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Anno III n. 7–10

Gennaio–Dicembre 2012

Trimestrale di informazione dell’Ass. “Amici del Cuore” della Casa di Cura Villa l’Ulivo Carmide S.r.l. Aderente a CONACUORE – Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore

Cuore e... parmigiana La conoscenza dei fattori di rischio rappresenta una condizione fondamentale per stabilire programmi di prevenzione di una determinata malattia. In Italia oltre il 50% dei decessi è dovuto a malattie cardiovascolari. In particolare, la cardiopatia ischemica o coronarica (che trova la sua più grave espressione nell’infarto cardiaco) rappresenta la principale causa di morte nel nostro Paese, provocando un decesso (spesso improvviso) ogni 6-8 minuti. Occorre dunque prendere provvedimenti rapidi per impedire la progressione o anche solo il mantenersi di una situazione così grave. È sicuramente una delle prime modifiche da apportare in riferimento alla nostra tavola. Facile a dirsi, difficile a farsi… ma perché è cosi difficile rinunciare alla nostra parmigiana e ai nostri dolci a fine pranzo? Le valenze psicologiche legate all’alimentazione sono varie e diverse: il cibo non è solo nutrimento ma possiede un altissimo valore simbolico sia per quanto riguarda gli aspetti culturali, sia per gli aspetti relazionali e intrapsichici associati ad esso. Il modo con cui ciascuno di noi si alimenta dipende, come la lingua che parla o buona parte delle credenze, da ciò che gli è stato insegnato da piccolo; il suo appartenere agli apprendimenti primari è attestato anche dal fatto che esso rappresenta nella storia delle culture uno dei momenti centrali della ritualità collettiva: le colazioni di lavoro, le festività religiose, i party, le feste, la celebrazione di ricorrenze sono momenti particolari che permettono interazioni affettive e di comunicazione che travalicano la semplice attività del cibarsi. È proprio per questo motivo che l’evento malattia determina nell’uomo modificazioni non solo biologiche ma anche psicologiche, alterando il senso dell’identità personale e sociale, innescando una serie di fantasie sul proprio essere malato. Il grado di queste alterazioni dipende dalla personalità del paziente, dalla gravità della malattia e dalle condizioni ambientali e/o contestuali in cui il paziente si trova. Quando la malattia ha carattere cronico, come nel paziente cardiopatico che necessita di costanti controlli e di uno stile di vita sano, insorgono reazioni emotive specifiche che influiscono sull’andamento della stessa, caratterizzate dall’accettazione-adattamento e dalla messa in atto di meccanismi di difesa.

Un cambiamento alimentare nella vita di una persona può essere di difficile accettazione e in alcuni casi addirittura drammatico. Pensiamo per un attimo a tutti i divieti che si presentano innanzi a un soggetto con problema cardiologico. Chissà quante volte si sarà sentito dire: “Non deve bere caffé”, “Non deve ingerire molti zuccheri”, “Non deve mangiare cibi saporiti”, “Non deve mangiare piccante”, “Non deve… non deve…”

Il cambiamento alimentare comporterà dunque, almeno inizialmente, un disequilibrio mente-corpo che si riverbera in molte aree della vita, la cui qualità assumerà un aspetto negativo, in particolare per quanto riguarda la sensazione di vitalità e il vissuto di benessere: si rinuncerà ad uscire per una cena, si eviterà di festeggiare per non cadere in tentazioni… ci si sentirà sempre diversi, ma soprattutto soli. La malattia cardiovascolare, come tutte le malattie organiche, presenta spesso aspetti di natura psicologica che non possono essere taciuti, ma che devono essere affrontati in quanto aspetti importanti della malattia stessa. È inoltre riconosciuto come le problematiche emozionali possano peggiorare lo stato generale del paziente e quindi interferire con la malattia, complicandone o aggravandone il decorso. L’esperienza clinica suggerisce dunque, che un sostegno psicologico è molto utile nei casi in cui il soggetto finisca quasi con il soffrire della limitazione dietetica più che per la malattia in sé.

GESSICA LA LEGGIA


Gennaio–Dicembre 2012

Rubrica

Dalla parte del paziente

Questa rubrica è aperta a tutti. Ogni socio che volesse collaborare è il benvenuto, nello spirito di questo foglio che, oltre ad essere un mezzo di divulgazione, si propone di invitarci all’osservanza di alcune elementari regole di vita per la salvaguardia della nostra salute. In questo numero abbiamo ritenuto di ospitare questa simpatica cronaca di un’operazione di cataratta, che forse non è assolutamente pertinente in un foglio che tratta problemi cardiologici, ma è certamente interessante per i nostri lettori, poiché l’intervento risolve una patologia tipica di persone in età matura.

Lasciata nel parcheggio della Casa di Cura S. Anna l’auto di mia sorella, entriamo nel reparto oculistico pullulante di pazienti alle prese con una delle quattro fasi dell’itinerario verso… Via la Cataratta. Quelli rilassati, e perlopiù non accompagnati, sono alla Fase 1 (preospedalizzazione, cioè analisi urine e sangue più esami oculistici), oppure alla Fase 4 (controllo a quattro giorni dall’intervento, quasi un pro-forma). Poi ci sono quelli della Fase 3 con occhio bendato (soprattutto sinistri): un ulteriore indizio del prossimo addio di B? in attesa di essere liberati della benda, ma già avidi di testimoniare che tutto il percorso è una vera passeggiata: non c’è assolutamente nulla di cui preoccuparsi. Fidarsi è bene, ma non fidarsi … Però effettivamente tornano dallo sbendaggio ancora più effervescenti. Infine ci sono quelli della Fase 2, destinati come me alla sala operatoria, che, ognuno a modo proprio, tradiscono un filo d’ansia. Presto riconoscibili per un ingegnoso bollino azzurro incollato sopra uno dei due sopraccigli (di nuovo soprattutto sinistri: non hai speranze caro B) vengono ripetutamente assoggettati a vistose innaffiature di gocce varie. Tutto sembra funzionare con inusuale efficienza, in un’atmosfera di grande cordialità, grazie alla comunella che subito si è instaurata tra i pazienti ed anche con il personale infermieristico. Ben presto noi con bollino in fronte veniamo accompagnati da due infermieri ad un altro piano e sistemati in stanze a due letti, linde e pinte, per la svestizione. In sala operatoria si va con maglietta, mutande e calzini - e relativi batteri stanziali - su cui si indossa il classico ed etereo grembiule verdognolo ‘usa e getta’ allacciato sulla schiena. Chi mai si accorgerà che, ignorando il divieto imposto dal protocollo, malgrado l’opposizione dell’ infermiera accompagnatrice, ho tenuto anche la mia Gibaud per bloccare la sicura colica da gelo? Fuori è una stupefacente calda giornata di sole e cieli tersi di questa protratta estate 2011. Credo trascorra circa un’ora prima di essere barellato nell’antisala operatoria dove mi accoglie

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una socievole infermierona (“Della Cechia”, chiedo io, “No sono polacca”, e ci scopriamo entrambi nati il 20 gennaio). In un battito d’ali mi attrezza con ago-cannula di rito e, su mia richiesta, con coperta termica oro/argento modello Lampedusa. Faccio anticamera per circa mezzora. Dalla mia lettiga vedo la grande porta scorrevole della sala operatoria aprirsi più volte, e chiudersi automaticamente. Attorno al tavolo operatorio, sovrastato da imponenti attrezzature, riesco a intravedere la silhouette dell’operando di turno. Tutt’intorno, le sagome di chirurgo ed assistenti. Nella fase conclusiva dell’intervento il paziente che mi precede viene redarguito un paio di volte. Forse non sarà così facile collaborare come prescritto. Il mio chirurgo, completata la fase di sua pertinenza dell’ultimo intervento, si muove in multitasking dentro e fuori dalla sala operatoria. Mi conferma la mia scelta di un cristallino da miope, mi comunica che la mia anestesia sarà solo a base di gocce – evviva – ma dovrò stare immobile e rilassato e mi irrora l’occhio a più riprese, mentre al paziente successivo, già parcheggiato poco più in là, pratica l’anestesia con iniezioni peri-orbitali. Io esagero a sottoporgli quesiti, alcuni di certo differibili. Anche la richiesta di venire informato, una volta sotto i ferri, su come l’intervento vada procedendo è forse superfluo, ma avevo messo nel conto che non fossero previste grandi chiacchierate. Inevitabilmente arriva il mio turno. Sono tranquillo, anzi un po’ curioso. Supero uno dei momenti più pericolosi: il trasbordo da lettiga a tavolo operatorio, che dubito sia più largo di sessanta centimetri, ed io non sono un acrobata. Con le braccia presto bloccate mi sento più stabile e sicuro. Chissà perché mi viene da pensare a quelli finiti su un tavolo analogo per essere torturati. Beh, al confronto la mia è davvero una passeggiata. Comunque faccio ventilazione per rilassarmi. Invece non so frenarmi dal chiedere al chirurgo quanto durerà l’intervento. Il tempo necessario - è la sec-


Gennaio–Dicembre 2012 ca risposta. Così imparo a fare domande stupide. Ora mi coprono il viso, da dietro la testa fino a sotto il collo, con uno spesso ‘telo’ (probabilmente di lattice). Ha un foro in corrispondenza dell’occhio sinistro da operare e col suo peso, mi sembrerà più tardi, mi chiude l’occhio destro che, secondo istruzioni ricevute, avrei dovuto cercare di tenere sempre aperto. Ecco, si parte. Pensavo di non vedere nulla con l’occhio da operare: lo immaginavo accecato da una luce a palla. Mi sembra invece di guardare come in un caleidoscopio. E nel cerchio vedo roteare come una grande nuvola, colorata dal rosa al violaceo, che cambia forma di continuo, stringendosi o allargandosi. Al centro, costante, c’è una figura geometrica sempre bianca, costituita come da sottili elementi del Lego, uniti ora a forma di ponticello squadrato, ora con andamenti più articolati. Affascinante! Cerco di memorizzare al meglio. Le gocce anestetiche funzionano a meraviglia. Non avverto alcun dolore. Piuttosto una certa pressione, allentata mi pare dal liquido con cui a più riprese mi irrorano l’occhio. Provo anche questa strana sensazione: come se qualcuno stesse, con costanza e delicatezza, girando un mestolo nel mio bulbo oculare il cui contenuto appare avere la consistenza di una purea assai densa. Forse dipende dall’attività di aspirazione. Sembra essere più impegnativa del previsto. Così almeno deduco dallo scambio tra chirurgo ed aiuto, volutamente poco intellegibile. Comunque il chirurgo mi aveva tranquillizzato dicendomi che procedeva tutto bene ed eravamo già oltre la metà. Si va verso i titoli di coda. Certo, nei panni del chirurgo, preferirei di gran lunga un paziente totalmente addormentato che mi consentisse di esprimermi liberamente. Il Dottor N si allontana rispondendo con un laconico “Sì”, alla mia domanda pretestuosa se la cataratta fosse ispessita. Credo provveda l’aiuto ad effettuare la sutura. E’ l’unico momento in cui avverto una o due fitte di dolore. Nel mio caleidoscopio appare ora l’immagine di un reticolo bluastro su di uno sfondo grigioazzurro. Tutto accelera. Via il telo verde, bendatura dell’occhio, contro-trasbordo su lettiga, trasferimento al day-hospital, via l’ago-cannula, rivestizione. Con le mie gambe vado a fare colazione al bar con mia sorella. Occasionalmente avvertirò bruciore e fastidi da corpo estraneo nell’occhio. Limitati e sopportabili. La mattina dopo di nuovo al S. Anna per la rimozione della benda e il controllo oculistico. Subito dopo al bar scopro che posso di nuovo leggere a occhio nudo. Soprattutto la pagina del giornale è bianca, e non giallastra come mi appare più tardi guardando con il solo occhio destro, anch’esso affetto da incipiente cataratta. Inoltre, dovunque guardo tutto mi appare più nitido e assolutamente più splendente. Evviva! Avanti con l’intervento all’altro occhio. ROBERTO NIMMO

Rubrica

“Parliamone” Questa rubrica si propone di raccontare le avventure/disavventure degli utenti di strutture sanitarie ed uffici pubblici. Chiunque volesse scriverci, può farlo all’indirizzo e-mail: info@carmide.it Ci ritroviamo, ancora una volta, grazie a queste pagine che ci permettono di interloquire sui vari aspetti della quotidianità. Siamo pronti per andare in stampa e la mail è piena di vostre lettere che pongono tanti quesiti e tanti interrogativi. Con un certo imbarazzo, ci vediamo costretti a fare delle selezioni per potere scegliere quella da pubblicare, senza tuttavia sminuire il contenuto delle altre. È un compito difficile che anima il dibattito della redazione, rendendolo interessante e vivace. Alla fine arriviamo ad un accordo, e riteniamo che la nostra attenzione debba orientarsi sulla mail di Agata che ci scrive da Leonforte: ha 36 anni ed è sposata e madre di due figli. Essa mette in risalto un problema che ha investito la maggioranza degli italiani da giugno a dicembre dello scorso anno. Il problema ha un nome: IMU (Imposta Municipale Unica), quella che ha fatto perdere il sonno a milioni di cittadini. Nella sua lunga mail la nostra lettrice ripercorre la sua vita e quella della sua famiglia, mettendo in evidenza gli enormi sacrifici affrontati per poter finalmente acquistare un appartamento e quindi un tetto sicuro per lei e il resto della sua famiglia. Un tetto sudato, che gronda di rinunce e privazioni ma che finalmente ripara dalle intemperie, anche se il mutuo sottoscritto con la banca durerà trent’ anni. Questo significa che le privazioni continueranno, che si dovrà trascorrere le ferie in paese, che un’altra auto non si potrà acquistare per almeno altri cinque anni. Il ristorante entrerà nella categoria off limits, ed anche la pizza con i bambini si dovrà centellinare nel tempo. Insomma per una famiglia monoreddito inizia, anzi continua, un periodo di rinunce perché altrimenti la rata del mutuo, che arriva con puntualità cronometrica, non potrà essere onorata. Ed ecco che, dopo questa emozionante disamina della situazione economica di una famiglia come tante e tante altre nel nostro paese, Agata ci pone una domanda a cui non siamo riusciti a dare una risposta e la giriamo alla nostra classe politica che ha voluto la tanto “odiata” tassa: “Abbiamo già pagato solo due rate del mutuo, ed aggiungendo l’anticipo dato al costruttore, siamo proprietari del 30 % del nostro immobile, mentre il restante 70 % rappresenta il debito residuo con la banca. Perché abbiamo dovuto pagare l’IMU. per intero e non per la sola parte di nostra proprietà?”. SALVO VITALE

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Attività 2013 VITA SOCIALE (Tutti insieme)

LIBRINO • Incontro con le famiglie sul progetto: “LA PREVENZIONE IN CARDIOLOGIA – RUOLO DEI FATTORI DI RISCHIO” Auditorium Parrocchia Resurrezione del Signore. Sab. 16 febbraio – ore 16:30 •

• 7° GIORNATA DEL CUORE Conferenze, esami, (Pressione arteriosa, colsterolo, glicemia) Casa di Cura Villa l’Ulivo Sab. 9 marzo – ore 9:00

• Cena “PASQUA CON IL CUORE” Parrocchia Santa Maria La Incontro con i genitori degli Guardia alunni in sovrappeso Mer. 20 Marzo – ore 20:30 IC Campanella-Sturzo Ven. 22 febbraio – ore 09:00 • “CAMMINANDO CON IL CUORE” Incontro con le famiglie sul Lungomare di Catania progetto: “LA PREVEN(P.zza Europa) ZIONE IN CARDIOLODom. 28 Aprile – ore 9:30 GIA – RUOLO DEI FATTORI DI RISCHIO” • “GITA A VIZZINI“ IC Campanella-Sturzo Sab. 25 Maggio – ore 8:00 Mer. 13 marzo – ore 16:00 • “ARRUSTI E MANCIA Incontro con le famiglie sul CON IL CUORE” progetto: “LA PREVEN“Al Vecchio Palmento” ZIONE IN CARDIOLOVia Garibaldi, 60 - Viagrande GIA – RUOLO DEI FATSab. 29 Giugno – ore 12:00 TORI DI RISCHIO” IC Campanella-Sturzo • “IN MONTAGNA Mer. 17 aprile – ore 16:00 CON ILCUORE“ Chiesa Madonna delle Nevi Incontro con le famiglie sul Etna Sud progetto: “LA PREVENSettembre (giorno da definire) ZIONE IN CARDIOLOGIA – RUOLO DEI FAT• “BICICLETTANDO TORI DI RISCHIO” CON IL CUORE” Parrocchia Resurrezione del Tutti insieme per le strade di Librino Signore. Ottobre (giorno da definire) Sab. 20 aprile – ore 16:30

• Cena: “L’ARTI DI MANCIARI” Parrocchia Resurrezione del Signore Giugno (giorno da definire)

• “L’ARTI DI MANCIARI “ “Piatti stagionali, sani e dietetici, della cucina siciliana” (data da definire)

• MOSTRA DEGLI ELABORATI DEGLI ALUNNI IC Campanella-Sturzo Giugno (giorno da definire)

CON IL CUORE” Parrocchia Santa Maria la Guardia Dicembre (giorno da definire)

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• “NATALE

Quattro quesiti al Prof. Mangiameli 1. Qualche tempo fa si è parlato, anzi si è amplificata la notizia, dell’importanza delle cellule staminali per la rigenerazione delle parti del cuore colpite da infarto e andate in necrosi. C’è qualcosa di vero e, se è così, a che punto siamo per dare speranza agli interessati? Il trattamento rigenerativo del miocardio, mediante impianto di cellule staminali, è uno dei campi più affascinanti in cardiologia. Sono stati pubblicati diversi studi che hanno mostrato risultati incoraggianti in termini di miglioramento della funzione contrattile miocardica e riduzioni della area cicatriziale. Ciò nonostante, bisognerà aspettare qualche anno per poter assistere ad una capillare diffusione di questa metodica. Infatti sono molto controversi i dati relativi alla durabilità dei risultati ottenuti in fase acuta. 2. Che cos’ è il “parachute”, quali sono le sue funzioni e a chi necessita? Il parachute è un dispositivo impiantabile per via percutanea che ha l’obiettivo di ridurre il volume del ventricolo sinistro in pazienti affetti da cardiomiopatia dilatativa, non candidati ad interventi tradizionali di plastica chirurgica. Tale dispositivo è ancora in fase embrionale. Ad oggi si contano poche procedure su scala mondiale. Possiamo dire che la procedura è tecnicamente fattibile e sicura. Restiamo in attesa di avere dati relativi alla sua efficacia nel migliorare la funzione cardiaca e la classe funzionale del paziente.


Gennaio–Dicembre 2012 3. Quale funzione deve avere la famiglia che improvvisamente viene coinvolta nel problema di un suo membro colpito da infarto?

I nostri sponsor

La famiglia gioca un ruolo cruciale nella gestione del paziente infartuato. Obiettivo principale è quello di aiutare il paziente a combattere i fattori di rischio “modificabili” mediante la sospensione del fumo, una dieta equilibrata e una attività fisica regolare. Molto importante è il supporto psicologico che il familiare del paziente infartuato può dargli con un atteggiamento equilibrato e non iper protettivo. 4. Lei ritiene utile che un infartuato sia seguito da uno psicologo? E se così è, perché? Sì, è più che utile. La riabilitazione cardiologica è parte importante nella gestione terapeutica dell’infarto miocardico. La componente psicologica è una delle branche più significative della riabilitazione. Lo psicologo ha il compito di aiutare il paziente, facendogli capire che la cardiopatia ischemica è una condizione seria ma che, nella maggior parte dei casi, consente di condurre una vita assolutamente normale. Il rischio maggiore che può correre un paziente dopo essere stato colpito da infarto miocardico è quello di lasciarsi andare ad una vita sedentaria con la paura che possa “capitare di nuovo”. Niente di più sbagliato. La ripresa di tutte le attività quotidiane dal “lavoro” alla “vita sociale”, insieme alla prevenzione secondaria, sono indispensabili per una completa guarigione e per prevenire ulteriori cardiopatie. SALVATORE MANGIAMELI

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Rappresentazione natalizia Bellissima, significativa, entusiasmante sono solo alcune espressioni di compiacimento che si sono sentite alla fine della rappresentazione, tenutasi subito dopo Natale, presso la palestra della nostra struttura “Casa di Cura Villa l’Ulivo, Carmide”. I “nannareddi” è stata una tradizione che si è riaffacciata grazie alla tenace volontà del gruppo “U peri alivu” con la collaborazione dei “Colapisci Band Orchestra” ed alla attenta direzione artistica del dott. Gabriele Gagliano e alla scrupolosa regia di Gianni Sineri che ha dettagliatamente Si riconoscono (in primo piano): Gianni Sineri, Francesca Conti, illustrato lo svolgersi la baronessa Livia Scammacca, Santo Privitera, Francesca Privitera, dell’evento. Antonio Circo, Gabriele Gagliano e Nunzio Spitalieri. La “cona”, il cui significato è stato magiL’accoglienza della baronessa Livia Scammacca stralmente cantato da Melo Zuccaro e dal poeta Ciccio D’Arrigo e la “junta”: un procrastinarsi è stata graditissima così dicasi della partecipaziodell’esibizione. Momenti di vera commozione si ne del dott. Antonio Circo, direttore responsabile sono vissuti allorquando la padrona di casa, Ida della struttura, il quale si è intrattenuto sulle preCuomo e Rosanna La Ferla hanno descritto l’an- stazioni che offre la Casa di cura Villa l’Ulivo, e fautore dell’evento, della signora Francesca Contica usanza. I “nannareddi” erano dei modesti esecutori di ti, coordinatrice infaticabile, di Alessio Giambra, nenie e canti natalizi vestiti miseramente e dietro sempre disponibile ed autore delle locandine. Gli interpreti: Santo Privitera al mandolino, commissione delle comari cantavano, poetavano, suonavano per un compenso molto esiguo, vino e Salvo Pirrotta al violino, Angelo Costantino alla biscotti, dinanzi ad un altarino (la cona, appunto) chitarra e la piccola Sofia Moschetto. Un fuori addobbato per l’occasione con una ghirlanda co- programma piacevole è stato offerto dalla poetessa struita con rami, foglie e frutti quali: arance, man- Francesca Privitera. Gianni De Gregorio e Maria darini e limoni. Il più delle volte la cona veniva Luisa Spampinato hanno curato il servizio fotosaccheggiata dai fanciulli del luogo che, approfit- grafico. Con l’approssimarsi della Santa Pasqua l’Assotando di una distrazione, la privavano da tutto ciò che era commestibile. Deriva da qui il detto: “Ti ciazione ONLUS “Amici del Cuore” in collaboramanciasti ’na cona”. Un pubblico attento, formato zione con “I Colapisci Band Orchestra” e “U peri da medici, degenti e ospiti, ha ascoltato interessato alivu” stanno elaborando due spettacoli da tenered entusiasta. Continui applausi ne hanno testi- si presso la Parrocchia Resurrezione del Signore a Librino e presso la Casa di cura Villa l’Ulivo, moniato la gradevolezza. Ed io... io ringrazio tutti per avermi dato la pos- Carmide. Arrivederci ai prossimi piacevoli incontri. sibilità di alleggerire, se pur brevemente, le fatiche del personale medico, paramedico ed amministraNUNZIO SPITALIERI tivo, nonché le preoccupazioni dei degenti.

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Rubrica

Luminari della medicina

a cura di Mario Guzzardi

Continuiamo la serie delle brevi biografie di medici che sono nati o che hanno esercitato prevalentemente a Catania, dove abbiamo avuto spessissimo professionisti d’avanguardia. Il prof. Giuseppe Muscatello è stato uno dei più insigni clinici e docenti universitari della Sanità catanese del XX secolo. Fu uno straordinario medico, capace di riconoscere il tipo di patologia di cui soffrivano i suoi pazienti, con una tecnica raffinata che univa l’intuito alle sue profonde nozioni scientifiche. Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, come paziente, alla fine degli anni ’40 del secolo scorso. Mio padre aveva l’onore di essere annoverato fra i suoi amici e nell’estate del ’48, ormai ottantenne, venne a visitarmi in casa mentre ero affetto di una grave malattia di cui naturalmente non mi rendevo conto, a causa della mia giovane età. Né conoscevo lo straordinario livello culturale e sociale di questo “vecchietto”. L’unica realtà erano per me le dolorose iniezioni che mi prescriveva. Solo molti anni dopo scoprii quanto fossi stato fortunato ad essere finito nelle sue mani! Muscatello era un clinico eccezionale ed una volta, ad un nostro amico, diagnostico un tumore nel mediastino (la zona del torace fra i polmoni ed il cuore), semplicemente auscultandolo, palpandolo e guardandolo attentamente da tutte le parti, senza l’ausilio dei numerosi esami della medicina moderna. Nato ad Augusta (SR) il 10 novembre 1866, si laureò in Medicina e chirurgia all’Università di Napoli nel 1889, a soli 23 anni. Esordì come assistente effettivo presso l’Istituto di patologia e clinica propedeutica chirurgica di Padova, completando quindi ed approfondendo la sua preparazione in Germania. Qui acquisì la conoscenza della lingua tedesca, cosa che gli permise di trarre vantaggio dallo studio dei testi e delle pubblicazioni di medicina di quel paese, che era, in quegli anni, ad altissimi livelli di eccellenza.

Rientrato in Italia, fu docente di Patologia chirurgica nell’Università di Pavia nei primi anni del XX secolo e quindi, nel 1907 fu nominato professore ordinario nell’Università di Catania, sempre di Patologia chirurgica e, successivamente, di Clinica chirurgica dal ’22 al ’37. Della nostra Università è stato Magnifico Rettore dal 1908 al 1910 e quindi dal ‘27 al ’37. Gli successe il giurista prof. sen. Orazio Condorelli, a cui abbiamo accennato in questa stessa rubrica (numero 2 (OttobreDicembre 2010) nelle note biografiche del fratello prof. Luigi. Nel 1932, istituì il Centro tumori, uno dei primi in Italia, aggregato alla clinica chirurgica dell’Università di Catania. In campo scientifico, ha dato importanti contributi ai metodi per la sutura delle arterie e alla cura dei tumori del retto, nonché allo studio della trombosi, delle embolie, delle pancreatici, della struttura e della funzione assorbente del peritoneo, e della funzione di assorbimento della pleura. Ha effettuato studi anatomici e clinici sulle fessure congenite del cranio e della colonna vertebrale. E’ stato anche deputato al Parlamento e senatore del Regno. Il Comune di Augusta gli ha dedicato una strada ed anche il Comune di Catania ha intestato a suo nome la via su cui sorge, ancora oggi, l’edificio della sua clinica privata, ma non sono indicati né il nome né la professione. Come al solito, nel nostro Paese. si continua a mandare nell’oblio la vita e l’opera delle persone che hanno meglio contribuito al progresso scientifico e che hanno onorato di più la loro terra con impegno e con la loro prestigiosa attività professionale. Il semplice cognome non significa nulla per quelli che non l’hanno conosciuto. E’ morto a Catania, il 1° agosto 1951, all’età di 84 anni.

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Catania nel Cuore

Trimestrale di informazione cardiologica Direttore: Antonio Circo Direttore responsabile Salvatore Vitale Direttore editoriale: Mario Guzzardi Comitato di redazione Antonio Circo, Marcella Guzzardi, Mario Guzzardi, Nunzio Spitalieri, Francesco Turco, Salvatore Vitale Cena di Pasqua - venerdì 13 aprile

Stampa: Tip. Francesco Lazzara Via Zurria, 46 – 95121 Catania Reg. Tribunale di Catania n.2/2010 del 05–02–2010 (Registro giornali e periodici) Editore: Ass. Amici del Cuore Onlus Presidente: Vito Cicchello Leanza della Casa di Cura Villa l’Ulivo Carmide S.r.l. Via Feudogrande, 13 95126 Catania e-mail: catania-nelcuore@virgilio.it Quote associative annuali: socio ordinario: € 20,00 socio sostenitore: € 35,00 c/c Credito Siciliano – Acicastello CT

Camminando con il Cuore - domenica 27 maggio

Gita a Bronte (Ducea di Nelson) sabato 23 giugno

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IBAN: IT-41-Y-0301926102000008012614 “Catania nel Cuore” è distribuito gra-

tuitamente ai soci dell’associazione, agli Istituti di cardiologia, ai medici cardiologi, e a quanti si siano particolarmente distinti nella ricerca, nella prevenzione e nella cura delle patologie cardio-vascolari. Gli articoli, le lettere, e quant’altro, inviati per la pubblicazione, non vengono restituiti. Il comitato di redazione si riserva il diritto di modificare o eseguire piccoli interventi sui testi, per uniformarli alle norme redazionali o per esigenze d’impaginazione, ma anche per garantire consistenza stilistica e uniformità editoriale. I diritti su tutto ciò che viene pubblicato appartengono a Catania nel Cuore. Riguardo alle illustrazioni, la redazione avrà cura di ottenere la relativa autorizzazione degli aventi diritto. Le foto pubblicate sono pertanto acquisite con relativo assenso scritto o verbale all’utilizzo, o fornite direttamente dagli interessati; altre, senza indicazione di copyright, si intendono di pubblico dominio e pertanto utilizzate comunque senza fini di lucro. Nel caso che gli aventi diritto siano irreperibili, si resta a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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2012 gennaio  

Cuore e parmigiana

2012 gennaio  

Cuore e parmigiana