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La presente pubblicazione nasce dal Progetto SRAP (Prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti), rif. 20091218, realizzato con il finanziamento dell’Unione Europea, nell’ambito del Programma Salute Pubblica. A cura di Patrizia Marani e Monica Brandoli (Comune di Bologna, Italia); Radostina Antonova (HESED, Bulgaria); Nuria Rodríguez Derecho (Fundación Secretariado Gitano, Spagna); Carla Napolano ed Elsa Fontanille (Efus); con il contributo di tutti i partner.

Revisione del testo: Nathalie Bourgeois Realizzazione grafica: Johann Leclercq _ www.databaz.com/httpjohann Stampa: Cloître Imprimeurs, Saint-Thonan (FR) – Luglio 2013 Deposito legale: Luglio 2013 ISBN : 2-913181-44-9 EAN : 978291318441 Pubblicazione a cura di: European Forum for Urban Security (Efus) 10 rue des Montiboeufs 75020 Paris – France contact@efus.eu

Co-funded by the Health Programme of the European Union

Questa pubblicazione riflette solo le opinioni degli autori e la Commissione non può essere ritenuta responsabile degli eventuali usi che possono essere fatti delle informazioni in essa contenute.


La prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti Perché è importante


Ringraziamenti Il progetto SRAP e la sua pubblicazione non sarebbero stati possibili senza l’impegno dei partner, dei giovani Rom e Sinti e delle loro famiglie, nonché di tutti i gruppi di interesse. A loro va il nostro ringraziamento per aver dato vita a questo progetto. Partner • Monica Brandoli, Massimo Zucchini, Patrizia Marani, Giuliana Mazzocca (Comune di Bologna, Italia) • Maria Cauto, Luciano Serio (Cooperativa Sociale Società Dolce, Italia) • Alberto Favaretto, Giuseppe Menegazzo, Filippo Bernardi, Isabella Marangoni, Francesca Mazzetto, Davide Carnemolla (Comune di Venezia, Italia) • Costa Foniadakis, Elsa Fontanille, Carla Napolano (Efus) • Iskra Stoykova, Radostina Antonova, Boyan Vasilev (HESED, Health and Social Development Foundation, Bulgaria) • Zlatko Mladenov, Evelina Doseva (Roma Public Center Kupate, Bulgaria) • Mathilde Archambault, Olivier Peyroux, Morgane Siri, Séverine Canale, Martina Andreeva, Julian Varga (Associazione Hors la Rue, Francia) • Tea Sulič, Metod Pavselj (Development and Education Centre Novo Mesto, Slovenia) • Nuria Rodríguez Derecho, Coro González Garrido, Katia García Guadalupe, Fernando García García, Domingo Guzmán García Pérez, Alfonso Goiriz, Begoña Pernas Riaño, Carlos Ancona Valdéz, Óscar Franco Alonso (Fundación Secretariado Gitano, Spagna) • Silvia Celani (Parada Foundation, Romania) • Eva Nemčovská, Martin Rusnák, Luboš Bošák (Department of Public Health, Faculty of Health Care and Social Work, Trnava University, Slovacchia) Uno speciale ringraziamento a Oana Marcu e a Massimo Conte (Codici s.c., Agenzia di Ricerca Sociale), Gianpaolo Guelfi, Richard Ives.


Indice Introduzione ..........................................................................................................

p. 04

1. Le dipendenze nelle comunità Rom e Sinti: attuali conoscenze e loro importanza .............................................

p. 06

2. La prevenzione nelle comunità Rom e Sinti ..............................

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2.1 La metodologia SRAP .........................................................................

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2.2 Raccomandazioni per l’applicazione della metodologia SRAP ................................................................................

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Introduzione La presente pubblicazione è il risultato finale del progetto europeo denominato SRAP – Prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti. Il progetto è rivolto agli enti locali, alle ONG, alle organizzazioni e alle autorità preposte alla definizione e all’attuazione delle politiche sanitarie e di inclusione delle comunità Rom e Sinti in Europa. Le finalità del progetto sono quelle di migliorare la prevenzione e di ridurre le dipendenze da sostanze legali/illegali tra i giovani Rom. I destinatari sono ragazzi e ragazze Rom di età compresa tra gli 11 e i 25 anni: bambini e adolescenti “a rischio” del primo uso di sostanze già a 10 – 11 anni, nonché adolescenti e giovani adulti che potrebbero aver già fatto uso di droghe o di sostanze di vario tipo. Gli altri principali beneficiari del progetto sono gli operatori sanitari. Gli obiettivi specifici del progetto SRAP sono: • Migliorare e diffondere a livello europeo la conoscenza dei comportamenti dei giovani Rom relativamente all’uso di sostanze e delle variabili che influenzano le dipendenze, tramite attività di ricerca azione in tutti i paesi partner. • Rafforzare la prevenzione tra i giovani Rom e migliorare l’approccio interculturale degli operatori sanitari. • Sensibilizzare la sanità pubblica e la società civile alle istanze dei giovani Rom. • Promuovere l’inclusione dei bisogni dei Rom nelle politiche e negli interventi sanitari e di prevenzione • Favorire l’inclusione di questi bisogni anche nei programmi di ricerca • Incentivare l’adozione di approcci basati su prove di efficacia nelle politiche di mainstream.

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Il progetto ha analizzato i processi che portano i giovani Rom all’uso di sostanze in sette paesi partner: Italia, Spagna, Francia, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia. Sulla base dei risultati di questa ricerca-azione, SRAP ha sviluppato, adattato e testato una metodologia di prevenzione che integra l’approccio sanitario interculturale e l’educazione alle abilità e competenze personali e relazionali (Life Skills). Nel progetto viene utilizzato il termine “Rom” per esigenze di brevità; tuttavia, SRAP riconosce la grande diversità all’interno delle varie comunità presenti in Europa (Rom, Sinti, Nomadi, Kalè, Gitani, Manouches, ecc.). SRAP riguarda tutta la comunità “Rom”, senza distinzioni di lingua, cultura, storia, religione, istruzione. Il progetto ha tenuto conto, inoltre, della mancanza di una definizione chiara, univoca e condivisa delle comunità Rom in Europa. Promosso e coordinato dal Comune di Bologna, SRAP ha coinvolto un ampio numero di partner, che hanno contribuito con le loro diverse esperienze, abilità e competenze all’approccio multidisciplinare del progetto. Essi sono: • • • • • • • • • •

Cooperativa Sociale Società Dolce, Bologna (Italia) Comune di Venezia (Italia) Efus, European Forum for Urban Security Fundación Secretariado Gitano, Madrid (Spagna) Hors la Rue, Parigi (Francia) Health and Social Development Foundation – HESED, Sofia (Bulgaria) Roma Public Council Kupate, Sofia (Bulgaria) Foundatia Parada, Bucarest (Romania) RIC Novo Mesto, Novo Mesto (Slovenia) Department of Public Health, Faculty of Health Care and Social Work, Trnava University, (Slovacchia)

Prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti

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1 Le dipendenze nelle comunitĂ  Rom e Sinti: attuali conoscenze e loro importanza

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La popolazione totale Rom presente in Europa è stimata approssimativamente fra i 4 e gli 8 milioni di individui1. Non vi è una statistica precisa e ufficiale relativa ai Rom che vivono in Europa; non sono disponibili neppure dati ufficiali per singolo Paese. I Rom spesso non vengono inclusi come tali nei censimenti nazionali; non tutti gli Stati membri li considerano minoranze etniche; inoltre, gli stessi Rom spesso rifiutano di sottoporsi ai censimenti perché li percepiscono come discriminanti; infine, molti operatori sanitari si oppongono a indagini specifiche su base etnica. Le condizioni di vita e abitative dei Rom sono peggiori rispetto al resto della popolazione. Devono affrontare problemi di segregazione urbana, di mancato accesso alle strutture sanitarie di qualità, di alloggi scadenti, di sovrappopolazione, di bassi tassi di occupazione, di scarsi livelli di istruzione. Tutto ciò produce un impatto negativo sulle loro condizioni di salute: la loro comunità è soggetta a maggiori rischi di malattie, incendi e incidenti domestici; inoltre, hanno una durata media della vita inferiore di 8 – 15 anni rispetto al resto della popolazione. La discriminazione nei confronti dei Rom accentua le diseguaglianze esistenti, escludendoli dal diritto di godere di buona salute. Inoltre i Rom spesso non dispongono di coperture o assicurazioni sanitarie, spesso non possiedono i documenti identificativi necessari per accedere ai servizi sanitari e per la prevenzione e la cura delle dipendenze. In alcuni casi, tale accesso è ostacolato dalla separazione fisica che tiene lontani i Rom dalla vita economica e sociale “regolare”, segregandoli in comunità in cui i servizi pubblici sono limitati. Ancora più difficile è quantificare la diffusione delle dipendenze fra i Rom nei vari paesi europei, rispetto alle stime che riguardano la popolazione in generale, poiché mancano ricerche effettuate a livello europeo e sono scarse anche quelle a livello locale. 1. http://hub.coe.int/web/coe-portal/roma Prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti

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L’interesse pubblico è concentrato soprattutto sui risvolti criminali del fenomeno, mentre i veri problemi legati alla prevenzione e alla cura delle dipendenze vengono relegati in secondo piano; in altre parole, l’approccio al problema tossicodipendenza e Rom riguarda soprattutto la sicurezza e/o l’applicazione delle leggi, piuttosto che la salute. In tutti i paesi europei la legislazione sull’uso, la vendita o la produzione di sostanze stupefacenti è di per sé universale e non selettiva. Indipendentemente dal fatto che vengano o meno riconosciuti come minoranza etnica, e che godano o meno della cittadinanza, i gruppi identificabili come Rom sono soggetti alle medesime leggi, sia per le sostanze legali sia per quelle illegali, senza distinzioni di appartenenza a gruppi etnici. In tutti i paesi partner del progetto SRAP, la legislazione in materia di sostanze distingue le sostanze legali da quelle illegali relativamente al loro commercio e alla loro produzione. Inoltre, la legge regolamenta il consumo delle sostanze legali, per esempio il limite dell’assunzione di bevande alcoliche per chi guida, il consumo di alcolici in spazi pubblici, il divieto di vendita di sigarette ai minori o l’obbligo di prescrizione medica per l’acquisto di farmaci psicotropi o dopanti. Essendo la salute un criterio generale per misurare le diseguaglianze sociali, diventa evidente che le minoranze e i giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e di emarginazione sono più esposti ai rischi di uso e abuso di droghe, e hanno condizioni di salute peggiori di quelle del resto della popolazione. Non tutti i giovani Rom che fanno uso sporadico di sostanze stupefacenti sviluppano poi una reale dipendenza; tuttavia, per loro è maggiore il rischio di sviluppare una dipendenza grave e radicata. Ogni approccio al problema deve però essere molto cauto, onde evitare il rischio di aumentare lo stigma e quindi l’emarginazione e i pregiudizi nei confronti dei Rom. 10


Siamo consapevoli del fatto che “nella pianificazione di interventi di prevenzione selettiva occorre un approccio attento e cauto nel considerare i migranti e i gruppi etnici in rapporto ai fattori di vulnerabilità. L’appartenenza a un determinato gruppo etnico non è, di per se stessa, un fattore di vulnerabilità per quanto riguarda l’abuso di sostanze. Tuttavia, all’atto pratico, tale appartenenza può rivelarsi un punto di vista utile nella valutazione del rischio, in quanto fattori di vulnerabilità quali: un basso livello accademico e/o socio-economico, l’emarginazione sociale, una limitata capacità di comunicazione, norme sociali e competenze diverse, nonché una scarsa partecipazione nella vita della comunità, spesso si presentano simultaneamente all’interno di alcuni gruppi etnici. E’ tuttavia riconosciuto che il rapporto tra tossicodipendenza e appartenenza a un determinato gruppo etnico è in realtà un problema complesso e fortemente influenzato da fattori socio-economici (Wallace, 1999) e da conflitti di identità.”2 I pochi dati riguardanti i problemi sanitari e di dipendenza all’interno di quella che è la più numerosa minoranza etnica europea, i Rom, sono piuttosto allarmanti e riguardano le disparità e le differenze nel livello e nell’incidenza del consumo di sostanze. Gli studi sul consumo di droghe effettuati tra i gruppi Rom in Irlanda (EMCCDA, 2008), Ungheria (Gerevich, Bacskai, Czobor & Szabo, 2010), Bulgaria (EMCCDA, 2009), Finlandia, Spagna e Portogallo (EMCDDA, 2002), hanno evidenziato la preoccupante tendenza al consumo precoce di tabacco e alcol, al consumo radicato e prolungato di tutti i tipi di sostanze, alla stigmatizzazione del problema e al consumo nascosto. Una ricerca condotta dalla Fundación Secretariado Gitano sulle condizioni sanitarie delle comunità Rom ha messo in evidenza l’alto numero di nuclei famigliari nei quali almeno un membro presenta un problema di dipendenza da alcol o droghe, soprattutto in paesi come la Bulgaria, la Grecia e la Repubblica 2. http://www.emcdda.europa.eu/html.cfm/index9854EN.html Prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti

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Ceca, con una media dell’11,4 per cento tra tutti i nuclei famigliari oggetto della ricerca3. Si tratta soprattutto di famiglie più numerose rispetto a quelle in cui non vi sono problemi di dipendenza. Le conclusioni di questa ricerca sottolineano la necessità di concentrare gli sforzi per migliorare l’accesso ai servizi sanitari da parte della popolazione Rom. A livello europeo, viene ormai riconosciuto che una delle caratteristiche della segregazione che colpisce le comunità Rom è proprio il loro scarso accesso ai servizi del welfare. Una delle conseguenze più negative di tale scarso accesso, in particolare ai servizi per la cura delle tossicodipendenze, è che si hanno poche informazioni sul rapporto tra popolazione Rom e consumo di droghe. In tutti i paesi partner di SRAP vi sono dati evidenti sul consumo di sostanze illegali, alcol e tabacco all’interno dei gruppi Rom, tuttavia, vi sono poche informazioni sulla diffusione delle sostanze, il profilo dei consumatori, i rapporti con i mercati illegali, i rischi e le patologie correlate. La mancanza di tali informazioni ostacola l’applicazione di programmi e di politiche socio-sanitarie efficienti e valide. Il problema delle dipendenze riguarda l’intero tessuto sociale, ma le sue ripercussioni sono più evidenti all’interno di queste comunità, a causa della loro emarginazione e povertà; gli effetti negativi si riflettono anche sul tessuto urbano nel quale i Rom vivono, in termini di pregiudizio, difficoltà di integrazione, sicurezza sociale, problemi di accesso ai servizi socio-sanitari. In conclusione, le comunità Rom in Europa hanno caratteristiche socio-culturali specifiche e comuni, alcune di esse possono essere correlate all’abuso di sostanze3. Tali caratteristiche, inoltre, possono 3. Actuar con la comunidad gitana – Orientaciones para la intervención en drogodependencias a partir de los servicios asistenciales. Arbex, Carmen, Madrid: Asociación Secretariado General Gitano, 1996. Hacia la equidad en salud. Disminuir las desigualdades en una generación en la comunidad gitana. Estudio comparativo de las Encuestas Nacionales de Salud a población gitana y población general de España. Daniel La Parra Casado. Madrid: Mº de Sanidad y Política Social. Fundación Secretariado Gitano, 2006.

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indurre una particolare percezione, assimilazione e comportamenti che riguardano l’uso di sostanze. In tal senso, vi sono dei fattori di rischio intrinseci a queste popolazioni e comuni nei paesi partner, che giustificano l’attuazione di misure diffuse a livello europeo (pur rimanendo consapevoli del fatto che “vulnerabilità” non significa “necessità di cura per tossicodipendenza”4). La ricerca condotta dal progetto SRAP aveva lo scopo di far luce sulla situazione delle tossicodipendenze nelle comunità Rom di sei paesi partner (Italia, Bulgaria, Romania, Spagna, Slovenia e Francia). La ricerca si è concentrata su giovani di età compresa tra gli 11 e i 25 anni. Gli strumenti utilizzati sono stati di diverso tipo e tali da consentire la ricostruzione dei processi psicologici, sociali e culturali atti a spiegare l’abuso di sostanze in questa fascia di età. yy Nelle sue dinamiche essenziali, l’abuso di sostanze tra i giovani Rom non differisce sostanzialmente da quello della popolazione giovanile in generale. Tuttavia, la povertà, la segregazione, lo scarso accesso ai servizi educativi, socio-sanitari e lavorativi aumentano i fattori di rischio. yy Sono stati inoltre presi in esame valori culturali che, fra le comunità Rom oggetto del nostro studio, si riteneva potessero influenzare la percezione delle droghe e del loro abuso. È importante osservare che alcuni valori e credenze non sono necessariamente caratteristiche “etniche” (cioè limitate alla cultura Rom), ma nascono da un’interazione con i coetani che non sono Rom o vengono influenzati dai media. Tuttavia, in alcune comunità maggiormente isolate, il problema della droga è tabù, e i soggetti, nei loro discorsi, tendono a prendere le distanze, come individui e come comunità, dall’uso di droghe.

4. European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA), Centro Europeo di Monitoraggio per le Droghe e l’Abuso di Droghe. Prevenzione selettiva: Primo esame della situazione europea, Lisbona: EMCDDA, 2003 Prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti

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yy Profonde differenze di genere sembrano caratterizzare l’esperienza dei giovani Rom per quanto riguarda la sfera sociale. yy Parlare del problema della droga nelle comunità Rom implica necessariamente prendere in esame le differenze di genere, le diseguaglianze economiche, l’età dei soggetti e porta a una definizione implicita di appartenenza a un gruppo e di esclusione dal gruppo stesso. Allo stesso tempo, come è stato ampiamente documentato da ricerche qualitative condotte fra i giovani, le droghe assumono per loro significati al contempo positivi e negativi. Come sostenuto da alcuni partecipanti al progetto, i programmi di prevenzione non devono quindi concentrarsi soltanto sulle conseguenze negative delle droghe, ma analizzare anche la percezione positiva che i giovani hanno delle sostanze, soprattutto nella fase della loro scoperta e dell’iniziazione. I programmi di prevenzione dovrebbero, allo stesso tempo, proporre ai giovani delle alternative adeguate, che permettano loro di vivere esperienze positive svolgendo attività sane e non nocive, interagendo con coetanei e compagni in contesti potenzialmente collegati all’uso di droghe. yy Benché la famiglia d’origine possa avere una grande influenza sulla vita dei giovani, spesso la comunicazione e il rapporto con i genitori, nonché il controllo che essi esercitano sui figli si rivelano inadeguati a instaurare un clima di comprensione e aiuto reciproci. yy La ricerca ha inoltre avviato una riflessione sulle dinamiche della tossicodipendenza nelle famiglie acquisite, fra marito e moglie e, in generale, nelle giovani coppie. Quando entrambi i coniugi fanno uso di sostanze, la moglie può fare pressioni sul marito perché smetta, altrimenti il consumo rimane una pratica solitaria o messa in atto in gruppi di individui dello stesso sesso.

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yy Il ruolo dei coetanei e del ‘gruppo’ nei processi legati al consumo di sostanze rimane cruciale nel caso dei giovani Rom, come per gli adolescenti in generale. Questo dovrebbe portare alla creazione di programmi di prevenzione incentrati su gruppi della stessa età. yy Tra le tendenze preoccupanti identificate dalla ricerca vi sono il tabagismo precoce (11-12 anni), l’esposizione al consumo di alcol da parte degli adulti (fenomeni come la cosiddetta “sbronza del sabato sera”- o l’alcolismo), la sottovalutazione degli effetti nocivi di molte droghe (cannabis, molto diffusa e considerata innocua, cocaina e anfetamine), la presenza in contesti specifici di eroina da iniettare. yy L’uso ricreativo delle droghe e il loro consumo durante i weekend sono comportamenti che avvicinano i giovani Rom alla generale cultura giovanile delle droghe; in alcuni casi essi hanno assunto il significato di inclusione in gruppi gadji (non Rom). Questi risultati sulle modalità di consumo di droga tra i giovani Rom dimostrano la necessità di definire interventi specifici per queste comunità, volti ad aumentare la consapevolezza nei confronti delle sostanze, a facilitare l’accesso alle strutture socio-sanitarie, eliminando le barriere esistenti. La nostra ricerca sottolinea anche la necessità di utilizzare strumenti specifici per “agganciare” i giovani Rom e mantenerli in contatto con i servizi sociali (squadre che operano sul territorio, mediazione). Tuttavia, le modalità generali di consumo nelle comunità oggetto del nostro studio si riferiscono solo al consumo di tabacco, alcol e cannabis, mentre nel caso delle altre sostanze esse variano sensibilmente a seconda dei contesti e all’interno di uno stesso contesto, per quanto riguarda sia la disponibilità delle sostanze stesse, sia l’intensità dei consumi.

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La prevenzione nelle comunitĂ  Rom e Sinti

Prevenzione delle dipendenze nelle comunitĂ  Rom e Sinti

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2.1

La metodologia SRAP

La metodologia sviluppata da SRAP è una metodologia d’intervento per la prevenzione delle dipendenze basata sulla ricerca e su prove d’efficacia; essa comprende: • la prevenzione primaria e secondaria delle dipendenze fra giovani Rom e Sinti; • lo sviluppo delle competenze, al fine di migliorare le risposte interculturali dei servizi sanitari e di ridurre le barriere all’accesso ai servizi sanitari e per la cura delle dipendenze per le comunità Rom in Europa. Uno dei punti chiave del progetto SRAP è la convinzione che sia necessario coinvolgere maggiormente i Rom, soprattutto i giovani, nei processi di ricerca e di intervento. L’approccio di SRAP alla ricerca si è concentrato sulla costruzione di conoscenze in una cornice che collegasse la ricerca teorica all’intervento pratico; la ricerca-azione sottolinea la necessità di raccogliere i dati in modo orientato all’intervento pratico, e di coinvolgere in questo processo tutti i gruppi oggetto dell’indagine. A tale scopo, è stato necessario coinvolgere tutte le parti in causa non solo nello svolgimento della ricerca, ma anche nella formulazione degli obiettivi e degli argomenti principali della ricerca. Questo approccio integrato e partecipativo è stato applicato all’intera metodologia SRAP. I metodi scelti per la prevenzione sono stati il colloquio motivazionale e l’educazione alle abilità e competenze personali e relazionali (Life Skills education). Sono stati scelti entrambi i metodi perché si sono rivelati i più efficaci nel campo della prevenzione e della cura delle tossicodipendenze. Nell’ambito del progetto SRAP, essi sono stati verificati e adattati alle comunità Rom e Sinti.

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Per Life Skills si intende una serie di abilità e competenze che aiutano l’individuo a sviluppare capacità di adattamento e comportamenti positivi per affrontare le sfide e le richieste della vita quotidiana. Tutto ciò con l’obiettivo di consolidare e di mettere in pratica le competenze psicologiche, nel contesto culturale e sociale; in questo modo si promuove la crescita personale e sociale dell’individuo, la difesa dei diritti umani e la prevenzione dei problemi socio-sanitari. Lo scopo dell’educazione alle Life Skills è quello di consolidare: yy le proprie conoscenze yy gli atteggiamenti e i valori positivi yy le competenze e i comportamenti atti a migliorare i rapporti sociali. Essa mira inoltre a prevenire o a ridurre: yy i miti e le informazioni sbagliate yy gli atteggiamenti negativi yy i comportamenti a rischio. L’educazione alle Life Skills è un approccio olistico allo sviluppo di valori, competenze e conoscenze nell’individuo, che aiuta i giovani a difendere se stessi e gli altri in una gamma di situazioni a rischio. Tale educazione fornisce inoltre il potenziale per mettere in pratica e rinforzare le abilità psicologiche dell’individuo. Secondo una ricerca che risale agli anni sessanta, le persone tendono a credere alle parole che si sentono pronunciare; tuttavia, affinché possano effettivamente “sentire”, esse devono prima di tutto “parlare”. Riuscire a far aprire le persone e a farle parlare di sé è una delle difficoltà che più spesso si incontrano in contesti di consulenza e terapia. Il metodo del colloquio motivazionale presume che la motivazione sia fluida e possa essere influenzata. Esso è orientato verso gli obiettivi e i traguardi, e aiuta a risolvere le ambivalenze Prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti

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aumentando il divario tra i comportamenti presenti e gli obiettivi futuri, riducendo al minimo le resistenze. Il colloquio motivazionale è un metodo collaborativo e deduttivo, centrato sulla persona, che favorisce il cambiamento e aiuta l’individuo ad analizzare e a rimuovere le ambivalenze. Lo scopo finale di questo metodo è portare i soggetti a risolvere le proprie indecisioni al cambiamento dei propri comportamenti, superando le resistenze ai cambiamenti. Per raggiungere l’obiettivo di ridurre le barriere all’accesso ai servizi sanitari e per la cura delle dipendenze che le comunità Rom incontrano in Europa, e pertanto ridurre le diseguaglianze a livello sanitario rispetto al resto della popolazione, il progetto SRAP ha sviluppato una metodologia di formazione rivolta agli operatori socio-sanitari. Questa metodologia fornisce ai professionisti sanitari che lavorano con le comunità Rom informazioni pratiche sulla loro cultura, sul loro rapporto con la salute e le droghe, e strumenti per migliorare le competenze degli operatori nel lavoro con i Rom e i giovani in particolare. La metodologia di formazione può essere applicata in diversi contesti, poiché è stata testata e adattata a diversi sistemi sanitari e assistenziali europei. I contenuti e la durata della formazione si adattano alle esigenze e alle competenze del personale sanitario. Lo strumento principale per l’applicazione della metodologia è un Manuale dal titolo Salute e prevenzione delle dipendenze fra i giovani Rom in Europa, che può essere utilizzato in diversi contesti. Esso unisce uno schema teorico alla proposta pratica, utile per gli operatori sanitari; la metodologia è basata su una proposta dialettica, derivata dall’esperienza dei professionisti che operano con le comunità Rom, soprattutto con i giovani e con i loro problemi di salute e di dipendenza dalle droghe. Da questo punto di vista, il 20


Manuale riflette e approfondisce la loro realtà sociale, la loro cultura e il rapporto che essi hanno con la salute, le malattie e le droghe; infine, aiuta a migliorare la comprensione di questa realtà, offrendo elementi utili al miglioramento delle pratiche socio-sanitarie e all’accesso ai relativi servizi da parte dei Rom. La proposta completa consiste di due parti integrate: la prima, il Manuale Pratico, che illustra i contenuti di base e la seconda, le Azioni Pratiche, che presenta una proposta didattica per azioni di gruppo rivolta ai professionisti sanitari. La struttura del Manuale riflette quella della metodologia: yy La prima parte analizza “ciò che sappiamo”, “ciò che si dice”, in materia di “salute e malattia” a proposito di Rom; si basa su studi esistenti e analizza come queste idee possano influenzare i sistemi sanitari. yy La seconda parte fornisce dati sulla realtà sociale delle comunità Rom in Europa, elementi culturali chiave, nonché idee fondamentali riguardanti la salute e le droghe. yy La terza parte, “Ritorno alla pratica”, offre strumenti pratici e teorici per l’integrazione socio-culturale delle comunità Rom nei sistemi sanitari, nelle pratiche mediche e nei progetti di prevenzione delle tossicodipendenze rivolti ai giovani. Il Manuale, la metodologia per la Prevenzione e tutto il materiale relativo al progetto SRAP sono disponibili sul sito web del progetto: http://srap-project.eu/

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Raccomandazioni per l’applicazione della metodologia SRAP 2.2

yy In base all’approccio della prevenzione selettiva, gli interventi devono essere specifici e adattati alle esigenze del gruppo target, e devono prendere in esame i rischi e le opportunità del contesto in cui i soggetti vivono. I Rom che vivono in paesi diversi vivono esperienze specifiche, e pertanto diversi sono i rischi e i fattori contestuali che portano al consumo di sostanze stupefacenti. yy Gli interventi devono essere preceduti da una ricerca qualitativa sulle specifiche caratteristiche dei gruppi target e degli schemi comportamentali esistenti sul consumo di alcol, tabacco e altre sostanze. yy Occorre verificare in che misura gli elementi chiave e i concetti base del metodo del colloquio motivazionale siano comprensibili per le comunità Rom/Sinti e se essi risultino applicabili alle loro esigenze (per esempio, che cosa significano termini come “cambiamento” e “supporto” nel linguaggio corrente dei bambini di strada Rom e Sinti). yy È importante riconoscere i fattori di rischio all’interno di determinati gruppi target, i cambiamenti non desiderati nel comportamento, allo scopo di rafforzare le difese del gruppo o dei singoli individui alle sfide e alle pressioni. È anche importante formare e rafforzare le competenze e le abilità sociali e personali (Life Skills).

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yy Gli esercizi di analisi e auto-analisi del manuale originale di Life Skills Training del Gruppo Pompidou presuppongono un livello d’istruzione medio degli utenti; si rivelano infatti complessi per chi ha un livello d’istruzione limitato o molto basso. Il manuale è stato redatto soprattutto per bambini scolarizzati, seguendo gli schemi e i programmi scolastici. Di conseguenza, i suggerimenti in esso contenuti non possono essere riprodotti così come sono presentati, ma devono essere ampiamente semplificati e adattati alle caratteristiche di Rom e Sinti. yy A livello individuale e di gruppo, dovranno essere utilizzate diverse attività creative (tecniche di drammatizzazione, realizzazione di collage, ecc.) e competitive, che comprendano stimoli visivi e siano fisicamente dinamiche. La metodologia dovrà essere implementata attraverso gare, giochi di ruolo, simulazione di situazioni, uso di immagini e di foto. yy La creazione di un team multi-etnico e dalle molteplici professionalità aiuta a conquistare la fiducia della comunità, favorisce l’identificazione e la motivazione dei partecipanti. yy È importante che i facilitatori dei gruppi abbiano acquisito un background e un’esperienza precedente in programmi di prevenzione e nella facilitazione dei gruppi; essi devono inoltre avere un’adeguata preparazione nei metodi di drammatizzazione ed essere regolarmente supervisionati. La metodologia deve essere applicata da uno staff multi-funzione: non solo da formatori, ma anche da figure quali psicologi e assistenti sociali che facilitino il superamento di barriere psicologiche o di eventuali resistenze ad affrontare le novità, che sviluppino il potenziale comunicativo e che stabiliscano relazioni positive con i colleghi e con i bambini.

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yy Dovrà essere coinvolto l’intero gruppo famigliare; è molto importante che gli adulti della comunità (fratelli e sorelle, famiglie allargate e altri) svolgano un ruolo rilevante nel programma attraverso altre attività. Se si discute dell’argomento droga con i bambini, occorre che se ne discuta anche con tutti i membri della comunità, utilizzando strumenti diversi. yy Il coinvolgimento delle autorità sanitarie è cruciale per il successo del metodo; esso deve avvenire non solo al momento dell’applicazione pratica del metodo stesso, ma soprattutto in fase di pianificazione. yy In tutte le fasi di sviluppo e di sperimentazione del progetto SRAP è stata fondamentale la partecipazione delle comunità Rom e Sinti, nonché dei gruppi d’interesse locali. Si raccomanda pertanto che la formazione e la prevenzione siano pianificate ed applicate con il coinvolgimento di tutti i gruppi, e che tutte le informazioni e le conoscenze vengano condivise con essi. yy L’approccio interdisciplinare ai contenuti da parte del personale formativo, nonché la partecipazione di operatori provenienti da entrambi i servizi, sociale e sanitario, aumenta l’efficacia del metodo e la collaborazione tra i servizi stessi. yy La possibilità di inserire la formazione nel percorso di apprendimento permanente o nei corsi di formazione professionale degli operatori socio-sanitari può aumentare la partecipazione degli stessi. yy Occorre favorire un approccio di tipo pratico alla formazione, unitamente a un approccio di tipo partecipativo, che preveda il coinvolgimento dei partecipanti e lo scambio di informazioni con i responsabili dei servizi. 24


yy La formazione dovrà essere una combinazione di seminari, lavori di gruppo, studi di casi. yy I programmi di prevenzione dovranno attingere alle specificità delle realtà locali e attivare risorse sulla base del contesto, nonché della rete di servizi, delle famiglie, delle comunità e dei gruppi di giovani, al fine di raggiungere risultati efficaci e duraturi. yy Si dovranno promuovere campagne di informazione e di mediazione, dirette ad aumentare la conoscenza dei servizi sanitari e di quelli specializzati nella cura delle tossicodipendenze, mentre il lavoro sul territorio e la mediazione dovranno essere alla base dei programmi sanitari per le comunità Rom. yy Occorre approfondire la conoscenza di quelle caratteristiche socio-culturali delle comunità Rom che influenzano la salute in modo positivo o negativo, come ad esempio: –– l’aiuto reciproco tra famigliari e parenti, il rispetto e la cura degli anziani, l’importanza del lutto; –– i problemi collegati alle differenze di genere: il ruolo delle donne come dispensatrici di cure per i parenti malati e la loro tendenza a trascurare la propria salute; la tendenza degli uomini a rifiutare le cure in quanto sintomo di debolezza. yy Occorre individuare possibili referenti all’interno delle famiglie. Una caratteristica delle comunità Rom è l’interdipendenza famigliare; pertanto, è importante coinvolgere nella cura o nelle terapie figure famigliari autorevoli come genitori, nonni o zii.

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yy Gli interventi di gruppo con le famiglie dovranno preferibilmente essere condotti separatamente, con gruppi specifici di parenti o genitori, in quanto la separazione dei ruoli e dei sessi può essere molto marcata. In caso contrario, si possono verificare problemi di comunicazione e mancanza di spontaneità. yy I centri di cura e di prevenzione devono stabilire limiti chiari e precisi, anche coinvolgendo le famiglie Rom. Ciò può risultare difficile per le famiglie stesse, che al loro interno hanno poche regole; ciò richiede un grande lavoro pedagogico nonché l’esigenza di stabilire patti chiari. yy Eterogeneità. La popolazione Rom presenta caratteristiche molto diverse: risorse differenti, individui provenienti da diversi paesi, ecc.; ciò significa che occorre concentrarsi sulla persona, per comprendere appieno il contesto e le circostanze (condizione famigliare, risorse, livello d’integrazione, ecc.). yy Coinvolgere le donne: nella prevenzione, nella cura delle malattie e delle tossicodipendenze è fondamentale lavorare con le donne e le madri Rom, traendo vantaggio dalle loro caratteristiche di intraprendenza e iniziativa. yy È importante che le donne Rom vengano accolte da personale sanitario di sesso femminile, che dovrà usare un linguaggio (verbale e non) atto a facilitare la comunicazione.

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La prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti  

La prevenzione delle dipendenze nelle comunità Rom e Sinti. European Forum for Urban Security (Efus), 2013

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