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Anno II n. 6

Ottobre–Dicembre 2011

Trimestrale di informazione dell’Ass. “Amici del Cuore” della Casa di Cura Villa L’Ulivo Carmide s.r.l. Aderente a CONACUORE – Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore

Esami diagnostici nella riabilitazione cardiopolmonare

Tanti sono gli esami e i test diagnostici ai quali il paziente cardiopatico si deve sottoporre… e mi rendo conto che dal momento in cui il suo cuore dà i primi segnali di malessere, lo stress per la preoccupazione e la moltitudine di esami da eseguire, possono scoraggiarlo e dargli la percezione di aver imboccato un tunnel senza fine. Ovviamente, nessun medico coscienzioso farebbe mai fare un test superfluo (non sarebbe eticamente corretto e neanche economicamente conveniente per il Sistema Sanitario Nazionale), però bisogna che il paziente in riabilitazione cardiopolmonare capisca che questa problematica va affrontata e seguita in maniera molto precisa, assidua e costante. Inoltre i test diagnostici sono importantissimi affinché il cardiologo possa decidere il protocollo riabilitativo poiché, com’è facile intuire, non tutti i pazienti possono svolgere le stesse attività. Il tipico paziente che si presenta alla nostra osservazione è un infartuato e/o con problemi valvolari che ha eseguito un intervento cardiovascolare più o meno complesso. Sarà quindi importante e doveroso eseguire alcuni test volti a “fotografare” la situazione cardiologica al momento del ricovero in riabilitazione affinché, ripetendoli dopo un po’ di tempo, si possa valutare se e quali benefici il paziente ha avuto dal trattamento riabilitativo. Quali esami vengono comunemente effettuati? Iniziamo con le analisi del sangue le quali ci danno informazioni, fra l’altro, sulla funzionalità renale ed epatica e

sull’emocromo, cioè sullo stato di salute del sangue. Questi parametri sono fondamentali in tutti i pazienti poiché il trattamento riabilitativo e la terapia domiciliare varieranno in funzione di essi. Quindi un Elettrocardiogramma, il quale permette di valutare dal punto di vista elettrico il cuore del paziente. Il passo successivo è l’esecuzione di un Ecocardiogramma, fondamentale poiché permette di “vedere” il cuore, i suoi movimenti e la forza con cui si contrae. Terminiamo la “fotografia” iniziale con un altro esame cardine che è il test del cammino nei 6 minuti. Questo semplicissimo test permette di valutare la tolleranza allo sforzo, le variazioni di pressione e frequenza respiratoria in base all’esercizio fisico e la quantità di strada che il paziente riesce a percorrere. Tutto ciò ci consentirà di iniziare una mirata attività riabilitativa. Durante tale attività il paziente dovrà eseguire altri esami? La risposta è affermativa. Se all’inizio dell’attività riabilitativa gli esami diagnostici eseguiti avevano la funzione di inquadrare la situazione clinica del paziente, adesso servono sia ad informarci sull’andamento del trattamento riabilitativo che come “spia” di eventuali problemi che possono sempre presentarsi (il paziente da riabilitare è comunque un cardiopatico). Sarà quindi necessario ripetere l’Ecocardiogramma, magari a distanza di una decina di giorni dal primo, per vedere se il cuore ha una contrazione migliore rispetto all’esame precedente e quali benefici sta traendo dagli esercizi riabilitativi. A tal proposito, un semplicissimo parametro ecocardiografico chiamato “frazione di eiezione” ci informa sulla quantità di sangue che il cuore espelle ad ogni battito. Grazie all’attività riabilitativa, l’organo può avere notevoli miglioramenti che si


Ottobre–Dicembre 2011

Rubrica

“Parliamone” Questa rubrica si propone di raccontare le avventure/disavventure degli utenti di strutture sanitarie ed uffici pubblici. Chiunque volesse scriverci, può farlo all’indirizzo e-mail: catania-nelcuore@virgilio.it Cari Amici, apriamo la prima edizione della nostra rubrica con una segnalazione che ci arriva da Marco (nome di fantasia), alle prese con gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate. Egli ci racconta che nel mese di ottobre del 2011, riceve una comunicazione dal predetto Ufficio che lo informa che a seguito di una verifica effettuata sulla sua dichiarazione dei redditi del 2008, avevano riscontrato delle anomalie, per cui lo invitavano a recarsi presso gli uffici per esibire dei documenti attinenti. “Mi sono recato allo sportello intorno alle dieci del mattino – racconta Marco – e dopo avere fatto la fila per parlare con gli addetti alla reception, mi viene consegnato un biglietto elimina code che riportava il numero 45. Mi sono seduto nella hall guardando i monitor che indicavano lo sportello al quale rivolgersi, a seconda della lettera assegnata. L’ufficio che trattava la mia problematica stava servendo il numero 9, quindi mi sono armato di santa pazienza. Passano le ore e alle 12 e 45 ci ricordano che l’Ufficio chiude alle 13. La numerazione era giunta al 24, quindi non sarei arrivato mai a parlare con un essere umano per spiegare le mie ragioni. Stanco e sfiduciato me ne sono tornato a casa con l’intento di ritornare l’indomani mattina di buon’ora. Puntuale la sveglia mi ricorda l’appuntamento e

(segue dalla prima) riflettono in un benessere psico-fisico del paziente, e magari riuscirà a salire una rampa di scale senza avere più il fiatone. Da tutto ciò appare chiara l’importanza di eseguire nuovamente il test del cammino nei 6 minuti. Infatti se il nostro paziente sta correttamente eseguendo l’attività riabilitativa e se il suo cuore sta rispondendo bene, il test sarà molto più indicativo rispetto al precedente. Risulta quindi palese l’importanza della comparazione tra i test eseguiti prima e i test eseguiti dopo poichè essi sono la spia più fedele dei miglioramenti fisici del cardiopatico sottoposto a riabilitazione. In conclusione, il paziente che si rivolge al cardiologo per la riabilitazione cardiopolmonare, deve essere consapevole che la strada da percorrere per tornare a sentirsi come prima può essere lunga e deve instaurare con il medico un rapporto di stima e fiducia. Il cardiologo, da parte sua, deve usufruire di esami diagnostici sempre più specifici e sempre più precisi per lavorare più correttamente e in modo più preciso possibile. ALBERTO ARESTÌA

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squilla alle 4,30. Nel giro di mezz’ora sono davanti agli uffici, dove trovo una coda consistente e un elenco con 20 nominativi che mi precedono. Passeggio per riscaldarmi e attendo che l’ufficio apra i battenti al pubblico e mi appresto ad essere chiamato per ricevere un nuovo turno che mi permetta di parlare con un impiegato. La hall è grande e i monitor sono tanti e sparsi su tutte le pareti e, meraviglia delle meraviglie, le informazioni che forniscono sono in tante lingue, quindi chiunque anche se straniero le legge nella propria lingua. Finalmente, intorno alle 10, mi presento allo sportello, dove mi viene contestata un’anomalia nella mia dichiarazione, che accetto senza replicare rendendomi conto del mio errore e vado via dopo avere consegnato quanto richiesto in originale. Nel successivo mese di gennaio, un’altra lettera dallo stesso Ufficio mi comunica che dovrò versare entro 30 gg. la somma di 2.500,00 Euro in quanto mi erano state azzerate tutte le spese mediche, dei farmaci e delle tasse universitarie dei miei figli. Preso dallo sconforto anche per l’imminenza del termine, mi prenoto un appuntamento on line sul sito dell’Agenzia delle Entrate e fortunatamente entro i fatidici 30 gg., riesco nuovamente a parlare con un operatore, la sanzione si dimezza e si assesta a 1.100,00 Euro, come doveva essere sin dall’inizio.” Abbiamo raccontato questa piccola disavventura occorsa a Marco, ad uno di noi, che spesso deve rapportarsi con gli uffici pubblici e che impiega il suo tempo per fare chiarezza su disguidi di cui, a volte, non è responsabile. In questo caso il signore in oggetto è stato un po’ disattento. Ma la cosa più grave in tutto questo discorso è che se lo Stato ritarda nei nostri confronti, non ne subisce conseguenze, mentre se ritardiamo noi, sono guai e sanzioni. Cari Amici, noi siamo sempre qui ad aspettare le vostre segnalazioni, per dare voce ai nostri problemi quotidiani con la Pubblica Amministrazione.

SALVO VITALE


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Importanza dell’esercizio fisico-3 (Riepilogo parte 1 e 2) Partiamo dal presupposto che l’attività fisica, per definizione, esprime un concetto che racchiude un insieme di movimenti, eseguiti in sequenza, differenti dalle comuni abitudini quotidiane. D’altra parte, invece, l’esercizio fisico consiste in una forma di movimenti più specifica finalizzato all’acquisizione di nuove capacità motorie e richiede spesso un indice di difficoltà maggiore o differente. Entrambi i casi rappresentano comunque un fattore fondamentale per il raggiungimento del benessere fisico. Il concetto di benessere fisico non deve portare Nel corso di una prestazione fisica possono presentarsi dei disturbi a fronte dei quali è prudente sospenderla e successivamente consultare il proprio medico. I principali e più comuni sintomi che consigliano di sospendere ogni attività fisica sono: • • • • • • • • •

dolori al torace; forti dolori muscolari; marcata difficoltà di respiro; offuscamento della vista; palpitazioni; sensazione di nausea; senso di svenimento; stanchezza eccessiva; vertigini.

È consigliabile osservare 5 regole elementari per impostare un’attività semplice sulla base delle proprie reali capacità fisiche, psichiche e ambientali e per renderla quanto più utile possibile: 1. programmare le prestazioni in modo da includerle nella vita di ogni giorno fino a che diventano un’abitudine gradevole; 2. graduare il piano di attività fisica che si è deciso di adottare in modo da evitare stanchezza e affanni causa prima dell’abbandono di ogni buon proposito; 3. perseverare nello sviluppo del programma prescelto per consentire al corpo e alla mente di adattarsi al nuovo stile di vita attivo; 4. variare le attività cambiando o

a pensare assolutamente al “corpo tonico” e “addominali scolpiti”, ma più semplicemente ad uno stile di vita più attivo e dinamico. Infatti in un recente “World Health Report”, ossia in una relazione effettuata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si ribadisce il concetto che ogni persona dovrebbe svolgere attività o esercizio fisico in quanto la sedentarietà rappresenta l’indice di rischio primario per lo sviluppo di gravi malattie cardiovascolari, malattie croniche come il diabete e persino, nei casi più gravi, alcuni tipi di tumori.

il tipo di prestazioni oppure il modo di praticarle; 5. alternare l’attività fisica con adeguate pause di riposo, necessarie per riprendere forza e per rinnovare le motivazioni che sostengono il desiderio e la volontà di mantenersi attivi. Attività fisiche raccomandabili

Esercizi di forza Sono esercizi che impegnano gruppi muscolari contro una resistenza che può essere rappresentata da un peso da sollevare con i muscoli che variano in lunghezza (esercizio dinamico) o da un ostacolo cui opporsi con i muscoli che si contraggono senza variare in lunghezza (esercizio isometrico).

Attività aerobiche Sono attività in cui il maggiore fabbisogno di ossigeno dei muscoli è coperto dalla normale respirazione: camminare a passo spedito, andare in bicicletta, remare, ballare, salire le scale. Le manifestazioni di queste attività consistono in una leggera o moderata sudorazione e in un aumento del battito cardiaco. Ne beneficiano principalmente le funzioni cardio-respiratorie e quelle muscoloscheletriche. Esercizi di flessibilità Consistono in manovre assai semplici che mettono in tensione i gruppi muscolari coinvolti rafforzandoli e in tal modo migliorando i movimenti. Questi esercizi sono molto utili anche per il riscaldamento necessario prima di impegnarsi in un’attività fisica e per il successivo raffreddamento.

Questi esercizi sono utili perchè aumentano la densità ossea (nei giovani e negli adulti, mentre rallentano i processi osteoporotici negli anziani) la forza muscolare, l’equilibrio. Nella scelta dell’attività fisica da praticare è opportuno innanzitutto seguire il buon senso e tener conto delle effettive forze disponibili per programmare

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Ottobre–Dicembre 2011 naliere per una settimana e identificare tre intervallati di tempo di 30 minuti che possono essere usati per fare attività fisica; - aggiungere esercizi fisici alle incombenze quotidiane. Per esempio andare in bicicletta, fare la spesa, portare fuori il cane, fare gli esercizi mentre si guarda la TV, parcheggiare lontano dalla propria destinazione.

Breve ricordo di Mario Condorelli Non vogliamo passare sotto silenzio la recente scomparsa (4 marzo c.a.) del prof. Mario Condorelli, ex sottosegretario alla Sanità, figlio del prof. Luigi e zio della nostra dott.ssa Aldea de Maria. Anche il Presidente della Repubblica ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia, in cui ha detto fra l’altro: “La sua dedizione alla causa del progresso della medicina e dell’organizzazione sanitaria, [omissis], il suo alto senso della democrazia e del bene comune, gli avevano procurato il generale apprezzamento e rispetto, e meritano oggi il più ampio e condiviso omaggio. Io vorrei dare anche personale testimonianza della sua eccezionale nobiltà d’animo, gentilezza e generosità, …, e nel ricordo dell’amicizia che ha legato me e mia moglie a lui e alla sua compianta consorte, …” Nato a Napoli nel ’32 da famiglia di origine catanese, laureatosi nel ’56 con lode e dignità di stampa, è stato docente di discicon giudizio gli impegni che si vogliono assumere rispetto ai 3 fattori che caratterizzano ogni prestazione fisica: l’intensità, la frequenza e la durata. 1. L’intensità. Ottimi risultati in termini di salute e benessere possono essere ottenuti con prestazioni di moderato impegno muscolare (come camminare velocemente, andare in bicicletta con una certa velocità, fare le scale, nuotare) senza superare livelli che vadano oltre una leggera accelerazione del battito cardiaco e del respiro. 2. La frequenza. L’attività fisica per essere veramente utile deve essere svolta possibilmente quotidianamente o almeno 3-5 volte alla settima-

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pline mediche presso le Università di Roma, Messina e Napoli. La sua attività principale l’ha svolta nel campo della cardiologia su cui ha pubblicato centinaia di articoli nelle più prestigiose riviste del mondo e tre importanti trattati, ottenendo numerosi e lusinghieri riconoscimenti a livello internazionale. È stato senatore della Repubblica per tre legislature, presentando, quale primo firmatario, vari disegni di legge, fra l’altro: per la promozione della ricerca e la formazione del personale nelle Università, con particolare riguardo al Sud; per l’istituzione negli ospedali dell’insegnamento universitario e post-univesitario; per la donazione, l’espianto e il trapianto di organi. na e con continuità. Infatti se l’attività viene interrotta i vantaggi acquisiti vengono rapidamente persi. 3. La durata. Sono sufficienti 30 minuti di seduta per conseguire e mantenere significativi vantaggi fisici e psichici. La mezz’ora dedicata all’attività fisica può essere divisa in tre prestazioni ognuna di 10 minuti nel corso della giornata. Particolarmente agevole e ugualmente utile è inserire uno spunto di maggiore intensità nelle normali attività quotidiane. Pretesti per non fare attività fisica Mancanza di tempo ? - Tenere conto delle attività gior-

Mancanza di energia e di volontà ? - programmare le attività fisiche in modo che cadano nelle ore del giorno in cui ci si sente più in forma; - pianificare e fare in modo che l’attività fisica rientri nei doveri o nei piaceri giornalieri. Timore di farsi male e mancanza di attitudini ? - Imparare come fare riscaldamento e raffreddamento per prevenire incidenti; - imparare a esercitarsi in modo appropriato all’età e allo stato di salute; - scegliere attività che hanno un basso rischio di incidenti; - scegliere attività che non richiedono particolari abilità, ma solo attenzione come camminare, correre o salire le scale... Scarsità di risorse ? - Scegliere attività che richiedono il minimo equipaggiamento possibile, come correre, camminare, salire le scale o esercitarsi a casa; - identificare risorse nella propria comunità che non costano (parchi e gradevoli strade cittadine ecc...) o che costano poco (palestre comunali o convenzionate, piscine pubbliche ecc...). MAURO BIONDI ROSALBA LA MANNA (3 - Fine)


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Attività 2012

I nostri sponsor

EDUCAZIONE ALIMENTARE Per una sana alimentazione: conferenze – dibattito nelle Scuole di Catania e provincia

LIBRINO • Incontri teorico–pratici “MANGIO GIUSTO, MI MUOVO E STO BENE” Gio. 9–16–23 febbraio – ore 16:30 • Cena di fine corso “SERATA TUTTI INSIEME” Parrocchia S.M. La Guardia Ven. 13 aprile – ore 20:00 • IL CUORE DEL BAMBINO OBESO Sab. 20 ottobre

VITA SOCIALE

• 6° Giornata del Cuore alla Carmide Sab. 17 marzo – ore 9:00

• Pasqua con il Cuore

Parrocchia S.M. La Guardia Gio. 29 marzo – ore 20:30

• Camminando con il Cuore

Lungomare di Catania (P.zza Europa) Dom. 27 maggio – ore 9:30

• Gita a Bronte

Sab. 16 giugno – ore 8:00

• Arrusti e Mancia con il Cuore

Al Vecchio Palmento via Garibadi, 60 – Viagrande Sab. 7 luglio – ore 12:00

• In Montagna con il Cuore

Chiesa Madonna delle Nevi settembre

• Dieta Mediterranea S.Maria di Licodia novembre

• Natale con il Cuore dicembre

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Rubrica

Dalla parte del paziente

Questa rubrica è aperta a tutti. Ogni socio che volesse collaborare è il benvenuto, nello spirito di questo foglio che, oltre ad essere un mezzo di divulgazione, si propone di invitarci all’osservanza di alcune elementari regole di vita per la salvaguardia della nostra salute.

Attenzione ai sintomi (non sottovalutiamoli!)

Arrivare a 88 anni con una buona qualità di vita è veramente un bel traguardo. Tutto questo lo devo all’essermi sottoposta ad un intervento al cuore di bypass. Non è stato facile e la decisione è stata lunga e travagliata. Adesso, però, come nelle fiabe, vivo felice e contenta. È per questo che voglio raccontare la mia esperienza. A 65 anni cominciai ad avvertire dei disturbi: stanchezza, affanno e, soprattutto fitte dolorose al torace. Non diedi peso ai sintomi liquidandoli come dolori intercostali causati dall’età; non ne parlai con nessuno, nemmeno con i miei familiari, né consultai un medico. Nel tempo, però, questi dolori si manifestavano sempre più frequentemente. Continuai a fare come lo struzzo, perché in me era scattata la paura. Quando a dare segni di allarme è il cuore si va proprio in tilt; vuoi per retaggi culturali, vuoi perché ancora oggi, anche se erroneamente, quest’organo viene considerato il fulcro del nostro vivere e quando si ammala nasce un senso di angoscia, di inutilità di lottare e curarsi che blocca la nostra razionalità. Ho avuto proprio questo tipo di reazione e per lungo tempo mi sono trascurata, nonostante le insistenze dei miei cari, perché avevo paura della diagnosi, dato che avevo la certezza che il mio cuore si era ammalato. Con questo stupido atteggiamento ho lasciato scorrere il tempo, soffrendo, rischiando molto, e sono arrivata a 74 anni.

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Una sera le fitte al cuore furono estremamente dolorose tanto da non avere neanche la forza di camminare e quindi non lo potei più nascondere. Mia figlia allarmata mi portò al pronto soccorso. Lì i medici, e devo ringraziarli, presero in mano la situazione e malgrado le mie insistenze non mi dimisero. La diagnosi per me fu terribile: angina pectoris instabile, le mie coronarie erano otturate per l’80% e occorreva un intervento di by-pass. Le emozioni che si scatenarono in me furono tante e contrastanti e malgrado le rassicurazioni dei cardiologi ero sicura di non farcela. Comunque con quel famoso atteggiamento: “persa per persa tanto vale tentare” acconsentii all’operazione. Tutto è andato bene e durante la degenza ho seguito scrupolosamente i consigli dei medici. La mia ripresa è stata formidabile sia per rapidità che per guarigione. Da allora ad oggi, e son trascorsi ben 14 anni in un periodo della vita non certo giovane, non ho avuto più fastidi al cuore, che ho fatto anche controllare a scadenze quasi regolari. Adesso è sicuramente l’organo che mi funziona meglio. Questa mia esperienza mi induce ad affermare che non bisogna lasciarsi vincere dalla paura, ma ci si deve affidare con fiducia ai medici, che il cuore si può curare e si può, dunque, avere una buona qualità di vita per tutto quel tempo che Dio ci ha riservato. MARIA CANNATA

NOTIZIE

(im)pertinenti

(liberamente tratte da www.italiasalute.it) Lo zucchero che cura il cuore … esistono zuccheri che aiutano a curare il cuore. Si tratta di un composto a base di zucchero e selenio creato da tre ricercatori australiani che ne hanno pubblicato le caratteristiche su Chemical Communications, la rivista ufficiale della Royal Society of Chemistry. … Scompenso cardiaco … Lo scompenso cardiaco (il cuore si sfianca e pompa sempre meno) è oggi ai primi posti tra le cause di mortalità nel mondo ed in particolare nei paesi occidentali. Le cause sono [omissis], ad esempio, la pressione alta, l’infarto e le alterazioni delle valvole cardiache. Ora i sorprendenti risultati del Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino aprono nuove prospettive terapeutiche. La birra aiuta il cuore Scoperta una correlazione fra il consumo moderato di birra e la salute del nostro cuore. È stato evidenziato l’effetto protettivo, che si pensava fosse caratteristica esclusiva del vino, I ricercatori, guidati dalla dott. ssa Simona Costanzo, tengono a precisare: “La protezione si ha solo quando il consumo è basso o moderato…” con birra di gradazione non superiore a 5 Le staminali che riparano il cuore Dalle staminali il segreto per ripristinare la corretta funzionalità di un cuore danneggiato. È la novità introdotta da un recente studio portato a termine dall’Università di Louisville [Kentucky, ndr] negli Stati Uniti dal medico italiano Roberto Bolli. Lo studio, riportato dalla rivista Lancet, si è concentrato sul prelievo di cellule staminali cardiache, che opportunamente trattate vengono iniettate nell’organo per far sì che esso recuperi la sua naturale capacità di contrazione e pompaggio.


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Rubrica

Luminari della medicina

a cura di Mario Guzzardi

Il prof. Giovanni Maria Rasario, affettuosamente chiamato Gian Maria dal prof. Luigi Condorelli, suo Maestro di sempre, è stato un illustre trattatista che ha iniziato ai segreti ed alle meraviglie della scienza medica alcune generazioni di medici, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso. Era piemontese ma possiamo considerarlo catanese di adozione avendo insegnato ed esercitato la sua illuminata professione quasi esclusivamente nella nostra città. È mancato nel mese di gennaio 1989. Giovanni Maria Rasario ha onorato la nostra Università per ben 35 anni ed è quindi ben noto a diverse generazioni di medici catanesi. Vi giunse nel 1938, al seguito del prof. Luigi Condorelli, di cui fu sempre devoto allievo ed estimatore. Il prof. Rasario è nato a Valduggia, in provincia di Vercelli, nel 1906, di padre piemontese e madre napoletana. Laureatosi in Medicina e Chirurgia nell’Università di Napoli nel 1930, si aggregò subito quale assistente volontario alla clinica medica con il prof. Condorelli che seguì nel ’33 nell’Università di Cagliari e poi in quella di Bari e di Catania. La nostra città sarebbe diventata la principale sede della sua attività professionale, sia per il suo desiderio di restare sempre al fianco del suo Maestro come pure per il matrimonio contratto con la signorina Franca Marletta, appartenente ad una delle migliori famiglie di Regalbuto. Era un grande sportivo. Nella sua gioventù aveva scalato le montagne del suo Piemonte, spingendosi sino al Rifugio Torino del Monte Bianco e alla Capanna Regina Margherita del Monte Rosa, con i mezzi precari dell’epoca quando si andava con gli scarponi chiodati dei soldati e con la piccozza alta due metri e senza funivie. Ed ha continuato ad essere uno sportivo, vivendo sul mare di Catania, alternando la stesura dei suoi trattati alle immersioni, anche nelle acque gelide delle stagioni invernali. Egli è ricordato soprattutto per i suoi trattati nel campo della Terapia clinica, della Semeiotica medica, della Patologia medica (in due volumi) e della Elettrocardiografia clinica. Con parecchie diecine di edizioni, è considerato uno tra i più letti trattatisti di medicina, soprattutto per la sua efficacia espositiva. È interessante riferire la genesi del suo “Manuale di Terapia clinica ragionata”, forse la sua opera più ponderosa, con ben 869 pagine e oltre 3500 voci nell’indice analitico. Quest’opera è stata scritta negli anni ’40 del secolo scorso, durante la sua prigionia, quando era “gentile ospite di Sua

Maestà Britannica”, come gli dissero appena fatto prigioniero nel porto di Tobruk. Le sue opere sono generalmente dedicate al Condorelli che ne ha sempre curato la prefazione. In quella di questo trattato egli dice, fra l’altro: “... rappresenta un po’ ciò che un giovane medico apprenderebbe frequentando le corsie della nostra clinica. Il lettore non troverà una elencazione arida di ricettazioni, ma una calda impostazione di terapia clinica, ...” Purtroppo la vita privata di questo ‘nostro’ illustre trattatista è stata funestata dalla prematura scomparsa dell’unico figlio maschio, pochi giorni prima del suo 17esimo compleanno. La tragedia lo segnò profondamente e ne modificò il carattere. Con grande partecipazione riportiamo la dedica al figlio perduto che pubblicava in tutte le numerose edizioni delle sue opere, sotto l’immagine di Alessandro: IN RICORDO DI ALESSANDRO, MIO UNICO FIGLIO, RAGAZZO MERAVIGLIOSO PER AMORE ALLO STUDIO, ALLO SPORT ED A TUTTE LE COSE BELLE DELL’INTELLETTO E DELLO SPIRITO, VITTIMA DEL SUO ARDIMENTO NELLE ABISSALI ACQUE DI ALICUDI. (14-9-951 / 6-9-968)

Per i meriti acquisiti nella ricerca, nella didattica e nella trattatistica, il prof. Rasario è stato insignito della Medaglia d’Oro per la Pubblica Istruzione e, nel 1963, del Premio Marzotto. Un suo busto bronzeo si trova nella Clinica medica dell’università di Catania. (Si ringraziano sentitamente la signora Franca Rasario ed il prof. Giacomo Tamburino che hanno voluto dare un prezioso contributo alla stesura di questi cenni biografici.)

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Sull’Etna da padre Claudio ( sabato 17 settembre)

Catania nel Cuore

Trimestrale di informazione cardiologica Direttore: Antonio Circo Direttore responsabile Salvatore Vitale Comitato di redazione Antonio Circo, Mario Guzzardi, Francesco Turco, Salvatore Vitale Stampa: Tip. Francesco Lazzara Via Zurria, 46 – 95121 Catania Reg. Tribunale di Catania n.2/2010 del 05–02–2010 (Registro giornali e periodici) Editore: Ass. Amici del Cuore Onlus Presidente: Vito Cicchello Leanza della Casa di Cura Villa L’Ulivo Carmide s.r.l. Via Feudogrande, 13 95126 Catania e-mail: catania-nelcuore@virgilio.it Quote associative annuali: socio ordinario: € 20,00 socio sostenitore: € 35,00 c/c Credito Siciliano – Acicastello CT IBAN: IT-41-Y-0301926102000008012614 “Catania nel Cuore” è distribuito gratuitamente ai soci dell’associazione, agli Istituti di cardiologia, ai medici cardiologi, e a quanti si siano particolarmente distinti nella ricerca, nella prevenzione e nella cura delle patologie cardio-vascolari. Gli articoli, le lettere, e quant’altro, inviati per la pubblicazione, non vengono restituiti. Il comitato di redazione si riserva il diritto di modificare o eseguire piccoli interventi sui testi, per uniformarli alle norme redazionali o per esigenze d’impaginazione, ma anche per garantire consistenza stilistica e uniformità editoriale. I diritti su tutto ciò che viene pubblicato appartengono a Catania nel Cuore. Riguardo alle illustrazioni, la redazione avrà cura di ottenere la relativa autorizzazione degli aventi diritto. Le foto pubblicate sono pertanto acquisite con relativo assenso scritto o verbale all’utilizzo, o fornite direttamente dagli interessati; altre, senza indicazione di copyright, si intendono di pubblico dominio e pertanto utilizzate comunque senza fini di lucro. Nel caso che gli aventi diritto siano irreperibili, si resta a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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2011 ottobre  

Esami diagnostici nella riabilitazione cardiopolmonare

2011 ottobre  

Esami diagnostici nella riabilitazione cardiopolmonare

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