Donne Magazine

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Numero Due - Gennaio Febbraio 2012

Non solo il Blog

Periodico online d’informazione tutta al femminile

2012 l’anno delle DONNE

GREEN STYLE Raccolta differenziata

MY HOME San Valentino

L’INTERVISTA Yael Reuveni

WEDDING Diventare Wedding Planner

VIAGGI Lisbona

KIDS Settore giocattolo



EDITORIALE

2012, l’anno delle DONNE ........................................................................................... ■

NOTIZIE

REGIONE DEL VENETO. Politiche di conciliazione ......................................................... TWITTER. Come usare Twitter .................................................................................... ■

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FOOD

Gnocchi alla crema di peperoni e scamorza, Torta pere e cioccolato ............................ Risotto al Tastasal, Arrosto di maiale al latte e patate al forno ...................................... ■

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LA MAMMA PERFETTA

Le Nuove Mamme ....................................................................................................... Quando nasce una mamma ........................................................................................ ■

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VIAGGI

LISBONA in 7 mosse ................................................................................................... ■

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CREATIVITÀ

Il Bauletto dei desideri ................................................................................................. ■

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ARTE

Artemisia Gentileschi. Donna e pittrice di indubbio fascino .......................................... ■

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IO LEGGO

Andrea Camilleri, Gleen Cooper, Paolo Fox .................................................................. Tara Hudson, Carlo A. Martigli ........................................................................................ Curiosità ...................................................................................................................... ■

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TEEN-AGERS

Approccio al sesso ...................................................................................................... ■

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KIDS

IMAGINARIUM. Settore Giocattolo ................................................................................ CRAYOLA. Linea Minikids .............................................................................................. NATURINO. Stivali con Swarovski .................................................................................. ■

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WEDDING

Diventare Wedding Planner! ........................................................................................ ■

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POESIA

“Pane Bianco” ............................................................................................................ ■

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DESIGN

San Valentino. I Gioielli ................................................................................................ ■

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MY HOME

San Valentino .............................................................................................................. ■

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NOI...

2012, l’anno delle Donne ............................................................................................ NOI Testimonianze ....................................................................................................... I sintomi della gravidanza ............................................................................................ ■

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L’INTERVISTA

YAEL REUVENI ............................................................................................................. ■

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GREEN STYLE

Raccolta Differenziata ................................................................................................. Pannolini lavabili, una scelta possibile? ....................................................................... ■

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IN EVIDENZA

RETRO ........................................................................................................................

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CHI SIAMO ...................................................................................................

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Numero Due - Gennaio Febbraio 2012

ARLIAMO DI

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2012, l’anno delle DONNE speriamo lo sia davvero! L’anno delle donne, dico. In effetti, la copertina di questo numero di DM è abbastanza provocatoria: il viso in evidenza è quello di un manichino. E, proprio perché non siamo manichini, mi piacerebbe che, nel 2012, il ruolo delle donne nella società non fosse marginale ma protagonista. Noi, siamo una risorsa (spesso sottovalutata) immensa per questo paese. Vediamo di dare un senso concreto al termine “conciliazione”. A tale proposito vi invito a leggere la rubrica NOTIZIE, per vedere come la Regione del Veneto si stia muovendo a favore delle politiche familiari. E se volete conoscere qualche dato relativo all’occupazione femminile in Italia, andate nella rubrica NOI. Chi, poi, avesse voglia di intraprendere una nuova professione e, magari, fare la Wedding Planner, non può perdersi gli utili “consigli” di Ornella d’Angelo nella rubrica WEDDING. Si parla anche di figli, libri, viaggi, creatività, cucina… Insomma, ce ne sono di cose da leggere! C’è un’altra notizia importante: il 2012 inizia con una grande novità per Donne Magazine. Infatti, da oggi è online il nuovo sito internet, completamente rivisitato a livello grafico e più chiaro e facile da consultare. Quindi, andate a dargli un’occhiata (www.donne-magazine.com). Ma, soprattutto… buon 2012 a tutte, NOI.

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Antonella Pfeiffer

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EDITORIAL

■ EDITORIALE

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■ NOTIZIE a cura della Redazione

Politiche di conciliazione enerdì 10 febbraio 2012, al Crowne Plaza a Padova, si terrà il Convegno organizzato dalla regione Veneto dal titolo “Famiglia e Lavoro: politiche di conciliazione”. L’incontro sarà anche l’occasione per presentare l’innovativo progetto “Audit Famiglia&lavoro” che la Regione Veneto, prima in Italia, ha attivato per la promozione – nelle aziende – di una politica di gestione del personale orientata alla famiglia, che abbia anche un impatto sulla produttività e sul capitale sociale dell’impresa. Remo Sernagiotto, Assessore ai Servizi Sociali della Regione Veneto ha dichiarato: “La Regione del Veneto, con l’Assessorato ai Servizi Sociali, è da tempo impegnata nell’attivazione di un articolato sistema di interventi a favore della famiglia. Attraverso il “Marchio famiglia” ha già previsto il rilascio di una certificazione ai soggetti pubblici e privati che pongono la famiglia al centro della propria attività. Su questa strada, ho voluto dare un forte impulso alle politiche di conciliazione. Credo infatti, che solo stimolando approcci innovativi nell’organizzazione del lavoro aziendale

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DonneMagazine - Non solo il Blog

compatibili con le responsabilità familiari, sia possibile raggiungere il tasso di occupazione previsto dagli obiettivi dell’Ue per il 2020. Per questo ci siamo attivati – prima Regione in Italia dopo la Provincia autonoma di Bolzano – per ottenere la licenza d’uso del marchio europeo “Audit famiglia & lavoro”, già in uso in Germania e in Austria da più di un decennio con ottimi risultati. Il progetto ha proprio l’obiettivo di introdurre nelle aziende una politica di gestione del personale orientata alla famiglia, che abbia anche un impatto positivo nella produttività e nel capitale sociale dell’impresa. Grazie al percorso intrapreso confido che si possa creare sul territorio una rete di enti locali e di imprese, disposti a realizzare, con l’aiuto dei consulenti/auditori, un equilibrio

durevole ed economicamente sostenibile tra gli obiettivi dell’azienda e gli interessi dei collaboratori e delle collaboratrici. Presentiamo questa esperienza mettendola a confronto con progetti attuati in ambito europeo, evidenziando in modo particolare il ruolo delle pubbliche amministrazioni nell’incoraggiare, supportare e accompagnare attivamente le politiche aziendali favorevoli ad una migliore conciliabilità tra il tempo per il lavoro e il tempo per la famiglia”.


ore 9.00: Registrazione dei partecipanti ore 9.15: introduce i lavori e coordina Mario Modolo, Dirigente Servizi Sociali Regione del Veneto e Direttore dell’Osservatorio Regionale Politiche Sociali Marialuisa Coppola, Assessore alle Politiche di Genere Regione del Veneto Emanuela Tassa, Commissione Europea DG Occupazione, Affari Sociali e Inclusione “European Alliance for Families: lo scambio di buone pratiche sulle politiche familiari a livello europeo” Sylvie Carrega, Vice Sindaco della città di Marsiglia, membro del CDA di Elison (European local inclusion social action network) Maria Luisa Tezza, Anci per le Politiche Familiari Simonetta Tregnago, Presidente Commissione Pari Opportunità Regione del Veneto

voro e famiglia in una logica cooperativa nelle progettualità regionali” ore 11.15: Gotzone Mora Temprano, Assessore per la Solidarietà e la Cittadinanza, Regione di Valencia, Vice Presidente Elison (European local inclusion social action network) ore 11.45: Ivana Padoan, Università di Venezia – “Un approccio di sistema. Trasformazione culturale e processi di trasversalità pubblico e privato” ore 12.15: Stefan Becker, Direttore della Berufundfamilie di Francoforte sul Meno – “Le origini dell’Audit, la diffusione attuale in Europa e le best practices in Germania” ore 12.30: Maria Cristina Ghedina, Auditrice nella Provincia Autonoma di Bolzano e responsabile settore Nidi aziendali e imprenditoria femminile – “L’audit Famiglia&Lavoro: strumento strategico per sviluppare un equilibrio durevole tra esigenze familiari e interessi aziendali”

Christian Ragger, Assessore agli Affari Sociali, Gioventù e Famiglia della Regione Carinzia, Vice Presidente Elison (European local inclusion social action network)

Antonella Masullo, Coordinatore osservatorio Regionale Politiche Sociali – “Il progetto Audit”

Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro Regione del Veneto

ore 14.30: Regione Oslo – Norvegia

Remo Sernagiotto, Assessore ai Servizi Sociali Regione del Veneto e Presidente Elison (European local inclusion social action network) ore 10.15: Relazione d’apertura Riccardo Prandini, Università di Bologna – “Come rendere riflessiva la relazione tra famiglia e lavoro. Welfare aziendale, distretti familiari e audit famiglia-lavoro” ore 10.45: Roberto Marino, Capo Dipartimento per le Politiche della Famiglia del Governo – “Opportunità nazionali per la conciliazione” ore 11.00: Francesco Gallo, Dirigente Servizio Famiglia Regione del Veneto – “Conciliazione tra la-

ore 13.15: Lunch ore 15.00: Laura Nardini, Servizio Famiglia Regione del Veneto – “Marchi Famiglia, Nidi in famiglia. La famiglia tra politiche e culture” ore 15.30: Viviana Moretti e Irene Natali, Servizio Famiglia Regione del Veneto – “Distretto famiglia e tempi delle città” ore 16.00: Confindustria ore 16.30: Chiusura lavori Remo Sernagiotto, Assessore ai Servizi Sociali della Regione del Veneto e Presidente Elison – “Verso un sistema veneto per la conciliazione famiglia-lavoro”

Come usare Twitter llora, vi siete twitterizzati anche voi? Lo state adoperando al meglio? Ho letto un articolo in cui erano elencati dei semplici consigli per l’utilizzo di Twitter… Sì perché, a quanto pare, ci sono delle regole, delle modalità precise per utilizzare questo mezzo tecnologico al meglio. 1) Scrivere regolarmente, soprattutto nelle ore in cui su

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sta di più in rete (non sono quelle lavorative?). 2) Non darsi arie ed essere se stessi (capirai, tanto non ti legge nessuno…).

3) Scrivere cose (pensieri) personali. I tweet di lavoro (se utilizzi twitter per lavoro) vanno mescolati a quelli personali. 4) Scrivere sempre cose interessanti (che sia questa la sfida?) e spiritose (anche quando le hai girate?). 5) Scrivere una biografia che incuriosisca la gente e la inviti a premere “segui”.

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O T I Z I E

PROGRAMMA

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GREEN STYL 8

■ GREEN STYLE a cura di Chiara Petragnani

Raccolta differenziata Differenzia tu che, forse, differenzio anch’io n argomento spinoso quello dei rifiuti e della raccolta differenziata, almeno per me. Partendo dal presupposto che buttare via abbia diverse implicazioni psicologiche, dover star lì a pensare cosa-butto-dove finisce per rompere la magia di quel meraviglioso senso di liberazione. In questo periodo sono personalmente alle prese con la ciclopica impresa di eliminare, una volta per tutte, (più o meno) inutili cianfrusaglie, accumulate negli anni. Dove le cianfrusaglie vanno da vecchie bollette a giocattoli rotti o semplicemente in disuso. Fatta una prima, e una seconda, e una terza cernita per distribuire gli articoli in buono stato ad amici, scuola, parrocchia, alla fine bisogna buttare nella spazzatura ciò che non può proprio essere recuperato. E giù a riempire sacconi e bustoni. Poi, al momento di portare tutto ai cassonetti, giù in strada, l’amara scoperta: il bustone destinato a finire nel cassonetto della plastica non entra dall’apposita apertura. E allora, nove volte su dieci, si finisce per buttare tutto nei cassonetti dei rifiuti indistinti. Alè. Ore e ore passate a separare le finestrelle di plastica dalle buste da lettere, o a staccare le etichette di carta dai barattoli dei pelati, e la busta finisce tra i rifiuti indistinti. Oppure, peggio

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ancora, scoprire di essere stata l’unica nel circondario ad aver avuto l’accortezza di gettare, nel cassonetto della carta, la carta raccolta in un sacchetto di carta! E qui veniamo al primo nocciolo del problema (lo so, il nocciolo deve essere uno, ma in questo caso sono due!): la raccolta differenziata funziona se la facciamo tutti e allo stesso modo. Funziona, quindi, in quei comuni che hanno deciso di investire nell’impresa, ovvero educando i cittadini e disponendo di attrezzature adeguate (cassonetti, camion per la raccolta, strutture per lo smaltimento). Funziona là dove viene praticata la raccolta porta a porta. Una realtà nei piccoli centri, e ancora in fase sperimentale nelle grandi città. Infine funziona se, oltre alla raccolta, è differenziato anche lo smaltimento. E questo è il secondo nocciolo del problema. A chi non è capitato di vedere in strada i cassonetti differenziati svuotati in uno stesso furgone, oppure portati nella stessa discarica? E noi? Siamo sicuri di buttare correttamente i nostri rifiuti? Si possono inserire nei cassonetti per l’umido (se esistono, altrimenti nei rifiuti indistinti): i rifiuti “umidi” organici (ovvero gli scarti alimentari) che, tra l’altro, sono ottimi per il compostaggio. Si possono inserire nei cassonetti per plastica e metalli: gli imbal-

laggi di vetro, plastica e metallo (barattoli, bottiglie, flaconi, buste, vaschette, ecc.) su cui non siano presenti residui di saponi, cibi, eccetera, ovvero risciacquiamoli prima di gettarli via. Non si possono inserire nei cassonetti per plastica e metalli: tutto ciò che, pur in plastica e metallo, non sia imballaggio. Ovvero vasi, bacinelle, porcellane, metallo, lampadine, stoviglie di plastica, giocattoli e apparecchiature elettriche. Si possono inserire nei cassonetti per la carta: gli imballaggi di carta, cartoncino. Giornali, quaderni, depliant, volantini, contenitori in tetrapak. Non si possono inserire nei cassonetti per la carta: carta e cartone sporchi di cibo (ad esempio i cartoni delle pizze da asporto), carta oleata o plastificata, stoviglie di plastica o di carta plastificata, buste di plastica Una menzione a parte la meritano i pannolini. I pannolini usa e getta, adoperati nei primi tre anni di vita di un bambino vengono, naturalmente, buttati tra i rifiuti non riciclabili. Ma c’è una cosa cui non tutti pensano: si dovrebbero gettare solo i pannolini, non il loro contenuto. I pannolini dovrebbero essere prima ripuliti e poi gettati nella spazzatura. Questo per scongiurare i rischi di contaminazione a livello igienico. Ma, avremo modo di riparlarne. Image from Google


Pannolini lavabili, una scelta possibile? Il portafoglio, la pelle del bebè e l’ambiente ve ne saranno grati ccomi ad affrontare il tema dei pannolini lavabili. Perché, a terzo millennio inoltrato, ormai viziati da ogni comodità possibile immaginabile, una neomamma dovrebbe scegliere di utilizzare i pannolini lavabili? Dover cambiare un neonato è già un’impresa di per sé, perché doversi anche dedicare alla bonifica del pannolino, al suo risciacquo, al suo lavaggio in lavatrice, allo stenderlo al sole, e al riporlo nel cassetto? É così facile, invece, accartocciare su se stesso un pannolino usa&getta e buttarlo nella spazzatura. E poi non ci pensi più! E soprattutto, non lo vedi più. Vero. Non lo vediamo più, ma “lui” continua la “sua” vita senza di noi per altri 500 anni. Questo

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Immagine concessa dal blog chiaradinome.blogspot.com

è il tempo che gli scienziati hanno stimato necessario perché un pannolino tradizionale si decomponga, e neanche completamente. Se pensiamo che un bambino, nei suoi primi tre anni di vita, in media viene cambiato tra le 5 e le 6 volte al giorno, ecco qui che a fine periodo ci ritroviamo con circa 6.000 pannolini da smaltire. Un solo bambino, in 3 anni, produce una tonnellata di rifiuti in pannolini. Diciamo poi che un tradizionale pannolino usa&getta viene prodotto utilizzando materie provenienti da sostanze di derivazione petrolchimica e non rinnovabili e questo, oltre ad essere nocivo per l’ambiente, rappresenta un rischio per la salute del bambino. I pannolini tradizionali, senza dubbio

altamente assorbenti, hanno l’inconveniente di non essere traspiranti, e di lasciare, quindi, la delicata pelle del neonato a contatto con feci ed urine, una delle principali cause della dermatite da pannolino. Inoltre, uno studio tedesco di qualche anno fa, ha dimostrato come la mancanza di traspirazione sia implicata nell’infertilità maschile dell’ultimo quarto di secolo. L’ultima cosa che non si vede subito, è quanto si spenda effettivamente acquistando i pannolini usa&getta. Tra offerte e spese settimanali, sempre nei tre anni di utilizzo da parte del bambino, si finisce per spendere, in media, 2.100 euro solo per i pannolini. Per i pannolini lavabili, invece, vengono impiegate prevalentemente fibre naturali quali canapa, bamboo, cotone organico, che lasciano traspirare la pelle ed essendo rinnovabili, il loro utilizzo non incide negativamente sull’ecosistema. Ad ogni modo, qualsiasi sia la scelta finale, pannolini usa&getta o lavabili, l’importante è evitare inutili sprechi cambiando il bambino prima e dopo la poppata; non lasciare ore e ore il bambino con lo stesso pannolino e, dopo il cambio, ripulire il pannolino del suo contenuto unicamente nel wc.

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GREEN STYL

■ GREEN STYLE a cura di Chiara Petragnani

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■ L’INTERVISTA a cura di Antonella Pfeiffer

YAEL REUVENI

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aureata in Decorazione all’Accademia di Brera di Milano, Yael Reuveni tiene

corsi di mosaico per adulti e bambini, collabora con importanti architetti, wedding planners e interior designer. Un’artista a tutti gli effetti e una donna

interessante che ringrazio per aver accettato di “raccontarsi” su Donne Magazine.

Da Kfar Sava (cittadina israeliana) a Milano. Perché questa scelta? Per caso e per amore. Ho conosciuto mio marito ad un matrimonio misto a Milano. Lui era amico della sposa e io dello sposo israeliano. Avevo solo 23 anni ma è stato un colpo di fulmine: il cuore mi ha guidato fin qui. Come è nata in te la passione per l’arte? La passione per l’arte è nata

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insieme a me, è sempre stata parte della mia vita. Fin da piccola ho amato l’arte e il gusto per la bellezza. Riempivo quaderni di collages e immagini ritagliate dalle riviste. Erano tantissimi e anche rivederli ora mi sembrano pieni di amore e creatività. Curavo la mia cameretta come se fosse un atelier, circondandomi di cose belle e piacevoli. Quando hai deciso che l’arte sarebbe diventata il tuo lavoro?

Quando ho capito che era l’unica cosa che avrei potuto fare ogni giorno per molti anni. Non si può decidere di fare l’artista: semplicemente ti accorgi che è l’unica cosa che puoi fare. Ho iniziato come tutti lavorando come assistente nei laboratori e nelle gallerie d’arte. Ma presto si è fatta strada dentro di me l’urgenza di avere un posto mio, uno spazio fisico in cui potermi dedicare ai miei progetti e te-


una “trasformazione”. Quale valore attribuisci al “cambiamento” in sé? Cambiare forma e destinazione d’uso agli oggetti è come dare loro una nuova vita. È un cambiamento rigenerante. Mi focalizzo su qualcosa che mi piace, lo estraggo dal contesto, lo unisco ad altri ed ecco un nuovo oggetto! Sei un’artista, una donna, una mamma e una moglie. C’è un

pensiero particolare che vorresti trasmettere alle donne che ci stanno leggendo? La vita è come un mosaico, fatta di tanti pezzi che abbiamo scelto con cura e vogliamo tenere insieme. Il legante è sicuramente l’amore che, con il desiderio e la voglia di fare, si trasforma in energia preziosa per fare tante cose ogni giorno. Se vuoi fare una cosa falla adesso, senza aspettare domani.

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L ’ I N T E R V I S TA

nere tutti i materiali pronti ad ogni chiamata delle idee. E la decisione di trasmettere la cultura del mosaico ad altre persone attraverso i tuoi corsi? Trasmettere una pratica è donare una parte di sé agli altri. È necessario per me sapere che attraverso la condivisione il mio lavoro continuerà nel tempo. Tu distruggi materiali e oggetti per crearne nuovi. La tua opera è il risultato di un percorso, di

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■ NOI a cura di Antonella Pfeiffer

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2012, l’anno delle Donne

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Per una politica del sociale bbiamo passato il primo decennio del Terzo Millennio ma la situazione femminile in Italia, dal punto di vista professionale e di gestione familiare, non sembra essere migliorata particolarmente rispetto agli ultimi anni e rispetto ad altri paesi europei, anzi. In periodo di crisi economica a livello globale, l’Italia appare come un Paese povero e fragile. La stessa cosa possiamo dire per le donne italiane. Vediamo qualche dato: secondo il Rapporto annuale 2010 dell’Istat, per quanto riguarda le giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, ben 450 mila appartenenti alla categoria dei Neet (fuori dal circuito lavorativo), sono partner o madri e molte di loro si dichiarano “casalinghe”. Le cose non sembrano andare meglio per le “over 50” che spesso sono, a priori, escluse dal mondo del lavoro dalle aziende stesse. Il 60% delle donne italiane si sono laureate (gli uomini restano al 40%), molte delle quali con voti superiori a quelli maschili ma il 22% non lavora contro il 9% degli uomini con laurea. Le donne lavoratrici sono circa il 46%. Tra queste, le mamme che lavorano sembrano essere, nel Terzo Millennio, sull’orlo di una crisi di nervi. In media, l’8% delle donne lavoratrici, fi-

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nisce per restare a casa per motivi familiari (accudimento di un bambino o di una persona anziana, non autosufficiente). Non è un caso se l’Istat registra che, a carico delle donne, ci sia il 76% del lavoro familiare. Risulta evidente la necessità di una politica del sociale, di una politica che tenda a valorizzare la figura femminile e ad equilibrarne giustamente il ruolo all’interno della società. La maternità e le madri, devono essere considerate (perché lo sono) “risorse” per il paese e non un mondo a sé. Al giorno d’oggi sembra quasi che, nel momento in cui una donna decida di avere un figlio, di diventare madre, di dare vita a coloro che sono gli adulti del futuro, automaticamente accetti di “mettersi in disparte” perché la società, di certo, non aiuta. Non è e non deve essere così. Non nel Terzo Millennio. Asili nido che non costino una fortuna (in quelli comunali se non sei vedova, divorziata e hai un reddito decente neanche ti considerano), telelavoro, orari d’ufficio flessibili… Sono tante le cose da fare per migliorare la situazione femminile nel nostro Paese. Si possono e si devono fare. Cominciando da una reale politica del Sociale, con una politica volta, sul serio, a permettere

alle donne di poter “conciliare” lavoro e famiglia attraverso incentivi all’occupazione, investimenti sulla formazione e sull’innovazione. Non vogliamo mica tornare indietro, vero? Non vorremmo trovarci a spiegare alle nostre figlie: ”Studiate, fate l’università e prendete anche il master, così potete fare il lavoro che più vi piace, quello che desiderate e per il quale avete investito anni di studio e di tempo, rincorrete i vostri sogni ma… occhio che se poi decidete di farvi una famiglia dovete fermarvi e stare a casa per forza, ché l’Italia non è un paese per donne”? Inizia il 2012 e, speriamo, sia davvero l’anno delle donne. Ora, ci sono proprio due donne che stanno cercando di renderci migliore la vita – almeno dal punto di vista lavorativo – e, indipendentemente dalle idee politiche o dalle esperienze di vita, credo che questa sia una bella cosa. Che le donne si occupino dei problemi delle donne, dico. E senza pensare a coloro che, in questi giorni, “stanno lavorando per noi”, leggiamo – qui di seguito – delle esperienze, dei sogni, delle vite e delle sfide quotidiane che, in questo 2012, alcune lettrici di Donne Magazine si trovano ad affrontare. Donne comuni, noi. E piene di risorse.


Emanuela Ho 45 anni e sono la mamma di Leonardo (22 anni ), Rebecca (16 anni) e Gregorio (26 mesi). Da un paio d’anni faccio la mamma quasi a tempo pieno, dedicandomi ai figli e al mio compagno.Il proposito per il nuovo anno è chiarissimo. Vivere i miei figli più che posso visto che il 2012 porterà almeno due notevoli cambiamenti. A settembre il mio primogenito si trasferirà a Londra a studiare per un anno, e quello successivo si laureerà a Parigi, per cui intendo godermi appieno la sua presenza nei prossimi mesi. Nello stesso mese Gregorio inizierà la scuola materna e benché io sia alla terza esperienza, per cui dovrei ritenermi sufficientemente “scafata”, patisco già adesso il solo pensiero di non averlo più con me tutto il giorno. Inutile dire che il peso degli isterismi della sottoscritta saranno supportati e sopportati dalla pazienza di mia figlia, che ha il grande dono di farmi tornare il sorriso con un solo sguardo!

Paola La mia sfida di quest’anno sarà l’ottimismo. Sfida quasi persa in partenza, visto che di solito mi crogiolo nel pessimismo, ma non ho alternative. Si tratta di sopravvivenza. Il momento che stiamo vivendo è drammatico (lo sanno e lo dicono tutti) e io sinceramente non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel. Ma non posso permettermi di far prevalere il mio lato negativo, non posso se voglio continuare a pagare il mutuo, il corso di nuoto ai bambini, le rate del frigo nuovo… ottimismo, orsù! Il 2012 sarà l’anno della scossa, della rinascita: io e il mio compagno troveremo un lavoro oppure apriremo un’attività insieme. Sarà un anno tutto in salita, ma la vetta è raggiungibile e inizio davvero a crederci, l’importante è metterci l’anima e il cuore, dare tutto di noi stessi per continuare il percorso di vita che abbiamo scelto, essere una famiglia felice. È questo che mi tiene a galla, per questo non sono scappata dall’altra parte del mondo e sto stringendo i denti come mai mi era successo prima. Lo devo al mio compagno, ai miei figli e, perché no, al mio Paese.

Viviana Non ho mai creduto che esita un modo “femminile” e “maschile” di fare le cose. Il mio interesse per la filosofia orientale, racchiuso nell'affascinante concetto di ying e yang, che non rappresenta una contrapposizione, un dualismo netto, mi ha permesso negli ultimi anni di superare la banalità delle etichette con le quali a volte io stessa mi sono definita, ma molto più frequentemente gli ambienti di lavoro lo hanno fatto. Sarà merito della tanto decantata consapevolezza degli “anta”, ma oggi non mi sento più “ex” qualcosa (manager, insegnante, ecc.) né “neo” qualcosa (moglie, imprenditrice, ecc.). Per questo non credo di incarnare nessuno delle caratterizzazioni tipiche dei vari ruoli che assumo: anche nella nuova avventura di aprire un locale, un bistrot all'italiana, o nella prossima esperienza di provare ad aprire nuove attività commerciali in India, non applico formule o ricalco atteggiamenti. L'unica vera sfida che ho sempre dovuto affrontare è stata quella di non scendere a patti con la mia curiosità e il mio entusiasmo. Forse sembra poco, ma stranamente mi costa moltissima energia. Tradire quello che sono, che ho imparato a conoscere, è molto più pericoloso di un traguardo non raggiunto, di un programma svanito, di un obiettivo fallito.

Numero Due - Gennaio Febbraio 2012

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La mia sfida 2012... è una sfida da fine del mondo. Una di quelle serie, che la vita te la può cambiare davvero! Può sembrare banale o addirittura ridicolo ma tante volte nella vita mi sono sentita completa a metà... e quella metà che manca mi tarpa le ali, mi rende meno felice di quel che potrei essere, mi rende ancora più triste quando ci sono periodi bui e mi fa sentire come se il domani fosse sospeso, sempre in attesa di... e quella metà che manca è il mio sogno nel cassetto! Da quando ho memoria il mio sogno era diventare una pianista, la musica non l’ho mai solo “amata”, la sentivo dentro come parte viva di me. Purtroppo per motivi lunghi e strani non sono mai riuscita negli anni ad avvicinarla e quando finalmente mi sono resa indipendente ed ho fatto di tutto per averla, ecco sentirmi dire quello che mi ha spezzato le ali: “è troppo tardi” ... perché se vuoi vivere di musica devi aver avuto la possibilità di studiare sin dalla tua prima notte dei tempi. E per altri anni mi sono sentita quasi sepolta sotto quelle parole, non potevo prescindere dalla musica e questa mi veniva negata. E poi mi sono innamorata ed ho scelto di mettere da parte anche la mia ultima possibilità per sposare mio marito... Non me ne sono certa pentita ma prima o poi i conti in sospeso bisogna saldarli e ciclicamente mi trovo in strani periodi di crisi che mi rendono malinconica, insofferente e non mi fanno godere appieno di tutto quello che ho la fortuna di avere. Ecco perché per il 2012 ho deciso di affrontare di petto la situazione, di girare a mio vantaggio la sfortuna di aver perso il lavoro... quindi mi butterò a capofitto nello studio del mio amato pianoforte, farò di tutto per migliorare più che posso, i miei studi da dilettante li trasformerò in serie esercitazioni, fregandomene di quello che è stato, ignorando la mia età e sbattendo in faccia la porta ai “se” e ai “ma”. il mio 2012 è fatto di passione, amore e sfida, senza tempo e senza spazio, lasciandomi alle spalle tutto quello che non è stato e tutto quello che non ho avuto o deciso.

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■ NOI TESTIMONIANZE

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■ NOI a cura di Elena Crestanello

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I sintomi della gravidanza

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A volte l’ansia, fa avvertire sintomi che non esistono el momento in cui una donna assieme al proprio compagno decide di avere un bambino, entra in un vortice emotivo che non avrebbe mai immaginato prima. L’idea iniziale sarebbe quella di smettere qualsiasi metodo anticoncezionale, non fare alcun calcolo e poi attendere senza asie e paturnie varie, l’eventuale ritardo del ciclo per fare il test di gravidanza. I buoni propositi però ben presto svaniscono. Almeno per quanto riguarda noi donne. Appena finito il ciclo il compagno assume un valore inestimabile. É sì il nostro amore ma prima di tutto ora è la nostra arma riproduttiva. La nostra disponibilità ad avere rapporti duplica, triplica, quintuplica… A lui non par vero, mentre noi siamo in chiaro assetto di guerra per afferrare prima possibile la pennuta cicogna. Prima che torni dal lavoro abbiamo già chiaro tutto il programma serale. Menù possibilmente afrodisiaco e arricchito da alimenti che migliorano la fertilità, posizioni e pratiche varie per favorire il concepimento. In rete ci siamo informate su tutto. Passati i giorni fertili e fatti diligentemente compitini e maratone, ecco che iniziano i primi dubbi e le prime domande: abbiamo fatto tutto il possibile? Lo abbiamo fatto bene, lo abbiamo fatto male, troppo spesso, troppo poco… ma so-

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DonneMagazine - Non solo il Blog

prattutto: sarò rimasta incinta? Inizia così l’interminabile fase due: la ricerca in rete dei possibili sintomi associati con uno stato di gravidanza. I sintomi della gravidanza però compaiono più o meno in concomitanza dei giorni in cui dovrebbero presentarsi le mestruazioni. Anzi, il primo vero sintomo di gravidanza è proprio il ritardo del ciclo mestruale, tutti gli altri sono soggettivi e variano da donna a donna a da gravidanza a gravidanza. Sicuramente i sintomi si avvertono con l’aumento dei livelli dell’or-

questi sono sintomi comuni. Come la minzione frequente, le areole del seno più scure, la voglia per alcuni cibi particolari e le nausee mattutine. Questi sintomi però si intensificano e si rendono più evidenti durante le prime settimane di gravidanza. Spesso infatti compaiono dopo che si è effettuato il test. Di frequente l’ansia di avere un bambino fa avvertire sintomi che non esistono, quelli che di solito definisco “ fantasintomi”. È molto comune che una donna che attende con ansia l’arrivo del bebè,

mone beta hcg nel sangue. La produzione di questo ormone inizia dopo l’impianto dell’embrione nell’utero che avviene 57 giorni dopo il concepimento . Lo stesso impianto potrebbe causare dei piccoli sanguinamenti (dette “perdite da impianto”) che rappresentano un sintomo precoce di gravidanza. Una forte tensione al seno e tanta, tanta sonnolenza, anche

senta sintomi molti simili a quelli di una gravidanza illudendosi di essere riuscita a beccare la cicogna. Con la conseguenza che con l’arrivo delle rosse la delusione, possibilmente, è ancora più grande. L’ansia insomma fa brutti scherzi! Pertanto godetevi questo periodo della vita in cui cerate di allargare la famiglia, non capiterà tante volte e vivetelo con tutta la serenità possibile!



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■ MY HOME a cura di Diana Pilotto

San Valentino O lo odi o lo ami l giorno di San Valentino è così. O lo odi o lo ami. Chi lo odia solitamente è una persona innamorata che conosce il vero senso dell’amore, un amore che va vissuto quotidianamente. Fatto di regali giornalieri, di abbracci e di sorrisi. Fatto di scelte e sacrifici, di mani che si stringono e si fanno forza andando avanti. Chi lo odia ha un mutuo da pagare, i conti da far quadrare e bambini da accudire. Chi lo odia non sopporta il consumismo sfrenato che gira intorno a certe feste, non sopporta gli sprechi e i ristoranti lussuosi che ci può permettere una, due volte l’anno. Chi lo ama solitamente ama l’amore.

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È una persona allegra, festaiola e qualsiasi occasione è buona per far festa. Chi lo ama, si prende cura delle persone a cui vuol bene con un sorriso e festeggia il 14 Febbraio con amici, parenti, cani e gatti. Chi lo ama pensa che sia la festa dell’amore, non degli innamorati. San Valentino è così. O lo odi o lo ami. Io lo odio e lo amo. Amo l’idea di avere una scusa, l’ennesima, per festeggiare le persone che amo e trovo esaltante mettermi alla prova e sfidare i grandi ristoranti e le griffe famose. Preferisco una cena fatta in casa e un regalo hand made, mi piace viziare le persone che amo. Per questo San Valentino

ho già in mente qualcosa… La tavola sarà candida, tovaglioli e candele rosse daranno quel tocco che fa tanto “love”. La cena sarà rigorosamente a lume di candela, i bambini saranno con noi perché come dice mio figlio “noi siamo tutti innamorati”. La corrente sarà staccata, non ci saranno luci artificiali in nessuna parte della casa, solo candele, la tv sarà spenta, la radio anche. L’unica musica le nostre voci, le nostre risate. (Questo piace tanto ai bambini, si tranquillizzano e la serata passa piacevolmente


gazza che ha delle idee semplici e altrettanto geniali. È la mia musa quando si tratta di fare pacchetti, candele e dolcetti. Il menù sarà speciale, ovviamente, ma devo confessarvi una cosa... Ultimamente il tempo è sempre poco così punterò tutto sul dolce, rigorosamente fatto in casa! Anche qui la mia amica Silvia mi sarà d'ispirazione… Una buonissima

e semplice torta di mele o una torta allo Yogurt al pistacchio?! Credo che mi lascerò ispirare all’ultimo minuto, come sempre del resto... Buon San Valentino a tutti! Immagini per gentile oncessione di Silvia, http://ghirlanda-di-popcorn.blogspot.co

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MY HOME

senza nervosismi… provare per credere! E non solo a San Valentino). Le decorazioni saranno semplici, rigorosamente handmade, magari talmente semplici che mi farò aiutare dai bambini, così come sarà semplice e fatto a mano il packaging, l’“impacchettamento”! Le immagini che ho scelto sono tratte dal blog di Silvia, Ghirlanda di Popcorn, una ra-

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■ DESIGN a cura di Maria Grazia Cicala

I Gioielli Le nuove tendenze per San Valentino gioielli diventano frutto di suggestioni e intuizioni… alcuni un po’ più tradizionali, alcuni decisamente artigianali, altri più da designer e progettisti, altri da orafi… Ammirando le nuove tendenze, quello che emerge è la continua ricerca che associa il classico al contemporaneo… Qui abbiamo due esempi… tecniche diverse, filosofie diverse… Agnieszka Kiersztan cammei incisi a mano su conchiglia sardonica Angelicità__Vento__Lui e lei___ le sue collezioni sono pura poesia... i suoi cammei sono semplicemente splendidi e pieni di amore, adatti per un giorno così importante… adatti per sempre.

trae dalla materia l’essenzialità dello spirito. Studia scultura alla scuola d’arte di Suprasl (Polonia) ma è a Caserta che svolge la sua attività nel campo dell'arte e del design, partecipando a importanti mostre. Nel 2007 fonda, assieme ad altri due artisti, “Spazio Corrosivo”, luogo d'arte e di cultura. Negli ultimi anni, Agnieszka Kiersztan, viene a contatto con la tradizione Campana della lavorazione del cammeo. Con la rigorosa essenzialità del suo segno espressivo indaga nel profondo il senso ultimo delle cose, cercando di mitigare gli opposti, coniugando arte e artigianato, tecnica raffinata e improvvisazione. Tutta la produzione artistica della Kiersztan è tesa a far convivere arti maggiori e arti minori, in una ricomposizione logica delle parti che definisce il senso della sua arte senza mai smarrire un'idea di bellezza. http://www.akiersztan.com/

Tecnica di lavorazione: incisione su conchiglia sardonica anche se la nuova collezione sarà su marmo. Piccole sculture utilizzando di tutto, bulini, scalpellini, spazzole, frese di diverse dimensioni e carte abrasive. Agnieszka è di origine polacca, riassume in se la tenacia e la raffinata eleganza dell'artista che

Kim Buck, invece, sfida le convenzioni e i luoghi comuni del suo mestiere… “Con Kim Buck abbiamo un esempio perfetto di un artigiano moderno che è completamente padrone della sua manualità, che conosce le tradizioni della sua professione e l’importanza del settore in un contesto cultu-

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rale, ma è anche innovatore per quel che riguarda materiali, tecniche e strumenti. Come ultimo, ma non meno importante, ha influenzato notevolmente sia come partecipante che come critico i suoi colleghi grazie al suo talento innato”. (Tratto da Bettina Købbe) Buck ha un approccio altamente concettuale del suo lavoro per il quale ha ricevuto un grande riconoscimento. Esposto alla Danish Arts Council e Ole Haslunds Kunstnerlegat, ecco alcune proposte adatte per San Valentino. http://www.kimbuck.dk/


“Pane Bianco” Dicembre, le mie mani, calde su di te, spaventano la tua pelle, brividi toccano il tuo cuore, e percepisci il nulla che non esiste, poiché noi chiamiamo noia l'assenza, eguale sensazione che provo con il tuo sguardo, che riflette la sagoma del mio fantoccio invecchiato, timido fratello di una notte dimenticata in una città lontana.

Quel ponte, un fiume torbido, false promesse mai mantenute, ancora risiedono nel tuo cuore, in realtà spaventano la mia anima, mentre ora rifuggo da ogni dolore corrente, purtroppo non ricevo nessun segnale verso me, e mi sento come l'antenna rotta di una stazione spaziale, figlio dell'Universo infinito dentro una realtà tecnocratica.

Ricorda, il tempo di un caffè insieme, può condannare la propria identità, il sorriso innocente di una notte appena finita, elude ogni angoscia presente in una vita difficile, così impasto questa mia mano dentro la tua anima, forse alla ricerca di una risposta alle tue mille domande, ma è fin troppo arduo comprendere tali sensazioni sfumate, al tempo stesso incancellabili dentro l'ignoto muscolo cardiaco, quanto sorrido nel pensare alle coincidenze, quanto mi diverto nel custodire gelosamente, tutte le tue parole amorevoli, tutte le tue benevole carezze, ma oggi cucino pane bianco, buono, saporito e genuino, apoteosi di una festa privata, segreto di una ricetta celata, osserva ancora i miei occhi, sto assimilando ogni attimo, inaspettatamente delizioso, per rendere questo alimento, così umile e comune, identico a noi.

Breve descrizione di Pane Bianco L'amore è la sostanza stessa dei ricordi: questo è il messaggio evocato dal poema. Ogni attimo trascorso insieme viene sorretto da un ricordo accentuato della persona amata. Identità differenti che collidono, toccandosi l'anima, onde affrontare insieme l'angoscia del presente. Così il pane bianco diviene metafora esistenziale, che si assimila all'emblematico affetto coronato dall'umiltà.

Antonio Borrelli, è nato a Venezia nel 1982. Poeta dalla carriera anomala. Una formazione umanistica, caratterizzata dalla Laurea in Scienze Storiche presso Ca’ Foscari, seguita sempre da una specializzazione in Storia dal Medioevo all’età contemporanea. Il suo panorama di ricerca sono le epidemie nel corso della Storia, in particolare nel periodo moderno. “La Repubblica della Salute” (Editrice Clinamen, Firenze 2010) è la sua prima opera storiografica pubblicata, inedita sul panorama storico italiano, dedicata alla lotta contro tutte le epidemie occorse nella città di Venezia. Attualmente sta svolgendo diverse ricerche storico-epidemiologiche. Tra l’amore per la vita e la macabra indagine storica sulle epidemie, improvvisamente, germoglia la sua vocazione poetica fanciullesca. La sua visione artistica è dominata dalla liberazione dello spirito imprigionato nel perbenismo imperante. I suoi punti di riferimento sono Aleksandr Sergeevič Puškin, Neruda e Kafka. Ama follemente gli animali, il suo colore preferito è il rosso e la sua città del cuore è Praga.

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■ POESIA a cura di Antonio Borrelli

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■ WEDDING a cura di Ornella D’Angelo foto Luca Rajna Progetti Fotografici

Diventare Wedding Planner! Qual è realmente il ruolo di questo professionista? ono veramente moltissime le ragazze (ma non solo!) che vorrebbero intraprendere oggi questa professione, sicuramente affascinate dai primi film americani che ci hanno fatto conoscere questa figura professionale e oggi dalle trasmissioni televisive che ci raccontano quello che è il bellissimo lavoro del Wedding Planner. In noi donne vince sempre la componente romantica e diventare Wedding Planner significa realizzare una, cento, mille volte il sogno di quasi tutte noi bambine: il matrimonio perfetto. Ma qual è realmente il ruolo di questo professionista? Il Wedding Planner è colui che progetta il matrimonio, che lo rende unico e irripetibile, basando il proprio progetto di volta in volta sulla coppia che ha di fronte. Deve saperne interpretare i gusti, gli umori, le passioni e trasformare tutto in un progetto rappresen-

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tativo. Il Wedding Planner inoltre è il regista generale dell’evento; deve essere in grado di organizzare alla perfezione ogni dettaglio e coordinare il proprio staff e tutti gli altri professionisti che partecipano alla realizzazione dell’evento stesso. Ma la domanda resta: come fare a intraprendere questa professione? Lo scoglio maggiore contro il quale sono in molte a scontrarsi è quello di non riuscire ad entrare a far parte del team di un’agenzia già esistente. Questo accade per-

ché, per un Wedding Planner, è difficilissimo lavorare in team e questo, di fatto, non avviene praticamente mai. Il lavoro si svolge per il 90% fuori sede, ad orari e giorni sempre diversi, stabiliti di volta in volta con le spose e molto spesso all’ultimo momento. Inoltre è fondamentale considerare un altro aspetto su cui si basa questa professione e cioè il rapporto particolare ed esclusivo che è necessario stabilire con il cliente; il cliente va capito, bisogna entrare in sintonia con la


Il lavoro di Wedding Planner può insegnarlo solo chi svolge questa professione, mentre troppo spesso questo tipo di corsi vengono proposti da altre figure professionali di tutto rispetto ma che nella realtà svolgono un’attività diversa seppur inerente alla preparazione

cina di anni fa i clienti non conoscevano questa figura professionale e dunque per loro ogni proposta poteva essere valida, oggi questi ultimi invece sanno esattamente qual è il ruolo che questo professionista deve ricoprire all’interno del più ampio “progetto matrimonio” e diventa dunque indispensabile che chi voglia intraprendere questo lavoro sappia esattamente in cosa consiste e come svolgerlo al meglio e questa preparazione di base può garantirla solo un ottimo corso. L’ideale è affidarsi a quelli tenuti presso agenzie serie (o da titolari di queste), esistenti sul mercato da qualche anno e che realmente lavorino come Wedding Planner.

e realizzazione del matrimonio. Un altro consiglio, se non vi sentite sicuri della vostra scelta, è quello di chiedere un colloquio (anche telefonico) con il docente; potrete esporre tutti i vostri dubbi e le vostre perplessità e capire se la persona con cui parlate sia un professionista. In alternativa potreste considerare la possibilità di avvicinarvi al mondo wedding attraverso una serie di esperienze formative importanti che vi aiuteranno a capire se davvero possa essere la vostra strada. Proporvi ad esempio come aiuto extra a Wedding Planner o a Flower Designer importanti (aiutare cioè durante la preparazione e lo svolgimento di eventi

o matrimoni); valutare la possibilità di fare esperienza come commerciale di società di banqueting o ancora lavorare nella gestione di location che si propongono sul mercato come spazi affitto fruibili per eventi privati e/o aziendali. Tutte queste proposte possono essere delle validissime alternative per iniziare ad addentrarvi nel meraviglioso mondo dei matrimoni in quanto, pur restando punti di vista diversi rispetto alla globalità del lavoro del Wedding Planner, potranno fornirvi le basi su cui impostare la professione, dandovi la possibilità di osservare ed imparare a muovervi fra i meccanismi su cui si basa la realizzazione di un matrimonio. Non resta infine che affidarsi alla buona volontà e alla fiducia nelle proprie capacità, però mi raccomando… senza stress… quello lo lasciamo alle future spose!

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coppia e cercare di superare la barriera fornitore/cliente. Si deve instaurare un rapporto di amicizia, stima e fiducia da entrambe le parti, ma per far sì che questo accada il rapporto deve rimanere esclusivo, non ci si può presentare agli appuntamenti con uno, due o tre assistenti! Detto questo, come fare allora ad avvicinarsi a questo mondo? Sono moltissimi oggi i corsi proposti sul mercato, di diversa durata e di diversa concezione. Fermo restando che quella del Wedding Planner in Italia non è una professione riconosciuta, il corso oggigiorno si rende necessario in quanto, se fino a una de-

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■ KIDS a cura di Antonella Pfeiffer

Settore Giocattolo A Natale la qualità ha vinto sul prezzo onostante l’abbassamento dei consumi, in generale, dovuto alla situazione economica attuale, a sorpresa, è arrivata una buona notizia dal mondo del giocattolo: dalla ricerca commissionata a TolunaAnalytics TM da Imaginarium, la catena spagnola di negozi specializzati nell’infanzia e condotta a livello internazionale su un campione di genitori con figli di età compresa tra i 4 e i 12 anni, risulta che per il 78% del campione europeo, qualità e sicurezza siano requisiti imprescindibili per i propri acquisti. Vediamo quanto hanno speso gli Italiani e i “cugini” europei durante il Natale per l’acquisto dei giocattoli. La spesa media per bambino destinata all’acquisto dei giocattoli è compresa fra i 50 e i 100 euro. Un dato che riflette una situazione omogenea fra Italia (54%) e Spagna (51%) con un picco in Germania del 60%. Una maggiore parsimonia, invece, si registra fra i genitori portoghesi (41%) che hanno optato per una spesa per bambino inferiore ai 50 euro (circa 44%). I più generosi sembrano essere stati i genitori spagnoli. Ben il 32% ha dichiarato di aver destinato fra i 100 e i 200 euro, e l’8% per una spesa superiore ai 200 euro a bambino. In Italia la

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situazione si stabilizza rispettivamente al 20% e al 5%. Solo il 21% del campione italiano dichiara di avere destinato meno di 50 euro per bambino. La crisi, insomma, almeno a Natale, sembra avere toccato marginalmente questo settore.

Monica Cigognini, Responsabile Italia e Svizzera di Imaginarium

Io che sono “puntigliosa” (certo, per alcune cose...), ho voluto approfondire il discorso con Monica Cigognini, Responsabile Italia e Svizzera di Imaginarium, brand conosciuto da tutte le mamme. 1) Cosa vi ha spinto a commissionare questa ricerca? Il semplice desiderio di possedere dati “nuovi” per il vostro marketing o la necessità di trovare e, dunque, fornire una risposta all’aria di insta-

bilità che si respira in tutta l’Unione europea? Entrambe le cose, la prima per capire se la nostra scelta strategica di qualità e sicurezza fosse ancora una scelta vincente e la seconda per analizzare se il comportamento del consumatore verso il gioco/giocattolo per i propri figli andasse oltre l’instabilità economica dei paesi in cui siamo presenti. 2) I risultati sembrano far tirare un sospiro di sollievo al settore giocattolo. Pensa sia un trend valido solo a Natale o è in linea con le aspettative per il prossimo anno? Sono sicura che sia in linea con le aspettative anche per il prossimo anno. Un genitore ha l’obbligo di scegliere in modo oculato il gioco che darà in mano al proprio figlio, un gioco che rispetti la qualità e le normative di sicurezza previste. In questa ottica, il prezzo deve essere messo in secondo piano. 3) La qualità costa, è un dato di fatto. Mi sembra importante sia una prerogativa essenziale nella scelta dei giocattoli da parte dei genitori. Esatto, come dicevo prima, oltre ad una prerogativa è un obbligo che deve essere


5) Imaginarium è famoso per l’alta qualità dei giocattoli prodotti e per il fatto che, quasi tutti, abbiano una forte valenza educativa. Per noi è fondamentale presentare nella nostra collezione prodotti con la doppia valenza, tanto ludica quanto formativa. Questi valori di gioco e di apprendimento sono presenti in ogni nostro

prodotto e riportati anche sul packaging al fine di informare ed indirizzare il consumatore. Tutta la nostra collezione è frutto diretto della nostra strategia aziendale: contribuire a formare attraverso il gioco una società migliore. L’idea sottesa è che se i bimbi ritrovano nel giocattolo la loro vera natura e il loro spirito ludico, sicuramente potranno crescere con dei valori forti e sani che contribuiranno a renderli, un domani, degli adulti migliori. 6) In quale Paese Imaginarium produce i suoi giocattoli? Non mi risponda in Cina… ;-) Imaginarium produce sia in Cina che in Europa. Non è fondamentale pensare a dove si producono i giochi, ma avere sempre bene in mente con quali processi di sicurezza questi giochi vengono prodotti. I giochi Imaginarium infatti rispondono non solo alla normativa base prevista a livello europeo, ma anche a dei livelli di sicurezza e qualità superiori. Proprio a tal proposito, ci tengo a sottolineare che la catena Imaginarium è stata scelta dalla Commis-

sione Europea come portavoce dell’importanza della sicurezza nel giocattolo. 7) Lei è mamma, permette a sua figlia di giocare anche con i videogames oppure no? Mia figlia è cresciuta ovviamente con il gioco Imaginarium e questo le ha permesso di sviluppare i suoi gusti nel gioco. Carlotta, che oggi a nove anni, continua a preferire il gioco classico, di fantasia, di condivisione con amici e genitori ai videogames. La nostra scelta educativa, come genitori, fin dai suoi primi mesi di vita, ci ha portato oggi a non dover imporle dei veti, in quanto è lei in prima persona ad aver capito con quale forma di gioco si diverte ed apprende di più. 8) In Italia, quanti negozi Imaginarium esistono? Ad oggi abbiamo 31 punti vendita su tutto il territorio nazionale, in particolar modo nelle principali città italiane. L’obiettivo è di arrivare a 60 punti vendita nei prossimi 3 anni. Grazie mille per questa chiacchierata.

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assolto nel percorso di crescita formativa del proprio figlio. 4) E poco prima di Natale a “Striscia la notizia” hanno trasmesso un’indagine riguardo alla mancanza di requisiti basilari per la salute e la sicurezza dei bambini (a livello di materiali e componenti), tipici dei giocattoli venduti in molti negozi cinesi sparsi per le nostre città. Cosa ne pensa? Penso sia giusto informare il consumatore che talvolta dietro un prezzo basso si può nascondere anche una qualità inesistente. Un gioco non sicuro non deve assolutamente essere messo in vendita e il consumatore ha l’obbligo di non acquistarlo. Penso che sia giusto informare e continuare a puntare il dito verso chi non rispetta le normative di legge previste per questo settore.

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■ KIDS a cura di Antonella Pfeiffer

Linea Minikids di Crayola Un mondo di creatività nelle mani dei più piccoli a linea Mini Kids è una gamma di prodotti coloring e gioco studiata appositamente per coinvolgere i bambini dai 18 mesi in su nelle esperienze creative e per stimolare il loro innato senso della scoperta, l’indipendenza e la fiducia in se stessi tramite le attività manuali ed esplorative e l’esperienza diretta. Gli inchiostri e tutti i prodotti sono lavabili, sicuri per divertirsi in tutta sicurezza, e facili da usare. I prodotti Mini Kids contribuiscono allo sviluppo del bambino, favorendone l’affinamento delle abilità motorie, la coordinazione visivo-manuale, la creatività, la capacità di risolvere problemi e l’espressività.

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Per il 2012 Mini Kids si arricchisce con una divertente soluzione creativa, la Lavagnetta Musica&Colori: innovativa lavagnetta per stimolare la fantasia

e il senso musicale dei più piccoli! La confezione include uno speciale strumento portapastelli a forma di simpatico animaletto, ergonomico e facilmente impugnabile con cui il bambino potrà ricalcare le divertenti scenette della fattoria. La Lavagnetta riconosce le azioni del bambino e, mentre colora, ascolterà simpatiche musichette e suoni degli animali della fattoria. Nel 2011 l’offerta Mini Kids si è rinnovata con una nuova linea di pasta da modellare: Il Mio Risodò - la Pasta Gioco di Riso. Questa nuova formula a base di farina di riso è senza glutine e sicura per tutti i bambini dai 12 mesi in su, in particolare per i bimbi che hanno problemi di intolleranza o sensibilità al glutine, elemento solitamente presente nelle paste da modellare, senza però diminuirne la giocabilità,

risulta ancora più morbida e modellabile e non sbriciola! Per il nuovo anno vengono lanciati altri due divertenti set: Fantasia di Animali e Fantasia di Lettere&Numeri. Entrambe le soluzioni contengono pasta da modellare super morbida e senza glutine con i colori che possono essere mescolati insieme per creare nuove tonalità. Sono inclusi tanti accessori sicuri e testati con forma ergonomica per agevolare l’impugnatura dei bimbi più piccoli. Il Set e gli strumenti sono tematizzati con gli animaletti marini e della fantasia oppure con lettere e numeri per imparare le prime forme. I rulli diventano dei pratici contenitori a forma di ovetto per conservare la pasta da modellare ed evitare che si secchi.

STIVALI CON SWAROVSKI Ditemi se questi stivali sono poco belli! Per una bambina, intendo. Naturino – azienda leader nelle calzature per bambino – ha presentato, il 19 gennaio scorso, la collezione Autunno-Inverno 2012/2013. “Made with Swarovski Elements” ha infatti debuttato in passerella a Pitti Bimbo, in occasione della sfilata realizzata da Swarovski Elements e Vogue Bambini, e che ha visto le aziende più prestigiose del settore unite da un unico filo conduttore: il mondo Swarovski. Il prossimo inverno di Naturino sarà dunque ricco di raggi di luce e colori. Linee eleganti, modelli sofisticati, realizzati con pellami pregiati, decorati con la magia di Swarovski Elements multicolor.

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Approccio al sesso Sanno tutto sulle posizioni per “fare sesso” ma ignorano l’esistenza di importanti malattie sessuali tà media del primo rapporto: 15 anni, 28 % la percentuale dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni che hanno già avuto il primo rapporto sessuale. 70% i giovani che hanno rapporti senza essere innamorati del partner (dati raccolti dall'Istituto di ortofonologia (Ido), presentati in occasione della tavola rotonda su “Affettività e sessualità nell’adolescenza” il 20 settembre 2011). 80% i ragazzi che attingono informazioni sul sesso da compagni di classe e amici. La nuova “fonte del sapere” è indubbiamente internet anche se le mamme rappresentano per il 52% dei ragazzi intervistati una buona fonte di informazione sessuale. E quest’ultimo dato mi consola un po’ anche se ammetto di essere allarmata dall’approccio che i ragazzi di oggi hanno con il sesso. Insegnando nelle scuole medie ho avuto modo di stare a contatto con gli adolescenti in un periodo della loro vita fatto di enormi cambiamenti. Come docente di matematica e scienze era affidato alla sottoscritta affrontare una parte del corso di educazione sessuale previsto per i ragazzi di terza. La prima volta che l’ho curato mi sono trovata spiazzata. Mi sono resa conto che il mio percorso è stato drasticamente diverso da questi ragazzini, alcuni già ses-

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sualmente attivi viste le domande che rivolgevano al ginecologo. Ho sempre pensato infatti, che la conoscenza del proprio corpo e di quella dell’altro, sia un processo graduale, molto graduale. L’affettività è un percorso di crescita fatto di tappe successive, come il primo sguardo, il primo mano della mano, il primo bacio… insomma passaggi che devono essere percorsi pian piano, assaporandoli uno ad uno e soprattutto vissuti con tanta consapevolezza. Tutte queste tappe nei giovani d’oggi non esistono più o non esistono per la maggior parte di loro. Userò raramente la parola “fare sesso” perché non mi piace anche se è il termine più usato dai giovani, anche quado mi scrivono in privato chiedendomi consigli tramite il mio sito. Per me l’atto fisico è sempre stato inscindibile dall’amore, amore che però, come avete letto, per il 70% dei ragazzi quando ha il primo rapporto non esiste. Si affronta la prima volta perché lo fanno tutti, perché lo hanno già fatto gli amici, perché “è di moda”… una sorta di rito di passaggio che deve essere superato per non sentirsi diversi dalla massa. Nonostante la massiccia presenza di informazioni su libri, giornali, riviste e internet, i giovani d’oggi non conoscono il loro corpo, le ragazze non conoscono le fasi

del ciclo mestruale, non sanno che significa ovulazione e non sanno come funzionano i metodi anticoncezionali. Un esempio? Spesso si ritiene tra i giovani che la pillola anticoncezionale (che viene assunta in tenera età con troppa leggerezza) abbia effetti protettivi contro le patologie a trasmissione sessuale, HIV compreso. Malattie come il Papilloma Virus sono invece largamente sconosciute nonostante circa il 75% delle donne nella vita venga a contatto con il virus… Conoscono molto bene invece posizioni, siti web a contenuto erotico o pornografico con il risultato che mi trovo a dover rispondere a domande come questa: “Ciao, ho fatto un test di gravidanza ed è positivo ma il mio raga dice che è impossibile perché è stato attento… Sono incinta?”. Triste e drammaticamente reale. Soluzioni? Certamente siamo noi genitori i primi a dover insegnare ai nostri figli il rispetto della propria persona, del loro corpo e il rispetto dell’altro. Dobbiamo insegnare loro non solo ad usare i metodi anticoncezionali (in troppi infatti si limitano a questo vantandosi con gli amici delle prime avventure sessuali dei loro giovani figli) ma soprattutto ad educare la nuova generazione al valore della vita in tutti i suoi aspetti.

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TEEN-AGER

■ TEEN-AGERS a cura di Elena Crestanello

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IO LEGGO 26

■ IO LEGGO a cura di Liliana Russo

Andrea Camilleri

Il diavolo certamente

Mondadori

"Il diavolo certamente" è il nuovo libro di Andrea Camilleri pubblicato da Mondadori. Il libro, ha la particolarità di inaugurare non solo il nuovo anno ma anche la collana Libellule; una collana low-cost che si caratterizza per avere autori di qualità a prezzi molto vantaggiosi. “Il diavolo certamente”, è una raccolta di 33 mini romanzi da 3 pagine ognuno che mostrano come, a guidare la vita, a volte, siano eventi imprevisti dal carattere apparentemente diabolico. Uno dei racconti che ho segnalato anche agli ascoltatori di Radio Number One, è il “killer superstizioso” che, ingaggiato per uccidere un bambino, desiste dopo diversi tentativi falliti per colpa di strani contrattempi e decide quindi di passare il compito a un “collega”. Il secondo killer, dopo diversi appostamenti, decide di entrare in azione ma per una tragica fatalità è lui a morire mentre il bambino si salva. Anni dopo, il primo killer rinunciatario, leggendo il giornale, scopre che quello stesso bambino è diventato un sanguinario dittatore che si è macchiato della morte di migliaia di persone. Andrea Camilleri in questa serie di racconti, oltre alla propria bravura di scrittore, mette quel brivido in più, perché il filo conduttore è sempre lui... il Demonio!

Gleen Cooper

Il marchio del diavolo

Editrice Nord

Restando in tema, il romanzo di Gleen Cooper “Il marchio del diavolo” è pubblicato da Editrice Nord. La storia, palleggia tra il 1139 e i giorni nostri, unica protagonista la città eterna: Roma. Dopo qualche best seller alle spalle come “La biblioteca dei morti”, Gleen Cooper ci riporta in una storia fitta di misteri e che mette i brividi. Questa volta l’eroina è una donna, Elisabetta, è una giovane archeologa dell’Università di Roma che scopre, al termine delle catacombe di Callisto, un muro romano del primo secolo coperto da simboli astrologici, così chiede il permesso di cercare cosa si trova dietro quel muro, sospettando si tratti di una camera funeraria del primo secolo, ma la commissione pontificia sui beni archeologici, le nega il permesso. È molto delusa e in circostanze sospette, lei e il suo ragazzo, vengono aggrediti e picchiati violentemente, lui muore e lei viene ferita gravemente. Parecchi anni dopo, ritroviamo Elisabetta, suora agostiniana e insegnante. Il Papa è morto, il conclave è stato riunito e c’è un gruppo che vigilia tra le mura del colombario ma qualcosa di inquietante viene ritrovato proprio tra quelle mura e probabilmente Elisabetta è l’unica che possa salvare la Chiesa dalla distruzione. Le battaglie antiche tra il bene e il male continuano e, forse, “Angeli e Demoni” ha influenzato molti scrittori.

Paolo Fox

L’Oroscopo del 2012

Cairo

Per chi - come me – pensa “non ci credo” ma alla fine una sbirciatina, la da comunque, ecco l’immancabile “L’Oroscopo del 2012” di Paolo Fox. Dal prezzemolino delle stelle, tutte le previsioni, segno per segno, mese per mese, con le affinità di coppia, il calcolo dell’ascendente e le tabelle delle cuspidi, per chi è nato tra due segni e vuol finalmente sapere a quale appartiene.

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Se fosse per sempre

Editrice Nord

Tara Hudson, esordisce con il romanzo “Se fosse per sempre”, pubblicato da Editrice Nord. Mi colpisce come questa giovane autrice americana, si divertisse a raccontare storie di fantasmi alle amiche durante le loro visite notturne nei cimiteri (mi sento banale, io con le mie vado a fare shopping!). La storia è quella di Amelia, nessuno può vederla, nessuno può sentirla, nessuno può aiutarla a scoprire chi l’ha uccisa e da quanto tempo vaga inquieta sulle rive del fiume… Un giorno vede un ragazzo in difficoltà, sta annegando e lei lo aiuta, lo salva e poi lui aiuterà lei, perché l’amore a volte è più forte della morte (almeno nei libri e nei film!).

Carlo A. Martigli

L’eretico

Longanesi

Carlo A. Martigli, dopo il grande successo di “999 L’ultimo custode”, torna con un nuovo romanzo storico dal titolo “L’eretico” pubblicato da Longanesi. Un mistero su cui nessuno ha avuto il coraggio di indagare. L’Italia di fine Quattrocento è attraversata dal fuoco e dall’ambizione; a Firenze, i roghi voluti dal Savonarola distruggono ricchezze e saperi. A Roma, le cose non vanno meglio, il soglio pontificio è corrotto dalla depravazione dei Borgia. Ma, da Oriente, due misteriosi monaci stanno portando un messaggio antichissimo e rivoluzionario.

CURIOSITÀ Ben ritrovati e buon 2012 a tutti! É triste riprendere la routine quotidiana dopo l’allegra pausa natalizia, vero? Ma non pensiamoci troppo. In attesa delle prossime vacanze, ripartiamo. Una domanda che spesso mi pongono i ragazzi durante i miei incontri nelle scuole, è questa: “Come si crea la suspance in un racconto giallo?” Un bel, quanto intelligente, quesito, al quale però non è facile dare una risposta. Non esiste un metodo particolare, non c’è una formula matematica. Sarebbe bello e faciliterebbe molto il compito del giallista. Non è affatto semplice far stare i lettori con il fiato sospeso e creare loro inquietudine. L’ansia è prodotta dall’incertezza ed è questa la condizione in cui dobbiamo metterli. In poche parole: chi legge non deve mai essere sicuro di ciò che accadrà in seguito. Ad esempio: il protagonista è in pericolo di vita. Lasciamo passare diverse pagine, se non capitoli, prima di svelare il suo destino. Più tardi il lettore saprà e più sarà assalito dalla curiosità di scoprirlo. A questo punto, più l’autore sarà riuscito a rendere simpatico il personaggio in pericolo, più la curiosità si trasformerà in ansia. E il gioco è fatto… si fa per dire. Purtroppo ogni lettore è diverso dall’altro e ognuno reagisce in modo differente. Ciò che spaventa uno, può lasciare indifferente l’altro. Perciò è un po’ come cimentarsi in un esperimento alchemico. Si introducono gli ingredienti in un paiolo, si me-

a cura di Sergio Marchi

scola per bene e si incrociano le dita. A volte riesce e a volte no. Infatti alcuni gialli diventano best-seller, altri un flop. E questo, credetemi, è così per tutti gli autori, esordienti e non. Perciò se qualcuno vuole cimentarsi, benissimo, ma a una condizione: non perdetevi d’animo se l’esperimento fallisce. Basta riprovare. Un maestro nel creare suspance? Alfred Hitchcock. Il più grande, a parer mio. Riusciva a terrorizzare tutti e senza far vedere una sola goccia di sangue. SERGIO MARCHI: Nato a Genova il 21 giugno 1956, risiede alle porte di Milano dal 1991. Dopo aver conseguito la maturità scientifica e aver frequentato l’università di medicina, nel 1993 pubblica il suo primo romanzo con la casa editrice Joppolo Editore e poco dopo si specializza in letteratura per ragazzi. Nel 1996 esce il giallo “Un giovane detective e tre indizi” pubblicato da Paoline Editoriale Libri, con il quale vince nel 1997 il Premio Selezione Bancarellino. Nel 2006 e 2007 seguono i premi nazionali: Favolando e C’era una volta. Sempre disponibile nei confronti d’inviti di scuole e biblioteche per incontrare direttamente i ragazzi. Il suo romanzo “La Tavola di Smeraldo” è stato tradotto in inglese e in greco. Nel tempo libero pratica sport, sci e tennis, ascolta musica, classica e moderna, ama leggere romanzi e fare escursioni in montagna.

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IO LEGGO

Tara Hudson

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ART

■ ARTE a cura di Antonella Pfeiffer

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Artemisia Gentileschi Donna e pittrice di indubbio fascino ssolutamente da non perdere (avete tempo fino al 29 gennaio) la mostra antologica che si tiene a Milano a Palazzo Reale, dedicata ad Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1653), pittrice e protagonista indiscussa del Seicento Europeo. Dal padre Orazio, noto pittore toscano, Artemisia acquisisce un certo rigore del tratto che unisce e miscela con una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio. Nei suoi dipinti, infatti, evidente è la grande carica teatrale, dovuta probabilmente anche alle esperienze di vita che si è trovata ad affrontare. Personaggio di indubbio fascino,

A

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Artemisia, più per i suoi meriti pittorici, è sempre stata ricordata per il processo per stupro intentato nei confronti di un collega del padre, Agostino Tassi. Fatto che ha ovviamente segnato la sua vita e anche la sua carriera; non dimentichiamo che nel 1612, anno del processo, non era poi così semplice per una donna dimostrare di avere subito violenza e di non avere compiuto l’atto sessuale senza essere consenziente. Per il suo coraggio, la forza espressiva del suo linguaggio

pittorico, e l’interesse per la sua figura artistica, Artemisia è stata letta, interpretata e utilizzata anche in chiave femminista. La mostra ripercorre le quattro fasi che contraddistinguono la sua vita: gli inizi a Roma sotto l’influenza del padre Orazio, gli anni a Firenze, il ritorno a Roma all’inizio degli anni Venti ed il successivo quasi quarto di secolo a Napoli fino alla morte.


Il Bauletto dei desideri... Cosa vi serve: • bauletto con chiusura in MDF (Medium Density Fiberboard, un materiale versatile, resistente, che non teme l’umidità e soprattutto economico), o in legno… a voi la scelta! • Carta velo • Pasta modellabile • Scotch di carta, forbici • Bulino, cacciavite • Stuzzicadenti, foglio scottex, cotton fioc • Pennello piatto piuttosto largo, pennello piatto abbastanza stretto e pennellino sottile • Spugna a matita di grandezza media/piccola • Carta vellutata (che, veramente, non trovate con il resto del materiale…) • Carta vetrata (tipo leggera, vi consiglio quella nera) • Colla velo • Colori acrilici (il bianco, sempre come stesura di base e, in questo caso, verde muschio e avorio) • Cracklé • Lacca scurente • Vernice protettiva opaca (o lucida, se preferite) Prima di tutto usate il cacciavite per togliere il gancio e le giunture posteriori del bauletto. In questo modo potrete stendere meglio il colore senza il rischio di rovinare il gancio. Secondo poi prendete la carta vetrata e passatela su

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tutta la superficie per renderla più liscia possibile. Ben inteso: non siete obbligate ad eseguire questo passaggio… io, ad esempio, mi limito a dare una passata veloce solo lungo i bordi, perché preferisco che al tocco si senta un po’ il ruvido… non so perché, mi dà un senso di “passato”… e lo sapete che io sono un po’ per le cose “d’altri tempi”… dov’ero rimasta? Ah, sì! Allora… terzo, poi spezzate gli stuzzicadenti che servono per tappare i buchini in corrispondenza delle viti, evitando così che si riempiano di colore e

che non riusciate alla fine, a rimettere il gancio. Ora prendete lo scotch di carta e ricoprite i bordi delle due facciate per evitare che si sporchino di colore (a me piace molto mantenere la parte interna dell’oggetto con il suo colore naturale ma, come dico

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CREATIVITA

■ CREATIVITÀ a cura di Antonella Fazio

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usate l’aria calda del phon…). Il senso della stesura deve essere uno opposto all’altro: verticaleorizzontale-verticale, così da rendere il colore più omogeneo e compatto. Se pensate di applicare la carta vellutata sul fondo del bauletto, potete anche evitare di colorarlo anche se, comunque, io vi consiglio di passare sia il bianco sia il colore scelto per un discorso di omogeneità complessiva e perché potreste, durante la realizzazione dell’oggetto, cambiare idea… e sapeste quante

volte succede… (non ditemelo!). Ancora, se pensate che i pezzetti di stuzzicadenti vi possano creare difficoltà nella stesura del colore, potete toglierli e ricordarvi di rimetterli, però, non appena passato il pennello!

Una volta finito di passare il bianco a tutto il bauletto, procedete alla stesura del colore scelto come base per la tecnica del cracklé (al prossimo passaggio vi spiego tutto, tranquille!). A questo proposito, il colore deve essere di tonalità scura per fare in modo che risalti sotto la spaccatura creata dalla sovrapposizione di: verde, vernice trasparente per cracklé, avorio. Prima di proseguire con il punto n. 3 dove vi spiegherò ciò che ho sopracitato, vi do un piccolo consiglio, il bordo che avevo ricoperto con lo scotch

bianco risulta con alcune sbavature… d’altronde, il lavoro non è mai perfetto e proprio dall’imperfezione si può sempre prendere spunto per rimediare con un escamotage… in questo caso non ho fatto altro che prendere un pennello a punta fine, ricoprire le

sbavature bianche e con la spugna scaricata del colore (ricordatevi sempre di toglierne l’eccesso su un foglio di scottex) tamponare lungo tutto il bordo che rimarrà comunque del suo colore naturale con un tocco di verde più o meno sfumato… della serie: se siete state bravissime a non sbavare minimamente la superficie, potete anche evitare questo passaggio, come anche no… insomma! Siete sempre voi a decidere! Anche perché, potreste benissimo scegliere di colorare sia il bordo che l’interno, o solo il bordo… proprio come dicevo prima.

A questo punto è il momento di passare alla tecnica del cracklé che personalmente ho applicato solo sul coperchio. Quindi: prendete un pennello e stendete una mano piuttosto abbondante di liquido trasparente. Dopo aver fatto asciugare benissimo, passate alla stesura del colore avorio che, anche in questo caso, deve essere abbondante ma senza esagerare. Io ho usato un pennello piuttosto largo e soprattutto morbido e ho eseguito tratteggi piuttosto corti. Anche qui ci sono diverse possibilità… dipende, appunto, da che tipo di pennello scegliete e dal tratto che date sulla base.

Potete procedere come me e otterrete un effetto con spaccature (da qui il significato di cracklé, “crepa”) corte e non troppo grosse. Oppure, potreste usare pennello più grosso e stendere con tratti più lunghi o lo stesso corti, ottenendo così crepe più evidenti. La scelta può dipendere anche dal tipo di immagine che intende applicare. In questo caso, scegliendo un’immagine un po’ romantica, ho preferito mantenere un tratto abbastanza contenuto. Ad ogni modo, come si vede dalle foto, il risultato non è omogeneo, né per le crepe più o meno evidenti, né per i tratteggi. Un consiglio: per la scelta del secondo

colore, cioè quello più chiaro, poiché dovete creare il contrasto chiaro-scuro, è sempre meglio usare proprio l’avorio che non lascia dubbi sulla tonalità oppure potete mettere un punta del colore scuro, come in questo caso il verde, nel colore bianco e creare un verde molto chiaro. Ricordatevi che la differenza tra le due tonalità si deve notare.

sempre, è una questione di gusti J). A questo punto coprite tutta la superficie esterna del bauletto e del coperchio passando almeno 3 mani di colore acrilico bianco. Fate asciugare bene tra una mano e l’altra (se proprio avete fretta,

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asciuga in tempo reale) procedete alla stesura della lacca scurente: in questo caso potete usare solo lo scottex che andrete a bagnare con la lacca e che scaricherete il più possibile sopra una altro foglio pulito. Quindi strofinatelo leggermente sul coperchio, andando a creare una sorta di mescolanza con il verde: otterrete così un effetto un po’ antico sfumato che abbellirete con l’immagine scelta.

Infatti, una volta tagliata la figura, trovatele una posizione sul coperchio e partendo dal centro passateci sopra il pennello di colla velo; aiutatevi anche con il dito indice per la stesura della colla e per eliminare il più possibile eventuali pieghe e bolle d’aria. Una volta asciugata,

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ci sono due possibilità: lasciatela così com’è creando, magari, almeno un bordura sfumata oppure date libero sfogo alla vostra fantasia (vedete? Avevo già iniziato con la farfalla ancora prima di fare la foto) e riprendendo la stampa originale, donatele risalto con i colori della stessa. Potete marcare solo alcuni particolari o un po’ tutta la composizione come ho fatto io che ho schiarito l’uva, soprattutto, e sfumato tutto il contorno per dare più luce al finto dipinto. Per la sfumatura non ho fatto altro che prendere un cotton fioc, sporcarlo nel colore, bagnarlo nell’acqua e ripassarlo in-

Se volete, potete anche applicare una farfalla “sulla pancia” del cofanetto, usando l’effetto 3D con la pasta modellabile (per chi volesse approfondire, date un’occhiata alla “scatola magica” pubblicata in ottobre sul blog…). Si tratta di stendere la pasta modellabile, appunto, con un piccolo mattarello e incollarci sopra una farfalla di carta velo. Dopo aver fatto asciugare

bene, dovete tagliarne i contorni eliminando la pasta in eccesso. Poi capovolgete la farfalla, colorate il retro sfumando i colori tra loro e usate il bulino per dare un po’ di bombatura alle quattro estremità cerchiate. Rigirate la figura e usando l’altro bulino piatto, evidenziatene la forma seguendo il taglio della farfalla. A questo punto incollatela, comunque, dove meglio preferite e fate “volare” un pen-

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Firmate la vostra opera e poi passate esternamente, dappertutto, almeno tre mani di vernice protettiva lasciando invece al naturale la parte interna. Fate asciugare bene, come sempre, e rimettete il gancio.

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torno alle foglie e al resto. Ho fatto la stessa cosa lungo tutti i quattro bordi del coperchio. Alla fine il risultato è una sorta di “si vede non si vede” perché va bene voler riprendere l’immagine e vestire i panni di pittrici, però dobbiamo anche lasciare spazio alle spaccature che si fondono con la composizione.

nellino sporco delle sue tonalità per darle omogeneità al resto della composizione. Come tocco finale, sfumate tutto il contorno come già avete fatto per i fiori. Il risultato finale? Eccolo qua! Spero vi piaccia e se volete provare procuratevi tutto il materiale e… buon lavoro! Alla prossima!

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CREATIVITA

Il passo successivo è quello di sporcare la punta di un pennello del colore verde, bagnarlo nell’acqua, scaricarlo sopra un foglio di scottex e tamponare lo stesso foglio su tutto l’esterno del coperchio. Potete fare la stessa operazione con una spugna a matita ma io preferisco la carta assorbente perché si riesce a stendere meglio il colore annacquato. Subito dopo (il tutto si

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■ VIAGGI a cura di Sara Artusi

LISBONA in 7 mosse Mini itinerario per trascorrere un week-end romantico e alternativo ome fare a trascorrere un week-end senza salassarsi, soprattutto in periodo di recessione economica? Dove svernare per San Valentino senza dover affrontare un viaggio lunghissimo? Come mangiar bene, visitare una città d’arte, con un clima mite, gente cordiale e dal bel panorama? Ma innanzitutto, esiste una città così?!? La risposta è sì! Si tratta di Lisbona, capitale del Portogallo e ultima città europea prima di salpare per l’Oceano. Città d’acqua e di colli, edificata lungo l’estuario del fiume Tago (Tejo), che sfocia nell’Atlantico e su 7 colli, come Roma.

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Eccovi un mini itinerario in 7 mosse per visitare l’incantevole Lisbona. “Bacalhau”: sì, care lettrici, avete proprio letto bene! Baccalà, pescato e non allevato! Cucinato in svariati modi: alla griglia, in umido, al forno con patate, cipolla, aglio ed abbondante olio extravergine d’oliva, in casseruola con la panna, con le uova, eccetera. Lo si mangia nelle trattorie locali, “tascas”, come nei ristoranti più trendy ed eleganti. Ogni angolo della città ha un aspetto pittoresco e varie “tascas”, di piccole di-

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mensioni, arredate in stile grezzo e a conduzione familiare. Il cuoco è di solito un membro della famiglia, che dopo aver cucinato con passione e orgoglio esce a chiedere se il piatto mangiato era buono. Le porzioni sono piuttosto abbondanti, la materia prima è freschissima e di qualità. Come sempre, sta a voi non scegliere le “tascas” più luride e buie, orientandovi su quelle che si presentano meglio e magari con altri avventori già a tavola! Chi ama il pesce capita bene a Lisbona: aragoste, capesante e sardine sono sempre squisite e a prezzi accessibili, come del resto tutto a Lisbona. Sono famose le frittelle di baccalà, una vera leccornia. La seconda variante di frittelle è invece dolce, facendone l’ideale per una merenda o per una colazione, si tratta delle “pastéis de nata”, ovvero di bignè fritti di pasta sfoglia riempiti di crema cotta al forno. Essendo la prova costume ancora lontana, vale sicuramente la pena di assaggiarli! Il “Bairro Alto” (quartiere alto) è, per eccellenza, il punto con la maggiore concentrazione di “tascas”. Sia che scegliate queste ultime o altro tipo di ristorante,

la cucina portoghese – coi suoi sapori mediterranei, veraci e genuini – vi conquisterà. “Baixa” e “Rossio”: la “Baixa” è la parte bassa della città. Ricordate che Lisbona è edificata su sette colli? Ebbene, il quartiere della “Baixa” è l’unico privo di saliscendi, ma non privo di fascino per gli edifici in stile neoclassico, le fontane barocche, la zona pedonale con varie pasticcerie coi tavolini all’aperto e i famosi marciapiedi con mosaici neri e bianchi dai disegni ondulati, chiamati “calçada”. Le strade sono ad angolo retto e conducono tutte verso l’arco trionfale di “Praca do Comercio” (Piazza del Commercio), che oltre a essere una delle più grandi in Europa coi suoi quasi 40.000 mq, offre anche uno sbocco sul fiume Tago. Dalla


raviglie della città, nel tipico quartiere di “Alfama”, da seduti a bordo del tram turistico numero 28. Il biglietto si fa direttamente sul tram e costa 1,30 Euro. “Alfama” è un dedalo di vicoli, di sali-scendi, con antiche botteghe e case decorate con mosaici di piastrelle di ceramica con disegni colorati, “azulejos”. Le curve del tram numero 28 sono spesso rasenti il muro di molte case e ogni curva sembra più improbabile e spericolata della precedente. Il giro in tram permette di vedere scorci di vita, tradizioni, colori e di percepire odori e rumori. Si vedono tanti giovani seduti a prendere un caffè o il tipico aperitivo a base di lumachine (“caracois”) al peperoncino e una birra; si vedono i panni stesi ad asciugare all’aria aperta su corde tirate da una casa all’altra, che spesso sono distanti meno di 3 metri l’una dall’altra; si vedono le decorazioni delle feste di quartiere e religiose; si sentono gli odori delle cucine, talvolta sconfinanti in zaffate d’aglio; e si viene proiettati in una dimensione cittadina, lontana dalla maestosità monumentale e fatta di angusti spazi. “Las Docas”: gradevolissimo e moderno quartiere ricco di ristoranti alla moda e di locali notturni trendy sulla riva del fiume Tago e vicino al “Puente 25

de Abril ” che ricorda in miniatura il Golden Gate di San Francisco. “Las Docas” è raggiungibile in taxi che è sempre molto economico. Frequentato dai lisboneti e davvero poco turistico, conserva intatto il fascino autentico della vita notturna di città. L’isola pedonale è delimitata dal fiume, ove sono ormeggiati vari tipi di imbarcazione da diporto e dai ristoranti, tutti con tavoli anche all’esterno e diverse piante. Funicolari ed ascensori: vi sono ben tre funicolari e sono l’ideale per raggiungere le colline su cui si stende Lisbona, permettendo di godere al contempo di uno splendido panorama. Tra le funicolari esistenti la più antica, risalente al XIX secolo, sino a essere considerata monumento nazionale, è la “Funicolare da Bica”, che prende il nome dall’omonima via, “Rua da Bica”. A Lisbona vi sono anche diversi ascensori (“elévadores”), che risparmiano scalinate e salite, permettendo di raggiungere velocemente e comodamente i vari dislivelli su cui è edificata la città. Il più famoso ascensore è quello in ferro battuto in stile neogotico di “Santa Justa” che collega il dislivello di 30 metri tra i quartieri de la Baixa e del Chiado. Castello di São Jorge: si erge sul colle più alto della città e risale al XII secolo. Si tratta di un castello fortezza, all’interno delle cui mura vi è una cittadella. È proprio da qui che fu respinto l’assedio dei mori (arabi) a Lisbona. Nei giardini interni si tengono degli spettacoli culturali, ma la cosa più bella resta sempre lo splendido panorama a 360° sulla città e sul fiume Tago. Allora, avete già pronte le valigie per Lisbona?

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V I A G G I

“Baixa” è raggiungibile la grande piazza del “Rossio”, che in realtà si chiama “Praca Dom Pedro IV”, e risale al XII secolo. Non dimenticate di dare un’occhiata alla facciata della stazione ferroviaria del “Rossio”. “Belém”: da non confondere con l’omonima soubrette argentina, il cui nome termina con la “n” per altro! “Belém” è un antico quartiere di Lisbona lungo la costa raggiungibile in tram da “Praca do Comercio”. I monumenti di spicco, patrimonio dell’UNESCO, sono la torre-fortezza Vasco da Gama, simbolo delle conquiste marittime portoghesi nel XV secolo, dedicata all’omonimo navigatore famoso per aver circumnavigato l’Africa approdando in India ed il “Mosteiro dos Jeronimos”, monastero edificato nel XVI secolo. A “Belém” è possibile gustare presso la ”Antigua Confeitaria”, non lontana dal “Mosteiro dos Jeronimos”, le “pastéis de nata”, a cui se ne attribuisce l’invenzione. L’unico problema è la lunga coda! Per chi avesse voglia di passeggiare, è possibile raggiungere a piedi il giardino botanico, “Jardim botânico da Ajuda”. Il passato coloniale di Lisbona è ancor oggi visibile, oltre che dai monumenti, dal carattere multietnico e multiculturale dei suoi abitanti. Si stima che più di un milione di persone abbia lasciato le ex colonie in portoghesi (Brasile; in Africa: Angola, isole di Capo Verde, São Tomé e Príncipe, Guinea-Bissau, Mozambico; in Asia le città di Goa in India e di Macau in Cina…) per trasferirsi in Portogallo, soprattutto a Lisbona, si tratta dei “retournados”. Giro in tram nel quartiere “Alfama”: dopo tante passeggiate, è possibile continuare a godersi le me-

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■ LA MAMMA PERFETTA a cura di Le Nuove Mamme

Le Nuove Mamme Ad appena due mesi dalla messa online, sta riscuotendo grande successo e Nuove Mamme sono donne che hanno partorito da poco, oppure quel “nuove” custodisce altri significati? Sicuramente la seconda che abbiamo scritto. Le Nuove Mamme non restano ferme a guardare, ma agiscono contro l’immobilismo mentale. Non si accontentano di immaginare un mondo migliore, lo ridisegnano ogni volta che dicono “basta!”: alle città non a misura di bambino, ai servizi alle famiglie inesistenti, a una scuola appiattita dall’indifferenza delle istituzioni. Non si limitano ad allevare i figli e non danno per scontato che il fatto di averli partoriti le ponga un passo davanti a loro; sono proprio i loro bambini che le fanno crescere e riconsiderare la maternità non più come un punto di arrivo, ma di ripartenza, un’occasione per reinventarsi non solo come donne, ma a volte anche come professioniste. Hanno imparato a ridere di se stesse, delle loro fisime, delle loro imperfezioni, della loro straordinaria normalità. Hanno capito che una brava mamma non prepara la torta di mele tutti i giorni, ma la sforna se tutto va bene una volta a settimana; e non lo fa da sola, ma

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sparge farina e uova a quattro mani, due delle quali paffute, minuscole e divertite. Rimpastano gli ingredienti per essere una madre sufficientemente buona senza angosciarsi troppo se, a cottura ultimata, il risultato non è appetibile come vorrebbero. Hanno imparato a chiedere, non solo a dare, a esigere collaborazione dal proprio compagno, non soltanto a sperare che prima o poi si decida a fare il genitore. Sono ugualmente forti, anche quando chiedono aiuto. Sono ovviamente madri, anche quando delegano la crescita dei figli. Perché così facendo riprendono semplicemente fiato, non disperdono altrove briciole d’affetto. Sono nuove anche perché oggi non chiamano più il loro cucciolo “trottolino amoroso dudù dadadà” ma “devastatore”, “princi-peste”, “tritazebedei”. Le mamme di oggi amano esattamente come quelle di ieri, è solo che parlano un linguaggio diverso. E ciò nulla toglie al loro essere madri, casomai aggiunge. Le Nuove Mamme è un sito che ha visto la luce da appena due mesi, per la precisione il 21 Novembre scorso. É perciò un neonato, ma ha già ricevuto le amorevoli at-

tenzioni di tante mamme virtuali che passano a controllare come sta, quali sono i suo progressi, se riesce già a tenere la testina dritta, se ha imparato a sorridere. Si, questo neonato sa già sicuramente sorridere, anzi! La sua ragione di vita è proprio affrontare anche le tematiche più serie con un briciolo di sano umorismo. Le Nuove Mamme è uno spazio corale, che raccoglie le voci di chiunque sia legato all’universo “bambino”: soprattutto mamme, ma anche papà e nonni. É un sito coraggioso, che non ha timore di dire ciò che gli piace e ciò che non gli piace; il suo punto di forza è quello di esprimere le proprie opinioni in modo deciso, chiaro e, concedetecelo, spesso originale. Leggere per credere, ci trovate qui: www.lenuovemamme.it. Passate a farci visita, non potrà che farci piacere. Siete tutti benvenuti!


Un nuovo sito per aiutare tutte le neo-mamme ggi voglio parlarvi di un progetto che mi sta molto a cuore e che affonda le radici in una tiepida giornata primaverile di cinque anni fa. Vi racconto di me, ma credo di parlare anche per molte di voi. Dopo mesi passati a immaginare come sarebbe stato, cercando di raccogliere quante più informazioni possibili, preparando la nostra casa al nuovo arrivato e, a volte, anche pregando che quel piccolo esserino rimanesse attaccato con tutte le sue forze alla vita, è arrivato finalmente il giorno in cui il nostro tanto desiderato bambino ha deciso di venire al mondo. Le emozioni che abbiamo provato in quei momenti sono indelebilmente impresse nei nostri cuori e hanno segnato l’inizio di una nuova vita a tre. In quella sala parto non è nato, però, solo un bambino, ma anche i suoi genitori. In realtà, il momento in cui “nasce” una mamma potrebbe anche coincidere con il test positivo che stringe tra le mani. A qualcuna, invece, sarà capitato di avere la percezione di essere nata molto tempo dopo. Cosa succede però quando nasce una mamma? E, soprattutto, la maternità reale coincide con quella che abbiamo immaginato? Teoricamente sappiamo che ci attenderanno momenti difficili, magari notti insonni e lunghi

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pianti da consolare. Ma, sia le immagini di mamme “perfette” che ci vengono mostrate dai massmedia che i racconti di chi ci ha preceduto, spesso contribuiscono a celare gli aspetti bui della maternità per evidenziare solo i lati meravigliosi di questa nuova vita insieme al nostro cucciolo. Quando ho varcato la soglia di casa con il mio bambino la prima cosa che ho pensato è stata: “E ora?”. Ero felice di stringerlo tra le braccia eppure piangevo insieme a lui senza riuscire a calmarlo. Mi sentivo onnipotente per aver dato la vita ad un altro essere umano e allo stesso tempo inadeguata e insicura su come comportarmi con lui. Conoscevo la sindrome del Baby-Blues e sapevo che era una fase FISIOLOGICA legata agli sbalzi ormonali, alla stanchezza e alle emozioni contrastanti del puerperio. Sono stati giorni, anzi mesi, difficili da affrontare. Mi sono immersa in quell’oceano emotivo e ho annaspato per non annegare. Mi sono detta che, se fossi riuscita a venirne fuori, avrei messo la mia esperienza a disposizione delle altre mamme. Perché ero convinta di non essere la sola a sentirmi in quel modo, anche se poi, nella vita reale, nessuno (o quasi) riusciva a comprendermi. Mi sembrava di essere un’aliena e invece ero solo una BLUES MOM.

Ecco perché ho ideato un progetto virtuale “Quando nasce una mamma” per dare la possibilità alle neo-mamme di informarsi, di condividere le emozioni e di chiedere aiuto. Tra le altre cose, ci saranno rubriche di approfondimento delle tematiche più importanti per le mamme grazie alla presenza di numerose collaboratrici, le “mamme esperte” che, in base alle proprie competenze, offriranno spunti su cui ragionare insieme. Sarà inoltre presente un “Primo Soccorso Materno”, che le mamme potranno utilizzare per chiarire i propri dubbi. Ci sarà anche uno spazio principalmente finalizzato alla condivisione emotiva delle fatiche e dei piaceri della maternità. É prevista poi una sorta di Agenda in cui pubblicizzeremo le iniziative che vengono organizzate dalle varie associazioni in tutto il territorio nazionale a sostegno delle neo-mamme. www.quandonasceunamamma.co m è uno spazio ideato: - per le neo-mamme che stanno affrontando l'oceano emotivo del puerperio; - per le mamme senior che vorranno testimoniare la propria esperienza; - per le mamme esperte che metteranno a disposizione le proprie competenze per accogliere gli SOS mammeschi.

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LA MAMMA PERFETTA

Quando nasce una mamma

■ LA MAMMA PERFETTA a cura di Miss Chiaraluce

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■ FOOD a cura di Anna Marangella, Antonella Pfeiffer

Gnocchi alla crema di peperoni e scamorza Cosa vi serve (per 4 persone): • 500 gr di gnocchi di patate • 2 peperoni gialli • Scamorza affumicata (a piacere) • 1 bricco piccolo di panna da cucina • 1 noce di burro • Olio extra vergine di oliva • Sale q.b. Preparazione: In una padella antiaderente, mettete un filo di olio extra vergine di oliva e i peperoni tagliati a listarelle e cuocete a fuoco medio per 10/15 minuti. Aiutatevi con una forchetta e togliete le bucce dai peperoni (noterete che vengono, praticamente, via da sole). Versate i peperoni in un mixer e create una salsina. Mentre fate cuocere gli gnocchi, riponete la salsina composta nella padella antiaderente (potete utilizzare la stessa) e aggiungete la panna da cucina, la scamorza affumicata tagliata a pezzettini, una noce di burro e sale q.b. e fate cuocere a fuoco moderato per alcuni minuti. Dopo averli scolati, aggiungete gli gnocchi direttamente nella padella e mescolate il tutto a fuoco vivo per un minuto. È pronto.

Torta pere e cioccolato Cosa vi serve: • 3 pere • 6 cucchiai di farina (meglio il tipo specifico per dolci) • 5 cucchiai di zucchero • 3 uova • 80 gr di burro • 1 bustina di lievito per dolci • 150 gr di cioccolato fondente (meglio quello 70%cacao) • 2 cucchiai di Nutella Preparazione: Tagliare le pere a pezzetti. Sciogliere in una padella antiaderente il burro, aggiungere le pere e 2 cucchiai di zucchero. Mescolare e far cuocere a fuoco molto dolce per cinque minuti. Sciogliere il cioccolato e la Nutella a bagnomaria. Separare i tuorli dagli albumi Montare a neve fermissima questi ultimi e tenerli da parte. In una ciotola sbattere bene i tuorli con lo zucchero restante, aggiungere poco alla volta la farina setacciata con il lievito, il cioccolato e le pere. Aggiungere gli albumi mescolando con delicatezza dal basso verso l’alto per non smontarli. È un’operazione che riesce molto facilmente se usate una spatola in silicone. Infornare in forno a 180 gradi per 30 minuti circa. Prima di sfornare fate la prova con lo stecchino ricordando che deve restare leggermente umida all’interno. Consiglio di usare una tortiera sufficientemente larga perché questa torta è più buona se non viene troppo alta e di tenere sempre d’occhio la cottura ricordando che ogni forno è diverso dall’altro. Si può servire cosparsa di zucchero a velo o di cacao.

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Cosa vi serve (per 6 persone): • 600 grammi di riso • una cipolla • 600 grammi di tastasal (o 400 grammi di salsiccia fresca e 200 grammi di macinato) • brodo di carne • un bicchiere di vino bianco secco • burro, un rametto di rosmarino • un pizzico di noce moscata e di cannella • parmigiano a piacere Preparazione: In una casseruola sciogliere il burro e far dorare la cipolla tritata. Aggiungere il tastasal sgranandolo bene con una forchetta. Lasciare insaporire e sfumare con il vino bianco. Quando la parte alcolica è evaporata aggiungere un mestolino di brodo caldo, un pizzico di noce moscata e un rametto di rosmarino (lasciatelo intero così dopo potrete toglierlo). Lasciare cuocere per una mezz’oretta. Intanto, in una pentola capiente, portate a ebollizione due litri di brodo (circa) versarvi il riso e portarlo a tre quarti di cottura (se necessario aggiungere qualche mestolo di brodo). Aggiungere la carne e terminare la cottura. Spegnere il fuoco, spolverizzare con una punta di cannella e mantecare con burro e parmigiano a piacere.

Arrosto di maiale al latte e patate al forno Cosa vi serve (per 6 persone): • un bel pezzo di arista da un chilo o più • spago da cucina, un litro di latte • una carota piccola, un pezzetto di sedano, mezza cipolla • un bicchiere di vino bianco secco, burro, olio evo • rosmarino, salvia, alloro • sale, pepe, noce moscata • amido di mais (maizena) • 7 - 8 patate di media grandezza Preparazione: Legare l’arista con lo spago da cucina e le erbe aromatiche. Se è un’operazione che non siete abituati a fare sappiate che in commercio esistono dei comodissimi anelli elastici creati proprio per questo scopo: basta appoggiare le erbe aromatiche (salvia, rosmarino, alloro) sulla carne e infilare l’elastico. La carne resterà in forma durante la cottura, prenderà il profumo delle erbe aromatiche e voi eviterete di annodarvi insieme all’arrosto. Passare la carne così preparata nell’amido di mais. In una casseruola capace mettere a scaldare una noce di burro e due-tre cucchiai d’olio. Far rosolare la carne da tutte le parti tenendo la fiamma moderata in modo che non si bruci. Aggiungere la carota, il sedano e la cipolla tritati finemente e lasciarli ammorbidire. Versare il vino e lasciarlo evaporare. Quando la parte alcolica sarà scomparsa aggiungere il latte, regolare di sale e pepe, abbassare la fiamma e incoperchiare. Cuocere a fiamma bassa per un’ora. Verso fine cottura profumare con una grattatina di noce moscata. Estrarre la carne dalla pentola, avvolgerla in un foglio di carta stagnola e lasciarla riposare. Frullare bene il fondo di cottura (se è troppo liquido lasciarlo ritirare un po’ a fiamma bassa. Nel frattempo sbucciare le patate e tagliarle in quattro… Mettere sul fuoco una pentola d’acqua e quando bolle versarvi le patate. Scottarle per cinque minuti, scolarle e metterle sulla placca del forno unta con olio e burro. Cospargerle con sale, pepe e qualche fiocchetto di burro. Mescolare bene e lasciarle riposare una decina di minuti. Cuocerle in forno ben caldo a 200 gradi per 20-30 minuti mescolando ogni tanto. Slegare la carne eliminando le erbe aromatiche e affettarla. Servirla con il suo fondo di cottura ben caldo e le patate al forno.

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RETRO Piazza Duomo, 6/a - 37121 Verona (VR)

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e vi capita di andare in questo originalissimo locale, dite pure che vi manda Donne Magazine, ok? Ecco cosa ci racconta la proprietaria… Nato dall’idea di coniugare la “tavola calda e fredda” all’italiana con i bistrot internazionali, RETRO non è un ristorante, né un bar, né un locale, né un’osteria. L’idea è quella di accogliere gli avventori come se fossero a casa: la cucina, il salottino, la libreria, i quadri, i disegni, il bancone per un buon caffè... un luogo da gustare a tutte le ore. La nostra selezione si ispira alla semplicità: i formaggi e i salumi sono reperiti da aziende agricole della zona e da malghe presenti sulle montagne veronesi, mentre la verdura, quando la stagione lo consente, è esclusivamente di provenienza italiana con preferenza alle zone limitrofe di Ve-

rona. I semi usati nelle nostre insalatone sono biologici e completano nutrizionalmente il piatto oltre a donare un nuovo gusto. Il vino proviene da varie Cantine Vinicole della provincia di Verona o regionali. Per scelta, qualsiasi panino, piadina o bruschetta vengono preparati al momento, perché anche il gusto di una cosa semplice richiede freschezza e preparazione con passione. In questo modo inoltre si riducono gli sprechi e nulla viene ripresentato. I nostri piatti pronti sono acquistati da gastronomie che applicano tutte le necessarie indicazioni di legge circa la preparazione in atmosfera protetta e la conservazione. Questa scelta ci consente di non tenere scorte e di non ricorrere a prodotti industriali con conservanti. Ogni giorno ci approvvigioniamo per servire un prodotto caldo il più fresco possibile. RETRO offre un’area di Scambio Libri (bookcrossing) dove è possibile prelevare gratuitamente qualsiasi volume o leggerlo comodamente in poltrona, sorseggiando un cappuccio, un tè o un aperitivo. Mettiamo inoltre a disposizione un’intera parete per tutti coloro che hanno voglia di esprimere la propria creatività: RETRO non è un intermediario, non richiede contributi e non seleziona le opere. Qualsiasi persona può farne richiesta.

Tutte le lampade sono oggetti di modernariato originale anni ’50, italiane e americane, così come i tavolini e le poltrone dell'area relax. Le sedie da cinema provengono da un cinema parrocchiale milanese e risalgono agli anni ’60. Ove possibile utilizziamo materiali di recupero e produzioni artigianali: le cassette della frutta come mensole e lampade in cartone e carta. I sottopiatti sono in ardesia, un ottimo isolante per i piatti caldi, e possono essere utilizzati per scrivere e disegnare con i gessetti a disposizione. Ogni sottopiatto viene poi risciacquato in acqua e riutilizzato. Tutte le domeniche, dalle 19 alle 21, RETRObistrot offre inoltre un appuntamento fisso con SWING SUNDAY & MORE, una due ore di aperitivo con musica swing dal vivo con giovani musicisti che hanno voglia di farsi conoscere (e apprezzare!). Chiediamo ai nostri ospiti di farci avere la loro opinione: ogni consiglio o critica sarà per noi fonte di confronto e di miglioramento. Grazie.

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Hanno collaborato a questo numero: Anna Marangella http://ultimissimedalforno.blogspot.com Antonella Fazio Antonio Borrelli Chiara Petragnani http://esperiresperando.com Diana Pilotto http://applepielovefordetails.blogspot.com Elena Crestanello www.periodofertile.it Le Nuove Mamme www.lenuovemamme.it Liliana Russo Trasmissioni radiofoniche TuttoLibri e Donne al Volante (Radio Number One) Maria Grazia Cicala http://arredoeconvivio.com Miss Chiaraluce www.quandonasceunamamma.com Ornella D’Angelo www.dibiancoedavorio.com Sara Artusi Sergio Marchi www.marchisergio.it Vuoi collaborare con noi? Scrivi a donnemagazine@hotmail.it In copertina: Immagine da Istockphoto Diritti riservati. Testi e foto inviati, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Numero Due - Gennaio Febbraio 2012

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