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wosiris

cul de sac

http://wosiris.splinder.com


liberi endecasillabi per smettere

ho imparato da sotto il tavolo, in ginocchio sulla pelle rancida di salame e sui canditi calpestati, scarti di un panettone infinito. ho raccolto quei mattoni colorati, legati col nastro, col suo odore. ho sputato del catarro come colla, li ho attaccati sopra agli occhi. che poi farlo è stato cosÏ semplice. è un po' come smettere di piangere.


sarà ché a me piace (mio) il blues

a seppellir la memoria delle cose che fan star soli, c'è da arrivare all'antipodo. ma perché non c'è terra abbastanza a scavare tanto profondo da coprir la malinconia?

ci saran pure stelle che brucian più in basso del cielo, ci saran pure stelle che si lascian guardare, ci saran pure stelle che, scaldando, si lascian toccare.


dopo mezzanotte

così strappo via la voglia letale del passato, incollata a mantecare. il tuo palmo, al buio, scioglie

il sale nei miei solchi. pronta c'è una sveglia da puntare ma non ti annuserò il profumo del mattino. solo e sfatto a casa mi aspetta il letto

da asciugare.

ti morderò, se vuoi, anche domani.


ingestore

l'ho fatto muto ed ora saltella. vibra, cammina, non cade, al guinzaglio del cavo contorto. tue le parole, alla diga del suono insoluto, son ferme. già chÊ io dormo (ma ha ancora da nascer la notte), poi tace. la chiamata si è persa.


aule ossimoro senza le pareti l'ho percorso tutto. sui suoi confini le porte non han tempo, e mai si chiudono. le parole filan fuori a rigare i patimenti paralleli, e pure quelli della cinquina successiva. tredici mesi quattro fogli residui, tre firme, due abitanti e un timbro sul consenso al fallimento. senza errori, perfettamente, come da riproduzione.


metamorfosi pelle di serpe abbandonata, accartocciata e trasparente, ancora profumata. un pipistrello adesso, naviga, impazzito, con etilico disegno ad evitare le colonne, ad evitare me, che sono in piedi nel centro di questa lurida ed inutile stanza.


scarico la ruggine ha scavato la parte capiente del mio cuore. sul fondo un buco, uno scarico, senza tappo. ora è vuoto, l'amore, in un vortice, è scolato via rapido. si sente solo, chiaro, il triste gocciolÏo delle circostanze.


cul de sac le labbra solo per baciarti, ma stanno ferme: cerbero è davanti alla bocca del mio stomaco. uova di pidocchio, ancorate alla radice della vita, invisibili, infiniti egoismi.


terapeutiche similitudini un domatore di pulci a ipnotizzare il drago, un uomo solo a capire l'ansia.


decomposizione funzionale

mano aliena, pelle disconosciuta, cuore clandestino. staccatevi e correte, lontano, piu' lontano possibile dai miei occhi. nessuno deve sapere che sto piangendo.


ancora amore

capirsi sul confine e senza urlare guardarsi ancora. bella sei tu che piangi, che dici 'non ce la faccio' ; saccheggiato io lo so. bella sei tu.


tempestivo

ho occupato tutti i fuochi tutto il giorno poi nella mia cucina senza tavolo son rimasto coi piatti in mano.


futuri con la tenerezza di un effetto vintage in un vecchio film di bond, guardo me stesso desiderare attorno a tutte le altre vite possibili.


bolina nera è che c'è un fanale e si vede controvento. è che si fa rotta, bordi, bordi, su quell'acqua che sento. è che dice la mattina ch'è segnato male, sulla cartina, in mezzo al mare.


(nervosa)attesa

finiran molto prima di quanto mi servano. finiran ancor prima di quando io pensi sia il prima. le mie unghie non son piĂš cosĂŹ lunghe.


panorama

dal bordo del letto, da sdraiato, ho steso il braccio. lo muovo ed arrivo, senza ostacoli, a sinistra fino al limite. il lenzuolo è tirato, è bello ed è steso, è perfetto, è spianato è bianco ed è vuoto. non si vede, ma dall'alto é la sindone di un bacio.


captatio benevolentiae e nutre con parole un orgoglio ch'è volatile, lui tanto già sapeva che ha la tristezza fossile. coro:

“renato tu sei bravo, è la vita ch'è un po' troia.”


tetris

giri, ribalti e raddrizzi il poi, sĂŹ chĂŠ rimanga un po' d'aria anche per noi.


in barrique

un avanzo d'egoismo, ed il precario a stuzzicare ... poi son stato le sue labbra **. un fuso al legno d'acquitania carota a fondo il fegato, e comunque per mezzora ho trangugiato sua anidride.

perchĂŠ getto questo tempo se serve a scavalcare? perchĂŠ resto sulla soglia se mi chiedi tu di entrare? [1.4]


heavy hour

zittite le happy-voci. dai tavoli vicini son caduti i piatti bianchi degli avanzi, si son rotti colmi e muti in dieci e dieci pezzi. sĂŠguito secco e' tal silenzio. sotto al tuo naso, lo squarcio di quel foglio ha rotto il tempo duro. taglio insperato e le comparse han risaltato rapide con un balzo il nostro muro.


n-metropoli

vedere tutto, toccare non altro che il liscio piantato. vetro fissato tra queste due anime.


carne o latte?

irrisolvibili amori col settecentoundici ch'e' stretto a farfalla nella pancia.


tiNOVEvaffanculo seduta, la schiena contro il muro, sotto la tela, calcerai via il bicchiere che, in un attimo, sara' raso di nuovo. seduta, gli occhi finiscono sulla luce della scritta, precaricata sul display; l'unghia del pollice non limi piu', non mangi piu', non c'e' piu'. seduta, la lingua-alprazolam costretta dai denti, la pancia-gintonic costretta dall'angoscia, l'alito-monopoliodistato costretto dal cemento, che serra la bocca dei baci. con una trave di fastidio, a chi messaggi rapida questa sera?


congiunto e condiviso

vetri di bottiglie, spaccate, si sono incollati, ormai non possono scappare.

li condivido in cima a questo muro.


fuori luogo

mi si lasci credere che sia giusto cosi' e, senza fare domande, mi si lasci correre; non ho secondi per altro.

devo convincerli che e' meglio cosi'; devo farlo proprio mentre giocano.


altro giro altro regalo come dormire sul divano a pochi passi dalla porta, che oggi e' chiusa e domani anche, quando s'aprira' invece quella lungo il corridoio dei mesti uomini, delle signore che alitano xanax? fuori io non aspetto piu' quel che vorrei; con la faccia voltata mi svegliero' appena devo. piove intanto sugli acini dell'uva, lasciati sul dondolo e dimenticati solo per far si che marciscano.


relativo

non e' vero che qui ci sono io, e che senza pensare saltello; non e' vero che LUI batte forte (ancora).

non e' vero che quando arrivo in alto scaglio gli occhi oltre il muro; non e' vero che per pochi istanti vedo.


alta velocitĂ 

unico binario, il mutismo, sussurra la lezione alla pagina importante. unico nord, l'egoismo, salva il banco a questo ventuno.


lesbo incomunicazione

senza smettere di urlare etero-indecifrabili esigenze, poga in calore di vita, l'anima femmina. liberate e spinte al limite dell'omo-comprensione, lacrime d'uomo, inservibili a riempire il fossato.


atletico tre avanti poi a lato, tentato l'arrocco, ancora solo orizzonte. incrementano i giorni tra l'ora e lo scacco, è il mio doping la rabbia del tempo-rimedio. la fibra col sangue forse adatta al gransalto. il non-verbo poi slancio, bianco-nero dall'alto. esaurita la forza motrice, è vita in altra matrice. [1.3]


Pop! non c'è il sangue che ti aspetti sotto il ponte, non ci sono i kleenex, umidi dei miei occhi, tra i fondi del caffè. senza preavviso io vivo.


formattazione parlare con quella voce e carpire senza spendere; si posano le veritĂ , in superficie. soffiate via da uno sguardo incompreso.


disinfettante costante dismissione dell'antico futuro è il tempo analgesico che costringerà ad un'altra felicità. impossibile perdono, ma l'avrà, la vita.


bipolarismo cardiaco ti è difficile, capire come si possa fare vita senza adiposo interesse? piÚ difficile per me è comprendere come possa non essere vero, l'altrimenti pensiero.


dal niente a me cementato sul plinto armato e prigioniero del falso, LUI, era vero; ma è morto. col sole di oggi è diventato il mio nulla. che è niente sì, ma è solo mio. da domani ci sono io.


amari bocconi

i miei occhi sulla tua lingua ipnotizzerebbero la fonte delle parole, il mio grigio nel tuo esofago ne convincerebbe il flusso; il mio naso nel tuo stomaco sentirebbe l'odore del panico. ma la mia bocca? lei attraversando il retto, appena uscita, lascerebbe sfogare i denti. vuoi ancora mangiarmi la testa, dopo?


partenza è lui, che, solo, al finale della strada, latra acuto. è cuore d'uomo spazzato.


cul de sac