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CreativitĂ italiana per un mondo di idee

150% creativitĂ 150 idee per la comunicazione 150 soluzioni per le imprese 150 grazie a tutti i nostri clienti

www.iabadabadu.it


Questo termine siamo abituati a legarlo al web, alle applicazioni, all’hi-tech; certo, ma non solo! Connettersi significa anche riuscire a fare rete per realizzare una vera e propria promozione integrata

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a Novembre Why Marche ha iniziato a suggerirvi un cammino alternativo, conducendovi alla scoperta di tante piccole realtà, curiosità, eccellenze nascoste nel nostro territorio. Abbiamo fatto da cassa di risonanza alle idee e alle politiche delle nostre Istituzioni. Stiamo cercando di farvi conoscere meglio gli atenei della Regione, dove studiano i nostri giovani e dove si forma, dunque, il nostro futuro. Vi abbiamo parlato delle nostre tradizioni e di come sono cambiate nel tempo, passando dalle vergare all’iphone. Vi raccontiamo le storie di personaggi Maria Pettinari famosi oppure di sconosciuti, ma dalla voce forte e profonda che vogliamo ascoltare e farvi ascoltare. Abbiamo riassaporato insieme a voi la ricchezza dell’arte e della cultura marchigiana. E tutto questo continuiamo e continueremo a farlo. Ma come vi abbiamo sempre detto, lavoriamo di mese in mese per darvi qualcosa in più. E allora, come vi avevamo promesso all’interno della Digital Edition pubblicata on line il 22 Febbraio, avete adesso la possibilità di scaricarvi la nuova applicazione per iphone e ipad e leggere Why in maniera veramente interattiva. E poi…Why Connection! Cos’è? Fra i nostri obiettivi c’è quello di creare una rete con gli attori del nostro territorio, ma soprattutto di rappresentare il canale preferenziale nel quale, di volta in volta, sottoporre ai nostri lettori una specificità del nostro territorio. E in questo numero abbiamo deciso di proporvi un inserto particolare, da staccare e conservare, che troverete proprio al centro del Magazine. Un dossier sul mondo dell’agroalimentare marchigiano, raccontato dalle voci dei protagonisti di due delle nostre province che anno dopo anno investono, studiano, lavorano per trovare nuovi canali di promozione non solo e non tanto dei singoli prodotti, quanto dell’immagine della nostra Regione nel suo insieme: una terra declinata al plurale la nostra, che finalmente sta cominciando a parlare un’unica lingua perchè questo è l’unico modo per essere più forti non solo sul territorio regionale e nazionale, ma soprattutto all’estero. WM

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La musica dalle Marche

AGORA’ 6 · Comunicare alla Tangherlini ARREDAMENTO 10 · Istantanea del settore del mobile 12 · Ernestomeda: storia di un grande marchio marchigiano CONSUMATORI 14 · Energia, per saperne di più

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FORMAZIONE 16 · Una scuola di lingue … giovane! 18 · Come si diventa operatore socio sanitario? 20 · Un nuovo concetto di Università IMPRESA 21 · Ancora sulla cresta dell’onda INTERNAZIONALIZZAZIONE 22 · Vietnam: una nuova opportunità 24 · Dalla Palestina TURISMO 25 · Alla scoperta di… 26 · Il merletto a tombolo lo trovi solo ad Offida!e cos’altro? AMBIENTE E ENERGIA 28 · Il “tesoro” della Sentina 35 · Il progetto Sportello Energia

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N° 03 - Marzo 2011

www.whymarche.com Direttore Responsabile: Maria Pettinari m.pettinari@whymarche.com REDAZIONE Caporedattrice: Eleonora Baldi e.baldi@whymarche.com Responsabile di redazione Paola Solvi p.solvi@whymarche.com Responsabile Marketing Raffaella Scortichini r.scortichini@whymarche.com Direttore Artistico Silvio Pandurini s.pandurini@whymarche.com

Vietnam.

FOLKLORE 36 · Una sorpresa nel duomo di Osimo 38 · Ricordar Cantando

Responsabile Fotografia Massimiliano Fabrizi m.fabrizi@whymarche.com Editor Riccardo Maria Barchiesi Claudia Cinciripini Giampaolo Paticchio Michela Marconi Maila Chianciani Roberto Ricci Sara Bolognini Sara Schiarizza Fabio Curzi Omar Cafini

INNOVAZIONE 40 · Referenze in un clik

UNIVERSITA’ 41 · Dopo il diploma, lavorare o studiare? ISTITUZIONI 45 · Giovani e donne: tante idee ma pochi soldi

Hanno collaborato Marco Bartoli Ammar Hamadneh Claudio Giarrusso Manila Salvatelli Cristiano Scarpa Marinella Martelli Loredana Baldi Antonio Lazzarini Oliver Mariotti

SALUTE E BENESSERE 48 · L’importanza di sentirsi belle

Progetto grafico: www.eraworks.com

ARTE E CULTURA 50 · Un cameranese Megalomane 52 · Parliamo di Carboneria Letteraria 54 · Un paese da vendere

Casa Editrice: Theta Edizioni Registrazione Tribunale di Ancona n° 15/10 del 20 Agosto 2010 Sede Legale: Via Villa Poticcio 22 60022 Castelfidardo - Ancona Tel. 0712115265 Fax 07125047377 www.thetaedizioni.it - info@thetaedizioni.it

HI-TECH 56 · Anche il curriculum va in rete

Stampa: Via Le Brecce - 60025 Loreto (AN) Telefono 071 974 75 11 - Fax 071 750 00 92 www.tecnostampa.it - info@tecnostampa.it

MODA 58 · I nuovi look primaverili LUDICA 60 · Chi ha paura del buio? Le Marche agroalimentari, tanti idiomi ma una sola, unica lingua: il marchigiano

PERCHE? 62 · Florìda o Florìda? 65 · La voce della valle

Abbonamenti: Per informazioni contattare il servizio abbonamenti Tel. 0712115265 abbonamenti@whymarche.com

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ERRATA CORRIGE In merito all’articolo pubblicato sul n. 2 di Why Marche, alle pagg. 54-55, la Wt Motors intende precisare che tutti i veicoli elettrici cui ci si riferiva nel testo sono prodotti da Elettra, società recentemente nata dalla sinergia tra la Wt Motors, produttrice di veicoli da trasporto leggero, ed Energy Resources, leader nel fotovoltaico e nelle energie alternative. La Wt Motors si è occupata dell’ingegnerizzazione dei veicoli elettrici, mentre Energy Resources-Green Mobility provvede alla loro commercializzazione.

Chiuso in redazione il 06 Marzo 2011 COPYRIGHT THETA EDIZIONI TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI. NESSUNA PARTE DI QUESTO MENSILE PUO’ ESSERE RIPRODOTTA CON MEZZI GRAFICI, MECCANICI, ELETTRONICI O DIGITALI. OGNI VIOLAZIONE SARA’ PERSEGUITA A NORMA DI LEGGE. per qualsiasi informazione

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Un da illust Parlare con Mirco Tangherlini è come essere attraversati da un flusso continuo di idee e creatività, ricordi degli inizi e sguardo verso il futuro. Con un’unica costante:

senza passione non si può disegnare, non si può comunicare, non si può creare.

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a cura di

Eleonora Baldi

strare ogni giorno o letto attentamente la presentazione del tuo studio; ricorre spesso sotto vari aspetti la “storia”, se così possiamo dire, di un foglio bianco. Che cosa rappresenta per te questa metafora? Quando hai deciso che questo sarebbe stato il tuo modo di riempiere quel foglio bianco? “Nella mia idea la metafora del foglio bianco identifica ciò che ci troviamo ad affrontare ogni giorno nel nostro lavoro. Si parte sempre dal “bianco” per realizzare un marchio, per analizzare le richieste, per trovare le risposte più adatte. Nel mio caso mi trovo spesso di fronte a due fogli bianchi: uno nel caso in cui mi si chieda di elaborare un progetto di comunicazione, l’altro nel caso in cui debba procedere alla realizzazione di un’illustrazione editoriale. In queste due situazioni a fare la differenza sono soprattutto le tempistiche a disposizione: nella prima ipotesi la realizzazione è più lenta, c’è tempo per correggere, per confrontarsi con il committente, per aggiustamenti successivi; la seconda richiesta deve essere evasa in giornata.

Attualmente collaboro con alcuni quotidiani nazionali quali la Gazzetta dello Sport, il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, che mi commissionano lavori “veloci”; in questo caso non ho la possibilità di sbagliare, una volta riempito il foglio non c’è tempo per tornare indietro.

Comunque mi piace molto anche l’idea di foglio bianco che mi suggerisci tu, quello della mia carriera artistica e professionale riempito pian piano nell’arco del tempo. A volte l’idea di partenza racchiude tante altre sfumature e spesso è proprio il “pubblico” che si trova a interpretarla che me le suggerisce. Il mio foglio bianco, comunque, l’ho riempito prevalentemente di curiosità e passione. Mi sono circondato di collaboratori dalla spiccata professionalità e con loro ho instaurato un processo di confronto continuo e molto produttivo; ho creato rapporti umani prima che “commerciali” con i miei clienti.

Il mio obiettivo, ora quasi raggiunto, è creare una struttura qualitativa da poter mettere a disposizione dei committenti, anche di quelli che hanno un budget limitato ma comunque tante idee in testa da realizzare insieme. Per ciò che riguarda l’illustrazione editoriale, dal 1996 collaboro con tutte le più grandi testate italiane e straniere (Svizzera, Spagna, Francia, Austria, Gran Bretagna).” Non ti faremo la solita domanda: che cosa fa la Tangherlini Comunicazione, ma andiamo più in profondità … che cosa È la Tangherlini Comunicazione? “La prima risposta a cui penso è: un gruppo di professionisti che lavorano bene insieme. Nel nostro studio interagiscono due diverse aziende, lo Studio Tangherlini per quanto concerne la parte editoriale e la Tangherlini Comunicazione Creativa. Lavorare in team è la nostra forza; cerchiamo di decidere insieme ogni cosa, ci confrontiamo sui vari progetti e proprio grazie ad un brain storming continuo riusciamo ad avere dei validi risultati. Insieme abbiamo cercato di individuare un punto di saturazione per quanto riguarda le commissioni da accettare: questo ci permette di fornire sempre un servizio ottimale. Abbiamo alcuni grandi clienti che costituiscono il grosso del budget con i quali abbiamo istaurato un rapporto di stretta collaborazione e ai quali siamo in grado di garantire professionalità dedicate. Il nostro maggior vanto è dato dai feedback positivi che riceviamo. Anche la modalità con cui ho scelto i miei collaboratori non si basa solo sul curriculum, ma anche sulla sensazione a pelle che si riceve nel momento dell’incontro: non è tanto importante cosa si sa o cosa si sa fare perché di tempo per imparare ce n’è sempre, piuttosto mi interessa il modo in cui ci si relaziona e si interagisce. Il flusso di idee tra le pareti del nostro studio deve essere continuo e per questo non ci sono stanze, non si lavora a compartimenti stagni. Solo così si può progettare in modo creativo. I nostri lavori migliori e quelli più innovativi come “QR City” sono nati in questo modo. Insomma, tornando alla domanda iniziale, l’agenzia Tangherlini si potrebbe definire una “factory creativa”.”

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Perché hai deciso di rimanere a creare qui nelle Marche e non ti sei invece spostato nei grandi centri come Roma o Milano? “Sono stato a Milano per quasi due anni; è una bellissima città e ci torno spesso con piacere, ma non ci lavorerei. Troppa pressione, troppa competizione, non sempre sana e “sportiva”, all’interno delle redazioni. Il mio concetto di lavoro implica un fluire libero di idee, un ambiente collaborativo. Di questo mi sono reso conto nell’estate tra il 1995 e il 1996. Ero ai miei primi rapporti con mondo della grande editoria e non riuscivo a capire perché ci fosse l’assurda abitudine di commissionare illustrazioni la sera per la mattina, non come eccezione ma come regola. Il direttore artistico della testata con cui collaboravo mi disse che il modo migliore per capire le sue esigenze era quello di trascorrere una settimana all’interno della redazione di Milano. E così ho passato la mia estate in redazione, potendo comprendere da vicino il perché di ritmi così serrati. Certo, dal punto di vista delle occasioni professionali avere la propria sede in città come Milano o Roma dà delle possibilità infinitamente maggiori; ma il mio caso, sicuramente non l’unico, dimostra come anche rimanendo nelle Marche e sfruttando le nuove tecnologie di connessione si possa arrivare in alto. L’importante è fare con serietà il proprio lavoro e metterci tanta passione e voglia di imparare.”

Che cosa significa fare comunicazione in una regione come la nostra?

“Le nostre aziende in realtà hanno un problema che in modo simpatico potrei definire “milanesite”: spesso la professionalità delle agenzie di comunicazione nostrane non viene ritenuta all’altezza di quella delle nostre cugine milanesi. Spesso le aziende marchigiane dotate di grandi budget pensano, sbagliando, che i migliori investimenti in comunicazione possano essere destinati solo ad elefantiache agenzie di fama nazionale. Potrei fare parecchi esempi di questo atteggiamento, uno di quelli più esaustivi è rappresentato dal colloquio sostenuto con il responsabile di un’azienda marchigiana al quale chiesi come mai quando noi avevamo proposto le stesse modifiche in tema di comunicazione che poi avevano suggerito anche i nostri competitor milanesi, non ci era stata data udienza. La sua risposta fu esemplificativa: “Il budget stanziato per questa operazione è molto alto; se sbagliano qualcosa da Milano, nessuno si lamenta. Ma se io consiglio di seguire le vostre direttive e poi si rivelano sbagliate dovrei risponderne personalmente!”. Il nostro lavoro applicato al mercato del marketing e della comunicazione è sempre molto accurato, prima di realizzare un marchio o una campagna eseguiamo dettagliate analisi di mercato e di posizionamento, senza dimenticare mai l’importanza del brand e della sua percezione. A volte è difficile far “passare” il fatto che solo con questo metodo si arriva alla realizzazione di un progetto valido, che rappresenta al meglio l’azienda committente. Anche quando non ci viene espressamente richiesto il nostro standard di analisi è sempre elevato, spesso questo non ci viene riconosciuto ma riteniamo i nostri elaborati debbano sempre soddisfarci a prescindere dal budget a disposizione. Per noi il “piacere” di occuparci di un progetto “stimolante” viene sempre prima dell’aspetto legato al puro guadagno e proprio per questo “scegliamo” i nostri clienti in base alla loro voglia di interazione e al rispetto che dimostrano per il nostro lavoro.” Quanto ti ha arricchito venire a contatto e allo stesso tempo essere riconosciuto da realtà importanti italiane e straniere? “L’arricchimento maggiore per me è stato la possibilità di frequentare alcuni ambienti. Ho imparato negli anni a non avere “timore reverenziale”

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verso persone professionalmente più in alto di me, ma ad utilizzare la possibilità di confrontarmi con loro per imparare cose nuove. Collaborando con il settimanale Panorama, ad esempio, una delle mie collaborazioni più longeve, ho avuto modo di rapportarmi con tanti direttori molto diversi tra loro nel concepire la realizzazione di un magazine, da ognuno di loro ho “assorbito” idee, visioni alternative, capacità di sintesi. Ho compreso l’importanza del direttore artistico, poiché nelle sue mani un giornale può diventare interessante ma anche carta straccia; ho capito inoltre come diventare un “collettore” di creatività, cioè un filtro per ogni cosa che pretende di riempire una pagina: coordinando tutti gli elementi della grafica si restituisce al lettore il gusto di leggere un prodotto gradevole e armonico.

I rapporti con le testate internazionali si sono attivati nel momento in cui queste, viste le immagini prodotte dal nostro studio per alcuni giornali italiani, ci hanno chiesto i diritti per poterle utilizzare sulle loro pagine. A volte il rapporto si è evoluto e allora abbiamo realizzato illustrazioni ad hoc, questo è successo ad esempio con “Il caffè”, pubblicazione svizzera, “Ok salud”, testata spagnola, per la “Bild” tedesca e per “Wired” UK. Il modo di lavorare con queste realtà è lo stesso che con le case editrici italiane e si può dire lo stesso per il gusto dei lettori, quindi lo standard dei nostri lavori è praticamente il medesimo. Fino a qualche anno fa la richiesta prevalente era quella di realizzare immagini in 3D, poi Wired ha rivisitato il gusto per le immagini “fumettate”, bidimensionali, per le icone. Oggi ci si è già stancati del minimalismo estremo e penso che a breve ritorneremo al 3D anche se più “pulito”. Tra le tante testate cui contribuiamo ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, vantiamo due collaborazioni eccellenti: NATURE, una delle più prestigiose testate scientifiche del mondo, per cui abbiamo realizzato una copertina qualche mese fa e il Laboratorio Internazionale di Robotica con sede a Losanna.” Tra i tanti che hai raggiunto, qual è stato il traguardo che ti ha dato maggiore soddisfazione? E quale altro limite invece non vedi l’ora di poter superare? “Tutto quello che ho fatto fino a questo momento è stata una conquista. In editoria ogni nuovo cliente che acquisisco è importante. E la cosa che sempre mi ha dimostrato che sapevo fare il mio lavoro era la “fortuna” di non dovermi andare a cercare i committenti, venivano loro da me e lo fanno tutt’ora! Per anni ho acquisito clienti con il passaparola. Panorama è stato il mio primo grande committente. Il direttore di allora aveva bisogno di una figura in grado di lavorare con il programma Illustrator e che fosse specializzata in illustrazioni anatomiche, appunto la mia formazione. Ho accettato e da lì in poi il cammino è stato ricco di soddisfazioni, ho saputo dimostrare che sapevo fare anche altro. Per un lungo periodo il mio studio è cresciuto a macchia d’olio, fin quando il mercato editoriale, e non solo, ha attraversato un momento di contrazione. Ora il marketing e la comunicazione rappresentano la parte preponderante del mio lavoro; con i miei collaboratori stiamo operando bene e acquisiamo sempre più contatti (quelli che ci piacciono): questo è il termometro del buon lavoro fatto da parte nostra.” WM


UN PO’ DI

TANGHERLINI Non solo brochure: la Tangherlini Comunicazione Creativa cerca sempre nuovi modi per farsi conoscere da potenziali clienti e per tenere aggiornati e incuriosire quelli già conquistati. L’ultima idea è di una brochure/rivista (ComunicAzione) che sarà inviata bimestralmente e all’interno della quale saranno trattati argomenti che toccano da vicino le esigenze comunicative di ogni azienda, informando su quello che l’agenzia Tangherlini realizza e che la rende diversa dai concorrenti; ad esempio alcuni argomenti trattati nel primo numero sono: come muoversi nel variegato universo della comunicazione, come utilizzare le nuove potenzialità del marketing 3.0, la tecnica del rendering e le potenzialità di un’illustrazione personalizzata; Ke Spille: portale che mostra e commercializza le realizzazioni prodotte dall’agenzia Tangherlini: propone un nuovo modo di fare comunicazione con un oggetto piccolo e simpatico che può essere visto come un vero e proprio strumento di marketing virale; Rendering: i costi da supportare per realizzare servizi fotografici in sala di posa sono quasi proibitivi, a meno che non si sia dei maghi del rendering! In questo caso si possono realizzare le stesse ambientazioni ma in maniera virtuale, grazie alla collaborazione di tre architetti e di fotografi che si occupano delle luci, oltre ovviamente a modellatori 3D specializzati e ad una sapiente direzione artistica. Il prodotto finale è spesso migliore di quello “fotografico” perché molte di più sono le situazioni sceniche che si possono attuare e perché si ha la possibilità di elaborare cataloghi inserendo prodotti ancora da realizzare, sfruttando la possibilità di testare il mercato prima di partire con la produzione;

www.tangherlini.it

Sito ufficiale: è il collettore di tutte le attività dell’agenzia, marketing, design, comunicazione, grafica, web, illustrazione e ogni altra novità ritenuta interessante.

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Il settore del mobile in Italia ha risentito fortemente della crisi economica e finanziaria globale. L’ultimo biennio è stato molto difficile per le imprese mobiliere che hanno registrato un calo della produzione, dell’export e dei consumi a doppia cifra. In particolare nel 2009 il valore della produzione complessiva è sceso di oltre il 15% a prezzi correnti, trainato soprattutto da una forte contrazione delle esportazioni.

In lento cammino verso a cura di

Sara Paoletti CSIL

Una fotografia del settore del mobile in Italia e nelle Marche: dalla crisi si sta uscendo

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er il 2010 ci si aspetta una ripresa molto timida, che purtroppo non sarà sufficiente a ripristinare i livelli di fatturato ante-crisi, mentre per il 2011 lo scenario previsionale per il settore in Italia risente nuovamente dell’incertezza che contraddistingue l’economia a livello mondiale. Sul fronte dei consumi nazionali di prodotti di arredamento, nel 2009 si è registrato un decremento superiore al 10%, corrispondente ad una perdita di fatturato a prezzi al pubblico pari a poco meno di duemila milioni di Euro. Le famiglie italiane, con un reddito minore a disposizione, hanno ridotto il budget da destinare ai mobili, rimandando ove possibile l’acquisto nel tempo. Secondo un’ indagine condotta ad aprile 2010 su un campione di 100 distributori di mobili, i consumatori che hanno speso in beni per la casa nel corso del 2009 e del 2010 si sono dimostrati molto più cauti e prudenti negli acquisti, sia in termini di volumi di spesa che di qualità della stessa, con un conseguente slittamento dei consumi sulla fascia di prodotti più economica, sugli articoli ritenuti davvero indispensabili e su quelli a minor valore unitario. La situazione economica generale e il modificato comportamento d’acquisto dei consumatori, si sono riflessi negativamente anche sulla rete distributiva. I dettaglianti tradizionali, maggiormente orientati verso un’offerta di fascia medioalta, hanno registrato una flessione delle vendite superiore alla media, mentre le catene mobiliere con una gamma di primo prezzo hanno evidenziato un

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rallentamento molto più modesto, attribuibile peraltro più ad un calo dei prezzi al pubblico che non ad un effettivo rallentamento dei volumi di vendita. Il peso della Grande Distribuzione Organizzata nel settore è di conseguenza cresciuto anche nel 2009 arrivando a sfiorare il 25%. Tale dato conferma un trend in atto già da molti anni se si tiene conto che nel 2000 il valore delle vendite che confluiva nelle catene mobiliere e nei franchising era di appena un 10%.

I MOBILI ITALIANI E MARCHIGIANI NEL MONDO

Le imprese marchigiane hanno esportato mobili per circa 475 milioni di euro nel 2009, quasi un 30% in meno rispetto al 2008, contribuendo comunque ad un 6,5% dell’export di mobili italiano. La metà di tale valore è stato generato dalla provincia di Pesaro, un quarto dalle imprese operanti nella provincia di Ancona.

I mercati di sbocco delle esportazioni marchigiane di mobili sono speculari a quelli delle altre italiane in generale. La Russia, fino al 2008, rappresentava il principale partner commerciale della regione Marche, assorbendo un valore di mobili pari ad oltre 80 milioni di euro. Dopo il crollo delle vendite nella Federazione Russa registrato nel 2009, Francia e Germania sono diventate il primo e secondo mercato di riferimento per la regione. Tra le manifestazioni fieristiche internazionali del settore mobile-arredamento che vedono come protagoniste le imprese italiane e marchigiane, si possono citare IMM Colonia, MAISON & OBJET Parigi, I SALONI Milano e I SALONI WorldWide, INDEX Dubai e Mumbai, FURNITURE CHINA Shanghai e MEBEL Mosca. WM


E NELLE MARCHE?

o la ripresa

Sara Paoletti

La produzione di arredamento per la casa, l’ufficio e il contract rappresenta da molti anni un fiore all’occhiello dell’economia marchigiana. Con circa 1700 imprese ed oltre 18.000 impiegati nei diversi comparti del settore. Secondo gli ultimi dati disponibili, l’industria del mobile contribuisce ad occupare quasi un 10% degli addetti nel manifatturiero della regione Marche.

Uno dei maggiori ambiti di specializzazione è il comparto dei mobili per cucina, che impiega più di 3500 addetti in circa 80 imprese, molte delle quali sono leader di mercato in Italia e godono da anni di una fama internazionale (basti pensare al Gruppo Scavolini e a Lube ai primi posti della classifica dei produttori italiani, ma anche a Berloni o Desi che comunque vantano un fatturato molto importante). Di un certo rilievo è anche il segmento dell’arredamento per uffici e negozi, con oltre 200 aziende attive e anche in questo caso più di 3000 adetti. Tale comparto ha subito una flessione molto rilevante nel 2009, a causa in particolare di una forte contrazione degli investimenti che ha interessato l’Italia e la maggior parte dei Paesi europei. In generale comunque la produzione di articoli di arredamento sul territorio marchigiano spazia dagli imbottiti (Poltrona Frau è tra le prime 10 imprese per fatturato della regione Marche) alle camere e camerette, dai mobili per il bagno a quelli per l’area giorno. Nonostante l’ampia diffusione delle unità produttive sul territorio, Pesaro e i comuni limitrofi (Montelabbate, Colbordolo, S.Angelo in Lizzola e Fano) sono quelli a più alta densità di occupati nel settore; seguono Treia e Tolentino nella provincia di Macerata, entrambi con oltre 500 addetti. Nella provincia di Ancona spiccano i comuni di Monsano e Camerano, mentre a Monteprandone si registra il più elevato numero di addetti dell’ascolano. WM

Esportazioni di mobili dalle Marche nel primo semestre 2010 e confronto con gli anni precedenti

Mappa delle esportazioni di mobili dalle Marche: principali paesi di destinazione

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Ernestomeda dal 1996 è sinonimo di raffinatezza ed eleganza nel design di alta gamma. Una continua, costante evoluzione e crescita che non si ferma neanche oggi nonostante la situazione contingente che sta colpendo il settore del mobile in maniera pesante.

a cura di

Raffaella Scortichini

“Cerchiamo di curare il design e la qualità dei nostri prodotti all’insegna di una “bellezza” trasversale e personalizzabile. Negli anni abbiamo arricchito la nostra gamma di prodotti che oggi comprendono un’ampia scelta di soluzioni stilistiche. In tempi non sospetti - era il 2007 e si parlava solo di “lusso” non certo di crisi - Ernestomeda ha avuto un’intuizione intelligente: sviluppare internamente, con il proprio reparto Research&Development, un prodotto che pur mantenendo invariate le caratteristiche principali di design e qualità risultasse molto più accessibile nel prezzo. Se pensiamo che Ernestomeda negli ultimi 4 anni è cresciuta mediamente del 12.5%, possiamo asserire che la crisi ha solo rallentato il trend positivo.”

Alberto

ci racc

ernesto

Una storia aziendale che parla di valori forti e consolidati. Ricerca continua, innovazione, cura del particolare, qualità assoluta dei materiali per un prodotto di design a firma Made in Marche, terzo polo produttivo dopo quello della Brianza e di Treviso - Pordenone. “La ricerca è fondamentale per un’azienda come Ernestomeda, che vuole distinguersi per stile, innovazione e sensibilità alle tendenze di design, anche perché la ricerca ci permette di crescere, sperimentare, anche sbagliare. E si tratta di una ricerca a 360° che non verte solo sul prodotto: le cucine sono ambienti complessi, con molti vincoli, soggetti ad alte temperature, a shock termici, ad abrasioni; prima di mettere in produzione un qualsiasi elemento, vengono eseguiti innumerevoli test sia interni che commissionati a laboratori esterni. La nostra ricerca si estende anche ai designer, non solo quelli di fama mondiale ma anche quelli giovani, emergenti, che però possano apportare il valore aggiunto ad un prodotto. Ed è ricerca e sperimentazione continua anche nella comunicazione, per cercare di essere sempre più vicini alle esigenze del nostro pubblico. Lo è infine, anche nell’acquisire nuovi spazi di azione come Ernestomeda Yacht Division, la divisione aziendale specificatamente creata per lo studio dettagliato degli ambienti cucina di yacht, megayacht e navi da diporto.”

L’impegno verso il consumatore: qualità certificata e comunicazione innovativa

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“Ci tengo a sottolineare che Ernestomeda è tra le pochissime aziende ad aver ottenuto le tre certificazioni sulla qualità, sull’ambiente e sulla sicurezza sul lavoro. Questo dimostra che qualità ed efficienza si riflettono anche in un’attenzione globale verso il consumatore, in grado di creare da un lato soluzioni innovative che adempiano ad esigenze estetiche e funzionali proprie del prodotto, dall’altro di tutelarne la soddisfazione con Kitchens’ Care, un’ assistenza garantita che copre per dieci anni la cucina e i suoi impianti elettrici e idraulici. Per quanto riguarda invece la comunicazione, è importante adeguare i nostri strumenti all’evolversi delle strategie di marketing. Ernestomeda ad esempio riconosce un prezioso valore strategico al web. Partendo dalla cura per il sito istituzionale per arrivare alla creazione e gestione di pagine social 2.0. Si tratta di strumenti fondamentali per interagire con il pubblico. Recentemente il nostro sito web Ernestomeda.com, realizzato dall’agenzia Websolute, ha ottenuto un importante riconoscimento a livello internazionale, conferito dalla Web Marketing Association di Boston. È stato molto gratificante, un riconoscimento per il nostro impegno costante e per la nostra propensione alla cura dei dettagli. Siamo una delle poche aziende a rispondere direttamente sui forum e sul nostro profilo Facebook. Comunichiamo giornalmente e in diverse lingue su Twitter, non solo facendo conoscere i nostri prodotti o le nostre iniziative Corporate, ma segnalando temi ed eventi a noi cari come l’arte, il green e il design in tutto il mondo.”


Scavolini

cconta

tomeda

La Mission che rende autorevole questo marchio in Italia e all’Estero.

“La nostra Mission, comune all’Italia e all’Estero, punta sulla crescita e sul consolidamento del business attraverso la realizzazione di cucine di design che rispondano alle esigenze di un pubblico sempre più attento e sensibile alle tendenze e alla qualità intrinseca ed estetica dei prodotti a prezzi concorrenziali. “La Bellezza non è un privilegio” è il nostro claim e sintetizza proprio questo concetto. In Italia, l’obiettivo è quello di potenziare ulteriormente la fitta rete di distributori autorizzati sia multibrand che monobrand di cui già ci avvaliamo. Vorremo anche potenziare la nostra neo-nata divisione Contract che grazie ad una sede dedicata su Milano e ad un’offerta sinora non ha smentito le nostre aspettative. Il nostro spirito è sempre volto all’innovazione e alla sperimentazione, senza perdere mai di vista la qualità di quanto produciamo.”

Attraverso le parole dell’Amministratore Delegato scopriamo chi è e come lavora una delle più grande eccellenze marchigiane del settore

Ernestomeda e il rapporto con i propri designer: che cosa richiede? Quali sono le collaborazioni più prestigiose?

E la comunicazione di Ernestomeda? “Attribuiamo alla comunicazione un grande valore. Per noi comunicare vuol dire raccontarsi, confrontarsi; significa dare un’anima ai nostri prodotti, avvicinarci al nostro pubblico. Nella nostra fascia di mercato abbiamo raggiunto in pochi anni una notorietà che supera il 38% (fonte SWG 2008) di cui andiamo fieri. All’Estero, continua la nostra strategia di aperture monomarca. I nostri flagshipstore più importanti si trovano a Los Angeles, Chicago, Seoul, Barcellona, Saint Rafaël, Cipro, Lugano, Belfast, Palma di Maiorca e nel 2011 prevediamo nuove aperture a Beirut, Il Cairo, Lussemburgo, New York.”

“Dal 1996 ad oggi ci siamo avvalsi della collaborazione di prestigiosi designer. Dai primi anni con Castiglia Associati e Bartoli, alla lunga e fruttuosa collaborazione con Pietro Arosio, al fortunato incontro con Rodolfo Dordoni, a quello più recente con Marc Sadler che nel 2010 ha firmato la nostra new entry Carré ma ce ne sono altri anche se meno conosciuti come Andreucci&Hoisl con cui è nata una cucina molto interessante per il mercato attuale senza contare le collaborazioni con le Grandi Firme come Zaha Hadid e Jean Nouvel. Il rapporto imprenditore-designer richiede una reciprocità in termini di attenzione, pazienza, rigore, fiducia. A volte si crea una sintonia diretta, immediata. A volte c’è più bisogno di costruire una relazione, perché il divario tra la concretezza dell’imprenditore che punta alla produttività e l’astrattezza e il sogno del designer che punta all’originalità, può essere anche molto evidente … ma anche da questi rapporti possono nascere dei prodotti geniali.”

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Liberalizzazioni : un’opportunità che non può essere Di Silvana Santinelli , Segretario Generale Adiconsum Marche

vanificata da pratiche commerciali scorrette

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olitiche di marketing aggressive e sleali, a mezzo telefono, on-line, vendite porta a porta in cui vengono proposte condizioni contrattuali estremamente vantaggiose sia di beni che di servizi, spot pubblicitari che reclamizzano prezzi stracciati: modalità volte a “forzare” la volontà del consumatore per indurlo ad acquistare un bene o un servizio. L’Adiconsum aveva sperato in uno stop di tali pratiche con l’entrata in vigore del dlgs, n. 146/07 con il quale viene recepita la direttiva comunitaria 2005/29/CE e modificato il Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (http://www.altalex.com/index. php?idnot=33366” Codice del Consumo), che ha introdotto il nuovo concetto di pratica commerciale sleale e ampliato quello di pubblicità ingannevole.

Come difenderci? - non aprire la porta a sconosciuti e comunque chiedere se sono venditori (nessun gestore invia il proprio personale nelle abitazioni) - non fornire documenti e dati personali, né il consenso telefonico e comunque prima di firmare soffermarsi a considerare se l’offerta risponde alle proprie esigenze. - è possibile recedere per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali e a distanza: entro 10 gg. lavorativi dalla firma o dalla ricezione della documentazione contrattuale, attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno, ma ovviamente è possibile reclamare dal momento in cui si viene a conoscenza del fatto. Dopo 40 giorni dal reclamo, in assenza di risposta o risposta insoddisfacente, si può procedere alla conciliazione paritetica con i gestori di energia, attraverso l’Adiconsum o le altre associazioni firmatarie degli accordi.

www.dirittoedifesa.it www.adiconsum.it info@adiconsum.it adiconsummarche@virgilio.it

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La Direttiva prevede il divieto generale di pratiche commerciali sleali catalogando analiticamente le pratiche commerciali in “scorrette, sleali, ingannevoli, aggressive”. Semplificando al massimo una normativa articolata e complessa, si definisce pratica commerciale sleale o scorretta quella che si presenta: contraria alla diligenza professionale, quando non rispetta il normale grado di competenza ed attenzione che ragionevolmente il consumatore si attende da un professionista, anche in riferimento al generale principio di correttezza e buona fede; falsa; idonea a falsare il comportamento del consumatore, alterando la capacità dello stesso di scegliere consapevolmente ed inducendolo a prendere una decisione che altrimenti non avrebbe assunto. Un’attenzione particolare viene posta nei confronti di prodotti suscettibili di mettere in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, e ai bambini, quale categoria di consumatori vulnerabile, non in grado di elaborare i messaggi promozionali a loro diretti e che fanno leva sulla loro ingenuità. Una normativa, dunque, a tutela degli interessi dei consumatori ma anche della leale concorrenza tra imprese che avrebbe dovuto avviare un nuovo rapporto tra consumatore e professionista. Invece in alcuni settori, tali modalità si sono accentuate attraverso l’utilizzo di pratiche che omettono informazioni indispensabili per una scelta ragionata: è quanto sta avvenendo a seguito della liberalizzazione del mercato dell’energia, così come in precedenza è avvenuto per il settore della telefonia. Infatti i consumatori ci segnalano attivazioni di contratti di gas e luce senza il dovuto consenso, o proposti in maniera ingannevole: il venditore si presenta come incaricato del gestore in essere, magari con un tesserino che riporta un logo conosciuto e idoneo a carpire la fiducia, chiede la verifica delle fatture, oppure comunica la necessità di firmare un nuovo modulo a seguito dell’introduzione della tariffazione bioraria, senza mai esplicitare che con quella firma il consumatore passa ad un’altra società venditrice e soprattutto senza specificare la differenza tra gestore del mercato libero e del mercato di maggior tutela, e ovviamente in queste situazioni non vengono mai fornite informazioni quali il diritto di recesso


o di scioglimento del contratto, le modalità di pagamento e di quanto altro espressamente previsto dall’Autority per l’energia. Il consumatore spesso se ne accorge solo all’arrivo delle fatture del nuovo gestore. E’ evidente che con la liberalizzazione esiste un’ampia scelta di opportunità che possono rispondere alle esigenze di ognuno, opportunità che perdono di valore quando dai venditori vengono utilizzate pratiche che hanno indotto il consumatore ad una decisione che limita la libera scelta. Le Associazioni dei consumatori possono svolgere un attento ruolo di monitoraggio, di controllo, e di tutela, sulla base delle segnalazioni che provengono dai cittadini e fungere da stimolo per un mercato più corretto e trasparente, che rispetti le regole esistenti a favore di una vera libertà di scelta, anche procedendo a specifiche segnalazioni alle Autorità competenti. Ma il ruolo delle Associazioni di Consumatori non può prescindere da una collaborazione reale con le società di vendita, che hanno l’obbligo morale di perseguire chi, utilizzando il marchio o la denominazione aziendale, non soltanto ottiene facili guadagni a danno del consumatore, ma di fatto annulla i benefici che una vera liberalizzazione potrebbe e dovrebbe portare, al mercato, alle aziende ed ai consumatori. WM

L’Autorità garante per l’Energia Elettrica ed il Gas, propone sul proprio sito internet www.autorita.energia. it vari strumenti estremamente utili: L’Atlante dei diritti dei Consumatori, il Trova Offerte, il Pesa Consumi. L’Autorità ha istituto un apposito sportello per i reclami, “sportello per il consumatore”, n.verde 800166654

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I poteri dell’ANTITRUST L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in base alla nuova disciplina, può, sia per le pratiche commerciali scorrette che per la pubblicità ingannevole e comparativa, avviare procedimenti anche d’ufficio, ossia senza attendere segnalazioni esterne. Segnalazioni documentate possono essere inviate anche dal singolo o tramite le Associazioni dei consumatori. L’Antitrust ha istituto un apposito numero verde 800166661

>>>

AGCM

http://www.agcm.it

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Eleonora Baldi a cura di

The Victoria Company nasce rivolgendosi in maniera particolare agli adulti che per motivi professionali o personali vogliano aumentare la propria padronanza della lingua inglese. Tuttavia negli anni sempre di più sono aumentate le offerte formative rivolte ai più giovani, nell’ottica di realizzare una collaborazione con gli istituti scolastici finalizzata ad integrare l’insegnamento della scuola pubblica e di quella privata, migliorando così le opportunità per i ragazzi di confrontarsi con quella che attualmente è la lingua più utilizzata al mondo e anche con altri idiomi la cui conoscenza rappresenta un’ importante carta da giocare nella costruzione del proprio futuro. Partendo da questo presupposto, Giuseppe Romagnoli ed i suoi collaboratori hanno deciso di fare in modo che il 2011 rappresentasse “l’anno dedicato ai ragazzi”.

Come?

Imparare una lingua straniera non è solo un percorso didattico ma un’esperienza. Ecco perché la The Victoria Company vuole essere parte attiva del percorso di arricchimento linguistico dei ragazzi, sia collaborando con le scuole che offrendo percorsi estivi di approfondimento Get the free mobile app at

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Costruendo appunto una rete sinergica di contatti con le scuole operanti nel territorio jesino e limitrofo, al fine di dimostrare come l’istruzione pubblica e privata non debbano essere percepite in contrapposizione ma al contrario come reciproco completamento. Alla fine del primo quadrimestre agli alunni più meritevoli di due Istituti Comprensivi – il “Carlo Urbani” e il “Lorenzo Lotto” – e di tre Scuole Superiori di Jesi il Tecnico Commerciale “Cuppari”, il Liceo Scientifico “L. Da Vinci” e il Liceo Classico “Emanuele II” – sono state offerte 68 borse di studio finanziate dalla The Victoria Company. Gli studenti, appartenenti a una fascia di età ampia che va dalla scuola primaria di primo grado fino alla prima classe della scuola secondaria di secondo grado, potranno usufruire della borsa consistente in un corso di 22,5 ore: in questo ambito sarà data la possibilità ai ragazzi di confrontarsi con insegnanti madrelingua inglesi e di avvalersi dei più moderni metodi di insegnamento,


The VicToria company per i ragazzi: tutto quello che c’è da scoprire

tra i quali l’uso del laboratorio multimediale per approfondire i contenuti tramite esercizi interattivi. Ma non finisce qui!

The Victoria Company ha deciso di mettere poi a disposizione dei vincitori due buoni sconto, uno per sé ed uno per un amico o un familiare, da utilizzare per un ulteriore corso di lingua, al fine di creare una continuità nella formazione e non renderla un intervento sporadico.

attività per bambini e ragazzi quali il Summer Kids’ Club, il Summer College e il Country Camp. A questo poi si vanno ad aggiungere l’organizzazione di soggiorni studio all’estero, nel Nord dell’Inghilterra – dove i ragazzi potranno anche visitare il castello reso famoso dalla saga di Harry Potter –e nella zona di Cambridge. Sempre presso la sede è disponibile l’ SOS English, rivolto a chi deve recuperare una carenza scolastica e che prevede corsi individuali tra Giugno e Luglio e un periodo di “push” collettivo a Settembre di due settimane. Tante opportunità quelle messe a disposizione dalla The Victoria Company tutte riconducibili a due comuni denominatori: la voglia di offrire gli strumenti per migliorarsi continuamente e il farlo creando il più possibile sinergie con il territorio. WM

www.thevictoriacompany.it info@thevictoriacompany.it

La collaborazione istaurata tra The Victoria Company e gli istituti sopra citati è un segnale forte ed importante che restituisce l’immagine di un territorio che finalmente inizia a collaborare e creare rete tra i suoi attori: un passo verso la valorizzazione delle nostre professionalità, dei nostri ragazzi, delle nostre idee. Tutto ciò grazie alla lungimiranza sia del Managing Director della The Victoria Company Giuseppe Romagnoli che dei dirigenti scolastici Mirella Mazzarini, Rosa Meloni, Bruna Aguzzi, Marco Vitangeli e Giovanna Rinaldini. Altre collaborazioni finanziate dal Fondo Sociale Europeo sono inoltre state attivate con l’Istituto Cuppari, il Liceo “L. Da Vinci” e l’Istituto Professionale IPSIA per il progetto “English for you” e con il “Lorenzo Lotto”, il “Carlo Urbani” e ancora l’IPSIA per corsi di sostegno linguistico agli stranieri. Oltre a questi progetti sviluppati in rete con le scuole, The Victoria Company mette a disposizione durante i mesi estivi interessanti

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Il mondo della permanente per gli operatori

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Anche le assistenti sociali iscritte all’ordine hanno l’obbligo come già altri professionisti socio-sanitari di conseguire crediti formativi;

Manila Salvatelli

ecco alcune opportunità formative sul territorio marchigiano

a cura di

Una società che invecchia, che allunga la durata della vita impegnando le famiglie nell’accudire e nel curare gli anziani; una società sempre più multietnica che porta alla luce problemi di integrazione; una società con un disagio psico-sociale ed economico crescente che spinge tutti a chiedersi il perché e correre ai ripari. Un cambiamento costante visibile quotidianamente a giovani e adulti, di ogni zona geografica e di ogni formazione.

L

avorare nel sociale diventa una sfida crescente e psicologi, assistenti sociali, educatori e altri operatori del sociale lo sanno bene. Questi scenari, conseguenza del mutamento dei problemi sociali e dell’evolversi delle politiche sociali, aprono nuovi settori di esercizio professionale e le nuove competenze professionali richieste necessitano di formazione post laurea costante. In base alla delibera del 24 ottobre 2009 il CNOAS (Il Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali) ha reso obbligatori i crediti formativi per gli assistenti sociali iscritti. In seguito a tale delibera ogni assistente sociale ha l’obbligo di mantenere e aggiornare la propria preparazione professionale, partecipando alle attività di formazione professionale continua a decorrere dal 1 gennaio dell’anno solare successivo a quello di iscrizione. L’adempimento di tale dovere è condizione per assolvere agli obblighi professionali e deontologici, con riferimento prevalente agli ambiti di esercizio dell’attività professionale dell’iscritto all’Albo e al livello di complessità degli interventi. Ogni iscritto deve conseguire nel triennio almeno 90 crediti formativi, nella misura di un credito per ogni ora di attività formativa. Nel primo triennio di valutazione, a partire dall’entrata in vigore delle linee guida, i crediti formativi da conseguire sono ridotti a 30 per

chi abbia compiuto, entro il 1° gennaio 2010, il trentacinquesimo anno di esercizio dell’attività professionale. Davvero molti sono gli interventi formativi progettati dalla società di servizi Socialnet di Gabicce (PU) che organizza corsi e laboratori per i professionisti del sociale sia in aula che a distanza grazie all’ e-learning. L’area della formazione, insieme alla progettazione sociale, è certamente quella che ha visto la Socialnet maggiormente impegnata su tanti fronti: sia a livello pubblico, dove sempre alto è il bisogno di percorsi specialistici teoricopratici rivolti al personale di area sociale (con particolare attenzione alle nuove tecnologie e alla innovazione metodologica del lavoro), sia a livello di privato sociale, in cui particolarmente importante è stata la nostra azione formativa in campo organizzativo e progettuale. La società, amministrata da Gianfranco Facchini, ha come socia fondatrice la dott. Sabrina Banzato, assistente sociale esperta in progettazione e autrice di diversi studi in ambito sociale, che si avvale di uno staff di consulenti di rete territoriale specializzati in Politiche Sociali e Socio-Sanitarie e in particolare: nella progettazione, formazione, assistenza tecnica, coordinamento di progetti, supervisione, valutazione, sviluppo di servizi e imprese sociali e altro ancora.


formazione socio sanitari Il calendario della formazione 2011 rivolta agli operatori del sociale ed in particolare alla formazione permanentete degli assistenti sociali propone le seguenti tematiche: progettazione sociale, finanziamenti comunitari, informatica e telematica per il sociale e socio-sanitario, minori, disabilità, immigrazione e tratta, inserimento lavorativo, politiche sociali e socio-sanitarie.

Nello specifico il personale esperto di comunicazione nel sociale e di innovazione tecno-organizzativa e metodologica in ambito sociale e socio-sanitario ha competenze su aree quali: immigrazione, anziani, disabilità, tossicodipendenza, minori, famiglia. WM

Il programma integrale è consultabile

>>>

http://www.socialnet.it

CORSI IN PROGRAMMA IN MODALITA’ AULA ED E-LEARNING La progettazione sociale: metodi e tecniche per realizzare progetti a valere su bandi di finanziamento; L’assistente sociale libero professionista e imprenditore (come costituire un’impresa sociale, aspetti normativi, ecc…); Empowerment sociale e promozione delle relazioni di comunità; Il monitoraggio e la valutazione del sistema degli interventi e dei servizi sociali nell’ambito del Welfare territoriale; La Diagnosi sociale: tecniche per la valutazione e la costruzione della diagnosi; Sportello sociale: dal back office all’accoglienza; Il sistema informativo del lavoro sociale e socio-sanitario: nuove tecnologie per la programmazione e l’integrazione tra professionisti ed enti diversi; La protezione del minore: approfondimenti giuridici sugli interventi dei servizi a tutela dei minori; La gestione dei conflitti e la comunicazione efficace nel gruppo di lavoro; Cyber-dipendenti e Internet Addiction Disorder ; Stalking: diagnosi e valutazione; Strumenti e metodi per la gestione dell’accoglienza nei Centri Antiviolenza; la Sindrome della madre malevola nei casi di divorzio.

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www.unicam.it

L’Università che vorremmo La Carta di Camerino “Noi sottoscritti partecipanti al convegno “L’Università che vorremmo” auspichiamo che gli atenei affrontino la fase di applicazione della Legge 240/2010 con uno spirito sinceramente riformatore e innovativo, salvando le loro migliori tradizioni e i punti di forza ma anche riducendo i punti di debolezza ed eliminando i difetti;

Con questo incipit si sono riunite a Camerino personalità importanti del mondo universitario per far sì che le riflessioni sul momento delicato attraversato dall’università italiana non siano sterili polemiche ma propositi per migliorare Fulvio Esposito

rivendichiamo la presenza nelle università di un grande patrimonio di competenze ed esperienze, anche ai massimi livelli internazionali, nonché di una passione scientifica e civile nel proprio lavoro che testimoniano una situazione reale ben diversa dall’usuale narrazione di un’università dequalificata e costosa, che è spesso condotta ignorando o addirittura forzando i dati statistici prodotti da organismi internazionali indipendenti; chiediamo al Governo e al Parlamento di dare fiducia alle università e di liberare definitivamente le loro forze migliori dalla gabbia asfissiante e sempre più intricata di norme e requisiti quantitativi che non garantiscono null’altro che un’iperburocratizzazione su cui i docenti sprecano il loro tempo sottraendolo agli studenti e agli studi; chiediamo altresì che le estenuanti procedure autorizzative ex ante, interamente formali e dirigistiche, siano rapidamente sostituite da stringenti valutazioni ex post della qualità, cui siano collegate azioni incentivanti per chi ottiene i migliori risultati e disincentivanti per chi fallisce i propri obiettivi; proponiamo al nostro Paese, in particolare alle giovani generazioni, un patto di qualità con le università affinché queste possano mantenere nel tempo, come avviene da secoli, il ruolo di motore insostituibile di progresso culturale, economico e sociale tramite l’incremento e la diffusione del pubblico sapere, ricevendo un sostegno finanziario compatibile con la ricchezza nazionale ma adeguato agli obiettivi europei e ai risultati ottenuti; ci impegniamo a dare vita ad un libero movimento di difesa e rilancio dell’università italiana, L’università che vorremmo, che partecipi in modo costruttivo, competente e intellettualmente onesto al dibattito pubblico e politico in questa fase particolarmente delicata. “

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ue giorni importanti non solo per l’Ateneo di Camerino ma per tutto il sistema universitario nazionale, che hanno portato a una riflessione propositiva e intelligente sul tema dell’organizzazione universitaria e delle novità introdotte dalla Legge Gelmini che tanto ha fatto discutere. L’incontro promosso da Unicam il 24 e 25 Febbraio scorso, è stato un vero e proprio workshop che ha condotto a stilare la “Carta di Camerino”, una dichiarazione di intenti con la quale si vogliono proporre soluzioni che possano aiutare il sistema universitario a vincere la sfida che si sta trovando ad affrontare, puntando sull’innovazione. E non è un caso che proprio l’Università di Camerino si ponga come condottiera in

questo momento di passaggio. Infatti, come ricordato dal Rettore Fulvio Esposito nel suo intervento, proprio in questo Ateneo è stato adottato nel 2009 un nuovo statuto che ha reso possibile un innovativo modello di governance universitaria teso a ricondurre le due missioni fondamentali degli atenei, la formazione e la ricerca, sotto un’unica ala. Nell’intenzione dei partecipanti, questo incontro non deve essere visto come un momento sporadico e fine a se stesso, ma come un lavoro permanente che possa rappresentare un punto di partenza da cui le forze del sistema universitario possano ripartire per realizzare davvero l’Università che vorrebbero. WM

HANNO PARTECIPATO Roberto Moscati: “Un quesito preliminare: quali università per la società italiana” Alessandro Cavalli e Marco Pitzalis: “ Diritti (e doveri) degli studenti” Andrea Stella e Vincenzo Zara: riflessioni sul tema dell’autonomia didattica e della progettazione dell’offerta formativa Fulvio Esposito e Giunio Luzzatto: “Governo, partecipazione e gestione” Stefano Boffo e Michele Rostan: “Terza missione, dialettica territoriale e nuove competenze” Giuseppe de Nicolao e Luciano Modica: “Reclutamento aperto della docenza, doveri dei docenti, sviluppo delle carriere” Carlo Maria Bertoni e Giorgio Sirilli: “Ricerca libera e ricerca orientata” Gianfranco Rebora: “Valutazione, accreditamento e ruolo dell’Autorità centrale” Guido Fiegna e Matteo Turri: “Risorse pubbliche e private per l’università”


Pershing:

quando la storia batte la crisi

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di

Eleonora Baldi

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ottoressa Serafini ci racconti la sua esperienza di vita nella Pershing. “Sono entrata in azienda nel 1991. Fin dal mio arrivo, abbiamo iniziato una politica di costruzione della rete vendita che oggi ci vede azienda di successo soprattutto in Costa Azzurra, Italia e Grecia. Poi siamo approdati anche in Asia nel 1996. Nel 1998 le richieste del mercato riguardo le taglie di imbarcazioni aumentano, si chiedono barche più grandi con caratteristiche più tecnologiche; ci sentiamo pronti per andare sui mercati in Asia, in Europa, in America. Non potevamo farlo da soli,quindi la scelta di entrare a far parte del Gruppo Ferretti, a settembre 1998. Nel 2000 poi il passo finale:l’ entrata in borsa e l’acquisizione completata.” Il 2008 è stato l’anno della crisi, un macigno per tutti i settori produttivi… “Il 2008 ha prodotto un cambio radicale degli scenari mondiali e ha determinato l’ assoluta necessità di reagire in tempo

Attraverso le parole di Nada Serafini, Brand Manager Pershing, ripercorriamo la storia di una delle eccellenze nautiche italiane che ha attraversato la tempesta della crisi, cavalcandola

zero. Ho l’orgoglio di dire che questo Gruppo ha un’enorme capacità di guardare avanti. Per produrre una reazione efficace si è attuata una riformattazione del Gruppo stesso. Necessariamente abbiamo dovuto guardare anche all’interno, ridimensionandoci. Queste scelte hanno prodotto un’azienda che guarda al proprio core business con occhi diversi, quelli dei costruttori di barche che hanno davanti gli appassionati del mare, che vogliono un oggetto sì di lusso ma assolutamente affidabile.” Quali sono attualmente i mercati di riferimento? “Attualmente i mercati emergenti sono le Americhe Latine,la Repubblica Dominicana, il Messico,e il Brasile in enorme crescita dove abbiamo aperto qualche mese fa un cantiere di costruzioni a San Paolo. Poi ci sono Cile e Portorico dove stiamo cercando nuovi canali e l’ Africa con Marocco, Egitto, Sudafrica ed Angola. Per quanto riguarda il Medio Oriente, forse ci siamo aspettati un po’ troppo da

Dubai, mentre i segnali forti vengono da Arabia Saudita, Bahrein, Qatar. In Asia, Tailandia, Hong Kong e a alcune zone della Cina. Secondo me è il momento di girare l’occhio verso la Corea e l’Australia. Per Pershing punterei su Australia, Singapore, Thailandia.” L’approccio Pershing al presente e al futuro, possiamo dire che dopo il riassetto operato è di nuovo positivo? “Sicuramente. Nell’ultimo anno sono state costruite 52 barche Pershing in tutto il mondo,mentre tutto il Gruppo oggi ne fa circa 400. Noi comunque ce l’abbiamo fatta, certo con tanti sacrifici però ci siamo riusciti. Come Gruppo possiamo essere abbastanza soddisfatti dato che già a Dicembre avevamo venduto quasi il 60% del nostro budget e non è scontato perché per noi l’anno inizia il 1 settembre e termina il 31agosto. Per quanto riguarda i marchi, Ferretti è un Gruppo molto solido. C’è positività: ci sarà sempre qualcuno che acquista barche.” WM

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a cura di

Eleonora Baldi

Vietnam.

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Aprire e sapersi aprire a nuovi mondi commerciali e produttivi è sempre di più una necessità per le aziende di tutto il mondo. E noi marchigiani, dotati di spirito imprenditoriale e buona propensione all’import/export, non possiamo che trovarci in prima linea nell’accogliere questa nuova opportunità e sfida. E’ sicuramente in questa ottica che si deve vedere il giro di visite ad alcune delle aziende più importanti del comparto moda/ abbigliamento che nel mese di Dicembre ha visto protagonista l’Ambasciatore vietnamita Dang Khanh Thoai e il consigliere commerciale Tran Thanh Hai accolti da una delegazione di imprenditori presieduta da Giuseppe Tosoni, Rappresentante dell’Ufficio di Consulenze Tosoni&Partners. Proprio un gruppo di aziende marchigiane ha infatti deciso di istituire uno show room permanente a Ho Chi Ming per sfruttare le sinergie con un Vietnam sempre più in crescita. Per cercare di capire di più di questa nuova e sicuramente fruttifera collaborazione, abbiamo raggiunto l’Ambasciatore del Vietnam, il Sig. Tosoni e Roberto Botticelli, responsabile della Mondial Suole di Porto Recanati, partecipante al progetto in questione

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Botta e risposta con l’Ambasciatore vietnamita Dan Khanh Thai e con il Consigliere Commerciale Vietnamita Tran Thanh Hai Quali sono i settori ai quali siete più interessati nell’economia europea e quali sono i più competitivi del vostro Paese? “I settori economici d’Europa e d’Italia ai quali siamo interessati sono: meccanica, energia, informazione e tecnologie biologiche, industria alimentare, costruzione di infrastrutture, servizi (istruzione, edilizia, sanità e settore della moda). I nostri settori più competitivi sono quelli delle calzature, tessili, frutti di mare, mobili in legno, prodotti agricoli. Siamo ormai i maggiori esportatori al mondo di pepe, il secondo esportatore di caffè e riso.” La visita di un ambasciatore straniero è sempre un’ottima occasione per la nostra regione. Che cosa conosce delle industrie delle Marche? Attualmente la nostra regione è interessante per gli operatori turistici del paese? “Sappiamo che la vostra regione è molto famosa per le scarpe, pelletteria, apparecchi per uso domestico e mobili. Ad esempio, gli apparecchi di riscaldamento Ariston in Vietnam sono molto famosi e questo è una buona rappresentanza delle Marche. Non sappiamo ancora molto invece sulle Marche come meta turistica.” Quali sono gli obiettivi più importanti di una partnership tra aziende marchigiane e


le imprese del vostro paese? Quali sono le opportunità offerte dal Vietnam per le nostre aziende? “L’importante obiettivo della nostra partnership è quello di incoraggiare le imprese nelle Marche a conoscere il Vietnam e iniziare la ricerca di partner in Vietnam. Le vostre imprese possono trovare venditori, acquirenti o possono decidere di investire in Vietnam per espandere la produzione e sfruttare il vantaggio competitivo del nostro paese. Il Vietnam offre uno stabile sviluppo socio-economico, ricco di lavoratori istruiti, un basso costo dei fattori di input (energia elettrica, acqua, trasporti, ecc…) e procedure semplificate. Nel nostro paese sono sempre le benvenute le imprese dalle Marche e dall’Italia per venire a collaborare con le nostre imprese per benefici reciproci.”

Qualche quesito a Giuseppe Tosoni rappresentante dell’ufficio di consulenze tosoni & partners di Civitanova Marche Come è nata l’idea di istituire uno show room permanente ad Ho Chi Ming? “Credo che uno show room permanente sul posto sia una condizione imprescindibile per far meglio conoscere i nostri prodotti, ed i continui aggiornamenti, soprattutto per quanto riguarda il settore moda. Questa possibilità comporterà un maggiore supporto alle relative vendite e faciliterà l’inserimento delle nostre aziende. Considerando che per la gestione dello stesso è previsto un onere rapportato alle vendite realizzate, si possono ritenere i costi da sopportare pressoché ininfluenti. Stiamo anche presentando su incarico della stessa ambasciata una guida in inglese “Doing business in Vietnam”, distribuita in oltre 6.000 copie presso gli enti più interessanti in Vietnam (Camere di Commercio, Ministero dell’Industria e del commercio, Ambasciata Italiana, ecc…).” Come si è arrivati a scegliere il Vietnam? Quali attrattive ed opportunità commerciali vi hanno convinti? “Il Vietnam, secondo lo studio di esperti, e le previsioni più accreditate, nei prossimi anni sarà una delle prime economie del Far East . Di recente è stato avviato un forte processo di privatizzazione e sono previsti considerevoli investimenti, nel settore produttivo. Ecco perché ci possono essere

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spazi interessanti per le nostre aziende. Perfino i cinesi stanno delocalizzando in Vietnam ed in particolare gli imprenditori del settore manifatturiero. I salari degli operai vietnamiti sono inferiori del 53% di quelli cinesi e l’energia elettrica costa il 40% in meno. Inoltre sono stimati in circa 5.000.000 i potenziali acquirenti per prodotti di alta qualità e quelli italiani sono i più ricercati; il particolare strano è che nonostante questo l’Italia è il Paese europeo meno presente in Vietnam.” Può dirci quali sono le aziende che parteciperanno al progetto? E quali saranno i prodotti esportati? “Molte delle aziende contattate si sono mostrate disponibili ad essere presenti in Vietnam sia per introdurre i propri prodotti con agenti locali (individuati grazie all’interessamento diretto dell’Ambasciata Vietnamita in Italia) e sia per produrre in loco, con accordi commerciali, di collaborazione, join venture, ecc… con aziende locali del settore. Le aziende in questione sono state recentemente visitate dall’Ambasciatore in Italia Dang Khanh Thoai e dal consigliere commerciale Tran Thanh Hai. Molte altre aziende ci stanno contattando e si sono dimostrate molto interessate a tale progetto. Molto apprezzata è stata la presentazione delle nostre aziende nell’apposita guida “Doing business in Viet Nam” . Stiamo inoltre ultimando la raccolta di adesioni, sempre in accordo con la stessa ambasciata.” Pensate di replicare questo modello anche in altri Paesi? “Per adesso dobbiamo portare a fase molto avanzata tale opportunità, cercando di partire nel migliore dei modi e concretizzando quanto sulla carta risulta fattibile. Escludo pertanto che ci siano nuove frontiere da conquistare, perlomeno a breve tempo. Attualmente sono comunque operativi e da diversi anni uffici commerciali e di rappresentanza gestiti da imprenditori della nostra zona in altre zone altrettanto importanti, tra cui in Cina a Guangzhou, in Russia a Mosca e Vladivostock, ed in Ucraina a Kiev. Gli stessi operano sia per le vendite sia per gli acquisti per conto di aziende operanti nei settori abbigliamento, pelletteria, argenteria, accessori vari, recinzioni in ferro, ecc…” Roberto Botticelli, responsabile Mondial suole Porto Recanati ha deciso di aderire al progetto e ci spiega perché. Che cosa l’ha portata a decidere di sposare questo progetto ? “Generalmente, i grandi flussi produttivi legati alla manifattura calzaturiera tendono ad essere localizzati nelle aree a basso costo della manodopera. Attualmente, le più grandi compagnie americane che acquistano calzature economiche nell’area asiatica ed in particolare nella Cina sud orientale stanno cercando nuove fonti di approvvigionamento a causa dell’incremento del costo della manodopera. Il Vietnam è sicuramente un paese candidato concorrente a tale competizione.” Che cosa si aspetta da questo investimento ? “Una eventuale collaborazione con un’azienda locale; nell’ottica a breve termine potrebbe dare la possibilità di offrire un servizio ai nostri clienti che attualmente sono alla ricerca di un prodotto più competitivo in termini di prezzo e di agganciare altri acquirenti “stranieri” che sono interessati al “made in Vietnam”. Un ulteriore obiettivo a medio termine è il consolidamento del mercato interno.” WM

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Medio Oriente

Ammar Hamadneh e Claudio Giarrusso

The International Energy Conference Palestine Cronache dal futuro I

l Medio Oriente è una terra ricca di opportunità. Siamo da qualche giorno ritornati da un viaggio di lavoro in Palestina, dove abbiamo partecipato alla 4th conferenza internazionale sul tema dell’energia. E’ stato un evento in grande stile, organizzato nei minimi particolari. L’ordine degli ingegneri come maestro di cerimonia, centinaia di partecipanti dal mondo arabo e dall’Europa, l’Autorità Nazionale Palestinese e i funzionari governativi di riferimento. Tutto è stato curato nel dettaglio, dall’organizzazione della sala alla presentazione degli interventi, dalla partecipazione dei media a quella di fotografi e traduttori simultanei.

Argomento all’ordine del giorno:

l’energia.

Materia scottante per un Paese in forte sviluppo che deve però fronteggiare continuamente la delicata situazione politica imposta dal governo israeliano. L’approvvigionamento delle risorse energetiche avviene a costi esorbitanti e l’Autorità locale vuole promuovere nuove strategie per l’implementazione di nuove politiche energetiche. I dati mostrati nel convegno ed i progetti presentati nei vari interventi vogliono comunicare come la

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Palestina intenda guardare al futuro e via via diventare più autosufficiente investendo in infrastrutture e nuove tecnologie. Si è discusso di temi come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’impiego dell’energia solare nel raffrescamento degli edifici, l’impiego di biocarburanti. In modo particolare l’attenzione è stata però posta sullo sviluppo della rete elettrica nazionale, sulle problematiche dell’acqua e sulla gestione dei rifiuti. Gli Stati esteri e la banca mondiale hanno stanziato grosse somme di denaro per finanziare progetti di investimento. Ora la situazione più delicata è nelle mani degli organi di governo locali e delle aziende straniere che avranno la possibilità di cogliere questa enorme opportunità di sviluppo. La nostra società, Global World Consulting, ha scelto di accettare questa sfida collaborando con una delle maggiori aziende locali alla costruzione del Paese. I progetti che stiamo seguendo riguardano la fornitura di contatori elettrici prepagati e forniture di cavidotti e trasformatori. Con il nostro operato crediamo di poter aiutare numerose aziende italiane a penetrare il mercato palestinese e mediorientale strutturando delle importanti opportunità di business. WM

info@globalworldconsulting.com


Il Santuario

A Vircus Elacensis, altrimenti detto Visso Storia e buona tavola incastonate tra i corsi dell’Ussita e del Nero

Uno scorcio dall’alto di Visso e sotto le Cinta Murarie

Visso

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>>> www.comune.visso.mc.it

lla confluenza dei fiumi Ussita e Nera, si trova racchiuso come uno scrigno di tesori da scoprire l’antico borgo di Vicus Elacensis, fondato dalla tribù sabina dei Naharci e definito “la perla dei monti Sibillini”. Sede del Parco Nazionale dei monti Sibillini, Visso ruba lo sguardo dei visitatori grazie alle tante testimonianze storiche: le mura imponenti, i balconcini medioevali, le torri, i palazzi gentilizi, i portali in pietra e un centro storico piccolo e raccolto ma bello da togliere il fiato. Da visitare sono il Santuario di Macereto, la maggiore espressione dell’architettura rinascimentale del ‘500 nelle Marche, e la collegiata di Santa Maria, all’interno della quale si può ammirare il soffitto in legno stile barocco e moltissimi affreschi di scuola umbro-marchigiana. Per chi volesse continuare nel segno della cultura, Visso offre due importanti musei: il Museo Civico Diocesano e quello dei Manoscritti leopardiani. Anche a tavola Visso non delude, regalando al palato i gusti della tipica norcineria. Buonissimo il ciauscolo, declinato anche con gusti particolari come quello al tartufo o al finocchio, salume la cui caratteristica principale è la spalmabilità, al quale si possono accompagnare i formaggi tipici della zona come il pecorino ottenuto dalla pecora sopravvissana. Per completare il pasto, mancherebbero un primo ed un dolce. Ed eccoli serviti: le cordelle, pasta lunga a base di acqua e farina, che la tradizione vuole condita con guanciale, olio, peperoncino e pepe; e il torciglione, dolce secco della tradizione natalizia a forma di spirale, a base di a base di uva passa, noci, fichi secchi, cacao, alchermes e zucchero. WM

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Offida,

tra storia e buon vino Vi accompagniamo in un breve tour di uno dei borghi più caratteristici del sud delle Marche,

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di

Offida

Roberto Ricci

tra la magia del carnevale e sprazzi di antichità da visitare

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l misterioso borgo di Offida, uno dei più belli d’Italia, sorge nel subappennino marchigiano. Dopo varie contese riguardo all’etimologia del toponimo, gli studiosi si trovano d’accordo nel sostenere che esso derivi dall’unione di due radici indoeuropee, Oph (ricco, prosperoso) e Ida (monte, colle), pertanto monte ricco, anche se si ritiene probabile la sua derivazione dal greco Ophis (serpente), e ciò motiverebbe la presenza di diversi riferimenti al rettile. E si parla proprio di un colle estremamente ricco di cultura, tradizioni e storia. La città deve la sua fondazione a un gruppo di Sabini, che durante un rito propiziatorio tipico di alcune popolazioni italiche praticato con lo scopo di guadagnarsi il favore degli dei, sarebbe giunto sul luogo e vi si sarebbe stabilito definitivamente. Diverse scoperte archeologiche, come il ritrovamento di tombe picene e vestigia romane, permettono di collocare, seppur non in maniera certa, la sua nascita attorno al V secolo a.C., ma è stato affermato che

sotto epoca carolingia il territorio offidano ebbe una forte fioritura. In seguito, come per tutte le città limitrofe, la sua storia fu segnata dagli scontri tra le due potenze marchigiane, Ascoli e Fermo. Stretta alleanza con Fermo, Offida si scontrò aspramente contro il dominio ascolano, ma dopo sanguinose sconfitte decise di stipulare una tregua: quest’accordo militare le permise di sviluppare un’economia che nel 1800 non vide rivali, grazie all’estremo sviluppo artigianale, ma che a seguito delle guerre mondiali svanì a causa della fortissima crisi che stravolse violentemente il paese. Nel secondo dopoguerra, l’industrializzazione offidana riprese il suo cammino verso una grandiosa modernizzazione e affermazione nel campo artigianale. I poli di attrazione principali sono le Mura Castellane, delle quali però è possibile ammirare una minima parte. Come non parlare poi di S. Maria Della Rocca, una chiesa del 1300 in stile romanico - gotico, situata all’esterno del centro cittadino, e


precisamente al termine del Corso del Serpente Aureo, la principale via di Offida: la chiesa presenta un’ampia scalinata, sulla quale - nel lato sinistro – è presente un bassorilievo raffigurante un capretto che mangia un quadrifoglio, e secondo la tradizione offidana, percorrendo i gradini a ritroso a occhi chiusi e ponendosi sopra la raffigurazione, dopo aver espresso un desiderio, questo si esaudirebbe. Sempre secondo la tradizione, si narra che le truppe tedesche nel 1944, posizionarono trenta mine affinché una volta esplose, sarebbero state d’intralcio, ma nessuna di esse entrò in funzione lasciando il monumento intatto. Va riconosciuto al territorio offidano un gran numero di monumenti religiosi, eretti lungo un arco temporale che si protrae dal XIII al XIX secolo: è il caso del grandioso Santuario di Sant’Agostino, costruito in epoca barocca, oppure della Chiesa della Madonna del Suffragio, in stile romanico e ricordata per una architrave in travertino con fregi\o “Bizantino”bizantini, e altre ancora. Abbandonando l’arte ecclesiastica, tradizione radicata nella cultura offidana, è quella del Carnevale, che secondo alcuni sarebbe un retaggio dei saturnali romani: esso consiste in una farsesca caccia a un bue oggi finto, ieri vero, che nonostante l’avanzante industrializzazione mantiene nel tempo lo spirito entusiasta del passato. La credenza vuole che chiunque tocchi l’animale finto, venga inondato dalla fortuna, e questo spinge gli offidani a un sentimento di gelosia, pertanto può capitare che alcuni di essi non permettano ai turisti di avvicinarsi. Il Carnevale comincia il giovedì grasso e termina allo spegnimento dei ‘’Vlurd’’, ossia dei fasci di lunghezza variabile accesi da una fiamma e portati in spalla percorrendo le vie del paese. Offida è nota poi anche agli intenditori enogastronomici dal momento che qui nascono il ‘’Rosso Piceno’’, e ‘’l’Offida Pecorino Doc’’; inoltre è celebre la specialità culinaria detta i ‘’Funghetti’’, ossia dei dolcetti a base di anice, poveri e antichi, che si conservano per lungo tempo e riacquistano morbidezza se li si riscaldano. WM

L’ inclinazione attuale dell’economia punta a una valorizzazione delle eccellenze del luogo che sono rappresentate dalla produzione di vino di qualità come “Rosso Piceno Superiore” e dal merletto al “Tombolo”, pregiata lavorazione di antica tradizione  nel campo artigianale. Rosso Piceno

>>>

http://it.wikipedia.org/wiki/ Rosso_Piceno_Superiore

Tombolo

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http://it.wikipedia.org/ wiki/Tombolo

Stile Bizantino

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http://it.wikipedia.org/wiki/Bizantino

Offida in slides

Le Mura

Fontana

Chiesa

Comune

Mura di Cinta e Ospedale

Fontana delle Merlattaie

Santa Maria della Rocca

Piazza del Popolo

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Pietro D’Angelo

Da discarica abusiva negli anni Ottanta a Riserva naturale nel 2004. Cosa è stata e cosa diventerà l’area protetta situata tra la foce del Tronto e la città di Porto d’Ascoli Foto di Patrizia Malizia

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di

Stagni, canneti, sentieri persi tra il verde che sfociano al mare, casolari abbandonati, cavalli che pascolano in libertà, distese rosse di salicornia e uccelli migratori che si posano sulla riva. No, non siamo nella Camargue francese, ma nelle Marche, a pochi chilometri dalla città di San Benedetto del Tronto: nella Riserva Naturale Sentina. Questo paesaggio di “acque e sabbia” è un’area protetta di 177 ettari, un vero gioiello naturalistico ai confini con l’Abruzzo, da alcuni anni riscoperto e valorizzato dopo l’abbandono subito nei decenni passati. Ne abbiamo parlato col presidente Pietro D’Angelo, colui che viene considerato da molti il “padre della Sentina”.

Claudia Cinciripini

Sentina, un’oasi di acquee sabbia P

uò tracciarci brevemente la storia della Riserva Sentina: cos’era prima della sua nascita, cos’è oggi e cosa potrebbe diventare domani? “Da un punto di vista ambientale, la Sentina è la cassa di espansione naturale del fiume Tronto, considerata da tempo, come si legge nel documento CNR del 1967, un’area d’interesse nazionale per la sosta ed il ristoro della fauna migratrice, essendo l’unica zona umida lungo la costa adriatica tra il Gargano e Ravenna. Area floristica protetta, regolamentata dal Piano Paesistico Ambientale Regionale, la Sentina è inserita nel Progetto Natura 2000 come ZPS (Zona di Protezione Speciale) e SIC (Sito di Importanza Comunitaria), due zone regolamentate da una legislazione europea. Questi ed altri vincoli hanno permesso di trasformare quest’area, nel 2004, in Riserva Naturale, istituita con delibera regionale n.156. Ricordo tuttavia che tra gli anni Settanta ed Ottanta la Sentina è stata utilizzata come mega-discarica abusiva, con lo sversamento di rifiuti tossici e di inerti derivati dalla costruzione della superstrada Ascoli-Mare.” Come pensate di vigilare la Riserva, per evitare atti vandalici e altri tipi di abusi? “Vi è innanzitutto un problema, che è quello di sviluppare tra i cittadini una sensibilità ambientale ed un senso civico. Esistono tuttora fenomeni di degrado, che tuttavia non si risolvono da un giorno all’altro. Occorre che la collettività si riappropri di questo territorio. Per una maggiore vigilanza dell’area abbiamo allertato i carabinieri di


Porto d’Ascoli, la Forestale, le guardie provinciali. Abbiamo inoltre formato 47 GEV (guardie ecologiche volontarie), che spero di vedere presto all’opera, e l’associazione onlus “Club degli Amici della Sentina.”“ Col progetto “Re.S.C.We” (Restoration of Sentina coastal wetlands) avete vinto il progetto europeo Life Plus 2009, aggiudicandovi un finanziamento di 1 milione e 119 euro. Come verranno spesi questi soldi? “Con il finanziamento annuo da parte della Regione (circa 160mila euro) abbiamo effettuato alcuni interventi come la rinaturalizzazione del fosso collettore, la schermatura della vegetazione intorno al depuratore, i percorsi didattici, la cartellonistica e il materiale informativo. Ma questi fondi non bastano a risolvere le tre grandi emergenze della Sentina: il ripristino della zona umida, l’erosione e il restauro dei casolari. Per questo abbiamo realizzato il progetto di rinaturalizzazione “Life Plus”, che rappresenta per noi un grande successo. Grazie ai fondi di UE, Regione Marche, Comune di San Benedetto e in misura minore di altri partner, potremo ripristinare la zona umida, ossia i laghetti, con tutti i benefici che ciò comporta per la biodiversità, e realizzare sentieri, passerelle in legno, capanni per il bird-watching, reintroducendo alcune specie vegetali attualmente estinte nell’area. Per concludere il progetto

>>> http://www.riservasentina.it

>>> http://www.parks.it/riserva.sentina

Foto di Patrizia Malizia

Foto di Giovanni Piccinini

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abbiamo 30 mesi di tempo, pena la perdita del finanziamento.” Intanto è iniziata l’opera di sensibilizzazione ed educazione ambientale con le scolaresche. I bambini come vivono la Sentina? “L’ educazione ambientale è iniziata attraverso le lezioni in aula, i concorsi e le attività del CEA (Centro di educazione ambientale “Torre sul Porto”). Gli alunni delle scuole sono entusiasti, perché attraverso le visite guidate, effettuate di solito a primavera, restano meravigliati dai colori del paesaggio e dalla varietà della flora e della fauna”. Quale sarà il futuro dei casolari e della Torre sul Porto? “Per il restauro conservativo della Torre sul Porto, edificio storico risalente al 1543, potremo avvalerci dei fondi europei (fondi FESR) ed entro marzo dovrebbero partire i lavori. Questa diventerà probabilmente la sede della Riserva. Per quanto riguarda gli altri casolari, vi è l’idea di riutilizzarli

per trasformarli in agriturismi, B&b o centri per l’ippoterapia aperti anche ai disabili.” Che valore potrebbe avere la Sentina per questo territorio? “La Riserva può costituire, non solo per San Benedetto ma per l’intero comprensorio, un’offerta turistica differenziata dalla balneazione, ma possiede anche un notevole valore ambientale e scientifico. Attualmente stiamo promuovendo uno studio sull’apifauna e cerchiamo di valorizzare l’area con un’agricoltura tradizionale e biologica, con piantagioni ad esempio di liquirizia e zafferano. A tal fine presenteremo a breve un Piano di Gestione che vieterà l’agricoltura intensiva. Inoltre la zona ha anche una valenza archeologica, essendovi anticamente situata la città di Truentum col vecchio porto romano.” Si sa che il più grande problema di quest’area è rappresentato dall’erosione della costa. Come pensate di risolvere questa situazione?

“Quello dell’erosione è un problema urgente. Mediante uno studio commissionato all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca sull’Ambiente), abbiamo individuato le cause principali di questo fenomeno, che sta distruggendo la Sentina ed ha provocato negli ultimi 50 anni un arretramento della linea di costa di 120 metri, col pericolo di veder scomparire nei prossimi 30 anni la Torre sul Porto ed altri casolari. Secondo questa ricerca, per arginare l’erosione servirebbero una serie di scogliere sommerse e un parziale rinascimento della spiaggia. Ma per far questo occorrono ulteriori fondi, che speriamo di riuscire ad ottenere”. WM

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GIOVANNI ALLEVI, IL PIANISTA MARCHIG CONQUISTATOILMOND CRITICATO DA PIù fRONTI, LUI RESTA UN ARTISTA INTERNAzIONALE CON UN SOLO “DIfETTO”: ESSERE UN COMPOSITORE CONTEMPORANEO E NON UN INDIvIDUO DEvOTO UNICAMENTE ALLA CONSERvAzIONE DEL PASSATO. A LUI SI DEvE UN NUOvO MODO DI fARE MUSICA, DISTANTE DALL’ESPERIENzA DODECAfONICA E MINIMALISTICA, MA CAPACE DI AffERMARE UNA NUOvA INTENSITà RITMICA E MELODICA EUROPEA

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di

Benedetta Zilli

IANO CHE HA DO Ama definirsi un simpatico megaloma-

ne, va pazzo per i manicaretti di sua madre e, quando ha voglia di staccare la spina, si barrica tra le splendide mura di Ascoli Piceno, sua città d’origine. Lui è Giovanni Allevi, musicista dalle mille sfaccettature, scomodo per chi non sa guardare oltre e geniale per chi ha saputo apprezzare il suo nuovo modo di fare musica. A 42 anni è uno dei pianisti e compositori italiani più amati al mondo e oggi la sua regione ne va orgogliosissima. Si emoziona parlando della sua città, delle Marche, dei momenti che lo legano a questa bellissima terra e alla sua gente. “Ho avuto un’infanzia meravigliosa! Quelle discese spericolate lungo il marciapiede di via Sassari con lo skateboard - ricorda con nostalgia Allevi - e il capitombolo con cui mi sono rotto un dente! Pensi che è ancora scheggiato! E poi quando, all’età di 28 anni, fui licenziato sia dalla scuola di musica dove insegnavo pianoforte, sia dalla scuola media dove ero supplente, non persi tempo: una mattina andai alla stazione a fare un biglietto per Milano, solo andata!”.

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Cosa le manca di più delle Marche? “Le Marche sono una terra che ti predispone al sogno. Prima di tuffarmi nelle mie tournèe in giro per il mondo, è vitale per me tornare lì ogni tanto, per riprendere contatto con l’essenzialità delle cose, col silenzio e la purezza della natura. Mi manca ogni cosa: l’aria limpida, i paesaggi che ti lasciano a bocca aperta, la parlata marchigiana, così morbida e musicale, per non parlare dei manicaretti di mia madre!” Quale è stata la reazione dei suoi conterranei nei confronti della popolarità da lei raggiunta ? “Assolutamente sorprendente! Non è vero che non si può essere profeti in patria! Ricevo dai conterranei un sostegno continuo, soprattutto da parte dei concittadini ascolani. Con loro mantengo i contatti attraverso e-mail divertenti e scritte nel nostro dialetto. Grazie a loro sono sempre aggiornato sulle sorti della mia squadra di calcio. Mi sono commosso quando, in un importante ristorante di Shanghai, nel menù figuravano le olive all’ascolana. La prima cosa che ho esclamato è stata: “Siete arrivate prima di me!” E le prime cose che fa quando torna ad Ascoli? Ci sono abitudini o piccoli riti che il tempo non ha cancellato e che ama ripetere quando è qui? “In realtà resto a casa per tutto il giorno, perché più di ogni cosa ho bisogno di silenzio e solitudine. Fondamentalmente leggo. Poi all’imbrunire esco per ripercorrere quelle vie che tanto ho amato. C’è un profumo per le strade, una bellezza architettonica che sfida l’eternità. Osservo anche i ragazzi felici che schiamazzano. Che bella la vita, inquietante ma bella. Sono convinto che anche loro un giorno sentiranno la necessità di partire.” CONCERTI NELLE MARCHE 11 Marzo Civitanova Marche Teatro Rossini 3 Aprile Ancona Teatro delle Muse

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Lei ha onorato la sua regione, creando l’Inno delle Marche, una composizione orchestrale, in occasione dell’Incontro Nazionale dei Giovani, tenutosi a Loreto nel 2007. Una melodia creata sulle sfumature del paesaggio marchigiano. Cosa l’ha ispirata e quale messaggio ha voluto trasmettere? “Una macchina di lusso mi accompagnò al palazzo della Regione dove il Presidente Spacca mi espose la sua idea dell’Inno. Mentre la macchina mi portava via, sul vetro appannato disegnai un pentagramma e vi appoggiai le prime note che erano “cadute” nella mia testa. La stesura completa avvenne qualche giorno più tardi nel tranquillo giardino di una casa a Scotch Plains, nel New Jersey, dove ero in ritiro durante la tournèe americana. Ne realizzai anche una versione audio con i suoni sintetici del computer che simulavano l’orchestra sinfonica. Qualche mese più tardi la feci ascoltare a degli amici marchigiani, nello stereo di una macchina parcheggiata su un punto del Conero, dove potevamo scorgere una vista fantastica sul mare. Durante l’ascolto uscì qualche lacrimuccia. Era l’ok definitivo!”

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Il suo primo album, “13 dita” del 1997, è stato pubblicato dal grande cantautore italiano Lorenzo Cherubini, alias Jovanotti. Come è stato lavorare al suo fianco? “Entusiasmante, ma anche difficile. Io volevo continuare il mio percorso, scrivere e suonare la mia musica, mentre Lorenzo mi aveva convocato per lavorare con la sua band; due strade inconciliabili. E’ stata inevitabile la separazione, anche soltanto per non rischiare di brillare di luce riflessa. Ma devo molto a lui.” Lo scorso settembre è uscito il suo sesto album, per pianoforte solo, intitolato Alien. Com’ è nata questa ultima creazione e cosa la differenzia dalle precedenti? “Alien è un lavoro la cui gestazione è durata quattro anni, ma sinceramente non so perché ora “esista”. Infatti è un mistero che quelle note siano cadute nella mia testa. Ho dovuto riportare quella musica sulla carta, poi sulla tastiera, esattamente come voleva lei, lontano da qualunque standard discografico e radiofonico, lontano anche dalla pretesa di suscitare un consenso collettivo o il compiacimento della critica. La musica di Alien rappresenta dunque la mia totale libertà di espressione, la voglia di proporre dei contenuti contemporanei organizzati in forme dilatate classiche, come la Sonata. Alien rappresenta anche un diverso modo di pensare e di porsi di fronte all’esistenza quotidiana, senza dare nulla per scontato, mantenendo l’ingenuo stupore di chi guarda il mondo per la prima volta.” Invece nel 2008 ha tenuto il concerto natalizio, presso l’aula del Senato. Un evento sempre presenziato dal Capo dello Stato e dalle più alte cariche istituzionali. Che ricordi ha di quei momenti? “Oltre l’appassionata esecuzione dell’orchestra sinfonica de “I Virtuosi Italiani” alla mia guida, ricordo l’affetto e l’incoraggiamento degli uscieri e del personale del Senato della Repubblica, la folla di gente che si era radunata fuori per salutarmi, appena conclusa la diretta. Ho anche ricevuto l’e-mail di uno chef di un ristorante: mi raccontava di aver seguito il concerto in cucina con un mestolo in mano mimando la direzione d’orchestra, talmente preso dalla musica da far bruciare l’arrosto!” Ricordi bellissimi! Ma con lei vorrei toccare anche un tasto poco simpatico: spesso è stato oggetto di critica da parte di opinionisti e musicisti che non hanno visto di buon occhio il suo modo di fare musica. Dal musicologo Stefano Biosa al famoso violinista  Uto Ughi, al giornalista Filippo Facci che lo ha definito un minimalista. Da cosa nascono queste polemiche e come lei ha reagito e, soprattutto, come ha difeso il suo stile musicale? “Loro hanno paura e forse si tratta di un timore giustificato, in quanto il mio esempio rappresen-

ta un cambiamento troppo radicale nel mondo della musica colta. La paura di sentirsi messi da parte e di perdere la leadership culturale di cui si sono sempre fregiati. Infatti io propongo un’estetica che è un inno al presente, dove la musica colta, espressione di questo nostro tempo, recupera un rapporto profondo con l’ascoltatore, superando definitivamente il vicolo cieco verso cui era finita l’avanguardia del Novecento. Questo intento, sicuramente ambizioso, doveva essere da me perseguito, essendo io un compositore contemporaneo e non un individuo devoto unicamente alla conservazione del passato. Avevo previsto che i cultori della tradizione classica avrebbero scatenato contro di me una vera battaglia diffamatoria mediatica, al fine di screditare la mia figura artistica e la mia dignità intellettuale. Ciò è avvenuto attraverso la pubblicazione di libri, articoli, interviste, dove è stata perfino riscritta e modificata la mia storia, fino ad attribuirmi affermazioni mai pronunciate. Nonostante l’imponenza dell’operazione, l’establishment non si è dimostrato più forte della mia musica, nè dell’affetto che la gente mi regala.” Lei si definisce un compositore di musica classica contemporanea, ma con un linguaggio colto ed emozionale, che prende le distanze dall’esperienza dodecafonica e minimalistica ed è capace di affermare una nuova intensità ritmica e melodica europea. Più semplicemente, come il suo è un linguaggio innovativo e diverso da quelli sinora sviluppati? “Qualunque disciplina artistica e letteraria, fino al design e all’architettura, hanno accettato con grande naturalezza il concetto di “classico contemporaneo”, tranne la musica colta. Invece io credo che sia possibile comporre in un linguaggio che recupera le forme classiche, dove queste organizzino contenuti musicali del mondo di oggi. Ciò che è innovativo non è l’incomprensibile, l’originale a tutti i costi o l’astruso, ma è ciò che esprime in modo verace il presente, cioè l’epoca unica e irripetibile che stiamo vivendo ora e che i grandi del passato non potevano nemmeno immaginare.” La sua musica ha fatto il giro del mondo. Ha tenuto concerti a New York, a Hong Kong, a Tokyo, a Vienna e in tutta Italia. Oggi che effetto fa sapere di essere un artista internazionale? “Mi fa effetto sapere che la mia musica tocca il cuore della gente. Finché ne avrò la forza continuerò a incontrare quei sorrisi e quelle emozioni in qualunque angolo del mondo. Io ho fiducia nelle persone, resto stupito dalla grandezza del mondo interiore che ognuno conserva in se. E’ un privilegio potermi esprimere musicalmente fino a entrare in contatto con centinaia di migliaia di anime belle, indipendentemente dai confini geografici. Questo è ciò che conta per

me: scrivere musica, suonarla, emozionarmi ed emozionare.” Tre aggettivi per definirsi… “Sono un timido, un ingenuo e un simpatico megalomane!” Un suo sogno personale ancora non realizzato? “La continua esposizione concertistica e mediatica mi impone di mantenere una certa linea. Per questo motivo seguo una dieta ferrea ed equilibrata. Ma se proprio devo essere sincero, appena mi ha formulato questa domanda, si è materializzata nella mia mente l’immagine di un calzone con pomodoro, mozzarella, funghi e salame piccante. Un sogno per me che, eccezionalmente, questa sera decido di realizzare!” WM

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La comunicazione del territorio marchigiano passa sempre di più attraverso una serie di azioni di sistema che vedono il Pubblico come sostegno alle politiche d’azione dei privati, restituendo un’immagine unitaria della Regione Marche dalla quale risaltino soprattutto le denominazioni e non le singole etichette; le Marche ancora prima che i suoi prodotti. Due sono le normative europee che si occupano di orientare e finanziare lo sviluppo del settore vitivinicolo: il Piano di Sviluppo Rurale (PSR) che regola l’attività all’interno dei Paesi della UE e l’OCM vino che invece si occupa della promozione extra europea. A partire dalla normativa contenuta nel PSR, già dallo scorso anno è stato attivato un primo bando rivolto a tutti quei soggetti che a livello regionale raccolgono le denominazioni regionali, in modo particolare due: l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT), che raggruppa le denominazioni della zona nord-centro, ed il Consorzio Tutela Vini Piceni, che raccoglie invece le denominazioni del sud della regione. Attraverso il PSR si sono messe in campo risorse per circa 5 milioni di euro, da spalmare nel triennio, a sostegno dei programmi annuali predisposti dai Consorzi per la promozione delle denominazioni marchigiane in tutti i Paesi che rientrano nell’ UE, Italia inclusa. La prima esperienza significativa la si è realizzata lo scorso anno con l’edizione 2010 del Vinitaly e a seguire con tutte le altre manifestazioni e fiere sia a livello nazionale che europeo. Per quanto riguarda invece l’attività di promozione nei paesi extra UE, è l’OCM vino il canale finanziario di riferimento. I soggetti beneficiari di queste risorse – pari a 600 mila euro nel 2009 e a 1milione nel 2010 – possono essere sia i Consorzi sia aziende singole o associate anche in associazioni temporanee. Nel primo bando uscito nel 2009 sono stati presentati ed approvati 5 progetti, 4 dei quali sono andati avanti. Lo scorso anno, ne sono stati finanziati 3 anche con l’apporto di ulteriori risorse messe a disposizione dalla Regione. Chi attinge a fondi della OCM vino ha l’obbligo di definire i Paesi target dove si andrà ad attuare la promozione, che può consistere nella partecipazione a fiere o nell’organizzazione di eventi specifici. Facendo forza su questi due importanti pilastri finanziari messi a disposizione dalla Comunità Europea, la Regione Marche ha la possibilità e la ferma volontà di seguire un nuovo percorso politico per dar vita ad un nuovo modo di conoscere il nostro settore vitivinicolo. Se infatti nel passato la Regione fungeva da organizzatrice e da guida alle aziende che venivano chiamate a prendere parte alle diverse iniziative, ora lo schema si è rovesciato: la Regione mette a disposizione le risorse ma poi sono le aziende che scelgono mercati e modalità dell’attuazione della promozione. In questo modo si assiste ad un coinvolgimento diretto delle imprese, andando a scardinare il precedente sistema e mettendo le aziende di

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Legare vino e territorio, promuovendo le Marche e non semplicemente i marchi: l’Assessore Paolo Petrini traccia la rotta fronte alla necessità ma anche all’opportunità di farsi conoscere: ognuna per le proprie caratteristiche. Un passaggio importante e storico per la Regione Marche che adesso deve riuscire a coglierne i frutti sperati. Questo nuovo modello, fondato sui criteri stabiliti dal Piano per lo Sviluppo Rurale che pone l’accento sulla creazione di una rete di cooperazione che superi la singolarità delle aziende, ha rappresentato una svolta tanto positiva da essere applicato anche ad altri ambiti. Con i bandi legati alle filiere, ad esempio, si sta spingendo il sistema produttivo Marche a definire una massa critica di soggetti che operino nello stesso settore e che siano in grado di unirsi sotto il profilo della promozione; cosa che già accade per la filiera del bio, della carne e dei cereali dove si stanno organizzando strutture che si coordinano per gestire insieme la fase della promozione. In questo modo risulta possibile portare al di fuori della nostra Regione più realtà produttive, che singolarmente non ne sarebbero capaci. In questi giorni ad esempio al Foodex di Tokio, dove di solito si partecipava con 20 aziende, siamo Paolo Petrini presenti con quasi 30 imprese, sia legate al consorzio IMT che ad altre realtà del settore agroalimentare: si cammina assieme! Ma a cambiare deve essere anche il punto di vista che muove la comunicazione: fare attenzione non più alle etichette ma alle denominazioni. Bisogna far capire l’importanza e la validità delle denominazioni, così che di conseguenza le aziende possano valorizzare il loro percorso singolo: se si parla di Verdicchio, è fondamentale poterlo collegare con il territorio da cui esso deriva altrimenti si corre il rischio di promuovere una etichetta che è totalmente slegata dal territorio regionale: far conoscere e promuovere le Marche significa far conoscere il nostro territorio. Legare prodotto e territorio si deve, e con questo radicale cambio di impostazione finalmente si può perseguire se si aiuta a comprendere che il marketing è uno strumento che diventa sia patrimonio dell’azienda che della collettività; un investimento a lungo termine della nostra Regione! Questo nuovo modo di pensare deve essere sfruttato al meglio. E in questa ottica si deve vedere anche il vincolo posto dalla Unione Europea che richiede una programmazione di 3 anni nello stesso Paese, cancellando l’idea di una presenza mordi e fuggi in favore di un impegno organizzato e costante. Lo scoglio principale che ci troveremo ad affrontare lungo questo percorso di innovazione sarà, anzi è già stato, la mentalità che spesso ha contraddistinto le nostre aziende. Prima passeggiando per le fiere si vedevano stand chiusi, ognuno aveva il suo spazio: la singolarità era la caratterizzazione. Dallo scorso anno, a partire dal Vinitaly, il colpo d’occhio restituisce una differenza fondamentale: lo stand ora è più aperto, perché ci si vuole presentare come la Regione Marche con le sue tante aziende e non più come tante aziende che fanno parte delle Marche. Aggregare il pubblico e il privato, a sostegno di un progetto collettivo: questo deve essere il nostro principio comune di promozione.”


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Le Marche, una regione al plurale, da scoprire … all’infinito!

Una vocazione, quella della nostra splendida terra, che ritroviamo appieno anche nel panorama enologico Presidente IMT Gianfranco Garofoli

Le Marche possono vantare una realtà vitivinicola molto variegata, contraddistinta da una costante crescita della qualità. Il dato nuovo emerso negli ultimi anni è rappresentato dal fatto che al concetto di pluralità, intesa come ricchezza e varietà di risorse, si accompagna una rinnovata capacità di fare sintesi, condividere sinergie, presentarsi all’esterno in maniera unitaria. È con questi obiettivi che, nel 1999, nasce l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (I.M.T.), per iniziativa di un gruppo di produttori che avevano intuito l’importanza di fare sistema per promuovere, in Europa e nel mondo, questo esclusivo patrimonio d’identità e pluralità. Da allora, l’Istituto che mi onoro di presiedere ha costantemente operato per aggregare e fare rete. Ed oggi I.M.T. può contare su un patrimonio di circa 1200 viticoltori associati delle Province di Ancona, Macerata e Pesaro-Urbino, rappresen-

tando oltre il 90% del vino esportato dalla nostra regione, con ben 14 DOC, quattro delle quali sono anche DOCG. Altrettanto proficue sono le sinergie attivate con molte realtà pubbliche e private, con le quali il nostro Istituto ha avviato importanti collaborazioni finalizzate ad una valorizzazione complessiva del territorio. Pertanto, negli anni, I.M.T. è diventato il perno intorno al quale ruota tutta l’attività promozionale del settore vitivinicolo che, ora più che mai, ha bisogno di un forte aiuto per poter penetrare sui mercati, nei quali i singoli produttori, da soli, non potrebbero mai emergere, soprattutto per quanto riguarda le tante piccole e piccolissime aziende che caratterizzano la nostra realtà. Traguardi ambiziosi, ma perseguiti tenacemente attraverso un articolato programma di iniziative, che vanno

Viticoltori … si sceglie! Del Consorzio iMT fanno parTe viTiColTori Di Tre provinCe MarChigiane, Con le loro sTorie, i loro proDoTTi, le loro sTraTegie. Ma Con la Cosa più iMporTanTe in CoMune: l’aMore e la passione per il loro lavoro e la loro Terra La caratteristica del parco vigneti dell’IMT è quella di saper sposare la tradizione e la storia del territorio, avendo mantenuti saldi i legami con l’antica sapienza contadina costruita nel costante passaggio del testimone da generazione in generazione, con la modernità, che ha condotto ad una completa ristrutturazione del parco stesso nell’ ultimo decennio del secolo scorso che lo ha reso orientato alla qualità ed a conseguire risultati d’eccellenza. L’amore e la cultura della viticoltura lega queste tre province delle Marche ed è stato compagno e testimone di un cambiamento epocale: quello che condotto al progressivo abbandono delle campagne nell’immediato dopoguerra, per cercare fortuna in città, nell’artigianato, nella piccola e media industria, nei servizi. La viticultura è stata sì compagna di questo mutamento, ma non muta e inattiva; ha saputo porsi come alternativa allo spopolamento delle campagne assicurando un reddito a chi per passione e per scelta di vita ha deciso di legare il proprio futuro alla terra e ai suoi frutti, ai suoi colori e ai suoi sapori, di aromi e profumi differenti come quella dei vini. Rimanendo piacevolmente e modernamente ancorati a questa tradizione di passione e amore per il proprio lavoro, i viticoltori riuniti nel Consorzio IMT si presentano come dei “ fondamentalisti”, dei puristi che hanno una visione dell’esistenza come di continuo equilibrio tra uomo e natura. Ecco perché possiamo definire gli oltre 1.200 viticoltori con le proprie famiglie come la vera identità agricola marchigiana. L’uva e il vino riflettono forse meglio di altri prodotti il carattere dei marchigiani: la cura dei dettagli, propria dei vignaioli che conoscono centimetro a centimetro il vigneto; i filari che sembrano ridisegnare le stesse curve del terreno; quella magica pace che si respira camminando tra i vigneti. Vivere in armonia con il paesaggio è una priorità per quanti fanno parte del consorzio IMT, anche nella volontà di promuovere un nuovo turismo consapevole.” (Alberto Mazzoni Direttore IMT)

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dall’attività di incoming per buyers e giornalisti alla gestione dell’Enoteca Regionale nella sua funzione di raccordo dell’intera strategia, dalla partecipazione a fiere di settore all’organizzazione di wine testing ed azioni di promozione diretta sui mercati ritenuti più interessanti per i nostri vini. Le due parole chiave di questa nuova vision sono “ottimizzazione” delle risorse messe a disposizione da Regione, Governo Nazionale ed Unione Europea per “fare squadra”, e “valorizzazione” della qualità sviluppata in vigna ed in cantina, nel rispetto di un ambiente naturale, unico, da preservare, che costituisce la nostra forza e che rappresenta la nuova frontiera del mercato. Una strategia destinata ad avere successo tanto più ampio, quanto più sapremo “raccontare” l’unicità del binomio prodottoterritorio e spiegare le specificità e le peculiarità, non solo del vino, ma di tutti i nostri prodotti!”


Grotte di Frasassi Uno spettacolo unico al mondo

L’IMT in cifre La storia dell’IMT inizia con la sua costituzione, ormai dodici anni fa, nel 1999. In più di un decennio la sua penetrazione sul territorio è via via aumentata, tanto da contare oggi ben 1.200 viticoltori associati delle Province di Ancona, Macerata, e Pesaro – Urbino. La viticultura è una ricchezza della nostra Regione e i consorziati IMT bene ci rappresentano al di fuori dei confini marchigiani, rappresentando oltre il 90% del vino esportato delle Marche per il tramite di circa 200 imbottigliatori. Altri numeri interessanti per capire l’importanza di questo Consorzio? IMT rappresenta il 45% della superficie vitata regionale con circa 9.000 ha - per il 50% D.O.C. e D.O.C.G.e per il 50% I.G.T. - su un totale di circa 20.000 ha che costituiscono il Vigneto Marche. Le denominazioni a D.O.C. - D.O.C.G. sono 14 di cui 4 D.O.C.G.

i viTiColTori iMT I viticoltori marchigiani esprimono al primo contatto i valori della semplicità e della sostanza, mai banali, a volte sin troppo riservati, retaggio di un pudore antico, in cui la riservatezza s’impone come conseguenza di una marginalità imposta dall’isolamento proprio di una terra di confine. Una comunità strategica quella marchigiana fatta più di singolarità, che di identità, alla ricerca costante di relazioni.


L’enogastronomia nella Provincia di Ancona: una “mappa” perscoprirlainsieme La provincia di Ancona riassume in sé tutti i caratteri dell’enogastronomia marchigiana, associandoli a una differenziazione morfologica che riporta i tratti distintivi della Regione Marche. Grande è innanzitutto l’attrazione turistica che il capoluogo e la Riviera del Conero sono in grado di esercitare, vantando sia una compagine di ristoratori di primissimo piano che una conformazione territoriale che rispetta la successione dei paesaggi tipici della regione: la costa, con i porti pescherecci, e il primo entroterra dedito all’orto - frutticoltura; la collina, a cavallo delle valli dell’Esino e del Misa, teatro della coltura dei cereali, della vite e dell’ulivo; l’ Appennino, ambito dell’allevamento e del bosco, per quel che riguarda selvaggina e prodotti spontanei, funghi e tartufi in primis. Attività fiorente lungo la costa è la pesca, grazie alla generosità dell’Adriatico. Ancona è riconosciuta come porto peschereccio di primissimo piano: sogliole in proverbiale abbondanza; spigole, dentici, rombi e code di rospo per il forno o il cartoccio, pesce di paranza per fritture e brodetti; triglie per il tegame, pesce azzurro per la griglia, vongole e cozze, crostacei e molluschi d’ogni genere. Nel primo entroterra entra in scena l’orto: Jesi si distingue per il carciofo violetto precoce e il cavolfiore precoce; Castelleone per la cipolla di Suasa. Legumi coltivati in campo aperto, sono invece la cicerchia e il fagiolo attorno a Serra de Conti. Primeggiano i cereali:

innanzitutto il grano duro, che dà materia per una produzione pastaria di straordinaria tipicità; salendo in quota il mais tradizionale ottofile ad Arcevia, l’orzo e il farro che sono alla base di minestre e zuppe di antica tradizione. Viti e ulivo, meritano poi una mensione a parte. Il primo pensiero, varcando la soglia di una delle innumerevoli cantine della provincia di Ancona, è per il Verdicchio: vino bianco dal profumo intenso, ottenuto in purezza dall’uva omonima, autoctona, con una nota caratteristica di mandorla amara, adatto a un leggero invecchiamento. La sua produzione riguarda in modo particolare la zona dei Castelli di Jesi, titolare di specifica denominazione di origine controllata e garantita che prevede una versione ferma, classica bevanda da pesce, ma anche una versione spumantizzata, di alta gastronomia, e una appassita, da dessert. Sul fronte dei rossi invece nei ranghi dell’eccellenza si pone il Rosso Conero, prodotto nei sette comuni che attorniano il promontorio; anche a questo vino è riservata specifica denominazione di origine controllata, e dal 2004 denominazione di origine controllata e garantita, che stabilisce un uvaggio a larga prevalenza di uve Montepulciano (85% minimo) con eventuali apporti di sangiovese. Produzione ancor più circoscritta è quella del rosso Lacrima di Moro d’Alba anch’essa denominazione di origine controllata dovuta a un’uva di origine locale che dà vini pieni, morbidi, di aromaticità inconfondibile. Al fine di promuovere il vino principe della provincia,

il Verdicchio, l’Assessorato provinciale all’Agricoltura rappresentato dall’Assessore Giancarlo Sagramola, da alcuni anni sta portando avanti un progetto di comarketing territoriale Verdicchio-Grotte di Frasassi denominato Fresco di grotta. Attraverso un’esposizione di bottiglie di Verdicchio delle più importanti etichette provinciali all’interno delle famose Grotte di Frasassi, si vuole condurre il visitatore delle Grotte alla scoperta delle Cantine e delle altre eccellenze ambientali, culturali ed enogastronomiche del territorio. Quanto infine all’olio, la provincia di Ancona si distingue per le realtà delle colline anconetane: qui alle varietà di ulivo tipiche dell’Italia centrale se ne affiancano di locali, come raggia, carboncella, pendolino, mignola e rosciola che conferiscono accenti particolari a un olio ben noto per il delicato aroma di mandorla. Anche nel settore dell’olivicoltura l’attività della Provincia di Ancona è stata particolarmente proficua negli ultimi anni, in primis favorendo lo sviluppo di impianti specializzati con varietà autoctone locali e contemporaneamente sostenendo la promozione dell’olio extravergine di oliva attraverso progetti quali il Premio Miglior Uliveto e la manifestazione Girolio nella Provincia di Ancona (un tour a premi per far incontrare consumatori e produttori di olio). Ultima iniziativa ma non meno importante la realizzazione del sito internet sulla filiera corta agroalimentare all’interno del sito istituzionale della Provincia di Ancona.”

ENOTECA


La terra maceratese tra vini, oli, salumi, formaggi e tanto altro L’ eccezionale varietà della terra maceratese — le spiagge dolci dell’Adriatico, l’ armonia delle colline e la rude bellezza dei Sibillini — si rispecchia tutta intera nei colori, nei profumi e nella ricchezza dei suoi vini più nobili: l’inimitabile complessità del Verdicchio di Matelica, l’unicità assoluta della Vernaccia di Serrapetrona o la vivace fragranza del Maceratino, vitigno padre dei Colli Maceratesi, per citare i più apprezzati. Le vigne, la fatica appassionata e umile che da secoli ogni giorno si spende tra filari, e il silenzio delle cantine costituiscono un patrimonio unico, una testimonianza vivente della civiltà maceratese che merita di essere conosciuta e valorizzata quanto i tesori artistici, i monumenti, i castelli e i palazzi storici della nostra terra. Da questa convinzione è nata l’idea di redigere una piccola e agile guida tutta dedicata ai vini maceratesi: non un’elencazione celebrativa di doc e docg rivolta agli “addetti ai lavori”, ma un utile strumento per chi desidera avvicinarsi a un tesoro particolare, grande e non abbastanza conosciuto, della “Terra delle armonie”. La Provincia di Macerata, consapevole del ruolo strategico che la Politica Agricola Comunitaria (PAC) affida all’agricoltura, quale settore che oltre a produrre alimenti e servizi, produce anche beni pubblici (qualità dell’ambiente, paesaggio agrario, biodiversità, salubrità delle produzioni agricole, ecc.), sta intensamente operando per mettere a sistema le iniziative che generano formazione, informazione, economia e promozione del territorio. L’obiettivo prioritario è quello di “fare rete” per accrescere il livello di conoscenza e consapevolezza nel consumatore e facilitarlo quindi nella gestione dei suoi acquisti. A seguito di ciò, nel 2011, in una logica di “sussidiarietà orizzontale”, ha preso avvio il primo calendario di rassegna agricola itinerante, denominato “Assaggi di RACI”, che ruota intorno all’evento centrale rappresentato dalla Rassegna Agricola del Centro Italia (RACI) che si organizzerà a Macerata dal 6 all’8 Maggio p.v.. Questa novità è promossa dalla Provincia di Macerata di concerto con le amministrazioni comunali ed è supportata da di un “Comitato tecnico-scientifico” (CTS) costituito da: Regione Marche, Assam Marche, Atenei di Ancona, Macerata e Camerino, CCIAA di Macerata, Istituti (Alberghiero di Cingoli e Tecnico Agrario di Macerata), Organizzazioni Professionali di categoria (agricole, del commercio, artigianato e industria), Associazioni dei consumatori, ecc. Detto CTS, coordinato dalla Provincia di Macerata, curerà il livello qualitativo di tutte le

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manifestazioni promozionali ed eno-gastronomiche in calendario. Nei comuni organizzatori, i visitatori potranno: conoscere le produzioni agricole di eccellenza che identificano e promuovono territorio regionale; gustare le eccellenze eno-gastronomiche regionali, negli stands, nei ristoranti e negli agriturismi del comune ospitante; acquisire maggiore consapevolezza nei consumi, partecipando ai vari eventi formativi, informativi, laboratori di analisi sensoriale, di educazione alimentare per ragazzi, ecc., organizzati col supporto del comitato tecnico scientifico; acquistare i migliori prodotti agricoli ed enogastronomici regionali negli appositi farmer market allestiti per l’occasione.


Promuovere le eccellenze enogastronomiche tipiche delle Marche è senza dubbio fondamentale. Che ruolo ha la Camera di Commercio in questo senso? “La Camera si muove con iniziative concrete rivolte agli imprenditori, in collaborazione con altre associazioni di categoria, partner pubblici e privati e ha dedicato anche al settore una Azienda Speciale ad hoc, A.S.P.eA. Sviluppo per noi significa sostenibilità; per questo abbiamo dedicato la scorsa edizione della nostra scuola EMAS per Consulenti e Revisori ambientali proprio al settore agroalimentare. Il miglioramento ambientale è una leva attraverso cui innescare meccanismi di competizione sul mercato, nel massimo rispetto del consumatore. I 14 professionisti da noi formati supporteranno e valorizzeranno al meglio le imprese e le produzioni agroalimentari attraverso l’implementazione dei sistemi di gestione ambientale, conoscendo le peculiarità tecniche e le caratteristiche specifiche delle diverse filiere agroalimentari.” Quali sono i prodotti agroalimentari maggiormente riconosciuti al di fuori dei confini regionali per quanto riguarda la provincia di Ancona? “In primo luogo i vini d.o.c.: il verdicchio di Jesi ,il verdicchio di Matelica, l’Esino bianco, il Rosso Conero, il Rosso Piceno, la Lacrima di Morro d’Alba e l’Esino Rosso. Crescente è la produzione di olio, con le varietà di Leccino e Frantoio; nello jesino, accanto alla produzione di oli extra vergini di qualità, va segnalata l’industria di impiantistica olearia. Da segnalare sono le tipologie di salami prodotti nel territorio in particolare nel fabrianese nonché la produzione di formaggi e latticini: il formaggio Pecorino e la ricotta di Campodonico. Il gusto e la tradizione della pasta è ben rappresentato, specie nella zona di Osimo. Orzo, farro e cicerchia vengono coltivati nelle zone dell’entroterra. Riveste importanza la produzione dolciaria, tra cui spiccano torroni e uova pasquali. Infine vanno segnalati i liquori, caratteristici sono quelli al caffè ed all’anice, oltre al vino dolce di visciola. 450 sono le industrie alimentari e delle bevande ed occupano oltre 3000 addetti .” Quali iniziative avete organizzato o patrocinato per far conoscere le tipicità all’estero? “La nostra Azienda Speciale per l’internazionalità delle PMI Marchet sta raccogliendo le iscrizioni per la partecipazione a due importanti iniziative destinate al mercato cinese dove i prodotti enogastonomici ed il vino potranno godere di un mercato in forte espansione. L’evento “Made in Italy in Cina” con la promozione del settore vitivinicolo nella città cinese di Xiamen in contemporanea con sfilate di moda, degustazioni e partecipazione alla fiera “CIFIT – China International Fair

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Camera di Commercio di Ancona e tipicita’: quale promozione? Ce lo raCConTa il presiDenTe Della CaMera Di CoMMerCio Di anCona roDolfo giaMpieri for Investment & Trade”. A maggio è in programma l’incoming di operatori cinesi per il settore agroalimentare che prevede l’organizzazione di serate di presentazione e degustazioni di prodotti tipici locali nonché visite presso le sedi delle imprese locali partecipanti.” Quanto è importante restituire un’immagine unitaria della nostra Regione? Crede possa essere questa la strada per affermarci definitivamente a livello internazionale? “Le iniziative alle quali prendiamo parte non ci vedono mai soli: in questo come in tutti i settori produttivi la Camera intende agire con un ruolo di raccordo, in virtù della sua posizione equidistante tra le diverse istanze, e col comune obiettivo dello sviluppo del territorio. Per evitare duplicazioni, per risparmiare energie e risorse. Solo insieme si può avere la forza di vincere l’impasse della crisi e le sfide internazionali.” Foto Angelo Serri


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A colloquio con Giuliano Bianchi, Presidente della Camera di Commercio di Macerata Far conoscere i prodotti agroalimentari tipici della provincia di Macerata fuori regione e all’estero, è sicuramente tra i vostri obiettivi come Camera di Commercio. In che modo state cercando di accompagnare e favorire le aziende in questo senso? “Come Camera di Commercio da sempre operiamo in attività di internazionalizzazione, promuovendo i nostri prodotti agroalimentari anche in fiere di prodotti diversi, dando così il senso di un territorio integrato, fatto di tante eccellenze, cosa che abbiamo fatto all’ultimo Micam. Il settore agricolo è portante per la nostra provincia; si sta di certo trasformando ma conserva intatte le sue grandi qualità. Ed è per questo che siamo vicini alle Associazioni di categoria con tutta una serie di iniziative e valorizzazioni. Ad esempio editiamo delle collane di volumi che hanno ad oggetto i nostri prodotti tipici e le nostre tradizioni; pubblicazioni importanti sono quelle sul vino cotto, sulla Vernaccia di Serrapetrona, sul Verdicchio. E ancora sul ciauscolo, sui vinci sgrassi, sul brodetto di pesce. Il prossimo libro in uscita sarà incentrato sulla coppa di testa. Stessa importanza abbiamo anche dato, sempre con lo strumento editoriale, ai grandi cuochi del passato di cui abbiamo rieditato alcuni volumi di ricette. Da sempre seguiamo poi il settore dei sommelier, prevedendo anche dei fondi per incentivare l’iscrizione ai corsi o per sostenere manifestazione come “I quattro grappoli”.” Quanto è importante fare rete, costruire insieme un filo con-

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duttore promozionale, sia tra le Istituzioni, che tra Enti pubblici ed aziende, che tra i produttori stessi? “E’ fondamentale. Questo è un momento di difficoltà economica e di scarse risorse alle quali attingere. Solo mettendosi insieme e lavorando su pochi ma importanti progetti si potranno ottenere risultati. Altrimenti il rischio che si corre è quello di vanificare anche le residue risorse a disposizione, fallendo nella missione più importante: quella di veicolare un’immagine unitaria del nostro territorio. Non dimentichiamo che il Made in Italy non è solo un concetto ma una grande leva di marketing che dobbiamo sfruttare. Noi come camera di Commercio siamo ovviamente fortemente orientati a partecipare alle iniziative sia dei governi locali che delle aziende, mettendo a disposizione la nostra professionalità per organizzare e realizzare i progetti.” Per superare l’annoso problema dell’individualismo che da sempre caratterizza gli imprenditori marchigiani c’è bisogno di un radicale cambio di mentalità che conduca a capire l’importanza di veicolare il brand marche, ancora prima che la singola etichetta. Crede che questo processo sia possibile? “Quando si è sperimentato un modello vincente, la resistenza nel cambiarlo è alta. I nostri imprenditori nel dopoguerra hanno saputo risollevare la regione da una situazione disastrosa, puntando su un modello nel quale l’individualismo era il collante ed il motore principale. Oggi però questa stessa organizzazione risulta perdente: bisogna collaborare non solo nei distretti, ma iniziare a farlo anche tra aziende in maniera informale. A traghettarci verso questo nuovo modello saranno sicuramente due forze. Da un lato la crisi, che ha messo di fronte alla necessità di cooperare per ottenere risultati in questo mercato globalizzato; dall’altro lato l’apporto che possono darci i giovani non solo per le conoscenze che hanno, ma anche e soprattutto per la loro apertura mentale.” Quali sono i prodotti agroalimentari maggiormente riconosciuti al di fuori dei confini regionali per quanto riguarda la provincia di Macerata? “Parlando di eccellenze nel maceratese vengono immediatamente in mente le calzature, i pellami, la meccanica, l’illuminazione, l’industria della plastica e la tecnologia. Ma anche l’agroalimentare è un settore portante. Le nostre vallate producono cereali, grano, verdure che sono conosciuti ed apprezzati. Nel settore vinicolo sono stati fatti passi avanti da gigante: chi non conosce la Vernaccia di Serrapetrona o il Verdicchio? E stesso discorso vale anche per gli oli, dove siamo competitivi a livello mondiale.”


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Il Centro italiano di analisi sensoriale è un centro di servizi specializzato nella scienza sensoriale e nella consumer science. Al servizio dell’industria privata e pubblica e del consumatore, l’obiettivo principale è di fornire servizi efficienti ed efficaci per la produzione ed il marketing dei prodotti alimentari e non.

Il marketing stà rivolgendo la propria attenzione verso un nuovo mondo: quello dei vini de alcolati. La frontiera dei vini a ridotto tenore alcolico è ancora tutta da esplorare; da comprendere ci sono innanzitutto i meccanismi per far sì che la bevanda prodotta non sia del tutto snaturata rispetto all’originale, nonché le reazioni che i consumatori possono avere rispetto a qualcosa di così differente, soprattutto a livello percettivo, rispetto al classico bicchiere di vino: un piacere al quale pochi sanno rinunciare. E proprio di indagare questi aspetti, si occupa il Centro Italiano di analisi sensoriale che ha sede qui nelle Marche, a Matelica e che grazie al lavoro di Lucia Irene Bailetti è stato in grado di disegnare un interessante ritratto delle percezioni dei consumatori rispetto ai vini a ridotto tenore alcolico. Prima di entrare nel merito dell’analisi, cerchiamo di capire quali sono le differenze tra il vino diciamo classico e quello de alcolato. In primo luogo, parlare di “de alcolizzazione” del vino non significa restituire una bevanda a zero contenuto alcolico: scendendo infatti sotto gli 0,5% non si può, secondo la normativa europea, neanche parlare di vino. Secondo, ci sono delle

Un piacere senza rischi

A Matelica, dove ha sede il Centro italiano di analisi sensoriale, si studia come

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proprietà dei vini che devono assolutamente essere conservate, anche in bevande a basso contenuto di alcol, per non snaturare i prodotti tipici nel rispetto delle denominazioni Docg, Doc e Igt. Di questa fase di controllo si occupa l’Organizzazione internazionale della vite e del vino, che verifica l’efficacia delle tecniche di separazione rispetto alle sostanze contenute nel vino, di modo che esso non venga privato nel processo di de alcolizzazione delle sue proprietà sensoriali e dei contributi che apporta ad una sana alimentazione. Ma perché si dovrebbe voler bere un vino de alcolato? Quali motivazioni di marketing si possono trovare? Su quale immagine di comunicazione si dovrebbe lavorare? A queste domande ha cercato di rispondere il Centro italiano di analisi sensoriale, riflettendo sulle

prospettive che si potrebbero aprire per il mercato del vino. Prima mossa per sviluppare campagne di marketing che possano essere attrattive dovrebbe sicuramente essere porre l’accento sullo stile di vita più sano che queste bevande consentirebbero: maggiore sicurezza alla guida, impatto praticamente zero sui minori, dieta più regolata, miglioramento delle performance e della salute, meno della metà di calorie assorbite. Se si riesce a far assimilare al consumatore l’idea che “la moderazione è di moda”, metà del gioco è già fatto! E poi il colpo d’occhio che come sempre fa la sua parte: sviluppare packaging innovativi, che richiamino comunque alla classica bottiglia di vino in modo da creare un collegamento nella mente del consumatore. “


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SOGENUS SPA interamente pubblica e marchigiana Il nostro lavoro ha fatto della discarica di Maiolati Spontini un fiore all’occhiello nel panorama nazionale, un esempio di eco sostenibilità registrato EMAS. In un settore delicato e importante come la gestione dei rifiuti, Sogenus si è sempre distinta per la trasparenza e la massima apertura agli organi di controllo, alle Autorità e ai cittadini. Sogenus è una società interamente pubblica che ama e custodisce la sua identità marchigiana perché appartiene ai marchigiani e non teme la concorrenza esterna alla realtà regionale che non ha legami col territorio e cerca soltanto il profitto.”

I NOSTRI SERVIZI Raccolta e trasporto in discarica di rifiuti urbani indifferenziati e speciali non pericolosi: gestiamo il servizio di raccolta e trasporto RSU per i 12 Comuni soci del Cis srl. Raccolta di rifiuti urbani differenziati da avviare a recupero: raccogliamo separatamente plastica, carta e cartone, vetro e alluminio, organico, batterie e pile, medicinali scaduti, rifiuti ingombranti e potature. Recupero e riciclaggio: nella discarica di Maiolati Spontini gestiamo l’impianto di compostaggio per il recupero di potature e scarti agro-alimentari e ne ricaviamo compost di qualità, un concime naturale dalle elevate proprietà nutritive per il terreno consigliato in vivaistica e in agricoltura biologica. Recuperiamo anche il biogas proveniente dai rifiuti: il nostro impianto per la captazione e produzione di energia elettrica da Biogas produce energia elettrica equivalente al consumo medio di circa 4000 famiglie.

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la garanzia Delle CerTifiCazioni. La qualità e la sicurezza del nostro lavoro sono riconosciuti dagli Organismi di certificazione: un percorso volontario che va ben oltre il semplice rispetto della normativa vigente. Sogenus è certificata: • Dal 2000 ISO 9001: garantisce la qualità dei propri servizi di raccolta, trasporto, stoccaggio, smaltimento e riciclaggio rifiuti. • Dal 2002 ISO 14001: ha un sistema di gestione adeguato a contenere gli impatti ambientali delle proprie attività e ne ricerca il miglioramento con coerenza, efficacia e sostenibilità. • Dal 2004 la discarica di Maiolati Spontini è registrata EMAS: è riconosciuta la gestione eco-sostenibile dell’impianto e la trasparenza e comunicazione verso i cittadini, le autorità e gli organi di controllo. • Dal 2005 OHSAS 18001: garantisce un adeguato controllo della Sicurezza e della Salute dei lavoratori, oltre al rispetto delle norme vigenti. • Dal 2007 SA 8000: aderisce a particolari aspetti della responsabilità sociale d’impresa. L’intero sistema di qualità integrato ha ottenuto la Certificazione BEST4.

IL RECUPERO AMBIENTALE la nostra gestione scrupolosa e responsabile della discarica di Maiolati spontini consentirà il completo recupero dell’area nel contesto ambientale circostante.


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Sportello Energia e check up energetici:

le nostre imprese parleranno “green” Camera di Commercio Ancona e Università Politecnica delle Marche insieme per costruire uno sviluppo sostenibile

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a sempre presente in maniera attiva e partecipativa sul territorio provinciale e regionale, la Camera di Commercio di Ancona si è interrogata su un’ importante questione: come costruire un modello di competitività e crescita del sistema economico locale? La risposta: puntare su sviluppo sostenibile e green economy come punti fermi di un percorso di gestione ambientale che coinvolga le aziende, individuando reali opportunità di risparmio energetico. In questa ottica è stato dato avvio al progetto “Sportello Energia” in collaborazione con Strategie S.r.l., lo spin off dell’Università Politecnica delle Marche che si occupa di trasferimento tecnologico e guida all’ innovazione engineering. Il progetto “Sportello Energia” offrirà alle PMI del territorio provinciale un servizio di check up energetici, destinati in questo primo avvio sperimentale a dieci imprese selezionate in base ai criteri contenuti nel bando pubblico di riferimento, e fornirà supporto ed assistenza a queste aziende che dimostrino di voler adottare approcci manageriali e modelli produttivi pensati in nome dello sviluppo sostenibile. Come? Garantendo la presenza in azienda di specialisti in grado di individuare opportunità di uso razionale dell’energia. Dalle parole del Presidente della Camera di

Le attività dei check up energetici:

Conferenza di presentazione Nuovo Sportello Energia

Commercio di Ancona, Rodolfo Giampieri comprendiamo ancora meglio l’importanza di questo progetto: “Mettere in discussione, misurarsi, verificarsi di continuo: sono queste le spinte alla base del progetto dei check up, un’opportunità che vogliamo dare alle aziende per misurare e migliorare la propria efficienza energetica, riducendo i costi dei propri cicli produttivi grazie all’investimento in fonti energetiche rinnovabili. Avviare dei processi di valutazione degli assetti aziendali e di innovazione è possibile solo avendo al proprio fianco professionisti altamente specializzati. E quale miglior partner per realizzare un tale progetto se non lo spin-off Strategie dell’Università Politecnica delle Marche?”. WM

INCONTRO DI PROGRAMMAZIONE CON I RESPONSABILI AZIENDALI DELLA GESTIONE DELL’ENERGIA

VISITA DELLE AZIENDE SELEZIONATE

ELABORAZIONE DEGLI AUDIT ENERGETICI

Il documento finale prodotto dopo il processo di audit conterrà: - un breve riassunto delle principali iniziative necessarie alla riduzione dei costi energetici e quantificazione delle opportunità di risparmio - l’analisi della struttura: descrizione della struttura, definizione dei principali flussi di materiali, descrizione del lay-out dello stabilimento produttivo, lista delle utenze e valutazione del numero di ore di funzionamento dei singoli equipaggiamenti - l’analisi dei consumi di energia: definizione dei consumi di energia elettrica e termica, analisi dei costi energetici ed individuazione delle criticità - la definizione delle opportunità di risparmio e di ottimizzazione tecnico-economica per l’approvvigionamento energetico con l’individuazione di eventuali ulteriori campagne di misura.

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Cristo fatto femmina Il di

Giampaolo Paticchio

Venerato da secoli nel duomo di Osimo, il crocifisso miracoloso che oggi un gruppo di studiosi scopre raffigurare una donna In cima alla salita, alla fine della strada, c’è il Duomo di Osimo.

È elegante, romanico e gotico insieme ma, soprattutto, è intriso di quella luce che solo la storia sa dare alle pietre. La storia ufficiale, certo. Ma anche la storia più o bliqua e sotterranea di una città per secoli porto franco di società segrete e sette massoniche, di filosofie eversive, di diversioni eretiche. Una città profondamente antipapalina seppur piantata nel cuore geografico dello Stato della Chiesa, quasi come un coltello: Osimo la ghibellina nel 1300, la giacobina a fine 1700, la garibaldina nell’800. E persino il suo duomo, edificato nell’VIII secolo sopra un tempio pagano e successivamente ripreso in chiave gotica, è tempestato di simbologie esoteriche e di dispositivi geometrici che evocano i Templari, i maestri comacini e i loro arcani architettonici. Varchi il portone e uno strano Cristo in croce emerge nella penombra della navata, sulla parete del primo altare a destra. Evidenziato da un faretto di pochi watt, più che pendere crocifisso sembra ben ritto sui suoi piedi. Quel corpo di legno appare come immobilizzato nell’atto di aprirsi. Con le braccia larghe e ben tese come chi non ha nulla da nascondere di ciò che porta addosso. Il crocifisso, di autore anonimo e considerato dell’XI o XII secolo, è cavo dentro ed è plasmato solo esternamente. Indossa una specie di gonnellina ricamata al posto del più usuale panno intrecciato. L’anatomia del corpo, a detta di diversi critici, sembra ingenua, approssimata, mal modellata. Osservazione che stona con il contesto di una città come Osimo, così storicamente

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abbondante, in ogni epoca, di ottimi scultori e di sculture. Forse l’indefinizione dei tratti non è ingenuità artistica; potrebbe invece avere un’altra funzione, ben precisa. Proprio di quel crocifisso, gli archivi raccontano che il 2 luglio del 1796, all’epoca dell’arrivo dei napoleonici nelle Marche, avrebbe mosso occhi e labbra, suscitando grande scalpore tra i fedeli. Al punto da provocare la deposizione delle armi anche da parte di quei giacobini osimani che, affascinati dal verbo della rivoluzione francese, aspettavano Napoleone per liberarsi dal Papa. In verità pare non fosse stata l’unica statua a dare segni di vita da quelle parti. Era già successo ad una madonna della Cattedrale di Ancona e come per epidemia, nei giorni successivi, altri crocifissi e madonne, da Filottrano, a Recanati, a Urbania e fino alla stessa Roma, avrebbero sgranato gli occhi e altri armati avrebbero deposto spade e archibugi sotto gli altari.

Quello che alcuni studiosi hanno scoperto sul nostro crocifisso, qualche mese fa, è forse molto meno miracoloso ma non meno sconvolgente. Quel corpo di Cristo è un corpo di donna.

Era lo scorso luglio e un gruppo di ricercatori e architetti osimani, ravennati, veronesi e padovani, erano chiusi nel duomo a fare rilevazioni sul presbiterio, realizzato dal mastro comacino Filippo nel 1191. Vi è infatti un mosaico dove sono raffigurate due rote che, in relazione alla posizione della luce solare che penetra dai vari rosoni, svolgono una funzione calendariale, oltre a esercitare particolari effetti biofisici. Roberto Mosca era del gruppo e racconta: “Mentre lasciavamo la chiesa, guardando a sinistra in maniera fortuita, con la coda dell’occhio, in un attimo vidi che quel crocifisso, che avevo sempre giudicato un po’ strano ed efebico, rappresentava una donna”. Se per Romain Gary, autore francese, il gioco di ombre e luci sui tratti fisici ne sancisce perentoriamente la vecchiaia (“questo signore aveva già un viso ombreggiato, soprattutto attorno agli occhi, che sono i primi a scavarsi e vivono soli nel loro circondario, con un’espressione di perchè, con quale diritto, cosa mi sta succedendo”), questa volta il lavoro della luce sul corpo del crocifisso ne sentenzia un’altra cosa: il sesso. Infatti, racconta Roberto, “l’assenza delle luci e del faretto (il timer spegne tutto automaticamente dopo una ventina di minuti dalla chiusura delle 12.30) e la forte luce solare allo zenit che entrava dal lucernario del soffitto della cappella rivelavano un corpo femminile. Tutti gli altri erano basiti e a bocca aperta.

Il nuovo gioco di luci regalava l’immagine di una donna aggraziata con una sorta di caschetto, il nasino illuminato, la barba invisibile, le braccia e le gambe affusolate, le curve del corpo sopra la gonna ed il seno ben pronunciato”. È nel 1896 che il crocifisso venne risistemato dall’architetto Costantini nella cappella con il lucernario, a cui si deve quella distribuzione della luce; mentre un altro architetto, il Vici, ne aveva precedentemente disegnato l’altare. Forse entrambi i personaggi, che recenti studi rivelano come aderenti a società segrete, conoscevano il segreto del crocifisso con il seno. E non solo il seno. Roberto continua infatti: “Abbiamo sbirciato anche sotto la gonna. Ebbene, quello che si vede, forme, solchi sul legno e incisioni sulla tela che vi è incollata, conferma che quel Cristo è una Cristina”. È quantomeno curioso che per secoli, il sesso eversivo di questo crocifisso sia stato sotto gli occhi di tutti, come una specie di blasfemia inosservata. Ma aldilà della suggestione, la questione è sicuramente teologica. Osimo, infatti, è stata nei secoli ricettacolo di filosofie ereticali ed esoteriche, come testimoniano le centinaia di sculture e bassorilievi che popolano le gallerie della parte sotterranea della città, dove le sette avevano scavato i loro regni. E dove è possibile riconoscere anche il passaggio delle dottrine gnostiche che, già dal II secolo, si erano diffuse all’interno della Chiesa; poi condannate come eretiche, vennero a lungo perseguitate, come nel caso dei Càtari, contro cui il Papa Innocenzo III scatenò una crociata nel 1208 e contro cui, in seguito, fu appositamente creato il Tribunale dell’Inquisizione. È forse da questi ambienti e da queste correnti teologiche eterodosse che proviene l’autore del crocifisso, dal momento che, per gli gnostici, nell’Uno divino sarebbero contenuti sia il principio maschile che quello femminile. Infatti Cristo e lo Spirito Santo, emanazioni di quell’Uno, si sarebbero incarnati sulla Terra rispettivamente come Gesù e Maria Maddalena. Non è una burla, più una rivendicazione filosofica, se a Osimo Cristo è femmina. WM

In rete, il video “Libero arbitrio - Una storia esemplare”

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http://www.osimoesoterica.it/Video/tabid/63/Default.aspx

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“Ricordar” e“Protesta quando la musica racc le canzoni fanno sold o

Note, parole, video, immagini. Detto altrimenti: canzoni e storia. E un bel viaggio nel tempo. Il tutto per due spettacoli ideati dal direttore artistico di “http://www.musicultura. it”Musicultura, Piero Cesanelli, che ha scelto di ripercorrere in musica, e con testi scritti in collaborazione con Carlo Latini, fatti e stravolgimenti sociali avvenuti tra il 1951 e il 1971. Il ventennio in questione è presentato in due parti: quella proposta in “Ricordar cantando

canzoni e canzonette”,

dedicata al periodo compreso tra primo dopoguerra e inizio degli anni ’70, e quella riservata al ‘68,

“Protestar cantando canzoni e canzonette”.

Sara Schiarizza

Piero Cesanelli, direttore artistico di Musicultura, parla dei suoi nuovi successi.

di

Due produzioni, un’indiscussa protagonista, la canzone, e un’unica forma-spettacolo affidata alla multimedialità: una linea narrativa movimentata da situazioni musicali live e da varie clip, sia video che fotografiche, realizzate da Andrea Pompei. Sul palco, insieme a Cesanelli, “La compagnia”, ensemble tutto marchigiano di 14 artisti, tra musicisti e narratori. E il “made in Marche” funziona: in due anni, gli spettacoli hanno toccato gran parte dei teatri e molte delle piazze della regione. Sold out ad ogni occasione. Platee entusiaste. Richieste di repliche. Insomma, un gran bel successo per il patron di Musicultura, che ci racconta i due progetti rispondendo a qualche domanda.

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MUSICULTURA

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C

osa ti ha spinto a realizzare una forma-spettacolo tanto innovativa? “Leggendo il libro “Il Sessantotto” di Carlo Latini e Vincenzo Vita, e avendo vissuto intensamente quel periodo, ho avuto l’idea di ripercorrerlo con la materia a me più congeniale: la canzone. Per evitare il pericolo di uno spettacolo militante, però, ho provato a rimescolare le carte, facendo ricorso anche a canzoni che sono entrate nelle case di gente non coinvolta in quel movimento di protesta. È per questo che accanto a brani come Contessa, di Pietrangeli, ho inserito hit dell’epoca; ed è così che è nato “Protestar cantando”. Alla prima presentazione dello spettacolo, l’interesse del pubblico è stato enorme e ad esso ha fatto seguito la richiesta immediata di due repliche, cui si sono aggiunte, poi, le “incursioni” nei teatri storici della regione. Di qui l’idea di portare in scena la

storia italiana dal ‘900 al 2000. Andando a ritroso, con “Ricordar cantando” mi sono occupato del periodo compreso tra primo dopoguerra e fine anni ’60. E adesso, in cantiere, con la collaborazione di Carlo Latini nella redazione dei testi, “Ragionar cantando”, che muove i suoi passi dagli anni ’70 fini ad arrivare ai giorni nostri.” Nel pubblico, ad ogni occasione, numerosi ragazzi. Hai mai pensato agli spettacoli come ad uno strumento didattico? “Non solo ci ho pensato. L’idea si è anche concretizzata: “Protestar cantando” è stato rappresentato di fronte a delle scolaresche. I giovani sono incuriositi e sempre molto coinvolti dalle canzoni, anche grazie alla presenza di due generi come il blues ed il rock che tutt’oggi influenzano, e molto, le produzioni musicali.”


ar cantando”: conta la storia, out. Ricordano e protestano: Piero Cesanelli voce, chitarra, arrangiamenti Adriano Taborro chitarre, violino, mandolino Paolo Galassi basso, chitarre, mandolino, slide guitar Marumba key bord, tastiere Riccardo Andrenacci batteria, percussioni Kasta voce, chitarra, armonica Alessandra Rogante voce e chitarra Ezio Nannipieri voce e chitarra El Chopas voce e chitarra Valentina Guardabassi voce Giulia Mattutini voce Francesco Caprari voce Elisa Ridolfi voce Maurizio Marchegiani voce narrante Giulia Poeta voce narrante

Perché la scelta di una compagnia interamente composta da marchigiani? “Per la volontà di oppormi al luogo comune imperante della provincia: ritenere di grande valore solo quello che viene da altre città. Era fondamentale, per me, dimostrare l’esistenza di vere perle sul nostro territorio. E far capire che con quelle si poteva portare avanti uno spettacolo. I risultati parlano chiaro: ci sono singolarità eccellenti. Bisogna solo conoscere il proprio territorio per scovarle.” Restiamo sul territorio. I tuoi spettacoli sono stati rappresentati in numerose piazze e in molti teatri della regione. Sempre tutto esaurito. Cosa si prova? “La soddisfazione è grande, soprattutto quando, ad esempio, sono richieste ben 4 repliche nell’ambito di una manifestazione importante come Tuttoingioco. In quella sola occasione, circa 7000 persone hanno assi-

stito al nostro lavoro. L’entusiasmo, poi, cresce ancor più quando gli spettacoli compaiono nel cartellone di un teatro e nonostante l’evento sia a pagamento il pubblico interviene numeroso. Significa che le voci sono circolate, che la gente ha apprezzato. E di fronte a ciò il costo del biglietto non funziona da deterrente.” In virtù di questo successo, progetti di “esportazione” dei due lavori? “Numerose richieste in tal senso sono arrivate in occasione della nostra partecipazione al “Festival internazionale dei Borghi più belli d’Italia” tenutosi l’anno scorso a San Ginesio. A queste si aggiungono proposte precedenti, come ad esempio quella dell’Auditorium di Roma. È difficile, però, mettere insieme 20 persone rispettando gli impegni di ognuna. Le difficoltà, quindi, sono essenzialmente logistiche. Però pensiamo di farcela per la prossima estate.” Altri progetti? “Ti ho già anticipato di “Ragionar cantando”. Ora sto scrivendo una serie di spettacoli, “I ritratti di Piero”. Stessa idea di base: raccontare attraverso le canzoni quattro importanti figure della musica di qualità. Il primo ritratto, dedicato a Bruno Lauzi, è già stato presentato al pubblico recanatese, che ci ha premiati intervenendo numeroso al punto da consentirci di replicarlo 4 volte in tre giorni. Gli altri? Su quelli mantengo il riserbo.” WM

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di

Fin dall’inizio l’esperienza della lettura degli ipertesti e dei siti Internet è stata rappresentata con la metafora della navigazione in un mare sconosciuto, da esplorare in cerca di informazioni che ancora non conoscevamo. I software prendevano il nome di Explorer e Navigator e il motore di ricerca più popolare, Yahoo, aveva il nome di una popolazione incontrata da Gulliver nei suoi viaggi. L’esperienza di chi navigava prevedeva il passaggio continuo attraverso un motore di ricerca, che cercava di ordinare il caos offrendo alle nostre domande le

Fabio Curzi

Credimi, è stata una scoperta 1

sito web dell’albergo o del ristorante. Oste, il vino è buono? Alcuni operatori hanno pensato allora che migliorare la propria reputazione online fosse importante. Si può fare in molti modi, magari cominciando a fornire servizi migliori ai propri clienti. Qualcuno, forse più furbo degli altri, ha cominciato a pagare dei professionisti (seeder, seminatori) che in mezzo alle recensioni vere, ne nascondono altre false. I siti di recensioni dal basso hanno interesse a mantenere la loro di reputazione e hanno dei meccanismi di controllo e

migliori risposte. Facebook ha cambiato questo comportamento. La navigazione avviene a partire dai link che si presentano attraverso una rete di conoscenze più o meno consolidate. I link che seguiamo sono sempre più “quello che avremmo voluto sentirci dire” e sempre meno quello di cui avremmo avuto bisogno. Troviamo rassicurante che un link sia stato diffuso da 10 nostri amici. Non c’è niente di strano. Se un amico passa dalle tue parti ti chiede dove andare al ristorante o a prendere un gelato, perché suppone che la tua conoscenza

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del territorio gli permetta di trovare il meglio senza rischiare una fregatura. Così come in mancanza di amici o conoscenti ognuno aprirà la sua guida, Michelin o Slow Food o qualsiasi altra, attribuendo fiducia ad una casa editrice e ai suoi autori. La fiducia, la credibilità, la reputazione sono alla base dei siti di recensioni, come 2spaghi per i ristoranti o Tripadvisor, Trivago, Booking per gli alberghi. Come navigatori siamo più propensi a valutare anche le opinioni di altri consumatori come noi, piuttosto che dare completa fiducia al

segnalazione che dovrebbero fare pulizia (ma non sempre riescono). A te conviene verificare la credibilità dei recensori, guardando magari quante altre recensioni hanno lasciato, di cosa si sono lamentati o che cosa hanno apprezzato. Facebook ha da poco messo a disposizione uno strumento (Facebook deals) che insieme al servizio di geo-localizzazione (Places) e alle pagine fan permette alle aziende di distribuire offerte commerciali. Alcune analisi prevedono anche che da qui a poco si potranno compiere acquisti senza uscire da FB.

A quel punto l’esperienza di navigazione offerta da Facebook sarà pressoché totalizzante. Una delle cose belle del web è poter raggiungere quella specifica cosa che ci interessa. Una piscina riscaldata sul tetto di un hotel di Londra. Un albergo che offre camere nelle case sugli alberi. Un campeggio con un corso di cucina delle erbe trovate. Allora tu che tipo di esperienza di navigazione vivi? Quanto sei ancorato alla tua cerchia di conoscenti e quanto invece allarghi le tue ricerche a qualcosa che scopri e prende forma click dopo click?


Cosa farò da grande? Un dubbio che si insinua inevitabilmente nella mente dei giovani diplomati che devono decidere del proprio futuro: lavorare o studiare ancora?

E come possiamo aiutarli a decidere?

I

l concetto di investimento ormai è diventato pregnante in tutte le fasi e le età della nostra vita oltre che in tutti i settori, che facciano parte della vita professionale o privata. Ci si pone un obiettivo, si fa un bilancio dei pro e dei contro, dei sacrifici e dei futuri benefici, dei tempi ipotizzati per il compimento dell’impresa, degli scenari in caso di fallimento oppure di realizzazione e poi si decide; ci si arma e si parte o si preferisce cambiare orizzonte e ripianificare il tutto. Questo particolare processo è senza dubbio ipotizzabile anche nella mente dello studente appena maturatosi che, stretto tra le mani l’agognato diploma, si trova a dover decidere il passo successivo della sua formazione: confrontarsi direttamente con il mondo del lavoro oppure investire, ecco qui la parola chiave, ulteriori anni della propria vita ed ulteriori danari suoi o di famiglia in un processo di accrescimento delle proprie competenze teoriche. Se si è spinti da una particolare passione, se si è di quei bambini diventati grandi con il sogno di essere … dottore? avvocato?magistrato?filosofo? scegliete voi … è tutto più facile perché si ha già tracciata nella mente la propria strada. Ma non sempre è così. E si apre allora quel confronto tra cosa “perdo” ora e cosa “guadagno” domani per poter decidere. A voler parlare di costi, possiamo individuarne alcuni più impattanti sul portafoglio degli universitari: il costo delle tasse universitarie, a volte alleggeriti da borse di studio che però, come si commentava nel precedente numero di Why, sembrano essere diminuite a causa dei tagli vari

ed eventuali del Decreto Gelmini, le spese per i libri di testo che in rarissime occasioni sono sostituite da dispense gratuite ma che per lo più richiedono un consistente esborso ai corsisti, eventuali affitti da pagare per gli studenti fuori sede che non possano usufruire di strutture convenzionate o le spese di spostamento per chi preferisce evitare di sobbarcarsi tale uscita mensile. E poi ci sono le perdite da mancato guadagno: decidere di spostare la lancetta dell’orologio lavorativo in avanti, significa accettare di non avere entrate per il tempo necessario a portare avanti gli studi. E dall’altra parte, nella colonna dei pro, che cosa possiamo inserire? Una domanda complessa alla quale rispondere, per la quale chiediamo anche l’aiuto e la rifles-

Che dati hanno le nostre Università che possano rassicurare sia lo studente che la sua famiglia rispetto al rapporto laureati/mondo del lavoro? Quali sono le facoltà che possono assicurare più agevolmente un immediato inserimento lavorativo? Ci sono dei rapporti che gli Atenei stessi hanno con le imprese, le Istituzioni, gli Enti che possano aprire qualche esperienza di stage o collaborazione che magari può diventare a tempo indeterminato?

sione dei nostri rettori, ai quali proponiamo di smettere un attimo i panni del professionista e calarsi in quello dei padri, degli zii, dei fratelli che devono consigliare un giovane non completamente certo del proprio avvenire, che deve scegliere il sentiero da percorrere. Sentiamo dire che il “mondo” è pieno di laureati che faticano a trovare uno sbocco professionale, che sono costretti a lunghi periodi di standby dopo la proclamazione a Dottore, che nell’attesa si mettono a fare quei lavoretti che avevano sperato di scongiurare proprio scegliendo di entrare nell’ateneo. E dall’altro lato, dati alla mano, ciò che più sembra mancare nel nostro Paese sono professioni manuali, specializzate o creative, espressione di quei mestieri che sono un po’ stati accantonati; non ci si sporcano più le mani e così abbiamo carenza di falegnami, idraulici, artigiani, operai specializzati. Può allora essere facile per un genitore consigliare il proprio figlio a propendere per una scelta che guardi più alla certezza dell’oggi che alla possibilità del domani. Ma dall’altro lato, l’Italia è terra di cultura, di menti brillanti che sia nel nostro Paese che all’estero dimostrano come far lavorare la mente sia fondamentale per creare un progresso costante e produttivo. E’ ipotizzabile aumentare le facoltà a numero chiuso, tenendo così sotto controllo il numero dei laureati e potendo garantire, se così si può dire, che le figure create siano effettivamente proporzionali almeno in teoria alle richieste del mercato? WM

UNA RIFLESSIONE A MENTE APERTA È QUELLA CHE CHIEDIAMO OGGI AI NOSTRI RETTORI E QUALCHE DATO CHE POSSA FOTOGRAFARE LA SITUAZIONE VERA CHE UN LAUREATO PUò TROVARSI DI FRONTE, AL DI LA DEI “SI DICE” – POSITIVI O NEGATIVI – CHE SI SA LASCIANO IL TEMPO CHE TROVANO. A LORO LA PAROLA.

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UNIVERSITA’ DI ANCONA

UNIVERSITA’ DI CAMERINO

Marco Pacetti Il Contributo del rettore

Fulvio Esposito Il Contributo del rettore

“Due sono gli argomenti sui quali vorrei porre l’attenzione. In primo luogo è ora di smetterla di alimentare questa leggenda metropolitana per cui ci sono troppi laureati. Dati alla mano, l’Italia ha nella fascia di popolazione attiva meno della metà di laureati rispetto agli altri Paesi europei (dati OCSE). Quindi se vogliamo tentare di rimanere agganciati al “gruppo di testa” ci vuole un numero di laureati mi viene da dire drammaticamente più alto. Non dimentichiamoci che siamo in una fase storica definita l’economia della conoscenza; per cui per quanto possa essere importante il lavoro fisico, sono i cervelli a fare davvero la differenza. Anche perché se si vuole mano d’opera a basso costo, non la si cerca certo in Italia. Dobbiamo credere in un nuovo modello di sviluppo, ripensato mettendo alla base la forza della mente e non delle braccia. Per quanto riguarda poi l’Università di Ancona, vorrei far riflettere sul fatto che il nostro mondo del lavoro lamenta attualmente una mancanza di laureati nelle discipline tecniche e scientifiche che sono sempre molto richiesti. Con questo non voglio dire che i laureati in discipline umanistiche non troveranno lavoro; l’unica differenza sta nella velocità di impiego, maggiore per i settori tecnico/scientifici. Al di la di questa piccola sfumatura comunque, se è vero che il laureato può metterci un po’ a trovare lavoro, una volta trovato per prima cosa guadagna di più rispetto a un diplomato e poi ha molta più sicurezza di conservare quel posto di lavoro. Non dimentichiamo che la flessibilità di cui è dotato sicuramente in misura maggiore il laureato, gli permette anche di potersi riqualificare e riconvertire con facilità, nel caso in cui l’ente o l’azienda ne avesse l’esigenza.” WM Continua a leggere l’intervento del rettore on-line

www.univpm.it

“L’Università di Camerino opera con determinazione affinché la formazione dei propri laureati sia coerente con le prevedibili esigenze del mercato del lavoro, anche progettando i percorsi di studio attraverso un processo di consultazione con le realtà produttive più dinamiche della Regione e non solo. In questo modo si punta ad un pronto inserimento dei giovani e delle giovani

nella vita professionale. I dati dell’indagine del Consorzio AlmaLaurea, forse tra i migliori indici della qualità della formazione, confermano ottimi risultati per UNICAM: i laureati del 2009 occupati ad un anno dalla laurea sono il 59%. Particolarmente soddisfacenti sono i dati sui laureati della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute: ad un anno dalla laurea è occupato l’89% dei laureati Unicam, contro il 78% della media nazionale. Analoga considerazione si applica alla Scuola di Scienze e Tecnologie, con i suoi corsi di laurea in informatica, matematica, chimica, fisica, geologia: ad un anno dalla laurea è occupato il 55% dei laureati Unicam, contro il 47% della media nazionale. Per favorire l’incrocio tra domanda ed offerta, dal 2005, UNICAM ha aderito al Consorzio AlmaLaurea, ed offre così ai suoi laureandi e laureati l’opportunità di rendere maggiormente visibili i propri curricula in Italia ed in Europa. Inoltre, per mettere a disposizione del territorio più prossimo il capitale umano di qualità annualmente prodotto, UNICAM ha costruito in proprio la banca dati Unicam job, nella quale sono presenti più di 3.000 aziende convenzionate che hanno permesso l’attivazione di oltre 4.000 stage per studenti e laureati UNICAM. Un ulteriore impegno di UNICAM sul placement è rappresentato dall’annuale appuntamento “Giovani+Università=Lavoro” (GUL è l’acronimo con cui l’iniziativa è conosciuta tra i nostri studenti), il career day UNICAM, al quale, nel 2010, hanno partecipato circa 50 tra aziende ed enti, con stand e presentazioni, ed oltre 1000 laureandi/laureati. I fatti dimostrano che lo stage è un efficacissimo strumento non solo di dialogo fra l’università ed il mondo del lavoro, ma anche di collocamento (placement appunto) per i giovani: in percentuale elevatissima lo stage si risolve in un contratto di lavoro! Dobbiamo insistere con determinazione nel promuovere lo stage con un obiettivo ambizioso: non solo che tutti i nostri studenti conducano uno stage all’esterno dell’Ateneo, ma che una percentuale crescente di essi lo svolga all’estero, perché questo è un contributo formidabile alla loro qualificazione, un arricchimento del loro curriculum ed un’ulteriore modalità per il sistema universitario italiano di migliorare il proprio status nello Spazio Europeo della Ricerca e dell’Alta Formazione.” WM

www.unicam.it 42

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UNIVERSITA’ DI MACERATA

UNIVERSITA’ DI URBINO

Luigi Lacchè Il Contributo del rettore

Stefano Pivato Il Contributo del rettore

“E’ vero, la laurea non assicura sempre un posto di lavoro. E’ anche vero che in Italia mancano alcuni profili professionali legati al cd. lavoro “manuale”. Eppure è altrettanto sicuro che il nostro paese ha un tasso di laureati inferiore, anche di molto, a quello della media dei paesi OCSE. Ed è certo che, nella società della conoscenza (il vero motore dello sviluppo nel presente e sempre più nel futuro), cresce di più chi possiede più formazione e più “cervelli”. Inoltre chi è laureato, se lo si considera nell’arco dell’intera vita lavorativa, guadagnerà, in media, più di chi non lo è. Il problema allora non sta nei “troppi laureati” ma in due questioni ulteriori: non sappiamo, come sistema economico complessivo, valorizzare (perché poco ci preoccupiamo di ricerca e sviluppo) una quota crescente di laureati che hanno una eccellente formazione e che sono costretti a lasciare l’Italia perchè lavorano meglio all’estero (cd. “fuga dei cervelli”); non sempre i laureati sono chiamati a fare quello per cui sono stati formati. Talvolta gli ingegneri fanno quello che potrebbero fare dei buoni tecnici. Trovano lavoro prima, ma vengono “sottoutilizzati”. I filosofi sembrerebbero “spacciati” eppure l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, è laureato in filosofia. Insomma, di fronte a questo quadro complesso l’Università di Macerata sollecita i suoi studenti a fare scelte ben “orientate”, che partano da reali motivazioni. L’importante è seguire le proprie inclinazioni con un occhio al mercato. Un polo universitario, come quello maceratese, altamente specializzato nel campo delle scienze umane e sociali, indica la strada dell’umanesimo che innova. Le nostre radici antiche ci sanno indicare la strada verso l’innovazione, le nuove tecnologie, le grandi trasformazioni sociali ed economiche. Come lo facciamo? Attraverso un capillare sistema di orientamento in ingresso, un servizio specializzato per i rapporti con il mondo del lavoro ( HYPERLINK “http://www.unimc.it/ateneo/centri-di-ateneo/ cetril” www.unimc.it/ateneo/centri-di-ateneo/cetril). Offriamo la possibilità di svolgere tirocini, sia prima sia dopo la laurea, all’interno di enti e aziende selezionati: ogni anno i nostri studenti e laureati fanno più di 1.500 stage in Italia e all’estero. Abbiamo una banca dati on line per incrociare domanda e offerta di lavoro; abbiamo attivato una newsletter che informa sulle offerte di stage e di lavoro nonché sulle borse di studio e di finanziamento. Ogni anno, infine, organizziamo il career day: all’ultima edizione hanno partecipato circa 800 laureati, 550 studenti, 35 aziende e 36 relatori. “ WM

www.unimc.it

“Trovarsi al vertice di un’amministrazione universitaria in questo periodo significa sentire appieno la responsabilità di dare nuove speranze a quella che viene chiamata “generazione senza futuro”. Per risponderere alla sfida, l’Università di Urbino ha messo da tempo in campo strumenti che ne qualifichino e ne giustifichino la mission, grazie a due uffici che si occupano di orientamento in entrata e di job placement. L’Ufficio Orientamento organizza iniziative e servizi destinati agli studenti delle scuole superiori, agli studenti universitari e ai laureati: lo sportello informativo, i saloni dell’orientamento, le iniziative di orientamento svolte in sede, le convenzioni con le scuole superiori, i servizi agli studenti disabili. Anche quest’anno a febbraio la manifestazione “Università Aperta” accoglie le quinte classi di scuole superiori provenienti da tutta Italia, che possono acquisire informazioni sui corsi di studio attraverso workshop e colloqui con tutor e docenti. Il servizio di orientamento prevede tirocini monitorati attraverso appositi questionari finali redatti dagli studenti e dalle imprese ospitanti, mentre l’Ufficio Stage cura l’inserimento delle convenzioni sul sito di Ateneo e affianca l’organizzazione degli stage e l’incontro tra la domanda e l’offerta dei tirocini. Di orientamento in uscita si occupa l’Ufficio Stage e Job Placement, creato nel 2008 grazie all’adesione dell’Università di Urbino al Programma FIXO (Formazione e Innovazione per l’Occupazione), promosso dal Ministero del Lavoro, mentre l’adesione al Consorzio Almalaurea ne ha esteso le opportunità a livello internazionale. Ogni anno a novembre si tiene inoltre il Career Day, momento di incontro fra imprese e neolaureati. A livello locale un recente protocollo d’intesa con la Provincia di Pesaro e Urbino offre un servizio di orientamento ai neolaureati con colloqui individuali finalizzati alla stesura di progetti professionali individuali e laboratori di orientamento tematici. Altri importanti accordi su base locale sono stati sottoscritti con il Ciof di Urbino e con associazioni di categoria provinciali e regionali. Un impegno notevole, ritengo, che dovrà proseguire e anzi intensificarsi nel futuro per presentarci ancora come un valido investimento per i giovani e per le loro famiglie.” WM

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Whatalife, il nuovo social creato appositamente dalla Theta Edizioni per chi ama gettare il proprio sguardo “oltre�, per chi ama conoscere altri paesi, altri modi di pensare, per chi vorrebbe lavorare o studiare all’estero, insomma... per chi vorrebbe fare del mondo la sua casa.


Imprenditoria

giovanile e femminile: quanto e cosa facciamo per incentivarla?

Si sente spesso dire che non c’è più l’imprenditorialità di una volta.

Siamo sicuri che sia così o semplicemente in un momento particolarmente complesso come quello attuale ci vorrebbero più risorse a sostegno di chi ha le idee ma non ha le finanze?

F

are impresa è in questa particolare congiuntura storico/economica ancora più difficile di quanto non lo sia stato in passato. Al di la dei rischi strettamente connessi all’aprire un’attività in proprio dove si deve investire in prima persona in risorse finanziarie, materiali, in tempo e professionalità, in contatti e relazioni, in programmazione e pianificazione senza potere avere pressoché alcuna certezza di quello che sarà il riscontro in termini di entrate economiche, bisogna aggiungere le zavorre lasciateci in eredità da questo prolungato periodo di crisi mondiale. Il potere di acquisto si è in generale ridotto, ciò significa che in media si hanno meno denari a disposizione per coprire il fabbisogno personale o della famiglia per cui si finisce per tagliare definitivamente determinate spese o comunque ridimensionare il proprio budget. E, operando un semplicistico sillogismo, si innesca così una catena pericolosa per cui: meno si acquista, meno si produce; meno si produce meno lavoro c’è; meno lavoro c’è minori saranno gli investimenti; minori sono gli investimenti, minore è la liquidità; minore liquidità significa maggior difficoltà a saldare i debiti e così via in una continua reazione che non promette nulla di buono. Quale potrebbe essere la molla che ci condurrà finalmente fuori da questa spirale? A noi marchigiani che dell’arte di rimboccarci le maniche ne abbiamo fatto la nostra bandiera, verrebbe di dire: lavoriamo, produciamo, investiamo, ricreiamo fiducia. E, non perché la “penna” di chi scrive sia tinta di rosa e abbia alle spalle non ancora trenta anni di vita, non possiamo negare che spesso ad essere disposti a rischiare sono giovani e giovani donne: i ragazzi perché hanno sicuramente in sé quel mix di fiducia nelle proprie capacità, fresca istruzione, un pizzico di presunzione che

a volte non guasta; le donne perché affrancatesi da una condizione che le vedeva moglie e madri hanno ora la voglia di dimostrare che il loro posto può essere lo stesso dei colleghi uomini, in qualsiasi settore vogliano impegnarsi. In questo faccia a faccia virtuale con i Presidenti delle nostre cinque province, vorremo provare a capire quanto si faccia per incentivare queste due risorse, appunto l’avvio di nuove aziende da parte di under 35 e l’imprenditoria femminile:

quali sono i bandi ai quali si può avere accesso? Quali corsi di formazione – gratuiti o a pagamento – possono essere suggeriti? Quali tipologie di borse lavoro vengono in aiuto ad imprenditori che non rientrino in queste categorie ma che vogliano provare ad investire su giovani menti? Whymarche.com 45


Un’istantanea per provincia INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROvINCIA DI ANCONA PATRIzIA CASAGRANDE “In un territorio come il nostro, la capacità di reagire alla crisi si misura con la tenuta del tessuto sociale e con il numero delle nuove imprese. Nonostante i duraturi effetti della congiuntura negativa e la palese assenza di un piano di sviluppo nazionale che genera l’allarmante tasso di disoccupazione giovanile, nella nostra provincia le aziende non cessano di crescere numericamente. Il merito di tale capacità di reazione, che coinvolge le donne e i giovani innanzitutto, va senz’altro attribuito a un territorio storicamente attivo nel campo del lavoro e della piccola imprenditoria, determinato a non accettare passivamente le implicazioni della crisi in termini di occupazione. Un territorio che fa del buongoverno una peculiarità da non tradire neanche nei momenti peggiori. In questo senso, la Provincia di Ancona fa tutto ciò

che è possibile per sostenere la vocazione a fare impresa, reperendo risorse anche e soprattutto dal fondo sociale europeo. Le risposte ai nostri avvisi pubblici per il sostegno alla creazione di nuove imprese sono quasi raddoppiate, cosicché nell’ultimo anno, il nostro ente ha ammesso a finanziamento 249 progetti provenienti da tutte le zone della provincia e in prevalenza da giovani. Degli ultimi 68 progetti, che prevedono un impegno di spesa di circa 1,7 milioni di euro, ben 39 sono stati presentati da under 35 anni e 29 da donne. Senza trascurare le difficoltà che affliggono l’economia del nostro Paese, queste cifre ci dicono che l’iniziativa,

INTERVENTO DEL COMMISSARIO PREfETTIzIO DELLA PROvINCIA DI MACERATA SANDRO CALvOSA “Quasi tre milioni e mezzo di euro complessivi in due anni; 101 piccole imprese già formate, tra cui diverse a conduzione femminile ed altre 150 domande in istruttoria. Questi in estrema sintesi alcuni numeri sul sostegno alla creazione di nuove imprese, posto in essere nell’ultimo biennio dalla Provincia di Macerata. Da quando la crisi economica ha fatto sentire i suoi effetti anche su questo territorio, con diverse industrie in difficoltà e lavoratori in cassa integrazione, l’Amministrazione provinciale ha emanato tre consecutivi bandi finanziati rispettivamente con oltre un milione e 600 mila euro, circa 800 mila euro e un milione e 900 mila euro del fondo sociale europeo di propria competenza. L’obiettivo è quello di offrire a giovani, donne e lavoratori “espulsi” per varie ragioni dal mondo del lavoro, la possibilità di avviare un’attività autonoma. Per ogni nuova attività il

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contributo della Provincia può arrivare fino a 25 mila euro. Attraverso il meccanismo dei punteggi attribuiti ai diversi requisiti richiesti dai bandi, le donne godono di alcune priorità che ne favoriscono l’accoglimento della domanda. Inoltre, nell’ultimo bando scaduto a fine 2010 è stata riservata una quota di 400 mila euro (circa il 22% del plafond complessivo) alla costituzione di “micro” impresa da parte di soggetti disabili e “svantaggiati”. Tra questi ultimi sono compresi disoccupati ultracinquantenni e giovani inoccupati da almeno 6 mesi. I tre Centri per l’impiego della Provincia, inoltre, da ottobre ad oggi, hanno svolto consulenza ed assistenza ad un centinaio di giovani e donne interessati ad ottenere il “Prestito d’onore regionale” per la costituzione di microimprese attraverso prestiti chirografari senza garanzie di alcun tipo”. WM

la competenza, la fantasia e la voglia di realizzare un progetto di vita, oggi come nel passato, rappresentano un buon punto di partenza per gettare le basi di una solida ripresa e costruire un futuro inclusivo e competitivo”. WM


INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROvINCIA DI PESARO E URBINO MATTEO RICCI “La Provincia di Pesaro e Urbino ha sempre dedicato particolare attenzione ai giovani e alle donne. Per quanto riguarda l’autoimprenditorialità, dal 2000 ad oggi, attraverso il bando “Sostegno alla creazione d’impresa”, abbiamo assegnato contributi del Fondo sociale europeo a 698 nuove attività, (di cui 103 nell’anno appena concluso), che hanno ricevuto fino a 25 - 30mila euro ciascuna. Si tratta di imprese create da disoccupati, inoccupati, occupati, persone in mobilità o cassa integrazione straordinaria, soprattutto giovani tra i 18 ed i 35 anni. Nel 60% dei casi sono state avviate da donne o hanno una compagine sociale con prevalenza femminile. Il nostro contributo non risolve la vita ma è un aiuto a rimboccarsi le maniche, a cominciare un’attività. Spesso a mettersi in gioco sono persone che hanno perso il lavoro e questa piccola azione può rivelarsi molto importante. Lo sforzo che i neo imprenditori stanno facendo è un pezzo dello sforzo

collettivo. Inoltre, nei Centri per l’impiego di Pesaro (tel. 0721/372800), Fano (tel. 0721/818470) e Urbino (tel. 0722/373180) sono presenti sportelli di “Consulenza all’avvio di impresa”, a cui ci si può rivolgere per ottenere informazioni e anche aiuto nella compilazione del business plan. Gli appuntamenti, su prenotazione, sono gratuiti e vengono fornite indicazioni anche sulle opportunità di finanziamento esistenti (ad esempio il bando regionale sul Prestito d’onore) e sugli sgravi fiscali. I bandi sono sempre pubblicati sui siti “http://www.formazionelavoro.pu.it” www. formazionelavoro.pu.it o “http://www.provincialavoro.it” www. provincialavoro.it” WM

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROvINCIA DI fERMO fABRIzIO CESETTI “Alimentare e qualificare la cultura di impresa del territorio. Nell’ultimo semestre l’azione della Provincia di Fermo in materia di sostegno all’imprenditoria giovanile e femminile è stata canalizzata su numerose iniziative, in particolare sull’avvio di un progetto strategico ed innovativo denominato Progetto Colombo (www.provincia. fm.it/progettocolombo) e finalizzato alla creazione ed allo sviluppo di imprese nel territorio. Nato con il coinvolgimento di Camera di Commercio, Cosif, Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, Gal Fermano e ben 12 Associazioni di Categoria, il Progetto Colombo (che prevede un investimento complessivo di 1.430.000 Euro) ha tra i suoi obiettivi quello di integrare risorse finanziarie pubbliche (FSE e PSR), uniformando il più possibile tempi e

modalità, oltre che favorire l’attivazione di un percorso integrato, duraturo ed efficace da parte delle imprese interessate che prevede, accanto alla possibilità di ottenere le agevolazioni finanziarie, anche i necessari servizi di assistenza tecnica, formazione e tutoraggio delle iniziative. Altro elemento prioritario per questa Amministrazione Provinciale è quello di coinvolgere nella programmazione e nella gestione del progetto i partner che hanno aderito, ciascuno per le proprie competenze. L’importanza e la validità del Progetto Colombo è emersa pienamente sia dal riscontro in termini di manifestazioni di interesse, attestatesi a 446

idee progettuali presentate (283 per imprese da costituire e 163 per imprese già esistenti), sia dalla partecipazione al successivo ciclo di seminari formativi e di colloqui individuali. Questa iniziativa, dal nostro punto di vista, riconferma l’elevato tasso di imprenditorialità che, da sempre, contraddistingue il territorio fermano. La Provincia di Fermo (che proprio in virtù del risultato fin qui ottenuto ha intenzione di incrementare il finanziamento alle imprese, originariamente ipotizzato per una cifra pari a 628.000 Euro) ha scelto di indirizzare una parte significativa della propria mission proprio per alimentare e qualificare quella cultura di impresa manifestata soprattutto dalle giovani generazioni.” WM

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROvINCIA DI ASCOLI PICENO PIERO CELANI “Promuovere l’imprenditoria sia a livello di cultura di impresa, sia attraverso specifici strumenti ed incentivi, rappresenta la priorità per un territorio come il Piceno, alle prese con una crisi economica ed occupazionale molto accentuata. Temi e modalità d’intervento previsti anche nel Piano di Marketing territoriale promosso dalla Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno per favorire il rilancio dell’occupazione e la ripresa delle iniziative imprenditoriali. In questa prospettiva, la Provincia è stata molto attiva nella gestione del prestito d’onore, strumento regionale volto proprio alla creazione di nuove imprese. Il servizio Politiche attive del Lavoro e Formazione professionale della Provincia ha, infatti, ricevuto oltre 400 richieste di contatti di cui 173 provenienti da donne. Gli uffici provinciali hanno avviato complessivamente, con il prestito d’onore, ben 78 nuove imprese, il numero più alto registrato

nelle Marche. In prevalenza, si tratta di aziende costituite da donne che mostrano dinamismo ed una spiccata propensione a cercare prospettive nel lavoro autonomo ed imprenditoriale. La Provincia di Ascoli Piceno è stata inoltre la prima nelle Marche ad offrire un servizio di tutoraggio, assistenza tecnica ed orientamento per chi intende avviare imprese. Non solo, nelle scuole superiori del territorio vengono svolte attività di informazione su come aprire un’impresa, l’iter burocratico da seguire e come realizzare di un business plan. Tutto ciò per promuovere la cultura d’impresa nelle nuove generazioni e stimolare l’imprenditoria giovanile come risposta alla crisi. Sono allo studio della Provincia anche forme di incentivi, finanziabili attraverso risorse europee, soprattutto diretti ai giovani under 35 e all’imprenditoria femminile, per dare un supporto finanziario e tecnico a chi vuole creare nuove attività.” WM

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Michela Marconi

Bruno Giusti e il Ritorno alla Bellezza: Ricordo la prima volta che ho incontrato Bruno nel suo elegante atelier nel centro di Macerata, alla fine degli anni ’70. Ero troppo piccola per arrivare al lavandino e allora per lavarmi i capelli sistemava quattro o cinque bei cuscini sulla sedia. Mi incantavo a osservare i suoi gesti, la sua espressione seria mentre riusciva, con perizia e pazienza infinite, ad addomesticare i miei capelli di bambina, finissimi e indisciplinati.

L

’ho ritrovato poi, tanti anni dopo, uomo dai mille interessi, impegnato a conseguire la laurea in Scienze della Comunicazione. Mentre mi tagliava e acconciava i capelli, mi raccontava dei suoi successi di studente tardivo buttatosi sui libri a 60 anni suonati con una passione e un entusiasmo non comuni; poi, un giorno, con un una scintilla negli occhi, mi ha reso partecipe del suo volontariato al reparto oncologico dell’ospedale di Macerata, sotto l’amichevole direzione del Dott. Latini. Non più stilisti e modelle degli happening mondani in giro per il mondo, ora i suoi assistiti erano le pazienti affette da malattie oncologiche. Ma che tipo di assistenza può fornire un parrucchiere in un reparto oncologico? Bruno ha messo a disposizione degli altri la sua raffinata professionalità per alleviare uno dei traumi più seri e psicologicamente devastanti causato dalle cure oncologiche: la caduta dei capelli. Sembra impossibile ma l’effetto più indesiderato e doloroso di tali cure è proprio l’alopecia, che, specie per le donne, è causa di profondo disagio e depressione, uno sfregio a quello che per tanti è un simbolo di bellezza e di femminilità. Proprio qui entra in gioco la lunga esperienza di questo mago che riesce a rendere del tutto impercettibile il passaggio dai capelli

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Bruno Giusti al lavoro nel reparto di oncologia dell’ospedale di Macerata

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Bruno Giusti con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


SCHEDA Ritorno alla Bellezza Cure oncologiche e capelli: un aiuto concreto Autore: Bruno Giusti, Francesca Fazioli Editore: Edizioni Simple Data pubblicazione: Luglio 2009 Tipo: Libro Pagine: 156 Formato: 15x21 Stato: Disponibile in pronta consegna

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Con il progetto“Ritorno alla Bellezza”, iniziato nel 2009 al reparto oncologico dell’ospedale civile di Macerata, il dott. Bruno Giusti, noto parrucchiere, aiuta concretamente le donne malate di cancro a superare i momenti più difficili della malattia. alla parrucca: scelta la parrucca in base al colore e alla consistenza dei capelli, Bruno consiglia la sua assistita e concorda con lei un’acconciatura; poi effettua lo stesso taglio sulla parrucca e sui capelli. Semplice eppure geniale, questo procedimento dà grande sollievo alle donne duramente provate dall’aggressività delle terapie oncologiche perché, mantenendo il loro aspetto inalterato, le predispone psicologicamente alla guarigione, assicurando loro una sorta di continuum della normalità. Una “terapia”, questa, che si collega indissolubilmente con la medicina sviluppatasi a partire dagli anni ’80, incentrata sul paziente come persona, e che intende l’empatia e la capacità di comunicare profondamente con il malato, non come una mera prassi medica bensì come un’esigenza irrinunciabile. Proprio questo aspetto del progetto è ben spiegato in “Ritorno alla Bellezza. Cure oncologiche e capelli: un aiuto concreto”, libro scritto da Bruno Giusti, con la collaborazione della professoressa Fazioli dell’Università di Ancona, presentato ufficialmente al pubblico nel luglio 2009. Il ricavato della vendita finanzierà l’acquisto delle parrucche da donare alle pazienti dei vari centri in cui il progetto è stato già avviato: Macerata, l’ospedale Pediatrico di Bari e il Day Hospital di Oncologia

dell’ospedale civile di Portoferraio (città natale di Bruno). Proprio dall’ospedale di Portoferraio è partito lo scorso dicembre il primario dott. Luigi Coltelli per presentare “Ritorno alla Bellezza” al San Antonio Breast Cancer Symposium, il principale congresso mondiale sul carcinoma mammario che si tiene annualmente in Texas, ottenendo un grande successo e provocando una vera e propria standing ovation. Il 2011 quindi si è aperto sotto una buona stella per il progetto, che sta ottenendo importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, e per Bruno al quale, per la professionalità e l’impegno instancabile, è stato conferito dal Capo dello Stato il titolo onorifico di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Ma la cosa che ancora e più di tutte riempie Bruno di gioia è lo sguardo riconoscente delle sue assistite, gli abbracci, le lacrime e i sorrisi che scelgono di condividere con lui, uomo veramente capace di mettersi nei panni degli altri, di soffrire e gioire con loro, e che usa la propria generosità come un balsamo – o “pomata”, come direbbe lui – dell’anima. “Bruno, come devo chiamarti ora che sei Dottore e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana?”. Lui mi guarda sorpreso e il viso gli si illumina in un grande sorriso: “Ma Bruno il parrucchiere, che domande?!?”. WM

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Ritorno alla Bellezza. Cure oncologiche e capelli: un aiuto concreto, Edizioni Simple, Macerata, 2009. “L’ importanza del ritorno alla bellezza, come simbolico ritorno alla vita, ha natura universalmente condivisa, pertanto, il suo stesso riconoscimento infonde nobiltà a tutti coloro che per esso si adoperano. Si tratta di vocazione, indubbiamente, che molti sposano per mestiere, altri, come Bruno Giusti, sposano per amore nei confronti della vita stessa”. - Prof. Em. János S. Petöfi “Il volume di Giusti si presenta come una riflessione sul riverbero psicologico della patologia, sul rapporto tra comunicazione e malattia ma possiede anche la fisionomia di un racconto che sembra ispirarsi a quella che oggi viene definita non-fiction: trascrizione in forma narrativa di eventi o di esperienze realmente vissute. [...] Il libro ci insegna inoltre che la capacità e la voglia di ascoltare e non distogliere lo sguardo di fronte al dolore degli altri sono fondamentali azioni terapeutiche, grazie alle quali l’angoscia non inghiotte del tutto il malato e lo stesso periodo di ricovero diviene un momento a suo modo positivo e arricchente per pazienti e operatori”. - Prof. Andrea Raffaele Rondini

>>> http://facebook.com/ritornoallabellezza

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Non solo Vi raccontiamo la storia di un personaggio eclettico, che dal palcoscenico mediatico ci lancia alla fine un importantissimo messaggio: l’arte in tutte le sue forme è cultura e voler imparare sempre di più è l’unico modo per essere artisti a tutto tondo, come Niba è di certo Uno dei difetti di noi marchigiani è quello di avere l’abitudine di guardare “al di fuori” per trovare personalità, eccellenze, storie prima di cercare in casa nostra. Se facessimo una statistica di quanti marchigiani non manchino l’appuntamento settimanale con Zelig, avremo sicuramente numeri alti. Se però a questi stessi chiedessimo:

“Ma lo sapete che Niba è marchigiano?”

NIBA 50

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probabilmente pochi ci risponderebbero di sì! E invece, uno dei personaggi di maggiore gradimento di questo show nazionale ha i propri natali proprio nella nostra regione, a Camerano per la precisione. In una chiacchierata con Niba, al secolo Massimo Barbini, proviamo a scoprire da dove è partito, dove ora si trova e soprattutto dove vuole arrivare!


Eleonora Baldi di

Cominciamo a conoscerci meglio, anzi a far conoscere ai tuoi conterranei la tua storia … magari ne prendono spunto! Quando hai capito che era questo che volevi fare da grande? “Sinceramente non so di preciso cosa farò da grande, la bellezza di questo lavoro è che collabori con un sacco di persone dalle quali apprendi molte cose sia a livello umano che professionale e quindi sei in continua crescita ed evoluzione. Attualmente sto lavorando a prodotti televisivi internazionali, per ora autoprodotti dalla Uatà film, casa di produzione costituita nel settembre scorso da Andrea Verardi in arte Dop, Matteo Corbi e dal sottoscritto. “ In quali teatri o spettacoli hai mosso i primi passi a livello regionale? “Ho cominciato a muovere i primi passi assieme a Loretta Antonella, Laura Graziosi, Stefano Tosoni e Francesco Giarlo nel 1999, data di nascita della Compagnia Vicolo Corto. Io venivo dal mimo e anche gli altri da formazioni diverse. Inizialmente nelle piazze locali, poi nelle scuole con il teatro ragazzi grazie alla collaborazione con Il Tearto del Canguro di Ancona. Poi, forse molti non sanno, come appunto dici tu “spesso si ha l’abitudine di guardare al di fuori prima di cercare in casa propria”, con la Compagnia Vicolo Corto a partire dal 2002, oltre a toccare numerose piazze marchigiane, abbiamo partecipato a festival e rasseg ne nazionali e internazionali. Parallelamente lavoravo anche con Gli Inflessibili, gruppo “teatral-cabarettistico post-fumettistico” fondato da Andrea Bartola, Francesco Giarlo e il sottoscritto, con il quale abbiamo messo in scena le cose più fuori di testa, come ad esempio lo spettacolo “Ronziiii zzzzz…” (le mosche), arrivando in finale al festival nazionale di cabaret di Torino nel 2001.” Il tuo nome viene facilmente accostato a Zelig; non che questo non ci interessi, ma vorremmo provare a scoprire qualcosa in più. In che altri modi veicoli la tua arte? “Lo scorso anno ho lavorato come aiuto scenografo per Megalomane, un progetto televisivo nato da un’idea mia e di Andrea Verardi a fianco dello scenografo Fred Lancon di Ancona. Tutti i lavori, dalla scenografia alla costruzione del set di Megalomane, sono stati realizzati in Greenbbubble: laboratorio scenografico, green screen, studio fotografico e agenzia di comunicazione. La Greenbubble è composta da Alessio Barbini (mio fratello), Enzo Ferrara Martini, Daniele Dehbashi, Simone Accoroni e Daniele Frontini, tutti residenti nella provincia di

>>> http://www.niba.tv

Ancona. Ad un anno dall’apertura, grazie all’esperienza di Daniele Frontini vincitore di ben 5 Awards al PWI, tra cui Miglior web Designer e Miglior sito dell’anno, i greenbubble man sono immersi in progetti di livello nazionale ed internazionale. http:// www.greenbubble.it/ Poi c’è il mio lato oscuro, Androni-ba. Esseri mutanti creati ed assemblati con materiale di vario tipo che viene dalle discariche, dalle isole ecologiche: scarti, rifiuti che hanno esaurito il proprio ciclo produttivo, manichini, pezzi di motore, attrezzi da laboratorio, vecchi giocattoli. Nel 2005 grazie all’ incontro con Matteo Giacchella, Androniba si evolve, le mie sculture-installazioni, con l’ausilio della tecnica d’animazione stop-motion prendono vita. Dopo 2 anni di sperimentazioni, firmiamo il nostro primo cortometraggio di animazione realizzato con la tecnica stop-motion, “Contrappassouno”: vincitore della selezione promossa da Cult Network e Fox Channel per il Festival Resfest di Roma giuria presieduta da Achille Bonito Oliva, vincitore della menzione speciale della giuria del Festival internazionale di Lovere presieduto da Bruno Bozzetto, semifinalista al “David di Donatello” sezione cortometraggi (Roma) e in onda su La 25° Ora. Nel 2009 fondiamo una casa di produzione indipendente low badget, Le Cinéma da Du Sold: un cinema povero, artigianale. Ai grandi budget contrappone la forza della fantasia: è il cinema dell’improbabile e dell’imprevedibile. Colgo l’occasione per annunciare con molto orgoglio che Contrappassouno è stato inserito all’interno di un DVD raccolta dal titolo “ANIMAZIONI Cortometraggi Italiani Contemporanei” (all’interno della confezione c’è un libricino integrativo) ed è stato distribuito in tutti i più importanti festival di animazione. “ Se ti chiedessero un giorno di scegliere tra tv, teatro e cinema? “Sicuramente Cinema, è da molti anni che guardo film e studio tecniche di ripresa e montaggio. Lo studio del personaggio portato a Zelig mi ha permesso di entrare più approfonditamente nel mondo cinematografico, per il semplice fatto che nell’arco di 3 anni ho guardato all’incirca dai 4 agli 8 film al giorno, spaziando dai film da blockbuster ai film d’autore. Credo che per un attore-mimo e performer come me, lo schermo sia più efficace perché accorcia le distanze a differenza del teatro… intendiamoci non per questo voglio abbandonare il teatro. Se me lo permettete, vorrei aggiungere una nota riguardo al cinema. In questi giorni si parla del cinema Mr.Oz di Ancona

momentaneamente chiuso...sta male...soffre. Vogliono abbattere Il cinema Concerto di Osimo per lasciare spazio a parcheggi. A Camerano c’era una volta un cinema teatro.. è dal 1999 che sento “il prossimo anno partono i lavori per la ricostruzione...” Il teatro e il cinema sono in pericolo. Meno cultura più povertà!” Che cosa ancora ti piacerebbe poter fare? “Semplicemente il mio lavoro e avere la possibilità di realizzare i miei progetti. In realtà in un certo senso ho già fatto gran parte di quello che vorrei fare. Sto parlando di Megalomane, un progetto seriale destinato alla televisione italiana e internazionale, presentato in anteprima ad Ancona la scorso 25 settembre. Ad oggi abbiamo una prima stesura della serie ed un pilota, materiale che stiamo utilizzando per proporre il progetto a vari produttori. E’esattamente quello che voglio fare in questo momento, questa è la cosa più importante. Il problema sta nel vendere quello che sto facendo, ma questa è un’altra storia…” Hai mai pensato di aprire una “scuola” qui nelle Marche per chi vuole intraprendere il tuo percorso? “No, ci sono già troppe persone che si improvvisano insegnanti facendosi pagare poco contribuendo alla distruzione del nostro mercato. Potrei indagare e scovare insegnanti idonei per un certo tipo di scuola, potrei curare la direzione artistica e allo stesso tempo fare l’allievo per poter assorbire più energie e tecniche possibili;ma dovrebbe essere una scuola magica che spazi appunto dalla magia alla commedia dell’arte al mimo al clown… una cosa del genere sì, mi piacerebbe farla.” WM

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Parliamo un po’ di Carboneria La Carboneria Letteraria è un laboratorio culturale attivo dal 2003. Venne fondato da Paolo Agaraff, pseudonimo che cela l’identità di tre scrittori anconetani, Gabriele Falcioni, Alessandro Papini e Roberto Fogliardi, già conosciuto al pubblico letterario per due romanzi editi da Pequod Edizioni (“Le rane di KohSamui” e “Il sangue non è acqua”) e uno edito da Montag Edizioni (“Il quinto cilindro”). Il Manifesto disponibile sul sito (www.carbonerialetteraria.com) vuole la Carboneria come “... un’associazione segreta di Pulcinella volta alla cospirazione letteraria, al consumo di carboidrati con degno accompagno di beveraggi e altre espressioni artistiche”. Venti persone, sparse un po’ per tutta Italia, ma con uno zoccolo duro nelle Marche, mettono a confronto e a disposizione gli uni degli altri le proprie attività artistiche e culturali. La letteratura la fa da padrona: sono opere interamente carbonare, antologie di racconti come “Primo Incontro” (ediz. Centoautori), “Frittology” (LAB), “Uomini a Pezzi”(Eclissi). Altre volte membri della carboneria hanno invece partecipato a raccolte insieme ad altri autori: tra le più importanti ricordiamo “Nero marche” (Ennepilibri) presentato alla Fiera del Libro di Torino, “Sport in Rosa” (LAB), “Bloody Hell” (Demian) con Carlo Lucarelli e la recente “Onda d’Abisso” (l’Orecchio di Van Gogh), successo curato da Alessandro Morbidelli che vede la partecipazione di tre Premi Urania e di altri autori conosciuti nel panorama italiano. Ci sono poi le opere “in solitaria”, perché i carbonari scrivono anche romanzi singoli: Alberto Cola, recentissimo Premio Urania, autore di sci-fi è attualmente nelle edicole con il suo “Lazarus” (Mondadori), Alessandro Cartoni ha pubblicato per LAB “Io sono la Nemesi”, racconto noir in tre atti, e Alessandro Morbidelli è uscito, in contemporanea alla curatela di “Onda d’Abisso”, con “Ogni cosa al posto giusto” (Robin), ambientato tra Jesi e la costa, considerato dalla critica specializzata come apripista del Thriller-Noir marchigiano. Senza dimenticare gli “scrittori multipli”: del padre fondatore Agaraff abbiamo già parlato, di Pelagio D’Afro, composto da quattro autori, possiamo dire che il suo “I ciccioni esplosivi” (Montag) continua a un anno dalla pubblicazione ad avere grande successo per la sua vena comica e grottesca.

Ma chi sono i carbonari? Professori, giornalisti, addetti alla comunicazione, ma anche informatici, liberi professionisti, registi, inventori di giochi e chi più ne ha, più ne metta. Un numero rigorosamente chiuso che ogni anno produce cultura, sia questa in forma cartacea, sia video-ludica, perché anche cortometraggi come “Videoamatore” (disponibile su Youtube) e giochi di ruolo tratti da romanzi e racconti agaraffici entrano in questa strana valigia dell’artista carbonaro.

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di

“Di me possiamo dire che mi piace lavorare con le architetture. Quelle concrete, che fanno parte del mio lavoro, e quelle letterarie, siano queste la struttura di un’antologia o quella di un romanzo o, in piccolo, di un racconto. Sono un tecnicoletterario: forse è proprio questo il termine che mi identifica meglio. Inoltre, mi diletto nel gestire Laboratori di Scrittura Creativa. Lo faccio per i bambini de “Lo Spazio Incantato”, una nuova e organizzatissima realtà ricreativa a Jesi, e per l’Università degli Adulti della Mediavallesina.” Quando nasce la tua anima da scrittore? “Da bambino, alle elementari, nel tema in classe davo libero sfogo alla mia fantasia. Per questo il classico tema “Cosa ho fatto la domenica” diventava la cronaca di una fuga con i pattini di mia madre, inseguita da un elicottero. Oppure delle mirabolanti avventure di me e mio padre alla ricerca di un enorme cane dal manto rosso che si aggirava per i campi del paese straziando agnelli. Avevo bisogno di “inventare”. La maestra il più delle volte rimaneva a bocca aperta. Aver avuto una famiglia di ampie vedute, non bigotta e “fresca”, mi ha aiutato molto, soprattutto per i riferimenti: io non ho mai visto una puntata di Heidi, ma potrei raccontarti classici del thriller a occhi chiusi. Poi se si è grandi lettori sin dalla tenera età, penso sia naturale provare a scrivere qualcosa.” Come hai mosso i tuoi primi passi in questo mondo? “Partecipando a concorsi letterari. Ne ho vinto qualcuno, in altri mi sono piazzato tra le prime posizioni, ho ricevuto sempre pareri positivi da persone che consideravo “del settore”, quindi è normale che l’autostima si alimenti da sé. Con il tempo mi sono trovato ad apparire accanto a nomi importanti come Lucarelli, Evangelisti e Mongai.” E poi finalmente la tua opera prima, “Ogni cosa al posto giusto”. Raccontaci la sua genesi. “OCAPG nasce in seguito a una profonda riflessione sull’uomo e il male che artisticamente mi ha sempre affascinato. Non solo un certo tipo di letteratura, ma anche di arti figurative, di musica, è fortemente intriso di umanità. E quindi imperfetto. Creare Bruno Pedrini, il protagonista del mio romanzo, ha voluto dire per me specchiarmi e deformarmi al tempo stesso. E

Il Libro

con me, dipingere in maniera caricaturale anche gli scenari più tipici della nostra regione, del ben pensare italiano, del perbenismo di provincia.” Insieme alla tua casa editrice starete sicuramente curando molto la promozione. Quali sono i primi riscontri? Hai in programma delle presentazioni in zona? “Il calendario delle presentazioni è sempre vario e in continuo mutamento. Al momento ci sono delle date fissate per Roma e per Milano, dopo un’estate

SCHEDA

Eleonora Baldi

Ciao Alessandro! Dopo questa presentazione della Carboneria, iniziamo a parlare un po’ di te.

Ogni Cosa al posto giusto Autore: Alessandro Morbidelli Editore: Robin Data pubblicazione: Luglio 2010 Tipo: Libro Formato: 13x20 Stato: Disponibile in pronta consegna Acquista

passata a presentare, con molto successo, il romanzo lungo la costa e nelle librerie dell’entroterra marchigiano e un autunno denso di incontri, tra cui la fiera romana Più Libri Più Liberi. Riscontri veri e precisi potremmo farne soltanto ad aprile, ma posso dire che per i numeri dell’editoria italiana, soprattutto quando si parla di un esordiente che scrive thriller noir, i risultati sono senza dubbio sorprendenti.” Il personaggio che ami di più del tuo romanzo, qual è e perché? “Sicuramente Bruno Pedrini. È lui il protagonista indiscusso della storia. Un giustiziere anomalo, imperfetto, goffo, ma anche spocchioso e pieno di sé, che si ingegna per vendicare un tremendo delitto di cui sono rimasti vittime due giovani. Il suo essere “normale”, ce lo fa ritrovare nelle persone che abbiamo accanto e tutto questo ci stupisce. Il suo essere “speciale” ci rivela che ognuno di noi, dentro di sé, può essere un eroe.” Hai già altri lavori in cantiere? Facci venire un po’ di curiosità! “Al momento sto scrivendo il seguito di OCAPG. Sarà una sorpresa per chi ha amato in particolare uno dei personaggi femminili della vicenda.” WM

Stralcio del romanzo: «Voglio che gli strappiate i denti. Gli incisivi.» «Signora, a questo punto devo dirle una cosa…» le dico, ma lei mi azzittisce subito. «Non si preoccupi per i soldi. Finora non ne ha voluti, ha finanziato lei ogni mossa e mi pare giusto che da qui in avanti mi assuma io gli oneri del suo operato». «Veramente io vorrei chiederle…» ma mi azzittisce di nuovo. «Non dica niente, la prego. Le racconterò il perché dei denti. Un giorno la mia Stefi disse al padre che mi avrebbe detto tutto. Lui la colpì con un manrovescio e la scaraventò contro il caminetto. Le ruppe un dente, l’incisivo. A me disse di essere caduta mentre tornava a casa da scuola. Lo lessi sul suo diario. Non sto diventando sadica come mio marito, mi creda. Voglio solo giustizia. E vendetta.» «Ma io volevo chiederle un’altra cosa, mi ascolti, per favore…» questa volta la azzittisco io. Aspetta perplessa la mia domanda e nel temere chissà quale quesito lascia la bocca socchiusa e gli occhi le si velano di lacrime. «Vuole che faccia usare delle pinze o delle tenaglie?»

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Castelplanio

Geolocalizzazione Google Maps

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http://maps.google.it/maps?f=q&source=s _q&hl=it&geocode=&q=Castelplanio&ie=U TF8&hq=&hnear=Castelplanio+Ancona,+M arche&z=13

Un paese da vendere,

sì, ma quanto ti ho odiato! A leggere le irrequietezze di un gruppo di giovani in un paese marchigiano negli anni ‘60, mi son tornate in mente le insoddisfazioni mie e del mio gruppo di amici in un paese marchigiano negli anni ‘70.

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Sempre caro mi fu quest’ermo colle

Maria Pettinari

che nessuno avrebbe comprato L

uisa, Giorgia, Antonio, Claudia, Angelo e Silvio si trascinano per le vie di un paese gretto e stretto, sempre uguale, ipocrita e cattivo, proprio come noi, cioè io, Stefano, Giovanni, Fernando, Paola, Aldina, Fabiana. Fuori, nel mondo, gli ungheresi si battevano per la libertà, Elvis Presley sconvolgeva la musica, l’uomo andava sulla luna, ma in paese nulla, neanche una brezza leggera. Per noi, negli anni ‘70, era Patty Smith, Francesco Guccini e Claudio Lolli con i suoi tanti zingari felici, e un po’ ci sentivamo zingari, e quel paese, anche noi, l’avremmo volentieri venduto o peggio, bruciato. “Un paese da vendere”, edizioni Terre Sommerse, è il nuovo libro di Federica Bernardini. Il paese da vendere, se

solo qualcuno lo volesse comprare, è Castelplanio dove l’autrice ha vissuto, e questo suo nuovo libro è pieno di ricordi molto spesso dolorosi, perchè testimoniano la difficoltà di esprimere la propria creatività ed il proprio modo di essere. “Solo lasciando Castelplanio sono riuscita ad avere una mia vita vera” - racconta Federica Bernardini - “La condizione della donna in un paese marchigiano dell’epoca, era molto difficile. Il futuro delle ragazze dipendeva sempre da chi avrebbero sposato e venivano giudicate solo dal loro aspetto. L’amore era un tabù e si era costretti a tenere i sentimenti celati”. Ma andandosene da Castelplanio che cosa si è portata con sé? Non ha dubbi Federica e risponde: “Ho lasciato molte


Un paese marchigiano negli anni ‘60, perso tra colline e vigneti, chiuso nell’ipocrisia e nella noia. Un gruppo di giovani che resistono contando solo sull’amicizia, la poesia, il teatro e l’amore.

cose a Castelplanio, e anche se le mie figlie a volte mi dicono che sono troppo bacchettona; loro, a differenza di me, possono dire di aver potuto vivere la loro vita. Devo dire però che una cosa buona l’ho portata con me: il grande affetto per mio padre che mi ha fatto conoscere il teatro e l’amore per la letteratura. In negativo ho portato con me tutta la sofferenza che ho dovuto subire. Confesso che inizialmente non volevo tornare al paese, ora invece lo adoro e mi ci rifugio ogni volta che posso. Forse perchè, avendo e vivendo la mia vita, comincio a riamare questo paese che tutto sommato mi ha dato tanto dal punto di vista dell’amicizia e poi 25 anni vissuti tra quelle strade e vicoli e quella piazza, non si possono cancellare”. Un libro più da vedere che da leggere, una scenografia fatta e finita. “Mi piacerebbe farci un film, visto che il soggetto è già scritto, manca però per un produttore che spero di trovare presto”. D’altra parte, l’esplosiva creatività di Federica Bernardini, l’ha portata anche a fare un’esperienza nel cinema producendo “Non c’è più niente da fare” (2008) per la regia di Emanuele Barresi con Rocco Papaleo, Alba Rohrwacher e Valeria Valeri. WM

1 Federica Bernardini vive a Jesi ed è un’imprenditrice ed una operatrice culturale. Ha fondato la compagnia teatrale “Teatroluce”, è Presidente per la Regione Marche della Federazione Italiana Teatro Amatori ma anche attrice e autrice di testi teatrali uno dei quali, “Una notte con Giulia”, è stato premiato al concorso dell’Istituto Italiano del Dramma. Il suo libro “La donna che voleva volare” è vincitore del premio narrativa al 7° concorso internazionale “Autore per l’Europa” 2010. E’ fondatrice e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Carlo Urbani.

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“(...)Il primo gesto che faccio al mattino è quello di aprire la finestra della mia camera, con la speranza di trovare qualcosa di diverso in quel paesaggio che mi opprime, ma le colline si rincorrono sempre con la stessa monotonia, tra i filari indecisi delle vigne, nel verde multiforme dell’orto (…)”

“(…) L’invidia, sordida accompagnatrice della cattiveria, trovava l’habitat naturale in molte puritane del paese. Si viveva così la giovinezza in un paese meschino, tra esseri abituati alla noia che ritempravano il loro spirito nelle disgrazie degli altri e si eccitavano nel nulla che si intravedeva da una scollatura appena accennata. Quelle menti perverse trasformavano un tenero bacio, rubato con la complicità della notte, in un torbido rapporto consumato chissà dove, con la testimonianza di chissà chi, condizionando l’esigenza di vivere e il giusto diritto d’amare (…)

“(…)Quanto vorrei essere libera di andarmene e non vedere più le solite facce odiose..Vorrei svegliarmi ogni mattina con un’immagine diversa negli occhi e camminare con il sole e il vento che mi scompiglia i capelli incontro al destino (…)”

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il social network professionale più utilizzato al mondo Uno dei social networks più utilizzati a livello professionale è sicuramente LinkedIN (oltre ai meno conosciuti ed utilizzati Xing, Viadeo, etc...) che conta diversi milioni di utenti in tutto il mondo e che da qualche mese è stato localizzato anche in Italiano, spingendo così molte persone ad utilizzarlo anche nel nostro Paese. Su LinkedIN è possibile tenere una sorta di “CV online” in maniera semplice e dettagliata offrendo la possibilità a tutti di leggerlo e di contattarci in maniera diretta. Una caratteristica importante è inoltre la possibilità, per le persone che hanno lavorato con noi, di esprimere un parere sulle nostre capacità, che viene chiamata nel gergo di LinkedIN “raccomandazione”. Questo strumento permette di accrescere la propria reputazione professionale e allo stesso tempo fornisce al “CV online” una caratteristica che non può avere il caro vecchio CV. Rispetto alle normali mail un messaggio che ci arriva tramite LinkedIN viene spesso preso maggiormente in considerazione. Posso raccontare come esperienza personale che per contattare un’azienda importante che non mi rispondeva tramite i canali tradizionali, mail e form dal loro sito aziendale, ho utilizzato con successo LinkedIN che mi ha permesso di “entrare in contatto” con un responsabile aziendale e di ricevere le informazioni di cui avevo bisogno...

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LinkedIN:

Omar Cafini

Rottamiamo il C E’ lo strumento principe quando si cerca lavoro, è il famoso Curriculum Vitae, spesso abbreviato in CV...

eppure piano piano sta cadendo in disuso perché non sempre aggiornato rispetto alle informazioni che di noi e del nostro lavoro si trovano in rete. L’utilizzo di social networks professionali, con le notizie quasi in tempo reale sulla nostra carriera e soprattutto la possibilità di dimostrare la propria professionalità grazie al parere di altri professionisti, stanno costringendo il vecchio curriculum vitae ad un ruolo sempre più secondario. Il nostro “stream”, quello che decidiamo ogni giorno di condividere su Internet, racconta oramai molto più di noi che uno scarno documento di word compilato seguendo rigidi schemi e spesso anche controvoglia.

Cambia il modo di comunicare con Internet e in special modo con i social networks che, così come possono aiutarci a far emergere le nostre qualità agli occhi di una persona interessata, possono affossare tutte le speranze quando ci dimentichiamo che le nostre esternazioni, a cui spesso non diamo troppa importanza, possono raggiungere chiunque... è la natura della rete e le sue dinamiche sono spesso imprevedibili...


Curriculum Vitae Illustrazione Marco Bartoli

fACEbOOk

e la nostra vita professionale

E il nostro amato Facebook? L’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di utenti ed anche se viene utilizzato in prevalenza per rimanere in contatto con i nostri amici può comunque includere le informazioni che riguardano la nostra vita professionale. Ad esempio è possibile, sul nostro profilo, specificare le nostre esperienze lavorative e “taggare” le persone che lavorano insieme a noi. E’ possibile anche “importare” dentro Facebook il nostro profilo LinkedIN grazie all’applicazione BranchOut, che possiamo aggiungere alle nostre applicazioni ricercandola all’interno di Facebook. Non dimentichiamo mai che una persona che è interessata al nostro profilo non si limiterà a leggere le nostre esperienze professionali ma darà un’occhiata anche alla nostra “bacheca” osservando i nostri messaggi e le nostre foto, quelle che abitudinariamente condividiamo. Come dato interessante da citare c’è che in America circa il 70% delle aziende che ricercano personale controllano l’account facebook del candidato ed una percentuale importante vengono respinte perché il contenuto del profilo personale viene ritenuto non idoneo.

Secondo il mio parere il CV continuerà ad esistere ma il suo valore è destinato a scemare col tempo, sostituito da quello che di noi “si dice in rete” sulla nostra vita professionale e non... Ciò che non potrà mai raccontare il nostro vecchio CV è che tipo di persona siamo e proprio in questo invece riescono benissimo i social networks che oramai fondono la nostra vita personale con quella professionale. Per chi si adopera per la ricerca di un candidato possiamo sicuramente dire che i CV online e la vita raccontata tramite i social networks forniscono un quadro della persona decisamente più completo rispetto ad una volta.

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CRISTINA AGUILERA P贸s-festa Globo de Ouro 2011 - Warner e InStyle

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LA PRIMAvERA SI RISCOPRE... E NON SOLO! di

Roberto Ricci

Le sbalorditive novità della prossima stagione

L

’inverno è agli sgoccioli, la primavera sta per entrare e si percepisce l’aria del cambiamento, e nulla sarà più come prima: novità inaspettate e curiose, trasformeranno radicalmente i vostri look, che siate delle semplici casalinghe, o donne in carriera, delle madri o delle figlie, universitarie o non, nessuna sarà in grado di sfuggire a questa nuova ventata absolutely chic! Non da molto, la lingerie ha spiazzato il pubblico mondiale della moda – e non senza lievi polemiche – nel momento in cui è salita più prorompente che mai sulle passerelle dell’Alta Moda.

Dior, Valentino, Chanel, scendono in pista con abiti trasparenti e scoperti, tali da per-

mettere alla lingerie di focalizzare l’attenzione su di sé, senza scadere nel volgare, bensì donando alla donna di tutti i giorni quel tocco di sensualità angelica e al contempo demoniaca. Ritorna dopo diversi anni di silenzio, con caratteristiche decisamente differenti, il pizzo, più sensuale che mai: da sempre ritenuto uno degli elementi di femminilità per eccellenza, è sexy, chic e intrigante. Il migliore è senza dubbio quello nero con trama classica, da abbinare a materiali trasparenti, paillette, pelle nera, oppure a un pizzo con un altro motivo. In alternativa, troviamo il sublime tulle ricamato; come il pizzo anche il tulle ricamato viene spesso abbinato a tessuti contrastanti, conferendo a chi lo indossa un’austerità e raffinatezza indiscussa.

Il jeans, è noto a tutti essere un evergreen, un capo che – se ben indossato – non perde

mai quel ‘’je ne sais quoi’’ di trendy: in primavera questo tessuto vestirà da capo a piedi; very glam, la tonalità sbiadita! Come ogni primavera che si rispetti, non possono mancare gli abiti svolazzanti e con motivi floreali, unici nel loro genere, e perennemente freschi, per la donna spensierata e leggera. Impeccabile l’aggiunta di cappelli a tesa larga, che spodestano gli ormai superati cappelli maschili, estremamente in voga la scorsa estate. Altra innovazione prossima al successo, è il ritorno inaspettato dei sandali piatti, che prendono il posto dei vertiginosi tacchi alti della scorsa primavera: le tonalità più chic sono quelle del marrone, ma da non sottovalutare i colori fluorescenti che stanno raccogliendo numerosi consensi dal pubblico. Da abbinare con i sopra citati vestitini svolazzanti, o con abiti leggeri dotati di spacchi alti: altra tipologia che ritorna dopo un lungo periodo di assenza dalla fashion life, ma che si reinventa più alta che mai!

I pantaloni a vita alta, non scendono dalla vetta sulla quale si erano collocati

lo scorso inverno, ma assumono connotati completamente diversi: diventano a sigaretta, a palazzo e anch’essi, come gli abiti, svolazzanti. Per quanto riguarda gli accessori, sono da evitare categoricamente i preziosi eccessivamente vistosi, ed è consigliabile optare per accessori più minimal, e raffinati. Insomma, si prevede una primavera all’insegna della leggerezza, della spensieratezza, all’insegna del risparmio, dal momento che molti capi vanno semplicemente rispolverati, e impreziositi con elementi molto economici. WM

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di

Maila Chianciani e Riccardo Maria Barchiesi

Premessa fondamentale: 6000.

Q

uesto è il numero di battute che ogni mese abbiamo a disposizione per parlare di argomenti di ogni tipo. Da qui deriva l’esigenza di porgere ai lettori delle scuse: innanzitutto perché questa premessa era meglio farla 2 numeri fa; poi perché non sarà pressoché mai possibile esaurire una tematica in un solo articolo, dovendo quindi decidere se trattarne solo una parte ritenuta in quel momento prioritaria, oppure se dividere le cose da dire in un “articolo a puntate”. Quindi, chiunque si ritrovi interessato a ciò che legge non pensi che con un paio di righe noi vogliamo giudicare e liquidare un intero mondo. Ma passiamo all’argomento di oggi… e credo proprio che sarà, come ho detto qui sopra, un articolo a puntate. Perché da dire mi sa che ce n’è pure di più del normale. La notte è un ripostiglio. Il buio è un grosso scatolone in stile Ikea, dove lo spazio è rigorosamente organizzato (non necessariamente da noi stessi) e all’interno del quale noi tutti ci mettiamo un sacco di cose, prime fra tutte le paure. La notte è l’istintivo ripostiglio di tutte le nostre ansie, i timori, i rimorsi e soprattutto di ciò che ci

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fa ammazzare di strizza. Ed è così che poi abbiamo deliberatamente deciso che la notte è l’habitat naturale di una grande quantità di mostri che pare che non siano altro che proiezioni delle nostre insicurezze e dei nostri sensi di colpa. A meno che alcuni di loro non esistano davvero. In un’epoca, la nostra, in cui pare che l’essere umano sia sempre più spavaldo, ecco che la suburbia della società si popola di creature che incarnano tutto ciò che abbiamo spazzato sotto il tappeto fischiettando in modo disinvolto. E visto che io di solito parlo di ludica, ma stavolta il lavoro è congiunto con chi sapientemente parla di folklore e cultura, il discorso deve andare a parare un po’ qua e un po’ là. L’uomo ha avuto sempre a che fare, almeno nelle storie, con lupi famelici, emaciati succhiasangue, demoni orribili, streghe mangiabambini (ma non erano i comunisti?), orchi, zombi, folletti, fate, tricchettracchebombammano. E sempre c’è stato chi parlava di tutto ciò in termini di favole e chi prendeva la cosa terribilmente sul serio, in un modo o in un altro. Oggi il mondo dei giochi e dell’intrattenimento sta attingendo a piene mani da queste tradizioni, anche se a volte i puristi e gli studiosi si

sentono davvero male, di fronte a certe… trovate. In effetti, volendo parlare del ruolo che le creature del crepuscolo occupano nelle nostre giornate di divertimento, o di riflessione, lettura, discussione, si rischia di addentrarsi in un campo minato: in tanti, forse in troppi, stanno scoprendo o riscoprendo proprio in questi ultimi anni alcune figure chiave dell’oscurità, che sono state però rilette e rifritte secondo criteri non sempre rispettosi dell’iconografia e dei suoi sentimenti più profondi. Ma non cerchiamo di ritracciare per l’ennesima volta i contorni di questa figura. Parliamone un po’, piuttosto, e così, quando un giorno (o meglio, una NOTTE, almeno questo) ne incontreremo uno, potremo essere sicuri di ciò che vedremo. Chissà se poi riusciremo a raccontarlo in giro! In ogni modo, partendo da coloro che forse di più incarnano questa dimensione crepuscolare, intima e inquietante, potremmo iniziare così… “Se un uomo qualunque della casa d’Israele o degli stranieri che soggiornano fra loro mangia qualsivoglia specie di sangue, io volgerò la mia faccia contro la persona che avrà mangiato del sangue, e la reciderò di fra il suo popolo. Poiché la vita è nel sangue” (Levitico, XVII 10-14). Appropriarsi della vita di un altro essere


suggendone la fonte: il sangue. Il sangue, la vita…l’anima? Prosciugare un corpo della sua anima, farla propria. Sembra che il vampirismo sia un comportamento veramente egoista, o era l’amore ad essere un sentimento di quel tipo? Potremmo parlarne veramente a lungo, anche se tutto ciò sembra solo un principio di delirio. Un giorno lo faremo, spero. Ma ora… In Italia sono svariate le testimonianze di misteriosi casi di vampirismo soprattutto risalenti al XVII-XVIII secolo. L’ignoranza, o chi per lei, sicuramente arò le floride terre del passato e, dove la religione era un cieco rito e la scienza una futura e non prevista eventualità, il magico ed il sovrannaturale piantarono il proprio germe. Un’epidemia o un giovane in forze che morisse senza che nessuno sapesse spiegarne il motivo, ed era aperta la caccia. Beh, in realtà era più un fuggi fuggi generale, previa esumazione di qualche salma sospetta a caso per reciderne la testa (e, in alcuni casi, anche estrarne il cuore), non si sa mai, giusto nel caso fosse tutto vero e si beccasse il cadavere giusto… e la gente ci credeva sul serio. Si può addirittura leggere

di un francescano, Ludovico Maria Sinistrari, che nel suo “De Demonialitate, et Incubis, et Succubis” parla del fenomeno del vampirismo cercandone una giustificazione, ma, badate, non una spiegazione che possa far cessare il delirio collettivo di quel periodo. C’era anche chi, invece, impugnando a due mani la penna razionalista, scrive la “Dissertazione sopra i vampiri” (Gioseppe Davanzati, cardinale) o il “Congresso Notturno delle Lammie” (Girolamo Tartarotti, letterato), assumendo una forte posizione di critica nei confronti di quelle che ai loro occhi dovevano mostrarsi come tristi “eclissi” della ragione. Curiosa, tuttavia, la refe di analogie che stringe i particolari di tante culture in una figura dall’anima univoca. I greci ed i romani ci parlano di Lamie, Strigi, Empuse, Mormos, l’India ha problemi con i Rakshasa, i babilonesi con i Lilin ed il popolo ebreo raccontava degli Aluka, i giapponesi combattevano con sfuggenti mutaforma succhia-respiro e gatti vampiri, e così via, in ogni cultura una figura a cui sembra calzare perfettamente la nomea di vampiro. Archetipi? Probabilmente. Un qualche tentativo di dare una forma più o meno antropomorfa alle proprie paure? Beh, può

darsi, ma a quanto pare non aiuta… e sapete perché? Perché per quanto la vostra mano infilata in tasca cercherà di frugare velocemente per far tintinnare fuori il mazzo di chiavi, quella sera sarà comunque troppo buio, sarà la sera in cui vi mancherà il coraggio per fermarvi e riflettere, in cui vi sentirete “stupidi come dei bambini”, in cui il panico vi afferrerà alla gola con le sue mani gelide e vi getterà dietro la vostra porta ancora ansimanti. Tutto poi passerà con una risata. Tuttavia, dietro quella tenda di buio avrete nascosto qualcosa che per un istante impercettibile avrete creduto più reale dei battiti che acceleravano e in nessun modo potrete poi provare il contrario, potrete solo smettere di crederci. Sperando che basti. Ma ecco che ci risiamo. Anche noi che stiamo scrivendo abbiamo paura, e in particolar modo di quel “6000” citato all’inizio dell’articolo quasi come un tiro apotropaico e che invece ci martoria senza pietà, giungendo immancabile in media res. E così, per chiunque fosse interessato, lo invitiamo a seguirci nel prossimo numero e non solo. E nel frattempo, magari, inizi a documentarsi sui giochi di ruolo, anzi, di narrazione, editi dalla White Wolf: il suo “World of Darkness” ci riserva un decente e quasi del tutto esaustivo spaccato di una cultura goticodecadente fatta di uomini, mannari, vampiri, mummie, fatati, golem, maghi e quant’altro la vostra fantasia vi porterà a scorgere tra le dubbiose nebbie di quel buio che puntuale ci accoglie ogni notte tra le sue braccia infinite e, se vogliamo, amorevoli. Ah, in nome di Dio, quante cose da dire e così poche battute per farlo…

Ma intanto, un corale buon divertimento, a prescindere.

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P erche? Florìda era il nome di uno chalet in fondo al lungomare, dall’altra parte del mondo che cominciava da Mario e finiva al Tenente. Forse era anche il nome di una sala giochi, ma la memoria su questo è più incerta. A me il nome Florìda faceva venire in mente certe storie di Tex Willer e di Zagor con paludi dal nome impronunciabile come Ofekenofee (ofikinofi), coccodrilli e damerini d’origine francese. Poi ho scoperto la Florìda anche a Modena, grazie a Guccini e i poliziotti yuppies di Miami Vice (che avevano macchine e case molto più fighe di quelle del rosso di CSI, diciamolo).

Zagor

a cura di

Tex Willer

Fabio Curzi

Che scegliamo tra Florìda e Fl Poi, più grandi e vagamente più consapevoli, la Florìda è stata il posto dove Jeb Bush ha fatto carte false per convincere i pensionati vacanzieri a votare suo fratello George William e farlo diventare il 43° PUSA (President of United States). Quest’estate ho scoperto (merito dell’ufficio ENIT di New York e di un giornalista del periodico dei pensionati statunitensi) che la nostra regione potrebbe essere la prossima meta per anziani in camicia a fiori. Un po’ come se la signora Fletcher sbarcasse sul molo di Civitanova. Qualche anno fa, durante un corso che seguivo, un docente mi confuse le idee quando cominciò a parlare delle tesi controverse di uno che si chiama Florìda, di nome Richard. Questo studioso americano sostiene che il nostro tempo è segnato dalla presenza, nell’economia e nella società, dei creativi. Con un termine più nostrano, ma più vecchio, li potremmo chiamare intellettuali.


Richard Florìda che di Urbino ci sono 4 copie di volumi di Florìda, a Macerata 1. Del libro della Tinagli due copie in tutta la regione. Hai controllato in tutte le biblioteche, sei sicuro? Sì. Perchè su Internet ci sono i cataloghi di tutte le biblioteche della regione, divise per provincia e per università e no, non ci sono altre copie. Una delle cose belle di una biblioteca è che sono un ritratto di te che costruisci nel tempo. Compri i libri, li selezioni, li ordini secondo dei criteri che sono tuoi. A forza di fare questo lavoro gli scaffali prendono la tua faccia, le tue espressioni. WM

CHE FACCIA ABBIAMO NOI? QUELLA DEI PENSIONATI DELLA FLORìDA O QUELLA DEL NOSTRO FUTURO?

orìda? Per Richard Florìda non sono creativi soltanto i designer o gli architetti, i pubblicitari o i registi, ma quelli che lavorano soprattutto con il proprio ingegno e quindi anche i professori nelle scuole o altri professionisti. Fin qui, uno dice, può essere. Quello che dice Florìda (e che ho sentito provare a proporre anche in un convegno a Civitanova, tempo fa) è che il territorio può mettere a disposizione di questa “classe creativa” una serie di servizi che possono aiutarli a scegliere Ancona piuttosto che Milano. Siccome si muovono come una tribù hanno bisogno di trovare posti dove incontrarsi, servizi culturali, un clima tollerante con la diversità. Dice, dove stanno molti locali gay troverete sicuramente molti creativi, perché se il posto può sopportare la diversità dei gay, può sopportare la diversità dei creativi. Da qui in avanti un sacco di critiche.

Jessica Fletcher

George William

Vorrei consigliarvi allora di leggerlo direttamente voi, Florìda, e farvi un’opinione. Oppure di leggere una sua allieva italiana, Irene Tinagli. Un paio d’anni fa ha pubblicato un libro, Talento da svendere, in cui ha smontato tutte le credenze sulla creatività italiana, sul fatto che sarebbe innata. Siccome sei nato italiano, sei nato più creativo degli altri e tutto quello che farai sarà una bellezza. Probabilmente i palazzinari fanno finta di essere italiani. La Tinagli smontava questa teoria, arrivando a spiegare come fosse nell’interesse della politica e delle imprese sviluppare il talento, che non è una cosa regalata e finita lì, ma qualcosa da coltivare. Hai mai pensato che cultura sia coltivazione delle idee e abbia molto a che fare con la semina, la potatura e la raccolta dei frutti? Insomma, dice, dove posso trovare i libri di Florìda e della Tinagli? Risposta facile. Nelle bibliote-

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Cronaca

P erche?

di una discarica evitata (per ora)

Foto di Gilberto Palpacelli

di

Giampaolo Paticchio

Il 23 novembre 2009 viene costituita la “Appignano Ambiente Srl”, società privata con un amministratore unico, Jacopo Mattei, nipote di quell’Enrico che fu a capo dell’Eni e morì in un incidente aereo, ancora oggi annoverato tra i misteri d’Italia. A voler ricostruire l’identità degli investitori, le tracce conducono, attraverso un sistema di società interconnesse, fino in Lussemburgo. Il giorno stesso la società presenta presso la Regione Marche il progetto di una discarica di rifiuti speciali “non pericolosi”: quasi 4 milioni di metri cubi di materiali da distribuire su 20 ettari in località Campo di Bove, a due passi da Appignano, nella splendida vallata su cui affaccia il così detto balcone delle Marche di Cingoli, il panorama più bello della regione. Un affare industriale da circa 800 milioni di euro, su un territorio che da qualche anno si è votato allo sviluppo sostenibile e si è popolato di colture biologiche ed agriturismi, di antichi casali che rivivono.

È

l’ennesimo colpo ad una valle già “assediata”: infatti è sempre nei paraggi, vicino Cingoli, che il “Cosmari” ha già indicato alla Provincia di Macerata il sito per un impianto di rifiuti urbani; e a meno di 3 km si trova Sant’Ignazio di Filottrano dove, invece, è la Provincia di Ancona a volerne un altro ancora. Immediatamente l’Amministrazione comunale di Appignano, con il sindaco Messi, si attiva contro il progetto della discarica speciale. Centinaia di cittadini costituiscono spontaneamente il Comitato “Scarica la Discarica”, che raccoglie molti consensi, trasversali a partiti e ad interessi, e che si rivela sorprendentemente unito e attivo. Per Quarchioni, di Legambiente, quell’impianto non serve, “perché quello attuale della Regione, pubblico al 100%, può ancora ricevere centinaia di metri cubi di rifiuti speciali”. Il vero problema è che le Marche già sono, in tema di rifiuti speciali, nel mirino degli interessi delle ecomafie. Lo segnalano i 9 arresti e le indagini della magistratura di Napoli sulla“Eco Service srl”di Corridonia (Mc) e sulla discarica “Senesi srl” di Morrovalle (Mc) nelle quali, tra il 2005 e il 2009, sarebbero transitate 100.000 tonnellate di veleni provenienti dal sud. Fanghi, ceneri e

L’ALTERNATIVA DI

polveri. Rifiuti carichi di arsenico, cromo, idrocarburi e piombo che, a norma, avrebbero dovuto essere sottoposti a un costoso trattamento di smaltimento e che invece sarebbero stati declassificati a rifiuti ordinari e poi “resi inerti”, per approdare apparentemente puliti alle discariche urbane della provincia. Anche Capponi, a gennaio 2010 ancora presidente della provincia di Macerata, conferma il proprio no all’impianto di Appignano, per le dimensioni esagerate rispetto al fabbisogno e per la mancanza di pubblica utilità.  Ma la competenza è della Regione che, finalmente, il 15 marzo batte un colpo. La giunta regionale, nell’approvare gli indirizzi preliminari alle linee-guida sulle discariche, stabilisce la priorità dei rifiuti urbani rispetto a quelli industriali e si dichiara contraria alla costruzione di più discariche in aree troppo vicine. Soprattutto se in quel territorio sussistono più attività economiche incentrate su paesaggio e ambiente. Proprio come nel caso di Appignano. Così comitato e amministrazione comunale incassano la prima mezza vittoria ma non abbassano la guardia. Infatti, quando ad aprile“Appignano Ambiente”deposita il progetto definitivo di discarica e la Regione Marche avvia la procedura per valutarne l’impatto

LATINI

Botta e risposta con il presidente della II Commissione consiliare permanente regionale In che consiste il progetto sperimentale sui rifiuti nel triangolo Appignano-Cingoli-Filottrano, da lei preannunciato? “Consiste in una raccolta differenziata molto spinta, su tutto il territorio, e in un modale programmato di impianti di selezione e di trasformazione dei rifiuti. Il progetto verrà presentato ai cittadini il 10 febbraio alle 21, al parco VerdeAzzurro di Cingoli.” Resta il fatto che da anni quel territorio ha investito su uno sviluppo ecologico e sostenibile, senza margini per nessun tipo di impianto. Lei è stato molto vicino alle lotte del comitato anti-discarica: non teme che la sua proposta venga vissuta come un voltafaccia? “Premetto che tutti i territori hanno il diritto di difendersi e di verificare la eventuale compatibilità di qualsiasi insediamento tecnologico. In ogni caso non credo che programmare un piano con “zero” insediamenti o al massimo con un impianto di selezione e trasformazione, in quella zona, sia peggio che vedersi appioppare una discarica, tra l’altro molto particolare.” Non sarebbe più percorribile, per una regione che fa del paesaggio il suo punto di forza, il modello “Rifiuti Zero”, che punta all’abbattimento della produzione di rifiuti e al loro riciclo quasi totale? Alcuni comuni italiani virtuosi, tra i quali anche Monsano (An), già lo attuano con successo. “Per attuare concretamente il modello “Rifiuti Zero”, bisogna trasformarli quei rifiuti. E per farlo occorrono impianti specifici (non parlo di inceneritori) i quali hanno bisogno anch’essi di un’ubicazione. E Monsano va proprio in questa direzione, dal momento che non tutti i “rifiuti zero” sono riciclabili.”


Lettera aperta della Vallata “Caro conterraneo

ambientale, il Comune di Appignano diffida la Regione dal proseguire, in quanto la documentazione depositata non sarebbe conforme alle norme; inoltre il consiglio approva la variante al Piano regolatore intesa a potenziare il sistema ricettivo e le coltivazioni biologiche. Il Comitato anti-discarica scrive invece una lettera al Governatore, invitandolo a prendere posizione e a mantenere gli impegni della campagna elettorale, imperniata sul rilancio delle bellezze paesaggistiche delle Marche. Come sa bene persino Dustin Hoffman. Così il 18 giugno la Conferenza dei Servizi della Regione si dichiara contraria all’insediamento della discarica. E dopo il ricorso di “Appignano

Ambiente”, per la seconda volta, a dicembre, dà parere tecnico negativo. Ma la partita non è chiusa. Infatti, Dino Latini, consigliere regionale di maggioranza e presidente della II Commissione consiliare permanente, da sempre contrario ai tre impianti nella vallata, preannuncia a gennaio una proposta alternativa di discarica sperimentale urbana, questa volta in territorio filottranese, ma pur sempre nella stessa valle. Al comitato “Scarica la discarica”, per cui la vera alternativa non è tra una discarica o l’altra ma tra un modello di sviluppo ecosostenibile ed un modello opposto, sono pronti a riprendere la lotta. WM

SCARICA LA DISCARICA La parola a Marino Severini (The Gang) “voce” della rivolta È terra nostra quella / che sogna le farfalle/ che ci rivolta il cuore / piegandoci le spalle/ e che ci fa pregare / nell’ora del tramonto/ terra che ama il vento / per far durare il mondo. La canzone si trova in “Il Seme e La Speranza”, disco della marchigiana Gang (2006), tutto dedicato al “Grande Umanesimo di razza contadina”. E Marino Severini, autore di quel testo, oggi è impegnato in prima linea nella lotta per uno sviluppo diverso del territorio in cui vive. E lo fa non solo a suon di canzoni. L’artista infatti, insieme a Egidio Tavoloni, è anima del Comitato “Scarica la Discarica” che, ad Appignano, si è opposto strenuamente al progetto della discarica industriale. “Tutta la comunità si è unita e ha fatto quadrato attorno al suo territorio, per difenderlo” - dice Marino - “Interessi e sensibilità di amministratori locali, cittadini, imprenditori del turismo e del biologico sono entrati in convergenza per scongiurare il pericolo dell’avvelenamento della valle, da anni al centro di un processo di riscoperta della terra, dei suoi prodotti, delle sue bellezze”. Tutto era cominciato circa 12 anni fa. Già allora la valle era insidiata dal progetto di un’altra discarica. La lotta contro quell’impianto mise insieme le energie di chi si riconosceva in un’identità e in un futuro diversi, innescando un processo travolgente. Fu l’allora sindaco Raffaelli che attivò una dinamica collettiva di rivalutazione delle radici. La tradizionale attività della terracotta venne rilanciata e promossa, attorno alle figure dei vasai storici: i Testa, i Bozzi, i Sitti. In quella che

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era la campagna meno produttiva del territorio, i “custodi della vallata” (famiglie contadine come gli Ortensi, i Mazzieri, i Cappella, i Medei), ripresero la coltivazione dei legumi tipici di quei luoghi: il fagiolo “Solfi“, il cece “Quercia “e la quasi scomparsa “Roveja”. E poi nacque “Leguminaria”, evento annuale frequentatissimo, in cui i legumi, la ceramica e il vino locali la fanno da padroni. Così oggi le coltivazioni biologiche occupano il 25 % del territorio e Appignano ha ottenuto la bandiera Verde nel 2005 e nel 2010; inoltre è al 1° posto nelle Marche per la raccolta differenziata, con un 78,8 % di rifiuti sottratti alle discariche. “È per questo” continua Marino “che rivendichiamo il diritto di proseguire, di andare oltre la prima puntata, sperimentando modelli di crescita alternativi all’impero delle merci. Ai più giovani spetta una rivoluzione, più grande di quella industriale: riconciliare il genere umano con la Terra. Altro che megadiscarica.” Marino si rivolge al governatore: “Dove lo trova un altro posto, dott. Spacca, per costruire un laboratorio, un modello pratico per quella che lei stesso afferma essere la punta del nuovo sviluppo marchigiano? La invito pubblicamente a cena, caro presidente, per conoscere meglio gli uomini e donne di buona volontà che, in questa vallata, da più di 10 anni mettono in pratica le sue parole quando parla del futuro delle Marche, tutto paesaggio e green economy”. Pausa. Sorriso. “Allora che fa, dottore, viene? Io intanto aggiungo un posto a tavola”. WM

Io sono la vallata. Da secoli il tuo paesaggio, il tuo colpo d’occhio verso il mare, la tua discesa dalla montagna. È da tempo immemorabile che mi sento la tua terra e tu mi hai contemplata, percorsa, lavorata, ringraziata, rispettata, a volte maltrattata. Forse amata. Da quando mi popoli, mi hai affidato il seme e io te l’ho restituito moltiplicato come frutto: il fagiolo, il cece, la roveja. Da Appignano, da Cingoli, da Filottrano tu ti specchi nel mio catino e puoi riuscire a vedere chi sei adesso, cosa sei diventato. Guardami oggi un’altra volta, e tieni a mente. Se sono più brutta è perchè ti sei imbruttito anche tu. E se invece mi vedi rinascere, è perchè tu per primo vuoi una vita nuova. Certi legami non si smentiscono mai. E reciderli è un atto suicida. Chi mi avvelena, si avvelena. Io sono quel luogo dove talvolta Davide sfida ancora Golia. Come quando il bandito Bellente, ribelle al potere degli invasori napoleonici, mi percorse in lungo e in largo e io gli ho offerto rifugio, mentre tu gli assicuravi simpatia e copertura. Perchè in fondo anche tu avresti voluto gridare la tua e la mia libertà. Quella volta Davide non vinse però, perchè il brigante fu tradito, preso, giustiziato. Anche oggi i pericoli vengono dall’esterno e si chiamano rifiuti. Gli scarti della civiltà industriale da riversare su un territorio che, invece, di civiltà vuole costruirne un’altra. Quella della riscoperta, del legame, di un ritorno a ritmi più lenti. Civiltà di cui stavolta solo tu puoi essere il Davide. In questi ultimi anni mi sono vista ripopolare. Contadini forti, intelligenti, mi hanno trattata con cura e senza armi chimiche. Mi hanno restituito le mie colture, i miei legumi. E gli antichi muri abbandonati hanno riaperto i loro occhi a finestra e si sono riempiti di persone e di idee. Attorno a me vedo rinascere i germogli di una comunità. Il fagiolo sconfisse la discarica, mi piacerebbe poter raccontare ai vostri figli, domani. Perchè significherebbe che stavolta Golia ha perso. La vostra sopravvivenza è una sola cosa con la mia. Con affetto di madre. Vostra Valle”


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Project partne

19.20.21 Marzo 2011

FERMO diciannovesima edizione

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festival MARCHE

organizzazione:

grafica: bonfilidesign.it

TIPICITÀ MARCHETUR MERCATINO

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seggiare, ind r o s , os s ar e r are. o p ..viv ssa a TEATRO DEI SAPORI ere! a Marche d TIPICITÀ IN BLU FUCINA DELLA TRADIZIONE STOCCAFISSO SENZA FRONTIERE

NEL PIATTO DEGLI ALTRI VERDICCHIO & CO

MADEinMARCHE GALLERY

Partners

Enti organizzatori

Patrocinio

Media partner ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLE MARCHE

Comune di Fermo Camera di Commercio di Fermo Regione Marche Provincia di Ancona Provincia di Ascoli Piceno Provincia di Fermo Provincia di Macerata Provincia di Pesaro e Urbino Camera di Commercio di Ascoli Piceno Camera di Commercio di Macerata Comune di Ancona Comune di Porto San Giorgio Comune di Porto Sant’Elpidio Comune di San Benedetto del Tronto

Orari: Sabato e domenica: ore 9.30 – 23.00 - Lunedì: ore 10.00 – 21.00 - Info: Tel. 0734.225237 - info@tipicita.it - www.tipicita.it


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Regione Marche

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