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    PLAYBOY aprile  2013  


P L AY B O Y  april e 2 0 1 3

Happy Birthday Mr President!

Ha da poco compiuto 50 anni, è un amante del cinema e un motociclista appassionato, se non avesse fatto l’attore sarebbe stato un musicista. Ritratto semiserio, anzi serio, di uno degli attori italiani più bravi del momento, Marco Giallini Intervista di Silvia Rossi Ritratto di Fabio Lovino

Cosa fa per il suo compleanno? «Niente, non festeggio più compleanni da quando avevo 28 anni. Dato che ne sono uscito indenne. Adesso mi godo questo periodo. Se dovessi pensare a una colonna sonora per questa intervista sceglierei i Led Zeppelin, “Babe I’m gonna leave you” per la precisione: delicata e dolce prima, energica, decisa e malinconica dopo. Ma l’ascolterei ridendo, perché Marco Giallini come dicono a Roma: è un tajo. Ed è per questo che alcune risposte saranno in romano. Rendono di più». Qual è la capitale del Congo? «Non lo so! Questa è una battuta del film di Edoardo Leo “Buongiorno papà” con Raoul Bova. (Giallini interpreta un ex rockettaro sonnambulo che non perde la sua anima da freakettone ndr)». Qual è il film che avrebbe voluto interpretare e che invece non ha mai interpretato? «“I soliti Ignoti” di Monicelli e “I senza nome” di Jean-Pierre Melville. Mi piacciono i film francesi, Melville poi ha più gusto degli altri. Anche “La Famiglia” di Scola, “Man on fire” di Tony Scott. Però è un sogno, non è che uno può fare “Man on fire”, l’ha fatto Denzel Washington». Il personaggio che le ha dato più filo da torcere da preparare e da vivere sul set? «Quello di Mazinga in “ACAB”, più che altro per la preparazione fisica di quasi un anno. Come sai sono abbastanza minato (incidenti da rider appassionato ndr), quell’allenamento mi ha rimesso un po’ in forma: personal trainer, rugby, cose che non avrei mai sognato di fare. Eppure adesso continuo anche se sono più un tipo da frizione, da cambio». Quel personaggio aveva un rapporto difficilissimo con un figlio violento e ribelle che arrivava quasi a odiare il padre.

«È stato bello confrontarsi con un ragazzino che vive quella fase da cui è difficile uscirne indenni. Speriamo che il mio faccia meglio. (Giallini ha due bambini: Rocco 14 anni e Diego 7 anni)». Lei però so che è un padre molto presente. In fondo per una buona educazione l’importante è esserci. «Spero di si, però sai c’è la scuola, gli amici. Basta poco. Certo sono molto presente, se non li vedo per un giorno sto molto male. Sembra retorica, ma davvero, vivo per loro, vado avanti per loro. Non riesco a capire quelli che hanno un rapporto diverso, che si perdono. Adesso stanno facendo i compiti, lo vedo da qua, je darei un mozzico all’orecchio». Tra il rumore della puntina sul vinile e il rombo di una delle sue moto che si accende cosa sceglie? «Se dovessi scegliere direi il rumore della puntina , ma proprio per mezzo centimetro dal traguardo, non è che la moto stia dietro di parecchio. In moto mi sento bene: prendo aria, sento l’odore delle ginestre a maggio. Non è per fare il ribelle senza causa. Se poi sei ancora così con la testa dopo gli incedenti gravi che hai avuto vuol dire che è una malattia, una specie di dipendenza. Non c’è niente di paragonabile, ecco la musica si, perché la musica è la vita. Io non riesco a capire chi non ascolta musica. Però in realtà non riesco a capire tante cose». Chi è stato invece a darle il consiglio più importante? «I miei genitori. Anche se in realtà erano gesti, atteggiamenti: tipo quando rientri alle 4 di mattina e tuo padre non dice una parola, spegne la luce e dorme tranquillo e magari si doveva alzare alle 5.30. O mia madre che mi diceva: “Vai sempre con chi è meglio di te”, perché per loro c’erano quelli meglio di noi, cosa che io ho sempre detestato. Ho sempre cercato di diventare meglio… che poi questo meglio. Devi essere tu meglio dentro di te. Lì ho capito che non volevo farmi dire da tutti quello che volevo fare. Se mio padre sapesse che il mio nome è su tutti i cartelloni sarebbe imbarazzato, non ci crederebbe. Di questo ne vado molto orgoglioso. Pensa che l’ultima volta che è entrato in teatro, anzi l’unica perché poi è mancato, io stavo lavorando con Arnoldo Foà, entra nei camerini e dice: “Chi è qui il regista?”. Io ero imbarazzatissimo, ti vergogni sempre un po’ dei tuoi famigliari, perché non capisci niente a quell’età, adesso mi taglierei tutte e due le braccia per poterli portare con me, ne avrei un bisogno incredibile, capito cosa intendo? Tornando ai camerini, mio padre dice a Federico Tiezzi (importante attore drammaturgo e regista teatrale ndr): “Scusi? Come va sto ragazzo?”.

Come va sto ragazzo? Come se lui fosse venuto al cantiere e io facevo l’imbianchino! Capito? Con uno dei più grandi registi italiani. A “come va sto ragazzo” me volevo buttà dal palcoscenico». Ora le faccio una domanda da Playboy: more o bionde? «Tutte. Se insieme alla puntina e alla motocicletta mettevi anche le donne ti avrei risposto le donne! Di massima quelle molto magre non mi sono mai piaciute. Diciamo che è un sentimento che ho provato poco purtroppo, a parte per mia moglie con la quale sono stato per 20 anni. L’amore è una cosa seria, che viene dopo, quando la passione iniziale finisce. L’amore totale è quando fai figli, quando costruisci insieme. Questo accomunarci, fare tutto un sesso unico un po’ mi scoccia. Io sono ancora legato alla conquista. Una donna è una donna, magari stessero tutte al Governo, staremmo sicuramente meglio. La donna deve essere diversa, se è uguale a noi, come diceva Vecchioni “stronza come un uomo”, non mi piace. La donna è una bellezza totale, magari ti conquista uno sguardo o un sorriso. Le donne non sanno quello che piace agli uomini e magari si rifanno, ecco in quel caso rimango deluso. Se è un problema psicologico è un altro discorso, ma se si rovinano la faccia per diventare come Mickey Rourke, no». Progetti futuri? So che sarà nel prossimo film di Paolo Genovese. «Si, sta scrivendo per me, dovrei essere protagonista o coprotagonista. A Paolo voglio bene, nonostante sia della Lazio! Poi ho altri progetti, cerco di fare altro oltre alla commedia. Anche perché quando arrivo a casa ci sono i ragazzi che aprono la bocca come li passeracci per magnà! Ho rifiutato molte cose quest’anno, si perché poi a un certo punto ti chiamano tutti. E tu hai paura, perché ti chiedi se ti chiameranno ancora e che forse non avresti dovuto rifiutare. Più che altro per i tuoi figli e il loro futuro. Spero comunque di fare sempre tutti e due i generi, commedia e film più drammatici dove c’è movimento fisico: sparà me piace molto». Per tenersi sempre in forma. «E sì, poi altrimenti come faccio con le more, le bionde e le roscie? Non posso fare brutta figura». Basta che si tiene la sua faccia però e non impazzisce come Mickey Rourke. «Non succederà mai. Sai in “Gran Torino” quando il gruppo di bulli dice a Eastwood: “Chi cazzo sei vecchio?” e lui risponde: “Avete mai fatto caso che ogni tanto s’incrocia qualcuno che non v’ha fatto incazzare? Quello sono io”. Con quella faccia lì, a 80 anni. Ecco, quello è un po’ il mio motto».


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Marco Giallini