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in questo numero:

Iscriviti al PD

L’iscrizione può essere fatta presso la nuova sede del Partito, a Gorizia in viale d’Annunzio 15 la sede è aperta con orario 10.00-12.30 e 16.00-19.00 dal lunedì al venerdì Recapiti telefonici: 0481 533456 0481 531436 fax 0481 549222 indirizzo di posta elettronica del Circolo:

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TESSERAMENTO 2010

goriziaeuropa Giornale del Partito Democratico di Gorizia Anno 2° - febbraio 2010 - numero 1 Reg. Tribunale di Gorizia del 27/11/09 n. 08/2009

Direttore responsabile : Marzio Lamberti Segretario di redazione : Salvatore Simoncini Grafica e layout: Salvatore Simoncini in copertina: sanità isontina (s.s.) Stampato in proprio - Gorizia

due mezzi ospedali declassati Giuseppe Cingolani pag. 3 sanità: al lavoro le due commissioni intervista a Sivano Ceccotti pag. 4 ospedali: l’integrazione fra Gorizia e San Pietro Giuseppe Cingolani pag. 5 una strategia per Gorizia capoluogo Bruno Crocetti pag. 6 bilancio 2010: solo ordinaria amministrazione Federico Portelli pag. 8 Anche i vigili urbani in bicicletta Daniele Orzan Le farmacie comunali per le fasce più deboli Contro la chiusura dei pubblici locali pag. 9 PD: salvare i quartieri pag. 10 PD: verso i Congressi dei circoli e provinciale Omar Greco pag. 11 Documento di indirizzo per le attività culturali del PD isontino Hans Kitzmueller, Barbara Macor, Angiola Restaino, Franco Miccoli pag. 12 Crisi: si comincia a pensare a come ripartire Marco Rossi pag. 14 Incontro con i Sindacati Alberto Zaccardo pag. 16 Cooperazione transfrontaliera: nasce il GECT Italico Chiarion pag. 17 Gorizia: vendesi-offresi Stefano Podlipnik pag. 18 La scuola a pezzi Angiola Restaino pag. 19 Donne! Una penna al pepe vi salverà pag. 19 Prevedere e programmare l’immigrazione Alberto Zaccardo pag. 20 Ridurre gli emolumenti dei Consiglieri regionali Giuseppe Cingolani pag. 21 La Mediateca “Ugo Casiraghi” Marco Menato pag.22 Qualche risposta all’Assessore Devetag Carlo Michelutti pag.23 A trent’anni dalla morte di Basaglia Italico Chiarion pag.24 Consorzio universitario e Conference Nicolò Fornasir pag.26 Provincia: cinque milioni di euro per la scuola Maurizio Salomoni pag.28


Il biglietto da visita di Fasola

due mezzi ospedali declassati Giuseppe Cingolani, segretario del PD di Gorizia La recente intervista di Fasola al IL PICCOLO chiarisce definitivamente gli obiettivi che lo hanno guidato fin da quando era Assessore regionale alla Sanità. Ma proprio entrando nel merito delle questioni sollevate da Fasola, salta all’occhio la pericolosità delle sue argomentazioni. Quali vantaggi concreti porterebbe al nostro territorio, o anche solo a Monfalcone, la sua proposta di eliminare la Provincia di Gorizia per accorparla a quella Trieste? I risultati che otterremmo saranno quasi certamente: la perdita della Camera di Commercio (e quindi del controllo sull’Ente Porto di Monfalcone), la chiusura del Fondo Gorizia, della Prefettura, del Tribunale, l’accentramento a Trieste di tutto il sistema dei partiti, e quindi del fulcro d’interessi delle scelte politiche. Tra le principali competenze della Provincia ci sono l’edilizia scolastica e la gestione dei rifiuti. Fasola pensa che le scuole di Monfalcone sarebbero valorizzate se il loro dimensionamento dipendesse da Trieste? E che ci guadagneremmo spostando la gestione dei rifiuti a Trieste, dove la raccolta differenziata e il riciclaggio (oggi obiettivi primari e irrinunciabili) sono ai minimi termini, ostacolate dalla presenza di un affamato inceneritore? E che fine farà il Porto di Monfalcone di fronte al mega progetto Unicredit se non ci sarà alle sue spalle la Provincia di Gorizia? Sarà facile prevedere dentro la grande provincia di Trieste la fine di ogni autonomia e la sua riduzione a deposito del Porto di Trieste. Oggi l’Isontino (principalmente Gorizia ma anche Monfalcone) può aspirare ad essere l’interlocutore privilegiato delle valli dell’Isonzo e della Slovenia settentrionale. L’istituzione del GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale), può essere un passo avanti nella collaborazione transfrontaliera. Se passeremo ai fatti, realizzando progetti concreti, Gorizia e l’Isontino, con i vicini Comuni sloveni, potranno candidarsi a svolgere un ruolo centrale nell’Euroregione. Quale spazio avremmo invece sotto l’accentratrice Trieste? L’Isontino avrà un peso (e lo ha avuto storicamente) differenziando le proprie alleanze, costruendo intense collaborazioni con le realtà più aperte di Udine, Trieste, Pordenone e della Slovenia. Uno dei problemi principali della nostra classe politica è rappresentato proprio dalla mentalità espressa da Fasola. Invece che progettare insieme il futuro dell’Isontino, ci si lacera in ciechi campanilismi interni, con l’unico risultato di indebolirci ulteriormente. Gli onnivori centri di potere regionali se la ridono, continuando a farci pagare i loro sperperi di risorse pubbliche (vedi, appunto, i doppioni di Udine e Trieste in campo universitario e sanitario). Ma quello che è successo in questi anni nella Sanità è esemplare. Fasola quand’era Assessore si è opposto alla creazione di un unico ospedale provinciale.. Il risultato finale è che oggi la nostra Azienda ha due mezzi ospedali,

nessuno dei due di rilievo regionale, ulteriormente declassati dalla bozza del nuovo piano sanitario. È l’unico caso in regione, e forse in Italia: uno scenario desolante, eloquente biglietto da visita della strategia di Fasola. Il “nuovo” ospedale di Gorizia è costato oltre 50 milioni di euro. Ebbene, è utile ricordare che il trasferimento al San Giovanni è stato imposto dal leghista Fasola, spingendo i Fatebenefratelli a chiudere. E’ stato concepito sotto l’egida di Romoli e Tondo (al tempo Assessori regionali), sostenuto da Valenti quando era Sindaco di Gorizia, proseguito e sviluppato da Illy e Brancati, e oggi portato a termine con Romoli Sindaco e Tondo Presidente della Regione. La struttura rischia oggi di non essere utilizzata adeguatamente, dato che, diventato inopportunamente ospedale per acuti, pare oggi destinato ad un progressivo svuotamento di servizi e funzioni. L’intera operazione è stata un gigantesco “spreco utile” dal suo punto di vista perché ha ridimensionato drasticamente l’ospedale di Gorizia “a vantaggio” dell’ospedale San Polo di Monfalcone. Questo è infatti il cuore della “profonda” visione di Fasola: se Gorizia scende, Monfalcone sale. Fasola, furbescamente, torna a farsi sentire oggi, quando può riaccendersi la tensione tra i due ospedali provinciali a causa dei nuovi tagli decisi dalla Regione. La sua strategia è nota: inasprire le divisioni provinciali, depauperare Gorizia fino a cancellare la sua Provincia, affinché Monfalcone si possa gettare liberamente tra le braccia di Trieste. Tanta fatica per farsi stritolare tra le spire di Trieste, invece che restare partner di Gorizia? Ne vale davvero la pena? Questo disegno politico va combattuto costruendo nei fatti e non nei proclami l’unità provinciale attraverso l’impegno di tutte le forze politiche dell’Isontino. Certamente Fasola interviene oggi anche in vista delle prossime elezioni comunali di Monfalcone. Tra le righe suggerisce l’identikit del Sindaco da lui auspicato: uno scudiero della guerra tra poveri Monfalcone-Gorizia, che favorisca finalmente l’autoannientamento provinciale.

IL FASOLA PENSIERO L’Ospedale S.Giovanni di Dio è sovradimensionato La Provincia di Gorizia non ha più senso, bisogna procedere all’accorpamento con Trieste Il Fondo Gorizia ha privilegiato troppo il capoluogo e comunque i soldi sono stati spesi male Non esiste nessun comune di 35.000 abitanti che abbia tutte le strutture pubbliche di Gorizia Gorizia è la capitale della spesa pubblica improduttiva, destinando le briciole al resto Gorizia è un capoluogo capace di guardare solo al proprio ombelico


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Nostra intervista al dott. Silvano Ceccotti delegato dalla Conferenza dei Sindaci a garante per le Commissioni

sanità: al lavoro le due commissioni Qual è stata l’attività del forum provinciale del PD per la sanità? Come referente del forum ho cercato nell’ultimo anno e mezzo di portare avanti alcuni importanti indirizzi per la salvaguardia della nostra sanità e dei servizi sociali. Grazie anche all’apporto dei segretari di circolo e del segretario provinciale Omar Greco, con una squadra di collaboratori preparati e soprattutto disponibili, è stato presentato il Documento programmatico del PD il 29 aprile 2009. Sostanzialmente, in esso si ribadiva la necessità di mantenere inalterati i livelli di assistenza nella nostra provincia e di implementare l’offerta su delle aree tipicamente rappresentative delle nostre necessità (es. centro per le malattie correlate all’amianto a Monfalcone e avvio della collaborazione transfrontaliera con la vicina Slovenia). Inoltre, si è cercato di dare all’Assessore Kosic, alla luce della tanto decantata operazione “libro verde”, tutto un insieme di informazioni sulla nostra realtà.

e Monfalcone più che mai consapevoli dell’importanza del momento).

E con quali risultati? Alla fine ne è scaturito un modello, non senza difficoltà, che prevedeva che le due Commissioni fossero composte al loro interno da tecnici da noi individuati, attraverso l’indicatore del ruolo dagli stessi assunto all’interno dei servizi (es. direttori sanitari di ospedale, capi dipartimento, capi distretto, ecc…) e da amministratori, Sindaci o loro delegati (tre per commissione). A questo gruppo sono stati aggiunti due rappresentanti “politici” dei rispettivi comuni di Gorizia e Monfalcone ( dott. Leonardo Zappalà e Barbara Zilli). Ogni Commissione è retta da un Coordinatore : la territoriale dal dott. Giuseppe Latella (Assessore alla sanità del Comune di Gradisca nonché membro del gruppo ristretto della Conferenza dei Sindaci) e la ospedaliera dall’Assessore alla sanità del Comune di Gorizia Silvana Romano. Il sottoscritto, ideatore del progetto, è stato delegato dalla stessa E il nuovo Piano socio sanitario presentato Conferenza a fungere da garante per tutte due le dall’Assessore in che misura ha tenuto conto delle Commissioni, rispetto alla metodologia e alle finalità. istanze proposte? E’ ormai a conoscenza di tutti, che il Piano non ha in Quali gli obiettivi delle due Commissioni? alcuna misura tenuto conto delle nostre istanze, anzi, L’obiettivo principale è quello di presentare alla come è avvenuto anche per altre realtà in regione, c’è Regione un Piano alternativo a quello proposto, congruo stato un palese disinteresse nell’ascolto del territorio. Ne con le nostre esigenze, la nostra storia e le legislazioni in è emerso un piano disastroso, che se portato a termine, atto. Obiettivi altrettanto importanti, “esplosi” nel corso determinerebbe il definitivo crollo della nostra Sanità. Ma dei lavori, sono stati i seguenti : ciò che ci ha maggiormente colpito, è stata la dimostraAvere un monitoraggio reale della situazione sociozione di una scarsa conoscenza dei bisogni di salute e sanitaria. dei mezzi, strategie, che su di essi devono fare riferimenCreare maggior sinergia tra politici e tecnici to. Non parliamo poi, della palese disparità di trattamento Definire al nostro interno (provincia di Gorizia) le priotra i grandi centri di costo (Trieste, Udine, Pordenone) e rità su cui dedicare maggior attenzione. le aziende minori, come la nostra. Far partecipare a questo tavolo tutti i portatori di interesse accreditati (associazioni, sindacati, ecc.) E allora come vi siete mossi? Si è iniziato a dicembre con un programma di audizioBisognava fare assolutamente qualcosa di efficace e ni che prevedeva la presenza di tutti i responsabili di funsoprattutto “Istituzionalmente forte” e cioè, con il coinvol- zioni all’interno del territorio e degli ospedali. La partecigimento di Amministratori e stakeholders (portatori di pazione dei tecnici è stata garantita dal Direttore generainteresse), all’interno di un livello istituzionale in grado di le dell’ASS ed è sempre stata rispettata. Anzi, alla luce di rapportarsi con l’Assessorato regionale alla Salute. due mesi di lavoro possiamo dire con soddisfazione, che Ovviamente il primo pensiero è andato alla Conferenza gli effetti prodotti vanno al di là delle aspettative: si sta dei Sindaci dell’Isontino, che già in altre occasioni su sol- ricreando un senso di appartenenza che si era perso nel lecitazione del PD si era fatta carico di istanze relative tempo, dopo tanti anni di aspettative disattese e di “non alla Sanità. Nasce così l’idea di comporre due ascolto”. Tutti, compresi tecnici e Sindaci, si stanno Commissioni, una rappresentativa del territorio e una accorgendo di quanto è importante “sapere” e “conoscedell’ospedale. Si è dato vita ad una serie di incontri all’in- re” tutto il sistema, sia per poter gestire che governare. terno del partito, finalizzati alla presentazione del proget- Per la prima volta non ci sono filtri di alcun tipo e si ha la to e alla sua approvazione. Quindi, si è puntato alla crea- sensazione di aver dato vita ad un percorso innovativo, zione di sinergie: si è costruita una trasversalità mai vis- tanto che il sottoscritto proporrà alla Conferenza dei suta nell’isontino, laddove la convergenza dei partiti Sindaci la permanenza di tali tavoli, anche dopo questa andava di pari passo con quella dei “campanili” (Gorizia vertenza.


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Al termine delle audizioni le due Commissioni come dovranno operare? Dovranno comporre una relazione comprensiva delle singole esperienze, presentare dati e dare una rappresentazione reale del rapporto offerta–bisogni alla Conferenza dei Sindaci. A questa competerà la stesura di un piano dell’isontino da presentare all’Assessore alla Salute. Riuscirete a modificare qualcosa all’interno del Piano socio-sanitario? Credo di si, pur non facendomi mai grandi illusioni su concreti stravolgimenti dello stesso. I primi risultati evidenziano come la nostra offerta di salute sia a ottimi livelli, pur non avendo le risorse di altre realtà. Emerge la possibilità di “ottimizzare” alcune situazioni, sotto l’aspetto organizzativo, creando alternative gestionali che non penalizzerebbero il sistema e l’offerta. Bisogna

che si superi il blocco effettuato sul turn over, altrimenti qualsiasi iniziativa di miglioramento risulterebbe vana. A mio avviso dovremo presentare, a lavori ultimati, un sistema di offerte che veda la piena complementarietà tra le due sedi ospedaliere e soprattutto tra queste e il territorio, al momento il più penalizzato. Su questo aspetto è necessario raggiungere quanto prima dei risultati, alla luce della sofferenza storica delle famiglie e dell’accentuarsi del disagio economico-sociale. Potremo avere degli ospedali forti e in grado di dare delle risposte di qualità solamente se avremo un territorio forte, favorendo quindi, l’alta integrazione. Concludendo, questa esperienza ci ha dato ulteriormente la prova della capacità del PD e del centro sinistra isontino di esprimere delle progettualità nell’unico stile che conosciamo, quello democratico, mettendo sempre al centro del nostro interesse la “Persona” e non le logiche di potere.

Incontro del PD con il Direttore dell’ospedale di San Pietro Saksida

avviare il dialogo per l’integrazione fra gli ospedali di Gorizia e San Pietro Giuseppe Cingolani, segretario del PD di Gorizia I tempi sono maturi: nuove feconde prospettive si possono aprire per il nostro punto nascite e per tutta la sanità isontina attraverso la collaborazione con il vicino ospedale sloveno di San Pietro. È quanto abbiamo verificato in un nostro recente incontro con Saksida, il direttore dell’ospedale sloveno, che si è detto disponibile ad avviare immediatamente un dialogo fattivo e concreto con gli interlocutori istituzionali italiani. A San Pietro c’è un punto nascite che ospita quasi novecento parti all’anno, con un servizio di pediatria e uno di anestesia attivi 24 ore su 24, e quindi la possibilità del parto indolore in qualsiasi momento. È persino presente un servizio di neonatologia di primo livello, capace di affrontare anche chirurgicamente le complicazioni e le emergenze che insorgano per il bambino durante o subito dopo il parto. I punti nascita di Gorizia e San Pietro sono quindi per molti aspetti complementari. Noi infatti non abbiamo la neonatologia e l’anestesista per 24 ore, ma offriamo la possibilità del parto in acqua e dei corsi pre-parto in piscina, che mancano a San Pietro. Nel nosocomio sloveno è molto alto il numero di nascite, ma il personale medico scarseggia, al contrario di quanto avviene da noi. Considerato tutto ciò, lo stesso Saksida sostiene che ci guadagneremmo tutti da una piena integrazione di prestazioni e di personale tra le due realtà: i punti nascita insieme garantirebbero 1.200 parti all’anno, un ottimo numero per gli standard internazionali, anche per quanto riguarda la sicurezza. Tutto sarebbe facilitato dal fatto che l’80% del personale di San Pietro parla italiano. La collaborazione, tra l’altro, favorirebbe quella economia di scala tanto auspicata dalla nostra Regione: miglioramento della qualità, razionalizzazione e riduzione delle spese. Il direttore sloveno ha citato alcuni esempi tra le numerose opportunità d’integrazione fra i due ospedali: i pazienti sloveni potrebbero venire a Gorizia ad effettuare gli interventi alle paratiroidi, risparmiandosi il viaggio e la permanenza a Lubiana; dall’Isontino potremmo recarci a

San Pietro per la microchirurgia della mano, evitando di andare a Pordenone. Collaborazioni come queste sono oggi valorizzate e incentivate dall’Unione Europea, proprio perché mirano ad elevare la qualità di vita dei cittadini, aumentando l’accessibilità dei servizi sanitari ed evitando spostamenti che spesso creano notevoli difficoltà alle famiglie e ai pazienti, specie se anziani. Le opportunità concrete di collaborazione tra gli ospedali di Gorizia, Monfalcone e San Pietro riguardano vari ambiti, anche in continuità con gli ultimi progetti Interreg realizzati: pronto soccorso-emergenza, cardiologia, rianimazione, neurologia, odontostomatologia, ortopedia, dialisi... Per rendere possibili gli scambi di prestazioni sarebbe necessario un accordo che coinvolga il Ministero sloveno, dato che i loro ospedali dipendono direttamente da Lubiana. Ma Saksida si è detto molto fiducioso sulla disponibilità del Ministero a questo riguardo.


una strategia per Gorizia capoluogo Bruno Crocetti

….Se crediamo ancora alla possibilità per Gorizia di essere “città”, l’obiettivo primario deve essere quello di ricostruire una credibilità verso il suo territorio che le consenta di recuperare un naturale e riconosciuto ruolo di riferimento….

Alla fine degli anni ‘90 Darko Bratina diceva di Gorizia “non più città, non ancora paese”. A distanza di più di dieci anni la situazione non è mutata. Ancora città per la sua struttura urbana e per i servizi di area vasta che ancora è in grado di offrire, Gorizia lo è però sempre meno per quanto riguarda la capacità di essere riferimento, economico, sociale, culturale, amministrativo, per il suo naturale bacino territoriale: -non per la Sinistra Isonzo, che ha combattuto, e quasi sempre vinto, le sue battaglie per affrancarsi dal Capoluogo; -non più nemmeno per la Destra Isonzo, che la disattenzione delle nostre classi dirigenti, accanto alla maggior mobilità della popolazione ed alla scarsa efficienza dei collegamenti ha avvicinato sempre di più ad Udine; -non, infine, per la fascia confinaria slovena, che dopo l’indipendenza ha accresciuto rapidamente il proprio PIL, e quindi la propria capacità di spesa, abbandonando da un lato il tradizionale sistema commerciale transfrontaliero del Centro storico (che oggi, infatti, non regge più) e migliorando dall’altro la qualità della propria offerta commerciale, a sua volta divenuta attrattiva anche per i goriziani. Il tutto accelerato da almeno dieci anni di politiche regionali e nazionali che, in nome della razionalizzazione e del contenimento dei costi, hanno contribuito pesantemente a spogliare Gorizia di funzioni indispensabili ad esercitare il ruolo di “città” a favore delle logiche di valorizzazione di Trieste come unico referente dell’area vasta isontino-giuliana. Occorre quindi chiedersi se, e in che misura, questi processi di “degenerazione” siano reversibili e, ammesso che lo siano, quali azioni possano innescare una vera inversione di tendenza. Negli ultimi anni il sistema Gorizia, inteso come l’insieme delle rappresentanze politiche, economiche e socia-

li, ha reagito a questi fenomeni con azioni quasi esclusivamente di difesa, senza alcun risultato apprezzabile. Oggi che non c’è più quasi niente da difendere, occorre che tutta la città cambi atteggiamento e che le si offra una classe dirigente in grado di interpretare i cambiamenti e di offrire soluzioni innovative. Se crediamo ancora alla possibilità per Gorizia di essere “città”, l’obiettivo primario deve essere quello di ricostruire una credibilità verso il suo territorio che le consenta di recuperare un naturale e riconosciuto ruolo di riferimento. Accanto alle indispensabili azioni per ricucire la rete oggi sfilacciata di relazioni con le forze politiche e le rappresentanze istituzionali dell’Isontino e per costruire rapporti “utili” con la nuova Segreteria regionale del partito, il recupero del ruolo di capoluogo, o quantomeno di riferimento per un’area che si espanda quanto più possibile oltre i confini comunali, passa anche per la capacità di ridiventare un polo di attrazione. Tema centrale della proposta per Gorizia deve allora essere il lavoro. Non solo perchè resta il tema centrale del recente dibattito politico dentro e fuori il PD, ma anche perchè creare nuove occasioni lavorative a Gorizia significa mantenervi i giovani, consolidare i rapporti con le altre aree provinciali, attrarre nuova cittadinanza, favorire la crescita demografica, consolidare i servizi, sostenere il commercio e l’economia generale. Fino a qualche anno fa ci eravamo illusi di poter reggere con il terziario, nella diffusa convinzione che “Gorizia non sia una città industriale”. Oggi questa prospettiva mostra la corda, dopo il forte ridimensionamento determinato dalle solite logiche di razionalizzazionerisparmio-accentramento dei grandi servizi. Il lavoro non può allora essere garantito solo dal terzo settore, ma bisogna analizzare le possibilita di favorire nuovi insediamenti industriali e artigianali ad alta tecnologìa nei settori innovativi (energìa e ambiente) oltre che di consolidare quello legato a produzioni tradizionali


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(dolciario, tessile industriale), in una logica di distretto dove concorrano le politiche sulla formazione e la ricerca, le infrastrutture e la logistica. Interrogandosi, senza pregiudizi, sull’opportunità o meno di ampliare l’offerta di aree industriali; su come favorire, anche con provvedimenti di azione locale (ICI, oneri urbanistici ecc.), i nuovi insediamenti; su come integrare, anche a livello di governance, le aree industriali con la piattaforma logistica della SDAG; su quali infrastrutture, materiali e immateriali, investire; se sostenere, anche con una dirigenza adeguata, il Consorzio per la Zona Industriale dandogli un preciso mandato sulla direzione da prendere e sui servizi avanzati da offrire sia agli operatori sia agli altri Comuni, ovvero se sposare l’ipotesi di accorpamento con quello monfalconese. Un distretto industriale basato sulla green economy, in cui concorrano produzione, formazione e ricerca, potrebbe inoltre ridare fiato alla presenza universitaria a Gorizia, oggi in forte crisi, e rilanciare una creatura nata a Gorizia, ma ormai sempre meno goriziana, come il C.E.T.A.. Le recenti iniziative Unicredit sulla piattaforma logistico-portuale Alto Adriatico, poi, ci impongono un’altra riflessione collettiva: la gestione separata dei porti e delle infrastrutture di interscambio è ormai anacronistica che deriverebbero per Gorizia da un enorme sovraccaried è probabile, in un futuro non troppo lontano, che co del trasporto merci su ruota, già oggi critico per le Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro ricadranno sotto caratteristiche della bretella autostradale, con effetti virun’unica autority (quasi certamente triestina). Il poten- tuosi sul piano dello sviluppo produttivo legato ad attività ziamento dei terminali portuali pone il problema della di trasformazione e commercializzazione di quelle stesloro connessione con le piattaforme logistiche e c’è da se merci. La portata di queste quescommettere che, a breve, stioni impone che venga Tema centrale della proposta per Gorizia tornerà di attualità la vecchia rapidamente rivisitato lo proposta Sonego di riconverdeve allora essere il lavoro … perchè strumento del Patto tire i 150.000 mq dell’Areocreare nuove occasioni lavorative a Territoriale, per attribuirgli porto Duca d’Aosta in retroGorizia significa mantenervi i giovani, maggiore cogenza programporto per Monfalcone. consolidare i rapporti con le altre aree matoria e vera capacità di Ammesso che sia economiprovinciali, attrarre nuova cittadinanza, coordinamento delle azioni camente sostenibile una favorire la crescita demografica, consolidei diversi Enti e Istituzioni terza rottura di carico per le che si occupano, a vario dare i servizi, sostenere il commercio e merci (tra l’altro, non contailivello, di economia locale. E nerizzate vista l’ipotesi che lo l’economia generale. che si definiscano in maniescalo container venga centralizzato a Trieste mentre a Monfalcone sbarchino ra puntuale le iniziative transfrontaliere da attivare nelmerci sfuse), è il caso che la politica isontina affronti un l’ambito dell’atteso GECT. Resta poi aperto un tema che sarebbe tempo di tema chiave: come controbilanciare gli effetti negativi affrontare uscendo dalla retorica: il cosiddetto “ruolo internazionale” di Gorizia. Siamo tutti convinti che, per le ragioni che ci siamo detti per anni, Gorizia abbia, in sè, una qualche vocazione all’internazionalità; ma perchè la vocazione si converta in azione bisogna esplorare fino in fondo quali e quante siano le possibilità che questo ruolo ci venga riconosciuto. Ciò significa costruire rapporti politico-istituzionali con lo Stato, con le Organizzazioni internazionali, con i sistemi formativi extraregionali; rimettere al centro del dibattito la questione dell’Euroregione, o almeno dell’Europrovincia, utilizzando al meglio in quest’ottica gli Istituti goriziani che si occupano del settore (ISIG, ICM ecc.), innestati assieme ad INFORMEST, le Università, l’Area Scient Park ecc. in una logica di sistema, anche per costruire progetti di cooperazione.


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bilancio

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bilancio

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ignorate le vere priorità di fronte alla crisi

solo ordinaria amministrazione Federico Portelli capogruppo del PD Sul Bilancio di previsione 2010, il voto del gruppo consiliare del PD non è stato un voto preconcetto. Siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà che ha incontrato la Giunta a far quadrare i conti. Tuttavia, come abbiamo argomentato nei tre giorni di intenso dibattito in consiglio, la maggioranza ha completamente “toppato” nel definire priorità e strategie. Un dibattito, peraltro, da cui si è sottratta proprio la maggioranza. La Giunta Romoli ha praticamente rinunciato ad intervenire nella discussione. Siamo giunti ormai a metà mandato ed è incredibile che il sindaco non espliciti quali siano i suoi programmi da qui al 2012. Anche per questo, ed il fatto è politicamente significativo, alcuni consiglieri di maggioranza non hanno partecipato al voto... e solo 3 quartieri su 10 hanno dato parere positivo al bilancio. Un primo dato, quindi, è la mancanza di un progetto. Ma questa, purtroppo, non è una novità Analizzando invece la ponderosa documentazione del bilancio, sono diversi i motivi per i quali abbiamo ritenuto di votare contro la manovra 2010. Si riducono di 672.000 i servizi resi dalla casa di riposo perchè si afferma di non avere sufficienti risorse? In compenso aumentano di 222.000 euro le spese per spettacoli, di 256.000 quelle per gli impianti sportivi, di 70.000 euro per il teatro, di 90.000 euro per il Castello. E si potrebbe continuare... Ma la critica politicamente più significativa è un’altra: di fronte alla peggiore crisi economica e sociale dal dopoguerra, che sta mettendo in ginocchio famiglie e lavoratori, la giunta Romoli non ha assunto questa come priorità. Ed ha presentato invece un Bilancio di assoluta continuità, quasi fossimo ancora nel 2008. Il programma del welfare, in particolare, andava completamente riscritto per poter rispondere alle necessità ed ai bisogni dei cittadini. Sull’edilizia scolastica, poi, abbiamo due scuole comunali a rischio sismico ormai certificato e la Giunta non ha previsto un euro per la loro sistemazione. Il programma della opere pubbliche, poi, è irrealizzabile anche perché non finanziato. …il silenzio in aula della Giunta …la maggioranza si è sottratta al dibattito …alcuni consiglieri di maggioranza non hanno partecipato al voto... solo 3 quartieri su 10 hanno dato parere positivo al bilancio…. Si limiteranno, quindi, a portare finalmente a termine le opere di riqualificazione in centro progettate e finanziate dalla Giunta Brancati. E completeranno la Piazza Vittoria concepita e progettata addirittura dalla Giunta Valenti. Sui contenuti, gran pare nostre proposte migliorative sono state respinte. Come già successo l’anno scorso. Ma il giudizio negativo, nel complesso, ha anche un’altra motivazione. Romoli e la sua Giunta non hanno saputo indicare obiettivi, programmi, strategie da qui al 2012. Ma forse ne comprendiamo il motivo: siamo arrivati a

metà mandato e questo bilancio segna uno spartiacque. Rileggere oggi le promesse della campagna elettorale, e constatare che nessuno degli obiettivi sarà raggiunto, sarebbe stato troppo imbarazzante per questa giunta. Anche per questo motivo in due anni hanno perso oltre sei punti di consenso e non sono più maggioranza in città. Si limiteranno quindi, per i due anni e mezzo che mancano, a vivere alla giornata rilanciando promesse irrealizzabili. Ma la città non se lo può permettere.

Accolta la proposta del PD VIGILI IN BICICLETTA Daniele Orzan Approvato in Consiglio Comunale l’emendamento del PD al Bilancio di previsione che prevede la sperimentazione del servizio dei vigili in bici. Il contenuto della proposta è che la bicicletta venga aggiunta ai sistemi di mobilità motorizzato e pedonale già previsti per gli spostamenti dei vigili in ambito urbano. L’emendamento, già presentato l’anno scorso, ma respinto, quest’anno ha avuto esito differente. Una certa sorpresa è normale quando a distanza di un solo anno lo stesso documento riceve una valutazione tanto diversa. Evidentemente il centrodestra in un anno una riflessione l’avrà fatta. Credo che argomenti come la qualità dell’aria che respiriamo e la sicurezza stradale siano argomenti di interesse generale. Se a questi si aggiunge anche la possibilità di risparmiare un po’ di soldi dei cittadini sicuramente non guasta. La proposta di dotare alcuni vigili della bicicletta, con costi molto ridotti consentirebbe ad agenti, che ora svolgono il servizio appiedati, di coprire nello stesso tempo una superficie della città molto più estesa. Contemporaneamente, se per questi agenti l’uso della bicicletta diviene sostitutivo dell’automobile ci sarà sicuramente un risparmio nei consumi di carburante e nei costi di manutenzione dei mezzi. Va anche aggiunto che i vigili in bici possano rappresentare un esempio educativo per promuovere in città la mobilità ciclabile, che è l’unica forma di mobilità assieme a quella pedonale ad inquinamento zero. Forti sono state le resistenze della maggioranza, in particolare da parte del assessore Gentile, che è arrivato a dipingere la bicicletta come un mezzo pericoloso per gli agenti stessi. Ad ogni modo il voto compatto del centrosinistra ed il sostegno di pochi, ma illustri esponenti della maggioranza, ha portato all’approvazione della proposta. Vedremo mai i vigili andare in bici per Gorizia? Perchè cose tanto comuni in Europa, qui vengono giudicate folli? Per fortuna qualche timido segnale di modernità arriva, ma quanta fatica per una proposta di così banale buonsenso…


bilancio

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approvato l’ordine del giorno del PD

Le Farmacie comunali potranno svolgere servizi, a prezzi calmierati, per le fasce più deboli della popolazione. Come già l’anno scorso, il gruppo del PD ha presentato un atto di indirizzo a margine dell’approvazione del Bilancio Preventivo 2010 delle farmacie comunali. Nel 2008 e nel 2009 un analogo documento fu respinto, anche se per pochi voti. Quest’anno, finalmente, la maggioranza ha rinunciato alla logica del muro contro muro ed ha sposato pienamente quanto caparbiamente proponevamo al Consiglio. In questo periodo di crisi servono misure straordinarie, più coraggiose rispetto al passato, di reale discontinuità. La crisi sociale ed economica morde sempre più. Di conseguenza abbiamo espresso l’indirizzo che il CdA delle Farmacie comunali, nella formazione del prossimo bilancio, faccia in modo di destinare al sociale quanto ora finisce in imposte. In sostanza, le Farmacie comunali potranno svolgere in modo diretto alcuni servizi, a prezzi calmierati, per le fasce più deboli della popolazione. Il mandato al CdA presieduto dal dott. Ceccarello parla chiaro: l’Azienda Farmaceutica, invece di produrre utili che poi se ne vanno in tasse per 66.000 euro, soldi persi per il territorio, deve invece “reinvestire” direttamente nella propria gestione tali risorse per servizi alla cittadinanza. Deve

EMENDAMENTO PD

MODIFICARE L’ORDINANZA DI CHIUSURA DEI LOCALI PUBBLICI ….il servizio di vigilanza urbana sia svolto anche la notte fino alla chiusura dei locali. E’ l'unica misura adeguata ed efficace che contempera le esigenze di tutti. La soluzione non può essere la serrata indiscriminata…... Durante le sedute di bilancio di quest'anno il PD ha posto al centro del dibattito anche la drammatica situazione del commercio cittadino. In particolare il PD ha tentato di correggere l'ordinanza n.40/2008 della Giunta Romoli che prevede la chiusura dei bar del centro. Le conseguenze negative di quella scelta, che si sono sommate alla crisi dei consumi, sono ormai sotto gli occhi di tutti: il centro città è tornato triste e buio, come già durante la giunta Valenti. Non solo i posti di lavoro persi soprattutto tra i giovani (banconieri, esercenti, distributori...), non solo la contrazione dei fatturati, ma anche tutto l'indotto è stato investito da quella decisione. Giovani ed universitari, goriziani e non, se ne vanno a spendere i loro soldi a Nova Gorica ed il settore degli esercizi pubblici, uno dei pochi che tirava, è sul lastrico. L'indotto pure: sigarette e benzina, shopping pomeridiano e serale, aperitivi e ristorazione, senza l'attrazione esercitata dagli esercizi pubblici, hanno dovuto rinunciare alle centinaia di clienti che ora non frequentano più il centro città. Il lavoro e l'avviamento di anni, teso a ravvivare il centro, è andato in fumo. E non è certo questione di concorrenza sleale da parte slovena: Nova Gorica ha saputo attrarre molti dei clienti che gravitavano di qua del confine. E' conseguenza invece, cantieri a parte, della

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adottare, in particolare, una politica dei prezzi bassi per i prodotti della prima infanzia, come ad esempio per latte artificiale e pannolini. In caso di famiglie in difficoltà, da certificare ISEE, i prodotti devono essere venduti a prezzo di costo, rinunciando a fare utili sui cittadini in stato di necessità. Gli utili serviranno anche all’acquisto di defibrillatori con i quali dotare tutte le palestre comunali. I tristi fatti recenti, con la morte di un cestista al Palazzetto, hanno posto l’attenzione su questo delicato tema che ci sembrava doveroso affrontare. Inoltre vi sarà l’impegno da parte dell’Azienda di promuovere campagne di informazione nelle scuole sulla contraccezione e sull’educazione sessuale consapevole. Un occhio di riguardo, infine, per giovani coppie ed anziani: per i primi è previsto il noleggio, a prezzi sociali dietro presentazione di certificazione ISEE, di seggiolini auto per bebè, sconti su latte in polvere, la promozione di speciali kit di eco-pannolini. Per i secondi la possibilità di noleggiare a prezzi sociali carrozzelle, stampelle ed altre attrezzature. La soddisfazione per l’approvazione del nostro ODG è stata grande, anche perché il Consiglio comunale tutto, al di là delle logiche di schieramento preconcette, ha saputo riappropriarsi del proprio ruolo. Spetta infatti ai consiglieri emanare direttive per il raggiungimento degli obiettivi di interesse collettivo che l’Azienda deve raggiungere, anche come presidio socio-sanitario diretto a disposizione del Comune con cui erogare anche servizi sociali ai cittadini. Su questo, come su altri temi, il PD continuerà ad incalzare la Giunta. (f.p.) miopia della giunta Romoli. Come abbiamo più volte sostenuto, se c'era un problema di schiamazzi notturni esso andava risolto con altri mezzi. Si doveva agire con il bisturi ed invece si è voluta sganciare una bomba atomica che ha raso al suolo l'unico settore economico che ancora tirava, quello funzionale al divertimento dei giovani universitari a all'indotto generato. La nostra proposta partiva da una premessa: le esigenze di tutela della quiete pubblica devono essere salvaguardate, anche in presenza di pochi avventori maleducati. Ma questo non può certo produrre l’indiscriminata chiusura dei locali del centro. Semmai, la denuncia dei singoli avventori. Chiedevamo perciò la messa in atto di soluzioni amministrativamente efficaci e proporzionate tali da portare al ritiro dell’ordinanza. Chiedevamo di contemperare le esigenze dei titolari degli esercizi pubblici, dei cittadini, degli avventori. Chiedevamo che fosse aggiornato e riproposto un protocollo d’intesa tra ASCOM e Comune di Gorizia in merito alla gestione degli esercizi pubblici e la tutela della vivibilità urbana. Ma la maggioranza ha continuato a non sentir ragioni e l'emendamento da noi presentato sul ritiro dell'ordinanza è stato respinto. Anche se il Sindaco non ha voluto sentir ragioni... Rimaniamo convinti che la prima cosa da fare, per tutelare il diritto al sonno dei cittadini, sia quella di fare in modo che il servizio di vigilanza urbana sia effettivamente svolto anche la notte fino alla chiusura dei locali. Questa sarebbe l'unica misura adeguata ed efficace che contempera le esigenze di tutti. La soluzione non può essere, invece, la serrata indiscriminata. (f.p.)


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iniziativa del PD

salvare i quartieri Il futuro dei Consigli di quartiere si fa sempre più incerto. La doccia fredda è arrivata nel gennaio del 2008: con l’articolo 2 della legge finanziaria è stata, infatti, decisa la soppressione delle circoscrizioni in tutte le città con una popolazione inferiore ai 100.000 abitanti, stabilendo che i Consigli di quartiere dovessero restare in vita solo fino alle successive elezioni. Uno spiraglio per Gorizia è stato aperto chiamando in causa le leggi 38 e 482, facendo leva sul fatto che i quartieri cittadini sono espressione storiche, culturali e sociali di rilevante significato per cui l’unica soluzione sarebbe la richiesta di una deroga, fermo restando che spetta alla Regione il compito di decidere in merito. A poco meno di due anni dalla fine naturale dei Consigli di quartiere, da più parti sono arrivate sollecitazioni a discutere del futuro e le proposte per salvaguardare i Consigli di quartiere si sono susseguite nelle ultime settimane, anche alla luce del drastico taglio di fondi messi a loro disposizione (vedi tabella) che si prefigura come un vero e proprio strangolamento. Il PD che ha sempre difeso il ruolo dei Consigli di quartiere ha organizzato un apposito convegno promosso dal gruppo di lavoro “Democrazia attiva” da cui sono emerse una serie di interessanti proposte di cui riproduciamo una sintesi del documento finale.

goriziani. Ora le proposte saranno ulteriormente elaborate, e quindi portate all’attenzione del Direttivo del PD, per poi essere presentate al Comune. Le Circoscrizioni sono previste dallo Statuto comunale, rientrano quindi nell’ambito dell’autonomia riconosciuta ai Comuni dalla stessa Costituzione. Perciò la loro bizzarra eliminazione attraverso una legge finanziaria crea numerosi problemi. Che cosa intende fare l’amministrazione comunale per risolvere questa contraddizione? La relazione di Marino Marin prospetta due possibilità, che devono essere limate e perfezionate. Qualora si decida di mantenere le circoscrizioni, queste possono essere ridotte a sei o sette procedendo ad accorpamenti in base alle aree degli ex Comuni. Inoltre si può prevedere la gratuità dei consiglieri e lo snellimento delle pratiche. È anche possibile dare peso a un’Assemblea dei Presidenti delle Circoscrizioni che si riunisca con regolarità, in modo da farne il vero punto di unione tra le strutture del decentramento e l’amministrazione comunale. Si potrebbe pensare a una elezione diretta dei Presidenti, per conferire loro maggiore autorevolezza. In questo modo sarebbe salvaguardato il principio di partecipazione dei cittadini, garantendo il loro coinvolgiCircoscrizioni ridotte di numero, eliminando le retribu- mento nelle scelte che riguardano il territorio. Per l’erozioni dei consiglieri e riducendo la burocrazia, oppure gazione dei finanziamenti ci sarebbero due vie: da una trasformate in associazioni. Sono queste le due possibi- parte il sostegno alle attività ordinarie delle lità emerse dalla relazione di Marino Marin in un recente Circoscrizioni, con l’eventuale istituzione della figura di incontro del Gruppo “Democrazia Attiva” che sintetizza- un segretario; dall’altra i finanziamenti ad hoc per i prova il percorso svolto finora dal gruppo del PD di Gorizia. getti specifici presentati dalla Circoscrizione, garantenMarin ha collocato le proposte operative un ampio qua- do così l’efficacia e l’efficienza. Se invece si dro storico, culBILANCIO 2010: TAGLIO DEL 44% AI QUARTIERI decidesse di non turale e legislatimantenere i quarvo, col risultato SOMME DA RIPARTIRE 2010 2009 differenza tieri con il peso di una approfonattuale, si potrebbedita relazione Lucinico 5.904 10.620 -4.716 ro costituire delle dall’alto profilo Piuma-S.Mauro-Oslavia 3.496 6.344 -2.848 associazioni territopolitico-amminiriali, situate nelle Straccis 2.063 3.681 -1.618 strativo. aree corrispondenti Il punto di par- Piedimonte 2.600 4.756 -2.156 a quelle delle circotenza condiviso scrizioni. Il ruolo di Madonnina 1.592 2.940 -1.348 è la necessità di tali associazioni non buttare a Campagnuzza 1.910 3.284 -1.374 dovrebbe essere mare l’esperienriconosciuto dallo Sant’Andrea 3.166 5.863 -2.697 za dei Consigli di Statuto comunale, q u a r t i e r e , Centro cittadino 3.415 5.919 -2.504 che peraltro già espressione prevede e valorizza S.Rocco-S.Anna 3.379 5.791 -2.412 della storia e le associazioni 2.984 5.304 -2.320 della cultura cit- Monte Santo-Piazzutta come strumento di tadine oltre che totale 30.509 54.502 -23.993 partecipazione e punto di rifericoinvolgimento dei -44,00% mento per tanti cittadini.


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il PD verso i congressi di circolo e provinciale OMAR GRECO Segretario provinciale PD Fra un mese circa si terranno le elezioni in 13 importanti Regioni, i candidati e le alleanze sono state definite e la campagna elettorale è in pieno svolgimento. E’ evidente che il test elettorale assumerà rilevanza nazionale, vista la posta in gioco e il numero delle Regioni che vanno al rinnovo. Il centrosinistra nel 2005 riuscì a fare un risultato elettorale molto importante, affermandosi in 11 delle 13 Regioni che stanno per andare al voto. Sono passati solo cinque anni ma in realtà politicamente sembra sia passato un secolo. Infatti, proprio in quei mesi si stavano ponendo le basi per la nascita de L’Unione, guidata da Romano Prodi, che poi avrebbe vinto le politiche ed il Governo Berlusconi stava cominciando ad arrancare in molti settori della società. Quella vittoria fu solo l’antipasto dell’affermazione del 2006. Il resto è storia recente; le difficoltà a tenere insieme la maggioranza di Prodi portarono nel 2008 alla caduta di quella esperienza di Governo. Quasi contemporaneamente (fine 2007) la nascita del PD e lo scioglimento dei DS e della Margherita infusero nuova speranza al popolo di centrosinistra, scosso dalla nuova avanzata del berlusconismo. Oggi le condizioni sono nettamente diverse rispetto a quel momento, eppure le ragioni per costruire una reale alternativa all’attuale Governo sono le stesse di allora. Sappiamo che ripetere il risultato di cinque anni fa è difficile, ma sappiamo anche che si cominciano ad intravedere le prime crepe nel blocco sociale ed economico della destra, che non solo si è dimostrata ancora una volta inadeguata a risolvere i gravi problemi del

Paese, ma per di più rischia di essere travolta dagli scandali legati all’uso personale e discrezionale del potere da parte dei suoi cortigiani. Attorno a questo e sfruttando la buona qualità dei candidati che abbiamo messo in campo, penso che sia ragionevole prevedere una buona performance del PD e delle coalizioni progressiste che si sono formate nelle Regioni. Nessuno si illude di dare spallate al Governo, del resto gli italiani hanno ampiamente dimostrato di saper scegliere i vari appuntamenti elettorali e votare secondo il livello richiesto, però è evidente come un’affermazione del centrosinistra in questo contesto significherebbe rafforzare il cammino che il PD dopo il congresso ha intrapreso. Ora, per quanto ci riguarda, si tratta di avviarci velocemente verso lo svolgimento dei Congressi di Circolo e di quello provinciale, proprio per chiudere definitivamente quella fase e preparaci concretamente alle importantissime scadenze elettorali del prossimo anno che interesseranno la Provincia di Gorizia e Comuni importanti come Monfalcone, Ronchi dei Legionari, S. Pier d’Isonzo, Romans d’Isonzo e Villesse. Per quel che concerne il congresso, ricordo che avranno diritto al voto coloro i quali si sono iscritti al PD entro il 21 luglio 2009 (la platea congressuale che ha eletto Bersani quindi rimane invariata) e che rinnoveranno la tessera nel 2010 prima dello svolgimento dei congressi locali. Guardiamo avanti con fiducia quindi, consapevoli delle difficoltà che ci aspettano ma anche che le risorse umane e politiche di cui possiamo disporre sono all’altezza delle sfide che abbiamo davanti.

Le iniziative del Partito Democratico di Gorizia QUALE FUTURO PER LO SVILUPPO DI GORIZIA Relatore Bruno Crocetti

Mercoledì 15 dicembre

L’ISTITUZIONE DEL GECT TRA I COMUNI DI GORIZIA, NOVA GORICA, SEMPETER-VRTOJBA Moderatore Federico Portelli , introduzione di Marco Marincic, relazione di Giorgio Tessarolo, in collaborazione con le forze del centro-sinistra di Gorizia

Mercoledì 20 gennaio

ECONOMIA E LAVORO A GORIZIA E NELLA PROVINCIA Relatori i segretari provinciali della CGIL Paolo Liva e della CISL Umberto Brusciano

Venerdì 29 gennaio

DOCUMENTO DI INDIRIZZO PER LE ATTIVITA’ CULTURALI DEL PD Presentazione di Hans Kitzmuller

Martedì 2 febbraio

IL FUTURO DELLE CIRCOSCRIZIONI A GORIZIA Relatore Marino Marin già Difensore civico e Walter Klajnscek coord.gruppo di lavoro “democrazia attiva”

Martedì 9 febbraio

IMMIGRAZIONE TRA PAURA E INTEGRAZIONE Relatore Jean-Leonard Touadi deputato PD , con la partecipazione di don Pierluigi Di Piazza del Centro Balducci di Zuliano (UD)

Venerdì 12 febbraio

DISTRETTO PER L’ENERGIA E AMBIENTE A GORIZIA - SCUOLA SUPERIORE DI PUBLICA AMMINISTRAZIONE A GORIZIA - L’ISONTINO NEL SISTEMA REGIONALE Documenti presentati al Direttivo di Circolo da Bruno Crocetti

Giovedì 25 febbraio

IL LAVORO NELLA PROVINCIA DI GORIZIA: LETTURA DELLA SITUAZIONE E PROPOSTE Relatore Alfredo Pascolin Assessore provinciale al lavoro LA SCUOLA DOPO LA RIFORMA GELMINI L’ISONTINO E L’EUROPA Relatori Debora Serracchiani Europarlamentare, Segretaria regionale del PD e Demetrio Volcic giornalista, già Europarlamentare

Venerdì 5 marzo Giovedì 11 marzo Giovedì 26 o Lunedì 29 marzo


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Forum provinciale per la Cultura e l’Istruzione

documento di indirizzo per le attività culturali del PD isontino a cura di Hans Kitzmueller, Barbara Macor, Angiola Restaino, Franco Miccoli

Premessa La necessità del rinnovamento della politica, di una aggiornata evoluzione culturale, l’adeguamento degli strumenti critici e del linguaggio sono una via obbligata che il PD deve percorrere. L’impegno per la cultura si rivela primario. La riflessione sulla cultura nel Partito è appena avviata e lungo appare il cammino da percorrere. Le iniziative e le attività culturali promosse e sostenute dal PD dovranno prefiggersi in linea prioritaria un atteggiamento nuovo nella promozione della conoscenza della realtà ambientale, storica, sociale e artistica, con un approccio critico aggiornato rispetto ai progressi avvenuti nel campo della ricerca antropologica, storiografica, umanistica e socio-economica. Questa impostazione va applicata ad ogni aspetto della conoscenza del territorio provinciale, e deve essere caratterizzata dalla forte ambizione a creare, favorire, promuovere, sollecitare, nei suoi abitanti una maggiore consapevolezza delle sue specificità , dei suoi caratteri e delle sue problematiche. Allo stesso tempo, tali attività dovranno far conoscere meglio e valorizzare l’Isontino anche al di fuori dei suoi confini.

Ambito territoriale Il carattere peculiare del territorio della Provincia di Gorizia si contraddistingue per la sua singolare originalità, derivante dalla presenza di una particolare concentrazione di varietà paesaggistiche, culturali e linguistiche in un’area geografica di limitata estensione. Adeguatamente valorizzate, tali varietà possono rivelarsi di grande interesse, non solo a livello regionale e nazionale ma anche internazionale. Le caratteristiche della attuale realtà della Provincia derivano dal sovrapporsi di vicende storiche che ne hanno plasmato l’identità culturale, sia durante i secoli in cui essa comprendeva la valle dell’Isonzo , quella del Vipacco, l’area di Aquileia e il cervignanese, sia successivamente, nel XX secolo, con i tragici eventi connessi ai due conflitti mondiali, all’era fascista e alla divisione dell’Europa nel secondo dopoguerra. Nonostante il ridimensionamento territoriale della regione goriziana storica, l’attuale estensione denominata Isontino comprende entro i propri confini varietà ambientali molto diverse fra loro e uniche, come le zone del Collio, del Carso, della Pianura isontina, della Bassa, della Bisiacherìa, della laguna e della fascia costiera. Queste differenti zone hanno saputo esprimere risultati d’eccellenza riconosciuti in tutto il mondo, per quanto riguarda la viticoltura e la gastronomia, l’agricoltura e l’in-

dustria, la cantieristica e il turismo balneare e naturalistico. A questa affermazione estremamente lusinghiera di alcuni comparti dell’economia, non corrispondono però ancora risultati di rilievo per quanto riguarda la valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio storico, artistico e letterario. Poco conosciuta a livello nazionale è anche la sua composita struttura, dovuta alla presenza di zone con lingue e idiomi locali diversi, sloveno, italiano, friulano, bisiaco e gradese, parlate locali molto vive che hanno espresso una prestigiosa letteratura. Molto scarsa risulta inoltre in generale la conoscenza a livello nazionale delle vicende storiche che hanno caratterizzato questa regione. Gorizia e l’Isontino infatti vengono generalmente associati alle battaglie nella prima guerra mondiale e al suo status di zona di confine con l’est europeo. Istituzioni e associazioni locali svolgono da tempo un eccellente lavoro culturale, i cui risultati non sono però stati coordinati e divulgati sinora in maniera adeguata e non sono riusciti a promuovere una più attraente immagine di Gorizia e della sua provincia. La realtà culturale del Goriziano richiede approcci innovativi e più efficaci nell’affrontare problematiche ancora esistenti e condizionate fortemente da visioni e interpretazioni opposte e conflittuali. Il PD vede nella realtà culturale della Provincia di Gorizia un proficuo terreno di ricerca e un laboratorio di sperimentazione tendente alla valorizzazione della multi-

PD PROVINCIALE

Sabato 6 marzo Sala del Consiglio provinciale di Gorizia ore 10.00

INIZIATIVA PUBBLICA SUL TEMA DELLA GIUSTIZIA Parteciperanno Riccardo Cattarini Avvocato, Presidente della Camera penale di Gorizia Alessandro Maran Deputato Debora Serracchiani Europarlamentare, Segretario regionale del PD


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culturalità .

Si ritiene infine che un’attenta ulteriore riflessione sugli aspetti generali connessi al settore delle attività culturali nella provincia di Gorizia possa fornire indicazioni molto Priorità e motivazioni importanti per il consolidamento del PD nella nostra Il Forum provinciale per la Cultura del PD individua Provincia. Questo documento si propone come una serie di spunnelle seguenti aree tematiche le priorità nella promozione ti di riflessione su alcune urgenze nel settore delle attività della cultura: culturali nella provincia di Gorizia, che il dibattito all’inter> cultura del paesaggio e dell’ambiente urbano no del PD potrà ulteriormente completare e precisare. > storia di Gorizia e della sua provincia > conoscenza della cultura slovena > valorizzazione delle varietà linguistiche e dialettali

aree tematiche 1. cultura del paesaggio e dell’ambiente urbano Con essa non s’intende solo la loro protezione secondo principi ecologici, ma la conoscenza più approfondita del paesaggio naturale, agricolo e urbano (ovvero dei paesaggi ‘umanizzati’ secondo la terminologia invalsa nella geografia umana); La promozione della lettura e dell’ interpretazione del paesaggio favorirà una migliore coscienza dell’originalità del territorio e una consapevolezza più critica della sua realtà, attraverso la riflessione sulle tracce e sui segni diversi che essa ha lasciato sia nei suoi paesaggi naturali, che agricoli , urbani e industriali. Questo tipo di cultura del paesaggio favorirebbe inoltre un suo uso diverso e più attento anche ai fini di una più adeguata fruizione turistica e ambientale. 2. storia di Gorizia e della sua provincia. Una vistosa lacuna nella storiografia sia austriaca che italiana sono gli studi sul passato austriaco di Gorizia e del territorio della sua contea. Non esiste nessun altro caso di città che abbia trascurato un aspetto analogo della propria storia. Il recupero di conoscenza richiede un approccio storico sovranazionale. La messa in luce del passato austriaco della città contribuirebbe a valorizzarne la identità storica multiculturale, simbolicamente anticipatrice di quell’ Europa oggi senza confini nella nostra regione alpino-adriatica . Un diverso approccio critico al tema della Grande Guerra, che nel Goriziano continua a dominare come aspetto storico più caratterizzante, si impone anche alla luce della contraddizione tra i valori della democrazia e dell’antifascismo della nostra Costituzione repubblicana e istituzioni culturali come il Museo della Guerra o le celebrazioni del Ventennio fascista. Il Novecento ha segnato nel profondo questa terra, relegandola ad un ruolo di zona di frontiera con divisioni e contrapposizioni che hanno lasciato ferite ancora oggi aperte. Più che altrove, lo scontro fra opposti orientamenti politici viene alimentato anche da faziose interpretazioni delle vicende del passato . Nel PD deve proseguire la riflessione e la discussione sulla identità culturale e una approfondita

conoscenza e analisi critica della storia. 3. Conoscenza della cultura slovena La caduta del confine con la Slovenia ha avuto rilevanti conseguenze economiche e culturali. È nota tuttavia la persistenza di preclusioni e separazioni fra la comunità’ slovena e la maggioranza italiana. Il superamento di questa situazione deve passare anche attraverso una rilettura della storia locale nel contesto di una storia generale dell’Europa. Un obiettivo della politica culturale del PD dovrebbe perciò essere quello di ‘restituire Gorizia all’Europa’. Un’azione molto significativa e importante deve essere quella di sostenere la candidatura di Gorizia - Nova Gorica (integrate allo scopo) come capoluogo dell’ Euroregione alpino-adriatica . La marginalità nella quale Gorizia è stata costretta e abbandonata merita questo riscatto. 4. valorizzazione delle varietà linguistiche e dialettali Sono da sostenere con maggiore intensità e con diversa qualità, tanto lo studio e l’approfondimento di ogni aspetto del passato, quanto una diversa valorizzazione delle varietà linguistiche e dialettali delle varie componenti etniche e linguistiche del territorio e la valorizzazione di ogni espressione artistica e letteraria di ieri e di oggi . Le attività culturali promosse e sostenute dal PD dovranno trovare anche il modo di stimolare la loro fruizione da parte dei cittadini di origine straniera e degli immigrati, anche con la finalità di favorire la comunicazione interculturale e l’integrazione. Si ritiene questo punto non solo non meno urgente e importante dei precedenti, ma anche qualificante per la politica culturale del PD. Un nuovo coordinamento delle attività culturali nella provincia è l’unica via percorribile per una loro efficacia. L’esempio del Consorzio Culturale per il Monfalconese dovrebbe fare scuola e suggerire la creazione di strutture simili per l’area della Destra Isonzo, con la creazione di un analogo Consorzio italo-sloveno , attraverso il coordinamento della Provincia.


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crisi: si comincia a pensare a come ripartire Marco Rossi La crisi della Carraro con i suoi lavoratori in cassa inte- accorti già da un pezzo, e fare la spesa oltre confine è grazione fino a fine 2010 (seguita da vicino anche dal PD divenuta un abitudine, sia per gli italiani che per gli slovedi Gorizia che nell’ottobre scorso incontrò le RSU dello ni. Per non parlare del fatto che l’Università di Nova stabilimento di Straccis) e la crisi del terziario come è Gorica ha una sua sede... a Gorizia. emerso nel convegno organizzato dall’Ascom provinciaUno dei principali problemi, però, è ancora oggi la “fluile, hanno riaperto il dibattito sulle prospettive future del- dità” del mercato del lavoro. Durante il recente incontro l’economia cittadina. organizzato dal PD di Gorizia con i segretari di CGIL e Nel corso del 2009 il lavoro della segreteria cittadina e CISL, lo scorso 29 gennaio, è emerso che ogni giorno dei gruppi di lavoro del PD cittadino, ha comportato l’au- circa mille sloveni attraversano il confine per lavorare in dizione di sindacati, imprenditori e categorie economi- provincia di Gorizia, ma anche che altrettanti italiani che. Ne è emerso un quadro con vadano a lavorare in Slovenia. Il luci ed ombre, dove non mancatutto lasciato alla spontanea ricerLe categorie economiche no le opportunità che attendono ca individuale di un’occasione di concordi sulla ricetta per di essere sfruttate. E l’elemento lavoro oltre confine. Un’iniziativa comune a tutte le categorie della Provincia in collaborazione far ripartire lo sviluppo: ascoltate è stato l’interesse per con l’Istituto di collocamento sloprogrammazione degli lo sviluppo della cooperazione veno della regione Primorska, transfrontaliera. interventi e cooperazione dovrebbe ora portare alla realizzaPer decenni il confine è stato il zione di uno sportello congiunto transfrontaliera. generatore di un’economia “droche permetta di proporre il proprio gata” da condizioni anomale in curriculum su entrambe i versanti cui i posti di lavoro derivanti dalla presenza di dogane, del confine. L’assessore provinciale Alfredo Pascolin non autoporto e logistica legata al trasporto merci internazio- ha peraltro escluso l’apertura in futuro di un centro per nale, hanno generato un certo diffuso benessere. E l’impiego transfrontaliero. c’era (e in parte sopravvive) anche un tessuto imprendiDi certo c’è che già oggi il tessuto economico, di qua toriale alimentato dalla Zona franca. e di là del confine, è piuttosto simile: piccole imprese Ma ridurre tutto ciò solo ad “economia assistita” sareb- manifatturiere con una certa presenza di quelle highbe riduttivo. Certamente c’è stata la presenza di assi- tech, ed un terziario diffuso. stenzialismo ma come sintomo soprattutto della scarsa Se lo scenario è questo, è ovvio pensare che il coordidinamicità di un tessuto economico caratterizzato dal namento delle politiche di sviluppo dovrebbe essere il “vivacchiare” di aziende poco innovative e in cui le prossimo passo. nuove iniziative scarseggiano. È invece più giusto dire, Gorizia, con l’attuale amministrazione comunale di forse, che Gorizia per decenni ha beneficiato di una pro- centrodestra, stenta però ad avere un ruolo di rilievo nei grammazione pubblica che, in considerazione delle progetti di cooperazione transfrontaliera che potrebbero oggettive difficoltà della localizzazione della città, su un invece portare risorse ingenti proprio a Gorizia. Ben più confine “difficile” e orfana del proprio naturale retroterra, rilevante, fino ad oggi, è stato il ruolo della Provincia. richiedeva un intervento per evitare un precoce declino Le cose potrebbero cambiare con il GECT, la cui istieconomico con tutte le sue conseguenze sociali. tuzione è stata da poco approvata dal Consiglio comunaAutoporto e Consorzio industriale sono i segni più tangi- le con il voto favorevole del PD. Finora tuttavia l’operabili, oggi, di quella politica di sviluppo. zione del centrodestra, va detto, è sembrata assai mal Cos’è rimasto oggi però dell’economia di confine? gestita e piuttosto raffazzonata, più un’operazione di Divenuta la frontiera un confimarketing politico che ne “aperto”, quasi virtuale, una scelta lungimirante: quali prospettive si stanno da parte del PD non è sviluppando? mancato peraltro, anche Sui due lati del confine, le in questa occasione, l’ineconomie sono sempre più tento di intervenire in interdipendenti. Facciamo un senso migliorativo, esempio. L’attività degli incontrando come di alberghi di Gorizia dipende consueto l’indisponibilità molto dall’attività del casinò del centrodestra. Va L’azienda COVEME prevede di realizzare impianti fotovoltaici della Hit a Nova Gorica. I peraltro detto che proconsumatori poi se ne sono prio il PD comunale, nel


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Immagine del parco E-cube (tratto dalla rivista “Units for business”)

maggio scorso, durante la campagna elettorale per le Europee, propose pubblicamente il GECT come strumento per rilanciare la cooperazione transfrontaliera. Vedremo dunque che evoluzioni avrà la vicenda, nel frattempo è opportuno sottolineare che tra gli ambiti di intervento ai quali il PD ha proposto di allargare questo istituto di cooperazione transfrontaliera, vi è proprio la coesione economica e sociale. Oltre alla cooperazione transfrontaliera, l’altro punto su cui le categorie economiche insistono è la programmazione. Non a caso il presidente provinciale dell’ASCOM, Pio Traini, ha parlato nel convegno del 26 gennaio di “improrogabile necessità di individuare strategie di cambiamento e costruire una solida progettualità” e di “costruire il futuro della città all’insegna di un principio fondamentale: la programmazione”. Va detto che, fino ad oggi, sia a livello locale che regionale il PD ha insistito con coerenza su un’ottica di mediolungo periodo, considerata come l’unico orizzonte temporale capace di portare la città su un percorso di sviluppo: da qui l’attenzione alle infrastrutture (la richiesta di liberalizzazione dell’autostrada da Villesse al Lisert; il rilancio dell’aeroporto Duca d’Aosta), all’università (con l’ordine del giorno approvato in Consiglio regionale su iniziativa PD nel 2008 per maggiori finanziamenti alla sede distaccata, e la proposta di portare a Gorizia la facoltà di Architettura, avanzata per primi proprio dal PD nell’autunno 2008), alla cooperazione transfrontaliera (il GECT proposto nel maggio 2009, e la fiscalità agevolata per le aree di frontiera, proposta ribadita più volte dal segretario regionale ed europarlamentare Serracchiani, e che ha visto un ordine del giorno presentato dal PD e approvato dal Consiglio provinciale nella seduta del 18 gennaio scorso). Il segretario CISL Umberto Brusciano, nell’incontro con il PD del 29 gennaio scorso, ha sottolineato che serve fare scelte strategiche: individuare un settore su cui puntare, e sviluppare sia l’economia sia l’università di coerenza. Qual è il settore su cui puntare? Ad oggi l’unica industria cittadina che continua a viaggiare a gonfie vele è quella dolciaria. Un distretto dolciario potrebbe non essere un’idea peregrina. E poi c’è la green economy. Dalla COVEME alla SDAG sono diverse le aziende che si stanno dotando di impianti fotovoltaici con l’obiettivo di creare anche un surplus da rivendere sulla rete elettrica nazionale. E poi c’è l’impianto a biomasse che Energia Pulita

Spa avvierà a breve. Aggiungiamo poi il parco tecnologico E-cube che vede coinvolta proprio la nuova Facoltà di Architettura dell’ateneo triestino che quest’anno ha avviato i suoi corsi a Gorizia. Fra l’altro, proprio l’università di Trieste afferma che la scelta di collocare l’ecopark “E-cube” a Gorizia deriva dal fatto che si tratta della “sede ideale per avviare rapporti di collaborazione con imprenditori e laboratori sloveni”. Mentre non va dimenticato l’insediamento a Gorizia anche di una sede di Area Science Park. Il quadro sembra completo. Che l’economia verde possa rappresentare il futuro di Gorizia? A dispetto quindi della crisi e della perdurante instabilità del mercato del lavoro (nel terzo trimestre 2009 l’84,5% dei nuovi contratti di lavoro sono stati a tempo determinato) si sono moltiplicate nell’ultimo anno le iniziative che hanno il proprio epicentro a Gorizia e che possono costituire quella “scelta strategica” la cui necessità è stata ribadita anche da Brusciano. Iniziative che, in mancanza di imprenditori locali con le necessarie disponibilità, vedono come protagonisti aziende qui insediatesi (COVEME), l’Università (a conferma della strategicità per Gorizia del rafforzamento della presenza universitaria) e la ricerca pubblica. Lla posizione geografica sembra essere, ancora una volta, la principale “carta” che Gorizia si può giocare per il proprio futuro. Il passo successivo è quello di un’azione di programmazione pubblica che rafforzi e accompagni queste iniziative, soprattutto per attrarre investimenti privati e creare occupazione.

Per saperne di più: La relazione del presidente provinciale dell’Ascom al convegno “Gorizia domani e il terziario in città” organizzato dall’Ascom lo scorso 26 gennaio, è scaricabile dal sito dell’Ascom: www.asgo.it Il patto per lo sviluppo della provincia di Gorizia è consultabile sul sito web dedicato: www.pattoperlosviluppo.it L’osservatorio lavoro-economia della provincia: l’indagine relativa al III trimestre 2009 con i dati sull’occupazione a livello provinciale è disponibile sul sito web della Provincia all’indirizzo: http://www.provincia.gorizia.it/lavoro/ Sul progetto E-cube si può leggere la presentazione sul n.1 della rivista “Units for business” pubblicata dall’Università di Ttrieste


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PD: Incontro con i sindacati a Gorizia

i sindacati: “... superare i campanilismi tra Gorizia e Monfalcone...” Alberto Zaccaro In queste ultime settimane siamo stati travolti dai dati pubblicati da alcuni istituti e organizzazioni sulla preoccupante situazione che sta vivendo l’economia del nostro paese. Social Watch (una coalizione di ONG che misura i progressi nella lotta alla povertà del mondo) degrada l’Italia al 74° posto della sua classifica, spiegando che ciò è dovuto, non solo alla crisi economica che ha attanagliato il globo di recente, ma anche a “politiche miopi, deboli e discriminatorie”. Il tasso di disoccupazione è schizzato al 7,4% nei primi mesi del nuovo decennio. A questa organizzazione fa eco l’ultimo rapporto ISTAT che stima il calo della produzione al 17,4% rispetto al 2008. Il più forte dal 1991. Lo tsunami che si è abbattutto sul mondo del lavoro è una conseguenza diretta della gravità della crisi. Una crisi manifesta, evidente agli occhi di tutti, ma allo stesso tempo dissimulata dal governo secondo il quale si tratta di una crisi che non c’è e che qualora ci fosse stata è sicuramente acqua passata. Su queste problematiche i coordinatori del Gruppo lavoro Alessandro Chiarion e Nando De Sarno hanno aperto l’incontro promosso da PD di Gorizia sul tema “Economia e lavoro a Gorizia e nella provincia: lettura della situazione e proposte”, E’ proprio stigmatizzando questa disinformazione cronica che il Segretario provinciale CGIL, Paolo Liva, ha affermato: «Così facendo il lavoratore si autoconvince che la sua perdita del lavoro sia l’esito di un destino infausto». La conseguenza di tutto questo è la mancanza di una diffusa percezione che la crisi colpisce tutti i lavoratori. Ciò disincentiva una possibile risposta attiva degli stessi. Invece la crisi c’è, ed è più viva che mai. Il segretario CGIL riconduce la stessa a scelte avventate del recente passato «precarizzando, flessibilizzando il lavoro si è creduto che saremmo stati più preparati ad affrontare l’instabilità, ma la crisi è stata come una mannaia per i lavoratori dipendenti». «Il sistema degli ammortizzatori sociali - aggiunge Umberto Brusciano, segretario provinciale CISL - era datato già prima della crisi e le disuguaglianze erano in aumento già allora. Nel settore del commercio e dei servizi, a prevalente occupazione femminile, gli ammortizzatori sociali sono quasi nulli, con la conseguenza che la crisi colpisce soprattutto le donne». Ma veniamo alla realtà locale, sommersa da mille punti interrogativi. Anche dal punto di vista economico il nostro territorio è diviso in due. Per Gorizia e la destra Isonzo la situazione è estremamente pesante. La crisi di fabbriche come la Carraro e la Eaton rasenta l’irreversibilità per quello che riguarda la ripresa e il riassorbimento di manodopera. Ma con la Carraro Gorizia perderebbe l’ultima vera azienda mentre la Eaton è solo una delle imprese del Monfalconese. Solo in quest’area vi è un barlume di speranza grazie agli investimenti che società come

Beneteau e Seaways prevedono di fare nella città portuale. Bisogna però constatare come la provincia di Gorizia sia cantiere-dipendente, visto che l’industria di Fincantieri rappresenta il 50% del PIL con i suoi 3000 dipendenti e questo potrebbe rappresentare una bomba a orologeria in caso di crisi della cantieristica. Mezzo essenziale per superare queste contingenze è sicuramente la cooperazione, spesso assente, tra le diverse parti dell’isontino. Ma anche cooperazione transfrontaliera: «Ogni giorno - sottolinea Riva - 1000 lavoratori dall’Italia vanno in Slovenia e altri 1000 effettuano il percorso inverso». Brusciano pone la questione anche da un’altra prospettiva: «Bisogna iniziare ad avere maggiore chiarezza per perseguire gli obiettivi necessari alla ripresa. Un cambio di mentalità è necessario. Il Patto di Sviluppo può rappresentare un input per il rilancio economico». «E’ necessario - prosegue Brusciano - operare scelte strategiche e decidere su quale settore investire e dispiegare le dovute energie per una forte azione di marketing territoriale». Tutto questo può fungere da calamita per gli imprenditori e i loro investimenti. Anche Brusciano, come Riva, evidenzia la mancanza di armonia tra le varie aree della provincia, mettendo in rilievo la necessità di un concerto provinciale di tutti gli attori che concorrono alla formazione delle politiche lavorative. Il segretario CISL continua sottolineando la “presenza controproducente di due consorzi industriali (Gorizia e Monfalcone) i quali proseguono in direzioni opposte, le cui politiche non sono in sintonia tra loro”. Il campanilismo tra queste due aree resta quindi un altro punto di debolezza dell’isontino. Ma per superare questi antiche contrapposizioni e raggiungere l’obiettivo dell’unità della provincia, la politica deve assumere un ruolo cruciale. Emerge infine nell’intervento di Brusciano anche il problema dell’evasione fiscale, il cui peso delle tasse si ripercuote inevitabilmente sui lavoratori dipendenti, impossibilitati all’evasione. I problemi insomma sono tanti, come pure le soluzioni proposte, su tutte l’istituzione di un consorzio industriale unico e la specializzazione industriale. Una cosa è certa: bisogna superare le differenze e iniziare a collaborare. Solo in questo modo è possibile uscire dalla crisi.


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Ed ora avviare subito i progetti

cooperazione transfrontaliera: nasce il GECT Italico Chiarion Il GECT è cosa fatta. Lo Statuto e la Convenzione concordati fra i tre Comuni interessati sono stati approvati dai rispettivi Consigli comunali. E’ iniziato così il lungo iter procedurale che si concluderà tra qualche mese con la piena operatività del nuovo, rivoluzionario Ente di diritto pubblico comunitario denominato “Gruppo Europeo Cooperazione Territoriale Area Metropolitana Gorizia - Nova Gorica - Sempeter Vrtojba - città d’Europa”, abilitato ad operare nei settori infrastrutture, sistemi e servizi di trasporto, mobilità e logistica, risorse energetiche (con facoltà di elaborare un piano energetico metropolitano), ma anche in altri settori che mirino al rafforzamento della coesione economica e sociale come quelli urbanistico, turistico, culturale e di promozione del benessere e della qualità di vita dei cittadini. Un passo avanti decisivo è stato dunque compiuto per portare la politica transfrontaliera goriziana a livelli ben più alti di quelli raggiunti in passato con il Protocollo di collaborazione transfrontaliero firmato nel luglio 1998, sviluppatosi poi nel patto EureGo dell’aprile 2004, rimasti inefficaci per la mancanza di poteri effettivi che ora invece la legislazione europea, almeno potenzialmente, assicura. Le opposizioni goriziane hanno affrontato il problema GECT in ordine sparso. Il Forum e l’Italia dei Valori si sono astenuti perché, hanno dichiarato, si doveva dimensionare la programmazione strategica in una “più opportuna dimensione d’area vasta”, a tal fine utilizzando l’esistente “Protocollo di collaborazione, unico strumento già ufficialmente riconosciuto dai due governi nazionali” che dovrebbe pertanto “essere rilanciato e dotato di un’efficace struttura operativa”. Un giudizio pefettamente sovrapponibile a quello del PD. Anche per il Segretario comunale del PD, Cingolani, occorrerebbe infatti guardare al Protocollo di collaborazione “strumento già esistente che riunisce un ampio numero di Enti della fascia confinaria, tra cui la Provincia.” Ora è improdutivo e bisogna rivitalizzarlo; “il GECT potrebbe essere lo sbocco operativo migliore”. Nonostante il giudizio di fondo sostanzialmente comune, nel voto le posizioni si sono differenziate. Forum e Idv astenuti, PD favorevole. Facciamo un passo indietro. Al momento della firma di EureGo, nel 2004, Giorgio Brandolin, allora Presidente della Provincia che lo aveva promosso, prefigurò in un’intervista una collaborazione transfrontaliera basata su tre livelli (dall’intevista Brandolin – Notizie Novice n. 3/2004):: “1) quello intercomunale nell’area urbana di Gorizia-Nova Gorica; 2) quello interprovinciale che con EureGo promuove l’in-

tegrazione in tutto l’omogeneo territorio goriziano; 3) quello interregionale dove si affermano gli interessi comuni d’area vasta.” Bene ha fatto perciò il PD (insieme a Bianchini di Sinistra e Libertà) a votare a favore di un atto che permette di rendere operativo il primo dei tre livelli indicati. Un rinvio, che avrebbe potuto diventare sine die, avrebbe infatti comportato il pericolo reale di un affossamento forse definitivo (visto lo scarso entusiasmo di molta parte della nostra destra) della strategia transfrontaliera con il conseguente scivolamento inarrestabile di Gorizia verso l’irrilevanza. “Fatta la scatola, ora bisogna metterci dentro i contenuti” ha detto però il capogruppo del PD Federico Portelli. Ciò che si metterà nella “scatola vuota” sarà dunque il tema delle prossime battaglie. Un primo obiettivo importante potrebbe essere la redazione di un unico piano regolatore o, meglio, di quello che l’allora assessore regionale Sonego definì nel gennaio 2007 “Piano Strutturale congiunto Gorizia - Nova Gorica” e che l’assessore Baresi ha definito “obiettivo di primaria importanza” (bisogna prenderlo sul serio!). Il GECT “urbano” può già consentire, come si vede, un livello incisivo di cooperazione transfrontaliera, permettere importanti, positivi risultati vincendo riserve mentali e ostilità latenti. Ma è indubbio che si tratta di un livello poco adatto ad affrontare la problematica complessa che ostacola il decollo della nostra zona, sia al di qua che al di là del confine. Occorre battersi perciò, rendendo protagonisti questa volta le forze politiche, economiche, culturali, sociali e i cittadini, per superare al più presto il “livello intercomunale” in favore di quel “livello interprovinciale” del GECT già prefigurato nell’EureGo (valli dell’Isonzo e del Vipacco (Goriska), Isontino, Cervignanese). Lo strumento operativo esiste già. Nel preambolo della Convenzione i tre Comuni esprimono infatti l’intenzione di “coinvolgere, in un secondo tempo, anche le municipalità limitrofe … con la possibilità della loro piena integrazione” e l’articolo 14 dello Statuto prevede la procedura per le modifiche statutarie, comprese dunque quelle riguardanti il numero dei componenti e l’ambito geografico del GECT. Solo al livello interprovinciale potranno essere affrontati infatti problemi decisivi per il futuro della città e della provincia (quello sanitario, per fare solo un esempio) e solo a questo livello potranno essere fatte efficaciemente emergere e fatte valere, superando le rispettive debolezze, le grandi potenzialità insite nella posizione geopolitica dell’Isontino e della Goriska, ossia del territorio storicamente unitario dell’antica Contea goriziana.


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Gorizia: vendesi-offresi Stefano Podlipnik Che il commercio goriziano sia in profonda crisi è cosa sotto gli occhi di tutti. Basta fare una passeggiata per le vie del centro cittadino per rendersi conto di quante attività siano chiuse e di quante siano in procinto di chiudere. Inquietante è il numero dei cartelli “vendesi –affittasi” che tristemente colorano le vetrine dei negozi. Per rendersi conto delle dimensioni di questa crisi e dei danni che ha provocato alla piccola impresa della provincia di Gorizia, si pensi che solo nell’ultimo anno – su un totale di circa seimila imprese – seicento hanno chiuso i battenti: un preoccupante 10%. E la percentuale di “mortalità” si conferma a livello comunale, anzi in città le cose vanno ancora peggio. Le cause sono molteplici e diversi sono i responsabili. Al di là infatti della congiuntura a livello mondiale (che ha rimesso in discussione un certo modello di economia), per capire la crisi del commercio goriziano bisognerebbe considerare un insieme variegato e complesso di fattori. Tra questi va annoverata la nuova politica commerciale della vicina Slovenia che, oltre ad avere un apparato burocratico più snello (e che quindi meglio si attanaglia ai tempi dell’impresa), può accedere ancora a diversi e maggiori contributi comunitari. Tale area, un tempo bacino di utenza e domanda, ha visto nascere negli ultimi anni un’offerta commerciale sempre più concorrenziale rispetto a quella italiana: i flussi sono ora bi-direzionali con la conseguenza non solo di una diminuzione della clientela slovena in città, ma anche di quella italiana. Certo è che i soldi per crescere, Gorizia li ha avuti, specie negli anni sessanta e settanta (vedasi “Fondo Gorizia” e “Zona Franca”), ma quelle risorse – con tutta evidenza – non sono state ottimizzate e a goderne sono stati pochi singoli più che l’intero tessuto economico cittadino. Altro fattore determinante è stato il treno perso della grande distribuzione: Gorizia, ad oggi, non ha ancora un centro commerciale, nonostante i suoi negozi subiscano comunque la concorrenza di quelli regionali e sloveni. È passato talmente tanto tempo da quando si sarebbe dovuto cominciare ad investire in quella direzione, che oggi la valutazione sulla opportunità di realizzarne non appare più così scontata ed alcune riflessioni si impongono in ordine a grandezza e ubicazione degli stessi (oltre che alle contromisure necessarie per non affossare definitivamente i negozi del centro città). Che spetti principalmente agli imprenditori – come singoli e nelle loro forme associative di rappresentanza – vincere la sfida del rilancio del commercio cittadino è indubbio, ma, perché ciò accada, una classe politica, quando amministra un territorio, può e deve crearne le condizioni. Un’Amministrazione attenta dovrebbe, ad esempio, promuovere il territorio con un’adeguata strategia di marketing, curare l’arredo urbano, programmare un calendario “grandi eventi” e quant’altro sia necessario a rendere il ter-

ritorio più attrattivo, oltre che, in un periodo di forte crisi, attuare tutte le politiche di sgravio fiscale possibili. Il tutto perché una città come Gorizia, dove la grande impresa latita, non può prescindere dalla sopravvivenza del settore terziario! Certo è che ciò che non si muove ne progredisce, o per lo meno non si radica o caratterizza è, per la legge del mercato, destinato a sparire. E ora la nostra città sta pagando il prezzo dell’immobilismo delle classi politiche che si sono succedute negli ultimi vent’anni, troppo preoccupate a “non scontentare” nessuno. Anche infatti la “politica delle scelte e del fare”, coraggiosamente intrapresa dalla giunta di centro-sinistra nel 2002, sembra essere stata abbandonata dalla giunta Romoli. Il centro-destra cittadino, privo di un’idea di sviluppo per la città, ora si limita – e in malo modo – a portare avanti i tanti progetti della giunta Brancati, peraltro già finanziati (per citarne alcuni P.zza Vittoria e Via Garibaldi), nonché a riproporre per lo più gli eventi nati durante il quinquiennio del governo di centro-sinistra. Del resto, chi non ricorda la rivitalizzazione ed il prestigio portati con manifestazioni del calibro di “Gusti di Frontiera” e “La Storia in Testa” ovvero la nutrita partecipazione agli eventi oganizzati nelle vie cittadine per le feste natalizie e i veglioni di capodanno?! A fronte di tutto ciò si staglia l’ordinanza “anti-schiamazzi” del sindaco Romoli che ha portato al ridimensionamento, quando non alla chiusura, di numerosi locali goriziani ed alla sparizione dell’unica discoteca della zona (il “Fly”), frequentata da giovani provenienti da tutta la Regione. Rilevante anche in termini di indotto il danno provocato (tabaccherie, pizzerie, distributori di benzina, negozi ecc.). In tutto questo pare davvero troppo poco pensare di risolvere le problematiche che affliggono i commercianti istituendo un “gruppo di lavoro”. Ha troppo il sapore di un demagogico contentino per placare le polemiche e il crescente malcontento nei confronti di una giunta che si sta dimostrando incapace di fronteggiare la crisi.


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come distruggere la scuola pubblica

la scuola a pezzi Angiola Restaino L’educazione e l’istruzione sono così funzionali ai valori che le maggioranze intendono controllare, che nessun governo dell’Italia repubblicana ha resistito alla volontà di metter mano al sistema scolastico. I governi Berlusconi lo hanno fatto con un comportamento tra i più autoritari, seguendo un solo imperativo: il taglio delle risorse, la diminuzione del personale, la riduzione delle opportunità formative: dal maestro unico delle elementari, alla riduzione di orario delle medie, alla totale riorganizzazione dell’intero percorso di istruzione superiore che stravolge e riduce drasticamente tipologie, indirizzi, materie, orari e sbocchi professionali. Gli indirizzi tradizionali e le sperimentazioni sono stati azzerati. Esisteranno solo 6 tipologie di liceo, 2 di istituto tecnico, 2 macro-settori professionali. E’ lasciata la possibilità alle singole scuole di incrementare e variare orari e materie “ con le risorse disponibili ” , ma si tratta di possibilità ben poco praticabile in mancanza di soldi. La realtà è che le spese di funzionamento sono ridotte a zero , i finanziamenti dovuti non arrivano, non si riesce ad acquistare i normali beni di consumo ed a svolgere attività integrative se non ricorrendo a contributi dei genitori. Quanto al personale della scuola, è in atto il più grave licenziamento di massa nella storia della Repubblica. Nell’estate del 2008 , con la famigerata legge 133, è stata decretata la riduzione del 17% della consistenza numerica del personale nel triennio 2009 -11. La stessa legge prevede un risparmio delle spese destinate all’istruzione non inferiore a 7.632 milioni di euro dal 2009 al 2012. Risparmi che non vengono reimpiegati certo per migliorare la qualità dell’ esistente. Il ricambio del personale in conseguenza dei pensionamenti è bloccato. Le scuole di specializzazione per la formazione degli insegnanti ( SISSA) sono state eliminate. Gli edifici scolastici sono in grande maggioranza fuori norma, anche nelle zone sismiche; nella gran maggioranza dei casi, purtroppo anche nel nostro territorio, funzionano senza aver hanno mai ricevuto le certificazioni di agibilità e di sicurezza . E’ inevitabile chiedersi : quale è stato il disegno sotteso a tutto ciò. Si vuole una cittadinanza di ignoranti? Si vuole punire una parte di cittadini , i docenti, ancora libera, capace di critica, non asservita ? Con i cattivi esempi e con le leggi, in quale paese si vuole trasformare l’Italia? Forse il senso è questo: indebolire, minare, anche tramite l’indebolimento del sistema d’istruzione pubblica, le basi stesse della convivenza civile, il patrimonio culturale, i diritti sanciti dalla Costituzione democratica. Anche in questo caso, la parola d’ordine deve essere: opporsi.

“ … scuola disperata, scuola mai amata, scuola messa in croce…” ( da accompagnare con le note di “Amore disperato” di Lucio Dalla)

come la Lega Nord pensa alla sicurezza delle donne

DONNE! una penna al pepe vi salverà Ronde, armi ai vigili urbani, telecamere ovunque,… ..eppure non basta, non basta ancora, occorre qualcosa di più. Ed ecco che alcune tra le più brillanti menti della Lega Nord hanno colmato il vuoto inventando la penna al pepe! Una penna che scrive normalmente ma che in caso di necessità spruzza ad oltre due metri un veleno al peperoncino fortemente urticante che immobilizza l’aggressore con la chiusura degli occhi, irritazione delle mucose, respirazione affannosa. Insomma una vera e propria arma. Provare per credere! Infatti il Consigliere regionale Narduzzi ha detto a “Il Piccolo” che “un nostro militante, militare di professione, ha testato la penna nella cucina di casa: non l’ha usato contro nessuno ma il risultato è stato che lui e la moglie, per due o tre ore, non riuscivano a smettere di tossire”. Ovviamente la penna è griffata con il logo della Lega Nord ed è stata pensata per le donne cui verrà offerta nel corso di una serie di iniziative che si svolgeranno in regione il 7 marzo. Nel presentare la penna, l’assessore Seganti, sempre della Lega Nord, ha detto “vogliamo dare un segnale politico” probabilmente riferendosi alla necessità di militarizzare per quanto possibile l’intera società regionale di fronte alla violenza che avanza da tutte le parti. Alcuni l’hanno definita, citando Fantozzi, “una boiata pazzesca” altri “una carnevalata padana”. Debora Serracchiani l’ha definita “l’ennesima trovata con cui la Lega Nord vuol far credere di occuparsi della sicurezza della popolazione mentre fa solo mediocre propaganda di se stessa. E’ noto che la maggior parte delle violenze e delle molestie sono subite dalle donne nel chiuso delle case dove lo spray urticante non può nulla. Piuttosto la Giunta regionale dovrebbe stanziare più risorse per i centri antiviolenza e per la prevenzione e l’educazione al rispetto della dignità femminile invece di lasciare campo libero ai Leghisti”. Insomma la penna al pepe è diventata un po’ l’emblema di come la Lega nord affronta i problemi sociali del paese. Sul tema della sicurezza la Lega crea insicurezza, alimenta la paura, mantiene alta la tensione. Per poi parlare alla pancia della gente offrendo ricette di questo livello. Probabilmente ciò rende sul piano elettorale immediato Ma la Lega appare piuttosto afflitta da una nevrosi che la spinge a disegnare un clima di aggressione diffuso e continuo ben lontano dalla realtà e che non potrà durare all’infinto. E il giocattolo della paura e dell’insicurezza potrebbe sgonfiarsi nelle sue mani come una penna che esaurisce il peperoncino, pardon, l’inchiostro.


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incontro con Jean-Leonard Touadi

PREVEDERE E PROGRAMMARE L’IMMIGRAZIONE di Alberto Zaccaro Una sala gremita all’Hotel Entourage accoglie il deputato del PD Jean-Leonard Touadi, oggi unico parlamentare di colore in Italia e già assessore a Roma nella giunta Veltroni. “Immigrazione, tra paura e integrazione” è il titolo del convegno promosso dal PD cittadino e introdotto dal segretario comunale Cingolani. Il tema è caldo e Touadi (nato in Congo, in Italia dal ’78 e oggi docente universitario), decide di aprire il dibattito fornendo un po’ di dati sul fenomeno, per smentire alcuni punti cardine della politica di centrodestra. Nel 2005 gli immigrati residenti nel nostro paese erano circa due milioni e quattrocento mila, oggi si arriva quasi a quattro milioni ma si tratta pur sempre di appena il 7% della popolazione. Molti si pongono una domanda: sono forse troppi? NO! se si considera che queste cifre non sono altro che il riflesso di un dato fisiologico, di un trend che accomuna l’Europa intera. “L’immigrazione non è più un fenomeno effimero, ma è divenuto stabile, organico e rappresenta una delle questioni fondamentali del nostro tempo”. È sulle regioni del Nord Italia che si riversa in misura maggiore il flusso migratorio, con il 62% del totale. Questo è riconducibile alla natura del tessuto produttivo che necessita continuamente di manodopera e che non potrebbe sopravvivere senza gli immigrati. “Una manodopera complementare, e non concorrenziale, visto che si tratta di segmenti produttivi disertati dagli autoctoni. Chi dice che ci rubano il lavoro mente sapendo di mentire” spiega Touadi. E prosegue additando l’inefficienza legislativa come una delle cause dell’immigrazione irregolare.”Già l’applicazione della legge Turco-Napolitano si era rivelata problematica”. Quest’ultima prevedeva la fissazione di quote immigrazione, ma proprio il centrodestra ha ripetutamente fissato quote che risultavano inferiori al reale fabbisogno delle economie locali. “E’ proprio il divario tra fabbisogno e quote prefissate che permette l’infiltrazione del lavoro nero e dell’immigrazione irregolare”, afferma il deputato PD. È intuitivo capire come questi provvedimenti non tengano conto della situazione reale. Touadi invita anche a riconsiderare le procedure per la concessione della cittadinanza a chi è in Italia da molti anni. Le acquisizioni della cittadinanza italiana (40 mila all’anno) sono quadruplicate nel 2008 (rispetto al 2000), a dimostrazione del fatto che la “non coincidenza tra gens italiana biologica e cittadinanza volontaria impone il passaggio dallo jus sanguini allo jus soli”. Non è possibile neppure ignorare l’apporto, in termini demografici, degli immigrati, i quali hanno inciso sulle nascite in misura del 12,6%. In un paese dove l’invecchiamento della popolazione procede a passo spedito “gli immigrati fanno quello che gli italiani non fanno” scherza Touadi. L’incontro ha visto anche l’intervento di don Pierluigi Di Piazza, del centro Balducci di Zugliano (UD), che si riallaccia subito al discorso di Touadi: “La legge Bossi-Fini è inumana:gli immigrati che lavorano da dieci anni in Italia, dopo

soli sei mesi dalla perdita del lavoro diventano irregolari!”. Forte dell’esperienza che ha creato (il centro Balducci di Zugliano ospita attualmente 54 immigrati) don Di Piazza critica aspramente le affermazioni di alcuni esponenti del centrodestra secondo i quali le case popolari sono assegnate solo agli stranieri. “Non è vero -ha affermato- le assegnazioni hanno riguardato una percentuale irrisoria, solamente il 3% del totale”. Intenso il dibattito con una serie di quesiti che il pubblico propone come spunto di riflessione, prontamente affrontati da Touadi. L’educazione all’interculturalità può essere una soluzione? “Sì se si tralascia un approccio folkloristico alla cultura straniera e si accompagnano i territori verso questo processo, dando vigore alla composizione armonica di tutti gli interessi”. Intercultura significa fungere da elemento di mediazione per permettere l’impollinazione culturale. Riguardo all’integrazione dell’Islam: “L’islamofobia diffusa è un male e si tende a dimenticare che l’Islam non ha un unico referente. Se l’Islam accetta i pilastri su cui la nostra civiltà poggia, vale a dire la separazione tra Stato e Chiesa, l’integrità fisica della persona, l’autodeterminazione delle persone e la parità uomo-donna, allora l’integrazione è possibile”. Il Presidente della Provincia Gherghetta porta alla luce il tema del tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle scuole, definendolo inammissibile: ci sono classi in cui gli studenti stranieri sono anche il 60%. Dove andranno? Il criterio per l’ammissione di uno studente straniero ad una classe, risponde Touadi, dev’essere l’italofonia e non la nazionalità. “I momenti aggregativi sono quelli più importanti in termini di crescita dell’individuo”. Per quello che riguarda il pacchetto sicurezza, quest’ultimo, stigmatizza Touadi, sancisce l’entrata del paese in un regime di apartheid. “Con il reato di immigrazione clandestina si giunge ad una disproporzione tra il bene giuridico da tutelare e la pena da comminare: si punisce l’immigrato non per quello che ha fatto, ma per quello che è”. Ma il fenomeno migratorio è inarrestabile ed è uno dei grandi fenomeni del nostro tempo. “La questione va affrontata individuando soluzioni efficaci. Bisogna prevedere e programmare” Parlando con Touadi si resta colpiti d’innanzi alla sua sensibilità e al suo spessore umano, culturale e intellettivo. È in queste occasioni che riusciamo ad accorgerci della presenza di queste persone. È su queste persone che il PD deve puntare. Per far sì che la normalità, rappresentata da un insieme di valori universali, riacquisti il suo legittimo posto nella politica e, di conseguenza, nella società.


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Per elevare il livello etico della vita pubblica

ridurre gli emolumenti dei consiglieri regionali Giuseppe Cingolani Quando molti perdono il lavoro o vanno in cassa integrazione, quando molte famiglie sentono sulla propria pelle i morsi di una crisi economica con pochi precedenti, i politici dovrebbero avere il pudore di non aumentarsi le entrate. Abbiamo ancora negli occhi la scena di quei lavoratori che, per far sentire le proprie ragioni, si sono accampati sul tetto di uno stabilimento, per una settimana e a otto gradi sotto zero. Conseguentemente bisogna evitare scelte e situazioni che possano creare sconcerto ai cittadini Lo scorso settembre, durante il Congresso di Circolo, gli iscritti del PD di Gorizia hanno approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiedeva la “drastica riduzione delle indennità di parlamentari e consiglieri regionali, il ridimensionamento dei loro privilegi e l’eliminazione dei loro benefit e vitalizi”. Questo per “ricucire il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, tenuto conto anche della difficile congiuntura economica, e per riavvicinare gli eletti alla condizione di tutti i lavoratori”. Due le questioni che ne derivano: Aumento dei rimborsi per il vitto e i viaggi dei Consiglieri regionali Mette a disagio lo spettacolo dei politici che da soli si aumentano i rimborsi di qualche centinaio di euro mensili, senza bisogno di negoziati né di trattative sindacali. Crediamo si sia trattato di un errore, anche se l’aumento dei rimborsi per il vitto e i viaggi è legato alla previsione di allungare fino al venerdì il tempo di lavoro in Aula o in commissione nel 2010. È lodevole il fatto che nel 2009 i consiglieri abbiano accresciuto la loro produttività del 40%, dimostrando impegno e passione per il proprio lavoro. Ma non ci pare che avessero bisogno di un aumento per condurre un vita dignitosa. I loro compensi sono anzi già altissimi, tanto che da tempo molti ritengono opportuno tagliarli. Assegno vitalizio dei consiglieri regionali e indennità di fine mandato. Nessuno vuole, ovviamente, che gli anni passati in Consiglio regionale siano ignorati ai fini della pensione. Semplicemente non si vede il motivo per cui, dopo soli 5 anni di mandato regionale, i consiglieri debbano ricevere un vitalizio che è più del doppio della pensione media percepita dagli italiani dopo una vita di lavoro. La richiesta di una maggiore sobrietà non ha nulla di antipolitico. Al contrario: ad alimentare il distacco e la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica sono proprio i privilegi dei politici e gli auto-aumenti di diaria decisi dai consiglieri regionali proprio nel mezzo della crisi economica. La speranza è che i Consiglieri regionali dimostrino buon senso e saggezza, e decidano autonomamente la diminuzione delle loro entrate. Un gesto di questo genere

sarebbe oltremodo opportuno, anche perché l’attuale indennità da loro percepita pare incompatibile con lo stesso Statuto regionale. Lo Statuto, infatti, prevede che i Consiglieri percepiscano solo “un’indennità di presenza per i giorni di seduta dell’Assemblea e delle Commissioni”, ovvero un gettone per ogni volta che sono presenti ai lavori del Consiglio. Le successive Leggi regionali, invece, hanno introdotto l’indennità forfetaria e costante: uno stipendio mensile fisso che viene diminuito di un trentesimo per ogni giorno di assenza ingiustificata dalle sedute di lavoro. Il principio del gettone di presenza è abbondantemente tradito, anche perché sono molti i giorni in cui non sono previsti lavori. Dato che lo Statuto ha valore di Legge costituzionale, superiore rispetto alle leggi regionali ordinarie, l’attuale indennità forfetaria costante non è giustificabile. Ovviamente per rimediare basterebbe riformare lo Statuto, ma anche in quel caso resterebbe inalterato il motivo fondamentale per tagliare gli emolumenti, che è di ordine etico. Conclusioni Uno dei compiti più urgenti che abbiamo davanti è quello di elevare il livello etico dell’intera vita pubblica italiana. Chi s’impegna in politica deve farlo perché spinto da un’autentica passione per il bene comune, non per far carriera o arricchirsi. Uno degli strumenti concreti per far sì che ciò avvenga è proprio la riduzione dei guadagni dei politici, in particolare dei consiglieri regionali e dei parlamentari.


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Aprirà il prossimo maggio

la mediateca provinciale “Ugo Casiraghi” Marco Menato

LA MEDIATECA IN CIFRE 100 metri lineari di libri del Fondo Casiraghi 3.500 Dvd 2.000 films in Vhs 100.000 fotografie 20.000 diapositive consultazione di libri 40 periodici ricerca scientifica per la valorizzazione del Fondo tessera di accesso gratuita accesso alle altre mediateche otto postazioni video 22 abbonamenti a periodici di settore editore di una collana di studi

Fino ad oggi a Gorizia il multimediale non ha avuto molta fortuna, almeno dal lato pubblico. Certo, istituzioni private dedicate al cinema e alla musica esistono e con la loro programmazione danno lustro alla attività culturale legge regionale è quindi servita a sanare questa assenza, invero assai anomala. della città. La consistente biblioteca del critico cinematografico La Biblioteca Statale Isontina ha garantito, in linea con Ugo Casiraghi (1921 – 2006), che da milanese si era fatto la sua tradizione di biblioteca generale e di conservazione, goriziano, donata alla Biblioteca Statale Isontina nel magil necessario supporto bibliografico agli studi di cinematogio 2009 ha costituito il necessario bagaglio storico (dato grafia e di musica: ma è pur vero che in questi settori, oltre che sarà depositata in Mediateca, dopo essere stata cataa libri e periodici, è necessario possedere anche la produlogata nel SBN) e ha probabilmente accelerato i tempi perzione primaria, cioè dischi e film. Una fonoteca, negli anni ché anche Gorizia avesse la sua Mediateca, una esigenza Sessanta, era stata allestita all’interno della Biblioteca insopprimibile per la cultura di Statale Isontina, ma non ha La Mediateca, gestita oggi. mai raggiunto sensibili risultati dall’Associazione Palazzo del Cinema Da gennaio 2007 è ufficialattestandosi su un patrimonio mente nata a Gorizia, al n. 41 di Hiša filma, occuperà uno spazio al di 1441 “33 giri” prevalentepiazza Vittoria, la Mediateca promente di musica classica (che piano terra del Palazzo del Cinema di vinciale “Ugo Casiraghi” per l’imora possono essere considecirca 400 mq (prima adibito a negozio) pulso della Provincia di Gorizia, rati di interesse quasi antiquaappositamente ristrutturato al n. 41 di dell’Associazione Kinoatelje, del rio). Nulla di simile è invece piazza Vittoria. Dams Cinema dell’Università di successo per il cinema, proUdine, di Transmedia spa e babilmente per evitare le secdell’Associazione di cultura cinematografica “S. Amidei”. che successive ai primi fuochi di interesse che, per esempio, hanno presto inaridito quella che era stata chiamata – Questi soggetti hanno costituito l’Associazione Palazzo del Cinema – Hiša filma, che provvede alla gestione della con generosa passione – Fonoteca Isontina. Il cinema a Gorizia, dove è nato il Premio Sergio Mediateca. La Provincia di Gorizia ha riconosciuto – con Amidei e dove ha sede principale il DAMS dell’Ateneo un atto di convenzione – alla Mediateca un compito imporFriulano, non poteva essere goduto a livello professionale tante e cioè la ricerca, la produzione, la valorizzazione e la (ossia per motivi di studio o di interesse specifico, un inte- promozione della cultura audiovisiva anche in chiave transfrontaliera. resse che va oltre lo spettacolo serale). La Mediateca occuperà uno spazio al piano terra del A Trieste è stata fondata oltre quarant’anni fa la Palazzo del Cinema di circa 400 mq (prima adibito a negoCappella Underground, poi venne Pordenone con il zio) appositamente ristrutturato dall’architetto Dimitri Cinema Zero e Udine con il Visionario. Pur senza un piano Waltritsch e offrirà da subito, insieme alla biblioteca proprestabilito in ogni provincia nasceva, sempre per la fessionale di Casiraghi di cui si è detto, altri 2000 volumi volontà di appassionati poi sostenuta da qualche finanziaceduti dalla Cineteca di Bologna, 1300 DVD, 2000 VHS, mento pubblico, un centro per lo studio e la conservazione 22 abbonamenti a periodici del settore (molti dei quali già del materiale cinematografico, almeno di quello che per un presenti nella biblioteca Casiraghi), una trentina di posti a qualche motivo era di interesse locale. sedere e otto postazioni video e soprattutto una apertura La legge regionale n. 21 del 2006, scritta dal graduata su un orario che si ritiene più vicino alle esigenze Consigliere regionale Colussi, ha messo in rete le mediadei frequentatori potenziali, e quindi apertura nelle ore teche esistenti configurandole come biblioteche pubbliche pomeridiane e serali. specializzate nel cinema e più in generale in tutti i settori Proprio per sottolineare che la ricerca non è estranea dell’audiovisivo. La catalogazione partecipata dei patrimoall’essere mediateca (così come avviene per le biblioteni audiovisivi e librari connessi permetterà ad ogni utente che), la Mediateca sarà editore di una collana di studi, il di effettuare un’unica ricerca on line di film e libri, verificancui primo numero è il saggio al quale Casiraghi attendeva do la disponibilità degli stessi nelle mediateche aderenti al da tempo e che purtroppo non è riuscito a pubblicare: sistema (purtroppo il sistema scelto non è il Servizio “NAZISKINO” (a cura di Lorenzo Pellizzari). Bibliotecario Nazionale e questo per l’utente non facilita la E così, sull’asse che da via Mameli porta a piazza ricerca oltre che rallentare il lavoro per il della Vittoria c’è prima la Biblioteca storica per Gorizia (e catalogatore).Inoltre la tessera (che è gratuita) di iscriziocioè la BSI) e dopo un moderno centro dedicato alle tecne ad una mediateca abiliterà automaticamente gli utenti nologie nate dopo la stampa di Gutenberg! al prestito. L’apertura è prevista per il prossimo maggio. Gorizia, come dicevo, non aveva una mediateca e la


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qualche risposta all’assessore Devetag Carlo Michelutti Alcuni interventi dell’assessore comunale alla cultura Nulla di più giusto. Una citazione per tutte: lo scrittore e Antonio Devetag sulla stampa locale, intesi a criticare la storico friulano Tito Maniacco, recentemente scomparso, in sinistra goriziana sugli eterni problemi del confine e sul una intervista di qualche anno fa osservò: “Gorizia è la città modo di viverlo e di intenderlo, sollecitano alcune conside- del conte tedesco che nel Cinquecento passa agli Asburgo. razioni. Gorizia ha una storia diversa rispetto Anzitutto va dato atto all’assessore Perchè la storia del Novecento. al Friuli. Parliamoci chiaro: i goriziani Devetag di un atteggiamento riflessi- ….L’aspirazione della sinistra fin dalla nascita della loro città e fino al vo, che si distacca dalla rituale invetti- goriziana è semplicemente quel- 1918 sono Impero, e lo sono tuttora va politica - o meglio, partitica - per la di spianare la strada verso la psicologicamente perché sono diversi toccare i nodi esistenziali del nostro conoscenza, la collaborazione, dal friulano d’oltre Judrio”. modo di essere cittadini, di destra o di C’è di che andare fieri del nostro sinistra, in questo singolare e tribolato almeno la curiosità per un’area passato! Ma “fino al 1918” dice Maniluogo (o non luogo) fortemente con- geografica, culturale e umana acco, ed è come se lì finisse la storia trassegnato dal confine e dalla storia con cui si possano condividere di Gorizia. Se ci occupiamo con ferdel Novecento. comuni obiettivi di crescita e di vore della storia del Novecento è pro“La caduta del muro - egli sostiene prio per comprendere le cause della sviluppo ….. - ha destabilizzato la sinistra”. Invece dissipazione e della lacerazione di un la sinistra, a mio parere, non ha mai coltivato rapporti ide- tessuto civile e sociale forse non esaltante, ma condiviso ologici con la realtà politica d’oltre frontiera, nemmeno ai per secoli a livello sia signorile che popolare. Seguirà poi il tempi del comunismo togliattiano, duramente contrappo- regime fascista, la politica razziale e di snazionalizzazione sto, anzi, a quello anticominformista jugoslavo. In questo propria del fascismo di frontiera, le guerre di aggressione il senso la caduta del confine non ha cambiato nulla ed ha cui esito metterà a repentaglio la stessa appartenenza anzi fatto toccare con mano la sostanziale diversità di due nazionale di Gorizia poichè come emerge da nuove ricercomunità che sembrano camminare a velocità diverse e che archivistiche, se al tavolo della Conferenza di Parigi incomunicabili. l’Unione Sovietica avesse insistito ancora per qualche ora, L’aspirazione della sinistra goriziana è semplicemente la Jugoslavia avrebbe potuto facilmente avere Gorizia; ma quella di spianare la strada verso la conoscenza, la colla- a quel punto, a sorpresa, il ministro sovietico Molotov fece borazione, almeno la curiosità per un’area geografica, cul- intendere di non appoggiare più le tesi jugoslave. turale e umana con cui si possano condividere comuni Ma di tutto ciò non possono essere incolpate la minoranobiettivi di crescita e di sviluppo, convinti come siamo che za consiliare e la sinistra goriziana. è in quella direzione, verso quegli spazi che può proiettarsi il futuro della nostra città, ferma restando, ben s’intende, la sua identità e la sua integrità storica, culturale e nazionale. Un’aspirazione che incontra ancora grossi ostacoli, diversamente da quanto sostiene l’assessore Devetag, proprio in quel “muro in testa” non ancora scaduto a stereotipo, che alligna in molti concittadini, fatto di repulsione irragionevole e irriducibile verso il mondo d’oltre frontiera, ciò che tronca sul nascere, a mio avviso, ogni auspicabile iniziativa intesa ad allargare le frontiere di una fattiva cooperazione, anche in campo economico, urbanistico, infrastrutturale e sanitario. Direi addirittura, al limite, che se non si superano quei pregiudizi e quei solchi non si riuscirà nemmeno a sanare la semisecolare piaga del Torrente Corno o a mettere a frutto l’occasione del GECT la cui idea, non a caso, non è nata qui, come avrebbe dovuto, tra le due realtà transfrontaliere, ma giunge da fuori, da un Regolamento comunitario del 2006, fatto proprio dall’Ordinamento giuridico italiano con la legge 88 del 2009. Fra i molti spunti che il discorso dell’assessore Devetag offre, ne toccherò ancora uno soltanto, per brevità. L’assessore dice che la sinistra locale ama credere che la storia goriziana cominci nel Novecento, oscurando il percorso millenario che va invece ricomposto nella sua interezza.

10 febbraio


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a trent’anni dalla morte di Basaglia Italico Chiarion momento di riflessione su quarant’anni di storia della città”. Una riflessione, aggiungiamo noi, che deve essere riproposta nel momento in cui tutta l’Italia demoNel 1973 l’Organizzazione Mondiale della Sanità desicratica commemora gnò Trieste (dove operava Franco Basaglia, cacciato 5 (con scritti, convegni e anni prima da Gorizia), “zona pilota per l’Italia nella ricercon l’enorme succesca dell’OMS sui servizi di salute mentale in Europa”. so -5 milioni e mezzo Questo altissimo riconoscimento sarebbe toccato a di spettatori- del film Gorizia se la miopia e l’arretratezza culturale delle forze TV “C’era una volta la politiche locali di governo non avesse costretto nel 1968 città dei matti”) il Basaglia alle dimissioni dal suo incarico di direttore del 30mo anniversario nostro Ospedale Psichiatrico e nel 1972 alle dimissioni di della morte di Franco tutta la sua equipe rimasta a Gorizia. Basaglia (Venezia 29 Si son dovuti attendere 30 anni perché Gorizia riconoagosto 1980) ed è scesse la sua responsabilità storica e tentasse di pagare schierata a difesa il debito contratto nei confronti della cultura psichiatrica della più importante basagliana che aveva fatto conoscere la nostra città in eredità lasciataci da tutto il mondo. lui, quella legge n. 180 Il merito va alla prima amministrazione comunale di che ha rivoluzionato, Basaglia a Trieste centro-sinistra di Vittorio Brancati che nel 2005 intitolò a partendo proprio da Franco Basaglia il parco che insiste intorno al vecchio Gorizia, la psichiatria mondiale e che ora subisce l’attacmanicomio e nel 2007 conferì, con voto quasi unanime co della destra che governa il nostro Paese. del consiglio comunale (32 SI su 34 presenti), la cittadiUn attacco pesante lanciato da Berlusconi che già nel nanza onoraria “all’equipe del prof. Franco Basaglia nelle suo programma elettorale del 2008 preannunciò l’intenpersone del dott. Agostino Pirella, del dott. Antonio zione di tornare al “trattamento sanitario obbligatorio dei Slavich, del dott. Giovanni Jervis e del dott. Domenico disturbati psichici”, ossia di voler colpire il punto centrale Casagrande” (Basaglia era deceduto ormai da 27 anni). della riforma basagliana. La relativa pergamena fu consegnata il 7 maggio 2007 L’ideologia che sottende quella scelta emerge in tutta nel corso di una seduta solenne del Consiglio, presenti evidenza da alcune dichiarazioni di parlamentari di Pirella, Slavich e Casagrande ed una folla numerosa che destra firmatari di proposte di legge di revisione presentrasformò la manifestazione, scrisse “Il Piccolo”, “in tate nel 2009. La 180, ha dichiarato uno di essi, è una legge “non riformabile che in questi anni ha provocato almeno 3.500 assassinati e 180.000 feriti” e che va pertanto “cancellata”. Ed un altro ha definito la 180 una “legge criminale e criminogena” (“Libero” del 9 gennaio 2009). Ernesto Venturini (uno degli psichiatri che lavorò a Gorizia con Domenico Casagrande) ha sottolineato che tutte quelle proposte prevedono la reintroduzione del “meccanismo coattivo con tutta la sua portata negativa (stigma)” e “il concetto di irresponsabilità del paziente, che deve essere garantito nei suoi diritti seduta solenne del Consiglio comunale di Gorizia (7 maggio 2007) per il conferidal giudice”. Sottendono cioè una filosomento della cittadinanza onoraria all’equipe basagliana (da sinistra, Domenico fia “psichiatrocentrica che misconosce Casagrande, Agostino Pirella e Antonio Slavich). totalmente la capacità del paziente di

La difesa della legge n. 180 che ha rivoluzionato, partendo proprio da Gorizia, la psichiatria mondiale di fronte alle proposte di legge di parlamentari di destra per il ritorno alla psichiatria coercitiva e segregante


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il periodo goriziano

Primo Convegno nazionale di Psichiatria Democratica (Gorizia, sala Ginnastica, 2223 giugno 1974). Gli Atti del Convegno e il tavolo della Presidenza.

esprimere i propri bisogni” e perseguono il ritorno ai dettami dell’antica psichiatria coercitiva e segregante che Basaglia combattè aspramente, ossia il ritorno più o meno edulcorato al vecchio manicomio. Se questo è il disegno, cosa possono e devono fare i democratici goriziani per contrastarlo? Intanto occorre fare molta attenzione alle manovre in atto intorno al nostro Centro per la Salute Mentale, sottoposto ad un attacco subdolo ma non per questo meno pericoloso e, più in generale, rilanciare il movimento per la difesa e lo sviluppo coerente, nel goriziano, della civiltà psichiatrica qui introdotta dalla rivoluzione culturale basagliana. Al momento di chiudere l’articolo, la stampa ha dato notizia delle conclusioni del Convegno mondiale sulla salute mentale svoltosi a Trieste dal 9 al 13 febbraio (oltre 1.000 partecipanti di 40 paesi. A proposito, Gorizia c’era ? Dai resoconti di stampa ciò non appare, a dimostrazione del fatto che su questo tema contiamo ormai poco o niente). E’ nata la “Conferenza mondiale permanente sulla salute mentale” della quale Trieste sarà luogo di riferimento, il “modello Trieste” è stato indicato dal direttore dell’Oms come modello “da esportare a livello mondiale”, sono stati avviati progetti di collaborazione con molti paesi ed altro ancora. Il Piccolo ha titolato così il significato del Convegno: “Trieste rilancia la rivoluzione basagliana” … “ la città che è stata la protagonista del cambiamento, della rivoluzione basagliana, che ha abbattuto i muri dei manicomi, si conferma ancora una volta essere il centro per lo sviluppo e la nascita di sistemi territoriali di salute di comunità.” Pensando che al posto del nome “Trieste” si sarebbe potuto leggere “Gorizia” viene da piangere. Piange (e impreca) infatti “Il Piccolo” del 13 febbraio: “Ci siamo lasciati rubare Basaglia. Ora Gorizia gli dedichi almeno una via”. Purtroppo, va detto, nessuna ci ha “rubato” Basaglia. L’ha cacciato la nostra classe dirigente di allora, per insipienza. a lato: foto del periodo goriziano: (dall’alto verso il basso) L’equipe in riunione all’OPP L’assemblea degli ammalati Il bar gestito dai pazienti Gli ammalati al lavoro I malati escono dall’OPP per una passeggiata


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Consorzio universitario e Conference:

c’è un futuro? Nicolò Fornasir Ero stato da pochi giorni eletto Presidente del Consorzio Universitario quando venni informato dalla CCIAA che era giunta una lettera da parte della Regione FVG che, a fronte del finanziamento approvato dalla Comunità Europea per il Conference per procedere nell’iter bisognava confermare il futuro gestore dell’opera una volta realizzata. Ci fu subito un incontro tra i soci del Consorzio per decidere nel merito; così avvenne pochi giorni dopo in Comune, nell’ufficio del Sindaco Brancati eletto da meno di un anno. Il Presidente della Camera di commercio Sgarlata informò i presenti della situazione. Dopo una indispensabile serie di incontri e approfondimenti ho proposto, in estrema sintesi, che: “Conference” si potesse realizzare accorpato al complesso di via Alviano, riducendo la costruzione “nuova” al minimo indispensabile e ristrutturando per quanto possibile l’edificio esistente; “la gestione” potesse essere assunta dal Consorzio per le attività precipue del Conference lasciando all’Università l’utilizzo eventuale nei periodi rimanenti. La proposta venne condivisa con l’unica riserva (scontatissima quanto doverosa) di verificare se una tale nuova ipotesi fosse percorribile, stanti anche precisi e stretti limiti di tempo imposti dal finanziamento; le riserve maggiori venivano ovviamente dalla CCIAA che doveva onorare l’impegno assunto di realizzare l’opera. Iniziò quindi il confronto tra Consorzio, CCIAA, Università di Trieste e Regione FVG, tanto che, in alcuni mesi di incontri, tanta corrispondenza e non poche difficoltà, venne riscontrata la fattibilità della “nuova” soluzione che riproponeva di fatto l’originale previsione urbanistica formulata dall’allora Presidente della CCIAA Enzo Bevilacqua (il “padellone” realizzato dove infatti adesso c’è). Il Consorzio approvò quindi la nuova relazione a sostegno della nuova ipotesi di realizzazione e funzione della struttura, ivi compreso l’impegno ad assumere l’onere derivante dalla gestione nei termini suddetti; dal Consorzio la scelta passò come dovuto al vaglio ed alla approvazione di tutti gli altri soggetti coinvolti, c o m p r e s a CCIAA e Università di Trieste e pertanto la Regione FVG (era nel frattempo stata eletta la Giunta Illy)

approvò la nuova soluzione dando il via alla realizzazione del Conference Centre. Correva l’anno 2004 e mentre la CCIAA svolgeva il complesso compito di avviare le gare professionali, la progettazione, l’appalto e l’esecuzione dell’opera nei ristretti tempi prescritti, il Consorzio, riassumendo in se gli Enti Locali e come deputato a soggetto gestore della struttura, preparava la strada in vista della disponibilità di tale importante infrastruttura in due direzioni. 1 - L’Istituto Ricerche Negoziato. La prima e più importante iniziativa, merito soprattutto dell’intuizione del prof. Gabassi (nel frattempo nominato Preside del Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche) e della preziosa collaborazione e disponibilità del Presidente della Fondazione CARIGO, avv. Obizzi, è stata la creazione di questo Istituto che ha visto la partecipazione, con assunzione di responsabilità di gestione e di rappresentanza, di numerose personalità italiane di grandissimo rilievo internazionale, in diversi settori coinvolti nel Negoziato internazionale. L’Istituto, con il suo Comitato Scientifico ed il programma di attività finanziato dalla Fondazione CARIGO (master, pubblicazioni, eventi) è stato creato proprio per contribuire al possibile nuovo ruolo goriziano e regionale nel campo della diplomazia e del negoziato, valorizzando implicitamente anche la già presente e qualificata realtà universitaria nel campo delle relazioni internazionali, svolta principalmente in tal senso dall’Università di Trieste. 2 - Preparare la gestione e l’attività. Il Consorzio ha svolto una ricerca sulle caratteristiche più adeguate dei soggetti professionali in grado di poter svolgere tutti i compiti collegati con la gestione di eventi di grande (o meno) portata degli eventi: dalla comunicazione all’ospitalità, dalla traduzione simultanea alla logistica, in vista della eventuale gara di appalto continuativa di tali complesse funzioni. Infine, a cominciare dalla metà del 2008, sempre il Consorzio, assieme agli Enti Consortili e su sollecitazione soprattutto dell’Università di Trieste e dell’Istituto Ricerche Negoziato, avviava la redazione di un fascicolo promozionale che, previe


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Qualche osservazione finale: Trovo perlomeno sconcertanti le dichiarazioni apparse sulla stampa del Sindaco Romoli, improntate sostanzialmente al disimpegno ed a profondo scetticismo “fin dall’inizio” della vicenda, da Assessore alle finanze che ha dato il via a quello che, sotto l’aspetto politico locale, possiamo chiamare il “progetto Valenti”. Disimpegno e scetticismo che ovviamente lasciano aperte due strade: sia quella della non-responsabilità a fronte di un eventuale “fallimento” della struttura, nel senso della sua inutilità ed inutilizzo per lo scopo fondamentale per il quale è stato realizzato, sia quella del “miracolo” del centro destra nel caso in cui, come è fortemente auspicabile, il Governo Italiano e quello regionale trovino, con il coinvolgimento dell’Unione Europea, risorse e attività consone all’investimento effettuato. Sperando ed auspicando che sia così non per singole occasioni “spot” ma stabili e continuative. Ribadisco infine, come più volte detto a quanti mi hanno fatto analoga domanda, che non so proprio quale sia il futuro del Consorzio Universitario, sia sul Conference (del quale dovrebbe essere il gestore come da impegno sottoscritto) sia più in generale sul sistema universitario goriziano. So invece bene quale potrebbe essere, se si vuole. alcune riunioni con gli Enti stessi, venne condiviso e quindi stampato e diffuso (a cura e spese del Consorzio) in qualche migliaio di copie a tutte le principali istituzioni locali, nazionali ed internazionali aventi possibile interes- il progetto era stato avviato congiuntamente, pur nei diversi ruoli, dal Sindaco Valenti, dalla prof. Pagnini se in materia (era l’estate 2008). (allora Preside del Corso di Laurea in Scienze Le sollecitazioni sopra richiamate si riferivano sia ad Internazionali e Diplomatiche dell’Università di iniziative in itinere, sia agli autorevoli impegni apparsi Trieste), dal vice presidente del Consorzio sulla stampa locale da parte di diversi esponenti politici, Universitario Geromin e dalla CCIAA in qualità di in primo luogo l’on. Frattini, che nel corso di sopralluoghi gestore del Fondo Gorizia; con il Sindaco Romoli alla struttura (dei quali l Consorzio il finanziamento era stato approvato dalla Comunità non era mai stato avvisato e tanto meno invitato) avevaEuropea (80% del costo complessivo preventivato in no espresso il loro compiacimento assieme all’impegno circa 8,0 miliardi allora di lire, convertiti in circa 4,2 di valorizzare il ruolo internazionale della nuova inframilioni di Euro), struttura. un progetto preliminare venne redatto dallo studio degli Si veniva anche a sapere (sempre dalla stampa locale) architetti Vanello e Bonanno che prevedeva una che Comune e CCIAA stavano organizzando importanti nuova struttura da costruire in sommità della collina di eventi internazionali, coinvolgendo soggetti provenienti via Alviano, ad un centinaio di metri dall’ex Seminario Minore; tale struttura era composta da due “conferenda altri Paesi: eventi che poi in buona parte sono svaniti ce centre”, uno “grande” per i grandi negoziati e uno nel nulla. “piccolo” per quelli minori. Il tutto dotato di tutti i serviMentre dunque si sarebbe dovuto “fare sistema” nei zi necessari allo scopo; confronti del Governo Nazionale anzitutto al fine di avere la relazione redatta da un docente universitario che impegni sostanziali per la valorizzazione del Conference, accompagnava tale progetto prevedeva l’utilizzo istiera ormai del tutto evidente che il Consorzio Universitario tuzionale di 160 giorni all’anno; Goriziano non aveva più il ruolo di coordinamento degli Enti Locali su questa materia; in particolare dall’avvento la Regione FVG (Giunta Centro Destra, Romoli assessore Finanze), al pari della Comunità Europea, aveva della Giunta Romoli, il Consorzio non era interlocutore approvato tale progetto con quelle previsioni, comdel Comune di Gorizia che intendeva chiaramente assupresa la scelta (regionale) di realizzare l’opera a mere il ruolo di principale (se non esclusivo) protagonista Gorizia rispetto alla candidatura di Trieste e di farla in materia universitaria e attività ad essa collegate. realizzare dalla CCIAA di Gorizia che aveva messo a La brochure di presentazione del Conference si era disposizione il 20% del suo costo con il Fondo tenuta “prudente” sui tempi di inizio delle attività e quindi Gorizia; della piena disponibilità del Conference spostando la la CCIAA escludeva tassativamente di poter assumere data dal Gennaio 2009 come quasi garantito dalla CCIAA il compito di gestore; alla primavera dello stesso anno; adesso siamo a febbraio 2010 e si parla di marzo: speriamo che sia vero e che il costo reale aggiornato del complesso come approvato e finanziato non era più di 4,2 milioni di Euro ma di in tale occasione si possa constatare l’assunzione non non meno di 7,0; solo di promesse ma di impegni formali e sottoscritti da la CCIA escludeva qualsiasi possibilità di finanziare con parte delle Istituzioni competenti, a cominciare dal il Fondo Gorizia anche la rilevante differenza dei costi Governo Italiano – Ministero degli Esteri. reali previsti per la costruzione dell’opera.

L’INIZIO DELLA STORIA


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Provincia: cinque milioni di euro per la scuola Maurizio Salomoni,

Assessore provinciale all’istruzione

Da sempre il sostegno alla scuola pubblica risulta fra le priorità dell’Amministrazione provinciale guidata da Enrico Gherghetta. Lo dimostrano i fatti e il continuo rapporto costruttivo fra assessorato all’istruzione, dirigenti scolastici e operatori che a vario titolo agiscono in ambito formativo. I progetti messi in campo dalla Provincia hanno dimensioni consistenti. Sessantamila euro, ad esempio, destinati per metà alle dotazioni informatiche di hardware per la didattica nelle scuole superiori e per metà all’e-learning, alla costruzione del portale scolastico provinciale e ai siti delle scuole d’ogni ordine e grado. Protagonisti di queste iniziative, che fino ad ora hanno avuto cadenza annuale sono stati i tecnici presenti nella scuola stessa, in particolare negli istituti Galilei e Einaudi, che hanno concretizzato il programma promosso dall’Amministrazione provinciale. Così pure altri trentamila euro vengono trasferiti complessivamente ogni anno a tutte le scuole che sul territorio aderiscono al progetto dedicato allo studio su diversi piani dell’acqua e più in generale dell’ambiente. L’elaborazione delle azioni che le singole scuole vanno compiendo viene eseguita direttamente dagli insegnanti interessati e si conclude con la presentazione del lavoro realizzato la sua verifica in ambito provinciale. Ma lo sforzo per favorire l’attuazione di ogni progettualità didattica curricolare od extracurricolare si manifesta anche attraverso il sostegno alle specifiche iniziative che nascono all’interno dei collegi dei docenti o dei consigli di classe. Soltanto negli ultimi due anni per esempio il Liceo di Gorizia è stato finanziato con novemilanovecento euro perchè potesse attivare corsi di cinese e russo e altre attività formative per i propri allievi. Questo in particolare ha consentito a questa scuola di partecipare al progetto nazionale il Milione, che vede coinvolte anche altre

scuole, come il D’annunzio a Gorizia ed il Liceo e l’Alberghiero a Monfalcone. Complessivamente, in due anni, solo per i progetti redatti dai singoli istituti superiori, la provincia ha investito cinquantamila euro. A ciò, sempre nei due anni passati vanno aggiunti altri sessantamila euro che la scuole hanno ottenuto dalla Provincia e che potevano spendere a proprio agio per le piccole manutenzioni e per il proprio migliore funzionamento. E’ un fatto comunque che l’offerta educativa della scuola dell’Isontino è qualitativamente elevata e che di questo va dato merito ai docenti e a chi supporta il loro lavoro. Questo non deve essere mai dimenticato. Tuttavia siamo in presenza, e non da oggi, di un vero e proprio attacco alla scuola pubblica, che dobbiamo sventare in tutti i modi per mantenere un alto livello nella trasmissione del sapere ai nostri ragazzi, che hanno bisogno di una scuola d’eccellenza per affrontare le sfide del mondo globalizzato. Pertanto l’Amministrazione provinciale intende continuare ad entrare nel merito di questa sfida con le proprie decisioni e proposte. E così come ha erogato finora una mole cospicua di finanziamenti, si prevedono nel prossimo bilancio 2010 a conferma del proprio ruolo nel governo della scuola e più in generale della società della conoscenza, stanziamenti per cinque milioni di euro cui andranno ad aggiungersi più di un milione di euro in applicazione delle leggi regionali. Credo che a volte, come nel nostro caso, sia bene servirsi delle nude cifre soprattutto quando dimostrano meglio delle intenzioni dichiarate a chi e quanto stia a cuore il destino del nostro sistema scolastico.

PRINCIPALI INTERVENTI DELLA PROVINCIA per interventi e manutenzioni di edilizia scolastica per progetti educativi diversi

euro 4.500.000 170.000

per interventi straordinari a tutela della scuola pubblica

45.000

per l'informatizzazione

80.000

per l'educazione degli adulti

46.000

in applicazione delle leggi regionali per il diritto allo studio degli alunni della scuola pubblica

640.000

per sostegno al pagamento rette agli alunni della scuola privata

400.000

per trasferimenti diretti alle scuole parificate

32.000

GoriziaEuropa n. 1/10  

Giornale del Partito Democratico di Gorizia

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