Issuu on Google+


AL DI LÀ DEL MEDITERRANEO Collana di Letteratura e Saggistica diretta da NICOLA D’AMBROSIO


Hédi Bouraoui

Rosa del deserto Racconto

A CuRA DI

NICOLA D’AMBROSIO

WIP Edizioni


Titolo originale: Rose des sables © Les Editions du Vermillon et Hédi Bouraoui Ottawa, Canada, 1998 © Traduzione, introduzione e note a cura di Nicola D’AMBROSIO

Si ringrazia il Consiglio delle Arti del Canada per aver contribuito finanziariamente alla pubblicazione di questo libro Nous remercions de son soutien le Conseil des Arts du Canada We acknowledge the support of the Canada Council for the Arts

via L. Franchetti, 29 – 70125 Bari tel. 080.5576003 – fax 080.5523055 www.wipedizioni.it – info@wipedizioni.it ISBN 978-88-8459-159-3 Prima edizione italiana: aprile 2010


A Stefano*

* Prof. STEFANO PIETROFORTE, Dirigente scolastico della Scuola Media Statale Giovanni XXIII di Acquaviva delle Fonti (BA).


Introduzione ho scelto di vivere e di morire nel cuore di alfabeti sconosciuti

Rosa del deserto è un racconto poetico che ben s’inserisce nell’universo transculturale bouraouiano. Pubblicato a Ottawa nel 1998, ottiene il “Grand prix du Salon du livre” di Toronto. Nel 2001 viene rappresentato in Egitto, al Cairo, in arabo: Zahrat-el Sahari. I protagonisti principali sono Tar, Rosa del deserto, Sterco, il Corvo nero e il carovaniere. Il corvo nero in Europa è considerato come una figura di cattivo augurio ma in Africa ha spesso il ruolo di guida, di messaggero, di spirito protettore che avverte gli uomini in caso di pericolo. Non gracchia, ma canta. Il suo è un canto di gioia diverso da quello del gallo gallico, che talvolta esprime il rifiuto e il rigetto: «Vai a fare il lustrascarpe / nelle città dei cani». Sembra quasi che la sponda Sud del Mediter9


raneo, nonostante la vicinanza geografica ed una storia, a tratti comune, non abbia alcun contatto o legame con i paesi della sponda Nord, a parte le orde di turisti occidentali attratti dal sole e dalla magia del deserto, risorse vendute a prezzi bassissimi dagli albergatori del posto e dai tour operators internazionali. Non regna la democrazia sulla sponda sud del Mediterraneo. Le autorità hanno messo il bavaglio ai giornali locali, che non hanno voce in capitolo e subiscono la concorrenza dei “… canti venuti d’altrove”. Rosa è fecondata da una goccia di sudore di un carovaniere e con Tar nasce un nuovo alfabeto. È il “verbébé”, il bebè portatore di un verbo nuovo, il bebè in versi, la parola poetica che viene al mondo e si diffonde in ogni angolo per illuminarlo – ieri, oggi e domani – perché è l’unica in grado di farci intravedere e scoprire ciò che è al di là della realtà e che non riusciamo a captare con i nostri sensi: «Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi», dice la volpe al Piccolo Principe di Antoine de SaintExupéry che è ben lieto di far tesoro di quella lezione di vita. Tar è invitato dalla madre – che gli ha parlato dei suoi antenati e della storia della sua famiglia e l’ha ammonito a fare le sue esperienze di vita –, a compiere il suo viaggio al di là del mare, a non aver paura dell’ignoto e della diversità. Ma non 10


deve mai rinnegare l’essenza, il patrimonio dei suoi antenati o rinunciare alla sua originalità, perché la cultura, la memoria e la propria identità sono una garanzia di libertà. Generosamente, Tar, munito delle sue «parole-oliva» e delle sue «parole-gelsomino», si farà carico del suo destino, in maniera autentica e coraggiosa, diventando un messaggero dell’umanità che è in noi e «dei suoi misteri», un portavoce dei suoi valori. Il suo volo lo porterà lontano: dalla Francia al paese del Mosaico, il Canada, in quelle lande sperdute che Voltaire definì arpenti di neve, fino al paese della statua della Libertà, gli Stati uniti. Tar, ‘colui che ha spiccato il volo’, nella sua ricerca di sé e dell’altro, farà fronte ad incomprensioni e difficoltà che non fiaccheranno il suo spirito, la sua volontà. La sua missione è straordinaria. Nel suo viaggio al di là del deserto e dei mari dovrà, grazie alla sua parola, talvolta discordante, «smantellare il muro delle guerre», spegnere «il fuoco sacro dei preconcetti», «uccidere la vipera degli odi e delle asprezze», «il virus della paura che impietrisce i cuori / e i sorrisi», «il cancro che corrode le parole» e soprattutto favorire il dialogo e l’incontro delle culture e dei popoli. Tar è un personaggio simbolico, capace di illuminare la coscienza degli uomini, un segno di speranza per tutti coloro che sono pensosi della 11


sorte dell’umanità di oggi e soprattutto delle generazioni future che hanno il diritto di vivere in un villaggio globale non tiranneggiato dalla tecnologia e dall’economia ma che sia, piuttosto, sotto il segno del dialogo, della solidarietà e della pace. un racconto poetico dove all’analisi introspettiva si aggiungono echi di civiltà diverse e i problemi scottanti della nostra umanità: la globalizzazione, l’irritante supponenza dei paesi più ricchi del Nord del mondo, la situazione dell’Amerindio che ha perso la sua terra, la mancanza di democrazia e di libertà di stampa, le guerre, la ricerca smodata del business as usual, la migrazione, l’accoglienza talvolta negata da un Occidente chiuso in sé e mal disposto ad accogliere l’altro, il diverso, il migrante, perché ha paura della diversità e non vuole rinunciare ai privilegi di cui gode e che spesso sono l’altra faccia della medaglia di un’umanità povera e sofferente. Non mancano interrogativi sul mistero della vita, sulla morte e sul destino, riflessioni sulla solitudine, sulla solidarietà, sull’amicizia e giganteggia l’amore di una madre generosa e aperta al mondo. un linguaggio che, grazie a sapienti accostamenti e ad uno stile poetico, frutto di una profonda elaborazione artistica, crea un’atmosfera di 12


sogno, di meraviglioso, d’innocenza. Rosa del deserto è punteggiato da giochi di parole significativi, da affermazioni paradossali eppure vere come quando parla della gratuità della poesia: non si vive facendo il poeta. un vero mosaico di parole che si armonizzano nel rispetto della loro diversità: parole arabe (khamsa, halwa) spagnole (palabrer), inglesi (sandwicher) che altro non sono che rimandi a culture diverse che trovano spazio in questo racconto poetico, oltre a neologismi (voyeller, buller, fabuloserie). La frammentazione della frase, le parole disposte su un pentagramma come note musicali, suggeriscono al lettore i centri nevralgici della scrittura bouraouiana, accrescendo la loro carica espressiva e semantica: il “visuel” diventa così una dimensione del significato. Inoltre, i suoni delle parole, i rapporti tra di loro, hanno l’effetto di prolungare e di amplificare la loro risonanza, di suggerire o di suscitare emozioni e di farci intravedere un universo da scoprire. La punteggiatura è quasi sempre assente. Si assiste ad un’idea che si fa corpo, a parole in libertà che si sottraggono ad ogni forma di dipendenza e di assoggettamento; le frontiere abolite favoriscono la loro interazione evitando di bloccare sul nascere la creatività del lettore che, tra13


sportato sulle ali del verbo bouraouiano, plana insieme a Tar, in questo viaggio planetario, lungo tutto il suo percorso da Nord a Sud, dal Mediterraneo al Nord del mondo, dall’Africa all’Europa, all’America. Ogni cesura temporale è eliminata… «Avvenne e avverrà… C’era una volta… dicono». Il tempo scorre senza barriere, in un fluire ininterrotto, perché la vicenda umana di Rosa e di Tar ha un valore emblematico e universale. Ricco d’immagini inedite, di riferimenti culturali, di metafore e talvolta di punte di ironia, quasi a voler prendere le distanze da atteggiamenti incomprensibili ed inaccettabili, Rosa del deserto – grazie soprattutto al suo linguaggio innovativo che inventa nuovi orizzonti e fabbrica nuovi significati, ad accostamenti insoliti, ad una parola polisemica e polifonica, che ne esalta la forza evocatrice, a neologismi e a parole-concetti – costituisce un momento di grande creatività e di originalità nel percorso di uno scrittore e di un poeta che non finisce di stupire. Infatti, il suo penultimo romanzo, Cap Nord, tradotto in italiano con il titolo, Annibale il Mediterrante, è stato finalista del “Prix des lecteurs de Radio-Canada” e del “Prix littéraire annuel Trillium” e ha registrato un crescendo di apprezzamenti da parte della critica, e ciò che più conta, dei lettori di ogni parte del mondo, e sicu14


ramente un destino ancora migliore sarà riservato al suo ultimo romanzo pubblicato dalla casa editrice canadese, Le Vermillon di Ottawa, nel novembre 2009: Les aléas d’une odyssée. Rosa del deserto appare come una mano fraterna tesa verso l’altro, l’arcobaleno multicolore della speranza in un mondo dove regna ancora l’incomprensione e l’avidità, un segno epifanico di un transculturalismo mai domo, una carta vincente dell’umano che è in noi. Nicola D’Ambrosio

15


1. Nel deserto

una rosa

Avvenne e avverrà nel tempo antico di oggi c’era una volta una rosa del deserto velata e dicono che sia quella la causa della sua sventura Qui uomini e donne si velano il capo per impedire al sole di scalfire le pelli tatuate e al vento di sabbia d’invadere i polmoni dei carovanieri Tutto ciò si sa in mezzo al Sahara ma certamente no al di là dove i cercatori di tesori e di altre modernità sono occupati a rosicchiare il tempo a correre dietro l’oro credendo così di allungarsi la vita di qualche anno!

17


Nessuno sa che Rosa è solitaria appollaiata sconosciuta su una duna in quelle immensità fiancheggiate da paesi e paesi

La solitudine ha mai fatto morire qualcuno? Quanto al deserto non ha chiesto la mano dell’acqua del mare perciò nessun legame li unisce poche probabilità di assistere al loro matrimonio uno di questi giorni!

18


Solo che le montagne di sabbia dal sapore di semola fine si spostano a loro piacimento senza piffero o tamburo

E Rosa riposa lÏ tutta coperta di granelli gelosi che solo può svelare un vento di foga o di tempesta Quando lo scirocco soffia non bisogna forse tenersi pronti?

19


Talvolta divertendosi oppure in balia della sua collera il vento sveste

il suo bel corpo roseo mostra fieramente le sue foglie dentellate i suoi spigoli capricciosi le sue curve sensuali affascinante pi첫 di uno scorpione Alle seduzioni del mondo a che serve resistere?

20


Allora i raggi del sole accarezzano Rosa a volontĂ  giocano a nascondino intorno alle sue labbra e scompaiono improvvisamente

Fan posto alla notte avvolta nei suoi lembi di tenebre acquietanti che depone fuggendo qualche goccia di rugiada Quelle perle brillanti si mettono a scintillare come gli occhi felici di un’amante.

21


Rosa s’intenerisce

lecca quelle lacrime di vita spuntate per miracolo dall’Infinito

E poiché non ha né corolla né pistillo le sue foglie pieghettate captano la rugiada leggera e nutritiva

Così accumula i viveri per i giorni nefasti in cui sarà di nuovo insabbiata senza squilli di tromba o giri di parole.

22


Rosa del deserto