire con precisione l’impianto fotovoltaico, tutti gli altri sistemi sono altamente configurabili dall’utente che avrà

Honeywell ha scelto la cornice della scorsa mostra convegno Expocomfort, andata in scena dal 18 al 21 marzo scorso a Milano, per lanciare tre novità: Evohome CC, Primus Center e il sito www. gestioneenergetica.centraline.com/. «L’innovazione – dichiara Umberto Paracchini, Marketing & Communication Manager di Honeywell – è fatta di prodotti e soluzioni concrete: la possibilità di gestire il riscaldamento in modo semplice, dal proprio smartphone; permettere agli installatori di ridurre i tempi di installazione e allo stesso migliorarne la qualità; permettere di controllare in modo semplice ma preciso il consumo di un edificio». Evohome CC permette infatti di controllare gli ambienti e le temperature interne della casa potendo suddividerle fino a 12 zone. La gestione di ognuna avviene sia tramite hardware installati in casa sia tramite web o con

Un dominio dal nome affascinante, ottimistico e felice da oggi con una novità in più. protagonistideltempo.it è il canale web della multinazionale svizzera Brugg Pipe Systems e dimostra l’attenzione verso i canali informatici con un nuovo e agile strumento che consentirà agli utenti di consultare velocemente l’ampio catalogo dei prodotti. La app della filiale italiana consente sia agli utenti iOs sia a quelli Android di navigare all’interno di cinque sezioni: home, catalogo, video, gallery e contatti, un viaggio all’interno di una miniera ricca d’informazioni sul mondo delle tubazioni. La presenza di video e fotogallery semplificano la lettura dell’enorme mole di dati estrapolabili dal ricco catalogo. Innovativa anche l’idea di non pubblicare online solamente un semplice banner che promuova la nascita della nuova app, ma una nuova sezione dove tutti gli utenti possono utilizzare in anteprima l’applicazione. Un modo per avvicinare a questa novità una fetta di pubblico differente rispetto agli utenti più pratici del mondo delle app. In più questa strategia assicura un costante traffico sul sito web, e mostra le potenzialità di un nuovo modo di creare contenuti per le piattaforme online. maggio 2014 - youtrade - 109


m o o r w IL RISPARMIO METTE IL TURBO Riapre il nuovo museo Enzo Ferrari. Ad anticipare l’inaugurazione ha debuttato al Salone di Ginevra la nuova Ferrari California T. Il nome California riassume uno stile di eleganza, potenza e sportività tipico di tutti i modelli che sin dagli anni ‘50 sono stati inseriti in questa gamma. Ora però viene aggiunta la sigla T, ovvero il riferimento al motore 8 cilindri Turbo.

PICCOLI ACCORGIMENTI PER UN MODELLO DI SUCCESSO La nuova Octavia Scout è un chiaro esempio di come si possa migliorare un prodotto già di per sè di successo. La Scout nasce dalla madre Octavia e ad essa rimanda in quasi tutta la sua estetica che però rinnova con un taglio off-road. Spaziosità interna senza eguali, massima funzionalità, soluzioni Simply Clever, sistemi di sicurezza all’avanguardia e miglior rapporto qualità prezzo

110 - youtrade - maggio 2014

Questo nuovo V8 a iniezione diretta da 3.855 cmc, è posizionato nella zona anteriore-centrale della vettura e riesce a spingerla con una potenza massima di 560 Cv. I giri sono 7500 con una coppia massima di 755 Nm. Così i secondi per raggiungere i 100 km orari balzano a soli 3,6. Forza non sempre vuol dire consumi e la Ferrari California T rispetta queste necessità. Forte dello sviluppo svolto dal comparto Formula 1 dell’azienda, la nuova vettura è inoltre stata dotata di alcune soluzioni presenti sulle monoposto, come le turbine twin scroll di dimensioni ridotte e di bassa inerzia per ridurre al minimo i tempi di risposta. Senza contare che alcune fasi produttive, soprattutto le fusioni, utilizzano impianti e metodologie del reparto corse della Casa di Maranello. I dati parlano chiaro: consumi che si abbassano di circa il 15% sia pure a fronte di un incremento di potenza di 70 CV e di una coppia cresciuta del 49%.

rimangono il marchio di fabbrica. Scout però vuole differenziarsi ed ecco un frontale e posteriore rinforzati con protezioni sottoscocca in colore nero e argento. Il frontale presenta una griglia pronunciata e fendinebbia integrati nel paraurti anteriore, mentre le modanature laterali e il battitacco sono di colore nero. La Octavia Scout arriverà sui mercati dalla seconda metà del 2014, ma già si conosce gran parte della tecnologia utilizzata, come l’avanzato sistema a trazione integrale che impiega la frizione Haldex di quinta generazione e la forza motrice aumentata del 25%. Le prestazioni di avviamento e stabilità in salita sono migliorate considerevolmente e ora il modello ceco affronta con facilità anche i terreni più impegnativi. La nuova Škoda Octavia Scout viene presentata con due motori Diesel e uno a benzina, che apportano un risparmio del 20% rispetto al modello precedente.

ALLA YAHAMA L’IF PRODUCT DESIGN AWARD 2014 Il premio internazionale IF Product Design Award 2014 va alla Yahama MT09. La crossover tre cilindri lanciata da poco dalla casa giapponese è riuscita a conquistare questo ennesimo successo. Efficienza, prestazioni, bassi consumi e alla fine un riconoscimento anche per il design. L’IF Product Design Award ha carattere mondiale e nasce nel 1953 per iniziativa delle industrie Forum Hannover con l’intento di premiare le eccellenze di design per le categorie product, concept e communication. La Yahama MT-09 ha sbaragliato la concorrenza di oltre 1.200 candidati provenienti da ben 55 paesi. La due ruote giapponese è una moto sportiva che nel design riesce a fondere elementi del settore naked con quelli tipici del supermotard. Spinta da un motore da 850 cc, si dimostra cattiva in accelerazione con l’azione di una coppia brutale. L’aerodinamicità è garantita da una linea studiata nei minimi dettagli che non dimentica di agevolare i flussi aerodinamici in considerazione anche di una posizione di guida eretta, quindi molto più comoda ed ergonomica. Questo modello è l’inizio di un nuovo percorso che Kazumasa Sasamani, responsabile del dipartimento design di Gk Dynamics Incorporated dichiara essere: «la strada del futuro per la nostra due ruote: design accattivanti, telai compatti e libertà di movimento».


on the

road

Romantiche ALCOVE Un tuffo nella tradizione di un luogo mistico, reso tale da costruzioni originali e protette dall’Unesco come i trulli di Alberobello. Qui si trova un particolare design hotel, Le Alcove, un luogo magico che narra, con un arredamento curato fin nei minimi particolari, tutta la storia architettonica del luogo. L’hotel sorge nel cuore del Comune pugliese e invita coppie di ogni età a provare l’elegante privacy dei suoi ambienti. Una tappa è quindi d’obbligo, visti anche i soli 100 metri che lo separano dall’enigmatico Castel del Monte o dagli 8 km di distanza

LO STILE VITTORIANO DEL XXI South Kensington è uno dei quartieri londinesi più prestigiosi. In esso si può respirare l’area del passato glorioso di Londra, ma – perché no – anche soggiornare in un piccolo gioiello di lusso. The Adria Hotel è infatti un prestigioso boutique hotel ritagliato all’interno di un edificio vittoriano che rimanda alle atmosfere tipiche ottocentesche della capitale inglese. L’hotel è stato oggetto di un recente restauro che ha riportato alla luce concetti classici dell’ospitalità dei secoli scorsi. Gli ambienti ricordano meglio l’ospitalità sofisticata fatta di particolari sartoriali passati. È stato fatto largo uso di carta da parati floreale in pieno stile liberty, che ritorna nelle tappezzerie e nei rivestimenti imbottiti. Le cromie sono

invece assolutamente contemporanee e uniche per ognuna delle ventiquattro camere dell’albergo. Dominano i colori indaco e giallo, bianco e grigio, antracite e panna. Una nuova vita per uno stile completamente british, in grado di unire vari secoli e di fonderli con estremo gusto. L’hotel ospita anche due eleganti suite per coccolare e rilassare ospiti speciali. Il relax continua anche nel risveglio con la “Morning Room”, nella quale ogni mattina viene servita una prelibata colazione con quanto di meglio offra il mondo della pasticceria e, fra l’altro, un’ottima selezione di yogurt. Senza dimenticare il tipico menù britannico fatto di uova e pancetta. Uno sguardo alla lista di succhi e the dimostra una forte creatività e una varietà impressionante di scelta. A partire da 243 euro. ADRIA HOTEL 88 Queen’s Gate – Londra Tel. +44 20 71188988 stay@theadria.com

CINQUE STELLE ALTOATESINE

da Locorotondo. Se ad attirare sono invece le bellezze della natura, ecco che a soli 18 km sorge lo zoo safari di Fasano. Le camere sono tutte ospitate all’interno di trulli, nove in totale di cui sette suite che dominano la piazza centrale di Alberobello. Realizzate con la pietra bianca del territorio, si differenziano per vari arredamenti eleganti pensati per donare il massimo del relax. La struttura ospita un ottimo ristorante nel quale viene offerta solo la prima colazione. I prodotti proposti introducono alle peculiarità della regione: sapori nati dall’intreccio delle differenti culture che hanno dominato questo territorio. A partire da 220 euro. Le Alcove P.zza Ferdinando IV, 7 – Alberobello (Bari) Tel. 39.070.513489

Il lusso in salsa tricolore è in Alto Adige, una terra rinomata soprattutto per le vacanze invernali, per di più nel cuore di uno dei patrimoni Unesco più famosi: le Dolomiti. Ortisei è una tappa d’obbligo, anzi, lo è l’Adler Spa&Resort, una struttura cinque stelle premiata come miglior hotel benessere Spa in Italia. A decretarne la vittoria la Travellers’ choice Award 2013. Un successo che si deve al suo centro benessere, il più grande delle Dolomiti. Piscine interne con acqua rivitalizzata, una piscina esterna le cui acque riflettono le dure pareti di Dolomia, piscine con acqua e grotte saline attorniate da ampie zone relax. E i trattamenti spa non sono da meno: tra bio-saune e bagni turchi, l’ospite viene coccolato e accompagnato in lunghi momenti di relax grazie ai trattamenti personalizzati. Una Spa per i molti turisti che vogliono ritemprarsi dopo una giornata di attività outdoor, trascorsa magari nel fantastico carosello della Dolomiti Super Ski, 450 impianti di risalita e 1.200 Km di piste. Un luogo naturale e magico anche per escursioni in alta quota. L’Hotel non è solo Spa ma accoglienza di lusso, con

camere arredate secondo la tradizione locale arricchita da una serie di comfort e con uno charme che giustifica le sue cinque stelle. L’enogastronomia trova qui, inoltre, un nuovo fortunato approdo. Prodotti locali, selezionati tra le migliori proposte della produzione delle fattorie e dei masi che puntellano l’orografia circostante. Ma il re risiede nella cantina da oltre 300 vini, il Traminer. Un suo sorso racchiude le peculiarità di una terra vocata al turista. A partire da 483 euro. Hotel Adler Dolomiti 39046 Ortisei - Val Gardena - Dolomiti - Italia Tel. +39 0471.775001 info@adler-dolomiti.com maggio 2014 - youtrade - 111


Questioni di

gola

L’armonia che nasce NOVITÀ IN PENTOLA da un legame solido Come ripensare la tradizione culinaria milanese? I ravioli allo zafferano con ripieno d’ossobuco possono essere una resiste alle intemperie della vita. fortunata alchimia. Questa è solo una delle molteplici proposte di Donizetti, un nuovo concept store aperto in piazza della Città di Lombardia a Milano. Uno spazio di 2.700 metri quadrati dedicato ai creatori del gusto, artigiani, produttori e cuochi che presentano, mostrano e promuovono il loro saper fare. Milano offre così uno spazio per artisti dell’enogastronomia con il desiderio di mettersi in gioco nel proporre menù e degustazioni ardite e innovative. Si viaggia così dal caffè alla frutta e verdura di stagione, dalla pasta fresca al cibo di strada italiano, alla ricerca delle possibilità offerte dall’arte del gusto. Ma Donizetti cerca di offrire qualcosa in più. Ecco che per il Salone del Mobile è stata messa in scena un’amichevole d’autore tra chef e designer, mentre il 25 maggio ci si rivolgerà ai più piccoli: il primo brunch musicale per bambini, una domenica da trascorrere con i più grandi in attività e laboratori creativi. PILLOLE ENOGASTRONOMICHE degli aromi del caffè da vivere attraverso nove installazioni dell’artista Alistair McClymont e le musiche di Ludovico Einaudi. Una mostra organizzata da Illy sinteticamente rappresentata da una delle opere di Clymont: una piccola goccia di caffè sospesa nell’aria lasciata campeggiare solitaria nel centro della sala. L’atmosfera era arricchita da un brano di Einaudi composto da nove elementi, come i gusti del caffè da dover rappresentare.

BOTTEGA D’UOVA E D’ARTE

ANCHE L’ASPARAGO VUOLE IL SUO FESTIVAL Si è conclusa la prima edizione di “Aspargus - Festival dell’Asparago Italiano”, una novità assoluta nel panorama degli appuntamenti primaverili del nostro Paese, che ha animato Peschiera del Garda (VR), dal 25 al 27 aprile. Il festival si è svolto all’interno della Rocca di Peschiera, dove, uno studiato allestimento realizzava un percorso tra le specialità delle varie regioni. Quindi non solo l’asparago – bianco, verde e violetto – ma anche vini, salumi, olio e pasta con cui sposarlo. Originale anche l’idea di un desk cambia valute infatti si poteva ® pagare solamente con le asparagine.

La pasticceria Bompiani di Roma ha riproposto per il terzo anno consecutivo un’esposizione di uova pasquali artistiche. Dal 5 al 13 aprile i locali di Largo Bompiani hanno ospitato una rassegna di circa 30 uova realizzate in cioccolato e decorate omaggiando grandi artisti dell’arte contemporanea. Kandinsky, Klee, Malevic, LŽger, Boccioni, Brancusi, Pollock, Burri,

Fontana, Mertz, Basquiat, Accardi, Hadid ed altri ancora sono stati reinterpretati dalle sapienti mani di Walter Musco, pasticcere e cioccolatiere. Tema portante della mostra è stato “Uovo: l’utopia della forma”. Un modo per desacralizzare l’arte e allo stesso tempo sottolineare i diversi significati di forma, partendo da un unico supporto: l’uovo. Accanto alle uova artistiche sono state esposte anche quelle decorate di Walter Musco.

andando per ristoranti

RICETTE DI SUCCESSO Giovani e intraprendenti. Questi sono gli ingredienti del giovanissimo staff - 25 anni l'età media - del ristorante Vita Nova di Brescia, divenuto in un solo anno finitura Silancolor Tonachino di attività una tappa d'obbligo. A guidare la squadra troviamo Roberto Giannoni, Silancolor Base Coat ventinovenne, con esperienze, tra le altre, con Philippe primer Léveillé e Vittorio Fusari e una capatina a Copenaghen al Damindra, rinomato ristorante giapponese. Il resto del rasatura Mapetherm AR1 team sono audaci e curiosi maestri dei fornelli. Francesco Fascella è lo chef ventiduenne in fibra di vetro Mapetherm Vita Nova, mentre Alessio Guerriero, è l'altrettantoretegiovane pasticcere, solo 27Net anni. La ricerca Mapei ha formulato adesivi e finituredimurali CAFFÈ SOSPESO In sala infine opera Erdjani Misini. Entusiasti, talentuosi e dal background importante rasatura Mapetherm AR1 chemostra assicurano migliore sistema di isolamento Un originaleil con un protagonista con periodi lavorativi in luoghi d'eccellenza. Il progetto Vita Nova è ambizioso ma le idee insolito è stataaquella organizzata allaedifici, incrementando termico cappotto per gli il sono chiare: materie prime di altissima qualità, stagionalità e fusione di innovazione coibentante Mapetherm EPS Triennale di Milano in occasione del e tradizione. Ecco alcuni esempi: guancina di vitello su crema di zucca e salsa al vino benessere e il risparmio energetico. adesivo Mapetherm AR1 Fuorisalone 2014. Un percorso alla scoperta rosso carammellato, risotto mantecato al brandy con ragù d'anatra, foie gras e mela. Infine la sorpresa intonaco cementizio in dessert, una "passeggiata al sud".

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Ristorante VITA NOVA Via Stretta 48, 25128 Brescia info@ristorantevitanova.it amministrazione@ristorantevitanova.it +39 0302091464 /mapeispa

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