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N. 4 | 24 Settembre 2012 - Anno I

d'informazione con inchieste, reportage, cronaca, storie, interviste, cultura

Gli sfrantumati Sono in Parlamento da imputati e indagati occupano poltrone da almeno tre mandati senza imbarazzo si preparano alle elezioni Le Vele? Sono preziose

Istituto Filosofico

Via i vecchi padrini

Il “non� assessore

Vietato abbatterle sono un monumento Leggi a pagina 10

Sfrattata la biblioteca finisce in un capannone Leggi a pagina 12

Partono da Scampia alla conquista di Marano Leggi a pagina 15

Lo strano caso di Vito Amendolara Leggi a pagina 21


I Siciliani giovani "A CHE SERVE ESSERE VIVI, SE NON C'E' IL CORAGGIO DI LOTTARE?"

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LA SVISTA

Lo sterminatore di congiuntivi Luigi Cesaro e la “laura” Spaccio di testi antichi Interrogato Marcello dell'Utri Il vizio della memoria Ricordando Chinnici Asili nel caos L'assessora fa finta di nulla Governatore & moglie Dimissioni via Fb Fondazione Festival Tutti in piscina a festeggiare Schiuma a Vigliena Centrale Enel nel mirino Cavalleggeri da brivido Le “nuove” favelas Non era un eroe Il libro di De Stefano

LA FOTO

Sottoscrizioni per un giornalismo libero

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arte la nostra sottoscrizione per “I Siciliani Giovani” e “FARE RETE”, il nostro progetto editoriale per riportare la gloriosa testata fondata da Pippo Fava in edicola. Chi ha seguito il programma di Carlo Lucarelli su Raitre “Giornalisti nel mirino” ha potuto capire e comprendere cosa rappresentano “I Siciliani Giovani” è come sentire l'inno della Marsigliese. Il copyright appartiene a Riccardo Orioles e Giovanni Caruso ed a tutti amici che ho incontrato a Catania al Gapa. Una banda di briganti che intestarditi e brontoloni gettando il cuore oltre gli ostacoli hanno cominciato la navigazione a vista. Perciò dobbiamo impegnarci e sostenere con forza e convinzione questa “storia” sottoscrivendo un contributo che non va ai “Siciliani Giovani” ma ad un modo “vecchio” di intendere il giornalismo. Con il numero di questo mese abbiamo voluto centrare il nostro obiettivo sugli “sfrantumati” ovvero quei parlamentari compromessi che nonostante tutto già “lavorano” per la loro rielezione nonostante indagini, rinvii a giudizio e mancati arresti. Abbiamo raccontato due storie di camorra: l'inaugurazione di un centro per minori che si affaccia su di una piazza dedicata a Rocco Chinnici, l'inventore del pool antimafia di Palermo mentre Ferdinando Bocchetti con un'inchiesta svela come la giovane camorra vuole conquistare i territori dei vecchi padrini. Poi ci sono due reportage : Vigliena e Cavalleggeri. Le Vele da abbattere, lo sfratto della Biblioteca dell'Istituto filosofico, il caso Dell'Utri, caos asili nido e tanto altro. Vi auguro buona lettura.

Periodico d'informazione con inchieste, reportage, cronaca, storie, interviste, cultura. Giornale in Pdf scaricabile da http://www.ladomenicasettimanale.it N.4 - chiuso il 24 Settembre 2012 - Anno I

Reg. Stampa Tribunale di Napoli n. 30 del 23 maggio 2012

“Puoi cadere migliaia di volte nella vita, ma se sei realmente libero nei pensieri, nel cuore e se possiedi l’animo del saggio potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita, ma non lo farai mai in ginocchio, sempre in piedi”.

Responsabile del trattamento dati (D.LGS- 30/06/2003 n.196) Arnaldo Capezzuto

Editore TUTTI GIU' X TERRA Associazione Onlus - CF 94223580633 Direttore responsabile Arnaldo Capezzuto Redazione vico Provvidenza, 16 80136 – Napoli info. 3495064908 mail ladomenicasettimanale@gmail.com Facebook www.facebook.com/ladomenicasettimanale.it

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Giambattista ScidĂ  e Gian Carlo Caselli sono stati fra i primissimi promotori della rinascita dei Siciliani.

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Ecco gli sfrantumati

Indagati, quasi in cella, sotto processo ma attaccati alla poltrona

E' corsa tra i parlamentari campani per mettersi in salvo: è già campagna elettorale di Arnaldo Capezzuto

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econdo voi il deputato Nicola Cosentino per due volte scampato all'arresto; il suo collega di ministero Marco Milanese, salvato dalla cella per pochi voti; il senatore Sergio De Gregorio graziato dai domiciliari; l'altro componente di palazzo Madama Vincenzo Nespoli miracolato dallo scrutinio segreto; l'onorevole Alfonso Papa, lui finito in galera, ma poi ritornato in Parlamento, non saranno candidati nella prossima tornata elettorale? Certo che si. Pensavate il contrario? Vergognatevi. Siete ingenui. Siete sprovveduti. Siete gonzi. Il criterio è : più un parlamentare ha guai giudiziari e meglio è. Indagini alle calcagna, processi in corso, scampato carcere, amicizie compromettenti, imbrogli, affari opachi è la gavetta per accrescere il peso politico nel partito. I quartier generali già sono in fermento. Le segreterie politiche in automatico già sanno quello che devono fare. Promesse, piaceri, aiuti, lettere di accompagnamento, bigliettini con

segnalazioni, buoni benzina, ticket per la studi. Questi parlamentari dovrebbero spesa, cellulari in omaggio, sconti per i essere impegnati nel produrre leggi per libri scolastici: è il welfare pre-elettorale modernizzare e risolvere i problemi del molto apprezzato in tempo di crisi paese, invece, sono ossessionati dalla loro economica. L'armamentario clientelare è il agenda. La partita si gioca sul filo dei solito come del resto le facce di numeri. Rincorrere le date gomma che appaiono su bigliettini “Cosa significa delle udienze processuali, rinnovamento? e manifesti. Un'indagine ha rispettare l'orario delle Perché questi svelato che il partito degli politici dalla faccia convocazioni dell'autorità astensionisti detiene la di gomma giudiziaria. Inventarsi eventi maggioranza relativa nel nostro devono continuare per guadagnare tempo e far paese. Altro che antipolitica. a rappresentare i slittare le udienze. Trovare Come non credere alla ricerca? cittadini nelle leggine nascoste per scansarsi Come non giustificare questa istituzioni? condanne. E' mai possibile uno disaffezione? Non occorre una Perché nessuno schifo del genere? Fossero di base scientifica oppure complicati metaforicamente primo pelo e vabbè. Ma questi ragionamenti meta intellettuali: li prende a calci?” pseudo deputati e senatori avete mai visto i volti di Luigi hanno espletato – in media – a Cesaro, Mario Landolfi e Amedeo testa già tre mandati. Cosa significa in Labocetta da vicino? E' un'esperienza politichese allora il termine agghiacciante.Traumatizzante. Scappereste “rinnovamento”? Perché è così complicato a gambe levate evitando di imbattervi nelle – metaforicamente scrivendo – dare un cabine elettorali di tutto il mondo. Lo calcio elettorale nel loro sedere scienziato Lombroso avrebbe interrotto gli istituzionale e mandarli a casa? © Riproduzione riservata

Sono casertani: due sono deputati e un altro è senatore. Vestiti da sposarizio di paese hanno l'aria di chi è riuscito nella vita. Sono i tre tenori campani. Sulle loro teste politicamente coronate pendono inchieste e rinvii a giudizio da far rabbrividire. Loro però sorridono e continuano a sedere sugli scranni parlamentari. Guai accusarli ecco il solito refrain: “Ci attaccano per una pregiudiziale geografica perché siamo nati e cresciuti in terre dove la camorra prospera”

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Lo sterminatore dei congiuntivi II Luigi Cesaro, deputato e presidente della Provincia di Napoli “politico-macchietta”, analfabeta di sola andata senza ritorno al World Urban Forum fa ridere gli ospiti internazionali e non solo di Arnaldo Capezzuto

Le nuove rivelazioni La biografia di Luigi Cesaro aggiunge sconforto a sconforto. In una lontana ma pesante nota dei Carabinieri di Napoli (n. 0258456/1 del 27 ottobre 1991) si legge che “Cesaro Luigi, nato a Sant’Antimo, avvocato non praticante, assessore alla provincia di Napoli eletto nelle liste del Psi, (…) risulta di cattiva condotta morale e civile (…) In pubblico gode di scarsa stima e considerazione. E’ solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant’Antimo e dintorni”. Condannato inizialmente in primo grado a cinque anni per aver “favorito i collegamenti tra i vertici della N.c.o. Sarà prosciolto in cassazione”. Le grane non sono finite: l'imprenditore dei rifiuti Gaetano Vassallo ora collaboratore di giustizia accusa Cesaro di aver favorito il clan dei casalesi. Diversi gli affari che le cosche avrebbero fatto per anni con l'aiuto del politico di Sant'Antimo. Non è solo Vassallo a rovinare i sonni di Cesaro ma ci sono latri quattro pentiti che parlano in modo disinvolto del deputato e presidente della Provincia di Napoli. Racconti al vaglio degli inquirenti.

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enza parole. Luigi Cesaro detto Giggino 'a Purpetta, deputato e presidente della Provincia di Napoli, grande “amico” di questo giornale, ci ha lasciato senza fiato. Al World Urban Forum durante il suo discorso di fronte ad una platea internazionale si è “arravogliato” pronunciando un inglese cafonizzato da balbuzia da dialetto di Sant'Antimo. Dopo aver confuso Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, con Melchiorre, uno dei tre re Magi; oppure un “tic tac” al posto di un diktat e ancora “oggi festeggiamo i 150 anni dell'Unità della Repubblica” adesso la sua proverbiale ignoranza travalica i confini italiani e approda nel mondo. Le gaffe di Luigi Cesaro sono cliccatissime dai frequentatori di youtube. Le sue poche ma solenni interviste dove non manca mai un riferimento agli “amici” e un qualche “pobblema serio e impottante” sono tra i più visionati del Web. Ultima chicca: una sua lettura (si fa per dire) del gobbo fatta passare per un'intervista. Sembra un attore di una sceneggiata napoletana, snobbato dai suoi stessi colleghi di partito per il suo eloquio tutt’altro che fluido e, manco a dirlo poco rispondente ai canoni della grammatica italiana; arrogante e strafottente tanto da decidere, pur senza averne alcun titolo, di diventare giornalista, presentando (con la

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complicità del direttore responsabile di un periodico del Giuglianese) una falsa pratica da pubblicista. Giggino ’a purpetta per gli amici; “Lo sterminatore dei congiuntivi II” per gli avversari – deputato da quattro legislature, presidente della Provincia di Napoli dal giugno 2009, europarlamentare dal 1999 al 2001, commissario del coordinamento provinciale napoletano di Forza Italia dal dicembre 2005 al marzo 2009, coordinatore provinciale del Pdl napoletano dall’aprile 2009 e da poco riconfermato nonostante oltre quattro pentiti di camorra l'accusano di essere un assiduo fiancheggiatore dei clan. Questo signore ha in tasca una laurea in giurisprudenza. Ma come l'ha conseguita con i punti dei formaggini? Perché Cesaro non rende pubblico sul web il suo curriculum universitario? Qui di seguito la galleria degli orrori lessicali di “Giggino 'a purpetta”. http://www.youtube.com/watch?v=OZw2nJMEqqg http://www.youtube.com/watch? NR=1&feature=endscreen&v=0IomxFYl3ak http://www.youtube.com/watch? feature=endscreen&v=mlvgepd39b4&NR=1 http://www.youtube.com/watch?v=Fuc9OYlFplQ http://www.youtube.com/watch?v=ukinV6aQL4U © Riproduzione riservata


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Il teorema di Orlando La legge della quattro “C” applicata a Nicola Cosentino

Il sindaco di Palermo tira fuori l'equazione criminale di Francesco Ingravallo

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i sta chiudendo un’estate densa di incontri per l’editore Pietro Valente, per il postfatore e per i nove autori del libro “il Casalese”, ai quali il 19 luglio è stato attribuito il “Premio Paolo Giuntella” per la libertà d’informazione. Roma, Milano, Palermo, Lamezia Terme, Matera, Bari, Tortora e Ajeta (Cosenza), Pescara, Modena e Rovigo, sono state le principali tappe del tour nazionale del volume dedicato alle vicende politiche e giudiziarie dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. La Feltrinelli di Pescara (13 giugno), di Milano, piazza Duomo (21 giugno), di Roma, piazza Colonna (25 giugno) e di Bari (3 luglio) hanno ospitato alcuni degli incontri organizzati dalla casa editrice Cento Autori. Di estremo interesse si è dimostrata la presentazione il 13 giugno al Kursaal Kalhesa di Palermo, alla quale sono intervenuti, tra gli altri, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il sindaco Leoluca Orlando, il cronista di Repubblica Palermo Enrico Bellavia, coordinati dalla giornalista Mariella Magazù. E Orlando, per spiegare il fenomeno della rappresentanza mafiosa in seno alle istituzioni, ha ipotizzato il teorema delle “4 C”, secondo il quale Ciancimino (Vito, l’ex sindaco di Palermo)

sta ai Corleonesi come Cosentino sta ai fenomeni di malcostume”. Tortora (28 Casalesi. La parabola politica del luglio) e Ajeta (23 agosto) sono state le due parlamentare campano, sulla cui testa tappe calabresi del libro. A Rovigo “il pendono due richieste di arresto, (la prima Casalese” è stato ospite il 6 agosto della firmata dal gip Raffaele Piccirillo, festa del Partito democratico di la seconda dal gip Egle Pilla), “Per questo mese Borsea. Tra i partecipanti il entrambe respinte dall’assemblea di sono annunciate consigliere regionale Roberto Montecitorio, è stata il filo le iniziative: Fasoli, presentatore della conduttore degli incontri organizzati il documentarioproposta di legge della Regione inchiesta nell’ambito del “Trame Festival” di Veneto, che ha l’obiettivo di “Il Casalese” e la Lamezia Terme (22 giugno), della piece teatrale prevenire infiltrazioni mafiose rassegna “Ora Legale” di Modena curata da anche attraverso “la (16 luglio) e dei tre appuntamenti Riccardo De Luca promozione della cultura della casertani (11, 21 e 31 luglio) della compagnia legalità e della cittadinanza tenutisi a conclusione degli Experimenta responsabile”. Per settembre altrettanti campi antimafia “Terra di teatro” sono annunciate altre due lavoro e dignità”. Un evento, iniziative legate alla vicenda quest’ultimo, che ha richiamato Cosentino: l’uscita del nelle terre e negli immobili confiscati ai clan documentario-inchiesta “Il Casalese”, della alcune centinaia di giovani volontari durata di 35 minuti, realizzato dalla Cento provenienti da tutte le regioni d’Italia. Autori; la piece teatrale curata da Riccardo Molto seguita è stata anche il 4 luglio la De Luca, che sarà messa in scena dai presentazione, organizzata da “Alternativa giovani attori della compagnia “Experimenta Basilicata” e “Matera cambia!” presso la teatro”. sala consiliare della Provincia di Matera, a cui ha preso parte il presidente Franco PER APPROFONDIRE consulta il sito : Stella, che ha sottolineato “la vicinanza della http://www.iustitia.it/3_settembre_12/docum Provincia di Matera nei confronti di chi ha enti/lettere4.htm avuto il coraggio civile di denunciare certi

REPORT la trasmissione di Milena Gabanelli con una puntata in onda domenica il 30 settembre ore 21 su Raitre ha deciso di occuparsi della vicenda del libro “Il Casalese”. Da sempre ci occupiamo della storia che si nasconde dietro questo testoinchiesta che il disonorevole Cosentino e famiglia volevano al macero. Su giornale abbiamo svelato l'editto ordinato da Cosentino ai rappresentanti del Pdl: “Non partecipate a dibatti con gli autori de “Il Casalese”. Chi trasgredisce non sarà candidato

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Se le vele sono un monumento tuteliamole meglio dei Girolamini Il Comune di Napoli vuole abbattere quei palazzi della vergogna l'ex sovrintendente diceva: “E' un patrimonio da valorizzare”

di Alessandro Migliaccio

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sicurezza pubblica, ha annunciato che pensandoci bene, ci sarà qualcuno disposto l Comune di Napoli, dopo anni, entro fine anno sarà messo in campo un a pagare per vedere un simile scempio, sia finalmente dichiara guerra alle Vele di piano per demolire gli edifici, regno architettonico che sociale? L'idea di Scampia, palazzi che rappresentano il brutto incontrastato di spacciatori e criminali. trasformare le Vele in una attrazione dell'architettura moderna e che sono noti in potrebbe anche funzionare, ma non senza un tutto il mondo in quanto covo di spacciatori Il progetto della giunta, però, rischiava di impegno totale delle istituzioni sul territorio e delinquenti. La Soprintendenza, però, non vedere luce a causa dell'ex dell'area Nord di Napoli. Di certo, se si blocca tutto: “Le Vele sono un sovrintendente ai Beni architettonici e blocca l'abbattimento delle Vele per poi monumento!”. paesaggistici, Stefano Gizzi. Le lasciarle nello stato pietoso in cui sono La stessa istituzione che, però, Vele? Per lui sono “un patrimonio adesso dimenticando anche i problemi di chi “L'istituzione non vede (o fa finta di non da tutelare e da valorizzare”. Tra vive a Scampia, allora è centomila volte Soprintendenza vedere) gli scempi che si l'altro fu proprio Gizzi, due anni meglio pensare concretamente di abbatterle registrano sui palazzi e nelle era la stessa che fa, ad inviare una lettera e riqualificare il territorio con un chiese dell'arte del centro storico non vedeva o all'allora sindaco Rosa progetto serio che coinvolga i “Un altro napoletano e che fino a poche faceva finta di Russo Iervolino, a tecnici monumento , giovani. Non sarebbe meglio? La settimane fa, non s'era accorta non vedere e funzionari in cui si i Girolamini, risposta, a questo punto, passa al che i suoi stessi dipendenti gli scempi sollecitava “la non tutelato a nuovo sovrintendente. Tra l'altro avevano trasformato in sui palazzi e nelle predisposizione in tempi Gizzi, è lo stesso che è stato dovere nel corso parcheggio nientedimeno che chiese dell'arte rapidi di tutti gli atti degli anni, bacchettato poche settimane fa Palazzo Reale. Strano concetto del centro storico” propedeutici ad un' anziché la droga dal Ministero dei Beni culturali dei monumenti, quello dell'ex eventuale dichiarazione per i suoi “giudizi inopportuni e delle Vele, sovrintendente Stefano Gizzi di interesse culturale per il indebiti” espressi in occasione (sostituito da pochi giorni con l'architetto complesso storico-architettonico- si spacciavano della solidarietà manifestata a Giorgio Cozzolino che subito si è detto urbanistico delle Vele”, progettato libri antichi” don Sandro Marsano, indagato e disponibile a lasciare una sola di Vela ndr) . da Franz Di Salvo. Ora, viene da perquisito nell'inchiesta sui libri Tutto è nato quando, in pieno agosto, tra un tuffo e l'altro nel mare di Mergellina accompagnato dai fotografi dei giornali, il sindaco Luigi De Magistris, partecipando al comitato per l'ordine e la

pensare che se le Vele sono un monumento, bisogna far pagare un biglietto di ingresso ai turisti che, in stile Mario Balotelli, decidono di andarsi a fare un giro nei palazzoni simbolo del degrado e dello spaccio di sostanze stupefacenti a Napoli. Ma poi,

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trafugati dalla Biblioteca dei Girolamini. Un altro monumento, i Girolamini, che non è stato tutelato a dovere nel corso degli anni e dove, anziché la droga delle Vele, si spacciavano libri antichi. © Riproduzione riservata


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Spaccio di testi antichi interrogato Dell'Utri Berlusconi: “Lui investe in libri”

di Arnaldo Capezzuto

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cena muta. Niente saccio, niente dissi. Il senatore Marcello Dell'Utri in gran segreto è stato interrogato - per così dire - dai magistrati della Procura di Napoli (Michele Fini, Antonella Serio coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo) che indagano sul saccheggio di migliaia libri antichi trafugati dalla Biblioteca Girolamini a Napoli. Il fondatore di Publitalia convocato dai pm partenopei ha ascoltato le domande, serrato le labbra, salutato e alla chetichella è andato via. E' noto il suo spirito di collaborazione con gli inquirenti: condannato per mafia e sott'inchiesta dalle procure di mezza Italia. Nel mirino degli investigatori, questa volta, è finita la sua passione senza freno per i testi rari e preziosi. Il senatore è un tipo poliedrico: gli piace intrattenersi, interloquire e accogliere mafiosi e collezionare volumi antichi. Un bibiofilo per necessità. Un mercato quello dei testi antichi che si può trasformare in una buona copertura per chi vuole imbastire operazioni e movimenti finanziari. Questa dei libri è una strana storia, l'ennesima quando c'è di mezzo Dell'Utri, il grande burattinaio. Proprio il senatore più volte è stato avvistato nel centro antico partenopeo, a pochi passi dalla strada dei pastori, in compagnia della sua storica segretaria. Coincidenze? A Napoli oltre alla droga adesso si spacciano testi rari. All'appello mancano precisamente duemila e duecento volumi molti dati all'estero: Germania, Spagna, Usa, Australia presso case d'asta o collezioni private. Siamo alla frutta. Se da un lato Gerardo Marotta è costretto a fare gli scatoloni e trasferire la biblioteca dell'Istituto italiano per gli studi filosofici in un capannone di Casoria dall'altro chi doveva custodire un patrimonio di inestimabile valore l'ha messo a disposizione su comando. Marino Massimo De Caro, direttore della biblioteca dei Girolamini- in carcere dal 23 maggio - è considerato uomo di Dell'Utri. La sponda del senatore gli ha consentito – attraverso l'intercessione anche dell'ex capogabinetto del Mibac Salvo Nastasi – ad esempio di diventare consulente prima del ministro Galan e poi del tecnico Ornaghi e tanto altro. Tra le mani dell'amico dell'ex premier Silvio Berlusconi è spuntata “stranamente” una rara edizione di un libro di Gian Battista Vico made in Naples. Ma ci sono altri punti di contatto tra De Caro e Dell'Utri entrambi sono indagati dalla Procura di Firenze per corruzione. “Sfruttando il suo ruolo istituzionale - si legge negli atti - il senatore avrebbe favorito alcuni imprenditori del settore energetico ricevendo da tali soggetti - per il tramite di De Caro - somme consistenti di denaro apparentemente giustificate dall'acquisto di un documento antico”. Nel recente interrogatorio - infine - sostenuto da Silvio Berlusconi in cui compare come vittima di una ipotetica estorsione operata dallo stesso Dell'Utri alla domanda del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia di perché ha versato in dodici anni la somma di 40 milioni di euro al senatore, l'ex premier ha affermato: “Marcello è un mio amico e un collaboratore prezioso ho dato quei soldi perché lui ha solo due filoni di spesa: la famiglia ed i libri antichi”. Cosa aggiungere di più?

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Schiaffo alla cultura Sfrattata la biblioteca dell'Istituto filosofico Gerardo Marotta costretto a trasferirla in un capannone Trecentomila libri finiti ammassati in numerosi scatoloni di Giovanni Cardone

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opo trentasette anni dalla nascita, chiude la specialmente a Napoli, questo mi addolora biblioteca dell’Istituto Italiano per gli tantissimo spero che la cultura della nostra città Studi Filosofici di Napoli fondato dall’avvocato venga salvata, quel patrimonio di idee che sposò Gerardo Marotta era il 1975, incoraggiato in pieno la cultura della rinascita partendo dalla dagli auspici dell'allora Presidente Rivoluzione Partenopea del 1799 e da Palazzo dell'Accademia Nazionale dei Lincei Serra di Cassano dove la cultura Enrico Cerulli, da Elena Croce, “Testi rarissimi democratica e repubblicana fu figlia del celebre filosofo, dai mortificata dai sanfedisti, mi ero alcuni acquistati professori Pietro Piovani e Giovanni proposto che non succedesse più Pugliese Carratelli fondò a Napoli nel dopoguerra invece ecco ricomparire lo spettro dei l'Istituto Italiano per gli Studi nelle librerie e sanfedisti le istituzioni”. Negli ultimi Filosofici, del quale è tuttora antiquari di tutto giorni è giunta anche la solidarietà Presidente. Trecentomila libri, molti il mondo. dello scrittore Roberto Saviano che su dei quali rari, dalla prima edizione Un patrimonio Twitter ha scritto: “Sono al fianco di italiana dell’Encyclopedie di Diderot stimato in dieci Gerardo Marotta spero che le e D’Alembert, agli scritti di milioni di euro” istituzioni tutte trovino una giusta Benedetto Croce e di Giordano risoluzione per questo deprecabile Bruno. Questi preziosi volumi problema”. Marotta non si nasconde e rischiano di marcire in un accusa della situazione Guido capannone di Casoria l’immensa biblioteca Trombetti, assessore regionale ed ex Rettore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dell’Università degli Studi Federico II di acquistata nel dopoguerra dall’avvocato Napoli. Molte sono state le offerte per ospitare Gerardo Marotta, nelle librerie e antiquari di la prestigiosa collezione iniziando dal sindaco tutto il mondo, un patrimonio stimato in dieci di San Giorgio a Cremano che ha reso milioni di euro. L’inerzia assoluta delle disponibile la biblioteca di Villa Bruno oppure istituzioni sia locali che nazionali hanno da parte del primo cittadino di Ravenna e tanti procurato un danno di immagine alla città di altri, che non si sono tirati indietro dando Napoli ma a tutta l’Italia. Marotta, uomo di grande solidarietà. L'appello di Gerardo Marotta grande cultura si considera preso a calci dalle è stato raccolto da tutti gli uomini di cultura e istituzioni e dalla vane promesse fatte dalle speriamo che le istituzioni facciano lo stesso. istituzioni che per anni lo hanno preso in giro. Lo spera Napoli e la sua cultura ed i tanti Basterebbe il buon senso delle istituzioni per giovani che non potranno usufruire di questa salvare un estimabile tesoro ma come lo stesso immensa ricchezza. © Riproduzione riservata Marotta accusa : “La cultura è scomoda

12 I conti tornano Bilanci sempre in ordine zittiti i “soliti” mestatori Nel vespaio di polemiche seguito allo sfratto della biblioteca dell'Istituto filosofico, i soliti mestatori del torbido per allontanare le proprie oggettive responsabilità hanno pensato bene di accusare i vertici di palazzo Serra di Cassano di non aver tenuto i conti a posto nel corso degli anni. Un'accusa che l'avvocato Gerardo Marotta ha rimandato subito al mittente. Proprio su questo punto è intervenuto Francesco De Notaris. C'è da fare una riflessione e porre attenzione su quanto affermato dall'avvocato Gerardo Marotta a proposito dei conti dell'Istituto italiano per gli studi filosofici: “Vorrei che i ministeri competenti verificassero in occasione di nuovi provvedimenti legislativi, ancora una volta la contabilità dell'Istituto dalle origini fino ad oggi, e quanto ho personalmente elargito. Invito la schiera di quanti cercano motivi pretestuosi a recarsi negli uffici per verificare la puntualità, la correttezza e la trasparenza di tutti gli atti amministrativi”. Desidererei sapere se altri responsabili amministrativi di enti pubblici o privati hanno mai rivolto analogo invito ai cittadini tutti.

Legge ad hoc Governo corre ai ripari con un atto legislativo Il ministero per i Beni culturali corre ai ripari e annuncia un atto legislativo che metta l'Istituto italiano per gli Studi filosofici in grado di svolgere in sicurezza tutte le sue attività. Questo è il percorso che si sta delineando per salvare l'istituzione che ha sede a palazzo Serra di Cassano. Il ministro Lorenzo Ornaghi ha accolto l'appello sottoscritto a livello nazionale e internazionale da intellettuali e scrittori mobilitati in favore della creatura di Marotta. Gli Studi filosofici non sono più in grado di pagare 200 mila euro all'anno di fitto per 14 appartamenti. Cifra esorbitante che si punta ad abbattere con una sistemazione alternativa in un'altra struttura e la creazione di un fondo per le attività.

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Il Comune di Napoli finisce sott'accusa

Scogliera coi 'baffi' “accordi non rispettati” L'opera provvisoria costruita per la Coppa America non è stata ancora rimossa nonostante i vincoli Lettere, vertici, fonogrammi è guerra tra la Soprintendenza e il Municipio. La scogliera coi “baffi” doveva essere rimossa addirittura un mese dopo l'evento della Coppa America di Genny Attira

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iamo in autunno e la scogliera con i "baffi" è sempre li. L'ex sovrintendente Stefano Gizzi e adesso il nuovo: l'architetto Giorgio Cozzolino (nella foto) sono stati chiari : il rispetto dei tempi per la rimozione della scogliera

costruita ad aprile per consentire di disputare le gare della Coppa America. Il tempo è scaduto e Palazzo San Giacomo ha cumulato rilevanti ritardi sul tabellino di marcia. Il bando, infatti, è stato pubblicato solo a fine giugno, i lavori inesorabilmente cominceranno ottimisticamente non prima del mese di ottobre e avranno una durata di sei mesi. Il costo ammonta all'incirca a due milioni di euro, già previsti nel budget della regata. Gli scogli visibili saranno rimossi, e i restanti verranno segnalati alle imbarcazioni tramite delle boe. Inoltre è emersa la possibilità di abbassare il livello

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IL DUBBIO

Al timone ora c'è Hubler Un evento senza benefici chiari Dubbi più di uno e qualche inchiesta sull'operazione America's Cup. Non si conosce ancora il rapporto costi-benefici e l'impatto in termini socio-economici che la manifestazione ha comportato sulla città di Napoli e sulla Regione. Comunque si va avanti. Al timone della vecchia società di scopo, l'Acn, adesso c'è Mario Hubler, manager in uscita da Bagnolifutura

della scogliera dello 0,5 per cento in ottemperanza al vincolo paesaggistico ambientale. Verrà inoltre eliminata la scogliera radente il muro ottocentesco che ripara via Caracciolo dalle onde e ridare al “Lungomare liberato” la sua linea originaria. Il nodo è sempre lo stesso: dare il via alle opere. Non è più tempo di aspettare la Soprintendenza ha lanciato l'ultimatum: i “baffi” della scogliera davanti alla Rotonda Diaz vanno rimossi “nel più breve tempo possibile” del resto i vincoli devono essere rispettati. © Riproduzione riservata


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ROCCO CHINNICI era consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo, l'inventore del pool antimafia con Giovanni Falcone e Paolo Boirsellino. Chinnici diceva:“Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi, fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai”. Rocco Chinnici è stato ucciso il 29 luglio 1983 all'età di 58 anni con un autobomba. Con lui il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.

LE STORIE

di Claudio Riccardi

“M

Piazzetta Rocco Chinnici vittima delle mafie la figlia del giudice ucciso con un'autobomba inaugura la comunità “La Tartaruga” “Mio padre è stato il primo giudice ad andare nelle scuole e parlare con i giovani di criminalità”

io padre è stato il primo giudice negli anni Settanta ad andare nelle scuole a parlare con i ragazzi di droga e mafia in un periodo in cui l'eroina uccideva molti giovani palermitani. Questa piazza a lui intitolata traduce in concreto il suo impegno e il suo sacrificio”. Con queste parole Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, magistrato ucciso dalla mafia a Palermo nell’attentato del 29 luglio 1983, inventore del pool antimafia che volle al suo fianco magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha battezzato la piazza in onore del padre e inaugurato la comunità alloggio per minori La Tartaruga a Somma Vesuviana, diretta da Mariella Patrone. La Chinnici, da luglio di quest’anno a capo del Dipartimento Giustizia minorile, ha poi ringraziato i quattro giovani adolescenti, ospiti della Tartaruga (la struttura ne può ospitare un massimo di otto tra i 14 e 18 anni) per aver saputo cogliere l’opportunità di riscatto che è stata loro offerta, grazie a un percorso educativo personalizzato e a tirocini formativi presso imprenditori locali. Un taglio del nastro fortemente simbolico per una comunità, nata in via sperimentale a Marigliano nel 2001 e ora trasferita nel complesso polifunzionale di Somma Vesuviana, gestito dall’associazione “Il Pioppo”, antesignana nella lotta alle tossicodipendenze, fondata da un gesuita dell’istituto Pontano che qui per primo portò i ragazzi di Scampia. Una cerimonia, a tratti commovente, a cui hanno partecipato le massime autorità territoriali. Il presidente del Tribunale di Napoli, Carlo Alemi, ha voluto chiedere “scusa ai ragazzi, a nome dello Stato colpevole di non offrire, in alcuni territori, valide alternative alla devianza”. “Dobbiamo noi per primi dare l’esempio – ha sottolineato – se vogliamo che i giovani percorrano la strada della legalità. Dovremmo inaugurare tante piazze Rocco Chinnici per tenere viva la sua memoria e quella di tanti servitori dello Stato”. E il questore di Napoli Luigi Merolla ha sottolineato l’importanza delle misure alternative al carcere per il reinserimento dei giovani. Il colonnello Marco Minicucci, comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli ha sottolineato lo stretto rapporto di prossimità dell’Arma con la Tartaruga e il Pioppo e le altre realtà sociali del territorio, così come il sindaco di Somma Vesuviana Raffaele Allocca. Presenti don Tonino Palmese, vicario episcopale di Napoli e presidente onorario della Fics, Federazione internazionale città sociale, sigla che raggruppa molte realtà del terzo settore. “Oggi non inauguriamo una comunità per minori ma una rete di welfare per i giovani” ha sottolineato Salvatore Esposito, presidente Fics. Commovente l’abbraccio finale tra Caterina Chinnici e Annarita D’Arienzo, la mamma di un ragazzo a rischio scomparso prematuramente.

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Da Scampìa l'attacco frontale alle cosche dei Polverino e Nuvoletta

Sfida ai vecchi padrini Scorribande dei “ribelli” nel territorio dei boss alleati con la mafia

Venti di guerra nel fortino di Marano Si tratta di cani sciolti che avrebbero nel latitante Mario Riccio, 20 anni, cresciuto nel feudo dei Nuvoletta, il loro capo. “Guagliuni” di camorra, pronti a tutto per conquistare il potere e affari di Ferdinando Bocchetti

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i vecchi padrini hanno lanciato un inimmaginabili. Un pezzo di faida che vero e proprio guanto di sfida. Prima ormai ha valicato i confini di Scampia, “l'occupazione” dei comuni limitrofi a dunque, ma anche un gesto altamente Scampia, Melito, Mugnano, Casoria, simbolico. Per molti si tratta infatti di un Arzano e Casavatore, poi le ronde armate ceffone mollato in pieno volto ai boss nella città (Marano) roccaforte dei finiti dietro le sbarre: Giuseppe Polverino Nuvoletta e dei Polverino, a cui hanno ('Peppe 'o barone"), re dell'hashish, fatto seguito le spedizioni punitive contro i dell'edilizia e del mercato alimentare, di recente estradato dalla Spagna, e familiari degli affiliati ai clan e le Angelo Nuvoletta, già da molti pretese di pizzo ai commercianti Con il recente anni in carcere, l'uomo che aveva storici della zona. Sono le nuove arresto stretto una storica alleanza con leve di Scampia, quei “guagliuni” di Giuseppe Cosa Nostra. Un legame che un tempo venivano Polverino e i sopravvissuto agli arresti e alle considerati meno che tanti anni di morti dei boss più illustri. Le manovalanza e che oggi - carcere di voci di strada, intanto, sono un complice la debolezza delle Angelo continuo rincorrersi di ultimatum vecchie famiglie di camorra e Nuvoletta e contro-ultimatum. C'è chi parla l'assedio delle forze di polizia nei mancano capi del coinvolgimento dei Mallardo loro territori - tentano di mettere carismatici (clan dell'area giuglianese), dei le mani sui nuovi mercati. Nuove Casalesi, che in questa area e fiorenti piazze di spaccio, insomma, visto che a Secondigliano e a hanno interessi nell'edilizia e negli appalti Scampia le forze dell'ordine hanno pubblici, e chi persino della mafia assestato duri colpi e arginato le vendite. siciliana. Tutte e tre le fazioni sarebbero in Eventi che stanno però scombussolando qualche modo interessate ad arginare gli equilibri criminali a nord di Napoli e l'offensiva lanciata dai giovani camorristi, che potrebbero avere conseguenze fin qui nati e cresciuti all'ombra dei vecchi

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padrini, ma che da tempo hanno stretto legami con le bande criminali di Scampia. A capo dei “ribelli” ci sarebbe Mario Riccio (detto Mariano), poco più che 20enne, latitante, cresciuto a Marano e genero del boss “scissionista” Cesare Pagano. A supportarlo una truppa di cani sciolti: manovalanza di piccolo cabotaggio, delusi rimasti per troppo tempo ai margini dei business orchestrati dai Polverino e dai loro affiliati, desiderosi di rivincita e pronti a tutto pur di compiere il salto di qualità. Ma nel mirino delle nuove leve non ci sono solo Marano, Melito, Mugnano, Arzano o Casoria. Scampia infatti è anche a due passi da altre popolose città dell'hinterland partenopeo: Giugliano, Villaricca e Qualiano in primis, terre anche queste troppo ghiotte per sfuggire alle mire di gruppi decisi a farsi largo a tutti i costi. Come reagiranno i vecchi boss? Saranno in condizione di affrontare una nuova guerra, che si preannuncia lunga, sanguinosa e che potrebbe quindi ricalcare le orme di quella scatenata (erano gli anni Ottanta) dalla Nuova Famiglia contro i cutoliani? E, soprattutto, con quali armi e quali strategie? Difficile da prevedere le scelte. Facile invece immaginare l’ennesimo scenario di violenze e di terrore. © Riproduzione riservata


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Il cardinale è nudo però tutti lo vedono vestito Sepe scomunica de Magistris a luci rosse

Il sindaco mette la bandana e reagisce:

“Si occupi delle sue case romane” di Arnaldo Capezzuto Il sindaco Luigi de Magistris risponde per le rime al cardinale di Napoli Crescenzio Sepe che nel corso di una omelia ha attaccato l'ex pm giudicando e criticando fortemente la sua proposta di istituire un “quartiere a luci rosse” in città per contrastare il dilagante fenomeno della prostituzione.

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iciamolo e nessuno si offendi: l'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe paragonato alla figura del cardinale Carlo Maria Martini (pace all'anima sua) diventa ad dir poco un personaggio da avanspettacolo, una macchietta da cabaret, un pazzariello. Purtroppo il nostro paradiso abitato da diavoli non ha trovato, negli ultimi anni, una degna guida ecclesiastica: un pastore dalla “ferrea integrità, lealtà e con la virtù della pazienza e della misericordia” caratteristiche riconosciute universalmente a Martini. Sorvoliamo sull'ex arcivescovo Michele Giordano, trapassato ad altra vita. Su Sepe c'è poco da dire. L'ultima “uscita” è un “comizio” in occasione dello scioglimento del sangue di Santa Patrizia. Sua Eminenza, dall'altare della chiesa di San Gregorio Armeno, ha tuonato contro la proposta di dibattito e riflessione lanciata dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris sulla nascita di un “quartiere a luci rosse”. Il capo della Curia di largo Donnaregina inforcati gli occhialini e impostata la voce, a muso duro, ha sparato palle incatenate contro il primo cittadino accusandolo di : “offrire alla sua gente solo frivolezze invece di proposte concrete ad argomenti seri e di interesse generale”. L'invettiva-omelia di Sepe nella sua veste di religioso travalica la sua figura di guida dei cattolici napoletani e sposta l'attenzione sulla sua legittimità a dettare l'agenda politica ad un amministratore e in generale sul suo essere condottiero morale di una polis. Ecco - secondo pochi ma buoni – l'arcivescovo non ha l'autorevolezza per impartire lezioni di moralità a nessuno sul piano dei comportamenti. Luigi de Magistris – in un momento d'impeto e non come sostiene il “neo-sacrestano” Raffaele Cantone (una risposta di pancia, sbagliata) – ha urlato ai quattro venti una verità che pochi per calcolo ammettono pubblicamente.

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La Domenica Settimanale L'ex pm non si è fatto passare la mosca per il naso e mettendo da parte l'asfissiante diplomazia ha finalmente reindossata la bandana - quella della rivoluzione arancione - e accusato il cardinale di “un attacco politico” e piazzato una stilettata di precisione “Parla Lei che si è occupato di ben altre case quando era a Roma”. L'allusione è un macigno. Riguarda l'inchiesta che vede il porporato indagato insieme all'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi dall'accusa di corruzione aggravata. Gli affari di 'Propaganda Fide' I presunti reati (all'orizzonte anche altre contestazioni) si sarebbero consumati dal 2001 al 2006 quando il cardinale era a capo della potente “Propaganda fide”, il polmone finanziario del Vaticano. Una cricca di politici, prenditori, funzionari dello Stato e amici degli amici accreditati presso la Santa Sede che interloquivano direttamente con le gerarchie ecclesiastiche. Il menù è il solito: affari a tanti zeri. Nel piatto cotto e mangiato le solite pietanze: favori e scambi, pacchi e contropacchi. Tu mi dai un palazzo a me con lo sconto (Sepe lo avrebbe venduto a Lunardi) e lui (Lunardi) dà alla Santa Sede un finanziamento pubblico mascherato. La “donazione” insomma veste i paraventi sacri. Un'amicizia quella tra l'arcivescovo e l'ex esponente del governo Berlusconi che si è rafforza quando il responsabile del dicastero alle infrastrutture ci mette una buona parolina per far assumere all'Anas un nipote di Sua Eminenza. Se Carlo Maria Martini non amava fronzoli, cercava rapporti umani veri. Anzi finché è stato bene ha usato la metropolitana vestito con anonimo clergyman, senza croci d'oro al collo, guidando una piccola utilitaria il suo omonimo per titolo Sepe

N. 4 | 24 Settembre 2012 - Anno I è l'esatto contrario. L'ostentazione di croci d'oro, anelli formato “ciciniello” stile Gava, auto di servizio con autista sono i suoi simboli di potere completati da segreterie, staff organizzativi, uffici stampa, corte dei miracoli, cerchia di collaboratori e fedelissimi yes man. A giusta ragione quando avvenne la nomina di Sepe a Napoli una perfida Rosa Russo Iervolino commentò a taccuini rigorosamente chiusi: “Finalmente in città è arrivato un importante operatore economico”. Sepe, natio di Carinaro, ridente paesello a pochi chilometri da Casal di Principe (Caserta) è un inguaribile guascone: tra una caramella e l'altra (sigarette), un goccetto di vino e una partita del Napoli si sente al centro del mondo, il suo mondo. Qualche esempio? Accade che quando si è recato in America a Little italy ha detto con enfasi ai nostri emigranti: “Io rappresento la gente di Napoli”. Ostenta collane e anelli d'oro In occasione del miracolo di San Gennaro per scongiurare l'ennesima crisi dei rifiuti che ti fa Sepe? Prende l'ampolla con il sangue del santo e la ruota sui cumuli dell'immondizia; mentre s'indigna e ordina con roboanti dichiarazioni ai sacerdoti di non fare la comunione ai camorristi non ci pensa su due volte e raccomanda i suoi due nipoti all'Eco 4, il consorzio per la raccolta dei rifiuti dei fratelli Orsi collegato al clan dei Casalesi dove l'onorevole Nicola Cosentino ripeteva al telefono: “Song' io l'Eco4”. Una galleria degli orrori da far accapponare la pelle. Due pesi e due misure. Un re della chiesa nudo che tutti in pubblico fanno finta di vederlo vestito di autorevolezza se poi capita che il bambino-de Magistris di pancia, d'impeto, d'istinto dice pan per focaccia ecco che si solleva lo

Il duello tra il 'Papa Rosso' e l'ex pm “A Napoli serve un candidato sindaco per avviare una svolta morale” così il cardinale Crescenzio Sepe apre le “sue” consultazioni per l'imminente campagna elettorale in città. Davanti all'uscio del palazzo dell'Arcidiocesi in Largo Donnaregina è uno spintonarsi tra candidati di centro destra e di centro sinistra. C'è ressa in Curia c'è chi fa a gara nel mantenere la coroncina del rosario dell'Arcivescovo. L'unico che snobba il 'Papa Rosso' è proprio il futuro sindaco Luigi de Magistris. La scintilla tra loro scocca il 31 maggio 2011 – de Magistris aspetta la proclamazione ufficiale – occasione è la recita dei Vespri in Piazza Plebiscito per la chiusura del mese di devozione mariana. Nei mesi successivi è un alternarsi di stoccate e mediazioni per le iniziative dell'Amministrazione come il registro delle unioni civili e il testamento biologico. Si raggiunge l'armistizio lo scorso 15 giugno quando il primo cittadino (vedi foto) consegna a Sepe la cittadinanza onoraria. Ora è guerra a “luci rosse”...

Lo scorso giugno il cardinale Sepe è diventato “Napoletano doc” è stata la Giunta guidata da de Magistris a proporre ed approvare una delibera che riconosce all'alto prelato la cittadinanza partenopea

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17 scandalo. Quanta ipocrisia. Un primo cittadino ha il dovere di guardare in faccia ai problemi e proporre soluzioni giuste o sbagliate che siano, stimolare il dibattito, avviare discussioni per responsabilità della comunità che amministra: de Magistris ha fatto bene a sparigliare le carte in tavola. Le camorre oltre al traffico della droga guadagnano milioni di euro con il mercato della prostituzione. Arcivescovo cerchiobottista Il cardinale sembra un'anima bella, un cerchiobottista d'assalto, un “signorotto” di chiesa che per interesse agisce da politico demagogo. Se Sua Eminenza è così sensibile ai “quartieri a luci rosse” perché nel corso dei decenni che ha regnato Silvio Berlusconi di fronte alla sua disinvoltura di letto non ha mai mosso un solo rilievo né “politico”, né morale? Nei tanti incontri mai un imbarazzo, mai una parolina puntata, mai una critica. Niente. A Napoli si dice : “si è misurato la palla”. Sepe è fustigatore dei deboli e acquiescente con i potenti. Anzi davanti agli scandali a luci rosse dell'ex premier (Berlusconi sarebbe stato - tra l'altro - a letto anche con un paio di minorenni) l'ex Papa rosso non ha fatto una piega ha sempre ripetuto come un mantra: “Non condanno i fatti privati di Silvio Berlusconi ogni uomo ha un lato buono e l'altro cattivo”. Amen andate in pace...Bene ha fatto il primo cittadino de Magistris a polemizzare e ri-perimetrare i confini tra l'autonomia amministrativapropositiva di un sindaco eletto ed i comizi-omelia di un arcivescovo poco autorevole. Certo il prevedibile lavorio delle diplomazie, la retromarcia, la stretta di mano al circolo del tennis tra i due duellanti, le dichiarazioni ipocrite di amicizia, certificano che il sindaco de Magistris è si un rivoluzionario del compromesso. © Riproduzione riservata


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Asili nido, anno zero

Caos e disorganizzazione Delibera pasticcio tiene sulla corda oltre trecento insegnati precarie di Pier Paolo Milanese

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L'assessora non sorride più

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i preparerebbe ad un nuovo rimpasto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, aggiustamenti in giunta per rendere l'azione di governo della città più incisa e efficace. I rumors danno con insistenza l'uscita da Palazzo San Giacomo di Annamaria Palmieri, assessore all'istruzione del Comune di Napoli. I bookmachers ne sono certi: sarà la prossima “vittima” del primo cittadino che ormai non lo nasconde di essere insoddisfatto del rendimento della sua assessora. Dopo la defenestrazione degli assessori Pino Narducci e Riccardo Realfonzo forse toccherà proprio alla Palmieri lasciare gli uffici del terzo piano del Municipio. L'ex pm non è affatto contento del lavoro svolto fin d'ora dall'assessora. L'inizio dell'anno scolastico è stato più duro di quello che s'immaginava. Non è sbagliato parlare di un vero e proprio fallimento. Con mamme e bambini lasciati in alto mare. Asili nido e scuole della prima infanzia lasciati all'anarchia più totale poche le maestre e insufficiente i collaboratori didattici. Un flop clamoroso. A questo bisogna aggiungere i ritardi colossali nella pubblicazione del bando per avviare la refezione scolastica. Un buco organizzativo che sarà colmato con la “solita” assegnazione al privato di turno per la gestione del periodo vacante ottobre/gennaio. Certo le sforbiciate durissime del governo centrale ci sono state ed hanno condizionato sulla programmazione ed erogazione dei servizi fondamentali e costituzionalmente garantiti. Ma questo non dev'essere usato come paravento per nascondere sotto il tappeto le responsabilità dell'assessora Palmieri che più di una volta avrebbe fatto indispettire il sindaco De Magistris con “uscite” poco rivoluzionarie. Bocche cucite a palazzo San Giacomo. Nessuno parla. Il momento è delicato. Adesso si punta tra le indicibili difficoltà a far decollare il comparto scuola e stabilizzarlo assorbendo le carenze poi si procederà con l'aggiustamento. © Riproduzione riservata

a campanella from Naples e dintorni è suonata ufficialmente il 13 settembre. Una sofferta delibera a firma del sindaco Luigi De Magistris datata 31 agosto aggrappata costituzionalmente all’indispensabilità ed infungibilità del servizio sembrava aver spalancato le porte all’incarico per oltre 350 maestre ed educatrici precarie e garantire un avvio di anno scolastico regolare. La realtà è un’altra. Per rastrellare i soldi per le maestre precarie, nonostante fossero a bilancio, i tagli devono restare nel settore scuola. Gli altri comparti non si toccano. Parola della triplice sindacale, che il 12 settembre vede approvata la “sua” delibera sul salario accessorio. E non è lettera morta. Ancora una volta a maestre, scuola e i bambini è toccato il lato corto della coperta. Forse una ragione. Sociale. E così, con le risorse ridotte al lumicino, si conferiscono solo 37 incarichi, giusto per tappare le falle. Ma è come svuotare il mare con un secchiello. L’assessora Annamaria Palmieri si prodiga e si moltiplica, sembra possedere il dono dell’ubiquità: rilascia interviste, riceve i sindacati; dirime contrasti. Taglia, cuce e fa i conti della serva. Da buona massaia dell’amministrazione comunale fa quadrare il bilancio del suo disastrato assessorato: arruola striminzita forza lavoro e assegna alle scuole personale di ruolo precedentemente collocato in uffici amministrativi. Ecco di scena il gioco delle tre carte col personale educativo imponendo la mobilità sul territorio. “Perché le scuole vanno aperte.” è il suo must. E’ riuscita in meno di un anno a vaporizzare quegli standard di qualità fissati in dieci anni dalla giunta guidata da Rosa Russo Iervolino. L’ex- sindaco aveva, infatti, investito molto negli asili nido comunali e ne aveva triplicato il numero sul territorio comunale partenopeo. Ancora troppo pochi- come si evince da un recente studio della Gesco in un convegno tenutosi a giugno. E si strizza l’occhio al privato sociale in caso di default della scuola comunale. Ci stiamo arrivando: negli asili nido regna ormai il caos assoluto. Strutture inaugurate e mai aperte; carenza cronica di collaboratori scolastici; scarsi supporti didattici; rapporto educatore bambino da sempre oggetto di concertazione in ogni parte d’Italia, innalzato verticisticamente da uno a dieci citando una legge regionale del 2009 mai stata oggetto di trattativa con le parti in causa o di un dispongo, come è accaduto per altri atti deliberativi comunali recepiti da Burc regionali. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: lattanti rimandati indietro per mancanza di personale; sezioni pollaio con 35 bambini dai 12 ai 36 mesi con due educatrici; accoglienza e ambientamentopunti cardine per il bambino che si affaccia nell’ambiente formale scolastico per la prima volta- polverizzati; bambini già scolarizzati senza punti di riferimento perché le loro educatrici sono sradicate dalle scuole di origine e trasferite con ordini telefonici in modalità tappabuchi on the road a supporto in altri plessi . I veri responsabili invece se la suonano e se la cantano giocando a scarica barile. Assistiamo in questi giorni alla telenovella “La Palmieri “refezione sì /refezione no” : un appalto studiato e ragionato dimentica di con un protocollo innovativo che prevede un’unica ditta inserire tutti gli refezionante in tutte le dieci municipalità. Le buste si sarebbero dovute aprire il 25 settembre ma qualcuno si 89 posti di accorge che mancavano le grammature nel capitolato. sostegno ai Rewind: tutto da rifare e solito rimpallo di responsabilità. bambini disabili L’apertura delle buste slitta ulteriormente e, con loro, anche però va a l’inizio della refezione, foscamente previsto per gennaio. protestare sotto Però l’assessora fa i compiti: ha una soluzione per tutto e da brava prof. ragiona con i dirigenti delle municipalità Montecitorio” sull’idea di una gara d’appalto ristretta-mala tempora currunt- che guidi la transizione verso il nuovo appalto, fissando intorno al 20 ottobre la data d’inizio della refezione. Intanto la Palmieri, tra una commissione e l’altra, trova anche il tempo di seguire il suo ruolo istituzionale. E davanti Montecitorio manifesta con l’associazione “Tutti a scuola” a favore dei diritti dei bambini disabili. Touchè, assessora :l ei predica bene ma razzola male, considerando che, nell’indispensabilità del servizio, ha dimenticato di inserire tutti gli 89 posti di sostegno, dandone solo una ventina alle aventi titolo. I restanti posti sono congelati fino alla refezione. Nel frattempo i genitori cominciano ad autogestirsi la refezione scolastica...

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Nomine di “famiglia” Polemiche e via Fb rimette l'incarico di Luigi Fonderico

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LA SUA FAMA È

di grande scienziato. Il suo erchè il presidente della Regione curriculum è di eccellenza. Campania Stefano Caldoro, tra i Annamaria Colao, moglie del governatori più apprezzati d'Italia, (è Governatore Caldoro è stata indicata dai consigli universitari terzo nella classifica nazionale come componente di un osservatorio gradimento) ha nominato la moglie regionale. La nomina è stata Annamaria Colao, scienziata e formalizzata da suo marito nel professoressa di fama, componente ruolo di presidente della Regione Campania ed ha suscita un dell'Osservatorio per la formazione vespaio di polemiche. Per una medico specialistica per verificare lo questione di opportunità standard di attività assistenziali dei istituzionale la professoressa Colao dopo un garbato sfogo su medici specialistici? E' vero è stata Facebook ha annunciato sempre designata dai presidi delle facoltà di attraverso il social netwok di aver Medicina e Chirurgia, sentiti i rispettivi rimesso il mandato al preside del polo universitario. consigli di facoltà. E allora? Non si poteva evitare la “nomina in famiglia”? Il marito della professoressa non ci ha assassas assasa pensato su due volte e lo scorso 24 del sospetto dietrologico. Allora la Colao maggio ha firmato il decreto di nomina: il sempre via social network ha tagliato la numero 154. A sollevare il velo sulla testa al toro: “Voglio tranquillizzare il faccenda è stato Carlo Aveta, consigliere consigliere Aveta e tutti coloro che regionale e segretario campano della ritengono la mia presenza Destra che in una interrogazione urgente nell'osservatorio 'inopportuna', che ho già ha sottolineato : “Appare quantomeno informato il Preside della facoltà di inopportuna, da parte del presidente della Medicina della Federico II che rimetto a Giunta, la nomina della moglie in un lui la scelta di un altro rappresentante osservatorio regionale”. La studiosa della facoltà per le scuole di fresca di nomina ha tirato fuori gli artigli specializzazione medica. Il mio tempo da e su facebook ha postato un commento ora in avanti lo dedicherò a migliorare la esplorativo: “Cari amici miei - ha scritto - cultura e lo stato della ricerca ancora una volta la mia relazione internazionale che mi ha sempre famigliare mi mette in condizione di dimostrato grande apprezzamento e che essere discriminata...non ha alcun valore mi ha dato enormi il curriculum scientifico, non soddisfazioni. Inutile dire, “La moglie di serve che la mia nomina sia stata Cesare dev'essere molto ma molto di più del decisa dalla facoltà di medicina al di sopra di ogni nostro piccolo mondo antico”. nella quale opero da 25 anni e che sospetto. Figurarsi Un'apoteosi di post, commenti la regione non abbia avuto alcun quella di un e aggiungi amici. Un ruolo decisionale, neanche che ho presidente di una messaggio contro i dietrologi formato intere generazioni di Regione. Ciò che della malapolitica. Un forte specialisti di endocrinologia… no. dovrebbe essere segnale di rinnovamento in un Sembra che l'unica cosa che conti normale appare momento di disorientamento. straordinario” è che io ho il demerito di aver Certo è tutto anche tutto sposato Stefano! Che ne pensate? questo. Però che fatica. È tempo che io divorzi per avere il Dovrebbe essere l'ABC. La moglie di rispetto che merito per la mia Cesare dev'essere al di sopra di ogni professione?”. Simpatica e spigliata, la sospetto. Figurasi poi quella di un moglie del governatore non c'è dubbio. presidente di Regione.☻ Però il cortocircuito c'è. Ovvero l'ombra © Riproduzione riservata

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L'asterisco Il presidente Caldoro

fa il ballo del pulcino Pio Pio La Regione Campania è bloccata. Il presidente Stefano Caldoro èsempre più ostaggio dei veti incrociati di sua maestà Nicola Cosentino. A Palazzo Santa Lucia regna l'immobilismo. Ci sono due assessori da nominare in giunta ma si rischia di rompere equilibri fragilissimi. Allora? Meglio fare il ballo del pulcino Pio, Pio. In pole position c'è Daniela Nugnes e Fulvio Martusciello. I problemi riguardano la Nugnes il Casalese Cosentino ha espresso pollice verso. La Nugnes (Pdl) di Mondragone e figlai di una vittima di camorra e parte civile nei processi contro i clan. Requisiti che in alcuni settori del Pdl fanno storcere il naso. Allora meglio decidere di non decidere...Pio, Pio!


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Il “non assessore” Creatività alla Regione Campania Il governatore nomina Vito Amendolara Lui da consulente regna all'Agricoltura di Claudio Riccardi

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UN CUOCO PERFETTO asce il primo “non assessore” della Vito Amendolara, il “non storia della Repubblica. La assessore”, nominato consigliere rivoluzione politico-istituzionale è targata del presidente dopo che il suo Regione Campania. Il solito laboratorio assessorato si è dissolto. Il innovativo-rivoluzionario. Non si tratta di recente blitz della Guardia di un Avatar ma di un politico in carne, ossa Finanza negli uffici della Regione Campania sull'onda dello e portafoglio, infatti, ogni mese il “non scandalo della Regione Lazio assessore” incassa un cospicuo assegno dovrà approfondire anche la che nessuno sa quantificare. Signori e posizione di Amendolara. Dei suoi compensi non c'è traccia signori benvenuti nella “regione dei balocchi”. Non parliamo di Pinocchio ma assassas dei Lucignoli di carriera. Il ragliare porta assasa bene. La Regione Campania guidata dal dormiente Stefano Caldoro con un decreto principi della rappresentanza femminile collaboratori, informazioni sensibili da ad hoc, infischiandosene della previsti dallo stesso statuto della Regione rendere pubbliche. Il suo nome non c'è. La trasparenza, delle sentenze, dei tagli Campania. Il presidente Caldoro deve Regione con una manovra craxianalineari, del dibattito sulla casta ha precipitosamente fare marcia indietro. dorotea aggira la sentenza e Amendolara senza neppure essere eletto nominato suo consigliere per i problemi Amendolara non è più consigliere regionale si becca un dell'agricoltura Vito Amendolara, ex assessore e torna mesto mesto “Non si conosce a piazza Garibaldi alla leader della Coldiretti. Si tratta, in realtà, a quanto ammonta posto in prima fila a Palazzo Santa Lucia. Il “non assessore” è di un ripescaggio. Amendolara è presidenza della sua Coldiretti lo stipendio attivissimo: a giugno con gli occhi l'assessore ombra dell'Agricoltura. Un che - per la verità - proprio di Amendolara. naviga nell'oro. Spulciando scintillanti annuncia il caso più che politico è da manuale della non riconoscimento dei piatti tipici Prima Repubblica. In realtà Vito Rinunciare ad una poltrona il sito web della Campania; incontra la Amendolara è nominato assessore così importante è frustrante. dell'Ente rappresentanza estera, firma e regionale all'Agricoltura nella giunta Ma chi rinuncia? Scherziamo? non c'è traccia controfirma leggi; a volte boicotta Caldoro il 14 luglio 2010 dopo le Amendolara rientra dalla neppure progetti chiavi in mano (vedi la dimissioni di Ernesto Sica, sindaco di finestra. Resta inchiodato alla del suo nome” vicenda del Mercato dei fiori di Pontecagnano e imposto a Santa Lucia sua poltrona di assessore solo che cambia nome e Ercolano) insomma un discreto dall'ex coordinatore regionale Pdl diventa consigliere del cuoco che cucina pietanze riscaldate per i Nicola Cosentino per tramite da “Una sentenza presidente Caldoro per i soliti amici. Non sono solo cerimonie e Silvio Berlusconi. Sica non ha lo fa decadere problemi dell'agricoltura. onorificenze. Nella stanza ovattata neppure il tempo di fare danni che dall'assessorato Amendolara c'è ma non si occupata da Amendolara, il “non viene coinvolto nell'inchiesta regionale. vede. E' un “non assessore”. E' assessore”, passano anche una pioggia di sulla P4 dove lo stesso Il presidente un'ombra. Uno spettro politico. soldi pubblici come le risorse Cipe circa governatore è parte lesa per la Caldoro Un Avatar che a fine mese si 40 milioni di euro, i piani europei circolazione di un dossier lo nomina mette i soldi pubblici in tasca. regionali che prevedono finanziamenti per costruito a tavolino per screditarlo suo consigliere Non solo un bello stipendio ma 50 milioni di euro, senza contare i 100 davanti all'opinione pubblica e per i problemi portaborse e milioni e passa destinati alle aree rurali fargli perdere la candidatura in dell'Agricoltura” anche collaboratori e auto di servizio interne. Una valanga di milioni per il favore del plurinquisito, il con autista. Spulciando il sito settore agricolo gestiti da “un non disonorevole Cosentino. prima nominato, poi Amendolara mentre brinda la nomina ad web della Regione del “non assessore” assessore”, assessore con i vini del Vesuvio e un non c'è traccia. Nulla. Niente. Il vuoto. cancellato da una sentenza e da una legge attimo prima di legiferare: una sentenza Eppure la nomina di Amendolara fatta dal e resuscitato senza essere stato eletto con del Consiglio di Stato gli sbarra la strada. presidente Caldoro dovrebbe rientrare tra i un decreto introvabile... © Riproduzione riservata esterni nell'elenco dei La sua nomina ad assessore viola i consulenti

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L'INCHIESTA. Lo scandalo è di casa alla Fondazione Campania dei Festival

Il teatro dei “cravattari” Meno soldi agli attori più ai dirigenti Un pozzo senza fondo finanziato dalla Regione Caterina Miraglia, assessora alla Cultura della Regione Campania insieme ad una corte di selezionatissimi invitati – a fine giugno – festeggiava con un rinfresco la chiusura della stagione della Fondazione Campania dei Festival e per buon augurio non ha esitato - nell'euforia - a lanciarsi vestita in piscina come Anita Ekberg seguita a ruota da collaboratori, portaborse e manager tra loro Luca De Fusco. Una sorta di “stasera mi butto” per celebrare praticamente un fallimento. Polemica di questi giorni, infatti, sono i tanti spettacoli organizzati dalla Fondazione Campania dei Festival in occasione del World Urban Forum: pochi partecipanti e buffet sovradimensionati. Costi naturalmente a carico della Fondazione. Sprechi che si aggiungono a sprechi. Passando al setaccio i conti e gli eventi creati dalla Fondazione Campania dei Festival si resta impietriti. Il super pagato e discusso direttore Luca De Fusco con quasi 8 milioni di soldi pubblici a scapito di artisti e spettacoli nella sua gestione privilegia le consulenze e servizi. Solo per la comunicazione e il marketing sono andati in fumo 800mila euro. (ar.ca.)

edizione ai 7.125.000 euro di quest’anno, con un aumento di 250.000 euro. Quasi la metà degli investimenti, parliamo di 3.075.000 euro, sarà utilizzata per pagare attori, compagnie e laboratori. Artisti al verde Quasi 2 milioni in meno rispetto al 2011 saranno destinati quindi agli artisti, categoria che dovrebbe essere il fulcro del Festival. Molti soldi in più saranno spesi, invece, per i servizi logistici ovvero la messa in sicurezza degli spazi. L’anno scorso è stato destinato a tale finalità mezzo milione di euro, quest’anno sono stai impiegati euro 1.200.000. Il NTFI e gli altri festival promossi dalla Fondazione Campania dei Festival sono stati negli anni un supporto economico per gli spazi teatrali in città. Nell’ultima edizione il “supporto” è stato di 800.000 euro, quest’anno si è ridotto del 50%. Un milione per la comunicazione

CAFONAL

di Rosario Esposito La Rossa

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vevamo chiuso il 2011 con una spesa complessiva di 6.875.000 euro da parte della Fondazione Campania dei Festival. Un decimo delle risorse è stato utilizzato per un solo spettacolo, quello del direttore Luca De Fusco, L’opera de tre soldi (720mila euro). La Regione Campania ha reso note tramite il suo sito le spese effettuate dalle istituzioni per la realizzazione dell’edizione 2012 del Festival. Siamo passati dai 6.875.000 euro della scorsa

Nella foto: L'assessora Miraglia con il direttore De Fusco mentre vestiti fanno il bagno in piscina

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Spaventosa la voce spese denominata “Servizi del Cerimoniale, accoglienza e ospitalità internazionali”: dai 25.000 euro del 2011 si è arrivati ai 450.000 euro nel 2012. Sono aumentate anche le spese per la comunicazione e il marketing (da 250.000 euro a 800.000) e i finanziamenti per la promozione turistica (da 300.000 a 400.000 euro). Infine lo staff, il personale e i dirigenti del Festival: nel 2011 “appena” 100.000 euro sono stati i soldi impiegati, oggi ben 800.000 euro. Debuttanti per fare cassa Analizzando questi numeri viene fuori che nonostante si sia speso di più i soldi destinati ad artisti e teatri è diminuita di 1.300.000 euro. In due anni sono stati stanziati per i festival campani 14 milioni di euro, ma soltanto 8 milioni sono stati quelli utilizzati per la messa in scena di spettacoli. A rimetterci ovviamente saranno i cittadini. Nel 2011 il Contributo POR Campania è stato di 4.685.000 euro e tra gli incassi comparivano 2.190.000 euro di sbigliettamento e sponsor. Oggi nel 2012 i contributi regionali saranno di 6.315.000 euro (+1.630.000 euro), mentre tra sponsor e sbigliettamenti si prevedono appena 800.000 euro, nonostante si ipotizzi una affluenza di 60.000 spettatori Parliamo di 13 euro a biglietto per persona, nonostante i costi dei tickets siano di gran lunga superiori. Previsti, infine, in Campania dalla Fondazione Campania dei Festival 38 debutti e 107 repliche. Ognuno tiri le sue somme. Per approfondire consulta il sito web: http://www.quartaparetepress.it/index.php /2012/06/09/come-spartisce-i-soldi-lafondazione-campania-dei-festival/


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DOSSIER

Centrale di Vigliena Lo sbuffo del mostro <<<<aaaasss

La centrale elettrica a turbogas di Vigliena è sorta sulle ceneri di un altro insediamento energetico nel cuore del quartiere di San Giovanni a Teduccio. Una ristrutturazione mascherata che ha bypassato autorizzazioni, permessi, nullaosta, verifiche e valutazione dell'impatto ambientale. Un comitato civico documenta con tanto di foto choc l'inquinamento che provoca l'impianto di Monica Capezzuto www.ladomenicasettimanale.it


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Una centrale turbogas nel cuore di un quartiere

Nessun o credeva alle segnalazioni dei residenti della Vigliena nel quartiere di San Giovanni a Teduccio che denunciavano di sera strane chiazze giallastre fuoriuscire dagli scarichi della centrale elettrica a turbogas. Ma quando due animatori di un comitato civico hanno diffuso le foto choc allora è scattato l'allarme: Arpac, Capitaneria e Regione hanno disposto accertamenti. Chiazze giallastre in mare Lo scenario è tetro, claustrofobico, orrido. La schiuma giallastra la si vede da lontano. Una scia maleodorante ammorba l'aria e fa lacrimare gli occhi. Il fetore lo si percepisce soprattutto quando gira il vento. Non sorprende la denuncia di Vincenzo Morreale e Antonio Trotta del comitato civico San Giovanni a Teduccio che a fine agosto hanno documentato con inequivocabili foto enormi chiazze di colore bianco e giallo che ogni sera prendono il largo a partire dal canale delle acque di raffreddamento della centrale turbogas della Tirreno Power a Vigliena nel cuore del quartiere di San Giovanni a Teduccio. Quel tratto di litorale nonostante la presenza di scarichi refrigeranti degli impianti

e canaloni fognari sono una zona di bagni. Gli avvisi di non balneazione, i cartelli di pericolo, i divieti sono inutili. I residenti per tradizione ci vanno. Improvvise onde anomale, gorghi artificiali, correnti e dislivelli create dalle turbine della centrale hanno rubato tragicamente vite. Non si conosce il vero carico inquinante di quello specchio d'acqua: ci sono residui fecali ma anche metalli pesanti. Una situazione esplosiva. Dicevamo non sorprende l'ennesima denuncia di Morreale e Terracciano: sono anni che battagliano. La riconversione della centrale della Vigliena è stata illegale. Non si conosce il carico inquinante Quel mostro – denunciano – è stato costruito contro ogni normativa e regola di buon senso. La vicenda è lunga e travagliata. Ufficialmente non si tratta di un impianto nuovo ma di una riconversione del precedente. Escamotage raffinato per tenere lontane le burocrazie dei nullaosta, permessi e studi di impatto ambientale. Dall'uovo è spuntata una centrale turbogas della Tirreno Power (Gdf Suez, Sorgenia, Hera, Iren i detentori delle quote) non compatibile con gli standard di sicurezza dei centri abitati e

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ambientali. Una centrale di grosse dimensioni a ridosso di un quartiere densamente abitato ed a pochi metri dal nuovo porto merci di Vigliena. Un'assurdità. La comparsa delle mostruose chiazze sono solo l'ultimo inconveniente denunciato dagli attivisti del comitato civico. L'iniziativa di Morreale e Trotta ha avuto il merito di far smuovere l'Arpac, la Capitaneria e la Regione. I vertici della multinazionale per ora non danno spiegazioni. Le uniche informazioni sono quelle celebrative del sito web della Tirreno Power sull'impianto di Napoli. Le accuse di Morreale e Trotta “Napoli est - protestano con forza Trotta e Morreale - è già un concentrato di veleni e di degrado. È inaccettabile che si continui ad avvelenare il mare e la vita della gente, impunemente. Il raccapricciante spettacolo di questi giorni disegna uno scenario ben lontano sia dalle rassicuranti brochure pubblicitarie diffuse dalla Tirreno Power, sia dagli atti pubblici in cui, nero su bianco, si impegnavano ad instaurare un rapporto con la cittadinanza basato sulla più totale trasparenza”. © Riproduzione riservata


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FOTOREPORTAGE

Le nostre favelas Cavalleggeri <<<<aaaasss

Mentre è andato in scena alla Mostra d'Oltremare l'incontro internazionale World Urban Forum sull'urbanizzazione del mondo a due chilometri di distanza gli abitanti di Cavalleggeri sono costretti a convivere quotidianamente con una grande discarica. E' la Napoli delle contraddizioni. Queste foto sono un vero pugno nello stomaco di Giuseppe Parente www.ladomenicasettimanale.it


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entre il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, in compagnia di illustri ospiti del World Urban Forum passeggiava in bicicletta senza fretta come canta Riccardo Cocciante, per il lungomare Caracciolo liberato solo dalle auto, con Roberta Di Casimirro, regista Rai e brava fotografa, ci siamo inoltrati nella zona di Cavalleggeri, per ammirare, si fa per dire, il livello di “urbanizzazione”. Per i non napoletani, Cavalleggeri dista appena due chilometri dalla Mostra d’Oltremare, dove fino al sette settembre, è andato in scena il World Urban Forum: una importante conferenza sull’urbanizzazione del mondo. Come dimostrano le foto, scattate da Roberta Di Casimirro, di riqualificazione urbana e di verde ce ne è davvero poco in giro, visto che da tempo, come ci raccontano diversi residenti, l’area di Cavalleggeri si è trasformata in una vera e propria discarica a cielo aperto.

27 indegno del vivere civile, si trova lungo il perimetro di una area militare, a poche decine di metri da un circolo didattico, frequentato da centinaia di bambini dell’asilo e delle scuole elementari, e da una Caserma dei Carabinieri. E’ possibile che nessuno abbia mai notato questo scempio? Misteri napoletani. Enigmi irrisolti. Maria, giovane madre di una bimba, di 6 anni, è molto preoccupata: sua figlia da poco ha cominciato a frequentare la prima elementare al circolo didattico che si trova a pochi metri dai rifiuti. Lungo la strada -non fa notizia- con una straordinaria “normalità” c'è un auto di una scuola guida che nel bel mezzo dello sversatoio esegue manovre di parcheggio. Ma non solo. Al calar del sole è abitudine delle coppiette in cerca di intimità ad andarsi a “infrattare” nella strada. Amore e desolazione. Che tristezza. Napoli ha tante Cavalleggeri

Vicino alla scuola uno sversatoio

Ciò che sorprende e allo stesso tempo spaventa è l'assuefazione, come se al posto della discarica putrida e puzzolente ci fosse un bel giardino fiorito, con aria linda e pura. “Da poco è terminato – spiega Mario, insegnante di scuole medie, impegnato in una associazione di volontario che opera nel quartiere di Cavalleggeri - il forum mondiale sull’urbanizzazione e sinceramente avrei pagato oro se i graditi ospiti internazionali, facevano una passeggiata fuori programma proprio a Cavalleggeri così si rendevano conto che alla fine si fanno solo chiacchiere mentre i problemi non si risolvono, anzi. Esistono tante Cavalleggeri a Napoli. Non siamo più davanti all'emergenza rifiuti. Però avere interi pezzi di città ridotti a pattumiere inquieta e non poco. Il sindaco De Magistris e il suo attento vice l'assessore tuttofare Tommaso Sodano dovrebbero parlare di meno e pensare di più al territorio. Più volte hanno annunciato di voler stanare gli inquinatori di professione allora perché non lo fanno? A chi aspettano? Il reportage è a disposizione, parte delle foto sono qui pubblicate altre le possiamo recapitare al Municipio l'importante è che s'intervenga. Presto.

Una volta giunti su via Della Caserma di Cavalleria ci ritroviamo lungo una strada che segue il perimetro di una vecchia caserma, tra abitazioni ed aree industriali dismesse. La carreggiata, in entrambi i lati, è invasa da cumuli di rifiuti, di ogni tipo: uno spettacolo raccapricciante. Si resta in apnea per evitare di inalare il fetore. Uno spettacolo allucinante che gli abitanti della zona sono costretti a subire ogni santo giorno. Concetta è una giovane studentessa di giurisprudenza, oramai abituata a questo squallore, indegno per una città dove da Palazzo San Giacomo ossessivamente ricordano che è in corso “la rivoluzione”. Ma di che parlano? Il paesaggio è davvero desolante e mette i brividi. Antonio, insegnante delle scuole elementari, da poco tempo andato in pensione è rassegnato. “Sembra di abitare in una favelas”. Pasquale, infermiere, in una clinica privata, ci indica una area adibita a discarica di pezzi di automobili e pneumatici, mentre poco più avanti vi sono mobili, televisori, lavatrici, frigoriferi, che fanno bella mostra, si fa per dire. Non mancano scarti tessili tra cui spiccano pantaloni e calzature, residui di lavorazioni di pelletteria tutto ammucchiato e pronto per essere dato alle fiamme, nel più facile dei modi. Questo sversatoio a cielo aperto,

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I Siciliani giovani ­ rivista di politica, attualità e cultura fatta da: Gian Carlo Caselli, Nando dalla Chiesa, Antonio Roccuzzo, Giovanni Caruso, Margherita Ingoglia, Norma Ferrara, Michela Mancini, Sara Spartà, Francesco Feola, Luca Rossomando, Lorenzo Baldo, Aaron Pettinari. Salvo Ognibene, Beniamino Piscopo, Giulio Cavalli, Paolo Fior, Arnaldo Capezzuto, Pino Finocchiaro, Luciano Mirone, Rino Giacalone, Ester Castano, Antonio Mazzeo, Carmelo

Cronache

Catania, Giacomo Di Girolamo, Francesco Appari, Leandro Perrotta, Giulio Pitroso, Giorgio Ruta, Carlo Gubitosa, Mauro Biani, Kanjano, Luca Ferrara, Luca Salici, Jack Daniel, Anna Bucca, Grazia Bucca, Luciano Bruno, Antonello Oliva, Elio Camilleri, Fabio Vita, Diego Gutkowski, Giovanni Abbagnato, Pietro Orsatti, Roberto Rossi, Bruna Iacopino, Nerina Platania, Nadia Furnari, Riccardo De Gennaro, Fabio D'Urso, Sabina Longhitano, Salvo Vitale.

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Gli ebook dei Siciliani I Siciliani giovani sono stati fra i primissimi in Italia ad adottare le tecnologie Issuu, a usare tecniche di impaginazione alternative, a trasferire in rete e su Pdf i prodotti giornalistici tradizionali. Niente di strano, perché già trent'anni fa i Siciliani di Giuseppe Fava furono fra i primi in Italia ad adottare ­ ad esempio ­ la fotocomposizione fin dal desk redazionale. Gli ebook dei Siciliani giovani, che affiancano il giornale, si collocano su questa strada ed affrontano con competenza e fiducia il nuovo mercato editoriale (tablet, smartphone, ecc.), che fra i primi in Italia hanno saputo individuare.

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Chi sostiene i Siciliani

Ai lettori

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Caro lettore, sono in tanti, oggi, ad accusare la Sicilia di essere mafiosa: noi, che combattiamo la mafia in prima fila, diciamo invece che essa è una terra ricca di tradizioni, storia, civiltà e cultura, tiranneggiata dalla mafia ma non rassegnata ad essa. Questo, però, bisogna dimostrarlo con i fatti: è un preciso dovere di tutti noi siciliani, prima che di chiunque altro; di fronte ad esso noi non ci siamo tirati indietro. Se sei siciliano, ti chiediamo francamente di aiutarci, non con le parole ma coi fatti. Abbiamo bisogno di lettori, di abbonamenti, di solidarietà. Perciò ti abbiamo mandato questa lettera: tu sai che dietro di essa non ci sono oscure manovre e misteriosi centri di potere, ma semplicemente dei siciliani che lottano per la loro terra. Se non sei siciliano, siamo del tuo stesso Paese: la mafia, che oggi attacca noi, domani travolgerà anche te. Abbiamo bisogno di sostegno, le nostre sole forze non bastano. Perciò chiediamo la solidarietà di tutti i siciliani onesti e di tutti coloro che vogliono lottare insieme a loro. Se non l'avremo, andremo avanti lo stesso: ma sarà tutto più difficile. I Siciliani

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Quando abbiamo deciso di continuare il percorso, mai interrotto, dei Siciliani, pensavamo che questa avventura doveva essere di tutti voi. Voi che ci avete letto, approvato o criticato e che avete condiviso con noi un giornalismo di verità, un giornalismo giovane sulle orme di Giuseppe Fava. In questi primi otto mesi, altrettanti numeri dei Siciliani giovani sono usciti in rete e i risultati ci lasciano soddisfatti, al punto di decidere di uscire entro l'anno anche su carta e nel formato che fu originariamente dei Siciliani. Ci siamo inoltre costituiti in una associazione culturale "I Siciliani giovani", che accoglierà tutti i componenti delle varie redazioni e testate sparse da nord a sud, e chi vorrà affiancarli. Pensiamo che questo percorso collettivo vada sostenuto economicamente partendo dal basso, partendo da voi. Basterà contribuire con quello che potrete, utilizzando i mezzi che vi proporremo nel nostro sito. Tutto sarà trasparente e rendicontato, e per essere coerenti col nostro percorso abbiamo deciso di appoggiarci alla "Banca Etica Popolare", che con i suoi principi di economia equa e sostenibile ci garantisce trasparenza e legalità. I Siciliani giovani

Una pagina dei Siciliani del 1993 Nel 1986, e di nuovo nel 1996, i Siciliani dovettero chiudere per mancanza di pubblicità, nonostante il successo di pubblico e il buon andamento delle vendite. I redattori lavoravano gratis, ma gli imprenditori non sostennero in alcuna maniera il giornale che pure si batteva per liberare anche loro dalla stretta mafiosa. Non è una pagina onorevole, nella storia dell'imprenditoria siciliana.

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I Siciliani giovani che cos'è I Siciliani giovani è un giornale, è un pezzo di storia, ma è anche diciotto testate di base ­ da Milano a Modica, da Catania a Roma, da Napoli a Bologna, a Trapani, a Palermo ­ che hanno deciso di lavorare insieme per costituire una rete. Non solo inchieste e denunce, ma anche il racconto quotidiano di un Paese giovane, fatto da giovani, vissuto in prima persona dai protagonisti dell'Italia di domani. Fuori dai palazzi. In rete, e per le strade.

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La storia di un cronista libero martire per cercare la verità

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erché un libro su Giancarlo Siani a quasi trent’anni dal suo assassinio? La risposta è semplice: perché di questo giovane cronista ammazzato il 23 settembre del 1985, un lunedì, si parla tanto ma si sa ancora pochissimo, e talvolta quel che si sa non corrisponde totalmente alla realtà. Si sa pochissimo del suo lavoro, del suo impegno e delle sue aspirazioni; ma soprattutto non si sa quasi nulla delle faticose indagini che hanno consentito di condannare killer e mandanti. Il libro che avete tra le mani non racconta solo la storia di un ragazzo di 26 anni finito davanti a un plotone di esecuzione di Cosa Nostra, ma prova ad andare oltre una semplificazione che lo ha trasformato in una sorta di “santino”: il giornalista-eroe giustiziato per aver coraggiosamente svelato le trame segrete della camorra. Leggendo gli atti delle inchieste emerge, infatti, una storia assai più complicata nella quale si mescolano incomprensibili silenzi, palesi omissioni, tentativi di depistaggio, vuoti di memoria inspiegabili, goffe e ridicole contraddizioni. Una ragnatela di inganni all’interno della quale Bruno De Stefano si muove con passione e coraggio. Nel nome di Giancarlo Siani e, finalmente, della verità. I processi e le sentenze hanno stabilito che Siani è stato trucidato per aver scritto che il clan nuvoletta

aveva venduto il boss Valentino Gionta ai carabinieri, facendolo arrestare: una manciata di righe che non contengono nessuna verità sconvolgente. Ma il ventiseienne Siani stava raccogliendo materiale sui rapporti tra camorra, politica e affari. E stava scrivendo un libro, di cui non c’è traccia. Qualcuno lo ha tradito da vivo e anche da morto. Di Giancarlo Siani, giovane cronista del Mattino, ammazzato il 23 settembre del 1985 si sa poco o niente, è diventato – giustamente – uno degli eroi della lotta contro la camorra, un emblema per la ricerca della verità, ma del suo lavoro, del suo impegno, delle sue aspirazioni, e soprattutto di quelle faticose indagini che hanno condannato killer e mandanti per il suo omicidio non si sa quasi nulla. Bruno de Stefano, ha cercato di andare oltre la semplificazione che ha trasformato Giancarlo Siani in un “giornalista-eroe” giustiziato per avere svelato le trame segrete della camorra. Leggendo gli atti delle inchieste, emerge, infatti, una storia assai più complicata nella quale si mescolano omissioni, depistaggi, inspiegabili vuoti di memoria, impacciate contraddizioni. E proprio questo libro curato da Bruno De Stefano e Maria Falcone e Francesca Barra con il libro “Giovanni Falcone, un eroe solo” hanno vinto ex aequo la nona edizione 2012 del Premio Siani dedicato alla memoria del giovane cronista de “Il Mattino”.

Nel nome dello zio

un “pernacchio” ai clan

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una camorra da ridere, quella disegnata da Stefano Piedimonte nel suo esilarante romanzo “Nel nome dello Zio” editore (Guanda). Piedimonte gioca con gli stili letterari che una copiosa produzione “post-Gomorra” ha fatto stratificare nel genere. Lo stesso Roberto Saviano ha recensito ed apprezzato il testo “Nel nome dello zio”. Il catalogo di personaggi e situazioni è ricco: dal ciccione cattivo, maleodorante e cinico, alla bellona dei Quartieri che ha sposato il boss dei boss, ovvero «lo Zio»; dalla retata mancata alle incursioni del poliziotto sfregiato e fuori dagli schemi. E, soprattutto, la fissazione del boss per i reality televisivi. Ma non si tratta di gioco parodistico: nel romanzo di Piedimonte emerge anche l’aspetto duro e crudo di una realtà che appare impossibile cambiare. Perfino nel gattopardesco colpo di scena finale, che strappa un amaro sorriso. Protagonista della vicenda è Anthony, camorrista all’acqua di rose (anche il padre, ammette lui stesso, «era un criminale solo al settanta per cento»); Anthony è un bulletto dei Quartieri bruciato dalle lampade solari e rintronato da motivetti neomelodici. A lui capiterà la ventura di essere scelto da cinque capi, i cinque «mostri», per entrare a far parte dei concorrenti del «Grande Fratello». Il reality è l’unico mezzo per comunicare con lo Zio latitante, che è un autentico fanatico della trasmissione, in tutte le sue edizioni, e ne cita brani e personaggi a menadito.

Maria, iniziata al crimine e alla ferocia

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ita segreta di Maria Capasso”, di Salvatore Piscicelli per le edizioni e/o che narra la storia di un’iniziazione al crimine e alla ferocia. E' un romanzo che racconta di una discesa etica affrontabile unicamente da chi è tanto abile nel liberarsi dagli scrupoli e dai sensi di colpa quanto energico nel rivendicare il giusto trattamento per sé e per i propri cari. Maria è proprio così: più i suoi reati si aggravano, più la sua morale diviene personale, familiare. Nel suo percorso si misura con personaggi pericolosi ed ambigui grazie ai quali compie una fulminante escalation al crimine turbata da pochi e sterili ripensamenti. Maria conosce già il linguaggio e i mezzi tipici dello spietato

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ambiente in cui si ritrova a lottare e le è sufficiente un singolo evento come la morte del marito per liberarla dalle inibizioni, innescando la sua ambizione di potere e di controllo. Vita segreta di Maria Capasso è un testo dotato delle qualità dei migliori thriller: contraddistinto da una suspense in crescendo, ispira al lettore il desiderio di conoscere il destino della protagonista, legato a scelte sempre più estreme. un romanzo ricco di interesse sociologico, scritto con una prosa lucida e scorrevole e dotato di dialoghi serrati e brillanti. Salvatore Piscicelli - Vita segreta di Maria CapassoPagg. 320 - 18,50 euro - Edizioni E/O (Dal mondo)


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"A che serve essere vivi, se non c'è il coraggio di lottare?"

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è un periodico d'informazione con inchieste, reportage, cronaca, storie, interviste, cultura. E' il numero 4 settembre 2012

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