Un racconto di Giancarlo Siani - di Giuseppe Goddi

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Giancarlo Siani vive. Goddi Giuseppe


La mafia italiana è una delle organizzazioni malavitose più radicate nella storia d’Italia. Ha mani ovunque, tra governatori corrotti e diverse ramificazioni formate da capi e sottoposti. E’tra le più grandi organizzazioni malavitose in italia, comprese la ‘Ndrangheta e la Camorra. Sono caratterizzate dalla loro base familistica, mantenendo sempre una certa famiglia al potere.


Da sempre i giornalisti e le redazioni informative hanno avuto paura a investigare e rivelare i loschi affari delle organizzazioni mafiose. Tramite lettere minatorie, auto incendiate, rapimenti diretti o di persone care, i giornalisti che hanno azzardato parlare di questo argomento hanno quasi sempre pagato un caro prezzo e, come in questo caso, la propria vita.


Chi ha avuto il coraggio di parlare.

Giancarlo Siani (fotogramma)


Chi era? Siani è stato un ragazzo come gli altri, appartenente a una famiglia della medio borghesia partenopea del quartiere Vomero; conseguì la maturità con il massimo dei voti nel liceo Giambattista Vico. Una volta iscrittosi all’università iniziò a collaborare con alcuni periodici napoletani, mostrando particolare interesse sull’argomento dell’emarginazione sociale, dove le organizzazioni mafiose svolgevano maggiormente le proprie attività nell’ombra delle classi sociali più disagiate. In quel periodo fondò, assieme ad altri giovani giornalisti, il Movimento Democratico per il Diritto all'Informazione (M.D.D.I.), di cui fu portavoce nei diversi convegni nazionali sulla libertà di stampa. Scrisse i suoi primi articoli per il mensile Il lavoro nel Sud, testata dell'organizzazione sindacale Cisl, e poi iniziò la sua collaborazione come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano «Il Mattino» di Napoli.


Da Torre Annunziata il giornalista si occupò principalmente di cronaca nera, in particolare di fatti camorristici. Ha studiato e analizzato i rapporti gerarchici tra le famiglie che controllavano da dietro le quinte l’ambiente circostante, collaborando con il periodico «L’osservatorio sulla camorra», diretto dal sociologo Amato Lamberti. Pur lavorando come corrispondente, da giornalista frequentava stabilmente la redazione del comune stabiese «Il mattino»: il suo sogno era strappare il contratto da praticante giornalista professionista per poi poter sostenere l'esame e diventare giornalista professionista. Purtroppo solo con il suo ultimo articolo, che poi ha portato al giudizio ingiusto di morte da parte della camorra, è stato davvero riconosciuto come uno dei pochi giornalisti che ha rischiato e perso la propria vita cercando di smascherare gli intrighi malavitosi.


La morte. Lavorando alla redazione de «Il mattino» è riuscito ad approfondire la sua conoscenza del mondo della camorra, dei boss locali e degli intrecci tra politica e criminalità organizzata, scoprendo una serie di connivenze che si erano stabilmente create, all'indomani del terremoto in Irpinia, tra esponenti politici e il boss locale Valentino Gionta, che, da pescivendolo ambulante, aveva costruito un business illegale. Gionta era partito dal contrabbando di sigarette, per poi spostarsi al traffico di stupefacenti, e infine controllando l'intero mercato di droga nell'area torrese-stabiese. Le inchieste di Siani scavavano sempre più in profondità, tanto da arrivare a scoprire la moneta con cui i boss mafiosi facevano affari. Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della "Nuova Famiglia", di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. Ma le rivelazioni ottenute da Giancarlo, grazie ad un suo amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985, indussero la camorra a sbarazzarsi di questo scomodo giornalista.


Il 23 settembre 1985, appena giunto sotto casa con la propria CitroÍn MÊhari con capote in tela, Giancarlo Siani venne ucciso. Gli sparò una squadra di almeno due assassini mentre era seduto nell'auto. Fu colpito 10 volte in testa da due pistole Beretta 7.65mm: l'agguato avvenne alle 20.50 circa sotto la sua abitazione, in via Vincenzo Romaniello, a pochi passi da piazza Leonardo, nel quartiere napoletano dell'Arenella.


Pagina del giornale riguardante la morte di Siani della sua stessa redazione, ÂŤIl MattinoÂť.


Chi erano gli assassini? È stato acclarato che gli assassini scapparono in moto. Siani, trasferito dalla redazione di Castellammare di Stabia a quella centrale de Il Mattino, all'epoca diretto da Pasquale Nonno, proveniva dalla sede del quotidiano di via Chiatamone. Il giorno della sua morte telefonò al suo ex-direttore dell'Osservatorio sulla Camorra, Amato Lamberti, chiedendogli un incontro per parlargli di cose che "è meglio dire a voce". Non si è però mai saputo di cosa si trattasse e se Giancarlo avesse iniziato a temere per la sua incolumità. Lo stesso Lamberti, nelle diverse escussioni testimoniali cui è stato sottoposto, ha fornito versioni diverse della vicenda che non hanno mai chiarito quell'episodio.


Il 15 aprile del 1997 la seconda sezione della Corte d‘Assise di Napoli condannò all'ergastolo i mandanti dell'omicidio (i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). In quella stessa condanna appare, come mandante, anche il boss Valentino Gionta. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione, che però dispose per Valentino Gionta il rinvio ad altra Corte di Assise di Appello: si è svolto un secondo processo di appello che il 29 settembre del 2003 l'ha di nuovo condannato all'ergastolo, mentre il giudizio definitivo della Cassazione lo ha definitivamente scagionato per non aver commesso il fatto. Nel 2014 un libro-inchiesta del giornalista napoletano Roberto Paolo ha sollevato dubbi sui reali esecutori dell'omicidio e ha indicato i nomi di altri mandanti ed esecutori. Sulla base di queste rivelazioni, l'allora coordinatore della Direzione antimafia della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, ha riaperto le indagini sull'omicidio Siani: il fascicolo è affidato ai sostituti procuratori Enrica Parascandolo e Henry John Woodcock.


Il fratello di Siani, Paolo, unico rimasto in vita della famiglia Siani, ricorda il fratello come un ragazzo carismatico, capace di grandi sacrifici, ma anche come una persona solare, pronta a dare sostegno; e in un'intervista egli afferma: ÂŤDi noi due, insieme, conservo l'immagine di una giornata a Roma, a una marcia per la pace. Io col gesso che gli dipingo in faccia il simbolo anarchico della libertĂ . E lui che mi sorride.Âť


Perché vive ancora? Diverse scuole in Italia sono a lui intitolate, come il secondo circolo didattico di Torre Annunziata, città in cui operava, il centro polivalente per giovani a Castel San Giorgio (dal 21 marzo 2010), l'ISIS di Casalnuovo di Napoli (dal maggio 2010, precedentemente intitolato a Manlio Rossi-Doria), l'ITC Giancarlo Siani di Napoli a Pietravalle e il Liceo Scientifico Statale di Aversa (precedentemente sede succursale del Liceo intitolato ad Enrico Fermi) anche una scuola media a Villaricca in provincia di Napoli è intitolata a lui. A Giancarlo Siani sono state inoltre intitolate strade, tra cui una rampa adiacente la salita Arenella, nel quartiere Arenella di Napoli, nei pressi della citata via Romaniello, dove fu assassinato. Il 19 marzo 2010 il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, insieme ai giornalisti ferraresi e ai rappresentanti di Assostampa e Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna, ha inaugurato la Sala stampa comunale intitolata dalla Giunta a Giancarlo Siani, su proposta dell'Ufficio Stampa del Comune. Nell'occasione si è tenuta la proiezione pubblica rivolta alla città dei film Fortapàsc, alla presenza del regista Marco Risi, e E io ti seguo, di Maurizio Fiume.


Gli è stata inoltre intitolata l'Aula Magna del Liceo Vico da lui frequentato. Inoltre sempre al giornalista napoletano è intitolato il cinema teatro di Marano di Napoli, in cui ogni anno si tiene il Marano film Festival, uno dei principali festival cinematografici per giovani e per le scuole. A Giancarlo Siani è dedicata la rivista mensile Narcomafie, del Gruppo Abele e di Libera, giornale di informazione libera per contrastare la criminalità e i poteri corrotti. A Giancarlo Siani è intitolato il Presidio di Libera della città di Pisa.


Il 19 settembre 2016, a trentuno anni dalla morte di Giancarlo Siani, è stata inaugurata un'opera di street art dedicata alla vita del giovane giornalista. Il murale è stato realizzato dal duo di artisti italiani Orticanoodles con la tecnica dello stencil ed è caratterizzato da due colori predominanti: il verde della Citroën Mehari e il grigio seppia come l'inchiostro della sua Olivetti M80. L’opera ha anche una funzione didattica, in particolar modo nella sovrapposizione di sette citazioni legate a sette grandi personaggi che descrivono il pensiero, le azioni e la vita di Giancarlo: Alda Merini, Nelson Mandela, Wilbur F. Storey, Albert Camus, Benjamin Constant, Alexis de Tocqueville e Vasco Rossi. Il progetto è stato realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding dal titolo Un murale per Giancarlo Siani ed è stato curato da INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana con la collaborazione degli amici di Giancarlo, il dottor Paolo Siani, fratello di Giancarlo, e i condomini che tuttora vivono in via Vincenzo Romaniello, la stessa strada in cui il giornalista visse i suoi 26 anni, a pochi metri dalla quale fu ammazzato.


La citroen mehari di Siani.

Il murales a lui dedicato.


Lui ancora vive, viene ricordato da tutti i giornalisti attuali, emergenti, professionisti, come un uomo che non ha avuto paura e ha combattuto con la sua Olivetti M80, scrivendo e denunciando pubblicamente la malavita che poteva percepire attraverso le sue ricerche. Lui vive, nelle parole dei nostri giornali, e nella giustizia che ancora oggi cerca di combattere contro la mafia. Tutti lo ricorderemo, come chi voleva opporsi, e l’ha fatto. La sua morte ha solo rafforzato il suo ricordo e lo spirito di tutti coloro che denunciano e combattono la malavita. Giancarlo è con noi, vive con noi e ci da forza.


Fine