La strage di Capaci - vista da Pulloni Marco, Farris Luca, Farris Erika e Guiso Gloria

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STRAGE DI CAPACI 23 /05/1992


LA MAFIA

● La mafia è un’organizzazione criminale di persone, che impone la propria volontà attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione, per ottenere il controllo sul territorio e sulle attività economiche imprenditoriali. In Italia si è sviluppata in Sicilia, Campania e Calabria. In Sicilia viene indicata con il nome “Cosa Nostra”, tra gli avvenimenti più rilevanti ricordiamo la strage di capaci .



Capaci

La strage di capaci fu un attentato mafioso e politico, compiuto da cosa nostra il 23 maggio 1992 nei pressi di Capaci sul territorio di Isola delle Femmine, per uccidere il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Gli attentatori fecero esplodere un tratto di autostrada “A29� mentre vi transitava sopra la scorta con a bordo il giudice la moglie e gli agenti di polizia.


Oltre al giudice morirono : ●Francesca Morvillo. (moglie) ●Vito Schifani .(scorta) ●Rocco Dicillo. (scorta) ●Antonio Montinaro. (scorta) Vi furono 23 feriti tra i quali : ●Paolo Capuzza . ●Angelo Corbo. ●Gaspare Cervello. ●Giuseppe Costanza.


L’uccisione di Falcone venne decisa nel corso di alcune riunioni di Cosa Nostra presidiate dal boss Salvatore Rina. Nel corso di queste riunioni vennero individuati altri obiettivi da colpire: il ministro Martelli e il presentatore televisivo Maurizio Costanzo. Nel 1992 la commissione dei“Cosa Nostra” iniziarono gli attentati ; per queste ragioni nel Febbraio del 1992 venne inviato a Roma , un gruppo di mafiosi che avrebbero dovuto assassinare Falcone con l’ausilio di armi da fuoco.


Qualche tempo dopo Totò Rina li richiamò in Sicilia perché voleva che l’attentato a Falcone fosse eseguito sull’isola utilizzando dell’esplosivo. Fu scelto Giovanni Brusca come coordinatore delle operazioni .Una volta stabilito di utilizzare dell’esplosivo, a Brusca vennero suggerite due opzioni: ●Inserire dell’esplosivo in alcuni cassonetti della spazzatura posti vicino all’abitazione di Falcone; ● Inserire l’esplosivo in un sottopassaggio pedonale che attraversava l’autostrada “A29”. Entrambe le proposte furono scartate, in quanto per la prima si rischiava di avere troppe vittime innocenti, mentre per la seconda Pietro Rampulla, un esperto di esplosivi, suggerì di trovare un luogo stretto dove posizionare le cariche.


Dopo alcune ricerche, venne trovato un cunicolo di scolo di acqua piovana che attraversava l’autostrada da un lato all’altro.


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Nell’Aprile del 92 Brusca effettuò una prova dell’esplosivo in Contrada Rebuttone, nei pressi di Altofonte: dopo aver scavato nel terreno, collocò un cunicolo delle stesse dimensioni di quello presente sotto l’autostrada e riempì la buca con del cemento. All’interno del cunicolo inserì dell’esplosivo e, ci collocò un detonatore elettrico fornito da Giuseppe Agrigento. Vennero utilizzate la stessa trasmittente e la stessa ricevente che furono poi utilizzate nell’attentato a Capaci.


Tra Aprile e Maggio vennero effettuati alcuni sopralluoghi presso l’autostrada” A29”, per individuare un luogo adatto per la realizzazione dell’attentato e per gli appostamenti. Nello stesso periodo ci furono alcune riunioni nei pressi di Altofonte, dove avvenne il travaso in 13 bidoncini di 200 kg di esplosivo da cava. I bidoncini vennero poi portati nella villa di Antonino Troià, in cui avvenne il travaso dell’altra parte di esplosivo.


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Negli stessi giorni Brusca, La Barbera, Di Matteo, Ferrante, Troià, Biondino e Rampulla provarono varie volte il funzionamento degli apparati elettrici che dovevano essere utilizzati per l’esplosione. Queste sperimentazioni consistevano in prove di velocità ed inoltre venne collocato sul tratto autostradale precedente il punto dell’esplosione, un frigorifero e dei segni di vernice rossa.


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La sera dell’8 Maggio Brusca, La Barbera, Gioè, Troià e Rampulla sistemarono i tredici bidoncini nel cunicolo di drenaggio sotto l’autostrada. Nella metà di Maggio Raffaele Ganci, i figli Domenico e Calogero e il nipote Galliano si occupparono di controllare i movimenti delle due Fiat Croma e della Lancia Thema blindate che sostavano sotto casa di Falcone a Palermo in modo da poter capire quando il giudice sarebbe tornato a casa.

Raffaele Ganci


L’attentato: Come da consuetudine, Giovanni Falcone parte da Roma per tornare a casa. Alle 16.45 è all’aeroporto di Ciampino, il volo atterra a Punta Raisi cinquantatré minuti dopo. Allo scalo ci sono tre autovetture ad attenderlo: tre FIAT Croma, una marrone, una bianca e una azzurra, del gruppo di scorta della Polizia di Stato.


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Le auto lasciano l’aeroporto alla volta di Palermo e alcune telefonate avvisano i sicari, che hanno già sistemato l’esplosivo per la strage. Il centro città è a soli sette chilometri. La situazione è tranquilla, gli agenti non attivarono nemmeno le sirene.


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Sono gli ultimi atti della vita delle vittime della strage. Otto minuti dopo, alle ore 17.58, al chilometro 5 della A29, una carica di cinque quintali di tritolo, posizionata in un tunnel scavato sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci, nel comune di Isola delle Femmine, viene azionata tramite un telecomando da Giovanni Brusca, il sicario incaricato da Totò Riina.


. L’esplosione investe in pieno solo la Croma marrone, prima auto del gruppo,con al suo interno gli agenti Schifani , Montinari e Diccillo , scaraventandone i resti nella corsia opposta, nessuno sopravvisse. L’auto su cui viaggiava il giudice, la Croma bianca, si schiantò invece contro il muro di cemento e detriti, improvvisamente innalzatosi dopo la deflagrazione. Falcone e la moglie, nel violento impatto, vennero scaraventati contro il parabrezza. Gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, Capuzza, Cerello e Corbo ,si salvano con qualche ferita.

(la foto ritrae i resti delle macchine dopo l’esplosione.)


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Il manto stradale è una voragine, di fianco le “Cementerie sicilianeâ€? e nel mezzo della carreggiata altri veicoli restano coinvolti, una Fiat Uno seguita da una Opel Corsa di colore rosso.


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(Le due auto civili coinvolte nella strage )


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Successivamente all'attentato , a giungere sul luogo furono vari abitanti della zona , intenzionati a prestare soccorso . Venne estratto dall'auto Giuseppe Costanza , l'autista della Croma bianca che si trovava in stato di incoscienza . Anche Falcone e la moglie risultarono , inizialmente ,essere vivi ma in gravi condizioni.


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Per liberare Falcone dalle lamiere fu,infatti,necessario l’ausilio e l’intervento dei vigili del fuoco . Il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo morirono in ospedale la sera stessa per gravi emorragie interne.


aggiungi foto


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In seguito all’attentato ,la mafia ha pagato con 24 ergastoli la strage di Capaci . Processati e condannati i suoi capi , la “Cosa Nostra “uscì a pezzi 5 anni dopo l’uccisione del giudice . Vi furono sostanziosi sconti di pena per coloro che collaborarono . Durante la sentenza i giudici non hanno creduto e non hanno trattato da pentiti Giovanni Brusca e Totò Cancemi .

(sulla sinistra Giovanni Brusca nel momento dell’arresto,e sulla destra Salvatore Cancemi)


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FinĂŹ cosĂŹ dopo 107 udienze , il dibattimento di primo grado per la morte di Giovanni Falcone , di sua moglie Francesca Morvillo e dei 3 poliziotti della scorta ; mentre, le parti civili furono risarcite con 115 miliardi .


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In 27 anni si sono celebrati più di 4 processi , l’ultimo dei quali noto come “Capaci bis” nonostante le ultime sentenze abbiano condannato diversi mafiosi sull’attentato del 23 maggio 1992 restano ancora molte ombre . La strage di Capaci provocò inoltre una reazione di sdegno nell’opinione pubblica .Ogni anno si tiene a Palermo e a Capaci una commemorazione in onore del giudice ,della moglie e dei 3 poliziotti della scorta . I resti delle FIAT Croma sono esposti a Roma presso la scuola di formazione degli agenti di polizia penitenziaria .


Progetto eseguito da : ● ● ● ●

Pulloni Marco Farris Luca Farris Erika Guiso Gloria

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