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#07/19

ZERO EURO

wearearezzo.it

#wearearezzo

MAGAZINE

LIFESTYLE


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DITO MEDIO … #MOOD1_Introspezione. Ripiegamento. Riflessione. Camino. Sciarpa. Vino rosso. Neve. Libro. #MOOD2_Estroversione. Libertà. Chiacchierio. Stelle. Spritz. Sole. Tulipani. Amici. Sarà un attimo. Passeremo dall’umore 1 al 2 senza nemmeno rendercene conto. La voglia di cambiare già c’è. Si percepisce nell’aria fresca della mattina che ci ha rotto. Nel giubbotto di pelle rispolverato. Negli occhiali da sole che riflettono una palla più grossa. Luminosa. Calda. La stagione del torpore è finita. L’autoanalisi invernale se ne sta andando. La stretta dei pensieri, la morsa delle fredde paure ci sta lasciando. La printemps arriva. Prepotente. Forte. Come una spinta. Un soffio vitale. Una nuova vita. La famosa rinascita. E allora, alzalo ‘sto dito medio! È il momento di mandare a f… tutte le paure. Le incertezze. Il panico. Le esitazioni. Beviti uno Mojito. Respira l’odore della prima menta. Esci. Viaggia. Scruta. Scopri. Vivi. Libero. Fuck all!

Il cielo ormai è di un blu intenso. La sera lunga. Il pomeriggio appiccicoso. Il momento di sognare è questo. Fantasticare. Con la finestra aperta. Il vento caldo. E poi creare. Dare vita a tutto quello che hai in testa. Svoltare. Scegli bene i tuoi attrezzi. Le persone giuste. Il tempo è già maturo. Tra le mani ora hai questo giornale. L’odore della carta. Lo spessore dei fogli. È uno degli strumenti che ti serve. L’orientamento per cambiare. Il must have per decidere. Il magazine per l’estroversione. La libertà. Il chiacchierio. Le stelle. Lo Spritz. Il sole. I tulipani. Gli amici. La nave che ci traghetterà verso l’estate. Il caldo. La stagione vera. Quella in cui tutto è concesso. Tutto è possibile. Vivere fuori. Fino a tardi. Essere fuori. Allora andiamo. Noi ci siamo. Siamo pronti. E tu? Dito medio!

editoriale di MELISSA FRULLONI


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Contributors

PIERPAOLO CHIARO Amante del malto, quello doppio. Mangerei pizza un giorno sì e l’altro pure. Calciofilo, tifoso e giocatore amatoriale. La scrittura? Passione nata per caso, adesso cerco l’opportunità di farla diventare qualcosa di più. Scelgo la musica da ascoltare in base al mio stato d’animo. Vorrei che tutto fosse pronto all’uso. 1991 non è solo la data di nascita, è qualcosa di più.

MELISSA FRULLONI

FABRIZIO SALVI

Settembre ’85. Ho impugnato una Vegetariana militante. Animalista convinta. penna e non me ne sono più separato. Yoga praticante. Cresciuta con il poster Scrivo mentre viaggio, viaggio per passione, di Jim Morrison appeso alla parete. ho la passione della scrittura. Una ruota Romanticamente (troppo) sensibile nella quale tutto torna al punto. E a capo, e amante della musica vintage. Una laurea con una nuova storia da raccontare. in giornalismo, un cane, 28 anni, mille idee e (a giorni alterni) la sensazione di poter fare qualsiasi cosa...

GIULIA BASAGNI

VERONICA VALDAMBRINI

CLAUDIA DI BERNARDO

Avete presente la sensazione di un fiume in piena, che niente e nessuno è in grado di fermare? Ecco questa sono io, Giulia Basagni, 27 anni, laureata in Comunicazione, media e giornalismo, piena di energia e vitalità. Pronta ad accogliere ogni avventura a braccia aperte, curiosa, affascinata dai nuovi spazi e con gli occhi attenti a guardare oltre.

Stylist, Graphic Designer e Fashion Writer. Fin da quando ne ho ricordo, sono sempre stata attratta da situazioni, stili e differenti tipi di bellezza. Continuamente alla ricerca del nuovo ed alla riscoperta del vecchio, si affiancano a musica Jazz, Portrait Fotografici e cultura giapponese, piaceri e fonti di ispirazione per il mio lavoro e stile di vita.

Classe ’81, nata ad Arezzo. Laureata in Scienze della Comunicazione, oggi social media manager e copywriter… a casa, in ufficio, in treno, in spiaggia e ovunque ci sia una connessione. Appassionata di fotografia, di viaggi, di musica e del buon cibo, sa che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, da scoprire e di cui stupirsi.

STEFANO BENNATI

RICCARDO BUFFETTI

ALESSIO FRANCI

“Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose”. 28 anni, una laurea in lettere e una magistrale in scienze dello spettacolo, con la passione per il cinema e le arti. Nel tempo libero (molto) leggo libri e guardo film, la sera faccio finta di essere un giocatore di pallavolo, di notte guardo libri e leggo film. Mi piacciono i calzini colorati.

“Ah l’amor che move il sole e l’altre stelle...” Il romanticismo è una delle chiavi della mia scrittura, passione nativa del mio essere. Più avanti si sono aggiunte, ahimè, quelle sportive che hanno preso il sopravvento soprattutto in ambito lavorativo. Bilancia ascendente Scorpione di quell’ottobre del ‘93. Scrivo per cercare l’emozione, parlo per raccontarla.

Innamorato di ogni applicazione del linguaggio, dipendente dal bello e dal buono. Osservo, rifletto, pungo, vivo. Da 28 anni mi muovo per il mondo senza filtri e senza la pretesa di trainarlo, col solo obiettivo di interpretarlo ed apprezzarne le armonie e le sfumature.


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Contents 03 EDITORIALE Dito medio...

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06 - 07 FLASHATI ILLUMINAZIONI IN 10 RIGHE Eventi, pillole, news

20 - 21 CAP52100 MANGIA BEVI (INDIRIZZATO) BENE Mater

08 POST POSTI SCELTI E TESTATI Albergo Ristorante Letizia La Wineria Hydra Natural Space

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09 7TO7 DAL TRAMONTO ALL’ALBA Che si beve stasera?

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22 - 23 #GGC GIOVANI GIORNALISTI CRESCONO Farrago

10 - 11 CITYLIGHTS La giungla aretina: lotte di stile

24 - 25 - 26 - 27 ST-ART PIERO’S SON Giacomo Mugnaini e Peter Peruzzi Matteo Giovani

13 - 14 - 15 MUSI&MUSE IL PERSONAGGIO DEL MESE Tommaso Rubechi

28 - 29 - 30 - 31 RISONANZE MAGNETICHE SUONI DALLO SPAZIO URBANO Wave Digital Studio Arezzo che spacca

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32 - 33 SPORTSWEARE SPORTIVI DENTRO E FUORI Cotone Digitale

16 DOVE TROVARCI I corner di WEARE

34 - 35 A/R LA VALIGIA SUL LETTO Nordic Walking Arezzo

17 - 18 -19 #BSW BEAUTYSAVETHEWORLD Contraerea

36 - 37 - 38 BAUHOUSE DA 0 A 4 ZAMPE Asd Le Impronte I consigli del veterinario

n. 07 | 2019 | Anno III - ZERO EURO

Autoriz. Tribunale di Arezzo del 30/05/2018 Iscritto al N. 2/2018 del Registro della Stampa

DIREZIONE E REDAZIONE WEARE lifestyle magazine Via Rignano, 11/B 52011 BIBBIENA (Arezzo) tel. 0575 58 27 88 - Fax 0575 50 48 70 www.wearearezzo.it redazione@wearearezzo.it

PER LA PUBBLICITÀ CONTATTARE WEARE - Ufficio Marketing - tel. 0575 58 27 88

Stampa: Tipografia Basagni snc Via Martiri di Civitella, 32 - Arezzo

DIRETTORE RESPONSABILE Melissa Frulloni

WEARE è una testata e un logo di proprietà di FRUSKA Srl Sede legale: Via Rignano, 11/B - Bibbiena (Ar) Capitale Sociale: Euro 100.000,00 i.v. www.fruska.it - fruska@fruska.it AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI REGISTRO DEGLI OPERATORI DI COMUNICAZIONE NR. POSIZIONE FRUSKA SRL: 19324

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ILLUMINAZIONI

FLASHATI IN 10 RIGHE

52CENTO: MY EVENT, YOUR MUSIC Martedì 30 aprile DISCOTECA IL PRINCIPE # Il Principe, Class 125 e Officina 7 sono i locali della movida aretina che tutte le settimane tra il venerdì e il sabato diventano il fulcro del divertimento notturno. Ogni weekend gli staff della città combattono a colpi di generi musicali e allestimenti per tutti i target: dai giovanissimi agli under 30. 52cento è un progetto che nasce per implementare la sinergia fra i gruppi della nightlife aretina con lo scopo finale di far confluire in un unico evento più staff, così da offrire un prodotto il più completo possibile. Da subito i ragazzi si sono messi al lavoro ed hanno stabilito la prima data di questo nuovo concept che partirà martedì 30 aprile e si svolgerà presso la discoteca Il Principe. Dietro a tutto questo ci sono Riccardo, Cristian e Matteo che, seppur giovani, hanno già una bella esperienza alle spalle: hanno cominciato approcciandosi al mondo della notte come PR, organizzando poi una serata per quattro anni consecutivi. In questa prima data parteciperanno numerosi staff come Reset, Fam, Factori, Guapaloca, Daftastic, Blind, Babilonia, Bellavita, River Piper, Grey Staff, che si divideranno i vari spazi durante la serata avendo la possibilità di esprimersi nel migliore dei modi. 52Cento: my Event, your Music e… In città già non si parla d’altro! Instagram @52cento


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AREZZO CAPITALE DEL WEDDING

TERAPIE SOLIDALI Giovedì 9 maggio PIAZZA GARIBALDI, CASTIGLION FIORENTINO # Si chiama Mototerapia ed è un modo nuovo e davvero interessante di “aiutare il prossimo”. Nata dall’idea di Vanni Oddera, uno dei capi del team Deboot, la mototerapia permette di far avvicinare ragazzi disabili o malati al mondo delle moto e del freestyle motocross, conoscendo i campioni del momento e salendo sulle loro moto! Su WEARE vi avevamo già parlato di questa terapia, raccontandovi la storia di tre grandi piloti aretini; James Trincucci, Leonardo Fini e Davide Rossi che nella nostra intervista ci avevano spiegato quanto sia emozionante stare sulla moto con questi ragazzi e quanto sia bello donargli una giornata spensierata tra salti ed esibizioni. “L’idea principale è che con il nostro sport possiamo aiutare qualcuno. Aiutiamo tutti, dai malati terminali, purtroppo molti bambini, alle persone affette da disabilità sia motoria che psichica. Funziona tanto per loro, ma quasi sempre funziona più per noi! Loro ci insegnano tanto durante i giri che gli facciamo fare sulle nostre moto. Poi li portiamo sulle rampe dei salti ed è un’emozione indescrivibile!” Sono proprio James, Leonardo e Davide ad organizzare a Castiglion Fiorentino una giornata di Mototerapia, con l’aiuto del patron della Steels Motocross, Andrea Botti. Insieme a loro ci sarà anche Vanni Oddera e, a titolo del tutto gratuito, regaleranno ai ragazzi disabili e ai malati di tutte le età che vorranno partecipare, delle esibizioni incredibili! Alla fine dello show saranno i ragazzi a salire in moto e a provare l’ebrezza di stare a contatto con questi grandi piloti. wearearezzo.it/jump

Da domenica 2 a martedì 4 giugno AREZZO FIERE E CONGRESSI # Dopo Dubai, Goa e Barcellona sarà la nostra città ad ospitare l’Exotic Wedding Planning Conference (Ewpc). Infatti, questo anno la sede europea della quarta edizione di uno degli eventi internazionali più importanti di questo settore sarà proprio Arezzo. La scelta della città toscana è il frutto di un importante accordo raggiunto dalla Fondazione Arezzo Intour con Exito Media Concepts Private Ltd, società indiana di Bangalore leader nell’industria del wedding. Arriveranno ad Arezzo i più quotati wedding planner provenienti da 50 paesi del mondo. Dalla Fondazione fanno sapere che è stato un duro e meticoloso lavoro quello che ha portato alla candidatura della nostra città. In gara c’erano grandi ed importanti metropoli europee… La “vittoria” di Arezzo permetterà di far conoscere agli esperti del settore la nostra città e (si spera) di far aumentare il turismo legato al wedding che già è in continua crescita. Pensate che il 36% degli stranieri che si sposa in Italia lo fa in Toscana! La Fondazione Intour ha quindi voluto dare il via ad una vera e propria “business unit” che si occuperà di coordinare i professionisti del wedding per entrare nel mercato in modo professionale e ben strutturato. L’Exotic Wedding Planning Conference è davvero un’occasione d’oro per la nostra città che per tre giorni trasformerà Arezzo nella capitale del wedding! arezzointour.it

LO SPORT PER I DIRITTI Domenica 26 maggio PALESTRA MECENATE # Tutti orgogliosi di giocare contro omofobia e discriminazioni! È questo che spinge i partecipanti del Play Pride - lo sport per i diritti, a cimentarsi in tornei di calcio a 5 femminile, volley maschile e femminile, rugby a 7, camminate ed altre discipline… In un week end di maggio torna in città la tradizionale manifestazione promossa da Chimera Arcobaleno e UISP Arezzo che intende abbattere pregiudizi e stereotipi su orientamento sessuale e identità di genere attraverso match sportivi e incontri di formazione. Il Play Pride è un evento inserito nel calendario “Aspettando il Toscana Pride 2019” che si terrà a Pisa il prossimo 6 luglio e ha lo scopo di contrastare omo, bi e transfobia. I tornei sono aperti a tutti a patto che possediate il certificato medico di idoneità all’attività sportiva, mentre gli orari e le modalità di gioco dipendono dal numero delle squadre iscritte. Ricordate che avete tempo fino al 17 maggio per potervi iscrivere! Il contributo di partecipazione per i tornei è di 10 euro a persona che comprende: iscrizione, assicurazione per la giornata e pranzo al sacco fornito dall’organizzazione! arcigay.arezzo@gmail.com | arezzo@uisp.it


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P O S T POsti Scelti e Testati

Alla scoperta degli antichi sapori Con l’arrivo della primavera torna la voglia di camminare, di uscire, di fare lunghe passeggiate immersi nella natura… Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, poco distante dalla città, è il luogo perfetto per gli amanti del trekking, per gli appassionati di escursionismo o semplicemente per chi avesse voglia di sfuggire al traffico aretino e rigenerarsi nella foresta. Camminare è bello, rilassante e piacevole, ma se alla fine del vostro percorso nel bosco ad aspettarvi ci sono dei favolosi ravioli di castagne, ripieni di ricotta e conditi con un ragù bianco di salsiccia e funghi porcini, anche la camminata più faticosa prende un’altra piega e si raggiunge l’obiettivo con molto più entusiasmo! Se trovate questa ricetta niente male e avete voglia di fare un tuffo nei sapori di una volta, quelli autentici che vi faranno perdere nei profumi del sottobosco, dovete recarvi a Chiusi della Verna, all’Albergo Ristorante Letizia, posizionato ai piedi del Santuario Francescano, è il luogo ideale per tutti gli amanti del cammino e soprattutto del buon cibo! Come ci spiega Eva, figlia e nipote delle due storiche proprietarie del locale: “La nostra cucina è quella tipica toscana e uno dei nostri piatti forti è una rivisitazione della tradizione casentinese, in cui la polenta di castagne veniva abbinata a sapori decisi come quelli della carne di maiale. Per i nostri ravioli di farina di castagne usiamo solo ed esclusivamente marroni locali, la farina è macinata a pietra e nonostante ci sia la voglia di innovare nell’aspetto, con il gusto vogliamo farvi ricordare quel connubio di sapori antichi che raccoglie il dolce delle castagne, con quello forte e deciso del ragù di salsiccia e porcini. Un tuffo nel passato che vi farà riscoprire la tradizione più viva ed autentica.” albergo-letizia.it

Vini di stile Se ancora non lo sapete, in città esiste il paradiso del buon bere! Un angolo magico fatto di bottiglie, rumore di tappi che saltano, vino che gorgoglia in calici tintinnanti… Un parco che offre circa 900 etichette, selezionate accuratamente da esperti del settore, per far godere al vostro palato una delle gioie che la vita sa offrire… Avete capito no?! Stiamo parlando de La Wineria! Oggi siamo in uno dei loro store e dagli alti scaffali ci hanno tirato giù un vino davvero top… La tenuta è Campo al Signore, moderna con radici antiche in un territorio che profuma di storia, natura e poesia. Campo al Signore è un’azienda vinicola innovativa e dinamica situata in uno dei tratti più importanti della Strada del vino Costa degli Etruschi, fra Bolgheri e Castagneto Carducci. Una terra generosa cullata da boschi, mare e il caldo sole maremmano, dona vini ricchi di gusto, eleganti che andranno avanti a lungo nel tempo. Vini con un certo stile… Uno lo abbiamo già aperto… E voi, che aspettate? Ci troviamo a berlo a La Wineria! Facebook: @LaWineriaOfficial

Natural Space... in città Hydra Natural Space è il vostro centro benessere in città! I suoi programmi di cura estetica sono studiati per dare il miglior risultato possibile. Partendo da un approccio multidisciplinare, si identificano tutti in uno stile di vita M3, ossia Mare, Massaggio, Movimento. I benefici del mare vengono convertiti nei trattamenti per il viso e per il corpo e diventano attivi efficaci e biocompatibili. Il massaggio esalta i risultati e ottimizza l’assorbimento dei principi attivi, combatte lo stress, modella la silhouette. Ed infine, il movimento è indispensabile per incrementare il metabolismo, migliorare la circolazione e tonificare la muscolatura. Il centro offre servizi di estetica e di benessere attraverso diverse tecniche di massaggio e percorsi spa, in un grande ambiente esclusivo nel centro storico di Arezzo. esteticahydra.com #07/19 - WEARE - 08


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Finalmente è arrivata la primavera e per molti di noi la voglia di godersi un bel cocktail, magari all’aria aperta e in buona compagnia, è irresistibile. Ma cosa si può scegliere di sorseggiare tra tutti i drink che barman e barlady possono preparare? Lo abbiamo chiesto a Monica Milluzzi, proprietaria del Liquid (Via di Tolletta, 5) che ci ha fatto una panoramica su quella che viene definita la Golden Age dei cocktail. Oggi i livelli di domanda e offerta sono sempre più alti: chi sta dietro al bancone frequenta scuole, si aggiorna, si informa, ricerca i prodotti migliori e allo stesso tempo i clienti, sempre più esigenti, vogliono bere cose di qualità. Ci si cimenta con lo shaker anche a casa e il mondo culinario e quello del beverage sono sempre più vicini e tanti locali e ristoranti offrono piatti in abbinamento a cocktail e non più solo a vino e birra. Si sa, il segreto di un buon drink sta nella capacità del barman di mixare nel modo giusto tutti i componenti per far apprezzare il gusto e limitare l’assunzione di alcool. Ma non basta, anche l’occhio vuole la sua parte e così, soprattutto da quando la condivisone sui social di foto di momenti di svago è diventata un’abitudine, anche l’estetica di un bicchiere è fondamentale. Decorazioni accattivanti, colori attraenti e ingredienti particolari rendono speciale una bevuta e trasformano i drink in oggetti di fascino. Ma quindi, cosa si beve? Monica ci rivela quali sono le ordinazioni che non mancano mai tra i suoi clienti, che si affaccino al bancone durante l’orario dell’aperitivo o nel post cena e quindi per stimolare l’appetito o per concludere con spensieratezza una serata. I più richiesti sono il cubano Mojito, il Moscow Mule, solitamente servito in un bicchiere di rame, il Negroni, cocktail

7to7 Dal tramonto all’alba

Che si beve stasera? italiano per eccellenza ormai preparato in tutti i bar del mondo, il Gin Tonic, sempre più protagonista e offerto in tante varianti, l’Aperol Spritz, ricetta originale veneta, e poi i classici che resistono alla prova del tempo come ad esempio Bloody Mary, Margarita, Daiquiri, Caipiroska, Caipirinha, ecc. Ma anche i liquori invecchiati stanno ritrovando una nuova dimensione e vengono serviti miscelati ad altri alcolici e la passione per distillati ed amari sta prendendo sempre più piede. Infine, come ci suggerisce Monica, che ha inventato il suo “Monique” (di cui naturalmente non ci svela la ricetta), non dimentichiamoci di dare fiducia al barman! Se non sappiamo cosa ordinare affidiamoci alla sua professionalità, in fondo i cocktail più famosi sono nati dalla fantasia di un barista…

Si può bere per il piacere di farlo e si può bere bene ed è importante sottolineare come l’esperienza legata ai drink pone sempre più attenzione alla sostenibilità limitando l’uso della plastica e cercano metodi creativi di riciclo di frutta e verdura. E allora via libera ad aperitivi e piacevoli serate con un buon bicchiere del nostro cocktail preferito tra le mani e se volete, ci vediamo al Liquid! di CLAUDIA DI BERNARDO


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Sembra passato un secolo dalle lotte di stile tra chi portava il risvoltino più alto sopra le Clarks in quel di Arezzo. Erano i tempi della mia “giovinezza”, i favolosi primi dieci anni del 21esimo secolo. Sbarbini, mods, indie ed emo così sceglievi il tuo stile di vita, i tuoi amici e i tuoi interessi, una tendenza specifica: un diktat. Gli anni sono passati, Arezzo si è evoluta e la moda ha cambiato rotta. Adesso c’è grande libertà. Passeggiando per il Corso, tra dimore storiche e concept store all’ultima moda, riaffiorano i ricordi di quelle ormai storiche boutique che oggi non ci sono più come Frugo, Shed, Brambilla, L’Originale; pezzi di storia che in anni dove per entrare in internet bisognava staccare ogni tipo di comunicazione in casa per poi passare 10min abbondanti con un bellissimo tupidupitr con il modem 56k, che a dirla tutta sembrava una chiamata extraurbana a un mondo a

moda e Arezzo non sembra temere questo nuovo filone, ovviamente ci vuole una minima dose di buon gusto e un po’ di capacità nel saper accostare le cose insieme ma Noi non ci facciamo mancare niente e attraverso carisma e personalità riusciamo a rendere anche un look sportivo più armonioso, senza esagerazioni e con una certa eleganza. Detta per iscritto così sembra un’oasi perfetta della moda, dove stile e gusto si incontrano per un caffè mattutino “Dal Veraldi” - la Caffetteria Sandy - con

e l i t s di a

d e o t t m o l lla : e d a a n i i h t c e ll’anar r a a a l e g l i t n s i u d i g hette La c i t e Dalle

noi ignoto, la parola shopping online ancora non sapevamo nemmeno cosa voleva dire e le ricerche di stile si facevano in strada o in biblioteca. Oggi per noi “exteenager” tutto questo è solo un ricordo: come gli incontri sotto i Portici e le serate passate sugli scalini di piazza San Michele dove sfoggiavamo i nostri originalissimi outfit e alla domanda “ma dove l’hai comprato?” la risposta era sempre “in questo posto ma era l’ultimo pezzo” – perché al tempo le grandi catene dove tutto era alla portata di tutti esistevano, ma non di certo in una piccola realtà come Arezzo. Di generazione in generazione i giovani aretini di ogni epoca hanno sempre avuto gusto nel vestirsi e una certa predisposizione alla ricerca del bello e dell’autentico. In una città ricca di arte, stile e di eccellenze il fashion rientra in uno di quei canoni che non c’è bisogno di inseguire, ma che abbiamo nel DNA, e fare scelte troppo normali e ordinarie non fa parte del nostro stile di vita. Amiamo andare controtendenza e dimostrare la nostra originalità, anche se non è mai stato facile. Come di consueto ogni stagione è accompagnata dalle cosiddette “nuove tendenze”, c’è da dire però che di nuovo hanno sempre meno e questi fenomeni stagionali altro non sono che mode passate, rispolverate e ridefinite con altri termini. A oggi c’è una grande voglia di mettersi addosso ciò che più si vuole, senza seguire nessuna regola, una sorta di macedonia. Non c’è una tendenza vera e propria, ma più un mix di stili e gusti, una moda composta da pezzi accostati senza senso ma con un certo senso, una fusione quasi sbagliata che però sembra perfetta, un’eleganza più semplice. Che fosse per inseguire un diktat specifico o per essere semplicemente noi stessi, Noi Aretini Doc amiamo vestirci bene e facciamo molta ricerca, sentiamo di avere un grande senso del gusto e siamo sempre alla scoperta di cose nuove e diverse. Negli ultimi anni l’anarchia fa da padrona nella

le sue linee 70s e moderne, e le cui giornate scorrono tra raggi di luce nelle piazze e nelle stradine del centro storico tra botteghe artigiane e boutique. Negli anni la Fashion Catwalk Aretina si è spostata ed evoluta nelle più disparate zone della città: dall’amatissima piazza San Michele e i suoi gradoni della chiesa, alla strettissima e underground Via Oberdan nei primi 2000, per non dimenticare gli appuntamenti sotto i Portici, e gli sciami di Vespe e Lambrette con l’inizio della bella stagione, ormai quasi un ricordo lontano. Certamente non sfuggono alla lista le nuove zone cool della città come il gioiellino di Piazza San Francesco per i più chic della scena e i suoi meravigliosi tramonti d’inizio estate, Via Madonna del Prato con le sue stradine strette, le botteghe artigiane e quel fascino un po’ hipster che va tanto di moda in quest’ultimo periodo. Nella parte più a est giusto di fianco al Corso Italia, la zona Sant’Agostino si raccoglie intorno all’omonima chiesa e alla sua piazza. Sant’Agostino è bella anche per la sua vivacità, un’area autentica e vissuta, fuori dalle zone battute dal turismo mordi-e-fuggi, dove trovare localini niente male frequentanti da qualsiasi persona. Non dimentichiamo il Prato gettonatissimo durante il periodo estivo, in particolar modo quando in occasione del Mengo Festival diventa una piccola Glastonbury. Ma una delle mete preferite dell’esemplare aretino doc è sicuramente il Corso Italia, punto preciso di snodo per ogni meeting-point, perché diciamocelo, per quanto controcorrente vogliamo andare a noi “salmoni” piace sfilare e farci notare sul letto del Corso, che sia di giorno o di sera, nei giorni lavorati e nei weekend, a 10 o a 80anni le vasche del corso rimango uno degli hobby più fedeli. Sinceramente non sono una grande fan delle passeggiate in centro, ma quelle poche volte che m’inoltro in questa strana realtà ne rimango affascinata. Dopotutto, le cose belle vanno cercate, e piccoli tesori nei quali imbattersi mentre si cammina distrattamente ce ne sono tanti. Benvenuti a La Giungla Aretina il primo articolo antropologico metropolitano sulla fauna aretina urbana. Una boccata d’aria fresca e di novità che riaccende le speranze in mezzo al piattume e all’omologazione imperante.

#07/19 - WEARE - 10

di VERONICA VALDAMBRINI


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IL SORCIO E LA SORCINA Una volta riconosciuti come la famiglia degli Sbarbini Base operativa: San Francesco, si spostano a rimbalzo tra una cena, un aperitivo e un post-cena Segni Distintivi: Essere figo, non importa dove e quando Abbigliamento: Brand più in voga Hobby: Story su Instagram come se non ci fosse un domani HIPSTER Una volta riconosciuto come l’Indie, skinny jeans e via Base operativa: Via Madonna del Prato e stradine perpendicolari. Cibo quello che gli altri non mangiano, ma ci vado lo stesso. Ad un cocktail preferisco una birra Segni Distintivi: Essere diverso dalla Giungla Aretina Abbigliamento: Catene Fashion e botteghe artigianali Hobby: Odio et Amo con gli Aretini

AREZZO  MILANO  LONDRA  PARIGI Il cosmopolita Fashion Addicted Base operativa: Arezzo almeno una volta al mese, gli altri giorni in giro per il mondo, alla ricerca dello sperimentale. Segni Distintivi: Cacciatore di tendenze Abbigliamento: Quello che voi non conoscete Hobby: Colazione ad Arezzo, Pranzo a Milano, Shopping a Londra e cena Parigi

QUELLI DI SANT’AGOSTINO I wanna be Bolognese Base operativa: Ogni angolo noto o ben nascosto di Piazza Sant’Agostino Segni Distintivi: Bolognese Imbruttito Abbigliamento: Vintage, Mercatini delle Pulci Hobby: Lifestyle Bolognese

NOI SIAMO LA CURVA SUD Curva Sud Lauro Minghelli e muti! Base operativa: In giro per la giungla aretina, non è molto interessato al luogo ma più a quanto tifi per la squadra della città. Una volta alla settimana allo Stadio o in trasferta Segni Distintivi: Per forza o per amore Arezzo nel cuore Abbigliamento: Casual da stadio Hobby: Arezzo, Arezzo, Arezzo… Arezzo. …Scusate e i MODS dove sono finiti?

IL DISCOTECARO Come ogni città che si rispetti Base operativa: Come ogni fine settimana che si rispetti un aperitivo è d’obbligo, pizzetta con gli amici o cena in discoteca Segni Distintivi: Essere figo, saper ballare e rimorchiare Abbigliamento: Tipico aretino Hobby: Instagram & Discoteca

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MALEDETTA PRIMAVERA canta Loretta Goggi Voglia di stringersi e poi Vino bianco, fiori e vecchie canzoni E si rideva di noi Che imbroglio era Maledetta primavera Che resta di un sogno erotico se Al risveglio è diventato un poema? Se a mani vuote di te Non so più fare Come se non fosse amore Se per errore Chiudo gli occhi e penso a te Se per innamorarmi ancora Tornerai, maledetta primavera Che imbroglio se Per innamorarmi basta un’ora? Che fretta c’era Maledetta primavera? Che fretta c’era Se fa male solo a me? Che resta dentro di me? Di carezze che non toccano il cuore Stelle una sola ce n’è Che mi può dare La misura di un amore Se per errore Chiudi gli occhi e pensi a me Se per innamorarmi ancora Tornerai, maledetta primavera Che imbroglio se Per innamorarsi basta un’ora? Che fretta c’era Maledetta primavera? Che fretta c’era Maledetta come me Lasciami fare Come se non fosse amore Ma per errore Chiudi gli occhi e pensa a me

#wearearezzo

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LIFESTYLE

Che importa se Per innamorarsi basta un’ora? Che fretta c’era Maledetta primavera? Che fretta c’era Lo sappiamo io e te Maledetta primavera


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MUSI&MUSE Il personaggio del mese TOMMASO RUBECHI

Avete mai visto un campo di nebulose? “In vacanza ero l’unico del mio gruppo che andava sempre con la macchina fotografica, poi a Firenze mi sono ritrovato a fotografare zone e circostanze quotidiane con il telefono. C’erano paesaggi che non volevo perdere e ho deciso di immortalarli, bastava uno scatto.” Inizia così l’avventura di Tommaso Rubechi, 28 anni e tanta voglia di mettersi in gioco, superare i propri limiti. Probabilmente molti di voi lo hanno conosciuto come “quel bravo ragazzo che fa le lastre dal Fiumicelli”. Ma un giorno per caso o per fortuna ha scoperto l’arte della fotografia. Come sapete di fotografie e fotografi ne è pieno il mondo, ma quello che caratterizza Tommaso è il modo in cui ci racconta della sua passione. Lo si vede negli occhi che è entusiasta del suo percorso, quel momento di piacere che lo porta fuori dall’ordinaria vita lavorativa. È molto deciso sulla strada che sta percorrendo; sta approfondendo due tipi di fotografia: quella paesaggistica e quella astronomica. Fin da piccolo è sempre stato affascinato dal cielo e dalle stelle, probabilmente merito della sua casa immersa nella campagna, dove le luci della città non rovinano questo grandioso panorama stellato.

“Il primo telescopio mi è stato regalato da mio nonno quando avevo sette anni. Guardavamo la luna insieme. Durante l’adolescenza non avevo nessuno con cui guardare il cielo e ho lasciato perdere. Poi mi sono avvicinato alla fotografia e quando ho capito che potevo unire le due cose ho ricomprato il telescopio.” Adesso si ritrova ad aver costruito in giardino un osservatorio con il tetto apribile e tutti gli strumenti per poter fotografare il cielo. La fotografia astronomica è molto vasta e quello che più ama fotografare Tommaso si chiama “fotografia del profondo cielo” dove vengono fotografati oggetti come nebulose, ammassi stellari, galassie. Per realizzare una buona foto è necessario fare scatti di lunghissima esposizione, utilizzare strumenti appositi e conoscere una tecnica molto complessa, servono montature motorizzate che si muovono secondo il cielo. Provate a immaginarvi sotto il cielo stellato, nell’osservatorio di casa di Tommaso, il telescopio, la macchina fotografica e la montatura che permette il movimento sono connessi tutti ad un unico computer.

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Lui aspetta di trovare il giusto punto e poi dal computer comanda tutti gli strumenti, tenendo la massima precisione per averli sempre allineati in quel punto. “All’inizio facevo scatti di mezz’ora, oggi mi trovo a fotografare anche 15/20 ore lo stesso punto.” Ma vedendo la straordinarietà di foto che ha nel suo sito, la domanda nasce spontanea. Come si arriva in così poco tempo a dei livelli così alti? “Tutto è iniziato negli anni dell’università dove sono entrato in contatto con alcuni fotografi ed è lì che è nata l’esigenza di comprare la prima macchina fotografica, una Canon. Per il genere a cui mi stavo appassionando, come i paesaggi notturni, il telefonino era inutilizzabile. Mi sono iscritto ad un corso base di fotografia implementando lo studio sul web, i forum, siti e video, molti in lingua inglese. Alcune tecniche che uso sono un po’ di nicchia ed è difficile trovare dei corsi in italiano. Poi ho fatto corsi di Photoshop e fotoritocco. E tutt’ora continuo a tenermi aggiornato e a fare formazione. Poco più di un mese fa sono andato a Roma a fare un corso one to one di una giornata con Fabrizio Fortuna, a mio avviso uno tra i migliori fotografi paesaggisti a livello europeo. La mia vera fortuna però

è stata quella di fotografare ogni sera. In un anno ho scattato più di tanta gente in dieci anni. Questo mio fotografare spesso è stata la mia maggior formazione!” In questi anni non ha fotografato solo dal suo osservatorio di casa, ma zaino in spalla è partito alla ricerca del fenomeno ottico più affascinante di tutti: l’Aurora Boreale. Così a febbraio 2015 il suo grande sogno di “vedere le luci del Nord”, si è realizzato. È stato in Norvegia, poi in Islanda e poi in Namibia.


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Le sue esperienze di viaggio sono state davvero magiche e piene di preziose informazioni, che ha riportato nel suo sito. “La fotografia astronomica è per me una sfida personale perché per ottenere certi risultati devi saper far funzionare tutte le componenti tecniche, ma è anche tanta soddisfazione. Le persone molte volte non capiscono i miei scatti, poi dopo la mia spiegazione si vede nei loro occhi lo stupore. Avete mai visto un campo di nebulose o perché no, da dove nascono le stelle?

La mia idea è quella di riportare il cielo a livello nostro. Mentre con la fotografia di paesaggio riesco a cristallizzare un momento, un ricordo, una certa atmosfera e quello che voglio è riportare lì le persone, come sotto a quella aurora boreale…” E se anche voi è presa voglia di ritrovarvi a guardare il cielo stellato o le magiche sfumature dell’Aurora Boreale iniziate pure ad informarvi, seguite Tommaso, di certo non esiterà a rispondere alle vostre domande, a meno che non stia organizzando il suo prossimo viaggio! di GIULIA BASAGNI

tommasorubechi.it Facebook: @Tommaso Rubechi - astroimaging & landscapes Instagram: @tommasorubechi.it


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FREE #ITS KEIT #TA EZZO EAR EAR #W

Ormai lo sapete… c’è solo un magazine in città che vi informa su tutto quello che c’è di più bello ad Arezzo! Moda, tendenze, design, living, locali, cibo, viaggi, sport, pets, wedding, benessere, sono i nostri cavalli di battaglia; hashtag indispensabili per consegnarvi la bibbia del lifestyle aretino. WEARE è la vostra free press che gira Arezzo in lungo e in largo grazie alle sue 4.000 copie distribuite, da leggere, sfogliare, annusare, prendere e portare a casa! E voi? Conoscete la rete di corner in cui potete prendere la vostra copia del magazine? Sul sito wearearezzo.it abbiamo messo a punto una mappa dettagliata della città e un elenco di attività in cui potete trovare WEARE. Potete sfogliarlo velocemente, mentre vi bevete il vostro caffè oppure prenderlo, metterlo in borsa o nello zaino e assaporarlo con calma, tra le mura di casa, prendendovi un momento tutto per voi e stringendo tra le mani un buon bicchiere di vino. La carta è anche questo… Ci regala un momento magico. Parole, immagini, testi che quotidianamente ci sfuggono dalle mani nel tempo di una storia su Instagram; ora invece sono qui, impresse su un foglio. Possiamo prenderle, leggerle davvero, capire il loro significato e studiare l’angolazione di immagini che si fermano su queste pagine, fissate come in un libro. Novità importante è la nascita del gruppo di “corner amici di WEARE”. Entrate nelle loro attività e, ad ogni acquisto che farete presso i loro negozi, riceverete in omaggio la vostra copia di WEARE. La riceverete insieme ad un fantastico taglio di capelli da Il Barbiere di Sicilia (Via Ernesto Schiaparelli, 5/A), oppure con uno dei mitici prodotti de Il Canapaio (Via Michelangelo da Caravaggio, 32). Ma anche presso Bazar Benassi (in Via Chiarini, 14) e nei punti vendita de LaWineria Food&Lab (in Via Fiorentina, 51, Via Vittorio Veneto, 186 e in Via Alessandro dal Borro, 74). E poi con i buonissimi dolci di Zack Tiramisù (Via Pietro Lorenzetti, 15), con gli articoli di Universo Sport (in Piazza Guido Monaco, 10), con un bel libro alla Libreria Edison (Piazza Risorgimento, 31), con le scarpe uniche del Blaze Shop (a Bibbiena in Via 28 agosto, 2), con l’intimo raffinato de Il Folletto (a Poppi in Via Roma, 92) e dal nostro Alessio Verdelli nel nuovo Avant Garde Concept Store (in Via di San Francesco, 11). Scoprite anche tutti gli altri corner di distribuzione su: wearearezzo.it/dove-trovarci Non siate timidi! Prendetevi la vostra copia…

È GRATIS!


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#BSW BeautySaveTheWorld

CONTRAEREA IN VOLO DENTRO SE STESSI

In una quotidianità sempre più frenetica e ricolma di stress, emerge un’insopprimibile necessità umana di ritagliarsi angoli di sogno, attimi che alleggeriscano l’anima dai suoi carichi, tramite cura e conoscenza del proprio corpo. Quale miglior modo per farlo, se non volare? Nel punto d’incontro tra sogni d’aria e allenamento fisico emerge e risplende Contraerea, associazione sportiva aretina per la promozione e lo studio delle discipline aeree su tessuto, cerchio, trapezio e ruota tedesca. Nata nel 2012, questa realtà ibrida tra sport e arte ha il suo centro operativo, aperto a tutti, in una palestra appositamente adibita (Palestra Orafi di via Golgi), luogo in cui vengono anche creati e sviluppati gli spettacoli itineranti con cui Contraerea si propone di diffondere un genere di attività che è in grado di regalare, a chi la pratica ma anche a chi la osserva, proprio quegli angoli di sogno che sono salvezza interiore. Con occhi ben attenti, seppur ancora sufficientemente storditi dalle evoluzioni che si vedono eseguire agli artisti di Contraerea letteralmente sospesi in aria, inizia la chiacchierata con Francesca Ceravolo. Co-fondatrice dell’associazione e “donna volante” a tutti gli effetti, ci guida alla scoperta di un mondo relativamente nuovo, muovendo tra i pensieri di chi lo ama e lo promuove. «Contraerea nasce da un gruppo di amici con il desiderio di proporsi come scuola di insegnamento e divulgazione della danza aerea, disciplina che a maggior ragione sette anni fa era pressoché sconosciuta; le difficoltà sono state innumerevoli, a partire dall’ardua ricerca di una palestra che si rendesse disponibile alle modifiche strutturali necessarie per ospitare la nostra attività, modifiche che richiedono assistenza ingegneristica dedicata.

Photo Andrea Spadini

Photo Andrea Spadini

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Nonostante gli ostacoli, siamo riusciti comunque ad aprire, istituendo un primo corso in autonomia, aperto a tutti, che ha avuto subito un riscontro molto positivo. Da lì la nostra realtà è man mano cresciuta fino a diventare, per noi sei soci iniziali, un vero e proprio lavoro; la nuova dimensione ci ha spinto ad allargare lo staff e il parco insegnanti, attingendo con enorme gioia dai nostri allievi, tra cui molte persone manifestavano il desiderio di trasmettere a propria volta la passione appena scoperta per le arti aeree. Poter arrivare addirittura a dare lavoro tramite la nostra creatura era impensabile all’inizio, darlo a persone a cui hai evidentemente trasmesso qualcosa nel profondo è estremamente gratificante.» Gli occhi di Francesca, in questo passaggio, si illuminano per la prima volta di un bagliore particolare, bagliore in cui si rivela il reale fuoco che anima le persone alla guida di Contraerea e che è probabilmente la chiave del loro successo: è la purezza della competente passione per la loro attività di diffusione, che svolgono facendosi il proverbiale “mazzo” con l’intento incontaminato di promuovere qualcosa che, semplicemente, faccia bene fisicamente e mentalmente alla gente. Stabilizzatasi ed affermatasi come scuola (ad oggi gli insegnanti sono formati dalla prestigiosa scuola circense Flic di Torino e possono a loro volta formare insegnanti operanti per conto dell’ente di promozione sportiva affiliato CSEN), Contraerea ha poi conseguentemente potuto sviluppare la sua parte creativa. Nascono, quindi, veri e propri show di danza aerea con cui, al tempo stesso, esprimere il lato artistico dei propri componenti e completare l’opera di diffusione, mostrando il volto più scintillante, raggiungibile ai massimi livelli dell’arte fluttuante. «Il primo vero e proprio spettacolo strutturato che abbiamo creato è “Petit Bal” e presenta al suo interno evoluzioni con tutti gli strumenti che ci caratterizzano. Si tratta di una rappresentazione con ambientazione in una sala da ballo anni ’40, luogo felice di riscoperta dei sentimenti e sogni da parte di protagonisti esclusi dalla società. Nel 2018 abbiamo avuto la possibilità di rappresentarlo, ad Arezzo, al Teatro Mecenate e in Piazza San Francesco: stiamo ricevendo molte proposte anche in giro per la Toscana e ne siamo orgogliosi, ma ci piacerebbe riproporlo anche “in casa”, magari in altre piazze, dove la formula all’aperto ha dato un effetto davvero spettacolare e suggestivo. La nostra evoluzione nell’organizzazione degli spettacoli ci ha portati ad essere dotati di una struttura auto-portante e smontabile, che ci consente di portare in giro agevolmente la nostra arte e di essere disponibili per la fornitura e il noleggio di attrezzature.» Photo Giorgio Bagnarelli


Photo Andrea Iamanna

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Spettacoli non finalizzati alla sola estetica dunque, tutt’altro: ogni attività portata avanti, ogni rivolo di ragionamento che si percorre parlando di e con Contraerea, riconduce sempre all’obiettivo primario dell’associazione, che è e rimarrà lo studio delle potenzialità umane e dei limiti fisici, ma soprattutto mentali. Ecco dunque spiegata la quasi belligeranza minimalista di nome e logo, la distanza dalla retorica tutta lustrini ed ali di fata che ammanta il mondo delle discipline aeree oggi, nel corso di una sua più massiva diffusione. Contraerea si propone come un luogo di attività fisica aperto a tutti (gli allievi vanno dai 5 ai 55 anni), dotata anche di un corso più unico che raro di circo-motricità rivolto ai bambini, al cui interno il focus è sulle proprie energie vitali e sull’imparare a coltivare e controllare il proprio corpo, prendendo prima di tutto le redini della propria mente.

«Le discipline aeree rappresentano un’opportunità di superare i propri limiti fisici e di imparare a gestire la propria psiche: sospeso in aria, appeso al tuo attrezzo, sei con te stesso e messo davanti alle tue limitazioni in modo quasi brutale: è lì che si trova la concentrazione necessaria ad apprendere come andare oltre ai blocchi che ci poniamo, anche nella vita di tutti i giorni. Io mi sono avvicinata alla danza area, sì da persona da sempre affascinata dall’universo circense, ma anche da soggetto che soffre di vertigini…» Dalle vertigini in avanti ce n’è stata di strada percorsa, da Francesca come da Contraerea. Vedere per credere, quindi il suggerimento è di rimanere connessi con i canali social dell’associazione e cogliere ogni occasione per entrare in contatto con le loro molteplici attività: che sia per restare a bocca aperta ammirandone l’abilità, oppure per decidersi finalmente a scollarsi dal divano in un modo alternativo, respirare un po’ di Contraerea non può che portare vibrazioni positive.

Photo Andrea Iamanna

di ALESSIO FRANCI

contraerea.it info@contraerea.it Tel. 3287376618 Facebook: @Contraerea Arezzo Instagram: @Contraerea


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CAP52100 Mangia bevi (indirizzato) bene

Musica classica. Archi. Violini in crescendo. Suono graffiante, puro. Stridono e mostrano solo bellezza, arte. Mentre i pensieri viaggiano e ti sembra di non essere più lì. Sospeso ad osservare dall’alto tutto questo. Un’immagine, una sensazione vissuta tutta d’un fiato a Mater, il ristorante in cui “Mangiare è un’Esperienza”. Qui c’è un sottile filo conduttore che unisce tutto e tutti, quasi una brezza che passa dalle tovaglie adagiate sui tavoli perfettamente stirate, ai tronchi d’albero, esili guardiani della sala, sì perché “I Went to the Woods”… É importante ricordarsi il nostro posto, l’essere solo ospiti su questa terra e in questa foresta su cui Mater si affaccia, a Moggiona, all’interno del Borgo I Tre Baroni, nel cuore del Casentino. Dicevamo, quel filo… Una forza, un amore autentico per una vita dedicata ai sapori, ecco tutto si sviluppa dall’animo di Filippo Baroni e Marta Bidi, coppia nella vita e per Mater rispettivamente chef e responsabile dell’accoglienza. Una passione viscerale per la cucina quella di Filippo nata tra le mura di casa, grazie alla sua famiglia, ai suoi genitori, cresciuta insieme ai suoi fratelli Andrea e Matteo, anche loro impegnati nel settore in altri ristoranti di proprietà. “É solo grazie all'unione della mia famiglia che è stato possibile far nascere Mater…” Ci dice Filippo Il tavolo su cui ci sediamo è quello vicino alla cucina. Una grande parete di vetro ci separa dai cuochi già concentrati e perfettamente sul pezzo, mentre Filippo ci racconta come tutto questo è iniziato. Dal grande acquario intanto vediamo preparazioni, pentole, piatti. Il ristorante è chiuso, ma i suoi chef e gli addetti alla sala sono già al lavoro, si preparano alla riapertura stagionale. Prove, tentativi, fallimenti, fino ad arrivare alla perfezione, quella che Mater ricerca in tutto, dalla mis en place, al gusto dei suoi piatti. Un ristorante di livello dove il cliente è il fulcro di un servizio attento, ma capace di farti divertire e sentire a proprio agio e di una cucina che si adatta ai tuoi gusti, flessibile, in grado di fornire preparazioni gluten free, vegane, vegetariane o più semplicemente che escludono pietanze che a te proprio non piacciono, Marta te lo chiede al momento della prenotazione del tavolo perché, come ci spiega Filippo: “Non ragioniamo così… C’è questo, se non ti piace non lo mangi… No, assolutamente! C’è questo e lo adattiamo a te, ai tuoi gusti, alla tua persona… Questo significa per noi avere cura del cliente a 360 gradi.”

E il cuore pieno di bellezza


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Filippo (come lui stesso si definisce) è l’antidivo per eccellenza, delle serie dimenticate le esibizioni alla MasterChef! Ad un’intervista preferisce di gran lunga un impiattamento, alle copertine alla Carlo Cracco, sicuramente starsene chiuso nella sua cucina e lavorare sodo per portare a casa un servizio. Questo sia per la sua personalità timida ed introversa, sia per la voglia che ha di far parlare i piatti al posto suo e di farsi conoscere per i gusti che esprime, come un pittore fa con i suoi quadri. “Mater è un ristorante di livello e in quanto tale qui ricerchiamo bellezza, perfezione ed educazione, sia per il cliente, per fargli capire cosa c’è dietro ad un piatto, ad un prodotto che serviamo, sia del nostro staff che parte, in primis, da me verso i miei ragazzi. Tv e format ci hanno abituato a pensare allo chef come ad una specie di Dio in terra, l’autorità massima e suprema in cucina che può permettersi di offendere, far volare piatti, condannare lo staff a turni massacranti… Negli anni ’80 e ’90 era effettivamente così e anche oggi in alcune cucine di alto livello. Ma proprio perché di bastonante ne abbiamo prese tante, non vogliamo ridarle, non vogliamo far rivivere ai ragazzi, ai giovani che si affacciano a questo mondo quella violenza. Per me la cosa che conta di più è l’umanità, la complicità, lo stare bene in brigata, l’affiatamento, il rispetto. Le parolacce e la voce alta a Mater sono vietate e si lavora tutti cercando l’armonia, la pace, l’educazione.” L’affiatamento di tutti quelli che lavorano al Mater è nell’aria e si espande in un’energia positiva grintosa, una complicità che è quella di una famiglia ancor prima che di una brigata…

Mater nasce nel 2017 dalla ricerca di quello che offre il panorama italiano della ristorazione, dallo studio attento, dal lavoro fatto dallo chef e dai ragazzi in altri ristoranti di livello per capire i segreti, il giro, come funziona se si vuole aprire un ristorante che aspira a conquistare la stella Michelin. Filippo ha seguito numerosi corsi e stage; da Marchesi a Milano, alla scuola di Alta Cucina Cordon Bleu a Firenze, fino al ristorante Arnolfo, un due stelle Michelin, in cui ci racconta di aver davvero capito che cosa significa eleganza, gusto e rapporto umano, in poche parole la svolta per la sua carriera. A Mater il menù cambia ogni stagione. Accanto a quello alla carta troverete anche un menù degustazione che prevede una serie di piccoli assaggi con ingredienti del territorio e ricette antiche. Immancabili la chianina o le patate del Casentino, ma anche le erbe, i funghi, i tartufi, la cacciagione, in onore della foresta che ospita il ristorante. Tutto esclusivamente stagionale, nel rispetto della natura, ma anche di un’etica che ne vuole onorare il corso e i tempi: “Ad esempio i piccioni o i polli provengo dall’azienda agricola di Laura Peri che li alleva all’aperto, con mangimi naturali, piano, come si faceva una volta. Il maiale e la Chianina di Simone Fracassi. Oppure i formaggi sono del De Magi di Castiglion Fiorentino. Realtà piccole ma che offrono una qualità davvero impeccabile delle materie prime.”

Anche l’impiattamento a Mater occupa una parte importante del lavoro di Filippo e dei suoi ragazzi che scelgono con cura il piatto su cui posizionare ogni ingrediente, ogni portata, adeguando diverse consistenze e temperature... Così prima di andare via quel filo impalpabile che qui unisce ogni cosa, lo rivediamo. È una specie di ramo, una radice che avvolge Marta, Filippo, i ragazzi, i tavoli, gli alberi della sala, anche noi, ormai rapiti da questo viaggio del gusto, stregati da quei violini in sottofondo, dalla sensazione che ci ha dato quell’ultima forchettata. Ora siamo fuori. L’odore del bosco. E il cuore pieno di bellezza. di MELISSA FRULLONI Credit Photos Andrea Fongo

ristorantemater.it Facebook: @Ristorante.mater Instagram: @ristorante_mater


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Farrago significa propriamente mistura, miscuglio, ed è proprio quello che hanno voluto creare gli ideatori di questo nuovo e dinamico gruppo di giovani sognatori aretini, accumunando sotto questo nome le loro più disparate passioni, i loro interessi e i loro desideri… Farrago si è prefissata l’obiettivo di “dare sfogo ad un arte che sia la traduzione di noi stessi, che sia vera e vissuta, non puramente commerciale e di intrattenimento.” Così ci ha detto Luca Bizzari, uno dei coordinatori del gruppo. “Vogliamo che

la Farrago diventi l’espressione di chiunque voglia dar modo di sviluppare la propria idea, che sia questa cinematografica, musicale, stilistica o teatrale.” La Farrago è eterogenea e accessibile a tutti, proprio come è l’arte. La nuova proposta di questi giovani è la serie tv intitolata Dio. Titolo che non allude a qualcosa di religioso e tanto meno di blasfemo, come ci spiega Tommaso Caperdoni (fondatore del gruppo), bensì alla festa che si terrà al Liceo Redi di Arezzo, cornice e sfondo della narrazione. Una narrazione che è essa stessa una Farrago, una miscela di tematiche e di idee. Il calco della gioventù, o almeno il tentativo di darle una voce, riportandone gioie, dolori, problemi e dinamiche. Tommaso spiega come nella stesura dei copioni abbia tentato di scindere la sua personalità in ben sei sue estremizzazioni, esasperandone le sfaccettature, così da dar vita a sei protagonisti che racchiudano ognuno alcune caratteristiche in cui ogni giovane possa rispecchiarsi. Ispirazioni dal personale e dal quotidiano ed un lavoro di introspezione hanno permesso al copione di prendere forma. “Non parliamo dell’oggi, parliamo del “superoggi!” Spiega Tommaso: “É la gioventù vista e spiegata da chi la vive.” Tra banchi di scuole e volumi universitari, i ragazzi della Farrago hanno bisogno adesso di prendersi una pausa per tornare ancora più determinati e ricchi di idee. Ciò non vuol dire che non si facciano comunque sentire, dato che hanno in progetto di andare nelle scuole dell’aretino, e perché no, della Toscana e di Italia, a presentare la loro esperienza, a farsi conoscere e a cercare chi, come loro, abbia voglia di trovare un posto dove poter esprimere la propria arte. Tutti noi abbiamo dei sogni e i giovani della Farrago vogliono provare a realizzarli! La riuscita di questa serie tv è un piccolo passo, uno dei primi, contornato da tanto sudore e da tanta soddisfazione.

#GGC Giovani Giornalisti Crescono #07/19 - WEARE - 22


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Ogni particolare è stato curato, dalla scenografia ai costumi, dalla musica al trucco. Suddividendosi in vari gruppi hanno ricercato l’efficienza in ogni campo.

Dio è quello che ogni ragazzo, ogni giorno, cerca di credere di se stesso, cerca di tentare di essere. “Vediamo nel piccolo del grande!” Continua Tommaso e questa è la forza e la sventura di ogni ragazzo, di chi crede nell’impossibile perché ha la forza di sperare di vincerlo, di chi, come i personaggi della loro serie, crede nella possibilità di dar vita alla festa del secolo (qualcosa che forse tende all’impossibile...) Dio è la spinta, la carica e l’energia con cui ogni giorno ogni giovane, ognuno di noi, mette le proprie fottute gambe giù dal letto per crearsi un futuro. Lo stesso futuro che i sei protagonisti della serie cercano di costruirsi. Alla fine dell’intervista ho chiesto loro se questa festa, se Dio si farà mai. Lascio ai lettori e a tutti coloro che hanno visto la serie tv il dubbio, dicendovi però che Dio, questo obiettivo colossale, ognuno di noi tenta di raggiungerlo ogni giorno. Il pubblico aretino, i loro coetanei, amici, compagni di scuola e conoscenti, sono entusiasti e orgogliosi di assistere a questo loro successo. Perciò come amica (e come compagna di classe di alcuni di loro!) non posso che dire: “In bocca al lupo Farrago!” di BEATRICE BORGHINI

Facebook: @farragoprod YouTube: Farrago


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Noooo! Ma siete voi?! Tutti ne parlano, tutti li guardano, la gente li ferma per strada e ci scatta dei clamorosi selfie, se sentiamo ridere sicuro ci sono di mezzo loro… A chi mi sto riferendo? “Vent’otto anni, bello, affascinante, intraprendente e con tanta immaginazione. Il mio unico problema? Troppe donne!” Si presenta così Giacomo Mugnaini. Insieme a lui il suo compare di avventure e sventure, Peter Peruzzi: “Troppe poche, voleva dire! In effetti siamo entrambi alla ricerca della Valle Incantata, ne vogliamo fare mille e poi non ne combiniamo una.” Ecco che si presentano Peter e Giacomo conosciuto da tutti come il Mugna, il duo che sta facendo morire dalle risate tutti gli aretini. I due giovani si conoscono fin da bambini, tra campi di calcio e pomeriggi al parco.

“La prima impressione che ho avuto quando ho conosciuto Peter?” - Ci confessa il Mugna. -

“Questo citto è togo quasi quanto me!” Li dovreste vedere, praticamente sono uno lo specchio dell’altro, hanno le idee chiare e molto simili, si percepisce la loro sintonia ed è proprio grazie a questa complicità e alla loro comicità innata che hanno dato il via ad un nuovo ed interessante format televisivo con l’obiettivo di far conoscere con il sorriso e l’ironia la nostra città in tutte le sue storiche bellezze. “Volevamo realizzare un programma alla portata di tutti ed ho condiviso questa idea con il Mugna, che ha approvato senza nemmeno pensarci troppo. Aver lavorato a questo progetto insieme è stato facile, ormai siamo ben consolidati e molte volte ci capiamo con uno sguardo. A volte ci sono divergenze, ma non completamente opposte, anzi si ride un sacco in tutto quello che facciamo. Diciamo che è stata questa voglia di ridere che ci ha unito ancora di più!” Così Giacomo e Peter affiancati dalle conoscenze dello storico Marco Giustini, coordinati dalla segretaria di produzione Fabiana Peruzzi e appoggiati da tutto il team di Teletruria hanno realizzato il programma televisivo “…Avete capito?” andato in onda sulla tv locale per più di due mesi tutti i lunedì dopo il telegiornale della sera.


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Inutile dire che l’idea ha fatto bingo, portando in alto gli indici di ascolto. “Non so quanto si possa far ridere o meno, sicuramente c’è chi nasce con una certa predisposizione verso il lato comico. Nella vita reale non siamo poi così diversi da quelli che avete visto nello schermo, perché caratterialmente sentiamo proprio il bisogno di dare qualcosa agli altri. Mi fa star bene quando c’è un bel clima, cerco sempre anche nei momenti che non sono estremamente felici, di trovare il lato positivo.” Ci dice Giacomo. Così prima di ogni puntata i quattro ragazzi realizzavano il copione, la parte storico-descrittiva della città curata da Marco e Fabiana e in seguito Peter e Giacomo individuavano le scene dove poter inserire le loro parti comiche. “Non è stato semplice trovare il giusto attacco per le sfaccettature comiche. Soprattutto quando si parla di storia e di cultura, spiegata in maniera egregia da Marco Giustini. Ci siamo preparati realizzando la stesura del copione, poi però sono capitate delle volte dove non erano previsti degli sketch e mi è venuto in maniera spontanea inserirmi. Se devo essere sincero è andata anche discretamente bene. Un grazie speciale va soprattutto a Marco che ci ha sopportato.” Ha continuato Giacomo.

Con “…Avete capito?” è stato mostrato a tutti quanta storia c’è dietro ad ogni angolo della nostra città, mettendo in risalto quello che Peter e Giacomo amano fare e che fanno tutti i giorni: ridere! “Un consiglio che ci sentiamo di dare un po’ a tutti è di essere sempre se stessi, di non avere paura, ma di provare e buttarsi. Seguite i vostri sogni, le vostre passioni, certo è difficile da dirsi ancora di più da farsi. Un po’ di fortuna la devi avere, la nostra è stata nell’aver trovato un giovane direttore che ha creduto in noi e per questo non finiremo mai di ringraziare Luca Caneschi.” Continua Peter. Anche Giacomo concorda con il suo amico: “Buttatevi e credete nelle vostre capacità. Prendete un amico che è togo almeno quanto voi, con le stesse idee e le stesse motivazioni e fate ciò che vi viene in mente!” E così, tra una battuta e l’altra Peter e il Mugna ci salutano. Chissà come ci stupiranno la prossima volta! di GIULIA BASAGNI #07/19 - WEARE - 25


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Sogni di un discepolo Sono passati due anni e mezzo dal nostro ultimo aperitivo. Anche per questa intervista io e Matteo Giovani ci ritroviamo davanti ad uno spritz (ormai è un grande classico dei nostri incontri…). Anche se le differenze rispetto alla scorsa volta sono tante… Il sole non c’è, a questo giro sono la sera e il buio a farci da sfondo, Matteo lo conosciamo già, ma nei suoi occhi qualcosa è cambiato… Sono più fermi, di una calma solo apparente che nasconde un fremito, una voglia di riscatto, un guizzo che mostra la sua vera anima d’artista. Una scintilla che dice che “È ora!”. Di cambiare, di agire, di vivere davvero della sua arte, in una vita felice, fatta di disegni, tratti sottili, fogli bianchi. “È ora!” lo ha scritto anche in una sua opera e il significato è proprio questo, che è giunto il momento, è il tempo giusto per svoltare… La sua arte in questi anni si è fatta più matura, consapevole, come lui, attenta ai dettagli, studiata con maggiore attenzione, anche se, come sempre è dettata dal momento, da quello che Matteo sente, dalle esperienze che vive e da quello che viene fuori ascoltando i Doors e bevendo Vermut… “Devo regolare la mia vita sui miei sogni e su quello che voglio in realtà. Ho compiuto 30 anni, un momento importante della vita… Non sei più un ragazzo ed è ora di fare quello che davvero ti rende felice, se no non avrai più il tempo di farlo. Se vuoi cambiare il momento giusto è questo!” Dare priorità alle cose giuste è la sfida di tutti; quella che Matteo vorrebbe vincere sarebbe di poter vivere della sua arte, lasciare il suo lavoro in cui si sente come prigioniero di corde fatte di viti e bulloni… Trovare il coraggio di sacrificare uno stipendio, un posto sicuro per l’arte, per la felicità, oggi più che mai non è semplice, ma a volte il desiderio e la passione vincono sulla razionalità e si trova il coraggio di fare quello che fino a ieri sembrava impossibile. Due anni e mezzo fa Matteo ci aveva detto: “Se dovessi lavorarci con questa roba la mia carriera finirebbe subito! Tutto il giorno con la penna in mano a disegnare mi bloccherebbe…” Ma oggi è cambiato tutto. “Quando lo faccio è uno spettacolo. Relax puro. Disegno in negozio tra un cliente e un altro ed è come staccare, è libertà! Sono felice che le mie opere vengano apprezzate e che la gente abbia voglia di comprarle, ma fare quei disegni per me è una necessità, un’esigenza espressiva. Ognuna è legato a momenti diversi della mia vita, anche se te puoi vederci quello che vuoi in base alla tua di vita e a quello che senti in quel momento. Ho disegnato Jim Morrison ultimamente… Un idolo, un sogno tracciare la linea del suo viso! Immergermi in quei tratti è isolamento…”

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St-ART Piero’s Son, il figlio del mese

di Jim Morrison…* In questi anni Matteo ha partecipato a tre esposizioni, due erano personali, si è fatto conoscere e apprezzare e i suoi disegni hanno iniziato a piacere sempre più; gli acquisti arrivano dall’Italia ma anche dall’estero e sul suo sito matteogiovani.it potete immergervi nei tratti neri, nelle bocche rosse delle sue donne, nella “Disarmonia” della home (la nostra preferita!). Le soddisfazioni sono arrivate, ma Matteo vuole il successo, crescere, sfondare, mostrare al mondo quello che sa fare. Sia chiaro però, apparire non gli interessa… Fare i selfie lo imbarazza e non è bravo a nascondere la sua sensibilità sotto una faccia troppo seria e cupa. Ha rifiutato di partecipare ai reality trash del momento che puntano tutto su apparenza e aspetto fisico. Non gli interessa diventare famoso per averci partecipato, non cerca la fama tra le ragazzine in discoteca, ma piuttosto la sua strada che è convinto passerà da quei disegni in bianco e nero, dalle matite e da quel casino che ha in testa, ma che poi si ferma e trova un’armonia incredibile, nell’incantesimo di quei tratti. In questi anni, oltre ai disegni su carta, Matteo si è cimentato nella lavorazione di altri materiali. Il legno è sicuramente uno dei più interessanti: “I pezzi di legno che lavoro già mi raccontano una storia. Vengono dal passato e hanno in se qualcosa da dire. Me li porta un signore che ha un negozio di antiquariato. Pensa che un po’ di tempo fa, mentre scartavo uno scuro di una vecchia chiesa, tra le pieghe del legno ho visto una X. Mi sono pietrificato e la mente ha iniziato a lavorare. Mi sono venuti in mente gli untori, la peste e poi alla fine ci ho disegnato lucifero che mangia le persone… Questo è quello che ci ho visto, in un viaggio fatto dentro di me, tra il ruvido di quel legno, la sua storia, le mie emozioni… Il legno mi dà molta ispirazione, ma la carta continua ad avere un fascino unico… Il foglio bianco non ti parla, ti sfida… È bellissimo e parte tutto da lì!” Matteo le sue serate le passa in garage… Non è un grande amante di Netflix e preferisce lavorare alle sue moto, disegnare; “stare sul divano è tempo sprecato, mi allontana da quell’incredibile rilassamento che provo quando creo un’opera… È lì che non senti più nulla, percepisci solo il tuo respiro che scorre, lo ascolti con attenzione, lo devi ascoltare e prima di fare quella linea lunga e precisa trattieni il fiato… Ecco l’hai tracciata, ora respiri di nuovo, prendi fiato ed è come rinascere ogni volta.” di MELISSA FRULLONI

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L’ispirazione dal libro “Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce” di Roberto Bolaño e A. G. Porta. #07/19 - WEARE - 27


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BE READY B E C R E AT I V E B E T H E WAV E Questo è il loro motto. Musica, video e divertimento il loro credo. Chi sono? Wave Digital Studios è il progetto di un gruppo di amici carichi come la musica techno che amano, uniti dalla passione in quello che fanno e nella volontà di renderlo qualcosa di più grande. Una nuova onda che vuol travolgere con nuove idee e nuova forza il mondo dell’organizzazione di eventi, un po’ come la Nouvelle Vague dei giovani turchi travolse la cinematografia mondiale a fine anni ’50. Ho incontrato Niccolò Pisciotta e Gabriele Discala che mi hanno contagiato col loro entusiasmo e la loro determinazione… “Wave è un progetto messo in piedi da ragazzi giovani, pieni di passioni e di voglia di mettersi in gioco. Vogliamo divertirci e vogliamo farvi divertire insieme a noi, questa è la cosa che più ci interessa.” Era febbraio 2019 quando si sono riuniti e insieme hanno deciso che le loro strade, le loro passioni e le loro abilità si sarebbero dovute incrociare per creare qualcosa di più bello. Gabriele è uno dei Dj di Wave: “Io e Niccolò già facevamo serate, suonando per compleanni o feste private. Niccolò ha la passione per la produzione video e la fotografia, poi ci sono altri ragazzi che si occupano di produzione musicale… Quindi ha avuto l’idea di unire tutte queste conoscenze, di creare qualcosa di più organizzato e professionale, e noi ne siamo stati subito entusiasti!” Wave è un progetto ramificato, ogni ramo è una competenza diversa (fotografia, video, party, eventi) ma poi sono tutti collegati al tronco dell’albero. “La cosa bella di Wave è che noi partiamo da una cosa, che può essere il Dj come producer, e poi possiamo collegarci tutto, video, fotografie… Magari vieni per avere una base musicale, poi ti accorgi che sarebbe bello anche aver un book fotografico, o far uscire il brano con un video e fare un party per lanciarlo: Wave può darti tutto questo!” Pronti via, indossate le cuffie, abbassate le luci e già le richieste arrivano: feste private, feste studentesche, serate nei locali, come al Karisma, dove hanno già avuto modo di far infiammare la pista… Ma non solo eventi, anche video promozionali per inaugurazioni aziendali, come quella per il Tizzi Automobili, perché le loro conoscenze e la loro serietà li rende in grado di affrontare ogni genere di prova. Ma questo è solo l’inizio, l’estate è alle porte, il letargo sta per finire e la voglia di fare festa è ancora più forte. Sono tante le realtà che li hanno già contattati per organizzare feste ed eventi, ma è soprattutto un progetto in particolare sul quale stanno lavorando: l’idea già abbastanza concreta di realizzare una serata speciale, un party in grande stile con una gran sorpresa di cui ancora non vogliono svelare niente, (ma se ho interpretato bene quel sorriso sotto i baffi di Niccolò e Gabriele, sarà un’onda che non ci lascerà all’asciutto!). Wave non si infrange sulle sponde aretine, si espande al di fuori della città. Sono stati chiamati per la serata di apertura di un locale in Valtiberina, La nuova terrazza sul lago, col quale hanno anche in progetto di iniziare una collaborazione continuativa. L’onda è in movimento, entusiasta, ruggente, spumeggiante di voglia e di idee. Non è un gruppo di ragazzi cresciuti imparando tutto da autodidatti, nei garage o chiusi nelle loro camere di adolescenti. Wave è un progetto professionale, pronto per essere proposto non soltanto ai giovani, ma anche alle aziende. Consapevoli di essere ai primi passi e di avere ancora molta strada da fare, sanno però che i molti servizi che offrono sono professionali, studiati e ragionati insieme con gli interessati. Uniscono il divertimento e la spensieratezza scanzonata dei ventenni, alla serietà di un lavoro fatto a regola d’arte. Wave è un progetto, un movimento appena nato e già in espansione, chissà che presto non si trasformi in uno tsunami capace di creare e di unire.

Cosa aspetti? Be the Wave! di STEFANO BENNATI

Instagram: @wave_studios_

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Risonanze Magnetiche Suoni dallo spazio urbano

I ragazzi dell’onda sono: Niccolò Pisciottta, Gabriele Discala, Gabriele Bichi, Gabriele Porcellotti, Luca Occhini, Leonardo Marzocchi, Cristian Pisciotta, Riccardo Crestini, Filippo Foresi, e Francesco Amorosi.


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Tra le nostre risonanze magnetiche, che esploriamo muovendoci lungo il cosmo sonoro aretino, stavolta abbiamo deciso di dare volume ad un progetto di promozione musicale territoriale che si sta imponendo nella provincia con entusiasmo e vertiginosa rapidità. Arezzo Che Spacca è una crew di musicisti aretini (4 membri dei Calimani + 1 degli Ego Crew) che, partendo dal più classico dei cazzeggi tra un live ed una registrazione, ha deciso di riporre per un attimo gli strumenti per dedicarsi ad una missione più ampia, volta a cementare e far crescere una vera e

propria scena musicale “Made in Arezzo”. «Tutto nasce da una playlist che abbiamo reso disponibile dallo scorso Ottobre su Spotify e YouTube, intitolata appunto Arezzo Che Spacca, con cui avevamo l’intento di raccogliere e far girare il materiale inedito delle realtà musicali del territorio. Questa raccolta di brani ci ha poi dato lo spunto per proporci come un soggetto che potesse dare appoggio alle band e creare una rete tra loro, in modo da dare un’unità di intenti ad una scena musicale che è da sempre estremamente frammentata.» Nel descrivere le modalità con cui ACS offre sostegno ai gruppi musicali, sgorga un fiume in piena di attenzioni, che sono palese sintomo di pura e semplice voglia di mettere la propria esperienza al servizio di chi necessita di una bussola, nel mare ondoso che circonda la terra promessa fatta di note. Chiunque voglia contribuire alla visione di un’Arezzo in cui pulsa compatta un’allegra truppa, armata a bombe cariche ad amore ed armonie, è il benvenuto nella famiglia che spacca…. E che nessuno osi metterne in discussione la discendenza da Guido d’Arezzo!

«La nostra è un’idea di sostegno per musicisti che viene da musicisti, una volontà di creare una struttura fino ad oggi inesistente che prenda sottobraccio coloro che vogliono fare musica: non c’è un fine economico, di conseguenza non c’è nemmeno quel prendersi troppo sul serio che impedirebbe di entrare in contatto come vogliamo con i nostri “colleghi”. L’attenzione è quindi completamente rivolta a come poter rendere superabili gli ostacoli presenti nel percorso verso un’affermazione musicale, che sappiamo per esperienza essere molti e costanti. Avendo provato sulla nostra pelle cosa significasse affacciarsi alla musica senza qualcuno che ci fornisse suggerimenti e aiuto pratico, cerchiamo di riempire questo vuoto offrendo facilitazioni ed opportunità in tutti gli aspetti del fare musica. In ogni ambito, c’è sempre e comunque al primo posto l’affetto che ci unisce come parti della stessa realtà e che consente di rendere le esperienze musicali piacevoli e di condivisione, come dovrebbero essere.» Gli artisti aretini non siano dunque timidi nel chiedere ad ACS un consulto; allo stesso modo, non siano timidi le istituzioni e gli operatori del settore, che possono contribuire al progetto dell’associazione nei modi più disparati. Dalla messa a disposizione della strumentazione per registrare alla concessione di un palco o di uno spazio creativo, passando per il supporto nella fase di promozione on-air e on-line, e per tutto ciò che può venire in mente a chi quotidianamente mastica sonorità: la porta che spacca è sempre aperta a tutti. #07/19 - WEARE - 30


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Risonanze Magnetiche Suoni dallo spazio urbano Venendo poi all’anima dell’organizzazione incentrata sull’organizzazione di eventi, fa impressione toccare con mano la quantità di interconnessioni già in essere: eventi fissi all’Urban Cafè (Arezzo Che Spacca Party, vetrine live che spaziano volutamente tra i generi in un continuo crossover) e al Circolo Aurora (Arezzo Che Spacca Unplugged, serate dai toni più intimisti e acustici), collaborazioni già solide con studi di registrazione e realtà radiofoniche (Radio Fly ospita ogni Giovedì la rubrica Arezzo Che Spacca, animata dalle proposte delle band che fanno parte della rete che spacca). Ultima, ma realmente non per importanza, la prestigiosa collaborazione fresca di annuncio con il Mengo Music Fest: ACS fungerà da serbatoio e canale da cui il festival attingerà per portare sul proprio palco band ed artisti locali. «La promozione delle realtà musicali di Arezzo è un lavoro già cominciato negli anni scorsi dal Mengo, ma con l’accordo appena siglato il sistema di valorizzazione territoriale prende una forma definita, oltre ad essere evidenziato nel materiale promozionale del festival. Dopo aver contribuito alla selezione artistica, durante cui ci stanno letteralmente esplodendo le caselle e-mail, metteremo in atto nel backstage del Mengo i nostri intenti, facendo un passo indietro come musicisti per essere presenti per coloro che si affacceranno, altrimenti abbandonati a loro stessi, ad un palco ed un sottopalco importanti come questi.»

La pentola che spacca è in ebollizione continua e

Facebook e Instagram: @arezzochespacca Credit Photos Luca Calugi, Gabriele Spadini e Andrea Bianchi

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molti sono i progetti in ideazione o realizzazione: parlando però di sogni, i ragazzi di ACS vedono proiettata un immagine di un’organizzazione in grado non solo di supportare, ma anche di formare tutti i vari attori della sfera musicale. Non certo una scuola nel senso più classico ed ingessato del termine, bensì un grande centro di aggregazione artistica in grado di funzionare come un’industria musicale autosufficiente, distinguibile ed a km zero. La città di Arezzo manifesta da sempre questa voglia di espressione musicale libera sotto varie forme, si tratterebbe di riprendere il filo del discorso brutalmente interrotto riguardo il progetto di riqualificazione dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo in zona Pescaiola, promosso a suo tempo dai Negrita, ma poi abortito per immobilismo istituzionale. Il primo passo, costituendosi come un’associazione giuridicamente riconosciuta, è già stato compiuto; il secondo, l’accreditamento sul campo, è in corso ma viaggia già a ritmi fulminei. Con orecchie ed occhi costantemente ben tesi verso le novità di Arezzo Che Spacca, consultabili sulle pagine social dell’associazione, ci uniamo al treno in corsa che viaggia spedito verso un’Arezzo onirica dotata di una propria voce musicale, le cui variopinte corde suonano unite ed armoniche; una novella San Francisco, per contrastare il grigiore imperante con piogge floreali e trip uditivi. Si può desiderare di meglio? di ALESSIO FRANCI


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SportsWEARE Sportivi dentro e fuori

C otone Digitale Your Identity on t-shirt Cotone Digitale è una factory che si occupa di progettazione e realizzazione di completi da gioco in tecnica sublimatica per tutte le tipologie di sport, con un focus particolare su calcio, futsal, rugby, hockey, basket, volley e pallamano. Ogni disciplina ha un tessuto tecnico ad hoc; per il calcio se ne contano addirittura tre che si differenziano per indoor e outdoor e in un tessuto per il clima freddo. L’azienda nasce nel giugno di tre anni fa, dalla scommessa di Otello Celia, amministratore di Cotone Digitale e del Direttore Commerciale di un noto brand sportivo. Otello, da esperto di comunicazione e libero professionista, si è reinventato imprenditore ed ha iniziato a ricercare i migliori elementi per costruire, step by step, il ciclo di vita di quello che sarebbe diventato il suo prodotto… Dall’acquisizione dei materiali (inchiostri inclusi), all’ufficio grafico, creativo, dinamico e disponibile alle esigenze di tutte le società; fino ai fornitori (quelli giusti!) e ai sarti, fondamentali per consegnare un prodotto finito, ma soprattutto di grande qualità. E proprio nella qualità Otello ha voluto riporre tutta la sua fiducia costruendoci attorno l’intero brand di Cotone Digitale. Il primo logo dell’azienda riprende le cinque punte della pianta di cotone mentre le quattro sfere sottostanti richiamano gli sport su cui si concentra maggiormente l’azienda; basket, volley, rugby e calcio. Nel tempo il marchio si è evoluto ed è diventato più simbolico, con cinque vele spiegate al vento (come le cinque punte del cotone) che simboleggiano i vari sport di riferimento. Oggi Cotone Digitale è diventata un forte realtà sul territorio nazionale, arrivando ad offrire un prodotto made in Italy unico: ogni società ha la propria grafica, il proprio completo preparato e tagliato a mano da artigiani esperti del settore che rendono il prodotto qualcosa di fortemente identitario. “Ogni maglia da gioco rappresenta il blasone e la gloria di ogni società a prescindere dalla categoria. Tocca a te che scendi in campo rispettarla. Soffrire e

gioire con la propria maglia è quello che ogni calciatore e giocatore deve fare. Dal canto nostro è d’obbligo riuscire a fornire il miglior tessuto tecnico in commercio e tutta la nostra competenza nella realizzazione. È la mission che ho imposto alla mia azienda, perché ogni società merita il rispetto del proprio giocatore e il timore dell’avversario.“ Ci ha spiegato Otello.


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Una scommessa decisamente vinta la sua, che oggi offre anche un servizio di marketing sportivo dedicato ai dilettanti, con un brand management specifico. Cotone Digitale continua a riscuotere successo anche da sponsor tecnico: prime le Colombine, poi l’Atletico Foligno hanno portato in bacheca due Coppe Italia Futsal, mentre sono due le società nel territorio aretino che si sono affidate a Cotone Digitale e alle competenze di Otello, ovviamente, le conosciamo molto bene! Sono la S.S. Arezzo, militante in Serie C, e l’Arezzo Calcio femminile, Serie B. Otello e la sua azienda sono molto impegnati anche nel sociale. Per il Progetto Insuperabili, che nasce nel 2011 dall’idea di creare una scuola calcio per ragazzi e ragazze con disabilità fisico-motorie, cognitive e affettivo-relazionali, emotive e comportamentali, Cotone Digitale personalizzerà le divise dei ragazzi in maniera del tutto gratuita, andando anche a coinvolgere alcuni dei più importanti marchi di abbigliamento sportivo italiani. Il Progetto Insuperabili si basa sulla voglia di mettersi in gioco e migliorarsi giorno dopo giorno, seguendo i principi etici di lealtà, sportività e correttezza, trasmettendo passione ed emozione ai nostri atleti e a chi li circonda, non fermandosi ovviamente davanti alla disabilità e al pregiudizio, ma vivendo lo sport come momento di gioia e unione.

Passione, creatività, professionalità, qualità made in Italy, sono le caratteristiche cardine con cui Otello e Cotone Digitale sono riusciti ad attirare l’attenzione dell’Italia intera che, con concretezza e stima, contraccambia la passione e il coraggio di un uomo che da una sfida ha creato un capolavoro. di RICCARDO BUFFETTI

Città di Castello, Perugia tel. 320 0414550 info@cotonedigitale.com cotonedigitale.com Facebook: @cotonedigitale Instagram: @cotone_digitale

Palmares con maglie Cotone Digitale Roma Futsal: 2 Champions League Futsal, 7 scudetti Figc div. Calcio 5, 2 Coppe Italia Figc assolute Atletico Foligno: Coppa Italia 2019 e promozione in Serie A2 2019 Colombine: Coppa Italia Umbria Uisp, Coppa Italia assoluto Uisp, Coppa Italia Figc ind Umbra, promozione in Serie A2 Figc div calcio 5 Tiferno 1919: vincitore Campionato 1° cat. 2018, vincitore Campionato Promozione 2019


A/R la valigia sul letto

Risplendere di nuova luce

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“É arrivata! È arrivata!” Gridano con i loro sibili le rondini sfrecciando nell’aria frizzante di una natura che rinasce dopo il tepore invernale. I boschi abbandonano le mille calde sfumature per lasciare spazio alla comparsa di una moltitudine infinita di fiori, profumi e colori. Il verde intenso di piccole nuove foglie da una sensazione di freschezza, leggerezza e di rinnovamento… La Primavera, termine proveniente dal più antico sanscrito che significa “Splendere” è una vera e propria rinascita, che va molto oltre quella legata alle piante e alla natura. Una rinascita che ci permette di fare tesoro delle nostre esperienze passate, dei nostri errori, dei nostri successi, quindi di orientare il tutto verso una nuova crescita, evoluzione e coscienza di sé. Quale modo migliore per vivere la Primavera se non camminando fra sentieri e mulattiere immersi nella quiete di un bosco, di un sentiero di crinale fra borghi e panorami mozzafiato?

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Come in tutti i precedenti articoli che abbiamo tratto in questa rubrica, vi consiglio un bellissimo percorso dove potrete apprezzare i mille colori della macchia mediterranea, fra il giallo acceso delle ginestre, cespugli di cisto in fiore, il bianco candido del biancospino e infiniti panorami sulla Valdichiana… Siete pronti? Andiamo! Partenza dal Convento

di Sargiano e arrivo al Monte Lignano.

Dislivello in salita: 400 mt Km: 9 Difficoltà: E (Medio, adatto a persone con buona attitudine al cammino su sentieri in parte sconnessi e con brevi, ma intense salite)

Abbigliamento consigliato: Scarpe da trekking, giacca a vento e zaino. Obbligatorio: Acqua, viveri e… una buona macchina fotografica! Raccomandazioni per il cammino: Per affrontare correttamente i brevi ma intensi strappi in salita e in discesa presenti sul percorso, si raccomandano poche ma importanti regole da seguire. In entrambe le situazioni dobbiamo sempre stare dritti senza mai anteporre il busto in avanti. Un ottimo sistema per riuscirci è appoggiare il piede sempre iniziando col tallone eseguendo al meglio la rollata. Mantenere sempre una buona oscillazione delle braccia, alternata col movimento delle gambe. Oscillazione che permette di tenere aperte le spalle e garantire il movimento alternato spalle-bacino, quindi passi più ampi e maggior coinvolgimento muscolare. In discesa si raccomanda di mantenere flesse le ginocchia per appoggiare più delicatamente il piede a terra evitando così vibrazioni eccessive che tanto male fanno alle articolazioni e alla schiena. Si consiglia l’utilizzo di bastoni da trekking o da nordic walking con un’impostazione a braccio disteso in maniera tale da aumentare il periodo di appoggio del bastone a terra, quindi ridurre ancor più il carico sugli arti inferiori. E infine… Godetevi il panorama che si vede da quassù. È il momento di tirare fuori la macchina fotografica!

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Filippo Perazzini Massofisioterapista Massaggiatore Sportivo Istruttore WIB (Walk in Balance) nordicwalkingarezzo.com Tel. 3347506829


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Come a Casa

La prima volta che sono entrata in carcere è difficile da descrivere: tanti controlli da superare, attese, cancelli che si aprono e si chiudono solo a comando e su cui non si ha controllo, corridoi tutti simili, porte di celle, tante divise. La sensazione è stata quella di essere approdata in un universo parallelo e sconosciuto, un mondo alieno, altro da me. Lo ammetto: mi sono sentita insicura… Ho avuto paura che per i miei cani, le mie compagne di lavoro, sarebbe stato tutto molto difficile da affrontare. Sì, è vero che gli animali che lavorano negli Interventi Assistiti con gli Animali (pet therapy), e i miei, in questo, ovviamente non fanno eccezione, vengono preparati con un training mirato per affrontare le situazioni, gli ambienti e i contesti più disparati, ma non ero certa che Zucca e Alchimia si sarebbero trovate a proprio agio a varcare le soglie di un carcere. Dentro, è tutto diverso. L’ho sentito chiaramente io, lo avrebbero sicuramente percepito loro. Poi, però, ho incontrato le persone che quel mondo, quel “dentro”, lo abitano, che lo vivono quotidianamente, che lo rendono reale, possibile, a tratti anche ottimista, e ho capito che quella sarebbe stata una nuova, umana e stimolante avventura, da vivere insieme a loro e all’equipe di “Girotondo intorno al Sogno a.p.s.”. “Come a casa”, così si chiama il progetto, è il risultato di tante ore, giorni, anni di lavoro, sogni, progettazione, momenti di arresto, cambiamenti repentini e di tanta, autentica voglia di riuscirci, trascorsi insieme ai miei colleghi, le Dott.sse Edy Marruchi e Denise Pantuso (psicologhe psicoanaliste) e Gianni Cipriani (musicoterapeuta). Un’ambizione così potente quella del nostro gruppo che, grazie all’aiuto e al contributo di tanti, ci ha portato a stampare la prima edizione de “Il sogno di Cora”, la storia di una cagnolina, Cora appunto, che perde il papà e delle sue avventure per scoprire la verità sulla scomparsa e ritrovare l’abbraccio del genitore. Una determinazione così grande, da portarci dentro al carcere di Massa, per un primo progetto pilota, conclusosi lo scorso 13 marzo. #07/19 - WEARE - 36


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Ma perché tante energie impiegate in un percorso come questo? Perché investire tempo e professionalità, in un mondo ai margini, fuori dai riflettori? Per i bambini, figli di detenuti, per le loro famiglie e per quei papà - la Casa circondariale di Massa è un istituto maschile - che hanno scelto di mettersi in gioco insieme a noi, per abbattere i muri che l’ambiente carcerario mette nei rapporti e negli affetti familiari, per costruire un nuovo modo di fare il genitore e per imparare ad esserci, anche se a distanza. É questo che abbiamo affrontato durante il progetto “Come a casa”, il tema della genitorialità, che rimane sospesa per il periodo della detenzione, il senso di colpa prepotente dei padri verso i figli, la voglia di farsi scudo e di tutelare dei bambini verso i genitori, ma anche i tanti non detti, quelle piccole bugie che si trasformano in grandi silenzi, per tutelarsi a vicenda da qualcosa che fa male. E la paura, di chi è detenuto, di diventare motivo di discrimine ed emarginazione per chi è fuori, nel mondo reale, a vivere il quotidiano in una società giudicante, sempre pronta a puntare il dito.

BAUHOUSE Da 0 a 4 zampe

Un progetto orientato all’accoglienza, insomma, sia come apertura per preparare un incontro più vero fra genitori e figli, sia come momento di approfondimento e riflessione con chi di accoglienza si occupa in maniera istituzionale, perché un piccolo gesto può davvero fare un’enorme differenza. Durante gli incontri, proprio Zucca e Alchimia, attrici co-protagoniste del progetto, insieme al gruppo e alla musica, col loro approccio sincero, spontaneo e privo di pregiudizi, di volta in volta discreto o più diretto a seconda dell’interlocutore, hanno aiu-

tato a far crollare muri emotivi e diffidenza, a mettere a loro agio genitori e figli, a strappare un sorriso agli agenti di polizia penitenziaria e agli operatori che hanno partecipato al percorso. Con le loro caratteristiche individuali, hanno attivato quegli ambiti di relazione utili per aprire canali comunicativi e riequilibrare le emozioni del gruppo, nei momenti in cui sono diventate più intense. Insieme ai cani, i gruppi di parola, gli scambi di idee, il confronto. E ancora, le melodie, i suoni, i contrasti, le sfide buone, la comunicazione, l’ascolto. L’ascolto, la nota giusta per completare il progetto e lasciare aperta una strada verso il cambiamento intrapreso insieme. Grazie a chi c’è stato da subito e a chi ci sarà ancora, al nostro fianco, per fare crescere questo progetto e, in particolare, la Casa Circondariale di Arezzo, il Direttore Dr. Paolo Basco, la Dott.ssa Fabiola Papi, la Dott.ssa Rossi, Carthusia Edizioni, Patrizia Zerbi, Ilaria Maurri, Simona Valeri, e i nostri sponsor, Fondazione Monnalisa, Fondazione CR Firenze e Sanimpresa. girotondointornoalsogno.it Facebook: @progettocomeacasa

Sono Elisa Mengozzi, istruttore cinofilo professionista. Segui questa rubrica anche nei prossimi numeri e scoprirai tante informazioni sul mondo dei cani, sui loro bisogni, su training e sport cinofili. Hai un dubbio o una curiosità? Scrivimi e il tuo potrebbe essere l’argomento del prossimo articolo: redazione @wearearezzo.it


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BAUHOUSE i consigli del veterinario

Un insopportabile ronzio... Finalmente la primavera! Alberi fioriti, prati verdi, cielo azzurro e… le zanzare! Lo sappiamo bene, con l’arrivo della bella stagione tornano anche loro e quell’insopportabile ronzio che non ci fa dormire la notte. Ma oltre a pungere noi umani, se la rifanno anche con i nostri amici a quattro zampe. Ma se a noi, il più delle volte, creano prurito e un po’ di rossore per i nostri cani sono portatrici di

due malattie importanti, leishmaniosi e filariosi, trasmesse proprio con la loro puntura. La leishmania è un protozoo ormai endemico in Italia e veicolato dal pappatacio, insetto che punge di sera e che succhiando il sangue da un animale infetto lo ritrasmette, sempre tramite puntura, a uno sano. La leishmaniosi colpisce raramente anche l’uomo, ma non direttamente bensì tramite una zanzara infetta; quindi si può tranquillamente toccare un animale malato senza rischio di contagio. Il decorso è cronico e i sintomi sono variabili: da manifestazioni cutanee con dermatiti, ulcere e perdita di pelo soprattutto sul muso e intorno agli occhi fino ad interessamento degli organi interni con conseguente anoressia, dimagrimento e debolezza. Possono essere colpite le articolazioni con gonfiore e zoppia e i linfonodi spesso sono ingranditi. La diagnosi viene fatta sulla base di esami clinici e del sangue con test specifici. Per la terapia vengono utilizzati associazioni di più farmaci per ottenere la remissione della malattia. Importante la prevenzione, con l’uso di sostanze repellenti contro le zanzare come le permetrine, contenute in molti spot-on o collari in commercio. Esistono dei vaccini che riducono

ulteriormente la probabilità di sviluppare la malattia. Molti confondono la leishmaniosi con la filariosi, altra malattia trasmessa da zanzare. La filaria è un verme che vive nel cuore e nelle arterie polmonari creando un danno potenzialmente mortale. La zanzara punge un animale infetto succhiando le larve che maturano nel suo corpo e le reinocula nell’animale sano quando fa il pasto di sangue. Da qui le larve raggiungono il cuore e si riproducono danneggiandolo. I sintomi sono tosse, intolleranza allo sforzo, difficoltà respiratoria. La diagnosi è eseguita tramite test specifici e la cura consiste nella somministrazione di un farmaco che uccide le filarie adulte. La prevenzione è semplice, basta dare mensilmente da maggio ad ottobre delle compresse o uno spot-on oppure effettuare una iniezione annuale all’inizio della primavera. Dott.ssa Laura Andreoli, medico veterinario dell’Ambulatorio Veterinario Associato “Rossi e Andreoli”. Laura, originaria di Roma, si è innamorata del Casentino. Vive a Capolona da oltre vent’anni, dove ha trovato lavoro e famiglia.

Hai un dubbio o una curiosità? Scrivi alla nostra veterinaria e il tuo potrebbe essere l’argomento del prossimo articolo: redazione @wearearezzo.it

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WEARE - LifeStyle Magazine _ Nr. 7  

E allora, alzalo ‘sto dito medio! È il momento di mandare a f… tutto. Beviti uno Mojito. Respira l’odore della prima menta.

WEARE - LifeStyle Magazine _ Nr. 7  

E allora, alzalo ‘sto dito medio! È il momento di mandare a f… tutto. Beviti uno Mojito. Respira l’odore della prima menta.

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