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Anno II N.17 settembre/ottobre euro 1,00 

ALTAMURA | GRAVINA | SANTERAMO

Primo piano

BENI CULTURALI

LETTERA

La lettera di Alessio Dipalo a Laudati

La vera storia della Cava dei Dinosauri

Piero Castoro: morire sulla murgia

Altamura Connection

Carlo Rotunno: la promessa del bel canto 

Il poster staccabile dell’Asta della Bandiera 2010

Dopo l’omicidio di Bartolo Dambrosio, la città murgiana è sempre più sotto la lente dell’Antimafia. Si indaga sugli intrecci tra criminalità organizzata, politica e affari

Palla al centro, sarà la stagione della rinascita?

sommario

In questo numero

Lab Magazine Anno II N.17 settembre/ottobre 2010 Registrazione Tribunale di Bari n. 1143 Direttore: Antonio Ferrante Caporedattore: Felice Moramarco In redazione: Davide Capalbo, Giuseppe Clemente, Antonio Ferrante

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La cultura mafiosa.

Hanno collaborato: Monica Incampo, Vito Pedone, Cristiano Marti, Gaetano Sanitate, Gianni Mercadante, Onofrio Pepe

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Altamura connection.

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Egregio Procuratore...

Fotografie: Antonio Ferrante; il disegno in copertina è di Giovanni Matteo

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La vera storia della cava dei Dinosauri.

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La promessa del bel canto.

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Asta della bandiera 2010.

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Deposito di scorie radioattive, Altamura è nella lista.

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Mantovano ad Altamura.

Pubblicità: info@labnetwork.it - 320.0558862 Disegni e Illustrazioni: Giovanni Matteo Editore: Associazione Culturale PugliaNet Viale Regina Margherita, 96/B 70022 Altamura (BA)

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Il 1° battaglione “Cracco” al Tenente Col. Antonio Camerino.

Stampa: Tipografia Castellano – Altamura

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Morire sulla murgia.

Impaginazione: Gianfranco Traetta

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Le poesie di Elena Priore racchiuse in un microcosmo temporale.

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Palla al centro. Sarà la stagione della rinascita?

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BENESSERE A TAVOLA Intolleranze e allergie: c’è differenza?

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Fuoriluogo

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Allarme beni culturali.

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SOUL KITCHEN

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editoriale

La cultura mafiosa. Di Antonio Ferrante

C

i vuole poco a pronunciare la parola mafia. Ma ad Altamura si fa fatica a riconoscere che questo termine, ormai, è di casa. Ci è voluto un clamoroso omicidio per rendersi conto che nella città murgiana qualcosa non va. Sembra che ci sia stato un corto circuito, che un equilibrio si sia spezzato. Si ha l’impressione che tutto si reggesse su un filo. E molti altamurani si sono svegliati una mattina e hanno esclamato: “O cacchio, ma qui c’è la mafia!”. Quel “caos calmo” faceva comodo a molti, diciamocelo, perchè tutti sapevano e nessuno aveva evidentemente l’interesse a parlare. Eppure da anni si parlava di intrecci pericolosi tra criminalità, affari e politica. Ne parlava in

particolare l’inchiesta dell’Antimafia di Bari che da diversi anni ha come protagonista proprio Altamura. Noi lo sapevamo, ma abbiamo fatto finta di nulla, tanto di scippi e topi d’appartamento non ce ne sono poi così tanti. In realtà il silenzio non rendeva sovrano. Non avevamo capito che la nuova mafia non spara, ma fa solo affari, Casal di Principe docet. E molti giornalisti altamurani hanno voluto convincersi che quel giornalista fosse ossessionato dall’Uomo Nero, che la sua battaglia fosse contro i mulini a vento perchè, in fondo, si erano convinti che quella lotta fosse persa in partenza. E allora si è preferito parlare di tutto, proprio di tutto, tranne che ad Altamura la criminalità proliferava

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come un cancro e che, come dimostra la lente dell’Antimafia, quest’ultima stava allacciando solidi rapporti con il mondo economico e politico. Non si può avere un opinione diversa quando si parla di mafia, la mafia è la mafia, e va combattuta a viso aperto, non esistono “però”. La mafia prolifera dove c’è cultura mafiosa, quella cultura che porta ad esaltare un criminale, che fa sembrare “normale” la compravendita di voti attraverso l’utilizzo di centinaia di rappresentanti di lista, che porta a sottomettersi al più forte. C’è molto da lavorare, ad Altamura, per impiantare quel tessuto organico che dona la capacità di distinguere il bene dal male.

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Gianfranco Traetta

Gianfranco Traetta

Aeditoriale COLPO D’OCCHIO

Fal, le promesse mantenute di Colamussi “Dodici nuovi pullman e le quattordici nuove carrozze ferroviarie restaurate di cui dieci provviste di climatizzazione”. Le promesse fatte dal presidente delle Fal, Matteo Colomussi, sono state mantenute. Lo ha annunciato il consigliere regionale Michele Ventricelli dopo averlo incontrato i primi di settembre. “Questi sono piccoli passi avanti – ha commentato Ventricelli - che miglioreranno la qualità del servizio per gli utenti delle Fal e il presidente Colamussi mi ha assicurato la consegna di altri 3 pullman e altre 6 carrozze in tempi brevi. Ho inoltre sollecitato l’accellerazione della procedure per la consegna di nuovi treni”.(red) Grande obiettivo messo a segno dal Parco

Grande obiettivo messo a segno dal Parco Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia si è classificato al primo posto nella

graduatoria relativa alla selezione di “Interventi per lo sviluppo di percorsi di fruizione del territorio naturale anche attraverso forme che favoriscano intermodalità (percorsi ciclovie) tra le aree urbane e territorio rurale” (P.O. FESR 2007/2013 - Asse 4 Linea di intervento 4.4 - Azione 4.4.1 Attività C). L’intervento, il cui importo è pari a circa 400.00,00 Euro, interesserà i territori di Ruvo di Puglia Corato ed Andria e collegherà i centri urbani a Masseria La Patanela, a S. Magno, al Centro Visite “Torre dei Guardiani” i cui lavori sono praticamente conclusi, alle quite del “Canale del Pidocchio”, a Serra Cecibizzo sino a Castel del Monte. (red)

Nicastro: “In Puglia nessuna emergenza rifiuti”. “Non c’e’ nessuna emergenza rifiuti in Puglia, ne’ a Conversano, ne’ altrove. Se l’obiettivo e’ quello di convincere i pugliesi che la gestione dei rifiuti stia per esplodere - modello Campania - si commette un gravissimo errore e si falsa deliberatamente e scientemente

la realtà dei fatti”. Lo ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, in risposta all’allarme lanciato dall’assessore provinciale all’ambiente Barchetta. (red)

Zona industriale, riprendono i lavori di pavimentazione Riprenderanno nei prossimi giorni i lavori di pavimentazione nella zona artigianale-industriale di Altamura in via Gravina. Lo comunica il Sindaco, Mario Stacca, dopo aver assunto informazioni presso gli uffici ai lavori pubblici. “Gli interventi - fa sapere il Comune - non sono mai stati sospesi (non si è infatti interrotto il termine per le ditte di consegnare le opere ultimate) ma i lavori di pavimentazione stradale erano stati fermati perché prioritariamente necessitava il ripristino della pubblica illuminazione visto che alcune linee erano state danneggiate. Terminato il ripristino da parte dell’apposita ditta di manutenzione, il cantiere può ripartire”. (red)

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attualità

Altamura connection Di Antonio Ferrante

Gianfranco Traetta

Quegli strani intrecci tra mafia, politica e affari e quella telenovela argentine che non ci appassiona affatto.

A

settembre è successo davvero di tutto. Difficile poter riassumere tutto in una pagina di giornale. Ci limiteremo a fare alcune considerazioni di fondo. Una premessa, l’omicidio di Bartolo Dambrosio è solo la punta dell’iceberg e la conferma è arrivata proprio qualche giorno fa quando Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, a distanza di meno di un mese dai fatti del 7 settembre, ha disposto l’invio a Bari di un super pm a supporto del lavoro di Desirè Digeronimo, il magistrato che sta indagando sugli intrecci tra mafia, politica e affari nella città murgiana. C’è chi giura che i colpi di scena

non sono ancora arrivati. Intanto in città accade davvero di tutto, le telenovelas argentine, a confronto, appaiono dei premi Oscar. La politica locale sembra in affanno, tenta in tutti i modi di mantenere la calma. In realtà, c’è da dirlo, qualcuno ha avuto la grande capacità di darsi la zappa sui piedi, molti di essi non si sono resi conto della gravità delle proprie affermazioni. Si fa una dichiarazione, i giornali giustamente ci ricamano su e, cosa assurda, invece di smentire le parole pronunciate, si continua su quella linea, a dimostrazione che quelle gravi affermazioni non sono incidenti di percorso ma reali convinzioni personali. Liberissimi di farlo, ma poi ci si assume le proprie responsabilità, senza rifugiarsi dietro parole altrettanto gravi quali “sciacallaggio” etc etc. Quando un uomo pubblico fa degli errori ha il dovere di dare delle risposte. Invece assistiamo a dimissioni “tattiche”, come quelle del segretario del Sindaco Pasquale Lomurno che prima spara a zero su tutto e tutti e poi si dimentica di dire alla città che la sua autosospensione non esiste e in realtà si sta godendo le ferie maturate, ovviamente pagate. E a raccontar-

ci questa verità è stato uno “sciacallo” di Bari Sera. Mi permetto di rilevare un dato “statistico”. I politici amministratori coinvolti nella polemica delle “dichiarazioni scottanti” non hanno espresso nemmeno una parola di sprezzo verso colui che era considerato dagli organi inquirenti il capo indiscusso della criminalità murgiana. Ci si è barcamenati tra dichiarazioni di apprezzamento ed elogi per le sue doti sportive. E mentre Nico Dambrosio veniva “crocifisso” per le sue affermazioni, il Sindaco Mario Stacca, in una intervista a Radio Regio (12 settembre, il giorno prima della visita di Mantovano) definiva Bartolo Dambrosio “una persona molto affabile” e “molto educata” e contemporaneamente prendeva le distante dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio affermando che “sono considerazioni personali che lasciamo a chi le ha fatte”. La città ha bisogno di chiarezza, a destra, al centro e a sinistra. Intanto attendiamo l’esito del lavoro straordinario della magistratura e auspichiamo che la telenovela delle dichiarazioni, delle dimissioni “tattiche”, degli sms, e delle ferie retribuite sia finita.

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attualità

Alessio Dipalo durante il suo prgramma La Cronaca

Egregio Procuratore...

La lettera aperta del direttore di Radio Regio Stereo, Alessio Dipalo, al Procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Lo “sfogo” di un giornalista altamurano che in questi anni di caos calmo ha gridato la verità dal suo microfono color arancio.  di Alessio Dipalo

E

gregio Procuratore, nell’esprimere la mia incondizionata ammirazione per il ruolo, per la competenza, per l’impegno, per il coraggio e per la disponibilità che lei dimostra ogni giorno a difesa della legalità e della giusta giustizia sono a chiederle attenzione e ospitalità. Da giornalista in trincea a disturbare i sordi e gli indifferenti, e da cittadino quale sono, avverto forte il bisogno, la necessità di esternare la mia legittima preoccupazione al riguardo della gravissima deri-

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va morale e non solo che imperversa su Altamura. Una città ripiegata su sé stessa nella mancanza di punti certi, nella fragilità morale che sta in ognuno, nella fragilità della famiglia, della scuola, delle istituzioni, dei poteri pubblici e soprattutto della politica, la cattiva politica! Quella politica che da tempo ci accompagna più nel male che nel bene, quella politica pregna di malaffare, superficiale

e collusa: la politica delle clientele, la politica del nepotismo, la politica del record per abusi edilizi, la politica degli amici degli amici, la politica del !lei non sa chi sono io”, la politica della concussione, la politica della corruzione, la politica che ha fatto carta straccia della giustizia sociale! Insomma, la politica che abbiamo meritato e in tutti questi anni di “silenzio assenso”. Una città dove sempre vincono il senti-

attualità

mento di impotenza, di assuefazione, di rassegnazione di fronte all’imporsi dei cosiddetti poteri forti. Ed è proprio in questa fragilità identificatoria che si è insinuato progressivamente il pensare e il sentire mafioso con conseguente arruolamento di giovani, adulti ed extracomunitari nel circuito della criminalità organizzata! La cosiddetta mafia della murgia, tra le più agguerrite e dinamiche del Sud Italia. Lei stesso, dott. Laudati, il 6 agosto 2010 su Repubblica ha dichiarato questo: “Controllo del territorio, non a caso in questi ultimi omicidi così come in quelli immediatamente precedenti spicca l’arroganza delle organizzazioni criminali. Guardate cosa è accaduto ad Altamura (duplice omicidio il 27 marzo scorso): due persone sono state ammazzate in mezzo al mercato e non c’è nessuno che ha visto, nessuno che racconta. Questo significa avere il controllo assoluto del territorio. Eppure nonostante, tutto questo, “la politica e le istituzioni Altamura vorrebbero farla passare per isola felice!”. L’intero territorio, i suoi problemi, i giovani che non trovano lavoro, scavalcati sempre dai soliti parenti dei politici, gli extracomunitari (più di 5.000) abbandonati al proprio destino, le nuove povertà che avanzano, la criminalità organizzata che dilaga! Sono argomenti di cui non frega un tubo a nessuno (istituzioni comprese) se si esclude la sola Diocesi, del tutto estranei alla politica altamurana di pubblica utilità, in tutt’altre faccende affaccendati, come ormai accadde da anni, lasciano fare alle solite lobby e ai soliti asfissianti potentati economici (ancora questi giorni al centro di vicende giudiziarie con arresti ai domiciliari, che portano alla mala sanità pugliese e ai rifiuti)! In queste condizioni, come si può fare appello alò senso civico dei distratti, indifferenti e spesso omertosi altamurani: davanti allo spettacolo scandaloso di un potere amministrativo gestito in forma prettamente aziendale, alò servizio del profitto personale e familiare di una attività che infanga la politica? Eppure… nonostante tutto questo “la politica e le istituzioni Altamura vorrebbero ancora farla passare per isola felice!” Invece, probabilmente, negli ultimi anni è diventata la nuova frontiera di tute le attività illegali! “Per anni: la città del pane e del salotto! Oggi: la città del pane e del pizzo!”

Una normalità costante in una città anormale. Dove legge e giustizia non viaggiano più insieme, dove anche l’aria è più pregna di demerito che di merito! Dove anche il gas inodore e insapore della rassegnazione ha soffocato ogni possibile reazione!... Una parola di meno e ti ritiri a casa! Quello che da anni sta accadendo ad Altamura è il risultato di una rete folle di complicità, compromessi, astuzie, silenzi,. Egoismi, privilegi, difesi a tutti i costi! E le istituzioni latitano, e lo Stato latita e sappiamo benissimo che proprio per l’assenza dello Stato il sistema “criminale -criminoso” di tutte le mafie, sempre più spesso si trasforma in ammortizzatore sociale, a volte addirittura sostituendolo. Altamura: una normalità costante in una città anormale. Dove a tutti i livelli latita anche la “cultura della legalità”! La stessa che deve partire dalle buone abitudini, dal sapere tener lontano la politica dell’affare, dall’avere rispetto verso il prossimo, verso i più deboli, dall’avere la capacità “nella città del pane e del pizzo” di farla diventare “pane quotidiano” anche nel modo di essere di ogni cittadino! Quella stessa che, deve partire anche e soprattutto dalla pubblica amministrazione ! Quella stessa cultura di legalità che deve partire dai rappresentanti delle forze politiche sociali e istituizionali che

non possono che essere degli esempi di legalità! E nonostante tutto Altamura vorrebbero ancora far passare per isola felice, invece, probabilmente, negli ultimi anni è diventata la nuova frontiera di tutte le attività illegali. E devo ammetter, dott. Laudati, che ciò che veramente mi stupisce e mi sconvolge di questa città è la evidentissima rassegnazione generale, la mancata indignazione, la totale sfiducia della gente comune, ovvio in un territorio totalmente controllato dalla criminalità organizzata. Per questo e per molto altro mi convinco sempre più che ad Altamura, più che combattere la criminalità, bisognerebbe debellare la cultura mafiosa! Parafrasando un po’ quello che Lei stesso, dott. Laudati, ha dichiarato a proposito dell’Autority della giustizia qualche settimana fa: “Se a Bari la giustizia è in sala d’attesa!”. Mi creda, dott. Laudati, ad Altamura, visto quello che di drammatico sta accadendo, mi creda dott. Laudati, ad Altamura, probabilmente, la giustizia nella casa della legalità non ci è mai entrata. Cordialmente la saluto con una metafora molto in voga tra i giornalisti di Radio Regio Stereo, che dà l’idea della realtà altamurana: “Anche il cadavere era veramente mortificato… dopo il funerale”.

Antonio Laudati con Mantovano durante il vertice ad Altamura del 13 settembre

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FOCUS

La vera storia della cava dei Dinosauri Di Onofrio Pepe

A 11 anni dalla scoperta, tra l’abbandono e i falsi proclami, ripercorriamo la storia di un sito archeologico considerato tra i più importanti del mondo.

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ono già passati 11 anni, alla vecchia cava Pontrelli di Via Santeramo, nulla è cambiato, da quel giorno di maggio 1999 quando Massimo Sarti e Michele Claps vi entrarono per la prima volta. Era già da qualche mese che il sedimentologo Massimo Sarti batteva a tappeto l’Alta Murgia a caccia di cave, gli unici scavi

artificiali dove poter effettuare rilievi di tipo stratigrafico. La compagnia petrolifera “Totalfina” li avrebbe utilizzati per l’esplorazione della Val d’Agri, territorio lucano dove, qualche anno prima, furono scoperti giacimenti di petrolio che avrebbero cambiato lo sviluppo di questa parte della Lucania (?). Con il suo assistente Michele Claps, Sarti si era spostato ver-

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FOCUS

so Gioia del Colle, dove si era affidato a un vecchio cavatore, chiedendo di segnalargli tutte le cave della zona. E quell’uomo gli aveva indicato, nel territorio di Altamura, solo la cava comunale “dei trenta capelli”, così chiamata per via della vegetazione tutt’altro che folta, dove i due avevano esaminato le calcificazioni della roccia calcarea e prelevato i consueti campioni. Ecco come Sarti e Claps si ritrovarono, quel giorno di maggio del 1999, sulla statale 171 che porta da Altamura a Santeramo. Su quella strada stretta e dritta che taglia la Murgia, Massimo e Michele si guardavano intorno, per deformazione professionale o solo per curiosità, e vedevano solo campagna, oltre la ferrovia al loro fianco, e di tanto in tanto, qualche villetta e scheletri di costruzioni abusive in aperta campagna. Altamura era alle loro spalle già da qualche minuto e avevano appena superato la contrada Fornelli, quando dinanzi a loro, adagiata sull’orizzonte, si aprì una lingua di roccia rosseggiante. Quella parete sulla sinistra era, in fondo, solo un’altra cava, che il vecchio ed esperto cavatore non aveva segnalato. Da queste parti il sole picchia ancora forte, a metà pomeriggio, nei giorni della festa del 5 maggio dedicata alla protettrice di Altamura Sant’Irene ; e, piuttosto che addentrarsi in quel tratturo, per cosa poi?, Massimo avrebbe preferito tornare subito a Gioia, dove lo attendeva la consueta provvista di olio extravergine e fiordilatte con il famoso Primitivo di Gioia del Colle che almeno secondo lui dava “I numeri” al più famoso Primitivo di Manduria. Non lo fece esvoltò a sinistra lasciandosi alle spalle la statale e una nuvola di polvere. Dopo un passaggio a livello, il viottolo in meno di mezzo chilometro, li condusse a tu per tu con la ferita di roccia. Le pareti evidenziavano le stratificazioni successive ed erano battute da improvvise folate di vento; a rompere quel

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silenzio irreale, solo il cigolio dei vecchi macchinari arrugginiti che sembravano enormi scheletri di carnivori che si erano nutriti di pietre sbriciolate, e le grida di “taccole” in amore. La cava era abbandonata e si sviluppava su tre livelli di scavo intorno a un piano di roccia calcarea in pendenza di oltre 3 ettari. Fu qui che i due fermarono l’auto e scesero a dare un’occhiata, curiosi e a un tempo timorosi per via del silenzio che faceva un pò paura. Ogni tanto Massimo si girava come se avvertisse che qualcosa lo seguisse. Mentre si inoltravano sul grande lastrone di roccia, Massimo e Michele presero a guardare insistentemente per terra come se avessero perso qualcosa. In realtà, erano stati colpiti da alcune forme vagamente circolari disegnate sulla roccia, appena perce-

pibili da sole ma sistemate con regolarità.. Non segni definiti e incisioni decise, ma una serie di tracce simili, che ricordavano ciò che resta delle impronte sulla sabbia dopo l’arrivo dell’onda. Massimo e Michele si guardarono perplessi, cercarono di pulire le macchie di pietrisco, continuarono il giro ma non riuscirono a fugare i dubbi. Dopo un paio d’ore lasciarono la cava; in serata fecero ritorno prima a Gioia al loro campo base e poi l’indomani partirono per Ancona. La notte che trascorse Massimo non fu delle più serene. A distanza di ore, nel dormiveglia di quella notte che stentava a lasciare per far posto all’alba del 2 giugno, quei segni gli ritornavano in mente senza una ragionevole spiegazione. “ mai visti prima.

Ho girato tutto il mondo. Non mi sono mai trovato di fronte a un tale spettacolo” L’indomani chiamò il suo assistente Claps, “ per quella cava di Altamura e per quei segni abbiamo bisogno di un icnologo”. L’icnologia è una scienza giovane, che dallo studio delle orme di viventi riesce a ricavare informazioni impossibili da ottenere analizzando le ossa fossili. Uno dei massimi esperti italiani sta a Roma, insegna alla Sapienza. E’ Umberto Nicosia, docente di paleontologia e direttore dell’omonimo museo alla Sapienza. Sarti e Claps lo chiamano e decidono di fare un sopraluogo nella cava di Altamura. Da quel giorno di maggio era trascorso un un mese dopo la prima visita. Questa volta la cava non è abitata solo

FOCUS

dal vento , ma è occupata da un gregge di pecore che brucavano la rada erba della tpascolo che circonda il piano di cava. Il pastore chiese chi fossero e cosa volessero: “qui non c’è più nessuno. Tutto è abbandonato”.

“Vogliamo solo guardarci intorno. Siamo dei cercatori di petrolio…”. “Bah guardate pure solo pietre ci sono e quelle macchine mangiapietre arruginite” rispose con un cenno di commiserazione il massaro. Nicosia allora iniziò a perlustrare la zona delle tracce, guidato da Sarti e seguito da Massimo Santantonio, geologo della Sapienza, armato di telecamera, che camminando sul piano inquadrava le tracce in successione. Il professore si guardava attorno emozionato, ma non riusciva a ricondurre a unità le centinaia di tracce. Erano numerosissime e rischiava di perdersi come un “capo indiano” che segue le trace di in branco di coyote. I quattro lasciarono la cava, un pò sconsolati, senza certezze, confusi. Imponendosi il silenzio. Nessuno doveva sapere… Roma. La Sapienza. Qualche giorno dopo. Nel suo studio all’Università, Umberto Nicosia convoca Santantonio e gli chiede di visionare il filmato girato ad Altamura. È una specie di illuminazione: la vista del video convince il professore di trovarsi di fronte a una scoperta forse straordinaria certo molto strana per l’Italia e la stessa Europa.. Quei rilievi sulla roccia potrebbero essere ciò che pareva impossibile: impronte di dinosauri del Cretacico superiore, l’ultimo periodo prima della loro misteriosa scomparsa, avvenuta circa 65 milioni di anni fa.

Lo scrittore americano Lonsdale nella Cava dei Dinosauri

Una scoperta che se verificata capovolgerebbe tutti gli studi di paleogeografia, secondo cui in quell’epoca non c’erano terre emerse da queste parti. La terra qui emerse “solo” 1 mlione di anni fa…. Tutto questo passa per la testa del professor Nicosia, mentre telefona all’amico Sarti e gli comunica la sua conclusione. “Bisogna tornare ad Altamura, ecco cosa bisogna fare”. Questa volta Nicosia porta con sé alcuni studenti per le rilevazioni necessarie alla divulgazione della scoperta: non trova pecore, ma viene interrotto dall’arrivo di una squadra di operai che si stanno attrezzando a far diventare quella cava una discarica di inerti. Fa appena in tempo a pronunciare la parola dinosauri, che viene sommerso da risate e gridolini e invitato a togliere il disturbo, che c’è da lavorare. “non è tempo. E chiamano , lui, il nuovo proprietario, don Carlo Columella divenuto in pochi anni potentissimo per il suo fiuto negli affari dei rifiuti. E di tutti i tipi. Dunque la cava non è abbandonata, e si corre il rischio di rovinare tutto. Quei “segni” potrebbero essere coperti da tonnellate di rifiuti e addio ad “Aladar”, il piccolo dinosauro che forse abitava da queste parti. E così Sarti e Nicosia si precipitano al telefono: chiamano il Ministero, quindi la Soprintendenza archeologica di Taranto, che ha un ufficio periferico presso il Museo di Altamura. Per sapere chi siano i proprietari della cava si rivolgono prima ai Carabinieri, poi all’Ufficio tecnico del Comune. Scoprono che anche la storia della cava Pontrelli ha qualcosa di misterioso e premonitore. Avviata negli anni sessanta, l’attività estrattiva procede fra alti e bassi, gestita da una famiglia altamurana di cavatori, i Delucia. Ma è solo a metà degli anni ottanta che, scavando ancora per venti metri, si arriva alla grande lastra calcarea in pendenza dove sono state rinvenute quelle che ormai sono certamente impronte in successione. Le mine po-

trebbero far saltare tutto , ma si decide di lasciare quel grande piano di lavoro intatto e di aprire intorno nuovi fronti di cava. Non funziona: la crisi è pesante e il signor De Lucia si toglie la vita. Nemmeno il figlio riesce a risollevare le sorti dell’impresa, anche se porta a compimento l’aumento del piano di cava. Che resta abbandonata per anni, terra di conquista per vandali e ladri. Rubano tutto: dai motori dei macchinari al materiale elettrico. Mentre la proprietà, la famiglia Rajola Pescarini, che l’aveva affidata ai De Lucia, cerca nuovi acquirenti. Lo trovano in Columella che acquista tutta l’area, anche quella al lato della cava dall’altra parte della strada dove poi sorgeranno dei capannoni industriali... A Pontrelli sembra tutto immobile. . Ma non è così. In realtà le acque piovane, grazie al dislivello di molti metri, stanno operando una colossale pulizia del pavimento roccioso, portando via polvere e pietrisco. Ora le orme sono alla luce del sole, disposte a rivelarsi a occhi esperti e curiosi, purché qualcuno faccia presto. Perché la nuova proprietà, la società sta già programmando il futuro della cava. Intende utilizzare la piattaforma centrale come deposito di inerti, seppellendo definitivamente le impronte sotto una montagna di rifiuti. Solo pochi mesi, e la Valle dei Dinosauri sarebbe rimasta, al più, una leggenda mai raccontata e immaginata. Il progetto viene subito bloccato, la Soprintendenza pone il

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vincolo sull’area ma si dimentica di mettere il vincolo su tutta l’area anche sull’area di accesso. Ma accade un fatto che tutti interpretano positivamente. L’ amministratore delegato della società, Vincenzo Fiore, genero del gran capo Carlo Columella (che intanto agli amici confessa “ma sti professori non potevano farsi I c…. loro, invece di venire a curiosare nella mia proprietà?) partecipa alla prima manifestazione pubblica annunciando la volontà di collaborare alla valorizzazione della scoperta. Iniziano gli incontri con la Soprintendenza e gli Enti locali, si fa avanti la proposta di creare una società mista per la gestione del sito della cava Pontrelli. E si intensificano i viaggi in Puglia del professor Nicosia che dirige la delicata opera di messa in evidenza delle orme, coperte da tappi di pietra. Ne stima addirittura trentamila. Le proporzioni della scoperta sono enormi si racconta che pure il professor Haumbold, icnologo tedesco, fra i più noti al mondo, sia stato folgorato dalla Valle dei dinosauri. Che dovevano essere oltre duemila, alti fino a dieci metri, e muoversi in un territorio “simile all’arcipelago delle Bahamas”, racconta Nicosia che ammette “di non aver mai visto orme di dinosauri così numerose e ben conservate”. Passeranno così mesi. Un anno, poi due e poi….C’è un gran lavoro da fare. L’idea è quella di ricreare la “valle dei dinosauri”, quel clima con le stesse piante, e riprodurre anche i versi dei “lucertoloni”. Forse nuovi scenari turistici si potranno aprire per la Murgia e la Puglia, fra tesori archeologici e squisitezze gastronomiche . Nicosa “stappa” circa 400 orme divise in 3 piste… In due anni arrivano 30 mila visitatori. Poi nulla più. Le orme stappate iniziano a rovinarsi…la Valle viene chiusa… Adesso sono passati oltre 10 anni. La “valle è abbandonata”. Piu di 30 mila visitatori in due anni. La W. Disney dichiarava di essere pronta a colla-

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borare (sono gli anni del film “Dinosaurs”)..e poi i primi finanziamenti e poi… chiacchiere chiacchiere e chiacchiere e ancora chiacchiere e l’ingordigia dei proprietari… in questo nostro Sud sempre uguale a se stesso. A Soria, intanto, in Spagna, a 200 km da Madrid, hanno costruito un parco dei Dinosauri basandosi sulla scoperta di 12, si 12 orme… 200 mila visitatori all’anno..Diceva l’altra sera a Monopoli uno degli animatori del Premio Costa dei Trulli… abbiamo capito che qui in Puglia c’è il Salento, il Gargano e la Costa dei Trulli che da Monopoli va fino a Molfetta. C’è da chiedersi invece quale occasione storica sta consumando e perdendo il turismo nel sud Italia non valorizzando questa Valle dei Dinosauri unica al Mondo. Eccola la prima parte della storia della vecchia cava abbandonata che nascondeva la Valle dei dinosauri, di Massimo, Michele e Umberto e di quel ruvido pomeriggio di maggio di di 11 anni fa. La storia del piccolo Aladar, meglio Altamur, che non voleva essere seppellito dai rifiuti ma che è stato seppellito dalla finora dalla “sciatteria”. “L’affioramento di Altamura, dopo otto anni dalla scoperta e anche dopo i successivi ritrovamenti, può essere considerato il più importante giacimento italiano se non europeo, sia dal punto di vista paleobiogeografico che da quello direttamente icnologico.” Le parole di Umberto Nicosia si riempiono di malinconia se non di rabbia “ Purtroppo dice ancora - il disinteresse del mondo politico e la mancanza di finanziamenti ne hanno ritardato e ne impediscono materialmente uno studio adeguato. Questa situazione è ulteriormente complicata dalle condizioni climatiche particolarmente aggressive, che destano molte preoccupazioni sulla sua conservazione futura.” Questa riflessione Nicosia l’affida ad “Altamura” (45/2004) la Rivista dell’ABMC diretta da Silvio Teot che pubblica una ricerca dello stesso Nicosia

sulla scoperta di Altamura. Eppure la vicenda della “valle dei dinosauri”non era iniziata così male. Appena dopo la conferenza stampa del luglio 1999 al Museo Archeologico di Altamura, dove si diede notizia della incredibile scoperta, sia i proprietari della cava (Ecospi-Tradeco-Columella), sia la Soprintendenza, che gli scopritori, sulla spinta di associazioni culturali locali, decisero di mettersi al lavoro per cercare di non “far morire la scoperta”. E sì, in Italia accade sempre così, dopo le prime settimane di bombardamento mediatico, dopo le prime troupe televisive, tutto finisce “ a tarralucci e vino”. E’ il Ministero, con le Soprintendenze, che devono provvedere alla custodia e conservazione, innalzano una sorta di “muro di gomma” che attutisce qualsiasi richiesta, qualsivoglia azione rinnovativa. Qui accade un fatto positivo. Si crea un “tavolo operativo” che riunisce i vari soggetti. E soprattutto il Columella, noto in città e nel comprensorio, per il suo fiuto affaristico subisce una sorta di “illuminazione”. C’è chi suggerisce a don Carlo: “vedi sei stato ancora fortunato. Nella città sei temuto per il tuo potere economico-politico. Dimostra ora che vuoi fare qualcosa per questo paese. Hai fatto arrivare nella discarica di Altamura rifiuti da tutta Italia. Sei ricchissimo. Adesso puoi investire in una opera straordinaria. Dare vita alla “Valle dei Dinosauri”. Un parco unico in Italia: la ricerca, lo studio, la scoperta e il turismo culturale, il tempo libero con un utilizzo polivalente degli enormi spazi della cava che si sviluppa su tre piani. Basterebbe che rinunciassi a qualche sponsorizzazione milionaria e vedrai che poi diranno: ha fatto qualcosa per la Città, e, in questo caso per l’intera Puglia”. Columella sembra convinto anche perché è in bilico il nuovo appalto decennale per la raccolta dei rifiuti. Ospita finanche Nicosia e i suoi collaboratori. D’intesa con la Soprintendenza

si iniziano le prime ricerche. Si mettono alla luce ben 7 piste. Vengono “stappate” circa 400 orme. Sono orme di sauropodi, anchilosauri e tricerapodi. Si delimitano le piste. E’ tanta la curiosità che si decide di creare dei percorsi guidati. Intanto tutte le riviste scientifiche ad iniziare dal National Geographic, iniziano a scrivere di questa incredibile scoperta. Ad Altamura arrivano i maggiori studiosi come Cristiano del Sasso (autore del lavoro scientifico su Ciro, il piccolo dinosauro di Pietraroia di Benevento), Giuseppe Leonardi, paleontologo di fama mondiale, Marco Avanzini del Museo di Trento dove hanno creato un settore dedicato alle orme dei dinosauri scoperte in Trentino . Sono solo alcuni studiosi che arrivano nella “Valle” e ne restano incantati dalle impronte e stupiti dallo scenario. “la mia – ricorda Nicosia – è stata un’emozione fortissima. Di quelle che strozzano la gola e fanno letteralmen-

FOCUS

te tremare. Ho provato il panico della scoperta calpestando le orme lasciate 65 milioni di anni fa da questi misteriosi rettiloni. Perché la loro vita e la stessa loro scomparsa resta ancora una leggenda. Qui era come una grande isola caraibica con acque basse, salmastre, dove pascolavano beatamente. Nutrendosi di mangrovie in grande quantità”. “Proprio così – aggiunge Sarti – abbiamo trovato anche fossili di radici di mangrovie”. Una “mandria” di dinosauri erbivori? “proprio così – continua Nicosia – i dinosauri qui erano tutti erbivori e vivevano in gruppo. Si può anche immaginare che intorno si aggirassero anche dei predatori carnivori. Un po’ come nel film “Dinosauri”. Non a caso quando il film della W. Disney esce, a Bari, si proietta l’anteprima nazionale. Mentre esplodono le visite guidate alla Cava Pontrelli. A condurre i visitatori in questo avventuroso viaggio l’archeologa

Damiana Santoro collaborata da Salvatore Santoro, da Luca Bellarosa e da Franco Volpe. Eccoli i volontari che riescono ad accogliere in quasi 3 anni, tra il 2000 e il 2003 quasi 30 mila visitatori che arrivano da tutta Italia dall’Europa. E tra i volontari c’è Luca Bellarosa, giovane appassionato di fotografie naturalistiche, che si mette alla ricerca di altri affioramenti nella Murgia. E riesce a scoprire altre “misteriose tracce” tutte ancora da approfondire (a Ruvo in località Lama d’Ape, ad Altamura in località “trenta capilli”). Si realizza senza alcun appoggio istituzionale, una sorta di percorso di “saperi, sapori e scoperte” per unire in rete e fin modo “artigianale” la Valle dei dinosauri, l’Uomo di Altamura, il centro storico della città e il patrimonio enogastronomico. Non solo. Nicosia è entusiasta di cosa stia accadendo. Lo stesso Columella accoglie immediatamente l’invito di met-

tere su un gruppo di esperti: si pensa all’arch. Pietro Laureano di Matera che da poco è riuscito a far dichiarare i Sassi “beni dell’Unesco”. Si riesce a trovare una grande azienda che lavora con il Ministero per la protezione e la cura dei beni culturali. E’ un lavoro immane. Si fanno i primi rilievi della cava. Anche l’Università di Bari (Geologia) viene coinvolta. Si tratta di una sfida culturale del tutto nuova. In Puglia e allo stesso Ministero non hanno grandi esperienze di scoperte di tali dimensioni. Si cercano finanziamenti europei. Ma il sogno di vedere realizzata la Valle dei Dinosauri si scontra con la logica del rendimento a breve termine. E’ certo un caso ma una volta ottenuto l’appalto decennale della raccolta dei RSU Carlo Columella che in un primo momento aveva voglia di investire su un ambizioso progetto culturale come quello della “Valle dei Dinosauri” decide che a lui non interessa più nulla. A questo punto la collaborazione pubblico privato attraverso la creazione di un Consorzio resta una illusione. Le gelosie sono molte, le diffidenze insormontabili. Addirittura nel campo dei “puri” chi dialogava va con il Columella veniva tacciato di collaborazionismo con il nemico. Intanto in tutto questo “baillame” la Soprintendenza di Taranto si “dimentica” di mettere il vincolo sull’intera area tanto che al lato della Cava Pontrelli sorgono dei capannoni giganteschi che evidentemente cozzano con un futuro di quell’area da destinare a turismo culturale. E il Ministero? In verità qualcosa si muove. Il Ministro Melandri stanzia i primi finanziamenti che vengono spesi per costruire un muro di contenimento per le acque piovane e per sperimentare a nuove tecniche di salvaguardia della pietra calcarea. Nel Museo Archeologico intanto si organizza una piccola sezione dedicata alla grande scoperta. I ritardi si accumulano in maniera impietosa tanto che le orme, quelle stappate (circa

400 su 30 mila) iniziano a sgretolarsi. E così tra lo stupore generale la Soprintendenza nel 2004 decide di chiudere ai visitatori il sito . In Puglia intanto è arrivato il nuovo Direttore della Soprintendenza Martines e la Regione Puglia già dal 2008 stanzia oltre 2 milioni di euro per la protezione e l’inizio della valorizzazione. Non solo. Si approva un progetto con svariati milioni di finanziamenti europei che si titola “Sulle Orme dei Dinosauri”, proprio così. Si tratta invece di un progetto per la valorizzazione della “gravine” (interessate le città di Laterza, Santeramo, Altamura, Gravina, Massafra. Palagianello…). Quasi una beffa. Un po’ come il primo Gal di Altamura che si chiamava “L’Uomo di Altamura” … Adesso prima dell’impiego di questi due milioni c’è da fare un progetto operativo e da risolvere la questione dell’accesso e dello spazio circostante l’affioramento. Columella vorrebbe in cambio dal Comune una solida perequazione in volumetrie da utilizzare su altri suoli agricoli di sua proprietà. Nonostante abbia costruito una sorta di centro di accoglienza (almeno nelle intenzioni). In cambio la “cava” sarà donata al Comune? Chissà. Poi c’è chi vorrebbe l’esproprio visto che la “cava” era del tutto abbandonata. Ma intanto “la Valle dei Dinosauri” che insieme all’Uomo di Altamura, ai Sassi di Matera e all’area archeologica di Botromagno di Gravina potrebbero far di questa zona apulo-lucana il cuore del turismo culturale meridionale resta solo un sogno… Un po’ come il sogno di Joe R. Lansdale, il grande scrittore americano, che l’anno scorso venne ad Altamura perché irresistibilmente attratto dal mistero dei Dinosauri. Visitando la cava si sedette al centro della “Valle ” appoggiò come una guida indiana l’orecchio sulla roccia e cercò di sentire i rumori dei passi di quei grandi erbivori che pascolavano da queste parti 65 milioni di anni fa...

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PORTRAIT

Carlo Rotunno

La promessa del bel canto Di Antonio Ferrante

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mpossibile non averlo visto sui palcoscenici televisivi italiani ad esibirsi. Di gavetta ne sta facendo tanta ma la sua caratteristica dominante è che è abituato a vincere. E a sentirlo cantare, anche per chi non è appassionato di canto lirico, è difficile non emozionarsi. Questo ragazzo ha stoffa. Lo caratterizza, poi, una sicurezza e una professionalità che è difficile trovare nei ragazzi della sua età. E’ sicuro di quello che fa e se continua così di strada è destinatao a farne tanta. Lo intervistiamo, le risposte sono nette, concise, non ama dilungarsi in discorsi inutili. E poi c’è una persona a cui deve tutto, scopriamo chi è.

Quando è nata la tua passione per il canto? Ho iniziato dall’età di sei anni. Canticchiavo di nascosto molti pezzi famosi. ;Mio padre, anche su consiglio di alcuni amici, ha iniziato a mandarmi a scuola di musica o da privati. Quali sono state le tue prime scuole? Il “Pentagramma” di Altamura, da tre anni a questa parte, invece, studio in Conservatorio “Duni” di Matera. La mia materia principale è canto, poi ci sono le altre come solfeggio, pianoforte, arte scenica, storia della musica, etc. Che scuole dell’obbligo hai frequantato? La scuola elementare “Minniti” e la scuola media “Ottavio Serena”. Ti sei mai chiesto da dove può essere nata la tua passione? Da piccolo, nonostante fossi una voce bianca, mi piaceva cantare con voce “impostata”. E’ stato questa inclinazione a capire che dovevo proseguire. Quali sono i cantanti in cui ti riconosci? Da qualche anno è nata una grande passione per Domenico Modugno e Claudio Villa; nella lirica invece Luciano → (continua a pag.23)

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Complesso Monumentale Santuario di Ercole Vincitore - Tivoli Lavori di Restauro e valorizzazione dell’area archeologica

COBAR

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Asta della Bandiera 2010 Aggiudicatari: Fratelli Romano Valore: 30.000 euro Foto: Antonio Ferrante

Stacca e conserva

PORTRAIT

→ Pavarotti, Leo Nucci e altri. Quando hai cantato la prima volta in pubblico? A sette-otto anni, durante i saggi di musica e in qualche matrimonio. E la prima “importante”? Ho fatto qualche apparizione sulle reti televisive locali. Il primo debutto importante è stato quello al programma di Rai1“Festa Italiana”, l’anno scorso. Sono stato richiamato molte volte, in tutto quattordici. Poi ho fatto “I Raccomandati” a febbraio e qualche puntata in giro su Canale Italia, TeleNorba etc. L’ultima esperienza è stata quella del 20 agosto su Rai1, nel programma “Serata per giovani talenti”. Come è andata? Mi sono classificato primo. C’erano tre categorie: pop, lirica e comici. Ho vinto nella mia categoria e poi sono risultato vincitore assoluto. In molti, nonostante la tua giovane

età, apprezzano di te la sicurezza e il fatto che non ti lasci andare al facile entusiasmo. In altre pare, non ti sei montato la testa. Questo dipende dal mio carattere, sono un po’ timido e riservato, ma quando canto riesco a mettere fuori tutto quello che ho dentro. Cosa hai in programma per il futuro? Innanzitutto, l’anno scorso ho fatto un primo album con 10 brani inediti che si chiama “Ibrido”, in collaborazione con Luca Sepe e altri. Ora c’è un altro album con 12 brani, 10 cover e due inediti. Un inedito l’ho portato a Sanremo nel 2010 e fra 1000 nuove proposte sono arrivato 23simo. Purtroppo ne prendevano solo sei. Da quando hai raggiunto la notorietà è cambiato qualcosa nella tua vita, nel rapporto con le persone? Si. Alcuni vecchi amici non lo sono più e al contrario altre persone che non cono-

scevo ora mi salutano e tentano un avvicinamento.

Quanto devi ringraziare la tua famiglia? Molto, soprattutto mio padre. Hai la ragazza? Si Da quanto tempo? Da un anno. Mi sprona molto e soprattutto si fida di me. Qual è il repertorio che preferisci? Quello degli anni ‘60 e ‘70, poi ovviamente la musica lirica, l’Opera. Quali sono le persone che ti sono state più vicine? Mio padre in primo luogo. Poi alcuni amici come Luigi Picerno (imprenditore titolare di Biscò ndr), mio zio e altri. Con chi ti piacerebbe duettare? Dove sogni di esibirti? Massimo Ranieri e tanti altri. Se dovessi seguire la carriera lirica il mio obiettivo sarebbe “La Scala”.

Alcuni scatti di Carlo in compagnia di personaggi dello spettacolo

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AMBIENTE

Deposito di scorie radioattive, Altamura è nella lista 24

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AMBIENTE

Ventricelli: “Posso assicurare che quelle comunità si troveranno pronte a contrastare in maniera netta ed inequivocabile quella scelta”. Di Antonio Ferrante

Le 52 aree geografiche idonee per lo stoccaggio

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i è voluto un articolo, apparso il 23 settembre scorso sul Sole 24 Ore, per innescare le polemiche. La Sogin, società pubblica del nucleare, ha pubblicato la lista di una cinquantina di Comuni italiani adatti a ospitare un deposito di scorie nucleari. Guarda caso le zone si troverebbero concentrate al Sud: Puglia, Basilicata, Lazio, Molise. Ma la cosa che ha fatto più rumore è stato l’inserimento della città di Altamura in questa lista. Gli ambientalisti di casa nostra non sono sorpresi, quelle indicazioni non sono una novità. Il percorso di questo Governo verso la scelta energetica nucleare, anche se a passi lenti, prosegue e i politici pugliesi sono insorti. E’ dovuto intervenire il sottosegretario allo Sviluppo economico Saia, dopo la tempesta di critiche e polemiche, invitando tutti a non allarmarsi e ricordando che per i Comuni che offriranno ospitalità ci sono finanziamenti “appetitosi”, per la serie: il denaro può tutto e intanto ti tieni una discarica di scorie radioattive sotto casa. Appresa la no-

tizia, il consigliere regionale di Sinistra ecologia e Libertà, Michele Ventricelli, è intervenuto con un comunicato. “Se la zona individuata tra la Puglia e la Basilicata – ha scritto Ventricelli - dovesse essere il territorio murgiano, posso assicurare che quelle comunità si troveranno pronte a contrastare in maniera netta ed inequivocabile quella scelta. La Murgia, la Puglia tutta, hanno già dato tanto. Ora è arrivato il momento di dire basta a scelte energetiche che hanno provocato troppi danni ai nostri territori. La Puglia non ha bisogno del nucleare, né tanto meno di diventare l’immondezzaio nucleare italiano. Una terra la Puglia, lo ricordo, che attraverso le politiche energetiche degli ultimi anni è diventata la prima produttrice italiana di energia da fonti rinnovabili. Una ‘discarica’ del genere, in Puglia, sarebbe davvero il colmo”. Intanto le associazioni ambientaliste murgiane e in particolare Torre di Nebbia hanno annunciato che nei prossimi giorni interverranno sulla delicata questione.

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Io ho un corpo di donna ed emozioni di una fanciulla. 

Elizabeth Taylor

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Le foto del mese

Mantovano ad Altamura. “Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ha fatto visita ad Altamura, lunedì 13 settembre2010. Sono intervenuti al vertice sulla sicurezza, convocato dopo l’omicidio di Bartolomeo Dambrosio, i vertici regionali delle forze dell’ordine”.

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libri

Festa dei Lettori, grande partecipazione per l’ultimo libro di Ugo Rubini L’ottantenne scrittore pugliese, nel suo “La Notizia perdura”, ha intrecciato i fili della sua vita, passata anche tra le mura della nostra città. Di Gianni Mercadante

S

abato 25 settembre 2010 è stato presentato nella sala “Camasta”, piano terra del G.A.L. – Porta Matera, l’ultimo romanzo del prof. Ugo Rubini “La notizia perduta”, in concomitanza con la “Festa dei lettori 2010��� promossa dall’Associazione nazionale “Presìdi del libro”. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il giornale LABmagazine e il portale “Altamura.live. it”. La presentazione è stata introdotta dal collega giornalista Antonio Ferrante, mentre il contenuto del romanzo è stato commentato dal noto e stimatissimo ex dirigente scolastico, prof. Antonio Iervolino, Medaglia d’oro, Commendatore della Repubblica e premio “Leonessa di Puglia”, titoli onorifici conferitigli nel 2009 per la sua lunghissima carriera nell’ambito della cultura. La lettura di alcuni passi del romanzo è stata affida-

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ta alla voce narrante della dott.ssa Lisa Falagario, tra l’altro anche brava attrice. Il prof. Ugo Rubini è docente di lingua tedesca all’Università di Bari, germanista, studioso del teatro. Già vincitore del premio “Soldati” a Torino col suo precedente romanzo “Il sogno di Jan Jesensky”, nonché a Roma col premio intitolato a Nabokov. Il romanzo “La notizie perduta” è un insieme di racconti, in cui l’autore rievoca con un linguaggio scorrevole, duttile, su un’impronta autobiografica, frammenti di ricordi adolescenziali pescandoli dal suo subconscio. Il suo viaggio in treno all’età di quattro anni; l’attraversamento del territorio calabrese solcato da calanchi lunari, fiumare di pietre; e mano mano che la sua gioventù avanza i ricordi si fanno ancora più netti; gli studi in Germania, dove la sua memoria si ferma e gli si affiora l’immagine di una

coppia: padre e figlia accomunati da una passione viscerale per la musica e per il violino. I due musicisti, in perfetta simbiosi, fanno una strana esperienza. Realizzano un viaggio in Norvegia, dove approdano su uno sperduto fiordo per eseguire i loro brani nell’incontaminato silenzio della natura norvegese. L’improvvisa morte del padre stacca il sensore che teneva legata la coppia e la giovane musicista perde ogni interesse per la musica. Svela il suo segreto (La notizia perduta) a questo giovane italiano innamorato della linga tedesca. Rubini, per dovere di cronaca, è stato anche mio professore di tedesco negli anni ’60 del 1900, sotto la cui docenza mi sono avviato alla professione di Traduttore (inglese, francese tedesco); a lui sono legato da sincera amicizia come suo ex allievo. Come scrittore, passione che condividiamo, gli faccio i migliori auguri per questa fatica letteraria.

PERSONE

Il 1° battaglione “Cracco” al Tenente Col. Antonio Camerino Di Gianni Mercadante

E’ nato a Lecce il 30 luglio 1969 ed ha frequentato il 170° corso dell’Accademia militare di Modena

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ell’ambito delle figure di Comando all’interno del Reparto del 31. Rgt. Carri attualmente in forza, primo fra tutti il Col. Michele Catalano Comandante in capo della Caserma, mi piace segnalare il giovane ufficiale Ten. Col. Antonio Camerino nominato il 27 novembre 2009 Comandante del 1. Battaglione “M.O. Cracco” che è in pratica l’unità operativa del sistema difensivo della Brigata Pinerolo. Camerino è nato a Lecce il 30 luglio 1969 ed ha frequentato il 170° corso dell’Accademia militare di Modena (1988-1990) laureandosi in Scienze Politiche con indirizzo Politico Economico, seguendo successivamente dei Master in Scienze Strategiche e Studi Internazionali Strategico Militari. Ha seguito il corso Tecnico Applicativo a Torino, la Scuola di Fanteria a Cesano (1999), la Scuola di di Guerra a Civitavecchia (2000-2001), l’8. Corso ”ISSMI” del Centro Alti Studi per la Difesa (Roma, 2005-2006). Parla e scrive l’inglese, ormai un “must” per tutti gli ufficiali, che chiamati ad assolvere delicati incarichi in teatri operativi fuori area, hanno necessità di comunicare con le forze internazionali. Inoltre, ha ricoperto numerosi incarichi come Comandante di plotone, tra cui al 28. Rgt. F. “Pavia” di Pesaro, al 67. Rgt. Fanteria Corazzata di Solbiate Olona, alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli e nello stesso Rgt. Carri di Altamura come Comandante di Compagnia e Capo Ufficio Logistico. E’ stato in teatri operativi internazionali/fuori area in Kosovo (2000) e in Albania (2004), ovvero in operazioni denominate “Joint Guardian” e NHQT”. E’ stato insignito di diverse onorificenze con Medaglie commemorative. La Caserma “F. Trizio” di Altamura è il fiore all’occhiello della Brigata Pinerolo di Bari, dove vengono forgiati i “soldati tecnologi” della fanteria corazzata di concerto con la Scuola di Cavalleria di Lecce. Non va dimenticato che il 31. Rgt. Carri è la prima unità corazzata dotata di carri armati digitalizzati, la cui specializzazione è stata più volte pubblicizzata dallo scrivente attraverso i mass-media locali e nazionali, oltre ad aver pubblicato nell’aprile 2000 un libro dal titolo “Altamura e a Caserma del 31. Rgt. Carri”. Altamura è fiera di ospitare nel suo territorio questa “cittadella con le stellette”, tanto da aver suggellato oltre un decennio fa un gemellaggio, conferendole la cittadinanza onoraria.

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Gianfranco Traetta

La lettera

Morire sulla murgia Piero Castoro – Centro Studi Torre di Nebbia

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’è uno strano rapporto tra la murgia e la morte.

Specie d’estate, quando lo scirocco avvampa i campi già crocifissi sotto il sole del meriggio, quando tutto sembra arso e la terra è brulla e nuda, quando domina su ogni cosa un giallo screpolato dalla sete e le ferule, colonizzate dalle lumache, sono mature per gli scanni dei pastori, quando il vento muove appena i cardi quasi fossilizzati e fa tintinnare gli steli sopravvissuti degli asfodeli. In questa stagione, quando la murgia agonizza in attesa delle piogge, la morte appare più vicina, e si accuccia in silenzio all’ombra, come fanno i cani legati alle catene.

C’è uno strano rapporto tra la murgia e la morte. Spesso i fili del destino conducono al passato, aprono varchi nella memoria e riportano in luce immagini sbiadite di sofferenze divenute anonime. Come non rievocare, infatti, la “tratta dei calzoni corti” e quella di fanciulli-pastori trovati senza vita in fondo ai pozzi? Come dimenticare una realtà fatta di miseria e di soprusi che non molti anni fa dovette combattere l’omertà e macchiarsi di vergogna? E la memoria ci conduce anche a Galin Boci, un giovane di 23 anni, immigrato dal paese delle Aquile, rinvenuto morto in una “piscina” murgiana nel giugno del 1998…. C’è uno strano rapporto tra la mur-

gia e la morte. Anche quando, a differenza di Galin e di altri strappati alla vita con violenza, il “caso” sembra risolto, l’ossimoro diventa quasi paradossale, come è accaduto a Don Francesco Cassol, parroco della chiesa di San Martino di Longarone, scambiato per un cinghiale e ucciso mentre dormiva nel suo sacco a pelo sotto le stelle della murgia. Forse lo abbiamo conosciuto Don Francesco, qualche anno fa, quando con un gruppo di camminatori si fermò davanti al cancello d’ingresso di una masseria, sulla murgia di Ceraso. Poi, da solo, con discrezione, percorse l’aia nella nostra direzione e si fermò. Uno di noi gli andò incontro, lo invitò ad entrare ma Don Francesco desistette e alla fine, prima di proseguire nel suo viaggio, accettò solo un po’ di pane e un sorso d’acqua. Di nient’altro aveva bisogno quell’uomo, di nient’altro avevano bisogno i suoi compagni di pellegrinaggio, e se ne andarono lieti, in quell’ora in cui l’ebbrezza consentita dalla grande calura andava sciogliendosi in una completa comunione. Nella sua ricerca di pace e di meditazione, Don Francesco aveva eletto la murgia a luogo di raccoglimento e di preghiera, una sorta di giardino dell’anima in cui esercitare il suo diritto alla solitudine e in cui contemplare tutti gli elementi del creato. Ed era diventato, all’insaputa di tutti, un visitatore d’eccezione, un uomo a cui piaceva camminare a piedi tra le alture calcaree e le lame dell’Alta Murgia, inseguendo con il suo sguardo gli infiniti orizzonti dell’altopiano, sotto il cielo solcato dal volo dei falchi e delle calandre. Don Francesco sapeva che il desiderio di “natura” è una prerogativa dello spirito, perché la natura è ciò che è senza desiderare se stessa, eppure, probabilmente, sosteneva l’idea che il valore della natura non risiede nell’esclusiva capacità dell’uomo di trasformarla mediante il lavoro, quanto nella possibilità intrinseca che essa ha di rigenerare la vita e di partecipare al senso di pienezza dell’essere attraverso la bellezza. Ecco quel che Don Francesco aveva trovato sulla murgia, e vogliamo immaginarlo mite e riappacificato, mentre si riposava nella calma della sera circondato dai can-

ti delle cicale. E non dormiva affatto in un “deserto”, come le cronache hanno riportato, ma presso l’imponente e meraviglioso fenomeno carsico del Pulo di Altamura, uno dei luoghi più frequentati della murgia, non di rado anche durante le notti d’estate. Circostanza, quest’ultima, che rende la tragedia ancora più paradossale. Il pacifista più innocente ucciso nel sonno da un colpo di arma da fuoco. L’ingrata azione dell’improvvisato cacciatore di frodo sarà pure stata alimentata dalla leggenda metropolitana secondo cui la murgia è percorsa da centinaia, se non da migliaia di cinghiali; sarà stata resa possibile dalle condizioni di extra legalità in cui versa ancora il territorio, nonostante l’esistenza, sulla carta, di un Ente parco e di una vigilanza precaria e sottodimensionata. E a nulla valgono le polemiche sulle responsabilità, su quello che andava fatto e che non si è fatto… La morte di Don Francesco mostra invece, all’ennesima potenza, tutte le contraddizioni di una comunità e, in

Gianfranco Traetta

la lettera

primo luogo, delle sue istituzioni che non riescono ad affrontare e a risolvere adeguatamente i problemi reali di questo territorio. C’è uno strano rapporto tra la murgia e la morte. Si moriva di murgia e si muore uccisi sulla murgia, ma anche la murgia sta morendo… Come nelle più antiche tragedie, quel rapporto invoca un equilibrio e una tensione, luci e ombre, ragione e mistero, eppure come è difficile oggi ritrovare nel ritmo selvaggio di questa natura la propria misura, come è difficile liberarsi delle proprie meschinità e illusioni e insieme liberare il mondo delle sue inutili violenze.

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CULTURA

Le poesie di Elena Priore racchiuse in un microcosmo temporale Grande successo per la presentazione del libro “Microcosmo” Di Gianni Mercadante*

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arlare di poesie non sempre è facile. Ma parlare della professoressa Elena Priore mi viene più spontaneo, perché mi lega un sottile filo di amicizia dovuto all’inserimento di una sua poesia (Quadretto) nella mia prima pubblicazione “Altamura, la Regina della Murgia”/1988. Sono passati ventitre anni da quella data e la sua esperienza di poetessa si è notevolmente arricchita attraverso premi, citazioni in riviste scientifiche e letterarie. Ciò è attestato dalla lunga biografia che appare nel risvolto di copertina del suo libro “Microcosmo, silloge di poesie”, per i tipi de “Il Grillo” Editore di Gravina in Puglia (Bari), impreziosito da un acquerello impressionista, dipinto dalla stessa autrice, raffigurante il castello di Capo Spulico/Calabria. La presentazione del libro è avvenuta mercoledì 27 maggio 2010 nella nuova sala consiliare alla presenza di un numeroso pubblico, a cui hanno fatto da cornice molti suoi colleghi docenti e familiari. Ha introdotto il giornalista Antonio Ferrante, coordinatore territoriale dei Presìdi del libro e direttore del giornale “LABMagazine” e “AltamuraLive”, con la partecipazione dell’ex dirigente scolastico, prof. Antonio Iervolino, del prof. universitario Ugo Rubini nonchè dell’attrice Lisa Falagario che ha prestato la sua straordinaria voce alla recitazione di alcune poesie più signi-

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ficative. Presente anche il giovane Editore Angelo Deleonardis. La poesia può nascere in qualsiasi essere umano, in funzione della propria sensibilità e dall’uso delle parole, materiale linguistico importante. Le parole sono immagini fluttuanti, mobili, che gravitano nell’inconscio, prendono forma nel momento in cui si realizza l’enunciato attraverso un processo di emozioni, di stati d’animo che pervadono il corpo, a loro volta generanti significanti e poi significati concettualizzati in forma di prototipi e di “script”, a cui seguono ancora delle decodificazioni, le cui espressioni praticamente sono componenti di una stato fisiologico, di un’esperienza soggettiva. Ecco come avviene la comunicazione, il cui universo è la rappresentazione mentale del proprio vissuto, della propria sfera psicologica che poi giunge nella sfera del senso, valida per tutti i parlanti. Attraverso il gioco linguistico che ci propone Elena Priore si ha la sensazione di stabilire il rapporto tra concetto e significati, e la capacità d’immaginazione che le parole trasmettono. Parole che possono sintetizzare un lungo discorso, e che il fabbro della parola, in questo caso la Priore, sa forgiare, modellare e piegare sapientemente alla propria volontà. Ogni

sua poesia è frutto di emozioni che si sono cristallizate nello scritto. Vorrei citarle tutte; correrei il rischio di tediare il lettore. Non poteva non mancare il suo canto ai “Campanili della cattedrale ad Altamura” che li vede slanciati, possenti, solenni e festosi che dal loro punto di osservazioni vedono brulicare per le antiche stradine genti diverse; e la sua mente tende lo sguardo anche al suo paesio natio “Abriola”, in Basilicata, che attraverso sfocate immagini avvolte nelle nubi del tempo lo rivede “come un rapace aggrappato ad una roccia”. Le sue esperienze di vita sono costellate da altri frammenti di ricordi come “La marina di Roseto Capo Spulico”, in Calabria, località marina frequentata da una consistente colonia di altamurani, accende la fantasia della poetessa, la quale,giocando con le parole, vede “la marina d’azzurro nel terso settembre, e i lucidi ciottoli sentirli -choccolare-, mentre il possiente maniero federiciano propone un mondo di cavalieri e dame e a far rivivere ansie e paure buttate sulla costa da antichi pirati”. Il linguaggio di Elena Priore, insomma, è semplice, ma nello stesso tempo diventa aulico quando inserisce cunei linguistici al posto giusto e al momento giusto, creando quella intelaiatura semantica poderosa con nervature prosodiche di sostegno indispensabili alle acrobazie scritte che la poesia necessita per essere traslata ad un registro linguistico più elevato. I segni, di cui sono composti le parole e i suoni (foni, accenti prosodici) che caratterizzano il ritmo, la sonorità della poesia sono elementi che la Priore sa maneggiare con accurata destrezza. Nei suoi componimenti fa sfoggio di un altro filone poetico, poco conosciuto, ma noto ai più eruditi: la poesia “limckeriana”; prende il nome dalla storica città irlandese “Limerick”, situata sulle rive del fiume Shannon sulla costa atlantica centrooccidentale dell’isola che conosco perfettamente per ragioni di lavoro. La poesia “limckeriana” ha contenuto “nonsense”, senza senso, licenzioso, a volte sussurrata all’orecchio di un amico, composta da cinque versi, con schema AABBA. Un esempio è quello della poesia dedicata ad un pastore altamurano. Ma la sua raccolta ne contiene quasi una decina, a dimostrare la propria forza e competenza comunicativa. L’attrice Lisa Falagario, nota e apprezzata figura altamurana, nel prestare la sua voce recitante ad alcune poesie, ha fatto vivere al pubblico momenti emozionanti, percependo le stesse sensazioni vissute dell’autrice. *Giornalista-scrittore

3 LIBRI

CULTURA

A cura di A. Ferrante

La scossa. Sei proposte shock per la rinascita del Sud, di Francesco Delzìo (Rubettino, pp. 90, euro 12)

Razza padana, di A. Signore e A. Trocino (Bur, pp. 398, euro 11,50)

Terroni, di Pino Aprile (Piemme, pp. 308, euro 17,50)

Oggi la parola d’ordine delle élite è “dimenticare il Mezzogiorno”. È la stagione peggiore del Sud dal dopoguerra: la stagione del declino senza speranza, della fuga in massa dei giovani dall’inferno. Nonostante vecchi annunci roboanti e nuovi Partiti del Sud, nessuno sembra più curarsi davvero della Cenerentola d’Europa. Tra i leader politici prevale una sorta di “rassegnazione etnica” sulla sorte dei terroni: “non ce la possono fare, meglio abbandonarli al loro destino”. Al Sud serve disperatamente una “scossa”. Non è più tempo né di questuare altra (inutile) spesa pubblica, né di praticare (illuministicamente) la “normalizzazione” del Mezzogiorno. Solo una rivoluzione del coraggio, solo una strategia di rottura può salvare il Sud dalla deriva definitiva dell’economia e delle menti. Ecco sei proposte shock per realizzarla. Per riprenderci il Mezzogiorno, prima che diventi la nuova Petra.

La Lega è ormai il partito più vecchio d’Italia: con questa constatazione allo stesso tempo sconcertante ed elementare si apre il libro che Adalberto Signore e Alessandro Trocino (giornalisti de “Il Giornale” e il “Corriere della Sera”) dedicano a Bossi e compagni. Un volume scorrevole e di buona fattura, che va ad aggiungersi alla ormai nutrita bibliografia sul Carroccio. Gli autori articolano il libro in due parti: nella prima, “le tappe”, dopo un resoconto della gioventù di Umberto Bossi dai toni vagamente agiografici, viene raccontata in dettaglio la storia della Lega Nord, dagli anni pionieristici fino al ritorno al governo di quest’anno. Nella seconda, “le idee”, il partito viene invece analizzato da diverse interessanti prospettive: il rapporto con Roma (ladrona ma anche seduttrice) ad esempio, ma anche la recente penetrazione nell’Emilia “rossa” o il rapporto con la sinistra e gli intellettuali.

Gli investimenti per opere pubbliche al Sud scendono alla metà in cinque anni (1991-1996); nello stesso periodo, il PIL del Meridione precipita sotto il livello del 1991; si perdono 600.000 posti di lavoro:quasi uno su dieci, un disastro che non ha precedenti storici e siamo gli unici in Europa con tassi di occupazione tanto diversi fra zone dello stesso paese. La Lega è l’unico movimento razzista al governo, in Europa; quando la stessa cosa accade con la Carinzia di Haider, l’Austria diviene l’appestata del continente; pure in Francia, in Germania, ci sono movimenti e partiti di stampo bossiano, ma restano fuori, anche quando è la destra a governare (in Italia i leghisti sono stati al potere pure con il centrosinistra che, per compiacerli, varò le prime scellerate norme federaliste, seguite dal pentimento tardivo).

Gli abbracci spezzati

Il Profeta (Genere:drammatico Regia: Jacques Audiard, 149 min)

3 FILM

Shutter Island (Genere:drammatico/ thriller Regia:Martin Scorsese, 138 min)

A cura di A. Ferrante

Nell’autunno del 1954 gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, al largo di Boston, in un ospedale psichiatrico nel quale sono detenuti numerosi criminali psicopatici. I due agenti sono incaricati di trovare Rachel Solando, una pericolosissima detenuta condannata per omicidio e misteriosamente scomparsa, ma un uragano si abbatte sull’isola complicando la situazione. Scopriranno che la donna, colpevole di aver ucciso i suoi tre figli, era da anni sotto le cure del direttore dell’ospedale, il dottor Cawley...

(Genere:drammatico/thriller Regia:Pedro Almòdovar, 129 min) Un uomo scrive, vive e ama nell’oscurità. 14 anni prima è stato vittima di un terribile incidente di macchina sull’isola di Lanzarote che non solo gli ha portato via la vista ma anche Lena, la donna della sua vita. Quest’uomo ha due nomi: Harry Caine, pseudonimo con il quale firma le sue opere letterarie, i suoi racconti e le sue sceneggiature, e Matteo Blanco, il suo vero nome, con il quale vive e firma la regia dei suoi film. Dopo l’incidente, Matteo Blanco si trasforma definitivamente nel suo pseudonimo Harry Caine.

Condannato a sei anni di prigione, il diciannovenne Malik El Djebena non sa né leggere né scrivere. Solo al mondo, appare più giovane e fragile degli altri detenuti. A prenderlo sotto la sua ala protettrice è un gruppo di prigionieri corsi che gli insegnano tutti i trucchi per sopravvivere. Costretto a svolgere numerose “missioni”, che però lo fortificheranno e gli meriteranno la fiducia del boss, il coraggioso Malik impara alla svelta e sfrutta tutto quello che ha appreso a suo vantaggio facendosi amici i Mussulmani, l’altro clan del carcere.

CAMERA DEL LAVORO COMUNALE DI ALTAMURA Via M. Continisio, 9 - 70022 Altamura (Ba) Tel. 080 3104693 / 3117030

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SPORT

Abbrescia - Real Altamura

Fortis Murgia

Caricola - Real Altamura

Palla al centro. Sarà la stagione della rinascita? A poche ore dal fischio di inizio dei campionati calcio dilettantistici, facciamo il punto della situazione.  di Giuseppe Clemente

D

alla spiaggia al campo sportivo. Dal mare al manto erboso del “Tonino D’Angelo”. Ritorna la serie D ad Altamura e, quindi, tornano i ritmi del vecchio torneo interregionale che parte ufficialmente domenica 5 Settembre. La squadra verdeazzurra, che ha l’ambizione di rappresentare tutto il territorio murgiano, si appresta ad esordire con un organico rinnovato in minima parte, avendo confermato anche per questa stagione l’ossatura della rosa che ha vinto con merito in campionato di Eccellenza lucana. Tra i confermati troviamo il portiere under Napolitano, i difensori Cannillo, Chessa, Delle Foglie e Di Girolamo, i centrocampisti Martimucci, Maurelli, Pastore, Lorusso e Castoro e le punte Margiotta e Petruzzella. Sul fronte calciomercato, il mister Pasquale Squicciarini potrà contare sui tesseramenti del portiere ex Neapolis Giuseppe Errichiello, i difensori Nicola Dibenedetto (ex Real Altamura), Michael Aiello (under, ex Bolzano), Felice Varisco (under, ex Real Altamura) e Sebastiano Falanca (ex Bitonto). Degni di nota gli acquisti per il centrocampo tra i quali spiccano i nomi di Nicola De Santis, regista 32enne da sempre militante fra i Professionisti, e Bartolo Lorusso, giovane esterno di centrocampo ex Noicattaro e Monopoli. A questi va ad aggiungersi Fabio Lupacchio, possente centravanti 28enne ex Pisticci, già in rete

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nello sfortunato esordio in Coppa Italia. La società diretta dai patron Di Girolamo e Patella, su indicazione dello staff tecnico, ha per il momento sospeso ogni trattativa di mercato in attesa di una chiara valutazione dell’organico attuale. Non sono da escludere, però, altri innesti che potrebbero riguardare principalmente il reparto avanzato. La prima di campionato metterà la Fortis Murgia davanti ad un primo, gravoso ostacolo. Il primo avversario da battere è il S. Antonio Abate, squadra campana che da diversi anni mantiene la categoria anche grazie al supporto di numerosi tifosi pronti a girare il sud Italia per incitare i propri beniamini. Nella seconda gara i murgiani affronteranno il Nardò, matricola temibile che l’anno scorso ha dominato l’Eccellenza pugliese (possibile uno slittamento a causa della presenza del luna park in via Mura Megalitiche). Torna alla carica, invece, il Real Altamura del patron Luigi Lorusso. Dopo l’amara retrocessione dello scorso anno, la dirigenza realina si rifà il lifting presentando volti nuovi tra i quadri societari tra i quali citiamo il direttore generale Giuseppe Barracchia ed il direttore sportivo Franco Ninivaggi, non dimenticando l’accordo di collaborazione siglato con l’Avanti Delfini Altamura che affiancherà il Real principalmente nella gestione del settore giovanile.

La squadra, ricostruita ex novo, è stata affidata ad un tecnico esperto del campionato di Promozione, il barese Mimmo Caricola (ex Terlizzi, Capurso e Canosa), che ha portato con se gli uomini del suo staff. Il chiaro obiettivo della società, vista anche la campagna acquisti di prim’ordine, è senza dubbio tornare velocemente in Eccellenza cercando di attrarre gli sportivi altamurani che avevan definitivamente messo da parte il calcio locale. Tra i tanti volti nuovi che, a partire dal 19 settembre, proveranno a vincere il torneo di Promozione troviamo: i portieri Leleuso (ex Japigia) e Campanelli (ex Leonessa), i difensori Abruzzese (ex Larino) e Ricci (ex Corato), i centrocampisti Picciariello (ex Corato), Abbrescia (ex Lucera) e De Francesco (ex Canosa), e gli attaccanti Leonetti (ex Corato) e D’Introno (ex Canosa). A questi si aggiungono diversi confermati rispetto alla passata stagione. Da segnalare, ancora una volta, la presa di posizione di una parte degli ultras altamurani che ribadiscono ancora una volta la loro presa di distanze dalla Fortis e dal Real. Nel primo caso, i tifosi non condividono la scelta della Fortis di identificarsi in tutto il territorio murgiano, scegliendo come colori sociali il verde e l’azzurro anziché i colori altamurani, il bianco ed il rosso. Sul Real Altamura, non cambiano gli intendimenti degli ultras che ormai da tempo hanno scelto di non sostenere la squadra del patron Lorusso.

RUBRICHE

BENESSERE A TAVOLA

Intolleranze e allergie: c’è differenza?

A cura di Domenica Incampo biologa nutrizionista domenica.incampo@pec.empab.it

L

a maggior parte dei soggetti è in grado di mangiare una estesa varietà di cibi senza alcun problema, tuttavia una piccola parte può presentare, in risposta all’ingestione di determinati alimenti, delle reazioni avverse che possono andare dalla semplice eruzione cutanea fino anche a risposte allergiche di grave entità La reazione negativa al cibo è spesso erroneamente definita allergia alimentare. In molti casi è provocata da altre cause come un’intossicazione alimentare di tipo microbico, un’avversione psicologica al cibo o un’intolleranza ad un determinato ingrediente di un alimento. L’allergia alimentare è una forma specifica di intolleranza a componenti alimentari (allergeni) che attiva il sistema immunitario. Un allergene innesca una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi IgE, che determinano il rilascio di sostanze chimiche organiche, come l’istamina, provocando vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno. Le allergie agli alimenti o ai componenti alimentari sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita. L’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario. Da quanto affermato sopra, quindi, la sostanziale distinzione tra le due reazioni è il coinvolgimento o meno del sistema immunitario. Attualmente la medicina conven-

Gianfranco Traetta

Sempre più spesso si sente parlare di allergie e intolleranze di tipo alimentare, ma molte volte le due situazioni vengono erroneamente confuse. zionale ha evidenziato intolleranze solo nei casi del lattosio e del glutine (celiachia). Il campo delle intolleranze alimentari è in continua evoluzione e secondo chi opera con le intolleranze, il 40-50% della popolazione ne sarebbe afflitto, secondo la scienza ufficiale non più del 5-10% avrebbe disturbi dovuti alle intolleranze. Esistono vari tipi di test che affermano di poter identificare la presenza di intolleranze alimentari, la problematica è che purtroppo ad oggi non esiste ancora nessuna evidenza scientifica sulla reale efficacia di tali metodiche. Il campo di applicazione più  ampio di tali test e quello del dimagrimento: chi lavora nell’ambito delle intolleranze alimentari afferma che esistono certi alimenti che per qualche motivo risultano intolleranti al soggetto e che tendono, assumendoli, a farlo ingrassare. Sovente questi soggetti si sottopongono a diete incongrue per periodi molto lunghi, esponendosi, talvolta a carenze nutrizionali che in alcuni casi potrebbe sfociare in veri e propri stati patologici. Concludendo, dato che nella quasi totalità questi test vengono effettuati per la voglia di perdere peso, dobbiamo sempre ricordare che per tornare in forma e buttare via i chili di troppo l’unica strada da seguire è la corretta alimentazione e l’attività sportiva e non bisogna mai affidarsi a metodiche e test che non abbiamo dalla loro parte evidenza scientifiche che ne dimostrino la reale efficacia!

Fuoriluogo Giù al nord di Cristiano Marti

“Alla faccia di Bossi. Noi da quattro anni abbiam capito che basta poco per star bene: basta venire in Puglia!” Ascolto rapito lo sfogo di una coppia piemontese; li incontro su una spiaggia, a 2 km da S. Maria di Leuca, che col suo faro mi dice che lì, con la Puglia, finisce anche l’Italia. Pensiero scontato, penso. E invece apro il mio giornale e leggo che per qualcuno l’Italia finisce col Po. Una lingua d’acqua che secondo questo qualcuno separerebbe i lavoratori dagli assenteisti, le partite iva dal lavoro nero, le aziende dai caporalati, la legalità dalle mafie. Guardo la foto di Umberto Bossi col suo toscano fumante in mezzo alla gente di Ponte di Legno, Busto Arsizio, orgogliosa e commossa di poter accogliere ed ascoltare l’uomo della Padania. Penso di nuovo al faro di Leuca, che ora mi sembra più un capriccio patriottico che un chiaro segno di confine. Chiudo il giornale e proseguo sulla spiaggia. Mi avvicino ad una coppia che legge L’Unità. “Che dicono?” “Noi diciamo che prima ci togliam dalle balle Bossi e quell’altro nano pelato e meglio è!” Accento veneto, mi sorridono ed io respiro. Anche per loro l’Italia finisce qui.

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araldica

Allarme beni culturali

Tele stemmate distrutte, cippo di confine sparito. Di Gianni Mercadante

L

’ampio scenario artistico offertoci dalle icone sacre presenti nel nostro territorio ci consente di fare delle riflessioni sul patrimonio storico-culturale locale. Ma purtroppo la scarsa sensibilità culturale e la mancanza di conoscenze basiche alla tutela e conservazione di tali beni da parte della quasi totalità della comunità altamurana, fatta eccezione però dei pochi cultori, allarma lo scrivente e grida di dolore si levano senz’altro dal mondo dei trapassati per l’indifferenza e l’incapacità con cui si trattano i capolavori di artisti e committenti del passato.

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Sono molti gli esempi che vorrei denunciare in questo contesto, ma limito solo a tre episodi, che in ordine di tempo segnalo: Sparizione della fitta di confine sulla provinciale Altamura-Spinazzola (dal bivio per Corato al Km 10,500); trattasi di un manufatto in pietra alto circa due metri dal piano di calpestio su cui erano scolpiti lo stemma Aragonese e lo stemma di Altamura del XV secolo. Denunciai la sparizione dell’agosto del 2009 ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, al Sindaco, ai

araldica

Vigili Urbani, al Museo, all’ABMC, alla Sovrintendenza ai Beni Culturali. Ad oggi, il sottoscritto non ha ricevuto alcuna risposta. La fitta di confine si trovava a pochi metri dal ciglio dalla strada, il cui sito oggi purtroppo è stato recintato dal proprietario dell’area e su cui sono stati realizzati degli scheletri di costruzione, probabilmente anche abusivi. L’area ricade in territorio altamurano e quindi di competenza del nostro Comune per gli accertamenti. Il secondo esempio riguarda la distruzione di un dipinto attribuito al pittore napoletano Giuseppe Uva, in stile Liberty, raffigurante l’Aurora esistente fino al 2005 nella volta del salone di rappresentanza dell’ex sede del Comando dei Vigili Urbani, in Piazza Repubblica (sopra la Proloco), a cui facevano da cornice gli stemmi di Casa Savoia e gli stemmi civici di Altamura. Tale dipinto è stato definitivamente distrutto durante i lavori di ristrutturazione eseguiti recentemente per adibire i locali a uffici tecnici comunali. Uno scempio artisticoculturale irreparabile. Denunciai lo stato di precarietà del manufatto all’epoca dell’Amministrazione Plotino, con un’altra nota nel

mio libro “Altamura Nobilissima”/1997 in cui pubblicai anche la foto del dipinto. Risultato della segnalazione: indifferenza totale! Il terzo esempio è la chiesa della S.S. Trinità. Questa è stata oggetto negli anni ’90 del secolo scorso di un danno irreparabile sulla tela dell’altare maggiore (dipinto datato del 1586), i cui stemmi raffigurati in basso furono irrimediabilmente compromessi durante i lavori di restauro dell’edificio religioso. L’allora parroco don Ciccio Simone (1991) fece eseguire sia l’abbattimento degli altari laterali per ampliare la capacità ricettiva dei fedeli, sia i ritocchi sulla tela dell’altare maggiore. L’autore, pittore-decoratore, che operò sul dipinto (non lo conosco, ma chi lo conosce è pregato di segnalarlo), ebbe la sconsiderata audacia di cancellare una scritta indicante “recopiatus 1778” e in basso di deturpare gli stemmi: Farnese (i simboli araldici furono manomessi con colori posticci); lo stemma di Mons. Giangirolamo De Mari fu cancellato; lo stemma di Papa Sisto V/Peretti fu ingrandito con lo spazio ricavato da quello di De Mari; lo stemma di Altamura fu altrettanto compromesso con la cancellazione della corona regia. L’ignoranza e la dominante autoreferenzialità hanno compromesso

un patrimonio artistico. L’estensore dell’articolo del tempo, Michele De Stefano, che pubblicò una relazione sullo scomparso periodico “Nella città” nel maggio 1991, si spellò in favore del parroco elogiandolo per i lavori fatti eseguire, mentre, purtroppo, aveva operato nella totale ignoranza. L’autore del dipinto cinquecentesco reclama giustizia per tale scempio. A conclusione di questa denuncia, va aggiunto che la chiesa della S.S. Trinità versa oggi in uno stato di abbandono. L’umidità ha attaccato le pareti laterali in prossimità dei finestroni. La forzata direttiva della diocesi di dirottare i fedeli dal centro storico verso la nuova chiesa della Trasfigurazione in Via Santeramo, condurrà alla definitiva alienazione dell’edificio religioso, come da voci che insistentemente circolano nel quartiere. Da questo osservatorio, si fa appello alla sensibilità del vescovo, Mons. Mario Paciello, affinché prenda più saggi provvedimenti per la conservazione e tutela della chiesa della S.S. Trinità, che per i parrocchiani, è ancora motivo di aggregazione sociale. L’attuale facente funzione di parroco don Michele Lorusso tace. Un ermetico “no comment”, in stile anglosassone, trapela dai suoi occhi.

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OROSCOPO

Leone(23/07-22/08)

OROSCOPO DEL MESE

Il mese si divide in due parti per voi: la prima continua ad essere gratificante in amore, mentre nella seconda vi ritroverete in alto mare che consideravate consolidati. Un certo malessere esistenziale offusca la realtà lavorativa, sono solo nuvole passeggere.

A cura di Sailor Mercury

Ariete(21/03-20/04)

Settembre sarà un mese che vi somiglia molto: passionale, irruento e senza limiti, anche se all’inizio avrete qualche problema con la persona amata. Dedicatevi allo sport e al relax.

Toro(21/04-20/05)

Nel corso di questo mese cercate di porre rimedio ai problemi di coppia trascurati nel tempo, quest’estate avete un po’ esagerato con il cibo, cercate di iniziare una dieta disintossicante, per voi è molto importante sentirvi belli.

Gemelli(21/05-21/06)

Quello di Settembre per voi, sarà un mese fecondo e creativo al massimo, l’ambiente di lavoro attirerà la vostra attenzione passionale. Molto soddisfacente la vita professionale, tanti colpi di scena…

Cancro(22/06-22/7)

La vita cambia questo mese per voi amici del cancro, sarete capaci di esprimere sentimenti profondi che in passato si erano un po’ assopiti. La salute per voi dipende dalle relazioni in genere e migliorandole, migliorerete tutto.

Ben ritrovate care lettrici di lab magazine, siamo a settembre il mese che preannuncia l’autunno e allora, quale migliore occasione per accendere il forno e preparare un buon dolce? Ecco a voi la torta all’arancia e al cioccolato.

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Vergine(23/08-22/09)

Settembre promette bene per voi amici della vergine: viaggi, dialoghi interessanti con chi vi attrae, procederete sicuri alla conquista di un terreno inesplorato, dove la noia non esiste proprio. Bene anche la salute, recupererete un ottima forma fisica e mentale.

Bilancia(23/09-23/10)

Tirate un sospiro di sollievo amici della bilancia, non premete troppo sull’acceleratore, non siete ancora convinti per perdere completamente la testa. Rilassatevi evitate qualsiasi tipo di rigidità, la struttura ossea potrebbe risentirne, bevete più acqua.

Scorpione(24/10-21/11)

Belle notizie sul fronte amoroso, non potrete desiderare più passione, più erotismo, più fascino. Mettete da parte la vostra solita diffidenza, vi impedirebbe di godere dei frutti promessi dalle stelle. La professione procederà tranquilla.

Sagittario(22/11-21/12)

Siete un po’ insoddisfatti, ma non perdete la speranza, questo senso di insofferenza contribuirà a cambiare le cose che non

SOUL KITCHEN A cura di Grazia Valentina Deliso

Torta all’arancia e cioccolato Ingredienti: 175 gr di zucchero 175 gr di burro 3 uova 175 gr di farina mezza bustina di lievito per dolci 2 cucchiai di cacao amaro 2 cucchiai di latte 3 cucchiai di succo d’arancia scorza grattugiata di mezza arancia per glassa 175 gr di zucchero a velo 2 cucchiai di succo d’arancia

vanno. Vita erotica alle stelle. Attenzione alla salute, non alzate troppo il gomito.

Capricorno (22/12-20/01)

La vita affettiva si manterrà battagliera e insoddisfacente fino a metà mese, poi tutto tornerà a sorridervi. Cercate di essere più attenti alle esigenze del partner, accettate di più i difetti di chi amate. Ottime le amicizie ritrovate o appena instaurate.

Acquario (23/01-19/02)

In amore non avete più voglia di sprecare del tempo, sentite la necessità di fare sul serio in amore, bene, settembre vi regalerà buone sorprese. Sarete molto sereni in questo periodo, approfittatene di questa condizione per ottenere quello che desiderate in tutti i campi.

Pesci (20/02-20/03)

Finalmente cari pesci la vostra vita affettiva sta per intraprendere un cammino più felice e stabile, buone opportunità per i single delle quali non vi pentirete. Vita erotica al top, il vostro segno sarà il più caldo del mese. Istinto , coraggio e serenità torneranno tutti ad allietare il vostro carattere e vi daranno la spinta giusta in tutto.

PREPARAZIONE In una terrina, lavorate il burro ammorbidito e lo zucchero, in seguito aggiungete le uova, mescolate bene con la frusta e poco per volta incorporate la farina setacciata e il lievito. Dopo aver amalgamato il composto, dividetelo in due parti uguali, in una aggiungete il succo e la buccia grattugiata dell’arancia e lavoratelo, nell’altra metà aggiungete il cacao, il latte e un cucchiaio di zucchero e mescolate. Imburrate una teglia del diametro di 25 cm, versate a cucchiaiate i due tipi di impasto, alternandoli aiutandovi con il manico di un coltello, fate un aspirale (senza mescolare troppo) in modo da ottenere un effetto marmorizzato. Cuocere a 190° per circa mezz’ora (fino a che, infilando uno stecchino nella torta, non ne esca asciutto). Lasciate raffreddare una decina di minuti e capovolgete in un piatto da portata. Per quanto riguarda la glassa, mescolate lo zucchero a velo e il succo d’arancia messo da parte e quando la torta sarà del tutto fredda stendete la glassa e fate asciugare. Servire il vostro dolce. Buona merenda. Alla prossima.


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