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SAMANTHA TARANTINO

“IL LUOGO DEI PADRI” Santa Maria del Patire nella ricerca storica-archeologica


Tarantino, Samantha <1976-> Il luogo dei padri : Santa Maria del Patire nella ricerca storica-archeologica / Samantha Tarantino. - Messina : EDAS, 2013. ISBN 978-88-7820-401-0 1. Abazia di Santa di Santa Maria del Patire <Rossano>. 726.7717094578565 CDD-22 SBN Pal0255375 CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana “Alberto Bombace”

In copertina Santa Maria del Patire

Finito di stampare nel mese di aprile 2013 dalla EDAS s.a.s. di Domenica Vicidomini & C. via S. Giovanni Bosco, 17 98122 Messina www.edas.it info@edas.it edas@legalmail.it Proprietà artistica e letteraria riservata. È vietata qualsiasi riproduzione totale o parziale ai sensi della L. n. 633 del 22 aprile 1941, n. 159 del 22 maggio 1993, L. n. 248 del 18/08/00 e successive modificazioni.


Samantha tarantino

PRESENTAzIONE

L

a tranquillità degli ambienti monastici, integrati negli ambienti naturali, favorisce i percorsi di conoscenza del bosco promossi dal Corpo forestale dello Stato, potenziandone l’efficacia nella trasmissione dei principi a fondamento del concetto di gestione forestale sostenibile. Il Corpo forestale dello Stato ha una grande e consolidata tradizione in materia di educazione forestale ed ambientale. Questa attività rappresenta uno dei principali obiettivi affidati agli Uffici territoriali per la biodiversità, presenti su tutto il territorio italiano e preposti alla gestione delle Riserve naturali dello Stato che ospitano le Foreste più importanti per il Paese. Molti di queste realtà comprendono gioielli come S. Maria del Patire, ricchi di storia e di cultura, la cui valorizzazione va di pari passo con la tutela degli ecosistemi naturali. Grazie alla costante presenza del Corpo forestale dello Stato si è reso possibile conciliare le esigenze di custodia con la possibilità di rendere fruibili i plessi relativi al Santuario del Patire a turisti e visitatori, destinatari anche di attività di educazione e divulgazione in materia ambientale e forestale. Il Santuario in località “Patire” in agro del comune di Rossano (CS) è da sempre in uso governativo al Corpo Forestale dello Stato. Questa importante pubblicazione documenta abilmente la storia di un monumento nazionale nel quale si fondono le culture e le tecniche architetto-

niche ed artistiche bizantina, normanna ed araba, illustrandone le funzioni ed i significati liturgici attraverso lo studio delle iscrizioni ed il raffronto con gli oggetti sacri dello stesso periodo L’opera è ricca di approfondimenti storici sulla presenza normanna nel Mezzogiorno, con particolare riferimento all’apporto fornito dai Normanni all’identità e alla diversità del Meridione. Molte interessanti sono anche le notizie riguardanti la geografia dell’Impero Bizantino, dell’Impero Normanno oltre che del Regno dell’Italia Meridionale e del territorio di Rossano, con le sue fortificazioni naturali . Il volume contiene anche richiami ai Codici scritti nel monastero del Patire, oggi nella biblioteca apostolica Vaticana, frutto del lavoro dei monaci, che trascrivevano testi in latino e greco, con tecnica di disegno e stile di scrittura molto particolari. La descrizione dello stile di vita della comunità monastica dedita, oltre che ad un’intensa attività di trascrizione e di studio dei sacri testi, al lavoro agricolo ed allo sfruttamento dei boschi, e pertanto perfettamente integrata nel contesto ambientale, è ancora una volta occasione di riflessione circa il concetto di sostenibilità nella gestione delle foreste, nel rispetto delle opportunità offerte o garantite dalla multifunzionalità propria del bosco. CESARE PATRONE Capo del Corpo Forestale dello Stato

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PREFAzIONE

I

n un tempo di solitudini popolate spesso solo da immagini virtuali, si ritrova se stessi solo cercando nei meandri delle proprie radici. Odori, sapori, luoghi ed immagini che danno corpo a sensazioni di riconciliazione con se stessi e con gli altri e che sono la testimonianza del senso di appartenenza più profondo di ognuno di noi, quello che ci lega indissolubilmente al nostro territorio di origine. Ogni volta che torno in quei luoghi, nel “Luogo dei Padri”, la superba natura, dimora e custode silenziosa delle cose umane, mi ricorda quanto sia importante fermarsi ad osservare: i possenti castagni secolari di Cozzo del Pesco, arroccati attorno al Monastero,conoscono tutte le storie degli uomini, le loro miserie e la loro nobiltà. Se riuscisse a percepirne il linguaggio, il visitatore conoscerebbe le vicende degli antichi popoli del Nord scesi per cercare terre e gloria e dell’intreccio di queste culture con quella bizantina, o con quella islamica, in un meltingpot di popoli che, come sempre, scrive la storia delle città e ne delinea la cultura.

Se solo si riuscisse a percepire il suono proveniente dagli anfratti rocciosi, dalle grotte mute e dalle gole profondissime del Monte dei Santi Padri, si comprenderebbe perché questi luoghi aspri e per fortuna ancora quasi integri, hanno suggerito serenità e cammino ascetico, preghiera e speranza di redenzione. Una grande ricchezza di sensazioni si provano nel leggere questo libro, in cui l’autrice rende vivide ed autentiche le testimonianze di una parte del nostro passato, con leggerezza ed al contempo estremo rigore bibliografico. Ne è un esempio il Monastero, così perfettamente descritto, che si presenta a noi nell’eleganza delle sue pietre, che disegnano in modo superbo absidi ed arcate, torri e muri, cornici ed oculi. Il libro è un’opera finissima di storia documentale, cultura ed architettura, raccontata con amore in una cornice in cui anche la natura, che parla attraverso la bellissima parte fotografica, è viva, presente, testimoniale. GIUSEPPE GRAzIANO Comandante Regionale Calabria del C.F.S.

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INTRODUzIONE

C

i sono posti in cui la natura e la storia si fondono, creando luoghi unici, luoghi fatti d’elementi semplici in una mistura magica che accostandosi, creano qualcosa di più di un’opera d’arte, qualcosa d’impalpabile quasi indescrivibile, che gli uomini tendono ad accostare al divino ed al soprannaturale; ossia la trasfigurazione nel “mito”. Uno di questi luoghi è di certo in Calabria, nel territorio comunale di Rossano al confine con quello di Corigliano. Il suo nome è “Il Luogo dei Padri”, conosciuto nella semplificazione popolare odierna col nome di “Patire” (o S. Maria del Patire); si auspica che accanto all’ormai intoccabile nome odierno, si possa accostare il suo vero significato, in quanto Patire, dai più, è interpretato come sinonimo di sofferenza, banalizzando un ben più nobile significato dedicato ai “Padri fondatori”. Complesso abbaziale dei primi anni del XII secolo, dedicato alla vergine “Odigitria”, sorge su un pianoro a 600 metri d’altitudine, ultimo lembo settentrionale della Sila che degrada nel mar Jonio, tra la valle del Cino ed il Vallone degli Aranci.

Dimora di monte affacciata sul mare, confinato da selva impenetrabile tra orridi valloni, il pianoro è un’isola dal clima superbo, che rimane indifferente ai rigidi inverni silani ed alle torride ed afose estati della costa Jonica. Ai visitatori distratti, armati di fotocamera o ai locali che dopo una grande abbuffata nell’area picnic, tentano di digerire trasformando piazzali e portali in campi da calcio, il suo aspetto spoglio ed austero, ben poco comunica; unicamente davanti al pavimento musivo rimangono sconcerti ed incantati dal suo fascino, ben presto distratti dalla chiacchiera del vicino o dall’odore del caffè; d’altronde ogni luogo privo della sua storia diventa un recipiente senza contenuto, se ne può ammirare la bellezza ma poi non si sa cosa farsene. Solo lo studio e la divulgazione culturale della storia e dell’arte in quel complesso di cose chiamate archeologia, possono aiutare ad apprezzare ed a godere di questi luoghi nel modo giusto e col rispetto che essi meritano. Solo così questi luoghi non moriranno mai.

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Capitolo Primo

QUADRO STORICO

1. 1. Rossano ed il Monastero del Patire nella storia. Procopio di Cesarea1, lo storico delle guerre gotiche, fa risalire la fondazione di Rossano ai Romani “Iuxta Lambulam vallem, angustumque aditum ad litus Ruscia est promontorium Thurinorum. Supra id millia passuum septem cum dimidio praesidium validissimum construxere Romani. ”; da questo passo apprendiamo la funzione della città di Rossano come porto della città di Thurio, distante da questa sessanta stadi e che inoltre, su questo porto, i Romani costruirono il “Ruskianum oppidum”, la fortezza salda, il castrum, il castello fortificato dall’uomo e rinforzato dalla conformazione naturale del territorio, circondata da alti murazzi, utili alla città per difendersi da possibili incursioni. L’inizio della frequentazione di Rossano è dovuto al progressivo abbandono della vicina Thurio; gli abitanti della colonia romana ormai decadente, per sfuggire alla malaria ed alle scorrerie dei barbari, cominciarono ad affluire verso la più salubre e sicura città sulle rupi2. L’importanza di Rossano come colonia in epoca imperiale romana è attestata dalla Tavola Peutengeriana e dall’Itinerario di Antonino. Dai due documenti, Rossano, risulta tra le stazioni itinerarie della strada che partiva da Taranto e terminava a Reggio (lunga 286 miglia antiche), voluta dall’imperatore Traiano (anno 132 d. C. ). Tale strada, percorrente la costa jonica, aveva all’inizio scopi militari, ma con il tempo finì per diventare arteria stradale di vitale importanza per i traffici commerciali e le comunicazioni3; la città di Rossano era conosciuta come città di mare, popolata e dotata di un ottimo porto.

Centro storico di Rossano

Nel succedersi degli eventi storici, durante il lento declino di Roma, anche nel Bruzio si susseguirono le ondate saccheggiatrici delle popolazioni barbare; i Vandali, per esempio, dopo aver messo a ferro e a fuoco Capua e Nola, depredarono e distrussero Locri, Crotone e Thurio.

Tavola Peutengeriana

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IL LUOGO DEI PADRI

Successivamente scesero i Goti di Alarico, i quali dopo Roma e Napoli, saccheggiata anche Crotone, prima di proseguire per Cosenza, posero l’assedio a Rossano al fine di espugnare la cittadella4; nonostante ripetuti assalti che portarono morte e distruzioni, la città resistette. La storia della Calabria bizantina inizia con l’imperatore Giustiniano (527-565) ed il suo progetto di renovatio imperii al termine della guerra greco– gotica (535-554), allorquando riuscì a strappare l’Italia dal dominio dei Goti, che durava da 61 anni. Epigrafe funeraria di Rufo (IV secolo d. C. ), proveniente da località Tornice di Rossano.

Epigrafe funeraria, ritrovata nel centro storico di Rossano.

Rossano fu teatro, durante la lunga guerra grecogotica, dello scontro fra Totila e Belisario, durante il dominio bizantino. Procopio narra che le forze di Giustiniano comandate da Belisario, lasciata Roma per raggiungere Crotone, si diressero alla volta della fortezza di Rossano per rifornirsi di vettovaglie prima di attaccare le forze Gote. Un altro episodio di questa guerra si svolse nei dintorni di Rossano, precisamente nella valle del Trionto, dove nell’angusto varco, la cavalleria di Totila fu quasi distrutta dai bizantini.

I Goti dal canto loro, per portare a termine la lotta contro i Bizantini, volevano espugnare la cittadella, convinti dalla sua posizione strategica. Fu proprio per la sua naturale fortificazione, che la città di Rossano godette sempre del favore dei Bizantini; l’oppidum romano diventa sotto il loro dominio il φρούριον ο χόριον τῆς ᾿Ρουσκιανῆς5. Successivamente alla disfatta dei Goti, i Bizantini, posero un tribuno dipendente dall’esarca di Ravenna, nel X tema, che comprendeva la Lucania e il Bruzio in seguito sostituito, caduto l’esarcato, da un pretore. La cultura greca con i Bizantini ritorna con tutto il suo splendore, iniziando proprio dall’Italia meridionale, un periodo definito spesso II Ellenizzazione, in un momento in cui si era in larga parte diffusa la latinità. Con il tempo, il dominio bizantino si ridurrà solo alle regioni del Sud, quali la Calabria, la Basilicata e la Puglia6. Dalla conquista bizantina (circa nel 540), fino alla definitiva scomparsa di questi (nel 1059), il Bruzio conobbe mutamenti d’ordine politico ed amministrativo oltre che di lingua, dall’ambito civile a quello spirituale. Per i Bizantini la Calabria è una terra vicina da un punto di vista linguistico–culturale e sia geografico, dal momento che i porti di questa regione sono facilmente raggiungibili7; le terre calabresi che si affacciano sullo Jonio rappresentano un approdo ideale verso l’occidente, rappresentando uno sbocco naturale di traffici e scambi, oltre ad essere una base strategicamente essenziale per il controllo della parte settentrionale della regione. Il thema di Calabria, pur non essendo istituzionalmente marittimo, pare dovesse disporre di un certo numero di navi al fine di controllare le coste calabresi dalle flotte nemiche, in particolar modo dagli arabi annidati in Sicilia. Fu proprio per questo scopo che il Magistratos Niceforo, governatore dei due Temi di Longobardia e di Calabria, obbligò tutte le città calabresi ad allestire, a loro spese, delle navi, dette chelandie8. Le popolazioni calabresi non abituate a tali imposizioni si rifiutarono di subire ed in particolar modo gli abitanti di Rossano dopo aver costruito le


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Impero Bizantino in Italia nel X secolo

chelandie, vi si gettarono contro bruciandole e distruggendole e decapitando i capitani. I motivi di tale odio furono due: 1) L’obbligo di fornire gli equipaggi oltre che le navi, 2) Aumento dei pesi fiscali voluto da Niceforo II Foca, per soddisfare gli obblighi militari. Tale vicenda costò alla città di Rossano grande ira da parte di Niceforo che fece istituire un processo che si chiuse con la condanna per i Rossanesi del pagamento di 2000 solidi d’oro, per la distruzione delle chelandie e di altri 500, per l’uccisione dei capitani9. Dopo la prima ondata devastatrice dei Saraceni tra il 951 ed il 95210, in piena età bizantina, fu spostata la sede dello stratego (il capo dell’amministrazione militare e civile del tema di Bruzio e Lucania), da Reggio a Bari, fino a stabilirne la definitiva sede a Rossano, ritenuta dall’imperatore di Bisanzio la sede più adatta per il governo in quel momento. E’ questo il periodo di maggior sviluppo e prestigio di Rossano che valse alla città, l’appellativo di “la Bizantina” nell’alto medioevo e oltre. Il X Secolo vede Rossano al massimo del suo splendore. La

città, infatti, non è più solo la cittadella fortificata descritta da Procopio di Cesarea ma, “appare come uno dei centri più importanti della Calabria bizantina. Accoglie anche nelle sue mura il Domestico Imperiale, il Protospatario, il Governatore Generale della Calabria e d’Italia (Basilicata); ha una sua aristocrazia indigena, cui è lasciata quasi interamente l’amministrazione, privilegiata di titoli onorifici e cariche speciali; inoltre, contiene una popolazione sempre crescente, completamente grecizzata nei costumi, nella lingua e nel rito”11. Rossano era, quindi, diventata la capitale dei possedimenti bizantini nell’Italia meridionale; mentre gran parte dell’Italia era in preda alle popolazioni barbariche, Rossano rimase uno dei pochi baluardi della civiltà greca che altrove stava scomparendo e resistette soprattutto grazie alla sua chiesa ed al monachesimo basiliano, ordine fondato da San Basilio, che farà di tutta la Calabria ed in particolar modo di Rossano, una terra ricca di vestigia culturali e spirituali. Il dominio ecclesiastico dei Bizantini si denotò in Calabria, con un provvedimento dell’imperatore Leone III del 732-733, che stabilì la dipendenza delle diocesi calabresi dal patriarcato di Costantinopoli, togliendo queste dall’amministrazione della Chiesa di Roma, istituzionalizzando così la chiesa greca in Calabria12. In particolare, la città di Rossano comincia la sua ascesa dalla decadenza della città di Thurio, devastata dalle incursioni saracene e vide il concretiz-

Chiesa bizantina di S. Marco a Rossano

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IL LUOGO DEI PADRI

Impero Bizantino intorno al 1050

zarsi di questa, con il passaggio di sede di Diocesi, da Thurio a Rossano (passaggio avvenuto probabilmente tra il VII e VIII secolo). Le ragioni della scelta di Rossano come sede della Diocesi, sono controverse; fu forse dovuta all’indicazione del Papa Giovanni VII (probabilmente a causa del legame affettivo per la propria città natale e per la pressione dei suoi concittadini).

La sede vescovile a Rossano rientrava in un quadro di reimpostazione e di esigenze di unità della vita politica e religiosa; giocò a favore anche la sua posizione strategica e l’importanza politica che via via stava cominciando ad ottenere, in un disegno di riassetto politico e religioso del tema di Calabria. E’ certo che nel IX secolo le eparkie sono due: quella di Reggio con le suffragenee di Vibona, Tauriana, Locri, Squillace, Tropea, Nicotera, Amantea, Crotone, Cosenza, Bisignano, Cassano, Nicastro e Rossano; e quella di Santa Severina, creata ex novo, con le diocesi dipendenti di Cerenzia, Umbriatico, Callipoli (Belcastro) ed Ascoli (Isola)13. I Longobardi, tra l’VII ed il X secolo riuscirono in larga parte a conquistare le terre dei Bizantini tranne che per i possessi intorno alla città di Otranto e l’estrema parte dell’Italia meridionale. I limiti dei confini tra i territori bizantini e quelli longobardi, in Calabria erano segnati da una linea di demarcazione, che andava dall’attuale Praia a Mare, a Cosenza, per risalire fino a Bisignano e Rossano, limitando il golfo di Taranto14. Rossano riuscì a mantenere la sua grecità nonostante le continue incursioni.

1. 2. Il dominio normanno.

Carta antica della Calabria.

All’inizio del XI secolo la situazione dell’Italia meridionale presentava un quadro geopolitico alquanto complesso e frastagliato: gli Arabi dominavano in Sicilia, i Bizantini in Calabria e nella maggior parte della Puglia; poi c’erano i principati longobardi di Benevento, Salerno e Capua nonché le città di Amalfi, Napoli e Gaeta (formalmente bizantine ma di fatto indipendenti). In questa situazione così variegata, nessuno tra i vari contendenti riusciva ad avere un ruolo attivo. I Normanni, popolo avventuriero e senza scrupoli, coraggiosi ed abili nel combattere, riuscirono ad inserirsi in questo quadro, trovando facilmente impiego come mercenari al servizio dei vari signori in guerra fra loro. In pochi decenni, ci fu una vera migrazione dalla Normandia verso l’Italia meridionale; i primi attraccarono a Salerno di ritorno da un pellegrinag-


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gio in Terra Santa, probabilmente intorno al 1017. Rainulfo Drengot fu il primo Normanno ad ottenere un dominio feudale; per i suoi servigi riuscì a ricevere dal duca di Napoli Sergio IV, l’investitura della contea di Aversa (1030), trasformata dopo qualche decennio, ad opera di Riccardo I (il più noto rappresentante della famiglia dei Drengot), nel principato di Capua (1058). Più a Sud, dominatrice fu la famiglia degli Altavilla, di cui otto dei dodici fratelli scesero a poco a poco in Italia. Il primogenito Guglielmo detto Braccio di ferro, nel 1042, conquistato gran parte del territorio pugliese, fissò la sua sede a Melfi, dove fu eletto conte di Puglia dall’assemblea dei guerrieri normanni. Nei dieci anni seguenti, una serie di successi militari, consentì agli Altavilla di occupare anche la Calabria. Roberto il Guiscardo (il furbo), giunto in Italia attorno al 1046, fu destinato dalla sorte a raccogliere l’eredità dei fratelli che lo avevano preceduto al potere (Guglielmo, Drogone, Umfredo), morti a distanza di pochi anni l’uno dall’altro. Nel 1053 si verificò un avvenimento di grande significato politico: il papa Leone IX, mosse contro gli Altavilla una coalizione formata da Bizantini ed altri principi meridionali, preoccupato per le dimensioni e l’importanza del nuovo Stato Normanno, esteso ormai a ridosso della Chiesa, ma fu clamorosamente sconfitto e fatto prigioniero a Civitate (1053). I Normanni seppero gestire questa vittoria mostrando rispetto e deferenza nei confronti del Papa sconfitto, assumendo un ruolo di grande rilievo nell’ambito del conflitto tra Papato ed Impero; schierandosi a favore del Papa, ottennero l’avallo e la legittimazione per le loro conquiste, che ormai toccavano l’estrema punta della Calabria. Roberto il Guiscardo, nel Concilio di Melfi del 1059, in cambio di una dichiarazione formale di vassallaggio, fu proclamato da Niccolò II duca di Puglia e Calabria. Mentre il Guiscardo concentrava i suoi sforzi nello spegnere gli ultimi focolai di resistenza antinormanna nel mezzogiorno continentale, con la sottomissione d’importanti roccaforti bizantine e longobarde (conquista di Bari nel 1071 e di Salerno

Migrazione dei Normanni.

nel 1076), Ruggero I ultimogenito degli Altavilla, giunto in Italia nel 1056 per affiancare il fratello Roberto (ed il figlio Ruggero Borsa, dopo la sua morte nel 1085), con la presa di Messina nel 1061, iniziò la conquista della Sicilia, conclusa dopo trent’anni di ininterrotti successi (Palermo 1071, Trapani 1077, Taormina 1079, Siracusa 1086, Girgenti e Casrogiovanni 1087, Noto 1091); questo gli valse l’appellativo di “gran conte di Sicilia”. Ruggero I (morto nel 1101), nei dieci anni che intercorsero prima della sua morte, gettò le basi per la fondazione dello Stato normanno, culminate con l’unificazione di tutta l’Italia meridionale sotto la monarchia di Ruggero II (suo figlio); caratterizzato tra le altre monarchie europee del Medioevo per il rigido accentramento, rispettoso però delle varie nazionalità esistenti, cosa che contribuì alla creazione di una gran prosperità economica ed una mirabile fioritura, culturale ed artistica. Dopo la morte di Roberto, suo figlio, il duca Ruggero Borsa, stabilì l’autorità su tutto il meridione d’Italia fino alla sua morte avvenuta nel 1111. Guglielmo II suo erede, per ottenere aiuti cede nel 1122 la metà dei possedimenti siciliani e della Cala-

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IL LUOGO DEI PADRI

Palazzo Imperiale di Vienna; mantello di Re Ruggero II tessuto nel 1137 a Palermo.

bria a Ruggero II, succeduto al padre Ruggero I dopo il periodo di reggenza (1101-1112) della madre Adelasia del Vasto (conosciuta come Adelaide) e diventa con l’unificazione, il reggente assoluto di tutto il Meridione Normanno, costituendo nel 1130 il regno dell’Italia meridionale15. La politica dei normanni, dotati di senso pratico, andava alla ricerca di ciò che potesse giovare di più e sapendo che le popolazioni di queste zone erano abbastanza ostili, ritennero inutile dare occasione a guerre e malcontenti; importante fu anche l’apporto di personaggi di spicco dell’amministrazione bizantina, poiché i normanni, senza strutture e personale specializzato, accolsero personali e strutture bizantine, visto che il sistema amministrativo bizantino era altamente sviluppato nel campo burocratico, militare, giuridico, economico e finanziario. Si possono dividere due fasi della dominazione normanna: una di tolleranza (per fini pratici) delle etnie e tradizioni locali legate a secoli di dominazione bizantina, attuando laddove si poteva, cambiamenti in favore di un’occidentalizzazione più vicina alla loro cultura; la seconda legata ad un avvicinamento verso la cultura orientale, che cresce con lo stabilizzarsi del loro potere, in cui l’etnia greca diventa un tramite verso l’impero bizantino, sempre più loro riferimento nel campo culturale e politico. La politica realistica dei Normanni è applicata anche nell’organizzazione ecclesiastica, nelle terre di recente conquista, adoperandosi per il passaggio alla giurisdizione romana (in seguito alla promessa fatta al Papa), favorendo la fondazione di Monasteri latini (SS. Trinità di Mileto, fondata dal conte Ruggero nel 1080, S. Maria della Matina del XI secolo, S. Eufemia nel 1062).

I Normanni, profondamente religiosi, dopo un primo scontro con l’elemento greco, si accorsero dell’importanza del rito e soprattutto del monachesimo calabro-greco e dei monasteri che erano centri d’interessi culturale ed economico; ne assunsero la protezione, intuendo la centralità del monachesimo nel Sud e ciò li spinge a promuovere nuove fondazioni e rifondazioni di monasteri preesistenti, attuando spesso un totale rifacimento di quei complessi monastici malridotti a causa dei terremoti, invasioni ed incursioni di Arabi e Longobardi, oltre che per la cattiva gestione dell’economia da parte dei Bizantini, che nell’ultimo periodo della loro presenza, avevano premura solo di spremere denari dal thema di Calabria. Si è spesso affermato che il monachesimo, in età normanna rinasce; in realtà si dovrebbe parlare di un’evoluzione adattata al nuovo sistema di diritto pubblico16 introdotto dai Normanni, vale a dire il feudalesimo. Le grandi abbazie così, vivono, crescono e si espandono grazie ad elargizioni e donazioni di terre da parte dei feudatari e dei principi normanni.

1. 3. I Normanni a Rossano. La prima comparsa dei Normanni nella zona dell’alto Jonio calabrese, fra il fiume Crati ed il Crotonese è dovuta probabilmente a Roberto il Guiscardo; tra la fine del 1045 e gli inizi 1046 o poco dopo il 1047, quando il Guiscardo, alla morte del fratello Guglielmo, ottiene dal fratello Drogone succeduto a Guglielmo, il “Castello di Scribla”. Collocato in posizione altamente strategica per il controllo di tutta la piana di Sibari, il complesso di Sribla ed altri numerosi castelli, sono i luoghi dai quali il Guiscardo parte per spingersi alla conquista dei centri che si estendono nella valle del Crati, tra i quali Rossano. Da notizie del cronista Guglielmo di Puglia, si sa che il Conte Roberto consolida il suo dominio nella valle del Crati e nella Calabria settentrionale tra il 1047 e 1051-1052, diventando il capo indiscusso di diversi gruppi Normanni collocati nella zona.


Samantha tarantino

INDICE Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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PARTE I Capitolo Primo

QUADRO STORICO 1. 1. 1. 2. 1. 3.

Rossano ed il Monastero del Patire nella storia . . . . . . . . Il dominio normanno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I Normanni a Rossano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Capitolo Secondo

IL MONASTERO DEL PATIRE NELLE FONTI STORICHE 2. 1. 2. 2. 2. 3.

La tradizione erudita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L’origine del nome . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . IL Bίoς di S. Bartolomeo da Simari . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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PARTE II Capitolo Terzo

IL MONASTERO DI S. MARIA DEL PATIRE: NELLA TRATTAZIONE ARCHEOLOGICA 3. 1. 3. 2. 3. 2. 1. 3. 2. 2. 3. 2. 3. 3. 2. 4. 3. 2. 5. 3. 2. 6. 3. 3. 3. 3. 1. 3. 3. 2.

Descrizione del Monastero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La Chiesa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Facciata occidentale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Parete meridionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Parete settentrionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Facciata orientale (Absidi) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il tetto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Interni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I mosaici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Descrizione dettagliata: mosaici navata centrale . . . . . . . . Descrizione dettagliata: mosaici navata di sinistra. . . . . . .

39 41 43 46 49 54 64 64 72 74 76

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il luogo dei padri

3. 3. 3. 3. 3. 4. 3. 4. 3. 4. 1. 3. 4. 2. 3. 4. 3. 3. 4. 4.

Analisi petrografica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Opus sectile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il Monastero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il chiostro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le celle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La torre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ipotesi: una torre d’avvistamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

80 80 84 84 87 92 94

Capitolo Quarto

ANALISI DELLE FONTI 4. 1. 4. 2. 4. 3.

Il Bίoς di S. Bartolomeo da Simari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La cronistoria del Monastero e della Chiesa, di Padre Mariano Rende . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Da un documento del 1587 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

99 100 103

Capitolo Quinto

RAFFRONTI E DATAZIONI 5. 1. 5. 2. 5. 3. 5. 4.

Tra mosaici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Stucchi e tessuti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Datazione del mosaico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Per una spiegazione di apporti islamici nella documentazione artistica dell’Italia meridionale . . . . . .

107 125 128 130

Capitolo Sesto

UNA RICCA ABBAZIA 6. 1. 6. 2. 6. 3. 6. 4. 6. 5. 6. 6. 6. 7. 6. 8. 6. 9. 6. 10. 6. 11.

La scoperta di due ambienti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L’arredo liturgico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Gli altari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La conca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Un’importante scoperta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L’attività scriptoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Intorno al Monastero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tracce di insediamenti intorno al monastero . . . . . . . . . . Il primo nucleo votivo del Monastero . . . . . . . . . . . . . . . . Le testimonianze ritrovate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La decadenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

137 144 145 150 155 158 161 163 169 166 170

Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

173 177

Il luogo dei Padri  

“Il LUOGO DEI PADRI: Santa Maria del Patire nella ricerca storica archeologica” è un’opera in due parti, costituite da una prima ricostruzio...

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