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il diario di why

Notizie dal mondo di WHY Onlus > n° 14 > settembre 2009

C

arissimi tutti, ecco tra le vostre mani un’altra edizione del giornalino WHY.

Come sempre le parole non aiutano a trasmettere quello che è stato, la musica non si può trasformare in battute, di foto ne servirebbero un album intero, i profumi non si possono che odorare e i colori vedere… Restano quindi le parole… quelle dei volontari al ritorno dall’esperienza estiva, dei turisti che hanno soggiornato presso Muba, le novità degli ultimi mesi raccontate da noi, e gli appuntamenti futuri che ci terranno legati… Certo ce la ricorderemo a lungo l’estate 2009… piena, entusiasmante, vivace, appassionata, gioiosa, vulcanica, esuberante… Grazie a tutti e a ciascuno di voi, per averla resa tale per tutti noi…

… Sisi ni watoto…

da WHY Zanzibar | Manuela |

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>> RACCONTI DAI Campi estivi 3 turni di 3 settimane che ci hanno visti impegnati da giugno a settembre. Per la prima volta quest’anno non ho dovuto implorare i volontari perché scrivessero un pezzo: è bastato chiedere e sono piovuti, come un acquazzone di fine estate…

una cosa semplice, fin troppo, che spero non risulti banale, ma è detta con il cuore, per davvero… GRAZIE… Grazie a tutti voi, per quello che avete dato, fatto, trasmesso, comunicato, donato, lasciato, lanciato, gettato… Lo abbiamo colto, ed è ancora qui tra noi…

… Belli, tanti, voluminosi, strazianti, prolissi, entusiasmanti, divoranti, come le emozioni provate da chi li ha scritti. Tante domande, per fortuna, poche risposte, meglio ancora… Una cosa la vogliamo dire anche noi, ed è

Di seguito riportiamo solo alcuni pezzi: per inserirli tutti ci voleva un tomo di un certo spessore. Gli altri li trovate sul nostro sito www.whyinsieme.org

Il mosaico WHY:

> la lunga camminata sulla spiaggia bianca per raggiungere la scuola di Mwendawima e il ritorno attraverso Jambiani, salutati e salutando come non succede più dalle nostre parti, > la pioggia che batte sul tetto di lamiera della scuola e di colpo cessa,

I miei ricordi di Zanzibar sono delle piccole tessere di un insieme grande: > bambini, tanti bambini ed io un po’ impacciata con loro, > il sorriso e la grazie di alcune maestre,

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Buona lettura!


> la festosa accoglienza dei bambini a Charawe, > la dedicazione ed impegno totale di Manu, Niccolò e Francesco, > Fasili che con occhi spenti accetta fiducioso l’appoggio e il contatto di chi gli sta vicino, > i ragazzi del mio gruppo, giovani e pieni di entusiasmo, tanto entusiasmo da trascinare con loro anche me con in miei 65 anni, > i giochi universali, da noi quasi dimenticati, come il tiro alla fune o i canti in cerchio, > le voci, gli odori e colori del villaggio al primo mattino, > Juma con una parrucca bionda che ci prende in giro,

> la luna piena che sorge dal mare di inchiostro per incantarci, > lo staff di Muba più impegnato e diligente di qualunque classe liceale durante le lezioni di inglese, > le alghe gommose e scivolose piantate con fatica dalle donne, > alla fine di una giornata di lavoro il pasto caldo e profumato preparato dalla mami. Piccole tessere – e tante altre – che non sempre sono consapevoli di comporre quel grande mosaico che è WHY. dal campo di giugno 2009 | Edith |

pensieri al ritorno Nella prima settimana di ritorno da Zanzibar ho potuto rivedere le mie compagne di viaggio, è stato emozionante, sembrava di non vedersi da mesi!!! Incredibile! Incredibile quanto solo 3 settimane possano unire le persone… l’Africa ha davvero poteri straordinari! Tutte le altre esperienze di gruppo che ho fatto mi hanno solo avvicinata agli altri, qua… anzi là, è stato tutt’altro, un incontro vero, profondo e sincero,… travolgente! Dopo alcuni giorni di tristezza e incapacità di reagire e riadattarsi alla vecchia normalità, va un po’ meglio, sto riapprezzando alcune cose della mia vita trentina anche se la vita di Jambiani mi manca davvero tanto, nel profondo! Come alzarsi all’alba e non poter uscire in veranda a respirare la luce delicata dell’alba, aspettare la colazione e condividere ogni cosa con gli altri volontari, i bambini e la gente che per la strada ti saluta e ti chiede come stai, sorridente come non si è mai vista, la semplicità di ogni gesto e di ogni cosa, le chiacchierate sotto le stelle, la mancanza del superfluo che arricchisce di significato ogni altra cosa, le passeggiate nel buio sulla spiaggia, i colori del mare, il cielo stellato che dà carica e speranza, la gioia dei bambini che salutano “jambo! jambo!”, la

sensazione di stare nel posto giusto e fare la cosa giusta… il benessere profondo che vivevo quando stavo là, un bene e una serenità che non pensavo esistessero…. Quest’esperienza mi ha cambiata tanto… ho sperimentato con serenità e gioia la bellezza dello stare assieme e condividere tutto.

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Alcune delle persone che si incontrano nella vita, riescono ad entrarti nel cuore e te lo arricchiscono in un modo straordinario. Per farsi un’idea di cosa sto parlando ecco schematicamente la giornata dei volontari… colazione tutti insieme pane, marmellata, caffè o tea, verso le scuole a piedi o in pulmino, mattinata nelle aule a svolgere le attività progettate e organizzate, pranzo a scuola cucinato da Asha, pomeriggi pittura esterni e interni delle scuole e alcuni grandi murales… uno spettacolo! Verso le 6 tramonta il sole e... relax, doccia, pulizie e preparazione cena e attività del giorno dopo... e dopo le gustose cenette preparate dal gruppo di turno, la veranda, il cielo stellato e le chiacchiere ci aspettavano! E il fine settimana: sabato, condivisione pensieri sulla settimana trascorsa e programmazione e preparazione della settimana successiva, il pomeriggio relax e la domenica gita! Dopo un assaggio delle nostre giornate tipo ecco alcune riflessioni sull’esperienza a

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scuola e nel gruppo… Riguardo la scuola, i primi giorni sono stati difficoltosi, la comunicazione quasi impossibile, le attività nuove per i bambini e le maestre, la non conoscenza che ci metteva a disagio, poi man mano che i giorni passavano e prendevo coraggio e sicurezza mi è piaciuto sempre più e ho capito che, anche se la lingua non la conoscevo, era possibile lavorare bene lo stesso. Poi la responsabilità dei giorni con i nuovi volontari in cui ero quella che sapeva un po’ di più e provavo a condurre le cose, mi ha fatta sentire anche meglio. I bambini apprezzavano ogni attività, da quelle di attenzione, a quelle di pasticciamento, ai giochi, alle canzoni, anche le cose più noiose come tagliare un filo di lana! Certo sarebbe bello parlare e fare tutto questo in modo giocoso e divertente piuttosto che ordinare le azioni da fare, senza coinvolgimento di alcun tipo, senza poter curare una relazione. Poi ecco, mi sono sentita un po’ l’invasore straniero, cosa che per un verso non è stata negativa, nel senso che abbiamo portato una ventata di novità, di cambiamento, ma dall’altra non mi è piaciuta perché mi chie-


do che senso abbia piombare in una realtà e, senza conoscere e sapere niente, fare delle cose senza tante spiegazioni, probabilmente sradicate dalla loro realtà e normalità, mi sono sentita di fare un po’ violenza alla loro sensibilità, soprattutto nei confronti delle insegnanti. Penso soprattutto a come mi sentirei io nei loro panni, se una persona esterna arrivasse a scuola, nella mia aula, coi miei bambini e iniziasse a fare delle cose così, senza spiegarsi, senza averci prima conosciuti e consultati e poi sparire e lasciarmi alla mia normalità con quel lampo improvviso, senza seguito… so benissimo che WHY Zanzibar aveva già tutto programmato e pianificato insieme a loro, infatti non è una mancanza nell’organizzazione, ma una mia sensazione di maestra… so che non è possibile fare le cose coinvolgendo direttamente tutti i volontari, ma nella speranza di tornare mi auguro di poter capire di più per evitare

Dei gruppi… che dire? Non pensavo di abituarmi con facilità a stare con un gruppo così numeroso e stando a contatto tanto tempo continuamente, tanto meno di potermi inserire in un gruppo nuovo. Ma come diceva una volontaria… tutto viene da sé! Ed è proprio vero, basta lasciarsi un po’ andare e tutto viene da sé! Nascono nuove amicizie e scopri il bello di tutte le persone che ti circondano, ciascuno con le sue peculiarità, si mettono a nudo punti forti e debolezze, ma nessuno è lì a giudicarti, si accoglie tutto degli altri e ci si adatta alle necessità altrui, ci si rende conto della preziosità dei gesti e delle parole condivise, senza scontri e tante risate e bei momenti, trascorsi insieme! Ti rendi conto che il gruppo è diventato “gruppo” quando scopri che i componenti fanno un passo indietro per gli altri, lasciano spazio a tutti, si conoscono le abitudini, le cose che fanno piacere e quelle che danno fastidio

quella sensazione di estraneo che mi sono sentita addosso, anche se per poco, dato che le maestre mostravano di apprezzare e di affezionarsi a noi in modo sincero e diretto. Mi sono chiesta ancora quand’ero là, ma cosa fanno esattamente le maestre a scuola quando noi volontari non ci siamo? Materie, attività, metodi, cosa fanno di diverso ai tre gruppi di età? Hanno delle indicazioni dal ministero o è tutto molto libero? Cosa si potrebbe proporre per loro?

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all’altro e si crea quell’armonia speciale. …e una riflessione su quello che l’esperienza è stata per me. Sono partita per il campo di lavoro con l’intento di impiegare al meglio 3 settimane libere dell’estate, con la volontà di fare qualcosa di buono, con l’entusiasmo di una nuova esperienza tutta da vivere, ma con alcune riserve e paure e una serie di programmi in “pause” da far ripartire al mio ritorno in Italia, e… il campo di lavoro si è rivelato un mese di intense emozioni, di vita vissuta a 360°, di incontri e di piani scombussolati. Si vedono e vivono cose che ti cambiano nel profondo, si cambia prospettiva, un po’ come quando si va in montagna e si vede la solita e conosciuta vallata e non la si riconosce più, è sempre quella, ma le forme sono diverse, quello che era alto è basso, quello che era davanti è dietro,… ecco è così che mi sono sentita! Trasportata in un altro punto di osservazione e la mia vita ha assunto un nuova forma, le mie priorità sono cambiate, i miei progetti di 25enne si sono trasformati, altri orizzonti, altre cose sono diventate importanti. E quello che non si sa è come sia potuto succedere, che poche settimane mi abbiano trasformata così tanto, che il mio cuore e la mia anima e il mio intelletto siano stati rapiti e trasformati e che non sono più la stessa. Poi penso che vivere in immersione a Jambiani, a diretto contatto con le persone del posto, incontrare persone, limiti, difficoltà ed emozioni, riuscire ad affrontarle, accettarle, superarle, accoglierle, viverle fino in fondo è la chiave di tutto. È l’esperienza, la vita che fai lì che ti tocca e ti sconvolge! Non è il posto in sé, è quello che vivi e perché lo vivi intensamente, ogni momento, senza tempo di metabolizzarlo passo passo, quasi un’indigestione… Poi tornata guardo le foto, racconto quello che ho fatto e provato, mi sforzo di trovare le parole giuste, le scelgo con cura e attenzione e mi accorgo che le persone non capiscono… ascoltano, guardano e si impegnano, ma non colgono l’essenziale, vorrebbero

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sapere il perché, il cosa ha causato tutto questo. Solo qualcuno intravede nel profondo dei miei occhi la traccia delle emozioni profonde che l’estate ha tracciato in me, la colgono appena, ma non del tutto. Quel che è sicuro è che sentono che sono diversa, che ho vissuto qualcosa di importante e vedono la gioia profonda e immensa che trapassa da ogni racconto e ogni ricordo di Zanzibar, nelle scuole, coi bambini, con la gente, con i volontari e ovviamente con la famiglia zanzibarina di WHY (Manuela, Nicolò, i loro bimbi e Francesco)! Sono a casa da una settimana e fatico anch’io a capire bene, rielaboro pian piano le varie tessere dell’esperienza, le analizzo, le rivivo e la nostalgia è tanta… Avrò modo di ripensare ai vari momenti, magari rivederli sotto un’altra luce, il tempo mi aiuterà a riabituarmi e a ripensare la mia vita, facendo tesoro di tutto quello che ho vissuto, lo scombussolamento diventerà – speriamo - stabile nuova normalità, con il progetto di ritornare in quella meravigliosa isola magica! In conclusione volevo ringraziare infinitamente i tre pilastri di WHY ZNZ, sempre presenti, pronti ad aiutare, organizzare, spronare e ascoltare noi volontari. A loro va tutta la mia ammirazione e il mio affetto! Nei giorni vicini alla partenza la tristezza era forte, ma è sintomo del bene che voglio loro e di quanto l’esperienza che ho potuto fare sia stata importante per me! Un grazie di cuore e un abbraccio forte a tutti e tre! Un ultimo grazie ai volontari che ho incontrato a Jambiani e cha hanno contribuito a rendere speciale il campo di lavoro!! Auguro a tutti di poter vivere un giorno un’esperienza simile, inaspettata ed emozionante e di lasciarsi travolgere! dai campi 2009 | una volontaria |


>> NOTIZIE Dagli asili Come in ogni edizione, questo è lo spazio dedicato ad un asilo. Questa volta parlia-

mo dell’asilo di Charawe e di un qualcosa di nuovo che ci siamo trovati ad affrontare…

Parliamo di AIDS Era luglio… arriviamo all’asilo di Charawe con i volontari del primo turno… tra tutti i bambini vedo Asia, non si muove, non reagisce agli stimoli, apatica, non partecipa alle attività, ai giochi… durante la merenda non mangia, cosa stranissima per i bambini di qui. Se ne resta lì , così, con il mondo fuori e lei chissà dove… ha delle piaghe su tutto il corpo… Mi vengono in mente le parole di un libro letto da poco “Mama Africa” , racconto di una donna straordinaria che dedica la sua vita ai malati di AIDS ad Adis Abeba, Ethiopia…ne riconosco i sintomi, anche se per me è la prima volta che vedo un malato di AIDS, ne sono sicura, non ho dubbi. Con me c’è Nicolò, anche lui ha notato Asia, anche lui ha la stessa sensazione… tristezza, smarrimento, e tante domande… Parliamo con le maestre, chiediamo di incontrare il papà. Ci dicono che la mamma è morta da qualche mese e che da allora la bambina è triste. E’ stata alla clinica del villaggio e le hanno dato una lozione per le ferite… Parliamo con Juma, organizziamo al più presto una visita in città presso l’ospedale. Andiamo in città, io , Nicolò, Juma, il papà e Asia. Durante il viaggio la piccola non si muove, non parla, non reagisce, penso ai miei figli, alla loro vivacità tante volte quasi incontrollabile e provo un moto di affetto incredibile per questa creatura e la consapevolezza che la sua strada è già segnata. Il verdetto arriva, e non lascia dubbi: AIDS. Morta la mamma, il papà si è risposato, attualmente ha 3 mogli e 10 figli… lo invitano a fare il test, ma lui non vuole… Sono passati due mesi, Asia sta decisamente meglio, prende le medicine, è iscritta al

programma nazionale per malati di AIDS, la famiglia riceve un aiuto per l’integrazione alimentare. Il papà non ha ancora fatto il test… Asia mangia tutti i giorni all’asilo con gli altri bambini, forse altri stanno come lei, forse suo papà o qualche fratello o sorella.. che fare? Charawe è un piccolo villaggio isolato, credo e religione si mescolano e si confondono, cos’è per loro l’AIDS? Cosa ne sarebbe di Asia e della sua famiglia se gli altri sapessero? Il papà ovviamente teme che la notizia si diffonda… Ma quale il prezzo del silenzio? E così sperimenti quanto l’ignoranza uccida e faccia del male, forse più di qualunque altra cosa al mondo, sperimenti i limiti di una informazione che non informa, di un sapere tradizionale, e sperimenti l’impotenza di voler fare ma non sapere cosa… da WHY Zanzibar | Manuela |

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>> IN VACANZA COL Turismo responsabile Soffia a vele spiegate il vento di poppa che fa correre questo nuovo progetto. Molti i turisti che hanno soggiornato da Muba, amici, amici degli amici, conoscenti, ma anche estranei che ora sono amici… Il passa parola sta funzionando, le camere raramente sono vuote, e questo ci dà soddisfazione e ci fa credere di avere avuto la giusta intuizione… Avviare una attività generatrice di reddito

nel settore del turismo per finanziare le attività sociali di WHY Zanzibar.

Da volontaria a turista

volontari in questo numero del giornalino. E’ un’esperienza appagante che però ci lascia concentrati su noi stessi, sulle sensazioni che abbiamo provato e gli incontri che abbiamo vissuto. Nel 2007 W.H.Y. a me aveva dato un fantastico passepartout col quale entrare a contatto con un mondo che non avrei mai avvicinato, nemmeno come il turista più responsabile.

Sono stata a Jambiani la prima volta nel 2007 e sono tornata ogni estate. Nel 2008 ancora per un campo di tre settimane, quest’anno come ospite nella guest house. Ho visto Jambiani cambiare molto in questi due anni, nello stesso tempo in cui W.H.Y. è cresciuta tantissimo. Nel 2007 l’asilo di Mwendawima era ancora in costruzione e abbiamo ristrutturato la vecchia madrassa di Charawe perché ospitasse il primo asilo… La prima volta è magia. E’ benessere puro, sensazione che emerge in tante lettere dei

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Ecco i commenti di alcuni nostri ospiti, gli altri li trovate sul sito della guest house: mubaguesthouse.wordpress.com. Ecco, se non sapete dove andare in vacanza ora avete una idea in più, ma affrettatevi, posti limitati…

La seconda volta mi è servita per prendere coscienza. Per iniziare a conoscere. Per realizzare che Jambiani è un luogo dalla natura splendida ma non un paradiso. Ho aggiunto qualche tessera al puzzle. Ho visto la corruzione ad esempio, nel gesto di allungare una banconota al poliziotto al posto di blocco. Ho saputo della morte di parto di una ragazza di vent’anni al suo primo figlio. Era una vicina di casa di Mwendawima. Fatti che ricordano che siamo in un paese africano con tutte le contraddizioni ed ingiustizie del caso, dove i diritti fondamentali non sono garantiti. Le donne zanzibarine sono stupende. Belle, forti, instancabili. E’ uno spettacolo vederle


lavorare in mare nelle loro piantagioni di alghe. Quanto lavoro fanno? Per prendere l’acqua, per raccogliere la legna, per coltivare le alghe, cucinare sul fuoco, crescere sei, sette, otto figli (la media in Tanzania è di otto figli per donna). Quando arriviamo come volontari la prima volta vorremmo restare il più a lungo possibile, vorremmo vivere qui. Ma non come loro! Loro ci insegnano la semplicità e la forza. Guardandole, possiamo imparare a spogliarci di qualche esigenza di troppo, a valorizzare quello che abbiamo, a prenderci meno sul serio. Sfido chiunque a voler condividere la loro vita. Diritti… diritto all’educazione appunto. E’ quello per cui lavora W.H.Y., è il fine a cui tendere, l’obiettivo da condividere. Ognuno come può, col tempo che ha a disposizione e con le proprie capacità. Durante i campi si fa un po’ di strada insieme, si convive intensamente per tre settimane, si fanno incontri bellissimi e preziosi. Alla fine del campo _ come dice Giorgia_ si torna alla propria vita con fatica e un po’ frastornati. Rimanere legata alla famiglia W.H.Y. per me significa condividerne la missione e continuare a sostenerla. Eccomi quindi alla terza estate qui, ospite della guest house. Certo …è meno romantico della prima volta, è meno intenso di un campo. E’ diverso. A me questo progetto è piaciuto molto, da subito. Tanto che ne ho parlato e l’ho promosso a molti. E’ sostenibile, crea posti di lavoro, ha una ricaduta immediata sull’economia locale, contribuisce a finanziare le attività negli asili. Al turista offre la possibilità di conosce-

re Jambiani e l’isola in modo unico, discreto e attento. Il turismo è la prima risorsa economica dell’isola. Se e’un male necessario, che modifica per sempre i luoghi e gli equilibri, che sia responsabile. Ho voluto tornare come turista e ne sono contenta. Credo che sia la cosa migliore che io abbia fatto per W.H.Y. e non solo per me. Quello che serve. E ne ho apprezzato alcuni vantaggi: la colazione di Suma, la terrazza sotto il tetto di makuti, il giardino tropicale e il tempo per osservare e per pensare. Tempo che, durante i campi, manca. Poa! dagli ospiti di Muba | Cristina |

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>> progetti in corso Un nuovo asilo per i bambini di Sogeani. Non dovremo attendere ancora molto per l’inaugurazione del nuovo asilo di Sogeani…

La notte porta consigliO… sicuri…? (Due parole sul nuovo asilo di Sogeani). Sì è vero me la sono cercata, questa mattina parlando con Manuela mi sono preso la briga di scrivere un articolo sul nuovo asilo di Sogeani, semplicissimo chi meglio di me visto che ho seguito per più di un mese la costruzione andando tutti i giorni e addirittura più volte al giorno in cantiere, al punto che a Jambiani pensano che abbia un’ amante a Makunduchi. Però non è così non mi va di annoiare i milioni di lettori del giornalino con quanti mattoni sono stati utilizzati, o sulle misure dei locali, o sul tipo di legno con cui abbiamo costruito il tetto ecc. Quindi eccomi qui all’ una e tredici minuti ad aspettare che la notte mi porti consiglio. 1:16 proviamo a fumare una sigaretta. 1:18 che cielo. che stelle mi emoziona ancora… 1:19 torniamo a noi, potrei parlare di come era il vecchio asilo, delle condizioni pessime

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Sentiamo cosa racconta Francesco che ha seguito i lavori di costruzione.

in cui le insegnanti e i bambini erano costretti a fare lezioni: stipati in classi 3m per 3m in 25\30, con il tetto in eternit, il caldo, l’odore della latrina sul retro che aromatizzava l’ambiente, no però questo l’abbiamo già scritto nel progetto ed è stato pubblicato sul sito. Uffa… 1:24 forse potrei parlare di come per caso ho scoperto la realtà di Sogeani… buona idea… 1:25 circa un anno fa andai a Makunduchi per fermarmi lì una settimana avevo bisogno di stare da solo ero in un momento di piena ricerca stavo prendendo sempre più coscienza della mia scelta di vita ma avevo bisogno di qualche risposta in più, mi feci ospitare dal capovillaggio. Eravamo in pieno ramadam e quindi decisi naturalmente di farlo, per rispetto. La mia giornata si svolgeva in questo modo: la mattina giravo con Hassan, un vecchio insegnante in pensione, visionavamo tutte le scuole ricordo queste splendide passeggiate attraverso la verdissima Makunduchi la terra rossa le piantagioni di banane le chiacchierate con Hassan gli incontri con gli


abitanti la pace il silenzio. Fu proprio in una di queste passeggiate che arrivammo alla scuola di Sogeani appena vidi la situazione pensai che avremmo potuto fare qualcosa e feci la mia relazione da presentare a Nicolò e Manuela. Il resto della giornata lo trascorrevo in casa il digiuno si faceva sentire però allo

stesso tempo mi aiutava nell’analisi interiore domande tipo… Aspetta non va bene troppo personale… Orpolina orpoletta e adesso...? 1:40 pausa. 2:03 ci siamo, potrei parlare di Kaunda e della squadra di fundi (operai) che oramai lavorano con noi da un po’, abbiamo costruito insieme la guesthouse, l’asilo di Uzi e ora Sogeani. Potrei parlare delle metodologie di lavoro su come pur in mancanza di strumenti che normalmente si usano in Italia riescano ad ottenere un ottimo risultato e inoltre della velocità con cui hanno costruito il nuovo asilo terminando i lavori con tre settimane d’anticipo. Oppure potrei parlare del rapporto di amicizia che ho instaurato con Kaunda (capo mastro) e con gli altri ragazzi, la fiducia reciproca che si è creata e soprattutto la consapevolezza da parte loro del perché Why fa queste opere… Sì però non so se può interessare questa cosa… Disastro ho sonno e domani devo per forza consegnare l’articolo… 2:04 vado in bagno… 2:07 ho trovato l’ispirazione! Posso parlare di

come la comunità di Makunduchi abbia collaborato attivamente, su come hanno messo a disposizione una cuoca e un posto per dormire a Kaunda e i suoi ragazzi che arrivano dalla città, su come abbiano scavato la fossa biologica per il bagno, su come installeranno il contatore elettrico che porterà la corrente al nuovo asilo, su come stanno preparando l’inaugurazione del 20 ottobre… alt… alt… alt …è una sorpresa…!! 2:09 sconforto… 3:32 ma perché non ci ho pensato prima! Era ovvio, potrei parlare di Franco e degli amici di Napoli perché è ancora grazie a loro se siamo riusciti a dare un nuovo asilo a questi 130 bimbi e le loro insegnanti e poi potrei parlare del legame che ho con Napoli e le similitudini che ritrovo qui a Zanzibar e i racconti di mio padre sulla Napoli anni 50… Sto vaneggiando… 4:33 mi arrendo, non so che fare, vado a letto… Eper fortuna che si dice che la notte porta consiglio. Qui la notte è praticamente finita e l’unico consiglio buono che ho tratto è che forse è meglio che il giornalino lo lasci scrivere a chi ne è in grado. da WHY Zanzibar | Francesco |

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>> IDEE PER IL Futuro… ECCO I PROSSIMI PASSI >> Regione Trentino Alto-Adige Scade il 30 settembre il bando presso la Regione Trentino Alto-Adige. WHY chiederà un contributo per la realizzazione della scuola professionale. >> Provincia Autonoma di Trento: Scade il 15 ottobre il bando presso la PAT. Due i progetti che WHY presenterà, uno di educazione allo sviluppo e uno di cooperazione internazionale. Inaugureremo presto il settimo asilo a Sogeani, ma mentre fervono i preparativi per la festa del 20 ottobre, sono a buon punto anche altri due nuovi grossi progetti che ci impegneranno prossimamente. Il primo riguarda la realizzazione di una scuola professionale, un luogo dove i ragazzi piu’ grandi potranno imparare un mestiere ed esercitarsi, ci sara’ anche un convitto per chi viene da lontano, ed un luogo per ospitare i volontari che verranno impiegati nelle varie attività. Il secondo progetto riguarda invece il potenziamento della guest house per accogliere turisti responsabili, persone che vogliono approfittare di una vacanza non solo per conoscere nuovi luoghi, ma anche per entrare delicatamente in contatto con le persone del posto, per conoscere da vicino una realtà diversa, scegliendo una proposta solidale come la nostra. Visita il sito della nostra guest house: http://mubaguesthouse.wordpress.com

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In Italia invece vorremmo migliorare il percorso di preparazione dei volontari che decidono di partire con noi nei campi lavoro, per fare questo organizzeremo nei prossimi mesi un grande incontro aperto a tutti per stare insieme e conoscerci meglio e per accogliere nuove idee per il futuro. >> Fondazione Aiutare i Bambini Si rinnova anche per quest’anno l’impegno di WHY con la FAIB. Beneficiari dell’intervento i bambini di Charawe e Jambiani. Per saperne di più visita il sito www.aiutareibambini.it >> Altri progetti Vista la risposta positiva alla nuova attività di WHY Zanzibar, il prossimo intervento vorrebbe sviluppare l’idea con la realizzazione di una nuova guest house, sempre a Jambiani. L’idea è di assicurare il futuro agli asili mediante la creazione di un’altra attività generatrice di reddito. Il ricavato della guest house, al netto delle spese, andrà a finanziare gli asili che WHY sostiene.


>> NON SOLO ZANZIBAR… IL VOLONTARIATO A CASA ITALIA TRENTO Il 2009 è stato un anno intenso e pieno di novità anche per la sede di Trento. La parte “nascosta” di WHY ha infatto lavorato molto per realizzare i progetti che molti hanno potuto conoscere e vivere a Zanzibar. L’anno è iniziato con un incontro del direttivo “allargato” - Trento e Zanzibar insieme, a Trento - per pianificare le attività e i progetti dei mesi successivi. Molti gli argomenti affrontati, nel poco tempo disponibile, ma con grande entusiasmo e impegno da parte di tutti: il nuovo asilo, la guest house, l’ormai famigerato “metodo per fare i conti del dottor Tentori”, solo per citare i principali. In inverno è anche arrivata l’attesa visita di Juma: una grande occasione per far conoscere al nostro collaboratore l’altra faccia di WHY, e per permettere ai tanti amici che da tempo ci sostengono, e che magari non sono mai potuti scendere a Zanzibar, di trascorrere del tempo anche con lui. Incontri presso diversi asili, serate informative, viaggi su e giù per l’Italia: un programma fitto e variegato aspettava Juma al sua arrivo! Poi è stata la volta della preparazione dei volontari, che ha visto il gruppo di Trento impegnato nella pianificazione dei vari appuntamenti e che hanno portato all’incontro di due giorni a Lavarone. Un momento molto importante per le persone in partenza: ha infatti dato loro la possibilità di conosceersi, guardarsi in faccia, vedere i volti - che così non sono più stati solo semplici nomi su una lista di chi li avrebbe affiancati nelle 3 settimane a Zanzibar, scambiarsi idee e preoccupazioni (che ci sono sempre prima di partire… salvo poi scoprire che… tutto viene da sé!). Giocare insieme, ballare in gruppo, parlare un po’ di sé ai futuri com-

pagni attraverso semplici pezzi di foto incollati tra loro, mangiare alla stessa tavola e dormire nella stessa casa - anche se solo per due brevi giornate, e anche se possono sembrare, ad un primo frettoloso giudizio, attività leggere e di poco conto - premettono a persone sconosciute tra loro, di provenienza e di età tanto diverse, di gettare le prime basi per il necessario spirito di squadra che tanto aiuta e sbalordisce poi nelle settimane del campo. Per i prossimi mesi molto bolle in pentola in casa WHY Trento, e si attendono voglia di partecipare e idee da realizzare insieme!

... E ALTROVE? Tantissime sono state le iniziative nate e realizzate da volontari e amici in tutta Italia. Partendo dal grande Franco, attivissimo e instancabile amico di Napoli, passando per i calendari di Roma, la cena di Verona, i dvd fiorentini, l’incredibile giornata con Juma alla Bocconi organizzata dagli amici di Milano, i piovosi mercatini organizzati in Trentino… Tanti tanti amici ci hanno aiutato! E anche da questa pagina rinnoviamo l’invito a raccontarci cosa combinate, sparsi per la penisola!

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>> Prossimi appuntamenti >> Zanzibar, 6-28 ottobre: campo volontari autunnale Saranno 8 i partecipanti del prossimo campo che si terrà a Jambiani dal 6 al 28 ottobre. Tra la fine di settembre e i primi di ottobre si terranno gli incontri preparatori presso la sede a Trento. >> Zanzibar, 17 ottobre 2009 Micheso ya watoto Manca davvero poco, e non vediamo l’ora. Mercoledì 9 settembre ci sono state le prime prove dello spettacolo teatrale… Belli sti bimbi attori, belli sti piccoli orsi, bello tutto! Sarà anche l’occasione per rivedersi in tanti, volontari, amici, soci, simpatizzanti… Gira voce che verranno montate delle tende… Ne vedremo delle belle… Non mancate! >> Zanzibar, 20 ottobre: inaugurazione del nuovo asilo di Sogeani Presto i bambini di Sogeani avranno un nuovo asilo… Bello, luminoso, colorato, radioso, grazie a Franco e agli amici campani! >> Trento, incontri per i volontari Va bene, lo sappiamo... Manca il mare, manca la luna, manca la magia... Ma anche a Trento WHY ha bisogno di partecipazione, proposte, voglia di spendersi un po’! Dobbiamo sviluppare idee e progetti per i prossimi mesi

e per l’anno prossimo: raccolta fondi, informazione, preparazione dei volontari 2010… E naturalmente accogliere nuove proposte e iniziative. Le idee sono tante, ma in pochi si fa poco. Per questo abbiamo bisogno di sostegno e aiuto: il volontariato non se ne va con la marea! Ci troviamo il martedì alle 18.00 presso la sede a Trento. >> E nel resto d’Italia? Toc toc!! Non solo Zanzibar, non solo Trento… WHY è una grande famiglia allargata... Splendide persone da ogni parte d’Italia hanno partecipato e partecipano tutt’ora, in un modo o nell’altro, alla realizzazione di questo grande progetto che è WHY. Con questa “nuova edizione” del giornalino vorremmo dare voce e spazio a tutti coloro i quali abbiano voglia - una volta tornati a casa - di continuare a regalare un po’ del loro tempo e qualche buona idea per WHY. Nei mesi e negli anni passati abbiamo visto grande impegno e passione a Napoli, gustato in ottima compagnia una bella cena a Verona, ci son state iniziative in Lombardia, in Piemonte, a Roma… Difficile qui nominarle tutte. Ora parecchie cose bollono in pentola in Toscana… Questo spazio è anche per tutti voi: partiti, partenti, sognanti… Scrivete!

Per contribuire al diario: diario@whyinsieme.org >> 14


>> Come aiutarci in Italia Sono molte le iniziative che vedono protagonisti i volontari di WHY onlus anche in Italia. Lo scopo e’ quello di testimoniare le ingiustizie provocate da una globalizzazione soprattutto economica che non tiene conto dei diritti universali degli individui. Attraverso la campagna del millennio i Paesi ricchi si erano impegnati a risolvere entro il 2015 i problemi dei Paesi in via di sviluppo legati all’istruzione, la salute, la nutrizione. C’e’ ancora molto da fare, ed il tempo stringe. In questa rubrica vorremmo segnalare di volta in volta le iniziative piu’ interessanti, come quella di Alberto, in vacanza a Zanzibar la scorsa primavera, che ha conosciuto casualmente, li sul posto, le attivita’ di WHY.

Una volta rientrato ha deciso di sostenere il nostro impegno attraverso la produzione di un DVD di immagini che raccontanto la vita nei villaggi e nelle scuole della parte meridionale dell’isola. Vorremmo preparare anche una mostra fotografica da allestire nelle scuole, vorremmo realizzare dei filmati nelle scuole dei villaggi nei quali operiamo, ma chiunque puo’ collaborare con noi organizzando anche semplicemente un mercatino, una serata di diapositive o altro. Aiutaci anche tu a sostenere le attivita’ di WHY onlus, se hai delle idee contattaci scrivendo una email a info@whyinsieme.org.

>> Riferimenti WHY WHY – a World Home for Youth e’ una associazione onlus di volontariato internazionale con sede a TRENTO, iscritta all’albo provinciale delle organizzazioni di volontariato con decreto n.19 del 12.7.2005, Provincia autonoma di Trento. Ha come caratteristica quella di ESSERE in un LUOGO. In questo luogo mette una CASA. Attorno a questa ruotano i GIOVANI. Ecco il nome WHY: casa mondo bambino. Ci siamo come CASA, ci siamo per VIVERE, ci siamo per COOPERARE CON.

WHY e’ un’associazione di persone che mettono al centro della loro vita “esserci”. Esserci come tempo, attenzione, condivisione e responsabilita’. PER SOSTENERCI: (GRAZIE!) Conto corrente bancario: “WHY onlus” - Cassa Rurale di Trento, IBAN: IT45 J083 0401 8170 0001 6317 342 Conto corrente postale: “WHY onlus” - C/C 82877499 Carta di credito online: seguire le istruzioni sul sito www.whyinsieme.org CONTATTI Per ogni informazione riguardante WHY potete: Leggerci: www.whyinsieme.org Scriverci: info@whyinsieme.org Chiamarci: 347 822.4608 Siamo a Trento, Corso 3 novembre 116

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grazie a tutti voi dallo staff di why!


WHYDiario14_settembre2009