Page 1

ABILMENTE L’International Classification of functioning, Disability and Health (I.C.F. CY) a scuola Di Angelo Bernardini

Ormai da alcuni anni il mondo dell’educazione è stato coinvolto dal nuovo approccio I.C.F. nella riflessione sui concetti di salute, funzionamento umano e, di conseguenza, di disabilità. Una riflessione che, nell’ambito educativo e nel contesto più direttamente interessato dell’integrazione scolastica degli alunni

con disabilità, promuove una

concezione del Piano Educativo Individualizzato come un Progetto di vita complessivo che richiede il diretto coinvolgimento delle famiglie, degli insegnanti, degli operatori dei servizi sanitari e dei servizi sociali. Un Progetto di vita che deve coinvolgere in modo attivo l’intera comunità scolastica e sociale in una visione globale e partecipata della persona con disabilità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità propone una visione della salute intesa non più come assenza di malattia bensì come benessere bio-psico-sociale e pertanto va perseguita come piena realizzazione del potenziale individuale nei vari contesti di vita. In questo contesto il modello I.C.F. (International Classification of Functioning, Disability and Health) rappresenta il modello antropologico e il linguaggio descrittivo più evoluto e la versione CY per bambini e adolescenti lo strumento e la cornice più adeguato e funzionale per la qualità dell’intervento educativo e didattico nella scuola. Uno strumento capace di condividere a livello trans-professionale la comprensione individuale e globale della persona, non nel senso di etichettatura diagnostica ed eziologica di un eventuale sindrome patologica, bensì come

descrizione

del

funzionamento

umano,

come

risultante

1


dell’interazione complessa, globale e multidimensionale, tra l’individuo e i contesti sociali. Il Progetto Abilmente, realizzato dall’Istituto Comprensivo di Forano (RI) come scuola capofila di una Rete interistituzionale articolata e composita della Bassa Sabina, si è inserito in questo contesto. Finanziato dal MIUR, Direzione Generale per lo Studente, ha costituito per il nostro territorio l'avvio di un percorso di studio e di accompagnamento che ha suscitato un forte interesse perché ha prospettato per le nostre scuole un’opportunità di essere scuole competenti, che fanno cultura, elaborano ed attuano modelli e strategie di inclusione. Attivare processi di ricercaazione per creare innovazione è sicuramente un approccio innovativo e di rilevante valore sociale e politico. Coinvolgere professionalità diverse in un processo di riflessione sulle concezioni, sulle interpretazioni e sulle progettazioni dei principali aspetti della scuola italiana e della psicopedagogia significa anche comprenderne i relativi modelli culturali di riferimento, significa capire le nostre idee in proposito, i nostri comportamenti

educativi,

le

nostre

concezioni

e

convinzioni

professionali: l’ICF è stato per noi un contesto capace di indicarci contemporaneamente alternative, differenze, altri modelli culturali (riflessione metaculturale). La nostra esperienza è partita dalla considerazione che l’I.C.F. è uno strumento di grande valore educativo e didattico per tutti e che apporterà innovazioni anche ai nostri più tradizionali modelli e metodi di insegnamento . Il Bando del MIUR denominato: "Dal modello I.C.F. dell’organizzazione mondiale della sanità alla progettazione per l'inclusione" (a.s.2010\2012), che

ha

finanziato

il

nostro

Progetto,

è

stato

finalizzato

all’approfondimento a alla promozione di questo importante strumento

2


internazionale nei processi di inclusione sociale dei bambini e degli adolescenti nell’istruzione, nella formazione e nella società. Il Progetto Abilmente, elaborato in questo contesto, selezionato insieme ad altri 94, fra i 544 inviati al Ministero da tutta Italia, vuole contribuire alla definizione delle Linee Guida per l'applicazione nella scuola del modello ICF, focalizzando il ruolo dell'ambiente scolastico sull'integrazione degli alunni con disabilità e contemporaneamente vuole contribuire a promuovere i cambiamenti necessari al rinnovamento culturale e filosofico che l’ICF indica per adeguare la qualità della didattica

alla

qualità

dell’integrazione.

Le finalità

consistono

nell’individuare le modalità di applicazione della cultura del modello ICF nella scuola, in ordine ai fattori contestuali e all’area dell’attività e della partecipazione nella comunità scolastica ed exstrascolastica, al fine di offrire un prodotto generalizzabile in vari contesti per il miglioramento dell’integrazione sociale delle persone disabili. Entro il campione di istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, distribuite nel territorio della Bassa Sabina,

abbiamo sperimentato

l’applicazione del modello ICF nella scuola, con particolare riguardo agli aspetti innovativi dell’accoglienza, dell’osservazione, della progettazione educativa condivisa, dell’intervento e della valutazione degli esiti, della partecipazione e del rinnovamento della didattica, al fine di proporre, terminato il progetto, un documento utile alla realizzazione del PEI, del PDF e in generale al miglioramento della qualità dell’integrazione, che le istituzioni scolastiche potranno autonomamente adottare. Il prodotto finale del nostro Progetto ICF consiste in un Documento di sintesi relativo all’individuazione e all’analisi dei fattori organizzativi, di quelli inerenti la partecipazione nella comunità scolastica, nonché dei facilitatori e delle barriere fisiche, strumentali e culturali che influenzano il processo di integrazione. 3


Il Progetto Abilmente si è caratterizzato come percorso di formazione e da uno parallelo di sperimentazione, sull’uso dell’ICF (OMS) in ambito educativo, si è imposto come un forte impulso di crescita professionale sia per la comunità scolastica sia per tutti gli operatori socio-sanitari del nostro territorio. Il contesto scolastico è stato posto sicuramente al centro di questo processo, connotato dalla ricerca di rinnovamento nelle pratiche di individuazione dei bisogni educativi dei propri alunni e di metodologie

che

guidino

verso

una

programmazione

educativa

realmente individualizzata e, di conseguenza, verso una migliore impostazione di interventi e attività adeguati e funzionali alla situazione degli studenti in difficoltà. Il modello ICF si è posto quindi in questa prospettiva fornendo una cornice teorica, un linguaggio comune e un quadro di riferimento per tutti coloro che, a seconda dei diversi ruoli e delle diverse professionalità, sono stati coinvolti nella riflessione e nella progettazione

del

lavoro

da

svolgere

con

l’alunno

disabile.

Per svolgere al meglio tali compiti, l’ICF nella scuola propone strumenti e indicazioni teorico-metodologiche, ma anche spunti concreti di lavoro per una concreta e funzionale rivisitazione del modello trasmissivo dei contenuti e per un’applicazione coerente e funzionale dei nuovi modelli di apprendimento cooperativi e autogenerativi. Nel processo di rinnovamento che si è avviato nella scuola italiana le diversità di ogni bambino (sociali, culturali e fisiche) sono poste al centro delle

attività

di

insegnamento-apprendimento.

L’insegnamento

individualizzato ci ha indicato questa via da percorrere. La scuola dall’autonomia facilita questo processo: i bisogni e le potenzialità di ogni singolo studente possono essere considerati con più attenzione in un contesto di strumenti flessibili, in modo da far corrispondere il percorso di apprendimento e di autonomia al progetto di vita di ogni singolo allievo. 4


Nel nostro lavoro ci siamo spesso interrogati su come realizzare questo percorso individualizzato, con quali strumenti didattici, con quali modelli di gestione del gruppo-classe con quale proposte didattiche. Abbiamo riflettuto , per esempio, su come il modello trasmissivo gestisce ed utilizza il concetto di “errore” e su quali possano essere alternative operative capaci di rimuovere le “barriere” nei processi di insegnamentoapprendimento. L’attuale figura dell’insegnante di sostegno e il relativo modello di intervento nella classe sono una risposta positiva? E l’insegnante di classe, che cosa deve fare? E’ su queste domande che è necessario soffermarci per riflettere e comprendere in che modo la scuola odierna riconosce e valorizza le diversità. In che modo promuove le potenzialità, e soprattutto in che modo adegua l’insegnamento ai ritmi e agli stili di apprendimento di ogni alunno, in particolare di quello che più degli altri incontra delle difficoltà. La scuola dell’autonomia deve organizzare i suoi percorsi educativi in modo tale da portare gli alunni, sin dalla loro prima infanzia, a compiere scelte il più possibile rispondenti alla loro personalità e al loro progetto di vita. Solo in tal modo la scuola si potrà porre all’altezza delle esigenze che i giovani hanno di inserirsi in un contesto culturale, sociale ed economico sempre più complesso. E in questo l’ICF apporterà un sicuro apporto complessivo. Gli insegnanti, soprattutto quelli di sostegno, devono concepire l’ICF nella scuola dell’autonomia come un nuovo contesto operativo dove la creatività, il confronto e la partecipazione attiva sono gli aspetti prioritari del lavoro. Per l’insegnante di sostegno lavorare con creatività significa svolgere principalmente un ruolo progettuale, di stimolo per gli alunni ma anche per gli altri insegnanti e per gli altri operatori sociali e sanitari. Il lavoro che si svolge in classe resta il momento più importante. Nell’aula si sono sviluppati finora curricoli sostanzialmente uniformi. A poco a poco si dovrà fare contare 5


sempre di più la persona-alunno. L’autonomia, infatti, deve inserire le scuole e i loro percorsi educativi in un sistema flessibile che mette a disposizione di tutti gli strumenti per costruire percorsi individualizzati. L’alunno insomma non si inserisce più in un sistema rigido in cui contano soprattutto gli aspetti contenutistici del sapere, (quelli che lo rendono uguale agli altri) ma deve percorrere strade lungo le quali vengono valorizzati gli aspetti della sua personalità che lo rendano diverso dagli altri. Cambia profondamente così anche il concetto di integrazione degli alunni in situazione di difficoltà. L’attenzione alla persona valorizza le diversità di tutti. Ma come progettare un percorso educativo che affronti in termini soddisfacenti il problema dell’integrazione dell’alunno disabile cosi concepito? Con quali strumenti didattici? Con quale metodologie? Le attività didattiche progettate coerentemente con l’ICF proporsi come adeguata risposta a

possono

questi interrogativi. In particolare

l’ICF richiede itinerari didattici autogenerativi, riflessivi, capaci di svilupparsi mediante l’utilizzazione delle competenze di tutti, anche quelle residue dei bambini disabili. Si cerca di lavorare sulle competenze acquisite, su quello che i bambini sanno fare e non su quello che non sanno fare. Usare gli strumenti dell’ICF significa riflettere e concepire il concetto di Autonomia, come relazione tra il bambino in difficoltà, i suoi compagni e l’ambiente con cui interagisce. La Socializzazione, come luogo in cui si intrecciano abilità manuali, creative, espressive e comunicative, nell’ambito dei linguaggi, e dei saperi, con itinerari di analisi e progettazione, di lavoro collettivo, cooperativo, essenziali per rafforzare l’autostima, per costruire un metodo di lavoro e per favorire l’integrazione dei bambini con problemi di diverso tipo.

6


L’Apprendimento non come barriera come ancora troppo spesso accade ma come contesto di sviluppo delle intelligenze mediante attività analitico-produttive, transdisciplinari

metodi collaborativi, scambi e collegamenti

all’interno di un contesto conosciuto dai bambini (la

classe). Si avviano gli alunni a riflettere logicamente su un dato argomento, su un problema e più in generale sulla situazione contestuale, e mediante il controllo dei concetti spazio-temporali e di altri semplici connettivi logici di base si sviluppano le competenze, le abilità e le conoscenze in modo autogenerativo. In questo modo anche le abilità e le competenze del bambino disabile divengono parte integrante del processo autoevolutivo di insegnamento-apprendimento. La scuola italiana si sta riorganizzando per affrontare le profonde modificazioni scientifiche, tecnologiche e culturali che segnano l’ingresso nel nuovo millennio. La grande questione del disagio scolastico che coinvolge gli alunni, soprattutto quelli che presentano problematiche e difficoltà sociali, come anche gli insegnanti, gli operatori e i genitori, non può più essere disattesa. Non basta più aggiornarsi: la scuola deve ridefinire il proprio tessuto culturale e epistemologico, aggiornare saperi e metodi di aggiornamento. Deve elaborare nuove strategie territoriali, aprirsi all’educazione e alle comunicazioni interculturali, deve definire nuovi modelli di integrazione delle diversità capaci di dare risposte concrete anche alle persone disabili. Le persone in difficoltà sono quelle che maggiormente soffrono dell’incapacità della scuola di gestire le dinamiche individuali all’interno delle dinamiche di gruppo che si generano in una classe. Questa incapacità struttura le forme del disagio scolastico ricadendo sia sugli insegnanti sia sugli allievi. Uno degli effetti generali che si riscontra a questo proposito è la disarticolazione permanente fra la funzione intellettiva dell’apprendimento e quella emotivo-affettiva; ne derivano varie modalità e molteplici comportamenti 7


di disadattamento. Il risultato comune di tali processi è l’insuccesso scolastico. I conflitti presenti nell’ambito sociale vengono pertanto rivissuti nella classe scolastica e si complicano in vario modo con quelli specifici del bambino disabile, creando nuove forme di emarginazione. In particolare emergono ansie e frustrazioni, difficoltà di socializzazione e di comunicazione, noia, demotivazione, deficit di attenzione, iperattività e disturbi di apprendimento. Le nuove metodologie didattiche devono saper gestire le emozioni al servizio delle prestazioni rimovendo le sofferenze psicologiche e le difficoltà di apprendimento, devono creare occasioni per costruire una “memoria riflessiva” del lavoro scolastico intesa come crescita collettiva. Soprattutto devono però rafforzare l’efficacia dell’autostima mediante un continuo impegno “positivo” di tipo relazionale. Alla presenza di metodologie didattiche creative il gruppo classe risponde nell’insieme in modo più positivo perché il singolo bambino è più libero di attingere alle risorse personali. La scuola deve per questo dotarsi di strumenti didattici e psicologici di autoanalisi e di verifica. Si deve proporre come luogo di aggregazione e di socializzazione oltre che di apprendimento, valorizzando questi aspetti come parti integranti del percorso formativo. L’insegnante deve acquisire competenze nella gestione del gruppo, nella comunicazione e nella interrelazione sociale; nel suo lavoro quotidiano deve imparare a conoscere le difficoltà e le potenzialità di ogni singolo bambino, soprattutto se diversamente abile. Deve sempre di più abbandonare il suo modo tradizionale di fare scuola: siede in cattedra, guarda, domanda, dà compiti, non permette confusione e rumori. Se qualcuno degli allievi non lavora, o lavora con difficoltà, lo stimola, attende il risultato, e in generale assegna i tempi. Il clima emotivo che si crea in questo contesto evidenzia una produttività creativa del gruppo piuttosto paralizzata, in quanto i compiti assegnati vengono eseguiti ma 8


senza originalità, l’energia positiva dei singoli viene mortificata, essi si stancano e fra loro si sviluppa un’aggressività che si manifesta in tutte le situazioni, anche durante la lezione. In un modello più funzionale alle esigenze odierne, l’insegnante deve sapersi porre a livello degli alunni, deve saper discutere con loro su cosa sia meglio fare nel tempo a disposizione, dichiara i suoi obiettivi, concorda un programma, stimola l’attività dei singoli, soprattutto di quelli che incontrano delle difficoltà, garantisce presenza e appoggio. Si verifica così un clima di adattamento responsabile, partecipato, con uno stile socio-integrativo, dove ognuno partecipa e si sente soddisfatto del lavoro che sta facendo. Il lavoro migliora, si diversifica, esprime creatività e autonomia, non vi sono tensioni né aggressioni, il bambino con problemi viene facilitato nella sua comunicazione e nelle sua integrazione. Per questi motivi è necessaria un’adeguata formazione del corpo

docente.

Ogni

anno

600.000

insegnanti

sono

impegnati

nell’aggiornamento. Ma i risultati sono ancora troppo lenti. I modelli culturali utilizzati sono quasi sempre caratterizzati dal vecchio schema “trasmissivo”. I passi da fare per mettersi al pari con gli altri Paesi sono in questo campo sono ancora molti. Il sistema utilizzato è sicuramente troppo oneroso. E’ necessario realizzare iniziative nuove. Si possono offrire agli insegnanti possibilità di realizzare sperimentazioni dirette di autoformazione, di ricerca-azione, favorendo scambi informativi e processi di autoriflessione d’equipe piuttosto che ulteriore formazione teorica. Il nostro Progetto sull’ICF ci ha fornito indicazioni e spunti anche su queste tematiche. Infine l’interistituzionalità e l’intervento globale per la realizzazione del Progetto di vita. La collaborazione e la rete territoriale è un obiettivo ancora troppo lontano, le diverse istituzioni sono ancora troppo isolate rispetto alle finalità all’organizzazione, ai riferimenti culturali. E’ 9


necessario invece trovare una modalità condivisa dei criteri per la lettura dei bisogni e modalità efficaci di collaborazione per la costruzione del PEI e del Progetto di vita. E’ necessario costruire un orientamento comune tra il sistema sanitario, quello scolastico e quello delle istituzioni pubbliche e private. E’ necessario coordinare meglio i vari servizi, anche quelli delle varie terapie: finalità, attività modalità e tempi di svolgimento, criteri e strumenti di osservazione, di verifica e valutazione, di tutti i servizi

dovrebbero

integrarsi

in

percorsi

organici,

evitando

sovrapposizioni e interferenze. In conclusione è necessario che la scuola costruisca alleanze a partire dalle famiglie per superare la logica della rivendicazione e della rincorsa ai servizi individuali, rilanciando invece la sfida per la costruzione di un ambiente sociale inclusivo o meglio compositivo delle diversità che riconosca a tutti i cittadini pari dignità sociale, l’opportunità di sviluppare aspirazioni e il diritto di scegliere e realizzare in modo significativo il proprio percorso di vita. E in tutto questo sicuramente l’ICF contribuirà positivamente, accelerando il processo sociale e culturale necessario. La scuola e le altre istituzioni nel momento in cui recepiscono l’ICF devono necessariamente collaborare, considerando la disabilità come esito dell’interazione fra la condizione di funzionamento della persona e il contesto sociale. La strada da percorrere e lunga e difficile ma l’ICF obbliga a mettere in campo metodologie e competenze autoriflessive capaci di integrare,

in un processo autogenerativo, per

creare

convergenze

tra

strumenti

professionali

diversi

educazione,

abilitazione,

riabilitazione e partecipazione sociale, un primo passo

fondamentale per la buona riuscita che comunque dovrà essere messo in relazione con le reali opportunità che la nostra società complessa sarà capace di offrire.

10


11

icf angelo  

progetto della scuola di forano e del centro metaculturale

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you