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Caserta Economia&Lavoro Speciale VIII giornata dell’economia 7 maggio 2010

L’editoriale Tommaso De Simone Presidente CCIAA

Una rivista on line per dare impulso alla economia di Terra di Lavoro di Tommaso De Simone

Sommario Crispino: «Più stretto il legame con la Russia» di Maria Beatrice Crisci

I mercati internazionali

di Lia Peluso L’analisi

Vincenzo Maggioni preside facoltà economia della Sun

Analisi economica a Caserta: prospettive dopo la crisi

Scure su Pil e valore aggiunto di Vito Faenza

Il reddito delle famiglie di Gabriella Gatto

di Vincenzo Maggioni

I dati

In crescita le imprese, nonostante la crisi economica di Vito Faenza

Economia e scenario nazionale di Giusy De Simone

I livelli occupazionali di Giusy De Simone

Lo sviluppo socio-economico di Gabriella Gatto

La nota del Tagliacarne

Il rapporto 2010 sull’economia della provincia di Caserta

L’accesso al credito di Antonio Iorio

Cassa integrazione in aumento di Nicola Clemente


Speciale VIII giornata dell’economia – 7 maggio 2010

Una rivista on line per dare impulso all’economia di Terra di Lavoro di Tommaso De Simone

Col crescente impegno

Col crescente impegno nei campi che sono propri dell’istituzione camerale, va, di pari passo, la necessità di darne conto alla comunità, in maniera sempre più compiuta e continua. La Camera di Commercio, in sostanza, ritiene che sia necessario dare un vigoroso impulso alla promozione del sapere economico, che costituisca un supporto valido, aggiornato, tanto agile nell’esposizione quanto rigoroso nei contenuti per chi ne voglia conoscere il ruolo, le funzioni, gli impegni, i risultati. E’per queste ragioni che vede la luce un giornale on-line, che metta al corrente delle attività camerali; ne diffonda gli esiti in modo da informare un’utenza variegata, costituita non solo da studiosi, ricercatori, studenti, imprenditori ma anche da semplici cittadini che abbiano interesse a conoscere una realtà così complessa ed articolata del sistema istituzionale di Terrai Lavoro come l’ente camerale. E’ appena il caso di sottolineare che il “giornale” servirà anche a sviluppare studi ed approfondimenti. Sia direttamente, con un proprio comitato di redazione, sia col contributo di figure professionali del mondo economico, di quello accademico ed istituzionale, l’attenzione si indirizzerà sui fenomeni e sui temi più rilevanti dell’economia locale con l’obiettivo di proporsi come centro di analisi e studio del territorio, delle sue dinamiche socio-economiche. Dando vita a questo strumento, in altre parole, coltiviamo la ragionevole, misurata ambizione, di approfondire argomenti di attualità, importanti per la nostra comunità economica e sociale, con il proposito di rendere le questioni dello sviluppo molto meno autoreferenziali e più facilmente condivisibili. Immaginiamo dunque un percorso culturale, che prende il via con questo foglio, che aiuti ad accorciare le distanze fra i palazzi della programmazione e gli opifici delle imprese; che ribadisca, allo stesso tempo, il ruolo che riveste, nel dialogo possibile, quella terra dimezzo costituita dalla rappresentanza. E’ nella rappresentanza, infatti, che si formano e acquistano forza le identità collettive, che portano a maturazione e compimento i progetti di sistema, ormai unica strada percorribile per la ripresa, lo sviluppo e la crescita della nostra Terra.


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Quale Università per lo sviluppo del territorio di Vincenzo Maggioni Le moderne economie attraversano da tempo una fase complessa di fenomeni discontinui che proiettano i propri riflessi sui profondi cambiamenti del sistema universitario. Cambiamenti che non interessano tanto la funzione elettiva dell’Università, l’essere cioè fucina di classi dirigenti o testimone del progresso scientifico e delle tensioni di rinascita e cambiamento culturale della società. Piuttosto riguardano il suo modo di essere nel contesto territoriale, a supporto soprattutto di uno sviluppo economico e sociale che appare sempre più come il risultato delle azioni poste in essere non dai singoli protagonisti bensì dall’azione congiunta dei diversi attori che nel territorio operano e che oggi sono chiamati a fare rete tra di loro. A ben guardare, infatti, in questa nuova visione strategica l’Università è chiamata a svolgere un ruolo

La facoltà di Economia della Sun a Capua

diverso rispetto al passato, da protagonista nei processi di cambiamento e di adattamento, fornendo soluzioni e risorse di sapere agli altri attori e radicandosi in modo funzionale nel sistema territoriale, collaborando con i soggetti locali pubblici e privati per l’individuazione di esigenze e potenzialità da sviluppare e valorizzare attraverso il supporto della ricerca scientifica e dell’alta formazione. Una Università, cioè, che deve creare e trasferire conoscenza “localizzata”, al fine di consolidare il tessuto economico locale, contribuire all’incremento della base occupazionale dei giovani e sviluppare le relazioni dirette con gli attori del territorio. Cultura, innovazione e conoscenza, infatti, Il professor maggioni con il preside della Mesi

sono generalmente considerati i driver dello sviluppo economico e sociale di un sistema-Paese e, come tali, devono anche a livello locale rappresentare i fattori su cui costruire il progetto di sviluppo territoriale, costituendo nel contempo il substrato indispensabile per l’avvio di processi di crescita economica e la condizione competitiva necessaria per l’attrazione di capitali di investimento, sia endogeni che esogeni. Un simile modello concettuale vede quindi l’Università, detentore delle conoscenze innovative sviluppate nei circuiti nazionali ed internazionali del sapere, assumere, nelle sue molteplici manifestazioni relazionali con gli stakeholder locali, un ruolo propulsivo dello sviluppo dei sistemi economici territoriali, incentivando, a livello istituzionale, la creazione di forme ibride di conoscenza e


Caserta Economia&Lavoro Speciale VIII giornata dell’economia 7 maggio 2010 promuovendo la nascita di consorzi università-impresa, di campus company, di club tecnologici, di concept center, di centri di competenza, di strutture per il trasferimento tecnologico, di programmi cooperativi di Ricerca, Sviluppo ed Innovazione, fino a giungere all’incentivazione di processi di nascita di nuove imprese anche attraverso meccanismi di spin-off. Certamente queste forme relazionali tra Università ed attori locali sono ancora limitate e la nascita di nuove imprese dal mondo della ricerca scientifica non rappresenta un evento ricorrente nel nostro Paese, ed ancor più nella nostra Regione, sia per l’esistenza di una ancora scarsa cultura della gestione e dello sfruttamento dei risultati della ricerca e della proprietà intellettuale, sia per la carenza di strutture e servizi in grado di attivare e sostenere il processo di

trasformazione dei risultati della ricerca in opportunità di sviluppo commerciale. Ciò non toglie che bisogna muoversi lungo questa direzione, spingendo con più determinazione e vigore sul trasferimento di conoscenze verso il sistema economicoterritoriale, che costituisce forse il momento organizzativo più difficile per il sistema universitario ma anche il punto di maggiore interesse per i potenziali effetti generabili sul contesto esterno, tenuto anche conto delle molteplici attività che in esso possono rientrare. Dalla trasmissione dei risultati della ricerca alle imprese, agenzie governative e ad altri utenti al di là della comunità scientifica, alla presentazione dei risultati della ricerca a gruppi e organizzazioni che intendono farne diretto uso; dalla fornitura di consulenze, al contributo finalizzato allo sviluppo di un prodotto o di un

servizio; dal coinvolgimento diretto in attività imprenditoriali, alla commercializzazione dei risultati; dall’identificazione delle applicazioni commerciali dei risultati della ricerca, attraverso la brevettazione e la concessione di licenze, alla realizzazione di ricerche in collaborazione con le imprese, anche utilizzando finanziamenti pubblici. Tutto ciò passa attraverso la valorizzazione delle aree di eccellenza esistenti ed il potenziamento delle due risorse essenziali per la ricerca: i giovani e le reti di networking. Solo così si potrà realizzare una vera e propria evoluzione della mission originaria dell’università: da istituzione focalizzata sulle attività di formazione e di ricerca, a soggetto protagonista ed attore - forse principale - dello sviluppo economico e sociale del territorio.


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Sempre più stretti i rapporti con Mosca Si rafforzano sempre più i no. “Caserta – ha ricordato - strando che avevamo ragione rapporti tra Caserta e la Rus- sarà protagonista anche per e che sta dando frutti positivi sia grazie al progetto di in- l'esperienza pianificata per il per il territorio”. Ricordiamo, ternazionalizzazione avviato 2011 con la Russia e questi infatti, che Caserta insieme già da tempo dalla Camera di risultati sono stati possibili con Milano e Roma, ospiterà Commercio di Caserta. Pros- grazie alla sinergia che la anche una serie di manifestaprogrammate sima tappa gli eventi che nel Camera di Commercio caser- zioni 2011 celebreranno il gemel- tana ha avviato con la So- nell’ambito della celebraziolaggio culturale Italia-Russia vrintendenza, la Seconda U- ne del 2010 come anno del e che sono stati annunciati niversità di Napoli e la Uni- gemellaggio Italia-Cina. “Si nel corso di una conferenza versità Mesi di Mosca. Stia- tratta – ha sottolineato De stampa presso l’ente di via mo raccogliendo, dunque, Simone – di un risultato di Roma. “Caserta è una città tante energie positive e que- grande rilievo, che ci riempie di soddisfazione. che può vivere Caserta è l’unica citanche grazie al tà del Mezzogiorno turismo, un ainserita in un evento spetto questo che culturale di portata non deve essere mondiale. Ma non tralasciato”, è dobbiamo fermarci stato sottolineato. – ha aggiunto “Attraverso una all’aspetto culturale. sana politica culE’ chiaro che doturale stiamo vremo metterci al cercando di enlavoro per muovere trare all’interno l’indotto”. Per Cridi percorsi naspino si tratta “di un zionali ed interimpegno che abbianazionali che damo ottenuto nel corranno al capoLa delegazione della Camera di Commercio a Mosca so di un incontro luogo di Terra di con Giuliano UrbaLavoro la visibisto al grande impulso che il lità che merita, grazie all’ ec- presidente De Simone ha da- ni, coordinatore, su delega cezionalità di cui questo terri- to alla politica di internazio- della Presidenza del consitorio è ricco” è stato aggiun- nalizzazione. Ora, poi, c’è glio dei ministri, di tutti gli to. Una tesi questa che trova anche l’appoggio della poli- appuntamenti culturali che consenso tra tutte le istituzio- tica. Così l’onorevole Pe- vedono l’Italia protagonista”. ni locali che all’unisono si trenga che ci ha dato una Da parte sua la sovrintendensono dichiarate “pronte a so- grande opportunità, in base te David ha annunciato che stenere questo progetto”. alla quale la Reggia vivrà per “il monumento vanvitelliano Progetto che, va detto, vede dodici mesi. Ora naturalmen- sarà il punto di riferimento come principale artefice e te spetterà a noi saper giocare con mostre dell’arte e della promotore il responsabile intorno a questi eventi inglo- cultura cinesi, che si allestidella politica di internaziona- bando l’Università e creando ranno in autunno”. Maria Beatrice Crisci lizzazione della Camera di quel sistema che sta dimoCommercio Antonio Crispi-


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La crisi non ha fermato l’internazionalizzazione La crisi non spaventa le aziende del Made in Caserta che hanno saputo cogliere le opportunità di internazionalizzazione commerciale, considerato che il sistema produttivo casertano, tra il 2003 ed il 2009, ha fatto registrare un tasso di crescita dell’export provinciale pari a +16.5% su una media nazionale che si è attestata sul +9.6%. La crisi ha determinato una contrazione della domanda internazionale di beni e prodotti, soprattutto tra il 2008 ed il 2009, portando le esportazioni della provincia di Caserta a -27.5%, ma la variazione negativa ha interessato l’intera regione Campania e l’Italia in generale. Il punto di forza delle esportazioni casertane sono rappresentate dall’industria manifatturiera, che già nel 2003 rappresentava oltre l’87% del totale delle merci esportate, fino ad arrivare all’anno 2008, quando i beni manufatti hanno rappresentato più del 95% del totale esportato. I manufatti nel 2009 continuano ad incidere sull’export casertano per il 94%, nonostante in questo

comparto sia venuto meno l’8.7% del totale delle imprese attive in provincia di Caserta e nonostante si sia registrata una flessione della domanda internazionale. Nell’ultimo anno di riferimento 2009, nell’industria manifatturiera il primato nelle esportazioni è stato del ramo degli apparecchi elettrici, con una percentuale del 21% e poi quello, l’unico a registrare un aumento, anziché una contrazione, di alimentari, bevande e tabacco con una percentuale pari al 14.5%. Mentre il contributo più importante nel 2008 era stato dal ramo computer, apparecchi elettronici ed ottici, con il 30.6%, percentuale che nel 2009 scende al 19.1 ed inserisce il ramo computer tra gli apparecchi elettrici e quello degli alimentari. Se si mettono a confronto i rami dell’industria manifatturiera si può osservare come la dinamica più discordante nelle esportazioni, confrontando le esportazioni del medio con il breve periodo, è stata proprio quella degli apparecchi elettrici: nel periodo dal 2003 al 2009 le esportazioni sono cresciute con un tasso

superiore al 188%, mentre tra il 2008 ed il 2009 si è registrata una consistente contrazione pari al -28.8%. Nella mappa geografica dell’export della provincia di Caserta si individua che il 77% delle esportazioni è rivolto all’Unione Europea, attestandosi al terzo posto come ricettori delle produzioni casertane, seguono il Medio Oriente con il 4.3%, l’Africa settentrionale ed altri paesi europei, con una percentuale totale del 3.9. In riferimento a quest’ultimo dato solo lo 0.3% delle esportazioni totali è diretto all’Asia, centrale il restante 3.6% è indirizzato all’Asia Orientale. Una distribuzione più omogenea dell’export casertano si può rilevare tra America del centro sud (1.9%) ed America del nord (2.3%). La quota di export è stata superiore, nel 2009, in Africa settentrionale, nel Medio Oriente, mentre le esportazioni rispetto sempre al 2003 si sono dimezzate verso l’America del Nord e del Centro-Sud. Lia Peluso

Tab.8 – Andamento delle esportazioni nelle province campane, in Campania ed in Italia (valori assoluti in milioni di euro e variazioni percentuali; anni 2003-2009) Valori assoluti 2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009*

Caserta

795,6

829,7

817,9

924,4

1.148,0

1.278,7

926,6

Benevento

58,2

69,6

88,9

80,4

107,9

131,5

89,3

Napoli

3.943,6

3.982,1

4.228,9

4.540,7

5.009,8

4.969,8

4.147,3

Avellino

663,3

829,9

1.032,7

1.174,5

1.212,2

1.009,2

784,0

Salerno

1.542,5

1.539,0

1.410,8

1.672,0

1.966,7

2.046,7

1.890,7

CAMPANIA ITALIA

7.003,3

7.250,3

7.579,2

8.392,0

9.444,6

9.435,9

7.838,0

332.012,9

364.743,9

369.015,6

290.112,6

264.615,6 284.413,4 299.923,4 Fonte: Elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Istat


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Imprese in crescita nonostante la crisi Il 2009 è stato un anno di crescita in quanto a numero di imprese per la provincia di Caserta, nonostante un calo del Pil che è stato maggiore e più repentino di quello registrato a livello regionale e nazionale. Le imprese di Terra di Lavoro rappresentano l’1,3% dell’intero tessuto produttivo nazionale e ben il 15% di quello regionale. Dal 2003 al 2009 la crescita è stata dell’ 11,5% (la media regionale

trasporto (+83%); il settore alimentare, delle bevande e del tabacco (+26,2%), la meccanica (+18,6%), la metallurgia (+12,2%) . Negativo il tasso del tessile, abbigliamento e calzature e dell settore legno, carta e stampa dove è stata registrata una contrazione del 3. Le ditte individuali, nel 2009, rappresentano il 72% del totale, in diminuzione rispetto al 2003 quando erano il 79%, il che indica un processo di

fra il 62% e il 42%. Le aziende di Terra di Lavoro che operano nei campi dell’energia, gas e acqua sono cresciute, nello stesso periodo del 41%. Una crescita confermata anche nel corso dell’ultimo anno. Le imprese che opeano nel campo delle utilities è aumentato del 20%, in linea con l’andamento regionale del settore (25,8%) e con un incremento decisamente superiore a quello nazionale che si è attestato al

Graf.4 – Distribuzione delle imprese attive per forma giuridica in provincia di Caserta ed in Italia (valori percentuali, anni 2003, 2008 e 2009) Caserta ITALIA 90,0

79,0

80,0

90,0

73,8 72,7

80,0

70,0

70,0

60,0

60,0

50,0

50,0

40,0

40,0

30,0 20,0 10,0

68,1

30,0

7,9

12,2 13,1

10,9 10,1 10,8

20,0

3,0 3,2 3,3

0,0

10,0

12,0

16,5 17,1

63,8 63,2

17,8 17,5 17,4 2,0 2,2 2,3

0,0

Società di Capitali 2003

Società di Persone

Ditte Individuali 2008

Altre Forme 2009

Società di Capitali 2003

Società di Persone

Ditte Individuali 2008

Altre Forme 2009

Fonte: Elaborazioni Istituto G. Tagliacarne su dati Unioncamere – Movimprese

è dell’9,0%) quasi il doppio di quella nazionale (+5,8%). Ma anche nel breve periodo, 20082009, c’è un trend positivo con una crescita dello 0,7%, in controtendenza con il dato nazionale in diminuzione dello 0,6%. È il commercio l’asse portante delle imprese con il 34,7%, seguito dall’agricoltura (19,8%) e dal settore delle costruzioni (16,1%). Tra il 2003-2006 l’espansione però è stata quidata dal settore terziario (sanità, servizi sociali, attività immobiliari, noleggio, informatica…) che hanno registrato maumenti oscillanti

9,7%. Un andamento che dovrebbe essere confermato nei prossimi anni. (+62,2%, a fronte del +21,2%). I settori che invece anni fatto registrare dei decrementi sono l’estrazione di minerali (-12%), l’agricolura (-7,3%). La crisi ha colpito il settore manufatturiero: il numero delle imprese è cresciuto leggermente (+0,6%), meno del resto della Campania (+2,5%) anche iun controtendenza rispetto al dato nazionale (1,7%). La crescita nel numero delle imprese nel medio periodo ha riguardato il comparto dei mezzi di

aggregazione visto che le società di capitale che sono arrivate al 12,2%. In termini di numero di imprese, il tessuto produttivo della provincia di Caserta ha registrato una crescita più rapida di quella regionale. E questo maggior dinamismo è dovuto all’aumento delle imprese del settore sanitario e di altri servizi sociali. Nel primo caso infatti la creazione di imprese nel settore sanitario sono aumentate ad un tasso quasi tre volte superiore a quello regionale.

Vito Faenza


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La crisi nel 2009 ha colpito Pil e valore aggiunto linea con quello campano (+8,3%). Nei servizi la crescita nel casertano (+18,1%) è in linea con quella italiana (+18,4%), e superiore al dato regionale (+13,1%). Nel dettaglio, solo nei settori delle costruzioni e dei servizi il valore aggiunto è stato in crescita tra il 2007 ed il 2008 (+2,3% e +1,3%), mentre il comparto agricolo ha avuto un calo del -5,2%. Proprio

Terra di lavoro generano un valore aggiunto (calcolato a prezzi costanti) del 73,1% superiore a quello nazionale anche se inferiore al dato Campano (77,9%). L’industria rappresenta solo il 13,8% del valore aggiunto provinciale, che però se aggiunto al valore aggiunto prodotto dal settore delle costruzioni (9,2%) arriva ad un dato (23%) più vicino a quello nazionale (27%) visto che il

Che sia stato un anno nero per l’economia lo dimostra il calo nazionale del Pil (-5%) che evidenza la fase di recessione sia a livello nazionale che mondiale. In Italia in due anni è stato perso il 6,8% del Pil e occorreranno alcuni anni per recuperare il “buco” che si è creato. Il Campania la crisi ha colpito in maniera repentina, nel 2008 il Pil è diminuito del 2,1% e lo scorso anno del 5,6%. Nella provincia di

Andamento del PIL a prezzi costanti in provincia di Caserta, in Campania ed in Italia 6,0

5,7

5,0 4,0 3,0 2,0

2,2

2,0

1,0

0,5

1,5

1,0

0,7

0,4

0,0 -1,0

2,0 1,3

-0,6

0,0

1,0 0,8

1,5

1,5 0,5

-0,3 -1,3

-2,0

-2,1

-3,0 -4,0

-3,9

-4,1

-5,0

-5,6

-6,0 2002

2003

Caserta

Caserta la crisi si è fatta sentire maggiormente: nel 2008 il crollo del Pil è stato del 4,1% seguito da un andamento altrettanto negativo nel 2009 con un calo del 3,9%. Si tratta di dati molto maggiori di quelli che registriano sia a livello ragionale che nazionale. Per quanto riguarda la produzione di ricchezza si deve notare che in provincia di Caserta c’è una forte spinta alla terziarizzazione dell’economia sono i “servizi” in linea con la situazione regionale e questo è un dato fortemente atipico rispetto a quello Nazionale. I servizi generano in

2004

2005

2006

CAMPANIA

settore costruzione registra quote maggiori rispetto a quelle regionali e nazionali. Anche l’agricoltura, che produce il 4,1% del valore aggiunto provinciale contribuisce in percentuale molto di più di quanto il settore lo faccia in Campania e in Italia. Ma è proprio questo settore a risentire maggiormente della recessione visto che la contrazione dell’8,9% è superiore a quella regionale (-6,2%) e italiana (-6,6%). Per l’Industria, l’incremento del valore aggiunto è risultato inferiore a quello nazionale (+8,7%, contro il +13,9%), ma in

2007

2008

-5,0

2009

ITALIA

l’agricoltura registra negli stessi anni una contrazione del 10%, doppia a regionale, mentre l’industria arriva a un -1,1%. Nonostante il settore dei “servizi”ha registrato un aumento del valore aggiunto dello 0.8% segnoi evidente che la debolezza della domanda internazionale e locale ha investito il settore industriale e poi, progressivamente in tutto lo scorso anno, ttui i settori economici .

Vito Faenza


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Le famiglie ora consumano di meno E’ oramai un decennio che sulla provincia di Caserta è tornato ad aleggiare lo spettro della disoccupazione, un problema acuito dalla crisi economica internazionale degli ultimi anni con la conseguente ripercussione sul reddito delle famiglie che tendono, quindi, a consumare sempre meno. Terra di Lavoro diventa sempre più la Terra del Non Lavoro, la recente crisi ha avuto 4,8

In Campania le cose sono andate anche peggio: nel 2007 il tasso minimo dell’11,2%, poi il progressivo aumento. In provincia di Caserta il tasso di occupazione è stato inferiore alla media regionale: nel 2004 la quota di occupati era del 43,7%, nel 2009 è scesa al 37,2% rispetto al 40,8% registrato nel territorio campano. Le ricadute occupazionali si sono tradotte in un maggior

soprattutto i consumi tanto che tra il 2007 e il 2008 in provincia di Caserta c’è stato un incremento limitato allo 0,5%, mentre quello nazionale ha mostrato una crescita del 2,2%. A livello regionale i consumi sono stati indirizzati prevalentemente all’acquisto di beni (56,2% del totale), in particolare la provincia di Caserta ha registrato il più alto consumo di prodotti alimentari (23,9%)

5,2 3,6 1,4 0,7

,0 -1,0 08

II 08

-0,7

III 08

-1,5 IV 08

Spesa delle famiglie

ripercussioni negative in tutta Italia, ma, tra le regioni più colpite c’è sicuramente la Campania e in quest’ultimo territorio la maglia nera spetta proprio alla provincia di Caserta. Facendo una disamina dei dati degli ultimi anni riguardanti l’occupazione si scopre che nel 2004 il tasso di disoccupazione, in Italia, era dell’8%, si è attestato al 6,1% nel 2007, ma a fine 2008 è aumentato al 6,7% fino a raggiungere il 7,8% nel 2009.

-3,0 I 09

-2,0

-1,2

II 09

-0,2 -1,6 III 09

-0,5 -1,7 IV 09

Redditi da lavoro dipendente

ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, in provincia di Caserta, tra il 2008 e il 2009 le ore di Cig sono passate da 556,2 mila a 2,34 milioni e a farne maggiormente ricorso è stato il settore industriale. Quali effetti ha portato tutto questo sui consumi e sul risparmio delle famiglie casertane? Ogni famiglia casertana dispone di un reddito pari a 34,2 mila euro rispetto al 35,6 mila della Campania e ai 44,2 mila del Paese. A risentirne

della regione e la minore propensione al consumo di servizi (43,5%). Per quanto riguarda il patrimonio è interessante osservare che ben il 73,4% dell’attivo patrimoniale delle famiglie casertane (a fronte del 64% nazionale) è rappresentato dalla voce Attività reali e in particolare dalle abitazioni, le attività finanziarie, invece, non rappresentano più del 26,6% dell’attivo totale. Gabriella Gatto


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Si avvertono i primi segnali di ripresa Dopo il terremoto finanziario, che ha colpito l’intera area dell’Euro e quella degli Stati Uniti, si avvertono i primi segnali di ripresa. Successivamente a 5 trimestri contrassegnati da contrazioni

minuzione rispetto al trimestre precedente; senza contare che, in termini tendenziali si registra un -0,3 per cento per i consumi ed un -7,4 per cento per gli investimenti. Dal punto di vista psicologico

L’economia italiana ha agganciato la ripresa internazionale nell’ultima parte del 2009 puntando principalmente sulla ricostituzione delle scorte; a spingere le vendite sono stati anche gli incentivi messi in atto dal governo(es.: le auGraf.1 – Valore aggiunto per settore di attività economica a prezzi costanti to). (variazioni percentuali trimestrali rispetto al trimestre precedente; Anni 2008-2009) L’agricoltura nel complesso panorama di “e3,0 2,0 mergenza” ha tenuto be1,0 ne. Si è assistito ad una 0,0 sostanziale ripresa nel -1,0 quarto trimestre conte-2,0 -3,0 nendo anche il fenomeno -4,0 della riduzione -5,0 dell’occupazione. Le -6,0 previsioni sono cauta-7,0 -8,0 mente ottimiste, il Pil do-9,0 vrebbe crescere di circa I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 un punto percentuale doAgricoltura Industria in senso stretto Costruzioni Servizi Totale valore aggiunto po la contrazione del 2009 di cinque punti. La reali più o meno accentuate, il i postumi della crisi sono pe- spinta verso l’alto sarà data PIL dell’Italia ha invertitola santi ed è per questo che non principalmente tendenza nel terzo trimestre si è registrata una variazione dall’espansione del volume 2009 tornando a crescere in positiva dei consumi delle esportazioni previste in termini congiunturali (+0,5) Il terzo trimestre ha visto aumento del 2,3% nonostante per poi, purtroppo, chiudere nell’industria il settore che ha la crisi dei paesi comunitari. l’anno con un’ulteriore fles- reagito meglio alla crisi, tra Le incertezze e la discontinuisione (-0,3) anche se, in ter- l’altro il più colpito nel bien- tà della ripresa unita al calo mini tendenziali la contrazio- nio 2008\2009. Il dato positivo dell’occupazione non fa regine è risultata in diminuzione (- non ha comunque permesso di strare previsioni ottimiste per 3,0%) rispetto ai trimestri pre- mantenere i livelli occupazio- quanto concerne i consumi Si cedenti. nali. L’onda lunga della crisi prevede un atteggiamento deSe da una parte la domanda continua a pesare sul lavoro e gli italiani, simile a quello del estera evidenzia alcuni segnali si è infatti registrata una ridu- biennio 2008\2009. di rialzo (circoscritti a livello zione di 430 mila lavoratori, Secondo analisi di mercato, congiunturale) lo stesso non sulla scia del record negativo nel 2009 la spesa complessiva può dirsi per la domanda in- degli ultimi otto anni. Nono- delle famiglie è diminuita terna, sia con riferimento ai stante la scarsa tendenza ai dell’1,8% rispetto al 2008, il consumi nazionali sia consumi, la fiducia degli ita- dato più negativo dal ’93. Il all’accumulazione di capitale. liani nella ripresa economica è calo è stato più forte sui beni Si tratta di “voci contabili” per andata crescendo fino ad avere rispetto ai servizi. la quali nel quarto trimestre a dicembre un tetto di dieci Giusy De Simone 2009 si è assistito ad una di- punti in più rispetto a gennaio.


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Disoccupazione in grande aumento tavano l’8,6% della popolazione attiva, nel 2008 tale quota è balzata al 10,5%. Tuttavia, a differenza di quanto emerso nell’intero territorio italiano e in Campania, tra il 2008 ed il 2009, il tasso di disoccupazione ha registrato una contrazione, attestandosi al 9,4%, ossia al livello più basso dopo quello del 2007. Tale fenomeno però va posto in relazione alla diminuzione del tasso di occupazione e più in generale della forza lavoro. Sostanzialmente, quindi, si è verificata una fuoriuscita dal mercato del lavoro di un cospicuo gruppo di Andamento del tasso di occupazione in provincia di Caserta, in Campania ed in Italia persone in cerca di (percentuale di occupati sulla popolazione tra i 15 ed i 64 anni; 2004-2009) occupazione (effetto scoraggia60,0 58,7 58,7 58,4 57,6 57,5 57,4 mento) che ha “ab“abbassato” la 55,0 quota dei disoccupati sul totale delle 50,0 forze lavoro. Analizzando, inol45,0 44,1 44,1 45,0 43,7 43,7 43,3 43,2 tre, l’andamento 42,5 42,0 40,8 del tasso di occu40,0 38,7 pazione si nota 37,2 come, a livello na35,0 zionale, si registri una flessione tra il 2008 ed il 2009 30,0 2004 2005 2006 2007 2008 2009 (da 58,7% a Caserta CAMPANIA ITALIA 57,6%), dopo la breve fase di stabitegrazione. Caserta ha seguito nomica rispetto alla media italità registrata tra il 2007 ed il l’andamento regionale, che ri- liana. 2008. Nel biennio 2004- 2006, sulta tra i peggiori sulla base La provincia di Caserta ha se- invece, era stata registata una della media nazionale. Analiz- guito per il 2008 la stessa di- crescita moderata, essendo la zando il grado di occupazione namica registrata a livello na- quota di occupati sulla popodella provincia di zionale e regionale, essendo il lazione attiva passata dal Caserta lo scenario si presenta tasso di disoccupazione torna- 57,4% al 58,4%. molto critico, dal momento to a crescere interrompendo Giusy De Simone che non solo è sistematica- una dinamica positiva: se nel mente inferiore alla media re- 2007 i disoccupati rappresenUn tasso di disoccupazione così alto, a Caserta, non si registrava dal 2004. Delle ultime dieci province italiane, ben sette appartengono al Mezzogiorno e Caserta è tra queste. La già fragile economia casertana è stata segnata da un crollo in termini occupazionali, per effetto della crisi, a dir poco disastroso. Aveva registrato un decremento nel 2007, assestandosi al 6,1% per aumentare poi nettamente nel corso del 2009, motivo per il quale si è dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali, tra i quali la cassa in-

gionale ma è in continua discesa, manifestando di essere la più colpita dagli effetti della crisi: se il 2008 registrava il 38,7% di occupazione, la stessa è scesa al 37,2% nel 2009. La criticità del mercato del lavoro provoca minore capacità di spesa rispetto al contesto medio regionale e nazionale perché minore è il reddito. L’aumento della disoccupazione occorso nel 2008-2009 è stato, poi, più rapido di quello registrato a livello nazionale, versando la regione in uno stato di maggiore difficoltà eco-


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Potenziale socio-economico molto positivo Lo sviluppo socioeconomico della provincia di Caserta è, in potenza, molto positivo. Per capire quali siano le possibilità di un territorio occorre studiare diversi fattori, da quelli di natura economica come il sistema produttivo ed imprenditoriale, il mercato del lavoro, le specializzazioni produttive, a quelli di natura sociale come il sistema culturale e del capitale umano, il welfare locale, il sistema della sicurezza, della salute e della criminalità. Ed ancora è importante conoscere le componenti ambientali come il patrimonio naturale, la qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo e il livello di emissioni inquinanti. La stessa analisi integrata deve essere realizzata a livello di prestazioni dei sistemi locali, sia in termini economici (dinamica produttiva e del reddito, sviluppo occupazionale, redditività delle imprese, dinamica delle esportazioni), che sociali (dinamica demografica e condizioni di salu-

te), che ambientali. A questo bisogna aggiungere l’analisi e lo studio delle strategie dei territori. Da tutto questo viene fuori lo schema economia-società-ambiente (Esa). Dal modello emerge una ge-

ografia analitico-descrittiva dello sviluppo dei sistemi locali italiani attraverso dieci cluster omogenei di province. Il cluster di appartenenza della realtà socio-economica del casertano è definito come cluster del “Meridione in mezzo al guado”. Oltre a Caserta vi appartengono anche Lecce, Potenza ed alcune aree minori come Isernia, Frosinone, Campobasso. Quando in un cluster ci sono livelli scarsi di prestazioni e struttura economica si verificano anche squilibri sociali

per la minore dotazione di servizi; lo stato dell’ambiente, però, risulta ancora preservato anche se con scarsi interventi pubblici per la protezione ecologica. Il cluster rappresenta l’8% del prodotto interno lordo, l’11,1% delle imprese, ma solo il 3,7% delle esportazioni (con una propensione media all’export sul valore aggiunto pari all’11,4%, pur con le eccezioni positive di Isernia, Potenza e Frosinone). Perché, dunque, un meridione d’Italia “in mezzo al guado”? Perché anche se i dati strutturali eco––nomici e sociali sono deficitari, sono positive le dinamiche demografiche grazie alla capacità di attrazione di immigrati e alla presenza di un relativo grado di industrializzazione e di ispessimenti produttivi di natura quasi distrettuale (come il polo dell’automobile di Melfi o il distretto conciario di Solofra), seppure colpiti dalla crisi internazionale. Gabriella Gatto


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Credito in crisi, sportelli in crescita

set-09

ago-09

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dic-08

nov-08

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dato concreto del peggioramento del quadro economico finanziario del territorio casertano. Gli affidati in sofferenza sono cresciuti del 18,7 e anche i volumi di credito in “rosso” hanno registrato un incremento che risulta superiore a quello rilevata per il numero degli affidatori. Ciò significa che il sisma bancario a maggior rischio, nel contesto campano, è proprio quello di Terra di Lavoro. Non solo. A partire dal dicembre 2008 la quota delle sofferenze sugli impieghi è in costante aumento, sia in provincia che in Campania,

ago-08

hanno agito nella stessa direzione. A settembre la rischiosità del credito è stata pari al 7,5% a fronte del 5,5% a livello regionale. Analizzando gli andamenti delle sofferenze sugli impieghi delle famiglie consumatrici e delle imprese, appare evidente come le maggiori criticità registrate nel territorio casertano siano riconduciili ad una maggire insolvenza delle imprese (7,9%) rispetto alle famiglie, che presentano valori meno lontani rispetto alla media nazionale. Ciò significa che, il peggioramento del quadro economico e finanziario Incidenza delle sofferenze sugli impieghi bancari in provincia di Caserta, in complessivo Campania ed in Italia (valori percentuali tra Dicembre 2007 e Settembre 2009) non sembra essersi riper8,0 7,5 cosso in mi7,5 7,0 7,1 6,8 6,9 sura signifi7,0 6,6 6,5 6,6 6,4 6,4 6,3 6,4 6,3 cativa sulla 6,3 6,5 6,2 6,2 6,3 5,9 5,9 capacità del5,8 5,8 6,0 5,5 5,5 le famiglie di 5,2 5,5 5,1 5,2 5,2 5,3 5,0 5,0 5,1 4,9 4,9 4,9 4,9 4,9 far fronte ai 4,8 5,0 4,6 4,7 4,6 4,6 4,6 4,5 debiti verso 4,2 4,5 il sistema 4,0 bancario. 3,5 La crisi in3,5 3,3 3,2 3,0 3,2 3,1 3,1 3,1 ternazionale 3,1 3,0 3,0 2,9 2,9 2,9 2,9 2,9 2,5 2,8 2,8 2,8 2,8 2,7 ha provocato 2,6 2,5 2,0 anche una riduzione, seppure modesta, del – Caserta CAMPANIA ITALIA 0,9% degli sportelli banElaborazione Istituto G. Tagliacarne - Unioncamere su dati Banca d’Italia cari. Numetenso di impieghi (+85,6%, a visto che la crisi ha comporta- ri tutto sommato non influenti, fronte di una media campana to un razionamento del credito visto che tra il 2003 e il setpari al +64,3%). Tuttavia, nel- bancario. In altri termini, tembre 2009 si è passati dai lo stesso arco temporale, si è l’incremento delle sofferenze 189 sportelli censiti a 211. registrata un’impennata delle e la riduzione dei finanziaAntonio Ior io. sofferenze, che forniscono un menti alla clientela ordinaria

Passerà alla storia come l’anno nero della finanza internazionale. E i contraccolpi della crisi, in Terra di Lavoro, non sono certo mancati, anche se, nel contesto, il “sistema” ha retto. Basti pensare che, persino nella fase acuta dell’emergenza, ossia dal dicembre 2008 al settembre 2009. La domanda di credito non ha subìto un vero e proprio tracollo visto che è aumentata del 2,1%. Un dato in linea con il trend sul lungo termine. Nell’arco di cinque anni, dal 2003 al 2009, Caserta si è distinta a livello regionale per l’incremento più in-


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Massiccio il ricorso alla Cassa Integrazione L’alto tasso di disoccupazione e il massiccio ricorso alla Cassa integrazione guadagni da parte delle imprese fanno sì che le famiglie casertane siano tra le più povere della Campania e dell’Italia. A rivelarlo sono i dati dell’Istituto nazionale di previdenza sociale che evidenziano come il tasso di occupazione in provincia di Caserta sia stato sistematicamente inferiore, negli ultimi cinque anni, alla media regionale, in termini assoluti già di gran lunga inferiore a quella nazionale, con una flessione nel medio periodo: dal 43,7% del 2004 si è passati al 42% nel 2007, al 38,7% nel 2008 e, infine, al 37,2% del 2009, a fronte di un 40,8% a livello regionale. Quanto al ricorso alla Cassa integrazione guadagni, in provincia di Caserta l’analisi dell’Inps si concentra, in particolare, sulla modalità ordinaria, dato che il tessuto

produttivo locale si articola, prevalentemente, in unità aziendali di piccola e media dimensione. Tale modalità è attivabile in seguito alla contrazione o alla sospensione dell’ attività produttiva, per situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’ imprenditore o agli operai, ovvero determinate da situazioni temporanee di mercato. Solo tra il 2008 e il 2009, il numero di ore di Cig in Terra di Lavoro è quadruplicato, passando da 556.238 a 2,34 milioni. Per avere un’idea del gap intercorso, si è rapportato lo stock orario del 2005 al valore di 100. Il numero indice si è così attestato a 55 ore l’anno di Cig nel 2008, in accordo con il trend nazionale che ha visto una riduzione del numero di ore complessive spese in Cig ordinaria. Poi, con il sopraggiungere della crisi interna-

zionale, il numero di ore di Cig sul territorio italiano è aumentato progressivamente e nel 2009, a Caserta, il numero indice si è attestato a 231,3. Sono proprio i bassi livelli occupazionali a influire negativamente sulla capacità delle famiglie di attivare i consumi e il risparmio. I dati sul reddito medio lordo delle famiglie per numero di componenti a Caserta, infatti, evidenziano una minor capacità di spesa rispetto alla media regionale e nazionale. Il reddito medio annuo delle famiglie casertane è, infatti, di 34,2mila euro, rispetto ai 35,6mila della Campania e dei 44,2 dell’Italia. In termini relativi il reddito medio lordo disponibile per famiglia in Campania è pari all’80,5% della media nazionale mentre quello delle famiglie casertane è pari al 77,3%. Nicola Clemente

Tab.10 – Andamento delle ore di cassa integrazione ordinaria per tipologia di occupazione (Numero di ore e numero indice con base 2005=100) Caserta

ITALIA

2006

2007

2008

2009 2006 Numero di ore

2007

2008

2009

Impiegati

62.044

18.951

13.503

8.350.934

5.427.309

9.234.446

100.017.376

Operai

673.944 513.691 542.735 2.199.022

47.653.856

34.676.932

69.706.370

413.265.685

TOTALE

735.988 532.642 556.238 2.338.506

56.004.790

40.104.241

78.940.816

513.283.061

139.484

Numero indice (2005=100) 2006

2007

2008

2009

2006

2007

2008

2009

Impiegati

124,5

38,0

27,1

279,8

56,1

36,5

62,0

671,7

Operai

70,1

53,5

56,5

228,8

54,5

39,7

79,8

472,9

TOTALE

72,8

52,7

55,0

231,3

54,8

39,2

77,2

501,8

Fonte: Elaborazione Istituto Tagliacarne su dati Archivio INPS


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Le novità della classificazione Ateco La nuova classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat e denominata Ateco 2007 ha delle novità rispetto alla classificazione precedente, denominata Ateco 2002. La novità della nuova classificazione parte dall’ avanzamento del processo di terziarizzazione dell’ economia, vale a dire caratterizzata da una spiccata prevalenza economica delle attività del settore terziario (i cosiddetti "servizi") su quelle del primario (agricoltura) e del secondario (industria). Le principali novità sono: l’introduzione nella sezione manifatturiera della divisione

nuova sezione (J) che include la produzione e la distribuzione di informazioni e prodotti culturali, nonché le attività di Information Tecnology; la disaggregazione della sezione Ateco 2002, relativa alle “Attività immobiliari, noleggio informatica, ricerca e servizi alle imprese” divisa in tre distinte sezioni ed infine la creazione di sei nuove divisioni nella sezione M, che comprendono attività specialistiche professionali, scientifiche e tecniche. Nella nuova classificazione Ateco 2007, focalizzando sempre l’attenzione sul comparto manifatturiero si può

33; la creazione di una specifica sezione (E) che raggruppa le attività di fornitura di acqua, reti fognarie etc; introduzione di una

evidenziare che nel 2009, le piccole e medie imprese casertane, che in passato hanno saputo fronteggiare il crollo dei

mercati internazionali hanno anche loro registrato delle difficoltà, come evidenzia il dato che il numero delle imprese è rimasto invariato rispetto al 2008 (+0.6%), in un contesto regionale che ha registrato una crescita delle industrie manifatturiere pari al 2.5%. A colpire la produzione è stata la recente crisi che ha avuto come effetto il rallentamento della crescita delle imprese nel periodo 2008-2009. Nel medio periodo la provincia di Caserta ha fatto registrare, in controtendenza rispetto al trend nazionale che ha fatto registrare –2.4%, una forte espansione delle imprese manifatturiere (oltre il 10%). In provincia di Caserta il comparto dei mezzi di trasporto, tra le attività economiche in cui si suddivide l’industria manifatturiera, è quello che ha fatto registrare una consistente espansione prossima al +83%. Il numero delle imprese attive è aumentato anche nel ramo alimentare, meccanica, altre manifatture e metallurgica. Mentre è stata registrata una contrazione numerica di circa –3% nel caso dell’industria tessile, abbigliamento e calzature e del legno, carta e stampa. Lia Peluso

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