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ricerca

per la cui misurazione sono disponibili strumenti validati [3-5]. Per questi motivi negli ultimi anni è stato compiuto uno sforzo da parte di alcuni ospedali al fine di rendere le cure maggiormente atraumatiche, e il ricovero e la degenza in nosocomio sempre più a misura di bambino; in altre parole, l’attuazione di interventi di umanizzazione delle cure pediatriche [6]. A questo riguardo vari studi hanno indagato le percezioni che bambini e genitori hanno dell’ospedale, quali sono gli elementi graditi e quali invece quelli ritenuti paurosi o fastidiosi, quali attività sono preferite e in che modo i bambini prediligono essere avvicinati dai professionisti sanitari [7]. I risultati ottenuti da tali studi raccolgono le impressioni e i suggerimenti di bambini e genitori relativamente a quattro macroaree: le caratteristiche strutturali, le attività svolte dal personale, le attività non cliniche di supporto, la scuola in ospedale. Per quanto riguarda il primo aspetto, studi sia qualitativi che quantitativi evidenziano che i bambini sperimentano minori livelli di ansia e paura se le pareti del reparto e della camera sono addobbate con immagini buffe e disegni familiari; le pareti colorate sono generalmente più gradite rispetto a quelle bianche; la possibilità di giocare all’aperto è ritenuta dalla maggioranza dei bambini un’opportunità piacevole [8-9-10]. È molto importante che il bambino possa avere spazi per giocare e per portare con sé i propri giochi; questo, oltre ad avere una funzione rassicurante e a rendere più gradevole il tempo libero che il bambino deve obbligatoriamente trascorrere in ospedale, può essere utilizzato dai sanitari per il potenziamento delle capacità psicomotorie residue o come tecnica di distrazione attiva durante le procedure dolorose [11-12]. Attualmente sono disponibili molti studi che mostrano l’efficacia dell’utilizzo in pediatria delle divise colorate per medici e infermieri al posto delle divise bianche, solitamente utilizzate nei reparti per adulti [13]. Le divise colorate sono infatti associate a minori livelli di ansia nel bambino e a una migliore percezione da parte del piccolo paziente della figura dell’infermiere, mentre la divisa bianca è associata a maggiori livelli di paura [14-15]. È inoltre auspicabile la presenza di personale volontario appositamente formato [16]. 196

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È ormai dimostrata l’efficacia di attività non cliniche di supporto nella riduzione di ansia anticipatoria e stress nel paziente pediatrico e nei suoi genitori; per esempio è ormai noto che la musica è utile nella riduzione di ansia e dolore nei Pronto Soccorso pediatrici e che l’impiego della musica durante la degenza, sia registrata che dal vivo, non soltanto diminuisce i livelli di dolore sperimentato durante le procedure dolorose ma migliora il ricordo complessivo che il paziente ha dell’intero periodo della degenza [17-20]. Anche le attività con animali contribuiscono a rendere l’ospedalizzazione più piacevole per i bambini e i loro genitori: è stato, infatti, ormai dimostrato che tali attività non comportano un rischio per la salute dei piccoli pazienti ma, al contrario, danno luogo a interazioni positive e costruttive tra bambino e animale e riducono significativamente i livelli di ansia, dolore e paura. E anche i genitori dimostrano di apprezzare molto questo tipo di intervento [21]. Per quanto riguarda la scuola, la legge italiana stabilisce che sia disponibile in ogni ospedale pediatrico un servizio scolastico per i bambini che devono subire lunghi ricoveri. La presenza del servizio scolastico permette al bambino di limitare al massimo l’impatto che la malattia ha sul suo percorso di studi. La scuola in ospedale deve tenere conto delle specifiche necessità cliniche dei bambini, e questo è molto apprezzato dai bambini stessi; in particolare sono graditi i programmi in cui è l’insegnante a spostarsi nella stanza del bambino rispetto a quelli in cui è previsto che sia il bambino a recarsi in un apposito luogo dell’ospedale [22]. Benché siano numerose, in letteratura, le pubblicazioni sull’efficacia delle diverse misure di umanizzazione considerate, non sono al momento disponibili studi di livello nazionale sulla loro implementazione effettiva negli ospedali e nei reparti pediatrici. Obiettivo principale di questa ricerca è la valutazione della diffusione delle pratiche di umanizzazione nei reparti di pediatria presenti sul territorio nazionale. Obiettivo secondario è quello di verificare se esista una relazione tra alcune caratteristiche della struttura di assistenza pediatrica e la presenza di pratiche di umanizzazione.

Materiali e metodi

Cross-sectional survey: lo studio è stato promosso e condotto dall’Associazione Culturale Pediatri e dalla Società Italiana di Scienze Infermieristiche Pediatriche. È stato utilizzato un questionario costruito ad hoc e composto da 37 domande. Il questionario è stato pubblicato online e i professionisti sanitari (sia medici che infermieri) sono stati invitati a partecipare mediante l’inserimento del link alla pagina del questionario su importanti siti di interesse professionale pediatrico e mediante l’utilizzo di mailing list dedicate all’aggiornamento. Il questionario, compilato in forma anonima, includeva domande sia sulle caratteristiche strutturali e organizzative dei reparti di afferenza dei compilatori, sia sulla presenza delle pratiche di umanizzazione. È stata, inoltre, indagata la quantità di ore dedicate a tali attività, oltre al tipo di finanziamento impiegato a sostegno dei progetti di umanizzazione. Sono stati raccolti dati sui volumi di attività assistenziale delle strutture di afferenza dei compilatori. I risultati del questionario sono stati trasferiti automaticamente dal software di inserimento su un foglio di calcolo sul quale sono state stimate le percentuali e le medie e gli indici di tendenza centrale. Per eseguire il test di significatività è stato utilizzato il software Epiinfo.

Risultati

Sono stati raccolti 116 questionari, provenienti da 111 reparti diversi. I compilatori medici sono stati 26, gli infermieri 85. La maggior percentuale di risposte è pervenuta dal Nord Italia (62,2%), 24,3% dal Centro Italia, 13,5% dal Sud Italia. Il 39,6% dei reparti considerati appartiene a un’ASL, il 28% a un’Azienda Ospedaliera Universitaria, il 19,8% a un’Azienda Ospedaliera, il 7,2% a un’Azienda Ospedaliera di rilievo nazionale, il 5% appartiene ad altri tipi di strutture sanitarie. Nell’82% dei casi i dati riguardano reparti pediatrici di ospedali per adulti, mentre nel 18% ospedali esclusivamente pediatrici. I volumi di attività relativi ai reparti considerati sono riassunti nella tabella 1.

Caratteristiche strutturali

Nella maggioranza dei casi, i reparti descritti hanno i posti letto distribuiti in

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