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ZERO EURO

LIFESTYLE

#wearearezzo

MAGAZINE

wearearezzo.it

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WEARE... IN LOVE

Siamo innamorati. Di questo cielo, azzurro, ghiacciato, che fa spazio ad una luna gigante, alla fine di quelle giornate invernali di puro sereno, che al sole del pomeriggio ti sembra quasi primavera e che invece quella brezza fredda ti riporta con i piedi per terra e torni a vedere ancora tutti i rami secchi e neppure un prato in fiore… Siamo innamorati. Di quel tramonto così chiaro e di queste basse montagne che ci circondano che alla sera diventano rosa sotto i fini e lunghissimi raggi solari. Siamo innamorati. Di questa città e dei posti che ci fa vivere; dei luoghi del nostro cuore, di quelli che amiamo e di quelli che ci fanno ricaricare le pile dopo l’interminabile settimana. Siamo innamorati. Dei nostri locali, di quelli dove si beve, si brinda, si balla, si ride, ci si diverte, ci si scarica dai problemi e della tensioni, di quelli in cui ci si riconosce e si conosce tutti, quelli che viviamo la notte e che ci fanno sentire davvero vivi, nonostante il buio ci direbbe di andare a dormire presto… Siamo innamorati. Di queste giornate che si allungano e di questi mesi che ci portano fuori dall’inverno; di questo giorno degli innamorati che “si baciano in piedi. Contro le porte della notte. E i passanti che passano li segnano a dito. Ma i ragazzi che si amano. Non ci sono per nessuno. Ed è la loro ombra soltanto. Che trema nella notte. Stimolando la rabbia dei passanti. La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia. I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno. Essi sono altrove molto più lontano della notte. Molto più in alto del giorno. Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.” Siamo innamorati. Di un giorno che celebra l’amore e di tutti gli altri dell’anno in cui siamo innamorati, non conta di chi o di cosa, piuttosto come; perché siamo innamorati di come ci fa sentire la sensazione di essere innamorati, quella di essere davvero felici per qualcosa; fecondi per accogliere un momento, per assaporarne ogni sfaccettatura; pronti a sentirci vivi… Siamo innamorati. Di queste pagine, del loro odore, dello status che ci conferiscono, di quello che sentiamo nel cuore quando leggiamo tra le sue righe e allora non ci siamo per nessuno, non c’è disprezzo, non ci sono risa, non c’è invidia; perché noi che amiamo in questo giorno siamo altrove, molto più lontano della notte, molto più lontano da questa città… Nell’abbagliante splendore di questo amore.

EDITORIALE di MELISSA FRULLONI


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ILLUMINAZIONI IN 10

Fino a Domenica 25 Febbraio Martedì 20 e 27 Febbraio

Dal 4 ai 25 Febbraio

Sabato 24 Domenica 25 Febbraio

Carnevale di Foiano Prosegue il bellissimo Carnevale di Foiano della Chiana che, nato come è conosciuto oggi negli anni ’30, affonda tuttavia la sua fondazione nei secoli passati: e infatti questo viene considerato uno dei Carnevali più antichi d’Italia! Le sue spettacolari coreografie e la sua tradizione storiografica lo rendono unico, anche grazie ai carri mastodontici realizzati da maestri della cartapesta e da tecnici della meccanica.

Corso di avvicinamento al vino Proseguono i corsi di avvicinamento al vino organizzati a Villa Severi da Strada del Vino Terre di Arezzo in collaborazione con Ais Arezzo. Gli incontri saranno tenuti da Relatori dell’Associazione Italiana Sommelier Inizio delle lezioni alle ore 21 (durata di ciascun incontro: due ore circa). Contributo di partecipazione € 100,00 (la quota comprende attestato di partecipazione, borsa, dispense, tre bicchieri da degustazione). Info: stradadelvino.arezzo.it

Valdarno Jazz Festival Il festival, diretto dai musicisti Daniele Malvisi e Gianmarco Scaglia, in collaborazione con Music Pool e Valdarno Culture, si terrà nel Valdarno, tra Firenze e Arezzo, nei comuni di Loro Ciuffenna, Terranuova Bracciolini e, per la prima volta, Figline e Incisa Valdarno. Il Valdarno Jazz proporrà anche per questa edizione un viaggio a tutto tondo nei poliedrici territori del jazz. Info: valdarnojazzfestival.wordpress.com

Esotika Pet show Arezzo Fiere e Congressi si trasforma nel luogo ideale per tutti gli amanti degli animali: allevatori in cerca di rarità, offerte, attrezzature all’ultimo grido. Per tutti quelli che vogliono essere sempre aggiornati sulle novità del settore, ammirare spettacoli degli animali da compagnia, cinofilia, ornitologia, rettili, roditori, animali da parco e fattoria didattica, esposizione rapaci, seminari e gare di bellezza. Tutto questo è Esotica Pet Show. Info: esotikapetshow.it

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IONI IN 10 RIGHE

AurorainScena Presso il Circolo Aurora, per la giornata internazionale della donna, lo spettacolo Donne, diritti, lavoro, libertà con le allieve del laboratorio a cura di Cantiere Artaud

Agri Toscana Arezzo Fiere e Congressi, con circa 20.000 mq., ospita Agri Toscana, la prima mostra in Toscana sulla tecnologia agricola e i settori agricoli. La mostra e la conferenza coprono un’ampia gamma di prodotti e servizi che attirano migliaia di visitatori . Ciò comprende moderni sviluppi tecnologici come la serra, l’irrigazione, le pompe solari e le luci, i bio-fertilizzanti, le tecnologie dei semi, le tecnologie per il pollame e le latterie. Info: agritoscanafiera.it

lo show dei motori Ancora ad Arezzo Fiere e Congressi, un evento unico nel suo genere nel Centro Italia, grande motor show, per gli amanti dei motori a 2 e 4 ruote. Nel corso di questa grande fiera si tengono esposizioni delle principali case produttrici di auto e moto con numerose novità. Spazio al motorsport, alle 4x4 e al mondo del fuoristrada, al tuning e alle auto d'epoca. Un importante spazio dello Show dei Motori è dedicato all'eco-drive e alle soluzioni eco compatibili per la mobilità. Inoltre la fiera prevede spettacoli, esibizioni di stuntman e la partecipazione di ospiti speciali. Info: loshowdeimotori.it

Fiera Antiquaria Torna per le vie del centro di Arezzo, la Fiera Antiquaria. Un classico, ma che forse più di tutti meglio incarna e rappresenta lo spirito della città. In questi ultimi anni, la Fiera Antiquaria ha proposto una nuova immagine di sé e si è proposta con attenzione ad un pubblico non solo nazionale ma anche internazionale. Quasi quattrocento espositori, provenienti da ogni parte d’Italia, propongono i loro oggetti d’arte, mobili, gioielli e bijoux, orologi, libri e stampe antiche, strumenti scientifici e musicali, giocattoli, biancheria d’antan e ogni tipo di collezionismo. Per info: www.fieraantiquaria.org

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Giovedì 8 Marzo

Sabato 10 Domenica 11 Marzo

Da Venerdì 6 a Domenica 7 Aprile

Sabato 3 Domenica 4 Marzo Sabato 31 Marzo Domenica 1 Aprile


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CityLights «Ognuno sarà famoso per quindici minuti»

Matrimonio a Sorpresa

Il 16 dicembre 2017 è un giorno particolare che Aldo Nicchi e Alessandra Violetta non

dimentiche-

ranno mai. Una data speciale, vissuta in modo originale, contornata dalla semplicità delle cose e circondati

Era il battesimo del figlio Brando, è diventato anche il giorno del loro matrimonio.

dall’affetto delle persone che amano.

Ciao Aldo e Alessandra, la vostra è stata una cerimonia organizzata nei minimi dettagli, sognavate una giornata così? «Stiamo insieme da dodici anni e conviviamo da undici. Il nostro percorso è stato quello di andare ad abitare in una casa in affitto poi, tre anni fa, ne abbiamo comprata una tutta nostra. Otto mesi fa abbiamo avuto Brando, il nostro primogenito e il mio sogno era il matrimonio. È stata una bella cosa, perché è stato il coronamento della nostra storia.» Quello che ha fatto scalpore è che sia stato organizzato a sorpresa. Da dove è nata questa idea? «La volontà è stata quella di fare una cosa per le persone che realmente ci amano, che poi sono le nostre famiglie. Gli invitati erano solo venti e rappresentano il cuore della famiglia. Non dimenticherò mai i loro sguardi quando hanno capito cosa stava per succedere, è stato il regalo più bello che mi porterò dietro tutta la vita.» Come si è svolta la cerimonia? «È riuscita molto bene grazie al contributo eccezionale di Don Alvaro. Brando è stato battezzato e aveva come padrino mio fratello e la madrina era la sorella di Alessandra. Dopo esser tornati dalla fonte battesimale, è iniziata una specie di recita nella quale Don Alvaro è stato formidabile. Ha chiesto a mio fratello Adriano e a mia cognata se avessero voluto fare da testimoni. Poi ha fatto arrivare il bouquet. La Chiesa era in assoluto silenzio, poi ha

detto che mancava ancora qualcosa... le fedi.»

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Colpo di scena? «Rivolgendomi a Don Alvaro, ho suggerito di guardare nella borsetta che portava nostro figlio Brando! Una volta che avevamo tutto, è arrivato anche il tavolino rosso con il registro. C’era chi piangeva, chi rideva e chi si era emozionato. Abbiamo voluto dare un senso particolare al matrimonio ed è stata una cosa vera, autentica.» Siete stati anche molto bravi a tenere tutto nascosto, ma qualcuno che sapeva ci sarà pur stato.. «Eravamo in cinque a saperlo. Oltre a noi due, i negozianti dove avevamo acquistato le fedi, il cameramen, perché doveva organizzarsi e il fioraio, perché il bouquet non poteva mancare. Abbiamo chiesto loro massima riservatezza, sono stati eccellenti e di parola.» La vostra storia come è finita sui giornali? «Una coincidenza davvero divertente. Mio fratello Adriano, Campione di Pugilato, era fuori dalla Chiesa (La Pieve) e stava preparando il riso. Un giornalista è passato di li in quel momento e, salutandolo, gli ha chiesto come mai fosse così elegante.» E la risposta di tuo fratello? «Divertentissima, gli ha detto semplicemente: “mio fratello (Aldo)

ci ha fregati a tutti”!» Quindi Alessandra, per forza di cose, ti sei dovuta sposare senza il tradizionale abito da sposa? «Ti racconto un aneddoto, avevo comprato un abito che non piaceva molto ad Aldo. Una settimana prima siamo andati a fare una passeggiata in centro e abbiamo visto un abito bianco, non da sposa, ma che si addiceva molto all’occasione. Eravamo tutti e due d’accordo che sarebbe stato quello giusto.» Manca ancora un particolare per chiudere il cerchio, come avete fatto con la torta nunziale? «La torta ce l’ha fatta Elia, della pasticceria Stelle del Mattino. Gli abbiamo chiesto una torta semplice con una scritta per Brando. Non volevamo sovrastare il senso del suo Battesimo. Poi ci abbiamo applicato due statuine davvero carine.» Un’ultima cosa che non posso non chiedervi, la luna di miele la farete? «È una sorpresa, ma ti dico solo che faremo una crociera per Pasqua!» di FABRIZIO SALVI

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7to7 Dal tramonto all’alba Cercavi un posto in centro in cui poter mangiare, bere bene e ascoltare ottima musica? Tutto questo esiste già. George’s è il risto-lounge di piazza San Giusto 11, prossimo ad una delle più importanti porte di ingresso per il centro della città di Arezzo. Si distingue offrendo serate di musica dal giovedì alla domenica, riunendo i migliori djs che posano le loro radici nel territorio di Arezzo e provincia, prediligendo il vinile, insieme alle più interessanti cover band e a live acustici di qualità. E quando nulla viene lasciato al caso, anche l’assortimento di buoni vini, birre e alcolici, prodotti alimentari, rispecchia le scelte di un posto che si propone come punto di riferimento per i giovani e la nightlife aretina, all’insegna del pregio e del divertimento. Infatti George’s è anche partner ufficiale di Snap e BeOnes, oltre che di una squadra di calcio Uisp. La pagina di Facebook è molto attiva e chiara sul calendario degli eventi. Il personale gentile e preparato sarà lieto di accogliervi in uno spazio stiloso che mette a disposizione grandi opportunità. Imminente l’inserimento della cucina a vista dove mettere in pratica l’arte culinaria del proprietario Orges Breshanaj. Si rivela il posto giusto per apertivi di gruppo, compleanni e mille altre occasioni. Aspettando la bella stagione in cui ci potremmo accomodare proprio sulla piazza a godere di quella atmosfera e di quella musica uniche... di NICOLÒ CICCONE

GEORGE’S. FOOD, DRINK, MUSIC. #02/18 - WEARE - 09


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Come la pasta fatta in casa, come il bacio della mamma prima di partire, il Principe coccola e diverte gli aretini che, generazione dopo generazione, continuano a ricambiare frequentandolo abitualmente. Un’estensione naturale dello svago cittadino al quale partecipano, questa una delle particolarità, sia ragazzi giovani, sia meno giovani. Una convivenza non forzata, anzi, spontanea per un locale che ha saputo fare del cambiamento e dell’attenzione ai gusti di tutti, uno dei veri dogmi della propria esistenza. La gentilezza di Stefano Benassi, il Presidente della società, e di Matteo Innocenti, il suo collaboratore, ha fatto si che ci aprissero le porte verso un mondo del divertimento curato nel dettaglio e sofisticato nel meccanismo, col fine di restituire ai suoi affezionati un prodotto completo, finito e appagante. Proprio Stefano, con la sua esperienza pluriennale nel settore, introduce

Il Principe.

“Questo è un locale storico che ha saputo adattarsi e cambiare. Per quanti lo ricordano, prima la location era in centro, mentre ora si è spostata un po’ più fuori, in zona Pratacci, traendone benefici sotto alcuni aspetti, tra i quali la comodità del parcheggio. È l’unico locale ad Arezzo che, col tempo, ha mantenuto le sue radici, cambiando però nel genere musicale. Siamo in questa struttura dal 2006 e, al momento della scelta del nome, è stato proposto Il Principe, perché uno dei soci del locale era un collaboratore della vecchia gestione e ha pensato bene di mantenerlo”. La cartina tornasole di un locale, il suo termometro e la sua qualità, sono figlie di un lavoro certosino, dello studio di idee e dello sposalizio di generi musicali che possano essere al passo con i tempi: “Questo è stato un locale che ha fatto le sue fortune sulla propria varietà di offerta. Il venerdì è dedicato ad una fascia di età tendenzialmente giovane, dai 25 ai 35 anni circa e la sala centrale è quella dedicata all’ospite o al format - poi ne parleremo mentre nel privèe le casse suonano musica prevalentemente commerciale. Il sabato

UN SO LO Princ ipe

l’offerta musicale si esprime spalmata su tre sale, quella centrale dedicata all’orchestra con balli di coppia o gruppo poi, il privèe Royal alla ristorazione prima e successivamente alla discoteca, per finire con quella del latino americano, un genere che ha preso tanto spazio.

Cerchiamo di accontentare un po’ tutti”. La parola format è un elemento che ricorre non solo in tv, ma caratterizza anche il successo di un locale. Alla discoteca Il Principe, sanno come si fa: “Il Mamacita, per citarne uno, ha riscontrato un bel successo da noi ed è una tipologia di serata che viene proposta in molti locali in Italia. Ci sono grandi nomi dietro questo genere di eventi e, vi svelo, che presto faremo anche una serata con Mtv”.

Quello che colpisce l’occhio è anche l’eleganza delle strutture e la cura che gli addetti riversano in ogni particolare, mettendo le loro competenze specifiche al servizio della discoteca: “Siamo sempre stati attenti ad investire sul rinnovamento dello stile, cercando di intercettare le espressioni musicali del momento, i dj più popolari come Gabri Ponte e Gigi D’Agostino, per citarne alcuni, e ingaggiando personaggi famosi a livello social. Cerchiamo di prenderli sulla cresta dell’onda. Dal punto di vista strutturale l’intento è quello di soddisfare il colpo d’occhio che la clientela desidera, cercando un certo tipo di visual, tant’è che di recente abbiamo investito molto sulle luci”.

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7to7 Dal tramonto all’alba Per i tanti che entrano, corrispondono nuove idee e progetti che lo staff proverà a realizzare: “La nostra idea sarebbe quella di trovare una location in città, autorizzata al pubblico spettacolo e che diventi in pianta stabile il locale estivo de Il Principe”. Cena spettacolo, navetta per i casentinesi e divertimento. Questa è la discoteca Il Principe. Punto di riferimento di ieri, dell’oggi e del domani. Per tutti. di FABRIZIO SALVI

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#wearearezzo

Prima che asciughino quei due o tre baci sulla fronte e qui e lì, ti chinerai per bere acqua d'argento dallo specchio, e se nessuno ti starà a guardare ti toccherai le labbra con la bocca. C'è un tempo in cui più svelto delle dita che lo scultore passa sulla creta il sangue impaziente ti modella il corpo dal di dentro.

Forse stringerai tra le dita i tuoi giovani capelli e li solleverai sopra le spalle perché somiglino piuttosto ad ali, e davanti a loro prontamente correrai là dove proprio davanti agli occhi e sul fondo estremo dell'aria sta il grande, erto, conturbante e dolce nulla, che splende.

JAROSLAV SEIFERT, Prima che asciughino quei due o tre baci

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LIFESTYLE


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Per un pugno di like Dritte, (s)consigli e provocazioni di Manola Tenti

EGO tre lettere che ci trattengono dal dire tre parole IO TI AMO Difficile pronunciarsi sull’amore, su questa parola si è detto praticamente tutto, definizioni retoriche, romantiche, ciniche, originali, insomma per tutti i gusti! La parola stessa, amore si presta a mille interpretazioni, utilizzata per esprimere una vasta gamma di sentimenti. Amore per un figlio, per il prossimo, per un fratello/sorella... Ma quando si dice amore, penso che tutti noi ci riferiamo ad una cosa sola! o per lo meno per me è così!... Penso che l’amore sia un sentimento irrazzionale, non ci sono dubbi, non conosce confini, colpisce persone di tutte le età, razza, religioni e perfino culture diverse. Capita di vivere per anni vicino ad una persona poi, di punto in bianco cominciare a sentire un desiderio irrefrenabile, accorgersi che non possiamo farne a meno, desideriamo la presenza di un altro, uomo/donna, cerchiamo un contatto, l’affetto... In una sola parola cerchiamo l’amore! In quel momento scompaiono tutti i difetti della persona amata, che rappresenta l’ideale della nostra vita, nessuno è più desiderabile, bello, affettuoso, dell’oggetto del nostro amore. Bene, fino adesso sono stata brava! io l'amore l’ho visto nei film, letto nei libri! Si l’ho sognato, ma onestamente credo di non aver mai amato, ho provato passioni forti, ma l’amore no! Ne sono sicura! Visto che siamo nel mese di febbraio ci viene subito in mente il carnevale e il tanto discusso San Valentino... Già S.Valentino protagonista di storie leggende lontane, hanno superato gli oceani, attraversato i continenti, pochi conoscono la storia del Vescovo martire di Terni. Primo Vescovo della città, i suoi miracoli lo resero famoso ben oltre i confini dell’impero. Perseguitato dal senato Romano cadde martire il 14 Febbraio 273 sotto l'impero di Aureliano per aver celebrato il matrimonio tra una giovane cristiana e un legionario pagano. Divenne così protettore degli innamorati. Cosa è oggi San Valentino? Un giorno basato sul consumismo e la retorica, nessuno (o quasi) oggi si sacrificherebbe cosi per amore... La nostra società è basata molto sull’egoismo quindi quando si parla d'amore dobbiamo sapere che parliamo di uno dei sentimenti più nobili che esiste! Buon San Valentino a tutti.


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CAP52100 Mangia bevi (indirizzato) bene

L’Osteria del Cuore Quando entrare in un posto e sentirsi a casa… Magari solo grazie ad un odore, ad una candela accesa, ad un bicchiere di vino, quello buono che ti assapori, piano… Sicuramente l'Osteria del Caranbar è tutto questo. E’ il pranzo di Natale, è il sabato sera con gli amici, è una cena bella e romantica in due; è un posto dove ormai vai sul sicuro e potresti scegliere cosa mangiare anche ad occhi chiusi, tanto sai che sarà impossibile non riconoscere quei sapori originali, ma sempre rispettosi della semplicità. L'attuale Osteria del Caranbar nasce nel 2004 da un’idea di Massimo e Vilma. Da li a poco si sarebbe aggiunta anche Danila. Ed è così che, ben presto, il tuo piatto preferito diventa la loro mitica tartara di manzo o le crespelle con verdure e pecorino e sai che esiste un posto nel mondo in cui puoi rifugiarti in una crepe o in un tortino al cioccolato incredibili, magari sorseggiando un distillato di cui non conoscevi neppure l’esistenza. A fare da cornice a questa Osteria a conduzione familiare c’è il piccolo paese di Stia; l’ultimo della vallata del Casentino che però, con il miraggio del Caranbar che vi gira per la testa, raggiungerete senza problemi anche da Arezzo.


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Via Adamo Ricci, 19, Stia Tel. 0575 504500 Aperto dalle 12 alle 14.30 e dalle 19 alle 22.30 Chiuso il Mercoledì

La fortuna di vivere ai piedi del monte Falterona, si ritrova in ogni piatto di questa Osteria, segnata dai cambi di stagione e dalle materie prime locali che sono le regine indiscusse di questa cucina. Qui il Km0 è cosa normale, con l’orto “di proprietà” e le montagne casentinesi con i loro funghi e gli altri prodotti del bosco. Forse è quasi banale e scontato dire che tutta la pasta è fatta in casa, a mano e che è in quei tortelli e in quegli gnocchi che risenti il tocco di tua nonna; se chiudi gli occhi la puoi vedere ancora mentre stende la pasta sulla spianatoia in cucina… L'Osteria del Caranbar è tradizione vera e autentica, ma è anche qualcosa di più… Ogni piatto sa cogliere una sfumatura nuova, fresca, in una cucina che ha sposato anche la modernità e sa stare al passo con le esigenze dei palati più gentili. Al Caranbar infatti l’occhio è attento anche ai vegetariani e ai celiaci; il nome Osteria non deve trarre in inganno; l’ambiente è sobrio e raffinato, musica giusta in sottofondo, con un’attenzione quasi maniacale ai dettagli che si ritrovano, oltre che nella mise en place, anche nelle “coccole” con cui vengono viziati i commensali… Schiacciatina calda per iniziare e pane con l’olio, quello buono, che solo la bottiglia di fa immergere nel suo colore verde brillante e ti fa iniziare il pasto con un sorriso. Allo stesso modo, al Caranbar non puoi concludere la cena senza farti consigliare da Massimo un ottimo cognac o un distillato. Ne ha per tutti i gusti, con proposte particolari e diverse che rendono la conclusione di una cena al Caranbar davvero degna di essere ricordata… E comunque, per chi non è amante dei super alcolici a fine pasto, con il caffè arrivano anche i cioccolatini; ricercati e pregiati con un gusto fondente che sa chiudere in bocca ancora per un attimo i sapori delle ottime pietanze appena consumate. L'Osteria del Caranbar è davvero capace di diventare uno dei posti del cuore; gli elementi per innamorarsene ci sono tutti; non resta che lasciarsi trasportare dalle note della musica in sottofondo e da quelle suonate e sprigionate da ogni suo piatto… di MELISSA FRULLONI #02/18 - WEARE - 15


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Per il vostro pranzo, per una merenda, per cena, per una sosta golosa o se vi trovare improvvisamente colpiti da un incalzante languorino e insomma... avete proprio voglia di qualcosa di buono, il luogo che fa al vostro caso è sicuramente “Crêpes de Lune”! Anche se il nome di questo grazioso esercizio che si trova in Via de’ Redi ad Arezzo può trarre in inganno (l’ispirazione nasce dal celebre brano di Claude Debussy, “Clair de lune”), le crêpes non sono le uniche specialità che vengono servite: qui si possono gustare anche insalate, vellutate, carpacci, taglieri, pancake, macedonie ed estratti di frutta e verdura, il tutto condito con la fantasia e la simpatia di Federica e Marco, che lo gestiscono dal 2011. Li incontro e mi raccontano che hanno deciso di aprire questa attività con l’intento di creare un natural bistrot al grido di

“naturalmente buono!”

In passato lavoravano in settori diversi da quello del food e ogni giorno erano costretti a pranzare fuori casa e a doversi accontentare di pasti pesanti e poco salutari. Così hanno avuto l’idea di aprire un locale, tipo quelli che avevano visto a Parigi o a Monaco già molti anni prima, che potesse offrire degli spuntini buoni e sfiziosi, ma allo stesso tempo leggeri, naturali e preparati con ingredienti freschi. In altre parole hanno realizzato l’alternativa che avrebbero voluto trovare per le loro pause e che oggi, con tanta passione, propongono ai loro clienti. La crêpe, con il suo semplice impasto a base di latte, farina e uova è una preparazione di origine antichissima e le numerose tipologie di condimento possibili la rendono un

pasto stuzzicante. Il menù di “Crêpes de Lune” ne conta circa 60 tipi, ma ogni cliente può decidere di farcire la propria come preferisce e i proprietari sono sempre pronti a suggerire particolari abbinamenti, anche in base ai prodotti disponibili, e ad accontentare tutti. Si può scegliere tra tanti gusti, per tutti i palati e le esigenze, con ingredienti dolci o salati oppure la versione senza glutine o vegan, il tutto servito per saziare sia la vista che lo stomaco. Se avete voglia di un break diverso dal solito, gli estratti di frutta e verdura sono sicuramente la soluzione migliore: saporiti, dalle proprietà nutritive e benefiche, sempre preparati al momento, sono il fiore all’occhiello di questo posto. Per non parlare delle insalate fantasiose fatte con ortaggi, frutta e legumi e delle vellutate di verdura, sane e appetitose. Il reparto bevande comprende vini locali, prevalentemente aretini e cortonesi, e vini francesi provenienti ad esempio dalla Provenza o da Bordeaux, e una selezione di birre artigianali. Per chi volesse, c’è anche la possibilità di ordinare bibite e cocktail, rigorosamente fatti con frutta fresca. L’ambiente è accogliente e familiare, con un design essenziale ma curato nei dettagli, una perfetta combinazione tra accuratezza ed elegante semplicità. La sala include il bancone delle preparazioni e la dispensa a vista, così che sia possibile osservare come nascono tutti i piatti, e una decina di tavoli dove ci si può accomodare per godersi in piena tranquillità il pasto; per le belle giornate è anche disponibile un piccolo spazio all’aperto.

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CAP52100 Mangia bevi (indirizzato) bene

Qui la tradizione francese delle crêpes si incontra con quella nostrana, le pietanze vengono confezionate con materie prime ricercate e con la prerogativa della qualità e l’obiettivo è quello del benessere fisico, ma anche e soprattutto del rapporto umano. Federica e Marco mi parlano di quanto, oltre ad essere molto scrupolosi nello scegliere gli ingredienti - ci tengono in modo particolare ad avere sempre frutta e verdura di stagione - puntino a creare, con chiunque decida di entrare da loro, un rapporto di amicizia e cordialità.

“Con molti nostri clienti siamo diventati amici”, mi raccontano - “ci piace mettere a proprio agio le persone, avere attenzione per le loro richieste, perché qui si sentano bene non solo per quello che mangiano”. “Crêpes de Lune” è davvero un luogo da non perdere e a cui affezionarsi, dove vi aspettano tante prelibatezze e tanti sorrisi. di CLAUDIA DI BERNARDO

Photos di Giada Castigli

ORARI: Mar-Gio: 11.30/15.00 - 16.30/21.00 Venerdì: 11.30/15.00 - 16.30/23.00 Sabato: 11.30/14.30 -16.30/23.30 Domenica: 16.30-21.00 CONTATTI: Via De’ Redi 7 tel. 338 8957070 crepesdelune@gmail.com FB: crepesdelune


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Contessa ci nasco, Sciocca ci divento. Questo è l’unico modo per poter vivere nella società di oggi #02/18 - WEARE - 18


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Un nome che fino a poco tempo fa nessuno conosceva o quasi, adesso Arianna

Paperini è sulla bocca di tutti per più di un motivo, ma partiamo con ordine. Chi è Arianna Paperini ? Nasce ad Arezzo 42 anni fa, ha due matrimoni alle spalle, una figlia di 16 anni e un padre al quale è molto legata nonostante siano sette anni e mezzo che l’ha lasciata. Questa estate è stata protagonista di un paio di gesti eclatanti che l’hanno portata sulle prime pagine dei quotidiani locali. Tutto ha inizio il 3 settembre 2017, giorno della Giostra del Saracino, quando in via Roma succede un simpatico fuori programma, al momento del passaggio degli sbandieratori, dall’alto iniziano a cadere degli strani volantini che in molti collegano a qualche quartiere e quindi inizialmente la cosa non fa molto scalpore, ma poi molto curiosi li raccolgono da terra e leggono la scritta

“Gnocco Imperiale

by Contessa Sciocca” con sullo sfondo la foto di uno degli sbandieratori in corteo in quel momento. Il gesto fu così eclatante che subito si risalì alla segreta ammiratrice, che aveva un nome e un cognome: Arianna Paperini era la Contessa Sciocca. I volantini furono solo l’inizio di un corteggiamento verso lo sbandieratore, seguirono due richieste di appuntamento con una Ferrari rossa fuoco ed un elicottero, due accessori che piacciono a tutti – dice la Contessa Sciocca. Le due proposte furono gentilmente declinate dallo Gnocco Imperiale per ragioni familiari, ma l’attesa fu ripagata con il tanto proclamato appuntamento a cena. Da lì è nata un’amicizia che la Contessa ha voluto salutare con queste parole rivolte allo sbandieratore: “Sei diventato la mia favola, una favola senza lieto fine, ma pur sempre una favola”. Ma a tal proposito, cosa è l’amore per Arianna Paperini e quanto è importante la follia in un rapporto di coppia. Per la Contessa Sciocca amore e follia sono indispensabili; l’amore è vita, è ovunque, l’amore è dare senza pretendere nulla in cambio. La follia è per chi non la vive tutto ciò che fa, perché solo un folle può vivere attimo per attimo ogni emozione della propria vita. Ecco, la Contessa, vive di emozioni, forse per questo i volantini hanno emozionato tante persone, soprattutto gli adolescenti. Questa storia non finirà mai, visto che esiste una pagina Facebook e un marchio registrato, che promette progetti per il futuro. Dall’amore al calcio, il passo è lungo, ma non per Arianna Paperini, che dopo la trattativa fallita per l’acquisto dell’Unione Sportiva Arezzo, da qualche settimana è diventata proprietaria dell’Acf Arezzo Calcio femminile. E’ stata scelta direttamente dalla presidente Chiara Tavanti, con cui ha iniziato un percorso pieno di ostacoli, ma con la forza di tutte le ragazze amaranto che sono la spinta del loro impegno quotidiano per costruire qualcosa di grande, che sia fiore all’occhiello della nostra città. Per concludere ci facciamo dire dove passerà il suo San Valentino, la risposta non è per niente scontata: “San Valentino lo passerò al caldo, sarò a Portorico, e

sicuramente sarà a lume di candela, ma senza Gnocco!” Sentirete parlare ancora di Contessa Sciocca, è un marchio. Ha grandi progetti e al suo rientro da Portorico (saranno tre mesi di pura follia!) ne vedrete delle belle! di PIERPAOLO CHIARO #02/18 - WEARE - 19

MUSI&MUSE Il personaggio del mese


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Ciao Omero, come stai? «Molto bene grazie, sempre indaffarato, ma molto bene!» Allora Omero, parlaci un po’ del tuo progetto Omero and Friends. Come è nato questo collettivo, da quanto siete sulla scena, insomma raccontaci la vostra storia...

«Omero and Friends è un progetto nato nel 2015, anche se già avevo sperimentato un’esperienza simile qualche anno prima, un’iniziativa chiamata DBS Project. Già nel 2009 avevo la sensazione che il rock avesse finito di comunicare al grande pubblico, ma io amavo suonare la batteria, quindi dovevo trovare un modo per trasmettere le mie rullate ai giovani che si stavano avvicinando alla musica elettronica. Cominciai a suonare la batteria e le percussioni insieme ad alcuni DJ in giro per le discoteche aretine. Da quell’esperienza è nata la mia voglia di unire la musica digitale con quella strumentale. In questo modo è possibile accontentare le richieste più innovative del nostro pubblico, ma garantendo la visibilità dei musicisti, non solo dei dj. Ho creato quindi un collettivo composto da dj e polistrumentisti, che per me è diventata una famiglia, basata però sulla qualità. La fusione fra le due anime musicali di cui ho già parlato, mi ha concesso di poter avere sia un prodotto che piacesse ai giovani, grazie ai dj, ma anche una presenza scenica significativa, apportata da musicisti che già avevano solcato molti palchi.» Per ottenere un buon risultato, ho visto che hai formato una squadra davvero numerosa. Quanto ognuno di questi musicisti, o come la chiami tu, la tua family, apporta al progetto? «La mia famiglia è composta da musicisti di ogni età ed idea musicale. Molto spesso sono persone con cui sono cresciuto, ad esempio il mio (e qui Omar pronuncia con un senso davvero di appartenenza) chitarrista, con il quale ho iniziato la mia avventura musicale da batterista, o il trombettista che ho conosciuto nel gruppo dei musici degli Sbandieratori di Arezzo. Altre volte sono persone che non conoscevo personalmente, le quali però hanno dimostrato la volontà di creare qualcosa di nuovo e mi hanno contattato per aderire al progetto. L’interesse del

Deve seguire la sua passione e i suoi sogni. singolo è fondamentale.

E sono orgoglioso di loro per il contributo costante e qualitativo. In più una squadra così numerosa permette di personalizzare meglio ogni singolo evento. Quello che spesso altri dj set non fanno è studiare il cliente, riproponendo sempre lo stesso prodotto; noi, invece, siamo sempre in evoluzione e in costante cambiamento, per soddisfare al meglio ogni richiesta.» Sei passato dal suonare la tua musica nei pub, all’organizzare un prodotto artistico per i matrimoni. Che emozione ti dà? Cosa è cambiato? «Ho iniziato dai pub e dalle piazze passando poi alle discoteche e gli eventi. Durante i matrimoni capisci quanto il tuo impegno venga valorizzato, capisci di essere riuscito a costruire una qualità ed un’eleganza di un livello diverso.


With a Little Help from My Friends

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Risonanze Magnetiche Suoni dallo spazio urbano

In più devo ammettere che sono una persona molto emotiva e quando qualcuno mi chiama per il proprio matrimonio, mi emoziona il fatto di dover creare qualcosa per il giorno più importante della sua vita. E se ami stare in mezzo alla gente, come accade a me, sei disposto a dare il 100% per renderlo indimenticabile.» Quali sono stati gli eventi più importanti di Omero and Friends? «Di sicuro direi OroArezzo, VicenzaOro e Confcommercio Night Toscana, ma l’esperienza più bella è stata suonare in piazza del Duomo a Milano per Sephora alla presentazione del nuovo profumo di Rodriguez. Senza dimenticare la collaborazione con Porche e con Sugar.» Un’ultima domanda riassuntiva: perché gli aretini dovrebbero chiamare Omero and Friends per i propri eventi? «Perché possiamo assicurare un ottimo risultato su qualsiasi tipo di evento e su ogni punto di vista: umano, musicale e professionale. Devi chiamare Omero and Friends se vuoi qualcosa di bello ed unico per il tuo evento.» di ANDREA IACOBELLI


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Non saprei immaginarmi altrove se non su un palco Elena Bidini, 26 anni, nata e cresciuta ad Arezzo, dopo il diploma spicca il volo prima a Londra, poi al Boston Ballet. Adesso sono 6 anni che fa parte dell’organico del Teatro dell’Opera di Roma. Lì ha incontrato l’amore, infatti il collega Michael Morrone è diventato suo marito nel luglio 2016. A che età hai iniziato a ballare ? «Tutte le bambine cominciano a 5 anni, io invece ho cominciato abbastanza tardi, in un momento in cui il fisico si modifica ed incontra pure più difficoltà perché è meno elastico. Avevo 13 anni.» Sognavi fin da piccola di fare la ballerina ? «A quanto mi racconta mia madre e per quanto mi ricordi ho sempre ballato non appena sentissi una musica, ma il mio carattere esuberante ha sempre spostato l’interesse verso altri sport, inizialmente. Poi ho deciso di cominciare danza, un po’ anche per placare la mia esuberanza, e mi sono trovata già grandina con ragazzine più avanti di me, ovviamente, ed allora la passione è cresciuta sempre più per la voglia di diventare come loro. E da lì a poco ho capito che volevo fosse il mio lavoro. Se non fossi diventata ballerina? Beh, diciamo che fin da subito ho avuto molte soddisfazioni e conferme, quindi il quesito me lo sono posto sempre in modo blando. Credo, però, che avrei dirottato completamente la mia vita verso gli studi che ho condotto, ed avrei quindi cercato lavoro come insegnante di asilo o collaboratore in centri di recupero o per anziani.» In che scuola hai mosso i primi passi ? I miei primi passi li ho mossi al Centro di Danza Accademico diretto da Giovanna Papi, ex prima ballerina del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Devo dire sinceramente, che di scuole così ce ne sono molte poche, nessuna in Toscana direi. Saper insegnare non è sempre sinonimo di una grande ballerina, ma nel caso della mia insegnante è così; tant’è che in 45 anni di scuola di certo non sono l’unica uscita dall’accademia per fare di questa passione un lavoro. Le devo molto, perché al mondo d’oggi fare ciò che ci piace non è affatto semplice. Mi ha seguita, mi è stata accanto in ogni momento della mia vita sostenendomi e mi ha sempre rimessa nella buona strada quando avevo qualche delusione. È stata ed è tutt’ora una delle persone delle quali mi fido di più.» Sei arrivata all’Opera di Roma, da quanto tempo sei lì ? «Dopo il liceo ed il diploma, ho deciso di cominciare a fare audizioni in giro per il mondo, poi è arrivato il momento in cui sono stata scelta per una piccola compagnia a Londra, dove sono stata per 5 mesi. Una volta tornata mi sono classificata prima ad un concorso internazionale, vincendo pure una borsa di studio per il Boston Ballet.


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St-ART Piero’s Son, il figlio del mese Lì ho trascorso 4 mesi, i più decisivi della mia formazione che mi hanno permesso di arricchirmi molto. Dopodiché, essendomi classificata bene nella graduatoria del Teatro dell’Opera di Roma, ho deciso di lasciarmi alle spalle la richiesta del direttore di Boston di rimanere nella sua compagnia ed ho deciso di rimanere in Italia, a Roma. Così nel 2012 ho cominciato a far parte dell’organico del Teatro dell’Opera di Roma, che solo per pochi mesi nel 2013 ho lasciato per un’esperienza al Maggio Musicale Fiorentino. Oggi, dopo quasi 6 anni, sono felice di aver scelto di rimanere a Roma, perché con la direzione di Eleonora Abbagnato c’è una prospettiva di lavoro diversa, dá molto spazio ai giovani, ha presentato sempre stagioni ricche ed innovative permettendoci così di crescere tanto.»

Tra 20 anni come ti vedi e soprattutto pensi di tornare a casa ad Arezzo ? «Beh, noi andiamo in pensione molto presto, a 46 anni, quindi mi mancano ancora 20 anni per fortuna. Diciamo che il mio sogno, però, e pure quello di mio marito, anche lui ballerino al Teatro dell’Opera di Roma (Michael Morrone), sarebbe trascorrere la nostra pensione nella bella campagna aretina. Ci piacerebbe aprire una vera accademia di danza, o magari, chi lo sa, una piccola compagnia anche per sfruttare la bellezza del nostro Teatro Petrarca. Per il momento sono progetti troppo lontani, e poi quest’anno abbiamo già una grande novità, l’arrivo di una stupenda bambina questo aprile. Quindi ci godremo passo dopo passo la nostra vita artistica e non… entrambi sono aspetti fondamentali per essere felici davvero!»

Il giudizio che mi fa più paura? Quello di mia madre

C’è un ruolo particolare o comunque un sogno legato alla danza che vorresti che si esaudisse ? «Da quando la Signora Abbagnato dirige le nostra compagnia ho avuto molte soddisfazioni ed anche la possibilità di crescere svolgendo molti ruoli che sognavo di fare, come ad esempio la Fata dei Lillà ne “La Bella Addormentata” o “Vertiginous Thrill of Exactitude” di William Forsythe. Il mio sogno più grande resta però interpretare Kitri in “Don Chisciotte” o, ruolo completamente opposto espressivamente, Giulietta in “Romeo e Giulietta”. Questi sono i miei sogni, c’è tanto da lavorare, ma questa è una cosa che non mi ha mai spaventata; sono una stacanovista!» Oltre la passione cosa ti è servito per arrivare dove sei ora ? «Oltre alla passione, serve solo tantissimo lavoro e tanti sacrifici fin da adolescenti. Io non ho conosciuto riposo o pomeriggi in centro con le amiche, ho dovuto studiare sempre di sera tardi fino alla notte, ed ho dovuto sempre seguire un certo tipo di alimentazione. Insomma la Danza diventa uno stile di vita.» di PIERPAOLO CHIARO #02/18 - WEARE - 23


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«Ogni scatto deve avere la capacità di emozionare, di ricordare una parola, un profumo, un sorriso, un momento ben preciso. Su questo si basa la mia fotografia, sulle emozioni che ogni immagine può evocare.», così scrive Sara Lorenzoni sull’homepage del suo sito (saralorenzoni.it) dal quale si evince subito la passione che la giovane fotografa aretina mette nello svolgere il suo lavoro. Specializzata in fotografia di matrimonio, love session e family, Sara scatta foto che trasmettono tutta la sua sensibilità e l’attenzione nei riguardi dei soggetti ritratti ed è immediatamente evidente il suo talento nel cogliere l’attimo giusto per premere il pulsante della sua fotocamera, consapevole che quello che sta immortalando è il loro momento e il suo ruolo è quello di raccontare la loro storia, con discrezione e senza invadenza. Basta un primo sguardo sui suoi scatti per percepire che i servizi che realizza sono il frutto di un vero e proprio sentimento verso la fotografia, intesa sia come arte che come professione, e di come sia un’accorta e delicata osservatrice di quelli che sono gli istanti più importanti di una giornata così significativa come quella di un matrimonio. Nelle sue foto spiccano sorrisi, risate, sguardi, abbracci, lacrime, espressioni e gesti spontanei che nascono dalle emozioni e che con raffinatezza e uno stile personale e mai banale riesce a trasferire in ogni immagine, come fossero pagine di un libro che raccontano di un preciso momento.

SITO: saralorenzoni.it FB: SaraLorenzoniFotografia IG: saralorenphoto

Sara punta il suo obiettivo su persone, luoghi e dettagli creando scene meravigliose, immerse in atmosfere da sogno, intrise di romanticismo, restituendo ai suoi clienti il ricordo di un’esperienza unica e speciale. Ma non ci sono solo le fotografie a parlare di Sara, leggiamo dei messaggi che le sono arrivati da parte di alcune coppie di sposi e non possiamo che avere la conferma della professionalità, del talento e della creatività di questa fotografa: «mi hai dato nuovi ricordi che in quel turbinio di emozioni non avevo colto...», «siamo veramente contenti di averti incontrata, di averti scelta e di aver avuto la possibilità di averti a raccontare il nostro matrimonio...», «grazie a te il nostro anniversario ogni anno è come una rivista patinata e con questo servizio ci hai regalato delle foto da copertina!». Attratti dalle foto presenti sul suo sito e sulle sue pagine social e dalle belle parole spese per lei, noi di WEARE abbiamo deciso di intervistare Sara, per conoscerla meglio e per farci raccontare della sua passione per la fotografia e del suo lavoro di fotografa. Sara, quando hai iniziato a fotografare e quando hai capito che sarebbe diventato il tuo lavoro? «Ho iniziato a fotografare che ero piccolina, credo in seconda elementare, andavo in giro con la macchinetta a rullino che i miei mi davano per le «occasioni», ad esempio una gita o al mare. Ero affascinatissima dalla Polaroid che aveva mia nonna (che tutt’ora funziona!), amavo l’attesa mentre la fotografia si sviluppava e mi dicevano di tenerla al buio o rivolta verso il basso, infatti ricordo di aver messo da parte le varie «paghette» di un anno intero per poter#02/18 - WEARE - 24


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St-ART Piero’s Son, il figlio del mese

Professione Reporter

mene comprare una nell’estate fra la quinta elementare e la prima media. Non ho mai smesso di fotografare per passione, ma capire che sarebbe diventato un lavoro è venuto molto tempo dopo. Avevo appena finito l’università, lavoravo in uno studio di grafica e design e spesso ciò che riguardava la fotografia era di mia competenza. Proprio in quel periodo ho avuto modo di scattare ad un matrimonio, e sono rimasta letteralmente folgorata: essere la persona che aveva l’onore di poter raccontare il giorno che resterà per sempre uno dei giorni più importanti nella vita di una coppia per me era un’emozione talmente grande che ho deciso di diventare una fotografa matrimonialista. Diciamo quindi che il mio percorso è stato il contrario di ciò che di solito avviene: il fotografo si avvicina al matrimonio per necessità di lavorare, io ho scelto di fare questo lavoro per amore di quel momento.» Tu definisci il tuo stile “reportage”, durante i matrimoni preferisci raccontare la giornata tramite le immagini piuttosto che mettere in posa sposi ed invitati.

Perché hai scelto di essere prevalentemente una fotografa matrimonialista? «Come dicevo prima, ho scelto di fare questo lavoro per avere la possibilità di raccontare un giorno così importante, pieno di emozioni e aspettative come è il giorno del matrimonio. E sono proprio queste emozioni che amo raccontare, vorrei che ogni volta che ad una coppia capitasse di sfogliare il suo album, si ritrovasse nuovamente a quel giorno, ricordando perché in quella foto rideva o piangeva, ricordando amici e parenti per ciò che li caratterizza. Per questo evito le interferenze della posa, non voglio che guardando l’album l’unico ricordo sia di me che gli dico cosa fare e dove mettersi…» Hai un’aspirazione professionale in particolare per il tuo futuro? «Certo, una su tutte: continuare a fare questo lavoro con la stessa passione, emozione e curiosità che ho adesso.» di CLAUDIA DI BERNARDO


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La barba come e perchè: ce lo dice Roberto Infantino, “Il Barbiere di Sicilia”

Passeggiando per Arezzo, se girate l'angolo di Via Schiaparelli al civico cinque vedrete far capolino un pole luminoso all'americana che vi invita ad entrare da “Il Barbiere di Sicilia”. Nel varcare la porta vi accorgerete di trovare una realtà dominata dal relax e dalla professionalità. Subito sulla destra ci sono delle sedie antiche in legno provenienti da un cinema degli anni '40, mi siedo e aspetto. La mia curiosità rimbalza su tutto quello che vedo: i quadri sul muro, i prodotti esposti nelle custodie delle chitarre, antichi attrezzi da barbiere nella vetrinetta; poi mi incanto ad osservare Roberto al lavoro. Mani libere, solo forbici e pettine, che con delicatezza e armonia modella la barba ad un cliente. Senza rendermene conto sono entrata in una Spa per soli uomini e le loro barbe, lunghe o corte che siano. Infatti da “Il Barbiere di Sicilia” si va per concedersi un piccolo momento di assoluto relax. La barba, nonostante tutta la sua mascolinità, ha bisogno di essere curata, trattata, viziata. “In trentacinque anni di esperienzaspiega Roberto, titolare dell’attivitàmai come in questo periodo ho visto andare così tanto di moda la barba, la troviamo nei calciatori, attori e uomini di spettacolo, gente comune. Era dagli anni '70 che la barba non assumeva nella società un significato così profondo, un senso estetico così rilevante. Lo stile Hipster degli anni '40, sta caratterizzando la moda di oggi, particolarmente nella cura della barba.

Avere la barba non è solo moda è uno stato.” Qualche curiosità... La barba viene amata o odiata dalla donne? “Secondo me ad una donna non piace la barba quando un uomo la trascura, bensì, se vede una barba curata, con la giusta linea, lucida e profumata, forse forse ci rimane anche male se l’uomo decidesse poi di toglierla”. #02/18 - WEARE - 26


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Il segreto sta nel mantenerla sempre pulita e curata, basta poco perché questa diventi un rifugio di batteri, di polvere o peggio ancora un contenitore di avanzi di cibo. Cosa fare quindi? “Bisogna dedicarle quotidianamente del tempo” ecco i consigli di Roberto. “Il primo passo, fondamentale, è quello di una corretta detersione aiutata dall’utilizzo di prodotti come uno specifico shampoo da barba che permette un'azione purificante e idratante. Questo poi va accompagnato con degli oli emollienti necessari a donare alla barba lucentezza! Ovviamente senza esagerare, ne bastano poche gocce. Con i prodotti giusti la vostra barba apparirà già più morbida”. C'è poi un altro segreto che il nostro Roberto pratica nel suo salone e che consiglia di fare anche a casa. "Spazzolatela bene con una spazzola in setola per evitare che si presenti qualche nodino. Mentre spazzolate asciugate bene, ma ricordatevi di mantenere il vostro phon ad una temperatura media. Mi raccomando, niente pettine, soprattutto in caso di barba riccia, potreste strappare via qualche pelo!". Armatevi di tempo e pazienze e la vostra barba resterà sempre pulita e splendente, ma c’è un ultimo passaggio che Roberto sconsiglia di fare in autonomia: la modellatura. "Questa è la fase dove entra in gioco la propria personalità, il proprio essere. E’ importante fare attenzione alla geometria del viso. Tanti uomini hanno ca-

pito, grazie al messaggio di noi Barbieri, che la barba fa da cornice alla propria personalità e che con essa hanno la possibilità di modificare o semplicemente correggere i lineamenti del proprio volto, migliorandoli. Ad esempio se la forma del viso è allungata non puoi fare una barba a punta, è come cucire un vestito su misura. In questo caso Vi consiglio di evitare disastri e di rivolgervi al vostro amico barbiere che con pettine, forbici e la propria maestria saprà riconoscere quello che fa al caso vostro. Perché un barbiere è come uno scultore quando scolpisce il suo pezzo di marmo”.

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#BSW BeautySaveTheWorld

E mentre Roberto ci fa capire la magia di quest'arte ci confessa che un giorno vorrebbe tramandarla ai suoi figli “E’ bene che percorrano la loro strada e i loro studi, ma non nego che vorrei tanto che conoscessero a fondo e che si appassionassero al mio mestiere e che lo vivessero come lo vivo io, immaginandoli, chissà, un domani con le mie forbici e il mio rasoio tra le loro mani". di GIULIA BASAGNI


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In bocca al lupo Sette! Giocando a calcio si incrociano i tacchetti con tante persone: con la quasi totalità di queste, ci si rivede in età adulta con le scarpette ben appese al chiodo, ridendo su aneddoti legati a campi fangosi ed errori clamorosi. Capita poi, seppur raramente, che invece una di quelle tante persone la si riveda cambiando canale, ancora in maglietta e pantaloncini ad esprimere il proprio talento nei campionati più importanti: è questo il caso di Andrea Settembrini, aretino DOC, centrocampista moderno che abbina quantità e qualità e che a 26 anni si sta conquistando i migliori palcoscenici calcistici. Ecco quindi i suoi pensieri, nel pieno della stagione che lo sta vedendo protagonista in Serie B nelle fila del Cittadella, dopo un percorso professionale senza scorciatoie, fatto di applicazione e voglia di crescere. Come si sta nel calcio che conta? «Giocare in serie B è una gran bella emozione, è un salto di categoria che aspettavo da tempo e che finalmente è arrivato. Si incontrano realtà calcistiche importanti, con un grande seguito di pubblico: essere parte di un campionato così bello è la realizzazione di un sogno che, visto il mio percorso partito molto dal basso, era diventato quasi insperato.» Qual è stato il percorso che ti ha portato dai campi della provincia aretina all’attuale Serie B con il Cittadella? «Partendo dal dilettantismo nel campionato di Eccellenza e, ancor prima, da realtà giovanili di livello regionale, è stata una scalata lunga, difficile ed importante: sono pochi i calciatori che si affermano nei massimi campionati nazionali partendo così dal basso. C’è voluta tanta passione, ma

anche tanta fortuna. Ho cominciato giocando il campionato di Eccellenza con la Sansovino, poi la Serie D con la Pianese, per poi avere la fortuna di accedere ai campionati di Lega Pro, prima nel Poggibonsi e nel Pontedera, successivamente per 2 anni bellissimi nella Feralpi Salò. Quest’anno, finalmente, la chiamata in Serie B, arrivata dal Cittadella: non potevo approdare in una squadra migliore per il mio primo anno in questa categoria.» Che emozioni hai provato calpestando l’erba di uno stadio storico come l’Olimpico di Roma, affrontando negli ottavi di finale di Coppa Italia un top club di Serie A come la Lazio? «Ho provato un’emozione unica: non avrei mai pensato di arrivare a giocare una partita così importante, in uno degli stadi più importanti d’Italia che, all’ingresso in campo, mi ha fatto sicuramente un certo effetto. La cosa più bella e stimolante, però, è stata confrontarsi in gara ufficiale con una squadra di Serie A, misurandosi con giocatori di gran livello che ormai da 2 anni sono al top nella massima serie.» Che consiglio daresti ad un bambino che indossa oggi le sue prime scarpette tacchettate, sognando i campi più importanti? «Il consiglio più importante che darei è di crederci sempre e non mollare mai; con sudore, impegno, autostima ed un pizzico di fortuna si possono ottenere grandi cose, anche senza la strada spianata che ti dà il giocare sin dalle giovanili in squadre professionistiche. Ovviamente, se si ha l’opportunità di giocare da subito in ambienti con staff tecnici di livello, si hanno maggiori opportunità di crescita, ma in questo caso entra in gioco la caratteristica principale che consiglio di coltivare e sviluppare: l’umiltà. Essere umili è fondamentale per ascoltare, arricchirsi e riuscire così ad ottenere grandi risultati.» #02/18 - WEARE - 28


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Come vivi la vita da girovago del pallone? Ti manca Arezzo? «Ormai da ben 7-8 anni vivo lontano dalla mia terra d’origine, infatti quando ho la possibilità di tornare, specialmente nel mio paese (Montagnano), ne sono sempre più che felice. Un po’ mi manca la terra aretina, ma allo stesso tempo ho l’opportunità entrare in contatto con città e persone diverse e questo è un aspetto che mi piace del mio lavoro, un lavoro in cui gli spostamenti sono una parte quasi fondamentale.» Quali sono i progetti ed i sogni che hai per il futuro? «A livello extra-calcistico, progetto di comprarmi una casa e tornare a stabilirmi, al termine della mia carriera, ad Arezzo. Per quanto riguarda la sfera professionale, invece, il mio sogno lo dico sottovoce e con un po’ di scaramanzia: sogno un altro piccolo salto di categoria, visto che ormai sono arrivato così vicino dopo tanto duro lavoro.

Mai avrei pensato che si potesse concretizzare il desiderio di esordire in uno dei campionati più belli del mondo, ma sono lì a pochi centimetri, pronto a giocarmi tutte le mie carte per coronare un sogno che mi sembrava realizzabile solo da bambino, alle prese con le figurine dei miei idoli.»

Andrea non la pronuncia, la “Serie A” …e allora la pronunciamo noi augurandogliela, perché sarebbe stupendo vedere un nostro concittadino che arriva lassù, lottando con tutte le sue forze e passando dal percorso più ripido e tortuoso.

di ALESSIO FRANCI

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SportsWEARE Sportivi dentro e fuori


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SportsWEARE Sportivi dentro e fuori

Paintball, gioco di squadra e un campionato di Serie A Avete bisogno di fare qualcosa di diverso che vi trasmetta passione ma anche adrenalina e magari che riesca a darvi il giusto spirito di squadra? Abbiamo quello che fa al caso vostro! Poco fuori dalla città, entrando nella bella campagna di Lucignano troviamo, da maggio 2014, l’Asd

Paintballs Arezzo con 40.000 mq di scenari tra urban e wood. Si proprio quello che conoscete voi, fucile che spara colore e un bosco attrezzato pronto all’uso. Ma quello che molti non sanno è che oltre all’attività ludica si pratica un vero e proprio sport. Accanto alla parte boschiva infatti c’è un campo da gioco, ben strutturato con un layout costituito da bersagli e gonfiabili da allenamento. Francesco Foianesi, uno dei responsabili dell’intera struttura e dell’associazione sportiva, ci spiega: “Esiste il

Paintball conosciuto da tutti, quello che ti fa sentire Rambo nel bosco e poi c’è lo speedball che è completamente differente”.

continua lotta per conquistare i tre punti! Ma non è così, non c’è aggressività nei game, non è permesso né toccare un avversario né fare polemica con l’arbitro e fate attenzione che per ogni partita ci sono dodici arbitri. Ogni squadra si allena nel proprio campo di appartenenza seguendo un programma ben definito. “Noi ci alleniamo due volte alla settimana - racconta Francesco - il primo allenamento è individuale, dove impariamo la tecnica e il secondo è dedicato alle dinamiche di squadra. Ogni gara che andiamo a fare è differente, quindi ad ogni allenamento il layout varia e anche l’intera dinamica di gioco”. Uno schema di gioco che varia ad ogni game, dodici arbitri che fanno attenzione al rispetto di ogni regola e cinque avversari pronti a colpirti. Non è facile e da solo non puoi arrivare alla vittoria. E come allora? La vera forza è il gruppo.

Ma lo sapevate che in Italia esistono 25 squadre e 200 campi da gioco e che uno dei campi più attrezzati, strutturato per eccellenza e tra i più gettonati per poter ospitare le tappe dei campionati, gli eventi e le manifestazioni è proprio questo, a pochi passi dalla nostra città? Perché chi gioca a paintball, allenandosi con dedizione, arriva a partecipare a dei veri e propri campionati, sia nazionali che interregionali, dove partecipano otto squadre in seria A e otto squadre in serie B. Ogni singola tappa di campionato dura un’intera giornata: il primo game (termine con cui indicano la partita) inizia alle 8 della mattina e la tappa si conclude la sera. Il game viene vinto dalla prima squadra che arriva a tre punti in un tempo massimo di 10 minuti. Starete pensando, sarà una #02/18 - WEARE - 30


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“Raccontare quello che succede non esprime la verità del gioco. Lo Speedball è un gioco di squadra, ti devi fidare ciecamente dei tuoi compagni e seguire delle geometrie di squadra, senza questo non è possibile vincere. Non a caso una parte degli allenamenti è dedicata al team, si insegna a mettere le basi per una fiducia reciproca. Anche perchè puoi essere bravissimo, ma o giochi di squadra o da solo non puoi farcela”. La squadra aretina, di cui fa parte anche Francesco, dal nome Black Wolf, quest’anno farà parte del campionato di Speedball di serie A, poichè anno scorso si è posizionata al secondo posto sul podio della serie B. Per quanto riguarda il campionato boschivo, che si chiama Wood Wsx Ball, ha raggiunto il primo posto. I giocatori si allenano insieme dal 2011 e forse, forse il segreto del loro successo è proprio la squadra, ormai si conoscono, tra i compagni c’è una fiducia reciproca e armati dalla passione, e sicuramente anche da fucili spara vernice, riescono a centrare il loro obiettivo e posizionarsi nel podio. Ecco cosa è il Paintball a livello sportivo, adrenalina e passione, una squadra che ormai è come una famiglia, compagni che ti appoggiano e di cui ti fidi tantissimo. E’ regole e disciplina, verso la tua squadra, nei confronti dell’avversario e di tutti gli organizzatori. Come ogni sport non solo aiuta la persona nel movimento e nell’attività fisica, ma permette una forte crescita personale. Francesco conclude: “E’ uno sport giovane e per

questo ci godiamo molto di più le vittorie e in qualche modo anche le sconfitte. Se non lo provate non vi potrete accorgere di quanto sia bello e adrenalinico”. E osservando la struttura, il geometra che sistema al cm ogni dettaglio, gli schizzi di colore nei bersagli e nei gonfiabili, ma soprattutto ascoltando le parole di Francesco nasce un desiderio di assistere ad uno di questi eventi, per vedere con i nostri occhi cosa davvero vuol dire partecipare ad una delle tappe del torneo nazionale di Paintball. di GIULIA BASAGNI

Quest’anno le tappe ospitate dal campo dell’Asd Paintballs Arezzo saranno: 18 marzo Tappa Torneo Interregionale, 22 aprile Tappa Torneo Nazionale, 8 luglio Tappa Torneo Interregionale, 2 settembre Tappa Torneo Nazionale

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A/R la valigia sul letto

el cuore di Arezzo c’è un monumento che tutti noi conosciamo e nel quale tutti noi almeno una volta siamo stati. Un monumento all’ombra del quale sono cresciute generazioni di aretini, quando fin da piccoli andavamo a giocare tra gli alberi del suo prato, o quando, un po’ più grandicelli, sempre in quel prato salutavamo la fine di un anno scolastico e l’arrivo dell’estate a suon di gavettoni. Un monumento maestoso nel cuore di Arezzo, esso stesso cuore e memoria della città. Una presenza di cui a volte ci dimentichiamo e di cui trascuriamo l’importanza, spesso snobbata e per molti anni abbandonata, ma che da secoli osserva dall’alto le vite e le storie della nostra città, registrandone tutti i dettagli nella sua memoria di pietra, e come una nonna sollecitata dai nipotini, sempre pronta a raccontare fantastiche storie sul suo passato, su ciò che ci ha preceduto e ci ha reso ciò che siamo. Vi state chiedendo di chi sto parlando? Ma come, non l’avete ancora capito? Parlo della nostra Fortezza, la Fortezza Medicea che a pieno diritto s’impone come la Fortezza Aretina, perché racconta una storia molto più lunga di quella che abbiamo sempre pensato. Forse potrebbe essere anche il luogo simbolo di questa rivista, WEARE, noi siamo; perchè a dirci chi siamo ci pensa proprio questo monumento, la Fortezza, che è la nostra Storia. Ho fatto una bella chiacchierata con Marco Giustini, un giovane appassionato aretino che da molti anni ormai studia la storia della Fortezza e di Arezzo. Mi ha spiegato le vicende di un monumento unico nel suo genere. Per secoli odiata dagli aretini in quanto simbolo della dominazione fiorentina, consegnata all’indifferenza del nostro presente che l’ha relegata all’abbandono e all’incuranza generale, la Fortezza giunge oggi a reclamare un ruolo di primo piano in città, grazie alle grandi opere di restauro che portano alla luce reperti archeologici che raccontano tutta la storia di Arezzo, partendo da un passato molto più remoto di quello dei Medici, poiché fu costruita nel Cinquecento sulle macerie dell’antica cittadella, depredata e spianata, riutilizzando alcuni dei materiali antichi per le nuove costruzioni. Un grande paradosso a nostro favore, che tramuta in memoria e conoscenza un atto distruttivo e scrive così un nuovo e ultimo capitolo nella vita del nostro monumento.

Secondo Marco (e non solo), la Fortezza ha tutta la potenza e l’importanza per diventare (molto più di quanto sia oggi) il monumento simbolo di Arezzo, non solo per noi cittadini, ma anche come richiamo turistico internazionale. È a questo proposito che ha impegnato molte delle sue energie nello sviluppo di due progetti per riqualificarla. Insieme all’Associazione Signa Aretii e al Gruppo Fermodellistico Aretino, ha lavorato alla realizzazione di un plastico della Fortezza, un grande lavoro di straordinaria importanza che fotografa uno spaccato di vita del Settecento, il periodo in cui questo monumento era ancora in attività e ricopriva le sue vesti funzionali ospitando al suo interno le guarnigioni medicee e le varie strutture annesse. Il modellino, curato e dettagliato in ogni minimo particolare ricostruisce non solo la corazza esterna della Fortezza, ma anche gli edifici che si trovavano al suo interno. Sarà presentato nel corso di questo anno, pensato per essere ospitato all’interno della Fortezza stessa e fornire un punto di riferimento importante per tutti i visitatori, un aiuto nella ricostruzione e localizzazione di ciò che li circonda.

La Fortezza, la nostra storia Inoltre, insieme al regista aretino Gaetano Maria Mastrocinque (il quale è stato anche in concorso alla Biennale di Venezia con un suo cortometraggio) e a Federico Colizzi, ha realizzato un impegnativo film documentario, “La questione aretina: storia di una fortezza costruita contro una città”, con lo scopo di raccontare e far conoscere la Fortezza e Arezzo in Italia e nel mondo, un suggestivo biglietto da visita per la nostra città. Creato da una troupe di dieci professionisti del mestiere e con strumentazione di alto livello, è un lavoro di alta qualità artistica oltreché uno strumento di promozione potente e affascinante che Arezzo non ha mai avuto a disposizione fin’ora. Oltre a circolare nel sempre più fluido universo social, sarà proiettato pubblicamente per la cittadinanza, anche se il vero obiettivo è far sì che possa avere una distribuzione televisiva a livello nazionale e internazionale. Si prevede un 2018 fondamentale per quella che potrebbe essere una nuova nascita per la Fortezza e per la città di Arezzo, e che speriamo possa portare Arezzo e questo monumento al posto d’onore che gli spetta.

#02/18 - WEARE - 32

di STEFANO BENNATI


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Contributors

STEFANO BENNATI

FABRIZIO SALVI

“GIRO, VEDO GENTE, MI MUOVO, CONOSCO, FACCIO DELLE COSE”. 27 ANNI, UNA LAUREA IN LETTERE E UNA MAGISTRALE IN SCIENZE DELLO SPETTACOLO, CON LA PASSIONE PER IL CINEMA E LE ARTI. NEL TEMPO LIBERO (MOLTO) LEGGO LIBRI E GUARDO FILM,

CLASSE ’85 E GRAZIE A MIO NONNO SONO CRESCIUTO A CINQUE MINUTI DI BIM BUM BAM E QUATTRO ORE DI DIRETTA DEL GIRO D’ITALIA. COLTIVO DA SEMPRE LA PASSIONE PER LO SCRIBACCHIARE COSE PIÙ O MENO DI SENSO COMPIUTO SU FAZZOLETTI, FOGLI DI CARTA,

LA SERA FACCIO FINTA DI ESSERE UN GIOCATORE

SU RIVISTE...

SCRIVO DI TENNIS ANCHE SE GIOCO

DI PALLAVOLO, DI NOTTE GUARDO LIBRI E LEGGO FILM.

COSÌ COSÌ. LEGGETE QUALCOSA SUL MIO BLOG

MI PIACCIONO I CALZINI COLORATI.

TOWELPLEASE.IT. RINGRAZIO ANCORA MIO NONNO.

GIULIA BASAGNI

MELISSA FRULLONI

CLAUDIA DI BERNARDO

AVETE PRESENTE LA SENSAZIONE DI UN FIUME IN PIENA, CHE NIENTE E NESSUNO È IN GRADO DI FERMARE? ECCO QUESTA SONO IO, GIULIA BASAGNI, 26 ANNI, LAUREATA IN COMUNICAZIONE, MEDIA E GIORNALISMO, PIENA DI ENERGIA E VITALITÀ. PRONTA AD ACCOGLIERE OGNI AVVENTURA A BRACCIA APERTE, CURIOSA,

VEGETARIANA MILITANTE. ANIMALISTA CONVINTA. YOGA PRATICANTE. CRESCIUTA CON IL POSTER DI JIM MORRISON APPESO ALLA PARETE. ROMANTICAMENTE (TROPPO) SENSIBILE E AMANTE DELLA MUSICA VINTAGE. UNA LAUREA IN GIORNALISMO, UN CANE, 27 ANNI, MILLE IDEE E (A GIORNI ALTERNI) LA SENSAZIONE DI POTER FARE QUALSIASI COSA...

CLASSE ’81, NATA AD AREZZO. LAUREATA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, OGGI SOCIAL MEDIA MANAGER E COPYWRITER… A CASA, IN UFFICIO, IN TRENO, IN SPIAGGIA E OVUNQUE CI SIA UNA CONNESSIONE. APPASSIONATA DI FOTOGRAFIA, DI VIAGGI, DI MUSICA E DEL BUON CIBO, SA CHE C’È SEMPRE QUALCOSA DI NUOVO DA IMPARARE, DA SCOPRIRE E DI CUI STUPIRSI.

AFFASCINATA DAI NUOVI SPAZI E CON GLI OCCHI ATTENTI A GUARDARE OLTRE.

ANDREA IACOBELLI

MAURO MESCHINI

NICOLÒ CICCONE

PIGRO NEL FARE, AFFAMATO NEL SAPERE. UNA LAUREA MAGISTRALE IN LETTERE PIÙ PER VOCAZIONE CHE PER STUDIO. 28 ANNI SPESI A NON FARE NULLA, MA A FARLO COMUNQUE BENE.

50 ANNI A SOGNARE LA RIVOLUZIONE E SENZA LA MINIMA INTENZIONE DI SVEGLIARMI. SE MI TROVO AD UN INCROCIO SVOLTO SICURAMENTE A SINISTRA, SE DEVO

FINTO BIONDO, FINTO MAGRO, VERO CURIOSO. 25 ANNI,

SCEGLIERE UN COLORE MI PRENDO TUTTO

DELLO SPIRITO, IL MIO INTERESSE SI ARMA DI ATTREZZI

SCRIVO DA QUANDO HO SAPUTO IMPUGNARE LA PENNA AMBIGUAMENTE E CON LA MANCINA. AMANTE DEI PIACERI DELLA VITA E CURANTE DEI NUTRIMENTI

L'ARCOBALENO. NON SOPPORTO CHI ALZA

PER SCAVARE E LENTI POTENTISSIME NON

MURI TRA SÉ E IL MONDO E CHI MALTRATTA

ACCONTENTANDOSI MAI DELLA SOLA SUPERFICIE.

GLI ANIMALI. SONO AFFASCINATO DALL'ATMOSFERA DI UN BOSCO IN AUTUNNO. CILIEGINA SULLA TORTA: LE "MIE DONNE" A CASA MI VOGLIONO ANCORA.

PIERPAOLO CHIARO

ALESSIO FRANCI

AMANTE DEL MALTO, QUELLO DOPPIO. MANGEREI PIZZA UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE. CALCIOFILO, TIFOSO E GIOCATORE AMATORIALE. LA SCRITTURA ? PASSIONE NATA PER CASO, ADESSO CERCO L’OPPORTUNITÀ DI FARLA DIVENTARE QUALCOSA DI PIÙ. SCELGO LA MUSICA DA ASCOLTARE IN BASE AL MIO STATO D’ANIMO. VORREI CHE TUTTO FOSSE PRONTO ALL’USO. 1991 NON È SOLO LA DATA DI NASCITA, È QUALCOSA DI PIÙ.

INNAMORATO DI OGNI APPLICAZIONE DEL LINGUAGGIO, DIPENDENTE DAL BELLO E DAL BUONO. OSSERVO, RIFLETTO, PUNGO, VIVO. DA 27 ANNI MI MUOVO PER IL MONDO SENZA FILTRI E SENZA LA PRETESA DI TRAINARLO, COL SOLO OBIETTIVO DI INTERPRETARLO ED APPREZZARNE LE ARMONIE E LE SFUMATURE.


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Contents

14 | 17

03 EDITORIALE WEARE... IN LOVE

18

04 | 05 FLASHATI ILLUMINAZIONI IN 10 RIGHE Eventi, pillole, news

06 | 07

20 | 21 RISONANZE MAGNETICHE SUONI DALLO SPAZIO URBANO Omero and Friends

CITYLIGHTS OGNUNO SARÀ FAMOSO... Matrimonio a Sorpresa

09 | 11 7TO7 DAL TRAMONTO ALL’ALBA George’s Il Principe

13 PER UN PUGNO DI LIKE Dritte, (s)consigli e provocazioni di Manola Tenti

14 | 17 CAP52100 MANGIA BEVI (INDIRIZZATO) BENE Osteria del Caranbar Crêpes de Lune

18 | 19 MUSI&MUSE IL PERSONAGGIO DEL MESE Arianna Paperini

n. 02 | 2018 | Anno II - ZERO EURO

22 | 25 ST-ART PIERO’S SON Elena Bidini Sara Lorenzoni

26 | 27 #BSW BEAUTYSAVETHEWORLD Il Barbiere di Sicilia

28 | 31 SPORTSWEARE SPORTIVI DENTRO E FUORI Andrea Settembrini Asd Paintballs Arezzo

32 A/R LA VALIGIA SUL LETTO La Fortezza, la nostra storia

DIRETTORE RESPONSABILE Massimo Trenti

DIREZIONE E REDAZIONE WEARE lifestyle magazine Via Rignano, 11/B 52011 BIBBIENA (Arezzo) tel. 0575 58 27 88 - Fax 0575 50 48 70 www.wearearezzo.it redazione@wearearezzo.it

PER LA PUBBLICITÀ CONTATTARE WEARE - Ufficio Marketing - tel. 0575 58 27 88

Stampa: Tipografia Basagni snc Via Martiri di Civitella, 32 - Arezzo

Supplemento al nr. 291/Febbraio 2018 di CASENTINO2000

WEARE è una testata e un logo di proprietà di FRUSKA Srl Sede legale: Via Rignano, 11/B - Bibbiena (Ar) Capitale Sociale: Euro 100.000,00 i.v. www.fruska.it - fruska@fruska.it AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI REGISTRO DEGLI OPERATORI DI COMUNICAZIONE NR. POSIZIONE FRUSKA SRL: 19324


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“il nostro omaggio a Audrey Hepburn” “our tribute to Audrey Hepburn”

TESSUTI DEL LANIFICIO DI STIA

L’Arte della lana e la storia del Panno Casentino. Nel segno di un’eleganza fatta di colori, tradizione e cultura. The Art of Wool and the history of the Casentino cloth. Aiming to an elegance made of colours, tradition and culture. TESSILNOVA Via G. Sartori, 2/4 - Pratovecchio Stia (Ar) Tel. 0575.582685 - info@tessilnova.com www.tessilnova.com Join us on

RIVENDITORE AUTORIZZATO Marcello Gallorini Via Cavour, 31 - Arezzo

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WEARE - LifeStyle Magazine _ Nr. 2  

Siamo innamorati. Di queste pagine, del loro odore, dello status che ci conferiscono

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