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di Ilaria Cofanelli Ce lo ha presentato il sindaco, l’avvocato Marco Fabiani che, con orgoglio, ci ha accompagnato in un tour all’interno del paese, tra la piazza principale, le vie del centro storico, le chiese e il castello. Monteleone di Fermo ha origini antichissime, che risalgono all’età picena; tracce di insediamenti romani sono pervenute grazie ad alcuni scavi, ancora in atto, che stanno restituendo alla luce resti di ville dell’età presumibilmente repubblicana. I primi agglomerati urbani corrispondono all’età successiva alle invasioni barbariche. Curioso notare come l’attuale conformazione del paese corrisponda a quella del 1200: da quel periodo non sono pervenuti cambiamenti significativi all’assetto urbano della città. Alle porte del paese sorge la chiesa quattrocentesca della Madonna della Misericordia che ospita su una parete un vero e proprio gioiello d’arte: un affresco del giudizio universale realizzato dal pittore Orfeo Presutti di Fano e datato 1548, ben conservato ancora oggi. La densità di popolazione è stata sempre piuttosto bassa, solo a cavallo delle due guerre mondiali si è raggiunto l’apice di 1300 abitanti; una cifra che è andata via via scemando tra gli anni Sessanta e Settanta, arrivando a quota 454 abitanti oggi. L’elemento che caratterizza più degli altri Monteleone di Fermo è senza dubbio la Torre Campanaria Esagonale del 14° secolo che svetta nel centro storico del paese, una struttura eretta dall’abate farfense Berardo III (che visse negli anni a cavallo tra 11° e 12° secolo) adibita a magazzino nella parte superiore, da vano cimiteriale in quella inferiore e da campanile. La Torre andò distrutta in seguito all’assedio perpetrato dai Fermani nel 1252, ma venne ricostruita appunto nel 14° secolo. Oggi la principale attrazione per cui molti turisti si recano nella zona è data dal Parco dei Vulcanelli di fango, lungo il corso dell’Ete Vivo, in cui viene offerta la visione di uno spettacolo della natura originale se non unico al mondo, quello dei vulcanelli di fango. Tale fenomeno, ritenuto nell’antichità un fatto denso di misteri, “pustole di una terribile malattia della natura” scriveva Guy de Maupassant a metà Ottocento, si verifica nei pressi di corsi d’acqua e terreni molto argillosi e fangosi: la pressione esercitata dai gas sotterranei e dall’acqua fa sì che fango e argilla eruttino in superficie portando con sé anche detriti e sedimenti, arrivando così alla formazione di veri e propri coni. Lungo il corso del fiume Ete Vivo, nei pressi di Monteleone di

Fermo, sono attivi sei vulcanelli e a fine giugno si è verificato un vero e proprio tam tam mediatico quando il vulcanello di Santa Maria in Paganico, il più grande di tutti, ha iniziato a eruttare fango ricoprendo una superficie delle dimensioni pari a un campo da calcio. In massa si sono riversati a Monteleone e in zona per assistere allo spettacolo geologico che non avviene in alcuna altra zona della regione. I vulcanelli alternano periodi di attività ad altri di quiescenza (un’attività intensa è stata registrata anche nel 2009). Le eruzioni dei vulcanelli assomigliano a dei fiumi in piena di argilla, che straripano e vanno a inondare i campi in cui scorrono. “Alcuni anni fa è stato creato un vero e proprio Parco dei Vulcanelli di fango - riferisce il sindaco Fabiani, - vulcanelli mediamente attivi che raggiungono il massimo dell’azione durante gli eventi sismici. Abbiamo infatti verificato che pochi minuti dopo la forte e prolungata scossa di terremoto che ha colpito le nostre zone il trenta ottobre, i vulcanelli eruttavano in maniera considerevole una quantità importante di argilla”. Un bene naturalistico dunque affascinante e originale, da proteggere e tutelare. A proposito del terremoto che ha colpito in modo devastante le nostre terre lo scorso ottobre, il sindaco di Monteleone di Fermo ha tenuto a precisare che il paese ha retto molto bene alle forti scosse sismiche, grazie al lavoro delle precedenti amministrazioni comunali che hanno investito, già dopo il terremoto del 1997, nel recupero architettonico del centro storico e del tessuto urbano del paese. Pochi sono stati gli sfollati che hanno trovato comunque sistemazione in abitazioni all’interno dello stesso paese e solamente una chiesa è crollata, mentre un’altra è inagibile. “A Monteleone, nonostante sia un piccolo paese, si vive bene - dice il sindaco, abbiamo tutto ciò che risulta essenziale a una vita dignitosa: due medici, un esercizio alimentare, un ristorante, due bar, l’ufficio postale. Stiamo solo attendendo il bando comunale per l’apertura della farmacia che ora è chiusa, dato che il precedente medico farmacista si è ritirato in pensione. Monteleone sorge a 7km di distanza da Servigliano e a 24km da Fermo: città che riusciamo a raggiungere bene se dovesse comunque presentarsi necessità”.

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