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Mensile dedicato al mondo degli occhiali, della vista, della visione e della percezione visiva Gennaio 2011 numero 1 www.b2eyes.com

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In copertina Italia Independent Direttore Responsabile Angelo Magri Redazione B2Vision Via Ripamonti 44 - 20141 Milano Tel. 02 36638601 - Fax 02 36638600 Danae de Stefano d.destefano@b2vision.com Valentina Grassini v.grassini@b2vision.com Francesca Tirozzi f.tirozzi@b2vision.com Pubblicità Luciano Cristiano cell. 334 6970786 l.cristiano@b2vision.com Editore B2Vision Via Ripamonti 44 - 20141 Milano Tel. 02 36638601 - Fax 02 36638600 Progetto grafico b-channel Art Director Tatiana Foroni Meloria Stampa Mediagraf S.p.a. Viale della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)

B2TRADE L'opinione Ecm, il 2011 sarà la prova del nove 3 Attualità Si continua a navigare… a vista 4 Le fiere ai tempi di internet 9 Zeiss Store a Milano e Udine 12 Giuseppe Ricco, una fede incrollabile (anche nell’ottica) 16 In Kenya per fare gruppo 20 Un occhiale prodotto al Sud e riconosciuto al Nord 22 Distribuzione L'essere donna? Un valore aggiunto 26 B2STYLE Moda Eyewear Calendar 2011 29 Designer Italia Independent, 800 ottici saranno nostri 37 B2EXPERT Strategie Che 2011 farà? 40 Meditazioni Guardare è vedere, ascoltare è sentire? 44 Consulente Trasferimenti bancari: le novità nella tracciabilità 48 Lab Miopi, miopi, miopi... sempre più miopi! 51 Formazione L'enigma Ecm 55 B2TECH Lenti oftalmiche Brillanti e distinti 60 B2JOB Vetrina offro/cerco 63

Registrazione presso il Tribunale di Milano N. 293/2009 in data 17 giugno 2009 Registrazione R. O. C.: 18653

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Come valutare l’andamento delle tue vendite rispetto al mercato? A: Parlandone con la portinaia B:

Andando ad occhio

C:

Usando l’Analisi Performance Vendite VSG

D:

Vision Service Group. La tua risposta definitiva.

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L'OPINIONE

ECM, IL 2011 SARÀ LA PROVA DEL NOVE

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ome ormai sanno tutti si è aperta una querelle intorno all’Ecm (Educazione Continua in Medicina), dai contorni ancora non ben definiti, che sembra, comunque, concludersi con la fine per gli ottici dell’obbligo/non obbligo di acquisire crediti. In difesa dell’Ecm, e per quanto io sappia, per la prima volta si è costituito un movimento unitario di tutte le realtà che a vario titolo rappresentano il mondo dell’ottica, per le quali l’Ecm è un “falso scopo”, in senso balistico, mentre il vero obiettivo è quello di preservare la presenza della figura professionale dell’ottico nell’ambito sanitario. Comunque vada a finire, il tema della formazione, dell’informazione e dell’adeguamento delle proprie conoscenze ottico oftalmiche allo sviluppo scientifico e tecnologico, è un problema di fondamentale importanza per tutti gli ottici, ma soprattutto per quelli in cui si sommano la figura del professionista con quella dell’imprenditore. L’andamento regressivo delle vendite dei prodotti ottici ha ormai assunto il profilo di una vera e propria tendenza di lungo periodo che farà emergere un’inevitabile selezione fondata su due valori fondamentali, la location del punto vendita e la qualità professionale e imprenditoriale di chi lo conduce. Queste ultime non sono un bene acquisito una volta per tutte, ma un patrimonio da coltivare in un rapporto dialettico con l’industria del settore e con il fondamento radicato e continuamente aggiornato delle proprie conoscenze. Ciò ha un costo, in termini di tempo e denaro, il cui prezzo è giustificato dalla volontà di autopromozione e di applicazione alla formazione, indipendentemente dalla fine che farà l’Ecm. Proprio la fine di un obbligo presunto e privo di sanzioni farà emergere la volontà di chi vuole acquisire conoscenza scegliendo i propri ambiti e i propri referenti per una formazione che diventa sempre più strumento del proprio marketing, in alternativa e in competizione con quelli delle aziende che hanno altre dimensioni e altri problemi. Danilo Fatelli

B2eyes magazine dà il benvenuto a Danilo Fatelli. La sua profonda conoscenza del mercato e la lunga esperienza nel settore saranno molto utili per offrire ai nostri lettori un’informazione sempre più aggiornata e completa, su questa rivista e negli altri media di B2Vision.

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SI CONTINUA A NAVIGARE… A VISTA L’oftalmico non riesce a riequilibrare i conti dei centri ottici italiani, pur viaggiando meglio del sole. A soffrire sono soprattutto le montature, che nei periodi di crisi non vengono sostituite al pari delle lenti di Angelo Magri

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econdo i dati GfK, relativi al periodo gennaioottobre 2010, gli occhiali da vista hanno perso l’1,3% in termini di pezzi venduti e il 4,3% di fatturato, per via del calo pari al 3% del prezzo medio. «Nel 2010 il numero di pezzi di vendita di montature da vista è diminuito: nei periodi di crisi, infatti, se il cliente ha bisogno di cambiare le lenti, non necessariamente ha la possibilità o se la sente di acquistare anche un nuovo paio di montature – spiega Marco Brambilla, da più di 30 anni collaboratore dell’Ottica Chierichetti, storico negozio indipendente di Milano, che controlla anche il punto vendita Stra-

Luigi Pasquini, titolare dell’omonimo centro ottico nel cuore di Bologna, affiliato Greenvision

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vedo, destinato a un target più giovane – Si tratta di una tendenza che si registra anche con prodotti specifici, come gli occhiali con lenti progressive». Secondo il centro ottico milanese, a fronte di 100 lenti vendute, quando la congiuntura è difficile non sono 50 le montature vendute, bensì mediamente il 20-30% in meno. «Diciamo circa 35, sulle quali, inoltre, si è pure abbassato il prezzo medio – afferma Brambilla – Lo scorso anno abbiamo venduto moltissimi modelli fino ai 120-130 euro, anche se risulta sempre più difficile trovare prodotti di qualità in questa fascia. Soffre invece quella tra i 150 e i 200 euro, mentre resiste quella superiore, soprattutto con prodotti di alta qualità, ad esempio i modelli Lindberg, che teniamo in negozio sin dal lancio dell’Air Titanium, nei primi anni ‘90». Insomma, anche tra i clienti che si rivolgono a negozi di ottica di un certo livello, quanto a offerta di montature, nel 2010 è cresciuta la sensibilità al prezzo finale. «Fenomeno molto più evidente nelle montature anziché per le lenti, sulle quali, se ben spiegate, si riscontra una maggiore disponibilità di spesa da parte della clientela», sottolinea Brambilla. La conferma viene dalle rilevazioni di GfK. Nei primi 10 mesi del 2010, infatti, il sell out in termini

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Marco Brambilla, punto di riferimento dell’Ottica Chierichetti, storico negozio indipendente di Milano

Raffaele Ranieri, presidente di Consorzio Ottici Riuniti, 6 punti vendita tra Napoli e provincia

IL SOLE SPLENDE OVUNQUE, TRANNE CHE DALL’OTTICO…

di volume nel segmento oltre i 200 euro al pubblico è diminuito di ben il 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in quello tra i 150 e i 199 euro del 4%. Tengono, anzi crescono leggermente le fasce inferiori: +3% per le montature sotto i 100 euro di listino e +2% per quelle tra i 100 e i 149 euro. «Anche nel vista i grandi centri commerciali della nostra zona stanno condizionando il mercato e, in un certo qual modo, rovinando l’immagine dell’oftalmico come prodotto di qualità», sottolinea Raffaele Ranieri, presidente di Consorzio Ottici Riuniti, 6 punti vendita tra Napoli città e località limitrofe, entrati a far parte della community di B2Vision. Ne consegue che il segmento di basso prezzo tiene, ma il business si concentra ormai prevalentemente nei centri ottici ubicati nella grande distribuzione. Tiene pure quello alto, mentre a faticare è soprattutto il medio. «Anche i nostri negozi, che puntano a offrire sempre e comunque prodotti di qualità, nel 2010 hanno dovuto mantenere i listini più bassi e promuovere campagne di incentivo

Negli ultimi dieci anni si stima un calo tra il 50 e il 60% di pezzi venduti. Cifra più o cifra meno, il dato di fatto è che la crisi di vendite degli occhiali da sole nei centri ottici italiani prosegue in maniera pressoché ininterrotta da un paio d’anni. «Anche l’ultimo periodo natalizio ha registrato un andamento in declino su un articolo che fino a qualche anno fa era molto gettonato come regalo», afferma Pasquini. Oltre alla crisi, quali potrebbero esserne le ragioni? «Ormai i modelli da sole si trovano dappertutto – sostiene Brambilla – Non mi riferisco soltanto agli ambulanti abusivi, agli autogrill, ai benzinai e, in estate, alle riviste in edicola cui sono allegati: penso anche alle boutique delle maggiori griffe e non solo, dove si trovano espositori o addirittura corner dedicati agli occhiali da sole di quella firma. Pur di vendere, le aziende fornitrici cercano ormai di saturare tutti i canali distributivi, a scapito quindi della vendita dall’ottico».

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al consumatore, seppur di livello: a novembre, ad esempio, proponevamo una montatura in omaggio a fronte dell’acquisto di una coppia di lenti Zeiss con antiriflesso», afferma Ranieri, che è pure consigliere di Acoin, la territoriale napoletana di Federottica. Se questo rappresenta il consuntivo 2010, quali sono le prospettive per il nuovo anno? «Nel 2011 non prevedo grossi cambiamenti, con il vista che dovrebbe continuare a mitigare il calo del fatturato, l’anno scorso contenuto al 4,5% per il nostro negozio di riferimento – spiega Luigi Pasquini, titolare dell’omonimo centro ottico nel cuore di Bologna affiliato Greenvision, oltre a un punto vendita nella zona universitaria della città (Ottica Bardelle) e a un altro in un centro commerciale di San Giovanni Persiceto (Ottica Alice) – Vanno o i glasant o le forme grandi, cioè quelle che si notano poco o, per contro, quelle molto vistose, con la clientela maschile più attenta agli aspetti tecnici, mentre quella femminile lo è maggiormente alla modellistica».

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LE FIERE AI TEMPI DI INTERNET Ha ancora senso lo spostamento fisico di persone e merci nell’era del virtuale? Dagli anatemi di Grillo all’innovazione di Pitti, passando per un’analisi critica dell’Expo 2015: alcuni spunti per chi organizza e, soprattutto, partecipa ai saloni espositivi

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di Luisa Espanet

arrivato a parlare dell’Expo e delle fiere, chiedendosi se nell’era del web servono ancora o hanno solo l’effetto di stravolgere la città e rovinare l’ambiente. «I dati rilevati sull’andamento delle fiere sono contrastanti - spiega Giorgio Spatti, ingegnere esperto di logistica e membro del Comitato per l’Expo diffusa e sostenibile - Da un lato si ha il Salone del mobile che con il fuori salone è diventato un grande evento culturale per la città. E l’Expo 2015 aspira a ricreare in grande la stessa situazione, coinvolgendo non solo la città, ma anche la regione. Dall’altro ci sono le fiere di settore, in netto declino. Nel 2005 e nel 2006

dati di alcune, vistosamente in calo, sembrano confermarne il declino. Il tema comunque è oggetto di discussione. Perfino Beppe Grillo in tournée con il suo spettacolo a Milano, città di tradizione fieristica e sede dell’Expo 2015, ha affrontato l’argomento. «La città è un cantiere», ha detto e “l’ispirazione” gli è venuta probabilmente dalla piazza del teatro Smeraldo, dove si è esibito agli inizi di novembre, esempio drammatico di “lavori in corso” invasivi. Grillo ha messo in risalto l’assurdità di continuare a costruire, quando molte case sono sfitte. E da lì è

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Beppe Grillo ha affrontato nel suo ultimo tour il tema legato alle fiere

ho gestito la fiera della logistica e dei trasporti. Il primo anno ha avuto successo perché c’era un buon supporto di dibattiti. Tutto è finito quando sono diminuiti gli eventi culturali. Perché il panorama della logistica italiana è fatto di piccole e medie imprese, che cercano altre vie per conquistare il mercato. Non possono permettersi di sfruttare in pieno le opportunità che offre la fiera. Deve esserci un’organizzazione che assorbe i costi. Certi piccoli produttori si sono buttati su fiere straniere perché sapevano che così riuscivano ad arrivare in Cina. I grandi marchi italiani diventati internazionali ormai hanno sfondato e non ne hanno più bisogno. Mentre i piccoli non vanno in fiera, perché lavorano in gran parte per loro. Quanto all’Expo 2015 a Milano la localizzazione è contestabile. Nonostante la realizzazione di reti metropolitane, ci saranno grossi problemi di accessibilità. Le fiere, come tutti gli eventi che attirano prodotti, generano traffico. Bisogna pensare a modalità di approvvigionamento tali da non generarlo. Nella programmazione il grosso degli investimenti deve essere destinato ai trasporti, alla viabilità. Si devono considerare le ti-

Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda

pologie di prodotti. Entrano in gioco molte variabili». Nel settore moda e dintorni oltre alle sfilate, di cui è indiscusso il successo, vengono realizzati eventi, convegni, nascono fiere virtuali (a gennaio nasce e-Pitti). Formule alternative alle fiere tradizionali indicative di un declino? «Le fiere del tessile-abbigliamentomoda hanno perso parte del significato meramente commerciale - afferma Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda - ma continuano a essere importanti per l’immagine, il marketing, la comunicazione. Mi rifaccio anche alla mia esperienza di imprenditore che ha sempre partecipato a Première Vision, il salone parigino delle tendenze per i tessuti. Esaminando gli aspetti commerciali, ci

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I vertici di FieraDigitale, la versione virtuale di Pitti: l’amministratore delegato Francesco Bottigliero e, a destra, il presidente Raffaello Napoleone, che è anche ad di Pitti Immagine

sono mercati minori come la Colombia, l’Australia, il Sud Africa e molti altri che non possono giustificare una struttura commerciale locale, quindi la fiera è il miglior sistema per i contatti e le vendite. Piuttosto si può dire che si sta andando sempre di più verso la polarizzazione delle fiere in ogni settore e in ogni area geografica. Il Pitti Uomo ha soppiantato per la moda maschile il Sehm di Parigi. Mentre per la donna l’egemonia, come numero di espositori, spetta alle fiere di Parigi. Certo le fiere generano traffico, ma portano lavoro, c’è tutto un terziario che gira intorno. E la fiera on line, mi riferisco all’iniziativa di Pitti, non può essere un’alternativa ma un arricchimento. Quanto all’Expo a Milano la vedo positivamente. Ma dovrà essere qualcosa di raffinato, di sofisticato, in linea con la storia e le dimensioni della città. Sarebbe un errore pensare all’Expo a Milano come a un’edizione ridotta di quella di Shanghai». Il fatto

che la fiera on line non sia un’alternativa, ma «un’ulteriore opportunità per rinnovare il modo di fare business», l’ha ribadito Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine e presidente di FieraDigitale. Le fiere virtuali dell’uomo e del bimbo partiranno una settimana dopo le “reali” e dureranno 30 giorni. Così e-Pitti permetterà alle aziende di aprire uno show room on line per un’intera stagione. «L’obiettivo è quello di ampliare e rendere più efficace l’esperienza della fiera fisica, moltiplicando le opportunità di contatto e agevolando il lavoro di ricerca e selezione da parte dei buyer», ha commentato Francesco Bottigliero amministratore delegato di FieraDigitale.

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Il team dell’Ottica Tulis di Udine e, sopra, una panoramica del punto vendita

ZEISS STORE A MILANO E UDINE

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Li ha inaugurati nell’ultima parte del 2010 il colosso tedesco di lenti oftalmiche insieme a due partner storici: Bardelli e Tulis di Angelo Magri

ttica Bardelli, situata nel cuore di Milano, con la sua atmosfera da 61 metri quadrati si addice perfettamente ai due giovani proprietari. Negli ultimi cinque anni, infatti, Marina Landi e Gianni Finini hanno gestito il centro ottico mantenendone la storica immagine, ma oggi presentano ai propri clienti anche la qualità e gli standard tecnologici firmati Zeiss. «Dal giorno della riapertura, nel settembre scorso, la gente ha prestato maggiore attenzione al negozio ristrutturato e questo ha avuto effetti positivi su tutto il business», hanno affermato i due ottici milanesi. A sua volta l’ultimo nato degli Zeiss Store italiani,

Ottica Tulis a Udine, inaugurato nel dicembre scorso, si estende su una superficie di circa 80 mq e ora è completamente rinnovato nelle sue quattro aree principali: vendita, consulenza, refrazione e laboratorio. Da una consulenza al cliente svolta completamente in piedi, ora presso il centro ottico friulano si può vivere l’esperienza d’acquisto all’insegna della filosofia Zeiss, dove il processo di analisi, supportato da strumenti come i.profiler e i.terminal, diventa protagonista per offrire la migliore esperienza visiva a ogni cliente. «Entrambi i centri sono caratterizzati da arredi eleganti, puliti nella loro immagine e molto accoglienti, progettati ad hoc per rispondere al meglio alle

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A MAZARA DEL VALLO IL PRIMO, A SIENA IL PROSSIMO

esigenze di operatività quotidiana – spiegano alla Carl Zeiss Vision Italia - Un ottimo biglietto da visita per entrambi, quindi: già conosciuti su piazza per la loro professionalità e competenza, oggi dispongono di uno strumento in più per vincere la sfida competitiva che ogni giorno il mercato lancia».

Poco più di un anno fa, nel dicembre 2009, Maxoptical inaugurò un punto vendita di oltre 400 metri quadrati totalmente dedicato al benessere visivo. Il centro ottico di Mazara del Vallo è diventato così il più grande Zeiss Store d’Europa, grazie alla strumentazione ottica avanzata e ai materiali di comunicazione accurati: una vera e propria spa per gli occhi. «Ho creduto in un progetto in cui Zeiss mi ha sostenuto con la sua grande storia e qualità e ho voluto creare uno spazio non soltanto dedicato alla vendita di occhiali e lenti, ma un mondo nuovo dove le persone possano trovare servizi rivolti al benessere dei propri occhi – ha ricordato, al momento dell’inaugurazione, Roberto Vaiana, responsabile del centro ottico siciliano – Offriamo, quindi, una gamma di servizi rivolti alla riabilitazione visiva, tecniche di rilassamento degli occhi e massaggi oculari, tutto affiancato da strumentazione Zeiss e personale altamente qualificato». La prossima apertura di uno Zeiss Store italiano è in programma in febbraio, a Siena.

Marina Landi e Gianni Finini, i proprietari dell’Ottica Bardelli di Milano, e, in alto, uno scorcio del negozio

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GIUSEPPE RICCO, UNA FEDE INCROLLABILE (ANCHE NELL’OTTICA) Il primo presidente di Federottica, fondatore della scuola lombarda che ha poi portato il suo nome, ha basato la propria esperienza di vita, prima ancora che quella professionale, su valori profondi e inossidabili di Angelo Magri

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Giuseppe Ricco incontra, 30 anni fa esatti, Papa Giovanni Paolo II in una visita ufficiale in Vaticano

niziava ogni suo discorso pubblico, specialmente negli appuntamenti internazionali, con una formula tanto semplice quanto forte: “io credo”. Due parole che racchiudevano tutto il suo sentire e tutto il suo sentirsi persona religiosa nel significato più puro del termine. «Al servizio della gente, sempre e comunque – chiosa il figlio Nicola – L’intera sua attività sindacale è stata improntata a questo concetto, che è insieme un valore e un obiettivo». Prima presidente di Assopto Milano, poi di Federottica, quindi della federazione europea di categoria, primo e ancora unico leader a non essere stato scelto tra ottici inglesi e tedeschi: Giuseppe Ricco

ha scalato rapidamente i vertici dell’associazionismo professionale. «In qualche modo è stato colui che ha dato vita anche ai gruppi d’acquisto nel nostro settore: se oggi infatti impera, pur non essendo quello che serve principalmente alla professione, l’associazionismo economico, è perché prima è stato costruito quello sindacale. E lui ne è stato il promotore e una sorta di “padre spirituale”, in Italia», ricorda Nicola Ricco, che oggi riveste l’incarico di presidente dell’Assopto milanese. Accanto al lungo lavoro per l’aggregazione degli ottici italiani ed europei Giuseppe Ricco ha dedicato tempo ed energie a un altro aspetto che considerava un caposaldo per la crescita della professione: la formazione. I 30 anni di attività della scuola regionale di via Soderini,

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VELATI: MI HA INSEGNATO A NON SCORAGGIARMI MAI Scrivere un breve ricordo di Giuseppe Ricco da parte di chi, come il sottoscritto, ha avuto modo di conoscerne e di apprezzarne le indubbie grandi qualità, unite a quei piccoli difetti che sono l’inevitabile caratteristica di noi umani, costituisce un grande piacere unito alla conseguente malinconia. Devo dire, con malcelato orgoglio, di aver avuto il privilegio di collaborare con lui per parecchio tempo come vicepresidente di Federottica e come responsabile dei rapporti internazionali. E questo mi ha permesso di vivere delle bellissime esperienze nella lotta per l’implementazione della professione. Ho avuto la fortuna di trascorrere con Giuseppe momenti esaltanti, tristi e di scoramento. Questi ultimi subito superati dalla consapevolezza che quanto si stava facendo fosse giusto in relazione a quanto volevamo e vogliamo ancora oggi ottenere. Ho imparato molto dal Suo esempio. Ho imparato che non bisogna mai scoraggiarsi, che non bisogna mai demordere, perché la consapevolezza di essere nel giusto porterà inevitabilmente al raggiungimento della meta. Questo è stato il principale, oltre che il vero motivo per il quale ho accettato di continuare la Sua opera. Sentivo che l’avrei tradito se non l’avessi fatto. Ciò che mi ha legato e che mi lega tuttora a Giuseppe non la posso considerare solo una solida amicizia, bensì un sentimento molto più vicino alla fratellanza. La Sua ferma e totale Fede è stata per me un esempio di come un uomo possa vivere su questa terra, per il tempo che il Signore gli concede, dedicandosi totalmente a quanto sente debba essere giusto per sé, ma soprattutto per il bene e la gioia del suo Prossimo. Grazie Giuseppe, grazie per tutto ciò che hai dato al tuo Prossimo, alla tua categoria e al mio personale percorso formativo in seno alla professione. Giulio Velati, presidente di Federottica

Nell’atrio della scuola di ottica e optometria in via Soderini a Milano: da sinistra Mauro Di Terlizi, segretario di Federottica; Pierluigi Mapelli, segretario Assopto Milano Acofis; l’allora assessore regionale Guido Bombarda; Giuseppe Ricco e Gianmario Reverdy, rispettivamente presidente e direttore dell’istituto

dal 1972 al 2002, sono legati sostanzialmente alla sua figura, insieme a un altro gruppo di ottici lombardi che nell’istituto milanese ha fortemente creduto. «Mio padre era convinto che l’aggiornamento professionale fosse alla base dell’ammodernamento di un mestiere che deve stare al passo con i tempi – spiega Nicola – Sono sicuro di riprodurre il pensiero di papà nel sostenere che, se oggi avessimo il 90% di optometristi tra i circa 10 mila ottici italiani, anziché una percentuale ampiamente minoritaria, avremmo tutta un’altra professione». Dopo la sua morte, avvenuta il 23 febbraio 1997, la scuola fu intitolata a Giuseppe Ricco. Ma, soprattutto, la sua premonizione, concretizzatasi nell’istituto di via Soderini, ha gettato le basi per la nascita della facoltà di Ottica e Optometria, oggi attiva in 7 Università italiane. Nicola Ricco è stato “indirizzato” dal padre al liceo scientifico prima e soltanto successivamente alla scuola di ottica e optometria, corroborata quindi dal college di stampo americano, sempre in optometria, a San Giovanni Lupatoto. «È stato davvero un peccato che papà non abbia potuto vedere sorgere l’università per gli ottici – dice Nicola Ricco – Come optometrista, grazie agli studi compiuti, so di essere migliore di lui e di molti

Da sinistra Velati, Ricco e Roberto Viganò, storico legale dell’associazione nazionale degli ottici

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Giuseppe Ricco in alcuni momenti pubblici della sua vita professionale: con Leonardo Del Vecchio (1), con alcuni colleghi (2) e con Elda Chierichetti(3)

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QUASI 30 ANNI ALLA GUIDA DI FEDEROTTICA Giuseppe Ricco nasce a San Ferdinando di Puglia nel 1939. Si trasferisce quando è ancora un ragazzo a Milano, dove si diploma in ottica nel 1959 e successivamente anche in optometria, nel 1972. Nello stesso anno viene eletto presidente dell’Assopto Milano Acofis, carica che ricoprirà per ben 5 lustri. Nel 1970 diventa presidente di Federottica e, tre anni più tardi, anche del neonato Albo degli Optometristi. Resterà al vertice dell’associazione nazionale degli ottici indipendenti fino alla sua morte, avvenuta nel 1997. Nel 1969 fonda la scuola di ottica e optometria di Milano, che nel ’72, poco dopo l’istituzione delle Regioni, diventa la prima in Italia per il settore a ottenere il patrocinio e il finanziamento regionale: vi insegna “Deontologia professionale” e ricopre la carica di presidente dell’istituto, che dal novembre ’98 sarà a lui intitolato. Sempre nell’ambito della formazione, è l’ideatore dell’Aesco, l’Associazione europea delle scuole di ottica e optometria, di cui è uno dei fondatori nel 1979. Ancora in campo comunitario, dall’89 al ’92 ricopre la carica di presidente del Goomac, la Commissione delle organizzazioni optometriche e ottiche della Comunità europea, che dal 1993 assume il nome di Ecoo, cioè Consiglio europeo dell’optometria e dell’ottica. È stato, inoltre, direttore di Ottica Italiana e della Rivista Italiana di Optometria.

della sua generazione, come sono altrettanto certo che chi esce oggi dalla facoltà di Ottica e Optometria sarà più preparato di me a svolgere la professione». Per tutti i colleghi rimane una figura carismatica. «La Federottica attuale è sicuramente figlia di Giuseppe Ricco. La presidenza Zanacchi e 8 anni di presidenza Velati hanno proseguito e consolidato il lavoro di mio padre», spiega Nicola. A eccezione forse di qualche ultimissima leva, ma il ricordo di chi e cosa è stato Giuseppe Ricco per il settore dell’ottica in Italia arriva fino alle giovani generazioni. «Aveva la capacità non soltanto di guardare, ma soprattutto di vedere avanti, cioè di capire cosa sarebbe servito alle generazioni future di ottici – afferma il figlio Nicola – Ma senza proiettarsi esclusivamente nel futuro, né tantomeno vivere di rimpianti del passato: semplicemente lavorando nel presente con intelligenza e sensibilità».

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In Kenya per fare gruppo Sessanta affiliati hanno partecipato al Safary Academy organizzato da Vision Service Group di Mario De Paola

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opo Bali, nel 2009, il Kenya nel 2010. «Abbiamo scelto questo affascinante paese afri-

cano come meta del viaggio di Vision Service Group e la soddisfazione è stata enorme. Oltre al piacere di aver visitato un luogo esotico e unico nel suo genere, Safary Academy ha permesso ancora una volta agli ottici partecipanti, di tutta Italia, da Belluno

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fino a Ragusa, di conoscersi meglio. Abbiamo insomma respirato, oltre a quella africana, anche un po' di salutare “aria” che unisce e consolida il nostro gruppo». Così Carlo Redaelli, responsabile per le relazioni pubbliche con l’area medica per Vision Service Group,


attualità

Una terra di contrasti Gruppo Gazzelle

Carlo Redaelli, responsabile per le relazioni pubbliche con l’area medica per VSG e viaggi incentive

racconta le sensazioni vissute durante la “spedizione” nel cuore del continente africano, svoltasi nella prima settimana di novembre. I 60 ottici che hanno partecipato al viaggio, in gran parte già con insegna VisionOttica, sono tornati con un bagaglio carico non soltanto di souvenir o di ricordi, ma soprattutto di emozioni e di nuove relazioni. Quelle che si sono instaurate, in un'ambientazione unica al mondo, tra i partecipanti; o meglio, tra Leoni e Gazzelle... «Già, perché così erano chiamate le due squadre in cui eravamo suddivisi durante tutta la settimana trascorsa in Kenya, presso il Lawford Resort a Malindi e durante i due giorni di safari, dormendo in un tipico lodge nella savana», spiega Redaelli.

Safari Academy è nata per chi voleva vivere il Kenya come un’esperienza unica, costantemente in contatto con la natura selvaggia di quel straordinario paese. Durante il safari, accompagnati da esperte guide locali e da un fotografo italiano, i partecipanti hanno potuto acquisire nozioni di orientamento e di guida alla savana, imparando a riconoscere le orme degli animali e, nella notte, ammirando l’inimitabile cielo stellato. Il gruppo Vision Service (nelle foto, i partecipanti al Safari Academy) ha così attraversato, alla guida di land cruiser 4x4, terre incontaminate, la lunghissima spiaggia dorata di Malindi, fino a raggiungere le enormi dune di sabbia e godersi un bagno rilassante nel mare cristallino. Il Kenya è una terra dai molti contrasti e racchiude in sé l’Africa intera: caldi deserti si alternano con fredde montagne, il verde dei parchi, dei boschi e delle foreste si confronta con l’azzurro dell’Oceano Indiano e con il bianco delle splendide spiagge.

Gruppo Leoni

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riviera romagnola

ATTUALITÀ

UN OCCHIALE PRODOTTO AL SUD E RICONOSCIUTO AL NORD Occhialeria Artigiana si trova in Basilicata, a Tito, nella zona industriale alle porte di Potenza. I suoi primi clienti sono concentrati nell’Italia settentrionale e ne hanno riconosciuto la qualità prima di tutto. Tanto che l’azienda lucana sarà protagonista nel 2011 con nuovi progetti di prodotto, commerciali e di marketing

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di Mario De Paola

a diventare a crescere e a innovarsi, non nel senso di ampliarne le dimensioni, tuttavia, semmai, di elevare la qualità del prodotto e di continuare a portarlo nelle “cattedrali” dell’occhialeria, in Italia e all’estero: rivolgendoci sempre ai migliori negozi nei centri storici delle più belle città d’Italia, fino all’ottico di quartiere che si preoccupa di trovare prodotti diversi, non omologati, e scelti per i suoi clienti», spiega Antonietta Tummolo (nella foto in alto), che pur partendo da Potenza con un laboratorio di 3 addetti interni e altri 4 collaboratori, realizza occhiali molto lontano dalla

i recente definita “il fiore solitario della Basilicata”, vuole accompagnarsi in un’aiuola e poi farne un bel giardino: Antonietta Tummolo opera da dieci anni nel settore dell’occhialeria, di cui gli ultimi tre in proprio. Il lancio di Occhialeria Artigiana ne ha temprato il carattere e aumentato l’esperienza, ma non cambiato l’attaccamento alla propria terra e le motivazioni che l’hanno spinta a intraprendere questa avventura. «La mia è un’azienda italiana e artigiana, pronta

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ATTUALITÀ

A sinistra un modello maschile della collezione Il Sole di Extra, sotto un occhiale da donna della linea I Colori della Vista

cultura economica lucana e meridionale, nonché dal mercato del consumo in generale. «Tanto che i primi risultati positivi li abbiamo ottenuti proprio al nord Italia, dove si trovano gli 85 ottici oggi già nostri clienti - dice Tummolo - Realizziamo tutto internamente, dalla lastra fino alla confezione e alla spedizione, che alla consegna meraviglia piacevolmente. Vogliamo coinvolgere nuove risorse, persone qualificate e motivate che “riportino” nella vendita la proposta, gratificarle e non solo nella remunerazione. Il focus delle mie attenzioni sono le persone, a partire da quelle “dentro” l’azienda, la partecipazione è il benessere per la crescita; le risorse finanziarie sono effetto di valutazioni e calcoli, obbligatori e necessari, ma l’azienda ha una forza in più, il valore dell’idea di impresa messo a disposizione di chi arriva, lo sa cogliere e s'impegna come partner. Al centro della relazione tra l’azienda e il mercato ci sono l’ottico e, sempre e comunque, il prodotto, come un principe». Per l’imprenditrice lucana, convinta che «le cose buo-

ne possono essere fatte ovunque», quindi pure in una zona che non è etichettata come distretto industriale, almeno per l’occhialeria, anche la comunicazione è di fondamentale importanza. Comunicazione significa prima di tutto avere un obiettivo comune, mettere “in comune” con l’ottico alcuni concetti chiave che hanno decretato la nascita e i primi riscontri positivi sul mercato di Occhialeria Artigiana. «A ogni mio cliente ottico voglio dedicare un’azione di comunicazione che stringe il nostro legame, ne supporti la vendita e lo stimoli a scegliere i miei occhiali ancora e con soddisfazione. Un oggetto di valore viene scelto, non acquistato - sostiene Tummolo - L’ottico, infatti, oggi compra meno ma meglio, sta acquisendo la padronanza del proprio ruolo, perché gli occhiali non devono solo uscire dai cassetti del negozio ma portare altri a chiederli rischiando anche di dover aspettare. Se poi l’ottico dispone di un prodotto di qualità come il mio, non può che semplificare il proprio lavoro, oltre che fidelizzare il proprio cliente: l’occhiale, infatti, deve sì rispecchiare

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ATTUALITÀ

il modo di essere e di vivere di una persona, ma non va assolutamente dimenticato che riveste anche una funzione importante. E non soltanto quello da vista, pure i modelli da sole». Sarà insomma un 2011 di svolta per Occhialeria Artigiana: tanti, infatti, sono i progetti, a livello di prodotto, commerciali e di marketing, in cantiere. «Vorrei diventare la “Emigrante Elegante”, portando in giro per il mondo la mia storia e quella dei miei prodotti - spiega Antonietta - Dove? Nei mercati con grandi potenzialità di crescita, come Emirati Arabi o Brasile, ma anche in quelle città europee in cui si respira il piacere e la voglia di scoprire cose nuove e di valore: da Parigi a Londra, a Barcellona, Madrid o Berlino, ad esempio». Perché l’obiettivo di questa vitale imprenditrice del nostro sud è tanto semplice quanto affascinate. «Il mio mercato vuole essere non certo una giungla, ma un palcoscenico, dove non spero di venire indicata come la più brava o la più famosa: desidero soltanto suscitare un applauso sincero», afferma.

DA EXTRA AL D10, L’OCCHIALE È SU RICHIESTA Il Sole di Extra e I Colori della vista sono le due collezioni che propone Occhialeria Artigiana. «Le caratterizza uno stile classico ma al passo con i tempi, destinato a durare e non legato alle tendenze della moda: in altre parole l’occhiale realizzato secondo i miei gusti e secondo quelli di chi lo sceglie», sottolinea Antonietta Tummolo. Vengono prodotte ogni anno circa 5.000 paia di occhiali, prevalentemente per uomo, ma anche in buona quantità per donna e con una parte di modelleria unisex, per il 70% da vista e per il restante 30% da sole. Ogni anno, a partire dal 2010 che celebra il suo decennio di attività, l’imprenditrice lucana ha arricchito il progetto con “Opera Unica”, che proporrà un modello unico e irriproducibile nel tempo. Così nel settembre scorso è stato lanciato il D10, «un occhiale gioiello dedicato alla donna, con dieci colorazioni appunto, molto curato, per uno stile femminile non comune e personalizzabile», spiega Tummolo, che promette per il 2011, invece, una “limited edition” dedicata al pubblico maschile. Personalizzabile, dunque, è una delle parole chiave per comprendere la filosofia che sta dietro ai prodotti di Occhialeria Artigiana. «I nostri occhiali non soltanto siamo in grado di personalizzarli, ma addirittura di realizzarli su richiesta personale racconta Antonietta - Vogliamo sviluppare ancora di più questo plus, con la possibilità per l’ottico e il suo cliente finale di richiederli on line, utilizzando tutte le opportunità che mettono a disposizione i software più avanzati. Così da mandare loro un vero pezzo unico, certificato e completo di tutta la storia dal disegno al prototipo, persino agli scarti di produzione che sono serviti per realizzarlo in maniera artigianale». L’occhiale diventa così un cimelio cui non si vorrà rinunciare mai; non un semplice accessorio, ma un oggetto di desiderio.

Antonietta Tummolo (a sinistra) presenta D10, occhiale gioiello da donna, special edition 2010

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DISTRIBUZIONE

L'ESSERE DONNA? UN VALORE AGGIUNTO Apre il negozio alle 8 del mattino e lo chiude dopo le 20. Inesorabilmente ha complicato la sua routine quotidiana. Ma Ornella Zanasi punta sempre alla qualità sia nella vita privata sia in quella professionale

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una voce calda e squillante quella che ci accoglie al telefono e capiamo subito che porterà a una conversazione brillante e piacevole. Lei si chiama Ornella Zanasi, è proprietaria di un centro ottico nel Foggiano ed è la prima “intervistata speciale” della nostra rubrica dedicata alla realtà femminile che opera nel settore dell’occhialeria e che ci accompagnerà nel 2011. La chiacchierata entra subito nel vivo e in pochi istanti facciamo la conoscenza di una persona fiera e determinata, viva e solare. La prima domanda è d’obbligo, e sfiora cliché e tabù che si ripetono in tutti i settori della nostra, più o meno, evoluta società: pro e contro dell’essere donna nell’ambito professionale. «Ci sono solo dei pro - afferma Zanasi, con un velo di soddisfazione, rafforzato da un leggero entusiasmo che colora il tono della sua voce - L’essere donna non può che essere un surplus, un valore aggiunto. Abbiamo sicuramente una sensibilità più raffinata e, per questo, ci rapportiamo con maggiore profondità al cliente e alle sue esigenze. Certo, non

di Valentina Grassini

Ornella Zanasi e, sotto, il suo punto vendita che propone diversi fashion brand. «Fendi e Gucci sono quelli che meglio rispecchiano la mia personalità», dice l’ottica pugliese

è una regola in assoluto, però è più facile che se il commerciante è una lei, si crei una sintonia più immediata, perché la psicologia femminile è più attenta a cogliere sfumature e a indagare nei particolari». Senza quasi aver concluso questo incoraggiante commento sui vantaggi dell’esser donna nel mondo del lavoro, Zanasi non può fare a meno di appellarsi a un requisito fondamentale che le varie “lei” di tutti i settori dovrebbero necessariamente possedere. «Bisogna certamente essere molto forti, perché, si sa, il mondo è degli uomini, e, per questo, è fondamentale

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trovare la giusta determinazione per andare avanti e dimostrare le proprie capacità senza lasciarsi sopraffare né calpestare». Ornella Zanasi ha acquisito una piena realizzazione a livello professionale che porta irrimediabilmente a molti impegni e che lasciano poco spazio alla coltivazione di quelli che sono i propri interessi personali. «È inevitabile che il mio ritmo di vita sia più stressante - dice l’ottica foggiana - Il rovescio della medaglia è che si ha a disposizione una minore quantità di tempo da dedicare alla vita privata e alla famiglia, ma comunque è la qualità che conta». Proprio per offrire un servizio più efficiente e differenziato, ad esempio, Zanasi ha scelto di seguire degli orari lavorativi particolari, anticipando l’apertura del negozio alle 8 del mattino e protraendo l’ora di chiusura fino alle venti e trenta. Una decisione che, inevitabilmente, complica la sua routine quotidiana. «È stata una precisa scelta, pensata proprio per aiutare le persone che lavorano e che spesso, per problemi di incompatibilità di orari, non riescono a fare commissioni, essendo costrette a rimandare nel week end. Sicuramente per me è molto impegnativo, perché risulta ancora più difficile dividersi tra vita professionale e privata, però la mia realizzazione è il mio lavoro, lo faccio da sempre con impegno e molta passione e i risultati mi ripagano di tutto».

L’esterno del centro ottico Gli Occhi, in corso Roma a Foggia, aperto dal 1989

E tra le soddisfazioni maggiori che derivano dalla sua attività, Zanasi si sofferma in modo particolare sulla possibilità di entrare in contatto con il pubblico, di soddisfarne le richieste e consigliarlo al momento dell’acquisto. «È diventato ormai indispensabile offrire un certo tipo di servizio, accurato e personalizzato – afferma l’ottica pugliese - Un servizio che tenga conto delle esigenze di ogni cliente e che sia fatto “su misura” per garantire

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professionalità e competenza, non limitandosi a una fredda e asettica operazione di vendita. Un discorso importante, spesso sottovalutato, che vale soprattutto al giorno d’oggi dove, con il fenomeno della proliferazione dei centri commerciali, il potere di internet e le molteplici promozioni di scontistica fatte per “ammaliare” la clientela con il risparmio facile e fittizio, si propone sempre più la quantità a scapito della qualità».

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EYEWEAR CALENDAR 2011 L’occhiale, per necessità o virtù, è diventato un accessorio indispensabile 365 giorni l’anno. Vediamo alcune proposte, sole e vista, mese per mese abbinate ad altrettanti articoli fashion

di Danae de Stefano

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GENNAIO Dopo i bagordi natalizi, un po’ di sano sport è quello che ci vuole… quindi perché non approfittare delle montagne innevate? Magari con gli sci ultraleggeri, con barre per gli attacchi premontate, che Vich Italia ha creato per Hello Kitty e, per una visione priva di distorsioni, Smith Optics propone la maschera da sci Stance, con lenti in Carbonic, trattate con tecnologia Tapered Lens Technology

FEBBRAIO Carnevale si avvicina e porta con sé tanta allegria… come gli abiti di Agatha Ruiz de la Prada ricoperti da palline da piscina colorate e, al posto della solita maschera, perché non indossare il modello in Mylon proposto da Mykita? Un occhiale stravagante, ma incredibilmente leggero nonostante il design voluminoso

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MARZO Sbocciano le prime viole e la natura inizia a mostrarsi in tutta la sua bellezza come nel modello Orkyd di Parasite, dove la leggerezza fa da padrona grazie ai petali laccati sulle aste. Mentre le gradazioni sono tenui come il tepore primaverile per la borsa Sea Star in pelle stropicciata bianca con applicazione floreale

APRILE Il sole inizia a scaldare le giornate, che fanno venire voglia di una gita fuori porta. Per proteggere gli occhi, Carrera propone le lenti specchiate blu, montandole su un occhiale in Optyl dalla forma pilot. Nylon e tessuto gommato, invece, per la borsa Urban Tech di Momodesign, che coniuga estetica e praticità all’assoluta leggerezza

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MODA

MAGGIO I colori iniziano a farsi accesi e l’arcobaleno è all’ordine del giorno con la borsa multicolore intrecciata lucida di Gabs. Sfumature a effetto degradè nella versione in bianco-giallo, con le lenti enfatizzate da un originale effetto specchiato a sezioni, rendono l’occhiale di Diesel protagonista di uno stile contemporaneo

GIUGNO Diamo un taglio ai giorni freddi e prepariamoci al caldo estivo, mantenendo il nostro charme con il set da barba di Taylor of Old Bond Street per Steve and Co. in cui la fragranza è accentuata dalle note di arancia, bergamotto e limone mescolate a gelsomino, rosa e muschio dolce. E sul volto di un vero gentleman contemporaneo non può che esserci l’occhiale da vista in acetato di Ray-Ban, dalla forma squadrata con dettaglio logo sull’asta

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LUGLIO La voglia di vacanza c’è ma non è ancora possibile, quindi ogni scusa è buona per un cocktail o un aperitivo in compagnia. Ed ecco che dall’armadio sbuca la borsa in lino ecrù di Bric’s, con maniglia in pelle panna e bordatura in tessuto rigato che va a formare un importante fiocco, ripreso anche nell’occhiale di Moschino, in acetato bicolore dove il nastro corre sul frontale intrecciandosi in fiocco su entrambe le aste

AGOSTO Tutti pronti per il mare con le infradito di Gas, un must have per chi ama il comfort e la moda, e naturalmente gli occhiali da sole oversize, come quelli di Dior dove i dettagli sono sofisticati: il ponte sinuoso a contrasto sul frontale, la placca in metallo sulle aste, fissata da borchie a vista, e il logo interpretato come elemento in metallo laccato a effetto tridimensionale

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SETTEMBRE Il rientro a scuola è sempre difficile ma rivedere i compagni è eccitante, soprattutto se indossiamo i nostri nuovissimi occhiali, magari ispirati al glorioso mondo delle corse automobilistiche come quelli di Hot Wheels, o il nostro nuovo zaino Seven con serigrafie opaco-lucide, inserti rifrangenti e ricami

OTTOBRE Il tempo è instabile: si passa da momenti freschi, ma soleggiati, a giorni piovosi se non temporaleschi. L’ideale per affrontare gli imprevisti di stagione è il twin-set multifunzione Club des Sports, un gilet con tasca interna che contiene un giubbino impermeabile ultraleggero, abbinato all’occhiale in acetato di Gucci che, grazie ai suoi accattivanti accos tamenti cromatici, dona un po’ di allegria anche alle giornate più uggiose

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NOVEMBRE Soffia il vento e la temperatura inizia a scendere, diventano indispensabili i guanti… soprattutto se sono in pelle e con colori divertenti come quelli di Mywalit, che si abbinano per l’idea cromatica all’occhiale in acetato Just Cavalli con particolare in metallo inserito sulle aste

DICEMBRE Per gli auguri di buone feste ad amici, colleghi e parenti lontani ci vuole qualcosa di particolare come la stilografica in edizione limitata che Montegrappa ha creato per Alfa Romeo in fibra di carbonio, argento o oro. Un ponte tra passato e futuro come l’occhiale da vista della linea Creattivi di Yuka, dove le lavorazioni di asportazione e incollaggi ne esaltano la preziosità

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DESIGNER

ITALIA INDEPENDENT, 800 OTTICI SARANNO NOSTRI Il lancio di una nuova linea, l’inaugurazione di uno showroom a Torino e la riorganizzazione della forza vendita sono alcune delle novità dell’azienda di Lapo Elkann

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l 2011 sarà un anno importante per il consolidamento della società torinese. «Nel 2010 abbiamo raggiunto gli obiettivi con un significativo incremento dei volumi – ha detto Giovanni Accongiagioco, socio fondatore e responsabile della divisione occhialeria di Italia Independent – Possiamo ormai considerare i nostri modelli come una valida alternativa ai Ray-Ban». Grandi novità quindi con il nuovo anno, prima fra tutte il lancio della distribuzione di una nuova linea, Muse. «Si tratta di un brand italiano, prodotto da Eye Factory, giovane azienda di ricerca e di sperimentazione per l'occhialeria – dice il manager – La collezione sfrutta il brevetto internazionale Spine Technology che garantisce grandi performance all’occhiale e un comfort totale per chi lo indossa». Questa particolare cerniera, che nella forma ricorda una spina dorsale, è elemento caratterizzante e distintivo, rendendo superfluo qualsiasi abbellimento dell’asta. La collezione Muse è stata, inoltre, insignita di riconoscimenti interna-

di Francesca Tirozzi

Lo showroom di Italia Independent a Milano, che da giugno 2011 sarà affiancato da uno spazio nel cuore di Torino dedicato completamente al eyewear

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DESIGNER

Un modello vista Alfa Romeo, lanciato lo scorso Silmo

L’occhiale Muse si distingue per la struttura elastica composta da una serie di vertebre che consentono un movimento di apertura e chiusura senza l’ausilio di viti o perni

Il nuovo anno prevede il rilancio del Fluo, la mascherina "bigusto" di Italia Independent

zionali tra cui quello di “Occhiale dell’anno 2011” nella categoria “funzionalità e tecnologia”, attribuito dalla giuria dello Ioft 2010 di Tokio. Con Muse e i brand I-I e Alfa Romeo, Italia Independent ha coperto le diverse fasce di prezzo e di mercato. «Per quanto riguarda le collezioni, proporremo una versione commerciale degli occhiali che abbiamo dedicato a Lady Gaga, il modello realizzato con 4.600 Swarovski – sottolinea Accongiagioco – Inseriremo, inoltre, nella collezione in velluto, che nel 2010 ha avuto un grande successo triplicando i volumi, altri modelli vista». Previsto, ancora, il rilancio del fluo, la mascherina

bigusto, con montatura in metallo e cerchio in plastica dalle tinte molto accese e, infine, il debutto di due modelli pastello, proposti in 14 colori differenti che vanno dall’arancio al giallo opaco, in tema anni Settanta, molto in voga in questo periodo. Altra importante strategia dell’azienda torinese riguarda la forza vendita, rappresentata da agenti monomandatari, considerati consulenti di vendita. «Si tratta di veri e propri responsabili dell’area loro affidata, hanno in mano tutte le deleghe per i marchi LA – dice Accongiagioco – Abbiamo 7 agenti che coprono altrettante zone, per garantire una distribuzione diffusa

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e selettiva: l’obiettivo per il 2011 è raggiungere gli 800 punti vendita partner e stabilire con loro un rapporto di lungo periodo». È, inoltre, prevista per giugno l’apertura a Torino di uno showroom dedicato solo all’occhialeria che si affiancherà a quello più fashion di Milano. Infine, dopo il successo delle attività commerciali durante l’estate presso le principali discoteche della penisola italiana, ora è il turno dei locali in alta montagna, come il Tabata a Sestiere. Ultima anticipazione, l’apertura del secondo monomarca: dopo la Francia con Saint Tropez, sarà la volta dell’Italia, in una località al momento top secret.

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La tecnologia d’avanguardia firmata Hoya


STRATEGIE

CHE 2011 FARÀ? Sarà un anno decisivo per capire se si consolideranno, per l’economia in generale e per l’ottica in particolare, le tendenze involutive emerse negli ultimi anni o se prevarranno i segnali di ripresa

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ell’ultima parte dello scorso anno ho partecipato ad alcuni convegni che affrontavano temi diversi, in cui la parola “crisi” era ricorrente e l’avvio era sempre centrato sulla questione: analizziamo cosa sta succedendo se vogliamo sapere cosa ci aspetta nel futuro prossimo. Peraltro appare sempre più evidente che definire quanto sta accadendo con il termine crisi sia riduttivo e induca ad aspettare che passi per tornare al sereno dei bei tempi antichi. A mio giudizio stiamo vivendo una trasformazione profonda del modello di società occidentale-capitalistico basato su ordinamenti politici democratici. Quindi ci troviamo di fronte alla nascita di un nuovo modello di società e di economia, molto articolato e difforme, nel quale l’organizzazione democratica dello stato appare un optional. È quanto si sta manifestando in quel gruppo di paesi che si identificano con l’acronimo Bric (Brasile, Russia, India, Cina), in cui i grandi problemi sociali che li contraddistinguono sono anche uno dei motori del loro clamoroso sviluppo

di Danilo Fatelli

Carrefour, il look del nuovo (a sinistra) e del vecchio concept

economico e mentre il loro reddito è in forte crescita, come i loro consumi, quello dei paesi occidentali sono in forte stagnazione. È diffusa la convinzione, ottimistica, che i nuovi ricchi del Bric consumeranno i nostri prodotti, ma le cose non sono così semplici perché i modelli di consumo di questi paesi sono molto diversi da quello che noi produciamo e perché il loro equilibrio socio-politico è minacciato da forti contrasti sociali che ne mettono in discussione lo sviluppo. La Cina si avvia ad avere il più alto numero di ricchi nel mondo, ma nello stesso tempo ha il più alto numero di persone che vivono al di sotto della soglia minima di sopravvivenza alimentare.

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Crisi e sistema distributivo Ci si potrebbe chiedere cosa c’entri tutto questo con i problemi di chi deve vendere occhiali e lenti a contatto. La risposta è che nessuno può sottrarsi agli effetti prodotti dai cambiamenti economici all’interno di una filiera in cui è molto presente a livello globale l’industria, mentre la distribuzione è ancorata ai suoi confini e non è in grado di cercare sviluppi fuori del proprio orticello. Tra gli effetti prodotti dalla trasformazione economica in atto, infatti, uno dei più vistosi è quello che si sta verificando nella distribuzione. Il rallentamento dei consumi, il basso tasso di inflazione e le modifiche del comportamento all’acquisto dei consumatori, hanno modificato le relazioni

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STRATEGIE

consumatore-punto di vendita, favorendo le forme di commercio moderno in un quadro fortemente evolutivo. Il grande ipermercato generalista, che era diventato l’emblema della società dei consumi, superata la fase di maturità, è entrato in quella dell’involuzione, tanto che, in molti centri commerciali, le sue superfici si riducono a favore di quelle dei negozi. I valori vincenti della distribuzione, in tutti i settori, appaiono quelli della prossimità (tutto quello che ti serve sotto casa), della multicanalità, della pluralità del posizionamento delle insegne, il tutto collegato al principio dell’ottimizzazione del rapporto qualità-prezzo o, cosa molto difficile e permessa a pochi, al posizionamento di nicchia. Carrefour, leader mondiale degli iper, sta tentando di rivitalizzare la formula intervenendo sull’ambiente di vendita e introducendo spazi dedicati a nuove merceologie con una nuova declinazione: Carrefour Planet. Ed è così che si va producendo una rivoluzione del sistema distributivo mondiale segnalata dall’affermarsi di nuove insegne

Atol, uno dei gruppi ottici francesi più all’avanguardia nell’offerta e nella comunicazione al consumatore finale

giapponesi (Uniqlo – Muji) e americane (Gap e Abercrombie) che stanno sbiadendo l’immagine innovativa della distribuzione francese e di quella inglese e contribuiscono ad affossare il made in Italy. Il caso distribuzione ottica Dall’esame comparato dei vari settori del sistema distributivo non food specializzato emerge la grande impermeabilità dell’ottica, la cui struttura è restata immutata all’ingresso di forme di distribuzione moderna. Ciononostante, poiché a cambiare sono stati i comportamenti d’acquisto e la disponibilità di risorse del consumatore, anche la

Elaborazione Consulter su fonte The Boston Consulting Group

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STRATEGIE

distribuzione ottica ha dovuto subirne gli effetti, che sono stati vissuti in modo molto diverso dagli operatori la cui figura prevalente, l’ottico indipendente, ha ancora una volta messo in evidenza tutti i suoi pregi e i suoi limiti. Questi sono rappresentati dalla capacità di molti di loro (negli ultimi cinque anni molti ottici indipendenti hanno trasformato e modernizzato il loro centro ottico) di adattarsi al cambiamento adottando tutte le contromisure a loro disposizione, mentre molti altri sono rimasti fermi sulle proprie posizioni, attanagliati dal terrore di dover ridurre i prezzi e incapaci di trovare soluzioni alternative. Ma quali sono i cambiamenti più importanti cui si è fatto fin qui riferimento? Principalmente due, vale a dire un adeguamento complessivo della qualità dell’ambiente di vendita e la modifica del mix delle vendite delle categorie di prodotto che costituiscono il core business dell’ottica, cui si potrebbe aggiungere una terza opzione rappresentata dall’affacciarsi sulla scena di una nuova generazione di ottici – sovente la seconda generazione dell’insegna - più preparati dal punto di vista professionale, più attenti alla gestione e alle sue leve commerciali. La modifica del mix del peso delle merceologie si è identificata con un calo vistoso delle vendite del sole - probabilmente irreversibile - la cui origine è lontana dal mondo dell’ottica e si identifica con la crisi di quelle griffe che non coincidono con un’insegna e mentre l’occhiale da vista ha registrato una sostanziale tenuta, le vendite di montature hanno subito una forte contrazione. Entrambe queste categorie sono affette dal morbo del deprezzamento dei valori di vendita. Tutti i dati a disposizione, da quelli degli istituti di ricerca ai dati aziendali, mostrano un calo significativo del valore medio delle unità vendute la cui motivazione è, in parte, legata ai comportamenti dell’industria e della distribuzione che

hanno agito sui listini e sulle promozioni, ma molto all’atteggiamento prudente di spesa adottato dal consumatore. Alcune realtà, quali l’effetto psicologico di Nau! o le campagne Salmoiraghi & Viganò sugli occhiali con lenti progressive e in qualche misura la disponibilità di montature a prezzi cheap, stanno contribuendo a livellare verso il basso il mercato del vista e in parte anche quello del sole. Il perdurante, se pur ridimensionato, successo dei prodotti di contattologia ha contribuito a correggere l’andamento negativo delle altre categorie, ma ha posto problemi di redditività della gestione, ragion per cui chi ha subito questi cambiamenti senza cercare di pilotarli e di correggerli ha visto ridimensionare la redditività della sua azienda. Ripensare la gestione Secondo il principio della persistenza dei fenomeni, nel 2011 dovrebbero rafforzarsi le tendenze emerse in modo netto in questi ultimi 3-4 anni e di conseguenza agli ottici indipendenti, padroni del loro destino, si pone

Elaborazione Consulter su dati Indicod e altri

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l’esigenza di tenerne conto e di agire, accettando il fatto che sempre più il core business dell’impresa ottica è rappresentato dall’occhiale da vista. Questo comporta una riflessione e un ripensamento della gestione del sole il cui numero di marche e modelli offerti andrà probabilmente ridimensionato e stabilizzato (acquistare solo il venduto?) e un maggiore impegno nella gestione dell’occhiale da vista, sia in senso commerciale (vendere tutti gli occhiali di cui l’ametrope ha bisogno e non se ne rende conto), sia in senso professionale migliorando la capacità di proporre, e garantirne l’accettazione del cliente, occhiali sempre più sofisticati e personalizzati. Infine due ultime cose, la prima migliorare, senza stravolgere, l’ambiente del punto di vendita adattandolo sempre di più alla propria clientela, dotandolo di quella strumentazione che contribuisce, anche in termini di immagine, a rafforzare la qualità dell’offerta professionale; e la seconda cosa, come sempre, sperare... che Dio ci dia una mano.

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GUARDARE È VEDERE, ASCOLTARE È SENTIRE? Ovvero dell'importanza della concentrazione e della capacità di cogliere le peculiarità, evitando il rischio di cadere nell’abitudine. Solo in questo modo si può avere l'opportunità di crescere, anche dal punto di vista professionale di Luisa Redaelli direzione comunicazione Vega

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bbene è così, si può guardare e non vedere: se vedere è un esercizio della conoscenza, guardare resta ed è un esercizio puramente fisico. Ascoltare è un semplice “prestare orecchio”, ma sentire è “donare orecchio”. Quando vedo, quando sento, lascio che qualcosa entri e mi tocchi, sono presente con tutta me stessa, elaboro, ri-elaboro, metabolizzo, ridò un mio contributo. La bellezza sta negli occhi di chi guarda: è vero, ognuno di noi può guardare la medesima cosa e non vederne le medesime caratteristiche. Quindi vedere dipende dalla coscienza, dalla concentrazione, dalla sensibilità. Sapete qual è il rischio? L'abitudine! Il rischio che corriamo è quello di abituarci a uno standard e non cogliere più le peculiarità, le differenze, gli interessi, le onde di novità. Dopo un po' di tempo, la noia, la routine, la quotidianità, la frequenza, fanno sì purtroppo che non notiamo più i dettagli, lo splendore, la differenza. Capita, ahinoi, anche nei rapporti umani, quando passa l'innamoramento, dove tutto è una scoperta eccezionale, e si approda a una quotidianità di

relazione dove si crede che l'altro sia già noto, scontato, prevedibile. In realtà non è affatto così, perché tutti siamo chiamati e spinti a crescere, evolvere, maturare e quindi ogni giorno facciamo scoperte, elaboriamo pensieri, riflessioni, considerazioni. Se non siamo disposti a questo esercizio incessante e quotidiano di revisione, di scoperta, di aggiornamento, be', poco ci resta da vivere. Siamo collegati a un progetto di vita, che comprende tante cose, fra le quali le persone che amiamo, la nostra professione, i nostri interessi e piaceri. Costruiamo questo progetto giorno per giorno, con passione, entusiasmo, impegno. Abbiamo il diritto di essere “visti” nei nostri progressi e sentiti nei nostri racconti! Nella nostra esperienza quotidiana siamo chiamati a vedere e a percepire gli altri e desideriamo essere visti e accolti. In questo scambio continuo, osmotico, avviene quel famoso racconto che noi stessi, soggetti autori, protagonisti unici e irripetibili, stiamo scrivendo. Io non voglio scrivere ogni giorno, ogni mese, ogni anno, la stessa cosa: cerco di vedere oltre, di capire di più, di studiare sempre, di scoprire altro, di cercare altrove, di

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analizzare ciò fa chi è meglio di me e migliorare me stessa. Solo così potrò darmi l'opportunità di crescere. Chi mi porta nuove idee, nuovi prodotti, nuove metodologie è il benvenuto! Ascolto e sento, rifletto e poi deciderò se accogliere oppure no, ma intanto avrò almeno sentito qualcosa di diverso. Il professionista o l'azienda che fanno ricerca, che scoprono nuove tecnologie, che presentano prodotti alternativi sono un patrimonio importante per la mia attività perché mi offrono la possibilità di introdurre progetti avanzati, con una visione aperta sul mondo, che è grande e molto a portata di mano. Il consulente che porta argomenti e discorsi mi interessa, perché mi visita con spunti e idee che mettono a confronto le conoscenze acquisite e le arricchiscono. Il collaboratore che si applica con me a un progetto professionale è un patrimonio da valorizzare, perché mi è collegato, è partecipe alla mia attività e mi dà un contributo attivo e vitale. Anche se dovessi non condividere, dovrei comunque recepire e dare motivazione. La musica è scritta con sempre le medesime note – la settima di Beethoven, ebbi la fortuna di sentirla diretta

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da Carlos Kleiber, da Claudio Abbado, da un giovane Riccardo Muti e da Leonard Bernstein, tanti anni fa – ma infinite sono le sfumature che il musicista coglie ed esprime. Addirittura lo stesso musicista, a distanza di anni, riesce a dare interpretazioni diverse, a far vibrare emozioni diverse: le note non sono cambiate, la persona che interpreta sì, così come pure noi che assorbiamo! Si è sviluppata la capacità di cogliere qualcosa di diverso, di vedere/sentire di più, là dentro, e di esprimerlo. Ecco, questo, secondo me, dovremmo fare nelle nostre attività: saper rinnovare, saper dare una sorpresa ogni giorno. A noi stessi, a chi ci è vicino, a chi ci viene a trovare. La percezione visiva è selettiva, ci abituiamo, non vediamo più. Chi non ha la nostra stessa abitudine, invece, vede, coglie, percepisce. Mi capita spesso di trovare nei negozi un'atmosfera di assuefazione, di regolare normalità, di “sempre uguale”… Capisco che non cambiare nulla possa essere in qualche modo rassicurante, ma un guizzo di diversivo è necessario per la vitalità. Non esiste nulla in natura che non si trasformi incessantemente. Anche i prodotti che

pensiamo di ritrovare sempre identici in realtà non lo sono e vengono modificati nel gusto, nelle proporzioni, nelle sfumature, per seguire le evoluzioni degli indici di gradimento. La famosa bibita gassata con il logo rosso e bianco, per esempio, ha modificato continuamente sé stessa per essere sempre al massimo del successo: ha tolto gli zuccheri, la caffeina, ha ritoccato le curve della bottiglia: ha dato di sé versioni molto evolute, per stare al centro del mondo.

W. Mozart e L. Beethoven, due grandissimi musicisti. Beethoven, nell'ultima parte della sua vita afflitto da sordità, compose le più travolgenti musiche. Mozart ha saputo cogliere aspetti profondissimi delle emozioni umane, sempre con un fondo di umana speranza

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Questo è il trucco: il continuo cambiamento, quasi impercettibile, ma costante: l'importanza di curare i dettagli. Stiamo attenti a noi stessi, rivolgiamo occhio e orecchio concentrati verso coloro che amiamo, concentriamoci sull'impegno dei collaboratori, osserviamo i dettagli dei nostri negozi, uffici, luoghi di lavoro, case e cerchiamo ogni giorno un piccolo cambiamento. Una frase diversa, un complimento, il tempo di un sorriso in più. Un fiore in negozio.

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MEDITAZIONI

I GIUSTI

Due grandissimi. Chi vede e chi sente: Jorge Luis Borges (a destra) era cieco e Italo Calvino molto attento a sentire

Una nuova tovaglia in casa. Un'attitudine più aperta, un gesto più affettuoso verso i clienti. Un pensiero, un piccolo regalo, un biglietto dedicato. Piccolissime cose che ci tengono collegati in modo vitale a ciò che facciamo, a chi ci orbita vicino. Piccolissime cose che portano aria fresca alla fantasia della giornata. Pensare a questi piccoli doni che possiamo porgere ogni giorno fa sì che la nostra mente sia occupata con pensieri belli, creativi, costruttivi e si distolga dalla abitudine al pessimismo, alla lamentela, alla negatività. Se il mondo non mi piace e continuo a dirlo, dove trovo lo spazio mentale per costruire qualcosa di meglio? Se dedico il mio pensiero a progettare, a sviluppare pensieri creativi, ad aprire nuove idee, son certa che starò meglio e farò star meglio chi mi è vicino. Tanto che, proprio anche per questo, mi verranno a cercare, grazie a quel famoso rapporto personale così importante per la nostra professione. Oggi tutto si trova ovunque e facilmente: chi viene da me, nel mio negozio, lo fa perché si trova bene, meglio che altrove. Abbiamo sempre

dei fiori freschi, siamo sorridenti, sentiamo e vediamo i nostri interlocutori e l'ambiente in cui viviamo, ci inventiamo momenti di affetto. Emaniamo bene, siamo concentrati e collegati. Utilizziamo il nostro negozio con spunti diversi: un sabato pomeriggio invitiamo a suonare la nostra cliente violinista, con quel cliente baritono che canterà. Un altro cliente è appassionato di fotografia e viaggi, un'altra dipinge ceramica artistica: perché non dedicare uno spazio espositivo in negozio? La presentazione di un vino particolare, dove invito i miei clienti a una degustazione. Una presentazione di tè, nel pomeriggio, perché no? È un modo per conoscere i miei clienti più da vicino, per dar loro il senso che mi interesso a ciò che fanno e sono (quindi potrò davvero fare occhiali “su misura” perché conosco meglio le loro necessità), poi posso spedire degli inviti, un mio biglietto personalizzato, con una frase che mi farà ricordare. Creo piccoli eventi, fuori dall'ordinario, apro il mio negozio come uno spazio con nuove valenze da scoprire e farò vivere esperienze diverse. Come si dice:

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Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. Chi è contento che sulla terra esista la musica. Chi scopre con piacere una etimologia. Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi. Il ceramista che intuisce un colore e una forma. Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. Chi accarezza un animale addormentato. Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo. Jorge Luis Borges (1899 - 1986), scrittore e poeta argentino, è ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo. Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica

“non solo occhiali”, anzi gli occhiali saranno una naturale conseguenza. Uguale per le aziende, che possano cercare nuove soluzioni di contatto, invitando i clienti fuori dal contestonegozio, cercando spazi più tranquilli e più stimolanti, dove si possa anche parlare di formazione, di cultura, di approfondimento. Anche i più bei rapporti d'amore si spengono se viene meno il piacere della scoperta dell'altro. Il mondo non è chiuso, impariamo ad aprirci anche noi.

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CONSULENTE

TRASFERIMENTI BANCARI: LE NOVITÀ NELLA TRACCIABILITÀ

di Tobia Chiesurin consulente aziendale

Le realtà di small business, operanti nel settore dell’ottica, devono tenerne conto nell’ambito delle operazioni quotidiane con gli istituti finanziari

L

’art. 20 del D.L. 78/2010 (la cosiddetta “Manovra 2010”), convertito nella legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha delineato il nuovo sistema sanzionatorio. I NUOVI LIMITI AL TRASFERIMENTO La Manovra ha stabilito il divieto di trasferimento di denaro contante, libretti di deposito (bancari o postali) o titoli al portatore – in euro o in valuta estera – di importo pari o superiore a 5.000 euro, qualora lo scambio avvenga tra soggetti diversi senza avvalersi di un intermediario finanziario abilitato. I nuovi limiti, validi per le operazioni effettuate a partire dal 31 maggio 2010, riguardano anche i trasferimenti qualora effettuati con più pagamenti, inferiori alla soglia stabilita, ma che appaiono artificiosamente frazionati. Ci si riferisce quindi a un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal decreto, posta in essere però attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai limiti, effettuate in momenti diversi e in un circoscritto periodo

di tempo fissato in sette giorni. Lo scambio tra privati potrà continuare ad avvenire unicamente al di sotto della soglia stabilita: sopra i 5.000 euro, invece, sarà necessario avvalersi di una banca che conserverà traccia dell’operazione effettuata, ovvero di Poste Italiane o di un istituto di moneta elettronica. La disposizione ha dunque carattere strumentale: il divieto sussiste indipendentemente dalla natura (lecita o illecita) dell’operazione alla quale il trasferimento si riferisce ed è stato introdotto con lo scopo di dirottare le transazioni di significativo ammontare verso intermediari abilitati, perché negli archivi da essi tenuti ne resti traccia che consenta di risalire al loro autore. Il nuovo limite di 5.000 euro riguarda anche il trasferimento di assegni bancari, postali e circolari: oltre tale soglia, infatti, è vietata l’emissione di assegni sprovvisti di clausola di “non trasferibilità” e privi dell’indicazione del beneficiario o della sua ragione sociale. Inoltre, qualora gli assegni fossero emessi all’ordine del traente, sarebbe consentita unicamente la girata per incasso (apposizione della firma sul retro) alla banca o alle poste. L’obbligo di indicazione del nome del beneficiario

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o della sua ragione sociale è valido anche per l’emissione di vaglia postali e cambiari. Tutti i libretti di assegni sono già muniti della clausola “non trasferibile”. Tale clausola impedisce la girata dell’assegno e rende lo stesso un titolo nominativo, consentendone l’incasso al solo beneficiario. La banca negoziatrice di un assegno “non trasferibile” che effettua il pagamento a persona diversa dal beneficiario si assume il rischio di una eventuale contestazione del pagamento da parte dell’effettivo prenditore. Per ottenere un assegno senza la clausola, bisogna fare specifica richiesta scritta alla banca o alla posta. Detti assegni, definiti dal D.Lgs. n. 231/2007 anche “in forma libera”, possono essere utilizzati solo per importi inferiori a 5.000 euro. Se si compilano assegni di importo uguale o superiore a 5.000 euro la clausola “non trasferibile” deve essere apposta da chi firma l’assegno. La richiesta di assegni in forma libera comporta l’obbligo del pagamento di 1.50 euro. Questa somma è dovuta a titolo di imposta di bollo che la banca o la posta dovrà poi versare all’Erario. Per quanto riguarda i libretti al portatore di importo pari o superiore a 5.000 euro, entro il 30 giugno 2011,

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CONSULENTE

VALORE TRASFERIMENTO/SALDO

TIPOLOGIA Denaro contante, assegni

> 5.000 euro

Denaro contante, assegni

> 50.000 euro

Libretti al portatore

> 5.000 euro

Libretti al portatore

> 50.000 euro

Libretti al portatore esistenti al 31/05/2010 per i quali entro il 30/06/2011 non si provvede alla riduzione del saldo ovvero all’estinzione Libretti al portatore esistenti al 31/05/2010 per i quali entro il 30/06/2011 non si provvede alla riduzione del saldo ovvero all’estinzione

dovranno essere tutti nominativi, intestati cioè a una specifica persona. I “vecchi” libretti al portatore aventi saldo uguale o superiore a 5.000 euro dovranno essere regolarizzati in uno dei seguenti modi: • estinzione del libretto con incasso della somma; • prelievo della somma eccedente i 5.000 euro, in modo da portare il saldo a un importo inferiore a tale cifra; • trasformazione del libretto al portatore in libretto nominativo. IL SISTEMA SANZIONATORIO L’inosservanza dei nuovi limiti previsti dalla norma non incide sull’operazione compiuta che, comunque, rimane valida, ma costituisce illecito amministrativo comportando l’applicazione di una

SANZIONI Dall’1% al 40%, con un minimo di 3.000 euro Dal 5% al 40%, con un minimo di 15.000 euro Dal 20% al 40% del saldo, con un minimo di 3.000 euro Dal 30% al 60% del saldo con un minimo di 15.000 euro Dal 10% al 20% del saldo, con un minimo di 3.000 euro

> 5.000 euro

> 5.000 euro

Dal 15% al 30% del saldo, con un minimo di 15.000 euro

sanzione pecuniaria. Tale sanzione, in relazione ai trasferimenti di denaro contante, è prevista dall’1% al 40% dell’importo trasferito e comunque non inferiore nel minimo a 3.000 euro. Per le violazioni commesse per importi superiori ai 50.000 euro, la sanzione minima è aumentata di cinque volte: ciò implica che l’ammenda venga portata a un valore del trasferito compreso tra il 5% e il 40%, con un minimo di 15.000 euro. La sanzione è applicata non solo al soggetto che ha posto in essere l’operazione, ma anche a colui che ha ricevuto il versamento. Per quanto riguarda i libretti al portatore, si prevede, invece, una sanzione dal 10% al 20% del saldo del libretto al portatore. Anche in questo caso la sanzione amministrativa pecuniaria non può comunque essere

inferiore nel minimo all’importo di 3.000 euro. (vedi tabella) Si fa comunque presente che è rimasto in vigore l’art. 16 della Legge 689/81, che permette di usufruire della cosiddetta oblazione anche per ciò che riguarda le sanzioni. Tale opportunità consiste nel poter sanare il mancato rispetto della normativa attraverso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.

SCADENZIARIO FISCALE Si ricorda che i contribuenti tenuti al versamento dell'acconto IVA in scadenza il 27 dicembre 2010 possono effettuare l'adempimento omesso, o insufficiente, versando il tributo unitamente alla sanzione ridotta pari al 2,50 % (1/12 del 30%) dell'imposta non versata e gli interessi moratori calcolati al tasso legale, con maturazione giorno per giorno esclusivamente mediante modalità telematiche, anche servendosi di intermediari.

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MIOPI, MIOPI, MIOPI... SEMPRE PIÙ MIOPI! Spesso ci si trova davanti a prescrizioni di elevata potenza, nelle quali occorre fare molta attenzione a tutti gli elementi in gioco per ottenere risultati al meglio delle possibilità di Gianmario Reverdy esperto in prodotti oftalmici, formatore S.Opti

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La scelta della montatura Scegliere una montatura adatta è, per gli occhiali di alto potere, una delle operazioni fondamentali. Non si dimentichi mai che il risultato finale di un buon occhiale spesso dipende dall’esecuzione corretta delle operazioni preliminari, delle quali la scelta della montatura è senz’altro una delle più importanti. Quattro possono essere i criteri da tenere in considerazione. • scegliere montature di piccolo calibro. È evidente che il calibro deve essere adeguato al volto dell’individuo, ma più esso sarà contenuto e minore sarà il diametro della lente da usare • scegliere montature di scartamento quasi uguale alla distanza interpupillare dell’individuo. Questo consentirà di evitare eccessivi decentramenti delle lenti con un aumento del diametro e uno squilibrio degli spessori nei vari punti periferici dell’occhiale finito • scegliere montature di forma regolare. Per lenti sferiche può andar bene anche di tipo “tondeggiante”; viceversa per lenti toriche tali forme potrebbero consentire una rotazione della lente all’interno della montatura, dopo il montaggio, con conseguenti errori nell’asse del cilindro. Scegliendo forme regolari, infatti, il diametro della lente da utilizzare potrà risultare il minimo possibile e gli spessori alla periferia della lente saranno più equilibrati • scegliere montature in celluloide o in metallo. Una montatura in celluloide o comunque in materiale plastico consentirà di “nascondere” maggiormente l’eventuale eccessivo spessore al bordo della lente. Di contro queste montature risultano più statiche sul volto dell’individuo, non consentendo i piccoli aggiustamenti che a volte è

ali prescrizioni interessano molto più le alte miopie che possono raggiungere anche valori veramente di grande entità, al limite spesso della normale costruzione che le aziende hanno a listino.

Introduzione Da tali letture, infatti, emerge che sovente le lenti di serie raggiungono un “range” fino a 6 – 8 diottrie, lasciando le prescrizioni più elevate alla costruzione su ricetta (fino a 15 – 20 diottrie). Sulle richieste poi di elevatissimo valore negativo il discorso diviene molto complesso e riguarda o le cosiddette lenti lenticolari o lavorazioni assolutamente speciali, fornite solo da alcune aziende specializzate. Quando l’occhiale è di elevata potenza si ha generalmente a che fare con un individuo che ha una particolare attenzione alle problematiche di comfort e ricerca sempre soluzioni di spessore il più contenuto possibile e, quindi, anche di peso sopportabile. Inoltre, un individuo miope di valore notevole predilige una visione abbastanza centrale e pertanto sia la scelta della montatura che l’attenzione alla centratura delle lenti dovrà essere realizzata con la massima precisione. Possiamo ora fissare l’attenzione sui passi da elaborare per ottenere un occhiale finale della migliore fattura possibile: • la scelta della montatura • la scelta del materiale • la scelta della geometria della lente • la soluzione delle problematiche accessorie • l’attenzione ai problemi di centratura

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Tipologia di lente

opportuno introdurre a occhiale finito per una perfetta centratura. In celluloide esistono poi montature costruite proprio per prescrizioni molto elevate; esse presentano uno spessore al bordo tempiale di maggiore consistenza per poter nascondere meglio lo spessore che la lente presenta in questi punti. Una montatura in metallo o comunque a naselli mobili ci permetterà invece di effettuare quelle piccole registrazioni tese a una perfetta centratura. Spesso la richiesta del cliente è indirizzata verso una montatura di tipo glasant; a tale proposito è sempre bene far presente l’entità degli spessori che la lente potrebbe avere al bordo e che risulterebbe molto visibile. In ogni caso la scelta deve ricadere verso montature di tipo molto stabile e rigido onde evitare che la consistenza delle lenti e il loro eventuale peso renda spesso instabile l’occhiale finito.

Spessore al centro in mm

Sferica 1,50 organica Sferica 1,60 organica Sferica 1,67 organica Sferica 1,81 minerale Sferica 1,90 minerale

Spessore max al bordo in mm

Spessore min al bordo in mm

2,0

7,2

5,7

1,0

5,3

4,1

1,0

4,8

3,7

1,0

4,2

3,3

0,8

3,6

2,8

Si potrà notare che nel materiale organico di base (CR39) lo spessore al centro della lente non scende mai sotto i 2 mm e questo per garantire la sicurezza della lente che diversamente diverrebbe troppo fragile.

Quale tipo di lente scegliere? Nella scelta della lente che, non dimentichiamolo mai è l’operazione fondamentale per la realizzazione di un occhiale, non solo estetico e confortevole, ma soprattutto funzionale, occorre consultare con attenzione i listini aziendali. Da essi emerge che la lente può essere costruita: • con materiali a vario indice di rifrazione in vetro minerale o in materiali organici • con geometria sferica, asferica o biasferica tenendo presente che per alcune tipologie la lente è pronta di serie, mentre per altre risulta di costruzione, ovviamente con un costo più elevato e spesso con tempi di consegna più lunghi. Dato il potere elevato si dovrà utilizzare un materiale a indice di rifrazione medio-alto in funzione del guadagno di spessore e del rapporto con il costo della lente finale. A tutt’oggi comunque il vantaggio maggiore, a livello di spessore, si ottiene utilizzando materiali vetrosi che raggiungono indici di rifrazione di 1,80 e 1,90. Certo scegliendo lenti in vetro otterremo gli spessori più contenuti possibile, ma associati a un peso consistente delle lenti. L’elevato peso specifico di questi materiali ( 4,00 – 4,50 gr/cm3), infatti, porta a costruire prodotti finali più pesanti dei corrispondenti materiali organici, anche se più sottili. Si veda l’esempio sottoriportato che si riferisce ad una prescrizione di -8.00 D per una distanza interpupillare di 33/33 mm in una montatura di forma abbastanza regolare di calibro 47-19, con le lenti quindi che risulteranno praticamente centrate nella montatura (fig. 1). Nei materiali organici si può giungere fino S. al centro 1,0 ai valori di rifraS. max 4,8 zione di 1,70 o 1,74, S. min 3,7 ma spesso queste lenti hanno solo la costruzione a geometria asferica o biasferica.

La base della lente Come è noto la base della lente è la superficie anteriore. Essa è costruita in modo standard in funzione del potere totale della lente. Essendo le lenti di tipo menisco negativo, la base avrà sempre un valore abbastanza basso. Per elevati poteri la prima superficie potrà essere di 1, 2 o 3 diottrie e se asferica potrà anche scendere al di sotto di 1 dt. Tali superfici appariranno, quindi, abbastanza piatte e pertanto occorrerà valutare con attenzione l’avvolgimento della montatura. Se la stessa è un po’ curva (angolo di avvolgimento 4° - 5° - 6° e oltre) si presenteranno poi problemi di montaggio. Occorre ricordare che se la lente è di costruzione è possibile chiedere (entro un certo range) un valore di base congruo alle esigenze della montatura scelta, ma solo se la lente è sferica. Non è, infatti, possibile chiedere variazioni di base nelle lenti con superfici asferiche. È comunque sempre sconsigliabile nei casi di elevata miopia orientarsi verso montature con un angolo di avvolgimento superiore a 3°-4°. Lenti a geometria sferica, asferica o biasferica? Quali possono essere gli elementi per la scelta del tipo di geometria ? Occorre tener presente che le superfici asferiche e biasferiche nascono per due motivi: 1. migliorare la qualità dell’immagine periferica affetta da aberrazioni (soprattutto astigmatismo dei fasci obliqui e distorsione), in modo più consistente più è elevato il potere e l’indice di rifrazione. Infatti, secondo il diagramma di Tscherning, per una prescrizione elevata negativa si dovrebbe avere la prima superficie di potere abbastanza alto sia se costruita con un n = 1,50 che con n = 1,60 o n = 1,70 o 1,80 (vedi la tabella per un potere di – 7,00 dt) (fig. 2). Appare evidente perciò che con una base bassa ( + 1; + 2; + 3 ) si otterranno astigmatismi sempre più elevati 2. migliorare gli spessori in quanto modificando la prima

potere - 8-00; n=1,67 fig. 1: gli spessori diLente unadilente sferica da – 8.00 ; n = 1,67

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fig. 2 : il diagramma di Tscherning per una lente da – 7.00

Le problematiche accessorie Senza alcun approfondimento che riserviamo ad altri articoli, davanti a un’elevata prescrizione negativa occorre tener presente: • se vengono usati materiali ad alto indice, prevedere sempre il trattamento antiriflesso • non ha senso nelle lenti negative l’utilizzo della precalibratura • se si deve realizzare un occhiale vista-sole, prediligere sempre, in assenza di eventuali altri elementi contrari, i colori della banda marrone • se la prescrizione è fotocromatica, questa è possibile, nei vetri organici con materiali a indice 1,60 e 1,67 e in quelli minerali solo nei materiali a indice 1,60. Esistono infatti lenti fotocromatiche in vetro minerale a indice 1,70, ma sono del tipo “placcato”.

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Indice di rifrazione Base secondo il diagramma

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1,50

1,60

1,70

1,80

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Tipologia di lente Asferica 1,50 Asferica 1,60 Asferica 1,67 Asferica 1,70

superficie verso le aree periferiche si tende verso le forme di lenti a spessore più contenuto. In particolare nelle superfici asferiche l’asfericità presenta una simmetria di rivoluzione in modo tale che punti equidistanti dal centro presentano in generale lo stesso grado di asfericità, mentre nelle superfici biasferiche essa risulta controllata in funzione dell’orientamento delle linee di sguardo e ciò per migliorare la visione periferica sugli assi obliqui. Ne risultano quindi in entrambi i casi: • lenti più corrette nelle aree periferiche e che forniscono perciò una qualità delle immagini decisamente migliore e con lenti a superfici biasferiche tale vantaggio lo si potrà notare soprattutto in visione dinamica per il ridotto effetto distorsivo sugli assi obliqui.

Spessore massimo al bordo

Spessore minimo al bordo.

1,8

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5,4

1,0

5,1

4,0

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3,7

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4,5

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Centratura delle lenti Da ultimo occorre ricordarsi che nel caso di scelte asferiche o biasferiche si deve sempre prendere la posizione del centro pupilla e spostare il centro ottico della lente verso il basso di un valore: “d”(mm.) = 0,5 x l’angolo pantoscopico della montatura. Le lenti a superfici asferiche, infatti, possono dare problemi visivi se utilizzate fuori dalle aree di precisa centratura.

L’occhiale finito E allora come orientarsi nella decisione finale ? 1. valutare la predisposizione del cliente verso un prodotto ad alta tecnologia. A questo proposito ricordarsi che il passaggio da lenti a geometria sferica ad asferica può comportare un effetto di disorientamento, soprattutto in visione laterale, che necessita di un cliente informato del fatto e disponibile a un periodo di adattamento 2. per quanto riguarda il contenimento dello spessore non illudiamo il cliente su risultati eclatanti. In funzione della forma di montatura scelta potrebbe non esserci grande differenza fra geometrie asferiche o biasferiche e il guadagno di spessore fra soluzioni standard e a indice più elevato con queste geometrie speciali potrebbe essere assai modesto. Ecco, quale esempio gli spessori delle varie soluzioni di una lente di potere – 8.00 D sempre sulla stessa forma “tondeggiante” centrata:

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Spessore al centro.

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L’ENIGMA ECM I risvolti di una vicenda le cui implicazioni sono destinate a incidere sul futuro dell’ottica di Giorgio Righetti direttore Istituto Benigno Zaccagnini e Zaccagnini Business School

L

’esclusione dell’ottico dall’obbligo Ecm è notizia ampiamente diffusa e più volte riportata dalle testate di B2Vision. Ma considerata l’importanza, soprattutto in prospettiva, che può avere questo argomento, vale la pena ricostruirne l’iter e documentarne alcuni passaggi.

L’antefatto Il provvedimento con cui l’ottico è stato, indirettamente, escluso dal programma nazionale di formazione continua Ecm è costituito dalla risposta del 5 novembre 2010 a un quesito inviato al ministro della Salute Ferruccio Fazio e alla Commissione nazionale per la formazione continua,

dal Sindacato nazionale odontotecnici, aderente alla Cna. Il quesito degli odontotecnici aveva l’obiettivo di fare chiarezza sulle implicazioni derivanti dall’appartenenza della loro figura all’elenco di quelle soggette all’obbligo dell’Ecm. In particolare nell’ambito dei concorsi per la fornitura di protesi dentarie e ortodontiche alcu-

La tavola rotonda del VII Congresso dell'Istituto Zaccagnini, "Ecm: garanzia e opportunità", del 3 marzo 2003

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FORMAZIONE

ne regioni inserivano tra i requisiti di accesso la dimostrazione di aver espletato l’obbligo Ecm, al contrario di altre, in quanto l’odontotecnico non esercita una professione sanitaria, ma un’arte sanitaria ausiliaria delle professioni sanitarie. Essendo questa situazione contraddittoria lesiva degli interessi economici e professionali di alcuni associati, il sindacato si è rivolto al ministro della Salute (in qualità di presidente della Commissione nazionale per la formazione continua) per ottenere una determinazione specifica cui tutte le regioni si sarebbero dovute adeguare. La Commissione, dovendo pronunciarsi su un argomento che aveva implicazioni concrete sulla professione e sugli interessi economici di molti odontotecnici e non potendosi basare né su una legislazione chiara né su una giurisprudenza consolidata, ha deciso d’interpretare in senso letterale un combinato disposto. Così nella seduta del 14 luglio ha affermato, contraddicendo 9 anni di Ecm, che solamente le professioni sanitarie sono soggette all’obbligo, mentre questo obbligo non coinvolge le arti sanitarie ausiliarie delle professioni sanitarie, cui appartengono gli

odontotecnici e gli ottici, quindi per estensione si è ritenuto che l’obbligo sia decaduto anche per gli ottici. All’origine degli equivoci che stanno alla base di questa vicenda c’è la presenza contemporanea dello Stato e delle Regioni nella definizione delle normative in materia sanitaria. Nel 2001, anno in cui fu deciso l’avvio del sistema Ecm, le attribuzioni e i poteri erano di competenza del Governo e il percorso normativo che avrebbe prodotto le deleghe alle Regioni con il conseguente decentramento dei poteri era appena iniziato. Solo nel 2007, il sistema Ecm è stato rivisto in chiave “federalista”: l’organo

LO ZACCAGNINI AI RAGGI X L’Istituto Benigno Zaccagnini, fondato nel 1977, svolge attività di istruzione professionale rilasciando diplomi di abilitazione all’esercizio della professione ottica: questa attività è affiancata da quella formativa post scolastica in campo ottico e optometrico e dalla attività della Zbs – Zaccagnini Business School, che svolge corsi nell’area del marketing, dell’organizzazione e della gestione di impresa. L’Istituto attraverso Optical Survey fornisce assistenza alle imprese, sia distributive sia industriali e organizza un congresso annuale interdisciplinare e tavole rotonde incentrate sui fondamenti scientifici dell’ottica e dell’optometria e dell’istruzione su temi di attualità del settore. La sede principale è a Bologna, le sedi coordinate ad Ancona, Mantova , Mogliano Veneto (Treviso) e Torino.

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di governo della sanità non sarebbe stato più il Ministero della Salute, ma la Commissione nazionale per la formazione continua, tant’è che la sede e la segreteria sono migrate presso l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), con cui si coordinano le Agenzie per i servizi sanitari delle regioni. La Cnfc è composta soprattutto da medici o sanitari che rappresentano il Governo, la Conferenza stato regioni, le professioni, la federazione degli ordini, dai medici e dagli odontoiatri. Ora, a differenza di allora, ogni argomento che riguarda la salute e l’assistenza sanitaria deve essere approvato dalla

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FORMAZIONE

Conferenza paritetica per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Ciò premesso, si comprende perché la situazione in cui la Commissione ha agito sia fluida e gli effetti e le conseguenze siano molto incerte. L’azione unitaria a difesa degli ottici Gli attori coinvolti a vario titolo nella vicenda Ecm sono molteplici, tra questi le associazioni di categoria, i professionisti, gli organizzatori di eventi formativi o provider, i formatori, le associazioni del commercio ottico e l’industria fornitrice. Considerato che tutta la filiera ha interesse e diritto a esprimersi, abbiamo promosso un'azione comune di tutti gli organismi di rappresentanza della categoria, del commercio associato, dell’industria e dell’istruzione per tentare un intervento nel merito del provvedimento, ma soprattutto una difficile, ma possibile, correzione “politica”. A tal fine il 25 ottobre a Milano presso l’Anfao e il 24 novembre a Firenze presso la Confesercenti si sono tenuti due incontri. In quelle sedi è stato costituito un tavolo dell’intera filiera ottica, cui

La platea degli ottici del VII Congresso dell'Istituto Zaccagnini e, nella pagina successiva, l'articolo del Resto del Carlino sul meeting

hanno partecipato le associazioni del commercio associato, Assogruppi e Federgruppi, e dell’industria, Assottica e Anfao, per definire le azioni da intraprendere sul piano giuridico e amministrativo e per mantenere aperta la possibilità di dialogo e confronto con l’Agenas e il ministero della Salute per individuare, se possibile, una soluzione condivisa che ripristinasse l’obbligo dell’Ecm per l’ottico. A livello politico è stata condivisa e redatta una lettera rivolta al ministro della Salute e agli organi politici e amministrativi interessati al tema, in cui tutte le associazioni sindacali e professionali hanno espresso una netta opposizione al provvedimento. Gli scenari possibili Successivamente a questi incontri e alla consultazione degli avvocati sulla linea da seguire, non tutte le organizzazioni hanno condiviso la necessità di presentare anche un

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ricorso al Tar del Lazio, che a nostro avviso costituisce l’unica strada percorribile per non pregiudicarsi il diritto a continuare il dialogo con l’amministrazione pubblica e il confronto politico con il governo. Nonostante le dichiarazioni rilasciate nelle riunioni citate stanno, però, manifestandosi segnali che riprongono vecchie logiche di potere da parte di chi vorrebbe affermarsi come unico avente diritto di decidere cosa sia bene o no per l’intero sistema. Se ciò accadrà, nonostante i nostri sforzi per mantenere il carattere unitario dell’azione, l’ottica seguiterà a presentarsi frazionata e divisa, e quindi perdente, davanti al potere e agli altri interlocutori con i quali deve istituzionalmente confrontarsi. La vera posta in gioco non è l’Ecm, ma l’appartenenza dell’ottico al mondo della salute e con questo la possibilità di dialogare con l’amministrazione pubblica al pari delle professioni sanitarie. Se il ricorso al Tar e il dialogo

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FORMAZIONE

con gli enti preposti verrà accolto, sarà necessario compiere un salto di qualità, qualificare le attività formative e rendere concretamente obbligatoria la formazione continua. Se verrà respinto e non restituirà all’ottico il posto che gli spetta nel mondo della salute, sarà più facile per altre professioni sanitarie o sistemi distributivi - a partire dalla farmacia - aggredire il canale dell’ottica nel tentativo di acquisire una quota dei consumi dei prodotti ottici. L’Ecm ha di fatto consentito la creazione di un tessuto connettivo di flussi di informazione lungo la filiera e di valorizzazione del ruolo delle realtà organizzate e strutturate. Non c’è dubbio che molti nuovi

prodotti o proposte professionali abbiano trovato al suo interno una sede qualificata e privilegiata per raggiungere gli ottici presenti nel canale specializzato. L’Ecm ha infatti consentito l’ampliamento dell’offerta di formazione, agevolando, però, la nascita di provider non professionali la cui funzione è stata quella di distribuire crediti. La formazione in tutti i campi, ma soprattutto per chi opera nell’ambito della salute, non è solo l’assolvimento di un obbligo deontologico, ma la risposta a un bisogno che nasce dalla continua evoluzione dei contenuti scientifici e tecnici della professione e una vocazione per tutti coloro che la svolgono con serietà e coscienza.

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BRILLANTI E DISTINTI Dalla campagna tv alla personalizzazione dei prodotti, dalla sagomatura a distanza alle maschere da sub graduate: la specificità delle lenti Dai Optical mira a soddisfare le esigenze degli ottici

L

di Angelo Magri

’impressione che si ha entrando nella sede di Dai Optical, nel cuore della nuova zona industriale di Molfetta, è di brillantezza: nelle ampie vetrate, negli uffici accoglienti, negli spazi ariosi. E nelle idee. «Agli inizi di marzo, in concomitanza con il Mido, lanceremo la nostra terza campagna televisiva – spiega Roberto De Gennaro – Da un messaggio iniziale asettico, che tuttavia è servito a far conoscere il marchio al grande Da sinistra, Roberto e Onorio De Gennaro, titolari dell’azienda di Molfetta pubblico, passeremo a qualcosa distribuzione di montature prima, dagli Stati Uniti tutta una serie di di più diretto». Roberto insieme a di lenti poi (risale al ’92 l’esclusiva prodotti che non c’entravano niente Onofrio guidano oggi l’azienda sul mercato interno per i prodotti a con il mondo dell’ottica, ma che nel pugliese di lenti oftalmiche, rispetmarchio American Optical), fino a nostro paese non si erano mai visti. tivamente come responsabile dei che nel 1996 non decise di dar vita Alla fine degli anni ’80, poi, l’imdistributori e delle filiali l'uno, degli alla produzione di lenti oftalmiche. prenditore pugliese fondò, insieme agenti e degli ottici l’altro. Hanno «Oggi, insieme a un paio di altre a un socio, Inottica, rilevata a metà assunto l’eredità lasciata dal padre realtà industriali (Optovista e Italdel decennio successivo da GiusepCorrado, che la fondò nei primi Lenti, ndr) e a una serie di piccoli pe Losapio, oggi divenuta l’azienda anni ’90. La parola “Dai”, infatti, è laboratori locali siamo gli unici a leader in Italia negli occhiali per l’acronimo di Distribuzione Articoli produrre lenti interamente in Italia – bambini e teenager. Corrado De Importati: l’attività di Corrado De sottolinea Roberto De Gennaro – La Gennaro proseguì nell’ottica con la Gennaro nasce così, importando

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nostra peculiarità è venire incontro alle specifiche esigenze degli ottici e si può riassumere nella famiglia dei nostri unconventional products: siamo in grado, cioè, di realizzare articoli particolari anche su produzioni di serie, con un elevato grado di personalizzazione. Oggi questa tipologia di prodotti rappresenta il 37% del fatturato di Dai Optical». Un esempio? «La grande attenzione che poniamo al free form, con particolare riferimento all’altezza del portatore, un parametro che influenza notevolmente la costruzione di una lente free form: così noi proponiamo agli ottici un metro da mettere in negozio, proprio per misurare l’altezza del potenziale portatore», ricorda De Gennaro. Un altro campo d’azione che sintetizza le capacità di Dai Optical in fatto di brillantezza d’idee e di “customizzazione” dei prodotti è la sagomatura a distanza. «Si tratta di uno dei nostri punti di forza, con ulteriori margini di sviluppo, tanto che abbiamo costruito un sistema, chiamato Daifast, grazie al lavoro dedicato di un team composto da un ingegnere, un matematico e un programmatore interni al nostro team», racconta l’imprenditore barese. “Distinguersi per non estinguersi”:

DAI OPTICAL IN CIFRE • 90 addetti, di cui 67 nella sede di Molfetta (sotto) • 9 milioni di volume d’affari nel 2010 (+12% rispetto al 2009) • 1.700 centri ottici italiani clienti • 7 filiali (Catania, Palermo, Bari, Firenze, Genova, Torino e Milano) Un punto di forza della società pugliese è la sagomatura a distanza

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LENTI OFTALMICHE

IMMERGERSI…IN UN NUOVO BUSINESS Gli appassionati del mare o della piscina non devono rinunciare a nuotate o immersioni, se ametropi. Dai Optical, infatti, è una delle aziende più attive nella realizzazione di maschere da ricetta. «Si tratta di un settore in costante crescita – spiega Roberto De Gennaro – Abbiamo realizzato maschere su misura, ad esempio, per ingegneri che lavorano sulle piattaforme petrolifere, anche progressive o per astigmatismi particolari. E poi c’è tutto il mondo dei diver, in regolare aumento, per i quali stanno addirittura uscendo maschere già sagomate con lenti sferiche fisse, una sorta di premontati per l’attività subacquea». Senza dimenticare l’universo delle piscine e, quindi, degli occhialini graduati. «Gli ottici dovrebbero presidiare anche questo segmento, organizzando magari operazioni di co-marketing con le aziende fornitrici, in negozio o persino all’interno degli impianti sportivi», afferma De Gennaro. l’efficacia del motto di Dai Optical passa necessariamente attraverso tutte queste attività che abbiamo visto, ma soprattutto attraverso quelle che verranno. «Abbiamo chiuso il 2010 con ricavi superiori del 12% rispetto all’esercizio precedente, per un totale di quasi 9 milioni di euro

– dice De Gennaro – L’obiettivo per il 2011 è consolidare questi risultati. Come? Avvieremo un’altra linea di free form, così da far crescere ulteriormente la già alta incidenza delle lenti progressive sulla nostra produzione: oggi siamo, infatti, al 55% del totale delle lenti di costru-

zione in termini di volume. E poi intendiamo aumentare il numero di ottici partner, valorizzando l’attività delle filiali di Milano e Torino, così da cogliere le opportunità che si presentano al nord, dove non siamo ancora sufficientemente penetrati, ma anche quella di Palermo».

Nel free form Dai Optical pone grande attenzione all'altezza del portatore

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